DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPITOLO X

CARL SCHMITT

Carl Schmitt (1888-1985) è ancora considerato uno dei

maggiori filosofi del diritto del novecento; e ciò perché, a

detta dello studioso Alberto Di Majo, egli è “moderno come

un Hobbes del XX secolo” e, al tempo stesso, “antimoderno

al pari del filosofo che interpreta la politica come

l’insuperabile maledizione del peccato originale”. L’ampio

magistero esercitato a Bonn, Colonia e Berlino permette al

giurista di Plettenburg di accettare la definizione del proprio

pensiero come ‘vitalismo dinamico ’ anche per l ’ atteggiamento

polemico che egli esercitò nei riguardi della concezione

dello Stato di diritto, del positivismo giuridico e,

infine, dell’individualismo del secolo XX. Con una serie di

opere di cui ricordiamo solo alcune ‘Politische Romantik’

(‘Romanticismo politico’, 1919), ‘Die Diktatur’ (La

dittatura, 1921) e ‘Principi del nazionalsocialismo’ (1927)

il filosofo del diritto tedesco, rifacendosi a Machiavelli e

a Hobbes, conserva sempre una visione pessimistica della

natura umana tant’è vero che egli distingue gli individui in

due categorie: ‘amici’ e ‘hostes’. Esperto di problemi dello

Stato, lo Schmitt effettua molte analisi sulla tematica del

‘potere’ asserendo che se risulta vero che esso, operando

‘ab extra’, perde la propria legittimità, appare altrettanto

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