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Il Chimico Italiano - Consiglio Nazionale dei Chimici

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Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1 comma 2 DCB - Roma<br />

Anno XVII • n.2 • aprile/maggio/giugno 2006<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong><br />

Periodico di informazione <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> d’Italia<br />

n. 2


3° CONGRESSO INTERREGIONALE<br />

DEI DOTTORI CHIMICI DEL PIEMONTE<br />

E VALLE D’AOSTA<br />

Torino - Villa Gualino<br />

Programma indicativo<br />

(<strong>Il</strong> Congresso è aperto a tutti i <strong>Chimici</strong> d'Italia,<br />

le quote di partecipazione saranno<br />

comunicate successivamente)<br />

Destinatari:<br />

tutti i professionisti e/o responsabili aziendali<br />

Crediti FCC per gli Iscritti all’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

GIOVEDÌ 2 NOVEMBRE 2006<br />

MATTINA<br />

I SESSIONE<br />

9.15 – 10.45 Storia della Chimica nell’industria<br />

10.45 – 11.00 Coffee break<br />

II SESSIONE<br />

11.00 – 12.30 La Chimica nell’industria<br />

12.30 – 13.00 Dibattito<br />

13.00 – 14.15 Lunch<br />

POMERIGGIO<br />

I SESSIONE<br />

14.15 – 15.45 <strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> Forense<br />

15.45 – 16.00 Coffee break<br />

II SESSIONE<br />

16.00 – 17.30 <strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> come CTU<br />

17.30 – 18.00 Dibattito<br />

Cena di Gala<br />

VENERDÌ 3 NOVEMBRE 2006<br />

MATTINA<br />

I SESSIONE<br />

9.15 – 10.45 L’accreditamento del professionista<br />

10.45 – 11.00 Coffee break<br />

II SESSIONE<br />

11.00 – 12.30 <strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> nei Sistemi Qualità<br />

12.30 – 13.00 Dibattito<br />

13.00 – 14.15 Lunch<br />

POMERIGGIO<br />

I SESSIONE<br />

14.15 – 15.45 <strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> nell’investigazione<br />

incendi<br />

15.45 – 16.15 Dibattito<br />

16.15 – 16.30 Chiusura lavori e saluto<br />

ai congressisti<br />

16.30 – 17.00 Degustazione prodotti tipici locali<br />

17.00 – 19.30 <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong><br />

SABATO 4 NOVEMBRE 2006<br />

9.30 – 13.00 Assemblea <strong>dei</strong> Presidenti<br />

(presso la sede dell’Ordine <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> del Piemonte e<br />

Valle d’Aosta)<br />

Lunch e saluti


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong><br />

<strong>Italiano</strong><br />

Bimestrale di informazioni giuridiche,<br />

economiche, professionali e<br />

tecniche <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> d’Italia<br />

Spedizione in abb. postale<br />

Art. 2, comma 20/C - legge 662/96<br />

Filiale di Roma<br />

Editore<br />

CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI<br />

Direzione, redazione e amministrazione<br />

P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma<br />

Tel. 06.47883819 - Fax 06.47885904<br />

E-mail: cnc@chimici.it<br />

Web: www.chimici.it<br />

Direttore responsabile<br />

ARMANDO ZINGALES<br />

Direttore editoriale<br />

ANTONIO RIBEZZO<br />

Revisori di Bozze<br />

ANTONIO DE PACE - CARLO BRESCIANI<br />

DANIELA BIANCARDI - SERGIO CARNINI<br />

Redazione<br />

BIANCARDI DANIELA - BRESCIANI CARLO<br />

CALABRESE ELIO - CARNINI SERGIO<br />

DE PACE ANTONIO - FACCHETTI SERGIO<br />

MAURIZI FERNANDO - MENCARELLI DOMENICO<br />

MUNARI TOMASO - OCCHIPINTI CARMELA<br />

RIBEZZO ANTONIO - RICCIO GIUSEPPE<br />

SCANAVINI LUCA - TAU FRANCO<br />

ZINGALES ARMANDO<br />

"Gli articoli e le note firmate esprimono soltanto<br />

l'opinione dell'Autore e non impegnano il <strong>Consiglio</strong><br />

<strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> né il Comitato di Redazione (CdR).<br />

L'accettazione per la stampa <strong>dei</strong> contributi originali di interesse<br />

scientifico e professionale nel campo della chimica è<br />

subordinato all'approvazione del CdR, previa revisione di<br />

tre Referee, scelti dal CdR tra gli esperti del settore. Quanto<br />

pubblicato nel Bollettino raccoglie gli atti ufficiali del<br />

<strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong>".<br />

Coordinamento editoriale e stampa<br />

Just in Time - Tel. 06.88522032<br />

Autorizzazione del Tribunale di Roma<br />

n. 0032 del 18 gennaio 1990<br />

ASSOCIATO ALL’USPI<br />

UNIONE STAMPA<br />

PERIODICA ITALIANA<br />

Anno XVII • n.2 • aprile/maggio/giugno 2006<br />

sommario<br />

n. 2<br />

» EDITORIALE<br />

• Fare comunicazione, ovvero l’arte di farsi ascoltare 2<br />

» DAL C.N.C.<br />

• <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> - Delibera <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> 4<br />

» DAGLI ORDINI<br />

• Ciao, Saverio 7<br />

» DALL’UNIVERSITÀ-DIPLOMI 7<br />

» DAGLI ISCRITTI<br />

• <strong>Il</strong> Demone nascosto nelle Terre Rare 8<br />

• La paglia quieta il fulmine? 11<br />

• Chimica e mistero nelle vernici degli antichi liutai cremonesi 13<br />

» CONGRESSI E CONVEGNI<br />

• Programma provvisorio su GIOVANI E PROFESSIONI 16<br />

» FECS<br />

• Order Form: Environmental Science and Pollution Research (ESPR)<br />

Special Subscription Rates EuCheMS (formerly FECS) - ESPR 2006<br />

To personale members of the National Environmental Chemistry<br />

Divisions of EuCheMS - Member Societies<br />

(European Association for Chemical and Molecular Sciences - EuCheMs) 17<br />

» ASSOCIAZIONI E SINDACATI<br />

• Contributi previdenziali 18<br />

» DAI CONSIGLIERI<br />

• Principio di precauzione tra Cautela e Ragionevolezza.<br />

Un richiamo alla responsabilità per i tecnici. 19<br />

• Presentazione di alcune novità introdotte dal T.U.<br />

nella parte IV relativa ai rifiuti 21<br />

• Norme in materia ambientale 23<br />

» CHIMICI ANTIDOPING<br />

• Un’atleta negativo ai controlli antidoping è sempre sicuramente pulito? 28<br />

» CONGRESSI E SEMINARI<br />

• Inquinamento atmosferico e beni culturali. Protezione e<br />

conservazione del patrimonio culturale 30<br />

» DAL CHIMICO FORENSE<br />

• 1° caso: Interventi degli iscritti 31<br />

• Considerazione del responsabile della rubrica 32<br />

• 2° caso 33<br />

» NOTIZIE DALL’EUROPA 34<br />

Ai sensi dell’art. 10 della Legge n. 675/1996, informiamo i lettori che i loro dati sono conservati nel nostro archivio informatico e saranno utilizzati da<br />

questa redazione e da enti e società esterne collegati solo per l’invio della rivista “IL CHIMICO ITALIANO” e di materiale promozionale relativo alla<br />

professione di chimico. Informiamo inoltre che, ai sensi dell’art. 13 della succitata Legge, i destinatari di “IL CHIMICO ITALIANO” hanno la facoltà<br />

di chiedere, oltre che l’aggiornamento <strong>dei</strong> propri dati, la cancellazione del proprio nominativo dall’elenco in nostro possesso, mediante comunicazione<br />

scritta a “IL CHIMICO ITALIANO” c/o <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> - P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma


2 » EDITORIALE<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Fare comunicazione,<br />

ovvero l’arte di farsi ascoltare<br />

di ANTONIO RIBEZZO<br />

esperienza insegna che per quanto si faccia a favore della categoria, poco trapela, almeno stando alle richieste che per-<br />

L’ vengono o a quanto si legge e si sente nei media.<br />

Tutti noi stiamo avvertendo, negli ultimi tempi, sempre più l’esigenza di comunicare, informare, notificare ai vari soggetti in<br />

modo più sistematico quello che facciamo.<br />

Stiamo realizzando l’idea che veicolare la propria opinione insieme ai fatti conviene sempre.<br />

Comunicazione ed informazione interna, verso gli iscritti e gli Ordini territoriali, ed esterna, rivolta ai diversi pubblici, è però<br />

un’attività che non si può inventare.<br />

Non si può, ad esempio, instaurare un dialogo con i media sulla base di relazioni personali bensì basandosi sulla professionalità<br />

e conoscenza degli strumenti di comunicazione.<br />

Ciò perché una cosa è stabilire rapporti di conoscenza e stima,o fiducia,con chi può agevolare la comprensione reciproca,altra cosa<br />

è credere che comunicare equivalga a tessere una rete di rapporti clientelari retti da un professionista abile in relazioni pubbliche.<br />

Un ufficio stampa è una struttura preposta alla gestione <strong>dei</strong> rapporti con i media; esso non organizza soltanto le informazioni<br />

per i media ma interpreta anche i segnali che provengono da essi.<br />

Anche noi <strong>Chimici</strong> abbiamo questa esigenza.<br />

Alla luce dell’evoluzione <strong>dei</strong> sistemi di informazione si dovebbe costituire un Ufficio Media più che un Ufficio Stampa.<br />

L’obiettivo di fondo, nel nostro caso, è anche quello di favorire l’organizzazione Ordinistica nel raggiungimento della sua missione,<br />

ovvero <strong>dei</strong> suoi fini istituzionali, e di diffondere e migliorare la posizione del <strong>Chimico</strong> nella società.<br />

Ciò si realizza se ci si organizza al fine di contribuire ad aumentare l’influenza, o rafforzare il prestigio del <strong>Chimico</strong>, a costruire<br />

un’immagine positiva legata agli aspetti, e benefici, della nostra professione.<br />

L’ufficio operativo, stampa o media, <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> deve essere sentito come un’esigenza da noi tutti.<br />

Esso deve diventare il punto di riferimento per quanto concerne l’informazione sia nei giornali che nel mondo della comunicazione<br />

in generale.<br />

Con la convinzione di dover agire in tal senso, occorre preliminarmente selezionare il target, ovvero i diversi pubblici cui l’informazione<br />

è veicolata attraverso i quotidiani, i periodici di settore, la radio e la televisione, le agenzie di stampa, internet, e-mail.<br />

Ritengo utile spendere qualche parola sulle agenzie di stampa poiché esse rappresentano il primo anello della catena <strong>dei</strong> media.<br />

Ad esse attingono i quotidiani poiché formano un filtro selettivo efficace di notizie operando, al tempo stesso, un severo lavoro<br />

di sintesi: ricavano dieci righi da comunicati di due pagine!<br />

Occorre tenere presente che ottenere il lancio di una notizia da una agenzia significa avere una immediata e grande diffusione.<br />

Magari non verrà pubblicata dai giornali, ma sicuramente la notizia trasmessa arriva sul tavolo <strong>dei</strong> redattori e capiservizio!<br />

Ed insistendo, qualcosa viene pubblicato se si è tempestivi e si sa farsi ascoltare, ovvero se la notizia è appetibile.<br />

Per quanto riguarda internet, esso ha un pubblico piuttosto eterogeneo.<br />

Ciò è importante poiché in internet, e-mail a parte, non si invia nulla ma si mette a disposizione del possibile lettore il materiale<br />

informativo.<br />

Anche qui occorre distinguere con precisione ciò che può da ciò che non deve o non può essere comunicato proprio perché<br />

l’interesse di un pubblico allargato è vario.<br />

Al fine di migliorare il rapporto fra noi chimici e la tempestività dell’informazione, ritengo molto utile il possesso dell’e-mail<br />

personale avente il dominio chimici.it.<br />

Quanto fin qui evidenziato ci permette di dire che l’espressione arte di comunicare deve essere corretta in arte di farsi ascoltare .<br />

In altre parole occorre trasformare il processo della comunicazione da spontaneo a sistematico ed orientato al risultato che<br />

vogliamo raggiungere.<br />

Occorre tenere presente sempre che comunicare bene è molto più difficile di quanto non si creda, che compito primario della<br />

buona comunicazione è quello di informare in modo chiaro attraverso canali appropriati, al tempo stesso cercando di centrare<br />

il target, ovvero coloro che rappresentano i destinatari del messaggio.<br />

Ciò perché l’eccesso di informazioni e messaggi a cui siamo sottoposti evidenzia la necessità di far pervenire il messaggio giusto<br />

alla persona, o gruppo, giusto.<br />

Cari Colleghi, occorre comunicare scientificamente con l’obiettivo cosciente di farsi ascoltare e tenendo costantemente presente<br />

che tanti sono gli uomini ed altrettante le diverse opinioni.<br />

Per concludere, per quanto ci riguarda, basta osservare che così come il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, ma<br />

dalla linea dell’arco che esse formano, anche l’informazione e la comunicazione è alimentata e sostenuta da ognuno di noi<br />

che, a vario livello, partecipa a diffondere, difendere e accrescere la cultura ed il lavoro del <strong>Chimico</strong> nella società.


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

DAL C.N.C.« 3<br />

"<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> nel rendere pubblica la notizia relativa al premio assegnato al Collega Stelio Munari, già<br />

Consigliere <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong>, si complimenta per il prestigioso riconoscimento ottenuto e ricorda il Collega Stelio per la<br />

costanza e professionalità dimostrata anche nell'assolvimento delle sue funzioni in seno al nostro <strong>Consiglio</strong>".


4 » DAL C.N.C.<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

<strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

Delibera <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> premesso<br />

che ha già individuato un logo<br />

di cui ha provveduto alla registrazione,<br />

- ritiene opportuno ed utile la diffusione<br />

del logo aderendo anche a specifiche<br />

richieste pervenute da Ordini<br />

Territoriali e da Iscritti,<br />

- delibera di adottare per la concessione<br />

d’utilizzo del logo da parte degli<br />

Ordini territoriali e da parte degli<br />

iscritti le seguenti norme che sono<br />

parte integrante del manuale di<br />

immagine del logo stesso articolato<br />

nelle tre sezioni: manuale d’immagine<br />

CNC, manuale d’immagine Ordini<br />

Territoriali, manuale d’immagine<br />

iscritti.<br />

» Norme per l’utilizzo del<br />

logo <strong>Chimici</strong><br />

<strong>Il</strong> logo chimici, costituito da una lettera<br />

C stilizzata, è il segno distintivo unico<br />

della professione di <strong>Chimico</strong>.<br />

<strong>Il</strong> logo chimici è di proprietà esclusiva<br />

del <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong>,<br />

che stabilisce le norme d’uso, le integrazioni<br />

e varianti ritenute necessarie.<br />

<strong>Il</strong> logo chimici per la sua natura distintiva<br />

può essere utilizzato da parte del<br />

<strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> e dagli<br />

Ordini Territoriali su tutti i supporti realizzati<br />

per attività di natura istituzionale<br />

della professione e di quelli rappresentativi<br />

della professione.<br />

<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> Nazione <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> concede<br />

l’utilizzo del logo chimici nella<br />

variante iscritti anche agli iscritti<br />

nell’Albo che ne fanno richiesta.<br />

<strong>Il</strong> logo chimici si presenta in quattro<br />

varianti:<br />

- logo chimici solo immagine,<br />

- logo chimici <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> se<br />

accompagnato dall’emblema della<br />

Repubblica Italiana e dalla ragione<br />

CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI<br />

PRESSO IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;<br />

- logo chimici Ordini Territoriali se<br />

accompagnato dalla ragione dell’Ordine<br />

Territoriale, ad esempio ORDINE<br />

DEI CHIMICI DI __________ ),<br />

- logo chimici iscritti se accompagnato<br />

in modo inscindibile e non modificabile<br />

dalla indicazione di iscrizione<br />

nell’Albo dell’Ordine Territoriale <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> seguito dal numero e sezione,<br />

ad esempio ALBO DEI CHIMICI DI<br />

_______ N 000/A (oppure N 000/B)<br />

Concessione d’utilizzo del logo chimici<br />

Ordini Territoriali<br />

A richiesta scritta il <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong><br />

<strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> concede agli Ordini<br />

Territoriali <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> l’utilizzo a titolo<br />

gratuito del logo chimici Ordini.<br />

A richiesta scritta il <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong><br />

<strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> concede l’utilizzo del logo<br />

chimici iscritti agli iscritti nell’Albo professionale<br />

con il solo concorso spese<br />

come diritti di segreteria.<br />

Le norme d’uso riportate nel manuale<br />

operativo d’immagine devono essere<br />

tassativamente rispettate e fanno parte<br />

integrante delle concessioni d’utilizzo<br />

del logo chimici rilasciate agli Ordini<br />

Territoriali o agli iscritti nell’Albo.<br />

<strong>Il</strong> CNC si riserva ogni azione di tutela<br />

del logo nel caso di impiego indecoroso<br />

e disdicevole a unico giudizio insindacabile<br />

del CNC stesso, nel caso di<br />

impiego indebito da parte di soggetti<br />

non espressamente autorizzati, oppure<br />

nel caso di utilizzo difforme dalle<br />

norme d’uso, in particolare con colori,<br />

caratteri, dimensioni e grafica diversi<br />

da quelli autorizzati.<br />

La concessione d’utilizzo consiste sempre<br />

in un documento scritto rilasciato<br />

dal <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong>.<br />

La richiesta di utilizzo da parte degli<br />

Ordini Territoriali <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> viene formalizzata<br />

al <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> utilizzando il modello seguente.<br />

Al Presidente del <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong><br />

<strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

Piazza San Bernardo, 106 - 00187 ROMA<br />

Oggetto = richiesta di concessione d’utilizzo<br />

del LOGO CHIMICI.<br />

<strong>Il</strong> sottoscritto…………………… Presidente<br />

dell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> di ……………………<br />

con la presente chiede di poter utilizzare il<br />

logo chimici nella documentazione istituzionale<br />

dell’Ordine, ( chiede la concessione specifica<br />

per poter utilizzare il logo chimici come<br />

segue…………….), (chiede concessione specifica<br />

per poter utilizzare il logo chimici unitamente<br />

ad altri loghi e scritture secondo il progetto<br />

grafico allegato), si impegna ad attenersi<br />

scrupolosamente alle norme d’uso generali,<br />

ivi compreso il colore, il carattere di stampa ed<br />

i formati, e speciali che il <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong><br />

<strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> imporrà nel dispositivo di concessione,<br />

accettando sin da ora le disposizioni per<br />

l’uso che potranno essere stabilite successivamente<br />

e tutte le decisioni del <strong>Consiglio</strong><br />

<strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong>, si impegna a trasmettere<br />

al CNC, a richiesta dello stesso, copia <strong>dei</strong><br />

modelli realizzati e informazioni sull’utilizzo<br />

fatto dall’Ordine del logo chimici.<br />

Luogo, data, firma del Presidente<br />

<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> previa<br />

istruttoria rilascia concessione scritta<br />

d’utilizzo con le osservazioni e prescrizioni<br />

che ritiene opportuno allegando<br />

manuale operativo d’immagine<br />

in forma elettronica.<br />

Concessione d’utilizzo del logo chimici<br />

iscritti<br />

La concessione di utilizzo del logo chimici<br />

iscritti si attiene alle seguenti linee<br />

guida che divengono parte integrante<br />

della concessione d’utilizzo.<br />

il <strong>Chimico</strong> iscritto nell’Albo dispone già<br />

di un contrassegno professionale specifico,<br />

il timbro formato sigillo professionale<br />

regolamentato dal Codice<br />

deontologico. L’uso del timbro sigillo è<br />

riservato esclusivamente agli atti della<br />

professione di <strong>Chimico</strong>, come perizie,<br />

consulenze, studi, progetti, certificazioni<br />

per analisi chimiche, prodotti e<br />

impianti effettuati direttamente dal<br />

<strong>Chimico</strong> o sotto la propria completa<br />

responsabilità professionale.<br />

<strong>Il</strong> timbro sigillo professionale conferisce<br />

al documento sottoscritto dal<br />

<strong>Chimico</strong> un carattere distintivo, significando<br />

che il <strong>Chimico</strong> iscritto nell’Albo<br />

professionale nello svolgimento della<br />

prestazione professionale si è attenuto<br />

a scienza e coscienza nel rispetto delle<br />

norme di legge e delle norme di etica e


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

deontologiche per l’esercizio della professione<br />

di <strong>Chimico</strong> e pratica la formazione<br />

professionale continua;<br />

b) il logo chimici iscritti non è alternativo<br />

al timbro sigillo, ma integra sul<br />

piano della immagine e della identificazione<br />

verso terzi la presenza qualificante<br />

del <strong>Chimico</strong> professionista<br />

attraverso i documenti che riportano<br />

il logo stesso;<br />

c) il logo chimici iscritti concesso in utilizzo<br />

agli iscritti nell’Albo è costituito<br />

dal simbolo C stilizzato accompagnato<br />

in modo inscindibile e non<br />

modificabile dalla indicazione di<br />

iscrizione nell’Albo dell’Ordine<br />

Territoriale <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> seguito dal<br />

numero e sezione, ad esempio ALBO<br />

DEI CHIMICI DI _________ N 000/A<br />

(oppure N 000/B);<br />

d) il logo chimici iscritti può essere utilizzato<br />

dal <strong>Chimico</strong> iscritto nell’Albo<br />

sulla propria carta intestata, sui propri<br />

biglietti da visita e simili isolatamente<br />

oppure unitamente ad altri<br />

contrassegni e sta a significare che<br />

quel professionista - ben individuato<br />

con nome e cognome e qualifica<br />

professionale e estremi di iscrizione<br />

nell’Albo - è iscritto nell’Albo <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> e gode della pienezza professionale;<br />

e) nel caso di utilizzo assieme ad altri<br />

simboli e contrassegni è indispensabile<br />

che il logo chimici iscritti sia riprodotto<br />

in dimensioni e visibilità non<br />

inferiore agli altri simboli e contrassegni;<br />

sia inoltre riprodotto in colore<br />

esatto oppure in tonalità di nero-grigio<br />

stabilite nel manuale d’immagine<br />

soltanto se anche tutti gli altri<br />

simboli e contrassegni e scritte sono<br />

in nero-grigio;<br />

f ) il logo chimici iscritti può essere utilizzato<br />

anche sulla carta intestata di<br />

ditte, società, istituzioni soltanto in<br />

relazione al nome cognome e qualifica<br />

professionale di un chimico iscritto<br />

che in quella struttura ha funzioni<br />

direttive e/o di responsabilità professionale.<br />

Anche in questi casi è indispensabile<br />

che il logo chimici iscritti sia riprodotto<br />

in dimensioni e visibilità non inferiore<br />

agli altri simboli e contrassegni; sia<br />

inoltre riprodotto in colore esatto<br />

oppure in tonalità di nero-grigio stabilite<br />

nel manuale d’immagine soltanto<br />

se anche tutti gli altri simboli e contrassegni<br />

e scritte sono in nero-grigio;<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> iscritto - dipendente o con<br />

rapporti professionali con una ditta,<br />

società, istituzione le quali utilizzino<br />

sulla propria carta intestata il logo chimici<br />

iscritti concesso in utilizzo al <strong>Chimico</strong><br />

iscritto - è responsabile dell’utilizzo e<br />

deve segnalare all’Ordine Territoriale ed<br />

al <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> gli eventuali<br />

abusi nell’utilizzo del logo chimici iscritti<br />

di cui ha la concessione d’utilizzo;<br />

anche nel caso di utilizzo del logo chimici<br />

iscritti su carta intestata di ditta,<br />

società, istituzione la concessione d’utilizzo<br />

viene rilasciata esclusivamente al<br />

<strong>Chimico</strong> iscritto che ne faccia richiesta<br />

secondo il modello allegato;<br />

<strong>Il</strong> logo chimici iscritti non può essere utilizzato<br />

in modo da creare equivoci su<br />

persone e organizzazioni così da trasferire<br />

indebitamente la funzione della<br />

immagine professionale di <strong>Chimico</strong> a<br />

soggetti e attività che non ricadono<br />

sotto la direzione e responsabilità del<br />

<strong>Chimico</strong> iscritto titolare della concessione<br />

d’utilizzo e che non ricadono<br />

sotto la giurisdizione dell’Ordine e del<br />

<strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong>;<br />

le norme d’uso riportate nel manuale<br />

operativo d’immagine sezione logo chimici<br />

iscritti devono essere tassativamente<br />

rispettate e fanno parte integrante<br />

della concessione d’uso rilasciata<br />

al richiedente;<br />

la concessione d’utilizzo consiste sempre<br />

in un documento scritto rilasciato in<br />

unico esemplare dal <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong>;<br />

la concessione può essere disdetta in<br />

qualsiasi momento dall’interessato,<br />

può essere revocata o sospesa a discrezione<br />

del <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> con atto scritto e motivato;<br />

il CNC si riserva ogni azione di tutela<br />

del logo chimici iscritti nel caso di<br />

impiego indecoroso e disdicevole a<br />

unico giudizio insindacabile del CNC<br />

stesso, oppure nel caso di impiego<br />

indebito da parte di soggetti non<br />

espressamente autorizzati, oppure nel<br />

caso di utilizzo difforme dalle norme<br />

d’uso, in particolare con colori, caratteri,<br />

dimensioni e grafica diversi da quelli<br />

autorizzati;<br />

DAL C.N.C.« 5<br />

La domanda di concessione d’utilizzo<br />

deve essere formalizzata con lettera<br />

raccomandata secondo il seguente<br />

modello.<br />

Al Presidente dell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> di…. Via<br />

………………………...…. Città ……………<br />

Oggetto = richiesta di concessione d’utilizzo<br />

del logo chimici iscritti.<br />

<strong>Il</strong> sottoscritto………………. iscritto nell’Albo<br />

<strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> dell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> di………<br />

con il numero…………, codice fiscale ……,<br />

esercente (non esercente) attività di libera professione<br />

di chimico, partita IVA …………,<br />

iscritto (non iscritto) all’EPAP con matricola……………………<br />

dal………………….,<br />

con la presente<br />

a) chiede l’inoltro al <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> della domanda<br />

- per poter utilizzare il logo chimici nella propria<br />

documentazione professionale,<br />

(di concessione specifica per poter utilizzare il<br />

logo chimici come segue………),<br />

(di concessione specifica per poter utilizzare il<br />

logo chimici unitamente ad altri loghi e scritture<br />

secondo il progetto grafico allegato), (di<br />

concessione specifica per poter utilizzare il<br />

logo sulla carta intestata della ditta, società,<br />

istituzione ……….......………… via…......…<br />

città…….. nella cui organizzazione ha la<br />

seguente funzione professionale………….),<br />

b) si impegna ad attenersi scrupolosamente<br />

alle norme d’uso generali, ivi compreso il colore,<br />

il carattere di stampa ed i formati, e alle norme<br />

speciali che il <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

imporrà nel dispositivo di concessione,<br />

Luogo, data, firma<br />

<strong>Il</strong> Presidente dell’Ordine Territoriale<br />

verifica la rispondenza <strong>dei</strong> dati riportati<br />

nella domanda e trasmette al <strong>Consiglio</strong><br />

<strong>Nazionale</strong> una dichiarazione<br />

come da schema seguente.<br />

Al Presidente del <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong><br />

Piazza San Bernardo, 106 - 00187 ROMA<br />

Oggetto = richiesta di concessione d’utilizzo<br />

del logo chimici iscritti da parte di iscritto<br />

nell’Albo..<br />

<strong>Il</strong> sottoscritto……………………………….<br />

Presidente dell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> di ………....<br />

vista la domanda (allegata in copia) per la<br />

concessione d’utilizzo del logo chimici presentata<br />

dall’iscritto chimico dottor ……………...<br />

in data ………………. per<br />

- poter utilizzare il logo chimici nella propria


6 » DAL C.N.C.<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

documentazione professionale, (concessione<br />

specifica per poter utilizzare il logo chimici<br />

come segue…………….), (concessione specifica<br />

per poter utilizzare il logo chimici unitamente<br />

ad altri loghi e scritture secondo il progetto<br />

grafico allegato), (concessione specifica<br />

per poter utilizzare il logo sulla carta intestata<br />

della ditta, società, istituzione ……………<br />

nella cui organizzazione ha la seguente funzione<br />

professionale…………………..............),<br />

attesta che il <strong>Chimico</strong> dottor……….nato a<br />

………………………….. il………………….<br />

è iscritto al numero ………… nell’Albo tenuto<br />

da questo Ordine, la cui esatta intestazione è<br />

“ORDINE DEI CHIMICI …………”<br />

svolge attività abituale di libero professionista<br />

(di dipendente dalla ditta/ente …………<br />

Via….città……………con funzioni di ……),<br />

si impegna<br />

- ad esercitare il controllo del corretto impiego<br />

secondo le norme d’uso generali, ivi compreso<br />

il colore, il carattere di stampa ed i formati, e<br />

norme speciali che il <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> imporrà nel dispositivo di concessione,<br />

- a trasmettere al CNC tutte le osservazioni del<br />

caso relativamente all’utilizzo del logo chimici<br />

concesso,<br />

Luogo, data, firma<br />

il <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> ricevuta<br />

la domanda con la dichiarazione<br />

del Presidente dell’Ordine Territoriale<br />

attiva apposita istruttoria della stessa<br />

in esito alla quale rilascia concessione<br />

scritta d’utilizzo con le osservazioni e<br />

prescrizioni che ritiene opportuno allegando<br />

manuale operativo d’uso in<br />

forma elettronica;<br />

Per la concessione d’utilizzo l’interessato<br />

anticipa al <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> un diritto di segreteria quale<br />

concorso spese dell’importo stabilito<br />

dal <strong>Consiglio</strong> stesso.<br />

q) Copia della concessione d’utilizzo<br />

viene inviata al Presidente dell’Ordine<br />

Territoriale al quale spetta la<br />

sorveglianza sugli iscritti nel loro iter<br />

deontologico.<br />

r) Ogni due anni l’iscritto cui è stato<br />

concesso l’utilizzo del logo deve<br />

attestare al proprio Ordine Territoriale<br />

il corretto uso dello logo e<br />

altresì deve comunicare al CNC, pena<br />

la decadenza della concessione, la<br />

volontà a proseguire nell’utilizzo del<br />

logo, nonché dare dimostrazione di<br />

aver ottemperato al regolamento<br />

per la formazione continua del<br />

<strong>Chimico</strong> ( in corso di emanazione<br />

conformemente alle norme).<br />

s) La decadenza della concessione, per<br />

disdetta dell’interessato o per revoca<br />

o per sospensione oppure per decadenza,<br />

è sempre notificata dal<br />

<strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> sia<br />

all’interessato che all’Ordine Territoriale.<br />

t) Nel caso che l’iscritto concessionario<br />

del logo venga iscritto in altro Albo<br />

<strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> le incombenze di controllo<br />

vengono assunte dall’Ordine<br />

Territoriale di nuova iscrizione.<br />

Riscossione contributo 2006 al <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong><br />

<strong>Il</strong> presente avviso, pubblicato sul bollettino ufficiale del <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> e sul<br />

sito www.chimici.it costituisce notifica agli iscritti a sensi di legge.<br />

<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> ha avviato le procedure per la riscossione del contributo dovuto dagli iscritti.<br />

Nel prossimo mese di settembre perverrà agli iscritti l’avviso di riscossione con scadenza 15 ottobre 2006.<br />

L’importo da versare per il 2006 è di 50,00 Euro, comprensivo di diritti di segreteria e rimborsi spese di esazione. Per i pagamenti<br />

effettuati dopo il 15 ottobre 2006 è dovuta, in aggiunta, la penale per ritardato pagamento, pari a 10,00 Euro.<br />

Chi non è in regola con i pagamenti per gli anni precedenti riceverà un bollettino comprensivo <strong>dei</strong> contributi non pagati e delle<br />

penalità per ritardato pagamento.<br />

<strong>Il</strong> pagamento può avvenire secondo una delle seguenti modalità:<br />

1. Versamento su CC Postale mediante bollettino premarcato allegato all’avviso di pagamento.<br />

2. Versamento in CC Postale compilando un bollettino in bianco: (CCP n. 42064022 – <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong>, Roma)<br />

3. Pagamento con Carta di Credito (Salvo Buon Fine) inviando al CNC, anche mediante FAX il modulo di addebito allegato all’avviso<br />

di pagamento, ovvero inserendo i propri dati nel modulo disponibile on-line sul sito www.chimici.it<br />

4. Versamento o bonifico (anche telematico) su:<br />

a. CC bancario del CNC presso la Banca <strong>Nazionale</strong> del Lavoro, Agenzia Bissolati, via Bissolati, 2 – Roma (CIN: N; ABI: 01005;<br />

CAB: 03200; cc: 000000048431)<br />

b. ovvero sul Conto Bancoposta sopra indicato (CIN: R; ABI: 07601; CAB: 03200; CC 000042064022).<br />

Al momento del pagamento bisogna aver cura di rendere certa l’identificazione dell’iscritto (attraverso i suoi dati anagrafici, oltre al<br />

codice iscritto riportato sopra l’indirizzo nell’avviso di riscossione ed il codice fiscale) e l’anno di riferimento (contributo 2006)<br />

Raccomandiamo a tutti la puntualità nell’adempimento: l’attività del <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> dipende dalla disponibilità delle risorse<br />

necessarie.<br />

Per informazioni sul tributo e possibile rivolgersi al <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong>: responsabile del procedimento è la signora Bruna<br />

Peri, Capo Ufficio Segreteria del CNC.<br />

Ai sensi dell’art. 7 L. 7.7.2000 n. 212 avverso il presente Atto è possibile proporre istanza di riesame al <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

entro 30 giorni dalla notifica.


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Ciao, Saverio<br />

di MICHELE SCAPICCHIO<br />

<strong>Il</strong> prof. dott. Saverio Buffa, per molti<br />

anni Presidente dell’Ordine <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> della Provincia di Foggia, non<br />

c’è più. Figura di grande spessore, come<br />

docente, come professionista e soprattutto<br />

come uomo, ha incarnato alla perfezione<br />

il ruolo del chimico, trasmettendo<br />

sempre la sua verve, la sua positività<br />

e il suo entusiasmo contagiosi.<br />

Originario della Sicilia, nacque a<br />

Castellammare del Golfo (TP) nel 1922,<br />

si laureò in chimica giovanissimo, con il<br />

massimo <strong>dei</strong> voti, presso l’Università di<br />

Palermo.<br />

Trasferitosi a Foggia, divenne subito<br />

docente di ruolo di Chimica e<br />

Merceologia presso l’Istituto Tecnico<br />

Commerciale ad indirizzo mercantile,<br />

presso cui ha svolto tutta la sua carriera<br />

scolastica. Conscio della importanza<br />

della esistenza di un laboratorio per l’insegnamento<br />

della chimica, si impegnò<br />

strenuamente affinchè il suo Istituto<br />

fosse dotato di una sala per l’analisi<br />

qualitativa, una per l’analisi quantitativa<br />

ed una per l’analisi merceologica; alla<br />

realizzazione del laboratorio ogni alunno<br />

disponeva del suo posto di lavoro:<br />

conquista, per l’epoca, eccezionale.<br />

Ma questo risultato era per Saverio solo<br />

l’inizio; infatti, con grande impegno e<br />

abnegazione, riuscì, coinvolgendo non<br />

solo la struttura scolastica, ma anche<br />

altri enti ed istituzioni, ad acquistare<br />

nuove e più moderne attrezzature, portando<br />

il laboratorio ad essere operativo<br />

anche per analisi conto terzi. Questa<br />

operatività fu poi riconosciuta sia dall’allora<br />

Ministero della Pubblica Istruzione<br />

sia da quello dell’Agricoltura,<br />

attraverso la concessione delle autorizzazioni<br />

al rilascio di certificazioni chimiche<br />

e merceologiche valide sia sul territorio<br />

nazionale che comunitario.<br />

E’ proprio nell’ambito di questo laboratorio<br />

che ebbi la fortuna di conoscere il<br />

Prof. Buffa; io giovane laureato in chimica,<br />

insegnante presso un altro istituto,<br />

fui convinto da lui a trasferirmi presso la<br />

sua scuola e a collaborare nel laboratorio<br />

dell’Istituto. Abbiamo lavorato fianco<br />

a fianco, tutti i giorni, fino a sera tarda,<br />

per offrire un servizio al mondo imprenditoriale<br />

agricolo e vitivinicolo, condividendo<br />

gioie, fatica, speranze, difficoltà.<br />

Ed è stato in quei lunghi e meravigliosi<br />

anni che è nata la stima, presto trasformatasi<br />

in amicizia, affetto, ammirazione<br />

per il professionista e per l’uomo.<br />

Egli sapeva ascoltare la voce di tutti,<br />

sapeva cogliere il meglio da tutti e, grazie<br />

alla sua alta capacità di sintesi, arrivava<br />

a conclusioni condivise da tutti.<br />

E’ stato insegnante di varie generazioni<br />

ed è sempre stato rispettato dagli alunni<br />

e dai colleghi, perché il suo lavoro<br />

DAGLI ORDINI« 7<br />

era caratterizzato da severità e giustizia<br />

e perchè il suo modo di insegnare faceva<br />

trasparire in maniera chiarissima il<br />

suo amore per la chimica.<br />

Tutti i suoi alunni gli sono riconoscenti<br />

perché non ha impartito ad essi solo<br />

lezioni di chimica, ma è stato un esempio<br />

di moralità ed alto senso civico.<br />

Moralità, senso civico, opera di servizio<br />

sono stati anche i principi ispiratori<br />

della sua esperienza di presidente<br />

dell’Ordine. Egli credeva molto nella<br />

funzione degli Ordini ed il suo impegno<br />

nell’affermazione della figura del<br />

chimico è stato totale; è grazie a lui se<br />

adesso il nostro Ordine provinciale ha<br />

una sede, una struttura organizzativa,<br />

una continua e specifica funzionalità. <strong>Il</strong><br />

suo operato è stato grandemente<br />

apprezzato anche dal <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong><br />

che lo nominò componente del<br />

Collegio <strong>dei</strong> revisori <strong>dei</strong> conti.<br />

Caro Saverio, tutti noi colleghi chimici<br />

avremo sempre vivo il tuo ricordo,le tue<br />

lezioni professionali e di vita, i tuoi consigli,<br />

la tua disponibilità, il tuo sorriso.<br />

Abbiamo solo un modo per far sì che il<br />

tuo operato non vada sciupato: continuare<br />

a credere nella nostra professione,<br />

difendendola, come tu ci hai insegnato,<br />

con lo studio, con la perseveranza, con la<br />

capacità di ascolto, con la professionalità<br />

e con l’orgoglio di essere chimici.<br />

DALL’UNIVERSITÀ-DIPLOMI«<br />

Si informa che sono in distribuzione presso l’ufficio Esami di Stato dell’Università di Roma “La Sapienza” i diplomi di abilitazione<br />

per l’esercizio delle professioni relativi anni 1999-2000-2001.<br />

Dott.ssa A.Grandioso<br />

Caposettore Esami di Stato<br />

La Sapienza - Roma


8 » DAGLI ISCRITTI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

<strong>Il</strong> Demone nascosto<br />

nelle Terre Rare<br />

di MARCO FONTANI a - MARIAGRAZIA COSTA b<br />

» Riassunto<br />

Alla fine del XIX secolo, il celebre fisico<br />

statunitense Henry A. Rowland volle<br />

cimentarsi nello studio e nell’isolamento<br />

degli elementi delle terre rare. Per<br />

via spettroscopica intravide quello che<br />

a tutti gli effetti sembrava un nuovo<br />

elemento e prematuramente ne pubblicò<br />

la scoperta. Nel riportare questo<br />

annuncio egli propose per il nuovo elemento<br />

il nome demonium, in virtù<br />

della tenacia con la quale questo corpo<br />

semplice era intimamente legato alle<br />

altre terre rare. Oggigiorno sappiamo<br />

che il presunto elemento di Rowland<br />

era in realtà una miscela di elementi<br />

delle terre rare già noti.<br />

Parole chiave: elementi, terre-rare, spettroscopia,<br />

storia della chimica<br />

» Extended Abstract<br />

At the end of the XIX century, the<br />

famous American physicist, Henry A.<br />

Rowland attempted the study and the<br />

isolation of some rare-earths elements.<br />

With the aid of spectroscopic analysis<br />

he caught a glimpse of what, to all the<br />

effects, seemed a new element.<br />

Prematurely he published that discovery.<br />

In that announcement he proposed<br />

the name demonium for the new<br />

element, in virtue of the tenacity with<br />

which this simple body was intimately<br />

linked to other rare-earths elements.<br />

Nowadays we know that Rowland’s<br />

presumed element was not new at all<br />

but a mixture of rare-earths elements.<br />

Keywords: elements, rare-earths, spectroscopy,<br />

history of chemistry.<br />

While testifying as an expert witness in a<br />

trial one day, Henry Rowland was asked<br />

during cross-examination what qualified<br />

him to serve as such a witness.“I am,” the<br />

professor replied, “the greatest living<br />

expert on the subject under discussion.”<br />

Some time later a friend, well aware of<br />

Rowland’s usual modest and unassuming<br />

manner, expressed his surprise at<br />

this uncharacteristically grandiose<br />

remark.“Well, what did you expect me to<br />

do?” Rowland asked.“I was under oath 1 .<br />

Del personaggio molto è stato detto e<br />

ancor più scritto: l’americano Henry<br />

Augustus III Rowland era famoso sia<br />

per il suo talento di fisico sperimentale<br />

che per la sua vita riservata e modesta.<br />

Alquanto inusuale fu l’episodio sopra<br />

citato, così come, unico nella sua brillante<br />

carriera, fu l’incidente al quale<br />

andò incontro nelle vesti di improvvisato<br />

chimico.<br />

» L’America provinciale va<br />

stretta al grande fisico<br />

Quando Henry Augustus III nacque il<br />

27 novembre 1848, l’America non era<br />

ancora il paese tecnologicamente all’avanguardia<br />

che oggi conosciamo: sia i<br />

laboratori di ricerca che molti professori<br />

universitari peccavano di provincialismo<br />

e, al contrario di oggi, un uomo di<br />

scienza che avesse voluto perfezionarsi<br />

dopo la laurea avrebbe dovuto attraversare<br />

l’oceano Atlantico verso est, e<br />

soggiornare nei famosi laboratori<br />

RITRATTO DI HENRY A. ROWLAND<br />

inglesi, francesi o tedeschi. Dal nome<br />

poco fantasioso, ma di facile intuizione,<br />

Henry Augustus III era figlio del reverendo<br />

Henry Augustus II (1804-1859) e<br />

nipote di Henry Augustus I, anch’egli<br />

teologo e figlio di un religioso.<br />

Quest’ultimo univa alla fede più fervente<br />

un fanatismo politico anti-inglese<br />

fuori dal comune; sostenitore dell’indipendenza<br />

americana dalla corona<br />

britannica, non risparmiò nemmeno il<br />

pulpito dal quale predicava, per diffondere<br />

le sue idee.<br />

Benché il piccolo Rowland avesse<br />

seguito studi regolari, possedeva l’indole<br />

battagliera del bisnonno e mal<br />

sopportava lo studio <strong>dei</strong> classici. Egli<br />

era un fine sperimentatore elettrotecnico<br />

e desiderava studiare ingegneria; i<br />

a<br />

Dipartimento di Chimica Organica “U. Schiff” dell’Università di Firenze, via della Lastruccia, 13. (Firenze) 50019 Sesto Fiorentino. Telefono: 055-4573490; e-mail:<br />

marco.fontani@unifi.it<br />

b<br />

Laboratorio di Ricerca Educativa dell’Università di Firenze, via della Lastruccia, 3. (Firenze) 50019 Sesto Fiorentino.<br />

1<br />

Mentre era chiamato a testimoniare in qualità di esperto in un processo, nel contro interrogatorio fu chiesto a Henry Rowland che cosa lo qualificasse come testimone.“Sono<br />

senza dubbio” replicò il professore “il più grande esperto vivente nel settore”. Qualche tempo dopo un suo amico, conoscendo l’indole modesta di<br />

Rowland espresse la sua sorpresa per la sua pomposa sottolineatura.“Allora, che cosa ti aspettavi che facessi” chiese Rowland “ero sotto giuramento”.<br />

In relazione alle norme di pubblicazione di contributi di interesse scientifico-professionale su “<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong>” il presente articolo è stato ricevuto il 26 aprile<br />

2006 ed è stato accettato per la pubblicazione il 15 maggio 2006.


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

genitori, che in un primo tempo avevano<br />

pensato di iscriverlo a Yale, si videro<br />

costretti ad immatricolarlo all’Istituto<br />

Tecnico Rensselaer (in seguito Politecnico),<br />

dove si laureò in ingegneria<br />

civile nel 1870. Trascorse un anno in<br />

Europa e soggiornò a lungo nel laboratorio<br />

di Hermann L. von Helmholtz<br />

(1821-1894) a Berlino (ANONIMO, 1901a).<br />

Gli aneddoti sulla sua vita e carriera<br />

scientifica, sono numerosi come quello<br />

che lo vede nel tentativo di pubblicare<br />

su una rivista americana il suo primo<br />

lavoro di fisica che venne respinto. Fu<br />

presto chiaro che la società scientifica<br />

americana era ancora di vedute ristrette,<br />

ma Rowland era guidato da una<br />

considerazione di sé piuttosto ingombrante<br />

che non lo fece demordere.<br />

Spedì il lavoro all’allora maggiorente<br />

della fisica mondiale, James C. Maxwell<br />

(1831-1879), il quale si affrettò a mandarlo<br />

alle stampe. Nel 1876 Henry<br />

Augustus III divenne professore alla<br />

Johns Hopkins University, forse la più<br />

prestigiosa università americana del<br />

tempo, dove rimase fino alla morte<br />

(ANONIMO, 1901b). Trascorse qualche<br />

anno e, nel 1883, in riconoscimento<br />

all’invenzione del reticolo di diffrazione<br />

omonimo, fu eletto membro della<br />

Società per l’avanzamento delle<br />

Scienze e ricevette il Rumford Prize.<br />

Anche da quelle posizioni privilegiate<br />

Rowland sentì l’angoscia di non potersi<br />

muovere liberamente, soggiogato da<br />

una scienza incapace di apprezzare a<br />

pieno il suo genio. I suoi colleghi finirono<br />

presto per considerarlo una figura<br />

ostile e intollerante.<br />

Sebbene sia autore di quasi 100 brevetti,<br />

il maggior contributo di Rowland<br />

alla scienza fu la messa a punto del reticolo<br />

di diffrazione concavo (ROWLAND H.<br />

A., 1884), capace di migliorare grandemente<br />

il potere di risoluzione degli<br />

spettrografi in uso alla fine del XIX<br />

secolo. Questi strumenti furono di fondamentale<br />

importanza per gli spettroscopisti<br />

suoi contemporanei e anche<br />

per quelli della generazione successiva.<br />

All’inizio degli anni trenta, Emilio G.<br />

Segré (1905-1989) riferì di aver osservato<br />

che, nel laboratorio del premio<br />

Nobel Pieter Zeeman (1865-1943), il<br />

reticolo di Rowland fosse lo strumento<br />

più prezioso (SEGRÉ E. G., 1995).<br />

2 Con scarsa accuratezza egli le chiamò “ingredienti”.<br />

3 In questo caso sarebbe stato più corretto il termine costituente.<br />

IMMAGINE DELL’ORIGINALE RETICOLO DI DIFFRAZIONE DI ROWLAND<br />

» <strong>Il</strong> figlio di un Pastore<br />

protestante scopre il<br />

Demonium<br />

Egli fu un abile ingegnere e inventore<br />

(ANONIMO, 1901a), versatile fisico e astrofisico<br />

(ROWLAND H. A., 1895); tuttavia<br />

rimane poco conosciuto il lato chimico<br />

della poliedrica figura di Rowland. Nel<br />

1894, al termine di alcuni anni di un<br />

ambizioso e sistematico progetto di<br />

separazione e studio spettroscopico<br />

delle terre rare, egli pubblicò i risultati<br />

ai quali era giunto (ROWLAND H. A., 1894).<br />

Questo gruppo di 14 elementi, dalle<br />

proprietà chimiche così simili tra loro, è<br />

stato un vero rompicapo per chimici<br />

prima e fisici poi: il loro completo isolamento<br />

ed inquadramento ha richiesto<br />

ben 113 anni di lavoro.<br />

Partendo da scoperte assodate, Rowland<br />

si propose di studiare lo spettro di<br />

tutti gli elementi delle terre rare con il<br />

reticolo di diffrazione di sua invenzione.<br />

Così facendo egli credette di mettere<br />

la parola fine all’annosa questione<br />

delle terre rare, vera terra incognita per<br />

la comprensione della tavola periodica.<br />

Purtroppo per lui, sebbene utilizzasse<br />

uno strumento di indagine ben superiore<br />

a chi lo avesse mai preceduto, al<br />

pari di altri famosi colleghi incorse<br />

nelle insidie rappresentate dalla separazione<br />

chimica di questi elementi e,<br />

inevitabilmente, si trovò coinvolto nell’annuncio<br />

di una falsa scoperta.<br />

Per lo studio e la caratterizzazione delle<br />

terre rare egli si avvalse del materiale<br />

DAGLI ISCRITTI« 9<br />

fornitogli dal chimico Oliver Wolcott<br />

Gibbs (1822-1908) e dal mineralogista<br />

Frank Wigglesworth Clark (1847-1931)<br />

(CLARK F. W., 1902), mentre per l’identificazione<br />

del nuovo elemento ricorse ad<br />

un campione di ittrio impuro dono del<br />

professor G. Krüss di Monaco di Baviera.<br />

<strong>Il</strong> fisico statunitense al pari di una<br />

minoranza di scienziati suoi contemporanei<br />

credeva che alcune terre rare non<br />

fossero sostanze elementari. Seguendo<br />

questo pensiero Rowland ritenne che<br />

l’erbio, l’ittrio e il cerio, fossero in realtà<br />

una miscela di sostanze elementari<br />

ancora da isolare; per usare i termini di<br />

Rowland, diremo che egli scisse l’erbio<br />

nei suoi presunti costituenti e lo stesso<br />

fece con l’ittrio e con il cerio: le “sostanze<br />

costitutive 2 ” furono indicate con le<br />

lettere a, b, i, d, h, n, c, k.<br />

Questo arbitrario sistema di classificazione<br />

unito al fatto che la pubblicazione<br />

apparve sulle Chemical News dirette<br />

da sir William Crookes (1832-1919), epigono<br />

della fallace teoria <strong>dei</strong> meta elementi,<br />

può far supporre che Rowland<br />

credesse in tutto ciò.Tuttavia risulta più<br />

attendibile l’ipotesi secondo la quale<br />

Rowland ritenesse ogni sostanza indicata<br />

con le lettere minuscole a, b, i, d, h,<br />

n, c, k un nuovo elemento delle terre<br />

rare (sebbene non lo indichi mai chiaramente)<br />

mentre l’erbio, il cerio e l’ittrio<br />

da lui esaminati risulterebbero miscele<br />

di elementi sconosciuti, (da cui il poco<br />

appropriato nome di “ingredienti” 3 dell’erbio<br />

affidato alle sostanze b, i e d;<br />

“ingredienti” del cerio affidato alle<br />

sostanze n, k e c; mentre per i l’ittrio egli<br />

sarebbe stato in grado di trovarvi soltanto<br />

un nuovo componente, a.<br />

Henry Rowland al pari di molti altri<br />

investigatori iniziò il frazionamento<br />

delle terre rare partendo dai seguenti<br />

minerali: Samarskite, (Y,Fe 3+ ,U)(Nb,Ta) 5O 4;<br />

Yttrialite: (Y,Th) 2Si 2O 7; Gadolintite:<br />

Y 2Fe 2+ Be 2Si 2O 10 e Cerite: (La,Ce,Ca) 9<br />

(Mg,Fe 3+ )(SiO 4) 6[SiO 3(OH)](OH) 3.<br />

Egli, con attacco acido, disciolse i quattro<br />

campioni mineralogici in modo da<br />

ottenere una miscela di ossidi di La, Ce,<br />

Pr, Nd, Th, nonché sette nuove sostanze<br />

che indicò con le lettere a, b, i, d, h, n, c,<br />

k. Rowland cercò di separare questi ultimi<br />

elementi seguendo il metodo della<br />

cristallizzazione frazionata già comunemente<br />

impiegato per la separazione<br />

delle terre ceriche da quelle ittriche. La


10 » DAGLI ISCRITTI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

miscela costituita prevalentemente da<br />

ossidi delle terre rare ed indicata genericamente<br />

come L 2O 3 (dove L = La, Ce,<br />

Pr, Nd, a, b, i, d, h, n, c, k), fu disciolta in<br />

una soluzione di acido nitrico e quindi<br />

diluita con acqua. Dopo aver scaldato<br />

la soluzione fu aggiunto del solfato di<br />

sodio in dosi successive mantenendo la<br />

soluzione sotto agitazione fino alla<br />

completa scomparsa delle linee spettroscopiche<br />

del neodimio. <strong>Il</strong> precipitato<br />

venne separato dalla soluzione delle<br />

acque madri e trattato con potassa<br />

(KOH) e la miscela di ossidi, derivante<br />

da questa operazione (L 2O 3), venne sottoposta<br />

allo stesso ciclo di cristallizzazioni<br />

frazionate per una dozzina di<br />

volte. In questo modo Rowland ritenne<br />

di aver separato nelle prime frazioni gli<br />

elementi a, b, i, d, mentre quelle successive<br />

andavano arricchendosi degli elementi<br />

d, n, c, k. Infine, le ultime erano ricche<br />

del componente h.<br />

Tramite tecniche di cristallizzazione frazionata,<br />

Rowland riuscì ad isolare l’elemento<br />

a del quale riportò alcune proprietà<br />

dell’ossido e dell’ossalato, ma l’elemento<br />

al quale decise di dare un<br />

nome fu (d), a causa della sua persistenza<br />

ed ubiquità nei preparati da lui<br />

esaminati.<br />

<strong>Il</strong> fisico americano osservò che nel<br />

campione ittrico fornitogli da Krüss, la<br />

presenza della nuova sostanza, chiamata<br />

d, era più elevata che altrove. Per via<br />

spettroscopica Rowland osservò le<br />

bande di assorbimento della sostanza<br />

d anche in altri campioni di terre rare,<br />

ma anche da questi campioni non fu in<br />

grado di separarla dalle componenti b,<br />

i, h, n, c. A causa <strong>dei</strong> problemi di ordine<br />

chimico e, per il fatto che questa<br />

sostanza (d) fosse ovunque presente,<br />

Henry Augustus Rowland, suggerì di<br />

chiamarla demonium 4 :<br />

On account of the trouble caused by it<br />

and its universal presence, I propose the<br />

name demonium for it. Its principal spectrum<br />

line is at wave-length 4000,6 nearly.<br />

Ironicamente potremmo dire che la<br />

vita del demonium fu, fortunatamente,<br />

breve. Con altrettanta ironia e con<br />

apparente assenza di coerenza, William<br />

Crookes, editore del giornale che aveva<br />

accettato l’articolo di Rowland, pubblicò<br />

- quasi a giro posta e dalle pagine<br />

della stessa rivista - una secca smentita<br />

delle scoperte del fisico americano<br />

(CROOKES W., 1894).<br />

Rowland’s substances are already known<br />

by accepted elements; the white yttrium<br />

oxalate and oxide are - [ for chemists] -<br />

far from novelties.<br />

Dopo la battuta di arresto, rappresentata<br />

dal fallace annuncio della scoperta<br />

del demonium e delle altre sei “sostanze”,<br />

Rowland non abbandonò completamente<br />

lo studio delle terre rare ed<br />

ottenne ottimi spettri d’arco <strong>dei</strong> lantanidi<br />

(ROWLAND H. A., TATNALL R. R., 1895),<br />

dello zirconio e del vanadio (ROWLAND<br />

H. A., HARRISON C. N., 1897a) e di molti<br />

altri elementi (ROWLAND H. A., HARRISON C.<br />

N., 1897b).<br />

» La tragica conclusione<br />

<strong>Il</strong> 4 giugno 1890 Henry Augustus III si<br />

sposò con Henrietta Harrison. La letizia<br />

dell’evento fu però di breve durata: non<br />

passò molto tempo che gli fu diagnosticata<br />

una grave forma di diabete,<br />

all’epoca una malattia incurabile.<br />

Sapendo di dover presto morire,<br />

Rowland desiderò assicurare alla famiglia<br />

una futura agiatezza economica.<br />

Egli trascorse l’ultimo decennio della<br />

sua vita nell’affannosa ricerca di com-<br />

mercializzare alcuni suoi brevetti, come<br />

per esempio il telegrafo multiplo 5 , il<br />

quale, sebbene fosse tecnicamente<br />

valido, ebbe fortuna solo dopo la sua<br />

morte. Tanto la sua salute deperiva,<br />

quanto la sua fama di fisico andava<br />

spandendosi al di fuori <strong>dei</strong> confini statunitensi:<br />

nel 1890 ricevette il Grand<br />

Prix dell’esposizione universale di<br />

Parigi; fu il primo americano a ricevere<br />

(1895) la medaglia Matteucci della<br />

Società Italiana delle Scienze e, nel<br />

1899, fu eletto socio straniero della<br />

Royal Society of London.<br />

Henry Augustus III morì il 16 aprile<br />

1901 a Baltimora. Per suo espresso<br />

desiderio fu cremato e le sue ceneri<br />

furono murate in una parete dello<br />

scantinato di casa, dove aveva allestito<br />

il laboratorio personale; solamente in<br />

seguito esse trovarono la definitiva<br />

sistemazione in una apposita nicchia<br />

presso la John Hopkins University.<br />

BIBLIOGRAFIA<br />

ANONIMO.- Nature, vol. 64, (1901)a, p. 16<br />

ANONIMO.-Science, vol. 36, (1901)b, p. 681<br />

CLARK F. W. - Smithsonian Institution Archives, Record<br />

Unit 7320 National Museum of Natural History,<br />

Division of Mammals, Biographical File, 1860-1973<br />

and undated, (1902), box 14, folder 24.<br />

CROOKES W. - Chemical News, vol. 70, (1894), p. 81<br />

ROWLAND H. A. - Phil. Mag., vol. 17, (1884), p. 25<br />

ROWLAND H. A. - Chicago Astr. Journal, vol. 2, (1895), p.<br />

117<br />

ROWLAND H. A. - Chemical News, vol 70 (1894), p. 68<br />

ROWLAND H. A., TATNALL R. R., - Chicago Astr. Journal,<br />

vol. 2, (1895), p. 3<br />

ROWLAND H. A., HARRISON C. N. - Chicago Astr. Journal,<br />

vol. 7, (1897)a, p. 17<br />

ROWLAND H. A., HARRISON C. N. - Chicago Astr. Journal,<br />

vol. 7, (1897)b, p. 22<br />

SEGRÉ E. G. – “Autobiografia di un fisico”, Ed. <strong>Il</strong> Mulino,<br />

Bologna, I, (1995)<br />

4<br />

Probabilmente, se la scoperta fosse stata confermata, questo nome in italiano sarebbe stato demonio.<br />

5<br />

Nel 1906 durante l’eruzione del Vesuvio, il telegrafo multiplo di Rowland fu usato dal governo italiano per trasmettere i messaggi da Napoli al resto della penisola.<br />

Per un certo tempo, questi messaggi furono l’unico mezzo di collegamento tra la città partenopea e l’Italia.


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

di MARCO TADDIA a<br />

DAGLI ISCRITTI« 11<br />

La paglia quieta il fulmine?<br />

Un’invenzione controversa di Alexandre Lapostolle (1749-1831)<br />

» Riassunto<br />

<strong>Il</strong> fisico francese Alexandre Lapostolle<br />

(1749-1831), autore di un trattato sui<br />

parafulmini e paragrandine (1820), tradotto<br />

in italiano da Antonio Bo<strong>dei</strong><br />

(1821), sosteneva che la corda di paglia<br />

era un’alternativa efficace ed economica<br />

ai conduttori metallici posti a protezione<br />

degli edifici. <strong>Il</strong> suo suggerimento, ben<br />

accolto dal pubblico ma criticato dagli<br />

scienziati, desta curiosità e viene rivisto<br />

sulla base di dati elettrici più attuali.<br />

Parole chiave: Fulmini, parafulmini, grandine,<br />

storia della scienza e della tecnologia<br />

» Extended Abstract<br />

Alexandre Lapostolle (1749-1831),<br />

French physic, was the author of a treatise<br />

on lightning rods (1820), translated<br />

from French to Italian by Antonio Bo<strong>dei</strong><br />

(1821). He argued that the straw provides<br />

a valid and cheap alternative to<br />

the metallic conductors used in lightning<br />

rod to protect buildings. Although<br />

the public was interested in Lapostolle’s<br />

straw-rope lightning rod, the<br />

scientists were sceptical. Just out of<br />

curiosity, the Lapostolle’s suggestion is<br />

worth to be revised by means of more<br />

recent electrical data.<br />

Keywords: Lightning, lightning rod, hail, history<br />

of science and technology<br />

Ogni anno, purtroppo, le cronache estive<br />

riferiscono di gravi disgrazie provocate<br />

dai fulmini. Tuttavia, per la maggior<br />

parte di noi, i fulmini sono rimasti<br />

eventi spettacolari, meno temibili di un<br />

tempo, quando i racconti che descrivevano<br />

gli effetti distruttivi della folgore<br />

erano tali da provocare terrore e sbigottimento.Valga<br />

per tutte l’esplosione<br />

di una polveriera della Repubblica di<br />

Venezia, sita nei sotterranei della Rocca<br />

bresciana di S. Nazzaro, che il 18 agosto<br />

1769 distrusse un sesto della città e<br />

seppellì circa seimila persone (MILLER,<br />

1869). Nel contesto di un’economia<br />

rurale priva di protezioni economiche,<br />

anche la grandine era considerata un<br />

flagello perché in pochi minuti poteva<br />

compromettere il raccolto della stagione.<br />

Per cogliere il significato, non solo<br />

economico, di tale rovina basta incrociare<br />

lo sguardo desolato dell’agricoltore<br />

che mostra all’obiettivo del telegiornale<br />

i frutti del campo devastato da<br />

una grandinata. Oggi si sa che i fulmini<br />

sono scariche elettriche tra due punti<br />

di una nube, tra due nubi e tra nube e<br />

suolo. Le scariche sono favorite da un<br />

accumulo di cariche elettriche (campi<br />

da 0,1 kV/cm nella nube e 0,3 kV al<br />

suolo) e si verificano quando il campo<br />

elettrico supera i 3-5 kV/cm. L’intensità<br />

di corrente della scarica discendente è<br />

dell’ordine del centinaio di ampere,<br />

quella della controscarica ascendente<br />

può raggiungere qualche centinaio di<br />

kA e quella delle scariche ascendenti<br />

qualche kA (Guerrini D., 2002). Anche i<br />

mezzi per proteggere le strutture e il<br />

loro contenuto dall’azione <strong>dei</strong> fulmini<br />

sono ben noti e oggetto di norma (C.E.I<br />

81.1, 1995). Vengono utilizzati captatori<br />

ad asta, fune o maglia, con opportune<br />

calate e dispersori a terra. Un tempo<br />

però le idee erano confuse e ci si sentiva<br />

indifesi. E’ naturale perciò che i<br />

mezzi suggeriti dalla scienza per limitare<br />

gli effetti <strong>dei</strong> fulmini e della grandine<br />

(o gragnuola), trovassero un’accoglienza<br />

quasi entusiastica, assicurando<br />

la fama ai loro inventori. Per tal motivo,<br />

l’americano Benjamin Franklin (1706-<br />

1790), cui si deve una nuova interpretazione<br />

<strong>dei</strong> fenomeni elettrici, è ricordato<br />

soprattutto per l’invenzione del<br />

parafulmini e non per la teoria dell’unico<br />

fluido elettrico. Franklin fu il primo a<br />

stabilire un parallelo fra il fulmine e l’e-<br />

lettricità. Nel 1749, Franklin pubblicò<br />

una memoria che descriveva le esperienze<br />

da farsi per sottrarre alle nubi<br />

temporalesche la loro elettricità per<br />

mezzo delle punte. <strong>Il</strong> fisico francese<br />

Dalibard ne diede dimostrazione il 10<br />

maggio 1752 con l’aiuto di una sbarra<br />

di ferro isolata, alta 33 metri, innalzata<br />

nel giardino di Marly. A distanza di circa<br />

un mese lo stesso Franklin, che non era<br />

al corrente del lavoro di Dalibard, eseguì<br />

nei dintorni di Filadelfia il famoso<br />

esperimento dell’aquilone recante una<br />

punta metallica per catturare l’elettricità<br />

atmosferica. Alla corda aveva appeso<br />

una chiave e a questa un cordone di<br />

seta per legare l’aquilone ad un albero.<br />

Toccando la chiave Franklin non osservò<br />

alcun effetto, tranne quando una<br />

leggera pioggerella, riducendo la resistenza<br />

elettrica della corda, fece sì che<br />

ESPERIMENTO CON LA BOTTIGLIA DI LEYDA<br />

la mano avvertisse una scintilla. Aveva<br />

scoperto il potere che hanno le punte<br />

di accumulare elettricità aumentando il<br />

potenziale a un livello tale da vincere la<br />

resistenza dell’aria. Un anno dopo, un<br />

esperimento simile, effettuato con uno<br />

strumento di sua invenzione, costò la<br />

vita al fisico di Pietroburgo Georg<br />

Richman (1711-1753). Da queste ricerche<br />

nacque il parafulmini che tuttavia,<br />

a<br />

Università di Bologna, Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician”<br />

In relazione alle norme di pubblicazione di contributi di interesse scientifico-professionale su “<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong>” il presente articolo è stato ricevuto il 16 maggio<br />

2006 ed è stato accettato per la pubblicazione il 30 maggio 2006.


12 » DAGLI ISCRITTI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

specie in Italia, tardò a diffondersi, con<br />

conseguenze drammatiche. Ciò indusse<br />

la stampa a fornire le necessarie<br />

istruzioni e raccomandazioni (GIORNALE<br />

AGRARIO, 1838). Meno celebre di Franklin<br />

è Alexandre Lapostolle (1749-1831),<br />

fisico di Amiens, al quale il vecchio<br />

dizionario biografico universale Hoepli<br />

(1907) associa il “paragrandine”. Troppo<br />

poco per capire di che si tratta ma, in<br />

assenza di altre citazioni, è una traccia<br />

che si è rivelata preziosa per ricostruire<br />

una storia dimenticata. Essa prende lo<br />

spunto dal recente ritrovamento, ad<br />

opera di chi scrive, di un manoscritto di<br />

autore sconosciuto che riferisce una<br />

notizia pubblicata sulla Gazzetta di<br />

Lugano del settembre 1829 (N.1836). Si<br />

tratta di una corrispondenza da Parigi,<br />

datata 26 luglio 1829, che riporta una<br />

scoperta dello stesso Lapostolle professore<br />

di chimica nel dipartimento<br />

francese della Somme. Così riferisce la<br />

Gazzetta: “Una corda di paglia è sostituita<br />

a quei conduttori metallici di cui con<br />

grande spesa sono armati alcuni edifici;<br />

ecco il parafulmini infallibile, e poco<br />

costoso, che propone il Sig. Lapostolle. Le<br />

esperienze che si sono fatte alla presenza<br />

di vari dotti, hanno, dice egli, dimostrato,<br />

che la materia di cui è composto il fulmine,<br />

e che non è altro che il fluido elettrico,<br />

penetra la corda di paglia, che gli si<br />

oppone, e viene ora, per questa via, nel<br />

seno della terra si quietamente che la<br />

mano che la tiene non ne sente il passaggio.<br />

<strong>Il</strong> Sig. Lapostolle assicura inoltre che<br />

questo parafulmini è anche un eccellente<br />

paragrugnola e che ciascuna di queste<br />

La redazione de<br />

preparazioni, che non costa più che due<br />

franchi, può garantire una superficie di<br />

sessanta jugeri di terra”. Convinto dell’efficacia<br />

della sua scoperta, il Sig.<br />

Lapostolle invita i coltivatori a munire<br />

le loro case ed i loro campi del parafulmini<br />

e paragragnuola (paragrandine),<br />

prevedendo già “l’epoca felice in cui il<br />

fulmine e la gragnuola, divenute impotenti<br />

, e soggette all’industria dell’uomo,<br />

non potranno più cagionargli timore, o<br />

danno alcuno.” Lapostolle era autore di<br />

un Traité des parafoudres et des paragrêles<br />

en cordes de paille, précédé d’une<br />

météorologie électrique (Lapostolle,<br />

1820) tradotto anche in italiano<br />

(Lapostolle, 1821). Secondo Lapostolle<br />

la paglia aveva una conducibilità elettrica<br />

che nemmeno il ferro e il rame<br />

possedevano. L’opera fu accolta con<br />

favore eccetto che dall’Académie des<br />

Sciences. E’ naturale che gli esperti fossero<br />

perlomeno perplessi. La paglia è<br />

un isolante e benché una volta bagnata<br />

dalla pioggia la sua conducibilità<br />

elettrica aumenti (come dimostrato<br />

anche dalla cordicella di Franklin), il<br />

paragone con i conduttori metallici<br />

sembra frutto di un abbaglio.<br />

L’invenzione contestata di Lapostolle<br />

offre tuttavia l’occasione per rivedere<br />

alcuni dati interessanti sulla conducibilità<br />

elettrica del legno (materiale vegetale<br />

come la paglia). Pochi sanno, forse,<br />

che la conducibilità elettrica di varie<br />

specie di legno aumenta addirittura di<br />

un fattore 10 13 -10 15 passando da un<br />

contenuto di umidità prossimo a zero<br />

alla saturazione delle fibre. La resistività<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong><br />

Periodico di informazione <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> d’Italia<br />

invita i propri lettori ad inviare contributi<br />

scritti di argomenti tecnico-scientifico<br />

o di attualità per la professione.<br />

del legno secco è 10 14 -10 16 ohm·m,<br />

quella del legno saturo di umidità è<br />

10 3 -10 4 ohm·m (SIMPSON W., TENWOLDE<br />

A, 1999), ma resta ben lontana da quella<br />

del rame (1,678 ·10 -8 ohm·m, 293 K)<br />

e da quella del ferro (9,61·10 -8 ohm·m,<br />

293 K) (Handbook of Chemistry and<br />

Physics, 2005-2006). Perciò, sarebbe<br />

come minimo imprudente fidarsi di un<br />

parafulmini di paglia, anche se bagnata.<br />

Del resto, ora come allora, che cosa<br />

pretendere con due franchi?<br />

BIBLIOGRAFIA<br />

AA.VV., Handbook of Chemistry and Physics, 86 th<br />

ed, CRC Press, 2005-2006. p. 12-39<br />

GUERRINI D. (a cura di) - “Fulmini e parafulmini” -<br />

Servizio Impiantistica e Sicurezza sul Lavoro ASL,<br />

Informativa Tecnica a cura di , fasc. 1, 2002<br />

LAPOSTOLLE A. - “Traité des Parafoudres et des<br />

Paragrêles en cordes de Paille, précédé d’une<br />

Météorologie Electrique; présentée sous un nouveau<br />

jour, et terminé par l’analyse de la Bouteille<br />

de Leyde” - Amiens, de l’imprimerie de Caron-<br />

Vitet, 1820. Edizione italiana: “Trattato sul modo di<br />

preservare le abitazioni dal fulmine e le campagne<br />

dalla grandine del sig. Lapostolle. Opera volgarizzata<br />

dal francese dal signor Antonio Bo<strong>dei</strong>” -<br />

Milano: per Vincenzo Ferrario, 1821.<br />

MILLER G.A., - “Trattato elementare di fisica-chimica”<br />

- Tipografia Fratelli Bertola, Piacenza, 1869, p. 475.<br />

SIMPSON W., TENWOLDE A. - “Physical Properties and<br />

Moisture Relations of Wood”, in<br />

“Forest Products Laboratory. Wood handbook—<br />

Wood as an engineering material”.<br />

Gen. Tech. Rep. FPL–GTR–113. Madison, WI: U.S.<br />

Department of Agriculture, Forest<br />

Service, Forest Products Laboratory, 1999, chap. 3,<br />

p. 1-25<br />

SN - Giornale agrario lombardo-veneto e continuazione<br />

degli annali universali di agricoltura di industria<br />

e d’arti economiche, 1838, serie 2, vol. 10, fasc.<br />

9 e 10, p. 154-158<br />

Le norme per la pubblicazione si trovano sul sito www.chimici.it nella rubrica “La rivista on-line”<br />

REDAZIONE:<br />

P.zza S. Bernardo, 106 - 00187 Roma - Tel. 06.47883819 - Fax 06.47885904 -e-mail: cnc@chimici.it


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Chimica e mistero<br />

nelle vernici degli antichi<br />

liutai cremonesi<br />

di GIORGIO MAGGI<br />

» Riassunto<br />

<strong>Il</strong> lavoro raccoglie una serie di suggestioni,<br />

analisi, ipotesi fatte da autori<br />

diversi sulla formulazione delle antiche<br />

vernici cremonesi per liuteria ed in particolare<br />

delle vernici di Stradivari ritenute,<br />

dagli esperti del settore, esteticamente<br />

ed acusticamente impossibili<br />

da riprodurre.<br />

I migliori ricercatori hanno stabilito con<br />

analisi spettroscopiche che le vernici<br />

degli antichi liutai cremonesi erano<br />

costituite da uno strato turapori del<br />

legno di natura inorganica a base silicea<br />

e da strati successivi di resine di<br />

provenienza orientale indurite per<br />

saponificazione, colorate con lacche<br />

non coprenti a base vegetale e impure<br />

di elementi come pollini, cristalli, cere<br />

che fanno presumere l’uso di complesse<br />

ed originali formulazioni.<br />

Nella memoria scritta si vuole chiarire il<br />

ruolo delle diverse figure del chimico<br />

insegnante come educatore alla complessità<br />

e del chimico analista come<br />

supporto all’artista nell’approfondimento<br />

delle caratteristiche proprie<br />

della materia. Si vuole altresì recuperare<br />

la figura del chimico “epistemologo<br />

della scienza” che non è solo freddo<br />

indagatore della realtà oggettiva ma<br />

sempre più spesso è chiamato a fornire<br />

una personale sintesi nella interpretazione<br />

di dati scientifici e storici.<br />

Parole chiave: vernice, violino, mistero, analisi,<br />

stratificazione, preparazione vitrea)<br />

» Extended Abstract<br />

The job collects a series of suggestions,<br />

analysis, hypothesis, written by different<br />

authors, on the formulation of the<br />

ancient cremonese varnishes for<br />

stringed instruments and particularly<br />

of the Stradivari’s varnishes, considered,<br />

from the experts of the sector,<br />

aesthetically and acoustically impossible<br />

to reproduce.<br />

The best researchers have established<br />

with spectroscopic analysis that the<br />

varnishes of the ancient cremonese<br />

makers of stringed instruments was<br />

constituted by a liquid resistent layer of<br />

the wood of inorganic nature to flinty<br />

base (mineral ground ) and from following<br />

layers of resins ( rubble) of oriental<br />

origin hardened for saponification, colored<br />

with non covering vegetable<br />

base lacquers impure of elements such<br />

as pollens, crystals, waxes that make to<br />

suppose the use of complex and original<br />

formulations<br />

In written memory we want to clarify<br />

the role of the different figures of the<br />

chemical teacher and the chemical<br />

analyst as educator to the complexity<br />

but also as support to the artist in the<br />

close examination of the characteristics<br />

proper of the matter. it also tries to<br />

recover the figure of the chemist “epistemolog<br />

of science” that it is not only a<br />

cold inquiring of the objective reality<br />

but more and more he is often called to<br />

furnish an one man show synthesis in<br />

the interpretation of scientific and historical<br />

data<br />

Key words: (varnish, violin, mystery, analysis,<br />

stratification, mineral ground)<br />

L’idea nasce da lontano: la tesi sperimentale<br />

a Pavia nel ’75 sulle proprietà di alcuni<br />

cristalli liquidi con appendice a carattere<br />

epistemologico sulle antiche vernici<br />

per Liuteria con il prof Riganti, prof. Curti<br />

DAGLI ISCRITTI« 13<br />

in Chimica Inorganica, e Prof. Sanesi in<br />

Chimica-Fisica. Le frequentazioni mie e<br />

del papà, ex-insegnante di viola alla<br />

scuola di Liuteria, violista in orchestre e<br />

collezionista in giro per il mondo, con<br />

tanti bravi liutai da Sacconi e Sgarabotto<br />

ai nostri cremonesi d’adozione e non,ma<br />

anche con indimenticabili artisti come<br />

Oistrach, Menuin, Gavazzeni. L’incontro<br />

con studiosi di storia cremonese come<br />

Nicolini, Gualazzini, Puerari, Santoro,<br />

Monterosso, Ferrari Barassi. I lontani corsi<br />

regionali di Liutologia, le prime esperienze<br />

di collaborazione tecnico scientifica<br />

in multinazionali e il successivo incarico<br />

nella direzione di laboratorio chimico<br />

farmaceutico e cosmetologico, lo stimolante<br />

impegno nell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> e<br />

l’attuale esperienza di insegnante in<br />

Scienze chimiche e Biologiche al Liceo<br />

Artistico di Crema e Cremona.<br />

Si rafforza l’idea che sia possibile, nonostante<br />

i diversi impegni, continuare a<br />

raccogliere notizie per quella vecchia<br />

tesi di laurea, per poter, anche con<br />

inconfessata presunzione, realizzare un<br />

sogno forse paradossale ma che credo<br />

di poter condividere con i lettori:<br />

incontrare il “Genio” e, da chimico,<br />

curiosare nei suoi pensieri e nella<br />

sua opera. (<strong>Il</strong> Genio che, va sottolineato,<br />

è anche e soprattutto Artifex: artista<br />

e artigiano, creatore e scienziato). <strong>Il</strong><br />

genio da Socrate a Galileo e Leonardo,<br />

a Stradivari, continuamente confronta,<br />

soprattutto nell’arte, l’osservazione<br />

induttiva, l’ipotesi, e la regola deduttiva<br />

sia nel reale, che nel “segreto” di esperienze<br />

spesso uniche perché non perfettamente<br />

riproducibili nemmeno dall’artista<br />

stesso. Genio che è “ talento che<br />

da regola all’arte “ nella tradizione kantiana<br />

ma che è anche mediatore tra il<br />

finito e l’infinito, l’inventio e la creazio-<br />

In relazione alle norme di pubblicazione di contributi di interesse scientifico-professionale su “<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong>” il presente articolo è stato ricevuto il 5 maggio<br />

2006 ed è stato accettato per la pubblicazione il 22 maggio 2006.


14 » DAGLI ISCRITTI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

ne del sublime nell’idea romantica. <strong>Il</strong><br />

Genio che continuamente rinnova la<br />

sua genialità, porta con sé segreti e<br />

misteri profondi, complessi anche nella<br />

contraddittorietà e nella varietà infinita<br />

delle loro verità, che non è forse<br />

ammesso violare e che spesso molti<br />

ingenuamente assicurano di aver individuato<br />

con parziali scoperte e pesanti<br />

semplificazioni. È lecito in buona<br />

sostanza ad un chimico, che artista non<br />

è anche se spesso possiede doti di<br />

creatività, ragionare per abduzione?<br />

permettersi una ricerca che abbia rigore<br />

scientifico e poi superarla sino a<br />

sognare di indovinare, da pochi e scarni<br />

dati, teorie che spiegano lontane<br />

metodiche, antiche formulazioni come<br />

le vernici <strong>dei</strong> Cremonesi?<br />

Qual è comunemente la reale funzione<br />

del chimico in un simile contesto? <strong>Il</strong> chimico<br />

analizza la materia per controllare<br />

cicli di lavorazione nella produzione,<br />

per valutare parametri ambientali, o<br />

anche per orientare un approccio mirato<br />

ad esempio nel restauro artistico. <strong>Il</strong><br />

chimico spesso si trova costretto a<br />

dover spiegare la sua funzione che non<br />

è solo quella di semplice analista della<br />

realtà fenomenica ma anche quella dell’interprete<br />

della scoperta e della sintesi<br />

dell’evento scientifico all’interno di un<br />

modello sperimentale. Anche per questa<br />

ragione il chimico mantiene costantemente<br />

rapporti di studio e relazione<br />

con realtà specifiche: attualmente nei<br />

corsi moderni di laurea in Scienze <strong>dei</strong><br />

Beni Culturali si studia “Archeometria”,la<br />

disciplina che rappresenta il collegamento<br />

naturale tra discipline scientifiche,<br />

artistiche ed umanistiche.<br />

Dunque ecco il punto da cui partire per<br />

parlare di chimica delle vernici: una<br />

domanda che potrebbe esser letta<br />

come ingenuità o come provocazione:<br />

si può analizzare l’enigma delle vernici<br />

barocche cremonesi, scoprirne gli elementi<br />

base, tentare di riprodurre la formula<br />

di Stradivari le sue trasparenze, le<br />

sue proprietà acustiche ?<br />

<strong>Il</strong> buon chimico, memore della cipolla<br />

di Leibnitz, seguace di Wittgenstein<br />

nella critica del mistero, scettico al pari<br />

di Wilde e Svevo e memore delle riflessioni<br />

di Einstein, («La più bella e profonda<br />

emozione che possiamo avere è il<br />

senso del mistero. Sta qui il senso di<br />

ogni arte e di ogni vera scienza»), sorriderà<br />

sornione alla domanda e potrebbe<br />

rispondere con sicurezza: desideri<br />

che io ricerchi qualitativamente la presenza<br />

di resinati metallici? oppure mi<br />

chiedi di individuare stratigraficamente<br />

la percentuale di Si, Ca, Al nella vernice<br />

da analizzare? Vuoi una valutazione<br />

statistica sulla presenza di pollini e cristalli<br />

di lacca colorata inglobati nel<br />

medium trasparente o ti serve uno studio<br />

legato alle caratteristiche di tonalità,<br />

trasparenza, saturazione, brillantezza<br />

identificativi di modelli diversi di<br />

colore nelle vernici? (penso sarebbe stimolante<br />

confrontare il castagno chiaro<br />

dorato di Testore, con il bruno di<br />

Gasparo da Salò e gli arancione caldo o<br />

ambra dorata di Stradivari con tecnologia<br />

CIE Yxy). Sei interessato a una datazione<br />

del supporto ligneo? (analisi dendrocronologiche,<br />

al radiocarbonio e<br />

spettroscopiche sulla racemizzazione<br />

di alcuni composti organici sono di<br />

routine in laboratori specializzati).Vuoi<br />

ad esempio individuare eventuali ritocchi<br />

durante precedenti restauri, e<br />

magari evidenziare la storia di questi<br />

dai lontani ai più recenti (tecniche di<br />

riflettografia all’IR per gli strati profondi<br />

e di osservazione all’UV per indagini<br />

superficiali nei dipinti sono utilizzate<br />

con competenza da operatori nelle<br />

Accademie d’Arte; taluni hanno acquisito<br />

particolare abilità nell’uso di luce di<br />

Wood o luci monocromatiche nell’individuazione<br />

di prodotti coprenti e colle)<br />

oppure mi chiedi test di qualità sulle<br />

preparazioni e sui coloranti che pensi<br />

di utilizzare? Un ricercatore sa ad esempio<br />

campionare e differenziare elementi<br />

significativi all’analisi utilizzando la<br />

fluorescenza in UV (la proprietà di alcuni<br />

componenti della vernice di emettere<br />

fluorescenza può essere sfruttata per<br />

modulare il processo di pulizia da<br />

sovrapposizioni successive durante il<br />

restauro). L’Università di Torino e La<br />

Sapienza di Roma ad esempio per<br />

prime hanno proposto analisi di pigmenti<br />

inorganici utilizzando tecniche<br />

di “XRF” (X Ray Fluòrescence), estrarre<br />

dati da una semplice analisi spettrografia<br />

all’assorbimento atomico o più<br />

recentemente, utilizzare tecniche a<br />

raggi gamma, ultrasuoni, termometriche<br />

e di microscopia elettronica che<br />

disponga anche di dispositivi selettivi<br />

di indagine spettrografia (microscopio<br />

elettronico a scansione SEM e ESEM<br />

con microsonda a raggi x in spettroscopia<br />

EDX). Va chiarito che il buon chimico<br />

non è mai solo nella acquisizione di<br />

dati analitici ma dispone di competenze<br />

diverse nell’ambito delle specificità<br />

professionali che si ritrovano all’interno<br />

dell’Ordine o che con esso comunica-<br />

no, si che il dato storico (la rilettura di<br />

antichi ricettari e di formulazioni rinascimentali<br />

e barocche) si completi con<br />

quello puramente analitico della osservazione,<br />

confronto e ricerca.<br />

Da quali esperienze di indagine merceologica<br />

e chimico fisica partire? La<br />

storia dell’uso della vernice si può far<br />

risalire già ad una sintesi di Brunetto<br />

Latini che nel Tresor (1294) ne definisce<br />

le proprietà ed al Cennini che ne<br />

indica gli utilizzi. <strong>Il</strong> racconto delle esperienze<br />

analitiche sui prodotti vernicianti<br />

per liuteria è vario e si può datare alle<br />

prime osservazioni di Eugene Mailand<br />

(contemporaneo del famoso liutaio<br />

J.B.Vuillaume) nel 1859 per passare a<br />

George Fry nel 1904 che rilevano nelle<br />

vernici classiche una componente<br />

grassa; Fierz David nel 1946 osserva le<br />

proprietà dicroiche delle vernici cremonesi<br />

(dovute a forme ossidate di trementina<br />

di larice ed alla presenza di<br />

particolari cristalli di lacca) rispetto a<br />

quelle veneziane e napoletane ma<br />

anche sottolinea la disparità tra formulazioni<br />

utilizzate prima e dopo il settecento<br />

prima e dopo cioè che venissero<br />

importate dall’oriente nuove resine<br />

(come la gommalacca) e venissero sperimentate<br />

nuove tecniche di purificazione<br />

della materia prima (per il<br />

Villavecchia la presenza di boro in una<br />

vernice indica gommalacca raffinata).<br />

Per primo Fierz David sostiene quanto<br />

fosse importante la preparazione della<br />

cassa risonante del violino con un<br />

opportuno turapori mentre nello stesso<br />

periodo il prof. Renato Mancia pubblica,<br />

nel suo manuale sul restauro<br />

delle opere d’arte, alcuni studi di tipo<br />

micrografico che individuano la presenza<br />

di particolari tipi di polline e cristalli<br />

(girasole e lacca di robbia) in<br />

schegge della vernice di Stradivari. Si<br />

devono a Joseph Michelmann, appena<br />

dopo la seconda guerra mondiale, le<br />

prime serie analisi in assorbimento atomico<br />

di alcuni campioni dal violoncello<br />

di Stradivari “Principe Gurski” del 1697.<br />

L’analisi, evidenziando la presenza di<br />

particolari impurezze metalliche<br />

(abnorme per un prodotto a sola base<br />

vegetale) di Al e Si ma anche Fe e Ca ed<br />

altri elementi, dimostra che attualmente<br />

la vernice è caratterizzata da molecole<br />

saponificate di resinati metallici:<br />

Michelmann ipotizza che il Liutaio<br />

conoscesse la formula della loro preparazione<br />

ma non nega che questi elementi<br />

possano provenire da tecniche<br />

di preparazione del colorante, da siste-


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

mi di raffinazione delle resine, da precedenti<br />

preparazioni turapori del legno<br />

o dal semplice trattamento di “pomiciatura”.<br />

Pierre Coulomb nel 1951 interpreta<br />

la presenza di alte quantità di silicio<br />

nello strato a contatto del legno con<br />

l’uso del “cosiddetto”vetro solubile: una<br />

particolare molecola a formula Na 2 O<br />

nSiO 2 utilizzata in soluzione acquosa<br />

nel settecento comunemente per conservare<br />

legno ed… uova.<br />

William Fulton, Claire Barlow e Geary<br />

Baese tra il 1974 e il 1993 individuano<br />

nel primo strato di vernice una componente<br />

minerale (mineral ground) e<br />

organica (rubble) ipotizzando l’antico<br />

uso di propoli, gum turpentine e cere.<br />

Negli anni settanta Simone Sacconi<br />

pubblica il suo “I segreti di Stradivari” e<br />

riorganizza intelligentemente le diverse<br />

esperienze sull’argomento ricostruendo<br />

la vernice <strong>dei</strong> classici attraverso tre<br />

fasi: 1) imbibizione (la chiama “ossificazione”)<br />

del legno con una preparazione<br />

vitrea (silicati sol.) e levigatura con<br />

sostanze naturali a base silicea (es:<br />

asprella o erba cavallina); 2) strato di<br />

vernice isolante composto da gomme<br />

ed idrati di carbonio; 3) la vera e propria<br />

vernice nella quale trementina di larice,<br />

propoli, cere ed oli siccativi venivano<br />

cotti (saponificati) con molecole a reazione<br />

alcalina come calce o anche allume<br />

e successivamente portati in soluzione<br />

con solventi alcolici e terpenici<br />

misti a trigliceridi. Si devono a C.Y.<br />

Barlow e J. Woodhouse, due scienziati<br />

della Università Inglese di Cambridge, i<br />

più recenti (1989) risultati sulla analisi<br />

della vernice di un Violoncello del 1711<br />

di Stradivari con un microscopio elettronico<br />

SEM (Scanning Electron Micrograph).<br />

I risultati della ricerca confermano<br />

la presenza di strati di diversa formulazione:<br />

un primo strato con alta<br />

percentuale di elementi come silice ed<br />

allumina e strati successivi in cui fondono<br />

resine, oli siccativi, pigmenti organici<br />

e cristalli di lacca.<br />

E’ certo lecito studiare la scienza<br />

dell’Artifex, acquisirne le galileiane<br />

“sensate esperienze”, e “certe dimostrazioni”,<br />

è certo stimolante identificarsi<br />

con esso cercando di sondarne le convinzioni<br />

e da queste tentare di ricavar-<br />

ne certezze: spesso ingenue sono le<br />

conclusioni di Mayne Coe, chimico in<br />

pensione residente in Florida, che registra<br />

nel 1991 (U.S. Patent 5018422) il<br />

“segreto di Stradivari” a base di tung oil<br />

(olio di legno) e quelle di un biologo<br />

residente in Texas (famoso in internet<br />

… basta digitare vernish violin su un<br />

qualunque motore di ricerca) che,<br />

grande appassionato di misteri, ma<br />

anche ottimo commerciante di violini,<br />

sogna formulazioni di Stradivari a base<br />

di gamberetti, succo d’uva, concime ed<br />

urina bovina... e dichiara di provare<br />

sempre un forte desiderio di estrarre<br />

nascostamente campioni di vernice da<br />

analizzare alla vista degli strumenti del<br />

Cremonese…<br />

Io come insegnante di Chimica e<br />

Scienze in un Liceo Artistico penso di<br />

avere un compito importante: stimolare<br />

nei ragazzi il senso dell’avventura<br />

delle Scienze discutendo con loro criticamente<br />

la conoscenza, approfondendo<br />

l’episteme senza trascurare alcunché,<br />

nemmeno i risultati controversi e i<br />

paradossi etici di quel mio lontano collega<br />

del Far West.<br />

Un insegnante di Scienze può, attraverso<br />

i suoi giovani allievi, continuamente<br />

rinnovare e riproporre un processo<br />

induttivo di conoscenza in cui la scienza<br />

fonde nell’arte e nella tradizione,<br />

può anche permettere l’evolversi del<br />

senso critico senza soffocare il desiderio<br />

di provare e sperimentare sempre<br />

nuove soluzioni: diventa stimolante<br />

chiedere consiglio all’artista liutaio,<br />

vederlo lavorare riscoprendo con lui i<br />

lavori di Fierz, Coulomb, Michelmann,<br />

Fulton, Barlow e Woodhouse, ridiscutendo<br />

le ricette del trattato di Bonanni<br />

sulla “Vernice detta alla Cinese” e del<br />

più recente “I segreti di Stradivari“ di<br />

Sacconi ma anche consultando gli<br />

appunti di Cozio di Salabue, estimatore<br />

di Stradivari, e riappropriandosi delle<br />

sue formule. Nel manoscritto, Cozio<br />

sostiene di aver ricevuto notizie certe<br />

sulla vernice di Stradivari da un intimo<br />

amico di questi:<br />

“ho ricevuto la seguente ricetta… e<br />

che sia quella dell’Antonio Stradivari…:<br />

gomma lacca oncie 4; sandracca oncie<br />

2; mastice in lacrime oncie 2; sangue di<br />

DAGLI ISCRITTI« 15<br />

drago … 40; zafferano mezza dramma;<br />

una pinta di spirito rettificato.<br />

E dopo la soluzione fatta al fuoco vi si<br />

incorporano oncie 4 di trementina di<br />

Venezia e poi si cola il tutto con un<br />

panno lino piuttosto raro ma fine di<br />

filato”.<br />

Credo di poter concludere così tentando<br />

di sdrammatizzare un argomento<br />

così difficile da analizzare… implorando<br />

l’indulgenza del lettore e quella del<br />

sommo Liutaio, l’intimità del quale<br />

anch’io ho tentato di violare: benevolenza<br />

certa, non fosse altro per il motivo<br />

che l’amico, a cui Antonio aveva rivelato<br />

in gran segreto la sua formula, si<br />

chiamava Maggi proprio come me e<br />

che la mia bisavola, nonna Ceruti, cugina<br />

di Giovan Battista (ultimo tra i liutai<br />

classici cremonesi) e come me smemorata,<br />

da qualche parte della casa doveva<br />

aver pur nascosto quella Bibbia di<br />

casa Stradivari, avuta chissà come, e<br />

nelle cui pagine interne il Maestro<br />

aveva vergato la sua eccezionale quanto<br />

discussa formula segreta!<br />

BIBLIOGRAFIA<br />

Cennino d’Andrea Cennini, ”<strong>Il</strong> Libro dellArte,<br />

Firenze”, 1437<br />

Fierz David<br />

G.Fry, “The Varnishes of the Italian Violin makers”,<br />

Stevens & Sons, London, 1904<br />

Mailand, E., «Decouverte des ancienes vernis<br />

Italienes», Lahure, Paris, 1859<br />

Michelman J.,“Violin Varnish”, Cincinati, Ohio, 1946<br />

Renzo Bacchetta,“<strong>Il</strong> carteggio di Cozio di Salabue”<br />

di (Cremona)<br />

P.Coulomb, “Vernici per violini”, Ind.Vernice, Milan,<br />

42-6<br />

S.F.Sacconi,“I Segreti di Stradivari”, Cremona, 1972<br />

William M. Fulton May 1972 and July 1997 SCAVM<br />

Bulletins<br />

William M. Fulton,“Old Italian Varnish”, Strad, 1972<br />

Chemical Abstracts altri autori consultati: De<br />

Mayerne, Alessio Piemontese, Pietro Andrea<br />

Mattoli, T. Rosello, A. Libavio, G. Calestani, Philipo-<br />

Jacobo Hartmann, R.Boyle, Christophoer Love<br />

Morley, Jean Zahn, Pierre Pomet, Hubert Le-Blanc,<br />

P.Shaw, G. Lewis, P. Arduino, J.F. Watin, F. Agricola,<br />

A.Guidotti, Filippo Bonnani, Johann Melchoir<br />

Muller, P.F. Tingry, .J.-C. Maugin, L. Marucci, J.F.L.<br />

Merimee, Blanchard, C.L.Eastlake, G. Secco-Suardo,<br />

O. Guerini e C. Ricci, G.H. Hurst, R.P. Johnson J.C.<br />

Richards, G. Fry, R.P. Johnson, J.C. Richards, Thomas<br />

Brachert, Hilditch, Howard, Boynton, Gifford,<br />

Pollens, Seher, Wilson.


16 » CONGRESSI E CONVEGNI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

PROGRAMMA PROVVISORIO<br />

DEL CONVEGNO SU<br />

GIOVANI E<br />

PROFESSIONI<br />

MATTINA<br />

FIRENZE<br />

ore 09,00<br />

Registrazione partecipanti<br />

ore 09.30 – 09,45<br />

saluti Presidente dell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

della Toscana Dott. Lario Agati<br />

interventi di colleghi che illustreranno le proprie<br />

esperienze in settori lavorativi particolari:<br />

ore 09,45 – 10,05 - farmaceutico<br />

ore 10,05 – 10,25 - alimentare<br />

ore 10,25 – 10,45 - incendi<br />

ore 10,45 Coffee break<br />

ore 11,15 – 11,35 - cosmetica<br />

ore 11,35 – 11,55 - chimico di porto<br />

ore 11,55 – 12,15<br />

intervento di carattere generale del<br />

Presidente del <strong>Consiglio</strong> <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong><br />

<strong>Chimici</strong> Prof. Armando Zingales<br />

ore 12,15 discussione<br />

ore 13,00 Pranzo<br />

20 ottobre 2006<br />

ORGANIZZATO DALL’ORDINE<br />

DEI CHIMICI DELLA TOSCANA<br />

IN COLLABORAZIONE CON IL<br />

CONSIGLIO NAZIONALE DEI CHIMICI<br />

c/o il VivaHotel Alexander viale Guidoni, 101<br />

POMERIGGIO<br />

ore 14,30 – 15,00<br />

1 intervento Avvocato su aspetti legali della<br />

professione<br />

ore 15,00 – 15,30<br />

1 intervento Commercialista su aspetti<br />

fiscali della professione<br />

ore 15,30 – 16,00<br />

1 intervento EPAP su aspetti previdenziali<br />

della professione<br />

ore 16,00 – 17,00<br />

1 intervento rappresentante di una compagnia<br />

di assicurazioni su aspetti assicurativi<br />

della professione<br />

ore 17,00 Tavola rotonda<br />

ore 18,00<br />

Saluti del Presidente dell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong><br />

della Toscana Dott. Lario Agati<br />

<strong>Il</strong> Convegno è esteso a tutti gli Ordini territoriali.<br />

Quota di partecipazione da definire.<br />

Per maggiori informazioni contattare la segreteria<br />

dell’Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> della Toscana dal 30 agosto<br />

p.v. al numero 055/4368753 o inviare una e-mail<br />

all’indirizzo ordine.toscana@chimici.org.<br />

A settembre sarà inviato per posta elettronica a<br />

tutte le segreterie degli Ordini Territoriali il<br />

programma definitivo.


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Order Form: Environmental Science and Pollution Research (ESPR)<br />

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❑ credit card: Master/Diners/Visa/American Express (indicate company, card holder, card number and valid date)<br />

❑ check made payable to ecomed publishers (Veriagsgruppe Hüthing Jehie Rehm GmbH)<br />

❑ bank transfer: ecomed publishers (Veriagsgruppe Hüthing Jehie Rehm GmbH), Bay, Landesbank München<br />

(BLZ: 700 500 00), Account No.: 36010 (BIC-Code: BYLADEMM, IBAN DE16 7005 0000 0000 0360 10)<br />

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18 » ASSOCIAZIONI E SINDACATI <strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Contributi previdenziali<br />

Inedita richiesta ai laboratori <strong>dei</strong> chimici-clinici 1<br />

Sono recentemente pervenuti a tutti<br />

gli operatori della sanità accreditata,<br />

già convenzionata, richieste di contributi<br />

previdenziali a favore dell’Enpam,ovvero<br />

della cassa di previdenza <strong>dei</strong> medici.<br />

Tale obbligo contributivo si fa derivare<br />

dalla applicazione di una legge, la 243/04,<br />

che impone a tutte le società mediche<br />

accreditate il versamento a favore<br />

dell’Enpam riferito al totale del fatturato<br />

prodotto nell’anno corrispondente.<br />

Noi chimici, nella persona del SiChiLPsindacato<br />

<strong>dei</strong> chimici liberi professionisti,<br />

contestiamo una tale applicazione<br />

che appare se non indebita almeno<br />

non-costituzionalmente corretta.<br />

Infatti se è vero che “tutti” i cittadini<br />

sono tenuti a concorrere alle spese<br />

pubbliche in ragione della loro capacità<br />

contributiva - art. 53 della Costituzione<br />

- l’applicazione de iure di un<br />

istituto riservato al professionista e non<br />

alla società, risulta inespressiva di capacità<br />

contributiva del soggetto obbligato<br />

al versamento.<br />

Infatti secondo la richiesta pervenuta, il<br />

contributo chiesto non è ancorato al<br />

1<br />

Antonio Ribezzo maggio 2006<br />

» NOVITA’<br />

reddito del soggetto assicurato - il<br />

medico per l’Empam, l’Epap per il chimico,<br />

ecc. – ma un soggetto giuridico<br />

diverso: il fatturato del laboratorio<br />

accreditato con il S.S.N.<br />

Ma il contributo risulta incostituzionale<br />

anche se riferito all’art. 38 della Cost.ne<br />

ove si afferma il principio secondo il<br />

quale l’assistenza privata è libera.<br />

<strong>Il</strong> contributo viene ancorato ad un parametro<br />

quale il fatturato che è svincolato<br />

dal reddito del professionista assicurato,<br />

e quindi privo di quel nesso tendenziale<br />

che caratterizza l’obbligo costituzionale.<br />

D’altro canto il fatturato del laboratorio<br />

non esprime la capacità contributiva<br />

del professionista, unico soggetto che<br />

il base all’art. 53 della Cost.ne è obbligato<br />

al versamento.<br />

Ma vieppiù.<br />

<strong>Il</strong> reddito prodotto da un soggetto accreditato<br />

- il laboratorio nel caso di specie -<br />

è il risultato del lavoro concorrente di più<br />

soggetti – chimici, medici, biologi, tecnici,<br />

ecc. - che , se soci, contribuiscono alla<br />

formazione del fatturato in parola.<br />

Se anche fosse possibile scorporare<br />

tale fatturato - il che non è - ai soggetti<br />

anzidetti, non si capisce la richiesta<br />

dell’Enpam rivolta al totale dello stesso.<br />

L’Ente di previdenza, infatti, nella sua<br />

richiesta identifica il fatturato con il<br />

medico che spesso non è neanche presente<br />

nella compagine societaria come<br />

nel caso di effettuazioni di prestazioni<br />

di analisi chimico-cliniche.<br />

Altra incongruenza è quella relativa alla<br />

richiesta del contributo solo alle società<br />

che operano in tale settori e non agli<br />

altri soggetti singolarmente addetti,<br />

con ciò contravvenendo al principio di<br />

uguaglianza previsto dall’art. 3 della<br />

Cost.ne Italiana.<br />

In conclusione, se versamento alla<br />

Previdenza deve esser fatto, giustizia e<br />

coerenza vogliono che ogni soggetto<br />

coinvolto debba poter versare alla propria<br />

Cassa, cosa che allo stato attuale<br />

della richiesta non è.<br />

Riteniamo che sia ora che l’Epap faccia la<br />

sua parte coinvolgendo quanti di dovere<br />

affinché si faccia chiarezza in un campo,<br />

quello previdenziale, che incide sulle<br />

aspettative pensionistiche <strong>dei</strong> chimici.<br />

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• Cravatta: grigio perla, avorio, bordeaux e blu<br />

• Foulard: avorio e terra di Siena


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

di TOMASO MUNARI<br />

DAI CONSIGLIERI« 19<br />

Principio di precauzione: tra<br />

Cautela e Ragionevolezza.<br />

Un richiamo alla<br />

responsabilità per i tecnici<br />

Ai più addentro alle questioni<br />

ambientali non è sicuramente passata<br />

inosservata l’emanazione, pubblicazione<br />

ed entrata in vigore (con una<br />

metafora calcistica già “a tempo scaduto”)<br />

del D. Lgs. 152-2006 il nuovo “Testo<br />

Unico” sull’ambiente.<br />

Lasciando ad altra sede l’analisi di dettaglio<br />

del ponderoso documento mi<br />

preme porre l’attenzione sulla Parte<br />

Sesta del TU, quella relativa al “danno<br />

ambientale” e più precisamente il riferimento<br />

al “Principio di Precauzione” 1 .<br />

Nella normativa Italiana erano già,<br />

ovviamente, presenti molti degli aspetti<br />

organizzati nel nuovo articolato, ma<br />

non risulta che fosse mai stato fatto un<br />

riferimento esplicito al “Principio di<br />

Precauzione” 2 .<br />

Sinceramente riferirsi a questo Principio<br />

quando si legifera sul “danno<br />

ambientale” e sulle responsabilità degli<br />

operatori3 non pare per nulla corretto.<br />

Ritengo che, anche con tutti i richiami4 alle interpretazioni ufficiali europee su<br />

cosa debba intendersi per “Principio di<br />

Precauzione”, questo riferimento sia<br />

l’ennesimo chiodo sulla bara della<br />

ragionevolezza e sul rigore scientifico.<br />

Prima di addentrarsi nella questione<br />

ritengo sia necessario effettuare una<br />

digressione su cosa effettivamente<br />

debba intendersi per “Principio di<br />

Precauzione” 5 .<br />

In più occasioni la normativa Europea<br />

ha fatto riferimento al “Principio”,<br />

soprattutto in ambito sanitario 6 ma<br />

sfortunatamente, al momento della<br />

prima introduzione, non venne chiaramente<br />

definito che cosa dovesse intendersi<br />

con questo.<br />

Nel 2000 la Commissione Europea, su<br />

indicazione del <strong>Consiglio</strong>, sentì la necessità<br />

di chiarire che cosa si dovesse intendere<br />

con questo “Principio” e quando<br />

fosse corretto fare riferimento a questo 7 .<br />

In sintesi, “secondo la Commissione, il<br />

principio di precauzione può essere invocato<br />

quando gli effetti potenzialmente<br />

pericolosi di un fenomeno, di un prodotto<br />

o di un processo sono stati identificati<br />

tramite una valutazione scientifica e<br />

obiettiva, (…) [e] questa valutazione non<br />

consente di determinare il rischio con<br />

sufficiente certezza. <strong>Il</strong> ricorso al principio<br />

si iscrive pertanto nel quadro generale<br />

dell’analisi del rischio.<br />

La Commissione sottolinea che il princi-<br />

pio di precauzione può essere invocato<br />

solo nell’ipotesi di un rischio potenziale, e<br />

che non può in nessun caso giustificare<br />

una presa di decisione arbitraria.<br />

<strong>Il</strong> ricorso al principio di precauzione è<br />

pertanto giustificato solo quando riunisce<br />

tre condizioni, ossia: l’identificazione<br />

degli effetti potenzialmente negativi, la<br />

valutazione <strong>dei</strong> dati scientifici disponibili<br />

e l’ampiezza dell’incertezza scientifica.” 8<br />

Inoltre la Commissione Europea indica<br />

che le misure risultanti dal ricorso al<br />

principio di precauzione devono essere<br />

proporzionate e successive ad una<br />

oggettiva valutazione del rischio.<br />

Chiarito cosa, a livello europeo, si intenda<br />

per “Principio di Precauzione”, e<br />

quando sia sensato fare riferimento a<br />

questo, ritorniamo al nostro problema<br />

normativo.<br />

Pur riconoscendo che quanto affermato<br />

dalla Commissione Europea è brevemente<br />

richiamato dal testo Unico<br />

all’art. 301, comma 2 9 , l’avere associato,<br />

in una coabitazione forzata, le azioni di<br />

Prevenzione e Ripristino [in caso di<br />

danno ambientale] con gli adempimenti<br />

amministrativi da seguire in caso<br />

di evidente, o sospetta, contaminazio-<br />

1 TU: Art. 301 (Attuazione del principio di precauzione).<br />

2 Principio enunciato nel Trattato di Amsterdam (1997) nella sua modifica al Trattato di Istituzione della Comunità Europea.<br />

<strong>Il</strong> principio di precauzione è affermato, ma non definito, al comma 2 dell’art. 174 del trattato Istitutivo della CE “…[La politica ambientale Comunitaria] è fondata<br />

sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, <strong>dei</strong> danni causati all’ambiente, nonché sul principio<br />

«chi inquina paga».”<br />

3 Definiti dal TU all’art. 302, comma 4.<br />

4 TU art. 301 comma 2, comma 4 e comma 5.<br />

5 I riferimenti riportati sono tutti relativi a documenti ufficiali UE.<br />

6In particolare Art. 7 del REGOLAMENTO (CE) N. 178/2002 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 28 gennaio 2002 che stabilisce i principi e i requisiti<br />

generali della legislazione alimentare, istituisce l’Autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare.<br />

7Comunicazione della Commissione al <strong>Consiglio</strong> sul principio di precauzione (Com 2000/0001) http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2000:0001:FIN:IT:PDF<br />

8Sicurezza <strong>dei</strong> Prodotti Alimentari - Strategia Europea in materia di Sanità: http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l32042.htm<br />

9 quando il legislatore afferma, in relazione al ricorso a misure di protezione nei confronti di pericoli - anche solo potenziali - per l’ambiente, che “L’applicazione del<br />

principio (…) concerne il rischio che comunque possa essere individuato a sèguito di una preliminare valutazione scientifica obiettiva”


20 » DAI CONSIGLIERI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

ne ambientale 10 , precedendo tutto<br />

questo con un riferimento al “Principio<br />

di Precauzione”, (esplicitato anche in un<br />

potere del Ministro dell’Ambiente di<br />

adottare - in qualsiasi momento in<br />

applicazione di detto principio - misure<br />

di prevenzione) è, a mio parere, un<br />

cocktail esplosivo che potrà creare non<br />

pochi appigli per irragionevoli posizioni<br />

ultra cautelative.<br />

Per quale motivo?<br />

Perché l’interpretazione “corrente” del<br />

Principio di Precauzione così come ogni<br />

riferimento al “Principio della Cautela”,in<br />

ambito ambientale, non sono coerenti<br />

con quanto definito in sede europea,<br />

essendo molto spesso utilizzati, strumentalmente,<br />

per inficiare qualsiasi<br />

valutazione scientifica oggettiva in<br />

materia sanitaria ed ambientale.<br />

Questo deriva dal fatto che, invece di<br />

considerare le valutazioni in materia<br />

ambientale un campo strettamente<br />

riservato agli esperti, esse sono erroneamente<br />

contemplate nell’ambito del<br />

senso comune.<br />

E’ un fatto incontrovertibile che la maggior<br />

parte delle persone ritiene che si<br />

possa seriamente discutere di ambiente<br />

(o se per questo di salute) anche senza<br />

alcuna preparazione scientifica specifica.<br />

Orbene mentre è assolutamente chiaro<br />

il perché alcune questioni (quali l’ambiente,<br />

l’economia, la salute, o la pace<br />

nel mondo) possano essere di interesse<br />

comune; sfugge completamente per<br />

quale motivo alcune di esse siano<br />

diventate patrimonio <strong>dei</strong> “discorsi da<br />

Bar/Osteria/Barbiere” alla stregua del<br />

calcio o del tempo atmosferico 11 .<br />

Questo “qualunquismo” ambientale<br />

porta con se un pesante fardello: molto<br />

spesso le norme ambientali sono dettate<br />

da persone prive di competenze<br />

specifiche 12 ed allo stesso modo le attività<br />

in ambito ambientale (sia imprenditoriali<br />

che di verifica e controllo) sono<br />

perseguite da soggetti non sempre<br />

dotati delle competenze necessarie.<br />

L’esproprio dall’ambito tecnico della<br />

materia ambientale ha come risultato<br />

l’incapacità da parte del sistema-nazione<br />

di comprendere la reale consistenza<br />

<strong>dei</strong> problemi ambientali, dai più insignificanti<br />

a più grandi, portando ad una<br />

valutazione delle problematiche ambientali<br />

non già per la loro dimensioni<br />

effettive ma piuttosto per la loro rispondenza<br />

all’interpretazione letterale della<br />

norma (troppo spesso scritta in un italiano<br />

confuso ed approssimativo).<br />

Tutto ciò ha come risultato il dispendio<br />

indistinto e non focalizzato delle risorse<br />

temporali ed economiche, in perfetta<br />

antitesi con uno <strong>dei</strong> principi cardine dell’ambiente,<br />

l’uso oculato delle risorse.<br />

Come se non bastasse questo substrato<br />

diventa terreno fertile per posizioni<br />

demagogiche portate avanti da catastrofisti,<br />

sedicenti esperti in materia<br />

ambientale, e/o àncora di salvezza per<br />

amministratori e funzionari non particolarmente<br />

competenti o politici in<br />

cerca di facili consensi.<br />

Ritengo quindi assolutamente necessario<br />

un recupero da parte degli esperti<br />

veri, e il <strong>Chimico</strong> lo è per formazione<br />

culturale, della funzione oggettivarazionale-scientifica,<br />

in materia ambientale.<br />

<strong>Il</strong> recupero da parte <strong>dei</strong> tecnici<br />

della posizione discriminante di filtro<br />

oggettivo per ogni valutazione in<br />

campo ambientale deve essere ribadita<br />

e difesa in ogni sede: quando si devono<br />

“produrre” nuove norme;<br />

quando si devono rispettare;<br />

quando si devono far rispettare.<br />

Altresì voglio richiamare la responsabilità,<br />

<strong>dei</strong> tecnici presenti in ogni sede, di<br />

“riattivare il cervello” e, se del caso, portare<br />

avanti un’opera informativa/divulgativa<br />

ogni qual volta una questione<br />

ambientale viene affrontata in maniera<br />

approssimativa.<br />

Ritornando al TU, il riferimento al<br />

“Principio di Precauzione” non può, e<br />

non deve,essere inteso in antitesi ad una<br />

valutazione scientifica ragionata <strong>dei</strong> problemi<br />

ambientali, ma deve avere valore<br />

di ulteriore stadio di valutazione nel<br />

caso in cui le verifiche scientifiche<br />

oggettive non portino a risultati conclusivi.<br />

Queste valutazioni possono e devono<br />

condizionare gli indirizzi e le linee<br />

guida delle norme per la tutela della<br />

salute e dell’ambiente ma nulla hanno a<br />

che vedere con la valutazione preliminare<br />

da realizzare in caso di eventi potenziali<br />

di contaminazione ambientali e/o<br />

addirittura metro di giudizio nella quantificazione<br />

di un danno ambientale.<br />

A conclusione si rimanda ancora a<br />

quanto indicato dalla Commissione<br />

Europea in relazione agli orientamenti<br />

da seguire nel ricorso al “Principio di<br />

precauzione”:<br />

“L’attuazione di una strategia basata sul<br />

principio di precauzione dovrebbe iniziare<br />

con una valutazione scientifica quanto<br />

più completa possibile, identificando<br />

in ciascuna fase il grado di incertezza<br />

scientifica.”<br />

“Una valutazione scientifica degli effetti<br />

potenzialmente negativi dovrebbe essere<br />

adottata sulla base <strong>dei</strong> dati disponibili nel<br />

momento in cui si considera se siano necessarie<br />

misure volte a proteggere l’ambiente<br />

e la salute umana, animale o vegetale.”<br />

“Tutte le parti in causa dovrebbero essere<br />

coinvolte nel modo più completo possibile<br />

nello studio delle varie opzioni di<br />

gestione del rischio, una volta che i risultati<br />

della valutazione scientifica e/o della<br />

valutazione del rischio siano disponibili.<br />

La procedura dovrebbe essere quanto<br />

più possibile trasparente.”<br />

Invocare il principio di precauzione non<br />

consente (…) di derogare ai principi<br />

generali di una buona gestione <strong>dei</strong> rischi.<br />

I principi generali comportano:<br />

· la proporzionalità,<br />

· la non discriminazione,<br />

· la coerenza,<br />

· l’esame <strong>dei</strong> vantaggi e degli oneri derivanti<br />

dall’azione o dalla mancanza di<br />

azione,<br />

· l’esame dell’evoluzione scientifica. 13<br />

10 Art. 304 e riferimento a questo nell’art. 242.<br />

11 NB: <strong>Il</strong> fatto che molti, senza alcun riferimento a dati reali, si sentano in diritto di dichiarare che “non ci sono più mezze stagioni” potrebbe essere una delle cause<br />

primigenie dell’approccio superficiale ai problemi climatici/ambientali (!)<br />

12 Esempi di questo sono: la fissazione di valori numerici/tabellari senza alcun riferimento a metodiche analitiche, a valori di fondo naturali, o alle fonti scientifiche<br />

da cui sono desunte; o al contrario con riferimenti a norme tecniche di fatto del tutto inapplicabili, ed inapplicate per la loro complessità, nella prassi giornaliera<br />

(ad es. UNI 10802 per il campionamento <strong>dei</strong> rifiuti).<br />

13 Vedi nota 7


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

di DOMENICO MENCARELLI<br />

DAI CONSIGLIERI« 21<br />

Presentazione di alcune<br />

novità introdotte dal T.U.<br />

nella parte IV relativa ai rifiuti<br />

Ipunti salienti dell’ultima versione, di<br />

maggiore interesse per il Professionista<br />

chimico, sono rappresentati<br />

dai seguenti titoli.<br />

» 1°) “Alleggerimento” <strong>dei</strong><br />

rifiuti industriali soggetti<br />

alla disciplina.<br />

Dal disposto degli artt. 181, commi 4, 7,<br />

12, 13, 14, 183, si deduce una delegificazione<br />

della gestione <strong>dei</strong> rifiuti per i produttori,<br />

in quanto:<br />

Al comma 14:“i soggetti che producono,<br />

trasportano e utilizzano materie prime<br />

secondarie, combustibili, prodotti nel<br />

rispetto di quanto previsto dal presente<br />

articolo non sono sottoposti alla normativa<br />

<strong>dei</strong> rifiuti a meno che non se ne disfi,<br />

non abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsene”<br />

quindi pertanto una materia<br />

dopo una operazione di recupero può<br />

essere utilizzata come prodotto e così<br />

viene sottratta alla condizione di rifiuto<br />

con il solo unico limite che abbia le<br />

caratteristiche che verranno fissate in<br />

futuri decreti governativi.;<br />

L’Art. 183, lett. H): include anche la semplice<br />

operazione di “cernita” tra le operazioni<br />

di recupero, dopo della quale<br />

un rifiuto potrebbe quindi diventare<br />

materia prima;<br />

L’ Art. 183, lettera n) introduce la definizione<br />

di “sottoprodotto” non soggetto<br />

alla disciplina <strong>dei</strong> rifiuti quando è riutilizzato<br />

direttamente dall’impresa che<br />

lo ha prodotto o commercializzato a<br />

condizioni economicamente favorevoli,<br />

per il consumo o per l’impiego, in un<br />

successivo processo produttivo senza<br />

la necessità di operare “trasformazioni<br />

preliminari”, che ora vanno intese come<br />

qualsiasi operazione che faccia perdere<br />

al rifiuto la sua identità e le sue caratteristiche<br />

merceologiche. Ne consegue<br />

Si ringrazia il collega Tomaso Munari per la collaborazione prestata<br />

che qualsiasi operazione che non muta<br />

le caratteristiche merceologiche del<br />

rifiuto non viene considerata trattamento<br />

e pertanto legittima l’esclusione<br />

dalla normativa <strong>dei</strong> rifiuti.<br />

Art. 181, commi 4 e 7 introduce “accordi<br />

di programma” tra soggetti economici<br />

interessati al fine di favorire forme di<br />

recupero che consente agli stessi di<br />

derogare alla normativa <strong>dei</strong> rifiuti.<br />

» 2°) Estensione della<br />

definizione di “raccolta<br />

differenziata”<br />

L’Art. 183, c. 1, punto f) definisce la “raccolta<br />

differenziata”: raccolta idonea,<br />

secondo i criteri di economicità, efficacia,<br />

trasparenza ed efficienza, a raggruppare i<br />

rifiuti urbani in frazioni merceologiche<br />

omogenee, al momento della raccolta<br />

e/o al momento della lavorazione, compresa<br />

la frazione organica umida, destinata<br />

al recupero”. Viene posposta la R.D.<br />

anche al momento della lavorazione,<br />

per cui è R.D. anche quella “multimateriale”.<br />

Di fatto questo legittima la scelta<br />

di non sovraccaricare il cittadino con<br />

una miriade di frazioni differenti di rifiuti<br />

da discriminare, permettendo la separazione<br />

di alcune tipologie anche a<br />

posteriori (es. metallo-vetro-plastica).<br />

Essa è inoltre finalizzata al recupero non<br />

soltanto di materia prima ma, implicitamente,<br />

anche al recupero di energia.<br />

Si introduce pertanto il concetto di<br />

recupero di energia.<br />

» 3°) Ampliamento del<br />

concetto di “deposito<br />

temporaneo”.<br />

All’art. 183, c. 1, lett. m) viene completamente<br />

ribaltata la posizione della giurisprudenza<br />

di Cassazione in quanto si<br />

stabilisce che il rispetto <strong>dei</strong> limiti quantitativi<br />

e i limiti temporali costituiscono<br />

“due diverse modalità alternative a scelta<br />

del produttore”, alleggerendosi così la<br />

disciplina <strong>dei</strong> controlli.<br />

Inoltre ai sensi dell’art. 208, c. 17, si ipotizza<br />

il “deposito temporaneo” anche se<br />

gestito da un soggetto diverso dal produttore,<br />

purché autorizzato, <strong>Il</strong> produttore<br />

viene pertanto esonerato da qualsiasi<br />

responsabilità.<br />

Anche questa norma è positiva in<br />

quanto fa chiarezza su posizioni che<br />

in passato hanno ingenerato un<br />

certo numero di interpretazioni discordanti.<br />

» 4°) Catasto rifiuti<br />

All’art. 189 si introduce come novità l’esonero<br />

dall’obbligo di comunicazione<br />

annuale delle imprese ed enti che recuperano<br />

rifiuti non pericolosi (tutti, non<br />

solo gli imprenditori artigiani con<br />

meno di tre dipendenti), che tuttavia<br />

hanno l’obbligo di tenere il registro di<br />

carico e scarico (obbligo dal quale<br />

erano prima esonerati).<br />

Questa norma in linea di massima è<br />

da ritenersi migliorativa rispetto alla<br />

precedente in quanto il numero di<br />

dipendenti non influenza di certo la<br />

natura peculiare di un rifiuto.<br />

» 5°) Registro di carico<br />

e scarico<br />

Sono ora soggetti a tale adempimento<br />

anche gli artigiani con meno di tre<br />

dipendenti. Comunque i termini dell’adempimento<br />

vengono ulteriormente<br />

allungati (da 7 a 10 giorni per produttori,<br />

intermediari e trasportatori, da 24<br />

ore a 2 giorni lavorativi per i gestori).<br />

Si concorda con la norma più snella


22 » DAI CONSIGLIERI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

anche se si sarebbe dovuto ben specificare<br />

per i sanitari la tempistica di<br />

registrazione.<br />

» 6°) Formulario di<br />

identificazione per il<br />

trasporto<br />

Le novità introdotte dall’art. 193, con le<br />

quali si concorda riguardano:<br />

l’esenzione per i trasporto di rifiuti che<br />

non superi i 30 chili o 30 litri al giorno<br />

effettuati dal produttore viene limitata<br />

ora solo ai trasporti di “rifiuti non pericolosi<br />

effettuati in modo occasionale<br />

o saltuario dal produttore”;<br />

scompare il limite di 30 Kg o litri inteso<br />

come “giornaliero” che invece ora<br />

diventa di 30 Kg/litri ad ogni singolo<br />

trasporto;<br />

si consente ricorso durante il trasporto<br />

a “soste tecniche purché siano dettate da<br />

esigenze di trasporto e non superino le 48<br />

ore, escludendo dal computo i giorni<br />

interdetti dalla circolazione”, eludendosi<br />

così il divieto di stoccaggio durante il<br />

trasporto sostenuto invece più volte<br />

dalla Cassazione.<br />

Non si concorda di contro con la completa<br />

deregulation introdotta dalla novità:<br />

si estende l’esenzione dall’obbligo al<br />

trasporto <strong>dei</strong> fanghi per l’agricoltura.<br />

» 7°) Albo <strong>Nazionale</strong><br />

Gestori Ambientali.<br />

Con l’art. 212:<br />

si reintroduce l’obbligo di iscrizione<br />

per “le imprese che esercitano la raccolta<br />

e trasporto <strong>dei</strong> propri rifiuti non pericolosi<br />

come attività ordinaria e regolare nonché<br />

le imprese che trasportano i propri<br />

rifiuti pericolosi che non eccedono i 30<br />

chilogrammi al giorno o i 30 litri al giorno”<br />

che però sono iscritte all’Albo “a<br />

seguito di una semplice scritta, senza che<br />

la richiesta sia soggetta a valutazione<br />

relativa alla capacità finanziaria e alla<br />

idoneità tecnica e senza che vi sia l’obbligo<br />

di nomina del responsabile tecnico”;<br />

si attribuisce all’Albo la competenza<br />

delle iscrizioni alle procedure semplificate<br />

che oggi sono effettuate presso le<br />

Province, le quali comunque conservano<br />

il loro potere di controllo.<br />

Norma tutto sommato valida benché<br />

di fatto si esautorino le Province di<br />

alcune competenze loro peculiari<br />

come organo istituzionale di controllo.<br />

Ciò fa scaturire però l’indubbio vantaggio<br />

di una gestione unitaria ed<br />

organica dell’iter autorizzatorio.<br />

» 8°) Autorizzazioni<br />

e iscrizioni<br />

All’art. 208 si prevede:<br />

una autorizzazione unica sia per la<br />

costruzione dell’impianto che per la<br />

gestione dell’attività;<br />

la durata dell’autorizzazione passa da 5<br />

a 10 anni;<br />

alla scadenza, in caso di mancata risposta<br />

dopo la domanda di rinnovo, l’attività<br />

può proseguire fino alla pronuncia<br />

espressa;<br />

particolari agevolazioni sono previste<br />

in caso di rinnovo per le imprese registrate<br />

EMAS e ISO 14001;<br />

le autorizzazioni devono essere comunicate<br />

all’Albo Gestori che redige un elenco<br />

accessibile anche per via informatica.<br />

» 9°) Assimilazione <strong>dei</strong><br />

rifiuti urbani<br />

Con l’art. 195, c.2, lett. e), relativa alle<br />

competenze dello Stato, si introduce<br />

una importante novità relativamente<br />

alla possibilità di assimilazione ai rifiuti<br />

urbani <strong>dei</strong> rifiuti prodotti dalle attività<br />

industriali, che, secondo le previsioni del<br />

legislatore, viene ridotta solo ai rifiuti<br />

prodotti negli uffici e nelle mense, escludendone<br />

i rifiuti che si formano nelle<br />

aree industriali. Inoltre l’assimilazione<br />

sarà possibile solo per le imprese con<br />

superfici limitate anche in rapporto alla<br />

popolazione <strong>dei</strong> comuni di residenza.<br />

Si concorda parzialmente con la<br />

norma che sancisce definitivamente<br />

la differenza tra rif. urbano ed altro.<br />

Ciò porta con se l’inevitabile diminuzione,<br />

almeno apparente, dell’impegno<br />

del chimico nell’emissione delle<br />

certificazioni di assimilabilità<br />

» 10°) Autorità d’ambito<br />

Nella testo di decreto una parte importante<br />

viene occupata dalla disciplina<br />

del servizio integrato di gestione <strong>dei</strong><br />

rifiuti urbani (art. 148) che prevede la<br />

nascita di una autorità d’ambito territoriale<br />

ottimale della “Autorità d’Ambito”,<br />

cioè di una struttura dotata di personalità<br />

giuridica alla quale gli enti locali<br />

partecipano obbligatoriamente e alla<br />

quale è demandata l’organizzazione,<br />

l’affidamento e il controllo del servizio<br />

di gestione integrata di rifiuti, che nello<br />

specifico consiste nelle seguenti attività:<br />

realizzazione degli impianti, gestione<br />

del servizio di raccolta, raccolta differenziata,<br />

trasporto commercializzazione<br />

e smaltimento di tutti i rifiuti urbani<br />

e assimilati prodotti all’interno dell’ATO.<br />

L’intera organizzazione del servizio<br />

viene ora agganciata alla normativa<br />

relativa alla riforma <strong>dei</strong> servizi pubblici<br />

locali, con l’intento prioritario di garantire<br />

il rispetto delle normative nazionali<br />

e comunitarie sull’evidenza pubblica,<br />

pertanto la scelta del soggetto affidatario<br />

del servizio di gestione integrata<br />

dovrà avvenire obbligatoriamente con<br />

evidenza pubblica.<br />

Nella fase transitoria i soggetti che esercitano<br />

il servizio, anche in economia, alla<br />

data di entrata in vigore di queste nuove<br />

regole, potranno continuare a gestirlo<br />

fino alla costituzione del servizio da<br />

parte dell’autorità d’Ambito e comunque<br />

fino alla scadenza posta dal D.Lgs.<br />

267/2000, cioè fino al 31 dicembre 2006,<br />

poiché la normativa sui servizi pubblici<br />

locali stabilisce che a tale data dovranno<br />

cessare tutti i servizi che non sono stati<br />

acquisiti o con gara, o, se anche attribuiti<br />

in via diretta, purché gestiti da società<br />

interamente pubblica, o da società<br />

mista con socio privato scelto tramite<br />

procedura di evidenza pubblica.


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

DAI CONSIGLIERI« 23<br />

Osservazioni relative al decreto legislativo recante<br />

Norme in materia ambientale<br />

parte quarta “Norme in materia di gestione <strong>dei</strong> rifiuti e di bonifica<br />

<strong>dei</strong> siti inquinati”<br />

di DOMENICO MENCARELLI<br />

<strong>Il</strong> decreto legislativo ha raccolto in un<br />

unico strumento legislativo la disciplina<br />

<strong>dei</strong> rifiuti. Non appare che tale finalità<br />

sia stata compiutamente perseguita. Si<br />

ritiene infatti che la proposta sia incompleta<br />

e non sempre chiara e talora in<br />

contrasto con i disposti dell’Unione<br />

Europea.<br />

In tale scenario, nel contesto di un articolato<br />

che pure prospetta innovazioni<br />

legali interessanti, sono avanzate per<br />

gli articoli ritenuti meno chiari e/o<br />

incompleti, alcune considerazioni di<br />

merito circa il contenuto, tenuto anche<br />

conto del fatto che il testo approvato<br />

potrebbe anche contenere riferimenti<br />

a norme abrogate, dichiarate anticostituzionali<br />

o attualmente oggetto di contenzioso<br />

con le istituzioni europee.<br />

» Considerazioni di merito<br />

Articolo 181 “Recupero <strong>dei</strong> rifiuti”<br />

Al c. 4 è previsto che “Le autorità competenti<br />

promuovono e stipulano accordi e<br />

contratti di programma con i soggetti<br />

economici interessati e con le associazioni<br />

di categoria rappresentative <strong>dei</strong> settori<br />

interessati, al fine di favorire il riutilizzo, il<br />

reimpiego, il riciclaggio e le altre forme di<br />

recupero <strong>dei</strong> rifiuti, nonché l’utilizzo di<br />

materie prime secondarie, di combustibili<br />

o di prodotti ottenuti dal recupero <strong>dei</strong><br />

rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata…..<br />

detti accordi e contratti di programma<br />

potranno….. stabilire agevolazioni<br />

in materia di adempimenti amministrativi<br />

nel rispetto delle norme comunitarie<br />

e con il ricorso a strumenti economici.”<br />

<strong>Il</strong> c. 7 specifica inoltre che “le imprese o le<br />

associazioni rappresentative, .… possono<br />

stipulare con il MATT, di concerto con il<br />

MAP, appositi accordi di programma… per<br />

definire i metodi di recupero <strong>dei</strong> rifiuti destinati<br />

all’ottenimento delle materie prime<br />

secondarie, di combustibili o di prodotti.”<br />

<strong>Il</strong> c. 12 prevede che “La disciplina in<br />

materia di gestione <strong>dei</strong> rifiuti si applica<br />

fino al completamento delle operazioni<br />

di recupero, che si realizza quando non<br />

sono necessari ulteriori trattamenti perché<br />

le sostanze, i materiali e gli oggetti<br />

ottenuti possano essere usati in un processo<br />

industriale o commercializzati<br />

come materia prima secondaria, combustibile<br />

o come prodotto riciclato da collocare,<br />

a condizione che il detentore non se<br />

ne disfi, non abbia intenzione o non<br />

abbia l’obbligo di disfarsene”.<br />

Al comma 14 è previsto infine che “i<br />

soggetti che producono, trasportano o<br />

utilizzano materie prime secondarie,<br />

combustibili o prodotti nel rispetto di<br />

quanto previsto dal presente articolo,<br />

non sono sottoposti alla normativa sui<br />

rifiuti, a meno che se ne disfino, abbiano<br />

deciso o abbiano l’obbligo di disfarsene”.<br />

Commenti<br />

Si evidenzia che, sulla base di quanto<br />

esposto, mediante l’Accordo o il contratto<br />

sarebbe possibile stabilire adempimenti<br />

amministrativi per la raccolta, la<br />

messa in riserva e il trasporto <strong>dei</strong> rifiuti<br />

diversi da quelli previsti dalla normativa<br />

tecnica nazionale. Ne deriva come<br />

peraltro specificato dal comma 12 e dal<br />

comma 14, che i soggetti beneficiari<br />

non sarebbero sottoposti alla normativa<br />

sui rifiuti con la conseguente sottrazione<br />

di notevoli quantità di rifiuti dal<br />

regime di controlli.<br />

<strong>Il</strong> testo, non tenendo conto dell’obiettivo<br />

di un miglioramento ambientale<br />

che un Accordo di programma dovrebbe<br />

perseguire, sembra consentire a<br />

coloro che aderiscono agli Accordi di<br />

sottrarsi ad ogni regolamentazione.<br />

Ciò sembrerebbe in contrasto con il<br />

dettato comunitario, anche per l’illegittima<br />

definizione di “materie prime<br />

secondarie”, che causa una difformità di<br />

applicazione delle norme da settore<br />

produttivo a settore produttivo con<br />

l’aggravante della eliminazione di controlli<br />

sul ciclo di gestione <strong>dei</strong> rifiuti.<br />

Inoltre dall’art. 181 si evince (c.10) che<br />

sarà l’Albo <strong>Nazionale</strong> Gestori Ambien-<br />

tali (articolo 212) la struttura destinata a<br />

raccogliere le informazioni,senza chiarire<br />

un coordinamento con le Province<br />

che, fino ad ora, raccoglievano le informazioni<br />

in merito alle aziende che effettuano<br />

il recupero di rifiuti in procedura<br />

semplificata.<br />

Sembrano perciò carenti i commi 7 – 9<br />

– 10 e si ritiene utile il coordinamento<br />

dell’art. 181 con le modifiche richieste<br />

in ordine alla definizione di rifiuto nell’ambito<br />

<strong>dei</strong> commenti all’articolo 183.<br />

Conclusioni<br />

Ne deriva, da un punto di vista pratico,<br />

che una materia, dopo una operazione<br />

di recupero può essere utilizzata<br />

come prodotto e così viene sottratta<br />

alla condizione di rifiuto con il<br />

solo unico limite che abbia le caratteristiche<br />

che verranno fissate in<br />

futuri decreti governativi.<br />

Articolo 182 “Smaltimento <strong>dei</strong> rifiuti”<br />

<strong>Il</strong> c. 1 prevede che lo smaltimento <strong>dei</strong><br />

rifiuti sia effettuato “in condizioni di<br />

sicurezza previa verifica dell’impossibilità<br />

tecnica ed economica della esperibilità<br />

delle operazioni di recupero di cui<br />

all’art. 5” del decreto medesimo, senza<br />

chiarire peraltro quale sia il soggetto<br />

deputato a tale verifica, che peraltro<br />

risulterà ancor più complicata se si considera<br />

che ogni singola impresa, in<br />

base a quanto stabilito dal summenzionato<br />

articolo 5, potrebbe concordare,<br />

nell’ambito <strong>dei</strong> singoli accordi e contratti<br />

di programma stipulati con il<br />

MATT, diverse modalità tecniche con<br />

cui effettuare il recupero <strong>dei</strong> rifiuti. Si<br />

potrebbe verificare il caso che la stessa<br />

tipologia di rifiuto, recuperata nell’ambito<br />

di processi produttivi diversi,<br />

possa essere sottoposta a diverse<br />

modalità di raccolta, ed a differenti<br />

adempimenti amministrativi per la raccolta<br />

e per la messa in riserva.<br />

<strong>Il</strong> c. 3 lettera a) prevede l’obbligo di<br />

autosufficienza degli impianti per lo<br />

smaltimento <strong>dei</strong> rifiuti urbani non peri


24 » DAI CONSIGLIERI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

colosi negli ambiti territoriali ottimali,<br />

con il rischio di provocare una abnorme<br />

crescita di impianti sul territorio.<br />

Questa è una logica che non tiene in<br />

nessun conto <strong>dei</strong> criteri di efficacia, efficienza<br />

ed economicità di gestione.<br />

<strong>Il</strong> c. 5 prevede che “E’ vietato smaltire i<br />

rifiuti urbani non pericolosi in regioni<br />

diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti….<br />

Sono esclusi dal divieto le frazioni<br />

di rifiuti urbani raccolte in modo differenziato<br />

per le quali è sempre permessa la<br />

libera circolazione sul territorio nazionale<br />

al fine di favorire quanto più possibile il<br />

loro recupero, privilegiando il concetto di<br />

prossimità agli impianti di recupero”.<br />

<strong>Il</strong> secondo periodo appare equivoco,<br />

poiché induce a pensare di poter eludere<br />

quanto disposto dal primi periodo.<br />

<strong>Il</strong> c. 8 permette addirittura lo smaltimento<br />

della FOS prodotta dal trattamento<br />

meccanico <strong>dei</strong> rifiuti urbani<br />

negli impianti di depurazione delle<br />

acque reflue.<br />

Conclusioni<br />

Ciò appare incongruo dal punto di<br />

vista tecnico<br />

Articolo 183 “ Definizioni”<br />

Comma 1<br />

Lettera f: la “raccolta differenziata” è<br />

definita come “la raccolta idonea, secondo<br />

i criteri di economicità, efficacia, trasparenza<br />

ed efficienza, a raggruppare i<br />

rifiuti urbani in frazioni merceologiche<br />

omogenee, al momento della raccolta<br />

e/o al momento della lavorazione compresa<br />

la frazione organica umida, destinate<br />

al recupero”.<br />

La definizione include pertanto anche le<br />

frazioni provenienti dalla “lavorazione”<br />

(compresa la fazione organica umida).<br />

Ma cosa si intende con il termine lavorazione?<br />

Se tale definizione, come da una<br />

prima interpretazione, dovesse ricomprendere<br />

nella R.D. anche le frazioni<br />

merceologiche ottenute dalla selezione<br />

meccanica del rifiuto indifferenziato,<br />

verrebbe scoraggiata di fatto la raccolta<br />

differenziata e sarebbero complicate le<br />

successive, delicate ed importanti operazioni<br />

di recupero di materia.<br />

Conclusioni:<br />

La R.D. è tale anche al momento della<br />

lavorazione, per cui è R.D. anche<br />

quella multimateriale, ed essa è inoltre<br />

finalizzata al recupero non soltanto<br />

di materia prima, ma implicitamente<br />

anche di energia.<br />

Lettera g: la definizione di “smaltimento”,<br />

pur facendo riferimento alle operazioni<br />

previste nell’allegato B, viene integrata<br />

con una formulazione equivoca:<br />

“ogni operazione finalizzata a sottrarre<br />

definitivamente una sostanza, un materiale<br />

o un oggetto dal circuito economico<br />

e/o di raccolta”. Sembrerebbe che non<br />

solo un rifiuto ma anche una “sostanza,<br />

un materiale o un oggetto dal circuito<br />

economico” possa di fatto rientrare nel<br />

campo di applicazione della disciplina<br />

sui rifiuti anche con la possibilità di prescindere<br />

dalla fase di raccolta.<br />

Commenti<br />

Si sente la necessità di una formulazione<br />

più chiara.<br />

Lettera n: viene introdotta ex novo una<br />

definizione di “sottoprodotto”. che non<br />

trova riscontro nella legislazione comunitaria<br />

né in quella nazionale. Le medesime<br />

osservazioni valgono per la definizione<br />

di “materia prima secondaria”<br />

(lettera q); le materie prime secondarie<br />

vengono escluse anch’esse dal regime<br />

<strong>dei</strong> rifiuti già ai sensi dell’art. 181<br />

comma 14 a condizione che vengano<br />

disciplinate da apposite norme tecniche<br />

o accordi di programma, che ne<br />

garantiscano comunque la tracciabilità<br />

fino all’impianto di effettivo reimpiego<br />

(art. 181 comma 7).<br />

Conclusioni:<br />

Dalla lett. n) si evince una definizione<br />

di “sottoprodotto” non soggetto alla<br />

disciplina <strong>dei</strong> rifiuti quando è riutilizzato<br />

direttamente dall’impresa che lo<br />

ha prodotto o commercializzato a condizioni<br />

economicamente favorevoli,<br />

per il consumo o per l’impiego, in un<br />

successivo processo produttivo senza<br />

la necessità di operare “trasformazioni<br />

preliminari”, che ora vanno intese<br />

come qualsiasi operazione che faccia<br />

perdere al rifiuto la sua identità e le<br />

sue caratteristiche merceologiche,. Ne<br />

consegue che qualsiasi operazione che<br />

non muta le caratteristiche merceologiche<br />

del rifiuto non viene considerata<br />

trattamento e pertanto legittima l’esclusione<br />

dalla normativa <strong>dei</strong> rifiuti.<br />

Lettera o: la definizione di “frazione<br />

umida” ricomprende anche la parte che<br />

proviene dalla selezione/trattamento <strong>dei</strong><br />

rifiuti urbani, cioè anche le frazioni merceologiche<br />

ottenute dalla selezione meccanica<br />

del rifiuto indifferenziato, scoraggiando<br />

di fatto la raccolta differenziata e<br />

complicando notevolmente le successive<br />

operazioni di recupero di materia.<br />

Conclusioni<br />

Sarebbe opportuna una definizione che<br />

specifichi la frazione umida come rifiuto<br />

organico putrescibile proveniente da<br />

selezione/trattamento di RSU.<br />

Lettera p: nella definizione di “frazione<br />

secca”vengono utilizzati i termini “ bassa<br />

Putrescibilità.… basso tenore di umidità….<br />

rilevante contenuto energetico”<br />

senza specificare alcun riferimento<br />

numerico neanche per il Potere Calorifico<br />

Inferiore, con la conseguenza di<br />

ricomprendere nella R.D. anche le frazioni<br />

merceologiche ottenute dalla selezione<br />

meccanica del rifiuto indifferenziato.<br />

Commenti:<br />

Si ritiene opportuno che fossero stati<br />

indicati valori di riferimento di putrescibilità,<br />

umidità, potere calorifico.<br />

Lettera t: per definire contenuti e usi<br />

del “compost da rifiuti” (compreso il<br />

compost grigio da FOS – come da lettera<br />

o di questo stesso comma) viene<br />

prevista l’emanazione di apposite<br />

norme tecniche.<br />

Commenti<br />

Sarebbe stato sufficiente prevedere<br />

quale debba essere la destinazione<br />

della FOS (non certo l’invio a impianti<br />

di depurazione - art.182, comma 7).<br />

Articolo 186 “Terre e rocce da scavo”<br />

Appare inopportuno reintrodurre la<br />

disposizione, già dettata dalla Legge<br />

“Lunardi” (21 dicembre 2001, n. 443),<br />

che esclude dal campo di applicazione<br />

della disciplina <strong>dei</strong> rifiuti le “terre e rocce<br />

da scavo”. Si cita in merito il recente<br />

Ricorso della Commissione della<br />

Comunità Europea contro la Repubblica<br />

italiana, del 2 maggio 2005 (causa<br />

C-194/05) che ha stabilito quanto<br />

segue: “La Commissione europea ritiene<br />

che la Repubblica italiana, nella misura<br />

in cui ha escluso le terre e le rocce da<br />

scavo destinate all’effettivo riutilizzo per<br />

reinterri, riempimenti, rilevati e macinati,<br />

dall’ambito di applicazione della disciplina<br />

nazionale sui rifiuti, è venuta meno<br />

agli obblighi che le incombono in virtù<br />

dell’articolo 1(a) della Direttiva<br />

74/442/CEE sui rifiuti come modificata<br />

dalla Direttiva 91/156/CE”.<br />

Commenti<br />

L’intero articolo 186 appare dunque<br />

in contrasto con la CEE.<br />

Articolo 189 “Catasto <strong>dei</strong> rifiuti”<br />

<strong>Il</strong> c.3 elimina l’obbligo per i produttori di<br />

rifiuti speciali non pericolosi di presentare<br />

la dichiarazione MUD. Tale esonero<br />

appare in contrasto con i doveri di divulgazione<br />

delle informazioni assegnati al<br />

catasto <strong>dei</strong> rifiuti nel medesimo articolo.<br />

Conclusioni<br />

Si introduce come novità l’esonero<br />

dall’obbligo di comunicazione annuale<br />

delle imprese ed enti che recuperano<br />

rifiuti non pericolosi (tutti,<br />

non solo gli imprenditori artigiani<br />

con meno di tre dipendenti), che tut-


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

tavia hanno l’obbligo di tenere il registro<br />

di carico e scarico (obbligo dal<br />

quale erano prima esonerati).<br />

<strong>Il</strong> c. 5 soffre di una cattiva formulazione<br />

laddove fa riferimento ai “soggetti istituzionali<br />

responsabili del servizio di gestione<br />

integrata <strong>dei</strong> rifiuti urbani e assimilabili”<br />

per la comunicazione di dati che riguardano<br />

la produzione di rifiuti urbani e<br />

speciali raccolti nel proprio territorio.<br />

Commenti<br />

Si avverte la necessità di chiarire se<br />

detti soggetti siano, in realtà, i soggetti<br />

affidatari del servizio di gestione<br />

integrata <strong>dei</strong> rifiuti di cui all’articolo<br />

202.<br />

Artico 193 “Trasporto <strong>dei</strong> rifiuti”<br />

<strong>Il</strong> c. 4 precisa che non costituiscono attività<br />

di trasporto le attività di conferimento<br />

<strong>dei</strong> rifiuti urbani presso le aree<br />

ove sono collocati i contenitori adibiti<br />

alla raccolta <strong>dei</strong> rifiuti urbani.<br />

Commenti<br />

Si ritiene tuttavia opportuno l’inserimento,<br />

alla fine del comma 4, delle<br />

parole “né alle attività di conferimento<br />

<strong>dei</strong> rifiuti urbani presso le aree ove<br />

sono collocati i contenitori adibiti alla<br />

raccolta <strong>dei</strong> rifiuti urbani”.<br />

<strong>Il</strong> c. 8 esclude dall’obbligo di compilare<br />

il formulario i trasportatori di fanghi,<br />

creando le condizioni per eludere<br />

qualsiasi controllo.<br />

Conclusioni<br />

Le novità introdotte dall’art. 193<br />

riguardano:<br />

l’esenzione per il trasporto di rifiuti<br />

che non superi i 30 chili o 30 litri al<br />

giorno effettuati dal produttore viene<br />

limitata ora solo ai trasporti di “rifiuti<br />

non pericolosi effettuati in modo occasionale<br />

o saltuario dal produttore”;<br />

scompare il limite di 30 Kg o litri<br />

inteso come “giornaliero” che invece<br />

ora diventa di 30 Kg/litri ad ogni singolo<br />

trasporto;<br />

si estende l’esenzione dall’obbligo al<br />

trasporto <strong>dei</strong> fanghi per l’agricoltura;<br />

si consente ricorso durante il trasporto<br />

a “soste tecniche purché siano dettate<br />

da esigenze di trasporto e non superino<br />

le 48 ore, escludendo dal computo<br />

i giorni interdetti dalla circolazione”,<br />

eludendosi così il divieto di stoccaggio<br />

durante il trasporto sostenuto<br />

invece più volte dalla Cassazione.<br />

Articolo 195 “Competenze dello Stato”<br />

Si evidenziano, di seguito, alcune attribuzioni<br />

affidate alle competenze dello<br />

Stato che potrebbero creare elementi<br />

di criticità.<br />

Comma 1<br />

- lettera l) l’individuazione di obiettivi di<br />

qualità <strong>dei</strong> servizi di gestione <strong>dei</strong> rifiuti;<br />

- lettera m) la determinazione di criteri<br />

generali per la elaborazione <strong>dei</strong> piani<br />

regionali di cui all’articolo 199, con particolare<br />

riferimento alla determinazione,<br />

d’intesa con la Conferenza Stato Regioni,<br />

delle linee guida per la individuazione<br />

degli Ambiti Territoriali Ottimali da costituirsi<br />

ai sensi dell’articolo 200 ed il coordinamento<br />

<strong>dei</strong> piani stessi;<br />

- lettera n) la determinazione, relativamente<br />

all’assegnazione della concessione<br />

del servizio integrato per la gestione<br />

integrata <strong>dei</strong> rifiuti, d’intesa con la<br />

Conferenza Stato-Regioni delle linee<br />

guida per la definizione, con procedura<br />

ad evidenza pubblica, delle gare d’appalto<br />

e <strong>dei</strong> relativi capitolati, anche con riferimento<br />

agli elementi economici relativi<br />

gli impianti esistenti;<br />

- lettera o) la determinazione, d’intesa<br />

con la Conferenza Stato-Regioni, delle<br />

linee guida inerenti le forme ed i modi<br />

della cooperazione fra gli enti locali,<br />

anche con riferimento alla riscossione<br />

della tassa sui rifiuti urbani ricadenti nel<br />

medesimo ambito territoriale ottimale,<br />

secondo criteri di trasparenza, efficienza,<br />

efficacia ed economicità;<br />

- lettera q) l’indicazione <strong>dei</strong> criteri generali<br />

per l’organizzazione e l’attuazione della<br />

raccolta differenziata <strong>dei</strong> rifiuti urbani.<br />

Commenti<br />

I succitati compiti appaiono in contrasto<br />

con le competenze regionali e<br />

con quelle delle Autorità d’ambito<br />

che dovranno disciplinare il servizio<br />

integrato di gestione <strong>dei</strong> rifiuti urbani<br />

ai sensi dell’articolo 201.<br />

In particolare lo Stato non ha competenze<br />

per definire le Linee Guida, di<br />

competenza regionale, in materia di:<br />

• Gare.<br />

Si evidenzia infatti il contrasto con<br />

quanto previsto dalla sentenza<br />

272/2004 della Corte costituzionale in<br />

materia di ripartizione di competenze<br />

fra Stato e Regioni, sentenza secondo la<br />

quale lo Stato deve limitarsi ad indicare<br />

le forme di gestioni compatibili con i<br />

principi di concorrenza, lasciando alle<br />

Regioni la disciplina specifica sulle<br />

modalità di gara e di affidamento.<br />

Commenti<br />

Si riterrebbe pertanto opportuna l’eliminazione,<br />

alla lettera n) del<br />

comma 1. Di conseguenza va eliminato<br />

il riferimento riportato al<br />

comma 1 dell’art 203.<br />

Alla lettera g) “competenza a definire un<br />

Piano nazionale di comunicazione e<br />

DAI CONSIGLIERI« 25<br />

conoscenza ambientale… da inserire nel<br />

Documento di Programmazione economica<br />

e finanziaria”<br />

Commenti.<br />

Nel riconoscere l’importanza di questa<br />

disposizione, non risultano però chiari i<br />

contenuti e gli obiettivi di tale piano<br />

che andrebbero pertanto specificati.<br />

C.2. lett. e) appare impropria l’attribuzione<br />

allo Stato sulla determinazione <strong>dei</strong><br />

criteri qualitativi e quali-quantitativi<br />

per l’assimilazione:<br />

“lett. e) la determinazione <strong>dei</strong> criteri qualitativi<br />

e quali-quantitativi per l’assimilazione<br />

ai fini della raccolta e dello smaltimento,<br />

<strong>dei</strong> rifiuti speciali ai rifiuti urbani,<br />

derivanti da enti e imprese esercitate su<br />

aree con superficie non superiore ai 150<br />

metri quadri nei comuni con popolazione<br />

residente inferiore a 10.000 abitanti, o<br />

superficie non superiore a 250 metri quadri<br />

nei comuni con popolazione residente<br />

superiore ai 10.000 abitanti…<br />

Commenti<br />

Si ritiene che tale disposizione comporti<br />

una sensibile riduzione del gettito<br />

tariffario. La norma va oltre alle<br />

competenze dello Stato, poiché interessa<br />

competenze locali. La definizione<br />

di specifici criteri quali-quantitativi<br />

per l’assimilazione dovrebbe<br />

infatti far capo all’Autorità d’ambito<br />

o ai Comuni.<br />

Si ritiene, pertanto, opportuna la<br />

sostituzione dell’art. 195, comma 2<br />

lett. e) con il seguente: e) la determinazione<br />

<strong>dei</strong> criteri generali qualitativi e<br />

quali-quantitativi per l’assimilazione,<br />

ai fini della raccolta e dello smaltimento,<br />

<strong>dei</strong> rifiuti speciali ai rifiuti urbani.<br />

Lett. m): si richiede che l’individuazione<br />

delle tipologie di rifiuti che possono<br />

essere smaltiti direttamente in discarica<br />

venga concordata in sede di<br />

Conferenza Stato Regioni.<br />

Commenti<br />

Pertanto sarebbe opportuno inserire<br />

nel testo della lettera m) dopo la parola<br />

“individuazione” le parole “d’intesa<br />

con Conferenza Stato Regioni”.<br />

Lett. s): fra le competenze dello Stato<br />

viene anche prevista l’individuazione<br />

della misura delle sostanze assorbenti<br />

e neutralizzanti di cui devono dotarsi<br />

gli impianti destinati alla gestione di<br />

accumulatori.<br />

Commenti<br />

E’ bizzarro che una competenza così<br />

spiccatamente tecnica venga delegata<br />

allo Stato.<br />

Si evidenzia il mancato recepimento di<br />

quanto previsto dalla sentenza


26 » DAI CONSIGLIERI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

272/2004 della Corte costituzionale in<br />

materia di ripartizione di competenze<br />

fra Stato e Regioni, sentenza secondo la<br />

quale lo Stato deve limitarsi ad indicare<br />

le forme di gestioni compatibili con i<br />

principi di concorrenza, lasciando alle<br />

Regioni la disciplina specifica sulle<br />

modalità di gara e di affidamento.<br />

Di fatto sarebbero in vigore due leggi<br />

nazionali diverse (la norma generale, il<br />

Testo Unico Enti locali e le nome di settore)<br />

che prevedono modalità di affidamento<br />

diverse, mentre verrebbero<br />

chiaramente superati i limiti di competenza<br />

dello Stato e invase prerogative<br />

delle Regioni. Una tale prospettiva consegna<br />

il settore ad una ulteriore e non<br />

sopportabile fase di crisi e di incertezza.<br />

Articolo 197 “Competenze delle Province”<br />

Le competenze delle Province sono<br />

assai ridotte sia in merito alle attività di<br />

programmazione, sia per quanto attiene<br />

autorizzazioni e di controlli.<br />

Tra le competenze della Provincia<br />

scompaiono i seguenti compiti già<br />

assegnati dal c. 1 art. 20 del D.Lgs.<br />

22/97:<br />

a) le funzioni amministrative concernenti<br />

la programmazione e l’organizzazione<br />

dello smaltimento <strong>dei</strong> rifiuti a livello provinciale;<br />

f) l’iscrizione delle imprese e degli Enti<br />

sottoposti alle procedure semplificate di<br />

cui agli articoli 31, 32 e 33 ed i relativi<br />

controlli;<br />

g) l’organizzazione delle attività di raccolta<br />

differenziata <strong>dei</strong> rifiuti urbani e<br />

assimilati sulla base di ambiti territoriali<br />

ottimali delimitati ai sensi dell’art. 23.<br />

Le competenze lett. a) e g) vengono<br />

assunte dalle costituende Autorità<br />

d’ambito.<br />

Commenti<br />

Non si comprende la finalità di questa<br />

disposizione dal momento che le<br />

Province sono titolari delle attività<br />

di controllo ed ispezione sugli<br />

impianti.<br />

Articolo 199<br />

“Piani regionali” c. 3 lett. e) non esplica<br />

pienamente in base a quali criteri siano<br />

individuati gli ambiti territoriali più<br />

meritevoli.<br />

Articoli 200, 201 e 202<br />

Commenti<br />

Si ritiene, in generale, che debba<br />

essere opportunamente specificato<br />

che, ove non sia costituita l’Autorità<br />

d’ambito, le funzioni ad essa attribuita<br />

dallo schema di Decreto legis-<br />

lativo vengano svolte dai Comuni.<br />

Articolo 201 “Disciplina del servizio di<br />

gestione integrata <strong>dei</strong> rifiuti”<br />

<strong>Il</strong> c. 5 lettera b) non chiarisce il significato<br />

“impianti a tecnologia complessa”<br />

Commenti<br />

Sarebbe consigliabile un chiarimento<br />

nel comma 5.<br />

Articolo 202 “Affidamento del servizio”<br />

La previsione di un gestore unico<br />

dovrebbe essere intervenire gradualmente.<br />

Inoltre non è prevista l’opzione dell’affidamento<br />

in house (contrariamente<br />

quanto avviene per la gestione delle<br />

risorse idriche), e si usa una terminologia<br />

non chiara in materia di gare.<br />

Commenti<br />

Si auspica, pertanto, anche alfine di<br />

scongiurare un palese eccesso di<br />

delega rispetto alla legge. che il c. 1<br />

dell’art. 202 possa essere così riscritto:<br />

1. L’Autorità d’ambito, nel rispetto del<br />

piano d’ambito e del principio di unicità<br />

della gestione per ciascun ambito,<br />

delibera la forma di gestione fra<br />

quelle di cui all’articolo 113, comma 5<br />

del decreto legislativo 18 agosto<br />

2000, n. 267.<br />

Articolo 205 “Misure per incrementare la<br />

raccolta differenziata”<br />

Viene ripresa la definizione di “frazione<br />

organica umida” e si dispone che detta<br />

frazione, separata fisicamente dopo la<br />

raccolta, può contribuire al conseguimento<br />

degli obiettivi di RD da raggiungere<br />

in ogni ATO.<br />

Commenti<br />

Si riterrebbe più logico non computare<br />

la parte biodegradabile derivata<br />

da trattamento meccanico (impropriamente<br />

fisico nel testo) in quanto<br />

le due frazioni organiche del rifiuto<br />

(quella derivata da R.D. e quella derivata<br />

da separazione meccanica) si<br />

differenziano dal punto di vista chimico-fisico:(minore<br />

impatto ambientale,<br />

più bassa concentrazione<br />

metalli pesanti, di contaminanti<br />

organici ed inorganici nell’organico<br />

da R.D.). Anche le destinazioni finali<br />

sono ben differenti (finalità agronomiche<br />

se trasformate in ammendanti<br />

e finalità ambientali se trasformate<br />

in materiali tecnici). Invece il concetto<br />

di “frazione organica umida”,<br />

come già detto sopra, propone nella<br />

R.D. anche le frazioni merceologiche<br />

ottenute dalla selezione meccanica<br />

del rifiuto indifferenziato, con ciò<br />

sfavorendo le azioni di raccolta differenziata<br />

e conseguentemente le<br />

operazioni di recupero di materia.<br />

Viene infatti precisato che contribuisce<br />

al raggiungimento degli obiettivi<br />

di raccolta differenziata”<br />

Articolo 208 ”Autorizzazioni ed iscrizioni”<br />

Prevede:<br />

una autorizzazione unica sia per la<br />

costruzione dell’impianto che per la<br />

gestione dell’attività;<br />

la durata dell’autorizzazione passa da 5<br />

a 10 anni;<br />

alla scadenza, in caso di mancata risposta<br />

dopo la domanda di rinnovo, l’attività<br />

può proseguire fino alla pronuncia<br />

espressa;<br />

particolari agevolazioni sono previste<br />

in caso di rinnovo per le imprese registrate<br />

EMAS e ISO 14001;<br />

le autorizzazioni devono essere comunicate<br />

all’Albo Gestori che redige un<br />

elenco accessibile anche per via informatica.<br />

Articolo 210 “Autorizzazioni in ipotesi<br />

particolari”<br />

Tra le “autorizzazioni in ipotesi particolari”,<br />

al c. 5 è sancito il non obbligo di<br />

autorizzazione per il deposito temporaneo.<br />

Commenti<br />

Si ritengono dette esclusioni illegittime<br />

ed in contrasto con il dettato<br />

europeo.<br />

Articolo 212 “Albo <strong>Nazionale</strong> Gestori<br />

Ambientali”<br />

E’ previsto ai c. 20 e 21, che: “Le imprese<br />

che effettuano attività di raccolta e trasporto<br />

<strong>dei</strong> rifiuti sottoposti a procedure<br />

semplificate…. e le imprese che trasportano<br />

i rifiuti indicati nella lista verde di<br />

cui al Regolamento (CEE) 259/93…. sono<br />

iscritte all’Albo mediante l’invio di comunicazione<br />

di inizio di attività alla Sezione<br />

regionale o provinciale territorialmente<br />

competente.”<br />

“Entro 10 giorni dal ricevimento della<br />

comunicazione di inizio di attività le<br />

Sezioni regionali e provinciali prendono<br />

atto dell’avventa iscrizione e inseriscono<br />

le imprese di cui al comma 20 in appositi<br />

elenchi dandone comunicazione al<br />

Comitato <strong>Nazionale</strong>, alla Provincia territorialmente<br />

competente ed all’interessato.<br />

Commenti<br />

Tali disposizioni esautorano definitivamente<br />

le Province dalle attività di controllo<br />

L’Albo <strong>Nazionale</strong> <strong>dei</strong> Gestori<br />

Ambientali viene anche arricchito di


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

ulteriori sezioni specifiche, quali ad<br />

esempio (comma 24) quella dedicata<br />

alle imprese firmatarie degli accordi di<br />

programma previsti dall’articolo 181,<br />

comma 7, e dall’articolo 206, e presso<br />

l’Albo vengono costituiti nuovi registri:<br />

• registro delle imprese autorizzate alla<br />

gestione di rifiuti (Comma 26)<br />

• registro delle imprese, che effettuano<br />

attività di smaltimento <strong>dei</strong> rifiuti non<br />

pericolosi nel luogo di produzione <strong>dei</strong><br />

rifiuti stessi ai sensi dell’articolo 215<br />

(Comma 27)<br />

• registro delle imprese, che svolgono<br />

operazioni di recupero <strong>dei</strong> rifiuti ai<br />

sensi dell’articolo 216 (Comma 28).<br />

Al comma 8 è previsto che le imprese<br />

che trasportano i propri rifiuti pericolosi<br />

in quantità che non eccedano i trenta<br />

chilogrammi al giorno o trenta litri al<br />

giorno, non sono sottoposte alle garanzie<br />

finanziarie previste dallo stesso articolo<br />

e alle valutazione sulla capacità<br />

finanziaria e sulla idoneità tecnica nonché<br />

sono escluse dall’obbligo di nomina<br />

di un responsabile tecnico.<br />

Commenti<br />

Detta esenzione appare illegittima<br />

Articolo 213 “Autorizzazioni Integrate<br />

Ambientali”<br />

Risulta di difficile comprensione la formulazione<br />

di cui al comma 1 lettera b).<br />

Articolo 214 “Determinazioni delle attività<br />

e delle caratteristiche per l’ammissione<br />

alle procedure semplificate”<br />

La formulazione del comma 4 risulta in<br />

contrasto con quanto riportato nel<br />

decreto legislativo 133/05 di recepimento<br />

della direttiva sull’incenerimento<br />

che infatti non prevede, per i nuovi<br />

Errata corrige al n.3/4 2005, ovvero….<br />

Quando refuso coincide con…confuso!<br />

impianti, l’autorizzazione semplificata.<br />

Articolo 216 “Operazioni di recupero”<br />

E’ previsto, al comma 1, che l’esercizio<br />

delle operazioni di recupero <strong>dei</strong> rifiuti<br />

svolte in procedura semplificata possono<br />

essere intraprese, decorsi novanta<br />

giorni dalla comunicazione d’inizio di<br />

attività alla Sezione competente<br />

dell’Albo <strong>Nazionale</strong> Gestori Ambientali<br />

che ne dà notizia alla Provincia territorialmente<br />

competente.<br />

Tale disposizione esautora le<br />

Province da attività di controllo precedentemente<br />

loro assegnate.<br />

Al c. 3 è previsto che “Ai fini della razionalizzazione<br />

della raccolta differenziata<br />

e di altre, frazioni merceologiche omogenee,<br />

quali rifiuti elettrici ed elettronici o<br />

rifiuti ingombranti, la Pubblica<br />

Amministrazione, tenuto conto della<br />

possibilità di miglior valorizzazione <strong>dei</strong><br />

materiali raccolti, può richiedere al<br />

CONAI di farsi carico, tramite i soggetti di<br />

cui agli articoli 45, comma 3 lettere a) e<br />

c), e 47, del ritiro e dell’avvio al riciclo di<br />

tali frazioni. A tal fine può stipulare specifici<br />

accordi volontari con il CONAI, volti a<br />

raggiungere gli obiettivi sopra citati nel<br />

rispetto <strong>dei</strong> criteri direttivi <strong>dei</strong> sistemi di<br />

gestione di cui all’articolo 237.<br />

Appare incongruo che i Consorzi di<br />

filiera <strong>dei</strong> materiali di imballaggio si<br />

debbano fare carico della raccolta di<br />

frazioni di rifiuti di diversa natura quali<br />

addirittura rifiuti ingombranti e RAEE.<br />

Si ha ragione di criticare l’intero<br />

comma 3.<br />

Articolo 224 “Consorzio <strong>Nazionale</strong><br />

Imballaggi”<br />

Con riferimento al comma 3, si ritiene<br />

DAI CONSIGLIERI« 27<br />

importante introdurre il principio in<br />

base al quale i proventi <strong>dei</strong> Consorzi<br />

devono essere destinati principalmente<br />

allo sviluppo delle raccolte differenziate<br />

nelle aree dove queste sono<br />

assenti o carenti, e solo in via residuale<br />

ad altri operatori della catena del recupero,<br />

a meno che non si determinino<br />

forti squilibri di mercato per specifici<br />

materiali in situazioni ben delimitate<br />

nel tempo, che generano uno squilibrio<br />

economico delle attività di recupero/riciclo<br />

e quindi l’impossibilità pratica<br />

di raggiungere gli obiettivi. <strong>Il</strong> mercato<br />

deve, in altri termini, essere lasciato<br />

libero di contribuire in maniera<br />

spontanea agli obiettivi di recupero/riciclaggio<br />

senza interferenze da<br />

parte di meccanismi che operano in<br />

maniera artificiosa. In tal senso, quindi, i<br />

vari organismi di gestione dovrebbero<br />

agire solo in maniera sussidiaria, e non<br />

alternativa, al mercato.<br />

Articolo 227 “Rifiuti elettrici ed elettronici,<br />

rifiuti sanitari, veicoli fuori uso e prodotti<br />

contenenti amianto”<br />

Si ripropone il Decreto di recepimento<br />

della direttiva sui RAEE approvato a<br />

luglio 2005, a dispetto della definizione<br />

da esso avanzata di “apparecchiature<br />

usate” che comporterà una procedura<br />

di infrazione da parte dell’UE.<br />

Articolo 229 “Combustibile da rifiuti e<br />

combustibile da rifiuti di elevata qualità”<br />

Al fine di evitare distorsioni interpretative<br />

dell’articolo, si ritiene utile specificare<br />

che gli incentivi vengono attribuiti<br />

alla totalità del CDR e del CDR-Q e<br />

non solamente alla frazione biodegradabile<br />

degli stessi.<br />

ERRATA CORRIGE«<br />

Vorrei segnalare un curioso errata-corrige a sua volta errato comparso sull'ultimo numero (5/6, ottobre-novembre-dicembre<br />

2005) della rivista "il chimico italiano".<br />

A pagina 5 si corregge in tre punti un precedente articolo in cui viene indicata una formula errata dell'acido tereftalico e <strong>dei</strong><br />

suoi derivati. La correzione pero' non e' esatta in quanto l'acido tereftalico ha formula HOOC-C6H4-COOH e non HOOC-C6H6-<br />

COOH come riportato. I tre gruppi evidenziati col cerchietto (C4H4) e corretti come C6H6 vanno quindi ri-corretti come C6H4.<br />

Scusandoci del refuso, la Redazione ringrazia il collega dott. Davide Congiu per la preziosa segnalazione.<br />

In riferimento all'articolo "Radiazioni non ionizzanti" apparso sul n° 1/2006 de "<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> italiano" si segnala che autrice dell'articolo<br />

è la dottoressa Patrizia Verduchi del <strong>Consiglio</strong> dell'Ordine e non, come erroneamente scritto, il Prof. Luigi Campanella.<br />

<strong>Il</strong> Segretario<br />

Dott. L. Ginestroni


28 » CHIMICI ANTIDOPING<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Un’atleta negativo ai controlli<br />

antidoping è sempre<br />

sicuramente pulito?<br />

Un’intervista con il collega Dario d’Ottavio<br />

di DOMENICO MENCARELLI<br />

Con stupore (non ne ero informato),<br />

misto ad ovvio compiacimento, ho<br />

casualmente seguito la trasmissione<br />

televisiva su RAI 1 “Sabato, Domenica<br />

&….”, andata in onda domenica 23 aprile<br />

u.s., nel corso della quale è stato intervistato<br />

il collega D. D’Ottavio.<br />

La scritta in sovrimpressione lo presentava<br />

come coordinatore, per conto del<br />

CNC, nella lotta contro il doping. Una<br />

buona occasione per segnalarci in<br />

prima linea in lodevoli iniziative.<br />

Una rassegna documentaristica sullo<br />

stato dell’arte, una breve introduzione<br />

di una graziosa presentatrice, poi l’intervista<br />

ad un primo invitato.<br />

Quindi la parola al nostro collega, a suo<br />

agio oramai di fronte a telecamere e<br />

riflettori, pure a dispetto <strong>dei</strong> continui<br />

trilli telefonici, che tendevano a spezzettare<br />

la presentazione.<br />

Ho apprezzato la sua cura a ribadire<br />

l’impegno <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> su questo fronte<br />

ed il suo scrupolo (e non è la prima<br />

volta) di mettere in guardia da particolari<br />

principi, anche di recente formulazione<br />

ed introduzione sul mercato, di<br />

facile reperimento anche a basso costo,<br />

che possono indurre la fattispecie di<br />

doping, talora anche “invisibile” o<br />

meglio, (come da sua precisazione),<br />

”nascosto” e pertanto non sempre agevolmente<br />

rilevabile.<br />

In termini scientifici egli mirava a puntualizzare<br />

la impossibilità, in particolari<br />

situazioni, di evidenziare “tutte” le<br />

sostanze vietate e che la negatività di<br />

un test è sempre relativa al limite di rilevabilità<br />

del metodo e della strumentazione<br />

utilizzata. Precisazioni avanzate<br />

con una certa difficoltà, considerati gli<br />

insistenti trilli telefonici che talora lo dis-<br />

turbavano (come da sua ammissione).<br />

Era poi la volta del Prof. L. Frati, Preside<br />

della Facoltà di Medicina - Roma e<br />

Presidente della Commissione Antidoping<br />

del CONI, intervistato in collegamento<br />

telefonico. L’illustre ospite<br />

mostrava di non concordare con il<br />

D’Ottavio circa la non sempre sicura<br />

esaustività <strong>dei</strong> controlli, legata alla sensibilità<br />

del metodo. Faceva notare che a<br />

suo parere non è possibile sfuggire ai<br />

controlli, essendo sempre ben rilevabili<br />

nei liquidi organici presenze indesiderate,<br />

ancorché in tracce minime. Non si è<br />

potuto ascoltare la attesa replica di<br />

D’Ottavio, per mancanza di tempo, e<br />

rimaneva insoddisfatta la legittima<br />

curiosità <strong>dei</strong> telespettatori; infatti dai<br />

collegamenti telefonici che si manifestavano<br />

nel corso del dibattito è lecito<br />

supporre che il programma fosse<br />

accompagnato da un lusinghiero indice<br />

di ascolto. Anche gli addetti ai lavori, e<br />

fra questi i Colleghi che si erano sintonizzati,restavano<br />

insoddisfatti ed in particolare<br />

non potevano ragionevolmente<br />

formulare una risposta alla naturale<br />

domanda che era logico porsi e che è<br />

contenuta nel titolo di questo articolo.<br />

L’intervista che segue, sollecitata da<br />

D’Ottavio, intende nei suoi propositi<br />

colmare questa lacuna, replicare al Prof.<br />

Frati e porre chiarezza su un argomento<br />

così attuale ed importante.<br />

D.: <strong>Il</strong> prof. Frati, nella trasmissione del 23<br />

Aprile, in risposta a Tua precedente<br />

asserzione, affermava testualmente:<br />

”per lo meno nei laboratori antidoping<br />

del CONI gli strumenti sono di altissima<br />

sensibilità ed in grado di rilevare tutte le<br />

sostanze della lista proibita internazionale”.<br />

Ciò sembrerebbe in contrasto con<br />

quanto da Te affermato in precedenza<br />

circa la possibilità di potenziali negatività<br />

analitiche anche sul contrappunto di<br />

assunzioni di particolari molecole.<br />

Come avresti controbattuto in diretta<br />

T.V. alle affermazioni del Prof. Frati, se Te<br />

ne fosse stata offerta la possibilità?<br />

R.: Avrei ribadito con fermezza quanto<br />

da me espresso in precedenza, ovvero,<br />

che un atleta negativo ai controlli antidoping<br />

può non essere sempre considerato<br />

del tutto pulito: dico pulito, non<br />

negativo.<br />

D.: Perché introduci questa distinzione<br />

linguistica?<br />

R.: Perché alcune molecole non possono<br />

essere rilevate dai laboratori, ancorché<br />

sofisticati e prestigiosi come quello<br />

diretto dal collega Botrè (cui si riferiva il<br />

Prof. Frati), in quanto non siamo ancora<br />

in grado di determinare alcuni principi<br />

e pratiche vietate (vedi insulina, IGF, trasfusioni<br />

autologhe, etc.). Va anche detto<br />

che altre sostanze sono ricercate soltanto<br />

in competizione (come gli stimolanti).<br />

Ricordo che l’uso degli stimolanti<br />

al di fuori delle competizioni favorisce<br />

sia il recupero che l’aumento <strong>dei</strong><br />

carichi di lavoro in allenamento.<br />

Personalmente ritengo che questa pratica<br />

sia da considerarsi doping a tutti<br />

gli effetti. Inoltre esistono tecniche di<br />

sostituzione del campione, quali la<br />

cateterizzazione, che vanificano ogni<br />

qualsivolglia tipologia di controllo.<br />

Infine i diuretici (ancorché ricercati ai


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

controlli ma assunti a distanza dagli<br />

stessi) possono fare scendere la concentrazione<br />

urinaria delle sostanze vietate<br />

al di sotto <strong>dei</strong> limiti di sensibilità<br />

delle metodiche utilizzate.<br />

D.: Sì, d’accordo; ma il Prof. Frati, se ho<br />

ben inteso, sembra alludere ad apparecchiature<br />

ad elevata sensibilità, dunque<br />

in grado di poter evidenziare<br />

anche assunzioni minime.<br />

R.: Non capisco perché il Prof. Frati<br />

abbia inteso pretendere di correggere<br />

la mia affermazione, laddove si consideri<br />

che sul sito SINAL al laboratorio n°.<br />

368 (Laboratorio Antidoping di Roma),<br />

vengono correttamente riportati i limiti<br />

di sensibilità e/o rilevabilità, a conferma<br />

della veridicità scientifica di quanto<br />

ho sostenuto in trasmissione, proprio<br />

in virtù della mia esperienza chimica.<br />

D.: Perché allora, considerata la verità<br />

scientifica delle Tue affermazioni, il Prof.<br />

Frati avrebbe inteso correggerti,o comunque<br />

manifestare un parziale disaccordo?<br />

R.: Non saprei, forse per avere una risposta<br />

esauriente la domanda dovrebbe<br />

essere rivolta al Prof. Frati. La mia convinzione<br />

scaturisce dall’esperienza di<br />

<strong>Chimico</strong> consolidata sia nel campo<br />

della chimica tossicologica che della<br />

chimica analitica clinica. Vorrei inoltre<br />

aggiungere ulteriori note in merito<br />

all’intervista TV. Nutro seri dubbi che<br />

come affermato in trasmissione si ricerchino<br />

tutte le molecole della lista internazionale.<br />

Infatti essa comprende<br />

anche le sostanze “affini”, tra l’altro non<br />

comprese nell’elenco previsto nella nostra<br />

normativa in cui prevale la certezza<br />

del diritto; l’episodio relativo al THG<br />

(tetraidrogestrinone) insegna.<br />

Sempre in merito a questo delicato<br />

argomento mi piace introdurre questa<br />

CHIMICI ANTIDOPING« 29<br />

sottolineatura: si consideri il valore di<br />

soglia per accertare la positività al nandrolone<br />

(pari a 2,00 ng/ml), valore stabilito<br />

sommando alla mediana della<br />

distribuzione di una popolazione normale,<br />

quattro deviazioni standard.<br />

In questo caso un dato pari a 1.99<br />

ng/ml, ovvero “negativo”, può asseverare<br />

con assoluta certezza la mancata<br />

assunzione della sostanza?<br />

Queste doverose puntualizzazioni chiudono<br />

l’intervista e forniscono, a detta<br />

dell’intervistato, una chiara risposta al<br />

quesito introdotto dal titolo. Cioè può<br />

talora accadere, anche se ovviamente<br />

con una bassa frequenza, che un’atleta<br />

negativo possa non essere pulito.<br />

In conclusione D’Ottavio ha ben inteso<br />

puntualizzare: dato che il doping è un<br />

fenomeno multidisciplinare forse sarebbe<br />

meglio evitare le “invasioni di campo”.<br />

Abbiamo chiesto al Prof. Luigi Frati una replica sull'articolo pubblicato, il professore ci ha risposto con questo messaggio:<br />

E' ovvio che la mia affermazione circa l'alto livello della strumentazione del laboratorio dell'Acqua Acetosa è<br />

riferita alla tipologia di analisi della lista WADA-CONI.<br />

E' ovvio che la ricerca di altre sostanze, note o meno, potrebbe richiedere strumentazione o metodi diversi o non<br />

ancora a punto, magari di pertinenza di un'attività di ricerca e non di accertamento, che deve rispondere a precise<br />

norme tecnico giuridiche.<br />

Con i più cordiali saluti, Luigi


30 » CONGRESSI E SEMINARI<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Congresso Seriale<br />

Inquinamento atmosferico e beni culturali.<br />

Protezione e conservazione del patrimonio culturale<br />

Udine 5-7 dicembre<br />

Programma Scientifico di Massima<br />

MARTEDÌ 5 DICEMBRE<br />

08.30 – 09.30 Registrazione<br />

09.30 – 10.30 Indirizzi di saluto<br />

Valutazione e misura del danno<br />

Moderatore: E. Chiacchierini, Università di Roma “La Sapienza”<br />

10.30 – 11.00 L. Campanella, Università di Roma “La Sapienza”<br />

Aspetti termodinamici <strong>dei</strong> processi di degrado ambientale <strong>dei</strong> beni culturali.<br />

11.00 – 11.30 Coffee break<br />

11.30 – 11.50 D.I. Donato, Università di Palermo<br />

Consolidamento di reperti lignei con metodiche innovative. Studi per la valutazione dell’impatto ambientale.<br />

11.50 – 12.10 L. Zerbi, Politecnico di Milano<br />

Recenti sviluppi di spettroscopia vibrazionale nella diagnostica chimica <strong>dei</strong> beni culturali.<br />

12.10 – 12.30 F. Lo Coco, Università di Udine<br />

Valutazione del danno da inquinamento <strong>dei</strong> beni culturali. Applicazioni della Glow Discharge Mass<br />

Spectrometry (GDMS).<br />

Moderatore: A. Zappalà, Università di Udine<br />

15.00 – 15.30 A. Casoli, Università di Parma<br />

Un approccio analitico multidisciplinare per la valutazione del danno ambientale sui beni culturali.<br />

15.30 – 15.50 A. von Bohlen, ISAS, Dortmund, Germany<br />

Ultra-micro analysis in conservation science using total reflection X-ray fluorescence spectrometry.<br />

15.50 – 16.10 P. Bonanni, APAT, Roma<br />

Impatto dell’inquinamento atmosferico sui beni di interesse storico-artistico esposti all’aperto.<br />

L’impegno dell’APAT.<br />

16.10 – 16.30 A.M. Giovagnoli, Istituto Centrale per il Restauro, Roma<br />

L’effetto dell’inquinamento atmosferico sul patrimonio di interesse storico-artistico.<br />

La ricerca e la diagnostica condotte dall’Istituto Centrale per il Restauro.<br />

Moderatore: V. Riganti, Università di Pavia<br />

16.30 – 18.30 Sessione posters<br />

MERCOLEDÌ 6 DICEMBRE<br />

Interventi di Protezione e Restauro<br />

Moderatore: L. Campanella, Università di Roma “La Sapienza”<br />

10.30 – 11.00 E. Chiacchierini, Università di Roma “La Sapienza”<br />

Valutazione <strong>dei</strong> costi negli interventi di protezione e restauro <strong>dei</strong> beni culturali.<br />

11.00 – 11.30 Coffee break<br />

11.30 – 11.50 L. Ciraolo, Università di Messina<br />

Scelte decisionali negli interventi per la tutela e il restauro <strong>dei</strong> beni culturali.<br />

11.50 – 12.10 A. Siani, Università di Roma “La Sapienza”<br />

Conservazione in ambienti interni ed esterni: il microclima.<br />

12.10 – 12.30 A. Colombini, Università di Pisa<br />

Le caratteristiche <strong>dei</strong> leganti nelle superfici pittoriche.<br />

Conservazione e consolidamento<br />

Moderatore: A. Colombini, Università di Pisa<br />

15.00 – 15.30 A. Zappalà, Università di Udine<br />

Le norme ISO e UNI relative all’ambiente di conservazione in musei, archivi e biblioteche.<br />

15.30 – 15.50 M.G. Plossi, Università di Udine<br />

Inquinamento e conservazione <strong>dei</strong> materiali librari e di archivio.<br />

15.50 – 16.10 A. Gorassini, Università di Udine<br />

Restauro, conservazione e consolidamento di beni culturali.<br />

16.10 – 16.30 M.S. Montanari, Ministero per i Beni e le attività culturali, Roma<br />

Inquinamento biologico. Un approccio classico e innovativo ai fini della conservazione <strong>dei</strong> beni culturali.<br />

GIOVEDÌ 7 DICEMBRE<br />

InTavola Rotonda<br />

Moderatori: L. Campanella, E. Chiacchierini, Università di Roma “La Sapienza”<br />

10.30 – 12.30 Ricercatori ed Enti Istituzionali (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi Tecnici, APAT; Istituto Centrale<br />

Restauro; Ministero per i beni e le attività culturali) a confronto per la valutazione del danno, restauro, conservazione e<br />

consolidamento <strong>dei</strong> beni culturali.<br />

Università degli Studi di Udine • Dip. di Scienze Economiche: Via Tomadini, 30/A - Tel. 0423 2491-249330 - Fax 0423 24229


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

1° CASO<br />

DAL CHIMICO FORENSE« 31<br />

Per il primo caso trattato dalla rubrica “<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> forense” a pag. 12 del n. 1/2006 della nostra rivista, la redazione ha ricevuto<br />

delle interessanti opinioni ed argomentazioni da parte di alcuni Colleghi, che ringrazio vivamente per il loro interessamento.<br />

Con l’autorizzazione degli autori, come preannunciato, pubblichiamo qui di seguito gli interventi ricevuti.<br />

1° (in ordine di arrivo). Intervento del collega dr. Fabrizio Fulignoli<br />

2° Intervento del collega dr. Flavio Noè<br />

3° Intervento della collega dr.ssa Donatella Dainese<br />

Interventi degli iscritti<br />

di FABRIZIO FULIGNOLI - ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> Lazio<br />

Mi riferisco all'articolo a pagina 12<br />

del numero genn/febb/mar<br />

2006 per sottoporre la mia opinione.<br />

Le schede di sicurezza hanno valore<br />

solo ai fini della sicurezza e, a prescindere<br />

dalle ragioni meramente formali, non<br />

caratterizzano la funzione e neppure il<br />

valore commerciale di un formulato.<br />

Nel caso in questione abbiamo:<br />

1. il titolo in MBAS definisce gli equivalenti<br />

di tensioattivo anionico pre-<br />

di FLAVIO NOÈ<br />

Nella disputa fra le due aziende,<br />

con gli elementi messi a disposizione<br />

dalla nostra rivista, secondo il<br />

mio parere emerge che l'azienda che<br />

ha emesso la seconda scheda di sicurezza,<br />

pur essendosi comportata in<br />

maniera scorretta, da un punto di<br />

vista legislativo non puo' essere accusata<br />

di nulla.<br />

Le schede di sicurezza devono essere<br />

redatte conformemente al DM 7 settembre<br />

2002 (GU 26/10/2002, n.252).<br />

Su tale decreto sono espressamente e<br />

chiaramente elencati i contenuti minimi<br />

delle schede di sicurezza e le relative<br />

modalita' di compilazione.<br />

Nell'allegato al DM altresi scritto che<br />

"La responsabilita' delle informazioni<br />

figuranti nelle suddette voci (i 16 punti<br />

che compongono le SDS - ndr) incombe<br />

alla persona responsabile dell'immissione<br />

della sostanza /preparato sul<br />

senti ma non fornisce alcuna informazione<br />

sulla molecola dello stesso<br />

e sulla distribuzione <strong>dei</strong> pesi molecolari<br />

che caratterizzano il tensioattivo<br />

stesso. Per questo motivo i due<br />

prodotti potrebbero differire in<br />

"performance" in base alla scelta del<br />

o <strong>dei</strong> tensioattivi anionici effettivamente<br />

impiegati<br />

2. Similmente si può dire del BIAS che<br />

è relativo al contenuto di tensioattivo<br />

non ionico.<br />

mercato. Le informazioni saranno<br />

redatte conformemente alla Guida alla<br />

redazione della Scheda informativa in<br />

materia di sicurezza di seguito riportata".<br />

Segue la spiegazione del contenuto<br />

di ognuno <strong>dei</strong> 16 punti che compongono<br />

le SDS. Al punto 9 sono elencate le<br />

proprieta' chimico-fisiche da considerare,<br />

e per quanto detto sopra, devono<br />

essere dati accurati e veritieri, tanto che<br />

sempre il DM 07/09/02 prescrive che<br />

tutti i dati riportati nelle SDS devono<br />

servire all'utilizzatore per soddisfare i<br />

requisiti!<br />

Di cui al D.Lgs. 2 febbraio 2002 n. 25<br />

(rischio chimico), e che le SDS devono<br />

essere preparate da un tecnico competente.<br />

Questo secondo me sgombra il<br />

campo dal fatto che servirebbe un bollettino<br />

di analisi firmato da un chimico:<br />

non puo' essere che i dati riportati non<br />

corrispondano a realta'. Per lo stesso<br />

3. Le schede esplicitano solo gli ingredienti<br />

che hanno rilevanza ai fini tossicologici<br />

(con particolare riguardo<br />

all'igiene del lavoro) e se superano le<br />

percentuali indicate dalla legislazione<br />

sulle sostanze pericolose.Per questo<br />

motivo non è dato sapere se i due<br />

prodotti differivano per ingredienti<br />

efficaci ma contenuti a livelli che consentivano<br />

di ometterne la menzione<br />

nella scheda.<br />

principio non puo' essere neppure<br />

accettata l'affermazione che "le schede<br />

vengono copiate ed i dati ricavati da<br />

altre fonti", pratica molto diffusa ma<br />

pericolosa visto che la responsabilita'<br />

di quanto scritto sulla SDS ricade sempre<br />

sul responsabile dell'immissione<br />

del prodotto sul mercato.<br />

La coincidenza <strong>dei</strong> dati chimico-fisici<br />

riportati sulla SDS non significa pero'<br />

che si tratta del medesimo prodotto: si<br />

tratta di dati che non garantiscono una<br />

univoca identificazione del prodotti,<br />

difatti non sono previsti spettri o altre<br />

caratterizzazioni che permettono di<br />

risalire ad una unica sostanza/preparato;<br />

d'altra parte il DM 07/09/02 al punto<br />

2.1 dell'allegato recita "Non e' necessario<br />

fornire la composizione completa<br />

(natura degli ingredienti e loro concentrazione)<br />

benche' possa essere utile<br />

una descrizione generale <strong>dei</strong> compo-


32 » DAL CHIMICO FORENSE<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

nenti e delle relative concentrazioni."<br />

Per concludere ritengo l'azienda incriminata<br />

debba essere assolta. La motivazione<br />

comunque non risiede in<br />

quanto dichiarato dai vari consulenti,<br />

di DONATELLA DAINESE - Ordine <strong>dei</strong> <strong>Chimici</strong> della Provincia di Modena<br />

Ritengo che l’obbligo di redazione della<br />

scheda di sicurezza si rifaccia alla legislazione<br />

comunitaria Europea in tema di<br />

responsabilità del produttore per<br />

danno da prodotti non sicuri; l’obbligo<br />

ma piu' semplicemente nel fatto che<br />

Mancando la descrizione completa, e<br />

non ritenendo i dati chimico-fisici<br />

riportati nella SDS non idonei a determinare<br />

in maniera univoca la singola<br />

di pagamento delle royalty, invece, alla<br />

normativa internazionale sui brevetti<br />

ovvero a quel diritto soggettivo, d autore,<br />

a cui la giurisprudenza Italiana accorda<br />

tutela extracontrattuale.<br />

sostanza, non si hanno elementi per<br />

stabilire se effettivamente si tratta della<br />

medesima sostanza.<br />

Ciò premesso, concordo con il CTU<br />

riguardo alla non idoneità della scheda<br />

di sicurezza ad accertare l illecito di violazione<br />

del diritto d autore.<br />

Considerazione del<br />

responsabile della rubrica<br />

di SERGIO CARNINI<br />

Letti i contributi <strong>dei</strong> Colleghi, ho<br />

l’impressione che il titolo dato al<br />

caso n. 1 sia stato in qualche modo<br />

fuorviante e che potrebbe rendere<br />

meglio l’idea se fosse così corretto: “i<br />

possibili significati <strong>dei</strong> dati analitici<br />

espressi nella scheda di sicurezza di un<br />

prodotto chimico”.<br />

Si può, infatti, condividere l’opinione del<br />

Collega dr.Fabrizio Fulignoli,secondo cui<br />

le schede di sicurezza hanno valore solo<br />

ai fini della sicurezza. Punto.<br />

Però, se interrompessimo qui le nostre<br />

considerazioni, la soluzione del problema<br />

resterebbe incompleta. Credo si<br />

possa proseguire nella ricerca di un<br />

chiarimento soddisfacente considerando<br />

che un risultato analitico, liberamente<br />

fornito dal produttore con la<br />

pubblicazione sulla scheda, vuoi tecnica,<br />

vuoi di sicurezza o quant’altro, non<br />

perde il suo significato chimico anche<br />

se applicato ad altri campi. La misura di<br />

una grandezza è sicuramente indipendente<br />

dagli scopi della misura stessa.<br />

Semmai la sua precisione ed accuratezza<br />

potranno essere scelte in<br />

funzione degli scopi.<br />

Peraltro i risultati analitici, dovunque<br />

siano essi riportati, non possono essere<br />

sottovaluti senza trascinare l’immagine<br />

della Chimica in una rappresenta-<br />

zione di superficialità e di poca consistenza.<br />

Non dimentichiamo quanto<br />

questa scienza, ancorchè benemerita,<br />

sia anche pericolosa se male utilizzata.<br />

E’ ovvio quindi che il risultato di un’analisi<br />

chimica quali-quantitativa<br />

espresso per una determinata sostanza,<br />

specie se pericolosa, vada prodotto<br />

e gestito da persone qualificate, e,<br />

soprattutto, che non possa essere<br />

copiato da altre fonti e neppure calcolato<br />

teoricamente. Approssimare <strong>dei</strong><br />

dati riguardanti la sicurezza costituisce<br />

un pericolo ed è un vero controsenso.<br />

<strong>Il</strong> sottoscritto concorda anche con gran<br />

parte dell’intervento del collega dr.<br />

Flavio Noè e della collega dr.ssa Donatella<br />

Dainese che, giustamente, rimandano<br />

al DM 07/09/2002, secondo cui i<br />

dati pubblicati devono essere accurati,<br />

veritieri e sotto la responsabilità di chi<br />

avvia il prodotto sul mercato.<br />

Se ne deduce, quindi, che i dati riportati<br />

nelle due schede in questione sono, non<br />

solo per i destinatari ma per tutti i lettori<br />

in generale, veritieri. Salvo palese<br />

prova contraria, ovviamente.<br />

Tornando al problema contingente e<br />

considerando gli elementi che abbiamo<br />

a disposizione, è lecito pensare che una<br />

delle due schede, la più recente per<br />

data di pubblicazione, sia stata molto<br />

probabilmente copiata dall’altra, con<br />

qualche piccolo cambiamento intenzionale<br />

ma non sostanziale. E’ inevitabile,<br />

a questo punto, il dubbio riguardo a<br />

come mai non siano stati cambiati<br />

anche i valori <strong>dei</strong> principi attivi determinati,<br />

se i due prodotti sono davvero e<br />

significativamente differenti?<br />

Un’ulteriore interessante osservazione è<br />

la seguente. E’ statisticamente assai<br />

improbabile che un numero così elevato<br />

di parametri presentino <strong>dei</strong> valori<br />

coincidenti nei risultati di due distinte<br />

analisi chimiche, anche se eseguite sullo<br />

stesso campione. Ciò può accadere, tuttavia,<br />

quando la determinazione analitica<br />

non venga eseguita su ogni singola<br />

confezione del prodotto, ma ripetuta<br />

solo in caso di significative modifiche<br />

apportate alla composizione del prodotto<br />

stesso. Modifiche che evidentemente<br />

non sono state apportate. A<br />

meno che la seconda scheda, quella di<br />

pertinenza della parte attrice, non sia<br />

errata o falsa. Qualità, queste, che la<br />

parte attrice non ha mai dichiarato.<br />

L’ultima considerazione riguarda la<br />

possibilità o meno di ritenere i due prodotti<br />

tecnicamente (ed anche commer


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

cialmente) uguali. Propendo per l’affermazione<br />

positiva per i seguenti motivi.<br />

Premesso che dobbiamo ritenere veritieri<br />

i dati esposti nelle tabelle delle<br />

due schede, possiamo procedere al<br />

loro confronto:<br />

1. notiamo la coincidenza del valore di<br />

11 parametri, valori talvolta espressi<br />

con tre cifre significative;<br />

2. si rileva inoltre la coincidenza del<br />

modo insolito di esprimere il valore<br />

del COD e del BOD5 in mg/grammo<br />

invece di mg/litro, come si riscontra<br />

universalmente per le soluzioni od i<br />

liquidi in generale;<br />

3. si segnala anche la coincidenza di un<br />

probabile errore analitico riguardante<br />

il COD, il BOD5 o la biodegradabilità<br />

della miscela. Infatti il rapporto COD/<br />

BOD5 (circa 6,7) è elevato e attribuibile<br />

a sostanza, o miscela di sostanze,<br />

con scarsa biodegradabilità che viene<br />

tuttavia indicata come > 90 %;<br />

4. l’ultima affermazione interessante<br />

2° CASO<br />

di SERGIO CARNINI<br />

<strong>Il</strong> secondo episodio che propongo<br />

alla vostra attenzione riguarda la<br />

vicenda occorsa ad una azienda, una<br />

tessitura e tinto-stamperia di tessuti.<br />

I fatti.<br />

L’Unità Operativa Chimica di un ex<br />

P.M.I.P esegue correttamente il prelievo<br />

di un campione di acque reflue dell’azienda<br />

da inviare all’analisi chimica di<br />

controllo, stante il riferimento della<br />

tabella C della L 319/76 (siamo nel<br />

1997). <strong>Il</strong> legale rappresentante della<br />

ditta viene a conoscenza <strong>dei</strong> risultati<br />

dell’analisi in seguito a citazione in giudizio<br />

per superamento <strong>dei</strong> limiti tabellari<br />

riguardanti il parametro Zinco.<br />

Tutto il resto è in ordine.<br />

<strong>Il</strong> Legale incaricato della difesa chiama<br />

DAL CHIMICO FORENSE« 33<br />

del CTU riguarda, infine, la considerazione<br />

secondo cui il totale delle<br />

sostanze che presentano valori coincidenti<br />

in definitiva costituiscono<br />

solo il 7% dell’intera miscela e che,<br />

quindi, il rimanente non è qualitativamente<br />

e quantitativamente determinato.<br />

Vorrei perfezionare e completare<br />

questa affermazione ricordando<br />

i valori del COD e del BOD;<br />

5. La composizione quali-quantitativa<br />

del rimanente 93% della miscela è<br />

affidata appunto ai valori del COD e<br />

BOD cioè della domanda di ossigeno<br />

chimico e di ossigeno biologico da<br />

parte della miscela. E’ sufficiente una<br />

piccola modifica strutturale o quantitativa<br />

delle molecole presenti per<br />

modificare la domanda di ossigeno<br />

chimico e biologico. Considerate le<br />

numerosissime variabili possibili, non<br />

può essere che due miscele, sia pure<br />

con minime differenze, presentino un<br />

COD ed un BOD uguali. Quindi non<br />

sappiamo quali siano le sostanze contenute<br />

nel 93 % delle due soluzioni, se<br />

il sottoscritto per valutare la situazione<br />

e redigere una perizia tecnica.<br />

I dati.<br />

Risultato non conforme:<br />

Zinco mg/l = 1,74<br />

Limite: Tab.C (L 319/76) mg/l = 1<br />

Toccato un tasto per me dolente per<br />

via di una ventennale battaglia ancora<br />

in corso su argomenti simili, preparo<br />

una perizia a mio avviso soddisfacente<br />

ed inattaccabile. Blindata, direi in<br />

gergo. La presento all’avvocato che la<br />

inoltra al Giudice titolare il quale mi<br />

comunica che le mie argomentazioni<br />

sono affascinanti ma che, purtroppo, la<br />

Giurisprudenza è di avviso contrario. Al<br />

che rispondo che qualcuno dovrà pur<br />

esse siano una sola o molteplici, ma<br />

sappiamo che esse sono uguali per<br />

struttura e per concentrazione;<br />

6. In conclusione, possiamo affermare<br />

che i due prodotti sono uguali perché<br />

è il produttore stesso che ce lo<br />

conferma con i dati pubblicati sotto<br />

la sua responsabilità.<br />

Grazie per l’attenzione e Vi consiglio di<br />

leggere il prossimo caso, qui di seguito.<br />

Mi sembra parimenti singolare.<br />

A proposito. Se avete esperienze interessanti<br />

da descrivere e discutere, od<br />

anche dubbi o perplessità da chiarire<br />

tutti insieme, “<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> forense” non<br />

aspetta altro. Forza, dunque.<br />

Notizia importante. La rubrica ha in progetto<br />

di allestire <strong>dei</strong> corsi, possibilmente<br />

professionalizzanti, di Chimica Forense,<br />

coinvolgendo gli Ordini periferici<br />

e con l’aiuto di altre professionalità.<br />

Forse a Roma ed a Milano. Se siete interessati<br />

potreste sostenere il progetto<br />

inviando la vostra opinione in merito.<br />

interrompere questa catena di interpretazioni<br />

errate ed autoreferenziali.<br />

La conclusione è che il legale rappresentante<br />

dell’azienda non se la sente di<br />

andare in giudizio e patteggia, per una<br />

violazione che, a mio avviso, non aveva<br />

alcun fondamento. Finalmente, una<br />

tabella di riferimento inserita in una<br />

legge abbastanza recente mi ha dato<br />

manforte fornendomi i mezzi per promuovere<br />

la comprensione delle mie<br />

argomentazioni da parte <strong>dei</strong> non addetti<br />

ai lavori ed anche, purtroppo, di qualche<br />

collega. Mi piacerebbe confrontare<br />

la mia linea difensiva con la vostra.Vi invito<br />

ad inviarla, se volete, e sul prossimo<br />

numero pubblicheremo tutto per una<br />

possibile condivisione delle varie idee.


34 » NOTIZIE DALL’EUROPA<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

Le comunicazioni a seguito riportate nella rubrica “Notizie dall’Europa” sono tratte dagli ultimi numeri di “CORDIS”,<br />

bollettino dell’Ufficio delle Pubblicazioni Ufficiali delle Comunità Europee.<br />

» <strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong><br />

raggiunge un<br />

accordo sulle<br />

prospettive<br />

finanziarie<br />

La prospettiva di una transizione uniforme<br />

dal Sesto al Settimo programma<br />

quadro ha ricevuto slancio nelle prime<br />

ore del 17 dicembre, quando i leaders<br />

europei sono usciti dalla riunione del<br />

<strong>Consiglio</strong> di Bruxelles per annunciare<br />

che era stato raggiunto un accordo sul<br />

bilancio comunitario 2007-2013.<br />

Dopo oltre 30 ore di quello che il<br />

Presidente in carica del <strong>Consiglio</strong> e<br />

primo ministro britannico Tony Blair ha<br />

definito come "un negoziato straordinariamente<br />

complesso", i leader europei<br />

hanno convenuto un bilancio europeo<br />

massimo di poco superiore agli<br />

862 miliardi di euro per il periodo delle<br />

prossime cosiddette prospettive finanziarie<br />

dell'Unione. Questo importo prevede<br />

22 miliardi di euro in meno rispetto<br />

al compromesso proposto dalla<br />

Presidenza lussemburghese a giugno<br />

ed è di 273 miliardi di euro inferiore alla<br />

proposta avanzata originariamente<br />

dalla Commissione nel 2004.<br />

Quanto al suo impatto sulle attività di<br />

ricerca e sviluppo (R&S) dell'Unione<br />

europea, il compromesso non riesce a<br />

soddisfare la proposta di raddoppiare il<br />

bilancio destinato al 7PQ presentata in<br />

origine dalla Commissione. Tuttavia,<br />

l'accordo finale, proposto dalla<br />

Presidenza britannica prima del vertice<br />

di Bruxelles, afferma che "i fondi comunitari<br />

per la ricerca dovrebbero [...]<br />

essere aumentati in modo tale che<br />

entro il 2013 le risorse disponibili siano<br />

superiori del 75 per cento in termini<br />

reali rispetto al 2006".<br />

<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> ha inoltre sostenuto la proposta<br />

della Commissione volta a istituire,<br />

in collaborazione con la Banca europea<br />

per gli investimenti, uno strumento<br />

di finanziamento per la condivisione<br />

del rischio, del valore massimo di 10<br />

miliardi di euro, da destinare alle attività<br />

di R&S. I capi di Stato e di governo<br />

dell'Unione europea hanno altresì<br />

approvato la creazione di un "Fondo<br />

globale di adeguamento" volto a fornire<br />

sostegno a chi ha perso il posto di<br />

lavoro a seguito della globalizzazione.<br />

In risposta all'accordo, il Presidente<br />

della Commissione José Manuel<br />

Barroso ha ammesso che "non era proprio<br />

ciò che voleva la Commissione",<br />

ma ha precisato: "Si tratta di un segnale<br />

politico di estrema importanza per<br />

l'Europa. L'Europa ha evitato la paralisi.<br />

L'Europa è di nuovo in movimento. In<br />

caso di mancato accordo, il prezzo da<br />

pagare sarebbe stato altissimo".<br />

<strong>Il</strong> Presidente Barroso ha proseguito:<br />

"Temo che vi sia ancora uno squilibrio<br />

tra i compiti affidati all'Unione europea<br />

e i fondi che le vengono assegnati per<br />

realizzarli. Dovremo dire chiaramente<br />

ai cittadini che i tagli convenuti dagli<br />

Stati membri non saranno privi di conseguenze.<br />

Con questo bilancio, sono<br />

molte le cose che non si possono fare".<br />

<strong>Il</strong> Presidente del Parlamento europeo,<br />

Josep Borrell, è apparso meno rassegnato<br />

del suo omologo della Commissione<br />

sull'esito del vertice, precisando che l'accordo<br />

rappresenta solo l'inizio <strong>dei</strong> negoziati."[L']accordo<br />

raggiunto dal <strong>Consiglio</strong><br />

non è la fine del processo. Segna l'inizio<br />

dell'ultima fase <strong>dei</strong> negoziati con il<br />

Parlamento europeo e la Commissione.<br />

Senza volere pregiudicare le posizioni<br />

che verranno adottate dal Parlamento<br />

europeo, rilevo che la posizione del<br />

<strong>Consiglio</strong> è ancora molto lontana da<br />

quella dell'istituzione da me presieduta".<br />

<strong>Il</strong> Presidente francese Jacques Chirac,<br />

tuttavia, ha dichiarato che questo è un<br />

buon accordo per l'Europa e ha affermato<br />

che il primo ministro Blair ha dato<br />

prova di grande coraggio in una difficile<br />

situazione politica. Angela Merkel, il<br />

nuovo cancelliere tedesco, è stata a sua<br />

volta ampiamente elogiata per il lavoro<br />

svolto dietro le quinte al fine di raggiungere<br />

un compromesso.<br />

Per leggere l'accordo del <strong>Consiglio</strong> sulle prospettive<br />

finanziarie, consultare:<br />

http://www.fco.gov.uk/Files/kfile/FinancialPerspecti<br />

ve_16Dec.pdf<br />

» Accordo politico<br />

sulla nuova<br />

normativa<br />

comunitaria sulle<br />

sostanze chimiche<br />

Dopo due anni di accesi dibattiti, il 13<br />

dicembre il <strong>Consiglio</strong> "Competitività"<br />

ha raggiunto un accordo politico sul<br />

progetto di regolamento per la registrazione,<br />

la valutazione, l'autorizzazione<br />

e la restrizione delle sostanze chimi-<br />

che (REACH).<br />

<strong>Il</strong> nuovo regolamento comunitario<br />

REACH sostituirà 40 atti giuridici esistenti<br />

e creerà un sistema integrato<br />

unico di registrazione, valutazione,<br />

autorizzazione e restrizione <strong>dei</strong> prodotti<br />

chimici. REACH garantirà che vengano<br />

colmate le lacune relative alle informazioni<br />

esistenti sulle proprietà pericolose<br />

di circa 30.000 sostanze chimiche,<br />

e che le informazioni necessarie<br />

sull'impiego sicuro delle sostanze vengano<br />

trasmesse lungo la catena di<br />

approvvigionamento industriale, al fine<br />

di contenere i rischi per i lavoratori, i<br />

consumatori e l'ambiente. REACH<br />

invertirà l'onere della prova, in modo<br />

tale che spetterà all'industria - vale a<br />

dire, ai produttori e agli importatori di<br />

sostanze chimiche -, e non alle autorità<br />

pubbliche, assumersi la responsabilità<br />

di fornire le informazioni necessarie e<br />

di adottare misure efficaci di gestione<br />

del rischio.<br />

<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> ha appoggiato il compromesso<br />

adottato dal Parlamento europeo<br />

sulle procedure di registrazione,che<br />

prevede una diminuzione del numero di<br />

sostanze chimiche da sottoporre obbligatoriamente<br />

a test che passano così da<br />

30.000 a circa 12.500. I ministri si sono<br />

inoltre espressi a favore della condivisione<br />

<strong>dei</strong> dati, al fine di ridurre al minimo le<br />

duplicazioni <strong>dei</strong> test, compresa la sperimentazione<br />

sugli animali.<br />

I temi "autorizzazione" e "sostituzione"<br />

sono stati al centro del dibattito.<br />

Mentre alcune delegazioni hanno sottolineato<br />

l'importanza di fornire forti<br />

incentivi o di prevedere addirittura<br />

obblighi di sostituzione delle sostanze<br />

pericolose, altre delegazioni si sono<br />

dette preoccupate dell'impatto sull'industria<br />

qualora si decidesse di adottare<br />

condizioni eccessive per l'autorizzazione.<br />

L'accordo del <strong>Consiglio</strong> ha tentato<br />

di trovare un equilibrio tra queste due<br />

opinioni divergenti.<br />

La proposta prevede che le autorizzazioni<br />

non possano essere rilasciate<br />

sulla base del controllo adeguato nel<br />

caso di sostanze che siano persistenti,<br />

bioaccumulative e tossiche (PBT) o<br />

molto persistenti e molto bioaccumulative<br />

(vPvB). Per quanto riguarda gli<br />

emendamenti relativi all'autorizzazione<br />

- il Parlamento aveva proposto una<br />

revisione entro cinque anni - i ministri<br />

hanno dichiarato che le revisioni<br />

andrebbero stabilite individualmente<br />

caso per caso, e hanno inoltre afferma-


<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

to che le società che richiedono l'autorizzazione<br />

per sostanze pericolose<br />

dovrebbero dimostrare che i rischi possono<br />

essere opportunamente controllati,<br />

nonché fornire informazioni su<br />

possibili alternative.<br />

<strong>Il</strong> <strong>Consiglio</strong> ha inoltre approvato l'istituzione<br />

di una nuova Agenzia europea<br />

delle sostanze chimiche, che avrà sede a<br />

Helsinki (Finlandia). L'agenzia gestirà la<br />

registrazione delle sostanze mediante la<br />

compilazione di una banca dati. Inoltre,<br />

ricoprirà un ruolo importante nella valutazione<br />

e autorizzazione delle sostanze.<br />

La Commissione europea ha accolto<br />

con favore l'accordo politico del<br />

<strong>Consiglio</strong>. <strong>Il</strong> vicepresidente della<br />

Commissione e commissario europeo<br />

per le Imprese e l’industria Günter<br />

Verheugen ha affermato: "Questo<br />

accordo pone fine a un lungo periodo<br />

di incertezza per l'industria e la aiuta a<br />

elaborare piani adeguati per affrontare<br />

la sfida impegnativa della conformità ai<br />

nuovi requisiti. L'accordo del <strong>Consiglio</strong><br />

rappresenta un compromesso ragionevole.<br />

Siamo riusciti nell'intento di rendere<br />

REACH più efficace e realizzabile,<br />

di mantenere la competitività dell'industria<br />

comunitaria, e - punto fondamentale<br />

- di ridurre l'onere a carico<br />

delle piccole e medie imprese".<br />

<strong>Il</strong> commissario europeo per l'Ambiente<br />

Stavros Dimas ha aggiunto: "Questo<br />

accordo rappresenterà un netto<br />

miglioramento in termini di tutela della<br />

salute e dell'ambiente. Ridurrà l'incidenza<br />

delle malattie collegate alle<br />

sostanze chimiche e consentirà agli<br />

utenti e ai consumatori di operare scelte<br />

informate sulle sostanze con cui vengono<br />

in contatto. Incoraggerà inoltre<br />

l'innovazione e costituirà un incentivo<br />

importante per indurre l'industria a<br />

sostituire le sostanze chimiche pericolose<br />

con altre più sicure".<br />

Non tutti però sono così soddisfatti. I<br />

gruppi ambientalisti accusano gli Stati<br />

membri di sostenere condizioni meno<br />

rigorose per l'autorizzazione delle<br />

sostanze chimiche tossiche stabilite dal<br />

Parlamento europeo: il testo approvato<br />

in prima lettura chiedeva la sostituzione,<br />

laddove possibile, di sostanze chimiche<br />

pericolose con sostanze alternative<br />

più sicure, mentre il testo approvato<br />

dal <strong>Consiglio</strong> afferma semplicemente<br />

che le società dovrebbero essere<br />

incoraggiate ad agire in tal senso.<br />

In un comunicato congiunto pubblicato<br />

il 13 dicembre, associazioni ambientaliste<br />

e organizzazioni di tutela delle<br />

donne, della salute e <strong>dei</strong> consumatori<br />

hanno espresso la propria delusione in<br />

quanto i ministri dell'UE "non hanno<br />

colto un'opportunità irripetibile di proteggere<br />

le persone e l'ambiente dalla<br />

minaccia di sostanze chimiche tossiche".<br />

Sottolineano che il rafforzamento<br />

<strong>dei</strong> requisiti di sostituzione approvati<br />

dal <strong>Consiglio</strong> per le PBT e le vPvB rappresentano<br />

solo una parte di tutte le<br />

sostanze chimiche pericolose, e che<br />

altre sostanze chimiche cancerogene<br />

che possono compromettere la riproduzione,<br />

nonché le sostanze che danneggiano<br />

gli ormoni, non saranno interessate<br />

da tali requisiti, benché esistano<br />

alternative più sicure. Un altro punto di<br />

disaccordo riguarda la proposta di riduzione<br />

<strong>dei</strong> dati sulla sicurezza che i produttori<br />

di sostanze chimiche sarebbero<br />

obbligati a fornire, in particolare per le<br />

sostanze prodotte in quantità minime<br />

(vale a dire, sostanze prodotte o importate<br />

per un totale compreso tra una e<br />

dieci tonnellate). <strong>Il</strong> comunicato esorta il<br />

Parlamento europeo a riaffermare nel<br />

2006 in sede di seconda lettura il proprio<br />

sostegno a favore della "sostituzione<br />

obbligatoria".<br />

Risulta che neppure l'industria sia completamente<br />

soddisfatta. L'UNICE<br />

(l'Unione delle confederazioni europee<br />

dell'industria, e <strong>dei</strong> datori di lavoro) ha<br />

accolto con favore un accordo che "si<br />

ferma a metà strada relativamente<br />

all'approccio interamente basato sui<br />

rischi sostenuto dall'industria". Sebbene<br />

si dichiarino soddisfatte della<br />

riduzione <strong>dei</strong> requisiti di informazione<br />

per le sostanze in quantità minima, che<br />

renderà REACH più efficace sotto il profilo<br />

<strong>dei</strong> costi per le piccole e medie<br />

imprese (PMI), le confederazioni <strong>dei</strong><br />

datori di lavoro rappresentate dall'UNICE<br />

ritengono che il controllo adeguato<br />

dell'impiego delle sostanze più<br />

pericolose dovrebbe costituire una<br />

condizione sufficiente per un'autorizzazione<br />

illimitata.<br />

Poiché il testo concordato differisce<br />

dalla proposta adottata dal Parlamento<br />

europeo il 17 novembre, la posizione<br />

comune formale del <strong>Consiglio</strong>, la cui<br />

approvazione era programmata nel<br />

maggio 2006, durante la Presidenza<br />

austriaca, dovrà tornare in Parlamento<br />

per una seconda lettura ai sensi della<br />

procedura di codecisione. Si prevede<br />

che il Parlamento europeo e il <strong>Consiglio</strong><br />

prenderanno una decisione definitiva<br />

su REACH nell'autunno del 2006.<br />

La Commissione prevede che il regolamento<br />

che ne deriverà entrerà in vigore<br />

nella primavera 2007, mentre i requisiti<br />

operativi di REACH verranno verosimilmente<br />

applicati a partire dal 2008.<br />

Per ulteriori informazioni consultare:<br />

NOTIZIE DALL’EUROPA« 35<br />

http://europa.eu.int/comm/enterprise/reach/ind<br />

ex_en.htm<br />

» La Finlandia lancia<br />

un nuovo<br />

programma di<br />

assunzione per<br />

ricercatori stranieri<br />

di alto livello<br />

La Finlandia ha lanciato un nuovo programma<br />

di finanziamento destinato ad<br />

attrarre ricercatori stranieri di spicco o<br />

ad incoraggiare i migliori ricercatori<br />

finlandesi che lavorano all'estero a tornare<br />

nel proprio paese.<br />

<strong>Il</strong> "Finland Distinguished Professor<br />

Programme" (FiDiPro) è un'iniziativa<br />

congiunta dell'Accademia della Finlandia<br />

e dell'Agenzia nazionale per la tecnologia,<br />

Tekes. Esso risponde a un invito<br />

che il <strong>Consiglio</strong> di Stato finlandese<br />

ha rivolto alle agenzie di finanziamento<br />

pubblico affinché mettano a punto<br />

nuovi metodi e strumenti che attraggano<br />

i ricercatori stranieri.<br />

Nell'ambito dell'invito a presentare<br />

candidature, le università e gli istituti di<br />

ricerca finlandesi possono partecipare<br />

per ottenere finanziamenti che coprano<br />

le retribuzioni e le spese di viaggio<br />

<strong>dei</strong> professori ricercatori per un periodo<br />

compreso tra due e cinque anni. <strong>Il</strong><br />

finanziamento può inoltre essere utilizzato<br />

per compensare le spese legate<br />

alla ricerca e al trasferimento <strong>dei</strong> familiari.<br />

I ricercatori prescelti possono essere<br />

accompagnati anche dai componenti<br />

principali <strong>dei</strong> propri gruppi di ricerca,<br />

le cui spese saranno in parte sostenute<br />

tramite i finanziamenti del programma.<br />

Per poter ottenere il finanziamento, i<br />

ricercatori operanti all'estero devono<br />

essere riconosciuti a livello internazionale<br />

e avere un solido curriculum sotto<br />

il profilo della formazione nel settore<br />

della ricerca. Le sovvenzioni saranno<br />

destinate in particolare ai ricercatori<br />

impegnati nelle principali discipline di<br />

importanza strategica per le università<br />

e gli istituti di ricerca finlandesi.<br />

<strong>Il</strong> sito web del FiDiPro descrive così l'incarico<br />

<strong>dei</strong> ricercatori: "<strong>Il</strong> ricercatore prescelto<br />

parteciperà attivamente alle attività<br />

del/<strong>dei</strong> gruppo/i di ricerca al/ai<br />

quale/i è stato assegnato. <strong>Il</strong> ricercatore<br />

potrà impartire un numero ridotto di<br />

istruzioni scientifiche e dovrà soprattutto<br />

trasferire le conoscenze e il knowhow<br />

specifici negli ambienti di ricerca<br />

finlandesi".<br />

Scopo ultimo del programma è innal-


36 » NOTIZIE DALL’EUROPA<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/mag/giu 2006<br />

zare il livello di know-how in Finlandia<br />

sul piano scientifico e tecnologico e<br />

internazionalizzare maggiormente il<br />

sistema di ricerca nazionale. Le candidature<br />

dovranno essere presentate<br />

dalle università e dagli istituti di ricerca<br />

finlandesi piuttosto che dai singoli<br />

ricercatori.<br />

Per ulteriori informazioni consultare il seguente<br />

indirizzo web: http://www.fidipro.fi<br />

» Secondo una<br />

relazione, Cipro<br />

vanta il miglior<br />

programma di<br />

ricerca nel settore<br />

delle TIC tra i<br />

nuovi Stati membri<br />

Una relazione sui programmi di ricerca in<br />

materia di tecnologie dell'informazinone<br />

e della comunicazione (TIC) nei nuovi<br />

Stati membri dell'UE e nei paesi candidati<br />

ha assegnato al programma sviluppato<br />

da Cipro la valutazione più alta.<br />

La relazione è stata elaborata dal progetto<br />

ALIPRO, finanziato nell'ambito<br />

della sezione dedicata alle tecnologie<br />

della società dell'informazione (TSI) del<br />

Sesto programma quadro (6PQ). ALI-<br />

PRO ha riunito 14 organizzazioni, una<br />

da ognuno <strong>dei</strong> nuovi Stati membri e<br />

dai paesi candidati, oltre ad una proveniente<br />

dalla Germania. I partner hanno<br />

condotto congiuntamente un'analisi<br />

comparativa di 32 programmi di ricerca<br />

<strong>dei</strong> paesi partecipanti.<br />

Quello cipriota ha registrato il valore<br />

medio più alto (3.75 su 4) nella valutazione<br />

comparativa, seguito dai programmi<br />

di Ungheria, Estonia, Bulgaria, Lituania e<br />

Polonia.Tutti questi programmi,secondo<br />

la relazione, sono allo stesso livello di<br />

quelli di riferimento (il programma TSI<br />

del 6PQ, il programma CELTIC di EUREKA<br />

e tre programmi tedeschi).<br />

I partner hanno riscontrato che le aree<br />

più deboli comuni a tutti i programmi<br />

valutati erano l'apertura, la capacità<br />

finanziaria e la qualità gestionale. Nella<br />

relazione si osserva che tali risultati<br />

denotano una difficoltà nell'allineare i<br />

programmi nazionali nel contesto della<br />

creazione di uno Spazio europeo della<br />

ricerca (SER).<br />

All'interno della relazione, si richiama<br />

l'attenzione sul carattere etereogeneo e<br />

frammentario <strong>dei</strong> programmi valutati e<br />

sulla variazione delle priorità di ricerca<br />

in ogni paese. Soltanto due <strong>dei</strong> programmi<br />

presi in esame riguardavano le<br />

tecnologie mobili, mentre quattro di<br />

essi erano classificati come orientati alle<br />

TSI. Si è inoltre riscontrato che anche i<br />

programmi di ricerca nazionali generali<br />

non assegnano priorità alle TSI.<br />

NORME PER LA PUBBLICAZIONE SU IL “IL CHIMICO ITALIANO”<br />

Da notare, inoltre, come i bilanci differiscano<br />

in maniera sostanziale, anche<br />

quando i valori nominali sono convertiti<br />

in standard di potere d'acquisto<br />

(PPS). Per esempio il programma TSI<br />

bulgaro ha un bilancio annuale pari a<br />

134.000 euro in termini di PPS, mentre<br />

il bilancio del programma equivalente<br />

nella regione tedesca della Bavaria è di<br />

4,5 milioni di euro.<br />

In conclusione, la relazione osserva una<br />

caratteristica comune della ricerca in<br />

tutti i paesi valutati: le politiche e le strategie<br />

di ricerca, compresi i programmi<br />

di ricerca, sono stati influenzati fortemente<br />

dal processo di integrazione<br />

europea. "In generale, tale influenza è<br />

stata evidenziata dalla rielaborazione<br />

<strong>dei</strong> sistemi nazionali pubblici di finanziamento<br />

della ricerca sulla falsariga <strong>dei</strong><br />

programmi quadro comunitari e degli<br />

obiettivi del SER e della strategia di<br />

Lisbona", si afferma nella relazione. Si<br />

tratta sicuramente di una buona notizia<br />

per i promotori dello Spazio europeo<br />

della ricerca, anche se tale aspetto ha<br />

contribuito a rendere più difficoltoso il<br />

compito <strong>dei</strong> partner ALIPRO.<br />

Per consultare il testo integrale della relazione,<br />

visitare:<br />

http://alipro.eurescom.de/documents/ALIPRO_D3<br />

_benchmarking_results_en.zipattrarre ricercatori<br />

Si ricorda che l’accettazione per la stampa di articoli aventi interesse scientifico e professionale<br />

è subordinato all’approvazione del Comitato di Redazione previa revisione di due Referee.<br />

Si ricorda , altresì, che i lavori presentati per la pubblicazione sulla rivista <strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong><br />

non devono essere stati pubblicati o contemporaneamente presentati ad altre riviste.<br />

Per quanto prima, gli Autori devono conformarsi alle “Istruzioni per gli Autori” presenti nel sito<br />

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La Redazione


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* I nomi sottolineati riportano i Consiglieri Coordinatori della Commissione<br />

<strong>Il</strong> <strong>Chimico</strong> <strong>Italiano</strong> • n. 2 • apr/magg/giu 2006


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