DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPIToLo XVII FRAnCESCo MERCADAnTE 89

uomo di vasta dottrina, lo studioso siciliano ripercorre,

passo passo, le laboriose vicende che hanno portato il ‘popolo’,

segnatamente, quello ‘minore’, com’egli ama chiamarlo,

all’acquisizione della presa di coscienza dei propri

diritti e delle sue prerogative in materia di sovranità. Percorso

quello compiuto dal popolo naturalmente arduo

ed accidentato solo se si pensi, osserva lo studioso, al fatto

che “nel corso dei due ultimi secoli il suffragio universale

segue il destino del principio d’eguaglianza, ma con una

versatilità maggiore, aprendo una lunga storia di compromessi”.

Le disamine di Mercadante non tralasciano, ovviamente,

di affondare le radici anche nel nuovo mondo tant’è

vero che sostenuto dall’autorità di Alexis de Toqueville

egli si chiede, ad un certo punto, a che cosa si deve “l’originalità

del popolo americano venuto su così in fretta, e con

tanto successo”. La risposta del nostro studioso di filosofia

del diritto è chiara ed inequivocabile.

In conseguenza, infatti, dell’afflusso nel nuovo mondo

di tante razze provenienti da ogni parte del globo terracqueo

si afferma la figura dell’‘homo aequalis’ la quale,

esplica il cattedratico dell’Ateneo romano, “ricevuta una

spinta decisiva e dalla filosofia razionalista e dalla filosofia

empirista, si sottrae al dominio millenario dell’‘homo hierarchicus’”.

Tale figura felice retaggio dei mo vimenti migratori

a caccia di libertà conserva, a detta dell’Autore, i

medesimi privilegi dell’uomo libero; privilegi che trovano

nella comparsa della donna sul proscenio della storia la loro

migliore composizione.

La conclusione, al riguardo di Mercadante non ammette

obiezioni di sorta in quanto, sono sue parole, “col voto alle

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