12.06.2013 Visualizzazioni

Sette anni e più di storia italiana - EmScuola

Sette anni e più di storia italiana - EmScuola

Sette anni e più di storia italiana - EmScuola

SHOW MORE
SHOW LESS

Trasformi i suoi PDF in rivista online e aumenti il suo fatturato!

Ottimizzi le sue riviste online per SEO, utilizza backlink potenti e contenuti multimediali per aumentare la sua visibilità e il suo fatturato.

Nomi e storie<br />

Anna Anticoli, Ernesta Fiorentino, Massimo De Benedetti,<br />

Gino Tedeschi, Ascoli Adalgisa, Angelo Moscati,<br />

Fiorella Anticoli, Giuseppe Schenkel... E molti<br />

altri nomi, con accanto una fotografia,<br />

sui fogli colorati <strong>di</strong> un vecchio schedario.<br />

Nella Roma liberata si cominciavano<br />

a raccogliere le prime informazioni<br />

sugli ebrei arrestati. Erano stati<br />

rastrellati, caricati sui treni e portati<br />

chissà dove. Erano scomparsi e non tornavano.<br />

Le persone affluivano all’Unione<br />

delle Comunità israelitiche italiane,<br />

dove il 26 settembre 1944 era stato istituito<br />

il Comitato ricerche deportati ebrei.<br />

Forse, fornendo immagini, dati, circostanze<br />

dell’arresto, sarebbe stato possibile<br />

avere notizie, sapere cosa era successo.<br />

Roma fu liberata il 4 giugno<br />

1944: ancora per molti mesi ebrei, uomini,<br />

donne e bambini, sarebbero partiti<br />

dall’Italia del Nord per Auschwitz,<br />

56<br />

Bergen Belsen, Ravensbrück,<br />

Flossenbürg e Buchenwald.<br />

Il primo elenco dei superstiti <strong>di</strong><br />

Auschwitz giunto a Roma conteneva<br />

solo 50 nomi e “fu un colpo al cuore”:<br />

fu chiaro, a quel punto, che a ritornare<br />

sarebbero stati in pochissimi. Poi, nel<br />

corso dei mesi, le notizie fornite da sopravvissuti<br />

ed ambasciate cominciarono<br />

a definire in parte quanto accaduto: Auschwitz,<br />

le camere a gas, la “soluzione finale”. I dati raccolti<br />

nello schedario assunsero allora un altro principale<br />

scopo: dare un nome ed un’identità agli scomparsi,<br />

ricordarli.<br />

Sessantuno <strong>anni</strong> fa, il 16 ottobre 1943, all’alba, ebbe<br />

inizio nella capitale la razzia degli ebrei. Oltre mille<br />

persone - quelle identificate sono 1023 - furono<br />

deportate ad Auschwitz, ove giunsero la notte del 22<br />

ottobre. Solo 149 uomini e 47 donne superarono la<br />

36<strong>storia</strong>e<br />

27 gennaio<br />

la giornata<br />

della memoria<br />

<strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> e <strong>più</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong><br />

<strong>di</strong> Cinzia Villani<br />

“selezione iniziale”: gli altri vennero eliminati subito<br />

nelle camere a gas. Auschwitz non era solo un<br />

centro <strong>di</strong> <strong>anni</strong>entamento per lo sterminio <strong>di</strong> massa<br />

degli ebrei, ma anche un luogo <strong>di</strong> sfruttamento<br />

per il lavoro schiavo: sopravviveva e veniva immesso<br />

nel campo solo quella minima parte dei deportati<br />

<strong>di</strong> un convoglio che poteva tornare utile al lavoro<br />

forzato. Dunque non i bambini piccoli. Anna e<br />

Fiorella Anticoli avevano rispettivamente quattro e<br />

due <strong>anni</strong> quando furono arrestate a Roma e deportate<br />

ad Auschwitz, ove furono uccise all’arrivo il 23<br />

ottobre 1943..<br />

Gino Tedeschi era invece un uomo adulto, mite,<br />

schivo e gentile. Fu arrestato il 2 maggio 1944 ad<br />

Arco, dove viveva, imprigionato nel campo <strong>di</strong> concentramento<br />

nazionale <strong>di</strong> Fossoli e da lì deportato<br />

il 26 giugno 1944 ad Auschwitz, da dove non tornò.<br />

Da Fossoli, il 24 giugno 1944, scrisse ai familiari:<br />

“Carissimi Dopo tre settimane <strong>di</strong> permanenza qui<br />

abbiamo avuto ora l’annuncio che Lunedì si parte<br />

per la Germania. Sto bene, sono pieno <strong>di</strong> coraggio e<br />

<strong>di</strong> speranza riabbracciare tutti i cari amici, il Signore<br />

sia con voi. Vi bacio Gino”.<br />

La mostra<br />

Copia <strong>di</strong> alcune <strong>di</strong> quelle vecchie schede sono esposte<br />

in una ben documentata mostra storica intito-<br />

lata “Dalle leggi antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong><br />

<strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong> 1938-1945”, inaugurata a Roma<br />

il 14 ottobre 2004. Ideata ed organizzata dalla Fondazione<br />

Centro <strong>di</strong> Documentazione Ebraica Contemporanea<br />

<strong>di</strong> Milano, costituisce, come si legge<br />

nel ricco catalogo 1 , la prima esposizione documentaria<br />

interamente de<strong>di</strong>cata alla persecuzione degli<br />

ebrei in Italia. Sono esposti circolari amministrative,<br />

leggi, bollettini, libri, giornali, volantini<br />

antisemiti, pagine <strong>di</strong> registri carcerari, telegrammi,<br />

or<strong>di</strong>ni prefettizi: testimonianze <strong>di</strong> quanto<br />

capillare, ra<strong>di</strong>cale e pervasiva fu la legislazione<br />

antiebraica e quanto <strong>di</strong>ffuso l’antisemitismo. Ma vi<br />

sono anche lettere personali, pagine <strong>di</strong> <strong>di</strong>ario, biglietti<br />

gettati dai treni della deportazione, molte fotografie:<br />

le vicende <strong>di</strong>ventano così in<strong>di</strong>viduali e<br />

personali e si evidenzia quali furono le conseguenze<br />

concrete della persecuzione. O <strong>di</strong><br />

come reagirono gli italiani: chi con in<strong>di</strong>fferenza,<br />

chi con lettere <strong>di</strong> delazioni,<br />

e ne sono esposte degli esempi, chi con<br />

aiuto e soccorso concreti.<br />

Punto centrale dell’esposizione sono<br />

gli <strong>anni</strong> fra il 1938 ed il 1945: dall’emanazione<br />

delle prime leggi<br />

antiebraiche alla Shoah, sino alla Liberazione.<br />

Gli <strong>anni</strong> dell’antisemitismo<br />

<strong>di</strong> Stato sono stati però inseriti in una<br />

<strong>di</strong>mensione cronologica <strong>più</strong> ampia. La<br />

<strong>storia</strong> degli ebrei in Italia ebbe ed ha<br />

un “prima” ed un “dopo”, anche se, è<br />

evidente, la persecuzione antiebraica<br />

del ‘900 ne rappresenta un momento<br />

drammatico, lacerante e cruciale. La<br />

presenza ebraica in Italia, antichissima,<br />

non si esaurisce e non va conosciuta<br />

solo per questi sette <strong>anni</strong>. Questi<br />

vanno poi anche stu<strong>di</strong>ati per le conseguenze,<br />

gli strascichi e le ripercussioni<br />

che inevitabilmente ebbero. Le<br />

leggi razziali non furono neppure “un<br />

masso erratico caduto su un terreno<br />

vergine al <strong>di</strong> fuori <strong>di</strong> ogni precedente<br />

contaminazione”, bensì - scrive lo storico<br />

Enzo Collotti - “il momento <strong>di</strong> massima concentrazione<br />

e condensazione <strong>di</strong> pulsioni, elaborazioni<br />

dottrinali ed esperienze pratiche che non erano<br />

state estranee alle vicende storiche della cultura<br />

<strong>italiana</strong> nei campi <strong>più</strong> <strong>di</strong>versi (dall’antropologia<br />

alla me<strong>di</strong>cina, all’eugenetica, dall’etnologia alla<br />

psicologia, alla demografia, alla geografia, alla<br />

storiografia, alle scienze giuri<strong>di</strong>che)” 2 . Ecco perché<br />

una sezione dell’esposizione è de<strong>di</strong>cata al razzismo<br />

coloniale ed un’altra intitolata “La lunga


durata dell’antisemitismo in Italia”.<br />

E’ una mostra curata e me<strong>di</strong>tata, anche nell’allestimento.<br />

La sede è il complesso del Vittoriano,<br />

celebrativo dell’unità nazionale, non lontano dall’antico<br />

ghetto ebraico. Le leggi “razziali”, con<br />

l’esclusione <strong>di</strong> un parte della popolazione <strong>italiana</strong><br />

dalla vita del paese, ruppero il “patto <strong>di</strong> uguale<br />

citta<strong>di</strong>nanza stretto nel corso del Risorgimento”<br />

3 . La mostra si apre con l’emancipazione civile<br />

e politica concessa agli ebrei e si conclude con<br />

l’immagine <strong>di</strong> Umberto Terracini che presiede, nel<br />

<strong>di</strong>cembre 1947, l’Assemblea costituente. In mezzo<br />

l’Italia che fu, per sette <strong>anni</strong>, un paese ufficialmente<br />

antisemita. La componente ebraica, pur<br />

offesa e decimata, non ne uscì <strong>anni</strong>entata e ritornò,<br />

con fatica e dolore, alla vita, in<strong>di</strong>viduale e nazionale.<br />

Il periodo è ricco e fecondo per quanto riguarda la<br />

produzione storiografica sull’argomento.<br />

Per <strong>anni</strong> la persecuzione<br />

antiebraica in epoca fascista è rimasta<br />

ai margini della ricerca storica<br />

ed anche gli spora<strong>di</strong>ci volumi pubblicati<br />

non mo<strong>di</strong>ficavano in sostanza<br />

il quadro d’insieme: se ne<br />

scriveva e parlava poco, e spesso per<br />

luoghi comuni. “Il problema della<br />

persecuzione contro gli ebrei nell’Italia<br />

fascista - è ancora Collotti che<br />

scrive - è stato a lungo sottovalutato<br />

dalla storiografia <strong>italiana</strong>, che per<br />

troppo tempo lo ha considerato un<br />

tema marginale, secondario, come<br />

se si trattasse <strong>di</strong> un argomento estraneo alla <strong>storia</strong><br />

della società <strong>italiana</strong>” 4 . Ora invece “la ricerca storica<br />

sulla persecuzione antiebraica ha ormai superato<br />

la fase delle indagini conoscitive iniziali ed è<br />

entrata nella fase matura della ricostruzione particolareggiata<br />

e dell’interpretazione” 5 57<br />

.<br />

<strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong><br />

Prima<br />

Nel 1848 fu sancita la piena emancipazione civile<br />

e politica degli ebrei liguri e piemontesi, estesa<br />

poi nel corso del processo <strong>di</strong> unificazione agli altri<br />

ebrei d’Italia. “Il processo <strong>di</strong> costruzione <strong>di</strong> uno<br />

Stato unitario nazionale e in<strong>di</strong>pendente e il processo<br />

<strong>di</strong> emancipazione giuri<strong>di</strong>ca degli ebrei furono<br />

in effetti “paralleli”, o meglio: coincidenti e<br />

intrecciati”. 6 Essi parteciparono in modo sempre<br />

<strong>più</strong> attivo alla vita socioeconomica e politica del<br />

paese. Considerevole era il numero dei matrimoni<br />

misti, alto il livello <strong>di</strong> istruzione ed<br />

alfabetizzazione. Molti ebrei erano impiegati nel-<br />

le amministrazioni statali, quali ministeri e scuole<br />

<strong>di</strong> ogni or<strong>di</strong>ne e grado e nelle libere professioni. Nella<br />

seconda metà dell’800 si assistette ad un progressivo<br />

inurbamento della componente ebraica del paese;<br />

essa tendeva a convergere verso i gran<strong>di</strong> centri<br />

urbani, regionali e nazionali, attratta da nuove<br />

prospettive economiche e sociali. Connotata da una<br />

presenza plurisecolare e, per quanto riguarda<br />

Roma, ininterrotta, la minoranza ebraica in Italia<br />

contava al momento dell’unità 35.000 presenze.<br />

1938-1943<br />

Nel settembre 1938 cominciarono ad essere emanati<br />

i primi provve<strong>di</strong>menti legislativi antiebraici. Via<br />

via gli ebrei non poterono <strong>più</strong> frequentare scuole ed<br />

università, avere alle proprie <strong>di</strong>pendenze domestici<br />

“ariani”, prestare servizio militare; i <strong>di</strong>pendenti<br />

pubblici, cioè gli impiegati statali, provinciali e co-<br />

munali, vennero licenziati e furono vietati matrimoni<br />

ed adozioni “razzialmente misti”. Gli “appartenenti<br />

alla razza ebraica” non poterono <strong>più</strong><br />

svolgere numerose attività impren<strong>di</strong>toriali e commerciali:<br />

esercitare, ad esempio, la professione <strong>di</strong><br />

notaio, perito, avere impieghi nel settore turistico,<br />

alberghiero ed in quello dello spettacolo. In sostanza<br />

fu vietato loro essere me<strong>di</strong>ci, avvocati, geometri,<br />

veterinari, architetti... Non era consentito vendere<br />

oggetti antichi e d’arte, usati e <strong>di</strong> cartoleria, carte<br />

da gioco, articoli ottici, commerciare in preziosi,<br />

far parte <strong>di</strong> cooperative ed allevare piccioni viaggiatori.<br />

Autori e giornalisti ebrei vennero esclusi<br />

dal panorama culturale italiano, pittori e scultori<br />

da mostre ed esposizioni. Gli ebrei non poterono<br />

<strong>più</strong> far parte <strong>di</strong> accademie, società scientifiche e letterarie.<br />

Nel <strong>di</strong>cembre 1938 fu sospesa la pubblicazione<br />

della stampa perio<strong>di</strong>ca ebraica e venne vietata<br />

la macellazione <strong>di</strong> animali secondo l’uso ebraico.<br />

Venne vietato l’accesso alle sale stu<strong>di</strong>o degli Archivi<br />

<strong>di</strong> Stato e, ad esclusione dei “<strong>di</strong>scriminati”,<br />

cioè degli ebrei che si erano <strong>di</strong>stinti per meriti fascisti<br />

o patriottici, alle biblioteche pubbliche. Strade,<br />

istituzioni, moli marittimi e località non potevano<br />

essere intitolati ad ebrei. Sulla stampa nazionale<br />

non poterono <strong>più</strong> comparire avvisi mortuari né<br />

pubblicità <strong>di</strong> <strong>di</strong>tte ebraiche; dagli elenchi telefonici<br />

ed almanacchi vennero eliminati tutti i loro nominativi.<br />

Gli ebrei <strong>di</strong> nazionalità estera non poterono <strong>più</strong> fissare<br />

stabile <strong>di</strong>mora nel regno. Chi vi aveva iniziato<br />

il soggiorno dopo il 1° gennaio 1919 aveva sei mesi<br />

<strong>di</strong> tempo, pena l’espulsione, per emigrare. Venne<br />

inoltre revocata la citta<strong>di</strong>nanza <strong>italiana</strong> concessa<br />

sempre posteriormente a quella data. Per le persone<br />

colpite dalla revoca del permesso <strong>di</strong> residenza e<br />

dal provve<strong>di</strong>mento d’espulsione scattò il <strong>di</strong>vieto <strong>di</strong><br />

lavoro: l’unica fonte <strong>di</strong> red<strong>di</strong>to possibile era svolgere<br />

un’attività clandestina.<br />

Ernesta Bittanti, vedova <strong>di</strong> Cesare<br />

Battisti, espresse nel suo <strong>di</strong>ario lo<br />

sconcerto per le norme contro gli<br />

ebrei. “In Autunno, l’apparire dei<br />

decreti anti-ebraici in Italia. La<br />

grande massa ne è sbalor<strong>di</strong>ta. Non<br />

comprende. La stampa che è tutta<br />

statale, e vuole avere uno spirito<br />

antiebraico, dà uno spettacolo pietoso<br />

ributtante <strong>di</strong> incongruenze,<br />

contrad<strong>di</strong>zioni, spropositi storici,<br />

nefandezze da sciacalli [...]. Lo spettacolo<br />

<strong>di</strong> un pagliaccio ubriaco. Ma<br />

dálli, dálli, dálli, il senso <strong>di</strong> <strong>di</strong>ffidenza<br />

e <strong>di</strong> o<strong>di</strong>o si appiccicherà, si <strong>di</strong>ffonderà<br />

(a nostra vergogna) forse. Non mancano<br />

già i pappagalli ed i malvagi” 7 .<br />

Il 15 giugno 1940, cinque giorni dopo l’entrata in<br />

guerra dell’Italia, il capo della polizia, Arturo Bocchini,<br />

<strong>di</strong>spose l’arresto per gli “ebrei stranieri appartenenti<br />

a Stati che fanno politica razziale”: questi,<br />

si legge nella circolare inviata ai prefetti, andavano<br />

“tolti subito dalla circolazione”. Il provve<strong>di</strong>mento<br />

riguardava gli ebrei <strong>di</strong> nazionalità<br />

germanica, ex cecoslovacca, polacca e gli apoli<strong>di</strong>; i<br />

maschi adulti furono rinchiusi subito in campi,<br />

mentre donne e bambini furono sottoposti al cosid-<br />

56. L’applicazione delle leggi razziali in<br />

Italia: comunicazione a Sabino Lopez<br />

del <strong>di</strong>vieto <strong>di</strong> rappresentazione delle<br />

sue opere, aprile 1940.<br />

57. Scritta sul muro, Verona 1942.<br />

<strong>storia</strong>e37


detto “internamento libero”, ovvero il domicilio<br />

coatto in piccoli comuni. Questa misura <strong>di</strong> polizia<br />

costituì un forte inasprimento della politica<br />

persecutoria contro gli ebrei, principalmente per la<br />

privazione della libertà personale a cui furono sottoposti.<br />

I campi d’internamento, situati nella quasi totalità<br />

in località dell’Italia centrale e meri<strong>di</strong>onale, erano<br />

in prevalenza strutture quali ex conventi, scuole,<br />

fortezze, ville <strong>di</strong> campagna, caserme, e<strong>di</strong>fici a<strong>di</strong>biti<br />

in precedenza a varie finalità; v’erano campi destinati<br />

unicamente a uomini, altri<br />

previsti solo per donne. Le 58<br />

con<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> vita, molto <strong>di</strong>fferenti<br />

a seconda delle varie località,<br />

non erano in alcun<br />

modo paragonabili a quelle dei<br />

Konzentrationslager del<br />

Reich, ma comunque dure ed<br />

umilianti: le costanti limitazioni<br />

alla libertà personale, le<br />

abitazioni per lo <strong>più</strong> degradate,<br />

le con<strong>di</strong>zioni igieniche<br />

precarie, la presenza <strong>di</strong> parassiti,<br />

il riscaldamento insufficiente,<br />

il vitto sempre <strong>più</strong> scarso<br />

per le <strong>di</strong>fficoltà <strong>di</strong> rifornimenti,<br />

rendevano l’esistenza<br />

quoti<strong>di</strong>ana penosa. Gli internati<br />

avevano molte <strong>di</strong>fficoltà<br />

ad adattarsi ad una vita isolata,<br />

costantemente sorvegliata e<br />

monotona; vi era poi l’incertezza<br />

per la sorte dei congiunti<br />

e la costante paura per un futuro<br />

incerto. Per l’internamento<br />

in piccoli paesi, previsto inizialmente<br />

solo per donne e<br />

bambini, vennero scelte in principio località situate<br />

nel Centro e Sud Italia. Dal 1941 anche gli uomini<br />

ebbero la possibilità <strong>di</strong> soggiornare in comuni.<br />

Il campo <strong>più</strong> conosciuto, che ospitò il <strong>più</strong> consistente<br />

numero <strong>di</strong> prigionieri, fu quello <strong>di</strong> Ferramonti<br />

Tarsia. Composto da baracche in materiale legnoso,<br />

era situato in una zona malarica, scarsamente<br />

popolata e priva <strong>di</strong> acqua ad una trentina <strong>di</strong> chilometri<br />

da Cosenza. Grazie all’atteggiamento generalmente<br />

tollerante delle autorità preposte alla sorveglianza,<br />

gli internati poterono dar vita ad un’intensa<br />

vita comunitaria con mense, una biblioteca<br />

circolante con oltre duemila volumi, un<br />

poliambulatorio e tre sinagoghe, una riformata e<br />

due ortodosse. Anche la vita culturale era <strong>più</strong> ricca<br />

38<strong>storia</strong>e<br />

rispetto a quella degli altri campi: furono organizzati<br />

spettacoli teatrali, mostre, conferenze, incontri<br />

e manifestazioni artistiche. Nell’autunno del 1940<br />

fu creata una scuola, frequentata in me<strong>di</strong>a da una<br />

cinquantina <strong>di</strong> allievi fra i sette ed i <strong>di</strong>ciotto <strong>anni</strong>;<br />

vennero organizzate anche delle gite scolastiche,<br />

sempre sotto scorta. Questa baraccopoli ebbe - per<br />

l’ampiezza della popolazione, le sue forme <strong>di</strong><br />

autogoverno e le organizzazioni comunitarie ufficiose<br />

degli internati - alcune analogie con gli antichi<br />

ghetti. Il 14 settembre 1943 il campo, con i<br />

suoi 1500 reclusi, verrà raggiunto dalle avanguar<strong>di</strong>e<br />

dell’esercito alleato.<br />

Il 6 maggio 1942 venne <strong>di</strong>sposta, con alcune eccezioni,<br />

la “precettazione a scopo <strong>di</strong> lavoro”, l’invio<br />

cioè al lavoro coatto per ebrei italiani, sia uomini<br />

che donne, dai 18 ai 45 <strong>anni</strong>. Tale decisione è da<br />

collegare anche al mancato varo del progetto, elaborato<br />

a partire dal 1940, concernente una graduale<br />

ma definitiva espulsione dalla penisola <strong>di</strong> tutti<br />

gli ebrei, stranieri ed italiani, nell’arco <strong>di</strong> un decennio.<br />

La permanenza nella penisola sarebbe stata<br />

vietata agli “appartenenti alla razza ebraica” e<br />

consentita unicamente ai componenti <strong>di</strong> famiglie<br />

“miste”. Per gli ebrei che non avessero lasciato il<br />

paese entro i termini stabiliti era prevista l’espulsione<br />

o, nel caso quest’ultima soluzione si fosse ri-<br />

velata impraticabile, l’assegnazione a “campi <strong>di</strong><br />

colonie <strong>di</strong> lavoro”.<br />

In <strong>di</strong>verse province italiane gli ebrei precettati vennero<br />

addetti a lavori e<strong>di</strong>li ed agricoli, nettezza urbana,<br />

carico e scarico merci, opere <strong>di</strong> bonifica, manutenzione<br />

<strong>di</strong> opere idrauliche; le donne furono impiegate<br />

nella fabbricazione <strong>di</strong> scatole e confezione<br />

<strong>di</strong> <strong>di</strong>vise militari. Nel giugno 1943 il ministero dell’Interno<br />

pre<strong>di</strong>spose l’avviamento al lavoro forzato,<br />

con alcune esenzioni particolari, degli ebrei dai<br />

18 ai 36 <strong>anni</strong> in campi <strong>di</strong> lavoro installati in Lazio,<br />

Lombar<strong>di</strong>a, Veneto e Piemonte. La<br />

caduta del fascismo, il 25 luglio<br />

1943, bloccò l’attuazione della <strong>di</strong>sposizione.<br />

Mussolini aveva già nel 1942<br />

notizie dei massacri compiuti dai<br />

nazisti contro gli ebrei. I <strong>di</strong>versi<br />

canali - stampa internazionale,<br />

corrispondenti <strong>di</strong> guerra, canali <strong>di</strong>plomatici<br />

ed ecclesiastici - fornirono<br />

nel corso dei mesi informazioni<br />

sempre maggiori e dettagliate.<br />

Alcune notizie, non si sa quanto<br />

<strong>di</strong>ffuse, circolavano anche fra la<br />

popolazione. A Santa Valburga in<br />

Val d’Ultimo - così riferì nel gennaio<br />

1943 un informatore<br />

dell’Arbeitsgemeinschaft<br />

deutscher Optanten, l’organizzazione<br />

creata per assistere e consigliare<br />

gli optanti per la Germania<br />

- girava fra i Dableiber, gli optanti<br />

per l’Italia, questa voce: “Juden<br />

[...] werden in <strong>di</strong>e Züge<br />

hineingepfercht un abtransportiert.<br />

Irgendwo draussen, wenn<br />

der Zug in voller Fahrt ist, wird<br />

durch eine Öffnung Gas in <strong>di</strong>e Wagon gelassen<br />

und müssen <strong>di</strong>e Juden so jämmerlich zugrunde<br />

gehen” 8 .<br />

58. I principali campi <strong>di</strong> internamento con<br />

presenza <strong>di</strong> ebrei tra il 1940 e il 1943.<br />

59. Biglietto <strong>di</strong> Emilio Sacerdote dal<br />

Lager <strong>di</strong> Bolzano, 14 <strong>di</strong>cembre 1944.<br />

60.Emilio Sacerdote nel campo <strong>di</strong><br />

Flossenbürg, 1945.


1943-1945<br />

L’8 settembre 1943 fu reso noto l’armistizio firmato<br />

fra Alleati e Italia; fra il 10 ed l’11 settembre Hitler<br />

sud<strong>di</strong>vise il territorio italiano non ancora liberato<br />

dagli Alleati in speciali zone operative e “restante<br />

territorio occupato”. Le zone d’occupazione istituite<br />

furono l’Operationszone<br />

Alpenvorland/Zona d’operazione<br />

Prealpi che includeva le<br />

province <strong>di</strong> Bolzano, Trento e<br />

Belluno e l’Operationszone<br />

Adriatisches Küstenland/Zona<br />

d’operazione Litorale Adriatico,<br />

comprendente le province <strong>di</strong><br />

U<strong>di</strong>ne, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume<br />

ed il territorio <strong>di</strong> Lubiana.<br />

Qui le forze d’occupazione non<br />

gestirono solo, come avveniva nel<br />

restante territorio italiano occupato,<br />

la Militärverwaltung ma pure, con l’ausilio<br />

<strong>di</strong> locali autorità collaborazioniste, l’amministrazione<br />

civile. I due commissari supremi, le massime<br />

autorità civili inse<strong>di</strong>ate, avocarono a sé ogni competenza<br />

per quanto concerneva il destino delle vite<br />

e dei beni degli ebrei, esautorando in sostanza autorità<br />

ed uffici della Repubblica <strong>di</strong> Salò.<br />

In merito ai perseguitati presenti nei territori italiani<br />

non ancora liberati dagli Alleati le cifre sono<br />

le seguenti : 43.000 “appartenenti alla razza ebraica”,<br />

<strong>di</strong> cui circa 33.000 ebrei “effettivi” (Michele<br />

Sarfatti); secondo Liliana Picciotto, invece, gli ebrei<br />

nel settembre 1943 erano<br />

38.807. A questi vanno poi<br />

sottratti circa 500 ebrei salvatisi<br />

raggiungendo le zone<br />

già liberate del paese, nonché<br />

coloro che riuscirono a<br />

raggiungere la Svizzera :<br />

5500-6000 secondo Sarfatti,<br />

6000 per Liliana Picciotto.<br />

I deportati dall’Italia sinora<br />

identificati ammontano<br />

a 68169 59<br />

; si ritiene però furono<br />

arrestate altre 900-<br />

1000 persone, a tutt’oggi<br />

prive <strong>di</strong> identità perché<br />

60<br />

giunte in Italia senza essere<br />

state registrate alle frontiere. Altre 322 persone<br />

morirono in territorio italiano dopo la cattura per<br />

maltrattamenti, ecci<strong>di</strong>, privazioni o suici<strong>di</strong>: fra questi<br />

i 76 ebrei uccisi alle Fosse Ardeatine.<br />

I primi arresti <strong>di</strong> ebrei furono compiuti da elementi<br />

della Wehrmacht o, nel caso dell’Alto A<strong>di</strong>ge,<br />

da una milizia territoriale posta al servizio delle<br />

forze <strong>di</strong> occupazione. In seguito all’avvio da parte<br />

della Repubblica <strong>di</strong> Salò <strong>di</strong> una propria politica<br />

antiebraica, arresti furono eseguiti anche da<br />

italiani, in prevalenza elementi della polizia regolare.<br />

L’articolo 7 del manifesto programmatico - noto<br />

come “carta <strong>di</strong> Verona” - approvato il 14 novembre<br />

1943 nel corso della prima assemblea del Partito<br />

fascista repubblicano definiva gli “appartenenti<br />

alla razza ebraica” come stranieri, appartenenti “a<br />

nazionalità nemica”. Il 30 <strong>di</strong> quello stesso mese il<br />

ministro dell’Interno, Guido Buffarini Gui<strong>di</strong>, emanò<br />

l’or<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> polizia n. 5: esso stabiliva l’arresto<br />

degli ebrei <strong>di</strong> ogni nazionalità, il loro internamento<br />

in campi <strong>di</strong> concentramento provinciali in attesa<br />

che ne venissero approntati <strong>di</strong> “speciali appositamente<br />

attrezzati” ed il sequestro dei loro beni.<br />

Questo provve<strong>di</strong>mento consentì alle autorità italia-<br />

ne, capi delle province e questori, <strong>di</strong> pianificare e<br />

far catturare gli ebrei in tutto il territorio italiano<br />

posto sotto il controllo della RSI. Come ha messo in<br />

risalto Liliana Picciotto, “pur non essendo la RSI<br />

<strong>di</strong>retta responsabile della deportazione degli ebrei,<br />

a partire dal 30 novembre assunse in prima persona<br />

il compito <strong>di</strong> mettere in atto tutte le azioni preli-<br />

minari volte a rintracciarli e arrestarli” 10 . Un ulteriore<br />

provve<strong>di</strong>mento - il decreto legislativo n. 2<br />

“Nuove <strong>di</strong>sposizioni concernenti i beni posseduti da<br />

citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> razza ebraica” del 4 gennaio 1944 - sanciva<br />

il <strong>di</strong>vieto per gli ebrei, stranieri, apoli<strong>di</strong> ed italiani,<br />

<strong>di</strong> possedere beni mobili ed immobili e la loro<br />

confisca, dunque la definitiva<br />

sottrazione, a favore dello Stato.<br />

Nel gennaio 1944 venne or<strong>di</strong>nato<br />

lo scioglimento delle comunità<br />

israelitiche ed il sequestro dei<br />

loro beni.<br />

In seguito all’or<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> polizia<br />

del 30 novembre, alcune strutture<br />

furono impiegate come provvisori<br />

campi <strong>di</strong> concentramento<br />

provinciali: <strong>di</strong> brevissima durata,<br />

vi furono i rinchiusi gli ebrei<br />

dopo la cattura. A questa funzione<br />

vennero a<strong>di</strong>biti, ad esempio, il tempio israelitico<br />

<strong>di</strong> rito italiano <strong>di</strong> Ferrara, un raggio del carcere <strong>di</strong><br />

San Vittore <strong>di</strong> Milano, i locali della casa <strong>di</strong> riposo<br />

ebraica <strong>di</strong> Mantova, Villa La Selva <strong>di</strong> Bagno a Ripoli<br />

per la provincia <strong>di</strong> Firenze.<br />

Nei pressi <strong>di</strong> Fossoli, a pochi chilometri da Carpi, fu<br />

collocato il campo <strong>di</strong> raccolta e <strong>di</strong> transito nazionale:<br />

la scelta cadde su strutture già in funzione<br />

dal 1942 come campo per prigionieri <strong>di</strong> guerra. La<br />

sua data <strong>di</strong> apertura ufficiale fu il 5 <strong>di</strong>cembre 1943.<br />

Nella seconda metà del febbraio 1944 il<br />

Befehlshaber der Sicherheitspolizei-<br />

Sicherheits<strong>di</strong>enst (capo della<br />

polizia <strong>di</strong> sicurezza),<br />

l’SS-Brigadeführer<br />

Wilhelm Harster, avocò a sé<br />

la giuris<strong>di</strong>zione <strong>di</strong> una parte<br />

del campo, che <strong>di</strong>venne<br />

Polizei- und<br />

Durchgangslager: un<br />

campo <strong>di</strong> concentramento<br />

e <strong>di</strong> transito per prigionieri<br />

politici ed ebrei, uomini,<br />

donne e bambini. La maggior<br />

parte dei deportati<br />

“razziali” dall’Italia partì<br />

da qui alla volta <strong>di</strong><br />

Auschwitz e Bergen Belsen.<br />

L’intensificarsi delle azioni partigiane e l’evolversi<br />

della situazione militare - l’avanzata degli Alleati<br />

ed il conseguente arretramento del fronte - resero<br />

Fossoli meno sicura e <strong>più</strong> incerta la formazione<br />

dei convogli da inviare Oltralpe. Harster decise allora<br />

il trasferimento del campo a Bolzano,<br />

nell’Alpenvorland, considerata <strong>più</strong> sicura dal punto<br />

<strong>storia</strong>e39


<strong>di</strong> vista politico e militare. La città era inoltre situata<br />

lungo la linea ferroviaria del Brennero, dunque<br />

in ottima posizione per l’invio <strong>di</strong> deportati nei<br />

campi <strong>di</strong> concentramento del Reich. Quasi certamente<br />

la struttura iniziale, dei capannoni ad uso <strong>di</strong><br />

deposito del Genio civile, era già stata usata in precedenza<br />

come luogo <strong>di</strong> detenzione per prigionieri<br />

politici. Nel Polizeiliches Durchgangslager Bozen<br />

furono rinchiusi ebrei, zingari, partigiani, politici,<br />

prostitute, ostaggi, <strong>di</strong>sertori, renitenti alla leva,<br />

fascisti e militari Alleati.<br />

Gli ebrei, detenuti in un blocco a parte, non venivano<br />

immatricolati. Dario Venegoni ne ha identificati<br />

“poco <strong>più</strong> <strong>di</strong> 360” presenti nel campo; i deportati<br />

“razziali” transitati per il lager alla volta <strong>di</strong><br />

Auschwitz, Ravensbrück e<br />

Flossenbürg furono oltre 200.<br />

Un notevole numero <strong>di</strong> ebrei<br />

rimase in campo sino alla Liberazione:<br />

i costanti bombardamenti<br />

sulla linea ferroviaria<br />

resero impossibile la partenza<br />

dei convogli per i<br />

Vernichtungslager ed i<br />

Konzentrationslager d’Oltralpe.<br />

L’ultimo consistente<br />

trasporto partì alla volta <strong>di</strong><br />

Mauthausen il 1° febbraio<br />

1945.<br />

Emilio Sacerdote, arrestato in<br />

provincia <strong>di</strong> Torino nell’ottobre<br />

1944, venne deportato a<br />

Flossenbürg il 14 <strong>di</strong>cembre <strong>di</strong><br />

quell’anno. Morì a Bergen<br />

Belsen. Così scrisse il giorno<br />

della partenza, forse per rincuorare<br />

le destinatarie: “Caris- 61<br />

sime, lascio oggi Bolzano e<br />

parto per la mia nuova residenza. Di salute sto benissimo;<br />

Vi ho in cuore con me; non posso scrivere<br />

<strong>di</strong> <strong>più</strong>: cari baci, mie adorate - tutti i miei baci<br />

Emilio”.<br />

Nei lager <strong>di</strong> Fossoli e <strong>di</strong> Bolzano furono rinchiuse<br />

persone catturate in quasi tutto il territorio italiano<br />

non ancora liberato dagli Alleati. Gli ebrei fermati<br />

a Trieste, Pola, Fiume, U<strong>di</strong>ne, Gorizia, Sussak, Arbe<br />

e - dopo la <strong>di</strong>sattivazione <strong>di</strong> Fossoli - Padova e Venezia,<br />

vennero invece rinchiusi dall’ottobre al gennaio<br />

1944 nel carcere del Coroneo <strong>di</strong> Trieste e quin<strong>di</strong><br />

nel Polizeihaftlager della Risiera <strong>di</strong> San Sabba. Furono<br />

oltre 1190 gli ebrei deportati da Trieste. Creato<br />

nell’autunno1943 in un complesso <strong>di</strong> e<strong>di</strong>fici a<strong>di</strong>biti<br />

alla pilatura del riso, il lager della Risiera rimase<br />

attivo sino al termine del conflitto. Funzionò come<br />

40<strong>storia</strong>e<br />

campo <strong>di</strong> raccolta e <strong>di</strong> transito per partigiani ed ebrei<br />

destinati alla deportazione, oltre ad essere un luogo<br />

<strong>di</strong> detenzione e punizione per oppositori al nazismo,<br />

resistenti ed ostaggi. Fu l’unico campo dell’Europa<br />

occidentale occupata ad essere dotato <strong>di</strong> un forno<br />

crematorio, utilizzato per eliminare i cadaveri delle<br />

vittime.<br />

Vario fu l’atteggiamento della popolazione <strong>italiana</strong><br />

verso i perseguitati : vi furono partigiani, religiosi,<br />

autorità, citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> varia estrazione, contrabban<strong>di</strong>eri<br />

che misero a repentaglio la propria esistenza<br />

e spesso quella dei loro familiari per aiutare<br />

gli ebrei in pericolo. A Nonantola, in provincia <strong>di</strong><br />

Modena, 73 ragazzi ebrei provenienti da Austria, Germania<br />

Jugoslavia e Polonia vivevano con i loro<br />

accompagnatori in un’imponente casa <strong>di</strong> campagna,<br />

villa Emma. Dopo l’8 settembre, quando le<br />

truppe tedesche avevano già raggiunto il paese, vennero<br />

alloggiati nel seminario e fra le famiglie del<br />

luogo. Ad eccezione <strong>di</strong> un unico ragazzo, si salvarono<br />

tutti, in prevalenza raggiungendo la Svizzera.<br />

Per l’aiuto prestato ai “ragazzi <strong>di</strong> Villa Emma” il<br />

me<strong>di</strong>co condotto <strong>di</strong> Nonantola, Giuseppe Moreali e<br />

Don Arrigo Beccari, l’economo del seminario, sarebbero<br />

stati nominati “Giusti fra le Nazioni”.<br />

Ma vi sono anche storie <strong>di</strong> arresti, collaborazioni,<br />

delazioni. Il catalogo della mostra riporta l’elenco<br />

degli oggetti personali - gioielli, valuta, “un<br />

occhialetto da signora montato in oro” - sequestrati<br />

dalla Milizia confinaria a Guido Levi ed alla consorte<br />

Luigia. Furono arrestati, su segnalazione <strong>di</strong><br />

un “atten<strong>di</strong>bile informatore”, mentre tentavano<br />

<strong>di</strong> oltrepassare il confine italo-svizzero. Deportati<br />

ad Auschwitz il 6 <strong>di</strong>cembre 1943, furono uccisi entrambi<br />

all’arrivo.<br />

Dopo<br />

La Liberazione portò il “ritorno alla vita”, la ritrovata<br />

libertà, la ripresa delle attività comunitarie.<br />

Significò la fine dell’esilio e della fuga, il ritorno. I<br />

sopravvissuti si trovarono però anche a fare i conti<br />

con la per<strong>di</strong>ta <strong>di</strong> parenti ed amici, esperienze traumatiche<br />

subite, d<strong>anni</strong> economici dovuti a sottrazioni,<br />

licenziamenti, saccheggi, spoliazioni, furti,<br />

razzie, cessazioni <strong>di</strong> attività, sven<strong>di</strong>te <strong>di</strong> beni.<br />

La componente ebraica del paese conobbe una considerevole<br />

emorragia demografica:<br />

per le deportazioni,<br />

ma anche per le abiure, le<br />

conversione e l’emigrazione.<br />

Si registrò un’ulteriore decisa<br />

spinta al trasferimento in<br />

gran<strong>di</strong> centri urbani ed un incremento<br />

degli ebrei impiegati<br />

in attività commerciali. Il<br />

reinserimento fu sovente lento<br />

ed accidentato, “tutt’altro<br />

che imme<strong>di</strong>ato e indolore” e<br />

“segnato dalle resistenze <strong>di</strong> alcuni<br />

limitati settori del corpo<br />

sociale e dall’incomprensione<br />

dei <strong>più</strong>, da grande in<strong>di</strong>fferenza<br />

e <strong>di</strong>sattenzione che solo raramente<br />

si traducevano in<br />

aperta ostilità. I sopravvissuti,<br />

scampati alla caccia all’uomo,<br />

non furono riaccolti con<br />

un abbraccio festoso, ma spesso<br />

guardati con sospetto, trattati<br />

con insofferenza, quasi fossero illegittimi<br />

usurpatori coloro che reclamavano la casa o i beni<br />

rubati, il lavoro da cui erano stati allontanati, i <strong>di</strong>ritti<br />

e la <strong>di</strong>gnità che gli erano stati strappati” 11 .<br />

Note<br />

1 Dalle leggi antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong><br />

<strong>storia</strong> <strong>italiana</strong> 1938-1945, Ginevra-Milano<br />

2004.<br />

2 COLLOTTI E., Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali<br />

in Italia, Roma - Bari 2003, p. 5.<br />

3 SARFATTI, Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani<br />

<strong>di</strong> oggi, Torino 2002, p. 6.<br />

4 COLLOTTI E., Il razzismo negato, in id., (a cura<br />

<strong>di</strong>), Fascismo e antifascismo. Rimozioni, revisioni,<br />

negazioni, Roma - Bari 2000, p. 355.<br />

5 PICCIOTTO L., Michele Sarfatti, Dalle leggi<br />

antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong>


1938-1945, in Dalle leggi antiebraiche, p. 13.<br />

6 SARFATTI, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende,<br />

identità, persecuzione, Torino 2000, p. 5.<br />

7 BITTANTI BATTISTI E., Israel-Antisrael (Diario<br />

1938-1943), Stu<strong>di</strong>o storico <strong>di</strong> Antonino Ra<strong>di</strong>ce,<br />

Calliano (Trento) 1984, p. 52.<br />

8 “Gli ebrei [...] vengono stipati nei treni e<br />

portati via. Fuori da qualche parte, quando<br />

il treno è a piena velocità, viene immesso<br />

del gas nel vagone attraverso un’apertura e<br />

gli ebrei muoiono così fra atroci sofferenze”;<br />

Leopold Steurer, Meldungen aus dem<br />

Land. Aus den Berichten des Eil -<br />

Nachrichten<strong>di</strong>enst der ADO (Jänner - Juli 1943),<br />

in: Sturzflüge. Eine Kulturzeitschrift, a. 9<br />

(1989), n. 29/30, p. 55.<br />

9 Il dato riportato nel libro <strong>di</strong> Liliana Picciotto<br />

è <strong>di</strong> 6806 ebrei arrestati e deportati; a questi<br />

62<br />

Per saperne <strong>di</strong> <strong>più</strong><br />

SPARTACO CAPOGRECO C., Il campo <strong>di</strong> concentramento<br />

<strong>di</strong> Ferramonti, in Tristano Matta (a cura<br />

<strong>di</strong>), Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della<br />

violenza nazista e fascista in Italia, Milano 1996,<br />

37-55;<br />

Id., I campi del duce. L’internamento civile nell’Italia<br />

fascista (1940-1943), Torino 2004;<br />

Centro Furio Jesi (a cura <strong>di</strong>), La menzogna della<br />

razza. Documenti e immagini del razzismo e<br />

dell’antisemitismo fascista, Bologna 1994;<br />

COLLOTTI E., Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali<br />

in Italia, Roma - Bari 2003;<br />

CROSINA M. L., Le storie ritrovate. Ebrei nella provincia<br />

<strong>di</strong> Trento 1938-1945, Trento 1995;<br />

Dalle leggi antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong> <strong>storia</strong><br />

<strong>italiana</strong> 1938-1945, Ginevra-Milano 2004;<br />

DE FELICE R., Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo,<br />

Torino 1993 4 ;<br />

HAPPACHER L., Il lager <strong>di</strong> Bolzano, Trento 1979;<br />

MATTA T. (a cura <strong>di</strong>), Un percorso della memoria.<br />

Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in<br />

Italia, Milano 1996;<br />

MEZZALIRA G., VILLANI C. (a cura <strong>di</strong>), Anche a<br />

vanno aggiunti ulteriori <strong>di</strong>eci nominativi in<br />

prevalenza emersi nel corso <strong>di</strong> ulteriori ricerche<br />

da me condotte; Liliana Picciotto, Il libro<br />

della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-<br />

1945), Milano20023; p. 28; Cinzia Villani,<br />

Zwischen Rassengesetzen und Deportation. Juden in<br />

Südtirol, im Trentino und in der Provinz Belluno<br />

1933-1945, Pubblicazioni dell’Archivio provinciale<br />

<strong>di</strong> Bolzano, vol. 15, Innsbruck 2003,<br />

pp. 179-196.<br />

10 PICCIOTTO L., Deportazione razziale: la persecuzione<br />

antiebraica in Italia, 1943-45, in Enzo<br />

Collotti, Renato Sandri, Fre<strong>di</strong>ano Sessi (a<br />

cura <strong>di</strong>), Dizionario della Resistenza. Storia e geografia<br />

della Liberazione, Torino 200, vol. I, p.<br />

145.<br />

11 SCHWARZ G., Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell’Italia<br />

postfascista, Roma-Bari 2004, p. 11.<br />

volerlo raccontare è impossibile. Scritti e testimonianze<br />

sul lager <strong>di</strong> Bolzano, Bolzano 1999;<br />

PICCIOTTO FARGION L., La ricerca del Centro <strong>di</strong><br />

documentazione Ebraica contemporanea sugli ebrei<br />

deportati dall’Italia, in Paolo Momigliano Levi<br />

(a cura <strong>di</strong>), Storia e memoria della deportazione,<br />

Firenze 1996, 51-60;<br />

Id., La liberazione dai campi <strong>di</strong> concentramento e il<br />

rintraccio degli ebrei italiani <strong>di</strong>spersi, in Michele<br />

Sarfatti (a cura <strong>di</strong>), Il ritorno alla vita: vicende e<br />

<strong>di</strong>ritti degli ebrei in Italia dopo la seconda guerra<br />

mon<strong>di</strong>ale, Firenze 1998, 13-30;<br />

PICCIOTTO L., Il libro della memoria. Gli ebrei deportati<br />

dall’Italia (1943-1945), Milano 2002 3 .<br />

SARFATTI M., Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende,<br />

identità, persecuzione, Torino 2000;<br />

Id., Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani <strong>di</strong> oggi,<br />

Torino 2002;<br />

SCHWARZ G., Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell’Italia<br />

postfascista, Roma-Bari 2004;<br />

STEURER L., Meldungen aus dem Land. Aus den<br />

Berichten des Eil - Nachrichten<strong>di</strong>enst der ADO<br />

(Jänner - Juli 1943), in: Sturzflüge. Eine<br />

Kulturzeitschrift, a. 9 (1989), n. 29/30, pp.<br />

31-60;<br />

62 b<br />

62 c<br />

VENEGONI D., Uomini, donne e bambini del lager<br />

<strong>di</strong> Bolzano. Una trage<strong>di</strong>a <strong>italiana</strong> in 7809 storie<br />

in<strong>di</strong>viduali, Milano 2004;<br />

VIVANTI C., Storia d’Italia. Gli ebrei in Italia, Annali<br />

11, vol. II Dall’emancipazione a oggi, Torino<br />

1997;<br />

VOIGT K., Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal<br />

1933 al 1945, 2 vol., Firenze 1993 e 1996;<br />

Id., Villa Emma. Ragazzi ebrei in fuga 1940-<br />

1945, Milano 2002.<br />

61. Ebrei italiani scomparsi. Dallo schedario<br />

del Comitato ricerche deportati<br />

ebrei, istituito a Roma liberata nel<br />

1944 dall’Unione delle Comunità<br />

Israelitiche Italiane.<br />

62. Umberto Terracini presiede l’Assemblea<br />

Costituente, <strong>di</strong>cembre 1947.<br />

62 b. Das verschlossene Tor<br />

Dal libro <strong>di</strong> preghiere ebraico<br />

Machsor Lipsiae, XIV-XV sec.<br />

62 c. Menorah, il candelabro ebraico,<br />

incisione 2001.<br />

<strong>storia</strong>e41

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!