Violoncello - xDams

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Scheda 11

Violoncello

Firenze, 1780 ca.

Gaspero Piattellini (Firenze, n. 1720 ca.,

attivo 1738-1780), attribuito

Inv. Cherubini 1988/38

DESCRIZIONE

La TAVOLA ARMONICA è in due parti di Abete

rosso (Picea abies Karst.) a venatura

stretta al centro e più larga verso i bordi,

con evidenti indentature diffuse su

tutto il piano e lievemente in rilievo a

causa della lavorazione. Non sono presenti

spine di legno. Il capotasto inferiore

è di Ebano (Diospyros sp.).

Il FONDO è in due parti di Acero (Acer

sp.) a taglio radiale, con marezzatura

leggera e discendente dal centro verso

i bordi. Nella parte inferiore sono

state aggiunte ai lati due alette, di Acero

simile, per ottenere la larghezza necessaria.

Non sono presenti spine di

legno. La nocetta è originale e potrebbe

essere stata lievemente ridotta in occasione

dell’ammodernamento del manico.

I FILETTI della tavola e del fondo sono di

legno di Latifoglia con caratteristiche

compatibili con quelle dell’Acero o del

Faggio (Fagus sylvatica L.).

Le FASCE sono di Acero simile a quello

del fondo, con leggera marezzatura

CATALOGO

orientata in maniera non omogenea.

Gli ZOCCHETTI sono di legno di Conifera

con caratteristiche compatibili con quelle

dell’Abete, così come le CONTROFASCE.

Alla congiunzione tra le fasce inferiori

si trovano due filetti tripli accoppiati

(due fili bianchi e quattro neri).

Il MANICO, di Acero simile a quello delle

fasce e del fondo, è originale e il riccio

non è stato innestato. L’angolazione è

stata aumentata, senza ricorrere all’incastro

nello zocchetto superiore, mediante

l’inserimento di due zeppe: una

tra il piede e lo zocchetto superiore e una

tra la punta del piede e la nocetta. Sul

lato destro del manico, sotto la tastiera,

è stata aggiunta una striscia di legno cu-


STRUMENTI AD ARCO

neiforme longitudinale che va dal capotasto

al piede, forse per aumentarne la

larghezza o per sostituire una parte di legno

difettoso. L’intervento sembra dovuto

al costruttore e pare effettuato prima

di procedere a modellare il manico.

Alla base del manico, sulla tavola armonica,

si trova traccia di un riporto di legno

di forma semicircolare, ora non più

presente, simile a quello del violoncello

Senta (Scheda 10). Il capotasto e la tastiera,

moderna, sono di Ebano. Lo smusso

del riccio è evidenziato da una linea

nera. Sul lato sinistro è tracciato a inchiostro

il numero “2172”.

La VERNICE, di colore bruno dorato, è originale.

Il PONTICELLO, di Acero, non è marcato. La

CORDIERA, di Ebano, e i PIROLI, decorati con

dischetti di madreperla, sono moderni.

ETICHETTA: «Antonius Stradiuarius Cremonentis

[sic] / Faciebat Anno 1690».

STATO DI CONSERVAZIONE

Lo strumento è complessivamente in ottimo

stato di conservazione e non mostra

segni d’usura.

La TAVOLA presenta solo due piccole rotture

ai lati del capotasto inferiore e una

in prossimità della effe di destra. Un pezzo

di bordo nella parte inferiore destra

fu sostituito probabilmente nell’àmbito

di una riparazione effettuata da Arcangelo

Bimbi nel 1827 o 1828.

Il FONDO è in perfetto stato di conservazione

così come le FASCE.

La VERNICE della tavola è ottimamente

conservata, mentre presenta alcune tracce

di usura sul fondo nella zona centrale.

La vernice della testa è ugualmente

ben conservata, anche se la linea a

inchiostro nero sullo smusso è scolorita

in alcuni punti del dorso.

DOCUMENTAZIONE STORICA

A partire dal 1819 e con continuità negli

inventari di Palazzo Pitti è citato un

violoncello detto “di Stradivari”, oggi attribuito

a Gaspero Piattellini: «uno detto

[violoncello] fatto dal suddetto [Stradivari]»

1 .

Tra il 1823 e il 1829 Arcangelo Bimbi effettua

una serie di interventi su un violoncello

di Stradivari 2 e sulla cosiddetta

copia attribuita a Piattellini, spesso

purtroppo senza un’esplicita distinzione

tra i due, come si può constatare dalle

seguenti voci dei conti: «per altro violoncello

di Stradivari, per averlo rincollato

sulle punte, ripulito, e rincordato

tutto [lire] 7 / Per avere rimesso le

setole all’arco per i detti violoncelli [lire]

1.10 / per altro violoncello di Stradivari,

per averlo rincollato nelle fasce,

e accomodato una rottura nel coperchio,

rimesso due corde nuove, e

ripulito [lire] 7» 3 ; «per avere restaurato

un violoncello di Stradivari con uno spacco

sul coperchio, e rincordato [lire] 13.6.8

/ per altro violoncello di Stradivari in diverse

rotture rimesso i pezzi, e del profilo

e rincordato [lire] 14» 4 ; «un altro violoncello

di Stradivari restaurato sotto

l’anima, e rimesso in corde [lire] 10 /

per altro violoncello di Stradivari rimesso

un pezzetto di orlo, e anima nuova, e

corde [lire] 8» 5 . L’esame diretto dei pezzi

non permette l’attribuzione certa di

questi conti ai singoli violoncelli rimastici.

Tuttavia quello attribuito a Piattellini

è l’unico su cui si riscontrino sostituzioni

di materiale sui bordi. Potrebbe

pertanto corrispondere al secondo citato

nel conto del 1827 o al secondo del

conto del 1828. Su nessuno dei due violoncelli,

invece, si trovano tracce di interventi

sotto l’anima.

Negli inventari del 1829 lo strumento in

esame risponde alla descrizione seguente:

«uno detto [violoncello] simile del suddetto

[Stradivari] fatto nell’anno 1690, entro

a cassa d’albero tinta rossa, foderata

di panno verde, con arco di verzino» 6 .

Nel 1845 un conto di Gaetano Piattellini

si riferisce a questo strumento come copia

dello Stradivari: «rifatta la staffa alla copia

del violoncello di Stradivari [lire] 2» 7 .

La descrizione del 1846 8 è analoga a quel-


la del 1829. Nell’Inventario del 1861 è dichiarato

opera di Gaspero Piattellini ed

è stimato lire 300: «un violoncello di Gaspero

Piattellini di Firenze costruito nel

1780. È posto con l’arco entro astuccio di

albero tinto da chiudersi a chiave foderato

internamente di flanella verde. Porta

falsamente l’etichetta di Antonio Stradivari»;

la voce d’inventario si conclude

con l’annotazione della consegna al Regio

Istituto Musicale: «31.7. 1863. Un violoncello

ecc. si consegna al sig. Olimpo

Mariotti segretario del Regio Istituto Musicale

in Firenze come dall’ordine e relativa

ricevuta esistente in Filza Ordini

Normali al n. 6961» 9 . La stessa descrizione

compare nell’Inventario estimativo

degli strumenti consegnati 10 .

Un aneddoto accompagna questo strumento

ed è riferito in una lettera al Ministro

delle Finanze scritta il 7 gennaio

1869 da Luigi Ferdinando Casamorata,

all’epoca presidente del Regio Istituto

Musicale: «una prova della preesistenza

di questi strumenti alla corte di

Toscana prima dell’invasione francese

si ha pure dal fatto notorio in Firenze, che

quando il Granduca Ferdinando III dové

per la suddetta invasione fuggire di Toscana,

lasciò il violoncello di Stradivari,

che ne fa parte, in mano del Gragnani

suo maestro. Il quale, affezionatissimo

al Granduca, temendo che la cosa si

risapesse e i nuovi dominatori s’impadronissero

di quello strumento, vi fece

eseguire in segreto, in sua casa, dal vecchio

violinajo fiorentino Piattellini una

esatta copia, per gabbare così chi glielo

avesse voluto togliere. Tornato il

Granduca, il Gragnani gli restituì lo

strumento insieme all’eseguita copia,

che il Granduca stesso gli rilasciò in

dono, con altra elargizione tanto ad esso

che al Piattellini» 11 . La “storia” non può

essere confermata senza ulteriori ricerche.

La maggior ragione di perplessità

deriverebbe dalla data citata nel

suddetto Inventario di consegna al Re-

MISURE

gio Istituto Musicale: il 1780, quando era

impossibile prevedere i fatti del 1799.

Si potrebbe comunque ipotizzare un errore

nella datazione riportata nell’inventario,

o uno scambio, nella stessa

fonte, fra Gaspero e Luigi Piattellini.

Per quanto l’analisi stilistica del pezzo

porti a convalidare l’attribuzione a Gaspero,

non si hanno in realtà sufficienti

dati sulla produzione di Luigi per escludere

la paternità dello strumento a

questo liutaio.

La menzione di Gragnani, maestro di

Ferdinando III, potrebbe riferirsi al violoncellista

Giovanni Battista, la cui attività

è attestata alla corte negli anni

venti dell’Ottocento, dopo la restaurazione.

FORTUNA CRITICA

Riferendosi all’aneddoto secondo cui

lo strumento sarebbe stato fatto a immagine

del violoncello del “Quintetto”

stradivariano per poter salvare quest’ultimo

dall’invasione francese, Vinicio

Gai, evidenziando la qualità inferiore

del violoncello Piattellini, lo descriven

tuttavia come «non […]disprezzabile

almeno a nostro avviso, anzi molto

interessante» 12 .

COMMENTO

Lo strumento, nonostante riporti un’etichetta

falsa con il nome di Antonio

Stradivari, può essere attribuito all’opera

di un liutaio fiorentino del tardo Settecento

grazie alla qualità della vernice.

Esso è con tutta evidenza una copia dello

strumento stradivariano del 1690, e la

sua qualità è da considerarsi buona in relazione

all’epoca in cui fu realizzato.

Un esame stilistico suggerisce di prendere

in seria considerazione la tradizione

secondo la quale lo strumento sarebbe

stato realizzato da Gaspero Piattellini,

indipendentemente dalla data e

dalle motivazioni che ne sarebbero state

l’origine.

LUNGHEZZA LARGHEZZA PROFONDITÀ

INGOMBRO 1253 – –

CORDA VIBRANTE 700 – –

DIAPASON SULLA TAVOLA 430 – –

TAVOLA ARMONICA 794 360 - 336 - 250 - 400 - 458 –

FONDO 797 360 - 337 - 252 - 400 - 458 –

FASCE – – 118,0 - 117,6 - 116,2 - 117,6

- 120,0

EFFE 134,0 110 - 170 - 268 –

TASTIERA 570 30,8 - 67,9 –

TESTA 215 – –

RICCIO 73,0 69,5 –

CASSETTA DEI PIROLI – 28,2 - 47,4 –

INDAGINI EFFETTUATE

Radiografia: frontale

Foto UV: tavola e fondo

CATALOGO

BIBLIOGRAFIA

GAI 1969, pp. 37, 40, 117.

Antichi strumenti 1980, pp. 38, 59-60, 67*.

Il Museo degli strumenti 1999, pp. 43*, 48.

Lo spettacolo maraviglioso 2000, pp. 157*,

158.

1 A.S.F. IRC 4699, Inventario di Palazzo Pitti,

18 dicembre 1819, c. 100r.

2 Il violoncello del “Quintetto” di cui in Scheda

7.

3

A.S.F. IRC 3979, Conti della Guardaroba

Generale, 16 maggio 1823, n. 102-14, c. 1r-v;

trascritto in Il Museo degli strumenti 1999, p.

54.

4 A.S.F. IRC 3991, Conti della Guardaroba

Generale, 22 dicembre 1827, n. 17-581, c.

1r-v.

5 A.S.F. IRC 3995, Giustificazioni della Guardaroba

Generale, 20 ottobre 1828, n. 478-12,

c. 1r-v.

6 A.S.F. IRC 4707, Inventario di Palazzo Pitti,

vol. I, 30 giugno 1829, p. 197.

7

A.S.F. IRC 4080, Giustificazioni della Guardaroba

Generale, aprile 1845, n. 198, c. 1r-v.

8

A.S.F. IRC 4715, Inventario di Palazzo Pitti,

1846, c. 167r.

9 A.S.G.P. MPP, Inventario dei mobili di Palazzo

Pitti, vol. I, 2 aprile 1861, p. 222.

10 10 marzo 1863; trascritto in GAI 1969, pp.

33-38.

11

Trascritto in GAI 1969, p. 40.

12

GAI 1969, p. 117.

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