GAL SILA GRECA – BASSO JONIO COSENTINO - Terre Jonicosilane

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GAL SILA GRECA – BASSO JONIO COSENTINO - Terre Jonicosilane

TERRE

LA MONOGRAFIA

JONICOSILANE

GAL SILA GRECA BASSO JONIO COSENTINO

GAL SILA GRECA BASSO JONIO COSENTINO

CLEMENTI EDITORE


Terre Jonicosilane da scoprire

Sila Greca - Basso Jonio Cosentino

La misura 413.313 azione 2 - “Incentivazione di attività turistiche” - del nostro Piano di Sviluppo Locale

(PSL), finanziato dal PSR Calabria 2007/2013, asse IV, “Approccio Leader”, ci ha consentito di realizzare

questa bella monografia delle “Terre Jonicosilane”, che non è certamente un trattato esaustivo del nostro

territorio, ma che è sicuramente qualcosa di più di una semplice guida turistica.

La porzione della Sila Greca, che, con un marchio regolarmente depositato, è stata individuata come “Terre Jonicosilane”,

va da Rossano a Cariati e dal litorale ai margini montani di Longobucco, Bocchigliero e Campana.

È un territorio ricco di un patrimonio storico, culturale, ambientale ed enogastronomico di eccellenza, che è stato

attraversato nei secoli dagli Enotri, dai Greci, dai Brettii ed ancora dai Romani, dai Bizantini, dai Normanni

e dagli Svevi e che ha subito, più recentemente, anche le dominazioni degli spagnoli e dei francesi. Un territorio,

dunque, storicamente complesso, ma complesso anche dal punto di vista geomorfologico con le sue fiumare,

la sua stretta striscia marina ed il bosco più bello dell’intera Sila, “la Fossiata”, dove si respira una delle arie

più pure del mondo; un territorio con i suoi graniti e le sue argille, le sue dune e le sue acque cristalline di saluberrima

potabilità; un territorio che abbiamo cercato di “raccontare” percorrendolo per temi, intersecati dalle varie

evidenze culturali ed enogastronomiche che lo caratterizzano; un territorio che, tramite questa monografia,

potrà essere scoperto e riscoperto nelle sue parti più significative, ma anche nei suoi risvolti più “intimi”.

La nostra monografia è accoppiata, in un unico cofanetto, con l’identica opera che ha per oggetto il territorio

dell’Alto Jonio Cosentino di competenza del Gal “Alto Jonio Federico II”. È stata questa una scelta cercata e realizzata

dai due Gal - che come Galajs hanno operato insieme nella programmazione comunitaria 2000/2006 -,

con la condivisione del Responsabile di misura della Regione Calabria, Franco Pirrò, per dare visibilità unica e

complessiva all’intero comprensorio che si affaccia sullo Jonio cosentino ed al quale fanno da corona i due Parchi

Nazionali della Sila e del Pollino in un “unicum” che tutti riconosciamo con il nome di “Sibaritite”.

Si ringraziano quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo lavoro, che trova un suo significativo completamento

nella “Piccola rivista degli itinerari” che lo accompagna, ed in particolare la Clementi Editore s.r.l.,

vincitrice dell’apposita gara d’appalto, che nella stesura dei contenuti testuali e fotografici ha impiegato tutta la

propria grande esperienza di settore, il Prof. Francesco Filareto, per i suggerimenti e le significative integrazioni

dei testi, e Mimmo Forciniti, nostro Consigliere di Amministrazione, che, con la sua grande competenza e

la sua puntuale conoscenza del territorio, ha sovrainteso su tutto il lavoro editoriale. Ci auguriamo, infine, che

questo lavoro possa costituire un prezioso strumento non solo di conoscenza, ma anche di approfondimento

degli aspetti più caratteristici delle “Terre Jonicosilane”, segnate da secolari tradizioni enogastronomiche ma anche,

da monte a valle, da quella che è considerata come la più grande e fra le più interessanti fiumare del mondo:

il Trionto.

Ranieri Filippelli, Presidente del Gal “Sila Greca”

Francesco Rizzo, Direttore del Gal “Sila Greca”


S O M M A R I O

4

Terre Jonicosilane

e Basso Jonio Cosentino:

come quando perché

26

Musei e centri storici

32

Rocche, castelli

e masserie

10

La civiltà della montagna:

gli Enotrii e i Brettii

16

La civiltà del mare:

i Bizantini, le grotte sacre

20

La civiltà del mare:

i Bizantini, gli edifici sacri

38

Arti e mestieri

4 Terre Jonicosilane

e Basso Jonio Cosentino:

come quando perché

Testi di Domenico Forciniti

e Laura Jelenkovic

ITINERARI DELLA CULTURA

10 La civiltà della montagna:

gli Enotrii e i Brettii

Testo di Angela Mauro

16 La civiltà del mare:

i Bizantini, le grotte sacre

Testo di Stefania Scappini

20 La civiltà del mare:

i Bizantini, gli edifici sacri

Testo di Stefania Scappini

26 Musei e centri storici

Testo di Stefania Scappini

32 Rocche, castelli e masserie

Testo di Angela Mauro

38 Arti e mestieri

Testo di Gabriele Mastrilli

ITINERARI DEL FOLCLORE

44 In un giorno di festa

Testo di Davide Battaglia

44

In un giorno di festa


ITINERARI DEI SAPORI

48 Liquirizia:

il nero che seduce

Testo di Laura Jelenkovic

52 Viaggio nel gusto

Testo di Elisa Canepa

58 Il pasto è servito

Testo di Elisa Canepa

ITINERARI DELLA NATURA

62 Natura protagonista

Testi di Domenico Forciniti,

Enrico Bottino e Gabriele Mastrilli

68 Il disegno dell’acqua

Testo di Laura Jelenkovic

ITINERARI OUTDOOR

72 Spirito outdoor

Testo di Francesco Bevilacqua

ITINERARI IN VIAGGIO

78 In viaggio: sulle orme

degli Enotrii e dei Brettii

Testo di Gabriele Mastrilli

84 In viaggio: sulle orme

dei Bizantini

Testo di Gabriele Mastrilli

90 In viaggio: il paesaggio

disegnato dal Trionto

Testo di Gabriele Mastrilli

90

In viaggio: il paeaggio

disegnato dal Trionto

48

Liquirizia:

il nero che seduce

62

Natura

protagonista

72

Spirito outdoor

84

In viaggio: sulle orme

dei Bizantini

58

il pasto è servito

52

Viaggio nel gusto

68

Il disegno dell’acqua

78

In viaggio: sulle orme

degli Enotrii e dei Brettii


COME QUANDO PERCHÉ

4

come quando perché

TERRE

JONICOSILANE

E BASSO JONIO

SEDUTO SULLA SPIAGGIA, NEL SILENZIO DELL’ALBA E NEL LIBECCIO, chi volesse porsi in ascolto potrebbe

udire, in lontananza, il belare delle pecore e i campanacci delle mucche al pascolo. Così al

tramonto, abbracciato alla cresta di un monte, a uno scalatore ardito basterebbe guardare in giù,

e confondendo il blu del mare e del cielo, udire il canto dei gabbiani che salutano il giorno. Perché

le terre Jonicosilane della Sila Greca sono due facce separate, ma sempre unite, della medaglia chiamata

Calabria, orgogliosamente appuntata sul petto dell’Italia.

Lungo le coste è ovviamente il mare ad essere protagonista, con le sue splendide spiagge e le città dotate

di strutture ricettive moderne, piene di luci e di voglia di vivere la notte. Così un turista può scegliere

se crogiolarsi al sole nei tanti centri balneari, o immergersi alla scoperta dei tesori del mare; aspettare

il ritorno dei piccoli pescherecci, che portano sul molo il pesce appena pescato, da preparare sul barbecue

vicino al fuoco, o provare ogni sera un ristorante diverso, dove gustare i deliziosi piatti locali. E mentre

i gozzi vengono tirati in secca sui lidi di Cariati si può guardare il sole che sorge sul mare e ne incrosta

di diamanti scintillanti la superficie. Appena dietro al mare però si aprono i lembi di pianure alluvionali

delimitate dai primi rilievi collinari argillosi, con campi verdi, le terrazze, l‘agricoltura fiorente.

Nelle piane si cammina ancora al fianco degli antichi popoli che si insediarono nell’entroterra e incespicando

nei reperti del passato, tra scavi archeologici e piccoli musei, si arriva ai piedi della Sila.


Dalle pendici ombrose dei monti alle verdi pianure, tra campi

rigogliosi e spruzzi di mare si estendono le terre ricche di storia

e bellezza della Sila Greca e del Basso Jonio Cosentino.

COSENTINO

L’inverno nelle Terre Jonicosilane

’U mare è jancu ppe ra carmaria,

’u cielu azzurru è chijnu de gabbiani,

’i cotrareddi jocanu pp’ ’a via,

’nu sule rannu si toca ccu ’i mani.

’U jure ’e sudda, russu paparina,

si mmisca all’acitedda, tutta gialla,

si scotola li pinni ’na gaddina,

tramente vula leggia ’na farfalla.

’N’aria ’e sciroccu, ’mprefumata ’e mare,

mova ri frunne ccu ’nu jocu eternu,

(si chiudu l’occhi para de sunnare):

ma è primavera?

No! Simu ’nt’ u vernu…!

Ernesto Palopoli

5


➜ LA COSTA DEGLI ACHEI

E LA PIANA DI SIBARI

Si sviluppa per 150

chilometri, delimitata a

nord dal fiume Ferro e a

sud dal fiume Nicà.

È incorniciata dai rilievi

del massiccio del Pollino

e dalle ultime pendici

della Sila Greca, proprio

al centro della Piana di

Sibari, dove giunsero i

Greci nel corso dell’VIII

secolo a.C. fondando la

città di Sibarys, da cui poi

prese il nome. La piana è

caratterizzata da

numerosi scavi

archeologici, in

particolare quelli del

Parco Archeologico della

Sibaritide con il

suo Museo.

Sulla doppia pagina, in

senso orario: lungo il

litorale di Centofontane a

Mirto le acque del Mar

Jonio bagnano spiagge e

litorali suggestivi, dove le

vecchie barche da pesca

segnano il profilo di una

terra legata a doppio filo

alla tradizione marinara;

la fine arte della

cesellatura e

dell’artigianato locale si

può notare anche nei più

piccoli particolari delle

opere d’arte locali: in

questo caso, un dettaglio

della Chiesa Madre di

Rossano; le celebri Pietre

dell’Incavallicata, non

lontane dall’abitato di

Campana, sono tra le più

significative e conosciute

testimonianze naturali

presenti sul territorio

della Sila Greca;

la pasta fatta a mano è

una delle tante specialità

della cucina locale, da

non perdere per gli

amanti della buona

tavola.

6

La vista, dall’alto

L’Altopiano della Sila è il più grande d’Europa

e si estende per 150.000 ettari, compreso

tra un’altitudine di 1000 metri e i

1900 del monte Botte Donato. È una lingua

di terra che declina tra il Mar Tirreno e lo

Jonio, con un clima di montagna temperato

dall’acqua di mare.

Viene convenzionalmente diviso in Sila Greca,

Sila Grande e Sila Piccola e costituisce il

più vecchio Parco Nazionale calabrese, uno

dei primi cinque d’Italia, fondato per la protezione

dell’ambiente e della biodiversità già

nel 1968 col nome di Parco Nazionale della

Calabria. In particolare, la Sila Greca è compresa

tra la piana di Sibari, la Sila Grande e

il crotonese.

È dominata dal massiccio della Sila e i monti

Paleparto e Altare (m 1480), Serra della

Castagna (m 1310) e la Colle d’Avri (m

1200) la cingono come corona. Dalla cima

di questi monti lo sguardo corre libero fino

al golfo di Corigliano, la Piana di Sibari e la

catena del Pollino.

Si può vedere monte Scuro, la costa tirrenica

e l’alto crotonese. I molti corsi d’acqua

forgiano il paesaggio creando canyon mozzafiato,

cascate, laghi e spiagge da ammirare.

Sono molti gli itinerari apprezzati dai torrentisti

che si cimentano in discese oppure

risalite lungo l’alveo e l’intrico di cascate incassate,

profondi laghetti naturali da attraversare

a nuoto nelle acque verdi ed azzurre,

blocchi e gradini di calcare, marne, graniti,

filladi e travertino a volte sbiancati dal sole,

a volte chiusi da folta vegetazione ricca di

umidità come nelle foreste pluviali.

I versanti geologicamente eterogenei della

Sila Greca si sgretolano all’azione delle acque

e delle intemperie creando il tipico paesaggio

a fiumara, slavine di ghiaia e sedimenti

detritici.

Ma quelli boschivi sono ricchi di pini, cerri,

castagni monumentali, dolci declivi e infinite

distese verdi interrotte soltanto dai paesi

arroccati sul fianco della montagna e sulle

dorsali che degradano verso il mare. Qui la

fauna prospera, grazie anche alla continua

opera di conservazione e protezione dell’habitat.

Al di là del tempo

Anticamente la Sila ha ospitato per secoli

soltanto i pastori con le loro greggi durante

la stagione dei pascoli montani. Erano poche

le famiglie che aspettavano l’arrivo del

disgelo. La Sila veniva abbandonata a novembre

e “riapriva” a maggio, quando i contadini

andavano nei campi a piantare le patate

e coltivare frumento, grano e segale (jer-


manu). Lentamente si formarono paesi arroccati

sui fianchi delle montagne, borghi

storici a ridosso delle pareti di roccia. I primi

insediamenti umani vengono fatti risalire

agli Enotri, che intorno al 1700 a.C. colonizzarono

le terre Jonicosilane, ricoprendo

le sue valli e i fianchi montuosi di vigneti;

successivamente si affermarono i Brettii o

Bruzi, italici come gli Enotrii, un popolo dedito

principalmente alla pastorizia e agricoltura.

I siti archeologici di Terravecchia, Castiglione

di Paludi e le muraglie di Annibale mostrano

ancora oggi la loro perizia nel costruire

fortificazioni.

A Cariati, in località Cozzo del Salto, si può

ammirare la Tomba del Guerriero, scoperta

nel 1978, ancora custode di oggetti e ceramiche

di grande valore. Altri ritrovamenti risalgono

all’età del ferro (X-IX sec. a. C.), come

testimonia la necropoli in località Agretto di

Castiglione di Paludi, con circa 50 tombe a

fossa, poi le pietre dell’Incavallicata di Campana

ed il paese di Scala Coeli con i ritrovamenti

in località Castelluccio. Ma l’avvenimento

storico per questa terra fu lo sbarco dei

greci nell’VIII secolo a.C. e la leggenda narra

che furono addirittura i compagni di Enea,

qualche secolo prima, a fondare la città di

Crosia nel 1315 a.C. Le pianure vennero di-

PROTAGONISTI

In tanti secoli di storia, tra vicende e conflitti, da quest’area della Calabria

emergono due illustri personaggi, fiore all’occhiello della storia di queste

terre e cittadini del mondo. Il primo è San Nilo da Rossano, nato appunto

a Rossano nel 910 e morto il 26 settembre del 1004 nei pressi di Tusculum

vicino a Roma. Nato da famiglia nobile, si sposò ed ebbe una figlia,

ma il richiamo della fede ebbe il sopravvento, si fece monaco e divenne

eremita in una caverna dove c’era un’immagine dedicata a San Michele

Arcangelo. Fu molto dedito alla carità, alla contemplazione e raccolse numerosi

testi e codici. Lasciò l’eremitaggio per dedicarsi ad attività sociali e

fondò un monastero basiliano a San Demetrio Corone, dove visse per 25

anni promulgando una dottrina di riunificazione tra la Chiesa di Occidente

e quella di Oriente. Pare che San Nilo gettò un anatema sull’imperatore

Ottone III e su Papa Gregorio V quando mandarono al martirio l’antipapa

Giovanni XVI. Gregorio morì nel 999 e Ottone, convinto che la sua

morte fosse dovuta alla maledizione del santo, si recò al Cenobio implorando

il perdono di Nilo e confessandosi pentito. Il Santo lo perdonò. Purtroppo

San Nilo non riuscì a vedere ultimati i lavori dell’abbazia di Grottaferrata,

che fu costruita per suo volere su un terreno dove si trovavano

i ruderi di una villa romana e dove la leggenda racconta che gli apparve

la Madonna. L’abbazia infatti fu terminata nel 1004, successivamente alla

sua morte. Nel 2004 ci sono state grandi celebrazioni per i mille anni

dalla sua morte. L’abate Bartolomeo disse di lui: «San Nilo vedeva che tutti

gli uomini, tutti gli animali, finanche ogni rettile che si muoveva sulla

terra, erano in cecità e totalmente privi di luce e la terra stessa tutta quanta

era circondata da una tenebra profonda e da un'immensa caligine»; infatti,

usando le parole del santo «Non basta gridare contro le tenebre, bisogna

accendere una luce». Diversi documenti e testimonianze materiali

sulla sua vita sono presenti negli archivi diocesani e nella biblioteca comunale

di Rossano.

L’altro personaggio di grande importanza storica è Bruno da Longobucco,

uno dei più grandi chirurghi del Medioevo. Nacque a Longobucco agli inizi

del 1200 e morì nel 1286. La sua carriera si sviluppò inizialmente a Bologna,

dove acquisì la conoscenza dei testi e della medicina araba, in cui

divenne maestro. Proseguì poi a Padova, dove contribuì a creare l’Università

e dove tenne una delle prime cattedre di medicina con il titolo di

“Magister”. Scrisse due testi molto importanti: il primo è la Chirurgia Magna,

composta da 2 libri di 20 capitoli ciascuno, in cui si affrontano le diverse

e complesse tecniche chirurgiche. Il secondo è la Chirurgia Parva,

una sorta di compendio didattico di soli 23 capitoli. Nonostante questo

Bruno non è quasi mai citato nella storia dell’Università, forse perché

spesso le sue teorie erano in aperto contrasto con la dottrina classica. Resta

comunque, indiscutibilmente, uno dei precursori della medicina moderna

e testimonianza del suo operato e dei suoi lavori sono attualmente

presenti nella biblioteca di Longobucco. Con Bruno la chirurgia acquista dignità

scientifica e diventa una branca della medicina; i suoi testi sono stati

tradotti nelle principali lingue europee dell’epoca, riconosciuto universalmente

come figura eminente della medicina del vecchio continente. L’università

di Padova recentemente gli ha dedicato un busto collocato nell’atrio

dell’ateneo, insieme a quelli dei grandi della scienza mondiale.

7


➜ IL VALLONE

MACROCIOLI

Da colle dell’Esca, con alle

spalle il lago Cecita e la

Fossiata, a circa 1500

metri di quota, inizia la

vallata del torrente

Macrocioli, che racchiude

come in uno scrigno il

paese di Longobucco. La

sensazione è quella di

immergersi in un viaggio a

ritroso nel tempo, con il

fragore delle acque sorgive

che spuntano da ogni

frattura del substrato

granitico, i primi profumi

marini che risalgono la

valle, accompagnati dalla

macchia mediterranea, dal

Trionto, i forti colori

soprattutto autunnali di

faggi, castagni e alberi da

frutto, le “baracche”

appese agli angoli degli

innumerevoli terrazzamenti

delle aree golenali, su cui

prosperano orti fiorenti

che, come nel passato,

arricchiscono con le loro

delizie i banchetti dei

longobucchesi e delle

trattorie e cantine del

centro. Un luogo

incantevole, che ha visto

l’impiantarsi dei primi

arnesi medievali per

l’estrazione dell’argento,

che ha visto passare

Norman Duoglas e,

soprattutto, l’abate

Gioacchino da Fiore.

Su questa pagina, in alto:

il Convento dei Riformati

di Calopezzati, che segue

gli stilemi architettonici

dei classici monasteri

benedettini.

Sulla pagina a lato, da

sinistra: l’arte sacra ha

dato vita ad opere di rara

bellezza su tutto il

territorio della Sila

Greca: nel dettaglio, un

particolare della Chiesa

di Santa Maria Assunta

di Cropalati; tra i tanti

prodotti stagionati locali

della Sila Greca non

mancano i salumi tipici

come capicollo, salsiccia,

soppressata e pancetta,

spesso associati a

formaggi quali provole e

caciocavalli, e ai prodotti

del forno, tra cui i

tarallini di Longobucco;

un’imbarcazione da pesca

lungo il litorale di

Centofontane a Mirto.

8

sboscate e furono avviate le prime coltivazioni

intensive di cereali, ulivi e viti. Le pianure

della Magna Grecia furono poi conquistate dai

Romani, che vi costruirono nuovi centri rurali

e commerciali, come le ville e le fattorie di Rossano.

I boschi della Sila vennero messi a dura

prova dall’Impero, che tagliò gli alberi sconsideratamente

per costruire navi e abitazioni.

Con la caduta dell’Impero Romano furono i

Bizantini a insediarsi nell’entroterra, contribuendo

a creare vari centri abitati e la cui presenza

si respira nelle tante testimonianze sparse

sul territorio, grotte e angoli di meditazione,

ruderi di chiesette e radure coltivate.

Soste di piacere

L’arte e i mestieri antichi si sono conservati in

quelle vecchie botteghe di paese al di là del tempo,

forse grazie anche all’isolamento geografico.

Uomini ormai anziani battono ancora il ferro

sotto gli occhi dei figli apprendisti e curiosi, impagliatori

stanno seduti sulle sedie all’aperto,

davanti al negozio, a creare cestini e imbottiture,

mentre gli intagliatori portano avanti la

maestria nell’arte sacra con icone di legno d’acero,

finemente lavorate. Sono poche le donne

che ancora usano il telaio, e lo fanno per creare

corredi nuziali e ricami secondo i disegni della

tradizione. La gente che vive nei paesi della Presila

attraversa le strade assolate, passando davanti

a crocefissi ed edicole che proteggono i

viaggiatori, e scompaiono nelle loro case a gustare

un pasto fatto essenzialmente di piatti tipici.

Le donne preparano ancora la pasta fatta

in casa al ferretto con sugo di cacciagione, i

maccheroni con le verdure, i cavatelli di patate

conditi con sugo di salsiccia bolliti. Il capretto o

l’agnello sono teneri per la lunga cottura, il

maiale utilizzato in ogni suo pezzo. Le conserve,

la frutta secca e i formaggi non possono

mancare sulla tavola, insieme ad un buon vino.

Scorre così la vita, ancora genuina come un

tempo.

Uno sguardo al futuro

Ma tradizione non vuol dire negare il cambiamento,

ma impregnarne il futuro.

Questo è l’impegno principale del Gal Sila

Greca Basso Jonio Cosentino, ente costituitosi

per "Lo sviluppo economico, sociale, culturale

ed ambientale del territorio". Le attività

del Gal pongono l’accento sulla riscoperta della

ruralità mediterranea, grazie alla creazione di

itinerari culturali e gastronomici che favoriscano

uno sviluppo di carattere socio-economico.

Una rete per portare alla ribalta europea le eccellenze

locali, creare un turismo ad hoc che sia

di sostegno alle popolazioni locali fornendo le

condizioni ottimali per evitare lo spopolamento

e mantenere quindi le comunità sul territorio.

Di particolare importanza il progetto di

realizzazione di un marchio per i prodotti gastronomici

dell’area, denominato “Terre Jonicosilane”.

Continua quindi la storia e la grandezza

della Sila Greca, il cui respiro attraversa

strade strette ed irte di ciottoli fluviali, eterogenei

nella forma e nei colori, sotto tetti rossi di

coppi, ripide scale e balconi in ferro battuto da

cui ancora oggi si affacciano i fantasmi dei centri

storici, illuminati dalla luce dei lampioni che

stana dagli angoli dell’intricato labirinto di case

la storia e la tradizione. ■


CARTA D’IDENTITÀ DEL GAL SILA

GRECA E BASSO JONIO COSENTINO

Regione: Calabria

Provincia: Cosenza

Istituzione: 28/11/2000

Sede: Viale Jonio di Mirto Crosia 96

89060 Mirto - Crosia (Cosenza)

0938/42062

www.galsilagreca.it

segreteria@galsilagreca.it

galsilagreca@alice.it

Comuni: Bocchigliero, Calopezzati,

Caloveto, Campana, Cariati, Cropalati,

Crosia, Longobucco, Mandatoriccio,

Paludi, Pietrapaola, Rossano, Scala

Coeli, Terravecchia.

◗ Come arrivare

La Sila Greca può essere facilmente

raggiunta in automobile, in treno o in

aereo. In auto. Per chi si mette in

viaggio su quattro ruote il percorso da

seguire è quello dell’autostrada A.3,

con uscite a Sibari da Nord, mentre da

sud a Tarsia, Spezzano e nuovamente

Sibari. Le strade statali su cui

proseguire sono la SS.106 dell’area

ionica, mentre per inerpicarsi verso il

cuore della Sila bisogna seguire la

SS.107 silano-crotonese, eccellente

percorso intermedio all'interno del

comprensorio.

In treno. Chi volesse recarsi in Sila

in treno può usufruire della rete

ferroviaria Taranto-Reggio Calabria.

In aereo. Al momento chi volesse

viaggiare in aereo dovrà utilizzare gli

scali di Lamezia Terme sul versante

tirrenico e di quello di Crotone S.

Anna sul versante ionico collegati

rispettivamente con l’autostrada A.3

e la statale SS.106.

I COMUNI DEL GAL

◗ BOCCHIGLIERO

Municipio Piazza Arento - 87060

0983 92001 Fax 0983 92242

info@comune.bocchigliero.cs.it

bocchigliero.asmenet.it

Pro Loco

prolocobocchigliero@unplicalabria.it

◗ CALOPEZZATI

Municipio Via Sant’Antonio 10 - 87060

0983 47245 Fax 0983 47868

comune-calopezzati@libero.it

www.comune.calopezzati.cs.it

◗ CALOVETO

Municipio Piazza Dei Caduti - 87060

0983 63005 Fax 0983 63900

comunedicaloveto@virgilio.it

www.comune.caloveto.cs.it

◗ CAMPANA

Municipio Piazza Parlamento - 87061

0983 93022 Fax 0983 937694

appunti di viaggio

info@comune.campana.cs.it

www.comune.campana.cs.it

Pro Loco Via N.Ausilio, 11 - 87061

0983 93191

tolavia1@virgilio.it

◗ CARIATI

Municipio Piazza F. Friozzi - 87062

0983 94021 Fax 0983 968248

segreteria.cariati@asmecert.it

www.comune.cariati.cs.it

◗ CROPALATI

Municipio Via Roma 86 - 87060

0983 61261 Fax 0983 61877

comune.cropalati.cs@asmepec.it

www.comune.cropalati.cs.it

◗ CROSIA

Municipio Viale Sant'Andrea - 87060

0983 485016 Fax 0983 41052

crosia.cs@pec.comunedicrosia.it

www.comunedicrosia.it

◗ LONGOBUCCO

Municipio Via Mazzini 66 - 87066

0983 72505 Fax 098371071

affarigenerali@comune.longobucco.cs.it

www.comune.longobucco.cs.it

Pro Loco Via Boccuti 1 - 87066

Longobucco (CS)

0983 71048

◗ MANDATORICCIO

Municipio Piazza Del Popolo 1 - 87060

0983 994009 Fax 0983 994626

www.comunedimandatoriccio.eu

◗ PALUDI

Municipio Via Giordano Bruno - 87060

0983 62029 Fax 0983 62873

protocollogenerale.paludi@asmepec.it

www.comunepaludi.it

Pro Loco Piazza Aldo Moro - 87060

prolocopaludi@virgilio.it

◗ PIETRAPAOLA

Municipio Via Roma - 87060

0983 994013 Fax 0983 995873

protocollogenerale.pietrapaola@asmepec.it

www.comunepietrapaola.it

◗ ROSSANO

Municipio Piazza Santi Anargiri -

87067

0983 529408

Fax 0983 522164

www.comune.rossano.cs.it

segreteria@comune.rossano.cs.it

Pro Loco Piazza Matteotti - 87067

0983 030760

prolocorossano@libero.it

www.prolocorossano.it

◗ SCALA COELI

Municipio Via Provinciale 24 - 87060

0983 95013 Fax 0983 95336

www.comune.scalacoeli.cs.it

◗ TERRAVECCHIA

Municipio Via Garibaldi 18 - 87060

0983 97013 Fax 0983 97197

www.comune.terravecchia.cs.it


ITINERARI DELLA CULTURA LA

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CIVILTÀ DEL

E LA PRESENZA ENOTRIO-

Per i Greci era ‘hyle’, per i Latini ‘silva’. Il territorio oggi indicato

come Sila Greca Basso Jonio Cosentino è denso di tracce del

passato: dalle testimonianze degli Enotrii e dei Brettii, al

patrimonio bizantino, ai preziosi reperti conservati nei numerosi

parchi archeologici della zona. Secondo Eliano, l’origine del nome

risale a Silene, dio della foresta.

Di questo territorio e dei suoi boschi scrissero

Virgilio, Plinio e Cassiodoro.

Visitarla è una promessa di meraviglie.

L’UOMO E LA NATURA:

LA PIETRA RACCONTA


LA MONTAGNA

BRETTIA

Le misteriose pietre

dell’Incavallicata,

poco lontano dall’abitato

di Campana.

LE MONTAGNE JONICOSILANE FURONO LE TERRE DEGLI ENO-

TRII E DEI BRETTII. Questo territorio fu abitato, tra il XV e

il IV secolo a.C., da una popolazione italica autoctona nota

con il nome di Enotrii, che in greco significa “produttori e

consumatori di vino”, talora in conflitto, più spesso in rapporti commerciali

con i Greci della vicina Sibari. A Sibari si unirono (o probabilmente

sono gli stessi), dopo il 356 a.C., i Brettii (che, secondo Strabone,

significa “ribelli”) o Bruzi o Brutti (così designati spregiativamente

dai Romani), famosi per la loro fierezza e per avere difeso strenuamente

la propria libertà dagli invasori romani. Contro Roma, i

Brettii si allearono prima con Pirro d’Epiro intorno al 275 a.C., poi

con Annibale durante le Guerre Puniche, e ancora con Spartaco, nel

71 a.C. Alla fine, furono sconfitti, decimati, umiliati dai conquistatori.

Enotrii e Brettii elaborarono un’autonoma ed originale, ma ancora

poco conosciuta, civiltà della montagna o Mesògaia, con una

propria organizzazione politica ed economico-sociale (pastorizia, agricoltura,

artigianato, commercio) e una propria lingua (quella osca).

11


In alto in senso orario:

resti dell’insediamento

brettio nel parco Pruija di

Terravecchia;

paesaggio geologico

sulle colline di Paludi;

l’ingresso della tomba

brettia a Cariati;

testimonianze

archeologiche a

Castiglione di Paludi.

12

Per l’impero di Roma, che ha lasciato tracce nei

resti delle ville che si trovano sparse in tutto il

Basso Jonio Cosentino, queste terre furono miniera

di legname pregiato ma anche di pece, entrambi

materiali usati nella costruzione di robuste

navi. Dionigi di Alicarnasso scrisse che la foresta

della Sila produceva “la pece migliore che si

conosca, detta pece brettia” appunto. Questa resina

vegetale, oltre che per le imbarcazioni, veniva

usata per impermeabilizzare botti o contenitori,

per realizzare i calchi per le statue, in oreficeria,

nonché nella cosmesi, in campo medico e

veterinario, come attestano Plinio il Vecchio,

Teodoro Prisciano e Scribonio Largo.

Le tracce del tempo

Per esigenze di controllo del territorio e difesa dai

nemici, Greci prima e poi Romani, gli Enotrii e

i Brettii si insediarono soprattutto sulle colline a

ridosso delle fiumare e a distanza di sicurezza an-

che dagli insalubri stagni e piccole paludi presenti

in modo molto diffuso nelle zone costiere.

Siti enotrii e brettii sono stati individuati a Rossano

(Colline di S. Antonio, di Basili, di S. Croce,

Bucita, Ciminata, Petraro, ecc.), Cariati (Palumbo,

Salto, Montagnola, ecc.), Bocchigliero

(Basilicò), Cropalati (Bisciglia, Strange), Calopezzati

(Orecchiuta di osco, Borea), Crosia (zona

Castello, S.Tecla), Longobucco (Manche,

Ortiano), Mandatoriccio (Cipodero, Procello,

Torre Jaccata), Scala Coeli (S. Martino). A Pietrapaola

si segnalano testimonianze enotrie a

Monte Colonina, Brugliaturo e una testimonianza

brettia è rappresentata dalle cosiddette

“Muraglie di Annibale” (IV-III secolo a.C.), possente

centro fortificato. Il nome forse non è legato

davvero al condottiero cartaginese, sebbene

abbia frequentato per lunghi periodi questi territori,

ma di certo è testimonianza eloquente dell’architettura

difensiva dei Brettii lungo il tratto


jonico tra la piana di Sibari e Petelia (l’odierna

Strongoli in provincia di Crotone). Anche a Caloveto,

in località Cerasello, si trova una cinta

muraria brettia, che, secondo alcuni studiosi, si

può identificare con la quarta Sibari. Altri reperti

sono stati rinvenuti a Campana, la vecchia ‘Kalasarna’

probabilmente fondata dall’eroe omerico

Filottete fuggito dalla sua patria Melibea (come

ci narra Strabone): precisamente in località Cozzo

del Morto, possibile stazione di transumanza

di epoca brettia, sono stati trovati resti di strutture

murarie a secco e frammenti ceramici. Poco

distante, sull’altura Terra dei Fossi, si trovano anche

resti di abitazioni brettie. In località Rubillo

troviamo le grotte di Ornarito, esempio di civiltà

rupestre.

Ma la terra jonicosilana è generosa con gli appassionati

di archeologia anche lungo la costa. A

Cariati, in località Cozzo del Salto, a nord del

fiume Nicà (l’antico Hilyas), su una collina in

mezzo agli ulivi si trova la Tomba del Guerriero

brettio, del IV secolo a.C., rinvenuta nel 1978.

Al suo interno furono trovati i resti del corpo del

guerriero con il tipico corredo funerario, l’armatura

in bronzo, un cinturone, l’elmo, una spada,

anfore e piatti: oggetti oggi esposti nel Museo Ar-

cheologico di Sibari. Un’altra tomba di estremo

interesse di periodo ellenistico si trova infine a

Pietrapaola: viene chiamata Tomba del Gigante,

in località Spinetta, su un versante del torrente

Laurenzana, ipogea a pianta rettangolare, con

corridoio di accesso, ed è ritenuta una delle tombe

più importanti a livello regionale.

Il modello insediativo dei Brettii era concepito

con il centro fortificato su un pianoro in grado di

accogliere e ospitare, anche per diversi mesi, tutti

gli abitanti sparsi per le campagne e le fattorie

in caso di attacchi nemici. Questo spiega l’imponenza

delle mura di cinta, realizzate con macigni

assemblati a secco, ma anche il vasto territorio

che le mura racchiudevano, che arriva anche a

qualche decina di ettari.

Parco archeologico naturalistico

di Pruija di Terravecchia-Cariati

L’insediamento brettio di Pruija di Terravecchia

dice molto delle funzionalità dei centri fortificati

sulle alture del Basso Jonio Cosentino. Situato a

400 metri di quota, esso garantiva il controllo

della costa e della vallata del fiume Nicà. Solo nel

1970 gli studiosi si sono occupati del sito. Particolarmente

interessante è lo studio avviato a par-

➜ PIANO AGRETTO,

LA NECROPOLI DELL’ETÀ

DEL FERRO

Gli Enotrii furono i primi

abitanti della Sila Greca.

La frequentazione umana

autoctona più antica di

tutta l’area risale ai sec.

XV - VIII a.C., dall’Età del

Bronzo all’Età del Ferro,

come testimoniano i resti

ritrovati a Piano Agretto,

nel Parco Archeologico di

Castiglione di Paludi e a

valle delle mura di cinta.

Si tratta di circa 50

tombe a fossa, delimitate

e coperte da ciottoli di

fiume, con corredi

databili tra la fine del X

secolo e la seconda metà

dell’VIII secolo: punte di

lancia in bronzo e in

ferro, monili e ornamenti,

coltelli e rasoi. Sono le

tratte degli Enotrii, un

popolo italico che ha

preceduto in queste terre

Greci, Brettii, Romani e

Bizantini.

➜ LE PIETRE

DELL’INCAVALLICATA

Sono così chiamate due

pietre molto suggestive di

grandi dimensioni, site a

poca distanza dal centro

di Campana, su cui sono

nate diverse leggende e

credenze. La prima, alta

circa 5 metri, ricorda le

sembianze di un elefante,

di cui sono ben visibili la

proboscide e le zanne. La

seconda pietra, che

raggiunge un’altezza di 6

metri, è di più difficile

interpretazione: a molti

ricorda la testa di un

cane o di un orso; ad altri

invece sembrano due

gambe umane, forse di un

guerriero, dalle ginocchia

in giù. Sono davvero

molto affascinanti e

imponenti e meritano

senz’altro una visita.

A lato: per ampi tratti le

antiche mura di cinta del

parco Pruija di

Terravecchia,

recentemente consolidate

e restaurate.

13


14

ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE

➜ IL MUSEO DI SIBARI

Il Museo Archeologico

Nazionale della Sibaritide

si trova tra il Parco

archeologico dell’antica

Sybaris greca e l’attuale

Sibari, frazione di

Cassano allo Jonio.

Inaugurato nel 1996, è

composto da cinque unità

in cui sono esposti i

reperti archeologici più

significativi provenienti

dal territorio della

Sibaritide nonché dagli

scavi delle tre città

sovrapposte di Sibari

(colonia magno-greca,

distrutta da Crotone:

720-510 a.C.), Thurii, la

seconda Sibari (rifondata

da coloni ateniesi inviati

da Pericle: 444-193 a.C.)

e Copia Thurii, la terza

Sibari (fondata dai

Romani: 193 a.C.-597

d.C.). I reperti coprono

dunque un lungo periodo,

che va dal 720 a.C. al VI

secolo d.C.

A destra in senso orario:

antica strada d’accesso

al centro fortificato di

Kossa o Etas, oggi

Castiglione di Paludi;

vista dall’alto del colle,

sullo sfondo il torrente

Coserie; resti di uno dei

muraglioni a protezione

del centro.

La Sila Greca e il Basso Jonio Cosentino sono in grado di offrire anche tracce di un tempo

più recente, ugualmente affascinanti.

Lungo il fiume Trionto, nei pressi dell’antica Traes, nel tratto tra Cropalati e Longobucco,

intorno al 1910 furono realizzate e si conservano oggi cinque piccole centrali idroelettriche,

delle quali due in località Campitella e Sullacca sono state riattivate, a testimoniare

un’economia dell’acqua che richiama i grandi temi della sostenibilità e della

conservazione dell’ambiente.

Fra gli edifici di archeologia industriale rientrano anche mulini, frantoi, opifici e masserie.

I mulini ad acqua a palmento sono presenti sul territorio sin dai secoli XI-XII. Alcuni

sono ancora visibili lungo i torrenti Coserie e Cino, due lungo il Trionto.

Il numero più consistente si trova ai piedi della rupe orientale della Rossano bizantina,

lungo le due sponde del torrente Celadi, oggi area SIC, in una stretta e lunga gola. Particolarmente

suggestiva è la centrale, ormai in disuso, di Puntadura a Longobucco, preceduta

dall’interessante chiesetta di Santa Maria della Mercede, del XV secolo.

Il luogo si raggiunge facilmente a piedi dalla strada statale 177 dopo pochi chilometri

dalla frazione Destro.

tire dal 1990, atto a dimostrare la teoria già formulata

da Pier Giovanni Guzzo negli anni ’80

del Novecento, ossia che i Brettii avessero realizzato

un vero e proprio sistema di difesa territoriale,

caratterizzato da un organico collegamento

visivo tra i centri fortificati. Pruija di Terravecchia

era collegata a vista con la Muraglia di Annibale

di Pietrapaola e tra questi due siti l’insediamento

di Palumbo di Cariati fungeva da stazione intermedia,

mentre quello di Cerasello faceva da anello

di comunicazione visiva con Castiglione di Paludi,

la località più ricca di testimonianze archeologiche

brettie ed enotrie.

Le rovine di Castiglione di Paludi

Ne ha parlato per la prima volta Vincenzo Padula,

sacerdote e poeta calabrese, nell’Ottocento.

Le rovine di Castiglione di Paludi (l’imponente

centro brettio di Kossa o più probabilmente

di Etas), situate su un colle di circa quaranta

ettari che domina la media vallata del torrente

Coserie, sono ancora oggi oggetto di

esplorazioni a cura della Soprintendenza alle

Antichità della Calabria, che, insieme con l’amministrazione

comunale di Paludi, ha avviato

nel 2006 un progetto ad hoc per il Parco Archeologico.

L’area fu abitata dal IX al III secolo

a.C. e reca i resti di una necropoli enotria dell’età

del Ferro (IX-VIII secolo a.C.), in località

Piano Agretto, e quelli più consistenti di un centro

fortificato brettio (IV-III secolo a.C.). In par-

ticolare, la cinta muraria che fortifica la sommità

del sito costituisce una delle più importanti testimonianze

concrete di architettura militare di

tutta l’area della Magna Grecia. Le mura, realizzate

con blocchi squadrati di arenaria locale e

datate alla seconda metà del IV secolo a.C., presentano

porte d’accesso, torri e rampe di scale

per il cammino di ronda in un sistema organico


difensivo difficile da espugnare. L’accesso principale

al centro abitato era costituito dalla Grande

Porta Est, preceduta da due grandi torri di guardia

e collegata alla costa attraverso la valle del

torrente Coserie; una “porta a cortile” in quanto

preceduta da un varco chiuso da alte cortine

murarie, sistema che consentiva un’ottima

guardia e un doppio controllo per chi entrava

in città. A nord la Torre gamma, a pianta circolare,

proteggeva lo sperone nord-est delle mura

rivolto allo Jonio. Lungo il tratto più settentrionale

della cinta è stata recentemente scoperta

una torre di dimensioni inferiori (Torre delta)

con scala interna. Sul versante sud-orientale

del pianoro nord si apre una seconda porta

d’accesso al centro abitato: la Porta Sud-Est, tipologia

“a corridoio semplice”, che permetteva,

attraverso il fondovalle del torrente Sant’Elia,

oggi area SIC (Sito di Interesse Comunitario),

di accedere al centro abitato dalla parte dell’edificio

assembleare, altrimenti detto “teatro” in

quanto presenta anche una cavea e uno spazio

per l’orchestra. Oltre ai resti di questo edificio,

oggi si può vedere anche parte del cosiddetto

“Lungo Muro”, imponente struttura lunga 42

metri circa e alta 4, che aveva funzioni di contenimento

del terreno. ■

DA VISITARE

appunti di viaggio

◗ Museo Archeologico della Sibaritide

e Scavi

Località Casa Bianca Sibari-Contrada

Casone

87011 Sibari Frazione del comune

Cassano Allo Jonio, CS

Proprietà e gestione. Statale

0981.79391 / 2

Fax 0981.79394

museomg@unical.it /

sibaritide@beniculturali.it

www.retemuseale.provincia.cs.it

Orari. Museo: 9:00/19:30 Scavi:

9:00/un’ora prima del tramonto

Giorno di chiusura. Lunedì

Ingresso. A pagamento (gratuito

fino a 18 e oltre 65 anni)

Visite guidate. Previste per scuole

Come arrivare. A.3 Salerno-Reggio

Calabria, uscita Spezzano Terme-Sibari,

SS.534 in direzione Sibari fino ad

incrociare la SS.106 Ionica. Da lì, seguire

le indicazioni: il Parco e il Museo distano

circa 2 chilometri dall’incrocio. In treno:

arrivati da Paola a Cosenza si può

prendere il treno per Sibari. La stazione

dista 4 chilometri dagli scavi archeologici e

dal Museo.

◗ Museo Parco Archeologico

Castiglione di Paludi

Comune di Paludi

Via Giordano Bruno

Proprietà e gestione. Comunale

0983.62029

Fax 0983.62873

sindaco.paludi@asmepec.it /

protocollogenerale.paludi@asmepec.it

www.comunepaludi.it

Orari di apertura. Apertura su richiesta

agli uffici comunali

Ingresso. Gratuito

Visite guidate. Previste su richiesta.

Come arrivare. SS.106 bis Jonica.

Provenendo da Nord si supera Rossano,

provenendo da Sud si supera Mirto e

Acquapark 2000 e uscita Paludi.

Si prosegue fino a raggiungere il paese.

Da qui si percorre per 4 chilometri la

strada che conduce al Parco Archeologico

di Castiglione.

◗ Parco Archeologico

Pruija di Terravecchia-Cariati

Comune di Terravecchia

Via Garibaldi

0983.97013

www.comunediterravecchia.info

Comune di Cariati

Piazza F.Friozzi

0983.94021

www.comune.cariati.cs.it

Orari di apertura. Apertura su

prenotazione

Ingresso. Gratuito

Come arrivare. A.3 Salerno-Reggio

Calabria, uscita Sibari, SS.106 fino a

Cariati Marina per poi immettersi sulla

SS.108 ter fino a Terravecchia.

Il parco archeologico di Pruija è

raggiungibile dalla strada comunale

Terravecchia-Prato.

15


ITINERARI DELLA CULTURA

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LA CIVILTÁ DEL

E LA PRESENZA BIZANTINA

Le terre Jonicosilane sono state sin dal VII secolo

meta spirituale di grande interesse per i monaci in fuga

dall’Oriente, quasi una sorta di Montagna Sacra.

I suoi comuni sono ricchi di grotte scavate

nella roccia come veri e propri rifugi per esuli, asceti,

anacoreti, eremiti e santi, mentre in tempi

più recenti per sfollati e briganti.

Esse costituiscono oggi una delle attrattive più affascinanti

del territorio, perché ricche di storia e di un’atmosfera magica.


MARE

Madonna col Bambino di epoca

bizantina: impreziosisce le

pareti di una grotta

arenacea all’interno della

Chiesa di Santa Maria

ad Gruttam, a Cropalati.

LE GROTTE SACRE

TRA PREGHIERA E MEDITAZIONE

LA CITTÀ PIÙ BIZANTINA DEL TERRITORIO È ROSSANO, nota come la “la perla bizantina della Calabria” o

“la Ravenna del Sud”. Sorta sul mare come porto-arsenale di Thurii (la seconda Sibari), nel sec. VI a.C.,

con il nome di “Ruskía” o “Ruskiané”, e poi in collina come città-fortezza dei Romani, intorno al 193

a.C., con il nome di “Roscianum”, diventa, dopo la Guerra Greco-Gotica (535-553 d.C.) e fino all’arrivo

dei Normanni (1059), uno dei centri bizantini più importanti d’Italia, specificamente nel 951-981, quando

viene riconosciuta come la capitale dei possedimenti dell’Impero di Bisanzio in Italia meridionale (allora era

famosa con il nome di Rusiànon). Rossano è sempre stata meta prediletta dei monaci cosiddetti “basiliani” in

fuga dall’Oriente, per sfuggire alle cruente persecuzioni della politica iconoclastica degli imperatori di Bisanzio

(sec. VIII).

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18

➜ LA GROTTA DEL

PRINCIPE

A Pietrapaola, tra le

grotte della Rupe del

Salvatore, si distingue la

Grotta del Principe, che

contiene una delle più

interessanti realizzazioni

di arte rupestre di tutta

la Sila Greca.

Probabilmente il suo

nome è riconducibile

all’ampiezza e al numero

dei vani e fu quasi

certamente abitata da

indigeni. La particolarità

che la contraddistingue

dalle altre caverne sono

le incisioni direttamente

sulla roccia che

rappresentano un

singolare esempio di arte

rupestre. Non è facile da

raggiungere, se non

tramite gradini scavati

direttamente nella roccia

viva, ma, una volta

arrivati, la vista è

davvero affascinante.

Nella pagina a lato,

in senso orario:

incisione sulle pareti della

Grotta del Principe;

il complesso di grotte

eremitiche nelle vicinanze

di Pietrapaola; un altro

dettaglio della Grotta del

Principe; da alcune

aperture della Grotta del

Principe è possibile

vedere dall’alto l’abitato

di Pietrapaola.

In quest’area della Calabria trovarono accoglienza

e condizioni favorevoli per conservare

un intenso rapporto di dialogo con Dio attraverso

l’ascetismo personale e comunitario. Inizialmente,

fino ai secc. IX-X, il monachesimo

greco-bizantino operò e si sviluppò in grotte,

edificate nella roccia arenaria. Due sono le tipologie

delle suggestive grotte monastiche cosiddette

“basiliane”: quelle singole, eremitiche o

anacoretiche, e quelle contigue o lauritiche. L’architettura

rupestre è semplice e povera: un giaciglio

e un sedile ricavati nella roccia, talora una

colonna centrale che regge la volta, una serie di

nicchie parietali, dove si veneravano le icone della

Madre di Dio (Theotókos o Méter Theú) o

dei santi greco-bizantini, pochi beni materiali,

penne, inchiostri, testi sacri, manoscritti e le

scarse vivande di chi scelse la rinuncia, la povertà,

la “fuga mundi” per trovare tutto. I monaci

amanuensi negli “scriptoria” e biblioteche

dei loro eremi e laure salvarono e conservarono

i testi della sapienza sacra e pagana greco-latina

e furono i protagonisti di un secondo ellenismo,

religioso greco-bizantino, dopo quello delle poleis

magno-greche. Alcune delle grotte ipogee

superstiti sono visibili ai molti turisti, che rimangono

rapiti dai tanti occhi che sembrano

formare nella montagna che le contiene; altre

invece sono ricomprese in proprietà private.

Lungo il versante del torrente Celadi sono state

individuate tre laure nelle località del rione Pente,

San Nicola al Vallone e nella zona sottostante

l’oratorio di San Marco. Altri insediamenti

monastici rupestri sopravvivono in diverse località

del territorio di Rossano: come le laure di

Rupe S. Giovanni della zona Suda, delle contrade

di Calamo Grotte, di Forello, e gli eremi delle

contrade di S. Maria delle Grazie, del Patìr, di

S. Onofrio. Grotte sacre si segnalano negli altri

paesi jonicosilani, come Caloveto, Cropalati,

Pietrapaola, Calopezzati, Campana, Paludi, ecc.

L’ascesa dei monaci di San Marco

Nella zona chiamata “Graecìa” troviamo il piccolo

oratorio di San Marco, risalente al X secolo,

considerato uno dei massimi capolavori di architettura

religiosa bizantina in Calabria. Recentemente

restaurato, è oggi una delle mete preferite

per le visite guidate. Originariamente dedicato a

Sant’Anastasia, nacque come oratorio bizantino

per l’ascesi comunitaria dei monaci che vivevano

nelle sottostanti grotte eremitiche e lauritiche.

Esso conserva alcuni motivi architettonici tipici

bizantini: la forma quadrangolare a croce greca,

la cupola centrale con quattro volte intorno, la

facciata orientale adornata da tre absidi che guardano

ad Oriente. Il recente restauro dell’edificio

ha portato alla luce due fosse: una destinata alla

sepoltura comune dei cadaveri, l’altra probabilmente

utilizzata come una sorta di passaggio segreto,

possibile via di fuga, per arrivare direttamente

prima alla Cattedrale di Rossano, dedicata

a S. Maria della Pace (Eiréne). Sottostante la

Chiesa sorge l’altro oratorio, di S. Maria del Pilerio,

anticamente Sant’Angelo di Tropea, anch’esso

destinato all’ascesi comunitaria, la cui data di

fondazione sembra essere anteriore all’anno Mille,

che conserva solo un’abside semicilindrica,

con volta a calotta ricoperta di tegole a testimonianza

delle originarie caratteristiche bizantine.

San Giovanni Calibyta a Caloveto

La storia civile di Caloveto si interseca con

quella religiosa. La sua nascita, avvenuta nel

750 d.C., è opera di un gruppo di monaci

acemeti, che, scappati dalla persecuzione

iconoclasta del 726 d.C., si insediarono in

questo luogo. Scavarono nella roccia una serie

di grotte nelle quali venerarono il loro

santo, Giovanni Calibyta, trasformandole in

un monastero. Intorno a questo si formò

una piccola comunità agricola, che diede

origine a Caloveto, il cui nome, derivante

proprio dal monastero fondato dai monaci,

cambiò diverse volte nel corso dei secoli.

“Timpa di San Giovanni” è il nome con cui

i calovetesi hanno sempre identificato il luogo

dove scelsero di vivere i monaci calibiti.

La bizantina Kuropalates

Il centro urbano di Cropalati è di origine bizantina,

come il nome stesso che, dal greco bizantino

Kuropalates, significa “funzionario di

palazzo”. Nel suo paesaggio incontaminato ritrovamenti

archeologici dimostrano l’antica

presenza di popoli italici. Si pensa che Cropalati

sia stata un accampamento fortificato,

chiamato Castrum Cropalatum, con il compito

di controllare i traffici e i commerci dell’argento

estratto nelle importanti miniere di Longo-


ucco. Nel primo Medioevo è probabile che il

centro si fosse sviluppato intorno alle grotte

arenacee, scavate dai monaci che diffusero il

culto di S. Antonio Abate. Agli inizi del XIV

secolo sorse l’agglomerato urbano attuale, intorno

al castello feudale, i cui ruderi si possono

ammirare ancora oggi nella parte alta di

Cropalati.

I monaci cosiddetti “Basiliani”

a Pietrapaola

Uno scenario spettacolare si presenta a chi

arriva a Pietrapaola, il cui nome, di origine

brettia, deriva da Petrapia, che significa proprio

“luogo della rupe”: un’enorme rupe,

chiamata Timpa del Castello, sovrasta maestosamente

l’abitato ai cui piedi si adagiano

le case.

Al suo fianco si distingue un’altra imponente

roccia, più frastagliata, chiamata rupe del

Salvatore, presso cui si trova la caratteristica

grotta del Principe, un esempio molto interessante

di arte rupestre. Anche a Pietrapaola

si possono ammirare le suggestive grotte

arenacee di tipo eremitico, realizzate dai monaci

greco-bizantini. ■

19


ITINERARI DELLA CULTURA

20

LA CIVILTÁ

E LA PRESENZA BIZANTINA

La diffusione del culto mariano, della Theotókos o Méter Teù (la Madre

di Dio) risale al primo Monachesimo greco, dal VI secolo.

Nel territorio della Sila Greca sono molte le immagini sacre o icone

che rappresentano la figura della Vergine Maria, nelle chiese,

ma non solo. Numerosi anche i santuari dedicati alla Madonna,

tutti di antico fascino storico.


DEL MARE

GLI EDIFICI SACRI: ASCESI,

LASCITI CULTURALI,

OPERE SOCIALI

L’interno del Patìr o Patire

o Patirion,

uno dei più importanti

monsteri greco-bizantini

cosiddetti basiliani di tutta

l’Italia meridionale.

L’IMMAGINE DELLA MADONNA, PERMEATA DI LEGGENDE E CREDENZE, si ritrova oggi in moltissime chiese presenti

nei Comuni jonicosilani. Infatti, la spiritualità delle popolazioni del territorio è essenzialmente incentrata sul

culto e sulla venerazione di Maria: una religiosità tutta al femminile, materna e protettrice. La Madonna è profondamente

sentita come mediatrice di salvezza ed è diffusamente rappresentata da molteplici e variegate immagini e

sculture. Ella è la Theotókos o Méter Teù, ossia la Madre di Dio, è l’Achiropìta, colei che è dipinta da mano non umana, è

l’Odigìtria o colei che guida sulla via della verità e della vita, è l’Eiréne o la vergine della Pace, è la Panaghìa o la tutta santa, è

Upéragnos Theotókos o immacolata Madre di Dio, è la Prostátis o la protettrice, è la Paidagoghé o l’educatrice dei giovani.

21


22

A Bocchigliero si conserva l’immagine della

Madonna de Jesu nella Chiesa della Riforma,

edificata intorno al 1400 nel punto in cui sorgeva

il convento dei Riformati. Oggi è conosciuta

anche come chiesa della Madonna delle

Nevi. Tradizione vuole che una suora, Sorella

Ortenza, sognò la Madonna che le chiedeva di

cercare fra i ruderi della piccola chiesa posta nell’attuale

Cozzo della Chiesa. Dopo molte insistenze,

la suora convinse il suo confessore ad accompagnarla

per una verifica sul luogo indicato.

In quel punto trovarono un’immagine di Maria

scolpita in pietra, da cui inavvertitamente si

spezzò il mignolo che cominciò a liberare san-

gue. La scultura fu portata nell’attuale chiesa di

S. Francesco di Paola, ma una mattina di agosto

fu ritrovata in un campo, innevata. Fu così che

in questo luogo si edificò il nuovo Santuario in

suo onore e l’immagine, con la mutilazione al

dito mignolo, è conservata ancora oggi sull’altare.

A Calopezzati la Chiesa parrocchiale dedicata

alla Madonna o Santa Maria Assunta, conserva

una pala raffigurante la Madonna Achiropita,

risalente al 1728. Nella pala d’altare della

Cappella del Rosario, recentemente restaurata,

particolarmente interessante dal punto di vista

artistico è il dipinto con olio su tela di scuola napoletana

del tardo Seicento, che raffigura la Ma-


donna del Rosario col Bambino tra i santi Domenico

e Caterina, con alcune anime del purgatorio.

A Cropalati vi sono tre chiese di interesse artistico

che meritano una visita: la prima è la chiesa

di Santa Maria ad Gruttam, sita a pochi chilometri

dal paese, che al suo interno conserva un’icona

bizantina rappresentante la Madonna col

Bambino, affrescata sulla parete di una grotta

arenacea; la chiesa Matrice di Santa Maria Assunta,

da poco restaurata, che presenta lo stile

architettonico classico tipico delle chiese calabresi

di fine Seicento e un incantevole affaccio

sulla media valle del Trionto; infine la chiesa del-

l’Annunziata, oggi del Rosario, con annesso l’ex

Convento dei Domenicani, a forma di castello.

Nei pressi di Crosìa segnaliamo la chiesa della

Mater Dolorosa, oggi conosciuta come Mater

della Pietà. La sua storia è legata ad un evento

miracoloso: nel pomeriggio del 23 maggio 1987

si narra infatti che una statua raffigurante la Madonna

della Pietà iniziò a lacrimare e a parlare a

due giovani del luogo. A tale avvenimento seguirono

fenomeni luminosi, che, pur diversamente

giudicati, hanno portato molti fedeli e

curiosi in questo luogo.

A Pietrapaola possiamo ammirare la chiesa di

Santa Maria delle Grazie, una costruzione medievale

risalente ai primi anni del XIII secolo.

Molto interessante, dal punto di vista artistico, è

la statua della Vergine posta sull’altare, intarsiata

in marmi policromi e affiancata da due angeli.

Ma è nel cuore di Rossano che troviamo le rappresentazioni

mariane più interessanti. La prima

tappa è la Cattedrale, che si trova nel punto dove

sorgeva un antico oratorio eremitico (sec.

VI), in cui viveva e pregava un monaco di nome

Efrem. Secondo la tradizione, fu per sollecitazione

di Efrem, per opera dell’imperatore bizantino

Maurizio e per intervento divino che sorse,

intorno al 580, la Cattedrale dedicata alla Madre

di Dio, autoaffrescatasi su una colonna e

perciò nota come l’Achiropìta, ossia la dipinta

da mano non umana. Particolarmente venerata

dai rossanesi, è il cuore spirituale della storia della

città e la patrona di Rossano. L’immagine è

custodita in una pregiata nicchia marmorea del

XVIII secolo e rappresenta la Vergine (Madre di

Dio: Theotókos o Méter Teù) che regge sul

braccio sinistro il Messia Bambino. Meritano

una visita anche il chiostro e il Museo dedicato

all’arte sacra, ospitato all’interno del palazzo arcivescovile.

Un altro luogo che fonde sapientemente religiosità

e leggenda è la chiesa rurale di Santa Maria

a Terravecchia, dove si può ammirare un intenso

affresco della Madonna del Carmine, che, secondo

la tradizione, salvò i fanciulli della popolazione

locale da un rettile che li rapiva e divorava.

Una visita meritano infine anche l’antica

Cattedrale di Cariati, riedificata nel 1857, e la

chiesa Matrice di San Clemente a Paludi, dove

sono custodite due tele di Onofrio Ferro,

attivo a metà del XVIII secolo: la prima, del

➜ LO SCRIPTORIUM

Nati intorno alla metà del

V secolo, gli scriptoria

erano collocati nei

monasteri in una sala

spaziosa, ben illuminata

da numerose finestre,

destinata alla copiatura

dei manoscritti. Al suo

interno i monaci

amanuensi lavoravano ai

tavoli nella posizione più

idonea a ricevere la luce,

decorando e ricopiando i

testi, chiamati codici, che

erano sia sacri, sia

profani e, per non

disperdere la conoscenza

della lingua latina, anche

classici. Il prezioso lavoro

di questi copiatori è

conosciuto ancora oggi

per l’importanza che ha

avuto nel tramandare il

patrimonio culturale

greco e latino, anche

nelle correnti teologicofilosofiche

dell’Umanesimo fiorentino

del XIV secolo.

Sulla doppia pagina,

in senso orario:

il cortile del convento di

San Bernardino a

Rossano; particolare

della Chiesa Matrice di

Cropalati, dedicata a S.

Maria Assunta (sec.

XVII); interno del

Santuario di Bocchigliero;

un dettaglio delle

numerose opere

conservate nel museo

dell’Arte Sacra di

Rossano; antichi reperti

custoditi nella Chiesa

Madre di Cropalati, il suo

altare e un particolare

degli oggetti sacri

presenti all’interno.

23


24

I CONVENTI DEL SEICENTO

Tra i conventi più importanti delle terre Jonicosilane e del Basso Jonio Cosentino sono da ricordare

quello di Calopezzati e di Longobucco, entrambi risalenti al XVII secolo. Il Convento

dei Riformati di Calopezzati fu edificato per volere del principe Bartolomeo Sambiase, e costruito

su progetto di Joannes Campitellus, di fronte al castello, con la tipica struttura dei monasteri

benedettini. Con l’autorizzazione di papa Clemente XI nel 1702 fu aperto e assegnato

dal principe ai Frati Minori di San Francesco d’Assisi, detti Riformati, con dedica a Santa

Maria del Rimedio. Dopo che incendi e terremoti lo tramutarono in rudere, Gerardo Leonardis

ne commissionò un restauro negli anni ’80, durato ben tre anni, che lo riportò alla sua antica

bellezza. La facciata della chiesa e il chiostro sono ispirati al primo Seicento meridionale

caratterizzati da semplicità ed eleganza. Nel 1615 fu inaugurato, invece, il convento dei Padri

Francescani Minori di Longobucco, detto “dei Monaci”, adiacente all’antica chiesa di Santa Maria Maddalena. Uno dei probabili fondatori

fu il dottor Benedetto Greco. Nel 1937, sino al 2000, al suo interno fu istituito un corso annuale di avviamento professionale di tipo industriale,

che si trasformò poi in una scuola di formazione e di riqualificazione professionale. Nel 2008 fu sottoposto a lavori di restauro e oggi,

conservando ancora il suo antico stile barocco e l’importanza di centro della cultura longobucchese, ospita una mostra su “L’artigianato e

gli antichi mestieri” e un Ecomuseo dell’Artigianato silano e della Difesa del suolo, di recente istituzione.

➜ IL MUSEO DIOCESANO

DI ARTE SACRA

DI ROSSANO

Il Museo Diocesano di

Rossano fu istituito, nel

1952, dall’arcivescovo

Giovanni Rizzo nei locali

ristrutturati della

Sagrestia della

Cattedrale, come

testimonianza del glorioso

passato della città di

Rossano, emerso

soprattutto in età

bizantina. Al suo interno

una sala riservata

custodisce

orgogliosamente il

prezioso Codex Purpureus

Rossanensis. La struttura

attuale del Museo,

composta di dieci sale, è

il risultato di anni di

lavori di restauro, che

hanno permesso ai

visitatori di ammirare le

testimonianze artistiche e

le suppellettili sacre e

liturgiche presenti con

una precisa distribuzione

tematica e cronologica.

1736, riproduce il battesimo di Gesù, mentre

la seconda, del 1740, raffigura l’incoronazione

di San Clemente Papa. Sempre a Paludi, in

località Nazaret, merita una visita la chiesetta

di Sant’Antonio, del XVI secolo, con l’annesso

campanile, che conserva un prezioso altare

e un affresco raffigurante la Madonna con il

Bambino del 1525.

Lo splendore della Rossano bizantina

Considerata la città più bizantina d’Italia insieme

a Ravenna, Rossano è piena di ricchezze storiche

e religiose. Esemplificativo il piccolo oratorio

bizantino della Panaghìa, situato nella zona

centrale della città di Rossano e costruito nei

sec. X-XI. Il nome in greco significa “la tutta

santa” e la sua costruzione è legata al culto e alla

venerazione della Madonna e all’ascesi comunitaria

dei monaci eremiti e lauriti. Conserva la

struttura architettonico-artistica originaria, molto

bella e suggestiva, gli affreschi frammentati di

S. Basilio di Cesarea e l’enigmatica figura di S.

Giovanni Crisostomo. Altre importanti ricchezze

di architettura e arte sacra bizantine sono la

chiesa e il Monastero di Santa Maria Nuova

Odigìtria o del Patìr o del Patire o del Patirion,

collocati sulla montagna rossanese, tra la contrada

rurale Piragineti e la città di Corigliano, e

fondati tra il 1090 e il 1101-1105. Il Monastero

prese il nome dall’icona portata da San Bartolomeo

da Simeri, suo fondatore, direttamente

da Costantinopoli. Per secoli fu un importante

centro culturale e di preghiera, lo “Scriptorium”

e la Biblioteca più importanti e famosi dell’Italia

meridionale, che hanno salvato gran parte

della memoria storica collettiva della civiltà greco-latina

e trasmesso, attraverso l’Umanesimo e

il Rinascimento, alle future generazioni. Il Patìr,

formato dalla chiesa, perfettamente conservata,

e dal Monastero restaurato nel 2010 costituisce

ancora oggi l’edificio sacro che rappresenta,

nella maniera più fedele, la religiosità, la cultura,

l’arte e la bellezza della Rossano bizantina.

L’icona della “Madonna dei Carbonai”

Tra i beni storici e monumentali di Longobucco

spicca la chiesa Matrice, tipicamente

barocca, ma impostata su un precedente impianto

medievale, dedicata a Santa Maria Assunta

e diventata dal 1960 Santuario Mariano.

Affascinante la facciata in calcare marnoso

con decorazioni in parte baroccate e in parte

romaniche.

La Chiesa è un vero e proprio scrigno di opere

d’arte. All’interno, infatti, sono custodite opere

pregiate: quelle in legno create dagli intagliatori

di Serra San Bruno; i due grandi affreschi

del coro, “La Natività” e “L’Adorazione

dei Magi”, eseguite da Cristoforo Santanna da

Rende, uno dei più grandi artisti calabresi del

Settecento e ispirate a modelli umani longobucchesi;

“La cena”, di Onofrio Ferro da Palu-


di; “La Fonte Battesimale”, opera anonima in

stile romanico-normanno. Ma la più prestigiosa

è l’icona lignea a rilievo raffigurante una

Madonnina nera col Bambino, detta “dei Carbonai”.

L’opera, sistemata sull’altare della cappella

dell’Assunta, fu realizzata da artisti silani

intorno al XII-XV secolo.

I monasteri Normanni, Gotici,

Rinascimentali, Barocchi

Dopo il 1060 cominciò il processo di latinizzazione

religiosa imposto dai Normanni di

Roberto il Guiscardo nei territori della Sila Greca.

Tale processo non fu affatto facile ed ebbe

non poche resistenze, specie a Rossano, tanto

che durò a lungo, fino al 1460, quando, alla

morte dell’ultimo pastore greco, fu nominato

dal Papa il primo arcivescovo latino-cattolico di

questa diocesi nella persona di Matteo Saraceno.

Nel corso di quei quattro secoli si diede un

forte impulso all’edificazione di chiese e monasteri

di spiritualità occidentale-latina e di religiosità

devozionale prevalentemente mariana,

come a Longobucco (Madonna dei Carbonai),

Bocchigliero (S. Maria de Jesu), Campana

(Madonna di Costantinopoli), Scala Coeli e

Terravecchia (Madonna del Carmine), Mandatoriccio

(Madonna dei Fiori), Calopezzati (Madonna

del Rimedio), Caloveto (Matrice di S.

Giovanni Calibyta), Cariati (chiesa degli Osservanti).

Il primo monastero latino di Rossano è

quello intitolato a S. Bernardino da Siena, voluto

da Matteo Saraceno, elegante ed imponente,

a segnare la discontinuità con il passato

greco-bizantino della città.

La chiesa e il chiostro sono di stile neo-gotico,

con forti influenze rinascimentali del Cinquecento,

come il sepolcro marmoreo di Oliverio

di Somma, e barocche del Seicento nell’altare

del crocefisso ligneo e negli splendidi arredi di

legno intarsiato.

L’architettura e l’arte religiose del Cinquecento

rinascimentali sono rappresentate dalla Matrice

di S. Clemente di Paludi, dagli ex monasteri di

S. Francesco di Paola ora seminario arcivescovile

e di S. Maria delle Grazie extra moenia di

Rossano. Il barocco del sec. XVII è rappresentato

dalla chiesa Matrice e dal Convento dei

Riformati di Calopezzati, dal Convento dei

Monaci e dalla chiesa Matrice di Longobuc-

DA VISITARE

appunti di viaggio

◗ Museo Diocesano di Arte Sacra

Comune di Rossano

Via Largo Duomo 5 (accanto alla

Cattedrale)

Proprietà. Diocesi di Cosenza

Gestione. Cooperativa Neilos

0983.525263 / 340.4759406

Fax 0983.525263

neilos@tiscalinet.it

www.artesacrarossano.it

Orari di apertura.

Apertura invernale (16/09 al 30/06)

09:30/12:30 15:00/18:00.

co, dalla chiesa della Madonna del Carmine

di Caloveto, dalle chiese di S. Antonio e della

Madonna delle Grazie di Campana, dal

palazzo vescovile e dal Seminario di Cariati,

dalla Matrice di Cropalati, dalla Matrice dei

SS. Pietro e Paolo di Mandatoriccio, dalla

Matrice di S.Maria delle Grazie di Pietrapaola,

dalla Matrice di S. Maria Assunta di

Scala Coeli, dalla Matrice di Terravecchia,

dalla Matrice di Bocchigliero, dagli ex monasteri

dei Cappuccini (S. Maria di Costantinopoli)

e di S. Domenico e dalle chiese di

S. Nilo e di S. Martino di Rossano. ■

Festivi 10:00/12:00 16:00/18:00

Apertura estiva (01/07 al 15/09)

09:30/13:00 16:30/20:00 tutti i giorni

Giorno di chiusura. Lunedì, nel periodo

invernale (16/09 al 30/06)

Ingresso. A pagamento

Visite guidate. Previste

Come arrivare. A.3 Salerno Reggio

Calabria, uscire allo svincolo di Sibari e

proseguire per le SS.534-SS.106 fino a

Rossano.

◗ Museo dell’Artigianato silano e

della Difesa del Suolo

Informazioni, orari, come arrivare:

vedi a pagina 31

➜ LE MADONNE NERE

Il culto delle Madonne

nere ha sempre suscitato

un grande interesse. La

sua diffusione in

Occidente è molto antica

e viene associata a

legami con l’Oriente, in

particolare all’epoca delle

Crociate.

La ragione dell’origine del

colore più scuro che si

nota nella carnagione

delle raffigurazioni

presenti in questo

territorio, si pensa sia

legata ad una specifica

scelta teologica secondo

cui i personaggi sacri,

come la Madonna, ma

anche i Santi e Gesù

Cristo, sono

rappresentati come

evocazioni spirituali e non

come corpi materiali.

Questo culto ha portato

alla nascita di tradizioni e

miracoli tramandati nei

secoli.

Dall’alto: la Madonna

Nera dei Carbonari a

Longobucco; interno della

Chiesa Madre di

Longobucco.

25


ITINERARI DELLA CULTURA

26

MUSEI

E CENTRI STORICI

MEMORIA E SPECCHIO

DEL TERRITORIO

I musei presenti nei Comuni delle terre jonicosilane e del Basso Jonio

Cosentino e tutti i centri storici costituiscono gli elementi più rilevanti

per conoscere il territorio. Essi racchiudono testimonianze importanti:

dalla storia antica a quella contemporanea, dall’arte sacra

ai capolavori dell’artigianato locale.


Paramenti di pregiata

fattura, opera

dell’artigianato locale,

esposti al Museo Diocesano

di Arte Sacra a Rossano.

ICENTRI STORICI DEL TERRITORIO, VERI E PROPRI MUSEI A

CIELO APERTO, sono i sacrari della memoria storica collettiva,

le radici dell’identità e del senso dell’appartenenza.

I campionari suggestivi delle testimonianze della

vita, dell’arte, dell’artigianato lasciate dagli uomini in oltre

venti secoli, tutti da salvaguardare e visitare. L’arte sacra

è un elemento importante per conoscere l’intensità della religiosità

e della ricchezza storico-artistica del Basso Jonio

Cosentino: per questo meritano una visita i numerosi musei

del territorio. Partendo da Rossano, nel palazzo arcivescovile,

troviamo il Museo Diocesano di Arte Sacra, attiguo

alla Cattedrale, che raccoglie preziosi arredi, oggetti e opere

d’arte sacra: da segnalare l’anello sigillo di San Nilo del

XII secolo, i manoscritti dei Privilegi alla città della Regina

Bona Sforza, numerose tele e sculture e alcune pergamene.

Ma l’oggetto custodito più importante è sicuramente il Codex

Purpureus Rossanensis.


In alto, in senso orario:

le celebri pipe di

Mandatoriccio; Museo

delle Attività Contadine di

Bocchigliero; un

ostensorio conservato a

Rossano; una sella

“d’epoca” a Bocchigliero;

Museo di Arte Sacra a

Rossano; antichi oggetti

di uso quotidiano,

sempre a Bocchigliero.

28

➜ IL MUSEO

DELLA LIQUIRIZIA

La liquirizia è sempre

stata per la Calabria una

fonte di ricchezza. Oggi

l’80% della produzione di

liquirizia in Italia si

concentra nei Comuni di

Rossano e Corigliano.

Proprio a Rossano è nato

il Museo della Liquirizia

“Giorgio Amarelli”, per

raccontare la storia della

liquirizia e della famiglia

Amarelli, maggiore

produttrice in Italia.

Ospitato nei locali

dell’antico concio di

famiglia, il Museo offre

uno spaccato della

società settecentesca

tramite una sezione

documentaria sulla storia

della famiglia e

dell’azienda. È possibile

anche seguire il ciclo

produttivo dalla radice

alla liquirizia. Maggiori

approfondimenti sul

Museo della Liquirizia a

pagina 50

Si tratta di un preziosissimo evangelario greco

miniato risalente ai secc. V-VI. Sempre a Rossano

è stato inaugurato nel 2011 il Museo dedicato

a Isabella De Rosis, fondatrice della congregazione

delle suore Riparatrici del Sacro

Cuore, in occasione del primo centenario della

sua morte. Il museo si trova all’interno dell’antico

palazzo De Rosis, recentemente restaurato,

dove Isabella nacque e trascorse l’adolescenza.

Nella chiesa madre Santa Maria Assunta di Longobucco

possiamo ammirare oggetti liturgici

antichi, quali ostensori, calici e un secchiello per

l’acqua santa, testimoni dell’antica arte argentiera

del paese, che costituiscono un’importante

esposizione d’arte sacra. Documenti ufficiali riferiscono

della permanenza a Longobucco dell’abate

Gioacchino da Fiore, uno dei più grandi

personaggi del Medioevo. A Bocchigliero, nell’antica

cappella del Sacramento della Chiesa

Matrice, troviamo l’esposizione permanente di

oggetti antichi di grande valore artistico, abiti e

paramenti sacri dal Settecento ai giorni nostri,

inaugurata nell’agosto del 2003. Infine l’esposizione

d’Arte Sacra nella sagrestia della Cattedrale

di Cariati, in fase di ampliamento, raccoglie

opere suddivise in sezioni, come quella dei paramenti,

dei calici e degli ostensori sacri, quella dei

dipinti e pale d’altare di grande formato e la sezione

della statuaria sacra. Molte e interessanti

sono le opere custodite nella sala espositiva di

Arte Sacra della Chiesa di S. Giovanni Calibyta

a Caloveto: ostensori, calici,

pissidi, croce ostile, lavabo, turiboli, ampolle,

candelieri, corone dei secc. XVII-XIX.

I musei della civiltà contadina

Un altro tassello importante della storia e della

cultura del territorio jonicosilano è la civiltà rurale,

degnamente raccontata dai Musei della civiltà

contadina di Mandatoriccio, Bocchigliero,

Paludi e dalla mostra su “L’artigianato e gli antichi

mestieri” di Longobucco. Il primo è ospitato

all’interno della locale scuola media, con l’obiettivo

di fare memoria attuale degli antichi mestieri

e fornire una corretta storia dell’evoluzione sociale,

economica e culturale delle professioni nel

tempo. La sua realizzazione è avvenuta grazie al

lavoro di ricerca, catalogazione e confronto degli

strumenti da lavoro dell’epoca. Le sezioni che

ospitano gli oggetti sono frazionate rispettando i

diversi aspetti della vita domestica, agricola, pastorale

e artigianale. Anche il Museo della civiltà

contadina di Bocchigliero svolge una funzione

didattica molto importante per la presenza di

utensili e attrezzi riguardanti gli antichi mestieri

della civiltà bocchiglierese che tracciano una storia

della vita contadina. Inoltre si possono ammirare

quattrocento fotografie storiche che aiutano

nella ricostruzione dei costumi, della vita

sociale, del lavoro nei campi e degli antichi mestieri

del passato. Il museo ubicato nel centro di

Paludi, in un edificio recentemente restaurato,


CODEX PURPUREUS ROSSANENSIS

Il Codex è un evangeliario greco miniato, per molti versi un “unicum” nel mondo, conservato

nel Museo Diocesano di Arte Sacra di Rossano. È prezioso per la sua antichità e per

il materiale scrittorio usato, la pergamena purpurea di colore rosso (da cui deriva il nome),

usata nel mondo bizantino per i documenti più preziosi.

La questione della provenienza e della localizzazione è ancora piuttosto incerta: composto

probabilmente in Siria, forse ad Antiochia tra il V e il VI-sec. d.C., le ipotesi del come arrivò

in Calabria sono diverse: c’è chi pensa per mano dei monaci melchiti che, nel VII sec., fuggirono

dalle persecuzioni islamiche, e chi dice invece che un nobile bizantino lo donò alla Chiesa

di Rossano. Conservato per secoli nella Chiesa di Rossano, fu riscoperto nel 1831 da Scipione

Camporota, canonico della Cattedrale, autore dell’attuale disposizione e della numerazione

ai fogli. Il testo fu segnalato per la prima volta nel 1846 dal giornalista Cesare Malpica.

Nel 1879 fu studiato scientificamente e pubblicato da Adolf Harnach e da Oscar von Gebhardt nel 1880 a Lipsia, con il titolo “Evangeliorum

Codex Graecus Purpureus Rossanensis”, che battezzò ufficialmente il prezioso manoscritto. Esso conserva centottantotto fogli dei quattrocento originari,

pari a trecentosettantasei pagine, contenenti quindici miniature sulla vita di Cristo, con il testo greco dei vangeli di Matteo e Marco (parzialmente

completo), scritto con caratteri onciali in oro e argento, mentre gli altri due vangeli di Giovanni e Luca sono andati perduti.

permette una corretta ricostruzione delle origini

e della storia locale tramite una raccolta di attrezzi,

strumenti e materiali d’ogni genere. A Longobucco

l’ex convento dei Riformati ospita la

mostra dedicata all'artigianato e agli antichi mestieri,

con l’intento di testimoniare le professioni

del passato che hanno caratterizzato il paese, importante

centro culturale e del sapere.

Ecomuseo dell’Artigianato Silano

e della Difesa del suolo

L’Ecomuseo dell’Artigianato silano e della Difesa

del suolo di Longobucco rientra nel progetto

di riqualificazione del territorio del Parco della

Sila e della sua promozione come meta di turismo

culturale, naturalistico e sportivo, e fu

promosso e finanziato dell’Ente Parco fin dal

2002, anno di costituzione. L’Ecomuseo, ubicato

nell’ex Convento dei Frati Francescani minori

Riformati, a fianco della Chiesa di Santa

Maria Maddalena, contiene un’interessante

mostra permanente dedicata all’artigianato e

agli antichi mestieri, oltre a oggetti d’interesse

storico della cultura popolare longobucchese,

che testimoniano perfettamente l’arte contadina

passata. Chiamato “ecomuseo” proprio per

sottolineare che le componenti essenziali sono il

territorio, la popolazione e il patrimonio sociale

e culturale, costituisce un passo importante

nel tentativo di recuperare la memoria storica e

culturale del paese.

Rossano, memoria antica e multimedialità

Rossano, città di arte e cultura, si suddivide

nella zona antica, chiamata “Rossano paese”,

e in quella nominata “Rossano scalo”, più

moderna e vicina al mare. Una visita particolare

merita il Museo Diocesano d’Arte Sacra,

istituito nel 1952 dall’arcivescovo Giovanni

Rizzo. Inizialmente composto di sole due sale,

ottenute ristrutturando i locali della Sagrestia

della Cattedrale, dopo anni di lavori

nell’ala del Palazzo Arcivescovile, nel 2000

In basso: un telaio

tradizionale conservato

al Museo dell’Artigianato

di Longobucco.

29


➜ IL MUSEO

DELLA GINESTRA

Chiamata la città “degli

argenti e dei telai”,

Longobucco è sempre

stata un luogo di grande

interesse per la

tradizione della

lavorazione tessile. Nel

corso dei secoli le donne

che vi abitarono

divennero talmente

esperte nella lavorazione

dei tessuti, come la seta

cruda, cascami e lana,

che i loro manufatti,

ancora oggi, sono

considerati vere e

proprie opere d’arte. A

Longobucco troviamo il

Museo della Ginestra

“Eugenio Celestino”, che

espone diversi manufatti

tessili lavorati, quali

copriletti, tappeti, arazzi

e che documenta l’intero

ciclo di lavorazione dalla

pianta sino ai filati.

Sulla doppia pagina

in senso orario:

paramenti sacri al Museo

di Rossano; arte

contemporanea e

moderna si incontrano alla

Pinacoteca di

Bocchigliero; ancora arte

sacra al Museo di

Rossano.

30

In basso: l’artista

Domenico Fontana,

curatore della Pinacoteca

di Bocchigliero.

l’arcivescovo Andrea Cassone inaugurò la

nuova sede, formata da dieci sale, di cui una

riservata all’oggetto più prezioso che il Museo

custodisce: il Codex Purpureus Rossanensis.

L’attuale organizzazione degli spazi espositivi

del Museo ha seguito criteri moderni, mirati

a sfruttare adeguatamente gli spazi e a valorizzarne

i contenuti. Al suo interno, oltre all’importante

Codex, si possono ammirare

oggetti di notevole importanza storica ed artistica,

come uno specchio greco in bronzo

del V secolo a.C., la tavola a fondo oro della

Pietà risalente al XV secolo di scuola veneta,

la Sfera Greca, ostensorio cesellato in stile gotico

di fine XV secolo. Nel progetto “Parco

tematico del bizantino” è rientrata l’idea di

creare un Museo multimediale del Codex,

presso palazzo San Bernardino, con tanto di

touch screen, tramite cui è possibile consultare

virtualmente il “Rossanensis”, ingrandendo

ogni suo piccolo particolare, oltre alla

possibilità di selezionare file audio in diverse

lingue. In un angolo del Museo è posta un’opera

pressoché sconosciuta fino a poco tempo

fa: la “Tavoletta della Pace”, una miniatura

che raffigura il matrimonio mistico di

Santa Caterina d’Alessandria, che il padre

gesuita Heinrich Pfeiffer, docente di storia

dell’arte alla Pontificia Università Gregoriana

di Roma, ha attribuito recentemente al

miniaturista croato del Cinquecento Giulio

Clovio.

Arte contemporanea a Bocchigliero

Nel comune di Bocchigliero oltre ai tesori antichi,

si possono ammirare patrimoni artistici

contemporanei, come quelli custoditi nella

Pinacoteca Comunale di Arte moderna e

contemporanea. Nell’antico palazzo Tucci, rilevato

dall’Amministrazione Comunale e destinato

a Museo di Arte Contemporanea, sono

esposte opere di artisti contemporanei calabresi

e bocchiglieresi, quali Alfredo Granata,

Flaccavento e Franco Santoro. L’androne

del palazzo è dedicato a Domenico Fontana,

noto artista locale, oltre che studioso e responsabile

del Museo. Le sue sculture e i suoi

dipinti, raccolti negli spazi espositivi del Museo,

rappresentano le diverse figure che hanno

popolato la storia del paese, creando una

raffigurazione della storia e della società bocchiglierese.

Il centro di documentazione sul brigantaggio

Il fenomeno del brigantaggio era molto diffuso

nella Sila Greca e nel Basso Jonio Cosentino

dal XVIII al XIX secolo. Fu un fenomeno sociale

complesso e diffuso, costituito prevalentemente

dalla resistenza attiva di massa di

gruppi di operai, artigiani e contadini che,


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stanchi di subire soprusi, ingiustizie e sfruttamento,

si rifugiarono nei boschi e difesero i

propri territori, rivendicando la fine dell’oppressione

e una società più umana e giusta.

Non furono capiti e, per questo, perseguitati

ed elimitati all’indomani dell’unità d’Italia.

Sono molti i briganti e le bande che operarono

sui monti della Sila. Le comitive più importanti

furono quelle di Antonio Santoro,

detto “Re Curemme”, Domenico Sapia detto

“Brutto”, Francesco Godino detto “Faccione”,

Luigi Maio detto “Catalano”, Domenico Graziano

detto “Turchio”, Domenico Straface

detto “Palma” ma anche “Il re della foresta”,

tutti di Longobucco, il centro più attivo del

brigantaggio calabrese. Il 24 settembre 2011 il

Comune di Longobucco ha inaugurato il

Centro di Documentazione sul Brigantaggio,

con lo scopo di raccogliere e conservare i documenti

riguardanti questo fenomeno, costituendo

così un punto di riferimento fondamentale

per studiosi, ricercatori e studenti. La

sede si trova nel Convento dei Francescani

Casa delle Associazioni e delle Culture e tutti

i documenti raccolti al suo interno raccontano

il fenomeno sotto diversi aspetti: sociale, militare,

politico, letterario, giuridico e umano.■

MUSEI

appunti di viaggio

◗ Museo Diocesano d’Arte Sacra

Comune di Rossano, Informazioni, orari,

come arrivare: vedi pagina 25

◗ Casa - Museo Isabella De Rosis

Comune di Rossano, Piazza Steri

0983.525623 Riapre Aprile 2012.

Orari di apertura. Orario invernale

9:30/12:30 16:30/18:00 (giorni feriali).

10:00/12:00 16:00/18:00 (giorni

festivi). Orario estivo (1/07 al 15/9)

9:30/12:30 16:30/18:00

Come arrivare a Rossano. A.3 Salerno-

Reggio Calabria, uscita svincolo di Sibari,

segue SS.534 SS.106 fino a Rossano.

Seguire indicazioni per Palazzo de Rosis.

◗ Esposizione d’Arte Sacra

Comune di Bocchigliero, Chiesa di

S. Maria Assunta, Via San Francesco

0983.92078 Orari di apertura. Dall'11 al

23 Agosto (in coincidenza con il novenario di

S. Rocco) 17:00/21:00

Giorno di chiusura. 15 agosto (apertura

su prenotazione)

Ingresso. Gratuito

Visite guidate. Previste su richiesta

Come arrivare a Bocchigliero. A.3 Salerno-

Reggio Calabria, uscita svincolo di

Cosenza, poi SS.107 fino a Camigliatello

SS.177 fino a lago Cecita, infine SS.282

◗ Esposizione d’Arte Sacra della Cattedrale

Comune di Cariati, Via xx Settembre

0983.94021

www.comune.cariati.cs.it

Come arrivare a Cariati. Autostrada

Adriatica, uscita Taranto, SS.106 Jonica

direzione Reggio Calabria. A.3 Salerno

Reggio Calabria, uscita di Sibari, segue

SS.106 Jonica direzione Reggio Calabria.

◗ Museo d’Arte Sacra

Comune di Caloveto 0983.63005

Orari di apertura: 9:00/19:00

Ingresso. Libero.

Visite guidate. previste su richiesta

◗ Museo della Civiltà Contadina

Comune di Mandatoriccio, Scuola Media

0983.994027 / 366.3187492

(Costantino Giuseppe, per visite)

Orari di apertura. Lunedì e mercoledì

7:30/17:30 Martedì e giovedì

7:30/16:30 Venerdì 7:30/14:00

Ingresso. Gratuito

Visite guidate. Previste su richiesta

Come arrivare a Mandatoriccio. A.3

Salerno Reggio Calabria, uscita

SibariSpezzanoAlbanese, dalla E.844

proseguire per la E.90 e poi SS.106

direzione Mandatoriccio.

◗ Museo della Civiltà Contadina

Comune di Bocchigliero, Via Sandro Pertini

0983.92001

sindacobocchigliero@libero.it

www.bocchigliero.asmenet.it

Orari di apertura.

10:00/12:0016:00/18:00

Ingresso. Gratuito

Visite guidate. Previste su richiesta

Come arrivare a Bocchigliero.

Vedi: Esposizione d’Arte Sacra

◗ Pinacoteca comunale d’Arte Moderna

e Contemporanea

Comune di Bocchigliero

Palazzo Tucci, Via Roma,

0983.92001

sindacobocchigliero@libero.it

www.bocchigliero.asmenet.it

Orari di apertura. 10:00/12:00

16:00/18:00

Ingresso. Gratuito

Visite guidate. Previste su richiesta

Come arrivare a Bocchigliero. Vedi:

Esposizione d’Arte Sacra

◗ Museo dell’Artigianato silano

e della Difesa del Suolo

Comune di Longobucco

Via Roma 58, 87066

Proprietà. Comunale

Gestione. Società Syremont del Gruppo

Thesauron

0984.902838 / 0984.72765

info@parcosila.it longobucco.sila@novamusa.it

www.ecomuseolongobucco.it

Orari di apertura. (16/03 al 15/11)

9:30/18:00. Negli altri mesi apertura su

richiesta. Apertura durante le festività di

Natale e Capodanno: 7/11 dicembre e 22

dicembre/8 gennaio

Giorno di chiusura. Lunedì dal 16 marzo al

15 novembre, Ingresso. A pagamento

Visite guidate. Percorsi di visita curati da

operatori specializzati con escursioni nel

territorio del Parco. Prevista anche

l’organizzazione di visite per scuole e

comitive

Come arrivare a Longobucco. A.3, uscite

Cosenza (nord e sud), SS.107 direzione

Sila, uscita Camigliatello, direzione Fossiata

SS.117; oppure SS.106 uscita Mirto-

Crosia, direzione Longobucco SS.177. In

treno. Stazione Cosenza o Rossano, servizi

autolinee direzione Longobucco.

◗ Centro di Documentazione sul Brigantaggio

Comune di Longobucco, Via Roma 58

Ex Convento dei Francescani Casa delle

Associazioni e delle Culture

0983.72178

comunelongobucco@yahoo.it

Ingresso. Gratuito, Visite guidate. Previste

su richiesta (Cell. 338.4725757)

Come arrivare. Vedi Museo dell’Artigianato

silano e della Difesa del Suolo

◗ Museo della Ginestra Eugenio Celestino

Comune di Longobucco

Via Monaci 14

0983.71048

mariocelestino@alice.it

www.mariocelestino.it

Orari di apertura. 10:00/13:00

15:00/18:00 tutti i giorni

Ingresso. Gratuito

Visite guidate. Previste su richiesta (Cell.

328.8186050, Mario Celestino)

Come arrivare. Vedi: Museo dell’Artigianato

silano e della Difesa del Suolo.

◗ Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli

Informazioni, orari, come arrivare: vedi

pagina 51


ITINERARI DELLA CULTURA

32

ANDARE PER ROC

CASTELLI

Nelle terre Jonicosilane si ritrova se stessi all’ombra di copiose

tracce di civiltà remote. E sono loro, i castelli e le torri,

inespugnabili sentinelle del mare e del territorio, a raccontare le

gesta dei popoli che si sono succeduti nel Basso Jonio Cosentino,

mentre le masserie o “casini” ci parlano della vita materiale

di uomini e società delle terre Jonicosilane.


CHE,

E MASSERIE

La Torre Stellata o Castello

Sant’Angelo sul lido di

Rossano, fortificazione

militare del XVI secolo,

è tuttora in un perfetto

stato di conservazione.

PRIMA I GRECI, POI I ROMANI, E, CON LA CADUTA DEL LORO IMPERO, LE INVASIONI BARBARICHE, quindi

Bisanzio e poi i Saraceni e i Turchi. Stretto tra la Piana di Sibari e le montagne della Sila, storicamente

questo territorio è sempre stato stuzzicante per numerosi invasori. La presenza di castelli e torri, masserie

e centri fortificati, ferrigni come guerrieri, sono il prezioso lascito degli avvenimenti storici che hanno

segnato il Basso Jonio Cosentino.

33


➜ CAMPANE... DI

GUARDIA

Le campane delle torri

civiche servivano non solo

a scandire il tempo o a

riunire i fedeli per la

messa, ma anche ad

allertare la popolazione,

impegnata nel lavoro dei

campi o con le greggi, in

caso di incursioni

nemiche. Addirittura il

comune di Campana

prende il nome dalla

grossa campana posta

sulla torre civica in età

normanna. Nell’alta valle

del Trionto, anche il

campanile di Longobucco

era una torre di

avvistamento a pianta

quadrangolare, tipica

struttura normanno-sveva

con murature in blocchi

di tufo (il travertino che

affiora intorno a colle

d’Avri), che poggiano su

ciottoli di granito. I

longobucchesi vanno

orgogliosi del loro

campanile che si trova

nella piazza,

comunemente detta ‘u

campanaru’, dinanzi alla

Chiesa Matrice.

In basso:

il campanile della

Chiesa Madre di

Longobucco.

In viaggio di castello in castello

Costruito dai Normanni e modificato dagli

Angioini, il castello feudale di Calopezzati,

borgo sulla costa jonica inserito tra Crosia e

Pietrapaola, costituisce un perfetto esempio

dell’abilità umana nel trasformare una semplice

rocca in un’elegante dimora. Buona

parte della sua metamorfosi in lussuosa e

prestigiosa residenza la si deve agli Svevi (sec.

XIII). Tra il 1500 e il 1700 i nobili Sambiase

arricchirono l’interno del castello di decorazioni

e biblioteche, di nuovi soffitti, di camini,

di un salone d’onore e di un ponte levatoio.

Oggi la fortezza è di proprietà della

famiglia Giannone.

Proseguendo verso sud lungo la costa e poi

verso l’interno, si raggiunge il castello di

Mandatoriccio, fatto costruire dal marchese

Guidasso tra il sec. XV e il XVI, quando il

paese era solo un casale della contea della vicina

Pietrapaola. Si presume che proprio intorno

al castello si sia formato il primo nucleo

abitato, circondato da mura di cinta,

come si evince dai resti di bastioni rinvenuti

nelle vicinanze. Il Castello, restaurato, è oggi

sede del municipio.

A pochi chilometri di distanza, sempre

verso l’interno, si trova Pietrapaola, abbarbicata

alla rupe del Salvatore, che

sovrasta il paesino insieme alla Timpa

del Castello. Sulla rupe del Salvatore

si trova la grotta del Principe,

esempio di arte rupestre e utilizzata

in periodo feudale come

rifugio in caso di attacchi nemici.

Stessa funzione aveva la

Timpa del Castello, come

confermano i resti di una cisterna

per la raccolta dell’acqua.

Salendo lungo la

caratteristica strada che

porta dal fondovalle dell’Acquaniti

al Centro

Storico di Pietrapaola, si

scorgono, oltre al paesaggio

delle grotte, i

frammenti dell’antica

“silica”, la mulattiera

fatta con pietre di fiume,

tenute insieme da

una matrice limosa-argillosa che ha garantito

per secoli l’accesso al borgo dal mare.

Tra il fiume Trionto e la Piana di Sibari è

ubicata Rossano, dove in passato vi erano

addirittura tre castelli. Il primo, Oppidum o

Castrum Roscianum, apparteneva forse alla

gens romana dei Rosci, risalente al 193 circa

a.C. Il castello romano fu trasformato nel

sec. XVII nel Monastero dei Cappuccini,

nella seconda metà dell’Ottocento in ospedale

civico. Il secondo è stato incorporato

nell’attuale palazzo De Rosis (famiglia di baroni

proveniente dalla vicina Corigliano): si

tratta del castello dello Steri o del Governatore,

risalente al XV secolo. Il terzo fortilizio,

infine, risale al periodo storico in cui

Rossano era un Principato sotto i Ruffo.

Borghi fortezza

Non solo castelli e rocche. Le terre jonicosilane

e il Basso Jonio Cosentino sono disseminati

di straordinari borghi fortezza, dove

la popolazione trovava sicuro rifugio dalle

frequenti incursioni prima dei Saraceni provenienti

dalla Sicilia (secc. IX-X), poi dalla

pirateria turchesca e barbaresca proveniente

dalle coste del Nord Africa (secc. XVI-

XVII). Cariati è una stupenda piazzaforte

militare di epoca bizantina, posta tra Punta

Alice e Capo Trionto, ancora oggi circondata

dai resti della poderosa cinta muraria eret-


SENTINELLE DEL MARE

Un accenno a parte meritano le torri costiere, presenti sulla costa come strumento di avvistamento degli attacchi nemici e di difesa per le popolazioni

indigene. La torre Stellata o Castello di Sant’Angelo fu realizzata a Rossano nel XVI secolo, vittima allora di tante scorrerie da parte dei pirati turchi. A

Mandatoriccio è caratteristica la struttura della torre dell’Arso, per via delle inconsuete facciate ‘a vela’ in pietra. Sorta all’imbocco della valle e del torrente

omonimo, oggi è di proprietà privata, ma anticamente è stata importantissima per il controllo del territorio e la difesa dalle incursioni o invasioni.

Altra struttura legata all’architettura militare è la torre di Santa Tecla, costruita nella

seconda metà del XVI secolo sull’altura prossima al torrente Fiumarella, nel comune

di Crosia, dove si segnala anche la torre Turriazzo. Cilindrica su base troncoconica, Santa

Tecla faceva parte di un complesso sistema di avvistamento e segnalazione, essendo

collegata visivamente con la torre dell’Acquaniti di Pietrapaola, la torre del Trionto, il

castello di Calopezzati, la fortezza di Crosia e con Caloveto. Se la visitate in giorni dal

cielo terso, dalla torre di Santa Tecla potrete ammirare oltre cinquanta miglia di terra

jonica e lasciarvi andare all’immaginazione, tornare indietro al tempo delle incursioni

turchesche o barbaresche, quando la Torre lanciava segnali per avvertire le popolazioni

interne del pericolo imminente.

ta a difesa del nucleo cittadino, fondato su

una collina a circa un chilometro dal mare.

Le mura che vediamo oggi sono il risultato

dei rimaneggiamenti del Quattrocento e

Cinquecento da parte dalle varie Signorie

che si susseguirono nel dominio della città,

dai Ruffo ai Riario, dai Sanseverino ai Coppola,

dai Borgia agli Spinelli (gli ultimi signori,

nel 1505), che la tennero fino all’Ottocento.

Scala Coeli sembra invece arrampicarsi

su una rupe “verso l’infinito”, da cui il

nome del centro, che, nel 1325, veniva chiamato

‘Terra Scale’. Anche qui, sulla parte alta

della collina affacciata sulla sponda sini-

stra del fiume Nicà, c’è il Castello, costruito

nel sec. XIII dal principe Pignatelli e appartenuto

alla famiglia dei principi Spinelli. È

un gioiello architettonico dove si possono

notare ancora le celle, i sotterranei, il ponte

levatoio, un’alta torre cilindrica, bastioni e

mura. Vincenzo Padula, sacerdote e poeta

calabrese dell’Ottocento, scrisse che il colle

di Scala Coeli era quasi inespugnabile, in

quanto “murato…, cinto da rupi e grotte”.

In effetti, si entrava nel paese solo attraverso

quattro porte che si aprivano all’alba e si

chiudevano al tramonto: Portavavuza, Portafischìa,

Portapiano e Portello o Portello del-

Sulla doppia pagina,

da sinistra: Torre Arso a

Mandatoriccio; il Castello

di Calopezzati a pianta

quadrangolare rinforzato

in successive fasi dai

Normanni e dagli

Angioini.

➜ L’ALTOPIANO DELLE

MURAGLIE

Situato a tre chilometri

da Pieatrapaola,

l’Altopiano delle Muraglie

domina su Capo Trionto e

Punta Fiume Nicà e su

alcuni torrenti minori

(Fiumarella, Acquaniti e

Arso). Lo si raggiunge dal

bivio della Stazione

Pietrapaola, sulla SS.106,

e proseguendo sulla

strada provinciale lungo il

torrente Acquaniti, si

svolta a destra prima dei

tornanti che portano al

paese, all’altezza di un

ponticello, imboccando

una mulattiera carrabile

che sale verso sud-ovest

per circa 2 chilometri. Lì

la muraglia vi accoglierà

con i suoi 450 metri di

lunghezza, quasi

completamente immersi

in una fitta macchia

mediterranea: è il punto

dove l’opera di epoca

brettia lunga un

chilometro e mezzo si è

meglio conservata. Una

porta con corridoio si

trova a nord-est, a sudest

invece si conserva il

basamento di una torre a

pianta quadrangolare.

35


36

la Timparella. Un dedalo di viuzze accoglie

invece il turista che visita il piccolo borgo di

San Morello, adagiato su un panoramico colle

da dove la vista fugge verso il mare e la

bassa valle del torrente Arso. Questo suggestivo

paese, già piccolo feudo degli Abenante

di Rossano, venne incorporato nel territorio

di Scala Coeli nel 1811 nell’ambito del

riordino amministrativo napoleonico. A destra

della foce del Trionto, si estende il territorio

del comune di Crosia, con la frazione

di Mirto, centro dove oggi vive la maggioranza

della popolazione. Le viuzze del centro

storico sono il ricordo dello splendore del

principato di Giovan Michele Mandatoriccio

di Rossano, che, all’inizio del Seicento,

volle la realizzazione del castello di Mirto,

masseria fortificata che sorge su una struttura

di origine normanna. Se dovessimo scegliere

idealmente un posto da cui assistere

all’epico scontro avvenuto, nel 510 a.C., tra

le città magnogreche di Sibari e Crotone,

sceglieremmo sicuramente l’affaccio della

villa comunale di Acqua del Pozzo a Crosia,

un balcone sulla località Strange, luogo della

mitica battaglia.

Altro esempio importante di architettura

con scopi difensivi è il centro fortificato

brettio di Kossa o Etas, dei secc. IV-III a.C.,

i cui resti fanno parte del Parco Archeologi-


co di Castiglione di Paludi, su un colle che

sovrasta il torrente Coserie. E sempre alla civiltà

brettia risale il centro fortificato di

Pruija di Terravecchia, anch’esso dei secc.

IV-III. a.C., con la sua imponente cinta muraria

e le torri di avvistamento, inserite in un

sistema di collegamento visivo con altre

strutture simili nel territorio del Basso Jonio

Cosentino.

L’odierna Terravecchia nacque probabilmente

nel Medioevo e aveva un proprio castello

su un promontorio roccioso con vista sulla

costa. Anche Cropalati, situata nell’interno,

sulla sponda sinistra del Trionto, probabilmente

fu un accampamento fortificato, il

Castrum Cropalatum, con la funzione di

controllo sulla via della transumanza dallo

Jonio alla Sila e sui commerci dell’argento

estratto nelle miniere della vicina Longobucco.

L’impianto urbano attuale sorse intorno

a un castello feudale agli inizi del XIV secolo,

i cui ruderi sono visibili oggi nella parte

alta del paese.

Architettura rurale

Il Basso Jonio Cosentino è caratterizzato da

un’imponente architettura rurale rappresentata

da masserie o “casini”, casali, casolari,

molti dei quali restaurati e riutilizzati, sparsi

nelle campagne e sulle colline dei Comuni

DA VISITARE

appunti di viaggio

◗ Castello Giannone di Calopezzati

Come Arrivare. Da nord, autostrada

Bologna-Taranto, uscita Taranto, segue

SS.106 Da sud, autostrada Salerno -

Reggio Calabria uscita Sibari SS106 fino

a Calopezzati..

◗ Centro fortificato Pruija di Terravecchia

Via Garibaldi, 18

Comune di Terravecchia

0983.97013

Fax 0983.97197

www.comunediterravecchia.info

jonicosilani. La fine della civiltà contadina

ha dato un duro colpo a queste antiche realizzazioni

rurali. Esse costituiscono un patrimonio

considerevole per il valore che hanno

nel raccontare e conservare la memoria del

mondo contadino. Numerosi casali, risalenti

ai secc. XVIII-XIX , si possono ammirare

nel territorio di Rossano, come quello dei

Malena sul torrente Otturi, dei De Rosis al

Crosetto, dei Labonia alla Foresta, dei Cherubini

a Jti, degli Joele a Toscano-Joele, dei

Mascaro ad Amica, dei Martucci a Malvitano,

ecc. Oppure la Masseria fortificata di

Mirto-Crosìa, splendido esempio di architettura

rurale, costruita in una posizione dominante

e chiamata Castello per il monumentale

scalone d’accesso e la suggestiva

corte interna. ■

Orari di apertura. Apertura su

prenotazione.

Ingresso. Gratuito

Come arrivare. A.3 Salerno-Reggio

Calabria, uscita Sibari, SS.106 fino a

Cariati Marina, segue SS.108 ter fino a

Terravecchia.

Il parco archeologico di Pruìia è

raggiungibile dalla strada comunale

Terravecchia-Prato.

◗ Parco Archeologico di Castiglione

di Paludi

Informazioni, orari, come arrivare:

vedi a pagina 15

➜ I “CASINI”

Una delle attrazioni

turistiche della Sila Greca

Basso Jonio Cosentino

sono sicuramente le

masserie o casali o

“casini”, costruzioni

rurali concepite di solito

su due piani, con la parte

superiore destinata a

residenza e quella

inferiore utilizzata per i

coloni e le attività

aziendali. Si tratta di

edifici compatti e con

poche aperture, specie al

piano inferiore.

Un esempio di casino tra i

meglio conservati è

quello di Sant’Isidoro, nel

comune di Cropalati. Tra i

tanti ‘Casini’ sparsi nel

territorio possiamo

citare, Malvitano, Iti,

Ioele, Seggio, Turrapinta,

Mazzei e De Rosis a

Rossano, Vota a Mirto,

Filippelli in località

Macchie a Calopezzati,

Vecchierello a

Pietrapaola.

Sulla doppia pagina

dall’alto: visione esterna

del Castello di Mirto;

la Mazza del Diavolo a

Bocchigliero; masseria

Vota a Crosia; la Timpa

del Castello che domina

sull’abitato di Pietrapaola;

Palazzo del Comune di

Mandatoriccio; mulattiera

e tracce di mura

difensive in prossimità

dell’abitato

di Campana.

37


ITINERARI DELLA CULTURA

38

SULLE TRACCE

DELLE ARTI E DEI

Visitare le terre Jonicosilane e il Basso Jonio Cosentino è come

aprire uno squarcio nel passato. Ancora oggi, fortunatamente,

antichi mestieri sopravvivono imperterriti e incuranti dello

scorrere del tempo, per riproporre l’attualità e l’universalità

delle arti identitarie di questo territorio.


MESTIERI

La creazione degli scafi di

legno nel Basso Jonio

Cosentino è ancora

strettamente legata all’antica

arte dei maestri d’ascia,

che seguono le stesse

tradizioni da molte

generazioni.

CON GLI STESSI STRUMENTI E LE STESSE TECNICHE DI SECOLI FA, numerosi artigiani continuano a produrre

oggetti di uso quotidiano e vere opere d’arte. Ci si potrebbe chiedere il senso di tutto questo: ci si potrebbe

chiedere per quale motivo una donna dovrebbe passare settimane al telaio per produrre una coperta quando

le basterebbe andare al centro commerciale e comprarne una con pochi euro, o per quale ragione un fabbro

dovrebbe respirare il carbone della forgia e sporcarsi il viso e le mani per produrre una fioriera in ferro battuto, quando è

sufficiente collegarsi ad internet per ordinarne una direttamente da casa.

39


➜ I PRODOTTI DEL

TELAIO

I magri salari di un tempo

costringevano le massaie

a lunghe nottate al telaio,

per creare tutto ciò di cui

la famiglia aveva bisogno.

Non era possibile

acquistare stoffe da

confezionare, tutto

doveva essere realizzato

all’interno delle mura

domestiche. Aguzzando

l’ingegno e grazie ad un

territorio ricco di

risorse, le fibre da

tessere venivano raccolte

direttamente in natura

come nel caso della

ginestra. Dalla fantasia

delle donne nascevano

vestiti, coperte e oggetti

di uso comune come la

“tuvagna e ru pane”, che

serviva per coprire il

pane durante la

lievitazione, i

“saccucciaddi”(sporte per

la spesa), i “sarbietti”

(pezzi di stoffa per

avvolgere il cibo dei

mariti), e le “mappine”

(strofinacci).

Nella pagina a lato,

in senso orario:

pregiati prodotti del

telaio conservati al

Museo dell’Artigianato di

Longobucco; l’antica arte

del telaio è legata a gesti

antichi, tramandati da

generazioni, e si opera

ancora su strumenti

tradizionali; cantiere

navale che segue l’antica

arte dei maestri d’ascia;

nel Basso Jonio

Cosentino molti pescatori

seguono le antiche

tradizioni tramandate di

padre in figlio; prodotti in

ferro battuto a

Bocchigliero; la fucina di

un fabbro ferraio, sempre

a Bocchigliero; anche le

tecniche nella creazione

dei tessuti nelle terre

Jonicosilane sono

rimaste legate agli

antichi gesti della

tradizione, e i filati, con i

loro colori sgargianti,

spiegano le ragioni di

questa scelta.

40

La risposta è semplice. Basta uno sguardo alle

opere di questi artigiani per comprenderne

in profondità l’essenza, per capire come

mai ancora oggi esistono persone che dedicano

tutto il loro tempo a queste creazioni.

Ammirandole, ci si rende conto della passione

e del grande amore di questi uomini e

donne per la propria terra e la propria cultura,

che traspaiono da ogni gesto compiuto

con solennità secondo quanto appreso dai

genitori, dai nonni, dai bisnonni e così via

fino alla notte dei tempi.

La memoria dei telai

Lavorare al telaio è faticoso, richiede molto

tempo, grande concentrazione e ottime capacità

manuali. Tutto il comprensorio della

Sila Greca era famoso anche in passato per le

pregiate produzioni tessili. Ecco come Giovanni

De Giacomo, precursore e appassionato

dello studio del folklore calabrese, descrive

l’arte tessile di Longobucco: “M’ero

tante volte piegato in religioso raccoglimento

sugli orditi portentosi delle donne dei

monti calabri e avevo assistito al mistico germogliare

e al lieto rifiorire di lussureggianti

primavere, dietro al loquace rincorrersi delle

lucide spole, tra i subbi rigonfi di qua dei sapienti

lecci, ai quali due piedini avvolti in

calze di lana imprimevan brividi febbrili. E

in poche ore, calde di vita, balzavan figure e

ornamenti leggiadri: era la creatività dello

spirito, trionfante sulle ostili forze della materia

bruta: lo stame s’animava e accoglieva

con anelito, all’amplesso tenace, le trame dei

vari colori”.

In epoche passate questo era il lavoro tipico

delle donne, che, dopo le faticose giornate

nei campi, passavano la sera a lavorare nelle

spoglie abitazioni al lume di candela per realizzare

le stoffe di cui avevano bisogno per i

vestiti, le coperte e per lo scarno corredo delle

figlie. Ma il lavoro al telaio, già di per sé

lungo e logorante, era pur sempre solo una

parte di ciò che portava alla creazione dei tessuti.

Bisognava procurarsi le materie prime

da filare, come la seta e la lana, o addirittura

inerpicarsi sui versanti dei dirupi per raccogliere

la ginestra, con la quale era poi realizzata

una fibra che poteva essere lavorata al te-

laio. Un’altra importante fase del lavoro era

la colorazione, fatta prevalentemente con

materie prime locali, come particolari terre

ricche di ossidi di ferro, estratti di erbe, cortecce

di alberi e radici. Le conoscenze e le capacità

delle massaie erano tali da permettere

loro di realizzare tessuti dai colori vivaci e variegati,

come il rosso, l’arancio, il giallo, il

verde, il celeste, il blu, il marrone e il nero.

Ancora oggi l’utilizzo del telaio avviene principalmente

in casa o in piccole botteghe artigianali,

dove, seguendo gli antichi motivi

ornamentali riportati sugli nziembri (una

sorta di disegno-guida), sono realizzati tessuti

pregiati, rispettando e perpetuando le

tradizioni. Girovagando per i borghi antichi

del territorio della Sila Greca, non di rado è

possibile sentire i ticchettii tipici delle donne

al telaio, intente a realizzare chissà quali

incantevoli stoffe. Chi ha la fortuna di trovarsi

tra i vicoli dei centri storici, durante le

processioni dei Santi, in occasione delle feste

religiose, può ammirare, appesi ai balconi,

una gamma completa di tipologie di tessuti

ricamati e colorati con le tinte più varie, una

vera e propria mostra temporanea tra il ferro

battuto delle ringhiere e le murature in

blocchi di pietra e mattoni.

Nella bottega del fabbro

La lavorazione del ferro nella zona della Sila

ha origini antiche. Da alcuni documenti si

evince infatti che, in quest’area, già nei secc.

XIII e XIV erano presenti alcune ferriere

molto attive. Le produzioni fino all’epoca

barocca erano principalmente costituite da

portoni, ringhiere, fioriere e oggetti di uso

quotidiano.

Il fabbro, grazie alla sua abilità ed esperienza,

era in grado di creare forme complesse,

leggere ed eleganti, utilizzando semplicemente

un martello e un’incudine. Grazie al

pregiato carbone di ciocco di erica, il ferro

era riscaldato nella forgia a temperature

comprese tra i 750 e i 900 °C e poi battuto

e modellato sull’incudine (‘ncurna). Era un

lavoro assai faticoso, ma importantissimo,

dato che il fabbro creava anche numerosi attrezzi

impiegati da altri artigiani, come falegnami

e muratori, e inoltre realizzava uten-


sili fondamentali per l’agricoltura e l’allevamento,

come zappe, picconi, forconi, ferri

di cavallo, campane per le greggi e oggetti

per la casa come pentole, ciotole e posate.

Oggi, sebbene sia un lavoro sempre meno

diffuso, è ancora possibile trovare botteghe,

in particolare a Pietrapaola, dove sapienti

mani riescono a produrre oggetti che sono

espressione della cultura del territorio. Non

si producono più ferri di cavallo o zappe, ma

vere e proprie opere d’arte come cancellate,

panchine e inferriate, nonché piccoli oggetti

come candelabri e fiori ornamentali.

Gli artigiani del legno

Il legno è stata una delle grandi risorse del

territorio silano. Greci e Romani sfruttarono

intensamente i boschi della Sila per ricavarne

principalmente legname per la costruzione

e la riparazione delle grandi flotte navali

e per l’estrazione della pece bruzia (ricavata

dal pino laricio), considerata la migliore di

tutto l’Impero e per questo oggetto di rapina

da parte di eserciti d’invasori.

Dionigi di Alicarnasso, retore e storico greco

del I secolo a.C., in “Antichità di Roma”,

parlando della Sila e dei boschi di pino lari-

41


42

KOS, MARCHIO DI QUALITÀ

Da alcuni anni, al fine di qualificare le più importanti produzioni artigianali locali, è nato

il marchio “KOS” che certifica la qualità delle realizzazioni artistiche tradizionali. L’iniziativa,

promossa dalla Camera di Commercio dell’Industria dell’Artigianato e dell’Agricoltura

di Cosenza, ha come obiettivo la valorizzazione di produzioni artigianali della

Provincia e ha portato alla stesura dei disciplinari produttivi dei tessuti d’arte di Longobucco,

della liuteria e della ceramica di Bisignano e dell’arte orafa di San Giovanni

in Fiore. Il marchio riporta i simboli dei tessuti (un lembo di stoffa), della liuteria

(una chiave a f di un violino), della ceramica (una giara) e dell’oro (un sole). La

scritta “KOS” sovrasta il tutto, a sottolineare l’origine antica e territoriale dei prodotti

con questo marchio. Il termine Kos deriva infatti dall’antica lingua brettia ed era il

nome dell’attuale città di Cosenza. Per quanto riguarda i prodotti del telaio di Longobucco,

per aderire al marchio l’azienda deve produrre i tessuti all’interno del territorio

del comune, utilizzando esclusivamente il telaio tradizionale in legno e le tecniche e le forme consolidate nel corso dei secoli. I filati impiegati

devono essere rigorosamente lana di pecora, cotone, ginestra, seta, lino e canapa. Le creazioni ammesse sono arazzi, tappeti, complementi

d’arredo, coperte, copriletto e biancheria.

Sulla doppia pagina:

antichi strumenti e tanta

manualità: è questo il

segreto dei maestri

d’ascia di Cariati; a

Mandatoriccio una delle

tradizioni artigiane più

radicate è quella delle

pipe, che è ormai

conosciuta e rinomata in

tutto il mondo; a

Cropalati anche le

ceramiche sono

strettamente legate alle

tradizioni: a partire dai

colori e dalle decorazioni

fatte a mano, per finire

con i dettagli e le

rifiniture.

cio, precisa che “La maggior parte di quegli

alberi trasuda una resina molto pingue, e fra

quelle note ai mercati, la più odorosa e gradevole,

chiamata pece bruzia, da cui i Romani

traggono annualmente notevoli rendite”.

Ancora oggi, sparse sul territorio di Longobucco,

Bocchigliero e Rossano, si trovano

le tracce di teleferiche e segherie; la più grande

di queste è lo splendido complesso del

Cupone, sul lago Cecita, accogliente centro

visitatori del Parco della Sila.

L’estrazione era fatta dai boscaioli, che incidevano

il tronco del pino laricio con caratteristiche

intaccature a lisca di pesce, dalle

quali scolava la preziosa linfa. Gli impieghi

erano molteplici, dalla farmacologia all’artigianato,

dall’impermeabilizzazione dei tessuti

alla costruzione delle barche. Alcuni im-

portanti cantieri navali nascevano proprio

nel Basso Jonio Cosentino, una tradizione

che non si è persa, come testimonia la presenza

di abili maestri d’ascia a Cariati, che,

utilizzando il legno locale, costruiscono barche

da pesca anche di grandi dimensioni.

Fino a tutto il Medioevo, l’area era particolarmente

rinomata per la presenza di numerosi

artigiani falegnami, che realizzavano arredamenti

sacri per chiese e conventi, come

altari e statue. Importante era anche la produzione

di oggetti di uso comune, come attrezzi

per l’agricoltura, scodelle, stampi per i

formaggi, telai, botti per il vino e mobili,

nonché strumenti musicali folkloristici, come

la chitarra battente, una volta diffusa in

tutto il Sud Italia e attualmente ancora costruita

da alcuni artigiani calabresi.


Oggi è ancora molto apprezzata la produzione

delle pipe: a Mandatoriccio è famoso l’artigiano

Vito Carlino. L’ottima qualità dei

ciocchi di erica arborea dei boschi della Sila

hanno fatto sì che le pipe che se ne ricavano

siano tra le più ricercate a livello internazionale,

veri e propri pezzi da collezione. Il processo

che porta alla pipa finita è lungo e laborioso.

Il cioccatore esperto estrae il ciocco

di erica senza danneggiarlo; segue poi una

fase di stagionatura del legno, che può durare

anche un decennio.

Dopo questo periodo i ciocchi vengono tagliati

e gli abbozzi che se ne ricavano sono

lasciati a mollo per circa venti giorni e poi

bolliti per ventiquattro ore. Infine, in grandi

contenitori l’erica viene fatta essiccare in apposite

stanze per nove, dodici mesi e poi lavorata

per ricavarne le pipe.

Le forme eleganti della ceramica

Tra gli antichi mestieri, un posto di rilievo

spetta sicuramente al mastro pignataro. Era

lui infatti a realizzare numerosi oggetti di ceramica

fondamentali per le case e per interi

villaggi. Utilizzando l’argilla, il mastro creava

recipienti di ogni forma e di ogni tipo per

l’acqua, per l’olio, per il vino, per cucinare e

per conservare i cibi. Inoltre produceva i

mattoni necessari per la costruzione delle

abitazioni e i coppi per i tetti (“ceramili”).

Oggi, soprattutto a Cropalati presso la Fabbrica

Parrilla, dove la tradizione si è mantenuta,

è possibile ammirare produzioni di

pregio destinate ad arredare e abbellire abitazioni

e borghi come piastrelle ornamentali,

piatti, ciotole e decorazioni di vario tipo,

abbellite con delicati dipinti.

Il tesoro delle miniere d’argento

L’area attorno a Longobucco è stata, per secoli,

utilizzata per l’estrazione di pregiati

metalli, soprattutto argento.

La galena argentifera già in epoca romana

era estratta per ricavarne il prezioso metallo,

prevalentemente per realizzare le monete.

I primi documenti riguardanti la lavorazione

dell’argento risalgono al XII secolo, come

documenta un diploma risalente al 1197, a

firma dell’imperatore Enrico VI di Svevia,

appunti di viaggio

CERAMICA

◗ Fornace Parrilla

Via San Vito

Cropalati (CS)

0983.61276 Fax 0983.61708

info@fornaceparrilla.com

www.fornaceparrilla.it

PRODUZIONE PIPE

◗ Pipe Carlino

Via Nazionale

Mandatoriccio (CS)

/ Fax 0983.994563

www.calabriapipe.com

TESSITURA

◗ Tessuti Bossio Vincenzo

Via P. Mancini 3

Calopezzati (CS)

0983.44246 Fax 0983.44221

info@fabbricatessilebossio.it

www.fabbricatessilebossio.it

◗ Tessuti Bossio Orlando

Via P. Mancini 5

Calopezzati (CS)

0983.44281

Fax 0983.44281

◗ Tessitura Celestino

Via Monaci 14

Longobucco (CS)

0983.71048

con il quale concedeva ad un suo familiare,

un certo Pietro di Livonia, il diritto di

estrarre il prezioso metallo.

I maestri argentari di Longobucco erano conosciuti

in tutta Italia e realizzarono diversi

pezzi divenuti famosi per il loro splendore

come quelli conservati attualmente nella sagrestia

della chiesa Madre, tra cui una preziosa

croce in stile barocco con lamine d’argento

e pezzi finemente cesellati, un secchiello

per l’acqua santa con l’aspersorio, un

turibolo, dei calici, una navicella portaincenso

e altro ancora.

Il lavoro nelle miniere era duro e logorante.

Squadre di minatori composte da sei, otto

persone lavoravano ininterrottamente da

marzo a giugno per estrarre la galena (galanza

nel dialetto locale) che veniva poi frantumata

al mulino, pulita e trasportata ai depositi

per essere lavorata.

Il minerale veniva posto in un liquido (la

“mamma”) e lasciato per cinque giorni in

una fornace. Se ne ricavava il “piombo d’opera”,

che veniva rifuso in un altro forno fino

alla comparsa delle caratteristiche bolle

bianche d’argento. A questo punto si fermavano

i mantici della fornace, si raffreddava il

tutto con acqua e si recuperava il prezioso

metallo. ■

CANTIERISTICA

◗ Aiello Cataldo Maestro d'Ascia

Lungomare di Cariati

Cariati (CS)

Cell. 333.2374939

◗ Fratelli Montesanto

Lungomare di Cariati

Cariati (CS)

0983.91792

LAVORAZIONE METALLO

◗ I figli del fabbro

Loc. Filiciusa

Mandatoriccio (CS)

0983.90874

info@ifiglidelfabbro.it

www.ifiglidelfabbro.it

➜ LA VIA DELLE MINIERE

Longobucco è un paese

della Sila famoso per la

lavorazione del “metallo

nobile”. Nel suo territorio

furono attive, sin

dall’epoca romana,

diverse miniere dalle

quali si ricavava un

ottimo argento. Oggi le

miniere, che sorgono

nelle vicinanze del centro

abitato, non sono più

attive ma è comunque

possibile visitarle insieme

ad esperte guide locali

che vi permetteranno di

scoprire un lato

particolare e poco

conosciuto della cultura e

della tradizione silana,

mediante un percorso

sicuro che si snoda tra

boschi e squarci sul mare

e che vi darà anche la

possibilità di ammirare le

bellezze naturalistiche

dell’area.

43


ITINERARI DEL FOLCLORE

44

IN UN GIORNO


DI FESTA

L’amore per questa terra si può comprendere soprattutto attraverso le tradizioni

popolari, massima espressione del bisogno di conservare le proprie radici e

tutelare l’originale identità, di sentirsi partecipi di una collettività.

Andiamo dunque alla scoperta di riti, cerimonie e credenze per vivere fino in

fondo le terre Jonicosilane nella Sila Greca.

ICALABRESI, È NOTO, SONO UN POPOLO

OSTINATO. L’ostinazione però è anche sinonimo

di tenacia. Ed è solo con la tenacia

che si possono mantenere vive le tradizioni

e l’identità per tramandarle così ai più giovani.

Andiamo allora indietro nel tempo e facciamoci

travolgere dall’irrefrenabile voglia di vivere

che questa gente riesce a trasmettere tutto

l’anno. Abbandoniamoci all’euforia della tarantella,

ammiriamo lo spettacolo dei fuochi pirotecnici,

gustiamo gli intensi sapori che i prodotti

silani sanno offrire.

Incontrarsi d’Inverno

I primi sapori che a gennaio inondano le tavole

calabresi sono quelli delle carni suine. A Bocchigliero

va in scena la macellazione del maiale,

protagonista di questa sagra che offre la possibilità

di gustare piatti di ogni tipo, affiancati da

un buon rosso locale e di acquistare il meglio

della produzione gastronomica, tutta basata

sulle carni dell’animale.

Il 15 gennaio nel comune di Caloveto si festeggia

il patrono San Giovanni Calibyta per il quale

viene organizzata una processione lungo le

vie del centro storico.

La tradizione del Carnevale che anima il mese

di febbraio è molto sentita in tutti i comuni del

comprensorio, in particolare a Rossano. Qui il

Carnevale, subendo un processo di personificazione,

si trasforma in un fantoccio che muore

per indigestione! Si gioca con la morte, in un rituale

che porta alla liberazione. Salsicce, soppressate

e frittole fanno ritornare alla mente i

sogni di abbondanza alimentare degli antichi,

costretti a nutrirsi con alimenti di fortuna.

Anche il periodo della Settimana Santa che precede

la Pasqua è particolarmente sentito. Il Venerdì

Santo, in molti borghi, alle prime luci

dell’alba si svolgono le Processioni delle Congreghe.

Rossano in particolare ne ospita una

delle più importanti: diversi cortei partono da

tutte le parrocchie e, percorrendo i vicoli del

centro storico, rievocano la Passione di Cristo

con preghiere e canti popolari.

Il risveglio della Primavera

Ancora Rossano è protagonista dei Fuochi di

San Marco, festa che si svolge nella notte tra il

24 e il 25 aprile, in ricordo del violento terremoto

che colpì questo territorio nel 1836 e che

costrinse la gente a trascorrere la notte all’addiaccio

e ad accendere numerosi fuochi per scaldarsi.

Esiste però un’altra ipotesi, che ricollega

questa usanza a quando in primavera i pastori,

terminata la transumanza, accendevano grandi

falò per festeggiare l’arrivo della primavera.

Ogni anno, come ormai da tradizione secolare,

la terza domenica di maggio, Rossano celebra

una delle sue feste antiche più caratteristiche,

dedicata a Sant’Onofrio. La Processione prevede

che la statua raffigurante il Santo, patrono

dei pastori, custodita nella chiesetta che si trova

nell’alta valle del torrente Colognati, venga portata

in spalla nei luoghi attorno all’eremo, seguita

da alcuni particolari bastoni decorati con

i caratteristici “taralli”, che al termine della stessa

vengono offerti in dono. A Cariati il 9 e 10

maggio è attesa la benedizione del paese e del

mare del Santo navigatore: così da molti viene

Sulla pagina a lato,

dall’alto:

flauti, percussioni,

zampogne e tanti altri

strumenti musicali del

passato servono a creare

le musiche popolari di

sottofondo a una delle

numerose feste che

animano la città di

Rossano; a Longobucco

come ogni anno si

celebra San Domenico,

santo patrono della città,

la cui statua viene

portata in processione

lungo le vie del borgo:

eventi di questo genere,

carichi di spiritualità,

tradizione e caratterizzati

da un grande

coinvolgimento popolare,

sono diffusi su tutto il

territorio della Sila

Greca.

45


Su questa pagina,

in basso:

la statua di San

Domenico di Guzman in

processione per le vie del

centro di Longobucco.

Nella pagina a lato,

in basso: ogni anno

l’evento della

‘A Remurata’ illumina le

notti di agosto di Crosia

con musica, teatro,

eventi culturali e fuochi

d’artificio; sapori locali

del periodo natalizio.

46

definito San Cataldo, vescovo irlandese vissuto

nel VII secolo. A Crosia, il 23 maggio, si festeggia

invece la Madonna della Pietà in ricordo del

giorno in cui, nel 1987 due ragazzi, Anna e

Vincenzo, videro la statua, situata in una chiesetta

allora abbandonata, piangere davanti ai loro

occhi. Da allora pellegrini provenienti da tutta

Italia fanno visita alla Madonna di Crosia.

Estate insieme

Questo è naturalmente il periodo più ricco di

avvenimenti, spesso dedicati al santo patrono.

Si parte da Longobucco, le cui strade, a giugno,

vengono addobbate dagli abitanti con altarini,

tappeti, arazzi e coperte in occasione della Processione

del Corpus Domini, accompagnata

dall’antichissima Confraternita del SS. Sacramento.

Ad agosto invece è tempo della Settimana

della Tessitura, manifestazione che esalta

la produzione tessile locale, capace di attrarre

migliaia di turisti. Il 14 agosto, sempre a Longobucco,

si corre il Palio dell’Assunta che, insieme

alla Giostra del Castrato, offre uno spettacolo

imperdibile: sbandieratori, cavalli e cavalieri,

trombe e tamburi riportano il borgo indietro

di secoli. Torniamo a Rossano per il “Marco

Fiume Blues Passion” che ormai da diversi anni

anima le serate di luglio con grandi artisti di fama

internazionale del panorama Jazz, blues, ma

non solo. Il festival musicale, cresciuto di importanza

edizione dopo edizione, è dedicato alla

memoria del giovane chitarrista calabrese

scomparso nel 2002 a soli trent’anni. Crosia,

durante la seconda decade di agosto, ospita dal

2006 “A remurata”, una kermesse culturale uni-

ca nel suo genere, capace di unire teatro, cinema,

musica jazz ed etnica, fotografia, arte, artigianato

ed enogastronomia. A proposito di prelibatezze

gastronomiche, nei primi giorni di

agosto non vanno assolutamente perse tre sagre

che si svolgono quasi in sequenza a Mandatoriccio.

Si comincia con quella dedicata ai Cavatelli,

si prosegue con quella del Vitello e si conclude

con la sagra dei Maccheroni al Ferretto,

ovvero una particolare pasta preparata grazie a

un bastoncino di ferro a sezione quadrata. Molto

particolare la Sagra della Porchetta e dello

Scoratello che, tra la fine di luglio e i primi di

agosto si svolge a Paludi, ed è accompagnata

dall’esibizione del “Cavallo pirotecnico”, un

quadrupede di cartapesta sormontato da una

persona che balla la tarantella sul quale vengono

accesi dei fuochi pirotecnici. Fuochi che ci conducono

al gran finale nel paese di Pietrapaola,

quando il 14 agosto, in occasione delle celebrazioni

dedicate a Santa Maria Assunta, si svolge

la consueta Gara dei fuochi d’artificio.

Atmosfere d’autunno

L’evento “Back to Cropalati” è organizzato in

due giorni di arte, scrittura, teatro, musica e

performance, che animano le vie di Cropalati

nei primi giorni di settembre con artisti esclusivamente

meridionali che condividono un laboratorio

di esperienze e suggestioni. L’8 settembre,

presso il convento dei Cappuccini di Rossano,

si festeggia Santa Maria delle Grazie, che

richiama fedeli da tutte le contrade e i comuni

limitrofi e in occasione della quale è allestita

una fiera gastronomica che permette di degustare

le primizie delle noci. Il comune di Longobucco

è sempre molto attivo, con la festa dedicata

alla Madonna delle Mercede che ogni

anno nella terza decade di settembre si lega all’antica

Fiera di Puntadura, appuntamento secolare

dalla forte rievocazione storica dove ancora

oggi si vendono animali, attrezzi da lavoro

e utensili per la casa, proprio come avveniva in

passato. Ancora il borgo di Longobucco rende

omaggio, alla fine di ottobre, a uno dei più tipici

frutti autunnali con la Sagra della Castagna.

In questa occasione si possono degustare le

castagne locali e i piatti preparati con esse, accompagnati

da musica popolare, danze e appuntamenti

culturali.


La gioia del Natale

In un territorio dove la religiosità scandisce ancora

il corso delle vite degli uomini, il Natale assume

un’importanza fondamentale. Nella manifestazione

“Rossano bizantina...a Natale” si

rinnova la tradizione dei presepi che vengono

allestiti dai singoli cittadini o dalle associazioni,

nelle chiese, case, scuole ed edifici vari. Contemporaneamente

vengono organizzati concerti,

rappresentazioni teatrali, con un occhio di riguardo

all’intrattenimento per i più piccoli,

mercatini di artigianato e degustazione di prodotti

tipici. A Calopezzati invece è ormai consolidata

la tradizione del “Presepe vivente”. Tutto

il borgo si trasforma in un grande teatro all’aperto:

dalle caratteristiche botteghe fanno capolino

gli antichi mestieri; le massaie portano

in bilico sul capo le tavole col pane da cuocere,

i compari bevono vino nelle osterie, il fabbro

batte il ferro sull’incudine e i “trappitari” sono

intenti a macinare le ultime olive. Ogni anno,

durante la notte di San Silvestro, a Bocchigliero

si perpetua una vecchia tradizione: la gente si

riunisce in squadre che girano per il paese intonando

canti accompagnati dal suono dei “cupicupi”

(uno strumento artigianale formato da

un recipiente cilindrico colmo d’acqua, coperto

da una pelle di capra ben tirata e al cui centro

viene fissata una canna che, opportunamente

manipolata, provoca un suono particolare), di

chitarre, mortai, pentole e qualsiasi cosa possa

emettere un suono, augurando benessere a chi

resta nelle case. Spesso i suonatori vengono invitati

ad entrare per proseguire il loro spettacolo

attorno a una tavola imbandita. ■

SAGRE E FESTE

appunti di viaggio

◗ BOCCHIGLIERO

Sagra del Maiale sagra, gennaio

0983.92001

Notte di San Silvestro religiosa

31 dicembre 0983.92001

Festa di San Nicola festa patronale

maggio 0983.92001

Festa di San Rocco religiosa

21 agosto 0983.92001

◗ CALOPEZZATI

Festa dell’ospite sagra e folclore

agosto 0983.47245

Festa di San Francesco festa patronale

aprile 0983.47245

Festa di Santa Maria Assunta festa mariana

15 agosto 0983.47245

◗ CALOVETO

Festa di San Giovanni Calibyta festa patronale

15 gennaio 0983.63005

◗ CAMPANA

Fiera della Ronza sagra e folclore

giugno 0983.93022

San Domenico di Guzman festa patronale

3 e 4 agosto 0983.93022

◗ CROPALATI

Back to Cropalati cultura

settembre 0983.61261

Festa di Sant’Antonio Abate festa patronale

17 gennaio 0983.61261

◗ CROSIA

A remurata cultura

agosto 0983.485016

Festa di San Michele Arcangelo festa patronale

7 e 8 maggio 0983.485016

Madonna della Pietà festa mariana

23 maggio 0983.485016

Festa del Sacro Cuore religiosa

Prima decade di agosto 0983.485016

◗ LONGOBUCCO

Processione del Corpus Domini religiosa

giugno 0983.72505

Settimana della tessitura arte tessile

agosto 0983.72505

Festa di San Domenico festa patronale

4 ottobre 0983.72505

Palio dell’Assunta folcore

14 agosto 0983.72505

Festa della Madonna della Mercede festa mariana

settembre 0983.72505

Sagra della castagna sagra

ottobre 0983.72505

◗ MANDATORICCIO

Festa di San Francesco di Paola festa patronale

2 aprile 0983.994009

Sagra dei cavatelli sagra

agosto 0983.994009

Sagra del vitello sagra

agosto 0983.994009

Sagra dei maccheroni al ferretto sagra

agosto 0983.994009

◗ PALUDI

Sagra del maiale sagra

febbraio 0983.62029

Carnevale sagra e spettacolo

febbraio 0983.62029

Sagra della porchetta e dello scoratello sagra

luglio-agosto 0983.62029

Festa di San Clemente V festa patronale

23 novembre 0983.62029

Rappresentazione presepe vivente religiosa

24-25 dicembre 0983.62029

◗ PIETRAPAOLA

Festa di San Domenico Guzman festa patronale

3 e 4 agosto 0983.994013

Gara dei fuochi pirotecnici spettacolo

14 agosto 0983.994013

◗ ROSSANO

Fuochi di San Marco religiosa e spettacolo

notte tra 25 e 26 aprile 0983.529408

Festa di Sant’Onofrio religiosa

Terza domenica di maggio 0983.529408

Marco Fiume Blues Passion musica

luglio 0983.529408 - 333.3230195

www.marcofiumebluespassion.it

Peperoncino Jazz festival sagra e musica

agosto 0983.529408

www.peperoncinojazzfestival.it

Festa della Madonna Chiropita festa mariana

15 agosto 0983.529408

Festa di San Nilo festa patronale

26 settembre 0983.529408

Rossano la bizantina... a Natale

religiosa e spettacolo dicembre

0983.529408

Processione delle Congreghe religiosa

Pasqua 0983.529408

◗ SCALA COELI

Festa di San’Antonio da Padova religiosa

13 giugno 0983.95013

◗ TERRAVECCHIA

Festa della Madonna del Carmine religiosa

primo martedì dopo Pasqua

0983.97013


ITINERARI DEI SAPORI

48

IL NERO


CHE SEDUCE

La rivoluzione industriale è nata in Calabria? A Rossano, la geniale

intuizione dei baroni Amarelli realizzò uno dei primi insediamenti industriali

dell’età moderna: il concio, oggi sede del Museo della Liquirizia.

LA FAMIGLIA AMARELLI VANTA ANTE-

NATI ILLUSTRI, persino fra i più valorosi

combattenti delle Crociate,

ma la sua fama la si deve al plurisecolare

sodalizio che la lega a una piccola erba

rustica: la liquirizia.

L’uso di questa pianta erbacea perenne

affonda le sue origini in tempi antichissimi.

I primi a codificarne le proprietà furono i cinesi,

che già 2500 anni fa ne descrissero i benefici

effetti, ma solo nel XV secolo fu introdotta

dai frati domenicani in Europa. Apprezzato

per il sapore e per le proprietà curative,

il lungo rizoma dal quale si estrae un

succo dolce (che è anche l’origine del nome

scientifico della pianta, Glycyrrhiza dal greco

glucoj = dolce e riua = radice), ha rappresentato

una merce preziosa per tutto il Medioevo.

A partire dal 1500 in Calabria nacque un

ricco commercio di radici grezze. Erano un

prodotto ricercato, apprezzato e abbastanza

raro, dato che la pianta non cresce ovunque, e

in più la varietà delle terre Jonicosilane era ed

è universalmente considerata la migliore. Sulla

base di traffici già molto ben avviati, i baroni

Amarelli intuirono la possibilità di commerciare

non solo il vegetale grezzo, ma anche

il suo estratto.

È così che nella loro residenza di famiglia impiantarono

una fabbrica per l’estrazione del

succo dalle radici di liquirizia. Correva l’anno

1731 quando a Rossano il concio Amarelli avviò

la lavorazione della liquirizia su scala industriale.

Era a tutti gli effetti un insediamento

produttivo, come quelli inglesi che trent’anni

più tardi avrebbero inaugurato la rivoluzione

industriale. L’innovazione fu duplice: da un

lato lo sfruttamento sistematico di prodotti

agricoli coltivati sui terreni di famiglia; dall’altro

il miglioramento dell’estratto di liquirizia,

che con i conci evolse alla forma

attuale.

Lo sfruttamento delle risorse agricole familiari

si configurò in un vero e proprio ciclo

combinato: i possedimenti Amarelli non solo

fornivano la materia prima (le radici di liquirizia),

ma anche la legna per alimentare le

caldaie. Oggi diremmo l’energia. I residui

della lavorazione erano inoltre riciclati come

fertilizzanti per i terreni.

La seconda innovazione aveva i tratti più

strettamente industriali di un’autentica evoluzione

di prodotto. Già dal Medioevo accanto

all’uso della radice grezza si era diffu-

Sulla pagina a lato,

dall’alto: l’interno del

Museo Amarelli è ricco di

cimeli e oggetti d’epoca,

che ricordano i vecchi

metodi di lavorazione e

vendita della liquirizia; un

francobollo

commemorativo emesso

nel 2004 dalla Poste

Italiane e dedicato alla

storica fabbrica

rossanese; un dettaglio

dei cimeli conservati

all’interno del Museo: il

marchio Amarelli è ormai

conosciuto in tutto il

mondo. Su questa

pagina, in alto: liquirizia

grezza conservata al

Museo Amarelli, che,

con il suo aspetto

fibroso, tradisce la vera

natura di radice.

49


50

IL MUSEO GIORGIO AMARELLI

Nato per raccontare la storia della liquirizia, alla quale, negli ultimi quattro secoli, la famiglia Amarelli ha indissolubilmente legato

il suo nome, il “Giorgio Amarelli” è tra i musei industriali più visitati in Italia e nel mondo. Si colloca nei locali della quattrocentesca

residenza (affiancata da un giardino di agrumi e da una piccola chiesetta), in cui la famiglia Amarelli ha da sempre

accentrato i propri interessi. Qui è nato il loro concio: un insediamento proto-industriale destinato alla lavorazione della radice su

ampia scala.

All’ingresso il visitatore è accolto da una vetrina con abiti e altri oggetti d’epoca, che ricostruisce la società degli anni di prima fondazione

dell’impresa. La sala iniziale mostra l’evoluzione delle tecniche di lavorazione, partendo dalle balle di radice grezza e dai

primi strumenti manuali, sino ad arrivare a un prototipo di “bollitore” a vapore. A lato di questi si trovano testimonianze dell’organizzazione

e della vendita, oltre alle prime confezioni, alle antiche bolle di carico e a documenti commerciali d’epoca. C’è persino

la ricostruzione di un locale commerciale dell’Ottocento.

La seconda sala racconta l’introduzione

nella fabbrica dell’energia elettrica, simboleggiata

da vecchi tralicci e dalle lampade “Edison”; vi sono i

primi macchinari elettrici e le rivoluzioni che hanno

portato, inclusi inediti formati di vendita e le nuove

prospettive commerciali, con documentazione dell'attuale

mercato globale. Infine si arriva all’era

dell’elettronica, con l’automazione di tutte le fasi

produttive e un’area informatica dove si può accedere

a innumerevoli dati sulla liquirizia e ai non meno

numerosi siti ad essa dedicati.

➜ AMARELLI,

RICONOSCIMENTI

E PRESTIGIO

Fortemente voluto dal

Cavaliere del Lavoro Pina

Amarelli, il Museo della

Liquirizia Giorgio Amarelli

ripercorre la storia

dell’omonima impresa.

Iniziativa che, nel 1996, è

valsa l’affiliazione a “Les

Hènokiens”, l’associazione

che riunisce le rare

imprese plurisecolari e

nel 2001 il prestigioso

Premio Guggenheim per i

musei d'impresa.

Il Museo attira ogni anno

migliaia di visitatori,

coniugando conoscenza

d’impresa, storia e

passione per il territorio:

merito confermato nel

2004 dal francobollo

“Museo della Liquirizia

Giorgio Amarelli”, creato

dalle Poste Italiane per la

serie “Il Patrimonio

Artistico e Culturale

Italiano”.

so l’impiego dell’estratto di liquirizia, bevuto

sotto forma di tisana. Nei conci, questi

infusi subivano cicli progressivi di riscaldamento

in cui perdevano la parte liquida per

evaporazione, fino a solidificarsi. Il risultato

finale era una pasta semisolida, facile da modellare

e che, con un trattamento di vapore,

assumeva un bel colore nero lucido: un prodotto

molto accattivante e adatto al commercio.

Ancora oggi il concio Amarelli produce liquirizia

secondo la stessa ricetta. I sapienti

restauri e l’introduzione delle nuove tecnologie

hanno saputo amalgamarsi all’antica

passione, per liberare ancora di più la fantasia

dei mastri liquiriziai. L’attuale produzione

della casa è una letterale esplosione di colori

e forme: scaglie, rombi e molti altri formati

fantasiosi.

La migliore al Mondo

La geniale intuizione dei baroni Amarelli

non può prescindere dal primato naturale

della liquirizia calabrese.

La Calabria, da sola, assicura all’Italia una

delle posizioni di vertice nella produzione

mondiale di liquirizia e il dominio indiscusso

in termini qualitativi: persino l’enciclopedia

Britannica qualifica quella Calabrese come

la “migliore liquirizia al Mondo”.

La produzione si concentra in una porzione

di questo territorio: accanto al famoso territorio

di Rossano si sono affermati altri importanti

centri di raccolta, quali ad esempio

Caloveto, Paludi e Crosia e, più in generale,

sui terreni alluvionali e sui primi rilievi collinari

argillosi di tutta la Sila Greca.

Qui infatti ci sono le condizioni ideali per la

specie più pregiata di liquirizia: la Glycyrrhiza

glabra, Cordara in dialetto.

La liquirizia calabrese si distingue dal punto

di vista chimico-fisico, e in particolare presenta

il miglior equilibrio organolettico: essendo

relativamente povera di principio attivo

(la glycyrrhizina) e di zuccheri è l’ideale

per l’uso alimentare.

Le inconfondibili proprietà delle preziose radici

sono valse alla produzione calabrese il

riconoscimento della denominazione di origine

protetta o D.O.P. ■


DA VISITARE

appunti di viaggio

◗ Museo della Liquirizia

"Giorgio Amarelli"

Comune di Rossano, Contrada Amarelli

0983.511219

info@museodellaliquirizia.it

www.museodellaliquirizia.it

Orari di apertura. 9:30/12:00

15:00/17:00 tutti i giorni

Ingresso. Gratuito

Visite guidate. Previste su prenotazione.

Il pomeriggio, il sabato e la domenica

la visita alla produzione

è sostituita dalla visione di un filmato.

Come arrivare. A.3 Salerno - Reggio

Calabria direzione sud, uscita Sibari,

SS.106 Ionica, poco prima

dello svincolo per Rossano seguire

indicazioni Contrada Amarelli.

Su questa pagina,

in senso orario:

confezioni d’epoca di

liquirizia; il Museo

dispone di un negozio

interno, dove la varietà di

prodotti e formati è

sorprendente; registri e

documenti d’epoca legati

al commercio della

radice; una visione

notturna del Museo

Amarelli; gli aspetti

singolari che assumono

talvolta le caramelle e,

accanto, i rombi, uno dei

tanti formati della

liquirizia; uno stampo

tradizionale per la

creazione dei quadratini

di liquirizia.

51


ITINERARI DEI SAPORI

52

VIAGGIO NEL

Contro ogni logica da grande magazzino, muri di scatole

multicolore che vendono l’illusione di avere tutto e subito,

tornano al centro dell’attenzione la raccolta, la lavorazione e la

conservazione dei prodotti locali, interessante chiave di lettura

per conoscere le terre Jonicosilane e la loro gente.


GUSTO

C’è un

La classica architettura

rurale dei ‘casini’ in

prossimità di un agrumeto:

una delle visioni tipiche che

si possono incontrare

girovagando tra i borghi e le

campagne delle terre

Jonicosilane.

tempo per tutto. Lo sanno bene i pastori e i vecchi lupi di mare, i contadini innamorati della

loro terra e le nonne dalle mani nodose di chi ha lavorato una vita intera. Un orologio meticoloso,

sincronizzato con il ciclo delle stagioni, regola il ritmo naturale dello splendido territorio che

appartiene alla Sila Greca e al Basso Jonio Cosentino. Partiamo per un viaggio nel gusto che tra

profumi e colori svela tradizioni antiche, conservate nella memoria del luogo e nelle sue affascinanti contaminazioni

culturali.

Una grande linea di scoperta

La pasta filamentosa si muove veloce, scivola tra le dita del mastro casaro che lavora la cagliata matura per ottenere

l’inconfondibile forma a pera da appendere in coppie, a cavallo di antiche travi in legno. Così liscio e perfetto,

dalla buccia sottile color paglierino, il Caciocavallo Silano DOP sembra arrivare da una fiaba. Chi sceglie

i borghi dell’entroterra, verso le maestose montagne della Sila, avrà la fortuna di vedere da vicino i fuscelli di

giunco colmi di ricotta messi a spurgare, in attesa di poter assaggiarla affumicata (PAT Prodotti Agroalimentari

Tradizionali), nei cilindri dalla buccia scura che svelano al taglio un interno bianco avorio. Ma una visita ai

pastori riserba altre sorprese inaspettate, come i piccoli caciocavalli dal segreto cuore di burro, un prodotto par-

53


54

➜ SULLE TRACCE

DELL’OLIO

Nel cuore della

campagna, tra la costa e

le prime colline, si

incontrano antiche

strutture rurali, che

conservano la memoria di

chi ha vissuto a stretto

contatto con l’uliveto. Qui

si chiamano “casini” o

masserie: costruzioni di

considerevole pregio

architettonico che tra il

XVIII e il XIX secolo

hanno ospitato la

manodopera bracciantile

proveniente dai paesi di

montagna per tutto l’arco

di tempo necessario alla

produzione del prezioso

“oro giallo”. Nella stessa

struttura dimorava anche

il proprietario del

terreno, che doveva

controllare

costantemente il ciclo di

raccolta e la molitura

delle olive.

ticolarmente sfizioso noto come Butirro

(PAT) o i teli di giunco ancora utilizzati per

conservare un altro formaggio morbido e

ovale, la Giuncata Silana (PAT), o Sciungata

nel dialetto locale.

Musica e balli tradizionali, voglia di incontrarsi

e una grande tavola apparecchiata per

rendere onore a uno dei rituali più importanti

della cultura contadina, il rito del

maiale.

Oggi chi si ferma a Paludi e a Bocchigliero

ha la fortuna di scoprire le carni pregiate del

suino nero, la cui dieta naturale è a base di

ghiande, tuberi e radici. Dai macinati si ottengono

specialità che esprimono al meglio

il carattere deciso di questa terra: insaccata

in budella naturali legate a mano, la soppressata

aromatizzata al pepe arriva sulle tavole

dopo una permanenza di alcuni giorni

nelle tipiche ceste di vimini.

Le budella del maiale si confermano fondamentali

anche per la lavorazione della salsiccia,

il cui impasto delicato è intrecciato nelle

tradizionali catenelle, spesso consumate al

sugo, arrosto o con i broccoli di rapa.

L’odore della salsedine

Se nell’entroterra non è difficile incontrare ancora

pastori e allevatori che si prendono cura

del loro bestiame come secoli fa, la storia della

costa è indissolubilmente legata a quella dei

pescatori che, con le loro reti a sacco e le loro

lampare, ringraziano il mare generoso sotto

una trapunta di stelle. Splendido esempio di

borgo medioevale sul Mediterraneo è Cariati,

un luogo unico, dove le attività della pesca

conservano un peso fondamentale nell’economia

locale: dall’alba i pescatori vendono il loro

pesce azzurro, le sarde, le alici e la famosa

sardella (PAT), minuscoli bianchetti di sarde

aromatizzati al pepe rosso e sale, talmente apprezzati

da meritarsi il particolare appellativo

di “caviale dei poveri”. Altrettanto facile è trovare

questi prodotti conservati in barattoli,

pronti per restituire sapori intensi e decisi. Come

venticinque secoli fa, le sarde si conservano

tra strati di sale e peperone nei tradizionali

contenitori di terracotta smaltata (“terzaluru”)

mentre le alici salate acquisiscono un gusto

particolarmente raffinato grazie all’utilizzo del

pepe nero.


IL PANIERE TERRE JONICOSILANE

Il Gal Sila Greca Basso Jonio Cosentino ha sviluppato il marchio d’area “Terre Jonicosilane

per conto di un’associazione di comuni con capofila il comune di Calopezzati, forte della convinzione

che la valorizzazione delle produzioni agroalimentari tipiche e il sostegno al settore

dell’artigianato e del turismo possano rappresentare interessanti opportunità di sviluppo

e crescita per il sistema locale. Nasce così un paniere unico comprensivo dei prodotti dell’agricoltura,

della gastronomia e dell’artigianato, del commercio, del turismo e della cultura

che devono rigorosamente appartenere al territorio, rispettare processi di produzione

specifici e standard qualitativi elevati. Dai pastori e dagli allevatori arrivano la soppressata

e la salsiccia, ma anche il caciocavallo, la ricotta, il butirro e la giuncata, mentre tra i doni

del mare troviamo la sardella e le alici salate e pepate. Sulla tavola, l’olio extravergine di

oliva nella varietà dolce di Rossano, i liquori profumati alla piretta e al finocchietto selvatico e l’antico mosto cotto. Non mancano specialità dolci come

le chinulille infornate, le crocette di fichi con noci e mandorle e la giurgiulena, un torrone di semi di sesamo. Per finire il gusto inconfondibile

della liquirizia e il sapore mediterraneo delle Clementine. Il paniere comprende inoltre lavorazioni artigianali come quella del cotto, del legno, della

paglia, del ferro battuto e l’arte tessile. Per riconoscere il marchio occorre cercare il logo che lo rappresenta, una mano che racchiude una spirale:

la prima è simbolo di accoglienza, mentre la seconda ricorda il continuo divenire.

I doni dei cereali

Il ricordo delle colonie greche e il profumo

del forno a legna ci accompagnano tra nuvole

di farina e sacchi di cereali, dove la notte

cuoce il pane mentre si preparano le rosette

alla sardella, perfetto connubio tra terra

e mare. Un pescato prezioso, quello dei neonati

delle sarde, che va ad arricchire un impasto

molto simile a quello della pizza, disteso

fino a formare un foglio di pasta sottile, spennellato

di sardella salata. E infine l’abbraccio

tra il sapore del mare e la pasta, avvolta nelle

invitanti rosette da mangiare morbide o croccanti.

In una cultura parsimoniosa, dove tutto

si conserva e nulla si spreca, è giunta poi fino

a noi la passione per i taralli, gli anelli dorati

prodotti dai tarallifici di Longobucco,

tramandata dai fornai del XVIII secolo, che

usavano arrotolare e infornare i resti della pasta

del pane. Ingredienti semplici e un ampio

retaggio culturale contraddistinguono anche

la pasta fatta in casa, qui interpretata dalla celebre

pasta con il ferretto (PAT). Chi crede

che questo oggetto antico si trovi ormai solo

nelle collezioni dei musei etnografici rimarrà

piacevolmente stupito nell’assaggiare i tradizionali

maccaruni, preparati rigorosamente a

mano creando un incavo nei cilindretti di pasta

proprio con il tradizionale ferretto oppure

gli scilatelli a ru ferriettu, che prevedono l’utilizzo

dell’attrezzo per arrotolare la pasta di

grano duro, successivamente condita con il

sugo di castrato. Fatti a mano sono anche i

tagghiarini cu ru ruciu, tagliolini che viziano

i golosi con il loro condimento dolce di uva

passa e mosto cotto.

Cultura agreste: l’ulivo

Le chiome color dell’argento e i tronchi bassi,

imponenti e contorti sembrano vecchi

saggi, sentinelle sulle dolci colline che circondano

Rossano e dintorni. Qui la pianta

dell’ulivo esprime un intero universo culturale

e la sua storia millenaria ha disegnato il

volto del paesaggio, condizionandone l’economia

e la tradizione enogastronomica. In

questa campagna, punteggiata di antiche

strutture rurali, è protagonista la Dolce di

Rossano, una straordinaria cultivar arrivata

fin qui dall’antica Grecia. Da questa varietà

pregiata nasce la DOP Brutio “Colline Joniche

Presilane”, dal profumo fruttato che rivela

sorprendenti note di erbe balsamiche e

mandorla dolce. L’olio assume poi un’altra

valenza fondamentale in quanto, fin dai

tempi remoti, è stato utilizzato per conservare

il cibo. Oggi le aziende artigiane propongono

ancora un’ampia scelta di sottolio,

gli invitanti vasetti in vetro che conservano

funghi, cicorietto, olive, peperoncini, pomodori,

melanzane, cipolle selvatiche, carciofino

selvatico e la celebre sardella (PAT).

➜ CASTAGNE, TESORI

DEL BOSCO

Collocate in passato al

centro dell’economia rurale,

le castagne della Sila, nei

territori di Campana,

Bocchigliero e Longobucco,

presentano una forma tonda

da un lato e piatta dall’altro.

Le più importanti varietà si

riconoscono per le

differenti caratteristiche

della buccia: nella castagna

riggiola la buccia interna e

quella esterna si tolgono

contemporaneamente

mentre per chi pulisce una

castagna ‘nzerta

l’operazione sarà un po’ più

difficoltosa. L’impresa

diventa impossibile con la

castagna curcia, che cede la

sua buccia solo dopo

bollitura. Le tradizioni

enogastronomiche legate

alle castagne sono tante,

ma per provare un

abbinamento decisamente

unico, si consiglia di

assaggiarle imbevute

nell’anice.

Sulla pagina a lato, in

senso orario: l’antica

varietà del suino nero oggi

non è più a rischio

estinzione; uliveti nelle

campagne di Rossano;

il pesce azzurro ricopre

un ruolo fondamentale

nella produzione dei

pescatori jonicosilani.

55


➜ STORIE DI MARINAI

Una tradizione che risale al

tempo delle colonie greche

e custodisce il ricordo di

grandi navi, sul cui albero si

appendeva il pescato ad

asciugare, e di giare di

terracotta per conservare il

tonno. Questo tratto di Mar

Jonio è da sempre

particolarmente pescoso,

basti pensare che, già nel

XVIII secolo, le flotte

amalfitane frequentavano il

litorale di Cento Fontane,

nella frazione di Mirto del

Comune di Crosia. Nelle

loro baracche provvisorie, i

marinai divennero testimoni

e narratori del devastante

terremoto che colpì l’area

della Sila Greca la notte del

25 aprile del 1836. Il

fenomeno sismico provocò

inoltre un maremoto che

distrusse barche e ricoveri.

La tragedia è ricordata ogni

anno dall’evento rossanese

dei “fuochi di San Marco”.

➜ PAT - PRODOTTI

AGROALIMENTARI

TRADIZIONALI

I PAT sono una recente

categoria di alimenti

abbinata a una politica di

qualità nel campo agroalimentare.

Essi rispecchiano

nuove esigenze e tendenze

da parte sia dei consumatori

che di piccoli produttori

locali. Il requisito per essere

riconosciuti è quello di

essere ottenuti con metodi di

lavorazione, conservazione e

stagionatura consolidati nel

tempo, omogenei per tutto il

territorio interessato,

secondo regole tradizionali,

per un periodo non inferiore

ai 25 anni. Sono inclusi in un

apposito elenco, predisposto

dal Ministero delle Politiche

Agricole, Alimentari e

Forestali con la

collaborazione delle Regioni.

Sulla doppia pagina, da

sinistra a destra: i prodotti

tipici del pescato sono

protagonisti assoluti sulle

tavole della Sila Greca;

limoni, mandarini e arance

popolano gli agrumeti della

Sila Greca; lungo la Strada

del Vino e dei Sapori delle

terre Jonicosilane si

incontrano il pane, la ricotta,

le castagne, il peperoncino

rosso e gli insaccati come

il “sacchiattu”, tipico

di Longobucco.

56

Non solo vino

“L’odore del mosto, spesso, dalla cantina o

dal “catojo” (dove fermentava in doghe di legno),

si spargeva per le vie del paese e si sentiva

nell’aria.” Così Armando Grisaro racconta

la festa della vendemmia, tra i canti

popolari delle donne e il lavoro dei contadini.

Nonostante l’attività si sia ridotta rispetto ad

un tempo, le cantine seducono ancora chi passa

a Rossano, lungo la Strada del Vino e dei Sapori

delle terre Jonicosilane, dove l’uva arriva

da Cropalati e Paludi, o ancora chi fa una sosta

a Mandatoriccio e a Cariati. Dell’uva gallioppo

si conserva gelosamente il mosto, cui si

aggiungono le pere spaduna, una varietà particolarmente

antica che matura nella paglia per

ottenere il mosto cotto, uno sciroppo goloso

utilizzato in particolar modo per i dolci. E prima

di alzarsi da tavola non può mancare la

scelta di un buon liquore da gustare nelle grandi

occasioni o semplicemente con gli amici di

sempre. Durante i matrimoni gli ospiti vengono

accolti dall’insolito profumo del liquore alla

piretta, mentre chi cerca sapori insoliti può

chiedere un liquore alla liquirizia (PAT), un liquore

al finocchietto selvatico (PAT) dall’aroma

unico e rinfrescante o, ancora, la dolcezza

del liquore al mirto o “murtidda”.

I frutti della terra

Questo territorio dalla doppia anima, dove

l’area dell’entroterra alle pendici della Sila incontra

le atmosfere e i colori della costa, regala

boschi incontaminati a un passo dagli agrumeti

mediterranei. Querceti, castagneti e faggete:

all’ombra delle folte chiome nascono i

raffinati porcini o “sillu”, conservati sottolio

se ancora piccoli e chiusi (PAT) o messi ad es-


siccare quando maturi (prote). Chi preferisce

i funghi di pino trova nel rosito (PAT) di

Bocchigliero dal caratteristico colore arancione-rosato,

un prodotto eccezionale sia fresco

che sottolio. Nei castagneti, quando il sottobosco

si riempie di ricci caduti come un generoso

dono, si colgono ancora oggi antiche

varietà di castagne dalla polpa saporita e

asciutta. Se ci spostiamo nella Piana di Sibari

verso lo Jonio ecco comparire gli agrumeti

dove, grazie al sole e al clima mediterraneo,

maturano le Clementine di Calabria IGP e le

Clementine della Piana di Sibari (PAT). Il

nome di questo agrume ricorda frate Clemente,

direttore di un orfanotrofio in Algeria,

che pareva coltivarlo nel suo orto. Neanche

a farlo apposta, le clementine sembrano

perfette per i più piccoli con il loro sapore

dolce, facili da sbucciare e senza semi. ■

appunti di viaggio

CASEIFICI

◗ Azienda Agricola Ruffolo

Contrada Canalicchi, Bocchigliero (CS)

0983.96436 0983.92569

www.aziendaruffolo.it

◗ Azienda Morrone

Contrada Cartacia, Bocchigliero (CS)

0983.64874

◗ Azienda Franco Cataldo

Loc. Puntadura SS177, Longobucco (CS)

0983.71370

Cell. 339.6912181

cataldofranco@virgilio.it

CANTINE

◗ Fattorie Greco

Via Magenta 34, Cariati (CS)

0983.969441 840.000583

Fax 0983.96020

info@igreco.it www.igreco.it

◗ Azienda Vinicola Parrotta

Contrada Marotta, Mandatoriccio (CS)

/ Fax 0983.994012

info@viniparrotta.it www.viniparrotta.it

◗ Azienda Agricola Panettiere

Contrada Spina Santa 47, Rossano (CS)

0983.565517 Fax 0983.282299

info@agricolapanettiere.com

www.agricolapanettiere.com

PRODUZIONE DA FORNO

◗ Azienda Astone

Via IV Novembre 3, Calopezzati (CS)

Cell. 345.2129498

◗ Panificio Palopoli

Via della Pace 4

87060 Longobucco

/ Fax 0983.71094

◗ Panificio Bitonto

Via Nazionale 202, Mirto Crosia (CS)

0983.42073

SALUMIFICI

◗ Azienda Coop. Basilicò

Piazza Arento 1, Bocchigliero (CS)

0984.851680

Fax 0984.851681

◗ Azienda Morrone

Contrada Cartacia, Bocchigliero (CS)

0983.64874

PRODOTTI TIPICI CALABRESI

◗ Azienda Il Gelso

Contrada Gelso Mazzei, Rossano (CS)

0983.569136

Cell. 335.5366452 Cell. 338.4289504

www.lecollinedelgelso.it

◗ Mediterranea Food

Contrada S. Irene Z.I., Rossano (CS)

0983.565616 Fax 0983.565613

www.mediterraneafood.com

◗ Azienda Berardi

Contrada S. Maria delle Grazie

Rossano (CS)

PRODUZIONE OLEARIA

◗ Fattorie Greco

Via Magenta 34, Cariati (CS)

0983.969441 840.000583

Fax 0983.96020

info@igreco.it www.igreco.it

◗ Oleificio Stella

Via della Sila, Cropalati (CS)

0983.61145

Cell. 333.3109245

info@frantoiostella.it

www.frantoiostella.it

◗ Olio Vulcano

Contrada Vallelunga, Mirto Crosia (CS)

0983.42185

◗ Oleificio Santorolii

Contrada Oliveto Longo, Rossano (CS)

0983.64501 Cell. 347.5241469

◗ Azienda Agricola Parisi Donato

Contrada Scinetto, Rossano (CS)

0983.64956

ufficio@olioparisi.it www.olioparisi.eu

◗ Converso Guglielmo

Contrada S. Paolo Rossano (CS)

/ Fax 0983.513490 Cell. 333.7615368

con.oil@tiscali.it

www. frantoioconverso.com

◗ Azienda Agricola Panettiere

Contrada Spina Santa 47, Rossano (CS)

0983.565517 Fax 0983.282299

info@agricolapanettiere.com

www.agricolapanettiere.com

APICOLTURA

◗ Miele Garasto

Viale L. De Mundo, Calopezzati (CS)

338.6204217

gianluigi.garasto@gmail.com

◗ Gigliotti Mielizia

Via A. De Gaperi, Calopezzati (CS)

0983.44306

apicoltore.gigliotti@libero.it

◗ Ape Regina I mielosi

Loc. Cozzo Pirillo, Rossano (CS)

0983.511263 Cell. 335.8047821

info@imielosi.it www.imielosi.it

CONFETTURE E SOTT'OLIO

◗ Azienda Agricola Panettiere

Contrada Spina Santa 47, Rossano (CS)

0983.565517 Fax 0983.282299

info@agricolapanettiere.com

www.agricolapanettiere.com

LIQUIRIZIA

◗ Amarelli Fabbrica di liquirizia

Contrada Amarelli, Rossano (CS)

0983.511219

info@museodellaliquirizia.it

www.museodellaliquirizia.it

LAVORAZIONE FUNGHI

◗ Azienda Chiodo

Via Piave 193, Campana(CS)

/ Fax 0983.93378

info@funghichiodo.com

www.funghichiodo.com

TRASFORMAZIONE PRODOTTI AGRICOLI

◗ Azienda New Agrical

Loc. Scarcella, Campana (CS)

0983.93674 Fax 0983.93675

info@newagrical.it

www.newagrical.com


ITINERARI DEI SAPORI

58

Un viaggio è fatto di esperienze, di storie da ascoltare

e di momenti unici. Aprire un menu per scoprire un mondo, leggere

la lista e lasciarsi tentare da profumi e colori lontani dal proprio

universo culturale, con la voglia di ordinare un piatto di cui

non si conosce il nome, per cercare un contatto profondo

con il territorio, le sue radici, la sua identità...

le terre Jonicosilane offrono tutto questo.


IL PASTO

È SERVITO

PARLARE DI ENOGASTRONOMIA NEL TERRITORIO JONICOSILANO DEL BASSO JONIO COSENTINO significa, in

primo luogo, parlare di incontri. Sono davvero tante le culture che hanno portato qualcosa sulla tavola silana:

dalle melanzane degli spagnoli ai legumi dei romani, dalle spezie dei bizantini alle salse piccanti degli

angioini fino al peperoncino rosso degli arabi.

Questa straordinaria propensione a stabilire relazioni,

legami forti, che uniscono realtà diverse,

diventa ancor più evidente nella perdita

di confini geografici tra la cucina di terra, che

appartiene ai borghi dell’interno, e la cucina

di mare, anima dei piccoli centri sulla costa.

Una contaminazione che trova le sue origini

in un consistente spopolamento, tutt’oggi in

corso, iniziato a partire dagli anni ’50 del secolo

scorso, dei paesi montani e collinari, a

vantaggio degli insediamenti urbani marini.

Così non è difficile assaggiare la “sardella”

tra boschi e pascoli come non è impensabile

trovare un invitante arrosto di agnello sul litorale

che profuma di

Mediterraneo.

Tradizioni radicate

nel

tempo, ormai

parte

del quotidiano,

frutto di

uno scambio virtuoso

tra aree a vocazione

differente. Una cucina

capace di veicolare connessioni, sobria ed essenziale,

da sempre sincronizzata con il ciclo

delle stagioni e con il calendario di ricorrenze

locali, ma pronta a stupire non appena si

presenta l’occasione di festeggiare, di offrire

ospitalità o, molto più semplicemente, di stare

insieme.

I primi, custodi del tempo

Qui in Sila Greca, dove la

pasta si fa rigorosamente a

mano, ogni piatto porta in tavola

un aspetto diverso della complessa

cultura enogastronomica locale, riuscendo

a valorizzare una risorsa sempre più rara:

il tempo. Tempo per lavorare l’impasto di

acqua e farina di grano duro, per creare le forme

tradizionali utilizzando le dita o il ferro

della calza. E ancora tempo per seguire passo

dopo passo la cottura della carne da sugo, che

conferisce un sapore unico ai primi dell’area

Nella pagina a lato,

dall’alto: il pesce fresco

è uno dei protagonisti

assoluti dei secondi delle

terre Jonicosilane;

crustoli, giurgiulena,

torrone di mandorle, fritti

a vento, coccia e la pasta

a confetti sono soltanto

alcune tra le infinite

delizie della cucina locale.

Su questa pagina, in alto:

tra i luoghi ideali dove

assaporare i piatti tipici

delle terre Jonicosilane

ci sono gli accoglienti

agriturismi.

59


➜ LE PITTE,

DELIZIE DEL FORNO

Dal forno alla tavola per

scoprire la creatività delle

pitte farcite (insignite del

marchio PAT Prodotti

Agroalimentari Tradizionali),

un impasto di farina di segale

e patate lesse, condito con

gli ingredienti tipici della

cucina locale. Del maiale non

si butta niente: ne sono un

brillante esempio le frittole

che aggiunte all’impasto della

pitta regalano una

gustosissima pizza rustica.

Con la stessa base è

possibile proporre uno

stuzzichino al sapore di mare

grazie alla sardella,

considerata, al pari delle

frittole, un ottimo

condimento per le pitte. Chi è

invece alla ricerca di sapori

insoliti sarà inevitabilmente

attratto dalla pitta “cu ru

maju”, preparata con i fiori di

sambuco essiccati.

➜ OLIVE IN TAVOLA

Nel menu delle grandi

occasioni o dei semplici

spuntini, le olive, in

particolare a Rossano e

Crosia e, in generale, nei

territori costieri e collinari,

sono sempre protagoniste

della tavola silana. Tra le

specialità troviamo

indubbiamente le olive

“arriganate”,

tradizionalmente nere,

trattate con origano, olio,

sale e, se gradito, pepe

rosso a scaglie. Le olive verdi

sono invece preparate “ara

conza”, in salamoia con

acqua, sale e l’apporto della

cenere, per poi essere

conservate sotto vetro con

alloro e finocchio selvatico.

Quando la polpa delle olive,

raccolte verdi, si stacca

facilmente dal nocciolo, è

tempo di “ventuse”,

tipicamente schiacciate nei

mortai di pietra.

Nel tondo:

“Pipi e patati”, ovvero

peperoni e patate, uno dei

contorni tipici della cucina

della Sibaritide e, più in

generale, di tutta

la Calabria.

60

jonicosilana. Dalla sfoglia tagliata a strisce con

l’aiuto di un ferretto a sezione tonda nascono

i maccheroni, successivamente cucinati assieme

al sugo di pomodoro, al castrato e all’immancabile

peperoncino. Così tenera e raffinata,

questa carne va ad insaporire numerosi

altri piatti, tra cui i classici

fusilli.

La pasta fresca, in particolare

quella preparata

con il ferretto, si rivela

straordinaria anche

in abbinamento

ad altri elaborati

sughi di carne, come

il ragù di selvaggina

o il ragù di

maiale, indicato per

condire i “vermiciaddi”,

una pasta lunga e

morbida cui si aggiunge la

“finninula”, insaccato di maiale.

Chi preferisce la pasta corta può scegliere

invece un bel piatto di “cavatelli”, gli gnocchi

realizzati a mano simili alle orecchiette e serviti

con patate e salsiccia.

Il 19 marzo, festa di San Giuseppe, è l’occasione

per cucinare i “tagghjarini”, le tagliatelle offerte

ai parenti, agli amici e al proprio “vicinato”,

accompagnate da fagioli e ceci cotti assieme

al baccalà. In tavola arrivano anche i primi

profondamente legati alla tradizione contadina,

come i “tagghjarini” con i legumi o la minestra

con il pane, resa decisamente gustosa

dall’uso della cicoria, che cresce rigogliosa in

loco, della verza, e degli stessi legumi.

Secondi di terra

Giornate lunghissime, lontano da casa, a camminare

assieme al gregge tra gli sconfinati pascoli

della Sila. Uno dei modi migliori per entrare

in contatto con la cucina di terra della Sila

Greca è la scelta, tra gli ottimi secondi di carne,

dei raffinati arrosti di capretto e di agnello.

Piatto fuori dal consueto è poi la capra alla

montanara, la cui preparazione è ancora basata

su ricette dalle antiche origini. Il menu è inoltre

arricchito dall’insieme dei prodotti derivati

dalle carni suine, magistralmente lavorate e servite

come veri e propri secondi. Il singolo nu-

cleo familiare è solito allevare il maiale “casaluru”,

da cui si ottengono soppressate, salsicce

piccanti, sanguinacci dalla crema porpora. In

cucina, ogni singolo elemento del suino viene

valorizzato, e in tavola arrivano le “risimuglie”,

ciccioli ottenuti dalla cotica, le “frittule”,

le parti meno nobili insaporite

con il grasso, “u suzu”, una

gelatina preparata con la

testa e le zampe, le “nuglie”,

salsicce a base di

trippa, lingua e fegato,

“u ncantaratu”,

gustoso lardo di

maiale salato, “u

sacchiattu”, insaccato

prodotto con le

zampe anteriori del

maiale. Grande attenzione

anche per i contorni,

splendidamente rappresentati

da verdure elaborate come

i “pipi arrustiti” (peperoni arrostiti), le “lumingiane

chjine” (melanzane ripiene), le “rape

affucate” (rape soffritte) e i noti pomodori

secchi che colorano le portate.

Secondi di mare

Nel tegame di ferro, spolverato di peperoncino,

gli spicchi d’aglio tagliati a fettine insaporiscono

l’ottimo olio locale. Siamo a Cariati, borgo

marinaro, bandiera blu. I gesti sono quelli decisi

ed esperti di chi conosce ogni segreto di questo

straordinario piatto di mare, le alici scattiate.

Adagiate nel tegame “scontrate”, con una fitta

alternanza testa coda, sono profumate all’ori-


gano durante la cottura e successivamente capovolte

come una frittata, con l’aiuto di un

piatto. In conclusione, questo raffinato pesce

azzurro viene spruzzato con abbondante aceto.

Piccanti e dal colore intenso sono poi le alici

pepate e salate, mentre dalla famiglia dell’aguglia

arrivano i costardelli, “grastateddi” preparati

con pomodori e peperoni freschi.

E non può certo mancare la celebre sardella,

detta anche rosamarina e novellame, abbinata a

tantissime ricette locali come condimento di

primi piatti, i vermicelli o gli spaghetti, proposta

in piccantissima crema, o leggera e nutriente

se cucinata a bagnomaria.

La festa dei dolci

Tanti ingredienti semplici e ricette tramandate

dalle generazioni anziane per condividere e festeggiare

le ricorrenze con i dolci sapori della tavola

nelle terre Jonicosilane. Il 13 dicembre, a

Santa Lucia, si offre la “coccia”, preparata con

grano tenero e mostarda. Tantissimi i dolci tipici

del Natale come le “chinulille” infornate,

piccoli ravioli ripieni di uva passa, noci, marmellata

d’uva e miele, con la variante della ricotta,

o la “giurgiulena”, i torroncini fatti a mano

con semi di sesamo e miele, profumati al limone,

di origine greca.

Ancora tanto miele nei golosi “crustuli”, incavati

con le dita come gnocchi giganti prima di

essere fritti, nella pasta a confetti, maccheroni

dolci conditi con il miele d’api sciolto, o nei

“fritti a ventu”, anellini di pasta dalle forme diverse.

Gli amanti dei biscotti troveranno ottimi

i “mustazzoli”, di origine araba e dal sapore insolito

dovuto al miele caramellato e al liquore

appunti di viaggio

RISTORANTI TIPICI

◗ Hotel Renzini

Russi 193

Bocchigliero (CS)

0983.92015

Fax 0983.92777

◗ La Tavernetta

Via Trieste 15

Calopezzati (CS)

0983.47290

Cell. 345.5107508

www.latavernettacalopezzati.nelsito.it

◗ Il Buongustaio

Via Murate Feudali

Calopezzati (CS)

0983.47291

Cell. 345.8384945

◗ Trattoria Kaliserna

Largo Plebiscito 11

Campana (CS)

0983.93734

◗ Antico Frantoio

Via Paradiso 6

Cariati (CS)

0983.91378

Cell. 342.3866632

rita@anticofrantoiocariati.it

www.anticofrantoiocariati.it

◗ Il Granaio

Via della Sila

Cropalati (CS)

0983.61426

all’anice. Proprio l’anice si utilizza anche nell’impasto

delle “scalille”, dolcetti attorcigliati e

fritti. I fichi bianchi diventano uno straordinario

dessert grazie al ripieno di noci e mandorle,

e alla successiva disposizione incrociata uno

sull’altro, come suggerisce il nome “crocette

di fichi”, sovente infilzate da penetranti bastoncini

di canne. Infine a Pasqua arriva il

“piccellato”, tradizionale pane dolce con uva

passa, canditi e frutta secca tritata. ■

◗ C’era una volta

Via Torre del Giglio

Crosia (CS)

0983.485889

Cell. 331.9399262

salernofrancesco@libero.it

◗ Al Rustico

Contrada

Fiumarella

Crosia (CS)

/ Fax 0983.42339

comitecg@alice.it

www.ristorantealrustico.com

◗ La Campanara

Via G. Mazzini

Longobucco (CS)

0983.72316

info@lacampanara.it

www.lacampanara.it

◗ Tenuta “Il Gaglioppo”

Contrada Colite

Mandatoriccio (CS)

0983.994962

Cell. 331.8018054

Cell. 366.4397596

www.tenutailgaglioppo.com

◗ La Bottega del Pesce

Via Nazionale 523

Mirto Crosia (CS)

◗ Ristorante La Torre

Viale Jonio Sant'Angelo

Rossano (CS)

0983.510656

Sulla doppia pagina, da

sinistra a destra: salami,

soppressate, sanguinacci e

salsicce: gli insaccati delle

terre Jonicosilane

soddisfano i palati più

esigenti; le tipiche salse di

pomodoro

e a base di peperoncino;

anche i dolci fanno

dell’originalità il loro punto

di forza; i cavatelli, la

tradizionale pasta fresca

fatta a mano.

61


ITINERARI DELLA NATURA NATURA

62

PRO

Una grande montagna sul mare: la Sila Greca regala

magnifici scorci in una cornice

di grande pregio naturalistico e paesaggistico,

di notevole valore scientifico.

LA SILA GRECA SI ESTENDE SU UNA SUPERFICIE DI QUASI CENTOMILA ETTARI

tra la Sila Grande, il crotonese, e la Piana di Sibari. Dal punto di vista geologico,

il territorio è molto simile alle Alpi, essendone un suo frammento che è

migrato verso sud a seguito della formazione del mar Tirreno, a partire da 8

milioni di anni fa. Il paesaggio geologico, nella sua componente più antica e alpina, è

costituito prevalentemente da graniti, gneiss, filladi, la cui origine risale al paleozoico

(250 milioni di anni). Su queste si sono adagiate le formazioni carbonatiche mesozoiche,

formatesi a partire da 200 milioni di anni fa, spesso fossilifere, che danno quella

spettacolare varietà di forme e colori che si osservano nella risalita dei torrenti della Sila

Greca. Ma l’emersione e l’apparizione di questo “corpo esotico” quale può essere considerata

tutta la Calabria, inizia a partire da circa 2 milioni di anni fa, con dei tassi di

sollevamento notevoli, ancora in atto.


TAGONISTA

I castagni giganti di Cozzo del Pesco.

In basso: il fico d’India; numerose varietà di

uccelli vivono lungo la costa jonica;

il pino laricio veniva utilizzato in passato per

la raccolta della pece bruzia utilizzando le

tipiche incisioni “a spina di pesce”;

la flora spontanea della Sila Greca vanta

alcuni bei rappresentanti del genere Crocus,

di cui il principe è lo zafferano.

63


➜ LE CENTRALI

IDROELETTRICHE

L’acqua dei fiumi

calabresi, sin dai tempi

più antichi, è sempre

stata sfruttata dal punto

di vista energetico.

Ne sono testimonianza i

resti di un gran numero di

attività produttive

industriali (tra le quali

mulini, frantoi e opifici)

che sono sorte nel corso

dei secoli lungo le sponde

dei corsi d’acqua

principali come il Trionto.

Agli inizi del Novecento in

Calabria erano attive

circa 15 centrali

idroelettriche.

La particolare

conformazione del

territorio, con ampi

massicci montuosi (come

la Sila, l’Aspromonte e il

Pollino) e profonde gole,

ha reso possibile la

creazione di condotte a

cielo aperto (acquaro)

che prelevano l’acqua a

monte, la convogliano a

valle ad una quota tale da

consentire una “caduta”

dell’acqua sulle turbine

delle centrali poste in

basso. Alcune di queste

centrali sono state

dismesse in epoche

relativamente recenti

come quella di Torre

Menta nel comune di

Cropalati, e quelle di

Puntadura e Castellace

nel comune di

Longobucco, altre invece

sono tuttora in funzione,

come quelle di Sullacca e

Campitella sempre nel

comune di Longobucco.

Su questa pagina,

in senso orario:

allontanandosi dal mare,

non è raro incontrare

scorci di natura selvaggia

con brevi corsi d’acqua

cristallina, nascosti tra

le fronde di boschi fitti

e lussureggianti, come la

piscina naturale sul

Colognati;

i maestosi boschi della

Sila, immagine di

rara bellezza;

depositi di travertino

a Vurga Nivura, nel

territorio di Longobucco.

64

Parliamo di un’area molto viva geologicamente,

dove l’intensa fatturazione degli ammassi

rocciosi, unitamente a questo dinamismo

verticale ed orizzontale dei vari blocchi

che la costituiscono, se da un lato produce

un’estrema vulnerabilità idrogeologica e sismica,

dall’altro, offre un laboratorio didattico

e scientifico per la comprensione di importanti

fenomeni sulla dinamica della terra,

ma anche un mosaico ricchissimo di ambienti

e di risorse che si manifestano in

un’abbondante flora e fauna con specie di

grande interesse dal punto di vista naturalistico.

L’amico bosco

Dalla riva del mare fin sulle pendici collinari,

agli estremi limiti climatici della stessa

coltura, l’ulivo rappresenta una presenza imprescindibile

del paesaggio del Basso Jonio

Cosentino, come anche i fichi e gli alberi da

frutta (in particolare le clementine), che testimoniano

momenti di cultura agreste millenaria.

Salendo di quota, tra i 250 e i 1.000

metri, la fascia pedemontana ospita essenze

tipicamente mediterranee, tanto erbacee ed

arbustive euforbia, ginepro e lentisco

quanto arboree con formazioni miste di

piante xerofile; a seguire iniziano i boschi di

cerro, roverella e leccio. Il castagno, simbolo

di una vita di stenti e povertà, inizia a comparire

oltre i 1000 metri di quota, con esemplari

secolari e dalle dimensioni ragguardevoli.

Un esempio su tutti è rappresentato dai

giganti di Cozzo del Pesco, un nucleo di 103

castagni monumentali concentrati in un’area

molto ristretta della Sila Greca. Il castagneto

invita gli escursionisti a percorrere sentieri

ombrosi e freschi, ammirando i tronchi contorti

e scavati dal tempo, testimoni di riti e

abitudini che cadenzavano la quotidianità

della gente sulle montagne di Rossano. Alle

stesse altitudini troviamo anche le faggete e

il pino nero laricio (sottospecie del pino nero).

Si riconosce per la sua stretta chioma,

per il tronco slanciato e per gli aghi inseriti a

coppie sui rametti. Il pino laricio raggiunge

la massima espressione nella riserva dei Giganti

della Sila a Fallistro e nel bosco della

Fossiata vicino al lago Cecita, con esemplari

che sfiorano i 50 metri di altezza e un diametro

alla base di ben 2 metri. Si tratta di alberi

secolari di notevole interesse naturalistico,

ma anche storico dal momento che su alcuni

esemplari è ancora possibile vedere le tipiche

incisioni a lisca di pesce realizzate per

l’estrazione della resina dalla quale si ricavava

la pece. L’estensione di fitti boschi favori-


AGENZIA REGIONALE SVILUPPO E SERVIZI IN AGRICOLTURA (ARSSA)

In un’antica azienda della famiglia Piccinelli, sorta nel 1966 nel comune di Crosia, nasce il Centro Sperimentale Dimostrativo

(CSD) di Mirto, costituito dall’ex ESAC, oggi ARSSA, con delibera nr 91/C/83 del 28.12.1983. Scopo principale dell’Agenzia è il recupero

della produzione della seta, attività fiorente in tutta la Calabria durante il Medioevo. Il clima particolarmente favorevole alla

coltivazione del gelso bianco e del baco da seta, che si nutre delle sue foglie, favorì la nascita di una vera e propria industria serica

che nel tempo è andata scemando fino al totale abbandono. Oggi il Centro Sperimentale Dimostrativo è particolarmente attrezzato

per la gelsibachicoltura e ne rappresenta una singolare struttura di riferimento e supporto

per il meridione d’Italia. Dispone di un vasto gelseto, di una camera di incubazione per riprodurre le

condizioni ideali per il baco da seta, di lettiere per l’allevamento dei bachi e di un piccolo filatoio. All’interno

degli stessi locali sorge un Museo dove è possibile ammirare vecchi attrezzi utilizzati per la

tessitura e l’allevamento dei bachi da seta. È importante sottolineare che con l’approvazione, nel

1998, da parte del Ministero per le Politiche Agricole (Mi.P.A.) del Progetto Finalizzato "Gelsibachicoltura"

, il CSD è una delle sette Unità Operative (unica per l’Italia meridionale ed isole) a cui è affidato

lo svolgimento del Progetto. Il CSD svolge anche attività sperimentale e/o dimostrativa sui

comparti colturali di maggiore interesse per l’areale d’influenza, quali: agrumicoltura, olivicoltura,

ortofrutticoltura, curando l’aggiornamento varietale e l’applicazione delle tecniche agronomiche ritenute

più appropriate per il miglioramento della fertilità naturale e il contenimento dell’impatto ambientale.

La sede svolge inoltre attività di educazione ambientale e ricerca scientifica in collaborazione

con diverse Università, italiane ed europee.

sce la presenza di numerosi funghi, alcuni

dei quali, come i pregiati e ricercatissimi Boletus

edulis e Boletus aureus, sono entrati a far

parte del patrimonio gastronomico tradizionale

della Sila Greca. Molto diffusi sono anche

l’ovolo buono (Amanita cesarea), l’agarico

delizioso, le manine e il tipico "rosito"

(piniculu).

I sentieri della biodiversità

Nonostante la riduzione delle aree forestali e

la progressiva antropizzazione, la fauna della

Sila Greca è numericamente importante e

registra specie ormai rare o estinte nella maggior

parte del territorio italiano, come il tasso,

la martora e il gatto selvatico. Anche il lupo,

che fa parte della cosiddetta “lista rossa”

redatta dall’Unione Internazionale per la

Conservazione della Natura (IUCN), ha ricolonizzato

la fascia appenninica e trova nelle

montagne della Calabria il suo habitat

ideale. Altre specie di mammiferi, più comuni,

sono il cinghiale, l’istrice, il riccio, la volpe,

la donnola, la faina, la lepre, lo scoiattolo

nero e il ghiro. Tornano a volteggiare con

la loro inconfondibile sagoma sul cielo delle

terre Jonicosilane l’avvoltoio degli agnelli, il

capovaccaio, il grifone, l’aquila reale, l’aquila

del Bonelli e la poiana. Insieme al nibbio

reale, all’astore e al gufo reale, la loro presenza

in Calabria è di particolare interesse visti

gli areali molto ristretti a livello italiano e europeo.

Non meno importanti sono i rettili

presenti come la biscia nera e la meno comune

vipera, che occupa prevalentemente le

zone collinari e boscose. Da segnalare la presenza

del più grosso serpente italiano, il cervone,

e di altri rettili come il biacco, la natrice,

la luscengola e l’orbettino. Infine tra gli

anfibi ritroviamo l’ululone dal ventre giallo,

il tritone italico, la salamandra pezzata e la

salamandra con gli occhiali.

Natura da preservare

Su un’altura che domina la sottostante valle

del Cino si estende il bosco di Cozzo del Pesco,

dove castagni ultracentenari dalle proporzioni

riguardevoli (4 esemplari raggiungono

gli 8 metri di circonferenza e superano

i 700 anni di età) sono cresciuti l’uno a fianco

all’altro (una particolarità di questo luogo).

L’area di 7 ettari, che ricade all’interno

della ZPS Foreste Rossanesi, è protetta da

una convenzione comunale con un’associazione

naturalistica locale ed è stata riconosciuta

tra le oasi del WWF; necessita di una

protezione regionale o di un inquadramento

all’interno del Parco Nazionale della Sila.

➜ LE PIETRE

DELL’INCAVALLICATA

Al centro di numerosi

racconti e superstizioni, le

pietre dell’Incavallicata si

ergono maestose nei pressi

del paese di Campana. Si

tratta di due differenti

grandi pietre di arenaria

che sembrano raffigurare

un elefante alto 6 metri e le

gambe di un guerriero.

Nella stessa area sorge

un’intera collina con le

sembianze di una balena e

una scultura che raffigura

un serpente lungo

complessivamente circa 10

metri. L’ipotesi è quella di

trovarsi di fronte alle

sculture preistoriche più

grandi d’Europa, pertanto di

natura antropica, oppure

che queste arenarie

facilmente erodibili siano

l’opera di Madre Natura,

plasmate con l’incedere del

tempo. Di certo stuzzicano

la fantasia

dei turisti.

65


66

SITI DI IMPORTANZA COMUNITARIA

Nel 1992 l’Unione Europea, mediante la direttiva 92/43/CEE, cosiddetta

“direttiva habitat”, istituiva la “Rete Natura 2000” per la conservazione

degli habitat naturali, della flora e della fauna selvatica. Gli stati membri

dell’Unione hanno l’obbligo di individuare sul territorio nazionale i Siti di

Interesse Comunitario (SIC), che ospitano habitat e specie elencati negli allegati

I e II della direttiva. Speciali commissioni europee si pronunciano

sulla validità dei siti proposti e decidono quali far rientrare nelle Zone Speciali

di Conservazione (ZSC), che insieme alle Zone di Protezione Speciale

(ZPS) individuate dalla direttiva 79/409/CEE, detta “direttiva uccelli”, costituiscono

la “Rete Natura 2000”.

All’interno di questi siti le attività umane non sono escluse, in quanto non

si tratta di riserve rigidamente protette ma, al contrario, di aree come quelle

agricole, dove la secolare presenza dell’uomo ha fatto sì che si instaurasse

un particolare equilibrio tra attività antropiche e natura.

Nel territorio della Sila Greca rientrano ben otto Siti di Importanza Comunitaria,

istituiti per la salvaguardia di differenti ambienti e delle specie che

li occupano. Essi sono: Fiumara Trionto (comuni di Crosia, Rossano, Calopezzati,

Caloveto, Cropalati e Longobucco), Torrente Celadi (comune di

Rossano) e Vallone Sant’Elia (comune di Paludi), per quanto riguarda gli

ambienti fluviali; Dune di Camigliano (comuni di Calopezzati e Pietrapaola)

e Macchia della Bura (comune di Crosia) per gli ambienti costieri; Foreste

Rossanesi (comune di Rossano) e Monte Basilicò (comune di Bocchigliero)

per gli ambienti montani; Fondali a Posidonia Oceanica (comuni di

Crosia, Cariati, Calopezzati, Pietrapaola e Mandatoriccio) per quanto riguarda

gli ambienti marini.

Da alcuni documenti storici risulta che i primi

esemplari di Castanea sativa furono piantati

dai monaci basiliani nello stesso periodo

in cui fu edificata l’abbazia del Patire (fine

del XI secolo). Nella stessa Oasi ritroviamo

anche altri alberi monumentali, specialmente

aceri e querce. Questo ambiente, grazie all’alto

grado di naturalità, costituisce l’habitat

prediletto di numerose specie animali come

il lupo, il tasso, la faina e la donnola.

Un’altra area protetta che si estende per circa

320 ettari, compresa nel Parco Nazionale

della Sila, è la Riserva Biogenetica di Macchia

della Giumenta-San Salvatore, per lo

più pianeggiante e solcata da numerosi piccoli

corsi d’acqua che si gettano nel Trionto.

Particolare rilievo hanno le formazioni di pino

laricio, ontano, pioppo tremolo e faggio.

All’interno della Riserva i più fortunati possono

scorgere il lupo, il gatto selvatico, la lepre

comune e lo scoiattolo nero, oppure riconoscere

in cielo o tra la vegetazione lo

sparviero, l’allocco e la civetta.

Dal distretto del comune di Bocchigliero ci

si sposta nella zona di Longobucco dove, a

pochi chilometri dal lago Cecita, la Riserva di

Gallopane si estende su una superficie di circa

200 ettari, tra i 1.300 e i 1.600 metri di altitudine.

Essa preserva magnifici boschi puri

di pino laricio del Parco Nazionale, e formazioni

miste di pino laricio e faggio sui versanti

meno assolati e nelle zone più elevate. Altre

specie forestali presenti sono l’ontano e l’acero.

Nella Riserva è presente un gruppo di pini

secolari dalle notevoli dimensioni detti “I

giganti di Gallopane”. Anche qui si registra la

presenza di importanti specie animali come il

lupo, il gatto selvatico, la martora, il tasso, l’astore

e lo sparviere. Per la sua importanza dal

punto di vista dell’avifauna, la Riserva è stata

dichiarata ZPS Zona Protezione Speciale.

Poco più a nord della Riserva, sul lago Cecita

sorge il Centro Visite di Cupone che occupa i

locali di un’antica segheria demaniale. Oggi

costituisce un importante Centro di Educazione

Ambientale e un punto di riferimento

per i turisti grazie ai sentieri, agli osservatori

faunistici, al museo, al giardino geologico, all’orto

botanico accessibile ai non vedenti e all’area

pic-nic attrezzata.


Testimoni del tempo

Nelle vicinanze del lago Cecita, sorge anche

il bosco della Fossiata. Si tratta di un antico

bosco di circa 2.000 ettari, con formazioni

secolari di pino laricio. La sua posizione all’interno

del Parco Nazionale della Sila e la

sua articolata orografia fanno di questo bosco

la meta ideale per gli escursionisti. Il Bosco di

Basilicò ricade all’interno del comune di

Bocchigliero e rappresenta una Riserva Biogenetica

che occupa un’area particolarmente

importante dal punto di vista floristico. Una

visita nel periodo primaverile offre incredibili

spettacoli grazie ai numerosi anemoni, orchidee,

campanule e primule. Non mancano

specie arbustive come rosa canina, alloro, ginestra,

agrifolgio, erica, pungitopo e biancospino

e specie arboree come querce, aceri,

frassini e tigli.

Il Bosco di Verro si trova al confine tra i comuni

di Terravecchia e Scala Coeli. È il tipico

bosco mediterraneo di collina con prevalenza

di querce e abbondante fauna tipica come

cinghiali, volpi, ghiri e falchi. Nella parte

più elevata, intorno ai 470 metri di altitudine,

il Bosco di Verro si congiunge con la Pineta

Littirena, un’area di riforestazione a pino

marittimo di circa 100 ettari che risale

agli anni Settanta del Novecento. Grazie alla

frescura e all’area attrezzata che dispone di tavoli,

panche e bracieri, è il luogo ideale dove

passare le calde giornate estive immersi nella

natura, mentre nel periodo autunnale è possibile

godere di magnifiche passeggiate alla

ricerca dei numerosi funghi porcini.

L’ombra dei terremoti

La Calabria è uno dei territori con più alta

attività sismica d’Italia. Il gran numero di

scosse, alcune delle quali hanno causato ingenti

danni in epoche passate, sono la manifestazione

di processi di evoluzione geologica

in corso. L’arco calabro, a differenza del resto

dell’Appennino di origine prevalentemente

calcarea, è costituito da rocce cristalline, come

i graniti sottoposti a spinte tettoniche

molto intense che ne causano il costante e veloce

sollevamento. Questo processo provoca

un accumulo di energia che viene periodicamente

scaricata dalle enormi masse rocciose

appunti di viaggio

PARCO NAZIONALE DELLA SILA

◗ Ente Parco Nazionale della Sila

Istituzione: 1997

Superficie: 79.695 ettari

Sede: Via Nazionale, 87055 Lorica San

Giovanni in Fiore (CS) - 0984.537109

info@parcosila.it www.parcosila.it

Provincie: Cosenza, Catanzaro e Crotone

Comuni (del GAL che si trovano dentro i

perimetri del Parco): Bocchigliero e

Longobucco

Come arrivare. La posizione di centralità

del Parco Nazionale della Sila rispetto alla

morfologia regionale, lo rende facilmente

raggiungibile in automobile sia che si

provenga dall'area ionica percorrendo la

SS.106, che tirrenica sulla SS.18. In

entrambi i casi comunque, con le sue

uscite di Cosenza, Rogliano, Altilia

Grimaldi e più a sud di Lamezia Terme,

l’arteria autostradale A.3 rappresenta

l’asse viario primario sul quale indirizzare

la propria scelta.

◗ Centro visite di Cupone

Comune di Spezzano della Sila

Cupone (Camigliatello Silano),

sul lago Cecita

coinvolte mediante imponenti eventi sismici

come quelli del 1638, del 1783, del 1888,

del 1905 e del 1908, che hanno causato decine

di migliaia di vittime. Nella Sila Greca si

ricordano ancora i danni provocati da altre

scosse sismiche come quelle che si verificarono

tra il 950 e il 970 che causarono la distruzione

di 3 rioni di Rossano (S. Nicola,

Grano e Giudeca). Un altro evento violento

si registrò nel 1836 e procurò gravissimi danni,

tanto che si dovettero ristrutturare diversi

palazzi nobiliari, che persero il loro originale

aspetto e si presentano oggi con uno stile ottocentesco.

Anche all’inizio del secolo scorso,

in particolare nel 1905, alcune scosse di terremoto

interessarono il comune di Campana

e produssero ingenti danni. Il territorio calabro

presenta inoltre un forte rischio idrogeologico,

come testimoniano grandi alluvioni e

frane che periodicamente si verificano. Attivare

in tempi brevi un sistema di difesa del

suolo porterebbe a notevoli benefici alla popolazione,

una maggiore attenzione all’ecologia

e agli ambienti naturali significa preservare

la regione e l’inestimabile patrimonio culturale

della Sila Greca, consegnandolo in

perfetto stato alle generazioni future. ■

0984.579757 (Cupone) / 0984.76760

(Amministrazione Corpo Forestale

di Cosenza)

utb.cosenza@corpoforestale.it

Come arrivare. Da Cosenza SS.107

direzione Spezzano della Sila, procedere in

direzione Camigliatello Silano, infine per

Lago Cecita/Cupone. Da Rossano SS.

Rossano-Sila, proseguire in direzione

Camigliatello.

A.R.S.S.A. CALABRIA

◗ Agenzia regionale per lo sviluppo

e per i servizi in agricoltura

Centro Sperimentale Dimostrativo

C.da Pantano Martucci Mirto/Crosia

(CS)

0983.42235 - Fax 0983.480832

Orario di apertura. 8:00/13:30

Giorno di chiusura. Sabato

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Visite guidate. Previste su richiesta

arssacsdmirto@libero.it

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Come arrivare. A.3 Napoli - Salerno -

Reggio Calabria, uscita Spezzano

Albanese-Sibari, SS.106 fino a Crosia,

seguire indicazioni per Centro ARSSA.

➜ IL SISTEMA

DELLE GROTTE

L’uomo dalla roccia ha

sempre ricavato utensili,

attrezzi agricoli, macine e

la materia prima per la

costruzione di case. Un

tempo la casa veniva

scavata direttamente

nella pietra sui costoni di

colline e montagne, per

cui venivano colonizzate

preferibilmente aree

dotate di una roccia

facilmente lavorabile.

È il caso di territori come

quelli di Cropalati,

Caloveto, Rossano e

Pietrapaola, interessati

dalla presenza di monaci

Basiliani, che realizzarono

un articolato sistema di

grotte, all’interno delle

quali vivevano, e che oggi

fanno parte del paesaggio

urbano e rurale degli

stessi centri.

Pagina a lato: il Centro

Visite del Parco

Nazionale della Sila

presso il Lago Cupone;

la posidonia, indice di

buona qualità dell’acqua;

dune costiere in

prossimità di Macchia

della Bura, Mirto.

67


ITINERARI DELLA NATURA

68

IL DISEGNO

DELL’ACQUA


Scorre, sparisce, in piena o in secca, lambisce

le coste con lente danze d’onda o si muove

scolpendo la roccia intorno a sè.

L’acqua è uno degli elementi più importanti

e affascinanti delle terre Jonicosilane nel

Basso Jonio Cosentino.

TUTTI I BACINI IDROGRAFICI sono

strettamente connessi gli uni agli

altri: il più grande tra questi è

quello del Trionto, “Traes” per i

Greci, “Traentum” per i Romani, che, nel

tempo, ha contribuito a modellare ampi

tratti di costa intorno alla sua foce. Trasportando

a valle una grande quantità di detriti,

soprattutto a partire dal periodo dei Romani,

grandi “disboscatori”, ha letteralmente

spostato in avanti la linea costiera (progradazione),

finché gli interventi di riforestazione

degli anni ’60 del Novecento hanno innescato

un’inversione di tendenza e un conseguente

arretramento del suo delta. Questo

fiume, che ha una lunghezza del ramo principale

di circa 40 chilometri, un bacino idrografico

di 288 km 2 e una portata media di

circa 4.4 m 3 /s, nasce dalle montagne della Sila

e attraversa, con i suoi affluenti (torrenti

Manna, Macrocioli, Ortiano e Laurenzana),

i comuni di Calopezzati, Caloveto, Pietrapaola,

Campana, Bocchigliero, Crosia, Cropalati,

Longobucco e Rossano. Da qui partono

diversi sentieri che portano alla scoperta

di canyon, piscine naturali e cascate che la

forza dell’acqua ha creato scavando la roccia.

Uno dei più conosciuti è il sentiero Norman

Douglas, che prende il nome dal famoso viag-

Sulla doppia pagina:

cariche d’acqua e

caratterizzate da una

portata talvolta anche

impetuosa d’inverno,

spesso in secca d’estate:

le fiumare, o “jumare” nel

dialetto locale, dominano

il paesaggio della Sila

Greca e del Basso Jonio

Cosentino e lo

caratterizzano, con i loro

alvei larghi e ciottolosi in

prossimità del mare, più

stretti e impervi

allontanandosi dalla

costa.

Su questa pagina, a lato:

le tradizionali barche a

remo issate sul litorale di

Mirto, testimoni di un

passato che rivive negli

antichi gesti dei

pescatori, che vengono

tramandati di

generazione in

generazione.

69


➜ CENTO FONTANE:

L’ACQUA CHE RIEMERGE

ALL’IMPROVVISO

A Mirto, nel comune di

Crosia, a circa 400 metri

dal mare e ad 8 metri di

quota, affiora una delle

più grandi sorgenti

dell’Italia meridionale a

livello di piana alluvionale.

Parliamo della sorgente di

Cento Fontane, un fronte

acquifero lungo più di 200

metri che scaturisce dal

terreno incoerente, in

corrispondenza di un

gradino morfologico,

alimentato dalla falda

subalvea del Trionto.

Prima delle trasformazioni

urbanistiche iniziate a

partire dal decennio

1950-1960, esisteva un

intero sistema di zone

umide, a tratti paludose e

salmastre, con flora e

fauna caratteristica di

questi ambienti, solo in

parte conservate.

La sorgente aveva una

portata di 152 L/sec.

(misurata il 28-07-1934).

In una stampa della

Calabria Citeriore del

1657, tratta dall’opera di

Matteo Greuter, questo

fronte acquifero è

segnalato come

“Cento Fontanelle”,

ma anche “Cento Fonti”

in altre cartografie

antiche.

giatore inglese che ne scrisse entusiasticamente

dopo averlo percorso agli inizi del XX secolo,

nel suo tragitto da Acri a Longobucco. La

millenaria erosione della valle ha portato alla

luce aspetti geologici di grande interesse, tra

cui gli importanti filoni di galena argentifera.

Il fiume si snoda in anse che si susseguono tra

strette e ripide pareti rocciose, con il greto

spesso invaso da massi levigati dai colori bizzarri

di origine granitica, metamorfica e sedimentaria.

I costoni, grigi o tendenti al bianco

in prossimità delle formazioni calcareo-marnose

nel tratto medio del bacino idrografico,

diventano addirittura rossastri nei tratti “marmorei”

di Longobucco (le quarzareniti di timpa

Rossa).

La diversa resistenza agli agenti atmosferici e

all'erosione ha creato un contrasto molto netto

tra il paesaggio montano e quello della bassa

collina e della pianura costiera, dove la scarsa

copertura forestale, prevalentemente macchia

mediterranea, e le ricche coltivazioni di

uliveti ed agrumeti, creano un intreccio equilibrato

e dinamico di colori e profumi. Alla foce

dei fiumi si aprono spiagge ciottolose che

diventano poi di sabbia finissima, costantemente

lambite dalla carezza delle onde. Il mare

ha fondali che rimangono poco profondi,

che degradano lentamente lungo ampi “giardini”

di Posidonia oceanica, principalmente tra

la foce del Trionto ed il Nicà. Qui la costa del

Basso Jonio Cosentino ha anche località insignite

con la prestigiosa bandiera blu, che tiene

in considerazione non solo l’acqua incontaminata,

ma anche le attrezzature delle spiagge, la

ricettività e la qualità dei servizi offerti.

Una delle più belle spiagge della Costa degli

Achei è sicuramente quella di Lido Sant’Angelo,

a Rossano: una lunga lingua di sabbia dorata,

incastonata tra la costa e la macchia mediterranea.

I fondali marini degradano dolcemente

verso la profondità, rendendo l’acqua

cristallina e ricca di fauna, l’ideale per nuotate

rinfrescanti e per gli appassionati di pesca. Ma

la spiaggia non è l’unica attrattiva, si possono

fare stupende passeggiate verso le pendici della

Sila, attraversando i meravigliosi boschi di castagni

secolari.

Le sorgenti pietrificanti:

i travertini di Vurganivura

La natura a volte può costruire paesaggi fantastici

in luoghi che non ti aspetti e con ingredienti

che si combinano per caso. Immaginate

un rilievo carbonatico molto fratturato

(colle d’Avri), in un contesto prevalentemente

granitico e metamorfico (la Sila); aggiungete

una persistente circolazione d’acqua

ricca in bicarbonato di calcio che scambia

anidride carbonica con l’aria e con gli orga-


FIUMARE: LA MAGIA DELL’ACQUA

Lungo le pendici della Sila Greca si possono ammirare numerose “fiumare”, sistemi idrografici tipici dell’Italia

meridionale e del versante ionico calabrese in particolare. Sono corsi d’acqua generalmente brevi

e dal letto largo e ciottoloso, che cambiano continuamente fisionomia. Non hanno una vera e propria sorgente

e sono alimentate soprattutto dall’acqua piovana, perciò la loro portata è soggetta alle stagioni. Durante

il periodo che va da ottobre a marzo scorrono impetuose, cariche di acqua, con fenomeni di piena

rapida che sovente creano gravi danni al territorio e alle cose, ma che per la loro selvaggia bellezza sono

un vero e proprio patrimonio da conservare e valorizzare. Nei mesi più caldi possono rimanere asciutte,

dove all’acqua si sostituisce un paesaggio quasi lunare, di rocce e detriti, come calato dall’alto tra i rilievi

collinari argillosi. Il sistema delle fiumare nel territorio è molto diffuso; da Rossano a Cariati incontriamo

il torrente Cino, il Colognati, il Coserie, il Trionto, il Fiumarella, l’Acquaniti, l’Arso, e, per ultimo, il Nicà, che

si trova al confine tra la provincia di Cosenza e Crotone. Le fiumare hanno importanza non solo sotto il

profilo geomorfologico, idrogeologico e naturale, ma anche perchè sono state, e sono in modo minore ancora

oggi, fonte preziosa per la produzione di energia idroelettrica per i comuni sparsi sul territorio. Sono molte le centraline costruite

agli inizi del ’900 che sfruttavano la caduta dell’acqua, tramite le turbine che la trasformavano in corrente. Le prime in Calabria sorsero

lungo il corso del Trionto, nel territorio di Longobucco, ma ad oggi sono ormai dismesse, ad eccezione di due, in località Campitella

e Sullacca, che sono state recentemente restaurate e rimesse in produzione. Ma prima della scoperta dell’energia elettrica la forza dell’acqua

veniva sfruttata dai mulini, che venivano usati per la molatura del grano e di altri cereali. Nella zona di Pietrapaola, lungo l’Acquaniti,

ce ne sono addirittura quattro ma se ne possono ancora ammirare diversi, in vario stato di conservazione, in tutto il territorio

della Sila Greca. Si ricordano i mulini del Celadi, dell’Acquaniti, del Colognati, del Coseria, del Trionto, dove l’acqua ha alimentato fino

a pochi decenni fa anche un lanificio, adiacente ai ruderi della chiesa di Sant’Antonio da Padova, sotto l’abitato di Longobucco.

nismi fotosintetici. Immaginate poi la presenza

di batteri e alghe, rami, foglie e tronchi

d’albero bagnati dal gocciolio dell’acqua

e da tanta umidità, con l’acqua che scorre su

incisioni vallive ad elevata pendenza (il torrente

Vurganivura). Il risultato di questa arcana

combinazione è esattamente quello che

offre alla vista questo angolo nascosto della

Calabria: incrostazioni di travertino (lapis tiburtinus

per i Romani) dalle maestose architetture

e dalle forme bizzarre e fantasiose,

con cascate, ventagli di accrescimento, antri

e concrezioni mammellonari, affascinanti e

delicati.■

➜ LA COSTA DEGLI ACHEI E

LA PIANA DI SIBARI

Si sviluppa per 150 chilometri,

delimitata a nord dal fiume

Ferro e a sud dal Trionto.

È incorniciata dai rilievi del

massiccio del Pollino e dalle

ultime pendici della Sila Greca,

proprio al centro della Piana

di Sibari, dove giunsero i Greci

nel corso dell’VIII secolo a.C.,

fondando la città di Sibarys, da

cui poi prese il nome. La piana

è caratterizzata da numerosi

scavi archeologici, in

particolare quelli del Parco

Archeologico della Sibaritide

con il suo Museo.

Sulla doppia pagina, in senso

orario: il litorale di Rossano,

nella fascia orientale della

piana di Sibari tra la Sila e la

costa jonica; la cascata di

Vurga Nivura, a Longobucco,

formate da concrezioni

calcaree di travertino;

il Lago di Cecita, nato dalla

costruzione di una diga sul

Fiume Mucone;

lungo i corsi d’acqua si

incontrano formazioni di

travertino; alcune formazioni

sedimentarie di fondale

marino, ormai emerse e

deformate dopo milioni di anni,

a Vurga Nivura.

71


ITINERARI OUTDOOR

72

SPIRITO

OUTDOOR

Come una grande piramide orografica, che ha per centro il monte

Paleparto (m. 1481) ed è solcata, sul versante orientale, da una

serie di gole fluviali che si alternano a scoscesi contrafforti

montuosi, la Sila Greca offre infinite possibilità per l’outdoor,

in un mondo fiabesco, isolato e romantico, dove il tempo

sembra essersi fermato.


Uno dei tratti più

suggestivi del torrente

Ortiano: il territorio della

Sila Greca è segnato da

corsi d’acqua impetuosi,

strette valli e gole, boschi

lussureggianti e una natura

incontaminata che

domina il paesaggio.

FURONO POCHI I “TEMERARI” CHE INCURANTI DELLE CARENTI VIE DI COMU-

NICAZIONE e della mancanza di comodi alloggi, scelsero di affrontare un viaggio

di conoscenza e scoperta del selvaggio e isolato Sud Italia. Due di loro lasciarono

vividi ricordi nei loro diari durante l’esplorazione della Calabria e in

particolare della Sila Greca: Duret de Tavel e Norman Douglas. Il primo, ufficiale

dell’esercito napoleonico, un soldato che nell’occasione seppe descrivere uomini e

luoghi esattamente come un viaggiatore, nel 1808 così si esprimeva nella XX lettera

del suo epistolario dalla Calabria pubblicato poi a Parigi, nel 1820, con il titolo

“Séjour d’un officier français en Calabre”: Vi scrivo dal paese più selvaggio degli appennini

[…]. Longobucco si trova a quindici miglia da Rossano. Le strade per raggiungerlo

sono spaventose e tutte dominate da alte montagne. […]. Le nostre guide […] ci condussero

con prudenza ed abilità attraverso delle estese foreste dove si incontrano solo branchi

di daini e caprioli, i soli abitanti di questi luoghi solitari (…). Prima che facesse notte

raggiungemmo un’altura da dove si scorge Longobucco, che è situata in una vallata

stretta, profonda e attraversata da un torrente (il Trionto - n.d.r. -) che scorre fragorosamente

tra enormi rocce. Le alte montagne boscose che circondano quest’orrido luogo vi

spandono un colore cupo e selvaggio che ispira un senso di desolazione. (…) Non si vedono

che montagne a picco addossate ad altre montagne, dei massi rocciosi che minacciano

di schiacciare le abitazioni e torrenti che muggiscono nel fondo di vallate profonde

e tenebrose.

73


Sulla pagina a lato, in

senso orario: il territorio

della Sila Greca, incontaminato

e maestoso, è caratterizzato

da montagne

e valli che si alternano in

un susseguirsi di

panorami cangianti e

dalle mille sfaccettature,

dove tutti gli amanti dell’outdoor

possono

trovare la propria

dimensione: un esempio

si può trovare sulla cima

del monte Iurentino;

alcune delle valli più

strette e ripide, come il

canyon del Vulganera,

sono tra le mete

privilegiate per gli

appassionati di

torrentismo; alberi

imbiancati in Colle

Dell’Esca, nell’altopiano

della Sila;

le classiche incisioni a

spina di pesce realizzate

sulla corteccia dei tronchi

di pino laricio per

raccoglierne la resina.

74

Un secolo dopo, l’eccentrico e coltissimo

scrittore britannico Norman Douglas attraversò

per puro diletto la Sila, oltre che buona

parte della Calabria, da ovest ad est e rigorosamente

a piedi: da Acri salì sino a Croce

Greca e si tuffò poi sul versante opposto

lungo la valle del Trionto, tra contadini che

falciavano il fieno, mandrie scampananti,

boschi di pini digradanti dalla cima del

monte Paleparto. Ma ad attrarre l’attenzione

di Douglas fu soprattutto il paesaggio di cui

offre, nel suo Old Calabria pubblicato a

Londra nel 1915, una immaginifica descrizione.

Ben presto lo stretto alveo del Trionto,

percorso da acque irruente e costellato di

canyon e dirupi, costrinse però Douglas a

dar fondo alle sue doti di trekker ante litteram.

Sino a che sul far della sera, dopo numerosi

guadi e una serie interminabile di meandri,

ecco apparire Longobucco con il suo improbabile

Hotel Vittoria, dove il britannico non

trovò però nulla da mangiare, finché qualcuno

non gli procurò del cibo presso le ospitali

case private. Si meravigliò del fatto che

anche le zone più povere del paese fossero illuminate

discretamente, conseguenza delle

centrali idroelettriche da poco messe in funzione.

Zaino in spalla

Il modo più autentico e sorprendente per

conoscere le terre Jonicosilane sono i passi

lenti. Basta abbandonare le strade asfaltate

e, zaino in spalla, incamminarsi lungo uno

dei tanti sentieri che attraversano, come

una trama intricata, questo territorio impervio

e affascinante.

La caratteristica geomorfologia lievemente

ondulata della parte centrale dell’altopiano

silano cede il posto a linee di paesaggio oblique

se non anche verticali, che hanno come

unico approdo la vicina costa jonica, indissolubilmente

legata per storia e tradizioni alle

montagne dell’interno.

Proprio dal mare infatti vennero le popolazioni

del mare Egeo e del Peloponneso, che

diedero il nome alla Sila Greca. Lentamente

si attraversano fitte foreste di lecci e roverelle,

in basso e sui fianchi scoscesi delle gole

fluviali, di roveri (ve ne sono di giganteschi

lungo la strada che scende verso l’antico eremo

monastico di S. Onofrio, nella valle del

Colognati), castagni (millenari quelli di

Cozzo del Pesco) cerri, faggi e pini larici nelle

zone più alte, soprattutto intorno al monte

Paleparto.

Lentamente si procede sull’alveo dei fiumi

incontrando rapide, cascate, canyon, architetture

di roccia (Cino, Colognati, Ortiano,

Coserie, Vulganera, Laurenzana). Le gole

dell’alto Trionto furono attraversate, suo

malgrado, anche da Norman Douglas nella

discesa verso Longobucco, per la scomparsa

di un tratto di sentiero a causa di una frana

(Timpa di Margiamunta). Lentamente si sale

su ripidi ed alti crinali dai panorami sconfinati

(Serra S. Angelo, monte Iurentino,

monte Serino e Basilicò, colle d’Avri, Serra

Castagna, monte Paleparto).

Tutti i paesi del GAL, che, come un rosario,

circondano la parte più propriamente montagnosa

del territorio, possiedono sentieri

ma anche comode sterrate che salgono

verso il centro della piramide.

Si susseguono interminabili ghirigori, entrando

e uscendo da valloni tenebrosi, passando

per antichi stazzi e per arcaici rifugi di

pastori, i “pagliari”, che paiono usciti da un

passato leggendario se non addirittura dalla

preistoria, affacciandosi su dirupi rocciosi,

guadando torrenti su instabili ponticelli di

pertiche e pietre e attraversando foreste lussureggianti.

Non solo trekking

Se il muoversi a piedi è lo strumento più

consono per la morfologia del territorio della

Sila Greca, diverse altre sono le possibilità

dell’outdoor in questa spettacolare e poco

conosciuta porzione dell’altopiano silano.

Durante le nevicate abbondanti la parte

sommitale del monte Paleparto si presta magnificamente

per lo sci escursionismo e per

le ciaspole (accessi da Longobucco, da Bocchigliero,

Campana e Rossano).

Le stradine forestali, disseminate ovunque,

sono inoltre ottimi percorsi per la mountain

bike e offrono la possibilità di favolose traversate

da un paese all’altro passando per le


montagne: da Cropalati a Longobucco, da

Paludi a Rossano solo per fare qualche esempio.

Le stesse stradine, ma anche le praterie

e i boschi della zona sommitale della Sila

Greca, ben si adattano alle passeggiate a cavallo,

mentre gli stretti sentieri delle valli

paiono fatti apposta per rivitalizzare l’uso

degli asini e muli, tradizionali mezzi di trasporto.

Tutte le forre dell’area, in particolare

quelle del Colognati, del Trionto, del Coserie,

del Vurganivura, dell’Ortiano e del Laurenzana,

offrono straordinarie possibilità per

il torrentismo. Infine sulla costa i fondali

marini ad esempio quelli antistanti Capo

Trionto si possono ammirare con lo

snorkeling o le immersioni con le bombole

per scoprire scogliere e praterie di posidonia,

dove non è difficile incontrare ricciole, pesci

spada, tonni, delfini e talvolta anche tartarughe.

Non solo trekking dunque: qui la natura

ricopre un ruolo di assoluta protagonista

e offre all’appassionato di outdoor infinite

possibilità di esplorazione, in un territorio

magico e misterioso, tutto da scoprire. ■

75


TREKKING NELLE TERRE JONICOSILANE

Alcuni sentieri sono realizzati in modo da essere percorsi agevolmente, altri richiedono un certo grado di dimestichezza,

noi in questo articolo ne suggeriamo alcuni, però, dove presente, bisogna seguire la segnaletica in uso nei sentieri,

perché rappresenta uno strumento di grande aiuto per affrontare in sicurezza la escursioni.

76

In basso: una delle

numerose gole lungo il

corso del Trionto; uno dei

castagni monumentali di

località Cozzo del Pesco;

una cascata generata dal

torrente Colognati.

1° itinerario

Da Longobucco alle gole del Trionto

Località di partenza

Ponte stradale sul Trionto, Longobucco

Località di arrivo

Gole del Trionto

Difficoltà

E

Dislivello

300 metri circa

Tempo di percorrenza

3 ore

Periodo consigliato

Estate

Da Longobucco si prenda

la vecchia strada per Cropalati

e la costa; subito dopo

l’abitato si lascia l’auto

prima del ponte sul Trionto.

Descrizione: una via a

sinistra del ponte scende

sul greto del torrente, la si

risale finché il paesaggio si fa più appagante e romantico,

le anse del Trionto si susseguono, strette tra ripidi costoni,

che scendono dai due opposti versanti, dove radicano lecci,

roveri, cerri, pini e castagni. In molti punti l’alveo è ingombro

di grandi massi, su uno dei quali alligna un incredibile

pino che protende le sue radici nude sulla roccia in cerca della

terra e dell’acqua. In alcuni punti occorre guadare da una

riva all’altra. Tutt’intorno le pendici vallive sono particolarmente

erose e solo nel tratto più alto diventano più strette

e composte, formando piccoli tratti a canyon (diverse pozze

invitano ad un bagno tonificante). Sono possibili anche sentieri

che aggirano le anse e riportano sul greto. Ad un certo

punto sulla sinistra si stacca un sentiero, che, passato accanto

ad una sorgente, torna indietro a mezza costa, sbucando

nella parte alta di Longobucco (può essere una buona

alternativa per raggiungere la parte alta delle gole o per

rientrare ad anello senza ripercorrere all’inverso la prima

parte del greto). Più avanti si raggiunge un magnifico

canyon, insuperabile se non con un lungo e faticoso aggiramento

a monte. Siamo nel regno del granito silano, lucidato

e levigato dall’azione delle acque. L’escursione può essere

continuata a piacimento.

2° itinerario

Le cascate dei torrenti Cerasia e Colognati

Località di partenza

Chiesetta di S. Onofrio nella montagna di Rossano

Località di arrivo

Cascate del Cerasia

Difficoltà

EE

Dislivello

250 metri 50 metri

Tempo di percorrenza

2 ore

Periodo consigliato

Primavera e estate

Da Rossano prendere la

strada per la Sila, superato

il bivio a destra per il

Patirion, dopo circa 3 chilometri

percorsi si oltrepassa

una fontana sulla

destra e si scende a sinistra

nella Valle del Colognati

(cartello con scritto “Sant’Onofrio”). Questi 6 chilometri,

seppure percorribili, sono malmessi, soprattutto nell’ultimo

tratto. La discesa nel bosco si fa più ripida, con una serie

di tornanti e magnifiche vedute sulla valle. Raggiunta

una radura con la graziosa chiesetta di Sant’Onofrio, sorta

su un antico luogo di culto bizantino (fontana), si parcheggia

per percorrere la stradina a fondo naturale che risale a

mezza costa, lungo il corso del Colognati. Si guadano due

fossi, poi dritti fino ad un bivio (la stradina a destra conduce

ad uno stazzo con un bellissimo “pagliaru”, un antico rifugio

di pastori), si guada un terzo fosso e si risale ripidamente,

fino ad una selletta con le cosiddette Pietre Pizzute

a destra, un belvedere a picco sulle gole del Colognati a sinistra.

Una breve ma impegnativa digressione sulla sinistra

(50 metri circa), nella scarpata sottostante la strada, accompagna

l’escursionista alle prime cascate del Colognati,

alte una ventina di metri. Fare attenzione per assenza di segnali

e sentiero. Tornati sui propri passi si ridiscende lievemente

guadando un quarto fosso proveniente dalla destra.

Ora, dopo una breve salita e discesa, si incontra il fosso del

Cerasìa (sempre proveniente dalla destra); da qui si può risalire

il torrente lungo un labile camminamento posto sulla


pendice di sinistra della valletta, che consente di aggirare

l’alveo. Dopo occorre arrampicare su alcune pareti di roccia

e aggirare nuovamente una zona impervia sulla sinistra, sino

alla base delle alte cascate. Le frane in atto possono modificare

con frequenza il percorso. Rientrati sulla stradina si

può tornare indietro o continuare a risalire lungo la valle

con ulteriori magnifici scorci (strettoie, anse, pozze, rapide,

boschi). In questa zona affiorano tra i graniti, nascosti tra

dirupi e una folta vegetazione, splendidi frammenti di una

megabreccia rossastra, contenenti grandi esemplari di ammoniti,

fossili del giurassico (località Torno).

3° itinerario

I castagni giganti di Cozzo del Pesco

Località di partenza

Strada tra l’ex Monastero del Patirion (Rossano) e Sila

Località di arrivo

Cozzo del Pesco

Difficoltà

T

Dislivello

70 metri

Tempo di percorrenza

0.30 ore

Periodo consigliato

tutto l’anno.

Da Rossano si prende la

strada per il monastero

italo-bizantino del Patirion

e per l’Oasi dei Giganti di

Cozzo del Pesco. Dopo il

suggestivo luogo religioso,

si prosegue lungo la strada

sino a incontrare una

deviazione sterrata sulla destra, contrassegnata da una baracca

in legno e un cartello indicante l’oasi. Lasciata l’auto

si imbocca a piedi la stradina, inoltrandosi nel bosco, tralasciando

le deviazioni a destra, che scendono verso il fondovalle.

In breve si giungerà alla base del bosco monumentale

posto in pendio, che è composto da un centinaio di castagni

plurisecolari, con un nucleo centrale composto da veri

e propri colossi di un’età probabile di 800 anni, oltre a

circa novanta aceri. Si può continuare a salire lungo la stradina

o entrare liberamente nel bosco, visitando uno per uno

i giganteschi castagni, alcuni dei quali possono ospitare diverse

persone nel loro tronco cavo. Il sentiero si collega alla

strada provinciale che porta in Sila, in prossimità del centro

forestale della Finaita.

ESCURSIONI

DA NON PERDERE

Oltre a quelli analiticamente descritti segnaliamo altri itinerari da non

perdere.

Monte Paleparto L’articolata cima di monte Paleparto (m. 1481), massima

elevazione della Sila Greca, può essere raggiunta grazie a tre diversi itinerari.

Da Longobucco si segue la ripida stradina che passa da Pietragnizzita. Da

Cropalati si sale in auto sino allo spartiacque tra le valli del Coserie e del Trionto:

dove termina l’asfalto si prosegue a piedi verso i monti Iurentino e Iantrìnico.

Da San Pietro in Angaro, una frazione alta di Longobucco, ci si incammina

direttamente a piedi lungo la stradina che sale attraverso fitti boschi di pini.

Cozzo Pica Percorrendo la vecchia SS.177 da Rossano in direzione Paludi-Cropalati,

si supera il ponte sul Colognati, aggirato un costone si sale a destra

verso località Case Gennaro fino a Cozzo Minestria. Lasciata l’auto dove

la strada piega a sinistra, si prende la sterrata che si stacca dritta all’esterno

della curva (versante della valle del Colognati). Si sale a piedi lungo la stradina

e superati alcuni bivi si guadagna il crinale che fa da spartiacque con la valle

del torrente Otturi. Ci si immette sulla stradina che proviene da Paludi e che

va a destra verso Cozzo Pica e prosegue per i bivi sommitali del Paleparto.

Gole del Coserie e del Vulganera (“Vurganivura”) Magnifico itinerario

di torrentismo, occorre guadare e bagnarsi. Dalla Stazione dei Carabinieri

di Cropalati si prende la strada che sale e poi scende verso il fondovalle del

Coserie. Raggiunto il greto si attraversa il fiume e si risale il corso lungo una

sterrata, sin dove è possibile; lasciata l’auto si prosegue liberamente a piedi lungo

le bellissime ed articolate gole sino ad un impressionante canyon.

Gole e le cascate del Laurenzana Itinerario di torrentismo lungo e impegnativo.

Da Bocchigliero prima della piazza principale (provenendo da Caloveto

l’incrocio è riconoscibile perché vi è una statua della Madonna colorata),

prendere la strada che scende verso il fondovalle del Laurenzana; raggiunto il

fondovalle, risalire il corso in auto sin dove possibile e proseguire poi a piedi

verso la cascata.

Gole dell’Ortiano Itinerario di torrentismo che si snoda lungo l’Ortiano.

Provenendo da Camigliatello - Lago Cecita, lungo la ex SS.282 si supera il bivio

per Campana e si prosegue verso Bocchigliero. Al km 5,9 dal bivio, prima di Bocchigliero,

si devia a sinistra seguendo l’indicazione Chiesa di Ortiano, presso un

villaggio semidistrutto dall’alluvione del 1973. Si piega a sinistra, ancora a sinistra,

seguendo le indicazioni per Via Vigna Tagliata. Al successivo bivio, prendere

a destra sino ad una casa, dove una stradina scende sul greto del torrente.

Cozzo del Pupatolo Dalla chiesetta della Fossiata, raggiungibile da Camigliatello

Silano o dal lago Cecita, ci si incammina a piedi e si sale nel bosco

di pini. Superata la strada asfaltata che dal bivio dopo la Fossiata porta a Longobucco,

si piega a sinistra lungo una sterrata e poi al bivio si prende a destra

sino al Cozzo del Pupatolo.

Il Bosco del Patire Tutt’intorno al monastero del Patire (Rossano) si estende

un magnifico bosco di macchia mediterranea con sentieri per semplici passeggiate.

Foce del Fiume Nicà La foce del Fiume Nicà, nel comune di Cariati, è zona

di sosta di uccelli acquatici.

Foce del Fiume Trionto La foce del Fiume Trionto, tra i comuni di Rossano

e Crosia.

77


ITINERARI IN VIAGGIO

78

SULLE ORME DEGLI

ENOTRII E DEI

Centri fortificati, villaggi, muraglie, tombe e torri, testimonianze

delle civiltà italiche degli Enotrii e dei Brettii, risalenti

ai secc. XV-IV a.C., hanno resistito allo scorrere dei millenni

arrivando sino ai nostri giorni, costituendo elementi di grandissimo

pregio delle terre Jonicosilane nel Basso Jonio Cosentino.


BRETTII

Il sito archeologico di

Castiglione di Paludi, una

delle testimonianze più

significative della storia

antica delle terre

Jonicosilane.

È probabile l’identificazione

di questo centro fortificato

con le città brettie di

Kossa o Etas.

QUESTO ITINERARIO CONDUCE ALLA SCOPERTA DI DUE POPOLI STRAORDINARI che hanno occupato

quest’area dal XV secolo al IV secolo a.C.: si tratta degli Enotrii e dei Brettii, due etnie italiche, quindi

autoctone, che in oltre mille anni hanno costruito un’autonoma civiltà, detta della “Mesogaia” o della

montagna, talora in conflitto, talaltra in pacifica coesistenza, con i Greci di Sibari e la civiltà del mare.

I Brettii della Sibaritide hanno lasciato stupefacenti testimonianze della loro cultura: le ricostruzioni degli

storici ipotizzano che questi fossero inizialmente subordinati ai Lucani, ma che nel 356 a.C. si siano ribellati acquisendo

l’indipendenza e nominando Cosentia (l’attuale Cosenza) loro capitale. Iniziarono così a costruire fortificazioni

militari, autentici capolavori di ingegneria che contribuirono a renderli un popolo temibile, in grado di attaccare e sconfiggere

persino città della Magna Grecia come Terina, Thurii e Hipponion. Centri fortificati rinvenuti in varie località

costituivano nell’insieme un sistema di controllo del territorio dotato di presidi posti vicino a corsi d’acqua, disposti su

alture isolate difese in modo naturale e collegate visivamente. Insediamenti rurali (le fattorie) assicuravano invece preziose

risorse alimentari attraverso agricoltura, silvicoltura e pastorizia.

79


Su questa pagina:

nonostante i quasi 2400

anni di età, il centro

fortificato di Castiglione

di Paludi mantiene ancora

un pregevole stato di

conservazione; la celebre

tomba a camera di

origine brettia, che è

possibile visitare nelle

vicinanze di Cariati in

località Salto,

raggiungibile tramite la

statale 106;

uno scorcio caratteristico

del centro storico di

Mandatoriccio.

80

Castiglione di Paludi costituisce probabilmente

il sito più spettacolare presente in Calabria, sia

per l’estensione sia per la maestosità delle costruzioni.

Venne edificato nel IV secolo a.C., e

tra gli elementi che lo costituivano è oggi ancora

possibile ammirare l’imponente cinta muraria

e la grande porta est con le torri a pianta circolare.

Numerose altre testimonianze di grande

interesse sono sparse lungo l’itinerario; tra queste

vi sono l’Altopiano delle “Muraglie” di Pietrapaola,

la cinta muraria del sito di “Pruija” a

Terravecchia e la tomba a camera di Cariati, che

in particolare testimonia il livello di organizzazione

e ricchezza, raggiunto dal popolo dei Brettii.

Tali reperti, oltre a quelli rivenuti a Castiglione

di Paludi, sono oggi esposti al Museo Archeologico

di Sibari. Attraverso paesaggi incantevoli,

ampie valli, fiumare e frutteti, si entra in

contatto con centri abitati di grande interesse

culturale come Cariati, Terravecchia, Scala Coeli,

Mandatoriccio, Pietrapaola, Calopezzati, Paludi,

Campana, Bocchigliero, Crosia, Cropalati,

Longobucco e Rossano.

L’ITINERARIO

Località di partenza

Cariati

Località di arrivo

Paludi

Località intermedie e chilometraggio

parziale

Cariati Terravecchia 10 km

Terravecchia Scala Coeli 12 km

Scala Coeli Mandatoriccio 11 km

Mandatoriccio Pietrapaola 26 km

Pietrapaola Calopezzati 18,5 km

Calopezzati Paludi 29 km

Chilometraggio totale

106,5 km

Come arrivare

A.3 Salerno Reggio Calabria, uscita Sibari,

proseguire sulla SS.534, svoltare a destra sulla

SS.106 direzione Reggio Calabria, procedere

sino a Cariati. Da Taranto seguire la SS.106 direzione

Reggio Calabria. Da Cosenza A.3 Salerno

Reggio Calabria, direzione Napoli,

uscita Sibari (direzione Taranto), proseguire

sulla SS.534, svoltare a destra sulla SS.106 direzione

Reggio Calabria, procedere sino a Cariati.

Da Crotone, la SS.106 fino a Cariati.


Si parte da Marina di Cariati, centro sul

mare che si estende su circa dieci chilometri di

costa.

Per via della folta prateria a Posidonia oceanica,

la zona di mare antistante il paese è

stata dichiarata Sito di Interesse Comunitario

(SIC).

Grazie alla particolare morfologia e ad un

territorio in parte collinare, l’area è sempre

stata un importante centro militare. All’interno

del porto di Cariati Marina è possibile

osservare all’opera i maestri d’ascia ancora

in attività, mentre riparano o costruiscono

barche da pesca utilizzando ancora oggi

il legno proveniente dai boschi limitrofi.

Procedendo verso sud-est sulla SS.106 in direzione

di Reggio Calabria, appena fuori dal

paese incontreremo un’indicazione per la

“Tomba Brettia”.

Dopo pochi minuti, seguendo la strada raggiungiamo

una piccola area attrezzata, all’interno

della quale sorge la famosa tomba

a camera di origine brettia (la strada è asfaltata

in tutta la sua lunghezza, a parte l’attraversamento

del letto di un piccolo torrente

che potrebbe rendere difficoltoso il passaggio

durante il periodo invernale). Da non

perdere il centro storico di Cariati interamente

chiuso da possenti mura del XV secolo

con torrioni a tronco di cono e poligonali

e la bellissima Porta del Ponte Nuovo,

grazie alla quale si accede al paese attraverso

la via principale, che si dirama poi in tortuosi

vicoli ricchi di edifici storici e chiese,

come il Palazzo Vescovile, il Palazzo Vennari,

la Cattedrale, la Chiesa degli Osservanti

e quella della S.S. Trinità.

Da Cariati si seguono le indicazioni per Terravecchia,

che si raggiunge, percorrendo la

SS.108ter, dopo appena una decina di chilometri.

Una volta a Terravecchia si continua a percorrere

la statale fino ad incontrare l’indicazione

per il “Parco Archeologico Pruija”,

seguendo la quale costeggeremo il paese su

Via San Giovanni. Mantenendosi sulla strada

principale, si incontra uno slargo sulla

destra e subito dopo si imbocca la strada

(via Primo Maggio/strada comunale Terravecchia-Prato),

che scende ad est verso le

campagne. Dopo circa 900 metri si incontra

una strada sulla sinistra con il fondo rivestito

da pietre: imboccandola, in breve, si arriva

ad un cancello sulla destra che delimita

l’area archeologica di “Pruija”. Il Sito archeologico

sorge su un’altura che domina la

bassa valle e la foce del fiume Nicà, e al suo

interno è possibile osservare un’imponente

cinta muraria e i resti di una torre a base

circolare di origine brettia. Ripercorrendo la

strada all’inverso si torna a Terravecchia, dove

tra le numerose attrattive segnaliamo

l’Olmo della Libertà nella piazza principale,

la torre di guardia del Cinquecento e la

chiesetta rurale di Santa Maria.

Da Terravecchia si riprende la SS.108ter in

direzione di Scala Coeli, che si raggiunge dopo

circa 12 chilometri.

Il paese sorge a 370 metri di altitudine su

una piccola collina che domina la media vallata

del fiume Nicà. Il centro storico risale

➜ LA TOMBA A CAMERA

DI CARIATI

A Cariati, in località Salto,

sorge una tomba tipica

della cultura brettia,

rinvenuta verso la fine

degli anni Settanta del

Novecento. Si tratta di

una struttura

seminterrata realizzata

con blocchi di roccia

sedimentaria ben lavorati

e squadrati. La sepoltura

era affrescata e

probabilmente destinata

ad ospitare un

personaggio importante

della comunità brettia del

luogo. All’interno sono

stati rinvenuti vari

reperti, tra cui

un’armatura di bronzo,

vasellame, una brocca, i

resti di una statua,

diversi cinturoni e un

prezioso diadema. La

composizione di questo

corredo fa supporre si

trattasse di un guerriero

di alto rango.

In basso: valle del

torrente Coserie, visto

dalla torre Nord di

Castiglione di Paludi.


➜ MUSEO ARCHEOLOGICO

DELLA SIBARITIDE E SCAVI

Un itinerario sui popoli

Brettio ed Enotrio non potrà

considerarsi completo senza

una visita al Museo

Archeologico di Sibari.

Qui sono conservati molti

reperti rinvenuti durante gli

scavi effettuati sui siti: in

particolare due vetrine sono

dedicate rispettivamente alla

Tomba del Guerriero di

Cariati e al sito di

Castiglione di Paludi.

Il Museo merita una visita

anche per altre importanti

collezioni, come quella sul

popolo dei Romani. Per

raggiungerlo, dalla Sila

Greca basta immettersi sulla

SS.106 in direzione Taranto

e poco prima di Sibari

seguire le indicazioni per il

Museo Archeologico.

Località Casa Bianca Sibari -

Contrada Casone

87011 Sibari Frazione

del comune Cassano Allo

Jonio, CS

Proprietà e gestione. Statale

Tel. 0981.79391 / 2

www.retemuseale.provincia.

cs.it

Orari. Museo: 9:00/19:30

Scavi: 9:00/un’ora prima del

tramonto

Giorno di chiusura. Lunedì

82

➜ LA GROTTA DEL

PRINCIPE

All’interno del paese di

Pietrapaola si trova

un’affascinante

testimonianza di arte

rupestre: la Grotta del

Principe. Il sito si

raggiunge direttamente

dal centro abitato tramite

una scalinata intagliata

direttamente nella roccia

della Rupe del Salvatore.

Il nome probabilmente

deriva dal fatto che, al

contrario della maggior

parte delle grotte che

sorgono nelle vicinanze,

questa è particolarmente

grande e curata. È

possibile individuare tre

differenti ambienti,

caratterizzati dalla

presenza di aperture che

sembrano finestre,

nicchie e persino

colonnine, capitelli e

figure umane intagliate

nella pietra.

al Medioevo ed è ancora possibile vedere le

antiche mura che un tempo proteggevano

l’abitato. Meritano una visita anche la Chiesa

della Beata Vergine del Carmelo e una

grotta in località Castelluccio, nei pressi del

paese, dove sono stati rinvenuti alcuni fossili

marini ed una particolare scultura a forma

di animale.

Continuando a percorrere la statale SS.108ter,

si prosegue l’itinerario verso ovest in direzione

di Mandatoriccio. Dopo circa 6,5 chilometri

si lascia la SS.108ter e si imbocca la SS.383

continuando a seguire le indicazioni per Mandatoriccio,

che si raggiunge dopo altri 4 chilometri.

Il comune offre la possibilità di compiere interessanti

passeggiate naturalistiche, come

quella che si snoda lungo un antico sentiero

brettio e che porta alla sorgente di Cessia; oppure

il sentiero della Montagnella, che offre

una camminata rilassante tra pioppi e castagni

e la suggestiva vista su Campana, Scala Coeli e

Pietrapaola. Per gli appassionati di antichi mestieri,

da non perdere una visita all’artigiano

locale Vito Carlino in Via Nazionale 118,

molto conosciuto, non solo in Italia, per la vasta

produzione di pipe artigianali in erica della

Sila.

Seguendo la SS.205 si ritorna verso la costa dove,

imboccando la SS.106 in direzione Rossano,

si incontrano le indicazioni per Pietrapaola,

che si raggiunge percorrendo la SP.199.

Appena si arriva in prossimità del mare si può

ammirare sulla sinistra la Torre (o Castello)

dell’Arso (comune di Mandatoriccio), una

splendida struttura difensiva in pietra dell’XI secolo

a base quadrata con le caratteristiche “facciate

a vela”. Una volta sulla costa, si può fare anche

una velocissima deviazione per visitare il

borgo di San Morello, che si raggiunge in pochi

minuti, immettendosi sulla SS.106 in direzione

Reggio Calabria e seguendo le indicazioni

per Scala Coeli/San Morello. Si tratta di un paesino

molto caratteristico, che sorge su una piccola

altura, dalla quale lo sguardo abbraccia tutta

la costa e le località vicine. Terminata la visita,

si torna indietro sulla SS.106 in direzione Taranto

e si raggiunge Pietrapaola, paese che sorge

su un territorio molto ricco dal punto di vista

naturalistico e ben conservato. Abbondante è la

vegetazione, dominano gli uliveti nelle vallate e

sulla costa, pini, castagni e querce sulle alture, ed

interessanti sono anche i torrenti Laurenzana

e Acquaniti, oltre ai fondali marini di Posidonia

oceanica. Il paese è dominato da due grandi

rocce, la Timpa del Castello e la Rupe del

Salvatore. Su quest’ultima sorge la “Grotta del

Principe”, un bellissimo esempio di architettura

rupestre. Tutto il territorio, sia dentro sia attorno

al paese, è costellato da numerose grotte,

scavate nelle arenarie e utilizzate in passato dai

monaci bizantini.


Da visitare infine le Muraglie di Annibale

(un centro fortificato brettio del IV sec. a. C.),

la tomba a camera in località Spinetta e la

Chiesa Madre di S. Maria delle Grazie.

Ripercorrendo la SP.199, si torna sulla statale

106 in direzione Rossano, e seguendo le indicazioni

si raggiunge velocemente Calopezzati dopo

circa 18 chilometri.

Il territorio di Calopezzati si estende dalle pendici

di Colle Sant’Elia sino al mare, mentre il

centro abitato sorge su una zona collinare. Alcuni

punti, come il Colle di Sant’Elia, sono

particolarmente panoramici ed è possibile far

spaziare lo sguardo sulle verdi campagne (chiamate

“vigne”), sul mare e sul Trionto. Il centro

storico offre molti luoghi di interesse come il

Castello Feudale Giannone, il Convento dei

Riformati, la Chiesa Matrice e la Chiesa dell’Addolorata.

Fuori dal centro abitato si trovano

invece la Chiesa della Madonna delle Grazie

alle Vigne e interessanti siti naturalistici come

i già nominati fondali di Posidonia oceanica,

che sorgono sul tratto di mare antistante,

e le dune di Camigliano, entrambi dichiarati

Siti di Interesse Comunitario (SIC).

Tornando nuovamente sulla Statale 106 in direzione

Rossano, dopo circa 17 chilometri all’altezza

di Contrada Amica, troviamo le indicazioni

per Paludi, che si raggiunge dopo circa 11 chilometri.

Lungo il percorso si incontra il centro abitato

di Mirto, dove merita una visita il Castello,

del XVII secolo. Paludi sorge a quota 430, il

territorio è in gran parte boschivo e raggiunge

i 961 metri di altitudine grazie alla vetta del

Monte Scarborato. Poco fuori il centro abitato

sorge il sito archeologico di Castiglione di

Paludi, che si estende su una superficie di ben

35 ettari e costituisce la più importante testimonianza

della presenza dei Brettii in Calabria.

All’interno troviamo un Museo archeologico,

una poderosa cinta muraria, torri e

resti di villaggi in una cornice paesaggistica di

grande pregio. Il sito sorge infatti su un altopiano

che domina la vallata del torrente Coserie,

l’area è completamente recintata, ed è

possibile fare una rilassante passeggiata totalmente

immersi nella storia e nella natura. ■

appunti di viaggio

CALOPEZZATI

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Sant’Antonio 10 87060

0983.47245 Fax. 098347868

comune-calopezzati@libero.it

www.comune.calopezzati.cs.it

Pro loco

Via Sant’Antonio, 5 87060

0983.47245 Fax 0983.47868

prolococalopezzati@unplicalabria.it

◗ Da visitare

Castello Giannone (informazioni utili a

pagina 37), Convento dei Riformati, Chiesa

dell’Addolorata, Dune di Camigliano

CARIATI

◗ Informazioni turistiche

Municipio Piazza F. Friozzi 87062

0983.94021 Fax 0983.968248

segreteria.cariati@asmecert.it

www.comune.cariati.cs.it

Pro Loco Cariati Via Nazionale Stazione

Ferroviaria

0983.91664 Fax 0983.91664

www.prolococariati.it

◗ Da visitare

Tomba Brettia, Statale 106 loc. Salto

CROSIA

◗ Informazioni turistiche

Municipio Viale Sant’Andrea 87060

Crosia (CS)

0983.485016 Fax. 0983.41052

crosia.cs@pec.comunedicrosia.it

www.comunedicrosia.it

Pro Loco Via Zumpano 87060 Crosia

prolococrosia@libero.it

prolococrosia facebook

◗ Da visitare

Castello Feudale, Loc. Mirto Frazione

del comune di Crosia (CS), centro storico,

macchia della Bura

MANDATORICCIO

◗ Informazioni turistiche

Municipio Piazza Del Popolo 1- 87060

Mandatoriccio (CS)

0983.994009 Fax 0983.994626

www.comunedimandatoriccio.eu/

◗ Da visitare

Calabria Pipe sig. Vito Carlino,

Torre dell’Arso

PALUDI

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Giordano Bruno 46 - 87060

0983.62029 Fax 0983.62873

paludics@tiscali.it

www.comunepaludi.it

Pro loco Piazza Aldo Moro

87060 Paludi (CS)

0983 621418

prolocopaludi@virgilio.it

◗ Da visitare

Parco Archeologico Castiglione di Paludi

(informazioni utili a pagina 15)

PIETRAPAOLA

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Roma - 87060 Pietrapaola (CS)

0983.994013 Fax 0983.995873

protocollogenerale.pietrapaola@asmepec.it

www.comunepietrapaola.it

◗ Da visitare

Grotta del Principe Loc. Rupe del

Salvatore, Chiesa madre S.M. delle Grazie,

Tomba a camera

SCALA COELI

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Provinciale 24 - 87060

Scala Coeli (CS)

0983.95013 Fax 0983.95336

www.comune.scalacoeli.cs.it

◗ Da visitare

Chiesa Beata Vergine del Carmelo

TERRAVECCHIA

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Garibaldi 18 - 87060

0983.97013 Fax 0983.97197

www.comune.terravecchia.cs.it

◗ Da visitare

Parco Archeologico Pruija di Terravecchia

(informazioni utili a pagina 15)

Sulla pagina a lato: la

celebre Torre dell’Arso di

Mandatoriccio,

costruzione difensiva di

origine normanna.

Su questa pagina, a

fianco: uno scorcio del

borgo antico di Cariati.

83


ITINERARI IN VIAGGIO

84

Il Patirion di Rossano,

Monastero di Santa Maria

Odigitria, edificato a 600

metri di quota tra le alture

della Sila Greca, è una

delle più importanti

testimonianze della cultura

bizantina d’Italia.

SULLE ORME DEI

BIZANTINI


Le terre Jonicosilane e il Basso Jonio Cosentino sono stati per millenni crocevia

di diverse popolazioni, civiltà e culture. Enotrii, Greci, Brettii, Romani, Bizantini,

Normanni, Svevi, Saraceni, Francesi, Spagnoli e Austriaci hanno lasciato traccia

della loro presenza, contribuendo a fare del territorio un vero e

proprio museo a cielo aperto, attraverso il quale si può

conoscere a fondo e apprezzare la storia del nostro

bellissimo meridione.

GRAZIE A QUESTO ITINERARIO È POSSIBILE OSSERVARE DA VICINO LE PIÙ IMPORTANTI TESTIMONIAN-

ZE DEI BIZANTINI, che occuparono la Sila Greca tra il VI e l’XI secolo e sotto il dominio dei quali

alcune città vissero un periodo di grande splendore sociale, artistico e culturale. Rossano in particolare

fu uno dei centri più importanti dell’impero di Bisanzio nel Mezzogiorno d’Italia, sia dal

punto di vista strategico-militare, sia da quello politico, sia infine sotto l’aspetto artistico, tanto da meritarsi

appellativi come “la Bizantina” o “la Ravenna del Sud”.

85


➜ IL MUSEO DIOCESANO

Nel 2000 l’Arcivescovo

Andrea Cassone inaugurò,

presso un’ala del Palazzo

Arcivescovile, il Museo

d’Arte Sacra,

precedentemente ospitato

nei locali attigui alla

Cattedrale. Il Museo

occupa dieci sale

tematiche ed espone

numerose opere di

assoluto rilievo, come uno

specchio greco in bronzo

del V secolo a.C., un

ostensorio cesellato in

stile gotico della fine del

XV secolo, la tavola a

fondo oro della Pietà,

l’anello sigillare di San

Nilo, risalente al XIII

secolo e diverse antiche

pergamene. L’opera

certamente più nota

conservata all’interno del

museo rimane però il

Codex Purpureus

Rossanensis, un

evangelario del VI secolo,

con quindici miniature

finemente decorate.

➜ IL PATIRION

Immerso nelle montagne

rossanesi, a 600 metri di

altitudine, sorge il

Monastero di Santa Maria

del Patire, il cui nome

deriva dal greco “patèr”,

in segno di devozione al

suo padre fondatore San

Bartolomeo da Simeri. Si

tratta di un cenobio

greco-bizantino

cosiddetto “basiliano”,

risalente al XI-XII secolo,

costruito grazie alle

donazioni dei principi

Normanni. La chiesa è

una fusione degli stili

architettonici bizantino,

arabo e normanno e

presenta tre absidi rivolte

ad oriente. Molto belli i

pavimenti a mosaico, in

gran parte ancora visibili,

che riproducono animali e

motivi geometrici

policromi, i colonnati e il

tetto in legno.

86

La città di Rossano, la “Bizantina”, svolse un

ruolo fondamentale in ambito religioso, dal

momento che durante tutto il Medioevo

rappresentò il cuore della spiritualità grecocristiana.

Alcune delle numerose chiese presenti

sul territorio costituiscono magnifici

esempi di arte bizantina, come la Cattedrale

dell’Archiropita, con il sorprendente Codex

Purpureus conservato nell’adiacente Museo

del Palazzo Arcivescovile, la Chiesa di San

Marco, la Chiesa della Panaghia e lo splendido

Santuario del Patirion.

L’itinerario si snoda attraverso un territorio

ricco di aree particolarmente interessanti: oltre

a Rossano si incontrano altri centri di

origine bizantina come Cropalati, Caloveto

e Pietrapaola, siti di particolare valenza storica

come il Centro fortificato di Castiglione

di Paludi, splendida testimonianza del

popolo guerriero dei Brettii, grotte sacre occupate

dai monaci durante il Medioevo e

l’Oasi di Cozzo del Pesco con i suoi castagni

monumentali e gli ombreggiati sentieri, in

grado di regalare agli appassionati affascinanti

passeggiate attraverso scenari indimenticabili.

L’ITINERARIO

Località di partenza

Rossano

Località di arrivo

Caloveto

Località intermedie e chilometraggio

parziale

Rossano Paludi 15 km

Paludi Cropalati 11 km

Cropalati Caloveto 6 km

Chilometraggio totale

32 Km

Come arrivare

A.3 Salerno Reggio Calabria, uscita Sibari,

proseguire sulla SS.534, svoltare a destra sulla

SS.106 direzione Reggio Calabria, procedere sino

a Rossano. Da Taranto seguire la SS.106 direzione

Reggio Calabria. Da Cosenza A.3 Salerno

Reggio Calabria, direzione Napoli, uscita

Sibari (direzione Taranto), proseguire sulla

SS.534, svoltare a destra sulla SS.106 direzione

Reggio Calabria, procedere sino a Rossano.

Da Crotone, la SS.106 fino a Rossano.

Si parte da Rossano, città compresa tra Capo

Trionto e il Torrente Cino.

Rossano è il centro nevralgico di tutta la Sila

Greca: è uno dei borghi più antichi e sicuramente

tra i più rappresentativi dell’intera Calabria,

custode di inestimabili tesori storico-artistici.

Camminare e perdersi tra i suoi vicoli labirintici

è una continua sorpresa, grazie agli innumerevoli

palazzi nobiliari, le piazze, i conventi

e le chiese nascoste dietro ogni angolo e

sopra ogni altura. Da vedere assolutamente la

Cattedrale dell’Assunta del XII secolo, con la

Madonna dell’Archiropita, il vicino Palazzo

Vescovile con il Museo Diocesano che custodisce

il famoso Codex Purpureus (evangelario

del VI secolo finemente decorato), le Chiese di

San Marco, del Pilerio, della Panaghia, di

San Domenico, di San Nilo, di San Bernardino.

Interessanti anche il Museo Isabella de

Rosis, l’affascinante Museo Amarelli, che, dal

2001, dedica le proprie sale alla storia della liquirizia

più pregiata, la Torre Sant’Angelo

dalla particolare architettura e il Faro Trionto.

Tra le attrattive che sarebbe davvero un peccato

perdere si colloca sicuramente il Monastero di

Santa Maria del Patire (Patirion), splendida

fusione architettonica degli stili bizantino, arabo

e normanno. Durante tutto il Medioevo il

Monastero fu tra i più importanti centri di religiosità

greco-bizantina del meridione d’Italia,


Sulla doppia pagina,

in senso orario: antichi

manoscritti conservati

nel Museo Diocesano di

Arte Sacra di Rossano;

l’abitato di Caloveto,

fondato da un gruppo di

monaci in fuga dalle

persecuzioni iconoclaste;

Casino Tocci in località

Vigne, a Calopezzati;

l’icona dell’Achiropita

all’interno della Chiesa

Madre di Rossano; alcuni

oggetti sacri conservati

al Museo Diocesano di

Rossano; il rigoglioso

bosco di castagno di

Cozzo del Pesco;

il Museo di Arte Sacra di

Caloveto; l’interno della

chiesa di S. Maria del

Pàtire a Rossano.

87


88

Sopra: Rossano, grotte

di Santa Maria delle

Grazie e il mosaico

del Patire.

In basso in senso orario:

il famoso Codex

Purpureus, evangelario

del VI secolo; il Museo

della Liquirizia Giorgio

Amarelli; radura di

Sant’Onofrio, nel torrente

Colognati.

Pagina a lato: particolare

dell’ex Oratorio bizantino

di San Marco, sempre

a Rossano.

in virtù della sua ricca biblioteca e del suo

“scriptorium”, animati dall’instancabile, paziente

e minuziosa opera di copiatura degli

amanuensi, grazie ai quali sono arrivate a noi

importantissime testimonianze della cultura

classica greca e latina. Il Patirion è immerso nel

cuore delle montagne rossanesi, una zona verde

di grande pregio a poca distanza dall’affascinante

Oasi di Cozzo del Pesco, dove è possibile

ammirare ben 103 castagni di enormi dimensioni.

Sempre nelle vicinanze di Rossano,

si trovano diversi antichi “casini” o masserie

come quello di Malavitano, Torre Pinta, Seggio,

Crosetto, Martucci, Mazzei, Iti, Mascaro e

Foresta, la valle del Colognati con le cascate

e l’ex eremo di Sant’Onofrio, il torrente Celadi

e le foreste Rossanesi, le grotte monastiche.

Da Rossano, imboccando la SS.177 o da contrada

Amica, si raggiunge velocemente Paludi.

Il territorio di Paludi è prevalentemente boschivo

e offre la possibilità di effettuare rilassanti pas-

seggiate all’aria aperta. Nel centro abitato meritano

una visita la Chiesa di San Clemente, la

Chiesa dell’Immacolata Concezione, la Chiesa

della Madonna del Soccorso e la Chiesa di

Sant’Antonio, mentre dal punto di vista naturalistico

da segnalare sono il torrente Coserie, il

vallone Sant’Elia e il Monte Scarbonato che

raggiunge i 961 metri di altitudine. Ciò che rende

unica una visita a Paludi è però il Centro Fortificato

Brettio in località Castiglione, un’area di

oltre 35 ettari dove poter ammirare le tracce più

importanti di un grande popolo di guerrieri che,

nel IV secolo a.C., abitò da protagonista queste

terre. A distanza di millenni, restano perfettamente

visibili i tratti principali dell’architettura

della fortezza, tra i quali una cinta muraria di diverse

decine di metri, alcune torri e un centro

abitato. Durante la camminata all’ombra delle

querce si può ammirare la sottostante vallata del

Coserie e visitare il Museo Archeologico.

Da Paludi, seguendo la SS.177 si raggiunge

Cropalati dopo una decina di chilomentri.


Cropalati sorge su un’altura fiancheggiata da

due monti. Dai suoi 384 metri di altitudine,

dominando la vallata del Trionto e quella del

torrente Coserie, offre una splendida vista soprattutto

da zone panoramiche, come quella

di Cozzo della Cresta. Le sue origini bizantine

fanno presumere che il nome derivi da

“Kuropalates”, ovvero funzionario di Palazzo.

Durante il Medioevo, la città conobbe un periodo

di grande splendore, complice la posizione

strategica tra Rossano e Longobucco,

una via di commercio molto attiva fino agli

anni ’50 del 1900. Inoltre la posizione geografica

alle porte della Sila rendeva Cropalati

punto nevralgico anche per le vie della transumanza,

percorse dai pastori tra la pianura e la

montagna. Sul territorio sono sparse anche testimonianze

storiche della presenza di monaci

eremiti, devoti di Sant’Antonio Abate, che vivevano

all’interno di grotte arenacee. Durante

il periodo feudale molte famiglie nobili si

stabilirono nelle campagne del comune, che,

nel 1811, divenne capoluogo mandamentale.

Tra le opere artistiche di grande pregio segnaliamo

la Chiesa Madre, la Chiesa di Santa

Maria ad Gruttam, i ruderi del Castello e il

Casino di Sant’Isidoro con la vicina chiesetta.

Percorrendo la SS.531 si scende verso valle e si

attraversa il Trionto per risalire sul versante opposto

in direzione di Caloveto seguendo la

SP.251.

Caloveto sorge sul fianco destro della Valle del

Trionto. Provenendo da Cropalati, si attraversa

il fiume mediante uno stretto ponticello:

fermarsi a contemplare dal basso l’intera vallata

permette di cogliere perfettamente la bellezza

e la maestosità di una fiumara. Caloveto,

paese antico e ricco di storia, ebbe il primo insediamento

nel IX secolo, quando un gruppo

di monaci che fuggiva da persecuzioni iconoclaste

vi si stabilì scavando un laborioso sistema

di grotte tufacee che funsero da monastero di

rito bizantino dove poter venerare il santo protettore,

San Giovanni Calybita (da cui proviene

il nome Caloveto). Le vie del centro storico

offrono interessanti scorci tra chiese e caratteristici

vicoli; da visitare la Chiesa Madre costruita

nel ’300 per sostituire l’ormai non più

appunti di viaggio

CALOVETO

◗ Informazioni turistiche

Municipio Piazza dei Caduti 87060

0983.63005 Fax 0983.63900

comunedicaloveto@virgilio.it

www.comune.caloveto.cs.it

◗ Da visitare

Chiesa di Sant’Antonio da Padova,

Palazzo Mundo, Palazzo Pirillo,

Cozzo Pupatolo, località brettia Cerasello,

Museo d’arte sacra (informazioni utili a

pagina 31)

CROPALATI

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Roma 86 87060

0983.61261 Fax 0983.61877

comune.cropalati.cs@asmepec.it

www.comune.cropalati.cs.it

◗ Da visitare

Cozzo della Cresta, Chiesa Madre,

Chiesa di Santa Maria ad Gruttam,

Castello, Casino di Sant’Isidoro

PALUDI

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Giordano Bruno 46 87060

0983.62029 Fax 0983.62873

protocollogenerale.paludi@asmepec.it /

sindaco.paludi@asmepec.it

www.comunepaludi.it

Pro Loco Piazza Aldo Moro

87060 Paludi (CS)

prolocopaludi@virgilio.it

◗ Da visitare

Chiesa della Madonna del Soccorso,

Chiesa dell’Immacolata concezione,

vallone Sant’Elia, Museo Parco

Archeologico Castiglione di Paludi

(informazioni utili a pagina 15)

ROSSANO

adatto Monastero, la Cappella di Sant’Antonio

da Padova, il piccolo Museo di Arte Sacra

e i palazzi nobiliari del periodo feudale come

il Palazzo De Mundo, il Palazzo Pirelli,

costruito sulle antiche grotte di San Giovanni

e Palazzo Comite, con il cortile interno scavato

nella roccia. Molto suggestiva una passeggiata

sul Cozzo Pupatolo e una visita alle testimonianze

brettie rinvenute in località Cerasello.

Tracce della civiltà e della cultura bizantina

si conservano anche a Pietrapaola, Calopezzati,

Cariati e Campana. ■

◗ Informazioni turistiche

Municipio Piazza Santi Anargiri 87067

Tel. 0983.529408 Fax 0983.522164

segreteria@comune.rossano.cs.it

www.comune.rossano.cs.it

Pro loco Piazza Matteotti 87067

Rossano (CS)

0983.030760

prolocorossano@hotmail.it

www.prolocorossano.it

◗ Da visitare

Cattedrale dell’Assunta, Torre Sant’Angelo,

Monastero di Santa Maria del Patire, Oasi

di Cozzo del Pesco, montagne rossanesi,

Museo Diocesano (informazioni utili a

pagina 25), Casa Museo Isabella De

Rosis (informazioni utili a pagina 31),

Museo della Liquirizia Giorgio Amarelli

(informazioni utili a pagina 51)

➜ I GIGANTI DI

COZZO DEL PESCO

Sulle montagne sopra

Rossano, intorno a quota

1000, si estende per circa 8

ettari l’Oasi del WWF di

Cozzo del Pesco. L’intera

area è dominata da

magnifici castagni, alcuni

dei quali (per l’esattezza

centotre) assumono

dimensioni colossali: diversi

esemplari raggiungono gli

otto metri di circonferenza e

un’età di oltre 700 anni. La

particolarità di questo

castagneto risiede nel fatto

che numerosi esemplari

monumentali sono talmente

vicini tra loro da doversi

spartire la luce. Di norma,

infatti, nei castagneti più

antichi gli esemplari molto

grandi tendono a isolarsi,

mentre in quest’area, su una

superficie di pochi ettari, si

rinvengono centinaia di

alberi giganteschi, uno a

fianco all’altro, che rendono

la passeggiata nel bosco

un’esperienza più unica

che rara.

89


ITINERARI IN VIAGGIO

90

Uno scorcio suggestivo

del Laurenzana, uno

degli affluenti principali

del Trionto.

IL PAESAGGIO

DISEGNATO DAL

L’itinerario lungo la Valle del Trionto rappresenta un

caleidoscopio di sensazioni ed emozioni sempre

diverse, straordinarie, da vivere in tutte le stagioni,

in grado di svelare l’origine più antica di questo

territorio e le sue innumerevoli bellezze

naturalistiche. Il percorso non mancherà di toccare

punti di particolare interesse storico-artistico, in

modo da proiettare il visitatore nella più intima

essenza della cultura del Basso Jonio Cosentino.


TRIONTO

TURISTICO SI ALLONTANA DALLA COSTA

JONICA, risale la Valle del Trionto e i suoi affluenti,

verso il lago Cecita nel cuore dell’altopiano della Si-

L’ITINERARIO

la (m 1150), per svelare l’emozione che trasmette

l’ambiente incontaminato e di grande valenza naturalistica

del Parco Nazionale della Sila, con splendide foreste e

suggestivi paesaggi protesi verso la Sila Greca. Questo territorio,

compreso tra la Piana di Sibari, la Sila Grande e

l’Alto Crotonese, degrada verso la pianura costiera e il

mare in una sequenza di colline e valli, ricoperte da secolari

boschi di querce, castagni, pini, faggi e aceri, che

consentono agli escursionisti emozioni profonde nel

momento che, tra la vegetazione, si avvista un animale

o, semplicemente, se ne avverte la presenza.

91


➜ LE FIUMARE: DOCILI

E TURBOLENTE

Questi corsi d’acqua,

tipici della Calabria, sono

caratterizzati da un

corso essenzialmente

breve, da un letto assai

largo e ciottoloso, da

acque impetuose, durante

l’inverno e l’autunno, e da

una scarsissima portata

nonché da relativo moto

placido per il resto

dell’anno. Il tratto alto

delle fiumare ha spesso

caratteristiche non

dissimili da un torrente

alpino o appenninico,

cosicché scorre spesso

inforrato formando anche

suggestive cascate e

gole. Il Trionto,

annoverato tra le fiumare

più grandi d’Europa, ha in

alcuni punti un letto largo

più di un chilometro. La

formazione di questi

sistemi fluviali è anche

legato alla particolarità

geologica della Calabria,

considerata un frammento

della catena alpina,

staccatosi, insieme alla

Corsica e alla Sardegna

prima (con la formazione

del mar Ligure) e da sola

successivamente (con la

formazione del mar

Tirreno), a seguito di un

processo di deriva delle

placche presenti nel

Mediterraneo, iniziato

circa 20 milioni di anni fa,

fino alla conformazione

attuale, raggiunta circa 2

milioni di anni fa.

Sulla doppia pagina, in

senso orario: la Valle del

Trionto presenta aspetti

intermedi tra la macchia

e la gariga

mediterranea e le

caratteristiche più tipiche

della flora submontana;

le vacche podoliche,

varietà originaria

dell’oriente asiatico;

la processione del

Corpus Domini a

Longobucco; uno scorcio

del centro storico di

Bocchigliero;

il bacino artificiale del

Lago Cecita; il borgo

antico di Campana

conserva l’architettura

tradizionale in pietra viva;

l’abitato di Longobucco

imbiancato dalla neve.

92

Esemplari rari come il lupo appenninico, fuggevoli

e in perenne lotta per la sopravvivenza

nei freddi mesi invernali, restano nascosti

nelle zone boschive agli occhi indiscreti degli

escursionisti. Al verde delle foreste si contrappongono

le immense distese di pietra

delle fiumare, o “jumare”, che rappresentano

una costante del paesaggio della Valle del

Trionto: corsi d’acqua temporanei solitamente

dall’aspetto molto tranquillo, ma che,

nel periodo delle piogge, si gonfiano diventando

irruenti, trasportando a valle grandi

quantità di detriti. L’itinerario descritto è un

invito alla scoperta di un inatteso tesoro di

cultura, storia, arte e tradizioni, da ricercare

nei piccoli borghi ricchi di storia, ognuno

con le sue caratteristiche peculiari, le sue forme,

i suoi sapori, i suoi odori e le sue genti.

Crosia con il castello della frazione di Mirto,

Cropalati e la lavorazione della ceramica,

Longobucco noto per le miniere, i suoi tesori

d’argento e il tradizionale telaio di legno

per la fabbricazione dei tessuti, Bocchigliero

dove l’acqua è protagonista con le sue cascate

e torrenti, Campana e le sue misteriose

pietre, Caloveto dove si colloca un piccolo

ma interessante Museo di Arte Sacra.

L’ITINERARIO

Località di partenza

Mirto

Località di arrivo

Fossiata Campana

Località intermedie e chilometraggio

parziale

Mirto Cropalati, 15 km

Cropalati Longobucco, 18 km

Longobucco / Fossiata Centro Visite

Cupone 19 km

Centro Visite Cupone Bocchigliero 28 km

Bocchigliero Campana 20 km

Chilometraggio totale

100 km

Come arrivare

A.3 Salerno Reggio Calabria, uscita Sibari,

proseguire sulla SS.534, svoltare a destra sulla

SS.106 direzione Reggio Calabria, procedere

sino a Mirto. Da Taranto seguire la SS.106 direzione

Reggio Calabria. Da Cosenza A.3 Salerno

Reggio Calabria, direzione Napoli,

uscita Sibari (direzione Taranto), proseguire

sulla SS.534, svoltare a destra sulla SS.106 direzione

Reggio Calabria, procedere sino a Mirto.

Da Crotone, SS.106 fino a Mirto.

Si parte da Mirto, estesa frazione di Crosia, che

sorge sul mare tra il fiume Trionto e il torrente

Fiumarella.


Il mare antistante Mirto è un’area pregevole e

ricca di turisti nel periodo estivo. Si tratta infatti

di un Sito di Interesse Comunitario

(SIC), Macchia della Bura, nato per salvaguardare

l’ambiente costiero. Nei fondali antistanti

si registra la presenza della Posidonia

oceanica, una pianta acquatica molto importante

alla base degli ecosistemi mediterranei.

Da visitare la Torre di Santa Tecla, che sorge

nelle immediate vicinanze sulla SS.106 in

contrada Fiumarella, e il Castello, masseria

fortificata del XVII secolo, in parte abbandonato,

ma caratteristico e suggestivo. Presso

Crosia (che si raggiunge percorrendo un tratto

della SS.531 per Cropalati) da non perdere

il casino Vota, la Chiesa di San Michele, la

Chiesa della Madonna della Pietà (dal 1987

meta di pellegrinaggi di fedeli dovuti ad eventi

mariani tuttora in fase di studio e accertamento)

e il centro ARSSA Agenzia Regionale

Sviluppo e Servizi in Agricoltura, attrezzato

per la gelsibachicoltura, di cui rappre-

senta una singolare e innovativa struttura di riferimento

e supporto per il meridione d’Italia.

Da Mirto-Crosia, seguendo la SS531 si raggiunge

Cropalati dopo circa 15 chilometri.

Il percorso che dalla costa si dirige verso Cropalati

segue il letto del Trionto. In certi punti

è possibile ammirare l’intera vallata, alta e

maestosa, con le pietre bianche, quasi accecanti

durante le lunghe e assolate giornate estive.

Le pietre bianche calcaree appartengono

alla formazione gessoso-solfifera Messiniana

dell’Italia meridionale che, in alcuni punti, alimenta

piccole sorgenti di acqua salata, come

quella della località “Acquasalita”, lungo la

SS.531, subito dopo il bivio per Crosia. Pare

che quest’acqua dia un sapore speciale alla famosa

sardella, prelibatezza della Sila Greca, e

ai prodotti caseari dei pastori del luogo. Nei

pressi di Cropalati si attraversa un ponte sul

fiume che ci dà la possibilità di godere pienamente

dell’affascinante paesaggio fluviale.

➜ IL CENTRO VISITE DI

CUPONE

Sorge nel cuore della

Sila, sulle sponde del

Lago Cecita, dove è

possibile trascorrere

intere giornate ad

osservare gli animali

all’interno delle aree

faunistiche e a scoprire

ogni aspetto dell’ambiente

montano. Diverse sale del

Centro Visite illustrano la

ricca fauna del Parco e la

caratteristiche degli

alberi; vi è inoltre

l’occasione di visitare

l’orto botanico e un’antica

segheria, con i

macchinari perfettamente

conservati e le grandi

sale, che una volta

divoravano enormi

quantità di legname,

proveniente dalle ricche

foreste locali.

93


In basso: al centro visite

Cupone del Parco

Nazionale della Sila si

possono trovare numerosi

reperti e percorsi

didattici, che illustrano ai

visitatori le tradizioni

agricole e industriali

dell’area, oltre agli antichi

metodi di taglio e

lavorazione del legname;

struttura legata

all’architettura militare, la

torre di Santa Tecla venne

costruita nella seconda

metà del XVI secolo

sull’altura prossima al

torrente Fiumarella, nel

comune di Crosia;

le imponenti dimensioni

della vallata del Trionto

testimoniano la grande

portata del corso d’acqua

nei mesi invernali.

Il centro abitato sorge su una piccola altura tra

il Trionto e il torrente Coserie, entrambi ben

visibili dal punto panoramico di Cozzo della

Cresta. Nel periodo medioevale in queste zone

si scavarono numerose grotte in arenaria, che

venivano utilizzate dai monaci che diffusero il

culto di S. Antonio Abate, e ancora visibili nelle

vicinanze del centro abitato. Da visitare la

Chiesa Madre di S. Maria Assunta del XII secolo,

i resti del Castello feudale e del casino di

Sant’Isidoro, mentre vicino al paese sorge la

caratteristica chiesa di Santa Maria ad Gruttam.

Il borgo di Cropalati è anche conosciuto e

apprezzato per la lavorazione della ceramica,

attività molto antica e tuttora fiorente.

Da Cropalati si seguono le indicazioni per Longobucco,

che si raggiunge dopo circa 19 km percorrendo

la SS.177.

Continuando a seguire l’alveo del Trionto

(lungo il quale sorge un lanificio e vecchie centrali

idroelettriche, di cui due sono tuttora in

funzione), il paesaggio si fa più selvaggio, le

vallate più ripide e la vegetazione più fitta.

Gran parte del territorio di Longobucco, uno

dei più estesi della Calabria, rientra all’interno

dei confini del Parco della Sila. Il centro abitato

sorge a quota 788, alle pendici del monte

Castello. La storia di questo paese è molto antica

e indissolubilmente legata alle sue preziose

miniere d’argento, sfruttate sin dall’epoca dei

Romani. Longobucco è famosa anche per l’antica

tradizione dei telai e sono presenti pregevoli

esposizioni sull’arte tessile. Meritano poi

certamente una visita la Chiesa Madre, dedicata

a S. Maria Assunta, dove è possibile ammirare

alcune delle opere d’arte sacra realizzate

con l’argento delle locali miniere e l’antico

portale con immagini apotropaiche scolpite

nella pietra (calcare marnoso), la Torre Civica

del XII secolo, adattata successivamente a campanile

e rivestito da travertino locale, i numerosi

palazzi nobiliari e il Museo dell’Artigianato

Silano e della Difesa del Suolo. Alcuni

luoghi del territorio sono legati alla storia dei

briganti, come la già citata torre civica, dalla

quale penzolavano le teste dei briganti giustiziati,

la Pietra ra Gna Zita, dove si dice venne

trovato un tesoro nascosto, il rifugio del brigante

Palma e vari nascondigli da lui utilizzati.

Continuando a salire in direzione della Sila, si

raggiunge il Lago Cecita e il Centro Visite

Cupone. Uscendo da Longobucco, si seguono le

indicazioni per SP.255 La Fossiata/Bocchigliero.

Dopo alcuni chilometri ci si ritrova nel cuore

della Sila, con grandi alberi che costeggiano le

strade in una cornice da racconti fiabeschi.

Dopo circa 8 chilometri, e dopo aver attraversato

il vallone Macrocioli, si incontra l’incrocio

con la SP.255, proseguendo a destra si raggiungerà

il bosco della Fossiata, e, dopo ancora

circa 6 chilometri il Lago Cecita e il

Centro Visite Cupone, al quale è il caso di dedicare

un po’ di tempo. Qui sorge un’antica

segheria visitabile, un orto botanico, aree

faunistiche, dove è possibile osservare varie

specie da vicino e un Museo dedicato agli

animali, agli alberi e agli ambienti del Parco.

Dal Centro Visite è inoltre possibile partire

per splendide escursioni in diverse aree del

Parco e scoprire siti particolarmente interessanti

dal punto di vista naturalistico, come la

Riserva di Gallopane, che si è meritata il titolo

di Sito di Interesse Comunitario (SIC) e


di Zona a Protezione Speciale (ZPS). Al suo

interno è possibile trovare alcuni tra gli esemplari

di pino laricio più imponenti della Sila.

Lasciato il Centro Visite, si torna indietro sulla

SP.255 e si seguono le indicazioni per Bocchigliero.

Dopo circa 16 chilometri, si può fare una piccola

deviazione di un paio di chilometri sulla

SP.204 in direzione Campana. Si raggiungerà

così la Riserva Biogenetica di Macchia della

Giumenta San Salvatore, un’altra area di

elevato interesse naturalistico. Tornando indietro,

si riprende la SP.255 in direzione di

Bocchigliero, che si raggiunge dopo circa 12

chilometri. Il paese sorge su un rilievo montuoso

intorno ai 1.000 metri di altitudine. Il

comune è immerso nella Sila e il suo territorio

è ricco di aree boscose: oltre alla Riserva di

Macchia della Giumenta, merita sicuramente

una visita il Bosco Basilicò, che ospita specie

arboree di straordinarie dimensioni. Di grande

valenza sono anche il torrente Laurenzana

e le cascate del vallone Falconara e del torrente

Basilicò. A Bocchigliero invece, oltre al

centro storico di origine medioevale, da segnalare

sono la Chiesa Madre, il Santuario

della Madonna di Jesu, la Pinacoteca Comunale

e il Museo dell’Agricoltura.

Da Bocchigliero si imbocca la SS.282 in direzione

Campana e dopo circa 17 chilometri si

prende la SP.260 / SS.108ter, mediante la quale

si raggiunge il comune.

Il territorio di Campana, borgo dell’entroterra

pre-silano, è molto eterogeneo, a quote variabili

dai 200 ai 1000 metri. Il paese è attorniato

da boschi e si presenta come un tipico borgo

montano, con la Torre dell’Orologio che

sovrasta le abitazioni. Sulla stessa piazza si affacciano

la Chiesa di San Domenico, la

Chiesa di S. Antonio e la Chiesa della Madonna

delle Grazie. Da visitare l’antico centro

storico, ormai quasi del tutto abbandonato,

con la Chiesa Matrice e la Torre Campanaria

di epoca normanna. Prima di ripartire è

infine d’obbligo una sosta alle Pietre dell’Incavallicata,

giganteschi massi alti diversi metri

che raffigurano un elefante e le gambe di

un guerriero. ■

appunti di viaggio

BOCCHIGLIERO

◗ Informazioni turistiche

Municipio Piazza Arento - 87060

0983.92001 Fax 0983.92242

info@comune.bocchigliero.cs.it

bocchigliero.asmenet.it

◗ Da visitare

Chiesa Madre, Santuario Madonna di Jesu,

Pinacoteca comunale, Museo

dell’Agricoltura, Riserva Naturale di

Gallopane (informazioni utili a pagina 67),

Riserva Biogenetica Macchia della

Giumenta San Salvatore (informazioni utili

a pagina 67)

CAMPANA

◗ Informazioni turistiche

Municipio Piazza Parlamento - 87061

0983.93022 Fax 0983.937694

info@comune.campana.cs.it

www.comune.campana.cs.it

Pro Loco Via N.Ausilio, 11 - 87061

0983.93191 tolavia1@virgilio.it

◗ Da visitare

Torre dell’orologio, Chiesa di San

Domenico, Chiesa di Sant’Antonio,

Chiesa Madonna delle Grazie, Torre

campanaria, Pietre dell’Incavallicata

CROPALATI

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Roma 86 87060

0983.61261 Fax 0983.61877

comune.cropalati.cs@asmepec.it

www.comune.cropalati.cs.it

◗ Da visitare

Cozzo della Cresta, Chiesa Madre,

Chiesa di Santa Maria ad Gruttam,

Castello, Casino di Sant’Isidoro

CROSIA

◗ Informazioni turistiche

Municipio Viale Sant’Andrea 87060

Crosia (CS)

0983.485016 Fax 0983.41052

crosia.cs@pec.comunedicrosia.it

Pro Loco Via Zumpano 87060 Crosia

prolococrosia@libero.it

prolococrosia facebook

◗ Da visitare

Torre Santa Tecla, Castello di Mirto, Casino

Vota, Chiesa di San Michele, Chiesa

Madonna della Pietà, Chiesetta

dell’Annunziata, Centro ARSSA Centro

Sperimentale Dimostrativo (informazioni

utili a pagina 67)

LONGOBUCCO

◗ Informazioni turistiche

Municipio Via Mazzini 66 - 87066

0983.72505 Fax 0983.71071

affarigenerali@comune.longobucco.cs.it

www.comune.longobucco.cs.it

Pro Loco Via Boccuti 1 - 87066

Longobucco (CS) Tel. 0983.71048

◗ Da visitare

Miniere d’argento, Chiesa Madre, Casa del

brigante Palma, Torre civica, Ecomuseo

dell’Artigianato Silano e della Difesa del

Suolo, Museo della ginestra (informazioni

utili a pagina 31)

GAL Sila Greca - Basso Jonio Cosentino

Viale Jonio di Mirto Crosia 96 89060 Mirto - Crosia (Cosenza)

Tel. 0938/42062 www.galsilagreca.it

segreteria@galsilagreca.it galsilagreca@alice.it

➜ LA POSIDONIA

OCEANICA

Questa pianta svolge una

notevole azione nella

protezione della linea di

costa dall’erosione,

ossigena le acque,

costituisce un riparo per

numerosi pesci e una

vera e propria nursery

per uova, larve, piccoli

pesci e invertebrati. A

differenza di un’alga, la

Posidonia oceanica,

essendo una pianta, è

dotata di radici, fusto e

foglie, e produce fiori e

frutti. La sua presenza è

indice di buono stato

dell’ambiente: in tutti i

Paesi europei del

Mediterraneo, i tratti di

costa ricchi di questa

pianta sono stati

dichiarati Siti di Interesse

Comunitario (SIC).

95


ARCO JONICO DELLA

SIBARITIDE

CULLA DELLA CIVILTÀ

Terre Jonicosilane nel Basso Jonio Cosentino

Fin dall’antichità, le rocche della Sila Greca e le coste del Basso Jonio

Cosentino costituirono centri di notevole importanza, tanto da attirare,

nei secoli, l’interesse di Enotrii, Greci, Brettii, Bizantini, Normanni

e del vate mondiale della letteratura, Omero. La necropoli di

Piano Agretto, risalente all’Età del Ferro, e l’insediamento di Castiglione,

entrambe nel territorio di Paludi,

sono le più antiche testimonianze della

presenza dell’uomo nel territorio. Pietrapaola,

di probabile origine bizantina, è a

tutt’oggi protagonista della storia con le

sue Mura di Annibale. A Cariati, la tomba

del guerriero ricorda la presenza brettia,

mentre Bocchigliero, secondo alcune

fonti, potrebbe corrispondere all’antica

città brettia di Arento, la romana Bocchilierus.

Cropalati fu probabilmente il

Castrum Cropalatum frequentato prima

dai Brettii e poi dai Romani, che gli diedero

tale nome con funzione di controllo

sulla via della transumanza Jonio-Sila.

Longobucco, Scala Coeli, Campana,

Crosia hanno addirittura natali mitologici.

Longobucco, oltre che con le sue antiche

miniere di argento, si lega al passato

con la leggenda del demone Alibante

(“Libante”), spirito di Polite, soldato di

Ulisse, e che Scala Coeli sia stata fondata

dall’eroe Filottete esule dalla guerra di

Troia. Strabone nella sua “Geografia” afferma che l’eroe omerico

contribuì allo sviluppo di alcuni villaggi brettii, tra cui l’epica Kalasarna,

l’attuale Campana, mentre Crosia, posta strategicamente tra Sibari

e Crotone, dovrebbe il suo nome alla moglie di Enea, Kreusia. Rossano,

fondata dagli Enotri intorno all’XI secolo a.C., nota nell’età classica

con il nome di Ruskiane, porto di Adriano e arsenale acheo, visse

il suo momento d’oro in periodo bizantino, passando in seguito

sotto le dominazioni normanna, angioina, aragonese, fino

alla borbonica. Come Rossano, anche Calopezzati

domina il panorama dall’alto della sua posizione ab-

barbicata, stretto intorno ai resti delle fortificazioni medioevali; in periodo

feudale, la comunità si costituì intorno al Monastero di San Nicola,

in seguito sostituito nella sua funzione sociale dal Castello, e a

partire dal Cinquecento, il borgo da avamposto normanno divenne

sede principesca dei signori locali, dai Sanseverino ai Giannone di

Acri. Storia simile ebbe Caloveto, che

fiorì nell’XI secolo intorno a un gruppo

di monaci ameceti che decisero di costruire

un edificio di culto in onore del

santo Giovanni Calibyta. Mandatoriccio

e Terravecchia furono le figlie più illustri

del feudalesimo dell’Alto Medioevo:

la prima si formò sul territorio

della Baronia di Pietrapaola e sui possedimenti

del Monastero di Sant’Angelo,

di epoca normanna, continuando a

crescere demograficamente per tutto il

Settecento grazie all’immigrazione delle

genti che fuggivano dalle scorribande

costiere saracene. Terravecchia, invece,

si sviluppò da un antico feudo, rientrando

nei domini dei Borgia a metà

Quattrocento, e dopo molti secoli di

dominazione nobiliare, divenne comune

indipendente nel 1923. Da questo

territorio sono emersi due grandi personaggi;

uno è “Bruno da Longobucco”

(XIII sec.), padre della moderna

chirurgia, l’altro è “San Nilo da Rossano” (X sec.), grande testimone

del monachesimo ortodosso di matrice cattolica e fondatore

dell’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata (RM). Ogni

comune di questo territorio nasconde

una storia unica e conserva segni di un

passato difficile e orgoglioso, fatto di

conflitti, vittorie, mitologia, fatica, emigrazione

e legami saldi con la terra,

che ne autenticarono il carattere

e la bellezza.


OSPITALITÀ

ALBERGHI

◗ Hotel ◗ Hotel Renzini Renzini

Via Via Russi Russi 193 193

Bocchigliero (CS) (CS)

0983.92015

0983.92015

◗ Hotel ◗ Hotel Maria Maria Grazia Grazia

Viale Viale della della Libertà Libertà

Calopezzati (CS) (CS)

0983.44033

0983.44033

hotelmariagrazia@libero.it

www.hotelmariagrazia.com

◗ Hotel ◗ Hotel Garden Garden

Via Via Nazionale 135 135

Mandatoriccio (CS) (CS)

0983.995852 0983.995852 Cell. Cell. 333.6378804

info@hotelgardencalabria.com

www.hotelgardencalabria.com

◗ Albergo ◗ Albergo Romano

Via Via Risorgimento 9-13 9-13

Mirto Mirto Crosia Crosia (CS) (CS)

0983.42135

0983.42135

info@albergo-romano.it

www.albergo-romano.it

◗ Hotel ◗ Hotel Siesta Siesta Marina Marina

Via Via Firenze Firenze

Pietrapaola (CS) (CS)

0983.90023

0983.90023

AZIENDE AGRITURISTICHE

◗ Tre ◗ Tre arie arie Acqua Acqua del del Cariglio

Via Via San San Rocco Rocco Contrada Tre Tre Arie Arie

Bocchigliero (CS) (CS)

0983.92006

0983.92006

◗ Fattorie ◗ Fattorie Castelluccio

Contrada Carigliti

Bocchigliero (CS) (CS)

0983.92676 0983.92676 Cell. Cell. 333.2499811

gelricca@libero.it

www.giovanniricca.it/castelluccio.htm

◗ Il ◗Contadino Il Contadino

Località Vigne Vigne

Calopezzati (CS) (CS)

0983.47057 0983.47057 Cell. Cell. 348.4029219

info@agriturismoilcontadino.it

www.agriturismoilcontadino.it

◗ Torre ◗ Torre Prato Prato Cornito Cornito

Contrada Torre Torre

Calopezzati (CS) (CS)

0983.44155 0983.44155 Cell. Cell. 368.922984

◗ Il ◗Maresciallo Il Maresciallo

Contrada Villari Villari

Cariati Cariati Marina Marina (CS) (CS)

339.3503148

339.3503148

ilmaresciallo@yahoo.it

www.ilmaresciallo.it

◗ Al ◗Grande Al Grande Gelso Gelso

Contrada Sant'Angelo

Cariati Cariati (CS) (CS)

0983.91562 0983.91562 Cell. Cell. 333.6568900

info@algrandegelso.com

www.algrandegelso.com

◗ Al ◗rustico Al rustico

Contrada Fiumarella

Crosia Crosia (CS) (CS)

0983.42339

0983.42339

comitecg@alice.it

www.ristorantealrustico.com

◗ Il ◗Cappellano Il Cappellano

Contrada Cappellano

Mandatoriccio (CS) (CS)

0983.968519

0983.968519

info@ilcappellano.it

www.ilcappellano.it

◗ Il ◗Colle Il Colle degli degli Ulivi Ulivi

Via Via dei dei Mirtilli Mirtilli

Mirto Mirto Crosia Crosia (CS) (CS)

0983.42185

0983.42185

info@aziendavulcano.it

www.aziendavulcano.it

◗ Colle ◗ Colle dell'Unna

Contrada Unna Unna

Paludi Paludi (CS) (CS)

0983.62365 0983.62365 Cell. Cell. 339.4934152

info@colledellunna.com

www.colledellunna.com

◗ Acquaniti ◗ Acquaniti

Contrada Pontì Pontì

Pietrapaola (CS) (CS)

0983.569121

0983.569121

Cell. Cell. 338.7521090 / 333.7848136

/ 333.7848136

info@agricarli.it

www.agricarli.it

◗ La ◗ Corte La Corte dell'Angelo

Contrada Camigliano

Pietrapaola (CS) (CS)

0983.90153

0983.90153

info@lacortedellangelo.it

www.agriturismolacortedellangelo.it

◗ Le ◗ Colline Le Colline del del Gelso Gelso

Contrada Gelso Gelso Mazzei Mazzei

Rossano (CS) (CS)

0983.569136

0983.569136

info@lecollinedelgelso.com

www.lecollinedelgelso.com

◗ Valanello ◗ Valanello

Contrada Valanello

Rossano (CS) (CS)

0983.64092

0983.64092

msalvati3@yahoo.it

www.agriturismovalanello.it

◗ Campo ◗ Campo antico antico

Contrada Fossa Fossa

Rossano (CS) (CS)

appunti di di viaggio

0983.569194 0983.569194 Cell. Cell. 392.3004970

info@campoantico.it www.campoantico.it

◗ Il ◗Pucchietto Il Pucchietto

Contrada Bucita Bucita

Rossano (CS) (CS)

0983.42012 0983.42012 Cell. Cell. 333.8713524

info@ilpucchietto.it

www.ilpucchietto.it

◗ Trapesimi ◗ Trapesimi

Contrada Amica Amica

Rossano (CS) (CS)

0983.64392

0983.64392

info@agriturismotrapesimi.it

www.agriturismotrapesimi.it

◗ Il ◗Giardino Il Giardino di Iti di Iti

Contrada Amica Amica

Rossano (CS) (CS)

0983.64508 0983.64508 Cell. Cell. 360.237271

info@giardinoiti.it

www.giardinoiti.it

◗ Raggio ◗ Raggio di sole di sole

Contrada Toscano Ioele Ioele

Rossano (CS) (CS)

0983.510202 0983.510202 Cell. Cell. 339.2271832

◗ Malena ◗ Malena

Contrada Malena Malena

Rossano (CS) (CS)

339.6056075

339.6056075

george@agriturismomalena.it

santagata.giorgio@libero.it

www.agriturismomalena.it

◗ Cozzo ◗ Cozzo di Simari di Simari

Via Via Cozzo Cozzo di Simari di Simari

Rossano (CS) (CS)

0983.520896 0983.520896 Cell. Cell. 335.388065

cozzodisimari@hotmail.com

www.cozzodisimari.it

◗ 4 ◗Stagioni 4 Stagioni

Contrada Pantano

Rossano (CS) (CS)

0983.569026

0983.569026

quattrostagioni@tiscali.it

www.agriturismoinitalia.com

◗ Balanos ◗ Balanos

Contrada Valano, Valano, Rossano (CS) (CS)

0983.64244 0983.64244 Cell. Cell. 338.6169444

enrico.defalco@libero.it

◗ Oliva ◗ Oliva Grossa Grossa

Contrada Amarelli

Rossano (CS) (CS)

339.6104137

339.6104137

info@olivagrossa.it

www.olivagrossa.it

◗ Le ◗ Pisarre Le Pisarre

Contrada Lacuna Lacuna

Rossano (CS) (CS)

0983.64498 0983.64498 Cell. Cell. 339.1995575

lepisarre@alice.it

www.webalice.it/lepisarre

◗ Il ◗Casino Il Casino del del Tempo Tempo Perduto

Contrada Pontì Pontì

Rossano (CS) (CS)

0983.511840 0983.511840 Cell. Cell. 333.8366946

◗ Il ◗Trappeto Il Trappeto

Contrada Strigari 369 369

Rossano (CS) (CS)

339.1331214 339.1331214 Cell. Cell. 333.4755476

il.trappeto@gmail.com

www.agriturismoiltrappeto.it

RESIDENZE DI CAMPAGNA DI CAMPAGNA

◗ Il ◗Casale Il Casale Le Tre Le Tre Volte Volte

Contrada Foresta

Rossano (CS) (CS)

0983.569345 0983.569345 Cell. Cell. 338.1685329

info@letrevolte.it

www.letrevolte.it

◗ La ◗ Piana La Piana degli degli Ulivi Ulivi

Località Trapesimi

Rossano (CS) (CS)

0983.516445 0983.516445 Cell. Cell. 338.1747960

info@lapianadegliulivi.it

www.lapianadegliulivi.it

BED BED & BREAKFAST & BREAKFAST

◗ Le ◗ Torri Le Torri

Via Via XX XX Settembre

Cariati Cariati Marina Marina (CS) (CS)

0983.91201 0983.91201 Cell. Cell. 339.8304922

b&bletorri@libero.it

mariellatorchia@tiscali.it

◗ Mascambruno ◗ Mascambruno

Via Via G. Garibaldi G. Garibaldi 59 59

Cariati Cariati (CS) (CS)

0983.968734 0983.968734 Cell. Cell. 333.4045284

info@palazzomascambruno.it

www.palazzomascambruno.it

◗ La ◗ Campanara La Campanara

Via Via G. Mazzini G. Mazzini

Longobucco (CS) (CS)

0983.72316

0983.72316

info@lacampanara.it

www.lacampanara.it

◗ Casa ◗ Casa Solares

Casello Casello Mascaro

Rossano (CS) (CS)

0983.569188/569847

0983.569188/569847

Cell. Cell. 331.5089269

info@casasolares.it

www.casasolares.it

◗ Le ◗ Macine Le Macine

Via Via G. di G. Vittorio, di Vittorio, Rossano (CS) (CS)

0983.530337

0983.530337

admin@lemacine.info

lamacina@interfree.it

www.lemacine.info

LA LA MONOGRAFIA TERRE JONICOSILANE BASSO JONIO COSENTINO

Direttore Responsabile: Italo Italo Clementi

Caporedattore: Enrico Bottino BottinoArt Art Director: Francesca Massa, Stefano Roffo Roffo

Testi Testi di: di: Davide Battaglia, Francesco Bevilacqua, Italo Italo Clementi, Sara Sara Dalessio Clementi, Domenico Forciniti, Diego Diego Garassino, Valeria Jannetti, Laura Laura Jelenkovich,

Milena Milena Lombardo, Roberta Longo, Alfonso Lucifredi, Giovanni Marino, Gabriele Mastrilli, Angela Mauro.

Referenze fotografiche: Francesco Bevilacqua, Enrico Enrico Bottino, Francesco Desimone, Domenico Forciniti, Giovanni Marino, Gabriele Mastrilli, Emanuele Pisarra,

Rosario Previtera, Francesca Sciarra, GAL GAL Sila Sila Greca. Cartine: Daniela Blandino

Clementi Editore S.r.l.: S.r.l.: Corso Corso Torino, 24/3 24/3 - 16129 - 16129 Genova - - 010.5701042 - Fax - Fax 010.5304378 www.trekking.it e-mail: rivista@trekking.it

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MIRTO - CROSIA (CS)

0983.42062

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