DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

slsi.it

DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

CAPIToLo XVI SERGIo CoTTA 85

sempre agganciato alla morale. L’uomo giusto, chiarisce il

Cotta, se veramente tale, “qualora sia consapevole della sua

trasgressione, sarà il primo a ritener giusta la sanzione”.

L’impostazione cottiana, com’è facile notare, è ottimistica,

malgrado tutto, perché essa riesce ad individuare pur nel

turbamento della coscienza conseguente alla quotidianità

nel principio della relazionalità la ‘conditio sine qua non’

per la collaborazione umana ed il superamento della soggettività.

Quella soggettività, aggiungiamo, tanto temuta da

ugo Spirito che la considerava responsabile del “culto di

noi stessi” ritenendo, invece, più utile l’avvicinamento “al

così detto buono e al delinquente, al proletario e al borghese,

al servo e al padrone, al sapiente e all’ignorante” onde

“aiutare in essi e in noi la liberazione dalla soggettività”.

Premesso che “gli uomini non sono del tutto estranei e

tanto meno stra nieri fra loro” e ribadito che “l’esistenza

non può dirsi veramente umana se si rinuncia alla possibilità

di stabilire un rapporto chiaro e stabile con tutti e di essere

rispettato nella persona nell’attività e nei beni da

chiunque”, Sergio Cotta prosegue nella sua indagine ponendo

l’accento sulla considerazione secondo la quale “la

giustizia è l’elemento decisivo o essenziale del diritto”. Ma

qui nasce un problema, osserva ancora lo studioso italiano.

È più vero il principio ‘iustum quia iussum’, come voleva

Thomas Hobbes, oppure ‘iussum quia iustum’’, secondo la

tradizione antihobbesiana? Il Cotta è, dal suo punto di vista,

per la seconda soluzione anche perché per lui il diritto

rientra è il caso di dire ‘iusto iure’ “nella moralità, poiché

la giustizia è certamente un valore morale, non ‘virtù’,

come si diceva un tempo”.

More magazines by this user
Similar magazines