Il burbero benefico

bcr.puglia.it

Il burbero benefico

Scenastudio

Il burbero benefico

di Carlo Goldoni

regia di Maurizio Faraoni

con Nando Gazzolo

Trama

A Parigi, Geronte ha due giovani nipoti: Leandro e Angelica.

Quest’ultima è innamorata segretamente di Valerio, ma Geronte

decide di darla in moglie al suo attempato amico Dorval. Si

susseguono una serie di equivoci che si risolvono in un lieto fine che

vede l’amore dei giovani trionfare. Questa commedia si apre e si

chiude con una partita a scacchi, tra Geronte e Dorval, costantemente

interrotta. Il tema principale è quello del doppio. Il titolo è già doppio

(burbero e benefico sono parole in contrapposizione tra loro); il

personaggio nasconde una duplice indole, una qualità negativa

(burbero) e una positiva (benefico). Tutte le situazioni comiche

nascono dalle sue qualità negative che producono i malintesi della

storia. Sono doppi anche il nipote e la moglie, descritti come figurine

vanesie, tipiche di un settecento frivolo e inconsistente. Ma le qualità

umane di tutti i personaggi pian piano prendono corpo, mentre lo

stesso Geronte dimostra di riuscire a intenerirsi e di essere capace di

grande generosità.

Ne viene fuori una commedia ricca di umanità e governata

dall’ambiguità. Il pubblico trova sulla scena una sorta di specchio nel

quale rivede se stesso, con tutte le passioni e le speranze, i pregi e i

difetti d’ogni essere umano.

Carlo Goldoni

Nasce a Venezia il 25 febbraio 1707. A nove anni raggiunge il padre

medico, a Perugia e qui inizia gli studi presso i Gesuiti. Dal ‘23 al ’25

frequenta la facoltà di Giurisprudenza. Dopo qualche anno di mediocre

pratica dell’avvocatura, si stabilisce a Milano e nel ’34 ha occasione di


incontrare il Capocomico Giuseppe Imer, per il quale, negli anni

successivi, scriverà intermezzi comici, tragedie e tragicommedie. Nel

’38 si dedica alla commedia e scrive Momolo Cortesan, in cui la parte

del protagonista era scritta quasi per intero, dando così inizio alla

«riforma tecnica» che lo condurrà in seguito ad abbandonare per

sempre l’improvvisazione della Commedia dell’Arte. Nel ’50

scommette col pubblico di sfornare 16 commedie in un solo anno;

promessa che mantiene dando vita, tra le altre, a La bottega del caffè,

Il bugiardo e Pamela. Nel ’53 scrive La locandiera. Abbandona

Venezia e raggiunge Parigi dove riprende a scrivere «a soggetto».

Sempre a Parigi scrive, in francese, le sue Memorie, iniziate nell’84 e

pubblicate nell’87. Muore quasi in miseria a Parigi, nel 1793.

Dotato di cultura non vastissima, ma di ingegno raffinato, Goldoni può

considerarsi come il letterato che ha avuto il compito di avviare il

passaggio dall’inverosimiglianza, dalle maschere, dalla fantasia della

Commedia dell’Arte al realismo del teatro borghese. Tutto ciò in

concomitanza con un processo di grande trasformazione della società.

Interessante è il ritorno di Goldoni alla «classicità» e alla convenzione

delle unità aristoteliche.

Nando Gazzolo

Figlio d’arte, ha iniziato a recitare molto giovane alla radio e a soli

vent’anni, nel 1948, ha debuttato in teatro accanto a Gandusio. E’ del

’51 il primo ruolo importante nell’allestimento dell’Antonio e

Cleopatra di R. Ricci. Contemporaneamente ha lavorato come

doppiatore e si è dedicato alla carriera televisiva, complice la sua voce

intensa e particolare che ha arricchito le sue ottime doti recitative e

spesso gli ha consentito di interpretare personaggi alteri e per questao

assai affascinanti.

Maurizio Faraoni

Ha iniziato la sua attività teatrale come attore e regista nel 1976. Dal

1985 al 1999 è stato direttore artistico del teatro “Le Salette” a Roma e

della compagnia “POIESIS”. Ha debuttato al Festival dei Due Mondi


di Spoleto nel 1998 con lo spettacolo Yerma. Con La cerimonia ha

debuttato a “Taormina arte 2000”, ma sono tantissimi gli spettacoli di

cui ha curato la regia.

More magazines by this user
Similar magazines