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Domenicani a Bergamo - (Domenicani) - Provincia San Domenico in ...

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Comunità dei frati predicatori<br />

<strong>San</strong> Bartolomeo <strong>Bergamo</strong><br />

<strong>Domenicani</strong><br />

a <strong>Bergamo</strong>


In copert<strong>in</strong>a: Giuseppe e Carlo Francesco Nuvolone (1619 - 1703) (1609- 1662)<br />

Madonna con il Bamb<strong>in</strong>o e <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

Olio su tela, cm. 110 x 88 Inedito<br />

La tela è con ogni probabilità frutto di una collaborazione tra i due fratelli,<br />

secondo un metodo di lavoro più volte riscontrato dalla critica. A Carlo<br />

Francesco spetterebbe l’esecuzione della Madonna con il Bamb<strong>in</strong>o, di una<br />

stesura morbida e sfumata nel vivido accordo dei rossi con gli azzurri, giunti<br />

però piuttosto svelati e non più nel loro splendore “<strong>in</strong>dicibile” 1 ; Giuseppe<br />

potrebbe avere realizzato il personaggio di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>, del<strong>in</strong>eato da un fare<br />

più plastico e chiaroscurale. Il dip<strong>in</strong>to di <strong>San</strong> Bartolomeo ripete, ribaltandolo,<br />

il taglio compositivo di un’opera assai nota di Giuseppe Nuvolone, la pala con<br />

la Madonna del Rosario tra <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> e <strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a della chiesa della<br />

Passione di Milano replicata, senza la santa senese, <strong>in</strong> un altro dip<strong>in</strong>to di<br />

collezione privata 2 . Nell’<strong>in</strong>edita teletta bergamasca, la Madonna, analogamente<br />

assisa su un cumulo di cirri, tiene <strong>in</strong> grembo il Bamb<strong>in</strong>o che si sporge ad<br />

offrire il Rosario a san <strong>Domenico</strong>, il quale lo sfiora con una mano mentre con<br />

l’altra sorregge il libro e il ramo di gigli, attributi che negli altri due dip<strong>in</strong>ti<br />

citati sono relegati <strong>in</strong> un angolo e per terra.<br />

La fortuna del soggetto è testimoniata da un ulteriore straord<strong>in</strong>ario esempio<br />

ancora di Giuseppe, la Verg<strong>in</strong>e con il Bamb<strong>in</strong>o tra <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> e <strong>San</strong>ta Rosa da<br />

Lima, della Bob Jones University Collection di Greenville (South Carol<strong>in</strong>a),<br />

ove il santo che tiene sotto il braccio libro e ramo di gigli s’impone per la forza<br />

ritrattistica del volto di profilo, ripreso dall’<strong>in</strong>tensa maschera fisionomica di<br />

Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o nell’importante dip<strong>in</strong>to con La Tentazione di <strong>San</strong> Tommaso<br />

d’Aqu<strong>in</strong>o di collezione privata, che testimonia appunto il “lungo rapporto di<br />

Giuseppe con i <strong>Domenicani</strong>”. 3 A tali fattezze pare rispondere anche la figura<br />

di san <strong>Domenico</strong> del dip<strong>in</strong>to <strong>in</strong>edito qui <strong>in</strong> esame, di una qualità pittorica più<br />

<strong>in</strong>tegra e che risalta sullo fondo dorato <strong>in</strong>vece appiattito, <strong>in</strong> cui si è perduto<br />

l’effetto <strong>in</strong> controluce delle nubi aperte a mostrare il cielo schiarito. Il viso del<br />

santo non risulta affatto somigliante alla più generica impostazione fisionomica<br />

che si rileva nei primi dip<strong>in</strong>ti citati e attesta, al contrario, la ricerca di un<br />

modello ritrattistico più <strong>in</strong>tenso e realistico probabilmente chiesto alla bottega<br />

dalla committenza domenicana.<br />

1 La def<strong>in</strong>izione del particolare azzurro usato dal pittore è di R. Longhi, Due esempi di<br />

Carlo Francesco Nuvolone, <strong>in</strong> “Paragone”, n. 185, 1965, pp. 44 – 46.<br />

2 F. M. Ferro, Nuvolone una famiglia di pittori nella Milano del ‘600, cit., n.90, fig.128a,<br />

128b.<br />

3 F. M. Ferro, Nuvolone una famiglia di pittori nella Milano del ‘600, cit., n.93. p. 451, n.<br />

92, tav. CII.<br />

Nel retro di copert<strong>in</strong>a: Madonna del Parto Ignoto Secolo XVII – XVIII<br />

Olio su tela 200x100


Curatrice del catalogo e della mostra Marcella Ruggeri<br />

Note artistiche sulle tele Amalia Pacìa<br />

Nei risguardi di pag. 1 e 112 disegni di Massimiliano Beltrami<br />

© 2010 edizioni Kolbe<br />

24068 Seriate (<strong>Bergamo</strong>)<br />

Corso Roma, 142 - Tel. 035 29 50 29<br />

<strong>in</strong>fo@centrograficostampa.it<br />

ISBN 978-88-8142-066-7<br />

È vietata la riproduzione anche parziale del testo senza l’autorizzazione dell’autore<br />

Impag<strong>in</strong>azione e stampa:<br />

CeNTRo GRAfICo STAMPA SNC<br />

www.centrograficostampa.it<br />

f<strong>in</strong>ito di stampare nel dicembre 2010<br />

2 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Comunità dei frati predicatori<br />

<strong>San</strong> Bartolomeo <strong>Bergamo</strong><br />

<strong>Domenicani</strong><br />

a <strong>Bergamo</strong><br />

edizioni Kolbe


Con il patroc<strong>in</strong>io di:<br />

Con il contributo di:<br />

Si r<strong>in</strong>graziano:<br />

4<br />

Assessorato alla Cultura<br />

<strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> di <strong>Bergamo</strong><br />

Regione Lombardia<br />

<strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> di <strong>Bergamo</strong><br />

Comune di <strong>Bergamo</strong><br />

Camera di Commercio di <strong>Bergamo</strong><br />

Fondazione Banca Popolare di <strong>Bergamo</strong> onlus<br />

Fondazione Credito Bergamasco<br />

Silvia Baldis<br />

Sergio Baggi<br />

Massimiliano Beltrami<br />

Franco Blumer<br />

Luigi Cattaneo,<br />

V<strong>in</strong>cenzo Ciarlante<br />

Ivan Ghilardi,<br />

Mario Maconi<br />

Letizia Palazzi<br />

Micaela Vernice<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


90° del ritorno dei domenicani<br />

a <strong>Bergamo</strong><br />

40° della fondazione del<br />

Centro Culturale san Bartolomeo<br />

Presentazione<br />

L’ ord<strong>in</strong>e dei frati Predicatori – la cui sigla o.P. significa<br />

Ord<strong>in</strong>is Prædicatorum – è stato approvato da Papa onorio III<br />

con le bolle pontificie del 22 dicembre 1216 e del 21 gennaio 1217.<br />

fu lo stesso Papa onorio III a dare il nome di Ord<strong>in</strong>is Prædicatorum<br />

alla forma di vita proposta da <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> di Guzmán. Tuttavia<br />

i frati sono maggiormente conosciuti col nome di <strong>Domenicani</strong><br />

dal nome del fondatore.<br />

Sembra che sia stato lo stesso <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> a porre le fondamenta<br />

del primo convento a <strong>Bergamo</strong> nel 1219, che lo volle<br />

appena fuori delle mura della città, com’era consuetud<strong>in</strong>e dello<br />

stesso <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>. ecco perché il primo convento, f<strong>in</strong>o a metà<br />

del XVI secolo, era localizzato <strong>in</strong> Città Alta. fu durante l’occupazione<br />

della Repubblica Veneta che i frati dovettero lasciare il convento e<br />

l’annessa chiesa di <strong>San</strong>to Stefano per far posto alla costruzione<br />

delle nuove mura.<br />

Sembra, tuttavia, si sia trattato più di una vendetta del<br />

capitano di ventura che allora aveva il comando di <strong>Bergamo</strong>,<br />

piuttosto che di una vera necessità. Infatti, tale capitano riteneva<br />

responsabili i domenicani per il periodo che aveva passato <strong>in</strong><br />

prigione a causa dell’Inquisizione.<br />

Comunque sia, la Repubblica Veneta soppresse l’ord<strong>in</strong>e<br />

domenicano ed i frati dovettero lasciare i conventi di <strong>San</strong>to Stefano<br />

e della Basella.<br />

Verso la f<strong>in</strong>e del secolo XVI il papa concesse ai frati il<br />

convento e la chiesa di <strong>San</strong> Bartolomeo che erano stati dell’ord<strong>in</strong>e<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 5


degli Umiliati. (Il ramo maschile degli Umiliati fu soppresso nel<br />

1571 perché non aveva accettato la riforma trident<strong>in</strong>a).<br />

In seguito, nel XVIII secolo, ci furono le soppressioni di<br />

tutti gli ord<strong>in</strong>i religiosi da parte di Napoleone prima e di Cavour<br />

<strong>in</strong> seguito, per poter <strong>in</strong>camerare i beni di tali ord<strong>in</strong>i.<br />

fu nel 1919, nel 7° centenario della fondazione del primo<br />

convento, che, per <strong>in</strong>iziativa dei laici domenicani che avevano cont<strong>in</strong>uato<br />

la loro opera a <strong>Bergamo</strong>, i frati poterono tornare ad<br />

officiare la chiesa dei <strong>San</strong>ti Bartolomeo e Stefano, ma non più nel<br />

convento annesso, rimasto di proprietà dello Stato italiano ed ora<br />

sede degli Uffici f<strong>in</strong>anziari.<br />

Abbiamo pensato di celebrare la ricorrenza dei 90 anni dal<br />

nostro ritorno – che si chiude con la Mostra dei quadri che<br />

raccontano un po’ la storia del nostro ord<strong>in</strong>e – <strong>in</strong>nanzitutto per<br />

approfondire e far conoscere la spiritualità che ha animato <strong>San</strong><br />

<strong>Domenico</strong> e che egli ci ha lasciato <strong>in</strong> eredità aff<strong>in</strong>ché pure noi potessimo<br />

beneficiarne e poi anche come preparazione alla festa del<br />

centenario (l’8° della fondazione del primo convento ed il 1° del<br />

ritorno dopo le soppressioni) che i nostri posteri avranno cura di<br />

organizzare unitamente al 50° anniversario della fondazione del<br />

Centro Culturale <strong>San</strong> Bartolomeo, nella speranza che il Signore ci<br />

conservi nella Sua grazia e nei Suoi doni negli anni a venire.<br />

R<strong>in</strong>grazio di cuore, anche a nome di tutti i confratelli della<br />

comunità domenicana di <strong>Bergamo</strong>, la Regione Lombardia, la <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong>,<br />

il Comune e la Camera di Commercio di <strong>Bergamo</strong> per il<br />

Patroc<strong>in</strong>io concessoci; la fondazione Banca Popolare di <strong>Bergamo</strong><br />

onlus, la fondazione Credito Bergamasco e i tanti amici per il<br />

loro sostegno economico e naturalmente tutti coloro che hanno<br />

contribuito alla realizzazione di queste celebrazioni: su di tutti<br />

<strong>in</strong>voco la benedizione del Signore per l’<strong>in</strong>tercessione del nostro<br />

<strong>San</strong>to Padre <strong>Domenico</strong>.<br />

<strong>Bergamo</strong>, 7 novembre 2010, festa di Tutti i <strong>San</strong>ti <strong>Domenicani</strong>.<br />

6<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

fra Mario Mar<strong>in</strong>i o.p.<br />

priore


In merito alla Vostra richiesta per Mostra evento 90° ritorno<br />

<strong>Domenicani</strong> e 40° fondazione Centro Culturale S. Bartolomeo,<br />

che si terrà a <strong>Bergamo</strong> dal 11/12/2010 al 31/12/2010, sono lieto<br />

di comunicarVi la concessione del Patroc<strong>in</strong>io.<br />

L’Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia guarda<br />

con vivo <strong>in</strong>teresse tutte le <strong>in</strong>iziative mirate alla valorizzazione e alla<br />

diffusione della cultura.<br />

Nell’augurarVi la buona riuscita dell’evento, porgo dist<strong>in</strong>ti saluti.<br />

Massimo Buscemi<br />

Assessore alla Cultura<br />

Regione Lombardia<br />

Spiritualità e cultura: nel segno di un b<strong>in</strong>omio che ha alimentato<br />

costruttivamente la vita della città nel secolo passato, mi<br />

è particolarmente gradito formulare ai Padri <strong>Domenicani</strong> del Convento<br />

di <strong>San</strong> Bartolomeo l’augurio di proficuo lavoro per gli anni<br />

che verranno.<br />

Giovanni Milesi<br />

Assessore Cultura, Spettacolo<br />

Identità e Tradizioni<br />

<strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> di <strong>Bergamo</strong><br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 7


Vi giunga affettuoso l’augurio dell’Amm<strong>in</strong>istrazione comunale,<br />

felice di dare atto della forte presenza culturale e religiosa dei<br />

Padri <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>.<br />

Da sempre Vi rivolgete a tutti gli uom<strong>in</strong>i, con l’obiettivo<br />

dell’evangelizzazione e della predicazione. “Sull’esempio di <strong>San</strong><br />

<strong>Domenico</strong>, che fu pieno di sollecitud<strong>in</strong>e per la salvezza di tutti gli<br />

uom<strong>in</strong>i e di tutti i popoli, i frati sono <strong>in</strong>viati a tutti gli uom<strong>in</strong>i, di<br />

ogni categoria e di ogni nazionalità, credenti e non credenti, e specialmente<br />

ai poveri. Volgano il loro animo a evangelizzare e a impiantare<br />

la Chiesa fra le genti e a illum<strong>in</strong>are e confermare nella<br />

fede il popolo cristiano”.<br />

La presenza della Vostra comunità <strong>in</strong> centro città evidenzia<br />

anche plasticamente come siate nel cuore dei bergamaschi.<br />

8<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Franco Tentorio<br />

S<strong>in</strong>daco di <strong>Bergamo</strong>


Sono novant’anni che i Padri <strong>Domenicani</strong> operano a<br />

<strong>Bergamo</strong>, mostrando costante attenzione ai bisogni della gente.<br />

Attenzione umana, sociale, culturale.<br />

Da poco più di un anno e mezzo mi occupo di cultura nella<br />

nostra Città e mi sforzo ogni giorno di fare della cultura un bene<br />

alla portata di tutti.<br />

In novant’anni di attività sul territorio i Padri Domanicani<br />

hanno vissuto i tanti cambiamenti della nostra comunità, nel<br />

bene come nel male.<br />

In un anno e mezzo ho potuto constatare come la nostra comunità<br />

sia <strong>in</strong> costante e rapida evoluzione.<br />

Adattarsi ai cambiamenti, adeguarsi ai tempi, compiere<br />

scelte che vadano <strong>in</strong>contro ai bisogni dei cittad<strong>in</strong>i è un dovere per<br />

un Amm<strong>in</strong>sitartore.<br />

I <strong>Domenicani</strong> <strong>in</strong> questo ci sono di esempio. Il loro impegno<br />

non può lasciarci <strong>in</strong>differenti. Quanto loro fanno ogni giorno per<br />

<strong>Bergamo</strong> e per la nostra prov<strong>in</strong>cia non può passare <strong>in</strong>osservato.<br />

È pensando a tutto questo che non posso che unirmi al<br />

coro di auguri per il novantesimo compleanno della Congregazione<br />

Domenicana Bergamasca e per il quarantesimo compleano del<br />

Centro Culturale Domenicano di <strong>Bergamo</strong>.<br />

Duplice occasione per assumermi un nuovo impegno: quello<br />

di operare <strong>in</strong>sieme perché la cultura a <strong>Bergamo</strong> sia sempre più<br />

“cultura del bene”.<br />

Claudia Sartirani<br />

Assessore alla Cultura e Spettacolo<br />

Comune di <strong>Bergamo</strong><br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 9


La Camera di Commercio di <strong>Bergamo</strong> è lieta di concedere<br />

il patroc<strong>in</strong>io alla mostra promossa dal Centro Culturale <strong>San</strong> Bartolomeo,<br />

uno degli eventi che celebrano i novant’anni della<br />

presenza della Comunità domenicana nella nostra città e i quarant’anni<br />

di <strong>in</strong>iziative e progetti del suo Centro culturale.<br />

La Chiesa di <strong>San</strong> Bartolomeo e la Comunità dei padri domenicani<br />

hanno rappresentato <strong>in</strong> questi decenni, per tante donne<br />

e uom<strong>in</strong>i della nostra prov<strong>in</strong>cia bergamasca, un significativo e<br />

costante riferimento spirituale, sociale e culturale. Un rapporto fecondo<br />

che ha contribuito a formare ed arricchire scelte e progetti<br />

di vita <strong>in</strong>dividuali, <strong>in</strong> cui spesso caratteristiche quali spirito di<br />

<strong>in</strong>iziativa e caparbietà hanno saputo accompagnarsi e coniugarsi a<br />

sensibilità e solidarietà.<br />

Un rapporto fecondo di cui anche la Camera di Commercio,<br />

che per ruolo istituzionale è impegnata a promuovere il benessere<br />

economico e sociale del territorio bergamasco, ha potuto beneficiare<br />

<strong>in</strong> questi tanti decenni di presenza e attività dei domenicani a <strong>Bergamo</strong>.<br />

L’augurio s<strong>in</strong>cero che vogliamo rivolgere oggi alla Comunità<br />

domenicana di <strong>Bergamo</strong>, è di mantenere viva la loro presenza<br />

nella nostra città anche negli anni a venire e raggiungere così, nel<br />

modo migliore e con gioia reciproca, il secolo di presenza e di<br />

proficua vic<strong>in</strong>anza.<br />

10<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Giovanni Paolo Malvestiti<br />

Presidente della Camera<br />

di commercio di <strong>Bergamo</strong>


Tra gli scopi statutari della fondazione Banca Popolare di<br />

<strong>Bergamo</strong> viene dato ampio risalto alla conservazione ed alla trasmissione<br />

di quel patrimonio di conoscenze, esperienze e valori<br />

che formano la cultura e la storia di una città e di un territorio.<br />

È lo stesso risalto che i Padri <strong>Domenicani</strong>, dal loro ritorno<br />

a <strong>Bergamo</strong>, mettono nella loro assidua opera di predicazione e di<br />

evangelizzazione che, <strong>in</strong> connubio con quella vivacità e quel<br />

fermento culturale che da sempre li dist<strong>in</strong>gue, ha connotato questi<br />

“ultimi” novanta anni di presenza a <strong>Bergamo</strong>.<br />

È qu<strong>in</strong>di con piacere e con l’orgoglio di chi si sente <strong>in</strong><br />

grande s<strong>in</strong>tonia con il territorio di elezione che la fondazione<br />

Banca Popolare di <strong>Bergamo</strong> ha voluto sostenere le celebrazioni per<br />

il novantesimo compleanno dei frati domenicani a <strong>Bergamo</strong> e il<br />

quarantesimo di fondazione del Centro Culturale <strong>San</strong> Bartolomeo,<br />

suggellando idealmente quella identità f<strong>in</strong>anziaria, culturale e spirituale<br />

che accompagna i bergamaschi lungo il Sentierone sul<br />

quale, non a caso, si affacciano sia la Banca Popolare di <strong>Bergamo</strong><br />

che la Chiesa ed il Convento dei Padri <strong>Domenicani</strong>.<br />

Grazie di cuore, dunque, all’ord<strong>in</strong>e dei Padri <strong>Domenicani</strong><br />

ed al loro encomiabile operato, con i migliori auspici che questa<br />

significativa ricorrenza possa per loro costituire uno stimolo<br />

ulteriore per cont<strong>in</strong>uare ad operare, <strong>in</strong> s<strong>in</strong>ergia con il territorio,<br />

per il bene della città di <strong>Bergamo</strong> e dei bergamaschi tutti.<br />

Emilio Zanetti<br />

Presidente Fondazione<br />

Banca Popolare di <strong>Bergamo</strong> onlus<br />

Presidente UBI Banca<br />

Presidente Banca Popolare di <strong>Bergamo</strong><br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 11


S<strong>in</strong> dalla sua nascita, il Credito Bergamasco opera nei<br />

territori di riferimento al servizio delle Comunità locali, sostenendone<br />

lo sviluppo economico e sociale, con <strong>in</strong>terventi di utilità pubblica<br />

e di <strong>in</strong>teresse generale <strong>in</strong> vari settori: dalla tutela del patrimonio<br />

artistico e architettonico alla ricerca medico-scientifica, dalla sanità<br />

alla solidarietà sociale, dall’evoluzione tecnologica alla salvaguardia<br />

dell’ambiente. In particolare, nell’ambito culturale, la Banca e la<br />

sua fondazione sono costantemente impegnate - direttamente o<br />

tramite il f<strong>in</strong>anziamento di <strong>in</strong>iziative promosse dalle diverse<br />

formazioni sociali non solo locali - nella realizzazione di rilevanti<br />

progetti ad elevato contenuto qualitativo che negli anni più recenti<br />

hanno riguardato tutte le pr<strong>in</strong>cipali forme artistiche, dalle arti figurative<br />

al teatro e alla musica.<br />

La vic<strong>in</strong>anza della Banca e della sua fondazione alla<br />

Comunità dei Padri <strong>Domenicani</strong> di <strong>Bergamo</strong> è risalente nel tempo<br />

e si è caratterizzata per il costante sostegno sia alle meritorie<br />

attività del Centro <strong>San</strong> Bartolomeo - basti ricordare, a questo proposito,<br />

il f<strong>in</strong>anziamento a fondo perduto dei numerosi lavori di<br />

adeguamento delle strutture ovvero il supporto economico alla<br />

programmazione culturale del Centro - sia agli <strong>in</strong>terventi legati<br />

alla Chiesa dei <strong>San</strong>ti Bartolomeo e Stefano; al riguardo si consider<strong>in</strong>o<br />

i rilevanti contributi erogati negli scorsi anni da Banca e fondazione<br />

per gli accurati restauri del pregevole patrimonio artistico presente<br />

nella Chiesa e culm<strong>in</strong>ati, da ultimo, nel recupero attualmente <strong>in</strong><br />

corso degli arredi lignei del XVII e XVIII secolo della Sacrestia.<br />

Innestandoci <strong>in</strong> questa storica l<strong>in</strong>ea di condivisione e di<br />

collaborazione con la Comunità Domenicana, è con vivo piacere e<br />

grande conv<strong>in</strong>zione che, oltrepassando la dimensione del semplice<br />

contributo f<strong>in</strong>anziario, abbiamo sostenuto questa mostra che<br />

presenta al pubblico una bella selezione di pregevoli opere<br />

domenicane nonché gli eventi ad essa correlati, conv<strong>in</strong>ti che le <strong>in</strong>iziative<br />

di qualità costituiscano per la collettività e per le persone<br />

che la compongono un’opportunità di crescita civile, culturale e<br />

spirituale.<br />

12<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Angelo Piazzoli<br />

Segretario Generale<br />

Credito Bergamasco e Fondazione Credito Bergamasco


Comunità Domenicana<br />

“S. Bartolomeo” – il Centro Culturale<br />

P erché un centro culturale domenicano? Perché <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

aveva <strong>in</strong>tuito che l’<strong>in</strong>telletto è il miglior <strong>in</strong>terlocutore della<br />

fede! e quando lo Spirito lo chiamò a rifondare la Chiesa, prima<br />

che crollasse – <strong>in</strong> verità lo stesso Spirito aveva chiamato alla stessa<br />

missione un altro uomo della svolta, francesco d’Assisi –, il nostro<br />

giovane canonico di osma pensò di ripartire da Cristo; ma questa<br />

volta con il lume della ragione.<br />

<strong>Domenico</strong> di Guzmán era una persona colta – fatto raro ai<br />

suoi tempi, anche tra i chierici –.<br />

Amava lo studio, amava la ricerca appassionata della verità;<br />

ma anche la libertà. e dal momento che non c’è libertà senza conoscenza<br />

– lo dice anche il Vangelo: “Conoscerete la verità e la verità<br />

vi farà liberi” (Gv 8,32) –, <strong>Domenico</strong> decise che avrebbe dedicato la<br />

vita a ricercare la Verità e ad annunciarla attraverso un apostolato<br />

assolutamente nuovo per quei tempi: la predicazione.<br />

Siamo agli <strong>in</strong>izi del 1200 e <strong>Domenico</strong> attraversò più volte a<br />

piedi i Pirenei, le Alpi e gli Appenn<strong>in</strong>i predicando il Vangelo e<br />

conquistando vocazioni tra gli studenti, i professori universitari,<br />

gli uom<strong>in</strong>i di legge, gli scienziati, gli artisti, i letterati…<br />

Strada facendo fondò conventi; uno dei primi, <strong>in</strong> Italia, se<br />

non addirittura il primo, fu quello di <strong>Bergamo</strong>. Sorgeva <strong>in</strong> Città<br />

Alta, proprio sulle mura, come era tipico delle nostre case, per<br />

consentire ai frati di uscire più facilmente a predicare.<br />

oggi quell’antico convento non esiste più. I <strong>Domenicani</strong>,<br />

<strong>in</strong>vece, esistono ancora! e predicano ancora, utilizzando tutti gli<br />

strumenti che il tempo e la civiltà mettono a disposizione.<br />

Il centro culturale è uno dei migliori strumenti di apostolato<br />

dei Predicatori.<br />

La cosiddetta Missio ad gentes non si realizza soltanto partendo<br />

per Paesi lontani, ove la Parola di Dio non è ancora giunta… L’an-<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 13


nuncio della Verità può, anzi, deve com<strong>in</strong>ciare dai quartieri della<br />

città, parlando alla gente e con la gente.<br />

Il Centro Culturale “S. Bartolomeo”, per gli amici, il CCSB,<br />

sorge appunto come luogo <strong>in</strong> cui le persone si ri-trovano per “fare<br />

cultura”, <strong>in</strong>tesa come educazione permanente, come capacità di<br />

cambiare, di lasciarsi <strong>in</strong>terrogare, di riflettere, di affasc<strong>in</strong>arsi<br />

ancora, di stupirsi ancora.<br />

Bisogna risalire al lontano 1970 per r<strong>in</strong>tracciare il primo<br />

Centro Culturale della Bergamasca ed è proprio il nostro. orig<strong>in</strong>ariamente<br />

voluto e gestito da alcuni religiosi della <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> Domenicana<br />

dell’Alta Italia, nel 1992, i frati costituirono l’Associazione<br />

S. Bartolomeo, allargando ad alcuni laici la partecipazione attiva<br />

alla conduzione del Centro.<br />

Nostro obbiettivo precipuo è cogliere le sollecitazioni e i<br />

bisogni culturali e sociali bergamaschi, ma anche quelli più vasti e<br />

generali dell’Italia, dell’europa, del mondo, per <strong>in</strong>dividuare e<br />

trattare i temi che <strong>in</strong>tercettano l’attenzione della gente. Naturalmente<br />

secondo l’ottica cristiana. Resta, tuttavia, l’orientamento primitivo<br />

della missio ad gentes, del dialogo che va cioè oltre la proposta strettamente<br />

confessionale, nella comune ricerca di quella verità fatta a<br />

pezzi cantata da <strong>San</strong> Tommaso D’Aqu<strong>in</strong>o, nostro illustre confratello,<br />

e rilanciata secoli dopo dal Concilio Vaticano II.<br />

Gli spazi del CCSB a disposizione nostra e del pubblico<br />

sono sostanzialmente due: l’auditorium e la sala espositiva. Nel<br />

primo organizziamo 30 serate circa, ogni anno, raggruppate <strong>in</strong><br />

cicli di conferenze su tematiche spirituali – i Lunedì di S.<br />

Bartolomeo –, filosofiche – i Martedì di S. Bartolomeo – e di<br />

scottante attualità – i Giovedì di S. Bartolomeo –; ultimamente<br />

abbiamo tentato di dare maggiore organicità al programma annuale<br />

legando le conferenze con una sorta di filo rosso: un argomento<br />

che possa essere approfondito secondo le diverse angolature<br />

spirituali, antropologiche, filosofiche... Al tavolo dei relatori si alternano<br />

religiosi e laici provenienti dai migliori ambienti culturali<br />

italiani e stranieri e da diverse scuole di pensiero.<br />

Per favorire un migliore <strong>in</strong>serimento nella nostra città, ospitiamo<br />

volentieri gruppi e associazioni che propongono i loro pro-<br />

14<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


grammi culturali e formativi nel nostro auditorium.<br />

Non possiamo <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e dimenticare che, per la sua speciale<br />

acustica, la sala del CCSB è stata per anni sede di concerti vocali e<br />

strumentali: la pluridecennale stagione musicale “Scopriamoli<br />

<strong>in</strong>sieme”, concepita dal fondatore del Centro, fra Agost<strong>in</strong>o Selva,<br />

ha contribuito a portare alla ribalta giovani musicisti. Abbiamo organizzato<br />

per anni concerti jazz, rimasti nella memoria della città<br />

come testimonio di cultura e di sensibilità non solo verso la<br />

musica classica, ma anche moderna e contemporanea.<br />

e poi c’è l’area espositiva del CCSB: vi ospitiamo pittori,<br />

scultori e fotografi che mostrano<br />

al pubblico le loro opere. Questo<br />

spazio, il più centrale e strategico<br />

della città bassa, è assai richiesto<br />

da chi <strong>in</strong>tende far conoscere la<br />

propria espressione artistica. Una<br />

commissione appositamente <strong>in</strong>caricata<br />

valuta la produzione di<br />

ogni artista per selezionare gli<br />

espositori che si avvicendano da<br />

settembre a giugno, ogni tre settimane<br />

circa.<br />

Purtroppo c’è la crisi! Anche<br />

la cultura, anzi, particolarmente<br />

la cultura accusa oggi un momento<br />

di grave crisi. Il nostro Centro si<br />

f<strong>in</strong>anzia per una m<strong>in</strong>ima percentuale grazie alle quote associative<br />

dei Soci; la voce più importante del nostro sostentamento è rappresentata<br />

dall’affitto dei locali per le mostre e le conferenze,<br />

nonché da eventuali sovvenzioni di Banche ed enti. La partecipazione<br />

del pubblico alle varie attività del Centro è del tutto gratuita. Non<br />

è facile reggere un’attività come questa, senza scopi di lucro…<br />

f<strong>in</strong>ora, la provvidenza ci ha aiutato: di questo rendiamo grazie a<br />

Dio e a tutti gli amici e conoscenti che ci danno una mano con generosità<br />

e gratuità encomiabili.<br />

Coloro che abitualmente seguono le <strong>in</strong>iziative provengono<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 15<br />

13 ottobre 2005<br />

Vittor<strong>in</strong>o Andreoli presenta<br />

il suo libro "Follia e santità".<br />

Al tavolo lo stesso Andreoli<br />

e fra Massimo Rossi<br />

direttore del Centro Culturale.


da ogni fascia di età ed estrazione sociale. In base all’esperienza di<br />

questi quattro decenni, possiamo dire <strong>in</strong> tutta s<strong>in</strong>cerità che la<br />

gente di <strong>Bergamo</strong> e d<strong>in</strong>torni ha imparato a conoscerci, ci frequenta<br />

con affetto e attende con vivo <strong>in</strong>teresse le conferenze del CCSB,<br />

alle quali partecipa sempre più numerosa.<br />

Le celebrazioni del novantesimo anniversario del ritorno<br />

dei frati domenicani a <strong>Bergamo</strong> co<strong>in</strong>cidono con quelle dei 40<br />

anni di fondazione del Centro Culturale. Non potevamo cogliere<br />

occasione migliore per r<strong>in</strong>graziare di cuore i frati e i laici, tutti<br />

coloro che, a diverso titolo, hanno offerto la loro competenza e la<br />

loro disponibilità, consentendoci di cont<strong>in</strong>uare f<strong>in</strong>o ad oggi l’opera<br />

di evangelizzazione e di formazione culturale.<br />

Nutriamo la serena speranza che cont<strong>in</strong>ueremo <strong>in</strong>sieme a<br />

parlare dell’uomo e di Dio, nella conv<strong>in</strong>zione che questa è la via<br />

giusta per crescere nella conoscenza e nell’affetto. “Chi più sa più<br />

ama”, scriveva ancora Tommaso D’Aqu<strong>in</strong>o. e noi ancora ci<br />

crediamo!<br />

16<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Fra Massimo Rossi O.P.<br />

Direttore Centro Culturale <strong>San</strong> Bartolomeo


Anniversari di S.Bartolomeo<br />

G li anniversari sono sempre occasione di riflessione, sia per<br />

una rilettura delle orig<strong>in</strong>i dell’evento ricordato, sia per i<br />

motivi grazie ai quali si celebrano determ<strong>in</strong>ate date. essi sono una<br />

prova di fedeltà e di cont<strong>in</strong>uità, un’occasione per r<strong>in</strong>novare gli<br />

impegni assunti all’<strong>in</strong>izio e per ritrovare lo slancio <strong>in</strong>iziale. È il<br />

caso delle celebrazioni che la comunità<br />

di <strong>Bergamo</strong> ha organizzato<br />

<strong>in</strong> questi giorni: il XL della fondazione<br />

del Centro culturale e il<br />

XC del ritorno dei domenicani a<br />

<strong>Bergamo</strong>.<br />

La prima nostra sede – <strong>in</strong><br />

Città Alta - per quasi quattro secoli<br />

(1243- 1561) era il Convento di<br />

<strong>San</strong>to Stefano, che ospitava una<br />

grande comunità, e possedeva una<br />

celebre biblioteca ove era conservato<br />

il manoscritto autografo della<br />

Summa contra gentiles di S. Tommaso,<br />

<strong>in</strong> seguito offerto al Papa<br />

Leone XIII. Quel celebre convento venne demolito dai Veneziani<br />

nel 1561 con un pretesto militare.<br />

Dopo un periodo difficile che provocò la dispersione dei<br />

frati, grazie all’<strong>in</strong>tervento del Papa Pio V, i domenicani poterono<br />

trovare una modesta sistemazione nella piccola chiesa di S. Bartolomeo<br />

<strong>in</strong> città bassa, resa disponibile <strong>in</strong> seguito alla soppressione<br />

degli Umiliati. Nel 1603 venne costruita dai domenicani l’attuale<br />

chiesa con annesso un grande convento (nel chiostro è possibile<br />

ammirare un rilievo che dà l’ idea della dimensione di questo<br />

complesso). Ma nel 1789, vi fu una nuova soppressione dei religiosi<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 17<br />

14 settembre 1968<br />

da s<strong>in</strong>istra a destra:<br />

fra Vittorio Bassan,<br />

fra Agost<strong>in</strong>o Selva<br />

(fondatore del Centro Culturale),<br />

fra Mart<strong>in</strong>o Grigolon,<br />

fra Reg<strong>in</strong>aldo Veronese.<br />

I due chierichetti:<br />

Sergio Maggi<br />

e Fabrizio Maria Carm<strong>in</strong>ati.


e i domenicani dovettero riparare altrove per poter sopravvivere.<br />

Nel 1937 l’<strong>in</strong>tervento del nuovo piano regolatore, - uno dei primi<br />

<strong>in</strong> Italia - studiato dall’architetto Piacent<strong>in</strong>i aveva previsto la demolizione<br />

del nostro convento per la costruzione di uffici statali. e i<br />

frati? Dopo delicate trattative con la S. Sede, grazie all’<strong>in</strong>tervento<br />

del Papa Benedetto XV, i domenicani poterono rientrare nella<br />

loro chiesa di S. Bartolomeo, accontentandosi però di vivere <strong>in</strong><br />

alcune stanze prese <strong>in</strong> affitto lungo la via T. Tasso. Il disagio era<br />

grande, ma i religiosi sopportarono pazientemente la situazione <strong>in</strong><br />

attesa di tempi migliori: la speranza era la costruzione di un nuovo<br />

convento, ma le molteplici difficoltà apparivano <strong>in</strong>sormontabili<br />

anche perché la nostra chiesa era diventata sussidiaria della<br />

Parrocchia di Alessandro <strong>in</strong> via Pignolo. Si deve alla paziente<br />

opera di p. Nicola Bellagamba, più volte priore a <strong>Bergamo</strong>, del<br />

parroco di Pignolo Mons. Cavagna e dei fabbricieri, se fu possibile<br />

procedere alla costruzione di un nuovo convento, nell’unico spazio<br />

disponibile fra la Chiesa e l’edificio degli statali.<br />

eletto Priore della comunità di <strong>Bergamo</strong>, vi feci l’<strong>in</strong>gresso<br />

l’11 febbraio 1968: avevo 42 anni, ero <strong>in</strong>esperto e impreparato per<br />

il compito che mi era stato affidato dalla fiducia dei confratelli.<br />

Inserito presto nella comunità, approvai il lavoro già svolto e così<br />

il 14 settembre 1968, festa della esaltazione della <strong>San</strong>ta Croce,<br />

venne posta la prima pietra del nuovo edificio. In rappresentanza<br />

del P. <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong>le P. D’Amato, allora <strong>in</strong> Brasile, benedisse quella<br />

pietra il M. R P. B. Prete o. P. Vicario del <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong>le.<br />

L’edificio venne studiato <strong>in</strong> ogni particolare dall’Arch.tto<br />

<strong>San</strong>dro Angel<strong>in</strong>i, mentre la costruzione venne affidata all’impresa<br />

dell’Ing. G. Pand<strong>in</strong>i, che nel giro di pochi mesi consegnò le chiavi<br />

del nuovo convento costruito con grande serietà. Poco dopo, esattamente<br />

il 28 ottobre 1970, prendeva vita il nuovo Centro <strong>San</strong><br />

Bartolomeo: presente S. ecc.za Mons. Clemente Gaddi, il P. <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong>le<br />

P. enrico Rossetti, molte autorità civili e religiose, confratelli<br />

ed un folto pubblico. Il Vescovo Gaddi parlò sul tema: “S. Cater<strong>in</strong>a<br />

da Siena e la Riforma della Chiesa”.<br />

La comunità conventuale era allora formata da otto religiosi,<br />

vorrei ricordarli per il grande lavoro svolto <strong>in</strong> quegli anni disagiati:<br />

18<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


p. N. Bellagamba, p V. Bassan; p. Alvaro Grion; p. Reg<strong>in</strong>aldo Veronese;<br />

p. Cherub<strong>in</strong>o dell’Aquila; p. egidio Za<strong>in</strong>i; fr. Mart<strong>in</strong>o Grigolon<br />

e il sottoscritto. esam<strong>in</strong>ando la foto di quella comunità, si<br />

constata come tutti i miei confratelli sopra citati fanno già parte<br />

della Gerusalemme celeste, per cui sono rimasto l’unico testimone<br />

di quei fatti così importanti per la nostra presenza a <strong>Bergamo</strong>. Il<br />

convento tanto sospirato c’era e ha suscitava l’ammirazione di<br />

confratelli e amici; la sede del Nuovo Centro culturale <strong>San</strong> Bartolomeo<br />

era pronta, attrezzata e bellissima. era necessario, qu<strong>in</strong>di,<br />

<strong>in</strong>iziare le attività culturali seguendo la direttiva stabilita <strong>in</strong>sieme:<br />

P. Vittorio Bassan, <strong>in</strong>segnante di filosofia presso il Collegio S.<br />

Alessandro, aveva già <strong>in</strong>iziato le lezioni su <strong>San</strong> Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o;<br />

il P. Grion, esperto di spiritualità e del pensiero di S. Cater<strong>in</strong>a, ha<br />

tenuto cicli di lezioni su temi cater<strong>in</strong>iani; il sottoscritto si è<br />

dedicato alla S. Scrittura nel tentativo di seguire il programma<br />

“Bibbia e liturgia”. Ma il nostro <strong>in</strong>tento era quello di aprirci alla<br />

collaborazione con altri esperti nei vari campi della teologia, della<br />

filosofia e della teologia biblica, fedeli al carisma domenicano: far<br />

conoscere la verità del Vangelo e della dottr<strong>in</strong>a della Chiesa nei<br />

suoi migliori rappresentanti. Presto si aprì il campo delle mostre<br />

d’arte: l’ampio atrio del convento venne presto attrezzato per<br />

ospitare mostre d’arte. La prima imponente rassegna fu quella<br />

dedicata ai Sette secoli di storia domenicana a <strong>Bergamo</strong>, che fece<br />

conoscere la nostra grande tradizione a <strong>Bergamo</strong> e la presenza<br />

nella città di <strong>Bergamo</strong> del nuovo il Centro culturale diretto dai<br />

Padri <strong>Domenicani</strong>. Il clima di simpatia e la stima suscitata <strong>in</strong><br />

molti frequentatori della nostra Chiesa, l’accessibilità del Centro<br />

posto sul Sentierone, moltiplicarono le possibilità di <strong>in</strong>iziative <strong>in</strong><br />

collaborazione ad es. con l’UCAI per le rassegne d’arte sacra, con<br />

la Società del Quartetto per quanto riguarda la musica classica,<br />

l’<strong>in</strong>iziativa “Scopriamoli <strong>in</strong>sieme” per lanciare i giovani artisti, con<br />

<strong>Bergamo</strong> Jazz che ha organizzava importanti rassegne <strong>in</strong>ternazionali<br />

al Teatro Donizetti. Vivo successo hanno suscitato mostre di<br />

grafica di altissimo livello, che a <strong>Bergamo</strong> non si erano mai viste,<br />

ad es. “la Bibbia “, tutte le 105 acqueforti di Chagall, il Miserere di<br />

Rouault, Manzù e altri celebri artisti. Mi fermo qui per evitare di<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 19


<strong>Bergamo</strong>, Chiesa dei<br />

<strong>San</strong>ti Bartolomeo e Stefano<br />

Disegno (1999)<br />

di fra Ventur<strong>in</strong>o Alce O.P.<br />

(<strong>Bergamo</strong> 1919 – Milano 2010)<br />

dimenticare tante importanti <strong>in</strong>iziative. Sono lieto di vedere negli<br />

<strong>in</strong>viti che vengono preparati per le attività del Centro Culturale la<br />

bellissima <strong>in</strong>cisione del chiostro eseguita dal Prof. Trento Longaretti.<br />

Ricordo bene e con gratitud<strong>in</strong>e il primo <strong>in</strong>contro e colloquio che<br />

ebbi con lui dopo aver manifestato la mia preoccupazioni per<br />

l’utilizzo dell’<strong>in</strong>gresso adibito alle mostre. I suoi consigli sono stati<br />

preziosi e così debbo esprimere la mia gratitud<strong>in</strong>e a quanti hanno<br />

collaborato alla realizzazione delle <strong>in</strong>iziative più importanti nei<br />

vari settori. Ho lasciato <strong>Bergamo</strong> nel settembre del 1990: altri miei<br />

validi confratelli sono subentrati nella direzione del Centro che<br />

cont<strong>in</strong>ua ad operare <strong>in</strong> città nonostante le comprensibili difficoltà.<br />

Mi congratulo con i miei confratelli e con i laici che <strong>in</strong> questi anni<br />

hanno cont<strong>in</strong>uato a sostenere il Centro e formulo l’augurio più<br />

s<strong>in</strong>cero e fraterno di un fecondo apostolato.<br />

In tanti anni abbiamo realizzato tante belle <strong>in</strong>iziative ispirate<br />

al Vangelo, ma una delle realtà più belle vissute <strong>in</strong> tanti anni è<br />

l’aver potuto <strong>in</strong>contrare tante persone, credenti o meno, comunque<br />

aperte a tutto ciò che è buono e bello nella natura e nella vita.<br />

20<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Fra Agost<strong>in</strong>o Selva O.P.<br />

Fondatore del Centro Culturale <strong>San</strong> Bartolomeo


Una sagrestia come un Museo<br />

Personalmente mi piace riservare alle sagrestie un’attenzione particolare<br />

e quasi maggiore che ai luoghi di cappelle e navate, già perlustrati<br />

da generazioni di studiosi avvezzi a verificare attribuzioni già date o ad<br />

aggiustare il tiro di nuove assegnazioni artistiche. Negli spazi raccolti<br />

delle sagrestie, come nei depositi delle chiese parrocchiali, spesso male<br />

illum<strong>in</strong>ati e con qualche odore di muffa di troppo, si possono fare<br />

<strong>in</strong>attese e gratificanti scoperte. In questi ambienti si conservano, <strong>in</strong>tatte<br />

e spesso <strong>in</strong>credibilmente complete, le sequenze dei ritratti di parroci e<br />

religiosi che fecero la storia di quel particolare edificio, come anche<br />

qualche quadro sacro che per la sua oscura e non documentata<br />

provenienza, trattandosi quasi sempre di donazioni di privati benefattori,<br />

non ha sollecitato alcuna <strong>in</strong>dag<strong>in</strong>e e che, terreno verg<strong>in</strong>e su cui esercitare<br />

l’occhio, attende di essere esplorato e rivelato.<br />

La sagrestia di <strong>San</strong> Bartolomeo non ha tradito nessuna di queste<br />

aspettative. Arredata con mobili di epoche differenti, come la stragrande<br />

maggioranza delle sagrestie, fa bella mostra di un imponente mobile<br />

sistemato sulla parete settentrionale, formato da due bancali di differenti<br />

dimensioni collegati da mensole con ante e cassetti scanditi da specchiature<br />

<strong>in</strong> radica, opera di severa eleganza realizzata dall’<strong>in</strong>tagliatore Antonio<br />

Manenti nel 1692. Sulla parete est si addossa un più svelto e aggraziato<br />

armadio a due corpi, databile tra il 1740 e il 1760, con funzione di altare,<br />

unito a due confessionali e ornato da <strong>in</strong>tagli floreali sulle paraste, con<br />

un ricco fastigio centrale curvil<strong>in</strong>eo che si conclude <strong>in</strong> un baldacch<strong>in</strong>o a<br />

“lambrecch<strong>in</strong>i”, di aereo gusto barocchetto. Al centro dell’ord<strong>in</strong>e superiore<br />

spiccano una bella scultura a tutto tondo di Cristo Crocefisso, su una<br />

croce dai bracci a term<strong>in</strong>azioni gigliate e parzialmente <strong>in</strong>tarsiati “a<br />

fiamma”, e due figure <strong>in</strong>tagliate a bassorilievo della Verg<strong>in</strong>e a s<strong>in</strong>istra e<br />

di <strong>San</strong> Giovanni a destra <strong>in</strong> atteggiamento di oranti, di un modellato<br />

assai raff<strong>in</strong>ato e sciolto, opere di uno scultore probabilmente più<br />

gravitante nell’area d’<strong>in</strong>fluenza veneta che lombarda.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 21<br />

Pace<br />

Ottone fuso argentato<br />

a forma di edicoletta<br />

con la scena di Cristo morto<br />

e il Padre benedicente nel fastigio<br />

16


Reliquiario di S. <strong>Domenico</strong><br />

a forma di ostensorio ambrosiano<br />

Secolo XV<br />

Ottone argentato<br />

56<br />

L’arredo, sebbene di epoche diverse e di autori di differente<br />

estrazione culturale, si compone <strong>in</strong> un <strong>in</strong>sieme unitario e armonioso <strong>in</strong><br />

cui un certo effetto scenografico è assicurato dalla strategica collocazione<br />

del mobile settecentesco quasi a fare da sfondo sul lato più breve.<br />

Sulle pareti, distribuita <strong>in</strong> due ord<strong>in</strong>i al di sopra dei mobili più<br />

bassi, è raccolta una straord<strong>in</strong>aria galleria di dip<strong>in</strong>ti dedicati ai pr<strong>in</strong>cipali<br />

santi e beati dell’ord<strong>in</strong>e, prevalenti per numero e varietà sulle effigi di<br />

parroci, religiosi e papi e sulle stesse opere a soggetto sacro che di solito<br />

arredano questi luoghi di grande fasc<strong>in</strong>o e mistero per il senso di<br />

curiosità e di scoperta che <strong>in</strong>fondono nel visitatore più attento. Si tratta<br />

di una notevole quadreria con opere di sorprendente qualità, quasi mai<br />

<strong>in</strong>dagate, e che nell’occasione odierna di questo importante anniversario<br />

si è cercato <strong>in</strong> m<strong>in</strong>ima parte di riportare alla luce, selezionando un<br />

ristretto numero dei dip<strong>in</strong>ti più rappresentativi della storia dell’ord<strong>in</strong>e<br />

Domenicano o di particolare rilievo artistico. Molti dei quadri scelti<br />

avrebbero avuto bisogno di un <strong>in</strong>tervento di restauro o almeno di una<br />

provvida manutenzione che per mancanza di f<strong>in</strong>anziamenti al momento<br />

non è stato possibile <strong>in</strong>traprendere. Ciò nonostante, si è almeno<br />

provveduto a far eseguire un’opportuna azione di rimozione dei depositi<br />

di polvere, effettuata con pennelli morbidi, e un’asportazione degli<br />

strati più superficiali di sporco rimossi a secco, nell’<strong>in</strong>tento di conseguire<br />

una più decorosa presentazione delle opere e <strong>in</strong> attesa di potere presto<br />

<strong>in</strong>tervenire, almeno nei casi più urgenti, con più oculate ed efficaci<br />

azioni conservative 1 .<br />

Amalia Pacia<br />

Sopr<strong>in</strong>tendenza per i beni storici, artistici, etnoantropologici di Milano<br />

1 La rimozione dei depositi <strong>in</strong>coerenti eseguita sul retro dei dip<strong>in</strong>ti con azioni di<br />

spolveratura; l’asportazione dei depositi <strong>in</strong>coerenti di sporco effettuata a secco<br />

ancora con pennelli a setola morbida, spugne a limitato potere abrasivo e piccoli<br />

aspiratori; l’asportazione localizzata di depositi parzialmente coerenti con leggera<br />

umidificazione della superficie mediante spugne s<strong>in</strong>tetiche, sono state eseguite<br />

da Silvia Baldis della ditta “Baldis Restauri” di <strong>Bergamo</strong>. Analoghe operazioni<br />

sono state eseguite anche sulle cornici.<br />

22<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


I santi domenicani:<br />

tra storia, politica e devozione<br />

o gni ord<strong>in</strong>e religioso mostra ed esprime la propria identità e<br />

la propria storia <strong>in</strong> molteplici modi, tra i quali eccelle, per<br />

così dire, l’esemplarità di vita dei suoi santi e, <strong>in</strong> molti casi, delle<br />

loro rispettive scritture. essendo la vita religiosa una cont<strong>in</strong>ua e<br />

graziosa epifania dello Spirito <strong>San</strong>to rivelata a salvezza dell’umanità<br />

e al servizio della Chiesa, i s<strong>in</strong>goli ord<strong>in</strong>i o famiglie religiose si caratterizzano<br />

per un modo particolare con il quale esercitano questo<br />

servizio: si tratta di un dono di Dio elargito a favore dell’uomo <strong>in</strong><br />

perenne bisogno di soccorso che oggi si preferisce denom<strong>in</strong>are carisma.<br />

ora, questa identità espressa nel carisma si palesa e si<br />

esprime nella concretezza della storia della Chiesa e della società.<br />

e le modalità storiche di questa attuazione sono decisamente molteplici<br />

e spesso <strong>in</strong>gegnose: attraverso la ricchezza dell’attività<br />

apostolica, l’<strong>in</strong>cessante esercizio dell’opus Dei per antonomasia che<br />

è la preghiera, il servizio nella carità, l’<strong>in</strong>dag<strong>in</strong>e teologica, la vita<br />

dei santi, le espressioni della cultura (arte, musica, architettura,<br />

letteratura), ecc.<br />

Nei propri santi, riconosciuti tali dal magistero ufficiale<br />

della Chiesa, ciascun ord<strong>in</strong>e vede rispecchiato il proprio carisma<br />

e, allo stesso tempo, universalmente lo propone. elevati <strong>in</strong> alto e<br />

celebrati a guisa di glorie di famiglia, essi ritraggono quella<br />

particolare forma di sequela Christi che i rispettivi fondatori hanno<br />

“<strong>in</strong>ventata” – ispirati dallo Spirito di Dio - praticata e segnalata. I<br />

santi e le sante sono divenuti così modelli cui rivolgersi con<br />

attenzione e soprattutto cui ispirarsi perché nelle loro rispettive<br />

esistenze si sono <strong>in</strong>verati <strong>in</strong> tutta verità e fantasia i caratteri<br />

precipui delle famiglie religiose cui afferirono. Lungo i secoli il<br />

magistero della Chiesa ha riconosciuto più forme di santità (dal<br />

martire alla verg<strong>in</strong>e, dal monaco al vescovo/pastore, dal confessore<br />

al dottore, ecc.) e a seconda del contesto storico e dell’ambiente<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 23


culturale e geografico ne ha proposto ai fedeli l’esemplarità di vita.<br />

Similmente hanno agito gli ord<strong>in</strong>i religiosi che si sono attivati per<br />

<strong>in</strong>dicare ai fedeli, che frequentavano i rispettivi istituti e aree di<br />

apostolato, quei membri che per elevatezza di vita e per riconosciuta<br />

identità evangelica erano degni di poter essere venerati come beati<br />

o santi e, di conseguenza, hanno agito con numerose <strong>in</strong>iziative e<br />

con molteplici mezzi per promuoverne il culto e giungere così a<br />

quel riconoscimento ufficiale che consiste nel rito della solenne<br />

beatificazione o canonizzazione.<br />

L’ord<strong>in</strong>e dei frati Predicatori, denom<strong>in</strong>ato anche più popolarmente<br />

ord<strong>in</strong>e dei <strong>Domenicani</strong>, dal nome del fondatore <strong>Domenico</strong><br />

di Guzmán (Caleruega 1172/73 – Bologna 1221), possiede<br />

al pari di altri, un proprio album di glorie di famiglia che possiamo<br />

comodamente denom<strong>in</strong>are “santorale”. f<strong>in</strong> dalle orig<strong>in</strong>i, sebbene<br />

dopo un avvio un po’ stentato e disattento, la grande famiglia domenicana<br />

ha potuto <strong>in</strong>fatti gioire e rallegrarsi nel veder elevati alla<br />

“gloria degli altari” e iscritti nell’albo della santità alcuni dei suoi<br />

<strong>in</strong>numeri figli e <strong>in</strong>iziare, così, a scrivere la storia della propria<br />

identità e ricchezza di espressione nella sequela Christi secondo il<br />

progetto e l’esemplarità di vita del proprio fondatore. La grande<br />

diversità e qu<strong>in</strong>di ricchezza d’espressione dei santi domenicani è<br />

come l’estr<strong>in</strong>secazione, nel tempo e nello spazio, dell’umanità e<br />

della Chiesa, della fecondità del carisma di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

attestando, <strong>in</strong>oltre, la presenza misteriosa dell’<strong>in</strong>cessante preghiera<br />

di quest’ultimo che accompagna amorosamente l’ord<strong>in</strong>e nel corso<br />

dei secoli: «Imple Pater quod dixisti: nos tuis iuvans precibus»,<br />

recita un responsorio della festa del <strong>San</strong>to. Secondo quanto<br />

suggerisce l’ex Maestro Generale V<strong>in</strong>cent De Couesnongle, rivolgendosi<br />

ai propri confratelli nel presentare il Calendario proprio<br />

dell’ord<strong>in</strong>e: «La vita e gli scritti dei <strong>San</strong>ti ci consentono una particolare<br />

conoscenza del loro pensiero e della loro azione […]. Nell’atto<br />

della celebrazione della loro memoria o festa rendiamo grazie allo<br />

Spirito santo per ciò che ha operato <strong>in</strong> loro, siamo resi partecipi<br />

della loro viva fede e del loro fervore apostolico e diveniamo più<br />

disponibili al servizio per il regno di Dio» e, ancora: «La celebrazione<br />

dei <strong>San</strong>ti fa qu<strong>in</strong>di crescere la nostra vita domenicana e la fa co-<br />

24<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


stantemente progredire, manifesta il particolare carattere di ogni<br />

nostra comunità, lo realizza e l’alimenta».<br />

Il convento domenicano dei SS. Bartolomeo e Stefano di<br />

<strong>Bergamo</strong> possiede una piccola, ma preziosa collezione iconografica<br />

di propri santi e beati che ben rappresenta e riferisce i diversi e<br />

complementari modelli di santità che lungo i secoli l’ord<strong>in</strong>e ha<br />

forgiato, promosso e diffuso. Sono <strong>in</strong>fatti presenti nella collezione<br />

prima di tutto il padre e fondatore, <strong>Domenico</strong> di Caleruega,<br />

qu<strong>in</strong>di i martiri Pietro da Verona e Giovanni da Colonia, i dottori<br />

della Chiesa Alberto Magno e il suo più illustre discepolo Tommaso<br />

d’Aqu<strong>in</strong>o, papi e vescovi, pastori, formatori e predicatori celebri<br />

quali Anton<strong>in</strong>o Pierozzi arcivescovo di firenze, Giac<strong>in</strong>to da Polonia,<br />

Raimondo da Peñafort, il beato Ceslao, sante donne come Cater<strong>in</strong>a<br />

da Siena, Rosa da Lima e Lucia Gonzales, laici come Alberto da<br />

<strong>Bergamo</strong>. A questi vanno aggiunte le glorie locali quali Ventur<strong>in</strong>o<br />

da <strong>Bergamo</strong> e sua sorella suor Cater<strong>in</strong>a Cerasola, Guala da<br />

<strong>Bergamo</strong> e P<strong>in</strong>amonte da Brembate celebrato con la schiera dei<br />

santi per essere stato il fondatore del locale convento.<br />

Se si pone attenzione alle canonizzazioni - e alle corrispettive<br />

date - che vanno da <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> al Concilio Vaticano II si può<br />

facilmente <strong>in</strong>tuire qual è stata lungo i secoli l’immag<strong>in</strong>e che<br />

l’ord<strong>in</strong>e ha voluto dare di sé e quali sono i modelli di vita<br />

cristiana che ha proposto non solo ai suoi affiliati (frati, monache,<br />

terziari, ecc.), ma anche alle folle di devoti e fedeli dest<strong>in</strong>atari della<br />

propria missio apostolica. Non solo, ma scrutando il medesimo<br />

elenco - <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> (1234), Pietro da Verona (1253), Tommaso<br />

d’Aqu<strong>in</strong>o (1323), V<strong>in</strong>cenzo ferreri (1455), Cater<strong>in</strong>a da Siena<br />

(1461), Anton<strong>in</strong>o Pierozzi (1523), Giac<strong>in</strong>to da Polonia (1594), Raimondo<br />

da Peñafort (1601) Rosa da Lima (1671), Ludovico Bertran<br />

(1671), Pio V (1712), Agnese da Montepulciano (1726), Cater<strong>in</strong>a<br />

de’ Ricci (1746), Giovanni di Colonia (1867), Alberto Magno (b.<br />

1622; c. 1931), Margherita d’Ungheria (1943), Mart<strong>in</strong>o de Porres<br />

(1962), Giovanni Macias (1975) - si coglie altresì la risolutezza con<br />

la quale l’ord<strong>in</strong>e ha costruito la propria “galleria” di glorie<br />

agiografiche con il non troppo celato scopo di recare fama<br />

imperitura all’<strong>in</strong>tera compag<strong>in</strong>e <strong>in</strong> un’ottica di potere e di legitti-<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 25<br />

Reliquiario di <strong>San</strong> Pietro Martire<br />

a forma di ostensorio ambrosiano<br />

Ottone cesellato<br />

Secolo XV<br />

38


Ampoll<strong>in</strong>e della domenica<br />

Vetro e argento<br />

Arredi della chiesa <strong>in</strong> uso<br />

prima della riforma liturgica<br />

del Concilio Vaticano II<br />

mazione delle proprie scelte (quest’ultime molte volte imposte o richieste<br />

dalla <strong>San</strong>ta Sede, come, tra le tante, l’assunzione dell’ufficio<br />

<strong>in</strong>quisitoriale) all’<strong>in</strong>terno delle proprie istituzioni e all’esterno, <strong>in</strong><br />

ambito ecclesiale e sociale.<br />

Vogliamo tentare, con estrema s<strong>in</strong>tesi, l’azzardo di del<strong>in</strong>eare<br />

le due pr<strong>in</strong>cipali tappe nel camm<strong>in</strong>o di costruzione dell’“immag<strong>in</strong>e<br />

agiografica” dell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori:<br />

Dalle orig<strong>in</strong>i f<strong>in</strong>o al Concilio di Trento si def<strong>in</strong>isce, per così<br />

dire, l’immag<strong>in</strong>e “classica” del santo e della santa domenicana. Rilevato<br />

l’evidente, e per tanti versi storiograficamente dibattuto,<br />

ritardo nella canonizzazione di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> (che muore nel<br />

1221 e solo dodici anni dopo viene elevato all’onore degli altari)<br />

rispetto per esempio a quella di san francesco, colpisce, al contrario,<br />

l’immediata canonizzazione, esattamente undici mesi dopo il<br />

martirio avvenuto nel 1252, del grande predicatore e <strong>in</strong>quisitore<br />

Pietro da Verona ucciso dagli eretici <strong>in</strong> un momento <strong>in</strong> cui la repressione<br />

ereticale era ancora acuta e l’ord<strong>in</strong>e si preparava a<br />

diventare, assieme ai francescani, l’organo pr<strong>in</strong>cipale della<br />

Inquisizione medievale (<strong>in</strong> questa direzione non va tralasciato il<br />

fatto che lo stesso <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> verrà creduto e pensato come <strong>in</strong>quisitore<br />

se non addirittura “<strong>in</strong>ventore” del tanto esecrato tribunale).<br />

Si afferma e si diffonde, allo stesso tempo, la figura del domenicano<br />

colto e teologo, profondo studioso delle scienze sacre, con <strong>San</strong><br />

Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o che, canonizzato nel 1323 da un papa<br />

avignonese, Giovanni XXII, beneficerà del privilegio di vedere<br />

“adottato” ufficialmente il proprio sistema filosofico-telogico dall’ord<strong>in</strong>e<br />

<strong>in</strong>tero, a partire dalla <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> romana; Alberto Magno,<br />

suo antico maestro, e dopo la morte dell’Aqu<strong>in</strong>ate suo strenuo difensore<br />

nelle dispute tra Mendicanti e secolari, verrà canonizzato e<br />

dichiarato dottore della Chiesa assai tardivamente nel 1931, segno<br />

questo, assai probabile, che la sua dottr<strong>in</strong>a era ritenuta meno importante<br />

di quella di Tommaso che verrà, <strong>in</strong>vece, solennemente<br />

celebrata dal Concilio trident<strong>in</strong>o. Un altro aspetto che caratterizza<br />

l’agiografia dell’ord<strong>in</strong>e nei primi secoli di vita è costituito dal<br />

ritardo - anche <strong>in</strong> questo caso diversamente da quanto si verificò<br />

per i francescani con <strong>San</strong>ta Chiara - con cui esso si attiva a<br />

26<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


proporre e divulgare un modello di santità domenicana al femm<strong>in</strong>ile:<br />

ciò avverrà <strong>in</strong>fatti solo nel 1461, quando, dopo gli sforzi di<br />

Raimondo da Capua che ne scrive la vita e dei suoi discepoli che<br />

ne divulgarono gli scritti, Cater<strong>in</strong>a da Siena viene canonizzata dal<br />

suo conterraneo Pio II. Tra l’altro, va notata la vic<strong>in</strong>anza delle canonizzazioni<br />

dei due illustri domenicani che con la loro predicazione<br />

e azione di conv<strong>in</strong>cimento avevano contribuito alla risoluzione<br />

dello Scisma d’occidente: il catalano V<strong>in</strong>cenzo ferrer e qu<strong>in</strong>di Cater<strong>in</strong>a<br />

da Siena. Il culto ufficiale di <strong>San</strong>t’Anton<strong>in</strong>o, tra i padri<br />

della riforma dell’ord<strong>in</strong>e <strong>in</strong> Italia primo-quattrocentesca e austero<br />

vescovo di firenze, si def<strong>in</strong>isce e si realizza nel torno degli anni <strong>in</strong><br />

cui la Chiesa stava ripensando e riflettendo sulla figura del vescovo,<br />

con l’<strong>in</strong>tento di riformarne i costumi e l’azione pastorale, <strong>in</strong>tento<br />

che troverà poi concreta realizzazione nei decreti del Concilio di<br />

Trento riguardanti il munus e i doveri del vescovo cattolico. In<br />

s<strong>in</strong>tesi, allo scadere del C<strong>in</strong>quecento, l’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori<br />

vede riflesso sé stesso e la propria missione nelle figure agiografiche<br />

del predicatore, del maestro, del pastore e, per le donne, propone<br />

il modello di santità cater<strong>in</strong>iano, quello cioè di laiche consacrate<br />

nella storia e dotate di poteri profetici, apostolici e taumaturgici.<br />

Dopo il Concilio di Trento e il processo di discipl<strong>in</strong>amento<br />

<strong>in</strong>trapreso dalla Sede Apostolica che giunge a riformare anche i<br />

modelli di santità e i contenuti delle scritture agiografiche, tra i<br />

domenicani si avvertono alcune novità che così possono essere<br />

concisamente riassunte: la presenza nuova di santi e sante nativi<br />

del Nuovo Mondo ovvero che <strong>in</strong> esso hanno lavorato e trascorso<br />

gran parte della propria vita apostolica, quali Rosa da Lima<br />

(terziaria secolare), Ludovico Bertrán, Giovanni Macias e Mart<strong>in</strong>o<br />

de Porres. Il cambiamento nella santità femm<strong>in</strong>ile che non si<br />

ispira più al modello apostolico cater<strong>in</strong>iano, ma si posiziona o appiattisce<br />

sul modello della monaca devota, zelante, mistica, che<br />

vive la propria esperienza cristiana tutta r<strong>in</strong>chiusa <strong>in</strong> un regime di<br />

clausura: vengono così canonizzate sante donne di vita claustrale<br />

come Agnese da Montepulciano (la cui vita era stata scritta sempre<br />

da Raimondo da Capua, ma che non aveva avuto quella diffusione<br />

e notorietà più tardi goduta dalla Legenda major cater<strong>in</strong>iana),<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 27


Reliquiario di S. Bartolomeo<br />

Secolo XIV<br />

Ottone d’orato<br />

42<br />

Reliquiario di S. Stefano<br />

protomartire a forma di m<strong>in</strong>areto<br />

con piccoli ballatoi sui due piani<br />

popolati da figur<strong>in</strong>e<br />

Secolo XIV<br />

Rame dorato ed argentato<br />

55<br />

Cater<strong>in</strong>a de’ Ricci e, <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e, Margherita d’Ungheria. Nell’ottica<br />

del r<strong>in</strong>novamento conciliare, sotto gli auspici dei papi Giovanni<br />

XXIII e Paolo VI, l’ord<strong>in</strong>e riconosce <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e, staccandosi dalla<br />

secolare e sedimentata figura del santo pastore, predicatore e<br />

dottore, l’importanza e l’elevatezza di vita dei fratelli conversi, promuovendo<br />

le cause di Mart<strong>in</strong>o de Porres e Giovanni Macias,<br />

religiosi umili e amatissimi dal popolo di Dio che verranno <strong>in</strong>fatti<br />

canonizzati rispettivamente nel 1962 e nel 1975.<br />

28 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Fra Gianni Festa O.P.<br />

Priore del Convento di <strong>San</strong>ta Maria delle Grazie a Milano


<strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

<strong>Domenico</strong> nacque <strong>in</strong>torno 1170<br />

a Caleruega, un villaggio montano<br />

della Vecchia Castiglia (Spagna)<br />

da felice di Gusmán e da Giovanna<br />

d’Aza. A 15 anni passò a<br />

Palencia per frequentare i corsi<br />

regolari nelle celebri scuole di<br />

quella città. Term<strong>in</strong>ati gli studi, a<br />

24 anni, il giovane, assecondando<br />

la chiamata del Signore, entra<br />

tra i canonici regolari della cattedrale<br />

di osma, dove viene consacrato<br />

sacerdote. Nel 1203 Diego,<br />

vescovo di osma, dovendo compiere<br />

una delicata missione diplomatica<br />

<strong>in</strong> Danimarca per <strong>in</strong>carico<br />

di Alfonso VIII, re di Castiglia,<br />

si sceglie come compagno<br />

<strong>Domenico</strong>, dal quale non si separerà<br />

più. Il contatto vivo con<br />

le popolazioni della francia meridionale <strong>in</strong> balìa degli eretici catari e<br />

l’entusiasmo delle cristianità nordiche per le grandi imprese missionarie<br />

verso l’est costituiscono per Diego e <strong>Domenico</strong> una rivelazione:<br />

anch’essi saranno missionari. Di ritorno da un secondo viaggio <strong>in</strong><br />

Danimarca, scendono a Roma (1206) e chiedono al papa di potersi<br />

dedicare all’evangelizzazione dei pagani. Ma Innocenzo III orienta il<br />

loro zelo missionario verso quella predicazione nell’Albigese, da lui<br />

ardentemente e autorevolmente promossa f<strong>in</strong> dal 1203. <strong>Domenico</strong><br />

accetta la nuova consegna e rimarrà eroicamente sulla breccia anche<br />

quando si dissolverà la Legazione pontificia e l’improvvisa morte di<br />

Diego (30 dicembre 1207) lo lascerà solo. Pubblici e logoranti<br />

dibattiti, colloqui personali, trattative, predicazione, opera di<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

29<br />

Madonna che presenta<br />

il Bamb<strong>in</strong>o a <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

e gli dona il rosario<br />

Giuseppe<br />

e Carlo Francesco Nuvolone<br />

(1619-1703) (1609-1662)<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88<br />

Inedito


Bononiae <strong>in</strong> Italia, sanctus<br />

Dom<strong>in</strong>icus de Caleruega,<br />

Oxomensis (Osma) canonicus<br />

et praedicationis humilis m<strong>in</strong>ister<br />

<strong>in</strong> abiectione voluntariae<br />

paupertatis. Totius apostolicae<br />

regulae sectator, eamdem<br />

<strong>in</strong> Ecclesia renovavit et<br />

Tolosae fuit Ord<strong>in</strong>is Praedicatorum<br />

plantator et magister.<br />

Cum Deo vel de Deo semper<br />

loquebatur et Fratribus suis<br />

mandavit ardenter ut oratione,<br />

studio et m<strong>in</strong>isterio Verbi,<br />

proximorum anima bus utiles<br />

esse possent.<br />

(Memoria di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>,<br />

morto a Bologna il<br />

6 agosto 1221. Sacerdote,<br />

che, canonico di osma,<br />

umile m<strong>in</strong>istro della predicazione<br />

nelle regioni<br />

sconvolte dall’eresia albigese,<br />

visse per sua scelta<br />

nella più misera povertà,<br />

parlando cont<strong>in</strong>uamente<br />

con Dio o di Dio. Desideroso<br />

di trovare un nuovo<br />

modo di propagare la<br />

fede, fondò l’ord<strong>in</strong>e dei<br />

Predicatori, al f<strong>in</strong>e di riprist<strong>in</strong>are<br />

nella Chiesa la<br />

forma di vita degli Apostoli<br />

e raccomandò ai suoi<br />

confratelli di servire il<br />

prossimo con la preghiera,<br />

lo studio e il m<strong>in</strong>istero<br />

della parola).<br />

persuasione, preghiera e penitenza occupano questi anni di <strong>in</strong>tensa<br />

attività; così f<strong>in</strong>o al 1215 quando folco, vescovo di Tolosa, che nel<br />

1206 gli aveva concesso S. Maria di Prouille per farne un centro della<br />

predicazione e per raccogliere le donne che abbandonavano l’eresia,<br />

lo nom<strong>in</strong>a predicatore della sua diocesi. Intanto, alcuni amici si<br />

str<strong>in</strong>gono attorno a <strong>Domenico</strong>, che sta maturando un ardito piano:<br />

dare alla predicazione forma stabile e organizzata. Insieme a folco, si<br />

reca nell’ottobre del 1215 a Roma per partecipare al Concilio<br />

Lateranense IV ed anche per sottoporre il suo progetto a Innocenzo<br />

III che lo approva. L’anno successivo, il 22 dicembre, onorio III darà<br />

l’approvazione ufficiale e def<strong>in</strong>itiva e l’ord<strong>in</strong>e si chiamerà Ord<strong>in</strong>e dei<br />

Frati Predicatori. Il 15 agosto 1217 il <strong>San</strong>to dissem<strong>in</strong>a i suoi figli per<br />

tutta europa, <strong>in</strong>viandoli soprattutto a Parigi e a Bologna, pr<strong>in</strong>cipali<br />

centri universitari del tempo. Poi, con un’attività meravigliosa e sorprendente<br />

prodiga tutte le energie alla diffusione della sua opera.<br />

Nel 1220 e nel 1221 presiede a Bologna i primi due Capitoli Generali<br />

dest<strong>in</strong>ati a redigere la magna carta e a precisare gli elementi fondamentali<br />

dell’ord<strong>in</strong>e: predicazione, studio, povertà mendicante, vita comune,<br />

legislazione, distribuzione geografica e missioni. Sf<strong>in</strong>ito dal lavoro<br />

apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221<br />

muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di<br />

Bologna, <strong>in</strong> una cella non sua. Gregorio IX, a lui legato da una<br />

profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. Il suo corpo dal 5<br />

giugno 1267 è custodito <strong>in</strong> una preziosa Arca marmorea. La fisionomia<br />

spirituale di S. <strong>Domenico</strong> è <strong>in</strong>confondibile; egli stesso negli anni<br />

duri dell’apostolato albigese si era def<strong>in</strong>ito «umile m<strong>in</strong>istro della predicazione».<br />

Dalle lunghe notti passate <strong>in</strong> chiesa accanto all’altare e da<br />

una tenerissima devozione verso Maria, aveva conosciuto la misericordia<br />

di Dio e «a quale prezzo siamo stati redenti», per questo cercherà di<br />

testimoniare l’amore di Dio d<strong>in</strong>anzi ai fratelli. egli fonda un ord<strong>in</strong>e<br />

che ha come scopo la salvezza delle anime mediante la predicazione,<br />

che scaturisce dalla contemplazione: contemplata aliis tradere sarà la<br />

felice formula con cui S. Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o esprimerà l’ispirazione<br />

di S. <strong>Domenico</strong> e l’anima dell’ord<strong>in</strong>e.<br />

30<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


<strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a da Siena<br />

Cater<strong>in</strong>a Ben<strong>in</strong>casa nacque a Siena il 25 marzo 1347, penultima<br />

dei ventic<strong>in</strong>que figli di Giacomo, modesto t<strong>in</strong>tore di pelli nel<br />

rione di fontebranda, e di monna Lapa Piacenti. f<strong>in</strong> dai primi<br />

anni ella fu attratta alla pietà da Tommaso della fonte, suo<br />

parente, che aspirava alla vita domenicana. Benché non avesse che<br />

sedici anni, Cater<strong>in</strong>a fu accolta tra le Sorelle della Penitenza le<br />

quali, pur vivendo <strong>in</strong> famiglia, seguivano una regola speciale sotto<br />

la guida di una priora e di un frate Predicatore, si riunivano per la<br />

preghiera <strong>in</strong> comune nella Cappella delle volte <strong>in</strong> <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

e assistevano i poveri e gli ammalati. Per il mantello nero che portavano<br />

sulla veste bianca, stretta ai fianchi da una c<strong>in</strong>tura di cuoio,<br />

il popolo le chiamavano Mantellate. Al term<strong>in</strong>e del Carnevale<br />

1367, dopo una visione mistica, Cater<strong>in</strong>a si sentì sp<strong>in</strong>ta a uscire<br />

dal suo ritiro per darsi alla vita attiva a favore della famiglia,<br />

caduta <strong>in</strong> povertà dopo la morte del padre e soprattutto degli <strong>in</strong>digenti,<br />

alle porte dei quali, di notte, portava sovente pane, v<strong>in</strong>o,<br />

far<strong>in</strong>a e uova. I suoi familiari dovettero ben preso accorgersi che la<br />

sua carità non solo era benedetta, ma anche miracolosa. In un<br />

tempo <strong>in</strong> cui gli odi mortali, la peste, la lebbra e il cancro facevano<br />

strage di anime e di corpi, la <strong>San</strong>ta, munita di un bastone e di una<br />

lanterna, entrava nelle case dei contendenti per mettere pace e nei<br />

lazzaretti e negli ospedali per servire, consolare, convertire e aiutare<br />

a ben morire i sofferenti. Tuttavia, molti dubitarono dei suoi<br />

carismi quali il discernimento degli spiriti, la profezia, il dono dei<br />

miracoli e il potere di convertire i peccatori più <strong>in</strong>duriti. Per i prolungati<br />

digiuni, le consorelle la consideravano un’ipocrita e<br />

un’esaltata. Nessuno riuscì mai a confonderla, anzi quanti ebbero<br />

relazioni con lei si posero alla sua sequela. La bella brigata che la<br />

“dolcissima mamma” dirigeva nelle opere di carità e che riprendeva<br />

anche da peccati occulti, era composta di una settant<strong>in</strong>a di persone<br />

provenienti da ogni ceto sociale.<br />

La fama della sapienza e della santità di Cater<strong>in</strong>a l’aveva messa<br />

pure a contatto del mondo politico-ecclesiastico. Intorno al 1372<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 31<br />

Manuale Corale<br />

VENETIIS MDCCXCIII<br />

Rilegatura <strong>in</strong> velluto rosso con<br />

angolature e cartelle centrali <strong>in</strong><br />

argento sbalzato raffiguranti<br />

da un lato la Verg<strong>in</strong>e e dall’altro<br />

il Calice e l’Ostia<br />

38x27<br />

Leggio d’altare<br />

Rivestimento <strong>in</strong> lam<strong>in</strong>a sbalzata<br />

ed argentata


aveva esposto con franchezza al legato pontificio <strong>in</strong> Italia, Pietro<br />

d'estra<strong>in</strong>g, la necessità di riformare i costumi del clero, di trasferire<br />

la <strong>San</strong>ta Sede a Roma da Avignone dove risiedeva dal 1309 e di organizzare<br />

una crociata contro gli <strong>in</strong>fedeli. Poiché ella, analfabeta,<br />

visionaria, si permetteva di dettare lettere rivolte ad em<strong>in</strong>enti personaggi,<br />

nel 1374 fu chiamata a firenze davanti al Capitolo<br />

generale dei domenicani. I superiori dell’ord<strong>in</strong>e ne riconobbero<br />

l’ortodossia e l’affidarono alla direzione di frate Raimondo delle<br />

Vigne da Capua (1330-1399), nom<strong>in</strong>ato lettore di teologia a Siena,<br />

che la difese da contrasti di ogni genere e che di lei lasciò una<br />

biografia, vero capolavoro agiografico.<br />

Quando Cater<strong>in</strong>a ritornò a Siena, trovò la città devastata dalla<br />

peste. Prestando servizio ai malati anch’essa fu colpita dall’epidemia.<br />

Gregorio XI frattanto preparava la crociata. oltre che ai pr<strong>in</strong>cipi<br />

cristiani, egli volle affidarne la propaganda anche alla verg<strong>in</strong>e<br />

senese la quale stabilì, nel 1375, il suo quartiere generale a Pisa.<br />

Mentre dettava le sue lettere d’<strong>in</strong>citamento a re, pr<strong>in</strong>cipi e capitani<br />

di ventura il primo aprile ricevette le stigmate nella chiesa di <strong>San</strong>ta<br />

Crist<strong>in</strong>a, che rimasero <strong>in</strong>visibili f<strong>in</strong>o alla morte. Il progetto della<br />

crociata, però, dovette essere abbandonato perché firenze, dopo<br />

aver firmato una lega con i Visconti di Milano, lavorava alacremente<br />

per <strong>in</strong>durre ottanta città dello Stato Pontificio a ribellarsi al mal<br />

governo del papa francese. Quando scese <strong>in</strong> guerra contro di lui,<br />

creò una magistratura straord<strong>in</strong>aria composta di otto membri,<br />

chiamati per dileggio dal popolo “gli otto santi”. Il papa li<br />

scomunicò e lanciò l’<strong>in</strong>terdetto su firenze. Cater<strong>in</strong>a, a vent<strong>in</strong>ove<br />

anni, per volontà di Dio si trasformò <strong>in</strong> ambasciatrice. ella<br />

riconobbe francamente i torti di entrambe le parti, ma allo<br />

spettacolo delle bande di ventura che stavano per calare <strong>in</strong> Italia<br />

scrisse al papa avignonese: «pace, pace, babbo mio dolce, e non<br />

più guerra». Per pacificare gli animi accettò di recarsi alla corte<br />

papale di Avignone con una comitiva di ventitré persone capeggiate<br />

dal B. Raimondo da Capua. Il pontefice subì il fasc<strong>in</strong>o della<br />

santità conquistatrice di Cater<strong>in</strong>a, ma la sleale politica di firenze,<br />

che segretamente voleva la guerra, mentre <strong>in</strong>tavolava trattative di<br />

pace per gettar polvere negli occhi del popolo esasperato, impedì il<br />

32<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


successo della Mantellata. Tuttavia la Provvidenza aveva evidentemente<br />

condotto ad Avignone Cater<strong>in</strong>a, erede della missione di S. Brigida,<br />

aff<strong>in</strong>ché spronasse Gregorio XI a trasferire la <strong>San</strong>ta Sede a Roma.<br />

e così, il 17 gennaio 1377 la Città eterna poté accogliere festosamente<br />

il suo legittimo pastore dopo settant’anni di assenza. Cater<strong>in</strong>a, ritornata<br />

a piccole tappe a Siena, dopo aver istituito a Belcaro una<br />

comunità di Domenicane, compì un viaggio nella Val d’orcia per<br />

pacificare i due rami dei Salimbeni <strong>in</strong> lotta tra di loro. La sua<br />

attività missionaria fu talmente <strong>in</strong>tensa che i tre sacerdoti, che abitualmente<br />

la seguivano per le confessioni, erano <strong>in</strong>sufficienti al bisogno.<br />

All’<strong>in</strong>izio del 1378 Cater<strong>in</strong>a ricevette dal papa, tramite il B.<br />

Raimondo, Priore del convento domenicano della M<strong>in</strong>erva a<br />

Roma, l’ord<strong>in</strong>e di lavorare per il ristabilimento della pace tra la<br />

<strong>San</strong>ta Sede e firenze. Sulle rive dell’Arno la sua missione fallì tra<br />

un tumulto e l’altro, che misero <strong>in</strong> pericolo la sua vita. Quando la<br />

pace fu conclusa dal nuovo papa Urbano VI il 28 luglio1378 a<br />

Tivoli, Cater<strong>in</strong>a ritornò a Siena a proseguire il suo colloquio con<br />

l'eterno Padre e a dettare il Dialogo della Div<strong>in</strong>a Provvidenza,<br />

frutto dei suoi <strong>in</strong>segnamenti e delle sue esperienze mistiche. L’orizzonte<br />

però andava oscurandosi per la m<strong>in</strong>accia di uno scisma: a<br />

fondi, tredici card<strong>in</strong>ali elessero il 20 settembre 1378 un antipapa<br />

nella persona di Clemente VII per ripagarsi delle asprezze di<br />

parole e durezze di modi di Urbano VI. furono accantonate le<br />

idee della crociata e della riforma. Per arg<strong>in</strong>are la divisione della<br />

cristianità <strong>in</strong> due blocchi contrastanti, Cater<strong>in</strong>a, che il legittimo<br />

papa aveva «<strong>in</strong> gran riverenza», si recò a Roma con un gruppo di<br />

discepoli il 28 novembre 1378. In concistoro ella parlò per<br />

rianimare il sacro collegio, per calmare la violenza del papa e organizzare<br />

una vera crociata contro Clemente VII. Per questo trasformò<br />

la sua dimora <strong>in</strong> un centro della politica ecclesiastica e chiamò a<br />

Roma gli uom<strong>in</strong>i più spirituali. Sua pr<strong>in</strong>cipale occupazione fu<br />

quella di pregare, fare penitenza e mandare messaggi ai regnanti e<br />

alle repubbliche italiane per “far muro” al dilatarsi dello scisma,<br />

str<strong>in</strong>gerli attorno al legittimo pastore onde procurargli soldati e<br />

denari. Mentre il B. Raimondo si recava presso il re di francia,<br />

Carlo V, per distaccarlo da Clemente VII, ella premeva sulla<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 33


Giovanni Stefano Doneda<br />

detto il Montalto<br />

(1612 – 1690)<br />

<strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a da Siena<br />

(olio su tela, cm. 70 x 70)<br />

Inedito<br />

<strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a è raffigurata nell’<strong>in</strong>tenso atteggiamento della meditazione<br />

<strong>in</strong> una suggestiva posa di raccoglimento, il volto recl<strong>in</strong>ato a sfiorare il<br />

piccolo crocefisso ligneo, le palpebre abbassate che tuttavia lasciano<br />

<strong>in</strong>travedere le pupille scure. Come nel tondo con <strong>San</strong>ta Rosa, l’artista<br />

raggiunge esiti di una smagliante resa pittorica nell’ideazione di un<br />

ovale modellato da compatte stesure di colore, nel vibrante <strong>in</strong>cresparsi<br />

del velo e del soggolo di un bianco assoluto <strong>in</strong> contrasto con il bianco<br />

latteo della tunica e con il nero marcato del mantello, <strong>in</strong> un gioco<br />

sapiente di luci e di ombre <strong>in</strong> funzione di risalto drammatico del personaggio.<br />

Assecondando probabili istanze dei committenti, Montalto compone<br />

un’immag<strong>in</strong>e di accentuata rilevanza mistica secondo cui santa<br />

Cater<strong>in</strong>a, qui presentata con la doppia corona <strong>in</strong>trecciata di sp<strong>in</strong>e che<br />

le c<strong>in</strong>ge il capo - altrove <strong>in</strong>vece con le stimmate - assurge a protagonista<br />

34 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


del misticismo domenicano, al pari di quello che santa Teresa d’Avila<br />

rappresentava per l’ord<strong>in</strong>e carmelitano, <strong>in</strong> un’iconografia di segno<br />

controriformistico che sembra prevalere sull’aspetto più narrativo<br />

delle vicende legate alla biografia della santa.<br />

Amalia Pacia<br />

reg<strong>in</strong>a Giovanna di Napoli per farla aderire a Urbano VI. I loro<br />

comuni sforzi non approdarono a nulla. Per placare la div<strong>in</strong>a<br />

giustizia, Cater<strong>in</strong>a si offrì vittima: il 26 febbraio1380, mentre<br />

pregava nella basilica di S. Pietro, fu vista impallidire e accasciarsi<br />

a terra tramortita. Aveva avuto l'impressione che la navicella della<br />

Chiesa le fosse stata posta sulle esili spalle. Per tutto il tempo che<br />

visse rimase paralizzata dalla c<strong>in</strong>tola <strong>in</strong> giù e pregò <strong>in</strong>cessantemente<br />

per la Chiesa. esausta dalle fatiche morì il 29 aprile. Cater<strong>in</strong>a da<br />

Siena fu canonizzata da Pio II nel 1461. Le sue reliquie riposano<br />

sotto l’altare maggiore della basilica di <strong>San</strong>ta Maria sopra M<strong>in</strong>erva<br />

a Roma. Paolo VI il 4 ottobre 1970 dichiarò Cater<strong>in</strong>a dottore della<br />

Chiesa, mentre Pio XII l’aveva elevata a Patrona d’Italia <strong>in</strong>sieme a<br />

S. francesco. Giovanni Paolo II il primo ottobre 1999 la nom<strong>in</strong>ò<br />

compatrona d’europa.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

35<br />

Romae, sancta Cathar<strong>in</strong>a<br />

Senensis, ex Ord<strong>in</strong>e de paenitentia<br />

<strong>San</strong>cti Dom<strong>in</strong>ici,<br />

fortissima ac piissima virgo,<br />

quae <strong>in</strong> pacem sectandam,<br />

<strong>in</strong> Apostolicam sedem Romam<br />

reducendam, <strong>in</strong> Ecclesiae<br />

unitatem red<strong>in</strong>tegrandam,<br />

<strong>in</strong>defatigabilis usque<br />

ad mortem certavit. Dei honoris<br />

et animarum salutis<br />

amorem hausit e latere Iesu<br />

Crucifixi. Praeclarae doctr<strong>in</strong>ae<br />

div<strong>in</strong>itus <strong>in</strong>fusae et animi<br />

firmitatis documenta exstant<br />

eius scripta: Liber de Div<strong>in</strong>a<br />

Providentia, Orationes, Epistolae<br />

plurimae. Italiae patrona<br />

praecipua et Doctor<br />

Ecclesiae declarata.<br />

(festa di <strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a<br />

da Siena, verg<strong>in</strong>e e dottore<br />

della Chiesa, che, preso<br />

l’abito delle Sorelle della<br />

Penitenza di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>,<br />

si sforzò di conoscere<br />

Dio <strong>in</strong> sé stessa e sé stessa<br />

<strong>in</strong> Dio e di rendersi conforme<br />

a Cristo crocifisso;<br />

lottò con forza e senza sosta<br />

per la pace, per il ritorno<br />

del Romano Pontefice<br />

nell’Urbe e per il<br />

riprist<strong>in</strong>o dell’unità della<br />

Chiesa, lasciando pure celebri<br />

scritti della sua straord<strong>in</strong>aria<br />

dottr<strong>in</strong>a spirituale).


Antonio Cifrondi (1656 - 1730)<br />

<strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

(olio su tela, cm. 180 x 75)<br />

Inedito<br />

I dip<strong>in</strong>ti, attualmente conservati <strong>in</strong> sagrestia, per la loro<br />

dimensione e per il formato stondato delle tele dovevano<br />

<strong>in</strong> orig<strong>in</strong>e trovar posto sulle pareti laterali di una cappella<br />

nell’arredo d’<strong>in</strong>izio Settecento della Chiesa, precedente<br />

al rifacimento rococò degli altari. Sfuggiti f<strong>in</strong>ora all’attenzione<br />

degli studiosi che hanno contribuito, negli<br />

ultimi trenta anni, alla riscoperta dell’artista clusonese 1<br />

e <strong>in</strong>ventariati come di anonimo del secolo XVIII nel<br />

recente catalogo della Curia del 2009, i quadri costituiscono<br />

due straord<strong>in</strong>ari <strong>in</strong>editi di Antonio Cifrondi, da<br />

comparare ad altri dip<strong>in</strong>ti noti del pittore ubicati <strong>in</strong><br />

edifici di culto cittad<strong>in</strong>i vic<strong>in</strong>issimi a <strong>San</strong> Bartolomeo<br />

come, ad esempio, il toccante <strong>San</strong> Giovanni Battista nella<br />

sagrestia della chiesa di S. Spirito, non dissimile dal <strong>San</strong><br />

<strong>Domenico</strong> per tenuta pittorica e risoluzione del modellato.<br />

La lettura dei due pendants rafforza l’ipotesi di una loro<br />

collocazione ai lati di una pala centrale probabilmente<br />

andata perduta. I santi, a figura <strong>in</strong>tera, sono presentati<br />

<strong>in</strong> posizione complementare e simmetrica, così che san<br />

<strong>Domenico</strong>, lo sguardo rivolto verso lo spettatore, str<strong>in</strong>ge<br />

al petto il ramo di gigli e con la mano che tiene il rosario<br />

pare <strong>in</strong>dicare il soggetto presumibilmente raffigurato<br />

nella pala centrale.<br />

<strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a, gli occhi socchiusi nella preghiera e<br />

str<strong>in</strong>gendo a sé un piccolo Crocefisso ligneo e un ramo<br />

di gigli, si rivolge al riguardante <strong>in</strong> atteggiamento di<br />

compunta devozione, offrendo alla vista il segno sottile<br />

delle stimmate sul dorso della mano, particolare iconografico<br />

esibito <strong>in</strong> specie nei dip<strong>in</strong>ti di commissione domenicana.<br />

Le figure, <strong>in</strong> piedi e su un grad<strong>in</strong>o che f<strong>in</strong>ge un marmo lavorato, quasi<br />

statue viventi, emergono dall’ombra di una nicchia rischiarata da<br />

efficaci giochi lum<strong>in</strong>istici che nel dip<strong>in</strong>to con san <strong>Domenico</strong> si trasformano<br />

<strong>in</strong> un cielo affocato di nubi <strong>in</strong> controluce, diversamente<br />

dallo spazio chiuso <strong>in</strong> cui è accolta santa Cater<strong>in</strong>a, allusivo forse alla<br />

condizione femm<strong>in</strong>ile monacale dell’ord<strong>in</strong>e.<br />

Cifrondi, particolarmente ispirato, fornisce due prove di eccezionale<br />

bravura pittorica che si condensa nella resa vibrante delle vesti, dalle<br />

pieghe realizzate con spatolate di un bianco lum<strong>in</strong>escente ad evidenziare<br />

36 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


gli spessori della stoffa e, per contrasto, dei mantelli<br />

eseguiti con un nero denso, corposo e sfavillante, da<br />

paragonarsi ai neri della pittura spagnola seicentesca.<br />

Questi dati formali e di tecnica esecutiva <strong>in</strong>ducono a<br />

proporre una datazione dei due dip<strong>in</strong>ti entro il primo<br />

decennio del secolo XVIII, agli anni che la critica ha<br />

def<strong>in</strong>ito come il “secondo periodo bergamasco” dell’artista<br />

2 , contraddist<strong>in</strong>to da una predilezione per<br />

<strong>San</strong>ti, evangelisti e Apostoli come solitari protagonisti<br />

della scena pittorica, mentre pare attenuarsi nella produzione<br />

del clusonese il gusto per le costruzioni affollate<br />

di personaggi. In tale torno di anni si aff<strong>in</strong>a anche la<br />

ricerca di una maggiore <strong>in</strong>tensità espressiva dei volti,<br />

più tardi abbandonata a favore di moduli ripetitivi che<br />

denotano il sopraggiungere di una certa stanchezza<br />

ideativa; per la loro freschezza pittorica, quasi di getto,<br />

i due santi domenicani si pongono tra gli esiti più <strong>in</strong>teressanti<br />

della produzione cifrondiana del primo decennio<br />

del secolo.<br />

Amalia Pacia<br />

1 Nell’ampia bibliografia sul pittore clusonese si citano almeno i due studi più<br />

ampi e articolati ove però non vi è traccia delle due tele di <strong>San</strong> Bartolomeo. P.<br />

Dal Poggetto, Antonio Cifrondi, <strong>in</strong> I Pittori Bergamaschi, Il Settecento, vol. I,<br />

<strong>Bergamo</strong> 1982, pp. 369 -619 e il recente volume di L. Ravelli, Antonio Cifrondi.<br />

Riflessioni, riletture, aggiornamenti, Lumezzane (Brescia), 2008, cui si fa riferimento<br />

per la bibliografia precedente.<br />

2 P. Dal Poggetto, Antonio Cifrondi, cit., p.394.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

37<br />

Antonio Cifrondi (1656 - 1730)<br />

<strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a da Siena 1710 (ca.)<br />

(olio su tela, cm. 180 x 75)<br />

Inedito


<strong>San</strong> Pietro Martire<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88<br />

<strong>San</strong> Pietro Martire<br />

Nacque a Verona alla f<strong>in</strong>e del sec.<br />

XII <strong>in</strong> una famiglia eretica, ma già<br />

da ragazzo si oppose ai suoi parenti.<br />

Cont<strong>in</strong>uò gli studi all’Università<br />

di Bologna, città dove entrò nell’<br />

ord<strong>in</strong>e domenicano quando S.<br />

<strong>Domenico</strong> era ancora <strong>in</strong> vita. Notizie<br />

storiche lo citano come grande<br />

partecipe nella fondazione delle<br />

Società della fede e delle Confraternite<br />

Mariane a Milano, firenze<br />

ed a Perugia. Queste istituzioni a<br />

difesa della dottr<strong>in</strong>a cristiana sorsero<br />

poi presso molti conventi domenicani.<br />

Tutto ciò avvenne fra il<br />

1232 e 1234. Dal 1236 lo si <strong>in</strong>contra<br />

<strong>in</strong> tutte le città centro-settentrionali<br />

d’Italia come grande<br />

predicatore contro l’eresia dualistica,<br />

ma fu Milano il campo pr<strong>in</strong>cipale del suo apostolato: le sue<br />

prediche e le sue pubbliche dispute con gli eretici erano accompagnate<br />

da miracoli e profezie. Molti, grazie alla sua predicazione e testimonianza<br />

evangelica, ritornarono alla vera fede del Vangelo. Papa<br />

Innocenzo IV nel 1251 lo nom<strong>in</strong>ò Inquisitore per le città di<br />

Milano e Como. La lotta fu dura perché l’eresia era molto diffusa<br />

e nella domenica delle Palme, il 24 marzo 1252, durante una<br />

predica, egli predisse la sua morte per mano degli eretici che tramavano<br />

contro di lui, assicurando i fedeli che li avrebbe combattuti<br />

più da morto che da vivo. I capi delle sette catare delle città di<br />

Milano, <strong>Bergamo</strong>, Lodi e Pavia assunsero come esecutori Pietro da<br />

Balsamo detto Car<strong>in</strong>o e Albert<strong>in</strong>o Porro di Lentate. essi prepararono<br />

l’agguato mortale vic<strong>in</strong>o a Meda dove Pietro, <strong>Domenico</strong> e altri<br />

38 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


due domenicani, nel loro tragitto da Como a Milano, il 6 aprile<br />

1252, si erano fermati a colazione prima di proseguire per la loro<br />

strada. Albert<strong>in</strong>o, ricredendosi, abbandonò l’opera e fu il solo<br />

Car<strong>in</strong>o che, con un “falcastro”, un tipo di falce, spaccò la testa di<br />

Pietro, immergendogli anche un lungo coltello nel petto. L’altro<br />

confratello <strong>Domenico</strong> ebbe parecchie ferite mortali che lo portarono<br />

alla morte sei giorni dopo nel convento delle Benedett<strong>in</strong>e di<br />

Meda. Il corpo di Pietro fu trasportato subito a Milano dove ebbe<br />

esequie solenni e fu sepolto nel cimitero dei Martiri, vic<strong>in</strong>o al convento<br />

di S. eustorgio. Il grande clamore suscitato dall’uccisione e<br />

i tanti miracoli attribuiti al domenicano fecero sì che, undici mesi<br />

dopo, papa Innocenzo IV, il 9 marzo 1253, nella piazza della<br />

chiesa domenicana di Perugia, lo canonizzò fissando la data della<br />

festa al 29 aprile. Il suo culto ebbe grande espansione; i domenicani<br />

eressero chiese e cappelle a lui dedicate <strong>in</strong> tutto il mondo, le Confraternite<br />

ebbero <strong>in</strong> ciò un’importanza notevole. Artisti furono<br />

chiamati a realizzare opere d’arte, come il monumento funebre di<br />

marmo (1339) del pisano Giovanni Balduccio <strong>in</strong> S. eustrogio a<br />

Milano e la grandiosa chiesa di Verona detta di <strong>San</strong>ta Anastasia.<br />

La sua data di culto è il 6 aprile, mentre l’ord<strong>in</strong>e domenicano lo<br />

ricorda il 4 giugno.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

39<br />

Apud Mediolanum via Cantur<strong>in</strong>a,<br />

sanctus Petrus de Verona,<br />

Ord<strong>in</strong>is Praedicatorum,<br />

qui a Papa Innocentio IV<br />

datus <strong>in</strong>quisitor contra haereticam<br />

pravitatem, pro pietate<br />

fidei et oboedientia Ecclesiae<br />

Romanae passus est.<br />

Societates laicorum <strong>in</strong>stituit<br />

de Laudibus Beatae Mariae<br />

et de Fide.<br />

(Presso Milano, <strong>San</strong> Pietro<br />

da Verona, sacerdote<br />

dell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori,<br />

che, nato da genitori<br />

seguaci del manicheismo,<br />

abbracciò ancor fanciullo<br />

la fede cattolica e divenuto<br />

adolescente ricevette l’abito<br />

dallo stesso <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>;<br />

con ogni mezzo<br />

si impegnò nel debellare<br />

le eresie, f<strong>in</strong>ché fu ucciso<br />

dai suoi nemici lungo la<br />

strada per Como, proclamando<br />

f<strong>in</strong>o all’ultimo respiro<br />

il simbolo della fede).


<strong>San</strong> Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

olio su tela<br />

110x88<br />

<strong>San</strong> Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o<br />

Tommaso, nacque all’<strong>in</strong>circa nel<br />

1225 nel castello di Roccasecca<br />

(fros<strong>in</strong>one) nel basso Lazio, che<br />

faceva parte del feudo dei conti<br />

d’Aqu<strong>in</strong>o; il padre Landolfo, era<br />

di orig<strong>in</strong>e longobarda e dopo essere<br />

rimasto vedovo con tre figli, aveva<br />

sposato <strong>in</strong> seconde nozze Teodora,<br />

napoletana di orig<strong>in</strong>e normanna;<br />

dalla loro unione nacquero nove<br />

figli, quattro maschi e c<strong>in</strong>que femm<strong>in</strong>e,<br />

dei quali Tommaso era l’ultimo<br />

dei maschi. Secondo il costume<br />

dell’epoca, il bimbo a c<strong>in</strong>que<br />

anni, fu mandato come “oblato”<br />

nell’Abbazia di Montecass<strong>in</strong>o; l’oblatura<br />

non contemplava che il ragazzo,<br />

giunto alla maggiore età, diventasse<br />

necessariamente un monaco, ma<br />

era semplicemente una preparazione,<br />

che rendeva i candidati idonei a tale scelta. Verso i 14 anni,<br />

Tommaso che si trovava molto bene nell’abbazia, fu costretto a<br />

lasciarla, perché nel 1239 fu occupata militarmente dall’imperatore<br />

federico II, allora <strong>in</strong> contrasto con il papa Gregorio IX, e mandò<br />

via tutti i monaci, tranne otto di orig<strong>in</strong>e locale, riducendone così la<br />

funzionalità; l’abate accompagnò personalmente l’adolescente Tommaso<br />

dai genitori, raccomandando loro di farlo studiare presso<br />

l’Università di Napoli, allora sotto la giurisdizione dell’imperatore.<br />

A Napoli frequentò il corso delle Arti liberali ed ebbe l’opportunità<br />

di conoscere alcuni scritti di Aristotele, allora proibiti nelle facoltà<br />

ecclesiastiche, <strong>in</strong>tuendone il grande valore. Inoltre, conobbe nel<br />

vic<strong>in</strong>o convento di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> i frati Predicatori e ne restò conquistato<br />

per il loro stile di vita e per la loro profonda predicazione;<br />

40 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


aveva quasi 20 anni quando decise di entrare nel 1244 nell’ord<strong>in</strong>e<br />

domenicano. Il Superiore Generale, Giovanni il Teutonico, ritenne<br />

opportuno di trasferirlo all’estero per approfondire gli studi; dopo<br />

una sosta a Roma, Tommaso fu mandato a Colonia dove <strong>in</strong>segnava<br />

<strong>San</strong>t’Alberto Magno (1193-1280), domenicano, filosofo e teologo,<br />

vero <strong>in</strong>iziatore dell’aristotelismo medioevale nel mondo lat<strong>in</strong>o e<br />

uomo di cultura enciclopedica. Tommaso divenne suo discepolo<br />

per quasi c<strong>in</strong>que anni, dal 1248 al 1252; si <strong>in</strong>staurò così una<br />

feconda convivenza tra due geni della cultura. Nel 1252, da poco<br />

ord<strong>in</strong>ato sacerdote, Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o, fu <strong>in</strong>dicato dal suo grande<br />

maestro ed estimatore S. Alberto, quale candidato alla Cattedra di<br />

baccalarius biblicus all’Università di Parigi, rispondendo così ad una<br />

richiesta del Generale dell’ord<strong>in</strong>e, Giovanni di Wildeshauen.<br />

Tommaso aveva appena 27 anni e si ritrovò ad <strong>in</strong>segnare a Parigi<br />

sotto il Maestro elia Brunet, preparandosi nel contempo al dottorato<br />

<strong>in</strong> Teologia. ogni ord<strong>in</strong>e religioso aveva diritto a due cattedre, una<br />

per gli studenti della prov<strong>in</strong>cia francese e l’altra per quelli di tutte<br />

le altre prov<strong>in</strong>ce europee; Tommaso fu dest<strong>in</strong>ato ad essere “maestro<br />

degli stranieri”. Ma la situazione all’Università parig<strong>in</strong>a non era<br />

tranquilla <strong>in</strong> quel tempo; i professori parig<strong>in</strong>i del clero secolare<br />

erano <strong>in</strong> lotta contro i colleghi degli ord<strong>in</strong>i mendicanti, scientificamente<br />

più preparati, ma considerati degli <strong>in</strong>trusi nel mondo universitario;<br />

e quando nel 1255-56 Tommaso divenne Dottore <strong>in</strong><br />

Teologia a 31 anni, gli scontri fra domenicani e clero secolare impedirono<br />

che potesse salire <strong>in</strong> cattedra per <strong>in</strong>segnare; <strong>in</strong> questo<br />

periodo Tommaso difese i diritti degli ord<strong>in</strong>i religiosi all’<strong>in</strong>segnamento,<br />

con un celebre e polemico scritto: Contra impugnantes, ma furono<br />

necessari vari <strong>in</strong>terventi del papa Alessandro IV aff<strong>in</strong>ché la situazione<br />

si sbloccasse <strong>in</strong> suo favore. A Parigi, Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o, dietro<br />

<strong>in</strong>vito di S. Raimondo di Peñafort, già Generale dell’ord<strong>in</strong>e Domenicano,<br />

<strong>in</strong>iziò a scrivere un trattato teologico, <strong>in</strong>titolato Summa<br />

contra Gentiles, per dare un valido ausilio ai missionari, che si preparavano<br />

per predicare <strong>in</strong> quei luoghi, dove vi era forte presenza di<br />

ebrei e musulmani.<br />

All’Università di Parigi, Tommaso rimase per tre anni; nel 1259 fu<br />

richiamato <strong>in</strong> Italia dove cont<strong>in</strong>uò a predicare ed <strong>in</strong>segnare, prima<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

41<br />

<strong>San</strong> Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o<br />

Scuola del Guerc<strong>in</strong>o<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

88,5x73


Ostensorio<br />

Secolo XVIII<br />

Argento a raggiera con dorature<br />

62<br />

a Napoli nel convento culla della sua vocazione, poi ad Anagni<br />

dov’era la curia pontificia (1259-1261), poi ad orvieto (1261-1265),<br />

dove il papa Urbano IV fissò la sua residenza dal 1262 al 1264. Il<br />

pontefice si avvalse dell’opera dell’ormai famoso teologo, residente<br />

nella stessa città umbra: dietro sua richiesta Tommaso approfondì<br />

la sua conoscenza della teologia greca, procurandosi le traduzioni<br />

<strong>in</strong> lat<strong>in</strong>o dei padri greci e qu<strong>in</strong>di scrisse un trattato Contra errores<br />

Graecorum, che per molti secoli esercitò un <strong>in</strong>flusso positivo nei<br />

rapporti ecumenici. Sempre nel periodo trascorso ad orvieto,<br />

Tommaso ebbe dal papa l’<strong>in</strong>carico di scrivere la liturgia e gli <strong>in</strong>ni<br />

della festa del Corpus Dom<strong>in</strong>i, istituita l’8 settembre 1264, a<br />

seguito del miracolo eucaristico avvenuto nella vic<strong>in</strong>a Bolsena nel<br />

1263.<br />

Nel 1265 fu trasferito a Roma, a dirigere lo Studium generale dell’ord<strong>in</strong>e<br />

Domenicano, che aveva sede nel convento di <strong>San</strong>ta<br />

Sab<strong>in</strong>a; nei circa due anni trascorsi a Roma, Tommaso ebbe il<br />

compito di organizzare i corsi di teologia per gli studenti della<br />

<strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> Romana dei domenicani. A Roma, si rese conto che non<br />

tutti gli allievi erano preparati per un corso teologico troppo impegnativo,<br />

qu<strong>in</strong>di com<strong>in</strong>ciò a scrivere per loro una Summa theologiae,<br />

per «presentare le cose che riguardano la religione cristiana, <strong>in</strong> un<br />

modo che sia adatto all’istruzione dei pr<strong>in</strong>cipianti». La grande<br />

opera teologica, che gli darà fama <strong>in</strong> tutti i secoli successivi, fu<br />

divisa <strong>in</strong> uno schema a lui caro, <strong>in</strong> tre parti: la prima tratta di Dio<br />

uno e tr<strong>in</strong>o e della «processione di tutte le creature da Lui»; la<br />

seconda parla del «movimento delle creature razionali verso Dio»;<br />

la terza presenta Gesù «che come uomo è la via attraverso cui<br />

torniamo a Dio». L’opera, <strong>in</strong>iziata a Roma nel 1267 e cont<strong>in</strong>uata<br />

per ben sette anni, fu <strong>in</strong>terrotta improvvisamente il 6 dicembre<br />

1273 a Napoli, tre mesi prima di morire. Nel 1267 Tommaso<br />

dovette mettersi di nuovo <strong>in</strong> viaggio per raggiungere a Viterbo papa<br />

Clemente IV, suo grande amico, che lo volle collaboratore nella<br />

nuova residenza papale; il pontefice lo voleva poi come arcivescovo<br />

di Napoli, ma egli decisamente rifiutò. Intanto nel 1274, dalla<br />

francia, papa Gregorio X lo <strong>in</strong>vitò a partecipare al Concilio di<br />

Lione, <strong>in</strong>detto per promuovere l’unione fra Roma e l’oriente;<br />

42 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Tommaso volle ancora una volta obbedire, pur essendo cosciente<br />

delle difficoltà per lui di <strong>in</strong>traprendere un viaggio così lungo. Partì<br />

<strong>in</strong> gennaio, da Napoli, accompagnato da un gruppetto di frati domenicani<br />

e da Reg<strong>in</strong>aldo, che sperava sempre <strong>in</strong> una ripresa del<br />

suo maestro; a complicare le cose, lungo il viaggio ci fu un <strong>in</strong>cidente,<br />

scendendo da Teano, Tommaso si ferì il capo urtando contro un<br />

albero rovesciato. Giunti presso il castello di Maenza, dove viveva la<br />

nipote francesca, la comitiva si fermò per qualche giorno per permettere<br />

a Tommaso di riprendere le forze, ma si ammalò nuovamente.<br />

Tutte le cure furono <strong>in</strong>utili, sentendo approssimarsi la f<strong>in</strong>e,<br />

Tommaso chiese di essere portato nella vic<strong>in</strong>a abbazia di fossanova,<br />

dove i monaci cistercensi l’accolsero con delicata ospitalità; giunto<br />

all’abbazia nel mese di febbraio, restò ammalato per circa un mese.<br />

Prossimo alla f<strong>in</strong>e, tre giorni prima volle ricevere gli ultimi sacramenti,<br />

fece la confessione generale a Reg<strong>in</strong>aldo e quando l’abate Teobaldo<br />

gli portò la Comunione, attorniato dai monaci e amici dei d<strong>in</strong>torni,<br />

Tommaso disse alcuni concetti sulla presenza reale di Gesù nell’eucaristia,<br />

concludendo: «Ho molto scritto ed <strong>in</strong>segnato su questo<br />

Corpo Sacratissimo e sugli altri sacramenti, secondo la mia fede <strong>in</strong><br />

Cristo e nella <strong>San</strong>ta Romana Chiesa, al cui giudizio sottopongo<br />

tutta la mia dottr<strong>in</strong>a». Il matt<strong>in</strong>o del 7 marzo 1274 il grande<br />

teologo morì a soli 49 anni; aveva scritto più di 40 volumi. L’ord<strong>in</strong>e<br />

Domenicano si impegnò nella difesa del suo più grande maestro e<br />

nel 1278 dichiarò il Tomismo dottr<strong>in</strong>a ufficiale dell’ord<strong>in</strong>e. La sua<br />

vita fu <strong>in</strong>teramente dedicata allo studio e all’<strong>in</strong>segnamento; la sua<br />

produzione fu immensa; due vastissime “Summe”, commenti a<br />

quasi tutte le opere aristoteliche, opere di esegesi biblica, commentari<br />

a Pietro Lombardo, a Boezio e a Dionigi l’Areopagita , 510<br />

“Questiones disputatae”, 12 “Quodlibera”, oltre 40 opuscoli.<br />

Tommaso scriveva per i suoi studenti, perciò il suo l<strong>in</strong>guaggio era<br />

chiaro e conv<strong>in</strong>cente, il discorso si svolgeva secondo le esigenze didattiche,<br />

senza lasciare zone d’ombra, concetti non ben def<strong>in</strong>iti o<br />

non precisati.<br />

egli si rifaceva anche nello stile al modello aristotelico, e rimproverava<br />

ai platonici il loro l<strong>in</strong>guaggio troppo simbolico. Ciò nonostante<br />

alcune tesi di Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o, così radicalmente <strong>in</strong>novatrici,<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

43<br />

In monasterio Fossaenovae<br />

<strong>in</strong> Latio, sanctus Thomas de<br />

Aqu<strong>in</strong>o ex Ord<strong>in</strong>e Praedicatorum,<br />

a Deo vocatus veniendo<br />

ad generale concilium<br />

Lugdunense. Doctor egregius<br />

et famosus <strong>in</strong> orbe, quae ad<br />

christianam religionem pert<strong>in</strong>ent<br />

contemplatus, plurimis<br />

scriptis tradidit, duabus praesertim<br />

Summis. De Sacramento<br />

altaris, quia concessum<br />

ei fuerat profundius scriber,<br />

donatum est ei devotius celebrare.<br />

Vitae <strong>in</strong>nocentia et<br />

<strong>in</strong>genii sublimitate Doctor<br />

Angelicus, et ob sapientiam<br />

omnibus praecipue commendatam<br />

Doctor Communis<br />

appellatus. Patronus omnium<br />

scholarum catholicarum.<br />

(Memoria di <strong>San</strong> Tommaso<br />

d’Aqu<strong>in</strong>o, sacerdote<br />

dell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori<br />

e dottore della Chiesa che,<br />

dotato di grandissimi doni<br />

d’<strong>in</strong>telletto, trasmise agli<br />

altri con discorsi e scritti<br />

la sua straord<strong>in</strong>aria sapienza.<br />

Invitato dal beato papa<br />

Gregorio X a partecipare<br />

al secondo Concilio ecumenico<br />

di Lione, morì il<br />

7 marzo lungo il viaggio<br />

nel monastero di fossanova<br />

nel Lazio e dopo<br />

molti anni il suo corpo<br />

fu <strong>in</strong> questo giorno traslato<br />

a Tolosa).


<strong>San</strong> V<strong>in</strong>cenzo Ferreri<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88<br />

fecero scalpore e suscitarono le più vivaci reazioni da parte dei<br />

teologi contemporanei; s. Alberto Magno <strong>in</strong>tervenne più volte <strong>in</strong><br />

favore del suo antico discepolo, nonostante ciò nel 1277 si arrivò<br />

alla condanna da parte del vescovo e. Tempier a Parigi, e a oxford<br />

sotto la pressione dell’arcivescovo di Canterbury, R. Kilwardby; le<br />

condanne furono ribadite nel 1284 e nel 1286 dal successivo arcivescovo<br />

J. Peckham. Ma la condanna fu abrogata solo nel 1325,<br />

due anni dopo che papa Giovanni XXII ad Avignone l’aveva proclamato<br />

<strong>San</strong>to il 18 luglio 1323. Nel 1567 S. Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o<br />

fu proclamato Dottore della Chiesa e il 4 agosto 1880, patrono<br />

delle scuole e università cattoliche.<br />

<strong>San</strong> V<strong>in</strong>cenzo Ferreri<br />

Due mesi dopo il suo ritorno def<strong>in</strong>itivo<br />

da Avignone a Roma, papa Gregorio XI<br />

muore nel marzo 1378. e nell’Urbe tumultuante,<br />

i card<strong>in</strong>ali, <strong>in</strong> maggioranza<br />

francesi, eleggono Bartolomeo Prignano<br />

che prende il nome di Urbano VI. Ma<br />

questi si scontra subito con i suoi elettori<br />

e la crisi porta a un controconclave <strong>in</strong><br />

settembre, nel quale gli stessi card<strong>in</strong>ali<br />

eleggono un altro Papa: Roberto di G<strong>in</strong>evra<br />

(Clemente VII) che tornerà ad<br />

Avignone. Inizia così lo Scisma d’Occidente,<br />

che durerà 39 anni. La Chiesa è spaccata,<br />

i regni d’europa stanno chi con Urbano e chi con Clemente.<br />

Sono divisi anche i futuri <strong>San</strong>ti: Cater<strong>in</strong>a da Siena è col Papa di<br />

Roma, mentre un suo confratello, l’aragonese V<strong>in</strong>cenzo ferrer<br />

(chiamato anche ferreri <strong>in</strong> Italia) sta con quello di Avignone, al<br />

quale ha aderito il suo re. V<strong>in</strong>cenzo è un dotto frate domenicano,<br />

44 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


<strong>in</strong>segnante di teologia e filosofia a Lérida e a Valencia, autore poi<br />

di un trattato di vita spirituale ammiratissimo nel suo ord<strong>in</strong>e. Nei<br />

primi anni dello scisma lo vediamo collaboratore del card<strong>in</strong>ale<br />

aragonese Pedro de Luna, che è il braccio destro del Papa di<br />

Avignone e che addirittura nel 1394 gli succede diventando<br />

Benedetto XIII, vero Papa per gli uni, antipapa per gli altri. e si<br />

prende anche come confessore V<strong>in</strong>cenzo ferrer, che diventa uno<br />

dei più autorevoli personaggi del mondo avignonese. Autorevole,<br />

ma sempre più <strong>in</strong>quieto per la divisione della Chiesa. A un certo<br />

punto ci si trova con tre Papi, ai quali il Concilio, riunito a<br />

Costanza, <strong>in</strong> Germania, dal novembre 1414, chiede di dimettersi<br />

tutti <strong>in</strong>sieme, aprendo la via all’elezione del Papa unico. Ma uno<br />

dei tre resta irremovibile: Benedetto XIII, appunto. Allora, dopo<br />

tante esortazioni e preghiere <strong>in</strong>ascoltate, viene per V<strong>in</strong>cenzo la<br />

prova più dura: annunciare a quell’uomo irriducibile, che pure gli<br />

è amico: “Il regno d’Aragona non ti riconosce più come Papa”.<br />

Doloroso momento per lui, passo importante per la riunificazione,<br />

che avverrà nel 1417. È uno dei restauratori dell’unità, ma non<br />

solo dai vertici. Anzi, Spagna, Savoia, Delf<strong>in</strong>ato, Bretagna, Piemonte<br />

lo ricorderanno a lungo come vigoroso predicatore e grande taumaturgo<br />

<strong>in</strong> chiese e piazze. Mentre le gerarchie si combattevano,<br />

lui manteneva l’unità tra i fedeli. Vent’anni di predicazione,<br />

milioni di ascoltatori raggiunti dalla sua parola viva, che mescolava<br />

il sermone alla battuta, l’<strong>in</strong>vettiva contro la rapacità laica ed ecclesiastica<br />

e l’aneddoto divertente, la descrizione di usanze s<strong>in</strong>golari<br />

conosciute nel suo viaggiare. e non mancavano, nelle prediche sul<br />

Giudizio Universale, i tremendi annunci di castighi, con momenti<br />

di fortissima tensione emotiva. Andò camm<strong>in</strong>ando e predicando<br />

così per una vent<strong>in</strong>a d’anni e la morte non poteva che coglierlo <strong>in</strong><br />

viaggio: a Vannes, <strong>in</strong> Bretagna. fu proclamato <strong>San</strong>to nel 1458 da<br />

papa Callisto III, suo compatriota. La sua data di culto è il 5<br />

aprile, mentre l’ord<strong>in</strong>e Domenicano lo ricorda il 5 maggio.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

45<br />

Venetiae <strong>in</strong> Britannia m<strong>in</strong>ori,<br />

sanctus V<strong>in</strong>centius Ferrer,<br />

hispanus, ex Ord<strong>in</strong>e Praedicatorum,<br />

thoelogiae et vitae<br />

spiritualis magister. In Europa<br />

occidentali, circumfluentibus<br />

undique populis Evangelium<br />

paenitentiae praedicavit; auctoritate<br />

et consilio paci et<br />

unitati ecclesiasticae favit:<br />

tempore concilii Constantiensis.<br />

(<strong>San</strong> V<strong>in</strong>cenzo ferrer, sacerdote<br />

dell’ord<strong>in</strong>e dei<br />

Predicatori, che, spagnolo<br />

di nascita, fu <strong>in</strong>stancabile<br />

viaggiatore tra le città e le<br />

strade dell’occidente, sollecito<br />

per la pace e l’unità<br />

della Chiesa; a <strong>in</strong>numerevoli<br />

popoli predicò il<br />

Vangelo della penitenza e<br />

l’avvento del Signore, f<strong>in</strong>ché<br />

a Vannes <strong>in</strong> Bretagna,<br />

<strong>in</strong> francia rese lo spirito<br />

a Dio).


<strong>San</strong>t’Anton<strong>in</strong>o di Firenze<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88<br />

Florentiae, sanctus Anton<strong>in</strong>us<br />

Pierozzi, eiusdem civitatis archiepiscopus,<br />

ex Ord<strong>in</strong>e Praedicatorum,<br />

<strong>in</strong> quo fuit vicarius<br />

reformatorum. In utroque iure<br />

peritus atque Anton<strong>in</strong>us consiliorum<br />

appellatus: cuius doctr<strong>in</strong>am<br />

<strong>in</strong> theologia morali sanam<br />

et ord<strong>in</strong>atam, copiosam, utilem<br />

et universalem Hadrianus Papa<br />

Sextus commendavit.<br />

(A firenze, sant’Anton<strong>in</strong>o, vescovo,<br />

che, dopo essersi adoperato<br />

per la riforma dell’ord<strong>in</strong>e<br />

dei Predicatori, si impegnò<br />

<strong>in</strong> una vigile cura pastorale,<br />

rifulgendo per santità,<br />

rigore e bontà di dottr<strong>in</strong>a).<br />

<strong>San</strong>t’Anton<strong>in</strong>o<br />

arcivescovo di Firenze<br />

Anton<strong>in</strong>o Pierozzi fu uno dei più bei fiori e il<br />

più valido sostenitore della riforma dell’ord<strong>in</strong>e<br />

promossa dal Beato Raimondo da Capua. fu<br />

ricevuto nell’ord<strong>in</strong>e dal Beato Giovanni Dom<strong>in</strong>ici<br />

nel convento di <strong>San</strong>ta Maria Novella,<br />

proseguendo la sua preparazione a Cortona,<br />

dove ebbe come Maestro il Beato Lorenzo da<br />

Ripafratta, del quale fu degno discepolo. Anton<strong>in</strong>o<br />

a quattordici anni, a causa del suo<br />

aspetto gracile, aveva destato qualche apprensione<br />

nel santo priore, ma <strong>in</strong> quel fragile<br />

corpo c’era un’anima gigante. La sua vita fu<br />

<strong>in</strong>tessuta di penitenza e di preghiera. Nello<br />

studio fu quello che si dice un “lavoratore” e ne fanno fede le numerose<br />

opere di sommo valore che scrisse. Da Cortona passò al<br />

Convento di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> a fiesole, alle porte di firenze. Venne<br />

ord<strong>in</strong>ato sacerdote nel 1413, divenendo Vicario a foligno. Dette<br />

vita al glorioso Convento di S. Marco e fu Priore a fiesole, Siena,<br />

Cortona, Roma, S. Maria sopra M<strong>in</strong>erva a Roma, Napoli, portando<br />

ovunque quella fiamma di zelo che <strong>in</strong> lui fu dolce e forte a un<br />

tempo. Papa eugenio IV, nel 1446, lo nom<strong>in</strong>ò Arcivescovo di<br />

firenze e per <strong>in</strong>durlo ad accettare gli dovette m<strong>in</strong>acciare gravissime<br />

censure. Come era stato modello di religioso e di superiore, così<br />

fu specchio di Pastore. Indisse guerra <strong>in</strong>esorabile a tutti i vizi e a<br />

tutte le <strong>in</strong>giustizie. fu il Padre dei poveri e degli sventurati. Anche<br />

da Arcivescovo osservò le austere regole dell’ord<strong>in</strong>e f<strong>in</strong>o alla f<strong>in</strong>e<br />

dei suoi giorni. Sul letto dell’agonia poté esclamare: «Servire Dio è<br />

regnare!», ricco di opere sante. Per la sua consumata prudenza fu<br />

chiamato Anton<strong>in</strong>o dei Consigli. Morì il 2 maggio 1459. fu proclamato<br />

<strong>San</strong>to da Papa Adriano VI il 31 maggio 1523. È il <strong>San</strong>to<br />

Titolare, assieme al Vescovo <strong>San</strong> Zanobi, dell’Arcidiocesi di firenze.<br />

46 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Dal 1589 il suo corpo, <strong>in</strong>corrotto, si venera<br />

nella Basilica Domenicana di <strong>San</strong> Marco a firenze.<br />

L’ord<strong>in</strong>e Domenicano lo ricorda il 10<br />

maggio.<br />

<strong>San</strong> Giac<strong>in</strong>to di Polonia<br />

Giac<strong>in</strong>to, <strong>in</strong> polacco moderno Jacek, si chiamava<br />

<strong>in</strong> realtà Jacio, dim<strong>in</strong>utivo di Giacomo (Jacopus).<br />

Nel secondo capitolo del suo De vita et miraculis<br />

S. Jacchonis, fra Stanislao di Cracovia cambiò<br />

questo nome <strong>in</strong> Jac<strong>in</strong>thus, paragonando poi il<br />

suo eroe all’omonima pietra preziosa (hyac<strong>in</strong>thus).<br />

I biografi posteriori non si accorsero di questo<br />

gioco di parole e così egli passò alla storia col<br />

nome di Giac<strong>in</strong>to (Hyac<strong>in</strong>thus). Il paese dove<br />

nacque sulla f<strong>in</strong>e del XII sec. fu quasi certamente Kamien, nelle vic<strong>in</strong>anze<br />

di opole <strong>in</strong> Slesia. La sua famiglia apparteneva probabilmente<br />

alla piccola nobiltà, ma non è sicuro fosse quella degli odrowaz.<br />

Se vogliamo credere al ricordato Stanislao, Giac<strong>in</strong>to era, prima del<br />

suo <strong>in</strong>gresso nell’ord<strong>in</strong>e Domenicano, canonico di Cracovia. È<br />

certo comunque che fu <strong>in</strong> Italia, dove entrò nel nuovo ord<strong>in</strong>e dei<br />

Predicatori. Dopo un breve noviziato, compiuto probabilmente a<br />

Bologna, e dopo il secondo capitolo generale ivi celebrato nel<br />

maggio 1221, fu da S. <strong>Domenico</strong> <strong>in</strong>viato <strong>in</strong> patria, col compagno<br />

fra enrico di Moravia. Il lavoro che egli avrebbe dovuto svolgere <strong>in</strong><br />

Polonia gli era stato certamente fissato con chiarezza dallo stesso<br />

fondatore: prima propagare e irrobustire l’ord<strong>in</strong>e con l’ammissione<br />

di nuovi elementi e poi dedicarsi all’evangelizzazione dei pagani di<br />

Prussia, cosa che stava molto a cuore a S. <strong>Domenico</strong>. Dopo alcune<br />

tappe poterono arrivare a Cracovia poco prima della festa del 1°<br />

novembre 1222, accolti con grande gioia e con onori dal vescovo<br />

Ivo. Questi assegnò loro una chiesetta di legno dedicata alla SS.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

47<br />

<strong>San</strong> Giac<strong>in</strong>to di Polonia<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

90x82


Cracoviae <strong>in</strong> Polonia, natalis<br />

S. Hyac<strong>in</strong>ti sive Jackonis,<br />

Ord<strong>in</strong>is Praedicatorum, qui<br />

sanctitatis et apostolatus plurima<br />

signa super Prussianos<br />

ac Polonos rel<strong>in</strong>quens, die<br />

Assumptionis Virg<strong>in</strong>is Mariae<br />

<strong>in</strong>ter celite assumptus est.<br />

(A Cracovia <strong>in</strong> Polonia,<br />

<strong>San</strong> Giac<strong>in</strong>to, sacerdote<br />

dell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori,<br />

che fu designato da<br />

san <strong>Domenico</strong> a propagare<br />

l’ord<strong>in</strong>e <strong>in</strong> quella nazione<br />

e <strong>in</strong>sieme ai compagni il<br />

Beato Ceslao ed enrico il<br />

Germanico predicò il Vangelo<br />

<strong>in</strong> Boemia e <strong>in</strong> Slesia).<br />

Tr<strong>in</strong>ità. L’afflusso di nuovi religiosi permise al capitolo prov<strong>in</strong>ciale<br />

del 1225 di decidere la fondazione di c<strong>in</strong>que nuovi conventi <strong>in</strong><br />

Polonia ed <strong>in</strong> Boemia. A Giac<strong>in</strong>to toccò <strong>in</strong> sorte il compito di dar<br />

vita ad una comunità a Gdansk (Danzica), ai conf<strong>in</strong>i della Prussia,<br />

col compito preciso di lavorare alla conversione di quelle popolazioni,<br />

come è detto nell’atto di fondazione del duca Svjatopolk di<br />

Pomerania. Nel 1227 tutti i conventi della prov<strong>in</strong>cia manifestarono<br />

la loro fiducia <strong>in</strong> Giac<strong>in</strong>to eleggendolo a loro rappresentante per il<br />

capitulum generalissimum, che doveva aver luogo a Parigi nel 1228.<br />

Tornato da Parigi a Cracovia, egli compare il 29 settembre 1228<br />

come teste <strong>in</strong> un documento emesso dal suo amico, il vescovo Ivo.<br />

In seguito cont<strong>in</strong>uò il suo viaggio verso Gdansk, dove però non si<br />

trattenne certamente a lungo. Non è escluso che a Parigi gli fosse<br />

stato affidato un nuovo e difficile <strong>in</strong>carico, cioè la fondazione di<br />

un caposaldo cattolico avanzato a Kiev. Nella Russia di allora si<br />

trovavano molti cattolici di rito lat<strong>in</strong>o, più che altro per ragioni di<br />

lavoro; ma l’assistenza spirituale che essi ricevevano lasciava molto<br />

a desiderare e ciò era certo noto a Roma. In quello stesso periodo,<br />

poi, Gregorio IX sperava nell’unione di qualche pr<strong>in</strong>cipe ortodosso<br />

con la Chiesa romana. I domenicani avrebbero dovuto contribuire<br />

alla soluzione di questi due problemi. Giac<strong>in</strong>to prese con sé tre<br />

suoi compagni e si stabilì a Kiev, presso la chiesa di Maria<br />

<strong>San</strong>tissima officiata, già dall’XI sec., dai monaci benedett<strong>in</strong>i<br />

irlandesi della Abbazia degli Scozzesi di Vienna, ma che <strong>in</strong> questo<br />

periodo era rimasta praticamente senza sacerdoti. In breve tempo<br />

i Predicatori ottennero a Kiev risultati così notevoli che la curia romana<br />

s’<strong>in</strong>teressò vivamente alla Russia, al punto da nom<strong>in</strong>are un<br />

vescovo per quella nazione. Ma questa <strong>in</strong>tensa attività sembrò al<br />

pr<strong>in</strong>cipe di Kiev, Vladimir Rurikovic, nociva agli <strong>in</strong>teressi della<br />

Chiesa ortodossa. Perciò la troncò bruscamente nel 1233 con l’allontanamento<br />

dei religiosi. Ma quando ciò avvenne, Giac<strong>in</strong>to non<br />

si trovava più a Kiev. Da parecchio tempo ormai egli era il centro<br />

propulsore di tutto il m<strong>in</strong>istero missionario <strong>in</strong> Polonia. Dal 1230<br />

era <strong>in</strong> corso contro di essa una guerra religiosa e i domenicani<br />

furono <strong>in</strong>caricati da Gregorio IX di assistere spiritualmente i<br />

cavalieri crociati, di completare e rafforzare le loro file mediante la<br />

48 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


predicazione della crociata e di curare <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e il pacifico lavoro missionario<br />

presso i v<strong>in</strong>ti. ormai anziano e fisicamente stremato, egli<br />

ritornò al suo primitivo convento di Cracovia, dove operò ancora<br />

per qualche tempo nella città e nei d<strong>in</strong>torni. Morì nella festa dell’Assunzione<br />

di Maria, il 15 agosto 1257. Dopo che il re di Polonia<br />

Sigismondo III si fu energicamente impegnato a Roma per la canonizzazione,<br />

Clemente VIII la proclamò <strong>in</strong> forma solenne il 17<br />

aprile 1594. Il culto però si sviluppò solo dopo la canonizzazione,<br />

favorito dalle monarchie cattoliche, che desideravano mantenere<br />

buoni rapporti con il re di Polonia, e da molti conventi che pretendevano<br />

di avere Giac<strong>in</strong>to come loro fondatore. La sua festa ricorre<br />

il 15 agosto anche se, <strong>in</strong> passato, era dapprima celebrata il 16<br />

agosto, ma poi Pio X la spostò al 17, data <strong>in</strong> cui è ancora ricordato<br />

dall’ord<strong>in</strong>e Domenicano.<br />

<strong>San</strong> Raimondo da Peñafort<br />

È il terzo generale dei domenicani, dopo <strong>Domenico</strong><br />

di Guzman e Giordano di Sassonia.<br />

Ma le cariche – quando le accetta – addosso a<br />

lui durano sempre poco e quasi sembrano <strong>in</strong>terruzioni<br />

forzate e temporanee di un modello<br />

di vita al quale tornerà sempre nella sua lunga<br />

esistenza: preghiera, studio e nient’altro. figlio<br />

di nobili catalani, ha com<strong>in</strong>ciato gli studi a<br />

Barcellona e li ha term<strong>in</strong>ati a Bologna, dov’è<br />

stato anche <strong>in</strong>segnante. Qui ha conosciuto il<br />

patrizio genovese S<strong>in</strong>ibaldo fieschi, poi papa<br />

Innocenzo IV e aspro nemico dell’imperatore<br />

federico II, e il capuano Pier delle Vigne, che di federico sarà<br />

l’uomo di fiducia e poi la vittima (<strong>in</strong>nocente, secondo Dante).<br />

Torna a Barcellona, dov’è nom<strong>in</strong>ato canonico della cattedrale. Ma<br />

nel 1222 si apre <strong>in</strong> città un convento dell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori,<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

49<br />

<strong>San</strong> Raimondo da Peñafort<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

90x82


Barc<strong>in</strong>one <strong>in</strong> Hispania, sanctus<br />

Raymundus de Peñafort,<br />

qui mandante Gregorio papa<br />

Nono qu<strong>in</strong>que libros Decretalium<br />

compilavit, Summam<br />

etiam de casibus paenitentiae<br />

perutilem fecit et biennio magister<br />

Ord<strong>in</strong>is Fratrum Praedicatorum<br />

novam Constitutionum<br />

redactionem apparavit.<br />

Zelator fidei <strong>in</strong>ter Saracenos<br />

propagandae magnae<br />

fuit auctoritatis apud magnates<br />

(<strong>San</strong> Raimondo di Peñafort,<br />

sacerdote dell’ord<strong>in</strong>e<br />

dei Predicatori: <strong>in</strong>signe<br />

conoscitore del diritto canonico,<br />

scrisse rettamente<br />

e fruttuosamente sul sacramento<br />

della penitenza<br />

e, eletto maestro generale,<br />

preparò una nuova redazione<br />

delle Costituzioni<br />

dell’ord<strong>in</strong>e; <strong>in</strong> avanzata<br />

vecchiaia a Barcellona <strong>in</strong><br />

Spagna si addormentò piamente<br />

nel Signore).<br />

fondato pochi anni prima da <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>. e lui lascia il<br />

canonicato per farsi domenicano. Nel 1223 aiuta il futuro <strong>San</strong>to<br />

Pietro Nolasco, orig<strong>in</strong>ario della L<strong>in</strong>guadoca <strong>in</strong> francia, a fondare<br />

l’ord<strong>in</strong>e dei Mercedari per il riscatto degli schiavi, e qualche anno<br />

dopo accompagna il card<strong>in</strong>ale Giovanni d’Abbeville a Roma. Qui,<br />

Gregorio IX nota la profondità della sua dottr<strong>in</strong>a giuridica e gli<br />

affida un gravoso compito: raccogliere e ord<strong>in</strong>are tutte le Decretali,<br />

ossia gli atti emanati via via dai pontefici <strong>in</strong> materia dogmatica e<br />

discipl<strong>in</strong>are, rispondendo a quesiti o <strong>in</strong>tervenendo su situazioni<br />

specifiche: una massa enorme di testi più e meno importanti, un<br />

coacervo plurisecolare di decisioni, da perderci la testa. Raimondo<br />

riesce a dare un ord<strong>in</strong>e e una completezza mai raggiunti prima e<br />

qu<strong>in</strong>di una pronta utilità. A lavoro f<strong>in</strong>ito, nel 1234, il Papa gli<br />

offre <strong>in</strong> ricompensa l’arcivescovado di Tarragona. Ma lui non<br />

accetta: è frate domenicano e frate rimane. Nel 1238, però, sono<br />

appunto i suoi confratelli a volerlo generale dell’ord<strong>in</strong>e e deve<br />

dire di sì. Dice di sì a un periodo faticosissimo di viaggi, sempre a<br />

piedi, attraverso l’europa, da un convento all’altro, da un problema<br />

all’altro. Un’attività che lo sfianca, costr<strong>in</strong>gendolo <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e a lasciare<br />

l’<strong>in</strong>carico. Torna, ormai settantenne, alla sua vera vita: preghiera,<br />

studio, formazione dei nuovi predicatori nell’ord<strong>in</strong>e, che si va<br />

espandendo <strong>in</strong> europa. Un ord<strong>in</strong>e per sua natura missionario e<br />

che perciò, pensa Raimondo, si deve dotare di tutti gli strumenti<br />

culturali <strong>in</strong>dispensabili per avvic<strong>in</strong>are, <strong>in</strong>teressare, conv<strong>in</strong>cere. occorrono<br />

testi idonei alla discussione con persone colte di altre<br />

fedi; e lui lavora per parte sua a prepararli, sp<strong>in</strong>gendo <strong>in</strong>oltre il<br />

confratello Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o a scrivere per questo scopo la<br />

famosa Summa contra Gentiles. Inoltre, bisogna conoscere da vic<strong>in</strong>o<br />

la cultura di coloro ai quali si vuole annunciare Cristo e Raimondo<br />

istituisce una scuola di ebraico a Murcia, <strong>in</strong> Spagna, e una di<br />

arabo a Tunisi. Sembra che tante fatiche e <strong>in</strong>iziative gli allungh<strong>in</strong>o<br />

la vita. frate Raimondo muore, <strong>in</strong>fatti, a Barcellona ormai<br />

centenario. Sarà canonizzato nel 1601 da Clemente VII.<br />

50 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


<strong>San</strong> Ludovico Bertrán<br />

Le Prov<strong>in</strong>cie dell’ord<strong>in</strong>e che avevano accolte<br />

volenterose l’impulso di riforma dato dal Beato<br />

Raimonda da Capua ne videro esultanti i magnifici<br />

frutti. In Spagna si proseguiva con alacrità<br />

e nel XVI secolo uscirono dalle file dei Predicatori,<br />

santi e dotti evangelizzatori, martiri <strong>in</strong>vitti. Uno<br />

dei tanti eroi è <strong>San</strong> Ludovico Bertrán. A 19<br />

anni entrò nell’ord<strong>in</strong>e nella nativa Valenza, e<br />

il santo priore che l’accolse, Giovanni Micone,<br />

ne profetizzò la futura grandezza, dicendo che<br />

sarebbe stato un secondo S. V<strong>in</strong>cenzo ferreri.<br />

Da novizio fu specchio di penitenza e di orazione<br />

anche ai più provetti. A 25 anni fu nom<strong>in</strong>ato<br />

Maestro dei Novizi che per dieci anni guidò<br />

con ammirabile saggezza, i quali poi, quasi tutti morirono <strong>in</strong> odore<br />

di santità. Ma Ludovico bramava passare i mari come tanti suoi confratelli<br />

per recarsi <strong>in</strong> quel Nuovo Mondo che con tante speranze si<br />

apriva alla vera fede; e un giorno, con licenza del Generale, partì.<br />

Nel 1562 fu suo campo di lavoro l’America Centrale, <strong>in</strong> particolare<br />

la Colombia, dove egli percorse a piedi le vaste regioni che<br />

comprendono l’ecuador, Nuova Granada (Panama), le Isole dell’Arcipelago,<br />

convertendo <strong>in</strong> sette anni circa 150.000 <strong>in</strong>diani. Tornato<br />

<strong>in</strong> Patria, nel 1569, dopo sì eroiche fatiche, fu ancora luce alle anime<br />

dentro e fuori il convento, come Maestro dei novizi e Priore a<br />

Valenza. Colto dalla malattia, fra tante sofferenze, non faceva che<br />

ripetere quelle parole a lui tanto familiari: «Signore, qui bruciate,<br />

qui tagliate, qui non perdonate, purché mi perdoniate <strong>in</strong> eterno!».<br />

Malgrado il fuoco che lo divorava volle morire con <strong>in</strong>dosso il santo<br />

abito di lana dell’ord<strong>in</strong>e. era il 9 ottobre 1581. I suoi funerali<br />

furono un trionfo. Papa Clemente X il 12 aprile 1671 lo ha proclamato<br />

<strong>San</strong>to. Papa Alessandro VIII lo ha dichiarato Patrono della Colombia.<br />

Il suo corpo è rimasto sepolto f<strong>in</strong>o al 1936 nella chiesa cittad<strong>in</strong>a di<br />

<strong>San</strong>to Stefano, quando fu bruciato durante la Rivoluzione.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

51<br />

<strong>San</strong> Ludovico Bertrán<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

73,5x60 cm<br />

Valentiae <strong>in</strong> Hispania, sanctus<br />

Ludovicus Bertràn, ex<br />

Ord<strong>in</strong>e Praedicatorum, homo<br />

iustus et timoratus, qui Christi<br />

nomen coram gentibus <strong>in</strong><br />

America portavit. Magister<br />

novitiorum factus, de vita<br />

spirituali scholae auctor fuit:<br />

tempore Concilii Trident<strong>in</strong>i.<br />

(A Valencia <strong>in</strong> Spagna, <strong>San</strong><br />

Luigi Bertrán, sacerdote<br />

dell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori,<br />

che <strong>in</strong>segnò il Vangelo di<br />

Cristo a varie popolazioni<br />

<strong>in</strong>digene dell’America Meridionale<br />

e le difese dagli<br />

oppressori).


52 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

<strong>San</strong>ta Rosa da Lima<br />

Nacque a Lima, capitale dell’allora ricco Perù, il 20 aprile 1586,<br />

decima di tredici figli. Il suo nome di battesimo era Isabella. era<br />

figlia di una nobile famiglia, di orig<strong>in</strong>e spagnola. Il padre si<br />

chiamava Gaspare flores, gentiluomo della Compagnia degli Archibugi,<br />

e la madre donna Maria de oliva. Per cui, il nome della<br />

<strong>San</strong>ta era Isabella flores de oliva. Ma questo sarà dimenticato <strong>in</strong><br />

favore del nome che le diede, per la prima volta, la serva affezionata,<br />

di orig<strong>in</strong>e <strong>in</strong>dia, Mariana, che le faceva da balia, la quale, colpita<br />

dalla bellezza della bamb<strong>in</strong>a, secondo il costume <strong>in</strong>dios, le diede il<br />

nome di un fiore. «Sei bella - le disse - sei rosa». fu cresimata per<br />

le mani dell’arcivescovo di Lima ed anche lui santo, Toribio de<br />

Mogrovejo, che le confermò, tra l’altro, <strong>in</strong> onore alle sue straord<strong>in</strong>arie<br />

qualità fisiche e morali, quell’appellativo datole dalla serva <strong>in</strong>dia.<br />

Rosa ad esso aggiunse «di <strong>San</strong>ta Maria» ad esprimere il tenerissimo<br />

amore che sempre la legò alla Verg<strong>in</strong>e Madre del cielo soprattutto<br />

sotto il titolo di Reg<strong>in</strong>a del Rosario, la quale non mancò di comunicarle<br />

il dono dell’<strong>in</strong>fanzia spirituale f<strong>in</strong>o a farle condividere la<br />

gioia e l’onore di str<strong>in</strong>gere spesso tra le braccia il Bamb<strong>in</strong>o Gesù.<br />

Visse un’<strong>in</strong>fanzia serena ed economicamente agiata, ma ben presto,<br />

però, la sua famiglia subì un tracollo f<strong>in</strong>anziario.<br />

S<strong>in</strong> da piccola aspirò a consacrarsi a Dio nella vita claustrale, ma il<br />

Signore le fece conoscere la sua volontà che rimanesse verg<strong>in</strong>e nel<br />

mondo. ebbe modo di leggere qualcosa di S. Cater<strong>in</strong>a da Siena.<br />

Subito la elesse a propria madre e sorella, facendola suo modello<br />

di vita, apprendendo da lei l’amore per Cristo, per la sua Chiesa e<br />

per i fratelli <strong>in</strong>dios. Come la <strong>San</strong>ta senese, vestì l’abito del<br />

Terz’ord<strong>in</strong>e domenicano. Allestì nella casa materna una sorta di<br />

ricovero per i bisognosi, dove prestava assistenza ai bamb<strong>in</strong>i ed agli<br />

anziani abbandonati, <strong>in</strong> special modo a quelli di orig<strong>in</strong>e <strong>in</strong>dia.<br />

Sempre come Cater<strong>in</strong>a, fu resa degna di soffrire la passione del<br />

Suo div<strong>in</strong>o Sposo, ma provò pure la sofferenza della “notte oscura”,<br />

che durò ben 15 anni. ebbe anche lo straord<strong>in</strong>ario dono delle<br />

nozze mistiche. fu arricchita dal suo Celeste Sposo altresì di vari


La tela venne dip<strong>in</strong>ta certamente dopo il 1671, anno della canonizzazione<br />

della santa domenicana orig<strong>in</strong>aria del Perù, divenuta il primo santo<br />

del nuovo mondo. Secondo il racconto agiografico della vita di Rosa,<br />

ella non ebbe la visione di Gesù come Cristo, sebbene come un<br />

putt<strong>in</strong>o seduto nel suo cesto da lavoro, mentre cuciva nel giard<strong>in</strong>o paterno.<br />

Nella seconda metà del Seicento, a Milano e nel resto della<br />

Lombardia, l’<strong>in</strong>tensificarsi dei processi di canonizzazione di santi, soprattutto<br />

spagnoli, rese necessario il riallestimento degli altari che<br />

vennero dotati di pale <strong>in</strong>neggianti ai santi di recente nom<strong>in</strong>a, e <strong>in</strong><br />

questi anni Giovanni Stefano Doneda fu artista assai ricercato <strong>in</strong> tale<br />

genere di commissioni.<br />

Per la chiesa di <strong>San</strong>ta Maria delle Grazie a Milano il pittore eseguì<br />

l’importante tela con <strong>San</strong>ta Rosa da Lima <strong>in</strong> preghiera d<strong>in</strong>anzi alla<br />

Madonna con il Bamb<strong>in</strong>o, che si suole datare a dopo il 1671, mentre<br />

due anni prima aveva realizzato la <strong>San</strong>ta Maria Maddalena de’ Pazzi <strong>in</strong><br />

preghiera per la chiesa milanese di <strong>San</strong>ta Maria del Carm<strong>in</strong>e, pala di<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

53<br />

Giovanni Stefano Doneda<br />

detto il Montalto<br />

(1612 – 1690)<br />

<strong>San</strong>ta Rosa da Lima <strong>in</strong> preghiera<br />

(olio su tela, cm. 70 x 70 )<br />

Inedito


Lima <strong>in</strong> Peruvia, Rosa a sancta<br />

Maria, virgo, primus<br />

Americae meridionalis sanctitatis<br />

flos, et eiusdem pr<strong>in</strong>cipalis<br />

patrona. Ord<strong>in</strong>is Praedicatorum<br />

tertiaria professa,<br />

<strong>in</strong> omnibus Cathar<strong>in</strong>am Senensem<br />

ad vivum espressi,<br />

humilitate, patientia et zelo<br />

pro populo suo praeclara.<br />

(<strong>San</strong>ta Rosa, verg<strong>in</strong>e, che,<br />

<strong>in</strong>signe f<strong>in</strong> da fanciulla<br />

per la sua austera sobrietà<br />

di vita, vestì a Lima <strong>in</strong><br />

Perù l’abito delle Suore<br />

del Terz’ord<strong>in</strong>e regolare<br />

dei Predicatori. Dedita<br />

alla penitenza e alla preghiera<br />

e ardente di zelo<br />

per la salvezza dei peccatori<br />

e delle popolazioni <strong>in</strong>digene,<br />

aspirava a donare<br />

la vita per loro, giungendo<br />

a imporsi grandi sacrifici,<br />

pur di ottenere loro la salvezza<br />

della fede <strong>in</strong> Cristo.<br />

La sua morte avvenne il<br />

giorno seguente a questo).<br />

austera ispirazione devozionale per il mistico tema della corona di<br />

sp<strong>in</strong>e che Cristo porge alla santa. Il registro cromatico di tale dip<strong>in</strong>to,<br />

giocato su una tavolozza scura di bruni e di ocra con poche luci<br />

filtrate nella penombra, e <strong>in</strong> particolare l’ovale della santa con la posa<br />

recl<strong>in</strong>ata della testa, confrontati con l’<strong>in</strong>tenso ritratto a mezza figura<br />

di santa Rosa, dal capo ancor più ch<strong>in</strong>ato f<strong>in</strong>o a toccare il mento e<br />

c<strong>in</strong>to da una corona di sp<strong>in</strong>e bianca, <strong>in</strong>ducono persuasivamente a<br />

riferire al pittore trevigliese l’esecuzione dello splendido tondo di <strong>San</strong><br />

Bartolomeo, di un pittoricismo morbido e sfumato. Nel dip<strong>in</strong>to <strong>in</strong><br />

esame l’approfondita espressività della figura giunge ad esiti di una<br />

perfezione formale non sempre raggiunta dal Doneda nella sua<br />

maturità, che qui si rivela ancora condizionato dagli esempi della<br />

pittura contro riformata d’<strong>in</strong>izio Seicento - con sensibili richiami neoprocacc<strong>in</strong>eschi<br />

- nella resa del volto compunto e totalmente immerso<br />

nella preghiera della santa, foggiato <strong>in</strong> una materia compatta, preziosa<br />

come di avorio e tuttavia <strong>in</strong>gentilito dall’uso morbido delle luci e dal<br />

diafano pieghettare del soggolo, <strong>in</strong> un’<strong>in</strong>terpretazione più addolcita e<br />

quasi tenera della santa rispetto al marcato ascetismo devozionale del<br />

suo pendant.<br />

Amalia Pacia<br />

carismi come quello di compiere miracoli, della profezia e della bilocazione.<br />

Dal 1609 si richiuse <strong>in</strong> una cella di appena due metri quadrati, costruita<br />

nel giard<strong>in</strong>o della casa materna, dalla quale usciva solo per<br />

la funzione religiosa, dove trascorreva gran parte delle sue giornate<br />

<strong>in</strong> g<strong>in</strong>occhio, a pregare ed <strong>in</strong> stretta unione con il Signore e delle<br />

sue visioni mistiche, che <strong>in</strong>iziarono a prodursi con impressionante<br />

regolarità, tutte le settimane, dal giovedì al sabato. Nel 1614,<br />

obbligata a viva forza dai familiari, si trasferì nell’abitazione della<br />

nobile Maria de ezategui, dove morì, straziata dalle privazioni, tre<br />

anni dopo. Grande, già <strong>in</strong> vita, fu la sua fama di santità.<br />

Il suo corpo si venera a Lima, nella basilica domenicana del S.<br />

Rosario. fu beatificata nel 1668. Due anni dopo fu <strong>in</strong>solitamente<br />

proclamata patrona pr<strong>in</strong>cipale delle Americhe, delle filipp<strong>in</strong>e e<br />

delle Indie occidentali: si trattava di un riconoscimento s<strong>in</strong>golare<br />

dal momento che un decreto di Papa Barber<strong>in</strong>i (Urbano VIII) del<br />

1630 stabiliva che non potessero darsi quali protettori di regni e<br />

città persone che non fossero state canonizzate. fu comunque canonizzata<br />

il 12 aprile 1671 da papa Clemente X.<br />

54 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


<strong>San</strong> Pio V<br />

Tra le più grandi glorie del Piemonte rifulge<br />

il grande pontefice <strong>San</strong> Pio V, al secolo<br />

Antonio Michele Ghisleri, nativo<br />

di Bosco Marengo (Alessandria) ove vide<br />

la luce il 27 gennaio 1504 da una nobile<br />

famiglia. Per sopravvivere fece il pastore,<br />

f<strong>in</strong>ché all’età di quattordici anni entrò<br />

tra i domenicani di Voghera. Nel 1519<br />

professò i voti solenni a Vigevano, poi<br />

completò gli studi presso l’università di<br />

Bologna e nel 1528 ricevette l’ord<strong>in</strong>azione<br />

presbiterale a Genova. Per ben sedici<br />

anni <strong>in</strong>segnò filosofia e teologia e successivamente<br />

fu priore nei conventi di Vigevano<br />

e di Alba, rigorosissimo con sé<br />

stesso e con i confratelli nell’osservanza<br />

religiosa. Nom<strong>in</strong>ato poi <strong>in</strong>quisitore a<br />

Como, spiegò ogni sua forza per arrestare<br />

le dottr<strong>in</strong>e protestanti che segretamente venivano <strong>in</strong>trodotte <strong>in</strong> Lombardia.<br />

Il suo <strong>in</strong>telligente vigore non tardò ad attirare l’attenzione del<br />

card<strong>in</strong>ale Giampietro Carata, che ottenne la sua nom<strong>in</strong>a a commissario<br />

generale del <strong>San</strong>t’Uffizio. Quando egli divenne papa col nome di<br />

Paolo IV, elesse il Ghisleri prima vescovo di Sutri e Nepi ed <strong>in</strong> seguito<br />

card<strong>in</strong>ale, nel 1557, con l’<strong>in</strong>carico di <strong>in</strong>quisitore generale di tutta la<br />

cristianità. Dopo l’elezione di Pio IV, nel 1560, il Card<strong>in</strong>al Ghisleri<br />

fu nom<strong>in</strong>ato vescovo di Mondovì, e alla sua morte, proprio Ghisleri<br />

fu chiamato a succedergli, per suggerimento di <strong>San</strong> Carlo Borromeo,<br />

nipote del papa defunto. Anche da papa cont<strong>in</strong>uò a vestire il bianco<br />

saio domenicano, a riposare sopra un pagliericcio, a cibarsi di legumi<br />

e frutta, dedicando l’<strong>in</strong>tera sua giornata al lavoro e alla preghiera. Pio<br />

V godette subito dell’ammirazione e del rispetto di tutti per la pietà,<br />

l’austerità e l’amore per la giustizia. I card<strong>in</strong>ali, ritenendo opportuna<br />

la presenza di un nipote del papa nel collegio dei Pr<strong>in</strong>cipi della<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

55<br />

<strong>San</strong> Pio V<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88


Romae, <strong>in</strong> Vaticano, sanctus<br />

Pius Qu<strong>in</strong>tus papa, ex Ord<strong>in</strong>e<br />

Praedicatorum, qui ad<br />

concilii Trident<strong>in</strong>i normas<br />

div<strong>in</strong>um cultum, christianam<br />

doctr<strong>in</strong>am et ecclesiasticam<br />

discipl<strong>in</strong>am <strong>in</strong>stauravit. Fratres<br />

suos confirmavit <strong>in</strong> fide<br />

atque, ausiliatrice Virg<strong>in</strong>e<br />

maria, ab hostium impetu<br />

liberavit. Multa egregius pietate<br />

et apostolico vigore.<br />

(<strong>San</strong> Pio V, papa, che, elevato<br />

dall’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori<br />

alla cattedra di<br />

Pietro, r<strong>in</strong>novò, secondo<br />

i decreti del Concilio di<br />

Trento, con grande pietà<br />

e apostolico vigore il culto<br />

div<strong>in</strong>o, la dottr<strong>in</strong>a cristiana<br />

e la discipl<strong>in</strong>a ecclesiastica<br />

e promosse la propagazione<br />

della fede. Il primo di<br />

maggio a Roma si addormentò<br />

nel Signore).<br />

Chiesa, conv<strong>in</strong>sero il pontefice a conferire la porpora al domenicano<br />

Michele Bonelli, figlio di sua sorella, aff<strong>in</strong>ché lo aiutasse nel disbrigo<br />

degli affari. A un figlio di suo fratello concesse l’<strong>in</strong>gresso nella milizia<br />

pontificia, ma lo cacciò dal territorio dello Stato non appena seppe<br />

che coltivava illeciti amori. Ai vescovi fu imposto un previo esame di<br />

accertamento circa la loro idoneità, la residenza, pena la privazione<br />

del loro titolo, la fondazione dei sem<strong>in</strong>ari e l’erezione delle cosiddette<br />

Confraternite di catechismo. Durante la carestia del 1566 e le<br />

epidemie che seguirono, fece distribuire ai bisognosi somme considerevoli<br />

ed organizzare i servizi sanitari. Per l’uniformità dell’<strong>in</strong>segnamento,<br />

secondo le <strong>in</strong>dicazioni del Concilio Trident<strong>in</strong>o, che aveva richiesto<br />

fosse redatto un testo chiaro e completo della dottr<strong>in</strong>a cristiana, Pio<br />

V ne affidò la redazione a tre domenicani e lo pubblicò nel 1566.<br />

L’anno seguente proclamò <strong>San</strong> Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o: Dottore della<br />

Chiesa, obbligando le Università allo studio della Somma Teologica e<br />

facendo stampare nel 1570 un’edizione completa e accurata di tutte<br />

le opere teologiche del <strong>San</strong>to. In campo liturgico si deve alla<br />

lungimiranza di questo pontefice la pubblicazione del nuovo Breviario<br />

e del nuovo Messale, cioè il celebre rito della Messa ancor oggi<br />

conosciuto proprio con il nome di <strong>San</strong> Pio V. In ambito musicale,<br />

<strong>in</strong>oltre, nom<strong>in</strong>ò il Palestr<strong>in</strong>a maestro della cappella pontificia. Suo<br />

merito fu anche quello di promuovere l’attività missionaria con<br />

l’<strong>in</strong>vio di religiosi nelle Indie orientali e occidentali ed un pressante<br />

<strong>in</strong>vito agli spagnoli a non scandalizzare gli <strong>in</strong>digeni nelle loro colonie.<br />

Ma l’episodio più celebre della vita di questo grande pontefice, unico<br />

piemontese ad essere stato elevato al soglio di Pietro <strong>in</strong> duemila anni<br />

di cristianesimo, è sicuramente il suo <strong>in</strong>tervento <strong>in</strong> favore della<br />

battaglia di Lepanto. Per stornare <strong>in</strong>fatti la perpetua m<strong>in</strong>accia che i<br />

Turchi costituivano contro il mondo cristiano, il <strong>San</strong>to papa s’impegnò<br />

tenacemente per organizzare un lega di pr<strong>in</strong>cipi, <strong>in</strong> particolare dopo<br />

la presa di famagosta eroicamente difesa dal veneziano Marcantonio<br />

Bragad<strong>in</strong> nel 1571 che, dopo la resa, fu scuoiato vivo. Alle flotte<br />

pontificie si unirono quelle spagnole e veneziane sotto il supremo comando<br />

di Don Giovanni d’Austria, figlio naturale dell’imperatore<br />

Carlo V. Il fatale scontro con i Turchi, allora all’apogeo della loro<br />

potenza, avvenne il 7 ottobre 1571 nel golfo di Lepanto, durò da<br />

56 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


mezzodì s<strong>in</strong>o alle c<strong>in</strong>que pomeridiane e term<strong>in</strong>ò con la vittoria dei<br />

cristiani. Alla stessa ora Pio V, preso da altri impegni, improvvisamente<br />

si affacciò alla f<strong>in</strong>estra, rimase alcuni istanti <strong>in</strong> estasi con lo sguardo<br />

rivolto ad oriente, ed <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e esclamò: «Non occupiamoci più di affari.<br />

Andiamo a r<strong>in</strong>graziare Dio perché la flotta veneziana ha riportato vittoria».<br />

A ricordo del felice avvenimento che cambiò il corso della<br />

storia, fu <strong>in</strong>trodotta la festa liturgica del <strong>San</strong>to Rosario, al 7 ottobre,<br />

preghiera alla quale sarebbe stata attribuita dal papa la vittoria. Il<br />

senato veneto, <strong>in</strong>fatti, fece dip<strong>in</strong>gere la scena della battaglia nella sala<br />

delle adunanze con la scritta: «Non la forza, non le armi, non i comandanti,<br />

ma il Rosario di Maria ci ha resi vittoriosi!». Prostrato da<br />

una grave malattia, radunati i card<strong>in</strong>ali attorno al suo letto di morte,<br />

rivolse loro alcune raccomandazioni: «Vi raccomando la santa Chiesa<br />

che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che<br />

cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri <strong>in</strong>teressi<br />

quaggiù che l’onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità».<br />

Spirò così il 1° maggio 1572. La sua salma riposa ancora oggi nella patriarcale<br />

basilica di <strong>San</strong>ta Maria Maggiore <strong>in</strong><br />

Roma. Papa Clemente X beatificò il suo predecessore<br />

cent’anni dopo, il 27 aprile 1672,<br />

e solo Clemente XI lo canonizzò poi il 22<br />

maggio 1712.<br />

<strong>San</strong> Giovanni di Colonia<br />

Giovanni, del convento domenicano di<br />

Colonia, era parroco di Hoornaer, olanda,<br />

durante la persecuzione calv<strong>in</strong>ista. Il suo<br />

zelo lo sp<strong>in</strong>se ad estendere l’attività apostolica<br />

ai fedeli della vic<strong>in</strong>a Gorcum, quando essa<br />

cadde <strong>in</strong> mano agli eretici. Nelle tetre prigioni<br />

fra Giovanni entrava come raggio di<br />

sole a confortare col cibo eucaristico e con<br />

la parola santa i fratelli che vi languivano.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

57<br />

Brilae <strong>in</strong> Hollandia, passio<br />

sanctorum Joannis, ex Ord<strong>in</strong>e<br />

Praedicatorum, et aliorum<br />

octodecim ex utroque clero,<br />

qui ob fidem <strong>in</strong> Jesum Christum<br />

vere, realiter ac substantialiter,<br />

<strong>in</strong> Eucharistiae<br />

sacramento praesentem, laqueo<br />

sunt suspensi.<br />

(A Briel, <strong>in</strong> olanda, martirio<br />

dei <strong>San</strong>ti Giovanni, domenicano,<br />

e di altri diciotto<br />

sacerdoti e religiosi, i quali,<br />

vennero impiccati per aver<br />

testimoniato la propria fede<br />

nell’eucarestia).<br />

<strong>San</strong> Giovanni di Colonia<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88


Beato Alberto<br />

da Villa d’ogna, <strong>Bergamo</strong><br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

175x100<br />

Cremonae <strong>in</strong> Italia, beatus<br />

Albertus, frater de Paenitentiae<br />

<strong>San</strong>cti Dom<strong>in</strong>ici<br />

qui post mortem uxoris,<br />

domo et patria relicits,<br />

corporaliter et spiritual<br />

iter ad pauperes <strong>in</strong> hospi-<br />

Catturato mentre amm<strong>in</strong>istrava il battesimo a un bimbo, fu <strong>in</strong>vano<br />

sottoposto con i compagni a lus<strong>in</strong>ghe e oltraggi perché r<strong>in</strong>negasse<br />

la presenza eucaristica e il primato del Papa sulla Chiesa Cattolica.<br />

Dalle carceri di Gorcum fu qu<strong>in</strong>di condotto a Den Briel e, il 9<br />

luglio 1572, impiccato assieme a 14 religiosi, di cui 11 francescani,<br />

2 premonstratensi, 1 agost<strong>in</strong>iano, 4 sacerdoti<br />

secolari. Dei loro corpi fu fatto<br />

orribile scempio. Sepolti dapprima sul<br />

luogo del martirio, nel 1618 furono trasferiti<br />

a Bruxelles, nella chiesa dei francescani.<br />

Papa Pio IX, il 29 giugno 1867,<br />

li ha proclamati <strong>San</strong>ti.<br />

Beato Alberto da<br />

Villa d’Ogna, <strong>Bergamo</strong><br />

Alberto da <strong>Bergamo</strong> fu un modesto<br />

fiore del giard<strong>in</strong>o Gusmano e il più<br />

bell’esempio di quella santità a cui ogni<br />

cristiano è chiamato e che <strong>in</strong> nulla esce<br />

dall’ord<strong>in</strong>ario. egli fu semplice agricoltore<br />

del territorio bergamasco, dove<br />

nacque, all’<strong>in</strong>izio del XIII secolo, a Villa<br />

d’ogna. f<strong>in</strong> dall’<strong>in</strong>fanzia camm<strong>in</strong>ò nelle<br />

vie di Dio mettendo soprattutto <strong>in</strong> pratica<br />

il grande precetto della carità. Per<br />

consiglio e per volontà dei suoi contrasse<br />

matrimonio, ma non trovò nella sua compagna, né comprensione,<br />

né affetto; tuttavia la sua pazienza fu <strong>in</strong>alterabile. Venendogli contestato<br />

il possesso di alcune terre da persone potenti, per amore di<br />

pace, lasciò il suo paese e si ritirò a Cremona, dove visse del lavoro<br />

delle sue mani. Aggregatosi al Terz’ord<strong>in</strong>e di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> si<br />

dedicò senza posa alle opere di misericordia, essendo solito<br />

58 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


sostenere che sempre si trova il tempo di fare il bene quando si<br />

vuole. Alberto presentì l’ora della sua morte, il 7 maggio 1279, spirando<br />

serenamente, confortato dagli ultimi Sacramenti. Molto<br />

popolo accorse a venerare il sacro corpo, attirati dal suono<br />

miracoloso delle campane che suonarono senza essere toccate. Un<br />

fatto straord<strong>in</strong>ario avvenne al momento della sua sepoltura: via via<br />

che si scavava la fossa la terra si pietrificava, sicché si pensò di seppellirlo<br />

nel coro della chiesa, dove si rese celebre per grazie e<br />

miracoli. Papa Benedetto XIV, il 9 maggio 1748, ha approvato il<br />

culto resogli ab immemorabili.<br />

Beato Ceslao di Polonia<br />

Nacque <strong>in</strong> Slesia probabilmente nel 1180,<br />

passò la giov<strong>in</strong>ezza a Cracovia <strong>in</strong> una Polonia<br />

che, ripresasi dalle <strong>in</strong>vasioni mongole, ricresceva<br />

<strong>in</strong> quel cristianesimo <strong>in</strong>trodotto due<br />

secoli prima dal re Miecislao I e che avrebbe<br />

poi avuto la grande fioritura sotto il re Casimiro<br />

il Grande. I suoi studi, <strong>in</strong>iziati a Cracovia,<br />

proseguirono nelle Università di Parigi<br />

e Bologna, le maggiori <strong>in</strong> quell’epoca; fu ord<strong>in</strong>ato<br />

sacerdote dal vescovo V<strong>in</strong>cenzo Kadlubek<br />

di Cracovia, nel cui ambiente aveva<br />

maturato la sua cultura <strong>in</strong>tellettuale e spirituale;<br />

giacché era uno dei primi, gli fu<br />

affidata la Collegiata di <strong>San</strong>domierz. Nel<br />

1220 si presentò la grande occasione della sua vita: fu dest<strong>in</strong>ato ad<br />

accompagnare <strong>in</strong>sieme a S. Giac<strong>in</strong>to, il vescovo di Cracovia Ivo<br />

odrowaz a Roma, lì conobbe S. <strong>Domenico</strong> Guzman e assisté alla<br />

miracolosa resurrezione del giovane Napoleone nipote del card<strong>in</strong>ale<br />

Stefano, operata dallo stesso S. <strong>Domenico</strong>. Allora Giac<strong>in</strong>to e<br />

Ceslao decisero di entrare nell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori, furono così<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

59<br />

tali <strong>in</strong>firmos nutriendos<br />

sicut agricola impigre operatus<br />

est.<br />

(A Cremona, Beato Alberto<br />

da <strong>Bergamo</strong>, contad<strong>in</strong>o,<br />

che sopportò con<br />

pazienza i rimproveri della<br />

moglie per la sua eccessiva<br />

generosità verso i poveri<br />

e, lasciati i campi, visse<br />

povero come frate della<br />

Penitenza di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>).<br />

Beato Ceslao di Polonia<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88


Breslaviae <strong>in</strong> Polonia, B. Cesalaus<br />

Ord<strong>in</strong>is Praedicatorum,<br />

qui post labores apostolatus<br />

<strong>in</strong> Silesia ceterisque<br />

partibus Poloniae et praelaturam<br />

<strong>in</strong>ter fratres egregie gestos,<br />

quievit <strong>in</strong> pace.<br />

Pisogne <strong>in</strong> Italia, beatus Guala<br />

de Bergomo, episcopus Brixiensis,<br />

ex Ord<strong>in</strong>e Praedicatorum,<br />

qui tamquam filius<br />

benedictionis et gratiae, pro<br />

bono pacis ecclesiae et reipublicae<br />

tempore Friderici imperatoris<br />

secundi, pro renovatione<br />

morum christianorum,<br />

denique utpote potestas<br />

de Valle Camonica, viriliter<br />

et prudentissimae adlaboravit.<br />

(Nel territorio di Ast<strong>in</strong>o<br />

nella Val Camonica <strong>in</strong><br />

Lombardia, Beato Guala,<br />

vescovo di Brescia, dell’ord<strong>in</strong>e<br />

dei Predicatori,<br />

che, al tempo dell’imperatore<br />

federico II, si adoperò<br />

con saggezza per la<br />

pace della Chiesa e della<br />

società civile e fu condannato<br />

all’esilio).<br />

<strong>in</strong>viati a Bologna dove rimasero per un certo tempo, nel 1221 i<br />

suoi superiori di Bologna mandarono Ceslao <strong>in</strong>sieme ad altri<br />

monaci <strong>in</strong> Polonia per erigere nuove fondazioni. Durante il<br />

viaggio di ritorno si fermò a Praga dove fondò la casa domenicana<br />

presso la chiesa di S. Clemente, giunto a Cracovia vi operò per<br />

molti anni presso la chiesa della SS. Tr<strong>in</strong>ità, nel monastero da<br />

poco fondato da altri confratelli nel 1222. Da lì passò a Wroclaw<br />

dove rimase per sette anni come superiore diventando nel 1232<br />

padre prov<strong>in</strong>ciale della Polonia. Girò per altri quattro anni per<br />

tutta la Slesia e la Polonia fondando case; f<strong>in</strong>ché nel 1236 si<br />

dimise, costretto dall’esaurimento delle forze, da tutte le cariche e<br />

tornò a Wroclaw, dove nel 1241 fu partecipe della liberazione<br />

della città dall’assedio dei tartari. Morì il 17 luglio 1242 e fu<br />

sepolto nella chiesa di S. Adalberto. Papa Clemente XI confermò<br />

il culto il 27 agosto 1712 e papa Benedetto XIV nel 1748 fissò il<br />

giorno della sua celebrazione al 20 luglio. L’ord<strong>in</strong>e Domenicano<br />

lo ricorda il 17 luglio mentre il Martyrologium Romanum lo <strong>in</strong>dica al<br />

15 luglio.<br />

Beato Guala da <strong>Bergamo</strong>, Vescovo<br />

Guala entrò nel 1219 nell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori già sacerdote,<br />

quando era ancora <strong>in</strong> vita il Patriarca <strong>Domenico</strong>, il quale l’ebbe<br />

carissimo per la rara santità della vita e a cui affidò il governo del<br />

Convento di Brescia. Le sue più tenere sollecitud<strong>in</strong>i erano per i<br />

poveri, ma ebbe sommamente a cuore il bene di ogni classe di<br />

persone. Tante virtù non sfuggirono al Pontefice Gregorio IX, il<br />

quale gli affidò delicati e importanti <strong>in</strong>carichi. fu prima Inquisitore<br />

della fede e poi Legato del Papa per comporre la pace tra i popoli<br />

dell’Alta Italia. In quest’opera di pacificazione, che <strong>in</strong> quel tempo<br />

ebbe tanta parte nell’apostolato dei Predicatori, Guala riuscì mirabilmente.<br />

Specialmente nella riconciliazione dell’Imperatore<br />

federico con i Lombardi. Rimasta Brescia priva del suo Vescovo,<br />

60 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Papa Gregorio IX, nel 1229 lo dest<strong>in</strong>ò a quella sede. egli accettò<br />

a mal<strong>in</strong>cuore, ma per c<strong>in</strong>que anni dovette star lontano dalla città,<br />

lacerata dalle fazioni. Nel lungo esilio fu ospite dei Vallombrosani,<br />

presso <strong>Bergamo</strong>, dove pianse, pregò, studiò. f<strong>in</strong>almente poté<br />

rientrare a Brescia tra il giubilo dei suoi figli, dei quali fu padre<br />

amorosissimo e solerte pastore. Il suo ultimo atto episcopale fu la<br />

posa della prima pietra della chiesa di S. Stefano <strong>in</strong> <strong>Bergamo</strong>, e<br />

qui, il 3 settembre 1244, presso i Vallombrosani fu chiamato al<br />

premio eterno. Guala, <strong>in</strong> una celebre visione, vide <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

entrare nella gloria celeste. Il 1 ottobre 1868 Papa Pio IX ha confermato<br />

il culto. Dal 1869 le sue reliquie<br />

sono conservate nel Monastero Domenicano<br />

Matris Dom<strong>in</strong>i di <strong>Bergamo</strong>.<br />

<strong>San</strong>t’Alberto Magno<br />

Alberto, della nobile famiglia Bollstadt,<br />

prese ancora giovanissimo l’abito dei<br />

Predicatori dalle mani del Beato Giordano<br />

di Sassonia, immediato successore<br />

del <strong>San</strong>to Patriarca <strong>Domenico</strong>. Dopo<br />

aver trionfato nel mondo, al giovane<br />

studente sembrò ostacolo <strong>in</strong>sormontabile<br />

le difficoltà che <strong>in</strong>contrava nello<br />

studio della Teologia e fu tentato di<br />

fuggire dalla casa del Signore. La Madonna,<br />

però, di cui era devotissimo, lo<br />

animò a perseverare, rasserenandolo<br />

nei suoi timori, dicendogli: «Attendi<br />

allo studio della sapienza e aff<strong>in</strong>ché<br />

non ti avvenga di vacillare nella fede, sul decl<strong>in</strong>are della vita ogni<br />

arte di sillogizzare ti sarà tolta». Sotto la tutela della Celeste Madre,<br />

Alberto divenne sapiente <strong>in</strong> ogni ramo della cultura, sì da essere<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

61<br />

Beato Guala da <strong>Bergamo</strong><br />

Reliquiario<br />

Ottone argentato e dorato<br />

Secolo XX<br />

30x28x50<br />

<strong>San</strong>t’Alberto Magno<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88


Coloniae <strong>in</strong> Germania, sanctus<br />

Albertus ex Ord<strong>in</strong>e Prae -<br />

dicatorum, <strong>in</strong> doctr<strong>in</strong>is philosophicis<br />

et div<strong>in</strong>is Magnus.<br />

S. Thomae magister, studia<br />

philosophiae renovavit. Multa<br />

et diversa volum<strong>in</strong>a ad expositionem<br />

sacrae scripturae et<br />

aliarum scientiarum scripsit,<br />

<strong>in</strong>tellectu profunda, sensibus<br />

et sententiis alta. Prior prov<strong>in</strong>cialis<br />

Teutoniae, episcopatum<br />

Ratisbonensem coactus receipt,<br />

et post annum ad paupertatem<br />

Ord<strong>in</strong>is rediit. Praedicator<br />

fuit de cruce et de<br />

pace. Doctor universalis Ecclesiae<br />

et Patronus cultorum<br />

scientiarum naturalium.<br />

(<strong>San</strong>t’Alberto, detto Magno,<br />

vescovo e dottore della<br />

Chiesa, che, entrato<br />

nell’ord<strong>in</strong>e dei Predicatori,<br />

<strong>in</strong>segnò a Parigi con<br />

la parola e con gli scritti<br />

filosofia e teologia. Maestro<br />

di <strong>San</strong> Tommaso<br />

d’Aqu<strong>in</strong>o, riuscì ad unire<br />

<strong>in</strong> mirabile s<strong>in</strong>tesi la sapienza<br />

dei santi con il sapere<br />

umano e la scienza<br />

della natura. Ricevette suo<br />

malgrado la sede di Ratisbona,<br />

dove si adoperò assiduamente<br />

per rafforzare<br />

la pace tra i popoli, ma<br />

dopo un anno preferì la<br />

povertà dell’ord<strong>in</strong>e a ogni<br />

onore e a Colonia <strong>in</strong> Germania<br />

si addormentò piamente<br />

nel Signore).<br />

acclamato Dottore universale e meritare il titolo di Grande, ancor<br />

quando era <strong>in</strong> vita. Insegnò con sommo onore a Parigi e nei vari<br />

Studi <strong>Domenicani</strong> di Germania, soprattutto <strong>in</strong> quello di Colonia,<br />

da lui fondato, dove ebbe tra i suoi discepoli <strong>San</strong> Tommaso<br />

d’Aqu<strong>in</strong>o, di cui profetizzò la grandezza. fu <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong>le di Germania<br />

e, nel 1260, Vescovo di Ratisbona, alla cui sede r<strong>in</strong>unziò per darsi<br />

di nuovo all’<strong>in</strong>segnamento e alla predicazione. fu arbitro e<br />

messaggero di pace <strong>in</strong> mezzo ai popoli e al Concilio di Lione portò<br />

il contributo della sua sapienza per l’unione della Chiesa Greca<br />

con quella Lat<strong>in</strong>a. Avanzato negli anni saliva ancora vigoroso la<br />

cattedra, ma un giorno, come Maria aveva predetto, la sua memoria<br />

si spense. Anelò allora solo al cielo, al quale volò dopo quattro<br />

anni, il 15 novembre 1280, consumato dalla div<strong>in</strong>a carità. La sua<br />

salma riposa nella chiesa parrocchiale di <strong>San</strong>t’Andrea a Colonia.<br />

Papa Gregorio XV nel 1622 lo beatificò. Papa Pio XI nel 1931 lo<br />

proclamò <strong>San</strong>to e Dottore della Chiesa. Il 16 dicembre 1941 Papa<br />

Pio XII lo dichiarò Patrono dei cultori delle scienze naturali.<br />

Beato Ventur<strong>in</strong>o da <strong>Bergamo</strong><br />

Nacque <strong>in</strong> <strong>Bergamo</strong> il 9 aprile 1304: erroneamente si credeva appartenesse<br />

alla famiglia Cerasoli; <strong>in</strong>vece, discendeva da quella degli<br />

Artifoni di Almenno (lo chiamavano anche Ventur<strong>in</strong>us de Lemen):<br />

suo padre era il celebre maestro Lorenzo de Apibus (con questo cognome<br />

aveva sostituito quello degli Artifoni), doctor <strong>in</strong> grammaticalibus<br />

et logicalibus e precettore dei nipoti del card<strong>in</strong>al Longo (sepolto <strong>in</strong> S.<br />

Maria Maggiore) alla Curia Romana di Avignone; la madre fu<br />

Caracosa, non altrimenti nota, ma considerata fra le più illustri e<br />

stimate gentildonne della città. ebbe fratelli: Pier<strong>in</strong>a, Cater<strong>in</strong>a e Jacopo-<strong>Domenico</strong>,<br />

detto poi Magister Crottus, e famoso anche per<br />

l’amicizia col Petrarca, al quale prestò un’opera di Cicerone. A quattordici<br />

anni Ventur<strong>in</strong>o si fece domenicano nel Convento di S.<br />

Stefano <strong>in</strong> <strong>Bergamo</strong>; ma term<strong>in</strong>ò gli studi a Genova, vi fu ord<strong>in</strong>ato<br />

62 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


sacerdote e fu eletto Maestro dei novizi. Si iscrisse, poi, alla Società<br />

dei frati peregr<strong>in</strong>anti, istituita dall’ord<strong>in</strong>e Domenicano per le<br />

missioni di oriente. Arrivato a Venezia per imbarcarsi fu, <strong>in</strong>vece,<br />

mandato nel convento di Chioggia, poi <strong>in</strong> quelli di Vicenza e di Bologna,<br />

già imponendosi quale eccellente oratore, costretto non raramente<br />

a predicare all’aperto per l’angustia delle chiese <strong>in</strong> rapporto<br />

allo straripante uditorio.<br />

In Bologna, prima del 1334, predicò il culto a S. Marta e riuscì a<br />

farvi costruire un convento e una chiesa a lei dedicati; nel 1334<br />

predicò <strong>in</strong> <strong>Bergamo</strong> dal 21 settembre al 30 novembre e vi fece<br />

edificare un monastero e una chiesa per le domenicane, pure<br />

dedicati a S. Marta: le monache ne presero possesso il 29 luglio del<br />

1340 (anche una sorella di Ventur<strong>in</strong>o, soror Catal<strong>in</strong>a de Apibus de<br />

Lem<strong>in</strong>e, si fece monaca <strong>in</strong> S. Marta). Nel 1335 organizzò un pellegr<strong>in</strong>aggio<br />

di penitenza da <strong>Bergamo</strong> a Roma con l’<strong>in</strong>tento di facilitare<br />

la conversione dei peccatori alla penitenza, di <strong>in</strong>durre guelfi e<br />

ghibell<strong>in</strong>i alla pacificazione e di riconciliare col papa i numerosi<br />

scomunicati bergamaschi. La partenza avvenne il 5 febbraio 1335:<br />

la numerosa «processione» che lo seguì, fece sosta anche <strong>in</strong> firenze<br />

(lo stesso Giovanni Villani ne testimonia). Giunto a Roma, vi<br />

dimorò e vi predicò per dodici giorni (per es. a S. Maria della<br />

M<strong>in</strong>erva e al Campidoglio). Ne partì, poi, col fratello Jacopo<br />

<strong>Domenico</strong>, per presentarsi <strong>in</strong> Avignone al papa Benedetto XII, il<br />

quale forse diffidò (come parve diffidare, <strong>in</strong> seguito, anche Clemente<br />

VI) del temperamento entusiasta (facile a essere ritenuto utopistico)<br />

di Ventur<strong>in</strong>o e delle sue apparenze di agitatore. Ne seguì un <strong>in</strong>terrogatorio<br />

nel quale gli furon fatte trentanove domande, poi la<br />

sospensione dalla facoltà di predicare e di confessare e fu mandato<br />

<strong>in</strong> esilio a Aubenas <strong>in</strong> francia. Negli otto anni di pena e di esilio,<br />

Ventur<strong>in</strong>o scrisse lettere e trattatelli spirituali come De Spiritu <strong>San</strong>cto,<br />

In Psalterio decacordo, De humilitate (frammento), De Profectu spirituali,<br />

De remediis contra tentationes spirituales. egli fu, <strong>in</strong> seguito, liberato<br />

nel 1343 da Clemente VI che <strong>in</strong> pubblico concistoro lo riabilitò, restituendogli<br />

la facoltà di predicare e confessare e lo <strong>in</strong>viò <strong>in</strong> Italia a<br />

predicare la Crociata nell’archidiocesi di Milano. Tornato ad<br />

Avignone, nel 1344, accompagnò i crociati da Marsiglia <strong>in</strong> oriente,<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

63


Carlo Ceresa (attr.)<br />

(1609 – 1679)<br />

Il Beato Ventur<strong>in</strong>o Cerasoli<br />

(olio su tela, cm. 90 x 60)<br />

Inedito<br />

Il dip<strong>in</strong>to, certamente pendant della tela raffigurante La Beata marchesa<br />

Ceresola <strong>in</strong> estasi che gli sta a lato, riferita al Ceresa da Luisa Vertova,<br />

raffigura il domenicano Ventur<strong>in</strong>o Cerasoli <strong>in</strong>tento a leggere un libro<br />

di preghiere <strong>in</strong> un’<strong>in</strong>quadratura a mezza figura, differente da quella<br />

della Beata Ceresola ripresa <strong>in</strong> un atteggiamento mistico di ispirata<br />

preghiera e a figura di tre quarti.<br />

Ventur<strong>in</strong>o Cerasoli, nato nel 1304 da una famiglia orig<strong>in</strong>aria di<br />

Almenno <strong>in</strong> Val Brembana ed entrato nel convento domenicano di S.<br />

Stefano a <strong>Bergamo</strong> nel 1319, fu carismatico protagonista della vita<br />

religiosa del suo tempo per l’esempio di una religiosità profondamente<br />

sentita e le eccelse doti di predicatore. Nel 1335, alla guida di<br />

c<strong>in</strong>quecento “flagellanti - uom<strong>in</strong>i onesti ma anche persone di varia<br />

estrazione sociale bisognose di perdono -organizzò un famoso pellegri-<br />

64 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


naggio penitenziale per ottenere dal papa la revoca dell’<strong>in</strong>terdetto che<br />

gravava su <strong>Bergamo</strong>. Autore di numerosi trattati spirituali che riscossero<br />

credito negli ambienti mistici di francia e Germania, la sua fama<br />

rimane legata anche alla fondazione di monasteri come quello delle<br />

Domenicane di <strong>San</strong>ta Marta a <strong>Bergamo</strong>. 1<br />

Le precarie condizioni conservative dell’effige del beato, compromessa<br />

da depositi di polvere e di sporco e da un’evidente ripresa pittorica del<br />

volto, non consentono una piena valutazione dell’opera, che tuttavia<br />

può agevolmente riferirsi a Carlo Ceresa non solo per il tipo fisionomico<br />

del personaggio, che ripete sigle espressive perfettamente collaudate<br />

dal pittore, ma anche per la peculiare trattazione della luce nei dosati<br />

passaggi chiaroscurali.<br />

L’<strong>in</strong>terpretazione <strong>in</strong> chiave giovanile dell’ovale del beato, dal naso diritto<br />

e poco pronunciato, il mento poco pronunciato, la piega quasi aggraziata<br />

delle palpebre socchiuse e le labbra piccole e sottili, suggeriscono<br />

persuasivi raffronti con alcune effigi note della produzione pittorica del<br />

Ceresa. Appaiono decisamente somiglianti, ad esempio, la figura di san<br />

Gregorio facente parte della serie dei quattro Dottori della Chiesa di<br />

Occidente eseguita per i Padri Somaschi di Vercurago (fraz. Somasca,<br />

<strong>Bergamo</strong>), che si colloca nell’ultimo periodo della produzione del<br />

pittore, o l’imberbe <strong>San</strong>t’Antonio col Bamb<strong>in</strong> Gesù nella tarda teletta della<br />

chiesa di <strong>San</strong>t’Andrea a Dezzolo <strong>in</strong> Val di Scalve (<strong>Bergamo</strong>), co<strong>in</strong>cidente<br />

con il beato Ceresoli anche nel particolare taglio della tonsura, rasata<br />

sulla sommità del capo e def<strong>in</strong>ita da tre ciuffi di capelli mossi sulla<br />

fronte e ai lati delle orecchie. Si tratta di una fisionomia che l’artista<br />

aveva già proposto <strong>in</strong> opere attestate attorno al quarto decennio del<br />

secolo, come è dato riscontrare nella tela con i <strong>San</strong> Nicola e <strong>San</strong>t’Antonio<br />

da Padova del <strong>San</strong>tuario della Natività di Maria Verg<strong>in</strong>e di Palad<strong>in</strong>a<br />

(fraz. Sombreno, <strong>Bergamo</strong>) e ancora nel <strong>San</strong>t’Antonio da Padova abbracciato<br />

al Bamb<strong>in</strong> Gesù, nella chiesa di <strong>San</strong>ta Brigida dell’omonima località<br />

(<strong>Bergamo</strong>), commovente figura dall’aria compunta di un giovanissimo e<br />

poco più che adolescente frate.<br />

1 Note biografiche sul beato sono <strong>in</strong> P. V. Alce, Fra Damiano <strong>in</strong>tarsiatore e<br />

l’Ord<strong>in</strong>e Domenicano a <strong>Bergamo</strong>, <strong>Bergamo</strong> 1995, pp. 28 – 29, cui si r<strong>in</strong>via anche<br />

per la bibliografia aggiornata a questa data. Per un più approfondito contributo<br />

sul ruolo politico svolto da Ventur<strong>in</strong>o Cerasoli presso la corte papale di<br />

Avignone e sulle vicende che lo videro protagonista della crociata del 1346, si<br />

rimanda a B. Belotti, Storia di <strong>Bergamo</strong> e dei bergamaschi, <strong>Bergamo</strong> 1989, vol.<br />

III, pp. 22 24.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

65


Carlo Ceresa (1609 – 1679)<br />

La Beata marchesa Ceresola<br />

<strong>in</strong> estasi<br />

(olio su tela, cm. 90 x 60)<br />

Il dip<strong>in</strong>to è stato riferito per la prima volta al Ceresa da Ugo Ruggeri<br />

2 e successivamente da Luisa Vertova, che ha sottol<strong>in</strong>eato la peculiarità<br />

dell’<strong>in</strong>quadratura frontale della figura presentata con le mani aperte<br />

“<strong>in</strong> un gesto di accettazione o dedizione”, accostandola a ragione, per<br />

la somiglianza dell’abito monacale e per la posa del volto dagli occhi<br />

rivolti verso l’alto, alla <strong>San</strong>ta Monica della chiesa di <strong>San</strong>ta Maria Annunciata<br />

a Ser<strong>in</strong>a (<strong>Bergamo</strong>). 3 L’abb<strong>in</strong>amento dei due pendants<br />

scaturisce senz’altro dall’equivoco, perdurato nel tempo, di ritenere la<br />

suora domenicana ritratta nel dip<strong>in</strong>to sorella del beato Ventur<strong>in</strong>o e<br />

dunque appartenente alla medesima famiglia. In realtà dovrebbe<br />

trattarsi di un altro personaggio che è stato identificato con la<br />

marches<strong>in</strong>a de Beroa, appartenente ad una famiglia assai nota della<br />

città, divenuta priora del monastero di <strong>San</strong>ta Marta, la quale però<br />

sembra non meritasse affatto il titolo di beata 4 .<br />

66 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Non è da escludere che a Ceresa fosse richiesto di realizzare un’immag<strong>in</strong>e<br />

esemplata su un preciso prototipo ritrattistico che giustificherebbe la<br />

ricerca di una particolare identità fisionomica nell’effige della suora<br />

domenicana - che sia o no la marches<strong>in</strong>a de Beroa- non rispondente<br />

ad alcuna sigla convenzionale tra quelle cui abitualmente fa ricorso<br />

Ceresa per le sue raffigurazioni femm<strong>in</strong>ili di sante. L’<strong>in</strong>tensità<br />

drammatica del personaggio, che si avvale di ben def<strong>in</strong>iti contrasti<br />

chiaroscurali - al centro il tessuto bianco della veste è sollevato <strong>in</strong> una<br />

cresta rigida dal gioco tagliente delle ombre - si stempera <strong>in</strong> un’efficace<br />

naturalezza di posa quasi al limite del sentimentale. Tali considerazioni<br />

<strong>in</strong>durrebbero a pronunciarsi per una datazione piuttosto avanti negli<br />

anni del dip<strong>in</strong>to di <strong>San</strong> Bartolomeo, convalidata da un raffronto,<br />

oltre che con la già citata <strong>San</strong>ta Monica, con alcuni esempi di Pietà <strong>in</strong><br />

cui compare la tipologia della Mater Dolorosa <strong>in</strong> analogo atteggiamento<br />

estatico e con gli occhi rivolti verso il cielo. Il soggetto della Pietà,<br />

trattato dal Ceresa f<strong>in</strong> dagli esordi <strong>in</strong> dip<strong>in</strong>ti che si fissano al terzo decennio,<br />

rispecchia un ben preciso evolversi stilistico ed iconografico<br />

contraddist<strong>in</strong>to da un l<strong>in</strong>guaggio sempre più naturalistico <strong>in</strong> chiave di<br />

ricercata spontaneità espressiva. In questo senso, dip<strong>in</strong>ti come la Pietà<br />

con i <strong>San</strong>ti Evangelista e Maria Maddalena della prepositurale di Nembro<br />

(<strong>Bergamo</strong>) e la Pietà di Terno d’Isola (<strong>Bergamo</strong>), che si collocano alla<br />

f<strong>in</strong>e del qu<strong>in</strong>to decennio, si pongono sullo stesso piano figurativo e di<br />

ideazione della pregnante immag<strong>in</strong>e della Beata Ceresola, piccolo capolavoro<br />

di commovente persuasione devozionale.<br />

Amalia Pacia<br />

2 U. Ruggeri, Carlo Ceresa. Dip<strong>in</strong>ti e Disegni, C<strong>in</strong>isello Balsamo (Mi), 1979, p.<br />

123, fig. 135.<br />

3 L. Vertova, Carlo Ceresa, <strong>in</strong> I Pittori Bergamaschi, Il Seicento, II, <strong>Bergamo</strong> 1984,<br />

p. 554, fig. p. 704.<br />

4 La ‘marches<strong>in</strong>a’ era la nipote del giureconsulto Guglielmo Beroa assai<br />

famoso nella discipl<strong>in</strong>a del diritto il quale, così si tramanda, pare avesse ampiamente<br />

contribuito con le sue sostanze all’erezione del nuovo monastero.<br />

La vera sorella di Ventur<strong>in</strong>o Ceresoli, che si chiamava Catal<strong>in</strong>a o Cater<strong>in</strong>a de<br />

Apibus, pure entrò nel monastero domenicano di <strong>Bergamo</strong> senza mai<br />

divenirne priora, dist<strong>in</strong>guendosi per la vita assai edificante e l’umiltà del comportamento<br />

che le attirarono l’affetto e la riconoscenza delle altre domenicane.<br />

Sull’argomento si veda G. Poletti, Una leggenda sfatata, estr. da “Atti dell’Ateneo<br />

di Scienze, Lettere ad Arti di <strong>Bergamo</strong>”, 1926, pp. 1- 6.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

67


circondato da straord<strong>in</strong>ario entusiasmo. Ma non appena arrivato a<br />

Smirne, sf<strong>in</strong>ito dalle fatiche apostoliche e dalle penitenze, Ventur<strong>in</strong>o<br />

morì il 28 marzo 1346, a quarantadue anni. Ventur<strong>in</strong>o fu maestro<br />

di grammatica come suo fratello e come suo padre, che, f<strong>in</strong> dai<br />

quattordici anni di età, fu <strong>in</strong> grado di sostituire sulla cattedra; fu,<br />

però, soprattutto predicatore popolare efficacissimo, contemplativo<br />

di rude temperamento, conv<strong>in</strong>to e ardente nella propria missione<br />

di riformatore; fu anche taumaturgo. Macilenta e asciutta la figura;<br />

facile e pronta la parola, sia <strong>in</strong> lat<strong>in</strong>o, sia <strong>in</strong> italiano (conosceva il<br />

francese e un poco anche il tedesco). I suoi sermoni avevano t<strong>in</strong>te<br />

terribili, il suo temperamento era appassionato, la vita spirituale<br />

<strong>in</strong>tensa, il misticismo ardito, accentuato il profetismo. La Legenda,<br />

scritta da un contemporaneo, serve a darcene un genu<strong>in</strong>o ritratto<br />

esteriore, soprattutto nei capitoli <strong>in</strong> cui è <strong>in</strong>dotta la testimonianza<br />

autobiografica dello stesso Ventur<strong>in</strong>o; mentre le sue lettere scavano<br />

più a fondo nella sua fisionomia spirituale. Purtroppo, a causa delle<br />

molte peripezie, se ne son salvate poche: al presente, dieci, più una<br />

<strong>in</strong>dirizzata come risposta da Ventur<strong>in</strong>o a un canonico <strong>in</strong>glese della<br />

chiesa di oxford e ritrovata dal padre Kaeppeli. Tali lettere comprendono<br />

l’arco di tempo che va dal 1332 al 1340. Si rilevano<br />

notevoli aff<strong>in</strong>ità tra la struttura delle lettere di Ventur<strong>in</strong>o e quella<br />

delle lettere di S. Cater<strong>in</strong>a da Siena. Alla f<strong>in</strong>e delle lettere, <strong>in</strong>oltre,<br />

Ventur<strong>in</strong>o dip<strong>in</strong>geva le <strong>in</strong>segne della passione; diceva talvolta «Crux<br />

Christi signum meum»; sembra, <strong>in</strong>fatti, che fosse un discreto e appassionato<br />

cultore del disegno. Con le lettere, <strong>in</strong>viava anche strumenti<br />

di penitenza. estraneo a <strong>in</strong>teressi politici, egli era sostenuto dalla<br />

consapevolezza di essere ispirato da Dio. Benché competente nella<br />

grammatica e nella retorica, l’impulso che lo sp<strong>in</strong>geva a scrivere era<br />

soprattutto l’ardore (bulliunt <strong>in</strong>tima cordis) dello spirito: talora confessa<br />

che, pur trovandosi a giacere <strong>in</strong> letto per dormire, si sente costretto<br />

a balzar fuori e a impugnare la penna «spiritu ad charitatis exercitia vehementius<br />

<strong>in</strong>stigato». Ventur<strong>in</strong>o contava, tra gli amici, fra Giovanni<br />

di Tambach (oggi Dambach) presso Strasburgo e fra Giovani Taulero,<br />

tutti e due domenicani e grandi apostoli (anche per <strong>in</strong>flusso di Ventur<strong>in</strong>o).<br />

Si deve, anzi, riconoscere che nella cerchia dei mistici<br />

tedeschi del sec. XIV, il <strong>San</strong>to entrò più come maestro che come di-<br />

68 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


scepolo. Manca, però, tuttora una caratterizzazione esauriente della<br />

sua mistica e un pieno confronto di essa, sia con quella degli amici<br />

tedeschi sia con quella di altre correnti spirituali del tempo. È commemorato<br />

il 28 marzo.<br />

B. Sr. Cater<strong>in</strong>a Ceresola<br />

Sorella del beato Ventur<strong>in</strong>o fondatore del Monastero di <strong>San</strong>ta<br />

Marta <strong>in</strong> <strong>Bergamo</strong> dove entrò nel 1334.<br />

Venerabile<br />

Papa Benedetto XIII<br />

Nato Pietro francesco (<strong>in</strong> religione V<strong>in</strong>cenzo<br />

Maria) ors<strong>in</strong>i (Grav<strong>in</strong>a di Puglia,<br />

2 febbraio 1649 – Roma, 21 febbraio<br />

1730)<br />

figlio di ferd<strong>in</strong>ando III ors<strong>in</strong>i duca di<br />

Grav<strong>in</strong>a di Puglia e di Giovanna frangipane<br />

della Tolfa di Toritto, apparteneva<br />

qu<strong>in</strong>di alla nobile famiglia dei duchi<br />

ors<strong>in</strong>i (ramo di Grav<strong>in</strong>a). Il padre morì<br />

nel 1658, quando aveva otto anni, e,<br />

qu<strong>in</strong>di, ereditò subito da lui il titolo di<br />

feudatario di Solofra. fu educato da<br />

Niccolò Tura, domenicano di Solofra,<br />

e da sua madre Giovanna, donna religiosa<br />

e caritatevole. Iniziò gli studi nella<br />

città irp<strong>in</strong>a nella quale, a 16 anni, fondò<br />

l’Accademia dei famelici. A 17 anni<br />

chiese di entrare nel noviziato dell’or-<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

69<br />

Venerabile Papa Benedetto XIII<br />

Ignoto<br />

Secolo XVIII<br />

Olio su tela<br />

120x80


d<strong>in</strong>e dei <strong>Domenicani</strong>, durante un viaggio a Venezia, nonostante<br />

alcuni suoi parenti non fossero d’accordo, essendo egli il primogenito.<br />

Si appellò a papa Clemente IX, che non solo accettò l’<strong>in</strong>gresso ma,<br />

viste le doti del ragazzo, lo dispensò dagli studi propedeutici. Poco<br />

dopo, nel 1668, rifiutò l’eredità del titolo di duca, che passò al<br />

fratello, e fece la sua prima professione cambiando il nome <strong>in</strong> fra V<strong>in</strong>cenzo<br />

Maria ors<strong>in</strong>i. fu ord<strong>in</strong>ato sacerdote il 24 febbraio 1671 dal card<strong>in</strong>ale<br />

emilio Altieri, futuro papa Clemente X.<br />

A soli ventitré anni nel 1672, contro la sua volontà, fu elevato alla<br />

porpora card<strong>in</strong>alizia con il titolo di <strong>San</strong> Sisto e prefetto della Congregazione<br />

del Concilio; accettò solo dopo che il Generale dell’ord<strong>in</strong>e<br />

dei frati Predicatori, chiamato dal papa Clemente X, lo obbligò.<br />

Nel 1675 gli furono proposte le sedi vescovili di Salerno e di<br />

Manfredonia: la sua scelta fu per quest’ultima, che era meno prestigiosa<br />

e meno ricca, ma vic<strong>in</strong>a al suo luogo natio; fu, qu<strong>in</strong>di, nom<strong>in</strong>ato il 28<br />

gennaio 1675 arcivescovo di Manfredonia e consacrato il 3 febbraio<br />

dello stesso anno dal card<strong>in</strong>ale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni.<br />

Qui dimostrò le sue doti di vic<strong>in</strong>anza al popolo di Dio, anche se il suo<br />

carattere zelante lo portò ad avere contrasti con alcuni importanti<br />

funzionari del vice-regno e con i legati spagnoli. Papa Innocenzo XI e<br />

il card<strong>in</strong>ale Paluzzi Altieri, suo protettore e uomo vic<strong>in</strong>o alla sua<br />

famiglia, fecero <strong>in</strong> modo che il 22 gennaio 1680 accettasse il<br />

trasferimento alla sede vescovile di Cesena con il titolo personale di<br />

arcivescovo. In tale città, però, ebbe problemi di salute e vi poté soggiornare<br />

solo due anni (su un totale di sei anni), poiché dovette<br />

andare ad Ischia e a Napoli per curarsi; oltre a questo, ebbe problemi<br />

con le autorità laiche, <strong>in</strong> quanto il suo zelo lo portava a contrastare<br />

qualsiasi abuso.<br />

Il suo fervore religioso e la sua condotta di vita virtuosa <strong>in</strong>fluenzarono<br />

anche sua madre, sua sorella e due sue nipoti che entrarono nel Terz’ord<strong>in</strong>e<br />

domenicano.<br />

Il 18 marzo 1686 venne trasferito alla sede arcivescovile di Benevento<br />

e qui risiedette per trentotto anni. entrò <strong>in</strong> città il 30 maggio 1686 a<br />

dorso di un cavallo bianco e restò vescovo anche quando divenne<br />

papa, <strong>in</strong> via eccezionale. ogni anno visitava una parrocchia. Tenne<br />

due s<strong>in</strong>odi prov<strong>in</strong>ciali: il primo nel 1693, al quale parteciparono<br />

70 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


diciotto vescovi ed il secondo nel 1698, con il contributo di venti<br />

vescovi; entrambi gli atti furono approvati a Roma. Costruì ospedali e<br />

alleviò le sofferenze dei poveri. fondò un monte frumentario,<br />

precorrendo i tempi, per prestare ai contad<strong>in</strong>i <strong>in</strong>digenti i fondi per acquistare<br />

le sementi, da restituire all’epoca del raccolto. Durante il suo<br />

episcopato, la città fu colpita per due volte dal terremoto: l’8 giugno<br />

1688 e il 14 marzo 1702. In entrambi le circostanze si prodigò per gli<br />

abitanti e fece di tutto per ricostruire la città danneggiata, tanto che<br />

fu nom<strong>in</strong>ato “secondo fondatore” di Benevento.<br />

Il 3 gennaio 1701 optò per l’ord<strong>in</strong>e dei vescovi e si vide attribuita la<br />

sede suburbicaria di frascati, pur conservando l’amm<strong>in</strong>istrazione di<br />

Benevento. Successivamente (18 marzo 1715) scelse la sede suburbicaria<br />

di Porto-<strong>San</strong>ta Ruf<strong>in</strong>a, ottenendo sempre di conservare l’amm<strong>in</strong>istrazione<br />

di Benevento.<br />

Il 7 marzo 1724 moriva Innocenzo XIII e si apriva così il quarto<br />

conclave al quale l’ors<strong>in</strong>i partecipava. Il consesso si aprì il 20 marzo,<br />

ma il 25 maggio ancora non si era raggiunto un accordo su un nome<br />

degli eleggibili. Rattristato, decise di fare una novena al <strong>San</strong>to a lui<br />

particolarmente legato, <strong>San</strong> filippo Neri, aff<strong>in</strong>ché non tardasse<br />

l’elezione del nuovo papa. Prima che la novena fosse f<strong>in</strong>ita, vide con<br />

terrore che la persona sulla quale si convogliavano i voti maggiori era<br />

proprio lui. Tentò <strong>in</strong> tutti i modi di non farsi eleggere, ma non ci<br />

riuscì, e il 29 maggio 1724 fu eletto papa. Anche allora tentò di<br />

rifiutare, ma accettò quando si rese conto che un altro conclave<br />

avrebbe portato grossi problemi alla Chiesa. A mal<strong>in</strong>cuore obbedì e<br />

scelse <strong>in</strong> onore di Benedetto XI (papa domenicano), il nome di<br />

Benedetto XIV, che - però - <strong>in</strong> breve tempo corresse con Benedetto<br />

XIII, poiché Pedro de Luna che aveva già utilizzato tale nome tra il<br />

1394 e il 1423 era un antipapa.<br />

Tra i suoi primi atti vi fu il rafforzamento della discipl<strong>in</strong>a ecclesiastica.<br />

Impose una veste meno lussuosa e meno mondana ai card<strong>in</strong>ali.<br />

Durante il Giubileo del 1725 si dimise dalla carica di Gran Penitenziere<br />

e affermò che aveva seriamente pensato di riprist<strong>in</strong>are l’uso di<br />

penitenze pubbliche per alcune colpe gravi. Per favorire lo sviluppo di<br />

sem<strong>in</strong>ari diocesani, istituì una commissione speciale: la Congregazione<br />

dei sem<strong>in</strong>ari.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

71


Beato P<strong>in</strong>amonte da Brembate<br />

Ignoto<br />

Secolo XVIII (?)<br />

Olio su tela<br />

91,5x76 cm<br />

Durante il Concilio lateranense del 1725, richiese un’<strong>in</strong>condizionata<br />

accettazione della bolla pontificia Unigenitus, nella quale si erano<br />

confutati tutti i pr<strong>in</strong>cipali fondamenti del Giansenismo, e, sebbene<br />

con notevoli sforzi, riuscì a fare approvare tale deliberazione al card<strong>in</strong>al<br />

De Noailles, arcivescovo di Parigi nel 1728. Durante il pontificato<br />

visitò due volte la città di Benevento, della quale cont<strong>in</strong>uò - <strong>in</strong> via eccezionale<br />

- a dirigere la diocesi, mediante un vicario generale, negli<br />

anni 1727 e 1729.<br />

Uomo di grande cultura, fu un papa riformatore e si impegnò a porre<br />

un freno allo stile di vita decadente del clero italiano e dei card<strong>in</strong>ali.<br />

fu l’ultimo membro della nobile famiglia ors<strong>in</strong>i a divenire papa. Deceduto<br />

nel 1730, le sue spoglie riposano <strong>in</strong> una cappella della chiesa<br />

domenicana di S. Maria sopra M<strong>in</strong>erva <strong>in</strong> Roma. Nel 1931 venne <strong>in</strong>trodotta<br />

la causa di beatificazione.<br />

72 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Beato<br />

P<strong>in</strong>amonte da Brembate<br />

(<strong>Bergamo</strong> 1200 c.a. – 1266) epigrafe<br />

r<strong>in</strong>tracciata ed estratta da una “Vita<br />

B. P<strong>in</strong>amonti scripta <strong>in</strong> libris 4 cap.<br />

8, De antiquitatibus et gestibus diversorum<br />

bergomensium, a Marco<br />

Antonio Benaleo:<br />

“B. P<strong>in</strong>amontius Peregr<strong>in</strong>us De Brembate.<br />

Unus ex primis discipulis S. Dom<strong>in</strong>ici<br />

Bergomi natus anno circiter 1200. Concionibus<br />

exhortationibus exemplis, post<br />

SS. Dom<strong>in</strong>icum Franciscum et episcopum<br />

Guallam <strong>in</strong> Bergomensi eclesia annos 46<br />

ad animarum salutem laboravit, multos<br />

ad frugem bonam reduxit, templum novum<br />

<strong>San</strong>cto Stephano dedicandum curavit.


Consorty Misericordiae 8.000 oblatis aureis nummis <strong>in</strong>itium fecit,<br />

Regulamque ei attribuit. Obyt <strong>in</strong> Dom<strong>in</strong>o anno salutis 1266 pridie<br />

calendas Februarii et <strong>in</strong> eadem aede veteri S. Stephani sepultus est”.<br />

B. P<strong>in</strong>amonte Pellegr<strong>in</strong>i da Brembate. Tra i primi discepoli di <strong>San</strong><br />

<strong>Domenico</strong>, nacque <strong>in</strong>torno al 1200. Nella predicazione, con l’esortazione<br />

e con l’esempio, al seguito dei S.S. <strong>Domenico</strong> e francesco<br />

e del vescovo Guala, si diede alla cura delle anime per 46 anni<br />

nella comunità ecclesiale bergamasca. Ricondusse molti fedeli alla<br />

rettitud<strong>in</strong>e dei costumi e si adoperò per la nuova chiesa da<br />

dedicarsi a S. Stefano. fondò il Consorzio della Misercordia, dotandola<br />

di un fondo di 8.000 monete d’oro e di una Regola. Morì<br />

nel febbraio del 1266 e venne sepolto nella vecchia chiesa di S.<br />

Stefano.<br />

Beata Sr. Lucia Gonzales<br />

(1616 c. – 1648) Di questa figlia dell’ord<strong>in</strong>e<br />

Domenicano, degna discepola del<br />

S. Padre <strong>Domenico</strong> ed emule di S. Cater<strong>in</strong>a<br />

da Siena, non conosciamo molto se<br />

non quello che i suoi agiografi ci raccontano.<br />

La nostra Beata nacque probabilmente<br />

nell’anno 1616 c. nella città pugliese<br />

di Gallipoli da nobili progenitori. Il<br />

padre era orig<strong>in</strong>ario della Spagna, più<br />

precisamente della città di Madrid, si<br />

chiamava Pietro Gonzales e nella sua famiglia<br />

di orig<strong>in</strong>e compariva un certo fra<br />

Antonio, domenicano, morto martire<br />

per la fede. La madre era Margherita<br />

Sabbat<strong>in</strong>i, orig<strong>in</strong>aria di Gallipoli e proveniva<br />

da una famiglia ricca di virtù, soprattutto<br />

da parte del padre <strong>in</strong>stancabile<br />

nel praticare la virtù della carità con<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

73<br />

Beata Suor Lucia Gonzales<br />

Ignoto<br />

Secolo XVII<br />

Olio su tela<br />

110x88


chiunque ne avesse bisogno, <strong>in</strong>fatti era d’abitud<strong>in</strong>e avere ogni giorno<br />

un povero alla propria mensa. La madre si esercitava <strong>in</strong> una candida<br />

semplicità e purezza di cuore. Indubbiamente Lucia risentì del clima<br />

familiare, <strong>in</strong>fatti, appena nata <strong>in</strong>iziarono a manifestarsi <strong>in</strong> lei segni di<br />

predilezione da parte del Signore, soprattutto nello stile di vita <strong>in</strong> cui<br />

spiccava l’anima contemplativa e il desiderio di stare sola con Dio.<br />

Non mancano quegli aneddoti dal sapore agiografico, dove si racconta,<br />

ad esempio, che ancora nella culla, nei giorni di digiuno si asteneva<br />

dal prendere il latte materno. All’età di tre anni, con tutta la famiglia,<br />

si trasferì nella città di Lecce, dove visse f<strong>in</strong>o alla morte. In questa<br />

città, ogni qualvolta scorgeva o veniva a contatto con i <strong>San</strong>ti religiosi<br />

dell’ord<strong>in</strong>e domenicano <strong>in</strong>aspettatamente la piccola trasaliva di gioia:<br />

<strong>in</strong> questo, i biografi videro i segni di quella predilezione per l’ord<strong>in</strong>e<br />

domenicano, nel quale entrerà <strong>in</strong> seguito come terziaria. f<strong>in</strong> dalla più<br />

giovane età <strong>in</strong>iziò a condurre una vita ritirata e di preghiera: gli angoli<br />

più nascosti della casa erano i suoi luoghi preferiti. Giunta all’età di 7<br />

anni si legò al Signore, che considerava già come il suo sposo diletto,<br />

con il voto di castità: <strong>in</strong> tutto questo non trovò ostacoli da parte della<br />

famiglia che assecondò quelli che sembravano dei giochi da bamb<strong>in</strong>i.<br />

Crescendo <strong>in</strong> età, bellezza e virtù, la giovane Lucia, ormai verso i 13<br />

anni, dopo la morte del padre, fu chiesta molte volte <strong>in</strong> sposa dai<br />

giovani della città, cosa del resto normale per l’epoca nonché necessaria<br />

alla famiglia rimasta senza più l’aiuto di un uomo. Iniziò così un<br />

periodo difficile per la Beata provata dalla sua stessa madre che la<br />

voleva maritare e dalle sue resistenze perché già aveva scelto nel<br />

Signore il suo unico sposo. A questo punto compirà un gesto<br />

clamoroso, lo stesso che fece <strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a da Siena: si tagliò i<br />

capelli e si presentò così a sua madre dicendole che ormai lei era sposa<br />

del Signore Gesù e che voleva mantenere fede al suo voto.<br />

Scampata dal pericolo di un matrimonio, non certo senza <strong>in</strong>tervento<br />

div<strong>in</strong>o (erano ormai abituali i suoi <strong>in</strong>contri col Signore stesso, con la<br />

Madonna, i <strong>San</strong>ti…), giunse nella città di Lecce un dotto predicatore:<br />

il padre Angelo di Grottola che con le sue prediche e virtù attirò a sé<br />

tutti i cuori di quella città ed anche Lucia ne rimase affasc<strong>in</strong>ata, tanto<br />

che proprio a questo padre chiederà di essere accolta nel Terz’ord<strong>in</strong>e<br />

domenicano per coronare così il suo sogno di essere per sempre del<br />

74 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Signore. La richiesta fu esaudita non senza difficoltà da parte della<br />

madre e della sorella, ma una volta superato ogni ostacolo, nel giorno<br />

dell’Assunzione della Verg<strong>in</strong>e al cielo, non ci è detto però <strong>in</strong> quale<br />

anno, fu ammessa nel Terz’ord<strong>in</strong>e ricevendo così il tanto desiderato<br />

abito dei figli di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong>. Da qui <strong>in</strong> avanti la vita di colei che da<br />

ora <strong>in</strong> poi si chiamerà suor Lucia, sarà un crescendo di preghiera, contemplazione,<br />

servizio di carità, miracoli ed estasi: <strong>in</strong> tutto degna<br />

consorella della stigmatizzata senese.<br />

Degno di nota è il fatto che <strong>in</strong> questo periodo ella abbia imparato a<br />

leggere il lat<strong>in</strong>o per <strong>in</strong>tervento diretto di <strong>San</strong> Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o, che<br />

lei chiamerà “il suo maestro”, e da lui sempre imparerà a scrivere ed<br />

anche grazie all’<strong>in</strong>tervento di un altro <strong>San</strong>to, allora vivente, di cui<br />

diverrà amica: <strong>San</strong> Giuseppe da Copert<strong>in</strong>o che risiedeva presso il<br />

convento della Grottella, distante sette miglia dalla città di Lecce. fu<br />

proprio <strong>San</strong> Giuseppe che consigliò alla nostra suor Lucia di chiedere<br />

al Signore, che le aveva già fatto apprendere la lettura, di poter<br />

imparare a scrivere: <strong>in</strong>utile dire che fu esaudita anche <strong>in</strong> questo.<br />

Ci potremmo chiedere il perché di tanta accondiscendenza da parte<br />

di Dio verso questa sua creatura. essa si dist<strong>in</strong>se per una confidenza<br />

estrema verso colui che considerava il suo sposo ed amato, confidenza<br />

che la faceva eccellere, ad imitazione della Madre di Dio, nelle virtù<br />

dell’umiltà, dell’obbedienza e della carità profusa senza mai stancarsi.<br />

Anche lei, come la <strong>San</strong>ta senese, aiutava nell’ospedale cittad<strong>in</strong>o e si<br />

sottopose ad un atto eroico togliendo del pus da una ferita alla gamba<br />

ad una donna che l’aveva ormai da troppo tempo: ovviamente, la<br />

donna dopo questo gesto si convertì. La vita di questa nostra Beata è<br />

ricca di questi episodi che ne mettono <strong>in</strong> evidenza la santità. Non basterebbero<br />

pag<strong>in</strong>e per raccontarli tutti, ma è sufficiente dire che tutta<br />

la sua vita fu segnata da un amore appassionato per il Signore, amore<br />

che la portò ad abbandonarsi con fiducia al suo Dio, tant’è vero che<br />

la sua vita ebbe term<strong>in</strong>e all’età di 32 anni il giovedì successivo alla<br />

festa dello Spirito <strong>San</strong>to, il 4 giugno 1648. I solenni funerali furono<br />

celebrati nella chiesa dell’Annunciata dei frati Predicatori e sepolta<br />

nel coro. Relazioni sulla vita di questa gran serva di Dio furono scritte<br />

negli atti del Capitolo Generale dell’ord<strong>in</strong>e Domenicano svoltosi a<br />

Roma nel 1656.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

75


<strong>San</strong> Giovann<strong>in</strong>o - Francesco Barbieri detto il Guerc<strong>in</strong>o o Scuola bolognese<br />

XVII secolo - Olio su tela - 60x50<br />

76 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Dalle confraternite mariane<br />

alla confraternita del Rosario<br />

n ogni tempo e <strong>in</strong> ogni nazione è accetto a Dio chiunque lo<br />

«Iteme e opera la sua giustizia. Tuttavia piacque a Dio di<br />

santificare e salvare gli uom<strong>in</strong>i non <strong>in</strong>dividualmente e senza alcun<br />

legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse<br />

nella verità e santamente lo servisse». 1<br />

«Con la predicazione del vangelo di Cristo vengono radunati<br />

i fedeli e si celebra il mistero della Cena del Signore». 2<br />

I due testi del Vaticano II sopra citati oltrepassano il concilio<br />

stesso ed esprimono alcune delle fondamentali costanti della storia<br />

della salvezza: Dio vuole salvare gli uom<strong>in</strong>i non da soli, ma come<br />

comunità e popolo. A loro volta, la comunità e il popolo sono aggregati<br />

da una parola che, per il Nuovo Testamento, è il vangelo e<br />

<strong>in</strong> seguito il popolo, così aggregato attraverso i sacramenti, diventa<br />

una comunità celebrante. Questo schema ha molte variabili - ad<br />

esempio la testimonianza di una vita buona, la carità e la presenza<br />

dei cristiani <strong>in</strong> una data cultura sono certamente fattori di richiamo,<br />

cioè aggreganti -, ma sempre presto o tardi bisogna arrivare alla<br />

parola come annuncio esplicito del vangelo, delle sue formulazioni<br />

che si sono affermate nella vita dei credenti e delle sue esigenze<br />

morali (catechismo).<br />

La premessa serve per spiegare che è <strong>in</strong>sita una certa<br />

normalità nel fatto che, a seguito del successo della predicazione<br />

dei primi frati, loro stessi o i loro successori abbiano cercato di ulteriormente<br />

aggregare il popolo che frequentava la predicazione <strong>in</strong><br />

forme più strutturate: le confraternite e <strong>in</strong> specie le confraternite<br />

mariane.<br />

I. LE COnFRATERnITE PRIMITIVE E In SPECIE MARIAnE<br />

La confraternita del Rosario, che oggi conosciamo e fondata<br />

per la prima volta a Douai, <strong>in</strong> francia, da parte di Alano de la<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

77<br />

Stendardo della<br />

Madonna del Rosario<br />

1850 – 1899<br />

Oro filato.<br />

Raso di seta dip<strong>in</strong>to<br />

e ricamato <strong>in</strong> seta policroma<br />

175x115


Reliquiario a forma<br />

di ostensorio<br />

“Ex-capillis Beata Verg<strong>in</strong>e<br />

Maria”<br />

di venerata immag<strong>in</strong>e<br />

Mickael Iohann Kuefner<br />

notizie 1776 (ATT.)<br />

1775 - 1799<br />

Argento cesellato<br />

smalti e pietre preziose<br />

46<br />

Roche (1428-1475), traeva orig<strong>in</strong>e da precedenti confraternite -<br />

non solo mariane - dirette dai frati predicatori, le quali avevano<br />

una loro precisa orig<strong>in</strong>alità e non erano solo un anticipo della<br />

confraternita del Rosario, come <strong>in</strong> seguito si volle far credere.<br />

Al riguardo restano fondamentali gli studi di Meersseman,<br />

che seguiremo; 3 anche se un lavoro di revisione e puntualizzazione<br />

si rende necessario sull’attribuzione del ruolo di fondatore a san<br />

Pietro Martire o da Verona († 1252), che va ridimensionato a<br />

istitutore formale delle confraternite, benché resti il suo <strong>in</strong>discutibile<br />

<strong>in</strong>flusso sul movimento. 4 In ogni caso, qui non <strong>in</strong>teressa il<br />

fondatore, ma la descrizione delle confraternite e del loro spirito e<br />

<strong>in</strong> questo senso, i contributi di Meersseman restano validi.<br />

1. Il movimento orig<strong>in</strong>ario<br />

L’orig<strong>in</strong>e delle confraternite si radica nel successo della predicazione<br />

delle prime generazioni dei frati. A volte i partecipanti<br />

erano talmente numerosi che <strong>in</strong> certi casi si procedette ad allargare<br />

la piazza antistante alla chiesa per aumentare lo spazio dell’uditorio.<br />

Avere un popolo d<strong>in</strong>anzi a sé suggeriva naturalmente di organizzarlo<br />

<strong>in</strong> modo più strutturato. Questo avvenne attraverso le<br />

confraternite, le quali, <strong>in</strong> verità, non obbedivano soltanto all’<strong>in</strong>iziativa<br />

dei frati di aggregare gente, ma, prima ancora, alla volontà dei<br />

fedeli di aggregarsi per dare consistenza a una forma di culto che la<br />

liturgia di allora non permetteva ai laici di vivere <strong>in</strong> modo<br />

immediato. Ciò produsse una sorta di parrocchia parallela: «la<br />

confraternita costituisce <strong>in</strong> seno, o al di sopra della parrocchia<br />

legale, una parrocchia consensuale, col suo oratorio, il suo clero, il<br />

suo culto, il suo patrimonio». 5<br />

Un libretto polemico contro i successi dei mendicanti, che<br />

falsamente si presenta come opera di Pietro delle Vigne († 1248),<br />

dando voce alle lamentele del clero secolare/parrocchiale conferma<br />

quanto sopra:<br />

«(...) per svuotare ancora di più i nostri diritti e per rubarci<br />

la devozione dei fedeli, (i frati) hanno creato due nuove fraternite,<br />

che ricevono <strong>in</strong>dist<strong>in</strong>tamente uom<strong>in</strong>i e donne, <strong>in</strong> modo che a<br />

78<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


stento si trova qualcuno che non sia iscritto a una o all’altra. Per<br />

cui, dal momento che costoro si recano nelle loro chiese, anche<br />

nei giorni solenni non possiamo avere con noi i parrocchiani per<br />

la celebrazione dei div<strong>in</strong>i misteri e, ciò che è peggio, i fedeli<br />

ritengono cosa nefasta udire la parola di Dio da altri che non<br />

siano i frati predicatori o i m<strong>in</strong>ori». 6<br />

Di fatto, <strong>in</strong>torno alla metà del 1200 troviamo confraternite<br />

numerose e affermate a firenze (la “Società della Verg<strong>in</strong>e” a <strong>San</strong>ta<br />

Maria Novella, attribuita nella fondazione a S. Pietro Martire nel<br />

1244), a Bologna nel 1252, a Mantova nel 1255, ed <strong>in</strong>oltre a<br />

Milano, faenza, Padova, Lodi, Cremona ecc.<br />

2. La tipologia e l’ispirazione mariana<br />

Prima di tali confraternite sussisteva qua e là una certa<br />

forma di aggregazione dei fedeli, ma si trattava di fenomeni locali<br />

legati alle esigenze di mettere <strong>in</strong>sieme le forze (e i soldi) per<br />

costruire una chiesa dedicata alla Madonna oppure per gestire <strong>in</strong><br />

seguito una chiesa o un santuario e tali aggregazioni non prevedevano<br />

ord<strong>in</strong>ariamente un apostolato diretto e una organizzazione giuridicamente<br />

precisa.<br />

Per contro, le confraternite fondate dai frati predicatori - e<br />

ovviamente dai francescani - erano molto più estese e organizzate<br />

anche giuridicamente e si dist<strong>in</strong>guevano <strong>in</strong> due tipi: le Società della<br />

fede, che cooptavano i laici a collaborare nel lavoro dell’<strong>in</strong>quisizione<br />

da poco nata, e le Società della Verg<strong>in</strong>e, di impronta più formativa e<br />

devozionale, anche se non mancava una f<strong>in</strong>alità o per lo meno un<br />

contesto antieretico, come ben si esprime Umberto di Roman 7 nel<br />

documento fondativo della confraternita di Mantova, <strong>in</strong> cui lucidamente<br />

mette a punto le f<strong>in</strong>alità della confraternita istituita:<br />

«(...) a gloria di Dio e a lode della sua Madre e per la<br />

devozione dei fedeli e <strong>in</strong>oltre per estirpare e abolire la nefanda<br />

macchia e la confusione dei figli della diffidenza». 8<br />

La “nefanda macchia” era l’eresia catara e dall’eresia - per<br />

contrapposizione - derivava anche il riferimento mariano della<br />

confraternita, <strong>in</strong> quanto i catari non riconoscevano a Maria il<br />

titolo di Madre di Dio a causa del loro modo di <strong>in</strong>tendere la<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 79<br />

Corona dell’immag<strong>in</strong>e<br />

della Madonna<br />

Secolo XIX<br />

Argento <strong>in</strong> lam<strong>in</strong>a sbalzato<br />

21x24<br />

Corona dell’immag<strong>in</strong>e<br />

di Gesù Bamb<strong>in</strong>o<br />

Secolo XIX<br />

Argento <strong>in</strong> lam<strong>in</strong>a sbalzato<br />

13x16,5


natura e la funzione di Gesù Cristo.<br />

Ma questa considerazione spiega solo <strong>in</strong> piccola parte il<br />

perché del riferimento mariano delle nostre confraternite. esso,<br />

oltre che dalla contrapposizione all’eresia, va ricercato <strong>in</strong> una<br />

svolta della cultura della preghiera dal secolo XI <strong>in</strong> poi e che<br />

produsse nel secolo XII una vera “esplosione mariana”, come<br />

ormai è consuetud<strong>in</strong>e dire da parte di molti autori. Dalla precedente<br />

considerazione della redenzione di Cristo <strong>in</strong> quanto tale, si passò<br />

a prestare nuova attenzione alle «componenti empiriche del mistero,<br />

che muovono all’amorosa contemplazione: la nascita dalla Verg<strong>in</strong>e<br />

Maria e la Passione nei suoi s<strong>in</strong>goli momenti»; ne seguì che «la tendenza<br />

a fermare l’attenzione sui dettagli della vita terrena di Gesù<br />

si fa ancora più percettibile nella nuova predilezione per il mistero<br />

del Natale e per la venerazione della Madre di Dio» e verso Maria<br />

si attenuò un poco la precedente immag<strong>in</strong>e ieratica e austera della<br />

Theotokos delle icone per passare a una «venerazione <strong>in</strong> modo<br />

sempre più <strong>in</strong>dipendente». 9 In senso più radicale, questo atteggiamento<br />

si contrappose al culto “antico”, il quale era «fondato soprattutto<br />

sulla realtà sacramentale, per cui il nostro culto verso<br />

Dio consiste nell’accogliere la rivelazione dell’amore e l’<strong>in</strong>tervento<br />

di salvezza (...) per la celebrazione sacramentale», mentre «il culto<br />

devozionale consiste nell’offrire a Dio i nostri sentimenti di ammirazione,<br />

di penitenza e di gratitud<strong>in</strong>e, persuasi che l’<strong>in</strong>tensità di<br />

questi sentimenti sarà quella che di fatto opererà la salvezza». 10<br />

Di conseguenza, tale <strong>in</strong>tensità di sentimenti doveva essere<br />

stimolata da considerazioni psicologiche sui sentimenti (di Gesù<br />

e) di Maria, che venivano ricostruiti e immag<strong>in</strong>ati oltre il dettato<br />

scritturistico. Dunque, <strong>in</strong> questo clima particolare, le nuove confraternite<br />

non potevano che essere mariane.<br />

Un’ulteriore valutazione di <strong>in</strong>sieme si impone: la rilevanza<br />

di tali confraternite nel tessuto sia apostolico sia formativo della<br />

vita cristiana. Collaborare all’<strong>in</strong>quisizione era veramente essere<br />

<strong>in</strong>seriti nella nuova azione apostolica della Chiesa e l’appartenenza<br />

a una confraternita mariana permetteva di sviluppare nuovi modi<br />

di comprensione del vangelo e di andare a Dio. Tutto ciò si concretizzava<br />

<strong>in</strong> un’appartenenza sotto il segno del “normale”: uom<strong>in</strong>i<br />

80<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


e donne di età media normale e con un buon <strong>in</strong>serimento nella<br />

società; <strong>in</strong>somma, una vivacità che ci riporta più agli attuali<br />

movimenti che non alla marg<strong>in</strong>alità di molte odierne confraternite.<br />

3. L’organizzazione e le pratiche devote<br />

Sorte <strong>in</strong> un momento <strong>in</strong> cui i liberi comuni elaboravano i<br />

propri statuti con una nuova freschezza risorgente del diritto,<br />

anche le confraternite non mancarono di dotarsi di statuti giuridici<br />

abbastanza precisi. Non sussisteva però una sorta di centralizzazione<br />

legislativa, per cui gli statuti comportavano ovvie differenze sia<br />

pure all’<strong>in</strong>terno di una ispirazione comune. Non possiamo<br />

soffermarci su tale aspetto. 11<br />

Limitandoci alle confraternite mariane: che cosa proponevano<br />

ai loro adepti?<br />

fondamentalmente la proposta ruotava su tre card<strong>in</strong>i: la<br />

riunione o aggregazione stessa, il sermone istruttivo, la messa.<br />

Una predicazione particolarmente curata era prevista nelle<br />

allora quattro feste mariane: Assunzione, Annunciazione, Purificazione,<br />

Natività. Al matt<strong>in</strong>o, nella messa, era previsto il sermo -<br />

non era l’attuale omelia, ma un discorso mentre si celebrava la<br />

messa, questa talvolta non del tutto visibile ai presenti! - e al pomeriggio/sera<br />

aveva luogo una seconda riunione della confraternita e<br />

di un popolo più numeroso con una nuova predicazione denom<strong>in</strong>ata<br />

collatio. In molti casi era di prassi una riunione settimanale al mercoledì.<br />

Se nella messa i laici erano totalmente passivi e spesso impossibilitati<br />

a vedere la celebrazione, se nella predicazione erano<br />

più partecipi perché almeno il l<strong>in</strong>guaggio era comprensibile, 12<br />

nelle attività cultuali della confraternita ritrovavano <strong>in</strong>vece una<br />

loro “partecipazione attiva”, ahimè, sempre più autonoma e<br />

parallela alla liturgia. Ciò si esprimeva nel canto delle Laudi <strong>in</strong><br />

l<strong>in</strong>gua volgare spesso dopo il canto lat<strong>in</strong>o del clero/frati e nelle<br />

processioni spesso <strong>in</strong> chiostro con un cero <strong>in</strong> mano consegnato<br />

alla f<strong>in</strong>e al presidente (sul modello della candelora).<br />

A livello personale erano previste diverse forme di preghiera<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

81<br />

Rosari di venerata immag<strong>in</strong>e<br />

della Madonna<br />

Secolo XVIII<br />

Pietra e argento filato


vocale al giorno, ad esempio un certo numero di Pater e Ave che<br />

sostituivano le s<strong>in</strong>gole ore canoniche. Tra le varie preghiere figurava<br />

anche il Salterio della Verg<strong>in</strong>e (nel senso sostitutivo delle ore<br />

canoniche e non meditativo dei misteri), ma senza una prem<strong>in</strong>enza<br />

di questa forma, mentre <strong>in</strong>vece vigeva la regola/consuetud<strong>in</strong>e di<br />

pregare sette volte al giorno.<br />

Da segnalare, <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e, la costante attenzione alle opere di misericordia<br />

e, nel giro di pochi anni, l’accumularsi di donazioni testamentarie<br />

(per lo più dei confratelli), che facevano della<br />

confraternita una entità anche amm<strong>in</strong>istrativa ed economica.<br />

4. Il lento decl<strong>in</strong>o<br />

Come sempre, la decadenza fu <strong>in</strong>avvertibile e lenta, ma ad<br />

un certo punto ci si accorse che le confraternite non svolgevano<br />

più il ruolo delle orig<strong>in</strong>i e per certi versi avevano travisato le<br />

proprie f<strong>in</strong>alità.<br />

Quali le cause? Meersseman ne <strong>in</strong>dica quattro:<br />

- una certa laicizzazione nel senso di opposizione dei laici ai<br />

chierici, scuotendo un giogo e una direzione clericale e ciò anche<br />

a seguito dell’assunzione di impegni sempre più mondani;<br />

- la peste del 1348-1350, con la drastica riduzione del<br />

personale e poi con la difficoltà della ripresa;<br />

- una dim<strong>in</strong>uzione di fervore con eccessi strutturali, ad<br />

esempio la costituzione di un gruppo di cantori/ragazzi per le<br />

Laudi che perfezionava l’esecuzione, ma dim<strong>in</strong>uiva la partecipazione,<br />

e anche con eccessi <strong>in</strong> certe feste;<br />

- il passaggio o cessione del titolo a una associazione (corporazione)<br />

di altro mestiere.<br />

A meno di lasciare che tutto morisse, una riforma o una<br />

svolta si imponeva e avvenne con una nuova rivitalizzazione a<br />

opera di Alano de la Roche.<br />

II. LA COnFRATERnITA DEL ROSARIO<br />

1. Alano de la Roche e la «Confraternita del Salterio<br />

della gloriosa Verg<strong>in</strong>e Maria»<br />

A Douai dal 1464 al 1468 il domenicano Alano de la Roche<br />

82<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


fondò una confraternita laicale, assegnandole come preghiera le<br />

centoc<strong>in</strong>quanta Ave <strong>in</strong>tercalate dai Pater. Il 16 maggio 1470, il<br />

vicario generale della congregazione domenicana riformata d’olanda<br />

Giovanni excuria concesse alla confraternita la partecipazione ai<br />

beni spirituali dei frati.<br />

Dunque Alano partì da quanto già esisteva, lo fece approvare,<br />

ma <strong>in</strong>sieme lo cambiò caratterizzando la confraternita come “Confraternita<br />

del Salterio della gloriosa Verg<strong>in</strong>e Maria”, per cui, all’obiezione<br />

che «La confraternita del Salterio è una mera novità»<br />

rispose seccamente: «Dico: nuova quanto alla restaurazione, ma<br />

quanto all’istituzione è molto antica». 13<br />

Il nuovo assetto della confraternita e l’avervi ad essa legato<br />

il nuovo salterio mariano restano l’opera più duratura di Alano de<br />

la Roche e il suo personale successo immediato, se è vero che<br />

poteva permettersi di scrivere al vescovo di Tournai che dalle sue<br />

parti il numero degli iscritti ammontava «a oltre c<strong>in</strong>quemila uom<strong>in</strong>i…<br />

di ogni ord<strong>in</strong>e e stato sociale». 14<br />

È per molti versi grazie alla struttura sociale della confraternita<br />

che il salterio/rosario si è diffuso, ha resistito al tempo, è stato<br />

assunto come uno strumento di pastorale.<br />

Questa normale storia fu però da Alano trasfigurata <strong>in</strong> una<br />

sorta di fondazione soprannaturale e diretta della confraternita da<br />

parte della Madonna tramite san <strong>Domenico</strong>: «la Reg<strong>in</strong>a del Salterio<br />

e la Patrona della confraternita, la Verg<strong>in</strong>e Maria, essa stessa def<strong>in</strong>ì<br />

<strong>in</strong> term<strong>in</strong>i di legge la vita della confraternita, leggi che volle<br />

sancite e perenni e tali le dettò <strong>in</strong> rivelazione a san <strong>Domenico</strong><br />

sotto questa formula». 15<br />

Si tratta di un artificio spesso usato e non solo nell’antichità:<br />

proiettare il presente <strong>in</strong> un passato lontano, glorioso e mitico, di<br />

modo che il presente risplenda <strong>in</strong> una nuova luce.<br />

2. Alano de la Roche e le caratteristiche<br />

della nuova confraternita<br />

Lo spirito dell’associazione e gli obblighi dei confratelli, a<br />

partire dalla concessione di partecipare ai beni spirituali dei frati, 16<br />

sono ben espressi <strong>in</strong> un testo della predicazione di Alano: «la<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 83<br />

Pettorale di venerata immag<strong>in</strong>e<br />

della Madonna<br />

Secolo XVIII<br />

Raso, perle, pietre e argento filato


Giuseppe Nuvolone<br />

(1619 – 1703)<br />

Madonna<br />

con il Bamb<strong>in</strong>o benedicente<br />

olio su tela, cm. 70 x 50<br />

Inedito<br />

84<br />

La composizione riprende un soggetto più volte trattato sia da Giuseppe<br />

che da Carlo francesco, che dà risalto all’<strong>in</strong>tenso rapporto di affetti<br />

<strong>in</strong>staurato tra la Madonna e il Bamb<strong>in</strong>o suggellato dal tenero atteggiamento<br />

protettivo della Madre. La figura della Verg<strong>in</strong>e, dal volto<br />

appena recl<strong>in</strong>ato, richiama nell’acconciatura del velo, quasi una cuffia,<br />

portato alto sulla sommità del capo, e nell’<strong>in</strong>consueto abb<strong>in</strong>amento<br />

cromatico della veste giocato sugli accordi rossi, verde spento e lilla<br />

nella manica, esempi di sicura mano di Carlo francesco, 1 come la<br />

straord<strong>in</strong>aria Madonna col Bamb<strong>in</strong>o delle Raccolte Civiche di Milano,<br />

di un’esecuzione soffice e sfumata nei contorni delle figure 2 .<br />

Nel dip<strong>in</strong>to <strong>in</strong> esame, <strong>in</strong>vece, una maggiore concretezza nella tornitura<br />

plastica del modellato sia nella Madonna che nel Bamb<strong>in</strong>o, del<strong>in</strong>eato<br />

da contorni più fermi e decisi anche nella risoluzione delle chiome ar-<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


icciate, una certa pienezza delle forme e un’<strong>in</strong>tonazione più calda del<br />

colore <strong>in</strong>ducono a riferire l’esecuzione dell’opera alla mano di<br />

Giuseppe, meno <strong>in</strong>cl<strong>in</strong>e alla resa pittorica sfrangiata e morbida tipica<br />

del fratello.<br />

La posizione del Bimbo seduto e con la schiena diritta <strong>in</strong> grembo alla<br />

Madre rammenta <strong>in</strong>f<strong>in</strong>e l’analogo atteggiamento della figura nel<br />

dip<strong>in</strong>to riferito a Giuseppe con la Madonna e il Bamb<strong>in</strong>o di collezione<br />

privata. 3<br />

1 f. M. ferro, Nuvolone una famiglia di pittori nella Milano del ‘600, Sonc<strong>in</strong>o<br />

(Cremona) 2003, n.151, tav. XLVIII, n. 150, tav. XLIX.<br />

2 f.M. ferro, <strong>in</strong> Museo d’Arte del Castello Sforzesco. Il Seicento, vol. III, Milano<br />

1999, pp. 207 -209.<br />

3 f. M. ferro, Nuvolone una famiglia di pittori nella Milano del ‘600, cit., n. 44,<br />

tav. XLIV.<br />

Verg<strong>in</strong>e gloriosa gli disse che voleva che tutti i fratelli e le sorelle<br />

della predetta confraternita facessero scrivere i loro nomi e cognomi su<br />

di un libro poiché <strong>in</strong> caso contrario non sarebbe una confraternita<br />

e tale scrittura è segno che essi saranno scritti nel libro della vita.<br />

e non voleva che si pagasse denaro, ma voleva soltanto che si<br />

dicessero tutti i giorni centoc<strong>in</strong>quanta Ave Maria ... essi saranno<br />

partecipi di tutti i beni che faranno i loro fratelli e sorelle e il giorno<br />

che dimenticheranno o smetteranno di dire il salterio non sarà<br />

peccato... coloro che porteranno i paternoster (corona) per dare buon<br />

esempio e per amore di me avranno diecimila anni di perdono e<br />

lo stesso quelli che esortano altri a dirlo... questa confraternita<br />

può essere fatta <strong>in</strong> qualsiasi luogo». 17<br />

La confraternita era «di devozione e di libera volontà, non<br />

di necessità». 18 Di fatto però Alano <strong>in</strong>vitò tutti alla confraternita e<br />

di fronte all’eterna obiezione: «se le confraternite si erigono nelle<br />

chiese dei frati... le parrocchie rimangono deserte, e i loro diritti e<br />

i loro guadagni dim<strong>in</strong>uiscono»; rivolgendosi al parroco rispose:<br />

erigi anche tu la confraternita <strong>in</strong> parrocchia e, dal momento che è<br />

gente che prega e si converte, com<strong>in</strong>ceranno a restituire, a far testamento<br />

<strong>in</strong> tuo favore, a frequentare la messa, a portare doni alla<br />

chiesa ecc. 19<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

85


3. Dalla confraternita di Alano alla «Confraternita<br />

del Rosario»<br />

Giacomo Sprenger, priore del locale convento domenicano,<br />

l’8 settembre 1475 fondò a Colonia una «Confraternita del rosario».<br />

Il giorno prima Alano era morto a Zwolle. Possediamo gli statuti,<br />

abbastanza vic<strong>in</strong>i alla fraternita di Alano, 20 che però si differenziano<br />

su due punti: il nuovo nome del rosario e non più del salterio;<br />

l’obbligo del Salterio della Verg<strong>in</strong>e da quotidiano a settimanale. I<br />

due particolari erano meno <strong>in</strong>significanti di quanto si creda e ponevano<br />

la fraternita di Colonia come portatrice di un nuovo<br />

<strong>in</strong>dirizzo spirituale rispetto a quella orig<strong>in</strong>aria di Douai fondata da<br />

Alano: con essa era tramontato il salterio ed era nato il rosario.<br />

Soprattutto l’obbligo settimanale <strong>in</strong>vece di giornaliero rese possibile<br />

l’iscrizione alla confraternita senza l’imposizione di un peso che<br />

pochi avrebbero nel tempo potuto portare.<br />

Da Colonia la confraternita si estese a Lisbona nel 1478, a<br />

Ulma nel 1483, a Colmar nel 1485 ecc. In Italia il domenicano tedesco<br />

Giovanni d’erfurt fondò la confraternita a Venezia nel<br />

1480; nel 1481 fu la volta di <strong>San</strong> Marco a firenze e <strong>San</strong>ta Maria<br />

sopra M<strong>in</strong>erva a Roma. La diffusione proseguì con ritmo accelerato<br />

<strong>in</strong> europa e nel Nuovo Mondo.<br />

frattanto si fondò il diritto secondo cui solo il Maestro Generale<br />

dell’ord<strong>in</strong>e poteva erigere la confraternita 21 e il Maestro<br />

Generale Sisto fabbri, il 1 ottobre 1585, pubblicò gli statuti della<br />

confraternita romana di <strong>San</strong>ta Maria sopra M<strong>in</strong>erva, 22 proponendoli<br />

come modello alle restanti confraternite per raggiungere l’uniformità.<br />

La lettura degli statuti fa toccare con mano lo sviluppo della confraternita:<br />

dall’umile realtà di preghiera e di conteggio dei meriti,<br />

documentata dalla pag<strong>in</strong>etta degli statuti di Colonia, si passa alle<br />

più di tredici pag<strong>in</strong>e sugli ufficiali e il modo di eleggerli poiché la<br />

confraternita ha un illustrissimo protettore, un priore, tredici consiglieri,<br />

alcuni s<strong>in</strong>daci, un secretario, un camerlengo, un mandatario<br />

ecc.<br />

La confraternita diventa luogo dove circolano soldi e lo si<br />

può constatare ancora oggi ammirando più d’una cappella del<br />

rosario; l’ostacolo secondo cui l’associazione non era a scopo di<br />

86<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


lucro né era consentito richiedere tasse d’iscrizione fu aggirato<br />

con una dist<strong>in</strong>zione tanto sottile quanto facile: non si potevano<br />

esigere soldi, ma non era proibito accettare le offerte spontanee<br />

per ornare l’altare del Rosario o per altri scopi, così come si<br />

potevano accettare legati, oblazioni, donazioni ecc.: una serie di<br />

documenti ecclesiastici confermerà il ragionamento. 23<br />

La confraternita conseguì una qualche autonomia di fronte<br />

ai parroci e ai vescovi, ma restò, oltre che un alveo di educazione<br />

alla preghiera, uno strumento di aggregazione pastorale non <strong>in</strong>differente,<br />

comportando ogni mese una riunione con la confessione,<br />

la messa, la predicazione/istruzione.<br />

III. OGGI?<br />

È scontato che dalla storia si possono trarre ispirazioni, ma<br />

la storia non si ripete.<br />

La confraternita del Rosario mantiene di certo una funzione<br />

aggregante e di avvio a questa forma di preghiera, ma non può più<br />

considerarsi una risorsa pastorale come lo fu a pochi anni dalla<br />

sua nascita, né porsi al centro dell’attenzione ecclesiale, posto ora<br />

occupato dai movimenti e da altre istituzioni, a presc<strong>in</strong>dere ovviamente<br />

dalle aggregazioni basiche di parrocchia e diocesi.<br />

L’elenco dei riferimenti reperibili del Magistero ord<strong>in</strong>ario<br />

non prevede una centralità delle confraternite nella pastorale,<br />

anche se sono apprezzate: si raccomanda la Confraternita della<br />

dottr<strong>in</strong>a cristiana <strong>in</strong> vista dell’<strong>in</strong>cremento della catechesi 24 e si<br />

mette <strong>in</strong> guardia dal fomentare iscrizioni troppo superficiali a congregazioni<br />

mariane quasi solo per ottenere grazie e senza l’assunzione<br />

di impegni concreti, 25 ci si <strong>in</strong>teressa all’aspetto museale cui le confraternite<br />

possono contribuire nonché al mantenimento di una<br />

certa memoria, 26 sono state ovviamente prodotte le necessarie<br />

puntualizzazioni amm<strong>in</strong>istrative, 27 ci si è rivolti alle confraternite<br />

come una delle risorse per l’adorazione eucaristica soprattutto<br />

durante l’anno dell’eucaristia ecc. 28<br />

Più positivamente, tra gli orientamenti per il terzo millennio<br />

che stava <strong>in</strong>iziando, Giovanni Paolo II ha stimolato al dovere di<br />

«promuovere le varie realtà aggregative, che sia nelle forme più tra-<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 87


dizionali, sia <strong>in</strong> quelle più nuove dei movimenti ecclesiali,<br />

cont<strong>in</strong>uano a dare alla Chiesa una vivacità che è dono di Dio»: 29 è<br />

una legittimazione del pacifico mantenimento delle confraternite.<br />

Un documento più fondante sul rapporto tra pietà popolare<br />

e liturgia riconosce che «soggetto ugualmente importante della<br />

pietà popolare sono pure le confraternite e altre pie associazioni di<br />

fedeli», le quali talvolta hanno un «calendario proprio» accanto al<br />

calendario liturgico e «hanno pure libri devozionali propri e<br />

peculiari segni dist<strong>in</strong>tivi»; la Chiesa riconosce tutto questo e<br />

«apprezza le f<strong>in</strong>alità e l’attività cultuale», esigendo però che quest’ultima,<br />

«evitando ogni forma di contrapposizione o di isolamento,<br />

sia saggiamente <strong>in</strong>serita nella vita parrocchiale e diocesana»: 30 è un<br />

contesto molto ampio e generoso nel quale si può ben <strong>in</strong>serire la<br />

confraternita del Rosario, le cui “particolarità” sono m<strong>in</strong>ime e<br />

ormai comune patrimonio di tutta la Chiesa lat<strong>in</strong>a.<br />

Volendo collocare la confraternita del Rosario nella vita di<br />

preghiera del cristiano, si possono <strong>in</strong>dividuare tre contesti: il primo<br />

e irr<strong>in</strong>unciabile contesto della preghiera cristiana è la partecipazione<br />

alla liturgia nella santa assemblea; un terzo contesto è la preghiera<br />

<strong>in</strong> solitud<strong>in</strong>e; un secondo e <strong>in</strong>termedio contesto sono alcune reti relazionali<br />

più ristrette come la famiglia «il primo luogo dell’educazione<br />

alla preghiera» (CCC 2685) e «i gruppi di preghiera, come pure le<br />

“scuole di preghiera” ... uno dei segni e uno degli stimoli al r<strong>in</strong>novamento<br />

della preghiera nella Chiesa, a condizione che si att<strong>in</strong>ga<br />

alle fonti autentiche della preghiera cristiana» (CCC 2689). È <strong>in</strong><br />

questo secondo contesto che, forse, trova oggi la migliore ispirazione<br />

la confraternita come educazione comunitaria al prolungamento<br />

della preghiera oltre la liturgia, ma da essa traendo ispirazione e<br />

come sostegno alla preghiera <strong>in</strong> solitud<strong>in</strong>e che resta un’esperienza<br />

utile e normale per ogni credente.<br />

88<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Fra Riccardo Barile O.P.<br />

Priore <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong>le della <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> S. <strong>Domenico</strong> <strong>in</strong> Italia<br />

1 CoNCILIo eCUMeNICo VATICANo II, Lumen gentium, n. 9: eV 1/308.<br />

2 CoNCILIo eCUMeNICo VATICANo II, Lumen gentium, n. 9: eV 1/348.


3 Restano fondamentali: G. G. MeeRSSeMAN, Les Frères Prêcheurs et le mouvement<br />

dévot en Flandre au XIII siècle <strong>in</strong> AfP 18/1948, pp. 69-130; IDeM, La prédication dom<strong>in</strong>ica<strong>in</strong>e<br />

dans les congrégations mariales en Italie au XIII siècle <strong>in</strong> AfP 18/1948, pp.<br />

131-161; IDeM, Etudes sur les anciennes confréries dom<strong>in</strong>ica<strong>in</strong>es. III. Les congrégations de<br />

la Vierge <strong>in</strong> AfP 22/1952, pp. 5-176; IDeM, Ordo fraternitatis: confraternite e pietà<br />

dei laici nel Medioevo. Herder, Roma 1977; cf anche S. oRLANDI, Libro del Rosario<br />

della gloriosa verg<strong>in</strong>e Maria. CIDR, Roma 1965, pp. XVI-240; più facilmente<br />

accessibile e riassuntivo A. D’AMATo, La devozione a Maria nell’Ord<strong>in</strong>e Domenicano.<br />

eSD, Bologna 1984, pp. 49-55.<br />

4 Cf L. PeLLeGRINI, Pietro da Verona - <strong>San</strong> Pietro Martire: il punto sulle confraternite <strong>in</strong><br />

Italia (secc. XIII-XV) <strong>in</strong> GIANNI feSTA (eD.), Martire per la fede. <strong>San</strong> Pietro da Verona<br />

domenicano e <strong>in</strong>quisitore (Atti del Convegno 24-26 ottobre 2002 a Milano). eSD,<br />

Bologna 2007, pp. 223-247.<br />

5 G. Le BRAS, Studi di sociologia religiosa. feltr<strong>in</strong>elli, Milano 1969, p. 208.<br />

6 Citato <strong>in</strong> Meersseman, La prédication..., pp. 132-133.<br />

7 † 1277, qu<strong>in</strong>to Maestro Generale dell’ord<strong>in</strong>e.<br />

8 Citato <strong>in</strong> Meersseman, La prédication..., p. 135.<br />

9 J. A. JUNGMANN, Breve storia della preghiera cristiana. Quer<strong>in</strong>iana, Brescia 1991,<br />

pp. 96.100-101.<br />

10 S. MARSILI, Verso una teologia della Liturgia <strong>in</strong> AA VV, Anamnesis 1. Marietti,<br />

Casale Monferrato 1974, p. 66.<br />

11 Per l’Italia si veda un caso particolare: fRANCo BAGGIANI, Statuti c<strong>in</strong>quecenteschi<br />

di confraternite del rosario <strong>in</strong> Toscana <strong>in</strong> Memorie Domenicane 26/1995, pp. 195-317,<br />

con i testi degli antichi statuti riportati alle pp. 247-317.<br />

12 Vi sono alcuni che «volentieri si dedicano alle lodi div<strong>in</strong>e frequentando la<br />

chiesa e gli uffici div<strong>in</strong>i: ma <strong>in</strong> quegli uffici i laici non capiscono ciò che si dice,<br />

mentre nella predicazione lo capiscono. e così attraverso la predicazione si loda<br />

Dio <strong>in</strong> modo più chiaro e aperto» (UMBeRTo DI RoMAN , De eruditione Praedicatorum<br />

I,IV,XXI. ed. J. J. Berthier, Vol. II. Marietti, Casale Monferrato 1956, pp. 432-<br />

433).<br />

13<br />

ALANo, Apologia XXII,I,40 (ed. delle Opere - forum Cornelii 1847. ex<br />

Tipographia episcopali)<br />

14<br />

ALANo, Apologia XXII,III,41.<br />

15<br />

ALANo, Opere II,XVII,III, 88.<br />

16 Testo orig<strong>in</strong>ale <strong>in</strong> lat<strong>in</strong>o <strong>in</strong> orlandi, Libro del Rosario, 57-58.<br />

17<br />

ALANo, Ordonnance <strong>in</strong> orlandi 59-61.<br />

18<br />

ALANo, Apologia XVI,VI,27.<br />

19<br />

ALANo, Apologia XXII,III,41.<br />

20 Testo lat<strong>in</strong>o <strong>in</strong> Acta <strong>San</strong>ctae Sedis necnon Magistrorum et Capitulorum Generalium<br />

sacri Ord<strong>in</strong>is praedicatorum pro Societate SS. Rosarii... 2, appendix III,1218-1220.<br />

21 Cf <strong>in</strong> Acta... 1,1, 1. Le concessioni autorevoli com<strong>in</strong>ciano dal 1551.<br />

22 La promulgazione avviene con lettera del 1.10.1585 = Acta... 2,460, 1032-1049.<br />

23 Cf Acta... 1,253ss, 123ss con l’elenco dei documenti e il rimando ai rispettivi<br />

testi per tutte le questioni f<strong>in</strong>anziarie.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 89


Madonna col Bamb<strong>in</strong>o<br />

<strong>in</strong> grembo,<br />

con la scritta<br />

ARDIGIMUS DE BUSTIS<br />

OC OPUS. 1404 JOANNE<br />

DE MAGISTER<br />

Copia dell’orig<strong>in</strong>ale<br />

conservato <strong>in</strong> una nicchia<br />

<strong>in</strong> sacrestia<br />

Marmo<br />

84<br />

24<br />

CoNCILIo eCUMeNICo VATICANo II, Christus Dom<strong>in</strong>us, n. 30: eV 1/656.<br />

25<br />

CoNGReGAZIoNe PeR IL CULTo DIVINo, Lettera Il santo padre (3.4.1987), n. 87:<br />

eV 10/1541.<br />

26<br />

PoNTIfICIA CoMMISSIoNe PeR I BeNI CULTURALI DeLLA CHIeSA, Lettera circolare<br />

La Pontificia Commissione (15.8.2001): eV 20/1575.1632.1676.<br />

27 CeI, Istruzione <strong>in</strong> materia amm<strong>in</strong>istrativa (1.4.1992), n. 117: eCeI 5/881-882.<br />

28<br />

CoNGReGAZIoNe PeR IL CULTo DIVINo e LA DISCIPLINA DeI SACRAMeNTI, Istruzione<br />

Redemptionis sacramentum (25.3.2004), n. 141: eV 22/2327; IDeM, Suggerimenti e<br />

proposte Ad appena un anno (15.10.2004), n. 39: eV 22/3155; BeNeDeTTo XVI,<br />

esortazione apostolica Sacramentum caritatis (22.2.2007), n. 67: eV 24/188.<br />

29<br />

GIoVANNI PAoLo II, Lettera apostolica Novo millennio <strong>in</strong>eunte (6.1.201), n. 46:<br />

eV 20/94.<br />

30 CoNGReGAZIoNe PeR IL CULTo DIVINo e LA DISCIPLINA DeI SACRAMeNTI, Direttorio<br />

su pietà popolare e liturgia (17.12.201), n. 69: eV 20/2426-2428.<br />

90 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


La chiesa e il convento di S. Marta<br />

nella storia della città<br />

Se c’era una famiglia eccellente a <strong>Bergamo</strong> nel primo Trecento<br />

era sicuramente quella degli Artifoni da Almenno, noti come<br />

De Apibus. Celebre era maestro Lorenzo De Apibus, precettore<br />

dei nipoti del Card<strong>in</strong>al Longo alla Curia papale di Avignone;<br />

celebre il figlio Jacopo <strong>Domenico</strong>, il “magister Crottus” legato<br />

d’amicizia col Petrarca; celebre Ventur<strong>in</strong>o, che a quattordici anni<br />

si fa domenicano a <strong>Bergamo</strong>, studia a Genova e si iscrive alla<br />

Società dei frati peregr<strong>in</strong>anti per le missioni <strong>in</strong> oriente. Riconosciuto<br />

come grande predicatore, a Bologna impone il culto di S. Marta,<br />

protettrice della città di Tarascona, a due passi da Avignone, alla<br />

quale era particolarmente devoto; nella città riesce a far costruire<br />

una chiesa e un convento a lei dedicati. Alla f<strong>in</strong>e del 1334 si trova<br />

a <strong>Bergamo</strong> per <strong>in</strong>citare alla creazione di un monastero femm<strong>in</strong>ile<br />

dedicato alla “sua” <strong>San</strong>ta. È il terzo monastero dell’ord<strong>in</strong>e fondato<br />

<strong>in</strong> città, dopo quello dei padri predicatori <strong>in</strong>sediatosi sul monte di<br />

S. Stefano nel 1226 e quello delle monache claustrali di Matris<br />

Dom<strong>in</strong>i, la cui chiesa fu consacrata nel 1273. Le monache di S.<br />

Marta si stabiliscono nel 1340 nei locali del convento che si<br />

affaccia sul Prato di S. Alessandro, luogo <strong>in</strong> cui s<strong>in</strong> dall’alto<br />

Medioevo si tiene la grande fiera annuale. Tra loro si trova<br />

Catal<strong>in</strong>a, sorella di Ventur<strong>in</strong>o, all’epoca esiliato ad Aubenas dal<br />

papa avignonese, timoroso e diffidente della forza di persuasione<br />

del domenicano bergamasco che era stato capace di guidare c<strong>in</strong>quecento<br />

flagellanti a Roma e che, dopo qualche anno, parteciperà<br />

alla crociata contro i turchi e morirà a Smirne nel 1346, a soli 42<br />

anni. Nel 1361 anche Jacopo <strong>Domenico</strong> si fa protettore del<br />

convento dest<strong>in</strong>ando ad esso terreni e beni che saranno gestiti<br />

dalla Misericordia Maggiore di <strong>Bergamo</strong>.<br />

Nel 1357, il 19 ottobre, con il titolo di S. Marta è consacrata<br />

la chiesa delle domenicane. Inizia ai marg<strong>in</strong>i del prato della fiera,<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

91


sulla strada del popoloso borgo di S. Leonardo la lunga storia<br />

della presenza nel cuore della città di donne che avevano scelto<br />

preghiera e la solitud<strong>in</strong>e, guidate dai frati predicatori di S. <strong>Domenico</strong>.<br />

Dopo la metà del secolo la chiesa, ad aula rettangolare con<br />

una abside a pianta quadrata, è certamente decorata da affreschi<br />

che negli anni ’80 si arricchiranno con il S. Sebastiano dip<strong>in</strong>to da<br />

Pec<strong>in</strong>o da Nova. È <strong>in</strong>teressante scoprire che molti degli affreschi<br />

della chiesa erano dovuti a committenti privati, quei mercanti e<br />

quei laici che popolavano l’operoso borgo di S. Leonardo con cui<br />

certamente e nonostante la clausura le monache erano collegate.<br />

Assume un significato particolare, tra i soggetti un tempo presenti<br />

sulle pareti della chiesa, l’affresco rappresentante Urbano V che<br />

tiene <strong>in</strong> mano le reliquie dei <strong>San</strong>ti Pietro e Paolo e ha accanto a sé<br />

S. <strong>Domenico</strong> e S. Antonio di Vienne. La rara iconografia, che<br />

esalta il ruolo del papa come tutore della fede, ricorda anche i<br />

rapporti che i De Apibus e molti bergamaschi avevano con<br />

Avignone, ma nello stesso tempo ribadisce l’importanza del<br />

fondatore dell’ord<strong>in</strong>e, <strong>Domenico</strong>, e di S. Antonio, <strong>in</strong> onore del<br />

quale, alla f<strong>in</strong>e del secolo, proprio accanto al convento di S. Marta<br />

fu eretta una chiesa a cui era annesso un piccolo ospedale.<br />

forse nati dalla volontà di un cittad<strong>in</strong>o, Gerardo De la<br />

Sale, forse dovuti alla presenza di un armigero di ignota provenienza,<br />

quel frate francesco che portava un abito lungo con sopra il petto<br />

la Tau di S. Antonio abate, l’ospedale e il convento sopravvivono<br />

f<strong>in</strong>o al 1586, quando vengono venduti, <strong>in</strong>sieme alla chiesa, alle<br />

monache di S. Lucia, anch’esse claustrali domenicane, poiché non<br />

ha più senso la presenza di un piccolo ospizio quando esiste da<br />

tempo e funziona e si accresce il grande ospedale costruito su<br />

disegno di Giovanni Antonio Amadeo a far da prospettiva all’area<br />

della fiera.<br />

Dall’avvento dell’osservanza, nel 1451, il monastero di<br />

clausura di S. Marta subisce riforme, non solo per quanto riguarda<br />

la vita religiosa, e la chiesa diventa una chiesa doppia; quella<br />

<strong>in</strong>terna, riservata alle monache, quella esterna ai fedeli, come testimonia<br />

S. Carlo che visita S. Marta nel 1575. Nel XVII secolo la<br />

92<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


chiesa esterna è rimodellata con stucchi e decorazioni e dentro<br />

una grande cornice è collocata la pala del Salmeggia, attualmente<br />

nella parrocchiale di Rogeno (Como), che rappresenta la Madonna<br />

e il Bamb<strong>in</strong>o <strong>in</strong> trono, i santi <strong>Domenico</strong>, Marta, Cater<strong>in</strong>a da<br />

Siena e Cater<strong>in</strong>a d’Alessandria.<br />

La città muta, anche se non si avvertono <strong>in</strong> superficie i cambiamenti,<br />

perché la cort<strong>in</strong>a di edifici che costeggia il lato nord<br />

della via che porta a S. Leonardo subisce mutamenti poco appariscenti.<br />

Le vicende storiche, le decisioni politiche, l’<strong>in</strong>tervento di<br />

Venezia sul volto della città con la creazione delle mura della<br />

fortezza si <strong>in</strong>trecciano con le presenze religiose, con la storia degli<br />

edifici, con le realtà devozionali. Dalla f<strong>in</strong>e del XVI anche i<br />

predicatori di S. <strong>Domenico</strong> si affacciano sul Prato dalla chiesa e<br />

dal convento di S. Bartolomeo, dove hanno trovato rifugio dopo<br />

la distruzione della loro casa e della loro chiesa sul monte di S.<br />

Stefano, quando si <strong>in</strong>iziò a dar corpo alla muraglia veneziana.<br />

Tutto cambierà quando la ventata di libertà, uguaglianza,<br />

fraternità attraverserà l’Adda e come un turb<strong>in</strong>e piomberà la Rivoluzione<br />

a <strong>Bergamo</strong>.<br />

Nell’arco di poche ore, il 12 marzo 1797, settecento persone<br />

firmano per l’allontanamento del rappresentante di Venezia: a<br />

<strong>Bergamo</strong> è <strong>in</strong>iziata la rivoluzione, nasce la Repubblica bergamasca,<br />

che presto confluirà nella Repubblica<br />

Cisalp<strong>in</strong>a, un evento<br />

che come una fiammata scard<strong>in</strong>erà<br />

equilibri che duravano da<br />

più di tre secoli e che darà luogo<br />

a cambiamenti irreversibili.<br />

La presenza delle truppe<br />

francesi, dei feriti, dei carriaggi<br />

è la cont<strong>in</strong>genza che accelera<br />

trasformazioni e perdita di senso<br />

di luoghi e istituzioni. Tra i<br />

primi istituti a perdere personalità<br />

e stato ci sono le congregazioni<br />

religiose. Nel 1797 vengono<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

93<br />

La chiesa <strong>in</strong>terna del convento<br />

di S. Marta, con le decorazioni<br />

trecentesche. È riconoscibile<br />

l’affresco con il Papa Urbano V<br />

e i <strong>San</strong>ti <strong>Domenico</strong> e Antonio<br />

da Vienne. (Acquerello<br />

di R<strong>in</strong>aldo Agazzi, 1886- Civica<br />

Biblioteca A. Mai,<br />

Raccolta Gaffuri)


La chiesa <strong>in</strong>terna<br />

con i forni da pane<br />

sulla destra (Acquerello<br />

di R<strong>in</strong>aldo Agazzi, 1886-<br />

Civica Biblioteca A. Mai,<br />

Raccolta Gaffuri)<br />

soppressi i conventi dei francescani<br />

conventuali, degli agost<strong>in</strong>iani,<br />

trasformati <strong>in</strong> prigioni o<br />

quartieri militari; nel convento<br />

domenicano di S. Bartolomeo<br />

si istituisce <strong>in</strong>vece la dogana,<br />

mentre la chiesa viene preservata<br />

per gli offici religiosi.<br />

L’anno seguente si sopprimono<br />

gli istituti femm<strong>in</strong>ili:<br />

il 21 giugno S. Marta viene trasformato<br />

<strong>in</strong> quartiere militare;<br />

<strong>in</strong> novembre è requisito anche<br />

il complesso monastico di S. Lucia. Che f<strong>in</strong>e fanno i monaci e le<br />

monache? Difficile immag<strong>in</strong>are la situazione, il peregr<strong>in</strong>are verso<br />

conventi che ancora non hanno subito la soppressione o il<br />

ricoverarsi <strong>in</strong> quei conventi che devono essere def<strong>in</strong>iti “Locali”<br />

senza più caratteristiche religiose (come il Locale di Matris Dom<strong>in</strong>i),<br />

con l’obbligo di vestire civilmente, di uscire per assistere ai riti<br />

sacri, senza avere permesso di preghiera e di contemplazione<br />

all’<strong>in</strong>terno del Locale a cui si è dest<strong>in</strong>ati.<br />

Il processo è <strong>in</strong>arrestabile: cambiano le situazioni politiche,<br />

la francia subisce rovesci, le truppe austro-russe che giungono nel<br />

1799, salutate come liberatrici, imperversano senza pietà. Il ritorno<br />

della francia è cruento e il quartiere di S. Marta, nell’ottobre<br />

dello stesso anno, deve accogliere cento carri di russi feriti che<br />

vengono ricoverati nei suoi edifici.<br />

Mai tanti militari e tanti luoghi adattati a caserme com<strong>in</strong>ciano<br />

ad esserci sul territorio urbano.<br />

Nel 1802 Jacques Pierre Marchant, Commissario delle guerre,<br />

fa un’ispezione nei locali di S. Marta <strong>in</strong>sieme all’architetto dipartimentale<br />

Carlo Capitanio allo scopo di <strong>in</strong>iziare i lavori per la trasformazione<br />

del luogo <strong>in</strong> ospedale militare; <strong>in</strong>tanto all’esterno si progetta<br />

di sistemare la viabilità e i marciapiedi corrono tra gli alberi piantati<br />

di fronte a S. Marta e si allungano sul fianco del complesso architettonico<br />

f<strong>in</strong>o a giungere davanti all’ospedale di S. Marco.<br />

94<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


Con il variare del regime politico e l’arrivo del governo<br />

austriaco, la caserma di S. Marta accoglie anche il “Magazz<strong>in</strong>o di<br />

proviande militari” e i fornai che debbono provvedere al pane per le<br />

truppe, per questo nella chiesa vengono costruiti forni <strong>in</strong> muratura.<br />

La caserma di S. Marta diviene simbolo della presenza di<br />

un regime oppressore e nel 1848 sarà tra le prime ad essere<br />

attaccata dai patrioti che <strong>in</strong>gaggiano una lotta strenua per la<br />

libertà.<br />

<strong>Bergamo</strong> subisce grandi trasformazioni, accelerate all’<strong>in</strong>izio<br />

del XIX secolo dal passaggio dal dom<strong>in</strong>io francese a quello<br />

austriaco. Tante le <strong>in</strong>novazioni che <strong>in</strong>vestono il centro della città<br />

bassa che vede nella compresenza dell’ospedale Grande e della<br />

fiera, all’<strong>in</strong>terno dello stesso ambito urbano, il motivo primario<br />

per puntare su una crescita della città a sud. Tra le trasformazioni<br />

da segnalare, oltre alla ricostruzione del teatro stabile che nel 1897<br />

sarà <strong>in</strong>titolato al genius loci Gaetano Donizetti, la creazione tra il<br />

1825 e il 1837 di un ospizio per i poveri, nel soppresso convento<br />

delle Grazie; l’apertura delle Mura<strong>in</strong>e con la realizzazione della<br />

Porta Nuova nella barriera di Prato attraverso la quale, dal 1838, si<br />

collega la nuova strada ferd<strong>in</strong>andea (che diverrà il Viale Vittorio<br />

emanuele) con la città oltre le mura e con lo stradone che, grazie<br />

all’atterramento della quattrocentesca chiesa di S. Maria Immacolata<br />

delle Grazie e la ricostruzione arretrata della nuova chiesa, collegherà<br />

dal 1857 la città di <strong>Bergamo</strong> con la ferrovia. e ancora, la creazione<br />

del Palazzo della <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong>; la trasformazione del Vecchio quartiere<br />

di Prato <strong>in</strong> Corpo di Guardia; il trasporto del Palazzo Municipale<br />

<strong>in</strong> Città Bassa .<br />

operazioni che spostarono <strong>in</strong>teressi e impegni collettivi per<br />

una modernizzazione del sistema urbanistico che puntava sull’organizzazione<br />

dell’asse urbano <strong>in</strong>cernierato da Porta Nuova e<br />

proiettato verso il sistema ferroviario realizzato a <strong>Bergamo</strong> a metà<br />

sec. XIX.<br />

Rimane problema aperto ed urgente la sistemazione dell’area<br />

della fiera «il cui regresso è cont<strong>in</strong>uo ed ogni giorno più palese nei<br />

rapporti della igiene, della decenza e della sicurezza pubblica», recita<br />

la relazione della Giunta comunale del 15 febbraio del 1889.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 95


Il cambiamento del sistema commerciale e economico,<br />

derivato anche dai cambiamenti politico-sociali, <strong>in</strong>sieme all’arrivo<br />

della ferrovia e al potenziale sviluppo dei rapporti economici ad<br />

esso connessi, misero <strong>in</strong> crisi il senso della permanenza della fiera<br />

che non aveva più senso come centro di mercato temporaneo,<br />

complicato dalla doppia gestione, esistente da sempre, di una<br />

struttura di proprietà comunale, con usufrutto legato all’istituzione<br />

ospedaliera. All’alba dell’Unità d’Italia la discussione sull’argomento<br />

è vivacissima e naturalmente <strong>in</strong>veste anche il problema della sistemazione<br />

dei luoghi di S. Marta. f<strong>in</strong>almente il 30 aprile 1889 si<br />

giunge all’adozione di un piano regolatore e <strong>in</strong>izia un creativo<br />

dibattito progettuale. È oltremodo <strong>in</strong>teressante segnalare che tre<br />

anni prima della decisione municipale, al momento però non si<br />

conosce il committente dell’operazione, il pittore R<strong>in</strong>aldo Agazzi<br />

fu <strong>in</strong>caricato di fare un reportage sulla chiesa di S. Marta,<br />

trasformata ormai da tempo <strong>in</strong> forno per cuocere il pane dei<br />

militari, e sui suoi d<strong>in</strong>torni, il che costituisce una straord<strong>in</strong>aria testimonianza<br />

della situazione prima dei cambiamenti che dal 1891<br />

com<strong>in</strong>ceranno a prendere corpo. Infatti, nel 1891 l’<strong>in</strong>g. Murnigotti<br />

redige un piano regolatore di grande <strong>in</strong>teresse per le soluzioni<br />

proposte e soprattutto perché anticipa <strong>in</strong> maniera s<strong>in</strong>golare il<br />

progetto Piacent<strong>in</strong>i - Quaroni che verrà prediletto dal 1908 <strong>in</strong> poi.<br />

Nel 1859 il Corpo di Guardia del governo austriaco diventa<br />

sede dei R.R. Carab<strong>in</strong>ieri, più tardi accoglierà anche la Pretura o<br />

meglio le Preture.<br />

Al piano terra dell’edificio trova sede la Società di Mutuo<br />

Soccorso fra gli operai, dietro sua <strong>in</strong>iziativa nel 1869 si crea la<br />

Banca Mutua Popolare di <strong>Bergamo</strong> il cui primo presidente è<br />

Cesare G<strong>in</strong>oulhiac.<br />

La Banca Mutua Popolare mantiene a lungo i suoi uffici nei<br />

locali delle Preture presso l’edificio comunale <strong>in</strong> piazza Cavour,<br />

ma è plausibile che i suoi dirigenti seguissero con attenzione il<br />

dibattito <strong>in</strong> corso per la trasformazione del centro cittad<strong>in</strong>o, anche<br />

perché man mano che l’istituto f<strong>in</strong>anziario acquistava credito necessitava<br />

di spazi per organizzare le sue funzioni. Già con la<br />

proposta di piano regolatore stesa dall’<strong>in</strong>g. Murnigotti nel 1891 si<br />

96<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


evidenzia la necessità di cercare aree <strong>in</strong> parti centrali della città: da<br />

parte del Comune per costruire scuole e da parte della Banca<br />

Popolare per costruire la sede centrale, ma probabilmente, visto il<br />

protrarsi del dibattito progettuale, la Banca gioca d’anticipo e<br />

acquista tra il 1890 e il 1891 quei locali, aderenti alla caserma di S.<br />

Marta, ormai Caserma Vittorio emanuele II, che da tempo erano<br />

stati utilizzati per l’Albergo Cavour. Le demolizioni <strong>in</strong>iziano solo<br />

nel 1897, <strong>in</strong>tanto che è <strong>in</strong>detto un concorso pubblico per il<br />

progetto dell’edificio. Nessuno dei progetti partecipanti sembra<br />

particolarmente soddisfacente e viene assegnato solo il 2° premio<br />

ex aequo tra il progetto Salus dell’<strong>in</strong>g. Magr<strong>in</strong>i e il progetto Usque<br />

ad f<strong>in</strong>em dell’arch. Barboglio. È poi scelto il primo e l’<strong>in</strong>g. Magr<strong>in</strong>i<br />

si avvale della collaborazione di Giovanni Com<strong>in</strong>etti che aveva<br />

portato a term<strong>in</strong>e nello stesso anno la facciata della chiesa di S.<br />

Bartolomeo, mentre si <strong>in</strong>augurava il Nuovo teatro dedicato a<br />

Gaetano Donizetti, che aveva mutato volto su disegno di Pietro<br />

Via, e nel boschetto di S. Marta si poneva un monumento<br />

scultoreo, opera di Bazzaro, che ricordasse ai bergamaschi la<br />

grandezza di Lorenzo Mascheroni. Durante l’assemblea ord<strong>in</strong>aria<br />

dei soci del 19 febbraio 1899 viene <strong>in</strong>augurata<br />

la sede della Banca Mutua Popolare di <strong>Bergamo</strong>,<br />

a fianco della Chiesa evangelica.<br />

La sede della Banca Mutua Popolare<br />

<strong>in</strong>augurata nel 1899 soffre s<strong>in</strong> dall’<strong>in</strong>izio della<br />

mancanza di spazi per sviluppi futuri stretta<br />

com’è tra la caserma Vittorio emanuele II, il<br />

viale omonimo e le proprietà della chiesa evangelica.<br />

Si dibatte da tempo sulla dismissione<br />

della caserma e sull’utilizzo della sua area. Nell’agosto<br />

1907 il Comune di <strong>Bergamo</strong> acquista<br />

dal Regio M<strong>in</strong>istero della guerra la caserma di<br />

S. Marta servendosi di un f<strong>in</strong>anziamento che<br />

la banca gli fa <strong>in</strong> cambio della cessione di<br />

parte della caserma alla banca stessa. Due anni<br />

dopo il Comune contempla la possibilità di<br />

vendere tutta l’area della caserma alla banca.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

97<br />

La chiesa esterna, risalta sulla<br />

parete divisoria la grande cornice<br />

<strong>in</strong> stucco che ospitava<br />

la pala di Enea Salmeggia<br />

oggi nella Parrocchiale dei <strong>San</strong>ti<br />

Ippolito e Cassiano, a Rogeno<br />

(Como)


Nel 1915 la ex chiesa di S. Marta è ancora <strong>in</strong> piedi, sulle sue pareti<br />

sono ancora visibili alcuni affreschi del XIV-XV secolo. Il Presidente<br />

della banca decide di farli strappare e, dopo essere stati catalogati<br />

dall’ufficio per la conservazione dei monumenti, di depositarli,<br />

mantenendone la proprietà, presso l’Accademia Carrara.<br />

Nel 1917-18 la Banca Bergamasca, che aveva aperto i suoi<br />

sportelli nel 1873 <strong>in</strong> via Prato, e che <strong>in</strong> quegli anni aveva adattato<br />

a sede bancaria il Palazzo frizzoni, acquista il lotto H dell’area<br />

della riedificazione della fiera, grosso modo l’area corrispondente<br />

al boschetto di S. Marta. La prima simbolica pietra della nuova<br />

sede è posta nel 1923 alla presenza del s<strong>in</strong>daco Bonomi, del<br />

Vescovo e di Marcello Piacent<strong>in</strong>i che ha progettato il palazzo.<br />

Nello stesso anno il Comune espropria Casa Caffi, che si trovava<br />

sul lato ovest del complesso architettonico di S. Marta e vende<br />

l’area alla Banca Bergamasca; al posto di casa Caffi, dopo qualche<br />

anno, si aprirà via Crispi. La Banca Popolare s<strong>in</strong> dal 1921 ha<br />

approvato il progetto def<strong>in</strong>itivo per la sistemazione dell’area della<br />

ex caserma e l’architetto Luigi Angel<strong>in</strong>i nel 1922 ha trovato una<br />

soluzione geniale per il collegamento dei portici con il chiostro di<br />

S. Marta. Sempre nel 1922 term<strong>in</strong>a un contenzioso tra il Comune<br />

e la Banca per ciò che riguarda la proprietà della Torre dei Caduti.<br />

Nel 1923 si fa un concorso per la realizzazione della statua della<br />

Vittoria, v<strong>in</strong>to da Alfredo fa<strong>in</strong>o, mentre per le decorazioni <strong>in</strong>terne<br />

vengono scelti i pittori Taragni e Zanetti. Alla f<strong>in</strong>e del 1923 la sede<br />

r<strong>in</strong>novata potrebbe essere <strong>in</strong>augurata, ma il disastro del Gleno,<br />

nelle cui conseguenze anche la Banca è co<strong>in</strong>volta, consiglia di r<strong>in</strong>unciare<br />

ad ogni evento ufficiale e di devolvere la somma di L.<br />

10.000 per le vittime.<br />

Ma la nuova sede è pronta e quando nell’ottobre 1924 Mussol<strong>in</strong>i<br />

viene ad <strong>in</strong>augurare la Torre tutte le f<strong>in</strong>estre della Banca, da<br />

cui si affacciano impiegati e dirigenti, sono decorate dalle lum<strong>in</strong>arie.<br />

Dal 2° concorso per la rimodellazione del centro di <strong>Bergamo</strong><br />

alla effettiva realizzazione del programma passano lunghi anni<br />

densi di avvenimenti, segnati dalla tragedia del conflitto mondiale.<br />

Il progetto di Marcello Piacent<strong>in</strong>i, divenuto il massimo esponente,<br />

98<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


durante il regime fascista, di una ‘architettura di città’, ha cont<strong>in</strong>uato<br />

ad essere modificato. Impegnato <strong>in</strong> <strong>in</strong>f<strong>in</strong>iti cantieri sparsi per il<br />

Paese, Piacent<strong>in</strong>i si appoggia ad architetti locali, che debbono <strong>in</strong>terpretare<br />

i suoi pr<strong>in</strong>cipi e spesso a lui si sostituiscono nelle scelte<br />

importanti. Luigi Angel<strong>in</strong>i, che era tecnico di riferimento per il<br />

comune e ricopriva una carica presso la Sopr<strong>in</strong>tendenza ai Monumenti<br />

di Milano, fu l’autore delle trasformazioni e degli ampliamenti<br />

avvenuti, per la Banca Popolare, nell’area di S. Marta. Dopo aver<br />

operato, nel 1914, per la divisione con il Comune del grande chiostro/cortile,<br />

dopo aver rilevato gli affreschi ancora esistenti nella<br />

chiesa, strappati nel 1915, prima che venisse distrutta, dopo il<br />

progetto, nel 1918, per la sistemazione degli uffici nell’area ricavata,<br />

nel 1922 affronta e risolve con genialità il problema delle gallerie<br />

di passaggio da Viale Vittorio emanuele alla radiale che si apre<br />

per raggiungere la Rotonda dei Mille. A lui, nel 1927, è affidato il<br />

compito di studiare la possibilità e il costo d’acquisto dei “reliquati<br />

di S. Marta”, di cui il Comune non sa che fare. Nella Relazione di<br />

Bilancio presentata nel 1927 si legge che la Banca ritiene opportuno<br />

acquistare l’area e che accetta la condizione di riprist<strong>in</strong>are e<br />

mantenere ad uso pubblico il vecchio chiostro dichiarato monumento<br />

nazionale, ispirandosi a quelle condizioni di civismo che hanno<br />

sempre prevalso nelle tradizioni dell’Istituto. È chiaro, dai verbali<br />

stesi negli anni 1927-28, che i dirigenti della banca stanno valutando<br />

con attenzione le potenzialità dell’acquisto anche perché se si<br />

presenta l’opportunità di utilizzare parte dell’area per fare un<br />

edificio lungo via Crispi, il cui progetto è affidato a Angel<strong>in</strong>i, i<br />

v<strong>in</strong>coli del mantenimento del chiostro sono troppo impegnativi. Il<br />

problema si trasc<strong>in</strong>a: da una parte il Comune, che sarebbe<br />

favorevole a costruzioni sull’<strong>in</strong>tera area acquistata dalla Banca, dall’altra<br />

la Sopr<strong>in</strong>tendenza, che mantiene punti di vista rigorosi nei<br />

riguardi della sistemazione del Chiostro e fabbricati adiacenti.<br />

Nell’agosto del 1934 sembra proprio che si sia ai ferri corti e da<br />

parte della Banca si sono avviate «pratiche private e ufficiose per<br />

ottenere che la parte dichiarata monumento nazionale venga<br />

liberata dal v<strong>in</strong>colo cosicché torni possibile costruire utilizzando<br />

l’<strong>in</strong>tera area». Si dà comunque avvio, nel gennaio 1935, al palazzo<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 99


di via Crispi, «ammirato per la l<strong>in</strong>ea sobria e armonica», che<br />

ospiterà al piano terreno l’esattoria civica. Il chiostro di S. Marta<br />

serve da cantiere per la costruzione.<br />

È evidente però che il monumento doveva essere salvato e<br />

la Banca, nell’assemblea <strong>in</strong> cui espone il bilancio del 1935,<br />

comunica ai soci: «In questi giorni si sta rimettendo <strong>in</strong> prist<strong>in</strong>o il<br />

vecchio Chiostro di S. Marta e sarà alta benemerenza civica della<br />

nostra Banca l’aver ridato valore a quella nota antica nella <strong>Bergamo</strong><br />

del Novecento».<br />

100 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

Maria Mencaroni Zoppetti<br />

Presidente dell’Ateneo di scienze, lettere e arti di <strong>Bergamo</strong><br />

Riferimenti bibliografici<br />

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Novecento. Dal Monastero di S. Marta alla Banca Popolare di <strong>Bergamo</strong>, Album<br />

dell’Ateneo, <strong>Bergamo</strong> 2009<br />

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“H<strong>in</strong>terland”, marzo 1983, n. 25<br />

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novembre 1924<br />

ZANeLLA VANNI (a cura di), formazione di <strong>Bergamo</strong> moderna. Riepilogo delle<br />

vicende urbanistiche dal 1797 al 1951. Documenti, <strong>in</strong> L’urbanistica a <strong>Bergamo</strong>,<br />

<strong>Bergamo</strong> 1962<br />

ZANeLLA VANNI, Cent’anni di <strong>Bergamo</strong> (1860-1960), <strong>in</strong> “<strong>Bergamo</strong> economica”, agosto-settembre<br />

1961<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 101<br />

Cartegloria<br />

Arredi della chiesa <strong>in</strong> uso<br />

prima della riforma liturgica<br />

del Concilio Vaticano II


Dal convento sotto le mura<br />

al convento sul prato di S. Alessandro<br />

Idue grandi ord<strong>in</strong>i religiosi dei francescani e dei domenicani,<br />

sorti nel secolo XII, affermarono presto la loro presenza <strong>in</strong><br />

<strong>Bergamo</strong>. Anzi, gli stessi due santi fondatori potrebbero essere<br />

stati di persona a <strong>Bergamo</strong>. <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> sarebbe stato a <strong>Bergamo</strong><br />

<strong>in</strong>torno al 1218, contemporaneamente a san francesco: <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong><br />

avrebbe vissuto per due anni presso la cappella di <strong>San</strong>ta<br />

Maria Maddalena sul colle di <strong>San</strong> Vigilio, mentre <strong>San</strong> francesco<br />

avrebbe trovato ospitalità nella poco discosta cappella di <strong>San</strong><br />

Vigilio. Tutto questo vorrebbe la tradizione bergamasca, che<br />

tuttavia non è confortata da documentazione storica.<br />

È però vero che la presenza dei frati domenicani a <strong>Bergamo</strong><br />

– dei quali trattiamo <strong>in</strong> questo articolo - risale direttamente al fondatore<br />

dell’ord<strong>in</strong>e dei padri predicatori, allo stesso san <strong>Domenico</strong><br />

che, avuto modo di conoscere a Bologna fra Guala da <strong>Bergamo</strong> e<br />

considerata la situazione religiosa nella Lombardia, decise di<br />

<strong>in</strong>viare a <strong>Bergamo</strong> il frate bergamasco, <strong>in</strong> compagnia di un piccolo<br />

drappello di confratelli, per fondarvi una comunità domenicana,<br />

la seconda <strong>in</strong> Italia dopo quella di Bologna.<br />

Dopo <strong>in</strong>izi difficoltosi con un primo <strong>in</strong>sediamento concesso<br />

dal vescovo di <strong>Bergamo</strong> Giovanni Tornielli sul colle di <strong>San</strong> Vigilio,<br />

passarono nel 1226 <strong>in</strong> locali situati presso la chiesa di S. Stefano,<br />

presso porta <strong>San</strong> Giacomo <strong>in</strong> Città Alta. fu proprio fra Guala da<br />

<strong>Bergamo</strong> che, nom<strong>in</strong>ato vescovo di Brescia, pose nel 1244 la<br />

prima pietra della nuova chiesa di S. Stefano, mentre la costruzione<br />

del convento ebbe <strong>in</strong>izio solo nel 1260. L’ord<strong>in</strong>e si affermò immediatamente<br />

<strong>in</strong> città e ne è prova la nom<strong>in</strong>a del domenicano<br />

Algisio da Rosciate a vescovo di <strong>Bergamo</strong>, carica che questi<br />

mantenne dal 1251 al 1258. Sono questi gli anni <strong>in</strong> cui passano da<br />

<strong>Bergamo</strong> e vi soggiornano Pietro Ros<strong>in</strong>i, più noto come Pietro da<br />

Verona (1205ca-1252), <strong>in</strong>quisitore e morto martire a Seveso, e il<br />

102 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


confratello Pagano da Lecco.<br />

Il convento di S. Stefano divenne<br />

presto celebre anche per le<br />

grandi figure di domenicani bergamaschi<br />

che vi fiorirono, oltre a quelli<br />

già ricordati, a com<strong>in</strong>ciare dal beato<br />

P<strong>in</strong>amonte da Brembate (1200-1266)<br />

che nel 1265 fondò la Misericordia<br />

Maggiore; ma sono da ricordare pure<br />

il beato Alberto da Villa d’ogna<br />

(1214ca - 1279) e fra Ventur<strong>in</strong>o da<br />

<strong>Bergamo</strong> (1304-1346), grande teologo<br />

e predicatore di pace, che nel 1335<br />

guidò a Roma un pellegr<strong>in</strong>aggio di<br />

oltre diecimila persone, che, secondo<br />

la testimonianza di Giovanni Villani,<br />

era costituito per lo più da “molti<br />

peccatori micidiali e rubatori ed altri<br />

cattivi uom<strong>in</strong>i della sua città e di<br />

Lombardia”, suscitando però sospetti<br />

nel papa che risiedeva ad Avignone e che lo accusò di eresia.<br />

Centro di cultura notevole divenne il convento di S. Stefano<br />

che possedeva una biblioteca famosa, considerata a quei tempi fra<br />

le migliori d’europa, nella quale tra l’altro si custodì dal 1354,<br />

proveniente da Napoli, l’autografo della Summa contra Gentiles di<br />

S. Tommaso, assieme ad altri opuscoli del grande teologo.<br />

Questo famoso autografo subì fortunose vicende. Infatti,<br />

dopo la distruzione del convento di S. Stefano (1561), esso fu gelosamente<br />

conservato nella biblioteca del nuovo convento di S. Bartolomeo<br />

nel corso della rivoluzione bergamasca avvenuta nel 1797,<br />

a seguito dell’arrivo dei francesi a <strong>Bergamo</strong>. Il prezioso documento<br />

fu salvato dalla distruzione e dispersione da fra Riccardo che, alla<br />

sua morte, lo lasciò <strong>in</strong> eredità ai nipoti. L’avvocato Luigi fantoni<br />

di Rovetta acquistò poi l’autografo che fu messo <strong>in</strong> vendita dai<br />

suoi eredi. Il vescovo di <strong>Bergamo</strong>, mons Luigi Speranza riuscì ad<br />

acquistarlo, grazie ai contributi f<strong>in</strong>anziari del clero e di generosi<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

103<br />

<strong>San</strong> Bartolomeo<br />

Ignoto<br />

XVII secolo<br />

109x89


TEORIA<br />

8 Tavolette<br />

Legno<br />

40x20<br />

Secolo XVI<br />

Già attribuite al Perug<strong>in</strong>o,<br />

<strong>in</strong> seguito al Borgognone<br />

raffigurano <strong>San</strong> Pietro<br />

<strong>San</strong> Paolo<br />

<strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a d’Alessandria<br />

<strong>San</strong>ta Lucia<br />

<strong>San</strong> Girolamo<br />

<strong>San</strong> Nicola<br />

<strong>San</strong>t’Agost<strong>in</strong>o<br />

<strong>San</strong>t’Alessandro<br />

bergamaschi e ne fece dono a papa Pio IX nel dicembre 1876. ed<br />

è così che l’autografo di san Tommaso si trova oggi nella Biblioteca<br />

apostolica Vaticana sotto la segnatura di Codex Vaticanus lat<strong>in</strong>us<br />

9850.<br />

Nel convento di S. Stefano dei <strong>Domenicani</strong> nacquero celebri<br />

opere d’arte che ne arricchirono la chiesa: basti pensare alla grande<br />

pala di Lorenzo Lotto (1480-1556) e al coro <strong>in</strong>tarsiato dal<br />

domenicano fra Damiano da <strong>Bergamo</strong> (1490ca-1549) che si<br />

trovavano nella chiesa del convento. Il quale però subì una triste<br />

sorte.<br />

Il timore che le potenze straniere che m<strong>in</strong>acciavano Milano<br />

espandessero il loro dom<strong>in</strong>io verso oriente, portò la Repubblica di<br />

Venezia alla decisione di fare di <strong>Bergamo</strong> una città fortificata. La<br />

costruzione delle mura comportò l’abbattimento di cent<strong>in</strong>aia di<br />

edifici, compreso il meraviglioso complesso di S. Stefano che<br />

venne m<strong>in</strong>ato e fatto esplodere l’11 novembre 1561. I domenicani<br />

tentarono di salvare il convento e la chiesa <strong>in</strong>timando la scomunica<br />

allo Sforza Pallavic<strong>in</strong>o, ma il generale veneto se la mise <strong>in</strong> tasca, e<br />

con noia sussurrò “e ventiquattro”, poiché tante ne aveva accumulate.<br />

Si diceva, anzi, che egli fosse <strong>in</strong> odore di eresia luterana e che per<br />

questo avesse gusto a demolire chiese.<br />

La distruzione del sito domenicano provocò gravissimi pro-<br />

104<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


lemi alla comunità rimasta senza dimora. I numerosi religiosi<br />

furono costretti a disperdersi e a ricoverarsi alcuni presso la chiesa<br />

di S. Bernard<strong>in</strong>o <strong>in</strong> città bassa, altri presso il convento della<br />

Basella di Urgnano, vic<strong>in</strong>o al santuario omonimo, che era stato<br />

fatto costruire da Bartolomeo Colleoni nel 1461 e donato ai domenicani,<br />

che vi sarebbero rimasti f<strong>in</strong>o al 1784.<br />

Si deve a fra Michele Ghislieri, divenuto papa nel 1566 col<br />

nome di Pio V, la salvezza e la ricomposizione della comunità<br />

dispersa dei frati domenicani di S. Stefano. fra Michele Ghislieri<br />

aveva avuto modo di conoscere bene <strong>Bergamo</strong> <strong>in</strong> qualità di <strong>in</strong>quisitore.<br />

Nel 1549, <strong>in</strong>fatti, si era costituito <strong>in</strong> città un tribunale<br />

speciale dell’<strong>in</strong>quisizione. Già <strong>in</strong>quisitore a Pavia nel 1544, Michele<br />

Ghislieri, per le sue spiccate qualità, era stato <strong>in</strong>viato prima a<br />

Como e qu<strong>in</strong>di, nel 1550, a <strong>Bergamo</strong>, dove aveva dimorato con i<br />

suoi confratelli nel convento di S. Stefano. Due furono gli <strong>in</strong>terventi<br />

clamorosi del frate <strong>in</strong>quisitore <strong>in</strong> città: il primo a carico del nobile<br />

Gregorio Medolago che fu <strong>in</strong>carcerato, rimesso <strong>in</strong> libertà, poi di<br />

nuovo catturato e mandato a Venezia; il secondo, che ebbe grande<br />

risonanza, gli fu ord<strong>in</strong>ato nientemeno che da papa Giulio III nei<br />

confronti dello stesso vescovo di <strong>Bergamo</strong> Vittore Soranzo.<br />

I due fatti suscitarono tumulti tra la popolazione, tanto che<br />

fra Michele Ghislieri fu costretto a fuggire dal convento di <strong>San</strong>to<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong> 105


Messale<br />

Rilegatura <strong>in</strong> velluto rosso<br />

con angolature e cartelle centrali<br />

<strong>in</strong> argento sbalzato raffiguranti<br />

<strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> e <strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a<br />

Secolo XVIII<br />

41x28<br />

Leggio d’altare<br />

Legno dorato laccato con applicazioni<br />

d’argento<br />

Stefano la notte del 5 dicembre 1550. Sebbene <strong>in</strong>seguito, grazie<br />

alla guida di un fidato contad<strong>in</strong>o <strong>in</strong>viatogli dal conte canonico<br />

Gian Gerolamo Albani che subito era accorso <strong>in</strong> suo aiuto, il<br />

Ghislieri si rifugiò nel castello di Urgnano di proprietà dello<br />

stesso Albani. Questi, valente giurista, già designato consigliere<br />

dell’<strong>in</strong>quisitore Ghislieri, riuscì a metterlo <strong>in</strong> salvo garantendogli<br />

un viaggio sicuro f<strong>in</strong>o a Roma. Divenuto papa, fra Michele ebbe<br />

poi modo di ricompensare l’Albani elevandolo nel 1570 alla<br />

porpora card<strong>in</strong>alizia.<br />

ora, la notizia dell’elezione a papa di fra Michele Ghislieri,<br />

avvenuta il 7 gennaio 1566, aprì alla speranza il cuore dei frati domenicani<br />

di S. Stefano. Senza perdere tempo, l’allora priore fra<br />

Valent<strong>in</strong>o da Ventimiglia, il 26 gennaio, diede mandato all’<strong>in</strong>quisitore<br />

bergamasco fra Agost<strong>in</strong>o Terzi di recarsi dal nuovo papa per<br />

illustrargli la grave situazione nella quale si trovavano da quasi 10<br />

anni i domenicani di <strong>Bergamo</strong>.<br />

La speranza non fu delusa perché il papa, noto per la sua risolutezza,<br />

con tre bolle risolse il problema. Nella prima bolla Decet<br />

Romanum Pontificem del primo giugno 1568 sciolse la comunità di<br />

S. Stefano, ormai ridotta a 8 religiosi, dagli oneri di tanti legati ai<br />

quali non poteva più soddisfare, <strong>in</strong>dulto che rimase f<strong>in</strong>o all’edificazione<br />

del nuovo convento; con la seconda bolla Quemadmodum<br />

sollicitus Pater del 7 febbraio 1571 decretò la soppressione dell’ord<strong>in</strong>e<br />

dei frati Umiliati e con la terza bolla Quomiam per est<strong>in</strong>ctionem<br />

Ord<strong>in</strong>is Fratrum Humiliatorum dell’8 febbraio 1571 trasferì i beni<br />

degli Umiliati ai frati domenicani di <strong>Bergamo</strong> con la prepositura<br />

di S. Bartolomeo, posta entro le mura dei borghi e comprendente<br />

la piccola chiesa, la sede del preposito, il grande orto e le relative<br />

case.<br />

I domenicani, guidati dal priore fra Seraf<strong>in</strong>o da Mart<strong>in</strong>engo,<br />

con una processione solenne, fecero l’<strong>in</strong>gresso nella piccola chiesa<br />

di S. Bartolomeo il 14 agosto del 1571.<br />

Aveva <strong>in</strong>izio così una nuova fase della vita dei domenicani a<br />

<strong>Bergamo</strong>, che nel 1596 <strong>in</strong>iziarono la costruzione del nuovo<br />

convento. L’11 giugno 1613, dall’allora arcivescovo di Milano card.<br />

federico Borromeo, fu posta la prima pietra della più ampia<br />

106<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


chiesa dedicata ai santi Bartolomeo e Stefano, ultimata nel 1642.<br />

Nel frattempo, la grande pala di Lorenzo Lotto, ridotta alle sue dimensioni<br />

attuali, era stata collocata nel coro nel 1625, mentre gli<br />

stalli <strong>in</strong>tarsiati di fra Damiano Zambelli furono adattati al nuovo<br />

coro della chiesa nel 1646.<br />

I domenicani non dimenticarono l’aiuto di papa san Pio V.<br />

Nel 1751, nell’affidare l’<strong>in</strong>carico al pittore Gaspare Diziani (Belluno<br />

1689 – Venezia 1767) di dip<strong>in</strong>gere Il cielo domenicano che occupa la<br />

volta dell’<strong>in</strong>tera navata (circa 800 mq), vollero che fra i santi<br />

dell’ord<strong>in</strong>e fossero rappresentati, subito sotto san <strong>Domenico</strong>, san<br />

Tommaso e san Pio V. Questi <strong>in</strong>oltre è raffigurato anche nella stupenda<br />

cappella dedicata alla Madonna del Rosario, affrescata dal<br />

pittore francesco Monti (Bologna 1685 – Brescia 1768) nel 1753,<br />

dove, sulla parete di destra, <strong>San</strong> Pio V è rappresentato mentre benedice<br />

il comandante delle forze cristiane nella battaglia di Lepanto<br />

contro i Turchi del 1571.<br />

La storia dei domenicani a <strong>Bergamo</strong> conobbe ancora<br />

momenti difficili. Nel 1797, come già abbiamo accennato, il<br />

convento fu soppresso, con conseguente dispersione della ricca biblioteca,<br />

e l’edificio fu adibito a dogana.<br />

Nel 1919, dopo 122 anni, i religiosi tornarono ad officiare<br />

<strong>in</strong> <strong>San</strong> Bartolomeo, pur <strong>in</strong> condizioni disagiate. Il piano regolatore<br />

della città comportò l’abbattimento del convento nel 1937 per far<br />

posto alla costruzione del palazzo degli uffici statali.<br />

Il 14 settembre 1968 venne posta la prima pietra dell’attuale<br />

convento, nel quale dal 1970 vivono i padri domenicani, impegnati<br />

nella predicazione, nel m<strong>in</strong>istero loro proprio e nell’attività<br />

culturale.<br />

Erm<strong>in</strong>io Gennaro<br />

Segretario dell’Ateneo di scienze, lettere e arti di <strong>Bergamo</strong><br />

Bibliografia essenziale:<br />

BoRToLo BeLoTTI, Storia di <strong>Bergamo</strong> e dei Bergamaschi, Bolis, <strong>Bergamo</strong> 1989.<br />

LoReNZo DeNTeLLA, I vescovi di <strong>Bergamo</strong>, editrice <strong>San</strong>t’Alessandro, <strong>Bergamo</strong><br />

1939.<br />

ANGeLo MAZZI, Il Beato Ventur<strong>in</strong>o da <strong>Bergamo</strong>, (appunti) – Bolis, <strong>Bergamo</strong> 1905.<br />

GIoVANNI VILLANI, Nuova Cronica.<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

107<br />

Bozzetto dell’ambone<br />

Stefano Locatelli (1920 – 1989)<br />

24 giugno 1984, dono del<br />

commendator Giovanni Beretta<br />

Bronzo


Ingresso mostra<br />

1. Madonna del Rosario e <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> p. 29<br />

Sviluppo percorso mostra da s<strong>in</strong>istra:<br />

2. stendardo 77<br />

3. S. V<strong>in</strong>cenzo ferreri 44<br />

4. B.Ceslao di Polonia 59<br />

5. S. Anton<strong>in</strong>o da firenze 46<br />

a. Bozzetto ambone 107<br />

6. S. Pio V 55<br />

7. S. Raimondo di Peñafort 49<br />

8. S. Ludovico Bertrán 51<br />

9. Ven. Papa Benedetto XIII 69<br />

10. S. Giac<strong>in</strong>to di Polonia 47<br />

11. S.Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o 41<br />

12. S. Giovanni da Colonia 57<br />

13. S. Pietro Martire 38<br />

14. S. Bartolomeo 103<br />

b. Madonna col Bamb<strong>in</strong>o <strong>in</strong> grembo 90<br />

15. Teoria 104<br />

16. cartegloria 101<br />

17. S.Giovann<strong>in</strong>o 76<br />

18. cartegloria 101<br />

19. cartegloria 101<br />

20. Madonna col Bamb<strong>in</strong>o 84<br />

21. cartegloria 101<br />

22.cartegloria 101<br />

23. B. Alberto da Villa d’ogna 58<br />

24. B. Guala da <strong>Bergamo</strong> 61<br />

25. B.Sr Cater<strong>in</strong>a Ceresola 66<br />

Percorso della mostra<br />

108 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

26. B. Ventur<strong>in</strong>o da <strong>Bergamo</strong> 64<br />

27. B. P<strong>in</strong>amonte da Brembate 72<br />

28. S.Cater<strong>in</strong>a da Siena 34<br />

29. B. sr. Lucia Gonzales 73<br />

30. S.Rosa da Lima 53<br />

31. S.Alberto Magno 61<br />

32. S.Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o 40<br />

33. <strong>San</strong>ta Cater<strong>in</strong>a da Siena 37<br />

34. Madonna <strong>in</strong>c<strong>in</strong>ta copert<strong>in</strong>a<br />

35. <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> 36<br />

Oggetti nelle teche centrali<br />

messale rivestito velluto rosso e argento 106<br />

leggio 106<br />

manuale per corale velluto rosso e argento 31<br />

leggio 31<br />

ampoll<strong>in</strong>e vetro e argento 26<br />

reliquiario di ven. immag<strong>in</strong>e della Madonna 78<br />

corona di venerata immag<strong>in</strong>e di Gesù Bamb<strong>in</strong>o 79<br />

corona di venerata immag<strong>in</strong>e della Madonna 79<br />

pettorale 83<br />

rosari 81<br />

ostensorio 42<br />

reliquiario di S. <strong>Domenico</strong> 22<br />

reliquiario di S. Pietro Martire 25<br />

reliquiario di S. Stefano 28<br />

reliquiario di S. Bartolomeo 28<br />

Pace 21


Indice<br />

Presentazione,<br />

di fr. Mario Mar<strong>in</strong>i O.P., Priore di s. Bartolomeo p. 5<br />

Saluti di autorità civili e istituzioni 7<br />

Comunità Domenicana “S. Bartolomeo”<br />

il Centro Culturale,<br />

di fr. Massimo Rossi O.P.<br />

Direttore del Centro culturale S. Bartolomeo- 13<br />

Anniversari di S. Bartolomeo,<br />

di fr. Agost<strong>in</strong>o Selva O.P., fondatore del CCSB 17<br />

Una sacrestia come Museo,<br />

di Amalia Pacia, Sopr<strong>in</strong>tendenza di Milano 21<br />

I santi domenicani: tra storia, politica e devozione,<br />

di fr. Gianni Festa O.P., storico,<br />

Priore di <strong>San</strong>ta Maria delle Grazie, Milano 23<br />

S. <strong>Domenico</strong> 29<br />

S. Cater<strong>in</strong>a da Siena 31<br />

S. Pietro Martire 38<br />

S. Tommaso d’Aqu<strong>in</strong>o 40<br />

S. V<strong>in</strong>cenzo ferreri 44<br />

S. Anton<strong>in</strong>o di firenze 46<br />

S. Giac<strong>in</strong>to di Polonia 47<br />

S. Raimondo di Peñafor 49<br />

S. Ludovico Bertrán 51<br />

S. Rosa da Lima 52<br />

S. Pio V 55<br />

B. Ceslao di Polonia 59<br />

B. Alberto da Villa d’ogna, <strong>Bergamo</strong> 58<br />

S. Giovanni da Colonia 57<br />

<strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong><br />

109


B. Guala da <strong>Bergamo</strong>, Vescovo 60<br />

S. Alberto Magno 61<br />

B. Ventur<strong>in</strong>o da <strong>Bergamo</strong> 62<br />

B. sr. Cater<strong>in</strong>a Ceresola 69<br />

Ven. Papa Benedetto XIII 69<br />

B. P<strong>in</strong>amonte da Brembate 72<br />

B. sr. Lucia Gonzales 73<br />

Dalle confraternite mariane alla confraternita del Rosario,<br />

di fr. Riccardo Barile, O.P.<br />

Priore prov<strong>in</strong>ciale della <strong>Prov<strong>in</strong>cia</strong> s. <strong>Domenico</strong> <strong>in</strong> Italia 77<br />

La chiesa e il convento di S. Marta nella storia della città,<br />

di Maria Mencaroni Zoppetti<br />

Presidente dell’Ateneo di Scienze, lettere e arti di <strong>Bergamo</strong> 91<br />

Dal convento sotto le mura<br />

al convento sul prato di S. Alessandro,<br />

di Erm<strong>in</strong>io Gennaro<br />

Segretario dell’ Ateneo di Scienze, lettere e arti di <strong>Bergamo</strong> 102<br />

Percorso della mostra 108<br />

Indice 109<br />

110 <strong>Domenicani</strong> a <strong>Bergamo</strong>


...e siamo alla f<strong>in</strong>e!<br />

Alla f<strong>in</strong>e del libro, pensato a conclusione di tutti gli eventi che i<br />

Frati Predicatori della comunità di <strong>San</strong> Bartolomeo hanno voluto<br />

per ricordare i loro 90 anni dal rientro <strong>in</strong> città e per i 40 anni di<br />

fondazione del Centro Culturale, anche queste mie poche righe.<br />

Mi sono prestata con piacere alla cura della mostra e alla stesura<br />

del libro e credo che l’<strong>in</strong>tento <strong>in</strong>iziale sia stato soddisfatto. C’era<br />

il desiderio di raccontare la bellezza di una storia, quella di <strong>San</strong><br />

<strong>Domenico</strong>, e di quei tanti, poi divenuti <strong>San</strong>ti, che nel passato<br />

hanno voluto seguirlo e che non si sono arresi davanti alle tante<br />

difficoltà: storia, cont<strong>in</strong>uità, anche qui a <strong>Bergamo</strong>. Traccia di una<br />

storia passata che ancora oggi e per tutti è proposta attuale.<br />

L’Ord<strong>in</strong>e dei Predicatori, <strong>in</strong>fatti, non contempla solo i frati, le<br />

monache, le suore di vita attiva, ma anche i laici, la gente comune.<br />

Del carisma di <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> amo particolarmente la ‘compassione’,<br />

il farsi prossimi dell’altro <strong>in</strong> tutto e per tutto: progetto realizzabile<br />

anche da noi oggi, proprio da tutti. Progetto che fu il compimento<br />

della vita dei <strong>San</strong>ti, uom<strong>in</strong>i e donne che hanno vissuto la loro<br />

vita, il loro quotidiano, normalmente, fidandosi semplicemente<br />

di Lui e affidandosi a Lui. Storie vere, storie belle, che leggiamo<br />

anche nelle note di questi <strong>San</strong>ti domenicani che abbiamo voluto<br />

raccontare con l’arte, con i quadri conservati nella sacrestia della<br />

chiesa dei <strong>San</strong>ti Bartolomeo e Stefano e presentati <strong>in</strong> mostra per<br />

l’occasione. Idea nata più di un anno fa a fra Silvestro Vernier<br />

O.P., che la Comunità ha condiviso e deciso di attuare. Tante<br />

buone storie s<strong>in</strong>golari, le vite di questi <strong>San</strong>ti, che nell’Uno, nel<br />

Suo Amore, hanno trovato come <strong>San</strong> <strong>Domenico</strong> il riferimento da<br />

seguire per farsi uno con tutti, e nel carisma del <strong>San</strong>to la spiritualità<br />

condivisa. E la ‘passione’ è stata il collante che ha riunito le forze<br />

di quanti hanno collaborato per la realizzazione di questi progetti<br />

evocativi della storia dei frati Predicatori qui a <strong>Bergamo</strong>. Persone<br />

che anch’io r<strong>in</strong>grazio perché se siamo arrivati qui, se saremo<br />

riusciti a raccogliere la vostra soddisfazione, è perché tutti <strong>in</strong>sieme<br />

abbiamo lavorato bene.<br />

Marcella Ruggeri<br />

Convento dei SS. Bartolomeo e Stefano<br />

Largo Belotti, 1 24121 <strong>Bergamo</strong> -<br />

Tel. 035 38 32 411 convento@domenicanibg.it<br />

ISBN 978-88-8142-066-7<br />

e 10,00

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