Mi chiamo Edgar FreemanShort.pmd - ZONAcontemporanea.it

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Ma quello che state per ascoltare è il motivo attraverso il quale ho vissuto

una giornata così speciale.

Una giornata che ha spinto via l’altra come in una fila di domino.

La giornata perfetta.

Le noccioline sopra il caramello.

Una giornata di pioggia, e tu davanti al camino a non fare nient’altro che

quello.

La vittoria dei Lakers contro i merdosi.

Giornate quasi perfette, ma nulla al confronto di quello che ho provato

quel giorno.

Altro che normale.

Quel giorno sono stato a dir poco eccezionale.

Non devi aver paura.

Questa notte la paura è una corrida senza toro.

Il cielo è limpido ed è stata una giornata tranquilla.

E anche il tuo papà lo è.

Anche troppo per i miei gusti. L’estate è alle porte e non aprirgli

non gli eviterà di entrare lo stesso come tutti gli anni.

Mi piace l’estate, ma anche questo inverno non è stato male.

Tuo fratello andrà in quarta e il lavoro va bene. Non è così schifoso

lavorare in ditta, è un lavoro discreto.

Nulla a che vedere con i sogni dei miei, ma è comunque un lavoro.

Sono preoccupato per tua madre, è sempre più cupa e triste.

Non era così da ragazza. Era stupenda e io la chiamava “la mia

piccola picciotta”.

Ridevamo come matti per giorni, che ci fosse motivo per ridere o

meno. Durante i pranzi della domenica a Stantford, dai suoi genitori,

ridevamo durante tutta la strada del ritorno, magari per una battuta

detta a pranzo. C’erano dodici chilometri da casa dei suoceri alla nostra

casetta su due piani (di cui uno da ristrutturare completamente).

Una risata lunga dodici chilometri.

Giorgio Sermonti è sempre più odioso. Ti ho parlato di Giorgio, il

mio collega, quello precisino che crede che la sua cacca non puzzi.

A volte mi auguro che gli vadano a fuoco i baffi e gli esploda la

faccia, come in quei strani cartoni che ti piacciono tanto.

Mi guarda sempre con quell’aria di superiorità – di chi guida una

Hummer – che mi fa impazzire. Magari un giorno lo uccido.