DI STEFAno – FILoSoFI E GIuRISTI SoCIALI - Sindacato Libero ...

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CAPIToLo XVII FRAnCESCo MERCADAnTE 91

fondato l’espressione appartiene al nostro studioso

“sulla distinzione tra principe e sovrano, e sulla subordinazione

del primo al secondo”. L’analisi mercadantiana sulla

dottrina del Ginevrino risulta, pertanto, articolata, puntuale

e minuziosa. Anche perché nel momento in cui sembra che

l’autore del ‘Contratto sociale’ possa offrire mediante la

concezione della famigerata ‘volontà generale’ e delle rimanenti

considerazioni teoretiche l’unica panacea in grado

di risolvere i problemi del cittadino e dello stato, proprio allora

il sistema si converte, esplica Mercadante, “in paradosso

antidemocratico (...) figlio dell’intransigenza”.

La perentoria convinzione rousseauiana, infatti, secondo

cui l’unica soluzione alle annose questioni della società

consiste nell’asserzione secondo la quale “bisogna trovare

una forma di associazione che difenda e protegga con tutta

la forza della comunità la persona ed i beni di ciascun socio,

e per la quale ognuno, unendosi a tutti, non obbedisca,

pertanto, che a se stesso e resti libero come prima”, va incontro

ad evidenti contraddizioni. Perché se è vero, incalza

Mercadante, che “Rousseau aveva cercato in basso, nella

semplicità della moltitudine, l’‘io umano’, espressamente

contrapposto all’’io frazionario’, dalle passioni tipicamente

aristocratiche”, è altrettanto certo che l’’io umano’, come

espressione politica della legge del numero è vittima a sua

volta di un pregiudizio organicistico, che si riproduce nel

suo seno come un tumore”.

E allora, lasciando Rousseau ai suoi ‘sogni’ sogni che

“pur rendendo formale omaggio alla democrazia, tendono a

giustificare lo Stato totalitario”, per dirla con Bertrand Russell

si può concludere con Mercadante, da una parte, che

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