Sette anni e più di storia italiana - EmScuola
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Nomi e storie<br />
Anna Anticoli, Ernesta Fiorentino, Massimo De Benedetti,<br />
Gino Tedeschi, Ascoli Adalgisa, Angelo Moscati,<br />
Fiorella Anticoli, Giuseppe Schenkel... E molti<br />
altri nomi, con accanto una fotografia,<br />
sui fogli colorati <strong>di</strong> un vecchio schedario.<br />
Nella Roma liberata si cominciavano<br />
a raccogliere le prime informazioni<br />
sugli ebrei arrestati. Erano stati<br />
rastrellati, caricati sui treni e portati<br />
chissà dove. Erano scomparsi e non tornavano.<br />
Le persone affluivano all’Unione<br />
delle Comunità israelitiche italiane,<br />
dove il 26 settembre 1944 era stato istituito<br />
il Comitato ricerche deportati ebrei.<br />
Forse, fornendo immagini, dati, circostanze<br />
dell’arresto, sarebbe stato possibile<br />
avere notizie, sapere cosa era successo.<br />
Roma fu liberata il 4 giugno<br />
1944: ancora per molti mesi ebrei, uomini,<br />
donne e bambini, sarebbero partiti<br />
dall’Italia del Nord per Auschwitz,<br />
56<br />
Bergen Belsen, Ravensbrück,<br />
Flossenbürg e Buchenwald.<br />
Il primo elenco dei superstiti <strong>di</strong><br />
Auschwitz giunto a Roma conteneva<br />
solo 50 nomi e “fu un colpo al cuore”:<br />
fu chiaro, a quel punto, che a ritornare<br />
sarebbero stati in pochissimi. Poi, nel<br />
corso dei mesi, le notizie fornite da sopravvissuti<br />
ed ambasciate cominciarono<br />
a definire in parte quanto accaduto: Auschwitz,<br />
le camere a gas, la “soluzione finale”. I dati raccolti<br />
nello schedario assunsero allora un altro principale<br />
scopo: dare un nome ed un’identità agli scomparsi,<br />
ricordarli.<br />
Sessantuno <strong>anni</strong> fa, il 16 ottobre 1943, all’alba, ebbe<br />
inizio nella capitale la razzia degli ebrei. Oltre mille<br />
persone - quelle identificate sono 1023 - furono<br />
deportate ad Auschwitz, ove giunsero la notte del 22<br />
ottobre. Solo 149 uomini e 47 donne superarono la<br />
36<strong>storia</strong>e<br />
27 gennaio<br />
la giornata<br />
della memoria<br />
<strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> e <strong>più</strong><br />
<strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong><br />
<strong>di</strong> Cinzia Villani<br />
“selezione iniziale”: gli altri vennero eliminati subito<br />
nelle camere a gas. Auschwitz non era solo un<br />
centro <strong>di</strong> <strong>anni</strong>entamento per lo sterminio <strong>di</strong> massa<br />
degli ebrei, ma anche un luogo <strong>di</strong> sfruttamento<br />
per il lavoro schiavo: sopravviveva e veniva immesso<br />
nel campo solo quella minima parte dei deportati<br />
<strong>di</strong> un convoglio che poteva tornare utile al lavoro<br />
forzato. Dunque non i bambini piccoli. Anna e<br />
Fiorella Anticoli avevano rispettivamente quattro e<br />
due <strong>anni</strong> quando furono arrestate a Roma e deportate<br />
ad Auschwitz, ove furono uccise all’arrivo il 23<br />
ottobre 1943..<br />
Gino Tedeschi era invece un uomo adulto, mite,<br />
schivo e gentile. Fu arrestato il 2 maggio 1944 ad<br />
Arco, dove viveva, imprigionato nel campo <strong>di</strong> concentramento<br />
nazionale <strong>di</strong> Fossoli e da lì deportato<br />
il 26 giugno 1944 ad Auschwitz, da dove non tornò.<br />
Da Fossoli, il 24 giugno 1944, scrisse ai familiari:<br />
“Carissimi Dopo tre settimane <strong>di</strong> permanenza qui<br />
abbiamo avuto ora l’annuncio che Lunedì si parte<br />
per la Germania. Sto bene, sono pieno <strong>di</strong> coraggio e<br />
<strong>di</strong> speranza riabbracciare tutti i cari amici, il Signore<br />
sia con voi. Vi bacio Gino”.<br />
La mostra<br />
Copia <strong>di</strong> alcune <strong>di</strong> quelle vecchie schede sono esposte<br />
in una ben documentata mostra storica intito-<br />
lata “Dalle leggi antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong><br />
<strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong> 1938-1945”, inaugurata a Roma<br />
il 14 ottobre 2004. Ideata ed organizzata dalla Fondazione<br />
Centro <strong>di</strong> Documentazione Ebraica Contemporanea<br />
<strong>di</strong> Milano, costituisce, come si legge<br />
nel ricco catalogo 1 , la prima esposizione documentaria<br />
interamente de<strong>di</strong>cata alla persecuzione degli<br />
ebrei in Italia. Sono esposti circolari amministrative,<br />
leggi, bollettini, libri, giornali, volantini<br />
antisemiti, pagine <strong>di</strong> registri carcerari, telegrammi,<br />
or<strong>di</strong>ni prefettizi: testimonianze <strong>di</strong> quanto<br />
capillare, ra<strong>di</strong>cale e pervasiva fu la legislazione<br />
antiebraica e quanto <strong>di</strong>ffuso l’antisemitismo. Ma vi<br />
sono anche lettere personali, pagine <strong>di</strong> <strong>di</strong>ario, biglietti<br />
gettati dai treni della deportazione, molte fotografie:<br />
le vicende <strong>di</strong>ventano così in<strong>di</strong>viduali e<br />
personali e si evidenzia quali furono le conseguenze<br />
concrete della persecuzione. O <strong>di</strong><br />
come reagirono gli italiani: chi con in<strong>di</strong>fferenza,<br />
chi con lettere <strong>di</strong> delazioni,<br />
e ne sono esposte degli esempi, chi con<br />
aiuto e soccorso concreti.<br />
Punto centrale dell’esposizione sono<br />
gli <strong>anni</strong> fra il 1938 ed il 1945: dall’emanazione<br />
delle prime leggi<br />
antiebraiche alla Shoah, sino alla Liberazione.<br />
Gli <strong>anni</strong> dell’antisemitismo<br />
<strong>di</strong> Stato sono stati però inseriti in una<br />
<strong>di</strong>mensione cronologica <strong>più</strong> ampia. La<br />
<strong>storia</strong> degli ebrei in Italia ebbe ed ha<br />
un “prima” ed un “dopo”, anche se, è<br />
evidente, la persecuzione antiebraica<br />
del ‘900 ne rappresenta un momento<br />
drammatico, lacerante e cruciale. La<br />
presenza ebraica in Italia, antichissima,<br />
non si esaurisce e non va conosciuta<br />
solo per questi sette <strong>anni</strong>. Questi<br />
vanno poi anche stu<strong>di</strong>ati per le conseguenze,<br />
gli strascichi e le ripercussioni<br />
che inevitabilmente ebbero. Le<br />
leggi razziali non furono neppure “un<br />
masso erratico caduto su un terreno<br />
vergine al <strong>di</strong> fuori <strong>di</strong> ogni precedente<br />
contaminazione”, bensì - scrive lo storico<br />
Enzo Collotti - “il momento <strong>di</strong> massima concentrazione<br />
e condensazione <strong>di</strong> pulsioni, elaborazioni<br />
dottrinali ed esperienze pratiche che non erano<br />
state estranee alle vicende storiche della cultura<br />
<strong>italiana</strong> nei campi <strong>più</strong> <strong>di</strong>versi (dall’antropologia<br />
alla me<strong>di</strong>cina, all’eugenetica, dall’etnologia alla<br />
psicologia, alla demografia, alla geografia, alla<br />
storiografia, alle scienze giuri<strong>di</strong>che)” 2 . Ecco perché<br />
una sezione dell’esposizione è de<strong>di</strong>cata al razzismo<br />
coloniale ed un’altra intitolata “La lunga
durata dell’antisemitismo in Italia”.<br />
E’ una mostra curata e me<strong>di</strong>tata, anche nell’allestimento.<br />
La sede è il complesso del Vittoriano,<br />
celebrativo dell’unità nazionale, non lontano dall’antico<br />
ghetto ebraico. Le leggi “razziali”, con<br />
l’esclusione <strong>di</strong> un parte della popolazione <strong>italiana</strong><br />
dalla vita del paese, ruppero il “patto <strong>di</strong> uguale<br />
citta<strong>di</strong>nanza stretto nel corso del Risorgimento”<br />
3 . La mostra si apre con l’emancipazione civile<br />
e politica concessa agli ebrei e si conclude con<br />
l’immagine <strong>di</strong> Umberto Terracini che presiede, nel<br />
<strong>di</strong>cembre 1947, l’Assemblea costituente. In mezzo<br />
l’Italia che fu, per sette <strong>anni</strong>, un paese ufficialmente<br />
antisemita. La componente ebraica, pur<br />
offesa e decimata, non ne uscì <strong>anni</strong>entata e ritornò,<br />
con fatica e dolore, alla vita, in<strong>di</strong>viduale e nazionale.<br />
Il periodo è ricco e fecondo per quanto riguarda la<br />
produzione storiografica sull’argomento.<br />
Per <strong>anni</strong> la persecuzione<br />
antiebraica in epoca fascista è rimasta<br />
ai margini della ricerca storica<br />
ed anche gli spora<strong>di</strong>ci volumi pubblicati<br />
non mo<strong>di</strong>ficavano in sostanza<br />
il quadro d’insieme: se ne<br />
scriveva e parlava poco, e spesso per<br />
luoghi comuni. “Il problema della<br />
persecuzione contro gli ebrei nell’Italia<br />
fascista - è ancora Collotti che<br />
scrive - è stato a lungo sottovalutato<br />
dalla storiografia <strong>italiana</strong>, che per<br />
troppo tempo lo ha considerato un<br />
tema marginale, secondario, come<br />
se si trattasse <strong>di</strong> un argomento estraneo alla <strong>storia</strong><br />
della società <strong>italiana</strong>” 4 . Ora invece “la ricerca storica<br />
sulla persecuzione antiebraica ha ormai superato<br />
la fase delle indagini conoscitive iniziali ed è<br />
entrata nella fase matura della ricostruzione particolareggiata<br />
e dell’interpretazione” 5 57<br />
.<br />
<strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong><br />
Prima<br />
Nel 1848 fu sancita la piena emancipazione civile<br />
e politica degli ebrei liguri e piemontesi, estesa<br />
poi nel corso del processo <strong>di</strong> unificazione agli altri<br />
ebrei d’Italia. “Il processo <strong>di</strong> costruzione <strong>di</strong> uno<br />
Stato unitario nazionale e in<strong>di</strong>pendente e il processo<br />
<strong>di</strong> emancipazione giuri<strong>di</strong>ca degli ebrei furono<br />
in effetti “paralleli”, o meglio: coincidenti e<br />
intrecciati”. 6 Essi parteciparono in modo sempre<br />
<strong>più</strong> attivo alla vita socioeconomica e politica del<br />
paese. Considerevole era il numero dei matrimoni<br />
misti, alto il livello <strong>di</strong> istruzione ed<br />
alfabetizzazione. Molti ebrei erano impiegati nel-<br />
le amministrazioni statali, quali ministeri e scuole<br />
<strong>di</strong> ogni or<strong>di</strong>ne e grado e nelle libere professioni. Nella<br />
seconda metà dell’800 si assistette ad un progressivo<br />
inurbamento della componente ebraica del paese;<br />
essa tendeva a convergere verso i gran<strong>di</strong> centri<br />
urbani, regionali e nazionali, attratta da nuove<br />
prospettive economiche e sociali. Connotata da una<br />
presenza plurisecolare e, per quanto riguarda<br />
Roma, ininterrotta, la minoranza ebraica in Italia<br />
contava al momento dell’unità 35.000 presenze.<br />
1938-1943<br />
Nel settembre 1938 cominciarono ad essere emanati<br />
i primi provve<strong>di</strong>menti legislativi antiebraici. Via<br />
via gli ebrei non poterono <strong>più</strong> frequentare scuole ed<br />
università, avere alle proprie <strong>di</strong>pendenze domestici<br />
“ariani”, prestare servizio militare; i <strong>di</strong>pendenti<br />
pubblici, cioè gli impiegati statali, provinciali e co-<br />
munali, vennero licenziati e furono vietati matrimoni<br />
ed adozioni “razzialmente misti”. Gli “appartenenti<br />
alla razza ebraica” non poterono <strong>più</strong><br />
svolgere numerose attività impren<strong>di</strong>toriali e commerciali:<br />
esercitare, ad esempio, la professione <strong>di</strong><br />
notaio, perito, avere impieghi nel settore turistico,<br />
alberghiero ed in quello dello spettacolo. In sostanza<br />
fu vietato loro essere me<strong>di</strong>ci, avvocati, geometri,<br />
veterinari, architetti... Non era consentito vendere<br />
oggetti antichi e d’arte, usati e <strong>di</strong> cartoleria, carte<br />
da gioco, articoli ottici, commerciare in preziosi,<br />
far parte <strong>di</strong> cooperative ed allevare piccioni viaggiatori.<br />
Autori e giornalisti ebrei vennero esclusi<br />
dal panorama culturale italiano, pittori e scultori<br />
da mostre ed esposizioni. Gli ebrei non poterono<br />
<strong>più</strong> far parte <strong>di</strong> accademie, società scientifiche e letterarie.<br />
Nel <strong>di</strong>cembre 1938 fu sospesa la pubblicazione<br />
della stampa perio<strong>di</strong>ca ebraica e venne vietata<br />
la macellazione <strong>di</strong> animali secondo l’uso ebraico.<br />
Venne vietato l’accesso alle sale stu<strong>di</strong>o degli Archivi<br />
<strong>di</strong> Stato e, ad esclusione dei “<strong>di</strong>scriminati”,<br />
cioè degli ebrei che si erano <strong>di</strong>stinti per meriti fascisti<br />
o patriottici, alle biblioteche pubbliche. Strade,<br />
istituzioni, moli marittimi e località non potevano<br />
essere intitolati ad ebrei. Sulla stampa nazionale<br />
non poterono <strong>più</strong> comparire avvisi mortuari né<br />
pubblicità <strong>di</strong> <strong>di</strong>tte ebraiche; dagli elenchi telefonici<br />
ed almanacchi vennero eliminati tutti i loro nominativi.<br />
Gli ebrei <strong>di</strong> nazionalità estera non poterono <strong>più</strong> fissare<br />
stabile <strong>di</strong>mora nel regno. Chi vi aveva iniziato<br />
il soggiorno dopo il 1° gennaio 1919 aveva sei mesi<br />
<strong>di</strong> tempo, pena l’espulsione, per emigrare. Venne<br />
inoltre revocata la citta<strong>di</strong>nanza <strong>italiana</strong> concessa<br />
sempre posteriormente a quella data. Per le persone<br />
colpite dalla revoca del permesso <strong>di</strong> residenza e<br />
dal provve<strong>di</strong>mento d’espulsione scattò il <strong>di</strong>vieto <strong>di</strong><br />
lavoro: l’unica fonte <strong>di</strong> red<strong>di</strong>to possibile era svolgere<br />
un’attività clandestina.<br />
Ernesta Bittanti, vedova <strong>di</strong> Cesare<br />
Battisti, espresse nel suo <strong>di</strong>ario lo<br />
sconcerto per le norme contro gli<br />
ebrei. “In Autunno, l’apparire dei<br />
decreti anti-ebraici in Italia. La<br />
grande massa ne è sbalor<strong>di</strong>ta. Non<br />
comprende. La stampa che è tutta<br />
statale, e vuole avere uno spirito<br />
antiebraico, dà uno spettacolo pietoso<br />
ributtante <strong>di</strong> incongruenze,<br />
contrad<strong>di</strong>zioni, spropositi storici,<br />
nefandezze da sciacalli [...]. Lo spettacolo<br />
<strong>di</strong> un pagliaccio ubriaco. Ma<br />
dálli, dálli, dálli, il senso <strong>di</strong> <strong>di</strong>ffidenza<br />
e <strong>di</strong> o<strong>di</strong>o si appiccicherà, si <strong>di</strong>ffonderà<br />
(a nostra vergogna) forse. Non mancano<br />
già i pappagalli ed i malvagi” 7 .<br />
Il 15 giugno 1940, cinque giorni dopo l’entrata in<br />
guerra dell’Italia, il capo della polizia, Arturo Bocchini,<br />
<strong>di</strong>spose l’arresto per gli “ebrei stranieri appartenenti<br />
a Stati che fanno politica razziale”: questi,<br />
si legge nella circolare inviata ai prefetti, andavano<br />
“tolti subito dalla circolazione”. Il provve<strong>di</strong>mento<br />
riguardava gli ebrei <strong>di</strong> nazionalità<br />
germanica, ex cecoslovacca, polacca e gli apoli<strong>di</strong>; i<br />
maschi adulti furono rinchiusi subito in campi,<br />
mentre donne e bambini furono sottoposti al cosid-<br />
56. L’applicazione delle leggi razziali in<br />
Italia: comunicazione a Sabino Lopez<br />
del <strong>di</strong>vieto <strong>di</strong> rappresentazione delle<br />
sue opere, aprile 1940.<br />
57. Scritta sul muro, Verona 1942.<br />
<strong>storia</strong>e37
detto “internamento libero”, ovvero il domicilio<br />
coatto in piccoli comuni. Questa misura <strong>di</strong> polizia<br />
costituì un forte inasprimento della politica<br />
persecutoria contro gli ebrei, principalmente per la<br />
privazione della libertà personale a cui furono sottoposti.<br />
I campi d’internamento, situati nella quasi totalità<br />
in località dell’Italia centrale e meri<strong>di</strong>onale, erano<br />
in prevalenza strutture quali ex conventi, scuole,<br />
fortezze, ville <strong>di</strong> campagna, caserme, e<strong>di</strong>fici a<strong>di</strong>biti<br />
in precedenza a varie finalità; v’erano campi destinati<br />
unicamente a uomini, altri<br />
previsti solo per donne. Le 58<br />
con<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> vita, molto <strong>di</strong>fferenti<br />
a seconda delle varie località,<br />
non erano in alcun<br />
modo paragonabili a quelle dei<br />
Konzentrationslager del<br />
Reich, ma comunque dure ed<br />
umilianti: le costanti limitazioni<br />
alla libertà personale, le<br />
abitazioni per lo <strong>più</strong> degradate,<br />
le con<strong>di</strong>zioni igieniche<br />
precarie, la presenza <strong>di</strong> parassiti,<br />
il riscaldamento insufficiente,<br />
il vitto sempre <strong>più</strong> scarso<br />
per le <strong>di</strong>fficoltà <strong>di</strong> rifornimenti,<br />
rendevano l’esistenza<br />
quoti<strong>di</strong>ana penosa. Gli internati<br />
avevano molte <strong>di</strong>fficoltà<br />
ad adattarsi ad una vita isolata,<br />
costantemente sorvegliata e<br />
monotona; vi era poi l’incertezza<br />
per la sorte dei congiunti<br />
e la costante paura per un futuro<br />
incerto. Per l’internamento<br />
in piccoli paesi, previsto inizialmente<br />
solo per donne e<br />
bambini, vennero scelte in principio località situate<br />
nel Centro e Sud Italia. Dal 1941 anche gli uomini<br />
ebbero la possibilità <strong>di</strong> soggiornare in comuni.<br />
Il campo <strong>più</strong> conosciuto, che ospitò il <strong>più</strong> consistente<br />
numero <strong>di</strong> prigionieri, fu quello <strong>di</strong> Ferramonti<br />
Tarsia. Composto da baracche in materiale legnoso,<br />
era situato in una zona malarica, scarsamente<br />
popolata e priva <strong>di</strong> acqua ad una trentina <strong>di</strong> chilometri<br />
da Cosenza. Grazie all’atteggiamento generalmente<br />
tollerante delle autorità preposte alla sorveglianza,<br />
gli internati poterono dar vita ad un’intensa<br />
vita comunitaria con mense, una biblioteca<br />
circolante con oltre duemila volumi, un<br />
poliambulatorio e tre sinagoghe, una riformata e<br />
due ortodosse. Anche la vita culturale era <strong>più</strong> ricca<br />
38<strong>storia</strong>e<br />
rispetto a quella degli altri campi: furono organizzati<br />
spettacoli teatrali, mostre, conferenze, incontri<br />
e manifestazioni artistiche. Nell’autunno del 1940<br />
fu creata una scuola, frequentata in me<strong>di</strong>a da una<br />
cinquantina <strong>di</strong> allievi fra i sette ed i <strong>di</strong>ciotto <strong>anni</strong>;<br />
vennero organizzate anche delle gite scolastiche,<br />
sempre sotto scorta. Questa baraccopoli ebbe - per<br />
l’ampiezza della popolazione, le sue forme <strong>di</strong><br />
autogoverno e le organizzazioni comunitarie ufficiose<br />
degli internati - alcune analogie con gli antichi<br />
ghetti. Il 14 settembre 1943 il campo, con i<br />
suoi 1500 reclusi, verrà raggiunto dalle avanguar<strong>di</strong>e<br />
dell’esercito alleato.<br />
Il 6 maggio 1942 venne <strong>di</strong>sposta, con alcune eccezioni,<br />
la “precettazione a scopo <strong>di</strong> lavoro”, l’invio<br />
cioè al lavoro coatto per ebrei italiani, sia uomini<br />
che donne, dai 18 ai 45 <strong>anni</strong>. Tale decisione è da<br />
collegare anche al mancato varo del progetto, elaborato<br />
a partire dal 1940, concernente una graduale<br />
ma definitiva espulsione dalla penisola <strong>di</strong> tutti<br />
gli ebrei, stranieri ed italiani, nell’arco <strong>di</strong> un decennio.<br />
La permanenza nella penisola sarebbe stata<br />
vietata agli “appartenenti alla razza ebraica” e<br />
consentita unicamente ai componenti <strong>di</strong> famiglie<br />
“miste”. Per gli ebrei che non avessero lasciato il<br />
paese entro i termini stabiliti era prevista l’espulsione<br />
o, nel caso quest’ultima soluzione si fosse ri-<br />
velata impraticabile, l’assegnazione a “campi <strong>di</strong><br />
colonie <strong>di</strong> lavoro”.<br />
In <strong>di</strong>verse province italiane gli ebrei precettati vennero<br />
addetti a lavori e<strong>di</strong>li ed agricoli, nettezza urbana,<br />
carico e scarico merci, opere <strong>di</strong> bonifica, manutenzione<br />
<strong>di</strong> opere idrauliche; le donne furono impiegate<br />
nella fabbricazione <strong>di</strong> scatole e confezione<br />
<strong>di</strong> <strong>di</strong>vise militari. Nel giugno 1943 il ministero dell’Interno<br />
pre<strong>di</strong>spose l’avviamento al lavoro forzato,<br />
con alcune esenzioni particolari, degli ebrei dai<br />
18 ai 36 <strong>anni</strong> in campi <strong>di</strong> lavoro installati in Lazio,<br />
Lombar<strong>di</strong>a, Veneto e Piemonte. La<br />
caduta del fascismo, il 25 luglio<br />
1943, bloccò l’attuazione della <strong>di</strong>sposizione.<br />
Mussolini aveva già nel 1942<br />
notizie dei massacri compiuti dai<br />
nazisti contro gli ebrei. I <strong>di</strong>versi<br />
canali - stampa internazionale,<br />
corrispondenti <strong>di</strong> guerra, canali <strong>di</strong>plomatici<br />
ed ecclesiastici - fornirono<br />
nel corso dei mesi informazioni<br />
sempre maggiori e dettagliate.<br />
Alcune notizie, non si sa quanto<br />
<strong>di</strong>ffuse, circolavano anche fra la<br />
popolazione. A Santa Valburga in<br />
Val d’Ultimo - così riferì nel gennaio<br />
1943 un informatore<br />
dell’Arbeitsgemeinschaft<br />
deutscher Optanten, l’organizzazione<br />
creata per assistere e consigliare<br />
gli optanti per la Germania<br />
- girava fra i Dableiber, gli optanti<br />
per l’Italia, questa voce: “Juden<br />
[...] werden in <strong>di</strong>e Züge<br />
hineingepfercht un abtransportiert.<br />
Irgendwo draussen, wenn<br />
der Zug in voller Fahrt ist, wird<br />
durch eine Öffnung Gas in <strong>di</strong>e Wagon gelassen<br />
und müssen <strong>di</strong>e Juden so jämmerlich zugrunde<br />
gehen” 8 .<br />
58. I principali campi <strong>di</strong> internamento con<br />
presenza <strong>di</strong> ebrei tra il 1940 e il 1943.<br />
59. Biglietto <strong>di</strong> Emilio Sacerdote dal<br />
Lager <strong>di</strong> Bolzano, 14 <strong>di</strong>cembre 1944.<br />
60.Emilio Sacerdote nel campo <strong>di</strong><br />
Flossenbürg, 1945.
1943-1945<br />
L’8 settembre 1943 fu reso noto l’armistizio firmato<br />
fra Alleati e Italia; fra il 10 ed l’11 settembre Hitler<br />
sud<strong>di</strong>vise il territorio italiano non ancora liberato<br />
dagli Alleati in speciali zone operative e “restante<br />
territorio occupato”. Le zone d’occupazione istituite<br />
furono l’Operationszone<br />
Alpenvorland/Zona d’operazione<br />
Prealpi che includeva le<br />
province <strong>di</strong> Bolzano, Trento e<br />
Belluno e l’Operationszone<br />
Adriatisches Küstenland/Zona<br />
d’operazione Litorale Adriatico,<br />
comprendente le province <strong>di</strong><br />
U<strong>di</strong>ne, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume<br />
ed il territorio <strong>di</strong> Lubiana.<br />
Qui le forze d’occupazione non<br />
gestirono solo, come avveniva nel<br />
restante territorio italiano occupato,<br />
la Militärverwaltung ma pure, con l’ausilio<br />
<strong>di</strong> locali autorità collaborazioniste, l’amministrazione<br />
civile. I due commissari supremi, le massime<br />
autorità civili inse<strong>di</strong>ate, avocarono a sé ogni competenza<br />
per quanto concerneva il destino delle vite<br />
e dei beni degli ebrei, esautorando in sostanza autorità<br />
ed uffici della Repubblica <strong>di</strong> Salò.<br />
In merito ai perseguitati presenti nei territori italiani<br />
non ancora liberati dagli Alleati le cifre sono<br />
le seguenti : 43.000 “appartenenti alla razza ebraica”,<br />
<strong>di</strong> cui circa 33.000 ebrei “effettivi” (Michele<br />
Sarfatti); secondo Liliana Picciotto, invece, gli ebrei<br />
nel settembre 1943 erano<br />
38.807. A questi vanno poi<br />
sottratti circa 500 ebrei salvatisi<br />
raggiungendo le zone<br />
già liberate del paese, nonché<br />
coloro che riuscirono a<br />
raggiungere la Svizzera :<br />
5500-6000 secondo Sarfatti,<br />
6000 per Liliana Picciotto.<br />
I deportati dall’Italia sinora<br />
identificati ammontano<br />
a 68169 59<br />
; si ritiene però furono<br />
arrestate altre 900-<br />
1000 persone, a tutt’oggi<br />
prive <strong>di</strong> identità perché<br />
60<br />
giunte in Italia senza essere<br />
state registrate alle frontiere. Altre 322 persone<br />
morirono in territorio italiano dopo la cattura per<br />
maltrattamenti, ecci<strong>di</strong>, privazioni o suici<strong>di</strong>: fra questi<br />
i 76 ebrei uccisi alle Fosse Ardeatine.<br />
I primi arresti <strong>di</strong> ebrei furono compiuti da elementi<br />
della Wehrmacht o, nel caso dell’Alto A<strong>di</strong>ge,<br />
da una milizia territoriale posta al servizio delle<br />
forze <strong>di</strong> occupazione. In seguito all’avvio da parte<br />
della Repubblica <strong>di</strong> Salò <strong>di</strong> una propria politica<br />
antiebraica, arresti furono eseguiti anche da<br />
italiani, in prevalenza elementi della polizia regolare.<br />
L’articolo 7 del manifesto programmatico - noto<br />
come “carta <strong>di</strong> Verona” - approvato il 14 novembre<br />
1943 nel corso della prima assemblea del Partito<br />
fascista repubblicano definiva gli “appartenenti<br />
alla razza ebraica” come stranieri, appartenenti “a<br />
nazionalità nemica”. Il 30 <strong>di</strong> quello stesso mese il<br />
ministro dell’Interno, Guido Buffarini Gui<strong>di</strong>, emanò<br />
l’or<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> polizia n. 5: esso stabiliva l’arresto<br />
degli ebrei <strong>di</strong> ogni nazionalità, il loro internamento<br />
in campi <strong>di</strong> concentramento provinciali in attesa<br />
che ne venissero approntati <strong>di</strong> “speciali appositamente<br />
attrezzati” ed il sequestro dei loro beni.<br />
Questo provve<strong>di</strong>mento consentì alle autorità italia-<br />
ne, capi delle province e questori, <strong>di</strong> pianificare e<br />
far catturare gli ebrei in tutto il territorio italiano<br />
posto sotto il controllo della RSI. Come ha messo in<br />
risalto Liliana Picciotto, “pur non essendo la RSI<br />
<strong>di</strong>retta responsabile della deportazione degli ebrei,<br />
a partire dal 30 novembre assunse in prima persona<br />
il compito <strong>di</strong> mettere in atto tutte le azioni preli-<br />
minari volte a rintracciarli e arrestarli” 10 . Un ulteriore<br />
provve<strong>di</strong>mento - il decreto legislativo n. 2<br />
“Nuove <strong>di</strong>sposizioni concernenti i beni posseduti da<br />
citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> razza ebraica” del 4 gennaio 1944 - sanciva<br />
il <strong>di</strong>vieto per gli ebrei, stranieri, apoli<strong>di</strong> ed italiani,<br />
<strong>di</strong> possedere beni mobili ed immobili e la loro<br />
confisca, dunque la definitiva<br />
sottrazione, a favore dello Stato.<br />
Nel gennaio 1944 venne or<strong>di</strong>nato<br />
lo scioglimento delle comunità<br />
israelitiche ed il sequestro dei<br />
loro beni.<br />
In seguito all’or<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> polizia<br />
del 30 novembre, alcune strutture<br />
furono impiegate come provvisori<br />
campi <strong>di</strong> concentramento<br />
provinciali: <strong>di</strong> brevissima durata,<br />
vi furono i rinchiusi gli ebrei<br />
dopo la cattura. A questa funzione<br />
vennero a<strong>di</strong>biti, ad esempio, il tempio israelitico<br />
<strong>di</strong> rito italiano <strong>di</strong> Ferrara, un raggio del carcere <strong>di</strong><br />
San Vittore <strong>di</strong> Milano, i locali della casa <strong>di</strong> riposo<br />
ebraica <strong>di</strong> Mantova, Villa La Selva <strong>di</strong> Bagno a Ripoli<br />
per la provincia <strong>di</strong> Firenze.<br />
Nei pressi <strong>di</strong> Fossoli, a pochi chilometri da Carpi, fu<br />
collocato il campo <strong>di</strong> raccolta e <strong>di</strong> transito nazionale:<br />
la scelta cadde su strutture già in funzione<br />
dal 1942 come campo per prigionieri <strong>di</strong> guerra. La<br />
sua data <strong>di</strong> apertura ufficiale fu il 5 <strong>di</strong>cembre 1943.<br />
Nella seconda metà del febbraio 1944 il<br />
Befehlshaber der Sicherheitspolizei-<br />
Sicherheits<strong>di</strong>enst (capo della<br />
polizia <strong>di</strong> sicurezza),<br />
l’SS-Brigadeführer<br />
Wilhelm Harster, avocò a sé<br />
la giuris<strong>di</strong>zione <strong>di</strong> una parte<br />
del campo, che <strong>di</strong>venne<br />
Polizei- und<br />
Durchgangslager: un<br />
campo <strong>di</strong> concentramento<br />
e <strong>di</strong> transito per prigionieri<br />
politici ed ebrei, uomini,<br />
donne e bambini. La maggior<br />
parte dei deportati<br />
“razziali” dall’Italia partì<br />
da qui alla volta <strong>di</strong><br />
Auschwitz e Bergen Belsen.<br />
L’intensificarsi delle azioni partigiane e l’evolversi<br />
della situazione militare - l’avanzata degli Alleati<br />
ed il conseguente arretramento del fronte - resero<br />
Fossoli meno sicura e <strong>più</strong> incerta la formazione<br />
dei convogli da inviare Oltralpe. Harster decise allora<br />
il trasferimento del campo a Bolzano,<br />
nell’Alpenvorland, considerata <strong>più</strong> sicura dal punto<br />
<strong>storia</strong>e39
<strong>di</strong> vista politico e militare. La città era inoltre situata<br />
lungo la linea ferroviaria del Brennero, dunque<br />
in ottima posizione per l’invio <strong>di</strong> deportati nei<br />
campi <strong>di</strong> concentramento del Reich. Quasi certamente<br />
la struttura iniziale, dei capannoni ad uso <strong>di</strong><br />
deposito del Genio civile, era già stata usata in precedenza<br />
come luogo <strong>di</strong> detenzione per prigionieri<br />
politici. Nel Polizeiliches Durchgangslager Bozen<br />
furono rinchiusi ebrei, zingari, partigiani, politici,<br />
prostitute, ostaggi, <strong>di</strong>sertori, renitenti alla leva,<br />
fascisti e militari Alleati.<br />
Gli ebrei, detenuti in un blocco a parte, non venivano<br />
immatricolati. Dario Venegoni ne ha identificati<br />
“poco <strong>più</strong> <strong>di</strong> 360” presenti nel campo; i deportati<br />
“razziali” transitati per il lager alla volta <strong>di</strong><br />
Auschwitz, Ravensbrück e<br />
Flossenbürg furono oltre 200.<br />
Un notevole numero <strong>di</strong> ebrei<br />
rimase in campo sino alla Liberazione:<br />
i costanti bombardamenti<br />
sulla linea ferroviaria<br />
resero impossibile la partenza<br />
dei convogli per i<br />
Vernichtungslager ed i<br />
Konzentrationslager d’Oltralpe.<br />
L’ultimo consistente<br />
trasporto partì alla volta <strong>di</strong><br />
Mauthausen il 1° febbraio<br />
1945.<br />
Emilio Sacerdote, arrestato in<br />
provincia <strong>di</strong> Torino nell’ottobre<br />
1944, venne deportato a<br />
Flossenbürg il 14 <strong>di</strong>cembre <strong>di</strong><br />
quell’anno. Morì a Bergen<br />
Belsen. Così scrisse il giorno<br />
della partenza, forse per rincuorare<br />
le destinatarie: “Caris- 61<br />
sime, lascio oggi Bolzano e<br />
parto per la mia nuova residenza. Di salute sto benissimo;<br />
Vi ho in cuore con me; non posso scrivere<br />
<strong>di</strong> <strong>più</strong>: cari baci, mie adorate - tutti i miei baci<br />
Emilio”.<br />
Nei lager <strong>di</strong> Fossoli e <strong>di</strong> Bolzano furono rinchiuse<br />
persone catturate in quasi tutto il territorio italiano<br />
non ancora liberato dagli Alleati. Gli ebrei fermati<br />
a Trieste, Pola, Fiume, U<strong>di</strong>ne, Gorizia, Sussak, Arbe<br />
e - dopo la <strong>di</strong>sattivazione <strong>di</strong> Fossoli - Padova e Venezia,<br />
vennero invece rinchiusi dall’ottobre al gennaio<br />
1944 nel carcere del Coroneo <strong>di</strong> Trieste e quin<strong>di</strong><br />
nel Polizeihaftlager della Risiera <strong>di</strong> San Sabba. Furono<br />
oltre 1190 gli ebrei deportati da Trieste. Creato<br />
nell’autunno1943 in un complesso <strong>di</strong> e<strong>di</strong>fici a<strong>di</strong>biti<br />
alla pilatura del riso, il lager della Risiera rimase<br />
attivo sino al termine del conflitto. Funzionò come<br />
40<strong>storia</strong>e<br />
campo <strong>di</strong> raccolta e <strong>di</strong> transito per partigiani ed ebrei<br />
destinati alla deportazione, oltre ad essere un luogo<br />
<strong>di</strong> detenzione e punizione per oppositori al nazismo,<br />
resistenti ed ostaggi. Fu l’unico campo dell’Europa<br />
occidentale occupata ad essere dotato <strong>di</strong> un forno<br />
crematorio, utilizzato per eliminare i cadaveri delle<br />
vittime.<br />
Vario fu l’atteggiamento della popolazione <strong>italiana</strong><br />
verso i perseguitati : vi furono partigiani, religiosi,<br />
autorità, citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> varia estrazione, contrabban<strong>di</strong>eri<br />
che misero a repentaglio la propria esistenza<br />
e spesso quella dei loro familiari per aiutare<br />
gli ebrei in pericolo. A Nonantola, in provincia <strong>di</strong><br />
Modena, 73 ragazzi ebrei provenienti da Austria, Germania<br />
Jugoslavia e Polonia vivevano con i loro<br />
accompagnatori in un’imponente casa <strong>di</strong> campagna,<br />
villa Emma. Dopo l’8 settembre, quando le<br />
truppe tedesche avevano già raggiunto il paese, vennero<br />
alloggiati nel seminario e fra le famiglie del<br />
luogo. Ad eccezione <strong>di</strong> un unico ragazzo, si salvarono<br />
tutti, in prevalenza raggiungendo la Svizzera.<br />
Per l’aiuto prestato ai “ragazzi <strong>di</strong> Villa Emma” il<br />
me<strong>di</strong>co condotto <strong>di</strong> Nonantola, Giuseppe Moreali e<br />
Don Arrigo Beccari, l’economo del seminario, sarebbero<br />
stati nominati “Giusti fra le Nazioni”.<br />
Ma vi sono anche storie <strong>di</strong> arresti, collaborazioni,<br />
delazioni. Il catalogo della mostra riporta l’elenco<br />
degli oggetti personali - gioielli, valuta, “un<br />
occhialetto da signora montato in oro” - sequestrati<br />
dalla Milizia confinaria a Guido Levi ed alla consorte<br />
Luigia. Furono arrestati, su segnalazione <strong>di</strong><br />
un “atten<strong>di</strong>bile informatore”, mentre tentavano<br />
<strong>di</strong> oltrepassare il confine italo-svizzero. Deportati<br />
ad Auschwitz il 6 <strong>di</strong>cembre 1943, furono uccisi entrambi<br />
all’arrivo.<br />
Dopo<br />
La Liberazione portò il “ritorno alla vita”, la ritrovata<br />
libertà, la ripresa delle attività comunitarie.<br />
Significò la fine dell’esilio e della fuga, il ritorno. I<br />
sopravvissuti si trovarono però anche a fare i conti<br />
con la per<strong>di</strong>ta <strong>di</strong> parenti ed amici, esperienze traumatiche<br />
subite, d<strong>anni</strong> economici dovuti a sottrazioni,<br />
licenziamenti, saccheggi, spoliazioni, furti,<br />
razzie, cessazioni <strong>di</strong> attività, sven<strong>di</strong>te <strong>di</strong> beni.<br />
La componente ebraica del paese conobbe una considerevole<br />
emorragia demografica:<br />
per le deportazioni,<br />
ma anche per le abiure, le<br />
conversione e l’emigrazione.<br />
Si registrò un’ulteriore decisa<br />
spinta al trasferimento in<br />
gran<strong>di</strong> centri urbani ed un incremento<br />
degli ebrei impiegati<br />
in attività commerciali. Il<br />
reinserimento fu sovente lento<br />
ed accidentato, “tutt’altro<br />
che imme<strong>di</strong>ato e indolore” e<br />
“segnato dalle resistenze <strong>di</strong> alcuni<br />
limitati settori del corpo<br />
sociale e dall’incomprensione<br />
dei <strong>più</strong>, da grande in<strong>di</strong>fferenza<br />
e <strong>di</strong>sattenzione che solo raramente<br />
si traducevano in<br />
aperta ostilità. I sopravvissuti,<br />
scampati alla caccia all’uomo,<br />
non furono riaccolti con<br />
un abbraccio festoso, ma spesso<br />
guardati con sospetto, trattati<br />
con insofferenza, quasi fossero illegittimi<br />
usurpatori coloro che reclamavano la casa o i beni<br />
rubati, il lavoro da cui erano stati allontanati, i <strong>di</strong>ritti<br />
e la <strong>di</strong>gnità che gli erano stati strappati” 11 .<br />
Note<br />
1 Dalle leggi antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong><br />
<strong>storia</strong> <strong>italiana</strong> 1938-1945, Ginevra-Milano<br />
2004.<br />
2 COLLOTTI E., Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali<br />
in Italia, Roma - Bari 2003, p. 5.<br />
3 SARFATTI, Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani<br />
<strong>di</strong> oggi, Torino 2002, p. 6.<br />
4 COLLOTTI E., Il razzismo negato, in id., (a cura<br />
<strong>di</strong>), Fascismo e antifascismo. Rimozioni, revisioni,<br />
negazioni, Roma - Bari 2000, p. 355.<br />
5 PICCIOTTO L., Michele Sarfatti, Dalle leggi<br />
antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong> <strong>storia</strong> <strong>italiana</strong>
1938-1945, in Dalle leggi antiebraiche, p. 13.<br />
6 SARFATTI, Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende,<br />
identità, persecuzione, Torino 2000, p. 5.<br />
7 BITTANTI BATTISTI E., Israel-Antisrael (Diario<br />
1938-1943), Stu<strong>di</strong>o storico <strong>di</strong> Antonino Ra<strong>di</strong>ce,<br />
Calliano (Trento) 1984, p. 52.<br />
8 “Gli ebrei [...] vengono stipati nei treni e<br />
portati via. Fuori da qualche parte, quando<br />
il treno è a piena velocità, viene immesso<br />
del gas nel vagone attraverso un’apertura e<br />
gli ebrei muoiono così fra atroci sofferenze”;<br />
Leopold Steurer, Meldungen aus dem<br />
Land. Aus den Berichten des Eil -<br />
Nachrichten<strong>di</strong>enst der ADO (Jänner - Juli 1943),<br />
in: Sturzflüge. Eine Kulturzeitschrift, a. 9<br />
(1989), n. 29/30, p. 55.<br />
9 Il dato riportato nel libro <strong>di</strong> Liliana Picciotto<br />
è <strong>di</strong> 6806 ebrei arrestati e deportati; a questi<br />
62<br />
Per saperne <strong>di</strong> <strong>più</strong><br />
SPARTACO CAPOGRECO C., Il campo <strong>di</strong> concentramento<br />
<strong>di</strong> Ferramonti, in Tristano Matta (a cura<br />
<strong>di</strong>), Un percorso della memoria. Guida ai luoghi della<br />
violenza nazista e fascista in Italia, Milano 1996,<br />
37-55;<br />
Id., I campi del duce. L’internamento civile nell’Italia<br />
fascista (1940-1943), Torino 2004;<br />
Centro Furio Jesi (a cura <strong>di</strong>), La menzogna della<br />
razza. Documenti e immagini del razzismo e<br />
dell’antisemitismo fascista, Bologna 1994;<br />
COLLOTTI E., Il fascismo e gli ebrei. Le leggi razziali<br />
in Italia, Roma - Bari 2003;<br />
CROSINA M. L., Le storie ritrovate. Ebrei nella provincia<br />
<strong>di</strong> Trento 1938-1945, Trento 1995;<br />
Dalle leggi antiebraiche alla Shoah. <strong>Sette</strong> <strong>anni</strong> <strong>di</strong> <strong>storia</strong><br />
<strong>italiana</strong> 1938-1945, Ginevra-Milano 2004;<br />
DE FELICE R., Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo,<br />
Torino 1993 4 ;<br />
HAPPACHER L., Il lager <strong>di</strong> Bolzano, Trento 1979;<br />
MATTA T. (a cura <strong>di</strong>), Un percorso della memoria.<br />
Guida ai luoghi della violenza nazista e fascista in<br />
Italia, Milano 1996;<br />
MEZZALIRA G., VILLANI C. (a cura <strong>di</strong>), Anche a<br />
vanno aggiunti ulteriori <strong>di</strong>eci nominativi in<br />
prevalenza emersi nel corso <strong>di</strong> ulteriori ricerche<br />
da me condotte; Liliana Picciotto, Il libro<br />
della memoria. Gli ebrei deportati dall’Italia (1943-<br />
1945), Milano20023; p. 28; Cinzia Villani,<br />
Zwischen Rassengesetzen und Deportation. Juden in<br />
Südtirol, im Trentino und in der Provinz Belluno<br />
1933-1945, Pubblicazioni dell’Archivio provinciale<br />
<strong>di</strong> Bolzano, vol. 15, Innsbruck 2003,<br />
pp. 179-196.<br />
10 PICCIOTTO L., Deportazione razziale: la persecuzione<br />
antiebraica in Italia, 1943-45, in Enzo<br />
Collotti, Renato Sandri, Fre<strong>di</strong>ano Sessi (a<br />
cura <strong>di</strong>), Dizionario della Resistenza. Storia e geografia<br />
della Liberazione, Torino 200, vol. I, p.<br />
145.<br />
11 SCHWARZ G., Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell’Italia<br />
postfascista, Roma-Bari 2004, p. 11.<br />
volerlo raccontare è impossibile. Scritti e testimonianze<br />
sul lager <strong>di</strong> Bolzano, Bolzano 1999;<br />
PICCIOTTO FARGION L., La ricerca del Centro <strong>di</strong><br />
documentazione Ebraica contemporanea sugli ebrei<br />
deportati dall’Italia, in Paolo Momigliano Levi<br />
(a cura <strong>di</strong>), Storia e memoria della deportazione,<br />
Firenze 1996, 51-60;<br />
Id., La liberazione dai campi <strong>di</strong> concentramento e il<br />
rintraccio degli ebrei italiani <strong>di</strong>spersi, in Michele<br />
Sarfatti (a cura <strong>di</strong>), Il ritorno alla vita: vicende e<br />
<strong>di</strong>ritti degli ebrei in Italia dopo la seconda guerra<br />
mon<strong>di</strong>ale, Firenze 1998, 13-30;<br />
PICCIOTTO L., Il libro della memoria. Gli ebrei deportati<br />
dall’Italia (1943-1945), Milano 2002 3 .<br />
SARFATTI M., Gli ebrei nell’Italia fascista. Vicende,<br />
identità, persecuzione, Torino 2000;<br />
Id., Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani <strong>di</strong> oggi,<br />
Torino 2002;<br />
SCHWARZ G., Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell’Italia<br />
postfascista, Roma-Bari 2004;<br />
STEURER L., Meldungen aus dem Land. Aus den<br />
Berichten des Eil - Nachrichten<strong>di</strong>enst der ADO<br />
(Jänner - Juli 1943), in: Sturzflüge. Eine<br />
Kulturzeitschrift, a. 9 (1989), n. 29/30, pp.<br />
31-60;<br />
62 b<br />
62 c<br />
VENEGONI D., Uomini, donne e bambini del lager<br />
<strong>di</strong> Bolzano. Una trage<strong>di</strong>a <strong>italiana</strong> in 7809 storie<br />
in<strong>di</strong>viduali, Milano 2004;<br />
VIVANTI C., Storia d’Italia. Gli ebrei in Italia, Annali<br />
11, vol. II Dall’emancipazione a oggi, Torino<br />
1997;<br />
VOIGT K., Il rifugio precario. Gli esuli in Italia dal<br />
1933 al 1945, 2 vol., Firenze 1993 e 1996;<br />
Id., Villa Emma. Ragazzi ebrei in fuga 1940-<br />
1945, Milano 2002.<br />
61. Ebrei italiani scomparsi. Dallo schedario<br />
del Comitato ricerche deportati<br />
ebrei, istituito a Roma liberata nel<br />
1944 dall’Unione delle Comunità<br />
Israelitiche Italiane.<br />
62. Umberto Terracini presiede l’Assemblea<br />
Costituente, <strong>di</strong>cembre 1947.<br />
62 b. Das verschlossene Tor<br />
Dal libro <strong>di</strong> preghiere ebraico<br />
Machsor Lipsiae, XIV-XV sec.<br />
62 c. Menorah, il candelabro ebraico,<br />
incisione 2001.<br />
<strong>storia</strong>e41