Aprile - Comunità Spirito Santo

comunitaspiritosanto.it

Aprile - Comunità Spirito Santo

N. 4 - Aprile 2010

Rassegna mensile di informazione

ilVoltodiCarate

Parrocchie di Carate Brianza


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Orari da ricordare

ORARI DELLE SANTE MESSE

FESTIVE

Chiesa Prepositurale

ore 8.30 - 9.30 - 18.00

ore 11 S. Messa con le famiglie

Chiesa di Cristo Re

ore 8.00 - 10.30

Basilica di Agliate

ore 8.00 - 10.30

FESTIVE DELLA VIGILIA

Chiesa Prepositurale ore 18.30

Chiesa di Realdino ore 20.30

Basilica di Agliate ore 18.30

FERIALI

Chiesa Prepositurale:

ore 8.30 - 18.30

Chiesa di Cristo Re:

dal lunedì a venerdì ore 7.00

San Bernardo: sabato ore 7.00

Basilica di Agliate: ore 8.30

TELEFONI UTILI

Sig. PREVOSTO

via Caprotti, 1 Tel. 0362.900.164

Don SANDRO

via Cavour, 40 Tel. 0362.903.419

Don MARCO

via Volta, 3 Tel. 0362.903.562

Don MASSIMO

via A. Colombo, 2 Cell. 339.7479771

CHIESA DI CRISTO RE

p.za Mons. Colombo Tel. 0362.901.430

CASA DELLE SUORE

via Manzoni Tel. 0362.900.186

il Volto di Carate Telefoni utili

CENTRO DI ASCOLTO CARITAS

mercoledì dalle 9.00 alle 11.00

giovedì dalle 17.00 alle 19.00

Oratorio femminile - tel. 0362.900.384

LA LIBRERIA CATTOLICA

lunedì dalle 9.00 alle 11,30

giovedì - venerdì - sabato

dalle 16.00 alle 19.00

LA BUONA STAMPA

è aperta: sabato dalle 17.00 alle 18.30

domenica dalle 7.30 alle 11.30

Il Volto di Carate

Registrato al Tribunale di Monza il 15/5/1967

al numero 135 del registro dei periodici

Direzione, Redazione, Amministrazione

via Caprotti 1 - 20048 Carate Brianza

telefono e fax 0362.900164

Direttore responsabile Don Sandro Bianchi

Progetto grafico Valerio Bovati

Stampa Edizioni GR srl, Besana Brianza

Dall’enciclica di Benedetto XVI

CARITAS IN VERITATE

L’essere umano è fatto

per il dono

La carità nella verità pone l’uomo davanti alla

stupefacente esperienza del dono. La gratuità è

presente nella sua vita in molteplici forme, spesso

non riconosciute a causa di una visione solo

produttivistica e utilitaristica dell’esistenza. L’essere

umano è fatto per il dono, che ne esprime

ed attua la dimensione di trascendenza. Talvolta

l’uomo moderno è erroneamente convinto di

essere il solo autore di se stesso, della sua vita e

della società. È questa una presunzione, conseguente

alla chiusura egoistica in se stessi, che

discende — per dirla in termini di fede — dal

peccato delle origini. La sapienza della Chiesa ha

sempre proposto di tenere presente il peccato

originale anche nell’interpretazione dei fatti sociali

e nella costruzione della società: «Ignorare

che l’uomo ha una natura ferita, incline al male,

è causa di gravi errori nel campo dell’educazione,

della politica, dell’azione sociale e dei costumi».

(Centesimus annus n. 25)

All’elenco dei campi in cui si manifestano gli

effetti perniciosi del peccato, si è aggiunto ormai

da molto tempo anche quello dell’economia.

Ne abbiamo una prova evidente anche in

questi periodi. La convinzione di essere autosufficiente

e di riuscire a eliminare il male presente

nella storia solo con la propria azione ha

indotto l’uomo a far coincidere la felicità e la

salvezza con forme immanenti di benessere

materiale e di azione sociale. La convinzione

poi dell’esigenza di autonomia dell’economia,

che non deve accettare “influenze” di carattere

morale, ha spinto l’uomo ad abusare dello

strumento economico in modo persino distruttivo.

A lungo andare, queste convinzioni

hanno portato a sistemi economici, sociali e

politici che hanno conculcato la libertà della

persona e dei corpi sociali e che, proprio per

questo, non sono stati in grado di assicurare la

giustizia che promettevano. Come ho affermato

nella mia Enciclica Spe salvi, in questo modo

si toglie dalla storia la speranza cristiana,

che è invece una potente risorsa sociale a servizio

dello sviluppo umano integrale, cercato

nella libertà e nella giustizia. La speranza incoraggia

la ragione e le dà la forza di orientare la

volontà (34)


Chiesa dalla Pasqua

Carissimi,

stiamo muovendo i primi passi per la costituzione

della Comunità Pastorale delle

nostre quattro Parrocchie di Carate

Brianza e Albiate.

Presto saremo chiamati a sceglierne il nome

e a disporre gli strumenti di partecipazione

corresponsabile, come il Direttivo,

l’Equipe di pastorale giovanile e il Consiglio

pastorale... Cominceremo anche a impostare

un calendario comune per la nostra

vita ecclesiale.

Questi sono, potremmo dire, gli aspetti

del “fare”... Ma la Comunità pastorale ci

offre la splendida occasione di rinnovare

in tutti noi la consapevolezza del “Chi

siamo?

E come dobbiamo “essere”?”.

Proprio questi santi e solenni giorni della

Pasqua ci offrono in modo luminoso la risposta

a questa esigenza.

Dalla sua croce Gesù “disse alla Madre:

«Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo:

«Ecco tua madre»...” (Gv 19, 26-27).

Fraternamente

Ci è fatto dono di essere, insieme con Maria,

Chiesa come “famiglia di Gesù”. Famiglia,

che conosce la grazia della Redenzione

dell’umanità e riceve la forza del suo

Spirito. Comunità, convocata e alimentata

dal dono del suo amore e della sua fedeltà

nell’Eucaristia.

Chiesa, che nuovamente nel cenacolo incontra

e riconosce con stupore e gioia la

fedeltà di Dio nel “Crocifisso-Risorto”, che

ci invita a non disperderci. “Mentre si trovava

a tavola con essi, ordinò loro di non

allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere

l’adempimento della promessa...”

(At 1, 4).

Il nostro nuovo cammino di Chiesa ci consenta

di rinnovare la consapevolezza

gioiosa e la stupenda sorpresa di sentirci –

proprio noi! – Chiesa dalla sua Pasqua.

“Una Pasqua divina è stata oggi rivelata...

Pasqua che santifica tutti i fedeli” (Liturgia

bizantina).

Beati noi invitati a fare pasqua con il Signore.

Buona Pasqua!

don Gianpiero

il Volto di Carate

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La spiritualità della Pasqua

Dieci suggerimenti per capirla meglio

Abbiamo vissuto la Quaresima con un po’

più di preghiera, qualche riflessione sulla

parola di Dio, anche qualche rinuncia, ed

è un po’ un tempo che ha una nota di pesantzza.

Abbiamo messo una certa serietà

nel vivere la Settimana Santa: la cena

del Signore, la Passione. Abbiamo partecipato

con intensità alla Veglia Pasquale

assaporando la gioia della risurrezione.

Poi finalmente la Pasqua: gli auguri, il

pranzo, l’agnello, la colomba. Lunedì dell’Angelo

quasi per non creare forti strappi.

Poi… torniamo alla vita d’ogni giorno

con tutti i problemi in cui ci si trova.

Pasqua tornerà ancora l’anno prossimo,

ma la quaresima comincia già adesso.

Non la pensa proprio così la Chiesa che

nella liturgia prolunga la festa della Pasqua

nelle sei settimane che seguono. Le

prossime domeniche saranno indicate

come Domeniche di Pasqua.

Ma sarebbe ancora tutto solo una formalità

se non riusciamo a far rivivere la

Pasqua nella nostra vita. Il Signore è risorto

allora, ma è vivo ancora adesso ed

è qui con noi. È qui con me.

Don Romano Martinelli, padre spirituale

in Seminario e guida del nostro don Marco

Usuelli, ci suggerisce dieci riflessioni

per aiutarci a ricordarci sempre che siamo

cristiani perché nati dalla Pasqua.

Vivo la spiritualità della Pasqua, se sono

un cristiano, cioè se ...

1 Parlo, confido i miei problemi in colloquio

con il Risorto: cammino sulla

strada di Emmaus mentre spiega le

Scritture.

2 Vivo l’Eucaristia accogliendo la sua

ospitalità: sono suo ospite a mensa.

Lo riconosco allo spezzare del Pane.

3 Credo e contemplo nell’Amore Crocifisso

il fianco aperto dall’odio: dalla

ferita sgorga e si effonde lo Spirito (la

Pentecoste).”

4 Vivo l’esistenza nella gioia del dare,

non nella pretesa del ricevere, pur sapendo

che esisto ricevendo da tutti.

5 Testimonio la bellezza della fede come

pienezza e ricchezza della mia stessa

umanità oltre che di quella degli altri.

6 Persevero con fedeltà nel credere, pur

sapendo che, mentre mi espongo all’Amore,

nel dono di me stesso, la risposta

possibile da altri è l’indifferenza,

l’odio.

7 Frequento la comunità - l’assemblea -

ove Lui ama passeggiare tra noi, come

nel giardino dell’Eden. In questa Chiesa

ho ricevuto tutto: essa voglio servire

nella missione che mi è stata affidata,

costruendo con il mio dono la

Chiesa di Cristo.

8 Non contrappongo la creazione alla

redenzione. Vivo la logica della benedizione,

come forza e senso che custodisce

e trasfigura la creazione.

9 Aspetto il futuro della storia, posta

sotto il suo Giudizio, quando tutte le

genti guarderanno a Colui che hanno

trafitto.

10 Aggiungi una dimensione della tua

fede nella Pasqua di Gesù che ami

sottolineare

don Romano Martinelli

il Volto di Carate Per vivere la Pasqua nella vita di ogni giorno


Battezzati in Cristo risorto

La veglia pasquale è la festa delle feste,

origine di tutti i sacramenti. In questa

notte veramente santa la tradizione dei

nostri padri nella fede prevedeva il culmine

del cammino catecumenale, che sfociava

nella celebrazione dei grandi misteri,

o sacramenti per dirla alla latina.

Il neofita veniva immerso nel fonte battesimale

e risorto con Cristo riceveva il

dono dello Spirito Santo con l’imposizione

delle mani e la Crismazione, ovvero

l’unzione con l’olio del crisma ed infine

era ammesso alla cena del Signore crocifisso

e risorto, e poteva cibarsi del corpo

di Cristo eucaristia.

I tre sacramenti dell’iniziazione alla vera

vita in Cristo. Ho usato i verbi al passato

per richiamare la tradizione antica che è

stata ripresa negli ultimi decenni in seguito

alla riforma liturgica voluta dal

Concilio Vaticano II, ed anche oggi in

molte comunità cristiane, durante la veglia

pasquale, vengono battezzate, cresimate

ed ammesse all’eucaristia persone

in età adulta.

Dovrebbe essere l’obiettivo di ogni comunità

cristiana poter essere così feconda

ed evangelizzatrice da presentare ogni

anno una o più persone adulte che hanno

incontrato Cristo, e credendo in lui

chiedono i sacramenti.

La configurazione sociale odierna dove

molte persone adulte non hanno ricevuto

il battesimo perché cresciuti in famiglie

di non credenti oppure perché provenienti

da altri paesi ed appartenenti ad

altre esperienze religiose.

Questa realtà non è il futuro che verrà,

ma il presente che c’è già e ci interpella

con urgenza. Va ricordato che durante la

veglia pasquale dell’anno 386 d.C. fu battezzato

all’età di trent’anni per mano del

Catechesi battesimale

Vescovo di Milano Ambrogio, un tale

Agostino proveniente dall’Africa, che fu

destinato a divenire a sua volta Vescovo

ad Ippona, nell’attuale Tunisia, nonché

uno dei più grandi padri della Chiesa

d’Occidente e pilastro della cultura e del

pensiero umano.

Leggendo la biografia del nostro patrono

Ambrogio, scritta dal suo segretario Paolino,

apprendiamo due cose interessanti:

che Ambrogio morì poco prima della veglia

pasquale, e che durante quella notte

i bambini neobattezzati videro il Vescovo

vivo sedere sulla sua cattedra episcopale.

A prescindere dalla veridicità delle visioni,

un dato storico certo e di indubbio rilievo

è che la pratica del battesimo dei bambini

era già prevista e praticata nella chiesa

dei nostri padri.

Dai nostri padri abbiamo ottenuto quel

gioiello dell’arte romanico-longobarda

che è il battistero in Agliate, ho molto apprezzato

durante il battesimo di nostra

figlia che è stata effettuata la scelta di ripristinare

questo luogo al suo vero scopo

originario: essere fonte battesimale.

I battezzandi con i loro genitori sono stati

accolti all’ingresso della Chiesa ed in

processione accompagnati dalla comunità

cristiana giunti al battistero, immersi

nel fonte ed infine accompagnati davanti

all’altare della Chiesa.

Abbiamo parlato di Ambrogio morente,

presso il suo capezzale i diaconi che allora

avevano molta voce in capitolo nell’amministrazione

della Chiesa e nell’elezione

del Vescovo parlottavano per decidere

circa il successore e fecero il nome di

Simpliciano, maestro di teologia ad Ambrogio

il quale con sorpresa dei presenti

disse per tre volte: ”vecchio, ma buono”.

Francesco Cecchetti

il Volto di Carate

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Gli inni pasquali

Dall’inno di S. Ambrogio a quelli dei giorni nostri, è tutto un tripudio di gioia

Dall’antico inno latino di S. Ambrogio a

quelli usati attualmente nella liturgia

delle ore è tutto un tripudio di gioia e di

canto per celebrare il giorno più importante

dell’anno della Chiesa: la Pasqua.

Hic est dies verus Dei

(Questo è il giorno vero di Dio): così comincia

l’antico inno del giorno di Pasqua

composto da S. Ambrogio stesso. Giorno

vero che dà senso a tutte le altre domeniche

dell’anno liturgico.

Monsignor Luciano Migliavacca in una

sua pubblicazione sugli Inni ambrosiani

così si esprime: «In un abbagliante splendore

di cielo sventola festoso un vessillo.

Una scritta fiammeggia nitida nel suo

drappo: «Questo è il vero giorno di Dio, in

cui la morte cede alla risurrezione e alla

il Volto di Carate Nella gioia di Cristo risorto

vita, è la Pasqua.» Quasi a commento sonoro

tre gridi trascorrono fra cielo e terra,

si articolano e si compongono in un

inno di vittoria: morte, risurrezione, vita.

In questo giorno il Salvatore soggiace alla

morte fisica alla quale succede la risurrezione.

Vi è una seconda morte, la morte spirituale

del peccato; ad essa succede la luce

per l’anima, la fede per gli increduli, il

perdono per i peccatori, la grazia per la

colpa. La terza è la morte mistica: a chi,

come il ladro pentito, “aderisce” a Cristo

viene donata la beatitudine eterna. Infine

vi è la “morte metafisica”, la morte della

morte.

Questa, che credeva di aver tutti sterminato,

si impiglia nel suo stesso laccio, si

pesca col suo stesso amo, si annienta col

suo stesso colpo; vinta dalla Vita, si trova

vinta dal rivivere di tutti quanti le erano

soggiaciuti».

Anche le nuove versioni dell’Inno di Pasqua,

per i quali sono state composte melodie

proprie, sottolineano gli stessi temi:

la luce che avvolge ogni cosa, il canto che

risuona ovunque, la gioia che inonda la

terra e i cuori:

È un giorno di luce splendente

il cielo risuona di canti.

Esulta di gioia la terra:/

è vinta la morte per sempre.

Ed anche:

L’aurora risplende di luce,

il cielo si veste di canti

la terra inneggia gioiosa

a Cristo risorto dai morti.

Se l’inno di S. Ambrogio poneva l’accento

soprattutto sulla vittoria di Cristo sulla

morte, vittoria che ha dato anche a noi la


vita, nei nuovi inni c’è una ripresa degli avvenimenti

che seguono la risurrezione di

Cristo, in particolare l’incontro con la

Maddalena e con i discepoli di Emmaus:

l’inno diventa invocazione perché anche a

noi, nuovi discepoli, possa capitare la stessa

“avventura” capitata a questi personaggi

del Vangelo, essere “chiamati per nome”

e incontrare Cristo sulla nostra strada:

A noi, come già a Maddalena,

il Cristo risorto si sveli;

ci incontri e ci chiami per nome

Colui che era morto ed è vivo.

Ritorni sul nostro cammino,

la sua parola c’infiammi,

di nuovo nel pane spezzato,

vedremo il suo volto risorto”.

Ogni domenica la celebrazione eucaristica

ripresenta in mezzo alla comunità cristiana

l’avvenimento della Pasqua.

Uno degli inni si augura che questo incontro

settimanale col Cristo risorto faccia

riaccadere quanto è capitato ai discepoli

paurosi, in particolare a Tommaso,

radunati dopo la morte di Gesù e ancora

increduli di fronte alle parole delle donne

che parlavano di risurrezione:

Al nostro raduno concorde

un ospite nuovo si aggiunga,

confermi la debole fede,

mostrando le piaghe gloriose.

Un’ultima sottolineatura l’ho trovata in

Nella gioia di Cristo risorto

un commento all’immagine dell’ospite

nuovo: “L’Ospite che di nuovo e sempre

siamo chiamati ad ospitare è Colui di cui

il cuore è affamato e assetato originalmente

e sempre, Colui che solo ci fa una

cosa sola, come un unico corpo.

Diversamente non saremmo altro che un

ulteriore e specifico raduno di uomini e di

donne.

Ora, non è che l’Ospite non sia presente o

debba essere convinto ad entrare. Il richiamo

è certamente a ciascuno di noi

perché lasci emergere il proprio cuore lasciando

entrare Colui che già c’è, che

anela ad essere ospitato da ciascuno e

che solo corrisponde al cuore. Il cuore, se

lo lasciamo emergere e lo seguiamo nel

suo battito originale ed esistenziale, lo

sentiamo solo e tutto fatto di questa tensione,

di questa attesa, di questo desiderio

infinito. E Colui che il cuore domanda

e attende, l’Ospite sempre atteso, è già

presente, è sempre presente.

È la presenza di Cristo che solo corrisponde

sempre. Che ciascuno di noi possa riconoscere

e aderire a questo raduno come

raduno concorde cioè tutto teso a

Cristo e alla sua Presenza. E lo faccia entrare,

lo lasci entrare ora e in ogni ora del

tempo della vita.

Perché Cristo risorto da morte, il senso e

la salvezza della vita di ogni uomo, tutta

la consistenza della realtà, possa continuare

ad incontrarci, a rivelarsi, a chiamarci

per nome per assumerci e definirci

compiutamente e portarci con Lui dentro

la vita e al Destino”. a cura di Primo Viganò

il Volto di Carate

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I bisogni dei tempi sono volontà di Dio

Si fa strada l’idea di una congregazione di suore a servizio del popolo

«La volontà di Dio – diceva Padre Teodosio

– si esprime con dei segni, attraverso

i quali Dio chiama alla collaborazione dei

suoi disegni.»

Fin dagli anni trascorsi a Baden, egli intuisce

che la lotta per la nuova società diventa

sempre più lotta contro la fede cristiana.

Il modo con cui i liberali diffamavano

al Chiesa, lo feriva nell’intimo del

suo animo. Come Francesco a suo tempo

chiamato a “riparare la Chiesa”, anch’egli

sentì un forte desiderio di difenderla..

Così si esprimeva: «A Baden e a Coira osservai

come corruzione e immoralità si

diffondevano, e ritenni che queste potessero

essere vinte solo con gli stessi mezzi

con i quali erano state propagate: scuole,

assistenza ai poveri e ai malati.»

Egli, come Paolo di Tarso, aveva l’ansia

per la buona battaglia, la fede in Cristo ed

il cuore infuocato per il Vangelo, niente

lo poteva fermare...

il Volto di Carate “Nelle tue mani la mia vita”

“La scuola deve essere cristiana” sarà il

suo grido di battaglia, e ancora, “la scienza

senza religione si perde nel nulla”. Padre

Teodosio così spiega quale fosse il suo

ideale: «Come i monaci di San Benedetto

vennero nelle nostre terre, e con i loro

metodi di vita e di lavoro diedero alla società

agricola una particolare impronta

cristiana, così gli Ordini religiosi devono

dare a quest’epoca dell’industrializzazione

una svolta cristiana.» In una lettera a

Mons. Bovari, l’incaricato d’affari pontificio

a Lucerna troviamo scritto: «Nella mia

vita ho sempre confessato e onorato la

Chiesa cattolica come l’unica vera Chiesa

portatrice di salvezza, madre ed educatrice,

perciò sono pronto a combattere in

sua difesa fino al mio ultimo respiro.

La piaga del nostro tempo sono le scuole

scadenti. La formazione degli insegnanti

inadeguata. Pertanto la loro opera educativa

non tiene conto del vero bene degli

alunni. A questa situazione si può rimediare

soltanto con scuole e insegnati

che competano con gli altri sotto il profilo

scientifico, ma li superino quanto a religiosità

e moralità».

Da questi principi scaturiscono le idee del

suo programma di riforme della scuola.

«Una riforma – egli scrive – deve innanzi

tutto trasformare l’interno delle persona

e poi manifestarsi all’esterno. Con l’aiuto

di Dio, l’intelletto deve giungere alla conoscenza

della verità, il cuore all’amore

del bene, la volontà alla realizzazione.»

Una delle sue risposte fu: «la nostra epoca

non tollera più che i religiosi stiano fra

le mura dei conventi, essi devono essere

nel mondo» Fedele al suo principio e sorretto

da una incrollabile fede in Dio decise

di fondare la Congregazione delle suore

insegnati di Santa Croce

Suor Elisa


Seguendo la stella

Testimonianza sulla sua vocazione di Madre Anna Viganò

Carissimi tutti, mi sento spinta a condividere

con voi ciò che mi ha aiutato a rispondere

alla chiamata missionaria.

La chiamata è un dono di Dio che ha bisogno

di situazioni e circostanze favorevoli

per essere recepita, accolta e fatta

crescere e Dio, nella sua Provvidenza, ha

disposto le cose e gli avvenimenti in modo

che il giorno dell’Epifania del 1964 io

abbia potuto “seguire la stella” come

hanno fatto i “tre Re” e arrivare dove lui

voleva.

Non potrò dimenticare come dopo tanti

indugi, il giorno precedente che era domenica,

incontrando all’oratorio Madre

Enrica Gianotti, che mi stava aiutando a

scoprire la mia vocazione, mi disse: «Anna,

domani è la festa dell’Epifania.

Coraggio. Segui la “Stella”!»

Queste parole toccarono il mio cuore e la

mattina seguente andai alla prima messa

delle 5.30 per andare a confessarmi dal

mio Direttore Spirituale, don Marino.

Dopo la confessione gli dissi che ero decisa

a presentarmi a Vimercate dove c’era

il Noviziato Canossiano Missionario.

Ma non sapevo che cosa dovevo dire e

come fare.

Don Marino mi disse di non preoccuparmi.

Avrebbe scritto una lettera da consegnare

ai superiori di Vimercate.

Nel primo pomeriggio, dopo aver ottenuta

la lettera, andai a Monza per poi proseguire

per Vimercate.

Arrivata al convento, fui ricevuta con

tanta gioia perché al mattino erano entrate

due nuove vocazioni, ma... i Re Magi

erano tre. Io completavo il numero.

La Mamma del Mondo, dipinta sulla parete

del parlatorio con le indicazioni dei luoghi

dove lavoravano le canossiane, mi fece

sentire che per me la “Stella” si era fermata

lì e lì avrei incontrato e servito Lui.

“Nelle tue mani la mia vita”

Tutto però era stato preceduto da altre

benedizioni: la vita di famiglia, la Parrocchia,

le Madri Canossiane all’Oratorio,

nell’Azione Cattolica, nell’Unitalsi…

Sono sempre stata attirata dalle cose spirituali,

dalla vita di preghiera, dalle Missioni...

ho dovuto pregare molto, ho letto

molto, mi sono fatta aiutare a capire…

Così il primo contatto di risposta avvenne

all’Epifania e poi continuò, e fatta conoscere

la decisione alla mamma, (e mi fu

una cosa molto difficile) la condussi a Vimercate

per decidere con lei la data dell’entrata

in convento che avvenne il 15

settembre 1964.

Ogni anno la festa dell’Epifania rinnova

in me il desiderio di continuare a seguire

la “Stella” con sempre maggiore fedeltà

ed entusiasmo, superando tutte le difficoltà

con la preghiera e la vita comunitaria,

seguendo lo spirito di Santa Maddalena

di Canossa, chiedendole il suo

stesso zelo.

Ella era pronta ad essere ridotta in polvere

per poter raggiungere ogni luogo per

far conoscere ed amare Gesù, a gloria di

Dio e a salvezza di tante anime.

Madre Anna Viganò

il Volto di Carate

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La prossima visita pastorale

L’Arcivescovo sarà fra noi in giugno…. ma prima

L’esortazione pastorale Pastores gregis

del 2003 di Giovanni Paolo II sui vescovi

definisce la Visita Pastorale «un segno

della presenza del Signore che visita il

suo popolo nella pace».

Con questo segno il Vescovo esercita il

suo ministero di essere immagine viva di

Gesù Buon Pastore che cura il gregge che

gli è stato affidato con l’insegnamento, la

santificazione e il governo, animato da

vera carità pastorale al fine di perpetuare

l’opera di Cristo, Pastore eterno.

In modo particolare in passato, quando le

comunicazioni erano estremamente lente

e spesso mancanti, la Visita Pastorale era

«una delle forme, collaudate dall’esperienza

dei secoli, con cui il Vescovo poteva

mantenere contatti personali con il

clero e con gli altri membri del Popolo di

Dio, occasione per ravvivare le energie

degli operai evangelici, lodarli, incoraggiarli

e consolarli, è anche l’occasione per

richiamare tutti i fedeli al rinnovamento

il Volto di Carate Vita della Comunità

della propria vita cristiana e ad un’azione

apostolica più intensa»

La Visita Pastorale non deve essere pensata

come un semplice adempimento burocratico

del Vescovo o uno strumento di

controllo sulle parrocchie. Essa è piuttosto

un’occasione preziosa per una conoscenza

reciproca tra Pastore e porzione

del popolo di Dio a lui affidata: «un autentico

tempo di grazia e momento speciale,

anzi unico, in ordine all’incontro e

al dialogo del Vescovo con i fedeli»

La prospettiva più peculiare della Visita

Pastorale è proprio quella dell’incontro

con le persone: il primo posto spetta

quindi alle persone, sia individualmente

che a livello di gruppi e istituzioni, specialmente

a coloro che prendono parte

attiva a vario titolo all’azione pastorale.

Il Vescovo delega alcuni Convisitatori col

compito di esaminare le questioni di carattere

più amministrativo, riservando a

sé l’incontro con le persone.

Nel corso della Visita Pastorale il vescovo

incontrava le istituzioni cattoliche, visitava

i luoghi sacri presenti nel territorio

della parrocchia, gli oratori, le scuole cattoliche

e le altre opere ecclesiastiche affidate

ai religiosi. Le diverse categorie dei

fedeli potevano essere incontrate in alcuni

ambiti emblematici della vita sociale

(mondo del lavoro, della scuola, della sanità,

del tempo libero).

Anche se la Visita Pastorale non prevede

di per sé speciali incontri con le Autorità

civili, con i Consigli comunali erano sempre

accolti tali inviti che consentivano

una migliore conoscenza del territorio e

uno scambio di idee.

La Visita Pastorale assume tutte le caratteristiche

di un evento profondamente

relazionale e comunionale: il suo stile

pertanto è quello dell’ascolto, del dialogo


e della comunione. Il primo ascolto è

quello della Parola di Dio e del Cristo

stesso, vivo ed operante nella Chiesa e

nella storia, attraverso il dono dello Spirito

Santo. E’ a lui anzitutto che occorre

prestare il nostro orecchio affinché lo riconosciamo

sempre presente mentre ci

avverte: “Ecco, sto alla porta e busso” (Ap

3,20).

Oggi i contatti col vescovo sono molto

più frequenti, sia diretti che attraverso i

media. Non c’è nessuno che non abbia almeno

visto una volta il Vescovo, quindi

alla Visita pastorale si può dare anche un

taglio un po’ diverso. Un tempo il vescovo

veniva e risiedeva per qualche giorno

nella parrocchia, curando magari personalmente

tutte le formalità, oggi le formalità

burocratiche sono completamente

affidate ai convisitatori e la presenza del

vescovo è tutta per l’incontro con le persone.

Questa è stata, se ricordiamo, la

modalità dell’ultima visita del Card. Martini

nel 2001.

All’attuale Vista Pastorale l’Arcivescovo

ha voluto dare una finalità particolare in

vista alla costituzione delle Comunità pastorali.

Non è fatta direttamente alle parrocchie,

ma ai decanati per mettere l’accento

sulla pastorale d’insieme e constatare

come già la si cerca di vivere, quindi

i vari incontri e celebrazioni saranno tut-

Il card. Martini in visita Pastorale nel 1989

Vita della Comunità

te a livello decanale e al decano sono demandati

i vari incontri significativi della

visita pastorale nelle parrocchie perché a

lui spetta di illustrare all’Arcivescovo la

situazione del decanato.

I momenti della Visita pastorale saranno

quindi così scanditi:

Mercoledì 14 aprile

Il decano incontra i Consigli Pastorali

Parrocchiali e le commissioni degli Affari

Economici delle parrocchie di Carate

e di Agliate.

Domenica 18 aprile

Il decano celebrerà l’Eucaristia in Santi

Ambrogio e Simpliciano alle ore 11.00

Martedì 1 giugno

L’Arcivescovo incontrerà al mattino

tutto il clero del Decanato e alla sera

tutti i consigli pastorali Parrocchiali

delle parrocchie del decanato ed il

Consiglio Pastorale Decanale

Domenica 6 giugno alle ore 16.00

L’Arcivescovo celebrerà, per tutta la comunità

decanale, l’Eucaristia sul piazzale

della basilica di Besana.

In questa giornata sono sospese tutte

le messe vespertine nel decanato.

il Volto di Carate

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12

Il dono della fedeltà

Domenica 2 Maggio Festa degli Anniversari di Matrimonio

La nostra comunità cristiana ricorda

con gratitudine tutti gli anniversari di

Matrimonio e in particolare le coppie

che si sono sposate con il sacramento

del Matrimonio nel 2000 (10° anno),

nel 1990 (20° anno), nel 1985 (25° anno),

nel 1970 (40° anno), nel 1965 (45°

anno), nel 1960 (50° anno), nel 1955

(55° anno) e nel 1950 (60° anno).

Carissimi sposi,

certamente emozionati - nel giorno delle

nozze - avete vicendevolmente dichiarato:

“Ti accolgo come sposo / sposa e con

la grazia di Cristo prometto di esserti fedele

sempre...”

Sono queste le parole con le quali Dio vi

ha consacrati nel Matrimonio cristiano.

È bello per tutti noi sostare a ricordare

con gratitudine e gioia gli inizi del vostro

cammino, insieme con i vostri figli e

nipoti.

Quel giorno avete ricevuto da amici e parenti

tanti auguri e carissimi regali...

Ma vogliamo qui ricordare che il regalo più

prezioso ve lo siete consegnato fra voi: il

dono della vostra reciproca fedeltà. Un impegno

di fedeltà che è nato da un cuore

sincero, ma che nel Sacramento ha trovato

la “grazia” di Cristo e continuamente

conta sul suo dono.

Ecco in questa lieta ricorrenza desideriamo

con voi riconoscere che quella della

fedeltà non è una pretesa o una presunzione:

è Grazia.

È, innanzitutto, dono fra voi, che Dio alimenta

con la forza dello Spirito santo e

che di giorno in giorno domanda di essere

accolto e donato, lasciando spazio all’amore

di Dio e al suo stile.

Ma è anche dono per tutta la comunità

cristiana. Per la Chiesa intera, che vede

il Volto di Carate Anniversari di Matrimonio

nella vostra reciproca fedeltà e nel mutuo

sostegno una vera propria “Grazia”.

Diventa segno tangibile di come Dio agisce

e trasfigura la nostra storia umana,

per quanto segnata da contraddizioni e

debolezze.

Desideriamo per questo raccoglierci

con voi nell’Eucaristia di ringraziamento,

che celebreremo in modo solenne

nella chiesa

Santi Ambrogio e Simpliciano

domenica 2 Maggio alle ore 9.30

Alcune coppie, che stanno preparando il

loro Matrimonio, pensando a voi hanno

scelto come augurio l’immagine di un

fiume che scorre a lungo, bagnando territori

e arricchendosi di acque...

Come il fiume è alimentato in modo non

appariscente ma continuativo dalla sorgente,

così la vostra fedeltà sia alimentata

dai gesti semplici della quotidianità vissuta

nella reciproca comprensione, nel rispetto

e nella collaborazione generosa.

Le acque scorrono, bagnando vari territori

e rendendoli fertili. La vostra fedeltà si

manifesti nello scorrere degli anni, rendendo

bella e feconda di umanità e di fede

la vita delle vostre famiglie e quella

della nostra comunità.

Con questi pensieri ci raccogliamo attor-


no a voi, per esprimere con voi il ringraziamento

davanti a Dio Padre, Figlio e

Spirito santo e per implorare su di voi la

rinnovata benedizione della fedeltà del

Anniversari di Matrimonio

PROGRAMMA

Creatore

A nome dei sacerdoti e di tutta la comunità

delle nostre Parrocchie don Gianpiero

Gli esecutori del concerto del 30 aprile Davide Monti e Maria Cristina Cleary

Venerdì 30 Aprile - in chiesa prepositurale

ore 16.30 Confessioni fino alle 18.30

ore 21.00 MUSICA E PREGHIERA Una coppia di sposi presenta

le Sonate sui Misteri del Rosario di Heinrich Ignaz Franz Biber

(1644-1704) per Arpa e Violino “scordato”

Esegue ARPARLA su strumenti originali:

Davide Monti Violino barocco

Maria Christina Cleary Arpa doppia

Domenica 2 Maggio - in chiesa prepositurale

ore 9.30 S. MESSA di ringraziamento al termine Gruppo fotografico

ore 13.00 Trasferimento in pullman per il CONVIVIO AUGURALE

al Ristorante “Bruxelles” di Endine Gaiano

Importante per garantire una buona organizzazione le coppie interessate sono

pregate segnalarsi anche solo per la partecipazione alla S. Messa.

È necessario iscriversi per il pranzo, versando la quota.

Rivolgersi alla Segreteria in casa parrocchiale

da lunedì a venerdì, dalle 9.30 alle 11.30.

il Volto di Carate

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Chiesa inviata tra la gente

Prepariamo nella preghiera con Maria

l’Ordinazione sacerdotale di don Marco Usuelli

il Volto di Carate Mese di maggio 2010

Ogni anno il mese di Maggio ci vede riuniti

in preghiera attorno a Maria, Madre

di Gesù e Madre della Chiesa. In questo

anno abbiamo un grande motivo che

rende ancor più fervido il nostro incontro

con la preghiera del S. Rosario. Siamo, ormai,

alla penultima tappa che ci accompagna

a vivere come comunità ecclesiale

e cittadina l’inizio del ministero di un Novello

sacerdote.

Messaggio di riferimento

Una precisa idea ci guida. Se la Pasqua ci

permette di comprendere che la Chiesa è

dono e attuazione del suo mistero d’amore

che vince la morte e redime il mondo,

ci chiede anche di “consegnare” tale

dono. Siamo Chiesa “donata dalla Pasqua”

e siamo chiamati a essere “Chiesa

inviata tra la gente”.

Mentre contempliamo il dono di un nuovo

sacerdote nell’Anno Sacerdotale, riscopriamo

il sacerdozio comune di tutti i

battezzati, chiamati personalmente e insieme

a essere “Chiesa tra la gente”.

La Madre e sempre Vergine Maria, che ha

accompagnato i primi passi della Chiesa,

aiuti anche noi – per mezzo della preghiera

– a lasciarci plasmare dallo Spirito

di Dio per entrare in questa prospettiva e

a corrispondere al suo mandato.

IL SANTO ROSARIO

A cominciare dalla sera di Sabato 1 Maggio

per tutto il mese alle ore 20.30 S. Rosario

nel Santuario Madonna di S. Bernardo.

La recita del Rosario avviene anche

in vari punti del paese: sia nel capoluogo

come nelle frazioni. Allo scopo sarà

preparato un piccolo sussidio guida.

Nel bollettino di Maggio e sul foglio settimanale

daremo il calendario preciso e

l’elenco dei punti di ritrovo.


IL PELLEGRINAGGIO

Giovedì 13 Maggio pomeriggio e sera

A Torino

visita alla Sindone e preghiera alla Consolata

Per tenere fisso lo sguardo su Gesù e domandare

vocazioni sacerdotali e missionarie

Giovedì 27 Maggio pomeriggio e sera

A Varese - Visita al santuario del Sacro

Monte e incontro con la comunità di don

Marco Usuelli

Per condividere l’amicizia della Comunità

dove vivrà don Marco e per affidare il suo

ministero e tutti i sacerdoti alla protezione

di Maria, madre della Speranza.

FESTA DEL SANTUARIO DELLA

B.V. DEL CARMINE - REALDINO

Sabato 29 Maggio

ore 20.30 S. Messa festiva della vigilia

Al termine CONCERTO. Seconda parte

delle Sonate sui Misteri del Rosario di

Heinrich Ignaz Franz Biber (1644-1704)

per Arpa e Violino “scordato”

Esegue ARPARLA su strumenti originali:

Davide Monti Violino barocco

Maria Christina Cleary Arpa doppia

Domenica 30 Maggio

ore 10.00 S. Messa e 2a Comunione

solenne dei ragazzi

ore 21.00 Processione Mariana

per le vie del rione

Mese di maggio 2010

I SACRAMENTI

DELL’INIZIAZIONE CRISTIANA

S. Messa di Prima Comunione

Venerdì 7 Maggio in chiesa prepositurale

ore 21.00 VEGLIA E CONFESSIONI

per genitori e familiari

Domenica 9 Maggio

ore 9.30 Comunione in prepositurale

ore11.00 Comunione in prepositurale

ore 10.30 Comunione in Basilica

per i bambini di Agliate e Costa L.

Prima Confessione

Domenica 16 maggio

nel pomeriggio in chiesa prepositurale

Sacramento

della Confermazione Pentecoste

Venerdì 21 Maggio in chiesa prepositurale

ore 21.00 VEGLIA E CONFESSIONI

per padrini e madrine,

genitori e familiari

Sabato 22 Maggio

ore 18.30 Cresima in Basilica

Mons. Ambrogio Piantanida,

Vicario per la Vita consacrata

Domenica 23 Maggio

ore 9.30 Cresima in prepositurale

ore 11.00 Cresima in prepositurale

ore 18.00 Cresima in parrocchia Albiate

d. Ivano Valagussa

Responsabile del Servizio

diocesano per la Catechesi

e Assistente generale

dell’Az. Cattolica ambrosiana

S. Battesimo

Venerdì 28 Maggio

ore 21.00 in chiesa prepositurale

VEGLIA E PREPARAZIONE

per padrini e madrine,

genitori e familiari

Domenica 30 Maggio

ore 15.00 Battesimo in prepositurale

ore 16.30 Battesimo in Basilica

il Volto di Carate

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La Comunità Pastorale in cammino

Primo passo concreto, il Consiglio pastorale riunito del 22 marzo

Da qualche tempo sentiamo parlare di

Comunità Pastorale. Anche o ad Agliate,

nel rito delle ceneri, ne ha parlato il Vicario

episcopale.

Con la riunione congiunta dei Consigli

Pastorali Parrocchiali di Carate, Agliate,

Costa e Albiate di lunedì 22 marzo è cominciato

il percorso per la sua costituzione

fra le nostre quattro parrocchie.

il Volto di Carate Vita della Comunità

Che cosa è precisamente

una Comunità pastorale?

Prendendo le parole dell’Arcivescovo:

Le Comunità Pastorali sono solo una forma,

non l’unica, della “pastorale d’insieme”

che deve caratterizzare la Diocesi di

Milano in questi anni. E sono solo uno dei

“sottocantieri” di quel “cantiere aperto”

che è ora la Chiesa ambrosiana e che la

vede impegnata nel ripensamento della

pastorale giovanile, nel completamento

della riforma del rito ambrosiano, nella

sperimentazione sull’iniziazione cristiana,

nelle nuove modalità d’ingresso nel mini-

stero dei sacerdoti, nel rilancio dell’invio

di sacerdoti, diaconi e laici “fidei donum”,

nel rinnovato impegno per la presenza

nella scuola, ecc. Resta in ogni modo il

fatto che le Comunità Pastorali possono

essere considerate forse la scelta più carica

simbolicamente del rinnovamento

missionario - insieme spirituale e pastorale

- della nostra Chiesa.

Missione, comunione, ministerialità: ecco

le “parole chiave” delle Comunità Pastorali,

che ne spiegano l’esistenza e ne guidano

l’impegno. Comunità Pastorali che

nascono come modalità o mezzo o strumento

per rendere la nostra Chiesa ancora

più missionaria, ancora più evangelica.

In questo senso ho affermato con grande

chiarezza e forza nell’omelia della Messa

crismale del Giovedì santo del 2008:

“Diciamolo francamente: se le Comunità

pastorali dovessero servire solo a “risparmiare”

qualche prete o ad “aprire” qualche

spazio in più di ministerialità ai laici,

ma non dovessero portare ad un vero, costante

e concreto rinnovamento missionario,

occorrerebbe riconoscerne e dichiararne

il fallimento!”.

Nella mia omelia il giorno dell’ingresso in

Diocesi il 29 settembre 2002, dopo aver

ricordato che “il nostro non è il tempo

della semplice conservazione dell’esistente”,

concludevo con l’aggiunta: “Non ci è

dunque lecito sottrarci all’impegno missionario!

Non lo può questa nostra Chiesa

ambrosiana se vuole essere degna della

sua vocazione, della sua storia e della

magnifica testimonianza di dedizione al

Vangelo e di servizio all’uomo”.

Con il tempo, che mi permetteva una

maggiore conoscenza della concreta situazione

pastorale, è maturata in me la

convinzione che un rinnovato impegno

missionario della nostra Chiesa esigeva

anche un ripensamento del suo modo di


“strutturarsi” già a livello di base. E questo

non per vanificare la ricchissima tradizione

delle nostre parrocchie, segnata

da una presenza intensa e capillare sul

territorio che da secoli ha reso il Vangelo

“pane quotidiano” per la gente di ogni

paese e città; e neppure soprattutto o solo

per rispondere all’invecchiamento e al

consistente calo numerico dei sacerdoti.

La ragione è specialmente un’altra ed è

questa: per essere fedeli oggi alla missione

di servire il Vangelo occorre che la nostra

Chiesa viva maggiormente, anche nel

suo modo di organizzarsi e di agire, una

reale comunione, che, valorizzando la ministerialità

di tutti - una ministerialità

fondata sul battesimo e sul sacerdozio

comune dei fedeli -, si traduca in una

reale collaborazione e in una vera corresponsabilità

(Introduzione a:

Arcidiocesi di Milano: La comunità pastorale)

In pratica come funziona

una Comunità pastorale?

Le quattro parrocchie della comunità,

avranno assegnati alcuni sacerdoti, alcu-

Vita della Comunità

ni diaconi che con le religiose presenti

formano il Direttorio che gestisce la pastorale

della comunità. Questo Direttorio

ha un presidente “primus inter pares” che

ufficialmente è parroco di ciascuna delle

quattro parrocchie e responsabile della

intera Comunità

Tutto dovrebbe esprimere alcuni valori

positivi:

1 quello di puntare sempre di più ad una

comunione fraterna e sempre più profonda

fra di noi e fra le nostre comunità

parrocchiali.

2 di crescere sempre più nella corresponsabilità:

tutti quanti siamo responsabili

non soltanto della nostra casa, dell’ambiente

di lavoro o della scuola, ma delle

nostre comunità, del nostro Decanato,

della nostra Comunità Pastorale.

3 Poi c’è il valore di uno slancio missionario:

se ci uniamo, non è per chiuderci,

ma al contrario per aprirci, perché il

nostro slancio missionario sia più audace

e coraggioso, e nello stesso tempo il

più entusiasta e più gioioso.

Volto di Carate

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il Volto di Carate

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Vita della Comunità

E infine perché il nostro cammino ci conduca

non soltanto a pensare a noi stessi

e alla nostra fede, ma a pensare alle urgenze

del Vangelo: di cui ha bisogno la

nostra società, e la Comunità Pastorale è

chiamata precisamente a far sì che questo

Vangelo sia davvero un lievito di

umanizzazione ancora più grande per i

nostri paesi per la nostra società civile.

Che cosa deve fare la comunità pastorale?

1 La comunità pastorale deve coltivare la

comunione tra le comunità parrocchiali,

sollevare le parrocchie dall’individualismo,

dall’autosufficienza …Costruire

una comunione vera fatta di stima

reciproca, di aiuto concreto ….

2 La comunità pastorale deve aver cura

che le parrocchie siano vive. Siano

Chiese vicine alla vita della gente, soprattutto

nei momenti decisivi della vita:

la nascita, il momento della crescita

con l’oratorio, il momento delle decisioni

importanti della vita come il matrimonio

(scelte vocazionali), il momento

della sofferenza, il momento

della morte ….

La cosa bella della comunità pastorale è

che ogni parrocchia non è più gestita in

proprio, ma insieme.

Tutti nella comunità pastorale sono

preoccupati che ogni parrocchia abbia

una vita bella, sia cioè una Chiesa tra le

case, vicina alla vita della gente. Bisogna

evitare la tentazione di accentrare che è

negativa e… rischia di far morire la vita di

una parrocchia, e di far venir meno la

missione

È, invece, necessario aiutare la parrocchia

a diventare sul territorio una Chiesa per

tutti e grazie a tutti…

Ma importate è tenere presente che una

parrocchia non può vivere senza dei laici

formati che si fanno carico delle fede dei

fratelli. Una formazione seria dei laici deve

essere fra le priorità della Comunità

pastorale

A cura di giemme


A cinque anni dalla sua chiamata al cielo

Ricordiamo Giovanni Paolo II

Anch’io mi inserisco come piccola goccia

nel fiume di parole versate attorno a Giovanni

Paolo II.

Giovanni Paolo ha invitato al dialogo.

L’attenzione generale si è puntata in alto,

al dialogo tra grandi religioni o tra le nazioni

del mondo, dimenticando che spesso

non c’è dialogo né comunicazione tra

chi vive vicino, nella stessa famiglia.

E’ merce molto rara oggi, che un giovane

padre trovi la possibilità di raccontare

qualcosa di importante ai figli, di essere

memoria, di essere testimone o insegnare

un’esperienza di vita che aiuti il suo

bambino a divenire uomo. Molti psicologi

contemporanei parlano di paternità

negata. Tra padre e figlio esiste spesso un

silenzio che uccide.

Il defunto pontefice ha avuto il carisma

della paternità e fu punto di riferimento

per grande parte dell’umanità che ha

espresso il suo rapporto filiale elaborando

il lutto che si è manifestato nell’impressionante

stringersi uniti attorno alla sua

salma, con una partecipazione spontanea

mai visto fino ad allora. Il gesto simbolico

di un’umanità che aveva perso il padre

e si trovava come smarrita.

Di questo grande uomo, riconosciuto dal

sensus fidelium come “santo subito”, non

è possibile dire tutto, ricordo due aspetti

di ciò che io, padre, ho visto e ritengo utile

trasmettere alla memoria dei figli. Anzitutto

invito, a fare anche memoria prolungata

dei suoi predecessori: Giovanni

XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I, senza i

quali non si può capire molto della sintesi

operata nel pontificato di Giovanni

Paolo II.

Nel fare memoria di Giovanni Paolo II,

voglio evidenziare un secondo aspetto

che mi pare utile trasmettere ai figli, una

vicenda personale che è stata per me

molto significativa: ho appreso la notizia

della morte del Papa alle ore 21.37 di sabato

2 aprile 2005 mentre mi trovavo

nella sala d’attesa del pronto soccorso di

un ospedale accompagnando il mio anziano

padre a seguito di una seria patologia

riacutizzatasi in modo repentino. .

Ho condiviso la notizia della sua morte in

quella attesa con altri uomini e donne di

tutte le età, che dallo stato di salute di

poche ore prima erano entrati nel mondo

della malattia, dell’incertezza per il futuro,

del dolore fisico e per alcuni della

morte fisica.

Il più grande insegnamento trasmesso

dalla paternità di Giovanni Paolo II ai suoi

figli di tutte le generazioni, è stato come

combattere e vivere e, nella sofferenza

della malattia, sperare con fede certa che

il male e la morte sono sconfitti e l’ultima

parola è la vita immortale che Cristo risorto

ci dona. Di questo noi figli facciamo

memoria di tale santo padre.

il Volto di Carate

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20

Il cammino verso la Pasqua

I ragazzi chiamati alla preghiera quotidiana e ai ritiri per classe

L’intenso cammino di preparazione della

Pasqua è giunto al suo compimento.

E’ stato bello condividere questo cammino

con tantissimi ragazzi ed i loro genitori.

Più di mille ragazzi hanno vissuto questo

momento di preparazione e con essi

anche le loro famiglie.

La sera, al termine di un’intensa domenica,

riesci a scorgere il fiume di grazia che

ha percorso le strade delle nostre comunità

e ha bussato alle nostre porte ed è

entrato nelle nostre case.

Come?

Attraverso il ritiro di quaresima, attraverso

l’incontro con i genitori, attraverso la

preghiera del venerdì mattina, attraverso

il salvadanaio, attraverso la preghiera in

il Volto di Carate Vita d’oratorio

Terza elementare

famiglia del venerdì sera, attraverso le

stazioni penitenziali, attraverso i sacerdoti

del seminario che hanno celebrato con

noi la domenica mattina.

Se ti fermi, se ascolti questa voce ferma,

se osservi, riuscirai a vedere le opportunità

che si sono riversate perché la nostra

mente, il nostro cuore, il nostro corpo potessero

trovare consolazione, voglia di fare,

desiderio di crescere nella contemplazione

dell’Amore di Gesù e nel bene verso

i fratelli.

Attraverso le fotografie che trovi su questo

numero, i ragazzi e le famiglie hanno

desiderato preparare un dono prezioso

per il futuro sacerdote don Marco Usuelli:

riunendo le fotografie verrà composto

un grande poster da regalargli.


Quarta elementare

Perché?

Non solo per ricordargli i nostri volti così

da ottenere la sua preghiera, ma anche

con la “buona presunzione” di ricordargli

i tratti fondamentali dell’identità di un

prete, quei tratti che la gente, di ogni tipo,

cerca sempre in un sacerdote.

In ogni fotografia, infatti, si trova, circondato

dai ragazzi, un simbolo differente

che fa riferimento ora ad un sacramento,

ora alla parola di Dio, ora alla carità…

Ringraziamo vivamente quei genitori che

hanno pensato, voluto e preparato questo

cammino per i nostri ragazzi e questo

“regalo” per don Marco.

* * *

Ora, nel desiderio di vivere la Pasqua,

siamo anche spinti a guardare in avanti,

attraverso quella lente preziosa che mo-

Vita d’oratorio

stra la verità: la morte e la risurrezione

di Gesù.

Ecco che le prossime iniziative divengono

quindi uno dei frutti della pasqua:

• Il pellegrinaggio a Roma di 40 ragazzi

di prima superiore

• Il momento di festa con tutti i diaconi

nel seminario di Venegono

• L’Agor’Art, cioè la festa dei giovani artisti

• La due giorni a Lucca degli adolescenti

di terza superiore nei primi di maggio

• La celebrazione dei sacramenti della

prima confessione, prima comunione e

cresima

• Il pellegrinaggio alla Sindone

Buon cammino!

W Gesù!

don Massimo

il Volto di Carate

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22

Quinta elementare

il Volto di Carate La Quaresima dei ragazzi

Prima media


Seconda, terza media

La Quaresima dei ragazzi

I nostri adolescenti hanno partecipato all’incontro diocesano con l’Arcivescovo domenica 28 marzo nel

seminario di Seveso

il Volto di Carate

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24

La famiglia che raggiunse Cristo

Opera di M. Raymond, monaco trappista (ed. Paoline)

su S. Bernardo di Chiaravalle

L’autore racconta che in un mattino fresco

e luminoso di primavera dell’anno

1112, al portale dell’abbazia di Citeaux, in

decadenza appena a12 anni dalla fondazione,

si presenta un giovanotto sui 20

anni e dietro di lui una trentina di suoi

amici e coetanei. Quel giovane è un autentico

conquistatore di cuori.

Alcuni di quei suoi amici se li è trascinati

con sé addirittura mentre erano all’assedio

di un castello nelle vicinanze del monastero.

Quel giovanotto è Bernardo. Nato da una

famiglia aristocratica, ha sei fratelli, un

padre famoso ed onorato cavaliere di nome

Tescellino, tanti cugini e zii, una grande

e bella famiglia. Ebbene molti dei suoi

componenti si faranno monaci con lui e

Bernardo diverrà così grande che tutti, re

e papi, poveracci, monaci, cavalieri, per

decenni guarderanno a lui come alla “co-

lonna della Chiesa”. La pattuglia che lo

segue a Citeaux è fatta di uomini affascinati

da lui, dall’incontro con il suo sguardo

e il suo ardore.

Li raccoglie così e l’abbazia di Citeaux rinasce

e le sue mura non bastano più. In

seguito a Bernardo, di appena 25 anni,

che non ha ancora ricevuto l’ordinazione

sacerdotale, che è anche un po’ cagionevole

di salute, viene chiesto di partire con

un gruppetto di monaci per fondare

quella che poi diverrà l’abbazia di Clairvaux

(Chiaravalle), perché situata in una

valle solitaria e luminosa. E anche a Chiaravalle,

da abate, compie «l’opera più portentosa

di tutte, quella di fare, di altri uomini,

dei monaci contemplativi.

Sono più di trent’anni – si dice – che egli

va togliendo uomini da tutti gli stati di

vita e dalle più diverse condizioni, li modella

sullo stampo di Cristo.

Egli prende servi e sovrani, banditi e ba-

il Volto di Carate Dalle scuole parrocchiali

roni, birboni e cavalieri e insegna loro ad

essere riconoscenti a Dio… Volgere gli

uomini a Dio: questa è la sua opera miracolosa!».

Ma, raccontata così, sembrerebbe che

Bernardo sia da subito santo e non uomo:

invece prova momenti di sconforto e di

fatica, le regole del monastero sono dure,

si aggiunge il freddo e la fame. Il cibo è

fatto di zuppa di foglie di frassino e il lavoro

è sempre più duro.

Ma Bernardo ha a cuore tutte quelle persone

che gli sono state affidate e con i

suoi monaci desidera condividere ogni

circostanza, tanto che, anche quando è

chiamato a vivere per mesi in giro per

l’Europa fuori dalle sue amate mura, scriverà

ai suoi: «La mia anima è triste finchè

non tornerò tra voi».

E i suoi monaci si danno da fare: costruiscono

l’abbazia di Clarvaux pietra su pietra,

bonificano, tagliano, seminano, piantano

un frutteto, creano un grande orto

irrigato.

Sono, o meglio, diventano ingegneri,

idraulici, costruiscono senza posa e Bernardo,

nonostante la cattiva salute, non

si sottrae alla fatica e continua ad accettare

tutti quelli che vogliono entrare in

convento.

A loro chiede innanzitutto di “conoscere

se stessi” perché ogni uomo è «mentitore,

vacillante, misero, impotente e fragile;

questa condizione non è cancellabile da

nessun slancio di entusiasmo o di sforzo,

ma da questo lago di miseria e di fango

Cristo ci salva».

E poi ancora tanto si può raccontare di

Bernardo.

Il libro ci offre tante belle pagine, anche

altri capitoli dedicati alla sua famiglia e

soprattutto le pagine sono testimonianza.

Anna Gatti


Unitalsi - Giornata di ritiro

Ci siamo riuniti presso i padri barnabiti di Eupilio

Domenica 14 febbraio il Gruppo di Carate

dell’UNITALSI ha partecipato al Ritiro

della Sottosezione di Monza ad Eupilio.

La giornata è iniziata con la recita delle

Lodi e nella prima meditazione don Augusto

Panzeri ha parlato delle “Beatitudini”,

soffermandosi in particolare su tre di

esse:

“Beati i poveri in spirito… La povertà in

spirito non è legata alla condizione socio–economica

della persona, ma è una

disposizione dell’animo, la coscienza del

bisogno di Dio;

“Beati i puri di cuore”… La purezza di

cuore è la semplicità, l’essenzialità, contando

solo su Dio;

“Beati i misericordiosi”… La misericordia

non è semplicemente pietà, compassione,

ma l’umile servizio e la disponibilità verso

i fratelli.

Dopo una pausa, abbiamo celebrato la S.

Messa alla quale ha fatto seguito il pranzo

delle 12.30.

La ripresa il pomeriggio, alle 14.30 con la

seconda meditazione:

Un marito, Franco, racconta la sua storia

e quella di sua moglie Laura, iniziata dieci

anni fa quando la coppia che aveva

due figli, uno di otto e l’altro di dieci anni

era in attesa del terzo figlio.

A Laura al secondo mese di gravidanza

viene diagnosticata la S.L.A. una malattia

grave e inguaribile che lentamente porta

alla paralisi completa poi alla morte.

A Laura danno sei mesi di vita. La coppia

decide di portare a termine la gravidanza

e così nasce una bella bimba sana, però

Laura peggiora, inizia a non muoversi, a

non poter camminare; dapprima si serve

della carrozzina poi non muove più neppure

le mani.

Col passar del tempo perde anche l’uso

della parola e per poter comunicare uti-

Vita nella Comunità

lizza un computer che funziona con il solo

movimento degli occhi.

In questi ultimi mesi Laura ha smesso anche

di respirare autonomamente e repira

attaccata ad un respiratore.

Tutto questo ha cambiato la loro vita, ma

Laura è sempre il centro della famiglia,

segue i figli nei compiti e prende le decisioni

in famiglia come faceva prima della

malattia. Vanno anche in vacanza e cercano

di fare una vita il più normale possibile.

Hanno trovato aiuto e comprensione

nelle rispettive madri e nella cerchia

delle amicizie che avevano “coltivato”

prima della malattia. Anche i figli fanno

la loro parte collaborando spontaneamente,

per loro tutto è normale. Sono

trascorsi dieci anni, e Laura è divenuta

una scrittrice di romanzi, ora spera anche

nell’evolversi della ricerca sulle cellule

staminali.

Questa storia, che per molti potrebbe

sembrare drammatica, per loro lo è stata

quasi normale, in famiglia soprattutto,

ma anche fuori, hanno, infatti, trovato

tanto amore e grande rispetto per la dignità

di Laura che non è stata “messa da

parte” ma ancor più coinvolta.

L’amore è la medicina più potente. Dove

c’è l’amore tutto si risolve meglio,

anche in situazioni come quella di Franco

e Laura.

Cos’è l’amore se non Dio! A questa famiglia

ha dato coraggio, forza, volontà di

lottare contro la malattia e… tanto, tanto,

tanto amore!

Al termine della giornata abbiamo pregato

per loro recitando una decina del Santo

Rosario e così siamo tornati alle nostre

case a Carate arricchiti da questa esperienza

e accorgendoci di avere molto,

molto su cui riflettere.

Daniela

il Volto di Carate

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26

Il male, le catastrofi, l’impegno della Chiesa

Una riflessione del Direttore della Caritas Ambrosiana

Partivamo per le isole Andamane (India) a

cinque anni dallo tsunami e le televisioni

di tutto il mondo cominciavano a trasmettere

le prime immagini del terremoto

di Haiti.

Sulle Andamane eravamo andati anche

per celebrare il 25° della diocesi e della

ordinazione episcopale di msg. Alex Dias

che in questi anni è stato nostro provvidenziale

interlocutore.

Sulle Andamane abbiamo celebrato il miracolo

di una risurrezione: la comunità in

festa che abbiamo incontrato portava sul

volto le lacrime della catastrofe che li

aveva colpiti, ma insieme il sorriso luminoso

di chi aveva toccato qualcosa della

Pasqua di Gesù: grazie alla solidarietà

straordinaria di chiese a loro lontanissime,

ma grazie anche alla loro disponibilità

a rimettersi in piedi con umiltà e dignità,

senza sterili lamentazioni o recriminazioni.

Appena tornati dalle Andamane un Parroco

di Pavia mi invitava a parlare di una

questione spinosa, quella della presenza

di Dio nelle catastrofi naturali, una questione

drammaticamente e perennemente

attuale: tsunami, Abruzzo, Haiti sono

solo tre degli ahimè innumerevoli eventi

che hanno segnato questi ultimi cinque

anni. Una questione spinosa dicevo, perché

se nelle sofferenze originate dalle

guerre la domanda “dov’è Dio?” si può facilmente

girare in “dov’è l’uomo?”, certe

disgrazie come terremoti, inondazioni,

epidemie, ... sembrano coinvolgere maggiormente

un Dio che diventa sempre più

incomprensibile e, per certi versi, scagionano

l’uomo.

il Volto di Carate Caritas

Di fronte a queste provocazioni che cosa

può rispondere la coscienza dei credenti

illuminata dalle Sante Scritture? Possiamo

rispondere in modo sintetico dicendo che:

1 la natura è opera dello stesso Dio creatore

che ha fatto l’uomo e ve lo ha collocato

come custode e giardiniere;

2 questa creazione, che pure è un’opera

fatta bene, è rimasta misteriosamente

“contaminata” dal peccato dell’uomo e

all’uomo talvolta si ribella;

3 l’egoismo dell’uomo, la sua bramosia di

possedere finiscono spesso per peggiorare

le cose, quando ad esempio gli edifici

vengono costruiti male o in zone

notoriamente a rischio;

4 l’uomo è inoltre chiamato ad affinare le

tecniche e le modalità di intervento,

perché le popolazioni colpite siano sollevate

da inutili ulteriori sofferenze ed

aiutate in progetti di riabilitazione economica

e umana.

Certo, il mistero del male che si esprime

nelle calamità naturali resta come una

domanda su Dio e sull’uomo. Ma più profondamente

suona come un appello all’esserci

della Chiesa, alla sua capacità di

farsi vicina e solidale ad ogni uomo colpito

dal male.


Di questo esserci e del modo di farci prossimi

agli uomini colpiti da terremoti e catastrofi

ci piacerebbe parlare. Le questioni

filosofiche ci interessano, certo, ma le

lasciamo volentieri ad altri. A noi preme

consentire agli uomini colpiti e offesi da

una natura che a loro si ribella, di poter

toccare - attraverso la solidarietà di uomini

e donne sconosciuti - qualche frammento

di risurrezione.

Su un muro diroccato di una casa sconvolta

dal terremoto del Friuli una scritta

in lettere nere: “ Dov’era Dio in quel momento?

“. L’interrogativo era ed è legittimo,

come è legittima la domanda circa

l’origine del male e il suo rapporto con

Dio.

Ma se ripercorriamo la bimillenaria storia

della Chiesa scopriamo che - a proposito

di questa domanda - le migliori energie

non si sono concentrate sul piano di

un’illuminata discussione da salotto, ma

nella ricerca delle migliori soluzioni per

stare accanto a chi con il mistero del male

ha dovuto fare i conti.

Tutte le catastrofi hanno generato situazioni

di grave bisogno che la Chiesa non

solo non ha mai ignorato, ma di fronte

alle quali si è sentita obbligata a non fuggire

per riaffermarsi come comunità d’amore,

attenta all’uomo in difficoltà e

pronta a portare il soccorso materiale e il

conforto spirituale che la situazione richiede.

Qualcuno sostiene che al posto della domanda

“dov’era Dio” sia necessario sostituire

quella molto più responsabilizzante:

“dov’era l’uomo?”.

A noi interessa porre - almeno per le fasi

immediatamente successive alle catastrofi

naturali e a quelle causate dall’uomo - una

ulteriore domanda che ci impegna e ci coinvolge:

“in tutto questo, dov’è la Chiesa,

quale è lo stile del suo intervenire?”.

Don Roberto Davanzo

UNITI IN CRISTO

Parrocchia Santi Ambrogio e Simpliciano - Carate Brianza

1 Giorgio Cesana e Antonella Lembo

RITORNATI AL PADRE

Parrocchia Santi Ambrogio e Simpliciano - Carate Brianza

31 Virginia Santambrogio di anni 87

32 Gemma Varenna ved. Colombo di anni 76

33 Enrica Annoni ved. Longhi di anni 77

34 Emilio Villa di anni 85

35 Eugenio Zorloni di anni 65

36 Antonio Redaelli di anni 74

37 Marco Naso di anni 32

38 Matteo Valtorta di anni 41

39 Mariuccia Ghezzi Scotti di anni 72

40 Angelina Redaelli di anni 87

Caritas

Il libro della Vita

La statistica parrocchiale

il Volto di Carate

27


28

Generosità e gratitudine

Parrocchia Santi Ambrogio e Simpliciano – Carate Brianza

Offerte varie

I condomini di Via Mascherpa 7 in memoria di Meola Antonietta € 50,00

NN con gratitudine per il 45° di matrimonio € 50,00

Condomini vari per l’uso della Sorgente € 90,00

Condominio Vimara in memoria di Girardi Milena € 85,00

Le suore di San Carlo in memoria di Suor Rosa Mariani € 50,00

I famigliari in memoria di Antonietta Panella Meola € 100,00

NN in memoria di Carlotta € 50,00

NN in memoria di Anselmo € 300,00

I famigliari in memoria di Enrica Annoni € 100,00

I famigliari in memoria di Milena Gilardi € 200,00

NN per casa Maria Immacolata € 50,00

Le figlie e i nipoti in memoria di Renata Bianchi e Vittorio Viganò € 150,00

In suffragio di Virginia Santambrogio € 500,00

Luigia Redaelli in memoria del marito Emilio Villa € 300,00

Il marito in memoria di Maria Sironi € 40,00

Per il Battesimo di Matilde € 30,00

Per il Battesimo di Pietro € 150,00

In memoria di Fernando Moscatelli € 300,00

NN per il tavolo solidale della parrocchia € 200,00

Offerte per la cera nella festa della “Candelora” a Cristo Re € 220,00

Offerte alla della Cappella Madonna Regina nel 2009 € 100,00

Per l’acquisto del “Canossianum”

NN € 50,00

Gli amici del Seminario offrono il ricavato del mercatino di febbraio € 2.950,00

il Volto di Carate A chi dà, sarà dato

Per il santuario di San Bernardo

R.C. € 20,00

NN € 100,00

NN € 50,00

NN € 20,00

N.C. € 40,00

NN per promessa € 50,00

NN in ringraziamento € 25,00

NN € 40,00

NN € 50,00

All’Unitalsi

NN € 20,00 – NN € 25,00 – NN € 550,00 – NN € 10,00 – NN € 20,00 – NN € 35,00

Parrocchia Santi Pietro e Paolo – Agliate

Visite alla Basilica

Associazione Athèna di Lissone € 50,00

Parrocchia di Bareggia - Lissone € 50,00

Comunità Pastorale Sacro Cuore di Triuggio € 50,00

Matrimonio Francesca e Stefano € 100,00

Funerale Gino Bonaventura € 200,00


L’uomo che cammina

da «L’uomo che cammina» di Christian Bobin ed. Qiqajon

Cammina. Senza sosta cammina. Va qui e

poi là. Trascorre la sua vita su circa sessanta

chilometri di lunghezza, trenta di

larghezza. E cammina. Senza sosta. Si direbbe

che il riposo gli è vietato

Quello che si sa di lui lo si deve ad un libro.

Se avessimo un orecchio un po’ più

fine potremmo fare a meno di quel libro

e ricevere notizie di lui ascoltando il canto

dei granelli di sabbia, sollevati dai suoi

piedi nudi, nulla si riprende dal suo passaggio

ed il suo passaggio è senza fine.

Se ne va a capo scoperto. La morte, il

vento, l’ingiuria tutto riceve in faccia,

senza mai rallentare il passo. Si direbbe

che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a

ciò che egli spera. Che la morte è nulla

più di un vento di sabbia. Che vivere è come

il suo cammino senza fine…

Dice di essere la verità. È la parola più

umile che esista. L’orgoglio sarebbe di dire

la verità ce l’ho. La possiedo. L’ho messa

nello scrigno di una formula.

Da sempre ben piantati

nel territorio

La verità non è un idea, ma una presenza.

Nulla è presenta fuor che l’amore. La verità

egli lo è per il suo respiro, per la sua

voce, per il suo modo amorevole di contraddire

le leggi gravità, senza farci caso.

Proviene da una famiglia in cui si lavora il

legno. Lui lavora i cuori, diversi, e più duri

dl legno…

a cura di Ernesta Valtorta

Dal mese di marzo

è possibile prenotare i libri inviando

una e-mail all’indirizzo

lib.cattolica@libero.it

indicando: dati del richiedente,

autore, titolo editore.

Verrete avvisati quando il libro

è disponibile in Libreria

Sul portale della parrocchia

la pagina della Libreria è sempre

ricca di suggerimenti e proposte.

Siamo presenti nei comuni di:

Agrate Brianza - Albiate - Besana in Brianza - Bollate

Brugherio - Carate Brianza - Casatenovo - Cinisello Balsamo

Cologno Monzese - Desio - Giussano - Lecco - Lissone

Mariano Comense - Meda - Milano - Monza - Muggiò

Nova Milanese - Paderno Dugnano - Rho - Seregno - Vimercate

Sede e Direzione Generale:

20048 Carate Brianza,

Via Cusani, 6 - Tel. 0362.9401

www.bcccarate.it

il Volto di Carate

29


Azienda Accreditata

con il Servizio Sanitario Nazionale

Direttore Sanitario

Dott.ssa Silvana Chioatto

Presidio di Carate Brianza

Piazza Madonnina 1

20048 Carate Brianza

Tel. 0362.986.1

Fax 0362.991438

Informazioni e Prenotazioni

ON-LINE dal nostro Sito Internet

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Convenzionato con l’ospedale di Vimercate

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www.pirovanoimmobiliare.it Arch. Massimo Pirovano


32

Basilica di Agliate

Giornate di Pasqua

Domenica 4 aprile

alle ore 15.30

Celebrazione d’apertura

Lunedì 5 aprile

Mattino e pomeriggio

predicazione

Martedì 6 aprile

ore 8.30

Santa Messa e adorazione

ore 15.30

Adorazione comunitaria

ore 20.30

Santa Messa e processione

nei giorni di Pasqua, 4 aprile,

Lunedì 5 aprile e martedì 6 aprile,

la LIBRERIA CATTOLICA

allestirà un banchetto di offerta di libri

il Volto di Carate Appuntamenti

Celebrazione

del Battesimo

nelle due parrocchie

dell’Unità Pastorale sarà

il 25 aprile

ore 15.00

in Santi Ambrogio e Simpliciano

ore 16.30

in Basilica Santi Pietro e Paolo

Venerdì 23 aprile

alle ore 21.00

in Prepositurale incontro

per genitori e padrini dei battezzandi

Per chiedere il Battesimo

è bene segnalarsi in casa parrocchiale

al mattino dalle 9.30 alle 11.30

due mesi prima della data prevista

Conoscere

e amare la Parola

nell’anno sacerdotale

Per tutti gli adulti (over 30)

Lettura spirituale orante

della Sacra Scrittura

Guida la riflessione don Gianpiero

venerdì 16 aprile

ore 21.00 Basilica di Agliate

Anniversari

di matrimonio

La nostra comunità cristiana

ricorda con gratitudine

tutti gli anniversari di Matrimonio.

Domenica 2 maggio

ore 9.30

Santa Messa di ringraziamento

Gruppi fotografici

ore 13.00

trasferimento a Endine

per il convivio augurale

Pellegrinaggi

giovedì 13 maggio

Pellegrinaggio Parrocchiale

a Torino, visita alla Sindone

partenza alle ore 13.00

sabato 22 maggio

Pellegrinaggio degli adolescenti

alla Sindone

nel pomeriggio

Giovedì 27 maggio

Visita al santuario del Sacro Monte

con la comunità di don Marco Usuelli

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