DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPIToLo X CARL SCHMITT 57

rio, argomenta l’Autore, nessun detentore conserva il suo

dominio o la sua autorità. Assodato che i vari Carlo V, Filippo

II, Federico di Svevia e Federico di Hohenzollern, Bismarck,

per citare alcuni nomi, abusarono di tali espedienti,

lo Schmitt conclude, riguardo a quest’aspetto, sostenendo

che essendo la natura umana, peggiore di quella animale

“il potere è più forte di ogni volontà di potere, più

forte di ogni bontà umana”. Tacciato di machiavellismo, lo

studioso tedesco non si perita di aggiungere che “tutto ciò

che un uomo con o senza potere pensa o fa trascende il

corridoio della consapevolezza umana e delle possibilità

individuali dell ’ uomo”.

Tornando alle questioni inerenti allo Stato, il filosofo del

diritto afferma che l’unità di esso deriva dal suo carattere

politico e che lo stesso rimane l’unica associazione ‘sovrana’.

Allo Stato, inoltre, spetta, secondo Schmitt, la decisione

della dichiarazione di guerra la quale non è altro che uno

dei mezzi estremi della politica. La ‘Weltanschauung’

schmittiana condita di realismo rimane una delle critiche

più severe al liberalismo tradizionale incapace, quest’ultimo,

per sua natura, di esprimere una dottrina effettiva

della politica dello Stato tant ’ è vero che allo Stato di diritto

il giurista tedesco contrappone lo Stato di giustizia

realizzantesi non mercé il Parlamento, bensì attraverso la

genuina forma di volontà popolare: il plebiscito. Dopo aver

teorizzato la necessità del partito unico inteso come ‘ordine’

e, pertanto, come assoluta uguaglianza di stirpe e di capo,

l’autore di ‘Legalità e legittimità’ (1932) nella seconda

parte della sua produzione scientifica rivide alcune posizioni

dottrinali scrivendo, nel saggio ‘Situazione della scienza

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