DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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60 LIno DI STEFAno FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI

tusiasmo dopo la primitiva adesione al cattolicesimo

derivante dalla consapevolezza, son sue parole, che il positivismo

«non era soltanto una filosofia, ma era una convinzione

profonda, estesa a tutti i livelli sociali». una dottrina,

cioè, dotata di una forza che trovava nella valenza dei «fatti»

la sua massima e persuasiva espressione, diffusiva e

pratica. Ed, in effetti, non era facile sottrarsi al fascino di

un verbo culturale che trovava nella seduzione dell’empiria

l’energia per imporsi come l’unica ed autentica «vis» propulsiva

della rivoluzione scientifica del XIX secolo.

La nascita delle scienze umane, quali l’antropologia e la

sociologia criminali nonché l’avvento della psicologia sperimentale,

anche se bollata «senz’anima», impresse nuovi

stimoli al sapere mediante una capacità penetrativa tale da

indurre tutti a convertirsi, prima, ed a professarsi, dopo, positivisti.

Scienziati di prim’ordine, quali Lombroso, Ferri,

Pantaleoni ed altri, conferirono lustro al nuovo modello

scientifico-speculativo concorrendo, in tal modo, ad elevare

i nostri studi ad altissimo livello, anzi, ad imporli al di

fuori della penisola, in un confronto paritario, se non superiore,

con le altre nazioni. Il primo, fondatore, dell’antropologia

criminale, ritenendo si dovesse procedere, son parole

dell’opera «L’uomo delinquente» (1876), «allo studio diretto,

somatico e psichico, dell’uomo criminale, confrontandolo

con le risultanze offerte dall’uomo sano e dall’alienato»;

il secondo, penalista insigne, negando nell’uomo,

l’espressione è sua, «l’esistenza di ogni e qualsiasi libertà

del volere»; il terzo, infine, economista di fama, sostenendo

la famosa «legge fondamentale della nostra sensibilità»

individuante nell’edonismo l’unica molla volta ad incre-

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