Anno 123 - N. 3 - Marzo 2007

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Anno 123 - N. 3 - Marzo 2007

Anno 123 - N. 3 - Marzo 2007

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IL ROSARIO

E LA NUOVA POMPEI

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Direttore responsabile

Angelo Scelzo

Vice direttore

Pasquale Mocerino

Coordinatore

Loreta Somma

Redazione:

G. Adamo, C. Cozzolino, M. D’Amora,

G. Gargiulo, L. Leone, G. Lungarini,

A. Marrese, G. Ruggiero, G. Russo,

F. P. Soprano

Hanno collaborato:

D. Busolini, A. Casciano, G. Cento,

S. Cipriani, M.N. Cuomo, A. Di Vittorio,

L. Giacco, V. Laus, C. Liberati,

F. Mariano, G. Striano

Grafica:

Carlo Valvini

Videoimpaginazione:

Mario Curtis, Emanuele Valvini

Fotografie:

G. Angellotto, A. Di Paolo, A. Di Stefano,

T. Lepera, A. Mari, O. Pescina, F. Rizzo

Carta: Burgo

Stampa: Arti Grafiche Boccia S.p.A.

Anno 123

Marzo 2007 - n. 3

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Febbraio 2007

Di questo numero sono state

stampate 265.000 copie

Associato all’USPI

(Unione Stampa Periodica Italiana)

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Sommario

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L’Amore di Dio unico

fondamento di una società

in cerca di valori

di ANGELO SCELZO

La concretezza della fede

di Maria Santissima

di CARLO LIBERATI

Il Ministro Rutelli a Pompei

per il restauro della Basilica

di LORETA SOMMA

I Fratelli delle Scuole Cristiane

da cent’anni a Pompei

di ANTONIO CASCIANO

Buon compleanno

San Pietro

di DARIO BUSOLINI

In Brasile e in Argentina

sulle orme di Maria

di ANTONIO MARRESE

San Pietro «capo»

della primitiva chiesa

di SETTIMIO CIPRIANI

Maria, questi ragazzi

sono i tuoi figli

di GIOSY CENTO

Una devozione dal carattere

cristologico per un cammino

comunitario del popolo di Dio

di FRANCESCO PAOLO SOPRANO

Generosi testimoni della luce

e della verità di Gesù Cristo

di MARIA NEVE CUOMO

“Volgeranno lo sguardo a Colui

che hanno trafitto” (Gv 19, 37)

Messaggio di Benedetto XVI

per la Quaresima 2007

Anno 123 - Numero 3

Marzo 2007

Amare e desiderare la vita:

l’impegno del nostro Santuario

di GENNARO GARGIULO

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 2–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [98]

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Festainsieme per il Beato

e la famiglia

di VINCENZO LAUS

Rosario News

a cura di GIIUSEPPINA STRIANO

XXI Meeting dei Giovani

Alla scuola di Maria

per imparare ad amare

di GIOVANNI RUSSO

Latina e Striano

accolgono la Madre

di ANTONIO MARRESE

Pellegrini del Rosario

di MARIDA D’AMORA

I loro nomi sono scritti

nei cieli

di FRANCESCO MARIANO

Grati alla Madonna

e al beato Bartolo Longo

a cura di CIRO COZZOLINO

I nostri lettori

ci scrivono

a cura di AUGUSTO DI VITTORIO

In Libreria

a cura di LUCIO GIACCO

Èil titolo della prima enciclica, ma

«Deus Caritas est» va sempre

più considerata come la verità

assoluta dalla quale Papa Benedetto fa

scaturire ogni atto e ogni parola del

suo pontificato. È straordinario - e

perfino affascinante - assistere ai

diversi modi in cui Benedetto XVI

riesce a declinare, dal piano teologico

a quello pastorale, il primato

dell’amore di Dio. Al mondo

tecnologico e globalizzato del terzo

millennio, Papa Benedetto sta

riproponendo di riprendere in mano,

per scolpirla nel cuore, la Tavola della

legge; e rileggerla in senso

primordiale, a partire dal primo e più

Editoriale

L’Amore di Dio unico fondamento

di una società in cerca di valori

decisivo dei comandamenti. Da

autentico profeta dell’amore di Dio,

Benedetto XVI è come la voce

dell’anima di un’umanità inquieta, a

tratti perfino disperata, ma sempre in

ricerca anche quando cerca di

allontanare da sé ogni condizione che

metta in forse le proprie presunte

certezze.

La via che Benedetto continua a

indicare è sul versante opposto: la

certezza, assoluta e immodificabile, è

l’amore di Dio consegnato e affidato

all’uomo senza limiti né riserve. Un

amore gratuito, senza obbligo di

contropartita, ma che, una volta

liberamente accettato, dilata ogni altra

risorsa fino a cambiare il volto

dell’umanità intera. Anche nell’era di

internet e della rivoluzione

tecnologica, niente può essere

assimilato alla forza dell’amore. Un

segno dei tempi è nel fatto che

occorre, talvolta, qualcuno in grado di

ricordare e ridestare una tale verità nel

cuore dell’uomo e nella coscienza dei

popoli: e questo è, in maniera sempre

più chiara, il tempo segnato da

Benedetto. Un tempo forte, ricco di

sfide su molte frontiere dove tutto

sembra messo alla prova, dove anche

alla verità si chiede di avere i

documenti in regola, visto che niente è

dato per scontato. La società del

dubbio non ammette lasciapassare;

è la tolleranza il massimo dei valori

possibili e consentiti.

La Chiesa di Papa Benedetto sfodera a

tutto campo le bandiere dell’amore di

Dio per l’uomo e non mostra timore di

issarle come simboli di salvezza e di

rigenerazione per l’umanità intera.

È come un nuovo inizio per tornare a

rivelare al mondo una verità

■ di ANGELO SCELZO

indivisibile, perché di tutti.

È il tempo della Quaresima a portarci

su questa strada, attraverso le parole di

Benedetto. La Quaresima è cammino di

penitenza, ma anche percorso che

conduce, attraverso la Croce,

all’apoteosi della Risurrezione. Ed è

sulla Croce che si rivela, quella che

Papa Benedetto chiama la «potenza

incontenibile della misericordia del

Padre celeste». L’amore di Dio per gli

uomini - è questa l’essenza non solo

del messaggio ma di tutta la

predicazione di Papa Benedetto - è

fatto di una potenza incontenibile.

Come è necessario all’uomo, così, in

un certo senso, un tale amore appare

indispensabile a Dio stesso. In questa

luce, e da queste altezze, occorre

inquadrare ogni vicenda che,

chiamando in causa l’uomo, il suo

agire, chiama in causa anche la

Chiesa.

La dignità di un essere amato da Dio

più che grande è incommensurabile.

Preservare la dignità di ogni uomo, a

partire dai più indifesi, è il modo

concreto per esaltare l’amore che

Dio gli offre. Tutto questo ha

qualcosa, anzi molto, a che vedere

anche con le vicende che,

ultimamente, hanno portato alla

presentazione di un progetto di legge

sulla regolamentazione delle coppie di

fatto. Le vicende politiche hanno un

loro corso di svolgimento e, a ogni

passaggio, sta diventando quasi

obbligatorio reclamare il valore della

laicità dello Stato. Dietro questa

bandiera può talvolta esserci il vuoto,

ma ciò sembra preoccupare davvero

poco chi continua a issarla a ogni

passo.

Il problema sul tappeto riguarda, nella

circostanza, la famiglia, e va notato

che è proprio intorno a questa

fondamentale cellula della società -

così come afferma la Costituzione

italiana - che continuano ad

ammassarsi molti arnesi da scasso.

L’esigenza reale sarebbe quella di

mettere mano a a una serie di aiuti e di

misure concrete per favorirla e

promuoverla; la realtà è invece quella

di una controfigura pronta a surrogarla

e certamente a contrastarla, se non

altro sul piano degli orizzonti e delle

prospettive culturali. Non si tratta di

problemi secondari per il Paese. E

sappiamo bene di non parlare di un

Paese interamente cattolico e

confessionale. La salvaguardia della

famiglia non è soltanto - o tanto - un

problema di carattere religioso, ma

soprattutto sociale. È la società che va

salvaguardata. E questo è certamente

un compito che spetta alla politica. Ma

ad una politica alta. Se riesce ad

esserlo.

La Chiesa ha invece mille altri modi

per esercitare questa sua primazia

educativa. Pompei continua a

sperimentare la bellezza e anche

l’efficacia di una presenza

particolarmente importante e, anzi,

preziosa. Da cento anni i Fratelli delle

Scuole Cristiane continuano ad

esercitare il proprio ministero di guida

e di formazione a vantaggio delle

giovani generazioni. Un traguardo di

grande significato e rilievo che segna

una tappa memorabile per la Pompei

di Bartolo Longo.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 3–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [99]


La concretezza della fede

di Maria Santissima

Maria è la Vergine

dell’ascolto, modello per

chi vuole accogliere la Parola di

Dio. È un modello di concretezza.

Cos’è la concretezza? L’opposto

dell’abbandonarsi ai sogni (cfr.

Maria, aurora di speranza–

Elledici – Torino 2006 di

Emanuela della Trinità e M.

Gobbin). Già San Giacomo ci

ammonisce: “Siate di quelli che

mettono in pratica la parola e non

soltanto ascoltatori illudendo voi

stessi” (Gc 1, 23).

L’illuso è uno che manca di

concretezza. L’illusione nasce

dall’entusiasmo che non ha

fondamento solido. Quando Gesù

spiega la parabola del seminatore

(Lc 8, 5-15) e parla del seme

caduto sulla pietra, si riferisce a

quelli che ascoltano con gioia, ma

non avendo un terreno idoneo, il

seme non nascerà mai. In Maria

SS.ma il seme della Parola di Dio

cade in una intelligenza e in un

cuore dove germina in modo

incomparabile.

La concretezza è il giusto rapporto

tra ascolto, decisione e azione.

Maria è concreta: ascolta ,

decide, agisce. Che cosa

ascolta? Si tratta di un fatto

sorprendente. “Elisabetta, tua

parente, nella sua vecchiaia ha

concepito un figlio e questo è il

sesto mese… nulla è impossibile a

Dio” (Lc 1, 36-37). Maria ha

ascoltato, ha recepito il significato

profondo dell’avvenimento.

Maria decide . Ha riflettuto,

dopo essersi chiesta nel

✠ CARLO LIBERATI

“Sacra conversazione”, di Palma il Vecchio, Collezione Thyssen-Bornemisza, Madrid.

brano precedente di Luca

(1, 34-35), l’Annunciazione, il

significato vero del saluto, decide.

“Eccomi... avvenga di me quello

che hai detto” (Lc 1, 38).

La concretezza è obbedienza alla

verità, è risposta ad una chiamata,

esprime disponibilità a vivere con

fatti concreti ciò che si è capito.

Maria agisce. Maria SS.ma ha

così chiaro nel cuore ciò che

vuole fare che la sua concretezza

non si ferma davanti a niente e a

nessuno. Il Card. C. M. Martini

esprime molto bene questo aspetto

della fede in Maria

(cfr. C. M. Martini in La donna

della riconciliazione - Piemme

1985, pp. 16-20).

Si tratta della capacità di intuire

ciò che va fatto adesso, subito:

è il rifiuto dei discorsi astratti

e inconcludenti; è l’accoglienza

del mistero dell’altro,

dei rapporti interpersonali,

del vivere in pienezza il momento

presente.

I ritardi, i rinvii ci logorano, ci

marciscono dentro. L’uomo che

non è concreto, è diviso.

L’armonia fiorisce sempre

all’interno della persona che sa

unire l’occhio e l’orecchio

con il cuore e la mano.

La persona concreta fa

combaciare ciò che ha capito con

ciò che fa, sapendo quanto

sarebbe pericoloso non fare ciò

che va fatto e ciò che è giusto

e vero.

In Maria SS.ma c’è una

concretezza di fede luminosa.

Del resto il bene esiste, nel mondo,

solo se è concreto. Il bene vero è

realizzazione concreta al massimo

grado del bene effettuabile con

amore in quella data situazione.

Maria SS.ma lo realizza tutto

e con gioia.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 4–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [100]

Il Ministro

Francesco Rutelli

a Pompei

per il restauro

della Basilica

Il titolare del dicastero per i Beni e le

Attività Culturali ha risposto all’invito

di Mons. Carlo Liberati ed ha

espresso la propria disponibilità a

collaborare per riportare il Santuario

di Pompei al suo originario splendore.

■ di LORETA SOMMA

Venerdì 9 febbraio un pellegrino d’eccezione è stato

accolto, dal Vescovo e dai suoi più stretti collaboratori,

nel Santuario della Madonna del Rosario.

Accompagnato dal Direttore Regionale per i Beni

Culturali e Paesaggistici della Campania, Dott. Stefano

De Caro e dal Sindaco della città mariana, Avv. Claudio

D’Alessio, il Vice-Premier e Ministro per i Beni e le Attività

Culturali, On. Francesco Rutelli, ha visitato la Basilica

di Pompei, potendo, così, vedere di persona i numerosi

elementi artistici che necessitano di urgenti restauri:

affreschi, mosaici, zoccolature e pavimenti. Tale situazione

è dovuta a lesioni, ad alterazioni cromatiche e a danni

causati da infiltrazioni di acqua. Fin dal 2005, Mons. Liberati

ha lanciato, anche attraverso la nostra rivista, una

sottoscrizione presso i devoti della Madonna di Pompei

di tutto il mondo per raccogliere fondi per cominciare i

lavori di restauro.

Dopo i grandi lavori di ampliamento, voluti da Mons.

Antonio Anastasio Rossi, ed effettuati negli anno ’30, che

trasformarono significativamente il nostro santuario, nel

corso del tempo, più volte sono stati fatti piccoli lavori di

restauro, all’interno ed all’esterno della basilica. In occasione

del Grande Giubileo dell’anno 2000, ad esempio, è

stato possibile effettuare il completo restauro della facciata

della basilica, dedicata alla Pace Universale e inaugurata

il 5 maggio 1901, e la costruzione di una rampa per

l’abbattimento delle barriere architettoniche. All’interno,

sono stati realizzati: una nuova Cappella dedicata al beato

Bartolo Longo, adiacente il santuario e, quindi, più

facilmente accessibile; la nuova Sala delle Confessioni e

moderni impianti di illuminazione e di climatizzazione.

Ma i lavori da effettuare adesso riguardano circa il 50%

delle pareti interne del Santuario.

Il Ministro Rutelli ha assicurato il proprio personale

interessamento affinché, alla cifra raccolta finora, sia aggiunto

un cospicuo finanziamento statale per far sì che al

più presto si possa cominciare la necessaria e non più prorogabile

opera di restauro.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 5–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [101]


1907-2007 I Fratelli delle Scuole

Con il convegno

sul centenario

sono iniziate le

celebrazioni per il

secolare impegno

educativo dei

Fratelli delle

Scuole Cristiane

nella cittadina

mariana.

La gratitudine

degli ex alunni

e della comunità

ecclesiale e civile.

■ di ANTONIO CASCIANO

non ho mai potuto togliermi

“Io

dalla mente il pensiero e dal cuore

il desiderio di veder qui, alla

direzione dell’Ospizio per i figli dei carcerati,

i Fratelli delle Scuole Cristiane. E

ne ho avuta ragione perché il tempo e

l’esperienza mi hanno sempre meglio

fatto intendere il bene che sarebbe effetto

della loro presenza e delle loro cure”.

Queste le parole pregne di vibrante

speranza che il cuore del beato Bartolo

Longo effondeva trepidante in una missiva

del 19 febbraio 1894 all’allora Visitatore

Provinciale Fratel Casimiro Antoniotti.

Si trattava, invero, di riflessioni che

giungevano al termine di una lunga serie

di tentativi epistolari databili tra il

1891 e il 1894, compiuti dal Beato presso

i superiori della Congregazione voluta

da San Giovanni Battista de La Salle,

aventi tutti ad oggetto la medesima richiesta:

ottenere lo stabile insediamento

di una comunità di Fratelli a Pompei, alla

guida educativa dell’opera sociale più

cara al suo cuore: l’Ospizio.

Il Beato dovette attendere infatti tredici

lunghissimi anni prima di veder realizzato

il suo antico sogno: il 14 agosto

del 1907, i primi tre religiosi fecero il

loro ingresso nell’Istituto di Pompei;

passarono mesi e i Fratelli Carissimi, come

era solito chiamarli il Beato, assunsero

la direzione dell’Ospizio: era il 1°

ottobre del 1907.

L’inizio del 2007 ha dunque segnato

il compimento di un secolo di instancabile

attività pedagogica, formativa, educativa

svolta dai Fratelli a Pompei: la riconoscenza

verso quanti sono oggi chia-

mati a custodire la secolare memoria di

tale provvidenziale presenza e a gestire

i frutti che essa ha sapientemente prodotto

nel corso dei decenni, hanno trovato

adeguata espressione nell’organizzazione

di un calendario di iniziative in

programma per questo anno, cui è stato

dato avvio con il Convegno del Centenario,

svoltosi il 3 febbraio scorso, nella

suggestiva cornice del Teatro “Di Costanzo-Mattiello”.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 6–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [102]

Cristiane da cent’anni a Pompei

I partecipanti, ritrovatisi nel cortile

dello stesso, in attesa dell’inizio dei lavori,

hanno potuto piacevolmente intrattenersi

con le note di diversi inni eseguiti

dal complesso bandistico “Bartolo Longo

- Città di Pompei”, diretto dal M°

Francesco Federico. In seguito, si sono

esibiti anche i Gruppi Coreografici “Pon-

Pon” e “Majorettes” della Scuola Primaria

Paritaria “Bartolo Longo”.

A dare inizio ai lavori, un breve in-

dirizzo di saluto del Vicario generale

della Chiesa di Pompei, Mons. Pasquale

Mocerino, che nel ringraziare le autorità

civili e religiose presenti e tutti gli

intervenuti, ha inteso ripercorrere celermente

le tappe che portarono all’insediamento

della prima comunità di Fratelli

a Pompei, nel 1907, esprimendo,

in forma di accorato elogio, i ringraziamenti

di tutta la Chiesa di Pompei.

Il canto solenne del “Te Deum” di

Pompei: Teatro Di Costanzo-Mattiello.

Siamo al termine del convegno

ed è il momento dei ringraziamenti.

L’organizzazione ha voluto omaggiare gli

ospiti con alcuni ricordi del centenario.

Al centro della foto il Vescovo-Prelato

di Pompei e Delegato Pontificio,

Mons. Carlo Liberati; alla sua sinistra

il Superiore Generale dei Fratelli delle

Scuole Cristiane, Fr. Alvaro Rodriguez

Echeverria, e Fr. Bartolo Parisi, attuale

Direttore del Centro Educativo Bartolo

Longo e Preside del Liceo Pedagogico e

dell’Istituto Professionale del polo

scolastico del Santuario. Da sinistra,

alcuni Direttori del Centro, responsabili

negli anni passati dell’educazione e

formazione di centinaia di ragazzi:

Fr. Giorgio Proietti (1995-2003), Fr. Mauro

Spinelli (2003-2005), Fr. Domenico Anzini

(1991-1995). Dopo di lui, Fr. Filippo Rizzo,

attualmente Vice Preside del dell’Istituto

Professionale e della Scuola Media

del polo scolastico del Santuario,

Coordinatore del Centro diurno

e del Convegno per il Centenario.

In basso, le Majorettes e le Pon-Pon della

Scuola Primaria, insieme al Complesso

Bandistico “Bartolo Longo-Città di

Pompei”, hanno animato l’accoglienza

degli ospiti nei momenti che hanno

preceduto l’inizio del Convegno.

Lorenzo Perosi, magistralmente eseguito

dal “Coro Pompeiano”, sotto la direzione

del M° Don Francesco Di Fuccia,

ha voluto celebrare l’opera di Dio attraverso

il loro insostituibile servizio. A

seguire l’esecuzione di alcune strofe del

canto intitolato “Cent’anni a Pompei”,

scritto per l’occorrenza da Mons. Baldassarre

Cuomo e musicato dal M° Federico.

Quindi è intervenuto il Vescovo

Prelato di Pompei, Mons. Carlo Liberati,

che con commozione ha ricordato

gli sforzi compiuti dal Beato perché

fosse pienamente realizzata la volontà

di Dio a Pompei.

L’intervento del Sindaco della città,

Avv. Claudio D’Alessio, è stato, invece,

incentrato sul ricordo degli anni di gioventù,

quando, frequentando presso l’Istituto

le Scuole Elementari, ha potuto

personalmente confrontarsi con il metodo

pedagogico dei Fratelli e fare propri

i valori da essi propugnati nell’insegnamento.

A seguire il breve, ma significativo,

saluto del Superiore Generale dei Fratelli,

Alvaro Rodriguez Echeverría, accompagnato

dal Consigliere Generale,

Juan Pablo Martín, che ha sottolineato

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 7–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [103]


con la sua presenza la rilevanza dell’evento

in corso ed ancor più del particolare

momento di transizione che si

appresta a vivere l’Istituto, in ragione dei

mutamenti normativi intervenuti.

Come non menzionare poi i saluti calorosi

fatti pervenire dal Presidente della

Repubblica, Giorgio Napolitano, che

ha avuto parole di stima profonda per il

servizio prestato dai Fratelli, nonché quelli

partecipati dal Ministro della Giustizia

Clemente Mastella, che ha fatto menzione

dei ricordi ancora vividi che lo

legano ai Fratelli, in ragione della sua esperienza

di studio e di fede vissuta presso

il Collegio La Salle di Benevento, negli

anni della gioventù.

Il ciclo di relazioni si è aperto con le

riflessioni del Visitatore Provinciale, Fratel

Donato Petti, che ha focalizzato il te-

ma sempre attuale dell’emergenza educativa.

Le ricerche sociologiche confermano

puntualmente la sostanziale difficoltà

dei genitori di provvedere all’educazione

dei propri figli, per un’imperante

cultura edonistica, consumistica e relativistica,

che si fa strada nel cuore delle

giovani generazioni attraverso i mass

media.

Il dottor Pasquale Andria, Presidente

del Tribunale per i Minorenni di Potenza,

da esperto conoscitore delle dinamiche

sociali che originano il disagio talvolta

criminale dei giovani, ha sottolineato

l’importante connessione, confermata

da dati statistici, esistente tra le

varie forme di delinquenza minorile e i

deficit educativi, tra analfabetismo e devianza.

La risposta organizzata da parte

dello Stato in termini di sanzione, sep-

pure informata oggi ai principi della funzione

rieducativa e risocializzativa della

pena, è di per sé insufficiente: da qui l’irrinunciabile

validità ed efficacia dell’attività

educativa parallelamente svolta da

agenzie sociali specifiche, tra le quali rivestono

tradizionalmente una particolare

importanza gli istituti diretti dai Fratelli

delle Scuole Cristiane.

Una pausa musicale offerta dal quintetto,

composto da clarinetto ed archi,

diretto dal M° clarinettista Mauro Caturano,

insegnante presso l’Istituto, ha

intrattenuto i presenti con l’Opera 34 in

SI Bemolle di Carl Maria von Weber.

Nella seconda parte del convegno

hanno preso la parola altri rappresentanti

della congregazione lasalliana. Fratel

Mario Presciuttini ha offerto una panoramica

storica sui contatti intercorsi tra

i Fratelli ed il Beato dal 1894 fino al

1926, anno della sua morte. Un intenso

carteggio epistolare prima, sfociato,

poi, nell’assiduità quotidiana di relazioni

personali con i Carissimi, intessute

di reciproche attestazioni di stima,

che avrebbero dapprima condotto i Fratelli

al conferimento al Longo del titolo

di affiliazione all’Istituto dei Fratelli

delle Scuole Cristiane, e poi il Beato, in

occasione del quindicesimo anniversario

dell’arrivo a Pompei della Famiglia

Lasalliana, ad osservare, con sincero

ed inalterato trasporto, come: “... in quest’ammirabile

Ordine tutte le competenze

magisteriali, tutte le abilità educatrici,

sono fuse insieme con lo zelo e l’amore

che sono propri dell’apostolato cristiano”.

E più oltre: “I Fratelli delle Scuole

Cristiane svolsero meravigliosamente i

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 8–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [104]

La mostra del centenario

Nell ambito delle manifestazioni celebrative

per il primo Centenario della presenza dei Fratelli

delle Scuole Cristiane a Pompei, stata programmata,

per il prossimo mese di maggio, una

mostra di testimonianze offerte da quanti sono

in possesso di ricordi, foto, oggetti e documenti

vari.

La consegna del materiale documentario, di

cui la Direzione assicura la massima cura, deve

avvenire non oltre il 31marzo 2007.

Per informazioni rivolgersi a:

FRATEL FILIPPO RIZZO

Via Sacra, 39 - 80045 Pompei (NA)

Tel. 0818631177 - Fax 081 8634156

Prof. LUIGI AVELLINO

Via S. Abbondio, 53 - 80045 Pompei (NA)

Tel. 081 859.91.19

capisaldi del nostro programma educativo

e li perfezionarono sposandoli al loro

metodo due volte secolare”.

Un ex Direttore dell’Istituto, Fratel

Rodolfo Meoli, ha curato un’assai puntuale

raccolta di dati statistici relativi

alla secolare presenza dei Fratelli a

Pompei e dei numerosi laici da sempre

orbitanti intorno all’Istituto. Così, passando

in rassegna i dati raccolti da

Fratel Rodolfo, possiamo considerare il

numero di anni che tutti i Fratelli passati

per Pompei, italiani, ma anche francesi,

tedeschi, austriaci, greci ed eritrei

perfino, hanno complessivamente dedicato

all’Istituto, ben 2.313, oppure scorrere

i nomi dei 22 Direttori che si sono

succeduti dal 1907 ad oggi, o dei Fratelli

che hanno superato i 25 anni di permanenza

a Pompei, fino al nome di Fra-

Sopra, nell’intermezzo musicale tra la

prima e la seconda parte del Convegno,

il “Quartetto d’archi” diretto dal M° Mauro

Caturano, esegue, il “Quintetto

in SI Bemolle. Opera 34 per clrarinette

quartetto d’archi” di Carl Maria von Weber.

Nella pagina a fianco, in alto, il “Coro

Pompeiano”, diretto dal M° Don Franco

Di Fuccia, esegue il “Te Deum”

di Lorenzo Perosi e l’inno “Cent’anni

a Pompei” scritto per l’occasione.

In basso, da sinistra, durante il loro

intervento: Fr. Donato Petti, Visitatore

della Provincia Italia, il Dott. Pasquale

Andria, Presidente del Tribunale

per i Minorenni di Potenza,

Fr. Mario Presciuttini, esperto di studi

lasalliani e di catechetica, e Fr. Rodolfo

Meoli, Postulatore Generale della

Congregazione e Procuratore presso

la Santa Sede, già Direttore dell’Istituto

di Pompei dal 1983 al 1991.

tel Ubaldo Narcisi, che ha dedicato ben

51 anni della sua vita ai ragazzi ospitati

presso l’opera di carità longhiana.

Come non considerare, infine, alcuni

Direttori che tanto bene hanno fatto

alla città di Pompei, che conserva grata

la memoria dei meriti civili da essi conseguiti:

Fratel Adriano Celentano, il cui

nome è legato principalmente al conseguimento

del titolo di Comune, nel 1928,

merito che gli sarebbe valso il conferimento

della cittadinanza onoraria, l’intitolazione

di una strada e di una scuola e

l’erezione di un monumento; Fratel Costanzo

Daudet, architetto, autore del progetto

per il completamento dell’interno

della Cappella e del Teatro dell’Istituto,

ideatore del monumento ai Caduti, tuttora

nella Piazza Bartolo Longo e dell’attuale

stemma della città di Pompei;

Fratel Regolo Battaglini, autore di numerosi

inni e poesie dedicati alla Madonna,

al Beato e alla città di Pompei;

Fratel Nicolino Sicignano, cittadino pompeiano,

organista del Santuario fin dalla

giovanissima età.

L’intervento di chiusura è stato affidato

a Fratel Bartolo Parisi, attuale Direttore,

che ha esposto le attività oggi

svolte nel Centro. La proposta formativa

si articola su due livelli: la Scuola

Cattolica che, in consonanza perfetta

con lo spirito lasalliano, mira all’educazione

integrale della persona umana, curandola

in ogni bisogno e aiutandola in

tutte le sue manifestazioni, senza distinzione

alcuna tra i diversi ceti sociali, se

non nel senso della gratuità dei servizi

offerti ai più bisognosi; il “Centro Diurno

Polifunzionale” esprime, invece, al

meglio la sintesi degli ideali educativi

pensati dal Beato e dal santo Curato di

Reims.

La chiusura dei convitti a partire dal

31 dicembre 2006, disposta dalla Legge

149/2001, ha rappresentato una nuova

importante sfida per i Fratelli e per la Delegazione

Pontificia che, con formidabile

unità di intenti, si sono predisposti ad

affrontarla con una sollecitudine che ha

consentito loro di anticiparsi sui tempi

dettati dalla legislazione nazionale. Così

l’inizio dell’anno scolastico 2006/07

ha coinciso con l’iscrizione e la contestuale

diuturna frequentazione al Centro

Educativo di circa cento ragazzi, di età

compresa tra i 5 ed i 18 anni, normalmente

provenienti da situazioni familiari

difficili.

Ad multos annos Fratelli carissimi!

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 9–

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [105]


La basilica vaticana

ha compiuto

cinquecento anni.

Una mostra allestita

nel Braccio di

Carlo Magno

ne racconta la

meravigliosa storia

di arte e di fede.

Tutto ebbe inizio da due buche su

una collina di periferia. La buca vicino

allo stadio nella tenuta di Nerone

sul Vaticano, dove duemila anni fa

fu deposto il corpo martirizzato dell’Apostolo

Pietro, intorno alla quale Costantino

costruì la prima basilica in suo onore,

e quella, poco distante dalla tomba

petrina, nella quale Papa Giulio II, il 18

aprile 1506, pose la prima pietra, contrassegnata

da una croce, dell’enorme chiesa

che ammiriamo adesso, avendo deciso di

demolire l’altra perché alcune parti stavano

andando in rovina. Alla costruzione

del nuovo San Pietro lavorarono i più illustri

architetti e artisti del Rinascimento

e del Barocco, impegnati nell’arduo compito

di coniugare l’altezza del loro genio

con la limitatezza dei mezzi e delle risorse,

senza mai dimenticare che ogni particolare

della costruzione avrebbe dovuto

sempre valorizzare la memoria dell’Apostolo

e rispondere alle esigenze liturgiche

e al flusso dei pellegrinaggi.

Il cinquecentenario di questa straordinaria

impresa artistica e religiosa è stato

ricordato in Vaticano con convegni, concerti,

emissioni di francobolli e monete

e con l’interessante mostra “Petros eni -

Pietro è qui” (iscrizione graffita su un minuscolo

frammento d’intonaco del luogo

della tomba di Pietro), allestita dalla

Fabbrica di San Pietro (l’Ente che tuttora

cura la manutenzione della Basilica) nel

Braccio di Carlo Magno, appena conclusa.

«Non c’è niente al mondo che sia anche

lontanamente paragonabile al San Pietro

in Vaticano. Oggi come ieri e forse

oggi più di ieri, la vista del colonnato e

della cupola “t’intontisce e te fa perde

er fiato”, per dirla con le parole del poeta

romano Gioacchino Belli. Eppure tutto

è nato dal modesto manufatto funerario

che certifica essere qui, sotto i nostri

piedi, in asse con la cupola di Michelangelo,

la tomba del Principe degli Apostoli»,

spiega il curatore della rassegna, il

noto sovrintendente e storico dell’arte Antonio

Paolucci.

Divisa in sezioni, la mostra ha presentato

per prima la storia della costruzione

dell’attuale Basilica con opere d’arte,

documenti, disegni, progetti e modelli

dove si rincorrono i nomi di grandi maestri:

Donato Bramante, Giuliano e Antonio

da Sangallo, Raffaello, Baldassarre

Peruzzi, Michelangelo, il Vignola, Giacomo

della Porta, Domenico Fontana, Carlo

Maderno e Gian Lorenzo Bernini. Si è

cercato di estrarre dagli archivi anche i

ricordi del carattere, degli ideali e pure

delle debolezze degli uomini che fecero

San Pietro. Così, continua Paolucci «ci

sono le testimonianze dell’immenso edificio

in corso d’opera... ci sono anche i

documenti dei contrasti, delle polemiche,

delle invidie, delle gelosie. C’è una lettera

nella quale un Michelangelo ormai ottantasettenne

ma ancora polemico e combattivo,

esprime la sua dura protesta contro

i deputati della Fabbrica che si ostinano

a non voler pagare un suo incaricato.

In un’altra il Buonarroti si rivolge, irato e

scoraggiato, ad un monsignore di Curia.

Il cantiere della cupola è abbandonato, da

mesi operai e sorveglianti non ricevono

un soldo. “Io non ho il modo di dar loro

l’usata provvigione”, scrive, mentre incuria

e degrado rischiano di guastare quello

che fino ad ora si è fatto».

Come si vede, anche la costruzione

della Basilica di San Pietro soffrì i problemi

tipici dei grandi lavori pubblici di

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 10 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [106]

Buon co c ompleanno

San n Pietro

ogni epoca: scarsità di denaro e intoppi

burocratici. Insieme con denunce e ripicche:

lo stesso Michelangelo (che ottenne

la direzione dei lavori all’inizio del 1547,

a 71 anni, conservandola fino alla morte,

nel 1564) fu accusato di voler distruggere

il lavoro degli altri e caricare l’amministrazione

di troppi costi aggiuntivi.

«Per fortuna Paolo III trattò in malo

modo i deputati confermando tutta la sua

fiducia a Michelangelo. Non avesse fatto

niente altro di buono Papa Farnese - nota

ancora il Prof. Paolucci - basterebbe questa

sua provvidenziale determinazione in

favore del Buonarroti, per meritargli la

gratitudine eterna dei posteri. Tutto ciò ci

fa capire di quanta fatica e di quanta tenacia

(non solo fatica d’arte e di genio)

ha avuto bisogno la Basilica perché la

cupola coprisse Roma della sua ombra e

il colonnato del Bernini abbracciasse il

mondo».

Un’altra parte della mostra ha riunito

interessanti reperti di ciò che precedette

la Basilica michelangiolesca, vale a dire

la Basilica di Costantino e, prima ancora,

la necropoli romana nella quale fu sepolto

l’Apostolo, tuttora visitabile al di sotto

delle attuali “tombe dei Papi”. L’antica

struttura «univa culto liturgico e funerario

come unisona espressione di devozione

da parte dei fedeli attorno alla memoria

apostolica», ha scritto sull’ampio

catalogo la Dottoressa Cristina Carlo-

Stella, Capo Ufficio della Fabbrica di San

Pietro. Più avanti ancora la mostra, esat-

tamente come la Basilica, ha portato all’incontro

diretto con Pietro: «Il percorso

iconografico raggiunge il culmine nell’immagine

potente del martirio di Pietro

del Caravaggio, che... richiede... una risposta

di contemplazione, di silenzio, di

raccoglimento. Con questa immagine si

invita il visitatore a comprendere il messaggio

principale della memoria apostolica,

la testimonianza di fede fino al martirio».

È un segno che da duemila anni conduce

verso Cristo milioni di anime. «Lungo

i secoli e fino ai nostri giorni questa

tradizione devozionale incessante ha condotto

migliaia di pellegrini: schiavi, liberti,

imperatori, regnanti e capi di governo

di nazioni potenti, poveri e ricchi, poeti e

artisti, scrittori e analfabeti, Santi e Beati

a rendere omaggio alla testimonianza di

Pietro e al suo ruolo di primato nella Chiesa.

Si sono volute proporre le testimonianze

di tre esempi di santità note non

solo alla Chiesa ma al mondo intero - San

Francesco di Assisi, Santa Teresa di Lisieux,

Beata Madre Teresa di Calcutta -

accorsi qui, su questo luogo sacro, in un

momento particolare della loro vita spirituale

per trovare la forza di iniziare la propria

missione di servizio e di amore verso

il prossimo. Questo è in effetti il messaggio

principale che la Mostra desidera lasciare

in ogni cuore come il vero annuncio

di accoglienza e di pace offerto dalla

Basilica al mondo in questa celebrazione

del suo V centenario, annuncio che diviene

eloquente... tramite le due forme straordinarie

che la distinguono, la cupola michelangiolesca

e l’abbraccio berniniano».

Non bisogna dimenticare, infatti, che

la Basilica di San Pietro è prima di tutto

una chiesa viva. Costruita in grandi dimensioni

non per far sfoggio di potenza

ma per accogliere nel tempo grandi gruppi

di pellegrini. Al di là della confusione

prodotta talvolta dall’enorme numero di

turisti, San Pietro resta un luogo di preghiera

che, come ricorda il suo Arciprete

Monsignor Angelo Comastri, «non è soltanto

la casa di tutti i cattolici, bensì la casa

dell’intera umanità, in quanto il Papa di

Roma è riconosciuto come punto comune

di riferimento morale. Oggi il nostro impegno

pastorale è rivolto a far percepire a

tutti quelli che vi entrano che si tratta di

un luogo sacro, nel quale l’arte non è fine

a se stessa, ma nasce e si fonda nel bisogno

di esprimere la bellezza della fede.

Per questo un’area specifica della Basilica

è stata destinata per le confessioni e

per l’Adorazione Eucaristica, in modo da

ricondurre al suo significato primario questo

edificio cui tutto il mondo guarda».

■ di DARIO BUSOLINI

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 11 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [107]


» Sono

La Madonna di Pompei nel Mondo

trascorsi due anni, da

quando il Vescovo di Pompei,

Mons. Carlo Liberati, mi ha

nominato responsabile della

«Missione Mariana del Rosario»,

compito che, malgrado la mia

pochezza, ho cercato sempre di

realizzare al meglio.

Posso testimoniare, con profonda

commozione, che l’esperienza fatta

in questo periodo è stata quella, non

In Brasile e in Argentina

sulle orme di Maria

di portare, ma di accompagnare

l’«Icona Pellegrina della Madonna»,

dove lei ha voluto.

È lei, infatti, la Madre del Signore,

la più tenera fra le madri, che ha

ispirato le mie scelte, che ha guidato

i miei passi, che ha sostenuto la fede

e l’entusiasmo di quanti si sono

immersi in questa grande e

straordinaria avventura della

missionaria.

È con questo spirito che, tra il 14

e il 30 novembre 2006, mi sono

recato in Brasile prima e in Argentina

poi, alla ricerca, in quelle terre

lontane, della devozione alla

Madonna del Rosario di Pompei,

che i nostri connazionali emigrati

portarono con sé e diffusero nei nuovi

territori, quando, per mancanza di

lavoro e di prospettive per il futuro,

lasciarono le loro case, la propria

terra, i propri cari e partirono alla

ricerca di un avvenire migliore, che,

purtroppo, non sempre hanno trovato.

Ho condiviso questa esperienza

missionaria con alcuni amici

sacerdoti: don Giuseppe Esposito di

Pompei, don Paolo D’Ambrosio,

parroco e rettore del santuario della

Madonna di Viggiano, patrona della

Lucania, anch’egli in visita ad alcune

comunità legate al suo santuario,

accompagnato da don Antonio

Arenella, parroco di Ruoti (PZ),

e don Mario Galasso, Cappellano

dell’ospedale di Potenza.

Fin dai primi momenti del nostro

arrivo in Brasile abbiamo costatato la

grande povertà di questa terra.

Tutto ciò che per noi è fin troppo

scontato, come ad esempio un

bicchier d’acqua, per i brasiliani,

invece, è dono prezioso del Signore.

Ho capito che quando noi europei

parliamo delle «favelas», di povertà

e di precarietà, non immaginiamo

nemmeno lontanamente ciò di cui

stiamo parlando.

In quella parte del mondo, purtroppo

non l’unica, la povertà è davvero

grande: le strade sono solo sterrate,

le baracche, fatte di lamiera e

cartone, fungono da casa e in pochi

metri quadrati sono costrette

a vivere tante persone,

per non parlare delle condizioni

igieniche e della pochezza del cibo.

Grazie ai Padri Discepoli, fondati

da don Giovanni Minozzi e don

Giovanni Semeria, che ci hanno

ospitato con estrema cordialità nella

loro casa di San Paolo, abbiamo

SAN PAOLO

DEL BRASILE.

La chiesa di “Nossa

Senhora do Rosario

de Pompeia”.

In alto e in basso,

due scorci della

Città: la modernità

dei grattacieli

e la povertà

delle “favelas”.

A destra, i nostri

amici con alcuni

sacerdoti della

Congregazione

dei Padri Discepoli

davanti al Santuario

Nazionale Mariano

di “Nossa Senhora

Aparecida”.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 12 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [108]

» La Madonna di Pompei nel Mondo

visitato il Santuario Nazionale

«Nossa Senhora Aparecida» dove, a

maggio, si svolgerà la V Conferenza

Generale dell’Episcopato latino

americano. Abbiamo potuto costatare,

visitando diverse comunità, che la

missione esige un notevole impegno

spirituale, fisico e organizzativo.

Basti pensare, ad esempio, che ad

un’unica parrocchia fanno capo

trenta, se non quaranta, comunità

cristiane, l’equivalente di una diocesi

in Italia. Sui volti e negli occhi di

quanti abbiamo incontrato nelle

comunità abbiamo raccolto la gioia

dell’essere cristiani, la cura con cui

preparano e celebrano l’Eucaristia,

l’entusiasmo e la vivacità delle loro

liturgie e dei canti eseguiti.

Recandoci a San Paolo, con sorpresa,

fin dalle indicazioni stradali abbiamo

letto sui cartelli un nome familiare:

«Pompeia». Man mano che ci

avviciniamo, notiamo che un intero

quartiere reca questa denominazione:

dal meccanico alla locanda, da un

qualsiasi esercizio commerciale al

nome di una strada, fino alla chiesa

parrocchiale dedicata a «Nossa

Senhora do Rosario de Pompeia».

Ci sentiamo a casa, grazie all’amore

dei nostri emigrati che hanno diffuso

la devozione alla nostra Madonna.

Ci affrettiamo ad entrare in chiesa.

Al centro, in alto, c’è una statua della

Madonna di Pompei (foto in alto).

Sui lati, vetrate istoriate, che

mostrano il beato Bartolo Longo e il

Santuario di Pompei. La chiesa,

situata in uno dei quartieri più grandi

di San Paolo, è affidata alla cura

pastorale dei Padri Camilliani, molto

impegnati, peraltro, in una grande

struttura ospedaliera che sorge proprio

nei pressi della chiesa. Qui, abbiamo

incontrato Padre Giovanni Inocente,

il vicario parrocchiale (il parroco era

assente per motivi di salute) che è

stato ben lieto di riceverci e di

iniziare un rapporto di amicizia e di

collaborazione. Negli altri giorni di

permanenza in Brasile, abbiamo

visitato altre comunità ed incontrato

tanti italiani che, nonostante la

distanza, il tempo trascorso lontano

dall’Italia e le prove della vita, sono

rimasti legati al nostro santuario e ci

seguono attraverso la nostra rivista de

«Il Rosario e la Nuova Pompei».

Con particolare gioia ed affetto,

ricordiamo la visita alla grande

«Mariapoli Ginetta», sita nella

periferia di San Paolo, dove abbiamo

vissuto un intenso momento di

fraternità e di profonda spiritualità

mariana con i Focolarini, ricordando

la comune ispirazione alla spiritualità

del Rosario, rilanciata dal venerato

Pontefice Giovanni Paolo II,

nell’Anno del Rosario.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 13 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [109]


»

La Madonna di Pompei nel Mondo

Dal Brasile, il nostro pellegrinaggio

prosegue alla volta dell’Argentina,

dove, ancora una volta, restiamo

stupiti. A Buenos Aires, dire Pompei,

o meglio Pompeya, vuol dire un

grande Santuario dedicato alla

Madonna del Rosario, dove ogni

anno accorrono migliaia e migliaia

di pellegrini e vuol dire una rivista

la «Nueva Pompeya», proprio come

in Italia, a Pompei.

Nel Santuario, fondato nel 1900,

al posto della Cappella risalente al

1885, troneggia una stupenda statua

della Madonna del Rosario, gli

ambienti sono vasti, comodi per poter

accogliere bene i devoti che da tutta

la nazione vi accorrono in

pellegrinaggio.

Ci accoglie il giovane frate

cappuccino Sauro Ceccarelli, Rettore

del Santuario, felice di conoscerci e

pronto ad intraprendere un cammino

di amicizia e di collaborazione.

Ci mostra, immediatamente, il

programma pastorale del santuario

e ci fornisce informazioni preziose:

in Argentina vi sono oltre 60 chiese

dedicate alla Madonna del Rosario

di Pompei!

Ci viene in mente quella parola del

salmista che dice: “... come sono

grandi Signore le tue opere”.

Non ci saremmo mai aspettati di

trovare tutto questo, accompagnato

dall’affetto di tanti nostri

connazionali, che si sono aperti ai

BUENOS AIRES.

Il negozio di articoli

religiosi annesso al

Santuario dedicato alla

Madonna di Pompei.

In basso, un chiostro

del Santuario con una

grande statua della

Vergine del Rosario.

Nella pagina a fianco,

in basso, l’incontro con

il Nunzio Apostolico,

Mons. Adriano

Bernardini.

Nelle altre foto,

testimonianze della

diffusa devozione

alla nostra Madonna

e dell’uso del nome

“Pompeya”.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 14 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [110]

» La Madonna di Pompei nel Mondo

ricordi ormai sbiaditi dal tempo, ma

ancora vivi nel cuore. In termini più

personali, l’essere sacerdote di

Pompei è stato quasi un

lasciapassare. La Madonna è amata

da tutti e le sono affezionati in modo

viscerale. Tutto ciò mi ha fatto

riscoprire più piccolo, inadeguato

e indegno di poter vivere con un tale

privilegio.

L’incontro con il Nunzio Apostolico,

Mons. Adriano Bernardini, è stato

molto cordiale. Ci ha ricevuto e

illuminato, con informazioni precise

e dettagliate, sulla grande nazione

argentina, grande e bella, ma non

priva di problemi sociali ed

economici. Anche lui ci ha

confermato che in tutta la nazione

ci sono molte chiese dedicate

alla Madonna di Pompei, la cui

devozione è davvero molto radicata.

Negli ultimi giorni della nostra

visita alle due grandi nazioni latinoamericane,

abbiamo raggiunto,

a circa 600 chilometri dalla capitale,

San Carlos de Bolivar e la sua

infinita pianura, per conoscere e

salutare alcuni miei parenti emigrati.

La gioia di rivedere alcuni volti

conosciuti, ma quella ancor più

grande di scoprire il volto di quelli

mai incontrati, è stata davvero

straordinaria e profondamente

intima. È bello scoprire che

nonostante le distanze i legami

di sangue restano sempre forti:

ho visitato le loro case, ho ascoltato

le loro storie a volte ricostruite da

ricordi fotografici e ho celebrato per

loro e con loro l’Eucaristia.

Quando, ormai, credevamo di aver

concluso la parte ufficiale del

viaggio-pellegrinaggio, la Madonna

ci riservava un’ultima sorpresa. Mio

cugino Rocchelio ci dice che, in un

villaggio poco distante, c’è una

cappella dedicata alla Madonna del

Rosario di Pompei. Ci accompagna.

Arrivati sul posto, chiediamo di

visitarla. Il custode, un simpatico

e anziano signore molto disponibile,

apre la piccola cappella e inizia

a raccontare quando e in che modo

era stata costruita. Con gioia

e commozione apprendo che

due miei zii, Felice Marrese

e Giuseppe Bellomo, titolari di una

ditta edile avevano costruito

quella piccola cappella.

Ancora una volta, al termine di

questo stupendo pellegrinaggio,

sui passi della Vergine Maria,

colei che senza nessuna remora o

incertezza va verso coloro che hanno

più bisogno di aiuto, come un giorno

di circa duemila anni fece con la

cugina Elisabetta, il mio cuore si apre

alla preghiera e alla lode

riconoscendo la grandezza delle

opere di Dio.

■ di ANTONIO MARRESE

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 15 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [111]


L ’ufficio

di “pastore”, a servizio

dei fratelli, che Gesù gli aveva

affidato secondo il Vangelo di

Giovanni (21, 15-19), di fatto Pietro lo

adempie, secondo la testimonianza del

libro degli “Atti degli Apostoli”.

Il “primo” fra gli Apostoli

Fin dal principio, dopo l’ascensione

di Gesù al cielo, egli prende le redini del

piccolo gruppo degli Undici Apostoli, di

cui si ripropone l’elenco, con sempre Pietro

alla testa (At 1, 13-14).

E il primo gesto che Pietro compie, è

quello di proporre la “elezione” di uno che

prendesse il posto di Giuda, che aveva

tradito, in modo da ricomporre il numero

dei “Dodici”: “Bisogna dunque che tra

coloro che ci furono compagni per tutto

il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto

in mezzo a noi, incominciando dal battesimo

di Giovanni fino al giorno in cui è

stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga,

insieme a noi, testimone della risurrezione”(At

1, 21-22).

Sappiamo che ne furono proposti due

che si trovavano in questa condizione, e

fra questi la sorte cadde su Mattia, “che

fu associato agli Undici Apostoli” (At 1,

26). Non era la magia del numero che si

ricercava, ma la capacità di poter rendere

“testimonianza” piena “per tutto il tempo”

in cui Gesù è vissuto in mezzo ai suoi.

Dopo, infatti, il numero “dodici” non avrà

più senso.

Il “cinquantesimo” giorno dopo Pasqua,

quando si celebrava la Pentecoste,

avvenne la misteriosa irruzione dello Spirito

sul gruppo dei Dodici: “Apparvero

loro lingue come di fuoco che si dividevano

e si posarono su ciascuno di loro; ed

essi furono ripieni di Spirito Santo e cominciarono

a parlare in altre lingue, come

lo Spirito dava loro il potere di esprimersi”

(At 2, 3-4).

Davanti alla eccezionalità del fatto,

che in parte rimane misteriosa anche per

UOMINI E DONNE NELLA BIBBIA

San Pietro «capo»

della primitiva chiesa

■ di SETTIMIO CIPRIANI

noi, è ancora Pietro che prende la parola

per spiegare il fatto. E lo spiega facendolo

risalire alla “potenza” del Cristo, che

voi, dice ai Giudei, “avete inchiodato sulla

croce ed avete ucciso”. Orbene, “questo

Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne

siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra

di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre

lo Spirito Santo, che egli aveva promesso,

lo ha effuso, come voi stessi potete vedere

e udire” (At 2, 29.32-33).

Pietro guarisce uno storpio

Qualche tempo dopo, troviamo ancora

Pietro, in compagnia di Giovanni, che

va al tempio per pregare. È qui che incontra

un povero storpio, che domandava

l’elemosina a coloro che entravano per

pregare. Pietro, mosso a compassione, si

china sullo storpio e gli dice: “Non possiedo

né oro né argento, ma quello che ho

te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno,

cammina! (At 3, 6)”.

Anche qui è ancora Pietro che, alla folla

subito accorsa per il fatto straordinario,

si rivolge dicendo: “Uomini d’Israele, perché

vi meravigliate di questo e continuate

a fissarci come se per nostro potere e

nostra pietà avessimo fatto camminare questo

uomo? (At 3, 12)”.

Quindi prosegue dichiarando che è solo

«nel nome di Gesù che lo storpio è

stato guarito: “Proprio per la fede riposta

in lui, il nome di Gesù ha dato vigore a

quest’uomo che voi vedete e conoscete: la

fede in lui ha dato a quest’uomo la perfetta

guarigione alla presenza di tutti noi”»

(At 3, 16). Perciò li invita tutti alla “conversione”

e alla fede in Gesù di Nazaret.

Pietro e Giovanni in prigione

Sopravvenuti i sacerdoti e i sadducei,

e sentendoli parlare di Gesù risorto dai morti,

li fecero arrestare fino al giorno seguente,

con l’accusa di sobillare la gente.

Anche qui è sempre Pietro che, “pieno

di Spirito Santo”, risponde con corag-

gio: “Capi del popolo e anziani...: nel nome

di Gesù Cristo il Nazareno, che voi

avete crocifisso e che Dio ha risuscitato

dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo...

In nessun altro c’è salvezza; non vi

è infatti altro nome dato agli uomini sotto

il cielo nel quale è stabilito che possiamo

essere salvati” (At 4, 8.10-12).

Davanti a tanta fermezza e anche davanti

alla evidenza del miracolo, li rimandarono

liberi ingiungendo però loro

di “non parlare assolutamente né di insegnare

nel nome di Gesù” (At 4, 18), ottenendo

però il netto rifiuto dei due Apostoli:

“Se sia giusto innanzi a Dio obbedire

a voi più che a lui, giudicatelo voi stessi;

noi non possiamo tacere quello che abbiamo

visto e ascoltato”(At 4, 19-20).

Nel frattempo succede l’episodio di

Anania e Saffira, una coppia di coniugi

che, per apparire generosi, vendettero un

podere, trattenendosi però metà del ricavato,

mentendo sul prezzo effettivo della

vendita. Pietro però si rende conto dell’inganno,

che di fatto viene punito con la

morte dei due coniugi mentitori.

“Bisogna obbedire a Dio

piuttosto che agli uomini”

Intanto la “parola di Dio” si diffondeva

sempre di più, per cui gli Apostoli furono

di nuovo fatti arrestare. Liberati miracolosamente,

si misero ancora una volta

a predicare, ad insaputa del sinedrio.

È a questo punto che vengono ancora

presi in custodia e sottoposti a giudizio.

Ancora per primo Pietro, insieme agli altri

Apostoli, rispose: “Bisogna obbedire a

Dio piuttosto che agli uomini”, attirandosi

la collera di tutto il sinedrio, che voleva

addirittura “condannarli a morte” (At

5, 29.31).

Se nonché interviene un autorevole

membro del sinedrio a salvarli, di nome

Gamaliele, con un discorso molto sensato:

“Non occupatevi di questi uomini e lasciateli

andare. Se infatti questa teoria o

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 16 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [112]

questa attività è di origine umana, verrà distrutta;

ma se essa viene da Dio, non riuscirete

a sconfiggerli: non vi accada di trovarvi

a combattere contro Dio” (At 5, 38-

39).

Il discorso ebbe un qualche ascolto:

di fatto, pur dopo averli fustigati, li rimandarono

liberi. Ed essi uscirono dal sinedrio

“lieti di essere stati oltraggiati per

amore del nome di Gesù” (At 5, 41).

Pietro in missione fuori di Gerusalemme

Dopo questi episodi Pietro esce un

po’ di scena, mentre incomincia ad emergere

un’altra grande figura: quella di Paolo,

già persecutore dei cristiani ed ora discepolo

infaticabile di Cristo.

Essendosi nel frattempo dilatata

la Chiesa, in tutta la Palestina

ed oltre, ritroviamo Pietro

in visita ad alcune di queste nuove

comunità: forse come missionario

o, anche, come “responsabile”

del buon ordine di tutte le

chiese.

Così, lo ritroviamo prima a

Lidda, dove guarisce anche un

paralitico (At 9, 32-35); quindi a

Giaffa, dove compie un miracolo

ancora più grande, risuscitando

da morte una pia discepola, di nome

Tabità, che “abbondava in opere

buone e faceva molte elemosine”

(At 9, 36-42).

E proprio mentre si intratteneva

a Giaffa annunciando il Vangelo,

capitò un fatto straordinario

che coinvolse Pietro e gli aprì le

vie per la evangelizzazione ai pagani.

Pietro e il centurione Cornelio

Ecco come andarono le cose.

“C’era in Cesarea un uomo

di nome Cornelio, centurione della

coorte Italica, uomo pio e timorato

di Dio con tutta la sua famiglia;

faceva molte elemosine al popolo e pregava

sempre Dio” (At 10, 1-2). In visione

gli apparve un angelo, che lo esortava a

mandare dei servi a Giaffa per invitare

“un certo Simone, detto anche Pietro”, a

casa sua (At 10, 5).

Una analoga visione, proprio nello stesso

tempo, anche più complicata, era apparsa

a Pietro. Per ben tre volte aveva visto

calarsi dal cielo una tovaglia grande,

sostenuta ai quattro lati, contenente “ogni

sorta di quadrupedi e rettili della terra e

uccelli del cielo” (At 10, 12), con l’invito

a mangiarli. Se nonché Pietro si rifiuta inorridito,

perché erano animali “immondi”

per un Giudeo come lui: “No davve-

ro, Signore, poiché io non ho mai mangiato

nulla di profano e di immondo” (At

10, 14).

Al termine di questa strana, e per lui

incomprensibile visione, ecco che bussano

alla sua porta gli inviati di Cornelio

che lo invitano a Cesarea, per incontrare

il loro padrone. E Pietro va, non ancora

consapevole di quello che sarebbe potuto

accadere.

Accolto con tutti gli onori dal centurione

romano, Pietro alla fine domanda:

“Vorrei sapere per quale ragione mi avete

fatto venire?” (At 10, 29).

Il centurione allora gli racconta della

“San Giovanni Evangelista e San Pietro”, particolare, di Albrecht

Dürer, Alte Pinakothek, Monaco.

visione che aveva avuto e di come l’angelo

gli avesse indicato il suo nome: “Ora

dunque tutti noi, al cospetto di Dio, siamo

qui riuniti per ascoltare tutto ciò che

dal Signore ti è stato ordinato” (At 10, 33).

A questo punto Pietro capisce il senso

delle cose che erano accadute, ed è ben

lieto di accogliere i primi pagani nella Chiesa:

“In verità mi sto rendendo conto che

Dio non fa preferenze di persone, ma chi

lo teme e pratica la giustizia, a qualunque

popolo appartenga, è a lui accetto” (At

10, 34-35).

Lo Spirito Santo, che scese abbondantemente

su di loro mentre stava ancora

parlando, pose il suo sigillo sull’operato

di Pietro, che per questo venne addirit-

tura contestato da alcuni cristiani giudaizzanti

al suo ritorno a Gerusalemme (At

11, 1-18).

Pietro di nuovo in prigione

Qui lo troviamo di nuovo attivo fin

verso il 42-43, quando il re Erode Agrippa

I scatenò una feroce persecuzione contro

i cristiani, in cui fu vittima illustre l’Apostolo

Giacomo, fratello di Giovanni.

Ma anche Pietro rischiò di fare la stessa

fine. Arrestato, fu messo in prigione,

ben custodito da “quattro picchetti di quattro

soldati ciascuno, col proposito di farlo

comparire davanti al popolo dopo la

Pasqua” (At 12, 4). Se nonché durante

la notte miracolosamente, per opera

di un angelo, riuscì ad evadere

dalla prigione. Ripresosi dallo

stupore, “si recò alla casa di

Maria, madre di Giovanni detto

Marco, dove si trovava un buon

numero di persone raccolte in preghiera”,

proprio per lui (At 12,

12).

Dopo aver bussato ripetutamente

alla porta, perché si stentava

a credere che fosse Pietro evaso

dalla prigione, finalmente quelle

persone si decisero ad aprire,

rimanendo stupefatte per l’accaduto.

«Egli allora, fatto cenno con

la mano di tacere, narrò come il

Signore lo aveva tratto fuori dal

carcere, e aggiunse: “Riferite questo

a Giacomo e ai fratelli”. Poi

uscì e si incamminò verso un altro

luogo”» (At 12, 17).

Quale sia questo “luogo” non

lo sappiamo e San Luca sembra

che abbia interesse a non rivelarcelo:

la ipotesi più probabile è

che si tratti di Antiochia di Siria,

dove lo ritroveremo in occasione

di un aspro scontro con Paolo

(Gal 2, 11-14).

La sua ultima comparsa l’abbiamo per

la circostanza del così detto “concilio di

Gerusalemme”, in cui si decise che non si

dovesse imporre l’obbligo della circoncisione

per i cristiani che provenivano dal

paganesimo.

È ancora Pietro che fa il discorso decisivo,

là dove afferma: “Noi crediamo che

per la grazia del Signore Gesù siamo salvati

noi e nello stesso modo anche loro (i

pagani)” (At 15, 11).

Dopo questo, di Pietro il Nuovo Testamento

non ci dice più nulla. Solo la

tradizione successiva, a incominciare da

Clemente Romano, ci dice che Pietro è

davvero venuto a Roma, dove è stato ucciso

nella persecuzione neroniana (67-68).

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 17 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [113]


Maria, questi ragazzi

“Ciao don Giosy, sono E., ho 25 anni

e ti scrivo da una città visitata recentemente

dalla Missione della Madonna del

Rosario di Pompei. Ho assistito al tuo

Concerto. Ci hai inondato di gioia. Ho

capito che siamo tutti chiamati a essere

ALTER CHRISTUS, mentre, soprattutto

noi giovani, siamo ALTER EGO”.

Il tuo E

Amico mio E.,

ho sempre pensato che i miei concerti

non sono miei. La gente e, soprattutto i

giovani, hanno bisogno di scintille di Lui

che mettano fuoco al cuore. E poi credo

che voi ragazzi siete per me il concerto

più grande e più bello che possa esistere

sulla terra.

Se quella sera la Madonna di Pompei

ci ha fatti incontrare nella gioia e ti ha acceso

l’anima, sono davvero felice.

Hai capito bene: siamo chiamati a essere

Lui, a essere Gesù.

Avevo 19 anni e, nella mia ricerca dubbiosa

di fede, mi venne davanti una frase

di S. Paolo, che diceva pressappoco così:

“Tu sei nato per essere conforme all’immagine

di Gesù Cristo”.

Fui sconvolto.

Io chiamato a ripetere in me la personalità

di Gesù e fare quello che Lui ha

fatto!

Non era una mia decisione, ma la

Sua. È Cristo che ci ha ammessi a partecipare

alla sua vita in modo così intimo,

profondo e totale.

Pensa il meraviglioso di ragazzi che

cercano, in modo umile e semplice, di essere

(non di atteggiarsi o scimmiottare…)

il Gesù di sempre nell’oggi.

È il battesimo che permette questa

trasformazione dell’io nell’essere di Gesù.

Forse non lo pensiamo troppo. Ma dovrebbe

diventare… una fissa, quella di tendere

alla trasformazione continua della nostra

persona nella persona di Gesù.

sono i tuoi figli

■ di GIOSY CENTO

I giovani siamo... ALTER EGO!!?

Allora, dal Battesimo, nasce ogni vocazione.

Ma l’importante è: su ogni strada

vivere facendo come Gesù.

Il Santo Padre Benedetto XVI ha espresso

questo in modo meraviglioso per

la Chiesa Italiana a Verona (vedi quanta

sintonia tra te e il Papa: lui ha usato tante

righe, il tuo è per me un SMS!...).

Ecco le sue parole meravigliose, essenziali:

«... questa trasformazione è opera

di Dio e non nostra. Essa giunge a

noi mediante la fede e il Sacramento del

Battesimo, che è realmente morte e risurrezione,

rinascita, trasformazione in una

vita nuova. È ciò che rileva San Paolo

nella lettera ai Galati: ‘Non sono più IO,

ma Cristo vive in me’: È stata cambiata

così la mia identità essenziale e io continuo,

tramite il Battesimo, ad esistere soltanto

in questo cambiamento. Il mio proprio

IO mi viene tolto e viene inserito in

un nuovo soggetto più grande, nel quale

il mio IO c’è di nuovo, ma trasformato,

purificato, aperto mediante l’inserimento

nell’altro, nel quale acquista il suo nuovo

spazio di esistenza...

“IO, ma non più IO”: è questa la formula

dell’esistenza cristiana fondata nel

Battesimo... la formula della novità cristiana

chiamata a trasformare il mondo»

(Verona, 19 ottobre 2006)

E allora, sai, mi sembra di non sentire

più quella contrapposizione della quale

tu mi parli: altro Cristo-alter Ego. Ma,

con il Papa, metterei insieme le tue due

espressioni così: essere Cristo significa essere

un altro IO.

Significa che dobbiamo darci molto da

fare in una intensa vita spirituale di trasformazione

del nostro essere e del nostro

vivere.

Don Giosy Cento

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 18 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [114]

Semi di pace per

progetti umanitari

Caro don Giosy, sono venuta a conoscenza

del tuo concerto alla Cattedrale

de L’Avana, a Cuba, che è stato un vero

successo. Mi fa piacere, a tale proposito,

dirti che l’Associazione Umanitaria

“SEMI DI PACE” di Tarquinia

(VT), di cui io sono una volontaria, ha

un progetto umanitario proprio a Cuba,

attraverso il quale porta sorrisi a molte

persone. È stato bello, per noi volontari,

sentirci vicini a te e al tuo messaggio

di pace. Per eventuali contatti, ti mando

i nostri riferimenti.

Associazione Umanitaria “Semi di pace”

Alberata D. Alighieri, 29

01016 Tarquinia (VT)

semidipace@libero.it - Tel. 0766-842566

La musica

di un prete

La sua musica è diventata la colonna

sonora dei miei spostamenti in

macchina e, anche quando sono triste,

se ascolto la sua musica, mi

viene voglia di lottare e di pregare.

A volte, non capisco che senso ha la

mia vita, che senso ha il mio soffrire,

e allora penso che questo è il mio

più grande peccato. In fondo dovrei

prendere esempio dalle persone che

si fanno guidare da Dio, senza chiedere

perché.

La ringrazio per il suo amore

verso noi giovani e per le belle melodie.

Maria Rosaria

Vi scrivo dal carcere...

Caro amico Giosy,

oggi sono in carcere e, per la prima volta in questi sette mesi, ho deciso di scrivere

a qualcuno leggendo questa vostra rivista, che vedo e leggo per la prima

volta. Vorrei dirvi tante cose, però se la faccio lunga non la leggerà nessuno.

Perciò vi dico solo che ho 36 anni, sposato, una bimba.

Sono rumeno. Ormai non so se devo ancora sperare nella giustizia o nella legge

di Dio… se veramente esiste un Dio. Anzi vi scriverò solo i reati di cui sono

accusato e poi, magari in seguito, vi racconterò anche la mia storia, cioè quello

che mi è successo.

Vi auguro una vita tranquilla.

Un vostro fratello carcerato

Ti ringrazio, o mio Signore,

per avermi aiutato ed essermi stato vicino

Ciao, caro Don Giosy, sono un lettore, da alcuni anni, della Rivista di Pompei.

Leggo sempre le tue preghiere che vengono pubblicate. Le ritengo importanti e

riempiono di gioia il mio cuore.

Finalmente ho deciso di scriverti. Sono un ragazzo di 26 anni. In questi anni

ho vissuto momenti di intenso dolore interiore per motivi sentimentali e di amicizia.

Stando in solitudine, non riuscivo più ad andare avanti. Era come se avessi

un enorme muro intorno a me. In quel periodo pregavo molto, chiedevo al Signore

di farmi uscire da questa oscurità, di darmi conforto.

Immaginavo di vedere da ogni parte il suo volto e gli chiedevo: “ Perché tutto

questo, Signore?”.

Sentivo che mi diceva che Lui era il mio aiuto, di avere pazienza e tanta buona

volontà.

Infatti, adesso, sono sereno e ... Ti ringrazio, mio Signore, per essermi stato

vicino. Ti chiedo di aiutarmi sempre per ogni difficoltà che si potrebbe presentare

lungo il mio cammino di vita.

Fammi stare sereno, guidami per la via giusta.

Insieme a Te voglio realizzarmi, costruendo una base solida di amore, di lavoro,

di amicizia. Posso chiederTi un po’ di felicità?

Grazie, Signore.

Giuseppe

Amore: ma senza

bruciare le tappe...

Spero ti ricorderai di me. Mi sento

un po’ strano: sto cercando di capire cosa

significa essere cristiano. Se riesco, ti

scrivo una canzone su questa ricerca e te

la mando.

Però la cosa più importante per me, a

17 anni, è farti sapere che oggi sono 9

mesi che sto con la ragazza della mia vita.

È una persona davvero speciale, mi fa

star bene, la Amo sempre (come dice una

tua canzone) e spesso ci diciamo Ti Amo.

Vorrei far sapere a tutto il mondo

quanto la amo, ‘ma ho paura di bruciare

le tappe’. Me lo dirà Lui quando sarà il

momento.

A presto amico.

Giovanni

Pittore

Pittore di stelle e di occhi

Pittore di bimbi e di fiori

Pittore di eterni bagliori

Pittore, mio Dio, mio colore.

Dipingi progetti e tramonti,

inventi e tutto è già nuovo

non stanchi il cuore dell’uomo

perché sai creare ogni istante.

Pittore che accendi il mio grigio

Pittore pennello di luce

Pittore che il cuore mi bruci

Pittore del pane e del vino.

Dipingi: è il tuo grande mestiere

La tela ogni giorno prepari

Per scrivere tutto l’amore

Che abita il cielo e il tuo cuore

Che abita il cielo e il mio cuore.

(Anonimo)

SCRIVETEMI

Desidero corrispondere con i giovani, le

famiglie, i nonni, i sacerdoti, le suore, gli

educatori ecc... per fare la pagina insieme.

DON GIOSY CENTO

Piazza Regina Margherita, 12

01010 Ischia di Castro (VT)

Email: giosycento@libero.it

www.giosycento.it

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 19 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [115]


Una devozione dal carattere cris stologico

per un cammino comunitario del po

Il Santuario della Madonna del

Rosario di Pompei, per merito del

fondatore, il beato Bartolo Longo,

ha contribuito, più d’ogni altro

centro di devozione mariana,

alla diffusione della pratica dei

“Quindici Sabati del Santo Rosario”,

che ha alimentato la formazione

e la spiritualità di centinaia di

migliaia di fedeli.

La riflessione mariologica

postconciliare e la recente Lettera

Apostolica di Giovanni Paolo II

“Rosarium Virginis Mariae” hanno

suggerito ai responsabili del

Santuario di riformulare, in

continuità con la proposta del

Fondatore, un nuovo sussidio della

pia pratica più attento al contesto

ecclesiale contemporaneo.

Alla luce della spiritualità longhiana

è sembrato opportuno elaborare

un’ipotesi che mettesse, ancor

di più in risalto, la centralità della

Parola di Dio, che approfondisse

la meditazione dei venti misteri

del Rosario, rilanciati da Giovanni

Paolo II, ed accentuasse accanto

alla dimensione personale della

pratica, quella comunitaria.

Impegno fondamentale è quello

di rivivere, per venti sabati

consecutivi, i misteri del Rosario,

preghiera dal “cuore cristologico”,

che nella sobrietà dei suoi elementi

concentra in sé la profondità

dell’intero messaggio evangelico,

di cui è quasi un compendio.

In esso riecheggia la preghiera

di Maria, il suo perenne

“Magnificat” per l’opera

dell’Incarnazione redentrice

iniziata nel suo grembo verginale.

Con esso il popolo cristiano si

mette alla scuola di Maria per

lasciarsi introdurre alla

contemplazione della bellezza

del volto di Cristo e all’esperienza

della profondità del sua amore.

Mediante il Rosario “il credente

attinge abbondanza di grazia,

quasi ricevendola dalle mani

stesse della Madre del Redentore”

(Rosarium Virginis Mariae, 1).

La preghiera del Rosario ha anche

una fisionomia biblica ed

evangelica centrata sul nome

e sul volto di Gesù, fissato nella

contemplazione dei misteri e nel

ripetersi dell’Ave Maria.

Il suo andamento ripetitivo

costituisce una sorta di pedagogia

dell’amore, fatta per accendere

l’animo dell’amore stesso che

Maria nutre verso il figlio suo.

Infatti, la felice intuizione di

Papa Pio XII nel definire il Rosario

“il compendio di tutto il Vangelo”,

ha trovato una opportuna

integrazione nella lettera

apostolica di Giovanni Paolo II.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 20 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [116]

opolo di Dio GIÀ CELEBRATI

Perché il Rosario possa dirsi un

vero compendio del Vangelo è

necessario meditare oltre che sui

misteri dell’Incarnazione e della

vita nascosta di Cristo (misteri

della gioia), sulle sofferenze della

passione (misteri del dolore), sul

trionfo della Risurrezione (misteri

della gloria) e su alcuni eventi

particolarmente significativi della

vita pubblica (misteri della luce).

Nel nostro Santuario la devozione

dei “XX Sabati”, tradizionalmente,

viene premessa alle due grandi

giornate dell’otto maggio e della

prima domenica di ottobre, quando

a mezzogiorno si recita la Supplica

alla Vergine del Rosario di Pompei.

Le celebrazioni proposte possono

essere utilizzate anche nella vita

pastorale delle comunità cristiane,

delle associazioni e dei movimenti

ecclesiali o anche nei diversi tempi

dell’anno liturgico.

L’esperienza vissuta in questi

anni ha valorizzato, accanto

a quella personale, la forma

di partecipazione comunitaria.

Infatti, sono tantissime le comunità

parrocchiali che, “a gara”,

si prenotano presso il Rettorato

per partecipare e guidare questa

preghiera, come si può evincere

anche dal calendario dei prossimi

impegni.

La celebrazione, che prevede

la centralità della Parola,

accompagnata da preghiere e

riflessioni del beato Bartolo Longo,

di scrittori cristiani e di documenti

del magistero ecclesiale, offre una

feconda opportunità spirituale

per il cammino personale e

comunitario del Popolo di Dio,

nel contesto più ampio della nuova

evangelizzazione.

L’impegno del Santuario di Pompei

è camminare fedelmente con

l’insegnamento della Chiesa

ed essere sempre più “centro

internazionale di spiritualità

del Rosario”.

■ di FRANCESCO PAOLO SOPRANO

Calendario dei Venti Sabati del Santo Rosario

IN PREPARAZIONE ALLE SUPPLICA DI MAGGIO 2007

I SABATO (23\12\2006)

1° MISTERO DELLA GIOIA (Annunciazione a

Maria)

II SABATO (30\12\2006)

2° MISTERO DELLA GIOIA (Visita di Maria ad

Elisabetta)

Parrocchia “Sant’Antonio di Padova” - Castellammare

di Stabia (NA)

III SABATO (6\01\2007)

3° MISTERO DELLA GIOIA (Gesù nasce a

Betlemme)

IV SABATO (13\01\2007)

4° MISTERO DELLA GIOIA (Gesù è offerto al

Padre nel Tempio)

Parrocchia “Maria SS.ma del Carmine” -

Battipaglia (SA)

V SABATO (20\01\2007)

5° MISTERO DELLA GIOIA (Gesù insegna ai

dottori nel Tempio)

Parrocchia “SS. Trinità” - Torre Annunziata

(NA)

VI SABATO (27\01\2007)

1° MISTERO DELLA LUCE (Gesù è battezzato

nel Giordano)

DA CELEBRARE

Parrocchia “Santa Maria la Carità” - Santa

Maria la Carità (NA)

VII SABATO (3\02\2007)

2° Mistero della Luce (Gesù cambia l’acqua

in vino alle Nozze di Cana)

Parrocchia “Santa Lucia a Mare” - Napoli

VIII SABATO (10\02\2007)

3° MISTERO DELLA LUCE (Gesù annuncia il

Regno di Dio e perdona i peccati)

Parrocchia “San Pasquale Baylon” - Villaricca

(NA)

IX SABATO (17\02\2007)

4° MISTERO DELLA LUCE (Gesù è trasfigurato

sul Monte Tabor)

Parrocchia “SS.ma Annunziata” - Caivano

(NA)

X SABATO (24\02\2007)

5° MISTERO DELLA LUCE (Gesù dona il suo

Corpo e il suo Sangue nell’Eucaristia)

Parrocchia “San Ferdinando Re” - San

Leucio (CE)

XI SABATO (3\03\2007)

1° MISTERO DEL DOLORE (Gesù agonizza

nel Getsemani)

Parrocchia “Sant’Audeno” - Aversa (CE)

XII Sabato (10\03\2007)

2° MISTERO DEL DOLORE (Gesù è flagellato)

Parrocchia “Santa Maria Assunta” - Villa Literno (CE)

XIII SABATO (17\03\2007)

3° MISTERO DEL DOLORE (Gesù è coronato di spine)

Parrocchia “Santa Croce” - Ogliastro Cilento (SA)

XIV SABATO (24\03\2007)

4° MISTERO DEL DOLORE (Gesù porta la Croce)

Parrocchia “San Giovanni Battista” - Eredita (SA)

XV SABATO (31\03\2007)

5° MISTERO DEL DOLORE (Gesù muore in Croce)

Parrocchia “Maria SS.ma del Buon Consiglio” - Portici (NA)

XVI SABATO (07\04\2007) - Sabato Santo

1° MISTERO DELLA GLORIA (Gesù risorge dal Sepolcro)

XVII SABATO (14\04\2007)

2° MISTERO DELLA GLORIA (Gesù ascende al Cielo)

Parrocchia “San Michele Arcangelo” - Pimonte (NA)

XVIII SABATO (21\04\2007)

3° MISTERO DELLA GLORIA (Gesù invia lo Spirito Santo)

Parrocchia “Santa Maria delle Grazie” - Cercola (NA

XIX SABATO (28\04\2007)

4° MISTERO DELLA GLORIA (Maria è assunta in Cielo)

Parrocchia “Santa Maria Assunta” - Frosinone

XX SABATO (05\05\2007)

5° MISTERO DELLA GLORIA (Maria è incoronata Regina)

Parrocchia “SS.ma Annunziata” - Marano di Napoli (NA)

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 21 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [117]


NELLA FESTA DELLA “CANDELORA” SI RINNOVA IL DONO D’AMORE DEI CONSACRATI

Generosi testimoni della luce

e della verità di Gesù Cristo

Ètradizione per la Chiesa di Pompei

celebrare con solennità, ogni

anno, la festa della “Candelora” alla

presenza di numerosi religiosi delle

comunità presenti sul territorio della Prelatura

e di tante altre dalle città limitrofe.

La memoria della presentazione che

Maria e Giuseppe fecero di Gesù al Tempio

“per offrirlo al Signore” (Lc 2, 22-

40), è, infatti, il contesto liturgico più opportuno

per celebrare la Giornata della

Vita Consacrata, istituita undici anni fa

da Giovanni Paolo II. La Presentazione

di Gesù al Tempio costituisce un’eloquente

icona della totale dedizione

della propria vita di quanti sono chiamati

a riprodurre nella Chiesa e nel mondo,

mediante i consigli evangelici, i tratti

caratteristici di Gesù vergine, povero

ed obbediente (Vita Consecrata, 1).

Il messaggio: “La vostra offerta è un

dono prezioso che Dio gradisce”, redatto,

come ogni anno, dalla Commissione

Episcopale Nazionale per il Clero

e la Vita Consacrata, ha stimolato

e sostenuto la riflessione dei consacrati

aiutandoli a riflettere sul loro dono d’amore.

Davanti al popolo di Dio, dopo l’omelia

del Vescovo, Mons. Carlo Liberati,

alcuni religiosi, a nome dei presenti,

hanno ringraziato il Signore per il

dono della vocazione e si sono impegnati

a proseguire con fedeltà e coerente

testimonianza evangelica nella sequela

di Cristo, obbediente, povero e casto.

Nell’Oriente bizantino, l’antica festa

del 2 febbraio (che si svolgeva già

a Gerusalemme dal IV sec.), era defi-

nita “Festa dell’incontro”, dal greco Hypapante,

ossia l’Incontro del Salvatore

con coloro che era venuto a salvare.

Con Giustiniano, nel 534 a Costantinopoli,

diventò una celebrazione obbligatoria,

mentre con Papa Sergio I, in

Occidente, tale festa, che ha avuto sempre

un carattere popolare, sostituiva i

cortei pagani con una processione e

con la benedizione delle candele portate

accese in onore di Cristo “luce delle

genti”, da cui la denominazione di Candelora

che risale al secolo X. Fino al

1969 questa festa era conosciuta come

“purificazione della Beata Vergine Maria”

e chiudeva il ciclo natalizio, dopo

quaranta giorni.

A Roma, Benedetto XVI, salutando

i religiosi e le religiose presenti in

San Pietro per la celebrazione, li ha invitati

a non scoraggiarsi di fronte alle

difficoltà di ogni giorno: “Non dimenticate

mai, ha ricordato, che la vita consacrata

è dono di Dio. La certezza che

Dio ci conduce nonostante le nostre

debolezze vi sia sempre di conforto...

Cristo ci sostiene sempre e non ci abbandona”.

E prima di impartire la benedizione

apostolica, ha ancora ricordato

come la processione con i ceri,

che aveva aperto la liturgia, “sta a significare

Cristo che illumina la storia”.

“Anche voi - ha concluso il Papa - ardete

di questa fiamma. Voi testimoniate

il fascino della verità di Cristo. Siate

pronti a testimoniare che Dio è amore”.

■ di MARIA NEVE CUOMO

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 22 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [118]

“Volgeranno lo sguardo

a Colui che hanno trafitto”

(Gv 19, 37)

Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI

per la Quaresima 2007

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 23 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [119]


“Crocifissione” di Lucas Cranach. Alte Pinakothek, Monaco. Nella pagina precedente:

“Cristo di San Giovanni della Croce” di Salvador Dalí. Art Gallery, Glasgow.

Cari fratelli e sorelle!

“Volgeranno lo sguardo a Colui che

hanno trafitto” (Gv 19, 37). È questo

il tema biblico che quest’anno guida

la nostra riflessione quaresimale.

La Quaresima è tempo propizio

per imparare a sostare con Maria

e Giovanni, il discepolo prediletto,

accanto a Colui che sulla Croce

consuma per l’intera umanità il

sacrificio della sua vita (cfr Gv 19, 25).

Con più viva partecipazione

volgiamo pertanto il nostro sguardo,

in questo tempo di penitenza e di

preghiera, a Cristo crocifisso che,

morendo sul Calvario, ci ha rivelato

pienamente l’amore di Dio. Sul tema

dell’amore mi sono soffermato

nell’Enciclica Deus caritas est,

mettendo in rilievo le sue due forme

fondamentali: l’agape e l’eros.

L’amore di Dio: agape ed eros

Il termine agape, molte volte

presente nel Nuovo Testamento,

indica l’amore oblativo di chi ricerca

esclusivamente il bene dell’altro;

la parola eros denota invece l’amore

di chi desidera possedere ciò che gli

manca ed anela all’unione con l’amato.

L’amore di cui Dio ci circonda è

senz’altro agape. In effetti, può

l’uomo dare a Dio qualcosa di buono

che Egli già non possegga? Tutto ciò

che l’umana creatura è ed ha è dono

divino: è dunque la creatura ad aver

bisogno di Dio in tutto. Ma l’amore

di Dio è anche eros. Nell’Antico

Testamento il Creatore dell’universo

mostra verso il popolo che si è scelto

una predilezione che trascende ogni

umana motivazione. Il profeta Osea

esprime questa passione divina con

immagini audaci come quella

dell’amore di un uomo per una donna

adultera (cfr 3, 1-3); Ezechiele, per

parte sua, parlando del rapporto di

Dio con il popolo di Israele, non teme

di utilizzare un linguaggio ardente

e appassionato (cfr 16,1-22). Questi

testi biblici indicano che l’eros

fa parte del cuore stesso di Dio:

l’Onnipotente attende il “sì” delle sue

creature come un giovane sposo

quello della sua sposa. Purtroppo fin

dalle sue origini l’umanità, sedotta

dalle menzogne del Maligno, si è

chiusa all’amore di Dio, nell’illusione

di una impossibile autosufficienza

(cfr Gn 3, 1-7). Ripiegandosi su se

stesso, Adamo si è allontanato da

quella fonte della vita che è Dio

stesso, ed è diventato il primo di

“quelli che per timore della morte

erano tenuti in schiavitù per tutta la

vita” (Eb 2, 15). Dio, però, non si è

dato per vinto, anzi il “no” dell’uomo

è stato come la spinta decisiva che

l’ha indotto a manifestare il suo

amore in tutta la sua forza redentrice.

La Croce rivela la pienezza

dell’amore di Dio

È nel mistero della Croce che si

rivela appieno la potenza

incontenibile della misericordia

del Padre celeste. Per riconquistare

l’amore della sua creatura,

Egli ha accettato di pagare un prezzo

altissimo: il sangue del suo Unigenito

Figlio. La morte, che per il primo

Adamo era segno estremo di

solitudine e di impotenza, si è così

trasformata nel supremo atto d’amore

e di libertà del nuovo Adamo.

Ben si può allora affermare,

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 24 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [120]

con san Massimo il Confessore,

che Cristo “morì, se così si può dire,

divinamente, poiché morì liberamente”

(Ambigua, 91, 1956). Nella Croce si

manifesta l’eros di Dio per noi. Eros

è infatti - come si esprime lo Pseudo

Dionigi - quella forza “che non

permette all’amante di rimanere in se

stesso, ma lo spinge a unirsi all’amato”

(De divinis nominibus, IV, 13: PG 3,

712). Quale più “folle eros”

(N. CABASILAS, Vita in Cristo, 648)

di quello che ha portato il Figlio di

Dio ad unirsi a noi fino al punto di

soffrire come proprie le conseguenze

dei nostri delitti?

“Colui che hanno trafitto”

Cari fratelli e sorelle, guardiamo a

Cristo trafitto in Croce! È Lui la

“Battesimo di Cristo” (polittico di Sant’Agostino), del Perugino. Galleria Nazionale, Perugia.

rivelazione più sconvolgente

dell’amore di Dio, un amore in cui

eros e agape, lungi dal contrapporsi,

si illuminano a vicenda. Sulla Croce

è Dio stesso che mendica l’amore

della sua creatura: Egli ha sete

dell’amore di ognuno di noi.

L’apostolo Tommaso riconobbe Gesù

come “Signore e Dio” quando mise

la mano nella ferita del suo costato.

Non sorprende che, tra i santi, molti

abbiano trovato nel Cuore di Gesù

l’espressione più commovente di

questo mistero di amore. Si potrebbe

addirittura dire che la rivelazione

dell’eros di Dio verso l’uomo è,

in realtà, l’espressione suprema della

sua agape. In verità, solo l’amore

in cui si uniscono il dono gratuito

di sé e il desiderio appassionato

di reciprocità infonde un’ebbrezza

che rende leggeri i sacrifici più

pesanti. Gesù ha detto: “Quando sarò

innalzato da terra, attirerò tutti a me”

(Gv 12, 32). La risposta che il

Signore ardentemente desidera da noi

è innanzitutto che noi accogliamo

il suo amore e ci lasciamo attrarre

da Lui. Accettare il suo amore, però,

non basta. Occorre corrispondere

a tale amore ed impegnarsi poi

a comunicarlo agli altri: Cristo

“mi attira a sé” per unirsi a me,

perché impari ad amare i fratelli

con il suo stesso amore.

Sangue ed acqua

“Volgeranno lo sguardo a Colui che

hanno trafitto”. Guardiamo con

fiducia al costato trafitto di Gesù,

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 25 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [121]


da cui sgorgarono “sangue e acqua”

(Gv 19,34)! I Padri della Chiesa

hanno considerato questi elementi

come simboli dei sacramenti del

Battesimo e dell’Eucaristia.

Con l’acqua del Battesimo, grazie

all’azione dello Spirito Santo,

si dischiude a noi l’intimità

dell’amore trinitario. Nel cammino

quaresimale, memori del nostro

Battesimo, siamo esortati ad uscire

da noi stessi per aprirci, in un

confidente abbandono, all’abbraccio

misericordioso del Padre (cfr

S. Giovanni Crisostomo, Catechesi,

3,14 ss.). Il sangue, simbolo

dell’amore del Buon Pastore, fluisce

in noi specialmente nel mistero

eucaristico: “L’Eucaristia ci attira

“I pellegrini di Emmaus”, di Mathieu Le Nain. Museo del Louvre, Parigi.

nell’atto oblativo di Gesù... veniamo

coinvolti nella dinamica della sua

donazione” (Enc. Deus caritas est,

13). Viviamo allora la Quaresima

come un tempo ‘eucaristico’, nel

quale, accogliendo l’amore di Gesù,

impariamo a diffonderlo attorno a

noi con ogni gesto e parola.

Contemplare “Colui che hanno

trafitto” ci spingerà in tal modo ad

aprire il cuore agli altri riconoscendo

le ferite inferte alla dignità

dell’essere umano; ci spingerà, in

particolare, a combattere ogni forma

di disprezzo della vita e di

sfruttamento della persona e ad

alleviare i drammi della solitudine e

dell’abbandono di tante persone.

La Quaresima sia per ogni cristiano

una rinnovata esperienza dell’amore

di Dio donatoci in Cristo, amore che

ogni giorno dobbiamo a nostra volta

“ridonare” al prossimo, soprattutto a

chi più soffre ed è nel bisogno. Solo

così potremo partecipare pienamente

alla gioia della Pasqua. Maria, la

Madre del Bell’Amore, ci guidi in

questo itinerario quaresimale,

cammino di autentica conversione

all’amore di Cristo. A voi, cari

fratelli e sorelle, auguro un proficuo

itinerario quaresimale, mentre con

affetto a tutti invio una speciale

Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 21 novembre 2006

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 26 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [122]

IL MESSAGGIO DEL CONSIGLIO EPISCOPALE PERMANENTE PER LA XXIX GIORNATA PER LA VITA

Amare e desiderare la vita:

l’impegno del nostro Santuario

“Amare e desiderare la vita”: è

questo il tema della 29 a Giornata

per la vita celebrata dalla

Chiesa italiana lo scorso 4 febbraio.

Nel messaggio del Consiglio Permanente

della Conferenza Episcopale Italiana,

viene affermato che la vita è il

primo e più prezioso bene per ogni essere

umano sul quale nessuno può mettere

le mani e dunque va amata

con coraggio e anche desiderata.

Chi ama la vita si interroga

sul suo significato e

quindi anche sul senso della

morte e di come affrontarla,

sapendo però che il diritto alla

vita non gli dà il diritto a

decidere come e quando mettervi

fine e non cade nel diabolico

inganno di pensare di

poter disporre della vita fino a

chiedere che si possa legittimarne

l’interruzione con l’eutanasia,

magari mascherandola

con un velo di umana pietà.

Nei momenti estremi della sofferenza

si ha il diritto di avere

la solidale vicinanza di quanti

amano davvero la vita e se ne

prendono cura, non di chi pensa

di servire le persone procurando

loro la morte.

Nel loro messaggio i Vescovi

italiani pongono l’attenzione

anche su altri problemi,

quali la selezione eugenetica,

la sperimentazione sugli

embrioni e la fecondazione artificiale,

affermando che nessuna vita umana,

fosse anche alla sua prima scintilla,

può essere ritenuta di minor valore

o disponibile per la ricerca scientifica.

Il desiderio di un figlio non dà diritto

ad averlo ad ogni costo.

L’invito ad amare e desiderare la

vita è rivolto in modo speciale ai giovani,

i quali possono talora sprofondare

in drammatiche crisi di disamore e di

non senso fino al punto di mettere a repentaglio

la loro vita, o di ritenerla un

peso insopportabile, preferendole l’eb-

brezza di giochi mortali, come le droghe

o le corse del sabato sera. La Chiesa

di Pompei, in continuità con l’opera

del beato Bartolo Longo, viene incontro

a queste nuove povertà di oggi: ne

è prova la realizzazione di una sede

della Comunità “Incontro” di Don Pierino

Gelmini, finalizzata al recupero

dei tossicodipendenti e degli psicolabi-

li, dove tanti giovani ritrovano la speranza

e l’amore alla vita guardando al

futuro con fiducia.

L’attenzione per i giovani è testimoniata

anche da altre opere caritative

della Chiesa di Pompei: un Centro Polifunzionale

Diurno che, grazie alla

dedizione dei Fratelli delle Scuole Cristiane,

accoglie più di cento ragazzi

provenienti da famiglie con gravi problemi

sociali, ragazzi che sono ben integrati

nelle classi del Polo Scolastico

della Chiesa di Pompei; il Centro “Cre-

scere Insieme” che, grazie alla premura

delle Suore Domenicane Figlie del

Santo Rosario di Pompei, accoglie preadolescenti

e adolescenti in regime di

semiconvitto; il Centro di Ascolto “Myriam”,

aperto all’orientamento e all’accompagnamento

di persone afflitte da

varie emergenze sociali.

Tra le opere caritative della Chiesa

di Pompei a difesa della vita

va ricordata l’esistenza di una

sede del Movimento per la

vita e del Centro di Aiuto alla

Vita, dove, grazie all’apporto

generoso e alla competenza

dei volontari, si aiutano donne

in difficoltà che decidono di

non abortire, sicure di poter

contare su un’assistenza che va

dal momento della nascita fino

ai primi anni di vita del loro

bambino (dall’ottobre 2003 sono

nati 22 bambini, sono stati

aiutati 28 mamme e 33 neonati);

la “Casa Emanuel” per l’accoglienza

di gestanti, ragazzemadri

e bambini in difficoltà,

presso la quale, negli ultimi

tre anni, sono nati 4 bambini,

sono stati accolti 20 figli

di mamme in difficoltà (di cui

4 dati in affido) e 20 mamme,

di cui 6 ragazze madri (nella

foto, alcune ospiti con i loro

bambini); la comunità di tipo

familiare “Giardino del sorriso”

per l’accoglienza residenziale

di bambini da 0 a 10 anni.

La XXIX Giornata per la Vita è stata

anche l’occasione per invocare la protezione

della Vergine, con la preghiera

del Rosario animata dal Centro di Aiuto

alla Vita, nella basilica gremita di fedeli,

su tutte queste opere caritative che

testimoniano come la Chiesa di Pompei

accoglie la vita, a partire dal concepimento

fino al suo tramonto, come un

dono da custodire e fare crescere.

Amare e desiderare la vita è l’impegno

primario della nostra Chiesa.

■ di GENNARO GARGIULO

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 27 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [123]


POMPEI RICORDA BARTOLO LONGO

Festainsieme

per il Beato

e la famiglia

Per il terzo anno consecutivo il Santuario

di Pompei e l’Associazione

“Amici di Bartolo Longo” hanno

organizzato “Festainsieme con il beato

Bartolo Longo” per celebrare l’anniversario

della nascita del Fondatore della città

mariana (Latiano, 10 febbraio 1841).

Alla manifestazione è intervenuto il Vescovo

di Pompei, Mons. Carlo Liberati,

che nel salutare gli artisti ed i partecipanti

ha ricordato loro che la preghiera e la

carità sono le due dimensioni portanti della

particolare missione della Chiesa di

Pompei nel mondo. Erano presenti anche

il Vicario Generale, Mons. Pasquale Mocerino

e l’Assessore alla Cultura della Città

di Pompei, Dott. Antonio Ebreo.

La serata in onore del Beato, svoltasi

al Teatro “Di Costanzo-Mattiello” di

Pompei, è scivolata via, con visibile gradimento

dei partecipanti, tra brani musicali

e canti, così come piaceva a don

Bartolo. Il Soprano Rosa Florentino, accompagnata,

al pianoforte, dal M° Lorenzo

Raucci e, al violino, dal M° Gaetano

Ambrosino, ha eseguito un concerto

molto apprezzato, con brani tratti da

musical, operette e canzoni napoletane,

risalenti al tempo di Bartolo Longo.

La serata è iniziata, come è ormai

piacevole tradizione, con l’esecuzione

della “Serenata a Bartolo Longo”, composta

da Mons. Baldassarre Cuomo e musicata

dal M° Giuseppe De Honestis. Molto

gradita e applaudita è stata la proposta

canora dei bambini del “Coro della Città

di Pompei” diretto dalle sorelle Anna e

Olga Vaiano e dal M° Giovanni Villano,

che hanno eseguito celebri melodie napoletane.

Nel corso della manifestazione Anna

Limodio, Maria Grazia Sorrentino, Maria

■ di VINCENZO LAUS

Elena e Raffaella Laus hanno declamato

brani tratti dagli scritti del Beato inerenti

il valore e l’importanza della famiglia.

Insieme alla commemorazione del 166°

anniversario della nascita di Bartolo Longo,

era questo il secondo obiettivo della

festa: offrire una testimonianza di fiducia

e di speranza per il ruolo che la famiglia

Il soprano Rosa Florentino, con il Vescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati, ha eseguito un concerto

accompagnata dal M° Gaetano Ambrosino, al centro, e dal M° Lorenzo Raucci, a destra.

può svolgere nel mondo, come ha ricordato

Mons. Raffaele Matrone, Vice Postulatore

della causa di canonizzazione

del Beato e Presidente dell’Associazione

“Amici di Bartolo Longo”.

Bartolo Longo - come tramanda il biografo

Pier Marino Frasconi che lo ha conosciuto

personalmente - soleva dire che

anziché festeggiare la data di nascita era

da festeggiare quella del battesimo, che

nel caso del Beato fu celebrato il 13 febbraio

1841. «Eccellenti i genitori, - scrive

il Frasconi - caratteristica di quella casa...

una tenera speciale devozione alla

Madonna, da Bartolo succhiata, si può dire,

con il latte materno e che fu il primo

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 28 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [124]

alimento sostanziale della sua anima... devozione

che dovette fargli da arcano richiamo

per il suo ritorno alla fede, negli

smarrimenti tempestosi della giovinezza».

Una mamma, un padre salvano il figlio

con l’esempio e la preghiera. Così fu

per Bartolo Longo che, perso nell’illu-

sione del male, porterà sempre in sé il germe,

il richiamo per il ritorno alla fede.

Questo ideale di famiglia, scuola di

amore e di umanità, spingerà don Bartolo

a dare una famiglia a chi non aveva

avuto la fortuna di averla. Nasceranno

sotto questo auspicio le sue opere di carità,

nelle quali la parola amore non signi-

ficherà mai elemosina: « ... no, la carità

vuol dire amore perfetto, amore divino,

amore che parte da Dio, involge la creatura

e ritorna al suo principio». Questo

«amore, puro, disinteressato, misericordioso,

divino» finisce per conquistare il

fanciullo e toglierlo dalle vie della perdizione.

In un articolo del 1909, pubblicato su

«Il Rosario e la Nuova Pompei», Bartolo

Longo individuava i «profondi mali»

dell’uomo moderno ed osservava: « ... oggi

vi sono culle intorno alle quali più non

si prega, vi sono talami sui quali più non

si spiegano le ali di un angelo, né si disegna

il sorriso di una Madonna... vi sono

sposi che non invocano più la Grazia di

Dio sulla famiglia... Gli effetti spaventevoli

di questa indifferenza religiosa nella

vita domestica noi li conosciamo: quando

Dio si allontana, si ritirano pure i suoi

Angioli e andando via gli Angeli vanno

via tutti gli antichi e gloriosi ideali della

famiglia cristiana, cioè l’affetto, la fedeltà,

l’onore, il rispetto reciproco, la pace».

Alla festa di don Bartolo e della famiglia,

non poteva, ovviamente, mancare il

I bambini del “Coro Città di Pompei”, hanno eseguito, con visibile gradimento dei partecipanti alla manifestazione, celebri melodie napoletane.

In alto, la sala del Teatro Di Costanzo-Mattiello”, quasi al completo per la terza edizione di “Festainsieme” in onore del Fondatore di Pompei.

ricordo della consorte: Donna Marianna

Farnararo ved. De Fusco. Nasceva con

loro la nuova Città di Pompei, attorno al

Santuario che custodisce il Trono della

Vergine del Rosario, cui guarda la famiglia

degli oranti di tutto il mondo, uniti

dalla catena del Rosario, preghiera per la

pace e della famiglia per la famiglia.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 29 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [125]


Eventi,

testimonianze,

celebrazioni

e curiosità

dal mondo

■ a cura di GIUSEPPINA STRIANO

ROSARIO NEWS

ROSARIO NEWS

AD EBOLI UN INTERO PARCO SI MOBILITA PER LA MADONNA DI POMPEI

Spesso una piccola idea, nata quasi

per caso, e sgorgata da una suggestione

individuale o di poche persone, riesce ad

entusiasmare e a contagiarne altre, creando

sempre più consenso intorno ad essa a

tal punto che un numero di persone sempre

più crescente ritiene di doverla realizzare

compiutamente.

È quello che è accaduto ad Eboli (SA),

cittadina della Campania meridionale, di

origine antichissime, dove alcuni cittadini

hanno promosso l’iniziativa di erigere

un’edicola votiva alla Madonna del Rosario

di Pompei, all’interno del Parco dove

risiedono.

Il progetto ha coinvolto subito numerose

altre persone che, con grande entusiasmo,

hanno contribuito in “denaro o

lavoro” alla realizzazione dell’edicola. Un

particolare riconoscimento è stato dato all’Ing.

Genoveffa Cerruti di Matinella (SA),

che ha progettato l’edicola votiva, e all’impresa

edile del Geom. Pietro Maglio,

con sede in Località Casarsa, che ha eseguito

i lavori di costruzione.

Il risultato è stato stupefacente: non

un semplice alloggio per un quadro, ma

molto di più: un piccolo luogo di culto dove

ognuno può dialogare con la Madonna,

pregarla e invocarla per le proprie difficoltà

e prove della vita.

Molto partecipata è stata, infine, la cerimonia

di domenica 17 dicembre 2006,

quando, alla presenza del Sindaco della

Città, Avv. Martino Melchionda, di alcuni

componenti dell’Amministrazione Comunale

e di numerosi cittadini, il quadro

della Madonna, esposto nell’edicola votiva,

è stato benedetto da Don Fernando

Sparano, parroco della comunità parrocchiale

“San Bartolomeo Apostolo”.

Il rito della benedizione è terminato

con la recita della “Supplica alla Vergine

di Pompei”.

LA DEVOZIONE MARIANA DEI NERETESI

Il Sig. Luigi Grilli di Nereto (TE),

ci ha inviato la foto di una tela raffigurante

la Madonna del Santo Rosario di

Pompei esposta nella chiesa parrocchiale

intitolata a “San Martino Vescovo”.

La devozione alla Vergine di Pompei

della comunità neretese risale alle

origini della storia del santuario mariano.

Tramandato di generazione in generazione,

ancora oggi l’affetto che lega

i neretesi alla Madonna di Pompei è

molto sentito e vissuto.

Quella di Nereto, infatti, come spiega

lo stesso Signor Luigi Grilli, è una

comunità che ha conservato, nel tempo,

una particolare devozione ultra centenaria

alla cara Madonna del Santuario

di Pompei. Il loro è un profondo e

devoto legame filiale che non conosce

tramonto.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 30 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [126]

LA TESTIMONIANZA DI SAN CHARBEL MAKHLOUF, UN INNAMORATO DI MARIA

Un innamorato della Madre di Dio e

del Santo Rosario. Così si può descrivere

San Charbel Makhlouf, uomo di grande

fede e spiritualità che, fedele alla tradizione

dei Padri del deserto, amava vivere

nella solitudine e dedicarsi al colloquio

intimo con Dio. Appartenente all’Ordine

Libanese Maronita, visse nella povertà

più assoluta e rispettò sempre in modo

eroico i voti pronunciati. La corona del

Rosario e un’immagine della Madonna di

Pompei furono le uniche sue ricchezze.

Charbel nacque nel 1828 e fin da piccolo

amò la solitudine e la preghiera. Ragazzino,

ai suoi coetanei disputava non solamente

il privilegio di stare al leggìo durante

le funzioni religiose, ma anche quello,

ambitissimo dai ragazzi, di suonare le

campane.

Il Libano, la sua patria, è tutto un immenso

coro di invocazioni e di lodi a Maria;

in ogni angolo del paese, chiese, santuari,

cappelle ed edicole votive sono dedicate

alla Vergine. E così fu anche la vita

di sua madre e dei suoi fratelli che, costantemente,

recitavano il Rosario.

Ma, per lui, esempi di profonda religiosità

furono anche lo zio paterno e il

patrigno, ordinati diaconi, e due zii materni,

monaci eremiti appartenenti all’Ordine

Libanese Maronita, con i quali trascorreva

molte ore in conversazioni riguardanti

la vocazione religiosa e il monacato,

che così si fece sempre più significativo

per lui.

All’età di 14 anni, curando un gregge

di pecore, il giovane Charbel casualmente

scoprì una caverna, che divenne il primo

luogo privilegiato dei suoi momenti

di preghiera e meditazione solitaria. Compiuti

i 20 anni, trascorse un lungo periodo

di solitudine, durante il quale maturò

l’importante decisione di prendere l’abito

di novizio e di rinunziare al suo nome

di battesimo, Youssef, per scegliere quello

di Charbel, un martire di Edessa, vissuto

nel secondo secolo. Nel 1859 fu ordinato

sacerdote e fu sempre un esempio

per tutti i suoi confratelli.

Charbel non pranzava mai prima d’aver

recitato tutto il Rosario, con grande

fervore e con accenti d’amore e confidenza

filiali nella Santissima Vergine di

Pompei per la quale provava un amore

ardente ed appassionato ed aveva una fervente

devozione. Ne era invaghito. Ripeteva

continuamente il Suo nome benedetto,

invocandoLa giorno e notte, con

gemiti e sospiri. Ogni volta che entrava o

usciva dalla cella, recitava in ginocchio il

saluto angelico davanti all’immagine che

aveva sul letto e i suoi passi erano scanditi

sempre dalle Ave Maria del Rosario.

In solitudine, accompagnato sempre

dalla sua grande devozione alla Vergine

di Pompei, rimase fino al giorno in cui si

spense, il Natale del 1898. Padre Charbel

raggiunse la fama solo dopo la morte. Il

corpo incorrotto che trasudava sangue ed

acqua e le membra rimaste mobili, fecero

sì che fosse venerato come Santo, anche

quando la gerarchia ed i superiori ne

avevano proibito il culto, in attesa che la

Chiesa pronunciasse il suo verdetto.

Intanto si diffondeva sempre di più il

culto alla sua persona e la fama di taumaturgo.

Fu beatificato da Paolo VI il 5 dicembre

1965, e, successivamente, canonizzato,

il 19 ottobre 1977 dallo stesso Papa.

A TORINO UNA CHIESA ALLA VERGINE DI POMPEI

«... Bisogna rifarsi indietro, a circa

trent’anni fa. La zona che oggi costituisce

la nuova parrocchia era molto diversa...».

Così recita un testo senza firma

tratto dal bollettino “Nuova Parrocchia

Madonna di Pompei”, datato settembre

1968, che narra della fondazione

della stessa parrocchia, sorta nella

città di Torino.

L’inaugurazione, avvenuta nell’ottobre

del 1966, culminò con un evento

inaspettato e prodigioso, quello che viene

ricordato come “il primo miracolo

della Madonna di Pompei a Torino”: due

dei grandi lampadari che ornavano l’aula

sacra caddero al suolo, non appena il

Vescovo chiuse le porte della chiesa, al

termine della prima funzione religiosa.

Se ciò fosse accaduto pochi minuti prima,

quando la gente ancora gremiva la

chiesa, sarebbe stato un disastro.

Negli anni, la chiesa parrocchiale

“Madonna di Pompei” ha assunto un’

importanza sempre maggiore per i fedeli

del quartiere della Crocetta, in cui

è sorta, divenendone il fulcro delle attività

e della vita cristiana.

L’edificio all’esterno si è conservato

così come era in origine, mentre all’interno

ha subito alcuni cambiamenti.

Nel 1990, poi, è stata arricchita di numerose

vetrate. Quelle colorate, poste

sulla facciata, all’altezza del matroneo,

e quelle poste lungo le pareti laterali,

riassumono alcuni dei misteri del Rosario.

Al di sopra, sempre sulla facciata,

vi è una vetrata raffigurante la Madonna

di Pompei, realizzata dalla famosa

vetreria Mellini di Firenze.

La chiesa parrocchiale conserva anche

una statua lignea della Vergine del

Rosario con in braccio il Bambino, alla

quale i fedeli sono particolarmente devoti

e che è stata posta sul presbiterio

della chiesa, nel 1988, al termine dell’Anno

Mariano.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 31 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [127]


Carissimi Amici,

un giorno Gesù disse ai suoi discepoli:

“Vi do un comandamento nuovo: che

vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho

amato, così amatevi anche voi gli uni

gli altri” (Gv 13, 34).

È questa la frase evangelica sulla quale

siamo invitati a confrontarci e a

riflettere durante la XXI edizione del

Meeting dei Giovani a Pompei. Con

questa esortazione Gesù di Nazareth

vuole indicarci l’essenzialità

dell’esperienza cristiana: essere, cioè,

persone che s’impegnano ad amare il

prossimo con l’amore con cui Dio ci

ama in Cristo. Incarnare questo modo

d’amare nella nostra esistenza è per noi

fonte di vera gioia.

Carissimi, è opinione comune tra i

giovani credere che sia possibile

sperimentare l’amore solo se

s’incontra qualcuno con delle qualità

tali da attirare la nostra attenzione.

L’amore vero, tuttavia, quello che

nasce dalla fede in Cristo, supera ogni

nostra prospettiva, che al confronto si

rivela molto limitata.

Questo amore “fondato nella fede

e da essa plasmato”, se ben coltivato,

conduce l’uomo a perdonare coloro

dai quali riceve il male, a rispondere

al male col bene, ad essere,

in poche parole, una persona

“cristificata” capace, cioé, di fare della

sua vita un dono per l’altro.

Nel matrimonio cristiano questa verità

s’esprime nell’unità che deve stabilirsi

tra l’eros e l’agape, imitando in tal

modo l’amore col quale Dio ama il suo

popolo. Non dimentichiamo, cari

amici, che siamo figli di Dio, creati a

sua immagine in Cristo e che, quindi,

siamo chiamati a somigliare sempre di

più a Dio nel suo modo d’amare.

Facciamo attenzione al falso concetto

d’amore che i media ci propongono:

l’amore egocentrico. L’amore cristiano

è esattamente l’opposto: è uscita da sé

per andare verso Dio e verso il

prossimo.

Papa Benedetto XVI c’insegna che

“l’amore è gratuito; non viene

esercitato per raggiungere altri scopi”

(Deus Caritas est, 31). La Sacra

Scrittura, infatti, c’invita ad “amare” il

nostro prossimo non a “sfruttarlo”.

Carissimi, Gesù ci ha amati per primo

e noi dobbiamo attingere al suo amore

infinito per amare i nostri fratelli.

La nostra vita deve essere una

testimonianza della nostra fede in

Cristo. È questo il concetto che chiude

l’insegnamento dell’Enciclica.

“L’attività caritativa cristiana deve

essere indipendente da partiti e

ideologie” afferma, infatti, il Papa. La

carità promossa dalla Chiesa, si legge

ancora nel testo, “non è un mezzo per

cambiare il mondo in modo ideologico

e non sta al servizio di strategie

mondane, ma è attualizzazione, qui ed

ora, dell’amore di cui l’uomo ha

sempre bisogno”. E poco prima il

Pontefice spiega: “Quanti operano

nelle istituzioni caritative della Chiesa

devono distinguersi per il fatto che non

si limitano ad eseguire in modo abile la

cosa conveniente al momento, ma si

dedicano all’altro con le attenzioni

suggerite dal cuore, in modo che questi

sperimenti la loro ricchezza di

umanità” (Deus Caritas est, 31).

Carissimi amici, non è necessaria solo

un’alta professionalità nell’agire

caritativo, ma anche e soprattutto una

profonda formazione del cuore: solo

così si può condurre la persona aiutata

all’incontro con Dio.

Il nostro incontro, al Meeting dei

Giovani del 1° maggio 2007, si muove

proprio in questa direzione: formare il

cuore dei giovani all’amore vero,

quello che viene da Cristo.

Consegniamo questo auspicio alla

Vergine Maria, affidiamoci alle sue

cure materne e mettiamoci alla sua

scuola, per imparare da lei, donna del

bell’amore, cosa significa amare.

Carissimi, vi aspetto numerosi per

cantare, gioire e pregare insieme.

■ di GIOVANNI RUSSO

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 32 – ANNO 123 - N. 3 - 2007 [128]

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 33 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [129]


LATINA

Parrocchie:

Ss. Pietro e Paolo Apostoli

S. Carlo Borromeo

10-14 Gennaio 2007

All’inizio del nuovo anno, l’icona pellegrina

della Vergine del Rosario di

Pompei riprende il suo viaggio, raggiungendo

Latina, una città del basso Lazio,

chiamata inizialmente Littoria, che vide

il suo nascere ufficiale il 18 dicembre

1932.

Da semplice borgo di servizio per la

bonifica di quell’area dell’agro pontino,

Littoria diventò centro rurale nel 1932,

comune nel 1933 e capoluogo di provin-

IN CAMMINO CON LA MADONNA PELLEGRINA

Latina e Striano

accolgono la Madre

■ di ANTONIO MARRESE

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 34 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [130]

cia nel 1934. Nel 1946 l’originario nome

di Littoria venne mutato in Latina. A tentare

altre opere di bonifica parziale furono

i religiosi, in particolare i monaci cluniacensi

e cistercensi.

Dal 10 al 13 gennaio, la missione mariana

ha visitato la comunità parrocchiale

dei Ss. Pietro e Paolo Apostoli, e, dal 13

mattina al 14 mattina, quella di San Carlo

Borromeo. Entrambe le comunità hanno

accolto l’immagine della Vergine e i missionari

con semplicità disarmante e affetto

fraterno, frutto di un’umanità calorosa

e gentile, e, soprattutto, di una devozione

molto sentita.

Ad aprire e a concludere la missione,

il Vescovo di Latina, Mons. Giuseppe Petrocchi,

che ha voluto dare un chiaro

segno del suo amore personale e della

sua devozione alla Madonna di Pompei

(foto in basso, pagina precedente).

Le veglie di preghiera, i momenti di

riflessione comunitaria, il concerto-meditazione

di don Giosy Cento, gli incontri

con i ragazzi e le Celebrazioni Eucaristiche

hanno contribuito a rendere la missione

mariana di Latina un’esperienza unica

e indimenticabile (a destra un momento

del concerto).

Per questo motivo desideriamo ringraziare,

da queste pagine, per la collaborazione

e il sostegno, innanzitutto, don

Giovanni Laudadio, parroco della Parrocchia

Ss. Pietro e Paolo Apostoli, sacerdote

di spiccata devozione mariana e

vero pastore della sua comunità, alla qua-

le ha trasmesso il suo amore filiale per

Cristo e per la Vergine Maria. Segno visibile

di questa esperienza è stata la numerosa

presenza dei giovani a tutti i momenti

di preghiera. Alla cordiale disponibilità

di don Giovanni si è unita quella di

don Patrizio Di Pinto, parroco della chiesa

di San Carlo Borromeo e Vicario Fo-

raneo, che con grande affetto e simpatia

ha voluto condividere l’ospitalità e l’accoglienza

della Madre del Signore. Al termine

della missione un fiume di persone

ha accompagnato in processione la Madonna

del Rosario per un tratto di strada,

verso l’uscita della città, per salutare Maria

che faceva ritorno nella Sua Pompei.

STRIANO (NA)

Parrocchia:

S. Giovanni Battista

18-21 Gennaio 2007

Da giovedì 18 a domenica 21, l’immagine

della Madonna del Rosario

di Pompei ha fatto il suo grande ritorno a

Striano, piccolo paese ai piedi del Vesuvio,

a poca distanza da Pompei. È stato

un grande ritorno, proprio nei giorni in

cui 51 anni fa, come raccontano le cronache,

l’icona sostava nella comunità parrocchiale

di San Giovanni Battista.

È stato per Striano un vero evento di

massa, ma soprattutto un grande momento

di grazia come ha ricordato, nel suo

saluto, il giovane sindaco, Antonio Del

Giudice: “Mi sento privilegiato come sindaco

a dover accogliere la Madonna e prego

perché ci sia una discesa abbondante

di grazie su questa comunità civile ed ecclesiale”.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 35 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [131]


Il popolo ha partecipato in massa. La

Chiesa non è mai stata vuota, dal mattino

fino a sera, la Madre ha raccolto le suppliche

e le preghiere dei fedeli.

Grazie al parroco, don Michele Fusco,

ad Antonio Gravetti, Presidente dell’Azione

Cattolica parrocchiale, e ad altri

collaboratori della comunità, la missione

è stata ricca di impegni e di significative

celebrazioni. Don Michele ha contagiato

tutta la comunità parrocchiale con la sua

personale testimonianza e ha avuto parole

di elogio e di gratitudine per l’equipe

missionaria per essere stata segno tangibile

della Divina Grazia, spinta alla nuova

evangelizzazione, stimolo alla carità e

guida nella preghiera.

Numerose famiglie hanno aperto le

porte delle loro case per accogliere i missionari

che hanno portato parole di conforto

agli ammalati, alle persone sole e

bisognose.

Molto commovente è stato il concer-

I giovani splendidi protagonisti dell’incontro con Maria

DA STRIANO

Caro Don Antonio, poche parole per esprimerti il mio grazie,

per essere riuscito, con i tuoi ragazzi, con la forza della

vostra testimonianza e l’amore immenso che i vostri occhi

esprimono verso la nostra cara Mamma, come la chiami tu, a

creare e farci vivere in un clima di fraternità facendoci riscoprire

ancora una volta la bellezza delle relazioni come dono

e benedizione.

Dio lascia sempre un segno, quando chiama, quando si

rivela, quando cerca di far capire all’uomo che può fidarsi di

lui. Elisabetta diventa un segno per Maria, diventa chiamata

ad affidarsi, a credere in quello che gli è stato detto.

È ciò che accade spesso: l’incontro con una persona, in

un momento particolare, una parola, un gesto, possono cambiare

la vita. Sì, ci sono incontri che sono come vere benedizioni

celesti senza le quali le nostre giornate non sarebbero

le stesse.

Quante volte anche noi diventiamo segno di una promessa

per gli altri; quante volte con la nostra vita, la nostra fede,

il nostro saper accogliere diveniamo per gli altri segno di speranza?

Tante!

Come Cristo è speranza e dono gratuito per tutti noi,

allo stesso modo anche noi dobbiamo essere per gli altri segni

di speranza, una speranza da portare, annunciare, gridare,

renderne ragione agli altri, come dice San Pietro.

Maria ci accompagnerà e ci aiuterà a testimoniare con

gioia!

Grazie a tutti voi. Un abbraccio forte a te, Don Antonio,

per la semplicità della tua persona e lo sguardo amorevole; a

te, Mimmo, per aver un sorriso che parla; a te, Ippolito, per

aver testimoniato la gioia di un cammino; a te, Mario, per

il tuo cuore accogliente; a voi sorelle per i vostri gesti d’affetto,

siete state molto care, dolci e premurose, come delle vere

mamme.

Che la Vergine Santa ci custodisca. Buon Cammino!!!

A presto.

Raffaella

***

DA MESAGNE

Caro don Antonio, forse non ti ricorderai di me..., io sono

Pierluigi Iaia, della parrocchia Santa Maria in Betlem

di Mesagne dove siete stati con la missione mariana l'anno

scorso.

Da quei giorni la mia vita è cambiata. Ho scoperto la mia

devozione alla Madonna, particolarmente quella che veneriamo

con il titolo di Vergine del Rosario di Pompei. In qualsiasi

momento l'ho cercata, lei mi ha sempre ascoltato e mi è

stata vicina.

Ricordo ancora con gioia quei giorni passati insieme, ma

anche con un po' di malinconia. Spero, un giorno, che l'esperienza

della missione mariana si possa ripetere. Sappiate voi

missionari che vi porto sempre nel mio cuore e che non vi dimenticherò

mai.

Vorrei dirti, don Antonio, un forte GRAZIE. Se è possibile

salutami tutti i missionari che sono venuti da noi.

Appena verrò a Pompei, spero di farlo di persona.

Pierluigi

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 36 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [132]

to tenuto da Don Giosy Cento, durante il

quale i giovani missionari laici hanno offerto

la loro testimonianza di fede. Ricca

di contenuti è stata la veglia di preghiera

per le famiglie e con le famiglie. In queste

due occasioni, in modo particolare, la

bella e grande chiesa parrocchiale è stata

gremita fino all’inverosimile.

Il momento più intenso e partecipato,

tuttavia, è stato quello del saluto finale a

conclusione della missione. Il prelato di

Pompei, Mons. Carlo Liberati (foto a destra),

ha presieduto la Celebrazione Eucaristica

e, nell’omelia, ha incoraggiato la

folla ad essere accogliente e disponibile alla

parola del Signore, alla scuola di Maria.

Anche questa missione mariana è stata

vissuta e partecipata intensamente e

quando il quadro della Vergine è stato sistemato

sull’autocappella una folla emozionata

ha salutato la Vergine con canti

e fuochi pirotecnici, impegnandosi a ricambiare

al più presto la visita.

LE PROSSIME MISSIONI MARIANE DEL ROSARIO

1-4 MARZO - ABBADIA SS. SALVATORE (SI)

Arcipretura “Santa Croce”

Nel pomeriggio del 1°, arrivo dell’Icona della Madonna; saluto

del Sindaco e del Vescovo con la celebrazione della Santa Messa.

Al mattino del 4, recita del Santo Rosario e Celebrazioni Eucaristiche

con Supplica alla Madonna, alle ore 12.00. A seguire partenza

dell’Icona della Madonna.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Parroco: Don Francesco

Monachini - Tel. 0577/778225-778310.

15-18 MARZO - TITO (PZ)

Parrocchia “San Laniero Martire”

Nel pomeriggio del 15, arrivo dell’Icona della Madonna; saluto

del Sindaco e del Vescovo con la celebrazione della Santa Messa.

Al mattino del 18, recita del Santo Rosario e Celebrazioni Eucaristiche

con Supplica alla Madonna, alle ore 12.00. A seguire partenza

dell’Icona della Madonna.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Parroco: Mons. Nicola Laurenzana

- Tel. 0971/794022.

22-25 MARZO - CAPUA (CE)

Parrocchia “San Prisco”

Nel pomeriggio del 22, arrivo dell’Icona della Madonna; saluto

del Sindaco e del Vescovo con la celebrazione della Santa Messa.

Al mattino del 25, recita del Santo Rosario e Celebrazioni Eucaristiche

con Supplica alla Madonna, alle ore 12.00. A seguire partenza

dell’Icona della Madonna.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Parroco: Don Vincenzo Di

Lello - Tel. 0823/797887 - Cell. 360/934383.

19-22 APRILE - ALTAMURA (BA)

Parrocchia “SS. Rosario di Pompei”

Nel pomeriggio del 19, arrivo dell’Icona della Madonna; saluto

del Sindaco e del Vescovo con la celebrazione della Santa Messa.

Al mattino del 22, recita del Santo Rosario e Celebrazioni Eucaristiche

con Supplica alla Madonna, alle ore 12.00. A seguire partenza

dell’Icona della Madonna.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Parroco: Don Giuseppe

Creanza - Tel. 080/3111797 - Cell. 328/9781657

26-29 APRILE - SATRIANO DI LUCANIA (PZ)

Parrocchia “San Pietro Apostolo”

Nel pomeriggio del 26, arrivo dell’Icona della Madonna; saluto

del Sindaco e del Vescovo con la celebrazione della Santa Messa.

Al mattino del 29, recita del Santo Rosario e Celebrazioni Eucaristiche

con Supplica alla Madonna, alle ore 12.00. A seguire partenza

dell’Icona della Madonna.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Parroco: Don Antonio Petrone

- Tel. 0975/385023 - Cell. 333/3332268.

7-10 GIUGNO - SOLOFRA (AV)

Parrocchia “San Michele Arcangelo”

Nel pomeriggio del 7, arrivo dell’Icona della Madonna; saluto

del Sindaco e del Vescovo con la celebrazione della Santa Messa.

Al mattino del 10, recita del Santo Rosario e Celebrazioni Eucaristiche

con Supplica alla Madonna, alle ore 12.00. A seguire partenza

dell’Icona della Madonna.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Parroco: Don Michele Alfano

- Tel. 0825/583330.

14-17 GIUGNO - MOLFETTA (BA)

Parrocchia “San Pio X”

Nel pomeriggio del 14, arrivo dell’Icona della Madonna; saluto

del Sindaco e del Vescovo con la celebrazione della Santa Messa.

Al mattino del 17, recita del Santo Rosario e Celebrazioni Eucaristiche

con Supplica alla Madonna, alle ore 12.00. A seguire partenza

dell’Icona della Madonna.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al Parroco: Don Pino Magarelli

- Tel. 080/3341174.

Per informazioni: UFFICIO PER LA MISSIONE MARIANA - Tel. 081/8577486 - Fax 081/8577487 - missionemariana@libero. it

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 37 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [133]


Gennaio 2007

◆ Dalla chiesa parrocchiale “Sacro

Cuore di Gesù” di Bellizzi, in provincia

di Salerno, centodieci pellegrini sono

partiti alla volta di Pompei, martedì

2 gennaio, per vivere, nel periodo natalizio,

un momento di intensa spiritualità.

Al pellegrinaggio erano presenti anche

tre sacerdoti stimmatini: Padre Vincenzo

Sirignano, Padre Nicola Mangino

e Padre Giovanni Cignoli, già venuti

in passato nella città mariana. Durante

il cammino verso il Santuario, i tre

sacerdoti hanno guidato la preghiera

dei fedeli per chiedere a Maria la grazia

di poter incarnare il Vangelo nella

vita di ogni giorno. Tutta la comunità

ha vissuto con entusiasmo la visita a

Pompei, anche grazie alla vivacità di

questi tre giovani religiosi che, da due

anni, prestano il loro servizio sacerdotale

presso la parrocchia. Tutti i fedeli

attendevano con ansia l’incontro con la

Pellegrini

del

Rosario

■ a cura di MARIDA D’AMORA

Vergine del Rosario, alla quale sono profondamente

legati da sentimenti di gratitudine

e di riconoscenza filiale. Il pellegrinaggio

è stato l’espressione di una

devozione viva, resa concreta dalla recita

corale, quotidiana del Santo Rosario.

Percorrendo insieme la strada verso

il tempio mariano, pregando e invocando

Maria, i fedeli hanno riscoperto

la gioia di vivere, nella consapevolezza

che la vita ogni giorno presenta affanni,

preoccupazioni e tante altre difficoltà.

Qui a Pompei, hanno consolidato

questi sentimenti e questo progetto

di vita alla scuola della Vergine Santissima,

nel cui Santuario hanno promesso

di ritornare anche in futuro. Dopo

aver preso parte alla Santa Messa, i

sacerdoti e i pellegrini hanno visitato la

Basilica e il Presepe, allestito presso il

Centro Educativo “Bartolo Longo”. Prima

di ritornare a Bellizzi, il gruppo ha

posato per una foto ricordo (foto in basso).

Prenota in tempo il tuo

pellegrinaggio a Pompei

presso l’Ufficio Rettorato:

Tel. + 39 0818577362

+ 39 0818577379

Fax + 39 1782238781

+ 39 0818577482

rettorato@santuariodipompei.it

◆ L’Associazione “Famiglia del Clero

Campania”, della Diocesi Nocera-

Sarno (SA), ha visitato il Santuario di

Pompei, il 4 gennaio, per vivere insieme

un’esperienza comunitaria di riflessione

e di preghiera. Il gruppo, composto

da trentadue fedeli, era accompagnato

dalla Presidente, Concetta Gioia

Di Bernardo, e da don Mario Ceneri,

Assistente Regionale (foto in alto, pagina

a fianco). Qui, nella città mariana,

il gruppo ha partecipato ad un ritiro

spirituale guidato dal Rettore del Santuario,

Mons. Francesco Paolo Soprano,

sul tema: “Maria, esemplare della

familiare del clero”. Al termine dell’incontro

di spiritualità, i fedeli hanno preso

parte alla Santa Messa celebrata da

don Mario. È la terza volta che la “Famiglia

del Clero Campania” si riunisce

nella città mariana. Circa quindici anni

fa, infatti, ha celebrato qui il proprio

decennale e, nel 1998, dopo aver partecipato

all’annuale convegno, tenutosi

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 38 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [134]

per l’occasione a Pacognano, frazione

di Vico Equense (NA), ha concluso i

propri lavori a Pompei. L’Associazione,

nata 25 anni fa, a livello nazionale,

diramandosi, poi, nelle varie regioni d’Italia,

è formata dai genitori, dai parenti,

dai collaboratori e dalle collaboratrici

dei sacerdoti che si dedicano alla loro

assistenza domestica e ad altre attività,

partecipando, così, indirettamente al loro

servizio ministeriale nella comunità

cristiana. Possono aderire all’Associazione

anche le mogli dei diaconi permanenti,

associate al ministero dei loro sposi

tramite il sacramento nuziale. Annualmente,

gli aderenti si riuniscono per

approfondire e maturare con più consapevolezza

le modalità con cui realizzare

il loro particolare impegno attraverso

percorsi di formazione spirituale, ecclesiale,

ministeriale e vocazionale. Gli

scopi dell’Associazione sono molteplici:

aiutare i familiari del Clero a comprendere

sempre meglio l’identità della

propria missione; a vivere il loro lavoro

come servizio al Signore e alla Chiesa;

ad impegnarsi a crescere nell’equilibrio

umano, nella rettitudine morale e

nella spiritualità che tale servizio richiede;

favorire l’amicizia cristiana tra

gli associati, valorizzando la ricchezza

dei carismi personali; ricercare e preparare

persone idonee e disponibili ad

assistere i sacerdoti nella loro vita domestica

e di ministero.

◆ Nella stessa giornata, da Fermo, ha

fatto visita a Pompei la Corale “Santa

Lucia”, che presta il proprio servizio

liturgico nella Cappella del Duomo della

città. Per la seconda volta nella cittadina

vesuviana, dopo circa quindici anni,

la Corale ha voluto dedicare alla Vergine

del Rosario canti mariani e natalizi

per cominciare il nuovo anno con la

Sua benedizione materna. Il gruppo nacque,

nel 1976, per volontà di appassionati

di musica che avevano cominciato

a cimentarsi in canti tratti da un vasto

repertorio di musica sacra e profana,

classica e contemporanea. Nel 1986,

divenne ufficialmente “Cappella del

Duomo” di Fermo, carica che tuttora

ricopre. La corale si esibisce sia in ambito

regionale che nazionale ed internazionale.

Il repertorio è costituito prevalentemente

da musica sacra, scelta tra

autori come Palestrina, Bach, Mozart,

Vivaldi. L’organico, composto da 38

elementi, è diretto dal M° Nicola Marucci.

Nella città di Maria, diretta dal

M° don Ginesio Cardelli, Direttore artistico,

e accompagnata dalla Presidente,

Alduina Simonelli, ha animato la

Santa Messa delle 17.00, eseguendo canti

natalizi. Il gruppo è stato entusiasta

dell’accoglienza ricevuta e ha espresso

il desiderio di ritornare nuovamente a

Pompei.

◆ Il 30 gennaio, sono stati in visita alla

Basilica mariana undici alunni del “Seminario

Diocesano di Concordia-Pordenone”,

accompagnati dal Rettore del

Seminario, don Maurizio Girolami, dal

Padre Spirituale, Mons. Sergio Deison,

e dall’animatore della comunità vocazionale,

don Giuseppe Grillo. Tra i giovani

seminaristi, anche il diacono Pasquale

Rea, che presto sarà ordinato sacerdote.

Alcuni componenti del gruppo

erano già stati in pellegrinaggio a Pompei,

ma è la prima volta che vengono

qui in veste di seminaristi. Partiti domenica

28 gennaio da Pordenone, i pellegrini

hanno visitato anche altri luoghi

di culto campani. Significativo è stato

l’incontro con il Cardinale Crescenzio

Sepe, Arcivescovo del capoluogo campano,

avvenuto durante la loro visita al

Duomo di Napoli, dove hanno reso omaggio

alle reliquie di San Gennaro, patrono

della città, custodite nella omonima

cappella. A Pompei, invece, come

ha spiegato Mons. Deison, sono venuti

per pregare la Vergine del Rosario e implorare

la sua intercessione presso il Signore

per nuove vocazioni sacerdotali,

come Gesù stesso dice: “La messe è

molta, ma gli operai sono pochi. Pregate

dunque il padrone della messe per-

ché mandi operai nella sua messe” (Mt

9,38). Subito dopo aver partecipato alla

Santa Messa, concelebrata da don Girolami,

da Mons. Deison e da don Grillo,

i seminaristi della diocesi Concordia-Pordenone

hanno salutato la Madonna

con la recita della Supplica, per

proseguire alla volta degli Scavi Archeologici.

Nello stesso periodo abbiamo registrato

altri pellegrinaggi provenienti

da: Alvignano, Angri, Arco Felice,

Battipaglia, Capaccio Scalo, Casal di

Principe, Caserta, Casoria, Cerva, Gaggi,

Gagliano del Capo, Grumo Nevano,

Melfi, Milano, Montaquila, Monteroduni,

Napoli, Pietravairano, Pomigliano d’Arco,

Rho, Roma, Sant’Antonio Abate,

San Martino Valle Caudina, San Nicola

La Strada, Santa Maria la Carità, Sant’

Angelo a Cupolo, Tito.

***

Sono passati da Pompei anche rappresentanti

dei seguenti gruppi, associazioni

e congregazioni: 10ª Delegazione

Regionale dell’I.P.A. Campania;

Abbazia di Fossanova di Priverno

(LT); Associazione mariana “Antonio

Albanese” di Lauria (PZ); Associazione

“Radioamatori Italiani” di Pompei (NA);

Comunità “Opera Don Calabria” di Napoli;

Convento “San Pasquale” di Airola

(BN); Corale SS.ma Annunziata di

Angri (SA); Gruppo di Preghiera “Padre

Pio” di San Gennaro Vesuviano

(NA); Gruppo “Elettra Gravina” di Napoli;

Gruppo “Il Cenacolo” di Cassazza

(BG); Scuola Primaria “Matteo Mari” di

Salerno; Unitalsi Campana di Napoli.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 39 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [135]


Tre amici della comunità pompeiana

sono ritornati recentemente alla

Casa del Padre, dopo una lunga

vita spesa al servizio del Vangelo, nella

condivisone più radicale con i poveri

della terra e nell’educazione dell’infanzia

e della gioventù.

I loro nomi scritti nei cieli, nell’albo

d’oro della vita, sono quelli dell’Abbé

Pierre e di due fratelli delle Scuole Cristiane:

Fratel Martino Giuliani e di Fratel

Pasquale Sorge.

L’Abbé Pierre

Fondatore delle comunità Emmaus e

gigante della carità del XX secolo, l’Abbé

Pierre è stato a Pompei in occasione

della XIª edizione del Meeting dei Giovani

(1° maggio 1997). Attraverso Franco

Bettoli, responsabile di “Emmaus Italia”,

riuscimmo ad incontrarlo durante

uno dei suoi impegni in Italia, per invitarlo

a nome del Vescovo del tempo, alla

kermesse giovanile che ogni anno si

svolge nella città mariana.

Insieme a Rita Borsellino, sorella del

giudice Paolo, vittima di un agguato di

mafia nel 1992, furono i fantastici protagonisti

di quella edizione del meeting

(foto in alto). Migliaia di giovani ascoltarono

i loro interventi in religioso silenzio.

L’Abbé Pierre rispose, con l’aiuto

dell’interprete, ad alcune domande. Le

sue parole profumate di credibilità arrivavano

diritte al cuore dei presenti. Quel

giorno, davanti a tutti, c’era un testimone

vero, un uomo che aveva cambiato la

vita e la storia di tanti uomini e donne da

lui accolti in nome dell’Amore. Tutti ascoltarono

le sue scomode verità e l’invito

a porsi in ottica diversa da quella

del mondo, e tutti capirono!

L’Abbé Pierre, al secolo Henry Groués,

nato a Lione il 5 agosto 1912, è morto a

Parigi il 22 gennaio 2007, a circa 95

anni. Le massime autorità politiche e religiose

francesi, i confratelli di Emmaus

e, soprattutto, un’immensa folla silenziosa

assiepata in gran parte all’esterno

della Cattedrale di Notre Dame, hanno

partecipato ai suoi funerali per rendere

omaggio all’apostolo dei senzatetto, a colui

che in vita non aveva mai rinunciato

a tendere la mano agli esclusi.

Anche il Papa si è reso presente inviando

un telegramma al Presidente dei

Vescovi francesi, l’Arcivescovo di Bordeaux,

Pierre Ricard. Benedetto XVI

“rende grazie” per l’azione dell’Abbé

Pierre a favore dei più poveri con la quale

- si legge - “ha dato una chiara testi-

L’ABBÉ PIERRE, FRATEL MARTINO GIULIANI E FRA ATEL PASQUALE SORGE NELLA CASA DEL PADRE

I loro nomi sono o scritti nei cieli

monianza della carità che ci viene da

Cristo” lottando per tutta la vita contro

la povertà.

“Con questa scomparsa tutta la Francia

è toccata al cuore. Essa perde un’immensa

figura, una coscienza, un’incarnazione

della bontà”, ha detto il presidente

Jacques Chirac. A scomparire, per

il capo dell’Eliseo, è colui che ha mostrato

a tutti “la via del cuore, della

generosità, dello spirito di rivolta al servizio

dei più vulnerabili”. Per l’ex-presidente

Valéry Giscard d’Estaing, dopo

la morte dell’Abbé Pierre “la Francia

non sarà più la stessa”.

Nel fondare Emmaus, l’Abbé Pierre

ha realizzato un piccolo e grande miracolo:

quello di donne e uomini considerati

“scarti della società”, al pari dei

cartoni e dei vestiti che da oltre mezzo

secolo vanno raccogliendo per le strade,

restituiti alla gioia di vivere. Oggi Emmaus

conta circa 115 comunità solo in

Francia e 400 gruppi in una quarantina

di Paesi del mondo. Il ramo internazionale

di Emmaus, fondato nel 1971,

opera soprattutto in Africa e America Latina.

Nel 1987 è nata poi la “Fondazione

Abbé Pierre”, specializzata nella costruzione

e gestione di alloggi popolari, in

parte anche grazie a sovvenzioni pubbliche.

L’intero parco di alloggi della fondazione

ha di recente superato le diecimila

unità.

Fratel Martino Giuliani

Gli altri due amici del Santuario, Fratel

Martino (foto a sinistra) e Fratel Pasquale,

fanno parte a pieno titolo della

storia di Pompei per aver offerto il loro

contributo di educatori nell’Istituto per i

figli dei carcerati.

Hanno lasciato questo mondo a breve

distanza l’uno dall’altro; il 1° e il 3

febbraio. La loro dipartita è avvenuta

- coincidenza provvidenziale - nei giorni

del convegno per il Centenario della pre-

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 40 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [136]

senza dei Fratelli delle Scuole Cristiane

a Pompei celebratosi proprio nel pomeriggio

del 3 febbraio (cfr. pp. 6-9).

Evaristo Giuliani, in religione Fratel

Martino di Maria, nacque a Farnese (VT),

il 18 aprile 1909 da Giacomo e Maria

Biagini. A 11 anni, entrò nell’Aspirantato

dei Fratelli di Albano Laziale, dando

inizio al suo percorso di discernimento

vocazionale conclusosi con la Professione

religiosa il 15 agosto 1934, a Castel

Gandolfo. Intanto, aveva conseguito

la Laurea in Lettere e l’abilitazione all’Educazione

Musicale nella scuola media.

Il suo apostolato inizia nella Scuola

Elementare dell’Istituto San Luigi di

Acireale (CT) nel 1928. Dal 1929 al

1933, fu inviato dai Superiori, per la prima

volta, all’Istituto “Bartolo Longo“ di

Pompei. Seguirono le esperienze di Kos

nell’Egeo, al Collegio Sant’Arcangelo

di Fano nelle Marche, all’Istituto “A.

Mai” in Roma, al Seminario minore di

Albano Laziale e all’Istituto “San Luigi”

di Acireale, al Collegio San Giuseppe

di Roma, al Centro medico sociale,

rivolto alla riabilitazione e all’educazione

dei “Mutilatini”, di Salerno.

L’ultimo tratto del suo intenso e proficuo

apostolato educativo fu a Pompei

(1979-1999), dove ebbe modo di far

apprezzare le sue straordinarie virtù di

educatore cristiano a servizio di Dio e

della Chiesa, animato da un profondo

impegno di preghiera, di studio e di ascolto

della Parola di Dio.

Fratel Martino era un religioso dall’intelligenza

vivace, dotato di fine umorismo,

ricco d’entusiasmo e di generosità,

amante della cultura e disponibile

con tutti. Era di una delicatezza d’animo

particolare. Nasceva qui la sua passione

per la musica, che riteneva armonia

interiore dello spirito e pace dell’anima,

strumento essenziale per elevarsi

al di sopra di tutto ciò che è caduco

e mortale e per proiettarsi nell’inti-

mità di Dio. È tornato alla Casa del Padre

il 1° febbraio nella Comunità “Santa

Famiglia” del Colle La Salle a Roma.

Fratel Pasquale Sorge

Di alcuni anni più giovane, Antonio

Sorge, in religione Fratel Pasquale di Gesù

(foto in basso), nacque a Strangolagalli

(FR) il 18 marzo 1924 da Pietro e

Margherita Sementilli. All’età di 12 anni

entrò nell’Aspirantato dei Fratelli ad

Albano Laziale e proseguì il suo cammino

vocazionale nel noviziato di Torre

del Greco (NA) e poi nel Collegio di

San Giuseppe di Roma, conclusosi con

la Professione perpetua, il 25 agosto

1949. Nel 1943 iniziò il suo apostolato

presso la Scuola Elementare dell’Istituto

“A. Mai” di Roma, cui seguirono gli

impegni di educatore e di docente alla

Scuola “San Giovanni” in Roma, all’Aspirantato

dei Fratelli presso la Casa Generalizia,

al Collegio “Sant’Arcangelo”

di Fano nelle Marche, al Collegio San

Giuseppe di Roma, all’Aspirantato Maggiore

del Colle La Salle, allo Scolasticato.

Nel frattempo aveva conseguito la

Laurea in Scienze Naturali presso l’Università

di Catania.

Dopo aver partecipato ad un corso di

aggiornamento e di riqualificazione sulla

vita consacrata e sulla spiritualità ed

il carisma lasalliano, ebbe l’incarico di

Direttore dell’Aspirantato Maggiore del

Colle La Salle e, dal 1963 al 1970, quello

di Direttore dell’Istituto “Bartolo Longo”

in Pompei, dove ha lasciato uno stupendo

ricordo per il suo fecondo apostolato

al servizio dei figli dei carcerati

e di altri ragazzi meno fortunati.

Fu successivamente nominato Direttore

dell’Istituto “Leonardo da Vinci”

di Catania e nel 1972 Visitatore dell’ex

Provincia di Roma fino al 1981. Seguirono

il mandato di Economo e di Presidente

della Casa di accoglienza “Jesus

Magister”, di Direttore della Comunità

“Santa Famiglia” del Colle La Salle e, dal

2004, di Direttore della seconda Comunità

dei Fratelli avanti negli anni in Grottaferrata,

dove è morto il 3 febbraio.

Fratel Pasquale, come religioso ed

educatore, lascia una luminosa, fedele e

docile testimonianza di sequela del Signore

Gesù nei diversi incarichi che gli

sono stati affidati. Di lui si ricordano la

prudenza e il coraggio nell’affrontare i segni

dei tempi, e più ancora le virtù di

fedele laboriosità e di cordiale apertura,

unite alla fermezza necessaria.

■ di FRANCESCO MARIANO

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 41 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [137]


◆ Voglio ringraziare la Vergine

di Pompei per aver ascoltato

le mie preghiere ed

anche il beato Bartolo Longo

che prego tutti i giorni.

Sono stata affetta da forti

emorragie nasali a causa delle

quali sono stata da tanti medici

ed in tanti ospedali, ma senza

aver alcun risultato.

Ho incominciato a pregare

la Mamma Celeste e, Bartolo

Longo e, grazie a loro,

da quasi un anno, non sono

stata più costretta alle cure di

urgenza del pronto soccorso.

Ora prego e continuerò a

pregare continuamente, tutti i

giorni, la Madonna di Pompei,

cui devo tutta la mia gratitudine

per le migliorate condizione

di salute.

Anna Marinaro

Waltham - Massachusetts (USA)

***

◆ Gent.mo Direttore, sono

un miracolato del beato Bartolo,

o almeno credo d’esserlo.

Vado per i quarantuno anni,

sono un giornalista e vivo

con mia moglie nella campagna

toscana.

Il fatto che desidero narrarvi

risale al settembre/ottobre,

del 1980. Avevo quindici

anni e vivevo, a quel tempo,

con i miei genitori ed i miei

fratelli a Catanzaro, la mia città

d’origine, su un viale a grande

scorrimento.

Un mattino, credo di domenica,

mio padre, ora defunto,

mi mandò a comprare

il pane presso un forno che si

trovava dall’altro lato del viale.

Guardai in su ed in giù e

vidi scendere solo una macchina,

ancora lontana, sulla

corsia opposta, diedi uno scatto

confidando nei miei quindici

anni e mi lanciai all’attra-

GRATI ALLA MADONNA

E AL BEATO BARTOLO LONGO

versamento del veloce stradone.

Avevo calcolato male,

perché giunto al centro della

corsia opposta, mi ritrovai paurosamente

il muso della macchina

a mezzo metro da me

che tentavo disperatamente di

raggiungere il marciapiede. Però,

me la sentii passare dietro.

Saltai al sicuro e, ancora spaventato

feci in tempo a vedere

il conducente che si metteva

le mani nei capelli. Però ero

sano e salvo.

Al momento di riattraversare

vidi i miei genitori al balcone,

fortemente allarmati, che

mi facevano segno di stare attento.

Giunto a casa fui accolto

da un’atmosfera di sgomento

e venni rimproverato da

mio padre che, bianco come un

cencio, mi disse: “Ti abbiamo

visto uscire da sotto la macchina”.

■ a cura di CIRO COZZOLINO

◆Sono figlia di Angelo Brizi, che fino all’età

di ventisei anni è stato ospite dell’Istituto

Bartolo Longo, e mia madre Rosa Mazzetti

è nata e vissuta a Pompei fino al giorno

del suo matrimonio.

Mi sono sposata nel mese di giugno e

dopo alcuni mesi sono rimasta incinta, ma

purtroppo la gravidanza non è andata a buon

fine. Nei quattro anni successivi ho subito

diversi interventi chirurgici ed il sogno di

avere un bambino svaniva sempre di più.

Dopo diversi anni sono rimasta di nuovo

incinta ma ho perso di nuovo il bambino,

probabilmente a causa del forte trauma e dispiacere

per la perdita prematura di mia cognata

Laura, morta a soli 37 anni, la mia

stessa età! Ho sofferto tantissimo. Ero

disperata per tutto ciò che era accaduto negli

ultimi mesi ma non mi sono arresa, anche se

ho ricevuto tante mortificazioni da quanti

mi ritenevano incapace di portare a compimento

una maternità a causa della mia conformazione

corporea.

Ristabilitasi la calma, notai

mio padre, ancora pallido,

che fissava la strada su cui il

traffico era andato intensificandosi.

Dopo un po’ distolse

lo sguardo e disse: «Ho fatto

un sogno stanotte. Mi è apparso

uno che mi ha detto di

essere un beato, che mi diceva

“Domani mattina te lo salvo

io...”. Adesso capisco tutto...».

Quale beato? Chiedemmo.

«Non mi ricordo bene...

qualcosa come Bortolo... Bartolo...

o Alberto... insomma

non mi ricordo più. Aveva un

barbone...»!

La scorsa estate, è avvenuta

una svolta importate nella

vita spirituale mia e di mia

moglie, vita che non era stata

mai particolarmente fervorosa.

Non abbiamo avuto bambini

e questo aveva condotto

mia moglie in uno stato di pro-

fonda frustrazione. Attraverso

mia sorella, durante il mese

di agosto abbiamo deciso

di recarci a rendere visita alla

cappella dell’Associazione

«Cuore Immacolato di Maria,

Rifugio delle anime» a Paravati,

in provincia di Vibo Valentia,

struttura voluta da Natuzza

Evolo. Là abbiamo recitato

una corona del Rosario,

e dopo aver mangiato qualcosa,

siamo tornati a Catanzaro.

Terminata l’estate e rientrati

in Toscana, mia moglie,

inaspettatamente, manifesta la

volontà di pregare con me una

corona del Rosario, ogni

sera prima di cena.

La cosa mi sorprende molto,

considerando che, anche

se cattolica, mia moglie è tedesca,

figlia di una luterana e

quindi il Rosario non rientra

propriamente nella sua men-

Mi sono affidata a Dio ed alla Madonna

di Pompei, recitando ogni giorno il Rosario.

Ho invocato la Madonna chiedendo a Lei,

Mamma di tutte le mamme, di darmi la possibilità

di diventare madre. Dopo tre mesi

ero di nuovo in attesa di un bambino!

Ho trascorso la gravidanza a letto. Ho

fatto le analisi ogni settimana e sono stata

assistita giorno dopo giorno dal mio ginecologo.

Ringrazio, anche, le mie amiche Nadia,

Silvia e Barbara per essermi state vicine

sempre!

Ho sofferto tanto nei nove mesi di gravidanza,

ma ho fatto il possibile affinché il mio

bambino nascesse. Infatti è nato Manuel con

parto cesareo.

Ringrazio Dio e la Madonna di Pompei

per avermi dato la gioia di avere il mio dolce

e tenero bambino, ma desidero inviare un

messaggio a tutte le donne che hanno vissuto

e vivono la mia stessa sofferenza e attesa:

non vi arrendete, pregate e pregate ancora!

Maria Brizi - Roma

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 42 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [138]

PREGHIERA

PER LA

CANONIZZAZIONE

DEL BEATO

BARTOLO

LONGO

talità. Anch’io però, non avevo

mai recitato il Rosario, se

non una o due volte con mia

madre da ragazzo.

Aderisco con entusiasmo

all’iniziativa e da allora lo recitiamo

ogni sera.

Durante l’autunno, mia moglie

ha un sogno in cui viene

invitata a pregare un ... Bartolo...

San Bartolo..., o qualcosa

del genere, ma nessuno

dei due ha idea di chi sia o

dove sia venerato un eventuale

Bartolo, santo o meno.

Compio alcune ricerche in

Internet e trovo un sito «Santi,

beati e testimoni», in cui

c’è la descrizione della vita e

dell’opera di moltissimi santi.

Di Bartolo ce ne sono due:

San Bartolo, che si venera a

San Gimignano, non lontano

da noi, ed il beato Bartolo

Longo, che scopro essere il

fondatore del santuario della

Madonna di Pompei, nonché

un fervente “apostolo” del Santo

Rosario.

Ho come un trasalimento,

i ricordi mi affiorano alla

mente e sento qualcosa che mi

suggerisce di scavare nel passato.

In breve, da chissà quale

cassetto della memoria, recupero

quella rocambolesca mattinata

di venticinque anni fa.

E poco tempo dopo, un’amica

di mia sorella molto vicina

a Natuzza, in quanto responsabile

di un gruppo di preghiera,

mi fa avere un oggetto

particolare: è un Rosario

benedetto. Guardo la catenina

e rimango a bocca aperta: la

congiunzione è costituita da

un’immagine della Madonna

di Pompei.

Ho esposto i fatti così come

sono avvenuti. Personalmente,

da tanti mesi ormai,

Dio, Padre di misericordia,

noi ti lodiamo per aver donato

alla storia degli uomini

il beato Bartolo Longo,

ardente apostolo del Rosario

e luminoso esempio di laico

impegnato nella testimonianza

evangelica della fede

e della carità.

ho incluso Bartolo Longo fra

i santi che invoco quotidianamente,

rimanendo a totale disposizione

per qualsiasi chiarimento.

Mario Sapia

Cesa (AR)

***

◆ Voglio esprimere la mia riconoscenza

alla SS. ma Vergine

di Pompei per una grazia

ricevuta da mio padre. Difatti

in seguito a problemi respiratori

lo ricoverammo all’ospedale

della nostra città, dove

gli fu diagnosticato un edema

polmonare. Passate alcune

ore, però, la situazione peggiorò

per cui fu necessario intubarlo

perché non riusciva

più a respirare da solo.

La situazione diventava

sempre più grave ed i medici

decisero di trasferirlo nel reparto

di rianimazione di un ospedale

di Napoli, dove fu posto

in coma farmacologico.

La diagnosi era estrema-

Noi ti ringraziamo per il suo

straordinario cammino spirituale,

le sue intuizioni profetiche,

il suo instancabile prodigarsi

per gli ultimi e gli emarginati,

la dedizione con cui servì

filialmente la tua Chiesa

e costruì la nuova città

dell’amore a Pompei.

◆ O dolce Madre, sono un tuo figliolo e ti scrivo per dichiararti

quello che sento nel mio cuore per te. Ho sperimentato

che Tu non trascuri chiunque ti invochi in segno di aiuto

e che ami teneramente i tuoi devoti.

Uno di questi sono io. Ti ho invocato non poche volte

per chiedere la tua protezione. Ricordo quando sono stato

sottoposto alla chemioterapia per un tumore ai polmoni.

Ero pieno di paura. Trepidando pensavo a te e mi chiedevo:

O dolce Madre dove sei? Che cosa mi succederà durante la

terapia prescrittami dai dottori? Non facevo altro che piangere

ed avere il tuo nome sulle labbra, anche se non avevo

forza per pronunziarlo.

Quando, quasi dopo tre mesi, il dottore terapista mi riferì

la bella notizia che l’infezione cancerosa era scomparsa,

così come risultava dalle radiografie, allora mi resi conto

che mi eri stata sempre vicina. Così, come in tante altre circostanze

non liete della mia vita.

La fiducia in te non è mai venuta meno, o dolce Madre.

A te la mia gratitudine per sempre.

Matteo Del Grosso

Brooklyn - New York (USA)

mente grave: infarto acuto al

miocardio con edema polmonare.

Le speranze di sopravvivenza

erano nulle.

La notizia arrivò subito alla

parrocchia che i miei genitori

frequentano quotidianamente.

Gli amici non vedendoli

alla Messa serale seppero

della situazione grave in

cui versava mio padre. E già

da quella sera le nostre care

Noi ti preghiamo,

fa’ che il beato Bartolo Longo,

sia presto annoverato

tra i Santi della

Chiesa universale,

perché tutti possano

seguirlo come modello

di vita e godere della sua

intercessione.

Suore Figlie del Santo Rosario

di Pompei, che hanno a

Santa Maria Capua Vetere una

bella comunità, e che in

chiesa animavano il Santo Rosario,

durante il mese di maggio

dedicato alla Madonna,

hanno iniziato a pregare per

lui.

Ogni sera tornavamo a casa

sempre più sconfitti, ma

con tanta fede, l’unica forza

che ci faceva andare avanti e

sperare in un miracolo.

Dopo circa 15 giorni, mio

padre iniziò a respirare da solo.

Una sorpresa non solo per

noi ma anche per i medici, che

non ebbero difficoltà ad ammettere

che solo un intervento

divino avrebbe potuto, all’improvviso,

risolvere una situazione

così grave.

Dopo alcuni giorni di degenza

nel reparto di cardiochirurgia

mio padre è tornato

finalmente a casa.

Ringrazio, a nome mio e

della mia famiglia, la Santissima

Vergine del Rosario di

Pompei, perché, nonostante la

nostra piccolezza, non ci ha

lasciato soli, e, come dice mio

padre, continuerà a proteggerci

e ad amarci. Lina Prodromo

Santa Maria Capua Vetere (CE)

Chiunque ricevesse grazie per intercessione del beato

Bartolo Longo, fondatore del Santuario, delle Opere

annesse e della città di Pompei, è vivamente pregato di

darne comunicazione al Vice Postulatore della causa di

canonizzazione:

MONS. RAFFAELE MATRONE

Piazza Bartolo Longo, 1 - 80045 Pompei (Napoli)

Tel.: 081 8577275 - 081 8638366 - Fax: 081 8503357

N.B. Le comunicazioni devono essere corredate di indiriz-

zo completo e numero telefonico.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 43 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [139]


Alla Vergine Maria una supplica struggente ricca di sentimenti

Sono un pensionato di sessant’otto

anni, abito a Santarcangelo di Romagna.

Vedovo dal 1994, per passare il

tempo mi diletto a scrivere articoletti

nelle rubriche “lettere al direttore” sui

quotidiani “Il Resto del Carlino”, “La

Voce di Romagna” e tempi addietro anche

su “Panorama”. In tutto mi sono

stati pubblicati più di mille articoli che

riguardano in parte la politica, in parte il

costume oltre ad articoli di protesta riguardanti

le cose quotidiane. Ho due figli,

maschio e femmina, che mi hanno

dato sei nipoti, tre ciascuno. Il maschio

è diventato Diacono Permanente presso

la Chiesa di Montalbano, frazione di San

Giovanni in Marigliano (RN).

Come dicevo, ho l’hobby di scrive-

I nostri

lettori

ci scrivono

■ a cura di AUGUSTO DI VITTORIO

re e ora, invece di scrivere articoli di

politica, ho pensato a Gesù e Maria dedicando

loro delle invocazioni che allego

alla presente e che vorrei tanto che

venissero pubblicate su qualche pubblicazione

religiosa. Sarei l’uomo più felice

del mondo.

Albino Orioli

Santarcangelo di Romagna (RN)

Caro signor Albino, pubblichiamo

nella colonna a destra il suo scritto convinti

della sincerità del suo animo e del

suo confidente e filiale abbandono alla

Madre di Gesù, che lei, come la maggior

parte del popolo cristiano, sperimenta

nella sua funzione di madre, guida,

compagna e aiuto nelle difficoltà della

vita.

Dalla Spagna in pellegrinaggio a Pompei?

Gentilissimo Direttore, siamo religiose impegnate nell’assistenza in un collegio

per bambini e da tempo riceviamo “Il Rosario e la Nuova Pompei”, in lingua

spagnola. È una rivista stupenda e ci aiuta molto nella preghiera del Rosario.

Ogni anno, con la nostra congregazione, compiamo un pellegrinaggio a un santuario

mariano, che prepariamo tutto l’anno. Il prossimo è già stato organizzato.

Ci piacerebbe venire anche al vostro Santuario, ma non abbiamo sufficienti

mezzi economici per realizzare questo desiderio, anche se non manca il nostro

impegno a cercare e raccogliere i fondi necessari. Avremmo pensato che forse un

fine settimana nel mese di maggio o il periodo di agosto, visto che in quel mese

siamo libere da impegni di lavoro, potrebbero andare bene. Pregate per noi.

Suor Nuria

Istituto Maria Teresa - Alcobendas - Madrid (Spagna)

Reverenda Suor Nuria, la ringraziamo per il lusinghiero giudizio sulla nostra

rivista. Siamo davvero contenti del vostro progetto di venire in pellegrinaggio al

nostro Santuario, anche se non mancano difficoltà operative e finanziarie.

Per la vostra ospitalità e permanenza a Pompei, è opportuno che scriviate

al Vescovo di Pompei, persona squisita e sensibile, affinché si possa ipotizzare

con più realismo il tutto.

Spett.le Redazione R.N.P.

Santuario Beata Vergine

del Rosario

80045 Pompei (Na)

INVOCAZIONE

A MARIA

Tu o Maria, che sei la madre di Gesù

e madre nostra, madre di tutte le madri

del mondo. Tu che hai visto morire

Tuo figlio sulla croce. Tu che hai pianto

e sofferto un grande dolore nel vederlo

patire, sanguinare, oltre ad essere

deriso dai suoi carnefici. Tu, o Vergine

Santa, che sei in Paradiso assieme ai

santi e a tutti i buoni di questa terra,

intercedi per noi peccatori e chiedi al

Signore di volerci aiutare nel cammino

delle nostra vita, irto di spine, di mali

che affliggono e tante volte ci portano

via prematuramente i nostri cari.

O Vergine, avvolta nel Tuo azzurro

mantello profumato di rose, vieni tra

noi, per consolarci, per darci la forza di

guardare verso il cielo, di pregare, Te e

Tuo figlio Gesù affinché ci faccia guarire

da tutta l’invidia, la superbia, la lussuria

che ci circonda. Che ci faccia diventare

più buoni, più socievoli alfine

di poter convivere in santa pace con le

nostre famiglie e con il nostro prossimo.

Vieni tra noi, o Maria Santissima, per

guarire la nostra ipocrisia, la nostra miscredenza,

le nostre debolezze, la nostra

avarizia.

Ti preghiamo o Vergine Santissima,

madre nostra, aiutaci perché ne abbiamo

veramente bisogno, altrimenti, noi

da soli non siamo capaci di credere e ci

allontaniamo sempre più dalla retta via.

Ti preghiamo con il cuore in mano: fai

in modo che noi, Tuoi figli, ritorniamo

ai valori della vita che ha insegnato alle

genti Tuo figlio Gesù.

Ti invochiamo o Maria: esaudisci le

nostre suppliche. O Maria madre nostra,

non ci abbandonare.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 44 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [140]

Dio non lascia mai soli quelli che sono gravati dal peso delle prove

Spett.le direzione del Santuario di

Pompei, sono una devota della Madonna

anche se non sono una brava cristiana.

Noto, infatti, che quando sono in difficoltà

prego la Madonna per ricevere il

suo aiuto. Una volta superate le difficoltà,

però, non la penso come dovrei.

Ho vissuto una vita molto dura sin

dall’infanzia. Mi sono sposata a 17 anni

con un militare americano nella speranza

di migliorare la mia vita. Ho avuto

quattro bellissimi figli grazie a Dio, nati

tutti a Napoli, che bello!

Però, nel 1980, dopo la morte di mio

padre, mio marito ha deciso che era il

momento di tornare in America, nella

Carolina del Sud, dove è iniziato il mio

calvario. Ci siamo ritrovati ben presto

senza soldi. Mio marito ha iniziato a bere

e a lavorare saltuariamente.

Ho dovuto, così, cominciare a lavorare

anch’io, facendo le pulizie e quel

poco che riuscivo a fare non sapendo né

leggere, né scrivere in inglese. All’inizio

sembrava l’inferno, ma ho trovato

delle persone meravigliose ed ho notato

che quando si chiudeva una porta se ne

riaprivamo due e questo mi ha incorag-

In Santuario la preghiera per tutti i devoti

Esimio Direttore, sono una signora

che scrive da tanto lontano, dal Canada.

L’anno scorso, mi trovavo nello studio

del dottore di famiglia e, mentre aspettavo

il turno della mia visita, ho frugato

tra le riviste che erano sul tavolo

della sala di attesa. Scorsi la vostra e

con grandissima curiosità la sfogliai. Sono

stata affascinata dall’immagine della

Madonna di Pompei, che mi è sembrata

la Mamma più dolce e più bella

del mondo. Con slancio filiale le chiesi

di aiutarmi a pregare come piace a Lei,

con il Rosario, ed il suo Divino Figliolo,

Nostro Signore Gesù Cristo.

Vi chiedo se è possibile che durante

la recita del Rosario a Pompei, davanti

all’icona della Vergine, si possa pregare

per le mie intenzioni. La Vergine conosce

bene i miei bisogni e le mie difficoltà.

Grazie.

Maria Luisa Lamanna

North York - Ontario (Canada)

È tradizione consolidata, che risale

all’origine della storia di Pompei, l’im-

giato fortemente dandomi la spinta a

proseguire.

Ho ancora risentimento verso mio

marito che non ha fatto tutto quello che

poteva per dare alla famiglia un futuro

più sereno e dignitoso. Da parte mia

faccio il possibile per aiutare i miei figli.

Il mio sogno è quello di possedere

un appartamento anche piccolissimo però

mio, chissà che con l’aiuto della Madonna

e prima che muoia ciò si possa

realizzare.

Mi auguro di aver salute e forza sufficiente

per tagliare questo traguardo,

visto che alcuni anni fa ho dovuto superare

anche l’asportazione di un piccolo

tumore al seno, che grazie a Dio non ha

avuto conseguenze letali.

Desidero, infine, che sappiate che uno

dei motivi che mi hanno spinto a scrivervi

questa lettera è il fatto, e non è capitato

una sola volta, che quando mi sento

giù e sento la nostalgia della mia famiglia,

ecco che arriva la vostra Rivista.

Non so se è solo pura coincidenza, ma

la verità è che ricevo il vostro giornale

sempre al momento giusto e di questo vi

ringrazio di cuore.

pegno di preghiera, ogni giorno, rivolto

alla Vergine del Rosario per tutti quelli

che, devoti e benefattori, sono legati

al nostro Santuario.

Pregheremo volentieri anche per lei,

cara signora Maria Luisa, per le sue necessità,

soprattutto, perché la Madonna

e il suo Rosario possano diventare

per Lei occasione di crescita spirituale

e di conoscenza del figlio, il Signore

Gesù.

La Vergine Maria c’indica di essere

discepoli del Figlio, di ascoltare le sue

parole e di vivere secondo i suoi insegnamenti.

Auguri.

Vi chiedo di fare una preghiera speciale

per me e per i miei figli. Accendete

una candela alla Madonna da parte mia.

Un giorno, quando tornerò a Napoli verrò

certamente a Pompei.

Vi ringrazio di avermi ascoltata e vi

ringrazio per le preghiere che farete per

me.

A. B. - USA

Cara Signora, ci riempie il cuore sapere

che la nostra rivista è per lei come

un viatico che l’aiuta a ritrovare pace, serenità

e consolazione.

È per noi motivo di orgoglio ma anche

di responsabilità sapere quanto essa

sia attesa e il bene che può produrre

negli animi, accedendo una fiamma di

speranza nel cuore e nella vita di tante

persone e di tante famiglie, come testimoniano

altre esperienze analoghe.

Desideriamo esprimerle tutta la nostra

condivisione per il suo calvario personale

e familiare e l’apprezzamento per

la sua fortezza d’animo che l’ha aiutata

nei momenti più difficili.

Non dimentichi che anche nelle circostanze

più delicate della vita Dio non

ci abbandona mai, non lascia da soli

i suoi figli. Lei lo ha sperimentato - come

ha scritto nella sua lunga lettera -

nell’incontro di persone meravigliose,

nella soluzione improvvisa e positiva di

tanti piccoli problemi, nella presenza

materna della Vergine di Pompei, di cui

la nostra rivista non è che una piccola

voce.

Noi pregheremo per lei e per le sue

necessità familiari, ma ricordi che il sogno

di una vita non è solo possedere legittimamente

una dimora dignitosa, ma

anche quello di offrire, come ha ricordato

il santo Natale, una bella dimora

al Signore Gesù che chiede di incarnarsi,

di essere accolto nella nostra vita

personale e in quella delle nostre comunità.

In relazione alla normativa sulla tutela delle persone e di altri soggetti rispetto

al trattamento dei dati personali (D. Lgsl 30-06-2003 n. 196), ci è gradito comunicarLe

che il Suo nome è stato inserito nel nostro indirizzario, esclusivamente allo scopo di

informarLa sulle iniziative del nostro Santuario.

Le garantiamo, pertanto, che tali dati sono utilizzati esclusivamente per l’invio

di comunicazioni inerenti le nostre opere e sono trattati con la massima riservatezza.

Le ricordiamo che, qualora queste informazioni non fossero di Suo gradimento,

è Sua facoltà richiedere la cancellazione dei dati relativi alla Sua persona dal nostro

indirizzario, ai sensi dell’art. 7 del D. Lgsl sopra citato.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 45 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [141]


EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA

Via Nosadella, 6 - 40123 BOLOGNA

Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099

ced-amm@dehoniane.it

Ben lontano dal pretendere di sostituire

i dizionari esistenti o in preparazione,

“Maria. Nuovissimo dizionario”,

in due volumi, si distingue dai precedenti

in quanto fatica trentennale di un solo

autore. Ad allestirlo è il maggior rappresentante,

oggi, della scuola mariologica

italiana, Stefano De Fiores, che

nella premessa fa intuire anche i percorsi

seguiti nel definire le voci, dove primario

è il riferimento alla Bibbia e alla

tradizione ecclesiale, alle quali si accostano

la riflessione teologica, la liturgia,

il culto e la spiritualità. Non manca, tuttavia,

un preciso rimando ai problemi

dell’inculturazione e all’oggi ecclesiale

e sociale, ambiti nei quali la devozione

mariana acquista significati specifici.

L’Autore ha tenuto fede in questo

modo al mandato ricevuto, molti anni

prima, da Padre Gabriele Roschini, all’indomani

della pubblicazione del suo

primo volume “Maria nel mistero di Cristo

e della Chiesa” (1968): “Padre De

ANCORA EDITRICE

Via G.B. Niccolini, 8 - 20154 MILANO

Tel. 02 345608 - www.ancoralibri.it

editrice@ancoralibri.it

Pietro di Bethsaida, oscuro pescatore

di Galilea, dopo l’incontro con Gesù

di Nazareth, è diventato una figura

preminente nella letteratura e nella storia

del Nuovo Testamento.

Così, ad esempio, i quattro Vangeli

ce lo presentano come il discepolo più

intraprendente nel gruppo dei Dodici,

più capace degli altri di entrare in sintonia,

o anche in contrasto, con il Maestro;

gli Atti degli Apostoli concordano

nel presentarcelo come animatore della

primitiva comunità di Gerusalemme

e iniziatore della missione, prima fra i

Giudei a incominciare da Gerusalemme,

e poi anche fra i pagani; Paolo

stesso, in alcuni riferimenti delle sue lettere,

ne riconosce l’autorevolezza o, comunque,

il particolare rilievo nel determinare

gli orientamenti, sia pastorali che

teologici, della primitiva comunità cristiana.

Come spiegare questo «eccellere»

di Pietro sopra tante altre figure che cir-

IN LIBRERIA

Fiores, le consegno la fiaccola della

mariologia!”. Nasce così il nuovissimo

dizionario, come consegna di tutto questo

materiale riguardante colei che ha

rappresentato il centro d’interesse di tut-

condano il Cristo? L’autore, passando

in rassegna i testi neo-testamentari, descrive,

anzi scolpisce, la vivace figura

del «Simone della storia» che la chiamata

di Gesù trasforma gradualmente

■ a cura di LUCIO GIACCO

ta la sua vicenda di studioso e di docente

alla Pontificia Università Gregoriana

e alla Pontificia Facoltà Teologica

“Marianum”: articoli di un certo impegno,

preparati per convegni, colloqui e

congressi anche internazionali, che rimanevano

sparsi in libri e riviste, talora

difficili da rintracciare. Non è, tuttavia,

un’opera composta a tavolino, ma un

discorso sorto progressivamente dalla

vita e dalle esigenze teologico-pastorali.

Diverse voci sono state rielaborate

e opportunamente aggiornate, altre sono

state create ex novo.

Il Nuovissimo dizionario si pone al

servizio di teologi e studiosi, di parroci e

operatori pastorali, di religiosi e laici, di

cattolici e ortodossi, di ebrei e musulmani,

di appartenenti ad altre religioni...

Ognuno potrà trarre le nozioni o gli input

per conoscere, trasmettere e vivere

il messaggio mariano nelle sue dimensioni

teologica, spirituale e culturale.

Diceva Karl Rahner che la mariologia

si trova di fronte un compito storico,

se vuole continuare a giocare un ruolo

nell’esistenza di fede del cristiano di oggi

e non ridursi a uno sterile relitto da

museo. È in questa prospettiva che l’autore

ha costruito il suo dizionario.

in «Pietro (roccia) della fede». Pagine

scritte con chiarezza e competenza che

presentano la grandezza e la fragilità

di quest’uomo chiamato a diventare apostolo.

L’abbondanza delle citazioni e dei testi

biblici che riguardano Pietro, lo rendono

«protagonista» del racconto, e non

semplicemente oggetto di studio dell’autore.

In tal modo il personaggio sembra

più vicino ai lettori e anche simpatico.

Settimio Cipriani è uno dei più conosciuti

e apprezzati biblisti italiani. Ha insegnato

Esegesi del Nuovo Testamento

presso la Pontificia Università Lateranense

di Roma e la Facoltà Teologica

dell’Italia Meridionale di Napoli, di

cui è stato più volte preside. Ha sempre

accompagnato lo studio all’attività

pastorale, soprattutto alla predicazione.

Dal 1980 è membro dell’associazione

internazionale “Studiorum Novi

Testamenti Societas” di Cambridge.

È autore di molti libri, oltre che di

articoli scientifici in riviste e dizionari.

Con Àncora ha pubblicato “Per una Chiesa

viva» (1985) e “Il messaggio spirituale

di san Paolo” (2001). Collabora

da diversi anni con la nostra rivista.

IL ROSARIO E LA NUOVA POMPEI – 46 –

ANNO 123 - N. 3 - 2007 [142]

PER RAGGIUNGERE POMPEI

◆ In aereo: Aeroporto di Capodichino-Napoli.

◆ In auto: Autostrada A3 Napoli-Salerno, uscite Pompei Ovest

(da Nord) e Pompei Est-Scafati (da Sud).

◆ In pullman: Autolinee SITA tel. (+ 39) 199730749; Autolinee

CSTP tel. (+ 39) 089 487286; Autolinee Circumvesuviana

tel. (+ 39) 081 7722444.

◆ In treno: Trenitalia - Stazione di Pompei tel. (+ 39) 081

8506176; Circumvesuviana - linea Napoli-Sorrento Stazione

Pompei-Villa dei Misteri; linea Napoli-Poggiomarino (via

Scafati) Stazione Pompei-Santuario; tel. (+ 39) 081 7722444.

◆ In nave: Stazione Marittima di Napoli.

CELEBRAZIONI

ALTARE DELLA MADONNA

SS. Messe Festive: ore 6.00 - 7.00 - 8.00 - 9.00 (anche in altre

lingue) - 10.00 - 11.00 - 13.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00 - 20.00

SS. Messe Feriali: ore 7.00 - 8.00 - 9.00 (anche in altre lingue)

- 10.00 - 11.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00

Angelus, Adorazione Eucaristica e Rosario: ore 18.00

CAPPELLA BARTOLO LONGO

SS. Messe Festive: ore 8.30 - 9.30 - 10.30 - 11.30 - 12.30 - 17.30

SS. Messe Feriali: ore 6.30 - 8.30 - 9.30 - 10.30 - 11.30 -

12.30 - 17.30

CAPPELLA SANTA FAMIGLIA

S. Messa in lingua inglese: domenica e giorni festivi ore 8.00

S. Messa in lingua spagnola: domenica e giorni festivi ore 9.00

CAPPELLA SAN GIUSEPPE MOSCATI

S. Messa in lingua ucraina: domenica e giorni festivi ore 10.00

CRIPTA

S. Messa in lingua francese: domenica e giorni festivi ore 8.30

S. Messa in rito Siro-Malabarese: 2 a domenica di ogni mese

ore 11.30.

SALA CONFESSIONI: dalle 7.00 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 19.00

PER COMUNICARE CON IL SANTUARIO

CENTRALINO: Tel. (+ 39) 081 8577111

Fax: (+ 39) 081 8503357

www.santuario.it - info@santuariodipompei.it

RETTORATO (Informazioni, celebrazione dei Sacramenti e

accoglienza dei pellegrinaggi):

Tel. (+ 39) 081 8577362 - (+ 39) 081 8577379

Fax: (+ 39) 1782238781 - (+ 39) 081 8577482

rettorato@santuariodipompei.it

SEGRETERIA GENERALE

(Corrispondenza devoti e abbonamenti Rivista):

Tel. (+ 39) 081 8577321 - info@santuariodipompei.it

Dall’Estero: Tel. (+ 39) 081 8577328

UFFICIO PER LA MISSIONE MARIANA

Tel. (+ 39) 081 8577486 - missionemariana@libero.it

PASTORALE VOCAZIONALE

Tel. (+ 39) 081 8577460 - info@santuariodipompei.it

PASTORALE GIOVANILE

Tel. (+ 39) 081 8577457 - giovani@santuariodipompei.it

UFFICI AMMINISTRATIVI

Tel. (+ 39) 081 8577284 - ragioneria@santuariodipompei.it

SUORE DOMENICANE FIGLIE DEL SANTO ROSARIO DI POMPEI

Tel. (+ 39) 081 8632579

INFORMAZIONI UTILI

OPERE SOCIALI

CENTRO EDUCATIVO BEATA VERGINE DEL ROSARIO

CENTRO DIURNO POLIFUNZIONALE “CRESCERE INSIEME”

Tel. (+ 39) 081 8577401

CENTRO DI ASCOLTO “MYRIAM”

Tel. (+ 39) 081 8577418 - centroascoltopompei@libero.it

MOVIMENTO PER LA VITA E CENTRO DI AIUTO ALLA VITA

Tel. Fax e Segreteria (+ 39) 081 8577458

movimentovita.pompei@libero.it

“CASA EMANUEL” PER GESTANTI, MADRI E BAMBINI

Tel. (+ 39) 081 8577404 - casaemanuel@libero.it

GRUPPO APPARTAMENTO

Tel. (+ 39) 081 8577402 - g.appartamento@libero.it

COMUNITÀ DI TIPO FAMILIARE PER BAMBINI

“GIARDINO DEL SORRISO”

Tel. (+ 39) 081 8633103 - giardinodelsorriso@alice.it

CENTRO EDUCATIVO BARTOLO LONGO

CENTRO DIURNO POLIFUNZIONALE

Tel. (+ 39) 081 8577700 - bartololongo@virgilio.it

OFFERTE AL SANTUARIO

Da più parti ci chiedono di precisare le modalità attraverso

cui si possono inviare offerte al Santuario. Lo facciamo volentieri

suggerendo queste soluzioni:

dall’Italia utilizzando:

a) il Conto Corrente Postale prestampato inviato dal Santuario,

oppure quello in bianco da compilare personalmente

intestando l’offerta al Santuario della Beata Vergine di Pompei,

c.c.p. n. 6817;

b) l’Assegno non trasferibile (a mezzo assicurata) intestato

al Santuario della Beata Vergine di Pompei;

c) Bonifico bancario intestato al Santuario della Beata

Vergine di Pompei, ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

Banca Intesa c/c n. 000000116286 - CIN: Y-ABI: 03069

- CAB: 40080; Monte Paschi di Siena c/c n. 000000000166

- CIN: G - ABI: 01030 - CAB: 40080; San Paolo Banco di

Napoli c/c n. 000027000216 - CIN: B - ABI: 01010 - CAB:

40080; Banca di Roma c/c n. 000000000230 - CIN: W -

ABI: 03002 - CAB: 40080; Banca Intesa- Pompei per la

pace e i bambini c/c n. 000000996648 - CIN: X - ABI:

03069 - CAB: 40080; Banca di Roma - restauro Basilica

c/c n. 000001364031 - CIN: Q - ABI: 03002 - CAB: 40080.

dall’Estero utilizzando:

a) Assegno non trasferibile intestato al Santuario della

Beata Vergine di Pompei.

b) Bonifico bancario o Vaglia internazionale bancario intestato

al Santuario della Beata Vergine di Pompei, ad

uno dei seguenti Istituti Bancari: Banca Intesa IBAN: IT34

Y0306940080000000116286 - BIC: BCITITMM958; Banca

di Roma IBAN: IT19W0300240080000000000230 - BIC:

BROMITR1N98; Banca Intesa - Pompei per la pace e i

bambini IBAN: IT09X030694008000000996648 - BIC:

BCITITMM958; Banca di Roma - restauro Basilica IBAN:

IT23Q0300240080000001364031 - BIC: BROMITR1N98.

c) la Western Union (trasferimento rapido) indicando,

come persona incaricata di riscuotere l’offerta, il nome del

Dr. Eduardo Romano.

d) la Carta di credito, comunicando al Santuario, attraverso

e-mail, fax, lettera, il tipo, il numero, la scadenza della carta

e l’importo dell’offerta.


Buon compleanno

San Pietro!

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