Entusiasmo da record per ripartire - il mese parma magazine

ilmese.it

Entusiasmo da record per ripartire - il mese parma magazine

ama mettersi alla prova e si inorgoglisce

quando raccoglie qualche successo. Faccio

calcio perché mi piace, per passione

vera. Forse sono uno degli ultimi rimasti”.

Ma secondo lei esisterebbe la possibilità

di guadagnare dal calcio ad alto

livello?

“In verità mi accontenterei di non spendere,

di andare in pari. Non dimentichiamoci

che per questa società io e la mia

famiglia abbiamo investito risorse, oltre

a sacrificare tempo che magari potremmo

dedicare al nostro privato, a qualche

hobby. Per questo sarà un risultato

importante portare la società ad essere

autosufficiente, ad andare avanti da

sola”.

è fattibile?

“Raccogliendo risultati positivi, si. Solo

così. Quando ho acquistato questa società,

i conti erano buoni, seppur non

perfetti, ma con la retrocessione in serie

B sono colati a picco. Credo che questa

sia una cosa su cui Lega, Federazione e

società devono lavorare insieme: chi retrocede

rischia di fallire, e non è giusto.

Il fallimento sportivo non deve coincidere

con quello economico, ma ad oggi

con la perdita della categoria rischi veramente

di andare a picco e scomparire

dalla geografia del calcio”.

La serie B, la retrocessione, è il ricordo

più negativo che la lega al Parma?

“Penso di si. è stato devastante, ma necessario.

è stata una sconfitta mia e di

tutti, ma è servita come bagno d’umiltà,

ci ha ridato la giusta dimensione, insegnato

tante cose. E siamo stati molto

bravi a rimanerci un anno solo, a differenza

di altri. Direi che quello del ritorno

in A è sicuramente il ricordo più bello.

Basti guardare Torino e Sampdoria,

società gloriose che non sono riuscite

nella risalita immediata”.

Una volta tornati in A, avete ricominciato

a costruire. E siete tra le poche

società virtuose della serie A, coi bilanci

in linea col fair play finanziario.

Come si fa?

“Innanzitutto c’è un grande lavoro di

Leonardi. Ed ho capito che non devo

innamorarmi dei giocatori, ma dei risultati,

che sono figli di lavoro, impegno,

sacrificio ed anche dei giocatori stessi.

Non si devono fare passi più lunghi della

gamba, ci vuole la consapevolezza di

quali sono le proprie risorse gestendo la

società di calcio come se fosse un’azienda.

In fondo, si tratta sempre di società

di capitali, come sostengo da sempre. La

crisi c’è. Si sente. Segna la nazione, il

mondo intero, se ne può uscire solo con

caparbietà e lavoro”.

A proposito di negatività del calcio,

cosa pensa di “scommessopoli”?

Proprio calciopoli scoppiò quando lei

stava per acquistare il Parma, facendole

quasi cambiare idea e rimandando

il tutto di sei mesi…

“è la dimostrazione che in Italia le cose

non funzionano. Se dei privilegiati hanno

bisogno di truffare, vuol dire che il

8

sistema, in generale, non va. Serve una

pulizia a fondo”.

E dei fatti di Marassi, con una partita

sospesa per intemperanze dei tifosi,

che dire?

“Che non è calcio, quelli non sono tifosi.

Si può protestare, si può chiedere

un confronto, ma danneggiare il club facendogli

rischiare sconfitte a tavolino e

penalizzazioni è stupido ed inutile”.

A Parma questo non succede perché

c’è una tifoseria eccezionale.

“Eccezionali ma esigenti. Pretendono i

More magazines by this user
Similar magazines