09.06.2013 Visualizzazioni

UV e Ozono, tecnologie per la depurazione senza ... - Water Solutions

UV e Ozono, tecnologie per la depurazione senza ... - Water Solutions

UV e Ozono, tecnologie per la depurazione senza ... - Water Solutions

SHOW MORE
SHOW LESS

Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!

Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.

Poste Italiane Spa - Sped. Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, - DCB Mi<strong>la</strong>no - BE-MA EDItrICE Via Teocrito, 47 • 20128 Mi<strong>la</strong>no - Supplemento a Acqua&Aria n. 8/2009<br />

<strong>UV</strong> e <strong>Ozono</strong><br />

Tecnologie<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong><br />

<strong>depurazione</strong><br />

<strong>senza</strong> addiTivi<br />

chimici


<strong>UV</strong> e <strong>Ozono</strong><br />

Te c n o l o g i e p e r d e p u r a z i o n e s e n z a a d d i T i v i c h i m i c i<br />

3


4<br />

Supplemento al numero 8 ottobre 2009 di<br />

Publisher/Direttore Responsabile<br />

Gisel<strong>la</strong> Bertini Malgarini<br />

Coordinamento<br />

Antonel<strong>la</strong> Fossati<br />

www.bema.it/acquaearia<br />

www.ediliziainrete.it<br />

Autori<br />

Giuseppe Faretra giuseppe.faretra@itt.com<br />

Giacomo Scaramuzzi giacomo.scaramuzzi@itt.com<br />

Marco Donato Ricci marco.ricci@itt.com<br />

Mensile: 9 numeri all’anno.<br />

Organo Ufficiale di A.I.S.A. Associazione Italiana Scienze<br />

Ambientali<br />

L’abbonamento decorre dal primo numero raggiungibile<br />

Italia € 70,00 - Europa € 100,00 - Numeri arretrati € 8,00<br />

Ufficio Abbonamenti: infoabbonamenti@bema.it<br />

Poste Italiane Spa - Sped.in a.p. - D.L.353/2003 (conv.<br />

in L.27/02/2004 n.46) art.1,comma 1, - DCB Mi<strong>la</strong>no -<br />

ISSN: 1591-237X Aut. Trib. di Mi<strong>la</strong>no n. 80 del 17/03/75<br />

Pubblicità non eccedente del 45%<br />

Testata volontariamente sottoposta a certificazione di tiratura<br />

e diffusione in conformità al Rego<strong>la</strong>mento C.S.S.T.<br />

Certificato n. 2008-1711 del 26/02/2009<br />

Per il <strong>per</strong>iodo 01/01/2008 - 31/12/2008<br />

Tiratura media n. 6.034 copie<br />

Diffusione media n. 5.720 copie<br />

Stampa e legatura<br />

SATE - 24049 Zingonia Verdellino (Bg)<br />

Produzione tecnica<br />

Maria Pilia<br />

Tutti i diritti sono riservati - È vietata <strong>la</strong> riproduzione anche<br />

parziale <strong>senza</strong> l’autorizzazione dell’Editore<br />

All rights reserved - No part of this publications may be<br />

reproduced without <strong>per</strong>mission of the Publisher<br />

© BE-MA EDITRICE - Mi<strong>la</strong>no<br />

Via Teocrito 47 - 20128 Mi<strong>la</strong>no<br />

Tel. +3902252071 - Fax +390227000692<br />

segreteria@bema.it<br />

In col<strong>la</strong>borazIone con:<br />

ITT <strong>Water</strong> & Wastewater Italia S.r.l.<br />

Viale Europa, 30 - 20090 CUSAGO (MI)<br />

Tel. 0290358.1 - Telefax 029019990<br />

www.ittwww.it<br />

e-mail: ittwww.italia@itt.com<br />

Sommario<br />

Introduzione 6<br />

Il trattamento Wedeco con <strong>UV</strong> 8<br />

CaratteristiChe del<strong>la</strong> radiazione ultravioletta 8<br />

il funzionamento del proCesso 9<br />

riattivazione batteriCa 10<br />

sensibilità dei miCrorganismi e dosi uv 11<br />

tipologia di <strong>la</strong>mpade uv e loro utilizzo 13<br />

Lampade a mercurio a bassa pressione ed alta resa (LPHO) 13<br />

Lampade LPHO ad amalgama 13<br />

Lampade a media pressione 13<br />

tipi di reattore e loro appliCazione 15<br />

Componenti prinCipali 17<br />

fattori Che influenzano il trattamento Con uv 19<br />

<strong>la</strong> progettazione di un impianto di trattamento Con uv 20<br />

Calcolo del dosaggio con il metodo del<strong>la</strong> sommatoria di punto di origine 27<br />

La tecnologia Wedeco nel trattamento<br />

delle acque con <strong>Ozono</strong> 29<br />

Cos’è l’ozono 29<br />

prinCipio di formazione dell’ozono 30<br />

il proCesso di generazione dell’ozono 32<br />

l’uso dell’ozono nel trattamento delle aCque 34<br />

utilizzo dell’ozono nel trattamento delle aCque potabili 35<br />

Le applicazioni <strong>Ozono</strong> nel trattamento di potabilizzazione delle acque 36<br />

Il controllo del sapore e dell’odore 36<br />

I solfuri 37<br />

I fenoli 37<br />

Le alghe 37<br />

Decolorazione con ozono 39<br />

Ossidazione dei composti inorganici 39<br />

Coagu<strong>la</strong>zione migliorata (micro-floccu<strong>la</strong>zione) 40<br />

Ossidazione dei composti organici 40<br />

Sottoprodotti di disinfezione (DBPs) / Trialometani, Acidi Aloacetici 40<br />

Rimozione dei composti Organici con Carbone attivato<br />

biologicamente (BAC) 41<br />

<strong>Ozono</strong>: l’agente disinfettante 42<br />

L’effetto dell’ozono su alcune specie batteriche, virus e spore 41<br />

I bromati nelle acque potabili 44<br />

Considerazioni finali 44<br />

utilizzo dell’ozono nel trattamento delle aCque di sCariCo 45<br />

Le possibilità applicative dell’ozono nei processi depurativi delle acque di scarico 47<br />

i proCessi di ossidazione ChimiCa avanzata (aop) 49<br />

Le combinazione con <strong>la</strong> tecnologia <strong>UV</strong> <strong>per</strong> una disinfezione avanzata 51<br />

l’utilizzo in italia 51<br />

utilizzo dell’ozono nei proCessi di minimizzazione dei fanghi biologiCi 53<br />

L’azione dell’<strong>Ozono</strong> 54<br />

L’inserimento nel processo biologico esistente 55<br />

Valutazione del<strong>la</strong> capacità di disintegrazione 56<br />

impianto ad ozono 57<br />

Considerazioni economiche 59<br />

Cenni sul<strong>la</strong> normativa <strong>per</strong> i sistemi di <strong>depurazione</strong> delle acque 61<br />

quadro legis<strong>la</strong>tivo di riferimento 61<br />

Delibera Interministeriale 4 febbraio 1977 61<br />

Legge 18 maggio 1989, n.183 e successive modifiche e integrazioni 61<br />

Legge 5 gennaio 1994, n.36 (c.d. Legge Galli) 62<br />

Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 11 maggio 1999, n.152 modificato e integrato dal Decreto<br />

Legis<strong>la</strong>tivo 18 agosto 2000, n. 258 62<br />

note sul<strong>la</strong> normativa italiana 62<br />

Gamma <strong>UV</strong> Wedeco 66<br />

Gamma <strong>Ozono</strong> Wedeco 67<br />

5


6<br />

7<br />

Due banchi<br />

dei 12 canali<br />

dell’impianto di<br />

disinfezione dell<br />

acque con <strong>UV</strong><br />

di Manukau in<br />

Nuova Ze<strong>la</strong>nda:<br />

è il più grande<br />

del mondo.<br />

Introduzione<br />

Il trattamento delle acque è <strong>senza</strong> dubbio uno degli argomenti di maggiore attualità, non solo <strong>per</strong> <strong>la</strong><br />

sua comune accezione di bene che in futuro diventerà sempre più scarso e prezioso ma anche <strong>per</strong> il<br />

fatto che <strong>la</strong> tecnologia mette oggi a disposizione dei tecnici svariate soluzioni.<br />

Tradizionalmente il trattamento delle acque è stato affrontato mediante l’impiego di sostanze chimiche<br />

in grado di agire da antagonisti <strong>per</strong> gli inquinanti, affidando loro il compito di eliminare selettivamente<br />

gli elementi nocivi e patogeni. Con tale metodica <strong>per</strong>ò, l’uso di additivi chimici spesso comportava un<br />

differente tipo di inquinamento <strong>per</strong> cui il loro impiego, risolvendo un problema specifico finivano <strong>per</strong><br />

crearne altri.<br />

Basti citare <strong>per</strong> esempio l’uso del cloro, che esplicando <strong>la</strong> sua azione disinfettante ed antibatterica,<br />

comporta <strong>la</strong> formazione di sottoprodotti nocivi quali lo ione clorito oppure odori e/o sapori sgradevoli<br />

che, in definitiva, risolvendo un problema serio come <strong>la</strong> contaminazione batterica finiscono <strong>per</strong> crearne<br />

un secondo, magari di minore entità, ma pur sempre segnale di uno scadimento del prodotto finale<br />

del trattamento.<br />

Lo screening di soluzioni ecologicamente sostenibili, è stato quindi uno dei campi di ricerca più attivi<br />

degli ultimi anni, che ha <strong>per</strong>messo <strong>la</strong> messa a punto di sistemi in grado produrre un trattamento delle<br />

acque <strong>senza</strong> l’uso di prodotti chimici. Qualsiasi soluzione tecnologica deve fare i conti con <strong>la</strong> normativa<br />

vigente <strong>per</strong> quanto concerne i parametri di abbattimento degli inquinanti. In Italia, con il recepimento<br />

delle Direttive Europee, <strong>la</strong> situazione normativa non presenta un quadro semplice e le leggi nazionali<br />

in vigore sono il risultato di successive modificazioni di norme precedenti, con parziali modifiche ed<br />

abrogazioni. Come spesso accade con <strong>la</strong> Legis<strong>la</strong>zione Italiana, orientarsi è spesso difficoltoso, anche<br />

se, <strong>per</strong> ciò che attiene alle quantità di inquinanti ammesse, gli allegati delle leggi <strong>per</strong>mettono di avere<br />

un quadro abbastanza chiaro. Il tutto viene <strong>per</strong>ò completato (e a volte complicato) dalle normative a<br />

livello regionale, da cui dipende una parte del<strong>la</strong> legis<strong>la</strong>zione.<br />

Qui analizzeremo le soluzioni WEDECO (marchio di ITT <strong>Water</strong> & Wastewater) mediante il trattamento<br />

delle acque con raggi <strong>UV</strong>, <strong>per</strong> l’abbattimento del<strong>la</strong> carica microbica patogena (batteri, virus e spore) e<br />

tramite ozono, moleco<strong>la</strong> triatomica dell’ossigeno ad elevato potere ossidante.<br />

Con il progresso tecnologico conseguito negli ultimi decenni, anche <strong>la</strong> principale barriera al massiccio<br />

utilizzo di questi nuovi sistemi, rappresentata da fattori economici e gestionali, si è ormai affievolita<br />

al punto che, considerate tutte le variabili in gioco, in molti casi si può par<strong>la</strong>re di <strong>per</strong>fetta equivalenza<br />

dei costi.<br />

Il trattamento delle acque reflue viene normalmente suddiviso in piu step, che meglio ne individuano<br />

obiettivi e finalità secondo una gerarchia di affinamento qualitativo crescente.<br />

Il trattamento preliminare ha lo scopo di separare dalle acque reflue le sostanze solide estranee in grado<br />

di creare problemi ai trattamenti successivi (rimozione dei detriti, eliminazione rifiuti solidi di maggiori<br />

dimensioni e di sabbie, abbattimento del contenuto di olii, ecc.). Viene effettuato di solito <strong>per</strong> via meccanica<br />

e fisica, mediante processi di grigliatura e di filtraggio con dissabbiatori e disoleatori.<br />

Il trattamento primario ha poi lo scopo di eliminare dall’acqua i contenuti solidi in sospensione, prevalentemente<br />

di natura organica. Viene effettuato con processi fisici e/o chimici con l’obiettivo di ottenere<br />

una abbattimento di almeno il 50% dei solidi sospesi e di almeno il 20% del BOD 5 (domanda di ossigeno<br />

biochimico in mg/L di O 2 , assunto come misura indiretta del carico organico inquinante biodegradabile).<br />

I trattamenti primari possano avvalersi di sostanze coagu<strong>la</strong>nti e/o floccu<strong>la</strong>nti che aumentano<br />

l’aggregazione delle sostanze inquinanti solide e ne <strong>per</strong>mettono <strong>la</strong> rimozione <strong>per</strong> sedimentazione o<br />

con altri procedimenti fisici.<br />

Il trattamento secondario dei reflui deve poi proseguire con l’abbattimento delle sostanze organiche<br />

biodegradabili e <strong>la</strong> rimozione dei solidi in forma colloidale, non separabili con procedimenti fisici e quindi<br />

non sedimentabili. In genere, appartengono a questa fase un processo biologico con sedimentazione<br />

secondaria, ovvero con altri processi con cui sia possibile nell’effluente rispettare i requisiti qualitativi<br />

contenuti nel<strong>la</strong> Tabel<strong>la</strong> 1 dell’Allegato 5 del<strong>la</strong> Parte III del D. Lgs. n. 152/2006, che richiede <strong>la</strong> riduzione<br />

<strong>senza</strong> nitrificazione dell’80% del BOD5, del 75% del COD (domanda di ossigeno chimico in mg/L di O2<br />

assunta come misura indiretta del carico organico inquinante totale - biodegradabile e non) e dei SST<br />

(Solidi Sospesi Totali) del 90%.<br />

Il Trattamento terziario ha poi lo scopo di <strong>per</strong>fezionare <strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> mediante <strong>la</strong> riduzione del carico<br />

di elementi nutrienti (quali sono principalmente fosforo e azoto), l’ulteriore diminuzione del contenuto<br />

di sostanze poco biodegradabili, non eliminate precedentemente, e <strong>la</strong> disinfezione, ossia <strong>la</strong> riduzione<br />

del contenuto di microrganismi dell’effluente a valori di concentrazione ritenuti accettabili dal punto<br />

di vista sanitario e ambientale.<br />

Il D. Lgs. 152/2006 dispone che tutti gli impianti di trattamento delle acque con potenzialità su<strong>per</strong>iore<br />

a 2000 A.E. (Abitante Equivalente: esprime il carico inquinante di una partico<strong>la</strong>re utenza, civile o industriale,<br />

in termini confrontabili con le utenze di tipo civile), con esclusione degli impianti che impiegano<br />

<strong>tecnologie</strong> depurative di tipo naturale (come <strong>la</strong> fito<strong>depurazione</strong> o il <strong>la</strong>gunaggio), debbano essere dotati<br />

di un impianto di disinfezione atto a garantire il raggiungimento dei requisiti qualitativi necessari <strong>per</strong><br />

gli usi del corpo idrico recettore.


8 9<br />

Il trattamento Wedeco con <strong>UV</strong><br />

caraTTerisTiche del<strong>la</strong> r a d i a z i o n e ulTravioleTTa<br />

La luce è una delle molte forme di energia sotto forma di radiazione. Questa si estende<br />

dalle onde radio fino ai raggi cosmici ed è catalogata in 16 differenti tipi secondo <strong>la</strong> loro<br />

lunghezza d’onda. L’energia viene trasmessa dalle radiazioni in pacchetti discreti chiamati<br />

fotoni. Quando un fotone colpisce una moleco<strong>la</strong> e ne provoca l’eccitazione, tale trasferimento<br />

energetico dal<strong>la</strong> radiazione al<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> può portare ad una reazione chimica.<br />

Tale fenomeno viene c<strong>la</strong>ssificato come fotochimica.<br />

Normalmente <strong>la</strong> lunghezza d’onda del<strong>la</strong> radiazione che si considera nel<strong>la</strong> fotochimica è compreso<br />

tra 100 e 1000 nm.<br />

Tra 700 e 1000 nm siamo nel campo del<strong>la</strong> radiazione chiamata infrarosso, non visibile all’occhio<br />

umano e, se si eccettuano alcuni tipi di fotosintesi batterica, gli infrarossi non posseggono<br />

energia sufficiente <strong>per</strong> dare luogo a significativi processi fotochimici.<br />

Tra 400 e 700 nm siamo nel campo del<strong>la</strong> luce visibile. Questa radiazione agisce nei processi<br />

di fotosintesi clorofilliana delle piante e delle alghe.<br />

Tra 100 e 400 nm <strong>la</strong> radiazione prende genericamente il nome <strong>UV</strong> (ultravioletto) ed è stata<br />

a sua volta suddivisa nel<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>A (tra 315 e 400 nm), nel<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>B (tra<br />

280 e 315 nm), nel<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>C (tra 200 e 280 nm) e, infine, nel<strong>la</strong> radiazione V<strong>UV</strong><br />

(Vacuum Ultra Violet con lunghezze d’onda comprese tra 100 e 200 nm).<br />

Differenti sono le reazioni fotochimiche che ciascuna di queste radiazioni <strong>UV</strong> provoca: gli <strong>UV</strong>A<br />

Raggi X<br />

Vacuum-<br />

<strong>UV</strong><br />

luce ultravioletta Luce visible Infrarossi<br />

<strong>UV</strong>-C <strong>UV</strong>-<br />

B<br />

100 200 280 315 400 780<br />

Lunghezza<br />

Lampada <strong>UV</strong><br />

Spektrotherm 254 nm<br />

<strong>UV</strong>-A<br />

Eliminazione dei<br />

microorganismi<br />

d'onda (nm)<br />

hanno un livello energetico basso e provocano principalmente reazioni a livello epiteliale e<br />

sono responsabili dell’abbronzatura, gli <strong>UV</strong>B hanno un contenuto energetico su<strong>per</strong>iore rispetto<br />

agli <strong>UV</strong>A e possono provocare effetti nocivi non di partico<strong>la</strong>re rilievo sull’organismo umano,<br />

gli <strong>UV</strong>C hanno un contenuto energetico su<strong>per</strong>iore e possono provocare il cancro del<strong>la</strong> pelle<br />

e sono stati studiati soprattutto <strong>per</strong>ché possono essere validamente impiegati in processi di<br />

disinfezione batterica e dei virus in quanto <strong>la</strong> loro energia viene assorbita dalle molecole di<br />

DNA, RNA e dalle proteine provocandone una modificazione significativa.<br />

I raggi V<strong>UV</strong> hanno un livello energetico ancora su<strong>per</strong>iore ma essendo <strong>la</strong> loro lunghezza<br />

d’onda molto ridotta, vengono completamente assorbiti dall’aria, dall’acqua e, ovviamente<br />

dai solidi (anche se trasparenti): si tratta quindi di radiazioni che si propagano soltanto nel<br />

vuoto e <strong>per</strong>tanto il loro utilizzo nel<strong>la</strong> fotochimica non è rilevato sul<strong>la</strong> Terra.<br />

il f u n z i o n a m e n T o d e l p r o c e s s o<br />

Sono tre le leggi fondamentali del<strong>la</strong> fotochimica:<br />

1 - Perché avvenga una reazione fotochimica è necessario che <strong>la</strong> luce sia assorbita da una<br />

moleco<strong>la</strong>. (Legge di Grotthuss-Dra<strong>per</strong>).<br />

Tale legge, che sembrerebbe scontata, avverte <strong>per</strong>ò che le molecole che non vengono<br />

colpite da una luce di una partico<strong>la</strong>re lunghezza d’onda non possono essere coinvolte<br />

da una reazione fotochimica.<br />

2 - Per ciascun fotone assorbito in una sostanza chimica viene attivata una so<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> <strong>per</strong><br />

una reazione fotochimica. Ovvero <strong>la</strong> quantità di fotoni che riesce a colpire le molecole deve<br />

essere almeno pari al numero delle molecole <strong>per</strong>ché si abbia una reazione fotochimica<br />

completa.<br />

3 - L’energia di un fotone assorbita da una moleco<strong>la</strong> deve essere uguale o maggiore del legame<br />

più debole nel<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong>. Se l’energia assorbita da una moleco<strong>la</strong> è inferiore a quel<strong>la</strong><br />

del legame più debole all’interno del<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> non si avrà una reazione fotochimica.<br />

In questo caso, l’energia assorbita verrà trasformata in calore o, addirittura <strong>la</strong> moleco<strong>la</strong><br />

riemetterà il fotone che ha assorbito (fenomeno del<strong>la</strong> fluorescenza oppure del<strong>la</strong><br />

fosforescenza).<br />

Per <strong>la</strong> funzione di abbattimento del<strong>la</strong> carica batterica dell’acqua con gli <strong>UV</strong> bisogna considerare<br />

il meccanismo di inattivazione dei microrganismi. Il concetto di inattivazione è importante in<br />

quanto è stato dimostrato che, anche se l’assorbimento degli <strong>UV</strong> non produce <strong>la</strong> distruzione di<br />

un microrganismo, può produrre <strong>la</strong> inattivazione, ovvero il microrganismo, pur essendo metabolicamente<br />

attivo, è di fatto inabilitato a svolgere <strong>la</strong> sua funzione patogena. Ciò è ovviamente<br />

sufficiente <strong>per</strong> considerare esplicata <strong>la</strong> funzione di disinfezione con un trattamento <strong>UV</strong>.<br />

Quando una luce <strong>UV</strong> nel range compreso tra 200 e 300 nm attraversa un microrganismo<br />

viene assorbita da numerosi componenti cellu<strong>la</strong>ri. Si osserva <strong>per</strong>ò che soltanto le proteine<br />

e i nucleotidi che formano DNA e RNA assorbono dosi sufficienti di <strong>UV</strong>. Tuttavia, in re<strong>la</strong>zione<br />

al<strong>la</strong> lunghezza d’onda, ciascuno di questi elementi assorbe differenti quantità del<strong>la</strong><br />

radiazione <strong>UV</strong>. Per esempio le proteine assorbono molta del<strong>la</strong> luce con lunghezza d’onda<br />

inferiore a 230 nm e solo una frazione poco significativa del<strong>la</strong> luce nel restante campo tra


10<br />

11<br />

230 e 300 nm, dove invece l’assorbimento maggiore è costituito dai nucleotidi. Al di sopra<br />

del 210 nm solo gli aminoacidi assorbono una quota significativa del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>.<br />

In considerazione del fatto che l’acqua assorbe gran parte del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong> con frequenza<br />

non inferiore a 230 nm, <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione delle acque quindi si prendono in considerazione<br />

frequenze comprese tra 230 e 280 nm.<br />

Il problema a cui i teorici ed i tecnici si sono applicati con partico<strong>la</strong>re meticolosità è stabilire<br />

quale sia <strong>la</strong> lunghezza d’onda più profittevole <strong>per</strong> un impiego degli <strong>UV</strong> nel<strong>la</strong> inattivazione<br />

batterica. La fotochimica del RNA e soprattutto del DNA, elemento di base <strong>per</strong> <strong>la</strong> vita, è stata<br />

affrontata analizzando il comportamento fotochimico dei “mattoni” che costituiscono <strong>la</strong><br />

doppia elica del DNA. I quattro elementi costituenti sono, come è noto, Adenina, Citosina,<br />

Guanina e Timina. Il grafico riportato nel<strong>la</strong> pagina precedente schematizza qualitativamente<br />

l’assorbimento di <strong>UV</strong> da parte del DNA e dei suoi costituenti.<br />

Come si vede si ha un picco di assorbimento intorno al<strong>la</strong> frequenza di 254 nm. In partico<strong>la</strong>re,<br />

<strong>la</strong> inattivazione del DNA avviene specificamente <strong>per</strong> <strong>la</strong> capacità degli <strong>UV</strong> di creare un ponte<br />

(dimero) tra due basi di Timina adiacenti. La formazione di dimeri di Timina (e di altri dimeri<br />

simili) distrugge <strong>la</strong> struttura del DNA in quanto ne impedisce <strong>la</strong> replicazione e ciò previene le<br />

infezioni esplicando quindi l’azione disinfettante <strong>per</strong> effetto degli <strong>UV</strong>.<br />

Citosina<br />

Guanina<br />

Adenina Timina<br />

Citosina<br />

Guanina<br />

Timina<br />

Adenina<br />

riaTTivazione baTTerica<br />

Alcuni microorganismi, in partico<strong>la</strong>re i batteri, hanno dei meccanismi che possono riparare<br />

o bypassare i dimeri di Timina nel DNA nel processo di replicazione cellu<strong>la</strong>re. Anche alcuni<br />

virus possono riattivarsi utilizzando degli enzimi degli ospiti in cui si sono insediati. Questi<br />

meccanismi di riattivazione si dividono in riattivazione al buio e in pre<strong>senza</strong> di luce.<br />

La riattivazione al buio avviene <strong>per</strong> sostituzione dei dimeri di Timina con una nuova sintesi delle<br />

due molecole di Timina che ripristina <strong>la</strong> situazione originaria del DNA riattivando il microrganismo.<br />

In altri casi durante <strong>la</strong> replicazione del DNA le zone non danneggiate dagli <strong>UV</strong> vengono<br />

utilizzate <strong>per</strong> sostituire i dimeri di Timina o<strong>per</strong>ando <strong>la</strong> riattivazione.<br />

In pre<strong>senza</strong> di luce, invece, il meccanismo di riattivazione avviene utilizzando l’energia dei<br />

fotoni <strong>per</strong> rom<strong>per</strong>e il legame del dimero e ripristinare con una reazione fotochimica <strong>la</strong> situazione<br />

originale. Questi processi quindi non avvengono nel trattamento delle acque disinfettate<br />

con <strong>UV</strong> che non sono successivamente esposte al<strong>la</strong> luce (<strong>per</strong> esempio che sono conservate<br />

in serbatoi chiusi), mentre possono accadere nel caso in cui, dopo il trattamento, le acque<br />

vengono stoccate staticamente in bacini a<strong>per</strong>ti, <strong>la</strong>ghi, corsi d’acqua, ecc.<br />

È <strong>per</strong> questo che a volte si ricorre ad una modesta additivazione delle acque depurate con <strong>UV</strong><br />

con prodotti chimici che hanno soltanto il compito di impedire i meccanismi di riattivazione.<br />

Per tale motivo le dosi di prodotti chimici come il Cloro sono sensibilmente inferiori a quelle<br />

necessarie <strong>per</strong> esplicare una funzione primaria di disinfezione.<br />

Luce uv<br />

Timina<br />

Adenina<br />

Timina<br />

Dimeri<br />

Adenina<br />

Citosina<br />

Guanina<br />

Timina<br />

Adenina<br />

sensibiliTà d e i m i c r o r g a n i s m i e d o s i uv<br />

La sensibilità di ciascuna specie di microrganismo agli <strong>UV</strong> è, ovviamente, differente. Con opportune<br />

apparecchiature di <strong>la</strong>boratorio in grado di misurare <strong>la</strong> effettiva dose di <strong>UV</strong> che riceve<br />

un campione di microrganismo, sono state effettuate numerose prove <strong>per</strong> definire quali siano<br />

le dosi specifiche <strong>per</strong> giungere al<strong>la</strong> inattivazione delle varie specie di microrganismo.<br />

La dose di <strong>UV</strong>, detta fluenza, viene espressa in mJ cm -2 , ovvero come quantità di energia da<br />

trasmettere <strong>per</strong> centimetro quadrato di campione.<br />

In generale, i vari tipi di microrganismi che possano essere inattivati dagli <strong>UV</strong> si comportano<br />

secondo questa sca<strong>la</strong> qualitativa:<br />

batteri – protozoi > virus > spore di batteri > adenovirus > alghe<br />

(più sensibilità)-------------------------------------------(minore sensibilità)<br />

Si noti che gli adenovirus sono menzionati separatamente in quanto <strong>la</strong> loro sensibilità agli <strong>UV</strong><br />

è decisamente inferiore si quel<strong>la</strong> di altri tipi di virus.<br />

Le tabelle qui di seguito riportano <strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al<br />

99,99% del campione di vari batteri, di alcuni virus e di alcuni protozoi.<br />

È importante qui notare che i valori tabel<strong>la</strong>ti sono il risultati di test di <strong>la</strong>boratorio in cui tutti<br />

i microrganismi ricevono <strong>la</strong> medesima dose di <strong>UV</strong> <strong>per</strong> il fatto che i campioni sono <strong>per</strong>fettamente<br />

omogenei. Questo non è il caso reale in cui non ci può essere <strong>la</strong> garanzia di uniformità<br />

Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari batteri<br />

Dose di <strong>UV</strong> (mj cm -2 ) <strong>per</strong> l’inattivazione<br />

del 99,99% del campione<br />

Batterio Senza fotoriattivazione con fotoriattivazione*<br />

Aeromonas hydrophi<strong>la</strong> 5 ND<br />

Bacillus anthracis spores >60 -<br />

Bacillus subtilis spores 80 -<br />

Enterobacter cloacae 10 33<br />

Enterocolitica fecium 17 20<br />

Campylobacter jejuni 4,6 ND<br />

Citrobacter diversus 11,5 ND<br />

Clostridium <strong>per</strong>fringens 23,5 ND<br />

Corynebacterium diphtheria 6 ND<br />

Coxiel<strong>la</strong> bumetti 3 ND<br />

Escherichia coli (ATTC 11229) 10 28<br />

Escherichia coli (O157:H7) 6 25<br />

Echerichia coli (wild type) 8,1 ND<br />

Klebsiel<strong>la</strong> pneumoniae 20 31<br />

Klebsiel<strong>la</strong> terrigena 11 ND<br />

Legionel<strong>la</strong> pneumophi<strong>la</strong> 9,4 ND<br />

Mycobacterium smegmatis 20 27<br />

Mycobacterium tuberculosis 20 ND<br />

Pseudomonas aeguginosa 11 19<br />

Pseudomonas mallei 14,5 ND<br />

Salmonel<strong>la</strong> anatum (da feci umane) 15 § ND<br />

Salmonel<strong>la</strong> enteritidis (da feci umane) 10 ND<br />

Salmonel<strong>la</strong> tiphi (ATTC 19430) 8,2 ND<br />

Segue tabel<strong>la</strong><br />

al<strong>la</strong> pag. seguente<br />

‹‹‹‹


12<br />

13<br />

Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari batteri<br />

Batterio Senza fotoriattivazione con fotoriattivazione*<br />

Salmonel<strong>la</strong> tiphimirium (da feci umane) 9 ND<br />

Salmonel<strong>la</strong> marcescens 13 30<br />

Shigel<strong>la</strong> dysenteriae (ATTC 2927) 3 ND<br />

Shigel<strong>la</strong> sonnei (ATTC 9290) 8,2 ND<br />

Staphilococcus aureus 10,4 ND<br />

Staphilococcus faecalis (ATTC 29212) 11,2 ND<br />

Vibrio cholerae (ATTC 259872) 2,9 21<br />

Yerisìnia enterocolitica (ATTC 27729) 4,6 ND<br />

* campioni esposti al<strong>la</strong> luce so<strong>la</strong>re dopo l’esposizione ad <strong>UV</strong><br />

ND – Non Disponibile<br />

§ valore <strong>per</strong> giungere a 99,9% di inattivazione<br />

Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari virus<br />

Dose di <strong>UV</strong> (mj cm -2 ) <strong>per</strong> l’inattivazione<br />

del 99,99% del campione<br />

Batterio C<strong>la</strong>ssificazione <strong>senza</strong> fotoriattivazione con fotoriattivazione*<br />

Adenovirus Type 40 dsDNA 124 § -<br />

Adenoviurus Type 41 dsDNA 112 § -<br />

B40-8 phage 28 -<br />

Coxsackievirus B5 ssRNA 36 -<br />

Hepatitis A (HM175) ssRNA 16 -<br />

Hepatitis A ssRNA 21 -<br />

MS2 Bacteriophage ssRNA 62 -<br />

Poliovirus Type 1 ssRNA 27 -<br />

PRD-1 phage 30 -<br />

ΦX174 phage ssDNA 10 -<br />

Rotavirus SA11 dsRNA 36 -<br />

S.aureus phage A994 38 -<br />

* <strong>per</strong> i virus non si osservano fenomeni di fotoriattivazione<br />

§ USEPA stabilisce un valore si 186 mj cm-2 <strong>per</strong> inattivazione del 99,99% degli adenovirus, considerando una attendibilità<br />

dell’80% del dato.<br />

Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari protozoi<br />

Batterio<br />

Dose di <strong>UV</strong> (mj cm -2 ) <strong>per</strong> l’inattivazione<br />

del 99,99% del campione<br />

<strong>senza</strong><br />

fotoriattivazione<br />

con<br />

fotoriattivazione*<br />

Giardia <strong>la</strong>mblia


16<br />

17<br />

e, insieme ai tubi al quarzo, il loro posizionamento<br />

<strong>per</strong>pendico<strong>la</strong>re al flusso dell’acqua (in verticale<br />

ed in orizzontale in modo da formare un reticolo)<br />

<strong>per</strong>mette il trattamento di flussi importanti come<br />

nel caso degli impianti di distribuzione negli acquedotti.<br />

La sezione del reattore può essere circo<strong>la</strong>re<br />

o rettango<strong>la</strong>re. Le <strong>la</strong>mpade possono essere di tipo<br />

LP, LPHO o MP.<br />

Gli impianti a canale a<strong>per</strong>to sono solitamente i tipo<br />

modu<strong>la</strong>re a sezione rettango<strong>la</strong>re e <strong>la</strong> loro progettazione<br />

viene effettuata di caso in caso, in considerazione<br />

dei fattori specifici (come <strong>per</strong> esempio <strong>la</strong> necessità di<br />

instal<strong>la</strong>zione all’interno di un impianto preesistente).<br />

Le <strong>la</strong>mpade possono essere instal<strong>la</strong>te longitudinalmente<br />

o trasversalmente (tipologia ormai non più<br />

molto utilizzata) al flusso dell’acqua e <strong>la</strong> scelta del<br />

tipo di <strong>la</strong>mpada utilizzato può essere sia del tipo<br />

LP, MP o LPHO, con prevalenza <strong>per</strong> quest’ultima<br />

tipologia. Spesso, <strong>per</strong> migliorare l’efficienza del<strong>la</strong><br />

disinfezione, vengono impiegati dei rego<strong>la</strong>rizzatori<br />

Reattore <strong>UV</strong> <strong>per</strong> impianti di acque potabili con più<br />

<strong>la</strong>mpade <strong>per</strong>pendico<strong>la</strong>ri al flusso.<br />

del flusso che uniformano le velocità di passaggio del liquidi su tutta <strong>la</strong> sezione del canale in<br />

modo da rendere il più possibile uniforme l’irraggiamento.<br />

Qui sopra uno schema di un impianto di disinfezione con <strong>UV</strong> a canale a<strong>per</strong>to in cui uno o più banchi di <strong>la</strong>mpade, in<br />

re<strong>la</strong>zione al flusso, irraggiano l’acqua.<br />

co m p o n e n T i p r i n c i p a l i<br />

Per il corretto funzionamento di un reattore a <strong>UV</strong> è innanzitutto necessario che sia conosciuta<br />

in ogni momento l’intensità del<strong>la</strong> radiazione a cui viene esposta l’acqua da trattare. Per questo<br />

motivo vengono adottati dei sensori <strong>UV</strong> in grado di monitorare <strong>la</strong> quantità di irraggiamento<br />

reale. Si tratta nel<strong>la</strong> gran parte dei casi di sensori costituiti da un semiconduttore sensibile al<strong>la</strong><br />

luce ultravioletta che non viene attivato da radiazioni con lunghezza d’onda su<strong>per</strong>iore a 300<br />

nm (spettro visibile) e che <strong>per</strong> questo viene chiamato “so<strong>la</strong>r blind”. Un sistema di filtraggio<br />

del<strong>la</strong> luce che raggiunge il sensore ne limita il funzionamento alle lunghezze d’onda comprese<br />

tra 200 e 300 nm, quelle che esplicano una reale funzione germicida. Il posizionamento nel<br />

reattore dei sensori <strong>UV</strong> viene effettuato in modo che, dopo le opportune tarature nel<strong>la</strong> fase<br />

di col<strong>la</strong>udo dell’impianto, il sensore rilevi le variazioni di potenza del<strong>la</strong> radiazione ricevuta dal<br />

liquido. Queste variazioni possono avvenire sia <strong>per</strong> un calo del<strong>la</strong> potenza emessa dalle <strong>la</strong>mpade<br />

che <strong>per</strong> un eccessivo assorbimento dei cilindri protettivi in quarzo, <strong>per</strong> una variazione<br />

del<strong>la</strong> trasmittanza del liquido, ovvero dell’assorbimento di <strong>UV</strong> da parte del liquido <strong>per</strong> una<br />

variazione del<strong>la</strong> sua trasparenza dovuta a corpi estranei in sospensione. Ovviamente anche <strong>la</strong><br />

su<strong>per</strong>ficie del sensore che “legge” <strong>la</strong> potenza degli <strong>UV</strong> può sporcarsi ed essere quindi soggetta<br />

ad una diminuzione di funzionalità. Opportuni cicli di pulizia e manutenzione dell’impianto<br />

provvedono a mantenere pulite le su<strong>per</strong>fici di lettura del sensore e di trasmissione del<strong>la</strong> radiazione<br />

da parte delle protezioni in quarzo delle <strong>la</strong>mpade, mentre <strong>la</strong> rilevazione del<strong>la</strong> variazione<br />

del<strong>la</strong> trasmittanza del liquido o del<strong>la</strong> potenza di emissione delle <strong>la</strong>mpade viene gestita da un<br />

sistema elettronico di controllo dell’impianto attivando specifiche procedure di manutenzione<br />

(o al<strong>la</strong>rmi) che consentono di ripristinare <strong>la</strong> piena funzionalità del reattore.<br />

Fondamentale <strong>per</strong> l’efficienza del<strong>la</strong> disnfezione con <strong>UV</strong> è <strong>la</strong> pulizia costante dei contenitori delle <strong>la</strong>mpade <strong>per</strong> evitare che<br />

assorbano una quota significativa del<strong>la</strong> radiazione destinata al liquido.


18<br />

19<br />

Sono detti “sleeves” (tubi) i cilindri in quarzo entro cui vengono poste le <strong>la</strong>mpade. La loro<br />

funzione è quel<strong>la</strong> di proteggere e iso<strong>la</strong>re le <strong>la</strong>mpade dal liquido che passa nel reattore, di<br />

stabilizzare <strong>la</strong> tem<strong>per</strong>atura a cui queste <strong>la</strong>vorano. La loro pulizia <strong>per</strong>iodica, insieme a quel<strong>la</strong><br />

dei sensori <strong>UV</strong> è essenziale <strong>per</strong> mantenere in efficienza il reattore. Molti sali minerali disciolti<br />

nell’acqua (di calcio, magnesio, ferro, ecc.) hanno una solubilità che decresce con l’aumento<br />

del<strong>la</strong> tem<strong>per</strong>atura. Poichè <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie del quarzo a contatto con l’acqua è normalmente più<br />

calda del liquido che passa nel reattore <strong>UV</strong>, con il tempo si possono depositare sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie<br />

del quarzo quantità non trascurabili di sali minerali che assorbono parte del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong><br />

destinata ad esplicare <strong>la</strong> sua funzione germicida nel liquido.<br />

La loro pulizia può avvenire <strong>per</strong> via chimica o <strong>per</strong> via meccanica. La prima, meno utilizzata,<br />

prevede il fermo del funzionamento del reattore e una procedura che comporta l’immissione<br />

di opportune sostanze chimiche in grado di rimuovere i sedimenti depositato sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie<br />

esterna del quarzo. Più comune è invece <strong>la</strong> pulizia meccanica delle su<strong>per</strong>fici: negli impianti<br />

domestici e nei piccoli impianti viene solitamente effettuata manualmente con una certa<br />

<strong>per</strong>iodicità che dipende dal<strong>la</strong> qualità specifica dell’acqua trattata, mentre negli impianti di<br />

maggiori dimensioni viene posto un apposito meccanismo in grado di effettuare tale pulizia<br />

meccanica <strong>senza</strong> necessitare del fermo dell’impianto.<br />

Analoghi sistemi meccanici vengono adottati negli impianti a canale a<strong>per</strong>to, con una gestione<br />

da parte dei sistemi elettronici di monitoraggio e controllo dell’impianto.<br />

Wedeco utilizza degli anelli attorno a tubi di quarzo collegati ad un carrello che meccanicamente<br />

li fa scorrere <strong>per</strong> tutta <strong>la</strong> lunghezza delle <strong>la</strong>mpade. La pulizia dei depositi organici ed<br />

inorganici avviene <strong>per</strong> raschiamento ed interessa tutta <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie dei quarzi e il sensore <strong>UV</strong><br />

tramite apposite spazzole solidali al carrello. Gli anelli di pulizia sono in realtà composti da più<br />

anelli due esterni in teflon ed uno interno in Viton, una tecnologia denominata da Wedeco “Tri-<br />

B<strong>la</strong>de” in grado esplicare <strong>la</strong> sua migliore efficacia in entrambi i sensi di scorrimento dell’anello.<br />

Il carrello di guida degli anelli scorre avanti e indietro grazie ad un cilindro pneumatico o una<br />

vite <strong>senza</strong> fine ed il movimento è quindi completamente meccanico. La gestione dei cicli di<br />

pulizia (come anche <strong>la</strong> posizione dei pulitori quando sono in stand-by) è affidata ad un PLC<br />

esterno e può essere programmata in base alle caratteristiche specifiche dell’acqua che viene<br />

La grande sa<strong>la</strong> con<br />

gli “armadi” <strong>per</strong><br />

l’alimentazione<br />

delle <strong>la</strong>mpade<br />

dell’impianto di<br />

Mi<strong>la</strong>no San Rocco.<br />

sottoposta a trattamento <strong>UV</strong>. Testato con reflui provenienti da trattamenti terziari (in condizioni<br />

estremamente severe quindi) <strong>la</strong> vita di questi anelli è di oltre 30000 passaggi in modo<br />

che <strong>la</strong> loro sostituzione coincida (approssimativamente) con gli interventi di manutenzione<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong> sostituzione delle <strong>la</strong>mpade.<br />

Componenti ausiliari, ma di fondamentale importanza, sono i sistemi di alimentazione delle<br />

<strong>la</strong>mpade e le logiche di controllo del funzionamento del reattore.<br />

Per l’alimentazione, una picco<strong>la</strong> scheda elettronica, detta bal<strong>la</strong>st, provvede a rego<strong>la</strong>re l’alimentazione<br />

occupandosi anche del filtraggio delle armoniche e di altre funzioni (riaccensione<br />

in casi di interruzione dell’alimentazione, ecc.) tese a proteggere <strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada aumentandole<br />

<strong>la</strong> “vita” utile.<br />

Tranne che nel caso di piccoli reattori <strong>per</strong> utilizzo domestico, che hanno questi componenti<br />

integrati nel reattore, si tratta di attrezzature poste a distanza dal reattore stesso, preferibilmente<br />

in locali separati. I grandi impianti non solo richiedono elevate potenze di alimentazione<br />

ma richiedono anche un controllo del<strong>la</strong> tem<strong>per</strong>atura ambientale e sovente vengono dotati di<br />

sistemi di smaltimento del calore che si produce negli ambienti in cui sono instal<strong>la</strong>te le unità<br />

che forniscono potenza alle <strong>la</strong>mpade.<br />

Per quanto concerne al controllo, il moderno progresso dell’elettronica non solo <strong>per</strong>mette una<br />

gestione ottimale di tutte le fasi ma anche <strong>la</strong> rilevazione storica dei dati di funzionamento e<br />

<strong>per</strong>sino <strong>la</strong> connessione <strong>per</strong> <strong>la</strong> trasmissione dei dati in remoto che <strong>per</strong>mette <strong>la</strong> su<strong>per</strong>visione e<br />

<strong>la</strong> gestione a distanza di interi impianti costituiti da numerosi reattori.<br />

faTTori c h e i n f l u e n z a n o il TraTTamenTo c o n uv<br />

Tra i parametri che influenzano <strong>la</strong> progettazione di un impianto di trattamento delle acque<br />

con <strong>UV</strong> hanno una notevole rilevanza anche alcune delle caratteristiche del liquido che deve<br />

essere sottoposto al trattamento.<br />

La qualità dell’acqua è il primo di questi fattori. Viene valutata determinando <strong>la</strong> sua trasmittanza<br />

ovvero <strong>la</strong> <strong>per</strong>centuale di <strong>UV</strong> che viene trasmessa dall’acqua, nel campo di lunghezze<br />

d’onda compreso tra 200 e 300 nm.<br />

Negli impianti con <strong>la</strong>mpade LP o LPHO è di partico<strong>la</strong>re rilevanza il valore del<strong>la</strong> trasmittanza<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong> lunghezza d’onda di 254 nm.<br />

Wedeco commercializza uno strumento apposito che <strong>per</strong>mette una misurazione manuale<br />

reale e veloce del<strong>la</strong> trasmittanza (rif. T<strong>UV</strong>.5) ed anche uno strumento <strong>per</strong> <strong>la</strong> misurazione in<br />

continuo del<strong>la</strong> trasmittanza in impianti a canale a<strong>per</strong>to (rif. Hippo).<br />

Anche <strong>la</strong> trasmittanza dei quarzi in cui sono poste le <strong>la</strong>mpade ha una importanza notevole. Come<br />

accennato sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie di questi elementi si possono depositare residui organici o inorganici<br />

che progressivamente assorbono una parte del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong> destinata al<strong>la</strong> disinfezione <strong>per</strong><br />

effetto del<strong>la</strong> precipitazione di elementi a bassa solubilità nell’acqua (carbonati solfati e fosfati<br />

di Manganese, Ferro, Calcio e Alluminio) che si depositano a causa del<strong>la</strong> maggiore tem<strong>per</strong>atura<br />

degli “slevers” rispetto a quel<strong>la</strong> del flusso d’acqua che li <strong>la</strong>mbisce. I depositi di particelle solide<br />

in sospensione nell’acqua sono i principali responsabili del lento diminuire del<strong>la</strong> trasmittanza<br />

dei quarzi. I cicli di pulizia <strong>per</strong>iodica (manuali o automatici) provvedono a mantenere elevata<br />

<strong>la</strong> trasmittanza di questi componenti <strong>per</strong> un corretto funzionamento dell’impianto.<br />

La torbidità dell’acqua è un altro fattore che deve essere valutato. Essa è dovuta al<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong><br />

di particelle sospese nell’acqua che interferiscono con <strong>la</strong> trasmissione degli <strong>UV</strong>.<br />

Alcune particelle hanno <strong>la</strong> caratteristica di diffrangere <strong>la</strong> luce incidente (nel<strong>la</strong> lunghezza<br />

d’onda considerata) e ne deviano quindi il <strong>per</strong>corso ma non ne assorbono l’energia. La<br />

loro influenza sulle prestazioni del reattore è quindi di minima rilevanza. Altre particelle<br />

invece assorbono gli <strong>UV</strong> che ricevono e quindi diminuiscono <strong>la</strong> trasmittanza dell’acqua. In<br />

generale, sono le particelle re<strong>la</strong>tivamente grandi (diametro tra 1 e 10 µm) che hanno una<br />

reale influenza sulle prestazioni dell’impianto. La torbidità del liquido è partico<strong>la</strong>rmente<br />

importante negli impianti di trattamento dei reflui.


20<br />

21<br />

Impianto di<br />

trattamento <strong>UV</strong><br />

di Chioggia.<br />

Studi di <strong>la</strong>boratorio hanno stabilito che una torbidità inferiore a 5 NTU (Nephelometric Turbidity<br />

Unit) non ha significativi effetti sui trattamenti con <strong>UV</strong>. Poiché in genere nelle acque potabili<br />

<strong>la</strong> torbidità è intorno a 0,1 NTU in tutti i processi di potabilizzazione questo parametro non<br />

viene considerato. Nei trattamenti dei reflui con <strong>UV</strong> invece il problema può essere rilevante<br />

e <strong>per</strong> tale motivo questi impianti possono prevedere un prefiltraggio del liquido che abbassi il<br />

più possibile il contenuto dei solidi sospesi prima del trattamento con <strong>UV</strong>, soprattutto quando<br />

l’obiettivo del<strong>la</strong> disinfezione è partico<strong>la</strong>rmente spinto (es. riutilizzo irriguo).<br />

<strong>la</strong> progeTTazione di un impianTo di TraTTamenTo con uv<br />

Gli elementi di cui tenere conto nel<strong>la</strong> progettazione del trattamento con <strong>UV</strong> delle acque e il<br />

p<strong>la</strong>nning del processo di progettazione sono numerosi.<br />

Innanzitutto deve essere stabilito il fine dell’impianto.<br />

Che si tratti del<strong>la</strong> disinfezione delle acque in un acquedotto o del trattamento di reflui <strong>per</strong><br />

il loro riutilizzo in agricoltura o <strong>per</strong> il semplice sversamento in bacini o fiumi, che si debba<br />

provvedere all’abbattimento del<strong>la</strong> carica batterica dell’acqua di un impianto domestico oppure<br />

del<strong>la</strong> medesima funzione in una industria di produzione di bibite, è ovvio che le necessità<br />

progettuali risulteranno differenti.<br />

A questo proposito grande importanza deve essere data alle normative specifiche che rego<strong>la</strong>no<br />

<strong>la</strong> qualità delle acque in re<strong>la</strong>zione al loro utilizzo dopo il trattamento. Si rimanda l’argomento<br />

al capitolo specifico che chiarisce quali siano i reali target del trattamento <strong>per</strong> ciascun impiego<br />

delle acque trattate.<br />

In generale, si deve progettare un impianto che non sia sovradimensionato <strong>per</strong> l’obiettivo<br />

finale in modo da raggiungerlo con minimi costi di instal<strong>la</strong>zione e di gestione.<br />

Come primo parametro va quindi considerato se si tratta di un impianto in condotta o di<br />

un impianto in canale a pelo libero. Poi si considera il flusso di acqua da sottoporre a trattamento,<br />

i principali parametri qualitativi dell’acqua ed eventuali vincoli <strong>per</strong> <strong>la</strong> realizzazione<br />

dell’impianto.<br />

Per un dimensionamento dell’impianto si o<strong>per</strong>a <strong>per</strong> approssimazioni successive. Il parametro<br />

base che il progettista deve determinare è <strong>la</strong> cosiddetta Dose <strong>UV</strong>, definita come il prodotto<br />

dell’intensità media dell’irraggiamento del liquido <strong>per</strong> il tempo di esposizione.<br />

Dose <strong>UV</strong> C [J/m 2 ] = Intensità media [W/m 2 ] x Tempo medio di esposizione [s]<br />

Questo parametro è influenzato da tutte le componenti che determinano <strong>la</strong> funzionalità dell’impianto<br />

secondo uno schema concettuale che può essere rappresentato come il grafico qui<br />

riportato:<br />

Disposizione<br />

<strong>la</strong>mpade<br />

Lampade Acqua<br />

Potenza<br />

<strong>la</strong>mpade<br />

Intensità<br />

Fattori di sca<strong>la</strong><br />

Tipo<br />

funzionamento<br />

invecchiamento<br />

Azione germicida<br />

Dose <strong>UV</strong><br />

Tr Trasmittanza asmittanza<br />

Flusso Volume<br />

Reg. <strong>la</strong>miare<br />

Torbidità Reg. turbolento<br />

Colore Misce<strong>la</strong>zione<br />

La corre<strong>la</strong>zione tra <strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> e le concentrazioni finali ed iniziali del<strong>la</strong> concentrazione<br />

batteriologica dell’acqua prima e dopo il trattamento è espressa dal<strong>la</strong> seguente re<strong>la</strong>zione:<br />

dove:<br />

Parametro Note<br />

N = concentrazione batteriologica in uscita<br />

N = concentrazione batteriologica in entrata<br />

0<br />

d = coefficiente di dis<strong>per</strong>sione (idraulica) Questo parametro dipende dal<strong>la</strong> misce<strong>la</strong>zione nel canale e<br />

dipende dai parametri idraulici del flusso<br />

k = rapporto di inattivazione batterica (m2 /J) Questo parametro dipende dal<strong>la</strong> sensibilità di ciascun<br />

microrganismo agli <strong>UV</strong><br />

D = Dose di <strong>UV</strong> C (J/m2 )<br />

SS = concentrazione di solidi sospesi (mg/L) Questi parametri esprimono <strong>la</strong> densità dei microrganismi<br />

c = costante (empirica)<br />

associati al contenuto di solidi sospesi e sono specifici dei<br />

reflui<br />

m = costante (empirica)<br />

La formu<strong>la</strong> utilizzata da Wedeco deriva direttamente dalle normative americane EPA. Tutti i parametri sono strettamente<br />

corre<strong>la</strong>ti al tipo ed al<strong>la</strong> disposizione del sistema di irraggiamento e <strong>per</strong>tanto <strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> rimane il principale parametro <strong>per</strong><br />

il dimensionamento dell’impianto.


22<br />

23<br />

Graficamente <strong>la</strong> formu<strong>la</strong> nel<strong>la</strong> pagina precedente porta ad un grafico di questo tipo:<br />

che mostra il valore del<strong>la</strong> inattivazione batterica (CFU - Colony-Forming Unit – misura il<br />

numero di batteri o funghi in un campione biologico) con il variare del<strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> C.<br />

Nell’es<strong>per</strong>ienza pratica possono riscontrarsi dei discostamenti tra il valore teorico e quello<br />

misurato nel caso dei liquami. Ciò è dovuto al fatto che i valori assegnati ai parametri sono<br />

il frutto di un adattamento dei dati alle es<strong>per</strong>ienze pratiche. Si può quindi affermare che in<br />

generale <strong>la</strong> formu<strong>la</strong> offre delle predizioni del<strong>la</strong> inattivazione batterica abbastanza affidabili<br />

ma che <strong>la</strong> sua validità non può essere assunta acriticamente <strong>per</strong> ogni tipo di microrganismo<br />

ed ogni tipo di liquame.<br />

I parametri <strong>per</strong> il progetto di una unità di trattamento con <strong>UV</strong> si dividono in tre principali<br />

categorie:<br />

1. parametri di progetto<br />

flusso massimo<br />

minimo valore del<strong>la</strong> trasmittanza<br />

livello di disinfezione richiesto<br />

conoscenza dei trattamenti a monte<br />

2. Parametri di rischio<br />

massima concentrazione di solidi sospesi<br />

massima concentrazione di microrganismi in ingresso<br />

variazioni di flusso<br />

3. Parametri di dettaglio<br />

conoscenza precisa delle fasi di trattamento a monte<br />

distribuzione del<strong>la</strong> dimensione delle particelle sospese<br />

valori di concentrazione delle altre caratteristiche dell’acqua (COD, BOD, Fe, Mn, ecc.)<br />

variazione del<strong>la</strong> qualità dell’acqua<br />

Il problema che bisogna quindi risolvere <strong>per</strong> una corretta progettazione è <strong>la</strong> determinazione<br />

del<strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> necessaria <strong>per</strong> raggiungere il target dell’impianto. Questa dipende, ovviamente,<br />

dal<strong>la</strong> qualità dell’acqua in ingresso e dal valore di inattivazione batterica che si vuole ottenere.<br />

Tale valore è di solito espresso come logaritmo.<br />

I parametri che si prendono in considerazione, visto oltretutto che <strong>la</strong> normativa vi fa esplicito<br />

riferimento, sono i Coliformi Fecali, i Coliformi Totali e gli Streptococchi Fecali.<br />

I coliformi, essendo presenti nelle feci umane in elevate concentrazioni, dell’ordine di 10 9 /g,<br />

sono stati da molto tempo considerati organismi indicatori d’inquinamento ed hanno assunto<br />

un importante ruolo come marcatori microbiologici <strong>per</strong> definire <strong>la</strong> qualità degli ambienti idrici.<br />

Tuttavia, poiché il gruppo dei coliformi contiene numerose specie ampiamente diffuse nell’ambiente,<br />

il sottogruppo dei coliformi fecali ha assunto un significato più specifico di contaminazione<br />

di origine fecale.<br />

Le più recenti normative sulle acque, in ogni caso, fanno riferimento al<strong>la</strong> specie Escherichia<br />

Coli, un microrganismo che è in rapporto più diretto ed esclusivo con il tratto gastro intestinale<br />

dell’uomo e degli animali a sangue caldo, il quale, insieme agli enterococchi, rappresenta un<br />

parametro più specifico ed accurato di contaminazione da materiale fecale.<br />

Si assume che il valore degli Escherichia Coli è circa l’80% del valore dei Coliformi Fecali.<br />

Una Dose di <strong>UV</strong> C di 100 J/m 2 porta ad un abbattimento del valore dei Coliformi Fecali di 1 log.<br />

Analoga sensibilità agli <strong>UV</strong> presentano i Coliformi Totali, ma si deve tenere presente che poiché<br />

i Coliformi Fecali sono circa il 20% dei Coliformi Totali, <strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> deve essere proporzionalmente<br />

più elevata se si richiede un analogo livello valore di inattivazione batterica con <strong>UV</strong>.<br />

Con queste premesse, se ad esempio <strong>la</strong> concentrazione dei Coliformi Fecali all’ingresso dell’impianto<br />

con <strong>UV</strong> è di 1.000.000 di Coliformi Fecali / 100 mL e si richiede un valore in uscita di<br />

1.000 Coliformi Fecali / 100 mL, il valore di inattivazione è di 10 6 /10 3 = 3 log. Con un semplice<br />

calcolo, note le condizioni iniziali dell’acqua ed il valore finale si può stabilire un primo valore<br />

del<strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> che l’impianto deve fornire.<br />

Aiuta in questa definizione del<strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> <strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> teorico-empirica, riporatata nel<strong>la</strong> pagina<br />

seguente, di prima valutazione che Wedeco suggerisce.<br />

Per procedere con il dimensionamento iniziale si deve adesso ipotizzare uno schema di impianto,<br />

che poi sarà eventualmente modificato ottimizzando i vari parametri.<br />

Va detto qui che tale processo è più rilevante nel caso di impianti a canale a<strong>per</strong>to <strong>per</strong> il trattamento<br />

dei reflui. Infatti, nel caso di un impianto di potabilizzazione in condotta i moduli<br />

sono certificati e le condizioni dell’acqua in ingresso sono molto più omogenee e semplici da<br />

valutare. Per <strong>la</strong> progettazione di massima bisogna valutare innanzitutto il volume di acqua da<br />

trattare in metri cubi <strong>per</strong> ora.<br />

Si sceglie quindi il numero di canali dell’impianto. In generale, impianti a più canali hanno un<br />

maggiore costo di impianto ma una maggiore flessibilità di gestione che comporta <strong>la</strong> possibilità<br />

di risparmi economici nel corso del funzionamento in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> variabilità delle portate a<br />

cui un impianto è normalmente soggetto.<br />

Di grande<br />

importanza<br />

negli impianto a<br />

canale a<strong>per</strong>to è <strong>la</strong><br />

rego<strong>la</strong>rizzazione del<br />

flusso dell’acqua<br />

<strong>per</strong> avere <strong>la</strong><br />

milgliore uniformità<br />

delle velocità<br />

di “transito”<br />

nel<strong>la</strong> zona di<br />

irraggiamento.


24<br />

25<br />

Livello di<br />

disinfezione<br />

richiesto <strong>per</strong><br />

100 ml (media<br />

geometrica su<br />

30 gg)<br />

Tabel<strong>la</strong> teorico-empirica suggerita da Wedeco <strong>per</strong> <strong>la</strong> determinazione<br />

dei principali parametri di progetto di un impianto <strong>UV</strong><br />

Num. Coliformi<br />

in ingresso<br />

(<strong>per</strong> 100 ml)<br />

SS (Solidi<br />

Sospesi)<br />

in mg/L<br />

1.000 Coliformi 10<br />

Fecali<br />

5 max. 10 - 55 20<br />

max. 20 - 55 26<br />

max. 30 - 55 30<br />

200 Coliformi Fecali 105 max. 10 - 55 25<br />

max. 20 - 55 30<br />

max. 30 - 55 37<br />

100 Coliformi Fecali 105 max. 5 Filtrazione 65 25 – 30 Min. 2<br />

max. 10 a sabbia 60 30 - 35 banchi<br />

100 Coliformi Totali 105 aver. 5 Filtrazione 65 40 - 50 Min. 2<br />

max. 10 a sabbia<br />

banchi<br />

23 Coliformi Fecali 105 Ø 5, max. 10 Filtrazione 65 40 - 50 Min. 2<br />

a sabbia.<br />

banchi<br />

10 Coliformi Fecali 105 Ø 2-3, max. 5 Filtrazione 65 45 - 50 Min. 2<br />

Ø 5, max. 10 a sabbia 60 50 - 60 banchi<br />

100 Coliformi Totali 105 Ø 2-3, max. 5 Filtrazione 65 80 -90 Min. 2<br />

a sabbia<br />

banchi<br />

2,2 Coliformi Fecali 105 Ø 2, max. 4-5 Filtrazione 65 80 - 90 Min. 2 Torbidità<br />

a sabbia<br />

banchi < 2 NTU<br />

2,2 Coliformi Totali 105 Ø 2, max. 4-5 Filtrazione 65 160 - 200 Min. 2 Torbidità<br />

a sabbia<br />

banchi < 2 NTU<br />

Questa tabel<strong>la</strong> fornisce indicazioni di massima, soggette a numerose restrizioni:<br />

• sono valide <strong>per</strong> reflui sottoposti a un trattamento secondario con una dimensione dei solidi sospesi di 10-30 µm derivanti<br />

da processi di floccu<strong>la</strong>zione e/o filtrazione a sabbia<br />

• sono basate sui valori di picco del flusso. Se si considera un flusso costante i valori indicati vanno aumentati<br />

approssimativamente del 20 – 25%<br />

• sono valide <strong>per</strong> solidi sospesi con dimensioni inferiori a 30 µm; particelle più grandi richiedono Dosi più elevate ma<br />

possono anche limitare il livello di inattivazione batteria indipendentemente dal<strong>la</strong> Dose applicata<br />

• i Coliformi Fecali hanno concentrazioni più elevate degli Escherichia Coli secondo un fattore moltiplicativo di circa 1,2<br />

• il valore dei Coliformi Totali si ottiene moltiplicando il valore dei Coliformi Fecali circa <strong>per</strong> 4<br />

• si noti che <strong>la</strong> media aritmetica o <strong>per</strong>centili maggiori del 50% sono più stringenti del<strong>la</strong> media geometrica e comportano<br />

quindi Dosi più elevate o un migliore livello di pretrattamento<br />

Si ipotizzano <strong>la</strong> profondità del canale e <strong>la</strong> sua <strong>la</strong>rghezza (essendo l’area del<strong>la</strong> sezione del canale<br />

determinata dal flusso di acqua da trattare e dal numero di canali scelto). Per questioni<br />

di omogeneità del flusso Wedeco suggerisce che il rapporto tra profondità e <strong>la</strong>rghezza del<br />

canale debba essere compreso tra 0,5 e 1.<br />

La profondità viene scelta in base al numero di elementi di ciascun modulo di <strong>la</strong>mpade. Queste<br />

sono disposte a coppie e Wedeco indica un numero variabile tra 2 e 9 coppie di <strong>la</strong>mpade.<br />

In re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> <strong>la</strong>rghezza del canale si determinerà quindi il numero di moduli di <strong>la</strong>mpade<br />

da affiancare. Wedeco indica un numero variabile tra 1 e 12 <strong>per</strong> banco. Il numero di banchi<br />

da porre in serie in ciascun canale è un altro degli elementi che deve stabilire il progettista. In<br />

generale più elevato è il livello del<strong>la</strong> disinfezione e maggiore deve essere il numero dei banchi<br />

in serie. Per valori finali di 100 Coliformi Totali / 100 mL o inferiori sono vivamente consigliati<br />

almeno due banchi in serie <strong>per</strong> canale mentre se il valore finale dei Coliformi Totali / 100 mL<br />

è 5 o inferiore il numero minimo di banchi in serie suggerito da Wedeco è 3.<br />

Filtrazione<br />

% trasmittanza<br />

<strong>UV</strong> <strong>per</strong> cm<br />

Dose <strong>UV</strong> (PSS) in<br />

mJ/cm2 Num. banchi<br />

<strong>per</strong> canale<br />

Note<br />

Acquedotto<br />

di Helsinki:<br />

disinfezione<br />

dell’acqua con un<br />

<strong>UV</strong> in condotta.<br />

Wedeco propone tre differenti tipi di moduli, che si differenziano sostanzialmente <strong>per</strong> <strong>la</strong><br />

distanza delle <strong>la</strong>mpade come mostra <strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> qui riportata.<br />

Tipo Dosaggio <strong>UV</strong><br />

Distanza<br />

tra le<br />

<strong>la</strong>mpade<br />

distanza tra <strong>la</strong>mpade<br />

e parete del canale<br />

Trasmittanza <strong>UV</strong><br />

Perdite<br />

di carico<br />

L basso 130 mm 60 mm ≥ 55 % basse<br />

M medio 120 mm 55 mm da 35 a 55 % o dose medie<br />

richiesta più<br />

S alto 100 mm 47,5 mm ≤ 35 % elevata alte<br />

I moduli di <strong>la</strong>mpade hanno influenza sulle <strong>per</strong>dite di carico idrauliche del canale.<br />

Lo step successivo del<strong>la</strong> progettazione prevede il calcolo dell’irraggiamento del refluo da<br />

trattare. Per questo vengono effettuati dei calcoli con appositi software che sono in grado<br />

di fornire i principali parametri dell’impianto in modo da poterli confrontare con i dati<br />

empirici del<strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> sopra riportata. Wedeco effettua <strong>per</strong> il cliente <strong>la</strong> verifica delle ipotesi<br />

di progetto con un proprio software fornendo, <strong>per</strong> ogni ipotesi, valori re<strong>la</strong>tivi a:<br />

•<strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> in funzione del<strong>la</strong> trasmittanza tenendo conto delle possibili <strong>per</strong>dite di potenza<br />

dovute allo stato dei quarzi ed all’invecchiamento delle <strong>la</strong>mpade;<br />

•<strong>la</strong> velocità di flusso, che deve risultare in ogni caso su<strong>per</strong>iore a 0,2 m/s in quanto al di sotto<br />

di questa soglia vi è il concreto rischio che il flusso si trasformi da turbolento in <strong>la</strong>minare,<br />

condizione non prevista <strong>per</strong> un corretto funzionamento dell’impianto. Inoltre, in condizioni<br />

di picco del flusso <strong>la</strong> velocità nel canale deve risultare su<strong>per</strong>iore a 0,4 – 0,5 m/s (tipicamente<br />

si ottengono valori di 0,7 – 0,8 m/s). Se i valori ottenuti sono lontani dai valori suggeriti, si<br />

considera l’ipotesi di variare <strong>la</strong> sezione trasversale del canale oppure di ridurre o aumentare


26<br />

27<br />

I grandi banchi<br />

di <strong>la</strong>mpade<br />

dei canali<br />

dell’impianto<br />

di Manukau in<br />

Nuova Ze<strong>la</strong>nda<br />

il numero dei canali <strong>per</strong> ottenere in ciascun canale dei flussi che siano all’interno del range<br />

di velocità indicato;<br />

•le <strong>per</strong>dite di carico <strong>per</strong> canale (non <strong>per</strong> banco). Queste non debbono su<strong>per</strong>are i 50 mm, soglia<br />

oltre <strong>la</strong> quale <strong>la</strong> differenza di livello dell’acqua nel canale tra ingresso ed uscita diventa<br />

inaccettabile. Con un flusso costante le <strong>per</strong>dite di carico possono essere ridotte aumentando<br />

<strong>la</strong> sezione del canale e incrementando il numero di <strong>la</strong>mpade oppure scegliendo un interasse<br />

maggiore tra le <strong>la</strong>mpade, oppure ancora scegliendo una configurazione differente dei banchi<br />

con interasse tra le <strong>la</strong>mpade maggiore e una diversa distribuzione dei moduli <strong>per</strong> ogni<br />

banco di <strong>la</strong>mpade o, infine, ridistribuendo su più canali uno dei banchi in modo da ridurre le<br />

<strong>per</strong>dite di carico in ogni canale. Per valori elevati del<strong>la</strong> trasmittanza (>65%) possono essere<br />

accettate <strong>per</strong>dite di carico su<strong>per</strong>iori a 50 mm ma sempre al di sotto del<strong>la</strong> soglia massima di<br />

60 mm <strong>per</strong> canale.<br />

Il software di calcolo adottato da Wedeco fornisce inoltre anche informazioni sulle dimensioni<br />

di ciascun canale (incluso il volume di irraggiamento), il numero totale delle <strong>la</strong>mpade, il numero<br />

di Reynolds, il diametro idraulico e il tempo di irraggiamento.<br />

il calcolo dei dosaggi<br />

Wedeco calco<strong>la</strong> i dosaggi delle proprie unità in base al metodo <strong>UV</strong>DIS del<strong>la</strong> sommatoria di punto di<br />

origine. Si tratta di un metodo che parte dal presupposto che ogni <strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> è costituita da una serie<br />

di punti radianti di coordinate (xi, yi, zi) dislocati spazialmente sui suoi assi. Ciascuno di questi punti<br />

“sorgente” emette un <strong>UV</strong>-output, denominato in seguito con P, uniforme in tutte le direzioni. Ad una<br />

distanza R da ciascun punto origine viene quindi irradiata l’intensità I calco<strong>la</strong>ta come:<br />

L’attenuazione del<strong>la</strong> radiazione all’aumentare del<strong>la</strong> distanza R dal punto di origine in funzione del<strong>la</strong><br />

trasmittanza T, è schematizzata dal<strong>la</strong> legge di Lambert-Beer:<br />

Nel punto (x, y, z) l’intensità interna nel<strong>la</strong> camera di radiazione, misurata dal punto di origine (xi,<br />

yi, zi) è quindi:<br />

L’intensità nel punto (x, y, z) emessa dal<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada di lunghezza L nel piano (xi, yi) risulta dal<strong>la</strong> integrazione<br />

del<strong>la</strong> precedente espressione lungo l’asse zi. Ciò corrisponde a considerare <strong>la</strong> sommatoria<br />

dei punti “sorgente” siti sugli assi xi ed yi del<strong>la</strong> singo<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada.<br />

L’intensità piana totale, sempre calco<strong>la</strong>ta nel generico punto (x, y, z), dovuta al totale di <strong>la</strong>mpade<br />

di cui è composto il sistema, sarà quindi:<br />

Mediando il valore ottenuto dal<strong>la</strong> espressione che precede sul volume V di irradiazione (cioè quello<br />

disponibile <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione), si ottiene l’intensità media:<br />

Da tutto quanto detto finora risulta quindi che:


28<br />

29<br />

Lo schema di <strong>la</strong>voro può quindi essere sintetizzato così:<br />

Determinazione empirica Dose <strong>UV</strong><br />

Utilizzando <strong>la</strong> Tabel<strong>la</strong> Wedeco si<br />

determina empiricamante <strong>la</strong> Dose <strong>UV</strong><br />

e le altre indicazioni re<strong>la</strong>tive (numero<br />

dei banchi, valori massimi del<strong>la</strong><br />

trasmittanza, dimensone max dei solidi<br />

sospesi, necessità di filtrazione a<br />

sabbia, ecc).<br />

Sono differenti<br />

e/o non<br />

congruenti<br />

?<br />

Comparazione<br />

tra <strong>la</strong> Dose <strong>UV</strong><br />

calco<strong>la</strong>ta e <strong>la</strong><br />

Dose <strong>UV</strong><br />

empirica<br />

Sono uguali<br />

o congruenti<br />

Parametri iniziali<br />

- Flusso massimo<br />

- Contenuto massimo di solidi nel liquido<br />

- Livello di disinfezione richiesto<br />

Variazione<br />

ipotesi<br />

impianto<br />

<strong>per</strong> nuovo<br />

calcolo<br />

Ipotesi impianto<br />

Oltre ai dati inizali si ipotizzano il<br />

numero dei canali, le dimensioni del<br />

canale (l e h), il numero di <strong>la</strong>mpade<br />

<strong>per</strong> modulo, il loro interasse (L-M-S),<br />

il numero di moduli par banco, il numero<br />

di banchi <strong>per</strong> canale.<br />

Calcolo con software Wedeco<br />

inserendo i dati ipotizzati si hanno<br />

risposte sulle prestazioni e sulle<br />

caratteristiche dell’impianto:<br />

- <strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> in funzione del<strong>la</strong><br />

trasmittanza<br />

- <strong>la</strong> velocità di flusso<br />

- le <strong>per</strong>dite di carico <strong>per</strong> canale<br />

fornisce inoltre anche informazioni sulle<br />

dimensioni di ciascun canale (incluso<br />

il volume di irraggiamento), il numero<br />

totale delle <strong>la</strong>mpade, il numero di<br />

Reynolds, il diametro idraulico e il<br />

tempo di irraggiamento<br />

Affinamento parametri e verifiche<br />

economiche<br />

dove abbiamo posto in colore giallo <strong>la</strong> sezione calco<strong>la</strong>ta da Wedeco con il suo software.<br />

La sezione successiva, dopo il dimensionamento di massima precede una serie di verifiche di<br />

fattibilità e di calcolo dei costi. In generale, <strong>la</strong> seguente tabel<strong>la</strong> fornisce indicazioni <strong>per</strong> il <strong>la</strong>voro<br />

di affinamento partendo dall’ipotesi di mantenere costante il numero di <strong>la</strong>mpade.<br />

Flessibilità in termini di<br />

commutazione dei banchi<br />

Costo di<br />

investimento<br />

Perdite<br />

di carico<br />

Aumentando il numero dei canali aumenta aumenta sono costanti<br />

Aumentando il numero dei banchi aumenta aumenta aumentano<br />

La tecnologia Wedeco nel trattamento<br />

delle acque con <strong>Ozono</strong><br />

co s è l’oz o n o<br />

L’<strong>Ozono</strong> è una moleco<strong>la</strong> metastabile prodotta dall’ossigeno elementare, costituita da tre<br />

atomi legati in forma ibrida, secondo una struttura simmetrica diamagnetica, con un angolo<br />

di 116,5°, il cui simbolo chimico è O 3.<br />

Si presenta come un gas incolore, ma che concentrato tende al bluetto, fortemente reattivo,<br />

dal caratteristico odore pungente, le cui principali caratteristiche sono riportate nel<strong>la</strong> tabel<strong>la</strong><br />

seguente:<br />

<strong>Ozono</strong><br />

Peso moleco<strong>la</strong>re 48 g/mol<br />

Punto di ebollizione (a 1013mbar) 161,5 K<br />

Punto di fusione (a 1013 mbar) 80,6 K<br />

Densità (a 1013 mbar, 0°C) 2,14 kg/m 3<br />

Valore massimo in ambiente consentito 0,1 ppm<br />

0,2 mg/m 3 di aria<br />

Soglia di <strong>per</strong>cezione odore 0,1 ppm<br />

Potenziale Redox 2,07 V<br />

Il suo potenziale redox, inferiore solo a quello del fluoro, è circa il 52% maggiore di quello del<br />

Cloro, <strong>la</strong>rgamente utilizzato nel trattamento dell’acqua, rendendolo quindi l’agente disinfettante<br />

più energico disponibile in commercio. La sua elevata reattività lo rende instabile e non<br />

conservabile, <strong>per</strong> cui deve essere prodotto sul posto, cioè subito prima di essere utilizzato.<br />

Rispetto all’Ossigeno mostra un’elevata reattività in fase di reazione e basse energie di attivazione<br />

<strong>per</strong> reazioni eterogenee. Ha un forte potere ossidante direttamente sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie dei<br />

metalli nobili e non, quali Argento, Piombo, Rame e dei metalloidi come lo Zolfo.<br />

Agente Ossidante Potenziale Redox<br />

Radicale OH 2,80 V<br />

Ossigeno (atomico) 2,42 V<br />

<strong>Ozono</strong> 2,07 V<br />

Ipoclorito 1,49 V<br />

Cloro 1,36 V<br />

Biossido di Cloro 1,27 V<br />

Ossigeno (moleco<strong>la</strong>re) 1,23 V


30<br />

31<br />

L’esistenza dell’<strong>Ozono</strong> è nota sin dall’antichità. Già Omero, in alcuni passi dell’Iliade, descriveva<br />

l’odore aspro e pungente che l’aria acquistava al passaggio di un temporale, e nel libro XII dell’Odissea,<br />

descrive Zeus mentre colpisce una nave con una saetta piena di odori sulfurei. Sebbene nel 1785,<br />

Van Marum osservava che l’aria in prossimità di scariche elettriche generava un tipico odore, solo nel<br />

1840 Christian F. Schönbein, durante es<strong>per</strong>imenti di elettrolisi dell’acqua, intuì che lo strano odore<br />

era dovuto al<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> nell’aria di un gas che si formava in seguito al ri<strong>la</strong>scio di scariche elettriche<br />

nell’aria durante i temporali. Ad esso fu attribuito il termine “<strong>Ozono</strong>” (dal greco ozein, che ha odore).<br />

Schönbein riteneva che questa moleco<strong>la</strong> fosse monoatomica e solo negli anni successivi si dimostrò <strong>la</strong><br />

vera forma triatomica, e <strong>la</strong> decomposizione <strong>per</strong> via termica, in Ossigeno.<br />

Nei confronti delle sostanze organiche agisce rapidamente dando luogo a numerose reazioni chimiche.<br />

Partico<strong>la</strong>re è <strong>la</strong> reattività rispetto al doppio legame C=C delle sostanze organiche insature,<br />

reazione che è comunemente definita ozonolisi. Non <strong>la</strong>sciando alcun residuo chimico, l’<strong>Ozono</strong> è<br />

assolutamente ecologico. A riprova di ciò, l’<strong>Ozono</strong> è stato definito come un agente sicuro “GRAS”<br />

(Generally Recognized As Safe) dall’Ente statunitense Food and Drug Administration (F.D.A.),<br />

anche se il suo impiego è assoggettato a leggi e prescrizioni di sicurezza.<br />

principio di formazione dell’ozono<br />

Per spiegare come si produce l’<strong>Ozono</strong>, è bene non dimenticare che <strong>la</strong> sua formazione è da<br />

considerarsi come una condizione di equilibrio tra un processo di generazione che coinvolge<br />

nello stesso momento anche degli schemi di distruzione dell’<strong>Ozono</strong> creato.<br />

Dal punto di vista termodinamico, <strong>la</strong> sua formazione presenta aspetti contrastanti tali da far<br />

apparire tendenzialmente impropria <strong>la</strong> dicitura “forma allotropica” dell’Ossigeno.<br />

Di conseguenza, un generatore <strong>Ozono</strong> è sempre il risultato di un compromesso in cui vengono<br />

presi in considerazione fattori legati al costo del<strong>la</strong> generazione ed al<strong>la</strong> facilità di funzionamento<br />

del macchinario. In generale, il principio di generazione dell’<strong>Ozono</strong>, prevede,<br />

secondo diverse modalità, <strong>la</strong> dissociazione dell’ossigeno moleco<strong>la</strong>re e <strong>la</strong> formazione intermedia<br />

di radicali di ossigeno atomico, che reagiscono a loro volta con l’Ossigeno moleco<strong>la</strong>re.<br />

L’energia che rende possibili questi meccanismi, viene fornita dagli elettroni o da fotoni.<br />

Le principali modalità di formazione dell’<strong>Ozono</strong> sono le seguenti:<br />

1) da radiazione <strong>UV</strong> (via Fotochimica)<br />

2) <strong>per</strong> via Elettrolitica<br />

3) <strong>per</strong> effetto di una scarica elettrica (Effetto Corona)<br />

Nel primo caso, sin dai primi anni del 1900 si<br />

osservava <strong>la</strong> formazione di <strong>Ozono</strong> a partire da<br />

Ossigeno esposto ad una radiazione <strong>UV</strong> compresa<br />

tra 140 e 190nm.<br />

Moleco<strong>la</strong><br />

di ossigeno<br />

Atomo di<br />

ossigeno<br />

Moleco<strong>la</strong><br />

di ozono<br />

Tale principio di formazione riprende ciò che<br />

accade naturalmente in una fascia dello strato<br />

atmosferico terrestre (stratosfera), dove l’<strong>Ozono</strong><br />

si genera, in piccole quantità e con basse concentrazioni,<br />

<strong>per</strong> effetto del<strong>la</strong> radiazione ultravioletta,<br />

al<strong>la</strong> lunghezza d’onda di 185nm.<br />

L’energia so<strong>la</strong>re, in forma di radiazione <strong>UV</strong>, separa<br />

<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> diatomica dell’Ossigeno, liberando così<br />

atomi capaci di formare <strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> triatomica<br />

dell’<strong>Ozono</strong>. Tale tipologia di generazione, produce<br />

in genere delle piccole quantità di <strong>Ozono</strong> a<br />

concentrazioni molto basse, <strong>per</strong> cui tale soluzione<br />

si rive<strong>la</strong> di bassa valenza commerciale. La generazione<br />

<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> via elettrolitica ha un ruolo<br />

importante nel<strong>la</strong> storia dell’<strong>Ozono</strong>, <strong>per</strong>ché le<br />

s<strong>per</strong>imentazioni condotte da Schobein sul<strong>la</strong> generazione<br />

sintetica dell’<strong>Ozono</strong> prevedevano <strong>la</strong><br />

sua formazione a partire dall’elettrolisi dell’acido<br />

solforico. Questa soluzione presenta il vantaggio<br />

di richiedere apparecchiature abbastanza semplici<br />

<strong>per</strong> cui può essere presa in considerazione<br />

<strong>per</strong> produzioni di picco<strong>la</strong> taglia o <strong>per</strong> utilizzazioni<br />

in aree remote.<br />

I vantaggi potenziali sono notevoli:<br />

- si utilizza corrente (DC) a bassa tensione;<br />

- non si prevede un gas di preparazione;<br />

- poche e semplici apparecchiature;<br />

- generazione direttamente nel fluido (acqua)<br />

da trattare.<br />

Per contro, i principali svantaggi sono:<br />

• bassa capacità di produzione;<br />

• potenziale corrosione ed erosione degli<br />

elettrodi;<br />

• l’acqua da trattare deve avere bassa conducibilità.<br />

Per spiegare <strong>la</strong> generazione dell’<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> via elettrolitica si riprende il principio di elettrolisi<br />

dell’acqua. Applicando una differenza di potenziale, tramite una sorgente esterna, che su<strong>per</strong>i<br />

il potenziale di decomposizione dell’acqua, si ha un passaggio di corrente tre i due elettrodi,<br />

con formazione di bollicine di gas.<br />

Si osserva <strong>la</strong> scissione del<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> nei suoi elementi, con conseguente migrazione dell’Ossigeno<br />

verso l’anodo e dell’Idrogeno verso il catodo. La quantità di gas formata è direttamente<br />

proporzionale al<strong>la</strong> carica elettrica che passa attraverso <strong>la</strong> cel<strong>la</strong>. Successivamente, <strong>per</strong> produrre<br />

l’<strong>Ozono</strong> si ha una elettrocatalisi dell’anodo. Aumentando il potenziale dell’elettrodo oltre i<br />

2,3V, si ha <strong>la</strong> possibile produzione di ossigeno libero, che reagisce rapidamente con l’ossigeno<br />

moleco<strong>la</strong>re <strong>per</strong> formare l’<strong>Ozono</strong>.<br />

La produzione <strong>Ozono</strong> da scarica elettrica si ha a partire dall’Ossigeno moleco<strong>la</strong>re (O ) contenuto<br />

2<br />

in un fluido gassoso deumidificato di alimentazione (cold p<strong>la</strong>sma).<br />

Tale fluido attraversa una cel<strong>la</strong> di generazione <strong>Ozono</strong>, composta da due elettrodi separati da<br />

un dielettrico (molto spesso composto da vetro borosilicato) ed uno spazio d’aria. Un elettrodo<br />

è collegato all’alta tensione, mentre l’altro<br />

è collegato a terra.<br />

Trasformatore di alta tensione<br />

La cel<strong>la</strong> viene sottoposta ad una differenza di potenziale<br />

(p<strong>la</strong>sma), tale da realizzare una scarica<br />

elettrica silenziosa, ad una data frequenza, con<br />

un valore di tensione compreso tra il limite <strong>per</strong> cui<br />

l’Ossigeno contenuto nel gas ionizza, producendosi<br />

<strong>Ozono</strong>, e quello <strong>per</strong> cui si ha <strong>la</strong> rottura o stress del<br />

vetro dielettrico. Durante il processo di generazione<br />

dell’<strong>Ozono</strong>, le molecole di Ossigeno sono inizialmente<br />

separate all’interno del cold p<strong>la</strong>sma, <strong>per</strong> poi<br />

Elettrodo<br />

unirsi ad altre molecole, formando l’<strong>Ozono</strong>.<br />

di terra<br />

Tale tipo di scarica viene frequentemente chiamata<br />

Effetto Corona.


32<br />

33<br />

In una fascia dello strato atmosferico terrestre, l’ozonosfera, che circonda <strong>la</strong> Terra tra i 15 e i 50<br />

chilometri di altezza, si forma l’<strong>Ozono</strong> atmosferico.<br />

Qui le molecole l’ossigeno sono colpite dai raggi ultravioletti con lunghezza d’onda inferiore a 240<br />

nanometri, rompendosi e liberando i due atomi. Ognuno di questi reagisce con altrettante molecole<br />

intere di Ossigeno, creando <strong>Ozono</strong>.<br />

A loro volta queste molecole di <strong>Ozono</strong>, colpite da radiazioni ultraviolette con lunghezza d’onda<br />

tra i 240 e i 300 nanometri, si dissociano, formando una moleco<strong>la</strong> e un atomo di ossigeno. Questa<br />

reazione assorbe l’energia dei raggi ultravioletti e impedisce che essi raggiungano <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie<br />

terrestre, rendendo così possibile <strong>la</strong> vita.<br />

La pre<strong>senza</strong> dell’<strong>Ozono</strong> nel<strong>la</strong> stratosfera, seppur in quantità minime (meno di un milionesimo del<strong>la</strong><br />

massa dell’atmosfera) è essenziale <strong>per</strong> <strong>la</strong> vita umana, poiché esso è l’unico costituente atmosferico<br />

capace di assorbire efficacemente, nel<strong>la</strong> banda di Hartley, <strong>la</strong> radiazione so<strong>la</strong>re <strong>UV</strong>, nell’intervallo<br />

spettrale compreso tra 2000 e 3000 Am<strong>per</strong>e[A].<br />

In partico<strong>la</strong>re, le radiazioni <strong>UV</strong>-B sono gravemente <strong>per</strong>icolose <strong>per</strong> <strong>la</strong> salute umana – a rischio di<br />

scottature, cataratte agli occhi e tumori al<strong>la</strong> pelle – e dannose <strong>per</strong> gli ecosistemi terrestri e marini,<br />

nei quali possono provocare <strong>la</strong> riduzione del<strong>la</strong> fotosintesi, dei processi di crescita dei vegetali e<br />

del<strong>la</strong> riproduzione del fitop<strong>la</strong>ncton.<br />

Il progressivo esaurimento del suo strato (il cosiddetto buco dell’<strong>Ozono</strong>) è causato in gran parte<br />

dalle condizioni estreme delle tem<strong>per</strong>ature fredde in alta quota e dall’inquinamento da accumulo<br />

atmosferico di partico<strong>la</strong>ri tipi di sostanze chimiche frequentemente utilizzate nelle apparecchiature<br />

di refrigerazione, negli aerosol e nei solventi industriali.<br />

I gas nocivi di prima generazione, i clorofluorocarburi (CFC) di seconda generazione, gli idroclorofluorocarburi<br />

(HCFC), che rimangono intrappo<strong>la</strong>ti nell’atmosfera generando il noto effetto<br />

serra, sono stati banditi in base al protocollo di Montreal del 1987 sul<strong>la</strong> produzione e sugli usi delle<br />

sostanze <strong>per</strong>icolose <strong>per</strong> l’ozonosfera.<br />

il p r o c e s s o d i g e n e r a z i o n e d e l l’oz o n o<br />

Per <strong>la</strong> sua instabilità l’<strong>Ozono</strong> è un gas che non può essere prodotto in stabilimento e trasportato<br />

ma deve essere prodotto nello stesso luogo del suo utilizzo. Come gas di partenza è possibile<br />

utilizzare l’aria, opportunamente compressa ed essiccata, oppure l’Ossigeno.<br />

Nel<strong>la</strong> pratica, l’<strong>Ozono</strong> viene prodotto mediante un generatore, composto da un contenitore<br />

cilindrico (vessel), montato in verticale oppure<br />

in orizzontale, chiuso alle estremità da una base<br />

mobile f<strong>la</strong>ngiata o da un piatto fisso.<br />

All’interno di questo cilindro, un numero specifico<br />

di tubi in acciaio inossidabile, composti da un<br />

elettrodo ad alta tensione, un dielettrico ed un<br />

elettrodo di terra sono saldati fra due piatti fissi<br />

in un sistema compatto.<br />

Per ottenere una produzione <strong>Ozono</strong> con costi<br />

specifici di produzione partico<strong>la</strong>rmente ridotti,<br />

Wedeco ha sviluppato un elettrodo compatto ad<br />

elevate prestazioni: Effizon ® HP.<br />

Il gas ossigeno da ozonizzare attraversa l’ozonizzatore<br />

passando in due sottili spazi anu<strong>la</strong>ri creati tra<br />

<strong>la</strong> coppia di elettrodi ed il dielettrico interposto.<br />

I primi hanno <strong>la</strong> parte centrale collegata all’alta<br />

tensione, mentre il loro involucro esterno è<br />

Elettrodo esterno in<br />

acciaio legato<br />

inossidabile<br />

Elettrodo interno<br />

Dielettrico (vetro)<br />

Maglia Effizon e<br />

distributore di gas<br />

Ossigeno/Aria<br />

Generatore <strong>Ozono</strong>. Si notano le tubazioni in PVC<br />

dell’acqua di raffreddamento.<br />

collegato a terra. L’energia fornita crea un elevato<br />

valore di campo elettrico nei due spazi anu<strong>la</strong>ri<br />

producendo l’<strong>Ozono</strong> in una scarica elettrica silente<br />

(cold p<strong>la</strong>sma). Sia l’elettrodo ad alta tensione<br />

che quello di terra sono realizzati interamente in<br />

acciaio inox 316Ti, mentre il materiale dielettrico<br />

è in vetro borosilicato.<br />

Grazie ai dispositivi di centratura del dielettrico e<br />

degli elettrodi ad alta tensione, i due spazi di scarica<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong> generazione <strong>Ozono</strong> creati <strong>per</strong> ciascun elettrodo,<br />

<strong>per</strong>mettono il passaggio del gas all’interno<br />

del tubo in maniera rego<strong>la</strong>re e continua.<br />

Il sistema è a<strong>per</strong>to su entrambe le estremità, <strong>per</strong><br />

cui il gas da ozonizzare entra da un <strong>la</strong>to ed esce<br />

da quello opposto.<br />

I due spazi di scarica, con l’a<strong>per</strong>tura degli elettrodi<br />

su entrambi i <strong>la</strong>ti, rendono possibile <strong>la</strong> produzione<br />

<strong>Ozono</strong> in elevata concentrazione (<strong>per</strong> cui minor<br />

richiesta di gas di alimentazione), aumentando<br />

quindi il rendimento di produzione.<br />

Una parte dell’energia elettrica necessaria <strong>per</strong><br />

questa generazione <strong>Ozono</strong> è trasformata in calore,<br />

che deve essere prontamente rimosso. A<br />

tal proposito il generatore viene continuamente<br />

raffreddato, con aria, o più comunemente, con<br />

acqua di raffreddamento che attraversa il vessel<br />

in controcorrente.<br />

È anche <strong>per</strong> tale motivo che gli elettrodi Effizon ® HP<br />

di Wedeco sono realizzati con <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie esterna<br />

in acciaio legato inossidabile attorno al quale passa<br />

l’acqua refrigerante che provvede a mantenere <strong>la</strong><br />

tem<strong>per</strong>atura di <strong>la</strong>voro entro i limiti di funzionamento<br />

degli elettrodi.<br />

Il problema del raffreddamento non è di secondaria<br />

importanza <strong>per</strong>ché <strong>la</strong> reazione di generazione<br />

dell’<strong>Ozono</strong> è reversibile e, con l’aumentare del<strong>la</strong><br />

tem<strong>per</strong>atura, <strong>la</strong> quantità di <strong>Ozono</strong> che si ri-trasforma<br />

in ossigeno biatomico aumenta.<br />

La tem<strong>per</strong>atura dell’acqua di raffreddamento <strong>per</strong><br />

gli impianti Wedeco deve avere una tem<strong>per</strong>atura<br />

compresa nel range compreso tra 5 e 35°C.<br />

I parametri tecnici influenti sul<strong>la</strong> generazione <strong>Ozono</strong><br />

sono:<br />

• Densità di potenza (tensione e corrente)<br />

• Frequenza<br />

• Pressione<br />

• Tem<strong>per</strong>atura<br />

• Velocità gas<br />

• Umidità gas<br />

• Composizione gas di alimentazione


34<br />

35<br />

EFFIZON HP è<br />

più efficiente:<br />

a parità di<br />

potenza <strong>la</strong><br />

concentrazione<br />

di ozono<br />

prodotta<br />

è molto<br />

su<strong>per</strong>iore a<br />

quel<strong>la</strong> del<strong>la</strong><br />

media degli<br />

elettrodi sul<br />

mercato.<br />

concentrazione ozono [wt%] consumo<br />

18<br />

16<br />

14<br />

12<br />

10<br />

8<br />

6<br />

4<br />

60<br />

Generatore ozono<br />

® WEDECO<br />

EFFIZON HP<br />

Generatore ozono<br />

Standard WEDECO<br />

Generatore ozono<br />

convenzionali<br />

80 100 120 140 160 180 200<br />

Consumo re<strong>la</strong>tivo di energia[%]<br />

alle medesime portate di ossigeno<br />

I principali valori di generazione <strong>Ozono</strong> sono:<br />

• La concentrazione <strong>Ozono</strong> (CO 3), indicata in [g/<br />

m 3 ] NPT o in [wt %] di ossigeno /aria<br />

• La capacità di produzione (PO 3) del generatore<br />

<strong>Ozono</strong>, indicata in [kg/h], ed uguale al<br />

prodotto del<strong>la</strong> concentrazione <strong>Ozono</strong> [CO 3]<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong> portata gas [Vgas]<br />

PO 3 [g/h] = CO 3 [g/Nm 3 ] * Vgas [Nm 3 /h]<br />

• Il consumo specifico di potenza [kW/kg] del<br />

generatore, che indica quanta energia è richiesta<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong> produzione di 1 kg di <strong>Ozono</strong><br />

in un’ora.<br />

Grazie all’as<strong>senza</strong> di parti in movimento ed al<strong>la</strong><br />

qualità dei materiali, questi elettrodi sono virtualmente<br />

esenti dal<strong>la</strong> necessità di manutenzione ed<br />

offrono una lunghissima vita o<strong>per</strong>ativa. Wedeco<br />

fornisce una garanzia di 10 anni <strong>per</strong> i propri<br />

elettrodi Effizon ® HP.<br />

l’u s o d e l l’oz o n o n e l TraTTamenTo delle a c q u e<br />

I due fattori decisivi che fanno dell’<strong>Ozono</strong> un gas molto interessante <strong>per</strong> il trattamento delle<br />

acque sono senz’altro <strong>la</strong> sua grande reattività e <strong>la</strong> completa as<strong>senza</strong> di residui chimici derivanti<br />

dal suo utilizzo. Per tale motivo sono numerosi i casi in cui l’impiego dell’<strong>Ozono</strong> può<br />

contribuire al trattamento delle acque: abbattimento di contaminanti organici ed inorganici,<br />

decolorazione, eliminazione di odori sgradevoli, disinfezione da microrganismi e altri impieghi<br />

fanno dell’<strong>Ozono</strong> un gas estremamente polivalente in molte situazioni.<br />

Per le acque potabili l’<strong>Ozono</strong> può essere impiegato <strong>per</strong>:<br />

- miglioramento floccu<strong>la</strong>zione<br />

- eliminazione colore/odore/sapore<br />

- eliminazione Fe / Mn<br />

- disinfezione<br />

- eliminazione TOC (es. THM´s)<br />

- eliminazione di sostanze endocrine<br />

Per le acque di scarico l’<strong>Ozono</strong> può essere impiegato <strong>per</strong>:<br />

- eliminazione del COD<br />

- decolorazione<br />

- eliminazione dei Tensioattivi<br />

- eliminazione dei Fenoli<br />

- trattamento fanghi<br />

- eliminazione degli AOX<br />

- eliminazione delle sostanze endocrine<br />

L’<strong>Ozono</strong> può essere anche impiegato <strong>per</strong> le acque di processo (acque di raffreddamento,<br />

piscina, risciacquo nell‘imbottigliamento, ecc.); <strong>per</strong> <strong>la</strong> deodorizzazione (ossidazione dei gas<br />

di scarico, mercaptani); nei processi di sbianca (caolino e polpa di cellulosa); nel<strong>la</strong> pulizia del<br />

prodotto (miglioramento del<strong>la</strong> viscosità, disinfezione di prodotti alimentari), nel<strong>la</strong> ozonolisi<br />

(sintesi di nuovi prodotti, modifica dei prodotti).<br />

uT i l i z z o d e l l’oz o n o n e l TraTTamenTo delle a c q u e p o T a b i l i<br />

L’aumento del<strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione mondiale porterà negli anni ad una maggiore richiesta di acqua<br />

<strong>per</strong> utilizzo potabile. Ma le risorse di acqua potabile sono limitate e spesso inquinate, <strong>per</strong> cui<br />

le <strong>tecnologie</strong> di trattamento efficaci come l’<strong>Ozono</strong> sono sempre più richieste.<br />

L’<strong>Ozono</strong>, con il suo forte potenziale di ossidazione, rappresenta uno step di trattamento molto<br />

efficace ed economico nell’ottimizzazione dei processi di trattamento dell’acqua potabile, che<br />

può essere realizzato in maniera economica ed affidabile.<br />

Questa tecnologia va utilizzata negli impianti di potabilizzazione con vari propositi. Spesso,<br />

un progettista o un gestore d’impianto, applicano l’<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> un singolo obiettivo, ma poi<br />

scoprono di ottenere con questo trattamento molteplici risultati e benefici, tutti nello stesso<br />

tempo. Inoltre, i sistemi tradizionali di tipo chimico-fisico come <strong>la</strong> floccu<strong>la</strong>zione, <strong>la</strong> filtrazione e <strong>la</strong><br />

clorazione, da soli, sono ormai insufficienti <strong>per</strong> assicurare acqua potabile sicura e di qualità.<br />

Con il solo trattamento ad <strong>Ozono</strong>, in alcuni casi applicato in più punti del<strong>la</strong> filiera di processo,<br />

si ottengono invece numerosi benefici.<br />

• miglioramento<br />

nel<strong>la</strong> coagu<strong>la</strong>zione;<br />

• ossidazione<br />

di metalli come ferro e manganese, ossidazione dell’ammoniaca <strong>per</strong><br />

nitrificazione;<br />

• controllo<br />

del sapore e dell’odore;<br />

• rimozione<br />

del colore;<br />

• ossidazione<br />

del materiale organico, microinquinanti, sostanze <strong>per</strong>sistenti e rimozione delle<br />

alghe;<br />

floccu<strong>la</strong>zione sedimentazione filtrazione accumulo<br />

Schema<br />

tipico di un<br />

impianto di<br />

potabilizzazione<br />

<strong>per</strong> acque<br />

su<strong>per</strong>ficiali.


36<br />

37<br />

• disinfezione<br />

potente (contro batteri, virus e parassiti);<br />

• nessun<br />

sottoprodotto tossico, riduzione nel<strong>la</strong> generazione dei DBP;<br />

• produzione<br />

<strong>Ozono</strong> commisurata al<strong>la</strong> domanda, nessun stoccaggio <strong>per</strong>icoloso di agenti<br />

chimici.<br />

Le applicazioni <strong>Ozono</strong> nel trattamento di potabilizzazione delle acque<br />

L’<strong>Ozono</strong> è, da decine di anni, parte essenziale nel trattamento dei più grandi impianti di potabilizzazione<br />

in città come Parigi, Mosca, Helsinki, Dal<strong>la</strong>s e, in Italia, Torino, Bologna, Ferrara e<br />

Pesaro.<br />

Tutte le applicazioni <strong>Ozono</strong> prevedono delle reazioni ossidative, a seconda che sia utilizzato<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione o <strong>per</strong> l’ossidazione di specifici contaminanti. In re<strong>la</strong>zione al punto in cui<br />

esso viene introdotto distinguiamo <strong>la</strong> pre-ossidazione con <strong>Ozono</strong>, l’ozonizzazione intermedia<br />

e <strong>la</strong> post-ozonizzazione.<br />

Per esempio <strong>la</strong> pre-ozonizzazione e quel<strong>la</strong> intermedia sono usate <strong>per</strong>:<br />

• ossidazione di manganese e ferro;<br />

• controllo del sapore e dell’odore;<br />

• migliorare <strong>la</strong> rimozione dei sospesi (si aumenta l’efficienza dei trattamenti di filtrazione e<br />

floccu<strong>la</strong>zione);<br />

• ossidazione di contaminanti come cianuri, fenoli, tracce di droga, distruttori endocrini e<br />

sostanze <strong>per</strong>sistenti;<br />

• rimozione del colore;<br />

• controllo formazione delle alghe;<br />

• ossidazione dei precursori al<strong>la</strong> formazione di THM (Trialometani) ;<br />

• rimozione delle sostanze pesticidi.<br />

Mentre <strong>la</strong> post-ozonizzazione è utilizzata <strong>per</strong>:<br />

• disinfezione<br />

e controllo virus;<br />

• eliminazione<br />

del criptosporidium;<br />

• essidazione<br />

dei composti organici prima del<strong>la</strong> filtrazione su carboni attivi (GAC).<br />

Pre-, inter- e<br />

Post-ozonizzazione<br />

in un impianto di<br />

potabilizzazione.<br />

O3<br />

preossidazione<br />

con <strong>Ozono</strong><br />

solo disinfezione<br />

di co<strong>per</strong>tura in rete<br />

(cloro)<br />

disinfezione<br />

finale con <strong>UV</strong><br />

chemicals<br />

floccu<strong>la</strong>zione<br />

sedimentazione ossidazione<br />

intermedia<br />

con <strong>Ozono</strong><br />

O3<br />

accumulo<br />

filtrazione<br />

su GAC<br />

filtrazione<br />

su sabbia<br />

ossidazione finale<br />

con <strong>Ozono</strong><br />

Il controllo del sapore e dell’odore<br />

La maggior parte dei sapori ed odori nelle acque sotterranee o su<strong>per</strong>ficiali hanno origine da materiale<br />

organico formatosi naturalmente o con composti sintetici organici in as<strong>senza</strong> di Ossigeno. La<br />

decomposizione del materiale vegetativo produce composti che, attraverso il processo metabolico<br />

dei batteri, conferisce alle acque un sapore. La continua attività batteriologica su materiali organici<br />

disciolti, produce composti vo<strong>la</strong>tili di basso peso moleco<strong>la</strong>re che possono possedere un odore.<br />

L’<strong>Ozono</strong> ossida questi composti nel<strong>la</strong> fase acquosa, eliminando il sapore e l’odore.<br />

O3<br />

I solfuri<br />

Un altro composto che può impartire odore e sapore di uova marcia all’acqua è il solfuro d’Idrogeno.<br />

L’<strong>Ozono</strong> ossida il solfuro d’Idrogeno a solfato.<br />

H 2S + 4 O 3 → H 2SO 4 + 4 O 2<br />

Questo composto inorganico si può formare sulle acque su<strong>per</strong>ficiali che hanno un alto carico di<br />

carbonacei ed un basso od inesistente contenuto d’Ossigeno disciolto.<br />

I fenoli<br />

I materiali sintetici fenolici sono le sostanze inquinanti più presenti nelle nostre acque. Il fenolo<br />

non solo si forma in acqua da fonti industriali, ma piccole concentrazioni si formano anche dal<strong>la</strong><br />

biodegradazione naturale dei materiali umici (costituenti dell’humus). Il fenolo reagisce rapidamente<br />

con il Cloro libero, formando orto-clorofenolo il cui sapore e soglia d’odore è più di cento<br />

volte minore del fenolo stesso. Nelle acque su<strong>per</strong>ficiali clorate, questo composto è spesso trovato<br />

in una picco<strong>la</strong> parte <strong>per</strong> miliardo, ma queste basse concentrazioni<br />

sono abbastanza alte <strong>per</strong> impartire sapore<br />

ed odore all’acqua. Molto spesso il sapore di fenolo<br />

è scambiato con il sapore di Cloro. Sfortunatamente,<br />

questo composto clorato è più tossico del fenolo stesso.<br />

Come il Cloro, anche l’<strong>Ozono</strong> è molto efficace con<br />

il fenolo. Il primo prodotto ossidante d’<strong>Ozono</strong> stabile<br />

è il cis- cis acido munconico, un materiale non tossico<br />

insapore e inodore.<br />

Le alghe<br />

Le acque su<strong>per</strong>ficiali spesso possono presentare problematiche<br />

specifiche legate al<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di alghe, quali<br />

torbidità, colorazione, pre<strong>senza</strong> di composti odorigeni<br />

e sottoprodotti. Le alghe crescono in acque su<strong>per</strong>ficiali<br />

dove esistono le condizioni ideali di tem<strong>per</strong>atura e <strong>per</strong> il<br />

loro nutrimento. I sottoprodotti derivanti dal metabolismo di queste piante conferiscono sapori<br />

ed odori sgradevoli all’acqua. In partico<strong>la</strong>re, i cianobatteri, conosciuti come alghe blu-verdi, sono<br />

batteri fotosintetici in forme unicellu<strong>la</strong>ri, coloniali o fi<strong>la</strong>mentose, con dimensioni da meno di 1<br />

µm a più di 100 µm come diametro cellu<strong>la</strong>re.<br />

Essi sono molto frequenti nei <strong>la</strong>ghi, bacini di stoccaggio artificiali, piccoli serbatoi naturali e fiumi<br />

a debole flusso; <strong>la</strong> loro proliferazione è favorita dal<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di luce, elevata tem<strong>per</strong>atura, bassa<br />

turbolenza e pre<strong>senza</strong> di nutrienti.<br />

La loro rilevanza igienico sanitaria è legata al<strong>la</strong> capacità di produrre tossine, che possono rimanere<br />

nelle cellule algali o essere ri<strong>la</strong>sciate nell’acqua, con effetti tossici <strong>per</strong> l’organismo umano.<br />

Nei corpi idrici le popo<strong>la</strong>zioni di cianobatteri nelle prime fasi di fioritura liberano basse concentrazioni<br />

di tossine (0,1-10 µg/L), che possono aumentare in estate e all’inizio autunno, nel<strong>la</strong> fase<br />

del decadimento dei bloom algali. Le alternative adottabili <strong>per</strong> ridurre il rischio di pre<strong>senza</strong> di<br />

cianobatteri e cianotossine nell’acqua <strong>per</strong> uso umano sono:<br />

−una<br />

scelta adeguata del<strong>la</strong> fonte di approvvigionamento, in modo da evitare l’uso potabile di<br />

acque prelevate da fonti contaminate;<br />

− a riduzione dell’apporto di nutrienti (in partico<strong>la</strong>re fosforo) al<strong>la</strong> fonte di approvvigionamento;<br />

−l’impiego<br />

di trattamenti adeguati <strong>per</strong> <strong>la</strong> rimozione delle alghe;<br />

−l’impiego di trattamenti<br />

adeguati <strong>per</strong> <strong>la</strong> rimozione delle tossine algali.<br />

Alte concentrazioni di alghe negli impianti di trattamento possono causare intasamenti ai<br />

filtri.


38<br />

39<br />

Curve di<br />

inattivazione<br />

dei principali<br />

composti<br />

organolettici<br />

con <strong>Ozono</strong>.<br />

La filtrazione non rimuove il sapore ed odori causati da alghe <strong>per</strong>ché questi composti organolettici<br />

sono solubili in acqua.<br />

Tipici sottoprodotti sono<br />

- La Geosmina (C12H22O);<br />

- il Methylisoborneolo (MIB).<br />

Microorganismi, quali lo Streptomyces e <strong>la</strong> Myxobacteria, che vivono nel terreno generano <strong>la</strong><br />

Geosmina e conferiscono un odore di terra all’acqua. La soglia di <strong>per</strong>cezione dell’odore è 0,1 ppb<br />

(parts <strong>per</strong> billion). Il MIB è prodotto <strong>per</strong> es. dai cianobatteri. La soglia di <strong>per</strong>cezione dell’odore è<br />

10 ng/L. Tra i principali trattamenti impiegati, con riferimento all’effetto che questi possono avere<br />

sulle rimozione dei cianobatteri e delle cianottosine, quello di Ossidazione/Disinfezione: è un<br />

trattamento molto utilizzato nel<strong>la</strong> potabilizzazione delle acque, come stadio di pre-ossidazione, di<br />

ossidazione intermedia o disinfezione finale. L’effetto specifico sulle alghe può essere quello del<strong>la</strong><br />

inattivazione cellu<strong>la</strong>re, a cui spesso si accompagna un aumento dei metaboliti organici prodotti<br />

dal<strong>la</strong> lisi cellu<strong>la</strong>re, tra cui vi sono anche le cianotossine. Il vantaggio del<strong>la</strong> inattivazione delle alghe<br />

è legato al<strong>la</strong> loro successiva immobilizzazione nei flocculi o all’interno dei filtri.<br />

Inoltre, <strong>la</strong> pre-ossidazione può essere considerata uno dei principali metodi di miglioramento dei<br />

successivi processi di coagu<strong>la</strong>zione e filtrazione, in quanto in grado di ridurre sia il rivestimento<br />

organico che si forma sulle particelle colloidali sia l’effetto di stabilizzazione che le alghe possono<br />

avere sui colloidi e che ne compromette <strong>la</strong> rimozione. È quindi evidente che <strong>la</strong> pratica del<strong>la</strong><br />

pre-ossidazione (o del<strong>la</strong> ossidazione lungo <strong>la</strong> linea del trattamento) è una scelta che deve essere<br />

valutata attentamente in base al contenuto di cellule algali che può favorire <strong>la</strong> formazione di<br />

sottoprodotti di ossidazione e il ri<strong>la</strong>scio di cianotossine. Pertanto, l’applicazione dei trattamenti<br />

ossidativi risulta ottimale dopo avere effettuato una separazione fisica delle cellule algali ed è<br />

mirata prevalentemente al<strong>la</strong> rimozione delle cianotossine. L’ozonizzazione ossida le alghe, distruggendo<br />

simultaneamente <strong>la</strong> causa che conferisce un sapore ed un odore sgradevole all’acqua.<br />

Il trattamento ad <strong>Ozono</strong> può rappresentare un trattamento preliminare in grado di migliorare <strong>la</strong><br />

resa di rimozione delle alghe dal 75 al 95% con successivi trattamenti di flottazione, filtrazione<br />

rapida su biolite o filtrazione lenta su sabbia.<br />

Le alghe possono essere trattate in 2 step:<br />

• in<br />

pre-ozonazione, prima di una flottazione o filtrazione con il compito di distruggere le<br />

alghe;<br />

• in<br />

inter-ozonazione, con il compito di ridurre le tossine, I sapori e gli odori prodotti dalle<br />

alghe.<br />

Tale conclusione è stata raggiunta in uno studio condotto sul<strong>la</strong> potabilizzazione delle acque del<br />

Tamigi, mediante l’analisi degli effetti sul<strong>la</strong> filtrazione multistrato di pre-ossidazione con <strong>Ozono</strong><br />

e filtrazione in linea (dosaggio di coagu<strong>la</strong>nte in entrata al<strong>la</strong> filtrazione) con solfato di ferro singo<strong>la</strong>rmente<br />

e combinati: dal<strong>la</strong> rimozione del 50% <strong>senza</strong> aggiunte chimiche si passa al 90% con<br />

<strong>Ozono</strong> e ferro. Siccome <strong>la</strong> formazione delle alghe nelle acque su<strong>per</strong>ficiali è di carattere stagionale,<br />

l’instal<strong>la</strong>zione dell’ozonizzazione deve essere calco<strong>la</strong>ta in base al<strong>la</strong> richiesta normale più <strong>la</strong> richiesta<br />

stagionale delle alghe. Generalmente, basse concentrazioni d’<strong>Ozono</strong> (1 – 3 mg/L ) <strong>per</strong> 2-5 minuti<br />

di contatto si produce già una significativa riduzione del sapore e dell’odore.<br />

Decolorazione con <strong>Ozono</strong><br />

Le acque su<strong>per</strong>ficiali sono generalmente colorate <strong>per</strong> <strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di materiali naturali organici come<br />

gli acidi umici, fulvici e tannici. Questi composti provengono dal<strong>la</strong> decomposizione di materiali<br />

vegetali i quali sono prodotti generalmente legati al<strong>la</strong> condensazione di composti tipo fenolo.<br />

Tali composti si coniugano tra loro attraverso doppi legami al carbonio. Quando <strong>la</strong> catena di questi<br />

doppi legami diventa molto lunga, <strong>la</strong> capacità d’assorbimento del<strong>la</strong> luce delle molecole cambia<br />

da ultravioletto a visibile, conferendo così il colore. L’<strong>Ozono</strong> si caratterizza come forte reagente<br />

<strong>per</strong> <strong>la</strong> capacità di rom<strong>per</strong>e i doppi legami in maniera rapida e selettiva. La rottura di tali doppi<br />

legami porta al<strong>la</strong> riduzione delle catene moleco<strong>la</strong>ri formate e quindi all’eliminazione del colore<br />

nell’acqua. Il principio risulta valido anche <strong>per</strong> le acque reflue. I livelli di dosaggio d’<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong><br />

<strong>la</strong> decolorazione d’acque su<strong>per</strong>ficiali sono generalmente nell’ordine di 2 - 4 mg/L.<br />

Ossidazione dei composti inorganici<br />

La capacità di ossidazione dell’<strong>Ozono</strong> può incrementare lo stato di ossidazione di ioni metallici i<br />

quali sono meno solubili in acqua nel loro stato d’ossidazione su<strong>per</strong>iore.<br />

Per esempio, il Piombo nel suo stato di +2 è duecento volte più solubile del piombo nel suo<br />

stato di +4. Ferro e Manganese sono solubili come ione (+II), nel<strong>la</strong> maggior parte dei casi nelle<br />

acque sotterranee, in profondità a bassa pre<strong>senza</strong> di ossigeno. A contatto con l’ossigeno, questi<br />

convertono in sedimenti insolubili e si depositano sul<strong>la</strong> tubazione o altre apparecchiature.<br />

L’<strong>Ozono</strong> può essere utilizzato <strong>per</strong> rimuovere certi ioni metallici tramite ossidazione chimica e<br />

successiva rimozione degli ossidi o idrossidi insolubili, che si sono formati nel trattamento.<br />

Il Ferro nel suo stato ferroso, Fe +2 , è ossidato ad uno stato ferrico, Fe +3 , che s’idrolizza formando<br />

Fe(OH) 3. L’idrossido ferrico, che coagu<strong>la</strong> e precipita dall’acqua e conseguentemente può essere<br />

rimosso attraverso una floccu<strong>la</strong>zione o filtrazione.<br />

Fe +2 + 0 3 + H 2O → Fe +3 + O 2 + 2OH<br />

Fe +3 + 3H 2O → Fe(OH) 3 +3H +<br />

Il Manganese, nel<strong>la</strong> forma solubile (+II) viene ossidato al<strong>la</strong> forma insolubile in acqua Mn (+IV),<br />

che può precipitare come ossido o idrossido di manganese.<br />

Mn +2 + O 3 + H 2O → Mn +4 + O 2 + OH<br />

Mn +4 + 4OH → Mn(OH) 4 * MnO 2 + 2H 2O<br />

Livelli di dosaggi d’<strong>Ozono</strong> eccessivamente elevati formeranno lo ione <strong>per</strong>manganato, di colore<br />

rosa, solubile in acqua.<br />

MnO 2 + 2O 3 → MnO 4 + 2O 2


40<br />

41<br />

Per prevenire <strong>la</strong> formazione dello ione <strong>per</strong>manganato è importante tenere bassa <strong>la</strong> concentrazione<br />

<strong>Ozono</strong> locale ed avere una sufficiente misce<strong>la</strong>zione tra acqua e gas in acqua.<br />

L’<strong>Ozono</strong> deve essere utilizzato come uno dei primi processi nel<strong>la</strong> filiera di trattamento quando<br />

è necessario rimuovere Ferro e Manganese. Gli idrossidi del metallo sono rimossi con filtrazione<br />

su sabbia o multistrato. Quando sono desiderabili basse concentrazioni (< 1 mg/L) di ioni idrati<br />

o quando i metalli sono presenti in forma complessa con composti organici (es. materiali umici),<br />

come tipico nelle acque su<strong>per</strong>ficiali, non è necessario ossidare. Nel caso di rischio di formazione di<br />

bromati, è richiesta un’ottimizzazione del processo di ozonizzazione che minimizzi <strong>la</strong> formazione.<br />

Il Cloro non ha un potenziale di ossidazione tale da distruggere i complessi organici, ed ha il rischi<br />

di formazione di sottoprodotti di clorazione. Altri metalli control<strong>la</strong>bili con l’ossidazione d’<strong>Ozono</strong><br />

sono: Piombo, Zinco, Radio e Nichel. Nessuna riduzione di solubilità è proponibile <strong>per</strong> il Bario o<br />

Calcio <strong>per</strong>ché hanno solo uno stato d’ossidazione (+ 2). Alcuni ioni inorganici come il Cianuro,<br />

Tiocianato, Nitrito, Sulfito, Bromuro, Ioduro e Solfuro sono anche ossidati dall’<strong>Ozono</strong>.<br />

Coagu<strong>la</strong>zione migliorata (mirco-floccu<strong>la</strong>zione)<br />

La coagu<strong>la</strong>zione con il Ferro comporta elevati costi d’investimento e di esercizio. Quando l’<strong>Ozono</strong><br />

viene utilizzato prima del<strong>la</strong> coagu<strong>la</strong>zione (con l’Alluminio), l’es<strong>per</strong>ienza ha dimostrato che <strong>la</strong><br />

dimensione e <strong>la</strong> stabilità del flocculo aumenta. Il dosaggio di allumina può essere abbassato e<br />

<strong>la</strong> dimensione del<strong>la</strong> vasca di chiarificazione anche diminuita. Ciò comporta minori costi o<strong>per</strong>ativi<br />

e d’investimento. L’ossidazione dei materiali organici disciolti in acqua con <strong>Ozono</strong>, po<strong>la</strong>rizza e<br />

carica le molecole. Perciò, l’efficienza di rimozione del materiale organico con l’alluminio aumenta<br />

quando i materiali organici sono ossidati con <strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> specie po<strong>la</strong>rizzate o caricate. La migliore<br />

capacità stabilizzante può essere attribuita in parte al fatto che l’<strong>Ozono</strong> destabilizza i colloidi e<br />

<strong>per</strong>ciò, li rende più adattabili al trattamento di floccu<strong>la</strong>zione. Inoltre, è stato osservato che <strong>la</strong><br />

pre-ozonizzazione non solo incrementa <strong>la</strong> misura delle particelle nell’acqua, ma diminuisce il<br />

numero totale di esse. Acidi umici sospesi in acque su<strong>per</strong>ficiali come il caolino e cloruro di Calcio<br />

si possono destabilizzare con l’<strong>Ozono</strong>. In alcuni casi, si forma un secondo coagu<strong>la</strong>nte, idrossido<br />

di Ferro, dovuto all’ossidazione con <strong>Ozono</strong> del Ferro divalente.<br />

Ossidazione dei composti organici<br />

Il numero di composti organici che si trovano nelle acque è elevato. L’USEPA ha identificato più<br />

di 700 composti organici individuali. Il meccanismo predominante con il quale l’<strong>Ozono</strong> o<strong>per</strong>a<br />

<strong>per</strong> rimuovere prodotti organici è <strong>la</strong> produzione di molecole po<strong>la</strong>rizzate le quali vengono rimosse<br />

prontamente con processi di trattamento susseguenti come <strong>la</strong> coagu<strong>la</strong>zione e <strong>la</strong> sedimentazione.<br />

I composti organici rilevanti, che reagiscono rapidamente con l’<strong>Ozono</strong> sono fenoli, detergenti,<br />

pesticidi, acidi umici o tracce di composti farmaceutici. La maggior parte di tali composti organici<br />

reagiscono in maniera più o meno immediata con l’<strong>Ozono</strong>, ma non tutti i composti vengono<br />

ossidati con <strong>la</strong> stessa velocità.<br />

Sottoprodotti di disinfezione (DBPs) / Trialometani, Acidi Aloacetici<br />

Tracce di materiale organico disciolto nelle acque reagiscono con il Cloro <strong>per</strong> produrre Trialometani<br />

(THMs) ed Acidi Aloacetici (HAAs).<br />

Cloro + materiali organici disciolti → Trialometani + Acidi Aloacetici + Cloruro<br />

Questi composti sono stati dichiarati cancerogeni dall’Istituto Nazionale del Cancro. I THM sono<br />

generalmente dei derivati del metano, contenenti 3 atomi alogenati (Cloro o Bromo)<br />

I materiali organici precursori dei THM sono <strong>la</strong> successione naturale di acidi umici, tannici e fulvici.<br />

Con valori più elevati di pH e Cloro si aumenta <strong>la</strong> formazione di THM.<br />

La rimozione dei precursori al<strong>la</strong> formazione dei THM può essere ottenuta in 3 modi differenti,<br />

applicando l’<strong>Ozono</strong>.<br />

1) L’<strong>Ozono</strong> può essere dosato in testa al<strong>la</strong> filiera di processo dell’impianto, come discusso prima,<br />

<strong>per</strong> incrementare <strong>la</strong> rimozione dei composti organici disciolti incrementando l’efficienza di<br />

coagu<strong>la</strong>zione.<br />

• Miglioramento del<strong>la</strong> floccu<strong>la</strong>zione <strong>per</strong> eliminare i composti organici.<br />

2) L’<strong>Ozono</strong> può essere anche aggiunto come uno degli ultimi step di trattamento <strong>per</strong> l’ossidazione<br />

diretta dell’acido umico precursore dei THM.<br />

• L’ossidazione dei composti organici <strong>per</strong> distruggere immediatamente i pre-cursori prima<br />

del<strong>la</strong> clorazione.<br />

• L’ossidazione dei composti organici <strong>per</strong> renderli più facilmente rimovibili da un trattamento<br />

successivo (filtri GAC / BAC).<br />

• L’<strong>Ozono</strong> ha <strong>la</strong> capacità di prevenire <strong>la</strong> formazione dei DBP riducendo i precursori.<br />

Rimozione dei Composti Organici con Carbone attivato biologicamente (BAC)<br />

L’effetto netto del<strong>la</strong> combinazione <strong>Ozono</strong> - GAC è quello di raggiungere, in maniera efficiente,<br />

basse concentrazioni di materiale organico, che possano minimizzare <strong>la</strong> formazione di DBP.<br />

• L’ossidazione dei composti organici <strong>per</strong> renderli più facilmente ossidabili da processi di trattamento<br />

successivi (GAC / BAC filtri).<br />

• L’ <strong>Ozono</strong> rompe i legami delle molecole più <strong>la</strong>rghe creando molecole più piccole e più<br />

biodegradabili.<br />

• Il biofilm all’interno dei filtri a carbone attivo rimuove i composti organici rotti.<br />

• Il biofilm è fissato all’interno delle particelle di carbone → nessuna rimozione dopo il<br />

contro<strong>la</strong>vaggio.<br />

L’economicità dei processi è molto attrattiva, <strong>per</strong>ché il Carbone attivo granu<strong>la</strong>re viene continuamente<br />

rigenerato dai batteri. Pertanto, il Carbone attivo non richiede una sostituzione o una<br />

rigenerazione <strong>per</strong> via termica.<br />

L’uso d’<strong>Ozono</strong> in combinazione con il GAC ha un effetto sinergico <strong>per</strong>ché <strong>per</strong>mette <strong>la</strong> rimozione<br />

di una quota maggiore di composti organici disciolti o di precursori dei THM, rispetto all’utilizzo<br />

del solo <strong>Ozono</strong> o del solo carbone attivo granu<strong>la</strong>re.<br />

Ne consegue il grande vantaggio dato dal costo di esercizio minore rispetto al solo GAC <strong>per</strong>ché<br />

in tal modo non si richiede una rigenerazione frequente. I livelli di dosaggio <strong>Ozono</strong> richiesti nel<br />

processo BAC sono nel range 1,5 - 4 mg/L. Dosaggi più elevati non migliorano sostanzialmente<br />

l’efficienza del processo. Il processo biologico a Carbone attivo biologico è una combinazione di<br />

processi fisico, chimico e biologico.<br />

• È un processo fisico <strong>per</strong>ché il gas vettore <strong>per</strong> l’ <strong>Ozono</strong>, che sia aria od Ossigeno, aumenta<br />

l’Ossigeno disciolto contenuto nell’acqua. L’Ossigeno disciolto è richiesto da un processo biologico<br />

successivo dove materiali organici disciolti ed Ammoniaca sono ossidati aerobicamente<br />

o metabolizzati da batteri nel<strong>la</strong> colonna d’assorbimento.<br />

• È anche considerato un processo fisico <strong>per</strong>ché i composti organici disciolti vengono assorbiti<br />

e concentrati sui Carboni attivati.<br />

• I batteri che sono anche attaccati sui Carboni, possono degradare i composti organici disciolti<br />

<strong>per</strong>ché diventano sorgente di cibo concentrato.<br />

• È un processo chimico <strong>per</strong>ché le molecole refrattarie di materiale umico vengono rotte dall’ <strong>Ozono</strong><br />

in molecole più piccole, le quali a turno vengono assorbite sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie del carbone.<br />

• Si realizza un ulteriore processo chimico allorché l’ <strong>Ozono</strong> introduce gruppi funzionali ossigenati<br />

nei materiali organici disciolti. Questi gruppi funzionali ossigenati rendono i materiali organici<br />

più biodegradabili.<br />

La soluzione BAC richiede un tempo di contatto di 10 – 15 minuti, con una velocità < 20m/h,<br />

con <strong>per</strong>dita di carica batterica del 5% dal contro<strong>la</strong>vaggio.<br />

• Riduzione del BOD di circa il 50 % .<br />

• Riduzione del<strong>la</strong> concentrazione dei THM a < 10 µg/ L.<br />

• Diminuzione del<strong>la</strong> domanda di Cloro di oltre il 50 % .


42<br />

43<br />

Esempio <strong>per</strong><br />

differenti<br />

valori C*T<br />

(CT in mg<br />

min/L <strong>per</strong> 2<br />

unità Log di<br />

inattivazione<br />

in acqua<br />

a 5°C).<br />

<strong>Ozono</strong>: l’agente disinfettante<br />

La disinfezione dell’acqua potabile ed il controllo dei virus è di vitale importanza. In generale, questo<br />

trattamento ha lo scopo di abbattere tutta <strong>la</strong> carica batterica ancora presente nell’effluente <strong>per</strong><br />

ridurre quanto più possibile le probabilità d’infezione. Tale processo deve inattivare nel<strong>la</strong> maniera<br />

più rapida tutti gli elementi patogeni <strong>senza</strong> <strong>per</strong>altro causare <strong>la</strong> formazione di residui o sottoprodotti<br />

dannosi <strong>per</strong> <strong>la</strong> salute. Gli impianti di trattamento nel<strong>la</strong> maggior parte dei Paesi europei tendono<br />

all’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> quale trattamento di ossidazione. L’azione disinfettante dell’<strong>Ozono</strong> si esplica<br />

mediante <strong>la</strong> sua forte capacità ossidativa che in breve tempo riesce ad inattivare e distruggere i microrganismi<br />

mediante <strong>la</strong> rottura del<strong>la</strong> membrana del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> batterica (lisi cellu<strong>la</strong>re). Il Cloro, invece,<br />

si diffonde attraverso il muro cellu<strong>la</strong>re del batterio e provoca <strong>la</strong> sua morte attaccando gli enzimi.<br />

La velocità di disinfezione dell’<strong>Ozono</strong> è molto più elevate di quel<strong>la</strong> del Cloro. Per una disinfezione<br />

sufficiente è necessario penetrare i microrganismi con una certa concentrazione (mg/L) entro un<br />

certo tempo di reazione (minuti). Si ottiene un parametro molto importante;<br />

Indice C*T<br />

Il concetto dell’indice “C*T” richiede che <strong>per</strong> un’adeguata disinfezione, <strong>la</strong> concentrazione (C)<br />

sia mantenuta nel trattamento <strong>per</strong> un certo <strong>per</strong>iodo di tempo (T), che sia lungo abbastanza <strong>per</strong><br />

inattivare <strong>la</strong> maggior parte degli organismi patogeni. La tabel<strong>la</strong> mostra che con il Cloro si deve<br />

usare un valore più elevato di dosaggio oppure un tempo di reazione più elevato. Ma un dosaggio<br />

di Cloro elevati comportano il rischio di formazione di sottoprodotti clorurati. D’altra parte, un<br />

basso dosaggio di Cloro può promuovere nel<strong>la</strong> carica batterica una resistenza al Cloro.<br />

Microrganismo Cloro libero<br />

pH 6 to 7<br />

Clorammina<br />

pH 8 to 9<br />

Biossido di cloro<br />

pH 6 to 7<br />

<strong>Ozono</strong><br />

ph 6 to 7<br />

<strong>UV</strong> / Fluente<br />

mJ/cm 2<br />

E.coli 0,034 - 0,05 95 - 180 0,4 - 0,75 0,02 8<br />

Polio 1 1,1 - 2,5 770 - 3740 0,2 - 6,7 0,1 - 0,2 28<br />

Rotavirus 0,01 -0,05 3810 - 6480 0,2 - 2,1 0,006 - 0,06 35<br />

Gardia <strong>la</strong>mbia cyst 47 to 150 - - 0,5- 0,6 -<br />

Gardi Muirs cust 30 to 630 1400 7,2 - 18,5 1,8 - 2,0 10<br />

L’effetto dell’<strong>Ozono</strong> su alcune specie batteriche, virus e spore<br />

I batteri sono delle creature microscopiche monocellu<strong>la</strong>ri, aventi una struttura primitiva. La cellu<strong>la</strong><br />

dei batteri è sigil<strong>la</strong>ta da una membrana solida. I loro processi vitali sono control<strong>la</strong>ti da un sistema<br />

enzimatico complesso. L’<strong>Ozono</strong> interferisce col metabolismo delle cellule batteriche, attraverso<br />

l’inibizione ed il blocco del funzionamento del sistema di controllo enzimatico. Un certa quantità<br />

di <strong>Ozono</strong> attacca <strong>la</strong> membrana del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong>, portando al<strong>la</strong> distruzione dei batteri. I virus sono<br />

piccole particelle indipendenti, costituite da strutture cristalline e macromolecole. Diversamente<br />

dai batteri, si moltiplicano so<strong>la</strong>mente all’interno del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> ospite. Trasformano <strong>la</strong> proteina del<strong>la</strong><br />

cellu<strong>la</strong> ospite in proprie proteine. L’<strong>Ozono</strong> distrugge i virus diffondendosi attraverso il rivestimento<br />

del<strong>la</strong> proteina nel nucleo dell’acido nucleico, danneggiando così l’RNA virale. A concentrazioni<br />

più alte, l’<strong>Ozono</strong> distrugge l’intera capsu<strong>la</strong>, o il guscio esterno del<strong>la</strong> proteina, <strong>per</strong> cui le strutture<br />

del DNA (acido desossiribonucleico) o dell’RNA (acido ribonucleico) del microrganismo sono<br />

danneggiate irrimediabilmente. Nel<strong>la</strong> pagina successiva, si riportano i dosaggi richiesti <strong>per</strong> le più<br />

importanti specie patogene. A livello mondiale, c’è una tendenza ad utilizzare <strong>la</strong> tecnologia <strong>Ozono</strong><br />

negli impianti di trattamento delle acque. Nessun altro disinfettante può competere con l’<strong>Ozono</strong><br />

in termini di completezza ed economicità d’azione. Ne è evidenza il fatto che un residuo di <strong>Ozono</strong><br />

venga accettato come segno di completa disinfezione nel trattamento dell’acqua. Resta inteso<br />

che nel caso in cui il proposito di trattamento sia solo <strong>la</strong> disinfezione, <strong>la</strong> prima scelta è quel<strong>la</strong> con<br />

I raggi <strong>UV</strong>. I dosaggi <strong>Ozono</strong> applicati <strong>per</strong> il controllo del<strong>la</strong> carica batterica sono generalmente di<br />

1,5 mg/L, mentre <strong>per</strong> il controllo dei virus è di 3 mg/L, con un tempo di ritenzione di 5 - 15 min,<br />

sebbene alcune acque su<strong>per</strong>ficiali abbiano richieste di dosaggi anche di 11 mg/L.<br />

ELEMENTO PATOGENO DOSE OZONO<br />

As<strong>per</strong>gillus Niger (B<strong>la</strong>ck Mount) Distrutto con 1,5 – 2 mg/L<br />

Bacillus Bacteria Distrutto con 0,2 mg/L <strong>per</strong> 30 sec.<br />

Bacillus Anthracis Sensibile all’ozono<br />

Bacillus cereus distr. al 99% dopo 5-min con 0,12 mg/L in acqua<br />

B. cereus (spore) distr. al 99% dopo 5-min con 2,3 mg/L in acqua<br />

Bacillus subtilis riduzione del 90% con 0,10-PPM <strong>per</strong> 33 min.<br />

Bacteriophage f2 distruzione al 99,99% con 0,41mg/L <strong>per</strong> 10 sec<br />

Botrytis cinerea 3,8 mg/L <strong>per</strong> 2 min.<br />

Candida Bacteria Sensibile all’<strong>Ozono</strong><br />

C<strong>la</strong>vibacter michiganense distruzione al 99,99% con 1,1 mg/L <strong>per</strong> 5 min.<br />

C<strong>la</strong>dosporium riduzione del 90% con 0,10-PPM <strong>per</strong> 12,1 min.<br />

Clostridium Bacteria Sensibile all’ozono<br />

Clostridium Botulinum Spores valore di soglia 0,4 – 0,5 mg/L<br />

Coxsackie Virus A9 distr. al 95% con 0,035 mg/L <strong>per</strong> 10 sec.di in acqua<br />

Coxsackie Virus B5 distr. al 99.99% con 0,4 mg/L <strong>per</strong> 2,5-min. in fanghi<br />

Diphtheria Pathogen Distrutto con 1,5 - 2 mg/L<br />

Eberth Bacillus (Typhus abdomanalis) Distrutto con 1,5 - 2 mg/L<br />

Echo Virus 29 distr. del 99,999% con 1 mg/L <strong>per</strong> 1 min.<br />

Enteric virus distr. del 95% con 4,1 mg/L <strong>per</strong> 29 min. in liquame<br />

Escherichia Coli Bacteria (da feci) distrutto da 0,2 mg/L con 30 sec. in aria<br />

E-coli (in acqua) distruzione del 99,99% con 0,25 mg/L <strong>per</strong> 1.6 min<br />

E-coli (in liquame) distruzione del 99,9% con 2,2 mg/L <strong>per</strong> 19 min.<br />

Encephalomyocarditis Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />

Endamoebic Cysts Bacteria Sensibile all’ozono<br />

Enterovirus Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />

Fusarium oxysporum f.sp. lyco<strong>per</strong>sici 1,1 mg/L <strong>per</strong> 10 min.<br />

Fusarium oxysporum f.sp.<br />

melonogea<br />

distruzione del 99,99 % con 1,1 mg/L <strong>per</strong>20 min.<br />

GDVII Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />

Hepatitis A virus distr. del 99,5% con 0,25 mg/L <strong>per</strong> 2 sec in una soluzione a base di fosfato<br />

Herpes Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />

Influenza Virus soglia limite con 0,4 - 0,5 mg/L<br />

Klebs-Loffler Bacillus distrutto con 1,5 - 2 mg/L<br />

Legionel<strong>la</strong> pneumophi<strong>la</strong> distr. del 99,99% con 0,32mg/l <strong>per</strong> 20 min. in H2O distil<strong>la</strong>ta<br />

Luminescent Basidiomycetes (specie<br />

<strong>senza</strong> pigmento del<strong>la</strong> me<strong>la</strong>nina)<br />

distrutto in10 min. con 100 PPM<br />

Mucor piriformis 3,8 mg/L <strong>per</strong> 2 min.<br />

Mycobacterium avium distr. del 99,9% con un valore di CT di 0.17 in acqua<br />

Mycobacterium foruitum distr. del 90% con 0,25 mg/L <strong>per</strong>1.6 min.<br />

Penicillium Bacteria Sensibile all’ozono<br />

Phytophthora parasitica 3,8 mg/L <strong>per</strong> 2 min.<br />

Poliomyelitis Virus distr. del 99,99% con 0,3 - 0,4 mg/L in 3-4 min.<br />

Poliovirus type 1 distr. del 99,5% con 0.25 mg/L <strong>per</strong>1,6 min.in acqua<br />

Proteus Bacteria molto sensibile all’ozono<br />

Pseudomonas Bacteria<br />

Rhabdovirus virus<br />

molto sensibile all’ozono<br />

distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />

Segue tabel<strong>la</strong><br />

al<strong>la</strong> pag. seguente<br />

Salmonel<strong>la</strong> Bacteria molto sensibile all’ozono‹‹‹‹


44<br />

45<br />

ELEMENTO PATOGENO DOSE OZONO<br />

Salmonel<strong>la</strong> typhimurium distr del 99,99% con 0,25 mg/L <strong>per</strong> 1,67 min. in acqua<br />

Schistosoma Bacteria molto sensibile all’ozono<br />

Staph epidermidis distruzione del 90% con 0,1-ppm <strong>per</strong> 1,7 min<br />

Staphylococci distrutto con 1,5 - 2,0 mg/L<br />

Stomatitis Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />

Streptococcus Bacteria distrutto con 0,2 mg/L <strong>per</strong> 30 sec.<br />

Verticillium dahliae distrutto con 99,99 % con 1,1 mg/L <strong>per</strong> 20 min.<br />

Vesicu<strong>la</strong>r Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />

Vicia Faba progeny L’ozono provoca modificazioni cromosomiche simili a quelle dei raggi X<br />

Virbrio Cholera Bacteria molto sensibile all’ozono<br />

I Bromati nelle acque potabili<br />

I Bromati si formano quando l’<strong>Ozono</strong> utilizzato <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione nelle acque potabili, reagisce<br />

con i Bromuri, presenti naturalmente in alcune sorgenti di acque. La formazione dei Bromati nelle<br />

acque potabili disinfettante è influenzata da fattori quali:<br />

- <strong>la</strong> concentrazione dello ione bromuro presente;<br />

- il pH;<br />

- <strong>la</strong> quantità di <strong>Ozono</strong> ed il tempo di contatto utilizzato nel<strong>la</strong> disinfezione.<br />

Il Bromato è cancerogeno. I valori limite di concentrazione accettabili <strong>per</strong> questo parametro,<br />

negli USA ed in Europa sono inferiori a 10 µg/L.<br />

Considerazioni finali<br />

Perché utilizzare l’<strong>Ozono</strong> nel trattamento di potabilizzazione dell’acqua?<br />

Perché <strong>la</strong> direttiva Europea 98/83/CE stabilisce una serie di parametri indicatori di controllo. Tra<br />

questi, sono menzionati 24 parametri chimici, di cui ben 13 sono migliorati in maniera diretta<br />

o indiretta dall’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong>, mentre uno solo di questi, il Bromato, viene control<strong>la</strong>to nel<br />

caso di utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> nel<strong>la</strong> filiera di trattamento.<br />

uTilizzo d e l l’oz o n o n e l TraTTamenTo delle a c q u e d i s c a r i c o<br />

Nel<strong>la</strong> maggior parte del<strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione mondiale, le condizioni di vita ed il livello di civilizzazione<br />

raggiunti prevedono, <strong>per</strong> molteplici ragioni, che le acque di scarico vengano trattate al fine di<br />

raggiungere determinati standard qualitativi, che prevedono <strong>la</strong> degradazione, se non <strong>la</strong> rimozione<br />

o il cambiamento di costituzione di alcuni contaminanti. Le <strong>tecnologie</strong> di trattamento dei<br />

contaminanti possono essere c<strong>la</strong>ssificate in 3 grandi gruppi:<br />

a) Degradazione tramite trattamento biologico.<br />

b) Separazione tramite floccu<strong>la</strong>zione, assorbimento o filtrazione su membrana.<br />

c) Degradazione tramite ossidazione chimica.<br />

Tra i processi di trattamento che utilizzano l’ossidazione chimica, il trattamento ad <strong>Ozono</strong> si<br />

distingue <strong>per</strong> le molteplici possibilità applicative e <strong>la</strong> capacità di rispondere ai più elevati livelli<br />

qualitativi ambientali con un costo di esercizio economico<br />

ed un funzionamento affidabile.<br />

Sebbene l’<strong>Ozono</strong> possa essere considerata come una<br />

tecnologia centenaria nel trattamento delle acque, è<br />

possibile affermare che solo negli ultimi decenni, <strong>la</strong> sua<br />

applicazione nel<strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> delle acque reflue, siano<br />

esse di origine civile, industriale o di natura mista, ha trovato<br />

un concreto utilizzo. Del resto, solo negli ultimi anni,<br />

<strong>la</strong> disciplina europea ha modificato in modo sensibile il<br />

quadro di riferimento re<strong>la</strong>tivo al trattamento delle acque<br />

di scarico, attraverso <strong>la</strong> Direttiva Quadro sulle Acque, nota<br />

come <strong>Water</strong> Framework Directive (WFD), che prescrive un<br />

progressivo miglioramento del<strong>la</strong> qualità delle acque su<strong>per</strong>ficiali<br />

mediante l’adozione delle migliori tecniche disponibili<br />

(BAT = Best Avai<strong>la</strong>ble Technologies), onde ridurre le<br />

emissioni delle sostanze prioritarie <strong>per</strong>icolose. La disciplina stabilisce diversi livelli di priorità secondo<br />

cui deve uniformarsi <strong>la</strong> gestione dei rifiuti:<br />

• <strong>la</strong> riduzione del<strong>la</strong> loro produzione e <strong>per</strong>icolosità;<br />

• il loro recu<strong>per</strong>o mediante riciclo, reimpiego e riutilizzo;<br />

• l’uso dei rifiuti come fonte di energia.<br />

L’es<strong>per</strong>ienza maturata su più differenti tipi di applicazione, porta ad affermare che l’utilizzo<br />

dell’<strong>Ozono</strong>, sia esso applicato nei processi di produzione, che nel trattamento degli effluenti, consente<br />

di poter rispondere con successo a ciascuno dei tre obiettivi proposti.<br />

Si pensi, a titolo esemplificativo, ai processi di produzione dell’industria cartaria. L’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong><br />

nel processo di sbianca del<strong>la</strong> cellulosa, al confronto con il Cloro o con il biossido di Cloro, consente<br />

sia una riduzione del<strong>la</strong> quantità d’acqua utilizzata, che una migliore qualità di scarico, evitando <strong>la</strong><br />

produzione di composto organo alogenati (AOX). In linea generale, <strong>per</strong> reflue sono intese quelle<br />

acque che, dopo essere state utilizzate nei diversi processi o attività di varia natura, hanno <strong>per</strong>duto<br />

le caratteristiche qualitative originarie, divenendo inadatte <strong>per</strong> un uso diretto o <strong>per</strong> un diretto sversamento<br />

in un corpo idrico. Il Testo unico sulle acque del 2006 (art. 74 DLgs. 152/2006) stabilisce<br />

una definizione di liquami urbani o acque reflue urbane, intese come “acque reflue domestiche<br />

o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di di<strong>la</strong>vamento<br />

convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato”, prevedendo in<br />

un’unica matrice, tutte le problematiche potenziali d’inquinamento possibile.<br />

Con tale nuova concezione, i reflui urbani devono le loro caratteristiche non più solo ai contributi<br />

dell’attività metabolica umana (che ne rappresenta comunque <strong>la</strong> frazione più rilevante), ma anche<br />

al fatto che nel<strong>la</strong> pratica domestica aumenta <strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di prodotti chimici, farmaceutici o cosmetici<br />

dovuti al maggior utilizzo di detersivi, solventi, oli, medicinali, fragranze e acidi, che esiste<br />

un contributo fornito dalle acque di drenaggio delle aree urbane ed un altro possibile dato dal<strong>la</strong><br />

pre<strong>senza</strong> nei centri urbani di attività terziarie come <strong>la</strong>vanderie, stazioni di servizio, <strong>la</strong>boratori


46<br />

47<br />

Categoria Sostanze comprese Effetti sull’ambiente<br />

Solidi sospesi Sostanze in sospensione di natura organica e<br />

inorganica che possono depositarsi come fanghi nei<br />

corpi idrici recettori<br />

Sostanze organiche<br />

biodegradabili<br />

Comprende tutte quelle sostanze che possono<br />

essere degradate biologicamente dagli organismi<br />

decompositori presenti in ambiente acquatico:<br />

proteine (40-60%), carboidrati (25-50%), grassi<br />

(circa 10%). La totalità delle sostanze organiche<br />

biodegradabili presenti nei liquami urbani viene<br />

comunemente espressa in termini di BOD 5<br />

(domanda biologica di O 2) o di COD (domanda<br />

chimica di O 2 )<br />

Nutrienti Elementi indispensabili <strong>per</strong> l’accrescimento del<strong>la</strong> vita<br />

acquatica come il Fosforo e l’Azoto<br />

Microrganismi<br />

patogeni<br />

Comprendono tutti quegli organismi che sono causa<br />

di ma<strong>la</strong>ttie infettive a trasmissione oro-fecale<br />

Sostanze prioritarie Elenco di 33 c<strong>la</strong>ssi di sostanze prioritarie e prioritarie<br />

<strong>per</strong>icolose adottato dal<strong>la</strong> Comunità Europea, <strong>per</strong> le<br />

quali deve essere bandito o limitato l’uso<br />

Sostanze organiche<br />

refrattarie<br />

Sostanze che non vengono degradate con i naturali<br />

processi biologici (fenoli, coloranti, pesticidi, diserbanti)<br />

Metalli pesanti Elementi chimici metallici che hanno una densità<br />

re<strong>la</strong>tivamente alta e sono tossici in basse<br />

concentrazioni (Mercurio, Piombo, Cromo, Arsenico,<br />

Cadmio, Zinco)<br />

Solidi inorganici<br />

disciolti<br />

Composti inorganici disciolti <strong>la</strong> cui concentrazione<br />

aumenta durante il ciclo di utilizzo dell’acqua stessa<br />

Alterano il normale equilibrio dell’ecosistema<br />

in conseguenza dell’aumento del<strong>la</strong> torbidità<br />

(limitazione del<strong>la</strong> quantità di luce che<br />

penetra nell’acqua con effetti dannosi sugli<br />

organismi foto-autotrofi; riduzione e morte<br />

degli organismi bentonici sessili <strong>per</strong> eccessivo<br />

deposito di sedimenti<br />

L’incremento dei normali processi di<br />

decomposizione biologica aerobica può<br />

determinare condizione di anossia<br />

Provocano fenomeni di eutrofizzazione<br />

(eccezionale sviluppo di fitop<strong>la</strong>cton in<br />

su<strong>per</strong>ficie stimo<strong>la</strong>to dall’eccesso di nutrienti,<br />

con conseguente anossia dovuta al materiale<br />

biodegradabile derivante dalle alghe morte )<br />

Possibile trasmissione di infezioni,<br />

soprattutto se i corpi idrici ricettori dei<br />

liquami trattati possono essere utilizzati<br />

come fonti di approvvigionamento idrico,<br />

come acque adibite al<strong>la</strong> balneazione o <strong>per</strong><br />

l’allevamento di molluschi<br />

Sostanze di cui si sospetta o si conosce l’alta<br />

tossicità, <strong>la</strong> cancerogenità, <strong>la</strong> mutagenicità e<br />

<strong>la</strong> capacità di alterare il normale<br />

funzionamento del sistema endocrino<br />

(modificatori endocrini)<br />

artigianali e garage che scaricano nelle fognature reflui di carattere industriale. Di conseguenza,<br />

cambia anche il modello di schematizzazione dei potenziali fattori d’inquinamento nel<strong>la</strong> acque<br />

di scarico, individuandosi otto macrogruppi di sostanze potenzialmente presenti nelle acque di<br />

scarico urbane [Metcalf and Eddy (1991)] mostrata in questa pagina. Da questa c<strong>la</strong>ssificazione<br />

si deduce una fortissima capacità dell’<strong>Ozono</strong> di influenzare il processo depurativo, dovuto al<strong>la</strong><br />

sua capacità di agire in maniera diretta su almeno 4 delle categorie indicate:<br />

• sostanze organiche biodegradabili;<br />

• microrganismi patogeni;<br />

• sostanze prioritarie;<br />

• sostanze organiche refrattarie.<br />

Esiste poi <strong>la</strong> capacità di incidere, seppur in maniera indiretta, su un ulteriore ed importante<br />

argomento del<strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> dei reflui: i fanghi biologici. Sappiamo che nel<strong>la</strong> loro azione sui<br />

composti inquinanti, gli impianti di <strong>depurazione</strong> producono una certa quantità di fango, che<br />

varia a seconda del<strong>la</strong> natura e quantità (espressa in termini di COD) dell’inquinante e delle <strong>tecnologie</strong><br />

di <strong>depurazione</strong> biologica utilizzata. Lo smaltimento di tali fanghi biologici, rappresenta<br />

di conseguenza, una delle principali voci di spesa nell’ambito del<strong>la</strong> gestione delle acque reflue.<br />

Le possibilità applicative dell’<strong>Ozono</strong> nei processi depurativi delle acque di scarico<br />

La tecnologia ad <strong>Ozono</strong> è utilizzata <strong>per</strong> un’ampia varietà di applicazioni nel settore di trattamento<br />

delle acque di scarico. La sua qualità di potente ossidante lo rende adatto <strong>per</strong> le situazioni<br />

in cui si devono eliminare in maniera efficiente tutti gli agenti inquinanti o sostanze tossiche.<br />

La sua azione si esplica mediante ossidazione chimica, capace di determinare una variazioni<br />

nel<strong>la</strong> struttura e nelle proprietà delle molecole organiche: in partico<strong>la</strong>re, le molecole complesse<br />

vengono frammentate e si formano molecole contenenti atomi di ossigeno, quali alcoli o acidi<br />

carbossilici, rendendo così i prodotti dell’ossidazione molto più biodegradabili rispetto alle sostanze<br />

di partenza. L’applicazione dell’<strong>Ozono</strong> non può mai essere circoscritta ad un singolo<br />

specifico obiettivo, <strong>per</strong>ché i benefici dovranno essere misurati sotto molteplici punti di vista, in<br />

re<strong>la</strong>zione ai numerosi effetti:<br />

• disinfezione generale / abbattimento carica batterica;<br />

• miglioramento del<strong>la</strong> floccu<strong>la</strong>zione / filtrazione;<br />

• ossidazione del ferro e manganese;<br />

• decolorazione;<br />

• eliminazione degli odori;<br />

• migliore riduzione biologica dei contaminanti organici (ottimizza il rapporto BOD/COD);<br />

• eliminazione delle sostanze tossiche nelle acque reflue, rimozione dei processi di<br />

nitrificazione;<br />

• decomposizione di agenti complessi (EDTA ecc.);<br />

• ossidazione di cianuri, pesticidi, idrocarburi, diossine, ecc.;<br />

• processi di affinamento/trattamento;<br />

• aumento delle caratteristiche di lucentezza e trasparenza;<br />

In un impianto di trattamento dei reflui il primo possibile punto di applicazione dell’<strong>Ozono</strong> riguarda<br />

il pre-trattamento del liquame. Le forti capacità ossidative dell’<strong>Ozono</strong> vengono impiegate<br />

in questo stadio <strong>per</strong>:<br />

- ossidare le sostanze tossiche ed inibenti (fenoli o suoi derivati e composti poliaromatici) favorendo<br />

così i successivi trattamenti biologici;<br />

- migliorare <strong>la</strong> biodegradabilità del refluo agendo sul parametro BOD/COD;<br />

- aumentare <strong>la</strong> capacità di coagu<strong>la</strong>zione dei trattamenti primari.<br />

L’azione è <strong>la</strong> distruzione dei microrganismi responsabili dell’inibizione del processo di nitrificazione.<br />

Il pre-trattamento con <strong>Ozono</strong> è partico<strong>la</strong>rmente indicato quando nell’affluente<br />

all’impianto di <strong>depurazione</strong> convergono liquami civili e scarichi di processi industriali che<br />

possono avere una maggiore concentrazione di contaminanti specifici che una robusta ossidazione<br />

preventiva riporta a condizioni più vicine a quelle tipiche dei reflui civili.Il concetto<br />

di pre-trattamento si applica anche nei casi di depuratori interni a complessi industriali, che<br />

necessitano di un trattamento preliminare prima dello scarico nell’impianto centralizzato,<br />

Esempi di rottura<br />

parziale (Cracking)<br />

ed ossidazione<br />

completa di alcuni<br />

composti ad o<strong>per</strong>a<br />

dell’<strong>Ozono</strong>.


48<br />

49<br />

idoneo ad ossidare composti tossici specifici. Un’altra possibile schematizzazione circa l’utilizzo<br />

dell’<strong>Ozono</strong> in una linea convenzionale di <strong>depurazione</strong> delle acque di scarico, vede il suo<br />

inserimento in re<strong>la</strong>zione al comparto biologico esistente, ed al<strong>la</strong> sua capacità depurativa,<br />

definendosi tre soluzioni possibili:<br />

Ciascuna soluzione viene valutata in funzione sia delle prestazioni ottenibili che delle possibilità<br />

logistiche d’inserimento del trattamento, ma ovviamente resta il concetto che impiegando<br />

l’<strong>Ozono</strong> a monte o tra le due sezione di un processo biologico, lo scopo è quello di<br />

migliorare <strong>la</strong> biodegradabilità del refluo, ossidando i composti macromoleco<strong>la</strong>ri non biodegradabili<br />

e/o inibenti o comunque tossici, al fine di migliorare <strong>la</strong> prestazione del trattamento<br />

biologico stesso (soluzioni 2 e 3). L’azione ossidante dell’<strong>Ozono</strong> sui composti organici produce<br />

sottoprodotti organici che sono ridotti in dimensioni più piccole ed ossigenati. Questi sottoprodotti<br />

(quali acidi organici, alcoli, chetoni, aldeidi, ecc.) sono molto più assimi<strong>la</strong>bili biologicamente<br />

e digeribili dal<strong>la</strong> flora batterica aerobica. In più, attraverso <strong>la</strong> continua iniezione di gas <strong>Ozono</strong><br />

(prodotto da aria o da ossigeno) nell’acqua reflua trattata, l’acqua ozonizzata diventa satura di<br />

ossigeno e le condizioni di aerobiosi si mantengono durante <strong>la</strong> fase di digestione biologica.<br />

Se invece <strong>la</strong> scelta è quel<strong>la</strong> di porre l’<strong>Ozono</strong> in coda al trattamento biologico (soluzione 1),<br />

l’obiettivo sarà quello del<strong>la</strong> ricerca di completamento del processo depurativo (finissaggio), capace<br />

di portare entro i limiti di riferimento, una serie di parametri chimici e batteriologici, quali<br />

COD, tensioattivi, colore, ecc.<br />

Perché conviene l’applicazione combinata con il biologico?<br />

Regole base <strong>per</strong> <strong>la</strong> valutazione di fattibilità:<br />

• I parametri di riferimento sono il COD, comprendente sia <strong>la</strong> frazione facilmente biodegradabile, che quel<strong>la</strong> più<br />

refrattaria, ed il rapporto BOD 5 /COD<br />

• La riduzione del COD con l’ozono è stechiometrica<br />

• Si stimano di solito circa 2 – 3 g O 3 / g CODelim<br />

Se si considera un costo di esercizio <strong>per</strong> l’ozono di circa 2,0 €/kg O 3 (a seconda dei costi di ossigeno ed energia<br />

elettrica), <strong>per</strong> eliminare 1 kg COD si stimano circa 4 - 6 € (costi di esercizio)!<br />

Il Cliente è consapevole di pagare un costo specifico del genere o possiede delle alternative più economiche ?<br />

Questo porta spesso a considerare <strong>la</strong> combinazione dell’ozono con un trattamento biologico come una combinazione<br />

più vantaggiosa e ragionevole <strong>per</strong> carichi di COD più elevati<br />

O3 O3<br />

O3 O3<br />

O3 O3<br />

O3 O3<br />

I numerosi punti<br />

di un impianto di<br />

trattamento dei<br />

reflui in cui può<br />

essere utilizzato<br />

l’<strong>Ozono</strong>.<br />

I processI d I o s s Id a z Io n e chImIca avanzata (aop)<br />

Sono abitualmente definiti processi avanzati di ossidazione (AOPs: Advanced oxidation processes) i<br />

sistemi basati sul<strong>la</strong> generazione di intermedi altamente reattivi di tipo radicale, come <strong>per</strong> esempio il<br />

radicale ossidrile •OH. Questi tipi di processi <strong>per</strong>mettono di ossidare numerose sostanze organiche<br />

refrattarie all’ossidazione convenzionale in quanto i radicali coinvolti, non solo hanno potenziale<br />

redox molto elevato, ma sono poco selettivi e presentano costanti di reazione di molto su<strong>per</strong>iori a<br />

quelle di ossidanti convenzionali nei confronti del<strong>la</strong> maggior parte dei composti organici.<br />

In alcuni effluenti secondari di impianti di <strong>depurazione</strong> di acque reflue municipali o industriali, <strong>la</strong><br />

pre<strong>senza</strong> di composti refrattari o non prontamente biodegradabili, mantiene il COD residuo a valori<br />

compresi tra 100 e 500 mg/L. Se è necessario, <strong>per</strong> il raggiungimento di limiti più restrittivi, avere<br />

un’ulteriore riduzione del COD, un processo di ossidazione avanzata <strong>per</strong>mette il raggiungimento<br />

di tale scopo. A seconda del<strong>la</strong> struttura delle molecole organiche (dovute ai differenti input di<br />

scarico industriale), <strong>la</strong> cinetica di reazione diretta dell’<strong>Ozono</strong> può variare. Nel caso di una cinetica<br />

troppo lenta, il solo trattamento ad <strong>Ozono</strong> non raggiungerà una riduzione di COD significativa in<br />

un tempo appropriato. In questi casi, l’applicazione combinata dell’<strong>Ozono</strong> con acqua ossigenata<br />

O 3 / <strong>UV</strong> / H 2 O 2 –<br />

<strong>per</strong>corsi possibili<br />

(1- 4) di formazione<br />

del radicale OH.


50<br />

51<br />

Riduzione del COD in un<br />

effluente secondario –<br />

confronto tra l’utilizzo di<br />

O 3 e di O 3 / H 2O 2<br />

<strong>Ozono</strong> <strong>Ozono</strong>/H O 2 2<br />

dose <strong>Ozono</strong> [g/m³] 50 - 200 100 - 250<br />

dose H O [g/m³] 2 2 - 10 - 100<br />

Effetti<br />

riduzione del COD refrattario<br />

“reazione diretta”dell’ozono<br />

riduzione avanzata del COD<br />

refrattario ”ossidazione avanzata”<br />

COD in uscita al trattamento [mg/L] 70 - 100 30 - 80<br />

Costo di trattamento ** [Euro / m³] 0,10 – 0,30 0,15 – 0,50<br />

** Calco<strong>la</strong>to <strong>per</strong> 1,200m³/h (impianto di Kalundborg), inclusi i costi di esercizio ed ammortamento dell’impianto<br />

[H 2O 2 ] ha delle ottime prospettive di miglioramento dei risultati, specialmente sotto gli aspetti economici<br />

di impianti su <strong>la</strong>rga sca<strong>la</strong>. Nel diagramma precedente sono riportati i risultati di un effluente<br />

secondario di un impianto industriale, trattato con <strong>Ozono</strong> e poi con l’AOP. Il COD in ingresso è di<br />

170/mg/L. Con il solo trattamento ad <strong>Ozono</strong>, il valore si riduce a 90mg/L, anche con un aumento<br />

del dosaggio non si migliora il risultato finale. Con il trattamento combinato <strong>Ozono</strong>/H 2O 2, il calore di<br />

COD veniva ridotto facilmente a 40mg/L, <strong>per</strong> cui il processo è migliorato significativamente, fino al<br />

raggiungimento di valori notevolmente restrittivi.<br />

L’impianto di <strong>depurazione</strong> di Kalundborg, in Danimarca, tratta e depura un refluo composto nelle<br />

<strong>per</strong>centuali del 20% municipale ed 80% industriale. La frazione industriale viene in gran parte da<br />

scarichi di un gruppo industriale fermaceutico, attualmente tra i più grandi produttori di insulina al<br />

mondo. L’impianto <strong>Ozono</strong> instal<strong>la</strong>to, con capacità di produzione di 180 kg/h, era in grado di degradare<br />

Impianto ozono<br />

da 12kg/h, fornito<br />

assemb<strong>la</strong>to in<br />

container, <strong>per</strong><br />

trattamento acque<br />

reflue industriali,<br />

prima dello scarico<br />

al corpo idrico<br />

recettore.<br />

un carico di COD pari a 1250 kg/giorno. Successivamente, in seguito ad una restrizione dei limiti di<br />

scarico richiesti dalle autorità, si decise di implementare un dosaggio aggiuntivo di H 2O 2.(dosaggio<br />

160 g H 2O 2/kg <strong>Ozono</strong>). In questo modo, si otteneva un’ulteriore riduzione del COD, o a parità di<br />

prestazione, si poteva trattare una portata maggiore effluente secondario (COD 150 – 200 mg/L).<br />

Altro punto di applicazione dell’ossidazione con <strong>Ozono</strong> è nel<strong>la</strong> fase di trattamento terziario, sfruttando<br />

le sue eccellenti caratteristiche <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione, <strong>per</strong> <strong>la</strong> rimozione dei componenti <strong>per</strong>sistenti (es.<br />

EDC’s), <strong>per</strong> l’abbattimento del COD residuo e dei tensioattivi e <strong>per</strong> <strong>la</strong> decolorazione delle acque.<br />

Secondo <strong>la</strong> destinazione di utilizzo dell’effluente dell’impianto, le modalità ed i dosaggi del trattamento<br />

con <strong>Ozono</strong> possono essere scelti <strong>per</strong> massimizzare il suo effetto.<br />

–<br />

Disinfezione<br />

Decolorazione<br />

Deodorizzazione<br />

Eliminazione COD-AOX<br />

0 1 1 2.5 5 10 25 50 100 200<br />

dose ozono (g O3 / m )<br />

Range tipici di<br />

dosaggio <strong>Ozono</strong><br />

utilizzati nei<br />

campi specifici di<br />

trattamento.q<br />

La combinazione con <strong>la</strong> tecnologia <strong>UV</strong> <strong>per</strong> una disinfezione avanzata<br />

Anche le acque reflue con bassa trasmittanza possono essere disinfettate con successo tramite<br />

un’applicazione <strong>Ozono</strong>/<strong>UV</strong>. La combinazione di questi trattamenti è un processo garantito capace<br />

di trattare sostanze tossiche e <strong>per</strong>sistenti come gli AOX (composti organici alogenati assorbibili),<br />

PAH (idrocarburi policromatici), diossine, pesticidi ecc., tramite l’incremento di formazione dei<br />

radicali idrossido OH altamente reattivi. Il processo combinato <strong>Ozono</strong>/<strong>UV</strong> abilita, migliora ed<br />

aumenta i risultati di purificazione ottenuta con riferimento al<strong>la</strong> disinfezione ed al<strong>la</strong> distruzione<br />

dei composti tossici. Questa combinazione sarà capace di rispondere anche agli standard futuri<br />

(<strong>per</strong> es. sui residui farmaceutici) <strong>per</strong> il riutilizzo delle acque reflue.<br />

l’uTilizzo in iTalia<br />

L’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> nel<strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> in Italia prevede, nel<strong>la</strong> maggior parte dei casi, il suo inserimento<br />

in coda al processo biologico (end-of-pipe-treatment), spesso abbinato ad una filtrazione<br />

<strong>per</strong> realizzare una sezione di affinamento terziario. La scelta dell’<strong>Ozono</strong>, quale tecnologia di<br />

finissaggio, è spesso dettata dall’esigenza di caute<strong>la</strong>rsi, con un unico trattamento, da molteplici<br />

rischi potenziali, quali:<br />

- disinfezione (soprattutto in pre<strong>senza</strong> di virus o specie patogene partico<strong>la</strong>ri);<br />

- decolorazione;<br />

- rimozione di odori sgradevoli;<br />

- riduzione di schiume (dovute a tensioattivi);<br />

- riduzione del COD a valori entro i limiti;<br />

- pre<strong>senza</strong> di composti macromoleco<strong>la</strong>ri.<br />

È evidente, che <strong>la</strong> scelta diventa quasi obbligata nel caso di acque reflue pesantemente inquinate a<br />

causa di un’alta <strong>per</strong>centuale di scarichi industriali. Per tali condizioni, l’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> consente di<br />

raggiungere un livello qualitativo più elevato dell’effluente in uscita. Una tipica applicazione <strong>Ozono</strong><br />

nel trattamento di acqua di scarico è stata realizzata nel 2005 su un impianto nel Nord Italia, che


52<br />

53<br />

raccoglie le acque reflue delle fognature di una serie di Comuni, attraverso un collettore principale<br />

che si estende <strong>per</strong> 20 Km circa, <strong>per</strong> un totale di circa 75.000 Abitanti residenti. Agli scarichi delle<br />

abitazioni si aggiungono numerosi ed importanti insediamenti industriali del settore tessile, cartario,<br />

meccanico ed alimentare che utilizzano l’acqua nel ciclo produttivo e che scaricano fino a 3.000.000<br />

m 3 /anno di acque reflue di processo, <strong>per</strong> cui complessivamente l’impianto può dirsi caratterizzato da<br />

una portata media oraria di 2.000 m 3 /h e da 250.000 E.A. (Abitanti Equivalenti). L’impianto consisteva<br />

originariamente di una fase preliminare di trattamento meccanico di grigliatura, dissabbiatura<br />

e disoleatura, di un trattamento ossidativo biologico ad ossigeno puro, di una sedimentazione e<br />

disinfezione finale con Cloro. Lo scarico nel fiume era <strong>per</strong>ò ancora caratterizzato dal<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di<br />

colore, intenso in alcuni <strong>per</strong>iodi dell’anno, schiume e carica batterica non conforme ai nuovi standard<br />

di riferimento.Era <strong>per</strong>tanto necessario realizzare una fase di trattamento “terziario” consistente in<br />

una filtrazione e successiva ozonizzazione idonea al<strong>la</strong> rimozione dei tensioattivi totali, del<strong>la</strong> carica<br />

batterica e soprattutto del colore, in modo da rendere possibili:<br />

• un notevole innalzamento dello standard qualitativo delle acque effluenti dal depuratore;<br />

• il pieno rispetto dei limiti <strong>per</strong> i parametri chimico-fisici e microbiologici, sul<strong>la</strong> base di un corretto<br />

esercizio del comparto biologico;<br />

• un minore impatto nel ricettore finale a seguito del<strong>la</strong> decolorazione e del<strong>la</strong> consistente riduzione<br />

delle schiume;<br />

• <strong>la</strong> prospettiva del riutilizzo delle acque depurate e sterilizzate <strong>per</strong> gli usi civili e/o industriali<br />

compatibili.<br />

La s<strong>per</strong>imentazione effettuata in campo al fine di definire <strong>la</strong> taglia necessaria dell’impianto mostrava<br />

un refluo caratterizzato dai seguenti valori:<br />

COD = 50 – 115mg/L Tensioattivi totali = 0,6 – 3,6 mg/L<br />

BOD 5 = 20 – 40 mg/L Colore = rosa pallido - vio<strong>la</strong><br />

Solidi sospesi = 20 – 60 mg/L E. Coli = 104 – 105 UFC/100mL<br />

In partico<strong>la</strong>re, si notava <strong>la</strong> variabilità del carico di COD e di tensioattivi del refluo da trattare, in<br />

aumento con il progredire dei giorni <strong>la</strong>vorativi settimanali, identificando così tre c<strong>la</strong>ssi di<br />

qualità del refluo, in base alle quali diversificare i dosaggi di <strong>Ozono</strong>:<br />

c<strong>la</strong>sse di effluente ingresso<br />

tensioattivi totali<br />

COD in Dose O 3<br />

richiesta<br />

risultati qualitativi di<br />

decolorazione<br />

bassa concentrazione 0,5 – 1,5 mg/L 40 – 80 mg/L 10 mg/L decolorazione completa<br />

media concentrazione 1,5 – 2,5 mg/L 80 – 115 mg/L 15 mg/L decolorazione completa<br />

alta concentrazione 2,5 – 3,3 mg/L 80 – 115 mg/L 20 mg/L decolorazione completa<br />

Sui parametri microbiologici presi in considerazione, il trattamento con <strong>Ozono</strong> (10 mgO 3 /L) ha<br />

evidenziato <strong>la</strong> riduzione di E.coli a valori inferiori a 1 x 10 3 UFC/100mL. Il tempo di ritenzione<br />

idraulica nelle colonne di reazione non sembra aver influito significativamente sui risultati finali:<br />

i tempi testati, variati tra 10 e 30 minuti, hanno determinato, a parità di <strong>Ozono</strong> dosato, risultati<br />

confrontabili.<br />

Effetto del<br />

trattamento<br />

con <strong>Ozono</strong> <strong>per</strong><br />

l’eliminazione<br />

del colore.<br />

Acque di scarico<br />

in uscita <strong>senza</strong><br />

trattamento<br />

(a sinistra) e con<br />

trattamento O 3<br />

(a destra.)<br />

l’u T i l i z z o de l l ’oz o n o ne i pr o c e s s i di minimizzazione<br />

o disTruzione de i fa n g h i bi o l o g i c i<br />

La problematica dello smaltimento dei fanghi prodotti dai processi di <strong>depurazione</strong><br />

delle acque sta assumendo una sempre maggiore rilevanza sia a livello nazionale che<br />

internazionale.<br />

In maniera molto schematica, è possibile rappresentare il contesto in cui si o<strong>per</strong>a con <strong>la</strong><br />

seguente tabel<strong>la</strong>.<br />

In Italia i fanghi di <strong>depurazione</strong> sono considerati come un rifiuto generalmente destinato<br />

alle piattaforme di compostaggio, al riutilizzo in agricoltura o, in ultima analisi, al conferimento<br />

in discarica control<strong>la</strong>ta oppure in un inceneritore. Queste soluzioni hanno come<br />

comune denominatore i crescenti costi dovuti all’irrigidimento delle normative che pongono<br />

nuovi e più stringenti limiti. Ne deriva <strong>la</strong> necessità di riesaminare attentamente le filiere di<br />

trattamento dei fanghi, con l’obiettivo di minimizzarne i costi di smaltimento, che oggi<br />

possono raggiungere anche il 40% dei costi totali di gestione. Negli ultimi anni ci sono stati<br />

alcuni studi di <strong>tecnologie</strong> di trattamento o strategie alternative, tese al<strong>la</strong> riduzione del<strong>la</strong><br />

quantità di fanghi di su<strong>per</strong>o in un processo di trattamento, che risultassero più efficienti<br />

e meno costose. Tali strategie possono essere raggruppate in due c<strong>la</strong>ssi principali: quelle<br />

che o<strong>per</strong>ano <strong>per</strong> <strong>la</strong> disintegrazione del fango prodotto e quelle finalizzate al<strong>la</strong> diminuzione<br />

del rendimento di crescita batterico e consentono di ridurre in maniera sostanziale <strong>la</strong><br />

produzione dei fanghi di su<strong>per</strong>o sfruttando le forti capacità ossidanti dell’<strong>Ozono</strong>.<br />

Gli orientamenti delle Direttive europee<br />

La direttiva 91/271/EEC sul trattamento delle acque reflue urbane richiede<br />

che <strong>la</strong> maggior parte del<strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione Europea sia servita da stazioni di<br />

trattamento dei reflui.<br />

La direttiva sui fanghi di <strong>depurazione</strong> (Sewage Sludge Directive 86/278/EEC)<br />

pone restrizioni sulle applicazioni in agricoltura dei fanghi derivanti dai<br />

processi di <strong>depurazione</strong> delle acque reflue.<br />

La direttiva sulle discariche (Landfill directive 1999/31/EC) pone limiti effettivi<br />

sugli scarichi dei fanghi si su<strong>per</strong>o.<br />

Valori medi dei costi di smaltimento:<br />

utilizzo in agricoltura 50/85 e/t<br />

discarica 85/130 e €/t<br />

incenerimento 120/180 e€/t<br />

+<br />

+<br />

+<br />

Curve di<br />

abbattimento dei<br />

tensioattivi con<br />

<strong>Ozono</strong>.<br />

Generazione di più fango<br />

di su<strong>per</strong>o<br />

I costi associati allo<br />

smaltimento dei fanghi<br />

sono in aumento!<br />

Costo di smaltimento<br />

fanghi 350 - 750 €/tDS


54 55<br />

Cenni sui meccanismi di produzione fanghi nei trattamenti biologici<br />

di <strong>depurazione</strong>.<br />

In un trattamento biologico di <strong>depurazione</strong>, le sostanze organiche presenti<br />

nel liquame costituiscono il substrato di crescita di diverse popo<strong>la</strong>zioni<br />

batteriche, che le utilizzano come fonte di energia <strong>per</strong> riprodursi. Più in<br />

dettaglio, nel processo biologico, le sostanze organiche vengono utilizzate <strong>per</strong>:<br />

- <strong>la</strong> sintesi di nuovo materiale cellu<strong>la</strong>re;<br />

- <strong>la</strong> produzione di energia <strong>per</strong> <strong>la</strong> sintesi ed il mantenimento delle cellule.<br />

Dal<strong>la</strong> degradazione delle sostanze organiche si ottengono:<br />

- composti semplici quali l’anidride carbonica, l’acqua, l’azoto ed il metano, che rientrano<br />

nel ciclo naturale;<br />

- nuovi organismi, che insieme ai detriti cellu<strong>la</strong>ri e ai materiali inerti, costituiscono i fanghi di<br />

risulta del trattamento.<br />

L’azione dell’<strong>Ozono</strong><br />

Il principio si basa sul<strong>la</strong> rottura (lisi) o danneggiamento parziale delle membrane cellu<strong>la</strong>ri delle<br />

particelle costituenti i fanghi di su<strong>per</strong>o, che costituiscono una barriera solida di protezione<br />

dei composti cellu<strong>la</strong>ri contenuti all’interno dal<strong>la</strong> biodegradazione. L’effetto comporta che i<br />

batteri più deboli, o parzialmente indeboliti, vanno a formare il substrato organico (cibo) <strong>per</strong><br />

gli organismi più forti o di c<strong>la</strong>sse su<strong>per</strong>iore. Proprio i batteri danneggiati hanno <strong>la</strong> necessità di<br />

rigenerare le proprie strutture cellu<strong>la</strong>ri funzionali (come RNA o DNA). L’energia necessaria <strong>per</strong><br />

tale ricostruzione è attinta dal<strong>la</strong> sintesi delle materie organiche con conseguente diminuzione<br />

di quel<strong>la</strong> disponibile <strong>per</strong> <strong>la</strong> duplicazione. L’azione di stress chimico si esplica più intensamente<br />

nei riguardi di alcune popo<strong>la</strong>zioni batteriche a struttura maggiormente ramificata (fi<strong>la</strong>mentosi).<br />

Questo genera una conseguente riduzione dei fenomeni di bulking e un miglioramento generale<br />

del<strong>la</strong> qualità dei fanghi residui. Inoltre, tale selezione di colonie batteriche, rimanendo quelle a<br />

struttura più compatta (fiocco), produce un miglioramento dello SVI (Sludge Volume Index),<br />

quindi <strong>la</strong> sedimentabilità e <strong>la</strong> disidratabilità dei fanghi residui prodotti. Tecnicamente, il meccanismo<br />

di azione consiste nel sottoporre una parte del<strong>la</strong> portata dei fanghi di su<strong>per</strong>o o di ricircolo<br />

(in concentrazione tale da essere ancora considerato come fango umido) ad un contatto rapido<br />

e ad alta intensità con l’<strong>Ozono</strong>.<br />

L’iniezione avviene attraverso un sistema di contatto in pressione, <strong>per</strong> mezzo di iniettore Venturi<br />

progettato <strong>per</strong> tale tipo di applicazione. L’azione ad elevato potenziale ossidativo è molto rapida<br />

ed intensa, provocando <strong>la</strong> rottura del materiale cellu<strong>la</strong>re in un tempo breve, ed innescando nel<br />

tempo, il suo metabolismo da parte dal<strong>la</strong> biomassa più forte.<br />

Membrane<br />

Biomass<br />

+ O3<br />

Ozone molecules<br />

Ozonated Cell<br />

O3 attach membrane<br />

membrane weak<br />

COD release<br />

First breaks<br />

membrane rupture<br />

COD N/P release<br />

which recircu<strong>la</strong>tes<br />

into biomass<br />

reduced sludge<br />

L’inserimento nel processo biologico esistente<br />

Il fango di su<strong>per</strong>o, può essere ridotto con <strong>per</strong>centuali fino all’70-80%, direttamente all’interno del<br />

ciclo, semplificandone oltre allo smaltimento, anche tutti i trattamenti cui questo è sottoposto.<br />

Ulteriore vantaggio derivante dall’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> in questa specifica applicazione è <strong>la</strong> facilità<br />

d’inserimento nel processo biologico esistente. Esso può essere aggiunto in diverse sezioni del<br />

processo a fanghi attivi, come mostrato nello schema del<strong>la</strong> pagina precedente:<br />

• inserendo <strong>la</strong> sezione di trattamento con <strong>Ozono</strong> nel punto (A), ossia sul<strong>la</strong> linea di ricircolo fanghi,<br />

osserveremmo il risultato sotto l’aspetto del<strong>la</strong> minore produzione del fango di su<strong>per</strong>o, data dal<strong>la</strong><br />

combinazione dell’<strong>Ozono</strong> con il trattamento a fanghi attivi esistente;<br />

• è possibile inserire il trattamento <strong>Ozono</strong> nel punto (B) <strong>per</strong> disintegrare direttamente il fango di<br />

su<strong>per</strong>o e <strong>per</strong> aumentarne <strong>la</strong> sedimentabilità, prima dell’invio al comparto di digestione;<br />

• è possibile trattare direttamente con <strong>Ozono</strong> il fango surnatante, soprattutto se si hanno problematiche<br />

legate al<strong>la</strong> carica batterica fi<strong>la</strong>mentosa, inserendo il trattamento <strong>Ozono</strong> nel punto (C);<br />

• infine, una riduzione del fango da smaltire ed un aumento del<strong>la</strong> resa in metano si può ottenere<br />

con una disintegrazione del fango digerito, inserendo il trattamento <strong>Ozono</strong> nel punto (D).<br />

Successivamente al contatto con l’<strong>Ozono</strong>, nel caso d’impianto con digestione anaerobica, il fango<br />

trattato viene inviato al digestore, con il beneficio di un incremento del<strong>la</strong> resa in metano ed una<br />

drastica riduzione del tempo di trattamento necessario <strong>per</strong> l’idrolisi.<br />

Quando invece è presenta una linea di digestione aerobica, l’effluente in uscita dal trattamento<br />

<strong>Ozono</strong> può essere re-immesso nel<strong>la</strong> vasca di aerazione ed essere usato come carbon source <strong>per</strong> <strong>la</strong><br />

denitrificazione (ristabilisce il rapporto di equilibrio C-N).<br />

Nel complesso, l’attività depurativa biologica non viene inficiata da questo processo, poiché esso<br />

rimuove <strong>la</strong> frazione più debole dei fanghi biologici, rendendo quindi più efficiente <strong>la</strong> frazione<br />

realmente attiva nel<strong>la</strong> rimozione degli inquinanti. Ciononostante, dato che il materiale cellu<strong>la</strong>re<br />

proveniente dal<strong>la</strong> lisi dei batteri ossidati viene reso disponibile come substrato organico, si osserva<br />

un leggero aumento del carico organico in ingresso al<strong>la</strong> fase biologica, normalmente compensato<br />

dalle migliori <strong>per</strong>formance dell’impianto. Ciò porta a misurare <strong>la</strong> prestazione conseguita di riduzione<br />

specifica dei fanghi prodotti in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> capacità di <strong>depurazione</strong> dell’impianto, espressa come<br />

BOD o COD eliminato, attraverso il parametro kgSST / kgCOD ridotto.<br />

L’azione dell’<strong>Ozono</strong> è quindi molteplice:<br />

• si provoca una lisi negli organismi più deboli;<br />

• si danneggiano le strutture cellu<strong>la</strong>ri negli organismi più forti, in modo che l’energia derivata<br />

dal consumo dei nutrienti venga utilizzata <strong>per</strong> il ripristino del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> e non <strong>per</strong><br />

<strong>la</strong> riproduzione;<br />

• si favorisce <strong>la</strong> sopravvivenza solo dei “batteri predatori” (protozoi - metazoi) che metabolizzino<br />

le cellule lise o danneggiate.


56<br />

57<br />

Eccesso fanghi prima e dopo il trattamento ozono<br />

Valutazione del<strong>la</strong> capacità di disintegrazione<br />

L’<strong>Ozono</strong>, oltre che <strong>per</strong> le caratteristiche di potente ossidante, capace di attaccare le membrane<br />

cellu<strong>la</strong>ri molto rapidamente, è anche conosciuto <strong>per</strong> <strong>la</strong> sua capacità di trasformare <strong>la</strong> frazione più<br />

difficilmente biodegradabile di materiale organico in composti con migliore biodegradabilità.Proprio<br />

questo parametro, legato in maniera diretta con <strong>la</strong> facilità di disintegrazione del composto, è stato<br />

assunto in alcuni test come rappresentativo del processo. La capacità di disintegrazione raggiunta<br />

in alcuni test è stata definita in base al ri<strong>la</strong>scio di COD di ogni campione, confrontandolo con quello<br />

di un processo di disintegrazione di riferimento (nel nostro caso una digestione tramite soluzione<br />

alcalina di soda caustica concentrata) che trasforma i solidi sospesi in COD solubile. Assegnando il<br />

100% del<strong>la</strong> resa al campione solubilizzato con il processo di riferimento, si è visto che il grado di<br />

solubilizzazione del COD è una funzione del dosaggio <strong>Ozono</strong> applicato. Attraverso le prove condotte<br />

con differenti dosaggi <strong>Ozono</strong> si è raggiunto un valore massimo di disintegrazione fino al 85%. Le<br />

immagini al microscopio (ingrandimento 50x) nelle figura in alto, mostrano l’eccesso fanghi presente<br />

in un campione prima e dopo il trattamento <strong>Ozono</strong> con un dosaggio pari a 0,08 gO3/g SS. I fiocchi<br />

di fango del campione trattato con <strong>Ozono</strong> sono significativamente più piccoli e meno combinati in<br />

strutture rispetto ai fiocchi del campione non trattato. È quindi possibile affermare che il processo di<br />

disintegrazione del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> con l’<strong>Ozono</strong> è quasi completo. Pertanto, l’uso mirato del<strong>la</strong> tecnologia a<br />

<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> <strong>la</strong> degradazione chimico-biologica del fango secondario comporta i seguenti benefici:<br />

• vantaggi<br />

in un processo di trattamento aerobico<br />

−riduzione<br />

del<strong>la</strong> quantità di fanghi in eccesso da smaltire ==> minori costi di smaltimento<br />

fanghi;<br />

−migliore<br />

comportamento stabilizzante del fango (SVI) tramite riduzione del<strong>la</strong> crescita batterica<br />

fi<strong>la</strong>mentosa;<br />

− riduzione del problema del bulking fi<strong>la</strong>mentoso;<br />

− riduzione delle schiume biologiche;<br />

−riduzione dei costi degli<br />

additivi chimici;<br />

−migliore<br />

sedimentabilità.<br />

−utilizzo<br />

del fango disintegrato come C-source <strong>per</strong> <strong>la</strong> denitrificazione, quando <strong>la</strong> re<strong>la</strong>zione C/N<br />

non bi<strong>la</strong>nciata impedisce una completa denitrificazione;<br />

Grado di<br />

solubilizzazione<br />

del COD in<br />

re<strong>la</strong>zione al<br />

dosaggio <strong>Ozono</strong>.<br />

Generatore <strong>Ozono</strong> SMO 800. Distruttore <strong>Ozono</strong> residuo.<br />

• vantaggi<br />

in un processo di trattamento anaerobico<br />

−riduzione<br />

del<strong>la</strong> quantità di fanghi in eccesso da smaltire ==> minori costi di smaltimento<br />

fanghi;<br />

− incremento del<strong>la</strong> resa in metano;<br />

− tempi di ritenzione più brevi nel<strong>la</strong> vasca di digestione.<br />

l’impianTo oz o n o<br />

La struttura di un impianto ad <strong>Ozono</strong> nel trattamento delle acque è re<strong>la</strong>tivamente semplice, composta<br />

dal generatore <strong>Ozono</strong> e da un numero di apparecchiature accessorie variabile in re<strong>la</strong>zione<br />

al<strong>la</strong> capacità di produzione, al<strong>la</strong> continuità di funzionamento ed al controllo dei costi di esercizio<br />

richiesti. Uno schema tipico di impianto di trattamento ad <strong>Ozono</strong> Wedeco è riportato nel<strong>la</strong> figura<br />

a pagina seguente. Per le caratteristiche del gas, si è già detto che <strong>la</strong> produzione dell’<strong>Ozono</strong> deve<br />

avvenire in loco, subito prima del suo utilizzo. Del generatore <strong>Ozono</strong>, abbiamo già par<strong>la</strong>to in precedenza.<br />

In alcuni casi, è possibile che <strong>la</strong> produzione richiesta venga assicurata <strong>per</strong> mezzo di più<br />

macchine funzionanti in parallelo, in modo da assicurare in ogni caso una continuità di esercizio<br />

qualora una di esse sia fuori servizio. Come già accennato, non tutta l’energia fornita viene utilizzata<br />

nel<strong>la</strong> generazione dell’<strong>Ozono</strong>, ma parte di essa viene smaltita sotto forma di calore che deve<br />

essere immediatamente allontanato, <strong>per</strong> mantenere il processo efficiente. Si utilizza dell’acqua di<br />

raffreddamento, con tem<strong>per</strong>ature in un range tra 5 e 35°C, che scorre all’interno del generatore,<br />

in controcorrente al flusso gassoso. In linea di massima a tem<strong>per</strong>ature più basse corrisponde una<br />

maggiore efficienza del processo produttivo di <strong>Ozono</strong>. Per evitare possibili incrostazioni all’interno<br />

del vessel, l’acqua deve avere delle buone caratteristiche qualitative (<strong>per</strong> cui non è possibile ad. ss.<br />

utilizzare direttamente l’acqua del depuratore, anche nel caso in cui provenga dal<strong>la</strong> fase di affinamento).<br />

Per l’approvvigionamento dell’acqua di raffreddamento si può utilizzare acqua del<strong>la</strong> rete<br />

potabile, qualora sia disponibile in quantità sufficiente (in pratica mai), oppure si utilizza un gruppo<br />

di produzione di acqua refrigerata dedicato, capace di produrre acqua a bassa tem<strong>per</strong>atura, ma con<br />

ulteriori costi elettrici, od infine si utilizza l’acqua del depuratore, raffreddando in maniera indiretta<br />

il generatore attraverso uno scambiatore di calore a piastre.<br />

La vasca dove si realizza il contatto tra l’<strong>Ozono</strong> e il liquido non può essere a cielo a<strong>per</strong>to in quanto<br />

il gas residuo dopo il trattamento potrebbe contenere ancora tracce di <strong>Ozono</strong>, che non possono<br />

essere liberate in ambiente, ma vanno convogliate in un apposito distruttore di <strong>Ozono</strong> residuo,<br />

capace di riconvertire, <strong>per</strong> via termica o catalitica, le tracce di <strong>Ozono</strong> in ossigeno.<br />

Per l’alimentazione del generatore <strong>Ozono</strong> esistono 3 soluzioni:<br />

- fornitura di aria compressa ed essiccata;<br />

- fornitura di ossigeno da serbatoi di stoccaggio;<br />

- produzione di ossigeno on-site attraverso dei sistemi PSA o VPSA<br />

La scelta sul<strong>la</strong> soluzione più idonea dipende da molti fattori di tipo economico e logistico (distanza<br />

e difficoltà di approvvigionamento di ossigeno industriale, costi e/o ammortamenti del generatore<br />

di ossigeno, ecc).<br />

L’alimentazione elettrica del generatore di <strong>Ozono</strong> deve fornire energia agli elettrodi in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong><br />

quantità di <strong>Ozono</strong> da produrre. Poiché <strong>la</strong> quantità di <strong>Ozono</strong> da produrre è normalmente gestita<br />

da PLC che ne <strong>per</strong>mette <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>zione, anche l’alimentazione è di solito asservita a tali logiche <strong>per</strong><br />

ottenere non solo <strong>la</strong> migliore efficienza energetica ma anche <strong>la</strong> registrazione dei dati di funzionamento<br />

anche re<strong>la</strong>tivi all’alimentazione elettrica.<br />

Il contatto tra <strong>Ozono</strong> e liquido sottoposto a trattamento viene realizzato <strong>per</strong> gorgogliamento


58<br />

59<br />

Le partico<strong>la</strong>ri<br />

caratteristiche<br />

dell’ozono<br />

richiedono<br />

materiali<br />

speciali <strong>per</strong> i<br />

dischi porosi<br />

attraverso<br />

cui vengono<br />

generate le<br />

bolle fini di gas.<br />

In alternativa<br />

si possono<br />

utilizzare<br />

iniettori che<br />

o<strong>per</strong>ano <strong>per</strong><br />

effetto Venturi.<br />

Gas di<br />

alimentazione<br />

aria / O 2<br />

Acqua di<br />

raffreddamento<br />

5,5 kV<br />

5 - 32 °C<br />

generatore ozono<br />

Alimentazione<br />

elettrica (400V)<br />

del gas nel liquido. I diffusori sono realizzati in modo da generare bolle fini <strong>per</strong> aumentare<br />

<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie di contatto tra gas e liquido e sono disposti secondo geometrie che consentano<br />

<strong>la</strong> migliore uniformità di trattamento del liquido che transita nel<strong>la</strong> vasca.<br />

I diffusori sono costituiti da dischi porosi in materiale ceramico con elevate caratteristiche<br />

di resistenza all’ossidazione che le normali membrane sintetiche dei dischi <strong>per</strong> aerazione dei<br />

liquami non posseggono. In alternativa appositi iniettori con ugelli specifici, che o<strong>per</strong>ano<br />

<strong>per</strong> Effetto Venturi, misce<strong>la</strong>no il gas e i liquido in regime altamente turbolento in modo<br />

da consentire al gas di venire in contatto il più a lungo possibile con l’acqua immessa nel<br />

reattore. Quest’ultimo sistema è partico<strong>la</strong>rmente adottato nel trattamento dei fanghi, <strong>per</strong><br />

i quali il regime di elevata turbolenza favorisce <strong>la</strong> ozonolisi e <strong>la</strong> conseguente riduzione<br />

del<strong>la</strong> sua massa. Gli impianti di trattamento dei reflui prevedono <strong>la</strong> possibilità di impiego<br />

dell’<strong>Ozono</strong> in differenti fasi del<strong>la</strong><br />

<strong>depurazione</strong>. In considerazione<br />

del fatto che i costi di produzione<br />

dell’<strong>Ozono</strong> diminuiscono con il<br />

crescere del<strong>la</strong> dimensione dell’impianto,<br />

contrariamente al passato,<br />

oggi si tende a considerare <strong>la</strong> progettazione<br />

di una vera e propria<br />

stazione indipendente di produzione<br />

del gas con più utenze di<br />

applicazione del gas nei vari punti<br />

dell’impianto di trattamento in cui<br />

è prevista il loro impiego. Questo<br />

criterio di considerare una vera e<br />

O 3<br />

Distruzione<br />

ozono<br />

residuo<br />

Sezione di contatto<br />

Elettrodi<br />

EFFIZON HP<br />

WEDECO<br />

propria “centrale di produzione dell’<strong>Ozono</strong>” all’interno di un impianto di trattamento dei<br />

reflui, si rive<strong>la</strong> partico<strong>la</strong>rmente valido <strong>per</strong> i depuratori di nuova concezione mentre, <strong>per</strong><br />

quelli esistenti che vengono aggiornati con le <strong>tecnologie</strong> più moderne <strong>per</strong> adeguarne <strong>la</strong><br />

capacità di trattamento alle mutate esigenze, si rive<strong>la</strong> a volte non applicabile e richiede<br />

quindi <strong>la</strong> produzione del gas O 3 <strong>per</strong> una singo<strong>la</strong> applicazione.<br />

Considerazioni economiche<br />

Malgrado il trattamento con <strong>UV</strong> e con <strong>Ozono</strong> abbiano ormai una storia lunga quasi un secolo,<br />

<strong>per</strong> molti anni il principale ostacolo all’adozione di queste <strong>tecnologie</strong> è stato il fattore<br />

economico. Oggi tale barriera viene a cedere non solo <strong>per</strong>ché le <strong>tecnologie</strong> si sono evolute in<br />

modo da rendere concorrenziali questi due sistemi di trattamento ma anche <strong>per</strong> l’accresciuta<br />

attenzione ai temi ambientali di oggi rende ancora più importante il fatto che l’uso degli<br />

<strong>UV</strong> e dell’<strong>Ozono</strong> sono realmente <strong>tecnologie</strong> pulite, che non solo non richiedono l’impiego<br />

di additivi chimici ma che non solo non comportano alcun sottoprodotto contaminante<br />

negli effluenti trattati, ma addirittura <strong>per</strong>mettono dosaggi minori <strong>per</strong> quegli additivi che<br />

debbono essere utilizzati (come il Cloro) a valle del trattamento.<br />

Certo, <strong>la</strong> variabile del costo dell’energia, che <strong>la</strong> storia recente ha visto fluttuare molto rapidamente<br />

con una escursione tra prezzi minimi e massimi davvero importante, può rendere<br />

difficoltoso fissare dei parametri generali. Va detto tuttavia che il prezzo del petrolio, che<br />

principalmente influenza il prezzo dell’energia, in realtà finisce con l’influenzare indirettamente<br />

anche il prezzo delle materie prime e, di conseguenza, il prezzo dei prodotti chimici da<br />

utilizzare nel trattamento delle acque. Se pure con rapporti di proporzionalità leggermente<br />

differenti è quindi corretto riportare le comparazioni che sono state e<strong>la</strong>borate negli anni<br />

scorsi. Che ci risulti non esiste al momento un studio esaustivo che <strong>per</strong>mette di mettere a<br />

confronto direttamente differenti tipologie tecnologiche <strong>per</strong> il trattamento delle acque.<br />

In realtà, a ben vedere, <strong>la</strong> velocità di fluttuazione dei prezzi, rende impossibile al momento<br />

attuale delle analisi predittive sui costi di gestione degli impianti. Ciò non solo <strong>per</strong> le notevoli<br />

differenze che si possono rilevare sul prezzo dei materiali e dell’energia ma, addirittura, sui<br />

costi finanziari di cui si deve tenere conto nel valutare correttamente gli ammortamenti<br />

degli impianti.<br />

Come raffronto economico <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione delle acque ci si può riferire al grafico in<br />

questa pagina.<br />

Per avere una idea di quanto il progresso tecnologico abbia influito nel tempo sul fattore<br />

economico riportiamo anche un grafico sull’andamento<br />

dei costi di produzione dell’<strong>Ozono</strong>.<br />

dove si vede che il consumo energetico <strong>per</strong> <strong>la</strong> produzione<br />

di un kg di <strong>Ozono</strong> si è dimezzato negli<br />

ultimi vent’anni e che il progresso tecnologico ha<br />

<strong>per</strong>messo, a parità di gas trattato un raddoppio<br />

del<strong>la</strong> produzione di <strong>Ozono</strong>.<br />

In questo caso l’economia di sca<strong>la</strong> riveste un ruolo<br />

importantissimo come mostra il grafico seguente:<br />

Come si vede nel grafico di pagina seguente <strong>per</strong><br />

<strong>la</strong> produzione di un kg ora si valuta un costo di<br />

circa 3,3 € se si considerano anche i costi di ammortamento<br />

dell’impianto e di circa 2,3 € se si<br />

considerano i costi puri. Se si passa al<strong>la</strong> produzione<br />

di 10 kg/ora di O 3 il costo scende a circa 2,1 € <strong>per</strong><br />

kg tenendo conto degli investimenti e a 1,8 € <strong>per</strong>


60<br />

61<br />

Il progresso<br />

tecnologico ha<br />

costantemente<br />

fatto diminuire<br />

il costo di<br />

produzione<br />

dell’ozono.<br />

%<br />

100<br />

90<br />

80<br />

70<br />

60<br />

50<br />

40<br />

30<br />

20<br />

10<br />

0<br />

Impianti più grandi<br />

offrono il vantaggio<br />

del<strong>la</strong> magggiore<br />

economicità <strong>per</strong> il<br />

trattamento con<br />

ozono.<br />

Costi totali [/kgO3]<br />

3,5<br />

3,0<br />

2,5<br />

2,0<br />

1,5<br />

1,0<br />

0,5<br />

0<br />

Costi manutenzione<br />

Costi raffreddamento acqua<br />

Costi energetici<br />

Costi ossigeno<br />

Costi di investimento<br />

Costi <strong>senza</strong> investimenti<br />

1 5 10 30 50 500<br />

Produzione di ozono [kg/h]<br />

i costi vivi. Se poi si considera una produzione di 500 kg/h il dato crol<strong>la</strong> a poco più di 1 €<br />

(inclusi gli ammortamenti) e di soli 0,8 € <strong>per</strong> kg come costo di produzione.<br />

Tradizionalmente il trattamento con <strong>Ozono</strong> veniva considerato costoso rispetto ad altri<br />

sistemi, ma con il progredire del<strong>la</strong> tecnologia e con l’ampliarsi del range di impiego di questo<br />

agente ossidante, passato dal<strong>la</strong> semplice fase di disinfezione ad agente di trattamento<br />

preliminare ed intermedio, <strong>la</strong> richiesta di <strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> il trattamento è cresciuta e, con lei,<br />

anche <strong>la</strong> sua economicità. Il dato economico re<strong>la</strong>tivo all’<strong>Ozono</strong> diventa ancora più rilevante<br />

se si considerano i costi di trattamento e smaltimento dei fanghi di su<strong>per</strong>o prodotti dagli<br />

impianti <strong>per</strong> i reflui urbani e industriali. In questo caso <strong>la</strong> possibilità di abbattere volumetricamente<br />

fino all’80% del fango prodotto destinato a smaltimento comporta un deciso<br />

miglioramento del<strong>la</strong> economia complessiva dell’impianto.<br />

Purtroppo allo stato attuale non esistono molti studi comparativi che mettono a confronto<br />

le <strong>tecnologie</strong> tradizionali con gli impianti più moderni. Nel 2004, l’ARPA dell’Emilia Romagna<br />

effettuò uno studio (“Studio finalizzato all’introduzione di norme e misure volte a favorire il<br />

riutilizzo delle acque reflue depurate”) in cui, oltre a considerazioni logistiche e normative,<br />

veniva analizzato nel dettaglio l’ipotesi di aggiornamento ed potenziamento degli impianti<br />

di trattamento delle acque di sua competenza, valutando non solo i costi delle alternative<br />

tecnologicamente emergenti ma, addirittura, anche i costi di aggiornamento e/o costruzione<br />

di reti di distribuzione delle acque depurate <strong>per</strong> il riutilizzo in agricoltura. Per i 26<br />

impianti presi in considerazione nello studio<br />

1980 1990 2000<br />

Consumo energetico<br />

re<strong>la</strong>tivo [%]<br />

anno<br />

25<br />

20<br />

15<br />

10<br />

5<br />

0<br />

Concentrazione<br />

di ozono [WT %]<br />

WT %<br />

re<strong>la</strong>tivo ai costi di trattamento delle acque,<br />

si hanno valori molto differenti dei costi<br />

unitari di trattamento a seconda delle caratteristiche<br />

originarie dell’impianto e del<strong>la</strong><br />

rete di distribuzione. Lo studio (disponibile<br />

sul sito del Ministero dell’Ambiente), ormai<br />

probabilmente datato <strong>per</strong> quello che riguarda<br />

le variabili tecnologiche ed economiche,<br />

è interessante <strong>per</strong> <strong>la</strong> metodologia applicata,<br />

<strong>per</strong> i valori re<strong>la</strong>tivi che emergono nel<strong>la</strong><br />

analisi economica e <strong>per</strong> le considerazioni<br />

pratico applicative che ne derivano anche se,<br />

al<strong>la</strong> data attuale, probabilmente i risultati<br />

sarebbero leggermente differenti.<br />

Cenni sul<strong>la</strong> normativa <strong>per</strong> i sistemi<br />

di <strong>depurazione</strong> delle acque<br />

La valutazione tecnica e <strong>la</strong> progettazione di un sistema<br />

di trattamento delle acque non può prescindere dal<br />

riferimento normativo che ne rego<strong>la</strong>menta l’utilizzo e<br />

fissa i parametri che debbono essere raggiunti. Vista<br />

<strong>la</strong> difficoltà di fornire un quadro completo delle normative,<br />

riportiamo stralci di un documento redatto nel<br />

2001 dall’ANPA (Agenzia Nazionale <strong>per</strong> <strong>la</strong> Protezione<br />

dell’Ambiente), con il significativo titolo di “Guida al<strong>la</strong><br />

progettazione dei sistemi di collettamento e <strong>depurazione</strong><br />

delle acque reflue urbane”. Altro documento interessante<br />

in materia, sempre a cura dell’ANPA, è “Il riutilizzo delle<br />

acque e dei fanghi prodotti da impianti di <strong>depurazione</strong><br />

di reflui urbani: Quadro conoscitivo generale ed<br />

aspetti specifici” in quanto <strong>per</strong>corre in modo sintetico<br />

le principali normative internazionali, quelle di alcuni<br />

Paesi comunitari, quelle italiane, fornendo <strong>per</strong>sino un<br />

quadro regionale delle problematiche specifiche (dati<br />

al 2007). In generale, i due principali riferimenti seguiti<br />

dal<strong>la</strong> maggioranza delle nazioni che hanno definito<br />

standard e linee-guida <strong>per</strong> il riuso delle acque reflue<br />

depurate, sono le prescrizioni e linee-guida proposte<br />

dal<strong>la</strong> WHO (World Health Organization) e quelle dello<br />

Stato del<strong>la</strong> California. Le linee guida espresse dal<strong>la</strong> WHO<br />

sono state utilizzate come modello in materia di riuso<br />

delle acque reflue ed hanno contribuito ad aumentare<br />

l’interesse verso il riuso di questa risorsa alternativa.<br />

Nel corso del 2006 è stata pubblicata una revisione del<br />

documento “Guidelines for the safe use of wastewater,<br />

excreta and greywater. Wastewater use in agricolture”<br />

in cui vi è un netto cambiamento nell’approccio seguito<br />

<strong>per</strong> definire le condizioni necessarie <strong>per</strong> il riuso delle<br />

acque reflue depurate. La California è stato il primo<br />

stato americano ad avviarsi verso il riuso di acqua reflua<br />

urbana depurata. L’approccio californiano si è basato<br />

sull’applicazioni di norme e prescrizioni piuttosto severe.<br />

Le prime normative <strong>per</strong> il riuso risalgono già al 1918. Nel<br />

1970, il Codice delle acque dello Stato del<strong>la</strong> California<br />

stabilì che “è intenzione dell’assemblea legis<strong>la</strong>tiva che<br />

lo Stato adotti ogni possibile misura <strong>per</strong> promuovere lo<br />

sviluppo di servizi <strong>per</strong> il recu<strong>per</strong>o delle acque in modo<br />

tale che esse contribuiscano a soddisfare le sempre più<br />

crescenti esigenze idriche dello Stato”.<br />

qu a d r o legis<strong>la</strong>Tivo d i r i f e r i m e n T o<br />

I principali atti normativi italiani che, negli ultimi anni,<br />

hanno modificato in modo radicale l’approccio al problema<br />

generale delle acque ed a quello delle acque reflue<br />

urbane in partico<strong>la</strong>re, sono i seguenti:<br />

• Delibera Interministeriale 4 febbraio 1977 “Criteri,<br />

metodologie e norme tecniche generali di cui all’art.2,<br />

lettere b), d) ed e), del<strong>la</strong> Legge 10 maggio 1976,<br />

n.319, recante norme <strong>per</strong> <strong>la</strong> tute<strong>la</strong> delle acque<br />

dall’inquinamento”;<br />

• Legge 18 maggio 1989, n. 183 “Norme <strong>per</strong> il riassetto<br />

organizzativo e funzionale del<strong>la</strong> difesa del suolo” e<br />

successive modifiche e integrazioni;<br />

• Legge 5 gennaio 1994, n. 36 “Disposizioni in materia<br />

di risorse idriche” (c.d. Legge Galli);<br />

• Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 11 maggio 1999, n.152<br />

“Disposizioni sul<strong>la</strong> tute<strong>la</strong> delle acque dall’inquinamento<br />

e recepimento del<strong>la</strong> Direttiva 91/271/CEE concernente<br />

il trattamento delle acque reflue urbane e<br />

del<strong>la</strong> Direttiva 91/676/CEE re<strong>la</strong>tiva al<strong>la</strong> protezione<br />

delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati<br />

provenienti da fonti agricole” modificato ed integrato<br />

dal Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 18 agosto 2000, n.258.<br />

L’intera materia è stata poi ripresa nel Decreto Legis<strong>la</strong>tivo<br />

3/4/2006 n. 152 ”Norme in materia ambientale”, successivamente<br />

modificato dal decreto-legge 30 dicembre<br />

2008, n. 208, convertito nel<strong>la</strong> legge 27 febbraio 2009,<br />

n. 13, recante: «Misure straordinarie in materia di risorse<br />

idriche e di protezione dell’ambiente».<br />

Delibera Interministeriale 4 febbraio 1977<br />

La Delibera del Comitato Interministeriale <strong>per</strong> <strong>la</strong> Tute<strong>la</strong><br />

delle Acque (CITAI) fornisce le norme tecniche di attuazione<br />

del<strong>la</strong> Legge 10 maggio 1976, n. 319 (c.d. Legge<br />

Merli). In partico<strong>la</strong>re, definisce:<br />

• criteri generali e metodologie <strong>per</strong> il rilevamento delle<br />

caratteristiche qualitative e quantitative dei corpi idrici<br />

e <strong>per</strong> <strong>la</strong> formazione del catasto degli scarichi;<br />

• criteri generali <strong>per</strong> il corretto e razionale uso dell’acqua,<br />

inteso come uso commisurato alle reali disponibilità<br />

del<strong>la</strong> risorsa idrica e proporzionato al buon funzionamento<br />

degli impianti di utilizzo, secondo criteri di<br />

massimo rendimento nei confronti del<strong>la</strong> quantità e<br />

del<strong>la</strong> qualità dell’acqua;<br />

• norme tecniche generali <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione<br />

dell’instal<strong>la</strong>zione e dell’esercizio degli impianti di<br />

acquedotto;<br />

• norme tecniche generali <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione<br />

dell’instal<strong>la</strong>zione e dell’esercizio degli impianti di fognatura<br />

e <strong>depurazione</strong>;<br />

• norme tecniche generali <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione dello<br />

smaltimento dei liquami sul suolo; <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione<br />

dello smaltimento dei fanghi residuati dai cicli<br />

di <strong>la</strong>vorazione e dai processi di <strong>depurazione</strong>; sul<strong>la</strong><br />

natura e consistenza degli impianti di smaltimento<br />

sul suolo di insediamenti civili di consistenza inferiore<br />

a 50 vani, o a 5.000 m 3 .<br />

Occorre ricordare che, in forza dell’art.62, comma 7,<br />

del D.Lgs. 152/99 e successive modifiche e integrazioni,<br />

le norme tecniche di cui al<strong>la</strong> delibera CITAI del 1977<br />

continuano ad applicarsi “<strong>per</strong> quanto espressamente<br />

disciplinato dal presente decreto”.<br />

Legge 18 maggio 1989, n.183 e successive<br />

modifiche e integrazioni<br />

La Legge definisce finalità, soggetti, strumenti e modalità<br />

dell’azione del<strong>la</strong> Pubblica Amministrazione in materia di<br />

difesa del suolo.<br />

Suoi obiettivi sono quelli di “assicurare <strong>la</strong> difesa del suolo,<br />

il risanamento delle acque, <strong>la</strong> fruizione e <strong>la</strong> gestione<br />

del patrimonio idrico <strong>per</strong> gli usi di razionale sviluppo<br />

economico e sociale, <strong>la</strong> tute<strong>la</strong> degli aspetti ambientali<br />

ad essi connessi”.


62<br />

63<br />

Gli elementi caratterizzanti del<strong>la</strong> Legge sono i<br />

seguenti:<br />

• <strong>la</strong> ripartizione del territorio in bacini idrografici di rilievo<br />

nazionale, interregionale e regionale;<br />

• nei bacini idrografici di interesse nazionale, l’istituzione<br />

dell’Autorità di bacino;<br />

• l’introduzione di un nuovo strumento di politica del<br />

territorio, il Piano di bacino, che è adottato dalle<br />

Autorità di bacino <strong>per</strong> i bacini di interesse nazionale<br />

e dalle Regioni <strong>per</strong> gli altri bacini.<br />

Legge 5 gennaio 1994, n.36 (c. d. Legge Galli)<br />

La Legge 5 gennaio 1994, n.36 riorganizza <strong>la</strong> gestione<br />

dei servizi pubblici di acquedotto, fognatura e <strong>depurazione</strong><br />

ed introduce il servizio idrico integrato, definendo<br />

nuovi processi e nuovi soggetti istituzionali.<br />

La Legge si basa sui seguenti principi generali:<br />

• tute<strong>la</strong> e uso razionale del<strong>la</strong> risorsa idrica, che costituisce<br />

un bene pubblico da utilizzare “salvaguardando<br />

le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire<br />

di un integro patrimonio ambientale”;<br />

• “gli usi delle acque devono essere indirizzati al risparmio<br />

e al rinnovo delle risorse <strong>per</strong> non pregiudicare<br />

il patrimonio idrico, <strong>la</strong> vivibilità dell’ambiente,<br />

l’agricoltura, <strong>la</strong> fauna e <strong>la</strong> flora acquatiche, i processi<br />

geomorfologici e gli equilibri idrologici”;<br />

• l’uso dell’acqua <strong>per</strong> il consumo umano è prioritario<br />

rispetto agli altri usi;<br />

• il risparmio idrico va conseguito mediante il progressivo<br />

risanamento delle reti di collettamento esistenti<br />

che evidenzino consistenti <strong>per</strong>dite, l’instal<strong>la</strong>zione di<br />

reti duali nei nuovi insediamenti di rilevanti dimensioni,<br />

l’instal<strong>la</strong>zione di contatori nelle singole unità abitative<br />

e di contatori differenziati <strong>per</strong> le attività produttive e<br />

del terziario esercitate nel contesto urbano, <strong>la</strong> diffusione<br />

di metodi e apparecchiature <strong>per</strong> il risparmio<br />

idrico.<br />

Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 11 maggio 1999,<br />

n.152 modificato e integrato dal Decreto<br />

Legis<strong>la</strong>tivo 18 agosto 2000, n. 258<br />

Il Decreto Legis<strong>la</strong>tivo attua una razionalizzazione unificante<br />

dei diversi testi normativi che finora avevano<br />

disciplinato, in modo settoriale e non coordinato, i diversi<br />

aspetti del<strong>la</strong> tute<strong>la</strong> e degli usi del<strong>la</strong> risorsa idrica. I principi<br />

generali sui quali esso si basa sono i seguenti:<br />

• <strong>la</strong> prevenzione e <strong>la</strong> riduzione dell’inquinamento e l’attuazione<br />

del risanamento dei corpi idrici inquinati;<br />

• il miglioramento dello stato delle acque e l’adeguata<br />

protezione di quelle destinate a partico<strong>la</strong>ri usi, con<br />

priorità di quelle destinate al consumo umano;<br />

• il <strong>per</strong>seguimento di obiettivi di qualità dei corpi idrici<br />

che garantiscano il mantenimento del<strong>la</strong> capacità naturale<br />

di auto<strong>depurazione</strong> e <strong>la</strong> capacità di sostenere comunità<br />

animali e vegetali ampie e ben diversificate;<br />

• <strong>la</strong> definizione di criteri <strong>per</strong> una corretta gestione del<strong>la</strong><br />

risorsa idrica nell’ottica dell’uso sostenibile e del<br />

risparmio idrico;<br />

• <strong>la</strong> definizione di criteri, vincoli e parametri <strong>per</strong> il collettamento<br />

ed il trattamento delle acque reflue urbane,<br />

nonché delle modalità <strong>per</strong> il loro riutilizzo.<br />

Il Decreto recepisce le Direttive comunitarie 91/271 e<br />

91/676.<br />

no T e sul<strong>la</strong> no r m a T i v a i T a l i a n a<br />

Il Decreto Ministeriale n. 185 del 12 giugno 2003 (emanato<br />

in attuazione dell’articolo 26, comma 2, del D.<br />

Lgs. 152/99), stabilisce le norme tecniche <strong>per</strong> il riutilizzo<br />

delle acque reflue domestiche, urbane ed industriali nel<br />

nostro Paese.<br />

Il D.M. 185/03, nel<strong>la</strong> sostanza confermato dal decreto<br />

del 2006, rego<strong>la</strong>menta il riutilizzo delle acque reflue,<br />

limitando il prelievo delle acque su<strong>per</strong>ficiali e sotterranee,<br />

riducendo l’impatto degli scarichi sui fiumi e favorendo il<br />

risparmio idrico, mediante l’utilizzo multiplo delle acque<br />

di <strong>depurazione</strong>. Secondo il Decreto il riutilizzo deve avvenire<br />

in condizioni di sicurezza <strong>per</strong> l’ambiente, evitando<br />

alterazioni agli ecosistemi, al suolo ed alle colture, nonché<br />

rischi igienico-sanitari <strong>per</strong> <strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione. Inoltre, il<br />

riutilizzo irriguo deve essere realizzato con modalità che<br />

assicurino il risparmio idrico. Nel riutilizzo sono considerate<br />

ammissibili le seguenti destinazioni d’uso:<br />

• uso irriguo: <strong>per</strong> l’irrigazione di colture destinate sia<br />

al<strong>la</strong> produzione di alimenti <strong>per</strong> il consumo umano ed<br />

animale sia a fini non alimentari, nonché <strong>per</strong> l’irrigazione<br />

di aree destinate al verde o ad attività ricreative<br />

o sportive;<br />

• uso civile: <strong>per</strong> il <strong>la</strong>vaggio delle strade nei centri urbani;<br />

<strong>per</strong> l’alimentazione dei sistemi di riscaldamento o<br />

raffreddamento; <strong>per</strong> l’alimentazione di reti duali di<br />

adduzione, separate da quelle delle acque potabili,<br />

con esclusione dell’utilizzazione diretta di tale acqua<br />

negli edifici a uso civile, ad eccezione degli impianti<br />

di scarico nei servizi igienici;<br />

• uso industriale: come acqua antincendio, di processo,<br />

di <strong>la</strong>vaggio e <strong>per</strong> i cicli termici dei processi industriali,<br />

con l’esclusione degli usi che comportano un contatto<br />

tra le acque reflue recu<strong>per</strong>ate e gli alimenti o i prodotti<br />

farmaceutici e cosmetici.<br />

Non è, quindi, consentito il riuso <strong>per</strong> fini potabili. Inoltre,<br />

il decreto non disciplina il riutilizzo delle acque reflue<br />

all’interno dello stesso stabilimento o consorzio industriale<br />

che le ha prodotte.<br />

Il riutilizzo delle acque reflue recu<strong>per</strong>ate deve avvenire<br />

con le modalità di seguito schematicamente riportate:<br />

• nel caso di riutilizzo irriguo, esso deve essere realizzato<br />

con modalità che assicurino il risparmio idrico, non<br />

può su<strong>per</strong>are il fabbisogno delle colture ed è comunque<br />

subordinato al rispetto del codice di buona pratica<br />

agrico<strong>la</strong>, ovvero gli apporti d’azoto derivanti dal riutilizzo<br />

d’acque reflue concorrono al raggiungimento<br />

dei carichi massimi ammissibili e al<strong>la</strong> determinazione<br />

dell’equilibrio tra il fabbisogno d’azoto delle colture<br />

e l’apporto d’azoto proveniente dal terreno e dal<strong>la</strong><br />

fertilizzazione;<br />

• nel caso di riutilizzi multipli (ovvero usi diversi da quelli<br />

irrigui, civili e industriali) il tito<strong>la</strong>re del<strong>la</strong> distribuzione<br />

delle acque reflue recu<strong>per</strong>ate deve curare <strong>la</strong> corretta<br />

informazione degli utenti sulle modalità d’impiego,<br />

sui vincoli da rispettare e sui rischi connessi a riutilizzi<br />

impropri.<br />

I valori limite <strong>per</strong> le acque reflue recu<strong>per</strong>ate all’uscita<br />

dell’impianto di <strong>depurazione</strong> previsti dall’allegato al<br />

decreto 185/03 (ripresi dal Decreto del 2 maggio 2006)<br />

sono riportati nel<strong>la</strong> Tabel<strong>la</strong>. Rispetto alle normative di<br />

altri paesi, <strong>la</strong> normativa italiana <strong>per</strong> quanto concerne il<br />

Parametri chimico-fisici<br />

Parametro Unità di misura Valore limite<br />

pH 6-9,5<br />

SAR 10<br />

Materiali grosso<strong>la</strong>ni Assenti<br />

Solidi sospesi totali mg/L 10<br />

BOD5 mgO2/L 20<br />

COD mgO2/L 100<br />

Fosforo totale mgP/L 2<br />

Azoto totale mgN/L 15<br />

Azoto ammoniacale mgNH4/L 2<br />

Conducibilità elettrica μS/cm 3000<br />

Alluminio mg/L 1<br />

Arsenico mg/L 0,02<br />

Bario mg/L 10<br />

Berillio mg/L 0,1<br />

Boro mg/L 1,0<br />

Cadmio mg/L 0,005<br />

Cobalto mg/L 0,05<br />

Cromo totale mg/L 0,1<br />

Cromo VI mg/L 0,005<br />

Ferro mg/L 2<br />

Manganese mg/L 0,2<br />

Mercurio mg/L 0,001<br />

Nichel mg/L 0,2<br />

Piombo mg/L 0,1<br />

Rame mg/L 1<br />

Selenio mg/L 0,01<br />

Stagno mg/L 3<br />

Tallio mg/L 0,001<br />

Vanadio mg/L 0,1<br />

Zinco mg/L 0,5<br />

Cianuri totali (come CN) mg/L 0,05<br />

Solfuri mgH2S/L 0,5<br />

Solfiti mgSO3/L 0,5<br />

Solfati mgSO4/L 500<br />

Cloro attivo mg/L 0,2<br />

Cloruri mgCl/L 250<br />

Fluoruri mgF/L 1,5<br />

Grassi e olii animali/vegetali mg/L 10<br />

Olii minerali [Nota 1] mg/L 0,05<br />

Fenoli totali mg/L 0,1<br />

Pentaclorofenolo mg/L 0,003<br />

Aldeidi totali mg/L 0,5<br />

Tetracloroetilene, tricloroetilene (somma delle<br />

concentrazioni dei parametri specifici)<br />

mg/L 0,01<br />

Solventi clorurati totali mg/L 0,04


64 65<br />

Parametri chimico-fisici<br />

Parametro Unità di misura Valore limite<br />

Trialometani (somma delle concentrazioni) mg/L 0,03<br />

Solventi organici aromatici totali mg/L 0,01<br />

Benzene mg/L 0,001<br />

Benzo(a)pirene mg/L 0,00001<br />

Solventi organici azotati totali mg/L 0,01<br />

Tensioattivi totali mg/L 0,5<br />

Pesticidi clorurati (ciascuno) [Nota 2] mg/L 0,0001<br />

Pesticidi fosforati (ciascuno) mg/L 0,0001<br />

Altri pesticidi totali mg/L 0,05<br />

Escherichia coli [Nota 3] UFC/100mL 10 (80% dei campioni)<br />

100 valore puntuale max<br />

Salmonel<strong>la</strong> assente<br />

Note<br />

1. Tale sostanza deve essere assente dalle acque reflue recu<strong>per</strong>ate destinate al riutilizzo, secondo quanto previsto al paragrafo 2.1 dell’allegato<br />

5 del Dlgs 152/99 <strong>per</strong> gli scarichi sul suolo. Tale prescrizione si intende rispettata quando <strong>la</strong> sostanza è presente in concentrazioni non<br />

su<strong>per</strong>iori ai limiti di rilevabilità delle metodiche analitiche di riferimento, definite e aggiornate con apposito decreto ministeriale, ai sensi del<br />

paragrafo 4 dell’allegato 5 del Dlgs n. 152 del 1999. Nelle more di tale definizione, si applicano i limiti di rilevabilità riportati in tabel<strong>la</strong>.<br />

2. Il valore di parametro si riferisce ad ogni singolo pesticida. Nel caso di Aldrina, Dieldrina, Eptacloro ed Eptacloro epossido, il valore<br />

parametrico è pari a 0,030 µg/L.<br />

3. Per le acque reflue recu<strong>per</strong>ate provenienti da <strong>la</strong>gunaggio o fito<strong>depurazione</strong> valgono i limiti di 50 (80% dei campioni) e 200 UFC/100 mL<br />

(valore puntuale massimo).<br />

riutilizzo agricolo o civile non prevede alcuna distinzione<br />

tra le due tipologie di riuso. Per quanto concerne i parametri<br />

microbiologici, ad esempio, nelle normative di altri<br />

paesi, sono previste anche sensibili variazioni dei valori<br />

limite accettati passando dall’irrigazione di colture non<br />

alimentari al<strong>la</strong> irrigazione di colture alimentari. Mentre<br />

<strong>la</strong> norma italiana pone forte attenzione al parametro<br />

microbiologico <strong>per</strong> cui <strong>la</strong> necessità di tute<strong>la</strong> del<strong>la</strong> salute<br />

dell’uomo non è valutata in funzione del reale rischio di<br />

diffusione di eventi epidemiologici attraverso le acque<br />

reflue riutilizzate, ma definendo limiti partico<strong>la</strong>rmente<br />

rigorosi. Un altro aspetto non contemp<strong>la</strong>to rispetto<br />

Numero<br />

parametro<br />

Parametri Unità di<br />

misura<br />

alle rego<strong>la</strong>mentazioni di altri paesi è <strong>la</strong> definizione di<br />

prescrizioni sui trattamenti minimi richiesti in funzione<br />

delle tipologie di riuso. In realtà i limiti restrittivi previsti<br />

dal DM 185/2003, confermati dal D.M 2 maggio 2006<br />

impongono <strong>la</strong> necessità di effettuare trattamenti di affinamento<br />

molto spinti <strong>per</strong> arrivare ai valori richiesti.<br />

Nell’Allegato 5 - Limiti di emissione degli scarichi idrici<br />

del Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 3/4/2006 n. 152 - sono precisate<br />

le tabelle con i “Valori limiti di emissione in acque<br />

su<strong>per</strong>ficiali e in fognatura” riportate nelle due pagine<br />

successive.<br />

Scarico in acque su<strong>per</strong>ficiali Scarico in rete<br />

fognaria (*)<br />

1 pH 5,5-9,5 5,5-9,5<br />

2 Tem<strong>per</strong>atura °C (1) (1)<br />

3 colore non <strong>per</strong>cettibile con diluizione non <strong>per</strong>cettibile con diluizione<br />

1:20<br />

1:40<br />

4 odore non deve essere causa di<br />

molestie<br />

non deve essere causa di molestie<br />

5 materiali grosso<strong>la</strong>ni assenti assenti<br />

6 Solidi speciali totali (2) mg/L ≤ 80 ≤ 200<br />

7 BOD (come O ) (2) 5 2 mg/L ≤ 40 ≤ 250<br />

8 COD (come O ) (2) 2 mg/L ≤ 160 ≤ 500<br />

9 Alluminio mg/L ≤ 1 ≤ 2,0<br />

10 Arsenico mg/L ≤ 0,5 ≤ 0,5<br />

11 Bario mg/L ≤ 20 -<br />

12 Boro mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />

13 Cadmio mg/L ≤ 0,02 ≤ 0,02<br />

14 Cromo totale mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />

15 Cromo VI mg/L ≤ 0,20 ≤ 0,20<br />

16 Ferro mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />

17 Manganese mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />

18 Mercurio mg/L ≤ 0,005 ≤ 0,005<br />

Numero Parametri Unità di Scarico in acque su<strong>per</strong>ficiali Scarico in rete<br />

parametro<br />

misura<br />

fognaria (*)<br />

20 Piombo mg/L ≤ 0,2 ≤ 0,3<br />

21 Rame mg/L ≤ 0,1 ≤ 0,4<br />

22 Selenio mg/L ≤ 0,03 ≤ 0,03<br />

23 Stagno mg/L ≤ 10<br />

24 Zinco mg/L ≤ 0,5 ≤ 1,0<br />

25 Cianuri totali (come CN) mg/L ≤ 0,5 ≤ 1,0<br />

26 Cloro attivo libero mg/L ≤ 0,2 ≤ 0,3<br />

27 Solfuri (come H S) 2 mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />

28 Solfati (come SO ) 3 mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />

29 Solfati (come SO ) (3) 4 mg/L ≤ 1000 ≤ 1000<br />

30 Cloruri (3) mg/L ≤ 1200 ≤ 1200<br />

31 Fluoruri mg/L ≤ 6 ≤ 12<br />

32 Fosforo totale (come P) (2) mg/L ≤ 10 ≤ 10<br />

33 Azoto ammoniacale<br />

(come NH ) (2) 4<br />

mg/L ≤ 15 ≤ 30<br />

34 Azoto nitroso (come N) (2) mg/L ≤ 0,6 ≤ 0,6<br />

35 Azoto nitrico (come N) (2) mg/L ≤ 20 ≤ 30<br />

36 Grassi e olii animali/vegetali mg/L ≤ 20 ≤ 40<br />

37 Idrocarburi totali mg/L ≤ 5 ≤ 10<br />

38 Fenoli mg/L ≤ 0,5 ≤ 1<br />

39 Aldeidi mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />

40 Solventi organici aromatici mg/L ≤ 0,2 ≤ 0,4<br />

41 Solventi organici azotati (4) mg/L ≤ 0,1 ≤ 0,2<br />

42 Tensioattivi totali mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />

43 Pesticidi fosforati mg/L ≤ 0,10 ≤ 0,10<br />

44 Pesticidi totali (esclusi i<br />

fosforati) (5)<br />

tra cui:<br />

mg/L ≤ 0,05 ≤ 0,05<br />

45 - aldrin mg/L ≤ 0,01 ≤ 0,01<br />

46 - dieldrin mg/L ≤ 0,01 ≤ 0,01<br />

47 - endrin mg/L ≤ 0,002 ≤ 0,002<br />

48 - isodrin mg/L ≤ 0,002 ≤ 0,002<br />

49 Solventi clorurati (5) mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />

50 Escherichi a coli (4) UFC/100mL nota<br />

51 Saggio di tossicità acuta (5) il campione non è accettabile il campione non è accettabile<br />

quando dopo 24 ore il numero quando dopo 24 ore il numero<br />

degli organismi immobili è uguale degli organismi immobili è uguale<br />

o maggiore del 50% del totale o maggiore del 80% del totale<br />

(*) I limiti <strong>per</strong> lo scarico in rete fognaria sono obbligatori in as<strong>senza</strong> di limiti stabiliti dall’autorità competente o in mancanza di un impianto finale<br />

di trattamento in grado di rispettare i limiti di emissione dello scarico finale. Limiti diversi devono essere resi conformi a quanto indicato al<strong>la</strong> nota<br />

2 del<strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> 5 re<strong>la</strong>tiva a sostanze <strong>per</strong>icolose.<br />

(2) Per quanto riguarda gli scarichi di acque reflue urbane valgono i limiti indicati in tabel<strong>la</strong> 1 e, <strong>per</strong> le zone sensibili anche quelli di tabel<strong>la</strong> 2. Per<br />

quanto riguarda gli scarichi di acque reflue industriali recapitanti in zone sensibili <strong>la</strong> concentrazione di fosforo totale e di azoto totale deve essere<br />

rispettivamente di 1 e 10 mg/L.<br />

(3) Tali limiti non valgono <strong>per</strong> lo scarico in mare, in tal senso le zone di foce sono equiparate alle acque marine costiere, purché almeno sul<strong>la</strong><br />

metà di una qualsiasi sezione a valle dello scarico non vengono disturbate le naturali variazioni del<strong>la</strong> concentrazione di solfati o di cloruri.<br />

(4) In sede di autorizzazione allo scarico dell’impianto <strong>per</strong> il trattamento di acque reflue urbane, da parte dell’autorità competente andrà fissato<br />

il limite più opportuno in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> situazione ambientale e igienico sanitaria del corpo idrico recettore e agli usi esistenti. Si consiglia un<br />

limite non su<strong>per</strong>iore ai 5000 UFC/100 mL.<br />

(5) Il saggio di tossicità è obbligatorio. Oltre al saggio su Daphnia magna, possono essere eseguiti saggi di tossicità acuta su Ceriodaphnia dubia,<br />

Selenastru, capricornutum, batteri bioluminescenti o organismi quali Artemia salina, <strong>per</strong> scarichi di acqua sa<strong>la</strong>ta o altri organismi tra quelli che<br />

saranno indicati ai sensi del punto 4 del presente allegato. In caso di esecuzione di più test di tossicità si consideri il risultato peggiore. Il risultato<br />

positivo del<strong>la</strong> prova di tossicità non determina l’applicazione diretta delle sanzioni di cui al titolo V, determina altresì l’obbligo di<br />

approfondimento delle indagini analitiche, <strong>la</strong> ricerca delle cause di tossicità e <strong>la</strong> loro rimozione.


Gamma <strong>UV</strong> WEDECO Gamma <strong>Ozono</strong> WEDECO<br />

66 67<br />

Di seguito, presentiamo <strong>la</strong> gamma Wedeco dei modelli che trovano impiego<br />

nelle industrie di processo e nel trattamento delle acque reflue e potabili.<br />

Modello Applicazione Portata max<br />

(m 3 /h)<br />

Aquada Acqua potabile Usi<br />

domestici<br />

A Acqua potabile, di<br />

processo, calda<br />

A/B<br />

Polietilene<br />

Acqua di mare; Acqua<br />

altamente corrosiva<br />

SA Acqua potabile <strong>per</strong><br />

navi e offshore<br />

FMK Acqua potabile <strong>per</strong><br />

treni<br />

E/ME Acqua di processo; Per<br />

ind. farmaceutica;<br />

Acqua potabile, reflua<br />

Caratteristiche<br />

11 Reattore in acciaio inox elettrolucidato con<br />

singo<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta<br />

intensità, posta al centro del<strong>la</strong> camera di<br />

reazione paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />

26 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />

<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità<br />

disposte paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />

400 Reattore in PEAD con <strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong><br />

Spektotherm ad alta intensità disposte<br />

paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />

27 Reattore in acciaio inox elettrolucidato con<br />

singo<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta<br />

intensità, posta al centro del<strong>la</strong> camera di<br />

reazione paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />

4 Reattore in acciaio inox elettrolucidato con<br />

<strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità,<br />

posta paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />

130 Reattore in quarzo con <strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong><br />

Spektrotherm ad alta intensità disposte<br />

paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />

K Acqua potabile 1000 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />

<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità<br />

disposte <strong>per</strong>pendico<strong>la</strong>rmente al flusso<br />

d’acqua<br />

BX Acqua potabile, di<br />

processo, calda di<br />

<strong>la</strong>vaggio<br />

Spektron Acqua potabile, di<br />

processo in ind.<br />

alimentare e di<br />

imbottigliamento<br />

LBX Acqua reflua; Sciroppi<br />

di zucchero; Acqua di<br />

processo con bassa<br />

trasmittanza <strong>UV</strong><br />

LBT Riduzione TOC in<br />

acqua ultrapura<br />

TAK Acqua di scarico in<br />

canali a pelo libero<br />

TE Disinfezione di aria nei<br />

serbatoi di stoccaggio<br />

acqua<br />

2120 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />

<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm<br />

concentricamente e paralle<strong>la</strong>mente al flusso<br />

d’acqua<br />

900 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />

<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm<br />

concentricamente e paralle<strong>la</strong>mente al flusso<br />

d’acqua. Ottimizzazione continua del flusso<br />

idraulico con sistema Cross Mix.<br />

1000 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />

<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità<br />

disposte concentricamente e paralle<strong>la</strong>mente<br />

al flusso d’acqua<br />

100 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox<br />

elettrolucidato (”Thin Film“ brevettato) con<br />

<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrozon ad alta emissione a<br />

185 nm <strong>UV</strong>C, disposte paralle<strong>la</strong>mente al<br />

flusso d’acqua<br />

10000 Moduli <strong>UV</strong>, con <strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm<br />

ad alta intensità disposte paralle<strong>la</strong>mente al<br />

flusso d’acqua; <strong>per</strong> instal<strong>la</strong>zioni in canali in<br />

calcestruzzo o in acciaio<br />

- Lampada Spektrotherm <strong>per</strong> disinfezione aria<br />

nei serbatoi di stoccaggio acqua<br />

Modello Max. prod.<br />

ozono (g/h)<br />

Consumo<br />

gas (m 3 /h)<br />

NTP<br />

Serie Modu<strong>la</strong>r GSA/GSO<br />

Mezzo di<br />

raffreddamento<br />

Pot. max<br />

assorbita<br />

[kW]<br />

Dimensioni<br />

L / H / P (m)<br />

Modu<strong>la</strong>r 2 2 1,0 Aria 0,16 0,4 x 0,6 x 0,21 Alim. ad aria;<br />

concentrazione<br />

30g/Nm3 Modu<strong>la</strong>r 4<br />

GSA 10<br />

4<br />

15<br />

1,0<br />

0,75<br />

Aria<br />

Acqua 0,08 m<br />

0,5* 0,6 x 0,6 x 0,21<br />

; Temp.<br />

acqua di<br />

raffr.=15°C; i<br />

consumi<br />

compressore esclusi<br />

3 GSA 20 23 1,25<br />

/h<br />

Acqua 0,08 m<br />

0,5 0,8 x 0,8 x 0,3<br />

3 GSA 30 40 2,0<br />

/h<br />

Acqua 0,16 m<br />

0,6 0,8 x 0,8 x 0,3<br />

3 /h 1,1 0,8 x 0,8 x 0,3<br />

GSA 50 220 7,80 Acqua 0,7 m3 /h 3,8 1,6 x 0,8 x 0,45<br />

Modu<strong>la</strong>r 4 HC 4 0,04 Aria 0,1 0,6 x 0,6 x 0,21 Alimentazione ad<br />

ossigeno;<br />

concentrazione<br />

100g/Nm3 Modu<strong>la</strong>r 6 6 0,25 Aria 0,6** 0,6 x 0,6 x 0,21<br />

Modu<strong>la</strong>r 8 HC<br />

GSO 10<br />

8<br />

30<br />

0,08<br />

0,3<br />

Aria<br />

Acqua 0,08 m<br />

0,2 0,6 x 0,6 x 0,21<br />

; Temp.<br />

acqua di<br />

raffr.=15°C; i<br />

consumi del<br />

compressore sono<br />

esclusi<br />

3 GSO 20 50 0,5<br />

/h<br />

Acqua 0,08 m<br />

0,5 0,8 x 0,8 x 0,3<br />

3 GSO 30 100 1,0<br />

/h<br />

Acqua 0,16 m<br />

0,6 0,8 x 0,8 x 0,3<br />

3 /h 1,1 0,8 x 0,8 x 0,3<br />

GSO 50 - 200 g/h 200 2,0 Acqua 0,35 m3 /h 2,0 1,6x0,88x0,45<br />

GSO 50 - 400 g/h 415 4,0 Acqua 0,70 m3 /h 3,8 1,6x0,88x0,45<br />

* incl. essiccatore e compressore - ** incl. generatore ossigeno con compressore<br />

Modello Max. prod.<br />

ozono<br />

(g/h)<br />

Consumo<br />

gas (m 3 /h)<br />

NTP<br />

Serie SMA / SMO<br />

Mezzo di<br />

raffreddamento<br />

Pot. max<br />

assorbita<br />

[kW]<br />

Dimensioni<br />

L / H / P (m)<br />

Note<br />

Note<br />

SMA 100 340 11,33 Acqua 0,8 m 3 /h 5,6 1,8 x 0,9 x 2,21 Alim. ad aria;<br />

SMA 200 520 17,33 Acqua 1,2 m 3 /h 8,3 1,8 x 0,9 x 2,21<br />

SMA 300 1050 35,00 Acqua 2,5 m 3 /h 16,1 2,8 x 0,9 x 2,21<br />

SMA 400 1480 49,33 Acqua 3,4 m 3 /h 22,4 3,65 x 1,05 x 2,21<br />

SMA 500 2280 76,00 Acqua 5,2 m 3 /h 33,7 3,65 x 1,05 x 2,21<br />

SMA 600 4260 142,00 Acqua 10 m 3 /h 64,9 3,92 x 1,05 x 2,21<br />

SMA 700 5930 197,67 Acqua 13,8 m3 /h 88,7 4,55 x 1,32 x 2,21<br />

SMA 800 7700 256,67 Acqua 17,3 m3 /h 111,2 4,55 x 1,32 x 2,21<br />

SMO 100 630 6,30 Acqua 0,8 m3 /h 5,7 1,8 x 0,9 x 2,21<br />

SMO 200 1050 10,50 Acqua 1,2 m3 /h 8,3 1,8 x 0,9 x 2,21<br />

SMO 300 2130 21,30 Acqua 2,5 m3 /h 16,1 2,8 x 0,9 x 2,21<br />

SMO 400 3080 30,80 Acqua 3,6 m3 /h 23,2 3,65 x 1,05 x 2,21<br />

SMO 500 4450 44,50 Acqua 5,2 m3 /h 33,3 3,65 x 1,05 x 2,21<br />

SMO 600 8600 86,00 Acqua 10,1 m3 /h 64,2 3,92 x 1,05 x 2,21<br />

SMO 700 11850 118,50 Acqua 13,8 m3 /h 88,0 4,55 x 1,32 x 2,21<br />

SMO 800 14900 149,00 Acqua 17,2 m3 /h 109,8 4,55 x 1,32 x 2,21<br />

concentrazione<br />

30g/Nm 3 ; Temp.<br />

acqua di<br />

raffr.=15°C;<br />

consumi del<br />

compressore esclusi<br />

Alimentazione ad<br />

ossigeno;<br />

concentrazione<br />

100g/Nm 3 ;<br />

Temp. acqua di<br />

raffr.=15°C; i<br />

consumi del<br />

compressore sono<br />

esclusi<br />

Serie PDA / PDO<br />

Produzione ozono (g/h) Note<br />

Produzione ozono(g/h)<br />

Modello Alim. aria<br />

c=50 g/Nm<br />

Modello<br />

3<br />

Alim. Oq c=10 %wt<br />

Alim. aria<br />

c=50 g/Nm3 Alim. O2 c=10 %wt<br />

PDA/PDO 1000 11000 21000 Produzione con PDA/PDO 3500 20000 40000<br />

PDA/PDO 1500<br />

PDA/PDO 2000<br />

PDA/PDO 2500<br />

12000<br />

14000<br />

16000<br />

24000<br />

28000<br />

32000<br />

Temp. acqua di PDA/PDO 4000<br />

raffr.=15°C; consumi<br />

PDA/PDO 4500<br />

energetici su richiesta<br />

PDA/PDO 5000<br />

23000<br />

28000<br />

33000<br />

45000<br />

55000<br />

65000<br />

PDA/PDO 3000 18000 36000<br />

taglie di produzione su<strong>per</strong>iori, fino al PDA/PDO 9500, sono disponibili su richiesta


68<br />

In c o l l a b o r a z Io n e c o n:<br />

ITT <strong>Water</strong> & Wastewater Italia S.r.l.<br />

Viale Europa, 30 - 20090 CUSAGO (MI)<br />

Tel. 0290358.1 - Telefax 029019990<br />

Internet: http//www.ittwww.it - e-mail: ittwww.italia@itt.com

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!