catalogo abboccamenti interno15 - Ottica Bisogno

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Danilo Morese: Abboccamenti

La nuova personale di Danilo Morese, “Abboccamenti” che parte dallo spazio espositivo

dell'Ottica Bisogno a Roccapiemonte, manifesta sin dal titolo scelto, un atto di denuncia

senza metafora alcuna. La volontà di mostrare il disincanto e l'inganno, le lusinghe o

l'urgenza di azioni quotidiane, ben oltre la sopravvivenza, attraverso i soggetti più topici

dell'iconografia classica: i pesci nel gran mare della vita. “Pesci all'orizzonte” o “Neri”, che

ruotano su se stessi in un locus in cui i colori diventano terrosi, gli ami sono invisibili,

appena tracciati sulla tela. Pesci che ruotano o guizzano per divincolarsi, in un motus

ascendente orizzontale e verticale. L'azione si fa dichiarata e scoperta, nella altre opere del

percorso pittorico di Morese. Nell'acrilico “Come un pesce”, le derivazioni accademiche

dalla scenografia, emergono e si palesano nell'uso del siparietto, quasi un teatrino

privatissimo e discreto. Qui, non vi sono rimandi allusivi: tutto è disvelato, l'azione è

compiuta, senza possibilità alcuna di deroga. I pesci-marionette salgono secondo un rituale

che nulla lascia al caso. I movimenti e le torsioni fanno parte del balletto scenico, l'euritmia

in primis rimanda ad una sinfonia subliminale che converge e si esplica nell'altro dipinto, “

La dimensione del silenzio”, in cui dettagli di colore, resi a spatola, (tecnica usata in quasi

tutti i lavori di Morese), sottolineano virtuosismi di stile. E' interessante l'alternanza delle

campiture monocrome sullo sfondo e i graffiti nervosi che pervadono il soggetto del

dipinto. Rievocano i segni tracciati dallo stylus usato dai ceramografi greci per contornare

le figure e definirne i dettagli, con una precisione di tratto sui vasi a figure nere. In “Little

carousel”, l'abboccamento non è ancora avvenuto; nessun indugio, né ripensamento

alcuno; i pesci di Morese hanno rinunciato ad ogni sorta di scelta. I guizzi rossi nei corpi

cupi tradiscono presagi. I pesci nei suoi lavori hanno a che fare con gli ami, dal poetico

trittico dal titolo sibillino “Muto” al teatrale “People in silence” in cui l'azione scenica è

enucleata più quale quinta scenografica che opera conchiusa. Il seguito del dramma che gli

abboccamenti preannunciano, Morese non lo prefigura. Ci risparmia l'azione violenta, al

contrario di Miquel Barcelò in “Pesce in due parti” del 1983 o quelli nella rete, in una tecnica

mista dello stesso periodo. Gli abboccamenti nelle intenzioni di Danilo Morese si spingono

oltre. Tentano di recuperare il valore semantico della terminologia comune; gli occhi

torbidi, inquietanti contenuti nelle viscere dei pesci in “Non vedo più” o in “Palloncini”

costituiscono la prova dell'inganno; il lirismo pittorico si fa delicato in “Seguimi su Marte”;

vibrazioni e perizia si scoprono ancora una volta e mostrano il tratto sicuro di una pittura

decisa e matura.

Teobaldo Fortunato

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