DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPITOLO III

GIOVANNI GENTILE

nei “Fondamenti della filosofia del diritto” del 1916 ristampati

nel 1937 unitamente alla “Filosofia di Marx” abbiamo

“in nuce” tutto il pensiero sociale del Gentile perché

per la prima volta, e con molta chiarezza, sono poste le basi

del rapporto fra “individuo” e “stato”, elementi indispensabili

del nesso dialettico. Se, quindi, nella “Filosofia di

Marx” Gentile era riuscito a porre bene in chiaro i limiti del

marxismo, i meriti di Marx filosofo nonché l’identità di teoria

e prassi, nei citati “Fondamenti”, invece, il suo pensiero

si fa più spedito fino alla enucleazione quantunque ancora

non chiaramente definita della cosiddetta “societas in

interiore homine” diversa da quella “inter homines”.

Lo scritto, comunque, del 1932 “Individuo e Stato” meglio

degli altri definisce la posizione del Gentile su questo

punto. L’identità o meglio identificazione di “individuo” e

“stato” già presente nei “Fondamenti” era stata fatta propria

dai discepoli di Gentile i quali attorno alla Rivista

“nuovi Studi” fondata e diretta da ugo Spirito ed Arnaldo

Volpicelli (1927) si battevano per l’identificazione dei

due termini.

Ciononostante l’identificazione aveva ingenerato una certa

confusione sicché il Gentile sentì il dovere di intervenire

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