UV e Ozono, tecnologie per la depurazione senza ... - Water Solutions
UV e Ozono, tecnologie per la depurazione senza ... - Water Solutions
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Poste Italiane Spa - Sped. Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, - DCB Mi<strong>la</strong>no - BE-MA EDItrICE Via Teocrito, 47 • 20128 Mi<strong>la</strong>no - Supplemento a Acqua&Aria n. 8/2009<br />
<strong>UV</strong> e <strong>Ozono</strong><br />
Tecnologie<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong><br />
<strong>depurazione</strong><br />
<strong>senza</strong> addiTivi<br />
chimici
<strong>UV</strong> e <strong>Ozono</strong><br />
Te c n o l o g i e p e r d e p u r a z i o n e s e n z a a d d i T i v i c h i m i c i<br />
3
4<br />
Supplemento al numero 8 ottobre 2009 di<br />
Publisher/Direttore Responsabile<br />
Gisel<strong>la</strong> Bertini Malgarini<br />
Coordinamento<br />
Antonel<strong>la</strong> Fossati<br />
www.bema.it/acquaearia<br />
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Autori<br />
Giuseppe Faretra giuseppe.faretra@itt.com<br />
Giacomo Scaramuzzi giacomo.scaramuzzi@itt.com<br />
Marco Donato Ricci marco.ricci@itt.com<br />
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Ambientali<br />
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Poste Italiane Spa - Sped.in a.p. - D.L.353/2003 (conv.<br />
in L.27/02/2004 n.46) art.1,comma 1, - DCB Mi<strong>la</strong>no -<br />
ISSN: 1591-237X Aut. Trib. di Mi<strong>la</strong>no n. 80 del 17/03/75<br />
Pubblicità non eccedente del 45%<br />
Testata volontariamente sottoposta a certificazione di tiratura<br />
e diffusione in conformità al Rego<strong>la</strong>mento C.S.S.T.<br />
Certificato n. 2008-1711 del 26/02/2009<br />
Per il <strong>per</strong>iodo 01/01/2008 - 31/12/2008<br />
Tiratura media n. 6.034 copie<br />
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SATE - 24049 Zingonia Verdellino (Bg)<br />
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Sommario<br />
Introduzione 6<br />
Il trattamento Wedeco con <strong>UV</strong> 8<br />
CaratteristiChe del<strong>la</strong> radiazione ultravioletta 8<br />
il funzionamento del proCesso 9<br />
riattivazione batteriCa 10<br />
sensibilità dei miCrorganismi e dosi uv 11<br />
tipologia di <strong>la</strong>mpade uv e loro utilizzo 13<br />
Lampade a mercurio a bassa pressione ed alta resa (LPHO) 13<br />
Lampade LPHO ad amalgama 13<br />
Lampade a media pressione 13<br />
tipi di reattore e loro appliCazione 15<br />
Componenti prinCipali 17<br />
fattori Che influenzano il trattamento Con uv 19<br />
<strong>la</strong> progettazione di un impianto di trattamento Con uv 20<br />
Calcolo del dosaggio con il metodo del<strong>la</strong> sommatoria di punto di origine 27<br />
La tecnologia Wedeco nel trattamento<br />
delle acque con <strong>Ozono</strong> 29<br />
Cos’è l’ozono 29<br />
prinCipio di formazione dell’ozono 30<br />
il proCesso di generazione dell’ozono 32<br />
l’uso dell’ozono nel trattamento delle aCque 34<br />
utilizzo dell’ozono nel trattamento delle aCque potabili 35<br />
Le applicazioni <strong>Ozono</strong> nel trattamento di potabilizzazione delle acque 36<br />
Il controllo del sapore e dell’odore 36<br />
I solfuri 37<br />
I fenoli 37<br />
Le alghe 37<br />
Decolorazione con ozono 39<br />
Ossidazione dei composti inorganici 39<br />
Coagu<strong>la</strong>zione migliorata (micro-floccu<strong>la</strong>zione) 40<br />
Ossidazione dei composti organici 40<br />
Sottoprodotti di disinfezione (DBPs) / Trialometani, Acidi Aloacetici 40<br />
Rimozione dei composti Organici con Carbone attivato<br />
biologicamente (BAC) 41<br />
<strong>Ozono</strong>: l’agente disinfettante 42<br />
L’effetto dell’ozono su alcune specie batteriche, virus e spore 41<br />
I bromati nelle acque potabili 44<br />
Considerazioni finali 44<br />
utilizzo dell’ozono nel trattamento delle aCque di sCariCo 45<br />
Le possibilità applicative dell’ozono nei processi depurativi delle acque di scarico 47<br />
i proCessi di ossidazione ChimiCa avanzata (aop) 49<br />
Le combinazione con <strong>la</strong> tecnologia <strong>UV</strong> <strong>per</strong> una disinfezione avanzata 51<br />
l’utilizzo in italia 51<br />
utilizzo dell’ozono nei proCessi di minimizzazione dei fanghi biologiCi 53<br />
L’azione dell’<strong>Ozono</strong> 54<br />
L’inserimento nel processo biologico esistente 55<br />
Valutazione del<strong>la</strong> capacità di disintegrazione 56<br />
impianto ad ozono 57<br />
Considerazioni economiche 59<br />
Cenni sul<strong>la</strong> normativa <strong>per</strong> i sistemi di <strong>depurazione</strong> delle acque 61<br />
quadro legis<strong>la</strong>tivo di riferimento 61<br />
Delibera Interministeriale 4 febbraio 1977 61<br />
Legge 18 maggio 1989, n.183 e successive modifiche e integrazioni 61<br />
Legge 5 gennaio 1994, n.36 (c.d. Legge Galli) 62<br />
Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 11 maggio 1999, n.152 modificato e integrato dal Decreto<br />
Legis<strong>la</strong>tivo 18 agosto 2000, n. 258 62<br />
note sul<strong>la</strong> normativa italiana 62<br />
Gamma <strong>UV</strong> Wedeco 66<br />
Gamma <strong>Ozono</strong> Wedeco 67<br />
5
6<br />
7<br />
Due banchi<br />
dei 12 canali<br />
dell’impianto di<br />
disinfezione dell<br />
acque con <strong>UV</strong><br />
di Manukau in<br />
Nuova Ze<strong>la</strong>nda:<br />
è il più grande<br />
del mondo.<br />
Introduzione<br />
Il trattamento delle acque è <strong>senza</strong> dubbio uno degli argomenti di maggiore attualità, non solo <strong>per</strong> <strong>la</strong><br />
sua comune accezione di bene che in futuro diventerà sempre più scarso e prezioso ma anche <strong>per</strong> il<br />
fatto che <strong>la</strong> tecnologia mette oggi a disposizione dei tecnici svariate soluzioni.<br />
Tradizionalmente il trattamento delle acque è stato affrontato mediante l’impiego di sostanze chimiche<br />
in grado di agire da antagonisti <strong>per</strong> gli inquinanti, affidando loro il compito di eliminare selettivamente<br />
gli elementi nocivi e patogeni. Con tale metodica <strong>per</strong>ò, l’uso di additivi chimici spesso comportava un<br />
differente tipo di inquinamento <strong>per</strong> cui il loro impiego, risolvendo un problema specifico finivano <strong>per</strong><br />
crearne altri.<br />
Basti citare <strong>per</strong> esempio l’uso del cloro, che esplicando <strong>la</strong> sua azione disinfettante ed antibatterica,<br />
comporta <strong>la</strong> formazione di sottoprodotti nocivi quali lo ione clorito oppure odori e/o sapori sgradevoli<br />
che, in definitiva, risolvendo un problema serio come <strong>la</strong> contaminazione batterica finiscono <strong>per</strong> crearne<br />
un secondo, magari di minore entità, ma pur sempre segnale di uno scadimento del prodotto finale<br />
del trattamento.<br />
Lo screening di soluzioni ecologicamente sostenibili, è stato quindi uno dei campi di ricerca più attivi<br />
degli ultimi anni, che ha <strong>per</strong>messo <strong>la</strong> messa a punto di sistemi in grado produrre un trattamento delle<br />
acque <strong>senza</strong> l’uso di prodotti chimici. Qualsiasi soluzione tecnologica deve fare i conti con <strong>la</strong> normativa<br />
vigente <strong>per</strong> quanto concerne i parametri di abbattimento degli inquinanti. In Italia, con il recepimento<br />
delle Direttive Europee, <strong>la</strong> situazione normativa non presenta un quadro semplice e le leggi nazionali<br />
in vigore sono il risultato di successive modificazioni di norme precedenti, con parziali modifiche ed<br />
abrogazioni. Come spesso accade con <strong>la</strong> Legis<strong>la</strong>zione Italiana, orientarsi è spesso difficoltoso, anche<br />
se, <strong>per</strong> ciò che attiene alle quantità di inquinanti ammesse, gli allegati delle leggi <strong>per</strong>mettono di avere<br />
un quadro abbastanza chiaro. Il tutto viene <strong>per</strong>ò completato (e a volte complicato) dalle normative a<br />
livello regionale, da cui dipende una parte del<strong>la</strong> legis<strong>la</strong>zione.<br />
Qui analizzeremo le soluzioni WEDECO (marchio di ITT <strong>Water</strong> & Wastewater) mediante il trattamento<br />
delle acque con raggi <strong>UV</strong>, <strong>per</strong> l’abbattimento del<strong>la</strong> carica microbica patogena (batteri, virus e spore) e<br />
tramite ozono, moleco<strong>la</strong> triatomica dell’ossigeno ad elevato potere ossidante.<br />
Con il progresso tecnologico conseguito negli ultimi decenni, anche <strong>la</strong> principale barriera al massiccio<br />
utilizzo di questi nuovi sistemi, rappresentata da fattori economici e gestionali, si è ormai affievolita<br />
al punto che, considerate tutte le variabili in gioco, in molti casi si può par<strong>la</strong>re di <strong>per</strong>fetta equivalenza<br />
dei costi.<br />
Il trattamento delle acque reflue viene normalmente suddiviso in piu step, che meglio ne individuano<br />
obiettivi e finalità secondo una gerarchia di affinamento qualitativo crescente.<br />
Il trattamento preliminare ha lo scopo di separare dalle acque reflue le sostanze solide estranee in grado<br />
di creare problemi ai trattamenti successivi (rimozione dei detriti, eliminazione rifiuti solidi di maggiori<br />
dimensioni e di sabbie, abbattimento del contenuto di olii, ecc.). Viene effettuato di solito <strong>per</strong> via meccanica<br />
e fisica, mediante processi di grigliatura e di filtraggio con dissabbiatori e disoleatori.<br />
Il trattamento primario ha poi lo scopo di eliminare dall’acqua i contenuti solidi in sospensione, prevalentemente<br />
di natura organica. Viene effettuato con processi fisici e/o chimici con l’obiettivo di ottenere<br />
una abbattimento di almeno il 50% dei solidi sospesi e di almeno il 20% del BOD 5 (domanda di ossigeno<br />
biochimico in mg/L di O 2 , assunto come misura indiretta del carico organico inquinante biodegradabile).<br />
I trattamenti primari possano avvalersi di sostanze coagu<strong>la</strong>nti e/o floccu<strong>la</strong>nti che aumentano<br />
l’aggregazione delle sostanze inquinanti solide e ne <strong>per</strong>mettono <strong>la</strong> rimozione <strong>per</strong> sedimentazione o<br />
con altri procedimenti fisici.<br />
Il trattamento secondario dei reflui deve poi proseguire con l’abbattimento delle sostanze organiche<br />
biodegradabili e <strong>la</strong> rimozione dei solidi in forma colloidale, non separabili con procedimenti fisici e quindi<br />
non sedimentabili. In genere, appartengono a questa fase un processo biologico con sedimentazione<br />
secondaria, ovvero con altri processi con cui sia possibile nell’effluente rispettare i requisiti qualitativi<br />
contenuti nel<strong>la</strong> Tabel<strong>la</strong> 1 dell’Allegato 5 del<strong>la</strong> Parte III del D. Lgs. n. 152/2006, che richiede <strong>la</strong> riduzione<br />
<strong>senza</strong> nitrificazione dell’80% del BOD5, del 75% del COD (domanda di ossigeno chimico in mg/L di O2<br />
assunta come misura indiretta del carico organico inquinante totale - biodegradabile e non) e dei SST<br />
(Solidi Sospesi Totali) del 90%.<br />
Il Trattamento terziario ha poi lo scopo di <strong>per</strong>fezionare <strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> mediante <strong>la</strong> riduzione del carico<br />
di elementi nutrienti (quali sono principalmente fosforo e azoto), l’ulteriore diminuzione del contenuto<br />
di sostanze poco biodegradabili, non eliminate precedentemente, e <strong>la</strong> disinfezione, ossia <strong>la</strong> riduzione<br />
del contenuto di microrganismi dell’effluente a valori di concentrazione ritenuti accettabili dal punto<br />
di vista sanitario e ambientale.<br />
Il D. Lgs. 152/2006 dispone che tutti gli impianti di trattamento delle acque con potenzialità su<strong>per</strong>iore<br />
a 2000 A.E. (Abitante Equivalente: esprime il carico inquinante di una partico<strong>la</strong>re utenza, civile o industriale,<br />
in termini confrontabili con le utenze di tipo civile), con esclusione degli impianti che impiegano<br />
<strong>tecnologie</strong> depurative di tipo naturale (come <strong>la</strong> fito<strong>depurazione</strong> o il <strong>la</strong>gunaggio), debbano essere dotati<br />
di un impianto di disinfezione atto a garantire il raggiungimento dei requisiti qualitativi necessari <strong>per</strong><br />
gli usi del corpo idrico recettore.
8 9<br />
Il trattamento Wedeco con <strong>UV</strong><br />
caraTTerisTiche del<strong>la</strong> r a d i a z i o n e ulTravioleTTa<br />
La luce è una delle molte forme di energia sotto forma di radiazione. Questa si estende<br />
dalle onde radio fino ai raggi cosmici ed è catalogata in 16 differenti tipi secondo <strong>la</strong> loro<br />
lunghezza d’onda. L’energia viene trasmessa dalle radiazioni in pacchetti discreti chiamati<br />
fotoni. Quando un fotone colpisce una moleco<strong>la</strong> e ne provoca l’eccitazione, tale trasferimento<br />
energetico dal<strong>la</strong> radiazione al<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> può portare ad una reazione chimica.<br />
Tale fenomeno viene c<strong>la</strong>ssificato come fotochimica.<br />
Normalmente <strong>la</strong> lunghezza d’onda del<strong>la</strong> radiazione che si considera nel<strong>la</strong> fotochimica è compreso<br />
tra 100 e 1000 nm.<br />
Tra 700 e 1000 nm siamo nel campo del<strong>la</strong> radiazione chiamata infrarosso, non visibile all’occhio<br />
umano e, se si eccettuano alcuni tipi di fotosintesi batterica, gli infrarossi non posseggono<br />
energia sufficiente <strong>per</strong> dare luogo a significativi processi fotochimici.<br />
Tra 400 e 700 nm siamo nel campo del<strong>la</strong> luce visibile. Questa radiazione agisce nei processi<br />
di fotosintesi clorofilliana delle piante e delle alghe.<br />
Tra 100 e 400 nm <strong>la</strong> radiazione prende genericamente il nome <strong>UV</strong> (ultravioletto) ed è stata<br />
a sua volta suddivisa nel<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>A (tra 315 e 400 nm), nel<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>B (tra<br />
280 e 315 nm), nel<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>C (tra 200 e 280 nm) e, infine, nel<strong>la</strong> radiazione V<strong>UV</strong><br />
(Vacuum Ultra Violet con lunghezze d’onda comprese tra 100 e 200 nm).<br />
Differenti sono le reazioni fotochimiche che ciascuna di queste radiazioni <strong>UV</strong> provoca: gli <strong>UV</strong>A<br />
Raggi X<br />
Vacuum-<br />
<strong>UV</strong><br />
luce ultravioletta Luce visible Infrarossi<br />
<strong>UV</strong>-C <strong>UV</strong>-<br />
B<br />
100 200 280 315 400 780<br />
Lunghezza<br />
Lampada <strong>UV</strong><br />
Spektrotherm 254 nm<br />
<strong>UV</strong>-A<br />
Eliminazione dei<br />
microorganismi<br />
d'onda (nm)<br />
hanno un livello energetico basso e provocano principalmente reazioni a livello epiteliale e<br />
sono responsabili dell’abbronzatura, gli <strong>UV</strong>B hanno un contenuto energetico su<strong>per</strong>iore rispetto<br />
agli <strong>UV</strong>A e possono provocare effetti nocivi non di partico<strong>la</strong>re rilievo sull’organismo umano,<br />
gli <strong>UV</strong>C hanno un contenuto energetico su<strong>per</strong>iore e possono provocare il cancro del<strong>la</strong> pelle<br />
e sono stati studiati soprattutto <strong>per</strong>ché possono essere validamente impiegati in processi di<br />
disinfezione batterica e dei virus in quanto <strong>la</strong> loro energia viene assorbita dalle molecole di<br />
DNA, RNA e dalle proteine provocandone una modificazione significativa.<br />
I raggi V<strong>UV</strong> hanno un livello energetico ancora su<strong>per</strong>iore ma essendo <strong>la</strong> loro lunghezza<br />
d’onda molto ridotta, vengono completamente assorbiti dall’aria, dall’acqua e, ovviamente<br />
dai solidi (anche se trasparenti): si tratta quindi di radiazioni che si propagano soltanto nel<br />
vuoto e <strong>per</strong>tanto il loro utilizzo nel<strong>la</strong> fotochimica non è rilevato sul<strong>la</strong> Terra.<br />
il f u n z i o n a m e n T o d e l p r o c e s s o<br />
Sono tre le leggi fondamentali del<strong>la</strong> fotochimica:<br />
1 - Perché avvenga una reazione fotochimica è necessario che <strong>la</strong> luce sia assorbita da una<br />
moleco<strong>la</strong>. (Legge di Grotthuss-Dra<strong>per</strong>).<br />
Tale legge, che sembrerebbe scontata, avverte <strong>per</strong>ò che le molecole che non vengono<br />
colpite da una luce di una partico<strong>la</strong>re lunghezza d’onda non possono essere coinvolte<br />
da una reazione fotochimica.<br />
2 - Per ciascun fotone assorbito in una sostanza chimica viene attivata una so<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> <strong>per</strong><br />
una reazione fotochimica. Ovvero <strong>la</strong> quantità di fotoni che riesce a colpire le molecole deve<br />
essere almeno pari al numero delle molecole <strong>per</strong>ché si abbia una reazione fotochimica<br />
completa.<br />
3 - L’energia di un fotone assorbita da una moleco<strong>la</strong> deve essere uguale o maggiore del legame<br />
più debole nel<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong>. Se l’energia assorbita da una moleco<strong>la</strong> è inferiore a quel<strong>la</strong><br />
del legame più debole all’interno del<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> non si avrà una reazione fotochimica.<br />
In questo caso, l’energia assorbita verrà trasformata in calore o, addirittura <strong>la</strong> moleco<strong>la</strong><br />
riemetterà il fotone che ha assorbito (fenomeno del<strong>la</strong> fluorescenza oppure del<strong>la</strong><br />
fosforescenza).<br />
Per <strong>la</strong> funzione di abbattimento del<strong>la</strong> carica batterica dell’acqua con gli <strong>UV</strong> bisogna considerare<br />
il meccanismo di inattivazione dei microrganismi. Il concetto di inattivazione è importante in<br />
quanto è stato dimostrato che, anche se l’assorbimento degli <strong>UV</strong> non produce <strong>la</strong> distruzione di<br />
un microrganismo, può produrre <strong>la</strong> inattivazione, ovvero il microrganismo, pur essendo metabolicamente<br />
attivo, è di fatto inabilitato a svolgere <strong>la</strong> sua funzione patogena. Ciò è ovviamente<br />
sufficiente <strong>per</strong> considerare esplicata <strong>la</strong> funzione di disinfezione con un trattamento <strong>UV</strong>.<br />
Quando una luce <strong>UV</strong> nel range compreso tra 200 e 300 nm attraversa un microrganismo<br />
viene assorbita da numerosi componenti cellu<strong>la</strong>ri. Si osserva <strong>per</strong>ò che soltanto le proteine<br />
e i nucleotidi che formano DNA e RNA assorbono dosi sufficienti di <strong>UV</strong>. Tuttavia, in re<strong>la</strong>zione<br />
al<strong>la</strong> lunghezza d’onda, ciascuno di questi elementi assorbe differenti quantità del<strong>la</strong><br />
radiazione <strong>UV</strong>. Per esempio le proteine assorbono molta del<strong>la</strong> luce con lunghezza d’onda<br />
inferiore a 230 nm e solo una frazione poco significativa del<strong>la</strong> luce nel restante campo tra
10<br />
11<br />
230 e 300 nm, dove invece l’assorbimento maggiore è costituito dai nucleotidi. Al di sopra<br />
del 210 nm solo gli aminoacidi assorbono una quota significativa del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong>.<br />
In considerazione del fatto che l’acqua assorbe gran parte del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong> con frequenza<br />
non inferiore a 230 nm, <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione delle acque quindi si prendono in considerazione<br />
frequenze comprese tra 230 e 280 nm.<br />
Il problema a cui i teorici ed i tecnici si sono applicati con partico<strong>la</strong>re meticolosità è stabilire<br />
quale sia <strong>la</strong> lunghezza d’onda più profittevole <strong>per</strong> un impiego degli <strong>UV</strong> nel<strong>la</strong> inattivazione<br />
batterica. La fotochimica del RNA e soprattutto del DNA, elemento di base <strong>per</strong> <strong>la</strong> vita, è stata<br />
affrontata analizzando il comportamento fotochimico dei “mattoni” che costituiscono <strong>la</strong><br />
doppia elica del DNA. I quattro elementi costituenti sono, come è noto, Adenina, Citosina,<br />
Guanina e Timina. Il grafico riportato nel<strong>la</strong> pagina precedente schematizza qualitativamente<br />
l’assorbimento di <strong>UV</strong> da parte del DNA e dei suoi costituenti.<br />
Come si vede si ha un picco di assorbimento intorno al<strong>la</strong> frequenza di 254 nm. In partico<strong>la</strong>re,<br />
<strong>la</strong> inattivazione del DNA avviene specificamente <strong>per</strong> <strong>la</strong> capacità degli <strong>UV</strong> di creare un ponte<br />
(dimero) tra due basi di Timina adiacenti. La formazione di dimeri di Timina (e di altri dimeri<br />
simili) distrugge <strong>la</strong> struttura del DNA in quanto ne impedisce <strong>la</strong> replicazione e ciò previene le<br />
infezioni esplicando quindi l’azione disinfettante <strong>per</strong> effetto degli <strong>UV</strong>.<br />
Citosina<br />
Guanina<br />
Adenina Timina<br />
Citosina<br />
Guanina<br />
Timina<br />
Adenina<br />
riaTTivazione baTTerica<br />
Alcuni microorganismi, in partico<strong>la</strong>re i batteri, hanno dei meccanismi che possono riparare<br />
o bypassare i dimeri di Timina nel DNA nel processo di replicazione cellu<strong>la</strong>re. Anche alcuni<br />
virus possono riattivarsi utilizzando degli enzimi degli ospiti in cui si sono insediati. Questi<br />
meccanismi di riattivazione si dividono in riattivazione al buio e in pre<strong>senza</strong> di luce.<br />
La riattivazione al buio avviene <strong>per</strong> sostituzione dei dimeri di Timina con una nuova sintesi delle<br />
due molecole di Timina che ripristina <strong>la</strong> situazione originaria del DNA riattivando il microrganismo.<br />
In altri casi durante <strong>la</strong> replicazione del DNA le zone non danneggiate dagli <strong>UV</strong> vengono<br />
utilizzate <strong>per</strong> sostituire i dimeri di Timina o<strong>per</strong>ando <strong>la</strong> riattivazione.<br />
In pre<strong>senza</strong> di luce, invece, il meccanismo di riattivazione avviene utilizzando l’energia dei<br />
fotoni <strong>per</strong> rom<strong>per</strong>e il legame del dimero e ripristinare con una reazione fotochimica <strong>la</strong> situazione<br />
originale. Questi processi quindi non avvengono nel trattamento delle acque disinfettate<br />
con <strong>UV</strong> che non sono successivamente esposte al<strong>la</strong> luce (<strong>per</strong> esempio che sono conservate<br />
in serbatoi chiusi), mentre possono accadere nel caso in cui, dopo il trattamento, le acque<br />
vengono stoccate staticamente in bacini a<strong>per</strong>ti, <strong>la</strong>ghi, corsi d’acqua, ecc.<br />
È <strong>per</strong> questo che a volte si ricorre ad una modesta additivazione delle acque depurate con <strong>UV</strong><br />
con prodotti chimici che hanno soltanto il compito di impedire i meccanismi di riattivazione.<br />
Per tale motivo le dosi di prodotti chimici come il Cloro sono sensibilmente inferiori a quelle<br />
necessarie <strong>per</strong> esplicare una funzione primaria di disinfezione.<br />
Luce uv<br />
Timina<br />
Adenina<br />
Timina<br />
Dimeri<br />
Adenina<br />
Citosina<br />
Guanina<br />
Timina<br />
Adenina<br />
sensibiliTà d e i m i c r o r g a n i s m i e d o s i uv<br />
La sensibilità di ciascuna specie di microrganismo agli <strong>UV</strong> è, ovviamente, differente. Con opportune<br />
apparecchiature di <strong>la</strong>boratorio in grado di misurare <strong>la</strong> effettiva dose di <strong>UV</strong> che riceve<br />
un campione di microrganismo, sono state effettuate numerose prove <strong>per</strong> definire quali siano<br />
le dosi specifiche <strong>per</strong> giungere al<strong>la</strong> inattivazione delle varie specie di microrganismo.<br />
La dose di <strong>UV</strong>, detta fluenza, viene espressa in mJ cm -2 , ovvero come quantità di energia da<br />
trasmettere <strong>per</strong> centimetro quadrato di campione.<br />
In generale, i vari tipi di microrganismi che possano essere inattivati dagli <strong>UV</strong> si comportano<br />
secondo questa sca<strong>la</strong> qualitativa:<br />
batteri – protozoi > virus > spore di batteri > adenovirus > alghe<br />
(più sensibilità)-------------------------------------------(minore sensibilità)<br />
Si noti che gli adenovirus sono menzionati separatamente in quanto <strong>la</strong> loro sensibilità agli <strong>UV</strong><br />
è decisamente inferiore si quel<strong>la</strong> di altri tipi di virus.<br />
Le tabelle qui di seguito riportano <strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al<br />
99,99% del campione di vari batteri, di alcuni virus e di alcuni protozoi.<br />
È importante qui notare che i valori tabel<strong>la</strong>ti sono il risultati di test di <strong>la</strong>boratorio in cui tutti<br />
i microrganismi ricevono <strong>la</strong> medesima dose di <strong>UV</strong> <strong>per</strong> il fatto che i campioni sono <strong>per</strong>fettamente<br />
omogenei. Questo non è il caso reale in cui non ci può essere <strong>la</strong> garanzia di uniformità<br />
Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari batteri<br />
Dose di <strong>UV</strong> (mj cm -2 ) <strong>per</strong> l’inattivazione<br />
del 99,99% del campione<br />
Batterio Senza fotoriattivazione con fotoriattivazione*<br />
Aeromonas hydrophi<strong>la</strong> 5 ND<br />
Bacillus anthracis spores >60 -<br />
Bacillus subtilis spores 80 -<br />
Enterobacter cloacae 10 33<br />
Enterocolitica fecium 17 20<br />
Campylobacter jejuni 4,6 ND<br />
Citrobacter diversus 11,5 ND<br />
Clostridium <strong>per</strong>fringens 23,5 ND<br />
Corynebacterium diphtheria 6 ND<br />
Coxiel<strong>la</strong> bumetti 3 ND<br />
Escherichia coli (ATTC 11229) 10 28<br />
Escherichia coli (O157:H7) 6 25<br />
Echerichia coli (wild type) 8,1 ND<br />
Klebsiel<strong>la</strong> pneumoniae 20 31<br />
Klebsiel<strong>la</strong> terrigena 11 ND<br />
Legionel<strong>la</strong> pneumophi<strong>la</strong> 9,4 ND<br />
Mycobacterium smegmatis 20 27<br />
Mycobacterium tuberculosis 20 ND<br />
Pseudomonas aeguginosa 11 19<br />
Pseudomonas mallei 14,5 ND<br />
Salmonel<strong>la</strong> anatum (da feci umane) 15 § ND<br />
Salmonel<strong>la</strong> enteritidis (da feci umane) 10 ND<br />
Salmonel<strong>la</strong> tiphi (ATTC 19430) 8,2 ND<br />
Segue tabel<strong>la</strong><br />
al<strong>la</strong> pag. seguente<br />
‹‹‹‹
12<br />
13<br />
Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari batteri<br />
Batterio Senza fotoriattivazione con fotoriattivazione*<br />
Salmonel<strong>la</strong> tiphimirium (da feci umane) 9 ND<br />
Salmonel<strong>la</strong> marcescens 13 30<br />
Shigel<strong>la</strong> dysenteriae (ATTC 2927) 3 ND<br />
Shigel<strong>la</strong> sonnei (ATTC 9290) 8,2 ND<br />
Staphilococcus aureus 10,4 ND<br />
Staphilococcus faecalis (ATTC 29212) 11,2 ND<br />
Vibrio cholerae (ATTC 259872) 2,9 21<br />
Yerisìnia enterocolitica (ATTC 27729) 4,6 ND<br />
* campioni esposti al<strong>la</strong> luce so<strong>la</strong>re dopo l’esposizione ad <strong>UV</strong><br />
ND – Non Disponibile<br />
§ valore <strong>per</strong> giungere a 99,9% di inattivazione<br />
Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari virus<br />
Dose di <strong>UV</strong> (mj cm -2 ) <strong>per</strong> l’inattivazione<br />
del 99,99% del campione<br />
Batterio C<strong>la</strong>ssificazione <strong>senza</strong> fotoriattivazione con fotoriattivazione*<br />
Adenovirus Type 40 dsDNA 124 § -<br />
Adenoviurus Type 41 dsDNA 112 § -<br />
B40-8 phage 28 -<br />
Coxsackievirus B5 ssRNA 36 -<br />
Hepatitis A (HM175) ssRNA 16 -<br />
Hepatitis A ssRNA 21 -<br />
MS2 Bacteriophage ssRNA 62 -<br />
Poliovirus Type 1 ssRNA 27 -<br />
PRD-1 phage 30 -<br />
ΦX174 phage ssDNA 10 -<br />
Rotavirus SA11 dsRNA 36 -<br />
S.aureus phage A994 38 -<br />
* <strong>per</strong> i virus non si osservano fenomeni di fotoriattivazione<br />
§ USEPA stabilisce un valore si 186 mj cm-2 <strong>per</strong> inattivazione del 99,99% degli adenovirus, considerando una attendibilità<br />
dell’80% del dato.<br />
Dose di <strong>UV</strong> a 254 nm necessaria <strong>per</strong> <strong>la</strong> inattivazione al 99,99% del campione di vari protozoi<br />
Batterio<br />
Dose di <strong>UV</strong> (mj cm -2 ) <strong>per</strong> l’inattivazione<br />
del 99,99% del campione<br />
<strong>senza</strong><br />
fotoriattivazione<br />
con<br />
fotoriattivazione*<br />
Giardia <strong>la</strong>mblia
16<br />
17<br />
e, insieme ai tubi al quarzo, il loro posizionamento<br />
<strong>per</strong>pendico<strong>la</strong>re al flusso dell’acqua (in verticale<br />
ed in orizzontale in modo da formare un reticolo)<br />
<strong>per</strong>mette il trattamento di flussi importanti come<br />
nel caso degli impianti di distribuzione negli acquedotti.<br />
La sezione del reattore può essere circo<strong>la</strong>re<br />
o rettango<strong>la</strong>re. Le <strong>la</strong>mpade possono essere di tipo<br />
LP, LPHO o MP.<br />
Gli impianti a canale a<strong>per</strong>to sono solitamente i tipo<br />
modu<strong>la</strong>re a sezione rettango<strong>la</strong>re e <strong>la</strong> loro progettazione<br />
viene effettuata di caso in caso, in considerazione<br />
dei fattori specifici (come <strong>per</strong> esempio <strong>la</strong> necessità di<br />
instal<strong>la</strong>zione all’interno di un impianto preesistente).<br />
Le <strong>la</strong>mpade possono essere instal<strong>la</strong>te longitudinalmente<br />
o trasversalmente (tipologia ormai non più<br />
molto utilizzata) al flusso dell’acqua e <strong>la</strong> scelta del<br />
tipo di <strong>la</strong>mpada utilizzato può essere sia del tipo<br />
LP, MP o LPHO, con prevalenza <strong>per</strong> quest’ultima<br />
tipologia. Spesso, <strong>per</strong> migliorare l’efficienza del<strong>la</strong><br />
disinfezione, vengono impiegati dei rego<strong>la</strong>rizzatori<br />
Reattore <strong>UV</strong> <strong>per</strong> impianti di acque potabili con più<br />
<strong>la</strong>mpade <strong>per</strong>pendico<strong>la</strong>ri al flusso.<br />
del flusso che uniformano le velocità di passaggio del liquidi su tutta <strong>la</strong> sezione del canale in<br />
modo da rendere il più possibile uniforme l’irraggiamento.<br />
Qui sopra uno schema di un impianto di disinfezione con <strong>UV</strong> a canale a<strong>per</strong>to in cui uno o più banchi di <strong>la</strong>mpade, in<br />
re<strong>la</strong>zione al flusso, irraggiano l’acqua.<br />
co m p o n e n T i p r i n c i p a l i<br />
Per il corretto funzionamento di un reattore a <strong>UV</strong> è innanzitutto necessario che sia conosciuta<br />
in ogni momento l’intensità del<strong>la</strong> radiazione a cui viene esposta l’acqua da trattare. Per questo<br />
motivo vengono adottati dei sensori <strong>UV</strong> in grado di monitorare <strong>la</strong> quantità di irraggiamento<br />
reale. Si tratta nel<strong>la</strong> gran parte dei casi di sensori costituiti da un semiconduttore sensibile al<strong>la</strong><br />
luce ultravioletta che non viene attivato da radiazioni con lunghezza d’onda su<strong>per</strong>iore a 300<br />
nm (spettro visibile) e che <strong>per</strong> questo viene chiamato “so<strong>la</strong>r blind”. Un sistema di filtraggio<br />
del<strong>la</strong> luce che raggiunge il sensore ne limita il funzionamento alle lunghezze d’onda comprese<br />
tra 200 e 300 nm, quelle che esplicano una reale funzione germicida. Il posizionamento nel<br />
reattore dei sensori <strong>UV</strong> viene effettuato in modo che, dopo le opportune tarature nel<strong>la</strong> fase<br />
di col<strong>la</strong>udo dell’impianto, il sensore rilevi le variazioni di potenza del<strong>la</strong> radiazione ricevuta dal<br />
liquido. Queste variazioni possono avvenire sia <strong>per</strong> un calo del<strong>la</strong> potenza emessa dalle <strong>la</strong>mpade<br />
che <strong>per</strong> un eccessivo assorbimento dei cilindri protettivi in quarzo, <strong>per</strong> una variazione<br />
del<strong>la</strong> trasmittanza del liquido, ovvero dell’assorbimento di <strong>UV</strong> da parte del liquido <strong>per</strong> una<br />
variazione del<strong>la</strong> sua trasparenza dovuta a corpi estranei in sospensione. Ovviamente anche <strong>la</strong><br />
su<strong>per</strong>ficie del sensore che “legge” <strong>la</strong> potenza degli <strong>UV</strong> può sporcarsi ed essere quindi soggetta<br />
ad una diminuzione di funzionalità. Opportuni cicli di pulizia e manutenzione dell’impianto<br />
provvedono a mantenere pulite le su<strong>per</strong>fici di lettura del sensore e di trasmissione del<strong>la</strong> radiazione<br />
da parte delle protezioni in quarzo delle <strong>la</strong>mpade, mentre <strong>la</strong> rilevazione del<strong>la</strong> variazione<br />
del<strong>la</strong> trasmittanza del liquido o del<strong>la</strong> potenza di emissione delle <strong>la</strong>mpade viene gestita da un<br />
sistema elettronico di controllo dell’impianto attivando specifiche procedure di manutenzione<br />
(o al<strong>la</strong>rmi) che consentono di ripristinare <strong>la</strong> piena funzionalità del reattore.<br />
Fondamentale <strong>per</strong> l’efficienza del<strong>la</strong> disnfezione con <strong>UV</strong> è <strong>la</strong> pulizia costante dei contenitori delle <strong>la</strong>mpade <strong>per</strong> evitare che<br />
assorbano una quota significativa del<strong>la</strong> radiazione destinata al liquido.
18<br />
19<br />
Sono detti “sleeves” (tubi) i cilindri in quarzo entro cui vengono poste le <strong>la</strong>mpade. La loro<br />
funzione è quel<strong>la</strong> di proteggere e iso<strong>la</strong>re le <strong>la</strong>mpade dal liquido che passa nel reattore, di<br />
stabilizzare <strong>la</strong> tem<strong>per</strong>atura a cui queste <strong>la</strong>vorano. La loro pulizia <strong>per</strong>iodica, insieme a quel<strong>la</strong><br />
dei sensori <strong>UV</strong> è essenziale <strong>per</strong> mantenere in efficienza il reattore. Molti sali minerali disciolti<br />
nell’acqua (di calcio, magnesio, ferro, ecc.) hanno una solubilità che decresce con l’aumento<br />
del<strong>la</strong> tem<strong>per</strong>atura. Poichè <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie del quarzo a contatto con l’acqua è normalmente più<br />
calda del liquido che passa nel reattore <strong>UV</strong>, con il tempo si possono depositare sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie<br />
del quarzo quantità non trascurabili di sali minerali che assorbono parte del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong><br />
destinata ad esplicare <strong>la</strong> sua funzione germicida nel liquido.<br />
La loro pulizia può avvenire <strong>per</strong> via chimica o <strong>per</strong> via meccanica. La prima, meno utilizzata,<br />
prevede il fermo del funzionamento del reattore e una procedura che comporta l’immissione<br />
di opportune sostanze chimiche in grado di rimuovere i sedimenti depositato sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie<br />
esterna del quarzo. Più comune è invece <strong>la</strong> pulizia meccanica delle su<strong>per</strong>fici: negli impianti<br />
domestici e nei piccoli impianti viene solitamente effettuata manualmente con una certa<br />
<strong>per</strong>iodicità che dipende dal<strong>la</strong> qualità specifica dell’acqua trattata, mentre negli impianti di<br />
maggiori dimensioni viene posto un apposito meccanismo in grado di effettuare tale pulizia<br />
meccanica <strong>senza</strong> necessitare del fermo dell’impianto.<br />
Analoghi sistemi meccanici vengono adottati negli impianti a canale a<strong>per</strong>to, con una gestione<br />
da parte dei sistemi elettronici di monitoraggio e controllo dell’impianto.<br />
Wedeco utilizza degli anelli attorno a tubi di quarzo collegati ad un carrello che meccanicamente<br />
li fa scorrere <strong>per</strong> tutta <strong>la</strong> lunghezza delle <strong>la</strong>mpade. La pulizia dei depositi organici ed<br />
inorganici avviene <strong>per</strong> raschiamento ed interessa tutta <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie dei quarzi e il sensore <strong>UV</strong><br />
tramite apposite spazzole solidali al carrello. Gli anelli di pulizia sono in realtà composti da più<br />
anelli due esterni in teflon ed uno interno in Viton, una tecnologia denominata da Wedeco “Tri-<br />
B<strong>la</strong>de” in grado esplicare <strong>la</strong> sua migliore efficacia in entrambi i sensi di scorrimento dell’anello.<br />
Il carrello di guida degli anelli scorre avanti e indietro grazie ad un cilindro pneumatico o una<br />
vite <strong>senza</strong> fine ed il movimento è quindi completamente meccanico. La gestione dei cicli di<br />
pulizia (come anche <strong>la</strong> posizione dei pulitori quando sono in stand-by) è affidata ad un PLC<br />
esterno e può essere programmata in base alle caratteristiche specifiche dell’acqua che viene<br />
La grande sa<strong>la</strong> con<br />
gli “armadi” <strong>per</strong><br />
l’alimentazione<br />
delle <strong>la</strong>mpade<br />
dell’impianto di<br />
Mi<strong>la</strong>no San Rocco.<br />
sottoposta a trattamento <strong>UV</strong>. Testato con reflui provenienti da trattamenti terziari (in condizioni<br />
estremamente severe quindi) <strong>la</strong> vita di questi anelli è di oltre 30000 passaggi in modo<br />
che <strong>la</strong> loro sostituzione coincida (approssimativamente) con gli interventi di manutenzione<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong> sostituzione delle <strong>la</strong>mpade.<br />
Componenti ausiliari, ma di fondamentale importanza, sono i sistemi di alimentazione delle<br />
<strong>la</strong>mpade e le logiche di controllo del funzionamento del reattore.<br />
Per l’alimentazione, una picco<strong>la</strong> scheda elettronica, detta bal<strong>la</strong>st, provvede a rego<strong>la</strong>re l’alimentazione<br />
occupandosi anche del filtraggio delle armoniche e di altre funzioni (riaccensione<br />
in casi di interruzione dell’alimentazione, ecc.) tese a proteggere <strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada aumentandole<br />
<strong>la</strong> “vita” utile.<br />
Tranne che nel caso di piccoli reattori <strong>per</strong> utilizzo domestico, che hanno questi componenti<br />
integrati nel reattore, si tratta di attrezzature poste a distanza dal reattore stesso, preferibilmente<br />
in locali separati. I grandi impianti non solo richiedono elevate potenze di alimentazione<br />
ma richiedono anche un controllo del<strong>la</strong> tem<strong>per</strong>atura ambientale e sovente vengono dotati di<br />
sistemi di smaltimento del calore che si produce negli ambienti in cui sono instal<strong>la</strong>te le unità<br />
che forniscono potenza alle <strong>la</strong>mpade.<br />
Per quanto concerne al controllo, il moderno progresso dell’elettronica non solo <strong>per</strong>mette una<br />
gestione ottimale di tutte le fasi ma anche <strong>la</strong> rilevazione storica dei dati di funzionamento e<br />
<strong>per</strong>sino <strong>la</strong> connessione <strong>per</strong> <strong>la</strong> trasmissione dei dati in remoto che <strong>per</strong>mette <strong>la</strong> su<strong>per</strong>visione e<br />
<strong>la</strong> gestione a distanza di interi impianti costituiti da numerosi reattori.<br />
faTTori c h e i n f l u e n z a n o il TraTTamenTo c o n uv<br />
Tra i parametri che influenzano <strong>la</strong> progettazione di un impianto di trattamento delle acque<br />
con <strong>UV</strong> hanno una notevole rilevanza anche alcune delle caratteristiche del liquido che deve<br />
essere sottoposto al trattamento.<br />
La qualità dell’acqua è il primo di questi fattori. Viene valutata determinando <strong>la</strong> sua trasmittanza<br />
ovvero <strong>la</strong> <strong>per</strong>centuale di <strong>UV</strong> che viene trasmessa dall’acqua, nel campo di lunghezze<br />
d’onda compreso tra 200 e 300 nm.<br />
Negli impianti con <strong>la</strong>mpade LP o LPHO è di partico<strong>la</strong>re rilevanza il valore del<strong>la</strong> trasmittanza<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong> lunghezza d’onda di 254 nm.<br />
Wedeco commercializza uno strumento apposito che <strong>per</strong>mette una misurazione manuale<br />
reale e veloce del<strong>la</strong> trasmittanza (rif. T<strong>UV</strong>.5) ed anche uno strumento <strong>per</strong> <strong>la</strong> misurazione in<br />
continuo del<strong>la</strong> trasmittanza in impianti a canale a<strong>per</strong>to (rif. Hippo).<br />
Anche <strong>la</strong> trasmittanza dei quarzi in cui sono poste le <strong>la</strong>mpade ha una importanza notevole. Come<br />
accennato sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie di questi elementi si possono depositare residui organici o inorganici<br />
che progressivamente assorbono una parte del<strong>la</strong> radiazione <strong>UV</strong> destinata al<strong>la</strong> disinfezione <strong>per</strong><br />
effetto del<strong>la</strong> precipitazione di elementi a bassa solubilità nell’acqua (carbonati solfati e fosfati<br />
di Manganese, Ferro, Calcio e Alluminio) che si depositano a causa del<strong>la</strong> maggiore tem<strong>per</strong>atura<br />
degli “slevers” rispetto a quel<strong>la</strong> del flusso d’acqua che li <strong>la</strong>mbisce. I depositi di particelle solide<br />
in sospensione nell’acqua sono i principali responsabili del lento diminuire del<strong>la</strong> trasmittanza<br />
dei quarzi. I cicli di pulizia <strong>per</strong>iodica (manuali o automatici) provvedono a mantenere elevata<br />
<strong>la</strong> trasmittanza di questi componenti <strong>per</strong> un corretto funzionamento dell’impianto.<br />
La torbidità dell’acqua è un altro fattore che deve essere valutato. Essa è dovuta al<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong><br />
di particelle sospese nell’acqua che interferiscono con <strong>la</strong> trasmissione degli <strong>UV</strong>.<br />
Alcune particelle hanno <strong>la</strong> caratteristica di diffrangere <strong>la</strong> luce incidente (nel<strong>la</strong> lunghezza<br />
d’onda considerata) e ne deviano quindi il <strong>per</strong>corso ma non ne assorbono l’energia. La<br />
loro influenza sulle prestazioni del reattore è quindi di minima rilevanza. Altre particelle<br />
invece assorbono gli <strong>UV</strong> che ricevono e quindi diminuiscono <strong>la</strong> trasmittanza dell’acqua. In<br />
generale, sono le particelle re<strong>la</strong>tivamente grandi (diametro tra 1 e 10 µm) che hanno una<br />
reale influenza sulle prestazioni dell’impianto. La torbidità del liquido è partico<strong>la</strong>rmente<br />
importante negli impianti di trattamento dei reflui.
20<br />
21<br />
Impianto di<br />
trattamento <strong>UV</strong><br />
di Chioggia.<br />
Studi di <strong>la</strong>boratorio hanno stabilito che una torbidità inferiore a 5 NTU (Nephelometric Turbidity<br />
Unit) non ha significativi effetti sui trattamenti con <strong>UV</strong>. Poiché in genere nelle acque potabili<br />
<strong>la</strong> torbidità è intorno a 0,1 NTU in tutti i processi di potabilizzazione questo parametro non<br />
viene considerato. Nei trattamenti dei reflui con <strong>UV</strong> invece il problema può essere rilevante<br />
e <strong>per</strong> tale motivo questi impianti possono prevedere un prefiltraggio del liquido che abbassi il<br />
più possibile il contenuto dei solidi sospesi prima del trattamento con <strong>UV</strong>, soprattutto quando<br />
l’obiettivo del<strong>la</strong> disinfezione è partico<strong>la</strong>rmente spinto (es. riutilizzo irriguo).<br />
<strong>la</strong> progeTTazione di un impianTo di TraTTamenTo con uv<br />
Gli elementi di cui tenere conto nel<strong>la</strong> progettazione del trattamento con <strong>UV</strong> delle acque e il<br />
p<strong>la</strong>nning del processo di progettazione sono numerosi.<br />
Innanzitutto deve essere stabilito il fine dell’impianto.<br />
Che si tratti del<strong>la</strong> disinfezione delle acque in un acquedotto o del trattamento di reflui <strong>per</strong><br />
il loro riutilizzo in agricoltura o <strong>per</strong> il semplice sversamento in bacini o fiumi, che si debba<br />
provvedere all’abbattimento del<strong>la</strong> carica batterica dell’acqua di un impianto domestico oppure<br />
del<strong>la</strong> medesima funzione in una industria di produzione di bibite, è ovvio che le necessità<br />
progettuali risulteranno differenti.<br />
A questo proposito grande importanza deve essere data alle normative specifiche che rego<strong>la</strong>no<br />
<strong>la</strong> qualità delle acque in re<strong>la</strong>zione al loro utilizzo dopo il trattamento. Si rimanda l’argomento<br />
al capitolo specifico che chiarisce quali siano i reali target del trattamento <strong>per</strong> ciascun impiego<br />
delle acque trattate.<br />
In generale, si deve progettare un impianto che non sia sovradimensionato <strong>per</strong> l’obiettivo<br />
finale in modo da raggiungerlo con minimi costi di instal<strong>la</strong>zione e di gestione.<br />
Come primo parametro va quindi considerato se si tratta di un impianto in condotta o di<br />
un impianto in canale a pelo libero. Poi si considera il flusso di acqua da sottoporre a trattamento,<br />
i principali parametri qualitativi dell’acqua ed eventuali vincoli <strong>per</strong> <strong>la</strong> realizzazione<br />
dell’impianto.<br />
Per un dimensionamento dell’impianto si o<strong>per</strong>a <strong>per</strong> approssimazioni successive. Il parametro<br />
base che il progettista deve determinare è <strong>la</strong> cosiddetta Dose <strong>UV</strong>, definita come il prodotto<br />
dell’intensità media dell’irraggiamento del liquido <strong>per</strong> il tempo di esposizione.<br />
Dose <strong>UV</strong> C [J/m 2 ] = Intensità media [W/m 2 ] x Tempo medio di esposizione [s]<br />
Questo parametro è influenzato da tutte le componenti che determinano <strong>la</strong> funzionalità dell’impianto<br />
secondo uno schema concettuale che può essere rappresentato come il grafico qui<br />
riportato:<br />
Disposizione<br />
<strong>la</strong>mpade<br />
Lampade Acqua<br />
Potenza<br />
<strong>la</strong>mpade<br />
Intensità<br />
Fattori di sca<strong>la</strong><br />
Tipo<br />
funzionamento<br />
invecchiamento<br />
Azione germicida<br />
Dose <strong>UV</strong><br />
Tr Trasmittanza asmittanza<br />
Flusso Volume<br />
Reg. <strong>la</strong>miare<br />
Torbidità Reg. turbolento<br />
Colore Misce<strong>la</strong>zione<br />
La corre<strong>la</strong>zione tra <strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> e le concentrazioni finali ed iniziali del<strong>la</strong> concentrazione<br />
batteriologica dell’acqua prima e dopo il trattamento è espressa dal<strong>la</strong> seguente re<strong>la</strong>zione:<br />
dove:<br />
Parametro Note<br />
N = concentrazione batteriologica in uscita<br />
N = concentrazione batteriologica in entrata<br />
0<br />
d = coefficiente di dis<strong>per</strong>sione (idraulica) Questo parametro dipende dal<strong>la</strong> misce<strong>la</strong>zione nel canale e<br />
dipende dai parametri idraulici del flusso<br />
k = rapporto di inattivazione batterica (m2 /J) Questo parametro dipende dal<strong>la</strong> sensibilità di ciascun<br />
microrganismo agli <strong>UV</strong><br />
D = Dose di <strong>UV</strong> C (J/m2 )<br />
SS = concentrazione di solidi sospesi (mg/L) Questi parametri esprimono <strong>la</strong> densità dei microrganismi<br />
c = costante (empirica)<br />
associati al contenuto di solidi sospesi e sono specifici dei<br />
reflui<br />
m = costante (empirica)<br />
La formu<strong>la</strong> utilizzata da Wedeco deriva direttamente dalle normative americane EPA. Tutti i parametri sono strettamente<br />
corre<strong>la</strong>ti al tipo ed al<strong>la</strong> disposizione del sistema di irraggiamento e <strong>per</strong>tanto <strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> rimane il principale parametro <strong>per</strong><br />
il dimensionamento dell’impianto.
22<br />
23<br />
Graficamente <strong>la</strong> formu<strong>la</strong> nel<strong>la</strong> pagina precedente porta ad un grafico di questo tipo:<br />
che mostra il valore del<strong>la</strong> inattivazione batterica (CFU - Colony-Forming Unit – misura il<br />
numero di batteri o funghi in un campione biologico) con il variare del<strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> C.<br />
Nell’es<strong>per</strong>ienza pratica possono riscontrarsi dei discostamenti tra il valore teorico e quello<br />
misurato nel caso dei liquami. Ciò è dovuto al fatto che i valori assegnati ai parametri sono<br />
il frutto di un adattamento dei dati alle es<strong>per</strong>ienze pratiche. Si può quindi affermare che in<br />
generale <strong>la</strong> formu<strong>la</strong> offre delle predizioni del<strong>la</strong> inattivazione batterica abbastanza affidabili<br />
ma che <strong>la</strong> sua validità non può essere assunta acriticamente <strong>per</strong> ogni tipo di microrganismo<br />
ed ogni tipo di liquame.<br />
I parametri <strong>per</strong> il progetto di una unità di trattamento con <strong>UV</strong> si dividono in tre principali<br />
categorie:<br />
1. parametri di progetto<br />
flusso massimo<br />
minimo valore del<strong>la</strong> trasmittanza<br />
livello di disinfezione richiesto<br />
conoscenza dei trattamenti a monte<br />
2. Parametri di rischio<br />
massima concentrazione di solidi sospesi<br />
massima concentrazione di microrganismi in ingresso<br />
variazioni di flusso<br />
3. Parametri di dettaglio<br />
conoscenza precisa delle fasi di trattamento a monte<br />
distribuzione del<strong>la</strong> dimensione delle particelle sospese<br />
valori di concentrazione delle altre caratteristiche dell’acqua (COD, BOD, Fe, Mn, ecc.)<br />
variazione del<strong>la</strong> qualità dell’acqua<br />
Il problema che bisogna quindi risolvere <strong>per</strong> una corretta progettazione è <strong>la</strong> determinazione<br />
del<strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> necessaria <strong>per</strong> raggiungere il target dell’impianto. Questa dipende, ovviamente,<br />
dal<strong>la</strong> qualità dell’acqua in ingresso e dal valore di inattivazione batterica che si vuole ottenere.<br />
Tale valore è di solito espresso come logaritmo.<br />
I parametri che si prendono in considerazione, visto oltretutto che <strong>la</strong> normativa vi fa esplicito<br />
riferimento, sono i Coliformi Fecali, i Coliformi Totali e gli Streptococchi Fecali.<br />
I coliformi, essendo presenti nelle feci umane in elevate concentrazioni, dell’ordine di 10 9 /g,<br />
sono stati da molto tempo considerati organismi indicatori d’inquinamento ed hanno assunto<br />
un importante ruolo come marcatori microbiologici <strong>per</strong> definire <strong>la</strong> qualità degli ambienti idrici.<br />
Tuttavia, poiché il gruppo dei coliformi contiene numerose specie ampiamente diffuse nell’ambiente,<br />
il sottogruppo dei coliformi fecali ha assunto un significato più specifico di contaminazione<br />
di origine fecale.<br />
Le più recenti normative sulle acque, in ogni caso, fanno riferimento al<strong>la</strong> specie Escherichia<br />
Coli, un microrganismo che è in rapporto più diretto ed esclusivo con il tratto gastro intestinale<br />
dell’uomo e degli animali a sangue caldo, il quale, insieme agli enterococchi, rappresenta un<br />
parametro più specifico ed accurato di contaminazione da materiale fecale.<br />
Si assume che il valore degli Escherichia Coli è circa l’80% del valore dei Coliformi Fecali.<br />
Una Dose di <strong>UV</strong> C di 100 J/m 2 porta ad un abbattimento del valore dei Coliformi Fecali di 1 log.<br />
Analoga sensibilità agli <strong>UV</strong> presentano i Coliformi Totali, ma si deve tenere presente che poiché<br />
i Coliformi Fecali sono circa il 20% dei Coliformi Totali, <strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> deve essere proporzionalmente<br />
più elevata se si richiede un analogo livello valore di inattivazione batterica con <strong>UV</strong>.<br />
Con queste premesse, se ad esempio <strong>la</strong> concentrazione dei Coliformi Fecali all’ingresso dell’impianto<br />
con <strong>UV</strong> è di 1.000.000 di Coliformi Fecali / 100 mL e si richiede un valore in uscita di<br />
1.000 Coliformi Fecali / 100 mL, il valore di inattivazione è di 10 6 /10 3 = 3 log. Con un semplice<br />
calcolo, note le condizioni iniziali dell’acqua ed il valore finale si può stabilire un primo valore<br />
del<strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> che l’impianto deve fornire.<br />
Aiuta in questa definizione del<strong>la</strong> Dose di <strong>UV</strong> <strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> teorico-empirica, riporatata nel<strong>la</strong> pagina<br />
seguente, di prima valutazione che Wedeco suggerisce.<br />
Per procedere con il dimensionamento iniziale si deve adesso ipotizzare uno schema di impianto,<br />
che poi sarà eventualmente modificato ottimizzando i vari parametri.<br />
Va detto qui che tale processo è più rilevante nel caso di impianti a canale a<strong>per</strong>to <strong>per</strong> il trattamento<br />
dei reflui. Infatti, nel caso di un impianto di potabilizzazione in condotta i moduli<br />
sono certificati e le condizioni dell’acqua in ingresso sono molto più omogenee e semplici da<br />
valutare. Per <strong>la</strong> progettazione di massima bisogna valutare innanzitutto il volume di acqua da<br />
trattare in metri cubi <strong>per</strong> ora.<br />
Si sceglie quindi il numero di canali dell’impianto. In generale, impianti a più canali hanno un<br />
maggiore costo di impianto ma una maggiore flessibilità di gestione che comporta <strong>la</strong> possibilità<br />
di risparmi economici nel corso del funzionamento in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> variabilità delle portate a<br />
cui un impianto è normalmente soggetto.<br />
Di grande<br />
importanza<br />
negli impianto a<br />
canale a<strong>per</strong>to è <strong>la</strong><br />
rego<strong>la</strong>rizzazione del<br />
flusso dell’acqua<br />
<strong>per</strong> avere <strong>la</strong><br />
milgliore uniformità<br />
delle velocità<br />
di “transito”<br />
nel<strong>la</strong> zona di<br />
irraggiamento.
24<br />
25<br />
Livello di<br />
disinfezione<br />
richiesto <strong>per</strong><br />
100 ml (media<br />
geometrica su<br />
30 gg)<br />
Tabel<strong>la</strong> teorico-empirica suggerita da Wedeco <strong>per</strong> <strong>la</strong> determinazione<br />
dei principali parametri di progetto di un impianto <strong>UV</strong><br />
Num. Coliformi<br />
in ingresso<br />
(<strong>per</strong> 100 ml)<br />
SS (Solidi<br />
Sospesi)<br />
in mg/L<br />
1.000 Coliformi 10<br />
Fecali<br />
5 max. 10 - 55 20<br />
max. 20 - 55 26<br />
max. 30 - 55 30<br />
200 Coliformi Fecali 105 max. 10 - 55 25<br />
max. 20 - 55 30<br />
max. 30 - 55 37<br />
100 Coliformi Fecali 105 max. 5 Filtrazione 65 25 – 30 Min. 2<br />
max. 10 a sabbia 60 30 - 35 banchi<br />
100 Coliformi Totali 105 aver. 5 Filtrazione 65 40 - 50 Min. 2<br />
max. 10 a sabbia<br />
banchi<br />
23 Coliformi Fecali 105 Ø 5, max. 10 Filtrazione 65 40 - 50 Min. 2<br />
a sabbia.<br />
banchi<br />
10 Coliformi Fecali 105 Ø 2-3, max. 5 Filtrazione 65 45 - 50 Min. 2<br />
Ø 5, max. 10 a sabbia 60 50 - 60 banchi<br />
100 Coliformi Totali 105 Ø 2-3, max. 5 Filtrazione 65 80 -90 Min. 2<br />
a sabbia<br />
banchi<br />
2,2 Coliformi Fecali 105 Ø 2, max. 4-5 Filtrazione 65 80 - 90 Min. 2 Torbidità<br />
a sabbia<br />
banchi < 2 NTU<br />
2,2 Coliformi Totali 105 Ø 2, max. 4-5 Filtrazione 65 160 - 200 Min. 2 Torbidità<br />
a sabbia<br />
banchi < 2 NTU<br />
Questa tabel<strong>la</strong> fornisce indicazioni di massima, soggette a numerose restrizioni:<br />
• sono valide <strong>per</strong> reflui sottoposti a un trattamento secondario con una dimensione dei solidi sospesi di 10-30 µm derivanti<br />
da processi di floccu<strong>la</strong>zione e/o filtrazione a sabbia<br />
• sono basate sui valori di picco del flusso. Se si considera un flusso costante i valori indicati vanno aumentati<br />
approssimativamente del 20 – 25%<br />
• sono valide <strong>per</strong> solidi sospesi con dimensioni inferiori a 30 µm; particelle più grandi richiedono Dosi più elevate ma<br />
possono anche limitare il livello di inattivazione batteria indipendentemente dal<strong>la</strong> Dose applicata<br />
• i Coliformi Fecali hanno concentrazioni più elevate degli Escherichia Coli secondo un fattore moltiplicativo di circa 1,2<br />
• il valore dei Coliformi Totali si ottiene moltiplicando il valore dei Coliformi Fecali circa <strong>per</strong> 4<br />
• si noti che <strong>la</strong> media aritmetica o <strong>per</strong>centili maggiori del 50% sono più stringenti del<strong>la</strong> media geometrica e comportano<br />
quindi Dosi più elevate o un migliore livello di pretrattamento<br />
Si ipotizzano <strong>la</strong> profondità del canale e <strong>la</strong> sua <strong>la</strong>rghezza (essendo l’area del<strong>la</strong> sezione del canale<br />
determinata dal flusso di acqua da trattare e dal numero di canali scelto). Per questioni<br />
di omogeneità del flusso Wedeco suggerisce che il rapporto tra profondità e <strong>la</strong>rghezza del<br />
canale debba essere compreso tra 0,5 e 1.<br />
La profondità viene scelta in base al numero di elementi di ciascun modulo di <strong>la</strong>mpade. Queste<br />
sono disposte a coppie e Wedeco indica un numero variabile tra 2 e 9 coppie di <strong>la</strong>mpade.<br />
In re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> <strong>la</strong>rghezza del canale si determinerà quindi il numero di moduli di <strong>la</strong>mpade<br />
da affiancare. Wedeco indica un numero variabile tra 1 e 12 <strong>per</strong> banco. Il numero di banchi<br />
da porre in serie in ciascun canale è un altro degli elementi che deve stabilire il progettista. In<br />
generale più elevato è il livello del<strong>la</strong> disinfezione e maggiore deve essere il numero dei banchi<br />
in serie. Per valori finali di 100 Coliformi Totali / 100 mL o inferiori sono vivamente consigliati<br />
almeno due banchi in serie <strong>per</strong> canale mentre se il valore finale dei Coliformi Totali / 100 mL<br />
è 5 o inferiore il numero minimo di banchi in serie suggerito da Wedeco è 3.<br />
Filtrazione<br />
% trasmittanza<br />
<strong>UV</strong> <strong>per</strong> cm<br />
Dose <strong>UV</strong> (PSS) in<br />
mJ/cm2 Num. banchi<br />
<strong>per</strong> canale<br />
Note<br />
Acquedotto<br />
di Helsinki:<br />
disinfezione<br />
dell’acqua con un<br />
<strong>UV</strong> in condotta.<br />
Wedeco propone tre differenti tipi di moduli, che si differenziano sostanzialmente <strong>per</strong> <strong>la</strong><br />
distanza delle <strong>la</strong>mpade come mostra <strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> qui riportata.<br />
Tipo Dosaggio <strong>UV</strong><br />
Distanza<br />
tra le<br />
<strong>la</strong>mpade<br />
distanza tra <strong>la</strong>mpade<br />
e parete del canale<br />
Trasmittanza <strong>UV</strong><br />
Perdite<br />
di carico<br />
L basso 130 mm 60 mm ≥ 55 % basse<br />
M medio 120 mm 55 mm da 35 a 55 % o dose medie<br />
richiesta più<br />
S alto 100 mm 47,5 mm ≤ 35 % elevata alte<br />
I moduli di <strong>la</strong>mpade hanno influenza sulle <strong>per</strong>dite di carico idrauliche del canale.<br />
Lo step successivo del<strong>la</strong> progettazione prevede il calcolo dell’irraggiamento del refluo da<br />
trattare. Per questo vengono effettuati dei calcoli con appositi software che sono in grado<br />
di fornire i principali parametri dell’impianto in modo da poterli confrontare con i dati<br />
empirici del<strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> sopra riportata. Wedeco effettua <strong>per</strong> il cliente <strong>la</strong> verifica delle ipotesi<br />
di progetto con un proprio software fornendo, <strong>per</strong> ogni ipotesi, valori re<strong>la</strong>tivi a:<br />
•<strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> in funzione del<strong>la</strong> trasmittanza tenendo conto delle possibili <strong>per</strong>dite di potenza<br />
dovute allo stato dei quarzi ed all’invecchiamento delle <strong>la</strong>mpade;<br />
•<strong>la</strong> velocità di flusso, che deve risultare in ogni caso su<strong>per</strong>iore a 0,2 m/s in quanto al di sotto<br />
di questa soglia vi è il concreto rischio che il flusso si trasformi da turbolento in <strong>la</strong>minare,<br />
condizione non prevista <strong>per</strong> un corretto funzionamento dell’impianto. Inoltre, in condizioni<br />
di picco del flusso <strong>la</strong> velocità nel canale deve risultare su<strong>per</strong>iore a 0,4 – 0,5 m/s (tipicamente<br />
si ottengono valori di 0,7 – 0,8 m/s). Se i valori ottenuti sono lontani dai valori suggeriti, si<br />
considera l’ipotesi di variare <strong>la</strong> sezione trasversale del canale oppure di ridurre o aumentare
26<br />
27<br />
I grandi banchi<br />
di <strong>la</strong>mpade<br />
dei canali<br />
dell’impianto<br />
di Manukau in<br />
Nuova Ze<strong>la</strong>nda<br />
il numero dei canali <strong>per</strong> ottenere in ciascun canale dei flussi che siano all’interno del range<br />
di velocità indicato;<br />
•le <strong>per</strong>dite di carico <strong>per</strong> canale (non <strong>per</strong> banco). Queste non debbono su<strong>per</strong>are i 50 mm, soglia<br />
oltre <strong>la</strong> quale <strong>la</strong> differenza di livello dell’acqua nel canale tra ingresso ed uscita diventa<br />
inaccettabile. Con un flusso costante le <strong>per</strong>dite di carico possono essere ridotte aumentando<br />
<strong>la</strong> sezione del canale e incrementando il numero di <strong>la</strong>mpade oppure scegliendo un interasse<br />
maggiore tra le <strong>la</strong>mpade, oppure ancora scegliendo una configurazione differente dei banchi<br />
con interasse tra le <strong>la</strong>mpade maggiore e una diversa distribuzione dei moduli <strong>per</strong> ogni<br />
banco di <strong>la</strong>mpade o, infine, ridistribuendo su più canali uno dei banchi in modo da ridurre le<br />
<strong>per</strong>dite di carico in ogni canale. Per valori elevati del<strong>la</strong> trasmittanza (>65%) possono essere<br />
accettate <strong>per</strong>dite di carico su<strong>per</strong>iori a 50 mm ma sempre al di sotto del<strong>la</strong> soglia massima di<br />
60 mm <strong>per</strong> canale.<br />
Il software di calcolo adottato da Wedeco fornisce inoltre anche informazioni sulle dimensioni<br />
di ciascun canale (incluso il volume di irraggiamento), il numero totale delle <strong>la</strong>mpade, il numero<br />
di Reynolds, il diametro idraulico e il tempo di irraggiamento.<br />
il calcolo dei dosaggi<br />
Wedeco calco<strong>la</strong> i dosaggi delle proprie unità in base al metodo <strong>UV</strong>DIS del<strong>la</strong> sommatoria di punto di<br />
origine. Si tratta di un metodo che parte dal presupposto che ogni <strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> è costituita da una serie<br />
di punti radianti di coordinate (xi, yi, zi) dislocati spazialmente sui suoi assi. Ciascuno di questi punti<br />
“sorgente” emette un <strong>UV</strong>-output, denominato in seguito con P, uniforme in tutte le direzioni. Ad una<br />
distanza R da ciascun punto origine viene quindi irradiata l’intensità I calco<strong>la</strong>ta come:<br />
L’attenuazione del<strong>la</strong> radiazione all’aumentare del<strong>la</strong> distanza R dal punto di origine in funzione del<strong>la</strong><br />
trasmittanza T, è schematizzata dal<strong>la</strong> legge di Lambert-Beer:<br />
Nel punto (x, y, z) l’intensità interna nel<strong>la</strong> camera di radiazione, misurata dal punto di origine (xi,<br />
yi, zi) è quindi:<br />
L’intensità nel punto (x, y, z) emessa dal<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada di lunghezza L nel piano (xi, yi) risulta dal<strong>la</strong> integrazione<br />
del<strong>la</strong> precedente espressione lungo l’asse zi. Ciò corrisponde a considerare <strong>la</strong> sommatoria<br />
dei punti “sorgente” siti sugli assi xi ed yi del<strong>la</strong> singo<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada.<br />
L’intensità piana totale, sempre calco<strong>la</strong>ta nel generico punto (x, y, z), dovuta al totale di <strong>la</strong>mpade<br />
di cui è composto il sistema, sarà quindi:<br />
Mediando il valore ottenuto dal<strong>la</strong> espressione che precede sul volume V di irradiazione (cioè quello<br />
disponibile <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione), si ottiene l’intensità media:<br />
Da tutto quanto detto finora risulta quindi che:
28<br />
29<br />
Lo schema di <strong>la</strong>voro può quindi essere sintetizzato così:<br />
Determinazione empirica Dose <strong>UV</strong><br />
Utilizzando <strong>la</strong> Tabel<strong>la</strong> Wedeco si<br />
determina empiricamante <strong>la</strong> Dose <strong>UV</strong><br />
e le altre indicazioni re<strong>la</strong>tive (numero<br />
dei banchi, valori massimi del<strong>la</strong><br />
trasmittanza, dimensone max dei solidi<br />
sospesi, necessità di filtrazione a<br />
sabbia, ecc).<br />
Sono differenti<br />
e/o non<br />
congruenti<br />
?<br />
Comparazione<br />
tra <strong>la</strong> Dose <strong>UV</strong><br />
calco<strong>la</strong>ta e <strong>la</strong><br />
Dose <strong>UV</strong><br />
empirica<br />
Sono uguali<br />
o congruenti<br />
Parametri iniziali<br />
- Flusso massimo<br />
- Contenuto massimo di solidi nel liquido<br />
- Livello di disinfezione richiesto<br />
Variazione<br />
ipotesi<br />
impianto<br />
<strong>per</strong> nuovo<br />
calcolo<br />
Ipotesi impianto<br />
Oltre ai dati inizali si ipotizzano il<br />
numero dei canali, le dimensioni del<br />
canale (l e h), il numero di <strong>la</strong>mpade<br />
<strong>per</strong> modulo, il loro interasse (L-M-S),<br />
il numero di moduli par banco, il numero<br />
di banchi <strong>per</strong> canale.<br />
Calcolo con software Wedeco<br />
inserendo i dati ipotizzati si hanno<br />
risposte sulle prestazioni e sulle<br />
caratteristiche dell’impianto:<br />
- <strong>la</strong> dose di <strong>UV</strong> in funzione del<strong>la</strong><br />
trasmittanza<br />
- <strong>la</strong> velocità di flusso<br />
- le <strong>per</strong>dite di carico <strong>per</strong> canale<br />
fornisce inoltre anche informazioni sulle<br />
dimensioni di ciascun canale (incluso<br />
il volume di irraggiamento), il numero<br />
totale delle <strong>la</strong>mpade, il numero di<br />
Reynolds, il diametro idraulico e il<br />
tempo di irraggiamento<br />
Affinamento parametri e verifiche<br />
economiche<br />
dove abbiamo posto in colore giallo <strong>la</strong> sezione calco<strong>la</strong>ta da Wedeco con il suo software.<br />
La sezione successiva, dopo il dimensionamento di massima precede una serie di verifiche di<br />
fattibilità e di calcolo dei costi. In generale, <strong>la</strong> seguente tabel<strong>la</strong> fornisce indicazioni <strong>per</strong> il <strong>la</strong>voro<br />
di affinamento partendo dall’ipotesi di mantenere costante il numero di <strong>la</strong>mpade.<br />
Flessibilità in termini di<br />
commutazione dei banchi<br />
Costo di<br />
investimento<br />
Perdite<br />
di carico<br />
Aumentando il numero dei canali aumenta aumenta sono costanti<br />
Aumentando il numero dei banchi aumenta aumenta aumentano<br />
La tecnologia Wedeco nel trattamento<br />
delle acque con <strong>Ozono</strong><br />
co s è l’oz o n o<br />
L’<strong>Ozono</strong> è una moleco<strong>la</strong> metastabile prodotta dall’ossigeno elementare, costituita da tre<br />
atomi legati in forma ibrida, secondo una struttura simmetrica diamagnetica, con un angolo<br />
di 116,5°, il cui simbolo chimico è O 3.<br />
Si presenta come un gas incolore, ma che concentrato tende al bluetto, fortemente reattivo,<br />
dal caratteristico odore pungente, le cui principali caratteristiche sono riportate nel<strong>la</strong> tabel<strong>la</strong><br />
seguente:<br />
<strong>Ozono</strong><br />
Peso moleco<strong>la</strong>re 48 g/mol<br />
Punto di ebollizione (a 1013mbar) 161,5 K<br />
Punto di fusione (a 1013 mbar) 80,6 K<br />
Densità (a 1013 mbar, 0°C) 2,14 kg/m 3<br />
Valore massimo in ambiente consentito 0,1 ppm<br />
0,2 mg/m 3 di aria<br />
Soglia di <strong>per</strong>cezione odore 0,1 ppm<br />
Potenziale Redox 2,07 V<br />
Il suo potenziale redox, inferiore solo a quello del fluoro, è circa il 52% maggiore di quello del<br />
Cloro, <strong>la</strong>rgamente utilizzato nel trattamento dell’acqua, rendendolo quindi l’agente disinfettante<br />
più energico disponibile in commercio. La sua elevata reattività lo rende instabile e non<br />
conservabile, <strong>per</strong> cui deve essere prodotto sul posto, cioè subito prima di essere utilizzato.<br />
Rispetto all’Ossigeno mostra un’elevata reattività in fase di reazione e basse energie di attivazione<br />
<strong>per</strong> reazioni eterogenee. Ha un forte potere ossidante direttamente sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie dei<br />
metalli nobili e non, quali Argento, Piombo, Rame e dei metalloidi come lo Zolfo.<br />
Agente Ossidante Potenziale Redox<br />
Radicale OH 2,80 V<br />
Ossigeno (atomico) 2,42 V<br />
<strong>Ozono</strong> 2,07 V<br />
Ipoclorito 1,49 V<br />
Cloro 1,36 V<br />
Biossido di Cloro 1,27 V<br />
Ossigeno (moleco<strong>la</strong>re) 1,23 V
30<br />
31<br />
L’esistenza dell’<strong>Ozono</strong> è nota sin dall’antichità. Già Omero, in alcuni passi dell’Iliade, descriveva<br />
l’odore aspro e pungente che l’aria acquistava al passaggio di un temporale, e nel libro XII dell’Odissea,<br />
descrive Zeus mentre colpisce una nave con una saetta piena di odori sulfurei. Sebbene nel 1785,<br />
Van Marum osservava che l’aria in prossimità di scariche elettriche generava un tipico odore, solo nel<br />
1840 Christian F. Schönbein, durante es<strong>per</strong>imenti di elettrolisi dell’acqua, intuì che lo strano odore<br />
era dovuto al<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> nell’aria di un gas che si formava in seguito al ri<strong>la</strong>scio di scariche elettriche<br />
nell’aria durante i temporali. Ad esso fu attribuito il termine “<strong>Ozono</strong>” (dal greco ozein, che ha odore).<br />
Schönbein riteneva che questa moleco<strong>la</strong> fosse monoatomica e solo negli anni successivi si dimostrò <strong>la</strong><br />
vera forma triatomica, e <strong>la</strong> decomposizione <strong>per</strong> via termica, in Ossigeno.<br />
Nei confronti delle sostanze organiche agisce rapidamente dando luogo a numerose reazioni chimiche.<br />
Partico<strong>la</strong>re è <strong>la</strong> reattività rispetto al doppio legame C=C delle sostanze organiche insature,<br />
reazione che è comunemente definita ozonolisi. Non <strong>la</strong>sciando alcun residuo chimico, l’<strong>Ozono</strong> è<br />
assolutamente ecologico. A riprova di ciò, l’<strong>Ozono</strong> è stato definito come un agente sicuro “GRAS”<br />
(Generally Recognized As Safe) dall’Ente statunitense Food and Drug Administration (F.D.A.),<br />
anche se il suo impiego è assoggettato a leggi e prescrizioni di sicurezza.<br />
principio di formazione dell’ozono<br />
Per spiegare come si produce l’<strong>Ozono</strong>, è bene non dimenticare che <strong>la</strong> sua formazione è da<br />
considerarsi come una condizione di equilibrio tra un processo di generazione che coinvolge<br />
nello stesso momento anche degli schemi di distruzione dell’<strong>Ozono</strong> creato.<br />
Dal punto di vista termodinamico, <strong>la</strong> sua formazione presenta aspetti contrastanti tali da far<br />
apparire tendenzialmente impropria <strong>la</strong> dicitura “forma allotropica” dell’Ossigeno.<br />
Di conseguenza, un generatore <strong>Ozono</strong> è sempre il risultato di un compromesso in cui vengono<br />
presi in considerazione fattori legati al costo del<strong>la</strong> generazione ed al<strong>la</strong> facilità di funzionamento<br />
del macchinario. In generale, il principio di generazione dell’<strong>Ozono</strong>, prevede,<br />
secondo diverse modalità, <strong>la</strong> dissociazione dell’ossigeno moleco<strong>la</strong>re e <strong>la</strong> formazione intermedia<br />
di radicali di ossigeno atomico, che reagiscono a loro volta con l’Ossigeno moleco<strong>la</strong>re.<br />
L’energia che rende possibili questi meccanismi, viene fornita dagli elettroni o da fotoni.<br />
Le principali modalità di formazione dell’<strong>Ozono</strong> sono le seguenti:<br />
1) da radiazione <strong>UV</strong> (via Fotochimica)<br />
2) <strong>per</strong> via Elettrolitica<br />
3) <strong>per</strong> effetto di una scarica elettrica (Effetto Corona)<br />
Nel primo caso, sin dai primi anni del 1900 si<br />
osservava <strong>la</strong> formazione di <strong>Ozono</strong> a partire da<br />
Ossigeno esposto ad una radiazione <strong>UV</strong> compresa<br />
tra 140 e 190nm.<br />
Moleco<strong>la</strong><br />
di ossigeno<br />
Atomo di<br />
ossigeno<br />
Moleco<strong>la</strong><br />
di ozono<br />
Tale principio di formazione riprende ciò che<br />
accade naturalmente in una fascia dello strato<br />
atmosferico terrestre (stratosfera), dove l’<strong>Ozono</strong><br />
si genera, in piccole quantità e con basse concentrazioni,<br />
<strong>per</strong> effetto del<strong>la</strong> radiazione ultravioletta,<br />
al<strong>la</strong> lunghezza d’onda di 185nm.<br />
L’energia so<strong>la</strong>re, in forma di radiazione <strong>UV</strong>, separa<br />
<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> diatomica dell’Ossigeno, liberando così<br />
atomi capaci di formare <strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> triatomica<br />
dell’<strong>Ozono</strong>. Tale tipologia di generazione, produce<br />
in genere delle piccole quantità di <strong>Ozono</strong> a<br />
concentrazioni molto basse, <strong>per</strong> cui tale soluzione<br />
si rive<strong>la</strong> di bassa valenza commerciale. La generazione<br />
<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> via elettrolitica ha un ruolo<br />
importante nel<strong>la</strong> storia dell’<strong>Ozono</strong>, <strong>per</strong>ché le<br />
s<strong>per</strong>imentazioni condotte da Schobein sul<strong>la</strong> generazione<br />
sintetica dell’<strong>Ozono</strong> prevedevano <strong>la</strong><br />
sua formazione a partire dall’elettrolisi dell’acido<br />
solforico. Questa soluzione presenta il vantaggio<br />
di richiedere apparecchiature abbastanza semplici<br />
<strong>per</strong> cui può essere presa in considerazione<br />
<strong>per</strong> produzioni di picco<strong>la</strong> taglia o <strong>per</strong> utilizzazioni<br />
in aree remote.<br />
I vantaggi potenziali sono notevoli:<br />
- si utilizza corrente (DC) a bassa tensione;<br />
- non si prevede un gas di preparazione;<br />
- poche e semplici apparecchiature;<br />
- generazione direttamente nel fluido (acqua)<br />
da trattare.<br />
Per contro, i principali svantaggi sono:<br />
• bassa capacità di produzione;<br />
• potenziale corrosione ed erosione degli<br />
elettrodi;<br />
• l’acqua da trattare deve avere bassa conducibilità.<br />
Per spiegare <strong>la</strong> generazione dell’<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> via elettrolitica si riprende il principio di elettrolisi<br />
dell’acqua. Applicando una differenza di potenziale, tramite una sorgente esterna, che su<strong>per</strong>i<br />
il potenziale di decomposizione dell’acqua, si ha un passaggio di corrente tre i due elettrodi,<br />
con formazione di bollicine di gas.<br />
Si osserva <strong>la</strong> scissione del<strong>la</strong> moleco<strong>la</strong> nei suoi elementi, con conseguente migrazione dell’Ossigeno<br />
verso l’anodo e dell’Idrogeno verso il catodo. La quantità di gas formata è direttamente<br />
proporzionale al<strong>la</strong> carica elettrica che passa attraverso <strong>la</strong> cel<strong>la</strong>. Successivamente, <strong>per</strong> produrre<br />
l’<strong>Ozono</strong> si ha una elettrocatalisi dell’anodo. Aumentando il potenziale dell’elettrodo oltre i<br />
2,3V, si ha <strong>la</strong> possibile produzione di ossigeno libero, che reagisce rapidamente con l’ossigeno<br />
moleco<strong>la</strong>re <strong>per</strong> formare l’<strong>Ozono</strong>.<br />
La produzione <strong>Ozono</strong> da scarica elettrica si ha a partire dall’Ossigeno moleco<strong>la</strong>re (O ) contenuto<br />
2<br />
in un fluido gassoso deumidificato di alimentazione (cold p<strong>la</strong>sma).<br />
Tale fluido attraversa una cel<strong>la</strong> di generazione <strong>Ozono</strong>, composta da due elettrodi separati da<br />
un dielettrico (molto spesso composto da vetro borosilicato) ed uno spazio d’aria. Un elettrodo<br />
è collegato all’alta tensione, mentre l’altro<br />
è collegato a terra.<br />
Trasformatore di alta tensione<br />
La cel<strong>la</strong> viene sottoposta ad una differenza di potenziale<br />
(p<strong>la</strong>sma), tale da realizzare una scarica<br />
elettrica silenziosa, ad una data frequenza, con<br />
un valore di tensione compreso tra il limite <strong>per</strong> cui<br />
l’Ossigeno contenuto nel gas ionizza, producendosi<br />
<strong>Ozono</strong>, e quello <strong>per</strong> cui si ha <strong>la</strong> rottura o stress del<br />
vetro dielettrico. Durante il processo di generazione<br />
dell’<strong>Ozono</strong>, le molecole di Ossigeno sono inizialmente<br />
separate all’interno del cold p<strong>la</strong>sma, <strong>per</strong> poi<br />
Elettrodo<br />
unirsi ad altre molecole, formando l’<strong>Ozono</strong>.<br />
di terra<br />
Tale tipo di scarica viene frequentemente chiamata<br />
Effetto Corona.
32<br />
33<br />
In una fascia dello strato atmosferico terrestre, l’ozonosfera, che circonda <strong>la</strong> Terra tra i 15 e i 50<br />
chilometri di altezza, si forma l’<strong>Ozono</strong> atmosferico.<br />
Qui le molecole l’ossigeno sono colpite dai raggi ultravioletti con lunghezza d’onda inferiore a 240<br />
nanometri, rompendosi e liberando i due atomi. Ognuno di questi reagisce con altrettante molecole<br />
intere di Ossigeno, creando <strong>Ozono</strong>.<br />
A loro volta queste molecole di <strong>Ozono</strong>, colpite da radiazioni ultraviolette con lunghezza d’onda<br />
tra i 240 e i 300 nanometri, si dissociano, formando una moleco<strong>la</strong> e un atomo di ossigeno. Questa<br />
reazione assorbe l’energia dei raggi ultravioletti e impedisce che essi raggiungano <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie<br />
terrestre, rendendo così possibile <strong>la</strong> vita.<br />
La pre<strong>senza</strong> dell’<strong>Ozono</strong> nel<strong>la</strong> stratosfera, seppur in quantità minime (meno di un milionesimo del<strong>la</strong><br />
massa dell’atmosfera) è essenziale <strong>per</strong> <strong>la</strong> vita umana, poiché esso è l’unico costituente atmosferico<br />
capace di assorbire efficacemente, nel<strong>la</strong> banda di Hartley, <strong>la</strong> radiazione so<strong>la</strong>re <strong>UV</strong>, nell’intervallo<br />
spettrale compreso tra 2000 e 3000 Am<strong>per</strong>e[A].<br />
In partico<strong>la</strong>re, le radiazioni <strong>UV</strong>-B sono gravemente <strong>per</strong>icolose <strong>per</strong> <strong>la</strong> salute umana – a rischio di<br />
scottature, cataratte agli occhi e tumori al<strong>la</strong> pelle – e dannose <strong>per</strong> gli ecosistemi terrestri e marini,<br />
nei quali possono provocare <strong>la</strong> riduzione del<strong>la</strong> fotosintesi, dei processi di crescita dei vegetali e<br />
del<strong>la</strong> riproduzione del fitop<strong>la</strong>ncton.<br />
Il progressivo esaurimento del suo strato (il cosiddetto buco dell’<strong>Ozono</strong>) è causato in gran parte<br />
dalle condizioni estreme delle tem<strong>per</strong>ature fredde in alta quota e dall’inquinamento da accumulo<br />
atmosferico di partico<strong>la</strong>ri tipi di sostanze chimiche frequentemente utilizzate nelle apparecchiature<br />
di refrigerazione, negli aerosol e nei solventi industriali.<br />
I gas nocivi di prima generazione, i clorofluorocarburi (CFC) di seconda generazione, gli idroclorofluorocarburi<br />
(HCFC), che rimangono intrappo<strong>la</strong>ti nell’atmosfera generando il noto effetto<br />
serra, sono stati banditi in base al protocollo di Montreal del 1987 sul<strong>la</strong> produzione e sugli usi delle<br />
sostanze <strong>per</strong>icolose <strong>per</strong> l’ozonosfera.<br />
il p r o c e s s o d i g e n e r a z i o n e d e l l’oz o n o<br />
Per <strong>la</strong> sua instabilità l’<strong>Ozono</strong> è un gas che non può essere prodotto in stabilimento e trasportato<br />
ma deve essere prodotto nello stesso luogo del suo utilizzo. Come gas di partenza è possibile<br />
utilizzare l’aria, opportunamente compressa ed essiccata, oppure l’Ossigeno.<br />
Nel<strong>la</strong> pratica, l’<strong>Ozono</strong> viene prodotto mediante un generatore, composto da un contenitore<br />
cilindrico (vessel), montato in verticale oppure<br />
in orizzontale, chiuso alle estremità da una base<br />
mobile f<strong>la</strong>ngiata o da un piatto fisso.<br />
All’interno di questo cilindro, un numero specifico<br />
di tubi in acciaio inossidabile, composti da un<br />
elettrodo ad alta tensione, un dielettrico ed un<br />
elettrodo di terra sono saldati fra due piatti fissi<br />
in un sistema compatto.<br />
Per ottenere una produzione <strong>Ozono</strong> con costi<br />
specifici di produzione partico<strong>la</strong>rmente ridotti,<br />
Wedeco ha sviluppato un elettrodo compatto ad<br />
elevate prestazioni: Effizon ® HP.<br />
Il gas ossigeno da ozonizzare attraversa l’ozonizzatore<br />
passando in due sottili spazi anu<strong>la</strong>ri creati tra<br />
<strong>la</strong> coppia di elettrodi ed il dielettrico interposto.<br />
I primi hanno <strong>la</strong> parte centrale collegata all’alta<br />
tensione, mentre il loro involucro esterno è<br />
Elettrodo esterno in<br />
acciaio legato<br />
inossidabile<br />
Elettrodo interno<br />
Dielettrico (vetro)<br />
Maglia Effizon e<br />
distributore di gas<br />
Ossigeno/Aria<br />
Generatore <strong>Ozono</strong>. Si notano le tubazioni in PVC<br />
dell’acqua di raffreddamento.<br />
collegato a terra. L’energia fornita crea un elevato<br />
valore di campo elettrico nei due spazi anu<strong>la</strong>ri<br />
producendo l’<strong>Ozono</strong> in una scarica elettrica silente<br />
(cold p<strong>la</strong>sma). Sia l’elettrodo ad alta tensione<br />
che quello di terra sono realizzati interamente in<br />
acciaio inox 316Ti, mentre il materiale dielettrico<br />
è in vetro borosilicato.<br />
Grazie ai dispositivi di centratura del dielettrico e<br />
degli elettrodi ad alta tensione, i due spazi di scarica<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong> generazione <strong>Ozono</strong> creati <strong>per</strong> ciascun elettrodo,<br />
<strong>per</strong>mettono il passaggio del gas all’interno<br />
del tubo in maniera rego<strong>la</strong>re e continua.<br />
Il sistema è a<strong>per</strong>to su entrambe le estremità, <strong>per</strong><br />
cui il gas da ozonizzare entra da un <strong>la</strong>to ed esce<br />
da quello opposto.<br />
I due spazi di scarica, con l’a<strong>per</strong>tura degli elettrodi<br />
su entrambi i <strong>la</strong>ti, rendono possibile <strong>la</strong> produzione<br />
<strong>Ozono</strong> in elevata concentrazione (<strong>per</strong> cui minor<br />
richiesta di gas di alimentazione), aumentando<br />
quindi il rendimento di produzione.<br />
Una parte dell’energia elettrica necessaria <strong>per</strong><br />
questa generazione <strong>Ozono</strong> è trasformata in calore,<br />
che deve essere prontamente rimosso. A<br />
tal proposito il generatore viene continuamente<br />
raffreddato, con aria, o più comunemente, con<br />
acqua di raffreddamento che attraversa il vessel<br />
in controcorrente.<br />
È anche <strong>per</strong> tale motivo che gli elettrodi Effizon ® HP<br />
di Wedeco sono realizzati con <strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie esterna<br />
in acciaio legato inossidabile attorno al quale passa<br />
l’acqua refrigerante che provvede a mantenere <strong>la</strong><br />
tem<strong>per</strong>atura di <strong>la</strong>voro entro i limiti di funzionamento<br />
degli elettrodi.<br />
Il problema del raffreddamento non è di secondaria<br />
importanza <strong>per</strong>ché <strong>la</strong> reazione di generazione<br />
dell’<strong>Ozono</strong> è reversibile e, con l’aumentare del<strong>la</strong><br />
tem<strong>per</strong>atura, <strong>la</strong> quantità di <strong>Ozono</strong> che si ri-trasforma<br />
in ossigeno biatomico aumenta.<br />
La tem<strong>per</strong>atura dell’acqua di raffreddamento <strong>per</strong><br />
gli impianti Wedeco deve avere una tem<strong>per</strong>atura<br />
compresa nel range compreso tra 5 e 35°C.<br />
I parametri tecnici influenti sul<strong>la</strong> generazione <strong>Ozono</strong><br />
sono:<br />
• Densità di potenza (tensione e corrente)<br />
• Frequenza<br />
• Pressione<br />
• Tem<strong>per</strong>atura<br />
• Velocità gas<br />
• Umidità gas<br />
• Composizione gas di alimentazione
34<br />
35<br />
EFFIZON HP è<br />
più efficiente:<br />
a parità di<br />
potenza <strong>la</strong><br />
concentrazione<br />
di ozono<br />
prodotta<br />
è molto<br />
su<strong>per</strong>iore a<br />
quel<strong>la</strong> del<strong>la</strong><br />
media degli<br />
elettrodi sul<br />
mercato.<br />
concentrazione ozono [wt%] consumo<br />
18<br />
16<br />
14<br />
12<br />
10<br />
8<br />
6<br />
4<br />
60<br />
Generatore ozono<br />
® WEDECO<br />
EFFIZON HP<br />
Generatore ozono<br />
Standard WEDECO<br />
Generatore ozono<br />
convenzionali<br />
80 100 120 140 160 180 200<br />
Consumo re<strong>la</strong>tivo di energia[%]<br />
alle medesime portate di ossigeno<br />
I principali valori di generazione <strong>Ozono</strong> sono:<br />
• La concentrazione <strong>Ozono</strong> (CO 3), indicata in [g/<br />
m 3 ] NPT o in [wt %] di ossigeno /aria<br />
• La capacità di produzione (PO 3) del generatore<br />
<strong>Ozono</strong>, indicata in [kg/h], ed uguale al<br />
prodotto del<strong>la</strong> concentrazione <strong>Ozono</strong> [CO 3]<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong> portata gas [Vgas]<br />
PO 3 [g/h] = CO 3 [g/Nm 3 ] * Vgas [Nm 3 /h]<br />
• Il consumo specifico di potenza [kW/kg] del<br />
generatore, che indica quanta energia è richiesta<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong> produzione di 1 kg di <strong>Ozono</strong><br />
in un’ora.<br />
Grazie all’as<strong>senza</strong> di parti in movimento ed al<strong>la</strong><br />
qualità dei materiali, questi elettrodi sono virtualmente<br />
esenti dal<strong>la</strong> necessità di manutenzione ed<br />
offrono una lunghissima vita o<strong>per</strong>ativa. Wedeco<br />
fornisce una garanzia di 10 anni <strong>per</strong> i propri<br />
elettrodi Effizon ® HP.<br />
l’u s o d e l l’oz o n o n e l TraTTamenTo delle a c q u e<br />
I due fattori decisivi che fanno dell’<strong>Ozono</strong> un gas molto interessante <strong>per</strong> il trattamento delle<br />
acque sono senz’altro <strong>la</strong> sua grande reattività e <strong>la</strong> completa as<strong>senza</strong> di residui chimici derivanti<br />
dal suo utilizzo. Per tale motivo sono numerosi i casi in cui l’impiego dell’<strong>Ozono</strong> può<br />
contribuire al trattamento delle acque: abbattimento di contaminanti organici ed inorganici,<br />
decolorazione, eliminazione di odori sgradevoli, disinfezione da microrganismi e altri impieghi<br />
fanno dell’<strong>Ozono</strong> un gas estremamente polivalente in molte situazioni.<br />
Per le acque potabili l’<strong>Ozono</strong> può essere impiegato <strong>per</strong>:<br />
- miglioramento floccu<strong>la</strong>zione<br />
- eliminazione colore/odore/sapore<br />
- eliminazione Fe / Mn<br />
- disinfezione<br />
- eliminazione TOC (es. THM´s)<br />
- eliminazione di sostanze endocrine<br />
Per le acque di scarico l’<strong>Ozono</strong> può essere impiegato <strong>per</strong>:<br />
- eliminazione del COD<br />
- decolorazione<br />
- eliminazione dei Tensioattivi<br />
- eliminazione dei Fenoli<br />
- trattamento fanghi<br />
- eliminazione degli AOX<br />
- eliminazione delle sostanze endocrine<br />
L’<strong>Ozono</strong> può essere anche impiegato <strong>per</strong> le acque di processo (acque di raffreddamento,<br />
piscina, risciacquo nell‘imbottigliamento, ecc.); <strong>per</strong> <strong>la</strong> deodorizzazione (ossidazione dei gas<br />
di scarico, mercaptani); nei processi di sbianca (caolino e polpa di cellulosa); nel<strong>la</strong> pulizia del<br />
prodotto (miglioramento del<strong>la</strong> viscosità, disinfezione di prodotti alimentari), nel<strong>la</strong> ozonolisi<br />
(sintesi di nuovi prodotti, modifica dei prodotti).<br />
uT i l i z z o d e l l’oz o n o n e l TraTTamenTo delle a c q u e p o T a b i l i<br />
L’aumento del<strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione mondiale porterà negli anni ad una maggiore richiesta di acqua<br />
<strong>per</strong> utilizzo potabile. Ma le risorse di acqua potabile sono limitate e spesso inquinate, <strong>per</strong> cui<br />
le <strong>tecnologie</strong> di trattamento efficaci come l’<strong>Ozono</strong> sono sempre più richieste.<br />
L’<strong>Ozono</strong>, con il suo forte potenziale di ossidazione, rappresenta uno step di trattamento molto<br />
efficace ed economico nell’ottimizzazione dei processi di trattamento dell’acqua potabile, che<br />
può essere realizzato in maniera economica ed affidabile.<br />
Questa tecnologia va utilizzata negli impianti di potabilizzazione con vari propositi. Spesso,<br />
un progettista o un gestore d’impianto, applicano l’<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> un singolo obiettivo, ma poi<br />
scoprono di ottenere con questo trattamento molteplici risultati e benefici, tutti nello stesso<br />
tempo. Inoltre, i sistemi tradizionali di tipo chimico-fisico come <strong>la</strong> floccu<strong>la</strong>zione, <strong>la</strong> filtrazione e <strong>la</strong><br />
clorazione, da soli, sono ormai insufficienti <strong>per</strong> assicurare acqua potabile sicura e di qualità.<br />
Con il solo trattamento ad <strong>Ozono</strong>, in alcuni casi applicato in più punti del<strong>la</strong> filiera di processo,<br />
si ottengono invece numerosi benefici.<br />
• miglioramento<br />
nel<strong>la</strong> coagu<strong>la</strong>zione;<br />
• ossidazione<br />
di metalli come ferro e manganese, ossidazione dell’ammoniaca <strong>per</strong><br />
nitrificazione;<br />
• controllo<br />
del sapore e dell’odore;<br />
• rimozione<br />
del colore;<br />
• ossidazione<br />
del materiale organico, microinquinanti, sostanze <strong>per</strong>sistenti e rimozione delle<br />
alghe;<br />
floccu<strong>la</strong>zione sedimentazione filtrazione accumulo<br />
Schema<br />
tipico di un<br />
impianto di<br />
potabilizzazione<br />
<strong>per</strong> acque<br />
su<strong>per</strong>ficiali.
36<br />
37<br />
• disinfezione<br />
potente (contro batteri, virus e parassiti);<br />
• nessun<br />
sottoprodotto tossico, riduzione nel<strong>la</strong> generazione dei DBP;<br />
• produzione<br />
<strong>Ozono</strong> commisurata al<strong>la</strong> domanda, nessun stoccaggio <strong>per</strong>icoloso di agenti<br />
chimici.<br />
Le applicazioni <strong>Ozono</strong> nel trattamento di potabilizzazione delle acque<br />
L’<strong>Ozono</strong> è, da decine di anni, parte essenziale nel trattamento dei più grandi impianti di potabilizzazione<br />
in città come Parigi, Mosca, Helsinki, Dal<strong>la</strong>s e, in Italia, Torino, Bologna, Ferrara e<br />
Pesaro.<br />
Tutte le applicazioni <strong>Ozono</strong> prevedono delle reazioni ossidative, a seconda che sia utilizzato<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione o <strong>per</strong> l’ossidazione di specifici contaminanti. In re<strong>la</strong>zione al punto in cui<br />
esso viene introdotto distinguiamo <strong>la</strong> pre-ossidazione con <strong>Ozono</strong>, l’ozonizzazione intermedia<br />
e <strong>la</strong> post-ozonizzazione.<br />
Per esempio <strong>la</strong> pre-ozonizzazione e quel<strong>la</strong> intermedia sono usate <strong>per</strong>:<br />
• ossidazione di manganese e ferro;<br />
• controllo del sapore e dell’odore;<br />
• migliorare <strong>la</strong> rimozione dei sospesi (si aumenta l’efficienza dei trattamenti di filtrazione e<br />
floccu<strong>la</strong>zione);<br />
• ossidazione di contaminanti come cianuri, fenoli, tracce di droga, distruttori endocrini e<br />
sostanze <strong>per</strong>sistenti;<br />
• rimozione del colore;<br />
• controllo formazione delle alghe;<br />
• ossidazione dei precursori al<strong>la</strong> formazione di THM (Trialometani) ;<br />
• rimozione delle sostanze pesticidi.<br />
Mentre <strong>la</strong> post-ozonizzazione è utilizzata <strong>per</strong>:<br />
• disinfezione<br />
e controllo virus;<br />
• eliminazione<br />
del criptosporidium;<br />
• essidazione<br />
dei composti organici prima del<strong>la</strong> filtrazione su carboni attivi (GAC).<br />
Pre-, inter- e<br />
Post-ozonizzazione<br />
in un impianto di<br />
potabilizzazione.<br />
O3<br />
preossidazione<br />
con <strong>Ozono</strong><br />
solo disinfezione<br />
di co<strong>per</strong>tura in rete<br />
(cloro)<br />
disinfezione<br />
finale con <strong>UV</strong><br />
chemicals<br />
floccu<strong>la</strong>zione<br />
sedimentazione ossidazione<br />
intermedia<br />
con <strong>Ozono</strong><br />
O3<br />
accumulo<br />
filtrazione<br />
su GAC<br />
filtrazione<br />
su sabbia<br />
ossidazione finale<br />
con <strong>Ozono</strong><br />
Il controllo del sapore e dell’odore<br />
La maggior parte dei sapori ed odori nelle acque sotterranee o su<strong>per</strong>ficiali hanno origine da materiale<br />
organico formatosi naturalmente o con composti sintetici organici in as<strong>senza</strong> di Ossigeno. La<br />
decomposizione del materiale vegetativo produce composti che, attraverso il processo metabolico<br />
dei batteri, conferisce alle acque un sapore. La continua attività batteriologica su materiali organici<br />
disciolti, produce composti vo<strong>la</strong>tili di basso peso moleco<strong>la</strong>re che possono possedere un odore.<br />
L’<strong>Ozono</strong> ossida questi composti nel<strong>la</strong> fase acquosa, eliminando il sapore e l’odore.<br />
O3<br />
I solfuri<br />
Un altro composto che può impartire odore e sapore di uova marcia all’acqua è il solfuro d’Idrogeno.<br />
L’<strong>Ozono</strong> ossida il solfuro d’Idrogeno a solfato.<br />
H 2S + 4 O 3 → H 2SO 4 + 4 O 2<br />
Questo composto inorganico si può formare sulle acque su<strong>per</strong>ficiali che hanno un alto carico di<br />
carbonacei ed un basso od inesistente contenuto d’Ossigeno disciolto.<br />
I fenoli<br />
I materiali sintetici fenolici sono le sostanze inquinanti più presenti nelle nostre acque. Il fenolo<br />
non solo si forma in acqua da fonti industriali, ma piccole concentrazioni si formano anche dal<strong>la</strong><br />
biodegradazione naturale dei materiali umici (costituenti dell’humus). Il fenolo reagisce rapidamente<br />
con il Cloro libero, formando orto-clorofenolo il cui sapore e soglia d’odore è più di cento<br />
volte minore del fenolo stesso. Nelle acque su<strong>per</strong>ficiali clorate, questo composto è spesso trovato<br />
in una picco<strong>la</strong> parte <strong>per</strong> miliardo, ma queste basse concentrazioni<br />
sono abbastanza alte <strong>per</strong> impartire sapore<br />
ed odore all’acqua. Molto spesso il sapore di fenolo<br />
è scambiato con il sapore di Cloro. Sfortunatamente,<br />
questo composto clorato è più tossico del fenolo stesso.<br />
Come il Cloro, anche l’<strong>Ozono</strong> è molto efficace con<br />
il fenolo. Il primo prodotto ossidante d’<strong>Ozono</strong> stabile<br />
è il cis- cis acido munconico, un materiale non tossico<br />
insapore e inodore.<br />
Le alghe<br />
Le acque su<strong>per</strong>ficiali spesso possono presentare problematiche<br />
specifiche legate al<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di alghe, quali<br />
torbidità, colorazione, pre<strong>senza</strong> di composti odorigeni<br />
e sottoprodotti. Le alghe crescono in acque su<strong>per</strong>ficiali<br />
dove esistono le condizioni ideali di tem<strong>per</strong>atura e <strong>per</strong> il<br />
loro nutrimento. I sottoprodotti derivanti dal metabolismo di queste piante conferiscono sapori<br />
ed odori sgradevoli all’acqua. In partico<strong>la</strong>re, i cianobatteri, conosciuti come alghe blu-verdi, sono<br />
batteri fotosintetici in forme unicellu<strong>la</strong>ri, coloniali o fi<strong>la</strong>mentose, con dimensioni da meno di 1<br />
µm a più di 100 µm come diametro cellu<strong>la</strong>re.<br />
Essi sono molto frequenti nei <strong>la</strong>ghi, bacini di stoccaggio artificiali, piccoli serbatoi naturali e fiumi<br />
a debole flusso; <strong>la</strong> loro proliferazione è favorita dal<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di luce, elevata tem<strong>per</strong>atura, bassa<br />
turbolenza e pre<strong>senza</strong> di nutrienti.<br />
La loro rilevanza igienico sanitaria è legata al<strong>la</strong> capacità di produrre tossine, che possono rimanere<br />
nelle cellule algali o essere ri<strong>la</strong>sciate nell’acqua, con effetti tossici <strong>per</strong> l’organismo umano.<br />
Nei corpi idrici le popo<strong>la</strong>zioni di cianobatteri nelle prime fasi di fioritura liberano basse concentrazioni<br />
di tossine (0,1-10 µg/L), che possono aumentare in estate e all’inizio autunno, nel<strong>la</strong> fase<br />
del decadimento dei bloom algali. Le alternative adottabili <strong>per</strong> ridurre il rischio di pre<strong>senza</strong> di<br />
cianobatteri e cianotossine nell’acqua <strong>per</strong> uso umano sono:<br />
−una<br />
scelta adeguata del<strong>la</strong> fonte di approvvigionamento, in modo da evitare l’uso potabile di<br />
acque prelevate da fonti contaminate;<br />
− a riduzione dell’apporto di nutrienti (in partico<strong>la</strong>re fosforo) al<strong>la</strong> fonte di approvvigionamento;<br />
−l’impiego<br />
di trattamenti adeguati <strong>per</strong> <strong>la</strong> rimozione delle alghe;<br />
−l’impiego di trattamenti<br />
adeguati <strong>per</strong> <strong>la</strong> rimozione delle tossine algali.<br />
Alte concentrazioni di alghe negli impianti di trattamento possono causare intasamenti ai<br />
filtri.
38<br />
39<br />
Curve di<br />
inattivazione<br />
dei principali<br />
composti<br />
organolettici<br />
con <strong>Ozono</strong>.<br />
La filtrazione non rimuove il sapore ed odori causati da alghe <strong>per</strong>ché questi composti organolettici<br />
sono solubili in acqua.<br />
Tipici sottoprodotti sono<br />
- La Geosmina (C12H22O);<br />
- il Methylisoborneolo (MIB).<br />
Microorganismi, quali lo Streptomyces e <strong>la</strong> Myxobacteria, che vivono nel terreno generano <strong>la</strong><br />
Geosmina e conferiscono un odore di terra all’acqua. La soglia di <strong>per</strong>cezione dell’odore è 0,1 ppb<br />
(parts <strong>per</strong> billion). Il MIB è prodotto <strong>per</strong> es. dai cianobatteri. La soglia di <strong>per</strong>cezione dell’odore è<br />
10 ng/L. Tra i principali trattamenti impiegati, con riferimento all’effetto che questi possono avere<br />
sulle rimozione dei cianobatteri e delle cianottosine, quello di Ossidazione/Disinfezione: è un<br />
trattamento molto utilizzato nel<strong>la</strong> potabilizzazione delle acque, come stadio di pre-ossidazione, di<br />
ossidazione intermedia o disinfezione finale. L’effetto specifico sulle alghe può essere quello del<strong>la</strong><br />
inattivazione cellu<strong>la</strong>re, a cui spesso si accompagna un aumento dei metaboliti organici prodotti<br />
dal<strong>la</strong> lisi cellu<strong>la</strong>re, tra cui vi sono anche le cianotossine. Il vantaggio del<strong>la</strong> inattivazione delle alghe<br />
è legato al<strong>la</strong> loro successiva immobilizzazione nei flocculi o all’interno dei filtri.<br />
Inoltre, <strong>la</strong> pre-ossidazione può essere considerata uno dei principali metodi di miglioramento dei<br />
successivi processi di coagu<strong>la</strong>zione e filtrazione, in quanto in grado di ridurre sia il rivestimento<br />
organico che si forma sulle particelle colloidali sia l’effetto di stabilizzazione che le alghe possono<br />
avere sui colloidi e che ne compromette <strong>la</strong> rimozione. È quindi evidente che <strong>la</strong> pratica del<strong>la</strong><br />
pre-ossidazione (o del<strong>la</strong> ossidazione lungo <strong>la</strong> linea del trattamento) è una scelta che deve essere<br />
valutata attentamente in base al contenuto di cellule algali che può favorire <strong>la</strong> formazione di<br />
sottoprodotti di ossidazione e il ri<strong>la</strong>scio di cianotossine. Pertanto, l’applicazione dei trattamenti<br />
ossidativi risulta ottimale dopo avere effettuato una separazione fisica delle cellule algali ed è<br />
mirata prevalentemente al<strong>la</strong> rimozione delle cianotossine. L’ozonizzazione ossida le alghe, distruggendo<br />
simultaneamente <strong>la</strong> causa che conferisce un sapore ed un odore sgradevole all’acqua.<br />
Il trattamento ad <strong>Ozono</strong> può rappresentare un trattamento preliminare in grado di migliorare <strong>la</strong><br />
resa di rimozione delle alghe dal 75 al 95% con successivi trattamenti di flottazione, filtrazione<br />
rapida su biolite o filtrazione lenta su sabbia.<br />
Le alghe possono essere trattate in 2 step:<br />
• in<br />
pre-ozonazione, prima di una flottazione o filtrazione con il compito di distruggere le<br />
alghe;<br />
• in<br />
inter-ozonazione, con il compito di ridurre le tossine, I sapori e gli odori prodotti dalle<br />
alghe.<br />
Tale conclusione è stata raggiunta in uno studio condotto sul<strong>la</strong> potabilizzazione delle acque del<br />
Tamigi, mediante l’analisi degli effetti sul<strong>la</strong> filtrazione multistrato di pre-ossidazione con <strong>Ozono</strong><br />
e filtrazione in linea (dosaggio di coagu<strong>la</strong>nte in entrata al<strong>la</strong> filtrazione) con solfato di ferro singo<strong>la</strong>rmente<br />
e combinati: dal<strong>la</strong> rimozione del 50% <strong>senza</strong> aggiunte chimiche si passa al 90% con<br />
<strong>Ozono</strong> e ferro. Siccome <strong>la</strong> formazione delle alghe nelle acque su<strong>per</strong>ficiali è di carattere stagionale,<br />
l’instal<strong>la</strong>zione dell’ozonizzazione deve essere calco<strong>la</strong>ta in base al<strong>la</strong> richiesta normale più <strong>la</strong> richiesta<br />
stagionale delle alghe. Generalmente, basse concentrazioni d’<strong>Ozono</strong> (1 – 3 mg/L ) <strong>per</strong> 2-5 minuti<br />
di contatto si produce già una significativa riduzione del sapore e dell’odore.<br />
Decolorazione con <strong>Ozono</strong><br />
Le acque su<strong>per</strong>ficiali sono generalmente colorate <strong>per</strong> <strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di materiali naturali organici come<br />
gli acidi umici, fulvici e tannici. Questi composti provengono dal<strong>la</strong> decomposizione di materiali<br />
vegetali i quali sono prodotti generalmente legati al<strong>la</strong> condensazione di composti tipo fenolo.<br />
Tali composti si coniugano tra loro attraverso doppi legami al carbonio. Quando <strong>la</strong> catena di questi<br />
doppi legami diventa molto lunga, <strong>la</strong> capacità d’assorbimento del<strong>la</strong> luce delle molecole cambia<br />
da ultravioletto a visibile, conferendo così il colore. L’<strong>Ozono</strong> si caratterizza come forte reagente<br />
<strong>per</strong> <strong>la</strong> capacità di rom<strong>per</strong>e i doppi legami in maniera rapida e selettiva. La rottura di tali doppi<br />
legami porta al<strong>la</strong> riduzione delle catene moleco<strong>la</strong>ri formate e quindi all’eliminazione del colore<br />
nell’acqua. Il principio risulta valido anche <strong>per</strong> le acque reflue. I livelli di dosaggio d’<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong><br />
<strong>la</strong> decolorazione d’acque su<strong>per</strong>ficiali sono generalmente nell’ordine di 2 - 4 mg/L.<br />
Ossidazione dei composti inorganici<br />
La capacità di ossidazione dell’<strong>Ozono</strong> può incrementare lo stato di ossidazione di ioni metallici i<br />
quali sono meno solubili in acqua nel loro stato d’ossidazione su<strong>per</strong>iore.<br />
Per esempio, il Piombo nel suo stato di +2 è duecento volte più solubile del piombo nel suo<br />
stato di +4. Ferro e Manganese sono solubili come ione (+II), nel<strong>la</strong> maggior parte dei casi nelle<br />
acque sotterranee, in profondità a bassa pre<strong>senza</strong> di ossigeno. A contatto con l’ossigeno, questi<br />
convertono in sedimenti insolubili e si depositano sul<strong>la</strong> tubazione o altre apparecchiature.<br />
L’<strong>Ozono</strong> può essere utilizzato <strong>per</strong> rimuovere certi ioni metallici tramite ossidazione chimica e<br />
successiva rimozione degli ossidi o idrossidi insolubili, che si sono formati nel trattamento.<br />
Il Ferro nel suo stato ferroso, Fe +2 , è ossidato ad uno stato ferrico, Fe +3 , che s’idrolizza formando<br />
Fe(OH) 3. L’idrossido ferrico, che coagu<strong>la</strong> e precipita dall’acqua e conseguentemente può essere<br />
rimosso attraverso una floccu<strong>la</strong>zione o filtrazione.<br />
Fe +2 + 0 3 + H 2O → Fe +3 + O 2 + 2OH<br />
Fe +3 + 3H 2O → Fe(OH) 3 +3H +<br />
Il Manganese, nel<strong>la</strong> forma solubile (+II) viene ossidato al<strong>la</strong> forma insolubile in acqua Mn (+IV),<br />
che può precipitare come ossido o idrossido di manganese.<br />
Mn +2 + O 3 + H 2O → Mn +4 + O 2 + OH<br />
Mn +4 + 4OH → Mn(OH) 4 * MnO 2 + 2H 2O<br />
Livelli di dosaggi d’<strong>Ozono</strong> eccessivamente elevati formeranno lo ione <strong>per</strong>manganato, di colore<br />
rosa, solubile in acqua.<br />
MnO 2 + 2O 3 → MnO 4 + 2O 2
40<br />
41<br />
Per prevenire <strong>la</strong> formazione dello ione <strong>per</strong>manganato è importante tenere bassa <strong>la</strong> concentrazione<br />
<strong>Ozono</strong> locale ed avere una sufficiente misce<strong>la</strong>zione tra acqua e gas in acqua.<br />
L’<strong>Ozono</strong> deve essere utilizzato come uno dei primi processi nel<strong>la</strong> filiera di trattamento quando<br />
è necessario rimuovere Ferro e Manganese. Gli idrossidi del metallo sono rimossi con filtrazione<br />
su sabbia o multistrato. Quando sono desiderabili basse concentrazioni (< 1 mg/L) di ioni idrati<br />
o quando i metalli sono presenti in forma complessa con composti organici (es. materiali umici),<br />
come tipico nelle acque su<strong>per</strong>ficiali, non è necessario ossidare. Nel caso di rischio di formazione di<br />
bromati, è richiesta un’ottimizzazione del processo di ozonizzazione che minimizzi <strong>la</strong> formazione.<br />
Il Cloro non ha un potenziale di ossidazione tale da distruggere i complessi organici, ed ha il rischi<br />
di formazione di sottoprodotti di clorazione. Altri metalli control<strong>la</strong>bili con l’ossidazione d’<strong>Ozono</strong><br />
sono: Piombo, Zinco, Radio e Nichel. Nessuna riduzione di solubilità è proponibile <strong>per</strong> il Bario o<br />
Calcio <strong>per</strong>ché hanno solo uno stato d’ossidazione (+ 2). Alcuni ioni inorganici come il Cianuro,<br />
Tiocianato, Nitrito, Sulfito, Bromuro, Ioduro e Solfuro sono anche ossidati dall’<strong>Ozono</strong>.<br />
Coagu<strong>la</strong>zione migliorata (mirco-floccu<strong>la</strong>zione)<br />
La coagu<strong>la</strong>zione con il Ferro comporta elevati costi d’investimento e di esercizio. Quando l’<strong>Ozono</strong><br />
viene utilizzato prima del<strong>la</strong> coagu<strong>la</strong>zione (con l’Alluminio), l’es<strong>per</strong>ienza ha dimostrato che <strong>la</strong><br />
dimensione e <strong>la</strong> stabilità del flocculo aumenta. Il dosaggio di allumina può essere abbassato e<br />
<strong>la</strong> dimensione del<strong>la</strong> vasca di chiarificazione anche diminuita. Ciò comporta minori costi o<strong>per</strong>ativi<br />
e d’investimento. L’ossidazione dei materiali organici disciolti in acqua con <strong>Ozono</strong>, po<strong>la</strong>rizza e<br />
carica le molecole. Perciò, l’efficienza di rimozione del materiale organico con l’alluminio aumenta<br />
quando i materiali organici sono ossidati con <strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> specie po<strong>la</strong>rizzate o caricate. La migliore<br />
capacità stabilizzante può essere attribuita in parte al fatto che l’<strong>Ozono</strong> destabilizza i colloidi e<br />
<strong>per</strong>ciò, li rende più adattabili al trattamento di floccu<strong>la</strong>zione. Inoltre, è stato osservato che <strong>la</strong><br />
pre-ozonizzazione non solo incrementa <strong>la</strong> misura delle particelle nell’acqua, ma diminuisce il<br />
numero totale di esse. Acidi umici sospesi in acque su<strong>per</strong>ficiali come il caolino e cloruro di Calcio<br />
si possono destabilizzare con l’<strong>Ozono</strong>. In alcuni casi, si forma un secondo coagu<strong>la</strong>nte, idrossido<br />
di Ferro, dovuto all’ossidazione con <strong>Ozono</strong> del Ferro divalente.<br />
Ossidazione dei composti organici<br />
Il numero di composti organici che si trovano nelle acque è elevato. L’USEPA ha identificato più<br />
di 700 composti organici individuali. Il meccanismo predominante con il quale l’<strong>Ozono</strong> o<strong>per</strong>a<br />
<strong>per</strong> rimuovere prodotti organici è <strong>la</strong> produzione di molecole po<strong>la</strong>rizzate le quali vengono rimosse<br />
prontamente con processi di trattamento susseguenti come <strong>la</strong> coagu<strong>la</strong>zione e <strong>la</strong> sedimentazione.<br />
I composti organici rilevanti, che reagiscono rapidamente con l’<strong>Ozono</strong> sono fenoli, detergenti,<br />
pesticidi, acidi umici o tracce di composti farmaceutici. La maggior parte di tali composti organici<br />
reagiscono in maniera più o meno immediata con l’<strong>Ozono</strong>, ma non tutti i composti vengono<br />
ossidati con <strong>la</strong> stessa velocità.<br />
Sottoprodotti di disinfezione (DBPs) / Trialometani, Acidi Aloacetici<br />
Tracce di materiale organico disciolto nelle acque reagiscono con il Cloro <strong>per</strong> produrre Trialometani<br />
(THMs) ed Acidi Aloacetici (HAAs).<br />
Cloro + materiali organici disciolti → Trialometani + Acidi Aloacetici + Cloruro<br />
Questi composti sono stati dichiarati cancerogeni dall’Istituto Nazionale del Cancro. I THM sono<br />
generalmente dei derivati del metano, contenenti 3 atomi alogenati (Cloro o Bromo)<br />
I materiali organici precursori dei THM sono <strong>la</strong> successione naturale di acidi umici, tannici e fulvici.<br />
Con valori più elevati di pH e Cloro si aumenta <strong>la</strong> formazione di THM.<br />
La rimozione dei precursori al<strong>la</strong> formazione dei THM può essere ottenuta in 3 modi differenti,<br />
applicando l’<strong>Ozono</strong>.<br />
1) L’<strong>Ozono</strong> può essere dosato in testa al<strong>la</strong> filiera di processo dell’impianto, come discusso prima,<br />
<strong>per</strong> incrementare <strong>la</strong> rimozione dei composti organici disciolti incrementando l’efficienza di<br />
coagu<strong>la</strong>zione.<br />
• Miglioramento del<strong>la</strong> floccu<strong>la</strong>zione <strong>per</strong> eliminare i composti organici.<br />
2) L’<strong>Ozono</strong> può essere anche aggiunto come uno degli ultimi step di trattamento <strong>per</strong> l’ossidazione<br />
diretta dell’acido umico precursore dei THM.<br />
• L’ossidazione dei composti organici <strong>per</strong> distruggere immediatamente i pre-cursori prima<br />
del<strong>la</strong> clorazione.<br />
• L’ossidazione dei composti organici <strong>per</strong> renderli più facilmente rimovibili da un trattamento<br />
successivo (filtri GAC / BAC).<br />
• L’<strong>Ozono</strong> ha <strong>la</strong> capacità di prevenire <strong>la</strong> formazione dei DBP riducendo i precursori.<br />
Rimozione dei Composti Organici con Carbone attivato biologicamente (BAC)<br />
L’effetto netto del<strong>la</strong> combinazione <strong>Ozono</strong> - GAC è quello di raggiungere, in maniera efficiente,<br />
basse concentrazioni di materiale organico, che possano minimizzare <strong>la</strong> formazione di DBP.<br />
• L’ossidazione dei composti organici <strong>per</strong> renderli più facilmente ossidabili da processi di trattamento<br />
successivi (GAC / BAC filtri).<br />
• L’ <strong>Ozono</strong> rompe i legami delle molecole più <strong>la</strong>rghe creando molecole più piccole e più<br />
biodegradabili.<br />
• Il biofilm all’interno dei filtri a carbone attivo rimuove i composti organici rotti.<br />
• Il biofilm è fissato all’interno delle particelle di carbone → nessuna rimozione dopo il<br />
contro<strong>la</strong>vaggio.<br />
L’economicità dei processi è molto attrattiva, <strong>per</strong>ché il Carbone attivo granu<strong>la</strong>re viene continuamente<br />
rigenerato dai batteri. Pertanto, il Carbone attivo non richiede una sostituzione o una<br />
rigenerazione <strong>per</strong> via termica.<br />
L’uso d’<strong>Ozono</strong> in combinazione con il GAC ha un effetto sinergico <strong>per</strong>ché <strong>per</strong>mette <strong>la</strong> rimozione<br />
di una quota maggiore di composti organici disciolti o di precursori dei THM, rispetto all’utilizzo<br />
del solo <strong>Ozono</strong> o del solo carbone attivo granu<strong>la</strong>re.<br />
Ne consegue il grande vantaggio dato dal costo di esercizio minore rispetto al solo GAC <strong>per</strong>ché<br />
in tal modo non si richiede una rigenerazione frequente. I livelli di dosaggio <strong>Ozono</strong> richiesti nel<br />
processo BAC sono nel range 1,5 - 4 mg/L. Dosaggi più elevati non migliorano sostanzialmente<br />
l’efficienza del processo. Il processo biologico a Carbone attivo biologico è una combinazione di<br />
processi fisico, chimico e biologico.<br />
• È un processo fisico <strong>per</strong>ché il gas vettore <strong>per</strong> l’ <strong>Ozono</strong>, che sia aria od Ossigeno, aumenta<br />
l’Ossigeno disciolto contenuto nell’acqua. L’Ossigeno disciolto è richiesto da un processo biologico<br />
successivo dove materiali organici disciolti ed Ammoniaca sono ossidati aerobicamente<br />
o metabolizzati da batteri nel<strong>la</strong> colonna d’assorbimento.<br />
• È anche considerato un processo fisico <strong>per</strong>ché i composti organici disciolti vengono assorbiti<br />
e concentrati sui Carboni attivati.<br />
• I batteri che sono anche attaccati sui Carboni, possono degradare i composti organici disciolti<br />
<strong>per</strong>ché diventano sorgente di cibo concentrato.<br />
• È un processo chimico <strong>per</strong>ché le molecole refrattarie di materiale umico vengono rotte dall’ <strong>Ozono</strong><br />
in molecole più piccole, le quali a turno vengono assorbite sul<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie del carbone.<br />
• Si realizza un ulteriore processo chimico allorché l’ <strong>Ozono</strong> introduce gruppi funzionali ossigenati<br />
nei materiali organici disciolti. Questi gruppi funzionali ossigenati rendono i materiali organici<br />
più biodegradabili.<br />
La soluzione BAC richiede un tempo di contatto di 10 – 15 minuti, con una velocità < 20m/h,<br />
con <strong>per</strong>dita di carica batterica del 5% dal contro<strong>la</strong>vaggio.<br />
• Riduzione del BOD di circa il 50 % .<br />
• Riduzione del<strong>la</strong> concentrazione dei THM a < 10 µg/ L.<br />
• Diminuzione del<strong>la</strong> domanda di Cloro di oltre il 50 % .
42<br />
43<br />
Esempio <strong>per</strong><br />
differenti<br />
valori C*T<br />
(CT in mg<br />
min/L <strong>per</strong> 2<br />
unità Log di<br />
inattivazione<br />
in acqua<br />
a 5°C).<br />
<strong>Ozono</strong>: l’agente disinfettante<br />
La disinfezione dell’acqua potabile ed il controllo dei virus è di vitale importanza. In generale, questo<br />
trattamento ha lo scopo di abbattere tutta <strong>la</strong> carica batterica ancora presente nell’effluente <strong>per</strong><br />
ridurre quanto più possibile le probabilità d’infezione. Tale processo deve inattivare nel<strong>la</strong> maniera<br />
più rapida tutti gli elementi patogeni <strong>senza</strong> <strong>per</strong>altro causare <strong>la</strong> formazione di residui o sottoprodotti<br />
dannosi <strong>per</strong> <strong>la</strong> salute. Gli impianti di trattamento nel<strong>la</strong> maggior parte dei Paesi europei tendono<br />
all’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> quale trattamento di ossidazione. L’azione disinfettante dell’<strong>Ozono</strong> si esplica<br />
mediante <strong>la</strong> sua forte capacità ossidativa che in breve tempo riesce ad inattivare e distruggere i microrganismi<br />
mediante <strong>la</strong> rottura del<strong>la</strong> membrana del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> batterica (lisi cellu<strong>la</strong>re). Il Cloro, invece,<br />
si diffonde attraverso il muro cellu<strong>la</strong>re del batterio e provoca <strong>la</strong> sua morte attaccando gli enzimi.<br />
La velocità di disinfezione dell’<strong>Ozono</strong> è molto più elevate di quel<strong>la</strong> del Cloro. Per una disinfezione<br />
sufficiente è necessario penetrare i microrganismi con una certa concentrazione (mg/L) entro un<br />
certo tempo di reazione (minuti). Si ottiene un parametro molto importante;<br />
Indice C*T<br />
Il concetto dell’indice “C*T” richiede che <strong>per</strong> un’adeguata disinfezione, <strong>la</strong> concentrazione (C)<br />
sia mantenuta nel trattamento <strong>per</strong> un certo <strong>per</strong>iodo di tempo (T), che sia lungo abbastanza <strong>per</strong><br />
inattivare <strong>la</strong> maggior parte degli organismi patogeni. La tabel<strong>la</strong> mostra che con il Cloro si deve<br />
usare un valore più elevato di dosaggio oppure un tempo di reazione più elevato. Ma un dosaggio<br />
di Cloro elevati comportano il rischio di formazione di sottoprodotti clorurati. D’altra parte, un<br />
basso dosaggio di Cloro può promuovere nel<strong>la</strong> carica batterica una resistenza al Cloro.<br />
Microrganismo Cloro libero<br />
pH 6 to 7<br />
Clorammina<br />
pH 8 to 9<br />
Biossido di cloro<br />
pH 6 to 7<br />
<strong>Ozono</strong><br />
ph 6 to 7<br />
<strong>UV</strong> / Fluente<br />
mJ/cm 2<br />
E.coli 0,034 - 0,05 95 - 180 0,4 - 0,75 0,02 8<br />
Polio 1 1,1 - 2,5 770 - 3740 0,2 - 6,7 0,1 - 0,2 28<br />
Rotavirus 0,01 -0,05 3810 - 6480 0,2 - 2,1 0,006 - 0,06 35<br />
Gardia <strong>la</strong>mbia cyst 47 to 150 - - 0,5- 0,6 -<br />
Gardi Muirs cust 30 to 630 1400 7,2 - 18,5 1,8 - 2,0 10<br />
L’effetto dell’<strong>Ozono</strong> su alcune specie batteriche, virus e spore<br />
I batteri sono delle creature microscopiche monocellu<strong>la</strong>ri, aventi una struttura primitiva. La cellu<strong>la</strong><br />
dei batteri è sigil<strong>la</strong>ta da una membrana solida. I loro processi vitali sono control<strong>la</strong>ti da un sistema<br />
enzimatico complesso. L’<strong>Ozono</strong> interferisce col metabolismo delle cellule batteriche, attraverso<br />
l’inibizione ed il blocco del funzionamento del sistema di controllo enzimatico. Un certa quantità<br />
di <strong>Ozono</strong> attacca <strong>la</strong> membrana del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong>, portando al<strong>la</strong> distruzione dei batteri. I virus sono<br />
piccole particelle indipendenti, costituite da strutture cristalline e macromolecole. Diversamente<br />
dai batteri, si moltiplicano so<strong>la</strong>mente all’interno del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> ospite. Trasformano <strong>la</strong> proteina del<strong>la</strong><br />
cellu<strong>la</strong> ospite in proprie proteine. L’<strong>Ozono</strong> distrugge i virus diffondendosi attraverso il rivestimento<br />
del<strong>la</strong> proteina nel nucleo dell’acido nucleico, danneggiando così l’RNA virale. A concentrazioni<br />
più alte, l’<strong>Ozono</strong> distrugge l’intera capsu<strong>la</strong>, o il guscio esterno del<strong>la</strong> proteina, <strong>per</strong> cui le strutture<br />
del DNA (acido desossiribonucleico) o dell’RNA (acido ribonucleico) del microrganismo sono<br />
danneggiate irrimediabilmente. Nel<strong>la</strong> pagina successiva, si riportano i dosaggi richiesti <strong>per</strong> le più<br />
importanti specie patogene. A livello mondiale, c’è una tendenza ad utilizzare <strong>la</strong> tecnologia <strong>Ozono</strong><br />
negli impianti di trattamento delle acque. Nessun altro disinfettante può competere con l’<strong>Ozono</strong><br />
in termini di completezza ed economicità d’azione. Ne è evidenza il fatto che un residuo di <strong>Ozono</strong><br />
venga accettato come segno di completa disinfezione nel trattamento dell’acqua. Resta inteso<br />
che nel caso in cui il proposito di trattamento sia solo <strong>la</strong> disinfezione, <strong>la</strong> prima scelta è quel<strong>la</strong> con<br />
I raggi <strong>UV</strong>. I dosaggi <strong>Ozono</strong> applicati <strong>per</strong> il controllo del<strong>la</strong> carica batterica sono generalmente di<br />
1,5 mg/L, mentre <strong>per</strong> il controllo dei virus è di 3 mg/L, con un tempo di ritenzione di 5 - 15 min,<br />
sebbene alcune acque su<strong>per</strong>ficiali abbiano richieste di dosaggi anche di 11 mg/L.<br />
ELEMENTO PATOGENO DOSE OZONO<br />
As<strong>per</strong>gillus Niger (B<strong>la</strong>ck Mount) Distrutto con 1,5 – 2 mg/L<br />
Bacillus Bacteria Distrutto con 0,2 mg/L <strong>per</strong> 30 sec.<br />
Bacillus Anthracis Sensibile all’ozono<br />
Bacillus cereus distr. al 99% dopo 5-min con 0,12 mg/L in acqua<br />
B. cereus (spore) distr. al 99% dopo 5-min con 2,3 mg/L in acqua<br />
Bacillus subtilis riduzione del 90% con 0,10-PPM <strong>per</strong> 33 min.<br />
Bacteriophage f2 distruzione al 99,99% con 0,41mg/L <strong>per</strong> 10 sec<br />
Botrytis cinerea 3,8 mg/L <strong>per</strong> 2 min.<br />
Candida Bacteria Sensibile all’<strong>Ozono</strong><br />
C<strong>la</strong>vibacter michiganense distruzione al 99,99% con 1,1 mg/L <strong>per</strong> 5 min.<br />
C<strong>la</strong>dosporium riduzione del 90% con 0,10-PPM <strong>per</strong> 12,1 min.<br />
Clostridium Bacteria Sensibile all’ozono<br />
Clostridium Botulinum Spores valore di soglia 0,4 – 0,5 mg/L<br />
Coxsackie Virus A9 distr. al 95% con 0,035 mg/L <strong>per</strong> 10 sec.di in acqua<br />
Coxsackie Virus B5 distr. al 99.99% con 0,4 mg/L <strong>per</strong> 2,5-min. in fanghi<br />
Diphtheria Pathogen Distrutto con 1,5 - 2 mg/L<br />
Eberth Bacillus (Typhus abdomanalis) Distrutto con 1,5 - 2 mg/L<br />
Echo Virus 29 distr. del 99,999% con 1 mg/L <strong>per</strong> 1 min.<br />
Enteric virus distr. del 95% con 4,1 mg/L <strong>per</strong> 29 min. in liquame<br />
Escherichia Coli Bacteria (da feci) distrutto da 0,2 mg/L con 30 sec. in aria<br />
E-coli (in acqua) distruzione del 99,99% con 0,25 mg/L <strong>per</strong> 1.6 min<br />
E-coli (in liquame) distruzione del 99,9% con 2,2 mg/L <strong>per</strong> 19 min.<br />
Encephalomyocarditis Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />
Endamoebic Cysts Bacteria Sensibile all’ozono<br />
Enterovirus Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />
Fusarium oxysporum f.sp. lyco<strong>per</strong>sici 1,1 mg/L <strong>per</strong> 10 min.<br />
Fusarium oxysporum f.sp.<br />
melonogea<br />
distruzione del 99,99 % con 1,1 mg/L <strong>per</strong>20 min.<br />
GDVII Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />
Hepatitis A virus distr. del 99,5% con 0,25 mg/L <strong>per</strong> 2 sec in una soluzione a base di fosfato<br />
Herpes Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />
Influenza Virus soglia limite con 0,4 - 0,5 mg/L<br />
Klebs-Loffler Bacillus distrutto con 1,5 - 2 mg/L<br />
Legionel<strong>la</strong> pneumophi<strong>la</strong> distr. del 99,99% con 0,32mg/l <strong>per</strong> 20 min. in H2O distil<strong>la</strong>ta<br />
Luminescent Basidiomycetes (specie<br />
<strong>senza</strong> pigmento del<strong>la</strong> me<strong>la</strong>nina)<br />
distrutto in10 min. con 100 PPM<br />
Mucor piriformis 3,8 mg/L <strong>per</strong> 2 min.<br />
Mycobacterium avium distr. del 99,9% con un valore di CT di 0.17 in acqua<br />
Mycobacterium foruitum distr. del 90% con 0,25 mg/L <strong>per</strong>1.6 min.<br />
Penicillium Bacteria Sensibile all’ozono<br />
Phytophthora parasitica 3,8 mg/L <strong>per</strong> 2 min.<br />
Poliomyelitis Virus distr. del 99,99% con 0,3 - 0,4 mg/L in 3-4 min.<br />
Poliovirus type 1 distr. del 99,5% con 0.25 mg/L <strong>per</strong>1,6 min.in acqua<br />
Proteus Bacteria molto sensibile all’ozono<br />
Pseudomonas Bacteria<br />
Rhabdovirus virus<br />
molto sensibile all’ozono<br />
distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />
Segue tabel<strong>la</strong><br />
al<strong>la</strong> pag. seguente<br />
Salmonel<strong>la</strong> Bacteria molto sensibile all’ozono‹‹‹‹
44<br />
45<br />
ELEMENTO PATOGENO DOSE OZONO<br />
Salmonel<strong>la</strong> typhimurium distr del 99,99% con 0,25 mg/L <strong>per</strong> 1,67 min. in acqua<br />
Schistosoma Bacteria molto sensibile all’ozono<br />
Staph epidermidis distruzione del 90% con 0,1-ppm <strong>per</strong> 1,7 min<br />
Staphylococci distrutto con 1,5 - 2,0 mg/L<br />
Stomatitis Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />
Streptococcus Bacteria distrutto con 0,2 mg/L <strong>per</strong> 30 sec.<br />
Verticillium dahliae distrutto con 99,99 % con 1,1 mg/L <strong>per</strong> 20 min.<br />
Vesicu<strong>la</strong>r Virus distrutto totalmente in 30 sec. con 0,1 - 0,8 mg/L.<br />
Vicia Faba progeny L’ozono provoca modificazioni cromosomiche simili a quelle dei raggi X<br />
Virbrio Cholera Bacteria molto sensibile all’ozono<br />
I Bromati nelle acque potabili<br />
I Bromati si formano quando l’<strong>Ozono</strong> utilizzato <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione nelle acque potabili, reagisce<br />
con i Bromuri, presenti naturalmente in alcune sorgenti di acque. La formazione dei Bromati nelle<br />
acque potabili disinfettante è influenzata da fattori quali:<br />
- <strong>la</strong> concentrazione dello ione bromuro presente;<br />
- il pH;<br />
- <strong>la</strong> quantità di <strong>Ozono</strong> ed il tempo di contatto utilizzato nel<strong>la</strong> disinfezione.<br />
Il Bromato è cancerogeno. I valori limite di concentrazione accettabili <strong>per</strong> questo parametro,<br />
negli USA ed in Europa sono inferiori a 10 µg/L.<br />
Considerazioni finali<br />
Perché utilizzare l’<strong>Ozono</strong> nel trattamento di potabilizzazione dell’acqua?<br />
Perché <strong>la</strong> direttiva Europea 98/83/CE stabilisce una serie di parametri indicatori di controllo. Tra<br />
questi, sono menzionati 24 parametri chimici, di cui ben 13 sono migliorati in maniera diretta<br />
o indiretta dall’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong>, mentre uno solo di questi, il Bromato, viene control<strong>la</strong>to nel<br />
caso di utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> nel<strong>la</strong> filiera di trattamento.<br />
uTilizzo d e l l’oz o n o n e l TraTTamenTo delle a c q u e d i s c a r i c o<br />
Nel<strong>la</strong> maggior parte del<strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione mondiale, le condizioni di vita ed il livello di civilizzazione<br />
raggiunti prevedono, <strong>per</strong> molteplici ragioni, che le acque di scarico vengano trattate al fine di<br />
raggiungere determinati standard qualitativi, che prevedono <strong>la</strong> degradazione, se non <strong>la</strong> rimozione<br />
o il cambiamento di costituzione di alcuni contaminanti. Le <strong>tecnologie</strong> di trattamento dei<br />
contaminanti possono essere c<strong>la</strong>ssificate in 3 grandi gruppi:<br />
a) Degradazione tramite trattamento biologico.<br />
b) Separazione tramite floccu<strong>la</strong>zione, assorbimento o filtrazione su membrana.<br />
c) Degradazione tramite ossidazione chimica.<br />
Tra i processi di trattamento che utilizzano l’ossidazione chimica, il trattamento ad <strong>Ozono</strong> si<br />
distingue <strong>per</strong> le molteplici possibilità applicative e <strong>la</strong> capacità di rispondere ai più elevati livelli<br />
qualitativi ambientali con un costo di esercizio economico<br />
ed un funzionamento affidabile.<br />
Sebbene l’<strong>Ozono</strong> possa essere considerata come una<br />
tecnologia centenaria nel trattamento delle acque, è<br />
possibile affermare che solo negli ultimi decenni, <strong>la</strong> sua<br />
applicazione nel<strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> delle acque reflue, siano<br />
esse di origine civile, industriale o di natura mista, ha trovato<br />
un concreto utilizzo. Del resto, solo negli ultimi anni,<br />
<strong>la</strong> disciplina europea ha modificato in modo sensibile il<br />
quadro di riferimento re<strong>la</strong>tivo al trattamento delle acque<br />
di scarico, attraverso <strong>la</strong> Direttiva Quadro sulle Acque, nota<br />
come <strong>Water</strong> Framework Directive (WFD), che prescrive un<br />
progressivo miglioramento del<strong>la</strong> qualità delle acque su<strong>per</strong>ficiali<br />
mediante l’adozione delle migliori tecniche disponibili<br />
(BAT = Best Avai<strong>la</strong>ble Technologies), onde ridurre le<br />
emissioni delle sostanze prioritarie <strong>per</strong>icolose. La disciplina stabilisce diversi livelli di priorità secondo<br />
cui deve uniformarsi <strong>la</strong> gestione dei rifiuti:<br />
• <strong>la</strong> riduzione del<strong>la</strong> loro produzione e <strong>per</strong>icolosità;<br />
• il loro recu<strong>per</strong>o mediante riciclo, reimpiego e riutilizzo;<br />
• l’uso dei rifiuti come fonte di energia.<br />
L’es<strong>per</strong>ienza maturata su più differenti tipi di applicazione, porta ad affermare che l’utilizzo<br />
dell’<strong>Ozono</strong>, sia esso applicato nei processi di produzione, che nel trattamento degli effluenti, consente<br />
di poter rispondere con successo a ciascuno dei tre obiettivi proposti.<br />
Si pensi, a titolo esemplificativo, ai processi di produzione dell’industria cartaria. L’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong><br />
nel processo di sbianca del<strong>la</strong> cellulosa, al confronto con il Cloro o con il biossido di Cloro, consente<br />
sia una riduzione del<strong>la</strong> quantità d’acqua utilizzata, che una migliore qualità di scarico, evitando <strong>la</strong><br />
produzione di composto organo alogenati (AOX). In linea generale, <strong>per</strong> reflue sono intese quelle<br />
acque che, dopo essere state utilizzate nei diversi processi o attività di varia natura, hanno <strong>per</strong>duto<br />
le caratteristiche qualitative originarie, divenendo inadatte <strong>per</strong> un uso diretto o <strong>per</strong> un diretto sversamento<br />
in un corpo idrico. Il Testo unico sulle acque del 2006 (art. 74 DLgs. 152/2006) stabilisce<br />
una definizione di liquami urbani o acque reflue urbane, intese come “acque reflue domestiche<br />
o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di di<strong>la</strong>vamento<br />
convogliate in reti fognarie, anche separate, e provenienti da agglomerato”, prevedendo in<br />
un’unica matrice, tutte le problematiche potenziali d’inquinamento possibile.<br />
Con tale nuova concezione, i reflui urbani devono le loro caratteristiche non più solo ai contributi<br />
dell’attività metabolica umana (che ne rappresenta comunque <strong>la</strong> frazione più rilevante), ma anche<br />
al fatto che nel<strong>la</strong> pratica domestica aumenta <strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di prodotti chimici, farmaceutici o cosmetici<br />
dovuti al maggior utilizzo di detersivi, solventi, oli, medicinali, fragranze e acidi, che esiste<br />
un contributo fornito dalle acque di drenaggio delle aree urbane ed un altro possibile dato dal<strong>la</strong><br />
pre<strong>senza</strong> nei centri urbani di attività terziarie come <strong>la</strong>vanderie, stazioni di servizio, <strong>la</strong>boratori
46<br />
47<br />
Categoria Sostanze comprese Effetti sull’ambiente<br />
Solidi sospesi Sostanze in sospensione di natura organica e<br />
inorganica che possono depositarsi come fanghi nei<br />
corpi idrici recettori<br />
Sostanze organiche<br />
biodegradabili<br />
Comprende tutte quelle sostanze che possono<br />
essere degradate biologicamente dagli organismi<br />
decompositori presenti in ambiente acquatico:<br />
proteine (40-60%), carboidrati (25-50%), grassi<br />
(circa 10%). La totalità delle sostanze organiche<br />
biodegradabili presenti nei liquami urbani viene<br />
comunemente espressa in termini di BOD 5<br />
(domanda biologica di O 2) o di COD (domanda<br />
chimica di O 2 )<br />
Nutrienti Elementi indispensabili <strong>per</strong> l’accrescimento del<strong>la</strong> vita<br />
acquatica come il Fosforo e l’Azoto<br />
Microrganismi<br />
patogeni<br />
Comprendono tutti quegli organismi che sono causa<br />
di ma<strong>la</strong>ttie infettive a trasmissione oro-fecale<br />
Sostanze prioritarie Elenco di 33 c<strong>la</strong>ssi di sostanze prioritarie e prioritarie<br />
<strong>per</strong>icolose adottato dal<strong>la</strong> Comunità Europea, <strong>per</strong> le<br />
quali deve essere bandito o limitato l’uso<br />
Sostanze organiche<br />
refrattarie<br />
Sostanze che non vengono degradate con i naturali<br />
processi biologici (fenoli, coloranti, pesticidi, diserbanti)<br />
Metalli pesanti Elementi chimici metallici che hanno una densità<br />
re<strong>la</strong>tivamente alta e sono tossici in basse<br />
concentrazioni (Mercurio, Piombo, Cromo, Arsenico,<br />
Cadmio, Zinco)<br />
Solidi inorganici<br />
disciolti<br />
Composti inorganici disciolti <strong>la</strong> cui concentrazione<br />
aumenta durante il ciclo di utilizzo dell’acqua stessa<br />
Alterano il normale equilibrio dell’ecosistema<br />
in conseguenza dell’aumento del<strong>la</strong> torbidità<br />
(limitazione del<strong>la</strong> quantità di luce che<br />
penetra nell’acqua con effetti dannosi sugli<br />
organismi foto-autotrofi; riduzione e morte<br />
degli organismi bentonici sessili <strong>per</strong> eccessivo<br />
deposito di sedimenti<br />
L’incremento dei normali processi di<br />
decomposizione biologica aerobica può<br />
determinare condizione di anossia<br />
Provocano fenomeni di eutrofizzazione<br />
(eccezionale sviluppo di fitop<strong>la</strong>cton in<br />
su<strong>per</strong>ficie stimo<strong>la</strong>to dall’eccesso di nutrienti,<br />
con conseguente anossia dovuta al materiale<br />
biodegradabile derivante dalle alghe morte )<br />
Possibile trasmissione di infezioni,<br />
soprattutto se i corpi idrici ricettori dei<br />
liquami trattati possono essere utilizzati<br />
come fonti di approvvigionamento idrico,<br />
come acque adibite al<strong>la</strong> balneazione o <strong>per</strong><br />
l’allevamento di molluschi<br />
Sostanze di cui si sospetta o si conosce l’alta<br />
tossicità, <strong>la</strong> cancerogenità, <strong>la</strong> mutagenicità e<br />
<strong>la</strong> capacità di alterare il normale<br />
funzionamento del sistema endocrino<br />
(modificatori endocrini)<br />
artigianali e garage che scaricano nelle fognature reflui di carattere industriale. Di conseguenza,<br />
cambia anche il modello di schematizzazione dei potenziali fattori d’inquinamento nel<strong>la</strong> acque<br />
di scarico, individuandosi otto macrogruppi di sostanze potenzialmente presenti nelle acque di<br />
scarico urbane [Metcalf and Eddy (1991)] mostrata in questa pagina. Da questa c<strong>la</strong>ssificazione<br />
si deduce una fortissima capacità dell’<strong>Ozono</strong> di influenzare il processo depurativo, dovuto al<strong>la</strong><br />
sua capacità di agire in maniera diretta su almeno 4 delle categorie indicate:<br />
• sostanze organiche biodegradabili;<br />
• microrganismi patogeni;<br />
• sostanze prioritarie;<br />
• sostanze organiche refrattarie.<br />
Esiste poi <strong>la</strong> capacità di incidere, seppur in maniera indiretta, su un ulteriore ed importante<br />
argomento del<strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> dei reflui: i fanghi biologici. Sappiamo che nel<strong>la</strong> loro azione sui<br />
composti inquinanti, gli impianti di <strong>depurazione</strong> producono una certa quantità di fango, che<br />
varia a seconda del<strong>la</strong> natura e quantità (espressa in termini di COD) dell’inquinante e delle <strong>tecnologie</strong><br />
di <strong>depurazione</strong> biologica utilizzata. Lo smaltimento di tali fanghi biologici, rappresenta<br />
di conseguenza, una delle principali voci di spesa nell’ambito del<strong>la</strong> gestione delle acque reflue.<br />
Le possibilità applicative dell’<strong>Ozono</strong> nei processi depurativi delle acque di scarico<br />
La tecnologia ad <strong>Ozono</strong> è utilizzata <strong>per</strong> un’ampia varietà di applicazioni nel settore di trattamento<br />
delle acque di scarico. La sua qualità di potente ossidante lo rende adatto <strong>per</strong> le situazioni<br />
in cui si devono eliminare in maniera efficiente tutti gli agenti inquinanti o sostanze tossiche.<br />
La sua azione si esplica mediante ossidazione chimica, capace di determinare una variazioni<br />
nel<strong>la</strong> struttura e nelle proprietà delle molecole organiche: in partico<strong>la</strong>re, le molecole complesse<br />
vengono frammentate e si formano molecole contenenti atomi di ossigeno, quali alcoli o acidi<br />
carbossilici, rendendo così i prodotti dell’ossidazione molto più biodegradabili rispetto alle sostanze<br />
di partenza. L’applicazione dell’<strong>Ozono</strong> non può mai essere circoscritta ad un singolo<br />
specifico obiettivo, <strong>per</strong>ché i benefici dovranno essere misurati sotto molteplici punti di vista, in<br />
re<strong>la</strong>zione ai numerosi effetti:<br />
• disinfezione generale / abbattimento carica batterica;<br />
• miglioramento del<strong>la</strong> floccu<strong>la</strong>zione / filtrazione;<br />
• ossidazione del ferro e manganese;<br />
• decolorazione;<br />
• eliminazione degli odori;<br />
• migliore riduzione biologica dei contaminanti organici (ottimizza il rapporto BOD/COD);<br />
• eliminazione delle sostanze tossiche nelle acque reflue, rimozione dei processi di<br />
nitrificazione;<br />
• decomposizione di agenti complessi (EDTA ecc.);<br />
• ossidazione di cianuri, pesticidi, idrocarburi, diossine, ecc.;<br />
• processi di affinamento/trattamento;<br />
• aumento delle caratteristiche di lucentezza e trasparenza;<br />
In un impianto di trattamento dei reflui il primo possibile punto di applicazione dell’<strong>Ozono</strong> riguarda<br />
il pre-trattamento del liquame. Le forti capacità ossidative dell’<strong>Ozono</strong> vengono impiegate<br />
in questo stadio <strong>per</strong>:<br />
- ossidare le sostanze tossiche ed inibenti (fenoli o suoi derivati e composti poliaromatici) favorendo<br />
così i successivi trattamenti biologici;<br />
- migliorare <strong>la</strong> biodegradabilità del refluo agendo sul parametro BOD/COD;<br />
- aumentare <strong>la</strong> capacità di coagu<strong>la</strong>zione dei trattamenti primari.<br />
L’azione è <strong>la</strong> distruzione dei microrganismi responsabili dell’inibizione del processo di nitrificazione.<br />
Il pre-trattamento con <strong>Ozono</strong> è partico<strong>la</strong>rmente indicato quando nell’affluente<br />
all’impianto di <strong>depurazione</strong> convergono liquami civili e scarichi di processi industriali che<br />
possono avere una maggiore concentrazione di contaminanti specifici che una robusta ossidazione<br />
preventiva riporta a condizioni più vicine a quelle tipiche dei reflui civili.Il concetto<br />
di pre-trattamento si applica anche nei casi di depuratori interni a complessi industriali, che<br />
necessitano di un trattamento preliminare prima dello scarico nell’impianto centralizzato,<br />
Esempi di rottura<br />
parziale (Cracking)<br />
ed ossidazione<br />
completa di alcuni<br />
composti ad o<strong>per</strong>a<br />
dell’<strong>Ozono</strong>.
48<br />
49<br />
idoneo ad ossidare composti tossici specifici. Un’altra possibile schematizzazione circa l’utilizzo<br />
dell’<strong>Ozono</strong> in una linea convenzionale di <strong>depurazione</strong> delle acque di scarico, vede il suo<br />
inserimento in re<strong>la</strong>zione al comparto biologico esistente, ed al<strong>la</strong> sua capacità depurativa,<br />
definendosi tre soluzioni possibili:<br />
Ciascuna soluzione viene valutata in funzione sia delle prestazioni ottenibili che delle possibilità<br />
logistiche d’inserimento del trattamento, ma ovviamente resta il concetto che impiegando<br />
l’<strong>Ozono</strong> a monte o tra le due sezione di un processo biologico, lo scopo è quello di<br />
migliorare <strong>la</strong> biodegradabilità del refluo, ossidando i composti macromoleco<strong>la</strong>ri non biodegradabili<br />
e/o inibenti o comunque tossici, al fine di migliorare <strong>la</strong> prestazione del trattamento<br />
biologico stesso (soluzioni 2 e 3). L’azione ossidante dell’<strong>Ozono</strong> sui composti organici produce<br />
sottoprodotti organici che sono ridotti in dimensioni più piccole ed ossigenati. Questi sottoprodotti<br />
(quali acidi organici, alcoli, chetoni, aldeidi, ecc.) sono molto più assimi<strong>la</strong>bili biologicamente<br />
e digeribili dal<strong>la</strong> flora batterica aerobica. In più, attraverso <strong>la</strong> continua iniezione di gas <strong>Ozono</strong><br />
(prodotto da aria o da ossigeno) nell’acqua reflua trattata, l’acqua ozonizzata diventa satura di<br />
ossigeno e le condizioni di aerobiosi si mantengono durante <strong>la</strong> fase di digestione biologica.<br />
Se invece <strong>la</strong> scelta è quel<strong>la</strong> di porre l’<strong>Ozono</strong> in coda al trattamento biologico (soluzione 1),<br />
l’obiettivo sarà quello del<strong>la</strong> ricerca di completamento del processo depurativo (finissaggio), capace<br />
di portare entro i limiti di riferimento, una serie di parametri chimici e batteriologici, quali<br />
COD, tensioattivi, colore, ecc.<br />
Perché conviene l’applicazione combinata con il biologico?<br />
Regole base <strong>per</strong> <strong>la</strong> valutazione di fattibilità:<br />
• I parametri di riferimento sono il COD, comprendente sia <strong>la</strong> frazione facilmente biodegradabile, che quel<strong>la</strong> più<br />
refrattaria, ed il rapporto BOD 5 /COD<br />
• La riduzione del COD con l’ozono è stechiometrica<br />
• Si stimano di solito circa 2 – 3 g O 3 / g CODelim<br />
Se si considera un costo di esercizio <strong>per</strong> l’ozono di circa 2,0 €/kg O 3 (a seconda dei costi di ossigeno ed energia<br />
elettrica), <strong>per</strong> eliminare 1 kg COD si stimano circa 4 - 6 € (costi di esercizio)!<br />
Il Cliente è consapevole di pagare un costo specifico del genere o possiede delle alternative più economiche ?<br />
Questo porta spesso a considerare <strong>la</strong> combinazione dell’ozono con un trattamento biologico come una combinazione<br />
più vantaggiosa e ragionevole <strong>per</strong> carichi di COD più elevati<br />
O3 O3<br />
O3 O3<br />
O3 O3<br />
O3 O3<br />
I numerosi punti<br />
di un impianto di<br />
trattamento dei<br />
reflui in cui può<br />
essere utilizzato<br />
l’<strong>Ozono</strong>.<br />
I processI d I o s s Id a z Io n e chImIca avanzata (aop)<br />
Sono abitualmente definiti processi avanzati di ossidazione (AOPs: Advanced oxidation processes) i<br />
sistemi basati sul<strong>la</strong> generazione di intermedi altamente reattivi di tipo radicale, come <strong>per</strong> esempio il<br />
radicale ossidrile •OH. Questi tipi di processi <strong>per</strong>mettono di ossidare numerose sostanze organiche<br />
refrattarie all’ossidazione convenzionale in quanto i radicali coinvolti, non solo hanno potenziale<br />
redox molto elevato, ma sono poco selettivi e presentano costanti di reazione di molto su<strong>per</strong>iori a<br />
quelle di ossidanti convenzionali nei confronti del<strong>la</strong> maggior parte dei composti organici.<br />
In alcuni effluenti secondari di impianti di <strong>depurazione</strong> di acque reflue municipali o industriali, <strong>la</strong><br />
pre<strong>senza</strong> di composti refrattari o non prontamente biodegradabili, mantiene il COD residuo a valori<br />
compresi tra 100 e 500 mg/L. Se è necessario, <strong>per</strong> il raggiungimento di limiti più restrittivi, avere<br />
un’ulteriore riduzione del COD, un processo di ossidazione avanzata <strong>per</strong>mette il raggiungimento<br />
di tale scopo. A seconda del<strong>la</strong> struttura delle molecole organiche (dovute ai differenti input di<br />
scarico industriale), <strong>la</strong> cinetica di reazione diretta dell’<strong>Ozono</strong> può variare. Nel caso di una cinetica<br />
troppo lenta, il solo trattamento ad <strong>Ozono</strong> non raggiungerà una riduzione di COD significativa in<br />
un tempo appropriato. In questi casi, l’applicazione combinata dell’<strong>Ozono</strong> con acqua ossigenata<br />
O 3 / <strong>UV</strong> / H 2 O 2 –<br />
<strong>per</strong>corsi possibili<br />
(1- 4) di formazione<br />
del radicale OH.
50<br />
51<br />
Riduzione del COD in un<br />
effluente secondario –<br />
confronto tra l’utilizzo di<br />
O 3 e di O 3 / H 2O 2<br />
<strong>Ozono</strong> <strong>Ozono</strong>/H O 2 2<br />
dose <strong>Ozono</strong> [g/m³] 50 - 200 100 - 250<br />
dose H O [g/m³] 2 2 - 10 - 100<br />
Effetti<br />
riduzione del COD refrattario<br />
“reazione diretta”dell’ozono<br />
riduzione avanzata del COD<br />
refrattario ”ossidazione avanzata”<br />
COD in uscita al trattamento [mg/L] 70 - 100 30 - 80<br />
Costo di trattamento ** [Euro / m³] 0,10 – 0,30 0,15 – 0,50<br />
** Calco<strong>la</strong>to <strong>per</strong> 1,200m³/h (impianto di Kalundborg), inclusi i costi di esercizio ed ammortamento dell’impianto<br />
[H 2O 2 ] ha delle ottime prospettive di miglioramento dei risultati, specialmente sotto gli aspetti economici<br />
di impianti su <strong>la</strong>rga sca<strong>la</strong>. Nel diagramma precedente sono riportati i risultati di un effluente<br />
secondario di un impianto industriale, trattato con <strong>Ozono</strong> e poi con l’AOP. Il COD in ingresso è di<br />
170/mg/L. Con il solo trattamento ad <strong>Ozono</strong>, il valore si riduce a 90mg/L, anche con un aumento<br />
del dosaggio non si migliora il risultato finale. Con il trattamento combinato <strong>Ozono</strong>/H 2O 2, il calore di<br />
COD veniva ridotto facilmente a 40mg/L, <strong>per</strong> cui il processo è migliorato significativamente, fino al<br />
raggiungimento di valori notevolmente restrittivi.<br />
L’impianto di <strong>depurazione</strong> di Kalundborg, in Danimarca, tratta e depura un refluo composto nelle<br />
<strong>per</strong>centuali del 20% municipale ed 80% industriale. La frazione industriale viene in gran parte da<br />
scarichi di un gruppo industriale fermaceutico, attualmente tra i più grandi produttori di insulina al<br />
mondo. L’impianto <strong>Ozono</strong> instal<strong>la</strong>to, con capacità di produzione di 180 kg/h, era in grado di degradare<br />
Impianto ozono<br />
da 12kg/h, fornito<br />
assemb<strong>la</strong>to in<br />
container, <strong>per</strong><br />
trattamento acque<br />
reflue industriali,<br />
prima dello scarico<br />
al corpo idrico<br />
recettore.<br />
un carico di COD pari a 1250 kg/giorno. Successivamente, in seguito ad una restrizione dei limiti di<br />
scarico richiesti dalle autorità, si decise di implementare un dosaggio aggiuntivo di H 2O 2.(dosaggio<br />
160 g H 2O 2/kg <strong>Ozono</strong>). In questo modo, si otteneva un’ulteriore riduzione del COD, o a parità di<br />
prestazione, si poteva trattare una portata maggiore effluente secondario (COD 150 – 200 mg/L).<br />
Altro punto di applicazione dell’ossidazione con <strong>Ozono</strong> è nel<strong>la</strong> fase di trattamento terziario, sfruttando<br />
le sue eccellenti caratteristiche <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione, <strong>per</strong> <strong>la</strong> rimozione dei componenti <strong>per</strong>sistenti (es.<br />
EDC’s), <strong>per</strong> l’abbattimento del COD residuo e dei tensioattivi e <strong>per</strong> <strong>la</strong> decolorazione delle acque.<br />
Secondo <strong>la</strong> destinazione di utilizzo dell’effluente dell’impianto, le modalità ed i dosaggi del trattamento<br />
con <strong>Ozono</strong> possono essere scelti <strong>per</strong> massimizzare il suo effetto.<br />
–<br />
Disinfezione<br />
Decolorazione<br />
Deodorizzazione<br />
Eliminazione COD-AOX<br />
0 1 1 2.5 5 10 25 50 100 200<br />
dose ozono (g O3 / m )<br />
Range tipici di<br />
dosaggio <strong>Ozono</strong><br />
utilizzati nei<br />
campi specifici di<br />
trattamento.q<br />
La combinazione con <strong>la</strong> tecnologia <strong>UV</strong> <strong>per</strong> una disinfezione avanzata<br />
Anche le acque reflue con bassa trasmittanza possono essere disinfettate con successo tramite<br />
un’applicazione <strong>Ozono</strong>/<strong>UV</strong>. La combinazione di questi trattamenti è un processo garantito capace<br />
di trattare sostanze tossiche e <strong>per</strong>sistenti come gli AOX (composti organici alogenati assorbibili),<br />
PAH (idrocarburi policromatici), diossine, pesticidi ecc., tramite l’incremento di formazione dei<br />
radicali idrossido OH altamente reattivi. Il processo combinato <strong>Ozono</strong>/<strong>UV</strong> abilita, migliora ed<br />
aumenta i risultati di purificazione ottenuta con riferimento al<strong>la</strong> disinfezione ed al<strong>la</strong> distruzione<br />
dei composti tossici. Questa combinazione sarà capace di rispondere anche agli standard futuri<br />
(<strong>per</strong> es. sui residui farmaceutici) <strong>per</strong> il riutilizzo delle acque reflue.<br />
l’uTilizzo in iTalia<br />
L’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> nel<strong>la</strong> <strong>depurazione</strong> in Italia prevede, nel<strong>la</strong> maggior parte dei casi, il suo inserimento<br />
in coda al processo biologico (end-of-pipe-treatment), spesso abbinato ad una filtrazione<br />
<strong>per</strong> realizzare una sezione di affinamento terziario. La scelta dell’<strong>Ozono</strong>, quale tecnologia di<br />
finissaggio, è spesso dettata dall’esigenza di caute<strong>la</strong>rsi, con un unico trattamento, da molteplici<br />
rischi potenziali, quali:<br />
- disinfezione (soprattutto in pre<strong>senza</strong> di virus o specie patogene partico<strong>la</strong>ri);<br />
- decolorazione;<br />
- rimozione di odori sgradevoli;<br />
- riduzione di schiume (dovute a tensioattivi);<br />
- riduzione del COD a valori entro i limiti;<br />
- pre<strong>senza</strong> di composti macromoleco<strong>la</strong>ri.<br />
È evidente, che <strong>la</strong> scelta diventa quasi obbligata nel caso di acque reflue pesantemente inquinate a<br />
causa di un’alta <strong>per</strong>centuale di scarichi industriali. Per tali condizioni, l’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> consente di<br />
raggiungere un livello qualitativo più elevato dell’effluente in uscita. Una tipica applicazione <strong>Ozono</strong><br />
nel trattamento di acqua di scarico è stata realizzata nel 2005 su un impianto nel Nord Italia, che
52<br />
53<br />
raccoglie le acque reflue delle fognature di una serie di Comuni, attraverso un collettore principale<br />
che si estende <strong>per</strong> 20 Km circa, <strong>per</strong> un totale di circa 75.000 Abitanti residenti. Agli scarichi delle<br />
abitazioni si aggiungono numerosi ed importanti insediamenti industriali del settore tessile, cartario,<br />
meccanico ed alimentare che utilizzano l’acqua nel ciclo produttivo e che scaricano fino a 3.000.000<br />
m 3 /anno di acque reflue di processo, <strong>per</strong> cui complessivamente l’impianto può dirsi caratterizzato da<br />
una portata media oraria di 2.000 m 3 /h e da 250.000 E.A. (Abitanti Equivalenti). L’impianto consisteva<br />
originariamente di una fase preliminare di trattamento meccanico di grigliatura, dissabbiatura<br />
e disoleatura, di un trattamento ossidativo biologico ad ossigeno puro, di una sedimentazione e<br />
disinfezione finale con Cloro. Lo scarico nel fiume era <strong>per</strong>ò ancora caratterizzato dal<strong>la</strong> pre<strong>senza</strong> di<br />
colore, intenso in alcuni <strong>per</strong>iodi dell’anno, schiume e carica batterica non conforme ai nuovi standard<br />
di riferimento.Era <strong>per</strong>tanto necessario realizzare una fase di trattamento “terziario” consistente in<br />
una filtrazione e successiva ozonizzazione idonea al<strong>la</strong> rimozione dei tensioattivi totali, del<strong>la</strong> carica<br />
batterica e soprattutto del colore, in modo da rendere possibili:<br />
• un notevole innalzamento dello standard qualitativo delle acque effluenti dal depuratore;<br />
• il pieno rispetto dei limiti <strong>per</strong> i parametri chimico-fisici e microbiologici, sul<strong>la</strong> base di un corretto<br />
esercizio del comparto biologico;<br />
• un minore impatto nel ricettore finale a seguito del<strong>la</strong> decolorazione e del<strong>la</strong> consistente riduzione<br />
delle schiume;<br />
• <strong>la</strong> prospettiva del riutilizzo delle acque depurate e sterilizzate <strong>per</strong> gli usi civili e/o industriali<br />
compatibili.<br />
La s<strong>per</strong>imentazione effettuata in campo al fine di definire <strong>la</strong> taglia necessaria dell’impianto mostrava<br />
un refluo caratterizzato dai seguenti valori:<br />
COD = 50 – 115mg/L Tensioattivi totali = 0,6 – 3,6 mg/L<br />
BOD 5 = 20 – 40 mg/L Colore = rosa pallido - vio<strong>la</strong><br />
Solidi sospesi = 20 – 60 mg/L E. Coli = 104 – 105 UFC/100mL<br />
In partico<strong>la</strong>re, si notava <strong>la</strong> variabilità del carico di COD e di tensioattivi del refluo da trattare, in<br />
aumento con il progredire dei giorni <strong>la</strong>vorativi settimanali, identificando così tre c<strong>la</strong>ssi di<br />
qualità del refluo, in base alle quali diversificare i dosaggi di <strong>Ozono</strong>:<br />
c<strong>la</strong>sse di effluente ingresso<br />
tensioattivi totali<br />
COD in Dose O 3<br />
richiesta<br />
risultati qualitativi di<br />
decolorazione<br />
bassa concentrazione 0,5 – 1,5 mg/L 40 – 80 mg/L 10 mg/L decolorazione completa<br />
media concentrazione 1,5 – 2,5 mg/L 80 – 115 mg/L 15 mg/L decolorazione completa<br />
alta concentrazione 2,5 – 3,3 mg/L 80 – 115 mg/L 20 mg/L decolorazione completa<br />
Sui parametri microbiologici presi in considerazione, il trattamento con <strong>Ozono</strong> (10 mgO 3 /L) ha<br />
evidenziato <strong>la</strong> riduzione di E.coli a valori inferiori a 1 x 10 3 UFC/100mL. Il tempo di ritenzione<br />
idraulica nelle colonne di reazione non sembra aver influito significativamente sui risultati finali:<br />
i tempi testati, variati tra 10 e 30 minuti, hanno determinato, a parità di <strong>Ozono</strong> dosato, risultati<br />
confrontabili.<br />
Effetto del<br />
trattamento<br />
con <strong>Ozono</strong> <strong>per</strong><br />
l’eliminazione<br />
del colore.<br />
Acque di scarico<br />
in uscita <strong>senza</strong><br />
trattamento<br />
(a sinistra) e con<br />
trattamento O 3<br />
(a destra.)<br />
l’u T i l i z z o de l l ’oz o n o ne i pr o c e s s i di minimizzazione<br />
o disTruzione de i fa n g h i bi o l o g i c i<br />
La problematica dello smaltimento dei fanghi prodotti dai processi di <strong>depurazione</strong><br />
delle acque sta assumendo una sempre maggiore rilevanza sia a livello nazionale che<br />
internazionale.<br />
In maniera molto schematica, è possibile rappresentare il contesto in cui si o<strong>per</strong>a con <strong>la</strong><br />
seguente tabel<strong>la</strong>.<br />
In Italia i fanghi di <strong>depurazione</strong> sono considerati come un rifiuto generalmente destinato<br />
alle piattaforme di compostaggio, al riutilizzo in agricoltura o, in ultima analisi, al conferimento<br />
in discarica control<strong>la</strong>ta oppure in un inceneritore. Queste soluzioni hanno come<br />
comune denominatore i crescenti costi dovuti all’irrigidimento delle normative che pongono<br />
nuovi e più stringenti limiti. Ne deriva <strong>la</strong> necessità di riesaminare attentamente le filiere di<br />
trattamento dei fanghi, con l’obiettivo di minimizzarne i costi di smaltimento, che oggi<br />
possono raggiungere anche il 40% dei costi totali di gestione. Negli ultimi anni ci sono stati<br />
alcuni studi di <strong>tecnologie</strong> di trattamento o strategie alternative, tese al<strong>la</strong> riduzione del<strong>la</strong><br />
quantità di fanghi di su<strong>per</strong>o in un processo di trattamento, che risultassero più efficienti<br />
e meno costose. Tali strategie possono essere raggruppate in due c<strong>la</strong>ssi principali: quelle<br />
che o<strong>per</strong>ano <strong>per</strong> <strong>la</strong> disintegrazione del fango prodotto e quelle finalizzate al<strong>la</strong> diminuzione<br />
del rendimento di crescita batterico e consentono di ridurre in maniera sostanziale <strong>la</strong><br />
produzione dei fanghi di su<strong>per</strong>o sfruttando le forti capacità ossidanti dell’<strong>Ozono</strong>.<br />
Gli orientamenti delle Direttive europee<br />
La direttiva 91/271/EEC sul trattamento delle acque reflue urbane richiede<br />
che <strong>la</strong> maggior parte del<strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione Europea sia servita da stazioni di<br />
trattamento dei reflui.<br />
La direttiva sui fanghi di <strong>depurazione</strong> (Sewage Sludge Directive 86/278/EEC)<br />
pone restrizioni sulle applicazioni in agricoltura dei fanghi derivanti dai<br />
processi di <strong>depurazione</strong> delle acque reflue.<br />
La direttiva sulle discariche (Landfill directive 1999/31/EC) pone limiti effettivi<br />
sugli scarichi dei fanghi si su<strong>per</strong>o.<br />
Valori medi dei costi di smaltimento:<br />
utilizzo in agricoltura 50/85 e/t<br />
discarica 85/130 e €/t<br />
incenerimento 120/180 e€/t<br />
+<br />
+<br />
+<br />
Curve di<br />
abbattimento dei<br />
tensioattivi con<br />
<strong>Ozono</strong>.<br />
Generazione di più fango<br />
di su<strong>per</strong>o<br />
I costi associati allo<br />
smaltimento dei fanghi<br />
sono in aumento!<br />
Costo di smaltimento<br />
fanghi 350 - 750 €/tDS
54 55<br />
Cenni sui meccanismi di produzione fanghi nei trattamenti biologici<br />
di <strong>depurazione</strong>.<br />
In un trattamento biologico di <strong>depurazione</strong>, le sostanze organiche presenti<br />
nel liquame costituiscono il substrato di crescita di diverse popo<strong>la</strong>zioni<br />
batteriche, che le utilizzano come fonte di energia <strong>per</strong> riprodursi. Più in<br />
dettaglio, nel processo biologico, le sostanze organiche vengono utilizzate <strong>per</strong>:<br />
- <strong>la</strong> sintesi di nuovo materiale cellu<strong>la</strong>re;<br />
- <strong>la</strong> produzione di energia <strong>per</strong> <strong>la</strong> sintesi ed il mantenimento delle cellule.<br />
Dal<strong>la</strong> degradazione delle sostanze organiche si ottengono:<br />
- composti semplici quali l’anidride carbonica, l’acqua, l’azoto ed il metano, che rientrano<br />
nel ciclo naturale;<br />
- nuovi organismi, che insieme ai detriti cellu<strong>la</strong>ri e ai materiali inerti, costituiscono i fanghi di<br />
risulta del trattamento.<br />
L’azione dell’<strong>Ozono</strong><br />
Il principio si basa sul<strong>la</strong> rottura (lisi) o danneggiamento parziale delle membrane cellu<strong>la</strong>ri delle<br />
particelle costituenti i fanghi di su<strong>per</strong>o, che costituiscono una barriera solida di protezione<br />
dei composti cellu<strong>la</strong>ri contenuti all’interno dal<strong>la</strong> biodegradazione. L’effetto comporta che i<br />
batteri più deboli, o parzialmente indeboliti, vanno a formare il substrato organico (cibo) <strong>per</strong><br />
gli organismi più forti o di c<strong>la</strong>sse su<strong>per</strong>iore. Proprio i batteri danneggiati hanno <strong>la</strong> necessità di<br />
rigenerare le proprie strutture cellu<strong>la</strong>ri funzionali (come RNA o DNA). L’energia necessaria <strong>per</strong><br />
tale ricostruzione è attinta dal<strong>la</strong> sintesi delle materie organiche con conseguente diminuzione<br />
di quel<strong>la</strong> disponibile <strong>per</strong> <strong>la</strong> duplicazione. L’azione di stress chimico si esplica più intensamente<br />
nei riguardi di alcune popo<strong>la</strong>zioni batteriche a struttura maggiormente ramificata (fi<strong>la</strong>mentosi).<br />
Questo genera una conseguente riduzione dei fenomeni di bulking e un miglioramento generale<br />
del<strong>la</strong> qualità dei fanghi residui. Inoltre, tale selezione di colonie batteriche, rimanendo quelle a<br />
struttura più compatta (fiocco), produce un miglioramento dello SVI (Sludge Volume Index),<br />
quindi <strong>la</strong> sedimentabilità e <strong>la</strong> disidratabilità dei fanghi residui prodotti. Tecnicamente, il meccanismo<br />
di azione consiste nel sottoporre una parte del<strong>la</strong> portata dei fanghi di su<strong>per</strong>o o di ricircolo<br />
(in concentrazione tale da essere ancora considerato come fango umido) ad un contatto rapido<br />
e ad alta intensità con l’<strong>Ozono</strong>.<br />
L’iniezione avviene attraverso un sistema di contatto in pressione, <strong>per</strong> mezzo di iniettore Venturi<br />
progettato <strong>per</strong> tale tipo di applicazione. L’azione ad elevato potenziale ossidativo è molto rapida<br />
ed intensa, provocando <strong>la</strong> rottura del materiale cellu<strong>la</strong>re in un tempo breve, ed innescando nel<br />
tempo, il suo metabolismo da parte dal<strong>la</strong> biomassa più forte.<br />
Membrane<br />
Biomass<br />
+ O3<br />
Ozone molecules<br />
Ozonated Cell<br />
O3 attach membrane<br />
membrane weak<br />
COD release<br />
First breaks<br />
membrane rupture<br />
COD N/P release<br />
which recircu<strong>la</strong>tes<br />
into biomass<br />
reduced sludge<br />
L’inserimento nel processo biologico esistente<br />
Il fango di su<strong>per</strong>o, può essere ridotto con <strong>per</strong>centuali fino all’70-80%, direttamente all’interno del<br />
ciclo, semplificandone oltre allo smaltimento, anche tutti i trattamenti cui questo è sottoposto.<br />
Ulteriore vantaggio derivante dall’utilizzo dell’<strong>Ozono</strong> in questa specifica applicazione è <strong>la</strong> facilità<br />
d’inserimento nel processo biologico esistente. Esso può essere aggiunto in diverse sezioni del<br />
processo a fanghi attivi, come mostrato nello schema del<strong>la</strong> pagina precedente:<br />
• inserendo <strong>la</strong> sezione di trattamento con <strong>Ozono</strong> nel punto (A), ossia sul<strong>la</strong> linea di ricircolo fanghi,<br />
osserveremmo il risultato sotto l’aspetto del<strong>la</strong> minore produzione del fango di su<strong>per</strong>o, data dal<strong>la</strong><br />
combinazione dell’<strong>Ozono</strong> con il trattamento a fanghi attivi esistente;<br />
• è possibile inserire il trattamento <strong>Ozono</strong> nel punto (B) <strong>per</strong> disintegrare direttamente il fango di<br />
su<strong>per</strong>o e <strong>per</strong> aumentarne <strong>la</strong> sedimentabilità, prima dell’invio al comparto di digestione;<br />
• è possibile trattare direttamente con <strong>Ozono</strong> il fango surnatante, soprattutto se si hanno problematiche<br />
legate al<strong>la</strong> carica batterica fi<strong>la</strong>mentosa, inserendo il trattamento <strong>Ozono</strong> nel punto (C);<br />
• infine, una riduzione del fango da smaltire ed un aumento del<strong>la</strong> resa in metano si può ottenere<br />
con una disintegrazione del fango digerito, inserendo il trattamento <strong>Ozono</strong> nel punto (D).<br />
Successivamente al contatto con l’<strong>Ozono</strong>, nel caso d’impianto con digestione anaerobica, il fango<br />
trattato viene inviato al digestore, con il beneficio di un incremento del<strong>la</strong> resa in metano ed una<br />
drastica riduzione del tempo di trattamento necessario <strong>per</strong> l’idrolisi.<br />
Quando invece è presenta una linea di digestione aerobica, l’effluente in uscita dal trattamento<br />
<strong>Ozono</strong> può essere re-immesso nel<strong>la</strong> vasca di aerazione ed essere usato come carbon source <strong>per</strong> <strong>la</strong><br />
denitrificazione (ristabilisce il rapporto di equilibrio C-N).<br />
Nel complesso, l’attività depurativa biologica non viene inficiata da questo processo, poiché esso<br />
rimuove <strong>la</strong> frazione più debole dei fanghi biologici, rendendo quindi più efficiente <strong>la</strong> frazione<br />
realmente attiva nel<strong>la</strong> rimozione degli inquinanti. Ciononostante, dato che il materiale cellu<strong>la</strong>re<br />
proveniente dal<strong>la</strong> lisi dei batteri ossidati viene reso disponibile come substrato organico, si osserva<br />
un leggero aumento del carico organico in ingresso al<strong>la</strong> fase biologica, normalmente compensato<br />
dalle migliori <strong>per</strong>formance dell’impianto. Ciò porta a misurare <strong>la</strong> prestazione conseguita di riduzione<br />
specifica dei fanghi prodotti in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> capacità di <strong>depurazione</strong> dell’impianto, espressa come<br />
BOD o COD eliminato, attraverso il parametro kgSST / kgCOD ridotto.<br />
L’azione dell’<strong>Ozono</strong> è quindi molteplice:<br />
• si provoca una lisi negli organismi più deboli;<br />
• si danneggiano le strutture cellu<strong>la</strong>ri negli organismi più forti, in modo che l’energia derivata<br />
dal consumo dei nutrienti venga utilizzata <strong>per</strong> il ripristino del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> e non <strong>per</strong><br />
<strong>la</strong> riproduzione;<br />
• si favorisce <strong>la</strong> sopravvivenza solo dei “batteri predatori” (protozoi - metazoi) che metabolizzino<br />
le cellule lise o danneggiate.
56<br />
57<br />
Eccesso fanghi prima e dopo il trattamento ozono<br />
Valutazione del<strong>la</strong> capacità di disintegrazione<br />
L’<strong>Ozono</strong>, oltre che <strong>per</strong> le caratteristiche di potente ossidante, capace di attaccare le membrane<br />
cellu<strong>la</strong>ri molto rapidamente, è anche conosciuto <strong>per</strong> <strong>la</strong> sua capacità di trasformare <strong>la</strong> frazione più<br />
difficilmente biodegradabile di materiale organico in composti con migliore biodegradabilità.Proprio<br />
questo parametro, legato in maniera diretta con <strong>la</strong> facilità di disintegrazione del composto, è stato<br />
assunto in alcuni test come rappresentativo del processo. La capacità di disintegrazione raggiunta<br />
in alcuni test è stata definita in base al ri<strong>la</strong>scio di COD di ogni campione, confrontandolo con quello<br />
di un processo di disintegrazione di riferimento (nel nostro caso una digestione tramite soluzione<br />
alcalina di soda caustica concentrata) che trasforma i solidi sospesi in COD solubile. Assegnando il<br />
100% del<strong>la</strong> resa al campione solubilizzato con il processo di riferimento, si è visto che il grado di<br />
solubilizzazione del COD è una funzione del dosaggio <strong>Ozono</strong> applicato. Attraverso le prove condotte<br />
con differenti dosaggi <strong>Ozono</strong> si è raggiunto un valore massimo di disintegrazione fino al 85%. Le<br />
immagini al microscopio (ingrandimento 50x) nelle figura in alto, mostrano l’eccesso fanghi presente<br />
in un campione prima e dopo il trattamento <strong>Ozono</strong> con un dosaggio pari a 0,08 gO3/g SS. I fiocchi<br />
di fango del campione trattato con <strong>Ozono</strong> sono significativamente più piccoli e meno combinati in<br />
strutture rispetto ai fiocchi del campione non trattato. È quindi possibile affermare che il processo di<br />
disintegrazione del<strong>la</strong> cellu<strong>la</strong> con l’<strong>Ozono</strong> è quasi completo. Pertanto, l’uso mirato del<strong>la</strong> tecnologia a<br />
<strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> <strong>la</strong> degradazione chimico-biologica del fango secondario comporta i seguenti benefici:<br />
• vantaggi<br />
in un processo di trattamento aerobico<br />
−riduzione<br />
del<strong>la</strong> quantità di fanghi in eccesso da smaltire ==> minori costi di smaltimento<br />
fanghi;<br />
−migliore<br />
comportamento stabilizzante del fango (SVI) tramite riduzione del<strong>la</strong> crescita batterica<br />
fi<strong>la</strong>mentosa;<br />
− riduzione del problema del bulking fi<strong>la</strong>mentoso;<br />
− riduzione delle schiume biologiche;<br />
−riduzione dei costi degli<br />
additivi chimici;<br />
−migliore<br />
sedimentabilità.<br />
−utilizzo<br />
del fango disintegrato come C-source <strong>per</strong> <strong>la</strong> denitrificazione, quando <strong>la</strong> re<strong>la</strong>zione C/N<br />
non bi<strong>la</strong>nciata impedisce una completa denitrificazione;<br />
Grado di<br />
solubilizzazione<br />
del COD in<br />
re<strong>la</strong>zione al<br />
dosaggio <strong>Ozono</strong>.<br />
Generatore <strong>Ozono</strong> SMO 800. Distruttore <strong>Ozono</strong> residuo.<br />
• vantaggi<br />
in un processo di trattamento anaerobico<br />
−riduzione<br />
del<strong>la</strong> quantità di fanghi in eccesso da smaltire ==> minori costi di smaltimento<br />
fanghi;<br />
− incremento del<strong>la</strong> resa in metano;<br />
− tempi di ritenzione più brevi nel<strong>la</strong> vasca di digestione.<br />
l’impianTo oz o n o<br />
La struttura di un impianto ad <strong>Ozono</strong> nel trattamento delle acque è re<strong>la</strong>tivamente semplice, composta<br />
dal generatore <strong>Ozono</strong> e da un numero di apparecchiature accessorie variabile in re<strong>la</strong>zione<br />
al<strong>la</strong> capacità di produzione, al<strong>la</strong> continuità di funzionamento ed al controllo dei costi di esercizio<br />
richiesti. Uno schema tipico di impianto di trattamento ad <strong>Ozono</strong> Wedeco è riportato nel<strong>la</strong> figura<br />
a pagina seguente. Per le caratteristiche del gas, si è già detto che <strong>la</strong> produzione dell’<strong>Ozono</strong> deve<br />
avvenire in loco, subito prima del suo utilizzo. Del generatore <strong>Ozono</strong>, abbiamo già par<strong>la</strong>to in precedenza.<br />
In alcuni casi, è possibile che <strong>la</strong> produzione richiesta venga assicurata <strong>per</strong> mezzo di più<br />
macchine funzionanti in parallelo, in modo da assicurare in ogni caso una continuità di esercizio<br />
qualora una di esse sia fuori servizio. Come già accennato, non tutta l’energia fornita viene utilizzata<br />
nel<strong>la</strong> generazione dell’<strong>Ozono</strong>, ma parte di essa viene smaltita sotto forma di calore che deve<br />
essere immediatamente allontanato, <strong>per</strong> mantenere il processo efficiente. Si utilizza dell’acqua di<br />
raffreddamento, con tem<strong>per</strong>ature in un range tra 5 e 35°C, che scorre all’interno del generatore,<br />
in controcorrente al flusso gassoso. In linea di massima a tem<strong>per</strong>ature più basse corrisponde una<br />
maggiore efficienza del processo produttivo di <strong>Ozono</strong>. Per evitare possibili incrostazioni all’interno<br />
del vessel, l’acqua deve avere delle buone caratteristiche qualitative (<strong>per</strong> cui non è possibile ad. ss.<br />
utilizzare direttamente l’acqua del depuratore, anche nel caso in cui provenga dal<strong>la</strong> fase di affinamento).<br />
Per l’approvvigionamento dell’acqua di raffreddamento si può utilizzare acqua del<strong>la</strong> rete<br />
potabile, qualora sia disponibile in quantità sufficiente (in pratica mai), oppure si utilizza un gruppo<br />
di produzione di acqua refrigerata dedicato, capace di produrre acqua a bassa tem<strong>per</strong>atura, ma con<br />
ulteriori costi elettrici, od infine si utilizza l’acqua del depuratore, raffreddando in maniera indiretta<br />
il generatore attraverso uno scambiatore di calore a piastre.<br />
La vasca dove si realizza il contatto tra l’<strong>Ozono</strong> e il liquido non può essere a cielo a<strong>per</strong>to in quanto<br />
il gas residuo dopo il trattamento potrebbe contenere ancora tracce di <strong>Ozono</strong>, che non possono<br />
essere liberate in ambiente, ma vanno convogliate in un apposito distruttore di <strong>Ozono</strong> residuo,<br />
capace di riconvertire, <strong>per</strong> via termica o catalitica, le tracce di <strong>Ozono</strong> in ossigeno.<br />
Per l’alimentazione del generatore <strong>Ozono</strong> esistono 3 soluzioni:<br />
- fornitura di aria compressa ed essiccata;<br />
- fornitura di ossigeno da serbatoi di stoccaggio;<br />
- produzione di ossigeno on-site attraverso dei sistemi PSA o VPSA<br />
La scelta sul<strong>la</strong> soluzione più idonea dipende da molti fattori di tipo economico e logistico (distanza<br />
e difficoltà di approvvigionamento di ossigeno industriale, costi e/o ammortamenti del generatore<br />
di ossigeno, ecc).<br />
L’alimentazione elettrica del generatore di <strong>Ozono</strong> deve fornire energia agli elettrodi in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong><br />
quantità di <strong>Ozono</strong> da produrre. Poiché <strong>la</strong> quantità di <strong>Ozono</strong> da produrre è normalmente gestita<br />
da PLC che ne <strong>per</strong>mette <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>zione, anche l’alimentazione è di solito asservita a tali logiche <strong>per</strong><br />
ottenere non solo <strong>la</strong> migliore efficienza energetica ma anche <strong>la</strong> registrazione dei dati di funzionamento<br />
anche re<strong>la</strong>tivi all’alimentazione elettrica.<br />
Il contatto tra <strong>Ozono</strong> e liquido sottoposto a trattamento viene realizzato <strong>per</strong> gorgogliamento
58<br />
59<br />
Le partico<strong>la</strong>ri<br />
caratteristiche<br />
dell’ozono<br />
richiedono<br />
materiali<br />
speciali <strong>per</strong> i<br />
dischi porosi<br />
attraverso<br />
cui vengono<br />
generate le<br />
bolle fini di gas.<br />
In alternativa<br />
si possono<br />
utilizzare<br />
iniettori che<br />
o<strong>per</strong>ano <strong>per</strong><br />
effetto Venturi.<br />
Gas di<br />
alimentazione<br />
aria / O 2<br />
Acqua di<br />
raffreddamento<br />
5,5 kV<br />
5 - 32 °C<br />
generatore ozono<br />
Alimentazione<br />
elettrica (400V)<br />
del gas nel liquido. I diffusori sono realizzati in modo da generare bolle fini <strong>per</strong> aumentare<br />
<strong>la</strong> su<strong>per</strong>ficie di contatto tra gas e liquido e sono disposti secondo geometrie che consentano<br />
<strong>la</strong> migliore uniformità di trattamento del liquido che transita nel<strong>la</strong> vasca.<br />
I diffusori sono costituiti da dischi porosi in materiale ceramico con elevate caratteristiche<br />
di resistenza all’ossidazione che le normali membrane sintetiche dei dischi <strong>per</strong> aerazione dei<br />
liquami non posseggono. In alternativa appositi iniettori con ugelli specifici, che o<strong>per</strong>ano<br />
<strong>per</strong> Effetto Venturi, misce<strong>la</strong>no il gas e i liquido in regime altamente turbolento in modo<br />
da consentire al gas di venire in contatto il più a lungo possibile con l’acqua immessa nel<br />
reattore. Quest’ultimo sistema è partico<strong>la</strong>rmente adottato nel trattamento dei fanghi, <strong>per</strong><br />
i quali il regime di elevata turbolenza favorisce <strong>la</strong> ozonolisi e <strong>la</strong> conseguente riduzione<br />
del<strong>la</strong> sua massa. Gli impianti di trattamento dei reflui prevedono <strong>la</strong> possibilità di impiego<br />
dell’<strong>Ozono</strong> in differenti fasi del<strong>la</strong><br />
<strong>depurazione</strong>. In considerazione<br />
del fatto che i costi di produzione<br />
dell’<strong>Ozono</strong> diminuiscono con il<br />
crescere del<strong>la</strong> dimensione dell’impianto,<br />
contrariamente al passato,<br />
oggi si tende a considerare <strong>la</strong> progettazione<br />
di una vera e propria<br />
stazione indipendente di produzione<br />
del gas con più utenze di<br />
applicazione del gas nei vari punti<br />
dell’impianto di trattamento in cui<br />
è prevista il loro impiego. Questo<br />
criterio di considerare una vera e<br />
O 3<br />
Distruzione<br />
ozono<br />
residuo<br />
Sezione di contatto<br />
Elettrodi<br />
EFFIZON HP<br />
WEDECO<br />
propria “centrale di produzione dell’<strong>Ozono</strong>” all’interno di un impianto di trattamento dei<br />
reflui, si rive<strong>la</strong> partico<strong>la</strong>rmente valido <strong>per</strong> i depuratori di nuova concezione mentre, <strong>per</strong><br />
quelli esistenti che vengono aggiornati con le <strong>tecnologie</strong> più moderne <strong>per</strong> adeguarne <strong>la</strong><br />
capacità di trattamento alle mutate esigenze, si rive<strong>la</strong> a volte non applicabile e richiede<br />
quindi <strong>la</strong> produzione del gas O 3 <strong>per</strong> una singo<strong>la</strong> applicazione.<br />
Considerazioni economiche<br />
Malgrado il trattamento con <strong>UV</strong> e con <strong>Ozono</strong> abbiano ormai una storia lunga quasi un secolo,<br />
<strong>per</strong> molti anni il principale ostacolo all’adozione di queste <strong>tecnologie</strong> è stato il fattore<br />
economico. Oggi tale barriera viene a cedere non solo <strong>per</strong>ché le <strong>tecnologie</strong> si sono evolute in<br />
modo da rendere concorrenziali questi due sistemi di trattamento ma anche <strong>per</strong> l’accresciuta<br />
attenzione ai temi ambientali di oggi rende ancora più importante il fatto che l’uso degli<br />
<strong>UV</strong> e dell’<strong>Ozono</strong> sono realmente <strong>tecnologie</strong> pulite, che non solo non richiedono l’impiego<br />
di additivi chimici ma che non solo non comportano alcun sottoprodotto contaminante<br />
negli effluenti trattati, ma addirittura <strong>per</strong>mettono dosaggi minori <strong>per</strong> quegli additivi che<br />
debbono essere utilizzati (come il Cloro) a valle del trattamento.<br />
Certo, <strong>la</strong> variabile del costo dell’energia, che <strong>la</strong> storia recente ha visto fluttuare molto rapidamente<br />
con una escursione tra prezzi minimi e massimi davvero importante, può rendere<br />
difficoltoso fissare dei parametri generali. Va detto tuttavia che il prezzo del petrolio, che<br />
principalmente influenza il prezzo dell’energia, in realtà finisce con l’influenzare indirettamente<br />
anche il prezzo delle materie prime e, di conseguenza, il prezzo dei prodotti chimici da<br />
utilizzare nel trattamento delle acque. Se pure con rapporti di proporzionalità leggermente<br />
differenti è quindi corretto riportare le comparazioni che sono state e<strong>la</strong>borate negli anni<br />
scorsi. Che ci risulti non esiste al momento un studio esaustivo che <strong>per</strong>mette di mettere a<br />
confronto direttamente differenti tipologie tecnologiche <strong>per</strong> il trattamento delle acque.<br />
In realtà, a ben vedere, <strong>la</strong> velocità di fluttuazione dei prezzi, rende impossibile al momento<br />
attuale delle analisi predittive sui costi di gestione degli impianti. Ciò non solo <strong>per</strong> le notevoli<br />
differenze che si possono rilevare sul prezzo dei materiali e dell’energia ma, addirittura, sui<br />
costi finanziari di cui si deve tenere conto nel valutare correttamente gli ammortamenti<br />
degli impianti.<br />
Come raffronto economico <strong>per</strong> <strong>la</strong> disinfezione delle acque ci si può riferire al grafico in<br />
questa pagina.<br />
Per avere una idea di quanto il progresso tecnologico abbia influito nel tempo sul fattore<br />
economico riportiamo anche un grafico sull’andamento<br />
dei costi di produzione dell’<strong>Ozono</strong>.<br />
dove si vede che il consumo energetico <strong>per</strong> <strong>la</strong> produzione<br />
di un kg di <strong>Ozono</strong> si è dimezzato negli<br />
ultimi vent’anni e che il progresso tecnologico ha<br />
<strong>per</strong>messo, a parità di gas trattato un raddoppio<br />
del<strong>la</strong> produzione di <strong>Ozono</strong>.<br />
In questo caso l’economia di sca<strong>la</strong> riveste un ruolo<br />
importantissimo come mostra il grafico seguente:<br />
Come si vede nel grafico di pagina seguente <strong>per</strong><br />
<strong>la</strong> produzione di un kg ora si valuta un costo di<br />
circa 3,3 € se si considerano anche i costi di ammortamento<br />
dell’impianto e di circa 2,3 € se si<br />
considerano i costi puri. Se si passa al<strong>la</strong> produzione<br />
di 10 kg/ora di O 3 il costo scende a circa 2,1 € <strong>per</strong><br />
kg tenendo conto degli investimenti e a 1,8 € <strong>per</strong>
60<br />
61<br />
Il progresso<br />
tecnologico ha<br />
costantemente<br />
fatto diminuire<br />
il costo di<br />
produzione<br />
dell’ozono.<br />
%<br />
100<br />
90<br />
80<br />
70<br />
60<br />
50<br />
40<br />
30<br />
20<br />
10<br />
0<br />
Impianti più grandi<br />
offrono il vantaggio<br />
del<strong>la</strong> magggiore<br />
economicità <strong>per</strong> il<br />
trattamento con<br />
ozono.<br />
Costi totali [/kgO3]<br />
3,5<br />
3,0<br />
2,5<br />
2,0<br />
1,5<br />
1,0<br />
0,5<br />
0<br />
Costi manutenzione<br />
Costi raffreddamento acqua<br />
Costi energetici<br />
Costi ossigeno<br />
Costi di investimento<br />
Costi <strong>senza</strong> investimenti<br />
1 5 10 30 50 500<br />
Produzione di ozono [kg/h]<br />
i costi vivi. Se poi si considera una produzione di 500 kg/h il dato crol<strong>la</strong> a poco più di 1 €<br />
(inclusi gli ammortamenti) e di soli 0,8 € <strong>per</strong> kg come costo di produzione.<br />
Tradizionalmente il trattamento con <strong>Ozono</strong> veniva considerato costoso rispetto ad altri<br />
sistemi, ma con il progredire del<strong>la</strong> tecnologia e con l’ampliarsi del range di impiego di questo<br />
agente ossidante, passato dal<strong>la</strong> semplice fase di disinfezione ad agente di trattamento<br />
preliminare ed intermedio, <strong>la</strong> richiesta di <strong>Ozono</strong> <strong>per</strong> il trattamento è cresciuta e, con lei,<br />
anche <strong>la</strong> sua economicità. Il dato economico re<strong>la</strong>tivo all’<strong>Ozono</strong> diventa ancora più rilevante<br />
se si considerano i costi di trattamento e smaltimento dei fanghi di su<strong>per</strong>o prodotti dagli<br />
impianti <strong>per</strong> i reflui urbani e industriali. In questo caso <strong>la</strong> possibilità di abbattere volumetricamente<br />
fino all’80% del fango prodotto destinato a smaltimento comporta un deciso<br />
miglioramento del<strong>la</strong> economia complessiva dell’impianto.<br />
Purtroppo allo stato attuale non esistono molti studi comparativi che mettono a confronto<br />
le <strong>tecnologie</strong> tradizionali con gli impianti più moderni. Nel 2004, l’ARPA dell’Emilia Romagna<br />
effettuò uno studio (“Studio finalizzato all’introduzione di norme e misure volte a favorire il<br />
riutilizzo delle acque reflue depurate”) in cui, oltre a considerazioni logistiche e normative,<br />
veniva analizzato nel dettaglio l’ipotesi di aggiornamento ed potenziamento degli impianti<br />
di trattamento delle acque di sua competenza, valutando non solo i costi delle alternative<br />
tecnologicamente emergenti ma, addirittura, anche i costi di aggiornamento e/o costruzione<br />
di reti di distribuzione delle acque depurate <strong>per</strong> il riutilizzo in agricoltura. Per i 26<br />
impianti presi in considerazione nello studio<br />
1980 1990 2000<br />
Consumo energetico<br />
re<strong>la</strong>tivo [%]<br />
anno<br />
25<br />
20<br />
15<br />
10<br />
5<br />
0<br />
Concentrazione<br />
di ozono [WT %]<br />
WT %<br />
re<strong>la</strong>tivo ai costi di trattamento delle acque,<br />
si hanno valori molto differenti dei costi<br />
unitari di trattamento a seconda delle caratteristiche<br />
originarie dell’impianto e del<strong>la</strong><br />
rete di distribuzione. Lo studio (disponibile<br />
sul sito del Ministero dell’Ambiente), ormai<br />
probabilmente datato <strong>per</strong> quello che riguarda<br />
le variabili tecnologiche ed economiche,<br />
è interessante <strong>per</strong> <strong>la</strong> metodologia applicata,<br />
<strong>per</strong> i valori re<strong>la</strong>tivi che emergono nel<strong>la</strong><br />
analisi economica e <strong>per</strong> le considerazioni<br />
pratico applicative che ne derivano anche se,<br />
al<strong>la</strong> data attuale, probabilmente i risultati<br />
sarebbero leggermente differenti.<br />
Cenni sul<strong>la</strong> normativa <strong>per</strong> i sistemi<br />
di <strong>depurazione</strong> delle acque<br />
La valutazione tecnica e <strong>la</strong> progettazione di un sistema<br />
di trattamento delle acque non può prescindere dal<br />
riferimento normativo che ne rego<strong>la</strong>menta l’utilizzo e<br />
fissa i parametri che debbono essere raggiunti. Vista<br />
<strong>la</strong> difficoltà di fornire un quadro completo delle normative,<br />
riportiamo stralci di un documento redatto nel<br />
2001 dall’ANPA (Agenzia Nazionale <strong>per</strong> <strong>la</strong> Protezione<br />
dell’Ambiente), con il significativo titolo di “Guida al<strong>la</strong><br />
progettazione dei sistemi di collettamento e <strong>depurazione</strong><br />
delle acque reflue urbane”. Altro documento interessante<br />
in materia, sempre a cura dell’ANPA, è “Il riutilizzo delle<br />
acque e dei fanghi prodotti da impianti di <strong>depurazione</strong><br />
di reflui urbani: Quadro conoscitivo generale ed<br />
aspetti specifici” in quanto <strong>per</strong>corre in modo sintetico<br />
le principali normative internazionali, quelle di alcuni<br />
Paesi comunitari, quelle italiane, fornendo <strong>per</strong>sino un<br />
quadro regionale delle problematiche specifiche (dati<br />
al 2007). In generale, i due principali riferimenti seguiti<br />
dal<strong>la</strong> maggioranza delle nazioni che hanno definito<br />
standard e linee-guida <strong>per</strong> il riuso delle acque reflue<br />
depurate, sono le prescrizioni e linee-guida proposte<br />
dal<strong>la</strong> WHO (World Health Organization) e quelle dello<br />
Stato del<strong>la</strong> California. Le linee guida espresse dal<strong>la</strong> WHO<br />
sono state utilizzate come modello in materia di riuso<br />
delle acque reflue ed hanno contribuito ad aumentare<br />
l’interesse verso il riuso di questa risorsa alternativa.<br />
Nel corso del 2006 è stata pubblicata una revisione del<br />
documento “Guidelines for the safe use of wastewater,<br />
excreta and greywater. Wastewater use in agricolture”<br />
in cui vi è un netto cambiamento nell’approccio seguito<br />
<strong>per</strong> definire le condizioni necessarie <strong>per</strong> il riuso delle<br />
acque reflue depurate. La California è stato il primo<br />
stato americano ad avviarsi verso il riuso di acqua reflua<br />
urbana depurata. L’approccio californiano si è basato<br />
sull’applicazioni di norme e prescrizioni piuttosto severe.<br />
Le prime normative <strong>per</strong> il riuso risalgono già al 1918. Nel<br />
1970, il Codice delle acque dello Stato del<strong>la</strong> California<br />
stabilì che “è intenzione dell’assemblea legis<strong>la</strong>tiva che<br />
lo Stato adotti ogni possibile misura <strong>per</strong> promuovere lo<br />
sviluppo di servizi <strong>per</strong> il recu<strong>per</strong>o delle acque in modo<br />
tale che esse contribuiscano a soddisfare le sempre più<br />
crescenti esigenze idriche dello Stato”.<br />
qu a d r o legis<strong>la</strong>Tivo d i r i f e r i m e n T o<br />
I principali atti normativi italiani che, negli ultimi anni,<br />
hanno modificato in modo radicale l’approccio al problema<br />
generale delle acque ed a quello delle acque reflue<br />
urbane in partico<strong>la</strong>re, sono i seguenti:<br />
• Delibera Interministeriale 4 febbraio 1977 “Criteri,<br />
metodologie e norme tecniche generali di cui all’art.2,<br />
lettere b), d) ed e), del<strong>la</strong> Legge 10 maggio 1976,<br />
n.319, recante norme <strong>per</strong> <strong>la</strong> tute<strong>la</strong> delle acque<br />
dall’inquinamento”;<br />
• Legge 18 maggio 1989, n. 183 “Norme <strong>per</strong> il riassetto<br />
organizzativo e funzionale del<strong>la</strong> difesa del suolo” e<br />
successive modifiche e integrazioni;<br />
• Legge 5 gennaio 1994, n. 36 “Disposizioni in materia<br />
di risorse idriche” (c.d. Legge Galli);<br />
• Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 11 maggio 1999, n.152<br />
“Disposizioni sul<strong>la</strong> tute<strong>la</strong> delle acque dall’inquinamento<br />
e recepimento del<strong>la</strong> Direttiva 91/271/CEE concernente<br />
il trattamento delle acque reflue urbane e<br />
del<strong>la</strong> Direttiva 91/676/CEE re<strong>la</strong>tiva al<strong>la</strong> protezione<br />
delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati<br />
provenienti da fonti agricole” modificato ed integrato<br />
dal Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 18 agosto 2000, n.258.<br />
L’intera materia è stata poi ripresa nel Decreto Legis<strong>la</strong>tivo<br />
3/4/2006 n. 152 ”Norme in materia ambientale”, successivamente<br />
modificato dal decreto-legge 30 dicembre<br />
2008, n. 208, convertito nel<strong>la</strong> legge 27 febbraio 2009,<br />
n. 13, recante: «Misure straordinarie in materia di risorse<br />
idriche e di protezione dell’ambiente».<br />
Delibera Interministeriale 4 febbraio 1977<br />
La Delibera del Comitato Interministeriale <strong>per</strong> <strong>la</strong> Tute<strong>la</strong><br />
delle Acque (CITAI) fornisce le norme tecniche di attuazione<br />
del<strong>la</strong> Legge 10 maggio 1976, n. 319 (c.d. Legge<br />
Merli). In partico<strong>la</strong>re, definisce:<br />
• criteri generali e metodologie <strong>per</strong> il rilevamento delle<br />
caratteristiche qualitative e quantitative dei corpi idrici<br />
e <strong>per</strong> <strong>la</strong> formazione del catasto degli scarichi;<br />
• criteri generali <strong>per</strong> il corretto e razionale uso dell’acqua,<br />
inteso come uso commisurato alle reali disponibilità<br />
del<strong>la</strong> risorsa idrica e proporzionato al buon funzionamento<br />
degli impianti di utilizzo, secondo criteri di<br />
massimo rendimento nei confronti del<strong>la</strong> quantità e<br />
del<strong>la</strong> qualità dell’acqua;<br />
• norme tecniche generali <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione<br />
dell’instal<strong>la</strong>zione e dell’esercizio degli impianti di<br />
acquedotto;<br />
• norme tecniche generali <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione<br />
dell’instal<strong>la</strong>zione e dell’esercizio degli impianti di fognatura<br />
e <strong>depurazione</strong>;<br />
• norme tecniche generali <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione dello<br />
smaltimento dei liquami sul suolo; <strong>per</strong> <strong>la</strong> rego<strong>la</strong>mentazione<br />
dello smaltimento dei fanghi residuati dai cicli<br />
di <strong>la</strong>vorazione e dai processi di <strong>depurazione</strong>; sul<strong>la</strong><br />
natura e consistenza degli impianti di smaltimento<br />
sul suolo di insediamenti civili di consistenza inferiore<br />
a 50 vani, o a 5.000 m 3 .<br />
Occorre ricordare che, in forza dell’art.62, comma 7,<br />
del D.Lgs. 152/99 e successive modifiche e integrazioni,<br />
le norme tecniche di cui al<strong>la</strong> delibera CITAI del 1977<br />
continuano ad applicarsi “<strong>per</strong> quanto espressamente<br />
disciplinato dal presente decreto”.<br />
Legge 18 maggio 1989, n.183 e successive<br />
modifiche e integrazioni<br />
La Legge definisce finalità, soggetti, strumenti e modalità<br />
dell’azione del<strong>la</strong> Pubblica Amministrazione in materia di<br />
difesa del suolo.<br />
Suoi obiettivi sono quelli di “assicurare <strong>la</strong> difesa del suolo,<br />
il risanamento delle acque, <strong>la</strong> fruizione e <strong>la</strong> gestione<br />
del patrimonio idrico <strong>per</strong> gli usi di razionale sviluppo<br />
economico e sociale, <strong>la</strong> tute<strong>la</strong> degli aspetti ambientali<br />
ad essi connessi”.
62<br />
63<br />
Gli elementi caratterizzanti del<strong>la</strong> Legge sono i<br />
seguenti:<br />
• <strong>la</strong> ripartizione del territorio in bacini idrografici di rilievo<br />
nazionale, interregionale e regionale;<br />
• nei bacini idrografici di interesse nazionale, l’istituzione<br />
dell’Autorità di bacino;<br />
• l’introduzione di un nuovo strumento di politica del<br />
territorio, il Piano di bacino, che è adottato dalle<br />
Autorità di bacino <strong>per</strong> i bacini di interesse nazionale<br />
e dalle Regioni <strong>per</strong> gli altri bacini.<br />
Legge 5 gennaio 1994, n.36 (c. d. Legge Galli)<br />
La Legge 5 gennaio 1994, n.36 riorganizza <strong>la</strong> gestione<br />
dei servizi pubblici di acquedotto, fognatura e <strong>depurazione</strong><br />
ed introduce il servizio idrico integrato, definendo<br />
nuovi processi e nuovi soggetti istituzionali.<br />
La Legge si basa sui seguenti principi generali:<br />
• tute<strong>la</strong> e uso razionale del<strong>la</strong> risorsa idrica, che costituisce<br />
un bene pubblico da utilizzare “salvaguardando<br />
le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire<br />
di un integro patrimonio ambientale”;<br />
• “gli usi delle acque devono essere indirizzati al risparmio<br />
e al rinnovo delle risorse <strong>per</strong> non pregiudicare<br />
il patrimonio idrico, <strong>la</strong> vivibilità dell’ambiente,<br />
l’agricoltura, <strong>la</strong> fauna e <strong>la</strong> flora acquatiche, i processi<br />
geomorfologici e gli equilibri idrologici”;<br />
• l’uso dell’acqua <strong>per</strong> il consumo umano è prioritario<br />
rispetto agli altri usi;<br />
• il risparmio idrico va conseguito mediante il progressivo<br />
risanamento delle reti di collettamento esistenti<br />
che evidenzino consistenti <strong>per</strong>dite, l’instal<strong>la</strong>zione di<br />
reti duali nei nuovi insediamenti di rilevanti dimensioni,<br />
l’instal<strong>la</strong>zione di contatori nelle singole unità abitative<br />
e di contatori differenziati <strong>per</strong> le attività produttive e<br />
del terziario esercitate nel contesto urbano, <strong>la</strong> diffusione<br />
di metodi e apparecchiature <strong>per</strong> il risparmio<br />
idrico.<br />
Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 11 maggio 1999,<br />
n.152 modificato e integrato dal Decreto<br />
Legis<strong>la</strong>tivo 18 agosto 2000, n. 258<br />
Il Decreto Legis<strong>la</strong>tivo attua una razionalizzazione unificante<br />
dei diversi testi normativi che finora avevano<br />
disciplinato, in modo settoriale e non coordinato, i diversi<br />
aspetti del<strong>la</strong> tute<strong>la</strong> e degli usi del<strong>la</strong> risorsa idrica. I principi<br />
generali sui quali esso si basa sono i seguenti:<br />
• <strong>la</strong> prevenzione e <strong>la</strong> riduzione dell’inquinamento e l’attuazione<br />
del risanamento dei corpi idrici inquinati;<br />
• il miglioramento dello stato delle acque e l’adeguata<br />
protezione di quelle destinate a partico<strong>la</strong>ri usi, con<br />
priorità di quelle destinate al consumo umano;<br />
• il <strong>per</strong>seguimento di obiettivi di qualità dei corpi idrici<br />
che garantiscano il mantenimento del<strong>la</strong> capacità naturale<br />
di auto<strong>depurazione</strong> e <strong>la</strong> capacità di sostenere comunità<br />
animali e vegetali ampie e ben diversificate;<br />
• <strong>la</strong> definizione di criteri <strong>per</strong> una corretta gestione del<strong>la</strong><br />
risorsa idrica nell’ottica dell’uso sostenibile e del<br />
risparmio idrico;<br />
• <strong>la</strong> definizione di criteri, vincoli e parametri <strong>per</strong> il collettamento<br />
ed il trattamento delle acque reflue urbane,<br />
nonché delle modalità <strong>per</strong> il loro riutilizzo.<br />
Il Decreto recepisce le Direttive comunitarie 91/271 e<br />
91/676.<br />
no T e sul<strong>la</strong> no r m a T i v a i T a l i a n a<br />
Il Decreto Ministeriale n. 185 del 12 giugno 2003 (emanato<br />
in attuazione dell’articolo 26, comma 2, del D.<br />
Lgs. 152/99), stabilisce le norme tecniche <strong>per</strong> il riutilizzo<br />
delle acque reflue domestiche, urbane ed industriali nel<br />
nostro Paese.<br />
Il D.M. 185/03, nel<strong>la</strong> sostanza confermato dal decreto<br />
del 2006, rego<strong>la</strong>menta il riutilizzo delle acque reflue,<br />
limitando il prelievo delle acque su<strong>per</strong>ficiali e sotterranee,<br />
riducendo l’impatto degli scarichi sui fiumi e favorendo il<br />
risparmio idrico, mediante l’utilizzo multiplo delle acque<br />
di <strong>depurazione</strong>. Secondo il Decreto il riutilizzo deve avvenire<br />
in condizioni di sicurezza <strong>per</strong> l’ambiente, evitando<br />
alterazioni agli ecosistemi, al suolo ed alle colture, nonché<br />
rischi igienico-sanitari <strong>per</strong> <strong>la</strong> popo<strong>la</strong>zione. Inoltre, il<br />
riutilizzo irriguo deve essere realizzato con modalità che<br />
assicurino il risparmio idrico. Nel riutilizzo sono considerate<br />
ammissibili le seguenti destinazioni d’uso:<br />
• uso irriguo: <strong>per</strong> l’irrigazione di colture destinate sia<br />
al<strong>la</strong> produzione di alimenti <strong>per</strong> il consumo umano ed<br />
animale sia a fini non alimentari, nonché <strong>per</strong> l’irrigazione<br />
di aree destinate al verde o ad attività ricreative<br />
o sportive;<br />
• uso civile: <strong>per</strong> il <strong>la</strong>vaggio delle strade nei centri urbani;<br />
<strong>per</strong> l’alimentazione dei sistemi di riscaldamento o<br />
raffreddamento; <strong>per</strong> l’alimentazione di reti duali di<br />
adduzione, separate da quelle delle acque potabili,<br />
con esclusione dell’utilizzazione diretta di tale acqua<br />
negli edifici a uso civile, ad eccezione degli impianti<br />
di scarico nei servizi igienici;<br />
• uso industriale: come acqua antincendio, di processo,<br />
di <strong>la</strong>vaggio e <strong>per</strong> i cicli termici dei processi industriali,<br />
con l’esclusione degli usi che comportano un contatto<br />
tra le acque reflue recu<strong>per</strong>ate e gli alimenti o i prodotti<br />
farmaceutici e cosmetici.<br />
Non è, quindi, consentito il riuso <strong>per</strong> fini potabili. Inoltre,<br />
il decreto non disciplina il riutilizzo delle acque reflue<br />
all’interno dello stesso stabilimento o consorzio industriale<br />
che le ha prodotte.<br />
Il riutilizzo delle acque reflue recu<strong>per</strong>ate deve avvenire<br />
con le modalità di seguito schematicamente riportate:<br />
• nel caso di riutilizzo irriguo, esso deve essere realizzato<br />
con modalità che assicurino il risparmio idrico, non<br />
può su<strong>per</strong>are il fabbisogno delle colture ed è comunque<br />
subordinato al rispetto del codice di buona pratica<br />
agrico<strong>la</strong>, ovvero gli apporti d’azoto derivanti dal riutilizzo<br />
d’acque reflue concorrono al raggiungimento<br />
dei carichi massimi ammissibili e al<strong>la</strong> determinazione<br />
dell’equilibrio tra il fabbisogno d’azoto delle colture<br />
e l’apporto d’azoto proveniente dal terreno e dal<strong>la</strong><br />
fertilizzazione;<br />
• nel caso di riutilizzi multipli (ovvero usi diversi da quelli<br />
irrigui, civili e industriali) il tito<strong>la</strong>re del<strong>la</strong> distribuzione<br />
delle acque reflue recu<strong>per</strong>ate deve curare <strong>la</strong> corretta<br />
informazione degli utenti sulle modalità d’impiego,<br />
sui vincoli da rispettare e sui rischi connessi a riutilizzi<br />
impropri.<br />
I valori limite <strong>per</strong> le acque reflue recu<strong>per</strong>ate all’uscita<br />
dell’impianto di <strong>depurazione</strong> previsti dall’allegato al<br />
decreto 185/03 (ripresi dal Decreto del 2 maggio 2006)<br />
sono riportati nel<strong>la</strong> Tabel<strong>la</strong>. Rispetto alle normative di<br />
altri paesi, <strong>la</strong> normativa italiana <strong>per</strong> quanto concerne il<br />
Parametri chimico-fisici<br />
Parametro Unità di misura Valore limite<br />
pH 6-9,5<br />
SAR 10<br />
Materiali grosso<strong>la</strong>ni Assenti<br />
Solidi sospesi totali mg/L 10<br />
BOD5 mgO2/L 20<br />
COD mgO2/L 100<br />
Fosforo totale mgP/L 2<br />
Azoto totale mgN/L 15<br />
Azoto ammoniacale mgNH4/L 2<br />
Conducibilità elettrica μS/cm 3000<br />
Alluminio mg/L 1<br />
Arsenico mg/L 0,02<br />
Bario mg/L 10<br />
Berillio mg/L 0,1<br />
Boro mg/L 1,0<br />
Cadmio mg/L 0,005<br />
Cobalto mg/L 0,05<br />
Cromo totale mg/L 0,1<br />
Cromo VI mg/L 0,005<br />
Ferro mg/L 2<br />
Manganese mg/L 0,2<br />
Mercurio mg/L 0,001<br />
Nichel mg/L 0,2<br />
Piombo mg/L 0,1<br />
Rame mg/L 1<br />
Selenio mg/L 0,01<br />
Stagno mg/L 3<br />
Tallio mg/L 0,001<br />
Vanadio mg/L 0,1<br />
Zinco mg/L 0,5<br />
Cianuri totali (come CN) mg/L 0,05<br />
Solfuri mgH2S/L 0,5<br />
Solfiti mgSO3/L 0,5<br />
Solfati mgSO4/L 500<br />
Cloro attivo mg/L 0,2<br />
Cloruri mgCl/L 250<br />
Fluoruri mgF/L 1,5<br />
Grassi e olii animali/vegetali mg/L 10<br />
Olii minerali [Nota 1] mg/L 0,05<br />
Fenoli totali mg/L 0,1<br />
Pentaclorofenolo mg/L 0,003<br />
Aldeidi totali mg/L 0,5<br />
Tetracloroetilene, tricloroetilene (somma delle<br />
concentrazioni dei parametri specifici)<br />
mg/L 0,01<br />
Solventi clorurati totali mg/L 0,04
64 65<br />
Parametri chimico-fisici<br />
Parametro Unità di misura Valore limite<br />
Trialometani (somma delle concentrazioni) mg/L 0,03<br />
Solventi organici aromatici totali mg/L 0,01<br />
Benzene mg/L 0,001<br />
Benzo(a)pirene mg/L 0,00001<br />
Solventi organici azotati totali mg/L 0,01<br />
Tensioattivi totali mg/L 0,5<br />
Pesticidi clorurati (ciascuno) [Nota 2] mg/L 0,0001<br />
Pesticidi fosforati (ciascuno) mg/L 0,0001<br />
Altri pesticidi totali mg/L 0,05<br />
Escherichia coli [Nota 3] UFC/100mL 10 (80% dei campioni)<br />
100 valore puntuale max<br />
Salmonel<strong>la</strong> assente<br />
Note<br />
1. Tale sostanza deve essere assente dalle acque reflue recu<strong>per</strong>ate destinate al riutilizzo, secondo quanto previsto al paragrafo 2.1 dell’allegato<br />
5 del Dlgs 152/99 <strong>per</strong> gli scarichi sul suolo. Tale prescrizione si intende rispettata quando <strong>la</strong> sostanza è presente in concentrazioni non<br />
su<strong>per</strong>iori ai limiti di rilevabilità delle metodiche analitiche di riferimento, definite e aggiornate con apposito decreto ministeriale, ai sensi del<br />
paragrafo 4 dell’allegato 5 del Dlgs n. 152 del 1999. Nelle more di tale definizione, si applicano i limiti di rilevabilità riportati in tabel<strong>la</strong>.<br />
2. Il valore di parametro si riferisce ad ogni singolo pesticida. Nel caso di Aldrina, Dieldrina, Eptacloro ed Eptacloro epossido, il valore<br />
parametrico è pari a 0,030 µg/L.<br />
3. Per le acque reflue recu<strong>per</strong>ate provenienti da <strong>la</strong>gunaggio o fito<strong>depurazione</strong> valgono i limiti di 50 (80% dei campioni) e 200 UFC/100 mL<br />
(valore puntuale massimo).<br />
riutilizzo agricolo o civile non prevede alcuna distinzione<br />
tra le due tipologie di riuso. Per quanto concerne i parametri<br />
microbiologici, ad esempio, nelle normative di altri<br />
paesi, sono previste anche sensibili variazioni dei valori<br />
limite accettati passando dall’irrigazione di colture non<br />
alimentari al<strong>la</strong> irrigazione di colture alimentari. Mentre<br />
<strong>la</strong> norma italiana pone forte attenzione al parametro<br />
microbiologico <strong>per</strong> cui <strong>la</strong> necessità di tute<strong>la</strong> del<strong>la</strong> salute<br />
dell’uomo non è valutata in funzione del reale rischio di<br />
diffusione di eventi epidemiologici attraverso le acque<br />
reflue riutilizzate, ma definendo limiti partico<strong>la</strong>rmente<br />
rigorosi. Un altro aspetto non contemp<strong>la</strong>to rispetto<br />
Numero<br />
parametro<br />
Parametri Unità di<br />
misura<br />
alle rego<strong>la</strong>mentazioni di altri paesi è <strong>la</strong> definizione di<br />
prescrizioni sui trattamenti minimi richiesti in funzione<br />
delle tipologie di riuso. In realtà i limiti restrittivi previsti<br />
dal DM 185/2003, confermati dal D.M 2 maggio 2006<br />
impongono <strong>la</strong> necessità di effettuare trattamenti di affinamento<br />
molto spinti <strong>per</strong> arrivare ai valori richiesti.<br />
Nell’Allegato 5 - Limiti di emissione degli scarichi idrici<br />
del Decreto Legis<strong>la</strong>tivo 3/4/2006 n. 152 - sono precisate<br />
le tabelle con i “Valori limiti di emissione in acque<br />
su<strong>per</strong>ficiali e in fognatura” riportate nelle due pagine<br />
successive.<br />
Scarico in acque su<strong>per</strong>ficiali Scarico in rete<br />
fognaria (*)<br />
1 pH 5,5-9,5 5,5-9,5<br />
2 Tem<strong>per</strong>atura °C (1) (1)<br />
3 colore non <strong>per</strong>cettibile con diluizione non <strong>per</strong>cettibile con diluizione<br />
1:20<br />
1:40<br />
4 odore non deve essere causa di<br />
molestie<br />
non deve essere causa di molestie<br />
5 materiali grosso<strong>la</strong>ni assenti assenti<br />
6 Solidi speciali totali (2) mg/L ≤ 80 ≤ 200<br />
7 BOD (come O ) (2) 5 2 mg/L ≤ 40 ≤ 250<br />
8 COD (come O ) (2) 2 mg/L ≤ 160 ≤ 500<br />
9 Alluminio mg/L ≤ 1 ≤ 2,0<br />
10 Arsenico mg/L ≤ 0,5 ≤ 0,5<br />
11 Bario mg/L ≤ 20 -<br />
12 Boro mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />
13 Cadmio mg/L ≤ 0,02 ≤ 0,02<br />
14 Cromo totale mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />
15 Cromo VI mg/L ≤ 0,20 ≤ 0,20<br />
16 Ferro mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />
17 Manganese mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />
18 Mercurio mg/L ≤ 0,005 ≤ 0,005<br />
Numero Parametri Unità di Scarico in acque su<strong>per</strong>ficiali Scarico in rete<br />
parametro<br />
misura<br />
fognaria (*)<br />
20 Piombo mg/L ≤ 0,2 ≤ 0,3<br />
21 Rame mg/L ≤ 0,1 ≤ 0,4<br />
22 Selenio mg/L ≤ 0,03 ≤ 0,03<br />
23 Stagno mg/L ≤ 10<br />
24 Zinco mg/L ≤ 0,5 ≤ 1,0<br />
25 Cianuri totali (come CN) mg/L ≤ 0,5 ≤ 1,0<br />
26 Cloro attivo libero mg/L ≤ 0,2 ≤ 0,3<br />
27 Solfuri (come H S) 2 mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />
28 Solfati (come SO ) 3 mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />
29 Solfati (come SO ) (3) 4 mg/L ≤ 1000 ≤ 1000<br />
30 Cloruri (3) mg/L ≤ 1200 ≤ 1200<br />
31 Fluoruri mg/L ≤ 6 ≤ 12<br />
32 Fosforo totale (come P) (2) mg/L ≤ 10 ≤ 10<br />
33 Azoto ammoniacale<br />
(come NH ) (2) 4<br />
mg/L ≤ 15 ≤ 30<br />
34 Azoto nitroso (come N) (2) mg/L ≤ 0,6 ≤ 0,6<br />
35 Azoto nitrico (come N) (2) mg/L ≤ 20 ≤ 30<br />
36 Grassi e olii animali/vegetali mg/L ≤ 20 ≤ 40<br />
37 Idrocarburi totali mg/L ≤ 5 ≤ 10<br />
38 Fenoli mg/L ≤ 0,5 ≤ 1<br />
39 Aldeidi mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />
40 Solventi organici aromatici mg/L ≤ 0,2 ≤ 0,4<br />
41 Solventi organici azotati (4) mg/L ≤ 0,1 ≤ 0,2<br />
42 Tensioattivi totali mg/L ≤ 2 ≤ 4<br />
43 Pesticidi fosforati mg/L ≤ 0,10 ≤ 0,10<br />
44 Pesticidi totali (esclusi i<br />
fosforati) (5)<br />
tra cui:<br />
mg/L ≤ 0,05 ≤ 0,05<br />
45 - aldrin mg/L ≤ 0,01 ≤ 0,01<br />
46 - dieldrin mg/L ≤ 0,01 ≤ 0,01<br />
47 - endrin mg/L ≤ 0,002 ≤ 0,002<br />
48 - isodrin mg/L ≤ 0,002 ≤ 0,002<br />
49 Solventi clorurati (5) mg/L ≤ 1 ≤ 2<br />
50 Escherichi a coli (4) UFC/100mL nota<br />
51 Saggio di tossicità acuta (5) il campione non è accettabile il campione non è accettabile<br />
quando dopo 24 ore il numero quando dopo 24 ore il numero<br />
degli organismi immobili è uguale degli organismi immobili è uguale<br />
o maggiore del 50% del totale o maggiore del 80% del totale<br />
(*) I limiti <strong>per</strong> lo scarico in rete fognaria sono obbligatori in as<strong>senza</strong> di limiti stabiliti dall’autorità competente o in mancanza di un impianto finale<br />
di trattamento in grado di rispettare i limiti di emissione dello scarico finale. Limiti diversi devono essere resi conformi a quanto indicato al<strong>la</strong> nota<br />
2 del<strong>la</strong> tabel<strong>la</strong> 5 re<strong>la</strong>tiva a sostanze <strong>per</strong>icolose.<br />
(2) Per quanto riguarda gli scarichi di acque reflue urbane valgono i limiti indicati in tabel<strong>la</strong> 1 e, <strong>per</strong> le zone sensibili anche quelli di tabel<strong>la</strong> 2. Per<br />
quanto riguarda gli scarichi di acque reflue industriali recapitanti in zone sensibili <strong>la</strong> concentrazione di fosforo totale e di azoto totale deve essere<br />
rispettivamente di 1 e 10 mg/L.<br />
(3) Tali limiti non valgono <strong>per</strong> lo scarico in mare, in tal senso le zone di foce sono equiparate alle acque marine costiere, purché almeno sul<strong>la</strong><br />
metà di una qualsiasi sezione a valle dello scarico non vengono disturbate le naturali variazioni del<strong>la</strong> concentrazione di solfati o di cloruri.<br />
(4) In sede di autorizzazione allo scarico dell’impianto <strong>per</strong> il trattamento di acque reflue urbane, da parte dell’autorità competente andrà fissato<br />
il limite più opportuno in re<strong>la</strong>zione al<strong>la</strong> situazione ambientale e igienico sanitaria del corpo idrico recettore e agli usi esistenti. Si consiglia un<br />
limite non su<strong>per</strong>iore ai 5000 UFC/100 mL.<br />
(5) Il saggio di tossicità è obbligatorio. Oltre al saggio su Daphnia magna, possono essere eseguiti saggi di tossicità acuta su Ceriodaphnia dubia,<br />
Selenastru, capricornutum, batteri bioluminescenti o organismi quali Artemia salina, <strong>per</strong> scarichi di acqua sa<strong>la</strong>ta o altri organismi tra quelli che<br />
saranno indicati ai sensi del punto 4 del presente allegato. In caso di esecuzione di più test di tossicità si consideri il risultato peggiore. Il risultato<br />
positivo del<strong>la</strong> prova di tossicità non determina l’applicazione diretta delle sanzioni di cui al titolo V, determina altresì l’obbligo di<br />
approfondimento delle indagini analitiche, <strong>la</strong> ricerca delle cause di tossicità e <strong>la</strong> loro rimozione.
Gamma <strong>UV</strong> WEDECO Gamma <strong>Ozono</strong> WEDECO<br />
66 67<br />
Di seguito, presentiamo <strong>la</strong> gamma Wedeco dei modelli che trovano impiego<br />
nelle industrie di processo e nel trattamento delle acque reflue e potabili.<br />
Modello Applicazione Portata max<br />
(m 3 /h)<br />
Aquada Acqua potabile Usi<br />
domestici<br />
A Acqua potabile, di<br />
processo, calda<br />
A/B<br />
Polietilene<br />
Acqua di mare; Acqua<br />
altamente corrosiva<br />
SA Acqua potabile <strong>per</strong><br />
navi e offshore<br />
FMK Acqua potabile <strong>per</strong><br />
treni<br />
E/ME Acqua di processo; Per<br />
ind. farmaceutica;<br />
Acqua potabile, reflua<br />
Caratteristiche<br />
11 Reattore in acciaio inox elettrolucidato con<br />
singo<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta<br />
intensità, posta al centro del<strong>la</strong> camera di<br />
reazione paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />
26 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />
<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità<br />
disposte paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />
400 Reattore in PEAD con <strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong><br />
Spektotherm ad alta intensità disposte<br />
paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />
27 Reattore in acciaio inox elettrolucidato con<br />
singo<strong>la</strong> <strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta<br />
intensità, posta al centro del<strong>la</strong> camera di<br />
reazione paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />
4 Reattore in acciaio inox elettrolucidato con<br />
<strong>la</strong>mpada <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità,<br />
posta paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />
130 Reattore in quarzo con <strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong><br />
Spektrotherm ad alta intensità disposte<br />
paralle<strong>la</strong>mente al flusso d’acqua<br />
K Acqua potabile 1000 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />
<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità<br />
disposte <strong>per</strong>pendico<strong>la</strong>rmente al flusso<br />
d’acqua<br />
BX Acqua potabile, di<br />
processo, calda di<br />
<strong>la</strong>vaggio<br />
Spektron Acqua potabile, di<br />
processo in ind.<br />
alimentare e di<br />
imbottigliamento<br />
LBX Acqua reflua; Sciroppi<br />
di zucchero; Acqua di<br />
processo con bassa<br />
trasmittanza <strong>UV</strong><br />
LBT Riduzione TOC in<br />
acqua ultrapura<br />
TAK Acqua di scarico in<br />
canali a pelo libero<br />
TE Disinfezione di aria nei<br />
serbatoi di stoccaggio<br />
acqua<br />
2120 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />
<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm<br />
concentricamente e paralle<strong>la</strong>mente al flusso<br />
d’acqua<br />
900 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />
<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm<br />
concentricamente e paralle<strong>la</strong>mente al flusso<br />
d’acqua. Ottimizzazione continua del flusso<br />
idraulico con sistema Cross Mix.<br />
1000 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox con<br />
<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm ad alta intensità<br />
disposte concentricamente e paralle<strong>la</strong>mente<br />
al flusso d’acqua<br />
100 Reattore multi<strong>la</strong>mpada in acciaio inox<br />
elettrolucidato (”Thin Film“ brevettato) con<br />
<strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrozon ad alta emissione a<br />
185 nm <strong>UV</strong>C, disposte paralle<strong>la</strong>mente al<br />
flusso d’acqua<br />
10000 Moduli <strong>UV</strong>, con <strong>la</strong>mpade <strong>UV</strong> Spektrotherm<br />
ad alta intensità disposte paralle<strong>la</strong>mente al<br />
flusso d’acqua; <strong>per</strong> instal<strong>la</strong>zioni in canali in<br />
calcestruzzo o in acciaio<br />
- Lampada Spektrotherm <strong>per</strong> disinfezione aria<br />
nei serbatoi di stoccaggio acqua<br />
Modello Max. prod.<br />
ozono (g/h)<br />
Consumo<br />
gas (m 3 /h)<br />
NTP<br />
Serie Modu<strong>la</strong>r GSA/GSO<br />
Mezzo di<br />
raffreddamento<br />
Pot. max<br />
assorbita<br />
[kW]<br />
Dimensioni<br />
L / H / P (m)<br />
Modu<strong>la</strong>r 2 2 1,0 Aria 0,16 0,4 x 0,6 x 0,21 Alim. ad aria;<br />
concentrazione<br />
30g/Nm3 Modu<strong>la</strong>r 4<br />
GSA 10<br />
4<br />
15<br />
1,0<br />
0,75<br />
Aria<br />
Acqua 0,08 m<br />
0,5* 0,6 x 0,6 x 0,21<br />
; Temp.<br />
acqua di<br />
raffr.=15°C; i<br />
consumi<br />
compressore esclusi<br />
3 GSA 20 23 1,25<br />
/h<br />
Acqua 0,08 m<br />
0,5 0,8 x 0,8 x 0,3<br />
3 GSA 30 40 2,0<br />
/h<br />
Acqua 0,16 m<br />
0,6 0,8 x 0,8 x 0,3<br />
3 /h 1,1 0,8 x 0,8 x 0,3<br />
GSA 50 220 7,80 Acqua 0,7 m3 /h 3,8 1,6 x 0,8 x 0,45<br />
Modu<strong>la</strong>r 4 HC 4 0,04 Aria 0,1 0,6 x 0,6 x 0,21 Alimentazione ad<br />
ossigeno;<br />
concentrazione<br />
100g/Nm3 Modu<strong>la</strong>r 6 6 0,25 Aria 0,6** 0,6 x 0,6 x 0,21<br />
Modu<strong>la</strong>r 8 HC<br />
GSO 10<br />
8<br />
30<br />
0,08<br />
0,3<br />
Aria<br />
Acqua 0,08 m<br />
0,2 0,6 x 0,6 x 0,21<br />
; Temp.<br />
acqua di<br />
raffr.=15°C; i<br />
consumi del<br />
compressore sono<br />
esclusi<br />
3 GSO 20 50 0,5<br />
/h<br />
Acqua 0,08 m<br />
0,5 0,8 x 0,8 x 0,3<br />
3 GSO 30 100 1,0<br />
/h<br />
Acqua 0,16 m<br />
0,6 0,8 x 0,8 x 0,3<br />
3 /h 1,1 0,8 x 0,8 x 0,3<br />
GSO 50 - 200 g/h 200 2,0 Acqua 0,35 m3 /h 2,0 1,6x0,88x0,45<br />
GSO 50 - 400 g/h 415 4,0 Acqua 0,70 m3 /h 3,8 1,6x0,88x0,45<br />
* incl. essiccatore e compressore - ** incl. generatore ossigeno con compressore<br />
Modello Max. prod.<br />
ozono<br />
(g/h)<br />
Consumo<br />
gas (m 3 /h)<br />
NTP<br />
Serie SMA / SMO<br />
Mezzo di<br />
raffreddamento<br />
Pot. max<br />
assorbita<br />
[kW]<br />
Dimensioni<br />
L / H / P (m)<br />
Note<br />
Note<br />
SMA 100 340 11,33 Acqua 0,8 m 3 /h 5,6 1,8 x 0,9 x 2,21 Alim. ad aria;<br />
SMA 200 520 17,33 Acqua 1,2 m 3 /h 8,3 1,8 x 0,9 x 2,21<br />
SMA 300 1050 35,00 Acqua 2,5 m 3 /h 16,1 2,8 x 0,9 x 2,21<br />
SMA 400 1480 49,33 Acqua 3,4 m 3 /h 22,4 3,65 x 1,05 x 2,21<br />
SMA 500 2280 76,00 Acqua 5,2 m 3 /h 33,7 3,65 x 1,05 x 2,21<br />
SMA 600 4260 142,00 Acqua 10 m 3 /h 64,9 3,92 x 1,05 x 2,21<br />
SMA 700 5930 197,67 Acqua 13,8 m3 /h 88,7 4,55 x 1,32 x 2,21<br />
SMA 800 7700 256,67 Acqua 17,3 m3 /h 111,2 4,55 x 1,32 x 2,21<br />
SMO 100 630 6,30 Acqua 0,8 m3 /h 5,7 1,8 x 0,9 x 2,21<br />
SMO 200 1050 10,50 Acqua 1,2 m3 /h 8,3 1,8 x 0,9 x 2,21<br />
SMO 300 2130 21,30 Acqua 2,5 m3 /h 16,1 2,8 x 0,9 x 2,21<br />
SMO 400 3080 30,80 Acqua 3,6 m3 /h 23,2 3,65 x 1,05 x 2,21<br />
SMO 500 4450 44,50 Acqua 5,2 m3 /h 33,3 3,65 x 1,05 x 2,21<br />
SMO 600 8600 86,00 Acqua 10,1 m3 /h 64,2 3,92 x 1,05 x 2,21<br />
SMO 700 11850 118,50 Acqua 13,8 m3 /h 88,0 4,55 x 1,32 x 2,21<br />
SMO 800 14900 149,00 Acqua 17,2 m3 /h 109,8 4,55 x 1,32 x 2,21<br />
concentrazione<br />
30g/Nm 3 ; Temp.<br />
acqua di<br />
raffr.=15°C;<br />
consumi del<br />
compressore esclusi<br />
Alimentazione ad<br />
ossigeno;<br />
concentrazione<br />
100g/Nm 3 ;<br />
Temp. acqua di<br />
raffr.=15°C; i<br />
consumi del<br />
compressore sono<br />
esclusi<br />
Serie PDA / PDO<br />
Produzione ozono (g/h) Note<br />
Produzione ozono(g/h)<br />
Modello Alim. aria<br />
c=50 g/Nm<br />
Modello<br />
3<br />
Alim. Oq c=10 %wt<br />
Alim. aria<br />
c=50 g/Nm3 Alim. O2 c=10 %wt<br />
PDA/PDO 1000 11000 21000 Produzione con PDA/PDO 3500 20000 40000<br />
PDA/PDO 1500<br />
PDA/PDO 2000<br />
PDA/PDO 2500<br />
12000<br />
14000<br />
16000<br />
24000<br />
28000<br />
32000<br />
Temp. acqua di PDA/PDO 4000<br />
raffr.=15°C; consumi<br />
PDA/PDO 4500<br />
energetici su richiesta<br />
PDA/PDO 5000<br />
23000<br />
28000<br />
33000<br />
45000<br />
55000<br />
65000<br />
PDA/PDO 3000 18000 36000<br />
taglie di produzione su<strong>per</strong>iori, fino al PDA/PDO 9500, sono disponibili su richiesta
68<br />
In c o l l a b o r a z Io n e c o n:<br />
ITT <strong>Water</strong> & Wastewater Italia S.r.l.<br />
Viale Europa, 30 - 20090 CUSAGO (MI)<br />
Tel. 0290358.1 - Telefax 029019990<br />
Internet: http//www.ittwww.it - e-mail: ittwww.italia@itt.com