DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPIToLo V MAX WEBER 33

Jaspers, «il tutto era nel finito», e che in tal modo il finito

sembrava sgorgare da un contenuto infinito.

La dottrina weberiana degli «Idealtypen» trova nel sociologo

Talcott Pearsons uno dei critici più convincenti in

quanto, secondo lo studioso americano, Max Weber non

riesce a porre i ‘tipi ideali’ in un contesto di generalizzazione

più ampio e rigoroso. La stessa definizione di ‘tipo ideale’

incalza il Pearsons, si presta a innumerevoli equivoci

che ne sviliscono l’indubbia grande portata; sicché la tipologia

weberiana non riesce a rendere ragione di quella contraddizione

di fondo che, in ultima analisi, rappresenta il

punto debole del sistema. Punto debole consistente in quel

frammentarismo che come dice lo Jaspers, gli impedisce di

cogliere l’assoluto in una concezione globale del mondo.

La sociologia resta, in definitiva, per lui solo alcunché di

particolare sebbene si possa concludere ancora con Karl Jaspers

asserendo che Max Weber, nella sua ansia onnicomprensiva,

pur non intendendo l’assoluto «come un contenuto

da possedere» a questo si avvicina con quel «’pathos’

con cui ci si avvicina all’assolto».

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