n. 7 - Inverno 2008 - Le montagne divertenti

lemontagnedivertenti.com

n. 7 - Inverno 2008 - Le montagne divertenti

M

Trimestrale di Valtellina e Valchiavenna

TRIMESTRALE DI ALPINISMO E CULTURA ALPINA

LE ONTAGNE

VALMALENCO

Sasso Bianco, gli albori

dello sci e l’affresco dei

Bianchi

VALCHIAVENNA

San Fedelino: da mille

anni sulle rive del

Mera

BOSCACCI-MURADA

A casa dei campioni

CASCATE

Sertori e Libera: pazzi

per il verticale!

NATURA

Il letargo di piante

e animali... e anche

dell’uomo

PRESEPI

Grosio e Lanzada:

i presepi viventi di

Valtellina

ALTA VALLE

Al Corno di San

Colombano con

Fabio Meraldi

PAESI

Alla scoperta di

Postalesio

OROBIE

Con gli sci in Val

Caronella e sul Monte

Torena

FOTOGRAFIA

Giochi con le luci del

bosco

E INOLTRE

RICORDI, POESIE,

NATURA, STORIE,

RICETTE, GIOCHI ...

N°7 - INVERNO 2008 - € 3

Divertenti

CIASPOLE:

regine delle nevi

VALCHIAVENNA - BASSA VALLE - VALMASINO - VALMALENCO - VERSANTI RETICO E OROBICO - ALTA VALLE

M

Trimestrale di Valtellina e Valchiavenna

TRIMESTRALE DI ALPINISMO E CULTURA ALPINA

LE ONTAGNE

VALMALENCO

Sasso Bianco, gli albori

dello sci e l’affresco dei

Bianchi

VALCHIAVENNA

San Fedelino: da mille

anni sulle rive del

Mera

BOSCACCI-MURADA

A casa dei campioni

CASCATE

Sertori e Libera: pazzi

per il verticale!

NATURA

Il letargo di piante

e animali... e anche

dell’uomo

PRESEPI

Grosio e Lanzada:

i presepi viventi di

Valtellina

ALTA VALLE

Al Corno di San

Colombano con

Fabio Meraldi

PAESI

Alla scoperta di

Postalesio

OROBIE

Con gli sci in Val

Caronella e sul Monte

Torena

FOTOGRAFIA

Giochi con le luci del

bosco

E INOLTRE

RICORDI, POESIE,

NATURA, STORIE,

RICETTE, GIOCHI ...

N°7 - INVERNO 2008 - € 3

Divertenti

CIASPOLE:

regine delle nevi

VALCHIAVENNA - BASSA VALLE - VALMASINO - VALMALENCO - VERSANTI RETICO E OROBICO - ALTA VALLE


EDITORIALE

Beno

“COSA FISSI NEL VUOTO?”

Le piante sono spoglie da mesi; mi rendono nostalgico.”

“COSA FISSI NEL VUOTO?”

“Oltre.”

“DOVE SONO ANDATI?”

“Lontano, ben al di là della fine del cielo.”

“ALLORA È VERO: NON CI SONO PIÙ; IO AVREI VOLUTO DARGLI UN BACIO SULLA

GUANCIA, INVECE RESTA UN PUGNO DI RICORDI.”

“Non ne sono sicuro, ma credo d’averli rivisti lassù,

lassù sulle montagne che trafiggono le nebbie,

lassù dove le ombre dei fantasmi si fondono con la neve,

lassù dove le loro voci diventan vento,

i loro occhi le mille stelle che mi osservan la notte,

i silenzi mi parlano di loro

e loro mi hanno insegnato ad apprezzare

il silenzio dell’inverno”.


Una breve e divertente spiegazione dei gradi di difficoltà (“scala Beno”) che vengono assegnati agli itinerari nelle schede

sintetiche, così che possiate scegliere quelli a voi più congeniali. I gradi si riferiscono alla giornata in cui è stato compiuto

l’itinerario, sono quindi influenzati dalle condizioni meteo trovate. Non sono contemplate le difficoltà estreme, che esulano

dalle finalità di questa rivista e dalle nostre stesse capacità. In DETTAGLI, invece, viene espressa la difficoltà in caso di condizioni

ideali del tracciato secondo la scala alpinistica convenzionale.

Grado difficoltà Spiegazione

Ottimo anche per anziani non autosufficienti o addirittura sprovveduti turisti di città. Ideale per

0

la camporella, anche per le coppiette meno esperte.

Si comincia a dover stare attenti alle storte, alle cavallette carnivore e nello zaino è meglio

1

mettere qualche provvista e qualche vestito.

2

3

4

5

6

S IMBOLI

Itinerario abbastanza lungo, ma senza particolari difficoltà alpinistiche.

Le scarpe da ginnastica cominciano ad essere sconsigliate (d’obbligo abito da sera e

mocassini). E’ meglio stare attenti a dove si mettono i piedi. Vertigini vietate!

E’ richiesta una buona conoscenza dell’ambiente alpino, discreta capacità di arrampicare e muoversi

su ghiacciaio o terreni friabili come la pasta sfoglia.

E’ consigliabile una guida.

Montagna divertente, itinerario molto lungo e ricco di insidie di varia specie. Sconsigliato a tutti

gli appassionati di montagna non esperti e non dopati.

E’ una valida alternativa al suicidio. Solo per persone con un’ottima preparazione fisico-atletica,

buona esperienza alpinistica, sprezzo del pericolo con barba lunga e incolta.

Con una scala da 0 a 3, le faccine vi riassumeranno per ogni itinerario

bellezza

SPIEGAZIONE DELLE SCHEDE TECNICHE

fatica

LEGENDA

pericolosità

Le Montagne Divertenti

Trimestrale sull’ambiente alpino di Valtellina e

Valchiavenna

Registrazione

Tribunale di Sondrio n° 369

Editore

Beno

Direttore Responsabile

Maurizio Torri

Redazione

Enrico Benedetti (Beno)

Roberto Moiola

Valentina Messa

Responsabile dell fotografia

Roberto Moiola

Realizzazione grafica

Beno e Riccardo Stefanelli

Revisore di bozze

Mario Pagni

Hanno collaborato

Alessandra Morgillo, Arturo Baracchi, Ambrogio Riva,

Carlo Pelliciari, Damiano e Samuele Miotti, Enrico

Minotti, l’ Ersaf, Fabio Meraldi, Fabio Pusterla, Fabrizio

Ceriani, Fabrizio Duca, Francesco Avanti, Eliana e

Nemo Canetta, Franco Benetti, Franco Cirillo, Gianni

De Stefani, Giordano Gusmeroli, Gioia Zenoni, Giovanni

Bolognini, Ilio e Morris, Jacopo Merizzi, Josef

Ruffoni, Luciano Benedetti, Luciano Bruseghini,

Marcello Di Clemente, Marco Confortola, Marino

Amonini, Maristella Sceresini, Massimo Dei Cas,

Matteo Gianatti, Matteo Monti, Massimo Murada,

Michele Battoraro e Franca Prandi, Mario Sertori,

Matteo Lia, Matteo Tarabini, Nicola Giana, Oscar

Buratta, Pietro Crapella, Renzo Benedetti, Riccardo

Stefanelli, Ricky Scotti, Rino Masa, Rossano Libera,

Sergio Scuffi, Giorgio Orsucci, Vittorio Toppi.

Si ringraziano inoltre

Franco e Marina Monteforte, Anna Giannoni, Franco

Pinchetti, Ezio Gianatti, Mario Mafezzini, Riccardo

Ghislanzoni, Fabrizia Vido, Luigino Negri, Mirko

Rosina, Johnny Mitraglia, Roby Lisignoli, Francesca

Zuccoli, Maria Della Torre, Serena Piganzoli, Eva

Fattarelli, la Tipografia Bonazzi, il Comune di

Val Masino, tutti gli edicolanti che ci aiutano nel

promuovere la rivista e tutti gli sponsor che credono

in noi e in questo progetto.

Redazione

Via S.Francesco, 33 – 23020 Montagna (SO)

Abbonamenti per l’Italia

annuale (4 numeri della rivista):

costo €20 euro da versarsi sul

c/c 3057/50 Banca Popolare di Sondrio Sede di

Sondrio

IT17 I056 9611 0000 0000 3057 X50

intestato a

Beno di Benedetti Enrico

Via S.Francesco 33/C

23020 Montagna SO

NELLA CASUALE specificare: nome, cognome, indirizzo,

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NUMERI 1, 4, 6 esauriti

Prossimo numero

21 marzo 2009

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tel. 0342 380151

Stampa

Bonazzi Grafica

Via Francia, 1

23100 Sondrio

Contatti e informazioni

info@lemontagnedivertenti.com

Loghi sezioni Bongio Design / Franz/ Plizar

Disegni Carlo Pelliciari (plizar@gmail.com)

Cartografia Beno, Matteo Gianatti e Matteo Monti

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www.lemontagnedivertenti.com

Sommario

Speciali d’inverno

4 Il mondo delle ciaspole

12 Pazzi per il ghiaccio: Libera e Sertori

22 Presepi viventi di Valtellina

28 Il mio migliore amico

30 Murada - Boscacci: a casa dei campioni

Itinerari d’alpinismo

34 Alta Valle: Il Corno di San Colombano

38 Orobie: Il Monte Torena

46 Valmalenco: il Sasso Bianco

Itinerari d’escursionismo

55 Versante Retico: Passeggiate a Postalesio

60 Valchiavenna: Dascio - San Fedelino

66 Nordic Walking tra Ponte e Bianzone

Rubriche

74 Poesie e personaggi

76 Flora della Valtellina: le latifoglie

80 Fauna della Valtellina: il letargo

84 Artigiani: tessitori di pezzotti

86 Territorio e istituzioni: Foreste di Lombardia

90 Fotografare l’acqua

96 Le foto dei lettori

102 Giochi

104 Le ricette della nonna

In copertina: 20/01/08. Tracce sopra Granda. Foto Roberto Moiola (www.sysaworld.com).

Editoriale: 23/12/2007. Notte all’alpe Rogneda. Foto Beno (www.vai.li/montagne-divertenti).

Ultima di copertina: 07/01/08 Dascio e il Sasso Manduino. Foto Roberto Moiola.

Per partecipare alle iniziative proposte da Le Montagne Divertenti consulta

il sito www.lemontagnedivertenti.com

Prossimo Numero in uscita il 21marzo 2009!


I L MONDO DEL E LLE CIASPOLE

Camminare, galleggiare sulla neve col minimo

sforzo, circondati da pace e silenzio: è così che definirei

le ciaspole.

Le racchette da neve, strumenti leggeri e poco

ingombranti, permettono di muoversi in piena libertà

sul manto bianco, consentendo anche, qualora la neve

si trovi lontana dal punto di partenza, avvicinamenti

meno faticosi rispetto al portare gli sci in spalla.

4 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Inverno 2008

LE MONTAGNE DIVERTENTI SPECIALE CIASPOLE - 5


VADEMECUM DELLA CIASPOLA

Beno

Avrei voluto scrivere un trattato accedemico

dal tono semiserio su cos’è la

ciaspola, la sua storia, le sue caratteristiche,

ma se penso alle racchette da neve

la prima cosa che mi viene in mente è

quanto mi diverto quando ci vado con

gli amici, la sensazione di libertà nel

muovermi senza affondare in scenari innevati

incontaminati.

Vi racconterò delle ciaspole in base

alla mia esperienza, maturata in 2 anni

di intenso utilizzo anche su tracciati

molto impegnativi.

Tutto è cominciato nel 2006,

quando la neve non ne voleva sapere

di arrivare, ed io testardo avevo voluto

sguainare lo stesso sci e pelli... distruggendoli.

Allora su consiglio di Mario ho

provato quegli strani attrezzi e me ne

sono innamorato...

Talvolta la ciaspola è meglio di sci

e pelli di foca; infatti, quando si urta

contro una pietra, non si viene investiti

dall’incubo di dovere rifare il fondo,

quando la neve è lontana dall’automobile

non c’è lo strazio dell’avvicinamento;

intendo quelle lunghe marce dove

gli scialpinisti camminano a fatica su

pesanti scarponi sbilanciati dal peso

degli sci. Poi non parliamo di quando

c’è d’arrampicare: le ciapsole appese

allo zaino non sbilanciano e lo scarpone

che si utilizza è molto più versatile di

quello da sci. Inoltre, anche un neofita,

già dalla prima uscita e con pochissime

limitazioni dovute alla sua inesperienza,

si gode appieno le possibilità offerte da

questi incredibili congegni.

Un tempo cacciatori e contadini

avevano delle ingombranti racchette da

neve per muoversi, ma questi congegni

primitivi - costituiti da un telaio in

legno con strisce di cuoio o una maglia

di cordini per aumentare la superficie

d’appoggio- erano scomodi e venivano

utilizzati per estrema necessità e non per

il piacere di una passeggiata.

6 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

16 dicembre 2007, -17°C ai piedi del Monte Sissone. Foto Beno.

In apertura di questa rubrica: Ciaspolata in Granda. Foto Enrico Minotti.

La lunga groppa di Scermendone è il luogo ideale per una facile ed emozionante Ciaspolata. Foto

Roberto Moiola.

16 novembre 2008. Scerscen Inferiore, m 2500, -2°C. Vestiti con le sole mutande, due maniaci delle

ciaspole (o maniaci con le ciaspole) inseguono un gruppo di scialpinisti terrorizzati. Foto Beno.

Inverno 2008

23 novembre 2007, Val Poschiavina. Quando è troppo ripido la cispola non tiene! Foto M. Pagni.

17 gennaio 2008. Con le ciaspole a Livigno. Foto Archivio R.Moiola.

10 marzo 2007, sulla ripida Vedretta di Porola diretti al Pizzo di Porola. Foto Beno.

Le ciaspole di nuova generazione

sono leggere, compatte e dotate di meccanismi

che impediscono di scivolare

qualora il fondo sia ghiacciato.

Le norme di sicurezza pe le valanghe

sono identiche a quelle dello

scialpinismo ed il pericolo non va mai

sottovalutato, nemmeno nel bosco.

Per intraprendere una ciaspolata

sono indispensabili:

- dei buoni bastoncini da neve, con paperella

ampia e preferibilmente non telescopici

(il freddo tende ad allentare la

frizione e il bastoncino si richiude nei

momenti meno opportuni);

- dei buoni scarponi, caldi e impermeabili,

abbinati con delle calze calde;

- guanti e copriguanti impermeabili

(facilmente si tocca la neve e, se la

temperatura non è molto sotto zero, il

guanto sprotetto si bagna);

- delle ghette per impedire che la neve

entri nello scarpone dall’alto;

- pantaloni lunghi in tessuti che asciugano

facilmente e che non tendono a

inzupparsi d’acqua;

- una giacca impermeabile, per la stessa

ragione dei copriguanti;

- occhiali da sole (meglio evitare l’oftalmia);

Non è facile dire quale sia la pendenza

massima oltre la quale la cispola

non tiene più, certo è che sopra i 30°

occorre abilità e una racchetta con un

rampone frontale aggressivo.

Questo vale per la salita, mentre in

discesa l’equilibrio è incerto anche a pendenze

più ridotte. E’ facile cadere e scivolar

giù per i pendii, con l’impossibilità

di puntare i piedi per fermarsi. Consiglio

perciò di levare le ciaspole in discese

molto ripide ed utilizzare i ramponi

se queste sono ghiacciate. Difficoltà di

manovra ed equilibrio emergono nei traversi

inclinati, specie se questi sono di

neve dura. La struttura della racchetta,

infatti, tenderà a torcere la caviglia con

una sensazione davvero spiacevole.

Ora che siete armati anche di

questo piccolo vademecum, non vi resta

che provare il piacere delle ciaspole!!

LE MONTAGNE DIVERTENTI SPECIALE CIASPOLE - 7


8 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

CIASPOLATE IN COMPAGNIA

Negli ultimi anni sta sempre più aumentando il numero di persone che partecipano alle ciaspolate organizzate da varie

sezioni e sottosezioni CAI presenti nel nostro territorio. Può essere un modo efficace per avvicinarsi a questa disciplina, o

più semplicemente l’occasione per trascorrere una giornata assieme ad altri appassionati.

ASSOCIAZIONE QUANDO USCITA RITROVO CONTATTI/

PRENOTAZIONI

CAI Valfurva domenica

25/01/2009

CAI Livigno 12/01/09 ore

19:30

CAI Aprica 27/12/2008

30/12/2008

03/01/2009

05/01/2009

08/02/2009

22/02/2009

11/04/2009

gita con le

ciaspole in

Valfurva

Lunatica al

Costaccia

La destinazione

verrà definita

sul momento in

considerazione

delle condizioni

di innevamento

CAI Morbegno 01/02/2009 Ciaspolata al

Pizzo dei Galli

CAI Teglio 04/01/2009 Ciaspolata alla

Muretuna

(m 1900)

organizzazione

gita: venerdì 23

gennaio 2009

presso la sede CAI

Valfurva, via S.

Antonio 5

parcheggio

Cassana

Partenza:

Aprica, C.so

Roma n. 187,

davanti alla sede

del CAI Aprica

alle ore 8:30

Piazza San Rocco

Ore 8:30

Prato Valentino

presso Baita del

Sole

Ore 9:00

INFO

AGGIUNTIVE

0342/945338 -

Marco

335711877

Ufficio Turistico

di Aprica C.so

Roma 150, Tel.

0342-746113,

fax.0342-

747732

info@

caimorbegno.org

0342/613803

info@caiteglio.it

347 3578756

finiremo la serata

con uno spuntino

in compagnia

-

venerdì 30

gennaio ore

21.00 in sede

programma

dettagliato ev.

variaz per cattivo

tempo

rientro: ore 12:30

circa,

dislivello 300m

Inverno 2008

SCEGLIERE LA CIASPOLA

A cura di Sport Service

La scelta della ciaspola o racchetta

da neve si effettua considerando

alcuni fattori soggettivi:

-il tipo di terreno che abbiamo

intenzione di affrontare: pendenze,

traversi e ripidità;

-il nostro peso: le dimensioni

della racchetta in base al peso che

devono sostenere. Ricordiamo che

con abiti invernali e zaino possiamo

aumentare anche di non pochi chilogrammi.

-le temperature in cui si andrà

ad operare: questo fattore influenza

la scelta del sistema di allacciatura

della scarpa, piuttosto che la regolazione

della lunghezza per i modelli

che lo permettono.

Sul mercato esistono due categorie

fondamentali di racchette da

neve, ognuna con i suoi pregi ed i

suoi difetti:

-quelle di tipo classico che,

anche se con materiali moderni

(alluminio, tessuto antibott), sono

costruite sull’idea originaria della

classiche racchette da neve: tallone

libero, atttacco della calzatura solo

nella parte anteriore e assenza di

ramponcini laterali. Sono adatte più

ai pirimi passi sulla neve o a utenti

esperti. Avendo lo snodo sotto la

pianta del piede anziché sulla punta,

risultano meno faticose nel movimento,

più funzionali su terreni

poco inclinati e con pochi traversi.

Il loro pregio di leggerezza e praticità

si unisce al fatto che sono meno

rumorose e ben si prestano all’utilizzo

su nevi polverose o poco gelate.

Montano comunque un artiglio

anteriore e un appoggio sul tallone

che permettono una presa ottimale.

Per chi è avvezzo alle uscite sciistiche

sono divertenti nelle discese in

quanto non offrono troppa resistenza.

Sono generalmente costruite

in alluminio e tela, non variano

molto tra di loro. Ogni casa di produzione

offre generalmente un tipo

più ridotto per donne o persone

dal peso più contenuto ed uno più

grande per uomini e donne anche

robusti;

-quelle di stampo più attuale,

partorite da studi atti a voler dare

un’attrezzo adatto a tutti i terreni

sono dotate di ramponi laterali

oltre al rostro centrale. Adatte ad

Racchette da neve, dalle primordiali in legno ai modelli più moderni ed efficienti. Foto Roberto Moiola.

Alla pagina seguente: S.Stefano, foto Giovanni Bolognini.

ogni inclinazione e traversi su tutti i

tipi di terreno permettono un’avanzata

sicura quasi in ogni situazione

di neve. Hanno un peso superiore

alle prime e offrono una discesa più

lenta su neve alta, ma in compenso

permettono un utilizzo ad un più

ampio range di persone. Da chi

vuole provare a muoversi in montagna,

all’alpinista più esperto per avvicinamenti

o gite impegnative.

Sono dotate di un sistema di

allacciatura su un supporto fisso,

hanno quindi un perno sulla punta

della scarpa. La possibilità di poter

bloccare il tallone può favorire una

miglior discesa su terreno ripido la

presenza di ramponicini laterali e la

rigidità consentono di poter affrontare

traversi gelati senza scivolamenti

laterali e pendenze in maniera frontale

grazie ad un alzatacco di solito

in dotazione.Più rumorose e più

pesanti sono generalmente costruite

in materiale plastico.

Queste sono le nozioni base

per valutare la cispola da acquistare,

tuttavia sarà sempre bene farsi consigliare

adeguatamente dal proprio

negoziante di fiducia, che potrà facilmente

indirizzarvi verso il prodotto

a voi più congeniale.

LE MONTAGNE DIVERTENTI SPECIALE CIASPOLE - 9


RACCHETTE DA NEVE:

Giovanni Bolognini

per pper la l “d “duüd “duüda” uüd a” a cun cu cunsümazion”.

u süm sümazi azi az on” Com Co CCombul. om bul ul An ns n ss’era

’er er e ar a rivat iva ivat tc t cche

he h l’e l’era

ra r amù aamù

ù

El nos solit bicer de lac’ frec’… noc’ e, alura, an s’era bütat gió ‘nde

L’era quel che ‘l custava de menu e pö ‘n canton, dedint, sura an mügel de

el ne piaśeva anca. Iscì, sül senté, al fen selvadech, a fà ‘n pisul intant ch’el

scür e a palpón, cundit cun ‘na quai vigniva dì. L’era vers la metà de april

saraca de quili sechi, an s’era rivat fi- e l’era amù frec’ e iscì n’eva pizat al

nalment sü ala caserma dela guardia föch per sculdas an pit, perchè, a sta

de finanza, a Campèl. Quasi dó fèrmi, se gelava! Al prim rac’ de su an

uri. Mi seitavi a sbadagià dal sogn, s’era svegli che ‘n sbarbelava dal frec’

ma anca i otri i stava miga ‘ndre e i e alura via, a pasà sü, cun an toch de

fava fö de qui vers che i rebumbava pan an boca. Apena sura, la nef l’era

‘nde la noc’. Apena sura la caserma diventada pusé olta e se fundava gió.

n’eva cercat al senté che ‘l menava sül Alura, ‘n s’era fermat per met sü i

Combul. Cuma ‘na vision impruviśa racheti dela nef.

‘na lüna piena l’eva mess fö la crapa

de dré da’en lares…

Quili che gh’evi scià mì i’evi

El prim tòch de senté s’el

truadi sü ndela quadrada, i’era staci

del mé pà u di sö fradéi al temp dela

vedeva ben, ma pö al pasava int guèra. L’era la prima volta che i

an mez ai maròs che i te sgrafava metevi sü. Tüt anturen i’era de legn e

gió ‘l müs e se vedeva gnient. Sura, ‘n mez, inveci, gh’era la corda, cuma

inveci, l’era tüt a cürvi seguenti, ma na racheta de tennis e di cintürin i

‘ndel net al senté ‘l rampegava sü serviva per ligai ai scarpon. El me

per la còsta fin al stalón del tucava

Gh’eri fusbè desdòt agn. Cun

l’Eziu e ‘l Bala, dü amìs puntàsch,

an s’era partìt vers mezanòc’, l’era

de sàbet. An s’era pasàt int, a pè, an

Valfuntana. De mezzi, alura, al ne

girava pòch: el caval de “S. Francesch”

l’era quel püsè duperat…

Prima ‘n s’era truàt cun d’otri

amìs, de solit an vàva ala Cerere a

vardà la television u a vedé balà.

Ruzàch en spala, scarpon, ‘na

picoza che la pareva ‘n zapon e i öc’

avèrt per miga ‘ntupicas ‘ndi raìs e

‘ndi sas. De pili s’en parlava gnanca!

De danè ghe n’era sempri pòch, “economia

fino all’osso!” L’era la regula.

Anca

perchè, ala

Cerere,

n’eva già

spendüt

10 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Inverno 2008

A VOLTE RITORNANO

caminà a gambi bi b larghi. lar la l ar a ghi gh g hi ‘Ndua ‘Ndu Ndu dual al a la a cun cu cun un di tómi tó t mi che he h ne n fava fa f va pas pa pasà àa à al a ls lstra strach tra trach ra ch c Al AAl ghe

h vö völa völ la l anca nca nc qu qqui! i! El E la ac acrem crema rem re r ap aper per er e i

nef l’era mola ivava ben, ma ‘ndua per via di grignadi che se fava.

scutadüri? Anca! Che bel al dì de ‘ncö,

l’era düra e ‘ndi diagunai i tentava a L’è stac’ apena quest’an (urmai miga cuma na volta: senza franch,

slità! Dopu ‘na mezzura, prima al me più de prim pel, ma püsè decis che senza roba, senza buteghi! Certu nün

s’è spacat an cintürin. Fac’ an grop, mai, a miga mulà…) che ‘l n’è

che n’ha pruàt... Ma basta, senò ‘n fa

dopu poch al s’é tridat l’otru; ala fin vegnüt an ment cui soci de cumprà di dela “dietrologia” e pö i fiö i ne baia

a maledizion u duvut turnà ‘ndré al racheti dela nef. Ades, tra l’otru, i se dré!

stalon, i s’era roti tüti … I’èra marsci! ciama diversament: “ciàspole” i ghe

U cuma l’à m’a respunt la mia

Però, “tüc’ i salmi i finis an

dis, el par che ‘l derivi dal veneto… spusa: “’Na volta gh’era ‘n fra de

gloria!”. Me s’eri pö fac’ ‘na bela

durmida intant che speciavi che i otri

i turnava andré.

Quela l’era stacia la mia prima

e ültima sfurtünada esperiensa cun i

racheti dela nef!

Quai agn dopu, quandu al

fiucava, an vava cui sci e i pei de

foca. L’era mei, perchè in discesa,

almenu, en gh’eva miga de turnà

‘ndré apè, ma cun na “bèla”

sciada (se fa

per dì) e

Inütil dì che anca de fatüra i’è

cambiadi; i’è più de legn, ma de plastega,

la corda e ‘l cintürin i’è più de

pel, ma de plastega. Roba muderna,

senza puesìa, ma che però la funziuna…

La Decathlon la n’a furnìt tüta

l’atrezadüra, dopu avè pagat, s’entet!

Scì, perché ades l’è vegnüt de moda

sustegnì ‘l pass cun di racheti, cuma

quili di scì e pö i cunsiglia anca

de cascià sü i gheti sura ai

scarpon per miga lagà

pasà gió la nef… E i

ugià del sù?

molta, ades gh’è ‘n fra de ges!” ‘St’

inveren n’a fac’ di bei gir. Da Buirö

fin sü ai stalon de Rugneda. Da San

Bernart a Campùndula, sübet dopu

na bèla fiucàda. Da la central de

l’Armisa fin sota al giazè di Maruìn,

ai pè del Denc’ de Coca. An paer de

volti, ndela pas dela Valfuntana; e i

sciadi an pista? Beh! L’è propi stac’ bèl.

La natüra, almenu, l’è miga cambiàda,

l’è restada quasi cuma na volta

e anca mi del rest…….. “Se me vardi

miga al spec’!”. Al me par quasi

de ès quel de na volta… “An fra

de molta?”

LE MONTAGNE DIVERTENTI SPECIALE CIASPOLE - 11


PAZZI PER IL

Mario Sertori e Rossano

Libera sono due forti alpinisti valtellinesi

che hanno legato il loro

nome a roccia e ghiaccio. Un modo

di vivere la montagna rischioso e

ardito, ma, come traspare dai loro

racconti, emozionante e ricco di

soddisfazioni difficilmente spiegabili,

difficili da capire per chi non

s’intende di sport estremi.

Per molti salire immani candelotti

di ghiaccio è diventata una

ragione di vita che li porta tutti gli

autunni ad aspettare con impazienza

che le prime colate inizino a solidificare

per poter esser affrontate

con ramponi e piccozze.

Non è certo uno sport

semplice: richiede allenamento e

preparazione, oltre che una buona

dose di coraggio e follia. Abbiamo

chiesto così a Mario Sertori di darci

qualche dritta, almeno per quel che

riguarda l’attrezzatura necessaria:

”Per scalare le cascate di

ghiaccio servono innanzitutto due

piccozze e un paio di ramponi specifici.

Sul mercato se ne trovano di

diverse fogge e marche.

I chiodi (almeno dieci) devono

essere molto affilati e muniti di manovella

in modo da penetrare nel ghiaccio

facilmente, anche utilizzando una

sola mano. Utilissimo un gancio apposito

per costruire l’Abalakov, ovvero

una clessidra di ghiaccio per le discese

in corda doppia e per le soste.

12 12 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

Mario Sertori è Guida Alpina e risiede a Ponte in Valtellina. Ha scalato

cascate di ghiaccio un po’ ovunque dagli stati canadesi a quelli degli Usa. In

Europa ha percorso le più importanti delle Alpi e dei Pirenei e alcune splendide

linee in Norvegia, Scozia e Islanda. Nelle valli della provincia di Sondrio ha

svolto un’intensa attività esplorativa salendo oltre 100 nuove linee, nel senso

che dopo quel numero ha perso il conto. Da questa esperienza è nato il libro

CASCATE Lombardia e Svizzera meridionale, Blu Edizioni 2004 - Torino. Nel

2007 ha pubblicato, con Guido Lisignoli, presso Versante Sud di Milano, Solo

Granito, la più completa ed aggiornata guida di scalata nel Masino-Bregaglia-

Disgrazia. Anche su roccia ha cercato una sua strada, individuando spazi ancora

integri sulle pareti dove dare forma e sostanza alle proprie idee. Sono cosi comparse

un centinaio di nuove vie, dal Masino al Monte Bianco. Scrive di alpinismo

e di viaggi, presentando i suoi reportage in giro per il mondo sulle principali

riviste specializzate.

m.sertori@alice.it www.cascatedighiaccio.it

Inverno 2008 2008

2-6-2006, Monte Combolo: la salita del Duomo. Foto Archivio Mario Sertori.

GHIACCIO

2008. Rossano Libera all’arrivo della solitaria invernale alla Cassin sulla NE del Badile.

Rossano Libera. Fisico atletico, sguardo furbo, risposta pronta e simpatia

disarmante; questo l’identikit del chiavennasco Rossano Libera. Sin qui tutto

normale, ma basta dare un’occhiata al suo curriculum alpinistico per restare a

bocca aperta. Ok, sarò anche un pizzico di parte, ma se dovessi descriverlo in pochissime

parole lo definirei “il fuoriclasse della porta accanto”. Già, perché Ross

è così, semplice, disponibile, ma con una marcia in più: leggere per credere:

Sei uno tra i migliori alpinisti della provincia. Raccontaci come è nata

questa tua passione per il verticale.

“Frequento la montagna dall’adolescenza; seguivo mio fratello Valentino

emulando la sua passione per la caccia. Vivevo delle emozioni intense, ...

(l’intervista di Maurizio Torri a Rossano Libera continua a pag. 17)

Il casco è fondamentale, non

solo in caso di caduta, ma anche per

proteggere il capo dai pezzi di ghiaccio

che si possono staccare dall’alto

o che vengono staccati da eventuali

altre cordate. A questo proposito, è

sconsigliabile percorrere cascate in cui

ci siano già in azione altri scalatori.

Sia per mani che per piedi occorrono

protezioni (guanti e scarponi)

caldi e avvolgenti, ma non ingombranti,

tali da garantire la maggior

sensibilità possibile tra estremità e

attrezzi.

Dalle cascate può colare

acqua, per cui occorre indossare uno

strato esterno impermeabile e traspirante.

Le corde devono essere lunghe

50/60 m, ed è consigliabile usare due

mezze corde idro-repellenti. E’ buona

norma avere con sé qualche chiodo o

friend per posizionare eventuali protezioni

nelle fessure della roccia.”

Tutto è facile e bello per cui

non resta che armarsi di piccozze

e ramponi per dare libero sfogo

alla voglia di scalata?

“No, attenzione! Per i

principianti i pericoli insiti in questa

disciplina sono elevati e facilmente

intuibili: chi è alle prime esperienze

dovrebbe affidarsi a persone esperte

come le Guide Alpine per assaporare

in sicurezza i piaceri della scalata

e acquisire le nozioni tecniche necessarie

per potersi rapidamente

muovere in autonomia.”

LE MONTAGNE DIVERTENTI PAZZI PER IL GHIACCIO - 13


La Valfontana è tra le valli

più discrete e solitarie di Valtellina.

Non ha impianti di sci, non ci sono

cave, né terme per soggiorni all’insegna

della cura del corpo, le sue

rocce appaiono scure e sconvolte

dagli schiaffi del tempo. Già il nome

ci preannuncia che questa è terra generosa

di acque, lo conferma un torrente

irrequieto che riunisce in un

brontolante sodalizio tutti i ruscelli

della valle.

E sono parecchi, dislocati

sui due versanti, sembrano pescare

da un’invisibile cisterna sotterranea

la loro inesauribile forza vitale,

perchè non ci sono ghiacciai, se

non qualche microscopico relitto

di antiche glaciazioni, come quello

ai piedi del versante E del Pizzo

Painale. In tardo autunno, quando i

cervi riempiono di lamenti d’amore

la vallata, sembra di stare in un altopiano

carsico: al Piano dei Cavalli,

infatti, il torrente scompare misteriosamente

per un lungo tratto, lasciando

allo scoperto un’infinità di

blocchi levigati e ghiaie minute. A

Premelè, un’opera di presa come una

grande bocca inghiotte buona parte

14 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

del fiume quando questo è gonfio e

lo sputa in un bacino artificiale che

è riserva strategica per l’irrigazione

delle coltivazioni di melo della zona

di Ponte e di Villa di Tirano.

Le mele di Valtellina, prodotte

per la maggior parte in quest’area,

devono la loro bontà e “buon gusto”

al Fontana che ne disseta le piante

boccheggianti per la calura estiva e le

preserva da gelate primaverili. Sarà

capitato anche a voi di notare, nel

periodo della fioritura, l’irrigazione

che funziona a pieno regime con i

poveri alberi trasformati in statue

di cristallo costellate di stalattiti di

ghiaccio: tutto ciò è messo in atto

utilizzando l’impianto irriguo per

A L P I N I S M O

CASCATE DI VALFONTANA

Mario Sertori

L

far sì che l’infiorescenza non subisca

danni dal freddo troppo intenso.

La temperatura è la bacchetta

magica del ministro del gelo, colui

che decide del destino dei fluidi:

quando è il momento, con un colpo

a sorpresa addormenta le acque rendendole

mute e solide.

E’ un lungo sonno che genera

“mostri” e costruisce castelli luccicanti:

sui fianchi della montagna,

inverni generosi producono cascate

abbondanti, poderose e a volte

sublimi come quella che percorre il

versante nord del monte Combolo,

ben visibile dal Piano dei Cavalli. I

nomi sono ricordi e i ricordi azioni

al tempo passato.

A sx la copertina del libro pubblicato da Mario Sertori, che descrive quasi 500 itinerari tra Lombardia e Svizzera meridionale. E' edito da Blu Edizioni Torino

ed è uscito nel 2004. A dx: 2004. Gran sole sull’ultimo salto della cascata Gemella di sinistra a Campiascio. Foto Archivio M.Sertori.

Inverno 2008

Alla fine degli anni settanta

l’alpinismo, scrollatosi di dosso

il mantello triste dell’eroismo in

perenne lotta con l’Alpe, respirava

finalmente l’aria leggera del rinnovamento.

Appena comparsa, la nuova

avventura verticale della scalata sui

sentieri di cristallo venne accolta con

entusiasmo e alcuni appassionati

giunti in valle alla ricerca di materia

prima rimasero affascinati dal triplo

salto della Giasusa, un bellissimo ruscello

che nella parte finale del suo

tragitto si produce in tre bei muri di

ghiaccio in genere abbondante.

La notizia della salita richiamò

subito altri climber che visitarono

la zona, ma ripeterono solamente

la via esistente senza dire nulla di

nuovo. Luigi Pasini, invece, che del

luogo conosceva ogni sasso, essendo

di Ponte e grande esploratore di

tutti gli anfratti della Valfontana,

andò oltre le colonne d’Ercole del

Piano dei Cavalli, risalendo la bella

colata che scende dall’Alpe Gardè.

Per affrontare percorsi sempre più

impegnativi, mise a punto negli

anni ottanta un attrezzo da cascata

di sua invenzione, con manico in

legno e becca ricavata dalla barra di

una balestra. Ricordo che me lo fece

provare sulla Giasusa e devo dire che

era veramente efficace.

La colata più evidente e

ambita, quella di cui tutti vorrebbero

godere le grazie e della quale

ho accennato poca sopra, si trova

sull’aspro versante settentrionale

del Monte Combolo e si consolida

all’interno di un lungo colatoio che

taglia di netto una parete rocciosa

molto ripida. Il bel disegno ghiacciato

sulla repulsiva muraglia contrasta

non poco con la tranquilla Alpe sottostante,

in inverno trasformata in

campo di neve sospeso sullo sfondo

della cupa barriera delle Orobie.

Dopo aver a lungo desiderato salire

quella cascata, nel marzo dell’ 88,

3 maggio 2008. Monte Combolo, parete N. Foto Archivio M. Sertori.

con due fortissimi amici - Augusto

Rossi e Enrico Moroni, guide alpine

di Sondrio - riuscii nella scalata della

parte più impegnativa del colatoio,

che presenta una ostica candela

iniziale, un grande muro superiore

e una serie di stretti canalini

che portano ad una provvidenziale

cengia che ci permise di uscire dal

nostro palazzo di cristallo sfiniti, ma

indenni. Fu una grande giornata di

arrampicata che ci impegnò a fondo,

e con le attrezzature di allora sicuramente

segnò un passo in avanti

nella scala evolutiva della difficoltà

in cascata. In virtù della bella linea

del nostro itinerario mi venne l’idea

di battezzarlo “Supercouloir”, come

il celebre colatoio sulla parete est del

Mont Blanc du Tacul.

Le colate parallele a sinistra

del “Supercouloir” occuparono altre

giornate di intensa avventura: tra

queste quella che abbiamo chiamata

“Il Duomo” è la più caratteristica e

con la sua mole potente e luminosa

bellezza domina l’alta val Malgina.

Dal Piano dei Cavalli appare come

un drappo di luce riflessa appiccicata

ad una parete di rocce scure e

sembra uscire direttamente dalle

viscere consumate del monte. E’

la prima a comparire in autunno e

l’ultima a sgombrare il campo, con

V ERSANTE RETICO

l’arrivo della stagione estiva. Credo

che vanti un record di longevità tra

le colate stagionali di media quota e

non è raro vederla ancora in buona

forma anche in giugno. Per due

anni consecutivi l’ho scalata a fine

maggio e ai primi di giugno e devo

dire che punzecchiare la corazza di

questo essere primordiale ibernato è

un’esperienza molto particolare. Una

volta uscito dal frigorifero che lo

preserva, perde la certezza di esistere

e piano piano lascia l’avamposto

sospeso sulla piana, ormai verdeggiante,

per raggiungere altre acque

e trasferirsi altrove. E’ una sorta di

letargo al contrario, un ciclo vitale

che prende avvio nel segno del gelo

e che svanisce con il giungere delle

lunghe giornate temperate.

Per gli appassionati della specialità,

la Valfontana è uno scrigno di

preziosi itinerari che si presentano

puntuali e che mantengono quello

che propongono. L’ambiente solitario,

l’esposizione favorevole e

la presenza del silenzioso (periodo

riproduttivo a parte) popolo degli

ungulati rendono questo territorio

affascinante. Nelle ultime stagioni

fredde, complice il tam tam di internet,

si sono visti parecchi scalatori in

azione, segno evidente dell’interesse

che la valle suscita nelle persone che

ricercano la vera wilderness fuori

dalla porta di casa.

LE MONTAGNE DIVERTENTI PAZZI PER IL GHIACCIO - 15


L'alpinismo

è la mia vita,

credo che anche

questo rientri nel

disegno di Dio.

16 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

A L P I N I S M O

Inverno 2008

ROSSANO LIBERA

I NTERVISTA

Maurizio Torri

Sei uno tra i migliori alpinisti

della provincia. Raccontaci

come è nata questa tua passione

per ill verticale.

“Frequento la montagna

dall’adolescenza; seguivo mio fratello

Valentino emulando la sua passione

per la caccia. Vivevo delle emozioni

intense, probabilmente soppiantando

quelle che i miei amici cominciavano

a provare per le ragazzine...

Poi capii che dall’ambiente in cui

mi muovevo cercavo qualcosa di più

forte, di più totale; mi bastò alzare lo

sguardo per capire dove avrei trovato

tutto. Le pareti che dominavano gli

scenari di caccia sarebbero diventate

il mio nuovo tutto.”

Sentendoti parlare, leggendo

i tuoi articoli, o semplicemente

scorrendo il tuo curriculum

alpinistico è sin troppo evidente

l'attaccamento alle tue montagne

e alla tua Valle. Anche in futuro

continuerai a scalare vette non

"griffate" o ti vedremo ingaggiato

su vie dall'alto richiamo mediatico

come quelle himalaiane?

“A tutt'oggi non mi considero

diverso, o cambiato da quel

ragazzino che col proprio fratello

cercava di urlare alla vita attraverso

le realizzazioni ottenute sulle remote

pareti della propria valle. Se sono

alla continua ricerca del mio io, non

credo sarà una cima famosa a restituirmelo;

ho avuto già allettanti

proposte per spedizioni su montagne

famose. Vi ho rinunciato semplicemente

perché in quel momento

cercavo altro, avevo BISOGNO

d'altro. Quando il mio BISOGNO

non avrà più il nome di una delle

nostre montagne, ma quello di

una cima resa famosa dalla storia

dell'alpinismo, farò il possibile per

andarci. Il motore che muove la mia

passione è alimentato dall'emozione.

Diciamo che vengo trasportato da

quel vento.”

La montagna ti ha dato

tanto regalandoti grosse soddisfazioni,

ma anche grandissimi

dolori. Dopo l'incidente mortale

di tuo fratello, ti ha sfiorato il pensiero

di smettere o hai continuato

a scalare anche per lui? “

Ho appreso in modo un pò

rocambolesco la notizia della morte

di mio fratello. Ero a scalare altrove.

Ho da subito accettato ciò che era

avvenuto sulla montagna sopra

casa mia, certo del fatto che, se per

assurdo a Corrado avessi mai chiesto

come e dove avrebbe voluto porre

fine ai propri giorni, mi avrebbe indicato

quella cima, dopo aver salito

quella via. Semplicemente è accaduto

ciò che era nel disegno di Dio.

Non mi ha mai sfiorato il pensiero

di smettere, avrei fatto un torto

proprio a mio fratello. L'alpinismo è

la mia vita, credo che anche questo

rientri nel disegno di Dio”.

Più di una volta ti abbiamo

visto impegnato in salite solitarie.

Che motivazioni ti spingono in

tali imprese?

“E’ un po’ difficile fornire

una spiegazione razionale di un qualcosa

che non lo è affatto. Comunque

penso di poter dire che la molla che

ha scatenato tutto sia stata caricata

in modo anormale nell' estate del

'99. Un infortunio mi tenne lontano

dalla mia passione e dai miei desideri

per molti mesi; nello stesso periodo

una brutta malattia si portò via mio

papà, autentico pilastro della famiglia

e della mia vita. Ovviamente il

contraccolpo fu notevole. Iniziai così

un vero e proprio assalto a quelle vie

che non mi garantivano successo

alcuno, a meno che non fossi disposto

a perdere ciò che mi rimaneva

e visto che mi sentivo solo, proprio

da solo affrontai queste salite. Era

proprio questo lo stile che più si addiceva

al mio nuovo modo di vivere.

Uscire rinfrancati e rinnovati da

un’esperienza che avrebbe potuto

uccidermi, lo ritengo ancora adesso

un dono raro e quando ci si sente

custodi di un dono non bisognerebbe

permettersi di sprecarlo”.

L'alpinismo e vita sociale

non sempre vanno a braccetto; uno

come te che lo pratica ad alti livelli

riesce a conciliare le due cose?

“Sarei presuntuoso se affermassi

di riuscirci. Diciamo che

faccio il possibile, anche se è sempre

l'alpinismo a guidare le mie scelte e

questo porta inevitabili scompensi

nella vita di tutti i giorni. Ma la mia

è una scelta e non credo sia molto

differente da quella di chi sceglie una

qualsiasi carriera tuffandocisi anima

e corpo. Raggiungere un equilibrio

o anche solo avvicinarvisi, richiede

una certa complicità con le persone

vicine e questo non è scontato, anzi,

credo proprio sia il nocciolo della

questione ed è il motivo per il quale

sorgono domande come quella che

mi hai appena posto. In alpinismo,

come nella vita, sono alla continua

ricerca del mio Io, conscio del fatto

che nel cercarmi rischio anche di

perdermi. Trovare me stesso e raggiungere

quell'equilibrio penso sia

qualcosa di miracoloso”.

LE MONTAGNE DIVERTENTI PAZZI PER IL GHIACCIO - 17


18 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

A L P I N I S M O

ICE TOUR

Testi e foto Rossano Libera

Già da tempo vivevo le mie scelte dettate forse da una cieca ambizione

che aveva fatto tabula rasa di tutto ciò che mi circondava e non mi andava

affatto di continuare a digerire. Non mi riconoscevo più in quella vita preconfezionata,

zeppa di doveri e contraddizioni. L'alpinismo fu la Via...

Quell'inverno lo trascorsi macinando centinaia di chilometri autostradali

per consentirmi di passare il mio tempo appeso a quelle piccozze che avevano

sostituito le mie precedenti priorità. In questo l'incontro con Ezio (Marlier) fu

decisivo. Già al meeting "Grignetta d'Oro" capimmo di avere parità di intenti

e feeling non comuni, tanto da essere legati alla stessa corda non più di una

settimana dopo per salire una via tutta nuova, tutta nostra. "Bocconi Amari"

(Questo il nome della via) fu subito considerata come una delle linee di misto

più impegnative e saldò la nostra amicizia, così da farmi prender parte ad un

nuovo progetto di Ezio: l' Ice-Tour.

L' Ice-Tour consisteva nel salire e relazionare con foto e commenti anche

tecnici quante più cascate di ghiaccio possibili. Il tutto presentato su internet e

contornato da racconti dei vari salitori.

Tutto ciò mi piacque, mi prese, mi esaltò...

Ma tutta quella mercificazione della mia persona, dopo un po' fece ridestare

in me quell'orso che in fondo sono. Volli "scappare" sapendo già dove e come.

La mia valle fu il luogo, una solitaria il modo. Eccone il racconto:

- Alcune ore dopo essere tornato a casa, arranco sulla mulattiera trascinando

venticinque chili di speranze che deposito solo sette ore dopo, a notte ormai

fatta, poco sotto la parete.

Non ho voluto fermarmi al bivacco poco sotto, l'ho considerato l'ultimo

baluardo di quella civiltà e di quella codardìa dalle quali sto in un certo senso

fuggendo.

Una valle già così lontana e selvaggia, amplifica il suo stato in inverno, esaltando

concetti distanti dalla normale quotidianità.

Sono avvolto da un silenzio che non esito dal definire assordante, al cospetto

di pareti che già nella bella stagione incutono timore e sottomissione, ma

se sono qui, ora non è certo per subire fattori esterni, no, mi sento invece di

sovvertire gli ordini ed essere la causa scatenante degli accadimenti futuri. Sono

qui con venti anni di

esperienze spesso al

mio limite, con tutte

le conoscenze che ne

derivano e le capacità

maturate.

Sopra di me la

parete Nord del Pizzo

Ligoncio non ha

certo bisogno della

vicina Sfinge (Liss

d'Arnasca) per farmi

capire quanto io sia

Qui e a pag. 17: inverno 2006-2007, Rossano Libera su cascata. Foto

archivio Libera.

piccolo al confronto,

intanto sciolgo la

I L RACCONTO

CURRICULUM

Rossano Libera

Aspirante Guida Alpina Alp

Collabora con

AKU, CASSIN, F3SPORT, F3SPORT SPORT

SPECIALIST

Cell 347/2454066 mail:

libeross@yahoo.it

1990

Leggende del Liss” Parete N.O. della

Sfinge, Val Codera, via nuova 550mt.

VIII-,A3

1992

“One”, via nuova sulla stessa parete,

350mt. VIII

1993

“Dixan” Parete N.E. Pizzo Trubinasca,

prima ripetizione tracciato originale,

630mt. VIII-

1994

“Amici Miei” Pilastro del Rut, Vallone

di Revelaso, Val Codera, via nuova

840mt. VIII+

1995

“Hiroshima” Pilastro E.N.E. Pizzo

Badile, via nuova 400mt. VIII

1996

“Transqualidiana” Qualido, Val Masino,

prima salita in giornata da casa. 660 mt.

VIII/A1

1997

“Via Vinci” Parete N. Pizzo Ligoncio,

Val Codera, prima. salita in “free-solo”.

600mt. VI+

2000

“Dormi e Sogna” Parete S.O. Sasso

Manduino, via nuova in solitaria

invernale,in 4giorni. 800mt.ca. VI

“Chi si ferma è perduto” Pilastro Scingino,

Val Masino,prima solitaria 440mt.

VII+

“C’era una volta...” Parete N. Pizzo

di Prata, Valchiavenna, via nuova in

solitaria,in 3giorni. 900mt.ca. VII+

Leggende del Liss” Prima ripetizione e

in solitaria

“Diretta del Popolo” Pilastro E.N.E.

Pizzo Badile, prima salita in libera e “a

vista”. 580mt. VIII/VIII+

Inverno 2008 LE MONTAGNE DIVERTENTI PAZZI PER IL GHIACCIO - 19


2001

“La Spada Nella Roccia” Qualido,Val

Masino, prima salita “a vista” . 450mt.

VIII+

“Giulia Dream” Parete E. dell’Averta,

Val Masino, prima solitaria. 350mt.

VII-

“Il Viaggio dei Mongoplegici” Parete

N. Anticima del Medaccio, Val Masino,

prima ripetizione e prima solitaria.

350mt. VII+

“Scipione-Borghese” Parete N. Pizzo

Cengalo, prima solitaria invernale in

“free-solo”. 1300mt. V e misto

2002

“Geiser-Lehman” Parete N. Pizzo

Cengalo, “free-solo” in giornata,da casa.

1100mt. V+/VI

2003

“Attilio Piacco” Parete N. Pizzo

Cengalo, prima ripetizione,in 3giorni.

1200mt. VI/A3

“Feri Ultra” Picco Luigi Amedeo, Val

Masino, prima salita “a vista” integrale.

410mt. VIII+

Le Radici del Cielo” Parete E. del

Sasso Manduino, prima ripetizione e

prima solitaria. 350mt. VII+

“Via degli Inglesi” Parete E. Pizzo

Badile, prima salita in libera. 650mt.

VIII

“L’Ultimo Sole” Parete N.O. Ligoncino,

Val Codera.

2004

Prima solitaria invernale sulla parete

N.O. del Pizzo Badile per la via “Ringo

Star”, in 5giorni. 700mt. VI

2005

Prima solitaria invernale sulla parete N.

del Pizzo di Prata per il couloir di sx, in

4giorni. 1100mt. ca. V,VI e misto

“Mello’s Wilderness” Parete S.O. del

Cavalcorto, Val Masino, prima ripetizione,

in 2giorni. 550mt. VII+/A3

“Il Naufragio degli Argonauti” Picco

Darwin, Val Masino, prima solitaria,in

2giorni. 350mt. VII/A5

“Nostalgia delle Origini” Parete N.

Pizzo Ligoncio, prima ripetizione e

prima solitaria, in 2giorni. 600mt.

VII+

“Voyage selon Gulliver” Grand

Capucin, salita “a vista”. 400mt. VIII/

VIII+

“Via dei Ceki” Parete S. Cima di Castello,

Val Masino, prima ripetizione,

in 2 giorni. VII+/A3

20 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

neve per prepararmi la cena al riparo di

un grosso sasso che mi ospiterà anche

per la notte. Sento il solo peso dei prossimi

giorni carichi del significato che

attribuisco a ciò che mi sto accingendo

a fare. Ma è questo ciò che cerco, è

questo ciò in cui credo, è questo tutto

ciò che voglio.

La prima ora del mattino seguente

la passo ancora trasportando il sacco

sulle spalle, tanto meglio, servirà a riscaldarmi.

Poi...

Comincio finalmente a salire in verticale.

Ho questo progetto forse un po’

ambizioso: salire proprio la parete Nord

del Pizzo Ligoncio sulla via 'Vinci' in

completo "dry-tooling" cioè servendomi

di piccozze e ramponi per la progressione

anche in quei tratti di parete

dove non ci sono neve e ghiaccio dove

conficcarli.

Confido molto sul fatto di aver

scalato parecchio con questi attrezzi

negli ultimi mesi, quindi mi sento ragionevolmente

a mio agio già sui primi

metri, devo dare per scontato che sarà

così anche per i prossimi ottocento...

Continuo a salire, scoprendomi divertito

da quello che sto facendo, dimentico

di freddo e fatica, quasi come

se anzichè scalare stessi galleggiando

sorretto da una sorta di bolla protettiva,

A L P I N I S M O

tanto mi sento sicuro e deciso.

E' proprio in questi momenti, in

queste particolari situazioni, per ciò

che sto vivendo qui e ora che mi sento

attraversato da una strana sensazione,

quasi come se conoscessi già il mio

destino esattamente un impercettibile

attimo prima che questo si compia.

E' come una specie di magia che ha

ragione di compiersi in momenti così

speciali, lo ritengo una sorta di tributo

al semplice miracolo dell'esistere...

A destarmi da questo stato onirico

ci pensano i tiri più in alto. Qui le lame

delle piccozze appoggiano solo di punta

sugli appigli e spesso i ramponi non

possono che grattare contro la roccia

senza trovavi sufficiente appoggio. Arrivano

inevitabili anche i primi voli che

mi fanno capire quanto forse troppo

ambizioso sia questo mio progetto. Ma

ambizioso non significa impossibile e

malgrado il dolore che l'acido lattico

provoca ai miei avambracci, tento e

ritento i passaggi più ostici ricadendo

puntualmente sui movimenti più duri.

Quindi daccapo...

Malgrado tutto trovo la capacità

di esaltarmi per questa mia situazione.

Sembra tutto così perfetto...

Prima che cali la sera raggiungo

la cengia mediana dove allestisco un

comodo bivacco.

Faccio rapidamente il punto della

Inverno 2008

situazione e mi posso ritenere

più che soddisfatto;

direi che la giornata è

stata proficua!

Dopo cena l'adrenalina

lascia il posto alla

stanchezza, mi rimane

solo il tempo per rendermi

conto di cosa stia

vivendo, di quanto ci

stia credendo e di come,

da quassù, la vita appaia

più leggera e spensierata, come se in certi

luoghi ci fosse sempre luce e speranza.

Da quassù mi sento più vicino a Dio...

Le notti invernali sono infinite, più

volte capita di svegliarmi con la speranza

che sia già mattina ma l'orologio

inesorabilmente mi riporta alla realtà.

Quelle che erano sembrate ore di sonno,

si rivelano minuti, allora cerco una posizione

più comoda per favorire il sonno

e scacciare il freddo. Ovviamente sono

operazioni lunghe, laboriose e ripetute,

intervallate da brevi ed irregolari

dormite. Ecco trovata finalmente la

giusta posizione, ecco arrivato finalmente

il sonno, tutto ciò, puntualmente in

concomitanza della prima flebile luce del

mattino...

E' di nuovo azione. Conto di uscire

stasera, se tutto andrà bene. Dovrà essere

cosi!

Ma capisco di non essere più in

forma e lucido come ieri. Ogni azione

mi costa di più, devo riuscire a ragionare

con calma per evitare di trovarmi nei

guai. Malgrado tutto salgo, guadagnando

faticosamente terreno. In situazioni

del genere mi costringo ad agire con

l'esperienza e la ragione, lasciando da

Sospeso nel vuoto. Foto Archivio Libera.

Cadendo in

ginocchio sulla

neve, mi porto le

mani sugli occhi

e scoppio in

lacrime

parte l'istinto.

Intanto si è guastato

anche il tempo,

folate sempre più frequenti

trasportano

un gelido nevischio,

il cielo ora è grigio,

come il mio umore.

Ma salgo...

Mi disinteresso

totalmente di ciò che

succede attorno a me,

penso solo a fare ciò per cui sono qui.

Meccanicamente ripeto le stesse operazioni,

devo assolutamente guadagnare

terreno. Mi importa solo dei due

metri quadrati che mi circondano, su

di loro concentro tutto me stesso, con

calma e determinazione. Intanto salgo.

Intanto il tempo passa...

Quando alzo la testa capisco che

qualcosa è cambiato, 'stavolta in positivo.

Il tempo é migliorato ed ora distinguo

nettamente il contorno della

cima. Non è poi così lontana!

Tornano a divampare forza e una

strana sensazione di lucidità.

Mi scopro a salire più rapido e

sicuro, la determinazione ha fatto

piazza pulita dei dubbi che si erano

annidati nei miei pensieri, ogni gesto

acquista via via più convinzione.

Avanzo con le piccozze che ora

affondano nella neve, raggiungo il

crinale, un vento gelido mi investe il

viso. E' il saluto della cima...

Verso Ovest l'imminente tramonto

mi regala un incredibile cielo ultravioletto

mentre vengo attratto da qualcosa

alla mia sinistra. Volgo lo sguardo verso

quella direzione: la vivida luce del sole

morente viene riflessa

dalla metallica croce di

vetta. E' incredibile ciò

che sto provando, indescrivibile

l'emozione di

un momento simile, mi

ci abbandono cadendo

in ginocchio sulla neve,

mi porto le mani sugli

occhi e scoppio in

lacrime...

Sono finalmente arrivato

in cima a questa

motagna, nella parte

più profonda di me

stesso...

I L RACCONTO

2006

“Via dei Morbegnesi” Parete S.E. Punta

Sfinge, solitaria invernale. 250mt. VI+/

A1

Prima discesa con gli sci del canale Nord

del Pizzo Ligoncio. 400mt.TD-

“Supercouloir” Parete N. Monte Disgrazia,

prima salita in “free-solo”.

600mt. TD+/ED

“Tutto Vero!” Picco L. Amedeo, Val

Masino, via nuova. 400mt. VIII-

“Viola Bacia Tutti” Parete S.E. Cima

di Val Viola, Val Grosina, via nuova.

700mt. VII

“Via Oppio” Parete N. della Sfinge, Val

Codera,prima libera. 600mt. VII

“Camino Cassin” Parete N.O. Pizzo

d’Eghen, gruppo delle Grigne,prima solitaria,

in libera a vista. 500mt. VII+

“Spigolo Ovest” Cima della

Busazza,gruppo del Civetta,apertura variante

di 150mt. VII su 1100mt.

“Biasin” Sass Maor, Dolomiti Bellunesi,

solitaria. 650mt. ED

“Bocconi Amari” Parete N. Monte

Emilius,prima salita. 400mt. WI6 M7

2007

“Via Vinci” Parete N. Pizzo Ligoncio,

prima solitaria invernale, in dry-tooling.

600mt. M8

“Beyond the Good and The Evil” Aiguille

des Pèlerins,salita(prima?) in

giornata del tracciato originale. 600mt.

WI5+,VI,A2

“Il Silenzio degli Eroi” Parete N.O.

Pizzo Badile, prima ripetizione e prima

solitaria. 450mt. VII+/VIII-

“Achtiban” 7’Kirchlispitze, Ràtikon,

salita “a vista”. 350mt. VIII

“Ringhio” Parete S.E. Pizzo Badile,

prima ripetizione. 400mt. VII+

“Halloween” Parete del Castello, Valle

Spluga, via nuova. 130mt. VIII trad

“Il Santo del Lido” Val Febbraro, Valle

Spluga, via nuova in ‘dry-tooling’ .

200mt. 4+,M7

2008

“Via Cassin” Parete N.E. Pizzo Badile,

prima solitaria invernale. 1000mt. VI

“Via Cipo” Sasso Carbonari, Grigne,

prima solitaria. 650 mt. VII/A2

“Birthright” Grands Charmoz, Aiguille

de Chamonix, probabile prima ripetizione

integrale. 450mt. WI6,V/A2

LE MONTAGNE DIVERTENTI PAZZI PER IL GHIACCIO - 21


PRESEPI VIVENTI

Valentina Messa

La tradizione dei presepi

viventi è particolarmente

sentita, sebbene ancora non così

diffusa, in tutta la Valtellina.

La rappresentazione della

Natività è un momento di

intensa partecipazione popolare

ed espressione artistica.

22 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Intere comunità si cimentano

nella ricostruzione degli ambienti,

nella preparazione dei costumi,

nella ricerca delle comparse,

degli utensili, degli animali e di

tutti gli elementi che comporran-

Inverno 2008

DI IMPRONTA

VALTELLINESE

no la scena finale. Un lavoro che

coinvolge giovani e meno giovani,

artisti e artigiani locali, cultori

delle tradizioni popolari.

Ogni anno, durante le feste

natalizie, richiama un numero

straordinario di visitatori.

LE MONTAGNE DIVERTENTI PRESEPI VIVENTI - 23


La Valmalenco ha un passato

decisamente ricco quanto a Rappresentazioni

Sacre durante le festività

natalizie: basti pensare ai numerosissimi

Presepi che colorano ancora

oggi le Chiese e le Contrade e ai

24 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

PRESEPE VIVENTE IN

VALMALENCO

28/12/2007. Due pastori si riscaldano accanto al fuoco. Foto Rino Masa.

In copertina a questa rubrica: 04/01/2007. il Presepe Vivente nella contrada di Vetto. Foto Rino Masa.

Presepi viventi che hanno animato

nel tempo la vita dei fedeli di diverse

località, tra cui ricordiamo Primolo,

Caspoggio, Torre e Lanzada. Oggi,

unica manifestazione eletta ad interpretare

il sentimento religioso di

tutta la valle, resta il Presepe Vivente

organizzato dalla Comunità di

Lanzada.

Giunto ormai alla sua 18 a edizione,

questo Presepe a cielo aperto,

promosso dalla parrocchia di

Lanzada con il sostegno

dell’Unione dei Comuni

della Valmalenco, si ripropone

anche quest’anno

nei prati sottostanti la

contrada di Vetto, anfiteatro

naturale che durante

le rappresentazioni accoglie

sempre più numerosi

valligiani e turisti.

Nato quasi per gioco

da un’idea di Luigi Bontempi

e Fermo Rossi

nel 1991, oggi si avvale

dell’esperienza di un vero

e proprio Comitato Organizzativo,

a cui fanno

capo circa settanta volontari.

Inverno 2008

“Ci si ritrova ai primi di

ottobre – spiega la coordinatrice

della manifestazione – e insieme si

decide quali saranno i temi da affrontare,

le strutture che dovranno

di conseguenza essere allestite, i

costumi da preparare. Ognuno dà

gratuitamente il suo contributo in

linea con le disponibilità e con le

proprie competenze, dal falegname

all’elettricista, dalla sarta all’artigiano.

L’entusiasmo e la voglia di fare

sono quanto di più bello possa contraddistinguere

il nostro gruppo.”

Ogni anno vengono interpellati

circa cinquanta figuranti,

per metà bambini. “E’ una gioia

partecipare in prima persona alla

Sacra Rappresentazione – racconta

il simpatico Fermo Rossi, ideatore

del Presepe Vivente e San Giuseppe

nella passata edizione – perché permette

di condividere con la propria

gente un momento di grande valore

qual è il Natale. Tutti hanno uguale

importanza sulla scena. – Poi aggiunge

ridendo - Il ruolo di San

Giuseppe mi si addiceva: sono

l’unico con la barba vera, agli altri

figuranti bisognava sempre appiccicarne

una finta!”

La scelta della Sacra Famiglia, in

realtà, ha criteri ben precisi: Gesù

viene interpretato da un bimbo

nato nell’anno in corso, Giuseppe

e Maria di conseguenza sono i suoi

reali genitori, ciò per intrecciare il

Sacro con la realtà quotidiana dei

fedeli e insieme sottolineare il valore

religioso della famiglia.

Dalla prima edizione ad oggi la

Sacra Rappresentazione si è evoluta

ed arricchita, pur mantenendo negli

anni un comune fil rouge: interpretare

la Natività rispettando fedelmente

il sentimento religioso evocato nei

Vangeli. Il Presepe Vivente celebra

il Santo Natale mettendo in scena

episodi della vita di Gesù, differenti

di anno in anno.

Al centro della scena la capanna

che accoglie il bambin Gesù.

Accanto, un intero villaggio che

prende forma intorno alla Sacra Famiglia:

un brulicare di vita, gesti,

parole e colori. A completamento

20/12/2007. La Sacra Famiglia nella capanna. Foto Rino Masa.

28/12/2007. Pastorelli in adorazione di Gesù Bambino. Foto Rino Masa.

dell’opera, alcuni momenti della

vita di Gesù ricostruiscono il percorso

religioso: la presentazione

al Tempio dopo la nascita, Gesù

a dodici anni nel Tempio con i

Dottori della Legge, Gesù che cresce

a Nazareth con Giuseppe falegname

in una scena di lavoro, ed infine il

significato della Croce e della Resurrezione,

a richiamo dei valori religiosi

che si celano dietro la nascita

di Gesù. Il finale è a sorpresa: lo

Spirito Santo, simboleggiato dalle

fiaccole dei figuranti, si diffonde tra

i visitatori, testimoniando la volontà

del Signore che si esprime in un abbraccio

a tutti i suoi fedeli.

APPUNTAMENTI

Presepe Vivente di Vetto,

contrada di Vetto, Lanzada:

mercoledì 24 dicembre – ore 20.45

domenica 28 dicembre – ore 18.00

e 18.30

martedì 30 dicembre – ore 20.45 e

21.15

sabato 3 gennaio – ore 20.45 e

21.15

LE MONTAGNE DIVERTENTI PRESEPI VIVENTI - 25


Il costume tradizionale grosino

Il presepe vivente di Grosio, promosso dal gruppo folkloristico

La Tradizion, è reso unico nel suo genere dal prestigioso

Costume Tradizionale indossato da tutti i figuranti

durante la rappresentazione.

Datarne l’origine non è semplice. Le prime notizie

sicure riportano agli inizi del 1600 quando un numero non

trascurabile di grosini emigrò in territorio veneziano alla

ricerca di nuove frontiere lavorative. Qui vennero a contatto

con le differenti culture che animavano già da tempo i

frequentatissimi porti della ricca Venezia. Secondo i racconti,

alcuni grosini rientrarono successivamente nel paese di

origine portando con sé schiave armene che potessero contribuire

al ripopolamento del territorio, indebolito dalla guerra

dei trent’anni e dalla peste di manzoniana memoria.

E’ in questo periodo che ebbe inizio l’arricchimento del

costume tradizionale, caratterizzato dalla vivacità dei colori

e dalla raffinatezza della lavorazione. Le donne armene portarono

dunque un tocco di esotismo, mescolando elementi

della cultura alpina e foggia in stile orientale: singolare sintesi

tra oriente e occidente che avrebbe contrassegnato nel tempo

il successo di questi meravigliosi costumi.

26 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

15 giugno 2008. Il costume grosino nella “muda” di tutti i giorni, ovvero

da contadini. Ai piedi si possono notare le classiche calzature usate per

camminare in montagna: i “sciupei”. Foto Loris Pini.

Inverno 2008

NATIVITÀ IN UN FILÒ GROSINO

G I

Grosio è una vivace realtà

valtellinese che vive ai piedi del

monte Storile, dominata dai castelli

medievali e dall’imponente Rupe

Magna, nella cui pietra sono impresse

la storia e le origini della sua

gente.

Dal 1996, il gruppo folkloristico

La Tradizion presenta “Natività in

un filò grosino”: una rappresentazione

sacra e tradizionale della nascita

di Gesù, che insieme testimonia

e valorizza le radici di un’identità

locale forte e mai dimenticata.

Nella suggestiva cornice del

suo centro storico, la notte della

vigilia di Natale,

prende vita

un piccolo

mondo antico

che rende

omaggio

al mistero

della nascita

di Gesù: un

vero e proprio

presepe sotto

le stelle. La

comunità di

Grosio celebra

così non solo

quella nascita

speciale di

oltre duemila

anni fa, ma

anche il suo

stesso passato:

antichi mestieri, figure tipiche e

luoghi caratteristici di una tradizione

rurale e contadina, tipica di un

territorio che viveva al ritmo del

tempo e delle stagioni. Il presepe ricostruisce

nei dettagli questa realtà

per offrire al visitatore un piacevole

viaggio a ritroso nel tempo, fatto di

canti, sapori, gesti e usanze, scene

di vita quotidiana, alla scoperta

di un’antica civiltà contadina che

rivive gioiosamente nelle tradizioni

natalizie.

Il tempo sembra fermarsi e tra le

vie del paese prendono vita vestigia

di un tempo passato.

Il mondo contadino e pastorale

rivive nelle scene che ricordano la

mungitura e le successive lavorazioni,

dove un uomo rimesta paziente

il latte delle sue mucche in attesa

di offrire il formaggio ai suoi ai visitatori.

Accanto a lui una famiglia

prepara delizie culinarie lavorando

la carne dei maiali allevati con attenzione

e cura durante tutto l’anno.

Sotto le volte un gruppo di donne

prepara i pizzoccheri, alimento

tipico valtellinese a base di farina di

grano saraceno che insieme ai vini

locali gioca un ruolo da protagonista

nella tradizione valligiana. Non

possono mancare all’appuntamento

due importanti attività, qui rappresentate

come nel passato: la tosatura

manuale delle pecore e la ferratura

dei cavalli e degli asini da parte dei

maniscalchi.

Proseguendo lungo le vie della

contrada si incontrano numerosi

artigiani all’opera nella propria

bottega: chi intreccia con estrema

precisione le gerle, chi si dedica alla

lavorazione del legno e chi ancora

prepara cesti per conservarvi pietanze

o oggetti di uso quotidiano.

In un passato meno consumistico

di oggi, ogni cosa veniva con-

servata a lungo e così alcuni lavori

assumevano un ruolo determinante

nella comunità: è il caso del calzolaio,

che sapeva rimediare ai danni

che il tempo e il lavoro producevano

sulle scarpe, in particolare sugli

sciupei, calzature tipiche con la suola

in legno e la tomaia di cuoio inchiodata,

immancabili ai piedi dei grosini

di una volta.

Dalla strada si sente la voce

dell’arrotino, che spinge il pedale

della mola e affila le lame, accompagnato

dalla vivace melodia di una

fisarmonica. Mentre le caldarroste

rigirano sulla brace, l’oste nella sua

taverna serve il caffè

preparato nel tradizionale

pignattino.

Caratteristici

sono anche gli

ambienti familiari,

spesso ricostruiti

nell’arredamento

come tradizione

impone, rallegrati

dai giochi e dalle

urla dei bambini.

Qui ritroviamo

le lavandaie che

portano i panni alla

fontana e le tessitrici

chine sui loro

telai mentre confezionano

i pezzotti.

Accanto alle

figure del passato

grosino non mancano ovviamente i

personaggi tradizionali del presepe:

prima di concludere questo “tuffo”

nella tradizione, tutti i figuranti si

raccolgono intorno alla Sacra Famiglia

ed accompagnano il bambin

Gesù nella chiesa di S. Giuseppe

per celebrare ancora una volta, ma

in modo sempre nuovo, il Santo

Natale.

APPUNTAMENTI

Cort dei Miracul, via S. Giuseppe,

Grosio (SO)

mercoledì 24 dicembre - ore 20.30

LE MONTAGNE DIVERTENTI

PRESEPI VIVENTI - 27


IL MIO MIGLLIORE

AMICO

Fabrizio Duca ricorda Roberto Pinchetti

Il venerdì sta tramontando

assieme al tram tram di tutta la settimana,

quando il telefono squilla

buoni auspici: Robi mi propone una

gita in bici fino in Granda, poi a

piedi fino a Scermendone, il “Paradiso

della Valtellina”.

Beh, voi non ci crederete,

ma è così ogni volta: quando la

stanchezza e la noia sembrano spegnermi,

arriva la felicità di partire,

di andarmene dal quotidiano e rifugiarmi

nello sport assieme al mio

migliore amico. E’ la mia vita, è la

nostra vita.

E’ l’alba e si va. Ora nulla ci

può più raggiungere, ci confidiamo

col silenzio del mattino, sfrecciamo

con le nostre bici oggi come nei

molti e faticosi allenamenti. L’aria

si strofina contro i nostri volti, ci

accarezza le teste e stacca le ultime

preoccupazioni che, per non volare

via, s’aggrappano cocciute ai nostri

capelli. Più vai di corsa e più velocemente

te ne sbarazzi.

Robi lo sa bene. Lo sapeva già

28 28 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

alla nostra prima pedalata,

quando nel 2003 l’ho portato

ancora principiante fino nel

comasco. 130km, e lui non

mollava mai, tanto da arrivare

completamente sfinito.

Da allora si è allenato

con metodo e costanza, diventando

ogni giorno più forte.

Le preoccupazioni si sono scoraggiate

presto e non tentano

nemmeno più d’aggrapparsi

ai suoi capelli. In compenso

s’attaccano ai miei quando lo

vedo venir giù tutta in discesa,

sempre in fuga e al limite. Mi

vien da ridere: penso che per

il suo compleanno gli regalerò

una maglia con scritto

“Roberto Pinchetti: Grande

assaggiatore d’asfalto”, e sulla

schiena scriverò in rosso “Granfondo

delle Alpi 2004”, in onore della

sua memorabile caduta in quella

gara, comunque conclusa tagliando

il traguardo tutto insanguinato. Ci

guardiamo di tanto in tanto stando

in silenzio, chissà a cosa pensa Robi

lì davanti. Io mi lascio coccolare

Io e il Robi al Passo del Muretto nel gennaio 2006.

Roberto Pinchetti nasce il 26 marzo 1981. Vicecampione italiano e Campione del mondo di bici da

corsa nel 2005, è vittima di un incidente stradale il 25 giugno 2008.

Lo scialpinismo, l’ultima grande passione del Robi.

dalla bellezza della nostra amicizia,

dall’orgoglio di essere il suo gregario

quando ha sfiorato il titolo italiano

nel 2005, per poi diventare il Campione

del Mondo!

So che non tutti riusciranno

a capirmi, ma vi svelerò un segreto

che ho scoperto assieme al Robi: la

fatica non è altro che una lente che

amplifica tutte le emozioni della

vita. Se raggiungi il tuo obbiettivo

con grande sforzo, la gioia che ne

nascerà sarà smisuratamente grande.

E’ questa la consapevolezza che ci

spinge sempre a ricercare il nostro

limite e migliorarlo.

Socrate e Platone mi abbandonano

che siamo già in Granda a

nascondere le bici sotto le frasche.

Inverno 2008 2008

Al passo San Matteo. Foto Roberto Boscacci, l’amico che

l’ha fatto entrare nel mondo delle pelli di foca.

Le goccioline di rugiada si

schiantano contro i fendenti del

primo sole. Il paesaggio è surreale.

Iniziamo a salire, e salire fino a

Scermendone, e poi ancora più su.

. Il riso è

irresistibile: siamo nel luogo dove

Robi era stato costretto qualche

anno fa a imparare il dialetto di

Buglio.



Tornan le nebbie che nascondono

la Cima di Vignone. In basso

si vedono Ardenno, Buglio, Berbenno

e i prati. Dietro quel crinale e il

Prato Maslino si nasconde Postalesio.

Mi perdo nello scorrere con lo

sguardo tutti gli appezzamenti di

terreno e le minuscole strade

che li attraversano, poi mi

giro e m’accorgo d’esser solo.

Lo chiamo, ma lui non risponde,

allora urlo più forte e

più forte ancora.

. Queste sono

le parole che mi porta il vento.

Sono un po’ preoccupato.

So che la montagna

non lo spaventa di certo, nè

la fatica, nè il brutto tempo.

Di che ho paura? Basta alzare

lo sguardo per vedere il mio

amico, ma ora è talmente

lontano, un puntino così

piccolo da confondersi col

resto del monte. Lo noti solo se sai

che c’è, come la croce dell’Olmo dal

fondovalle.

Mi strofino gli occhi, è diventato

buio. Ma come può essere?

Al massimo è mezzogiorno.

Come?

Sono nel mio letto; è notte.

E Robi? E’ ancora lassù che

m’aspetta?

Sono preoccupato per lui,

anche se son convinto che terrà

duro.

Dalla croce dell’Olmo si

vede benissimo tutto il fondovalle:

chi sta così in alto controlla facilmente

quello che accade sotto, e lui

starà facendo lo stesso con noi. Il

soffice peso del suo sguardo mi da

il coraggio d’accendere il telefono.

Mi rendo conto che la chiamata di

stamattina è stata mesi fa. Da allora

tutto tace, sebbene lui sia nuovamente

qui accanto a me, forte e generoso

come sempre.

Giugno 2005, Roberto Pinchetti in una delle fasi concitate del Campionato Italiano.

LE MONTAGNE DIVERTENTI IL MIO MIGLIORE AMICO - 29

LE MONTAGNE DIVERTENTI IL MIO MIGLIORE AMICO - 29


Nel mondo

dello scialpinismo Ivan

Murada non ha certo

bisogno di presentazioni.

Al fianco dell’inseparabile

Graziano

Boscacci ha vinto di

tutto e di più, portando

il nome di Albosaggia

sui gradini più alti di

Pierra Menta, Sellaronda,

Mezzalama e pure

dei campionati mondiali

di specialità. Se in

questa disciplina fatta

di fatica, freddo, tecnica

e un pizzico di pazzia è

un’istituzione, pure al suo paese non

esiste vecchio o bambino che non lo

conosca o che non abbia tifato per

lui alla Valtellina Orobie. Proprio

in occasione della 24ª edizione di

questa super classica siamo andati

a casa Murada per un’intervista un

po’ insolita. Questa volta i microfoni

non erano per lui, ma per la moglie

Claudia che simpaticamente è stata

al gioco raccontandoci alcuni interessanti

spaccati di vita quotidiana.

Prima domanda, subito a bruciapelo:

Murada atleta e Murada

marito. Definisci con un aggettivo

l’uno e l’altro?

“Con un solo aggettivo? Impossibile;

l’Ivan atleta è strepitoso,

costante e determinato. L’Ivan marito

direi incostante: a volte c’è, a volte

meno”.

Attività agonistica ad alti

livelli, lavoro, famiglia e bed & breakfast.

Come riesce a conciliare il

tutto?

30 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

MURADA --

BOSCACCI

A CASA DEI

“Non sempre ci riesce; praticamente

si va avanti con tanta pazienza

da parte della famiglia e tanto

impegno da parte sua”.

Ivan è un atleta che sente

molto la competizione. Raccontaci

come vive il pre e il post gara?

“Nel pre è completamente

assorto nella gara che andrà ad affrontare.

Magari lo vedi girare per

casa, ma è completamente assente;

come se non ci fosse. Il post lo vive

ancora immerso nella gara: è un continuo

sentirsi con gli amici. Il cellulare

non cessa di suonare… Con noi

comunica, ce la racconta, ma lo vedi

che con la testa è altrove”.

E’ scaramantico?

“Un po’, come del resto ogni

atleta. Non ha un rituale o un por-

tafortuna particolare; forse capi d’abbigliamento

cui è più legato di altri.

Per quanto riguarda l’alimentazione,

mangia moltissima pasta”.

La Valtellina Orobie è

sempre una gara dal sapore speciale.

Come la vivete?

“La viviamo bene: ci piace e

praticamente coinvolge tutta la famiglia,

per non dire l’intero paese.

Da diversi anni, infatti, non è più

solo gara, ma un evento che richiama

l’attenzione di associazioni,

scuole, mamme e bambini. E’ bella

da seguire e mi piace vedere l’entusiasmo

della gente che, per l’occasione,

si sposta prima a Campei e poi al

tendone della Polisportiva”.

Serre Chevalier 2002, cosa

si prova ad essere la moglie di un

campione del mondo?

Inverno 2008

I CAMPIONI

Maurizio Torri

I

In cima ad Albosaggia, oltrepassati

il comune e castello Paribelli,

vi è una falegnameria di campioni.

Qui, tra seghe, pialle e circolari,

Umberto Boscacci ha cresciuto non

uno, ma due fuoriclasse: Graziano,

al fianco di Ivan Murada, è uno

dei big a livello internazionale che

ha scritto pagine importanti sulla

storia dello scialpinismo; suo figlio

Michele, invece, incarna i sogni, le

aspettative e le speranze di un paese

dove sci e pelli di foca sono di gran

lunga più importanti del calcio.

Dopo l’intervista in casa Murada, si

è pensato di bissare per capire come

si vive al fianco di due “malati”

skialp. Nostra interlocutrice, la simpatica

Simona divisa nel duplice

ruolo di mamma e moglie. Anche

per lei prima domanda a bruciapelo:

Descrivi il Graziano Boscacci

atleta e marito?

“Come atleta è eccellente (…

pausa, con tanto di sorriso malizioso…)

come marito poco presente”.

L’ avere un passato da discesista

ti facilita il convivere con

due super agonisti?

“Assolutamente no; io ho

smesso che ero una ragazzina e da

piccoli lo sport lo si vive in maniera

completamente diversa. In casa

non sono certo loro che si adattano

alle mie esigenze. Anzi direi che è

proprio il contrario”.

Quando Michele ha scelto

di seguire le orme del padre, hai

incoraggiato questa sua decisione

o ti sarebbe piaciuto indirizzarlo

verso qualche altra disciplina

sportiva?

Maurizio Torri

“Lo scialpinismo è

uno sport sano, a stretto

contatto con la natura: è

una scelta che appoggio”.

Graziano è famoso

per uno che in discesa si

prende tutti i rischi del

caso e Michele non è da

meno. La cosa ti lascia

non ti preoccupa?

“Preoccupa? Direi

che è il mio incubo. Sarà

che sono troppo ansiosa,

ma è difficile che segua le

gare di Michele. La Valtellina Orobie,

ad esempio, non l’ho mai vista. Sto a

casa in contatto telefonico continuo

con mio papà. La prima volta che ha

seguito una sua gara è stato all’esordio

nella Pierra Menta… mi ha messo

un’ansia incredibile, avevo il cuore in

gola… mai più”.

Torniamo a parlare di tuo

marito. Nelle ultime stagioni il

problema all’anca l’ha indubbiamente

penalizzato. Eppure, focalizzando

gli obiettivi, è riuscito ad

essere competitivo su più fronti.

Come te lo immagini tra una decina

d’anni?

“Io spero che diventi il maritino

premuroso che ho sempre sognato:

uno che si dedica alla moglie, che

ti porti a fare delle passeggiate, dei

giretti delle vacanze… Questi, ovviamente,

sono i miei sogni; in realtà

me lo vedo ancora al fianco del figlio.

Penso che lo seguirà negli allenamenti

e nelle gare come del resto ha sempre

fatto”.

LE MONTAGNE DIVERTENTI MURADA-BOSCACCI: A CASA DEI CAMPIONI - 31


MURADA

“Mi vengono ancora i brividi. Per me è stato un

giorno bellissimo e per Ivan penso una delle vittorie più

importanti. Forse la più bella insieme al Mezzalama.

Ricordo che mia figlia Giulia era malata e non ho potuto

seguirlo. Appena tagliato il traguardo, mi ha telefonato..

era emozionatissimo. L’ho raggiunto la mattina successiva…

è stato un momento speciale,

difficile da descrivere”.

Passano gli anni, Ivan

sembra non accorgersene e i

risultati gli danno ragione.

Sappiamo però che non potrà

eccellere in eterno. Come te lo

immagini nella fase post agonistica?

“Emotivamente distrutto.

Scherzi a parte, so che per lui

sarà dura partire, sapendo di non

potere rispettare le aspettative sue

e dei supporter. Lo vedo impegnato

nel seguire i giovani e tutto

quello che c’è dietro allo scialpinismo:

intendo ricerca sui materiali,

supporto nell’organizzazione

delle gare… Non direi però che

ci sarà una fase post agonistica.

Forse non sarà più lì davanti con

i primi, ma me lo vedo ancora

in gara. Ha troppa passione per

smettere”.

32 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Murada e Boscacci in azione. Foto archivio Polisportiva Albosaggia.

BOSCACCI

Le vittorie più belle dei tuoi campioni?

“Per Graziano Serre Chevalier, Sellaronda e

Mezzalama. Per Michele direi l’ultima Valtellina

Orobie e la Pierra Menta”.

Michele e Graziano, tu li

conosci meglio di chiunque altro.

Una qualità di uno che manca

all’altro e un difetto che li accumuna?

“Si assomigliano molto, ma

ovviamente non sono uguali. Dal

punto di vista prettamente sportivo

Graziano è meno impulsivo e

più razionale. Sarà che ha più esperienza,

ma riesce a gestirsi molto

meglio. Una cosa che li accomuna,

invece, è il disordine”.

Valtellina Orobie 2009, per

la prima volta vedremo sulle nevi

di casa Boscacci contro Murada.

Ad Albosaggia c’è già chi è pronto a

scommettere… Chi vincerà questa

sfida? “E me lo chiedi? Io tifo Boscacci…

anche se hpoi, probabilmente

la spunterà Ivan”.

LA CAPANNA MARINELLI-BOMBARDIERI

CERCA IL NUOVO GESTORE

A m 2813, al cospetto dei poderosi massicci di Roseg e Bernina, si trova la grande Capanna Marinelli-

Bombardieri, uno dei più famosi rifugi della Val Malenco. Foto J.Merizzi.

PER INFORMAZIONI E INVIO

CURRICULUM CONTATTARE

IL PRESIDENTE DEI CAI

VALTELLINESE

GIAN LUCA BONAZZI AL

SEGUENTE INDIRIZZO EMAIL:

gianluca@bonazzi.it

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0342.21.43.00

martedì e venerdì dalle

21.00 alle 23.00

Inverno 2008

IL VALTELLINA OROBIE

Guardando le foto storiche

dello Sci di Bosàcc’ ne emerge il forte

radicamento di questo paese per la

pratica dello sci. Foto degli anni ‘50

testimoniano le prime ascese invernali

con gli sci al Meriggio.

Poi, il 19 febbraio 1984 comincia

l’avventura del “Rally del Meriggio”,

manifestazione poi divenuta evento

di caratura mondiale.

Il 1984 è una data storica per la

Polisportiva Albosaggia e lo sci alpinismo

in generale: in quel anno, infatti,

nasce anche la mitica “Pierra Menta”.

Le due gare sono destinate a percorrere

strade parallele e diventare espressione

mondiale dello sci alpinismo

moderno. I due comuni che

le ospitano (Albosaggia e

Arechès), accomunati dalla

forte passione per lo sci alpinismo,

si gemellano nel

2003.

Le prime edizioni del

Valtellina Orobile sono

epiche, eroiche, sia per gli

organizzatori che per gli

atleti. Concorrenti in jeans,

ghette, maglioni di lana,

zaini pieni di ogni cosa e

tanto spirito avventuriero.

L’ attrezzatura classica

da pista viene modificata e adattata

alle nuove esigenze: pesantissimi

sci, scarponi da pista ai piedi, pelli

di foca da fissare con cinturini. Sono

di questi anni i primi tentativi di

rendere l’attrezzatura sempre più specifica

per lo sci alpinismo. Da rilevare

che i più attivi in questo campo sono

proprio i Valtellinesi. Nascono i primi

sci super leggeri, i primi scarponi per

lo sci alpinismo, ma soprattutto, si

assiste alla nascita del mitico “attacchino”.

Con le nuove attrezzature, la

disciplina diventa tecnicamente più

facile e avvicina sempre più persone.

Gli atleti perfezionano e acquisiscono

una tecnica fino a quel tempo impensabile,

costringendo gli organizzatori

a sviluppare competizioni dal livello

agonistico molto elevato.

Con il passare degli anni il movimento

intuisce che bisogna adottare

regolamenti comuni e, soprattutto,

cominciare a collaborare, creando

circuiti adeguati per dare maggiore

risalto alla disciplina. Dal 1989 al

1992 il Rally del Meriggio entra a far

parte del circuito della Coppa Valtellina,

dove vengono raggruppate le

principali gare che si svolgono nella

nostra provincia. Con l’edizione del

1991 il Rally del Meriggio viene denominato

“Rally Internazionale delle

Orobie”, poiché, già nelle edizioni

precedenti, fra gli iscritti figurano

squadre Svizzere, Austriache, Slovacche

e Francesi. Tra le novità di questa

3 aprile 1955. In vetta al Meriggio.

Massimo Murada

edizione spicca la durata della competizione:

due giorni. Il campo di gara è

stabilito per una giornata nel comune

di Piateda e per l’altra in quello di Albosaggia.

Nel 1992 si segnala la prima

vittoria di una squadra straniera: i

francesi Bochet e Bibollet -gli atleti

più forti al mondo in quei tempi e

vincitori in casa propria della Pierra

Menta.

L’edizione del 1993 assegna il

titolo italiano di sci alpinismo. A

salire sul gradino più alto del podio

i due giovani atleti di casa Boscacci

e Murada che conquistano il loro

primo titolo importante. Le edizioni

di due giornate si concludono con la

tredicesima edizione del 1996, valevole

per il campionato italiano rally.

M ANIFESTAZIONI

Dal 1994 al 2004 la competizione

entra a far parte del circuito della

Coppa delle Alpi Centrali. Nel 2001

il metodo Rally adottato per ben 18

anni, viene definitivamente pensionato

per lasciar spazio alla formula gara.

In questa edizione al nome Orobie

viene aggiunto Valtellina arrivando

alla denominazione attuale “Valtellina

Orobie”.

Nel 2004, con l’ingresso di nuovi

sponsor, si disputa una manifestazione

di altissimo livello che diventa veicolo

promotore per il futuro. Si comincia

nel 2005 con la prova di Coppa Italia,

nel 2006 con la Coppa Europa e la

nascita del “Valtellina Orobie

Event” (manifestazione collaterale

costruita attorno a una

competizione sportiva, in cui

la montagna e i suoi uomini

diventano protagonisti). Ci

sono anche eventi dedicati ai

ragazzi delle scuole, dove si

possono ammirare e ascoltare

i protagonisti veri, personaggi

che vivono qui dietro l’angolo

e non dentro un film o un

video game.

Il 21 gennaio 2007 “Valtellina

Orobie” è prova di Coppa del

Mondo: l’inverno stenta ad arrivare

e mette a dura prova la macchina

organizzativa, ma l’esame superato a

pieni voti e premiato dalla neonata

ISMF (la nuova federazione mondiale

dello sci alpinismo), assegnando

alla Polisportiva Albosaggia la prova

di Coppa del Mondo “Individual

Races” che si svolgerà 18 gennaio

2009.

Per la prima volta sulle pendici

del Meriggio gli atleti gareggeranno

singolarmente e non più in coppia.

Sicuramente assisteremo a una competizione

emozionante che il pubblico

potrà seguire dalla località “Campei”,

dove si potrà assistere, oltre alla partenza

e all’arrivo, anche a una zona di

cambio pelli.

LE MONTAGNE DIVERTENTI VALTELLINA OROBIE - 33


IL CORNO DI SAAN

COLOMBANO

17 novembre 2008, il traverso su pista che porta alla Malga di Masucco. Da qui il Corno è già visibile in lintananza. Foto Beno.

17 novembre 2008, la Guida Alpina Fabio Meraldi discende il ripido canale che precipita dal Corno di San Colombano (40°). Foto Beno.

34 34 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

Inverno 2008 2008

A LTA VALLE

Beno con la Guida Alpina Fabio Meraldi (tel. 3287654564)

LE MONTAGNE DIVERTENTI IL CORNO DI SAN COLOMBANO - 35

LE MONTAGNE DIVERTENTI IL CORNO DI SAN COLOMBANO - 35

17 novembre 2008, controluce ai piedi del Corno di San Colombano lungo la via di discesa. Foto Beno.


36 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

A L P I N I S M O

PARTENZA: Forte di Oga (m 1700 ca).

ITINERARIO AUTOMOBILISTICO: dalla frazione di Valdisotto “Santa Lucia”, nucleo immediatamente a O di Bormio,

si seguono le indicazioni prima per Oga e poi per il Forte. La rete viaria è talmente semplice che è impossibile

perdersi.

ITINERARIO SINTETICO: Forte di Oga - Malga Masucco (m 2260) - Sorgente di San Carlo (m 2280) - Val di San

Colombano - Corno di San Colombano (m 3022).

TEMPO DI PERCORRENZA PREVISTO: 4 ore per la salita.

ATTREZZATURA RICHIESTA: sci o ciaspole, kit antivalanga

DIFFICOLTÀ: 2 su 6 fino al colletto sotto il Corno, 3 su 6 con l’ascesa al Corno.

DISLIVELLO IN SALITA:1322 m.

DETTAGLI: BSA con la discasa con gli gli dalla vetta, MSA altrimenti.

Inverno 2008

A NO di Bormio emerge

una vetta innevata molto panoramica,

scialpinisticamente frequentata

quasi esclusivamente dai locali.

Fabio decide di portarmici per

poter segnalare anche ai lettori de

Le Montagne Divertenti” questa

bella e facile salita con le pelli.

Partiamo con poca neve dal

Forte di Oga, a circa m 1700 e seguiamo

la stradina (ONO) a fianco

della pista. Qualcuno ha già battuto

la traccia, ma il suo nome deve

restare sconosciuto visto che se dicessimo

la via che ha seguito, questo

potrebbe rovinargli la reputazione!

Se non si vuol rischiare di perdersi

è bene seguire la rotabile, ma con

un minimo d’esperienza, le scorciatoie

che tagliano i tornanti si rivelano

un aiuto prezioso.

Passiamo sotto uno smilzo

portale di legno, quindi brevemente

siamo sulle piste battute. Ora la

vetta appare chiara in lontananza, e

si intuisce anche parte del tracciato

che intraprenderemo per salirvi.

Raggiunto il ristoro nei pressi

della Malga Masucco (m 2260, ore

2), seguitiamo in piano verso NO

fino al piccolo muretto che segna la

Sorgente di San Carlo. Ci introduciamo

così nella Valle di San Colombano,

lasciandoci sulla dx lo skilifit

e la Chiesa di San Colombano (m

2484), in alto sul crinale spartiacque

17 novembre 2008, lo splendido paesaggio dalla vetta del Corno di San Colombano. Indovina le 10

vette più alte (regolamento pag. 101). Foto Beno.

a N del Pizzo Borron.

Ci teniamo a dx del dossone che

sbarra la valle (pericolo valanghe)

e disegnamo un ampio arco verso

sx per raggiungere lo spartiacque

tra la Valle di San Colombano e la

Valtellina. Siamo proprio ai piedi

del Corno di San Colombano, affascinati

dal bellissimo panorama che

s’estende a 180° da Mondadizza fino

al Monte Foscagno, passando per

Cepina e Bormio.

Con gli sci in spalla ci portiamo

sulla ripida dorsale E fino a raggiungere

la breve cresta che ci porta

in vetta (Corno di San Colombano,

m 3022, ore 2).

Il paesaggio è stupefacente, dal

gruppo del Bernina, all’Ortles, Cevedale...

ma non sto qui a descrivervi

le vette perchè sarà compito vostro

individuarle nella foto sopra e partecipare

al concorso a premi correlato.

Per la discesa esistono due

possibilità:

- dalla cima, dopo pochi metri, si

prende il canale sulla dx che percorre

il fianco E del monte (40°). Dopo

di che ci si riporta e si segue la via

di salita;

- si smonta dalla cresta per il

versante O, abbassandosi nella valle

sottostante per poi compiere un

diagonale fino alla Malga Boron (m

2057).

Si può quindi proseguire lungo

la carrozzabile fino ad Isolaccia, o rimettere

le pelli, salire fino alla Chiesetta

di San Colombano passando

per le Baite di Prei, per tornare nuovamente

alla Malga Masucco.

17 novembre 2008, la Valle di San Colombano, con il Corno di San Colombano a sx e il Pizzo Borron

al centro. Foto Beno.

LE MONTAGNE DIVERTENTI IL CORNO DI SAN COLOMBANO - 37


M ONTE TOR Franco Benetti

Discesa in neve fresca in Val Caronella.

Foto Franco Benetti.

A centro pagina: 27/10/2007. Il Monte

Torena e la via di salita visti da Castionetto di

Chiuro. Foto Fabio Pusterla.

Salita lungo il canalone della Val Caronella

che porta al Passo del Serio.

Foto Franco Benetti.

Il monte Torena (m 2911) è la vetta bifida che chiude a SE la Val

Caronella. Delle due sommità l’inferiore si trova a culmine dello spartiacque

fra Val Belviso e Val Caronella, la maggiore è leggermente spostata

a SE e unita alla prima da una facile cresta. La scialpinistica al

Torena è una classica piuttosto impegnativa e va affrontata solo con neve ben assestata. Il passaggio

chiave è il ripido canalone che porta al Passo al Serio.

38 38 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

Inverno 2008 2008

RENA (m 2911)

Il Rifugio che si trova al passo di Caronella:

finalmente ci si può riposare prima della

discesa. Foto Franco Benetti.

La Val Caronella è deturpata dalla presenza

di enormi tralicci che portano nelle città

lombarde l’energia elettrica prodotta in Valtellina

o, per la maggior parte, in Svizzera.

Foto Franco Benetti.

Siamo nel gruppo centrale delle Alpi Orobie, il settore di maggiore

elevazione dell’intera catena che comprende anche Punta di Scais,

Redorta e Coca. L’unica guida alpinistica completa a queste cime è

il volume di Silvio Saglio, Alfredo Corti e Bruno Credaro, Guida dei

Monti d’Italia. Alpi Orobie, ultimato nel 1938 ed edito da CAI -TCI solo nel 1956. E’ uno dei

libri più ambiti ed introvabili per gli appassionati di questa regione.

LE MONTAGNE DIVERTENTI MONTE TORENA E VAL CARONELLA - 39

LE MONTAGNE DIVERTENTI MONTE TORENA E VAL CARONELLA - 39


40 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

A L P I N I S M O

PARTENZA: Carona (m 1145).

ITINERARIO AUTOMOBILISTICO: da Sondrio, percorrendo la SS 38 in direzione di Tirano, a 10 km circa dal capoluogo

ci si ritrova a San Giacomo di Teglio. Qui bisogna svoltare a dx (indicazione per Castello dell’Acqua e Carona),

superare un ponte sul fiume Adda e proseguire verso Carona (sx - a dx sale la strada per Castello dell’Acqua).

Dopo circa 11 chilometri, ignorate diverse deviazioni, si arriva a Carona, dove si lascia l’auto.

Il paese oggi frazione di Teglio, un tempo importante centro agricolo nelle Orobie orientali.

ITINERARIO SINTETICO: Carona (m 1145) - Prà di Gianni (m 1339) - Prà della Valle (m 1363) - alpe Caronella (m

1858) - Passo del Serio (m 2694) - cima occidentale del monte Torena - monte Torena (2911).

TEMPO DI PERCORRENZA PREVISTO: 5/6 ore per la salita.

ATTREZZATURA RICHIESTA: sci o ciaspole, ramponi, piccozza, kit antivalanga.

DIFFICOLTÀ: 3/4 su 6 per il Torena, 2/3 su 6 per il passo di Caronella.

DISLIVELLO IN SALITA: 1600 m per il Torena, 1470 m per il passo di Caronella.

DETTAGLI: OSA per il Torena, BSA per il passo di Caronella.

Inverno 2008

La salita al Monte Torena

(m 2911) per la Val Caronella (versante

NO) è uno degli itinerari più

belli e impegnativi delle Orobie

valtellinesi, sia d’estate, che specialmente

d’inverno, in quanto offre la

possibilità di risalire e di scendere

con gli sci una delle valli più spettacolari

della provincia. L’ambiente

è decisamente selvaggio e, soprattutto

d’inverno, tra i meno frequentati

dell’intera Valtellina. Per chi non se

la sente di arrivare in vetta al Torena

esiste l’affascinate alternativa del

passo di Caronella (m 2612), da cui

si accede alla provincia di Bergamo.

La valle è frequentata in estate

nella sua fascia più bassa, soprattutto

da gitanti ed escursionisti che visitano

la malga o proseguono poi per

raggiungere il passo omonimo con

il bivacco A.E.M. (m 2612 - viene

sempre lasciato aperto un piccolo

locale come ricovero in caso di necessità);

vicino al rifugio c’è anche

un caratteristico laghetto, il laghetto

della Cima. Oltre il passo c’è la Val

Seriana (BG); non molto distanti ci

sono le sorgenti del Serio.

-Vi perderete. Non arriverete neanche ai pascoli

di Torena prima di notte! Il sentiero è lassù, nel

bosco, ma non vi passan più nemmeno le vacche.

Tuttavia, mi pare che voi potrete passarvi.-

Mi tolgo il cappello per ringraziare del grande

onore che mi viene fatto, di considerarmi superiore

alle vacche e continuo per la mia strada, deciso a

cavarmi d’impiccio da solo.”

Bruno Galli-Valerio, 04/11/2007. 18 agosto Tramonto 1907, salita sul Torena al Torena. da Castionetto di Chiuro. Foto Fabio Pusterla.

Da qui si può proseguire sul

sentiero segnalato verso il nuovo e

vicinissimo bivacco A.E.S. di Caronella,

che si trova solo a poche

decine di metri di distanza, o verso

il rifugio Curò, posto sulle rive del

lago del Barbellino (m 1862).

Il tempo di percorrenza è piuttosto

lungo e proporzionato all’eleva-

to dislivello (circa 1600 metri per il

Torena e 1470 metri per il passo) e

varia dalle 4 alle 5 ore, a seconda

dell’andatura; d’inverno, si raccomanda

agli scialpinisti molta attenzione

e prudenza e di scegliere

sempre i periodi a minor rischio di

valanghe, soprattutto se si vuole raggiungere

la cima del Torena.

In picchiata verso l’Alpe Caronella. Foto F. Benetti.

LE MONTAGNE DIVERTENTI MONTE TORENA E VAL CARONELLA - 41


Carona, m 1145, frazione di

Teglio, è uno dei tanti paesi/villaggi

abbandonati della sponda orobica.

Chiesa, municipio e case tutt’altro

che fatiscenti, ma oramai abitate

solo pochi giorni l’anno. Una volta il

paese era un nodo cruciale dei collegamenti

per l’Aprica e la Val Seriana.

Oggi a di queste antiche percorrenze

rimane solo una scritta su un muro

ad indicare il crocevia. I commercianti

sono stati rimpiazzati da imponenti

tralicci dell’alta tensione che

portano oltre la dorsale orobica gli

elettroni eccitati dalle acque valtellinesi

o dalle centrali svizzere.

Arriviamo a Carona che è

inverno. Una coperta di neve avvolge

tutto e rende questi luoghi ancor più

silenziosi.

Sci ai piedi abbandoniamo il

paese entrando nella valle (dx) e seguendo

il percorso della strada sterrata

che con larghi tornanti sale fino

a Prà di Gianni.

Attraversato il torrente, incrociamo

il bell’itinerario per la malga a

Dosso (m 1892) e la cima Lavazza a

(m 2411). Noi invece pieghiamo a

dx e seguiamo il corso del torrente.

Attraversiamo da N a S tutto il lungo

piano che porta a Prà della Valle

(m 1363), tranquilla e bucolica piana a

erbosa attraversata da un fresco torrente

dove amano sostare d’estate

frotte di campeggiatori. Saliamo

quindi nel bosco sulla sx per poi

spostarci su un faticoso sperone sulla

dx, vicino ad una maestosa cascata.

Seguiamo ora il ripido sentiero per

sbucare, improvvisamente, nella

parte più alta della valle. Ora scivoliamo

su pendenze più dolci fino

all’edificio dell’A.E.M., e quindi alla

malga Caronella (m 1858, ore 2),

alle cui spalle, nascosta da piccole

formazioni rocciose, si allarga

l’ampia alpe Caronella. E’ ancora caricata

d’estate e sulla facciata di una

baita si può notare un rustico San

Lorenzo scolpito in legno .

42 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Plizar ‘08

A L P I N I S M O

Carona.il 23 novembre 2008. Foto Beno.

ALCUNE NOTE SULLA FAUNA

A testimonianaza del relativo isolamento di questa come delle altre valli dell’ area

orobica, è giunta nel febbraio 2003 la conferma che la segnalazione del gennaio 2002,

relativa all’avvistamento di un magnifico esemplare di lupo nelle Alpi Orobie, nell’area

compresa tra i monti di Castello dell’Acqua, Carona e la val Belviso ed esattamente tra le

Baite Paierone e la Baita Pianelle, era esatta; sono infatti giunti i risultati delle analisi di

laboratorio effettuate sulle “fatte” rinvenute nella zona, che hanno confermato trattarsi

di lupo appenninico, della stessa specie di quello già abbattuto in val Bregaglia. L’animale

si è probabilmente trasferito in questa zona perchè selvaggia e isolata, poco frequentata

dall’uomo e assai ricca di fauna, per la presenza della vicina riserva di val Belviso.

Nel mese di marzo poi, a conferma di una presenza nell’area alpina, a cui dovremo fare

gradualmente l’abitudine, è giunta la notizia di altri due avvistamenti di lupi appenninici

nella zona di Coira in Svizzera.

Nella vicina val Belviso è presente, unica zona in provincia, il muflone, qui

introdotto in riserva per ragioni venatorie, mentre numerosi come in tutte le

Orobie sono i camosci e da qualche anno anche piccoli branchi di stambecchi che

si spostano lungo il crinale tra bergamasca e Valtellina dalla Val Gerola , dove sono

stati introdotti anni fa, fino al Pizzo del Diavolo di Tenda e a quello di Malgina.

Inverno 2008

IL PASSO DI CARONELLA

Da qui i temerari piegheranno

a sx per il monte Torena, mentre gli

altri risaliranno a dx in direzione del

passo di Caronella.

E’ l’opzione più semplice e breve.

Proseguiamo sulla dx, seguendo i

ben visibili tralicci dell’elettrodotto

(prestate attenzione nel primo tratto

alle slavine che possono scendere

dai ripidi costoni laterali). Oltrepassiamo

due tralicci, per poi risalire

lungo i ripidi dossi che immettono

nel vallone sotto il passo dell’Omo,

via di accesso per la contigua Val

Bondone.

Prima di salire verso il passo

dell’Omo, pieghiamo a sx, e, seguendo

sempre i soliti tralicci, arriviamo

fino al passo di Caronella e al

rifugio A.E.M.

Da qui, se non si è troppo

stanchi, si può portare a casa la cima

O di Caronella (m 2796), la più occidentale

delle cime che uniscono il

passo del Serio al passo di Caronella.

Dopo il passo di Caronella, come

anche dalla vetta del Torena, si può

allungare lo sguardo sul bellissimo

panorama delle valli del Serio e sul

grande lago artificiale del Barbellino.

IL MONTE TORENA

Subito dopo la Malga Caronella,

puntiamo a S, ci addentriamo nella

valle per poi risalire centralmente il

ripido pendio che ci porta all’evidente

cordolo morenico del piccolo

ghiacciaio del Torena (m 2168).

Oltre la sede glaciale, ci spostiamo

leggermente a dx fino all’attacco del

ripido e stretto canalino per il passo

(35°). Questo va affrontato solo con

neve assolutamente sicura, e se, come

oggi, è ghiacciato, non può essere

vinto con gli sci ai piedi. Così sci in

spalla e ramponi ai piedi c’inerpichiamo

faticosamente fino al passo

del Serio (m 2694, ore 4 - valico

salito per la prima volta da Rossi e

Galli-Valerio nel luglio 1912).

Al valico pieghiamo decisamente

a sx (E) e per una rampa di

neve compatta con qualche roccetta

affiornate arriviamo all’anticima

orientale e, abbandonati definitivamente

gli sci, percorriamo la semplice

ed aerea cresta che ci regala la

cima del Torena (m 2911, ore 1:20

- croce di vetta).

“Il panorama, scrive Bruno Galli

Valerio in merito alla sua salita del

1908, non ha confini. Verso le valli

bergamasche, la vista si arresta sul

gruppo del Gleno e la cresta bianca,

frastagliata della Presolana. Verso

ovest si rizza, imponente, il gruppo

del Coca-Redorta. A nord ed a est i

gruppi di Val Masino, del Bernina,

O ROBIE OBIE

della Val Grosina, dell’Adamello

e dell’Ortler. In basso il lago

di Pila, il Lago Verde e il Lago

Nero.

La discesa è per la via di salita. Le

serpentine sul canalino sotto il passo

sono emozionanti, ma anche il resto

della sciata è decisamente piacevole.

Quando, come oggi, la neve è ben

assestata, dal cordolo morenico si

può appoggiare decisamente sull’orografica

dx fin sopra all’alpe Caronella,

evitando così un fastidioso tratto

pianeggiante.

La ripida salita dal Passo del Serio verso l’anticima del Torena non sempre può essere affrontata con gli

sci ai piedi. Foto Franco Benetti.

LE MONTAGNE DIVERTENTI MONTE TORENA E VAL CARONELLA - 43


44 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

L’ALPE CARONELLA

Scriveva Bruno Galli-Valerio

dell’Alpe Caronella (1907): “Poi,

attraverso gande e scivolate lungo i

nevai,tocco i primi pascoli di Caronella.

Da più di sei ore non ho incontrato

anima viva ed è un vero piacere imbattermi

in due vitelli che mi guardano

coi loro grandi occhioni curiosi.

Poi incontro due capre e dei pastori

dalle grandi barbe, vicino a due belle

baite. E’ un pascolo oltre ogni dire artistico:

sfondo di rocce brune, aride, finemente

frastagliate sul cielo azzurro,

pascolo di un bel verde disseminato di

coni rocciosi sui quali si erigono larici,

sgraziatamente in parte disseccati.”

La bella Alpe Caronella ebbe

una storia travagliata. Da epoche

remote di proprietà dei nobili Besta

di Teglio, vide continue vicissitudini

e liti fra i nobili proprietari e i

conducenti dell’alpeggio (gente di

Carona). Di questi litigi si trovano

gli atti presso Archivio di Stato di

Sondrio. Poi, nel maggio dell’anno

1800, i Capi famiglia di Castel-

lo dell’Acqua fecero una colletta di

21 mila lire e acquistarono l’alpe

dai Besta per soddisfare l’esigenza

di pascolo dei propri capi bovini.

I Besta si riservarono comunque

alcuni diritti d’uso, quale quello di

monticare 3 cavalli, affidandoli alla

responsabilità dei caricatori dell’alpe.

Il documento che segue fa parte

del Fondo Andres presso l’Archivio

di Stato di Sondrio:

“In giorno di Mercoledì lì sette

del mese di Maggio 1800 Indizione

terza.

Desiderosi gli infrascritti uomini

del Castello dell’Acqua Comune di

Chiuro Terziere di Mezzo della Valtellina,

far libero acquisto della montagna

la Caronella dai nobili Signori

Fratelli don Vincenzo, Giuseppe, e

Bartolomeo fqm. signore Tomaso Besta

de Gatti di Chiuro e Teglio ne fecero a

medesimi replicate istanze onde effet-

Vittorio Toppi

23 novembre 2008. All’alpe Caronella sventola la bandiera della Coldiretti. Foto Beno.

tuar tale acquisto.

Giuseppe fqm. Stefano Tuja,

Antonio fqm.Gio del Piano, Giuseppe

fqm. Antonio Gianni, Gio fqm.

Gio Maria Marco Gadaldo, [...] oggi

replicaron l’istanza acciò venisse loro

concessa ed accordata almeno a titolo

di livello perpetuo offerendo, perciò

lire 21000 imperiali dico venti una

milla moneta di Valtellina come effettivamente

tutti li sudetti in solidum 1 ,

cosichè in solidum siano tenuti, e

con l’effetto in solidum convenire si

possano renonziando essi all’Epistola

del divo Adriano alle nove costituzioni

hoc ita de duobus reis 2 , ed a qualunque

aiuto e beneficio di legge, cerziorati,

promettono,ed hanno promesso

in forma, alli sudetti Nobili Signori

Fratelli di a loro darle e pagarle in

buoni ed effettivi dinari per tutto

Santo Simone 3 prossimo Futuro, in

pena, bando, e nel caso che in tale

1 - Rafforzativo che ribadisce che le clausole si rivolgono

alla totalità degli acquirenti.

2 - Formula di stregoneria notarile.

3 - Cade il 28 ottobre.

Inverno 2008

tempo non s’effettuasse il pagamento delle suddette lire

21000: li soprascritti sotto l’obbligo de loro beni presenti

e futuri in solidum come avanti s’obbligano e promettono

di conservare detti Signori Fratelli indenni ed illesi e

loro beni indenni ed illesi senza briga né molestia alcuna

della somma di lire 14000: verso li Signori Fratelli fqm.

Signore Matteo Besta di Chiuro creditori d’altrettante

in virtù di vendita con grazia alli medesimi fatta dal

sudetto Signore Don Vincenzo, cedendo ad esso il Signore

Don Bartolomeo la sua porzione di lire 7000: verso il

Nobile Signore Don Antonio Piazzi di Ponte creditore

dal sudetto Signore Don Giuseppe in forza, come, e ciò

in pena, d’ogni danno e spese che ne potessero soffrire

detti Signori Fratelli Besta [...] .

Nominalmente della Montagna detta la Carbonella

sita nel Comune di Teglio di là dell’Adda a cui coerenza

tenore i libri dell’Estimo d’Essa Magnifica Comunità di

Teglio da mattina la Montagna di Torena, da mezzodì le

cime di Barbellino distretto di Bergamo, da sera la Montagna

di Bondone, ed a nollaora il Dosso e parte la Valle

di Carona, Salvo.

Ponendoli con tutte le loro universali ragioni e pertinenze,

con la cessione delle ragioni, con la parola di

entrare,con il costituto di tenere, con la promessa di legittimamente

difendere e mantenere tenore le ragioni ad essi

Signori Investienti competenti, ed in forma e di ragioni

comune, sotto l’obbligo de loro beni presenti e futuri, in

pena di tutti li danni, spese ed interesse, bando.

Per l’annuo fitto di lire 200: imperiali dico due cento

moneta di Valtellina, quali detti investiti sotto l’obbligo

de loro beni presenti e futuri, ed in solidum come avanti

promettono di pagarle ogni anno in Santo Martino 4

alli Suddetti Nobili Signori Fratelli Besta e loro eredi e

successori, e consegnarli in buoni ed effettivi dinari in

Chiuro incominciando l’anno venturo 1801 in detto

tempo, stante che l’anno presente la detta Montagna resta

da godersi al pegoraro a cui fu affidata da detti Signori

Investienti a quali resta il fitto dell’anno presente, e così

successivamente d’anno in anno sin in perpetuo,in pena

come sopra, bando.

Con patto così voluto,e ben intesi che essi Signori Besta

e loro eredi si riservano la facoltà e ragione di mettere e

tenere al pascolo in detta Montagna ogni anno e fino in

perpetuo tre cavalli quali però siano di loro piena e privativa

ragione e non altrimenti esclusa qualunque autorità

di mandarne degli altri nel caso che in un qualche anno

non ne avessero de propri, incominciando nel tempo che

monteranno sinchè colle loro bestie dismonteranno detti

investiti quali promettono di fedelmente dar pascolo e

custodirli come li propri senza pretendere alcun pagamento

ne premio,concedendo perciò li stessi Signori Besta

e lasciando il regresso alli sudetti Investiti delle Borre in

caso di taglio di piante, perché così.”

4 - San Martino di Tours viene ricordato l’11 novembre, sebbene questa

non sia la data della sua morte. Nei primi secoli del cristianesimo, il culto

reso ai santi spesso si collegava alla data della depositio nella tomba.

Il San Martino è considerato la fine dell’annata agricola.

INCISIONI

Testi e Foto Franco Benetti

O ROBIE

Le incisioni rupestri ai piedi del Torena.

Come si sa, sia in Valtellina che in Valchiavenna

come nella vicina e ormai famosa e paradigmatica

Val Camonica, sono stati segnalati numerosi

siti in cui si sono rinvenute incisioni rupestri di vario

tipo, basti citare la Rupe Magna di Grosio o le rocce

di Castione vicino a Sondrio. Anche in Val Belviso e

precisamente attorno al Lago Verde di Torena furono

segnalate circa nel 1992-3 delle incisioni e degli affilatoi,

cioè delle piccole conche emisferiche del

diametro di 3-6 centimetri ed oltre e delle incisioni

fusiformi lunghe da 10 a 25 centimetri, probabili

tracce lasciate dall’uomo preistorico del Calcolitico o

dell’Età del Bronzo che, dopo il ritiro dei ghiacciai

ha frequentato questo terrazzo a circa 2000 metri di

altezza. Come ricorda Alberto Pozzi 1 , fine conoscitore

di archeologia, con una vocazione particolare per

il periodo megalitico ed una predilezione per le religioni

preistoriche, l’ipotesi di un’antica sacralità del

luogo è confermata dalla vicinanza delle rocce incise

dall’acqua e la funzione più verosimile, nei punti in

cui le coppelle compaiono concentrate su rocce emergenti

e su superfici orizzontali, è quella di contenitori

di liquidi: acqua piovana, utilizzata per riti sacrificali

o iniziatici, oppure sangue di animali che venivano

sacrificati. Riti che probabilmente erano legati all’attività

venatoria che doveva a quei tempi essere fiorente

in luoghi di grande passaggio di ungulati come il

cervo, il capriolo, il camoscio e lo stambecco.

1 - Articolo comparso nell’ormai lontano 1993 sul Notiziario della Banca

Popolare di Sondrio.

LE MONTAGNE DIVERTENTI MONTE TORENA E VAL CARONELLA - 45


Il primo tratto di salita si svolge lungo la rotabile che da Bianchi

porta all’alpe Arcoglio Inferiore. Foto L. Bruseghini.

Pra Piasci. Foto L. Bruseghini.

25 novembre 2007. Disgrazia e Corni Bruciati visti dalla vetta del

Sasso Bianco. Foto Beno.

46 46 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

S ASSO

Luciano Bruseghini

25 novembre 2007. La spettacolare conca innevata che si estende alle pendici

settentrionali del Sasso Bianco offre paesaggi lunari.

Inverno 2008 2008

B IANCO (m 2490)

Una cima innevata

alla portata di tutti

25 novembre 2007. La vista dalla vetta del Sasso Bianco è a dir poco sorprendente. Da sx si distinguono il Monte Caldenno (m 2669), i tre Corni Bruciati (m 3114),

il Disgrazia (m 3678), il Pizzo Cassandra (m 3226), il massiccio delle Tre Mogge (m 3441), la costiera Glüschaint-Sella, il Roseg (m 3936), lo Scerscen (m 3971),

il Bernina (m 4050), la Crest’Aguzza (m 3869), l’Argento (m 3945), lo Zupò (m 3996), le tre cime del Palù (m 3906), il Varuna (m 3453), lo Scalino (m 3323),

il Painale (m 3248), la Punta (m 3231) e la Cima di Vicima (m 3122), la Vetta di Ron (m 3136) e, al lambir delle nebbie, la Corna Mara (m 2807). Foto Beno.

LE MONTAGNE DIVERTENTI VALMALENCO: SASSO BIANCO - 47

LE MONTAGNE DIVERTENTI VALMALENCO: SASSO BIANCO - 47


PARTENZA: Bianchi (m 800).

ITINERARIO AUTOMOBILISTICO: da Sondrio, si prende la SP 13 della Valmalenco. Superato il rettilineo del Prato (km

7), 400 metri dopo il semaforo per il rilevamento della velocità, si prende il tornante sulla sx e si seguita verso

il centro di Torre. Lasciati i campi da tennis sulla dx si incontra, nei pressi del Bar Genzianella, un bivio. Si

sale sulla sx e dopo un tornante, al successivo bivio, si prende nuovamente sulla sx seguendo le indicazioni per

i rifugi. Dopo circa 2 km si è ai Bianchi, dove si lascia la vettura.

ITINERARIO SINTETICO: Bianchi (m 800) - Musci (m 969) - Pizzi (m 1040) - Pra Curati (m 1253) - Venduletto

(m 1496) - Foppa (m 1558) - Pra le Corti (m 1716) - alpe Arcoglio Inferiore (m 1976) - alpe Arcoglio

Superiore (m 2123) - Lago d’Arcoglio (m 2234) - Sasso Bianco (m 2490).

TEMPO DI PERCORRENZA PREVISTO: 5:30 ore per la salita.

ATTREZZATURA RICHIESTA: sci o ciaspole, kit antivalanga

DIFFICOLTÀ: 2, itineraio lungo ma facile.

DISLIVELLO IN SALITA:1690 m.

DETTAGLI: MSA.

Il Sasso Bianco, nel comune di

Torre S. Maria, è una cima sconosciuta

ai più, sminuita dai vicini maggiormente

e visibili Monte Canale e

Monte Arcoglio. Viene rivalutata nel

periodo invernale, in quanto più facilmente

raggiungibile rispetto alle cime

vicine sia con gli sci da alpinismo, sia

con le ciaspole.

Alto 2490 metri, deve il suo nome

alle rocce calcareo dolomitiche che

ne costituiscono la parte sommitale e

che lo rendono riconoscibile anche da

grandi distanze. Proprio sotto la cima

vi è una piccola grotta, chiaro esempio

del carsismo che ha interessato queste

rocce.

Il classico itinerario scialpinistico,

neve permettendo, parte dalla località

Bianchi (m 800), a 5 minuti d’automobile

da Torre S. Maria.

Lasciata l’automobile ci aspetta

un lungo tratto (11 Km) sulla strada

utilizzata nei mesi estivi per raggiungere

gli alpeggi di Arcoglio Inferiore

(m 1976) e Superiore (m 2123). Gli

amanti dello scialpinismo classico

storceranno sicuramente il naso per

questo percorso semplice sia in salita

che in discesa, ma una volta raggiunta

la cima, lo spettacolare panorama li

ripagherà sicuramente. L’unica nota

dolente di questo itinerario sono le

motoslitte che scorrazzano liberamente

e abusivamente in tutte le direzioni,

creando un fastidioso frastuono (chissà

perchè chi di dovere chiude sempre un

occhio, o anche tutti e due).

Verso la vetta del Sasso Bianco nel 2004. Foto R.Scotti.

Dalla località Bianchi prendiamo

facilmente quota aiutati da diversi tornanti

e si toccano i piccoli agglomerati

di Musci (m 969, ore 0:20 1 ), Pizzi (m

1040 ore 0:30) e Pra Curati (m 1253,

ore 0:45). Questi gruppetti di case

sono utilizzati prevalentemente per le

vacanze estive e per lo più sono disabitati

nel periodo invernale.

Siamo stati circondati da boschi

di latifoglie che alzano al cielo le loro

scheletriche braccia ed ora gli abeti e

i larici ci contornano come le pareti

di una galleria verde da cui di tanto

in tanto esplodono i bagliori dei raggi

solari. Man mano che guadagnamo

1 Tutte le tempistiche di questo itinerario rappresentano

il tempo previsto per raggiungere la località in

oggetto partendo dai Bianchi.

V ALMALENCO

quota la neve è sempre più abbondante

lungo il tracciato. Aiutati da

altri tornanti e strappi impegnativi

raggiungiamo una fontanella sul lato

sx del percorso (m 1500, ore 1:30).

Qui una sosta è d’obbligo, perché

siamo sullo spartiacque della Valle

del Valdone, confine tra i comuni

di Sondrio e Torre. C’è un’ottima

visuale sul capoluogo e sulle retrostanti

cime Orobiche: riconoscibilissime

le cime del Pizzo Redorta e

della Punta di Scais.

Ripresa la marcia, una lunga diagonale

verso N ci porta agli alpeggi

di Venduletto (m 1496, ore 2:00) e

di Foppa (m 1558, ore 2:20). Questo

è il tratto più noioso in discesa, in

quanto in alcuni punti bisogna spin-

LE MONTAGNE DIVERTENTI VALMALENCO: SASSO BIANCO - 49


Il 28 settembre scorso la Biblioteca di Galbiate organizzò

una gita a carattere storico e culturale scegliendo

come meta il paese di Torre S.Maria in Val Malenco.

Tra le chiese, parrocchiale e minori, le contrade con i

loro vari manufatti d’arte, in particolare affreschi, suscitò

tra i visitatori un particolare interesse la contrada di

Bianchi, una tra le più antiche del paese nella medioevale

Quadra di Bondoledo.

Facendo loro da guida, dopo quasi un anno che anch’io

non la visitavo, ebbi subito l’impressione di un netto deterioramento

che la sta portando ad un inevitabile e definitivo

sfacelo in assenza di interventi conservativi, quantomeno

per un minimo consolidamento di alcuni muri pericolanti.

In contrada Bianchi sono tuttora conservati il più

antico affresco esterno reperibile in Val Malenco, una

Madonna con Bambino datata 1483 ed un sasso circolare

con coppelle, nella piazzetta centrale dove sorge anche una

cappelletta del 1909 con Madonna, Bambino, santi e teste

d’angeli (curiosamente ridipinta anni fa di nero e azzurro

da un estemporaneo pittore interista). Sopra la santella, sul

muro della casa retrostante, v’era fino a un decennio fa un

antico, splendido crocifisso detto “el Signùr di Bianc” che

oggi, dopo un doveroso restauro, è conservato all’interno

della vicina e bella chiesetta di S.Giuseppe (sec. XVI).

Oltre a ciò e altri particolari di minore importanza c’è

tutto il complesso di architetture rurali che meriterebbe

maggior attenzione, scegliendone la conservazione piuttosto

che l’attuale inarrestabile degrado.

A proposito dell’affresco quattrocentesco trascrivo

parte di un articolo pubblicato sul n° 12 della rivista Quaderni

Valtellinesi del luglio 1984: “L’opera è situata su un

muro di una casa diroccata, a quanto pare, a causa di un

incendio: la base del muro è a contatto del terreno, per questo

continua a risalire umidità. Diversi frammenti si sono staccati

e in parte l’intonaco è rialzato; questione di qualche mese, di

un anno al massimo e l’affresco scomparirà definitivamente”

(D.Benetti e F.Ceriani – Il Quattrocento dimenticato di Torre).

Successivamente si riuscì, grazie anche all’interessamento

della Parrocchia (era allora Parroco il compianto don

Flaminio Negrini) a procedere al suo restauro affidato a

Ornella Sterlocchi, allora unica restauratrice operante in

Provincia.

Per questo abbiamo almeno una testimonianza in valle

di quel periodo della storia valtellinese, sotto i Visconti e

successivamente gli Sforza, in cui le popolazioni godettero

di una relativa tranquillità e di un certo benessere economico

che consentì loro di pagare anche la realizzazione di

opere artistiche a carattere sacro (i pittori erano perlopiù di

provenienza bergamasca ed infatti il versante orobico è più

ricco di dipinti quattrocenteschi che il retico).

Trovarmi ancora a scrivere, dopo ventiquattr’anni, di

incuria e di degrado del nostro patrimonio artistico ed architettonico

è sconsolante.

50 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

I BIANCHI

Fabrizio Ceriani

T ERRITORIO

Sembra sia impossibile

far capire ai Comuni di Val

Malenco che avere anche una

progettualità di recupero e

valorizzazione degli antichi

nuclei rurali porterebbe

prospettive nuove non solo per il

turismo, ma anche e soprattutto

per ricostruire negli abitanti

dei vari paesi una relazione

di appartenenza profonda al

proprio territorio, alla propria

storia, che oggi è quasi

scomparsa nella popolazione

disamorata della propria valle,

della propria “casa”.

Ca Bianchi: l’abbandono del Museo della Valmalenco. Incuria e desolazione

nascondono segreti artistici di grande valore, quale un quadro del ‘400.

Foto Fabrizio Ceriani.

Inverno 2008

gersi con i bastoncini. Superati altri

due tornanti siamo a Pra le Corti

(m 1716, ore 2:40). Qui la strada

presenta un bivio: proseguendo

dritto si raggiunge l’alpeggio dei

Piasci (m 1800 ore 3:00), prendendo

a sx si sale verso gli alpeggi di Arcoglio.

Scegliamo quest’ultima direzione

e proseguiamo lungo la rotabile

che durante i mesi estivi è interdetta

da una sbarra. In breve usciamo dal

bosco e entriamo negli ampi pascoli

dell’alpe Arcoglio Inferiore (m 1976,

ore 3:10). Puntiamo verso il centro

dell’alpeggio fino a raggiungere dei

cartelli gialli che segnalano un bivio.

Noi prendiamo quello sulla dx che

porta all’alpeggio superiore. Con

diverse serpentine superiamo i ripidi

pascoli d’alta quota e usciamo nel

pianoro dell’Alpe Arcoglio Superiore

(m 2123, ore 4:00), dominato dalla

chiesetta solitaria.

E’ qui che ha mosso i primi passi

lo sci in Valmalenco, quando le

sciovie e le seggiovie erano patrimonio

solo di pochissimi luoghi nelle

VARIANTE DI SALITA

Per raggiungere il Sasso Bianco si può partire anche dalla frazione Ciappanico

(m 900), sempre nel comune di Torre S.Maria. Questo percorso si svolge

prevalentemente lungo sentieri, quindi è consigliato maggiormente ai ciaspolatori,

in quanto la discesa con gli sci creerebbe diversi problemi di manovra.

Lasciamo l’abitato di Torre, proseguiamo lungo la provinciale in direzione di

Chiesa Valmalenco; dopo meno di un chilometro, presso l’abitato di S. Anna,

si prende a sx il bivio la deviazione per a Ciappanico, dove lasciamo l’automobile.

Imbocchiamo il tracciato che sale lungo la Val Torreggio sulla sponda

idrografica sx del torrente omonimo. Sul lato dx della valle troneggia la grande

frana scesa durante l’alluvione del 1987. E’ un sentiero famoso: si tratta della

prima tappa dell’Alta Via della Valmalenco, percorso complessivo di 130 Km

che collega fra loro i più importanti rifugi della valle.

Raggiunto l’alpeggio di Son (m 1285, ore 1:00), guadiamo il torrente e guadagnamo

quota con diversi tornanti immersi in un bellissimo bosco di abeti

rossi.

Usciamo allo scoperto solamente raggiunto l’agglomerato dei Piasci (m

1800, ore 2:30), panoramico balcone sulle vette del gruppo del Bernina. Attraversiamo

diagonalmente questo ampio pianoro, in direzione SO fino a raggiungere

il Rifugio Cometti che domina dall’alto l’alpeggio. Alle sue spalle prende il

via il sentiero che, sviluppandosi tra radi larici, porta ad Arcoglio Inferiore (m

1976 ore 3:10). Da qui il percorso si svolge lungo il tracciato precedentemente

descritto.

E’ possibile combinare la salita con gli sci o le ciaspole da Ciappanico, con la

discesa ai Bianchi, però bisogna prevedere l’utilizzo di due automobili, perché le

due frazioni distano circa un’ora di cammino l’una dall’altra.

Alpi! I progetti di sviluppo turistico

furono fortunatamente affossati, lasciando

questo stupendo angolo di

valle intatto e a disposizione solamente

di scialpinisti e ciaspolatori. Peccato

che, per l’assenza di controlli, le motoslitte

scorazzino liberamente ovunque

rovinando questo incanto con molesti

rumori e un tremendo tanfo di nafta.

Proseguendo la salita, viriamo a

SO e vinciamo un piccolo dosso raggiungendo

una piana tanto perfetta

da sembrare irreale. In realtà il trucco

c’è: si tratta del lago d’Arcoglio, ghiacciato

da novembre ad aprile, ricoperto

da una spessa coperta bianca

(m 2234, ore 4:20). E’ un tipico

lago di origine glaciale creatosi grazie

all’azione di escavazione della vedretta

che in tempi antichi occupava

la conca. La sua forma particolare

ricorda una falce di luna. Splendida è

la vista sulla catena che unisce Corna

Mara e Pizzo Scalino, con le spaventose

sagome della Vetta di Ron e del

Painale.

Continuando nella medesima di-

V ALMALENCO

rezione risaliamo un valloncello e raggiungiamo

un’ulteriore spianata. Da qui

è ben visibile il traguardo finale: la cima

del Sasso Bianco. Bisogna prestare attenzione

all’ultimo ripido pendio sulla

dx che, in quanto esposto a S, presenta

spesso neve crostosa e in stabile.

Superata questa difficoltà con alcune

serpentine, siamo alla spalla spartiacque

tra la valle d’Arcoglio e la Colma di

Zana. Normalmente si lasciano qui gli

sci e si sale a piedi per gli ultimi venti

metri, in quanto il vento spazza la neve

e mette a nudo delle affilate roccette.

Raggiunta la cima del Sasso Bianco

(m 2490, ore 5:30) rimaniamo ancora

una volta meravigliati del panorama. In

primo piano c’è la mastodontica parete

S del Monte Disgrazia, che da qui

appare con un profilo del tutto diverso

rispetto a quello che si vede dalla Valmasino

e dall’Alta Valmalenco. In lontananza,

verso N, si riconoscono le

cime del gruppo del Bernina, mentre a

E spuntano lo Scalino, la Cima Vicima

e la Vetta di Ron. A S è visibile tutta la

catena orobica, dall’Aprica fino al Pizzo

Tre Signori.

Qualche metro più sotto, a N della

vetta, c’è un inghiottitoio carsico di cui

sembra impossibile scorgere il fondo.

Questa trüna, raccontano i vecchi, è la

porta d’accesso agli inferi. Da qui fuoriescono

molte creature terribili e malvagie

per infestare e distruggere il mondo.

Poi guardo il fondovalle, con il suo traffico

e i suoi capannoni, specialmente gli

ultimi obrobri realizzati nella morente

piana di Castione; mi chiedo se dalla

trüna provengano anche i geniali politici

che stanno distribuendo concessioni

edilizie per uccidere e annegare nel

cemento la Valtellina. Che gli speculatori

edili provengan da lì me lo hanno

già confessato in segreto le streghe della

vicina Val di Togno!

L’itinerario di discesa rispecchia

quello di salita e permette una bellissima

sciata fino all’alpe di Arcoglio Inferiore,

per poi invece imboccare la carrareccia

che riporta ai Bianchi.

E’ possibile fare una variante in

discesa, calando verso la Colma di Zana

e poi al Rifugio Bosio in valle Airale,

però poi bisogna rimettere le pelli e

compiere una lunga diagonale in leggera

salita verso E per riportarsi ad Arcoglio

Superiore.

LE MONTAGNE DIVERTENTI VALMALENCO: SASSO BIANCO - 51


LO SCI PRIMORDIALE

Fabrizio Ceriani

IN VALMALENCO

1

Quattro reperti

storici su cui riflettere.

Le prime due

fotografie si riferiscono

al trampolino

di salto con gli sci

funzionante a

Caspoggio dagli

anni ’30 fino

alla metà dei

’50.

La n° 1 ha scritto appunto sul retro: trampolino di salto a Caspoggio,

anni ’30.

2

Vediamo la pista ben preparata, i costumi della gente con calzoni alla zuava e calzettoni, i gesti degli organizzatori che

portano i pettorali, il pubblico in attesa delle partenze e i bambini impazienti sui loro sci. Chi ancora c’è è ormai ottuagenario,

corrono oggi i nipotini.

La n° 2: “Squadre a Caspoggio – prima gara” sempre nei ’30.

I visi dei concorrenti son tutti volti a guardar qualcosa, probabilmente tempi e punteggi.

Quanti caspoggini con voglia di competere e vincere! In alto, sulla sinistra, le gonne delle mamme e delle nonne. Il

trampolino di sci era ubicato all’incirca sotto Sant’Antonio, come posizione, dove si trova oggi il Centro Sportivo, e d’intorno

era tutto prato e terreno su cui la neve permaneva lungo tutto l’inverno.

Qui, osservando le foto, si va già verso la primavera (fine Febbraio o Marzo).

Vi si tennero anche gare nazionali e qui regolarmente si allenava il campione valtellinese Aldo Trivella.

Con le due foto successive ci spostiamo sull’altro lato della valle, stessa epoca.

La n°3 reca iscritto sul retro: “Coppa Arcoglio – Gara nazionale di discesa Alpe Arcoglio/S.Giuseppe di Torre –

1935/36”. Si teneva regolarmente ogni anno il 19 Marzo, S.Giuseppe appunto, proprio perché l’arrivo, con notte in baita

e partenza da Arcoglio (i Ciàn) al mattino, era posto presso la chiesetta dedicata al Santo nell’ omonima frazione di Torre

S.Maria. Sci “eroico” prima dei motori.

L’ultima, la n°4, è proprio un pezzo di storia del XX secolo.

Ritrae Giuseppe (Peppino) Soncelli, per tanti anni in seguito Sindaco di Torre, ad Arcoglio nel 1939.

Indossa la tuta dei “battaglioni EMME”, di Mussolini ovviamente.

Codeste quattro fotografie erano infatti proprietà della famiglia Soncelli, giunta a Torre nella persona del Col. Aldo,

Podestà del paese nel ventennio.

1939: la Storia stava per farsi sentire con più forza del solito, siamo a un passo dalla II Guerra Mondiale durante la

quale, il 26 Gennaio 1943, tra Arnau- towo e Nikolajewka, al comando di un gruppo d’Alpini con

valligiani, perse con molti di loro la vita sua il fratello di Peppino,

Ten. Giovanni Batti-

(Giannino), Medaglia

d’Oro alla memoria.

E noi dobbiamo

conservare la

memoria per non

Trovarci mai,

a un tratto,

inermi e sprovveduti.

sta

3 4

LE MONTAGNE DIVERTENTI VALMALENCO: SASSO BIANCO - 53


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Le Piramidi di Postalesio

Le piramidi di erosione di Postalesio sono un fenomeno

di grande interesse, sia naturalistico che paesaggistico.

Si trovano all’interno di una riserva naturale protetta,

istituita nel 1984 e facilmente raggiungibile. Il loro nome

dialettale è pilùn, perché con la loro forma alta e slanciata

richiamano l’idea di un pilastro, o, a seconda della consistenza,

di una guglia o di una torre. Ce ne sono di tutte le

dimensioni: le più modeste sono alte circa 3 metri, le più

alte circa 12. I fenomeni erosivi che le hanno generate sono

facili da comprendere.

All’inizio troviamo un

terreno fortemente soggetto

all’azione erosiva

delle acque, perché di

natura morenica scarsamente

coesa e perché

posto su un crinale

ripido. Poi le acque cominciano

la loro lenta

ma inesorabile azione,

scavando solchi sempre

più profondi che lo incidono

e disegnano un

ramificato sistema di

canali. Alcune porzioni

di terreno, però, resistono

all’azione erosiva

grazie alla presenza di

massi che esercitano

sugli strati sottostanti

del terreno una pressione

compattante. Così

l’acqua e gli altri agenti

atmosferici hanno continuato

a scavare intorno

a queste porzioni di

terreno, con il risultato

finale che il terreno

risulta disseminato di

queste torri, dalle forme

diverse, alcune più slanciate

ed esili, altre più

massicce, tutte, però,

sormontate, a mo’ di

singolare cappello, da

uno o più massi. Questo

ci dice la scienza. Ma la

fantasia popolare di spie-

gazioni così aride non vuol sentir parlare. Così, laddove fenomeni

di questo tipo si sono manifestati, in diversi luoghi

della catena alpina, sono fiorite leggende che hanno tratto

spunto dalle forme singolari di tali piramidi, che richiamano

strani esseri, forse principi e principesse, dame e cavalieri,

streghe e stregoni, ridotti alla condizione minerale,

pietrificati, per qualche arcano sortilegio di cui sono stati

vittime.

56 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

13 novembre 2007. Le Piramidi di Postalesio. Foto J. Merizzi.

Per raggiungere le piramidi di Postalesio basta imboccare

la strada che, dal centro di Postalesio, sale in direzione

dei maggenghi. Superata ad un tornante sinistrorso

l’ultima frazione alta del paese, segue una serrata serie di

dieci tornanti, che ci fanno guadagnare quota. All’undicesimo

tornante, destrorso, troviamo, sulla sx, a lato della

strada (2,8 km dalla chiesa parrocchiale di S. Antonio),

il parcheggio riservato ai visitatori delle piramidi (che

sono segnalate anche

da diversi cartelli).

Lasciata qui l’automobile,

dopo pochi

passi raggiungiamo il

maggengo di Pra’ (m

743).

Seguiamo il

sentierino panoramico

delimitato da

parapetti in legno

che orla zona interessata

dal fenomeno

naturale. Le piramidi

sono concentrate

in una modesta area

che si colloca appena

sotto il ciglio che

delimita i prati del

maggengo. Diversi

punti di osservazione

ci consentono di ammirare

le piramidi da

N, O, E e S (in questa

zona l’abbandono del

sentiero impedisce di

chiudere l’anello).

Non dimentichiamo

che il fenomeno

di creazione delle

piramidi è ancora in

atto: l’azione erosiva,

infatti, o, se preferite,

l’azione dei malefici

non si interrompe,

cosicché possiamo osservare abbozzi di nuove piramidi,

che solo i nipoti dei nipoti dei nipoti dei nostri nipoti

potranno, un giorno (fra qualche secolo, s’intende),

vedere in tutta la loro singolare e compiuta bellezza.

Per ora ci sono solo massi che sporgono dal terreno: un

giorno questi saranno i singolari cappelli delle neonate

piramidi.

Inverno 2008

PARTENZA: Parcheggio nei pressi delle piramidi di Postalesio.

ITINERARIO AUTOMOBILISTICO: Da Sondrio si prende la SS38 verso Morbegno fino ad attraversare,

dopo l’Iper Verde, il torrente Caldenno. Si svolta quindi a dx e si sale sulla direttrice

principale fino al Postalesio, per imboccare la strada che, dal centro di Postalesio, sale in

direzione dei maggenghi. Superata ad un tornante sinistrorso l’ultima frazione alta del paese,

segue una serrata serie di dieci tornanti, che ci fanno guadagnare quota. All’undicesimo

tornante, destrorso, troviamo, sulla sx, a lato della strada (2,8 km dalla chiesa parrocchiale di

S. Antonio), il parcheggio riservato ai visitatori delle Piramidi.

ITINERARIO SINTETICO: Parcheggio delle Piramidi (m 740) - Pra Montesanto (m 1027) - Pra Lone (m 1028) oppure

Parcheggio delle Piramidi (m 740) - Cà Moroni (m 832) - Pra Lone (m 1028)

TEMPO DI PERCORRENZA PREVISTO: circa un’ora per entrambi gli itinerari.

ATTREZZATURA RICHIESTA: -

DIFFICOLTÀ: 1.

DISLIVELLO IN SALITA: 300 metri circa.

DETTAGLI: T/E. In certi punti l’orientamento non è facilissimo.

In copertina a questa rubrica: 13 novembre 2008, nei boschi di

Postalesio. Foto J. Merizzi.

PRA LONE

Pra Lone (m 1028) è un bellissimo

maggengo di media montagna,

sul largo dosso che dal monte Caldenno

(m 2669) scende fino all’ampio

conoide di deiezione sul quale è

posto Postalesio. Lo raggiunge una

strada asfaltata che sale direttamente

dal centro del paese, ma vale la pena

di salirvi a piedi, anche per gustare la

bellezza dei boschi che ricoprono la

parte bassa del dosso.

Possiamo lasciare l’automobile al

parcheggio delle Piramidi (m 740).

Percorriamo il sentierino a ridosso

del limite del bosco, passando per

alcune baite. Pieghiamo leggermente

a dx e cominciamo a salire nei boschi

posti a monte del Prato, mantenendo

la direzione NE (dx, ignoriamo una

deviazione a sx). Attraversato uno

splendido bosco, passiamo dietro le

baite (N), pieghiamo a dx per poi

risalire nel bosco nei pressi di una

baita. Puntiamo un casello dell’acqua,

dove ci affidiamo al sentiero (dx)

che attraversa una valletta a secco e

sale in diagonale fino alla fontana.

Intercettiamo la strada asfaltata che

dal parcheggio prosegue verso Pra

Lone. La seguiamo per un tratto, per

V ERSANTE RETICO

poi lasciarla di nuovo, riprendendo

la mulattiera che se ne stacca, sulla

sx, e prosegue la salita nei boschi.

Come ci indicano i numerosi cartelli,

siamo sempre all’interno della

riserva naturale delle Piramidi di Postalesio.

Dopo un ultimo tratto, nel

quale il sentiero è interrotto da uno

smottamento, intercettiamo la pista

sterrata che si stacca dalla strada

all’ultimo tornante prima di Pra

Lone. Seguendo brevemente la pista

verso sx, in salita, siamo al gruppo di

baite di Pra Montesanto (m 1027),

località detta anche "Ai Santi" (la

si vede chiaramente guardando a

N dalla località Il Prato). La pista

termina poco oltre le baite, laddove

il crinale comincia a scendere decisamente

nel cuore della valle di Postalesio,

che delimita a O il largo

dosso che stiamo risalendo. La zona

è brulla e desolata, ma non priva

di fascino. Torniamo ora sui nostri

passi, alle baite: appena a monte, sul

limite del bosco, riprendiamo a salire

verso dx, fino ad intercettare la pista

sterrata che da Pra Lone sale all’alpe

Colina [ndr. 19 novembre 2008 -

questo tratto di sentiero è in pessime

condizioni, mentre la strada sterrata

è in procinto d’essere asfaltata]. Una

breve discesa (dx) ci porta alle baite

del maggengo (ore 1).

LE MONTAGNE DIVERTENTI PASSEGGIATE A POSTALESIO - 57


Baitello a Pra montesanto, a destra parte il

sentiero che raggiunge la strada che da Pra

Lone sale all’alpe Caldenno.

Fontana all’ingresso ovest di Pra Lone

Tutte le foto di questa pagina: Fabio Pusterla.

Il cartello all’ingresso ovest di Pra Lone

(subito dopo la fontana).

Fontana e baita a Pra Montesanto.

58 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

13 novembre 2008. Pra Lone, sullo sfondo le

Orobie.

Un secondo itinerario per

Pra Lone passa per il maggengo di

Ca’ Moroni (m 832 1,3 km dal parcheggio).

In questo caso seguiamo la

ripida strada asfaltata fino a trovare,

ad un tornante sinistrorso, la pista

che se ne stacca (dx - indicazioni

per Cà Moroni) e in breve arriva al

maggengo. Cà Moroni è un gruppo

di baite posto nei pressi del limite

orientale del dosso, E’ una località

di grande suggestione, ben conservata.

Su una baita possiamo anche

osservare i resti di un affresco.

Noi dobbiamo seguire il sentiero

a monte della piazzola nella

quale termina la pista sterrata 1 e

sale, ripido, fra alcuni muriccioli

in pietra, fino ad intercettare un

secondo sentiero che proviene da sx,

e conduce al limite orientale di Pra

Lone (ore 0:50) 2 .

Chi volesse salire al maggengo in

mountain-bike tenga conto che la

strada è ripida e che Pra Lone dista

circa 6 km dal centro di Postalesio.

1 Da Ca’ Moroni partono altri 2 sentieri: uno (in

basso, sulla dx), scende verso dx (SO) e termina

alla frazione più alta di Postalesio, il secondo, pianeggiante,

parte dalla parte bassa del maggengo

(E) e giunge ad intercettare la mulattiera che sale

lungo il filo del dosso che separa la parte orientale

di Postalesio dalla località Vendolo (comune di

Castione).

2 Il sentiero non si interrompe qui. In corrispondenza

della baita sul limite orientale del

prato, prosegue quasi pianeggiante verso il cuore

ombroso della valle del Bocco (percorsa dal torrente

omonimo, detto anche Vendolo, termine

che deriva da una voce preariana che significa

“frana”). Dopo una lunga traversata del boscoso

versante occidentale della valle, raggiunge l’alpe

Mangingasco, a quota 1500. Il tracciato della

mulattiera corrisponde, nel tratto Pra Lone-Alpe

Mangingasco, al confine fra i comuni di Postalesio

e Castione Andevenno.

Postalesio è un comune del

versante retico medio, fra Berbenno

di Valtellina (O) e Castione Andevenno

(E). Il nucleo centrale è a

una quota di poco superiore ai 500

metri, a monte dell’ampio conoide

di deiezione formato dal torrente

Caldenno, che scende dalla valle

di Postalesio, ad ovest del paese.

A monte dell’abitato si sviluppa

l’ampio dosso che è delimitato a O

dalla valle di Postalesio e a E dalla

valle del Boco (o Bocco: il termine

deriva da “sbocco” o, più probabilmente,

da bocc’, ariete). Il monte

Caldenno (m 2669) è il punto di

massima elevazione ddi Postalesio.

Il territorio comunale non è ampio

(circa 11 kmq), ma presenta moltissimi

aspetti di interesse etnografico,

naturalistico ed escursionistico. E’

una sorta di striscia che scende dal

crinale che separa la media Valtellina

dalla Val Torreggio fino al fondovalle.

Il confine settentrionale, quello

che separa Postalesio da Torre di S.

Maria (Valmalenco), corre su questo

crinale dal monte Caldenno (vertice

di NO, m 2669) al Sasso Bianco

(vertice di NE, m 2490).

Inverno 2008

Postalesio nel novembre 2008. Foto J.Merizzi.

Il confine occidentale, quello

che separa Postalesio da Berbenno di

Valtellina, scende quasi diritto, dal

monte Caldenno verso S, passando

per il monte Colina e la croce Capin,

attraversando da E ad O il solco della

valle di Postalesio (che però, a dispetto

del nome, rientra quasi interamente

nel territorio del comune di

Berbenno) e passando per il dosso di

Campi, prima di scendere al fiume

Adda.

Il confine orientale, che separa

Postalesio da Castione Andevenno,

scende, con andamento ugualmente

diritto, verso sud dal Sasso Bianco,

tagliando il fianco occidentale della

valle del Boco (o Bocco) e passando

ad ovest dell’alpe Mangingasco

(Ciaz) e della frazione di Vendolo

(che appartengono a Castione,

mentre rientrano nel territorio di

Postalesio, ad ovest di tale confine,

Prà Lone e Ca’ Moroni).

Il confine meridionale separa

Postalesio da Cedrasco e segue un

tratto del fiume Adda.

Postalesio

Interessante è anche la sua

storia: Postalesio fu comune del terziere

di mezzo della Valtellina e, dal

punto di vista religioso, appartenne

alla pieve di Berbenno. Il suo nome

si trova citato per la prima volta in

un atto di transazione di una vigna

in “Postalese” (Postalesio) redatto

ad Andevenno nel luglio del 1035.

Il paese, raccolto nel Medioevo

intorno alla chiesetta di S. Martino

(edificata nel 1250), fu feudo della

famiglia comense dei Greco, che

vi eresse un castello, passato nel

XIII secolo alla famiglia Dusdei di

Sondrio. Il comune, che comprendeva

gli abitati di Sambrolo, Dosso

e Lono, si è formato tra XII e XIII

secolo. Nel 1335 compariva, negli

Statuti di Como, come “comune loci

de Postalese”.

Inizialmente il comune di Postalesio

estendeva il suo territorio

anche a S dell’Adda e comprendeva

anche l’attuale abitato di Cedrasco,

che si rese autonomo nel 1442. Postalesio

si staccò dalla pieve di Berbenno

e si costituì come parrocchia

di patronato comunale nel 1425.

Nel 1602 Postalesio risulta diviso

nelle contrade di Moroni, Crapo,

Sondrini, Smachetti, Inversi, Belini,

Albertazi, Sambrolo, Contrata,

Molino, Menno, Gregoli, Quadra de

fondi, Vendol, organizzate tra XVII

e XVIII secolo nelle quattro quadre

“de Inversis”; “de Summo”, o “de

Monte”; “de Fondo”; “Contrata”.

Ogni contrada aveva propri consiglieri

e sindaci. Postalesio, secondo

il resoconto della visita pastorale del

vescovo di Como, Feliciano Ninguarda,

contava nel 1589, 130 fuochi 1 :

"Oltre Berbenno, salendo leggermente

verso dx per un miglio e mezzo, vi è

il paese di Postalesio, con 130 famiglie

tutte cattoliche; vi è la chiesa parrocchiale

dedicata a S. Martino Vescovo,

1 Vale a dire 650 abitanti circa.

che è retta dal sac. Bartolomeo Fontana

di Bema. A un quarto di miglio sulla

montagna vi è un'altra chiesa di campagna,

dedicata a S. Antonio Abate.

Discendendo per un altro quarto di

miglio, in pianura nei pressi dell'Adda,

sorge un'altra chiesa dedicata a S.

Colombano, dotata di beni e che in

altri tempi fu la parrocchiale di Postalesio.

Più oltre, verso l'Adda, vi è

un'altra chiesa dedicata a S. Giorgio e

dotata di beni".

Nel 1624 Postalesio contava

610 abitanti. L’attuale chiesa parrocchiale

dedicata a S. Antonio Abate,

u edificata fra il 1685 ed il 1698 2 .

Nel 1797, quando la bufera napoleonica

pose termine al dominio delle

Tre Leghe in Valtellina 3 , gli abitanti

erano risaliti a 473. Nella Repubblica

Cisalpina (1801) Postalesio era

uno dei settanta comuni che costituivano

il distretto III di Sondrio

del dipartimento del Lario, mentre

nel successivo Regno d’Italia (1805)

Postalesio divenne comune di III

classe, nel cantone I di Sondrio, e

contava 269 abitanti. Cadde anche

Napoleone, ed il dipartimento

dell’Adda (1815) venne assoggettato

al dominio della casa d’Austria, nel

Regno Lombardo-Veneto. Postalesio

era comune aggregato al comune

principale di Berbenno, nel cantone

I di Sondrio, ma ottenne nell’anno

successivo l’autonomia. All'unità

d'Italia (1861) Postalesio contava

642 abitanti, numero che continuò

ad aumentare nei decenni successivifino

a 826 (1906 - massimo

storico). Negli anni successivi ci fu

un andamento oscillatorio che portò

la popolazione ad assestarsi sui 599

attuali (2005).

2 In realtà fu completata nel 1784; il campanile

della chiesa venne eretto nel 1774, ed è stato recentemente

restaurato.

3 Il dominio delle Tre Leghe in Valtellina iniziò

nel 1512.

LE MONTAGNE DIVERTENTI PASSEGGIATE A POSTALESIO - 59


60 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

D ASCIO -

Da 1000 anni sulle

Inverno 2008

- SAN FEDELINO

Giorgio Orsucci

rive della Mera

LE MONTAGNE DIVERTENTI DASCIO - SAN FEDELINO - 61


L’itinerario Dascio-San Fedelino visto dalle pendici del Monte Brusada. Foto R. Moiola.

Alle pagine precedenti: 06/01/07, le vette della Valchiavenna riflesse nel Lago di Novate. Foto R. Moiola.

62 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

E SCURSIONISMO

PARTENZA: Dascio (m 208).

ITINERARIO AUTOMOBILISTICO: Da Sondrio percorrere la SS 38 della Valtellina fino ad imboccare la SS 36 dello

Spluga (37 km) da cui ci distacchiamo poco dopo, sorpassato l’Adda, prendendo la strada sulla sinistra che

taglia il Pian di Spagna. Dopo il ponte sulla Mera (40 km), prendiamo la stradina che piega strettamente a

destra e che in breve, costeggiando il fiume, ci porta a Dascio (43 km).

ITINERARIO SINTETICO: Dascio (m 208) – [punto panoramico (m 472)] – Scalinata della Regina (m 215 circa) – San

Fedelino (m 200) – [punto panoramico (m 472 circa)] – Dascio.

TEMPO DI PERCORRENZA PREVISTO: 4 ore per l’intera escursione.

ATTREZZATURA RICHIESTA: -

DIFFICOLTÀ: 1 su 6.

DISLIVELLO IN SALITA: 260 sia all’andata che al ritorno.

DETTAGLI: T.

06/01/07. Tratti del sentiero Dascio - San Fedelino. Foto R. Moiola. 06/01/07. Tramonto sul Lago di Novate. Foto Enrico Minotti.

Inverno 2008

Capita spesso, a chi frequenta

Valtellina e Valchiavenna, di

percorrere la SS36 nel tratto in cui

costeggia il Lago di Mezzola. Alcuni

di noi forse ignorano, ammirando

le moli del Sasso Manduino o del

Legnone, che molto più in basso,

proprio dove le pendici del Monte

Berlinghera si innestano sul Piano

di Chiavenna, sorge un tempietto

romanico dedicato a San Fedele e

inserito in un’incantevole radura

sulle rive della Mera.

Incredibilmente vicino, ma al

contempo relativamente inaccessibile:

pur distando solo 550 metri in

linea d’aria dalla trafficata statale, è

meta di due itinerari che, entrambi,

richiedono almeno un’ora e mezzo

cammino, peraltro non faticoso.

La principale via d’accesso è costituita

dal sentiero che, da Casenda,

con percorso prevalentemente pianeggiante,

costeggia la Mera fino

a giungere a San Fedelino dopo

circa un’ora e mezzo. Noi propendiamo

invece per la seconda possibilità,

un itinerario più interessante

e variegato che muove i suoi primi

passi dall’abitato di Dascio, là dove

il Lago di Novate Mezzola si restringe

incanalandosi nella Mera,

che qui vive gli ultimi attimi della

sua esistenza prima di disperdersi

nell’estensione del Lago di Como.

Con un paio di tornanti

possiamo portarci in auto un poco

più in alto, andando a risparmiarci

qualche metro di dislivello. Alla

fine della strada, dove essa diventa

sterrata, vi sono pochi posti per il

parcheggio, uno dei quali occupato

da un malandato FIAT Fiorino che

sembra aver fissato qui il suo luogo

di villeggiatura per l’eternità.

Su bel selciato perveniamo

rapidamente al Sasso di Dascio (m

277, ore 0:10), balcone panoramico

privilegiato sul Pian di Spagna e

sul maestoso Legnone. Con l’ausilio

di un binocolo possiamo fare di

questo posto un’ottima postazione

per l’avvistamento ornitologico:

sulle acque della Mera si stagliano le

sagome bianche dei cigni (reinseriti

solo di recente nella riserva del Pian

di Spagna-Lago di Mezzola), mentre

V ALCHIAVENNA

nelle praterie si confondono aironi e

cormorani.

La segnaletica verticale qui

ci ricorda che stiamo camminando

su due importanti tracciati: uno è il

Sentiero del Giubileo 2000 (cartelli

con il disegno di un pellegrino),

l’altro è il Sentiero Life delle Alpi

Retiche (cartelli con la scritta “Life”

circondata da 12 stelle, su sfondo

azzurro), un itinerario naturalistico

che collega Dascio con la Valmalenco

lungo un percorso volutamente

impervio, distante dalla montagna

“turistica”.

Proseguiamo in falsopiano;

giunti a delle case, la carrabile muta

in sentiero, che subito si incunea in

una gola e salta un torrente su un bel

ponte in pietra (ore 0:10). Il tracciato

risale un poco, quindi inciampa

nuovamente in un’altra valletta da

cui ne esce con un bel tratto gradinato.

I castagni, che ci accompagnano

fin dal Sasso di Dascio, si mostrano

ora in dimensioni imponenti.

Qualche breve strappo in salita ci

LE MONTAGNE DIVERTENTI DASCIO - SAN FEDELINO - 63


San Fedelino

È un posto unico e suggestivo, dove il silenzio e la solitudine ovattano

le preoccupazioni e l’affanno. Tutto appare magicamente rimpicciolito, forse

proprio perché piccolo e timido è il tempietto che ci troviamo davanti; ben più

ampia, invece, è la storia che ha da raccontarci.

La vita di Fedele, legionario romano al servizio dell’imperatore Massimiano,

si perde fra realtà e leggenda ma possiamo verosimilmente collocarla alla fine

del secolo III. Quando fu manifesto il profondo astio dell’imperatore romano

verso il cristianesimo, Fedele, profondamente cristiano, si ammutinò insieme a

molti altri legionari. Cruenta fu la reazione di Massimiano; Fedele, sfuggito in

un primo momento alle ire imperiali, fu raggiunto da sicari e decapitato proprio

dove oggi sorge il tempietto a lui dedicato.

Le sue spoglie riposarono lì fino all’anno 964, quando furono rinvenute da

una devota donna del luogo, forse per rivelazione divina; le reliquie del martire

furono trasferite nella chiesa di Sant’Eufemia a Como, che da allora si chiamò di

San Fedele, mentre sul luogo del ritrovamento fu presto costruita dagli abitanti

della zona quella chiesetta che, senza evidenti modifiche o rimaneggiamenti,

vediamo ancora oggi.

In realtà San Fedelino ebbe i suoi momenti di decadenza, durante i quali fu

adoperato per i più svariati usi: da fortino spagnolo, a stalla, o ancora a deposito

degli attrezzi per gli operai che qui estraevano un granito che ancora oggi è noto

come Sanfedelino. Iniziative di restauro presero vita solo all’inizio del ‘900; il

più recente, del 1992, è stato finanziato dal Rotary Club.

06/10/2007. San Fedelino. Foto E. Minotti.

64 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

E SCURSIONISMO

Fedele, fuggito in un

primo momento alle ire

imperiali, fu raggiunto dai

sicari e decapitato.

L’ingresso della chiesetta. Foto G. Orsucci.

Dal punto di vista artistico e architettonico,

San Fedelino è un gioiello

in miniatura dell’arte romanica,

una fra le più antiche testimonianze

in Lombardia. Vi ritroviamo le caratteristiche

tipiche del romanico

lombardo, a partire dalla struttura,

massiccia e robusta, e dalle finestre,

piccole e strombate, passando per i

materiali di costruzione, scelti fra

quelli più facilmente reperibili nella

zona, arrivando all’uso frequente

del modulo dell’arco, presente ad

esempio negli archetti pensili che

movimentano l’esterno dell’abside.

La chiesetta è rimasta fondamentalmente

inalterata nei suoi

corpi architettonici grazie proprio

all’isolamento della radura in cui è

inserita: il turismo che la raggiungeva

è sempre stato troppo minuto

per giustificarne la trasformazione in

santuario. Oggi San Fedelino vanta

circa 1200-1300 visite, come testimoniano

i biglietti d’ingresso staccati

ogni anno.

Come si è detto, le dimensioni

della struttura sono veramente

esigue: a pianta quasi quadrata, ha

Inverno 2008

Affreschi all’interno della Chiesetta di San

Fedelino. Foto G. Orsucci.

lati lunghi solo 3,5 metri circa; sul

lato orientale si innesta l’abside semicircolare,

bucata nel centro da

una finestrella strombata. La facciata,

orientata verso ovest, rimane

singolarmente addossata alle pendici

della montagna, rispettando rigidamente

la simbologia medievale che

voleva l’abside in direzione del sole

nascente.

Degli affreschi che dovevano

originariamente ricoprire tutte le

pareti interne (e forse anche quelle

esterne) ci rimangono oggi solo

alcuni frammenti. Particolarmente

ben conservata è la decorazione

dell’abside: un Cristo pantocratore,

con un libro nella mano sinistra che

riporta la scritta “Ego sum via veritas

et vita” solo parzialmente leggibile,

affiancato da due angeli che reggono

due drappi rossi. Sotto, ai due lati

della finestra, sono le rappresentazioni,

fortemente sbiadite, dei dodici

apostoli. Sul lato occidentale ci rimangono

solo delle tracce di motivi

geometrici ad intreccio; sul lato

nord, qualche busto di santi.

06/01/07. Le spiagge del Lago di Novate. Foto E. Minotti.

porta a delle placche rocciose con bel

panorama sul Lago di Mezzola e sulla

prospiciente Val Codera: ci troviamo

al punto più elevato di questa breve

escursione (m 472, ore 0:40). Non

ci rimane che tornare al livello del

lago, a circa 200 metri sul livello del

mare: proseguiamo lungo il sentiero

che, rientrato nel bosco di castagni,

scende con moderata pendenza in

direzione NO; ignorata la deviazione

per San Fedelino sulla dx (una via

“direttissima” che faremo con più

facilità al ritorno), andiamo a percorrere,

poco più in basso, una splendida

ma un po’ malandata rampa in

sassi. E’ chiamata Scala della Regina

perché proprio da qui passava la Via

Regina (il tracciato stradale che collegava

Como con Chiavenna), poi la

strada fu spostata sulla riva opposta

del lago, dove è ancora oggi.

Giungiamo così alla Mera,

che scorre placida nel suo letto. Un

sottile lembo di terra, stretto fra il

fiume (sulla sx) e le lisce pareti rocciose

dei contrafforti del Berlinghera

(sulla dx), ci guida per dieci minuti

in un ambiente reso suggestivo dagli

V ALCHIAVENNA

alberi che si curvano sulla Mera facendosi

accarezzare dalle sue acque.

Superate due divertenti scalette

metalliche, necessarie a scavalcare

alcune gobbe rocciose che si protendono

fino al fiume, perveniamo

finalmente alla piccola radura erbosa

che ospita il tempietto di San Fedelino

(m 200, ore 0:40).

Al ritorno passiamo dal cosiddetto

Salto delle Capre: vi perveniamo

risalendo il corpo franoso alle

spalle della chiesetta, quindi qualche

tratto un po’ ripido; infine, rientrati

nel bosco di castagni, ci appare sulla

sx un balconcino roccioso affacciato

sul Lago di Mezzola (m 329,

ore 0:15). Solo un esile parapetto

in metallo ci ripara da una caduta

libera di più di cento metri!

Da qui, in pochi minuti

torniamo a congiungerci al sentiero

dell’andata, che ripercorriamo per

intero nel senso opposto. Così, dopo

quasi due ore di cammino, torniamo

a Dascio.

LE MONTAGNE DIVERTENTI DASCIO - SAN FEDELINO - 65


Fracia, m 460. Foto N. Giana.

66 66 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

NW TRA PONTEE

E BIANZONE

20 aprile 2008, discesa dalla Sella. Foto

Maristella Sceresini.

La Sella dopo una nevicata. Foto Marino Amonini.

Arengo a Boalzo. Foto M. Amonini. 20 aprile 2008. Località La Sella. Foto M. Amonini.

Inverno 2008 2008

Nicola Giana - istruttore di Nordic Walking - 3408958565

Chiesa di S. Abbondio a Boalzo.

Portico dei Disciplini. Foto M. Sceresini.

Chiesa di Sant’Antonio. Foto N. Giana. Chiesa di S. Bartolomeo. Foto M. Sceresini.

LE MONTAGNE DIVERTENTI PONTE - LA GATTA - 67

LE MONTAGNE DIVERTENTI PONTE - LA GATTA - 67


La Gatta vista dall’elicottero. Foto Jacopo Merizzi 2008

68 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

E SCURSIONISMO

PARTENZA: stazione FS di Ponte Valtellina (m 378 - immediatamente a dx della statale 38 per chi va da Sondrio in

direzione Tirano - 8km dal capoluogo) .

RITORNO: da “La Gatta” alla stazione FS di Tresenda a piedi (2,5 Km; tempo previsto circa 50 min.), poi in treno sino a

Ponte Valtellina ove si riprende l’auto.

ITINERARIO SINTETICO: Ponte (FS) - Chiuro - San Bartolomeo - La Sella - Castelvetro - Somasassa - S. Abbondio -

Canali- La Gatta - Tresenda (FS).

TEMPO DI PERCORRENZA PREVISTO: 4 ore per l’intera escursione.

DIFFICOLTÀ: 0 su 6.

DISLIVELLO IN SALITA: 332 m con uno sviluppo di 17 km ca. per l’intero giro.

DETTAGLI: T. Guide e carte: Istituto Comprensivo di Grosio “Cipriano Valorsa – Grosio 1514-1604” litografia Poletti, marzo 2003 - Gogna

A., Miotti G. “Guida Turistica della Provincia di Sondrio”, BPS II edizione 2000 – A cura di F. Monteforte e E. Faccinelli “Chiuro,

territorio, economia e storia di una comunità umana”, Biblioteca Comunale “L. Faccinelli”, Chiuro 1989.

Inverno 2008

La traversata di bassa montagna

da Ponte in Valtellina alla Gatta

di Bianzone, è una camminata sul

Versante Retico interessante sotto il

profilo storico, paesaggistico e ambientale.

Adatto a tutti è percorribile

in qualsiasi stagione. Oltre ad ammirare

diverse chiese ed alcune pregevoli

opere di famosi artisti valtellinesi,

si godono belle viste sul fondovalle

tra S. Giacomo e Tresenda (non altrettanto

su quello di Chiuro, oramai

devastato dai capannoni), sulle Alpi

Orobie, con la magnifica piramide

del Pizzo del Diavolo di Malgina e

il suo lungo e ripido canale - meta

ambita di tanti scialpinisti-, verso il

Passo dell’Aprica e, più avanti, sino

al Passo Mortirolo coi Monti Varadegna

e Serottini.

Il percorso si svolge in gran

parte su strade interpoderali di servizio

ai vigneti delle zone Fracia e Valgella.

Quest’ultima è la più estesa fra

le sottozone DOCG Valtellina Superiore.

Unica nota dolente: le numerose

colate di cemento stese lungo

i tracciati per renderli più resistenti

alle intemperie ed evitare così la manutenzione

ordinaria.

Meta finale del nostro itinerario

è la Tenuta “La Gatta”, situata nel

lato O di Bianzone 1 , posto ai piedi

1 Dal latino blandius: piacevole, gradito, attraente.

di un ripido deposito morenico interamente

terrazzato e coltivato a

vigneto. Le tradizioni ritengono

che questa “perla della Valtellina”

sia sorta nel XVI secolo come convento

di alcuni monaci domenicani,

ma questa è solo una supposizione,

poiché non esistono documenti che

possano confermare tale ipotesi.

Dopo il 1500 passò alla nobile famiglia

De Gatti, da cui il nome, e fu di

loro proprietà per circa un centinaio

di anni. Nel 1969 la famiglia Mascioni

vendette la tenuta alla famiglia

Triacca, gli attuali proprietari.

ITINERARIO

Dalla stazione FS di Ponte

Valtellina (m 378), ci si incammina

lungo il marciapiede della SS 38 in

direzione Tirano, sino ad incontrare

la Chiesa della Madonna della Neve

e di S. Carlo (sec. XVII – XVIII).

L’interno è a navata unica con

quattro cappelle laterali; sul soffitto

si possono ammirare tre medaglioni

realizzati da Cesare Ligari con quadrature

di Giovanni Coduri (opere

datate 1767 e firmate). Si prosegue

per corso M. Quadrio diretti a

Chiuro, centro di notevole interesse

storico e artistico le cui origini sono

di indubbia antichità. Attraversata

V ERSANTE RETICO

piazza S. Quadrio,

la prima via sulla a

sx immette in

Largo Valorsa ove,

quasi a ridosso

della facciata della Chiesa Parrocchiale

dei SS. Giacomo e Andrea,

sorge il Portichetto dei Disciplini,

con stupendi affreschi alle pareti

e sulle volte di Cipriano Valorsa

(datati 1563). Nella chiesa parrocchiale,

oltre agli affreschi del presbiterio,

opera di G. Paravvicini e figlio

(sec. XVII – XVIII) e di G. Gavazzeni,

si segnalano la predella con la

raffigurazione dei quattro Evangelisti

(1567) e la pala dedicata alla B.

V. del Rosario, entrambe attribuite

al Valorsa.

Si lascia Largo Valorsa passando

sotto un Grande Portale in

stile gotico–veneziano del 1522, un

tempo ingresso al cimitero attorno

alla casa parrocchiale; gli affreschi

sono attribuiti al Valorsa.

Scendendo per Via Torre, ove

si possono vedere evidenti resti

del palazzo fortificato di Stefano

Quadrio. Si lascia sulla sx l’interessante

Via Opifici per continuare

lungo la Via Castione, sino ad attraversare

il ponte coperto sul Torrente

Fontana.

Sul lato sx della strada, all’inizio

della salita verso Castionetto, s’im-

LE MONTAGNE DIVERTENTI PONTE - LA GATTA - 69


occa il vecchio sentiero che sale al

borgo passando per la Chiesa di S.

Bartolomeo (sec. XII e XIII; rifatta

nel XVIII). La chiesa si trova in posizione

panoramica e solatia, tanto

che un ordine religioso vi si insediò

realizzando il possente monastero,

ora appartenente a privati. È questa

la zona vitivinicola denominata

“delle Signorie”.

Si aggirano la chiesa e l’antico

campanile, ingentilito da monofore

ed eleganti bifore, e si sale alla contrada

Peranda. Da qui si possono

ammirare il Pizzo del Diavolo e

l’alta Valle di Arigna con il Gruppo

del Coca, mentre alle nostre spalle

la vista spazia dall’ampio conoide di

Ponte sino alla “Culmen” di Dazio.

Nei pressi della fontana all’inizio

della contrada (cartello segnavia), si

scende a dx per la Val Rogna. Pochi

metri sotto il guado, nascosti tra le

70 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

piante in riva all’acqua, si intravedono

i ruderi di due mulini, un tempo

impiegati per la macinazione dei

cereali.

Al cartello segnavia, si continua

per Ca’ Fracia (m 550), entrando

così nella zona di produzione del

vino omonimo. Tenendo a sx un

vistoso edificio giallo, alla sommità

dei vigneti che digradano verso il

fondovalle, s’imbocca la vecchia

mulattiera che, incassata tra i muri,

prima scende in direzione S, e successivamente

svolta a E, risalendo

verso Brione (m 580). Giunti alle

prime case, s’intravede, fra gli alberi,

una nicchia affrescata (1776) in

buono stato di conservazione. Al

successivo cartello segnavia si prende

a dx per “La Sella” (m 650), ove un

ampio terrazzo panoramico consente

la vista su tutta la media Valtel-

E SCURSIONISMO

lina. Di fronte, il Pizzo del Diavolo

e i Cagamei si ergono in tutta la

loro imponenza. Rasentando il muricciolo

dell’ultima casa, si prende

a dx il sentiero che, pianeggiando,

torna ad affacciarsi sul fondovalle,

per poi scendere per un breve tratto

ripido tra i vigneti (spesso invaso

da infestanti), sino ad incrociare la

sterrata proveniente da S. Giacomo.

Quindi, tra i castagni abbandonati

all’incuria, si prosegue sino alle case

di Posseggia. Sopra un poggio, scostata

dall’abitato di Vangione, spicca

la chiesa di S. Antonio, dal caratteristico

ossario riccamente affrescato

e protetto da inferiate finemente lavorate.

Ci troviamo a metà dell’itinerario,

nell’area di produzione

del Valgella 2 . In leggera discesa, su

2 - Dal latino vallicula, vallicella.

Inverno 2008

strada asfaltata si raggiunge e attraversa

Castelvetro, quindi si imbocca

la prima strada a dx passando per

Ca’ Pozzuoli e Cànoe. Appagante

vista sul corso dell’Adda, serpeggiante

fra gli enormi pioppi piegati dal

vento, e sulle regolari geometrie dei

campi coltivati a mais sul fondovalle.

Non ci sono parole per descrivere le

sensazioni di libertà e d’infinito che

suscita la vista da un’insolita prospettiva

di questi luoghi all’apparenza

familiari. Oltrepassate le case, si

torna tra i vigneti, poi per il sentiero

a sx che sale ripido tra rocce affioranti

sino ad incrociare la strada,

il cui fondo rozzamente cementato,

unito all’incuria generale del luogo,

ci riporta al cattivo gusto del nostro

tempo.

Oltrepassata la contrada di S.

Gervasio, si scende verso la piccola

Chiesa dei SS. Gervasio e Protasio,

a fianco della quale sorge l’ossario, le

cui arcate sono chiuse da cancellate

in ferro battuto di pregevole fattura.

La sua visita richiede una breve deviazione,

ripagata dall’essenzialità architettonica

dell’edificio e dalla vista

sui terrazzamenti coltivati. Lontano,

su un dosso a Levante, spicca silente

tra le piante la chiesa di S. Gottardo

di Sommasassa.

Proseguendo per la discesa,

immediatamente a sx si imbocca

l’erta salita (da poco cementata) che,

tra resti di vigne, incolti e castagneti,

porta alla bella ed inaspettata piana

di Sommasassa, chiusa a E dall’omonimo

bacino artificiale (m 710).

Giunti al piede della diga si procede

in direzione S, costeggiando alla base

il dosso roccioso sul quale domina

la chiesa di S. Gottardo, il cui alto

campanile culmina con una lanterna

a pianta ottagonale. Si procede su

asfalto, tra vigneti, boschi di castagni

e frutteti, sino ad incrociare la strada

per Teglio. La vista corre ormai oltre

il conoide di Sernio, su, sino al Passo

del Mortirolo e ai Monti Serottini,

mentre il Masuccio marca l’inizio

della Val Poschiavo. Oltrepassata la

contrada di Alboredo e l’agriturismo

“Il Vecchio Torchio”, si raggiunge un

crocefisso ligneo.

La volta del portico dei disciplini. Foto Nicola Giana.

V ERSANTE RETICO

CIPRIANO VALORSA

Grosio, 1514(?) – 1604

Ciprianus 1 Grosiensis . Questo il nome d’arte con cui Cipriano Valorsa

firmò le sue opere e volle essere ricordato.

Nacque a Grosio e nel borgo natio a lui tanto caro trascorse la maggior parte

della sua lunghissima vita, conclusasi nel 1604, come attestano i documenti rinvenuti

nell’Archivio Parrocchiale.

Fu pittore innanzitutto, attivo per un cinquantennio almeno: la sua prima

opera autografa risale infatti al 1551, l’ultima al 1600 e ancora oggi, a distanza

di secoli, gli innumerevoli affreschi da lui realizzati si possono ammirare non solo

nelle chiese di Grosio ma anche in parecchie altre disseminate nei paesi limitrofi.

Arte sacra la sua, dunque, che gli valse l’appellativo di “Raffaello della Valtellina”

attribuitogli dal senatore G. Morelli per sottolineare, attraverso il parallelo

col grandissimo pittore di Urbino, la grazia e la soavità che il Valorsa riuscì ad

infondere in numerosi volti da lui ritratti. (pag. 11)

[…]Cipriano Valorsa godette di grandissima popolarità e quasi detenne il

monopolio artistico in valle, ricevendo continue commissioni di lavoro prevalentemente

da parte di confraternite o di comunità parrocchiali. Se infatti i risultati

della valutazione critica della sua produzione pittorica, intrapresa di recente,

tendono a ridimensionare, almeno in parte, la personalità artistica del nostro, è

d’obbligo segnalare che riscosse un enorme successo presso la committenza e che

rimane indiscutibilmente il più famoso pittore terdo-rinascimentale valtellinese.

1 Da: Istituto Comprensivo di Grosio “Cipriano Valorsa – Grosio 1514-1604” litografia Poletti, marzo

2003, pag. 15.

LE MONTAGNE DIVERTENTI PONTE - LA GATTA - 71


AVIS SEZIONI COMUNALI DELLA PROVINCIA DI SONDRIO:

AVIS DI BORMIO 0342 902670, AVIS DI CASPOGGIO 0342 451954,

AVIS DI CHIAVENNA 0343 67297, AVIS DI LANZADA 0342 452633,

AVIS DI MORBEGNO 0342 610243, AVIS DI POGGIRIDENTI 0342

380292, AVIS DI SONDALO 0342 801098,

Al termine del nucleo di

Boalzo, si prende a dx il sentiero che

scende alla sottostante Chiesa di S.

Abbondio (m 477), un tempo centro

di una zona intensamente abitata. La

chiesa sorge in mezzo ai vigneti, in

posizione panoramica sul lato dx del

Torrente Rio, tristemente noto per i

danni arrecati dalle passate alluvioni.

A lato della chiesa, un piccolo arengo

aperto su tre lati conserva sulla parete

di fondo un affresco del Valorsa del

1563 3 , nel quale sono rappresentati

la Madonna con Bambino tra i SS.

Rocco e Sebastiano protettori della

peste.

Più avanti, i ruderi di alcune

abitazioni di Canali, scampati

all’alluvione che nel XIX secolo ne

causò la distruzione, testimoniano

le antiche origini del borgo. Attraversato

il guado sul Rio, si raggiunge

finalmente l’antico complesso de

“La Gatta”, circondato dai ripidi

vigneti e da un alone di mistero per

le sue origini incerte. In più punti

dell’edificio, sono rappresentati due

gatti nell’atto di arrampicarsi su un

albero: immagine emblematica dello

stemma di questa famiglia. All’interno,

un dipinto nei pressi dello

scalone ritrae la Madonna Immacolata,

mentre sul soffitto del salone

principale, è raffigurata un’allegoria

legata alla vite e all’uva di Giovanni

Gavazzeni.

Su prenotazione si possono

visitare, guidati dalla competenza

del personale addetto, le cantine con

le barriques e il vigneto coltivato a

banchette orizzontali, per migliorare

l’insolazione, mentre nelle sale

del palazzo aperte al pubblico si degustano,

accompagnati da formaggi

e salumi selezionati, vini e grappa

della rinomata e pluripremiata produzione

Triacca.

3 E’ stato ripulito questa estate col contributo

dell’Accademia del Pizzocchero.

Terminata la visita, a chi

avesse ancora sufficiente lucidità,

si consiglia di visitare nella vicina

Chiesa di S. Siro di Bianzone (1

Km, circa 15 min.) le bellissime e

ben conservate cappelle dedicate a S.

Pietro Martire e a Sant’Orsola affrescate

dal Valorsa (1558 e 1568).

Per raggiungere la stazione FS

di Tresenda (3,5 Km dalla chiesa di

S. Siro, circa 50 min.), si ritorna a

Canali, poi si continua in lieve discesa

V ERSANTE RETICO

per Boalzo sino all’incrocio con la SS

38; poco più avanti, si attraversano

Statale e ferrovia, si raggiunge la

sponda dell’Adda e si prosegue sino

al ponte della strada per l’Aprica.

Attraversatolo, immediatamente si

piega a dx e si imbocca la vecchia decauville,

che conduce all’ingresso del

sottopasso della stazione ferroviaria.

Alle 17:53 si prende il diretto da

Tirano che ferma a Ponte Valtellina

alle 18:02.

Se si è fortunati si può incontrare il Babbo Natale Alpino lungo il sentiero Ponte- La Gatta.

Foto Marino Amonini.

AVIS DI SONDRIO 800593000 LE MONTAGNE DIVERTENTI PONTE - LA GATTA - 73


P OESIE E PE RRSONAGGI

Gianni De Stefani

L

Lassù, fra quelle cime,

sempre più in alto tra i liberi venti

e il pizzicar del freddo,

tra le rocce e quelle pendici,

vorrei trovar la pace,

dove soltanto la luce ed il calore del sole

potrebbero raggiungermi

per rallegrarmi della gioia della vita.

74 74 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

Inverno 2008 2008

15 luglio 1934

“Lo aspettiamo da ore invano. Don

Buzzetti sarebbe dovuto esser qui stamattina a celebrar la

messa, ma non lo si è visto. Voi ne sapete qualcosa?”

“Giovedì è partito a piedi da Chiavenna. sceso alla Gianetti

per la Bocchetta di Sceroia e dopo aver scalato in solitaria

il Badile di venerdì, il sabato è ripartito per nuove cime.”

”Qualcuno lo ha visto dalla Gianetti: un miraggio lontano

sulla Punta Torelli, poi è svanito nelle nebbie che han portato

via il cielo. Speriamo torni presto.”

Ma Don Giuseppe Buzzetti, classe 1886, il leggendario prete

alpinista della Valchiavenna, il primo uomo ad aver salito la

parete Nord del Pizzo di Prata, non tornò più.

Uschione e la luna. Foto Gianni de Stefani.

LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI PONTE - LA GATTA - 75

PONTE - LA GATTA - 75


FLORA DELLA VALTELLINA

Franco Cirillo

le latifoglie

Proseguiamo la conoscenza

della Flora valtellinese affrontando il

tema Latifoglie. Questo termine non

è una classificazione botanica: indica

semplicemente quelle piante che, a

differenza delle conifere, presentano

foglie larghe.

In senso botanico, le latifoglie

rientrano nella classificazione

Angiosperme che significa “fiori

completi”: i semi sono avvolti da un

frutto che li protegge e ne facilita la

disseminazione.

Le specie presenti in Valtellina

sono innumerevoli; cominceremo

con il conoscerne le più rappresentative,

procedendo verticalmente da

fondovalle verso l’orizzonte alpino,

attraversando in sequenza le associazioni

del querceto, poi del castagneto

e infine del faggeto.

76 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

QUERCETUM:

ROVERELLA, FRASSINO, BAGOLARO

Roverella (Quercus pubescens

Willd, ted. Flaumeiche, valtell. rul,

fam. delle Fagacee). È una varietà di

quercia (tra cui ricordiamo il Rovere,

la Farnia, il Cerro non spontanei

in Valtellina) che predilige il piano

basso montano, terreno calcareo,

zone rocciose assolate e aride, come

il versante solatio sopra Morbegno.

A differenza delle altre querce si riconosce

perché in inverno mantiene

le foglie secche attaccate ai rami; le

foglie nuove e le gemme sono ricoperte

da una fitta peluria (latino

pubescens) ben apprezzabile al tatto.

Il legno è pesante, poco elastico,

imputrescente e venne largamente

usato un tempo per fare traversine

ferroviarie (questo impiego fu causa

di un grave disboscamento). Si utilizza

per fare mobili, ma soprattutto

strutture portanti. I frutti, denominati

ghiande, sono acheni, sor-

Il letargo delle latifoglie

Le latifoglie sono specie più evolute rispetto alle conifere di cui abbiamo

già parlato: il motivo saliente è la perdita delle foglie in autunno e il rinnovo

completo in primavera.

Il vantaggio di questa evoluzione è molteplice: le piante si nutrono di acqua

e sali minerali assorbiti dal terreno grazie alle radici, di anidride carbonica e di

ossigeno attraverso la sintesi clorofilliana nelle foglie. La sintesi produce scorie

di cui la pianta deve liberarsi, così come fanno pure gli animali.

Ebbene queste scorie, che sono essenzialmente degli ossalati, vengono rilasciate

nelle foglie in autunno: si colorano di giallo o di rosso e quindi cadono,

liberando così la pianta da ogni impurità.

Ma d’inverno le basse temperature e la poca luce rallentano o inibiscono la

sintesi clorofilliana: quindi le foglie devono cadere, non servono più e la pianta

va in letargo. In questa situazione è più facile superare la stagione avversa per

riprendere con rinnovato vigore la crescita all’avvento della primavera. Insomma

gli orsi vanno in letargo; le piante latifoglie perdono le foglie.

Roverella. Foto F. Cirillo.

Gli splendidi colori autunnali del faggio. Foto

F. Cirillo.

Inverno 2008

Frassino in Val di Mello. Foto F. Cirillo.

montati al picciolo da una cupoletta

semisferica; sono molto graditi dai

maiali.

Frassino (Fraxinus ornus

Linneo, orniello, albero da manna,

ted. Manna-Esche, valtell. frassén,

fam. Oleacee, cioè la stessa dell’ulivo).

La linfa che sgorga dalle ferite

costituisce una sostanza chiamata

“manna”, una sorta di zucchero, leggermente

lassativo e utilizzato come

medicamento 1 . La pianta, dall’aspet-

1 - Da non confondere con la manna del deserto

che gli ebrei di Mosè affamati trovarono in quantità

un bel mattino, dopo aver pregato: quest’altra

manna è invece prodotta da un insetto.

Foglia di Bagolaro. Foto F. Pusterla.

to maestoso e leggero, si riconosce

facilmente dalle foglie ovali, disposte

alterne su di un lungo rametto;

cresce isolata nei terreni profondi

e freschi, al margine dei prati. Il

frassino è sovente simbionte di un

fungo, che in primavera ho sempre

il piacere di incontrare: la morchella,

meglio nota come spugnola (questa

è un cibo prelibato, dopo bollitura).

Il legno è leggero e particolarmente

elastico, ottimo per costruire attrezzi,

racchette da sci, strumenti musicali,

ecc.

Bagolaro (Celtis australis

Linneo, soprannominato “spacca

sassi”, per il forte apparato radicale,

ted. Zürgelbaum, valtell. focàrtén -

Spaca sass - romìlia, fam. Ulmacee).

Probabilmente il suo nome deriva

dalla parola dialettale “bagola” che al

nord Italia vuol dire manico: questo

perché il legno è ben adatto a fare

manici per attrezzi. Infatti è un

legno chiaro, duro, flessibile, tenace,

e viene utilizzato per strumenti agricoli,

lavori al tornio, ecc.

Le foglie sono ellittiche a picciolo

corto; la corteccia è grigia, liscia,

simile a quella del faggio. I frutti

Il frutto delle Latifoglie

Il frutto delle Latifoglie si presenta in forme diverse:

drupa = una polpa avvolge il seme come avviene per le mele, pere, albicocche,

pesche, ciliegie, prugne, mandorle, noci, olive, mango, ecc.

achenio = una membrana secca, dura e legnosa avvolge il seme; a questa si

aggiunge in alcuni casi uno strumento di disseminazione. Nel caso della samara

si ha un’ala semplice (frassino) o anche doppia (acero). Avete mai visto a fine

maggio questi semi cadere dalle piante roteando come elicotteri in miniatura?

legume = chiamato anche baccello, ove un contenitore di forma allungata

contiene più semi; un esempio per tutti, il fagiolo.

29 ottobre 2008. Bagolaro Castionetto di

Chiuro. Foto F. Pusterla.

sono drupe, molto appetite dagli

uccelli come merli e tordi: forse vi

sarà capitato in autunno sentire un

cinguettio assordante provenire da

queste piante, ove centinaia di volatili

fanno scorpacciate di frutti.

E’ molto diffuso nel verde urbano

in quanto resiste all’inquinamento e

fornisce una fitta ombra. In Valtellina

non è facile trovarlo allo stato

spontaneo: nella bassa valle predilige

i luoghi sassosi e aridi su base calcarea

spesso in associazione con frassino,

quercia e acero. È una pianta

imponente, che può raggiungere

anche i 25 metri di altezza.

29 ottobre 2008.

Drupa di Bagolaro. Foto F. Pusterla.

LE MONTAGNE DIVERTENTI FLORA DELLA VALTELLINA - 77


9 novembre 2008, castagno e foglie di castagno

a Sacco (Val Gerola). Foto N. Giana.

78 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

11 novembre 2008, foglie di quercia a Postalesio. Foto Jacopo Merizzi.

Inverno 2008

CASTANETUM:

castagno, ciliegio selvaggio,

acero, tiglio

Castagno (Castanea sativa

Mill., ted. Edel-kastanie, valtell.

castàn, fam. Fagacee) è una delle più

importanti essenze forestali dell’Europa

meridionale. Il prefisso tedesco

Edel, letteralmente stella, esprime

un concetto di nobiltà attribuita a

questa pianta; pensate come riferimento

a Edel-weiss 2 oppure Edelstein

3 .

Ci tengo a comunicarvi il significato

profondo delle parole: cito i

termini in latino, tedesco, ecc. delle

essenze perché così è più facile cogliere

il sentimento popolare che con

un nome ha voluto esprimere il rapporto

esistenziale con una particolare

pianta. Anche Linneo, inventore

2 - Stella bianca ovvero la stella alpina.

3 - Pietra preziosa.

della nomenclatura latina della flora,

ha inteso pari proposito: in questo

caso la dizione sativa indica che la

pianta in questione è coltivata.

Fornisce ottimo legname e frutti:

quest’ultimi hanno costituito un’importante

risorsa alimentare in particolare

per la produzione di farina.

Pianta che raggiunge anche 30 metri

di altezza, con chioma espansa e rotondeggiante.

Botanicamente i frutti sono

alcheni, racchiusi in numero di

due o tre all’interno di un involucro

spinoso. Associazione botanica:

castanetum. L’ecosistema tipico è la

foresta decidua (che viene tagliata

periodicamente), temperata, mesofila

(temperatura né calda né fredda,

tipica sui 25° C) affiancandosi alle

Quercus (farnia e roverella), frassino,

carpino, noce e nocciolo. Il castagno

è una risorsa alimentare per gli amidi

dei frutti, e risorsa tecnologica. Cor-

F LORA DELLA VALTELLINA

teccia e legno ricchi di tannino sono

impiegati per le concerie. Il legno è

adatto per mobilio. I polloni, cioè i

nuovi getti alla base di una pianta

precedentemente tagliata, venivano

usati per i pali dei vigneti. È una

pianta mellifera anche se a impollinazione

anemofila (polline trasportato

dal vento). Il miele di castagno

è scuro, cristallizza difficilmente,

lascia in bocca un retrogusto amaro.

I cosiddetti marroni sono sempre

castagne, non una specie a parte.

Sono grosse castagne, di solito una

per ogni involucro e con la caratteristica

di avere la pelle del frutto che

si stacca facilmente; ciò favorisce la

canditura di frutti interi.

Col castagno si chiude la prima

parte di questa rubrica dedicata alle

latifoglie, la seconda parte la troverete

nel prossimo numero de “Le

Montagne Divertenti”, in uscita il

21 marzo.

LE MONTAGNE DIVERTENTI FLORA DELLA VALTELLINA - 79


FAUNA DELLA VALTELLINA

è tempo di dormire

Basse temperature, riduzione

delle ore di luce giornaliere, terreno

spesso ricoperto da neve e ghiaccio e

soprattutto scarsità di risorse alimentari;

queste ed altre condizioni difficili

si trovano ad affrontare in questa

stagione gli animali che vivono nelle

nostre zone a clima continentale.

Alcune ne specie si sono adatta

te a sopravvivere vivere e a procurarsi

il cibo anche nei

mesi più critici, tici, la

maggior parte, arte, e,

tuttavia, ha h ha

perfezionato o

diversi espedienti

per

non farsi

sconfiggeredall’inverno.

Così ì

molti uccelli lli

hanno svilupluppato la capaapacità di volare lare

per migliaia liaia

di chilometri ti verso ambienti bi ti

meno ostili, ma chi non è in grado

di migrare… come farà? Ancora una

volta la Natura ci dimostra la sua

straordinaria fantasia con l’invenzione

di un altro singolare adattamento:

il letargo.

Dal greco lethe oblio e argòs

lento, il termine sta ad indicare il trascorrere

la vita lentamente, nell’incoscienza,

ed è qualcosa di più del

semplice concetto del “dormire”: lo

stato di inattività degli animali che

cadono in letargo, infatti, comporta

dei veri e propri mutamenti fisiologici.

Tutte le funzioni vitali rallentano

notevolmente: la frequenza delle

pulsazioni cardiache si riduce fino a

pochi battiti al minuto, la pressione

80 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

del dlsangue cala l notevolmen- lmen

te, la respirazione diventa enta

molto lenta e irregolare e e la

temperatura corporea si abbassa

fino quasi al congelamento. nto.

Questa condizione

dura diverse

settimane e per tutto

questo q pperiodo

l’animale e

non si alimenalimenta; a; a ; per

soprav sopravvive- vviive

re, qu quindi, uinndi,

brucia

lent lentamente tammente

le riserve ri di

grasso gr g che

ha h accumulato

m

durante d la

tarda t estate

proprio p in

Plizar ‘08

previsione pre di

questa que lunga

inattività. inatt Non

sarebbe sar a eb possi-

bile sopravvivere

vere a un così lung lungo digiuno

se le funzioni vitali non fossero

ridotte al minimo.

Testi Alessandra Morgillo

Disegni Carlo Pelicciari elicciari (Plizar)

(Plizar) r)

La durata del letargo è regolata

principalmente dall’orologio

biologico dell’animale, ma è anche

influenzata dalle condizioni ambientali

e meteorologiche. In media

gli animali cadono in letargo ad

ottobre per risvegliarsi con i primi

tepori primaverili di aprile.

In questo modo riescono a

superare condizioni ambientali sfavorevoli,

ma anche questa sorta di

difesa espone a diversi rischi e molti

esemplari non riescono a sopravvivere.

Plizar ‘08

Plizar ‘08

Inverno 2008

NON SVEGLIATELI!

Se si trova un animale assopito non bisogna svegliarlo né modificare il suo o

nascondiglio. I siti di svernamento di solito sono scelti con cura affinché vengano o

garantite situazioni di temperatura e umidità costanti. Toccare il giaciglio potrebbe be

compromettere irrimediabilmente il microclima ed esporre l’animale alla morte.

L’uscita dal letargo è un momento molto delicato: gli animali, indeboliti e debiebilitati, devono, infatti, affrontare un ambiente ostile, in cui la neve ricopre ancora ra le

praterie e l’offerta alimentare è scarsa.

F AUNA DELLA VALTELLINA

4 settembre 2005. Alpe Arcoglio 4-9-2005 - Lo scoiattolo rosso europeo (Sciurus vulgaris) può rimanere inattivo per diversi giorni nei periodi più freddi, ma

non affronta un vero letargo. In inverno infatti lo si può facilmente vedere nelle ore più calde della giornata. Foto Ricky Scotti.

Così le marmotte (Marmota marmota), dopo circa rca 6 mesi

Plizar ‘08

trascorsi trasco nella tana scavata sotto terra, al loro risveglio

po possono diventare facili prede dell’aquila reale (Aquila chrysaetos).

Più marmotte dormono nella stessa tana; per ridurre al minimo la

dispersione di calore e consumare quantità ridotte di energia, questi ro-

dditori

dormono l’uno accanto all’altro stringendosi attorno ai più giovani

pe per aumentarne così le possibilità di sopravvivenza. Il rallentamento del

mmetabolismo

che si verifica durante l’ibernazione allunga la vita di questo

rod roditore che può giungere fino ai 15-18 anni! Recenti studi, inoltre, hanno

dimost dimostrato che il sonno della marmotta non è continuo ma viene periodicamente

interrotto da cicli di risveglio. Questo comportamento apparentemente controproducente

per il dispendio considerevole di energie, in realtà è importante per riattivare anche solo per

brevi periodi il sistema immunitario e contrastare parassiti e infezioni che possono averli colpiti durante il sonno.

LE MONTAGNE DIVERTENTI FAUNA DELLA VALTELLINA - 81


13 giugno 2005, riccio ad Andalo. Foto R. Scotti.

All’approssimarsi dell’inverno il riccio va in letargo ritirandosi in un nido di muschio e foglie posto in un luogo riparato, raramente sottoterra. In

conseguenza di ciò la sua sopravvivenza è talvolta messa in pericolo dalla pratica, illegale, di bruciare le sterpaglie ai margini dei campi.

Si parla di vero letargo o ibernazione

quando si verificano gli importanti

mutamenti fisiologici sopra

citati. Oltre alla marmotta, tipici dormiglioni

sono anche il ghiro (Myoxus

glis), che grazie a questo adattamento

riesce a colonizzare foreste fino a

1500 m di quota e vivere fino a 10

anni (tanti per un animale di così

piccole dimensioni), i pipistrelli che

si nascondono in siti bui e tranquilli

(alberi cavi, grotte, cantine..) dove

possono formare delle vere e proprie

comunità dormienti. La loro temperatura

corporea può scendere fino a

-5°C e alcuni possono anche compiere

un atto respiratorio ogni due ore!

Il moscardino (Muscardinus avellanarius)

la cui temperatura si abbassa

al punto che l’animale può apparire

freddo al tatto, mantenendo appena

1 o 2 gradi in più rispetto all’ambiente

circostante. I moscardini delle

regioni mediterranee presentano un

letargo più breve rispetto ai loro consimili

che vivono nelle nostre zone;

al sud dell’Italia le condizioni climatiche

sono tali da consentire a questi

piccoli roditori di rimanere persino

attivi per tutto l’inverno.

82 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Il riccio (Erinaceus europaeus),

considerato uno dei più grandi dormiglioni

del pianeta (può passare

anche 9 mesi in letargo), quando la

temperatura ambientale cade sotto

un livello critico, diminuisce le dimensioni

degli organi riproduttivi,

della tiroide, della porzione anteriore

dell’ ipofisi e parte dei surreni.

Alcuni roditori e l’orso

bruno (Ursus arctos), invece,

durante il sonno invernale, pur rallentando

il proprio metabolismo

e riducendo il respiro e il battito

cardiaco fino a consumare circa il

50% di ossigeno in meno rispetto

alla condizione normale, non abbassano

drasticamente la temperatura

corporea.

Questo fa sì che l’animale possa

rimanere in condizione di abbandonare

il rifugio, se si sente in pericolo.

Si tratta, quindi, di una sorta di

torpore profondo e non di letargo

vero e proprio.

Le femmine di orso, infatti,

partoriscono proprio in inverno nel

loro rifugio, di solito una grotta o

una cavità protetta dalle rocce.

Anche anfibi e rettili adottano

questa strategia. Infatti, animali a

sangue freddo, quando la temperatura

esterna precipita, potrebbero

morire congelati se non entrassero

in uno stato di torpore in cui è coinvolto

il controllo della temperatura

corporea. Per gli invertebrati non si

può parlare di letargo, bensì di quiescenza.

Emblematico il caso della chiocciola

(Helix pomatia): quando le

condizioni ambientali di umidità e

temperatura non sono ottimali, si

chiude all’interno del suo guscio sigillandone

l’apertura con una membrana

di natura calcarea. Questa la

isola dagli agenti esterni consentendo,

tuttavia, gli scambi gassosi della

respirazione. Alcuni insetti sono in

grado di secernere glicerolo, una sostanza

organica, che funziona come

una sorta di “antigelo” e permette

loro di sopportare temperature sotto

lo zero.

Inverno 2008

Il letargo dell’uomo

L'uomo, a differenza di alcuni animali, non va in

letargo ma vive perennemente in una situazione fisiologica

quotidiana di equilibrio tra lo stato di veglia e il sonno

inteso 1 .

Ci sono casi, tuttavia, nei quali si verificano alterazioni

dello stato di coscienza, non fisiologiche, ma legate ad un

evento esterno di tipo traumatico, patologico o farmacologico.

LA SINCOPE

La sincope 2 si può definire come una perdita di coscienza

momentanea dovuta ad una riduzione della quantità

di sangue che giunge al cervello; i fenomeni di questo

tipo possono essere suddivisi in “sincopi cardiovascolari”,

come nell'infarto del miocardio, e in “sincopi non cardiovascolari”,

come nella sincope vasomotoria.

I casi più comuni di svenimento si collocano tra le

sincopi vasomotorie e sono la “sincope vaso-vagale” e la

“sincope ortostatica”; in entrambi i casi si verifica una temporanea

brusca diminuzione di afflusso di sangue al cervello

con conseguente perdita dello stato di coscienza generalmente

preceduta da sintomi premonitori della caduta quali

nausea, sudorazione e offuscamento della vista.

Nel primo caso 3 si verifica un brusco abbassamento riflesso

della pressione arteriosa quando il soggetto si trova in

piedi, generalmente dovuto a fattori esterni quali spaventi,

emozioni forti, esposizione del soggetto a condizioni che

favoriscono la vasodilatazione, come periodi prolungati in

piedi in ambienti affollati o troppo caldi, o in seguito a

piccoli prelievi sanguigni od interventi odontoiatrici.

Il secondo caso 4 si manifesta nel passaggio dalla posizione

sdraiata o seduta a quella eretta: tale manovra comporta

lo spostamento di circa mezzo litro di sangue verso

gli arti inferiori e, in condizioni normali, la pressione arteriosa

viene mantenuta costante mediante meccanismi di

compensazione 5 e di autoregolazione del circolo cerebrale;

in soggetti già compromessi in tal senso,

quali anziani o ipotesi, tali meccanismi

possono non essere sufficienti ad impedire

lo svenimento.

In generale in questi casi è sufficiente

porre il soggetto in posizione supina

tenendogli poi le gambe sollevate per

favorirne la ripresa; sarà poi compito del

medico stabilire l'effettiva natura, l'enti-

1 Condizione fisiologica caratterizzata dalla mancanza

del cosìdetto stato di coscienza.

2 Sincope = svenimento.

3 Sincope vaso-vagale.

4 Sincope ortostatica.

5 Barocettori.

C URIOSITÀ

tà e la rilevanza di tale fenomeno.

Lo svenimento può anche essere considerato un meccanismo

di difesa del cervello: infatti l'apporto di sangue,

e quindi di ossigeno, al cervello è fondamentale per evitare

danni irreversibili allo stesso; è per questo motivo che, nel

momento in cui il cervello si accorge di un deficit sanguigno

spegne tutto il resto per evitare che altri siti (per

esempio i muscoli) sottraggano ancora la preziosa miscela

ricca di ossigeno.

IL COMA

Dott. Giordano Gusmeroli

Il coma è l'assenza dello stato di coscienza e può essere

provocato da eventi di varia natura, come intossicazioni

(farmaci o alcool), alterazioni del metabolismo (ipoglicemia),

danni traumatici o stati patologici. In tutti i casi di

coma il soggetto non può riprendere coscienza con stimoli

comuni.

Il coma può avere diversi stati di profondità che sono

misurati mediante la "Glasgow Coma Scale" 6 .

In generale si parla di 'coma reversibile' quando la

perdita dello stato di coscienza è causata da danni cerebrali

che possono guarire; mentre parleremo di 'irreversibilità'

nel momento in cui le lesioni che provocano il coma

sono valutate tanto gravi da far escludere la possibilità di

recupero.

Lo stato comatoso in certi casi può anche essere

indotto dai medici mediante la somministrazione di

farmaci per necessità terapeutiche od operatorie. Occorre

precisare che in tutti questi casi le funzioni vitali del cervello

restano presenti e un paziente può restare in queste

condizioni diverso tempo; occorre perciò distinguere il

coma dalla 'morte cerebrale' nella quale sono cessate praticamente

tutte le funzioni della respirazione e della circolazione

sanguigna.

6 La GSG stabilisce mediante numerazione da 3 a 15 il grado di coma basandosi

sulla risposta a stimoli di diverso tipo.

LE MONTAGNE DIVERTENTI FAUNA DELLA VALTELLINA - 83


TESSITORI DI

Testi Francesco Avanti, Foto Fabio Pusterla.li

Devo ammettere che prima

di conoscere Stelio dei pezzotti ne

sapevo ben poco. Avevo sentito

parlare di un’antica arte tessile, presente

in Valtellina, basata ancora

su una tradizione che si perde nella

notte dei tempi, ma mai immaginavo

una tale cura, una dedizione

totale verso la tecnica antica tale da

far rifiutare in blocco i nuovi metodi

di tessitura; ma in fondo non c’è

da meravigliarsi: in Stelio, come in

fondo in ogni artigiano, si nasconde

l’animo dell’artista, una persona

capace di coniugare la tradizione,

fatta di regole, antiche sapienze e

piccoli segreti, con la propria creatività,

frutto unico della sensibilità

che si cela dentro di noi.

Stelio Toppi, 61 anni, vive

e lavora ad Arigna come artigiano

tessile e nel suo laboratorio

produce i pezzotti:

Particolare del telaio.

84 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

“I pezzotti, un tempo le cosiddette

pelòrsc, sono sostanzialmente

dei tappeti artigianali cuciti esclusivamente

con il telaio a mano, la

loro origine si perde nella notte dei

tempi. Secondo alcuni derivano

da alcune lavorazioni che avevano

introdotto in Valtellina i monaci

Umiliati del convento di Castionetto

di Chiuro, di sicuro il loro futuro

sviluppo è legato solamente al mio

paese, Arigna, su questo ci si può

scommettere!”.

Puoi spiegarci in modo

semplice come sono fatti questi

tappeti:

“Il pezzotto nasce da una realtà

povera, contadina. Sostanzialmente

si trattava di stracci che venivano

fatti con l’orditura di fili robusti di

canapa e con la trama di pezzi logori

di stracci filati, ritagli di abiti ridotti

in strisce di varie lunghezze. Anche

oggi io mi rifaccio alla tradizione

e di conseguenza il prodotto finito

è assai semplice: la trama è fatta

Stelio Toppi al telaio.

di cotone o lana, in pratica scarti

dell’industria tessile, mentre per l’ordito,

poiché la canapa non la si trova

più, utilizzo un filato di poliestere.

Ma la lavorazione la fai tutta

a mano? Quanto impieghi a finire

un lavoro?

“Certo che la lavorazione la

faccio a mano, altrimenti non potrei

dire che quello che esce dal mio laboratorio

sono dei pezzotti. Mi attengo

alla tradizione anche nelle forme

delle decorazioni dei miei lavori:

principalmente forme semplici come

rombi, quadrati, rettangoli. Come

tempistica dipende da vari fattori ma

diciamo genericamente un ora per

fare un metro quadro di prodotto.”

Quando domando a Stelio

quando abbia cominciato a tessere

si mette a ridere.

“Ci sono nato io in mezzo ai

pezzotti. Ai tempi della mia infanzia

ad Arigna tessevano tutti, quasi tutte

le famiglie possedevano un telaio.

Quando non si andava a lavorare

Inverno 2008

PEZZOTTI

Gli splendidi effetti cromatici dei pezzotti.

nei campi o in montagna si stava in

casa e si tesseva: è li che ho imparato.

Al giorno d’oggi siamo rimasti

in pochissimi a fare quest’attività

rispettando in modo rigoroso la tradizione.

La maggior parte hanno

abbandonato negli anni settanta,

altri hanno convertito la produzione

in qualcosa che è più simile ad

un’industria che a un laboratorio

artigianale.Insomma, piano piano

tutti hanno abbandonato. Ma io

no.”

Fai anche un altro lavoro: “

questo è il mio unico lavoro?

“Quando tutti iniziarono a

lavorare in fabbrica o a spostarsi in

città io ho voluto continuare trasformando

la mia capacità in un’attività

vera e propria. Possiamo anche dire

che sono stato il primo ad aprire

un’attività regolamentare ad Arigna,

poiché tanti tessevano i pezzotti

ma lo facevano, per così dire, in

casa loro e basta. Io ne ho fatto un

lavoro: ad essere precisi ti dico che

ho iniziato “ufficialmente” nel 1969,

quando avevo 22 anni.

Come è organizzato il tuo

lavoro?

“Innanzitutto devo precisare

che negli ultimi dieci\quindici anni

le cose sono cambiate parecchio. E

cambiata la mentalità delle persone,

si vuole tutto in poco tempo: per

questo ci sono le fabbriche, ma io,

che faccio un mestiere artigianale,

non posso cambiare per adeguarmi

alle logiche del mercato. Lavoro nel

mio laboratorio con mia moglie e

partecipiamo, nel periodo estivo, a

feste di paese, sagre e manifestazioni

turistiche portando i nostri lavori;

ma devo ammettere che la concorrenza

è spietata e la gente è sempre

meno interessata a questo tipo di

cose. Oramai anche noi produttori

artigianali stiamo sparendo: a fare le

cose come vuole la tradizione siamo

non in più di due o tre.

Immagino che sia difficile

continuare con la tua coerenza

quando tutto intorno va cambiando.

A RTIGIANI

“Mi è capitato qualche anno

fa di ricevere clienti che mi portavano

disegni fatti da loro per farsi tessere

le fodere del cuscino. Se ti fermi un

attimo e pensi a qual’era la natura

dei pezzotti in passato una richiesta

del genere ti sembrerà assurda.

Una volta, invece, un pittore

mi presentò i suoi disegni per farne

dei tappeti. Non aveva mai visto il

mio telaio, ne sapeva come si lavora

in modo tradizionale, cosicché lo

invitai in laboratorio.

Solo allora si rese conte della

complessità di uno strumento come

il telaio tradizionale. Lasciò perdere

i suoi disegni, che erano comunque

molto belli e si rese conto anche lui

che erano impossibili da riprodurre

utilizzando un telaio e tecniche

di lavoro come le mie, per questo

tipo di lavori ci vogliono strumenti

moderni.. questo ti fa capire come

sono cambiate le cose e come sia difficile

al giorno d’oggi proporre un

lavoro tradizionale.”

La moglie di Stelio Toppi impegnata al telaio.

LE MONTAGNE DIVERTENTI L'ULTIMO DEGLI ARTIGIANI - 85


L A NATURA

Valentina Messa

NELLE FORESTE DI LOMBARDIA LA NATURA È CULTURA

Breve ma veridica storia di uno dei più importanti patrimoni verdi della collettività lombarda

“Foreste di Lombardia”

rappresenta un importante e ambizioso

progetto promosso dall’

ERSAF - Ente Regionale per i

Servizi all’Agricoltura e alle Foreste,

incaricato della gestione, della tutela

e della valorizzazione di ambienti,

territori e paesaggi alpini e prealpini

di proprietà della Regione Lombardia

(parliamo di oltre 23mila ettari).

L’ idea è quella di promuovere,

attraverso una rassegna di numerose

iniziative ed eventi ad hoc, un

concetto profondamente legato alla

riscoperta delle foreste regionali: la

protezione dell’ambiente in accordo

con uno sviluppo territoriale ecosostenibile.

86 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

I principi e gli impegni presi

per una buona gestione delle Foreste

e degli Alpeggi regionali sono raccolti

in uno specifico documento,

la Carta delle Foreste di Lombardia,

sottoscritto nel 2004.

Vallate alpine e distese pianeggianti:

le venti Foreste di Lombardia

costituiscono un vero e proprio

mosaico di ecosistemi naturali,

abitati da una straordinaria varietà

di fauna e flora, che occorre conoscere

e proteggere. Un richiamo

ambientale, culturale e turistico di

grande impatto, capace di offrire un

rinnovato contatto con la natura,

ambienti montani affascinanti e suggestivi

incontri con la fauna locale,

ma anche un tuffo nella storia, nelle

tradizioni di un passato rurale e

genuino.

Alla ricchezza delle foreste,

ben si sposano la cordiale accoglienza

degli agriturismi, la fruibilità delle

aree di sosta attrezzate e dei percorsi

segnalati ed, infine, i centri visita e

i centri di ricerca, che assicurano la

conoscenza delle meraviglie della

natura.

Al di là di questi tesori naturalistici

e paesaggistici, le Foreste regionali

racchiudono anche numerose

testimonianze etnografiche, storiche

e culturali che ne fanno autentici

musei all’aperto.

Basti pensare alle numerose

baite in pietra, visibili in molti

alpeggi della Val Lésina, dei Corni

di Canzo, della Val Masino e della

Val d’Intelvi.

Inverno 2008

T ERRITORIO E ISTITUZIONI

È CULTURA

Numerose sono anche le

strutture di servizio: le casére dove si

conserva il formaggio, i calécc per la

lavorazione del latte in alpeggio (Val

Gerola), o i barek di Azzaredo, antichissimi

recinti in pietra per la compartimentazione

del pascolo.

Ed infine, antiche testimoni della

cultura alpina, le miniere, spesso

ubicate in luoghi di difficile sfruttamento:

miniere di rame (tra le più

antiche d’Europa!) e di ferro in Val

Grigna, di piombo sul Resegone,

con interessanti ruderi del villaggio

minerario.

Da segnalare anche le calchére

(Resegone, Valsolda): fornaci

dove si cuoceva la pietra calcarea

L’Alpe Boron in veste invernale nell’omonima Foresta Regionale. Foto Archivio ERSAF.

A sx. quando la bellezza è ambiente: acqua rocce e alberi del torrente Mello, nella Foresta di Lombardia Val Masino. Foto Archivio ERSAF.

per produrre calce; le nevére: edifici

circolari in pietra costruiti per conservare

il ghiaccio durante l’estate

(Valle Intelvi); le aie carbonili (ajàl),

su cui si poggiavano le carbonaie

(pojàt) che producevano carbone di

legna (Resegone, Val Gerola). Unica

nel suo genere è l’antica segheria

ad acqua di Turano, in Valvestino

(Foresta Gardesana), vero monumento

di archeologia industriale.

Le Foreste regionali sono

dunque memoria dell’identità e della

storia delle comunità di appartenenza,

e testimoniano allo stesso tempo

le antiche attività che hanno permeato

la vita dei nostri avi.

LE MONTAGNE DIVERTENTI TERRITORIO E ISTITUZIONI - 87

Info Point tel. 02 67404.451 - 02 67404.581 / www.forestedilombardia.it


ALPI SENZA FRONTIERE

CHARTA ITINERUM:

PROGETTO “INTERREG IIIA

ITALIA-SVIZZERA

Il Progetto Charta Itinerum,

promosso da Regione Lombardia

e Svizzera con la partecipazione di

ERSAF e Club Alpino Italiano, ha

come obiettivo il censimento e la

promozione dei sentieri di Lombardia

e il loro collegamento con la

rete svizzera. Il progetto, attraverso

l’integrazione delle aree confinanti e

in un’ottica di Alpi senza frontiere,

favorisce una maggiore conoscenza

dei territori interessati, nel rispetto e

nella tutela degli ecosistemi alpini.

Per vivere e conoscere da vicino

la montagna è necessario abbandonare

le auto e camminare lungo

uno degli innumerevoli sentieri che

segnano il territorio lombardo.

Il Progetto CHARTA ITINE-

RUM – Alpi senza Frontiere e la

sua continuazione CHARTA ITI-

NERUM – Lungo le Linee Rosse,

nascono da un’idea di Regione Lombardia

in collaborazione con il Club

Alpino Italiano, Regione Lombardia

e la partecipazione di ERSAF.

Si tratta di un intervento di

pianificazione su grande scala in

grado di interessare un sistema territoriale

che coinvolga due stati, l’Italia

e la Svizzera. La montagna viene

unificata nella sua fisicità e i sentieri

tornano a fluire non condizionati

dai confini.

La percorribilità di itinerari

transfrontalieri nelle Alpi risponde

sempre di più all’esigenza di vivere

il territorio in presa diretta, rievocando

epoche nelle quali le nostre

montagne conoscevano una vitalità

eccezionale. La formazione degli

88 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

stati nazionali in età moderna aveva

paradossalmente rinchiuso la rete

viabilistica pedonale fatta di sentieri

e mulattiere. Il recupero di questa

rete viaria costituisce un’occasione

preziosa quanto originale di praticare

un turismo morbido, a misura

d’uomo, per conoscere ambienti e

luoghi ignorati dagli attraversamenti

veloci.

Le Alpi offrono spazi d’avventura

“fuori porta” davvero straordinari.

L’attraversamento in quota

costituisce la più autentica vocazione

del territorio alpino, resa possibile

allorquando le terre alte erano più

sicure delle terre basse e le montagne

venivano percepite più come cerniere

di popoli che come barriere naturali.

Il Progetto si è concretizzato in

due tempi: con il progetto CHARTA

ITINERUM - Alpi senza frontiere si

è realizzato il rilievo del territorio, la

cartografia di base e un web gis. E’

quindi seguito un secondo progetto

dal nome CHARTA ITINERUM -

Lungo le linee rosse.

Le aspettative e l’attenzione nate

intorno a CHARTA ITINERUM -

Alpi senza frontiere hanno alimentato

la necessità di continuare i lavori,

non solo migliorandoli, ma coinvolgendo

oltre la Provincia di Varese,

Como e Sondrio anche la Provincia

di Lecco, completando tutto il territorio

transfrontaliero ammesso al

Programma Interreg IIIA.

Per informazioni:

www.chartaitinerum.org

Inverno 2008

FORESTE DA

LEGGERE

IN BICI NEL BOSCO

19 itinerari in Mountain

Bike nelle Foreste di

Lombardia

ERSAF invita tutti a conoscere

e a frequentare l’intero

“sistema” delle Foreste di Lombardia:

a viverle come salutari

momenti per tutta la famiglia, a

pensarle come luogo di lavoro produttivo

e di cultura delle tradizioni,

a sentirle come preziosa eredità da

trasmettere alle generazioni future.

Sono questi i principi a cui si è ispirato

il volume, pubblicato nel 2005,

Passi nel bosco – trenta escursioni nelle

Foreste di Lombardia 1 -

,

a

.

-

,

, una guida che

ha avuto e continua ad avere uno straordinario

gradimento da parte del pubblico.

In bici nel bosco – 19 itinerari in

Mountain Bike, recentemente presentato ai mondiali di ciclismo

di Varese, ne è idealmente la continuazione attraverso l’uso della

bicicletta. Con questo volume proseguono le pubblicazioni divulgative

con le quali ERSAF, per conto di Regione Lombardia, presenta

ai cittadini il patrimonio forestale lombardo, toccando ogni

volta aspetti storico-culturali, didattici e naturalistici da scoprire

in sicurezza su sentieri agevoli e ben mantenuti. Alcuni degli itinerari

descritti nel libro attraversano aree pastorali dove è possibile

scoprire i prodotti tipici di nicchia. L’ambizione degli itinerari

contenuti nelle guide escursionistiche Passi nel Bosco e In bici nel

Bosco nelle Foreste di Lombardia è quella di offrire non solo svago

e ricreazione, ma anche di far capire a chi vi si incammina, che il

bosco e gli alpeggi svolgono funzioni importantissime: produzione

(legno, latte, carne e formaggi), protezione idrogeologica, conservazione

della biodiversità, aria pulita, ricreazione e paesaggio, funzioni

sempre più preziose, di cui beneficiamo tutti.

Le guide e le carte escursionistiche realizzate da ERSAF

nell’ambito del programma di promozione e valorizzazione delle

Foreste di Lombardia denominato “Foreste da Vivere”, sostenuto

dalla D.G. Agricoltura di Regione Lombardia, rappresentano un

invito rivolto ai cittadini lombardi e non solo a riappropriarsi di

questo prezioso patrimonio collettivo.

1 I volumi citati nel testo sono acquistabili on-line (www.forestedilombardia.it).

FORESTE DI LOMBARDIA

(IN VERDE) VERDE V )

1-Azzaredo-Casù 1-Azzaredo- A Casù (BG), 2-Gardesana Occ. (BS), 3-V 3-Val -Val Grigna ( (BS), BS),

4-Alpe A Vaia VVaia ( (BS), BS), 5-Anfo- 5-Anfo-Val A - V Val Caffaro (BS), 6-V 6-Val -Val di

Scalve (BS),

77-Legnoli L li (BS) (BS), 88-Corni C i di C Canzo (CO) (CO), 99-Valsolda V l ld ( (CO), CO) 10 10-Monte M t

Generoso (CO), 11-Valle Intelvi (CO), 12-Resegone (LC-BG), 13-

Foppabona (LC-BG), 14-Val Masino (SO), 15-Val Lesina (SO), 16-Val Gerola (SO), 17-Alpe

Boron (SO), 18-Carpaneta (MN), 19-Isola Boschina (MN), 20-Valle del Freddo (BG).

LE MONTAGNE DIVERTENTI TERRITORIO E ISTITUZIONI - 89


19 ottobre 2008. Cascatelle in Val Fedoz. Foto Roberto Moiola.

90 90 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

FOTOGRAFAR

Inverno 2008 2008

ARE L’ACQUA

Roberto Moiola

LE MONTAGNE DIVERTENTI L'ARTE DELLA FOTOGRAFIA - 91

LE MONTAGNE DIVERTENTI L'ARTE DELLA FOTOGRAFIA - 91


Come si realizzano gli scatti

con l’acqua?

Cercando di tenere la macchina

fotografica lontana da essa e considerando

che l’acqua è trasparente.

Cascate e ruscelli

Le cascate sono probabilmente il

soggetto più comune nelle fotografie

con l’acqua e possono risultare

sorprendentemente difficili da fotografare

in modo efficiente. Prima di

tutto c’è da decidere quanto nitida

vogliamo che l’acqua appaia.

Cominciamo con l’analisi

dell’ambiente per capire dove si trova

la parte più luminosa della scena.

Come per la maggior parte delle fotografie

di paesaggio teniamo conto

che non abbiamo molto da decidere,

la scena è quella che si presenta,

prendere o lasciare. Le capacità del

fotografo si dovranno quindi concentrare

nella miglior composizione

possibile e soprattutto nella corretta

esposizione, la vera sfida negli scatti

alle cascate.

Le cascate, a seconda di quanto

vicini ci troviamo, di quanto veloce

può essere lo scorrere dell’acqua (in

funzione dell’altezza) e di quanto

spinto vogliamo rendere il nostro

effetto “velo”o “latte”, generalmente

devono essere esposte con un

tempo di scatto prossimo al secondo.

A sx: cascata con esposizione lenta, sopra: ruscello con esposizione veloce, nella pagina seguente:

giochi e riflessi sull’acqua.

L’unico modo per essere sicuri della riuscita è quello di controllare subito la foto

sul display. Ma non è tutto così facile perché dobbiamo fare i conti con la luminosità,

se infatti l’acqua ricopre la maggior parte del fotogramma sarà impossibile

avere tempi di scatto così lunghi, a maggior ragione in presenza del sole sulla

scena. Le condizioni migliori si avranno quindi al mattino presto o nel tardo

pomeriggio, la scena completamente in ombra sarà il presupposto per partire.

Non preoccupiamoci se la scena è povera di luce, sarà la durata (in secondi) del

nostro scatto a rendere giustizia alla luminosità. Per avere dei tempi di scatto

molto lunghi vi sono alcuni fattori controllabili nelle impostazioni della macchina

fotografica: impostare una sensibilità molto bassa (ISO 100) e un valore

di apertura dell’otturatore più prossimo alla massima chiusura del nostro obbiettivo

fotografico (f-stop da

20 a 30), in questo modo

faremo entrare poca luce

verso il nostro sensore

con la conseguenza che il

tempo dello scatto dovrà

inevitabilmente allungarsi.

Qualora la luminosità letta

dal nostro esposimetro

non fosse ancora sufficientemente

lunga dovremo

dotarci di un filtro neutral

density da apporre all’obbiettivo,

ma anche un

polarizzatore ci sarà

d’aiuto, alterandone però

leggermente la cromia in

generale. Questi mezzi

permettono di raggiungere

tempi molto lunghi, anche

di una decina di secondi…

incredibile sarà l’effetto

fluidità dell’acqua!

92 92 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Inverno 2008

LE MONTAGNE DIVERTENTI Inverno 2008 LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI L'ARTE DELLA FOTOGRAFIA - 93

L'ARTE DELLA FOTOGRAFIA - 93


La stessa tecnica la possiamo

applicare efficacemente ad un

ruscello durante un’escursione in

montagna. L’osservazione sarà fondamentale

al fine di scovare un angolo

curioso dove il torrente si insinua tra

i sassi levigati, ricoperti di muschio

e ancor meglio, in autunno, da un

variopinto tappeto di foglie sature di

colore o dagli aghi caduti dai larici.

Non dimentichiamoci di soffermarci

sui particolari, utilizzando il teleobiettivo.

Se intendiamo invece congelare

lo scorrere dell’acqua, catturando

persino le goccioline che schizzano

dalla cascata dobbiamo procedere in

maniera differente. A questo scopo

consiglio di mettersi di fronte al sole

in modo da coglierne i riflessi luccicanti.

Aspettiamo le vostre foto in redazione

(info@waltellina.it) per capire

se ci siete riusciti.

Stiamo però molto attenti agli

schizzi e all’umidità, nemici indiscussi

delle attrezzature digitali.

Continui sbalzi di temperatura per la

macchina fotografica possono essere

fatali. Ad esempio una gocciolina di

condensa sul nostro sensore apparirà

a video come un grosso uccello

passato a tutta velocità durante lo

scatto.

RIFUGIO CA’ RUNCASCH ALL’ALPE CAMPAGNEDA

LANZADA (SO) - TEL. 347 9804 889

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GLI SPECCHI D’ACQUA

Trovarsi di fronte ad uno specchio

d’acqua è sempre una situazione

che ci fa provare meraviglia. Gli

orari migliori sono le prime ore del

mattino, quando il vento ancora

non si insinua nelle valli. Purtroppo

la sera, soprattutto in estate in montagna,

il cielo sarà troppo nuvoloso

per ripetere lo scatto del mattino, oltretutto

una leggera brezza che si può

levare dal pomeriggio ne terminerebbe

bruscamente l’effetto specchio.

Dobbiamo considerare uno specchio

d’acqua come un elemento indispensabile

quando siamo verso il

tramonto. In questi momenti della

giornata, con il sole basso all’orizzonte,

avremo una luminosità a distanza

ben più forte di quella che circonda

la scena, ciò creerà splendidi effetti

di contrasto tra la superficie dell’acqua

e l’ambiente circostante. Però

momenti come il tramonto durano

sempre troppo poco. E’ qui che esce

fuori il fotografo vero, che conosce

e sa anticipare le situazioni in modo

da farsi trovare pronto al momento

dello scatto. Se al tramonto non

avremo nulla di notevole da fotografare

ci rimarrà solo il colore nel cielo

e con un po’ di fortuna qualche

nuvola. Sarà quindi svanita la pregevole

opportunità. Quindi cerchiamo

il più possibile di preparare prima

lo scatto, posizioniamoci in modo

adeguato per ricevere l’immagine

riflessa e al momento giusto saremo

contenti di aver aspettato, pazientemente,

e dedicato un’ora del nostro

tempo alla bellezza della natura.

per gli amanti

di neve, sci,

ciaspole e

polenta!

APERTURA:

DAL 7 DICEMBRE TUTTI I WEEKEND; NATALE / CAPODANNO;

MARZO E APRILE APERTO TUTTI I GIORNI;

DA METÀ GIUGNO A METÀ SETTEMBRE TUTTI I GIORNI;

TUTTI I WEEKEND SINO AI PRIMI DI NOVEMBRE.

CAMERE A 2 O 4 POSTI, CON SERVIZI PRIVATI, CUCINA TIPICA.

94 94 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Inverno 2008

LE MONTAGNE DIVERTENTI Inverno 2008 LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI L'ARTE DELLA FOTOGRAFIA - 95

L'ARTE DELLA FOTOGRAFIA - 95


Due sezioni dedicate ai

nostri lettori: una che premia

la fantasia di chi ha portato “Le

Montagne Divertenti” a spasso

per il mondo e i personaggi che

con simpatia seguono il nostro

progetto, l’altra che premia il

fotografo più bravo. Infatti, per

ogni numero de “Le Montagne

Divertenti” sceglieremo la foto

migliore fra quelle che ci avrete

inviato a info@waltellina.it e la

pubblicheremo con una recensione

dettagliata e la scheda del

fotografo. Al vincitore omaggio

l’esclusiva maglietta di www.

waltellina.it.

La foto scelta sarà quella che

meglio rappresenta il nostro territorio

nella stagione d’uscita

del numero.

Lo scatto scelto in questo

numero rappresenta al meglio

il tema invernale. Scorpiamo

qualcosa sull’autore...

Mi chiamo Battaglia Felice.

Sono nato e cresciuto a Chiesa

in Valmalenco e ho imparato ad

amare la mia valle con la fotografia.

Fotografo per passione

e nel tempo libero. Mi considero

un fotografo istintivo. La

maggior parte delle mie immagini

nascono casualmente ,

figlie della sensazione che vive

solo nell’istante in cui viene

colta l’immagine. Potete visitare

i miei scatti all’indirizzo:

www.valmalencoskialp.com

96 96 - LE

LE

MONTAGNE

MONTAGNE

DIVERTENTI

DIVERTENTI

L E FOTO D EEI

LETTORI

Inverno 2008 2008

Le Montagne Divertenti

dedica anche uno spazio alle

poesie che ci vengono mandate

dai nostri lettori.

In questo numero pubblicheremo

un brano di Firmino

Fistolera, tratto dalla sua raccolta

di poesie in dialetto delebiese

“Suta al Lègnun.

UM

Se ta vöö vèss an um sül seri

pröva a tiràss fò dal bacanéri:

stà ‘n poo inscì de pèer tì

e fa pasà tücc i töö dì.

“Oi faa bee oi faa maa

an de ‘sti agn che oo pasaa?”

l’è ‘n esàm de cuscìensa

che ‘ ciàpa tüta l’esisténza.

Por um, poramai de ti

se i padrun di töö dì

i-è la televisiùn e ‘l buciùn

a fà paart del leùn!

Manda anche tu le tue poesie a

info@lemontagnedivertenti.com.

Oggetto della mail: poesie.

Giochi di luce all’alpe Prabello in

Valmalenco. Foto Felice Battaglia.

LE MONTAGNE DIVERTENTI LO SPAZIO DEI LETTORI - 97

LE MONTAGNE DIVERTENTI LO SPAZIO DEI LETTORI - 97


21 agosto 2008. Sono stato a Budapest e ho portato Le Montagne Divertenti!

Stefano Famlonga.

1 luglio 2008. La famiglia Palomba porta Le Montagne Divertenti in Irlanda

Le Montagne Divertenti nel mondo: manda le tue foto a info@waltellina.it

Bruseghini Mattia porta Le Montagne Divertenti a Toledo (Spagna). Foto Negrini Bianca.

Mosè, la storia del Bitto, da più di 50 anni all’alpe Trona Soliva. Foto R. Moiola.

98 - LE MONTAGNE DIVERTENTI Inverno 2008 LE MONTAGNE DIVERTENTI LO SPAZIO DEI LETTORI - 99


1 luglio 2008. Sono Rocco di Morbegno. Vi voglio mandare questa foto, scattata

a 40 gradi di temperatura. Le Montagne Divertenti è stato con me tra gli accampamenti

dei beduini sulle montagne della Bekaa, la zona centrale del Libano.

Dopo qualche secondo era già la lettura preferita dei bambini del villaggio,

che esterefatti guardavano le foto di chi in montagna si avventura con scarponi,

zaini e corde... Le montagne del Libano sono bellissime:caldo torrido,rocce

rosse dalle forme più curiose,il nulla per chilometri e chilometri,incontri

inaspettati con personaggi incredibili,sparse un pò ovunque piantagioni di

quell’erba curativa illegale in gran parte del mondo...occhio però alle cluster

bombs,disseminate si dice un pò ovunque!

30 giugno 2008. Marco Bianchi porta Le

Montagne Divertenti a Ibiza.

Punta Mezzagnu, Corsica.

Foto Andrea Sem (3-10-2008).

29 settembre 2008. Dani e Robi Lisignoli (batterista del mitico gruppo rock

“Tirlindana”) portano Le Montagne Divertenti alle Tre Cime di Lavaredo.

Le Montagne Divertenti nel mondo: manda le tue foto a info@waltellina.it

100 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

Inverno 2008

LE MONTAGNE DIVERTENTI Inverno 2008 LE MONTAGNE DIVERTENTI LO SPAZIO DEI LETTORI - 101

LE MONTAGNE DIVERTENTI LO SPAZIO DEI LETTORI - 101


102 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

SOLUZIONI DEI GIOCHI

Ma che rebelòt!

Il gioco era molto difficile, e il fungo bianco, come mi han detto gli amici della Associazione Micologica,

non era distinguibile dalla sola analisi dell’immagine.

Il primo premio va a Franca Cassaghi (in fotografia col figlio) e la sua soluzione è stata: A=amanita muscaria,

B=parte di fucile col cane, C=campanula, D=felce, E=prataiolo, ma , come ripeto, la E dava adito

a più risposte.

Al secondo posto troviamo Sergio Proh, quindi Andrea Proh, Alessandro Vanossi, Loredana Fancoli.

Ma ‘n gh’el?

La foto ritrae Ruffoni Silvio, vincitore del Ma ‘n gh’el, che ha avuto la bellissima idea di salire con l’ultimo

numero e la maglietta de “Le Montagne Divertenti” all’alpeggio Tronella, il luogo misterioso del concorso

che l’ha visto trionfare. Seguono in classifica: Giovanni Martinalli, Giampaolo Ruffoni, Valentina

De Rosa, Piganzoli Alberto, Fognini Andrea, Ganassa Roberto, Tarabini Daniele, Matteo Merlini, Grossi

Samuele, Spini Daniele e Mariana Elisabetta... e spero di non averne dimenticati!

Autunno 2008

Plizar ‘08

Alle pagine 36 e 37 c’è una splendida

panoramica scattata dalla cima del Corno

di San Colombano. I primi due che

sapranno elencarmi le 10 vette più alte di

cui si vede la vetta nella fotografia vinceranno

la nuova esclusiva fascetta paravento

e l’abbonamento alla rivista!

Sé i-è olta!

Ma ch’el dacc’ giù??

Una foto sbiadita ritrae un ponte crollato durante un’alluvione. Di che luogo si tratta?

Se sei un attento osservatore, indovina cosa ritrae questa immagine (foto archivio Ni

Gianola). Il più veloce dalle ore 00:00 del 25 dicembre vincerà

l’esclusiva maglietta de “Le Montagne Divertenti”.

Il secondo classificato porterà a casa la fascetta.

ATTENZIONE: le risposte date in anticipo verranno ritenute nulle.

Manda le tue risposte a

concorsi@lemontagnedivertenti.com

oggetto della mail: “ma ‘ch’el dacc’ giù??”

Le risposte dovranno pervenire a

concorsi@lemontagnedivertenti.com

oggetto della mail: “Sé i-è ölta” dopo le

0:00 del 25 dicembre 2008!

Su amici, cerchiamo di aggiungere un

nuovo dono ai regali di Babbo Natale!!

GIOCHI - 103


L E RICETTE

Damiano Miotti

foto E. Minotti

M ERENDE CON LE UOVA

Lo spunto di queste ricette mi è

venuto visitando un’antica frazione

alta del paese. A ridosso dei muri intonacati

a calce di molte case, è facile

notare i resti di un pollaio. Spesso

non rimane che una rete arrugginita

ancora attaccata a dei pali di castagno,

mimetizzata tra le erbacce cresciute

sul fondo ben concimato. Negli anni

addietro, possedere alcune galline significava

avere una possibilità in più

di sfamare la famiglia e, perché no,

variare un poco la semplice dieta contadina.

I preparati con le uova fresche infatti

sono veri e propri corrobanti, pasti

energetici un tempo usati addirittura

per curare anemie dovute alla carestia

perenne.

Mi viene così in mente una simpatica

e facilissima merenda tramandata dal

nonno a base di uova:

LA RESUMÀDA:

Come per tutte le ricette di questo

genere, è importante che i tuorli siano

freschissimi.

Vi occorrono (per persona):

-2 uova;

104 - LE MONTAGNE DIVERTENTI

DELLA NONNA

-2 cucchiai di

Plizar ‘08

zucchero;

-un goccio di vino rosso

o di liquore Alchermes.

In una tazza mettete l’albume

di due uova. Con la frusta

montateli rapidamente a neve.

Aggiungete ora i tuorli che

avete tenuto da parte e, sempre

con la frusta, amalgamateli

per qualche istante. E’ il

momento di versare un paio

di cucchiai di zucchero e un

goccio di vino, oppure di Alchermes

se preferite. La merenda è

già pronta!

ZABAIONE AL CIOCCOLATO FONDENTE

Per preparare questo zabaione tipicamente

invernale, da gustare

magari al rientro di un escursione,

vi occorrono:

-6 tuorli

d’uovo;

-100g di zucchero;

-un bicchiere di Marsala;

-50g di cioccolato fondente.

Spezzettate il cioccolato a

scaglie; ponete i tuorli in una

terrina e iniziate a lavorarli.

Continuate a frustrare energicamente

aggiungendo in un

secondo momento lo zucchero

e il cioccolato fino ad ottenere un

composto ben amalgamato. Sempre

mescolando, unite lentamente il

Marsala. Mettete ora il tutto in una

casseruola e cuocete a bagnomaria

prestando molta attenzione alle

esondazioni, senza raggiungere però

l’ebollizione. Versate subito il preparato

nelle vostre tazze a parte perché

se lo lasciate nella casseruola tende

ad attaccare.

Buona merenda!

Autunno 2008

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