TI LASCIO UNA CANZONE. Diario di bordo. Terza ... - Campo de'fiori

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TI LASCIO UNA CANZONE. Diario di bordo. Terza ... - Campo de'fiori

TI LASCIO UNA

CANZONE.

Diario di bordo.

Terza ed ultima

parte

XV

MINIFESTIVAL

CITTA’ DI

VITERBO.

ASPETTARE

LA FINE DEL

2012...NON E’

LA FINE DEL

MONDO

NESSUN

COMPENSO

PER IL

SINDACO DI

ORVIETO.

CIVITA

RICORDA IL

PITTORE

PIERO

AMMANNATO


2

Editoriale:

Non possiamo affondare...........................3

L’intervista:

Ti lascio una canzone 2011 - diario di

bordo................................................4-5-6

Curriculum vitae:

I Bingol Jazz Quartet................................8

Una chitarra... cento canzoni...............9

XV Minifestival Città di Viterbo.....10-11

Roma che se n’è andata:

Francesco Borromini...........................12-13

Suonare Suonare:

Sergio Paternò ..................................14-15

A proposito di Campo de’ fiori e di

Giordano Bruno...................................17

Ecologia e ambiente:

Aspettare la fine del 2012.......................18

La bottega di Mastro Fiore, falegnami

da quattro generazioni.......................19

Cose da ragazzi:

Mamma e papà : genitori o amici?............21

La coscienza infelice (in molti casi) è

un re senza regno...............................22

Socializzare cinguettando..................23

Campo de’ fiori

SOMMARIO

Nessun compenso per il sindaco di

Orvieto.................................................24

Come eravamo:

Ricominciare a ... ricordare......................25

Agostino Paradisi................................26

Cinquantesimo per l’azienda Sbarra..27

Porta d’ingresso nel mondo d’arte del

Prof. Piero Ammannato a vent’anni

dalla sua scomparsa...........................28

Civita ricorda Piero.............................29

Il Fumetto:

Mercenary Pierre....................................30

Angolo Bon Ton:

I piatti....................................................35

Una “Fabrica” di ricordi:

Zio Paolino, la fisarmonica e le stelle........36

La rubrica dei cognomi.......................37

Per ricordare Silvia Quattrini Ferrelli.38

Nasce la scuola pubblica....................39

News...............................................40-41

Le storie di Max:

Domenico Modugno................................42

Sport....................................................43

Campo de’ fiori in arte news..............44

Carnevale civitonico 2012..................45

I nostri amici.......................................46

Oroscopo .............................................47

Agenda.................................................49

Messaggi.........................................50-51

Nel cuore.............................................52

Roma com’era.....................................53

Album dei ricordi.........54-55-56-57-58-59

Annunci gratuiti..............................60-61

Selezione offerte immobiliari .......62-63

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Campo de’ fiori 3

Non possiamo affondare

Mentre si perdono continuamente posti di lavoro e si tagliano stipendi e pensioni, tutto continua ad aumentare

in maniera indiscriminata e folle; qualcosa non quadra!

Ma come si può solo immaginare di poter caricare ancora le famiglie italiane, che oramai da tempo non riescono

ad arrivare a fine mese?

Ettore Fieramosca avrebbe detto: “Vile, tu uccidi un uomo morto!”

Vediamo invece appalti di opere pubbliche gonfiati, opere pubbliche realizzate e mai utilizzate, decine e decine

di enti inutili, emolumenti stratosferici ai super manager, mega stipendi e privilegi all’esercito dei politicanti,

appannaggi esagerati a calciatori e uomini dello spettacolo…

Ma la colpa della crisi è degli italiani, di tutti quelli che già non mangiano più, non si divertono più, di quelli ai

di Sandro Anselmi

quali è stata tolta la soddisfazione di lavorare, di progredire e, non a pochi, la voglia di tirare avanti.

Sono troppi oramai i suicidi di coloro che spaventati dalla situazione si sono caricati di responsabilità non proprie,

ed hanno lasciato orfani quei figli per i quali avevano sognato un futuro tranquillo e sereno.

Come non può rimordere la coscienza a chi sa di possedere e consumare così tanto, mentre tutto il popolo muore letteralmente di

fame? Come non vergognarsi della prostrazione dei quei poveri vecchietti costretti a nei supermercati per mangiare?

Troppi fatti eclatanti e gravi segnalano il livello raggiunto: mai così basso!

Troppe famiglie, oramai, vivono della sola pensione del nonno e né lo Stato, né tanto meno le banche incentivano l’occupazione, anzi.

Ma come è potuta andare così ? E’ forse colpa dei soliti italiani scansafatiche, od invece della loro stupida irresolutezza, atavica sopportazione?

Questi illustri professori non hanno considerato il limite delle nostre possibilità , pretendono risultati, ed anche se tutto

va alla deriva ed affonda, insistono nel dire che dovremmo aumentare le nostre capacità , dovremmo rendere di più, sempre di più,

e come lo Charlotte di TEMPI MODERNI, arrivare allo sfinimento.

Sono pervaso di pessimismo, ma come non esserlo?

Tante volte ho spronato i giovani, ma invano.

Se ci convinciamo che tutti i problemi li dobbiamo risolvere noi, ne rimarremo inevitabilmente schiacciati.

Bisognerebbe, invece, che venissero fatti piani concreti a breve, a medio ed a lungo termine.

Solo un’oculata ragionevolezza può auspicare uno sviluppo solido e duraturo, ma questa la può avere solo chi ha interesse al bene

pubblico, e non chi dal bene pubblico ne trae personale giovamento.

Dopo aver corso tanto è ora di fermarsi e considerare “ahimè ” dove siamo arrivati!! Non avere più una meta, un obiettivo, uno scopo

è un bel problema!

Noi potremo anche studiare, cari professori, ma la vostra lezione non ci è chiara!


4

Campo de’ fiori

TI LASCIO UNA CANZONE 2011”

Diario di bordo

V EDIZIONE

Tutto quello che le telecamere non dicono - Terza ed ultima parte

Siamo giunti alla fine… il 23 Dicembre si è

conclusa la nostra avventura nella grande

famiglia di “Ti Lascio una Canzone” e

l’ultima è stata la puntatona natalizia con

Massimo Ranieri, Amedeo Minghi e Ami

Stewart i quali hanno cantato le canzoni

natalizie di tutto il mondo. Anche molti

bimbi nel pubblico intervenuti ad applaudire

i fratellini e sorelline cantanti e ballerine

cosa che nel corso dei mesi non si era

potuto fare in quanto l’auditorium era

interdetto ai minorenni. Ma torniamo

ancora indietro nel tempo per ricordare il

vincitore di questa quinta edizione :

Stefan Cristian Atirgovitoae, bimbo

romeno di 11 anni che con l’interpretazione

di “Profeta non sarò ” , canzone portata

al successo tanti anni fa da Demis

Roussos ha incantato il pubblico italiano.

Quanti visi tristi e quante lacrime tra i

bambini cantanti e le piccole ballerine… la

trasmissione era al termine ed ognuno

doveva ritornare alla propria famiglia ed

alla propria vita, ma sicuramente qualcuno

di loro sfiorerà nuovamente il successo.

Proprio come è accaduto ad Andrea

Ascanio (8 anni) che per chi lo incontrava

per strada era “il bambino della Rai”, cosa

che a lui dava enormemente fastidio! Ma

per tutti l’esperienza è stata quella di un

grande gioco, e spetterà sicuramente ai

genitori indicare la retta via per restare

con i piedi per terra … I genitori delle

bimbe ballerine hanno voluto subito organizzare

una pizza celebrativa con tanto di

torta offerta dal noto ristorante “I

Pontefici” di Roma, invitando le coreografe

Eliana Ghione e Simona Mastrecchia

e lo stesso balletto nei giorni precedenti le

feste natalizie è stato invitato dai com-


mercianti di Via Candia e Piazza

Risorgimento (Municipio XVII) nell’ambito

di manifestazioni sponsorizzate dalla

Circoscrizione attirando molto pubblico.

Anche noi genitori porteremo un gran bel

ricordo di questa esperienza, in quanto

abbiamo visto un impulso positivo per la

crescita del carattere dei nostri figli, che,

posti di fronte ad una telecamera,sono

riusciti a formare una squadra con persone

che non conoscevano. Come potremo

scordare le chiacchierate con I Cugini di

Campagna, le risate con Alessandra

Amoroso, i ricordi di Peppino di Capri,

la verve di Emma, l’istrionità di Margo

Mengoni, la signorilità di Massimo

Ranieri, la spensieratezza di Umberto

Tozzi, la carica di Olivia Newton John,

la vitalità di Loredana Bertè , l’umanità

di Fausto Leali, e dovremmo nominare

tutti gli ospiti che hanno data grande prova

di carattere prestando parte delle proprie

canzoni alle voci dei piccoli interpreti?

Come dimenticare l’emozione della prima

puntata che ogni settimana si riproponeva

ed attanagliava più i genitori che i piccoli

interpreti? Come rinunciare alla freschezza

ed alla vitalità proprie dei bambini che

dimostravano Beatrice, Gaia, Giacomo,

Ludovica, Gioele e tutti gli altri?

Sicuramente dandoci appuntamento al

prossimo anno e sperando di ritrovare il

balletto di “Ti lascio Una Canzone”…

Andrea, Giorgio e Valerio - I tre Mini

Angela e Marianna Fontana

Simona, l'assistente di studio ed Eddy

Campo de’ fiori

La gemella Fontana e

Giada Borrelli, che giocano in

sala prove con due bambine

del corpo di ballo

Il corpo di ballo della trasmissione Rai con i tanti ospiti

e protagonisti di “Ti lascio una canzone”

Le prove di canto e di ballo...

5


6

CANZONI FINALISTE :

Prima puntata: Parla più piano - Michael

Bonanno e Giada Borrelli

Seconda puntata: L’immensità - Giuseppe

Picciallo

Terza puntata: La voce del silenzio -

Maryam Tancredi (1^ superfinalista

dell’11^ puntata)

Quarta puntata: Sei nell’anima - Luana

Frazzitta

Quinta puntata: Un amore così grande -

Michael Bonanno e Giada Borrelli

Sesta puntata: Con te partirò - Ludovico

Creti e Rebeca Maria Neacu

Settima puntata: Profeta non sarò -

tefan Cristian Atrgovitoae (2^ superfinalista

dell’ 11^ puntata)

Ottava puntata: Il canto della terra -

Ludovico Creti e Rebeca Maria Neacu

Nona puntata: Il mare calmo della sera -

Ludovico Creti e Rebeca Maria Neacu

Decima puntata: Casa bianca - tefan

Cristian Atrgovitoae

Undicesima puntata: Profeta non sarò

- tefan Cristian Atrgovitoae (canzone

vincitrice)

Campo de’ fiori

Ancora prove... quelle dell’orchestra diretta dal maestro De Amicis e quelle del corpo di ballo

Il vincitore Stefan Cristian Atirgovitoae Gli Stadio

Le piccole

del corpo

di ballo

festeggiano,

tutte insieme,

il compleanno

di Giulia

Il nostro Sandro Alessi,

autore di questi splendidi

ed inediti reportage pubblicati

sugli ultimi tre

numeri della rivista ed

alcuni volti noti ospiti

delle serate di “Ti lascio

una canzone”:Francesco

Facchinetti, Peppino Di

Capri, Shel Shapiro,

Alessandra Amoroso, e

Massimiliano Pani

Grande pizzata

finale

al ristorante

“I pontefici”

di Roma,

che ha voluto

offrire una

deliziosa torta,

assolutamente

meritata!


8

Campo de’ fiori

Curriculum vitae

La giovane attrice romana Chiara

Nicolanti inizia ben presto ad

appassionarsi di teatro, ed appena

iscrittasi al Liceo Linguistico coglie l’occasione

per frequentare anche l’ “Athelier

Theatrale” in lingua francese tenuto dal

Theatre Francais de Rome, appassionandosi

alla letteratura teatrale francese. Il

gioco diventa presto passione e la sua

timidezza sul palco viene convertita in

interpretazione senza alcuna paura e ciò

la porta subito a recitare “En attendant

Godot” di S. Becket e “Le Horla” di

Maupassant, proprio mentre si diplomava

presso il Liceo Classico Catullo di

Monterotondo. Nel 2007 frequenta il

corso di formazione per attori

“Shakespeare on stage” tenuto da

Simonetta De Nichilo e Guido

D’Avino interpretando successivamente

lo Shakesperiano “Sogno di una notte

di mezza estate” nel ruolo di Elena. Nel

2009 si diploma presso l’Accademia d’Arte

Drammatica “Pietro Scharoff” e, dopo

aver seguito lezioni di canto e voce con

Chiar a Nic olanti

Alessandro Bentivoglio,

frequenta gli stages intensivi

diretti da Michael

Margotta. La vediamo

interpretare tra l’altro “Le

Metamorfosi” di Ovidio

(teatro/danza diretto da Di

Clemente, 2008), “Visite

di condoglianza” (regia

di Sergio Ammirata, 2009),

“Yerma” di Lorca nel ruolo

della protagonista (regia di

L.Rendine, 2010) ed il

“Berretto a Sonagli” di

Pirandello (regia di M.

Amici, 2010), “La Zia

Sabella” da una commedia

di Dino Risi (regia di A.

Grossi, 2011). Molteplici i

cortometraggi girati dal

2009 ad oggi tra cui “Enne

23” (regia di A.Battaglini),

“Victims” (regia G.Cash),

“Tre ragazze da favola” (regia

C.Guerrisi), “Vite di legno” (regia

Foto di Massimo Bartolozzi

F.Tellico), “Silent Hill” (regia di

D.Misischia), “Nero Tenebra” (regia di

A. Conticelli), “Condannati a Vita”

(regia di G. Angioni) e film tra cui

“Giovani Disponibili” (regia R.

Camilli), “Fatal Noise” (regia di P.

Virone), “Th3 Pit” (regia di F. De Masi).

Tra le tante cose riesce a ritagliarsi

anche una veste di presentatrice

(Piazza di Siena – Sky Sport – Unire

Sat). Nel futuro prossimo la potremo

seguire nel film “Hope” per la regia di

D. Ciferri in uscita a Marzo 2012 e per il

Teatro a fine mese ne

“L’Anniversario” di Cechov.

Sicuramente un inizio anno promettente

per un attrice che vede la giusta

fusione tra bellezza e bravura. In bocca

al lupo, Chiara !

Sandro Alessi


Campo de’ fiori

Una chitarra... cento canzoni

Il nuovo talent show di Rete Oro condotto dal giovane Alessandro Malatesta

di Fabrica di Roma

Un chitarra.. cento canzoni. E’ questo il

titolo del nuovo programma televisivo in

onda su Rete Oro, al canale 18 del digitale

terreste e 926 della piattaforma Sky,

condotto dal giovanissimo Alessandro

Malatesta di Fabrica di

Roma. Si tratta di un varietà

sulla falsa riga dei più noti

talent show proposti dalle

reti nazionali, che non perché

venga trasmesso da una

emittente privata sarà meno

ricco di giovani cantanti, provenienti

da tutta Italia, che

proporranno cover di brani

famosi o pezzi inediti, con la

speranza poi di saltare in

alto grazie anche a questo

primo trampolino di lancio.

Otto sono le puntate previste,

dove i concorrenti si sfideranno

senza esclusione di

colpi, sotto l’elgida di un

conduttore d’eccezione, vista

la sua giovane età , affiancato

con molta probabilità

dalle Gemelle Sguizzato, già

note per la loro partecipazione

al programma Rai

Mezzogiorno in famiglia.

Alessandro è alla sua prima

esperienza televisiva, ma

vanta diverse esperienze

come presentatore di spettacoli

di piazza ed al teatro,

soprattutto nella sua cittadina. Ha frequentato

la Piccola Accademia

Comunicazione e Spettacolo (PACS) di

Stefano Jurgens e dopo aver inserito la

sua qualifica sul noto e frequentatissimo

La pubblicità del programma uscita sul settimanale Vero Tv

9

social network Facebook, è stato contatto

dal responsabile di produzione di Una chitarra…cento

canzoni. Lo studio televisivo

da cui andrà in onda il programma, in

zona Eur, sarà arricchito dalla presenza di

ragazzi immagine che sfoggeranno capi

d’abbigliamento firmati, oltre da un qualificato

corpo di ballo, che danzerà sulle

note della sigla inziale e non solo.

Tutto sembra essere pronto, manca solo la

messa in onda… buona fortuna ad

Alessandro e buona visione ai nostri lettori…

Ermelinda Benedetti


10 Campo de’ fiori

Domenica 18 Dicembre 2011 la finale al Teatro San Leonardo di Viterbo

XV Minifestival “Città di Viterbo”

Beatrice Picciollo, Camilla Longo e Dario Guidi, i tre vincitori. A Marcello Turco e Davide

Valeri i premi speciali rispettivamente della stampa, offerto dalla nostra testata giornalistica e

dall’Associazione Omniarts

I vincitori della XV edizione del Minifestival. Da sx: Pierluigi Alberti, Gabriele Turchetti,

Dario Guidi, Beatrice Picciollo, Camilla Longo, il presidente della giuria Alberto Poli,

Giada Lai e Paolo Moricoli

Finalmente, dopo quattro anni di partecipazione,

ho potuto essere personalmente

presente al Minifestival Città di Viterbo,

giunto alla sua XV edizione, per assegnare

il premio stampa offerto dalla nostra rivista.

Ventitrè i finalisti, divisi in tre categorie,

attentamente selezionati durante le

due semifinali di Fabrica di Roma e

Bagnoregio, dalla giuria, composta da

giornalisti ed esperti del settore musicale,

nonché presieduta, anche quest’anno, dal

giovane tenore Antonio Poli, ex vincitore di

una delle edizioni di questa rinomata

manifestazione.

Ad ospitare la grande sfida, il 18 dicembre

2011, ancora una volta il teatro San

Leonardo di Viterbo, gremito di fan dei

cantanti in gara e di tanti curiosi. La presentazione

dello spettacolo è stata eccezionalmente

e per la prima volta affidata a

due giovanissimi: Giada Lai e Gabriele

Turchetti, che hanno preso, così , il posto

degli storici Paolo Moricoli e Pierluigi

Beatrice Picciollo, prima classificata della

categoria 6-11 anni

Alberti, sempre però pronti ad intromettersi

simpaticamente sul palco e creare

qualche divertente sketch dei loro. Una

edizione, questa, ricca di veri talenti, sia

tra i più piccoli che tra i più grandicelli. Non

è stato infatti semplice il compito della giu-

Dario Guidi, prima classificato della

categoria 16-20 anni

Camilla Longo, prima classificata della

categoria 12-15 anni

ria, sempre un po’ combattuta nell’emettere

la sentenza finale, né il nostro.

Ecco allora l’elenco dei vincitori: Cat. 6-

11 anni: 1. Beatrice Piciollo (11 anni,

Bagnoregio), con il brano “Caruso” (L.

Dalla); 2. Michela Conti (11 anni,

Morlupo), con il brano “Sei bellissima” (L.

Berté ); 3. Emma Ricci (9 anni,

Ronciglione), con il brano “In punta di

piedi” (Nathalie). Cat. 12-15 anni: 1.


Camilla Longo (15 anni, Roma), con il

brano “The climb” (M. Cyrus); 2. Eleonora

Rita (13 anni, Civita Castellana), con il

brano “Senza confini” (Eramo e

Passavanti); 3. Gianmarco Piccini (14 anni,

Blera), con il brano “Via di qua” (M.

Ranieri).Cat. 16-20 anni: 1.Dario Guidi

(17 anni, Fabrica di Roma), con il brano “Il

passo silenzioso della neve” (V.

Giovannini); 2. Miriana Bigi (19 anni,

Ronciglione), con il brano “Rolling in the

deep” (Adele); 3. Marcello Turco (16 anni,

Cesano di Roma), con il brano “La classe

degli asini / Mamma mi ci vuol la fidanzata”

(N. Otto).

Ai tre primi classificati della categoria 16-

20, oltre all’esclusivo trofeo del Mini festival,

è andata anche la possibilità di partecipare

gratuitamente agli stage estivi del

Tuscia in Jazz, ed al vincitore della medesima

categoria, l’opportunità di incidere un

demo in una sala di registrazione professionale.

In palio anche il premio speciale

dell’Associazione Omniarts, rappresentata

dei due organizzatori del festival, Palo

Moricoli e Pierluigi Alberti, affiancati da

Roberto Anesini e Antonello Giovanni

Budano, assegnato quest’anno a Davide

Valeri, 14 anni di Villa San Giovanni in

Tuscia, che ha proposto “Granelli di sabbia”,

un brano di sua composizione. Mentre

ad aggiudicarsi il nostro premio della stampa

è stato Marcello Turco, già classificatosi

al secondo posto nella sua categoria,

con la motivazione di aver interpretato in

modo assai originale e divertente, nonché

preciso e pulito al livello di intonazione, un

vecchio brano anni Trenta: “La classe degli

asini”.

Campo de’ fiori 11

Ermelinda Benedetti consegna il premio della

stampa offerto da Campo de’ fiori

a Marcello Turco

Lo spettacolo è stato intramezzato dalla

partecipazione straordinaria di vecchie glorie

del minifestival: Giulia Anesini, Virginia

Brunetti e Desirée Giove, nonché dall’imitatore

Roberto Tazza e dalle ragazze della

scuola di danza classica, moderna e hip

hop “Free Dance”, di Claudia Tassi.

Anche la solidarietà è stata protagonista

Prima il bucato si lavava a mano, poi

sono arrivate le prime lavatrici in

casa e negli ultimi anni si è diffusa,

anche in Italia, la moda, oltre

che la comodità , delle lavanderie

self service. Il primo a non permettere

più di “lavare in propri panni in casa”,

a Civita Castellana, è stato Luigi Manlio

nel 2008. E che gran scoperta da allora

per tutti quelli che l’hanno provata!

Due sono fondamentalmente le parole chiave: pulizia e risparmio.

I prodotti utilizzati, infatti, sono tutti professionali e non in

commercio: anallergici, amicrobici e con profumi naturali. Sapone,

disinfettante ed ammorbidente, questo il mix perfetto di ogni lavaggio!

Ma passiamo al risparmio: è possibile lavare i capi che andrebbero

in 3 comuni lavatrici da casa (di 5 kg circa), in una sola volta al

costo di soli 7 . Ed inoltre, con soli 4 in più, si possono asciugare

tutti i capi appena lavati nelle apposite asciugatrici, dalle quali escono

così morbidi da non dover essere nemmeno stirati.

La lavanderia self service Lava più dispone di due lavatrici da 6 kg e

due da 16 kg, oltre che 2 asciugatrici da 16 kg ciascuna. Si può

richiedere il sottovuoto per i capi ingombranti da dover mettere via.

Il locale climatizzato è attrezzato anche di cambiamonete e mette a

disposizione della clientela, in attesa di lava e asciuga, macchinetta

del caffè e connessione wifi e vanta un ampio parcheggio esterno.

Aperta dalle ore 6:00 del mattino, alle ore 23:00 con orario continuato,

la lavanderia non chiude nemmeno nei giorni festivi.

Pierluigi Alberti e Paolo Moricoli, storici

organizzatori del festival, consegnano il premio

speciale dell’Associazione Omniarts a

Davide Valeri

di questa serata. Gli Scout del gruppo

Agesci “Viterbo 4”, infatti, hanno venduto i

primi biglietti della campagna di solidarietà

2011-2012 di “Viterbo con Amore”, e

l’Associazione “Semi di pace” ha raccolto

fondi per Noemi, la sfortunata ragazza di

Tarquinia che, a breve, dovrà essere sottoposta

ad un delicato e costosissimo

intervento chirurgico negli USA.

L’appuntamento ufficiale, dunque, è per il

prossimo anno, sorprese a parte, visto che

è stata lanciata l’idea di mettere in scena

un musical con i giovani talenti del

Minifestival.

Ermelinda Benedetti

Orario continuato

dall 6:00 alle 23:00.

Anche festivi

3 lavatrici

in 1 a

soli 7

Piazza Sandro Pertini

Civita Castellana (VT)

Tel. 339.8741517


12

Campo de’ fiori

Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi

Francesco Borromini,

Cavaliere dell’Ordine Supremo del Cristo

Fra gli Ordini Equestri

Pontifici, onorificenze

assegnate dal Papa ai

laici per speciali

benemerenze acquisite,

quello dell’Ordine

Supremo del

Cristo è il più prestigioso

in assoluto e tra

di Riccardo Consoli i più noti al mondo; le

sue origini sono

molto antiche risalgono, infatti, all’Ordine

dei Templari, soppresso da Clemente V,

Bertrando de Got, 1305 – 1314, perché

perseguitato dal Re di Francia Filippo “il

Bello” che mirava ad impadronirsi degli

immensi beni appartenenti agli stessi

Templari.

In Portogallo, però , quest’Ordine dipendeva

direttamente dal Re, per cui, questi

riuscì a salvare sia i Templari che le loro

ricchezze e, il 3 agosto del 1318, Dionigi I

chiese e ottenne, da Giovanni XXII,

Giacomo Duèse, 1316 – 1334, l’autorizzazione

per ricostituire l’Ordine del Tempio

con il nome di: Ordine dei Cavalieri di

Cristo che, riconosciuto e approvato con

Bolla del 14 marzo 1319, riservava soltanto

al Papa il diritto di nominare Cavalieri.

Nasceva, in tal modo, l’attuale Ordine

Supremo del Cristo che rimase nettamente

distinto da quello Portoghese.

Alessandro VI, Rodrigo Borgia, 1492 –

1503, impresse una svolta di rilievo

all’Ordine medesimo esonerando i

Cavalieri dai voti di: castità , povertà e

obbedienza, quindi, l’istituzione assunse

l’attuale valore di Ordine

Cavalleresco Onorario; nell’anno 1878,

poi, Pio IX, Giovanni Maria Mastai

Ferretti, 1846 – 1878, lo rinnovò ulteriormente

adeguandolo alla sua altissima

funzione e stabilendo, fra l’altro, che

l’Onorificenza avesse carattere di

Ordine Supremo, di gran lunga superiore

ad ogni altro.

Con Breve del 7 febbraio 1905, Pio X,

Giuseppe Sarto, 1903 – 1914, operò

un grande rinnovamento di tutti gli

Ordini Cavallereschi Pontifici confermando

quello del Cristo come Ordine

Supremo tanto che, ancora oggi, la prestigiosa

decorazione viene conferita

assai raramente essendo riservata a

Sovrani, Capi di Stato e personalità di

fama mondiale. L’Ordine prevede la sola

classe di Cavaliere la cui investitura ricorda

il grandioso cerimoniale del medioevo.

Tra i più celebri Cavalieri dell’Ordine

Supremo del Cristo va ricordato Francesco

Borromini, il più grande maestro del

barocco assieme a Gian Lorenzo Bernini;

da tempo malato di depressione, sorta con

ogni probabilità a seguito dell’esonero da

parte di Innocenzo X, Giovan Battista

Pamphilj, 1644 – 1655, alla prosecuzione

dei lavori della Chiesa di Santa Agnese in

Agone a Piazza Navona, il 3 agosto 1667 si

suicidava gettandosi sulla propria spada di

Cavaliere, restando trafitto.

Questo evento si verificava prima che il

Borromini portasse a termine la Cappella

Falconieri, la più importante della Basilica

di San Giovanni dei Fiorentini dove, per

sua volontà , venne sepolto nella tomba di

famiglia di Carlo Maderno.

Per secoli, il suo nome non apparve su

quella tomba, come da consuetudine nel

caso di suicidio e, soltanto nel 1994, alla

base di un pilastro della chiesa, venne

posta una lapide con la seguente scrittura

a ricordo della memoria del grande architetto

e per onorarne la sepoltura.

FRANCISCVS BORROMINI TICINENSIS

EQVES CHRISTI

QVI

IMPERITVRAE MEMORIAE ARCHITECTVS

DIVINAM ARTIS SVAE VIM

AD ROMAM MAGNIFICIS AEDIFICIIS

EXORNANDAM VERTIT

IN QVIBUS

ORATORIVM PHILLIPINVM S. IVO S.

AGNES IN AGONE

INSTAVRATA LATERANENSIS ARCHIBASI-

LICA

S. ANDREAS DELLE FRATTE

NVNCVPATVM

S. CAROLVS IN QVIRINALI

AEDES DE PROPADANDA FIDE

HOC AVTEM IPSVM TEMPLVM

ARA MAXIMA DECORAVIT

NON LONGE AB HOC LAPIDE

PROPE MORTALES CAROLI MADERNI

EXVVIAS

PROPINQVI MVNICIPIS ET AEMVLI SVI

IN PACE DOMINI QVIESCIT

Nato a Bissone, sul lago di Lugano, il 25

settembre 1599, con il nome di Francesco

Castelli, da Giovanni Domenico e

Anastasia Garovo, assume ben presto il

cognome Borromini avente origine da


Brumino, uno dei soprannomi attribuiti al

padre o, secondo diversa interpretazione,

in omaggio alla famosa famiglia Borromeo

e, in particolare, a San Carlo Borromeo di

cui Francesco era devotissimo.

Ricevuta una prima formazione dal padre,

anche lui architetto, si trasferisce a Milano

dove lavora come scalpellino, quindi,

ancora giovanissimo, si trasferisce a Roma

dove rimarrà fino alla morte; nella città

eterna trova ospitalità presso un parente

della madre, tale Leone Garovo, capomastro

scalpellino alle dipendenze di Carlo

Maderno e qui, come scalpellino, ma

anche come disegnatore d’inferriate, lavora

nella fabbrica di San Pietro realizzando

la decorazione della Loggia del pilone della

Veronica, alcuni volti di Cherubini sopra le

Porte della Cappella del Sacramento e

lavori vari al Basamento della Pietà di

Michelangelo.

Morto il Garovo, Francesco eredita una

buona somma di denaro con la quale

costituisce una Compagnia per il commercio

di marmi e pietre, quindi, dopo la

scomparsa di Carlo Maderno, suo lontano

parente per parte della madre, di cui era

stato allievo impegnato come primo assistente

in Sant’Andrea della Valle, comincia

a firmare le opere con il suo nome ma, alla

morte del Maderno, le sue aspettative per

quanto attiene la nomina di architetto

delle fabbriche iniziate da questi, vengono

disattese, a tale ruolo, infatti, viene nominato

Gian Lorenzo Bernini che lo conferma

quale primo assistente delegandogli, di

fatto, tutta la progettazione; una collaborazione,

questa, che sfocia nella fabbrica

di Palazzo Barberini.

Ben presto, però , i due artisti entrano in

conflitto, troppo evidenti le differenze nel

modo di concepire l’architettura: Bernini è

il simbolo della tradizione Vaticana,

Borromini diviene il veicolo delle moderne

esigenze di altri ordini religiosi che, sempre

più frequentemente, si rivolgono a lui

per la differente concezione degli spazi e

del luogo Sacro; tuttavia, la rivalità fra i

due grandi maestri, si rivela una meravigliosa

occasione di confronto e di arricchimento

che determina straordinari effetti

su tutta l’architettura barocca romana.

Francesco Borromini ricevere numerose

commissioni: la prima riguarda la Chiesa di

San Carlino alle Quattro Fontane con

annesso Convento, quindi, Palazzo Spada

di Via Giulia, il Convento e l’Oratorio dei

Filippini presso Santa Maria Vallicella;

dopo la morte di Urbano VIII, Maffeo

Barberini, 1623 – 1644 e l’avvento al

Soglio Pontificio di Innocenzo X, essendo

caduto in disgrazia il Bernini, egli diviene il

primo fra gli architetti romani; moltissimi i

suoi lavori dei quali ricordiamo: San

Giovanni in Laterano, Sant’Agnese a Piazza

Navona, Sant’Ivo alla Sapienza, il

Campanile di Sant’Andrea delle Fratte, il

Palazzo di Propaganda Fide, dove prose-

Campo de’ fiori 13

gue il lavoro iniziato dal Bernini; la Chiesa

di San Carlino alle Quattro Fontane, suo

primo grande capolavoro.

A ben vedere, il barocco romano può

essere riassunto nell’aperta rivalità fra i

due maggiori architetti dell’epoca, furono

loro, infatti, a dare il contributo decisivo

alla nuova immagine di Roma che, proprio

dal barocco, riceve quell’aspetto che,

ancora oggi, caratterizza maggiormente il

suo centro storico.

Alla personalità estroversa di Gian Lorenzo

Bernini si contrappone quella introversa,

ansiosa e irrequieta di Francesco

Borromini, il primo è uno dei principali

protagonisti della vita artistica romana,

architetto preferito da sette Papi

riporta enorme successo; personalità

vivace e fantasiosa, dotato di

grande abilità tecnica, si occupa

anche di teatro, per il quale, progetta

sorprendenti macchine e spettacolari

scenografie, ma il suo nome è

legato sopratutto alla Basilica di San

Pietro dove lavora per più di quarant’anni

realizzando, fra l’altro, il

Baldacchino sulla tomba

dell’Apostolo e la sistemazione della

piazza.

E’ certamente Piazza Barberini il

luogo dove si scontrano i diversi stili

e le diverse personalità dei due

architetti protagonisti del seicento

romano, qui si trova Palazzo

Barberini, uno dei più importanti

esempi di barocco a Roma; iniziato

da Carlo Maderno, è completato da

Borromini, a cui si devono la scala

ellittica e le finestre e da Bernini,

autore della stupenda facciata;

opera di quest’ultimo è anche la Fontana

del Tritone al centro della piazza.

La carriera di Francesco Borromini è

segnata da amarezze e delusioni principalmente

dovute all’impossibilità di realizzare

i suoi progetti secondo la propria visione

artistica, ma anche a causa del difficile

carattere causa di continui problemi con i

committenti; la sua arte, spesso male giudicata

dai contemporanei viene ampiamente

rivalutata nel corso del tempo e

oggi Francesco Borromini è considerato,

insieme a Gian Lorenzo Bernini, l’artista

più rappresentativo.

La Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza è considerata

il suo capolavoro. Nel 1632, divenuto

l’architetto incaricato della fabbrica,

comincia ad occuparsi della Chiesa che

doveva sorgere all’interno del complesso

Universitario e che, in quel momento, era

stata prevista a pianta circolare con piccole

cappelle, ma Borromini cambia tutto e

progetta un complesso dalla geometria

assai complessa.

I lavori iniziano soltanto nel 1643 e proseguono

per oltre vent’anni, la prima fase

viene realizzata tra il 1643 e il 1655 e,

dopo un’interruzione, i lavori riprendono

nel 1659 con il completamento della

Chiesa, la realizzazione della Biblioteca

Alessandrina e delle facciate su Piazza

Sant’Eustachio e Via dei Canestrari, nel

1660 la Chiesa viene consacrata.

Sant’Ivo alla Sapienza, un tema difficilissimo

per Francesco Borromini, condizionato

com’era dall’esistenza del palazzo con

annesso cortile che lasciavano un limitato

spazio di forma quadrangolare da utilizzare

per la costruzione della Chiesa; egli sceglie

uno schema triangolare che raddoppia

per creare una stella a sei punte che possa

occupare tutta la superficie a disposizione.

Il risultato, davvero sorprendente!

Le mura ricalcano il perimetro della stella,

la Cupola, con sottili costolature convergenti

verso la Lanterna, poggia sulla trabeazione,

lo spazio interno è racchiuso in

un involucro con chiaro riferimento al

Pantheon, la conclusione più profonda è

naturalmente verso l’alto con l’immagine

dello Spirito Santo posta ad altezza smisurata

e intoccabile, da ultimo, l’effetto della

luce che entra, incrociandosi, sia dalla

Lanterna che dalle finestre e che sembra

rendere le pareti della Chiesa come fossero

trasparenti.

A coronamento la citata Lanterna, poichè

la Chiesa ha funzione di faro per i fedeli,

quindi, sul colmo della stessa le fiamme in

pietra a indicare il fuoco che illumina il percorso

dei cristiani; la Trinità è simboleggiata

dal triangolo, la figura di partenza

che, combinata con un altro triangolo

rovesciato, determina la figura stilizzata di

tre api, simbolo di carità , prudenza e laboriosità

, ma anche elemento araldico nello

Stemma della famiglia Barberini, il cui

esponente Urbano VIII commissionò la

Chiesa.


14

Campo de’ fiori

Sergio Paternò

Musica aperta al traffico!

di Carlo Cattani

Come tutto ebbe inizio ….. Vieste , A.D.2009 , luglio .

Mani nelle tasche dei bermuda passeggiavo

(… o venivo sospinto, sarebbe il caso di

dire !) lungo il centralissimo e commerciale

Corso Marinai D’Italia di Vieste, la

rinomata località marittima pugliese in

punta al Gargano: qui d’estate ,alle nove

della sera, l’ affollamento in strada sfida

un mercato delle pulci che si rispetti !

Rilassato ? Ma quando mai ?......Un unico

pensiero ,ben “avvitato” nel cervello :non

perdere mai d’occhio la figliolanza in

quel fiume umano in piena , multicolore e

fragoroso,alternanza di corpi tarchiati,

slanciati, flaccidi, anabolizzati, tutti lì per

le immancabili “vasche” o “struscio”

serale ….corpi che si oppongono, si evitano

per un pelo o si spintonano, e, talvolta,

si scusano; tutto è estremamente

ravvicinato: l’occhio non può evitare di

soffermarsi su “mises” molto poco sofisticate,

l’orecchio coglie gli umori delle

famiglie,delle coppie, dei gruppi di amici e

il naso indovina , per alcuni, cosa hanno

mangiato a cena,per altri quanto siano

parchi (!!) nel consumo di acqua e sapone

.….insomma come fosse una danza collettiva,

ci si incrocia ripetutamente finchè

stanchezza non sopraggiunge per la camminata

fatta a men che a passo d’uomo !

Scorrendo lungo

questo “fiume

vivente”, sopra il

costante vocio indistinto

della folla odo

delle note di uno

strumento e localizzo

la loro fonte in

corrispondenza di

un punto del marciapiede

occupato da

un folto capannello

disposto a semicerchio

quasi di fronte

all’ingresso del

municipio. Il suono

è piacevole e le

note sono fluenti,

rotonde…colanti! Mi avvicino ,col bimbo “a

mano” e mi metto sulle punte per valicare

con gli occhi le teste dei numerosi

astanti che circondano un ragazzo seduto

su di un mini amplificatore ,la testa ciondolante

e l’espressione concentrata ,con

una chitarra elettrica rossa adagiata sulle

ginocchia e suonata quasi alla maniera di

una slide guitar con le dita di entrambe le

mani a scorrere sulla tastiera con movimenti

di percussione e arpeggio: non so

come ma mi sovviene l’immagine di un

restauratore di tappeti, anch‘egli in

posizione china e completamente assorto

nel suo lavoro sul proprio prezioso prodotto

….. Il mio bimbo è sommerso nella

folla, non vede nulla ma tira come un mulo

nel senso contrario all’esibizione, richiamato

da ben altre attrazioni percepite presenti

nei paraggi …..si consuma, così , un

tiro alla fune tra due generazioni!

Mantengo, con fatica, la posizione ma,

ahimè , le note cessano di lì a poco e il

pubblico dopo aver riconosciuto un giusto

applauso e degli spiccioli all’artista si disperde

rapidamente, lasciandomi in bella

vista frenato dal “ figlio a mano”. L’artista

è lì a pochi passi da me a ricomporsi e a

scambiare qualche chiacchiera con gli ulti-

(prima parte/di 2)

mi presenti all’esibizione. Scorgo, vicino a

lui, alcuni cd e ho solo il tempo di

chiedere quello contenente musiche originali,

il prezzo e allungare la mano libera

per lo “scambio commerciale”…..il resto è

avvenuto tutto tramite email nell’arco di

tempo compreso tra l’agosto 2009 e il

31.12.2011. Dunque, comodi, andiamo

ad iniziare !

Carlo:ciao Sergio, innanzitutto buon anno

e grazie per esserti prestato alla lunga

maratona di scambi epistolari che ci ha

portato a definire questa (per me interessante

ed esauriente) lunga intervista

:direi di iniziare con le presentazioni …

Sergio:sono nato a Buenos Aires…ovviamente

in Argentina, ho 33 anni. Ho vissuto

fino ai 28 anni nel mio Paese,poi mi

sono spostato in Brasile girando per diverse

città , Curitiba-San Paolo, Florianapolis

e Porto Alegre;per brevi periodi ho vissuto

a Madrid, Praga, Vieste, Bologna,

Venezia, Roma, Firenze, e più recentemente,

circa tre mesi, a New York.

Attualmente sono in Argentina dove sto

recuperando la forma dai postumi di un

brutto incidente in bicicletta …..spero di

rimettermi presto “on two legs” per

riprendere ….la strada!

Carlo:…eh già …,la strada !

Sergio: Ho iniziato a suonare “on the

road” a Buenos Aires che avevo 26 anni:

fu in quel di Calle Florida …..e un anno

dopo ho deciso di allargare gli orizzonti

…..volevo vivere e conoscere il mondo

usando come mezzo di trasporto….la mia

chitarra ….quindi la mia musica ….ho realizzato

un mio sogno decidendo di diventare

un artista di strada internazionale

….spero di continuare a farlo per molto

tempo ancora!

Carlo: come sei giunto alla tua decisione

di…. scendere in strada?

Sergio: L’idea di cominciare a suonare per

la strada è nata per diverse ragioni: motivi

economici e artistici e non poca pazzia !

Non sapevo assolutamente nulla della vita


da artista di strada e ancora meno degli

aspetti burocratici legati a permessi e

quant’altro …..tutto questo mi intimoriva !

Fin lì non avevo mai guadagnato niente

con la musica e neanche ero soddisfatto

delle possibilità che il “sistema” offriva

ad un musicista come me ….nessuna

possibilità !...Nessun locale per esibirsi….nessuna

entrata economica ..era

come percorrere una strada senza uscita

… ma dovevo trovare una soluzione

,come dire …una questione di “vita o

morte” per il mio fuoco artistico interiore

…penso che fondamentalmente un artista

debba avere quello stimolo che lo motivi a

spingersi oltre le avversità e reagire alle

insidie portate alla propria arte ….così ho

imboccato la strada e sono andato a suonare

…. in compagnia della mia chitarra ,

le mie paure e le mie illusioni sfidando la

sorte .Dopo molti anni da quei giorni d’iniziazione

posso dire che suonare in strada

era proprio ….la strada giusta per

me, la mia vita, il mio destino ! Ho

suonato ,ho avuto il riconoscimento della

gente….gente che sulla strada non è il

pubblico inteso in senso canonico ….come

al teatro o in un locale ….la gente che ti

scorre davanti quando suoni per la strada

comincia ad essere il tuo pubblico soltanto

quando sei veramente bravo ,quando

esprimi la tua arte con il cuore…,quando

sei in grado di trasmettere ciò che c’è

dentro di te e , soprattutto ,quando ciò

che è dentro di te è bello e sincero !

Insomma, il mio “primo giorno” da artista

di strada ho suonato un’ora e mezza e ho

guadagnato ,in proporzione, quasi più

soldi che in tutti i lavori che avevo fatto

prima …ma la cosa più bella fu la grande

sensazione di libertà ! Avevo ,finalmente,

messo alle spalle i fantasmi della vita

moderna che cercano di allontanarti dal

mondo dell’arte……insomma sintetizzerei

affermando che mi sono buttato sulla

strada quasi da …suicida e ho trovato la

….mia rinascita!

Carlo: Come è nato l’interesse per la

musica?

Sergio: avevo circa 14 anni …in casa mia

c’era una chitarra classica…apparteneva a

Campo de’ fiori 15

mia madre; dopo la separazione dei miei

genitori, trascorrevo giorni non proprio

felici ….avevo pochi interessi per il disagio

psicologico di quella situazione ….ero

annoiato non poco ….ho trovato quella

chitarra che mai avevo preso in mano e

pensato di suonare. Chi immaginava,fino a

quel momento, di aver dentro una grande

passione per la musica e per la chitarra ?

Fu, letteralmente, amore al primo

incontro ….accadde tutto in un giorno

….imparai a strimpellare la melodia della

nona sinfonia di Beethoven e da allora non

riesco ad immaginarmi lontano dalla musica

e …dalla chitarra!

Carlo: La tua prima chitarra?

Sergio: come ti dicevo prima ,ho iniziato

con la chitarra classica di mia madre ;ma

la prima chitarra elettrica me l’ha regalata

una cara amica ….elettrica ,perché io

mi sento un “chitarrista elettrico” e rossa

…come il sangue …per me la chitarra è

proprio come il sangue ….vitale!

Carlo: sei stato sostenuto in famiglia

verso il tuo interesse per la musica?

Sergio: Per la maggioranza delle famiglie

è difficile sostenere economicamente e

moralmente chi vuole fare il musicista

,soprattutto per quelle famiglie in cui ci

sono problemi economici …come la mia…e

con gli eterni problemi di incomprensione

nelle scelte dei ragazzi….voglio dire ..nelle

vere scelte …essere un artista di strada

oggigiorno significa letteralmente andare

in direzione contraria al mondo e questo

fa paura ai genitori …ma non è niente di

grave, è semplice ignoranza …purtroppo,

a volte, i genitori si chiedono …invece di chiedersi come si

può vivere senza fare ciò che si ama?

Oggi, siamo noi, gli artisti di strada, che

dobbiamo convincere tutti quanti che

siamo sulla ….strada giusta, semplicemente

la …nostra strada! Io ho fatto questo

lavoro con i miei genitori, dimostrando

loro che la passione e professionalità che

metto …in strada …parlano per me !

Carlo: Perché hai scelto di suonare prevalentemente

la chitarra con la tecnica del

“tapping” ?

Sergio: Ho iniziato a suonare usando la

tecnica del “tapping” perché il “tapping”

aveva dentro di sé molto del mio carattere

espressivo e me ne sono reso conto

quasi subito.E’ il mio “canale” comunicativo,

qualcosa che mi trasporta ….fa dimenticare

la chitarra…come se si stesse suonando

un altro strumento ….insomma non

la chitarra ma la chitarra …è qualcosa di

magico e dal punto di vista sonoro è per

me un “miracolo”!

Carlo: cosa consiglieresti a chi vuole

approcciare questa tecnica?

Sergio: il mio modesto consiglio per chi

inizia lo studio del “tapping” …con

entrambe le mani….è , fondamentalmente,

di non considerare questa pratica con prevalente

finalità scenica; dentro questa tecnica

c’è una filosofia chitarristico-musicale

…da scoprire e da vivere ! Per iniziare il

“tapping” ci vuole moltissima conoscenza

della chitarra nella maniera tradizionale

,per acquisire ,sul serio, la filosofia di cui

sopra ….si devono passare le diverse fasi

della chitarra elettrica tradizionale ,tutte le

varie tecniche,si deve maturare musicalmente

perché ,diversamente, si rischia di

incontrare difficoltà che inducono all’abbandono

dello studio ….un vero peccato

,perché c’è molto da dire con questa

“quasi” nuova filosofia chitarristico-musicale”

…io la penso e la vivo così !

Carlo: parlami dei tuoi studi musicali ….

Sergio:I o sono autodidatta! I miei

grandi maestri sono stati …il tempo dedicato,

la passione, la caparbietà di imparare

sempre e la voglia di esprimere al

meglio la mia musica! Penso che tutti i

musicisti più o meno siano autodidatti

…voglio dire che nessuno può mettere le

mani nello strumento in tua vece e nessuno

può accelerare la tua crescita come

musicista ma, per fortuna, esistono i

grandi maestri, quelli che ti aiutano a farti

vedere la strada che porta alla conoscenza.

Io ho tra scorso un periodo di circa 6

mesi con un gran musicista , chitarrista di

jazz-fusion,l’amico Pablo Florentini,

apprendendo da lui fondamentali nozioni

di armonia che mi hanno aiutato.

Carlo: torniamo sulla strada….come ti

organizzi nell’affrontare gli spostamenti

per le vie del mondo?

Sergio: I miei spostamenti come artista di

strada sono particolari : mi devo preparare

prima perché , generalmente, non conosco

le città , i paesi dove ho voglia di

andare …devo portare le mie cose, la chitarra,

l’amplificatore a batteria, i dischi da

vendere. C’è molta adrenalina nel fatto di

spostarsi verso un posto che non si conosce

e che rappresenta un salto nel buio …

ma è molto bello andare in un posto e

cercare di incontrare il consenso e l’affetto

della gente del luogo, di conquistarsi la

fiducia come persona e come artista …è

un pensiero romantico ….ma anche un

lavoro! Ci vuole molta professionalità per

essere un artista di strada e vivere di questo

lavoro, anche se molta gente crede

che per essere un professionista bisogna

necessariamente essere laureato o uscire

dalla tv …c’è molta ignoranza ,purtroppo

in giro! Attraverseremo ,di nuovo, la

strada con Sergio Paternò sul prossimo

numero.

SERGIO-TAPPING@HOTMAIL.COM -

www.myspace.com/sergiopatern ....

ma andate anche su YOUTUBE

Carlo Cattani-gennaio 2012/©


C’era una volta una

piazza....

Tra le piazze storiche di

Roma, la sola che non

ospita chiese. Fino al

1350 era un grande

prato fiorito, e da allora

Paolo Balzamo le è rimasto il nome:

Campo de’ fiori.

Proprio per questa sua assenza di chiese,

Campo de’ fiori fu scelto a teatro per le

esecuzioni capitali degli eretici, rigorosamente

arsi vivi. Nello Stato Pontificio vigevano

vari tipi di esecuzioni capitali, normalmente

effettuate a Piazza del Popolo o

a Castel sant’Angelo. Le più pietose erano

la decapitazione con mannaia (riservata

agli altolocati), e l’impiccagione (normalmente

per gli stranieri). Ai condannati

meno abbienti e più efferati era riservato

lo squartamento (taglio in quattro), con

esposizione dei “tocchi” fino a putrefazione,

la mazzarella (colpi di bastone alla

Campo de’ fiori

A proposito di Campo de’ fiori e

C’era una volta una statua,

anzi due...

La Repubblica Romana, dopo aver cacciato

Pio IX, proclamato la libertà di culto,

esteso il voto alle donne, abolito la pena di

morte e la tortura, nel 1948 eresse a

Campo de’ Fiori, luogo del martirio, una

statua al filosofo. Dopo pochi mesi però i

cannoni francesi affogarono in un bagno di

sangue la troppo moderna Repubblica e il

Papa rientrò trionfante nal Sacro Seggio,

e quindi, fino al 20 settembre 1870 (ma

chi ricorda la data della breccia di Porta

Pia?), niente più libertà di culto, niente più

istruzione per il popolo, condanne a morte

a go-go, divieto di vaccinazione, rapimenti

di bimbi ebrei ecc., ma soprattutto niente

C’era una volta (e c’è ancora)

una rivista...

Che ha deciso di dare libera voce a

tutte le opinioni, di non rincorrere

solo il lucro, di essere parola della

gente, e per questo si richiama pro-

di Girdano Bruno...

Incisione di Piazza Campo de’ fiori, con i capannoni utilizzati per il mercato nel 1622.

schiena ed alla testa fino alla frantumazione

delle stesse), e la ruota (al condannato

venivano spezzate in più punti braccia e

gambre, in modo da attorcigliarle e fissarle

ad una grossa ruota di carro, poi issata

su un palo ed esposta fino alla fine). Solo

C’era una volta un frate...

intelligentissimo, ma con un caratteraccio

inverosimile, la cui fama, oltre che di teologo,

di mago ed astrologo si diffuse in

tutta Europa, e venne per questo chiamato

ad insegnare nelle principali corti. Era

famoso per la memoria (sapeva ripetere a

memoria ogni libro che aveva letto) e

scrisse molte opere, tra l’altro affermando

che la terra non è al centro dell’Universo,

che le stelle sono solo dei soli lontanissimi

e che l’uomo non è solo, ma esistono infiniti

mondi abitati. Ribelle di natura, condi-

più statua di Giordano Bruno, frettolosamente

rimossa e frantumata. Solo 18 anni

dopo, a furor di popolo, venne inaugurata

una nuova statua bronzea, che ancora

possiamo vedere, scura, possente, col libro

del sapere in mano ed il volto severo

incappucciato e severamente volto in direzione

della basilica di San Pietro.

Passò la belle é poque, venne il nuovo

secolo, venne la guerra, e venne anche il

fascismo. E col fascismo il Concordato. Tra

le clausole “irrinunciabili” di Pio XI c’era

anche l’abbattimento della statua di Bruno,

ma il solo annuncio della cosa fece quasi

traballare il regime, e così Mussolini

dovette dire in parlamento (13 maggio

1929): “Giordano Bruno resta lì dov’è !”.

prio a quella bella piazza, alla fine di

Via dei Giubbonari che tanto sta a cuore al

17

nel 1816, tornato il papa a Roma, si affermò

l’uso della “moderna” ghigliottina.

(Per i curiosi: la pena di morte venne cancellata

dai canoni vaticani solo il 12 febbraio

2001!)

vise (contestandone però parecchie) le

tesi del protestante Calvino. Tanta intelligenza

e sapienza (associata al caratteraccio)

lo portarono presto nella braccia ben

poco amorevoli dell’inquisizione. Così

Giordano Bruno, che ebbe la forza di dire

al suo inquisitore Roberto Bellarmino: “Voi

che pronunciate questa sentenza avete

più paura di me che la subisco” , il 17 febbraio

del 1600 conobbe i morsi del fuoco,

dopo otto anni di torture, divenendo simbolo

della libertà di pensiero. Da allora il

suo nome fu legato a quella piazza.

Brutto scacco

per il Papa.

Però per curiosa

coincidenza

l’anno successivo

avvenne la

canonizzazionelampo

proprio di

quel Cardinale

R o b e r t o

Bellarmino che

aveva condannato

il filosofo al

rogo e Galileo

Galilei all’abiura.

Mysterium fidei!

popolo di Roma, ma anche a tutta la gente

che non vuole gabbie al proprio pensiero.

E’ quella che state leggendo: la vostra

Campo de’ Fiori”

Un caldo abbraccio a tutti e alla prossima


18

Stando alle previsioni

dei Maya sembrerebbe

che il cammino o percorso

dell’ uomo che si

sviluppa e muta dentro

un ciclo che inizia e

che poi finisce, sia

arrivato ad un punto

chiamato “Katun”

(cioè gli ultimi venti

anni) un tempo que-

sto molto importante in quanto considerato

il tempo della conclusione di un “ciclo”,

la fine di un’epoca.

Il “tempo del non tempo” lo consideravano

i Maya, quello spazio crepuscolare in

cui non è giorno e non è

notte. Questo dovrebbe

concludersi appunto il 21

dicembre del 2012. Credo

che su questa data sia stato

detto di tutto e di più: chi

sostiene scenari apocalittici,

chi non crede affatto all’avvicinarsi

di un grande cambiamento

per l’umanità , chi

invece assume atteggiamenti di paura solo

al pensiero che tale data sia così prossima.

Ognuno è libero di credere a ciò che

vuole, certo è che il calendario dei Maya

redatto da sacerdoti in veste di scienziati,

filosofi e astronomi, è talmente preciso,

che l’eclissi solare dell’ 11 agosto 1999 si

è verificata con 33 secondi di ritardo

rispetto al tempo previsto dai Maya, considerando

che questa previsione sia stata

fatta intorno al 3000 a.C, lascia davvero

un grande stupore.

Nel calendario Maya, ciascun ciclo del

lungo computo temporale corrisponde ad

un’era del mondo, in poche parole, il

nostro attuale ciclo in corso ha avuto inizio

il 6 settembre del 3114 avanti Cristo ed

è molto vicino al termine, iniziando

appunto il nuovo ciclo, una nuova era,

Campo de’ fiori

Ecologia e Ambiente

Aspettare la fine del 2012…non è la fine del mondo

Lo scopo del calendario Maya era quello di raccordare le azioni degli uomini con

tutto il movimento dell’universo

di Giovanni

Francola

La nostra era,

iniziata il 6 Settembre

3114 a. C., terminerà

il 21 Dicembre 2012.

Si chuiderà un ciclo,

secondo il caledario

Maya, e se aprirà

un altro.

esattamente il 22 dicembre del 2012.

Sabato 21 dicembre sarà dunque, l’ultimo

giorno del vecchio ciclo, ed è per questo

motivo forse che si respira una forte

preoccupazione!!! Ma quale era lo scopo

principale del calendario?

Sembrerebbe che non era quello di stabilire

con precisione le “profezie” ma di raccordare

le azioni degli uomini con tutto il

movimento dell’universo, l’azione doveva

fondersi e armonizzare con l’equilibrio

universale, o meglio sincronizzarsi con i

ritmi cosmici. L’equilibrio era alla base di

ogni decisione e azione. Al contrario di

quello che sta avvenendo nella nostra

epoca moderna e industrializzata, dove si

sta vivendo un momento storico

pervaso da paure, da

odio, da “schiavitù psicologica”,

da tante altre situazioni

negative e insostenibili, che ci

hanno portato ad un punto

dove tutto è il contrario di

tutto, dove le azioni dell’

uomo sono spesso senza

senso, non si ha più una precisa

concezione del tempo, anzi si ha la

netta sensazione che il tempo si sia accelerato,

come se volesse condurci ad un

determinato punto, da cui ripartire per

ritornare uomini pensanti e consapevoli.

Non c’è dubbio che l’uomo dovrà rivoluzionare

se stesso, il proprio pensiero, rac-

Calendario Maya

cordarsi di nuovo al quel ritmo cosmico

per poi acquisire una nuova coscienza collettiva.

Per anni abbiamo trasformato la

nostra Madre Terra in un campo minato,

disseminata di bombe e centrali atomiche,

armi chimiche, alimenti altrettanto chimici,

abbiamo mercificato e stuprato interi territori,

disboscato immense aree, “polmoni

naturali del nostro pianeta”, abbiamo succhiato

alla Terra petrolio, gas, minerali di

ogni genere, inquinando aria e acqua, trasformando

la vita in un grande “luna park

della frenesia”; ora è comprensibile che

per una ragione qualsiasi, tutto questo

può esplodere, è una circostanza reale

quindi pensare che i cicli prima o poi si

chiudono. Non resta che aspettare la fine

del 2012…da non confondere con la fine

del mondo.


Campo de’ fiori 19

La bottega di Mastro Fiore,

falegnami da quattro generazioni

L’artistica bacheca realizzata da Mastro

Fiore, che raccoglie le foto storiche e gli

stemmi delle famiglie congiunte Pinardi e

Dionisi.

Quando si dice “avere il mestiere nel sangue”!

Ma perché lo si ha? Perché nel DNA,

oltre ai caratteri genetici, nella famiglia

Pinardi si è trasmessa anche la passione

per la lavorazione del legno. Essi, infatti,

sono falegnami da quattro generazioni!

Certo i modi di lavorazione del legno sono

nettamente cambiati, ma la dedizione è

rimasta senza dubbio la stessa.

Tutto ebbe inizio nel 1882 con Fiorino

Pinardi, che in un piccolo locale di Piazza

dell’Angeloccio, nel centro storico di Civita

Castellana, all’epoca cuore pulsante della

vita cittadina, metteva a disposizione il suo

mestiere per la riparazione di tini, bòtti,

carretti e ruote di carretti, mobili, seggiole

e quant’altro aveva a che fare con il legno

(che a quei tempi non era poco), per non

parlare poi della realizzazione ex novo di

porte e finestre, bare, giocattoli per i bam-

1932 - Anna Pinardi, Fiorino Dionisi, Luigi, Fiore, Decimina,

Andreina e Leonida sezionano un grosso albero appena tagliato.

1934 - Temistocle, Roberto e Fiorino, con Luigi, Andreina e

Decimina ancora alle prese con la lavorazione del tronco di un

albero abbattuto.

1936 - Piazza dell’Angeloccio. Roberto e Temistocle Pinardi nella

prima falegnameria di famiglia.

di Ermelinda Benedetti

bini e tutto l’occorrente

per l’arredamento della

nuova casa di giovani

sposi. All’epoca con il

legno si realizzava praticamente

tutto e l’importanza

e la considerazione

di un falegname era senz’altro

molto alta. Si servivano

tutte le fasce sociali

e si potevano costruire

carri agricoli per la campagna

e carrozze e landò

per la città .

Sorprendente era la perizia

necessaria: per

costruire le ruote dei

mezzi, bisognava essere

falegname, ferraio e fine

carpentiere! E per fare

tutto ciò Fiorino aveva

bisogno anche di molto

legname che andava a

procurarsi direttamente

nei boschi circostanti (a

meno che non venisse

personalmente fornito da

chi commissionava il lavoro),

tagliando a mano gli

alberi, lavorando i tronchi

e lasciando stagionare le

tavole, con l’aiuto dei suoi

due figli Roberto e

Temistocle, che imparavano,

così, il mestiere. La

bottega veniva ben presto

rinforzata dalla presenza

di Fiore, figlio di Roberto,

che dimostrava già attitudine

e passione per il

lavoro di famiglia e, fin da

ragazzo entra a far parte,

a pieno titolo, della squadra.

Nel frattempo la bottega,

visto l’espandersi

della cittadina al di là del

Ponte Clementino, sia per

questioni di spazio che di

comodità , si trasferisce

nel Quartiere Guadamello,

in Via della Repubblica,

di fronte alla storica

fontanella, mentre il giovane

Fiore resta con il

nonno Fiorino nella bottega

di Piazza di Massa.

Mastro Fiore ricorda con

nostalgia e tenerezza

questo periodo.

continua sul prossimo

numero...


Campo de’ fiori 21

Mamma e papà: genitori o amici?

Si può essere amici dei propri

figli e viceversa?

E’ questa una domanda che

anima discussioni, dibattiti e

confronti sia tra ragazzi che

tra adulti.

Esistono varie scuole di pensiero

di cui, una vede i genitori

proiettati verso il “permissivismo”

perché ritengono

che l’esercizio di troppa

autorità possa condurre ad

una chiusura dei propri figli

nei loro confronti.

L’altra, vede come unico

fronte possibile, per l’appunto,

la rigidità dei metodi

educativi.Per fortuna, c’è la possibilità di

intravedere tra le due strade una zona

cuscinetto dove si collocano i genitori che

cercano di perseguire una linea più morbida.

I genitori si sa, costituiscono saldi punti di

riferimento, stabilire, quindi, reciproci rapporti

di stima e di fiducia ci aiuta a crescere

più sicuri e forti, capaci di comprendere

e di fare le nostre scelte anche tra le mille

insidie che pervadono la nostra società .

Per questo, ritengo che genitori apparte-

Tra genitori e figli può

esserci complicità

e amicizia, nella misura,

però , che ognuno non

esca dai confini

del proprio ruolo.

nenti alle prime due

tipologie, possano nuocere, per versi

opposti, alla nostra formazione.

Al contrario, mamme e papà che sanno

porsi in atteggiamento di

ascolto, sono quelli che maggiormente

sapranno aiutarci a

superare ansie, paure e preoccupazioni

che popolano la

nostra età : la pre-adolescenza

e l’adolescenza.

Dirigendo, poi, il discorso sul

versante dell’amicizia credo

che una relazione così impostata,

abbia insito tale sentimento.

Forse possiamo cogliere delle

sfumature che differenziano il

rapporto d’amicizia con i coetanei

da quello con i genitori.

Con un amico puoi parlare di tutto, puoi

confidarti, puoi chiedere consigli, ma il

vero amico è quello che ti porta anche ad

aprire gli occhi sugli errori che avresti

potuto aver commesso.

Allora vorrei poter concludere con un mio

personale punto di vista, anche tra genitori

e figli può esserci complicità e amicizia,

nella misura, però , che ognuno non esca

dai confini del proprio ruolo.

Tiziana Di Benedetto


22

del Prof. Massimo

Marsicola

Quando la coscienza

fa l’esperienza del

nulla, in effetti, fa

l’esperienza di

come vuota. Il fatto

che “fa esperienza”

però significa che

essa è . E’ soggetto

di questa esperienza.

L’io, qui preso

come sinonimo di

coscienza, senza

altra determinazio-

ne, faceva notare Kant nelle sue Riflessioni

(Vol.XVII Ed. dell’Accademia), senza un

predicato, in quanto soggetto e oggetto

contiene, in effetti, anche il predicato:

quello di essere. L’io vuoto è , paradossalmente,

pieno della sua soggettività , sia

come possesso di sé che come possibilità

di dispiegarsi verso…altro. Il “vuoto” che

prova in quel momento è dovuto alla mancanza

di senso. Ma proprio da questa

mancanza il vuoto io diventa “posse”,

capacità , cioè , di orientarsi verso altro;

proprio alla ricerca di senso. Il vuoto viene

percepito dapprima come altro da sé

come qualcosa di esterno. E ciò perché la

coscienza ha imparato, sin dal suo esordio,

che è sempre e specialmente coscienza di

qual-cos’-altro. La vuotezza, la vacuità , lo

smarrimento che da esse deriva, non sono

la regola. Quando la coscienza ha questo

tipo di esperienza rimane attonita, come

sbalordita, persino incredula. Esperisce

l’assenza più che la presenza, il vuoto.

Viene a trovarsi in una condizione in cui si

sente minacciata perché risucchiata dal

nulla. e’ la condizione nella quale dalla

paura si passa all’angoscia. Ma tutto questo

è causato, occorre ribadirlo, dalla

mancanza di senso; da una sospensione

totale dell’alterità delle cose come della

iità (ipseità ) dell’io. Fuori di sé percepisce

il vacuo(pur avendo dinanzi l’essente);

dentro di sé percepisce il vuoto, pur rimanendo

presente a se stessa. Vacuo fuori e

vuoto dentro. Sospensione dell’essente e

Campo de’ fiori

La coscienza infelice,

(in molti casi) è un re senza regno

sospensione dell’essere

nella sua multiformità

apparente. Sospensione

del suo stesso essere.

L’unica cosa di cui dispone,

ma, meglio sarebbe

dire, dispone di essa, è

un io nudo senza suolo

né cielo. L’esperienza di

sé come di un re spodestato,

spaesato, reietto,

relegato in un paese

lontano di cui nulla

conosce. Non le contrade,

non la lingua, né la

flora e la fauna, né i

costumi. Questo re, che

a lungo ha imperato,

impartito ordini, imposto

sanzioni, ricevuto

onori…, ora è senza

trono né sudditi. Tutti i

suoi pensieri sono fuggiti

da lui. E’ solo con se

stesso. Con un io vacuo

che è tutto. Ed è tutto

quel che ha. E’ preso dal

terrore. Dove sono? Chi

sono? dove vado? C’è

qualcuno in grado di dirmelo?

Questa dolorosa

esperienza che occorre

all’uomo può , nella sua

drammaticità , essergli

salutare e necessaria. E’ si potrebbe dire,

prefigurazione di quella condizione di

assoluta solitudine che vivrà l’anima al

momento del giudizio. Sola, e nuda come

Adamo ed Eva davanti al gran Re. Allora

scopre che il Re è l’altro. Colui che ti

manca. Colui per la cui compagnia non

avresti mai patito l’esperienza del nulla.

esperienza che fa unicamente chi è senza

Dio. A costui, finchè è in vita, questa

esperienza gli dice chi è ; gli ricorda cosa,

anzi, chi deve cercare, gli indica quale

strada prendere. Chi ha con sé Dio non fa

l’esperienza del nudo io. Non prova il

vuoto né la mancanza di senso. Chi ha

con sé Dio ha tutto. Ha tutto perché tutto

conosce e sa. E per questo sapere tutto

possiede. Non rischia il vuoto di senso che,

qui è lo stesso, è senso di vuoto. L’io, è

bene si sappia,è una rotondità che contiene

ciò che ha in sé appreso e sviluppato.

Se questa rotondità è colma delle cose del

mondo, è piena di cose deperibili; se è

piena di cose celesti, è piena di cose incorruttibili.


Nel mondo dei

Social Network non

c’è solo Facebook

ed i suoi inciuci

quotidiani. Qualche

articolo fa ( N° 86 di

Campo dé fiori,

ndr) abbiamo scritto

tanto sulle varie

di Patrizia Caprioli piattaforme che aiutano

a socializzare

in Rete, ma non abbiamo ancora parlato di

Twitter!

Questa particolare piattaforma permette di

informare e informarsi coinvolgendo anche

centinaia o migliaia di persone contemporaneamente

con un solo messaggio di 140

caratteri.

Ecco come!

Dal sito www.twitter.com si accede

all’Home Page. Prima mossa da fare è la

registrazione tramite un indirizzo e-mail ed

una password di vostro gradimento.

L’Home Page del sito è divisa in due parti:

a destra troverete i tweet che avete deciso

di seguire e a sinistra i follower ed i following,

insieme a suggerimenti sulle persone

del momento che dovreste seguire in

base ai vostri interessi.

In Twitter il gioco si basa essenzialmente

su due profili principali: il follower e il

following. Il primo tradotto dall’inglese

significa “chi segue qualcosa o qualcuno”,

e rappresenta in quest’ambito colui che

Campo de’ fiori 23

Socializzare … cinguettando!!

All’ ”inseguimento” di Twitter

legge i nostri twitter che scriviamo

ogni qual volta vogliamo trasmettere

un nostro pensiero, un evento,

un’idea a chiunque voglia leggerci.

La seconda parola following ha il

significato di seguito e rappresenta

colui che noi seguiamo nei suoi

scritti su Twitter.

Per seguire un personaggio, una

pop star oppure un semplice utente,

basta cliccare la parola “segui”

accanto al nome della persona.

Proseguendo il nostro percorso

notiamo che sempre dall’Home Page

sulla barra in alto troviamo quattro

pulsanti, ciascuno dei quali ci fa

accedere a diverse funzioni.

Il pulsante “@ Connetti” ci permette

di sapere cosa dicono di noi gli altri

cinguettanti della piattaforma! Possiamo

conoscere sia quante e quali persone

hanno deciso di seguirci, e chi ha ri-twittato

i nostri pensieri ad altrettanti utenti.

Queste informazioni vengono prese interagendo

con la schermata Interazioni, l’altra

schermata, denominata Menzioni e sempre

accessibile dal pulsante “@ Connetti”,

permette di conoscere quante e quali persone

ci hanno citato all’interno di Twitter.

Non dimentichiamo che se vogliamo citare

noi un altro utente, la sintassi da utilizzare

è “@nomeutente”!

Con il pulsante “# Scopri” si possono

conoscere tutti gli utenti che si occupano

di una data tematica, basta mettere un

Hashtag ( il simboletto cancelletto)

accanto ad una determinata parola

chiave.

Informare ed informarsi

coinvolgendo migliaia

di persone

contemporaneamente

con un solo messaggio di

140 caratteri

L’ANGOLO DEL PROF.A cura di Patrizia Caprioli

Il pulsante con la figura della persona a

mezzo busto ci fa accedere al nostro profilo

personale e qui possiamo personalizzarci

a nostro piacere, proprio come facciamo

con il nostro profilo su FB!

L’ultimo pulsante mostra una penna d’oca

inclinata, rappresentante il simbolo della

scrittura, e da questo menù possiamo

comporre i nostri twitter da 140 caratteri

per comunicare in modo velocissimo ed

aggiornato tutto ciò che per noi può

sembrare interessante per gli altri!

Tanto per gradire, vi segnalo quattro utenti

famosi che potete seguire;, naturalmente

le tematiche e le persone interessanti

da seguire sono molte, tante, basta che

decidiate come spendere il vostro tempo

seguendo i vostri gusti o interessi personali.

Lady Gaga: @ladygaga - Dagospia:

@_dagospia_ - Paolo Attivissimo (Politica

e Attualità ): @disinformatico – Anna Dello

Russo (Moda): @annadellorusso

Buona conversazione a tutti!

Mini-spazio dedicato a siti, portali, risorse in rete (gratis!) da poter usufruire come

supporto didattico per gli insegnanti interessati a dare sempre nuovi input ai loro piccoli

studenti.

La fattoria dei Giardini: http://fattoriadeigiardini.freshcreator.com/

L’Agrifattoria Didattica i Giardini di Ararat offre alle scuole una serie di percorsi che aiutano a conoscere la

natura e gli animali in modo diretto e ricreativo.


24

Campo de’ fiori

Nessun compenso per il sindaco di Orvieto

Striscia la notizia premia il primo cittadino Concina per aver rinunciato,

già dalla sua elezione, agli oltre 2.000, 00 di rimborso mensili

di Secondiano

Zeroli

“Striscia la notizia”, il

seguitissimo tg satirico

di Canale 5, lo

ha premiato con un

tapiro al rovescio,

per essere stato,

molto prima dell’avvento

di Mario Monti

alla presidenza del

Consiglio, il primo

sindaco ad abbattere

i costi della politica.

Stiamo parlando di Antonio Concina, il

primo cittadino di Orvieto, che, da quando

è stato eletto, ha rinunciato spontaneamente

agli oltre 2.000,00 che gli spetterebbero

di diritto per la sua carica. “Ho

rinunciato a questi soldi – ha dichiarato a

Mister Neuro, l’inviato di “Striscia” – perché

in un momento come questo, in cui

vengono richiesti grossi sacrifici ai cittadini,

è necessario dare esempi virtuosi. Io

ho la mia pensione e mi accontento di

quello che ho”. Sulla scia del sindaco

anche gli assessori comunali hanno, da

tempo, rinunciato ai loro rimborsi, così

come il presidente del Consiglio

Comunale. I cittadini orvietani hanno

accolto con molto piacere questo modo

nuovo di fare politica fra la destra – che è

andata al potere, appunto con Antonio

Concina, da appena due anni - e la sinistra

– che è stata al potere per oltre sessanta

anni - . il bell’esempio però rimane

ed invita a tutti coloro che fanno politica a

seguirlo senza ulteriori indugi.


di Alessandro Soli

Ricominciare non è

mai facile. E’ inutile

star qui a ripetere “i

perché e i per come”

che hanno caratterizzato

l’anno appena trascorso,

l’importante è

fissare bene nella

memoria tutto, e

immagazzinare i ricordi

in modo preciso, per

poi ”rivenderli” a clienti distratti, in tutt’altre

faccende affaccendati. Ed è quello che

mi propongo di fare ogni volta che le mie

dita affondano sulla tastiera per presentarvi

i miei scritti. Sant’Antonio Abate, 17

Gennaio, quante fiere “su o’ campo d’a

fiera” a fianco della Ceramica Marcantoni

(qui a CivitaCastellana), su su fino al

Boschetto, e verso il cimitero. Merci e

bestiame, quando si “rimpiazzava”

il maiale appena

macellato, acquistando il

giovane “magrone” subito

messo all’ingrasso fino a

dicembre. Animale importantissimo,

di cui non si

“sprecava gnente”, infatti

si diceva che

“Sant’Antonio s’era ‘nnamorato

de o’ porco”. I

personaggi, sempre gli

stessi: contadini dalla vicina

Sabina e dall’ Umbria,

Campo de’ fiori

Come eravamo

Ricominciare a… ricordare


La fiera di

Sant’Antonio

Abate, tra

bestiame,

zingari e senzali.

E la benedizione

degli animali.

Come

dimenticarle?

Protegge i tuoi valori

Silvia Malatesta - Via S. Felicissima, 25

01033 Civita Castellana (VT)

Tel.0761.599444 Fax 0761.599369

silviamalatesta@libero.it

con i loro animali da stalla o da cortile, e

gli zingari (che ancora non venivano chiamati

Rom) a bordo delle loro bighe, antenate

dei moderni caravan e roulottes. Si

distinguevano, innanzitutto per i loro

caratteri somatici e per il loro abbigliamento.

Carnagione scurissima, tipica di

popolazioni gitane ed orientali, capelli lunghi,

neri e baffi per gli uomini, mentre le

donne erano formose e sensuali, larghe

vesti variopinte e collane di corallo, che si

abbinavano perfettamente ai bracciali e

agli orecchini d’oro. L’oro appunto che da

secoli caratterizza questa etnia, che in

quegli anni viveva con la vendita di stupendi

cavalli ispano- arabi molto apprezzati

nelle fiere, merce preziosa per i tanti

estimatori. Si vedevano capannelli di gente

attorno alle merci e agli animali, al centro

di essi un altro personaggio tipico, caratte-


ristico ed insostituibile :”O

senzale”, che non era un

uomo senza ali, ma colui che

faceva da garante all’operazione

di compravendita, basata

sull’onore, colui che stringeva,

con la sua, le due mani

già strette dell’acquirente e

del compratore. Altri tempi,

altri valori, altri sentimenti.

Come non posso ricordare la

benedizione, che si faceva,

sempre qui a Civita

Castellana davanti alla picco-

25

la chiesa di Sant’Antonio, quando la popolazione

portava i propri animali sia da lavoro

che domestici, per ricevere “la spruzzata

di acqua santa” auspicio di prosperità

per il nuovo anno. Venivano distribuite ai

presenti le tradizionali “pagnottelle di

Sant’Antonio”, minuscoli pani del diametro

di una moneta, che la tradizione popolare

conservava per un anno intero e che non

ammuffivano mai. Questa festa paesana,

per fortuna ancora oggi “resiste”: la fiera

c’è , la benedizione e le pagnottelle pure,

ma com’è diverso lo spirito e il ricordo di

quando si diceva “’A Befania, tutte ‘e feste

se porta via, poi arriva Sant’Antognetto,

che ne porta n’andro sacchetto”, già perchè

il 17 Gennaio, entra pure Carnevale,

ma… questa è un’altra storia.


26

Campo de’ fiori

AGOSTINO PARADISI

... continua dal numero 87

(... il 30 ottobre 1729 con una lettera spedita

da Modena, l’avvocato e letterato Agostino

PARADISI…)….comunica al Vescovo la sua

ferma e decisa volontà di donare per la

fondazione del Seminario Vescovile un

lascito di 10.000, scudi romani e contribuire

così alla rinascita culturale e morale

della sua città dove è nato e si è affermato.

Prima di procedere all’analisi del

contenuto della lettera, è necessario stabilire

una importante premessa storica: la

creazione in ogni Diocesi del Seminario

Ecclesiastico, fu stabilita dai Padri del

Sacro Concilio di Trento nella sessione

n.23, al celebre Capo 18 De Reformatione

approvato il 15 luglio 1563, con cui si ordinava

ai Vescovi di istituire nelle Diocesi

assegnate un perpetuum seminarium in

cui il Vescovo potesse alere ed religiose

educare et in sacri disciplinis istituere un

certo numero di giovani, destinati ad

attendere ai ministeri ecclesiastici.

Si dovevano preferire i giovani di povere

famiglie, senza escludere gli abbienti che

dovevano pagarsi per intero le spese di

mantenimento: vivere tutti nella stessa

casa e sotto la guida di un rettore nominato

dal Vescovo; si davano norme per le

scuole, la disciplina e la pietà , che rimasero

in vigore, immutate, fino al 1970.

Le regole stabilite dal Concilio di Trento, si

rifacevano nelle linee generali alle leggi del

Concilio Lateranense III, (1179), e IV,

(1225), e ordinano che ogni Cattedrale

fissi un congruo stipendio ad ogni maestro

affinchè istruisca i giovani chierici alle

leggi di Dio e della sua Chiesa, e la gratuità

per i poveri.

Successivamente sarà il Concilio Romano

del 1725 promosso dal Pontefice

Benedetto XIII, al titolo 30 capitolo 10, a

prescrivere che gli aspiranti al sacerdozio

prima dell’ordinazione, trascorrano in

Seminario o nell’Episcopio almeno un

semestre di formazione.

Sarà sempre il Pontefice Benedetto XIII

nel 1725 con la bolla pontificia cum Itaque

seminari, a ordinare in maniera chiara e

decisa ai Vescovi di procedere alla fondazione

del Seminario Vescovile per la formazione

dei ministri della Chiesa Romana,

definendo puntualmente sia i criteri religiosi

ed educativi, che le necessarie forme

di sostentamento del Seminario stesso,

ordinando che tutti gli ordini religiosi,

benefici ed istituzioni presenti in ogni

Diocesi contribuissero al suo mantenimento

con una tassa variabile dal 3 al 5% calcolata

sulle rispettive rendite.

La Bolla di Benedetto XIII nasce in una

fase storica che vede una progressiva

decadenza della formazione intellettuale

Civita Castellana 1654 - Modena 1732

dei Sacerdoti, alla quale si vuole porre

rimedio affidandola ad una chiara istituzione

formativa come appunto quella del

Seminario Diocesano.

Questa necessaria premessa storica, spiega

chiaramente il fervore e lo zelo che il

Vescovo Tenderini profuse nella fondazione

del Seminario di Civita Castellana,

attraverso innumerevoli fatiche e pensieri,

che si rivelano da subito con la personale

donazione di dodici luoghi di Monti

Camerali depositati presso il Monte di

Pietà di Roma per l’erigendo Seminario.

Il Tenderini il 24 e 25 settembre 1725,

avvia la fondazione della Sacra

Congregazione del Seminario di Civita

Castellana, composta dallo stesso Vescovo

e da quattro deputati, secondo le regole

del Concilio di Trento e della Bolla

Benedettina del 1725, per decretare la

fondazione del pio istituto e per istituire la

tassa prescritta dai paragrafi II, IV e V

della bolla citata, da applicarsi a tutte le

istituzioni ecclesiastiche presenti nella

Diocesi di Civita Castellana, Orte e Gallese.

Con l’Editto Vescovile del 2 ottobre 1725, il

Tenderini richiese formalmente lo stato

ufficiale delle rendite degli istituti religiosi,

che furono poi pubblicate nella cancelleria

nel novembre dello stesso anno.

Il 30 marzo 1726, giunse da Roma al

Vescovo Tenderini la lettera circolare della

Sacra Congregazione de Seminari

Erigendi, con la prescrizione di non applicare

la tassa dal 3 al 5% sui benefici ed

enti riservati alla contribuzione della Santa

Sede. Norma chiarita in seguito con l’editto

del Cardinale Pro Datario del 20 luglio

1727. Finalmente dopo innumerevoli fatiche,

studi e discussioni, il 27 gennaio 1728

fu redatta ed approvata dalla commissione

vescovile la tassa sopra le rendite della

Mensa Vescovile a ragione del 3%, quale

minore importo di quella prescritta nella

predetta Bolla di Benedetto XIII al paragrafo

II, per un importo finale annuo di

148 scudi e baiocchi 64, e registrata, quindi,

negli atti vescovili in data 20 marzo

1731.

Non mancarono, ovviamente, in tale delicata

fase i ricorsi in sede legale dei vari

istituti circa la modalità di corresponsione

del Prof. Architetto Enea Cisbani

Il vecchio seminario in Via Panico

della tassa, ma furono completamente

rigettati dalla stessa commissione vescovile

nelle sedute del 18 aprile e 16 maggio

1733.

Il definitivo decreto di approvazione della

rendita di 148,64 scudi romani per il mantenimento

del seminario Vescovile, avvenne

l’8 agosto 1733.

Risulta evidente che la somma di 148,64

scudi era chiaramente insufficiente per il

sostentamento della scuola, del personale

e degli alunni e fu allora che il Vescovo

Tenderini nel settembre del 1733, scrisse a

Roma alla Sacra Congregazione dè

Seminari Erigendi, chiedendo che venissero

assegnate al seminario le rendite della

chiesa rurale del SS.mo Crocifisso di

Vallerano e nel contempo applicata una

tassa annua di 160 scudi sull’eredidi

Teofilo Gargani di Gallese.

Fu proprio il ricorso legale intentato dalla

Comunità di Gallese contro la tassa di 160

scudi sull’Eredità Gargani ad ostacolare il

Vescovo Tenderini, durante il periodo del

suo Apostolato, nella definitiva apertura

del Seminario.

Chiarita l’importante premessa storica, è

evidente nella sua totalità il disegno concepito

dal Tenderini: la ricerca di una sede

adeguata, che divenne poi palazzo

Soderini in via Panico e di fondi finanziari

con i quali sostentare il Seminario, considerato

che la tassa di scudi 148,64 era

nettamente insufficiente.

È in questa particolare situazione storica

che si colloca allora la lettera di Agostino

Paradisi del 30 ottobre 1729, con la donazione

di un lascito di 10.000,00 scudi che

avrebbe garantito negli anni a venire una

fase di relativa tranquillità e prosperità al

Seminario Vescovile.

Essenziale il ruolo svolto dall’Abate

Soderini che grazie alla sua amicizia con il

Paradisi, lo sollecitò nell’importante donazione

a favore dell’istituzione civitonico.

continua sul prossimo numero...


Campo de’ fiori 27

Cinquantesimo per lazienda Sbarra

Dietro a quello

che è oggi il

grande nome di

una azienda, c’è

una lunga storia, attraverso

la quale è riuscita ad affermarsi

tale. E’ il caso dell’azienda Sbarra, leader

nel settore delle scaffalature e dell’arredamento

di uffici e negozi di ogni genere,

che quest’anno festeggia meritatamente i

suoi 50 anni di attività !

Famiglia da sempre dedita alla produzione,

dapprima con la gestione di un forno nel

cuore del piccolo borgo di Corchiano e di

un frantoio, si dedica successivamente alla

realizzazione di scaffalature in metallo. Ma

entriamo nel vivo della loro storia. I tre

fratelli Alfredo, Calisto e Maria Pia decidono

di spartirsi le attività ereditate dai genitori,

sicché a Maria Pia toccherà la gestione

del panificio, tuttora di sua proprietà ,

mentre i due fratelli proseguono insieme

con la conduzione del frantoio. Essendo

però quella un’ attività prettamente stagionale,

nel 1962 Alfredo e Calisto decidono

di avviare una nuova attività , aprendo

un piccolo negozio in Piazza IV Novembre,

accanto al forno, dove realizzano e vendono

acquari e brandine per cani. Arrivano

subito, da parte dei clienti, anche le prime

richieste di piccoli scaffali, che i due fratelli

si ingegnano, di buon grado, a costruire

assemblando i pezzi con bulloni. Le ordinazioni

sembrano farsi sempre più consistenti

e lo spazio a loro disposizione non è

più sufficiente, così che nel 1969 decidono

di trasferirsi in una nuova e più idonea

sede, nella zona nuova ed appena invia di

espansione di Corchiano: Via Civita

Castellana. Si possono allora iniziare a

soddisfare anche le richieste più grandi,

impegnandosi nella lavorazione di acciaio

inox per l’arredo di negozi di ogni genere,

arrivando fino alla realizzazione di banchi

frigo, che venivano costruiti principalmente

nel periodo di chiusura del mulino,

anch’esso spostato accanto al nuovo stabilimento.

Il loro nome comincia a diffondersi

nelle zone limitrofe raggiungendo tutto il

Viterbese, la Sabina e Roma e vengono

così assunti anche i primi dipendenti. Il

capannone, che conta una superficie di

1.300 mq, viene diviso in diversi reparti:

taglio, assemblaggio, vetreria e verniciatura,

oltre alla sala mostra, dove la clientela

può visionare e scegliere il pezzo di suo

gradimento.

Nel 1984, i fratelli Sbarra, di comune

accordo, decidono di separarsi: Alfredo

continuerà con la gestione del frantoio,

Calisto invece porterà avanti l’attività dell’arredo

negozi, per la quale inizierà una

nuova epoca. Calisto è , adesso, maggior-

1962 - 2012. Festa per i 50 anni di una delle attivit leader

del settore scaffalature ed arredo negozi

mente incentivato a dar libero sfogo alle

sue nuove idee, rivoluzionando, così ,

tutte le linee di prodotti finora realizzati ed

ideando vetrine componibili a moduli di

varia lunghezza. Decide, inoltre, di ampliare

l’attività aprendola anche alla commercializzazione

di accessori per il completamento

dell’arredo dei negozi: registratori

di cassa, manichini e quant’altro. Calisto si

reca abitualmente alle fiere, dove è possibile

trovare tutte le novità del momento,

dalle quali poter prendere spunto per

nuove creazioni. Ed è così che poi,

immerso nel suo ambiente di lavoro, progetta

le sue idee, le disegna ed infine le

materializza. Per dirne una: lo scivolo per

le sigarette. Si tratta di uno scaffale leggermente

inclinato, munito di un peso

posto dietro i pacchetti in esposizione, con

la funzione di farli scorrere in avanti man

mano che vengono tolti.

Sempre più forte si fa lo spirito di espansione

che anima l’azienda, incentivato

anche dalle nuove tecnologie che stanno

prendendo sempre più piede, sia a livello

di macchinari sia a livello informatico,

tanto da essere quasi pionieri sotto questo

punto di vista. Si apre dunque un decennio

ricco di lavoro e di grande innovazione,

in cui Calisto è supportato in prima persona

dalla moglie Maria Lucia Fossicelli,

impegnata principalmente nel settore

amministrativo, e dal figlio Giantobia, a

partire dal 1992. Proprio nel ’91, infatti, si

decide di acquistare un nuovo terreno

industriale sul quale impiantare uno stabilimento

ancora più efficiente, spostandosi

da Corchiano, dove la tanto attesa zona

industriale sembrava ancora non voler

decollare, a Fabrica di Roma. E’ così che

si gettano le fondamenta di quella che è la

sede attuale dell’azienda Sbarra, in località

Quartaccio. Il destino, però , non per-

di Ermelinda Benedetti

Corchiano - Lo stabilimento Sbarra in Via Civita Castellana, nei primi anni ‘70.

Calisto Sbarra,

uno dei fratelli fondatori dell’azienda

mette a Calisto di veder realizzato il suo

nuovo, grande sogno, poiché , nel 1993,

verrà a mancare. Uomo di grande creatività

ed entusiasta del suo lavoro, il secondogenito

della famiglia Sbarra, con la

grande passione della pittura, da buon ex

allievo dell’Accademia delle Belle Arti di

Roma in Via Ripetta, lascia ai suoi cari un

ottimo ricordo, nonché un lungo cammino

da percorrere. Degno erede di suo padre

sarà , a tal proposito, il figlio Giantobia,

che porterà a termine i desideri rimasti

incompiuti del padre, riuscendo a gestire

egregiamente l’azienda di famiglia, grazie

anche all’occhio vigile della madre, sempre

al suo fianco.

Continua sul prossimo numero…


28

della Prof.ssa

Maria Cristina

Bigarelli

Una lampada dalla

calda luce illumina

un quaderno aperto,

una penna pronta

per incoraggiare a

scrivere un’emozione,

un sentimento,

un’idea, una briciola

di vita, un ricord

o … … “ C I V I T A

RICORDA PIERO” ha

reso omaggio ad un

grande Artista nella dedizione e nell’amore

che ha dimostrato e incarnato per tutto il

tempo della sua vita terrena. Vent’anni

sono trascorsi dal giorno in cui il Prof.

Ammannato, nonché Piero, il marito, il

padre e l’ uomo dal profondo riserbo, l’artista

dai toni umili e dalle abilità eccelse,

ha concluso il suo cammino nell’immanente.

LA MOSTRA, voluta dai figli, ha presentato

una Galleria di Opere uniche e irripetibili,

ha avuto luogo negli ambienti

della sala delle ex carcerette ristrutturata

dall’Amministrazione Comunale di Civita

Castellana, volta ad accogliere espressioni

d’arte e culturali come questa, aperta nel

periodo delle festività natalizie.

L’affetto dei civitonici e di quanti lo hanno

conosciuto è stato dimostrato dalla moltitudine

di persone presenti all’inaugurazione

del 23 dicembre, arricchita dalla squisitezza

e dalla sensibilità dei figli Marco e

Laura, desiderosi a voler mettere, ancora

una volta, sulla scena della contemporaneità

artistica quello che è stato motivo di

vita umana e pittorica del padre, dalla personalità

introversa, seppur pronta ad

esternare, a parlare con i colpi di pennello

di quell’umanità e di quei sentimenti che

ancora oggi si presentano validi, efficaci

ed eloquenti per un dialogo educativo

emozionale. Tra i visitatori ci sono stati

molti amici, rappresentanti del Comune,

personaggi del mondo dell’ Arte della

Tuscia che hanno ormai respiro nel panorama

contemporaneo internazionale.

Visitare l’esposizione ha significato per noi

cogliere i tratti di bravura di capolavori

rimasti in silenzio per lungo tempo e che in

questa location hanno avuto la rinnovata e

meritata considerazione. Le Opere di varia

misura e tecniche emergono dal contesto

e si distinguono per cromia in una danza

tematicamente ritmica, vagamente arcaica,

bucolica … nei fiori, nei paesaggi campestri,

nelle vacche maremmane, nei

Campo de’ fiori

PORTA D’INGRESSO NEL MONDO D’ARTE

DEL PROF. PIERO AMMANNATO

A VENT’ANNI DALLA SUA SCOMPARSA.

TRENT’ANNI DI PRODUZIONE PITTORICA TRA RISERBO E AMORE.

ritratti dei figli e

della moglie, entusiasta

dell’uomo e

dell’artista che

tanto ha fatto per

esibire le Opere…

Nelle barche dipinte

dal vero nei cantieri

portuali della Sicilia

emerge l’interiorità

e la profondità dell’oggetto

che diventa

quasi uno stato

d’animo. Nelle

immagini sacre

Piero vuole trasmettere

la sua

fede … un capolavoro

di cronaca

familiare plasmata

seguendo le intuizioni

e le semplici

metafore di un’esistenza

vissuta nel

silenzio interiore,

nella grazia di assaporare

le piccole,

importanti e irripetibili

emozioni del

vivere, dipinte su

supporti di tela suggerite

da brandelli e

cornici di felicità e

serenità interiori

emergenti dai più

cupi colori, sfocianti

in colpi di luce caravaggesca.

Momenti

di riflessione operosa

e di illuminazione

spirituale che

inneggiano all’esaltazione

delle forme,

all’uso del colore,

che talvolta sembra

nero, ma nero non

è … è attraverso

questo colore che si

può uscire dalla

sofferenza e innalzarsi,

facendo rimbalzare

agli occhi

del visitatore

momenti di grande

meditazione… l’uomo

appare poco in

alcuni dipinti di

Piero Ammannato,


Campo de’ fiori 29

perché è l’osservatore

e il catalizzatore

di una poesia pittorica

che vuole

essere segno e

significato della

realtà così com’è ,

senza elaborarla,

ma interpretandola,

cioè vivendola nel

gioco della mescolanza

dei toni, dei

colori, delle sfumature

delle emozioni

che il Pittore Piero

ha scandito in

modo del tutto

naturale, lineare ed

autentico, come

autentico e lineare

è stato il suo percorso

di uomo e di

artista in un’ apoteosi

di saggezza

semplice ed efficace

che dona al Cuore

della Mente il senso

e l’ideale di pace di

cui oggi, in questa

contemporaneità

tormentata, si sente

l’urgenza. L’uomo è

privilegiato nei

dipinti delle tappe

salienti della vita di

San Francesco, perché

rappresenta il

CIVITA RICORDA PIERO

sublime in tutta la sua semplicità ; nel

volto del Cristo morto, dalla cui sofferenza

traspare serenità …, appare uno stile

materico pastoso che sembra giocare sulle

tonalità basse dal nero al grigio, al verde,

ai cenni di blu accendendosi, quasi brancicando,

toccando qua e là , fondendosi

nella luce.

Una domanda: Chi ama, crea? Ecco che…

se un barlume di risposta risiede nella

Creazione Alta, allora potremmo osare

affermare che chi “crea” Arte è un po’

colui che, avendo ricevuto il Dono, è

responsabilmente creatore di riproduzioni

di schegge del Creato, ottenendo così , tra

un’Opera e l’altra, il privilegio di proporre

la bellezza degli “esseri” amati e creati!

Piero Ammannato attraverso l’Arte ha abilmente

operato per rendere il mondo

migliore, incoraggiando tanti talenti a

emergere, a esprimere le proprie emozioni

in una modernità sorprendente, perché

le immagini, gli oggetti, da lui dipinti non

sono lontani, ma tangibili e visibili.

Acquarelli, Opere in Olio su tela o in acrilico

“riscaldate” come diceva lui, con l’Olio…

per dipingere fino agli ultimi istanti della

sua esistenza, lasciando a Marco, a Laura

e anche a tutti noi un’Eredità fatta di

materia ricolma di ricchezza spirituale e

morale!

Grande successo per la mostra dedicata all’artista civitonico “Pierino” Ammannato

Piero Ammannato non ha certo bisogno di grandi presentazioni, almeno per i nostri lettori

di Civita Castellana. Molti civitonici hanno infatti avuto l’occasione di conoscere l’artista e

magari possiedono una o più opere da lui realizzate: olii su tela, acquarelli, tele dipinte con

colori acrilici, quelle degli ultimi anni. Piero, infatti, pur venendo a mancare prematuramente

a soli 56 anni, ha lasciato numerosissimi capolavori che riempiono le nostre pareti e spesso

quelle delle nostre chiese. A vent’anni dalla sua scomparsa i figli Marco e Laura hanno

voluto ardentemente una esposizione delle opere del loro padre per ricordarlo insieme agli

amici di Civita, ai parenti e agli artisti che lo hanno conosciuto. La mostra si è realizzata

anche grazie all’aiuto prezioso di una carissima amica di famiglia, l’artista Luisa Agostinelli

che ha messo a disposizione le sue competenze non solo strettamente pittoriche ma di organizzatrice

di eventi. La disponibilità dell’amministrazione comunale ha giocato un ruolo

determinante: il sindaco Angelelli, pur non avendo mai conosciuto Piero Ammannato, si è

mostrato entusiasta e ha compreso con grande sensibilità la necessità di tale manifestazione,

a tal punto da proporre una proroga al fine di accogliervi le scuole locali. E tutti gli

sforzi sono stati ovviamente ripagati dal notevole afflusso di persone che dal primo all’ultimo

giorno si sono lasciate trasportare dai colori delle tele e dal ricordo di Piero che riaffiorava.

Il giorno della inaugurazione la sala di via Vinciolino, le ex carcerette di Civita che il

comune ha sapientemente ristrutturato, gremiva di amici. Gli artisti civitonici della stessa

generazione di Piero sono stati i primi ad onorarlo con parole tenere di affetto, di simpatia e di stima. Altri ex allievi delle scuole medie

e poi anche colleghi insegnanti del prof. Ammannato, ne hanno ricordato gli aspetti umani come la semplicità , l’umiltà ed il senso dell’umorismo.

È stato un momento molto intenso quello dalla inaugurazione: aperto dalle semplici ma sentite parole del sindaco Angelelli

e chiuso da una breve ma emozionante esecuzione musicale del coro della cattedrale diretto da Laura Ammannato che con brani natalizi

ha voluto sottolineare come la ricorrenza della festività cristiana coincidesse con le date di nascita e di morte del proprio genitore.

Insomma una manifestazione nata all’insegna del ricordo spontaneo di un uomo prima che di un artista. E proprio i ricordi dei suoi amici

sono fissati sulla carta di un libro appoggiato su un tavolino nella sala centrale: chi ha voluto fermarsi a riflettere e a ripescare nel proprio

passato, un momento vissuto con Piero, lo ha fatto lasciandolo in quel libro che i figli hanno voluto per raccogliere quante più testimonianze

possibili sul proprio papà . Ed il nipote che ha solo tre anni, Lorenzo, avrà un domani qualcosa da sfogliare che gli parlerà

del nonno che non ha conosciuto.

Ermelinda Benedetti


30 Campo de’ fiori

di

Daniele Vessella

Coinvolgente ed entusiasmante! XV secolo. La Francia è

impegnata nella Guerra dei Cent’anni. Il regno è in

preda alla disperazione e il mondo è percorso dal caos

e dalla violenza. Il vile comandante di ventura Pierre, figlio

di un’epoca di disordine, durante i suoi saccheggi incontra

una ragazza misteriosa e il suo cuore ne rimane rapito.Il suo

nome è Jeanne d’Arc. Guidato dalla santità della ragazza,

Pierre si recherà al campo di battaglia che deciderà le sorti

della guerra con l’Inghilterra. (Trama tratta dal sito dell’editore.)

La storia è formata da 4 volumi che impostano la narrazione

sul punto di vista di Pierre, non sulla conosciuta Giovanna

D’Arco che riveste il ruolo di vera e propria comprimaria.

Questo permette agli autori di costruire

qualcosa di nuovo e di interessante, dove

spicca la personalità di Pierre che con il proseguimento

delle vicende si fa sempre più solida e,

per certi versi, inaspettata per un mercenario.

Nonostante le tante didascalie che potrebbero

uccidere un fumetto d’azione, si legge con piacere

e le didascalie non appesantiscono la lettura.

Imperdibile per chi cerca qualcosa di diverso.

Lascio l’indirizzo del mio blog:

http://danielevessella.blogspot.com/

“Il Fumetto”

LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA

MERCENARY PIERRE di Kenichi Sato e Takashi Noguchi

edito da J-Pop - 3 volumi, in corso

Lo scaltro comandante

Pierre, impegnato in

Francia nella Guerra

dei Cent’anni,

incontrerà una

giovane che cambierà il

suo cuore. Imperdibile

per chi cerca qualcosa

di diverso!

www.campodefiori.biz


In questo nuovo incontro

continuiamo il

nostro discorso sul

“bon ton” dell’apparecchiatura

della tavola

occupandoci dei piatti.

Il primo piatto da posizionare

a circa 1 cm

di Letizia Chilelli dall’orlo del tavolo,

sarà , quando si preferisce

non tenere vuoto lo spazio di fronte

al commensale, il sottopiatto che ha,

appunto, una funzione decorativa.

Questo piatto potrà essere di diversi

materiali: dalla plastica al vetro, dal metallo

al più pregiato argento e andrà lasciato

in tavola per tutto il tempo del pranzo.

Su questo piatto non vanno sovrapposti

piatti con lo stesso diametro, ma con

dimensione più piccola.

A sinistra di questo piatto, precisamente

nella parte alta, verrà apparecchiato il

piatto per il pane e se servito il burro,

in questo caso sull’orlo del piatto si posizionerà

un coltello da dessert con la lama

rivolta verso il centro del piatto.

Sul sottopiatto si poserà il piatto che

verrà utilizzato per la prima portata,

se si servirà , ad esempio una minestra in

brodo, i piatti che si posizioneranno saranno,

però , due il piatto fondo e quello

piano della stessa dimensione.

Se si servirà una pasta asciutta ma non un

antipasto posizioneremo, invece del sottopiatto,

il piatto grande o da carne (che

verrà apparecchiato quando il piatto piccolo

verrà portato in cucina), in questo

modo sarà la base del piccolo piatto da

portata.

Se il cibo verrà preparato su piatti grandi,

assolutamente non apparecchieremo il

sottopiatto in modo da evitare così la

sovrapposizione di due piatti di egual

dimensione, in questo caso, lo spazio

davanti al commensale sarà occupato dal

tovagliolo.

Anche in presenza di grandi piatti piani o

fondi (senza piatto di presentazione) si

può disporre il tovagliolo sul piatto, anche

Campo de’ fiori 35

L’angolo del Bon Ton

I Piatti

se è ormai più consueto mettere il tovagliolo

alla destra del piatto, direttamente

sulla tovaglia, ricordando di mettere in evidenza

e quindi verso il commensale, eventuali

disegni o monogrammi.

Regola a cui non si può disobbedire è

quella che prevede che il sottopiatto non

sia assolutamente coperto dal tovagliolo,

che verrà anche in questo caso posizionato

alla destra del piatto.

Ricapitoliamo quindi i piatti:

- Piatto di presentazione o sottopiatto che

va da un minimo di 25-26 cm, ma anche di

più, di diametro;

- Piatto piano grande anche denominato

piatto da carne con diametro di 24-25 cm;

- piatto fondo, da usare per le minestre in

brodo, ha di solito lo stesso diametro del

piatto grande;

- Piatto da frutta o da dessert di 21 cm di

diametro per il sevizio di antipasti, frutta,

dolci o formaggi;

- Piatto per il pane con 18 cm di diametro.

Come sempre, prima di lasciarci ecco la

mia consueta nota di colore!

I più antichi esempi di piatti in ceramica a

noi noti risalgono al Neolitico Europeo (III

millennio a.C.); il piatto è privo di corona,

la forma si avvicina a quella di una bassa

ciotola. Nella ceramica greca il tipo è

documentato dall’VIII sec. a.C. con decorazioni

nei vari stili e tecniche. Nel periodo

Ellenistico e Tardo Antico si hanno preziosi

piatti in oro e argento ornati a rilievo,

con carattere più di oggetti decorativi che

di vasellame d’uso.

Dal Medioevo in poi grandissima è la

varietà della decorazione, secondo i diversi

stili della ceramica; per quanto riguarda

la forma, importante è la comparsa, nel

XV sec. della corona ondulata ad anse,

destinata a grande fortuna fino a tutto il

periodo rococcò .

Bibliografia (La mia cucina ed Enciclopedia

Universale Fabbri Editori).


36 Campo de’ fiori

La mestizia ed il dolore

per la morte di una

persona cara sono

sempre molto grandi,

ma più forte ancora è

stata la sensazione di

stordimento e di vuoto

quando ho appreso

di Sandro Anselmi della morte di zio

Paolino.

Marito di zia Rosa, sorella di mio padre, e

padre dei miei cugini, Ivo e Roberto, con i

quali sono cresciuto ed ho condiviso buona

parte della mia vita, quest’uomo ha lasciato

profonde tracce nella mia vita e da lui

ho appreso tantissime cose.

Ho milioni di ricordi poichè è stato nella

mia vita fin dalla nascita.

Sul numero passato di Campo de’ fiori

avevo raccontato della nostra comune

passione per la musica e di me che, da

bambino, suonavo l’armonica, ma non

avevo detto di avergliene regalata una

qualche anno fa.

Con essa passava ore spensierate suonando

canzoni della sua gioventù, non

potendo più suonare, per via dell’età ,

la sua fisarmonica di madreperla nera

che aveva riposto nella vecchia valigia.

Quella fisarmonica dalla quale avevo

ascoltato le prime canzoni, le più belle

in assoluto di tutta la mia vita.

Quasi tutte le sere veniva a trovarci, e

annunciandosi con il suo solito fischio,

entrava per scambiare due chiacchiere

e bere un bicchiere di vino con mio

padre.

Io restavo affascinato dal suo modo

calmo di parlare, dal suo fare scherzoso

ed allegro e gioivo nel poter recitare

a voce alta le poesie da imparare

per il giorno dopo, mentre s’era tutti lì

al caldo del fuoco.

Quando poi ci lasciava per tornare a

Una “Fabrica” di ricordi

Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma

ZioPaolino, la fisarmonica e le stelle

casa, io lo accompagnavo per un tratto, e

noncuranti del freddo, nel vento secco,

con i baveri alzati, guardavamo il cielo

stellato per cercare l’Orsa Maggiore, l’Orsa

Minore e la Stella Polare.

Quanto era grande e lontano quel cielo

che si muoveva su di noi, quanto silenzio

lassù!!

Era talmente amico di mio padre che li

ricordo ancora lavorare, scherzare ed

anche giocare insieme, come sfidarsi a

correre con noi.

Era emozionante quando da bambino mi

sollevava sulle braccia facendo finta di lanciarmi

in alto per poi riportarmi sicuro a

terra. Questo era un gioco che piaceva

anche ai miei cugini ed allora ci avvicendavamo

nella richiesta dei bis, e lui, accondiscendente,

usava sempre la solita, sim-

Fabrica di Roma - 1945. Zio Paolino in Via della Mola

Fabrica di Roma -1941. Zio Paolino alla Cassaccia

patica espressione: “forza bamboli, sotto

un altro!”.

Quanti bei giorni ho passato in quegli anni

nel casale della Cassaccia dove lui era nato

ed aveva abitato, e quanti giochi nuovi

scoprivo al contatto con la natura: andare

a gamberi nel fosso, arrampicarsi con una

corda sugli alberi, pompare l’acqua dal

pozzo, saltare dal tetto del casaletto e poi

assaporare le minestre speciali di zia Rosa

e le calde patate a tocchetti, tanto che mia

madre era gelosa delle mie preferenze per

quelle piccole scorpacciate.

Quante immagini mi tornano alla mente,

ma se guardo ancora il cielo, io vedo lo

stesso di tanti anni fa, la via lattea con le

sue stelle e adesso, in quell’eterno firmamento,

zio Paolino che passeggia lento

con mio padre, mio fratello, zia Rosa e

tanti, tanti altri cari che non ci sono più.

Ora si siede su un tappeto d’argento, e

con la fisarmonica suona alla luna la sua

serenata……

Dolci tipici di

Carnevale


di Arnaldo Ricci

arnaldo_ric@yahoo.it

Come appare

nella

lista, il

cognome più

diffuso a Rignano

Flaminio è

Magalotti.

Adesso vediamo la

diffusione e la dislocazione

a livello

nazionale.

Magalotti: (presente in soli 71

comuni d’Italia) esso è maggiormente

diffuso nel Lazio e nelle Marche; è scarsamente

presente o addirittura assente nelle

altre regioni. In particolare, non si registrano

presenze: In Val d’Aosta,

Piemonte, Trentino Alto Adige, Molise,

Puglia e Sicilia. Dalla ricerca effettuata è

risultato originario di Pesaro nelle Marche.

Astolfi: (presente in 467 comuni

d’Italia) esso è omogeneamente diffuso

in tutta l’Italia centro settentrionale e più

scarsamente in quella meridionale ed

isole. In particolare nel Molise è totalmen-

Campo de’ fiori 37

La rubrica dei cognomi

LA MOSTRA DI

ANGUILLARA

L’artista Pietro Sarandrea il 10 dicembre

2011 ha inaugurato una mostra nella

galleria d’antiquariato “IL TEMPIO

ANTICO OGGI” ad Anguillara, esponendo

le opere dell’ultimo periodo. I

suoi dipinti gestuali di stile astrattoinformale

formano un bellissimo gioco

di colori e si collocano perfettamente

anche in ambientazioni antiche. Le raffigurazioni,

che sono il risultato di una

ricerca interiore sempre più profonda,

presentano situazioni, mondi fantastici,

a volte onirici con una luce intensa,

viva. Pietro Sarandrea è un artista a

360 gradi sempre con nuove idee e

sperimentazioni. Il suo studio sul colore

lo stimola in continuazione, portandolo

a formulare nuovi progetti e creazioni

diverse, uniche; il suo stile si evolve

in continuazione seguendo le vibrazioni

dei colori, apportando un suo supporto

e la sua concezione dell’universo

nella storia dell’arte contemporanea.

DOTT. PAOLA LAMONICA

I cinque Cognomi

più diffusi a

Rignano Flaminio

Tali cognomi, in ordine

di diffusione, sono i seguenti:

1° Magalotti

2° Astolfi

3° Belli

4° Rocchi

5° De Angelis

te assente; non si è potuta evincere la

regione di origine del cognome ma essa è

comunque da circoscrivere all’interno del

territorio che comprende Lazio , Marche

ed Abruzzo.

Belli: (presente in 962 comuni

d’Italia) mediamente diffuso in tutta

l’Italia centro-settentrionale; scarsamente

Pietro Sarandrea: tra mostre e proteste

in quella meridionale; non esiste comunque

regione dove esso non sia presente.

Con molta probabilità la sua origine è

laziale.

Rocchi: (presente in 867 comuni

d’Italia) le caratteristiche di questo

cognome, sono esattamente simili a quello

precedente, con la sola eccezione che

esso è totalmente assente in Basilicata!

De Angelis (presente in ben 1413

comuni d’Italia) esso è massicciamente

presente nell’Italia centrale ed in

Campania; nel resto del territorio nazionale

è omogeneamente diffuso con minor

intensità ; in particolare non esiste regione

dove esso non sia presente e la sua origine

è circoscritta nel territorio di Lazio e

Campania.

Seguirà sul prossimo numero lo stesso

studio per il comune di Caprarola.

LA PROTESTA NELLA CHIESA

DI SAN FRANCESCO A CAPRANICA

Se è vero che l’arte è provocazione e contestazione l’artista Pietro Sarandrea è riuscito

benissimo ad raggiungere tale fine. Nel corso dell’evento “Natale a Capranica 2011” alla

Chiesa romanica di S. Francesco, mentre stava esponendo in collettiva si è verificata una

situazione molto sgradevole. Le sue opere sono state spostate per fare posto ad un’altra

manifestazione musicale, contravvenendo alle promesse e assicurazioni fatte dal comune di

Capranica. Pietro Sarandrea, memore di un’altra spiacevole situazione avvenuta durante una

sua precedente mostra personale, sempre alla Chiesa di S. Francesco, dove si è visto letteralmente

invaso per fare posto ad un’altra iniziativa musicale, che gli ha causato gravi disagi,

decide di capovolgere le grate dove erano appesi i quadri, facendo così intravedere solo

la parte posteriore delle opere, e accatasta alla rinfusa altro materiale di sua proprietà sotto

le grate. Questa sua contestazione verso un atteggiamento poco rispettoso nei riguardi degli

artisti, provoca prima un malumore negli organizzatori della manifestazione musicale, poi,

invece, questa provocazione acquista le caratteristiche di una vera opera d’ istallazione concettuale.

Questo movimento di protesta coinvolge

anche

l’interesse di

molti visitatori

che apprezzano

il coraggio

dell’ artista.

DOTT. Paola

Lamonica


38

Campo de’ fiori

Per ricordare Silvia Quattrini Ferrelli

Silvia Quattrini Ferrelli

in una recente foto

Come è noto, il 10 giugno 1940, l’Italia

dichiarò guerra alle democrazie occidentali.

La famiglia Quattrini, come già detto nella

prima parte di questa storia, abitava molto

vicino (circa 400 metri) alla ferrovia Roma

– Firenze, sulla quale transitavano numerosi

treni che trasportavano militari; le

così dette tradotte. Spesso queste tradotte,

venivano fatte sostare, anche per delle

ore, nelle vicinanze delle stazioni, per dare

la precedenza ai treni passeggeri oppure a

quelli che trasportavano materiali bellici.

La casa di Silvia era a poche centinaia di

metri dalla stazione di Gallese; le tradotte

venivano fatte sostare proprio di fronte.

Durante la giornata, si verificavano frequentemente

visite di soldati che chiedevano

acqua ma anche cibo. La famiglia

Quattrini non negava mai niente a questi

giovani militari che andavano in guerra.

Zio Oreste ed il fratello “ Rico” dicevano,

tramite una tipica espressione idiomatica

marchigiana: ….” finchè c’è , c’è , ed è per

chi ha bisogno.”

Poi arrivò la fatidica data dell’8 settembre

1943 (Silvia aveva 12 anni) e su quella ferrovia

iniziarono a transitare frequentissimi

treni colmi di soldati tedeschi e materiale

bellico mai visto prima ed in grandi quantità

(modernissimi carri armati, strane

camionette e grossi camion).

Silvia, con il fratello Arnaldo e la sorella

Nella nonché la cugina Amorina e il cugino

Ennio, guardavano con stupore tutto

questo movimento di uomini e mezzi tedeschi

a bordo dei treni.

Anche questi militari in sosta venivano a

chiedere acqua ed uova, che Zio Oreste

non negava a nessuno. I tedeschi, come

raccontava mio zio, volevano pagare quel-

( seconda parte )

lo che ricevevano ma il papà di Silvia non

accettava di essere pagato; per sdebitarsi,

questi giovani militari, offrivano quello che

avevano in abbondanza, cioè marmellata.

Verso la famiglia Quattrini, i militari tedeschi

si comportarono sempre con rispetto

ed educazione; chiamavano mia zia Ida

mamma.

Come, in un suo libro, afferma Nicola

Sinopoli - classe 1921 e decorato con la

croce di guerra in Russia, scrittore di fama

nazionale che ho l’onore di avere come

caro amico ”………Noi che la guerra l’abbiamo

combattuta, sappiamo che essa è

imprevedibile, illogica ed incomprensibile…..”

infatti, a pochi chilometri da

Gallese, precisamente a Vignanello, gli

stessi soldati tedeschi passarono per le

armi decine di cittadini innocenti; per rappresaglia,

a seguito dell’uccisione di un

loro militare. I nominativi dei cittadini uccisi

sono scritti, anzi scolpiti, su una lapide

posta all’ingresso del comune entrando

dall’entrata principale sulla destra.

Zio Oreste affermava: “…. i tedeschi erano

rispettosi ed educati con la popolazione

pacifica ma terribilmente violenti con quelli

che li contrastavano…”.

Il papà di Silvia, essendo nato nel 1901,

faceva parte di quelle fortunate classi (nati

fra il 1901 e 1904 compreso) che non furono

chiamate a combattere né durante la

prima né durante la seconda guerra mondiale.

La mamma Ida aveva invece due fratelli in

guerra, Mario e Fiorino; rischiava anche

che il figlio Arnaldo fosse chiamato alle

armi, se la guerra fosse terminata qualche

mese più tardi dell’aprile 1945. Purtroppo

come vedremo più avanti, Arnaldo, non

sarebbe mai stato chiamato alle armi,

anche se la guerra si fosse protratta per

altri mesi o anni!

Voglio descrivere un episodio che si raccontava

spesso a casa di Silvia e che

destava in me uno speciale interesse fin

da ragazzino, quando lo ascoltai per la

prima volta.

Ore 10.22 di Domenica 29 agosto

1943; Silvia con tutta la sua famiglia ed i

suoi due cugini, stava rientrando a casa

dalla messa domenicale a bordo della biga

condotta dal papà ; avevano appena transitato

sul ponte che sovrasta la ferrovia

(poche centinaia di metri dalla propria abitazione)

quando all’improvviso cominciarono

a sparare i primi colpi dalla postazione

antiaerea italo-tedesca ubicata accanto

alla stazione di Gallese scalo. Zio Oreste

non si curò più di tanto dell’episodio, per-

ché spesso questa postazione sparava per

alcuni secondi al fine di provare le armi;

però , questa volta, i secondi diventarono

minuti e la postazione non interrompeva il

fuoco; zio Oreste, d’istinto accelerò l’andatura

del cavallo che tirava la biga. In

lontananza si sentivano a tratti suonare le

sirene d’allarme ma essendo la prima volta

che si udivano questi suoni, non si capiva

bene cosa stava succedendo. Appena

pochi secondi dopo, arrivati a casa, Silvia

alzò gli occhi al cielo perché sentiva un

rombo sconosciuto ed assordante che

sovrastava tutta la campagna circostante.

Alzando gli occhi, Silvia e tutti i componenti

della famiglia Quattrini, notarono in

cielo una grande quantità di aerei mai visti

prima; diceva Silvia che per loro ragazzi,

era uno spettacolo! Zio Oreste capì immediatamente

tutto! E gridò : “Non entrate in

casa, allontaniamoci nei campi…..questi

vanno a bombardare Orte!”

Gallese 1942 - Comunione di Silvia ed

Amorina – da sinistra: Amorina, Silvia,

Maria Allegrini, madrina di Silvia nonché

moglie di Mario Marinozzi.

…….Fine seconda parte…..

Arnaldo Ricci


Campo de’ fiori 39

Nasce la scuola pubblica

Nel 1860 il conte Gabrio Casati elaboròuna legge istituita dal parlamento Piemontese,

con lo scopo di strappare al clero l’egemonia nel campo dell’istruzione e garantirme

l’unitarietà e la gratuità, con l’obbligo del primo biennio elementare.

di Francesca

Pelinga

Con la parola scuola si

indica un’istituzione

destinata all’educazione

e alla formazione di

studenti sotto la giuda

di varie figure professionali

appartenenti al

settore dei lavoratori

della conoscenza; ma

come nacque la scuola

pubblica in Italia? Nel

1860 il conte Gabrio

Casati elaborò una legge istituita dal parlamento

Piemontese, che aveva lo scopo

di strappare al clero l’egemonia nel campo

dell’istruzione. La legge Casati riguardava

l’unitarietà e la gratuità dell’istruzione elementare

e sancì l’obbligo del primo biennio

dell’istruzione elementare poichè

secondo i dati Istat nel 1861 l’analfabetismo

in Italia era del 74 per cento maschile

e l’84 per cento femminile, con punte

del 95 per cento nell’Italia meridionale.

L’istruzione, che veniva data in tutti i

Comuni, era obbligatoria nel grado inferiore

di due anni. In prima classe, secondo il

metodo sillabico che aveva sostituito l’antico

metodo alfabetico, si usava il sillabario.

Il grado superiore di altri due anni era

obbligatorio nei Comuni con una popolazione

di almeno 4.000 abitanti. Purtroppo,

però , non c’erano sanzioni contro quei

genitori che non rispettavano l’obbligatorietà

. Il numero massimo di alunni arrivava

ad oltre settanta unità per ogni classe,i

maestri elementari venivano assunti dai

Comuni che gestivano la scuola e dopo un

periodo di prova potevano essere riconfermati

o licenziati. Nel 1867 la legge

Oppino elevò la durata del grado superiore

dell’istruzione elementare a tre anni e

l’obbligo dai sei a nove anni d’età . Nel

1904 la legge Orlando estese l’obbligo dai

9 ai 12 anni d’età ; le scuole elementari

erano affidate alla gestione dei Comuni

che quindi si dovettero attivare per istituire

scuole con almeno la quarta elementare,

nonché di assistere gli alunni più

Civita Castellana - anno scolastico 1931 - classe III elementare. Foto della Sig.ra Letizia Caprari

poveri, e per questo lo stato elargì fondi

ai Comuni che avevano bilanci modesti. Gli

effetti tuttavia non furono quelli desiderati:

i contributi statali si rivelarono ben presto

inadeguati e ciò impedì l’istituzione

delle scuole che necessitavano. Quattro

milioni e mezzo erano i bambini che avevano

l’obbligo di andare a scuola ma erano

appena due milioni e settecentomila quelli

che la frequentavano. Gli organi locali

della scuola erano il Rettore per l’università

in ogni capoluogo di provincia, il

Provveditore agli studi per l’istruzione

secondaria e l’Ispettore Scolastico per l’istruzione

elementare. In ogni provincia

era inoltre istituito un Consiglio Provinciale

Scolastico presieduto dal Provveditore agli

studi e composto dall’Ispettore Scolastico,

dal Preside del Liceo, dai Direttori del

Ginnasio, delle scuole e istituti tecnici,

nonché dai membri nominati dalla deputazione

provinciale (attuale giunta provinciale)

e dal comune capoluogo di provincia.

Nel 1911 con la legge Credaro si effettuò

una revisione generale della struttura

della scuola elementare, e sia pure con

estrema gradualità il passaggio allo Stato

delle competenze e delle funzioni dei

Comuni in materia di gestioni delle scuole,

i quali non riuscivano a fronteggiare le

spese per il mantenimento. Le scuole elementari

dei capoluoghi di provincia e di

circondario, furono lasciate alla gestione

comunale, mentre quelle degli altri comuni

passarono all’amministrazione scolastica

provinciale, organo elettivo, presieduto dal

Provveditore agli studi. Vennero istituiti i

Circoli di Direzione Didattica, con a capo

un Direttore, nominato per concorso e

chiamato Vice-ispettore. La legge Credaro,

poi, prevedeva nel bilancio dello Stato

stanziamenti a vari fini: per l’apertura di

nuove scuole, per l’edilizia scolastica; stabiliva

l’obbligo per ciascun Comune di istituire

il Patronato Scolastico come ente di

diritto pubblico gestito da un consiglio di

amministrazione, lo scopo dell’istituzione

era principalmente quello di provvedere

alla refezione degli alunni poveri, alla concessione

di sussidi per l’acquisto di vestiti

e di calzature, alla distribuzione di libri di

testo, quaderni e cancelleria, organizzare

doposcuola e colonie marine e montane,

istituire scuole serali e festive per adulti

analfabeti.


40 Campo de’ fiori

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“Informare è agire”: consegnato il premio giornalistico a Bianca Berlinguer

Da sx: il sindaco Angelelli, il segretario della Femca Cisl

Gigli, la giornalista Berlinguer, il segretario generali della

ilctem Cgil Morselli e della Uilcem Pascucci

L’Anno della Ceramica di Civita Castellana ha salutato la cittadinanza con

l’ultimo appuntamento del 2011 organizzato dall’Amministrazione comunale:

il dibattito “Emergenza lavoro: informare è agire”. Gli ospiti illustri del

convegno sul tema del lavoro sono stati i segretari generali della Filctem

Cgil, Alberto Morselli, della Femca Cisl, Sergio Gigli, della Uilcem, Augusto

Pascucci, e la direttrice del Tg3, la giornalista Bianca Berlinguer.

Moderatore del dibattito del 15 dicembre è stato il segretario

dell’Associazione Stampa Romana, Paolo Butturini.

“Ringrazio i nostri ospiti – ha dichiarato il sindaco di Civita Castellana,

Gianluca Angelelli – che ci permettono di dare a Civita Castellana la rilevanza

che merita anche sui media. Gli operai del nostro distretto, che soffrono

da diversi anni in maniera pesante di una emergenza lavoro gravissima,

con la perdita di migliaia di occupati e la cassa integrazione che

riguarda quasi tutte le aziende, non sono abituati a salire sui tetti delle fab-

briche per farsi sentire. Ma hanno diritto ad avere la visibilità e il rispetto che merita il distretto industriale più importante del Lazio”.

Ciascuno dei presenti è stato sollecitato da Butturini ad intervenire in merito alla situazione economica italiana, ai provvedimenti

attuati dal governo su pensioni e tasse e sul tema specifico dei contratti di lavoro.

“Perdere il lavoro – ha affermato la giornalista Bianca Berlinguer – è secondo me una delle disgrazie più grandi che possano capitare.

Negli ultimi anni si è cercato in ogni modo di far finta che non ci fosse la crisi e i telegiornali sono stati riempiti di cronaca rosa.

Da quando io sono alla direzione del Tg3 ho cercato invece di eliminare la parte più leggera per dare spazio a tematiche sociali ed

economiche e i telespettatori ci hanno premiato”.

Alla conclusione del dibattito, la giornalista Bianca Berlinguer ha ricevuto il premio “Informare è agire” donatole dal sindaco, Gianluca

Angelelli, come riconoscimento per il suo impegno nell’affrontare le tematiche sociali e del lavoro nel Tg3 Rai da lei diretto.

Sotto la sua direzione – recita la motivazione - il Tg3 ha raggiunto lo share più alto di tutti i telegiornali nazionali della Rai per l’alta

qualità raggiunta nel raccontare le vicende del nostro paese. Alla valutazione positiva dei telespettatori si aggiunge quella unanime

dell’Amministrazione comunale di Civita Castellana a nome di tutta la città della ceramica.

AUGURI AL NOSTRO VESCOVO S. E. MONS. ROMANO ROSSI

PER L’ANNIVERSARIO DELLA SUA ORDINAZIONE EPISCOPALE AVVENUTA IL

12 GENNAIO 2008

IL VESCOVO: DONO INDISPENSABILE PER LA CHIESA

La Diocesi di Civita Castellana si unisce attorno al Vescovo Romano Rossi nel quarto

anniversario della sua ordinazione episcopale, con affetto e in comunione di preghiera.

L’ordinazione Episcopale ha avuto luogo il 12 gennaio 2008 alle ore 16.30, nella Basilica di San

Giovanni in Laterano a Roma, presieduta dal Card. Camillo Ruini, conconsacranti l’arcivescovo di

Cagliari, S. E. Mons. Giuseppe Mani, già ausiliare a Roma e Rettore del Pontificio Seminario

Maggiore e S. E. Mons. Divo Zadi, Vescovo emerito di Civita Castellana.Presenti all’ordinazione episcopale:

1 Cardinale, 24 Vescovi, tra cui un ortodosso, 150 Presbiteri, 30 Diaconi e circa 4.000 fedeli

della Diocesi di Roma e della Diocesi di Civita Castellana.Al Vescovo “buon pastore” Romano,

gli auguri più sinceri per un fecondo ministero ancora in mezzo a noi.

SANT’ANTONIO ABATE: benedizione degli animali e festa a Fabrica di Roma

FABRICA DI ROMA -

Lodevole l’iniziativa al Centro

Ippico in località Quartaccio,

di domenica 22 gennaio,

svoltasi in occasione dei

Festeggiamenti in onore di S.

Antonio Abate, organizzata

dall’Associazione Il Mio

Angelo. La manifestazione è

stata realizzata con la collaborazione

del Comune di

Fabrica di Roma e

dell’Associazione Ippica

Falisca.

Nell’arco della mattinata, grandi e piccini hanno potuto gustare la tradizionale ricotta, preparata al momento, direttamente sul posto,

assistendo alle varie fasi di lavorazione della stessa. A seguire, il parroco di Fabrica, Don Chicco, ha celebrato la messa con benedizione

finale di tutti gli animali. Presenti alla cerimonia erano il sindaco Scarnati, sempre partecipe alle iniziative culturali proposte ed

organizzate dai cittadini, il vicesindaco Cimarra ed un cospicuo numero di Consiglieri.

L’iniziativa, si è conclusa con un pranzo a base di prodotti tipici.

In molti si sono recati al Centro Ippico con i loro amici a quattro zampe per la gioia, in particolare, dei più piccini che hanno riassaporato,

almeno per un giorno la vita all’aria aperta e il contatto con la natura e gli animali. Infatti, grazie all’ Associazione Il Mio

Angelo, alcuni di loro hanno avuto la possibilità di andare a cavallo, vivendo un’esperienza diversa e sicuramente piena di emozione.


Campo de’ fiori 41

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Falerii Novi: importante scoperta archeologica.

Trovati tre antichi elementi architettonici romani

FABRICA DI ROMA – Un’importante scoperta archeologica è stata portata a termine nei pressi

di Falerii Novi, in un tratto particolarmente impervio lungo la sponda del Rio Purgatorio.

Alcuni pregevoli elementi architettonici d’epoca romana, individuati durante una ricognizione

del territorio dell’Associazione Argilla, in concomitanza con una visita di un gruppo di studenti

e architetti provenienti da Zurigo, sono stati recuperati dal Comune di Fabrica di Roma.

L’amministrazione del sindaco Mario Scarnati, a dimostrazione del costante impegno e sensibilità

verso il patrimonio storico e naturalistico, dopo aver prontamente segnalato la scoperta

archeologica alla competente Soprintendenza, ha prima pianificato l’intervento e poi, giovedì

29 Dicembre, recuperato i preziosi reperti. Il tutto si è svolto con la vigilanza del personale

tecnico della Soprintendenza. “Sono tre elementi architettonici – commenta la dott.ssa

Laura Caretta, presente insieme a Egidio Badini alle fasi del recupero – uno in peperino

e due in tufo, molto probabilmente appartenenti all’apparato decorativo di uno

dei grandi monumenti funerari che fiancheggiavano la Via Amerina presso il ponte

romano sul Rio Purgatorio, proprio di fronte alle mura di Falerii Novi. I reperti, di particolare

pregio – spiega la Caretta, assistente tecnico della Soprintendenza per i Beni

Archeologici dell’Etruria Meridionale – sono il rocchio di colonna in peperino con il

fusto a scanalature e parte di una cornice modanata in tufo.

La datazione dei reperti può essere collocata indicativamente nella prima

età Imperiale Romana. Quello che oggi è stato recuperato (dopo essere stato

ripulito e studiato, ndr), sarà poi esposto all’interno della chiesa di S. Maria in Falleri”.

La rimozione è stata gestita da una squadra di operai della “Cooperativa Tricolore” di

Fabrica di Roma, ai quali va il nostro sentito ringraziamento per essersi prodigati in

questa delicata operazione.

Dopo aver rimosso gli elementi in tufo, completamente ricoperti dal muschio, il trasporto del fusto di colonna, parzialmente interrato

(oltre trecento kg di peso, lungo circa un metro e mezzo e del diametro di circa un metro), è stato particolarmente impegnativo.

Durante le fasi del recupero era presente il consigliere delegato al Patrimonio e alla valorizzazione dei Beni Artistici e Archeologici di

Fabrica di Roma, Sigismondo Sciarrini e la storica dell’arte dott.ssa Francesca Patrizi.

“Dopo la segnalazione – commenta Sciarrini – ho subito effettuato un sopralluogo sul posto e mi sono preoccupato delle incombenze

utili alle necessità del caso.

Infine, insieme alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, abbiamo concordato tempi e modalità per la rimozione

di queste importanti testimonianze archeologiche. Dopo questa scoperta – commenta soddisfatto il cons. delegato Sciarrini – il

nostro impegno, in piena collaborazione con la Soprintendenza, sarà ancora più incisivo. La tutela, salvaguardia e valorizzazione dell’area

storico/archeologica e naturalistica della Via Amerina e della città romana di Falerii Novi, infatti, è uno degli obiettivi più importanti

dell’amministrazione Scarnati”. A breve si stabilirà la collocazione definitiva della colonna ma si prevede una sua sistemazione

nel contesto della realtà archeologica di Falerii Novi.

Raniero Pedica

La Frustica di Faleria alla conquista dell’ ASIA

Dopo le splendide trasferte della scorso anno, il tour in Germania, il carnevale

di Acireale, la bellissima trasferta di Murcia (Spagna) seguita da

oltre un milione di persone. La banda musicale folk “La FRUSTICA” si è

fatta conoscere negli anni in tutta Europa partecipando ai vari musikparade

e sfilate, in Germania, Spagna, alle 25 volte della Francia, negli USA

con il Columbus Day, di cui ha partecipato per ben 2 volte, e tutta Italia.

Il 2012 è considerato l’anno della Frustica.

Questo gruppo nato da vent’anni, ha avuto anche un cambiamento radicale

con l’introduzione di coreografie e meccanismi contornati da musiche

simpaticissime nei vari stadi d’Europa.

Il 2012 inizia con il Botto! Il bellissimo CAPODANNO CINESE ad Honk

kong dal 20 al 27 Gennaio, la frustica è stata chiamata a rappresentare

l’Italia e l’ Europa e sfilerà in parata per le strade di questa grande metropoli

in diretta televisiva in mondovisione per il cambio tra l’anno del CONI-

GLIO e quello del DRAGO.

Il 12 Febbraio si esibirà al carnevale di Casteverde di Lunghezza (Roma)

Il 19 Febbraio “Carnevale e non solo” una bellissima kermesse dedicata ai bambini down alla zona Sapienza (Roma)

Martedì 21 Febbraio la Frustica tornerà nella provincia di Viterbo, esattamente al carnevale di Nepi (VT)

Il 25-26 Febbraio sarà la volta del Carnevale di CHALON SUR SAONE, circa 100 Km a nord di Lione (Francia)

Il 24-25 Marzo parteciperà all’edizione 2012 di Sanremo in fiore in diretta televisiva per la sfilata dei carri a Sanremo (IM)

Il 20-28 Agosto, Spagna! La Frustica si imbarcherà su una nave da crociera e si esibirà alla decima edizione di Bande musicali a

Torrevieja, coinvolgendo anche la banda musicale Severini Brasilino di Faleria.

Il 13-14 Ottobre, rappresenterà ancora una volta l’Italia ad Anversa, vicino Bruxelles (Belgio) per delle bellissime esibizioni in competizione

con gruppi da tutto il mondo.

Quindi 2012 da incorniciare per questo gruppo Italianissimo e soprattutto Viterbese!

Auguri Frustica!!!

Fausto Ranieri


42

Campo de’ fiori

S NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NEWS NE

Campo de’ fiori in arte news

... Un dicembre 2011 vissuto con vivace

attenzione, partecipando agli eventi

nel centro storico, organizzati dal CNN.

Dopo “Giocando per le vie del centro

storico”...”Le vetrine viventi”.

Ecco un momento dell’evento all’interno

della mostra collettiva del Group in

Art’è in Corso Bruno Buozzi. Gli artisti

del gruppo stanno mettendo a punto

delle inziative volte a valorizzare la storicità

della nostra bella cittadina.

LE PROPOSTE EDITORIALI DELLE COLLANE DI CAMPO DE’ FIORI

Il bullismo. Come riconoscerlo e combatterlo

è un libro unico nel suo genere.

Un manuale guida per cercare di arginare questo

male dilagante!

E’ possibile averne una copia acquistandolo nelle librerie

della zona, nelle edicole o presso la nostra redazione.

Potete anche ordinarlo versando l’importo di 10.00,

sul c/c postale n. 42315580,

intestato ad Associazione Accademia Internazionale d’Italia.

E’ un’occasione da non perdere, soprattutto per gli insegnanti, che possono inserirlo

nel P.O.F. d’Istituto e nella programmazione educativa annuale del docente, ma anche

per i genitori e per tutti gli educatori sociali.

Nuove

elezioni per il

Consorzio delle

Pro Loco del viterbese

E’ Gabriele Aleandri, già a capo della

Pro Loco di Civita Castellana, il nuovo presidente

del Consorzio delle Pro Loco della Tuscia.

Le Pro Loco facenti parte del Consorzio sono quelle

di Tuscania, Ronciglione, Marta, Montefiascone,

Acquapendente, Monteromano, Corchiano,

Bagnaia, Orte, Monterosi, Oriolo Romano, San

Lorenzo Nuovo, Gradoli ed Onano. Il primo obiettivo

è quello del Carnevale provinciale 2012.

INTITOLATA A MARIA CHIARA SEGATO LA BIBLIOTECA COMUNALE DI CORCHIANO

Sabato 17 dicembre, in prossimità del secondo anniversario

della scomparsa di Maria Chiara Segato, l’Associazione

Arnies non profit di cui era Presidente ed oggi seguita dalla

mamma Geltrude, è stata organizzata, nella Sala Consiliare

del Comune, la “Prima festa dell’albero”. Ai genitori dei bambini

nati nel 2011, infatti, è stata donata una pianta d’ulivo,

che crescerà con loro. Per concludere, poi, si è scesi tutti al

piano terra, dove è sita la biblioteca comunale, che è stata

intitolata proprio alla giovane amica scomparsa, con una

targa scoperta in questa occasione. Maria Chiara è stata, poi, ricordata nella santa messa della domenica successiva, dove la presenza

di tante persone ha testimoniato ancora una volta l’affetto e la stima non solo nei confronti di Chiara ma anche dei suoi cari. E.B.

L’apparenza, a volte, è la maschera perfetta di una realtà ben diversa. L’incontro con un giovane che

racconta di essere quello che non è, stravolgerà, almeno temporaneamente, la vita di una famiglia perbene,

che si offre di accoglierlo ed ospitarlo. La fine di un vecchio amore da parte del protagonista, per

la nascita di uno nuovo e non ricambiato, spezzerà il cuore della giovane che lo aspettava da tempo e

spaventerà l’ingenua fanciulla, che diventa l’oggetto di un suo desiderio morboso. La descrizione accurata

e particolareggiata che l’autore fa della storia, rende la narrazione coinvolgente ed intrigante.

Sembra di essere lì presenti, e, quasi come spettatori di una rappresentazione teatrale, i lettori possono

immaginare i personaggi muoversi su di un palcoscenico ben allestito. Una storia ambientata in un

tempo neanche troppo lontano, che ci ricorda i racconti dei nostri nonni di campagna.

Ermelinda Benedetti

NOTA DELL’EDITORE

In questo romanzo Augusto Stefanucci narra il sentimento morboso e mortale di un personaggio fantastico

della sua Fabrica di altri tempi. La scrittura bella e diretta tratta la forza dell’egoismo di un

amore ossessionato, che fa ineluttabilmente scivolare nella disperazione e nel dramma il protagonista.

Qui c’è tormento, ambiguità e violenza, ma soprattutto amor fatale! Sandro Anselmi

AVETE UN VOSTRO SCRITTO NEL CASSETTO E VORRESTE VEDERLO

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Campo de’ fiori 43

SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT SPORT

Il calcio dei bambini

E’ necessario distinguere i piccoli dai grandi professionisti.

Questo è il segreto del progetto 2002 di Civita Castellana

E’ importante prima di entrare nello specifico e parlare dell’avventura degli

allievi del 2002, spiegare alcuni punti fondamentali dell’allenamento che

riguarda l’attività di base, così per sensibilizzare i lettori (possibili genitori

di futuri o attuali atleti) sulle prerogative che appunto queste fasce di età

comportano. Per molti anni si è fatto l’errore di paragonare il cosiddetto “calcio

dei piccoli” a quello dei grandi, adottando metodi scorretti e penalizzanti,

comportando un distanziamento dagli altri paesi dove, invece, si è imparato

a programmare i lavori in base alla crescita del bambino, agendo sulle

acquisizioni fisiologiche espressamente frutto della crescita e fornendo all’atleta

un adeguato metodo di allenamento.Vorrei citare un grande del calcio,

responsabile per anni del settore giovanile del Barcellona, oggi attuale

modello a cui tutti si inspirano, ovvero la leggenda Horst Wein.

Quest’ultimo spiega dapprima come in Italia si tenda a velocizzare i processi

d’insegnamento ottenendo così l’esatto contrario dell’obiettivo prefissato,

ovvero avere giocatori non pronti per il calcio adulto (provate a paragonare

un giocatore classe ‘92 italiano con ‘92 straniero, che militano in società professionistiche).

Anche se la nostra è una realtà molto più piccola, c’è

comunque la volontà di percorrere una strada, sicuramente più difficile, che

porti i nostri calciatori almeno ad avere un’opportunità . Il progetto dei

2002 inizia 3 anni fa quando Mister Gabrielli novizio e talentuoso coach prende in mano questo gruppo. Fin da subito,

il metodo, diciamo “nuovo” (anche se vecchio di 30 anni) comunque estratto di studi approfonditi, ottiene risultati ottimi portando

nel giro di un anno la squadra ad avere un’identità di gioco precisa, dove l’ordine in campo la fa da padrone (fondamentale

necessario per il lavoro futuro). Nel secondo anno gli si affianca Mister Corazza, anch’esso alla prima esperienza, con il quale prosegue

il processo evolutivo della squadra che acquista, con il passare del tempo, ancor più sicurezza, tanto da strappare consensi

in ogni campo dove il team ha giocato (fregandosene del risultato tanto agognato dai genitori). Nell’attuale stagione per problemi

di lavoro, Mister Gabrielli ha dovuto lasciare (senza mai però abbandonare il gruppo e correndo dai ragazzi ogni volta che può ) la

squadra, promuovendo di fatto Mister Corazza al ruolo di primo.

Ora Mister Corazza si avvale dell’aiuto di Mister Antonini, che partito come preparatore dei portieri è ad oggi diventato

colonna portante dell’insegnamento dei ragazzi. E mentre la stagione procede di buon passo molte di quelle perplessità iniziali

espresse dai “non addetti ai lavori” (genitori), vengono spazzate via dai constanti miglioramenti della squadra. Con la speranza di

vedere realizzati i sogni di tutti i bambini, consigliamo a tutti genitori che frequentano i rettangoli di gioco di vivere il

calcio dei ragazzi con serenità senza mai essere invasivi, nè nelle scelte fatte dagli allenatori, nè nelle dinamiche di apprendimento

dei propri figli, ed inoltre di incoraggiare gli stessi ad una sana attività sportiva e far si che il calcio sia per loro soprattutto

un divertimento.

Massimo Salvatori

KARATE: Campionati italiani Pre-Agonisti

Nei giorni di Sabato e Domenica 10/11 dicembre

2011, si sono svolti a Montecatini i “Campionati italiani

FIAM 2011“, riservati alle classi pre-agonisti, per

le specialità di Kata e Kumite. Nell’importante

appuntamento, che ha visto sfidarsi sui tatami della

bellissima struttura del “Pala Terme”, nei due giorni

di gara, oltre 600 bambini e ragazzi provenienti da

tutta Italia. Come tutti gli anni erano presenti anche

gli atleti della società civitonica “Okinawa Sporting

Club”, che è riuscita a qualificare all’importante

evento oltre 15 pre-agonisti, grazie alle ottime prestazioni

del precedente campionato Regionale. Gli

atleti guidati dal M° Carlo Mercuri (C.N. 6 Dan) e

dall’Istruttore Fabio Mercuri (C.N. 4 Dan), grazie

all’ottimo lavoro di preparazione svolto in palestra, sono riusciti quasi tutti a salire sui gradini del podio, regalando

alla società civitonica un corposo bottino di ben 10 medaglie, tra cui due Titoli italiani. Di seguito i risultati completi.

ORO: Pieralisi Mattia (kata), Pasquetti Lorenzo (Kumite)

ARGENTO: Accettone Michela (Kata), Febbi Daniel (Kata)

BRONZO: Girleanu Alexandru (Kata), Ciarroni Federico (Kumite), Pieralisi Mattia (Kumite), Febbi Daniel (Kumite),

Benassi Jacopo (Kata), Alessi Daniel (Kata)

A seguito dei podi conquistati, la società civitonica “Okinawa Sporting Club” si conferma ancora come una dei migliori

vivai del karate laziale.


44

Le storie di

La tradizione musicale

italiana è famosa

in tutto il mondo e

dalle varie statistiche

effettuate negli anni

è emerso che uno

dei brani più conosciuti

da Oriente ad

Occidente è Nel blu

di Sandro Anselmi dipinto di blu dell’indimenticabileDomenico

Modugno.

Nato nel 1928 a Polignano a Mare, in

Puglia, lascia giovanissimo il suo paese alla

volta di Torino, con l’obiettivo di fare cinema,

ma il primo lavoro che si troverà a

svolgere nella metropoli del Nord, dove

vive in una baracca, è quello di operaio. A

causa di un intervento per appendicite è

costretto a tornare a casa, ma non appena

rimesso, non esita a ripartire, puntando

stavolta alla Capitale, dove Cinecittà , nel

pieno della sua attività , può fornire grandi

occasioni. La prima esperienza, però , è

solo quella di una “comparsata” nel film I

pompieri di Viggiù, con Totò protagonista.

Nel frattempo viene chiamato ad assolvere

al servizio di leva obbligatorio in una

città che tra l’altro già ben conosce,

Torino. Ma, una volta libero, corre nuovamente

a Roma, dove si iscrive al Centro

Sperimentale di Cinematografia. Per mantenersi

agli studi, la sera suona la chitarra,

imparata da autodidatta come anche la

fisarmonica, in un’osteria di Trastevere.

Inizia a comporre così i primi brani ed a

cantarli. Si presenta alla trasmissione

radiofonica “Amuri Amuri” con il suo primo

componimento Lu pisci spada e viene

messo sotto contratto dalla casa discografica

RCA, dalla quale riceve un compenso

di quattordicimila lire per ogni incisione.

Ecco che Mimmo è senz’altro incentivato

ad incidere quanto più può , anche se, inizialmente,

non essendo iscritto alla SIAE,

deve rivolgersi a qualcun altro, che spesso

si appropria dei diritti d’autore. La carriera

musicale del cantante pugliese inizia,

dunque, effettivamente negli ani ’50. Tra

le sue prime composizioni va ricordata La

donna riccia, un simpatico madrigale rivolto

non solo alla sua donna, ma a tutte le

donne in genere, che insieme ad altri due

brani un po’ più seriosi, Lu minatori e Lu

pisce spada, vengono riproposti tutte le

sere al Teatro dei Satiri di Roma, con lo

spettacolo Controcorrente, scritto da

Marcello Marchesi e Vittorio Metz, ed interpretato

da Walter Chiari, Paolo Panelli e

Bice Valori. Proprio La donna riccia e Lu

Campo de’ fiori

Max Domenico Modugno

Partito dalla Puglia alla ricerca del successo cinematografico, “volò” in alto grazie a Nel blu dipinto di blu

pisce spada costituiscono il suo primo quarantacinque

giri, editato dalla RCA nel

1954 e che andranno a far parte di un

extended –play insieme a La sveglietta e

La barchetta dell’ammuri. Altro grande

successo di questo primo periodo discografico

di Modugno è Vecchio frack, tra

l’altro anche uno dei primi brani composti

in italiano dopo le numerosi incisioni di

canzoni in dialetto napoletano, siciliano e

pugliese. Il pezzo voleva essere la descrizione

della fine di un epoca da leggere in

chiave ironica, come preciserà lo stesso

autore, e non drammatica, come ,invece,

è stato interpretato. Con questa prima etichetta

rimane solo per due anni, fino al

’55, per passare poi alla Fonit Cetra. Non

smette comunque di frequentare il Centro

Sperimentale dove conosce Franca

Gandolfi, che diventerà

sua moglie.

Arrivano finalmente

anche le prime apparizioni

cinematografiche

di spessore: Filumena

Maturano di De

Filippo, La carovana

del peccato di

Mercanti, Carica eroica

di De Robertis, Anni

facili di Zampa, I cavalieri

della regina di

Bolognini, dove vesti i

panni del moschettiere

Athos, e Accadde di

notte, un film ad episodi

di Callegari. In

campo musicale, invece,

nel ’56 con la

nuova casa discografica

Fonit incide un settantotto

giri con una

lunga serie di canzoni

e conosce Riccardo Pazzaglia che lo aiuterà

a comporre il brano che lo consacrerà

al successo internazionale: Nel blu

dipinto di blu. Mimmo, nonostante il disaccordo

dell’amico che voleva puntare su un

altro brano, intitolato La fortuna nella bottiglia,

decisamente più cervellotico e che

Modugno non vuole neanche incidere,

decide di iscrivere il brano al festival di

Sanremo del ’58. Inspirato ad un quadro di

Chagall che raffigura un uomo con il volto

semicolorato di blu, il brano viene rifiutato

sia da Claudio Villa che da Nilla Pizzi e

viene, invece, affidato ad un esordiente

Johnny Dorelli. Vincitrice indiscussa della

gara, la canzone uscirà immediatamente

dai confini italiani, grazie ai gestori di una

radio di Los Angels, che presenti al festival,

acquistano il disco e appena tornati in

patria iniziano a trasmetterlo. Il successo

è tale che deve essere pubblicato anche

negli Usa dove vende circa una sessantina

di mila copie al giorno, causando anche

lunghe code fuori i negozi. Un evento

senza precedenti per un artista ed un

brano italiano, che ha conquistato un sensazionale

record di vendite, contando trenta

milioni di dischi venduti in tutto il

mondo. Quando si pensa a volare è inevitabile

pensare a Domenico Modugno, passato

alla storia come Mister volare… ed

allora: Volare ohoh, cantare ohohohoh…

nel blu dipinto di blu…felici di stare

lassù!!!!


Campo de’ fiori 45

Carnevale

Civitonico 2012

I sfilata - 12 Febbraio

Banda Musicale

1. Cugini - I Cugini squatrinati un lavoro

se so’ inventati

2. Zibaldone - Zibaldone a carnevale

nun po’ mancà e co i pajacci baldoria

vole fa

3. Biacio - Co sto giro che c’avete fatto

Gruppo Biacio ve mostra il pacco !!!

4. Gazibo - Co o’ vino ormai semo

diventati avari e i nostri 10 anni li festeggiamo

co o’ Campari

5. O zucchero filato - L’albero delle

delizie: La fantasia dei bimbi ci ha portato

… dove gli alberi son di cioccolato …

torte e pasticcini ci deliziano il palato …

6. Forchettoni - Lady Ghiaccio e i suoi

“Luponi” danno vita ai Forchettoni

7. Indiani - A carnevale la medusa non

fa male

8. Egizia - Semo arrivati a nà conclusione

Beppe Grillo c’ha ragione: se mejo voi

campà , sul pianeta Egizia devi annà !

9. Biffe - … poi la notte e poi ancora il

giorno e “Biffe” creò il mare …

10. Carusielli - “O Carusiello fa 10 anni

tondi tondi insieme all’eroe dei due mondi

e pe tornà dellà do ponte Clementino

diventa fiero garibaldino”

11. Catarì - Indietro tutta … Catarì

all’arrembaggio

12. Jamaicano - Se co’ o’ gruppo

Jamaicano ta la sendi, giochice a scacchi

che nun te pendi !!!

13. Tucano- Al Tucano si riparte da zero

Maschere libere

II sfilata – 19 Febbraio

Banda Musicale

1. Carusielli - “O Carusiello fa 10 anni

tondi tondi insieme all’eroe dei due mondi

e petornà dellà do ponte Clementino

diventa fiero garibaldino”

2. Catarì - Indietro tutta … Catarì

all’arrembaggio

3. Forchettoni - Lady Ghiaccio e i suoi

“Luponi” danno vita ai Forchettoni

4. Tucano - Al Tucano si riparte da zero

5. Cugini - I Cugini squatrinati un lavoro

se so inventati

6. Biffe - … poi la notte e poi ancora il

giorno e “Biffe” creò il mare …

7. Zibaldone - Zibaldone a carnevale

nun po’ mancà e co i pajacci baldoria

vole fa

8. Gazibo - Co o’ vino ormai semo

diventati avari e i nostri 10 anni li festeggiamo

co o’ campari

9. Jamaicano - Se co’ o’ gruppo

Jamaicano ta la sendi, giochice a scacchi

che nun te pendi !!!

10. O zucchero filato - L’albero delle

delizie: La fantasia dei bimbi ci ha portato

… dovegli alberi son di cioccolato … torte

e pasticcini ci deliziano il palato …

11. Indiani - A carnevale la medusa non

fa male

12. Biacio - Co sto giro che c’avete fatto

Gruppo Biacio ve mostra il pacco !!!

13. Egizia - Semo arrivati a nà conclusione

Beppe Grillo c’ha ragione: se mejo

voicampà , sul pianeta Egizia devi annà !

Maschere libere

III sfilata –21 Febbraio

Banda Musicale

1. O zucchero filato - L’albero delle

delizie: La fantasia dei bimbi ci ha portato

… dovegli alberi son di cioccolato … torte

e pasticcini ci deliziano il palato …

2. Tucano - Al Tucano si riparte da zero

3. Biffe - … poi la notte e poi ancora il

giorno e “Biffe” creò il mare …

4. Egizia - Semo arrivati a nà conclusione

Beppe Grillo c’ha ragione: se mejo

voicampà , sul pianeta Egizia devi annà !

5. Carusielli - “O Carusiello fa 10 anni

tondi tondi insieme all’eroe dei due mondi

e pe tornà dellà do ponte Clementino

diventa fiero garibaldino”

6. Jamaicano - Se co’ o’ gruppo

Jamaicano ta la sendi, giochice a scacchi

che nun te pendi !!!

7. Catarì - Indietro tutta … Catarì

all’arrembaggio

8. Indiani - A carnevale la medusa non

fa male

9. Biacio - Co sto giro che c’avete fatto

Gruppo Biacio ve mostra il pacco !!!

10. Cugini - I Cugini squatrinati un lavoro

se so inventati

11. Zibaldone - Zibaldone a carnevale

nun po’ mancà e co i pajacci baldoria

vole fa

12. Forchettoni - Lady Ghiaccio e i suoi

“Luponi” danno vita ai Forchettoni

13. Gazibo - Co o’ vino ormai semo

diventati avari e i nostri 10 anni li festeggiamo

co o’ Campari

Maschere Libere


46

BETTY cerca

casa...Pura meticcia

femmina taglia

medio/piccola-3/4 mesi

circa-10kg di peso. Si

trova a Fabrica di Roma

(Viterbo) 0761574291-

3933120915

VASANELLO (Viterbo) una ragazza trova 3 mesi fa 4 cuccioli

in un cartone vicino ai secchi della spazzatura e li

porta a casa sua nella speranza, dopo visita dal veterinario,

di trovar loro una famiglia. Nonostante i vari appelli e

locandine DAPPERTUTTO, non è successo nulla: NESSU-

NO ha chiamato. Aiutiamola per favore anche perchè

NON li può tenere in un condominio!!!! Grazie. Cindy 3202855764

Nina, 1 anno e

mezzo, simil

Husky cerca casa.

Per motivi personali

piuttosto seri

sfortunatamente

non posso più

tenerla con me, è

microcippata ed in regola con

tutto. Cerco persone serie che

possano prendersi cura di lei...

preferibilmente in zona

Viterbo. Francesca

BRUNO cerca

casa.....Simil caccia,

maschio, 1

anno circa, futura

taglia media,12 kg

di peso. Vivace, dominante.Si trova a

Fabrica di Roma

(Viterbo)0761574291 - 3933120915

Viterbo (Lazio). Eva, due

anni e mezzo, taglia medio

grande, sterilizzata. Bella

e buona. URGENTISSI-

MO: Rischia il canile!

349/7752010 340/8657040.

Campo de’ fiori

ROCKY 2 anni e mezzo METICCIO

BOVARO, 20 CHILI, INTERO... E’

BELLISSIMO E GIOCHEREL-

LONE, CERCO ADOZIONE...

REGIONE LAZIO POSSIBIL-

MENTE..... AIUTATEMI PER

FAVORE!!!

GRAZIE....STEFANIA 3391983138

Chicca si trova in

provincia di

Viterbo. E’ nata ad

ottobre 2010 ed è

sempre

vissuta in casa.

Taglia piccola,

simil pincher. La sua padrona NON se

ne può occupare per motivi personali.

Si affida solo con firma moduli di

adozione e obbligo alla sterilizzazione.

PER INFO: Massimo 330/578204

EMMA...CHE DIRE

DI TE????

7 MESI...DA TRE

CHIUSA IN UN BOX

A SCONTARE

CHISSA’ QUALE

PENA... Carattere dominante. Deve

essere “figlia unica”....

EMMA E’ UNA CUCCIOLONA, TG

MEDIA, SI TROVA in prov. di

VITERBO, MA PER UNA BUONA

ADOZIONE LA PORTIAMO

OVUNQUE. VERRA’ AFFIDATA

VACCINATA E CHIPPATA.

CONTROLLI PRE/POST AFFIDO E

FIRMA MODULO ADOZIONE.

PER INFO RITA 339/1123663

Associazione Animalista “INCROCIAMOLEZAMPE-ONLUS” - Largo Saragat, 2 - 010133-CIVITACASTELLANA (VT)

Tel: 3391123663 - C.F. 90095390564 - incrociamolezampe@gmail.com - www.incrociamolezampe.org

Gennaio 2012 - Non abbiamo l’abitudine di chiedere, tanto meno soldi, ma quando non ce la facciamo più, riponiamo la nostra dignità

sotto i tacchi e ...chiediamo! L’Associazione, come molti sanno, si mantiene da sola con le poche libere erogazioni, le manifestazioni

pubbliche come i mercatini, le feste di paese, ma soprattutto con la generosità dei suoi volontari che a scadenza di ogni mese e in ogni

circostanza straordinaria (vedi veterinaria), mettono le mani nelle loro tasche e aiutano a saldare le spese che a volte superano l’immaginabile:

quante volte l’Associazione davanti ad un cane ferito e/o malato non si tira indietro e affronta interventi chirurgici complicati

e costosi con degenze in cliniche veterinarie e non sempre -purtroppo- con esiti felici? Ma questa è una delle voci dello Statuto di

un’Associazione Animalista che viene sempre rispettato.... Abbiamo bisogno di TUTTO: cucce, coperte, piumoni, asciugamani,

ciotole e noi....chiediamo! Le adozioni in tutto questo sono -fortunatamente- moltissime, ma le segnalazioni di abbandoni,

i ritrovamenti, i cuccioli nei cassonetti sono sempre TROPPI: finchè non verrà accettata - di prassi- la sterilizzazione da parte dei

privati, si creeranno sempre dei randagi! Chiediamo a qualche anima gentile di venirci ad aiutare a far sgambettare i cani nostri ospiti,

ogni giorno. Sono cani molto spesso adulti che hanno bisogno -sempre in attesa di adozione- di sgranchirsi le zampe visto che la maggior

parte delle loro giornate la passano in un box....CERCHIAMO VOLONTARI!

Loro, i pelosi, hanno sempre bisogno di noi, e noi abbiamo solo voi, i nostri angeli che ci aiutano in un duro ma bellissimo percorso:

quello di aiutare a salvare esseri “viventi”...Grazie di cuore.

Per contatti: Rita STORRI Presidente 3391123663 Civita castellana -

Nunzia 3408353646 Sutri/Caparanica/Monterosi/Nepi

Barbara 3313265516 Fabrica di Roma/Carbognano/Corchiano

Gabriella 3335375465 “ “ “ “

Cinzia 335228897 CivitaCastellana/Gallese/Via Flaminia

Per donazioni e contributi: UNICREDIT S.p.A Civitacastellana Buoz. (30426)

Iban: IT 43 S 02008 73032 000101140618 intestato a Incrociamolezampe-Onlus


ARIETE 21 Marzo - 20 Aprile

L’anno 2012 inizia per voi

dell’ariete al meglio delle

vostre aspettative e questo

gennaio ne sarà la dimostrazione

pratica. Cercate

di mantenere l’umiltà che vi è solita ed

evitate gli eccessi.

TORO 21 Aprile - 20 Maggio

Il periodo è di quelli giusti

per fare nuovi progetti su

cui puntare. Non tiratevi

indietro di fronte alle

nuove e prolifiche possibilità

che vi si presenteranno in questo gennaio

2012, evitate la timidezza e, se ne

avete tempo, divertitevi.

GEMELLI 21 Maggio-21

Giugno State dando quasi il

meglio di voi, ma un piccolo

sforzo ulteriore

potrebbe esservi utile per

migliorare qualche piccola

situazione da chiarire. I rapporti col prossimo

dovrebbero talvolta essere più limpidi.

CANCRO 22 Giugno - 2

Luglio Prestate attenzione

agli eccessi e ai periodi di

inerzia che potrebbero

caratterizzare questo

mese. Cercate di mantenere la continuità

necessaria in ciò che fate senza per questo

procedere al rilento. Parola d’ordine:

costanza.

Campo de’ fiori 47

Oroscopo di Gennaioby Cosmo

LEONE 23 Luglio - 22

Agosto Ottimo inizio d’anno

e questo gennaio 2012

ne sarà la concreta dimostrazione

pratica. Tutti gli

impegni che vi avevano

visto coinvolti nel passato stanno venendo

meno ed è giunto per voi il momento di

pensare a qualcosa di nuovo.

VERGINE 23 Agosto - 22

Settembre Cercate di evitare

quando potete, di

essere troppo bruschi e

diretti nei rapporti col

prossimo. Siate capaci di

mediare in situazioni in cui ce ne sarebbe

bisogno, ma senza per questo non esprimere

il vostro pensiero.

BILANCIA 23 Settembre

- 22 Ottobre E’ questo

il periodo giusto per fare

nuove conoscenze e aprire

ad un nuovo orizzonte

di rapporti sociali. Se ciò

che avete non vi soddisfa appieno avrete

la possibilità di dare una lieta svolta alla

vostra esistenza.

SCORPIONE 23 Ottobre -

21 Novembre Questo

anno 2012 sembra davvero

iniziare a rilento e

probabilmente non vi

siete ancora ben resi

conto del nuovo anno che ormai è arrivato.

Cercate di vivere la vita in maniera più

vitale.

SAGGITTARIO 22 No-

vembre - 20 Dicembre

Ottimo periodo per levarvi

qualche sassolino dalla

scarpa e rendere note agli

altri le vostre posizioni,

che spesso potrebbero essere considerate

più condivisibili di quello che pensate, sia

in famiglia che lavoro.

CAPRICORNO 21 Dicembre

- 19 Gennaio Cercate di

avere più coraggio nelle

vostre azioni e non tiratevi

indietro sul più bello per

paura di esporvi. Dal punto

di vista sentimentale le novità non mancheranno:

sappiate cogliere la palla al

balzo.

ACQUARIO 20 Gennaio - 18

Febbraio Prestate sempre

attenzione alle circostanze

in cui vi troverete coinvolti

e cercate di non prendere

tutte le questioni che vi si

pongono con leggerezza. Dal punto di

vista lavorativo non vi potete certo lamentare.

PESCI 19 Febbraio - 20

Marzo Il periodo di gennaio

2012 è senz’altro di quelli

favorevoli. Tante le occasioni

lavorative che vi si presenteranno

e tante le chanches dal punto di

vista sociale che non dovrete certo lasciar

perdere. Ma anche il partner ha bisogno di

voi, non trascuratelo!


Campo de’ fiori

AGENDA

Tutti gli appuntamenti più importanti

VI RASSEGNA NAZIONALE DI TEATRO

PREMIO “ARCO D’ORO” 2012

Prenderà il via Domenica 19 febbraio, al Teatro Palarte di Fabrica di

Roma, la sesta edizione del Premio “Arco d’Oro”, rassegna nazionale di teatro

aperta a tutte le migliori compagnie non professioniste d’Italia. Anche quest’ anno

il concorso ha visto iscritti più di sessanta gruppi teatrali. Tra questi sono stati selezionati

sette spettacoli che andranno a comporre il cartellone dei finalisti, i quali si

contenderanno il prestigioso “Arco d’Oro”, opera del pittore Ferdinando Sciarrini

raffigurante l’Arco di Giove di Falerii Novi.

Tra i premi più ambiti assegnati alle compagnie anche il “Premio Speciale della

Stampa” che viene assegnato dal nostro giornale alla rappresentazione che a giudizio

della Giuria ha avuto le migliori recensioni.

Si parte Domenica 19 febbraio, con inizio sempre alle 17,30, con la Compagnia

Filarmonico Drammatica di Macerata che porterà in scena IL MARITO DI MIO FIGLIO di Daniele Falleri. Una divertentissima

commedia sulle sorprendenti “varianti” dei matrimoni di oggi, dove accade che scoprire l’identità delle nuore non si rivelerà

semplice per le due povere coppie di genitori.

Sul prossimo numero troverete tutto il programma completo della imperdibile rassegna!

Pertanto appuntamento per tutti al Teatro Palarte di Fabrica di Roma con splendidi spettacoli al mitico prezzo di 5 euro. Abbonamenti

per sette Domeniche a soli 25 Euro.

BUON TEATRO!!

Giornata della Memoria:

il 27 la premiazione de

“I Giovani incontrano

la shoah”

L’Amministrazione comunale di Civita

Castellana celebra la Giornata della

Memoria con gli studenti delle scuole

superiori della città . Presso l’aula magna

di via Petrarca il 27 gennaio dalle 9.30

alle 11.30 si terrà un dibattito – conferenza

per ricordare le vittime della

shoah. Oltre agli interventi del sindaco,

Gianluca Angelelli, e dell’assessore

all’Istruzione, Giancarlo Contessa, ci

sarà quello del Rabbino della Comunità

ebraica di Roma, Cesare Moscati, invitato

dall’Amministrazione.

La Giornata della Memoria sarà dedicata

alla premiazione del concorso indetto

dall’Amministrazione “I giovani incontrano

la Shoah”, a cui hanno partecipato 78

ragazzi degli istituti superiori della città .

I venticinque vincitori del concorso, i cui elaborati sono stati selezionati da un’apposita

commissione, andranno in visita ad Auschwitz accompagnati dai docenti e dal sindaco.

Una scena della commedia “Il marito di mio

figlio”, al Teatro Palarte di Fabrica di Roma

il 19 Febbraio

Ceramica e distretto industriale: dal comune di Civita premi annuali alle tesi

di laurea

Scade il 31 gennaio il termine per partecipare al concorso che l’Amministrazione comunale di Civita

Castellana ha indetto per le tesi di laurea sulla ceramica o sul Distretto Industriale che sono state

discusse nel periodo compreso tra il 1 gennaio 2010 e 31 dicembre 2011.

Potranno partecipare al concorso coloro che hanno discusso tesi di laurea su argomenti attinenti l’evoluzione della

tecnica della ceramica, studi antropologici, l’ incidenza della ceramica sul contesto sociale, culturale e lavorativo;

studi giuridici, economici ed estetico/artistici sulla ceramica; iniziative di marketing strategico per il rilancio del settore

tradizionale ed economico del Distretto Industriale; Ceramica artistica, Istituti, Organismi, Associazione, Consorzi, interventi

correlati al raggiungimento di obiettivi di tutela e di implementazione dell’arte della ceramica.

Gli interessati dovranno presentare al Comune la domanda con copia della tesi di laurea e relativa documentazione. La domanda

potrà essere spedita a mezzo di raccomandata A.R. o presentata all’Ufficio Protocollo Generale ubicato presso l’Area Relazioni Esterne

in Via SS. Martiri Giovanni e Marciano n. 4/6. Tutte le informazioni sono anche sul sito www.civitacastellana.vt.it. Il termine ultimo

per la presentazione della domanda è il 31 gennaio ore 12.00.

49

CERIMONIA DI

INTITOLAZIONE

di Via PROF. PAOLO

MONFELI

DOMENICA 29 GENNAIO 2012

ALLE ORE 12,30

con il seguente programma :

Ore 12,30: raduno delle autorità,

associazioni, cittadini in Piazza

Duomo (a fianco della Biblioteca

Comunale)

Breve discorso del Sindaco

Scopritura targa.

La cerimonia sarà allietata dalla Banda

Musicale “R. Poleggi”.


50 Campo de’ fiori

La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri

Il 26 gennaio di 18

anni fa nasceva una

stella che brillava

forte!! Fa’ in modo

che quella luce sia

sempre più forte e

possa abbagliare

tutti coloro che

incontrerai nella

tua vita!!! Tanti

auguri a Rebecca

Censi dai nonni

Donato e Gianna

Tanti auguri a Valerio

Papini che il 18

dicembre ha ricevuto

il sacramento del

battesimo. Auguri da

mamma, papà, i nonni, gli zii, il padrino Giancarlo

e la madrina Elisa.

Un augurio speciale al

piccolo ometto di casa,

Omar, che ha compiuto gli

anni il 2 gennaio. Per il

momento la torta è grande

e le candeline sono poche,

solo una!!!

Ti auguriamo di arrivare a

tante candeline da non

spegnere in un soffio solo….

Tanti, tantissimi auguri cucciolotto per il tuo

primo anno di vita da mamma, papà, zii e nonni e

soprattutto dalle tue cuginette Melissa e Giada,

Jasmine, Bahssam e Sahim.

Il 23

febbraio Gabriele

Ceccarelli compie

5 anni. Tanti auguri da

papà Riccardo, mamma

Elisa, i nonni Sandro,

Maria, Marinela,

Roberto, Elisabetta e

dagli zii Leonardo,

Angelo, Tatiana e Rosaria.

Tanti auguri a nonna

Angela che il 15 gennaio

ha compiuto 86 anni, da

Alessandro, Laura e

Franco.

Il 1° gennaio è nato il

mio piccolo grande

cuginetto Gabriel.

Tanti auguri a zia

Letizia, zio Rodolfo e

a Desiree, da Francesco.

Tanti auguri a Vittoria

Ulisse per il suo primo

compleanno, che ha

festeggiato il 28

dicembre 2011, dai

genitori, i nonni, gli zii

ed i cuginetti Simone

ed Alessandro

Un augurio speciale

a Giada Mariantoni

che l’8 Febbraio

compie 18 anni.

Auguri da mamma,

papà, Beatrice,

nonna, zia, zio e

dalle cuginette

Marta, Noemi e dal fidanzato Luca.

Tanti auguri a Giada e Luca che l’8 e il 12

Febbraio festeggiano 18 anni, dalle famiglie

Mariantoni e Furano

Tanti auguri al Dott. Diego

Precetti che lo scorso

Dicembre ha conseguito la

laurea Magistrale in

Finanza e Management

ottenendo un meritatissimo

110 e lode.

Siamo orgogliosi di te!!!

La tua famiglia e gli amici.


Tanti

auguri al

piccolo

Francesco

Sbarra che l’8

febbraio

compie 2 anni.

Ti vogliamo

un bene

immenso.

Mamma, papà, i nonni, gli zii, le

zie e i tuoi cuginetti Desiree e

Gabriel. Auguri!!!!

Tanti

auguri a Maria

Pia Nelli che il

23 gennaio ha

compiuto 70

anni, dai figli

Loretta, Piera,

Fabio e Daniele,

dal genero, dalle nuore e dai nipotini

Gianmarco, Federica e Giulia.

25 gennaio -

San Francesco

di Sales.

La redazione di

Campo de’ fiori

augura buona

festa a tutti i

giornalisti, nel

giorno dedicato

al loro Santo

protettore.

Campo de’ fiori 51

Spero che

nel giorno

del tuo

compleanno,

tu possa

vivere 18

momenti

speciali che

ricorderai per tutta la vita! Auguri

maggiorenne! uguri....auguri....

auguri....auguri RAFFAELE !!!!!!!!!!!

(Ora tocca a te ...scoprire chi e’

stato a farti questo augurio)

Congratulazioni

alla neo

dottoressa

Maria Laura

Bacchiocchi per

la sua laurea in

Scienze della

Comunicazione,

dalla mamma, le

sorelle ed i nonni.

Tanti auguri a Fabio

Calcinari che il 20

gennaio ha compiuto

40 anni, da mamma

Maria Pia, dalle

sorelle Loretta e

Piera, dal fratello

Daniele, dai cognati,

dalla fidanzata

Alexandra e dai

nipotini Gianmarco,

Federica e Giulia.

Un augurio speciale a

tutti

gli innamorati

del mondo...

ed in particolare

a quelli che

seguono

appassionatamente

la nostra rivista!!!!

Per chi si ama, San

Valentino non è solo il 14 febbraio, ma tutti i giorni...


52

Campo de’ fiori

Nel cuore

Ciao mamma, sai bene quanto dolore abbiamo dovuto sopportare nella

nostra famiglia in quest’ultimo anno… e nell’ultimo mese ci ha lasciati

tu… sei voluta andare per raggiungere le persone che tanto abbiamo

amato e che non sono più con noi da poco…

Vorremmo infinitamente che fossi ancora qui con noi per rivivere alcuni

momenti che ci hanno accompagnati nella nostra crescita con te … ti

ricordi mamma quando ti prendevamo in giro per farti togliere quel

brutto “broncio” che mettevi quando si avvicinava l’ora del pranzo e

della cena… e quando a volte ti sgridavamo perché non aprivi la bocca

per mangiare come una bambina dispettosa??? Ma alla fine riuscivi sempre a farti coccolare

e a farti fare mille carezze…

Insomma una piccola donna che è riuscita a tirare avanti con tanti, ma tanti sacrifici una

numerosa ed unita famiglia che ti ha tanto amata.

L’ultima sera in cui sei stata tra noi con quella poca voce sei riuscita a dire: “Però ho fatto

tutti bravi figli…” Tanti sono i ricordi in noi e nessuno potrà mai portarceli via…

85 anni…MA LA MAMMA E’ SEMPRE LA MAMMA, anche se ormai siamo tutti grandi il dolore ci

affligge… siamo qui uniti ora più che mai, per dirti ancora una volta:

CIAO CARA MAMMA, TI VOGLIAMO BENE!

La tua immagine è sempre viva nel mio pensiero,

il ricordo del tuo sorriso è la mia forza.

Sei stata un esempio di madre... una nonna stupenda..

Ti amo mamma con tutto il cuore e tutta l’anima.

Lucia Montanari, le nipoti Debora, Giulia e Arianna ed il genero Giulio.

(Del Frate Anna nata il 30/11/1930 morta il 17/12/2010)

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Castellana (VT) o puoi trasmetterla per fax allo 0761 . 513117


Campo de’ fiori 53

Roma com’era

Con il piano di Roma Capitale del 1883, la città muta profondamente la sua fisionomia.

Ma l’apice delle trasformazioni urbanistiche si ha nel 1924 sotto il regime Fascista.

La fontanella di Piazza Giudea, esterna al Ghetto, ne è un esempio,

dato che venne spostata in Via del Progresso.

Visita il nostro sito

www.campodefiori.biz


54

Campo de’ fiori

Album d

Campo de’ fiori

Civita Castellana. Primi anni ‘50. Operai della Ceramica Artistica Santi e Pellegrini. In piedi da sx: Lucia Pace,

Alvisia Alessandrini, Vincenza Costanzi, Luisa Brocchi, Luigi Paolelli, Luciano Ciappici, Lorenzo Dominici, Vincenzo...,

Gino Santi (titolare insieme ad Otello Pellegrini della fabbrica). In basso da sx: Alberto Pellegrini, Bruna Gelanga,

Viviana Cima, Celeste Speranza, Gianni Mattioli, Giorgio Pellegrini, Giovanni Bravini, Luigi Valletta.

Civita Castellana - 1943.

Sfollati a Corchiano.

In piedi da sx:

Ferminia Benedetti,

Nazzareno Natili,

Saverio Natili,

Elena Natili,

Eligio Natili.

In basso da sx:

Carlo ed Alvise Natili.

Campo de’ fiori


ei ricordi

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Civita Castellana. 1972-73. Squadra Rugby - Campionato serie D.

In piedi da sx: Gianni Corazza, Telemaco Angeletti,

Ermanno Lanzi, Romolo Angelozzi, Flaminio Marziani, Fabio Patrizi, Arcangelo Belloni, Sergio Tontoni, Luciano Soldateschi, Carlo Angeletti.

In basso da sx: Francesco Giovannetti, Sergio Mancini, Roberto Fidaleo, Angelo Evangelisti, Pietro Lanzi, Giuseppe Profili, Fabrizio Flori.

Foto tratta dal libro “50 anni di strani rimbalzi” di Ugo Baldi.

55


56

Campo de’ fiori

Fabrica di Roma.

Anni ‘90.

Da sx:

cap. Stefano Pacelli,

don Mario Mastrocola,

Lamberto Alessandrini.

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

Fabrica di Roma.

Amni ‘70.

In piedi da sx:

Adriano De Angelis,

Gianni Sciosci,

Lino Rossi.

In basso:

“Lalletto”

Foto concessa da

A.D. Fabrica Calcio 2010.


ei ricordi

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori 57

Fabrica di Roma - Cresima del 1955. La foto è stata messa a disposizione dal sig. Anetrini Giampiero.

Da sx. (sono stati riconosciuti): 1° Fernando Cantagalli - 3° Giampiero Anetrini - 4° Domenico Anetrini .

Civita Castellana.

Primi anni del '900.

Angelo Belloni alla centrale elettrica

del laghetto di via Nepesina.

Foto del nipote Massimiliano Belfi.


58

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Album d

CARBOGNANO, ANNO 1908. Bambini dell’asilo.


Campo de’ fiori 59

ei ricordi

Campo de’ fiori

Campo de’ fiori

Corchiano.

2 Ottobre 1954.

Delia e Giulio Clericetti

consegnano

le bomboniere

del loro matrimonio,

a fine pranzo,

a Cesare Clericetti

ed a tutti

gli altri invitati.

Corchiano.

Fine anni ‘50.

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