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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI

“G.D’ANNUNZIO”

CHIETI-PESCARA

Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

DIPARTIMENTO DI

GEOTECNOLOGIE PER

L'AMBIENTE ED IL TERRITORIO

Scuole D’Abruzzo - Il Futuro In Sicurezza

Linee guida geologiche

Responsabile Scientifico

Prof. Enrico MICCADEI

Giugno 2011

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Dipartimento di Geotecnologie per l'Ambiente ed il Territorio

Università “D’Annunzio” Chieti-Pescara

Direttore Prof. Nicola SCIARRA

Responsabile Scientifico

Prof. Enrico MICCADEI

miccadei@unich.it

Riletto e condiviso con l’Ordine dei Geologi delle Regione Abruzzo

Prof. Piero FARABOLLINI

Dott. ssa Francesca FONTICOLI

Dott.Geol. Sergio ROMANO

Hanno collaborato alla stesura

Le immagini della copertina sono tratte da:

http://immobiliedintorni.files.wordpress.com/2011/04/terremoto1ks.jpg

http://cameliaboban.blog.kataweb.it/category/compleanni/

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

INDICE

INTRODUZIONE ................................................................................................................. 4

1. GEOGRAFIA FISICA DEL TERRITORIO ABRUZZESE ........................................................ 5

2. GEOLOGIA DELLA REGIONE ABRUZZESE ..................................................................... 8

3. GEOMORFOLOGIA DELLA REGIONE ABRUZZESE ...................................................... 10

4. IL PROGETTO SCUOLE D’ABRUZZO ............................................................................ 12

4.1 INTRODUZIONE ................................................................................................................................. 12

4.2 LA METODOLOGIA DELLE LINEE GUIDA .............................................................................................. 14

4.3 LA SCHEDA DI CENSIMENTO GEOLOGICO DEL SITO ............................................................................. 15

4.4 SISTEMI INFORMATIVI GEOGRAFICI (GIS) .......................................................................................... 17

5. PRODOTTI CARTOGRAFICI......................................................................................... 18

5.1 VOLUME GEOLOGICO PROGETTUALE SIGNIFICATIVO .......................................................................... 18

5.2 RELAZIONE GEOLOGICA DI PROGETTO .............................................................................................. 20

5.3 CARTOGRAFIA ANALITICA DI PROGETTO ............................................................................................ 22

5.3.1 Carta dell’acclività ............................................................................................................................. 22

5.3.2 Carta geologica ................................................................................................................................. 22

5.3.4 Carta geomorfologica ...................................................................................................................... 23

5.3.4 Carta dei complessi idrogeologici con indicazione della falda freatica ................................ 24

5.3.5 Sezioni geologiche e geomorfologiche ......................................................................................... 25

5.3.6 Carta delle coperture ........................................................................................................................ 25

5.3.7 Carta dell’ubicazione delle indagini ............................................................................................... 25

5.3.8 Carta delle microzone omogenee in prospettiva sismica .......................................................... 26

6. BIBILIOGRAFIA ........................................................................................................... 29

APPENDICE

• ..................................................................................................................................................... L

A SCHEDA DI CENSIMENTO GEOLOGICO DEL SITO

• ..................................................................................................................................................... E

SEMPI DI CARTOGRAFIA DI RIFERIMENTO

• ..................................................................................................................................................... G

LOSSARIO

• ..................................................................................................................................................... S

ITOGRAFIA

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INTRODUZIONE

Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Le forme della superficie terrestre rappresentano da sempre il prodotto

dell’azione combinata di processi endogeni (tettonici e vulcanici) e processi

esogeni (erosivi e deposizionali). L’Abruzzo è un chiaro esempio del continuo

adattamento del territorio alle vicissitudini geodinamiche, determinate dai

processi endogeni, e alle continue mutuazioni delle condizioni climatiche, che

controllano distribuzione ed intensità dei processi esogeni. La Geologia (dal greco

gê, "terra" e logos, "studio") è l’unica disciplina scientifica che sa leggere queste

complesse interazioni, ed è, quindi, fondamentale nella progettazione a grande e

piccola scala. L’abitudine italiana consolidata del costruire una struttura abitativa

o un’ opera a elevato impatto in un determinato sito, è quella di conoscere la

geologia puntuale analizzando le caratteristiche geologiche e geotecniche

come se si fosse su una “mattonella” senza interessarsi di conoscerne l’estensione

dell’intero “pavimento”. La “mattonella” fa invece parte di “un pavimento” in

continua evoluzione geodinamica, come i terremoti ed il dissesto idrogeologico ci

ricordano di continuo.

Le “Linee guida geologiche”, tra le prime a livello nazionale, sono state redatte,

come strumento di conoscenza per la progettazione degli edifici scolastici (e non

solo) e quindi come contributo alla prevenzione dei rischi naturali ed antropici del

nostro territorio regionale. Con queste linee guida e con la scheda di riferimento,

si vuole dare un contributo alla conoscenza di un’area nella sua interezza (cioè

tutto il “pavimento”) inquadrandola nel suo ambito fisiografico e nel suo bacino

idrografico, per definirne così tutte le tipologie di pericolosità, non solo sismica, e

prevenirne i relativi rischi naturali ed antropici.

Le “Linee guida geologiche” sono state suddivise secondo la fisiografia del

territorio regionale, facendo un rapido excursus sulle caratteristiche evolutive

geodinamiche dell’orogene appenninico. La caratterizzazione geologica dei siti e

quindi il relativo “Modello geologico progettuale”, viene incentrata sull’assetto

orografico, litologico e tettonico-strutturale di un’area significativa nell’intorno del

sito di progetto, studiata a scala crescente e sempre più di dettaglio, passando

dallo studio preliminare fino a quello esecutivo. La profondità progettuale viene

definita dalle indagini dirette ed indirette, come sondaggi, prove sismiche e/o

geoelettriche che verranno eseguite secondo le normative regionali e nazionali

vigenti. I rischi naturali possono, così, essere mitigati, attraverso azioni preventive

da parte delle Amministrazioni competenti alla gestione del territorio. Gli studi

preventivi in campo geologico permettono di identificare aree in cui la

pericolosità geologica e quella geomorfologica raggiungono livelli che possono

pregiudicare la sostenibilità del territorio sia in termini di vite umane sia economici

e sia di degrado ambientale. La prevenzione deve partire, quindi, dalla

consapevolezza che la pericolosità naturale esiste ed è misurabile. La comunità

scientifica e quella professionale hanno l’obbligo morale di trasferire conoscenza

oggi più che mai nella società civile.

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Attraverso ciò si misura la civiltà di un popolo.

1. GEOGRAFIA FISICA DEL TERRITORIO ABRUZZESE

L’Abruzzo ha una superficie di 10.798 km 2 , 305 comuni e una popolazione di

1.338.898 abitanti (censimento demo.istat.it 24/05/2011) e dal punto di vista

amministrativo, comprende le province di Chieti, L’Aquila (capoluogo di

Regione), Pescara e Teramo. Confina a Nord con l'Umbria e le Marche, a Ovest

con il Lazio, a Sud col Molise e ad Est col mare Adriatico. I confini Nord occidentali

seguono in buona parte o dorsali montuose o il corso dei fiumi, il confine

occidentale è invece sensibilmente spostato rispetto allo spartiacque

appenninico. Dal punto di vista prettamente geografico, la Regione può essere

suddivisa in tre settori, con caratteristiche fisiografiche omogenee, procedendo

da Ovest verso Est: l’area montana, la fascia collinare a ridosso dei rilievi montani

stessi e l’area che va dalla zona collinare al settore costiero adriatico

comprendente le valli alluvionali (Figura 1).

Figura 1 – Immagine della Regione Abruzzo, ottenuta da un DEM con passo 40 m. La fascia marrone

rappresenta l’area montana con quote superiori ai 600 m s.l.m., l’area verde le conche intramontane, con

quote superiori ai 600 m ma pendenze trascurabili, l’area arancione, il settore collinare con quote

comprese tra i 600 m e i 50 m s.l.m., l’area gialla i versanti costieri con quote tra i 50 m e i 10 m, la fascia

celeste le piane alluvionali e la fascia azzurra rappresenta invece l’area costiera. (Elaborazione realizzata

tramite ArcGis 9.3; Laboratorio of Tectonic Geomorphology and GIS – Università degli Studi

“G.D’Annunzio”).

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Di seguito viene riportata la tabella (Figura 2) relativa alle incidenze percentuali

delle varie fasce del territorio abruzzese.

Figura 2 – Tabella della distribuzione percentuale dei settori fisiografici dell’Abruzzo.

Il settore montano occupa gran parte del territorio della Regione, è caratterizzato

dalla presenza di massicci elevati in direzione appenninica (NW-SE) con una serie

di rilievi ordinati in allineamenti subparalleli.

SETTORE AREA (KM 2 ) AREA (%)

Piane costiere 48,1 0,4

Piane alluvionali 471,4 4,4

Versanti costieri 104,6 1,0

Aree collinari 3661,6 34,0

Aree montane 5814,6 53,9

Conche intramontane 678,5 6,3

Le creste montane si elevano di regola sino a 2.000-2.500 m e solo nei possenti

massicci più esterni superano di qualche centinaio di metri tale limite. L’energia

del rilievo è ovunque elevata così come l’acclività dei versanti; i dislivelli sono

notevolmente accentuati rispetto al fondo delle poche valli principali o delle

conche e talvolta si presentano con un solo imponente balzo.

Dal punto di vista idrografico il settore montano abruzzese presenta il drenaggio

superficiale sia verso l’Adriatico che verso il Tirreno. Tra i fiumi che sfociano

nell’Adriatico si individuano alcuni bacini che hanno origine dal fianco esterno

della catena appenninica e che la dissecano in direzione trasversale (Torrente

Vibrata, Fiume Salinello, Fiume Fino, Fiume Tavo e Fiume Foro), altri che nascono

nella catena ed hanno inizialmente andamento parallelo alla direttrice

appenninica e decorso trasversale nel tratto medio e terminale (Fiume Tronto,

Fiume Vomano, Fiume Aterno-Pescara, Fiume Sangro, Fiume Trigno). Inoltre, dalla

catena interna abruzzese hanno origine alcuni bacini idrografici con drenaggio

tirrenico, come quelli del Fiume Liri e del Fiume Imele.

Con il paesaggio tipico delle zone di catena, contrastano ampie conche

intramontane (depressioni tettoniche e carsiche) delimitate dai rilievi, incise di

norma su substrato calcareo e/o calcareo-marnoso. La complessità dei fattori

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

geologici e climatici, interni ed esterni alle singole conche, ha portato alla

deposizione di successioni sedimentarie continentali e al modellamento di forme

anche molto diverse da settore a settore.

Tra le principali conche intramontane abruzzesi, poste a quote e posizioni geografiche diverse,

vanno ricordate: la Conca de L’Aquila, la Conca Subequana, la Conca del Fucino, la Conca di

Sulmona, il Piano delle Cinque Miglia, la Conca di Sora e la Conca di Pescasseroli.

La fascia collinare è individuabile subito dopo la catena e si estende fino alla

zona costiera. L’orografia di questo settore è quella tipica che caratterizza la

fascia collinare periadriatica per ampi tratti, dall’area marchigiana fino in parte

all’area molisana, già descritta nei suoi tratti essenziali da Castiglioni (1935). Nel

settore abruzzese risulta caratterizzata da rilievi isolati, da quote che vanno dai 50

m ai 600 m s.l.m. e che sono separati da incisioni vallive profonde e a forte

pendenza. I rilievi sono generalmente disposti secondo allineamenti a direzione

appenninica e sono scolpiti nei sedimenti argilloso-arenacei plio-pleistocenici.

L’idrografia di questo settore è caratterizzata da alcuni bacini interamente incisi

nella fascia collinare (Torrente Piomba, Fiume Alento, Fiume Osento, Fiume Sinello)

con direzione preferenziale delle aste principali NE-SW e dai restanti corsi fluviali

maggiori che dalla catena drenano verso il mare.

Il settore di piana fluviale è individuabile lungo il tratto medio terminale dei

principali corsi d’acqua della Regione, distribuite parallelamente tra di loro con

andamento SW-NE per le piane principali (Figura 1). Si sviluppano in aree più o

meno estese e si presentano pianeggianti, e subpianeggianti, con debole

inclinazione verso la costa continentale. Queste aree presentano un reticolo

idrografico molto sviluppato nelle aeree di pianura aperta, tipo dendridico,

meandriforme, o canalizzato, mentre nelle aeree di fondovalle presentano un

reticolo meandriforme, anastomizzato o canalizzato.

Le principali Pianure alluvionali sono da Nord verso Sud, la piana del Tronto, la piana del Tordino, la

piana del Vomano, la piana del Saline, la piana del Pescara, la Piana dell’Alento, , la piana del

Foro, la piana del Sangro, la piana del Salinello e la piana del Trigno.

Il settore di piana costiera abruzzese è compreso tra la foce del Fiume Tronto e

quella del Fiume Trigno, per un’estensione complessiva di 125 km, dei quali 26 di

costa alta rocciose e 99 di costa bassa sabbiose Le spiagge costituiscono

complessivamente circa il 79% dell'intero litorale, e sono per circa il 50% in

erosione.

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

2. GEOLOGIA DELLA REGIONE ABRUZZESE

La geologia dell’Appennino centrale, e quindi quella della Regione Abruzzo è

legata a complessi meccanismi di deformazione. Questi si sono sviluppati in milioni

di anni e, data la forte e continua sismicità, sono ancora in atto.

Nel caso dell'Appennino abruzzese, il rilievo è costituito da una serie di dorsali

allungate in direzione variabile da NW-SE a N-S, separate da strette valli ad esse

parallele o da ampie depressioni intramontane sviluppatesi a seguito di una

complessa evoluzione geologica e geomorfologica tra il Neogene e il

Quaternario.

Il settore abruzzese si trova, infatti, in una delle zone geologicamente più difficili

dell’intera catena appenninica, dove differenti unità paleogegrafiche meso-

cenozoiche(da 245 a 2 Ma), si incontrano per effetto di una tettonica diversa ed

articolata.

Le unità paleogeografiche sono riconducibili ad ambienti di sedimentazione

molto diversi tra loro ed hanno sequenze litologiche costituite da potenti

successioni calcaree intercalati da marne ed argille con depositi detritici calcarei.

La tettonica è, invece, riconducibile a stili deformativi diversi, legati a:

− movimenti di sovrapposizione in compressione;

− movimenti orizzontali compressivi ;

− movimenti in distensione.

Le fasi tettoniche compressive sono accompagnate e poi seguite da una

tettonica trascorrente con movimenti prevalentemente orizzontali e seguiti da

una tettonica distensiva, a partire dal Pliocene superiore e tuttora fortemente

attiva nel settore assiale della catena appenninica,

La deformazione tettonica ed il relativo sollevamento plio-pleistocenico di

differenti domini paleogeografici mesozoici, costituiti da potenti successioni

carbonatiche, è iniziata nel Neogene (tra il Miocene medio ed il Pliocene

inferiore) e mentre l'emersione graduale della catena in formazione ha creato,

infine, nel Plio-Pleistocene le condizioni dell’importante fase di smantellamento

subaereo, accompagnata dalla deposizione di una potente coltre di depositi

detritici, alluvionali e lacustri che colmano le aree depresse e ricoprono gran

parte della fascia periadriatica.

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Figura 3 – Schema geologico semplificato della Regione Abruzzo, (Progetto IFFI, APAT 2005).

L’espressione massima della giovinezza geologica del nostro territorio regionale è

testimoniata dalla continua sismicità regionale, nota è documentata sin dal II

secolo d.C. (ING-SGA, 1997). Da allora numerosi sono stati gli eventi sismici che

hanno colpito il territorio della Regione, tra cui i più intensi e recenti sono il

terremoto di Avezzano del 1915, Majella del 1933, il terremoto di San Donato Val

Comino del 1984 e il terremoto dell’Aquila del 2009.

La sismicità recente è in genere legata, nelle aree montane, all’attività lungo

sistemi di faglie distensive sismogenetiche con direzione variabile da NNW-SSE a

NW-SE, mentre sono ancora poche le informazioni per i terremoti delle aree

esterne alla catena abruzzese. Le ricerche sulla natura geologica dei forti

terremoti abruzzesi “esterni” Maiella (1706 e 1933), Gran Sasso(1950) e quelli del

teramano costiero (1888) sono ancora in corso per la difficile interpretazione dei

dati geologici di superficie e la mancanza di dati strumentali diretti.

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3. GEOMORFOLOGIA DELLA REGIONE ABRUZZESE

La morfologia della fascia appenninica centrale è articolata in settori omogenei:

aree montane, aree delle conche intramontane, aree collinari pedemontane,

versanti costieri, piane alluvionali e costiere. Questo assetto fisiografico è

prevalentemente legato alle ultime fasi di modellamento avvenuta durante il

Quaternario.

Nell’area montana, sviluppatasi a partire dal Pliocene medio-superiore, l’assetto

morfologico è caratterizzato essenzialmente da forme del rilievo determinate da

processi geomorfici, soggetti a forti controlli litostrutturali, impostati sulle strutture

tettoniche compressive e distensive. I rilievi montani sono caratterizzati in

particolare da diversi tipi di forme: forme a influenza strutturale, forme tettoniche

(scarpate e versanti di faglia o di linea di faglia, versanti strutturali), da forme

legate alla gravità (falde e coni di detrito, frane da crollo e frane complesse),

forme legate alle acque correnti superficiali (gole e forre, piane alluvionali

montane), forme carsiche (campi di doline, piane carsiche), forme glaciali (circhi

e valli glaciali, morene, laghi glaciali). Le conche intramontane sono

essenzialmente costituite da depressioni di natura tettonica o carsica e sono

bordate in prevalenza da forme tettoniche (scarpate e versanti di faglia) e

caratterizzate da forme legate alle acque correnti superficiali (conoidi alluvionali,

piane alluvionali, terrazzi fluviali).

Le aree collinari pedemontane, sviluppatasi a partire dalla fase di emersione del

Pleistocene inferiore, sono caratterizzate, dal punto di vista morfologico da rilievi a

mesas, plateaux e cuestas, impostati su alternanze argilloso-sabbioso e

conglomeratiche plio-pleistoceniche.

Tali settori sono interessati in prevalenza da forme ad influenza strutturale

(scarpate e superfici strutturali), da forme di versante legate alla gravità diversa, le

frane interessano principalmente i versanti più acclivi delle valli fluviali, dove sono

diffuse le frane di scorrimento e le colate, o di tipologie complesse. Molto diffuse

sono anche le forme legate alle acque correnti superficiali o di erosione

accelerata tra cui le più note sono i calanchi, che interessano i versanti argillosi e

argilloso-sabbiosi.

Le valli principali solcano l’area collinare con un decorso circa SW-NE,

perpendicolare alla costa attuale dalle aree di catena alla fascia collinare, sono

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

caratterizzate da ampie piane alluvionali. Queste sono caratterizzate da corsi

d’acqua con andamento generalmente a meandri o debolmente sinuosi, più

raramente rettilinei, e da forme che ne indicano l’intensa dinamica (sponde di

erosione con altezza fino a oltre 10 m, ampi tratti di alveo in approfondimento). La

presenza di una successione di terrazzi alluvionali testimonia invece l’evoluzione a

lungo termine del paesaggio delle piane sviluppatisi a partire dal Pleistocene

medio.

I versanti costieri segnano il passaggio dal settore collinare al settore di piana

costiera. Dal punto di vista morfologico costituiscono i fianchi di rilievi tipo mesa,

cuesta e plateaux, solcati dai corsi d’acqua minori che drenano direttamente

sulla piana costiera. Sono anch’essi interessati da una intensa dinamica,

documentata dalla presenza di forme legate alla gravità e frane e da forme

legate alle acque correnti superficiali (solchi di erosione concentrata, alvei in

approfondimento, ecc.).

L’area di piana costiera è costituita da ampi tratti di costa bassa nel settore

centro-settentrionale e nel settore meridionale dell’area abruzzese, mentre il

settore centro-meridionale è caratterizzato da costa alta. L’area costiera è

caratterizzata, tra la fine del 1800 e oggi, da importanti fasi di erosione ed

arretramento.

Più in generale, l’elemento che più evidenzia l’intensa dinamica geomorfologica

dell’area abruzzese e che interessa trasversalmente tutti i settori descritti, è

costituito dal dissesto idrogeologico legato allo sviluppo di frane, fenomeni di

erosione accelerata e alluvionamenti. Dissesti di diversa tipologia e dimensioni

molto variabili si verificano localmente nelle aree montane, più diffusamente sui

versanti delle aree collinari e delle aree costiere e nelle piane, in occasione di

eventi meteorici intensi, come ad esempio, quelli verificatisi nell’aprile 1992, nel

gennaio 2003, nell’ottobre 2007 e nel marzo 2011. Questi elementi indicano

chiaramente un territorio caratterizzato da una rapida morfogenesi indotta dalle

condizioni meteoclimatiche e legata ai processi di versante legati alla gravità e a

quelli dovuti alle acque correnti superficiali. Particolare attenzione bisognerà fare

nei prossimi anni alle frane sismo indotte dal terremoto del 6 aprile 2009.

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

4. IL PROGETTO SCUOLE D’ABRUZZO

4.1 INTRODUZIONE

Il bilancio in termini di vittime e di danni causati dai rischi geologici, in particolar

modo dai terremoti, ha spinto studiosi e quanti si preoccupano del bene pubblico

ad affiancare alle ricerche sulle cause e sui meccanismi dei terremoti, ricerche

sulle possibili vie da seguire per la mitigazione dei rischi e soprattutto di quello

sismico.

Nel 1981 il Consiglio dei Ministri aveva instituito un “Gruppo Nazionale per lo studio

dei problemi inerenti la Difesa dei terremoti” il G.N.D.T che doveva raccogliere e

coordinare l’attività di numerosi studiosi in materia di Difesa del Suolo in chiave

sismica. Inoltre, all’interno del Ministero dei Lavori Pubblici, è stato instituito un

Servizio Sismico che aveva il compito di dare esecuzione a quanto previsto dalla

Legge Sismica nei confronti della Normativa tecnica.

A marzo 2009, sono stati pubblicati gli “Indirizzi e criteri generali per la

microzonazione Sismica” ICMS, con il coinvolgimento delle Regioni, delle Province

autonome e dello Stato (Dipartimento della Protezione Civile - DPC) atti a

costituire un nucleo relativo all’analisi di pericolosità sismica, necessario all’analisi

del rischio sismico, applicabile ai settori della programmazione territoriale, della

pianificazione urbanistica, della pianificazione dell’emergenza e della normativa

tecnica per la progettazione.

Il 1 luglio 2009 è entrato in vigore il DM 14 gennaio 2008: “Norme Tecniche per le

costruzioni” (NTC 08), che definisce i principi per il progetto, l’esecuzione ed il

collaudo di tutti i tipi di costruzione rispetto alle prestazioni richieste in termini di

sicurezza, regolare utilizzo e durabilità, predisponendo le norme per la redazione

della relazione geologica e della relazione geotecnica. La prima informa

esclusiva e la seconda in maniera concorrente (DPR 328/01).

Dopo il terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009 è stato emanato un nuovo

provvedimento per dare maggiore impulso alla prevenzione sismica. L’articolo 11

del decreto legge n. 39 del 28 aprile 2009 prevede, infatti, che siano finanziati

interventi per la prevenzione del rischio sismico su tutto il territorio nazionale.

Le Norme Tecniche NTC 08 danno informazioni puntuali sul sito oggetto di indagini

geologico o geotecniche

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Le “ linee guida geologiche” vengono redatte per dare informazioni areali e

quindi come ulteriore strumento(insieme ai ICMS del 2009 e alle NTC 08) per la

definizione del “Modello o volume geologico”.

Il terremoto o i rischi naturali in genere, sono ora e sono ancora un evento terribile,

ma pian piano si fa strada la convinzione che non è necessariamente una

catastrofe inevitabile; una buona conoscenza della geologia (come volume) del

territorio, un’applicazione rigorosa delle Norme di edilizia anti simica e un’

accurata pianificazione degli interventi progettuali aiutano efficacemente a

ridurre il rischio in Italia.

Questa fase di prevenzione che non può avere un grande valore pratico per un

allarme sismico, consente invece di passare ad una fase operativa, con

l’elaborazione e applicazione di opportune tecniche di edilizia antisismica, non

solo per nuove costruzioni ma anche per la ristrutturazione dell’ esistente, sempre

ragionando su un’areale più ampio.

L’elemento base dello studio per avere significato geologico è il Bacino

idrografico, come area d’intorno significativo del sito analizzato, e rappresenta il

“pavimento” che dobbiamo studiare per avere un’idea a grande scala di tutti i

rischi a cui è sottoposto l’areale di studio dell’edificio scolastico (“mattonella”).

La definizione della profondità progettuale deve avvenire attraverso indagini

dirette ed indirette, come sondaggi, prove sismiche e/o geoelettriche, eseguite

secondo le normative regionali e nazionali vigenti.

La scheda di censimento proposta può essere uno strumento valido per la

conoscenza di base e per la stesura della relazione geologica finale.

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4.2 LA METODOLOGIA DELLE LINEE GUIDA

Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

La scelta di una adeguata metodologia di lavoro costituisce uno degli aspetti più

importanti di tutte le linee guida, in quanto è stato necessario individuare criteri di

base la cui applicazione permettesse di ottenere risultati omogenei e confrontabili

a scala nazionale. Quella descritta della figura qui di seguito tiene conto di tutte

le possibili varianti di uno studio geologico di base.

Bibliografia

Cartografia

Analisi

morfometrica

Fotogeologia

Rilevamento

geologico e

geomorfologico

Acquisizione Dati

Articoli scientifici

e Bibliografia

Nazionale

Cartografia

topografica

geologica e

geomorfologica

Orografia

Idrografia

Foto aeree

recenti a diverse

Foto aeree e

ortofoto di

epoche diverse

Rilevamento

scala 1:25000

Rilevamento

scala 1:5000

METODOLOGIA

Elaborazione Dati Prodotti

Analisi metodologie

Problematiche

dell’area

Analisi caratteristiche

geologiche

geomorfologiche

preliminari

Analisi acclività

Gradiente e rapporto

di pendenza e rilievo

Analisi profili

longitudinali

Gerarchizzazione del

reticolo idrografico

Analisi parametri del

reticolo

Analisi fotogeologica

stereoscopica

Analisi fotogeologica

multitemporale

Litologie del substrato

Depositi superficiali

Geomorfologia

Coperture

Complessi litologici in

chiave idrogeologica e

studio della

piezometrica

INQUADRAMENTO

GEOLOGICO

PROBLEMATICHE e METODI

CARTA DELLE UBICAZIONI

DELLE INDAGINI

(Scala maggiore o uguale di

1:10.000)

CARTA DELLE PENDENZE

(Scala maggiore o uguale di

1:10.000)

ESPOSIZIONE DEI VERSANTI

INTERPRETAZIONE

FOTOGEOLOGICA

CARTA GEOLOGICA

(Scala maggiore o uguale di

1:5000)

CARTA

GEOMORFOLOGICA

(Scala maggiore o uguale di

1:5000)

CARTA DEI COMPLESSI

IDROGEOLOGICI

(Scala 1.10:000 con dettagli

1:5000)

SEZIONI GEOLOGICHE e

GEOMORFOLOGICHE

(Scala maggiore o uguale di

1:5000)

CARTA DELLE COPERTURE

(Scala maggiore o uguale di

1:5000)

Scala di bacino idrografico e sottobacino ( 1:50.000- 1:10.000) Scala del sito (maggiore o uguale di 1:5000)

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4.3 LA SCHEDA DI CENSIMENTO GEOLOGICO DEL SITO

La “Scheda di censimento geologico del sito” è stata realizzata ex novo

elaborando, modificando ed integrando diverse schede:

la scheda CNR- progetto AVI (1989 - Censimento delle aree italiane storicamente

vulnerate da calamità geologiche ed idrauliche);

la scheda del CNR progetto SCAI (Previsione e prevenzione dei fenomeni franosi a

grande rischio, Legge 445 del 9/7/1908 );

• scheda del Progetto IFFI (Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia, realizzato

dall’ISPRA e dalle Regioni e Province Autonome, 2005);

la scheda del PAI (Il piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico dei bacini

idrografici di rilievo regionale abruzzesi e del bacino interregionale del fiume

Sangro "Fenomeni gravitativi e processi erosivi, L. 183/1989, D.L. 180/1998 e s.m.i. ).

All’interno della scheda sono state inserite sezioni, utili al geologo, per la raccolta

delle informazioni di base inerenti l’area oggetto dello studio.

Le principali informazioni che devono essere raccolte con la scheda, sono di

seguito elencate:

Identificativo edificio: comprende le principali informazioni sui dati dell’ edificio,

Identificativo ISTAT e dati catastali;

Ubicazione geografica: comprende le principali informazioni sull’ubicazione

geografica del sito.

Caratteristiche morfometriche del sito: comprende gli aspetti morfometrici

dell’area di studio in generale;

Analisi geologica del sito: comprende, una serie di informazione di base da

reperire, a scala di bacino, ed oltre ai caratteri strettamente geologici, anche le

informazioni litologico-tecniche ed il relativo assetto strutturale del sito di studio;

Analisi geomorfologiche del sito: in questa sezione vengono raccolte tutte le

informazioni legate agli aspetti geomorfologici, a partire dall’analisi delle forme e

dei processi a scala di bacino, per poi passare a scale di dettaglio. In questa

sezione vengono considerati, inoltre, gli aspetti relativi ai Vincoli normativi vigenti.

Analisi geologiche per la pericolosità sismica del sito: comprende la valutazione

dello scenario di pericolosità sismica in base a quanto emerso dai dati di

campagna e da quelli noti in letteratura.

15


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

La compilazione della scheda deve essere realizzata contemporaneamente alla

rappresentazione cartografica. L’importanza della scheda sarà quella di poter

inserire all’ interno di un Geodatabase - Progetto Scuole tutti i dati raccolti, e

poter essere in seguito aggiornati.

I vari campi presenti nella “Scheda di censimento geologico del sito” possono

essere compilati in maniera diversa, in funzione del tipo di dato, in particolare:

• Campo testo libero: contiene un testo alfanumerico libero, non soggetto

cioè a scelte fra un gruppo di opzioni predeterminate;

• Campo numerico: contiene un numero, secondo l’unità di misura indicata

di volta in volta;

• Campo a scelta multipla: contiene più opzioni, alcune, tutte o nessuna

delle quali possono essere barrate; ciascuna delle opzioni è identificata da

un ;

• Doppio campo a scelta singola: contiene due serie di opzioni identiche,

visualizzate come due colonne indicate con i numeri 1 e 2; per ciascuna

colonna solo una scelta potrà essere barrata; ciascuna delle opzioni è

identificata da .

16


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

4.4 SISTEMI INFORMATIVI GEOGRAFICI (GIS)

La produzione e la restituzione degli elaborati cartografici dovrà essere effettuata

in ambiente GIS, strumento potente operativo utile al fine di poter elaborare in

modo omogeneo tutti i dati.

La strutturazione e la trattazione dei dati nell’ambito GIS consente l’integrazione di

tutti i dati acquisiti, a partire dall’archivio bibliografico e cartografico per finire

con il rilevamento ambientale di campo e l’elaborazione delle cartografie e dei

diversi prodotti previsti dal progetto. La cartografia realizzata prevede diversi strati

informativi per i diversi elementi geologici e ambientali, con topologia dei dati

rispettivamente areale, lineare e puntuale.

Il Sistema GIS consente l’elaborazione di cartografie digitali, con la possibilità di

interrogare, aggiornare e integrare i dati anche successivamente al termine del

progetto e consente l’elaborazione di modelli geologici ambientali tridimensionali

e l’elaborazione della distribuzione dei rischi sul territorio.

La base cartografica dovrà essere la CTR 1:10.000, o dove disponibile la CTR

1:5.000, entrambe georiferite secondo il datum WGS 84 con proiezione UTM fuso

33N.

Per quanto riguarda gli strati informativi, la struttura del database sarà realizzata

tenendo conto delle indicazioni del Servizio Geologico (Quaderno 6, del 7-10-11 e

12 Servizio Geologico d’Italia, 1996 e successivi aggiornamenti e integrazioni).

Le nuove cartografie prodotte nel corso degli studi geologici dovranno essere

restituite, a seconda dei casi, in formato vettoriale (SHP) o in formato GRD, con gli

stessi parametri cartografici della CTR (WGS 84 - UTM fuso 33N).

In questo modo i livelli informativi forniti alla Regione potranno essere

costantemente revisionati e, se necessario, aggiornati.

La revisione geologica attraverso l’utilizzo della scheda deve essere fatta almeno

ogni due anni.

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5. PRODOTTI CARTOGRAFICI

Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

5.1 VOLUME GEOLOGICO PROGETTUALE SIGNIFICATIVO

Definito il Bacino idrografico e la posizione del sito, In relazione con l’estensione

dell’opera da eseguire, verrà definito l’areale e la relativa porzione di sottosuolo

da investigare con indagini geognostiche dirette e/o indirette.

Come già detto, il sito geologico non coincide con l’area di interesse progettuale

e la sua estensione è sempre maggiore rispetto all’ambito di interesse.

Il volume geologico significativo comprende il sito geologico e il relativo

sottosuolo, in cui è possibile cogliere delle interrelazioni di carattere dinamico di

origine geologica o antropica influenzanti l’opera. Il volume geologico è pertanto

molto più ampio rispetto a quello geotecnico, che è unicamente determinato

dalle dimensioni dell’opera.

La ricostruzione del modello geologico attraverso la cartografia geologica di

progetto comporta sostanzialmente l’identificazione di un volume roccioso nell’

ambito è definibile(Figura 4):

• una successione litostratigrafica in funzione della tipologia e del numero di

litotipi;

• delle litofacies;

• dei caratteri mineralogici e tessiturali;

• dei rapporti stratigrafici tra gli stessi;

• delle giaciture delle strutture;

• dell’assenza o presenza di discontinuità strutturali;

• dell’assenza o presenza di fluidi;

Operativamente, si deve valutare l’estensione di territorio entro il quale possano

determinarsi fenomeni geodinamici, idrogeologici e antropici in grado di

provocare o subire azioni dirette o indirette sulle/dalle opere o su/da parti delle

stesse. Le azioni sull’opera e le conseguenze che l’opera a sua volta induce

sull’ambiente, in analogia ai criteri generali dell’Eurocodice 8, possono ricondursi

a:

pericolosità sismica e relativi effetti cosismici;

• movimenti franosi, anche quiescenti o relitti, eventualmente riattivabili per

le modifiche indotte dall’intervento di progetto;

• impatti e seppellimenti in zone di espansione di colate rapide;

• impatti e seppellimenti in zone soggette a caduta o rotolamento massi;

• movimenti lenti riconducibili a fenomeni di creep, di degradazione

superficiale, di alterazione dei terreni;

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

ASPETTI GEOLOGICI DA SVILUPPARE IN MANIERA APPROFONDITA

IN FUNZIONE DELL’AMBITO FISIOGRAFICO

Piana costiera: Spessore delle coperture e dei depositi

continentali di spiaggia antiche, storiche e attuali.

Versante costiero: Spessore delle coperture, assetto

tettonico.

Piana alluvionale: Spessore delle coperture con

particolare riguardo ai depositi alluvionali.

Zona Collinare: Spessore delle coperture, profondità del

substrato e assetto tettonico.

Zona Montana: Spessore delle coperture, litologia e

fratturazione del substrato. Tettonica e Neotettonica.

Zona di Conca Intramontana: Spessore delle coperture,

litologia e fratturazione del substrato. Tettonica e Neotettonica.

Figura 4 – Aspetti geologici da sviluppare in funzione dell’ambiente fisiografico.

A destra: Transetto morfostrutturale dell’Appennino Centro-orientale. Il colore della linea spessa indica la tipologia di

elementi morfostrutturali: Depositi quaternari continentali:1)depositi alluvionali; 2)depositi lacustri; 3)depositi di versante.

Depositi quaternari marini:4)depositi di sabbia; 5)depositi di conglomerato;6)depositi di argilla.

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Depositi neogenici di avanfossa: 7)argilloso-arenacei depositi.

Depositi marini mesocenozoici:8 e 9)successioni carbonatiche;10)successioni carbonatiche di bacino.

5.2 RELAZIONE GEOLOGICA DI PROGETTO

Lo schema che si propone rappresenta, di fatto, l’indice della relazione di

accompagnamento allo studio specialistico (consulenza geologica in senso lato).

L’indice può essere semplificato nel caso in cui non si abbiano a disposizione i

dati geologici necessari .

PROPOSTA DI INDICE

• INQUADRAMENTO GEOGRAFICO

• STUDI GEOLOGICI PREGRESSI

• INQUADRAMENTO GEOLOGICO GENERALE

• INQUADRAMENTO GEOMORFOLOGICO GENERALE

QUADRO CONOSCITIVO E LEGISLATIVO VIGENTE

• INQUADRAMENTO IDROGEOLOGICO GENERALE

• ANALISI GEOLOGICA DEL SITO

INTERPRETAZIONE IN CHIAVE GEOLOGICA DEI SONDAGGI PREGRESSI

ASSETTO LITOLOGICO E STRATIGRAFICO

TETTONICA

NEOTETTONICA

• ANALISI GEOMORFOLOGICA DEL SITO

ANALISI FOTOGEOLOGICA

FORME STRUTTURALI

FORME DI VERSANTE DOVUTE ALLA GRAVITÀ

FORME FLUVIALI, FLUVIO-GLACIALI E DI VERSANTE DOVUTE AL DILAVAMENTO

FORME CARSICHE

FORME GLACIALI

FORME CRIONIVALI

FORME EOLICHE

FORME ED ELEMENTI DI ORIGINE MARINA, LAGUNARE E LACUSTRE

GRANDI SUPERFICI DI SPIANAMENTO RELITTE E FORME ASSOCIATE, TALORA DI GENESI

COMPLESSA

FORME E PRODOTTI DI ALTERAZIONE METEORICA

FORME ANTROPICHE

• ANALISI IDROGEOLOGICA DEL SITO

COMPLESSI IDROGEOLOGICI

ANDAMENTO DELLA FALDA FREATICA

• ANALISI GEOLOGICHE PER LA PERICOLOSITÀ SISMICA DEL SITO

STUDIO DELLA SISMICITÀ DELL’AREA

SCENARI DI PERICOLOSITÀ SISMICA LOCALE

CARATTERIZZAZIONE GEOLOGICA AI FINI SISMICI

• INDAGINI IN SITU

• CONCLUSIONI

• BIBLIOGRAFIA

ALLEGATI

1. CARTA DELLA ACCLIVITÀ DEI VERSANTI

2. CARTA GEOLOGICA

3. CARTA GEOMORFOLOGICA

4. CARTA DEI COMPLESSI IDROGEOLOGICI CON INDICAZIONE DELLA FALDA FREATICA

5. SEZIONI GEOLOGICHE E GEOMORFOLOGICHE

6. CARTA DELLE COPERTURE

7. CARTA DELL’UBICAZIONE DELLE INDAGINI

8. CARTA DELLE MICROZONE OMOGENEE IN PROSPETTIVA SISMICA

Il risultato per la progettazione delle analisi geologiche e geomorfologiche, deve

fornire un livello molto dettagliato degli spessori di tutte le litologie individuate e

della loro distribuzione spaziale e geometrica nel territorio. I livelli dovranno

20


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

sempre avere un dettaglio geologico maggiore man mano che si definiscono i

diversi “Modelli o Volumi geologici” passando da piccola a grande scala.

21


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

5.3 CARTOGRAFIA ANALITICA DI PROGETTO

5.3.1 Carta dell’acclività

La carta rappresenta la zonizzazione del territorio in funzione della clivometria

(pendenza) e può essere elaborata a partire da un DEM (modello digitale del

terreno). Rappresenta un elaborato di base, per la produzione di carte derivate, e

riporta la pendenza media dei versanti con una precisione che dipende dal

passo del DEM d’origine, che nel caso specifico risulta avere almeno un passo di 5

m. Sono numerosissime le legende che si riscontrano in lavori professionali, anche

se da tempo, in letteratura, si è assestata su quattro classi ritenute significative.

Metodologia

La carta dovrà essere il prodotto di una elaborazione della carta topografica di

base alla scala non inferiore ad 1:10.000 e curve di livello ad equidistanza non

superiore ai 10 metri o da un DEM con passo uguale o inferiore a 10 m.

La carta delle acclività, può essere elaborata sia con metodi geometrici su

supporto cartaceo che con specifici software su dati numerici; in quest’ultimo

caso è opportuno che la unità minima della griglia sia adeguatamente

commisurata al dettaglio richiesto per la scala di lavoro. Gli elementi morfologici

possono essere individuati dalla lettura ed interpretazione della cartografia di

base e delle aerofotogrammetrie, verificati ed integrati con i dati provenienti dai

rilevamenti e/o censimenti di campagna.

Contenuti

In legenda saranno indicate quattro classi di acclività, in particolare:

• 35%;

nel caso in cui prevalessero morfologie sub pianeggianti è opportuno prevedere

ulteriori soglie di acclività,


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

stratigrafiche individuate con l’andamento dei loro contatti stratigrafici e tettonici;

la carta deve essere corredata da sezioni geologiche in scala di progetto.

Metodologia

La carta geologica deve essere redatta sulla base di un rilevamento geologico

condotto in campagna, ad una scala non inferiore ad 1:5.000.

Il rilevamento deve essere eseguito secondo i criteri contenuti nella Guida al

Rilevamento della Carta Geologica D’Italia (SERVIZIO GEOLOGICO NAZIONALE (1992) -

Guida al rilevamento della Carta geologica d’Italia 1:50.000. Quaderni Serie III del

Servizio Geologico Nazionale volume 2 e relativi aggiornamenti contenuti nel

volume 12 del 2009 ) ed è elaborata mediante una ricostruzione interpretativa del

modello geologico territoriale. E’ indispensabile poter distinguere il dato di base

emerso nel corso dell’acquisizione (bibliografica od a seguito del rilevamento

geologico di campagna), dalla ricostruzione interpretativa.

Contenuti

La carta geologica dovrà fornire in modo chiaro i dati di base riguardanti:

• affioramenti naturali rappresentabili alla scala di lavoro con l’indicazione

della formazione geologica, della giacitura degli strati nonché della

presenza di contatto stratigrafico o tettonico;

• accumuli di materiale antropico con l’indicazione del litotipo (dove

possibile);

• affioramenti legati ad attività antropica (cave, sbancamenti, scavi) con

l’indicazione della formazione geologica e della giacitura degli strati;

• ogni altro dato oggettivo cartografabile che si ritenga utile.

5.3.4 Carta geomorfologica

La carta rappresenta la lettura degli elementi geomorfologici del territorio

analizzando meccanismi morfogenetici che ne hanno determinato la formazione

e ne regolano l’evoluzione.

Metodologia

La carta è il prodotto della sovrapposizione critica dei dati di analisi della

morfologia del territorio dei principali elementi morfologici e dell’idrografia

superficiale alle quali vengono correlati i principali processi morfogenetici ed

evolutivi. Gli elementi morfogenetici, individuati sia dalla interpretazione delle

cartografie di cui sopra, sono verificati ed integrati con le conoscenze acquisite

dal rilevamento geomorfologico condotto in campagna, ad una scala non

inferiore ad 1:5.000, eseguito secondo i criteri contenuti nella Carta

Geomorfologica D’Italia – 1:50.000, Guida al Rilevamento a cura del Gruppo di

Lavoro per la Cartografia Geomorfologica, Servizio Geologico Nazionale –

Quaderni serie III volume 4 del 1994 e Volume 10 del 2007, Istituto Poligrafico e

Zecca dello Stato, Roma.

Contenuti

Nella carta devono essere rappresentati i seguenti dati:

• litologici, distinguendo i litotipi del substrato, raggruppati in classi con

analoghe caratteristiche litotecniche (erodibilità) e/o di permeabilità, dalle

coperture superficiali;

• tettonici, in particolare quelli con forte incidenza sulle forme del rilievo;

23


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

• morfogenetici rappresentanti i processi che determinano il modellamento

e l’evoluzione del rilievo, raggruppati per insiemi e distinguendo; forme

strutturali, vulcaniche, di versante (gravitative e dilavamento), crionivali,

fluviali, carsiche, eoliche, di degradazione fisica ed alterazione, antropiche;

• morfocronologici, ove possibile, in particolare per i terrazzi fluviali;

• morfoevolutivi, distinguendo almeno le forme in evoluzione per processi

attivi o riattivabili nelle condizioni morfoclimatiche attuali da quelle non più

in evoluzione e non più riattivabili.

La carta geomorfologica, redatta secondo la legenda, deve individuare i

processi geomorfologici attuali e passati.

Per ciò che riguarda le frane deve essere stabilito il grado di attività, intendendo:

per frane attive quelle che mostrano evidenti indizi di attività attuale o

nell'immediato passato;

per frane quiescenti quelle che non presentano indizi di attività attuali, ma

che potrebbero essere

• riattivate;

per frane inattive quelle ormai stabilizzate (naturalmente o artificialmente)

e non più riattivabili

• nelle attuali condizioni morfoclimatiche.

• Per le pianure alluvionali, dove possibile, deve essere ricostruito

l’andamento della falda acquifera

• più superficiale qualora esistente fino alla profondità di 15 metri dal piano

campagna.

5.3.4 Carta dei complessi idrogeologici con indicazione della falda

freatica

La carta rappresenta la lettura degli elementi del territorio in chiave

idrogeologica.

Metodologia

La carta è il prodotto della sovrapposizione dei dati di geolitologici con i dati

relativi all’idrologia superficiale e sotterranea. La carta dovrà essere il prodotto di

una elaborazione su una carta topografica di base alla scala non inferiore ad

1:10.000.

Contenuti

Nella carta dovranno essere riportati i complessi idrogeologici, ovvero un insieme

di termini litologici generalmente simili, aventi una comprovata unità spaziale e

giaciturale, un prevalente tipo di permeabilità generalmente comune ed un

grado di permeabilità relativa che si mantiene generalmente in un campo di

variazione piuttosto ristretto.

La dizione “generalmente” sta ad indicare che, per quanto concerne i complessi

idrogeologici, si deve sempre tenere in debito conto la scala di lavoro, oltre che

gli obiettivi dello studio (un’alternanza di termini litologici costituito da calcari,

calcari con selce e marne può essere considerata come un unico complesso

idrogeologico, se si fa riferimento ad uno studio a carattere regionale, mentre

deve essere scissa in almeno tre complessi, se si fa riferimento ad una scala di

dettaglio).

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

5.3.5 Sezioni geologiche e geomorfologiche

Le sezioni geologiche e geomorfologiche sono elaborati indispensabili per la

comprensione delle geometrie e dei processi, che determinano l’assetto odierno

di un dato areale.

Metodologia

La carta dovrà essere corredata da almeno tre sezioni geologiche, due, parallele

tra di loro, orientate perpendicolarmente alle strutture principali e una

perpendicolare alle precedenti, in scala non inferiore a 1:5000.

Le sezioni dovranno intercettare le indagini geognostiche eseguite.

Contenuti

Le sezioni geologiche e geomorfologiche devono essere scelte, secondo tracciati

significativi tali da illustrare non solo l’assetto strutturale superficiale e profondo del

territorio ma anche da coprire strategicamente, a ventaglio, l’intera area di

studio. La loro ubicazione deve essere riportata nella carta geologica e nella

carta geomorfologica. Nelle sezioni, deve essere riportata la falda, dove

presente.

Le sezioni sono delle interpretazioni, ma di dati reali. Non devono seguire un

modello a scale diverse ma devono assolutamente avere indicazioni sugli

spessori affioranti, reali ed estrapolati; avere dei limiti a tratteggio, dove

estrapolati e tratto continuo dove osservati od intercettati da indagini dirette.

5.3.6 Carta delle coperture

La Carta delle Coperture, è uno degli elaborati più importanti per la valutazione

del rischio naturale nel volume geologico significativo. Essa integra le informazioni

della carta Geologica, carta Geomorfologica, trattando nel dettaglio alcune

categorie di corpi superficiali.

Metodologia

La carta dovrà essere il prodotto di una elaborazione su una carta topografica di

base alla scala non inferiore ad 1:10.000. Nella Carta sono rappresentate

mediante isopache, cioè linee di uguale spessore, le potenze dei depositi

quaternari indipendentemente dalle loro età e tessiture.

Contenuti

Tale tipo di rappresentazione consente, oltre alla caratterizzazione volumetrica

degli spessori quaternari, di avere indirettamente una visione della morfologia del

substrato pre-quaternario sepolto, cioè del “contenitore” che ha raccolto i

sedimenti plio-pleistocenici la cui forma può essere stata parzialmente modificata

dall’attività tettonica successiva.

5.3.7 Carta dell’ubicazione delle indagini

La carta deve contenere l’analisi e la sintesi dei dati di base emersi nel corso

dell’acquisizione bibliografica relativa alle indagini pregresse.

Metodologia

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Nella carta dovranno essere indicate, in scala 1:10.000:

la localizzazione delle indagini pregresse raccolte;

il tipo di indagini;

• le aree dove si ritiene importante o indispensabile che vengano

effettuate ulteriori indagini;

• stratigrafie provenienti da indagini in sito (sondaggi, saggi

geognostici, pozzi idrici, gallerie) precedentemente realizzate; (carta

ubicazione sondaggi);

• indagini in sito di tipo indiretto (sismica, geoelettrica, ecc.)

precedentemente realizzate e di cui si dispongano i risultati;

Contenuti

La carta delle ubicazioni delle indagini dovrà fornire in modo chiaro i dati di base

riguardanti tutte le indagini pregresse, reinterpretate in chiave geologica.

5.3.8 Carta delle microzone omogenee in prospettiva sismica

La carta individua le microzone ove, sulla base di osservazioni geologiche e

geomorfologiche, della valutazione dei dati geognostici e di alcune tipologie di

dati geofisici, sono prevedibili gli effetti prodotti dall’azione sismica

(amplificazioni, instabilità di versante, liquefazione, ecc.).

Le microzone in prospettiva sismica sono uno strumento di base imprescindibile

nelle attività di pianificazione per aree caratterizzate da forte suscettività

all'amplificazione sismica di sito, nei casi di situazioni geologiche e geotecniche

particolarmente complesse e per opere di particolare importanza come gli edifici

scolastici.

Gli studi in prospettiva sismica o di microzonazione sono di fondamentale

importanza sia nella pianificazione territoriale che nella fase di ricostruzione.

Nella fase di pianificazione territoriale per:

• orientare la scelta di aree per nuovi insediamenti

• definire gli interventi ammissibili in una determinata area

• programmare le future indagini e i livelli di approfondimento

• definire priorità di intervento.

Nella fase della ricostruzione contribuisce a:

• scegliere le aree per le abitazioni temporanee

• fornisce elementi ai tecnici e amministratori, sull'opportunità di ricostruire gli

edifici non agibili

• contribuisce a scegliere nuove aree edificabili.

In genere, i livelli di approfondimento degli studi prevedono tre livelli con

complessità crescente da 1 a 3 (ICMS-DPC, 2009).

26


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

Per la carta delle microzone omogenee in prospettiva sismica, di particolare

importanza risulta la ricostruzione del Modello geologico dell’area attraverso:

• l’individuazione dei litotipi che possono costituire il substrato sismico

non rigido;

• stima approssimativa della loro profondità rispetto al piano di

campagna (del tipo: “qualche metro”, “una decina di metri”,

“alcune decine di metri”, “oltre i 100 metri”);

• una stima di massima del contrasto di impedenza sismica atteso

(del tipo: “alto” o “basso”);

• individuazione, qualora la disponibilità dei dati lo permetta, di

eventuali discontinuità e morfologie sepolte potenzialmente in

grado di causare inversioni della velocità di propagazione delle

onde di taglio ed effetti di RSL bi- e tri-dimensionali.

Per meglio rappresentare queste caratteristiche la carta deve essere corredata

da sezioni geo-litologiche rappresentative della situazione lito-stratigrafica e

strutturale presente. In assenza di dati preesistenti che permettano la ricostruzione

di queste informazioni, dovranno essere eseguite apposite nuove indagini.

Le carte di pericolosità in prospettiva di Microzonazione Sismica (MS) in tutti e tre i

livelli devono caratterizzare con valori numerici e geologici le microzone

sismicamente omogenee. Per esempio, nelle carte di pericolosità sismica, le

zone suscettibili di instabilità devono indurre il geologo a verificare le condizioni di

sicurezza a seguito di indagini geologiche puntuali effettuate con

approfondimento sempre più specifico, passando dal primo al terzo livello, per

l’instabilità segnalata (instabilità di versante, cedimenti differenziali, liquefazioni,

faglie attive e capaci).

Molto importante, per l’idoneità sismica del sito scolastico, è la realizzazione di

uno studio di microzonazione di livello 3, sia per una progettazione ex novo che

per l’adeguamento sismico delle strutture scolastiche.

In virtù degli obiettivi che si prefigge, necessita il contributo e l'interazione di un

pool di professionisti che consenta di raggiungere un approfondito livello di

conoscenze multidisciplinare, sia dell'ambiente naturale sia delle interazioni di

questo con le opere di ingegneria civile. Il geologo è una delle figure

fondamentali del pool di lavoro proprio in virtù della sua propensione culturale

allo studio di quei fenomeni naturali che hanno definito l'attuale assetto del

territorio e ne condizionano in senso dinamico l'evoluzione sia nel breve che nel

lungo periodo. Le analisi dovranno essere opportunamente supportate da

27


Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

indagini dirette ed indirette attentamente progettate, anche con l’ausilio di

sondaggi superiori a 30m, sia in relazione allo scenario naturale che alla tipologia

di opere in progetto e i dati elaborati secondo quando stabilito dalle NTC 08 e da

ICMS del 2011.

Campo di Applicazione delle NTC 08 e degli

studi di MS I e II livello

Aree geologiche complesse che necessitano

di uno studio che investighi sulle strutture

poste a piccole e a grandi profondità.

Figura 5 – Problematiche relative agli studi di MS e al loro campo di applicazione. L’immagine mostra un

profilo geologico nel quale vengono rappresentati gli elementi geologici superficiali e quelli di due diversi

livelli profondi riconosciuti, (modificata ed integrata da: CNR – Progetto Finalizzato Geodinamica, 1986.

Elementi per una guida alle indagini di Microzonazione Sismica. Quaderni de “la ricerca scientifica”, n.

114, a cura di E. Faccioli).

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6. BIBILIOGRAFIA

Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

APAT - AGENZIA PER LA PROTEZIONE DELL’AMBIENTE E PER I SERVIZI TECNICI (2005) – Inventario dei fenomeni franosi

in Italia, Regione Abruzzo.

CNR(1986) - Progetto Finalizzato Geodinamica Elementi per una guida alle indagini di

Microzonazione Sismica. Quaderni de “la ricerca scientifica”, n. 114,

CONSIGLIO NAZIONALE DEI GEOLOGI (2010) – Relazione geologica. Standard e metodologie di Lavoro.

DEMANGEOT J. (1965) – Geomorphologie des Abruzzes Adriatiques, C. Rech. et Doc. Cart. Mem. Doc.,

1-403, Paris

GRUPPO INTERREGIONALE ORDINE DEI GEOLOGI – Norme tecniche per le Costruzioni. Linee Guida NTC 08.

ISPRA (2009) - Database Nazionale Sinkhole. (http://sgi.apat.it/sinkhole/)

ISPRA (2010) - Foglio 378 “Scanno” della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50000. Serv. Geol.

d’Italia, Roma.

ORDINE DEI GEOLOGI DELLA CALABRIA - Linee guida per la redazione di indagini geologiche e geotecniche

e relative indagini geognostiche.

ORDINE DEI GEOLOGI DELLA TOSCANA(2008) – Linee guida di idrogeologia: approccio ai progetti.

Supplemento n°73 de “il Geologo”.

ORDINE DEI GEOLOGI DELLE MARCHE (2009) – Linee guida per gli studi di microzonazione sismica MS della

regione Marche.

REGIONE ABRUZZO (2001) – Piano Stralcio Difesa Alluvioni. Direzione Territorio, Urbanistica, Beni

Ambientali, Parchi, Politiche Gestione Dei Bacini Idrografici Regione Abruzzo.

REGIONE CALABRIA – Linee guida per l’applicazione della L.R.16 aprile 2002 n°19 “Norme per la tutela,

governo e d uso del territorio”.

REGIONE CALABRIA, ASSESSORATO AI LAVORI PUBBLICI - AUTORITÀ DI BACINO REGIONALE(2002) - Studi relativi alla

valutazione ed alla zonazione della pericolosità e del rischio di frana. Studio di compatibilità

geomorfologica relativo agli interventi per la mitigazione del rischio di frana. Linee guida.

REGIONE CAMPANIA- Linee guida finalizzate alla mitigazione del Rischio sismico. Verifica strutturale degli

edifici in cemento armato in attuazione dell’OPCM 3274/03

REGIONE LAZIO & ENEA (2010) - Linee Guida per l’utilizzo degli Indirizzi e Criteri generali per gli Studi di

Microzonazione Sismica nel territorio della Regione Lazio di cui alla DGR Lazio n. 387 del 22

maggio 2009. Modifica della DGR n. 2649/1999

REGIONE LOMBARDIA – Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica

e sismica nel piano di governo del territorio. Allegato A del Bollettino Ufficiale della Regione

Lombardia.

REGIONE MOLISE - Direttive tecniche per la progettazione e realizzazione degli interventi sugli edifici

Pubblici e Scolastici.

REGIONE MOLISE & C.N.R. (2003) - Studio per la valutazione della vulnerabilità degli Edifici Scolastici.

Studio per la vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, strategici e di culto nei Comuni

colpiti dal sisma del 31 ottobre 2002. Decreto del commissario delegato n°29 del 6.08.03

REGIONE TOSCANA (2007) - Istruzioni tecniche per le indagini geologiche, geofisiche, geognostiche e

geotecniche per la valutazione degli effetti locali nei comuni classificati sismici della

Toscana - Programma Vel Valutazione degli Effetti Locali

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Scuole d’Abruzzo – Il futuro in sicurezza

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