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Da 28 anni il mensile senese di critica e attualità sportiva - Spedizione in A.P. 70% - Art. 2 comma 20/D - L. 662/96 - Filiale di Siena www.mesesport.it 2, 00 €

n. 264 novembre 2010

Alice lice

sulle oorme

me

di

Margherita argherita


col topo in bocca

Direttore

Mario Ciani

Direttore responsabile

Paolo Corbini

Edito e stampato presso

Arti Grafiche Ticci

Loc. Pian dei Mori 278 - Sovicille (Si)

Tel. 05.77.34.92.22

Fax 05.77.34.93.66

redazione@mesesport.it

Autorizzazione del Tribunale di Siena n. 430 del 27.01.1983

Come si dice: se deve andare male, speriamo vada sempre cosi!

Sì, perché a sentire certi profeti di sventura quest’anno proprio un c’è

trippa pe’ gatti. Il Siena dunque si metta l’animo in pace, perché

con questa squadra non va da nessuna parte. Idem per la Montepaschi,

ormai arrivata al capolinea del suo

fantastico ciclo vincente. Per non parlare

delle altre realtà medie e piccole, decisamente

in via di estinzione.

A parte il fatto che il ruolo di queste ultime

non è lo stesso delle due squadre che

ci rappresentano ai più alti livelli, garantendo

un’offerta sportiva per lo più formativa o al massimo

dilettantistica, su quali basi poggia questo strisciante

disfattismo? Nel caso del Siena forse ad alimentarlo sono gli stessi che dopo

sette turni, con 17 punti conquistati su 21, davano già per matematica la promozione,

così come quelli disposti a scommettere che la Mens Sana di quest’anno è più forte di

quella che ha vinto quattro scudetti di fila.

Esagerazioni, ovviamente, nell’uno e nell’altro caso.

Noi non siamo fra quelli che solitamente collocano la verità sempre nel mezzo, ma in

questo caso forse ci può stare. Nel senso che quella bianconera non è la sola squadra in

grado di salire diritta in serie A, ma che ha tutto per conquistarsi (s’intende

con il sudore, la pazienza e la giusta ‘cattiveria’) un obiettivo che, per

il solo fatto di inseguirlo con tutte le sue forze (tecniche, economiche,

dirigenziali, ecc.), le dà una visibilità anche mediatica che deve essere di

stimolo e non di peso.

La Montepaschi invece si trova nella scomoda (?) posizione di chi è letteralmente

braccato ma non ha (ancora) le qualità per difendersi come nel recente passato.

Anche perché vorremmo sommessamente ricordare che Pianigiani in questo

momento non solo deve fare i conti con la mancanza di uno come Sato, ma anche del

suo naturale sostituto. Dettaglio del quale non si è mai peraltro lamentato.

Insomma diamoci tutti una calmata. La stagione è appena cominciata (si fa per dire) ed emettere

sentenze, anche se non costa niente, è prematuro. E poi a piangere col topo in bocca c’è

da essere poco credibili, visto che dopotutto bianconeri e biancoverdi sono entrambi secondi

nei rispettivi campionati.

Chi non si lamenta è sicuramente Alice Volpi, che dalla lontana Russia ritorna

con la medaglia d’oro al collo del titolo europeo di fioretto Under 20.

Per una città come Siena, che pure vanta trascorsi prestigiosi in questo

settore, riproporre periodicamente un campione o una campionessa

al vertice di una disciplina che annovera migliaia e migliaia di praticanti,

è certamente motivo d’orgoglio. Per noi di Mesesport sicuramente sì,

ed è per questo che le dedichiamo volentieri, e doverosamente, la copertina di

questo numero. •

Hanno collaborato a questo numero:

Duccio Balestracci, Roberto Barzanti, Mauro Bindi, Elena Borri, Andrea Bruschettini, Guido Carli, Mario Ciani, Claudio Coli,

Vincenzo Coli, Stefano Fini, Emilio Giannelli, Daniele Giannini, Antonio Gigli, Francesca Guglielmi, Roberto Guiggiani,

Fabrizio Lachi, Luca Luchini, Augusto Mattioli, Roberto Morrocchi, Francesco Oporti, Giulia Parri, Gigi Rossetti, Senio Sensi,

Rudi Simonelli, Antonio Tasso, Matteo Tasso, Francesco Vannoni.

Fotografie di Paolo Lazzeroni e Augusto Mattioli

Collaborazione fotografica: Andrea Bruschettini, Bernard Chazine, Fabio Di Pietro.

Progetto grafico ed impaginazione: Bernard Chazine

editoriale

n. 264 - novembre 2010 - anno XXVIII

1


Il rischio è stato concreto: quello di tornare in edicola

dopo 34 giorni ed al posto del primato in classifica

trovarci solo un mucchio di macerie. Sì, perché si ha un

bel dire che il campionato è lungo e che si deciderà come

sempre in primavera, ma quello che è successo nelle tre

gare che hanno preceduto il ritorno alla vittoria col Frosinone

non sono state proprio quisquilie. E non ci si venga

a dire che è solo una questione di risultati, perché in quel

caso si mancherebbe di rispetto all’intelligenza di tutti

quei tifosi che dalla prova con l’Empoli, ma soprattutto

con il rivalutato Sassuolo, hanno tratto la convinzione che

il giocattolo si fosse irrimediabilmente rotto. E non solo

per colpa del 3 a 4 finale. Un’iperbole si dirà, però Conte

si metta nei panni dei tifosi (è stato in quelli del grande

giocatore ed ora del bravo tecnico, mai in quelli di chi

guarda soffrendo il calcio dall’esterno) e ci spieghi cosa

dovevano pensare di diverso, nelle due occasioni citate,

nel veder materializzarsi nuovamente i fantasmi dell’anno

scorso quando si prendeva gol in avvio di partita

o dopo il 90°. Nel caso specifico concedendo all’avversario

di mettere in rete addirittura da mezzo metro dalla

linea di porta (?!). Il tutto corredato da un atteggiamento

palesemente rinunciatario sul piano tecnico-tattico, ma

soprattutto mentale, senza personalità e senza mai fare

la partita, anzi subendola da cima a fondo. Quindi niente

di esasperato, se non la legittima paura di ritrovarsi improvvisamente

senza più certezze, neppure quelle minime.

Forse potevano essere così lungimiranti da non

dare troppo peso a quello che avevano visto, ma un conto

è la pazienza a cui allude spesso il tecnico bianconero,

un’altra la realtà delle cose. Che per fortuna non è quella

evidenziata nei due incontri incriminati, purchè non si

pensi di aver risolto tutti i problemi con il ritorno al successo

contro i laziali. È vero che in fondo quello che conta

è vincere, ma farlo rischiando il giusto e senza fare passi

avanti sul piano del gioco può rivelarsi alla lunga penalizzante.

E questo i sostenitori della Robur lo sanno, tanto

che per due settimane hanno tenuto il muso, tuttavia senza

mai negare alla squadra il doveroso incitamento.

Che poi, a guardar bene, la gente non pretende niente

di diverso da quello che vuole lo stesso Conte, cioè che

la squadra scenda in campo… “feroce e assassina”, non

molle e rassegnata come talvolta appare. Forse basterebbe

semplicemente che giocasse – pur con tutte le variabili

che il calcio propone – come ha dimostrato di saper

e poter fare nei primi turni. A meno che questa sorta

di involuzione, che indubbiamente c’è stata, non si ricolleghi

ai nostri timori di inizio stagione, cioè che questo

gioco fosse troppo… ambizioso per una squadra di

serie B, e che alla lunga sia poco confacente ai mezzi tecnici

di molti bianconeri. Con la conseguenza che quando

non siamo noi a sbagliare, sono gli avversari a metterci

nella condizione di farlo. Com’è successo in fondo anche

col Frosinone, con il pressing alto degli avversari

che ci costringeva a scavalcare il centrocampo con lanci

lunghissimi ma non sempre precisi. Tutto questo solo nei

primi 45’, è vero, ma intanto nello stesso periodo gli ospiti

non avevano costruito almeno tre nitide palle-gol?

Quello che indispettisce di più è la constatazione che

nella ripresa, un po’ per l’apporto di vivacità dato alla manovra

da Troianiello (per 45’ esasperatamente lenta), un

po’ per la maggior presa di coscienza dei propri mezzi, la

squadra è apparsa subito più tonica e con il passare dei minuti

sono arrivati anche i gol. Tutti di ottima fattura peraltro.

Ma perché non farlo prima, allora, si chiedono i tifosi?

Calaiò e Conte, all’unisono, sostengono che è tutta

colpa della pressione alla quale sono sottoposti i giocatori

(soprattutto all’inizio) e dal dover vincere ad ogni costo.

Ma con tutta onestà non ci pare che il nostro sia un

ambiente in grado di esercitare questo tipo di sollecitazione.

E poi fra i bianconeri ci sono elementi che hanno

giocato in piazze che te le raccomando… Oppure non

sarà che, per il solo fatto di essere capitati in una città

educata e vivibile, non si deve dire niente?

Intanto quello che non avremmo più voluto sentir dire,

né dal tecnico nè dai giocatori, al termine di qualche partita,

è “che c’è mancata la determinazione e la grinta necessaria…”.

Ma come? Allora non è una impressione sbagliata

quella che talvolta si percepisce? E perché succede?

Comunque se Conte è il primo a sostenere che il Siena “non

può perdere queste partite…”, è altrettanto verò che certe

partite non può giocarle così. Infatti la prima considerazione

non è altro che la conseguenza dell’altra.

Archiviata ora una delle più ‘sanguinose’ sconfitte

degli ultimi anni (non tanto per i 4 gol subiti, quanto per

le circostanze in cui sono maturati), dell’ultimo mese di

gare resta il rimpianto per non aver azzardato di più a

Trieste e il bel successo sul Padova , l’ultima volta che

la Robur ha giocato praticamente a memoria, sbagliando

molto sotto porta ma disegnando sul campo geometrie

capaci di riconciliare molti con il calcio.

Una curiosità: in questi primi 13 turni di campionato

il Siena ha già affrontato ben cinque delle sei squadre al

vertice e la proiezione sulle 42 partite che alla settima giornata

dava quota 102 finale, oggi si è assestata sugli 80

punti. Comunque mai successo come l’ultimo è stato accolto

con tanto sollievo. La squadra a questo punto della

stagione ha bisogno di ripensarsi un po’ anche tatticamente,

perché è un dato di fatto fatto che gli avversari gli hanno

preso le misure e l’esigenza di proporre qualcosa di inedito

non è più eludibile. Va da sé che Conte rimane fedele

al suo… ibrido 4.4.2 (nel senso che non di rado si trasforma

in 4.2.4), ma finchè non avrà trovato un assetto più stabile

al centrocampo lì in mezzo si soffrirà sempre. Un centrocampo

che ha avuto il suo periodo d’oro con Troianiello

e Sestu (o Reginaldo) esterni e la coppia centrale formata

ora da Bolzoni (di cui si sono perse da tempo le tracce

senza alcun apparente motivo)-Carobbio, ora da Carobbio-Marrone.

Anche il reparto arretrato ha espresso il meglio

di sé con Vitiello-Del Grosso ai lati e la coppia centrale

formata da Rossettini (o Ficagna) e Terzi. Oggi

insomma Conte ha tutti gli elementi – infortuni a parte -

per farsi un’idea più completa delle risorse di cui dispone.

E fare di conseguenza le scelte migliori. Ce ne sarà bisogno,

perché il campionato, con il suo ritmo schizofrenico,

concede poco tempo alla teoria. L’importante è ridare alla

squadra continuità di risultati, ma anche – se non soprattutto

- di gioco (se non altro perché senza quello i primi

non vengono), nella certezza che in A salità chi più delle

altre “avrà una marcia costante, anche senza squilli, ma

pulita e lineare”. Parola di… ignoto. •

mariociani

calcio 3

BRUSCA FRENATA DELLA SQUADRA DI CONTE

CHE SI RIABILITA COL FROSINONE E RISCOPRE LA SERENITÀ PERDUTA

Robur,

una lezione salutare

Tre fasi

della partita

col Frosinone


4

MENO MALE CHE ALMENO IN B I SECONDI NON SI PURGANO...

[ A TUTTO CAMPO] di Senio Sensi

TECNOLOGIA: UN OBBLIGO

Blatter si è arreso (ma sarà vero?). La

tecnologia aiuterà gli arbitri. E i giocatori.

Ma solo per i cosiddetti gol fantasma. Per

l’estate prossima ci hanno promesso che

almeno questa incertezza sarà tolta. Ci

sono addirittura tredici progetti per tentare

di capire se un pallone è entrato o no. Di

tre specie diverse: una microchip nel pallone;

un sistema di telecamere montato

sulle porte o un insieme di telecamere in

tribuna (?). Avremo quindi o un pallone

“truccato”, anzi tanti palloni visto l’uso per

ogni gara; o l’avvento della moviola (la

tanto odiata perché toglie potere agli arbitri

e assistenti – bel passo avanti), o una

spia fuori dal campo (la più difficile da attuare

e forse la meno esatta).

Scegliete come volete ma scegliete. Magari

se mettete la telecamera sotto le traverse

delle porte ci auguriamo che il criterio

venga esteso a tutto il rettangolo di

gioco. Comunque almeno scompariranno

da fondo campo quelle due patetiche figure

di assistenti che sostano inoperosi

in occasione delle coppe europee. Poveri

Cristi! Su dieci partite interverranno una

volta e potrebbero essere colpiti dalla sindrome

della inutilità…

Quella della tecnologia è una strada obbligata,

ormai non più rinviabile pena la

perdita della residua, scarsa, credibilità

che riscuotono i vertici del calcio mondiale.

E proprio con il ricorso alle telecamere

si continua a squalificare i giocatori che

barano in campo: cascatori o violenti a

gioco fermo. Siamo perfettamente d’accordo,

ma non si capisce perché per riparare

ad un errore, o svista, di arbitri o assistenti

si utilizza la telecamera a partita

conclusa per punire i “furbetti”e, sempre

per riparare a sviste o a errori dei direttori

di gara, per azioni di gioco tale mezzo

venga così violentemente respinto.

CHE RIMPIANTO LA SERIE A

Guardiamo con malcelata nostalgia all’attuale

campionato di serie A. Un “tesoro”

gettato al vento per cause che tutti conosciamo.

Bastava poco, nel campionato

scorso, per mantenere alla città questa eccellenza.

E invece ci ritroviamo in purgatorio,

con perdita di incontri di altissimo livello

calcistico, con un campionato… malfermo

sulle gambe e cioè discontinuo nei valori e

nei risultati, con problematiche non da poco

in quanto si gioca di sabato, con minori incassi

per diritti televisivi e socio- economiche

per l’intera città (meno tifosi delle squadre

ospitate, centro chiuso il sabato giorno

di shopping, ecc.).

Poi guardiamo come stanno le squadre

che ci hanno estromesso e ci rendiamo

conto che in tante, ad esempio, Brescia,

Lecce, Cesena, Bologna, Catania e

…udite…udite Fiorentina, sarebbero state

ancora una volta alla nostra portata, Cosicchè

ce la potevamo giocare – anche con la

squadra poco ritoccata – per ottenere l’ennesima

salvezza.

Uno stimolo in più per tornare nel calcio

che conta. Gufi e tanti…ma tanti nemici permettendo.

Ci consola una considerazione

importante: la Società finalmente c’è.

Senza presenzialismi di Presidente e Vice;

senza proclami, ma con le parole giuste

dette al momento giusto a chi, per forza,

deve intendere. Non è cosa da poco dopo

la dolorosa se non drammatica esperienza

dei campionati 2008-2009 e 2009-2010.

CONSIGLI DISINTERESSATI

Che strana la serie B! Squadrette di centro-bassa

classifica diventano il Brasile

per una gara e poi ricascano nella mediocrità.

E’ successo alla Triestina, al Sassuolo

e al Crotone quando hanno giocato

con noi…

L’Atalanta ha una corazzata (più forte dei

bianconeri) e dallo 0 – 2 può perdere 3 a

2 col Piacenza. La Reggina dell’inizio campionato

era una squadra molle e rassegnata:

ora veleggia a un punto dal Siena.

I bianconeri fanno 19 punti su 21 disponibili

nella gare casalinghe (un solo pareggio,

con il Crotone), segnano 13 gol e

ne subiscono solo 3. Trend da passeggiata

verso la A. Poi vanno in trasferta, dove gli

spazi dovrebbero esser maggiori e quindi

favorire il nostro gioco, e in 6 gare fanno 6

miseri punti. E due sconfitte…lancinanti.

Ti viene da dire che “a questi mancano

gli attributi”: subito smentiti. In 9 fanno bottino

pieno con il Frosinone che gioca un

buon calcio! In quella gara tutti a criticare le

scelte nei cambi fatte da Conte ma il campo

(stavolta) gli da ragione.

Siamo sempre secondi e nel campionato

di B è l’unico posto dove i senesi non si “purgano”.

Ora la sosta forzata di nove giorni (a

Vicenza non si gioca per allagamento generale:

in campo l’8 Dicembre?) e poi ecco

i maremmani di Grosseto al Franchi.

Il break serva per rivedere l’assetto tattico

dei “nostri”. Non è un caso che contro

noi TUTTE le squadre facciano bella figura.

Lasciamo loro in mano il centrocampo

e ci infilano come una lama nel

burro. Questo costringe spesso mediani e

difensori a falli da “giallo”. Il 4-2-4 funziona

se si gioca di prima, se non si sbaglia nemmeno

un passaggio, se c’è la condizione

atletica e psicologica di tutti i quattordici

schierati in campo. Obbiettivamente oggi

tutte queste condizioni non ci sono. E allora

una sana revisione del confermato,

ma straconosciuto, modulo alla Conte, può

essere parzialmente rivisto. Specie in trasferta

o anche in casa con squadre tecniche

come ad esempio Crotone e Frosinone,

giocano con cinque centrocampisti.

Il modulo non è vangelo e a noi, che non

siamo allenatori, che non abbiamo giocato

nella Juve ma che un po’ di calcio – da fuori

– lo conosciamo, farebbe un immenso piacere

vedere, almeno una volta, un 4 – 4 -

2 classico o, meglio un 4-3-1 2 sfruttando

le grandi qualità di Brienza.

Ci sta che tutti, tifosi e stampa, si stia sbagliando

e, una volta verificato, saremo pronti

a cospargerci la testa di cenere. Ma ci sia

data la possibilità di verificare se siamo tutti

“appannati” davvero.

Intanto non carichiamo troppo la gara con

i maremmani: per loro è la sfida della morte

(circa quello che per i senesi è Siena - Fiorentina);

per noi deve essere una partita

con una squadra di B che ha 11 punti meno

di noi e che in trasferta ha racimolato1 punto

su 6 partite (ne ha perse quindi 5 su 6); ha

segnato 5 gol e ne ha subiti 13. Tutto qui: rispetto

massimo, ma si tratta di una squadra

molto, ma molto al di sotto delle nostre

possibilità Anche se mancheranno due uomini

di stozzo: Simone e Daniele. Grazie

alla ritrovata condizione psicologica e con

meno paura di sbagliare ce la faremo. Tutti

insieme, anche con qualche giusta critica,

senza che nessuno si offenda.


Se crisi doveva essere, perché le prestazioni ed

i risultati delle ultime gare erano stati davvero deludenti,

meglio che sia capitata adesso che durante

lo sprint finale, con la speranza che situazioni difficili

ed errori possano essere utili a far crescere il

gruppo per arrivare all’agognata promozione.

Le due deludenti trasferte di Empoli e Modena

(contro il Sassuolo), i rischi corsi con il Padova ed il

pareggio interno con il Crotone, avevano fatto nascere

preoccupate ed appassionate discussioni sulla

natura dei mali che affliggevano la compagine bianconera.

Dubbi e timori che, purtroppo, neppure la roboante

vittoria con il Frosinone è riuscita a dissipare.

Vogliamo subito sottolineare come tutto l’ambiente

stia remando con l’unico scopo di raggiungere

l’ambizioso obiettivo di tornare in serie A e,

pertanto, certe preoccupazioni (o forse è meglio dire

lamentele o insofferenze alle critiche, anche se costruttive)

da parte di alcune componenti societarie

ci sembrano davvero fuori luogo.

Se l’arrendevolezza dimostrata ad Empoli e la

masochistica prova di Modena avevano suscitato le

giuste reazioni di presidente, allenatore e direttore

sportivo, come si può pretendere che i tifosi, sbeffeggiati

dai cugini toscani e ridicolizzati in casa dell’ultima

in classifica, potessero restare sereni e distaccati?

E la stampa, pur condizionata dall’amore

per i colori bianconeri, non ha forse il dovere di analizzare

scelte, situazioni tecniche e prestazioni dei

singoli per cercare di offrire il suo contributo?

Quali sono dunque, a nostro modesto ed opinabile

parere, i problemi maggiori che in questo momento

sembrano poter ostacolare la marcia bianconera?

Iniziamo dal reparto difensivo, messo in

discussione fin dall’inizio del torneo, probabilmente

condizionati dai pessimi ricordi della scorsa stagione.

Pur avendo mostrato ampi margini di miglioramento,

spesso aiutata anche dalla modestia di

molti attaccanti avversari (incapaci di capitalizzare

al meglio alcuni gravi errori) la difesa del Siena continua,

talvolta, a presentare colpevoli amnesie non

degne di chi nutre ambizioni di primato. Rossettini,

sul quale erano riposte molte speranze, pare relegato

ai margini, l’unica prova di Valdez non è stata confortante

ed il recupero di Brandao, come previsto,

non si è ancora concretizzato. Nonostante le citate

“disattenzioni”, comunque, alla resa dei conti ci

sembra che affiatamento e personalità stiano crescendo

e siamo moderatamente ottimisti.

Per quanto riguarda l’attacco, invece, se è vero

che nessuno dei nostri bomber per il momento ha

fornito exploit tali da trascinare la squadra (cosa in-

vece riuscita ai vari Gonzalez, Bertani, Succi e

Bonazzoli) e giocatori come Mastronunzio

hanno talvolta fallito occasioni davvero facili

per le loro potenzialità, il livello qualitativo dell’intero

reparto, rinforzato ora anche da Brienza,

è fuori discussione. Importante è creare le occasioni,

perché alla fine le reti arriveranno in abbondanza

e, del resto, proprio Calaiò e Mastronunzio

sono stati decisivi nella sofferta vittoria

con il Frosinone.

Abbiamo volutamente lasciato per ultimo il centrocampo

che, a nostro parere, rappresenta in questo

momento il punto debole della squadra. Il modulo

scelto da Conte prevede che spesso i due centrali si

trovino in inferiorità numerica. Ciò comporta un notevole

dispendio di energie e richiede grinta, velocità

e resistenza che in questo momento Vergassola e Carobbio

non sembrano poter garantire. La folta batteria

degli esterni, finora limitata da infortuni e problemi

vari, non offre in fase di copertura adeguato

appoggio con la conseguenza che spesso il Siena si

trova schiacciato nella propria metà campo, incapace

di ripartire o di tener palla, come sarebbe stato indispensabile,

ad esempio, a Modena.

Ecco perché riteniamo che in questo momento

non si possa fare a meno della freschezza atletica di

uno dei due giovani (Marrone e Bolzoni), in attesa

che Vergassola (che rischia di fare ingiuste brutte figure)

ritrovi il consueto passo e Carobbio confermi le

doti che hanno caratterizzato una brillante carriera

nella serie cadetta. Quando Troianiello tornerà ad essere

imprendibile e concreto come è nelle sue poten-

zialità e Sestu e Kamata avranno risolto i loro guai fisici,

forse la loro forza sarà capace di condizionare gli

avversari, ma adesso il reparto sta soffrendo troppo e

condiziona in maniera negativa tutta la squadra.

Infine due parole su Conte. A noi continua a piacere

la voglia di vincere, la grinta, la passione che

traspare da ogni movimento o parola del nostro mister.

Crediamo, però, di non fargli alcun torto se ci

auguriamo una maggiore flessibilità del suo “credo”

tattico. È giusto e lecito che Conte voglia che la formazione

senese giochi sempre in maniera “organizzata”,

ma le situazioni contingenti e le capacità

tecniche degli uomini che la società gli ha messo a

disposizione impongono, qualche volta, diversi assetti

che non devono risultare “disorganizzati” solo

perché applicati saltuariamente. Le sostituzioni

nella gara di Modena, ad esempio, non ci avrebbero

convinto neppure se il Siena fosse tornato con i tre

agognati punti e crediamo che il mister, da navigato

uomo di calcio, non si debba né sorprendere né dispiacere

nel constatare che anche a Siena tutti ci

sentiamo allenatori e direttori tecnici e, spinti dall’amore

per i colori bianconeri, proviamo ad esprimere

le nostre convinzioni. Il bello di questo gioco,

perché tale è e deve restare, forse è proprio questo.

In attesa di poter commentare nuove esaltanti vittorie,

ci auguriamo che con il Grosseto non accadano

incidenti, visto che l’applicazione pratica delle norme

relative alla tessera del tifoso sembra favorire proprio

quei contatti fra le tifoserie e quelle possibili intemperanze

che invece sulla carta avrebbero dovuto essere

limitate, se non eliminate del tutto. •

lucaluchini

calcio

PREGI E DIFETTI DI OGNI SINGOLO REPARTO PER UNA

MIGLIORE OTTIMIZZAZIONE DELLE FORZE A DISPOSIZIONE

In principio

era l’integralismo...

5


6

NOI, INGUARIBILI DISFATTISTI

[ FEBBRE ALTA] di Antonio Gigli

SIAMO ESAGERATI, troppo esagerati. Il tifoso

bianconero medio è un caso clinico per eccellenza.

Non lascia la squadra, o almeno non

rinnega i propri colori, magari salta qualche

partita, ma si informa, vuol sapere, cerca notizie,

su tutto quanto gira attorno alla Robure

dice sempre la sua.

Se le cose vanno bene si entusiasma, ambisce

a traguardi impossibili, arriva a credere

che un pareggio con l’Inter siano due punti

persi. Quando le cose vanno male, però, si

abbatte come il più depresso dei depressi.

Cerca e vede colpevoli da tutte le parti, si immagina

complotti vari, ed anche se l’amore

per i propri colori non viene mai meno, pensa

in negativo. Vuole epurazioni stile staliniano,

crede che i giocatori siano diventati tutti brocchi

(in fondo lui l’aveva sempre detto...) e non

vede il futuro affatto roseo.

Ammettiamolo, siamo così. Forse non tutti,

ma la maggioranza senz’altro. Non che ci

siano aspetti solo negativi sull’essere così intransigenti

nel proprio amore verso la squadra

del cuore, ma un pizzico di raziocinio in

più non guasterebbe. Per confermare le tesi

sopra citate, basterebbero solo due esempi

lampanti, entrambi di pochi giorni fa.

Il Siena, retrocesso in B, conquista la testa

della classifica, senza tanti sforzi, già nelle

prime giornate. “Quest’anno sarà un passeg-

giata” dicono in tanti, “e chi ce l’ha una rosa

come la nostra?” Rispondono altri, in uno stato

di esaltazione quasi totale.

Il Siena perde ad Empoli, pareggia in casa

col Crotone e, soprattutto, crolla nel finale col

Sassuolo. Il posto in classifica? Secondo, ancora

in piena zona serie A, ma in tanti cominciano

a pensare che la squadra sia senza attributi,

che non abbia carattere, che i campioni

tanto decantati non siano proprio così campioni,

che l’allenatore sia improvvisamente

‘impazzito’. Se qualcuno, senza conoscere la

situazione di classifica del Siena, avesse fatto

un giro in città nei giorni scorsi, avrebbe sicuramente

immaginato una Robur in declino,

nelle zone basse della classifica e destinata

ad un campionato anonimo.

Un altro clamoroso esempio del nostro

strano e volubile carattere, viene dalla partita

vinta (anzi stravinta) per 3 a 0 contro il Frosinone.

Calaiò realizza un gol fantastico, ma pochi

minuto dopo viene sostituito. Apriti cielo!

Come un sol uomo l’intero stadio disapprova

fischiando la decisione di mister Conte. Dov’è

il lato assurdo della vicenda? Risiede nel fatto

che Calaìò, oscurato dal fatto di giocare insieme

ad un mito del calcio senese come Maccarone,

o impiegato in schemi non idonei, nel

passato, nonostante le sue sempre costanti segnature,

aveva sempre trovato più critici che

estimatori. D’un tratto, però, ecco che tutti, ma

proprio tutti, vedono in lui l’eroe, colui che non

deve essere toccato e chi lo fa deve essere punito

(in questo caso fischiato). Tutto succede,

anche in questo caso, con il Siena che veleggia

al secondo posto solitario.

Cosa vogliamo fare, continuare così? Esaltarsi

ad ogni vittoria e flagellarsi ad ogni sconfitta

nella maniera più esagerata possibile?

Dobbiamo ritrovare la giusta misura, altrimenti

il campionato sarà più un calvario che una

corsa verso il traguardo finale. La Robur ha giocato

per ben sette anni in serie A, dopo averne

passati 50 tra C e D, C1 e C2. Nel corso dello

scorso anno sono state sbagliate delle scelte,

ma la dirigenza ha cercato di rimediare. Ha giocato

bene le sue carte? Boh, lo sapremo solo

a giugno, per adesso ringraziamo il cielo di essere

nel grande calcio, di giocare per la serie

A. in tante altre città, molto più grandi di Siena

e con più tradizione calcistica alle spalle (Taranto,

Messina, Pisa, Perugia, solo per fare

qualche nome) sono spariti dalla scena.

Non vogliamo fare quelli a cui sta tutto

bene, non siamo così (tutt’altro!), ma il lamento

continuo ed imperterrito non porta da

nessuna parte e non aiuta di certo la squadra

e la società.

Tiriamo tutti nella stessa porta e ci divertiremo

un po’ di più.


La relazione fra lo sport e i numeri non è mai

matematicamente ineccepibile o scientificamente

perfetta – per così dire – da potersi guadagnare i

crismi di un teorema e men che meno l’autorevolezza

di una ‘legge’. Perché, se è vero che lo sport

produce numeri come espressione di risultati e

quindi legati alla qualità della prestazione individuale

o di gruppo, nel breve o nel lungo periodo,

è altrettanto lapalissiano che certi rilievi dipendano

dalla variabile del rendimento. A maggior ragione

se parliamo di calcio. Il ‘verdetto del campo’ non

è soltanto una ricercata locuzione giornalistica, ma

è soprattutto, e con sempre maggior credito, effetto

portatore di grandi sorprese.

C’è un momento, però, nel quale i numeri diventano

giudici inappellabili – alla corte della classifica

altrettanto implacabile - di trionfi e disfatte;

traguardi centrati o infausti naufragi.

È a quel punto che, riavvolgendo il nastro della

stagione, possiamo stabilire un ‘prima’ e un ‘dopo’

tirando le somme, proprio col totale dei… numeri,

su un progetto vincente o alla fine di un cammino

deludente.

Lungo il percorso parlano la tendenza (il trend,

direbbero gli aulici) i segnali, il ruolino di marcia,

la fiducia o l’apprensione dei tifosi e, naturalmente,

le statistiche e i confronti guarda caso, ancora una

volta, sul campo dei numeri e della loro affidabilità.

Senza avere la pretesa di pontificare con le cifre,

e lungi dal voler adombrare strani presagi sul

cammino della Robur impegnata a riconquistare il

prestigioso palcoscenico della massima serie, tagliato

lo striscione del primo quarto di campionato,

nasce la curiosità di ‘rivedere’ il miracolo di otto

anni fa, per coglierne possibili analogie ed eventuali

differenze, nell’intimo e malcelato auspicio

di poterne celebrare, anche quest’anno, il perfetto

e più fedele remake.

La volontà nel perseguire l’obiettivo è senz’altro

identica: quella del compianto presidente

Paolo De Luca si concentrava, all’epoca, sulla ‘lucida

follia’, accesa nei cuori degli sportivi dal contagioso

entusiasmo di un uomo - talvolta esuberante

come nell’indimenticabile e profetica serata

in Piazza del Campo poche ore dopo l’incredibile

e rocambolesca salvezza ottenuta all’ultima giornata

sul terreno di Marassi con la vittoria sulla Sampdoria

– ma tanto innamorato della sua ‘creatura’

da ‘disarmare’ ogni umano scetticismo. Mentre

Massimo Mezzaroma ne ha fatto una questione

di…principio, rispetto al blasone, agli investimenti

e ai progetti futuri. Consapevole delle difficoltà, ma

con la convinzione di aver profuso ogni sforzo a

sostegno della causa.

Scorrendo le formazioni che il Siena mise in fila

dopo aver collezionato sessantasette punti con diciassette

vittorie (come la Samp doria di Walter Novellino),

sedici pareggi e cinque sconfitte (al pari

del Lecce), balzano subito agli occhi il valore, la tradizione

e la storia calcistica di alcune piazze. In

quella serie B, nella stagione 2002-2003 - l’ ultima

a venti squadre e con le quattro promozioni dirette

prima dell’introduzione dei play-off - c’erano squadre

come i blucerchiati, il Lecce di Delio Rossi e dell’astro

nascente Bojinov e l’ Ancona (che salirono

in Paradiso insieme ai ragazzi di Papadopulo) poi

Genoa (proprio col Grifone la Robur scrisse, di

nuovo a Marassi, la pagina memorabile di una cavalcata

trionfale) Cagliari e Palermo, senza dimenticare

templi come il San Paolo’ e il Bentegodi’, tutti

in piedi ad applaudire i bianconeri, corsari sia a Verona

sponda Hellas, che nel ’regno’ di Napoli.

Ne è passata di acqua sotto i ponti. Le nuove

frontiere pallonare e soprattutto le loro sorprendenti

dinamiche, hanno sancito l’oblio, fra le altre,

della stessa società dorica (di fatto sparita dalla

geografia del calcio) di Cosenza, Messina e Venezia,

spalancando le porte della cadetteria a tante realtà

in grado di imporsi per solidità organizzativa

e lungimirante programmazione.

Così, a far notizia nella serie bwin 2010/2011,

targata dalla novità dello sponsor, sono le neopromosse

Novara e Varese, il ‘flop’ Sassuolo (l’anno

scorso semifinalista nei play-off promozione, che

ha provato a rialzarsi proprio ai danni della Robur,

salvo ricadere altrettanto fragorosamente contro

l’Albinoleffe) e il Portogruaro, altra new entry alla

ricerca di una salvezza che meriterebbe i connotati

della favola.

I piemontesi di Tesser insediati al vertice e i

lombardi già bestia nera delle ‘grandi’. Il Siena è

lì, al posto giusto, più vicino a Bertani e compagni

dopo la vittoria sul Frosinone, assodato che nessuno

può ragionevolmente credere nel dominio assoluto

in mezzo al sovrano equilibrio che regna su

un campionato nel quale il gap fra le pretendenti

al trono appare labile, ma il divario fra la prima e

la seconda fascia sembra decisamente più marcato.

La Robur doveva essere ed è tra le ‘grandi’,

dove manca il lussuoso organico del Torino o –

sempre guardando al limite sin qui raggiunto - sembra

rientrare, dopo qualche difficoltà e grazie alle

magie di un provvidenziale e intramontabile Cri-

stiano Doni, anche la ‘dea’ Atalanta, nata nel clamore

estivo di un mercato faraonico.

Allo stato dell’arte, insomma, qualche inciampo

sembra fisiologico. Ciò che conta è esser

pronti all’allungo nel rush finale, quando i punti peseranno

per i primi due posti, che garantirebbero

l’accesso diretto alla massima serie, senza l’incerta

lotteria dei play-off dalla quale arriverà, è vero, la

terza beata del torneo, ma dove pochi minuti possono

mandare in fumo mesi di lavoro.

Non correva questo rischio il Siena di otto anni

orsono. I prolungamenti sarebbero arrivati nella

stagione successiva. Guidata in campo da Michele

Mignani, la truppa di Papadopulo, tanto per fare un

esempio, all’undicesima giornata aveva quattro

punti in meno di Calaiò e compagni e alla fine concluse

in testa appaiata alla Samp, ma vincitrice per

il vantaggio nello scontro diretto.

Dalla parte del Siena attuale c’è l’oggettiva

maggiore caratura tecnica del collettivo, anche se

inserito dentro un quadro profondamente differente,

stando al numero delle squadre, ma anche ai

criteri di composizione delle ‘rose’.

Se poi mettete accanto Giuseppe Papadopulo e

Antonio Conte, vi apparirà nitida la stessa voglia di

lottare, il temperamento e la schiettezza tutta toscana

del ‘Papa’, con la grinta e la ‘forza delle idee’ del

tecnico salentino, abituato a sgobbare per una ‘vita

da mediano’ e maniacale perfezionista nell’etica del

lavoro, forse qui, più che in altri profili, autentico

clone del ‘condottiero’ della prima serie A.

Analogie e similitudini nei tratti di un disegno

ripreso e continuato, seppur con sfumature diverse,

dipinte col ‘colore’ sgradevole di una retrocessione

da riscattare - , ma che lo spessore degli uomini e

la cura dei dettagli, mantengono intatta la speranza

di un altro capolavoro. Forza Vecchio Cuore Bianconero,

anche i numeri invitano a crederci. •

francescovannoni

calcio 7

ANALOGIE E DIFFERENZE CON LA STAGIONE

DELLA PRIMA E STORICA PROMOZIONE DEI BIANCONERI IN SERIE A

... si può fare, si può fare

Papadopulo

(stagione

2002-203) in

alto a sinistra

e, sotto, Conte.


Salvatore Mastronunzio

0-0

8ª giornata

TRIESTINA-SIENA 0-

9ª giornata

SIENA-PADOVA 2-1 -1

Pt 11’ Mastronunzio,

st 26’ Succi (rig.),

43’ Reginaldo

10ª giornata

EMPOLI-SIENA 3-0 3-

Pt 35’ Coralli, 38’ Fabbrini,

st 39’ Coralli (rig.)

11ª giornata

SIENA-CROTONE 0-0 -0

12ª giornata

SASSUOLO-SIENA 4-3 4-

Pt 4’ Bruno, 6’ Reginaldo,

19’ Bruno (su rig),

21’ Calaiò (rig.), 38’ Calaiò,

st 46’ Novelli, 50’ Masucci

13ª giornata

SIENA-FROSINONE 3-0 -0

St 62’ Calaiò,

77’ Mastronunzio,

95’ Troianiello

Classifica:

Novara 29

Siena 25

Atalanta 24

Reggina 24

Livorno 21

Empoli 21

Padova 20

Varese 18

Pescara 18

Torino 17

Crotone 16

Modena 16

Frosinone 16

Vicenza 16

Albinoleffe 15

Piacenza 14

Grosseto 13

Sassuolo 12

Triestina 12

Cittadella 12

Portogruaro 12

Ascoli 8

(con 3 punti di

penalizzazione)


10 calcio

CHI SONO E DOVE GIOCANO GLI EX DELLA VECCHIA ROBUR

RIMASTI NELLA MASSIMA SERIE

Il Siena in serie A non c’è,

i bianconeri sì

Il Siena è scomparso dalla serie A, ma la rappresentanza

degli ex bianconeri nella massima serie

è rimasta comunque massiccia (se non addirittura

numericamente inalterata), come ce lo

ricordano spesso i commentatori nei loro interventi.

Evidentemente una sorta di risarcimento postumo

per il disinteresse col quale molti di loro hanno seguito

le vicende di questa piccola-grande città nel

calcio che conta.

Con tutti questi ex si potrebbe azzardare addirittura

uno schieramento-tipo con qualche

ambizione, ma è sempre e solo un gioco.

Maccarone, Portanova

e Ghezzal,

tre dei tanti bianconeri

diventati ‘ex’.

Allora vediamoli più da vicino chi sono e dove

giocano i calciatori che vantano un passato recente

o remoto in bianconero e che oggi fanno fanno

parte dei vari roster della serie A.

Nel BARI ne troviamo ad esempio tre: la coppia

di difensori Nicola Belmonte -Andrea Masiello

e l’attaccante Abdel Kader Ghezzal. Due sono invece

quelli che si sono accasati al BOLOGNA di

cui un centrocampista, Albin Ekdal e un difensore,

Daniele Portanova. Nel BRESCIA troviamo una

vecchia conoscenza del Rastrello, quel Davide Baiocco

– centrocampista - che alla fine degli anni

novanta, a soli 22 anni, si giocava in C1 un futuro

forse non esaltante ma comunque dignitoso. Anche

nel CAGLIARI è un centrocampista, Alex Agostini,

a rappresentare sull’isola un minimo di senesità,

per quanto vanti una sola presenza nelle file

bianconere. A CESENA ritroviamo invece un altro

pezzetto della recente storia bianconera, la punta

Erjon Bogdani, che dal 2005 al 2007 firmò in totale

13 gol con la maglia a strisce della Balzana.

Nel CHIEVO è ancora un difensore, Davide

Mandelli, a suscitare qualche rimpianto…, come

quell’ Houssine Kharja che nel GENOA mette al

servizio del centrocampo rossoblu le sue non comuni

potenzialità.

Insieme a NAPOLI e PARMA, è la JUVEN-

TUS comunque ad ospitare la colonia più nutrita

di ex bianconeri, addirittura quattro: i difensori

Paolo De Ceglie, Nicola Legrottaglie e Leandro

Rinaudo e il portiere Alex Manninger. Fra gli azzurri

partenopei troviamo la punta giramondo

Christian Bucchi, il portiere Matteo Gianello e i

difensori Sanchez Emilson Cribari e Juan Camillo

Zuniga. Del poker parmigiano fanno parte i centrocampisti

Manuel Coppola e Daniele Galloppa

oltre alla coppia di ‘numeri uno’ Antonio Mirante

e Nicola Pavarini.

Quelli reclutati dal LECCE sono invece tre: il

portiere Massimiliano Benassi e le punte Daniele

Corvia e Neves Capuchio Jedou Jeda. Il MILAN

a sua volta si…accontenta di uno solo, Luca Antonini,

il centrocampista prestato nell’occasione

alla difesa rossonera. Nel PALERMO, con l’arrivo

di Massimo Maccarone, sono saliti a tre gli ex bianconeri:

con BigMac l’esterno di difesa Federico

Balzaretti e il portiere Francesco Benussi.

Appena uno in meno nella ROMA, con i due

difensori Simone Loria e Aleandro Rosi e il centrocampista

aspirante punta Rodrigo Taddei.

Chiude la SAMPDORIA con il portiere Gianluca

Curci e il difensore Daniele Gastaldello.

In tutto fanno 34 elementi per un totale di 15

squadre coinvolte (in pratica solo Fiorentina, Inter,

Catania, Udinese e Lazio non contemplano

nei loro organici ex senesi), coi quali si può ragionevolmente

costruire una dignitosissima squadra.

Ne potrebbero far parte, in un improbabile

4.4.2 (ma ciascuno può sbizzarrirsi come vuole):

Manninger in porta, esterni difensivi Zuniga e Antonini,

centrali Portanova e Legrottaglie; in mediana

sulla fascia destra Kharja e in quella sinistra

Ghezzal, al centro Ekdal e Galloppa; punte

Bogdani e Maccarone.

Una ipotetica seconda squadra, anche se più

approssimativa, potrebbe essere formata invece

da Curci; De Ceglie, Mandelli, Gastaldello, Balzaretti;

Baiocco, Agostini, Coppola, Taddei; Corvia

e Jeda.

E l’allenatore? Non c’è che l’imbarazzo della

scelta anche se, risultati alla mano, De Canio

(Lecce) e Giampaolo (Catania) si lasciano preferire

al più sfortunato Malesani.•


QUELL’ ORDINARIA FOLLIA DI IVAN

[ FUORI GIOCO] di Roberto Barzanti

LE IMMAGINI SMOZZICATE DI ITALIA-SERBIA

nell’incipiente notturna del 12 ottobre rimarranno

incise nella mente di molti. Che

avranno visto – mi chiedevo sbigottito davanti

al televisore – i più giovani? Come

avranno decifrato la sagoma di Ivan Bogdanov,

Ivan il Terribile, che con tanto di teschio

sul petto e ammantato di nero troneggiava

sugli spalti guidando una danza

macabra tra fuoco e fumo ? Aveva una

vaga somiglianza con l’Uomo mascherato

dei fumetti di quando eravamo ragazzi, ma

nessun tratto di positivo giustiziere. Era una furia demoniaca e incarnava

una testarda vo lontà eversiva, innestando in un avvenimento

agonistico la logica e le forme del Terrore politico.

Così le competizioni sportive riflettono talvolta il malessere del

mondo. E disperante era l’incapacità di arginare le gesta di un manipolo

di scalmanati che, a dire il vero, già per le strade (sfortunate)

di Genova avevano abbondantemente dimostrato bellicose intenzioni

e sfacciati gesti provocatori . Ora in prima istanza la Uefa ha

comminato punizioni che Antonello Valentini diplomaticamente invita

a considerare una “sentenza proporzionata”. La vittoria assegnata

agli azzurri per tre a zero è una buona cosa. Una multa di centomila

euro e una partita a porte chiuse con la condizionale sono

sanzioni sopportabili. La Serbia se n’è buscata di ben più dure. Ma

resta l’amaro in bocca. Perché nessuna lambiccata decisione Uefa

è davvero proporzionata a tanta irresponsabile violenza. Le proporzioni

non tornano affatto. Il rischio di un massacro era tangibile. Le

finalità tutte propagandistiche anche. Altro che porte chiuse! Da chiudere

per sempre ci sono odi nazionalistici senza limiti, una feroce

voglia di rivalsa, crociate a sfondo razzista e un’esaltazione di morte

messa spettacolarmente in scena. Come l’avranno vista, e vissuta,

i bambini che credevano di assistere a una partita di calcio? Da dove

viene quel lugubre uomo in nero?

11


12 gigirossetti

calcio

FASE INTERLOCUTORIA NELLA DELICATA SITUAZIONE

CHE STA VIVENDO IL GRUPPO SPORTIVO NEROVERDE

Il mese di novembre potrebbe rappresentare

per il San Miniato il mese della svolta per

una consacrazione stabile e definitiva nell’èlite

del calcio giovanile provinciale. Alcune

importanti società del mondo professionistico,

appresa infatti la notizia dell‘allarme lanciato

dal Presidente del sodalizio neroverde Gigi

Toscano (le cui dimissioni sono sempre lì sul

tavolo), si stanno facendo avanti, visto il livello

di considerazione acquisito dalla Società

non solo in provincia ma anche in Toscana, in

Italia ed all’estero quando ha partecipato ai

vari Tornei internazionali. E questo sia per

etica comportamentale dei propri atleti e della

sua dirigenza, cosa questa non comune a tutti,

che per gli ottimi risultati sportivi raggiunti in

trent’anni di onorata attività, interessandosi e

proponendosi di mettersi a disposizione per

una fattiva collaborazione di massima.

Una fiducia che ovviamente non può che

derivare dalla serietà e dalla trasparenza amministrativa

e organizzativa con la quale fino

ad oggi la Società è stata gestita. Incentivare

l’attività ed investire su di un gruppo ben avviato

che, per il novanta per cento svolge attività

di puro settore giovanile, non è poi tanto

difficile se non vengono meno le risorse, almeno

quelle indispensabili; non a caso infatti

in questi anni il San Miniato si è sempre distinto

come una Società di infinite e grandi

potenzialità, in grado di aggregare migliaia di

bambini, rassicurando al tempo stesso molti

familiari e mettendo loro a disposizione im-

Il San Miniato?

“Come d’autunno

sugli alberi le foglie...”

pianti sempre più all’avanguardia, e pensando

solo all’attività sportiva come valore umano,

di aggregazione e di amicizia.

Purtoppo oggi, malgrado gli ottimi risultati

sportivi raggiunti dai ragazzi in questo avvio

di stagione, tutti questi princìpi e valori

sembrano d’improvviso scomparsi nel nulla,

diventati lettera morta per coloro che sono ai

vertici delle Istituzioni. Evidentemente non

sono serviti a nulla i tanti sacrifici dei familiari

dei bambini, del volontariato e della dirigenza

del Gruppo Sportivo per far sopravvivere

in maniera decorosa questa realtà.

Contano indubbiamente molto di più altri interessi,

altri fattori, altre logiche che ai genitori

e ai dirigenti rimane difficile capire, o meglio

si capiscono anche troppo, se si vogliono

capire; di sicuro i giovani calciatori di oggi

quando saranno adulti lo capiranno...

È, quello raccontato, il “Toscano pensiero”

a distanza di un mese dalle dimissioni, pieno

di amarezza per quello soprattutto

che si sperava dovesse

accadere e che invece

non ha portato nulla di

nuovo sotto questo cielo

che ha il grigio come colore

dominante. Così, tenuto

conto della volontà del presidente

di passare la mano

se non interverranno forze

nuove a sostegno del

Gruppo Sportivo, il San

Miniato , nella sua ultima assemblea, ha provveduto

a nominare la commissione elettorale

nelle persone dei soci, Celi, Turchi e Viligiardi,

che avranno il difficile compito di trovare

nuovi soci da inserire nel gruppo dirigenziale

che dovrà poi nominare i nuovi

vertici e tutto l’assetto organico della Società.

Al tempo stesso il presidente ha programmato,

in assenza di eventi utili alla causa, una conferenza

stampa per la metà del corrente mese

per illustrare alla città e a tutti i familiari dei

propri tesserati le ragioni della irrevocabile rinuncia

a rappresentare legalmente la Società.

Il momento difficile dunque perdura. Ogni

tanto solo un debolissimo segnale di buona volontà

che rimane (purtroppo) però soprattutto

più nelle intenzioni che nei fatti. Continui rimandi

che sembrano lasciare tutti quelli che

hanno a cuore le sorti del Gruppo Sportivo neroverde,

il più grande e organizzato della città

, “come d’autunno sugli alberi le foglie…” •


Alice Volpi è la nuova regina del fioretto Europeo

under 20. Al termine di una gara entusiasmante,

dove poco o nulla ha concesso alle avversarie, la

cussina ha conquistato il titolo continentale a spese

della compagna di nazionale Stefania Straniero.

La schermitrice del Cus Estra-Consum.it era partita

alla volta della cittadina russa di Lobnya, a poche

decine di chilometri da Mosca, con l’intenzione

di ‘fare bene’; la preparazione era stata ben curata,

con impegno, e con una rifinitura importante che veniva

dai dieci giorni di lavoro svoltosi a Tirrenia insieme

alle ‘grandi’ del fioretto azzurro in procinto

di partire per Parigi, sede del Campionato del

Mondo 2010.

La giovane cussina, classe 1992, dopo la fase

di qualificazione a gironi, accedeva al tabellone

della eliminazione diretta da ‘32’ nel quale esordiva

con un 15/1 sulla greca Stantsiou; nel successivo

incontro superava la tedesca Gollan con un secco

15/5 per accedere alla zona medaglie battendo

15/6 la russa Kokulina.

Dopo la pausa che precede gli assalti del tabellone

finale, la fiorettista senese saliva in pedana

con immutata determinazione e, nonostante il buon

livello delle avversarie, superava in semifinale, per

15/8, l’ucraina Moskovska per andare a conquistare

la medaglia d’oro sulla compagna di squadra,

campionessa italiana 2010, con un perentorio

15/5 che non lascia dubbi sul meritatissimo titolo.

Non era andata invece bene la giornata del-

l’altro cussino impegnato in Russia; infatti lo spadista

Lorenzo Bruttini, dopo un girone di qualificazione

impeccabile, che lo posizionava al primo posto

della classifica di eliminazione diretta facendolo

accedere direttamente al tabellone da ‘32’, contrapposto

all’israeliano Frielich, andava subito sotto

danielegiannini

scherma 13

Per la prima volta un’atleta senese, la cussina Alice Volpi, si aggiudica il titolo europeo Under 20 di fioretto.

Titolo anche nella prova a squadre dove in quella maschile brilla il compagno di sala Lorenzo Bruttini.

Dalla Russia con... tre ori

di cinque stoccate non riuscendo più a recuperare

completamente lo svantaggio. L’incontro finiva 12-

15 e lo spadista senese si doveva accontentare del

17° posto, ben al di sotto delle proprie capacità e

delle aspettative iniziali.

Passano tre giorni e i nostri atleti sono nuova-


14 danielegiannini

scherma

mente in pedana per la disputa delle prove a squadre.

In entrambi i casi, fioretto femminile e spada

maschile, gli ‘azzurrini’ partono favoriti e questa

volta il numero uno del tabellone viene mantenuto

fino alla conquista del titolo continentale.

Le fiorettiste confermano il titolo già vinto nel

2009 ed insieme ad Alice salgono sul gradino più

alto del podio le toscane Calissi e Monaco e la veneta

Straniero. Senza pensieri la marcia delle ragazze

che saltato il tabellone delle ‘16’ per merito

di posizione, superano nelle ‘8’ la Repubblica Slovacca

per 45/30, in semifinale la Polonia per

45/29 e si aggiudicano il titolo sull’Ucraina per

45/21 con la cussina che totalizza un impressionante

16/0 nei tre assalti di finale.

Regolare anche la marcia della spada maschile

con Lorenzo insieme al ligure Bino, l’umbro Santarelli

ed il siciliano Fichera; anche in questo caso Italia

numero uno del tabellone e già nelle ‘8’ dove

batte l’Ungheria 45/35 per poi superare l’Ucraina

con un combattuto 45/41. In finale, contro Israele,

non c’è storia ed è proprio l’atleta senese a mettere

a segno molte delle stoccate che sanciranno il definitivo

45/30 dell’Italia campione d’Europa.

Cussini d’oro dunque ma è l’Italia a dare lezioni

di scherma a tutta l’Europa; infatti alla fine dei Campionati

sono state ben 15, di cui 8 d’oro, le medaglie

conquistate dai giovani schermitori azzurri rendendo

indimenticabile l’edizione 2010 della

rassegna continentale.

Nel mese di ottobre è iniziata anche l’attività nazionale

con la prima prova ‘Cadetti’, under 17, svoltasi

ad Ariccia per il fioretto ed a Novara per la

spada. Complessivamente positivo il risultato per il

CUS che ha visto, in ognuna delle prove sia maschili

che femminili, almeno un atleta qualificato per la

prova under 20 ed in linea per la qualificazione al

Campionato Italiano di categoria riservato ai migliori

36 schermitori di ogni arma.

Migliore posizione in assoluto per la fiorettista

Sofia Monaci classe 1996, al primo dei tre anni

della categoria, che raggiunge il 9° posto superata

dalla navacchina Paita nel tabellone delle ‘16’. Per

la giovane cussina gara da considerare sicuramente

positiva visto che ottiene sia la qualifica alla prova

della categoria superiore, i ‘Giovani’, che un punteggio

in grado di garantire la qualifica al Campionato

Italiano.

Nel fioretto maschile stesso risultato per Bernardo

Crecchi, classe 1995, che viene fermato al

16° posto dal mestrino Posapiano per 10/15; peccato

perché fino a metà incontro lo schermitore veneto

era sembrato alla portata del cussino che poi

non ha saputo più anticipare o fermare le partenze

del suo avversario.

Nella stessa prova in gara anche Lorenzo Giannini

e Carlo Alberto Stortini, entrambi alla prima

esperienza in categoria, che non sono andati oltre

i primi turni della gara.

Nella spada ancora prova positiva per Valentina

Soldati, 22ª, Anna Carboni, 38ª, e Bernardo Crecchi,

21°, tutti qualificati per la prova ‘Giovani’ ed in

linea con la possibilità di qualificarsi al Campionato

Italiano. Eliminati invece nei primi turni delle rispettive

prove Maddalena Cerretani e Bernardo Rosseti.

Ripresa anche l’attività ‘Master’, over 40, che

dopo il 21° posto ottenuto da Franco Dei nel Campionato

Mondiale Veterani svoltosi a Porec, ha visto

gli atleti del CUS scendere di nuovo in pedana

dimostrando, ancora una volta, l’elevata qualità tecnica

degli schermitori senesi ormai da anni protagonisti

di queste categorie.

Nella prima prova del circuito nazionale Master

svoltasi a Busto Arsizio i due cussini presenti

hanno entrambi raggiunto il podio: Filippo Carlucci

si è classificato al secondo posto nella sciabola over

40 superato dal romano Lanciotti per una sola stoccata,

9/10, mentre Franco Dei ha

concluso la gara di fioretto over

50 al terzo posto battuto 8/10 dal

veneto Capellini.

Non ci resta che sperare che

questo inizio di stagione che

porta dalla lontana Russia, in

casa CUS, tre medaglie d’oro, sia

di buon auspicio ai risultati dei

prossimi mesi ed ai futuri traguardi

che gli schermitori senesi

potranno raggiungere.

Certo è che nella palestra dell’Acquacalda

non staremo ad

aspettare con le mani in mano ma

continueremo a lavorare per poter

dare ai nostri atleti la giusta

preparazione tecnica e quella

convinzione di potercela sempre

fare qualunque sia l’avversario di

fronte a loro in pedana.

In alto, la squadra femminile

azzurra; sotto, Lorenzo Bruttini

ed Alice di spalla.

Nella pagina precedente,

il momento della premiazione

e la Volpi in pedana.


16

L’avvio della stagione calcistica e cestistica, a leggere e sentire i

commenti anche nazionali della vigilia, aveva dato, a chi li avesse

ascoltati e letti con mente ingenua, l’impressione che Robur e Montepaschi

Mens Sana fossero soggette a un destino comune: quello di

essere le sicure mattatrici dei rispettivi campionati per il 2010-2011.

La Robur, partita in tromba, con una serie di vittorie e pareggi,

veniva subito data come promossa in serie A, appena dopo le prime

partite. La convinzione trovava concordi numerosi commenti sportivi

scritti sotto la buona impressione dell’avvio dei senesi.

Il risultato è stato quello di aver creato un clima di aspettativa

sovradimensionato rispetto alla realtà. Designare i vincitori dopo

solo alcune giornate di gioco è esercizio tanto inutile quanto mistificatorio,

e se questo è vero in assoluto, tanto più lo è nel caso di

questo campionato di calcio di

B, nel quale la presenza di compagini

agguerrite, tecnicamente

ben attrezzate e determinate a

giocarsi l’accesso alla A è asso-

e

lutamente determinante.

Il prosieguo del campionato

e i risultati che sono sotto gli occhi

di tutti in questo avvio di novembre

parlano chiaro: il No-

stico ico

vara è in fuga e continua la

strisciata formidabile che la ac-

■ ducciobalestracci

compagna dalla promozione

dalla C alla B. Squadre come Empoli,

Atalanta e altre ancora

hanno fatto vedere

di che pasta

sono fatte.

La Robur, per

parte sua, dopo

l’avvio positivo, fa

intravedere un futuro

preoccupante. A Empoli

ci stava la sconfitta,

ma non in quel modo né di

quelle dimensioni. Il pareggio

a reti bianche con il non

strabiliante Crotone è stato deludente.

La partita contro il Sassuolo

ha avuto dell’irreale. Un

Siena che gioca male; che riesce

comunque a risalire lo svantaggio;

che alla fine dei tempi regolamentari

vince per 3 a 2; che sul 90° si fa riagguantare

il pareggio perché la difesa è andata già

a fare la doccia; che, a pochi secondi dalla fine

dell’extra-time, lascia entrare in rete l’incredibile

pallone del 4-3 per i padroni di casa; un

Siena così è roba da non credersi.

Altro cha ammazza-campionato: qui c’è

da cominciare a lavorare parecchio e senza

perdere un minuto.

Quando è cominciato il campionato di

basket, è successa la stessa cosa con la

Mens Sana. Nonostante che gli stessi dirigenti

senesi avessero detto a chiare note che i bian-

Robur

Mens Sana

sotto il peso

del prono pronost

coverdi non sono i favoriti allo scudetto, i commenti dopo le prime

due giornate davano la compagine di viale Sclavo come destinata

al sesto tricolore, senza quasi concorrenti. Che sarebbe stato un

campionato in salita (dati anche gli inserimenti nuovi; l’assetto

della squadra decisamente inedito; la necessità di ricreare quella

sintonia di gioco che aveva dettato legge in passato) era, al contrario,

chiaro a chiunque guardasse le cose con serenità, competenza

e oggettività.

E, infatti, dopo l’avvio in cui la Mens Sana aveva vinto ma non

del tutto convinto, è subito arrivata la sconfitta alla terza giornata

e i commenti degli opinionisti nazionali si sono repentinamente

volti al negativo: mai successo in tanti anni che la Montepaschi perdesse

così, presto; la favorita Milano è in testa di classifica come

era logico; si chiude un ciclo; la Mens Sana che cannibalizza i campionati

si ridimensiona; la grande signora di questi ultimi campionati

è avviata sul viale del tramonto, e via compiangendo. La campagna

mediatica nazionale era stata, anche in questo caso,

irritantemente pressante all’inizio ed è, ancora una volta, irritante

nei suoi commenti negativi dopo la prima sconfitta.

C’è da sperare solo che, per come si stanno mettendo le cose

nei due campionati, l’artificiosa

pressione si smonti: che i commentatori

comincino a guardare

da altre parti e comincino

a prefigurare gloria,

allori e aspettative per altre

compagini. Così, almeno,

si farà finita di

creare scenari irreali e

le due squadre potranno,

si spera, lavorare

in serenità

a risistemare il

loro gioco.

Che è la

prima cosa

che c’è da

fare in

ques to

mo mento e

l’unica che ci interessa

davvero che sia fatta. •


Un flauto,

anche ottavi no,

un clarinet to

‘piccolo’ o ‘bas -

so’, un sassofo -

no sopra no,

contralto, tenore

e baritono,

un violi -

no, un violoncello ed un pianoforte: sono questi gli

strumenti, sapientemente accordati tra loro, con i

quali sei giovani talenti italiani di musica contemporanea

si sono conquistati, tra i tanti aspiranti, un posto

all’interno del Premio biennale ‘Simone Ciani’,

ormai giunto alla sua settima edizione. Una kermesse

di composizione musicale nata nel 1998 su volontà

di Mens Sana 1871 per rendere omaggio alla straordinaria

levatura del giovane intellettuale senese –

scomparso due anni prima – e ricordarlo attraverso

la promozione di una delle arti che più amava.

Venerdì prossimo 3 dicembre alle ore 18:00,

nella suggestiva cornice della Sala degli Specchi

dell’Accademia de’ Rozzi, l’orchestra del Premio diretta

dal maestro Giuseppe Baldesi eseguirà i sei

brani in concorso precedentemente selezionati: ‘Miniature’

di Matteo Durbano, ‘Concretion’ di Elena

Cattini, ‘Minime Variazioni’ di Federico Cumar,

‘Cantu a Concordu’ di Maurizio Erbi, ‘Antoncello’

di Caterina Paoloni e ‘Ninfa’ di Stefano Vicelli.

Presidente della giuria esaminatrice il maestro

Ruggero Lolini (apprezzato autore di oltre 190 composizioni

cameristiche e sinfoniche, dal 1968 al

1997 consulente musicale per la RAI), che al termine

delle esecuzioni decreterà il vincitore. Tre giovani

ginnaste del gruppo Mens Sana Ballet danzeranno

poi sulle coreografie del direttore tecnico

bianco-verde Beatrice Vannoni per allietare il pubblico

durante le inevitabili pause che si renderanno

necessarie per consentire alla giuria di emettere il

suo verdetto.

a cura di elenaborri

polisportiva 17

In programma il 3 dicembre prossimo la settima edizione del 'Premio di composizione Ciani'

Musica e sport si fondono

nel nome di Simone

L’importanza dell’iniziativa valutata da chi la frequenta

Parafitness, una palestra di vita

Ma quest’ultima non sarà l’unica novità che la

settima edizione del Premio Ciani porterà con sé:

da questo anno, infatti, Mens Sana 1871 - storica

promotrice dell’evento - potrà contare sulla sponsorizzazione

di Novartis Vaccines and Diagnostics:

due capisaldi dell’immaginario collettivo senese

insieme, travalicando la propria mission

istituzionale, per ricordare la sensibilità di Simone,

scrittore, musicista e critico, giovanissimo esteta,

portavoce di valori tanto alti quanto sempre più

rari nei ragazzi di oggi.

Se fu lui stesso a scegliere la musica classica quale

colonna sonora della propria esistenza, “l’unica in

grado di sottolineare le emozioni che la vita mi offre

ogni giorno […] quella che maggiormente ne accompagna

e sottolinea le fasi, le svolte, i caratteri...”,

sarà per la polisportiva biancoverde un onore perpetuare

questa sua grande passione.

La vita li ha messi davanti ad una prova molto difficile: seduti su una sedia a rotelle e doversi confrontare con un mondo fatto solo per chi cammina. Un’importante

goccia nel mare il Progetto Parafitness che, insieme a Mens Sana 1871, non ha come proposito quello di abbattere le barriere, ma di fare in modo

che sia lo stesso disabile a superarle con le proprie forze. Nata da un’idea di Leonardo Tafani, responsabile del progetto e coordinata da Lucia Filippeschi,

Parafitness è un’iniziativa a carattere sociale sostenuta dalla Fondazione Monte dei Paschi. Da parte sua Mens Sana 1871 partecipa mettendo a disposizione

gli spazi e le attrezzature della propria sala pesi con la guida di personal trainers ed eseguiti

sotto costante monitoraggio medico.

Ma ecco le testimonianze di alcuni degli atleti coinvolti nel progetto stesso..

Lorenzo Coradeschi, Presidente Associazione Paraplegici Siena: “IParafitness rappresenta

un’ottima possibilità per un disabile di fare ginnastica senza restarsene chiusi in casa

o essere costretti a sfruttare la fisioterapia ospedaliera. Andando in palestra tonifichiamo la

parte attiva, aumentando la nostra autonomia nel quotidiano. Da non sottovalutare anche

l’aspetto relazionale. Parafitness rappresenta un’occasione per interagire, conoscere nuova

gente. Voglio dire che ciò che più spesso manca tra le persone che soffrono del mio stesso disagio

è il coraggio di uscire, di mostrarsi: negli anni ‘70, dopo l’incidente, i miei amici facevano

72 gradini con la carrozzina in braccio per portarmi allo stadio e poco importava se in

Piazza della Posta i bambini mi guardavano come un alieno. Da allora sono passati tanti anni,

molte cose sono cambiate, altre meno. Una prospettiva per il futuro? Agire in maniera democratica,

abbattendo le barriere e sviluppando una migliore educazione. Per esempio, ricordarsi

che quando si parcheggia di fronte ad una rampa...”

Johnny Storari, laureando in Scienze Politiche: “Premetto che non sono uno sportivo

nel senso stretto del termine. Frequento Parafitness per potenziare la muscolatura superiore,

il che significa avere più autonomia, soprattutto quando sono in viaggio. Sono stato 4 mesi

a Barcellona in Erasmus, ho visitato tutto il Nord Europa, Lisbona, la Danimarca: oasi felici

rispetto alla maleducata Italia, dove girare da soli in carrozzina è un impresa a dir poco titanica.

Anche andare al cinema diventa un lusso tra città storiche, gradini e servo-scala.”

Lorenza Losi: “Prima dell’incidente ero una fantina professionista e i cavalli erano tutta la mia

Lorenza Losi e Pietro Giannitti

vita. Poi nel 1995, l’incidente e tutto è cambiato. Ho anche provato a rimontare in sella, ma

mi intristiva non sentire più il contatto con l’animale, per questo ho preferito rinunciare. Adesso provo attività diverse, con le quali non scatta il confronto con

‘prima’: frequento Parafitness e vado in piscina, per sentirmi più libera. Lo sport più bello? Giocare con il mio piccolo Mirko, 18 mesi. Incredibile come viva

serenamente la mia situazione: mi chiama mamma brum brum e adesso che cammina è lui a portarmi dove vuole”.


Con la

SuperCoppa

la Mps

ha fatto 13!

TITOLI E TROFEI VINTI DAL 2002

2002

1 - COPPA SAPORTA

2004

2 - CAMPIONE D’ITALIA

3 - SUPERCOPPA ITALIANA

2007

4 - CAMPIONE D’ITALIA

5 - SUPERCOPPA ITALIANA

2008

6 - CAMPIONE D’ITALIA

7 - SUPERCOPPA ITALIANA

2009

8 - COPPA ITALIA

9 - CAMPIONE D’ITALIA

10 - SUPERCOPPA ITALIANA

2010

11 - COPPA ITALIA

12 - CAMPIONE D’ITALIA

13 - SUPERCOPPA ITALIANA

19

basket


20

L’IMPORTANTE È CHE UNA SUPERCOPPA FACCIA PRIMAVERA!

[ VISTA DA LONTANO] di Rudi Simonellii

LA DISCESA DELLE FOGLIE GIALLE e l’incanto

dei riflessi dorati valgono bene una palla a

due globale, un “tip off” universale in lunga

sequenza con SuperCoppa poi Campionato,

Eurolega ed infine NBA.

Coinvolti in ciascuno di questi palcoscenici

Pianigiani e Banchi dovranno dividere e condividere

lavoro ed opinioni, dando a noi le briciole

di riflettere solo sugli indizi. Quali indizi?

Nel 2007 la vittoria di quasi 50 punti con un

incredibile parziale di 32-0 nel cuore della

sfida, contro la Benetton fu un record premonitore

di una stagione trionfale, così come

i trenta punti rifilati nel 2008 all’ Air Avellino ed

il ventello sulla Virtus del 2009. Differenze

quest’anno? Direi di no. Lo strano destino

della SuperCoppa in questi anni duemila è

quello di dare risultati così bugiardi che l’unica

verità analizzabile è quella di trovarsi di fronte

a squadre che devono ancora conoscere e

conoscersi. Una cosa certa è il fatto che il rinnovamento

della Mens Sana scongiurerà il

ben noto pericolo “pancia piena” definito da

Minucci nella stagione 2004-2005. Quella

stagione iniziò con una vittoria in Supercoppa

contro la Benetton, 85 a 77 ma già al terzo

quarto la MPS dominava 74 a 56, giocando

un basket stupendo, soprattutto in attacco,

fatto di grande circolazione di palla, di tiro da

fuori mixato con un Galanda da manuale anche

in area. Ma appunto la scorpacciata di

vittorie di Recalcati e C. (Bronzo Europeo

2003, Argento Olimpico , Final Four Eurolega

, Scudetto e Supercoppa 2004) rese faticosa

la digestione del resto di quella stagione,

chiusa malinconicamente a Marzo del 2005

con l’allontanamento di Myers.

Si può invece ragionare solidamente sulle

prospettive che le nuove squadre ci offrono.

È bello visualizzare le potenzialità, la cop-

pia massima, figurare come potrebbe una

squadra tirare fuori il meglio di se. Per esempio

in NBA mi è piaciuto l’approccio mentale

dei Miami Heat. Questa franchigia ha fatto

una scelta che la costringerà ad un solo risultato:

vincere il titolo. La difficile conferma

di D Wade, seguita da clamorosi colpi di

Chris Bosh e Le Bron James non lasciano

scampo. Soprattutto Le Bron, dopo che Cleveland

ha fatto di tutto per fargli avere una

squadra da titolo affiancandogli a turno Wally

Scerzbiack, Mo Williams, Ben Wallace, Anthony

Parker, fino ad arrivare persino a Shaquille

O’Neal e per ultimo Antwan Jamison,

non potrà più fallire. La prima partita è stata

subito sconfitta, ma qui sta il punto: guardare

oltre! La squadra ha perso a Boston

contro i vice campioni del mondo, giocando

però una grande difesa, (solo 88 punti concessi

ai padroni di casa) perdendo nel finale

dopo aver tirato col 27% nel primo tempo.

Ovvio che la stessa squadra con un D Wade

appena decente e con un maggiore affiatamento

offensivo ritornerà a Boston con le

carte in regola per vincere. Guarda oltre.

Cosa prospetta la MPS? Abbiamo la certezza

di un play di altissimo livello in Eurolega,

fa un po’ tristezza dire che l’infelice inizio

di TMAC in Spagna confermi che il

cambio generazionale sia arrivato al momento

giusto, ma la realtà è che la Mens

Sana riparte da questo punto fermo. In tanti

anni però trovo difficile ricordare un play di

alto livello con così poca voglia di tirare da

fuori. Ricordo molto bene il primo anno di

Mike D’Antoni a Milano, 1977-78. Lo chiamavano

Arsenio Lupin per la sua capacità di

rubare palloni, ma sembrava che il suo punto

debole fosse quel tiro che si prendeva ma che

spesso faceva padella. Poi sappiamo che

forza d’urto quel tiro assunse nel corso degli

anni. Per Lester Bo la situazione è particolare.

Ruba palloni, serve ottimi assists, ha

grande personalità ma sembra proprio che il

tiro da fuori sia la sua allergia, al di la delle

percentuali che può avere. Ovvio che in questo

contesto Carraretto potrà più di una volta

intervenire mettendoci del suo come anche

Shaun Stonerook che non dovrà spaventarsi

se sbagliando si troverà per la quinta volta a

campo aperto e non dovrà rifiutare un tiro da

tre che potrà affossare la fiducia difensiva

degli avversari, perche il tiro da fuori è nel

suo DNA e nella sua mano dolce. Il primo

anno con Pianigiani si prese 138 tiri in 44

gare con un super 43,5% l’anno scorso è

sceso a 111 tiri ( ma in 40 gare) col 35%. Comunque

è nella difesa che questa squadra

deve ritrovarsi. In certi campi come il leggendario

PalaIgnis concedere tiri aperti in

serie può significare la fine, ma ovviamente

non è il momento di scoraggiarsi.

Varese –Siena: Die Mutter aller Spielen:

“La Madre di tutte le partite”, per i tedeschi nel

2006 era Italia-Germania, e possiamo capirli,

per noi è Mens Sana Siena-Pallacanestro Varese.

A partire dai 9000 del 1978, per passare

ai tre tempi supplementari del 1980 fino ad

arrivare alle 3 sconfitte su 4 partite a Varese

negli ultimi anni, questa sfida ha sempre

avuto significati profondi. Stonerook ha dichiarato

molto seriamente: abbiamo perso

troppi palloni, ci siamo presi tiri forzati, abbiamo

concesso tiri facili, cioè l’abc del basket

della MPS di Pianigiani. Il messaggio è interessante:

se non arriviamo neppure all’abc,

dobbiamo lavorare duro. C’è tempo, ma sarà

meglio che lo si capisca da subito. Shaun lo

ha detto con grande serietà e la squadra dovrà

seguirlo. Atrimenti saranno dolori.


Supercoppa 2010

L’ALBO D’ORO DELLA SUPERCOPPA (e relativi mvp)

1995 – BUCKLER BEER BOLOGNA (Orlando Woolridge)

1996 – MASH JEANS VERONA (Giacomo Galanda)

1997 – BENETTON TREVISO (Denis Marconato)

1998 - TEAMSYSTEM BOLOGNA (Alessandro Abbio, Kinder BO)

1999 – ROOSTERS VARESE (Andrea Meneghin)

2000 – ADR ROMA (Jerome Allen)

2001 – BENETTON TREVISO (Tyus Edney)

2002 – BENETTON TREVISO (Tyus Edney)

2003 – OREGON SCIENTIFIC CANTU’ (Nate Johnson)

2004 – MONTEPASCHI SIENA (David Vanterpool)

2005 – CLIMAMIO BOLOGNA (Marco Belinelli)

2006 – BENETTON TREVISO (Marcus Goree)

2007 – MONTEPASCHI SIENA (Shaun Stonerook)

2008 – MONTEPASCHI SIENA (Terrel McIntyre)

2009 – MONTEPASCHI SIENA (Romain Sato)

2010 – MONTEPASCHI SIENA (Bo McCalebb)

21


22 maurobindi

basket

Sono ancora molti i dettagli da registrare in questa fase di passaggio

dal vecchio al nuovo, ma il ‘sistema’ resta una garanzia

Stimolati

dalle nuove sfide

La scoperta che la Montepaschi non è invincibile,

sembra aver colto di sorpresa qualcuno.

Gli stessi che forse davano per scontate

le vittorie senesi degli ultimi anni. E questo rafforza

il fatto che nella nostra “partigianeria”

forse siamo sempre stati molto più obiettivi di

chi imparzialmente, avrebbe dovuto commentare

gli eventi.

Anche nelle ultime stagioni ad ogni inizio di

campionato ci siamo detti che sarebbe stato difficile

ripetere i record dell’anno precedente e lo

stupore reale era poi nel constatare che quel

poco di migliorabile che c’era veniva sistematicamente

colmato e addirittura aggiornato. Oggi

invece c’è una consapevolezza diversa e cioè

che è assolutamente inutile caricare sulle spalle

del gruppo attuale il peso del passato.

Anche perché vecchi e nuovi fanno continuamente

i conti con un certo retaggio degli ultimi

anni, che poi è quello per il quale tutti gli

avversari moltiplicano i propri sforzi per poter

battere i campioni. Onori ed oneri tipici di chi

indossa maglie gloriose,come a buona ragione

possiamo definire la maglia bianco-verde della

Montepaschi. A fare la differenza però in questo

caso è la possibilità di poter lavorare con i

giusti stimoli e senza pressioni negative, con

la percezione che non può essere una sconfitta

a determinare il cammino di questo gruppo.

Questo perché il campionato, e a maggior

ragione l’Euroleague, ci indicano un livello competitivo

molto alto e questo accresce la possibilità

di dover gestire un “evento” come la sconfitta,

alla quale abbiamo perso un po’ l’abitudine.

Diciamo che è una valutazione ambientale,

che non riguarda squadra e società, che hanno

senza dubbio una percezione più attinente delle

difficoltà di questa stagione, ma entrando sempre

più nel vivo delle competizioni anche il contorno

può recitare un ruolo importante garantendo

quella dose di tranquillità che è necessaria

in una fase di passaggio come questa.

Non che la sconfitta di Varese abbia generato

particolari malcontenti, anzi l’atteggiamento

è stato assolutamente consono alla situazione,

ma dopo aver vissuto con molta dignità tante

stagioni da comprimari ed aver scalato la vetta

fino ad arrivare alla sua sommità per rimanerci

tempi inimmaginabili per lo sport moderno, è lecito

temere che qualcuno faccia difficoltà a riappropriarsi

di una normalità che vede comunque

la Monte paschi rimanere squadra da battere, ma

con certezze meno evidenti che nel passato.

Tutto logico ed anche scontato, perché la

squadra senese è ancora un cantiere aperto.

Però dobbiamo registrare che nella pochezza

dei riscontri offerti da questo scorcio di stagione,

la Montepaschi è già riuscita ad ipotecare

uno degli obiettivi dichiarati, cioè l’accesso

alle Top 16 di Eurolega.

Al di là della considerazione che il calendario

le ha offerto un’opportunità importante

di affrontare ad inizio competizione le squadre

più accessibili del girone in stretta successione,

non possiamo minimizzare il valore della vittoria

di Vilnius contro il Lietuvos Rytas ed anche

l’importanza degli scarti contro Cholet e Cibona,

perché danno già un’intonazione positiva

a questo inizio di stagione e di grande sostanza.

Manca ovviamente la continuità al gioco

senese, folate di grande intensità, specie difensiva,

si alternano a periodi di amnesie che

non permettono di far risultare compiutamente

quella superiorità che per ora si intravede, ma

il lavoro è ancora lungo e la fisionomia reale

della squadra risente probabilmente anche degli

aggiustamenti fatti in corso d’opera determinati

dai problemi fisici di Hairston.

Va detto che la Mens Sana, più di qualsiasi

altra avversaria italiana e forse anche di molte

squadre in Europa, ha “cavalcato l’onda” determinata

dalle nuove dimensioni del campo

facendo delle scelte in termini di giocatori e

quindi di gioco ben precise.

Meno perimetralità e spostamento dell’asse

offensiva più vicino al canestro, con tanti giocatori

capaci di attaccare il ferro ed un centro

come Rakovic che sta dimostrando quelle

buone attitudini in post basso per cui è stato

ingaggiato. Premettendo una considerazione,

che è quella di vedere nello staff senese la solita

grande capacità progettuale, dobbiamo verificare

che limitatamente a queste prime giornate

di campionato, il resto delle avversarie

sembra aver gestito questo passaggio regolamentare

senza evidenti aggiustamenti, tanto

da non notare significativi cambiamenti percentuali

nella suddivisione dei tiri da 2 e da 3.

Fa spicco quindi vedere la Montepaschi essere

passata da quasi 24 tiri da oltre l’arco dello

scorso anno con il 42,7%, agli 11 attuali con il

33%, con tutte le considerazioni possibili ed immaginabili.

Cioè dall’esser passati da una serie

di ottimi tiratori perimetrali a dei grandi penetratori

che cercano di occupare diversamente

gli spazi concessi dallo spostamento delle linee

interne al campo.

La nostra realtà ipotizzata, si avvicinava di

più a quanto stanno facendo gli uomini di Pianigiani,

che non a quanto si è visto finora sui

parquet. Ma ciò non vuol dire che nella sostanza

uno dei rischi più evidenti che la Montepaschi

si trova ad affrontare fino a questo momento,

è che gli avversari cercano di intasare la propria

area con l’obiettivo di rendere più difficile

le percussioni degli attaccanti senesi, cosa che

in certi momenti rende l’attacco biancoverde

non molto fluido.

Questione senza dubbio di tempi e spaziature

che ancora si devono consolidare, ma

la tendenza di sfidare la Montepaschi sull’arco

dei 3 punti potrebbe diventare una costante.

Come quella di proporre la zona contando su

questa scarsa propensione perimetrale.

Ciò che fa e farà differenza, è la convinzione

con cui si approcciano le varie situazioni

e se vogliamo individuare uno degli aspetti che

più di altri hanno fatto la differenza in questi

anni, è che alla Montepaschi si lavora nell’ottica

di creare certezze soprattutto mentali. Che

poi sono quelle che ti permettono di affrontare

sempre con grande fiducia ogni frangente della

stagione ed anche delle singole partite o frazioni

di esse.

È un processo lungo in cui le vittorie hanno

un effetto chiaramente insostituibile, ma questo

passa nella stragrande maggioranza dei casi

anche attraverso la necessità di andare oltre il

singolo evento, né esaltandosi nelle vittorie,

né deprimendosi nelle difficoltà, ma semplicemente

credendo nel proprio lavoro. Certo in un

momento come quello attuale di passaggio,

con tanti uomini nuovi, non è semplice riuscire


a far coesistere le esigenze di squadra con

quelle del singolo, specie se al primo impatto

con la realtà senese, ma in questo senso il ruolo

dei cosiddetti “vecchi” è fondamentale.

Sarebbe illogico pensare che non ci sia

qualche giocatore che in questo momento non

morda il freno. Pensiamo ad un Aradori, invece

che ad un Michelori, ma le esperienze vissute

dai vari Carraretto, Ress e c. sono a testimoniare

come il sistema Siena sia in grado, se pienamente

sposato, di garantire spazi di visibilità

proporzionali alla capacità di sapercisi

calare dentro.

Una full immersion che richiede impegno e

disponibilità, una sfida rispetto al proprio passato,

ma visto nell’ottica di un futuro, e che

specie per qualcuno può rappresentare un fondamentale

trampolino di lancio.

Il riferimento ad Aradori è evidente. Il giocatore

bresciano al momento vede il campo con

regolarità, ma per spezzoni di partita abbastanza

limitati. Ma questo non deve essere visto

dal giocatore in termini negativi, bensì come

necessario passo per acquisire quella dimensione

meno istintiva che lo ha accompagnato

e messo in evidenza con la maglia di Biella.

I riscontri, al di là delle cifre, sono incoraggianti

e dovendo spendere un giudizio ci

sembra che l’atteggiamento finora sia quello

giusto, cosa che gli ha permesso, quando chiamato

in causa, di fornire indicazioni molto confortanti

circa questo percorso, che non sarà necessariamente

in discesa.

Una consapevolezza, questa, che deve appartenere

all’intero gruppo, perché di esordienti

nel nostro campionato ce ne sono molti e per

ognuno di loro è prevedibile un percorso fatto

di alti e bassi inevitabili.

Una cosa è certa, in attesa di conoscere lo

sfortunatissimo Hairston, che è bene ricordarlo

doveva essere una pedina importante nello scacchiere

disegnato in estate dalla coppia Minucci-

Pianigiani, abbiamo già potuto renderci conto

come il potenziale di molti nuovi protagonisti sia

di buono o addirittura ottimo livello. Scendendo

sul concreto, è innegabile che Mc Calebb non sia

un talento fisico e tecnico di primissimo livello,

forse un po’ limitato al momento da un tiro da

fuori non sicurissimo ed ancora non perfettamente

calato nel ruolo di leader.Ma il tempo è

fatto per lavorare anche sui propri limiti e i margini

di miglioramento nel caso dell’ex Partizan

sono veramente grandissimi.

Come quelli di Milovan Rakovic, centro

dalla grande mobilità e dal tocco di palla eccellente,

che deve crescere in termini di determinazione,

partendo dalla considerazione che

per quanto grande e grosso nessuno gli regalerà

nulla in Italia, né tantomeno in Europa.

Sotto canestro, accanto alla conferma delle

qualità di base dell’ex centro di San Pietroburgo,

la buona notizia viene dalla schiena di

Ksystof Lavrinovic, che, a distanza di appena 5

mesi dall’intervento, sta rispondendo oltre ogni

più rosea aspettativa.

Certo un Lavrinovic “rimesso a nuovo” è un

bel vantaggio per l’intero gruppo, dove mentalità

ed esperienza di alcuni, devono colmare

il gap della scarsa conoscenza reciproca.

Con uno Stonerook che, sfidando acciacchi

ed età, continua a viaggiare su tempi di utilizzo

molto alti (28’ di media finora), con la medesima

qualità di sempre, è Kaukenas l’uomo che

si è preso la responsabilità di traghettare questo

inizio di campionato sulle tracce di un passato

troppo recente perché fosse già caduto nel

dimenticatoio.

L’esperienza di Madrid sembra non aver lasciato

strascichi sulla guardia lituana, anzi Rimas

ha ripreso a macinare gioco come se non

fosse mai andato via.

Ora la sfida più importante che lo riguarda

è tornare ad essere chirurgico come nelle ultime

annate senesi, evitando di cadere nella

trappola di quella foga che in taluni casi non

lo porta a fare le scelte più giuste.

Ma anche questo è il segno della grande

motivazione che lo ha riportato a Siena. La

stessa che sta alimentando il campionato di

Moss, che fedele alle proprie caratteristiche

cerca di mettere a disposizione del gruppo la

sua capacità di fare tante cose utili senza essere

necessariamente una prima punta.

Pianigiani sa di poter ottenere molto dalle

sue qualità difensive ed anche in attacco, pur

scontando al pari degli altri, una pericolosità

perimetrale non molto spiccata, il suo apporto

è importante perché il suo tiro in sospensione

è molto affidabile (finora sta tirando con oltre

il 60% da 2).

Da rivedere Zisis, che stenta in questa fase

iniziale di campionato a ritrovare i ritmi di gioco

a lui più congeniali; qualche buona intuizione,

ma anche tanta insicurezza, specie al tiro, per

un giocatore che nello scacchiere senese ha un

ruolo fondamentale. Per lui, come per Carraretto,

un momento di appannamento forse legato

anche all’estate di duro lavoro fatto con

le rispettive Nazionali, di cui sono stati, tra l’altro,

tra i migliori interpreti. Il tempo per recuperare

la migliore forma c’è, confidando su doti

professionali e tecniche che non dobbiamo

certo scoprire oggi noi.

Chi invece continua a martellare con grande

continuità è Ress, sempre capace di farsi trovare

pronto nelle evenienze più svariate, cosa

che al momento non riesce a Michelori, il cui

passaggio dai minuti di Caserta a quelli di Siena

sembra avergli fatto smarrire quella capacità di

immediata produzione al momento dell’entrata

in campo che contraddistingueva fino a ieri il

suo modo di giocare.

Tutti conosciamo le caratteristiche di Michelori,

giocatore dalla grande determinazione,

che senza dubbio deve fare appello a questa

sua caratteristica per superare un impatto con

la realtà senese forse più difficile di quanto lui

potesse immaginare.

Insomma ci troviamo di fronte ad un cantiere

dove i lavori in corso sono tantissimi, dove

però anche l’ambiente deve fare il suo e dimostrare

che la fame di successo non si è esaurita,

come ci dimostra questo gruppo, che al di

là dei suoi pregi e difetti, crede fermamente di

poter rimanere al vertice. •

maurobindi

basket 23


24

MA FRAMILANOEROMASCELGO SEMPRE... SIENA

[ SENZA RETE] di Roberto Morrocchi

MENTRE SCRIVO la Montepaschi è imbattuta

in Europa e ha inciampato – sarei

tentato di dire, come da tradizione -

a Varese. Non avrà convinto tutti, ma intanto

sta mietendo i successi che mieteva,

di questi tempi, lo scorso anno.

Serve a poco ribadire, qui, che questa

è una squadra in larga parte nuova, che

deve trovare gli appoggi giusti per volare

sempre più in alto.

Intanto, mi pare che il marchio di qualità

Pianigiani si distingua sulle maglie

mensanine. La difesa è già in gran

parte registrata e per grinta, dedizione

e volontà fa spesso paura. I francesi

dello Cholet hanno ancora gli incubi

dopo che i pitt bull in canotta bianca e

verde sono stati sguinzagliati sulle loro

tracce. Anche i ragazzi del Pilla non

hanno visto sfera per un quarto intero

e se sono rientrati in partita lo debbono

solo a un nostro rilassamento. Anche

a Varese, se togliamo gli ultimi minuti,

la difesa ha retto…

L’attacco, invece, ha bisogno di tempi

più lunghi, visto le tanta facce nuove e

le diverse filosofie di gioco che, per

esempio, fanno da contrappunto fra il

modo di stare sul parquet dell’indimenticabile

“barattolino magico”, dal tiro da

tre che schioda, e il “fisicaccio” di Mc

Calebb che al “perimetro” preferisce di

gran lunga il bollore dell’area, dove

cerca di entrare con velocità, fantasia,

forza e rabbia. Inutile spendere altre parole

sulla Montepaschi. Ci resta solo di

dare tempo al tempo, aspettando che

le famose spaziature di Simone divengano

una costante anche in questa stagione

e che la voce “palle perse” si ridimensioni

concretamente.

Mi interessa, invece, andare a guardare

in casa altrui. Gli addetti ai lavori,

come noto, indicano in Milano la più seria

alternativa a Siena. Può darsi che

abbiano ragione, ma a me piace di più

il progetto-Roma.

È vero, ne hanno già buscate a Pesaro,

e hanno perso di sciatteria in casa con

Cantù, ma, secondo me, i virtussini del

presidente Toti hanno più numeri dei milanesi,

anche se, per il tarantolato coach

Boniciolli, non sarà uno scherzo azzeccare

la “quadra”. Le incognite? Diverse

giovani stelle in cerca di autore e un califfo

– parlo di Charles Smith – che potrebbe

aver imboccato a 36 anni il viale

del tramonto. E ci metto anche i tanti galli

che becchettano nello stesso pollaio.

I giovani, dicevo. Sono bravi, qualcuno

bravissimo, ma non hanno nella

continuità di rendimento la loro cifra più

marcata. Sono in grado di alternare

cose buonissime a passaggi a vuoto

impressionanti. È chiaro a tutti, però,

che se il montenegrino Dasic e il bosniaco

Dedovic trovano per strada le

giuste coordinate, diventa dura per

qualsiasi avversario metterli sotto.

E fra i giovani ci metto anche Andrea

Crosariol. È vero, ha già 26 anni, ma è

un “centrone” e i lunghi nostrani non

maturano in fretta…Mi pare che dia segnali

di una raggiunta concretezza. Non

ci metto la mano, ma se così fosse,

Roma avrebbe in casa il lungo italiano

in assoluto più forte.

Niente da ridire sulla classe cristallina

di Smith. Ma è in là con gli anni e

discretamente usurato. Per ora non in-

cide, ma sarà il parquet a dire, sul suo

conto, la parola definitiva…altrimenti,

zac, un taglio e via.

I tanti galli. Tocca soprattutto a Boscia

Tanjevic lavorare di fino per lasciare Boniciolli

il più tranquillo possibile. Ma,

detto di Crosariol, non sarà facile trovare

spazio sotto le plance per Traorè,

Gigli e il buon Heytvelt. Inamovibile in

play Washington, toccherà a Vitali e

Giachetti spartirsi la torta che resta. Tonolli

sarà quasi certamente il capitano

non giocatore, mentre Gigi Datome dovrà

barcamenarsi fra lo spot di guardia

e quello di ala piccola per trovare spazi

temporali di una certa consistenza.

Insomma quella che a prima vista può

apparire una dote, e cioè la lunghezza

e la varietà del roster, rischia di diventare

una mina fra le mani di un Boniciolli

quasi mai temperante. Ecco, allora, il

ruolo nel quale “giocherà” Tanjevic.

Boscia , nei suoi cenci, non avrebbe

alcuna difficoltà a ricoprire il ruolo di Direttore

Tecnico a fianco del suo “delfino”

triestino. Se ha voglia e la salute lo sorregge

sarà lui, accanto a Boniciolli,

l’asso nella manica di Roma.

Insomma, dopo tante stagioni al vento,

Toti e compagni potrebbero aver imbroccato

la strada giusta. Intendiamoci,

non cambio idea, la Montepaschi è ancora

più forte e quadrata, ma Roma è da

sviluppo e può dire la sua per lo scudetto

come, se non più, di Milano.


Ben venga l’accordo tra Mens Sana ed

Estra. Ben venga il PalaEstra. Ben venga un

po’ di tepore dentro il nostro vecchio, caro

palasport.

Che incipit è mai questo, visto che dobbiamo

raccontarvi di Pietro Aradori e, soprattutto,

dar voce alle sue opinioni di neobiancoverde?

Ve lo spieghiamo subito: il

nostro incontro con l’enfant prodige che indossa

la canotta numero 21 della Montepaschi,

programmato a metà settimana a fine

allenamento, diciamo attorno alle sette di

sera, è iniziato praticamente un’ora dopo perché,

infilati gli ultimi tiri a canestro, giustamente,

Aradori ha guardato dritto in faccia il

buon Riccardo Caliani, press officer di viale

Sclavo, e gli ha detto “Senti che freddo fa?

Prima la doccia, poi l’intervista!”. Bene così

per la salute di Pietro, che non si è raffreddato

ed anzi nei giorni successivi ha ben giocato

contro Montegranaro e Lietuvos. E bene

anche per l’agenda quotidiana del vostro cronista

che, ormai bancario a (quasi) tutti gli

effetti, di impegni nel tardo pomeriggio ne

ha sempre pochi. Comunque sia, per il futuro,

benvenuto PalaEstra.

Ventidue anni ancora da compiere (fategli

gli auguri il prossimo 9 dicembre), natali

bresciani, Pietro Aradori arriva a Siena con lo

stimolo di dover confermare al piano superiore

quella sorta di onorificenza (miglior giovane

italiano) che Legabasket gli ha consegnato

dopo la scorsa stagione biellese. Un

salto doppio, quasi triplo: “La Montepaschi

era la mia prima scelta – dice orgoglioso – e

sono contento di essere arrivato in un club

che dall’esterno ammiravo per i risultati. Oggi

che ho la fortuna di farne parte, inizio a capire

le dinamiche che stanno alla base di queste

vittorie; c’è una grande organizzazione,

un lavoro intenso da parte di tutti che sto toccando

con mano, giorno dopo giorno”.

È anche vero che, in un contesto così

competitivo, gli spazi in campo si riducono

e, di pari passo, le occasioni per fare bene

sono poche e vanno sapute sfruttare…

“Si tratta pur sempre di fare ciò che ho

sempre fatto, ovvero giocare a basket e lavorare

duro per far sì che poi, alla domenica

o a metà settimana, la squadra centri

il risultato. L’obiettivo principale è questo

poi c’è un progetto mirato alla crescita personale,

perché è chiaro che non sono venuto

a Siena per stare in panchina ma per

guadagnarmi fiducia in allenamento e, di

conseguenza, minuti in partita. E comunque

qua siamo in una grande squadra, è normale

per tutti che gli spazi si riducano e si

debba essere bravi a mettersi in evidenza

quando vieni chiamato sul parquet”.

Più concorrenza o più amicizia in questo

gruppo, molto rinnovato, che è la nuova

Mens Sana?

“Amicizia, sicuramente. Stiamo molto

bene assieme, si è creato un bell’ambiente

in squadra e questo aiuta a diminuire i tempi

che servono per conoscersi, crescere tecnicamente

e raggiungere un livello ottimale di

rendimento. Anche perché poi, l’obiettivo comune

è quello di vincere”.

Hai conosciuto Simone Pianigiani in Nazionale,

lo hai ritrovato alla Montepaschi. Che

idea ti stai facendo sul tuo coach? Che poi è

anche il tuo commissario tecnico…

“L’estate trascorsa in Azzurro è stata fantastica,

sono stati due mesi davvero molto

positivi per la mia esperienza e, in ottica-

Mens Sana, aver conosciuto Pianigiani ha

voluto dire guadagnare tempo prezioso nello

scoprire la persona e l’allenatore col quale

adesso lavoro a livello di club. È un tecnico

preparatissimo, che cura ogni minimo dettaglio

e che tiene sempre tutto sotto controllo,

anche quando lascia che siano i suoi

assistenti a parlare e spiegare certe situazioni

in allenamento”.

Questione annosa, che interessa anche e

soprattutto la Nazionale. In Italia non ci sono

giocatori giovani di alto livello oppure mancano

i clubs che sappiano dar loro fiducia?

“Partiamo da un presupposto diverso,

cioè dal fatto che sono i giovani per primi a

doversi meritare la possibilità di giocare a

medio-alto livello. Premesso questo, è vero

che le società sono per motivi principalmente

economici portate a puntare su giocatori

stranieri perché questi costano meno rispetto

agli italiani e, soprattutto, è poi più facile

cambiarli se il loro rendimento non è all’altezza

delle aspettative. Diciamo che i giovani

italiani devono fare un passo avanti ma

anche gli allenatori ed i clubs devono probabilmente

dar loro maggiore fiducia”.

Torniamo alla Montepaschi ed alla sua

stagione. Dove può arrivare in Italia, nell’anno

in cui tutti “sponsorizzano” Milano e con quali

prospettive si muove in giro per l’Europa?

“Intanto abbiamo vinto la Supercoppa,

che era il primo obiettivo stagionale, ed è

stata una bellissima soddisfazione, anche

a livello personale, alzare un trofeo. Parlando

di prospettive in campionato, non vogliamo

che in futuro si parli di noi come dei

giocatori che hanno perso pur indossando

la maglia di Siena: che poi l’Armani abbia

fatto una buona squadra è indubbio, ma

siamo consci del nostro potenziale e fiduciosi

di migliorarci di partita in partita per

poi arrivare in fondo. In Eurolega è fondamentale

affrontare una gara alla volta, e

sfruttare ciascun match come un’opportunità

di crescita. Se proprio dobbiamo individuare

un target, la qualificazione alle Top

16 sarebbe già un bel risultato”.

Nel (poco) tempo non dedicato al basket,

quali interessi hai?

“Ho la fortuna di aver reso un hobby, il

basket, la mia professione. Da questo punto

di vista non posso non essere soddisfatto. Altri

interessi? Niente di diverso da quelli che

hanno i ragazzi della mia età, credo: la frequentazione

quotidiana con gli amici, che nel

mio caso durante la stagione agonistica sono

soprattutto i compagni di squadra, qualche

lettura, la playstation. Sto anche imparando

a conoscere Siena, che è una città veramente

bellissima e che ha un sacco di luoghi affascinanti

da scoprire giorno dopo giorno.

L’unica cosa che non mi aspettavo di trovarci

è il caos nel traffico: in certi giorni, arrivare

dal palasport al centro, dove abito io, e parcheggiare

è veramente stressante”. •

matteotasso

basket 25

È arrivato con il titolo di ‘Miglior giovane italiano’,

ma Pietro Aradori vuol crescere in fretta

Un’occasione da

cogliere al volo

Pietro Aradori

in azione


Percorso netto dopo i primi tre turni di Euroleague

e buone indicazioni anche dai nuovi

L’Europa ci sorride. Dopo la terza giornata di

Euroleague la Montepaschi è in testa al suo girone

in compagnia del Fenerbahce dopo aver battuto

nell’ordine Cholet, Lietuvos Rytas e Cibona. Un trittico

iniziale non eccessivamente arduo per i biancoverdi,

che a parte la trasferta in Lituania, risolta

nel finale, hanno vinto senza troppi affanni nei due

impegni casalinghi. Ma non inganni il fatto che

Siena ha battuto le squadre meno attrezzate del girone:

tre vittorie sono sempre tre vittorie, in Eurolega

ogni partita è tremendamente imprevedibile,

è raro trovare squadre materasso e i valori tendono

a livellarsi (basti pensare ai capitomboli del Barca

in casa con il Fenerbahce o del Partizan con Lubiana).

Poi non dimentichiamoci che la Mens Sana

ha rivoluzionato mezzo

roster, si presenta co -

me un cantiere aperto

ed è chiamata a dimostrare

ancora tut to. Le

prossime partite, contro

avversari assai più

impegnativi, ci diranno

quanto vale veramente

questa squadra.

Le indicazioni forniteci

dai primi tre

match sono contrastanti,

anche se complessivamentepositive.

I giochi appaiono

ancora grezzi e poco

fluidi e c’è una certa

difficoltà nel costruire

i tiri, rispetto agli

scorsi anni in cui le

lancette dell’orologio non si inceppavano mai. Ma

è normale, ci vuole tempo per assimilare gli

schemi, non si può pretendere di replicare subito

il congegno quasi perfetto costruito nei quattro

anni precedenti. Nonostante una certa macchinosità,

lo spirito e la concentrazione non sono

mancati, specialmente contro i lituani del Lietuvos:

in una partita molto ostica i biancoverdi non

hanno perso la calma e pazientemente sono riusciti

a ricucire e recuperare per poi andare a vincere.

Discreta la varietà di soluzioni finora viste

sul campo: non c’è un tiratore prescelto, ma quasi

tutti possono colpire dai 6,75, con Moss e Mc Calebb

si può andare con forza e atletismo in contropiede

e Rakovic ha più punti nelle mani e soluzioni

offensive rispetto a Eze. McCalebb e

Kaukenas per ora sono i trascinatori (13 di media

per entrambi) ma forse il giocatore, dei nuovi, che

sta piacendo di più è Moss: non è Sato, ma fa

tante cose giuste in campo, rimbalzi, recuperi, difesa,

seleziona bene i tiri e dà molta energia. Nella

trasferta contro il Lietuvas ha tolto le castagne

dal fuoco in un momento in cui Siena era sotto e

non riusciva a sbloccarsi. McCalebb in particolare

è un giocatore davvero interessante: pressoché incontenibile

nell’uno contro uno e in contropiede

poiché dotato di un atletismo non comune per un

play di 183 cm, dall’altra mostra evidenti lacune

tecniche nel tiro, sia dalla media che da tre, e fatalmente

il ricordo va alle prodezze balistiche di

McIntyre. McCalebb ha comunque i numeri e la

forza per essere importante in questa squadra: non

ci dimentichiamo che ha trascinato il Partizan alle

Final Four 2010 e per un soffio non ha giocato la

finalissima. Molto interessanti

anche le prime prove

in coppa di Rakovic. Preso

come classico centrone

massiccio e di sostanza si

sta rivelando più tecnico,

veloce di piedi e di mani

di quel che si pensava. Ottime

cose in attacco (9,7

di media col 65% dal

campo) ma deve assolutamente

migliorare a rimbalzo

e in difesa. Se lo fa,

può diventare un lungo

veramente importante a

questi livelli. Buone cose

anche da parte di Lavrinovic:

finalmente guarito

dagli atavici problemi alla

schiena sta recuperando

maggiore minutaggio e responsabilità.

Per lui 12 di media e 6,3 rimbalzi, ancora

un po’ appannato il tiro da tre e il tiro libero

(2/8 in Lituania). Deve invece dare di più Zisis, che

è l’unico vero play ragionatore rimasto in squadra:

1,7 punti di media sono un’offesa al suo talento.

Prossimi due impegni contro Fenerbahce e Barcellona:

due prove del fuoco che testeranno le vere

qualità dei mensanini.

A questo punto si lotta in tre per la leadership

del girone: il Fenerbahce della coppia Turkcan e

Darjus Lavrinovic, cui si affianca un ottimo Ukic

(già visto a Roma) è sorprendentemente a quota

6 dopo aver clamorosamente battuto a domicilio

il Barcellona e vede rinsaldate le sue ambizioni;

gli spagnoli dopo questo inaspettato k.o vorranno

rifarsi subito, e con i vari Navarro, Rubio, Mickael

e Lorbek – campioni uscenti, non scordiamolo -

hanno tutti i numeri per riuscirci. Spetta a Siena

raffreddarne la voglia di riscatto. •

claudiocoli

basket 27

Vietato accontentarsi

delle Top 16

EUROLEAGUE 2010-2011

Gruppo C

CHOLET BASKET FENERBAHCE ULKER

LIETUVOS RYTAS MONTEPASCHI SIENA

CIBONA ZAGREB REGAL BARCELLONA

1ª giornata (21.10.10)

FENERBAHCE ULKER-LIETUVOS RYTAS 86-69

MONTEPASCHI SIENA-CHOLET BASKET 76-44

FC BARCELLONA-CIBONA ZAGABRIA 80-66

2ª giornata (27.10.10)

CHOLET BASKET-FC BARCELLONA 77-84

LIETUVOS RYTAS-MONTEPASCHI SIENA 75-79

CIBONA ZAGABRIA-FENERBAHCE ULKER 68-73

3ª giornata (03.11.10)

MONTEPASCHI SIENA-CIBONA ZAGABRIA 80-57

FC BARCELLONA-FENERBAHCE ULKER 61-69

CHOLET BASKET-LIETUVOS RYTAS 73-69

Classifica: Montepaschi e Fenerbahce 6; Barcellona 4;

Cholet 2; Lietuvos e Cibona 0.


28

MA DOVE SONO QUELLI CHE S’ANNOIAVANO?

[ TIRI LIBERI] di Antonio Tasso

QUELLI, LE CUI PRESENZE al palasclavo - nello scorso campionato

- andavano vieppiù rarefacendosi in corrispondenza

al debordare della superiorità schiacciante della

Beneamata biancoverde, colpevole – alle papille di tanti

‘palati fini’ – di uccidere anzitempo il torneo con quella

serie infinita di dentelli e trentelli rifilati a chiunque capitasse

a tiro, dovrebbero – se la logica non è un’opinionefregarsi

le mani dalla contentezza per come vanno le

cose quest’anno e, conseguentemente, tornare ad affollare

i gradoni (ma, nella fattispecie e visti i personaggi,

direi meglio ‘le poltroncine’!) ogni volta che la Mensana

scende sul parquet.

Di risultati scontati, fino a qui, se ne sono visti pochini

e, fino all’ultimo secondo l’equilibrio –che in tutti gli sport

è certamente il sale della competizione – ha regnato fin

quasi all’ultimo secondo, in un caso addirittura fino agli

ultimi centesimi, buttando alle ortiche quella ‘noia’ che,

secondo i ‘palati fini’ di cui sopra, giustificava il calo delle

presenze anche in occasioni importanti e decisive.

Dovrebbero tornare i volti sereni e soddisfatti di due

o tre anni fa quando il ciclo irripetibile si avviava a toccare

l’apice e c’era ancora da soddisfare quella ‘fame

atavica’ di vittorie che solo chi – e si era in migliaia anche

allora! – aveva assaporato per anni e anni la mediocritas

(a volte nemmeno tanto ‘aurea’ perché si era

in serie B) non si sognava mai di saziare.

Dovrebbe tornare l’interesse attento per tutto quanto

si sta costruendo dopo la fine ufficialmente conclamata

dalla Dirigenza (e trovatemene un’altra di Dirigenza, in

tutto il panorama italiano che, coraggiosamente e coerentemente,

abbia messo tutta la tifoseria –supporters

più o meno immarcescibili e spettatori incuriositi della

domenica- davanti alla realtà.

“Cari senesi, la ‘freccia Biancoverde’ è arrivata al capolinea!

Si riparte, ma – per il momento – il convoglio è

in formazione e il capotreno sta attaccando le nuove

carrozze: la motrice e il tender sono le stesse ma, sulle

carrozze, non vi possiamo assicurare niente!

Non il confort tranquillo delle poltrone ‘triple’ che un

piccolo capotreno nero e cattivo faceva trovare pronte

al bisogno; non il ‘lungo’ corridoio panoramico attraverso

il quale s’intravedevano ogni tanto le stoppatone e le

schiacciatone di un nigeriano che quando arrivò… ”non

sapeva giocare a basket”!!; non di certo le carrozze

‘ibride’ – come certe automobili in voga – dove un artista

del più sperduto centro del più lontano Centro dell’Africa

nera (da sette milioni e mezzo di dollari,

però!!) riusciva a confezionare, a seconda delle necessità,

le pentole di canestri impossibili e i coperchi

delle difese dure e impenetrabili su cui andavano a sbattere

i campioni più celebrati. Carrozze attaccate all’ultimo

minuto e capaci di sopperire a qualche difetto delle

altre prestigiose con requisiti da …Super (o Do) Mercant???

Non ce ne sono, o meglio: ce n’è una -e sarebbe

anche nuova per le linee italiane- ma per il momento

è …in riparazione. Quando sarà a posto

vedremo, intanto l’affare l’abbiamo fatto lo stesso!!!

Quello che vi possiamo assicurare è che – comunque

– affronteremo il viaggio senza lasciare nulla al

caso: i deragliamenti non ci piacciono né fanno parte

della nostra tradizione!

Il convoglio parte: non è almeno per ora – un rapido

ultraveloce ma nemmeno un interregionale pronto a fermarsi

per guasti di costruzione…

D’altronde, non è che in giro ne circolino tanti di ‘superveloci’

e comunque, la patente di ‘Freccia Rossa’ –

stando a tutti gli addetti ai lavori – è già stata assegnata

ad altri: le Ferrovie Nord sfrecciano con uno stile particolarmente

ricercato nelle pianure padane, la nostra

Siena-Chiusi è – come la Siena/Grosseto del resto – un

cantiere aperto! … ma ci stiamo lavorando e non abbiamo

intenzione di smettere!

Il Monte dei Paschi c’è stato… c’è… e ci resterà!

Salite in carrozza: il viaggio merita il biglietto!”

Davanti ad un discorso chiaro e tondo come questo

e davanti ad una squadra che, alla fin fine, ha perso una

partita sin qui (ed agli ultimi centesimi di secondo!) ci

sarebbe da pensare non dico ad una ressa davanti alla

biglietteria degli abbonamenti ma almeno a maggior

considerazione per il treno ed il viaggio intrapreso!...

O Te!... quelli che s’annoiavano a stravincere so’ già

con la bocca storta ed il labbro sdegnoso…

Ma se l’abbonamento l’avessero dovuto pagare???

DANI HIERREZUELO è un nome che spesso e volentieri resta

sul gozzo a chi, della pallacanestro mensanina, mastica

passione e fatiche!

Dani Hierrezuelo è l’arbitro spagnolo – uno dei più prestigiosi

fra gli ‘internazionali’ – che tre anni fa ci negò con

un fischio e le conseguenti vicende una finalissima di Eurolega

che avrebbe portato al settimo cielo i tremila e

passa senesi che sciamarono per tre giorni di maggio

sulla Gran Via di Madrid…

Dani Hierrezuelo, da quella volta, ha incrociato più

volte il cammino del basket di casa nostra e quello azzurro

di Simone Pianigiani.

Catalano purosangue, orgoglioso della sua città e

delle sue bellezze, ha scoperto dopo quei primi giorni

di maggio Siena.

Ed è stato un interesse ed una passione sempre più

radicata e profonda per la nostra cultura, per la nostra

storia, per le nostre tradizioni per…il nostro mangiare!!

Eh sì!... perché – l’avrete visto tutti!- il fischietto Barcellonese

non è di certo uno che per la linea sacrifica il

piacere ed il gusto: le maniglie dell’amore sono sempre

più evidenziate dalla maglia arancione dell’arbitro: Dani

è …’Uomo de panza!!’.

Da quando è tornato a Siena ed ogni volta che viene

da noi non tralascia di frequentare un ristorante del centro

storico che – ghibellinamente – lo ha introdotto ai

piaceri della ribollita, del buristo e della trippa alla senese

e, fra un acquisto di abbigliamento ed una seduta

nel salotto buono di Piazza, trascorre le ore che precedono

il match di Eurolega.

Che poi fischi bene o male non sta a me a dirlo… So

che comunque è sempre felice di essere in terra di Siena

e la sua figura da Robusto Hidalgo Catalano è divenuta

ormai abitualmente familiare fra le mura del Palasclavo.

C’è una cosa che l’ha sorpreso (me l’ha confessato

una volta): la nostra signorilità!

“Antonio, dopo quel fischio a Lavrinovic col Maccabi,

– e in perfetta buona fede, ti assicuro! – nessuno mai,

qui a Siena mi ha offeso o ricordato in malo modo l’episodio…

Todos Caballeros, veramente! “

Ho annuito confermando la ‘signorilità’ del nostro pubblico:

tanto – a quel che ho capito- Dani non comprende

molto bene il nostro ‘vernacolo’ più colorito, sennò, mercoledì

scorso con Zagabria, il titolo di ‘Todos Caballeros’

ce lo saremmo sicuramente giocato per sempre!!!.

Alla prossima ‘ribollita’ dal Brizzi, amigo de panza

Hierrezuelo!!

PIETRO ARADORI è uno dei gioielli più promettenti della

nostra pallacanestro: miglior giovane della passata stagione,

giudicato unanimemente la speranza più fulgida

del cestismo italico, veste da questa stagione la prestigiosa

casacca biancoverde dei Campioni mensanini e

con noi ha già vinto una Supercoppa che nemmeno era

nei suoi pensieri quando evoluiva fra le nebbie milanesi

e le fredde arie del biellese.

Pietro Aradori è un ragazzo giovane di ventidue anni,

corteggiato da tutt’Italia, su cui l’occhio di falco e le

mani da mercante di Ferdinando Minucci hanno messo

per tempo il marchio mensanino e ora – affidato alle

cure di Simone, di Luca e di tutto lo staff biancoverde

– ha iniziato un cammino che lo porterà sicuramente a

vette prestigiose (difficilmente la dirigenza di viale

Sclavo prende cappellate).

Da qui, ad esaltarsi come un’invasata, saltare ad ogni

movimento di piede, gesticolare estasiata davanti al tiro

anche il più sbagliato ed infelice del giovane milanese

dal ciuffo…ritto, ce ne corre!!!

Il ragazzo va lasciato lavorare in pace senza esaltarsi

e senza, naturalmente, deprimersi davanti a dei cambiamenti

per lui epocali che ne forgeranno a pieno il carattere

di campione.

C’è lo staff e c’è Simone e soprattutto il boss Minucci

che lo tengono sott’occhio: Angela, puoi stare tranquilla

e ti puoi rilassare un po’ di più: il tu’ ‘nipote’ è in buone

mani!!!


In casa biancoverde i primi a girare la

chiave per avviare il proprio motore sono stati

gli Under 19. Un motore che romberà fino a

metà giugno, periodo nel quale si disputeranno

le finali nazionali. Degli Under19 abbiamo pertanto

quantitativamente materiale ed eventi

sufficienti per poter analizzare e valutare il comportamento

della squadra dato che l’otto novembre

termina il girone d’andata della prima

fase del campionato, quella regionale.

Il campo dove si disputano le partite casalinghe

degli Under19 è sempre lo stesso,

anche se è stato ribattezzato PalaEstra, e lo

ricordiamo per stimolare qualche presenza in

più alle partite; presenze che non sarebbero

affatto fuori luogo per una piazza importante

come quella senese e che si sono manifestate

in modo significativo nel derby cittadino giocato

al PalaOrlandi.

Quindi al PalaEstra gli Under19 hanno incontrato

e battuto il Centro Minibk Carrara

(79/34), Pistoia Basket 2000 (76/66), U.S. Empolese

(70/53), Don Bosco Livorno (81/68) e

Virtus Siena (69/68); mentre le partite esterne

sono state: Scuola Basket Arezzo (38/74), RossoBlu

Montecatini (43/72), Liburnia Basket

(48/59) e Dragos Firenze.

Fase regionale terminata quindi senza

sconfitte e, al momento in cui andiamo in

stampa, con la classica ciliegina sopra la torta

ovvero la vittoria nel difficile derby contro la

Virtus Siena, ritenuta in questa stagione dagli

addetti ai lavori delle varie società toscane

la squadra ‘numero uno’.

Fase regionale, che anticipa quella interregionale,

come al solito interessante per i

tradizionali motivi che bene ha fatto il nuovo

tecnico Giacomo Baioni a ricordare e sottolineare.

“Fase regionale da affrontare con

grande determinazione perché la Toscana è

una delle regioni più competitive d’Italia”.

Abbiamo detto Giacomo Baroni, ed è proprio

questa la prima grande novità della stagione.

Coach Baioni va a coprire un ruolo ed a condurre

una squadra, quella maggiore del settore

giovanile, succedendo a Giulio Griccioli

ed a Simone Pianigiani ma è, significativa-

Buon avvio di stagione degli Under 19 biancoverdi

guidati dal nuovo tecnico Giacomo Baioni

Pronti

per riprovarci

mente, il primo allenatore non senese o di

formazione non senese che va a guidare la

squadra di punta, gli Under19, del settore giovanile.

Giacomo ha otto anni di militanza nel settore

giovanile della Scavolini Pesaro; coach

partito dal minibasket con l’amico Andrea Gabrielli,

coach che ha fatto dell’aggiornamento

tecnico e della costanza di lavoro il suo biglietto

da visita e le sue armi vincenti facendosi

apprezzare in tutta Italia, coach che ha

seguito i raduni di Messina per un paio d’anni

e quelli di Obradovic, come il lavoro di Crespi,

Calvino e Dalmonte a Pesaro. Grande conoscitore

ed individuatore di giovani talenti,

grande stimolatore e motivatore: le sue ultime

squadre giovanili pesaresi (Cadetti Juniores)

hanno sempre raggiunto le finali nazionali

pur avendo formazioni composte nella

quasi totalità da giovani locali.

Nella formazione Under19, oltre alla partenza

del tecnico Giulio Griccioli im-pania-tosi

da bravo nicchiaiolo nel difficile campionato

di A2 a Scafati, annotiamo l’uscita, non per

raggiunto ‘limite di falli’ ma per limite di età

dei vari Metreveli, Centanni, Sorrentino; partenze

importanti. Del gruppo che raggiunse

la finale della passata stagione (persa con la

Virtus Bologna) sono rimasti Ingrosso, Monaldi,

Ramenghi, Udom, Sgobba e Severini; a

questi si sono aggiunti i vari Antonini, Spina,

Bianchi, Pagni e gli altri giovanissimi.

Nella ripetuta logica del doppio tesseramento

molti ( Ingrosso, Romenghi, Severini,

Udom, Pagni) li troviamo

fornire buone prestazioni

anche nel Cus Siena; in

prestito anche il play

Sabbatino ad Agrigento

in A Dilettanti e l’ala

Sgobba a Fabriano in B

Dilettanti. Questi molteplici

impegni, utili alla

crescita dei singoli, sono

però anche un grosso

handicap per coach Baioni

nel creare un modulo

di gioco rodato ed

una amalgama di

gruppo. Tuttavia, ‘ciliegina’

dimostra, tali problemi

sembrano ben su-

perati ed il gioco nelle due fasi, sia quella offensiva

che difensiva, non risente di certe problematiche.

Cosa dire della ‘ciliegina’ di questo inizio

di stagione: la vittoria di un punto nel derby

contro la Virtus ?

Una partita di buon livello disputata in un

impianto adeguato e

adatto all’evento, con una

cornice di pubblico importante.

Come dice coach Baioni

“un grande spot per la

pallacanestro a 360

gradi”. Una partita giocata

in sostanziale equilibrio

dopo un inizio con leggera

prevalenza virtussina. Le

due squadre hanno mostrato

il meglio di sè: organizzazione

di gioco e

buone individualità. Nella

Virtus oltre al giovane play

Imbrò (15 pts.), si sono

messi in mostra Pascolo

(19pts.) e Bernardi (12pts.);

fra le file della formazione

mensanina emergono le

prestazioni dell’ala Sgobba

(2,00 m) che realizza 25 punti e che sigla la

vittoria realizzando i due liberi concessi a 4”

dalla fine ribaltando il risultato da un punto

di svantaggio ad uno di vantaggio; e quella

del play Monaldi (21 pts.) che si aggiudica

questo primo incontro/scontro vs il pari-ruolo

virtussino (senese e bolognese). Una partita

della quale il nuovo coach Baioni aggiunge:

“È stata una partita ad altissimo livello. I ragazzi

hanno reagito abbastanza bene dopo

un inizio problematico dove per troppa aggressività

abbiamo non rispettato il piano

partita. Punto dopo punto, passo dopo

passo, all’interno della gara siamo rientrati .

Siamo riusciti nei frangenti importanti a rimanere

lucidi in un contesto non semplice.

Segnale di maturità e confortante indice di

progressi individuali che vogliamo fare all’interno

dell’annata. Oggettivamente c’era

un grande ambiente in un palazzo secondo

me adeguatissimo per questa sfida ; una

sfida che si sentiva … molto, molto sentita

da parte di tutti. Per me era la prima volta,

è stata per me una emozione importante”. •

stefanofini

basket 29

Due immagini

del recente derby

Mens Sana-Virtus


1ªgiornata

VANOLI-BRAGA CREMONA

68-71

MONTEPASCHI SIENA 68-

2ªgiornata

MONTEPASCHI SIENA

FABI SHOES MONTEGRANARO 93-82 -82

3ªgiornata

CIMBERIO VARESE

87-86

MONTEPASCHI SIENA 87-

4ªgiornata

MONTEPASCHI SIENA

PEPSI CASERTA 91-87 -87

Classifica:

ARMANI JEANS MILANO 8

MONTEPASCHI SIENA 6

CANADIAN SOLAR BOLOGNA 6

CIMBERIO VARESE 6

DINAMO SASSARI 6

BENNET CANTU’ 6

VANOLI BRAGA CREMONA 4

AIR AVELLINO 4

SCAVOLINI SIVIGLIA PESARO 4

ANGELICO BIELLA 4

FABI SHOES MONTEGRANARO 4

LOTTOMATICA ROMA 2

BENETTON TREVISO 2

ENEL BRINDISI 2

PEPSI CASERTA 0

BANCA TERCAS TERAMO 0


Vogliamo iniziare, questa volta, con il

roster delle atlete più giovani,quelle poco

note alle cronache sportive ma non per

questo meno meritevoli di segnalazione

per impegno,volontà, entusiasmo e ‘attaccamento

ai colori senesi.

Delle altre campionesse, vere o presunte

tali,dei risultati (positivi) della

prima squadra di coach Binella parleremo

subito dopo.

Ecco allora in passerella l’under 19 dell’ADPF

Consum.it Costone: Elisa Vezzosi,

Jessica Bruni, Alessia Marziali, Caterina

Bozzi, Anna Oliva, Camilla Calvani,

Viola Niccolini, Arianna Dragoni, Vittoria

Renzoni, Viola Cecchini, Chiara Viligiardi.

Allenatore: Davide Fattorini; vice: Maria

Carli e Riccardo Gatti

Dopo la sesta giornata, le costoniane

si stanno arrampicando verso la vetta

della classifica con otto punti, per quattro

vittorie e una sola sconfitta, anche se

quest’ultima molto pesante, maturata in

casa contro il Battipaglia nell’ultimo sabato

di Ottobre. Lo stesso coach Pier-

Francesco Binella si rammarica per l’occasione

sprecata: “La mente non può che

tornare a sabato scorso: tutto è stato dettato

da come abbiamo iniziato, cioè male.

Credo che forse abbiamo avuto troppa

consapevolezza e sicurezza, ci siamo cullati

sulle tre vittorie precedenti, ed è una

cosa che non ci deve succedere, sennò diventa

difficile con chiunque”. Ne è seguita

una settimana proficua: “Non abbiamo

avuto particolari problemi, ma abbiamo

lavorato con un po’ di rabbia addosso,

che male non ci fa. Non abbiamo fatto

niente di diverso perchéÈ abbiamo perso,

abbiamo riflettuto bene sulle ragioni di

quel brutto inizio, e cosa comporta”.

Sicuramente il gruppo rosa costoniano

ha reagito bene tanto che nella trasferta

di Ancona ha riportato una vittoria

completa e ben costruita con venti punti

di scarto.

Artefice della bella corsarata in terra

marchigiana l’ala Cristina Consolini migliore

realizzatrice con 26 punti, grande

fantasia sul parquet e voglia di vincere.

Le costoniane avranno a breve un jolly

per scalare la vetta della classifica, infatti

sabato 11 novembre al PalaOrlandi di

Montarioso arriva la capolista Gea Alcamo.

Battere le forti siciliane che presentano

nell’area colorata una gigante di

quasi due metri Valentina Fabbri con esperienza

in A1, significherebbe un segnale a

tutto il campionato appenninico, per la

serie: Siena è presente e l’ambizione per

fare risultati importanti non manca.

Allora forza ragazze, un campionato

iniziato quasi in ‘sordina’ potrebbe riservare

positive novità. Però dobbiamo crederci.


francescooporti

basket

Impatto sul campionato decisamente positivo per le ‘citte’ del Costone,

vogliose di vendicarsi delle ultime stagioni

Spazio ai sogni

in casa Consum.it

Squadra e staff

al raduno

precampionato

(sopra).

Due volti nuovi:

Marianna Biscarini

e Raffaella Costa

31


32 augustomattioli

basket

Perde in casa e vince fuori.

È questo il curioso atteggiamento dei rossoblù attestati da tempo

a metà classifica.

Virtus, un po’ Dr. Jekyll

un po’ Mister Hyde

Una fase della

partita con Trento

Il piatto piange un po’ meno per la Virtus

dopo l’ultima giornata di campionato. Nel turno

giocato a Senigallia i rossoblu hanno infatti

conquistato i due, preziosissimi, punti in palio

battendo i locali con un canestro da tre di Casadei

all’ultimo secondo per 61 a 60. “Una vittoria

da cuori forti che fa anche molto morale,

e che inverte – dice con una battuta Piero Dinoi,

gm della società – la tendenza a perdere

di stretta misura le partite per la nostra ‘pollaggine’.

E poi importantissima perché arrivata

su un campo difficile”.

Un segnale che qualche miglioramento, almeno

nel carattere, c’è stato. Però sono tre sole

le vittorie nelle prime sette partite di questo

campionato di serie A dilettanti di transizione

verso la diversa organizzazione del prossimo

anno. Ma vediamo, per capire meglio questa

Virtus, il quadro dei risultati

ottenuti finora dalla

squadra che Marcello Billeri

sta plasmando. Sconfitta

per 77 a 73 nella

prima partita di campionato

contro Pavia; vittoria

a Osimo di larga misura per

88 a 66; sconfitta in casa

contro Brescia per 74 a 70;

vittoria sudata ma meritata

sempre in casa contro la titolata

Omegna per 76 a

74; sconfitta esterna con

Cartiere Garda per 66 a 55;

sconfitta interna con

Trento, altra squadra di livello;

per 81 a 76 dopo un

primo tempo nel quale la

Virtus è stata in vantaggio di diciassette punti.

A parte quella con Garda, le altre sconfitte sono

state tutte di pochissimi punti.

Da quello che abbiamo potuto vedere la

Virtus, che ancora una volta ha puntato sui giovani,

secondo una politica ormai consolidata

della società rossoblù, si è sempre molto impegnata

ma nei momenti che contano ha mostrato

una fragilità complessiva che le ha impedito

di reggere ad avversari magari con

qualche esperienza in più.

Già, l’esperienza. La Virtus può contare soprattutto

su quella di Casadei, classe 1981 e di

Tomasiello, classe 1980, che peraltro deve fare

in conti con qualche problema fisico. Due giocatori

che sono il punto di riferimento della

squadra. La vittoria coi marchigiani, arrivata

proprio dai tre punti di Casadei, ne è la dimostrazione.

Poi si va dai 24 anni di Andreaus, ai

22 di Casagrande, ai 21 di Bozzetto, ai 20 di

Diomede e Spizzichini, per passare ai babies

Matteo Imbrò, Pascolo,Tessitori, Rovere, ragazzi

che hanno qualità tecniche di indubbio

interesse come si è potuto vedere in occasione

del bel derby under 19 giocato ( e perduto di

un punto) con la Mens Sana.

Imbrò, futuro giocatore della Virtus Bologna,

a Senigallia ha tenuto bene il campo, ma

occorre dargli tempo per assestarsi. Lui e gli altri

giovanissimi però possono contribuire alla

crescita complessiva del gruppo virtussino che

nella prossima giornata sarà impegnato in casa

con Treviglio in classifica due punti avanti. Sottolineiamo

questi aspetti riguardanti l’età, per

dire che occorre tempo perché la squadra, e soprattutto

i nuovi Bozzetto e Spizzichini che giocano

in ruoli difficili ma determinanti, cresca e

renda ancora di più. E possa contare su una

maggiore continuità. Del resto anche lo scorso

anno gli inizi sono stati incerti prima di trovare

gli equilibri tecnici e mentali giusti. Aggressività

e intensità è ciò che vuole dalla sua squadra

Billeri. Che prima dell’ultimo incontro ha

sottolineato un concetto chiaro: “Noi dobbiamo

decidere se vogliamo essere quelli visti nei

primi due quarti contro Trento, in cui abbiamo

messo sotto una squadra fortissima, oppure

quelli del terzo quarto, dove abbiamo fatto

l’esatto contrario. Sta a noi decidere quello che

vogliamo fare, senza troppi proclami o opinioni

varie, perché alla fine lasciano il tempo che trovano”.

Frasi sulle quali non si può che essere

d’accordo. Perché con Trento la Virtus ha avuto

una doppia faccia, un po’ dottor Jekyill e un po’

mister Hyde. Ma si spera che ora la faccia buona

dei senesi prevalga. Il classifica la Virtus è a

metà del gruppo con sei punti. In testa è Perugia

con sette partite vinte su sette giocate. Seguono

Brescia con 12, Trento, Piacenza e Moncalieri

a 10, Treviglio e Pavia a 8. A 6, oltre ai

senesi, Omegna, Senigallia e Trieste, a 4 Castelletto,

Ozzano, Riva del Garda. Chiudono con

2 punti Osimo e Recanati. •

Manasse,

nozze d’argento

con il basket

Oltre novecento panchine in 26 anni di attività,

tre campionati e una coppa Italia vinte. Non

è il bel curriculum di un allenatore ma quello di

Giacomo Manasse, 58 anni, medico sociale della

Virtus, specializzato in cardiologia. Con la malattia,

davvero incurabile, per la pallacanestro. Sport

di cui conosce vita, morte e miracoli.

“Ho iniziato – racconta – a seguire come medico

la Virtus quando era in serie D. Era il 1984

con allenatore Roberto Morrocchi (che successivamente

sarebbe divenuto presidente della Mens

Sana basket, ndr). L’incarico di medico sociale me

lo proposero due dirigenti: Filippo Tulli e Luciano

Bini, che allora si occupavano della squadra”.

Da allora la società di via Vivaldi ne ha fatta

tanta di strada. Crescendo fino ad arrivare alla

serie A dilettanti di oggi. E lui, il dottore, è stata

e continua ad essere una presenza fissa sulla

panchina virtussina da cui segue le vicende della

squadra con grande partecipazione.

“Quella che ho per la pallacanestro è una

vera e propria fissazione. Seguo tutto da moltissimi

anni, fin da giovane. E ancora oggi mi aggiorno

molto. In casa mia moglie e le mie due figlie

ormai sono rassegnate e non mi ostacolano.

Ma io mi concedo solo la Virtus. Non seguo altri

sport direttamente”.

Ma per non perdere il vizio di occuparsi di basket,

spesso scrive della sua Virtus anche sul Corriere

di Siena e sul giornale della società. Nei 26

anni trascorsi in panchina ha conosciuto anche tanti

giocatori e allenatori. Lui in particolare ricorda i

dieci anni di guida di Marco Collini.

“Per me – tiene a sottolineare – è stato un

amico fraterno”. Nei 26 anni di impegno come medico

è molto cambiato anche il rapporto con i giocatori.

“Quando ho iniziato era un rapporto tra persone

della stessa età e quindi molto amichevole.

Oggi mi danno tutti del lei”.


È un mese molto positivo quello che

si è appena chiuso in casa Costone: se

settembre aveva lasciato in eredità la cocente

sconfitta interna con Pontedera, ottobre

porta in dote otto punti, ottenuti

nelle quattro gare disputate. Prima di

tutte è arrivata la larga affermazione sul

campo di Montevarchi, servita indubbiamente

da iniezione di fiducia e trampolino

per ripartire, e successivamente le

vittorie nei tre impegni casalinghi: il derby

con il Cus e le gare contro Passignano e

San Giovanni Valdarno; in mezzo anche il

turno di riposo osservato alla sesta giornata

di campionato.

Tutti questi impegni hanno messo in

mostra una squadra molto affiatata, che

sta raggiungendo il giusto amalgama anche

in campo, agli ordini di Andrea Zanotti:

Gambelli e Spampani appaiono

maggiormente inseriti nei giochi, con il

primo che è stato mattatore nella stracittadina

e nella passeggiata contro gli umbri,

le percentuali al tiro sono notevolmente

migliorate ed anche i lunghi sono

maggiormente coinvolti in attacco.

Detto di un Gambelli ultrapositivo e finalmente

in grado si sprigionare tutto il

suo potenziale offensivo, chi non finisce

mai di stupire è Andrea Cessel, che a 41

anni ha iniziato l’ennesima stagione a tutta

birra, sfoderando oltre alla consueta grinta

da leone, alcune prestazioni offensive insospettabili,

come nella gara contro il Galli.

Tra gli altri spiccano poi i giovani Duccio

Benincasa, cresciuto tantissimo dallo

scorso anno e capace ora di essere continuativamente

un fattore dalla panchina, e

Luigi Bruttini, che più di una volta ha saputo

far valere tutto il suo talento, regalando

brio e quel pizzico di sregolatezza

che hanno trasformato in un rebus per le

difese avversarie l’attacco della Consum.it.

Unica nota negativa sono stati i numerosi

viaggi dentro e fuori dall’infermeria:

nell’ultimo mese si sono fermati per infortunio

Solfrizzi, Benincasa e Spampani, oltre

al lungo degente Filippo Franceschini,

ancora alle prese con la caviglia che lo tormenta

dal precampionato, ma che è finalmente

sulla via della guarigione.

Per finire, la classifica vede ora i gialloverdi

al secondo posto, a quota 10

punti, all’ inseguimento del terzetto di testa

composto da Pontedera, Monsummano

e Montecatini (queste ultime con

una partita in più): senza la rocambolesca

battuta d’arresto con la Zetagas, il Costone

sarebbe ora l’unica squadra imbattuta

del girone E, ma, nonostante questa

considerazione, la posizione in gradua-

toria permette senza dubbio di essere ottimisti

per il prosieguo dell’avventura. I

prossimi impegni vedranno la squadra di

Zanotti e Cini impegnata nella trasferta di

Bottegone e successiavamente in casa,

nel difficile test contro la Lucky Wind Foligno,

appaiata ai senesi in classifica. •

guidocarli

basket 33

Poker di vittorie in ottobre per il quintetto di Zanotti,

ormai lanciato verso i posti nobili della classifica

Il Costone

non si pone limiti

FORTUNATO Jacopo 09/07/1990. 188 cm 3-4

NEPI Alessandro 24/09/1993. 186 cm 2-3

BIGLIAZZI Jacopo 30/01/1991. 186 cm 3

5 FRANCESCHINI Niccolò 23/08/1984. 182 cm 1-2

6 GAMBELLI Lorenzo 22/05/1984. 188 cm 2-3

7 CASTRI Alessandro 27/11/1974. 192 cm 3-4

8 BONELLI Francesco 27/06/1988. 186 cm 1

9 SPAMPANI Francesco 11/02/1977. 202 cm 5

10 BENINCASA Duccio 13/02/1989. 182 cm 1

12 FRANCESCHINI Filippo 07/06/1980. 194 cm 3

13 ROSA Giovanni 03/07/1990. 184 cm 2

15 CATONI Filippo 11/05/1988. 192 cm 4

18 BRUTTINI Luigi 06/08/1990. 188 cm 2-3

19 CESSEL Andrea 16/06/1969. 205 cm 5

20 SOLFRIZZI Emiliano 14/10/1981. 196 cm 3-4

COSTONE CHANNEL,

UNA PIACEVOLE REALTÀ

Un canale web tutto made in Costone. L’idea, nata durante l’estate e concretizzatasi alla fine del mese di agosto,

è il frutto di una iniziativa portata avanti grazie soprattutto all’impegno del dirigente Roberto Bruttini e del responsabile

delle riprese video Vincenzo Frati, operatore televisivo di C3T, capace

anche di intrattenere i telespettatori per ore facendo disinvolte telecronache

mentre contemporaneamente riprende le azioni della partita.

Un autentico mago della registrazione che ha riordinato l’intero parco filmati del Costone. Nasce così ‘Costone Channel’,

l’emittente ufficiale, ufficiosa e scherzosa dell’ASD Costone Siena, sulla quale è possibile seguire rubriche di carattere

sportivo, approfondimenti, e le gare in trasferta della Consum.it impegnata nel campionato di serie C.

La prima trasmissione andata in onda è stata quella relativa ai filmati che celebrano eventi e vittorie costoniane,

abbinati a musiche particolarmente adatte e accattivanti.

Assai significativo il logo, rappresentato dalla chiesetta del Ricreatorio pio II con la parabola sul tetto.

Quindi la web-tv giallo-verde parte con tutte le prerogative per ottenere l’obiettivo espresso nel suo stesso slogan:

“La voglia di raccontarci”. L’iniziativa, prima nel suo genere nell’ambito del pianeta sportivo cittadino, risulta

fondamentale se si vuole stare al passo con le esigenze comunicative che il tempo attuale impone, e per far questo

è stata costituita una vera e propria redazione sportiva, di cui fanno parte molti giovani, tra cui l’esperto Giuseppe

Nigro, Francesco Cantagalli, Guido Carli, che è la nuova firma costoniana di questa testata, e Giulio Valenti, coordinati

dall’addetto stampa Roberto Rosa.

Appuntamento fisso, quello del giovedì sera: con inizio alle ore 19 va in onda infatti la rubrica “COST TO COST …ONE”,

con commenti e interviste ai protagonisti della squadra femminile e maschile gialloverde, all’interno della quale viene

fatto il punto sui vari campionati.

Col passare del tempo il palinsesto di Costone Channel, da cui si può accedere direttamente al sito www.costone.it,

diventerà sempre più interessante e coinvolgente. Questo perlomeno è l’obiettivo della società che vuole dare risalto

non solo allo sport, bensì alle attività del Costone in genere, da quelle culturali a quelle religiose. Una scommessa

che, conoscendo la caparbietà della gente del Costone, sarà sicuramente vinta.


La Iena e il Bellagioia ormai hanno preso gusto a pizzicarsi.

Che dite? Questa telefonata intercettata la vogliamo

pubblicare finché non entrerà in vigore la legge-bavaglio?

Ma sì, sentiamo cosa hanno da dirsi questi due sciagurati,

l’alfa e l’omega della polemica sportiva, i due poli della passione,

uno positivo e l’altro negativo, verrebbe da dire, se

la realtà non fosse sempre più sfumata (e complicata) della

romanzesca eterna lotta tra il bene e il male…

Bellagioia. “Oggi sono molto triste, cara la mia Iena. La beneamata Robur

da qualche settimana non mi soddisfa in pieno. E non mi dire che l’avevi

previsto, sennò ti tiro un golino e ti stendo secco. Neanche tu, pessimista nato,

uccello del malaugurio, avevi ipotizzato un periodo così altalenante. Ma

come? Allenatore bravo da serie A, rosa fresca e vastissima…”

Iena. “Sì, rosa fresca e aulentissima …ma sei un poeta del Dolce Stil

Nuovo? Hai bevuto, o cosa?” .

Bellagioia. “Fammi continuare. Tutti giocatori ottimi, di categoria, e

diversi che valgono la A, qualche senatore che garantisce esperienza, parecchi

ragazzi promettenti e alcuni già nell’under 21, gioco frizzante, entusiasmo,

un avvio convincente. In più, una società carica e bene organizzata,

lo sponsor che non lesina, la stampa nazionale che sentenzia: il Siena

è due piani sopra gli altri, sarà uno scherzo tornare nella massima serie.

E d’improvviso il blackout totale. Gol mangiati a ripetizione, gol sciocchi

presi a catena, cedimenti nervosi. Io non capisco, veramente non capisco.

Resto ottimista, altrimenti che Bellagioia sarei? E poi il ritorno al successo

col Frosinone… Però a questo punto la domanda sorge spontanea lo stesso:

se si va avanti così, siamo proprio certi di tornare al volo nel posto che ci

compete e che per otto anni abbiamo dimostrato di meritare?.

Iena. “Ma come: proprio tu che non hai mai avuto dubbi nelle magnifiche

sorti e progressive, te la stai facendo sotto? Lo vedi che quando qualcosa

gira storto voi entusiasti in servizio permanente effettivo perdete la

testa? Non sapete convivere con le difficoltà, l’impatto con l’imponderabile

vi devasta, distrugge i vostri schemini rosei da romanzetti per signora

ed entrate in depressione. Questo atteggiamento non va niente bene. Se fai

così cambi le parti in commedia, costringi me a recitare la parte del fiducioso,

del positivo a tutti i costi. È un ruolo che non mi si addice, ma ci proverò.

Dunque: la cornice è quella giusta che hai descritto tu, ci sono le condizioni

per tornare subito in A. Ma il quadro per ora è uno scarabocchio,

non ci si capisce molto, e le pennellate fosche e pasticciate stanno oscurando

la limpidezza del disegno. Per farla breve, il motivo è tecnico ed è

uno solo: in difesa manca un leader, un giocatore che si faccia carico e dia

l’esempio, il Portanova di qualche anno fa, per dire. Se dietro ballano, tutta

la squadra ne soffre, perde sicurezza. Aggiungi il fatto che i nostri giocatori

a furia di sentirsi dire bravi ci hanno creduto davvero, hanno cominciato

ad atteggiarsi da narcisi, a giocare da primi della classe senza aver

vinto ancora niente, a perdere l’umiltà necessaria. Se fai così, gli altri ti

mettono sotto. Detto questo, rispondo subito: è possibile che no, non ce la

facciamo a tornare subito da dove siamo venuti, se non impariamo immediatamente

la lezione. La serie B è insidiosa, ha un calendario lunghissimo,

si corre e si picchia più che in A, dove chi è migliore alla fine vince, mentre

qui non sempre chi è bravo tecnicamente ce la fa: alla fine prevale chi

gli puzza il fiato più degli altri. O chi ha la pelle più dura, se l’altra similitudine

ti fa senso”.

Bellagioia. “Un po’ di senso me lo fa, intendo come sensazione. Invece

sulla sensatezza del tuo discorso non discuto, sono quasi disposto a sottoscriverlo,

pensa tu. Ma andiamo

avanti. L’altra beneamata, la Mens

Sana, continua la sua opera di ricostruzione,

per ora con qualche fatica

ma confortata da buone prospettive.

Possiamo sperare in un nuovo ciclo

vincente, credo: Milano è forte e anche

altre squadre sono cresciute, vedi

Cantù e Bologna, mentre Roma ancora

non mi convince, ma il ritorno

di Kaukenas è un’ipoteca formidabile

sul campionato, e anche sul percorso

in Eurolega. E dimmi, hai mai

Tesoro,

mi si è ristretto

pivot... ...

■ vincenzocoli

il pivo

visto un play elegante e fisicamente folgorante come Mc Calebb? E un centro

mobile e ricco di soluzioni in attacco come Rakovic? E la forza mentale

di Moss, che oltre a confermarsi ottimo difensore si sta rivelando anche buon

attaccante, forse il migliore nell’arresto e tiro? E Aradori, passo dopo passo

sempre più sicuro? E Lavrinovic, che dimenticati i dolori alla schiena grazie

all’operazione può stare in campo più a lungo dell’anno scorso e tuffarsi

senza paura nelle tonnare sotto canestro? E il pacchetto regalo Hairston sotto

l’albero di Natale non ti ingolosisce nemmeno un po’? Certo, la squadra non

è ancora registrata perfettamente, non potremo vincere tutte le partite di

trenta e qualcun’altra forse la perderemo, ce ne dobbiamo fare una ragione,

ma l’ho già detto e lo confermo: restiamo i più forti e vinceremo il quinto scudetto

consecutivo. Dimmi tu se questo non è un atto d’amore…”

Iena. “Più che atto d’amore lo chiamerei atto di fede. Ma mi sbilancio

anch’io, nonostante tu mi rimproveri di essere un bastian contrario: il quinto

scudetto ci può stare, faticoso da morire per noi che siamo stati abituati

troppo bene, ma la forza della squadra e l’organizzazione societaria sono

indiscutibili, e possono compiere l’impresa di iniziare da subito un nuovo

ciclo vincente. Tutto questo pur avendo detto addio a uomini-chiave, con

un asse play-centro completamente opposto a quello degli anni scorsi, con

una difesa tutta da ricostruire senza Sato ed Eze, con un tiro da tre che non

è più la prima opzione offensiva, e pur avendo perso sotto canestro quel

quoziente di intimidazione che atterriva gli avversari, i quali infatti ora ci

attaccano con meno paura. Ma ho guardato con attenzione i ragazzi di Pianigiani,

sia i vecchi che i nuovi: continuano ad avere gli occhi della tigre,

e quando in campo scendono determinazione e compattezza, i difetti scolorano

e non si notano più. Almeno una battuta da

scoglionato fetente consentimela: la Mens Sana ha

preso Rakovic puntando al centrone immane, muscoli

e supermetraggio per sfruttare le nuove regole,

ma come mai tutte le volte che lo vedo giocare mi

sembra sempre più piccolo rispetto ai dati ufficiali,

2,08 metri per 130 kg ? Misurato a spanne dalla tribuna,

la prima volta mi risultava 2,06, la seconda

2,05, in coppa non andava oltre i 2,04, e sospetto si

sia anche messo a dieta. Alla prossima uscita lo vedrò

più basso di Carraretto. Rimpinziamolo di pici

e bistecche alla fiorentina e mettiamogli una parrucca

alla Stonerook e tacchi da dodici come il nostro

premier, e allora sì che gli avversari li farà neri.

Dimenticavo: cipolla a volontà, puzzasse il fiato

pure a lui - scusa se insisto sul francesismo - li stenderebbe

anche meglio”. •

35


36 giuliaparri

motociclismo

Sul modello del ‘Valentino nazionale’, anche la passione di Michele Stabile

per le due ruote nasce e si rafforza all’interno della famiglia

Lo ‘zingaro’ fatto in casa

Moto, che passione! Anche i più scettici verso questo

sport, così pericoloso e considerato di nicchia, non hanno

saputo resistere alle magie del ‘Valentino nazionale’ che continua

a far emozionare non solo i suoi tifosi ma anche chi

di motociclismo non ci capisce niente. Se anno dopo anno

The Doctor, con le sue spettacolari prestazioni fa aumentare

i neofiti di questo mondo e l’audience televisa, c’è chi

lo segue da sempre, fin dagli albori della 125. Per questo,

sapendo che è un suo supertifoso del quale ammira carisma

e talento, la nostra chiacchierata con Michele Stabile

non poteva cominciare che da lui: se tu potessi fare una domanda

a Valentino, da dove partiresti? “Ma come diamine

fai a girare in 1’48” al Mugello?” – la risposta immediata.

È già, perché Michele, senese doc, ha avuto modo di

correre di recente sui saliscendi del noto circuito italiano e

sa cosa significa fare certi tempi. Classe 1972 (ma non ricordateglielo),

ha da poche settimane archiviato la sua avventura

stagionale nel Campionato Italiano Amatori categoria

600 Pro. Un’annata convincente, che gli ha permesso

di gioire di un meritato 3° posto nella speciale classifica Over

35 e di aggiudicarsi l’11ª piazza nella classifica assoluta.

Una storia d’amore con le due ruote, la sua, che parte

da lontano. L’incipit è presto fatto: un padre appassionato

di moto, quale giocattolo speciale può comprare al suo

bimbo? Naturalmente una minimoto. “Avevo 5 anni ed è

stato il giorno più bello della mia vita”, ricorda con emozione

Michele. Una passione trasmessa geneticamente di

padre in figlio quindi. A sei anni esordisce

nelle gare di Minicross, un bambino fin dall’infanzia

iperattivo ed attratto da discipline

atipiche. Non il solito calcio o basket. La

forte attrazione per le due ruote porta Michele

fin da piccolo a vivere a lettere maiuscole,

con quell’entusiasmo e quel pizzico

di pazzia che lo avvicina col passare degli

anni anche al karate, al paracadutismo e a

prendere il brevetto di volo. Interessi originali

senza dubbio. Della serie: non è certo

il tipo da giocare a tappini! Ma uno che la

vita l’assapora mangiandola a morsi.

Maggiorenne, inizia le competizioni

con le 125 nelle gare in salita, ma la loro pericolosità

arresta per qualche anno la sua

voglia di correre. Lasciato momentanea-

mente il Racing, viene tentato dalle moto enduro e custom

e basta veramente poco per capire che quella voglia sopita

di correre è pronta a tornare all’attacco. E nel 2006

scatta nuovamente l’amore. Un anno dopo si iscrive al Campionato

Italiano Amatori categoria 600 Base, senza team.

Avete presente i piloti di una volta, quelli alla Lorenzo Ghiselli

per intenderci? Anche lui parte per le gare accompagnato

dal suo ‘furgone-casa’ e dalla cassetta degli attrezzi.

Una sorta di trasferte ‘gipsy-style’. Lui che gli amici lo chiamano

il gitano (mentre altri lo conoscono meglio come

‘Braccio’). Ed in effetti chi ha assaporato l’atmosfera del

paddock sa bene quanto si respiri, insieme a benzina e ferodo,

un’aria tanto zingaresca quanto affascinante. Sono

due anni impegnativi per Stabile, ma riesce a piazzarsi a

metà classifica, anche grazie all’appoggio degli amici più

cari che lo seguono in qualsiasi trasferta. Impegno, passione

e sacrificio sono il concime buono per far crescere in

lui il desiderio, la caparbietà e la voglia di migliorarsi. Eccoci

così arrivati alla stagione 2010 ed al connubio con il

Monaco Racing Team di La Spezia. Sono padre e figlio, il

primo è stato il motorista di Graziano Rossi per il team Gallina,

ed ha vinto due mondiali negli anni ottanta con Lucchinelli

e Uncini, il secondo è team manager e sospenzionista.

Conosciuti in occasione dell’acquisto di una moto, la

decisione di provare il salto di qualità nella categoria superiore,

la 600 Pro, è un batter di ciglia. Sponsorizzato

dalla Proxima Immobiliare, dalla Milc, da Blu Info e da Fabio

Bartalesi-Stazione di Servizio

Tamoil, dimostra di misurarsi

con i veterani senza alcun timore

reverenziale. Ottavo a Misano,

nono a Vallelunga, undicesimo

a Franciacorta e nelle

due ultime prove al Mugello,

sono tutte prestazioni che inducono

a far ben sperare chi ha

scommesso su di lui e su una sua

graduale ascesa, dato che giocarsela

coi primi fin da subito

implica, per un esordiente, senz’altro

del talento. Contradaiolo

e proprietario di un famoso pub

in centro, riesce a far conciliare

con i suoi innumerevoli interessi

ed i vari impegni lavorativi la passione per la corsa. “Deve

dipendere dal mio carattere iperattivo” ci suggerisce. Ci

racconta come la sua ‘bella’, la sua Honda 129, ha quel

numero perché è stato un po’ il destino ad affidarglielo.

“Mi iscrissi per ultimo, volevo il numero nove, ma lo avevano

già preso. Me ne proposero altri, ma non trovavo

nessuno che mi piacesse davvero, fino a che arrivammo

al 129, al quale ora sono molto affezionato”.

I suoi sponsor sono tutti amici, più o meno appassionati

di motociclismo, e tutti uniti e coinvolti dal suo grande entusiasmo.

I suoi occhi quando parla non ingannano. La sua

voglia di correre e di migliorarsi è intensa. Il suo obiettivo

stagionale era di puntare al podio, anche se a posteriori riconosce

come il campionato al quale ha partecipato era sicuramente

molto serrato. “I tempi tra il primo ed il decimo

non differiscono che per un secondo”, puntualizza. Per Stabile

l’ultima gara all’autodromo del Mugello è stata peraltro

segnata da un week end decisamente in salita per via

di un pneumatico posteriore difettoso ed alcune problematiche

con la pompa della benzina. Grazie però ai nuovi meccanici

Luigi Frignani (di professione dentista), Paolo Ammannati

(perito meccanico) e Alessandro Casali

(meccanico), subentrati intanto al Monaco Racing Team,

sono riusciti a tempo di record ad ovviare a tutti gli inconvenienti

ed a garantire la seconda qualifica.

Cosa si prova a correre in tracciati importanti come il

Mugello? “La sensazione è molto bella, è il tempio del motociclismo

… Per un attimo in griglia, in attesa del semaforo,

ti senti un campione. Io sono abituato a vivere di adrenalina,

ma quei momenti sono veramente unici … ”.

Baratteresti la tua moto? “Sì… con una che va più forte!

La moto è un’appendice. Non conviene affezionarsi, perché

sai che un domani ce ne sarà un’altra. Ciò che conta

è quello che rappresenta.” Il suo pregio la partenza, il suo

difetto la percorrenza. Così descrive le sue peculiarità. Tra

le scaramanzie pre-gara, un bacio al serbatoio della sua

129, dove è raffigurata Emma, il suo alano.

Con la testa ora Michele è già al prossimo campionato

che inizierà ad anno nuovo, verso marzo. Se fossimo

ad agosto e tu vedessi una stella cadente, quale desiderio

esprimeresti? “Non lo dico esplicitamente, perché altrimenti

non si avvera. Ma per la nuova stagione vorrei vedere

la mia moto tempestata di tanti, tantissimi adesivi.”

A buon intenditor …


Rispondere ad una domanda sportiva ampia e

variegata come quella che si leva dalle diverse

espressioni dell’intero territorio senese, sia per

quanto concerne l’ancoraggio al tessuto sociale che

per ciò che attiene le cangianti declinazioni di una

passione individuale o di gruppo, impone al Coni

Provinciale il costante monitoraggio sopra le esigenze

e le potenziali inclinazioni di ogni entità, anche

in base ai caratteri identificativi e peculiari di

un determinato contesto.

Studiare il territorio vuol dire conoscerlo profondamente

e coglierne, attraverso i canali di una

presenza sempre più attenta e sensibile, margini di

crescita e prospettive di sviluppo.

Questa è, in estrema sintesi, la funzione principale

dei fiduciari locali, le nuove figure istituite all’interno

del Coni senese, in stretta relazione con

l’attività del Comitato e preziosi collaboratori nella

definizione di progetti specifici secondo le linee operative

stabilite a livello periferico.

“Qualche anno fa – esordisce il presidente Roberto

Montermini – insieme a tutto il gruppo di lavoro,

facemmo una serie di incontri con le istituzioni

locali e i comuni della provincia, allo scopo di illustrare

le idee e i progetti che intendevamo promuovere

e realizzare. L’occasione, oltre a costruire

quella rete di contatti umani, fondamento di ogni

collaborazione, riscosse molto favore anche dai nostri

interlocutori ed è stata, nel tempo, foriera di reciproche

soddisfazioni.

Sulla falsa riga di questo canovaccio vorremmo

riprendere e completare, entro i primi mesi del prossimo

anno, un altro itinerario di incontri con le istituzioni

per prendere contatto, anche grazie al lavoro

dei fiduciari, con alcuni nuovi

rappresentanti istituzionali e stabilire ulteriori

relazioni di confronto per una sinergia

in grado di armonizzare idee, risorse

ed esperienze.

Successi che testimoniano l’efficacia

del ‘modus operandi’ al quale tutta l’attività

del nostro organismo si ispira, ma che

pure vanno ascritti, in modo particolare,

all’affiatamento di tutta la Giunta Provinciale,

allo sforzo e alla professionalità profusi

dalla segreteria sotto la sapiente guida

di Claudio Certosini e del settore tecnico

coordinato dall’acume del professor Giampiero

Torellini.

Mi preme anche sottolineare il ruolo

dell’ingegner Alberto Pazzaglia e di sua

sorella Cecilia, architetto, come esperti

Coni nel quadro generale dell’impiantistica

sportiva, necessità trasversale, alla

luce di progetti comprensoriali messe in

campo da alcune realtà vicine tra loro”.

Rinnovando la propria vocazione provinciale,

e questo, beninteso, non a discapito

della vivacissima poliedricità cittadina,

semmai quale completa integrazione delle due diverse

dimensioni ad un unicum sportivo pensato su alto

profilo, sia dal punto di vista della partecipazione collettiva

che in termini formativo-educativi.

Il Coni di Siena ha individuato quattro apprezzati

uomini di sport, noti non soltanto per il prestigio del

loro curriculum agonistico o dirigenziale, ma per la

riconosciuta levatura morale offerta al servizio del

mondo sportivo, considerato in tutte le sue accezioni.

In attesa di ottimizzare eventuali accorgimenti o

marginali ritocchi alle varie ‘giurisdizioni’ assegnate,

anche in funzione delle distanze geografiche

da coprire, la ‘quaterna’ giocata sul tavolo dello

sport locale ha tutte le credenziali per muoversi al

meglio nella sua capillare e articolata dislocazione.

A Giancarlo Pieri, in passato alla guida dell’Unione

Sportiva Montalcino, attuale componente

la Giunta Provinciale del Coni, già presidente provinciale

della Federazione Italiana Gioco Calcio in

seno alla quale ha ricoperto anche l’incarico prima

di consigliere poi di presidente regionale del settore

giovanile scolastico e di membro nazionale della

commissione federale sulle attività di base, è stato

scelto per la ‘porzione’ che va da Montalcino a San

Casciano Bagni, passando per Buonconvento, San

Quirico e Castiglion d’Orcia, Cetona, San Giovanni

d’Asso, Abbadia San Salvatore e Piancastagnaio.

“Una delle iniziative prioritarie che ho in animo

di proporre per il prossimo anno – anticipa Pieri – è

un convegno sul tema dello sport femminile nella nostra

provincia, convinto di intercettare un ramo sempre

più vivo, soprattutto tra le nuove generazioni”.

Fabio Bruni, istruttore di atletica leggera, sarà il

referente per il nord della provincia e l’area della

Val d’Elsa, opererà tra Colle, San Gimignano, Pog-

francescovannoni

cinque cerchi 37

Individuate dal Coni provinciale le nuove figure che andranno a supportare l’attività del Comitato sul territorio

Per le sfide future

ora ci sono anche i ‘Fiduciari locali’

gibonsi, Radicondoli e Casole d’Elsa, spostandosi

anche sull’asse Monteriggioni, Castellina, Radda e

Gaiole in Chianti. I nove anni trascorsi alla presidenza

dell’Unione Polisportiva Poggibonsese, alla

quale continua a prestare la sua opera come segretario,

garantiscono sullo spessore di un percorso

sportivo nobilitato anche dall’incarico di assessore

allo sport al comune di Poggibonsi, che Bruni ha

svolto per tre legislature.

Albo Mechini, una vita trascorsa nella pallavolo

come tecnico e dirigente Fipav a livello regionale

e provinciale, dovrà occuparsi della parte relativa

alle località di Torrita, Sinalunga, Trequanda, Montepulciano,

Chianciano Terme, Chiusi, Sarteano,

Pienza.

Daniele Giovannini sta per celebrare le ‘nozze

d’oro’ con lo sport: non ha potuto praticarlo, ma

continua a servirlo da appassionato dirigente della

Policras e da ex uomo delle istituzioni (è stato assessore

allo sport a Sovicille). Si dice gratificato dell’incarico

ricevuto e lo svolgerà nella fetta compresa

tra Sovicille, Monteroni d’Arbia, Murlo, Asciano e

Monticiano.

Quattro nuovi innesti per rinforzare un team ormai

collaudato che fa del gioco di squadra la sua

caratteristica dominante.

Così il Coni di Siena si prepara ad affrontare le

sfide future, muovendosi in modo funzionale alle implicazioni

di carattere legislativo economico e fiscale

che interessano il sistema Italia e che investono

nello specifico la gestione sportiva e il ruolo di chi

volontariamente vi si dedica.

L’input decisivo si chiama formazione: qualificare

la conoscenza è condizione imprescindibile per una

‘missione’ dirigenziale incisiva ed efficiente.


38 andreabruschettini

atletica leggera

Finale di stagione con squilli di tromba della valdelsana Irene Siragusa

e dei giovani portacolori della Terrecablate Uisp

In bacheca un ricco 2010

e tanti trofei

Ultimo mese di atletica in pista, e anche quest’annata

a fini statistici per l’atletica va in archivio.

Non sono certo mancate le soddisfazioni o i motivi

d’interesse nelle ultime settimane, a corollario di

un 2010 di ottimo livello, nel quale rimarrà per sempre

impresso il record italiano di Chiara Bazzoni

agli europei di Barcellona.

Il nome del mese è quello della diciassettenne

Irene Siragusa, emergente sprinter dell’Atletica 2005

di Colle Val d’Elsa, che in estate si era posta in evidenza

vincendo il titolo regionale assoluto sui 100m.

Già presente nella parte alta delle classifiche nazionali

da alcuni anni, la liceale valdelsana ha suggellato

la sua crescita vincendo la medaglia di

bronzo sui 100m ai campionati italiani allievi di

Rieti. Irene Siragusa è finita alle spalle della pisana

Anna Bongiorni, talento di caratura internazionale

che ha vinto in 12”01, precedendo la padovana di

origini nigeriane Jennifer Olekibe (12”13), infine

lei che ha fermato i cronometri in 12”31.

Se la medaglia arricchisce la bacheca dell’atletica

senese in questo ricco 2010, non da meno

è il tempo di 12”13 (vento +1,5) con il quale la Siragusa

è stata la migliore nelle batterie di accesso

alla finale, regalandosi con questo crono il nuovo

record provinciale assoluto strappato a una protagonista

dello sprint senese negli anni 80, Serena

Minucci, cui rimane quello manuale (11”9).

Nelle dichiarazioni post gara Irene è apparsa

felice e al contempo un po’ amareggiata per non

aver colto la piazza d’onore.

Non mancheranno certo nuove occasioni per ottenere

miglioramenti, sicuramente già a partire dalla

prossima stagione, quando la ragazza allenata da

Vanna Radi potrà mettere nel mirino l’abbattimento

della soglia dei 12 secondi, un muro importante

sulla distanza dei 100m.

Molto florida l’attività giovanile, che in ottobre

ha celebrato l’assegnazione dei titoli regionali delle

categorie ragazzi e cadetti, con numerosi protagonisti

della Terracablate Uisp Atletica Siena.

Si fa forse un torto per queste categorie (giovani

tra gli 11 e i 15 anni) a citare i vincitori di medaglie,

perché è sempre bene non esaltare le singole

prestazioni, ed accompagnare questi atleti in fieri

solo verso una sana crescita, personale ed agonistica.

Ma non è certo possibile sottacere il record

regionale ragazzi del lancio del vortex (attrezzo in

gomma propedeutico per il lancio del giavellotto)

siglato da Yohannes Chiappinelli che a Colle Val

d’Elsa ha toccato i 74,54m. Ancora tredicenne, il

polivalente Chiappinelli è uno dei tanti nomi del sodalizio

senese che popolano la pista del Campo

Scuola divertendosi con l’atletica.

Brave anche Matilde Giardi, vincitrice del titolo

regionale del vortex con 41.68 e seconda nel peso;

Virginia Vitti giunta decima sui 60 HS, mentre sugli

80 metri ha fatto segnare un buon 9”0 cosi come la

compagna Sara Del Colombo, anche lei capace di

correre in 9”0 e di saltare in alto 1,20.

Positive inoltre le prove di Francesca Carrozza

che ha ottenuto il primato nel salto in lungo con

3,47m e Alessia Manni che ha fatto il personale sugli

ostacoli.

In questo periodo come si sarà intuito, non solo

ottime prestazioni degli atleti senesi, ma anche

l’onore dell’organizzazione di importanti meeting

a livello regionale.

A Colle si sono svolti i Campionati toscani di

società delle categorie ragazzi, con un importante

successo di presenze; mentre nelle stesse giornate

dei primi di ottobre, a Siena si è disputata l’ultima

tappa del Gran Prix Montepaschi.

La pista e le pedane del campo scuola hanno

di nuovo vibrato, come a inizio stagione per il Meeting

della Liberazione, con la presenza dei migliori

atleti della regione ancora in lotta per posti di prestigio

nella classifica finale del circuito di manifestazioni

della FIDAL Toscana. Sicuramente non si

sono viste competizioni affollate, ma significativi

sono apparsi alcuni risultati: Manura Kuranage

(Virtus CR Lucca) vincitore dei 200m in 22”12;

Martina Boldrini (U.S. Quercia Rovereto Trentingrana)

prima nel lungo con 5,85m; Gianluca Gafà

(Atletica Edera Forlì) vincitore dei 400hs in 54”48;

ed infine la soddisfazione di veder svettare nell’alto

il ventenne della Terrecablate, Matteo Baldi,

che valicava l’asticella a 1,92m, nuovo primato

personale.

Ricca di significato la gara dei 3000m, nella

quale Maurizio Cito (Atletica Castello) si giocava

in casa il successo del Gran Prix, cercando di sopravanzare

il lucchese Andrea Giovannelli leader

fino alla prova senese. Grazie a una corsa impostata

su ritmi asfissianti e sostenuta dal kenyano

Kipkemei, Maurizio è riuscito nel proprio intento,

giungendo solitario al traguardo con un probante

8’ 24”57, solo un secondo sopra al suo primato.

La TerreCablate Uisp Atletica Siena ha inoltre

inteso offrire dei premi speciali (come ormai avviene

da alcuni anni) con i Memorial Renzo Corsi

e Memorial Foffo Dionisi, nomi importanti nella

storia del club.

Il primo trofeo è andato alla vincitrice dei

200m, la valdelsana Debora Montagnani (Atletica

2005), mentre il secondo è stato assegnato al

vincitore dei 3000m, Maurizio Cito.

Soddisfazione generale quindi all’interno

della Terre Cablate Uisp Atletica Siena per un’annata

vissuta intensamente e conclusa con l’organizzazione

di un importante evento, sempre grazie

al prezioso contributo della Fondazione

Monte dei Paschi di Siena.


40 robertoguiggiani

rugby

La Banca Cras legittima il passaggio in serie C con una partenza di grande personalità

Sta stretto al Cus il ruolo di matricola

Banca Cras Cus Siena rugby: è vera gloria. Approdata

al campionato di serie C interregionale

dopo due promozioni in tre anni dovute in parte a

meriti sportivi, in parte ad un regolamento federale

che consente di essere promossi soltanto a chi ha

un settore giovanile adeguatamente sviluppato (ed

in questo senso, Siena ha tutte le squadre giovanili

regolarmente in campo), la squadra bianconera ha

dimostrato nelle prime quattro partite non solo di

meritare il livello al quale è arrivata, ma anche di

poter essere una delle protagoniste del torneo. La

serie B, non raggiunta alla fine della scorsa stagione,

con una sconfitta nel secondo dei tre turni di

spareggio per una meta subìta nei minuti di recupero,

può diventare un progetto sportivo concreto.

Sconfitto alla prima giornata a Terni da un avversario

non certo superiore sul piano tecnico, il Cus

Siena rugby ha perso la seconda partita con Noceto

nei minuti finali ed ha poi conquistato due vittorie

consecutive: a Gubbio con un match di grande

spessore atletico e caratteriale, cercando il successo

a tutti i costi e difendendo con il cuore prima ancora

che con i muscoli e dopo travolgendo in casa il Forlì

per 22-5, una vittoria ancora più netta di quanto non

dica il punteggio, dimostrando in poco più di venti

giorni di aver superato ogni timore da “matricola”

e di affrontare invece il torneo da protagonista, ritrovandosi

al terzo posto in classifica ed avendo di

fronte avversari (Formigine ed Ascoli in trasferta, Foligno

in casa) che non hanno fino a questo momento

dimostrato di essere irresistibili. All’inizio del mese

di dicembre sarà così possibile dire con certezza

qual è il valore autentico della squadra senese e

quali possono essere le sue ambizioni.

Di sicuro, si conferma così anche quest’anno,

pure in un campionato di più alto livello tecnico,

quella che è la caratteristica principale della squadra

allenata da Fulvio Biagioli: scendere in campo

con la convinzione di poter vincere ogni partita.

L’impianto della squadra è ormai lo stesso da alcuni

anni, così il tecnico pratese ha avuto la possibi-

L’organico della stagione 2010-2011

Prime linee: Davide Pezzuoli, Federico Giambi,

Denis Redzic, Alessandro Pucci,

Nelson Terrero Pena, Tommaso Mozzini.

Seconde linee: Niccolò Montarsi,

Roberto Benigni, Mattia Maestrini,

Pietro Spessot, Niklas Martini di Cigala.

Terze linee: Francesco Mazzuoli,

Andrea Bocci, Dario Galasso,

Tommaso Faleri, Fabio Perna,

Marco Dupré De Foresta.

Mediani di mischia: Francesco Rossi,

Emilio Pieri, Lorenzo Biondini.

Mediani d’apertura: Vasilica Doru Movileanu,

Michele Mondet.

Centri: Claudio Barone, Paolo Carmignani,

Lorenzo Maestrini.

Ali: Alessandro Gaggelli, Roberto Buonazia,

Francesco Mura, Tommaso Chiantini.

Estremi: Giacomo Donati, Leonardo Sestini,

Patrick Gembal.

lità di far crescere tutta la squadra e di modellarla secondo

la sua filosofia di gioco, dove prima viene la

potenza della mischia e poi la qualità del gioco in attacco.

E se fino allo scorso anno, i senesi erano spesso

“usciti alla distanza”, con finali di stagione decisamente

in crescendo rispetto al girone di andata, quest’anno

si è voluto porre rimedio a questa pecca, ed

infatti la squadra ha dimostrato di essere pronta fin

dalle prime giornate. Un modo per andare subito al

vertice della classifica ed acquisire ancora maggiore

consapevolezza dei propri meriti ed autorevolezza

in campo, anche se carattere e forza mentale non

sono mai mancati ai giocatori bianconeri.

“La soddisfazione per i risultati della prima squadra

è grande – commenta Antonio Cinotti, responsabile

della sezione rugby del Cus Siena – perché

sappiamo quanto hanno lavorato, fin da questa

estate per farsi trovare pronti in un campionato che

affrontiamo per la prima volta e che ci vede competere

con squadre umbre, marchigiane e dell’Emilia

Romagna. Ma per noi i risultati agonistici

non possono e non devono essere mai distaccati

dalla crescita di tutta la società, che ha nelle sue

squadre giovanili e nel minirugby il proprio tesoro.

Consideriamo quindi non meno importante, il fatto

che Banca Cras Cus Siena rugby abbia quest’anno

individuato in Francesco Ferluga, uno degli allenatori

che da tanti anni lavora al campo dell’Acquacalda,

il direttore tecnico dell’intero settore giovanile.

Si tratta di un lavoro importante per il futuro

del rugby senese, nel momento in cui veramente

tanti giovanissimi hanno deciso di dedicarsi alla

palla ovale”.

Mai come oggi, nel momento stesso in cui si raccolgono

i frutti di un lavoro durato dieci anni, l’attenzione

è rivolta ad una crescita di tutto il movimento

rugbystico senese. I successi della prima

squadra sono indubbiamente un momento di gratificazione

per tutti e di stimolo per i giovanissimi, ma

l’aspetto educativo e formativo non deve mai passare

in secondo piano.


42 fabriziolachi

associazionismo

Dopo l’estate è ripresa l’attività ‘istituzionale’ degli appassionati

di questa disciplina praticata anche da numerosi senesi

In apnea per godersi

il mare tutto l’anno

L’estate è “la stagione” per antonomasia del pescatore

in apnea; il periodo in cui chiunque può cimentarsi

nella pratica di questo sport affascinante.

È molto frequente trovare sui litorali persone che, attrezzate

di tutto punto, si immergono in caccia di

qualche preda o più semplicemente alla ricerca di

quelle sensazioni che solo un’attività come questa

riesce a regalare ai suoi praticanti. Fra tutti coloro

che in estate inforcano maschera pinne e fucile, molti

sentono il bisogno di passare in seguito dallo status

di “bagnante armato” a quello di principiante vero,

informandosi sulla possibilità di frequentare corsi o

più semplicemente iscriversi ad un Club dove sarà

possibile frequentare gente più esperta e navigata.

Per tutti coloro che invece esercitano da anni, il

fine estate rappresenta “la ripresa” dell’attività vera

e propria. Il mare si spopola di turisti, il traffico nautico

torna ad essere sostenibile e sopportabile, quindi

è tutto più “godibile”. Con l’autunno riprende anche

l’attività agonistica . Ad uso e consumo di coloro che

ci leggono e non hanno dimestichezza con la pesca

in apnea, sarà utile spiegare ancora quali sono le regole

base del nostro sport (perchè di sport vero si

tratta!) . Il pescatore si immerge in mare (o nel lago

dove permesso) utilizzando come attrezzatura una

muta protettiva, maschera, boccaglio respiratore,

pinne ed un attrezzo chiamato fucile ma che, meccanicamente

parlando, ricorda più un arco con freccia

che un’arma capace di sparare. È importante ripetere

che, diversamente dal pensiero comune, è

SEVERAMENTE VIETATO L’USO DI BOMBOLE per

respirare, quindi andremo a cercare le prede nel loro

ambiente esclusivamente per quanto il nostro fisico

ce lo consente. Le gambe saranno il nostro motore e

potremo resistere in immersione esattamente per il

tempo in cui saremo in grado di trattenere il respiro.

In questo contesto, per un periodo che va dalle

quattro alle cinque ore, gli atleti si sfidano (spesso affrontando

condizioni meteo-marine difficili) rispettando

un regolamento Federale molto restrittivo che

prevede la cattura di poche specie selezionate, che

rispettano delle dimensioni minime tali da preservare

gli esemplari giovani e con un numero massimo di

catture molto limitato per ciascuna specie ammessa.

Per passare alla cronaca vera e propria, ottobre

ha visto lo svolgimento delle due principali competizioni

“a squadre” nel panorama nazionale. Sabato

9 , il bellissimo Golfo di Follonica ospitava il

“Campionato Italiano per Società” dove si sono date

battaglia le migliori rappresentative nazionali formate

da tre atleti per squadra. La formula prevede

che, a turno, due componenti pescano fianco a

fianco ed il terzo rimane sull’imbarcazione a coordinare

e fare assistenza.

Il Gruppo Apneisti Senesi schiera Antonio Montomoli

ed i fratelli Rapezzi che considerano Follonica

come la loro seconda casa e quindi carichi di

aspettative. Michele è in preda ad una “trance” ago-

nistica senza precedenti e parte a spron battuto, gli

altri cercano di non essere da meno. Durante le cinque

ore di gara , i tuffi si ripetono a ritmi incessanti

nonostante che i pesci avvistati nella preparazione

dei giorni precedenti, siano purtroppo scomparsi.

Alla sirena finale due prede valide segneranno la

delusione della compagine senese che rimedierà un

17° posto in classifica certamente al di sotto delle

proprie aspettative.

Il “Club Sub Versilia” di Viareggio si laurea invece

Campione italiano confermando il valore dei

propri rappresentanti. Al secondo posto il “Komaros

sub Ancona” davanti al “Ci.Ca. Sub Livorno”

formato dai rappresentanti della Nazionale Italiana

Ramacciotti, Paggini e l’ex Campione Mondiale Bellani.

Delusione anche per la compagine di casa “LNI

sub Follonica” che chiude al 10° posto.

Il 24 Ottobre a Quercianella (LI) si è svolto il

Campionato Toscano per Società. La sfida fra le

dieci squadre presenti

si è svolta in condizioni di

mare proibitive. Possiamo purtroppo

affermare che il fattore determinante sia

stato....l’inquinamento! Infatti il forte vento da sud

ha portato su tutto il litorale i residui di lavorazione

dello stabilimento Solvay di Rosignano, rendendo

l’acqua molto simile al latte con una visibilità praticamente

nulla. Bolognesi Lachi e Antonio Montomoli

per il GAS Siena hanno speso tutte le loro energie

per confermare ( e se possibile migliorare) il

terzo posto finale del 2008 e 2009. Niente da fare!

Una sola preda consegnata consentiva di collocarsi

al 5° posto a breve distanza dai vincitori di “Apnea

Magazine Grosseto” ed al 2° dell’ “LNI Follonica”

che riscatta in parte la delusione precedente. Gradino

finale del podio per il “Club Sub Grossetano”.

L’attività agonistica del G.A.S. (per saperne di

più www.gruppoapneistisenesi.com) proseguirà durante

il periodo invernale con l’altro settore che riguarda

l’apnea pura in piscina, dove speriamo di

confermare i bei successi ottenuti negli anni scorsi,

confortati dal fatto che nuovi atleti carichi di entusiasmo

sono andati ad affiancarsi ai collaudati rappresentanti

del nostro sodalizio.


La passione per la corsa e la valorizzazione del

territorio, senza dimenticare la sana competizione

sportiva. È l’Ecomaratona del Chianti, la gara organizzata

dalla Polisportiva ‘La Bulletta’ di Castelnuovo

Berardenga che quest’anno è giunta alla sua

quarta edizione, confermando la vocazione per un

avvenimento in cui i valori dello sport e della sana

competizione si coniugano con la valorizzazione e

la promozione dei territori e dei prodotti tipici locali;

l’educazione ambientale; la solidarietà sociale e il

confronto culturale.

Nata dall’idea di un piccolo gruppo di podisti

amici, oggi, l’Ecomaratona del Chianti vanta la presenza

di numerosi marciatori stranieri: 80 quest’anno

su 1177 iscritti e specialmente da Stati Uniti, Svizzera,

Inghilterra, Germania, Francia, Olanda, Finlandia e

Danimarca. Oltre 750, invece, gli appassionati che

hanno partecipato all’Ecopasseggiata, la non competitiva

di dieci chilometri partita da San Gusmè.

Vincitore di quest’anno Adriano Pinamonti (Atletica

Val di Non e Sole), 44 anni, atleta trentino specializzato

nella maratona su strada che, in sole

2h e 59’, si è aggiudicato il posto più alto del podio

nella 42 km, a cui hanno partecipato 511 podisti.

Sul podio dell’Ecomaratona anche Loris Fanton

(Spotorni Run) con 3h 10’ 23’’, già al terzo posto

nell’edizione 2009, e Riccardo Baggia (Atletica Val

di Non e Sole) che ha chiuso con 3h 13’ 51’’. Grandi

emozioni anche per la Chianti Trail, la 18 km, che

quest’anno ha richiamato ben 666 atleti e che ha

visto piazzarsi ai primi tre posti Stefano Passarello,

(Asd Il gregge ribelle) 29 anni, di Carpineto, e da

sette anni ad Hong Kong, con 1h 11’ 12’’; Giacomo

Valentini (Asd Uisp Chianciano) con 1h 13’ 15’’ e

Massimiliano Taliani (Team

Marathon Bike Grosseto)

con 1h 13’ 17’’. Ancora vittoriosa

tra le donne (262 in

gara), Monica Casiraghi

(Equipe Running) con 3h 40’

29’’, nella 42 chilometri.

L’atleta, pluricampionessa

mondiale, europea e italiana

di 24h, è ormai una veterana

e appassionata della

gara di cui è stata vincitrice

assoluta nel 2007 e vincitrice

nella categoria donna

dell’Ecomaratona 2009.

Tanta partecipazione anche

alle iniziative collaterali

come il Mercatale allestito in

Piazza Marconi dai produttori

di Pianella e le iniziative di

‘Domeniche in Chianti’. In

piazza anche il gruppo ‘Sanguia

el Hamra’ che si è esibito,

per la prima volta in Italia,

in un concerto di musica

del deserto e a sostegno del

popolo Saharawi. Anche quest’anno,

infatti, gli organizzatori

hanno voluto confermare

un’attenzione al sociale, devolvendo

parte delle quote di

iscrizione all’associazione

‘Aiutare i bambini’ e premiando

i partecipanti dell’Ecomaratona

con medaglie

francescaguglielmi

eventi 43

Successo di Adriano Pinamonti nella quarta edizione della singolare corsa

organizzata dalla Polisportiva ‘La Bulletta’

Quando il fascino della Maratona

si unisce a quello del Chianti

confezionate con materiale di riciclo (latta e pelle

di capra) dalla popolazione Saharawi

“È stata una gara molto difficile e faticosa”, ha

commentato a caldo il vincitore assoluto Adriano Pinamonti.

“Il fango ha reso durissimi i primi 15 km

su cui tutti hanno avuto un andamento molto lento.

Da San Gusmè, in poi, però, il fondo è diventato

più agevole e al 20esimo chilometro sono riuscito

a staccarmi dal gruppo correndo il resto della gara

pressoché da solo. È stata una meravigliosa esperienza

– ha continuato l’atleta – e di questo devo

ringraziare i miei amici toscani che mi hanno invitato.

Ho partecipato ad altre corse in Toscana, ma

senza dubbio questa è la più impegnativa oltre che

la pìù bella e soddisfacente per il contatto diretto

con la terra, la campagna e il territorio”.

Adriano Pinamonti e Monica Casiraghi all’arrivo

(foto a sinistra). La partenza ed un momento della

corsa (in alto).


44 paoloridolfi

sport per tutti

Riflessioni sul ruolo e le potenzialità di una struttura

sportiva, ma non solo, che attraversa la vita di tante

persone diverse

La Uisp elevata

a ‘fenomeno’ sociale

Ad autunno inoltrato le attività del comitato Uisp

di Siena procedono tutte a pieno regime ed è più

semplice concedersi un attimo per riflettere su un

aspetto che è forse paradossalmente troppo evidente

per essere preso in considerazione. Vale a dire la dimensione

trasversale della nostra associazione.

La Uisp attraversa, nel vero senso della parola,

diverse ‘dimensioni’. Innanzitutto quella territoriale.

La provincia di Siena è abitata da circa 200.000

persone dislocate in un ambito particolarmente vasto.

Le distanze tra il nord ed il sud sono importanti

ed i collegamenti tra est ed ovest spesso complicati.

La Uisp è riuscita, negli anni ad essere presente ovunque,

dai confini con la provincia di Firenze a nord

fino alle zone più distanti della Val di Chiana a sud,

che si trovano in prossimità del confine con Umbria

e Lazio. Anche la montagna amiatina vanta tradizioni

‘uispine’ rilevanti nello sci, nel calcio e nel podismo.

In mezzo, tante realtà che si muovono grazie

ad essa. Se sono quasi 20.000 le donne e gli

uomini, i bambini e le bambine che hanno a diverso

titolo in tasca la tessera dell’Unione Italiana Sport

per tutti, significa che, ogni volta che più di dieci

persone si incontrano, è molto probabile che almeno

una di esse sia nostra socia. Capire perché, nel

corso degli anni, c’è stato un radicamento così vasto,

è difficile e, in ogni caso, passa in secondo

piano di fronte all’aspetto principale che è quello di

valutare la realtà soffermandosi a considerare

l’enorme potenziale che ne deriva. Riflettere su questo

aspetto vuol dire maturare consapevolezza e valutare

le opportunità che in provincia di Siena la

Uisp può ulteriormente cogliere.

Un’altra ‘dimensione’ affascinante è quella delle

età. Esiste un’altra associazione che riesce a soddisfare

la voglia di movimento da 0 anni fino ai 90

e passa? La Uisp iscrive ai primi passi i bambini da

3 mesi in su, mentre, sempre nel nuoto, organizza

corsi di attività motoria dolce in acqua per la terza

età. Allo stesso modo i circoli delle bocce o dei giochi

tradizionali annoverano moltissimi nonni, i quali

comunque sono presenti anche nel podismo o nel

ciclismo. Anche questa dimensione comprende, tra

gli estremi, soggetti di tutte le età intermedie che

riempiono gli innumerevoli spazi, fisici e virtuali,

creati dalla nostra associazione per fare sport. È

sempre emozionante poter vivere questo aspetto al

momento della festa di fine anno quando vengono

consegnati riconoscimenti al più giovane ed al più

‘grande’ socio della Uisp in un ideale abbraccio

che coinvolge ventimila persone.

Un aspetto interessante è poi quello delle diversità

culturali sociali ed ideologiche. Ci si muove con

la Uisp per tante ragioni, l’associazione riesce a rispondere

alle esigenze di tantissimi per cui il grande

numero fa si, ad esempio, che sullo stesso campo,

nella stessa vasca, nella stessa palestra, si incontrino

operai e manager, casalinghe (le poche rimaste)

e donne in carriera, atei cattolici e musulmani;

simpatizzanti di sinistra di destra e di centro. In una

diversità che è ricchezza, che ha superato le barriere

polverose del passato ed aiuta al confronto attraverso

il gioco e l’attività fisica.

La gente dell’Uisp è la gente ‘normale’ alta,

bassa, grassa, magra, brutta bella, così così. Ci

sono quelli bravi a vincere e quelli bravissimi a perdere.

Si può finire un campionato a zero punti senza

che l’allenatore sia esonerato oppure si può chiudere

una stagione imbattuti senza prendere il premio

promozione. Ci sono poi quelli ‘speciali’ che

per muoversi usano la sedia a rotelle, dalla quale

però tirano di scherma o si tuffano in piscina, o quelli

che il mondo lo vedono solo attraverso gli occhi degli

altri ma vanno in bicicletta nel velodromo ed anche

in giro per l’Italia.

La Uisp è anche promozione sociale e, accanto

alla gente che si diverte e fa divertire, è serena e

spensierata, segue e sostiene coloro che hanno difficoltà

ad affrontare le vita. Per questo è nata l’idea

dello sportello di counseling che aiuta le persone a

trovare una mano ferma che li accompagni in un momento

di difficoltà. Promozione sociale sono anche

le attività nelle scuole o i corsi di formazione per dirigenti

ed educatori. Grande successo hanno infine

avuto i corsi di autodifesa realizzati in collaborazione

con il comune di Siena che hanno ridato serenità

e fiducia a tantissime donne.

La Uisp attraversa dunque la vita di tante persone

che, allo stesso tempo, attraversano l’associazione

creando un movimento continuo spontaneo

ed incontrollabile. Le dimensioni del fenomeno possono

spaventare se si ritiene di doverlo governare

o anche semplicemente sorvegliare. Qualcuno in

passato ha detto che l’Uisp è sovradimensionata rispetto

a ciò che la circonda e che per questo a volte

è scomoda ed ingombrante. Forse è così, o forse,

più realisticamente è un ‘animale’ difficile da capire

perché non ha contorni definiti e controllabili. Forse

è questo il segreto che le consente di attraversare

tante dimensioni senza porsi troppi problemi; anche

se purtroppo il mondo pare avere sempre più

bisogno di regole, che sono necessarie fino a

quando non soffocano la fantasia e la spontaneità…

ma questa è un’altra storia.

Una partenza di Vivicittà, fiore all’occhiello della Uisp.

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