Campo de'fiori

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Campo de'fiori

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Campo de’ fiori

Rivolgo un cordiale e fervido augurio natalizio alla redazione e ai lettori di “Campo de’ fiori”.

Il Natale che torna ha sempre un suggestivo e particolare fascino. Certe discutibili iniziative vorrebbero nascondere

e offuscare questa cara ricorrenza: non riusciranno nel loro intento.

La festa del Natale non si identifica nel consumismo, nella corsa alle compere, nello scambio frettoloso dei soliti

auguri di circostanza.

E’ vero: anche coloro che non credono in questo mistero sublime di Dio che si fa uomo, sembrano accorgersi che

Natale è un giorno diverso dagli altri.

Tutti, se potessimo, vorremmo trattenere l’incanto della notte santa, notte di pace e di amore, ricca di profonde

riflessioni, di pensieri oranti.

Davanti alla rievocazione della nascita di Gesù, cioè davanti al presepio, torniamo bambini e percepiamo il mistero

che sovrasta la nostra intelligenza, ma che riguarda ciascuno di noi, perché “Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14), è diventato come

uno di noi.

“E’ nato per noi un bambino, un figlio ci è stato donato: egli avrà sulle spalle il dominio, consigliere ammirabile sarà il suo nome” (Is

9,5). “… ecco vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato un salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-

11). Così gli angeli ai pastori e con l’augurio di “pace in terra agli uomini che Dio ama” (Lc 2,14).

A Natale si rivela tutta la dignità dell’uomo redento, con Lui Figlio eterno di Dio, anche noi diventiamo figli di Dio. Si potrebbe dire che

a Betlemme si forma la famiglia di Dio composta da tutti gli uomini.

Nel grandioso arco cosmatesco del portico della Cattedrale di Civita Castellana, c’è inciso a caratteri d’oro il canto natalizio con l’augurio

di pace. E’ testimonianza di fede, di arte, di cultura. Viviamo questo Natale con pensieri di pace e preghiamo il Re della Pace perché

cessino guerre e violenze.

L’augurio di Natale raggiunga tutti noi; pace nelle nostre famiglie, serenità e conforto per gli ammalati, speranza per i disoccupati, per

gli immigrati, gioia per i bambini. Sia augurio di scoperta della fede per i giovani, sia augurio di impegno serio per coloro che hanno

responsabilità nell’amministrazione della cosa pubblica per il bene comune.

Rivolgiamo le nostre preghiere alla Vergine Santissima e chiediamo aiuto per dire > (Benedetto XVI – Preghiera all’Immacolata in

Piazza di Spagna – Roma – 8 Dicembre 2006).

Orientiamo i nostri passi verso Betlemme perché là c’è l’insegnamento sempre attuale: è l’insegnamento di vita e di amore.


La luce dell’anima

Strade illuminate, negozi addobbati a festa e colorati

d’oro e d’argento, la gente per strada è carica di regali e

s’apre a generosi sorrisi, cammina svelta e si prodiga in

larghi gesti di saluto.

Musiche gioiose si diffondono per tutta la via e rendono

l’atmosfera irreale, quasi da sogno.

Passeggio con Federico in mezzo a tanta confusione e lo

vedo incuriosito, ma forse anche intimorito da tanta animazione.

Lo invito a tenere alto lo sguardo e camminare composto,

come si addice ad un ometto della sua età.

Stanchi alfine del nostro girovagare, entriamo in chiesa

e ci sediamo sull’ultimo banco.

Siamo soli.

Federico, che era stato curioso, ma nervoso, attratto, ma

impaurito da tutto quel frastuono, si calma all’istante e,

stringendosi con il suo corpicino a me, guarda con attenzione

i lumi accesi per devozione davanti alle effigi dei

Santi.

Mi scruta in silenzio e, con amore, con delicatezza ineguale,

mi passa la sua manina sulla guancia ed io penso

… …

E’ più luminoso un lume dell’Altare che tutte le

luminarie del mondo: lì c’è la luce dell’anima.

Una strana Famiglia

E’ Natale e nasce Gesù Bambino.

Anche Lui è un “Figlio diverso”, non atteso,

non cercato.

Sua Madre non è sposata ed è questa una

condizione disonorevole per la società in

cui vive, e così deve girovagare insieme a

San Giuseppe per cercare un posto dove

far nascere Suo Figlio.

Poi, d’incanto, la stella cometa indica il

cammino ai pastori, ai Magi, che accorrono

a portare doni e stringersi attorno alla

“strana famiglia”.

Anche le famiglie di oggi mettono al

mondo “figli diversi”, accettandoli con lo

stesso amore, ma non ci sono per loro i

Magi e i pastori, ad accompagnarle nel difficile

cammino… …

Questa società non si cura più dei

rapporti umani, in essa manca del

tutto una comunità solidale e, né i

parenti, né gli amici, né le istituzioni

accolgono queste “famiglie diverse”,

lasciandole spesso in una profonda

solitudine.

foto Fabrizio Angeloro

di Sandro Anselmi

E’ finito anche il 2006.

Questo è inevitabilmente il momento

dei bilanci e quelli che ci interessano,

sono quelli più profondi e umani.

Tutti riproponiamo tanti buoni propo-

siti e lodevoli intenzioni e l’esigenza di

un continuo rinnovamento, di una

perenne rigenerazione, apre nuove spe-

ranze.

La speranza di un mondo migliore,

senza rancori, senza violenze, senza

guerre e senza inutili dolori, sia allora

l’augurio che faccio a tutti voi ed ai

vostri cari, e che possiate passare un

bellissimo Natale ed un meraviglioso

Anno Nuovo. Auspico, in maniera parti-

colare, tanta gioia ai miei validi colla-

boratori ed ai preziosissimi sponsor.

Dal più profondo del cuore,

Sandro Anselmi.


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il

PUFF

Il Puff è uno

dei locali più

caratteristici

della capitale,

una bomboniera

nel

cuore pulsante

della

di Sandro Alessi

capitale

inventato e

gestito da

Lui, “er Core de’ Roma”.

Incontriamo Lando Fiorini proprio in quella

che è la sua creatura, nata e cresciuta

grazie alla testardaggine di un vero romano

trasteverino ed introduciamo la nostra

chiacchierata chiedendo proprio notizie

sulla nuova stagione del Puff, che vede in

scena lo spettacolo intitolato “Pronto chi

spia ?”

“Come tutti gli anni io e gli altri autori scegliamo

l’attualità come tema dei nostri

spettacoli : lo scorso anno abbiamo fatto

“Vieni avanti Pechino” che parlava del

fenomeno dell’invasione dei cinesi, due

anni fa “Ciack si gira ridateci la lira” mentre

eravamo tutti in crisi con l’arrivo dell’euro…

Questo credo sia l’argomento di

attualità! Con “Pronto chi spia?” giochiamo

sul fatto che siamo tutti intercettati e pensate

che in questo spettacolo viene intercettato

anche Giulio Cesare e c’è, come al

solito, molto da ridere. Da sempre l’attualità

fa parte dei nostri spettacoli e la gente,

ritrovandocisi dentro, si diverte ed è per

questo che il Puff esiste da 39 anni ed ogni

anno riempiamo il locale tutte le sere.”

Hai in scena con te, attori sempre più

bravi.

“Questi attori sono straordinari perché,

come dice l’allenatore della Roma,

Spalletti, i comportamenti di ognuno sono

molto importanti anche negli spogliatoi, ed

anche noi nei camerini abbiamo una armonia

talmente serena in quanto ognuno è

rispettoso del ruolo dell’altro. Camillo

Toscano è un attore straordinario che mi

accompagna da anni, Loretta Rossi Stuart

è stata con noi qualche anno fa ed è tornata

più brava e più bella di prima. Per

finire Alessandra De Pascalis è un elemento

nuovo che ha fatto parte del laboratorio

di Proietti ed in scena è molto brava.

Non dimenticherei le musiche originali di

Vincenzo Romano e tutti gli altri che formano

la nostra grande squadra di que-

Campo de’ fiori

di

st’anno.”

Insomma, Lando, una squadra vincente!

“E’ una squadra vincente perchè riusciamo

a divertirci anche noi mentre facciamo

divertire il pubblico che viene a vederci e

la gente se ne rende conto.”

Come è nata l’idea del Puff?

“Era il 1968, ed è stata una necessità : io

ero stato in tournee in America con

LANDO

FIORINI

Rugantino, dove interpretavo anche una

bella parte, e registrammo un grandissimo

successo sia in Italia che in tutto il mondo.

Quando sono tornato nella mia città mi

sono accorto che qualcuno si era scordato

di Fiorini ed io, che nel frattempo avevo

avuto anche un figlio, Francesco, dovevo

lavorare a tutti i costi… Un giorno mi avevano

chiamato a sostituire Gabriella Ferri

al Bagaglino, ed interpretando per alcune


presenta

sere quel tipo di spettacolo, chiamato

cabaret, ne rimasi innamorato, tanto che

chiamai subito un mio caro amico, che a

quei tempi faceva le imitazioni, – un certo

Montesano – e che nessuno ancora conosceva…

Trovai una cantina in Via dei Salumi, la

sistemammo e incominciammo i nostri

spettacoli coprendoci di un sacco di buffi,

che sono riuscito a saldare e di cui ho conservato

le cambiali dell’epoca.

Cominciò così il successo del Puff.”

Da quel giorno sono passati tanti

anni, Roma è cambiata, si è adeguata

ai tempi ma si sono perse tante

cose tra cui tanti valori…

“I valori, chi ce l’ha li mantiene anche se

intorno ti cambiano tante cose, mentre chi

non ce l’ha è difficile che li possa acquisire

col tempo…Roma è cambiata molto e

ci sono tante storture che mi danno un

fastidio enorme, come quella di vedere

queste grandi scritte luminose, questi fast

food con queste grandi scritte che deturpano

la nostra città, il traffico… non si

vede più la vecchietta fuori dal portone

che vende le caldarroste… e chi abita in un

palazzo grande, come me che vivo a

Monteverde, si rende conto che delle

volte non conosci nemmeno chi ti abita

Campo de’ fiori 5

“PRONTO CHI SPIA?”

sotto…e quando penso a

queste cose, mi piace

ricordare le parole di mio

padre ‘non è cambiata

Roma, so’ cambiati i

monnaroli!’ comunque

chi nasce con dei valori

se li porterà sempre

appresso !”

Da sempre dentro

Lando batte un cuore

giallorosso: potrebbe

essere l’anno buono ?

“Sicuramente meglio

degli altri anni e vorrei

ricordare che, in tempi

non sospetti, durante una

trasmissione televisiva

condotta dalla Ventura, e

quando ancora la Roma

lo scorso anno non

aveva cominciato quella

serie di vittorie e non

andava ancora bene,

dissi: state boni e calmi,

perchè i giocatori non

possono essere diventati

dei brocchi all’improvviso.

Infatti c’era uno scontento

generale negli spogliatoi,

e questo succede

anche in teatro, ma come è andato via

Cassano con tutto il rispetto per il campione

che mancava dal lato caratteriale,

Spalletti è stato bravo a sistemare le cose

e la Roma ha cominciato a vincere, ed ha

realizzato quella lunga serie positiva….

Anche quest’anno è una grande squadra e

ci sta dando grandi soddisfazioni; speriamo

che qualcosa succeda, ma io non

voglio pronunciare quella parola…”

Ma torniamo in chiusura allo spettacolo

di quest’anno…

“Invito con molto piacere i lettori di Campo

de’ Fiori a venirmi a trovare, e ricordo che

questo spettacolo ogni anno è diverso, e

cambiarlo ogni volta, da 39 anni, non è

facile. L’anno prossimo il mio locale festeggerà

i 40 anni e faremo sicuramente una

grande festa.

Per il sottoscritto, amici lettori, questo è

un fatto importante e vorrei ricordare sempre

che per me Roma è moglie, madre

ed amante e finché avrò un’ oncia di fiato,

io canterò e parlerò de Roma!

Vi abbraccio tutti !”


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Parlare di telegrammi

nel

momento più

intenso di

comunicazioni

telematiche può

sembrare anacronistico,eppure,

proprio

mentre il vecchio,

glorioso

di Alfonso Tozzi

telegramma, dall’inconfondibile

colore giallino, sta per essere definitivamente

archiviato e affidato alla storia della

comunicazione, il collezionismo si accinge

a ridargli vigore a beneficio dei posteri.

I prodromi di questo innovativo mezzo di

comunicazione vanno ricercati nella invenzione

ideata dallo statunitense Samuel

Finley Breese Morse, nato a Charleston nel

1791, morto a New York nel 1872, al quale

le scoperte del fisico francese Ampere sui

principi dell’elettrodinamica, suggerirono

l’idea del telegrafo elettrico.

In collaborazione con il suo socio Alfred

Vail, creò un alfabeto per la trasmissione a

distanza di segnalazioni mediante un

apparecchio da lui perfezionato per tale

scopo, vale a dire il telegrafo.

Tale alfabeto è formato dalla combinazione

di segni lunghi e corti intervallati, ossia

Campo de’ fiori

Una insolita collezione dall

da linee e da punti, trasmessi

mediante impulsi elettrici, e dalle

varie combinazioni dei quali si

ottengono lettere, cifre e

segni corrispondenti

a quelli della

scrittura ordinaria,

per esempio: la lettera

“A” è costituita

da un punto e da

una linea (.-), la

“B” da una linea e

tre punti (-…) e così

via.

Il Morse, pur disponendo

di scarsi

mezzi economici,

dedicò diversi anni

per la messa a

punto della sua

invenzione.

Nel 1837 effettuò le

prime dimostrazioni

del suo apparecchio negli USA ed in

Europa, ma con scarso interesse dei

governi del momento; perseverando con

tenacia riuscì tuttavia ad avere il brevetto

nel 1840 e, tre anni dopo, un finanziamento

per costruire una linea tra

Washington e Baltimora, inaugurata nel

Maggio del 1844.

Per notizia, i paesi europei ad adottare il

telegrafo Morse

furono l’Austria, la

Prussica e la

Svizzera, mentre la

prima linea italiana,

la Pisa –

Livorno, è del

1846.

La scoperta, come

era ovvio, rivoluzionò

il modo di

comunicare e trasformòradicalmente

tutta la società.

Dopo il primo marconigramma(telegramma

senza fili)

spedito dal nostro

Guglielmo Marconi

nel 1895, apparvero

in Italia, all’inizio

del secolo, dei

caratteristici

fogliettini gialli

il telegramma

ripiegati, dalla misure 18 x 25 (x 6 – linguella),

su cui venivano stampate le comunicazioni

fra privati o fra Enti.

Via via che il nuovo mezzo diventava più

popolare e il messaggio raggiungeva

buona parte di utenti italiani, si cercò di

sfruttarlo per fini squisitamente pubblicitari.

Nel 1860 costava venti lire trasmettere un

telegramma da Torino a Napoli, ma nel

1920 erano già più di 7000 gli uffici telegrafici

nel territorio nazionale.

I primi telegrammi

con

pubblicità

apparvero

intorno agli

anni Trenta:

furono le

ditte più

conosciute

dell’epoca

le prime a

servirsi di

questo

straordinario

mezzo

mediatico:

OLIVETTI,

LIQUORE

STREGA,

CITTA’ DI

SANREMO


Campo de’ fiori

’irresistibile fascino antico:

pubblicitario

“l’inverno vi offre la primavera di

Sanremo”, MONTECATINI e SALSOMAG-

GIORE per pubblicizzare le loro terme,

RADIOMARELLI. Inserzionisti fissi furono

per alcuni anni la FIERA DEL LEVANTE,

quella di PADOVA e di MILANO, le lotterie

di TRIPOLI, di MERANO, e ultima quella

dell’ E 42, ideata dal fascismo, ma non

potuta espletare a causa della guerra.

Non sono

moltissimi

coloro che si

dedicano a

questo particolare

tipo di

collezione,

alcuni considerano

la raccolta

come

un’appendice

interessante

della filatelia

o della storia

postale, altri

inseriscono i

telegrammi

fra la pubblicità

in genere.

Tutti normalmente

usano

suddividere, come è logico che sia,

i telegrammi pubblicitari per singole

tematiche, quando ciò è possibile,

spesso vengono inseriti fra le

tematiche varie del momento che,

su di uno stesso

pezzo, compaiono

più pubblicità dello

stesso tipo.

Quelli più ricercati

sono ovviamente gli

esemplari in ottimo

o buono stato di

conservazione ma,

stando al genere di

raccolta, l’impresa

è quasi impossibile,

tuttavia lo scambio

fra “telegrammofili”

è abbastanza intenso

e soddisfacente.

I prezzi tengono

conto dell’anno di

spedizione, del tipo

di pubblicità e

anche del testo se

si tratta di “documenti” di una certa “storicità”.

Non esistendo un catalogo, i prezzi sono

stabiliti dalla considerazione individuale di

rarità, liberamente accettati, comunque,

per alcuni esemplari particolari, vengono

corrisposte somme di un certo rilievo.

Per poter incrementare la propria raccolta

è necessario soprattutto visitare

i mercatini di antiquariato e

sbirciare fra le cartelle o le borse

giacenti sui tavoli o ai piedi degli

espositori che offrono vecchie

cose e che si dedicano

a “vuotare cantine”.

E’ necessario

altresì visitare le fiere

cartacee come quella

che si tiene periodicamente

a

Valmontone, nella

nostra regione.

Fra i “pezzi” maggiormente

richiesti

e difficilmente rinvenibili

sul mercato

collezionistico vi è

quello relativo ad

una strana pubblicità

apparsa nell’e-

state del 1936: “Se dovete partire non

dimenticate di portare con voi UNA SCA-

TOLA DI DOLCI. Se dovete ringraziare i

vostri ospiti mandate loro in omaggio UNA

SCATOLA DI DOLCI. Se mandate auguri,

saluti, felicitazioni, fateli seguire da UNA

SCATOLA DI DOLCI”.

Il telegramma, sulla scia del successo

ottenuto dalla pubblicità, reclamizzava

anche se stesso: “preferite questa forma

di pubblicità: in Italia sono distribuiti non

meno di centomila telegrammi al giorno.

Un prodotto propagandato con questa

pubblicità giornalmente, ed in modo

incontestabile è conosciuto almeno da

duecentomila persone”, così suonava il

richiamo agli inserzionisti.

E’ appena il caso di riferire che, oggetto

del collezionismo telegrafico, è costituito

qualche volta anche dal testo trasmesso,

come quello spedito il 22 Maggio 1915 e

diretto ai Sindaci della provincia Baialatina

in cui il Prefetto dell’epoca, dottor

Sansone, così comunicava: “S.M. il Re ha

decretato la mobilitazione generale dell’esercito

e della marina e la requisizione dei

quadrupedi e dei veicoli. Primo giorno di

mobilitazione 23 corrente. Pregola accusare

ricevuta conformità articolo 35 istruzioni

ai Sindaci edizione 1913”.

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Nel cortile di un’antica Osteria presso

Porta Settimiana prospera, ancora ai giorni

nostri, c’è una vite ultra secolare che

d’estate offre riparo, grappoli e frescura a

tutti i commensali del locale che, il più

delle volte, restano incuranti di fronte a

tanta meraviglia.

Questi, infatti, non tengono conto del fatto

che, come dicono i bene informati, quella

stessa vite riuscì probabilmente a vedere

gli sguardi amorosi di Raffaello per la sua

Fornarina atteso che, secondo tradizione,

il grande artista dimorò nella vicina Via di

Santa Dorotea.

Viti come quella sopra descritta, fino allo

scadere del XIX secolo, accompagnarono

per lunghi tratti il sinuoso scorrere del

Tevere non ancora bonificato

e cinto di muraglioni,

cosa, questa, confermata

anche dalle insegne di

alcune Osterie registrate

dal Cav. Alessandro Rufini

a metà dell’ottocento

come: La Pergola di Via

Panico o La Pergoletta di

fiume a Via della Renella.

Per i romani, lo abbiamo

ricordato più volte, il pergolato,

la vigna e, naturalmente,

il vino costituiscono

elementi integranti

della loro vita quotidiana;

così scriveva Giuseppe

Gioachino Belli: “…senz’acqua

si, ma senza

vino…senza vino io? Dio

me ne guardi…” e gli

faceva eco Trilussa con i

seguenti versi:

“…dentro ‘sta boccia trovo er bonumore

che canta l’inni e t’imbandiera er core…”

per non parlare poi di Hans Barth che scriveva:“…tutto

qui diventa vino, tutto, la

vita e la morte, il pensiero, il sentimento,

il sogno, l’amore e l’odio…tutto brilla nel

bicchiere…”.

Le vigne erano di casa a Roma e l’uva

veniva considerata regina della tavola in

qualunque stagione, al punto che la vite e

i suoi frutti furono compresi tra gli elementi

araldici di alcune famiglie romane; i

Rocci ebbero sul loro stemma tre grappoli,

mentre le armi dei Ruspoli comprendevano

due tralci di vite passati in doppia Croce

di Sant’Andrea.

Naturalmente con il passare dei secoli

molte di quelle vigne scompariranno e

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi

Antiche vigne e pergolati

molte altre si trasformeranno in ville, alcune

delle quali tuttora esistenti; famosissima

la vigna di Papa Giulio III, Giovanni

Maria Ciocchi del Monte, 1550 - 1555, che

si estendeva da Porta del Popolo a Ponte

Milvio fra le alture dei Parioli e la sponda

sinistra del Tevere e, in quel rasserenante

splendore, il Pontefice raggiungeva il prediletto

luogo risalendo il corso del fiume

con caratteristiche imbarcazioni.

Papa Leone XIII, Vincenzo Gioachino

Pecci, 1878 - 1903, vuoi perché, probabilmente,

memore di questi precedenti papali,

vuoi perché amante, con discrezione,

ben s’intende e non senza poesia, di un

buon bicchiere, fu spinto a coltivare una

sua vigna nei Giardini Vaticani della quale

si dimostrò sempre gelosissimo, tanto da

riprendere, con tono corrucciato, due

Cardinali sorpresi a piluccare i grappoli

senza il suo preventivo permesso.

Sul Monte Aventino si vendemmierà fino

alla prima metà dell’Ottocento, come

documentato da Bartolomeo Pinelli in una

delle sue innumerevoli incisioni, ma anche

il Pincio, splendido avamposto urbano

della piana tiberina, era coperto di vigne,

alcune delle quali sono le dirette progenitrici

di Villa Medici.

Nell’anno 1680 poi, il Marchese

Massimiliano Palombara per magnificare la

sua villa, nella quale fu successivamente

rinvenuta una statua del Discobolo, fece

incidere su una lastra di marmo alcune

norme a cui l’ospite doveva correttamente

attenersi; si imponeva di lasciar fuori

Venere, di chiudere le porte ai ladri, ma si

invitava lo stesso ospite a bere lietamente

vino in quantità secondo l’usanza di Bacco.

La stessa Villa Borghese vanta origini del

tutto agresti; intorno ad una prima vigna

posta tra la Via Pinciana e la c.d. zona

Pariolo, si verrà formando il futuro parco

mediante acquisti o donazioni di altri

appezzamenti; peraltro, non bisogna

dimenticare che la stessa Roma era indicata

come: “…la vigna de li cojoni…”

espressione antichissima dedicata ai buzzurri

ed ai burini, più o meno graditi, che

entro le mura venivano a vendemmiare

senza alcuna fatica.

Ma soffermiamoci, a questo punto, sul

prodotto della vite, il vino, per il quale tale

Michelangelo Prunetti, autore del testo:

Metodo preservativo per vivere

dovunque e specialmente a

Roma nel più perfetto stato di

santità, pubblicato nell’anno

1825, fornisce qualche

“…istruzione de’ forestieri

che qui sogliono per qualche

tempo soggiornare…”

ed entra in argomento

precisando che, “…il vino

che si bee a Roma…” o

nasce nel suo territorio, o

viene qui trasportato dai

Castelli, per cui, il primo

chiamasi vino romanesco

e l’altro vino de’ Castelli.

Per quanto attiene il vino

romanesco, sempre a

parere dell’esperto o presunto

tale, Messer

Prunetti, si precisa che

viene giustamente creduto il migliore quello

delle vigne situate sui colli, Baccus amat

colles, come quelle fuori le Porte: Pinciana,

Pia, San Lorenzo, San Pancrazio e San

Giovanni in Laterano, ma certamente

eccelle quello delle vigne di Monte Mario.

Col passare del tempo, in conseguenza di

una sempre maggiore urbanizzazione, l’insegna

della c.d. flotta vinicola laziale si trasferirà

sulle alture dei Colli Albani, in vista

di Roma, del mare e dei Colli Tiburtini;

celebratissime alture disposte su un apparato

vulcanico del diametro di circa trenta

chilometri con un recinto craterico di circa

dieci, sul quale insistono i laghi di Albano

e di Nemi per un’altezza in quota di circa

novecento metri culminante nel Monte

Faete posto a quota 956.

Gli aggregati urbani, circondati da famosi


Campo de’ fiori 9

, figure, personaggi

vigneti, che si raccolgono su quelle pendici,

sono da tempo immemorabile conosciuti

come Castelli Romani probabilmente

perché nacquero intorno a manieri feudali

e sono presenti nel numero di tredici:

Colonna, Rocca Priora, Monte Compatri,

Monte Porzio Catone, Frascati,

Grottaferrata, Rocca di Papa, Marino,

Castel Gandolfo, Albano Laziale, Ariccia,

Genzano di Roma e Nemi, ma a questi non

si può non aggiungere Lanuvio e Velletri.

Circa il vino de’ Castelli riportiamo quanto

scriveva Sante Lancerio, bottigliere di Papa

Paolo III, Alessandro Farnese, 1534 -

1549, in una sua preziosa opera interamente

dedicata a questo vino dalla quale

apprendiamo che:“…è ottimo et perfetto

tanto il bianco quanto il rosso, ma meglio,

secondo il mio giudizio, è il rosso, è buono

tutta la state, quando il verno sia mantenuto

in luogo fresco. Albano è città antichissima,

distante da Roma XII miglia alla

romana. In questo luogo sono vigne arborate

et basse assai, et il paese è fruttifero

et sassoso sicchè v’è buon vino stomachevole

et nutritivo…”.

I gusti di certo non si discutono, ma per

quanto concerne i Castelli Romani e il vino

qui prodotto, registriamo che si è sempre

verificato un altalenarsi di lodi e denigrazioni,

di esaltazioni e invettive; malgrado

ciò, vale la pena ricordare che, secondo

tradizione, il vino di Frascati ed altri similari,

non sono vini da cuori solitari, ma

piuttosto vini da baldoria, un nettare che

riesce a rompere l’originaria timidezza e

scontrosità rendendo il commensale partecipe

della vita collettiva, almeno per il

breve scorrere di una serata o magari di

una notte.

I romani del resto sono fatti così e con i

romani Roma e gli usi e i costumi di Roma;

per coloro i quali volessero partecipare

non resta che calarsi nella parte e sposare

l’ambiente, scendere nella profondità dell’indole

di una popolazione sulla quale il

naturale processo evolutivo è stato certamente

frustrato da una forma chiusa di

Governo protrattasi fino al 1870.

A riprova di ciò ricordiamo come la propensione

dei romani a vuotare i fiaschi

fosse stata gravemente compromessa da

Papa Leone XII, Annibale della Genga,

1823 - 1829, il quale, allo scopo di

“…allontanare i cattivi esempi…”, aveva

ordinato la chiusura di tutte le bettole nelle

quali il vino, bevuto in troppa abbondanza,

causava risse ed eventi delittuosi con sempre

maggiore frequenza.

Per ordine dello stesso Pontefice erano

state disposte apposite barriere, i c.d.

Cancelletti, attraverso i quali veniva distribuito

il vino che ognuno era tenuto ad

andare a bere a casa propria; peraltro, la

fermezza dello stesso Pontefice, nemico

dichiarato dei coltelli, privava il popolo

delle proprie abitudini e della propria libertà.

Il conseguente risentimento determinò il

fluire di terribili battute espresse, come

sempre, attraverso la statua di Pasquino

ma, qualche tempo dopo, salì alta anche

l’invettiva di Giuseppe Gioachino Belli,

sempre lui che, tralasciato ogni segno di

rispetto ed esercitando un sarcasmo quasi

blasfemo, scriveva:“…ma chi l’ha tentato

sto Pontefice nostro benedetto / d’annacce

a seguestrà cor cancelletto /

qui nun se fa pe mormorà fratello

/ perché se sa ch’er padronaccio è

lui / ma caso mai lui crepassi,

addio cancelletto…”.

Poco dopo ciò si verificò e avvenne

che, non appena indossata la

tiara, Papa Pio VIII, Francesco

Saverio Castiglioni, 1829 - 1830,

fece togliere gli odiati Cancelletti

cosicchè lo stesso Belli, con gratitudine,

poteva scrivere:“…nient’affatto

/ corresser gli angeletti: /

levò li cancelletti…”.

Ma per i romani gustare il vino, si

è già detto, costituisce da sempre

di Riccardo Consoli

un rito e, come dice il poeta, citiamo ancora

Trilussa, “…der resto tu lo sai come me

piace! / Quanno me trovo de cattivo

umore / un bon goccetto m’arillegra er

core, / m’empie de gioja e me ridà la pace:

/ nun vedo più nessuno e in quer momento

/ dico le cose come me le sento…”

Oltretutto, nella particolare atmosfera di

quei caratteristici ritrovi dove si consumava

il vino, c’era tutta la serenità di fine

secolo e gli uomini più rappresentativi dell’epoca

continuarono a portarla con sè e

ne rispettarono il ricordo, anche perché il

ritmo imposto dai nuovi tempi finì col non

risparmiare nemmeno le Osterie.

Era dunque compito dei romani salvarle o

quanto meno tentare di salvarle. Fu così

che, dopo gli anni Venti del secolo passato,

per iniziativa di un gruppo di artisti e

giornalisti, nacque il club dei Romani della

Cisterna che annoverava tra i fondatori

Ettore Petrolini, Trilussa, Giuseppe Bottai e

Silvio D’Amico.

Questi benemeriti amavano riunirsi in

Trastevere in quel tipico locale dal quale lo

stesso Club aveva preso il nome ed acquistarono

tanta rinomanza che, ad un certo

momento, molti straneri di passaggio considerarono

un privilegio occupare i tavoli

posti ai margini della più grande tavolata,

sopratutto per poter godere di quel brio

inesauribile ed anche un po’ canagliesco

tipico di Ettore Petrolini.

Si racconta che uno di questi avventori,

acceso più degli altri da autentico entusiasmo,

non esitò a farsi rovesciare sulla

testa un buon litro di vino, convinto com’era

che quello fosse il Rito per ottenere l’investitura

a Romano della Cisterna, come il

grande attore gli aveva dato malignamente

ad intendere.

Romani della Cisterna


10

< un regazzo preciso com’ a te che

nun me rigala manco du euri > ……

Così apostrofato da un giovane barbone,

improvvisatosi esattore in un angoletto del

centro storico, riprendevo la frequentazione

della mia città, Roma, dopo un periodo

di ferie estive nella scorsa estate.

C’era voglia di rituffarsi nella natia metropoli

dopo la scorpacciata di colori e suoni

al banchetto della natura offerto ai mera-

vigliosi comprensori delle Dolomiti

Trentine!

Inboccavo, con passo morbido e testa più

alta del solito, precisi indicatori di un

tempo da spendere, vicoli e vicoletti,

affluenti di strade ben più transitate, ivi

scoprendo bottegucce artigiane seminterrate

e micro negozietti dal genere merceologico

indefinito ma stipati allo scoppio,

unici spiragli d’animazione umana sotto

immensi palazzoni d’epoca ancor deserti,

“occhietti commerciali” ostinatamente

aperti anche in estate per le necessità di

sporadici clienti…un “beccaio”, così c’era

scritto ad indicare un negozio di macelleria,

esponeva un solitario polletto nudo

ma crestato, appeso per il collo …..facevo

il tifo per lui, che, sicuramente, cresciuto

male, pendeva peggio, verso l’ inesorabile

corruzione se non avesse ricevuto di lì a

poco una giusta “onoranza funebre”….a

tavolino;

< qualcuno se lo mangi ! > invocavo in

cuor mio tirando dritto.

Cercavo …un fiume di gente… ma, fino ad

allora, questi centralissimi viottoli, si dimostravano

solo alvei in secca!

Campo de’ fiori

Poi la svolta …..d’angolo e la “piena” dei

turisti a scongiurare la siccità economica

per la Città Eterna!

Il nubifragio turistico, tuttavia, andava evitato…..entrai

in un noto music megastore

in quel momento, incredibilmente, isola di

tranquillità ….… poteva andare!

Pochi attimi per realizzare la disposizione

dei generi musicali e …… la riapertura

della stagione di caccia a qualche chicca

audio/video registrata era ufficialmente

decretata!

Tutta la procedura di ricerca era stata attivata:

testa bassa, dita della mano destra

velocissime a “dragare” scomodi contenitori

di cd e visione a scanner per rapida

memorizzazione delle informazioni su artista

– titolo – copertina – posizione …. per

un eventuale successiva “operazione di

recupero” … il “cacciatore digitale” era

tornato!

Le operazioni di scandaglio procedevano a

pieno ritmo quando mani grassocce e

dita “listate a lutto” annunciate da un

odore non proprio “aue de toilet” entrarono

nel mio campo visivo facendomi

distogliere l’attenzione dall’analisi di

frammenti dell’universo musicale: un clochard

di ben oltre mezza età, intabarrato

in un impermeabile “alla tenente

Colombo” (eravamo al 17 di agosto !) ma

molto più liso e imbrattato di quello del

famoso tenente Losangeleno, occhialini

da presbite sulla punta di un naso caratterizzato

da una ragnatela di capillari alle

sue pendici, barba e ciuffi sporgenti di

di Carlo Cattani

CHUM fermate il mondo, voglio salire !!

(1° parte)

capelli grigio-giallastri sotto un cappello a

falde non da meno sdrucito e in tinta con

l’impermeabile, tirandosi dietro uno sbilenco

carrellino da “massaia sulla via del

mercato” carico di una vecchia chitarra

a 6 corde (c’erano tutte) EKO… “dragava”

scaffali anche Lui!

Rapide riflessioni mi vennero alla mente:

una presenza casuale quella chitarra, risultato

di immersioni nei cassonetti dell’Urbe

o … protagonista di una vecchia storia di

note con quell’uomo, dolcemente accudita

dal suo accompagnatore “sempre in accordo”?

Chi lo sa? Sicuramente il suo custode

mi fece sbiascicare :

alla visione, tra quelle mani vissute, di un

disco dei mitici “HE SHADOW” [una delle

primissime band dalle sonorità rock sorte

alla fine dei ’50, caratterizzati da brani con

bei duelli chitarristici: “APACHE” fù uno

dei loro molteplici hit; nel 2004, dopo circa

20 anni, si sono riformati ed hanno effettuato

un tour mondiale; da uno dei tanti

concerti di quella reunion, per l’esattezza

da quello tenuto a Cardiff, Capitale del

Galles, hanno realizzato un DVD di circa 3

ore e un doppio CD di ben 42 brani dal

titolo “The Final Tour (Together Again For

One Last Time) da sentire! ].

La scrupolosa attenzione che quell’uomo

mostrò per il cd e per altri che successivamente

andò ad estrarre e ad appuntarsi

con un mozzicone di matita su di un stropicciato

pezzettino di carta, mi portò a

concludere che se ne intendesse!

Dichiarai a me stesso che la musica aveva

fatto un piccolo miracolo in quel giorno


convenzionalmente “picco” dell’estate:

distogliere per alcuni attimi quell’uomo

dai pensieri della sua vita “oltre confine”!

Nella mia testa, le immagini di quel clochard

si rincorrevano con il ricordo di una

notizia apparsa su “LA REPUBBLICA” ed. di

Milano in quella stessa estate, esattamente

il 2 di agosto, che proponeva ai lettori la

storia dell’attempato ROYE LEE,

Americano, ex cantante country di buon

livello negli anni ‘60, con diversi 45 giri

incisi, da anni convertitosi, per “cedimenti

interiori ” conseguenti a diverse vicissitudini,

ad amabile clochard nei dintorni di

Piazza del Duomo a Milano, ben voluto e

coccolato dai residenti e passanti per la

sua simpatia e dolcezza; il titolo dell’articolo

dava tutto il senso del suo declino:

“da Nashville ai vicoli di

Milano”; ma quell’estate

per lui era stata

“particolare”:

qualcuno,

avendo appreso

la “true story ” di

Roye, aveva scavato nel

rocambolesco passato e recuperato

le “tracce” del suo percorso musicale,

facendone scaturire un raccolta su cd e

dandole lo speranzoso titolo di “Where

roses grow” (“Dove crescono le rose”) …

ma la testa continuava a ronzarmi … così,

a fronte di un grappolo di neuroni che sollecitava

per una reminiscenza sulla vicenda

letta a proposito di Roye Lee, ce ne

erano altri via via più numerosi che

andavano trasmettendosi “l’intruglio chimico”

utile al rinvenimento di parole, suoni

ed immagini di un incontro: con il direttissimo

“inter neurons express”, mi entrava

in …… testa un paffuto faccione …….. il

CHUM era giunto a destinazione nella stazione

della mia memoria!

La scorsa estate avevo avuto il piacere di

incontrare, in quel di Moena in Val Di

Fassa, CHUM, davvero un personaggio,

un musicista/chitarrista, che da quelle

parti gode di ampia popolarità! Incontrai

“il CHUM” con non poca curiosità, in una

piovosa e fredda notte di San Lorenzo

dello scorso 10 di agosto, a seguito della

segnalazione fattami da un amico

Calabrese ma Fiorentino di adozione,

anche lui musicista/maestro al violino

Campo de’ fiori

(…ciao LUCA!) e villeggiante in quel luogo,

che, sapendo del mio viscerale interesse

per le “storie di musicisti”, si era prodigato

per organizzare un’intervista, mediando

con il gestore e……n’avvenente banchista

di un bar dove il nostro CHUM ad una

cert’ ora di quasi tutte le sere aveva il

“passo”. Prima d’incontrare CHUM, rimediai

qualche notizia da gente del luogo che

lo conosceva nonché dal mio prezioso

amico in avanscoperta Luca, e, sinteticamente,

appuntai sul mio fedele taccuino:

CHUM, un musicista di Valle …… con

tanti problemi a monte …. ma procediamo

con ordine, considerando prima la

“Sua” storia discografica, che annovera tre

Chum...... “provato” da alcuni musicisti degli

ATRIO

cd autoprodotti, registrati tra il ‘92 e il

2002 con la collaborazione di alcune formazioni

locali; con i “LUPEZ” produce

“Live” nel 1992; diversi anni più tardi con

gli “ESTRO” produrrà “Noi ci siamo” e

quindi con un noto gruppo rock della Val

di Fiemme gli “ATRIO”, registra a Bolzano

il suo 3° cd dal titolo “Te nosa val ”;

apprendo, inoltre, che a primavera del

2007, prevede di far uscire un “best of

CHUM” registrando a nuovo alcuni dei

suoi “classici” ed inserendo degli inediti,

supportato per tale operazione dalla collaborazione

di un’altra formazione rock

Trentina i PAN GRATTA’.

Della sua produzione ho ascoltato “CHUM

e LUPEZ-Live”, una raccolta di 12 brani tra

originali e covers, registrati in presa diretta

in circostanze e con risvolti che ci chiarirà

nel corso dell’intervista il musicista

stesso; una successione di canzoni confezionate

con sonorità ed arrangiamenti

riconducibili agli anni 60 e 70 (d’altra

parte CHUM si è formato musicalmente

11

sugli ascolti di quel periodo essendo nato

nel ‘ 55) alternanza di ballate ed di escursioni

su territori più rockeggianti; ho ascoltato

il successivo “Noi ci siamo”, maggiomente

curato nella registrazione, avvenuta

presso uno studio di Bolzano ma sempre

a disponibilità economica e temporale

limitatissima, musicalmente più evoluto,

dove “Tu tuez sita con en ante” e

“Aclypse” fanno il verso, in dialetto

Fassano, rispettivamente ai Pink Floydiani

”Is there anybody out there” da “The Wall”

e ad “Eclipse” dal mitico “he dark side of

the moon”; “Je son sit alla cray”, sempre

in Fassano, suona per “No woman no cry

“ di Bob Marley e ”Buona giornata”, invece,

lo propone in una personale versione

di “‘Sex And Drugs And Rock And Roll’”

del compianto Ian Dury; accanto

alle rivisitazioni di

brani celebri ci

sono i propri

come, ad

esempio,

“Scivolare”,

traccia di apertura

di questo 2° cd

che ci apre la discesa nel 2°

capitolo “CHUMIANO” all’insegna

dello slogan ecologico-riflessivo “come è

bello scivolare, sci-sciare sulla neve naturale”.

Il 3° cd , a causa di un scambio

maldestro avvenuto durante i saluti di

“fine chiacchiera”, non è entrato in mio

possesso nè sono riuscito, in seguito , ad

ottenerlo perché le comunicazioni con “il

CHUM” non sono facili: gli manca un sito

web, non ha un’indirizzo di posta elettronica

e la posta ordinaria gli sfugge …. ma

non per “snobberia”, sia chiaro … ma va

bene così! Lo vogliamo tal qual è : un po’

strampalato, in “fuga musicale non solo”

con le sue invettive e rivendicazioni, grezzo,

stropicciato, ammaccato, con gli

occhioni lucidi, il baffo dal taglio sbilenco e

un fisico ingombrante ….. insomma:

FOREVER CHUM ! ! !

La chiacchierata con “LUI” , che proporremo

nel prossimo n° 34 , inizia ai tavolini

esterni ad un bar, si sposta al suo interno

e termina, quasi in dissolvenza, al suono

del pianoforte nella hall dell’Hotel De Ville

di Moena …….. e fuori, la pioggia a dettar

il suo ritmo alla natura della Valle:

battente!

Portate l’ombrello, a presto!


12

Vallerano

di Ermelinda Benedetti

STORIA Vallerano è un

caratteristico paesino della provincia di

Viterbo, immerso in una splendida vallata

che si estende per 15,5 kmq, sul versante

est dei Monti Cimini, a 390 m sul livello del

mare.

L’origine di Vallerano si fa risalire ad un

insediamento umano dell’età del bronzo, i

cui reperti testimonierebbero la presenza,

in quell’epoca, di una civiltà piuttosto evoluta,

da identificare, addirittura, con quella

dei Fenici. Ad avallare questa ipotesi é

un elemento

di carattere

toponomastico. Il nome Vallerano, infatti,

deriverebbe dall’espressione, in lingua

fenicia, “Baal eran”, ossia “luogo della

scolta”, cioè posto militare di guardia.

Dopo di che, notizie certe su Vallerano si

hanno a partire dal XII secolo, in una

donazione fatta da

Campo de’ fiori

Le guide di C

Papa Adriano IV al Capitolo Vaticano. Nel

1188, la famiglia Di Vico, che possedeva

gran parte dei territori della zona, ottiene

la Signoria del paese e, da documenti conservati,

si apprende che in tale periodo i

cittadini di Vallerano firmano un accordo

con quelli di Viterbo, per mantenere la

pace fra le due comunità e per il reciproco

aiuto in caso di attacchi nemici. Circa un

secolo dopo, nel 1278, Pietro Di Vico

cede, dietro compenso, alcune ragioni feudali

su Vallerano a Orso Orsini, in quel

momento Podestà di Viterbo. I

viterbesi, senza tener fede

agli accordi precedentemente

presi,

vogliono togliere

Vallerano

agli Orsini e

tenerlo

sotto

il loro controllo. Così, nel 1282, si alleano

con i precedenti proprietari, i Di Vico,

occupano la Rocca di Vallerano e saccheggiano

il palazzo baronale e i tesori degli

Orsini. La dominazione viterbese é breve

e, infatti, nel 1306 il feudo di Vallerano

viene ceduto a Poncello Orsini.

Questo susseguirsi di rivendicazioni di

dominio, accompagnate da violenti scontri,

termina con l’intervento di Papa Eugenio

IV, che invia il capitano di ventura Nicolò

Fortebraccio, nel 1432, affinché occupi i

castelli dei Di Vico, che nel frattempo

hanno preso il posto degli Orsini. Solo

Vallerano oppone ostinata resistenza e i

viterbesi, aiutati dagli abitanti di Canepina,

entrano a Vallerano, seminando stragi e

rovine. Il feudo torna sotto il diretto dominio

pontificio e viene donato, nel 1443, a

Angelo di Roncone, insieme a Carbognano

e Vignanello. Successivamente, nel 1456,

Papa Callisto III vende Vallerano, insieme

ad altri castelli, all’Ospedale di Santo

Spirito in Sassia e, due anni dopo, la

Camera Apostolica lo cede a Pier Ludovico

Borgia, nelle mani del quale rimane fino

1460, quando il Pontefice Pio II consegna

il feudo al governatore Lorenzo

Boninsegni. Nel 1478, Vallerano ritorna

all’Ospedale di Santo Spirito in Sassia, per

mezzo di Sisto IV. Ma nel 1536, é Pier Luigi

Farnese ad acquistare, dalla Camera

Apostolica, il feudo, che la sua famiglia lo

incorpora al Ducato di Castro e di

Ronciglione e governa fino al 1649, anno

in cui Castro viene distrutto e la Camera

Apostolica si reimpossesa dei territori che

comprendeva, Vallerano incluso. Durante

la dominazione dei Farnese, il borgo conosce

il periodo di maggiore floridezza e

importanza della sua storia. Il Giglio farnesiano,

infatti, simbolo civico della cittadina,

risale proprio a questo periodo. Nel 1785

Papa Pio VI concesse Vallerano in enfiteusi

a Tommaso Giorgi e, dopo l’Unità

d’Italia, nel 1870, viene annesso, con tutto

il Lazio, al Regno d’Italia.

ITINERARIO TURISTICO Tra i luoghi da


Campo de’ fiori 13

ampo de ’ fiori

Madonna del Ruscello

visitare che Vallerano offre, oltre che agli

scorci di caratteristici vicoli del centro storico,

ricordiamo il Santuario della

Madonna del Ruscello, costruito nel

XVII secolo su progetto di Girolamo

Rainaldi. Fu edificato nel punto in cui

avvenne un leggendario miracolo, che

ebbe come protagonista un giovane pittore,

Stefano Menicocci, il quale, mentre

stava restaurando un bellissimo dipinto

dedicato alla Madonna, vide sgorgare del

sangue dalla tela. Il Santuario conserva al

suo interno quadri, affreschi, stucchi di

grande pregio e valore. Particolare è, inoltre,

la Chiesa del Crocifisso, sita appena

fuori Vallerano, è così chiamata dai

fedeli perché custodisce un antico crocefisso,

in onore del quale si svolge ogni

anno un importante pellegrinaggio.

TRADIZIONI E FESTE Tombola de lo

bbifanone Grandiosa tombolata popolare,

nel giorno dell’epifania, che viene trasmessa

anche radiofonicamente per i valleranesi

che abitano fuori del paese.

Poggiata Pasquale Tradizionale merenda

collettiva, accompagnata da divertenti

giochi popolari, che si svolge il primo martedì

dopo Pasqua.

Corpus Domini Un variopinto tappeto di

fiori profumati si stende per le vie del

paese, che verranno percorse processionalmente

in occasione della festa del

Corpo di Cristo.

Miracolo del 5 luglio Ricorrenza dell’evento

straordinario della Madonna del

Ruscello, per il quale il lungo viale che

conduce

Chiesa

S. Vittore

al prestigioso Santuario Mariano vieni ricoperto

di colori, che terminano con un

dipinto raffigurante Maria Santissima.

Festa di San Vittore Festeggiamenti in

onore del Patrono della cittadina, durante

i quali, oltre alla importantissima parte

religiosa, è molto curata anche la parte di

svago e divertimento. Vengono organizzate,

infatti, serate musicali che si chiudono

con un grandioso spettacolo pirotecnico,

tra i più emozionanti del circondario.

Sagra della castagna e della caldarrosta

Tutti i fine settimana del mese di

ottobre è possibile assaggiare, passeggiando

perle vie del centro, uno dei prodotti

tipici coltivati in loco, la castagna di

Vallerano.

Presepe vivente Rappresentazione della

nascita di Gesù nei giorni festivi del periodo

natalizio.

SAPORI TIPICI Le pietanze più antiche,

che sono state tramandate di generazione

in generazione, a Vallerano, sono la pasta

e fagioli, arricchita e caratterizzata dal

finocchietto selvatico, che conferisce un

gusto particolare; i culitonni, una pasta

povera, realizzata con acqua e farina e

tagliata piuttosto lunga e spessa; le fricciolose,

frittelle comuni in tutta la zona,

conosciute con nomi diversi di paese in

paese e realizzate con farina, acqua e

uova. Tra i dolci, spiccano i classici tozzetti

con le nocciole e delle ciambelline

particolari, con un impasto a base di

acqua, farina e vino.


14

Campo de’ fiori

Scopri l’Arte

Marina Fantera nasce a Civita

Castellana il 22 Settembre 1964 e

da molti anni, oramai, lavora nelle

industrie ceramiche presenti nel

suo paese.

Il disegno, ha sempre rappresentato

la sua passione, ma ciò che

contraddistingue Marina da tutti

gli altri artisti è il fatto che, oltre

Marina Fantera

alla pittura, lei nutre un’altra grande

passione, quella per le pietre.

E’ da questo simpatico e singolare connubio che nasce

la sua arte: la pittura su pietra.

Questa curiosa passione prende forma nel 1997 quando,

dopo aver trovato un sasso a forma di saponetta,

lo dipinge fino a dargliene le sembianze.

Inizia allora a selezionare sassi e pietre e, recandosi

presso fiumi e torrenti, dove ne trova di forme particolari,

seleziona, principalmente, quelli che possano

essere adatti a rappresentare gli animali, che lei ama

tanto.

Ecco che, a questo punto, il minerale prende le sembianze

di un gatto raggomitolato, di una volpe col suo

cucciolo, di una piccola tartaruga o una ranocchietta.

Nel momento in cui Marina sceglie un sasso, conosce

già l’animale che vuole andare a dipingere. Nulla viene

lasciato al caso. Trova il sasso che la interessa ed inizia

la sua pittura creando, come prima cosa, gli occhi

dell’animale perché, proprio da lì, nasce tutta la sua

ispirazione. E’ come se quei due occhi, che lei ha

dipinto, debbano poi, con lo sguardo, dirle la forma

che vogliono prendere.

Marina inizia a regalare i suoi “animaletti” a parenti ed

amici, nelle varie occasioni di festa, poi, riscontrando

successo in ciò che faceva, partecipa a diversi mercatini

che si svolgono a Calcata, Gallese, Civita

Castellana, Giove, Campagnano, Bracciano ed Orte.

Per il suo lavoro, Marina ha trovato un valido aiuto

nella figlia Elisabetta, che si dedica ai sassi più piccoli,

sui quali realizza simpatiche coccinelle, tartarughe e

ranocchiette.

Cristina Evangelisti


Campo de’ fiori 15

Marina Fantera


16

Domenico Mancini 1918

Civitonici

Illustri

Egregio Direttore,

recentemente ho avuto modo di sistemare

alcuni vecchi documenti di famiglia tra i

quali ho ritrovato una cartellina contenente

la corrispondenza di mio nonno materno,

Domenico Del Priore, con suo cugino

Domenico Mancini.

Io ho vaghi ricordi di zio Meco (così era

chiamato in famiglia), ricordi che risalgono

alla mia infanzia quando, alla fine degli

anni Settanta, in occasione delle feste, gli

si faceva visita.

Soprattutto ricordo la sua casa romana in

Via di Santa Maria dell’Anima, una delle

case più affascinanti che abbia mai visto in

vita mia. Un’ abitazione rimasta ferma ai

primi del Novecento, ricca di oggetti stravaganti

e curiosi, perfetta per ambientarvi

un film in costume. Centro della casa il

salotto dove si trovavano vari strumenti:il

contrabbasso, la viola e il pianoforte sul

quale aveva suonato anche Benedetti

Michelangeli. Sempre nella stessa stanza,

una grande libreria a vetri con all’interno la

sua collezione di 25000 cartoline di tutto il

Campo de’ fiori

Domenico Mancini

(Civita Castellana 1891 - Roma 1984)

mondo, raccolte durante i vari viaggi, e

oltre 500 dischi di musica classica. Altra

particolarità erano le foto in cornice che

tappezzavano la casa, scattate durante

concerti, tra queste una foto di zio Meco

con Arturo Toscanini e una foto con dedica

di Richard Strauss.

Sulla base di lettere, vecchi articoli di giornale,

insieme ai ricordi di mia madre e

degli zii Giovanni e Vittoria Del Priore,

sono riuscito a ricostruire una breve storia

professionale che allego di seguito.

Spero così che rimanga memoria di un

uomo che ebbe un discreto successo professionale

e che non perdeva occasione di

ricordare le sue origini civitoniche.

Alberto Brunelli

Domenico Mancini nasce a Civita

Castellana il 6 Gennaio 1891, figlio di

Francesco e Agata Crestoni.

Nel 1903, ancora bambino, incomincia ad

apprezzare i primi elementi musicali con il

maestro Cardani, cantando nelle chiese

di Civita Castellana.

Insieme al cugino Domenico Del Priore -

che studia violino – e grazie anche all’aiuto

della zia Vincenza Crestoni, compie a

Roma i primi studi musicali.

Nel Novembre del 1904 inizia lo studio del

canto con Alessandro Moreschi, famoso

cantore della cappella Sistina e della cappella

Giulia in Vaticano soprannominato

“l’angelo del Vaticano”. Questa preparazione

gli permette l’ammissione alla Schola

Cantorum di San Salvatore in Lauro a

Roma, scuola dove hanno avuto la prima

formazione musicale tanti celebri cantanti

e maestri, fra i quali si annoverano il tenore

Giuseppe De Luca, il basso Nazzareno

de Angelis, Salvatore Boccaloni, il compositore

Goffredo Detrassi, il compositore e

direttore d’orchestra Bonaventura Somma,

con il quale fu legato da una lunga amicizia.

Nel 1907 viene ammesso al Liceo Musicale

dell’Accademia di Santa Cecilia, dove si

diploma nel 1913 nello studio del contrabbasso.

Nello stesso periodo entra a far parte del-

l’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma

con il Maestro Edoardo Vitale, inoltre

prende parte come solista ai concerti della

società “Amici Della Musica” e della

Filarmonica Romana.

Nel 1915 partecipa al concorso per insegnante

di contrabbasso al conservatorio di

Parma, arrivando primo, ma rinuncia perché

nello stesso anno il Maestro

Bernardino Molinari lo vuole nell’orchestra

del Teatro Augusteo.

Nel 1915 prende parte alla grande Guerra.

Tra il 1918 e il 1923 risiede nel periodo

estivo a Engelberg e Pontresina in

Svizzera, dove insieme a Bonaventura

Somma e ad altri musicisti ( tra questi il

cugino Domenico del Priore ) formano una

piccola orchestra.

Nel 1919 prende parte, insieme al coro

delle Basiliche Romane, diretto dal

Maestro Mons. Raeffele Casimiri, ad

una tournee negli Stati Uniti e in Canada.

Sempre con lo stesso maestro partecipa a

concerti in Francia, Belgio, Olanda e

Svizzera. Con il Maestro Mons. Lorenzo

Perosi partecipa nei primi anni Venti a

diversi concerti tenuti in tutta Italia.

Nel 1922 è nel coro della Cappella Giulia in

Vaticano chiamato dal Maestro Boezi che

lo sceglie per rimpiazzare il posto di

Moreschi come solista soprano – falsettista.

Nel 1935 quando Mons. Lorenzo Perosi

ottiene il ripristino del Coro della Cappella

Sistina, il suo nome è il primo nella lista

dei cantori presentata per l’approvazione

dalla Santa sede.

Per un cinquantennio, prende parte come

solista a tutte le più importanti cerimonie

liturgiche della capitale, con i maestri

Boezi, Renzi, Perosi, Cometi,

Casimiri, Refice, Antonelli e Somma.

Ha legami con quasi tutto il mondo musicale

romano dell’epoca, e gran parte delle

persone sopra citate si riuniscono nel

salotto della sua casa nel centro storico di

Roma, in via di Santa Maria dell’Anima 53.

Lunga fu anche la sua permanenza tra il

1915 e la fine degli anni Cinquanta come

contrabbasso nell’Orchestra di Santa

Cecilia, prendendo parte a 2432 concerti


con i più importanti direttori d’orchestra

dell’epoca tra questi Arturo

Toscanini, Richard Strauss,

Aurturo Benedetti Michelangeli il

quale, giovanissimo e ancora poco

noto, è più volte ospite in casa sua tra

il 1948 e il 1950.

Sempre con l’Orchestra di Santa

Cecilia - detta dell’Augusteo -, prende

parte a numerosi concerti in Italia e

all’estero, ai festival di Ginevra,

Edimburgo, Parigi e Baalbeck in

Libano. Profondo è il legame con

Civita Castellana, nonostante abbia

vissuto a Roma quasi tutta la vita. È

particolarmente legato al cugino

Domenico Del Priore e ai suoi figli

Giovanni, Vittoria e Maria Agata, della

quale è padrino di battesimo. Inoltre con il

cugino civitonico ha in comune la sua formazione

musicale, l’esperienza durante i

soggiorni in Svizzera, gli anni tra il 1920 e

il 1939 quando suonavano insieme alla

corte dei Savoia al Quirinale. Tra i primi

anni Venti fino agli anni Cinquanta, porta a

Civita Castellana i suoi amici musicisti per

suonare durante le cerimonie religiose in

onore dei Santi Patroni Marciano e

Giovanni. A questi appuntamenti oltre al

Coro della cappella Giulia, intervengono

noti musicisti dell’epoca tra i quali il

Maestro Calzanera, Remigio Renzi,

Ernesto Boezi – Accademico di Santa

Cecilia -, il Maestro Antonelli. Concerti

Campo de’ fiori 17

1960 da sx Prof. Domenico Mancini, Bonaventura Somma (direttore

e compositore), Prof. Rondino (1° violino dell’Orchestra

Santa Cecilia)

effettuati anche in piena guerra durante

l’occupazione tedesca. A tale proposito

vale la pena ricordare un aneddoto: nel

settembre del 1943 i cantori stavano rientrando

a Roma, quando nella piazza del

comune di Civita Castellana un ufficiale

tedesco diede ordine di reperire degli

uomini da portare a lavorare al comando

sul monte Soratte, tra questi anche il

gruppo dei cantori che si trovavano lì proprio

in quel momento. Uno dei cantori più

anziani cominciò a protestare dicendo di

essere cittadino del vaticano. L’ufficiale

che parlava un poco di italiano, per evitare

un possibile incidente diplomatico decise

di rilasciarli tutti.

Nel 1966 dona alla cattedrale di Civita

Castellana dodici vetrate artistiche,

pagandole con l’intera liquidazione di

cantore della cappella Giulia e Sistina

in Vaticano.

Nel 1971 promuove la realizzazione di

una porta in bronzo da collocare sempre

nella cattedrale di Civita

Castellana. Il progetto è respinto dal

Ministero della Pubblica Istruzione, la

porta viene comunque realizzata e

posta all’ingresso della chiesa di San

Pietro - detta di San Francesco - a

piazza Matteotti sempre a Civita

Castellana. Riguardo la realizzazione

della porta, in una lettera inviata al

civitonico Monsignor Goffredo

Mariani, che all’epoca si trovava alla

Segreteria di Stato del Vaticano, scrive:

“Dobbiamo lasciare ai nostri concittadini un

esempio di fede generosa, come hanno

fatto i nostri avi, dai quali abbiamo ereditato

le nostre belle chiese, rifugio delle

nostre anime in cerca della protezione di

Dio. Abbiamo sempre lavorato e in particolare

a servizio della Chiesa Cattolica;

abbiamo trascorso la nostra vita in dignitosa

modestia, non esente da privazioni

volontarie; possiamo disporre dei nostri

risparmi: che ne godano i nostri concittadini,

fratelli nella fede, per il loro bene spirituale,

che è l’essenziale.”

Muore a Roma nel 1984, viene sepolto

nella tomba Mancini al cimitero monumentale

del Verano.


di Ermelinda Benedetti

Campo de’ fiori 19

Le Majorettes di Corchiano

Gli anni Ottanta sono per Corchiano, forse,

il periodo migliore dei suoi ultimi decenni

di storia. Uno stato di discreto benessere

aleggia sulla comunità. Ecco perché, proprio

in questo stralcio di tempo, nascono

interessanti e nuove attività, che coinvolgono,

in un modo o nell’altro, gran parte

della popolazione, vedi ad esempio il Coro

San Biagio, le Contrade, le majorettes, e,

contemporaneamente, sulla stregua di ciò,

si rinvigoriscono quelle già esistenti, come

la Società Sportiva e la banda musicale. Di

alcune di queste ho già lungamente parlato

nei precedenti numeri di Campo de’

fiori, dove ho tentato di ricostruire, nel

modo più veritiero possibile, la loro storia.

Lo stesso vorrei fare per il gruppo folclorico

delle majorettes, creato proprio in quegli

anni e che il paese può ampliamente

vantare, perché uno dei migliori di tutta la

provincia.

L’idea nasce nella primavera del 1984,

quando, l’allora presidente della pro-loco,

Giuseppe Rita, aiutato dai suoi collabora-

tori, organizza un raduno di bande a

Corchiano. Alcune di esse si presentano, a

sorpresa, accompagnate da graziosissime

ragazzine in divisa, munite di una sottile

bacchetta d’acciaio, che marciano e si esibiscono,

sincronicamente, seguendo il

ritmo della musica. Peppino, chiamato da

tutti così secondo l’uso corchianese di alterare

in questo modo il nome Giuseppe,

vedendo ciò, pensa tra sé: “ Perché non

creare anche a Corchiano un gruppo di

giovani majorettes?”.

Le belle ragazze, certo, non mancano in

paese, e, decide di proporre la sua idea a

tutti gli altri membri, che mostrano però

forti perplessità. Peppino non si lascia scoraggiare

e trova subito l’appoggio del maestro

della banda, Giuseppe Giustozzi, che

avrebbe dovuto accompagnare le ragazze

nelle loro sfilate. A questo punto, non ci

sono più dubbi, non resta che tentare la

carta. Vengono fatti stampare volantini e

manifesti, affissi un po’ ovunque, fino a

raccogliere immediatamente 64 adesioni di

ragazzine fra i 9 e i 13 anni. Formato ormai

il gruppo, bisogna insegnare le prime

mosse e per assolvere tale compito viene

contattato un istruttore di Nepi, che aveva

già lavorato con altri gruppi.

Nel frattempo Peppino si fa anche aiutare

da un noto appassionato di riprese del

paese, Renzo Fabbrucci, costringendolo

amichevolmente a partecipare alle varie

feste della zona, per filmare tutti i gruppi

folcloristici, che vi prendevano parte.

Quelle immagini, poi, sarebbero diventate

lo spunto per nuove mosse e coreografie.

Oltre alla parte tecnica, bisognava curare i

costumi, di non poca importanza per una

prima buona impressione al pubblico. La

responsabile di questo settore diventa la

moglie di Peppino, Anna Spiriti, che, scegliendo

i colori e disegnando i modelli,

insieme ad altre bravissime sarte collaboratrici,

realizza la divisa ufficiale. Sembra

essere quasi tutto pronto per la prima vera

e propria sfilata di cui vi parlerò sul prossimo

numero.


20

Campo de’ fiori

il diario dei

Giras li

questa pagina è dei ragazzi speciali

Gesù Bambino è con loro

Festeggiare il Natale con una persona

disabile intellettiva in casa, è attendere

più di ogni altro giorno la solidarietà

e il calore della comunità.

Nel giorno in cui rinasce il sole invitto

e Cristo si fa uomo, vorremmo vedere

almeno assottigliata la differenza che

si crea in quella zona intermedia fra

l’essere e il nulla.

Quella contraddizione dolorosa e insanabile

che fa tanto male, e che genera

in tutti coloro che avvicinano i nostri

ragazzi, paura e attrazione, negazione

e affetto.

mmaa GGeessùù BBaammbbiinnoo èè ccoonn lloorroo..

Un augurio speciale di Buone Feste dai

ragazzi speciali.

Sandro Anselmi


di

M.Cristina Caponi

Marie Antoinette, Usa-

Giappone-Francia,

2006. Regia: Sofia

Coppola; interpreti:

Kirsten Dunst, Jason

Schwartzman, Rip Torn, Judy Davis,

Asia Argento, Aurore Clément, Steve

Coogan; sceneggiatura: Sofia Coppola;

Distribuzione: Sony Pictures Releasing

Italia; genere: autobiografico; durata:

123 minuti.

Sofia Coppola e Maria Antonietta.

La prima nota figlia d’arte e regista di successo,

la seconda passata alla storia come

la regina rea di aver condotto il popolo

francese alla fame. Entrambe sono famose,

seppur per motivi diversi.

A far si che i loro nomi siano oggi su tutte

le riviste è il nuovo attesissimo film Marie

Antoinette, incentrato sulle vicende personali

della regnante e diretto dalla Coppola.

A quanto pare, sembra che il lungometraggio

sia liberamente basato sulla biografia

redatta nel 2002 dalla scrittrice

Atonia Fraser.

Quanto sia stata utile la lettura di suddetto

libro, ce lo dice direttamente la stessa

regista qualora afferma: “è stato molto

interessante leggere e fare altre ricerche

su Maria Antonietta, e scoprire più cose

sull’esperienza umana di una giovane che

arrivò a Versailles quando aveva 14 anni,

e su come è cresciuta alla corte di

Versailles”.

Al di là di tutto ciò, il racconto della giovane

regina austriaca (Kirsten Dunst ) ebbe

inizio nel 1770 quando poco più che adolescente

divenne sposa del delfino di

Francia, il futuro sovrano Luigi XVI (Jason

Schwartzman). Non è difficile immaginare

che tipo di legame si stabilisca fra i due,

Campo de’ fiori

Marie Antoinette

uniti unicamente da un bieco sodalizio

politico, stipulato per rinsaldare le intese

fra i due regni europei. L’amore in questi

casi è una quisquilia, una variabile trascurabile.

Il desiderio di costruire una famiglia

è una pura facciata: per sette anni le

nozze non vennero consumate; poi, finalmente,

lo sposo prese coscienza dei suo

doveri coniugali verso la moglie e nacquero

tre figli (uno dei quali morto piccolo).

Nel film, l’esistenza quotidiana di Maria

Antonietta ruota tutta intorno ad un rigido

protocollo cerimoniale privo di significato,

che Sofia Coppola procede pian piano a

dissacrare. Particolarmente riuscita a tal

proposito è la sequenza in cui una ridda

ordinatissima di nobildonne si contende

l’onore di svegliare e vestire di tutto punto

la regina. Della principessa francese vengono

svelati in successione i suoi vizi e le

sue virtù, seppure immediatamente si percepisce

come la regista parteggi per lei.

Addirittura l’autrice de Il giardino delle

vergini suicide, fa sì che la sua Maria

Antonietta smentisca categoricamente di

aver pronunciato la frase “dategli le brioche”,

in risposta a chi le faceva osservare

che la folla moriva di stenti per mancanza

di pane.

L’opera termina con la famiglia reale in

fuga, tralasciando così gli avvenimenti storici

che seguirono, ovvero: la Rivoluzione,

l’arresto dei sovrani, la prigionia al Temple

e alla Conciergerie, il processo e la ghigliottina.

Gli spettatori che si sono recati al cinema

convinti di trovarsi catapultati in un dramma

storico preciso e attendibile, avrebbero

fatto meglio quella sera a restare a

casa. Che il film non si adatti come un

guanto alla realtà lo s’intuisce già all’orec-

21

chio, quando un rock melodico si sovrappone

(peraltro perfettamente!) alla musica

canonica del tempo. E in una cornice iconograficamente

barocca spunta lei: Maria

Antonietta, vera e indiscutibile maestà in

fatto di glamour. È lei il tassello finale con

cui Coppola conclude la sua trilogia imperniata

sulla femminilità, iniziata dapprima

con Il giardino delle vergini suicide e proseguita

poi con Lost in Traslation.

Kirsten Dunst è perfetta nel ruolo della

regina.

L’attrice è entrata con maestria nel ruolo,

un ruolo che sembra sia stato cucito su

misura per lei. Sorprendente soprattutto

come il suo volto riesca a rappresentare,

con singolare naturalezza, tutti gli stati

d’animo che il personaggio attraversa in

quel preciso momento. Al suo fianco in

quest’avventura sul set di Marie Antoinette

vi è anche un pizzico d’italianità grazie ad

Asia Argento, che incarna una conturbante

ma rozza Madame du Barry, la favorita

di corte.

Un ultimo applauso va indirizzato al direttore

della fotografia e allo scenografo, per

i colori e le atmosfere che sono stati in

grado di trasporre sulla pellicola. Per terminare,

ho deciso di apporre alla fine di

questa recensione una critica doverosa. Il

film inizia con un ritmo brioso e vivace, per

usare un eufemismo è rock; poi, deraglia

dai binari e si conclude con un finale intimista…un

finale decisamente lento.

Peccato.


di Alessandro Soli

Campo de’ fiori 23

Morire in divisa

Pietro Fasoli, eroe della sofferenza

Proprio in questi giorni, le nostre truppe

hanno lasciato l’Iraq. Sono così tornati a

casa tutti i militari italiani, inviati in quel

paese a tutelare la pace, dopo anni di feroce

dittatura. Chi non è tornato a casa, pur

non essendo andato in missione, ma purtroppo

deceduto anch’esso, per cause di

servizio, è un nostro concittadino, l’aviere

Pietro Fasoli nato a Civita Castellana il

20/12/1949 e morto nel locale ospedale il

3/8/1971. Pietro era un giovane di belle

speranze, chiamato alle armi in aeronautica

nel gennaio 1970, dopo il corso VAM

presso la Scuola di Viterbo, fu destinato

all’Aeroporto di Rimini, quindi trasferito

all’11° Deposito Sussidiario di Orte. Nel

mese di Luglio 1970, mentre stava effettuando

il servizio di ronda, nel controllare

un vascone della rete idrica antincendi,

scivolava e nel conseguente movimento

brusco, urtava i testicoli contro il bordo

spigoloso del parapetto stesso. Accusò

subito forte dolore ai testicoli che, a detta

del compianto, scomparve nel giro di pochi

minuti. Inizia così, proprio da questo incidente,

il suo calvario. I dolori ritornano,

Pietro entra prima all’Ospedale di Orte, poi

in vari ospedali militari, vengono fatte le

diagnosi più svariate (e forse “sballate”), si

va dalla colica renale, alla colecistite, dalla

colica epatica alla epididimite. Il 9/2/1971,

viene ricoverato all’Ospedale civile di Civita

Castellana, per colica addominale, ma la

diagnosi, questa volta è ben altra:

Teratoma maligno del testicolo dx con diffusa

metastasi addominale lombo aortica.

Durante questa degenza, viene anche

operato, ma il male corre più veloce delle

visite militari cui si sottopone, per perorare

la causa che tale menomazione dipende

direttamente ed esclusivamente da motivi

di servizio. La sua breve e tribolata esistenza

termina con l’ennesimo ricovero

nell’ospedale della sua città, dove dopo

una ulteriore crisi, muore per insufficienza

cardio respiratoria il 3 Agosto 1971. Da

quel giorno iniziano le battaglie legali da

parte dell’unico erede collaterale, di Pietro,

il fratello Franco, che dopo aver ottenuto il

riconoscimento che il decesso era avvenuto

per cause di servizio, nel 1992, intenta

causa al Ministero della Difesa. Franco

impugna la Legge del 14/8/91 nr. 280

(effetti retroattivi), riguardante la Speciale

elargizione a favore dei militari deceduti

durante il periodo di servizio (la causa è

ancora in corso). Certamente i processi, gli

avvocati, le carte bollate, non restituiranno

Pietro ai suoi cari, ma sperare in una giustizia

che riconosca l’evidenza dei fatti,

rientra nei propositi di Franco. Purtroppo

la burocrazia e le lungaggini di queste

cause sono arcinote. Allora ripensiamo con

commozione e teniamoci gelosamente

strette quelle immagini di 35 anni fa,

quando al funerale di Pietro, vedemmo la

sua bara accompagnata dal picchetto degli

avieri VAM, belli nelle loro uniformi, come

bello era chi aveva perso la vita, indossando

quella stessa divisa.


Campo de’ fiori 25

Il Presepe vivente di Corchiano

in un nuovo “anfiteatro” naturale

tra arte, sacralità e solidarietà

Provincia di Viterbo

Comune di Corchiano

Associazione Pro Loco

Dal 16 Dicembre al 7 Gennaio

“Il colore dell’inconosciuto”, esposizione di

Eraldo Bigarelli

24,25,26,31 Dicembre e 1, 6 Gennaio

Personale di Sabrina Giannicola

22 Dicembre, ore 18, Sala consiliare

Saggio di fine anno degli allievi della scuola

di musica “Cinque Stelle”

25 e 26 Dicembre

Rappresentazione del Presepe Vivente

presso la Tagliata del Sambuco.

dal tramonto in poi

29 Dicembre, ore 21, chiesa S. Biagio

Concerto di Natale della Corale San Biagio

organizzato e diretto dal Maestro

Ferdinando Giustozzi

31 Dicembre e 1 Gennaio

Rappresentazione del Presepe Vivente

presso la Tagliata del Sambuco.

dal tramonto in poi

6 Gennaio

Fiera dell’Epifania

6 e 7 Gennaio

Rappresentazione del Presepe Vivente

presso la Tagliata del Sambuco.

dal tramonto in poi

Nelle giornate in cui verrà rappresentato il

Presepe, sarà possibile degustare, presso

gli stand e le cantine della Tagliata del

Sambuco, prodotti dell’agricoltura di

Corchiano e del territorio limitrofo.

Inoltre saranno esposti manufatti di artigianato

artistico realizzati da chi, con passione,

continua ad operare nel solco della

tradizione.

Momenti di solidarietà e cooperazione

decentrata con l’Associazione Arnies noprofit

e l’Unitalsi

Il 25, 26 e 31 dicembre 2006 e il 1, 6, e 7 gennaio 2007 si potrà assistere alla XXXVII rappresentazione teatrale della Natività, in

uno dei paesaggi naturali più suggestivi e ricchi di testimonianze del passato, nel cuore del parco delle forre, in fondo alla via cava

di Sant’Egidio.

Come da trentasette anni a questa parte, secondo la ormai consolidata tradizione, Corchiano rievoca, sebbene in un nuovo e altrettanto

suggestivo scenario naturale, la notte in cui nacque Gesù. Una sacra rappresentazione che si è sempre contraddistinta per la

monumentalità della sua quinta scenografica, poiché viene rappresentata in una zona ricca di vegetazione e di grotte che potrebbero

ricordare la Palestina. Inoltre, è caratterizzata dalla presenza di numerose comparse, costituite da giovani e meno giovani, che,

con il loro entusiasmo e con la loro recitazione spontanea nei ruoli più svariati e nelle vesti di pastori, agricoltori, artigiani e commercianti,

come in quelle dei legionari romani, nel duplice ruolo di cavalieri al galoppo e fanti, hanno reso nel tempo e rendono

ancora oggi vivo e fresco, perché chiassoso e caotico a tratti, uno scenario che potrebbe altrimenti rimanere statico.

Questa condizione caotica, fondamentalmente umana, viene tuttavia disciplinata da una programmazione artistica: giochi di luce,

voci narranti, composizioni e basi musicali curate dal premio Oscar Nicola Piovani. Tutte queste peculiarità rendono il presepe di

Corchiano unico nel suo genere, poiché in esso si compie una perfetta sintesi tra la semplice e schietta rappresentazione popolare

e le raffinate elaborazioni artistiche, tipiche del mondo del teatro se non del cinema.

Non da ultimo, occorre ricordare l’importanza del ruolo svolto da tutte quelle persone appartenenti all’Associazione Pro Loco che,

animate da spirito di sacrificio, operano generosamente dietro le quinte. E’ grazie al loro prezioso lavoro che il presepe, con le sue

qualità artistiche e con le sue atmosfere di pathos e di gioia, potrà essere visto nei giorni festivi, da Natale al 7 gennaio.


26

di Sandro Anselmi

Dai Natali della nostra

infanzia emergono tanti

ricordi: immagini care, ora

chiare, ora sfocate, suoni

persi nel tempo… …

Campo de’ fiori

Una “Fabrica” di ricordi

Odo un ridere chiassoso

avvicinarsi dai vicoli e vedo

comparire all’improvviso

una frotta di ragazzini che si

rincorrono spericolati, precipitandosi

giù per le scalette

di piazza. Si infilano veloci

per via di Porta Vecchia fino

ad arrivare alla meta stabilita:

la vetrina di Nicola.

Era questo un negozio che,

gestito dal titolare, dalla

moglie e dal genero Flavio,

persone gentili ed educate,

vendeva un po’ di tutto.

Potrebbe essere stato un

emporio o, come si dice

oggi, un piccolo supermarket,

dove trovavi lamette e

sapone per la barba, chiodi,

vetri per le finestre e mastice

per fissarli, brillantina per capelli, articoli

da regalo, vernici, cemento e tante

altre cose. Era l’unico negozio del paese di

questo genere.

Ma era Natale e la vetrina che, affacciata

sulla strada, faceva bella mostra di sè, catturava

le attenzioni di tutti i ragazzini del

paese, che guardavano estasiati il suo

contenuto. C’erano le statuine del presepe,

le palle per l’albero e tanti innocui

“scoppietti”.

Quante volte nei giorni precedenti vi erano

passati davanti e avevano schiacciato il

naso contro la vetrina per guardare da

vicino gli oggetti sognati!

Quella sera era successo un fatto nuovo.

Uno di loro aveva ricevuto una lauta man-

Storie e immagini di Fabrica di Roma

Gli scoppietti di Nicola

Anni ‘50 - Giovani fabrichesi in Piazza Duomo - al centro Francesco Pieri (Checchino Ponchi)

foto della Signora Verena Baldassi

cia da uno zio di Roma, che era tornato al

paese per le feste, ed allora tutta la

“banda” si era ben organizzata per poter

comprare, finalmente, un po’ di “scoppietti”.

Con il cuore in tumulto per la corsa sfrenata

ed ancor più per l’emozione, erano

entrati tutti insieme nel negozio per fare

l’importante acquisto.

Nicola, forse intenerito dalle attese del

gruppo, con fare bonario, aveva staccato

una striscia abbondante di “scoppietti” per

consegnarla al loro portavoce che era il più

educato fra loro, e forse anche il più timido.

Usciti dal negozio, non stavano più nella

pelle per poter accendere la loro piccola

Santabarbara che, se pure avesse brillato

tutta insieme, non avrebbe spaventato

neanche un passero.

Però loro erano felici e nella loro semplicità

si erano riempiti di gioia e di soddisfazione

per questo gioco un po’ azzardato e

fuori dall’ordinario.

Stanchi dalle corse e dall’emozione, tornavano

infine alle loro case dove le mamme

e le nonne avevano un gran da fare per

preparare la frittura che, abbondante,

sarebbe avanzata anche per il giorno

dopo.

Dicevano infatti , forse per giustificare un

avanzo, che fredda sarebbe stata ancora

più buona. Oggi il negozio di Nicola non

esiste più, e le sue serrande hanno chiuso

per sempre quella magica vetrina.


Campo de’ fiori

27

Vivere il Natale

Fra tutte le

feste dell’anno,

il

Natale è

quella che

più ci riporta

ai tempi dell’infanzia,

ridestando,

in noi adulti,

ricordi di un

mondo lontano,

un

mondo fatto

di piccole

Mons. Mario Valeri da giovane cose di cui

oggi si è

perduto il

senso.

Nel camino bruciava il ceppo che scaldava

la famiglia riunita in attesa della Messa di

mezzanotte.

Il presepe aveva i pastorelli di terracotta,

quasi sempre sbrecciati, ma non per questo

meno ammirati.

Nella capanna mancava il Bambinello,

sarebbe stato messo tra Maria e Giuseppe

solo al ritorno della Santa Messa.

Si attendevano con ansia i doni che il

Bambinello portava ai bambini buoni, una

sciarpa lavorata ai ferri dalla mamma,

arance, mandarini, noci e torrone da dividere

con i fratellini.

La cucina profumava di vaniglia e di pane

appena sfornato. L’aria era fredda e ci

faceva sognare la neve.

Le campane suonavano a festa: su tutto

aleggiava un senso di pace e di serenità.

Anche negli anni più bui il Natale segnava

una breve parentesi.

Natale era il giorno in cui il mistero di Dio

che si fa uomo, la riconciliazione tra il

Padre celeste e i suoi figli, fra cielo e terra,

non sono soltanto un desiderio, diventano

realtà.

Ma il futuro ci porta avanti nel tempo e,

giorno dopo giorno, quasi senza avvedercene

ci accorgiamo che gli anni sono trascorsi

veloci ed il mondo intorno a noi è

cambiato profondamente.

Ma sempre, quando giunge il Natale, il

cuore ridiventa fanciullo, e il vento della

gioia soffia via la polvere degli anni ed il

dolore.

L’uomo non è più solo “poiché un Bambino

è nato per noi, ci è stato dato un Figlio”

per essere nostro fratello, partecipe del

nostro destino e nostro Salvatore. Vivere il

Natale era, ed è sempre, riscoprire il gusto

delle cose semplici, tornare a quella infanzia

dello spirito che da la gioia dello stupirsi

ogni mattina davanti alle meraviglie del

cielo e della terra, che celebrano la gloria

di Dio. Vivere il Natale nel 2006!

E’ il Natale che glorifica nella Incarnazione

e nella Redenzione, il mistero di Cristo:

unità tra Dio e l’uomo, tra l’eternità e il

tempo.

Preghiamo insieme perché la gioia di vivere

questo Santo Natale, arrivi in dono a

tutto l’umanità.

“E subito apparve con l’Angelo una moltitudine

dell’esercito celeste che lodava Dio

e diceva: - Gloria a Dio nel più alto dei cieli

e pace in terra agli uomini di buona volontà

– “ (Lc 2,13-14).

Mons. Mario Valeri

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28

Campo de’ fiori

Come eravamo

Natale con i tuoi

Il profumo del

muschio appena

colto, da sempre

elemento base per il

presepe “casereccio”,

le figurine in

gesso spizzate e

di Alessandro Soli

ormai scolorite, le

vecchie coloratissime

palle di vetro,

così fragili che, se

urtate, cadevano in

mille pezzi, l’inconfondibile

aroma di resina sprigionato dal

pino-albero pronto per l’addobbo.

Erano questi gli elementi di un Natale così

diverso, ma così vero. “Natale con i tuoi”:

il proverbio e la tradizione cercano di tener

duro al progresso, al moderno stile di vita,

a volte ci riescono, ma il consumismo,

ormai da troppi anni, la fa da padrone.

Forse sarò considerato un “integralista”,

ma mentre osservo la gente che si affanna

nello “shopping”, alla ricerca del regalo

a tutti i costi, frugo con calma nel magazzino

dei miei ricordi, alla ricerca di emozioni

e situazioni che vorrei trasmettere ai

miei famigliari, siano essi figli o nipoti.

Ecco allora, che tiro fuori dal cilindro, proprio

come fa il più classico dei prestigiatori,

un chicco di granoturco e un piccolo

fagiolo, testimoni “segnanumeri” di leggendarie

tombolate fatte con parenti e

vicini di casa, durante lunghi e piovosi

pomeriggi natalizi.

Pescando ancora, la mia mano si unge, al

contatto con un pezzo di “ broccolo fritto”

e di “borragine”, ghiotti avanzi del cenone

della vigilia, rigorosamente a base di

“magro”.

Le mie narici, per fortuna, ancora percepiscono

gli odori e i profumi che puntualmente

ritornavano ad ogni Natale, grazie a

mia madre e mia moglie, che ancora oggi,

ripetono i piatti della cucina tradizionale,

rinnovando in me l’illusione di rivivere

quelle situazioni.

Poi, continuando in questa immaginaria

magia, pesco, sempre dal cilindro dei

ricordi, una piccola immagine sacra rappresentante

la Natività.

C’è una data, gli auguri del parroco, il volto

dolce di Maria con a fianco San Giuseppe,

il bue e l’asinello, insostituibili comparse di

scena, poi, in primo piano, il protagonista:

Gesù Bambino.

In alto, a caratteri dorati, l’inno alla fede:

Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in

terra agli uomini di buona volontà.

E’ questa la vera festa, la festa che il progresso

mai riuscirà a cancellare, la festa

che mai guerra riuscirà ad interrompere o

rimandare, la festa di tutti gli uomini, la

festa della speranza in un futuro migliore.

BUON NATALE!


La scuola per chi fa della danza la propria passione

a a GENNAIO

Pas Pas de de Deux

Il 9 e il 10 Dicembre

nei locali della scuola Honey, si è tenuto

uno stage di danza classica con il maestro

più quotato e richiesto a livello internazionale

Pino Alosa

Le ragazze della scuola Honey hanno assistito

con emozione ed entusiasmo alla

lezione da lui tenuta, accompagnate nei

loro esercizi da un grande pianista, il maestro

GIANCARLO COPPOLA

che ha fatto provare loro la stupenda sensazione

di danzare con musica dal vivo.

Aver assistito ad una lezione del Maestro

Pino Alosa (Mestro per il 2006/2007:

Balletto Teatro di Torino, Compania

Nacional De Danza - Madrid, Teatro

dell’Opera di Roma, Boston Ballett -

U.S.A., Compagnia di Stato - Singapore

Dance Theatre) è stata per loro una vera

fortuna ed una occasione unica ed irripetibile.


Campo de’ fiori 31

Vorrei incontrarti fra cent’anni...

di Ermelinda Benedetti

La signora Virginia Conte ha compiuto a

Maggio il suo centesimo anno. Il destino la

portò a vivere in modo diverso rispetto alle

donne della sua epoca, quando si era ancora

piuttosto lontani dal poter parlare di parità

dei diritti tra uomini e donne, ma si iniziavano,

comunque, ad avere le prime

avvisaglie, che preludevano alla figura della

donna moderna.

Virginia nasce a Sora, in provincia di

Frosinone, il 28 Maggio del 1906, in una

famiglia benestante di commercianti.

Seconda di due figli, cresce spensieratamente

nella cittadina ciociara e, terminate

le scuole dell’obbligo, l’agio famigliare le

permette di frequentare un Istituto tecnico

superiore, dove consegue il diploma, un

privilegio per il suo tempo.

Ma purtroppo qualcosa è destinato a cambiare.

Nel giro di soli cinque anni, infatti,

diventa orfana dei genitori, morti per cause

naturali, e perde anche il fratello maggiore,

colpito da una brutta polmonite. Rimasta

sola, è costretta ad andare a lavorare per

poter guadagnarsi da vivere, e trova impiego

presso il reparto amministrativo

dell’Ospedale di Sora. Le sue giornate scorrono

serene, tra il lavoro, la tranquilla solitudine

della sua casa e le amiche, fino a

che, giunta alla matura età di trantasette

anni, quasi per caso, conosce colui che

sarebbe diventato suo marito per tutta la

vita. L’incontro fu del tutto casuale, quasi

da scena di un film. Virgina si trovava a

Roma per far visita a dei suoi cugini. Alla

fermata dell’autobus chiede delle indicazioni

ad un uomo che, vedendola inesperta e

spaesata, si offre di accompagnarla, dovendo,

tra l’altro, scendere alla sua stessa fermata.

Una volta arrivati a destinazione lui le

lascia il suo biglietto da visita e, il giorno

seguente, lei lo contatta per informarlo che

tutto è andato a buon fine e per ringraziarlo

nuovamente della disponibilità offertale.

Lui, da galantuomo, non può che invitarla a

prendere qualcosa insieme al bar sotto

casa. Da lì, Virginia e Dario arrivano a sposarsi

nel 1943, consapevoli del fatto che lui

aveva sette anni meno di lei e che la que-

Virginia Conte

stione avrebbe potuto suscitare scalpore

all’epoca. Virgina segue il marito, lascia il

lavoro e si trasferisce a Roma, dove l’anno

successivo nasce la loro primogenita,

Bianca Maria e, a distanza di quattro anni,

suo fratello Pier Luigi. Qui rimarranno ad

abitare tutti e quattro fino al 1957, quando

devono trasferirsi a Palermo a causa del

lavoro di Dario. Il Signor Fanfoni, infatti, era

il direttore amministrativo di una società

elettronica molto importate di quegli anni,

la Selenia, e, fra le altre cose, prese parte

ad importanti progetti internazionali quali

Apollo e Sirio.

Cinque anni dopo, nel 1962, tornano a

Roma e nel 1984 Virginia rimane vedova.

Lascerà la sua casa, dove era riuscita ad

abitare da sola nonostante fosse stata colpita

da cecità a causa di un glaucoma, all’età

di 90 anni, quando la figlia decide di portarla

a vivere con sé a Fabrica di Roma. Tre

sono state le sue grandi passioni: prima di

tutto la famiglia, alla quale si dedicò completamente,

trascurando anche la sua stessa

salute; poi il pianoforte, con il quale trascorreva

lieti momenti, ed infine la politica,

che la interessava a tal punto da tenere

informata tutta la famiglia, soprattutto in

prossimità delle elezioni.

Oggi la vedo seduta su di una grande poltrona,

nella quale sembra quasi perdersi.

Ma quel corpicino, ormai così esile, cela la

forza di una donna, un tempo coraggiosa e

battagliera, capace di “mettere in riga tutti”.

Nonna Virginia mentre culla un pronipote

Virginia insieme al marito Dario


La redazione di Campo de’

Michele, Nicolo’ e Mattia, augurano un Buon Natale ai genitori,

ai nonni, ai bisnonni e agli zii

Tanti auguri di Buon Compleanno a

Liana Fochetti che compie gli anni

il 1° Gennaio dalle nipoti

Alessandra, Beatrice, Letizia e

Eleonora, dalle figlie, i generi e il

marito.

Tanti auguri di buon compleanno a

Gabriella Cioccolini da mamma, papà, il

fratello, la cognata e dai suoi nipotini

Michele e Francesca.

Tanti

auguri a

Stella

Corsetti

che il 31

Dicembre

festeggierà

i

suoi 21

anni.

Da

Massimo

e Cristina


fiori si associa agli auguri

Tanti Auguri

di buon compleanno

a Marilena

Ciano di

Gaeta che

ha compiuto

gli anni il 15

Dicembre.

Dal marito

Elio, nonna

Elisa, i figli

Massimiliano

e Vincenzo, Cristina e Antonella.

E’ nata a Padova, la piccola Emma Santori.

Tanti auguri ai nonni Mauro e Mariella

Santori, da parte di Angelo e Mirella.

Mamma Emanuela,

papà Pino, i nonni e gli zii,

danno il benvenuto a Diego

Affatato e gli augurano

tanta gioia e tanta felicità,

come quella che lui ha donato

a tutti noi.

Tanti auguri a

Ceccarelli Dolores che

il 21 Dicembre

ha compiuto 80 anni.

Auguri dalle figlie,

generi e nipoti.

Tanti auguri a

Marina Di Pietro

di Fabrica di Roma,

che il 13 Novembre

ha compiuto 23 anni,

da mamma e papà.

Tantissimi auguri di Buon

Compleanno a Maria Luisa

Berni che ha compiuto gli

anni il 10 Dicembre e per il

nostro sesto anniversario,

festeggiato l’8 Dicembre,

con l’augurio di una lunga e

felice vita insieme.

Ti amo Fabio

Tanti auguri a

Elena Speranza che ha

compiuto gli anni il 20

Dicembre, dalla nipotina

Alessandra,

la nuora, i figli ed il

marito.

Buon compleanno a

Emanuele De

Angelis

di Fabrica di Roma

che il 25 dicembre

compie gli anni.

Da Cristina, Gloria,

Daniela e Noemi


38

NATI

Civita Castellana

Abballe Matteo 15/11

Pistocco Valentino 18/11

Darram Riad 19/11

Affatato Diego 19/11

Corteselli Oscar 19/11

Vaselli Bianca Maria 20/11

Maroni Elisa 23/11

Baltik Denis 24/11

Perazzoni Maikol 24/11

Petrocchi Marilena 24/11

Cingolani Leonardo 27/11

Paggi Valentina 28/11

Paduano Matteo 30/11

Paolelli Giulia 1/12

Corchiano

Cagnetti Federico

Ceccarelli Leonardo

Furdui Nicolina

Gentili Christian

Mancini Andrea

Mancini Danilo

Montanini Antonio e Emanuele

Prosperi Sara

Pulcinelli Christian

Stafie Cornelia

Tallarico Daniele

Campo de’ fiori

MATRIMONI

Corchiano

Zaharia Gabriel e Marcu Mihaela

Testa Daniele e Nastase Mihaela Simona

Di Benedetto Massimo e Carosi Sabrina

DECEDUTI

Civita Castellana

Del Signore Giuseppe 4/12

Biondini Daniele 6/11

Cirioni Annita 6/11

Troiani Enrica 18/11

Scacco Lucio Antonio 21/11

Fantera Sandra 22/11

Mei Giuseppe 22/11

Menghi Carlo 26/11

Crescenzi Aspreno

Anastasio Giuseppe

Fioretti Renzo

Ridolfi Alfonsina

Evangelisti Marcella

Siviglia Domenico

Bianca Giulio

Stefanello Iolanda

Ridolfi Rufino

Corchiano


Campo de’ fiori

Guido Calori e Civita Castellana

di Enea Cisbani

Stemma della

ceramica “Fabbriche

Riunite” 1900 -1920

Guido Calori,

grande protagonista

della scultura italiana

negli anni

‘20/’30, nasce a

Roma il 1° Maggio

1885.

Carattere inquieto e

ribelle, nella capitale

si forma frequentando

diverse scuole

d’arte, tra cui il

Museo Artistico

Industriale e

l’Accademia di Belle Arti in Via Ripetta.

Artista della cerchia di Margherita Sarfatti,

biografa del Duce, opera inizialmente con

scultori del calibro di Balla, Boccioni e

Severini, da cui se ne discosta non comprendendo

la virata rivoluzionaria e tecnicistica

che porterà al primo Futurismo.

Raggiunge la notorietà nel 1902, quando

all’età di diciassette anni si aggiudica il

secondo premio del Concorso “Albacini”

dell’Accademia di San Luca in Roma, con

l’opera scultorea “Ero e Leandro”, che lo

porta all’attenzione di un vasto pubblico e

della critica d’arte ufficiale.

Nel giro di pochi anni, il gelido studio di

Porta Pinciana diventa la meta preferita

della ricca borghesia romana, ansiosa di

possedere le sue sculture e ceramiche.

Particolarmente attivo nel settore delle arti

applicate, allora in forte espansione nel

Lazio, nel 1906 viene nominato direttore

artistico della ceramica “Fabbriche

Riunite”, costituita agli inizi del ‘900 a

Civita Castellana, allora uno dei più importanti

centri della ceramica artistica in Italia

e crocevia di grandi pittori e scultori del

Novecento italiano.

Scarse e frammentarie le notizie su questa

manifattura, una delle prime fondate nel

nostro centro, con una produzione incentrata

sulla realizzazione di stoviglierie e di

(1906 - 1907)

oggetti in ceramica d’arte applicata come

vasi e sculture decorative per interni.

Una azienda ceramica dalla breve, ma

intensa vita artistica tanto da cessare la

sua attività industriale già nel 1920.

Guido Calori dal 1906 al 1907 è il “designer”,

secondo una moderna definizione, e

il direttore creativo della manifattura.

L’opera più importante e conosciuta è “Il

Carriolante”, esposto nel locale Museo

della Ceramica in Via Roma.

Nel giro di pochi anni vengono prodotte

una serie infinita di opere come vasi, basi

per lampade, piatti decorativi, alcune tuttora

appartenenti a collezioni private, altre

purtroppo andate disperse e di cui non esiste

alcun supporto cartaceo o grafico.

Terminata l’esperienza civitonica nel 1908

Calori ritorna a Roma, vincendo il primo

premio del concorso “Albacini”

dell’Accademia di San Luca con “Virgilio e

Sordello” e l’Ambito Pensionato Artistico

Nazionale con l’opera “La Madre”.

Nel 1913 inizia l’attività didattica di insegnante

prima a Chieti e successivamente a

Firenze, Bologna, Napoli e nel 1930 a

Roma.

Nel 1926, ritorna nel viterbese realizzando

il “Monumento ai Caduti della Grande

Guerra” a Orte.

Nel 1938, al culmine della sua fama e

importanza artistica, viene nominato

Accademico dell’Accademia di San Luca in

Roma, in quegli anni la più importante istituzione

culturale romana con l’Accademia

dei Lincei alla lungara.

Nel 1940, ottiene la sua più importante

commissione: la realizzazione della statua

in marmo “la Fisica”, per il Palazzo della

Civiltà Italiana all’Eur di Roma, che lo consacra

definitivamente nel panorama artistico

italiano.

Le sue opere più importanti sono: i bassorilievi

della Banca Nazionale del Lavoro e

del Ministero dell’Agricoltura in Roma, le

ritratto di Guido Calori

39

decorazioni del Palazzo della Fonte a

Fiuggi, lo stemma esterno della Biblioteca

Nazionale di Firenze e le decorazioni del

Palazzo delle Terme a Salsomaggiore.

Come insegnante è stato il maestro di

grandi scultori come Marino Marini e

Luciano Minguzzi.

Muore in Roma il 20 aprile 1960.

La figura di Guido Calori si inserisce a

pieno titolo nella storia artistica di Civita

Castellana, che dagli inizi del ‘900 al 1940,

prima dello scoppio della Seconda Guerra

Mondiale, è la meta dei più importanti artisti

italiani come Silvio Canevari, Sante

Ciani, Giulio Montanarini e Renato

Guttuso.

E’ nel contempo il testimone diretto di una

grande stagione culturale e tecnica della

ceramica locale, caratterizzata nella sua

prima fase pioneristica, dalla forte presenza

di manifatture a prevalente carattere

artistico operanti nel settore delle arti

applicate, tuttora scarsamente conosciute

dalla critica storiografica e artistica.


40

Campo de’ fiori

Cari amici

la storia di Noel si arricchisce sempre più di nuove avventure.

Conservate gli inserti e... buona lettura

dai vostri Cecilia e Federico

soggetto e testo Sandro Anselmi

continua sul prossimo numero...

Voglio augurare a tutti

Buone Feste di Natale e di Anno Nuovo

anche da parte di mio fratello Federico e che siano piene di

serenità e di gioia. Ricordiamoci che è anche l’onomastico

di Noel ed allora facciamogli insieme tanti, tanti auguri

Cecilia Anselmi


“Che famo?...Partimo?”. Questa

dal 1990 è stata la colonna sonora

che dava inizio alle nostre giornate

passate insieme. Poche

parole scambiate per telefono

che ci portavano ad incontrarci

per condividere una grande passione:

la bicicletta!

Le due ruote ci hanno unito in

momenti piacevoli, faticosi e

soprattutto unici che continuavano

anche quando si scendeva

dalla sella. Questa passione ci

aveva uniti come fratelli…

Niente è mai riuscito a fermarci,

né il freddo pungente che maltrattava

le nostre guance, né la

calura d’agosto, che solcava con

copioso sudore il nostro volto.

Ricordo quell’otto di Dicembre di

qualche anno fa, quando i pedali

giravano a vuoto e la neve ci

costrinse a tornare a casa.

La strada era nostra amica e la

natura nostra compagna: credevamo

che il Gran Sasso fosse la

nostra “Cima Coppi”… ma, ahimè,

hai deciso di pedalare ancora più

sù, verso quel portone, oltre il

... ... finalmente l’arrivo

Campo de’ fiori 41

Ciao Dottò

quale c’è l’eternità.

Caro Alberto, ogni volta che solcherò

qualche via in sella alla mia

bicicletta, penserò a te.

Il rumore delle ruote sull’asfalto

mi riporterà alla memoria i

momenti passati insieme.

Da sinistra: Erminio, Alberto, Luca e Giuseppe

prima della scalata al Gran Sasso ... ... ...

Il suono delle foglie sfiorate dal

vento, mi riempirà le orecchie dei

nostri discorsi.

Il battito del mio cuore celerà in

sè il tuo sorriso che si accendeva

quando a fine giornata ti dicevo:

“Cce vedimo Dottò”.

Erminio Quadraroli


42

ASPETTANDO IL MONDIALE

Sempre in fermento l’attività sportiva della

palestra OKINAWA Sporting Club,

infatti il 18 e 19 Novembre 2006 gli atleti

dell’Okinawa hanno partecipato al 1°

raduno degli azzurri ed azzurrabili FIAM

(Federazione Italiana Arti Marziali), che si

è svolto a Pesaro.

La numerosa rappresentativa di karatekas

si è cimentata in due giorni di duro allenamento,

insieme ad atleti provenienti da

tutta Italia, con la comune ambizione di

poter essere convocati per rappresentare

l’Italia al prossimo CAMPIONATO del

MONDO W.K.C, che si terrà a Bergamo

nel mese di Ottobre 2007.

In attesa di questo importante evento, i

ragazzi del Maestro Mercuri hanno iniziato

l’attività agonistica nazionale disputando,

ad Ariccia (RM), il 26 Novembre, i

Campionati Regionali a Squadre, e conquistando

un importante titolo regionale

con la squadra Juniors composta da

Cavalieri Mauro, Vastarella Nicola e

Divalentino Luca.

Tutte e tre le squadre presentate si sono

classificate per partecipare ai

Campionati Italiani a squadre, che si

Campo de’ fiori

sono svolti il 10 Dicembre a Perugia, e che

hanno visto i campioni regionali bissare il

successo confermandosi Campioni

d’Italia.

Sul podio anche la squadra di giovanissimi

composta da Sestili Andrea, Spettich

Federico e Imperio GianMaria che hanno

conquistato un’importante bronzo.

Grande la felicità del Maestro Mercuri e di

tutta l’Okinawa.

TOTAL BODY

Corso di ginnastica ideato per tutte le età.

In un clima familiare e divertente, al

tempo di musica, con l’ausilio di piccoli

attrezzi, potrete tonificare il vostro corpo e

migliorare l’elasticità muscolare.

CARDIO KICK BOXING

Non è il solito corso di aerobica con calci e

pugni, infatti grazie alla grande competenza

dell’istruttore, vero esperto di arti marziali,

riuscirete ad apprendere i principi

delle arti marziali conservando il clima

divertente e spensierato che caratterizza le

lezioni di fitness.

Il Maestro Mercuri ed i suoi collaboratori

hanno ideato numerosi corsi di KARATE

adatti alle diverse esigenze, perché il

KARATE è un’ arte che permette una crescita

fisica e spirituale che può durare

tutta la vita.

I corsi attivati presso l’Okinawa sporting

club sono:

Corsi per bambini da 5 ai 7 anni;

Corso per ragazzi;

Corso per adulti agonisti;

Corso per adulti amatori.

Per tutti gli over trent’ anni che vogliono

intraprendere la pratica del KARATE,

le prime due lezioni sono gratuite.


Il 18 Novembre 2006, presso l’aula magna

dell’ ITIS di Civita Castellana, si è svolta

una festa organizzata da studenti e docenti

delle classi quinte dell’Istituto Statale

d’Arte “Ulderico Ridossi”. L’evento ha coinvolto

tutti gli studenti, i professori ed il

personale della scuola, in una simpatica

manifestazione che è stata occasione per

presentare i lavori svolti dai ragazzi delle

classi 5°A e 5°B durante la loro permanenza

nella scuola.

Dopo la presentazione fatta dal Preside, si

è passati alla lettura di poesie scritte dagli

alunni della 5°B, e lette dai ragazzi stessi

con atmosfere e sottofondi musicali coinvolgenti.

E’ stata poi la volta dei ragazzi del 5°A che,

in collaborazione con la loro docente di lettere,

la Professoressa Lina Quadracci,

hanno presentato un cd contenente tutti i

lavori svolti durante questi 5 anni di studio.

Una rappresentazione molto simpatica e

ben realizzata che ha colto di sorpresa la

platea affascinata con stacchetti musicali,

foto, poesie, limerick etc..

C’è stato anche un breve spazio dedicato

alle premiazioni dei ragazzi che si sono

distinti per il loro buon rendimento scolastico,

tra cui tre ragazze della 5°A e la consegna

dei diplomi alle ex alunne uscite con

il massimo dei voti all’esame di stato.

Questo “rito” quasi accademico, si è

degnamente concluso con una “abbuffata”

generale, ispirata da uno splendido “nutella-party”

offerto dai ragazzi e stuzzichini

allettanti.

E subito dopo è stato proiettato il film

“Monnalisa Sile” attinente al tema della

giornata, cioè l’arte.

Insomma che dire, una festa veramente

gradevole da riproporre nei prossimi anni,

come vera e propria ricorrenza dell’I.S.A.,

scuola che si è dimostrata capace e spigliata

nel collaborare e realizzare bellissimi

lavori, scuola dove la passione e la vivaci-

Campo de’ fiori 43

La festa

dell appartenenza

tà, che solo gli artisti possiedono, riesce a

prendere forma.

E, per concludere, non ci resta che citare

uno slogan: I.S.A. why not?!

Ma soprattutto: Evviva l’Arte!!!

Maria Bertolini

^


44

CIVITONICI ILLUSTRI

di Enea Cisbani

Campo de’ fiori

Il professore Plinio Zenoni

Nei ricordi e nelle memorie dei numerosi

studenti che hanno frequentato il locale

Istituto d’Arte in via Gramsci, un ruolo

importante e significativo spetta certamente

al “mai dimenticato” Professore

Plinio Zenoni, dal 1944 al 1982 docente di

Lettere, Storia e Geografia, per ben 25

anni Vicario del Preside e infaticabile organizzatore

della vita didattica e professionale

della scuola d’arte.

Nelle ormai rarissime e vecchie foto d’epoca,

il professore è ritratto mentre accompagna

nella loro visita ai locali della scuola

importanti figure istituzionali del tempo,

come Provveditori e Ministri e accanto ad

altri grandi figure che hanno fatto la storia

dell’Istituto d’Arte come il Professore

Alfredo Crestoni, per lunghi anni direttore

didattico. Plinio Zenoni, figura di grande

cultura, giornalista infaticabile e appassionato

bibliofilo, nasce a Civita Castellana il

20 Maggio 1919.

Compie gli studi superiori presso l’Istituto

(1919 - 2000)

Magistrale “Santa Rosa” di Viterbo, dove

ottiene il Diploma di Maestro. Si laurea

presso l’Università Orientale di Napoli in

Lingue Occidentali.

Nel 1944, in pieno conflitto bellico, viene

nominato docente di Lingua Italiana,

Storia e Geografia presso l’Istituto d’Arte di

Civita Castellana, nella storica sede di via

Gramsci, che dopo la liberazione del 5

Giugno 1944 sta riprendendo, seppur faticosamente,

la sua attività didattica.

Nel 1947 si iscrive all’Albo dei Giornalisti

Professionisti categoria pubblicisti di

Roma.

Nel 1955, viene nominato Commissario

Ufficiale di Gare Internazionali di motociclismo

della Federazione Motociclistica

Italiana.

Nel 1956, giovane giornalista, è nominato

corrispondente dell’area viterbese del quotidiano

“Il Corriere dello Sport”, celebre e

massima testata sportiva italiana.

Negli anni ’50 dominati dai trionfi del pugi-

le Sergio Caprari, diventa

arbitro di pugilato, allora

all’apice del successo

nella Civita Castellana

del tempo.

Nel Marzo del 2000,

l’Ordine dei Giornalisti gli

conferisce la targa onorifica

per i cinquanta anni

di iscrizione all’Albo e

quale degno riconoscimento

per la sua lunga

attività editoriale, che dal

1989 al 2000 culmina nel

successo come corrispondente

del quotidiano

“Il Corriere di Viterbo”,

alla cui affermazione a

livello locale e provinciale

ha decisamente contribuito

con il suo lavoro

indefesso e instancabile.

Il Zenoni giornalista si

può riassumere nel

seguente modo: estrema

sintesi, verifica accurata

dei fatti, scrittura piana e

scorrevole, senza inutili

barocchismi e profonda attenzione al lettore.

Plinio Zenoni non fu soltanto giornalista

e uomo di sport, ma una figura di

grande cultura, amante delle Lettere e

dell’Arte, nonché un insegnante di assoluto

livello che ha contribuito alla formazione

culturale e professionale di una folta

schiera di studenti.

Nell’ambito della scuola una presenza

sempre attiva e instancabile, in particolare

al fianco del Preside Sergio Lera, dal 1975

al 1984 dirigente dell’Istituto d’Arte.

Nella lunga e millenaria “storia” di Civita

Castellana, il nome del professore compare

accanto a quello di altri grandi personaggi

che hanno contribuito al suo sviluppo

materiale e culturale.

E’ stato un grande protagonista della ripresa

economica e culturale del nostro centro

all’indomani delle tragedie della Seconda

Guerra Mondiale.

Plinio Zenoni muore a Civita Castellana il

28 Novembre 2000.


Campo de’ fiori 45

OPINIONI

SULLA PRECEDENTE USCITA DI CAMPO DE’ FIORI

VI abbiamo proposto il seguente sondaggio:

SIETE FAVOREVOLI O NO ALL’INDULTO?

FRA QUELLI CHE HANNO RISPOSTO

L’ 87% SONO RISULTATI CONTRARI ALL’INDULTO.

SU QUESTO NUMERO VI CHIEDIAMO INVECE UN’OPINIONE

CHE POTRETE ESPRIMERE INVIANDO UN SMS AL NUMERO

329.1971400 O VIA E-MAIL ALL’INDIRIZZO

INFO@CAMPODEFIORI.BIZ

LE VOSTRE MIGLIORI RISPOSTE SARANNO PREMIATE

CON UN SIMPATICO OMAGGIO

SECONDO TE QUALI SONO LE CAUSE CHE HANNO

SCATENATO QUESTA ESCALATION DI VIOLENZA

(SULLE DONNE, SUI BAMBINI, SUI DISABILI ...) ???


46

Campo de’ fiori


Campo de’ fiori

I primi 10 lettori che avranno dato la risposta esatta,

riceveranno un simpatico omaggio ed i loro nomi

verranno pubblicati sul prossimo numero.

Potete rispondere direttamente in redazione

via e-mail all’indirizzo

info@campodefiori.biz

con un sms al numero

329.1971400

47


48

SOPRAVVIVENZA

di

Gianni Bracci

In balia dell’immenso

oceano, stranamente

tranquillo e rilassato,

riposava su una zattera

di fortuna cullato dalle

onde, trasportato dalla

marea.

Il mare era straordinariamente

calmo, c’erano

provviste sufficienti

per diversi giorni di

navigazione, il relitto era stretto ma accogliente:

alcuni tronchi, legati alla meglio,

sostenevano dei teli a costituire una specie

di vela e una piccola tenda fungeva da

riparo dal sole e dal vento. pensò G,

immerso in quello stranissimo sogno.

Lontano da tutto e da

tutti in una magnifica

giornata di sole, e poi il

mare azzurro, trasparente,

ricco di pesce: uno

stato di profondo benessere

interiore sembrava

pervaderlo.

Non si trattava di un

sogno angoscioso,

anzi….. senonchè all’improvviso

un oggetto

misterioso comparve

all’orizzonte.

Non era una boa perché

si muoveva, si potevano

distinguere chiaramente

gli spruzzi d’acqua.

Cominciò a preoccuparsi.

Quella strana cosa

turbava la quiete di quei

momenti. Qualcosa che

si muoveva, schizzava, annaspava… nuotava.

Sì, nuotava! Un grosso pesce? No, un

uomo! Un uomo che si avvicinava di gran

lena.

, si

disse G ormai allarmato dalla novità. E sì,

perché non c’era molto spazio su quel

relitto. E le provviste? Sarebbero state sufficienti

per due persone? Chissà! E poi,

con chi avrebbe avuto a che fare? Magari

un violento, un prepotente, uno che non si

sarebbe fatto scrupoli a fargli del male.

Ma che gli stava venendo in mente? Lui, G,

aveva sempre creduto fermamente nei

valori della fratellanza, della giustizia, della

convivenza: non poteva certo rinunciare a

questi sani principi morali respingendo la

richiesta di soccorso che si levava da un

disgraziato disperso tra le onde.

No, non poteva. O meglio, forse avrebbe

Campo de’ fiori

potuto ma solo se fosse stato strettamente

necessario, ossia, solo se fosse stata

una questione di vita o di morte. E in questo

caso, cosa doveva fare?

Il dubbio lo corrodeva.

G non sapeva più cosa fosse giusto o sbagliato:

>

elucubrava G mentre afferrava con forza il

bastone che era solito usare come remo,

anche perché l’altro si stava avvicinando

sempre di più e doveva al più presto prendere

una decisione: allungargli il bastone

per aiutarlo a salire oppure remare verso

la parte opposta lasciandolo al suo destino?

Chi era veramente il sig G: una persona

caritatevole o un egoista? Un “buon samaritano”

o un “Ponzio Pilato”?

Quella circostanza avrebbe rivelato i suoi

intendimenti inconsci più profondi.

Avrebbe detto se veramente era quell’altruista

che aveva sempre creduto di essere

….. ma doveva sbrigarsi, l’uomo era a

dieci metri, nove, otto …. doveva decidersi

…. sette….. si svegliò! Proprio sul più

bello, si svegliò!

Proprio quando l’essenza della sua personalità

stava per essere rivelata una volta

per tutte.

Forse era meglio così, anche se era consapevole

che quella drammatica domanda

meritava una risposta.

Cercò di riaddormentarsi pensando a quell’increscioso

incubo che puntualmente si

ripresentò in tutta la sua angosciosa que-

stione morale.

La zattera, quell’ uomo al timone e quello

che cercava affannosamente di raggiungere

il relitto.

Successe però una cosa imprevista, straordinaria,

assurda: si erano invertite le parti.

Era G che nuotava disperatamente. Era G

che chiedeva disperatamente aiuto. Cercò

timidamente di protestare:. Tutto

inutile, d’altronde come si fa a contestare

un sogno.

Decise che doveva assolutamente parlare

a quel signore sulla barca con il remo in

mano, spiegargli che lui, sì lui, era una

brava persona e doveva essere assolutamente

imbarcato: era un buon uomo,

mangiava pochissimo,

sapeva stare al suo

posto, insomma non

c’era di che aver timore:

“La prego, signore, mi

faccia salire, la prego”

urlò G con quanto fiato

aveva in gola mentre

l’altro, preoccupato di

salvaguardare sè stesso,

ormai scappava

remando come un forsennato

in direzione

opposta, allontanandosi

inesorabilmente senza

lasciargli scampo.

Si svegliò, sudato e

sconvolto. Incredibile,

era stato abbandonato

in mezzo all’oceano da

un suo simile. Certo, era

semplicemente un brutto

sogno, ma il solo pensiero che tutto

questo era potuto succedere, anche se

solo nella sua mente, lo faceva sentire

male.

Quella mattina si recò al lavoro di cattivo

umore quando, alla fermata di un semaforo,

un signore anziano, sorridente, dai

modi garbati, gli chiese l’elemosina. Lo

conosceva bene perché la stessa scena si

ripeteva tutte le mattine, ma quel giorno,

contrariamente a quanto fece nei precedenti,

G aprì velocemente il portafoglio

regalando una banconota a quel poveraccio

che, stupefatto dall’entità della donazione,

non finiva più di ringraziarlo, quasi

lo abbracciò. G non fece una piega limitandosi

a dire con una punta di sconforto:

“Non mi devi ringraziare, ma se un giorno

ci ritroveremo, soli, in mezzo all’oceano…….

ricordati di me !”


Campo de’ fiori

L’angolo ... cin cin di Letizia Chilelli

Anche se colmo di spiritualità il Natale

conserva, nelle tradizioni e nelle credenze,

evidenti tracce delle sue origini pagane.

Per questo motivo il cuore della festa,

dopo i riti della Natività, rimane sempre il

pranzo, al quale è affidato il compito di

conservare il valore dell’indissolubilità

della famiglia.

Il cibo, quindi, rimane in ogni caso, nelle

feste Natalizie, uno dei fattori più importanti:

quello che simboleggia l’immutabilità

del Natale e l’incrollabilità del focolare

domestico.

Per questo motivo è necessario festeggiare

questo importantissimo giorno con un

modo particolare di stare a tavola, in una

atmosfera magica, nella quale il menù più

ricco serve a sottolineare che questo pranzo

è il più importante dell’anno.

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it

Mia nonna mi racconta che durante la sua

infanzia, il “pranzo di Natale” che oggi si

prepara per il 25, veniva “consumato”a

notte inoltrata subito dopo la “messa di

Mezzanotte”della sera del 24: il digiuno

della Vigilia, la lunga sosta di preghiera

nelle Chiese, l’attardarsi per le strade per

fermarsi con gioia sotto la neve di

Dicembre (che in Abruzzo non abbandona

mai le montagne), prima di tornare a casa,

giustificavano la “cena” sostanziosa che

ristorava spirito e corpo.

Oggi questa usanza è andata persa e l’abitudine

del “Cenone” è rimasta legata soltanto

alla notte di S. Silvestro.

Molte sono le ricette che rendono solenne

questo momento gastronomico; tutto il

mondo ne è pieno: dai grandi classici

regionali, ricchi di tradizioni alle preparazioni

di fantasia, dal sapore

moderno; dai primi piatti

sostanziosi con trionfi di

ravioli, polenta, agnolotti,

ai secondi piatti di pesce:

capitone e salmone affumicato

in primis, ai secondi di

carne, in un assortimento

che è un’autentica festa

per il palato.

Non si può poi, non parlare

dei dolci, dove la fa da

padrone il dolce più rappresentativo

del Natale.

Il Panettone.

Ma non si possono tralasciare

i molti altri dolci tipici

italiani e dei paesi a noi

limitrofi:

Il “Pandoro”di Verona, il

“Torrone”di Cremona, gli

“Struffoli” di Napoli, il

“Dolce di Castagne” del

Piemonte, i “Carginetti”

dell’Abruzzo, il “Pangiallo”

del Lazio, le “Zeppole”

della Calabria, la

“Spongata” dell’Emilia

Romagna, le “Pignoccate”

della Sicilia, il “Panforte” di

Siena, il “Christmas pudding”Inglese,

lo “Stollen”

49

Tedesco, i “Birewecke”della Francia orientale,

lo “Stollen” Altoatesino,la “Cubana”

del Friuli…Sono solo pochi esempi di ricette

che ritroviamo sulle tavole del “Giorno

più importante dell’anno”.

La preparazione del “Pranzo di Natale”non

è una questione che può essere risolta in

poco tempo. Ricordiamo che le massaie

inglesi si occupano anche con un mese di

anticipo della preparazione del loro

“Christmas pudding”; le svedesi impiegano

un tempo ancora più lungo per l’allestimento

della “Lingua marinata”, che usano

servire, con una salsa bianca di burro e

senape, patate lesse e pane nero; mentre

i tedeschi iniziano già nel mese di Agosto

ad ingrassare le carpe, che saranno il

“piatto forte”del menu natalizio.

Anche in Italia, anche se in generale con

tempi più ristretti, la preparazione del

pranzo di Natale ha delle esigenze irrinunciabili:

a Bologna si inizia con settimane di

anticipo a preparare tortellini e agnolotti

ripieni di carne varie; mentre i romani, già

il 23 Dicembre, in un famoso mercato che

si protrae anche durante le ore notturne

fino alla mattina della Vigilia, corrono a

comprare le anguille vive, indispensabili

per l’ occasione.

Ma anche nel resto d’Italia, l’interesse dei

buongustai è rivolto all’oca, al tacchino e

agli arrosti più vari.

Edmond Richardin nel suo manuale di

cucina, nei primi del novecento, scriveva

che in un buon menù di Natale non può

mancare : il consommè d’aragosta, sogliola

alla Mornay, pollo al curry, cardi al gratin,

frittelle di arancia e ananas fresco;

ottimo e leggero, ma concorderete con me

che sicuramente si può fare di meglio!

Come?

Nonne, Mamme…tutte in cucina a rispolverare

le nostre buone e sane tradizioni e

si dia così inizio al vero “Pranzo di Natale”,

quello dove ti siedi il 24 Dicembre e ti alzi

dalla tavola il 6 Gennaio “dell’anno

dopo!!!!”

Senza dimenticare di festeggiare il tutto

con “Bollicine Rigorosamente Italiane!!!!”

Buon Natale a tutti!!!


50

Campo de’ fiori

Album d

Anni ‘60 studentesse di Civita Castellana in gita a Tivoli:

1- Mariella Fidaleo, 2- Antonella Tartini, 3- Maria Stella Petrelli, 4- Maestro Ermanno Carabelli, 5- Malvina Giovannetti,

6- Maestra Agneni, 7- Marisa Ripa, 8- Rita Mercuri, 9- Rosa Ciavarella, 10- Gianna Mugnaini, 11- Luisa Ercolini,

12- Francesca Marcantoni, 13- Annunziata Mazzafoglia, 14- Elsa Toma, 15- Vittoria Moscotti, 16- Ivana Di Modugno,

17- Daniela Iencinella, 18- Anna Maria Manocchio, 19- Rosanna Guarrera

Natale 1961 scuola elementare di Fabrica di Roma con la Maestra Cencelli. Foto della Signora Piera Pulcinelli

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere


ei ricordi

Campo de’ fiori 51

Civita Castellana 1957

in piedi da sinistra: Stradonico Romani, Alfredo Anzellini, Vittorio Salvucci, Valentino Gai, Giovanni Cavalieri, Piero Benedetti e Fulvio Coletta.

accasciati da sinistra: Luigi Di Lorenzi, Pietro Sansonetti con il piccolo Luigi Romani, Claudio Vagnarelli, Giovanni Fallini, Giuseppe Tomei.

Anno 1937 gruppo di mamme di Fabrica di Roma con i loro figli.

Foto della Signora Verena Baldassi

Rosina Capati - “amazzone” di Civita Castellana.

Casale in loc. Quartaccio nel 1960

pubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.


52

Responsabile della

Formazione

Dott.ssa

Sandra Falzone

Dott.ssa

A.Maria Sambuci

Dott.ssa

Eleonora Tabarrini

Anche quest’anno

presso il nostro

Centro si svolgeranno

attività formative

per genitori, insegnanti,

operatori

socio-culturali, ecc.,

al fine di offrire strumenti

di conoscenza

da utilizzare per

migliorare la relazione

con i

bambini/ragazzi.

Si terranno degli

incontri di gruppo

dove per naturale

dinamica si sviluppa

l’interazione, il confronto

e la discussione

dei temi

affrontati.

L’iniziativa offre

opportunità di arricchimento,

di conoscenza

per sostenere

i bambini/ragazzi

nelle varie fasi di

crescita cognitiva ed

emotiva, per porsi in

un rapporto di reciprocità,

dando e

ricevendo, secondo

modalità specifiche

e originali, dei singoli

e delle diverse

età.

La pedagogia ha

sempre posto l’accento sull’autoeducazione,

cioè sulla capacità di ciascun bambino

o adulto di dominare gli eventi , di risolvere

i propri problemi , di porsi come protagonista

della propria storia .

L’organizzazione Mondiale della Sanità

definisce la salute come uno stato di completo

benessere fisico, mentale e sociale,

Campo de’ fiori

che non consiste soltanto in un’assenza di

malattia o di infermità, ma è strettamente

correlato ad una crescita armonica ed alla

capacità di esprimere un progetto di vita

adeguato.

In questa occasione proponiamo dei corsi

di formazione:

SCELTE EDUCATIVE CHE FAVORI-

SCONO L’AUTOREGOLAZIONE DEL

COMPORTAMENTO DEL

BAMBINO/RAGAZZO

Tematiche affrontate:

L’autoregolazione come sistema di guida

interno che determina il comportamento;

considerazioni teoriche sul concetto di

comportamento;

l’azione e l’esperienza emozionale;

sicurezza ed incertezza;

persistenza e rinuncia;

la strutturazione di un ambiente favorevole

per l’autoregolazione e la riflessività del

bambino;

elaborazione di strumenti educativi per

acquisire maggiori abilità nella gestione

dei comportamenti problematici del bambino;

educazione affettiva;

autoregolazione ed emozioni;

la comunicazione empatica e l’ascolto attivo.

6 incontri di 2 ore dalle 11.00 alle

13.00 nei giorni di:

- sabato 03 Febbraio

- sabato 17 Febbraio

- sabato 03 Marzo

- sabato 17 Marzo

- sabato 31 Marzo

- sabato 14 Aprile

Centro di Diagnosi e Terapia Neuropsichiatrica,

Psicologica, Logopedica,

Psicopedagogica

Via Tasso 6/A - Civita Castellana (VT)

T. 0761.517522

Cell. 335.6984281-284

www.centroceral.com

info@centroceral.com

SVILUPPO DELLE COMPETENZE

COGNITIVO/LINGUISTICHE E NEU-

ROPSICOLOGICHE DELL’APPRENDI-

MENTO NEL BAMBINO FINO A 7

ANNI.

Il bambino impara a parlare interagendo

con le persone che lo circondono,

costruendo espressioni verbali appropriate

alle situazioni e assorbendo le regole strutturali

del sistema linguistico del proprio

ambiente . Questi meccanismi di apprendimento

sono apparentemente semplici ma

nascondono operazioni cognitive complicate,

organizzate sistematicamente e

obbedienti a regole precise.

Tematiche affrontate:

Lo sviluppo del linguaggio e del pensiero;

il gioco nelle sue fasi evolutive come crescita

cognitiva e affettiva del bambino;

le competenze grafo-motorie;

il linguaggio e l’apprendimento;

il processo neuropsicologico di apprendimento;

l’inserimento scolastico e lo sviluppo dell’indipendenza;

elaborazione di strumenti educativi per

acquisire maggiori abilità nella gestione

dei comportamenti problematici del bambino.

Sono 6 incontri di 2 ore dalle ore

09.00 alle ore 11.00 nei giorni di:

- sabato 03 Febbraio

- sabato 17 Febbraio

- sabato 03 Marzo

- sabato 17 Marzo

- sabato 31 Marzo

- sabato 14 Aprile

Per ulteriori informazioni rivolgersi c/o il

Centro C.E.R.A.L.


Campo de’ fiori 53

Farmacie Civita Castellana aperte nei giorni festivi di Gennaio 2007

01 - 06 - 07 Gennaio - Farmacia Filizzola C.so Bruno Buozzi

14 Gennaio - Municipale 2 Via Ferretti

21 Gennaio - Municipale 1 Via Santa Felicissima

28 Gennaio - Farmacia Filizzola C.so Bruno Buozzi

Farmacie di Corchiano e Fabrica aperte nei giorni festivi

14 - 28 Gennaio - Farmacia Minelli Corchiano

28 Gennaio - Farmacia Liberati Fabrica di Roma

Benzinai Civita Castellana aperti nei giorni festivi di Gennaio 2007

01 Gennaio - Api Via Flaminia/Borghetto - Api Via Corchiano - Enerpetroli s.s. 311 Nepesina

06 Gennaio - Tamoil Via Falisca

06 - 07 Gennaio - Tamoil Via Flaminia - IP Circonvallazione

07 Gennaio - Agip Via Belvedere Faleri Veteres

14 Gennaio - Api Via Flaminia /Borghetto - Api Via Corchiano - Enerpetroli S.S. 311 Nepesina

21 Gennaio - Schell Via Flaminia - Tamoil Via Falisca

28 Gennaio - Esso Via Flaminia - Agip Via Terni


54

Campo de’ fiori

Album dei ricordi

Civita Castellana nati nel 1975:

1- Erminio Palomba, 2- Maestra Emanuela Roncio, 3- Romina D’Antoni, 4- Alessandro Accettone, 5- Patrizio Sugoni,

6- Sacha Rocchetti, 7- Maria Grazia Censi, 8- Paolo Muffo, 9- Alessandro D’Antoni. Foto del Sig. Sacha Rocchetti

1988

Fabrichesi durante una battuta di caccia

in alto da sx:

Gianni Tabacchini,

Enzo Santori, Vittorio Torricelli e

Vincenzo Olivieri

in basso da sx:

Alberto Santori

Sandro Santori

foto del Sig. Enzo Santori

Se vi riconoscete in queste foto, venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere pubb


Campo de’ fiori

1995 - Un gruppo di civitonici festeggiano i loro primi cinquant’anni

Carlo Bonamin di

Corchiano,

durante il servizio

militare

Floriana Cingolani di Corchiano

a bordo della mitica Autobianchi

licate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno immediatamente restituite.

55


56

Campo de’ fiori

Associazione Accademia Internazionale D’Italia (A.I.D.I.)

www.campodefiori.biz

www.campodefiorionline.it

www.accademiainternazionaleditalia.it

ATTENZIONE

ci è stato segnalato, da alcuni operatori commerciali di essere stati contattati per l’inserzione pubblicitaria delle loro attività su Campo

dè fiori, da persone a noi sconosciute. Comunichiamo pertanto che le persone incaricate a qualsiasi titolo, da Campo dè fiori, dovranno

essere munite di autorizzazione su carta intestata, debitamente firmata dal direttore e contenente i dati anagrafici dell’incaricato

stesso. L’incaricato dovra inoltre esibire un documento di riconoscimento.

Campo de’ fiori

è la più grande vetrina per i tuoi affari.

La pubblicità su Campo dè fiori arriva e “porta bene” ed entra nelle case di milioni di lettori.

TEL. 0761/513117

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Sede, Direzione e Redazione: Piazza della Liberazione n° 2 - 01033 Civita Castellana (VT)

SOSTENETE CAMPO DE’ FIORI CON IL VOSTRO ABBONAMENTO

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Accademia Internazionale D’Italia - P.za della Liberazione n. 2 - Civita Castellana

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675 del 31.12.1996 in materia di “Tutela dei dati personali”. Titolare del trattamento

dei dati è Campo de’ fiori - P.za della Liberazione,2 - 01033 Civita Castellana (VT)

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Liberazione, 2 - 01033 Civita Castellana (VT)

o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117

Indovina L’Artista

Di lato è riportato il

particolare del famoso

quadro “Le tre grazie”.

Sai dire chi l’ha dipinto?

I primi tre che indovineranno

e si recheranno

presso la redazione, riceveranno

un simpatico

omaggio offerto dal

Centro Parati Selli.


Campo de’ fiori

La rubrica dei perchè

di Arnaldo Ricci

Il sevizio di E-Mail sostituisce egregiamente

quello della posta cartacea in un modo

efficientissimo che tutti conosciamo.

Quando si spedisce una lettera normale

tramite posta cartacea, si deve scrivere

l’indirizzo; la stessa cosa si

deve fare quando si trasmette

la posta elettronica!

Adesso vediamo come è

composto l’indirizzo E-Mail :

esso ha il seguente formato

pinco.pallino@host.it

Come vedete compare

sempre il carattere @, che

noi italiani chiamiamo

impropriamente chiocciola.

Esso è un carattere del codice ASCII (american

standard code international interchange);

non mi soffermo su questo codice

perché già spiegato in un articolo precedente.

Perchè negli indirizzi e-mail si usa sempre

il carattere @

@

Ebbene, il carattere chiocciola in ASCII si

chiama carattere at; esso serve a dividere

in due parti l’indirizzo E-Mail.

La parte che precede il carattere @ (chiocciola)

serve ad indicare l’indirizzo dell’utente

pc che si collega alla rete,

mentre la parte che segue la

chiocciola, serve ad indicare

l’indirizzo del computer host

che gestisce la comunicazione

verso la rete. Nell’esempio di

cui sopra è come se si dicesse

io mi chiamo pinco.pallino e

sono collegato ad internet tramite

il computer gestore di

rete host.it.

I caratteri a sinistra e a destra della chiocciola

possono essere tutti quelli previsti

dagli alfabeti Latini escluso lo spazio.

Ma perché è stato utilizzato il carattere

chiocciola per dividere le due parti? Esso è

Il personaggio misterioso

Nella foto di fianco è

riportata la foto di una

famosa attrice.

Sapresti dire chi è?

I primi 5 che, indovinando,

ne daranno comunicazione

in redazione, riceveranno

un simpatico omaggio

offerto dalla profumeria

Paolo e Concetta.

info@campodefiori.biz

www.campodefiori.biz

57

stato utilizzato perché in nessun alfabeto

latino del mondo occidentale (ritengo

anche in altri mondi) esiste un nome o

cognome dove compare il carattere @!

Se si fosse utilizzato un altro carattere, non

si sarebbe capito dove finiva l’indirizzo d’utente

ed iniziava quello del gestore di rete.

BANDIERE DAL MONDO

Sapresti dirci a quale nazione appartiene questa

bandiera? Il primo che indovinerà e ne

darà comunicazione in redazione, riceverà un

simpatico omaggio offerto dalla gioielleria

PONTE VECCHIO


58

LAVORO

-CERCO ragazza intraprendente con esperienza

in cucina. T. 339.2350838

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a studenti delle scuole medie inferiori e

superiori, di italiano, storia, geografia, inglese

e francese. Anche traduzioni, tesine e

sostegno per esami universitari e di maturità.

Tel. 347.0334790 zona Civita Castellana.

-GIOVANE RAGAZZA cerca lavoro come

apprendista bar-commessa e piccole commissioni.

T. 339.7266316

-RAGAZZA 26enne cerca lavoro come baby

sitter, ottima esperienza con i bambini, pulizie

domestiche, esperienza nello stirare, zona

Civita Castellana. Tel. 333.1275278 o.p.

-CERCO badante per donna anziana a

Fabrica di Roma. Tel. 0761.513117

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referenziata, cerca lavoro come baby sitter

nelle zone di: Civita Castellana, Rignano

Flaminio, Sant’Oreste, Morlupo e

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Italiano e Latino a studenti di scuole superiori.

T. 0761.514835 o.p. - Cell. 339.4110751

-SIGNORA di 40 anni, diplomata, cerca

lavoro come baby sitter e assistenza anziani.

Max Serietà. Tel. 33826600789

-LAUREANDA in lettere impartisce ripetizioni

a studenti delle scuole medie inferiori e

superiori, di italiano, storia, geografia, storia

dell’arte, francese e inglese. Anche tesina per

esami universitari e di maturità. Tel.

338.1032635

-RAGAZZA DI 32 anni, con esperienza,

cerca lavoro come barista e/o commessa.

Italiana. Massima serietà. Tel. 393.4952681

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Castellana e dintorni. T. 320.0382107

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Turistico con la votazione di 94/100, impartisce

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inferiori.

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bambini poichè già mamma di due figli grandi.

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Castellana. Tel. 0761.515179 Cell.

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nazionalità italiana, cerca lavoro come baby

sitter, aiutante in casa e altro, a Civita

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22 enne, cercano lavoro come lavapiatti,

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altro tipo di lavoro. Max serietà T.

340.7924731 - 3283514147

-RAGAZZA 21enne diplomata con la votazione

80/100 nel 2003 a Civita Castellana,

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medie inferiori, materie umanistiche e lingua

inglese per medie superiori. T. 0761.541051

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di chimica, fisica, matematica, scienze e biologia

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Chi si è riconosciuto?

In questa foto pubblicata sul numero 32 di Campo de’ fiori sono stati riconosciuti:

1- Marzo, 2- Fabrizio Alessandrini, 3- Carlo Carvetti, 4- Piero Pacelli, 5- Roberto Bobboni, 6- Matteucci, 7- Pecoraro,

8- Pallozzi, 9- Fabio Agostinelli, 10- Mario Marchetti, 11- Raffaele Rossi, 12- Francesco Vaselli, 13- Renato Bongarzone,

14- Luciano Bertocci, 15- Antonio Grifoni, 16- Guido Menichelli, 17- Angelo Profili, 18- Massimo Fantera, 19- Sergio Rosella,

20- Ermanno Ermini, 21- Renzo Pollastri, 22- Brocchi

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Ciao Daniele,

mio dolce tesoro,

ti ho visto nascere,

ti ho visto

crescere facendo

parte della tua

crescita per alcuni

anni.

Dormivi

con me,

mi chiamavi

mamma, mi facevi la pipì

addosso anche se eri già grandicello,

ti riempivo di pizzicotti e anche

qualche schiaffo e tu, quando sei

diventato grande mi dicevi: “Ti ricordi?

Adesso mi rifaccio”.

Ed io ti rispondevo: “Anche se sei

grande ti gonfio”.

Ti ho visto partire per la carriera

militare, sposarti e diventare padre

di due magnifici tesori. E poi una

sera, percorrendo la strada che

facevo tutti i giorni per diverse

volte, una fila di macchine…

Da lontano luci, lampeggianti.

Man mano che mi avvicino

capisco che si tratta di un incidente,

le macchine che ho davanti si ritornano,

non si passa, ed io mi avvicino,

guardo e domando “Ma chi è? Come è successo?”.

Poi riconosco la macchina da lontano,

il tuo maglione, il tuo viso e grido

“E’ Daniele, è mio nipote!!”

Nel Cuore

Campo de’ fiori 63

Mi dicono sta bene, corro all’ospedale,

arriva la tua mamma, mia sorella, gli faccio

coraggio. Il cuore mi scoppia, non

doveva succedere.

Ti ho visto nascere, non dovevo

vederti morire!!!

Ti voglio bene, zia …

Ho scelto questo giornale per ricordare

Daniele, perché so che la redazione

di Campo de’ fiori è composta

da persone umane e sensibili

e tutti lo leggeranno … anche in

Paradiso.

La redazione di Campo de’

fiori si stringe al dolore della

famiglia Biondi

Lo Studio Legale dell’ Avv. Aldo Piras

Patrocinante in Cassazione

ha stipulato una convenzione con

Campo de’fiori con la quale, tutti i lettori, avranno diritto

a n. 3 consulenze gratuite.

Per informazioni rivolgersi in redazione

Campo de’ fiori è distribuito a Civita Castellana, Corchiano, Fabrica di Roma, Vignanello, Vallerano, Canepina,

Vasanello, Soriano Nel Cimino, Vitorchiano, Bagnaia, Viterbo, Montefiascone, Carbognano, Caprarola,

Ronciglione, Sutri, Capranica, Cura di Vetralla, Blera, Monte Romano, Tarquinia, Civitavecchia, Orte, Gallese,

Magliano Sabina, Collevecchio, Tarano, Torri in Sabina, Calvi nell’Umbria, Stimigliano, Poggio Mirteto,

Otricoli, Narni, Terni, Amelia, Nepi, Castel Sant’Elia, Monterosi, Anguillara, Trevignano, Bracciano, Canale

Monterano, Mazzano, Campagnano, Sacrofano, Olgiata, Faleria, Calcata, S.Oreste, Nazzano, Civitella San

Paolo, Torrita Tiberina, Rignano Flaminio, Morlupo, Castelnuovo di Porto, Riano, Ostia, Nettuno, Anzio,

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inviato ad Istituzioni Culturali e sedi Universitarie italiane e straniere, a personaggi politici, della cultura,

dello sport e dello spettacolo.

Campo de’ fiori

Periodico Sociale di

Arte, Cultura

ed Attualità edito

dall’Associazione

Accademia

Internazionale

D’Italia

(A.I.D.I.)

senza fini di lucro

Presidente

Fondatore:

Sandro Anselmi

Direttore Editoriale:

Sandro Anselmi

Direttore

Responsabile:

Stefano De Santis

Segretaria di

Redazione

e Coord:

Cristina

Evangelisti

Impaginazione e

Grafica:

Cristina

Evangelisti

Consulente

Editoriale:

Enrico De Santis

Reg.Trib. VT n. 351

del 2/6/89

Stampa:

Tipolitografia

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La realizzazione di

questo giornale e la

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ed impegnano

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I diritti di riproduzione

e di pubblicazione,

anche

parziale, sono

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Castellana (VT)

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