Entusiasmo da record per ripartire - il mese parma magazine

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Entusiasmo da record per ripartire - il mese parma magazine

ifiutare. Era il 13 Novembre 1991, Italia-

Norvegia. Oltre al concomitante debutto

in azzurro mio e di Sacchi, quel giorno

il mio primo intervento in campo fu per

soccorrere Ancelotti. Fu come rivivere la

storia del Parma in azzurro”.

La vittoria di Wembley, la finale ai

Mondiali USA 94 persa ai rigori o la

finale degli Europei 2000 sfuggita al

golden goal. Quale partita vorrebbe

rigiocare?

“Forse la finale dei Mondiali. Arrivare

così vicino alla Coppa del Mondo, vederla

e non conquistarla fu una grande

delusione, anche perché c’era molto di

mio in quel Mondiale. Il recupero lampo

di Baresi, operato di menisco e in campo

soltanto 19 giorni dopo, le gare disputate

con 38 gradi e il 98% di umidità,

i recuperi per essere pronti alla partita

successiva dopo soli tre giorni. La sera

prima della finale, Sacchi mi chiese le

condizioni dei muscoli dei ragazzi, ed io

risposi: “Qui i muscoli non esistono più,

Mister. I ragazzi sono sfiancati. Domani

vada come vada e speriamo di vincere”.

Se l’avessimo giocata in condizioni normali,

sono certo che avremmo vinto nei

90 minuti”.

Rimettere in campo Baresi dopo 19

giorni è il capolavoro della sua carriera

o ha contribuito ad altri recuperi

straordinari?

“Un recupero così veloce, per quell’epo-

Amarcord Verso il centenario

ca, con le difficoltà di un Mondiale come

quello, fu un risultato irripetibile. Determinante

fu l’apporto di Vincenzo Pincolini.

Il feeling con i preparatori è fondamentale

per arrivare a certi traguardi. E

con Pincolini e Carminati c’era una simbiosi

totale”.

Ha lavorato con tanti allenatori, sia

nel Parma che in Nazionale. Quali ricorda

con maggiore affetto e perchè?

“Ho avuto uno splendido rapporto con

tutti, da Sacchi e Zoff a Trapattoni, da

Tom Rosati a Gianpietro Vitali, fino a

Carolina Morace, brava e davvero molto

preparata, con cui ho collaborato nella

Nazionale femminile, squadra per la

quale ancora lavoro, divertendomi tantissimo.

Unica nota stonata il rapporto

con Malesani. Non siamo mai stati in

sintonia. Addirittura con lui in panchina

ho dovuto decidere a malincuore di

chiudere la mia avventura con il Parma

durata 20 anni”.

La medicina dello sport ha fatto passi

da gigante negli anni. E allora come

mai assistiamo ancora a così tante

morti nello sport professionistico?

“Gli staff medici delle squadre sono decisamente

preparati e i controlli che facciamo

in Italia sono di altissimo livello,

rispetto a quelli degli altri paesi. Fortunatamente

lo dimostrano l’esiguo numero

di morti in campo in proporzione

all’elevatissimo numero dei tesserati e le

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cause, spesso riconducibili a problemi

congeniti difficili da diagnosticare. Ciò

che dobbiamo pretendere è la disponibilità

di un defibrillatore su tutti i campi,

anche di allenamento, e personale di

servizio preparato all’emergenza”.

Segue ancora il Parma? Quale giudizio

da alla sua stagione?

“Certo che lo seguo, ma solo in televisione.

Sono sempre stato convinto che la

squadra quest’anno andasse solo sistemata

e Donadoni lo ha fatto alla perfezione,

arrivando a proporre un buon

calcio e ottenendo i risultati. Anche se

alla fin fine gioca con lo stesso modulo

di Nevio Scala”.

Cosa augura all’Italia per l’Europeo ormai

prossimo e al suo collega Giorgio

Balotta, massofisioterapista crociato,

che farà parte dello staff medico azzurro?

“A Giorgio auguro di fare una grande

esperienza e di rimanere nel gruppo azzurro

per tanti anni. Prandelli purtroppo

ha avuto poco tempo per allenare

la squadra. I giocatori arrivano stanchi

dopo un campionato stressante e alcuni

già vittime di infortuni, difficilissimi da

recuperare a pieno in una competizione

del genere. Auguro comunque all’Italia

di ripetere le gesta della Danimarca

all’Europeo del 1992, la quale, non inserita

fra le favorite del torneo, finì per

aggiudicarselo”.

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