MOLTO RUMORE PER NULLA - Teatro Leonardo
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SCHEDA DIDATTICA<br />
<strong>MOLTO</strong> <strong>RUMORE</strong> <strong>PER</strong> <strong>NULLA</strong><br />
di William Shakespeare<br />
traduzione e adattamento Valeria Cavalli<br />
regia Valeria Cavalli, Claudio Intropido<br />
<strong>Teatro</strong> <strong>Leonardo</strong> da Vinci – Quelli di Grock<br />
Scheda didattica a cura di<br />
Valeria Cavalli, traduttrice del testo e<br />
regista dello spettacolo con Claudio intropido<br />
Ambrogio Paolinelli, esperto di storia del teatro<br />
Ufficio Promozione Gruppi Scuola<br />
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William Shakespeare<br />
(Stratdford-upon-Avon, battezzato il 26 aprile 1564 – 23 aprile 1616)<br />
L’autore<br />
William Shakespeare vive a cavallo fra il XVI e il XVII secolo, un periodo in cui si realizza il passaggio dalla<br />
società medioevale al mondo moderno. Nel 1558 sale infatti al trono Elisabetta I d'Inghilterra, inaugurando<br />
un periodo di fioritura artistica e culturale che da lei prese il nome.<br />
Nato presumibilmente il 23 aprile 1564 (ma si ha per certa soltanto la data del battesimo, avvenuto il 26<br />
aprile 1564) da John – guantaio e conciatore – e Mary (figlia del ricco agricoltore Robert Arden), è il terzo di<br />
otto figli. All’età di diciotto anni, il 27 novembre 1582, sposa a Stratdford Anne Hathaway, di otto anni più<br />
grande: un matrimonio dal quale nascono tre figli (Susannah, e i due gemelli Hamnet e Judith).<br />
- William Shakespeare -<br />
Dal battesimo di questi ultimi (1585) fino alla comparsa di<br />
Shakespeare sulla scena letteraria inglese, non si dispone di<br />
fonti che testimonino alcunché. Si deve attendere il 1592 per<br />
avere alcuni documenti che attestino il successo di<br />
Shakespeare in ambito teatrale: alcune sue opere sono già<br />
state rappresentate dalle compagnie dei conti di Derby, di<br />
Pembroke e del Sussex; il 3 marzo 1592 va in scena la prima<br />
parte dell’Enrico VI; e la sua fama è in ascesa al punto da<br />
attirarsi le gelosie dei colleghi più anziani.<br />
Dal 1594 entra nella compagnia The Lord Chamberlain's Men, ricoprendo il ruolo di amministratore,<br />
drammaturgo e attore, e diventandone poi anche azionista. Essa, soprattutto grazie all'opera di<br />
Shakespeare, acquisisce popolarità al punto che, dopo la morte di Elisabetta I e l'incoronazione di Giacomo<br />
I (1603), il nuovo monarca adotta la compagnia che può fregiarsi così del titolo di The King's Men.<br />
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Intorno al 1611 Shakespeare si ritira nella sua città natale, Stratford, anche se trascorrerà alcuni periodi a<br />
Londra. Muore il 23 aprile del 1616, e viene seppellito nel coro della chiesa parrocchiale di Stratford "Holy<br />
Trinity".<br />
Le opere principali: Enrico VI (1598), Pene d’amor perdute (1598), Enrico IV (1598-1600), Romeo e Giulietta<br />
(1599), Il mercante di Venezia (1600), Molto rumore per nulla (1600), Sogno di una notte di mezza estate<br />
(1600), Le allegre comari di Windsor (1602), Riccardo III (1602), Amleto (1603), Re Lear (1608), Otello<br />
(1622), Giulio Cesare (1623), La bisbetica domata (1623), La tempesta (1623), Macbeth (1623).<br />
Le commedie<br />
Le commedie di Shakespeare, occupano uno spazio intermedio tra il fiabesco e il realistico. Questi due<br />
elementi, anziché contrapporsi, convivono e si integrano a vicenda, tingendo di magia e di mistero le storie<br />
vicine alla vita di tutti i giorni, rendendo concreti e attendibili gli eventi in apparenza più incantati. Nessuna<br />
di esse è ambientata in Inghilterra ad eccezione per Le Allegre comari di Windsor. I luoghi dell’azione sono<br />
terre esotiche, che permettono all’autore di stanziarsi dalla propria materia narrativa. Non ci sono soltanto<br />
la Francia e l’Italia ma lunghi come l’Illiria (La dodicesima notte) o Atene (Sogno di una notte di mezza<br />
estate). Quasi tutte raccontano, storie d’amore, destinate a concludersi, dopo varie vicissitudini nel<br />
matrimonio. Gli intrecci si sviluppano spesso su vari piani, mescolando per esempio le schermaglie eleganti<br />
degli innamorati di più alto livello sociale, ai grotteschi giochi amorosi delle coppie popolaresche.<br />
La trama<br />
La vicenda si svolge a Messina dove la vita pacifica di un gentiluomo di nome Leonato viene animata<br />
dall’arrivo di Don Pedro d’Aragona e di alcuni cavalieri del suo seguito. Tra questi si distinguono per valore<br />
Claudio e Benedetto. Il primo, coraggioso e romantico, coltiva una segreta passione per la figlia di Leonato,<br />
Ero e si propone di sposarla al più presto. Sarà aiutato in questo senso da Don Pedro che la corteggerà in<br />
suo nome in occasione di una festa mascherata. Benedetto, al contrario, è uno scapolo convinto, sdegnoso<br />
dell’amore e di chiunque vi si assoggetti. Egli coglie ogni occasione per accendere delle animate discussioni<br />
con Beatrice, la nipote di Leonato. Quest’ultima ha un carattere molto simile a quello di Benedetto.<br />
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È dotata di un’intelligenza acuta, risponde per le rime, ha sempre il cuore allegro e non ha intenzione di<br />
prendere marito. Una volta deciso il matrimonio di Ero, Don Pedro si accorda con Leonato, Claudio, Ero e le<br />
sue damigelle per creare delle situazioni ingannevoli che facciano innamorare l’uno dell’altro, Benedetto e<br />
Beatrice. Le loro arguzie vanno a buon fine ed, infatti, le resistenze dei due cedono alla potenza dell’amore.<br />
Successivamente, Don John il fratello bastardo e traditore di Don Pedro riesce finalmente ad intralciare le<br />
nozze tra Claudio e Ero. Per fare ciò egli fa credere a Claudio e al principe che Ero sia una ragazza di facili<br />
costumi. In realtà non si tratta di Ero ma della sua damigella Margherita che si stava intrattenendo con<br />
Borraccio uno degli uomini al seguito di Don John. Il giorno delle nozze Ero sarà ingiustamente accusata da<br />
Claudio e Don Pedro. In seguito a questo, il frate che doveva celebrare le nozze, consiglia a Leonato di<br />
fingere la morte della figlia in modo che con la morte ed il rimpianto il suo onore venga riacquistato.<br />
Leonato accetta. Benedetto si prende l’ impegno di vendicare l’onta subita da Ero come pegno d’amore per<br />
Beatrice. Gli inganni creati da Don John saranno poi scoperti grazie alla ronda di notte presente nelle terre<br />
di Leonato. Alcuni uomini sentiranno Borraccio vantarsi con Corrado, un altro uomo del seguito di Don<br />
John, di ciò che aveva fatto. In riparazione a quanto accaduto, Leonato propone a Claudio di sposarsi con la<br />
figlia di suo fratello Antonio. Egli acconsente. La sposa in realtà è Ero e una volta resa manifesta la verità<br />
vengono celebrati i matrimoni delle due coppie.<br />
Le fonti<br />
Quest’opera, scritta tra il 1598 e il 1599, appartiene alla maturità di Shakespeare. Essa sviluppa due vicende<br />
parallele: quella principale che vede come protagonisti Hero e Claudio viene oscurata da quella tra Beatrice<br />
e Benedetto che l’autore usa come pretesto per una serie di dialoghi brillanti ed arguti. Alla base dell’opera<br />
ci sono i bisticci verbali e l’uso della parola. Il titolo della commedia suggerisce, infatti, un gioco puro e<br />
semplice senza conseguenze.<br />
Il titolo originale Much Ado About Nothig rappresenta il primo gioco di parole dell’opera. Il suono delle<br />
parole Nothig (niente) e Noting (annotare) all’epoca era uguale e per questo, nel corso dell’opera, dà<br />
origine a sfumature di significato che vanno dal rumore creato per nessun motivo al rumore causato dalle<br />
maldicenze, da spionaggi e confidenze.<br />
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Tutte le complicazioni della vicenda scaturiscono dal gusto della notazione sia verbale che visiva. Tutti i<br />
personaggi sono portati a vedere, sentire e notare ciò che normalmente non coglierebbero. Come Claudio è<br />
ingannato mentre spia l’incontro amoroso notturno della presunta Hero, così Beatrice e Benedetto sono a<br />
turno ingannati da ciò che odono mentre origliano, separatamente, i discorsi del proprio compagno o<br />
compagna.<br />
Tra tutti questi inganni e malintesi, l’unico elemento superiore è la realtà che prima o poi viene scoperta.<br />
La parola è la prima che giunge al cuore perché è il mezzo migliore per comunicare emozioni ed è<br />
l’elemento che crea discorsi e ragionamenti; sono questi ultimi con le loro conclusioni ad essere uno dei<br />
punti essenziali della commedia. La ragione indica la conoscenza tramite la parola ma questo concetto è<br />
scisso dall’intelletto e dalla realtà. Risulta evidente che l’autore metta in rilievo quanto l’uomo sia<br />
influenzabile e vulnerabile fidandosi più degli altri che del suo cuore. L’uomo è debole tanto che basta un<br />
rumore per piegare la sua integrità. L’arte più grande che ha l’essere umano è la parola ma è molto<br />
complicato gestirla nel modo corretto, capirla e capirne i molteplici significati.<br />
Questa commedia è dunque solo un divertimento dove tutti hanno tempo da perdere, fanno errori ma non<br />
giungono a nulla. Per scrivere quest’opera si pensa che Shakespeare sia stato ispirato dalla novellistica e<br />
dall’epica cinquecentesca.<br />
L’origine dell’intreccio prende spunto nel romanzo di Caritone di Afrodisia (Il romanzo di Calliroe), dove<br />
Calliroe, fanciulla siracusana creduta una donna adultera, viene presa a calci e creduta morta dal marito<br />
Cherea. La vicenda si svilupperà in maniera differente ma sia l’ambientazione, la Sicilia, che il rapporto tra i<br />
due personaggi ricordano il rapporto tra Claudio ed Hero.<br />
In Molto rumore per nulla sono ravvisabili molte scene tratte da romanzi italiani. L’intero nucleo dell’opera<br />
è ispirato all’opera di Matteo Bandello, in particolar modo la novella XXII (Narra il signor Scipione Attellano<br />
come il signor Timbreo di Cardona essendo col re Piero di Ragona in Messina s'innamora di Fenicia Lionata,<br />
e i vari e fortunevoli accidenti che avvennero prima che per moglie la prendesse) dedicata alla Contessa<br />
Cecilia Gallerana Bergamina Scritta e pubblicata nel 1554. Shakespeare non lesse mai il testo originale ma<br />
usò la traduzione francese di Pierre Boaistuau e François de Belleforest. Rielaborerà quest’opera<br />
mantenendo simili alcuni dei nomi originari: Don Pedro D’Aragona fu ispirato dal nobile Piero di Ragona,<br />
Leonato da Lionato de Lionati.<br />
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Riprenderà l’intreccio amoroso della novella trasponendolo nella vicenda di Claudio ed Hero.<br />
Il personaggio di Ero invece è un tributo al poemetto di Christopher Marlowe (Hero and Leander - 1598).<br />
Il personaggio di Margherita fu influenzato dal canto V dell’Orlando furioso di Ariosto in cui Dalinda,<br />
accompagnatrice di Ginevra, si fa passare per quest’ultima che verrà accusata di impudicizia ma poi sarà<br />
scagionata con una conclusione di festa e canti. È probabile che Shakespeare si sia rifatto alla traduzione<br />
più celebre dell’opera dell’Ariosto, quella di John Harrington, che all’epoca circolava a corte.<br />
L’opera The faerie queen dell’autore Edmund Spenser è anch’essa affine a quella scespiriana in quanto<br />
narra la storia di Pryene che, vestita come Claribellaes, verrà scambiata per essa dal protagonista e per<br />
questo subirà gravi conseguenze.<br />
I battibecchi tra Beatrice e Benedetto sono inediti e proprio nel loro rapporto ha sede la commedia che a<br />
volte ricorda Il cortegiano di Baldassarre Castiglione (pubblicato nel 1528) che aveva avuto grande successo<br />
nelle corti europee sia in lingua originale che nella traduzione in inglese di Sir Thomas Hoby. La coppia che<br />
ispira i due eterni litiganti è ispirata ai personaggi di Gaspare Pallavicino ed Emilia Pia.<br />
Un'altra fonte d’ispirazione per il drammaturgo deriva dalla drammaturgia tedesca. In particolar modo dalla<br />
pièce Die Schöne Phaenicia del 1595 di Jacob Ayrer e dal Vincentius Ladislaus del Duca di Brunswick (1593-<br />
1594). Poco chiari sono i collegamenti tra l’opera scespiriana e quella di Ayrer, poiché è impossibile capire<br />
se hanno avuto una fonte comune o quale dei due drammaturghi abbia ispirato l’altro.<br />
Analisi dell’opera<br />
L’opera Molto rumore per nulla può essere letta su più livelli poiché il genere è imprecisato. Per molto<br />
tempo fu ritenuta un’opera romantica caratterizzata dall’amore tra Claudio e Ero. Allo stesso tempo è una<br />
commedia giocosa, in quanto l’opera si sviluppa tramite scherzi e fraintendimenti orditi alle spalle di<br />
Benedetto e Beatrice vittime inconsapevoli. Sono infatti lo scherzo e l’inganno a creare il sub-plot<br />
dell’opera che ha come protagonisti i due litiganti. Aanche la finta morte di Ero può far parte degli schemi<br />
della commedia giocosa.<br />
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C’è anche l’elemento tragico delineato dalle losche trame di Don Juan, che opera il ripudio di Hero da parte<br />
di Claudio. Don Juan è un personaggio malvagio a tutto tondo che non perde occasione per farsi portatore<br />
di rovina e morte.<br />
L’originalità della commedia consiste nella complementarietà di toni scuri e toni giocosi.<br />
Un momento in cui i temi tragici e comici si intrecciano si trova proprio nel finale in cui Ero si svela. Il<br />
matrimonio successivo non dà un senso di ricostruzione poiché Claudio non si scusa ed Ero non gli accorda<br />
il suo perdono. La loro vicenda si conclude repentinamente senza dissipare l’amarezza del ripudio, mentre<br />
quella di Benedetto e Beatrice si conclude gioiosamente.<br />
L’opera è costruita specularmente: alla buona fede di Don Pedro si contrappongono Don Juan e i suoi<br />
perfidi intrighi; all’intreccio amoroso tra Ero e Claudio si contrappone la vicenda di Benedetto e Beatrice. In<br />
una sorta di chiasmo il primo inizia sotto i migliori auspici e culmina con un rifiuto, mentre l’altra si apre<br />
con un rifiuto per concludersi con un’ intesa amorosa.<br />
Nel carattere tragicomico si nota l’intreccio dei generi che potrebbe sfociare nel tragico per colpa del molto<br />
rumore. È fondamentale notare come il susseguirsi degli stessi avvenga in base ad una serie di illusioni e<br />
mistificazioni delle quali lo spettatore è al corrente, al contrario dei protagonisti.<br />
L’illusione è ciò su cui si basa l’opera, prima nel tentativo di far innamorare Benedetto e Beatrice, andato a<br />
buon fine, e poi con l’accettazione della finta morte di Ero. La scena del ballo in maschera presente nel<br />
secondo atto rappresenta un momento tipico della commedia degli errori, momento in cui trionfano gli<br />
inganni e le maschere.<br />
In questo intreccio si nota un altro chiasmo rappresentato da un lato dalle vicende di coloro che vivono alla<br />
corte di Leonato e, dall’altro, da coloro che vivono fuori da questa (come Carruba e Sorba che sono<br />
linguisticamente distinti da coloro che risiedono nella corte).<br />
Il secondo chiasmo si trova nelle contrapposizione tra la corte di Messina e la famiglia di Aragona.<br />
Shakespeare non intacca l’onore della famiglia facendo vestire i panni del personaggio negativo da un<br />
outsider nato fuori dal matrimonio e rifiutato dal fratello Don Pedro.<br />
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Breve storia<br />
delle rappresentazioni<br />
La prima rappresentazione dello spettacolo ci è sconosciuta, ma sappiamo che venne rappresentata in<br />
occasione del matrimonio di Elisabetta di Boemia e Federico V.<br />
Nel First folio, termine che indica la prima pubblicazione delle opere di Shakespeare, del 1623 vengono<br />
indicati alcuni dati scenici che ci svelano il nome di tre attori della compagnia dei Chamberlain’s Man<br />
interpreti delle prime rappresentazioni presso il Globe Theatre. William Kempe aveva il ruolo di (Dogbarry )<br />
Carruba, ufficiale della pace, Richard Cowley quello di (Vegas) Sorba, caporale rionale, e Iacke Wilson quello<br />
di Balthazar. La commedia ebbe un enorme successo ed entrò a far parte degli spettacoli delle compagnie<br />
di giro.<br />
Nel 1662 la versione di William D’Avenant venne presentata al pubblico col titolo Law against Lovers.<br />
Questa non era una versione fedele al testo scespiriano ma una mescolanza di due opere quali Misura per<br />
misura e un sub-plot di Molto rumore per nulla, costituito dalle schermaglie tra Beatrice e Benedetto.<br />
Nel 1737 un altro spettacolo dal titolo The Universal Passion mescola la trama di Molto rumore per nulla<br />
con l’opera molièrana La principessa d’Elide.<br />
Nel 1965 il regista Franco Zeffirelli mise in scena la commedia con Maggi Smith nel ruolo di Beatrice e<br />
Albert Finney nel ruolo di Don Pedro.<br />
1993 la versione cinematografica di Kenneth Branagh si mantiene fedele alla trama dell’opera originale. Il<br />
regista opera solo alcuni tagli per esigenze di scena e l’ambientazione viene cambiata: dalla Sicilia ci si<br />
sposta in Toscana.<br />
Nel 2009 Andrea Camilleri con l’aiuto di Giuseppe Dipasquale, regista e direttore del <strong>Teatro</strong> di Catania,<br />
riscrivono l’opera per il <strong>Teatro</strong> di Roma in dialetto siciliano intitolandola Troppu trafficu ppi nenti.<br />
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Lo spettacolo di Quelli di Grock<br />
note di regia<br />
Valeria Cavalli e Claudio Intropido<br />
Molto rumore per nulla, ambientata a Messina, è una delle più note commedie di William Shakespeare<br />
scritta tra il 1598 e il 1599, ricca di trovate, colpi di scena, intrighi, equivoci, travestimenti e con un<br />
intricatissimo plot che coinvolge gli attori in un pirotecnico ed inebriante gioco scenico.<br />
Con questa messinscena, i registi Valeria Cavalli e Claudio Intropido hanno cercato di conciliare una<br />
recitazione spiccatamente fisica, basata sul linguaggio del corpo come nella tradizione di Quelli di Grock,<br />
con la parola di uno dei mostri sacri della tradizione teatrale e, per non tradire l’originale poetica della<br />
Compagnia hanno deciso di scegliere una commedia che potesse offrire moltissimi stimoli: dal gioco delle<br />
parti e degli inganni all’espediente del teatro nel teatro.<br />
L’inedito linguaggio della Compagnia si unisce all’asciuttezza del testo originale. Il carattere sanguigno<br />
dell’opera è messo in risalto e attualizzato attraverso la gestualità degli attori. La musica, la danza, le scene<br />
e alcune parti di clownerie, concorrono nell’allestimento a creare uno spettacolo “popolare”, vivace e<br />
sanguigno.<br />
La musica ricopre un ruolo molto importante perché ambienta geograficamente la piéce: la Messina in cui<br />
si svolge, si traduce così in una partitura calda, sensuale, avvolgente, fatta di chitarre, trombe, strumenti<br />
più “latini”. Anche le scene e i costumi, che richiamano l’epoca seicentesca, riprendono questa<br />
mediterraneità.<br />
L’atmosfera accecante e assolata delle terre del Sud fa da sfondo ai pettegolezzi, ai dispetti tra innamorati,<br />
alle sfide all’onore che compongono la commedia.<br />
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BENEDETTO<br />
I personaggi<br />
E’ la tipica figura dello scapolo impenitente che si fa beffe dell’amore e prova un malcelato disprezzo nei<br />
confronti di chi cade nella rete del matrimonio.<br />
E’ un militare valoroso e, come tale, vuole mostrare ai suoi compagni la sua forza, la sua indipendenza, la<br />
sua abilità seduttiva. Benedetto gioca, scherza e si tiene alla larga da relazioni serie che inevitabilmente lo<br />
trascinerebbero all’altare.<br />
In realtà il suo atteggiamento tanto spavaldo nasconde la paura di innamorarsi e, quando grazie a uno<br />
stratagemma i suoi compagni gli fanno credere che Beatrice sia folle d’amore per lui, avviene un radicale<br />
mutamento che lo trasformerà in languido amante.<br />
BEATRICE<br />
Arguta, spiccia e con la battuta sempre pronta, ecco Beatrice: la copia in femminile di Benedetto.<br />
Detesta il matrimonio, l’amore è per lei una perdita di tempo e l’incontro con Benedetto, giunto a Messina<br />
con i suoi compagni dopo una lunga guerra, è un fuoco d’artificio di botte e risposte. Anche lei è vittima di<br />
un tranello architettato da sua cugina Ero e dalla governante Margherita che la convinceranno dell’amore<br />
assoluto che Benedetto prova per lei. Questa rivelazione scioglie ogni resistenza e Beatrice cederà non solo<br />
al sentimento ma addirittura al matrimonio. Beatrice e Benedetto duellano con le parole durante tutto lo<br />
spettacolo, senza tregua, al punto che persino nel finale riusciamo a capire che nessuno dei due vuole<br />
arrendersi davvero all’amore romantico preferendo invece una più vivace baruffa amorosa.<br />
SORBA E CARRUBA<br />
Sono due guardie poste davanti al portone della casa di Don Leonato ospite del drappello di soldati nella<br />
sua villa di Messina. I loro interventi, quasi dei siparietti, mostrano la loro inadeguatezza al compito<br />
assegnato trascinandoli in situazioni paradossali. Sorba e Carruba sono testimoni, non tanto attendibili, di<br />
ciò che avviene al di fuori della casa di Don Leonato. La loro indole bonaria e un po’ pasticciona, li rende<br />
simili a dei clown: le divise che abbiamo scelto per loro sono molto simili a quelle di Stanlio e Ollio nel film<br />
in cui sono arruolati nella Legione Straniera e i loro fucili sono di legno.<br />
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Sorba e Carruba alleggeriscono i momenti drammatici dello spettacolo, espediente molto spesso usato da<br />
Shakespeare e il ruolo di Carruba in particolare è stato banco di prova di molti attori famosi.<br />
DON LEONATO<br />
Proprietario terriero che sa cosa significhi il lavoro della terra, la fatica del campo da arare, la gioia delle<br />
messi da stipare nei granai. Don Leonato rappresenta il contadino ricco ma generoso, di sani principi,<br />
intelligente e legato all’onore, all’onestà e alla famiglia.<br />
Leonato non è però l’immagine classica del pater familias italiano d’altri tempi, in lui c’è una leggerezza e<br />
un’allegria che riesce ad avere la meglio, nel finale dell’opera, sulle tristi vicende occorse .<br />
DON PEDRO<br />
Il comandante del manipolo di soldati giunto a Messina, dopo una lunga guerra, per riposare in attesa di<br />
nuove missioni da compiere. Ha la saggezza e il vigore del capitano ma anche la malinconia di chi ha<br />
qualche rimpianto . Don Pedro infatti non ha una moglie, una compagna e nelle sue parole scambiate con<br />
Benedetto e con gli altri commilitoni, si intuisce una vena di amarezza per la sua condizione. Potente,<br />
importante e colto, Don Pedro scorge, nella “redenzione” di Benedetto, una speranza anche per se stesso.<br />
DON JUAN<br />
E’ uno Jago a tinte attenuate. Cupo, solitario e invidioso della stima e dell’affetto che il suo fratellastro Don<br />
Pedro, ripone in Claudio. Per vendicarsi decide quindi di diffamare la fidanzata di quest’ultimo, la bella e<br />
dolce Ero, architettando un bieco piano con l’aiuto del suo scagnozzo Borracho. Ma l’inganno verrà<br />
scoperto e Don Juan arrestato.<br />
BORRACHO<br />
Il suo nome in spagnolo significa “ubriaco” e infatti questo personaggio, avido e privo di scupoli, gira di<br />
taverna in taverna bevendo a più non posso.<br />
Nonostante i suoi inchini a Don Juan e il suo atteggiamento mellifluo e falsamente sottomesso, è chiaro che<br />
Borracho agisce solo per il suo interesse. Accetta di aiutare il suo padrone solo perché spera di ricavare un<br />
utile per sé.<br />
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DON CLAUDIO<br />
Giovane, aitante e valoroso soldato. E’ stimato da tutti e in particolare da Don Pedro che ha più affetto per<br />
lui che per il suo fratellastro Don Juan. Appena giunto a casa di Don Leonato, Claudio incontra Ero e subito<br />
se ne innamora ricambiato. Don Juan quindi decide di guastare la felicità della coppia grazie a un tranello<br />
ordito con la complicità di Borracho facendo in modo che Claudio dubiti dell’onestà e della fedeltà di Ero.<br />
Claudio, invece di credere alla fidanzata, si fa trascinare dalla furia della gelosia che lo fa sragionare. Claudio<br />
e Ero ricordano Romeo e Giulietta, personaggi della omonima tragedia shakespeariana, ma mentre questi<br />
ultimi moriranno entrambi i due innamorati di “Molto Rumore per Nulla” potranno coronare il loro sogno<br />
d’amore. L’inganno messo in atto da Don Juan verrà scoperto e Ero scagionata.<br />
ERO<br />
Dolce, tenera e indifesa figlia di Leonato e cugina di Beatrice. Si innamora di Claudio a prima vista ed è da<br />
lui subito ricambiata ma Don Juan e i suoi turpi intrighi fanno sì che Claudio la scacci come adultera. Grazie<br />
all’intervento di Frate Francesco, saggio e buono, non dovrà patire pene per una colpa non commessa. La<br />
vicenda di Claudio e Ero getta un velo cupo sulla commedia che però poi si riapre su un finale lieto in cui i<br />
colpevoli vengono smascherati.<br />
MARGHERITA<br />
Nel testo originale, naturalmente, i personaggi minori sono più numerosi rispetto al nostro adattamento.<br />
Abbiamo perciò deciso di affidare a Margherita un ruolo più importante rispetto a quello che ha nell’opera<br />
originale. Infatti, le battute che recita sono, a volte, anche quelle di Orsola e del fratello di Leonato. La parte<br />
di Margherita è fondamentale per due motivi: perché rappresenta “la casa” e quindi tutta la servitù<br />
affezionata e riconoscente verso Don Leonato e la famiglia ma soprattutto perché Margherita sarà irretita<br />
da Borracho.<br />
Le effusioni amorose dei due, sul balcone di Ero, inganneranno Claudio che crederà all’adulterio della<br />
fidanzata.<br />
Margherita, come Beatrice del resto, si schiera con coraggio dalla parte di Ero e sostiene Leonato,<br />
addolorato per le accuse fatte alla figlia tanto amata.<br />
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FRATE FRANCESCO<br />
Spesso Shakespeare affida ai frati il compito di aiutare gli amori contrastati. In Romeo e Giulietta è un frate<br />
a consigliare a Giulietta una finta morte per poter poi fuggire con il suo innamorato. In questo caso Frate<br />
Francesco nasconderà l’innocente Ero, facendo credere a Claudio che si sia tolta la vita per il dolore.<br />
Una volta arrestati e incolpati Don Juan e Borracho, Ero riappare confidando di essere la sorella gemella di<br />
Ero stessa. Frate Francesco officerà, grazie a questo piccolo stratagemma, ben due matrimoni: quello dei<br />
giovani amanti Claudio e Ero e quello dei recalcitranti Benedetto e Beatrice.<br />
Una battuta di Frate Francesco (“ a mali estremi, estremi rimedi”) è diventata di uso comune e usata spesso<br />
anche oggi.<br />
Allestimento<br />
Sette armadi montati su ruote, sono la scenografia del nostro Molto Rumore per Nulla. Armadi come si<br />
vedono nelle case di campagna, imponenti, che possiamo immaginare pieni di lenzuola in lino, tovaglie,<br />
abiti e biancheria. L’effetto che creano questi elementi è quello dell’interno di una grande villa signorile. Ma<br />
poiché molta parte della vicenda si svolge in giardino, la parte interna di ogni armadio è stenografata in<br />
modo da creare anche un esterno con rampicanti e rocce. Shakespeare ambientò la commedia a Messina,<br />
nel Sud dell’Italia, luogo che per un inglese del 1600 aveva un fascino esotico: il caldo, il sole, il mare,<br />
l’ospitalità, l’allegria e la voglia di divertirsi vivono nelle parole del drammaturgo. Pertanto per i costumi<br />
sono stati utilizzati tessuti leggeri per le protagoniste femminili mentre i soldati sono caratterizzati sia da<br />
divise che da abiti meno importanti e più freschi.<br />
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