10.06.2013 Visualizzazioni

documento PDF - Università degli Studi Roma Tre

documento PDF - Università degli Studi Roma Tre

documento PDF - Università degli Studi Roma Tre

SHOW MORE
SHOW LESS

Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!

Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.

SILVANA CASARTELLI NOVELLI<br />

Nel Libro co-testo di parole e immagini, il “monumentum” paradigmatico delle sorgenti<br />

culturali e della creatività dell'Europa altomedievale<br />

(Lezione tenuta il 28 maggio 2008 presso l’<strong>Università</strong> di Modena e Reggio Emilia).<br />

I Ringrazio l'amica e collega prof. Roberta Budriesi per<br />

avermi concesso il piacere e l'onore di chiudere all'Ateneo di<br />

Modena e Reggio Emilia, anche in coincidenza con la<br />

celebrazione del ventennale dell'attività dell'Associazione<br />

Cultura e Vita, president<br />

e prof. Maria Teresa Camurri, il corso "Barbari e<br />

cristianesimo: un nuovo mondo in formazione".<br />

Una tematica che, da diverse angolature e con diverse<br />

griglie d'analisi, è oggi al centro sia della<br />

ricerca scientifica e sia del dibattito che si svolge in seno<br />

all'Unione Europea. Poiché, come ci ricorda Jean-Jacques<br />

Aillagon, presentando la grande mostra internazionale I<br />

Barbari e <strong>Roma</strong>. La nascita di un nuovo mondo, aperta in<br />

gennaio al Palazzo Grassi di Venezia (Fig. 1), il "nuovo<br />

mondo" oggetto di ricerca e di dibattito è quell'originale<br />

edificio di riferimenti e di valori che va sotto il nome di<br />

civiltà europea: nello specifico, di quella parte occidentale<br />

dell'impero romano -"impero mediterraneo" - che ha trovato<br />

nel IX secolo unità politico-culturale nel Sacro <strong>Roma</strong>no<br />

Impero d'Occidente e che, fino<br />

alla disgregazione dell'impero<br />

ottomano nel XIX secolo, ha<br />

costituito una civiltà diversa e<br />

separata dall'Europa orientale 1 .<br />

E tematica che, a fronte del<br />

Passaggio a Occidente tornato a<br />

investire l'Europa (Fig. 2) o di<br />

Un passato che ritorna a<br />

investire l'Europa nella nuova<br />

sfida dell'Asia 2 (Fig. 3) ha<br />

perduto ormai, come scriveva<br />

Jacques Vidal, la sicurante<br />

visione eurocentrica coltivata<br />

nella cultura occidentale nella<br />

misura in cui essa ha dimenticato<br />

di fare appello al simbolo 3 ;<br />

chiamando pertanto gli studi<br />

all'urgenza di interrogare su<br />

nuove fonti e con nuove griglie<br />

d'analisi la formazione<br />

Fig. 2 G. MARRAMAO, Passaggio a<br />

Occidente, Torino 2003.<br />

1<br />

Fig. 1 J.-J AILLAGON, I Barbari e<br />

<strong>Roma</strong>. La nascita di un nuovo mondo,<br />

Venezia 2008.<br />

Fig. 3 V. CASTRONOVO, Un<br />

passato che ritorna. L’Europa e la<br />

sfida dell’Asia., <strong>Roma</strong>-Bari 2006.<br />

1 J.-J. AILLAGON, I Barbari e <strong>Roma</strong>. La nascita di un nuovo mondo, Venezia 2008, pp 42-43.<br />

2 G. MARRAMAO, Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione, Torino 2003, in particolare il capitolo<br />

introduttivo Nostalgia del presente, pp.11-84; V. CASTRONOVO, Un passato che ritorna. L’europa e la sfida<br />

dell’Asia, <strong>Roma</strong>-Bari 2006.<br />

3 Cfr. J. VIDAL, Sacré, symbole, creativité, Louvain-la-Neuve 1990; tr, it, Sacro, Simbolo, Creatività, Milano<br />

1992,p.67.


dell'Europa, allo scopo di ricavarne le conoscenze e le idee capaci di illuminare la “storia da<br />

fare” nell' odierno theatrum orbis della civiltà globalizzata, indubitabilmente ricco di nuove<br />

prospettive quanto di incognite del futuro della "vecchia Europa". Incognite che toccano ormai<br />

anche il comune sentire, come, con audace contraddizione in termini, denunciava la scritta<br />

murale di un novello Pasquino "Il futuro non è più quello di una volta", comparsa di recente nel<br />

popolare quartiere romano di Testaccio.<br />

Presentando la collana “Fare l’Europa”, nata contemporaneamente in Germania, Inghilterra,<br />

Spagna, Italia e Francia, nell’introduzione al primo volume Il cielo sceso in terra. Le radici<br />

medievali dell’Europa (Fig. 4), l'eminente medievista Jacques Le Goff riconosce che di tutti i<br />

lasciti vitali per l’Europa di oggi e di domani, indubitabilmente quello medievale è il più<br />

importante, ma ricorda al contempo che l’Europa di oggi è ancora fare e addirittura da<br />

pensare. Il passato propone ma non dispone, e il presente è determinato tanto dal caso e dal<br />

libero arbitrio quanto dall’eredità del passato 4 . E nel risguardo di copertina l’Editore sintetizza:<br />

Dalla storia delle tracce e dei resti delle numerose trasformazioni che dalle rovine dell’impero<br />

romano giungono fino a noi, Le Goff riporta alla luce l’eredità medievale dell’Europa<br />

contemporanea. Un intenso viaggio nel tempo, nella speranza che gli europei, comprendendo<br />

meglio la loro provenienza, costruiscano meglio anche il loro futuro, per fare la storia di cui<br />

oggi c’è bisogno.<br />

Fig. 4. J. LE GOFF, Il cielo sceso in terra.<br />

Le radici medievali dell’ Eu-ropa, <strong>Roma</strong>-<br />

Bari 2004.<br />

Fig. 5. a) S. CASARTELLI NOVELLI, Il 'codice’ figurativo. Letture di semiotica<br />

generale e di semiotica sistemica, “Centro di ricerche semiotiche di Torino",<br />

Torino VII 2, 1983; b) J. M. LOTMAN, Cercare la strada. Modelli della<br />

cultura, con Introduzione di M. CORTI, Venezia 1994.<br />

Sull'urgenza della strada da cercare nel passato in funzione del futuro, dagli ultimi studi di<br />

Jurji M. Lotman, della celebre "scuola di Mosca e Tartu" 5 (Fig. 5a), dobbiamo registrare in<br />

particolare la convergenza dell'ultimo saggio Cercare la strada. Modelli della cultura, presentato in<br />

versione italiana, con grande affetto, da Maria Corti (Fig. 5b); in cui Lotman richiamava<br />

4 J. LE GOFF, Il cielo sceso in terra. Le radici medievali dell’Europa, <strong>Roma</strong>-Bari 2004, p. 5.<br />

5 Per la culturologia della Scuola di Mosca e Tartu e, in particolare, per la teoria del "testo artistico" quale macchina<br />

semiotica produttrice di senso, agente storicamente nella cultura e nella sua memoria, in quanto oltre<br />

all’informazione primaria il testo parla sempre di sé e d’altro, dei testi con i quali convive e di quelli che l’hanno<br />

preceduto, in sintesi, S. CASARTELLI NOVELLI, Il ‘codice’ figurativo, Letture di semiotica generale e di semiotica<br />

sistemica, Centro di ricerche semiotiche di Torino, VII. 2, Torino 1983, capp. 11- 12, pp. 124-142; IIa ed. <strong>Roma</strong><br />

1996, pp. 115-169.<br />

2


l'attenzione dello storico sul fatto che il procedere della Storia non è lineare, e nella Storia del<br />

passato si sono alternati momenti in cui ha prevalso la gradualità dello sviluppo della cultura a<br />

momenti in cui si è verificato un processo esplosivo, è “esploso” un bivio, una nuova strada. Per<br />

cui, avvertiva, la fede nella Storia «magistra vitae» può portarci a rifiutare tutto ciò che non si è<br />

realizzato nel passato come se fosse irrealizzabile, di credere a un’unica strada, quella del<br />

passato, quando il futuro magari si può raggiungere con una moltitudine di percorsi altrettanto<br />

probabili, in quanto il nuovo è il soggetto della imprevedibilità nella vita come nell’arte 6 .<br />

Dalla fondamentale teoria della cultura e del "testo artistico", che dai seminari estivi della<br />

Scuola di Mosca e Tartu ha fondato la nuova stagione d'analisi e d'interpretazione del prodotto<br />

"arte" quale, ricordo in estrema sintesi, l'unico prodotto dell'attività umana che, come la vita, ha<br />

il potere di rinnovarsi e di rivivere alla luce dei nuovi codici del fruitore, Lotman ha sviluppato<br />

il teorema che interrogare e rileggere il passato nelle sue invenzioni/creazioni artistiche è l'unico<br />

processo ermeneutico capace di aprire a nuova conoscenza, e quindi alla nuova progettualità del<br />

futuro da costruire, quelle opere che forse nel passato sono state dimenticate o sottostimate,<br />

come una “mina culturale” rimasta in sonno, e che oggi possono essere richiamate a prendere<br />

vita, a fare “esplodere” in nuovi sensi il loro messaggio creativo.<br />

Se la speranza del futuro della<br />

"vecchia Europa" è nella nuova<br />

rivisitazione del suo passato, nel<br />

presente è la ragione del<br />

fare/rifare la storia delle "radici"<br />

della civiltà europea guardando<br />

alle tracce e ai resti che le genti<br />

convenute a dare vita alla nascita<br />

dell'Europa da «ogni tribù, lingua,<br />

popolo e nazione» (Ap 14,6)<br />

hanno lasciato alla nostra<br />

memoria nell'arte (ars-artis) dei<br />

monumenti/testi artistici; quindi<br />

una nouvelle histoire 7 che guardi<br />

oltre la storia evenemenziale <strong>degli</strong><br />

assalti e delle guerre, della peste e<br />

delle carestie e di tutte le miserie,<br />

compresa la Storia criminale del<br />

cristianesimo 8 (Fig. 6a), che,<br />

come ha scritto nel 2006 SANDRO<br />

Fig. 6. a) K. DESCHNER, Storia criminale del cristianesimo. II. Il tardo antico,<br />

Milano 2003; b) S. CAROCCI (a cura di), Storia d’Europa e del Mediterraneo.<br />

Dal Medioevo all’età della globalizzzazione, sez. IV, Il medioevo (secoli V-XV),<br />

vol. VIII. Popoli, poteri, dinamiche, <strong>Roma</strong> 2006.<br />

CAROCCI nella sua Premessa all'VIII volume della collana "Storia D’Europa e del Mediterraneo"<br />

(Fig. 6b), hanno costituito indubitabilmente le radici –"radici amare"!– dell'Europa 9 ; per<br />

interrogare piuttosto l'immaginario e i valori fondanti il "vivere in società" <strong>degli</strong> uomini<br />

6 Cfr. M. CORTI, Introduzione a JU. M. LOTMAN, Cercare la strada. Modelli della cultura, Venezia 1994, pp.7-13; e,<br />

sempre nel merito, S. CASARTELLI NOVELLI, Villani babbuini e storici dell'arte Medievale, Cristo o Vergine, codici<br />

culturali e/o "ideologie", in A. CALZONA, R. CAMPANI, M. MUSSINI ( a cura di), Immagine e Ideologia. <strong>Studi</strong> in<br />

onore di Arturo Carlo Quintavalle, Milano 2007, pp. 368-375.<br />

7 Per la nuova concettualizzazione e le nuove griglie interpretative della "nouvelle histoire" principalmente J. LE<br />

GOFF, P. NORA (ed. par), Faire de l’histoire, Paris 1974; IIDEM (a cura di), FARE STORIA. Temi e metodi della nuova<br />

storiografia, Torino 1981, pp. VII-XII; J. LE GOFF, Documento/monumento, in Enciclopedia Einaudi, V, Torino<br />

1978, pp. 38-48 .<br />

8 K. DESCHNER, Storia criminale del Cristianesimo, I, L'età arcaica, Milano 2000, II, Il Tardo Antico, Milano 2003.<br />

9 Cfr. S. CAROCCI, Premessa al volume Storia D’Europa e del Mediterraneo. Dal Medioevo all’età della<br />

globalizzazione, sez. IV, Il Medioevo (secoli V-XV), vol. VIII, Popoli, poteri, dinamiche, <strong>Roma</strong> 2006, pp. 11-22.<br />

3


convenuti dal Nord, dal Sud e dall'Est a creare l'Europa 10 , quali è dato di leggere "al vivo" negli<br />

artefatti del passato che la rivoluzione epistemologica del secondo '900 ha promosso nello statuto<br />

di monumenti (da memini) e/o di testi artistici (da textus) a fonti principi della memoria e della<br />

creatività dei popoli e della storia della civiltà.<br />

Portando alla rivoluzione epistemologica del secondo '900 la sua esperienza "planetaria"<br />

dell'Immagine quale «l'unico linguaggio capace di vedere l’invisibile», iniziata nelle lontane<br />

Indie, dalla cattedra della Sorbonne lo studioso rumeno Mircea Eliade volgeva la sua analisi<br />

all'Europa, specificatamente alla fortunata congiunzione culturale (sic!) che, nel momento in cui<br />

l'Europa occidentale non è più sola a «fare la storia», ha fatto riscoprire che l'Immagine, il<br />

simbolo, il mito, nati con il pensiero arcaico, appartengono alla sostanza stessa della vita<br />

spirituale; e ammoniva, se la cultura europea non vuole rinchiudersi in un provincialismo<br />

sterilizzante, è obbligata a fare i conti con altre vie di conoscenza, con altre scale di valori che<br />

non sono le sue. Per concludere: Insomma, ciò che mantiene «aperte» le culture è la presenza<br />

delle immagini e dei simboli: a partire da qualsiasi cultura, quella dell'Australia al pari di<br />

quella d'Atene (...) le Immagini costituiscono delle «aperture» verso un mondo transtorico. Non<br />

è questo il loro merito minore, in quanto grazie ad esse, le diverse «storie» possono<br />

comunicare 11<br />

Fig. 7. Le Racines de l’Europe, " Dossiers<br />

d’Archeologie" n. 303, mai 2004.<br />

E pertanto "fortunata congiunzione culturale" da cui il<br />

disegno storico-evenemenziale costruito per<br />

polarizzazioni, Oriente vs Occidente, barbari vs <strong>Roma</strong>,<br />

pagani vs cristiani, etc., si è aperto all’analisi a tutto<br />

campo delle complesse "sorgenti" culturali della civiltà<br />

europea, come mostra in sintesi il Dossier d'Archéologie<br />

del maggio 2005 (Fig.7), assumendo a oggetto d'analisi<br />

storiografica i monumenti/testi artistici dei popoli e<br />

delle culture il cui concorso ha dato vita, sulle macerie<br />

dell'orbis romanus, alla "svolta" della nascita<br />

dell'Europa: dove in prima posizione troviamo i Celti,<br />

preposti e proposti quali "i primi europei?", quindi<br />

l'eredità culturale greca, non lo scontro guerriero ma il<br />

rapporto culturale fra romani e germani, maturato fino<br />

alla costituzione del Sacro <strong>Roma</strong>no Impero d'Occidente,<br />

in ultimo l'approdo dei Vichinghi e <strong>degli</strong> Slavi, e in<br />

generale i rapporti culturali intercorsi con il mondo proto<br />

e medio-bizantino 12 .<br />

II I miei studi, di storico dell'arte medievale, sono maturati alla luce della "fortunata<br />

congiunzione culturale" che, rispettivamente dai due versanti occidentale e orientale dell'Europa,<br />

la nuova storiografia, figura principe Jacques Le Goff, e la culturologia slava, figura principe<br />

Jurii Lotman, hanno sviluppato nel secondo '900, innovando gli oggetti/temi/metodi della<br />

historia rerum gestarum in ordine alla capacità di assumere i monumenti/testi artistici a fonti<br />

principi della storia della civiltà.<br />

10<br />

Cfr. W. POHL, Le origini etniche dell'Europa. Barbari e <strong>Roma</strong>ni tra antichità e medioevo, con Presentazione di<br />

A. A. SETTIA, <strong>Roma</strong> 2000.<br />

11<br />

M. ELIADE, Images et symboles. Essai sur le symbolisme magico-religieux, Paris 1952; IDEM, Histoire des<br />

croyances et des idées religieuses, voll. I-III, Paris 1976-1983; IDEM, Immagini e simboli. Saggi sul simbolismo<br />

magico-religioso, Milano 1991, Prefazione di G. DUMEZIL, la citazione da p.14.<br />

12<br />

Le racine de l'Europe, "Dossier d'Archéologie", maggio 2005.<br />

4


Quali la grande lezione paleoetnologica ed etnolinguistica di André Leroi-Gourhan,<br />

riconosciuto il fondatore e la massima autorità della –altra contraddizione in termini!- "Storia<br />

della Preistoria" 13 ha recuperato alla macrostoria del segnico a partire dai «tempora ignota» in<br />

cui l'Homo simbolicus/ Homo religiosus ha iniziato a fabbricare oggetti di selce e d'osso e a<br />

fissare il suo pensiero nelle "pagine di pietra" segnate dagli astratti ritmogrammi-mitogrammi<br />

aurorali; dando così inizio al linguaggio simbolico dell'Immagine come modalità autonoma di<br />

conoscenza intimamente legata all’esperienza del sacro nella coscienza del mondo reale, poiché<br />

è attraverso l’esperienza del sacro che lo spirito umano ha afferrato la differenza tra ciò che si<br />

rivela come reale, possente, ricco e significativo, e ciò che è sprovvisto di qualità, cioè il flusso<br />

caotico e pericoloso delle cose, la loro apparizione e sparizione fortuita e vuota di senso 14 .<br />

E' di questo mese la pubblicazione di Andreas Steiner e Massimo Vidale 15 , che annuncia la<br />

scoperta di una missione archeologica tedesca nell'Anatolia sud-orientale presso Urfa, nella<br />

collina di Tektek, di un inedito e imponente complesso monumentale risalente alla fine<br />

dell'ultima era glaciale, allorquando, da circa 12 mila anni fa, nelle pianure e colline circostanti il<br />

bacino mediterraneo ha iniziato a prendere forma la "rivoluzione neolitica" della prima società di<br />

cacciatori-raccoglitori e l'Eden "paradisiaco" del più antico immaginario soterico-mitologico.<br />

Come ricordano Steiner e Veda, la parola "Eden", che indicherà il Paradiso terrestre dei testi<br />

biblici, appartiene ad una antichissima lingua sumerica che ha lasciato le sue prime<br />

testimonianze scritte verso la fine del IV millennio a. C. 16 , le cui origini gli studiosi<br />

dell'immaginario preistorico fanno risalire appunto al "crogiuolo" di popoli della "mezzaluna<br />

fertile" (Fig. 8a).<br />

Dei nuovi complessi monumentali individuati a Tektek, letteralmente la "collina della pancia",<br />

denominazione che richiama il nesso simbolico primordiale Montagna-Dea Madre –la grande<br />

Dea creatrice/ricreatrice della vita antropocosmica 17 –, la parte attualmente scavata, che<br />

rappresenta solo una minima parte, forse il 5 per cento dell'intero insediamento, ha fatto<br />

riemergere una distesa di 44 megaliti (Fig.8b ) tutti a forma di T, alti da 3 a 7 metri,<br />

antropizzanti e ornati di "uno zoo di pietra" (leoni, volpi, cinghiali, uccelli, uno scorpione<br />

accompagnato dalla figura di un uomo senza testa, etc.). In cui riconosciamo le<br />

13 A. LEROI-GOURHAN, Préhistoire de l’art occidental, Paris 1965-1995, con bibliografia; IDEM, Interpretation<br />

esthétique et religieuse des figures et symboles dans la préhistoire, Archives des sciences sociales des religions,<br />

1976, 42, pp. 5-15; IDEM Una foresta di simboli, in F. FACCHINI, P. MAGNANI (a cura di), Miti e riti della preistoria.<br />

Un secolo di studi sull’origine del senso del sacro. Milano 2000, pp.225-235. Per la "rivoluzione" che gli studi di A.<br />

Leroi-Gourhan hanno portato all'intero quadro della Storia della Preistoria, da ultimo, in sintesi, Y. TRISTANT, La<br />

préhistoire de l'E'gypte. Histoire d'un discipline, in L'Egypte prédynastique, "Dossiers d'Archeologie", n.307 oct.<br />

2005, pp11, registra: En moins d'un demi-siècle, l'Egypte s'est inventé une prehistoire (...). La paléoethnologie,<br />

alimentée par une réflexion théorique sur les contacts entre civilisations, les problèmes de diffusion, de convergence<br />

et d'emprunts, a été alors largement popularisée par André Leroi-Gouran. Elle proposait aux préhistoriens<br />

d'envisager l'homme dans toutes les dimensions de sa vie quotidienne, sociale, symbolique et culturelle.<br />

14<br />

Cfr. A. LEROI-GOURHAN, Il gesto e la parola. I, Tecnica e linguaggio, Torino 1977, in particolare pp. 233-248.<br />

15<br />

A. STEINER E M. VIDALE, 10000 a.C. Rivoluzione nell’Eden, in I primi templi dell'Umanità, "Archeo" XXIV, n.5<br />

(279), maggio 2008, pp. 34-51.<br />

16<br />

Cfr. nel merito A. CAUBET, P. POUYSSEGUR, Aux origines de la civilisation. L'Orient ancienne, Paris 2001, in<br />

part. cap. 4. L'écrit et le savoir, pp.143-165; e la testimonianza della "Lista lessicale arcaica" delle due tavolette<br />

della fine del IV millennio a. C. provenienti da Uruk, conservate al Vorderasiatisches Museum di Berlino, analizzate<br />

e riprodotte da C. PROUST, Apprendre les mathématiques au temps de la Première Dynastie de Babylone, in<br />

BABYLONE. La naissance historique d'une legende, "Dossier d'Archéologie", hors série n. 14, mars 2008, p. 26.<br />

17<br />

Cfr. M. GIMBUTAS, The Language of the Goddess, San Francisco 1982, ed. it. Il linguaggio della Dea. Mito e<br />

culto della Dea madre nell’Europa neolitica, Milano 1990; EADEM, Le dee viventi, Milano 2005, in part. al capitolo<br />

VI, 1, p.167ss., La dea-creatrice partenogenetica, ovvero “rappresentativa della continuità della vita, sua eterna<br />

rigeneratrice, protettrice e soccorritrice, in quanto il corpo della donna era considerato partenogenetico, cioè capace<br />

di creare da sé la vita”; per il “principio femminile generale”, ibidem, l’Introduzione di M. DONI, Ta arkhaîa,<br />

tempora ignota. Per un’epistemologia dell’archeologia, pp.5-20, in part. p.10; V. KRUTA, L'Europe des l'origines,<br />

env. 6000-500 av. J-C, "L'univers des Formes", Paris 1992, con bibliografia.<br />

5


Fig. 8. a) Carta della Mezzaluna Fertile (da A.M. STEINER, M. VIDALE 2008); b) Göbekli Tepe. Scavi della struttura circolare<br />

D ( da A.M. STEINER – M. VIDALE.<br />

Fig. 9 Decorazioni parietali e reperti dalle case-santuario di Çatal Hüjük (da J.<br />

Mellaart 1989).<br />

6<br />

cratofanie/immagini di potenza,<br />

che dagli anni Sessanta del secolo<br />

scorso conosciamo dagli scavi di<br />

Çatal Hüjük, la grandiosa stazione<br />

neolitica dell'Anatolia nordorientale<br />

scavata e studiata da<br />

James Mellaart (Fig. 9) 18 ; e che<br />

Steiner e Veda raffrontano oggi<br />

con le "Pietre di Panr", parti di<br />

omologhi pilastri a T decorati con<br />

figure di animali e disegni<br />

geometrici, ritrovati nel Pakistan<br />

nord-occidentale. Per cui<br />

affacciano la possibilità di una<br />

nuova rivoluzione della Storia della<br />

Preistoria, una "rivoluzione nella<br />

rivoluzione", circa l'estendersi della<br />

nuova civiltà stanziale <strong>degli</strong><br />

agricoltori-cacciatori della<br />

Mesopotamia e dell'Anatolia fino<br />

ai piedi dei grandi rilievi<br />

himalayani.<br />

18 J. MELLAART, Çhatal Hüjük, London 1967; J. MELLAART, U. KIRSCH, B. BALPINAR, The Goddess of Anatolia,<br />

voll. 4, Milano 1989.


Quindi una nuova "Storia della Preistoria", tutt'ora aperta e in evoluzione –in "rivoluzione"–,<br />

che dal secondo '900 ha sviluppato un amplissimo e profondo retroterra di conoscenze,<br />

configurando una affatto nuova "macrostoria del segnico" in base alla quale riconfigurare<br />

scientifica-mente e storicamente anche i monumenti/testi artistici attinenti alla nascita della<br />

civiltà europea.<br />

I cui inizi gli storici hanno segnato convenzio-nalemente con la divi-sione dell'Impero d'Occidente<br />

e d'Oriente nel 395 d.C. e la seguente caduta dell'Impero <strong>Roma</strong>no d'Oc-cidente nel 476; e<br />

gli archeologi e storici dell'arte piuttosto con il 568, che segna la discesa in Italia dei Longobardi,<br />

l'ultima delle "grandi invasioni" che hanno aperto la stagione della "Europa delle invasioni<br />

barbariche" 19 fino all'approdo della "rinascenza carolingia, nata dalla nuova unità politica del<br />

Sacro <strong>Roma</strong>no Impero d'Occidente che la Chiesa di <strong>Roma</strong> e gli imperatori carolingi Carlo<br />

Magno (800-814), già rex francorum et langobardorum, e il figlio Ludovico il Pio (816-840)<br />

hanno fondato nell'Occidente mediterraneo"(Fig.10a, b).<br />

Fig. 10 a) Carta delle invasioni barbariche (da J. VERGER, <strong>Roma</strong>ins et Germains, in "Dossiers d’Archeologie" n. 303, mai<br />

2004, pp. 50-55); b) Carta dell’impero carolingio dopo la spartizione di Verdun nell'843 (da M. SOT, Europe franque et empire<br />

carolingien, in " Dossiers d’Archeologie" n. 303, mai 2004, pp. 56-63).<br />

Un quadro storico che la macrostoria del segnico ha aperto ai nuovi studi sulla "memoria", le<br />

sue forme, funzioni e rappresentazioni, per cui, dalle pagine che Amedeo De Vincenths ha<br />

dedicato specificamente al Medioevo 20 leggiamo: Il Medioevo, è il più lungo dei periodi<br />

storiografici in cui le società occidentali hanno suddiviso il loro passato. E' anche il più<br />

ambiguo e sfuggente (...). A proposito dell'inizio, se è ormai condiviso da tutti gli storici che la<br />

celebre deposizione dell'imperatore Romolo Augustolo nel 476 è stata proprio una caduta senza<br />

rumore, un evento convenzionalmente scelto per stabilire un punto fermo in una realtà molto più<br />

fluida, meno chiaro è stabilire quando in Occidente si siano consolidati mutamenti tali da<br />

consentire di parlare realmente di una nuova era rispetto alla cosidetta Antichità. Tanto che da<br />

vari decenni si è affermata una nuova epoca storiografica, definita come tarda Antichità, con cui<br />

gli storici indicano un arco di secoli (approssimativamente dal IV al VI-VII) non più<br />

contrassegnati dal concetto di decadenza, di anarchia o addirittura di barbarie. Al contrario,<br />

19 J. HUBERT, J. PORCHER, W. F. VOLBACH, L'Europa delle invasioni barbariche, Milano 1968.<br />

20 Cfr. A. DE VINCENTHS, Spazi e forme della memoria nel Medioevo, in S. Carocci ( a cura di), Storia D’Europa e<br />

del Mediterraneo. Dal Medioevo all’età della globalizzazione, sez. IV, Il Medioevo (secoli V-XV), cit., vol. IX,<br />

Stutture, preminenze, lessici comuni, <strong>Roma</strong> 2007, pp. 509-534, la citazione da p. 512.<br />

7


quei secoli appaiono oggi percorsi da lenti, complessi e spesso contradditori processi di<br />

trasformazione e assestamento di nuove forme di organizzazione della società (...).<br />

Molte ricerche si sono concentrate su un problema strettamente connesso alla memoria:<br />

l'identità dei popoli di origine euroasiatica che in quei secoli si stanziarono stabilmente dentro i<br />

confini dell'impero romano. Sulla scia di studi antropoplogici, i medievisti hanno iniziato a<br />

domandarsi quale radice storica avesse il bagaglio di racconti leggendari, oggetti, usi e costumi<br />

che ben presto i nuovi arrivati iniziarono a esibire in fiero contrasto con quelli delle popolazioni<br />

latine. Dimostrata ormai da tempo l'infondatezza biologica del concetto di razza (...), ci si è<br />

chiesti quanto quelle tradizioni fossero più o meno inventate o quanto invece rappresentassero<br />

nuclei di reali caratteristiche di gruppo, fissate da tempo immemorabile e nella loro memoria<br />

collettiva.<br />

Un quadro storiografico affatto nuovo, in cui, nei diversi ambiti scientifici convergenti a<br />

«fare storia» del Medioevo, sono proprio le tracce e i resti che dalle rovine dell’impero romano<br />

giungono fino a noi a costituire senza meno, al di là della presenza/assenza del <strong>documento</strong><br />

scritto, il patrimonio vivo e "parlante" dell'immaginario transculturale e transreligioso che le<br />

genti convenute «da ogni tribù lingua popolo e nazione» hanno apportato alla Invenzione<br />

dell'Europa 21 e alle "radici" –in questo caso "radici creative"!–della civiltà occidentale.<br />

In quale lingua e codici dell'arte e attraverso quali media?<br />

III La mia ricerca in oggetto ha avuto inizio nel 1974, con il Corpus della scultura della<br />

Diocesi altomedievale di Torino per il Centro italiano di studi altomedievali di Spoleto 22 : risultati<br />

di rilievo il "recupero" di oltre 40 pezzi scultorei di segno 'astratto' e di alta qualità formale<br />

appartenenti alle fabbriche della cattedrale carolingia di Torino dedicata al Salvatore, e<br />

l'emergere contestuale della figura del potente vescovo Claudio (818-827?), di nazione spagnola<br />

e formazione palatina, fiero missus imperiale di Ludovico il Pio, la cui radicale azione<br />

iconoclasta condotta al suo arrivo nella diocesi torinese, se pur sgradita "politicamente" al<br />

pontefice Pasquale I (817-824), fonda tuttavia nello statuto simbolico delle immagini quali "fatti<br />

di linguaggio", distintivo della politica iconofila che la Chiesa Apostolica di <strong>Roma</strong> mater<br />

ecclesia catholica ha condotto dagli inizi del suo magistero e, con particolare sorveglianza,<br />

contro ogni riflesso nella politica imperiale carolingia delle feroci stagioni iconoclastiche<br />

promosse dagli imperatori bizantini negli anni 726-843. Una problematica che investe in toto, al<br />

di là dello scontro fra Claudio e Pasquale I, la cultura delle immagini che la Chiesa di <strong>Roma</strong> ha<br />

portato in seno alla "rinascenza carolingia" 23 , ma che non attiene allo specifico del nostro oggetto<br />

d'analisi.<br />

21 Cfr.il saggio di C. LEONARDI, Gregorio Magno e l'invenzione del Medioevo, che dà il titolo al volume di saggi<br />

curato da L. G. G. RICCI in "Achivium gregorianum", 9, in occasione della Mostra della Biblioteca Medicea<br />

Laurenziana (Firenze 7 aprile-25 giugno 2006), Firenze 2006, pp.3-10.<br />

22 S. CASARTELLI NOVELLI, Corpus della Scultura Altomedievale, VI, La Diocesi di Torino, Spoleto 1974; nel<br />

quadro della scultura altomedievale, EADEM, Committenza e produzione scultorea 'bassa', in Segni e codici della<br />

figurazione medievale, Testi, <strong>Studi</strong>, Strumenti III, Spoleto 1996, pp.103- 130, con bibliografia.<br />

23 Per la posizione iconofila della Chiesa romana cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, L'immagine «né idolo né icona»<br />

nella concezione del primo "papa monaco" della Chiesa di <strong>Roma</strong>, in L. PANI ERMINI (a cura di), L'ORBIS<br />

CRISTIANUS ANTIQUUS di Gregorio Magno, Convegno di <strong>Studi</strong> della Società <strong>Roma</strong>na di Storia Patria (<strong>Roma</strong>.26-<br />

28 ottobre 2004), <strong>Roma</strong> 2007, pp.171-221, con bibliografia; in particolare per l'azione "stauroclasta" di Claudio, S.<br />

CASARTELLI NOVELLI, La tipologia della 'croce' dalle origini alla visione/rivelazione di Costantino, e l'immaginario<br />

del sacro messianico cristiano, in B. ULIANICH (a cura di), La Croce. Iconografia e interpretazione (secoli I-inizio<br />

XVI), Atti del Convegno internazionale di studi (Napoli, 6-11 dicembre 1999), <strong>Roma</strong> 2007, I, pp. 231-258; da<br />

ultimo, per la position médiane entre l'iconoclasme byzantin et l'iconographie papale della Chiesa franca e dei Libri<br />

Carolini, CH. DENOËL, La question des images à l'époque caralingienne, in M-P. LAFFITTE, CH. DENOËL (a cura<br />

di), Trésors carolingiens. Paris 2007, p.48; per la posizione del vescovo Claudio in seno alla querelle des images<br />

della "rinascenza carolingia" cfr. anche, ibidem, pp. 161,186,224; per il quadro storico-politico in part. G.<br />

ALBERTONI, I Franchi e l'Europa carolingia: nascita e dissoluzione di un'egemonia, in S. CAROCCI (a cura di), Il<br />

Medioevo (secoli V-XV), vol. VIII, Popoli, poteri, dinamiche, cit., pp.257-293.<br />

8


Fig. 11. Torino, Palazzo Madama, Museo dell’Arte Antica, elementi di arredo scultoreo dalla cattedrale di S.<br />

Salvatore.<br />

Fig. 12. Torino, Palazzo Madama, Museo d’Arte Antica, elementi di arredo scultoreo dalla cattedrale di S.<br />

Salvatore.<br />

Delle sculture restituite dalle fabbriche della cattedrale torinese di San Salvatore vediamo<br />

esemplarmente alcuni elementi (Figg. 11, 12), per prendere atto che il linguaggio scultoreo<br />

consta essenzialmente negli intrecci di nastri o entrelacs, inclusivi di alcune presenze fitomorfe a<br />

statuto simbolico; per quantità e qualità una presenza connotativa della scultura architettonica e<br />

9


specificamente "liturgica" della "rinascenza carolingia", la cui grande produzione conosciamo<br />

avere preso campo con la recinzione dello spazio basilicale dedicato ai canonici, promossa da<br />

Crodegango vescovo di Metz nel 750-760, ed estesa dalla riforma carolingia all'intero Sacro<br />

<strong>Roma</strong>no Impero d'Occidente.<br />

Nella quale produzione le testimonianze più prossime ai pezzi torinesi possiamo indicare<br />

esemplarmente nell'arco di ciborio di Cortona che l'epigrafe corrente riferisce a Carolus<br />

Imperator (Fig. 13) e alla croce di intrecci superstite della decorazione scultorea dell'abbazia di<br />

Saint-Maur-des-Fossés, connessa direttamente a Ludovico il Pio, come l'omologa grande croce<br />

di intrecci della pagina del Vangelo pertinente alla stessa abbazia ( Fig. 14a, b) 24 .<br />

Fig. 13 Cortona, Museo dell'Accademia Etrusca. Archivolto di ciborio con "croce di intrecci" proveniente dal distrutto<br />

monastero di S. Vincenzo, datato agli anni 800-814 in base all'iscrizione con il nome Carolus Imperator.<br />

24 Cfr. Y. GALLET, Monastères du Moyen Age autour de Paris, Paris 2006, p. 58, M. BESSEYRE, Culture et pouvoir,<br />

in Trésors carolingiens, cit., cat. n.20, pp. 147-148.<br />

10


Fig. 14. a) La "croce di intrecci", unico frammento superstite dell'arredo scultoreo dell'abbazia di Saint- Maur-des-Fossés; b). La<br />

"croce di intrecci" dei Vangeli attribuiti allo scriptorium dell'abbazia di Saint-Maur-des-Fossés, avanti l'830. Paris, Bibliothèque<br />

national, M. lat. N.959, f. 20v.<br />

Mentre la culla dell'invenzione-creazione primaria <strong>degli</strong> intrecci che approderanno alla rigorosa<br />

anorganicità e astrazione <strong>degli</strong> entrelacs carolingi, è da ricercare nel nord-Europa insulare,<br />

specificamente nelle terre dei Celti del Nord ("i primi europei ?" di cui sopra): la "ribelle"<br />

Irlanda, antica Ibernia, con la Scozia, antica Caledonia, terre dove la storia evenemenziale non<br />

registra né la presenza <strong>degli</strong> eserciti romani né delle grandi "invasioni barbariche", e che<br />

vediamo lasciate in bianco all'estremo nord-ovest della carta dell'impero romano del IV secolo e<br />

delle diocesi in cui è stato diviso il suo territorio (Fig. 15).<br />

11


Fig. 15. La carta dell'Impero <strong>Roma</strong>no alla fine del IV secolo (da J. HUBERT, J. PRORCHER, W. F. VOLBACH, L'Europa<br />

delle invasioni barbariche, Milano 1968, fig. 354).<br />

E terre che, nell'analisi sociologica e mediologica dedicata<br />

al macrofenomeno del monachesimo fiorito nell’orbis<br />

christianus antiquus, Régis Debray 25 (Fig. 16) ha definito,<br />

propriamente, quel “lambeau d’Europe qui a sauté du<br />

neolithique au Moyen Âge sans passer pour l’Antiquitée”, al<br />

contempo il "feu"/focus della straordinaria peregrinatio pro<br />

Cristo che i monaci irlandesi hanno portato al Nord,<br />

affrontando il "martirio bianco" nell'Oceano Atlantico da<br />

isola a isola fino all'Islanda –l'ultima Tule <strong>degli</strong> Antichi–, di<br />

cui resta memoria e testimonianza nell'isoletta di nome<br />

Platei 26 , come nel poema attribuito a Columcille/Columba,<br />

che parla delle longues vagues/De la mer étincelante/Qui<br />

dans leur corse sans fin/ Chantent les<br />

12<br />

Fig. 16. R. DEBRAY, Le Feu sacré.<br />

Fonctions du religieux, Paris 2003.<br />

25 R. DEBRAY, Cours de médiologie generale, Paris 1991, IDEM, Dio, un itinerario. Per una storia dell'Eterno in<br />

Occidente, Milano 2002 ; IDEM, Le feu sacré. Fonction du religieux, Paris 2003, cfr. in particolare al cap. Fraternité,<br />

L'exploit monastique le pp. 41-56.<br />

26 Cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, La"Tebaide cristiana": dall'Alto Egitto all'ultima Tule. In "Temporis Signa.<br />

Archeologia della tarda Antichità e del Medioevo", CISAM, Spoleto, I- 2006, pp.375-388.


Fig. 17. a) Islanda, "ultima Tule". Carta dei fiordi nord-occidentali con l’isoletta<br />

Flatey all’imboccatura del grande Breidarfjördur; b) Scena di navigazione nella<br />

pagina che apre il capitolo sul diritto marittimo nel manoscritto islandese datato<br />

ca. 1600. Reykjavìk, Arni Magnùsson Institute, Reykiabòkar AM. F. 345.<br />

louanges de leur crèateur 27 (Fig. 17a,b); e altrettanto infaticabili protagonisti al Sud della<br />

“irradiazione” monastica che nel VI secolo exeunte/VII ineunte ha attinto e attraversato<br />

perigliosamente l'Europa continentale "delle invasioni barbariche" fino al limite meridionale di<br />

Bobbio.<br />

Nella prima carta (Fig. 18a) 28 vediamo la fitta rete <strong>degli</strong> insediamenti monastici irlandesi, dai<br />

primi romitaggi sorti nelle minuscole isolette desertiche<br />

disseminate lungo la sua costa occidentale fino all'isoletta di Iona sulla costa occidentale della<br />

Scozia e fino a Lindisfarne sulla costa orientale della Northumbria; nella seconda carta (Fig.<br />

18b) 29 vediamo l'irraggiamento delle fondazioni monastiche che nella peregrinatio pro Christo<br />

27<br />

F. Henry, L'art irlandais, I. "Zodiaque" 1963, p. 36.<br />

28<br />

Ibidem, pp. 12-13.<br />

29<br />

Cfr. M. RYAN, Introduction. Survol historique de la culture irlandaise, in Trésors d'Irlande, (Paris, Galleries<br />

Nationales du Grand Palais, 23 oct. 1982- 17 jan, 1983), Paris 1982, p. 47.<br />

13


Fig 18 a) Isole Britanniche, carta <strong>degli</strong> insediamenti monastici (da F. HENRY 1963; b) Carta delle fondazioni monastiche<br />

dovute alla "peregrinatio pro Christo" di Colombano e i dodici compagni partiti dall'abbazia di Bangor nel 590 (da M.<br />

RYAN).<br />

14


Fig 19 I Padri del "Deserto monastico" egiziano Paolo e Antonio soccorsi dall'aiuto divino (da F. HENRY 1933).<br />

partita nel 590 dal monastero di Bangor, sulla costa nord-orientale dell'Irlanda, l'irlandese<br />

Colombano e dodici compagni hanno creato attraverso l'Europa continentale nel modello<br />

monastico «ex Aegypto tranducto», come ricorda la celebre quartina del poema presente<br />

nell'Antifonario della stessa abbazia di Bangor, conservato a Bobbio:<br />

Domus deliciis plena,<br />

super petram constructa<br />

Necnon vinea vera<br />

Ex Aegypto transducta 30<br />

Modello monastico anacoretico-cenobitico importato dall'Egitto nelle terre dei Celti del Nord,<br />

nella stessa ricerca del ritiro spirituale nel "tempo escatologico del Deserto" 31 dei primi favolosi<br />

visionari e/o veggenti ultracentenari Padri del "Deserto monastico" egiziano Paolo e Antonio;<br />

che le monumentali crosses-standing stones irlandesi, come documentato dalla Henry,<br />

presentano soccorsi dall'aiuto divino 32 (Fig. 19)<br />

Sul processo di formazione dell'intreccio di nastri nell'arte celto-irlandese vediamo alcune<br />

tavole, dall'illuminante analisi di George Bain 33 (Fig. 20a, b): la prima tavola della sua genesi<br />

dall'arte egizia fino al Book of Kells, l'ultimo della catena dei massimi Libri scottice scripti; i<br />

massimi Libri dei Vangeli che vanno dal Gospel-book of Durrow, datato circa al 675, al Gospelbook<br />

of Lindisfarne, datato circa al 698, al Gospel-book of Kells datato alla fine VIII/inizi IX<br />

secolo (?), avanti comunque la distruzione vighinga dell'abbazia madre di Iona fondata nel 563<br />

dall'irlandese Columcille/Columba nell'isoletta eponima, sulla costa orientale della Scozia, dove<br />

si conviene che il Gospel-book of Kells abbia costituito il massimo frutto del mirabile e<br />

ineguagliabile work of angels dei monaci irlandesi 34 .<br />

30<br />

F. Henry, L'art irlandais, cit., p.79.<br />

31<br />

cfr. R DEBRAY, Le feu sacré. Fonction du religieux, cit., p. 53.<br />

32<br />

F. HENRY, La sculpture irlandaise pendant les douze premiers siècles de l'ère chrétienne, Paris 1933, I. p.146.<br />

33<br />

G. BAIN, Celtic Art. The Methods of Construction, Glasgow 1951.<br />

34 th th<br />

Cfr. J.J.G. ALEXANDER, Insular Manuscrpts 6 to the 9 century, London 1978; il quale, per la definizione "work<br />

of angels", p. 73, ha scritto: The Book of Kells has been thought to be that referred to by Giraldus Cambrensis who<br />

visited Ireland in 1185, as containing "intricacies so delicate and subtle, so exact and compact, so full of knots and<br />

15


Fig 20 a) G. BAIN , Celtic Art. The methods of construction, London 1987; b) Tav. A.<br />

E dove si narra altresì che Columcille/Columba abbia dato inizio all'arte irlandese del Libro nel<br />

Cathach, il "Combattente", non un Vangelo ma un Libro dei Salmi, scritto (a memoria) in una<br />

sola notte per i confratelli 35 ; in cui fa il suo ingresso nell'arte libraria l'estensione nella pagina<br />

delle lettere che marcano il transiente d'attacco del canto dei diversi brani del testo, rialzate<br />

anche dalla puntinatura rossa che gli studi convengono di provenienza egizia, specificamente<br />

copta (fig. 21).<br />

La seconda e la terza tavola mostrano il modo di creare i complessi intrecci di nastri dell'arte<br />

celto-irlandese (Fig. 22a, b), la quarta e quinta tavola in particolare lo sviluppo indubitabilmente<br />

intenzionale, sia nella scultura e sia nella miniatura, dell'intreccio "a linea continua", di cui<br />

l'Autore nota il significato di simbolo di Eternità (Fig. 22c, d).<br />

links, with colours so fresh and vivid that you might say all this was the work of an angel and not of the man"; e S.<br />

YOUNGS (ed.by), The Work of Angels'. Masterpieces of Celtic Metaworks, 6 th -9 th centuries AD, London 1989, p. 7,<br />

ha scritto a sua volta: taken from the writings of Geraldus the Welshman, who used it in the twelfth century to<br />

describe the artistry of the lost gospel book of Kildare, but it could apply equally well to the jewellery of the Irish,<br />

Britons and Picts of early times; da ultimo cfr. G. Z. ZANICHELLI (a cura di), La sapienza <strong>degli</strong> angeli, Nonantola e<br />

gli Scriptoria padani nel Medioevo, Modena 2003, in part. il saggio della Zanichelli, La sapienza <strong>degli</strong> angeli:<br />

Nonantola e gli scriptoria collegati fra VI e XII secolo, pp.15-50.<br />

35 CFR. J. MARSDEN, The Illustrated Coluncille. The Life of St Columba, London 1991.<br />

16


Fig. 21 Dublino. Royal Irish Accademy, Cathach, MS s.n., particolare del f. 48r.<br />

Quindi l'analisi prosegue, prendendo ad oggetto le mirabili cross-carpet pages del Book of<br />

Durrow, il primo dei Gospel- books 36 irlandesi a preporre ad ogni sezione di testo<br />

l'invenzione/creazione, assoluta nella storia del Libro, di una pagina di intrecci che "coniugano"<br />

nella pagina le immagini-simbolo di cerchi, spirali e croci (Figg. 23a, b; 24a, b); la cui presenza<br />

e profusione nell'area irlandese e in generale insulare-peninsulare "britannica", ricordiamo, risale<br />

già all'età neolitica, con le sue imponenti strutture megalitiche e le sue innumeri "pagine di<br />

pietra" 37 .<br />

Così come la peculiarità dell'arte irlandese ad esprimersi in forme di codice astratto/anorganico<br />

è connotativa già dei metalworks dei Celti pagani, di cui vale qui, sia pur brevemente, ricordare<br />

in particolare la famosa monetazione dei secoli III-I a. C. analizzata da Bianchi Bandinelli (Fig.<br />

25), con la quale i Celti, pagani e "barbari" senza scrittura, si sono affacciati alla futura Europa<br />

anagrammando in forme affatto "autonome" la monetazione ellenistica 38 .<br />

Sempre dal Book of Durrow, è la tavola che George Bain ha dedicato all'analisi della pagina<br />

f.125v (Fig. 26), dove l'Autore rileva peraltro una irregolarità nella costruzione <strong>degli</strong> intrecci<br />

nastriformi "a linea continua"; pagina che, unitamente a una del Book of Lindisfarne (Fig. 27a),<br />

possono essere richiamate a modello ispiratore di una delle grandi lastre torinesi (Fig. 27b),<br />

significativamente lastra di ambone, dal cui sommo il celebrante leggeva appunto il Libro dei<br />

Vangeli; al centro della quale si rileva altresì qualche empasse nella costruzione <strong>degli</strong> intrecci<br />

nastriformi "a linea continua".<br />

Infine, dal Book of Kells , vediamo la tavola dedicata alla realizzazione di intrecci complessi,<br />

fitomorfi, zoomorfi e lineari, che nell'immagine inferiore destra mostrano l'Albero della Vita<br />

intrecciato ulteriormente ad alcune lettere della frase del Vangelo di Giovanni «In principio<br />

erat Verbum» (Fig. 28a); cui, fra le pagine del Book of Kells, dove l'immagine si coniuga<br />

intrinsecamente con la scrittura, affianchiamo esemplarmente la pagina f. 124r che reca la scritta<br />

36 Cfr. G. HENDERSON, From Durrow to Kells: the Insular Gospel- books 650-800, London 1987.<br />

37 Nella riicchissima bibliografia in oggetto, per una panoramica generale. J.-P. MOHEN, Le monde des mégalithes,<br />

"Archives du temps", Casterman 1989, M. CIPOLLONI SAMPO, Dolmen. Architetture preistoriche in Europa, <strong>Roma</strong><br />

1990.<br />

38 Cfr. R. BIANCHI BANDINELLI, Organicità e astrazione, Ia ed, Milano 1956, IIa Milano 2005.<br />

17


Fig. 22 a,b) G. BAIN , Celtic Art. The methods of construction, tavv. D, G.; c) tav. I.<br />

18


Fig. 23 a,b) Gospel-book of Durrow, le carpet pages “introduttive” ai Vangeli, Dublino, Trinity College Library, MS A. 4.5 (57),<br />

ff. IV, 3v.<br />

Fig. 24 a,b) Gospel-book of Durrow, le carpet pages “introduttive” ai Vangeli, Dublino, Trinity College Library, MS A. 4.5,<br />

(57), ff. 85 v, 125v.<br />

19


Fig. 25 a) Moneta celtica dei Nervi, circa 90 a. C., derivata dallo statére d’oro di Filippo di Macedonia (359-336 a. C.); b)<br />

Moneta d’oro celtica dei Bellovaci; c) moneta in bilione dei Baiocasses con testa di ninfa e cinghiale; d) moneta d’argentodei<br />

Veliocasses, estrema astrazione dello stesso statére d’oro di Filippo di Macedonia (da R. BIANCHI BANDINELLI 2005).<br />

Fig. 26 G. BAIN , Celtic Art. The methods of construction, tav. J<br />

20


Fig. 27 a) Gospel-Book of Lindisfarne, Londra, British Library, Cotton MS Nero D. IV, la cross-carpet page f. 219b; b) Torino,<br />

Palazzo Madama, Museo d’Arte Antica, lastra di ambone da S. Salvatore.<br />

Fig. 28 a) G. BAIN , Celtic Art. The methods of construction, tav. W: b) Gospel-Book of Kells, Dublino, Trinity College Library.,<br />

MS A. 1. 6. La pagina del Vangelo di Matteo, f. 124r, il cui testo reca: «Tunc crucifixerant XPI cum eo duos latrones».<br />

21


del Vangelo di Matteo «Tunc crucifixerant XPI cum eo duos latrones» (Fig. 28b), per<br />

evidenziare l'arte della "scrittura sacra" che, co-testualmente alle cross-carpet pages introduttive alle<br />

diverse sezioni di testo, pone i Gospel-books irlandesi al sommo della invenzione/creazione artistica<br />

a<br />

amente di "Scrittura in<br />

Immagine", a significare il mistero della Parola/Logos/Verbo divino 40 ltomedievale.<br />

Gospel-books cui gli studi hanno riconosciuto l'influenza sul linguaggio della scultura nelle<br />

monumentali standig crosses e high crosses "delle Scritture", in cui l'Irlanda cristiana ha<br />

esaugurato il culto dei suoi possenti men-hir preistorici nella forma peculiare che sviluppa il<br />

fusto nella ringed-cross o wehel cross, la croce entro il cerchio o "croce celtica" (Figg. 29a, b):<br />

così come gli studi ne hanno registrato l'influenza nei mirabili metalworks "liturgici" di<br />

produzione irlandese, le opere di oreficeria "di seconda generazione" delle quali vediamo<br />

esemplarmente due fibule reliquiario, un particolare del calice di Ardagh (Fig. 30a, b, c) e due<br />

particolari del recto e del verso della fibula di Tara (Fig. 31a, b)<br />

.<br />

39 ; riconoscendo quindi al "work<br />

of angels" realizzato dai monaci irlandesi nel "Libro dei Libri", il primato<br />

dell'invenzione/creazione del linguaggio simbolico polisemico e multidimensionale dell'arte<br />

cristiana, formato intrinsecamente di scrittura e immagine, specificat<br />

Fig. 29 a) La ringed-cross "Croce sud" di Ahennny, co.<br />

Tipperary, faccia est; b) La high cross "delle Scritture" di<br />

Durrow,<br />

co. Offaly, faccia est.<br />

22<br />

Fig. 30 a) Londra, British Museum. Grande fibbia reliquiario in<br />

argento oro e granati con immagine centrale di pesce, ritrovata<br />

nel Kent.; b) Particolare del Calice di Ardagh; c. Fibulareliquiario<br />

del “tesoro” di Sutton Hoo.<br />

E pertanto il "testo artistico" del più alto valore sacrale-sacramentale, che con l'irradiarsi nel<br />

continente delle fondazioni monastiche irlandesi e dei Libri scottice scripti ha attinto nel VII-<br />

VIII secolo l'arte del Libro Sacro nei massimi scriptoria monastici dell'intera Europa delle<br />

invasioni barbariche, fino ad attingere il cuore della riforma<br />

scrittoria e liturgica della<br />

" rinascenza carolingia".<br />

Nel merito dello statuto altomedievale del Libro sacro lasciamo l'Irlanda, per guardare,<br />

esemplarmente, la pagina di frontespizio e la pagina incipitaria del Sacramentario francomerovingio<br />

datato alla metà dell'VIII secolo (Fig. 32), la pagina incipitaria dell'Hexaemeron di<br />

Ambrogio prodotto nello scriptorium di Corbie nella seconda metà dell'VIII secolo (Fig. 33a) e<br />

39 Complessivamente, per una trattazione più esaustiva in merito all'influenza del Libro sulla scultura e sui<br />

metalworks "di seconda generazione" cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, Scritture e immagine nell'ambito insulare, in<br />

Segni e codici della figurazione altomedievale, Spoleto 1996, pp. 131-169, tavv.CXI-CLXIII, con bibliografia.<br />

40 Cfr. MARTINI, RAVASI, ARKOUN ET ALII, Il Libro sacro, Letture e interpretazioni ebraiche, cristiane e<br />

musulmane,Milano 2002.


Fig. 31 Dublino. National Museum of Ireland. La Fibula di Tara, particolare della<br />

fronte e del retro.<br />

Fig. 32 Frontespizio e pagina incipitaria del Sacramentarium gelasianum, copia del<br />

Sacramentario attribuito a papa Gelasio I (492-496) prodotta nella Francia del Nord,<br />

a Chelles. <strong>Roma</strong>, Biblioteca Apostolica Vaticana, ms. Reg. Lat. 316, ff. 131v.132r.<br />

la pagina incipitaria del Sacramentario detto di Gellone nella quale ritroviamo il trionfo della<br />

puntinatura e della trans-codificazione dei simboli alfabetici in simboli della "salvezza",<br />

principalmente i pesci, fiori e uccelli del Giardino edenico <strong>degli</strong> Egizi (Fig. 33b). Codice già<br />

attribuito alla produzione franco-merovingia della metà dell'VIII secolo, pro-posto piuttosto<br />

quale pro-dotto protocarolingio di uno scriptorium settentrionale nella grande mostra della<br />

Biblioteca Nazionale di Parigi del 2006 sui Trèsors carolingiens (Fig. 34a) 41 . Per cui in ultimo<br />

vediamo tre pagine esemplari <strong>degli</strong> sviluppi simbolico-sintattici della Scrittura-Immagine nel<br />

Libro della "rinascenza carolingia" (Figg. 34b; 35a, b) 42 .<br />

41 M-P. LAFFITTE, CH. DENOËL (a cura di), Trésors carolingiens. cit, pp. 78-83.<br />

42 Per il Sacramentario detto di Gellone cfr. M. BESSEYRE, Aux origines du livre carolingien: influences et<br />

héritages, in Trésors carolingiens, cit., cat n, 7, pp. 78-83; per il Vangelo di Saint-Denis, ibidem, cat. n. 9, pp. 94-97;<br />

per il Salterio Folchart, cfr. W. VOGLER (a cura di), La Abbazia "San Gallo", Milano 1991, p. 88, tav. 17; per il<br />

23


Fig. 33 a) Pagina incipitaria dell’Hexaemeron di Ambrogio prodotto nello scrittorio di Corbie nella seconda metà dell’VIII<br />

secolo. Parigi, Bibliothèque nationale, ms. Lat. 12135, f. 1v; b) Sacramentario detto. di Gellone (tardo VIII secolo). Parigi,<br />

Bibliothèque nationale, ms. Lat. 12084, f. iv.<br />

Fig. 34 a) M-P. LAFFITTE, CH. DENOËL (a cura di), Trésors carolingiens. Livres manuscrits de Charlemagna à Charle le<br />

Chauve, Paris 2007; b) Vangeli di San Denis, Parigi, Bibliothèque nationale, ms lat. 9387, f. 128, fine sec.VIII.<br />

Sacramentario di Saint-Denis, CH. DENOËL, Saint-Amand et l'école franco-saxonne, in Trésors carolingiens, cit.,<br />

pp. 213-214. Cat. n. 57, f.20, tav. p.206.<br />

24


Fig. 35 a) Salterio Folchart, St. Gallen, Stiftsbibliothek, pagina incipitaria del Salmo 51, cod. 23, p.135, terzo quarto del sec. IX;<br />

b) Sacramentario di Saint-Denis, Parigi, Bibliothèque nationale, m. lat. 2290, f. 20, terzo o ultimo quarto del sec. IX.<br />

IV Per la funzione "modellizzante" che il Libro dei Vangeli ha esercitato nella cultura<br />

altomedievale, ricordiamo che già il paleografo Armando Petrucci ne aveva rilevato la<br />

dipendenza della scultura altomedievale "a pagina di libro"; ed è stato sempre Armando Petrucci<br />

a invitare gli storici dell'arte medievale a riprendere l'analisi dello statuto del Libro dei Vangeli<br />

quale si presenta nell'iconografia cristiana, sia chiuso nelle mirabili coperte gemmate e sia<br />

aperto, essenzialmente "figura" del Christus praesens 43 . Come, fra i tanti esempi, possiamo<br />

riscontrare nella prima fascia della cupola del Battistero ravennate <strong>degli</strong> Ortodossi, costruito e<br />

decorato nella seconda metà del V secolo, al tempo del vescovo Neone, quando, ricordiamo,<br />

Ravenna era succeduta a Milano nel ruolo di capitale dell'Impero d'Occidente e la Chiesa<br />

ravennate era ancora suffraganea della Chiesa di <strong>Roma</strong> (Fig. 36a, b, c): nella quale fascia, al<br />

centro di un viridario, si apre l'edicola in cui sono figurati alternativamente l'altare su cui è il<br />

Libro della Parola/Logos/Verbo di Dio Incarnato e il trono maiestatico su cui splende la croce<br />

luminosa, simbolo della Parousia del Cristo Emmanuel/Dio-con-noi. E altrettanto<br />

esemplarmente possiamo vedere nella miniatura del mirabile codice costantinopolitano delle<br />

Omelie di Gregorio Nazianzeno, prodotto nell'880-883 per l'imperatore Basilio I (Fig. 37), che<br />

rappresenta la partecipazione imperiale di Teodosio I al concilio del 381 al cospetto del grande<br />

Libro aperto sul trono gemmato, quale può bene essere assunto a summa simbolico-iconografica<br />

43 Principalmente A. PETRUCCI, La concezione cristiana del Libro fra VI e VII secolo, in "<strong>Studi</strong> medievali", XIV<br />

(1973), pp.961-984, ; ripubblicato IN G. CAVALLO (a cura di), Libri e lettori nel Medioevo. Guida storica e critica,<br />

ed. Ia Bari 1977, ed. Va Bari 2003, pp.3-26.<br />

25


Fig. 36 a,b,c) Ravenna, Battistero <strong>degli</strong> Ortodossi. Veduta generale e particolari della decorazione musiva della cupola (da R.<br />

VANTAGGI).<br />

dell'Evangelium Christus est di Amalario di Metz, figura di rilevo della corte carolingia,<br />

discepolo di Alcuino e vescovo di <strong>Tre</strong>viri negli anni 809-814 44 .<br />

E come risulta in generale nella simbolica della cultura medievale, quale, dall'orizzonte<br />

semiotico specificamente "culturologico", Lotman ha definito appunto cultura “testualizzata",<br />

modellizzata sul Libro Sacro 45 : il textus e medium interculturale che ha "invaso" culturalmente<br />

l'Europa altomedievale con i Libri scottice scripti, per eccellenza i Gospel-books prodotti dal<br />

"work of angels" dei monaci irlandesi.<br />

Mentre la lezione del Libro altomedievale che ha dominato e, per larga parte ancora condiziona<br />

gli studi storico-artistici e in generale medievistici, è quella che negli anni Sessanta del<br />

Novecento, nel volume dedicato appunto a L'Europa delle invasioni barbariche, Jean Porcher ne<br />

ha dato nel capitolo intitolato L'eredità dei barbari, da cui leggiamo:<br />

Coloro che, al modo <strong>degli</strong> antichi Greci e Latini, noi chiamiamo barbari, hanno posto<br />

brutalmente fine all'antichità classica mediterranea dalla cui civiltà è nata la nostra. Per questo,<br />

il termine "barbaro" (letteralmente: il balbuziente, lo straniero che non sa parlare e non sa vi-<br />

44 Per la figura di Amalario di Metz cfr. S. DE BLAAUW, Cultus et decor. Liturgia e architettura nella <strong>Roma</strong><br />

tardoantica e medievale, Città del Vaticano 1994, pp. 97,188, 590; relativamente all'ambito carolingio palatino M-P.<br />

LAFFITTE, CH. DENOËL (a cura di), Trésors carolingiens, cit., p. 224.<br />

45 Per la distinzione lotmaniana fra cultura “testualizzata” vs “grammaticalizzata” e la definizione della cultura<br />

medievale quale cultura “testualizzata” sul Libro Sacro, cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, Il ‘codice’ figurativo. Letture<br />

di semiotica generale e di semiotica sistemica, cit., pp.165-185, con bibliografia.<br />

26


Fig. 37 Omelie di Gregorio Nazianzeno, Paris, Bibliothèque national, Ms gr 510, f.<br />

355r.<br />

vere al modo greco-romano), è divenuto ben presto null'altro che sinonimo di grossolano, di<br />

incolto. E' stato necessario il lavoro <strong>degli</strong> archeologi e dei collezionisti di antichità nazionali per<br />

richiamare l'interesse verso quelle epoche tormentate in cui questi popoli hanno agito<br />

sull'Europa; ma, al di fuori del mondo <strong>degli</strong> specialisti, l'arte non classica ha risvegliato solo da<br />

pochi anni un'attenzione che non è solamente frutto di curiosità . Se "barbari" è un termine di<br />

spregio, così come il termine "arte barbarica", sarebbe troppo limitato ed erroneo giudicare<br />

questa ondata di nuovo interesse per i "barbari" come una moda; al contrario, riconosce, essa è<br />

determinata da profonde affinità tra la nostra epoca e quei lontani secoli, affinità convalidate da<br />

tanti elementi più o meno significativi, ed è grazie a questi caratteri affini che oggi possiamo<br />

dare sull' "arte barbarica" un giudizio più preciso.<br />

Notato quindi che è poco probabile che i barbari conoscessero la pittura prima dei loro<br />

contatti con la civiltà mediterranea, concludeva nel merito: La vera pittura dei barbari si limita<br />

alla decorazione, come tutte le manifestazioni sia originali che apprese della loro arte; questa<br />

decorazione ha lasciato traccia unicamente nei libri e, se mai è esistita altrove, è scomparsa per<br />

sempre 46 .<br />

Il capitolo che segue, dedicato specificamente a Le isole britanniche, verte sui massimi Libri<br />

dell'arte insulare, esattamente i Vangeli from Durrow to Kells: i quali, scrive Porcher, sorti<br />

improvvisamente dal vuoto pittorico dell'arte barbarica, sono il frutto di una lunga esperienza di<br />

lavoro acquisita fuori del campo dei libri, e distingue fra pittura e grafia, dove si indovina la<br />

presenza costante dell'orafo sperimentato, facendo quindi seguire un'ampia esemplificazione dei<br />

motivi decorativi che l'arte dei barbari ha introdotto dal metalwork a ornare e impreziosire il<br />

46 J. PORCHER, L'eredità dei barbari, in L'Europa delle invasioni barbariche, cit., pp. 155-156.<br />

27


Libro Sacro corrompendo nello spirito barbarico il libro classico 47 ; la cui struttura e il cui ordine<br />

razionale, conosciamo, fondano al contrario nel "primato della parola".<br />

E oltre una ventina d'anni più tardi leggiamo nel merito da Otto Pacht: Sappiamo che la<br />

fantasia decorativa dei miniatori insulari si impadronì dell'intera pagina coprendola con una<br />

profusione di ornamenti e collocandola come frontespizio puramente decorativo, senza sottintesi<br />

simbolici, all'inizio dei Vangeli, del Prefazio, del Canone e così via 48<br />

V Lascio la questione circa il valore "puramente decorativo, senza sottintesi simbolici" che<br />

l'arte dei "barbari" nord-europei, ricca di un immaginario mitopoietico del sacro che affonda le<br />

sue radici alle origini della civiltà, ha portato all'invenzione dell'Europa e alla nascita della civiltà<br />

medievale 49 , per venire ad un altro capitolo fondamentale dei miei studi, maturato durante il mio<br />

insegnamento universitario in Sardegna nel decennio a cavallo <strong>degli</strong> anni 1980-90, dove le prime<br />

esplorazioni sul territorio mi hanno messo, al contempo, di fronte alla nota esistenza della<br />

tipologia monumentale primordiale e primaria della pietra, costituita dalle perdas longas<br />

megalitiche attestate nella zona montuosa interna della Sardegna, cosidetta "Barbaria" o<br />

"Barbagia", di contro all'inedita presenza di stele/pilastres cristiani in pietra (Fig. 38), infitti nel<br />

terreno e ornati sulle quattro facce, con tecnica "negativa", di motivi geometrici uniti a elementi<br />

fitomorfi, zoomorfi e anche, in un caso, antropomorfi, di figurette che mostrano, come in alcune<br />

Fig. 38 Suelli (Sardegna). Gli otto pilastrini “a pietra fitta” reimpiantati nel secondo cortile di Casa Ruda, faccia Est<br />

47 Ibidem. pp.157-160.<br />

48 O. PACHT, La Miniatura medievale. Una introduzione, Torino 1987, p. 65.<br />

49 Di contro alla perdurante lectio "decorativa" dell'arte "barbarica", cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, Introduzione, e<br />

Scritture e immagine nell'ambito insulare, in Segni e codici della figurazione altomedievale, cit., pp.3-42,131-177,<br />

con bibliografia.<br />

28


Fig. 39 a) Suelli. Elemento F, faccia Est; b) Drumhallagh co. Donegal, cross-slab, faccia Est.<br />

delle stele irlandesi segnate dalla croce di nastri (Fig. 39a, b), di nutrirsi della croce/albero, se-<br />

condo il passo dell' Apocalisse/ Rivelazione giovannea che recita «Al vincitore darò da mangiare<br />

dell'albero della vita che sta nel paradiso di Dio» (Ap 2,7).<br />

Stele/pilastres della Sardegna che insistono in particolare nel territorio della diocesi<br />

cagliaritana; al cui vescovo, allo scorcio fra il VI e il VII secolo, ricordiamo, il pontefice<br />

Gregorio Ma-gno rimproverava aspra-mente di tollerare che i suoi fedeli coltivassero ancora<br />

l'uso pagano di adorare gli alberi e le pietre 50 .<br />

Nel quadro della "Civiltà dei Megaliti", eretti dall'uomo nei «tempora ignota» della Preistoria<br />

alla sacralità della Dea Madre generatrice/rigeneratrice della vita antropocosmica, le perdas<br />

longas della "Barbaria" o "Barbagia" rispondono nella forma e funzione ai men-hir preistorici<br />

che costellano il territorio nord-insulare atlantico; ma dalle "pietre di culto" dell'età protostorica<br />

la Sardegna rinvia piuttosto all'area fenicio-punica, ai betili -voce semitica "casa di dio"- e<br />

quindi alle stele/pilastres dell'Africa cristiana, omologamente infitti nel terreno e ornati sulle<br />

quattro facce essenzialmente di motivi geometrici a tecnica "negativa"(Fig. 40a, b), già segnalati<br />

da Henry Leclercq, e che Noël Duval, Paul Albert Fevrier e Pierre Salama hanno mostrato<br />

connotativi dell'Africa romana dell'età vandalica, in cui il cristanesimo è di dottrina donatista e<br />

ariana 51 .<br />

50<br />

Cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, L’immagine «né idolo né icona» nella concezione del primo “papa monaco” della<br />

Chiesa di <strong>Roma</strong>, cit., in part. pp. 202-212.<br />

51<br />

Nel merito, in particolare S. CASARTELLI NOVELLI, Inediti monumenti scultorei della Sardegna centro-orientale:<br />

introduzione ai dati tipologico-linguistici, in "Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo", IV Convegno<br />

sull’archeologia tardoromana e medievale, (Cuglieri 27-28 giugno 1987),Oristano 1990, pp. 257-332; EADEM Le<br />

nuove 'pietre fitte' sarde a decoro geometrico e astratto e il testo della croce monumentale quale Albero della Vita<br />

di Apocalisse, II. 7, in "Arte medievale", II Serie, Anno III, n.2, 1989, pp. 1-50; EADEM, Il decoro geometrico delle<br />

inedite emergenze scultoree a «pietra fitta» individuate nella Sardegna centro-orientale, in "Ravenna e l'Italia fra<br />

Goti e Longobardi", XXXVI Corso di Cultura sull'Arte Ravennate e Bizantina, <strong>Roma</strong> 1989, pp. 101-112; da ultimo,<br />

EADEM , Il Mediterraneo "crocevia" e “crogiuolo” millenario di civiltà: la testimonianza della Sardegna, in<br />

"Medioevo mediterraneo: l'Occidente, Bisanzio e l'Islam", Atti del 7°Convegno internazionale di studi di Parma a<br />

29


Fig. 40 a) S. CASARTELLI NOVELLI, Inediti monumenti scultorei della Sardegna centro-orientale: introduzione ai dati<br />

tipologico-linguistici, in Le sepolture in Sardegna dal IV al VII secolo, IV Convegno sull’archeologia tardoromana e<br />

medievale a cura di L. PANI ERMINI (Cuglieri 27-28 giugno 1987), Oristano 1990; b) ibidem, p. 312.<br />

Dalla Sardegna i miei studi e le mie ricerche volgevano quindi, per successive tappe, al bacino<br />

mediterraneo orientale e meridionale, fino al Deserto monastico dell'Alto Egitto, dove, dirigendo<br />

sul campo dal 2001 al 2004 il Progetto Pilota di "ricerca integrata" sul «Convento Rosso» 52<br />

(Fig. 41), ho avuto l'opportunità di conoscere al vivo le "sorgenti" di quella forma del "vivere in<br />

società <strong>degli</strong> uomini" nel ritiro spirituale del Deserto monastico che, «ex Aegypto tranducto», ha<br />

fecondato dall'Irlanda l'Europa delle "invasioni barbariche" e della "rinascenza carolingia".<br />

La ricerca condotta in Alto Egitto non solo ha confermato che il monachesimo anacoreticocenobitico<br />

irlandese, come l'intreccio del nastro continuo simbolo di Eternità, o la puntinatura<br />

che "rialza" nella pagina il disegno delle lettere alfabetiche, discendono dall'Egitto, ma ha<br />

consentito altresì di comprendere, ad altro livello d'analisi, che il nuovo statuto semico dei Van-<br />

cura di C. A. QUINTAVALLE, (Parma 21-25 settembre 2004), Milano 2007, pp.262-272, con aggiornamento<br />

bibliografico.<br />

52 Cfr. B. MAZZEI (a cura di), Progetto Pilota Deir el Ahmar, Deir anba Bishoi «Convento Rosso», con Introduzione<br />

di S. CASARTELLI NOVELLI, pubblicazione fuori commercio dell’<strong>Università</strong> “<strong>Roma</strong> <strong>Tre</strong>”, <strong>Roma</strong> 2004; il volume è in<br />

corso di pubblicazione on line, a cura di Barbara Mazzei e Francesca Severini, nel Portale delle Ricerche del<br />

Dipartimento di <strong>Studi</strong> Storico-Artistici, Archeologici e sulla Conservazione dell’<strong>Università</strong> <strong>degli</strong> <strong>Studi</strong> “<strong>Roma</strong> <strong>Tre</strong>”.<br />

30


geli from Durrow to Kells e in generale della produzione<br />

libraria che va dai grandi scriptoria monastici dell'Europa<br />

delle invasioni barbariche ai <strong>Tre</strong>sors carolingiens, non si<br />

spiega, come giudicava Porcher, quale risultato della<br />

"corruzione" che l'arte barbarica ha portato alla materia e<br />

forma dell'espressione del Libro classico in ragione del "gusto<br />

decorativo" dell'orafo sperimentato; bensì si spiega quale<br />

statuto testuale -tecnicamente "ipertestuale"– che il Libro<br />

Sacro cristiano ha conquistato nell'Altomedioevo in ragione<br />

della sua peculiare materia e forma del contenuto.<br />

Le cui "radici" e/o "sorgenti" la macrostoria del segnico ha<br />

fondato primeve nella tra-duzione del racconto mitico<br />

dall'oralità alla scrittura, quale, circa due millenni avanti<br />

l'invenzione della scrittura alfabetica e la stesura delle parti<br />

più antiche della Bibbia, è "espolsa" nella storia della civiltà<br />

nelle scritture "figurate"; la cui prima invenzione/creazione<br />

quale scrittura sacra consta nell'arte segreta dei "geroglifici" –<br />

letteralmente "le parole divine"– dono del dio Toth (Fig. 42a),<br />

che gli scribi egizi hanno coltivato nel ritiro spirituale della<br />

Casa della Vita annessa ai grandi Templi "dei milioni di anni".<br />

Dove, circa nel 1500 a. C., è "esploso" nella storia della civiltà<br />

il Libro che gli archeologi hanno definito antonomasticamente<br />

"Libro dei Morti", propriamente Libro (o capitoli) dell'uscita al giorno, il primo libro "figurato"<br />

della storia, formato co-testualmente della scrittura geroglifica "delle parole divine" e delle<br />

"vignette" che figurano il cammino del defunto verso il Paradiso egizio ricco d'acqua, pesci,<br />

uccelli, alberi e fiori (Fig. 42b, c). Libro, in forma di rotulo di papiro, con scritto in testa il nome<br />

31<br />

Fig 41 B. MAZZEI (a cura di), Progetto<br />

Pilota Deir el Ahmar, Deir anba Bishoi<br />

«Convento Rosso», con Introduzione di S.<br />

CASARTELLI NOVELLI, pubblicazione fuori<br />

commercio dell’<strong>Università</strong> “<strong>Roma</strong> <strong>Tre</strong>”,<br />

<strong>Roma</strong> 2004.<br />

Fig. 42 a) Dal Sarcofago di Petosiris, in legno di pino, ornato di cinque colonne di geroglifici in pasta vitrea, particolare in<br />

scrittura geroglifica del testo tratto dal Capitolo 42 del Libro dei Morti, inizio del periodo Tolemaico (seconda metà del IV secolo<br />

a.C.) Il Cairo, Museo Egizio; b,c) Il "Giardino edenico" <strong>degli</strong> Egizi: particolari della decorazione della Tomba di Nebamon, Tebe<br />

Ovest, Nuovo Regno, XVIII dinastia (1570-1293 a. C.), Londra, British Museum.


del defunto, che gli Egizi sigillavano nel sarcofago con la sua mummia al fine di traghettarlo<br />

all'Eden paradisiaco della felice rinascita oltre la morte 53 (Figg. 43 a,b). Rispetto al quale, per<br />

parte insulare, non sembra fuori luogo richiamare che il Vangelo di san Cuthbert, attualmente<br />

conservato alla British Library (ms. London, British Library, Loan 74), risulta essere stato<br />

seppellito nel 608 insieme alle spoglie del santo e "al pari di esso venerato" 54 .<br />

Fig. 43 a) Il rotolo del Libro dei Morti nel suo contenitore ligneo. Bassa epoca. Copenaghen, Museo Nazionale, inv. N. AAe ; b)<br />

Particolari del Libro dei Morti di Pinedjiem I, sommo sacerdote del dio Amon a Tebe (1065-1045 a.C.), ritrovato nel sarcofago<br />

reale di Deir el-Bahari. Terzo periodo intermedio, XXI dinastia. Il Cairo, Museo Egizio.<br />

A questo punto è stato del massimo interesse spostare l'attenzione dall'Europa occidentale e dal<br />

Mediterraneo fino alla regione caucasica, alla lontana Armenia (Fig. 44a), dove sul monte Ararat<br />

il racconto biblico ha fissato l'approdo dell'arca e la rinascita della vita dopo il Diluvio.<br />

Montagna a due cime vulcaniche, come già la montagna sacra di Çatal Hüjük, è la Montagna<br />

sacra dell'Armenia storica 55 (Fig. 44b, 45): una provincia estrema del Mondo Antico, dove il<br />

cristianesimo, di credo monofisita al pari delle province orientali come la Siria, l'Egitto e la<br />

Cappadocia, è stato proclamato religione di stato nel 309 o 311, comunque avanti la Pace della<br />

Chiesa che nel 313 Costantino ha concesso a <strong>Roma</strong> e all'Occidente, quindi in piena autonomia<br />

sia dalla Chiesa cattolica di <strong>Roma</strong> e sia dalla Chiesa ortodossa di Bisanzio.<br />

"Armenia storica" dove, dalle imponenti testimonianze della civiltà megalitica, le pietre "di<br />

culto" si sono sviluppate senza soluzione di continuità nei singolari vishap (Fig. 46a, b) –<br />

monoliti a forma di pesce, i quali attestano che il pesce è Simbolo di Vita molti millenni avanti la<br />

soluzione del suo nome greco ΙΧΘΥΣ in acrostico del nome di Cristo– e quindi fino ai Katckars<br />

cristiani, le innumeri "pietre crociate" infisse nel terreno e scolpite nel basalto rosso, e altresì<br />

53 Cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, Dal "Libro dei Morti" al Book of Kells, in Medioevo: il tempo <strong>degli</strong> antichi, Atti del<br />

VI Convegno internazionale di studi a cura di A. C. QUINTAVALLE, (Parma 24-28 settembre 2003), Parma 2006, pp.<br />

69-84, con bibliografia.<br />

54 Cfr. N. GIOVÈ, Forme della produzione scritta nell'Alto Medioevo, in S. CAROCCI (a cura di), Storia dell'Europa e<br />

del Mediterraneo, sez. IV, vol. VIII, cit., p. 300.<br />

55 Da ultimo M. Nuzzolo, Armenia. Origini di un baluardo cristiano, in "Archeologia Viva", a. XXVII, n. 128,<br />

marzo-aprile 2008, con principale bibliografia. Per l’aggiornamento dell'iconografia della Montagna Sacra quale<br />

montagna a “ due cime”, vedi la proposta di E. ANATI, HAR KARKOM.20 anni di ricerche archeologiche, in <strong>Studi</strong><br />

Camuni, XX, 1999, fig. 148c, p.141, avanzata dopo quarant’anni di ricerche sul campo, di individuare la biblica<br />

“Montagna di Dio” (di contro al “bizantino” monte di Mosé situato nella parte sud della penisola sinaitica presso il<br />

monastero da santa Caterina) nella montagna “a due cime” di Har Karkom, che le nuove prove archeologiche<br />

documentano Montagna Sacra dall’età paleolitica, pp. 37, 176, fig. 193; tesi ripresa da J. RIES. Le origini. Le<br />

RELIGIONI, Milano 1993, pp. 156, fig.214. Per la forma “duplice” della Dea Madre, in figura di montagna e/o di<br />

idolo antropomorfo, cfr. anche J.E. CIRLOT, Dizionario dei simboli, Milano 1996, p. 319.<br />

32


Fig. 44 a) Carta dell'Armenia storica (da M. NUZZOLO); b)<br />

veduta paesaggistica, dove all’orizzonte appare il Monte Ararat<br />

nella sua struttura “a due coni” vulcanici uniti da una sella.<br />

33<br />

Fig. 45 ARMENIA. Origini di un baluardo cristiano,<br />

"Archeologia Viva", a. XXVII, n. 128, marzo-aprile 2008.<br />

direttamente sulle pareti della montagna quali ierofanie/teofanie emananti dal suo stesso<br />

corpo 56 (Fig. 47).<br />

Come oggi possiamo ancora riscontrare al meglio nella valle di Gheghard, in cui "la società<br />

autonoma di uomini fratelli in solitudine" che nella scelta monastica fuggì il tempo e<br />

l'organizzazione politica della città per votarsi alla lettura silenziosa, alla memorizzazione e alla<br />

scrittura dei Sacri testi, ha lasciato il maggiore monumentum della sua scelta di vita nel ritiro<br />

delle "grotte" aperte nel corpo della montagna quale "spazio sacro" per eccellenza; che, come ha<br />

scritto Armen Manoukian, è lo specifico di Gheghard, in quanto essenzialmente ripetizione della<br />

cosmogonia, ricerca della primigenia matrice tellurica dentro la montagna, per cui<br />

l'eccezionalità monumentale di Gheghard fluisce dall'originario eterno rapporto tra l'uomo e la<br />

terra nel corpo mitico della Grande Dea Madre 57 .<br />

56 L. AZARIAN, L’arte dei khatchkar/The art of khatchkars, in KHATCHKAR, Documenti di Architettura armena/<br />

Documents of Armenian Architecture, 2, Milano 1977; A. MANOUKIAN, Morfologia, struttura e significato<br />

architettonico dei khatchkar/ Morphology, structure, and architectonic significance of khatchkars, in Ibidem, p.10;<br />

per la distinzione fra le "ierofanie" in cui la divinità si manifesta attraverso la mediazione del cosmo, e le "teofanie"<br />

in cui la divinità si manifesta direttamente, come la manifestazione di Dio a Mosè sulla montagna sacra del Sinai,<br />

cfr. J. RIES. Le origini. Le RELIGIONI, cit., in particolare, cap. 29, Breve discorso sul metodo, pp.115-156, con<br />

bibliografia; per il profondo nesso simbolico-semantico che nel pensiero mitico lega la Montagna e l'Acqua di Vita,<br />

da ultimo cfr. S. CASARTELLI NOVELLI, Il simbolo dell'Acqua di Vita, in L'Acqua nei secoli altomedievali, LV<br />

Settimana di studi sull'Alto Medioevo, Spoleto 2008, pp. 931-984, con bibliografia.<br />

57 Cfr. A. Manoukian, G(h)eghard ed altro/ G(h)eghard and other comments, in G(H)EGARD, Documenti di<br />

Architettura armena/ Documents of Armenian Architecture, 6, Milano 1978, pp.10-13; per una storia generale<br />

dell'arte armena P. DONABEDIAN, J. M. THIERRY, Les arts arméniens, , "L'art et les grandes civilisations", éd.<br />

Mazenod, Paris 1987; per il profondo nesso simbolico-semantico che nel pensiero mitico lega la<br />

Montagna e l'Acqua di Vita, da ultimo S. CASARTELLI NOVELLI, Il simbolo dell'Acqua di Vita, in L'Acqua nei secoli<br />

altomedievali, LV Settimana di studi sull'Alto Medioevo, Spoleto 2008, pp. 931-984, con bibliografia.


Fig. 46 a) Particolare dei megaliti di Khoshoun-Dash; b) “Vishap”, ierofania megalitica in forma di pesce rinvenuta sul monte<br />

Aragadaz. (da L. AZARIAN).<br />

Fig 47 Vedute del "Deserto monastico" di Gheghard .<br />

34


Grandioso "monumentum" monastico cui, richiamo in sintesi, si accompagna l'altro grandioso<br />

monumentum del monachesimo armeno: la produzione del Libro sacro, che ha avuto inizio ai<br />

primi del V secolo con la creazione dell'alfabeto armeno ad opera del monaco Mesrop Mashtots,<br />

al fine di tradurre nella lingua nazionale del popolo armeno non solo i testi biblici, ma i Padri<br />

della Chiesa, i testi liturgici, i trattati ermeneutici, storiografici, apologetici e agiografici, con una<br />

attività cui è riconosciuto di avere salvato molti scritti altrimenti perduti 58 .<br />

Fig. 48 La "Tentazione di Gesù" del Vangelo di Gagik de Kars, XI sec. Gerusalemme, Patriarcato Armeno n. 2556, f. 244.<br />

Produzione della quale ciò che maggiormente interessa la nostra analisi sono i Libri dei<br />

Vangeli, in cui si registra la presenza co-testuale sia delle "vignette" figuranti gli episodi principi<br />

della vita del Cristo, in particolare la Natività, con nello sfondo rigorosamente la figura del<br />

Monte Ararat a due erti coni vulcanici (Fig. 48), e sia dell'ambiguazione della scrittura in<br />

immagine, isomorficamente quindi ai manoscritti altomedioevali prodotti negli scriptoria<br />

occidentali.<br />

Come possiamo riscontrare, esemplarmente, nei Vangeli in cui la scrittura è formata di lettere<br />

alfabetiche colorate e rialzate dalla puntinatura (Fig. 49a) e la pagina iniziale è formata dalla<br />

croce di nastri intrecciati e perlati cui convergono quattro volatili (Fig. 49b), o nella prima<br />

pagina di Homiliario in cui nel cerchio centrale gli intrecci volgono nel tipo del nastro<br />

geometrico a sviluppo continuo (Fig. 50a), e ancora nell' intrinseca ambiguazione delle lettere<br />

58 Cfr. C. MUTAFIAN (a cura di), <strong>Roma</strong>-Armenia, <strong>Roma</strong> 1999; N. JEANSON, G. DÉDÉYAN ET ALII, L’Arménie<br />

mémoire de la Bible, in Le Monde de la Bible, dossier n.136, (juillet.-août 2001), pp.12-48; e in particolare il<br />

contributo di J-P. MAHE, Aux sources d’une histoire nationale, pp.49-53, dove a p. 49 leggiamo: “Converti au<br />

christianisme par une decision royal, et devenus une nation vouée à l’Écriture, les Arméniens ont intégré leur<br />

histoire dans la lignée des traditions bibliques. Il ont échangé la mémoire mytologique de leurs ancêtres contre les<br />

annals véridiques de la foi. Dès lors, leur histoire prenait même valeur et même légitimité que celle du peuple élu, et<br />

la traduction de la Bible rendait possible l’historiographie arménienne en la dotant d’un contenant et d’un contenu:<br />

la mémoire authentique du passé dans une forme littéraire appropriée”.<br />

35


Fig. 49 a) Pagina d’inizio del Vangelo di Luca, XI sec. Gerusalemme, Patriarcato Armeno n. 2555, f. 92; b) Pagina d'inizio di<br />

Evangeliario del X-XI sec., Ms. 5547, f. 7v (da AA.VV., La miniature armenienne, Erevan 2006, fig. 27, p. 91).<br />

alfabetiche con le immagini di pesci, fiori e uccelli, quale è testimoniata fino al XIV secolo nelle<br />

pagine incipitali dei Vangeli e altresì del Genesi (Figg. 50b, 51a, b) 59 .<br />

Il percorso d'analisi ad ampio raggio compiuto, sia pure velocemente, sulle tracce e i resti dei<br />

monumenti/testi artistici fioriti nella tarda Antichità dalle terre atlantiche all'Europa<br />

continentale, dall'area mediterranea all'Alto Egitto e quindi fino alla regione caucasica, mostra<br />

indubitabilmente che il "feu"/focus principe della "svolta" epocale da cui è nata la civiltà<br />

dell'Europa occidentale e del Millennio medievale fonda eminentamnte nel macrofenomeno del<br />

monachesimo, quale ha investito l'intero orbis christianus antiquus fino e oltre gli estremi<br />

confini occidentali e orientali dell'orbis romanus; macrofenomeno che Debray ha lucidamente<br />

definito fondato su un processo di ritorno all'indietro, letteralmente di recul della forma del<br />

"vivere in società <strong>degli</strong> uomini", con la quale il monaco "uomo solo" e i suoi "fratelli in<br />

solitudine" hanno svoltato "in rottura" dalla civiltà classica, fuggendo il "tempo politico" della<br />

città per il "tempo escatologico" del Deserto 60 .<br />

59 Per i manoscritti in oggetto, principalmente: S. DER NERSESSIAN, L’Art Arménien, Paris 1989, la Tentazione di<br />

Gesù del Vangelo di Gagik di Kars, dell’XI secolo, p.102, la Natività del Vangelo del Patriarcato Armeno di<br />

Gerusalemme, del XIV secolo, p. 220; per la Natività della Bibbia di Avag cfr. E. KORKMAZIAN, I. DRAMPIAN, G.<br />

HACOPIAN, Armenian miniatures. The Materadaran Collection, tr. dal russo di A. Mikoyan, Leningrad 1984, scheda<br />

e fig. n. 14; e C. MUTAFIAN (a cura di), <strong>Roma</strong>-Armenia, <strong>Roma</strong> 1999, p.175, con bibliografia; E. KORKHMAZIAN, I.<br />

DRAMPIAN, G. HAKOPIAN, Armenian Miniatures of the 13 th and 14 th Centuries from the Matenadaran Collection,<br />

Old Manuscript Library and Researc Centre of Yerevan, Leningrad 1984, schede nn. 28-31, fig. 29; L. A.<br />

DOVRNOVO, La miniatura armena, Milano1961, tav. LXXVII.<br />

60 R. DEBRAY. Le feu sacré. Fonction du religieux, da p. 53 leggiamo in particolare: Les ordres monastiques ont<br />

leur curia generalis à Rome, mais le monachisme chrétien est né d'un geste de recul, de rupture avec l'officialité<br />

triomphante de Théodose, à qui richesse et pouvoir firent vite oublier le renoncement des origines. Il s'agissait de<br />

rétablir, contre le temps politique de la Ville, le temps éschatologique du Désert.Les moines se méfient de l'Eglise et<br />

l'Eglse se mefie des moines.. Le veilleur qui attend l'aurore en sandales est l'ombre inversée du hiérarque crossé et<br />

mitré – son remords et son expiationson.<br />

36


Fig. 50 a) Pagina d’inizio dell’Homiliario cd. di Mouch, del 1204. Erévan, Maténadaran, n. 7729 ; b) Pagina d'inizio del Vangelo<br />

di Luca dei Vangeli scritti e probabilmente miniati da Grigor Vellum, XIV secolo. Erévan, Maténadaran, Ms n. 6305, f. 128.<br />

Fig. 51 a) Pagina d'inizio del Vangelo di Grigor, della fine XIV-inizi XV secolo, con personaggi e motivi floreali (da L. A.<br />

DOVRNOVO, La miniatura armena, Milano1961, tav. LXXVII); b) Pagina d’inizio del Genesi della Bibbia di Esayi Ntchetsi, del<br />

1318. Erévan, Maténadaran, Ms n. 206, f. 4r.<br />

37


Un "ritorno" all'indietro, da intendersi non quale processo di lenta "decadenza" dell'Antichità<br />

classica, pronta, al di là dell' "urgano barbarico", a risorgere dalle sue stesse ceneri, ma quale "la<br />

svolta" epocale che ha liberato il ritorno ad un 'Antichità' molto più 'antica' della civiltà classica,<br />

alle "sorgenti" primarie del mito e del sacro e al primato del linguaggio simbolico<br />

multidimensionale; in cui proprio la cultura dei "barbari" mostra di aver giocato, per eccellenza<br />

dall'interno del macrofenomeno monastico –monumentum e medium primario il Libro–, il ruolo<br />

determinante nella nascita dell'Europa e del Millennio medievale 61 .<br />

Chiudendo la sua analisi a tutto campo sulla progressiva liberazione dell’umanità attraverso il<br />

suo comportamento materiale nello spazio e nel tempo, Leroi-Gourhan poneva in ultimo al suo<br />

lettore un invito a riflettere sul destino futuro dell’uomo, Homo sapiens, che sembra<br />

squisitamente "tecnico" senza esserlo affatto, e che, a mo' di conclusione, desidero a mia volta<br />

condividere con i miei giovani ascoltatori:<br />

Se si ritiene che la strada fin qui percorsa dall’umanità è in tutto favorevole al suo avvenire, la<br />

perdita del pensiero simbolico multidimensionale va considerata alla stessa stregua del<br />

miglioramento della corsa <strong>degli</strong> equidi quando le loro tre dita si sono ridotte a uno solo. Se<br />

viceversa si ritiene che l’uomo si realizzerebbe in pieno in un equilibrio in cui potesse mantenere<br />

il contatto con la realtà in tutto il suo complesso, ci si può domandare se l’optimum non sia stato<br />

rapidamente superato dal momento in cui l’utilitarismo tecnico ha trovato in una scrittura<br />

completamente avviata il mezzo per svilupparsi all’infinito 62 .<br />

Silvana Casartelli Novelli<br />

61 Cfr. J. RIES, Dal mitogramma al mito. La prima grande esperienza del sacro, e Il mito cosmogonico, fondamento<br />

di tutti i miti, in IDEM (a cura di), Il MITO. Il suo linguaggio e il suo messaggio attraverso le civiltà, Milano 2005,<br />

pp.43-47,51-56; F. CARDINI, Europa anno Mille. Le radici dell'Occidente, Milano 1995.<br />

62 A. LEROI-GOURHAN, Il gesto e la parola, I, cit. p.248. Per le nuove frontiere aperte dai sempre più incalzanti,<br />

quanto inquietanti, sviluppi tecnologici della scrittura e in generale della comunicazione, a lato dell’ormai “storico”<br />

volume di M. MCLUHAN, The Gutemberg Galaxy. The Making of Typographic man, Toronto 1962, Ia ed it. La<br />

Galassia Gutemberg. Nascita dell’uomo tipografico, <strong>Roma</strong> 1976, VII ed. it. a cura e Introduzione di G. GAMALERI,<br />

<strong>Roma</strong> 2001, vedi ad esempio da ultimo, nei Saggi dell’Editrice Il Mulino, J. B. THOMSON, The Media and<br />

Modernity. A Social Theory of the Media, Cambridge 1995, ed. it. Mezzi di comunicazione e modernità. Una teoria<br />

sociale dei media, Saggi n. 479, Bologna 1998; S. MOORES, Interpreting Audiens. The Etnography of Media<br />

Consumption, London 1993, ed. it. Il consumo dei media. Un appoccio etnografico, Saggi n. 481, Bologna 1998.<br />

38

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!