DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPIToLo IV VILFREDo PARETo 27

si, che egli conosceva alla perfezione. nella Francia fine

ottocento, stava realmente emergendo una nuova aristocrazia

socialista «piena di vigore e di forza», che predicava

con coraggio la lotta di classe, contrariamente alla vecchia

aristocrazia, la quale piegava «il capo sotto i colpi» che riceveva

e diceva «grazie invece che restituirli».

Sempre per quel che concerneva l’Italia, il sociologo riconosceva

la serietà della stampa della nuova aristocrazia e

l’additava come esempio di organizzazione nella fattispecie

il quotidiano socialista «L’Avanti!» alla borghesia

che, arroccata nella sua miopia politica, non sapeva organizzarsi

e difendere i propri diritti.

I rilievi critici che Pareto riservò alla borghesia furono

sempre pungenti e precisi fino al punto di accusarla, e non

ingiustamente, di «spendere opera e denari solo per aiutare

i nemici». In effetti, l’atteggiamento della borghesia fine

secolo, autolesionistico fino a sfiorare il cupio dissolvi, fu

ben individuato dal sociologo italiano, il quale arrivò addirittura

al punto di dichiarare che i borghesi erano incapaci

di difendere le proprie prerogative perché «sotto un certo

aspetto si può dire che effettivamente non hanno diritti».

Alcune vicende della storia francese della fine del secolo

XIX furono magistralmente interpretate dal Pareto, il

quale, ad esempio, vide il famoso «caso Dreyfus» come

«semplice episodio della contesa tra la presente e la futura

aristocrazia»; contesa che i nazionalisti cercarono di sfruttare

a proprio vantaggio e che i socialisti, dal canto loro, col

ministero Waldeck-Rousseau, risolsero a proprio favore.

Altri eventi, invece, tratti dalla storia italiana della fine

dell’ottocento, offrirono allo studioso il destro per fargli

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