DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPIToLo XIV FELICE BATTAGLIA 77

smo che egli chiamava “nota dei tempi” , e, in secondo

luogo, sono sempre sue parole, per mezzo di “una più comprensiva

e duttile spiritualità, un pensiero che elastico e

dialettico allarghi i suoi domini oltre i limiti che fin qui l’hanno

costretto”. Ed eccoci nuovamente al cospetto di ciò

che il filosofo del diritto definiva significativamente ‘sintesi

aperta’. Secondo tale nuova prospettiva etico-speculativa

il razionale riacquista l’intera vitale funzione in seno alla

coscienza anche se questa non riesce a liberarsi del tutto

dell’irrazionale.

Il Battaglia coinvolgeva nell’accusa di irrazionalismo

anche il marxismo da lui giustamente chiamato “ultima

filiazione della grande matrice hegeliana” tacciato non

solo di aver alimentato il mito della rivoluzione rigeneratrice,

ma anche di aver predicato “la violenza rinnovatrice” e

la “libertà umana instaurata attraverso il livellamento delle

condizioni economiche”. Trattamento migliore non ricevettero

da Battaglia i sistemi di pensiero a lui contemporanei

e vale a dire la filosofia dell’esistenza coi suoi teorici Heidegger,

Jaspers, Sartre, e ogni forma di irrazionalismo deteriore,

come le dottrine del vari Klages ed altri vitalisti,

nonché la fenomenologia di Husserl e Scheler. Avvicinatosi

allo spiritualismo cristiano anche se dal versante dell’immanenza,

ma con la mente rivolta alla trascendenza che,

parole di Battaglia, “criticamente valga e criticamente garantisca

i valori”, il pensatore calabrese prediligeva proprio

tale strada sebbene con l’avvertenza che essa era “lunga e

difficile”, ma meritevole di essere battuta perché, son sempre

sue parole, “riconcilia alla filosofia il motivo religioso

e lo soddisfa criticamente”.

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