Viaggio in Nepal - Documento senza titolo

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Viaggio in Nepal - Documento senza titolo

“Prima di partire” anno 1 n. 0 luglio 2011 - Sped. in abb. postale 70% Roma Aut. 000/11 pubblicazione mensile € 0,00

Viaggio in Nepal

“Trek” d’esordio a 4mila sull’Himalaya

News

around the world

Solunto

e dintorni

Tutti in

crociera

L’orient express

in giardino

Puglia:

il vino di Villa Schinosa


Editore: Stephanotis s.r.l.

P.Iva: 11139081001

Testata: Prima di Partire

Reg. Trib. Roma n° 33 del 7 febbraio 2011

Direzione Amministrativa e Redazione:

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Presidente: Stefania Carrescia

Vice Presidente: Stefania Giannella

Direttore Editoriale: Emanuele Paratore

Direttore Responsabile: Enrico Massidda

Progetto Grafico: Makeid

Stampa: Stampato in proprio

Servizi di: Stefania Carrescia, Andrea Coco,

Alessandra Del Nobolo, Sergio Ferraiolo,

Stefania Giannella, Maria Marchio, Emanuele

Paratore, Paola Pottino, Oleg Zglavoci

Fotografie: Andrea Coco, Paolo De Figueroa,

Alessandra Del Nobolo, Sergio Ferraiolo

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ndice

Editoriale

di Enrico Massidda

News

around the world

Viaggio in Nepal

di Sergio Ferraiolo, Stefania Giannella,

Emanuele Paratore

Solunto e dintorni

di Paola Pottino

Cielo Terra Mare

Tutti in crociera

di Alessandra Del Nobolo

Qatar Airways punta

al grande mercato

di Andrea Coco

L’orient express in giardino

di Stefania Carrescia

In orbita, sognando la Luna

di Oleg Zglavoci

Puglia: a Villa Schinosa,

la vera tradizione del vino

di Maria Marchio

Maggio 2011 N. 0 - 1


Editoriale

Prima di partire, vale a dire prepararsi a viaggiare. Tre

piccole, semplici, ma fondamentali parole. Ogni viaggio

richiede preparazione. E più il viaggio è importante e

impegnativo, più sono necessari preparativi numerosi e meticolosi.

L’improvvisazione è il nemico più pericoloso del viaggio.

Improvvisare può condurre anche al disastro, certamente produce

difficoltà che sarebbe stato possibile evitare. L’imprevisto

è sempre in agguato. Non confondiamolo con l’imprevidenza.

Il viaggiare produce cultura, incute sicurezza, apre la mente.

Più si viaggia, più si fa semplice, e in ogni caso più serena, la

vita di tutti i giorni una volta tornati a casa. Già, perché viaggiando

si impara a dare il giusto valore ad ogni problema

in modo da affrontarlo e superarlo nel migliore dei modi.

Con le giuste forze, senza patemi, riuscendo a distinguere

i problemi dalle seccature, che problemi non sono.

Viaggiare significa, dunque, conoscere, osservare, scrutare,

gli infiniti, innumerevoli, meravigliosi spazi naturali, costumi e

abitudini spesso molto lontane dalle nostre. Inconrare uomini

e donne anche molto diversi da noi. Dalle popolazioni più

evolute alle più primitive, con espressioni di vita che rimangono

nella memoria per sempre, soprattutto come insegnamento.

Costituisce, dunque, un’insostituibile esperienza di ricchezza

umana. Spesso il viaggiare in compagnia, anche dei figli

soprattutto adolescenti, significa creare atmosfere che rinsaldano

gli affetti. Il condividere emozioni, commozioni, esperienze

Maggio 2011 N. 0 - 3

di Enrico

Massidda

di vita, con l’incontro di spazi e realtà nuove è qualcosa di

insostituibile come forza di rinnovamento di legami familiari.

“Prima di Partire”, il nostro giornale, nasce dall’iniziativa di un

gruppo di “Grandi viaggiatori” che hanno fatto del viaggiare

una delle principali esperienze di vita, avendo avuto la fortuna

di capire per tempo l’importanza della conoscenza di

abitudini e culture diverse sia lontane che vicine, garanzia, tra

l’altro, di armonia e integrazione tra i popoli. “Incontri ravvicinati”

davvero essenziali, oggigiorno, nell’era della televisione

satellitare e di Internet che hanno trasformato, di fatto, il nostro

pianeta in villaggio globale.

Attraverso “Prima di Partire” intendiamo divulgare un

tipo di cultura del viaggiare che trasmetta la volontà di

conoscere e osservare quanto più possibile del Paese

da visitare. Viaggiare vuol dire, soprattutto, la possibilità

di sentirsi liberi di spaziare dalle città alle campagne

nel Paese visitato, di fare diverse scelte, anche stravolgendo i

programmi. Occorre documentarsi, consultare guide, leggere

resoconti e ascoltare impressioni di chi già ci è stato. Non

intendiamo suggerire che tipo di viaggio fare, ma ci proponiamo

di trasmettere sensazioni e realtà che indirettamente

faranno prediligere certi tipi di viaggi. Invitiamo quindi, tutti,

a viaggiare il più possibile, gustando il piacere di cogliere in

anteprima, attraverso la lettura del nostro giornale, anche idee

e suggerimenti sui luoghi da visitare.


News

around the world

Maggio 2011 N. 0 - 5

FRECCIAROSSA, 1 a e 2 a classe addio!

Treni “Frecciarossa”, 1 e 2 classe addio. Dal prossimo autunno Trenitalia introduce sui propri convogli di maggior prestigio utilizzati sulla linea

Alta Velocità Salerno-Napoli-Roma-Firenze-Bologna-Milano-Torino un sistema di 4 livelli di servizio senza aumenti di prezzo. Quello minimo sarà

addirittura inferiore a quanto si paga oggi in seconda classe. Si andrà così da un primo livello «no frills», cioè senza fronzoli, che prevede un viaggio

basic (posto a sedere e basta), al premium (una bibita e i giornali), dal business (diverso layout degli interni, con più spazio, welcome drink e giornali)

all’executive. In quest’ultimo caso si tratta di un vero e proprio «ufficio viaggiante»: possibilità di fare riunioni, di avere hostess di bordo dedicate,

spazi ampi, poltrone in pelle e tavolini, più tutti i benefit del business. L’Internet wi-fi sarà presente per tutti i livelli, ma molto probabilmente sarà

gratuito solo nel terzo e quarto. Grosso modo la seconda classe corrisponde ai primi due livelli, la prima agli ultimi due. Arduo smantellare le

distinzioni sociali, solo cambiandogli nome. In ogni caso la concorrenza si fa sentire e Trenitalia prende le sue contromisure in previsione dell’arrivo

ormai vicino dei treni “Italo”del nuovo operatore privato, la Ntv (Nuovo Trasporto Viaggiatori) di un gruppo di imprenditori tra cui Luca Cordero di

Montezemolo e Diego Della Valle.. Sempre in autunno ci sarà la presentazione in anteprima dei nuovi Etr 1000, il nuovo treno da 360 Km l’ora di

Trenitalia. Altre novità riguardano le tariffe, con un nuovo sistema di fissazione dei prezzi è simile a quello usato dalle compagnie aeree, in cui più

si acquista il biglietto in anticipo più è facile trovare tariffe a basso costo.

Spogliarello di un passeggero, il volo Madrid-Francoforte

costretto a rientrare

Un Airbus spagnolo dell’Iberia in volo da Madrid a Francoforte è stato costretto a

tornare all’aeroporto della capitale spagnola a causa dell’improvviso spogliarello

di un passeggero tedesco. L’uomo ha iniziato a spogliarsi poco dopo il decollo

e le hostess hanno tentato invano di fermarlo. Un portavoce della compagnia

ha spiegato che il comandante ha deciso di rientrare perché l’aereo, decollato

da poco, era ancora vicino all’aeroporto di Barajas. Il passeggero esibizionista è

stato consegnato alla Guardia Civil e l’aereo è ripartito, arrivando a destinazione in

Germania con quasi due ore di ritardo. Ignote le ragioni del gesto del passeggero.

L’A 380 per la prima volta a Roma

Per la prima volta un A380 a Roma. Il gigante dei cieli della Emirates, la compagnia

di Dubai, è atterrato all’aeroporto Leonardo Da Vinci di Roma Fiumicino in

occasione dei festeggiamenti per i 50 anni dello scalo romano e per i 150 anni

dell’Unità d’Italia. L’A380, pilotato dall’italiano Nicola Coviello, era decollato da

Dubai alle 8.55 del 6 giugno, atterrando alle 13.25, accolto dal water cannon,

un arco d’acqua creato dai vigili del fuoco in segno di festeggiamento. L’A380

è l’aereo più grande del mondo, capace di trasportare fino a 800 passeggeri

divisi su due ponti. Il volo aveva a bordo 489 persone. Alcune compagnie aeree,

come la Korean, hanno deciso di allestire i propri A380 con suite doppie e

servizi superlusso. Un A380 era già atterrato su un aeroporto italiano. Nel luglio

dello scorso anno, infatti, un A380 sempre della Emirates era arrivato a Milano

Malpensa per la presentazione della nuova maglia della squadra di calcio del

Milan, di cui è sponsor.


6 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 7

News

around the world

ROMA-MILANO IN TRENO IN 2 ORE E 40 MINUTI

SUI NUOVI TRENI DA 360 CHILOMETRI ALL’ORA

In treno sui Frecciarossa di Trenitalia da Roma a Milano

in due ore e venti minuti entro il 2015. Il risparmio

di tempo di 40 minuti, i frecciarossa non stop

impiegano attualmente 3 ore, sarà ottenuto grazie

all’attivazione del sottopassaggio del nodo di Bologna

nel 2012 che consentirà un risparmio di circa

10 minuti e quello di Firenze (attivo entro il 2015)

che permetterà di guadagnare ulteriori 10 minuti,

oltre a interventi migliorativi sulla rete e all’entrata

in servizio del nuovo treno Alta Velocità ETR 1000

che potrà raggiungere i 360 km/h. Novità in vista

anche sul fronte delle frequenze, con un treno di

Trenitalia ogni 10 minuti tra Roma e Milano nelle

ore di punta, a cui si aggiungeranno i convogli “Italo”

di NTV (Nuovo Trasporto Viaggiatori) anch’essi

capaci di raggiungere i 360 all’ora, la società privata

creata da un gruppo di imprenditori, tra cui

Luca Cordero di Montezemolo e Diego Della Valle.

L’HOTEL RITz DI PARIGI SI RINNOVA

Il lussuoso hotel di Parigi verrà ristrutturato seguendo

un piano da 150 milioni di dollari

Il famoso Hotel Ritz di Parigi a Place Vendome aggiorna

il look. I lavori di ristrutturazione, che rinnoveranno

completamente il lussuoso albergo, dureranno un

anno e mezzo e costeranno complessivamente 150

milioni di euro. L’hotel, che tra i suoi numerosissimi

illustri clienti ha avuto ospiti la Principessa Diana e il

compagno Dodi poco prima della loro morte, presentava

parecchi difetti strutturali.

NORwEGIAN CRUISE LINE LANCIA NUOVI

IMbARCHI DA CIVITAVECCHIA

Nel 2012 imbarchi anche da Civitavecchia su nave di

Norwegian Cruise Line. L’annuncio riguarda gli itinerari

di 7 notti nel Mediterraneo Occidentale operati

l’anno prossimo dalla “Norwegian Epic”, dal 29 aprile

2012 al 10 ottobre 2012. Gli ospiti disporranno così

di una maggiore flessibilità, potendo iniziare la crociera

anche dall’Italia, in alternativa al porto di imbarco

di Barcellona, in Spagna. Selezionate cabine sono già

disponibili per le prenotazioni per chi si imbarca a

Civitavecchia, tra le quali cabine standard e anche le

ville per famiglie da due camere da letto, Courtyard

Penthouse, Spa Suite e Studio.

GIOVANE PINGUINO SI PERDE DALL’ANTARTIDE ALLA NUOVA zELANDA

Perde la strada di casa e dall’Antartide approda in

Nuova zelanda. E’ accaduto a un giovane pinguino

“Imperatore” che nuotando ha percorso i 4 mila

chilometri che separano la Terra Vittoria, la costa

dell’Antartide che si affaccia sul Mare di Ross, dall’

Isola del Sud, la parte più meridionale appunto della

Nuova zelanda, dove si trova la capitale wellington.

L’evento ha dell’incredibile: i pinguini Imperatore vivono

tutta la loro vita in Antartide ed erano 44 anni che non se ne avvistava un esemplare in Nuova Zelanda.

Il piccolo ha appena 10 mesi di vita e probabilmente si e’ messo in acqua diversi mesi fa, in cerca

di calamari, ma deve aver perso l’orientamento tra banchi di ghiaccio: magari di tanto in tanto

si e’ anche riposato su qualche lastrone, ma nuotando si e’ spinto sempre piu’ verso nord.

A scoprirlo e’ stata una donna locale che passeggiava sulla spiaggia con il cane: il pennuto avanzava

su con la tipica andatura ondeggiante a Peka-Peka, sulla costa nord-occidentale della grande Isola.

Sono calcolate in poco più di una decina le colonie di pinguini Imperatore in Antartide, la specie più grande

che può superare anche il metro di altezza, a differenza della ben più numerosa specie Adelia, più bassa di

poco meno della metà, con un numero variabile di esemplari (da meno di 200 coppie fino a diverse migliaia).

Il Pinguino Imperatore, a rischio estinzione, e’ la specie che vive piu’ a sud dell’emisfero, in grado di riprodursi

tra i rigidi ghiacci antartici, dove la temperatura può scendere fin quasi a 40 gradi centigradi sottozero.

Il pinguino vagabondo per adesso sta benone. E’ sano, ma deve rapidamente tornare indietro per sopravvivere.

In attesa di decidere il da farsi, le autorità hanno consigliato alle persone di tenersi lontane dalla spiaggia e

tenere al guinzaglio i cani che potrebbero morderlo.

LE ISOLE ALEUTINE

Le isole Aleutine hanno avuto un triste

momento di celebrità, quando nel

1942 furono attaccate dai Giapponesi

e ferocemente bombardate per distogliere

gli Americani da quello che

poi invece sarebbe stato l’obiettivo

primario dell’attacco: Midway Islands.

Oggi restano ancora visibili i segni

della guerra a testimonianza degli

eventi accaduti, soprattutto fortificazioni

costiere: bunker Hill e USS Northwestern

Memorial, a Dutch Harbor. Il viaggio in nave è molto rilassante e si effettua con un ferry di linea,

piccolo ma accogliente. È l’unica nave del sistema di navigazione dell’Alaska, dove le bevande calde sono

gratuite mentre i pasti sono eccellenti ed economici (9-11$). Durante la navigazione un ranger del ministero

dell’interno degli USA, tiene conferenze e proiezioni naturalistiche illustrando i posti che si incontrano. Il

suo contributo è soprattutto apprezzato per gli avvistamenti frequenti di mammiferi marini: balene, orche,

delfini e uccelli artici. La nave effettua soste intermedie a king Cove e Sand Point, minuscoli villaggi caratterizzati

dalla piccola chiesa ortodossa con il classico campanile a cipolla e da una desolante solitudine.

Verso kodiak (terzo giorno di navigazione), scompare la neve dalle cime delle montagne, riappaiono gli

alberi e il paesaggio si fa ridente, allietato da insenature in cui galleggiano foche attorniate dai piccoli,

leoni marini e otarie che dormono spudoratamente sulla superficie del mare: si ritorna al mondo civile.

Da kodiak si può rientrare ad Ankorage in aereo o in nave utilizzando i vari collegamenti della Alaska Marine Highway.

COME RAGGIUNGERE LE ALEUTINE

La maniera migliore per effettuare il viaggio è quella di recarsi da ANKORAGE a UNALASKA/DUTCH HARBOR.

I voli sono giornalieri con Alaska Airlines, Peninsula Airways, Reeve Aleutian Airways. Conviene prendere un

biglietto A/R in quanto costa meno della sola andata. Il ritorno può essere effettuato con la nave della

Alaska Marine Highway che durante il periodo estivo effettua un servizio di ferry una volta al mese. Per orari,

prezzi, biglietti contattare Alaska Marine Highway anche via internet (www.dot.state.ak.us/amhshome), si

può prenotare con addebito su carta di credito; se si desidera la cabina, la prenotazione deve essere fatta

non oltre la fine di Gennaio, oppure mettersi in lista di attesa presso il commissario di bordo alla partenza

e sperare nella buona sorte.

THAI AIRwAyS DUE PREMI SkyTRAx PER I VIAGGI

IN CLASSE ECONOMICA

Per Thai Airways doppia premiazione. La

compagnia di bandiera thailandese ha trionfato

nell’edizione 2011 dei World Airline Awards di

Skytrax, classificandosi prima nelle categorie

World’s Best Economy Class Airline Catering e

World’s Best Economy Class Airline Seat durante le

celebrazioni che si sono svolte presso l’Air Show

di Parigi all’aeroporto di Le Bourget. Un duplice

successo che ha visto inoltre il vettore di Bangkok

schierarsi tra le prime 5 migliori compagnie a livello

mondiale, superando addirittura i brillanti risultati

dell’anno precedente grazie a un sondaggio che ha

coinvolto 18 milioni di passeggeri. Thai si rafforza

così nello scenario aereo internazionale, offrendo

un servizio di vera eccellenza non solo in prima e

in business ma anche il classe economica. A bordo

della sua Economy Class, Thai Airways assicura

l’alta qualità dei pasti, con speciale attenzione alla

presentazione di menu variati, e doppia scelta tra

pietanze della cucina orientale e cibi di tradizione

occidentale.

Ok ALLE FERMATE IN ITALIA PER I TRENI DELLE

FERROVIE TEDESCHE E AUSTRIACHE

Definitivamente revocato il divieto di fermata

in Italia per tutti i treni Eurocity tedeschi (DB)

e austriaci (ÖBB). Il divieto di fermata era stato

disposto a dicembre 2010 dalle autorità dell’Ufficio

Regolamentazione del Servizio Ferroviario (URSF) e

riconfermato a marzo 2011 fino a data imprecisata.

“Siamo molto soddisfatti – ha detto Marco Kampp,

amministratore delegato di DB Italia Srl, per la

decisione presa dalle autorità competenti italiane.

Questo ci permetterà di riprendere regolarmente

la circolazione dei nostri DB-ÖBB EuroCity tra

l’Italia, l’Austria e la Germania e offrire ai nostri

passeggeri un servizio puntuale di alta qualità e

sempre più competitivo.”

IL FUTURO

è UN VOLO A MACH 4

Parigi-Tokyo 2 ore e

mezzo, senza inquinare

News

around the world

METRò DEL MARE, RIPARTE IL SERVIzIO CON TRE LINEE

Nuovamente operativo dal 1 luglio il Metrò del mare organizzato dall’assessorato al Turismo della

Regione Campania. Il servizio durerà sino al 31 agosto e prevede l’attivazione di tre linee. La prima,

la Cilentana, servirà la tratta Salerno-Agropoli-S.Marco di Castellabate-Acciaroli-Casalvelino-Palinuro

nelle giornate di sabato e domenica per 18 settimane. Una seconda linea, Golfo di Salerno, sarà

operativa dal lunedì al venerdì e toccherà Salerno, San Marco di Castellabate, Agropoli, Positano e

Amalfi, mentre la terza linea si muoverà tra Sapri, Palinuro, Casalvelino, Acciaroli, San Marco, Capri e

Napoli con partenze giornaliere. Il servizio, a differenza del passato, avrà una vocazione spiccatamente

turistica, mettendo in risalto la Costiera amalfitana e il Cilento da una parte e, dall’altra, l’area

napoletana e Capri. Inoltre per i turisti saranno disponibili 12 itinerari che hanno lo scopo di integrare

l’offerta turistica delle zone costiere con quella dell’entroterra.

Da Parigi a Tokyo in due

ore e mezzo senza inquinare.

I viaggi aerei

del futuro saranno così

estremamente veloci ma

ancor più puliti. Si viaggerà

a Mach 4, cinquemila

chilometri all’ora,

ma, appunto, a emissioni

zero. E’ quanto promette

il velivolo ipersonico presentato al Salone Aeronautico di Le Bourget, la grande fiera mondiale dell’aviazione

che si svolge ogni anno a pochi passi da Parigi. Il progetto porta la firma di Eads, (European Aeronautic Defence

and Space Company), la multinazionale europea cui fanno capo Airbus, Eurofighter ed Eurocopter. Il nome

del futuro velivolo per velocità di almeno Mach 4, in altre parole 4 volte la velocità del suono, oltre il doppio di

quanto potevano raggiungere i predecessori Concorde e TU 144, è una sigla: Zehst, che sta per Zero Emission

HyperSonic Transportation, e impiegherà solo due ore e mezzo a raggiungere dalla Francia la capitale del

Sol Levante a fronte delle undici necessarie oggi. Niente kerosene, poiché l’obiettivo degli ingegneri del

gruppo che ha sede a Leiden (Olanda) è di creare un sistema di propulsione spinto da biocarburanti a

base di alga, idrogeno e ossigeno. L’aereo sarà in grado di volare ad altezze mai sfiorate da un velivolo

civile: 32 chilometri, contro gli 11-12 degli attuali jet subsonici, e i 18 cui poteva viaggiare il Concorde.

Il peso dovrà essere molto contenuto, tanto che i progettisti hanno in mente una capacità di 60-100

passeggeri. Lo stesso Concorde ne ospitava 100. Zehst decollerà utilizzando motori tutto sommato classici,

carburante a parte, e una volta presa quota accenderà i suoi motori a razzo, alimentati a idrogeno

e ossigeno. Motori totalmente puliti, che non rilasceranno altro che vapore acqueo. La spinta sarà di

appena 1,2 g: non saranno dunque necessari allenamenti specifici prima di partire. La discesa avverrà

in gliding, cioè sfruttando le correnti, fino quando, in prossimità dell’atterraggio, saranno riattivati i

motori tradizionali a reazione. Nel 2020 si dovrebbe vedere un primo prototipo, ma l’entrata in servizio

non sarà prima del 2040-2050.

SCOPERTA UNA TRIbù ISOLATA IN AMAzzONIA

Tribù indigena isolata scoperta nell’Ovest dell’Amazzonia

Brasiliana. La tribù, nella riserva di Vale do Javari, non avrebbe

mai avuto nessun contatto con l’uomo bianco. Si tratta di

un gruppo formato da circa 200 persone che sembrerebbe

appartenere alla tribù linguistica Pano, originaria del Perù.

Secondo il Funai, l’ente statale brasiliano per la protezione

degli indios, il gruppo sarebbe fuggito dal Perù per evitare le

pressioni civilizzatrici dei disboscatori, dei cacciatori d’oro e

delle compagnie petrolifere.


8 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 9

CINQUANTENNE IN MUSTANG

“Trek” d’esordio a 4mila nel Nepal himalayano

di Sergio

Ferraiolo

Dicono che l’età della gioventù si sia allungata parecchio, ma compiere cinquanta

anni è sempre una svolta. Un certo timore di “non essere più al meglio” comincia a

rodere il cervello, specialmente se l’unica attività fisica è la salita quotidiana verso

l’ufficio e non ci sono altri riscontri. Insomma la voglia di dimostrare che il

fisico è ancora integro diventa prorompente e si coglie al volo l’opportunità di

dimostrare che si è ancora validi.


10 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 11

È

giugno e ricevo una criptica e-mail dall’amico

montanaro: “Sto organizzando un trek in Mustang,

vuoi venire? Ho già un gruppo affidabile

e preparato. Si parte il 1° agosto”

Mustang? E dove sta? Per me la parola evoca solo un

modello di automobile o una razza equina.

Poi un giro sul web mi svela l’arcano. Il Mustang è

una regione del Nepal himalayano ai confini con la Cina;

una regione molto chiusa, interdetta agli stranieri fino a pochi

anni fa, senza strade e mezzi di comunicazione, senza

paesi degni di questo nome, formalmente autonoma e retta

ancora da un Re, che riveste anche la carica di colonnello

dell’esercito nepalese. È una valle, ma non c’è posto

che sia ad una altezza inferiore ai tremila metri. Insomma,

un mondo rimasto a centinaia di anni fa.

Bella idea, ma il dubbio di fare il primo trek della mia

vita con un gruppo esperto, in un posto ai confini del

mondo ed in quota mi fa una certa paura, ma nello stesso

tempo mi affascina. Comincio a chiedere qualcosa di più al

mio amico e scopro particolari ancor più preoccupanti. Il

trek durerà 13 giorni, si dorme in tenda,

i passi oltre i quattromila saranno

in numero imprecisato, come imprecisati

saranno i guadi di fiumi, ci saranno

i portatori e i muli per il bagaglio e

le provviste. Il mio amico mi consiglia

caldamente di cominciare a correre almeno

mezz’ora al giorno “per fare fiato

e gambe”.

Insomma una vera prova del nove: riu-

scirà un cittadino di mezza età e senza

esperienza montanara a sopravvivere

ad una vera e propria spedizione himalayana?

Beh, volevo l’impresa e ne

ho l’occasione. La prendo.

Prima cosa: che portare? I consigli

dell’amico esperto mi aiutano. Sacco a

pelo, giacca a vento, maglione, scarponi

da trekking “già rodati” [e quando

glielo faccio fare il rodaggio? Vorrà dire

che farò il jogging mattutino con gli

scarponi...], torcia elettrica, sandali da

fiume, berretto, roba da bagno, asciugamano,

occhiali da sole, crema solare

protezione totale, una scorta di T-shirt

e mutande da poco prezzo da lasciare

sulla strada.....

E scopro un nuovo universo, quello

dell’abbigliamento tecnico da montagna:

marchi specializzati vendono

maglie intime in capilene o fibre del

genere che “girano” il sudore dalla pel-

le verso l’esterno, camicie e pantaloni

che lavati in acqua la sera, dopo poche

ore sono già asciutti e “non puzzano”

di sintetico.

Qualche medicinale: aspirina, antibiotici

a largo spettro, collirio per il sole,

antistaminici, antidiarroici, bimixin, antidolorifici.

Un diuretico per contrastare

sintomi del mal di montagna, pastiglie

per potabilizzare l’acqua.

Un bidone di “aria di casa”: parmigiano,

tonno, olio di oliva, barattoli di

pelati, spaghetti, bresaola, speck, alici

sott’olio, capperi, caffè e caffettiera

moka, giusto per integrare la dieta tibetana

e per rendere più sostanziosi e

amichevoli i pasti. Ci dimentichiamo,

però, la Nutella!!!!

Zaino piccolo, giusto per contenere

una bottiglia di acqua, un ricambio

intimo, la colazione, la giacca a vento

che si toglie quando farà caldo, tanto

per il resto ci sono i muli e portar pesi

a 4.000 metri non è molto piacevole.

Insomma, preparo il bagaglio fiducioso,

ma molti dubbi permangono, visto

che incontrerò i miei compagni di

viaggio solo a Doha, nel Qatar, e che

una cartina dettagliata del Mustang a

Roma è introvabile e la regione è solo

un piccolo triangolo nella cartina del

Nepal.

Il Mustang, mi illustrano il mio amico

e gli altri 8 del gruppo, è stato a lungo

chiuso al turismo (e questo lo sapevo)

per il fiero senso di indipendenza dei

suoi abitanti che non pochi problemi

hanno creato con gli allora regnanti

nepalesi (e questo non lo sapevo). Il

trekking è rigidamente contingentato,

dietro pagamento di una tassa. La durata

del visto per la regione è limitato a


12 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 13

10 giorni (si arriva alla sola “capitale” Lo Manthang) o a 13

giorni (permette l’escursione ai siti preistorici a nord di Lo

Manthang, proprio ai confini con la Cina). Per arrivare alla

Stazione di Partenza del trekking, Jomosom, sono necessari

due voli interni da Kathmandu, il primo per Pokhara, ai

piedi dell’Annapurna, volo senza problemi; il secondo, da

Pokhara a Jomosom soggetto, nel periodo estivo, alla presenza

di condizioni atmosferiche favorevoli.

Il visto richiesto dal mio amico è di 13 giorni, ma con un ritorno

“alternativo”: anzichè tornare a Jomosom da Lo Manthang

per la via fatta all’andata, si sarebbe tornati per una

via diversa, per posti ancor meno abitati e più selvaggi, per

un totale di 160 kilometri a piedi nei 13 giorni. Meno male

che ero già in volo, ma il colpo di grazia fu l’annuncio della

previsione di una tappa di oltre 25 kilometri con quattro

passi sopra i 4 mila metri!!!

Due giorni a Kathmandu. Le emozioni cominciarono con il

mancato volo per Jomosom per il cattivo tempo. Le “favorevoli

condizioni meteorologiche” sono queste: il piccolo

aereo bimotore a elica con 12 posti parte solo quando è

possibile il volo a vista (non ha il radar) e quando da Jomosom

segnalano che il vento non è troppo forte. Ci andò

bene al secondo giorno e credo che ricorderò a lungo quei

venti minuti di volo. Pensavo che aerei così esistessero solo

nei film: il portello che non chiude e fissato con una catena,

un piccolo ricevitore GPS fissato con lo scotch alla cloche

del pilota e ... tanti, tanti, troppi scossoni. Ma il pilota e il

ragazzino che funge da steward sono tranquilli ed offrono

caramelle e batuffoli di ovatta per le orecchie.

A Jomosom (2.800 metri) facemmo conoscenza con Kadgj,

la guida sherpa, con Serghj, il sirdar capo dei portatori, con

i 7 portatori e .. gli 11 muli. E alle 12.30 di un indimenticabile

6 agosto si parte. La prima tappa è dolce e breve, solo

sei kilometri costeggiando il fiume Kali Gandak. Incrociamo

il ponte in ferro che porta nella regione del Dolpo e ben

presto raggiungiamo Kangbeni (2910 metri) porta di ingresso

del Regno Proibito del Mustang.

La storia del Nepal

di Stefania

Giannella

Camminando per gli antichi sentieri

di montagna, in un’aria tersa e rarefatta, è impossibile non chiedersi

quali popoli abbiano abitato questi territori. E’ un ambiente magico,

come magica è la storia del Nepal, le cui origini si perdono nel mito.

La leggenda vuole che la valle di Kathmandu fosse un lago, le cui acque

furono drenate da Manjusri, che, con un colpo di spada, creò la gola di

Chobar.

Il primo popolo di cui si hanno notizie è quello dei Kirati, pastori che

giunsero da oriente nell’VIII secolo a.C. Nel VI secolo, in una località

vicino a Lumbini, città al confine con l’India, nacque Siddharta Gautama

(Buddha), che diffuse in Nepal la religione, assieme al suo discepolo

Ananda.

Intorno al 200 d.C., l’ultimo re dei Kirati fu sconfitto dal popolo dei

Licchavi, provenienti dall’India. Nell’879 d.C., ai Licchavi succedettero i

Takuri. Fu un periodo di forte instabilità, detto “Età buia”.

Dal XIII secolo, la dinastia dei Malla portò una notevole rinascita artistica

e culturale. Nel 1768 i signori di Ghorkha, una regione orientale,

si impadronirono del potere, trasferendo la capitale a Kathmandu. Ebbe

quindi inizio l’unificazione del paese ad opera di Prithvi Narayan Shah,

capostipite dell’ultima dinastia regnante.

Gli Shah furono protagonisti di una dura politica di espansione, combattendo

nel 1792 con il Tibet, e poi, nel 1814, contro gli Inglesi, ma

che si concluse con la sconfitta del Nepal. Il Trattato di Sugauli segnò gli

attuali confini del paese.

La dinastia Sha fu al potere fino al 1846, quando il generale Jang Bahadur,

poi primo ministro a vita con il titolo di Rana, organizzò il massacro

di Kot, dove furono trucidati tutti gli uomini più influenti del Nepal.

Anni durissimi per il popolo, mentre a corte regnavano sfarzo e opulenza.

La seconda guerra mondiale, con il ritiro degli Inglesi dall’India, segnò

la fine della dinastia Rana. Seguirono dure proteste e scontri di piazza,

e nel 1951, il compromesso di un governo di coalizione. Nel 1962, il Re

Mahendra bandì i partiti politici, creando un governo assolutista che

produsse corruzione e soprusi.

I nepalesi, stremati, nel 1989 reagirono con un “movimento popolare”.

Nel 1990, Re Birendra concesse libere elezioni. Vinsero ex aequo il Partito

del Congresso e il Partito Comunista.

Birendra fu assassinato nel 2000. Salì al trono Gyanendra. Ma i problemi

erano troppi. Così nel 2001 dilagò una nuova protesta, di ispirazione

comunista. La lotta tra governo e guerriglieri proseguì per anni, con un

tentativo del Re di colpo di stato. Nel 2005, un nuovo movimento popolare

obbligò il governo a trattare con i maoisti, e fu accordo per una

Costituzione provvisoria.

La Repubblica del Nepal fu proclamata il 28 maggio 2008. Ma la stabilità

interna è ancora lontana. Attualmente sussistono forti tensioni sociali,

con frequenti proteste soprattutto nella valle del Kathmandu, che

richiedono molta attenzione da parte di chi vi soggiorna.

Qui cominciamo a renderci conto di

cosa è il Mustang. Solo un paesaggio

aspro, senza vegetazione, battuto dal

vento e segnato da grossi torrenti impetuosi

che scavano incessantemente

il suolo friabile. Una regione segnata

da un clima fresco d’estate, ma molto

ostico d’inverno, con temperature di

molto al di sotto dello zero dal fortissimo

vento che, a detta dei locali, solleva

anche grossi sassi.

Il terreno brullo e l’altitudine non consentono

la crescita di alberi e il riscaldamento

invernale è assicurato solo

dal terreno torboso. La gente è gentile

ed affabile; forse perché l’occidentale

è ancora visto come una piacevole novità

e non disturba più di tanto. Fortunatamente

il turista chiassoso, con

calzino corto multicolore nel sandalo

non è ancora arrivato.

I bambini ti vengono incontro festanti

ed è piacevole constatare che il loro

interesse sei tu e non gli eventuali doni

che porti. Fanno impressione i volti,

quasi di cuoio, cotti dal sole poco

filtrato dalla scarsa atmosfera, ma lo

stato generale di salute sembra buono,

anche perché la mortalità infantile

è alta e solo i migliori arrivano all’età

adulta che, ad ogni modo, comincia

ben presto. I ragazzi a quindici anni

metton su famiglia.

Prima esperienza in tenda. I portatori

montano il campo nel cortile di un

casolare. Osservo l’ambiente. Una costruzione

di pietra verniciata di bianco.

Il pavimento è in terra battuta. I muri

“abbelliti” da fotografie di paesaggi

alpini, sì delle nostre Alpi! La cucina

risente molto dell’influenza nepalese

ed indiana, l’odore predominante è

quello del curry. Come gabinetto, il

solito buco scavato nel terreno. Sarà

anche questa una costante, ma sempre

con una scelta del cespuglio a piacere,

scelta questa preferita dai locali.

Colazione con tea, chapati, marmellata

ed il rito dell’acqua bollente. Si riempiono

le borracce di acqua calda appena

bollita per diversi minuti. Il prezioso

liquido, così sterilizzato, ci servirà

per l’intera giornata: in Mustang non ci

sono strade, non ci sono negozi, non

ci sono bar, non esiste l’acqua minerale,

anzi, è vietato introdurre bottiglie

di plastica.

Anche la seconda giornata, da Kaghbeni

a Chele si rivela facile. Venti kilometri

percorsi in circa sette ore di

marcia facile con un lieve pendio. Ci

stabilizziamo sopra i 3.000 metri. Sole

caldo e intenso.

Terzo giorno, si comincia a fare sul serio.

Solo 18 kilometri, ma le oltre nove

ore per percorrerli descrivono la dif-


14 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 15

ficoltà dei due passi, il Taklam La (La

= passo) a 3624 metri e il Dajori La a

3736 metri. Molto bello il tempio, già

descritto da Tucci nelle sue esplorazioni

degli anni ‘50, scavato nella roccia

sotto al Ranghkyung Cave e sopra

ad un ruscello che ci regala un bagno

rinfrescante. Dopo un ora di riposo

si riparte per la scalata al Syamboche

La (3.850 metri) per discendere poi a

Geling (3570 metri) ove ci attende il

campo già pronto. Visitiamo il piccolo

gompa vietato alle donne, interamente

dedicato a divinità orrifiche, con tanto

di mano mozza mummificata e i tre

occhi della dea Mahakala.

Ripartiamo e ci spettano due passi, il

Nya La (4.020 metri) ed il Ghemi La

(3520 metri). Fra i due passi una interessante

visita ad una scuola locale

con svogliati maestri intenti, più che ad

insegnare, a sorvegliare i bimbi mentre

i genitori sono fuori nei campi. Dopo il

Ghemi La troviamo il più lungo muromani

(muro di preghiera) della zona,

Un muro verniciato con, alla base, incise

le preghiere rituali. Non bello in

se, ma interessante come manufatto

nella landa desolata. Solita cena nel

cortile e poi a nanna nelle tende. Siamo

a Tsarang (3.560 metri) e abbiamo

camminato per 17 kilometri in 8 ore.

La tappa del giorno dopo ci avrebbe

condotto, finalmente alla capitale, Lo

Manthang (3.800 metri). Camminata

tranquilla in attesa della “città”. La vediamo

all’imbrunire dall’alto, poco più

di un piccolo borgo. Entriamo nell’abitato

attraverso una strada sterrata divenuta

un pantano per l’esondazione del

fiume e ci facciamo strada fra un nugolo

di capre che rientrano dal pascolo.

È la capitale e sentiamo un rumore

ormai dimenticato. Un ricco possidente

locale si è fatto arrivare dalla Cina (il

confine dista 12 kilometri) un vecchio

trattore e, quando riesce a farsi arrivare

anche la benzina, lo sfoggia come una

fuoriserie.

C’è anche un albergo. La prospettiva

di un bagno ci alletta, ma la visione

delle camere polverose, sporche e,

soprattutto del mefitico odore proveniente

dal bagno ci conforta nella scelta

di continuare a dormire nelle nostre

tende e di servirci del solito buco per

terra.

A Lo Manthang riceviamo una vera

sorpresa: da maggio ad ottobre, ormai

da quattro anni, soggiornano lì

due italiani per un progetto di restauro

dei dipinti nei monasteri buddhisti finanziato

da una Organizzazione non

profit americana. Ovviamente ci andiamo

subito. Luigi (Luigi Fieni, www.

luigifieni.com) e Federica son gioviali

e simpatici, ci danno un mucchio di informazioni

sulla vita quotidiana dei locali,

sulle rigide, ma nascoste gerarchie

che regolano i rapporti fra le caste, sugli

usi religiosi, sulle strane credenze

che hanno spinto i monaci a “prender

l’anima” degli spiriti e ricoverarli in un

posto sicuro, prima di permettere loro

di metter mano al restauro. Il progetto,

più che a restaurare i dipinti, ormai

completamente anneriti dal tempo e

dal fumo delle fiaccole e dei bracieri,

mira a formare un buon numero

di giovani restauratori fra la gente del

posto in modo da moltiplicare gli interventi

in tutto il Paese e dar loro un

mestiere per il futuro. Mai avrei pensato

di assistere in un tempio buddista

ai confini del mondo a dialoghi, urla,

ordini in un misto di romanesco e tibetano

e non sempre gli epiteti e gli ordini

erano scambiati nella lingua madre.

Un “Aho’, scostate, che mè fai ombra!”

proferito da una quindicenne tibetana

ad un suo coetaneo e connazionale

vale tutta la stanchezza del viaggio. Finalmente,

nei tre templi della città, il

Tubcen Gompa, il Jampa Lhaktang ed

il Chode Gompa possiamo ammirare i

dipinti restaurati in tutto il loro splendore.

I gruppi elettrogeni illuminano

figure minuscole, intere pareti affrescate

con scene mistiche dove il sacro

ed il profano si mescolano. Pose ero-

IN NEPAL IN FIN DI VITA

di Emanuele

Paratore

Nel 2002 parto per il Nepal, come sempre, con solo il biglietto aereo

Roma-Kathmandu e ritorno. Il primo impatto è con il consueto

brulicare di tanta gente comune a molte città orientali, in un ambiente tra il moderno e l’antico, tra strade

strette e viali alberati. Subito raggiungo l’albergo più prestigioso del Nepal, lo Yak & Yeti Hotel, realizzato in

un antico palazzo. La mattina dopo subito alla vicina Durban square, il cuore della città. Una rara sinfonia

di templi (più di venti) ed altri monumenti o icone di un mondo tra i più variopinti. Non mancano, per i

più curiosi, i templi con immagini del kamasutra. Si va dal XII secolo sino alla fine del ‘700. Non esiste in

tutto l’oriente una concentrazione così numerosa di reperti architettonici antichi. Sedere sui gradini del

Maju Deval (il tempio più famoso), è come passare delle ore sulla scalinata di Trinità dei Monti, a Roma.

Lo stupa è quel classico spirituale monumento conico che rappresenta il corpo di Budda, la sua parola, il

suo cammino. Ancora oggi si usa passeggiare anche su Freak street, famosa durante l’era hippy, alla fine

degli anni ’60, come uno dei ritrovi internazionali dei “figli dei fiori”, tra hashish ed altre droghe..

Ma il Nepal è anche lo stato himalayano per eccellenza. Dall’Annapurna all’Everest è tutto una visione

imponente di possenti distese montuose tra ghiacciai eterni. In volo giungiamo così a Pokhara, la seconda

città più frequentata in Nepal. Qui l’imponenza delle cime da 8 mila metri dell’Annapurna è uno spettacolo

unico. La catena Himalaiana appare in tutta la sua maestosità.

Subito in auto verso Sud, al confine con l’India, raggiungo Lumbini, dove, nel 566 a.c. è nato Budda.

Ma una volta in Nepal non si può non essere attratti dalla prospettiva di andare in Tibet. Per entrare in

Cina è sempre un vero problema. Ma le agenzie nepalesi si fanno in quattro per permetterlo. L’unico modo

è pagare, anche per inesistenti compagni di viaggio. Oltre alla indispensabile mancia, gesto normale in

tanti posti di frontiera.

In Tibet la cosa che sconvolge subito è lo stato delle strade. Dire dissestate è poco. Si poteva girare solo

con fuori strada alla velocità di non più di 30-40 km l’ora. Subito il Tibet si presenta nella sua enorme

povertà. Uscendo dalla macchina per buttare in un bidone dei rifiuti fui assalito da un uomo che mi portò

via le cose che stavo gettando. Non avevo mai visto tanta povertà. Dai 1300 metri di Kathmandu, in un

sol giorno raggiungo i 4390 metri di Tingri, dove ho goduto di una visione dell’Everest che non può aversi

in nessun altra parte. .Molti mi avevano avvertito del pericolo, ma andai avanti lo stesso. Dal letto della

locanda di Tingri dove mi gettai subito sfinito vedevo attraverso la finestra il maestoso tetto del mondo. La

sera mi alzo per mangiare, quando improvvisamente mi sento mancare. È stata la prima ed unica volta

in vita mia che mi sono sentito veramente morire. I 4390 metri raggiunti in un giorno si stavano facendo

sentire. Mi salvò una bambina di 8 anni, che mi fece immediatamente cenno di prendere dei palloni

di ossigeno, appositamente in vendita per questi frangenti. Trascorsi l’intera notte a respirare l’aria di

almeno sei o sette palloni. Non potei farne a meno.

La mattina a colazione un gruppo di turisti spagnoli mi suggerì di prendere dell’aspirina. È l’unico

rimedio farmaceutico in questi casi. La cosa ha funzionato per cui abbiamo continuai il viaggio

senza correre più pericoli, ma comunque con il terrore che potesse risuccedere qualcosa nel

continuare a salire. Arrivo sino al bivio per il monastero di Rongphu. Questo, all’altezza di 4980, è

il monastero più alto del Tibet ed è sulla strada per raggiungere un campo base per la scalata dell’

Everest, a 5200 metri. Solo qui si può raggiunge questa altezza con una macchina. Le guide parlano

di una vista dell’Everest eccezionale, ma non ho il coraggio di proseguire. Uno smacco per la mia

presunzione, tanto che il mio pensiero è sempre legato a quel bivio che non ho avuto il coraggio di

superare per quello che mi era successo la sera prima. Prima di morire voglio tornare li, dopo aver

fatto, come tutti consigliano, l’abitudine a quelle altezze.

Oggi per entrare in Nepal è necessario un visto ottenibile solo all’aeroporto di Kathmandu (due foto ed

un passaporto con validità di almeno sei mesi) perché, in Italia, non vi è ambasciata. Per maggiori informazioni

sulla sicurezza, la salute, la viabilità ed altro è bene consultare il sito www.viaggiaresicuri.it del

nostro Ministero degli Affari Esteri.


16 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 17

tiche e di preghiera in tutte le forme

e posizioni immaginabili. La storia di

Buddha e della sua filosofia illustrata.

Non più solo ocra brunita, ma i verdi,

gli azzurri i rosso fuoco brillano nella

luce artificiale.

Dopo una notte serena, ci concediamo

un lusso. Per visitare le valli

a nord di Lo Manthang, invece di

camminare, affittiamo i cavalli. La mia

paura (non sono mai stato su un cavallo)

si rivela infondata. Sono quasi

pony e, soprattutto la vecchiaia impedisce

loro di assumere una andatura

più veloce del passo. Ammiriamo una

serie di caverne intagliate nella roccia

ed intercomunicanti per mezzo di

cunicoli strettissimi, degni di quelli

vietnamiti. La friabile parete a picco

sul fiume è quasi una gruviera con

decine di livelli sovrapposti. La guida

Kadgj, più interessata alla conduzione

del gruppo che agli aspetti culturali

non fornisce una spiegazione esau-

riente sulla loro origine e rimaniamo

con i nostri dubbi sulla collocazione

temporale e sulla funzione difensiva

o abitativa delle grotte e dei cunicoli

che le uniscono.

Fra piccoli guadi e altrettanto piccoli

gompa, la passeggiata a cavallo ci

consente di visitare il cosiddetto “palazzo

d’estate del re”, poco più di una

baita in rovina e i una stalla.

E la sera siamo ammessi alla presenza

del RE!!!!! In una casa molto modesta

un vecchio vestito altrettanto modestamente,

ormai imbolsito e cadente

ci riceve e ci offre la rituale tazza di

tea con burro di yak, una vera goduria

per il palato, specialmente quando,

dopo uno sforzo sovrumano per berlo

tutto, un solerte inserviente riempie

nuovamente la tazza fino all’orlo.

Con gesto lento, forse annoiato, forse

stanco, riceve il libro con le foto

di Roma che gli doniamo, non mostra

molto interesse e ci fa cenno di

esserci stato o di conoscere i luoghi,

ma in modo così svagato che non ci

crediamo troppo. Ci cinge il collo con

le consuete sciarpe di benvenuto e ci

congeda. Un po’ intristiti dalla visita

ce ne andiamo a dormire e riflettiamo

sul clima della zona. Molto più caldo

del previsto. Con il sole pieno è

una fatica camminare, il freddo della

sera è efficacemente combattuto da

una giacca a vento imbottita, la notte

in tenda è passata più sul sacco a

pelo che dentro. Mai pioggia pesante

se non in un paio di notti, un po’ di

gradita pioggerella talvolta durante il

giorno. Molto vento che contribuisce

a mitigare il calore del sole, sgradito

solo quando pieni di sudore si ci ferma

ai passi. Insomma, ho avuto molto

più freddo sulle Dolomiti.

Il 13 agosto ripartiamo da Lo Manthang

e cominciamo la parte più selvaggia

del trek. Subito il paesaggio si fa ancora

più brullo, le case si diradano an-

cor di più e perdono anche quel poco

di colore che decorano quelle di Lo

Manthang. Ci inerpichiamo fra le gole

ed una, sulla strada per Lori Gompa, è

veramente impressionante. Una vera e

propria spaccatura con in fondo, a svariate

centinaia di metri più in basso, un

rombate torrente. Il guaio è che non

c’è nessun ponte, dovremo scendere e

risalire, quattro kilometri per fare poco

più di 500 metri in linea d’aria.

Ma la giornata corre tranquilla e arriviamo

abbastanza in forma a Yara

Gaon (3850 metri) dove pernottiamo.

Fortunatamente il tanto temuto mal

di montagna non ha fatto la sua comparsa.

Nè abbiamo preso precauzioni

particolari. Solo qualche mal di testa

e lievissimi edemi diffusi, comunque

attribuibili anche alla stanchezza. Probabilmente

l’ascesa è stata sufficientemente

lenta per permettere l’acclimatazione.

È il 14 agosto ed è una giornata ab-

bastanza temuta, c’è il guado più impegnativo.

Dopo una decina di kilometri

siamo sul bordo del Canyon e

noi e la guida guardiamo preoccupati

in basso il fiume cercando, dall’alto, il

punto migliore per guadare. Un portatore

viene mandato in avanscoperta,

ma il punto scelto non si rivela felice,

la corrente lo fa cadere ed il contenuto

della sua gerla, pentole e stoviglie

va nel fiume. Niente di grave. Il tutto

si conclude con un bagno fuori programma

ed il quasi completo recupero

del bagaglio.

Scegliamo un altro punto, gli 11 muli

passano, ma i basti ed il bagaglio toccano

abbondantemente l’acqua. Ringrazio

il sacco nero della spazzatura

che avvolge il mio borsone.

Ci prepariamo come ci era stato consigliato.

Ci spogliamo, rimanendo in

costume da bagno; mettiamo tutti i vestiti,

le macchine fotografiche ed ogni

altra cosa in un sacco di plastica ben

chiuso e poniamo il sacco nello zaino.

Poi tenendoci per mano a gruppi di

tre iniziamo il guado. L’acqua ci arriva

lo stomaco, la corrente non è fortissima,

ma ci scava letteralmente il terreno

sotto i piedi ed il fondo sassoso rende

doloroso camminare a chi non è provvisto

di sandali da fiume. Il gruppo che

passa li calza e, alla fine del guado, li

lancia a chi non ha ancora iniziato. Il

fiume è largo, ma numerosi isolotti al

suo interno rendono possibile un guado

tutto sommato meno pericoloso del

previsto. Su dieci persone, solo una si

è fatta un bagno completo, imitato da

quasi tutti gli altri in una pozza un po’

più calma. Visto che si ci è lavati fin ora

solo nelle fontane pubbliche, un buon

bagno non è da disprezzare.

Il campo viene montato a Tange (3240

metri).

Ferragosto, la tappa più lunga, da Tange

a Chusang (3365 metri), 24 Kilometri

quasi sempre sopra i 4.000 con tre


18 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 19

LA SALUTE PER CHI VIAGGIA

A cura del dott. Stefania Giannella (medico-chirurgo specialista in cardiologia)

Le condizioni igienico – sanitarie del Nepal sono piuttosto precarie; pertanto si consiglia, prima di intraprendere

il viaggio, di effettuare accertamenti sulle proprie condizioni di salute e di stipulare un’assicurazione sanitaria che

preveda anche il rimpatrio o il trasferimento in un altro paese. Nel caso in cui si volesse effettuare trekking ad alta

quota è necessario considerare la completa assenza di strutture di soccorso e di recupero. Quel poco di medicinali

e di strumenti di diagnostica e di primo aiuto che casualmente è possibile reperire va considerato assolutamente

come un vero e proprio colpo di fortuna. Scarseggiando i farmaci non resta che prevenire.

Le patologie endemiche nella zona sono:

- infezioni tifoidee e colera. Si consiglia di bere solo acqua minerale in bottiglia aperta davanti a noi; di non

consumare verdure crude; in situazioni di emergenza, di bere acqua solo previa bollitura;

- malaria (specie nella zona del Terai e lungo il confine indiano), di cui sono state segnalate anche forme del

ceppo plasmodium falciparum;

- rabbia, a causa del randagismo dilagante in quelle zone;

- meningite meningococcica;

- la “blue – green algae”, infezione intestinale del periodo caldo causata da un parassita, la ciclospora belli;

- encefalite giapponese (per chi soggiorna nel Terai).

Vaccinazioni consigliate

Febbre gialla: richiesto solo per chi proviene da zone infette;

Vaccino antitifico: consigliato;

Profilassi antimalarica: consigliata soprattutto a chi soggiorna nella provincia del Terai e lungo il confine indiano;

Vaccino epatite A: consigliato;

Vaccino epatite B: consigliato a chi sosta a lungo.

Strutture sanitarie a cui rivolgersi

BIR Hospital: Kanti Path, Kathmandu; tel. 01-423807, 01-421119, 01-426963;

Clinica CIWEC (con personale americano specializzato): Yak and Yeti Road, Kathmandu; tel. 01-42228531;

Croce Rossa di Kathmandu: 01-428094.

Per rimpatri di emergenza:

SOS Singapore: +65-2213981

passi parecchio faticosi. Il paesaggio è

sempre più brullo, non c’è traccia di

sentiero, ci affidiamo completamente

a Kadgj. Anche il rilevatore satellitare

non è di grande aiuto, visto che

di mappe GPS non ce ne sono e ci

accorgiamo che anche la mappa comprata

a Kathmandu contiene diversi

errori. Il paesaggio e la cartina concordano

comunque su un punto: totale

assenza di luoghi abitati. La direzione

da seguire non è difficile quando

il paesaggio è aperto; il passo è lì davanti

, la strada più comoda o quella

più diretta si vedono ad occhio. Ben

più difficile è l’attraversamento delle

gole con salite e discese repentine

che si incuneano fra le rocce. La scelta

di una o dell’altra può comportare

kilometri e kilometri in più.

La stanchezza si fa sentire e le gambe

sono di piombo. Ad un certo momento

penso di udire le trombe del

giudizio, ma sono veramente trombe

suonate da un gruppo di monaci tibetani

spuntati dal nulla.

Continuo stringendo i denti, resisto

sol pensando che nel gruppo c’è un

sessantenne e una cinquattottenne che

vanno su come treni, saranno allenati e

montanari abituati ai trekking, ma non

posso far brutta figura. Il bello è che

appena si scende la fatica scompare

e mi prendo la rivincita nel lunghissimo

ghiaione che scende a strapiombo

verso Chusang, nella corsa a balzelloni

straccio tutti e arrivo primo!!!!

A Chusang siamo ospitati in una casa.

Al pianterreno la stalla, al primo piano

tre grandi stanzoni. La camera da

letto, la cucina, ed il soggiorno, dove

ci accomodiamo con i sacchi a pelo.

Del bagno nemmeno l’ombra. Ma

c’é la doccia!!!! L’ho provata ed è una

vera esperienza di vita. A piano terra

una porta dà accesso ad una piccola

stanzetta che prende luce solo da

una finestra - senza tende - che dà

sul corridoio. Mi spoglio alla luce di

una fioca candela appoggiata sul davanzale

dove appoggio anche i vestiti.

Dalla cannola scende un fiotto d’acqua

pulsante ritmicamente secondo i

colpi che il mio amico al piano superiore

dà sulla pompa. L’acqua scende

sul pavimento in terra battuta che si

trasforma in terra bagnata. Riesco a

pulirmi senza far bagnare i vestiti e

la candela e capisco perché i locali

non hanno dimestichezza con questo

strumento di pulizia, preferendo le

fontane all’aperto.

Il giorno dopo, il 16 agosto, una facile

tappa di 17 kilometri ma quasi tutti in

discesa ci conduce a Mukhtinat (2950

metri). Lì c’è un tempio induista, molto

frequentato. Entriamo e osserviamo

i pellegrini avvolti nel rituale lenzuolo

bianco e con il corpo ed il viso

segnato con strisce colorate. Per noi

occidentali non è di grande interesse,

se non per le cento cannelle di acqua

sacra e per la fauna di santoni con

abiti arancioni e volto dipinto. La sorpresa

arriva all’uscita. Incontriamo lo

stesso gruppo di pellegrini indiani osservati

all’interno. Ma quale cambiamento!

Vestiti lussuosi, sari di seta e

chili e chili di gioielli. Il gruppo si avvia

ciarliero verso una spianata dove

attende un vecchio elicottero russo da

trasporto che li riporta direttamente a

Pokhara.

L’abitato di Mukthtinat non riserva

sorprese. È nel più battuto circuito

dell’Annapurna e gli occidentali non

sono una sorpresa. Osserviamo solo

la bagnatura dell’orzo per permetterne

la fermentazione e gli infanti “parcheggiati”

in un cesto davanti casa e

protetti da un ombrello che li ripara

dal sole e dai quotidiani spruzzi di

pioggia.

Ormai il gruppo è stanco e saturo di

emozioni e l’ultima tappa per tornare

a Jomosom (16 kilometri in leggera

salita) non presenta difficoltà.

La sera ultima cena con la guida ed

i portatori. Ringraziamo questi ultimi

con calore e con una buona mancia.

Sempre silenziosi, fisico tozzo, bassi,

ma capaci di portare gerle con oltre

30 chili di bagaglio per ore.

Il volo per Pokhara, calmo e traquillo

stavolta, ci riporta nell’afa umida delle

valli nepalesi. Altro volo per Kathmandu.

Ultimo giorno di folli acquisti e

grandi mangiate nel Thamel e il grosso

aereo ci riporta, via Doha, in Italia.

Il bel foglio decorato con il Trek-

Permit campeggia ora sulla parete del

mio ufficio a testimonianza dell’impresa.

Ne è valsa la pena. Non solo

perché ho dimostrato che anche un

cittadino, se inserito in un gruppo

ben organizzato e ben guidato è capace

di compiere un giro duro, ma

soprattutto perchè ho conosciuto una

realtà veramente fuori dell’immaginazione,

una realtà destinata a scomparire

rapidamente non appena la famosa

strada sarà aperta. •


20 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 21

di Paola

Pottino

Una terra “sentimentale” è la Sicilia. Pathos e

Thanatos, stretti da un unico file rouge, riecheggiano

con forza nello sguardo di chi si

appresta ad ammirare paesaggi, monumenti

e siti archeologici di rara bellezza. Molto si è scritto e parlato

delle sue meraviglie, talune apprezzate e visitate dai

turisti provenienti da molte parti del mondo, altre meno

note, ma non per questo non degne di essere conosciute e

visitate. Dalla strada che conduce a Bagheria, cittadina

non distante da Palermo, sita fra verdi distese di

agrumi, nespoli e ulivi, in cima al Monte Catalfano,

sorge Solunto che, insieme a Mozia e Palermo è una

delle tre città fondate dai Fenici in Sicilia fra l’ VIII e il VII

secolo a.C. nello stesso periodo in cui nell’isola iniziava

la colonizzazione greca. Diciotto ettari nei quali ogni pietra

trasuda storia, una città colma di reperti archeologici

importanti, testimonianza di come la storia sia qualcosa

di terribilmente vivo. Forse il suo nome, secondo quanto

riportato da Ecateo di Mileto, deriverebbe da quello

del brigante Solus, ucciso da Eracle, ma l’origine esatta

è, ad oggi, incerta. Gli scavi sinora effettuati non hanno

riportato alla luce reperti anteriori al IV secolo a.C., da ciò

gli studiosi in un primo momento hanno dedotto che il

centro più antico fosse da identificare con la vicina loca-

Solunto

e dintorni

lità di Pizzo Cannita, da dove provengono due sarcofagi

antropoidi punici (ora al Museo Archeologico Regionale

di Palermo), ma la successiva scoperta di tombe del VI

secolo e di installazioni artigianali destinate alla produzione

ceramica ai piedi del monte Catalfano ha riaperto la

questione: la Solunto più antica va localizzata sul promontorio

di Sòlanto. Solunto restò sempre sotto dominio dei

Cartaginesi fino a quando nel 250 a.C. venne conquistata

dai Romani e tra la fine del II e gli inizi del III secolo

d.C. venne definitivamente abbandonata dai suoi

abitanti forse perche davvero poco pratica per la

vita di quei tempi. Meravigliosa la visuale che si può

ammirare dalla città: a sud il golfo di Termini, a est Capo

Zafferano e a nord il golfo di Palermo. Se poi la giornata

è nitida, è possibile intravedere persino le isole Eolie. La

città ellenistica si dispone in terrazze degradanti secondo

un impianto definito “ippodameo”, dal nome dell’architetto

greco Ippodamo da Mileto. La passeggiata inizia dalla

strada principale che secondo il noto senso estetico dei

romani cambia via via pavimentazione. Seguendo la via

principale della città (che nel primo tratto è selciata con

lastre di calcare), s’attraversa dapprima un quartiere periferico,

costituito da case modeste, e poco dopo la prima

traversa, ha inizio il settore occupato dalle case lussuose.

Interessante è la quantità del numero

delle cisterne, ogni casa aveva infatti

la sua, organizzate con complessi sistemi

per la raccolta dell’acqua, che

assicuravano l’approvvigionamento

idrico della città priva di sorgive. Sulla

sinistra è possibile ammirare il cosiddetto

“Ginnasio” che in realtà è una

lussuosa casa ellenistico-romana abbellita

con colonne doriche scanalate

e disposta su tre livelli principali. Da

visitare anche la “casa di Leda”, chiamata

così perché in una delle pareti è

raffigurato il mito di Leda col cigno.

Un mosaico con sfera armillare, unico

esemplare al mondo, è da ritenere un

manufatto eseguito sul posto da un

artista alessandrino. Sul pendio del

colle si trova poi il Teatro ellenisticoromano

di cui sono visibili i pochi resti

delle gradinate della cavea e della

scena. A fianco del teatro è posto un

piccolo edificio semicircolare, il bouleuterion,

preposto alla riunione del

consiglio cittadino o, secondo alcuni

studiosi, utilizzato per rappresentazioni

culturali, mentre nell’agorà si svolgeva

la vita pubblica. A nord della via

principale si trova una grande cisterna

pubblica, originariamente coperta.

Salendo verso la sommità del monte

s’incontra la “casa delle maschere”,

distribuita su due livelli. Situato all’ingresso

degli scavi, nell’antiquarium,

articolato in due padiglioni, vi sono

esposti, interessanti reperti: due arule-thymiateria

(altari-incensieri), ceramica

dal IV secolo a.C. all’età romana;

frammenti d’intonaci dipinti. Inoltre,

tre stele di tipo punico; una serie di

capitelli ellenistici e romani; alcune

statuette tardoellenistiche e romane;

monete di Solunto e di altri centri

della Sicilia nonché corredi tombali

della necropoli arcaico-classica. Solunto

è comunque un città ancora da

scoprire. Soltanto una piccola parte

è stata infatti oggetto di scavi iniziati

nel 1825 e ripresi in maniera estensiva

negli anni ’50 ad opera dell’archeologo

Vincenzo Tusa. Visitare Solunto,

magari in una bella giornata primaverile,

rinfrescati da una delicata brezza,

è come andare indietro nel tempo,

percorrere secoli di storia e respirare

l’aria di una Sicilia caratterizzata da

molteplici contraddizioni, ma anche

per questo intrigante e meravigliosa.•

Info: h. di visita dal martedi a sabato

[alla domenica] dalle ore 09.00

alle 18.30 ( i giorni festivi sino alle h.

13.00) Costo del biglietto: Euro 2 – Dal

7 al 17 Aprile, settimana dei Beni Culturali,

ingresso gratuito. Per chi, dopo

una meritata sosta in uno dei ristoranti

tipici delle limitrofe borgate marinare di

Sant’Elia o Porticello, volesse proseguire

la propria visita, consigliamo una

suggestiva passeggiata verso il Faro di

Capo Zafferano, ormai, purtroppo, in

un totale stato di degrado. La visuale è

splendida e il silenzio è la vera discriminante

che rende il percorso unico.

Colonie di gabbiani nidificano in cima

al Monte Catalfano di fronte al quale

sorge lo scoglio dello “Scarpone”, chiamato

così per la sua singolare forma.

Nel mezzo del percorso, anche una piccola

chiesetta dedicata alla Madonna

del Lume, protettrice dei pescatori del

luogo. Coralli molli, anthies, occhiate,

gorgonie, stelle di mare, lucenti orecchie

di Venere affollano i mari della zona e

proprio in prossimità dello Scoglio della

Formica, punta emersa di una montagna

sommersa situata a un miglio a est

da Porticello, i sub del luogo, ma anche

tanti turisti, possono ammirare l’affascinante

mondo sottomarino e conoscere

da vicino l’ecosistema e i suoi delicati

equilibri.


22 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 23

Mare

Tutti in crociera

Niente crisi per il mercato di chi sceglie la vacanza sul mare.

Per la BIT “crescita impressionate”.

Un’avventura alla quale è difficile resistere.

di Alessandra

Del Nobolo

BIT, ovvero Borsa Internazionale del Turismo,

tradizionale appuntamento di fine inverno al

quartiere fieramilano di Rho. E’ la più grande

esposizione al mondo dell’offerta turistica italiana e tra

le primissime fiere di riferimento per l’industria turistica

mondiale. Ogni anno ci regala grandi emozioni e

la soddisfazione di confermare la grande crescita

del settore turistico con le sue innumerevoli offerte

e il suo crescente sviluppo. Un settore che

sembra non conoscere crisi specialmente se si parla di

crociere.

Per l’Italia e il bacino del mediterraneo è addirittura la

svolta epocale.

Il 2011 fara’ registrare, infatti, un forte incremento sulla

movimentazione dei crocieristi nei porti italiani, con

una previsione di 10.991.000 passeggeri (+16,98 per

cento).

‘’Si tratta di una crescita impressionante - ha detto il

presidente di Cemar Sergio Senesi - che deve essere

ricondotta a tutte le novita’ che caratterizzeranno il settore

delle crociere nel Mediterraneo nel corso del

prossimo anno. Il 2011 vedra’ infatti la presenza di

14 navi capaci di ospitare più di 3 mila passeggeri,

il ritorno di Carnaval Cruise nel Mare Nostrum (il

Gruppo Carnival sara’ presente con un totale 53 navi),

nonche’ gli itinerari di Norwegian Epic, nuova ammiraglia

di Norwegian Cruise Line da 4.200 passeggeri, ed

il forte incremento della presenza di Royal Carribean

con la presenza di 21 navi del Gruppo. Non va infine

dimenticata la crescita esponenziale di MSC Crociere e

di Costa Crociere, sia in termini di

flotta che in termini di presenza nel

Mediterraneo anche durante la stagione

invernale’’.

Ma quali sono i motivi di tanto successo?

La chiave di volta è sicuramente

la varietà e la qualità dell’offerta

che negli ultimi anni ha saputo

cogliere e seguire le tendenze del

mercato: dal wellness alla gastronomia

ricercata. Le navi da crociera

sono sempre più grandi e lussuose,

tanto che ormai si può parlare di

vere e proprie città galleggianti e le

compagnie di navigazione si sfidano

a colpi di campi da golf, piste di pattinaggio

sul ghiaccio, beauty farm,

teatri, sale da ballo, sale da té pasticcerie

e ristoranti rinomati dove,

i grandi chef, deliziano il palato di

grandi e piccini.

Inoltre,la maggior parte di queste

navi che appartengono alle flotte più

note (appunto Msc, Costa Crociere,

Royal Caribbean, Celebrity Cruises)

sono dotate di sistemi e apparecchiature

molto sofisticate (stabilizzatori

anti rollio) che hanno proprio il

compito di garantire il massimo della

sicurezza e tranquillità a bordo, in

ogni condizione climatica e di mare.

Non manca una un’organizzatissima

animazione di bordo che permette

divertimento per tutti, dai teatri con

spettacoli in vero stile Broadway per

gli adulti, fino a giochi e per bambini

e ragazzi, con attività ed intrattenimento

appositamente studiate per

loro.

E per finire sempre più attenti alle

offerte e ai saldi last minut: MSC

propone per esempio il “Prima Premia”,

il “Best Price Today” e ultimamente

il “Prima Premia Novità” che

porta il secondo passeggero anche a

viaggiare gratis o con lo sconto fino

al 40 per cento, la MSC card con

svariati vantaggi per i fedelissimi.

Costa Crociere ti offre il “Prenota

Subito” o il “Miglior prezzo del giorno”

con una garanzia di una tariffa a

condizioni davvero vantaggiose che

si aggiungono ai già noti vantaggi

per i Costa Club.

Nei piani famiglia, in primo piano

ragazzi gratis fino a 12/18 anni con

molteplici opportunità e nuove diciture

come ad esempio per MSC:

Vicini&Contenti per le famiglie formate

da 2 adulti+2 ragazzi under 18

che viaggiano in cabine comunicanti

esterne (solo in alcune navi), Tandem

formula per viaggiare in due

cabine separate, e All in one per

viaggiare convenientemente nella

stessa cabina (anche per un single

che viaggia con un ragazzo under

18).

Insomma, l’avventura vacanziera in

mare è un richiamo al quale è difficile

resistere, e dopo questi dati entusiasmanti

come si può dare torto?

Sfogliate la vostra brochure preferita

e... pronti a salpare!•


24 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 25

Cielo

Qatar Airways

punta al grande mercato

Una Economy Class al “top” della qualità

di Andrea

Coco

In occasione della Bit di Milano, Qatar Airways ha presentato

una campagna promozionale basata sulla qualità

della Economy Class. Con la sua flotta di 98 aeromobili

di ultimissima generazione e un network mondiale

di oltre 90 destinazioni la Compagnia si rivolge oggi ad un

vastissimo mercato globale composto da decine di milioni

di potenziali passeggeri. In questo scenario di grandi

numeri il terreno di maggiore competitività è rappresentato

dalla qualità dell’offerta che viene proposta

alla massa dei viaggiatori di fascia media.

L’offerta della Economy Class di Qatar Airways punta al

“top” del livello qualitativo e si basa su elementi fondamentali:

comodità di volo, servizi di bordo, vasta scelta

di cibi e strumenti di svago, speciale attenzione per i più

piccoli e per le esigenze dietetiche e religiose, efficienza

tecnologica e – ovviamente – massima affidabilità della

flotta e funzionalità della rete di collegamento.

I servizi a disposizione dei passeggeri di Economy Class

cominciano già prima del volo con l’accoglienza ai punti

d’imbarco e con la particolare cortesia del personale con

la tipica divisa color amaranto che riproduce i colori della

Compagnia.

A bordo la sistemazione nelle comode poltrone reclinabili

offre un’ampia disponibilità di spazio. In

Economy Class sugli aerei della Qatar Airways i sedili

hanno una larghezza di seduta è di 18,17 pollici

(46 cm) e la distanza tra le file è di 34 pollici (87 cm).

Ogni singola poltrona dispone di uno schermo interattivo

touch-screen multilingue di 10,6 pollici (27 cm), di presa

elettrica per lap-top e naturalmente degli attacchi per cuffie

auricolari.

Sopratutto nei lunghi viaggi il sistema di intrattenimento

Oryx offre circa 900 opzioni con 150 film, 500 audio CD,

più di 50 video games interattivi e una ampia scelta di

documentari su soggetti artistici e naturalistici. Ogni mese

2 nuovi film vengono aggiunti al catalogo.

La cucina di bordo compete con i migliori ristoranti del

mondo. Sulle varie rotte i menu vengono scelti e realizzati

da Chefs specializzati che seguono le mode gastronomiche

del momento in ciascun Continente e offrono la scelta

tra cibi di cucina internazionale, piatti tipici e speciali offerte

dietetiche, accompagnate da bevande calde e fredde,

vini di alta gamma e liquori. E’ possibile prenotare anticipatamente

piatti della tradizione religiosa ovvero vivande

vegetariane e porzioni ridotte per i più piccoli.

Nei voli notturni vengono distribuite coperte e cuscini

igienizzati ed offerto un kit da viaggio, con distribuzione

di salviette calde per l’igiene e il relax. Le poltrone ergo-

nomiche hanno un forte angolo di inclinazione per consentire

il riposo e diminuire lo stress dei lunghi percorsi.

Sul benessere dei passeggeri vigila in ogni aereo della

Qatar Airways un personale di cabina allenato ad esaudire

e prevenire ogni necessità dei passeggeri e che, per

queste sue doti di cortesia, ha ottenuto numerosi e prestigiosi

riconoscimenti internazionali tra cui la qualifica

di migliore Economy Class a livello mondiale assegnata

da Skytrax.

Con queste caratteristiche l’Economy Class di Qatar Airways

rappresenta il punto di forza di un vettore che, in

pochi anni, si è affermato anche per la omogeneità dei

servizi offerti alla clientela nelle diverse opzioni di volo e

che – accanto ad una Super Business Class – dispone oggi

su tutta la sua flotta di una Economy Class in grado di

competere alla pari con i livelli superiori di altri vettori.•


26 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 27

Terra

L’ORIENT EXPRESS

IN GIARDINO

di Stefania

Carrescia

L’Orient Express in giardino. Una stazione in casa

Arena a Colonna, sulla via Casilina nelle vicinanze

di Roma. Due autentiche carrozze della

mitica “Compagnie Internazionale Des Wagons Lits”

perfettamente funzionanti con tanto di illuminazione

e riscaldamento, perfette nell’arredamento. Una

ristorante e una letto unite tra loro, ferme su un

tronchino di binario appositamente sistemato,

con a lato un marciapiede ed una copertura a

volta per proteggere dalle intemperie. Un effetto

di realismo straordinario, tale da lasciare letteralmente

senza fiato.

Il merito è tutto di Giuseppe, scomparso nel settembre

2008, con la sua passione da sempre per i treni. Una

passione trasmessa e raccolta dalla moglie Maria Pia e

dai figli Ettore, Ennio e Paola. Una passione che vie-

ne da lontano, ereditata a sua volta dal padre Ettore,

capostazione per lunghi anni proprio a Colonna nella

stazione della ferrovia Roma-Fiuggi, che ora non c’è

più. Che vide il piccolo “Peppino” nascere proprio in

quel fabbricato.

Peppino Arena deve proprio esser stato un inguaribile

romantico dal cuore d’oro. L’idea di fare

“qualcosa”, che probabilmente aveva da sempre

covato in lui, venne fuori nel 1984, quando le

ferrovia Roma-Fiuggi fu interrotta da una frana

e frettolosamente chiusa, in base a quella scusa.

Così, sostenuto dalla moglie, cercò di acquistare una carrozza

della cessata ferrovia da sistemare per ricordo nel

giardino di casa, proprio di fronte la vecchia stazione.

Conosciuto casualmente il direttore della Wagons Lits di

Roma, fu però convinto a prendere una delle carrozze letti

Una stazione in casa con vettura letti e ristorante

e un Museo ferroviario creati a Colonna vicino a Roma

dalla passione e dall’impegno di Giuseppe Arena scomparso nel 2008.

della compagnia da tempo ritirate dal

servizio. Spinto dall’entusiasmo, chiese

e ottenne anche una vettura ristorante.

Il trasferimento delle due carrozze

dallo scalo di San Lorenzo di Roma

a Colonna fu comprensibilmente

molto complesso e difficoltoso.

Occorsero tante ore e l’impegno

di molte persone per completare

un’operazione che fu condotta con

gran dispendio di energie nelle notti

tra il 6 e 7 agosto e tra il 20 e 21 di

quello stesso mese del 1987.

Fu un successo che ripagò delle fatiche.

Di lì a poco, sulla ristorante si

cominciarono a preparare pranzi e

cene per parenti, amici e appassionati,

e la letto prese a ricevere ospiti

desiderosi di vivere il fascino di un

sonno su un treno famoso che non

era certo stato alla portata di molti..

Da quell’ormai lontano agosto del

1987 la famiglia Arena non ha smesso

neppure per un attimo di curare

amorevolmente i due gioielli, tenendoli

lustri ed efficienti come il giorno

del loro viaggio inaugurale. Più

d’un operatore del settore propose

agli Arena di creare “pacchetti turistici”,

ma invano. Le sirene del profitto

non vennero ascoltate.

Il successo della stazione in casa

spinse più che mai gli Arena a dedicarsi

all’idea della creazione di un

Museo a ricordo di quella Ferrovia

Roma-Fiuggi che tanto aveva significato

per la storia stessa della famiglia.

Un Museo già oggi splendida

realtà il cui cuore è appunto rappresentato

dalla antica stazioncina

col suo fascio di binari. Peppino se

ne è andato quando già era riuscito

a dargli forma col suo instancabile

impegno fino all’ultimo tra locomotori,

carri, binari e traversine. Lasciando

nientedimeno che un Museo,

seppur piccolo, e una parte di

Orient Express. Non è poco.•


28 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 29

In orbita,

sognando

la Luna

Dieci anni di turismo spaziale

Il 28 aprile 2001 Dennis Tito partiva

dal cosmodromo di Baikonur,

inaugurando l’era del turismo

spaziale. Oggi un biglietto è ancora

un privilegio per ricchi, ma forse non

è lontano il giorno in cui anche noi

potremo concederci una vacanza nel

cosmo. Ecco perché VENTI MILIONI

di dollari. Un prezzo spaventoso per

un viaggio, a meno che la vostra meta

non sia lo spazio. Con un simile “biglietto”

infatti, dieci anni fa Dennis Tito

iniziava il suo viaggio verso la Stazione

Spaziale Internazionale (ISS). Era il 28

aprile 2001, e il miliardario italo-americano

solcava lo spazio, diventando

il primo turista spaziale a pagamento.

Tito, classe 1940 e un passato da ingegnere

al Jet Propulsion Laboratory della

NASA, raggiunse la stazione spaziale

dopo due giorni di volo a bordo della

navicella Soyuz TM-32, e vi rimase per

7 giorni e 22 ore. “Per me, è stato come

essere in paradiso, come vivere una

seconda vita”, disse allora Tito, e non

possiamo che dargli ragione.

Frutto di un accordo con la compagnia

americana Space Adventures, l’impresa

di Tito si svolgeva a quarant’anni

dal primo storico volo di Yuri Gagarin

nello spazio. E apriva l’avventura del

turismo spaziale a pagamento, che a

distanza di dieci anni dopo vive un periodo

di forte espansione, grazie anche

al coinvolgimento sempre maggiore di

soggetti privati.

I volti dei viaggiatori spaziali

Turisti di lusso. Dennis Tito è considerato

il primo turista spaziale, ma già

prima di lui altri civili avevano partecipato

a missioni spaziali, anche se per

compiti ben specifici e non per soddisfazione

personale. Come gli scienzia-

di Oleg

Zglavoci

ti a bordo dello Shuttle per compiere

esperimenti scientifici come payload

specialist, oppure come Christa McAuliffe,

che sarebbe dovuta diventare la

prima insegnante nello spazio a bordo

dello Shuttle. Un sogno che, come tutti

ricordiamo, fu spazzato via con il tragico

incidente del Challenger nel 1986,

in cui la McAuliffe perse la vita insieme

ai suoi colleghi di equipaggio.

Una cosa è certa: l’impresa di Tito ha

spinto molti altri facoltosi a prendere

la strada per lo spazio, e finora altri

sei turisti spaziali hanno seguito le sue

orme. Circa un anno dopo Tito parte

Mark Shuttleworth, miliardario sudafricano

fondatore del progetto Ubuntu,

una distribuzione del sistema operativo

open source Linux, seguito nel

2005 dall’americano Gregory Olsen.

Dopo una pausa, causata dall’incidente

dello Shuttle Columbia, i turisti spaziali

tornano a bordo della Soyuz. Fra

di essi l’ingegnere iraniana Anousheh

Ansari e l’imprenditore americano

Charles Simonyi, uno dei “papà” di Microsoft

Office, che compie addirittura

due viaggi, nel 2007 e nel 2009. Tra i

turisti compare anche Richard Garriot,

imprenditore nel campo dei videogiochi

e “figlio d’arte” spaziale. Suo padre

infatti è Owen Garriott, un astronauta

della NASA che volò negli anni Settanta

e Ottanta a bordo dello Skylab e

dello SpaceLab.

Compagnie high cost. Le imprese dei

turisti spaziali divennero ancora più

popolari in seguito allo spettacolare

viaggio del canadese Guy Lalibertè,

uno dei due fondatori del Cirque

Du Soleil. Un viaggio costato circa 35

milioni di dollari che, nelle parole di

chi l’ha vissuto, sono stati ben spesi

“fino all’ultimo centesimo”. Oggi il turismo

spaziale ha portato alla nascita

di nuove compagnie specializzate. La

più famosa è senza dubbio la Space

Adventures 3, che ha servito finora tutti

i turisti spaziali. Oltre ad offrire crociere

in orbita come quella di Tito e

colleghi, questa società promuove voli

suborbitali e di recente ha promesso

esperienze ancora più incredibili, a

partire da una vera e propria passeggiata

spaziale. Ma il progetto senza

dubbio più ambizioso è un volo verso

la Luna, che la Space Adventures

ha iniziato a pubblicizzare sul suo sito

web, sottolineando le meraviglie di

questa incredibile esperienza. Un viaggio

che, purtroppo, rimarrà per molti

un sogno, dal momento che i prezzi

previsti si aggirano sui 100 milioni di

dollari.

Pronti a partire. Ma se i viaggi orbitali

sono ancora molto costosi, un settore

in rapido sviluppo e dai costi più

contenuto è quello dei voli suborbitali.

Grazie ad essi, i turisti possono raggiungere

quote di oltre 100 chilometri

ed osservare dal finestrino la curvatura

della Terra. E, naturalmente, provare

per alcuni minuti l’esperienza dell’assenza

di peso. Una delle compagnie

più all’avanguardia è senza dubbio la

Virgin Galactic di Richard Branson,

che sta attualmente collaudando la navicella

SpaceShipTwo. Lunga 18 metri

e con un’apertura alare di circa 8 metri,

la SpaceShipTwo viene portata a

circa 16 chilometri di altezza dal WhiteKnightTwo,

un aereo di supporto.

Da questa altezza la navicella inizia il

suo viaggio, toccando i 110 chilometri

di altezza per poi rientrare in atmosfera,

dopo alcune ore dal decollo. Questa

navetta è l’evoluzione di SpaceShipOne,

che nel 2004 si aggiudicò i 10

milioni di dollari dell’ambito X-Prize,

offerto alla prima navicella privata in

grado di superare i 100 chilometri di

altitudine. SpaceShipTwo, che potrà

trasportare fino a sei passeggeri, ha

concluso con successo un altro volo

di collaudo il 21 aprile scorso. Sul sito

di Virgin Galactic 4 sono già aperte le

iscrizioni per i primi 410 passeggeri,

che potranno prenotare un posto sulla

navicella. Il tutto alla “modica” cifra di

200 mila dollari con un anticipo di 20

mila dollari.

Turisti di domani. I viaggi spaziali

sono ancora molto costosi, ma forse

non sarà così ancora per molto. La

richiesta sta infatti crescendo sempre

di più, e recentemente l’Agenzia Spaziale

Russa ha comunicato, insieme

a Space Adventures, che dal 2013

sarà disponibile una quinta navicella

Soyuz, che permetterà di ampliare la

possibilità dei viaggi spaziali a pagamento.

Ma i turisti di domani potranno

anche scegliere viaggi meno

estremi, ad esempio a bordo della

navetta SpaceShipTwo. Virgin Galactic

prevede di iniziare con una flotta

di due navette, che potrebbero decollare

dallo Spaceport America, lo

spazioporto in costruzione in Nuovo

Messico. Intanto la compagnia ha già

battezzato la prima navetta Space-

ShipTwo con un nome speciale, un

nome capace di sollecitare la fantasia

di tutti gli appassionati di fantascienza:

Enterprise.•


30 - Maggio 2011 N. 0 Maggio 2011 N. 0 - 31

Puglia: a Villa Schinosa,

la vera tradizione del vino

Alle porte di Trani un’azienda moderna che non dimentica l’antico

di Maria

Marchio

Una storia di antiche radici

dove tradizione ed innovazione,

passione e professionalità

si intrecciano con costante impegno.

Parliamo di Villa Schinosa, in

Puglia, alle porte di Trani, una Azienda

agricola produttrice soprattutto

di vino che si estende su poco più

di 200 ettari. Una struttura che non

passa certo inosservata anche al più

disattento dei passanti che si presenta

in fondo a un viale protetto da querce

secolari.

Le radici di questa Azienda, antica e

moderna al tempo stesso, sono state

riportate alla luce e valorizzate da

Ferdinando Capece Minutolo che con

la sua esperienza e la sua tenacia, ha

voluto accettare questa nuova sfida

con l’obiettivo di rendere sempre più

innovativa la tradizione agricola pugliese.

Il 2011 ha significato il passaggio di

“testimone” da Ferdinando a suo figlio

Corrado, giovane imprenditore,

che con orgoglio ed ambizione,

affiancato dall’esperienza del padre

per la parte agricola e da quella della

madre Maria, che si occupa della

parte commerciale, sta proseguendo

il cammino di Villa Schinosa nel terzo

millennio.

Dal viale di ingresso che conduce al

corpo aziendale, si vedono da un lato

il mare con la maestosa Cattedrale

romanica e dall’altro la collina della

Murgia con Castel del Monte.

Già dal primo approccio, si capisce

che gli elementi fondamentali “dell’immagine Puglia” ci

sono tutti: Masseria, Cattedrale, Castel del Monte e poi....

il patrimonio più prezioso: i vigneti situati a 70 metri slm,

affiancati da moderni ciliegieti, mandorleti ed oliveti modernissimi

che insieme agli ulivi secolari, completano

l’Azienda Agricola nella sua interezza.

Secondo la filosofia aziendale, i Vini del terzo millennio,

devono essere non solo eccellenti, ma soprattutto

unici, dotati cioè di quelle caratteristiche che solo il

territorio può dare ma interpretate in chiave moderna,

cercando di capire quali possono essere le aspettative

di un “mondo” che beve sempre più vino italiano, sempre

meglio e che è sempre più esigente. Non bisogna

però deludere le aspettative.

“Sua Altezza Reale” il Moscato “dice con orgoglio Maria

Capece Minutolo resposabile marketing dell’azienda.

“Nell’agro di Trani il Moscato Bianco, che assume appunto

il nome di “Reale”, ci ha consentito di utilizzare questa

preziosa “carta di ingresso” che ha contribuito molto alla

nostra immagine”.

“Infatti, - aggiunge - siamo l’unica Cantina a vinificarlo

nelle due versioni: passito, con il Moscato di Trani doc e

Moscato Secco con il Garbino, Vino bianco ed aromatico,

sicuramente unico, che si è imposto subito nel panorama

enologico nazionale dando corpo e vita ad una produzione

di alta qualità molto limitata.

Ma Villa Schinosa è “anche” Moscato e non “solo” Moscato.

Infatti ben 14 etichette completano le Selezioni dei Vini

tra i quali il Nero di Troia, autoctono a bacca rossa tipico

del territorio Nord barese che insieme al Primitivo ed

all’Aglianico per i Vini Rossi ed al Fiano ed alla Falanghina,

Vini Bianchi di forte identità, stanno andando avanti

molto bene e con grande soddisfazione sono venduti in

molti Paesi esteri.

Ma qual’è il vino commercialmente più importante?

“Non c’è “un”vino più importante - spiega Maria Capece

Minutolo - abbiamo “più” vini importanti sotto il profilo

commerciale. Questa è una variabile che cambia da

Paese a Paese, gli importatori hanno gusti differenti ed

i Clienti a volte amano cambiare ed è un bell’impegno

fargli capire cosa c’è dietro una bottiglia ed alla sua

etichetta. Anche quest’anno è prevista una importante

novità che abbiamo appena presentato a Vinitaly: una

novità che si collocherà nel mondo delle “bollicine”,

Villa Schinosa VS 2010 Falanghina Spumante! Immaginando

una frase che meglio possa rappresentare Villa

Schinosa, mi piacerebbe poter dire: ...an alluring drink

you will never forget ...un seducente drink che non si

dimentica...”•


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