Entusiasmo da record per ripartire - il mese parma magazine

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Io c’ero: intervista

a Claudio Bozzetti

di Carlo Chiesa è vero, ottenevamo la salvezza con meno

fatica rispetto al passato, ma arrivare a

Due mani di velluto e una croce nera

impressa sul cuore. Per vent’anni

Claudio Bozzetti ha messo a disposizione

del Parma Calcio la propria

competenza professionale, unita a un

elevato spessore umano, nella cura dei

muscoli e della salute fisica dei giocatori

crociati. Dagli incolori tornei di terza

serie dei primi anni 80, alla conquista

dei più prestigiosi trofei internazionali,

fino all’appodo in Nazionale, che ha

striato d’azzurro quel cuore crociato, lui

era lì tra oli, bende, unguenti e spray

miracolosi, con la medesima passione e

dedizione di sempre, a testimoniare l’importanza,

mai abbastanza riconosciuta,

di chi lavora dietro le quinte del calcio.

Chi si sarebbe mai aspettato un trionfo

europeo soltanto pochi anni prima?

“Solo cinque anni prima di quella fantastica

stagione eravamo in serie B.

vincere la Coppa delle Coppe a Wembley,

nel tempio del calcio, era davvero impossibile

da prevedere da parte di tutti,

dirigenti compresi”.

Dalla serie C a Wembley. Quante emozioni

per un cuore crociato come il

suo.

“Immaginate cosa possa voler dire una

finale europea del Parma per uno come

me che ha esordito in un Novara-Parma

di serie C nel 1980. Euforia totale. Ricordo

i capricci di Asprilla per giocare nonostante

una profonda ferita alla gamba,

Londra, gli allenamenti, il fascino di

Wembley, la vigilia, il goal di Cuoghi che

ci diede la certezza della vittoria. Tutto

semplicemente fantastico”.

Vent’anni di Parma. Qual è la prima

immagine che le viene in mente?

“La maglia crociata, fortunatamente

rispolverata dopo un periodo di accantonamento,

e il fascino che sprigiona.

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E poi il Tardini festante, pieno di gente

e di famiglie che si divertivano, senza

violenza”.

Il massaggiatore funge anche da psicologo,

al quale i giocatori confidano

segreti e incertezze. Con chi ha avuto

il miglior rapporto da questo punto di

vista?

“Se dicessi un giocatore solo direi una

bugia. Negli anni d’oro avevo un ottimo

rapporto con tutti. L’abilità era quella di

farsi dire sempre la verità dai ragazzi,

per poi farla capire a Scala, mandando

velati messaggi, ma senza mai svelare il

segreto e tradire la fiducia del giocatore.

Scala capiva al volo e non indagava oltre,

i giocatori continuavano a confidarsi

e lo spogliatoio ne traeva giovamento”.

Il debutto azzurro coincise con l’esordio

di Sacchi come CT.

“Sacchi si arrabbiò tantissimo perché

mi voleva al Milan e io non andai. Una

volta arrivato in Nazionale mi richiamò,

dicendomi che quella volta non potevo

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