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Radio Popolare

35

Errepi Dicembre 2007 n°35

Poste Italiane Spa

Sped. in abb. Postale

D.L. 353/2003 (conv. In

L. 27/02/2004 n. 46) art. 1,

comma 1, DCB Milano

• Da Radio BBS a Radio Popolare Roma

• La radio, la voce dei rom

Radio comunitarie in GB

• Bilancio Errepi Spa 2006-07


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E'

E D I T O R I A L E

Una realtà da far

rizzare le antenne

In copertina:

Manifesti murali

della campagna

di lancio

di Radio Popolare Roma.

Foto di Federico Bogazzi

© Copyright Radio Popolare

Hanno collaborato

a questo numero:

Claudio Agostoni

Marta Bonafoni

Federico Bogazzi

Tiziano Bonini

Danilo De Biasio

Marco Di Puma

Marcello Lorrai

Sanja Lucic

Raffaele Masto

Massimo Rebotti

Sergio Serafini

Salvatore Scifo

Marco Tricella

di Massimo REBOTTI

fatta. E per Radio Popolare è una gran notizia, una di quelle che

cambiano, in meglio, l'orizzonte. A Roma la radio di cui siamo parte

integrante si sente bene, in tutta la città, sul 103.3.

E' finita bene, quindi, una tenace, difficilissima, a volte surreale, battaglia

per ottenere il riconoscimento di un diritto, e cioè quello di una frequenza

vera, per una radio che ne aveva tutti i requisiti.

Chi ha combattuto quella battaglia si è dovuto scontrare con prepotenze,

furberie, anche con una certa ostilità.

A Roma non tutti sono felici del fatto che nasca una radio nuova, di informazione

indipendente, non condizionabile.

Se ne faranno una ragione.

Ora la radio c'è, si sente, ha già aggregato un bel gruppo di redattori, c'è

molto entusiasmo.

La seconda notizia è che questa radio si chiama Radio Popolare Roma: è

un investimento molto importante di fiducia, la scelta di un nome che,

anche a Roma, significa parecchio.

Per noi è anche un riconoscimento.

Radio Popolare Roma ha avuto il suo battesimo in giorni complicati, quelli

degli ultrà in piazza dopo l'omicidio di un tifoso.

Poco prima sempre Roma aveva vissuto i giorni dell'odio, delle spedizioni

punitive, degli sgomberi delle baraccopoli, dopo l'omicidio di una donna.

In entrambi i casi la radio ha svolto un ruolo prezioso: ha raccolto notizie,

raccontato, ha fatto parlare la città (pensate solo agli amici del tifoso ucciso

che hanno telefonato subito al microfono aperto che era in onda su

Radio Popolare Roma).

Essere a Roma per noi significherà anche questo: avere un rapporto vero

con il territorio, anche perchè - sempre più spesso - ciò che accade in un

luogo (e in una città come Roma soprattutto), il cosiddetto "fatto locale"

alla fine ha implicazioni ovunque e riguarda tutti.

Per questo della nascita di Radio Popolare Roma beneficeranno anche i

nostri ascoltatori di Milano, Bergamo o Pavia.

L'obiettivo è quello di aumentare le possibilità di comprensione della

realtà, per quello che è. E anche la nostra capacità di essere vigili, di fronte

a questa realtà.

Che spesso è orrenda, come quella che si è manifestata nei giorni - per

intenderci - del decreto d'urgenza del governo di centrosinistra sul cosiddetto

"caso rumeni".

In tempi recenti non si era mai vista una decisione del genere presa sull'onda

dell' "emozione popolare", mai si era visto un uso così disinvolto e

pericoloso del concetto di "risposta immediata", mai si era visto un fatto

di cronaca così facilmente rovesciato addosso a un intero gruppo umano.

Gli effetti, gli strascichi di quella vicenda sono potenzialmente devastanti,

sono guasti politico-culturali ai quali sarà difficile rimediare.

E' come se si fosse aperta una voragine, un buco nero nel linguaggio pubblico,

compreso il fatto che per alcuni giorni si potesse serenamente far

finta di confondere responsabilità personali e "punizioni" collettive.

Il professor Stefano Rodotà raccontava a Radio Popolare un episodio per

certi aspetti emblematico: a Roma alcuni ragazzini picchiano un loro compagno

di classe marocchino, e il ministro della Pubblica Istruzione non

trova di meglio, come risposta, della frase : "metteremo più polizia davanti

alle scuole italiane".

Nel concreto quanti poliziotti ci vorrebbero?

Essendo - in tutta evidenza - un proposito, oltre che insensato, concretamente

irrealizzabile, cosa vuol dire una risposta di quel tipo? L'idea che

una risposta poliziesca, di "sicurezza", sia l'unica possibile, l'unica che certamente

porti "consenso", ha fatto in pochi giorni passi da gigante.

Passi verso una specie di precipizio, fatto di "straripanti umori popolari"

che chiedono - innanzitutto - di sorvegliare e punire.

Meglio che le nostre antenne si moltiplichino, a cominciare da Roma.

ERREPI - Trimestrale

di Radio Popolare

Edito da ERREPI Spa

via Ollearo, 5

20155 Milano

Direttore responsabile:

Danilo De Biasio

Direzione, redazione

e amministrazione:

via Ollearo, 5

20155 Milano

errepi@radiopopolare.it

tel. 02-39.241

www.radiopopolare.it

Fotolito e Stampa:

GRAFICA GM

Via degli Artigiani

Spino d’Adda (MI)

dicembre 2007

N° 35

Reg. Trib. Milano n. 714

del 19/10/91

Sped. abb. post. comma 26

art. 2 legge 549/95

Milano - Euro 0,25


4

Da Radio BBS a

Radio Popolare

Roma:

l’annuncio, e la

presentazione

del progetto

della radio

sorella di Radio

Popolare di

Milano,

il 9 novembre

scorso alla

Federazione

Nazionale della

Stampa della

capitale. Poi una

fitta serie di iniziativegiornalistico-radiofoniche,

per dire alla

città che RPR

vuole essere per

Roma una voce

davvero nuova.

P O P O L A R E N E T W O R K

Adesso Roma

si sente meglio

di Marta BONAFONI

La

mattina della conferenza stampa

in radio siamo metà di mille:

ancora tanto da fare... le cartelle,

gli ultimi comunicati, le telefonate ai giornalisti.

In redazione regna una calma apparente.

A spezzarla verso mezzogiorno è una

telefonata di Natalìa: “Ciao, stavo pensando...ma

come devo vestirmi?”. Eccola là... è

vero, ci siamo, è il nostro giorno! Finalmente

dopo più di due anni di duro lavoro fatto in

semi-clandestinità è arrivato il momento di

presentarci alla stampa: “Signore e signori

buongiorno, nasce Radio Popolare Roma!”.

La conferenza stampa va nel migliore dei

modi: ci sono i giornalisti, ok. Ci siamo noi,

tutti: con dei sorrisi larghi così... per la soddisfazione,

l’emozione. Perché ce l’abbiamo

fatta e non era per niente scontato. Ci sono

gli ospiti che abbiamo invitato a parlare: gli

assessori alla cultura Ròdano e Di Francia, lo

studioso di radio Enrico Menduni, il segretario

romano del Prc Smeriglio, il deputato

dell’Ulivo (il milanese) Emanuele Fiano.

Serventi Longhi e Vincenzo Vita no, perché

sono ai funerali di Enzo Biagi... e la coinci-

denza ci addolora, visto che proprio il grande

giornalista Rai era stato il primo firmatario

dell’appello per la sopravvivenza dell’allora

Radio BBS. La conferenza stampa all’Fnsi

va bene però sopratutto per un’altra ragione:

perché al nostro appello ha risposto “un


pezzo di Roma”. Nella sala stipata c’è

Don Sardelli, il prete delle periferie.

Gli ambientalisti di Italia Nostra. Gli

uffici stampa della Cultura. Le associazioni

gay, quelle dei rom. L’università:

prof e studenti. I comitati di

lotta per la casa. Qualche consigliere

comunale. Sono venuti a vedere, a

sentirci. Le attese nei nostri confronti

sono tante, e ora bisogna fare sul

serio. La dieci giorni di campagna di

lancio di RPR è l’occasione così per

“metterci in mostra”. Il 9 novembre

parte un vero e proprio tour de force:

è un percorso a temi, durante il

quale ci immergiamo nella città e

facciamo entrare in onda “la voce”

di Roma. Ci inviamo a Colleferro, per

parlare di pace a un mese dalla

morte di un operaio nell’esplosione

di una fabbrica di armi. Poi siamo a

Ciampino, a bordo pista, con i comi-

Nelle immagini,

redattori e collaboratori

al lavoro a Radio

Popolare Roma.

A pagina 6 in alto,

il manifesto

della campagna

di lancio.

“Questa è Radio Popolare Roma”

di Federico BOGAZZI

Giovedì

8 novembre 2007, ore 23, 59 minuti e 52 secondi.

Le trasmissioni di Radio BBS si fermano e per otto

(lunghi) secondi va in onda il segnale orario della mezzanotte. Poi la voce

dell’attore Massimiliano Pazzaglia spezza il silenzio e annuncia: «Questa

è Radio Popolare Roma». Per la Capitale è una piccola ma significativa

rivoluzione, per la redazione romana è una grande, grandissima scommessa.

L’esperienza di Radio BBS era iniziata molti anni prima, nel 2003,

quando l’emittente era entrata a far parte del circuito di Popolare Network.

Allora i problemi erano tanti: la radio che non si sentiva, il Ministero delle

Comunicazioni che obbligava l’editore a spegnere gli impianti, l’ostilità

mostrata da alcune grandi emittenti commerciali. Seguirono tredici mesi di

forzato silenzio, che per una radio «normale» equivarrebbero alla morte.

La svolta arriva nel 2005 quando BBS decide di infrangere il diktat ministeriale

riaccendendo gli impianti, prima sulla frequenza 94.200 e poi sui

103.600. Un anno dopo Radio Popolare di Milano e il CS Brancaleone firmano

un accordo che prevede una significativa partecipazione di Errepi

S.p.a. nel capitale della nuova società di gestione. A gestire la radio saranno

quindi due soggetti «collettivi»: un’ulteriore garanzia a tutela dell’indipendenza

e dell’autonomia della radio. Nonostante le interferenze e l’impossibilità

di ascoltare la radio in molte zone della città, la redazione si

struttura: da Roma partono servizi e programmi destinati a Popolare

Network, si realizzano dirette speciali dalle piazze della Capitale, si investe

sulla sede e sulle strutture tecnologiche (tutte open source). Nel giugno

di quest’anno, dopo decine di incontri e riunioni al Ministero delle

Comunicazioni, si arriva a un accordo che prevede lo spostamento di

Radio BBS sui 103.300 e di RAI Isoradio sui 103.500. Durante l’estate il

consiglio di amministazione della società decide di cambiare la denominazione

dell’emittente, puntando su un nome conosciuto e consolidato: Radio

Popolare Roma. Un vero e proprio «marchio di fabbrica» che per ascoltatori

e addetti ai lavori significa autorevolezza, indipendenza e autonomia.

La redazione, nei tre

mesi che precedono il

lancio, lavora giorno e

notte alla costruzione

della campagna: un

tour de force che coinvolge

tutte e tutti. Si

discute anche della

direzione editoriale e

alla fine di ottobre il

consiglio di amministrazione

della radio dà l’incarico

a Marta

Bonafoni, che dovrà

presentare il piano editoriale

entro gennaio

del 2008. Si arriva così

alla conferenza stampa

del 9 novembre alla

Federazione Nazionale

della Stampa, la prima

tappa del percorso di

Radio Popolare Roma.

Una faticaccia... ma ne

è valsa la pena!

5


6

Roma

tati che si battono contro l’invasione

dei voli low cost. Ospitiamo un dibattito

tra i ciclisti e l’assessore all’ambiente.

Poi Pasquale va a visitare gli

ex baraccati dell’Acquedotto Felice,

gli immigrati degli anni ‘50. Mentre

Ilaria e Marina si siedono al tavolo di

un gruppo di signore che per avere

una casa dove abitare hanno dovuto

occuparla.

Martedì montiamo lo studio nel

foyer del Teatro Vascello, e mettiamo

in comunicazione l’assessore alla cultura

di Roma e i gestori dei teatri che

si trovano lontani dal centro della

città: è un mezzo miracolo, sono talmente

ai ferri corti che stentano a

parlarsi. Mercoledì prima ci immergiamo

in Piazza Vittorio, con i

migranti; poi andiamo a far visita ai

rom, nei loro campi minacciati dagli

sgomberi. Giovedì è la giornata dedicata

al lavoro: i metalmeccanici, le

commesse, i precari entrano in onda

con noi, per raccontarci le loro lotte.

Quindi una delle giornate più belle,

il venerdì dell’antifascismo: montiamo

la regìa dentro al Museo della

Liberazione di Via Tasso, siamo con i

partigiani, con le scuole, con la figlia

di un tenore ucciso alle Fosse

Ardeatine, con le mamme di Valerio

Verbano e Renato Biagetti, due

ragazzi vittime dell’estrema destra

dei nostri tempi.

Sabato le promotrici del corteo del

24 novembre ci aprono le porte della

Casa Internazionale della Donne, i

gay denunciano ai nostri microfoni la

strana realtà di una città da 15 anni

governata dal centro-sinistra, eppure

così indietro sui diritti civili.

Domenica 18, infine, stanchi-stremati

ma felicissimi, veniamo ospitati

dalla Città dell’Altraeconomia: un

paio di caffè equi e solidali...e via con

l’ennesimo collegamento! E’, tutta

insieme, la cifra che vogliamo dare

alla nostra nuova Radio. Sulle cose,

nel territorio, in diretta. Pronta a ballare

in piazza con i Tetes de Bois e

contemporaneamente a far ritirare

dalle librerie romane il Mein Kampf

(perché presi da un delirio di onnipotenza

siamo riusciti a fare anche questo!).

O ancora, pronta ad aprire i

microfoni agli ultras, a poche ore

dall’omicidio di Gabriele Sandri.

Giorni fa in redazione abbiamo ricevuto

il messaggio dell’europarlamentare

Luisa Morgantini. Le avevamo

mandato il nostro invito: “Nasce

anche qui Radio Popolare, da oggi

Roma si sente meglio”, diceva. Lei

rispondeva: “Anch’io mi sento

meglio”.

Sinceramente, anche noi. Tanto

meglio. Siamo finalmente pronti a

farci sentire.


Dichiarazione

di intenti (1990)

di RP: “(…)

il suo impegno

sarà quello

di esprimere

la pluralità del

reale e restituire

la voce a coloro

che ne sono stati

privati”. E chi,

più dei rom,

è senza voce?

Coerentemente

con i propri principi,

in

quest’ultimo anno

caratterizzato

da un’impressionante

ondata

di razzismo

anti-rom, RP si è

sforzata di dare

voce agli zingari.

I quali in altri

paesi una voce

l’hanno trovata

proprio nella

radio. Ecco

qualche esempio

est-europeo

di radio rom.

M O N D O

La voce dei rom

24 ore su 24

di Sanja LUCIC

Aquello che un sondaggio realizzato dal

Roma Information and Documentation

Center (RIDC) ha confermato, con

un po’ di intuito si può arrivare anche da soli:

i rom sono molto più interessati ai media

elettronici come radio e televisione che ai

giornali, anche perché molti di loro non

sanno leggere. In diversi paesi la radio si è

dimostrata uno strumento molto congeniale

alla cultura rom, assolvendo una funzione

molto importante a diversi livelli: informare i

rom nelle lingue che conoscono; insegnare e

codificare la lingua rom; parlare dei problemi

dei rom; far partecipare donne e bambini ai

programmi; collegare le comunità rom di

diverse parti d’Europa e del mondo e promuovere

le diverse identità rom ma anche

l’omogeneizzazione e la coesione del mondo

rom. Ecco alcune significative esperienze di

radio che operano come voce dei rom nell’est

europeo, e che ci danno un’immagine dei

rom assai più dinamica e moderna di quella

Khrlo, per tutti

quelli che amano

la musica di qualità

VVii rriipprrooppoonniiaammoo uunn’’iinntteerrvviissttaa ddii SSaannjjaa

LLuucciicc aa DDrraaggoolljjuubb AAcckkoovviicc,, ddiirreettttoorree ddii

RRaaddiioo KKhhrrlloo ee RRoommeennggoo,, ttrraassmmeessssaa ddaa

RRaaddiioo PPooppoollaarree nneell 22000066..

La vostra radio si può sentire solo a

Belgrado o in tutta la

Serbia/Montenegro?

La radio si riceve nel raggio di cento

chilometri intorno a Belgrado: abbiamo

scelto questa zona perché la maggior

parte dei rom si trova qua.

Che tipo di musica fate ascoltare? Solo

musica zingara o anche musica pop,

rock e musica delle ex repubbliche?

La musica che si può sentire da noi è

molto varia, musica che arriva da

tutta la ex Jugoslavia, ma dato che noi

siamo rom, naturalmente trasmettiamo

molta musica zingara. La nostra

specialità è la musica dal vivo: i nostri

collaboratori vanno a concerti, matri-

che ci comunicano i pregiudizi che li circondano.

RADIO C

Unica radio rom in Ungheria, è nata nel 2001

a Budapest. La C del nome sta per cigani,

“zingari”: che in ungherese non ha connotazioni

negative come in altre lingue. A due

fermate di metropolitana da via Vaci, la zona

pedonale, la sede della radio si trova nella

via Lujza, in quello che i rom di Budapest

chiamano il quartiere zigano. Per questa

radio l’Ungheria ha ricevuto molte lodi dalle

organizzazioni internazionali, ma in realtà lo

stato non ha niente a che fare con l’emittente.

Il commento del caporedattore Kerenyi

Gyergy è che questa radio è una soluzione a

moni, ristoranti, registrano tutto e noi

mandiamo in onda. Certo, queste cose

sono le più ascoltate in assoluto, molto

più di quelle che si possono trovare

anche altrove. Per avere un’idea: nella

nostra fonoteca abbiamo ventisettemila

brani di musica rom.

Avete anche spazi informativi?

Non siamo solo una radio musicale,

abbiamo un palinsesto ventiquattro ore

su ventiquattro. Ci sono varie trasmissioni,

della durata massima di quarantacinque

minuti: il trenta per cento della

nostra programmazione è legato all’informazione,

abbiamo dei notiziari ogni

ora, ci sono edizioni in lingua rom e in

serbo, poi la rassegna stampa, con molta

attenzione a tutto quello che riguarda i

rom, e poi abbiamo anche una decina di

trasmissioni di carattere vario.

Chi sono i vostri ascoltatori?

Tutti quelli che amano la musica di qualità,

i musicisti rom, tutte le persone che

a cui questo tipo di programmi va bene.

La radio è presente in qualche attività

per quanto riguarda la comunità rom?


8

I POPOPUNTI

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LA ACACIA - ABBIATEGRASSO

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(solo Operazione Primavera)

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info@coopaltrove.it - bottega@coopaltrove.it

LIBRERIA POPOLARE - BESANA BRIANZA

V. V. EMANUELE 24 TEL 0362 996448

Essepi.libr_popolare@libero.it

COOP. SOCIALE AMANDLA - BERGAMO

VIA ZAMBONATE, 89 - TEL 035 246837

CAFFE’ LETTERARIO - BERGAMO

VIA S. BERNARDINO, 53 - TEL 035 243964

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VIA BAIONI, 34 - TEL 035 210520

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PASSALIBRO - BUSTO ARSIZIO

C.SO XX SETTEMBRE 2 - TEL. 0331 634303

LIBRERIA LA STRADA - CANTU’

V. ROMA 2 - TEL 031 705661

lastrada@lastradasnc.191.it

ALTROMERCATO - CINISELLO BALSAMO

P.ZZA GRAMSCI - TEL. 02 66012918

LA LIBRERIA DI A. GARDELLA - CORSICO

VIA ROMA 11 - TEL. 02 4400542

LIBRERIA SI.CE.ST. - COLOGNO MONZESE

VIA INDIPENDENZA, 2 - TEL 2546592

BOTTEGA EQUO SOLIDALE - COLOGNO M.SE

VIA EMILIA 77 - TEL. 02 2532544

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IL LIBRACCIO - COMO

VIA GIULINI, 10 - TEL 031 272458

ALTRO MERCATO - CORMANO

P.ZZA GIUSSANI 5/A - 02 66302426

BOTTEGA DELLA PRIMAVERA - CERNUSCO S/N

VIA L. DA VINCI, 20 - TEL. 02 9249194

LIBRERIA DORNETTI - CREMA

VIA BOTTESINI, 7 - TEL. 0373 84875

L’OFICINA EQUOSOLIDALE - DESIO

VIA GARIBALDI, 182 - TEL 0362 625015

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V. BUOZZI 2 - TEL 02 99057011

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LIBRERIA DEL SOLE - LODI

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VIA GIOVANNI XXIII, 11 - TEL 9840009

LIBRERIA TERZO MONDO - SERIATE

VIA ITALIA, 73 - TEL. 035 290250

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BOTTEGA ECO SOLIDALE - SESTO S. GIOVANNI

VIA MARCONI - TEL. 02 2426415

SILMARIL - SESTO SAN GIOVANNI

VIA FALK 27/29 - TEL 02 22473809

silmaril@silmarilsnc.191.it

PASSALIBRO - SESTO SAN GIOVANNI

VIA ROVANI, 242 - TEL. 02 36526667

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C/O PALAZZO GRANAIO - C.SO PAPA XXIII

LIBRERIA CROCI ROSA E FERDINANDO - VARESE

VIA COMO, 20 - TEL. 0332 284781

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LIBRERIA CUEM - VARESE

VIA OTTORINO ROSSI, 9 - TEL 0332 217090

LIBRERIA MARGAROLI - VERBANIA INTRA

C.SO MAMELI 55 - TEL 0323 401027

POPO

ppuunnttii

Radio rom

buon mercato che fa “vetrina”: è

molto più facile concedere una freequenza

per una radio del genere che

costruire una seria strategia per

migliorare la condizione dei rom nel

paese.

In ogni caso Radio C rappresenta un

grande passo avanti per l’emancipazione

dei rom ungheresi. Statistiche

del 2001 dicono che in Ungheria

vivono 190 mila rom, ma molti ritengono

che siano molti di più, 100 mila

solo a Budapest. I giornalisti della

radio si sentono investiti di una grande

esponsabilità e dicono che questa

è più di una radio. L’80 per cento dei

collaboratori dell’emittente sono

rom; i giornalisti, una ventina, prima

non facevano questo mestiere, ma si

sono formati con corsi finanziati da

organizzazioni francesi e britanniche.

La radio riceve molte visite di ascoltatori:

a Radio C i rom si sentono

come a casa, finalmente hanno qualcosa

che è loro e per la quale provano

un senso di appartenenza.

La maggior parte dei programmi è in

ungherese perché l’80 per cento dei

rom del paese parla solo ungherese.

Radio C è una organizzazione non

profit: l’aspirazione è quella di mantenersi

con la pubblicità, ma è una

strada difficile, e per il momento la

radio continua in gran parte a vivere

Certo, la radio è molto attiva in

tutte le cose che fa la comunità

dei rom, non solo in Serbia, e

questo è molto interessante,

perché la nostra radio si occupa

dei rom che stanno dovunque.

Abbiamo informazioni da tutto

il mondo: faciamo parte di una

rete a cui partecipano tutti i

media che hanno a che fare con

i rom.

La musica zingara ha molto successo

in occidente, magari per-

di donazioni e sovvenzioni.

Il sito di Radio C: www.radioc.hu.

RADIO KHRLO E ROMENGO

Radio Khrlo e Romengo, cioè “Radio

voce dei rom”, ha sede a Belgrado ed

è il prodotto di Rrominterpress, una

organizzazione informativa non

governativa fondata nel 1995.

La nascita della radio non è stata

immediata perché all’inizio non c’erano

i fondi per realizzare una emittente

di questo genere e le condizioni

politiche non erano favorevoli.

La radio ha cominciato a trasmettere

nel marzo del 2002. Bilingue – rom e

serbo – propone notiziari ogni ora,

utilizzando in particolare le agenzie

Beta e Fonet e molti corrispondenti

di origine rom. La musica copre il 70

per cento della programmazione,

con musica rom di tutte le parti del

mondo ma anche musica non rom.

Tra gli scopi principali della radio

l’apprendimento della lingua, visto

ché è divertente e ha un ritmo

vivace: lei come spiega questo

successo?

Non è solo questione di ritmo

vivace: la musica rappresenta l’anima.

E gli ascoltatori, i critici, la

gente che se ne intende, dicono

che la musica zingara ha l’anima.

Questo è il motivo per cui è così

ascoltata: il ritmo è solo un aspetto.

E’ la qualità che la fa apprezzare

così tanto, non solo in occidente

ma dovunque.


che la maggior parte dei rom non

parlano la loro lingua o la parlano

male.

Una attenzione speciale è riservata ai

bambini, con musica indirizzata a

loro e programmi educativi: oltre che

con Romoloske Studije/Romology

Studies, una rivista che ha pubblicato

una decina di numeri in rom, serbo e

inglese, i programmi per i più piccoli

sono realizzati in collaborazione con

un giornale specializzato, Chavrikano

Lil (Children’s Newspaper), che

è stato creato nell’85, e che, rilanciato

dalla Rrominterpress, ha all’attivo

più di cinquanta numeri.

Nel 2005 Khrlo e Romengo ha tentato

anche l’esperimento di una televisione,

che si è esaurito nel marzo

scorso. Dall’ottobre di quest’anno la

radio trasmette invece anche via

satellite, Hotbird 12322 Mhz, symbol

rate 27500 H. Il sito di Khrlo e

Romengo: khrloeromengo.com.

RADIO TOCAK

Radio Tocak, cioè “Radio Ruota”

(una ruota rossa – la ruota che gira

come i rom che da sempre girano il

mondo - su sfondo verde e blu è la

bandiera degli zingari), trasmette da

Valjevo, città a circa 100 km da

Quello che è interessante è che ci

sono i nuovi generi nella musica

zingara, non è più solo la musica

di sempre, c’è di tutto, rap, jazz,

pop, tutto quello che si ascolta e

che la gente richiede: tra le 8 e le

10 abbiamo anche la musica per i

bambini, musica nella lingua dei

rom, una cosa molto carina, con

le fiabe e tutto il resto.

Quali sono le musiche e le canzoni

più richieste?

Molto ascoltati sono i cantanti

giovani: uno per esempio è

Shikizi, figlio di Shikiza, una cantante

zingara famosissima, e

molti altri.

Ma piacciono anche brani strumentali,

musica di qualità: noi

facciamo sentire tutti quelli che

fanno cose veramente buone,

non solo nella musica zingara,

gente come Shaban Bairamovic,

Vida Pavlovic, sono stati nostri

ospiti molte vole.

Una cosa molto bella sono i programmi

in diretta, dove facciamo

venire intere orchestre e ci fanno

Belgrado.

L’emittente è proprietà di un rom,

Dragan Jovanovic: l’idea che lo ha

mosso è che il tempo degli zingari

che si preoccupavano solo dell’oggi e

di che cosa c’era da mangiare, e

domani poi si vedrà, è ormai lontano,

e che la prospettiva per i rom è

l’istruzione dei bambini, in modo che

imparino a non essere dipendenti da

nessuno, e da nessun aiuto umanitario

o della società.

Radio Tocak lavora quindi in questa

direzione sapendo che l’80 per cento

dei bambini rom non parla la lingua

madre ma neanche il serbo, ma solo

un misto di rom, serbo e turco.

Due volte alla settimana la radio

manda in onda il programma E

Romanca, che in precedenza era trasmesso

da radio Valjevo: si tratta di

un programma dedicato al contatto

con gli ascoltatori, nel quale possono

intervenire anche i bambini.

La radio non fa politica: parla dei

problemi dei rom, anche se ha l’ambizione

di non essere un ghetto per i

rom.

La radio vuole essere inoltre un

luogo di formazione, dove i giovani

possono imparare il mestiere di giornalista,

conduttore, tecnico del

suono.

Il sito di Radio Tocak: www.radiotocak.co.yu.

sentire la musica dal vivo.

Apriamo alle chiamate del pubblico

e i nostri telefono sono

sempre occupati.

La situazione dei rom durante

la guerra è stata molto difficile:

è ancora così o c’è qualche

miglioramento?

Sì, qualche miglioramento sì,

prima era molto dura: i ro m

sono a malapena sopravvissuti

a tutte quelle cose orribili. Oggi

molte cose vanno meglio, ma

poco alla volta: i rom si stanno

integrando nella vita sociale e

nella politica. Le cose cambiano:

ma, lo ripeto, lentamente.

I POPOPUNTI

milano

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POPO

ppuunnttii

9


10

Sono passati due anni

da quando ci hanno

proposto di partecipare

ad un progetto

abbastanza curioso:

insegnare

ad alcuni giovani provenienti

dall’Olanda,dalla

Francia, dalla

Romania e dall’Italia

come raccogliere le

storie di persone che

hanno deciso

di vivere in un paese

diverso dal proprio.

Non solo quelle

costrette ad emigrare

per necessità

economiche, sociali o

politiche ma anche per

studio, per amore o

per libera scelta, e

non solo dai paesi

extracomunitari ma

anche da paesi

dell’Unione.

R A D I O P O P O L A R E

Lei non sa

chi sono io!

di Danilo DE BIASIO e Marco DI PUMA

Zygmunt Bauman, probabilmente il più

importante sociologo vivente (sua la

definizione di modernità liquida), racconta

in un aneddoto che spiega bene i

tempi.

Dovendo ricevere una laurea honoris causa

l’Università di Praga gli chiese se desiderava

l’inno della Gran Bretagna, dove si era rifugiato

dal ’68, o quello della Polonia, dov’era

nato. Con chi identificarsi: con la nazione che

aveva scelto o quella delle origini. Il dubbio

venne risolto dalla moglie, che gli suggerì di

far suonare l’inno dell’Europa. Una scelta –

scrive Bauman – allo stesso tempo inclusiva

ed esclusiva.

Un’identità da inventare, suggerisce lo stesso

Bauman.

L’idea di fondo del progetto Ermes, realizzato

con il contributo della Commissione

Europea, era quella di raccogliere il sapere

accumulato da persone che hanno deciso di

vivere in un paese diverso dal proprio, nella

loro doppia veste di singoli portatori di una

cultura diversa (la faccia esotica e positiva

della diversità) e contemporaneamente di

esponenti di un fenomeno che, per la dimen-

sione assunta in un tempo relativamente

breve, ha alterato fortemente e profondamente

lo scenario sociale del paese ospitante

Una sorte di corpo estraneo che induce nell’organismo

esistente, violente crisi di rigetto

(la faccia xenofoba e negativa della diversità).

Purtroppo nella società, alla pari di quanto

accade nel nostro fisico, gli anticorpi reagiscono

automaticamente alla presenza dell’estraneo,

senza chiedersi se questa presenza è

un bene o un male per l’intero organismo.

Così, come nella metafora medica, un organo

altrui trapiantato nel nostro corpo può salvarci

la vita, nelle società umane l’inserimento

di immigrati (il corpo estraneo) può

ottenere, nel tempo, il risultato di rivitalizzarle.

Far conoscere le storie raccolte al maggior

numero di persone possibile può servire per

aumentare la nostra conoscenza.

Il problema è di evitare o quanto meno attenuare

gli effetti delle crisi di rigetto.

Come? I modi sono tanti e molti sono già in

atto.

Questo progetto ripercorre una via già esplo-


ata che si basa su un principio semplice

ma efficace: dare voce, nome,

identità alle persone.

Attraverso la storia, si realizza una

sorta di mutazione: da migrante

(categoria che attiva la crisi di rigetto)

a individuo che ha affetti, parentele,

sentimenti, sensazioni, emozioni

propri di qualunque essere umano

(categoria con la quale ognuno di

noi sa come averci a che fare).

Il progetto quindi si articola in due

fasi:

la prima è la raccolta delle storie

attraverso l’intervista, la seconda è

quella di lavorare sul materiale raccolto

per renderlo fruibile e gradevole

all’ascolto e favorirne la divulgazione.

A Radio Popolare è stato chiesto di

curare l’aspetto tecnico-operativo

delle due fasi. E’ stato organizzato

un seminario sulle tecniche di intervista

giornalistica e due stage per il

montaggio, cioè per la trasformazione

in prodotto sonoro del materiale

sonoro raccolto nelle interviste.

Nel corso degli incontri preparatori

del seminario si è molto discusso sull’obiettivo

dell’intervista. Chi dovevamo

intervistare? Cosa dovevamo

indagare? I cittadini europei che

migravano all’interno dell’unione

e/o quelli di paesi extraeuropei?

Siamo partiti da un dato innegabile:

il flusso di persone che arriva nel

Vecchio Continente dai 4 angoli del

pianeta.

Persone che devono, vogliono adeguare

i propri principi a quelli delle

democrazie occidentali, persone che

portano culture e bisogni, persone

con cui farsi quattro risate o litigare,

persone che vogliono costruirsi il

futuro lontano da casa, persone solo

in transito.

Siamo arrivati alla decisione di esplorare

e definire la più indefinibile

delle definizioni: l’identità europea.

Da scoprire (o da costruire).

Il bisogno di definire la propria iden-

Alcuni

partecipanti

al progetto.

tità nasce nel momento in cui si

viene a contatto con altre identità.

Finché non si esce dal proprio “villaggio”

non se ne sente il bisogno: la

globalizzazione ha reso possibile il

contatto con culture, religioni, stili di

vita molto diversi.

Nel 1994 è apparso sui muri di

Berlino un manifesto simbolo di questa

modernità. Diceva: “Il tuo Cristo è

un ebreo.

La tua macchina è giapponese. La

tua pizza è italiana. La tua democrazia

è greca.

Il tuo caffè è brasiliano. La tua vacanza

è turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo

alfabeto latino. Solo il tuo vicino è

uno straniero”.

Su questo elenco abbiamo discusso

con le persone coinvolte nel progetto

e insieme abbiamo definito il contenuto

e il metodo per formare i partecipanti

sulle tecniche dell’intervista

giornalistica (come impostarla e prepararla).

Alcune lezioni tecnico operative

hanno messo i giovani in

grado di condurre e realizzare l’intervista.

La fase successiva ha riguardato l’insegnamento

sulle tecniche del montaggio,

cioè la trasformazione del

materiale sonoro raccolto con le

interviste, in un prodotto sonoro che

fosse gradevole all’ascolto.

Narrare le storie raccolte, con uno

stile che tenesse conto delle specificità

e delle potenzialità del linguaggio

radiofonico.

Insieme ai ragazzi abbiamo ascoltato

differenti spezzoni di trasmissioni

prodotte da Radio Popolare per rendere

evidente come il risultato finale

varia al variare della regia e delle

tecniche che si possono adottare per

il montaggio di un prodotto sonoro

e quanto la conoscenza e la capacità

di gestire questi “elementi del linguaggio

sonoro” è indispensabile

per la traduzione dei racconti degli

immigrati in trasmissioni radiofoniche.

Alla fine degli stage a cui hanno partecipato

le persone scelte dai partners

del progetto: la Facoltà di

Pedagogia dell’ Università di Scienze

Applicate di Nijmegen (Olanda), da

ARCA -Forum dei Migranti e dei

Rifugiati- (Romania), l’ENAIP lombardia,

la scuola civica regionale del

Comune di Milano (Italia), il

Dipartimento di Comunicazione FLE

dell’Università di Paris VIII e il Centro

Interculturale di Vincennes Saint

Denis Francia) sono stati realizzati i

primi quattro prodotti sonori (uno

per ognuna delle quattro lingue del

progetto).

Le persone formate da Radio

Popolare dovranno formare, a loro

volta, altre persone che, coordinate

dai partner del progetto, raccoglieranno,

con un effetto moltiplicatore,

le storie degli immigrati presenti nei

loro paesi.

Il 14 dicembre, presso la

sede di Enaip Lombardia,

in via Luini a Milano, alle

9.30 si terrà la conferenza

finale del progetto Ermes:

la partecipazione è libera.

Via San Tomaso, 8

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11


12

M O N D O

Radio mozambicane

per i diritti delle donne

Nove radio

comunitarie

mozambicane

hanno deciso di

lanciare una

campagna di

comunicazione

sulla nuova

legge sul diritto

famigliare.

L’Arci, che

collabora con

una rete di associazionifemminilimozambicane,

a chiesto a

RP di fornire

una consulenza

alle emittenti.

Cartina

della Zambezia.

di Raffaele MASTO - Foto di Marco TRICELLA

“E’

stato perso un telefono cellulare

questa mattina tra la

piantagione di Mokuba e

quella di Estrela Vermelha.

Chi lo trovasse può portarlo alla sede della

Radio di Gurué”.

La suadente voce del conduttore finisce la

frase e dall’apparecchio del fuori strada si

diffondono nell’abitacolo le note di una canzone

di Madonna.

Siamo a pochi chilometri da Gurué, tra meno

di mezz’ora saremo nella sede dell’emittente

che ha lanciato la ricerca del cellulare.

L’auto si inerpica su una strada in salita che

solca verdi piantagioni di thè in un distretto

interno della vasta regione della Zambezia

che prende il nome dal fiume Zambesi, uno

dei più grandi del continente africano che

proprio qui si getta nell’Oceano Indiano.

Quello che sfila dai finestrini della nostra

auto è un Mozambico rurale lontano dai

grandi centri abitati la cui economia si fonda

su una agricoltura potenzialmente ricchissima

che deve però fare i conti con un sottosviluppo

cronico ereditato da una guerra civile

che è finita solo poco più di dieci anni fa.

Il pezzo musicale volge al termine.

Chi conosce la radio immagina le mosse del

conduttore sul mixer: con una mano abbassa

il cursore del CD e con l’altra alza quella del

microfono.

Mentre parla prepara il prossimo pezzo di

musica.

La voce, suadente e modulata per l’occasione,

torna a diffondersi nell’abitacolo della

vettura, ripete la “notizia” del cellulare

smarrito e aggiunge qualche particolare, la

marca, la scheda che è senza credito, il proprietario

che è in radio, attende e ringrazia

in anticipo.

Poi “la voce” ricorda l’ora e la data, è domenica.

Partono le prime note della prossima

canzone.

Il conduttore gioca coi cursori, abbassa quel-


lo del CD e si concede qualche parola

ancora: “Buona giornata di festa,

se trovate il cellulare sarà una buona

domenica anche per Nazario che l’ha

perso e si è affidato alle nostre onde

per ritrovarlo”. Poi alza decisamente

il cursore della musica e abbassa

quello del microfono.

La voce di Eros Ramazzotti, il cantante

italiano più ascoltato in Africa,

irrompe nell’abitacolo.

Ed è con le note di “Aurora” che

Gurué appare di fronte al muso del

fuori strada, appoggiata in una sorta

di conca verde tra le colline.

Alla radio ci arriviamo proprio men-

In alto: una strada

di Quelimane.

Accanto: pescatori in una

spiaggia vicino alla città.

tre un ragazzo riporta il cellulare

smarrito a Nazario, avvenimento che

il conduttore non manca di celebrare

in diretta, con tanto di intervista ai

due.

La radio è un container appoggiato

su quattro massicci piedistalli in pietra,

all’interno delle pareti di metallo

ondulato un mixer, un lettore cd,

uno per audio cassette, un altro per

mini disk e, separate da una minuscola

parete in vetro, le apparecchiature

per collegarsi con Radio

Mozambico, l’emittente ufficiale del

paese le cui trasmissioni vengono

riprese per quella parte della gior-

13


14

Mozambico

nata che gli unici due redattori locali

non riescono a coprire con i propri

turni.

RCG, Radio Comunitaria Gurué, è

una delle emittenti comunitarie che

formano un network coordinato da

ICS, l’Istituto di comunicazione Sociale

che è un organismo statale che

si occupa di raggiungere la popolazione

mozambicana con campagne

di informazione su temi sociali legati

allo sviluppo, alla salute, all’istruzione.

Il progetto è nato sette anni fa

su iniziativa del governo che ha fornito

l’attrezzatura tecnica e ha

messo a disposizione un finanziamento

per pagare lo stipendio di due

lavoratori per emittente.

Gli ospiti stranieri sono un evento

nella sede della radio. Il conduttore

termina la sua trasmissione convertendo

le trasmissioni su quelle di

Radio Mozambico e ci invita nel piccolo

ufficio attiguo al “container”, la

redazione: un tavolo di legno, un

computer in disuso, pochi ed essenziali

articoli da cancelleria, due sedie.

Arriva anche l’altro redattore, un

ragazzo giovanissimo e l’amministratore,

cioè il delegato governativo

locale.

Non ci sono abbastanza sedie e ci

trasferiamo in quella che viene definita

la sala riunioni, una stanza circolare

con al centro un tavolo e alcune

poltrone spaiate e coperte da pesanti

tessuti impolverati.

Ci spiegano che la radio è ascoltata

in tutta la vallata, che è una presenza

riconosciuta dalla popolazione e

che le campagne che sono state fatte

in questi anni, per la prevenzione

dell’Aids e di altre malattie o quelle

di alfabetizzazione sono state molto

seguite e hanno prodotto importanti

risultati.

Poi arriva l’elenco dei problemi,

immancabili quelli economici: i

finanziamenti governativi sono risicati

e non consentono uno sviluppo

che la piccola equipe di Radio Gurué

ritiene che l’emittente potrebbe

essere in grado di fare. Immancabili

anche i problemi di manutenzione. A

sottolinearli è il conduttore appena

uscito dallo studio, con il viso ancora

solcato da spesse gocce di sudore per

la rottura dell’impianto di condizionamento.

Non c’è nessuno nel raggio di diverse

decine di chilometri in grado di ricaricare

i condizionatori così, durante

le ore calde della giornata, il container

diventa un vero e proprio forno

con seri rischi anche per le attrezzature.

Poi passiamo a parlare del motivo

per il quale chi scrive e Marco

Tricella, tecnico di Radio Popolare,

sono venuti fin qui.

Le nove Radio Comunitarie coordinate

dall’Istituto di Comunicazione

Sociale hanno deciso di lanciare una

campagna di comunicazione sulla

nuova legge varata dal parlamento

mozambicano sul diritto familiare

che, per la prima volta nel paese,

introduce una serie di misure a tutela

dei diritti delle donne in caso di

divorzio o separazione, che vieta la

poligamia e punisce severamente i

maltrattamenti dei mariti sulle

mogli. Una legge importante che

segna un passo in avanti del paese

intero sul piano politico e sociale e

che ha visto le donne impegnate in

prima persona per il raggiungimento

di questo obiettivo.

Ora si tratta di comunicare a tutta la

popolazione, in particolare a quella

femminile, questo deciso progresso

in modo che non resti patrimonio

solo di alcune fasce sociali che vivono

in città, ma si estenda nelle regioni

rurali dell’interno: le più legate alle

tradizioni e le più difficili da raggiungere.

In soccorso alle nove emittenti comunitarie

sono arrivate due importanti

realtà, una mozambicana e l’altra

italiana.

La prima è NAFEZA, Nucleo das associacoes

femininas da Zambezia, una

rete locale che raccoglie una serie di

associazioni femminili che lavorano

sul territorio e in diversi campi, da

quello dell’accoglienza delle donne

vittime di violenza a quelle che riuniscono

donne in carriera giuridica e

che possono fornire assistenza legale.

La realtà italiana è l’ARCI che da

tempo collabora con NAFEZA con

diversi progetti di cooperazione e si

è messa a disposizione anche per

questo, individuando in Radio Popolare

l’emittente che meglio poteva

comprendere il problema e collaborare

con le emittenti comunitarie

dell’Istituto di Comunicazione Sociale

nel lancio di una campagna di

comunicazione sui diritti delle donne

in Mozambico. Una joint venture,

quella che si è realizzata, che ha prodotto

un primo contatto con questo

viaggio durante il quale, oltre alla

visita diretta alle radio comunitarie,

In alto, uno dei partecipanti

al corso. Accanto,

Marco Tricella in un momento

dello stage a Quelimane

nella sede della ICS.

Nella pagina accanto, sopra:

la radio di Gurué; in basso,

Raffaele Masto con lacuni

corsisti e volontari dell’Arci.


è stato fatto anche un workshop a

Quelimane, la capitale della Zambezia,

con tutti i redattori delle emittenti

che sono stati aggiornati sulle

recenti acquisizioni tecnologiche e in

particolare sul sistema digitale, più

semplice e a basso costo che permetterà

una migliore organizzazione

delle trasmissioni e una maggiore

riproduzione sul territorio.

Ora si tratterà di fornire alle emittenti

le attrezzature necessarie per

fare questo salto di qualità.

Intanto si è fatta sera.

Per tutta la giornata nel cortile della

sede della radio sono passati gli abitanti

di Gurué curiosi di sbirciare gli

ospiti stranieri.

Nella stanza circolare delle riunioni

l’incontro è finito e il cestino di rifiuti

trabocca di carte, involucri di

biscotti e di crackers, pacchetti di

sigarette vuoti, bottiglie d’acqua

prosciugate, fazzolettini di carta,

tovaglioli, scatolette per le caramelle.

L’amministratore lo prende tra le

mani per svuotarlo e come per celebrare

la fine della riunione dichiara:

“Si vede che abbiamo avuto degli

ospiti, questo cestino lo svuotiamo

una volta al mese”.

La scenetta impone una riflessione,

un po’ banale ma che non può fare a

meno di passare per la mia mente:

ecco una differenza tra i mozambicani

e i mulungo, come chiamano qua i

bianchi: questi ultimi consumano in

eccesso, consumano anche ciò che gli

africani non consumano e inquinano

di conseguenza, non riescono a non

mangiare una caramella, fumare una

sigaretta, bere un sorso d’acqua se la

riunione si prolunga un po’ di più.

Ci salutiamo, ma le sorprese della

giornata devono ancora arrivare.

L’autista che ci ha portato fino a

Gurué ci comunica che il piccolo

alberghetto locale che doveva ospitarci

per la notte ha chiuso i battenti,

non abbiamo da dormire. Un bel

guaio perchè con il buio non possiamo

ritornare indietro.

Il conduttore di Radio Gurué ci viene

in soccorso prima di chiudersi dentro

il container e riprendere la linea da

Radio Mozambico: “Ci sono dei missionari

con una grande casa ai margini

della cittadina, potete chiedere

ospitalità a loro”, ci suggerisce.

Lo facciamo e quando il pesante cancello

di ferro della missione si apre

avanziamo la nostra richiesta ad un

guardiano che ci comunica che andrà

a chiedere.

Ci invita ad entrare e attendere in

cortile mentre lui si infila nella porta

aperta su una stanza illuminata dalla

quale esce un buon profumo di cibo.

Poco dopo sentiamo la voce profonda

di un uomo evidentemente anziano

che borbotta in italiano: “Radio?

Che radio?.

Qualche attimo di silenzio e la voce

torna a rimbombare: “Se sono di

Radio Maria non gli diamo da mangiare...”.

Sorrido mentre ho la certezza che

abbiamo trovato la cena, una piacevole

chiacchierata per la serata e un

buon letto per la notte.

15


Resonance Fm è

un’esperienza

londinese per

molti versi d’avanguardia.

Ma

basata sull’idea

che “La radio,

con il suo

fascino un po’

vintage, può

continuare a

funzionare

anche in mezzo

al mare di ipod

e canali

digitali”

A fianco:

la provenienza

dei contatti

del sito

di Resonance Fm.

Nella pagina

seguente in alto

Harry Haward

e Wee Wee,

animatori di

una trasmizzione

per gli anziani.

M O N D O

Essere arte fuori

dal mainstream

di Tiziano BONINI

The

Guardian l’ha definita la

migliore stazione radio di

Londra; The Daily Telegraph

scrive che, finalmente, invece di parlare

d’arte, è arte (radiofonica) di per sé.

A noi basta ascoltare “13 minuti di

Paradiso”, un programma che manda in

onda paesaggi sonori artificiali, per scoprire

che anche la radio è un linguaggio e che

qualcuno ne sa fare un’arte.

Resonance Fm (per chi passasse da Londra, la

frequenza è 104.4 Mhz, per tutti gli altri, c’è

la Rete: www.resonancefm.co è una radio

comunitaria nata nel 2005 dalle gioiose

menti del London Musician’s Collective.

Nelle parole dell’Ofcom, l’ufficio inglese per

le comunicazioni, l’organo che gestisce le

concessioni radio-televisive britanniche,

Resonance Fm “è diretta alla comunità artistica

del cuore londinese e a chi è al di fuori

dei circuiti mediali mainstream. Il pubblico

include anche gli emarginati sociali, i gruppi

minoritari e le subculture”. In sostanza, l’abc

della radio comunitaria.

Il 21 dicembre 2005 Resonance Fm ha iniziato

a trasmettere sulla città di Londra (in

verità soltanto su una porzione di essa, perchè

il raggio d’azione del trasmettitore è di 5

km e già dalle parti di Brixton, a sud di

Londra, si fa fatica a sentirla). La licenza ha

durata quinquennale, e alla fine del 2010

verrà rimessa in discussione.

Ma la storia di Resonance Fm inizia quasi

dieci anni fa: era il 1998, un gruppo di giovani

musicisti iniziava a trasmettere dai solai

del Royal Festival Hall, una famosa sala da

concerti sulle rive sud del Tamigi, come

appendice del John Peel’s Meltdown Festival.

La stazione otterrà una licenza speciale di un

mese, ma ormai la radio è nata. In piena era

17


18

Resonance

internet, qualcuno in Inghilterra ha

ancora voglia di mettersi a fare il

pirata delle radio libere.

Sembra un’utopia arrivata fuori

tempo massimo, una smagliatura del

passato, una battaglia combattuta

con le frecce nell’era del Winchester,

eppure, alla lunga, funziona.

Resonance Fm oggi sta per compiere

dieci anni e la sua presenza nella

capitale inglese è ormai consolidata.

Gli ascoltatori inglesi, fino a pochi

anni fa abituati all’ampio servizio

della Bbc, o, in alternativa, alle radio

commerciali, si stanno abituando in

fretta alla “terza via” inglese in

radiofonia. Anche se le stazioni

comunitarie inglesi hanno una storia

recente, la loro rapida crescita è un

fenomeno interessante all’interno

del panorama radiofonico europeo

perchè dimostra che la radio, in un

mondo dominato dai nuovi media,

può ancora rappresentare un efficace

strumento di comunicazione,

almeno per delle comunità di ascoltatori

ben delimitate socialmente e

culturalmente. Resonance è uno

degli esperimenti di radio comunitaria

più riusciti e per capirne meglio la

storia e lo spirito abbiamo intervistato

Ed Baxter, uno dei due fondatori

della radio e attuale direttore

dei programmi.

RRaaccccoonnttaaccii llaa ssttoorriiaa

ddii RReessoonnaannccee..

SSaappppiiaammoo ddeellllaa ssuuaa

nnaasscciittaa ddiieettrroo

llee qquuiinnttee ddii uunn tteeaattrroo......

Resonance ha iniziato a trasmettere

il primo maggio del 2002, grazie ad

una licenza temporanea, una sorta di

licenza di prova che avrebbe poi

dovuto portare alla concessione di

una licenza ufficiale, come è accaduto

nel 2005.

Ma prima che la radio iniziasse ad

esistere come luogo fisico, come stazione

vera e propria, l’origine di

Resonance risale al maggio del 1998,

sotto forma di progetto RSL,

Restricted Service Licence (licenza di

servizio ristretto): un mese di trasmissioni

d’arte, una sorta di galleria

d’arte radiofonica, in cui venivano

messi in mostra i lavori d’arte sonora

di artisti da tutto il mondo. Il trasmettitore

l’avevamo messo sul tetto

del teatro e aveva un raggio di poco

più di un miglio, quasi due chilometri.

Io e Phil England ne eravamo i

curatori, i produttori, gli speaker e

gli amministratori, per conto del

LMN, il London Musicians’ Collective,

una no profit che promuove la produzione

e la diffusione di musica

sperimentale.

CCoossaa vvii hhaa ssppiinnttoo

aa llaanncciiaarrvvii

iinn qquueessttaa ffoolllliiaa??

La motivazione - sembra strano - è

semplice e molto banale: la noia e

l’impazienza.

Eravamo interessati alla pop art, a

Fluxus, al punk rock e alle varie subculture

“do it yourself” presenti in

città, e volevamo tradurre queste

estetiche in radiofonia.

Inoltre eravamo molto frustrati dallo

stato della radio in Inghilterra.

Avevamo collaborato molto con il

dipartimento di innovazione musicale

del terzo canale della Bbc, avevamo

anche realizzato qualche evento

insieme a loro.

Ma ogni tentativo di proporre loro

un format, un programma, un’idea,

era naufragato, era stato rifiutato.

L’idea che il mezzo, la radio, potesse

essere presa in mano da un pugno di

”artisti” era per loro inconcepibile.

Phil aveva un grande interesse per la

radio e aveva buoni contatti con produttori

radiofonici di tutto il mondo.

Io ero un buon organizzatore di

eventi e in quel momento ero giunto

ad un’impasse nella mia carriera di

artista concettuale, che era iniziata

per caso il giorno in cui il prestigioso

critico d’arte del Sunday Times,

William Feaver, aveva recensito positivamente

la mia prima ed unica

installazione e tutti avevano cominciato

a prendermi sul serio.

Ma quella carriera terminò subito

dopo, poche settimane prima che

Damien Hirst allestisse la sua operashow,

“Freeze”, in Bermondsey.

Quando arrivò questa cosa della

radio non avevamo niente da perdere.


Non so più se davvero non avevamo

niente da fare, ma in ogni caso ci

buttammo sulla radio.

I contenuti per riempire il “palinsesto”

ci arrivarono presto da ogni

parte del mondo, grazie ai nostri

contatti, soprattutto dall’Austria,

Germania, Canada, Australia.

Non c’è mai stato un momento in cui

ci mancava materiale da mettere in

onda.

L’arte e la sperimentazione sonora

erano state così dimenticate fino ad

allora che avevamo un serbatoio di

materiali inediti illimitato, considerata

la durata limitata del progetto.

Riunimmo attorno a noi decine di

volontari.

Quel mese è stato indimenticabile.

Anni dopo, nel 2001, quando scoprimmo

la possibilità di chiedere una

licenza di un anno, compilai la

domanda copiando il modello messo

a punto con l’esperienza del ‘98:

sapevamo che avremmo potuto contare

su ingegneri del suono, volontari,

sulle centinaia di artisti e creativi

con cui ormai eravamo in contatto.

La radio è un meccanismo attraverso

il quale poche persone ben determinate

possono galvanizzarne molte.

Dà loro uno spazio dove trovarsi

assieme, una passione in cui identificarsi.

E li rende uguali.

PPeerrcchhèè pprroopprriioo

uunnaa rraaddiioo dd’’aarrttee??

Era un nostro esperimento artistico,

un’opera concettuale.

Volevamo applicare le nostre idee

sull’arte contemporanea al mezzo

radiofonico, e vedere cosa ne poteva

venir fuori.

Eravamo annoiati e frustrati e ci

inventammo quell’evento per non

deprimerci.

Nessuno di noi era un professionista,

non avevamo mai fatto radio.

Eravamo, e siamo tuttora, naive.

Questa è anche la nostra forza, il

nostro marchio.

Intervista a Magz Hall,

conduttrice di You are hear

Magz Hall, nata a Bristol ma “scappata a Londra a 19 anni”,

appartiene al gruppo dei fondatori della radio e ogni lunedì sera

per sei anni ha condotto il programma di musica sperimentale

YYoouu AArree HHeeaarr (w w w.youarehear.co. uk). Dietro questa figura esile,

quasi sempre sovrappensiero, come se vivesse in un altro mondo

- tutto nuvole e suoni elettronici – si nasconde invece un vulcano:

Magz suona, produce dischi, fa la dj, inventa programmi e insegna

a fare radio in alcune università inglesi.

CCoommee sseeii aarrrriivvaattaa

ffaarree rraaddiioo??

All’università avevo seguito

un corso di radio. Poi nel

1998, quasi per caso, grazie

al passaparola di amici, ho

partecipato al primo esperimento

di Resonance Fm.

Un grande caos, molto creativo,

ma anche molto naive,

tantissima gente che si dava

il cambio al microfono, programmi

di ogni genere.

Andavamo in onda da una

stanzetta strettissima.

Quell’esperienza è stata il mio

colpo di fulmine.

Poi, finalmente, nel 2002

ci hanno concesso

la licenza e per mandare

avanti la radio ho fatto di

tutto: dalle feste

d’autofinanziamento ai turni

di pulizia, dalla tesoreria alla

segreteria.

Passavo in radio tutto il mio

tempo. Per fortuna le cose

sono migliorate, oggi siamo

molto conosciuti e ogni settimana

abbiamo 150 volontari

che collaborano con la radio.

Per me questi primi 6 anni

sono stati come tenere un

bambino in grembo.

Ora, finalmente, il bambino

inizia a camminare.

QQuuaall èè ssttaattoo iill ttuuoo mmoommeenn-ttoo

ppiiùù ffeelliiccee iinn rraaddiioo??

Sicuramente il primo giorno

di trasmissione nel 2002:

c’era una tensione elettrica

nell’aria, nell’immaginare che

stavamo per irradiare Londra

con i nostri strani suoni.

Poi sicuramente la notte

della prima festa d’autofinanziamento:

un’ex fabbrica

gonfia di gente che ballava

sopra un enorme disco che

ruotava sul pavimento.

Quella sera capimmo che nell’etere

c’era spazio anche per

noi.

QQuuaall èè iinnvveeccee iill llaattoo

oossccuurroo ddeell ttuuoo llaavvoorroo aa

RReessoonnaannccee FFmm??

Ho dedicato alla radio tantissimo

tempo.

Mai una lira né un rimborso

spese, e la radio sempre a

corto di finanziamenti.

Una vita durissima.

PPeerrcchhéé aalllloorraa pprroopprriioo llaa

rraaddiioo?? UUnn mmeezzzzoo ccoossìì

ppoovveerroo??

Quando ero piccola mi piaceva

suonare la chitarra con il

volume dell’amplificatore

girato al massimo e le finestre

aperte: volevo che la

gente sentisse quello che

suonavo.

Ora il microfono ha preso il

posto dell’amplificatore.

CChhee ttiippoo ddii rraaddiioo ssooggnnii??

Sogno di produrre radio art

stereofonica, sogno di circondare

di suoni l’ascoltatore.

Il mio palinsesto ideale è un

continuum di arte e musica,

gruppi dal vivo, installazioni

sonore, musica eclettica, poesia

sonora, readings e radiodrammi:

il meglio di

Resonance Fm tutto il tempo

e soprattutto… niente sport!

19


20

Resonance

QQuuaall èè ll’’iimmmmaaggiinnee

ppiiùù bbeellllaa ddeeggllii iinniizzii

ddii RReessoonnaannccee FFmm

cchhee ttii ppoorrttii ccoonn ttee??

La prima notte che chiusi lo studio in

teatro e me ne tornai a casa. Sapevo

che quel progetto avrebbe fatto la

sua strada. Poi, nel 2002, scendendo

le scale dopo la prima notte di trasmissione,

con la stessa sensazione di

tre anni prima che si ripeteva. Mi

sentivo come dentro la pancia di un

incredibile giocattolo. Riesci ad

immaginarlo? Non un’immagine, era

più una sensazione, c’è poco da

guardare in uno studio e le luci sono

sempre basse.

OOggggii ssiieettee uunnaa rraaddiioo

ccoommuunniittaarriiaa..

CChhee ccoommuunniittàà èè qquueellllaa

aa ccuuii vvii rriivvoollggeettee??

CChhee rraappppoorrttii aavveettee iinnssttaauurraattoo??

Chi ci ascolta a Londra sono soprattutto

gli artisti di vario genere, i

creativi.

L’idea di fondo è che questi ascoltatori

possono venire in radio quando

vogliono ed entrare nel progetto,

collaborare.

Questo succede abbastanza.

Abbiamo molti volontari.

Resonance è una radio londinese. La

città è una risorsa infinita. La radio

tenta di descrivere, definire, raccontare

Londra.

I curatori direbbero che noi “mappiamo”

Londra. Mostra, quasi fino a

celebrarlo, quello che il critico

Kodwo Eshun chiama “sprezzante

campanilismo”, cioè un’attenzione

maniacale per la produzione artistica

della città, che ritengo molto positiva.

Mi viene in mente un modello antropologico,

il potlach, in cui i membri

di una comunità regalano, danno via

gli oggetti che gli stanno più a cuore,

con una generosità reciproca che

serve a rinvigorire i legami sociali.

FFaarree rraaddiioo nnoonn èè vveerroo

cchhee nnoonn ccoossttaa nniieennttee..

CCoommee vvii mmaanntteenneettee??

All’inizio il London Musician’s

Collective ha investito molto nel progetto,

e ci ha perso anche.

Oggi riusciamo a mantenerci, pagando

circa 7 dipendenti, grazie soprattutto

alle donazioni della nostra

comunità.

Ma donazioni arrivano anche on

line, dal resto del mondo che ci ascolta

su internet, circa centocinquanta

mila persone al mese.

Per finanziarci organizziamo eventi,

concerti, festival, vendiamo gadget.

Non trasmettiamo pubblicità.

EE’’ aannccoorraa uuttiillee

sseeccoonnddoo ttee ffoonnddaarree uunnaa rraaddiioo

nneellll’’eeppooccaa ddeellllaa ccoonnvveerrggeennzzaa

mmuullttiimmeeddiiaallee??

UUnn pprrooggeettttoo ccoommee

RReessoonnaannccee FFmm rriieessccee

aadd aavveerree uunn iimmppaattttoo

ssuullllaa ssoocciieettàà??

Sì. La scena dei “nuovi media” è sopravvalutata.

Non c’è ancora un valido sostituto

della radio che sia in grado di radunare

persone per creare qualcosa

assieme, di informarle rapidamente,

di raggiungerle ovunque mentre si

spostano.

Resonance funziona da filtro all’abbondanza

d’informazione. I ritmi

postmoderni e digitali della vita contemporanea

– dall’ascolto on demand

al consumo personalizzato –

implicano, ma solo in apparenza, che

l’individuo sia finalmente in grado di

stoppare e far ripartire il suo capitale

temporale come e quando vuole,

in realtà il nostro tempo è sempre

A fianco Chris Weaver, sopra

Stewart Lee, due animatori

dell’emittente.


Radio Scilly

Community Radio in the UK

(incl. licences handed back)

Drive FM

The Superstation

shmuFM

Jubilee FM (Queensferry)

Sunny Govan R

Dunoon CR Insight R

Awaz FM

Edinburgh Garrison

Revival R

Leith FM

Bute FM

Celtic Music AM Black Diamond

3TFM

Pulse FM Brick FM

Aldergrove & Antrim FM

Holywood FM

Vibe FM

Feile FM

BFBS Lisburn

Star FM (N Down & Ards)

Radio Failte

Belfast Student R

Lisburn City R

(Enniskillen) Shine FM Down FM

Ballykinler FM

Iur

R St Austell Bay

A39 Radio (Falmouth & Penryn)

Ness FM (Inverness)

Speysound

Alive R (Dumfries)

Angel R IOW

COMMUNITY RADIO

IN THE UK

(incl. licences handed back)

Takeover R

AM

FM

Diversity

The Voice

Pendle CR

BCB Tempo 107.4

Seaside R

Crescent

Phoenix FM

Chorley FM

Asian Fever

Branch FM

West Hull CR

Salford CR Oldham CR

TTFM

All FM

Tameside CR

7 Waves R

Pure R

Halton FM Wythenshawe

Burngreave CR

Sheffield Live

Kemet R

Siren FM

Cheshire FM Trust FM R Dawn

Calon FM

R Faza

Cross Rhythms R Ikhlas

WCR

The Public

The ‘Bridge

Lionheart R

Aston FM

Switch R

Unity FM

New Style R

The Eye

Harborough FM

Future R

Youth Community R

209 Radio Ipswich CR

Forest of Dean CR

Gloucester FM

BRFM (Blaenau Gwent) Stroud FM

Toradio

Afan FM GTFM

CR Swindon

Bristol C FM

R Tircoed (Swansea) Beats FM

Ujima FM

Diverse FM

R Verulam

Asian Star

KOOL AM Colchester Garrison

Saint FM

Chelmsford Calling

Phoenix FM

Bro R

Somer Valley FM

Salisbury Plain

Greater London

BRFM

Glastonbury FM

Army R Castledown R Aldershot Army R

CSR

Exeter CR

10Radio

Cross Rhythms Plymouth

Soundart R (Totnes)

Mearns FM

Spice FM

NE1 FM

Utopia FM

Bishop FM

R Teesdale R Hartlepool

Cross Rhythms

Drystone R

Community Voice

Catterick Garrison FM

Unity 101

Forest FM

Skyline CR

Express FM

The Bay

Aspire FM

Hope FM

Angel R Havant

R Reverb

Greater London

Desi R– Southall

Hayes CR - Hayes

On FM – Hammersmith

Life – Stonebridge & Harlesden

Link FM – Havering

NuSound R – Newham

Resonance FM – C London

Sound R - Hackney

TGR Sound – Bexley

R Umma – Newham

Voice of Africa - Newham

Westside CR – Southall

Updated: 6.9.7

21


22

Resonance

più profondamente sincronizzato

dalla tecnologia. In questo “brave

new world”, in questo “mondo

nuovo”, sembra che niente sia più

irrilevante del tramonto del sole.

Sembriamo essere sospesi in un

limbo in cui convivono assieme

oggetti obsoleti ma potenti (la radio)

e oggetti ubiqui ma di poca efficacia.

La radio, con il suo fascino un po’

fuori moda, un po’ vintage, può

continuare a funzionare anche in

mezzo al mare di i-pod e canali digitali.

Il nostro sito ci aiuta a mixare

vecchi e nuovi media. Oltre all’ascolto

in diretta, abbiamo blog, podcast

di alcuni programmi e forum. Il sito è

sostanzialmente un blog, e ciò ci permette

di ricevere molti feedback da

parte degli ascoltatori, non solo

inglesi. Quasi il 30% dei contatti al

nostro sito viene dall’estero (l’Italia è

decima tra i paesi che più frequentano

Resonancefm.com).

CChhee pprrooggrraammmmii

ssii ppoossssoonnoo iinnccoonnttrraarree

ssuu RReessoonnaannccee FFmm??

Tutti i generi di musica, programmi

religiosi, rubriche di letteratura e critica

d’arte, roba strana, comici, concerti

in diretta.

C’è Far Side Radio, un programma

dedicato alla nuova musica dall’estremo

oriente, presentato da Paul

Fisher. Indymedia Londra ha il suo

spazio.

C’è Dan Wilson con Epistaxis Time,

mezz’ora di rubrica psicologica. In

una sua puntata dedicata alla

depressione maniacale ha chiuso il

programma prendendo

pillole, suonando

gli stessi

accordi alla chitarra

mentre cantava

e ripeteva la stessa

frase (“Perchè la

vita è così miserabile?”).

La notte c’è Kash

Krisis, una radioestensione

di un

gay club, seguito

da satira pesante

e dance music.

L’ultimo programma in diretta della

notte è stato fino a poco tempo fa

Saltpetre Radio: poesie, rap, slam

poetry condotta dall’attrice e poeta

Selena Godden.

QQuuaall èè iill ttuuoo ppaalliinnsseessttoo

iiddeeaallee??

Ci piace cambiare

palinsesto ogni

quattro mesi, essere

flessibili e

rispondere velocemente

agli stimoli

creativi che ci arrivano

dall’esterno.

Evitiamo le news,

i meteo, le notizie

sul traffico e le hit

commerciali, tutto

ciò crea un ritmo

che tende a dominare,

ad irrigidire

il nostro formato

sonoro.

Il palinsesto at-

tuale è più o meno quello ideale,

quello che vorremmo essere, con i

nostri programmi regolari improvvisamente

e volontariamente interrotti

da eventi come il No Music Day o

dirette e concerti dal vivo speciali.

I nostri ascoltatori si aspettano che

noi li sorprendiamo, non come accade

normalmente in radio, dove ci si

aspetta di essere accompagnati

durante il giorno sempre dalle stesse

cose.

Qui sopra: Resonance Fm in

Second Life.

Nelle altre immagini, studi di

Resonance Fm durante alcune

trasmissioni


M O N D O

Community radio

in Gran Bretagna

Giusto 40 anni

fa, la BBC

cominciava a

sviluppare le

prime stazioni

radio locali, più

vicine al modello

della radio

comunitaria che

a quello del servizio

pubblico.

Malgrado precoce

sensibilità le

radio comunitarie

in Gran

Bretagna hanno

dovuto percorrere

una strada

molto accidentata.

Ma adesso...

di Salvatore SCIFO

“La radio comunitaria ha le premesse

per essere il più importante strumento

di sviluppo culturale in questo paese

per molti anni.”

ANTHONY EVERITT

Tra

tutti coloro che aspettavano

l’esito della valutazione del

progetto pilota che avrebbe

sancito o meno l’introduzione del “terzo settore”

radiofonico in Gran Bretagna con trepidazione,

all’inizio del 2003, forse pochi si

aspettavano parole così lusinghiere per un

settore che era rimasto nella penombra della

legislazione britannica per più di 30 anni.

Anthony Everitt, un esperto in politiche culturali

a cui era stata affidata la valutazione indipendente

di un progetto pilota partito nel

2001, che aveva coinvolto 15 emittenti

radiofoniche sparse tra Inghilterra, Scozia,

Galles e Irlanda del Nord, dopo aver esaminato

l’impatto sociale e culturale prodotto sul

loro territorio, aveva dato un parere largamente

positivo, aprendo la porta all’ingresso

della radio comunitaria nel panorama “ufficiale”

della radiofonia britannica.

UN PO’ DI STORIA...

Ma l’interesse per un’emittenza locale non

commerciale, primariamente dedicata allo sviluppo

sociale e culturale della comunità circo-

stante, dove la stessa ha una voce sulla programmazione

e la gestione dell’emittente,

affonda le sue radici negli anni sessanta,

quando inizia a farsi strada un nuovo e radicale

approccio alle modalità di produzione

culturale e a forme di espressione collettiva.

Nei fatti, nella loro prima incarnazione le

prime stazioni radio locali sviluppate dalla

BBC (che partirono proprio 40 anni fa, l’8

novembre 1967), avevano sviluppato un

modello molto più vicino alla radio comunitaria

che non all’emittenza pubblica, e l’introduzione

della radiofonia commerciale nel

1973 aveva premesse simili.

Pressioni politiche e ragioni commerciali,

soprattutto nel secondo caso, hanno fatto sì

che alla lunga distanza buona parte di queste

emittenti non hanno poi rispettato le loro

promesse, dedicando gradualmente molto

più spazio alla musica pop e condividendo

quanto più possibile a livello regionale e

nazionale per risparmiare sui costi di gestione

e aumentare i profitti, perdendo parte della

loro spinta innovativa e spazi per la sperimentazione

di nuovi format.

Un momento in cui l’introduzione della

radiofonia comunitaria sembra possibile è il

biennio tra il 1977 e il 1979, quando si assiste

alla nascita dei primi gruppi organizzati a

livello nazionale che coordinano la campagna

per l’introduzione del settore, e vengono

Salvatore Scifo è docente in Media Comunitari

presso il Dipartimento di Scienze Sociali alla

London Metropolitan University e dottorando

presso il Communication and Media Research

Institute della University of Westminster,

Londra, dove sta svolgendo una ricerca sul settore

radiofonico comunitario britannico e il suo

sviluppo nel decennio 1997-2007. Prima di questa

esperienza è stato Direttore Artistico di

Facoltà di Frequenza, la radio dell’Università di

Siena, dal 2001 al 2004. Contatto e-mail:

S.Scifo@londonmet.ac.uk

23


ascoltati dai comitati parlamentari

che si stanno occupando in quegli

anni della riforma del settore radiotelevisivo.

Anche se questo comitato suggerirà

l’introduzione di un’autorità di regolamentazione

per l’emittenza locale

che avrebbe dovuto occuparsi, tra

l’altro, dell’ulteriore sviluppo del settore

inclusa l’emittenza comunitaria,

il tutto si risolverà in un nulla di fatto.

Ma l’esperienza accumulata dai protagonisti

di questa stagione si evolve

nella creazione della Community

Radio Association nel 1983 (che cambierà

il suo nome in Community

Media Association nel 1997) dando

vita ad un network più solido, che si

collegherà anche ad esperienze simili

in campo europeo.

Sembra quasi fatta, di nuovo, tra il

1984 e il 1985 quando il governo conservatore

di Margaret Thatcher dà il

via libera ad un progetto pilota allo

scopo di introdurre la radiofonia

comunitaria. Circa 200 gruppi spediscono

i loro progetti e le loro candidature

per una licenza e, a questo

punto, si pensa che sia solo una questione

di pochi mesi. Ma il clima di

tensione sociale e la preoccupazione

che le emittenti possano essere usate

come “propaganda” contro le politiche

liberiste della “Lady di ferro”

ferma l’introduzione anche questa

volta. La parte finale di questo decennio

è caratterizzata dall’ulteriore

liberalizzazione del settore e dalla

mancanza di un riconoscimento specifico

per le emittenti comunitarie.

L’introduzione di quelle che vengono

chiamate “incremental licences”, riguardanti

anche le minoranze etniche

e culturali trascurate sino a quel

momento, dà la possibilità ad alcuni

gruppi di affacciarsi alla luce, ma,

visto che la legislazione non agevola

particolarmente le finalità no-profit,

la maggior parte di queste esperienze

finisce per essere commercializzata o

assorbita da altre emittenti commerciali.

Un fenomeno interessante è però

l’introduzione delle RSL (Restricted

Service Licenses), che esistono tuttora

e che danno la possibilità a soggetti

comunitari e commerciali (nei fatti

non c’è distinzione) di chiedere una

licenza di trasmissione per un massimo

di due volte l’anno per trasmettere

fino a 28 giorni (solo una volta nel

caso dell’area londinese). Il numero di

licenze di trasmissione

richieste dal

settore comunitario

cresce esponenzialmente

nella

prima metà degli

anni novanta e la

Community Media

Association sostiene

che i costi di

questo tipo di trasmissioni

sono

troppo alti, a

lungo termine, per

gruppi con finalità

SITI DI RIFERIMENTO

Community Media Association, w w w.commedia.org.uk

Ofcom, sezione sulle radio comunitarie,

w w w.ofcom.org.uk/radio/ifi/rbl/commun_radio

Community Radio Toolkit, w w w.communityradiotoolkit.com

Dipartimento per i Media, Cultura e Sport, sezione sui media

comunitari

w w w.culture.gov.uk/what_we_do/Broadcasting/community_m

edia/

Il gruppo di ricerca sui Media Comunitari alla London

Metropolitan University w w w.communitymedia.eu

non commerciali, facendo pressione

per l’introduzione di un terzo settore

vero e proprio.

2004: L’ETERE INGLESE

È ANCHE COMUNITARIO

La vittoria del Partito Laburista nel

1997 introduce una clima politico

sicuramente più favorevole alle richieste

del settore e le politiche per

l’emittenza radio-televisiva includono

di nuovo la possibilità dell’introduzione

della radiofonia comunitaria.

Dopo tentennamenti e dubbi, l’autorità

di regolamentazione in quegli

anni, la Radio Authority, dà finalmente

il via al progetto pilota che, come

accennato all’inizio, fornisce una

valutazione ampiamente positiva e

apre la strada ad un settore che oggi

è sicuramente il più dinamico della

radiofonia britannica.

Con l’approvazione del Community

Radio Order da parte dei due rami del

parlamento il 19 e il 20 luglio 2004, la

radio comunitaria entra nel panorama

del broadcasting finalmente dalla

porta principale e, pochi mesi dopo,

la nuova autorità di regolamentazione

per il settore della comunicazione

(l’Ofcom, Office for Communications)

rilascia la documentazione e i termini

per la richiesta da parte dei gruppi

interessati di una licenza comunitaria.

Tra le varie caratteristiche del servizio

proposto, la legislazione prevede che

le radio comunitarie devono apportare

quello che viene definito “social

gain” (guadagno sociale), definito

come:

- servizi radiofonici a gruppi che non

sono serviti adeguatamente da

altre emittenti analogiche commerciali

nella stessa zona;

- facilitazione di discussioni, dibattiti

e ampliamento delle possibilità di

25


26

Radio comunitarie in GB

espressioni delle opinioni della

comunità servita;

- possibilità di formazione, tramite

programmi appositi o in qualsiasi

altro modo, a individui che non

sono stati assunti dalla medesima

emittente;

- favorire una migliore comprensione

reciproca e il dialogo all’interno

della comunità e rafforzare i collegamenti

tra i vari gruppi facenti

parte della comunità stessa.

Nel primo round di licenze non è

l’Ofcom a stabilire dove è possibile

richiedere le licenze, ma il processo

viene aperto a tutto il territorio

nazionale.

Saranno poi gli ingegneri dell’autorità

a stabilire se ci sono spazi nelle

frequenze o meno.

Benché l’intento nobile, sia quello di

non escludere nessuno a priori, questa

soluzione causa due tipi di problemi:

1 se le frequenze in quella zona sono

molto affollate si allungano i tempi

per trovare quella esatte;

2 visto l’esiguo numero di persone

che Ofcom dedica a questo lavoro,

e considerando che questo processo

avviene nello stesso tempo per tutti

a livello nazionale, i tempi di attesa

per sapere l’esito della propria

richiesta si allungano ulteriormente,

causando frustrazione nei gruppi

coinvolti e rischi per la perdita di

finanziamenti (Europei, regionali,

locali).

Questo problema è stato in parte

risolto nel secondo round (ora in

corso) dove l’apertura e la chiusura

dei termini per la presentazione delle

richieste di licenza comunitaria avvie-

ne su base regionale e locale, con

tempi di esame molto più precisi e più

corti.

La prima radio ad ottenere questo

nuovo tipo di licenza è stata Forest of

Dean Radio nella primavera del 2005

e, fino a novembre del 2007, il numero

totale delle nuove emittenti è salito

a 149.

Non c’è un tetto massimo al numero

delle licenze, visto anche che l’Ofcom

ha riferito che darà il maggior numero

di licenze possibile, fino all’esaurimento

dello spazio riservato al settore,

ma diversi esperti concordano sul

fatto che probabilmente il numero

dovrebbe attestarsi intorno alle 200

unità.

Si tratta sicuramente di un cambiamento

epocale, visto che questi gruppi

hanno il potenziale di portare una

nuova prospettiva a livello locale

nella radiofonia britannica, dando

spazio a gruppi etnici e sociali finora

trascurati dal settore pubblico e commerciale

e avendo la possibilità di

sperimentare nuovi format e dare

spazio e voce alle comunità locali.

Nel corso di questa prima fase sono

emerse diverse realtà che stanno

ottenendo risultati lusinghieri nel

favorire la coesione sociale e il rafforzamento

del senso di comunità in

diverse parti della Gran Bretagna. Il

caso della londinese Resonance FM

viene trattato a parte da Tiziano

Bonini in questo numero, ma ci sono

altre emittenti che vale la pena citare

in questo spazio:

Wythenshawe FM e ALL FM a Manchester,

fanno parte di un gruppo di

progetti creati dall’associazione no-

profit Radio Regen, che ha sviluppato

queste esperienze come mezzo di

rigenerazione sociale di aree particolarmente

povere e disagiate della

città.

La formazione dei volontari, nell’area

della produzione radiofonica, è accreditata

dal MANCAT (Manchester

College of Arts and Technology) e a

loro viene rilasciata una certificazione

del loro percorso formativo alla fine

dei corsi, www.radioregen.org

Angel Radio, nel sud dell’Inghilterra,

è un’emittente destinata particolarmente

alla popolazione anziana,

che ha la particolarità di trasmettere

solo canzoni pubblicate fino al 1959 e

dedica la programmazione ad un

gruppo sociale ampiamente trascurato

dalle altre emittenti, www.angelradio.moonfruit.com

TakeOver Radio, a Leicester, è fatta

invece completamente da bambini

che decidono la programmazione e

che possono partecipare fino al compimento

dei 18 anni, con la differenza

che la radio è fatta da loro e per

loro, www.takeoverradio.co.uk

SoundRadio, nella periferia orientale

di Londra (Hackney) trasmette programmi

in oltre 20 lingue diverse, dando

voce alla popolazione multietnica

dell’area, www.soundradio.org.uk

Canterbury Student Radio, a Canterbury,

creata da un progetto delle

due principali università cittadine

(University of Kent e Canterbury

Christ Church University) dà voce alla

comunità studentesca e, più in generale,

ai giovani dai 15-24 anni, ed è

gestita da un gruppo di studenti dei

due atenei, www.csrfm.com

Immagini dal sito

di una radio comunitaria

britannica.


Insight Radio a Glasgow è una radio

dedicata ai non vedenti ma anche

costruita su misura per loro. Infatti

tutta l’attrezzatura, compreso mixer,

computer, lettori CD, ecc., sono forniti

di accessori per la lettura in Braille

ed è anche la radio della RNIB (Royal

National Institute of the Blind, associazione

di settore a livello nazionale),

www.viponair.com

Diverse altre emittenti forniscono un

contributo importante in zone rurali

e nelle isole al di fuori della penisola

britannica e dell’Irlanda del Nord,

dove non ci sono altre emittenti locali

(né BBC, né commerciali) o a minoranze

etniche poco o per nulla servite

da altre stazioni.

Sebbene il settore sia in pieno sviluppo

e stia portando molte “voci nuove”

alla ribalta, la situazione economica

e finanziaria di diverse emittenti

è molto delicata.

C’è da dire che il governo laburista,

che ha il merito di aver introdotto il

settore nella legislazione britannica,

non ha finora aperto il portafoglio in

maniera molto generosa: il fondo per

le radio comunitarie, destinato a

coprire principalmente costi amministrativi

e di start-up, è di sole 500.000

sterline all’anno per tutta la Gran

Bretagna, mentre il valutatore del

progetto pilota aveva indicato una

cifra molto più alta nell’ordine di

diversi milioni di sterline.

Curioso sapere che il Galles, forse

molto più attento e interessato ad

incentivare le emittenti presenti in

quel territorio, ha stanziato la stessa

cifra per le emittenti comunitarie gallesi!

Come in ogni altra parte del mondo,

l’apporto dei volontari è importantissimo,

ma spesso sottovalutato dalle

autorità locali, regionali e nazionali

nel considerare l’impatto delle emittenti

nei campi della coesione sociale

e del rafforzamento dei legami all’interno

di comunità locali e/o multietniche.

L’estraneità a questo tipo di emittenza

radiofonica, vista la recente introduzione,

forse è uno dei fattori chiave

e, in una recente conferenza tenu-

ta a Londra (Finding and Funding

Voices, London Metropolitan University,

17 Settembre 2007) che ha

visto la partecipazione di rappresentanti

del settore radiofonico comunitario,

della ricerca accademica, nonché

di rappresentanti dell’Ofcom e

dei dipartimenti governativi competenti,

è stata sottolineata l’importanza

di ulteriori ricerche in questo

campo per quantificare e qualificare

l’impatto sociale del settore a più di

due anni dall’introduzione.

All’orizzonte anche lo spettro del

“digital switch-over”, il passaggio alla

trasmissione digitale, per il quale

l’Ofcom non ha ancora deciso nulla

per quanto riguarda il settore radiofonico,

ma dove sicuramente le emittenti

comunitarie e la Community

Media Association dovranno difendere

vigorosamente i diritti acquisiti

finora e fare in modo che al settore

vengano assegnate risorse e frequenze

adeguate nel caso del passaggio

ad una nuova tecnologia.

27


28

RADIO POPOLARE

via Ollearo, 5 - 20155 Milano

tel. 02 392411 - www.radiopopolare.it

91.400 Mandello Lario, Bellagio - 101.900 Brescia - 104.700

Mantova - 105.200 Sondrio - 107.500 Piacenza, Parma,

Cremona - 107.600 Milano, Pavia, Alessandria, Vercelli,

Piacenza, Novara - 107.700 Varese, Como, Brescia, Bergamo,

Morbegno, Colico - 107.800 Lecco - 99.900 Lago di Garda -

107.600 Boario Terme (Val Cavallina), Edolo (Valcamonica),

Gardone Valtrompia - 107.800 Collio Valtrompia - 107.900

Ponte di Legno (Valcamonica)

RADIO POPOLARE ROMA

via Levanna, 11 - 00141 Roma

tel. 06 899291 - fax 06 899291.52

edazione@radiobbs.org - www.radiopopolareroma.it

103.3 Roma

RADIO FLASH ORIZZONTE - TORINO

via Bossoli 83 - 10135 Torino

tel. 011 611040 – fax 011 3175427

rfmail@radioflash.to - www.radioflash.to

97.600 Torino e Provincia

RADIO GOLD – VALENZA PO (AL)

Palazzo Pacto, in Splato Marengo 44

tel. 0131 221887 - fax 0131 221809

radiogold@radiogold.it - www.radiogold it

88.800 Alessandria - 89.100 Casale Monf. e Valenza Po

RADIO POPOLARE - VERONA

via Scopella 6B - Castel D’Azzano VE

tel. 045 8102488 - fax 045 8102490

info@radiopopolareverona.it - www.radiopopolareverona.it

104 Verona

RADIO BASE – VENEZIA

Via Torino,156 - 30172 Mestre Venezia

Tel 041 2602111 - Fax 041.2602119

redazione@radiobase.net - www.radiobase.net

99.150 Venezia Mestre e provincia - 93.550 Provincie di

Venezia - Treviso - Padova - 107.400 Conegliano

CITTA’ DEL CAPO RADIO METROPOLITANA - BOLOGNA

via Berretta Rossa, 61/5 - 40133 BO

tel. 051 6428011 - fax 051 6428001

info@radiocittadelcapo.it www.radiocittadelcapo.it

96.250 - 94.700 Bologna, Ferrara, Modena

SHOW ROOM

20041 AGRATE B.ZA - MI

via Matteotti 55/57

Tel. 039.65.08.40 - Fax 039.633.02.66

info@arteeforme.com

20063 CERNUSCO S/N - MI

viale Assunta 13

Tel. 02.924.54.15 - Fax 02.923.08.21

cernusco@arteeforme.com

LE FREQUENZE DEL NETWORK

CONTRORADIO – BARI

via G.Latilla 13 - 70124 Bari

tel. 0805227296 - 080 5751671 - fax 080 5722482

controradio@controweb.it - www.controweb.it

97.300 Bari e provincia - 97.200 Monopoli Sud Barese

CONTRORADIO – FIRENZE

via del Rosso Fiorentino, 2/b 50142 FI - tel. 055 7399961

fax 055 7399966 - Pisa – 050 21485 – fax 504451

redazione@controradio.it - www.contraradio.it

93.600 Firenze, Prato, Pistoia - 98.900 Pisa, Lucca, Livorno

RADIO WAVE – AREZZO

via Masaccio, 14 - 52100 Arezzo

tel. 0575 911005 - fax 0575 911038

radiowave@arezzowave.com www.arezzowave.com

98.500 - 106.100 Arezzo

CONTATTORADIO MASSA CARRARA

via Loris Giorgi 3 - Carrara 54033

tel. 0585 777625 - fax 0585 75275

redazione@contattoradio.it - www.contattoradio.it

89.750 Sarzana, Viareggio, Carrara, Massa - 89.550 La Spezia,

Lerici, Golfo Poeti

RADIO CITTA’ - PESCARA

via Lazio, 42 - 65125 Pescara

tel. 085 4219770 - fax 085 4229830

info@radiocitta.org - www.radiocitta.org

97.8 - 88.9 - 90.1 - 87.75 Pescara e provincia, Chieti e provincia,

Francavilla al Mare, Silvi Marina

RADIO FRAGOLA - TRIESTE

via Guglielmo de Pastrovich, 1 34127 TS

tel./fax 040 54659 laredazione@radiofragola.com

www.radiofragola.com

104.500 - 104.800 Trieste

PRIMAVERARADIO - TARANTO

Piazza Pio X n. 14 - 74100 Taranto

tel. 099 37462 - fax. 099 7379827

primaveraradio@primaveraradio.it www.primaveraradio.it

107.300 Taranto - 98.000 Brindisi provincia

via del Delfino 10 - Lecce - tel. 0832 289612 - 289673

redazionelecce@primaveraradio.it

95.1 Lecce città - 92,8 Tricase - 94.1 Montesardo - 98.1

Uggiano - 98.3 Veglie

RADIO TANDEM - BOLZANO

via Talvera, 1 - 39100 Bolzano

tel.0471/970084 - fax 0471/979242

info@radiotandem.it - www.radiotandem.it

98.4 Bolzano e Bassa Atesina

RADIO ROCCELLA - ROCCELLA JONICA

via Città, 17 - 89047 Roccella jonica (RC)

tel. 0964 84603 - 0964 866600 - fax 0964 866600

master@radioroccella.it

www.radioroccella.it

94,8 Locride

MEP RADIO ORGANIZZ.– RIETI

Via A.M. Ricci, 91 - 02100 Rieti

tel. 0746.1970507 - fax 0746.498194

redazione.giornalistica@mepradio.it

www.mepradio.it

88.700 Valle del Salto e Cicolano - 95.200 / 96.800 / 97.100

Valle del Velino e Valle di Corno - 95.300 Montepiano Reatino

e Val Canera - 96.000 Valle del Tronto e Valle dell'Aterno -

105.500 Valle Falacrina e Valle del Ratto - 106.450 Valle del

Turano

RADIO DIMENSIONE MUSICA - PORRETTA TERME

via Giovanni XXIII, 34

40041 Silla di Gaggio Montano

tel. 0534 31116 - fax 0534 31056

100.800 / 101.300 / 103.100 Appennino Tosco Emiliano

RADIO 106 – REGGIO EMILIA

via Ligabue, 12 - 42010 Salvaterra di Casalgrande

tel. 0522 849633 - fax 0522 999550

102.200 - 105.950 Reggio Emilia, Modena

RADIO VIDEO SCICLI - SCICLI

via Torricelli, 6 - 97018 Scicli (Ragusa)

tel. 0932 832900 - fax. 0932 833129

rvsnotizie@tiscalinet.it

95.200 Ragusa e provincia

RADIOSTREET - MESSINA

Fortezza Petrazza (Camaro sup.) - 98151 Messina

tel. 090 325236.7 - fax. 090 3223061

diretta@radiostreet.fm - www.radiostreet.it

103.3 Messina

NUOVA FREQUENZA

A BRESCIA

Dal 24 ottobre, Radio Popolare ha cambiato frequenza

a Brescia.

Abbandoniamo infatti gli abituali 107.400 MHz,

per trasferirci sulla nuova frequenza, 101.900 MHz.

Abbiamo “fatto cambio” con Radio Dimensione

Suono, nell’intento di migliorare, sia noi che loro,

l’ascolto in città.

Radio Popolare “ci guadagna” in tutta la periferia

della città, verso Bergamo e verso la Valtrompia; il

segnale sarà più pulito e meno interferito di quello

della vecchia frequenza.

Per il futuro, abbiamo in mente altri cambiamenti

che, se riusciremo a realizzarli, renderanno l’ascolto

più bello e più forte che pria!

Negli ultimi due anni abbiamo investito parecchio

sulla provincia di Brescia, attivando ripetitori locali

a Gardone Valtrompia, Lumezzane, Passo di Maniva,

Boario, Edolo e Ponte di Legno.

Non può mancare il pistolotto finale: cari bresciani,

sappiate che ognuno di questi impianti ci costa

tra euro 200 ed euro 250 al mese; chi ha orecchie

per intendere... ascolti Radio Popolare.


E R R E P I S P A

Bilancio 2006-2007

ERREPI S.p.A.

Sede:

Via Ollearo, 5

20155 Milano

Capitale Sociale

Euro 198.190

Relazione

sulla

gestione

del

Bilancio

chiuso

al 31 marzo

2007

Signori azionisti,

L’esercizio dal 1° aprile 2006 al 31 marzo

2007 chiude con un saldo negativo pari a

72.391 euro, a fronte della perdita di 40.573

euro dell’esercizio precedente.

Nonostante che in apparenza ci sia un risultato

economico peggiore rispetto all’esercizio

precedente, c’è da rilevare che in questo

bilancio è presente una sopravvenienza attiva

del valore di 24.929 a fronte invece di ben

211.343 euro (di cui 152.000 frutto di un’alienazione

di un impianto) dell’esercizio precedente.

E’ da sottolineare, inoltre, che il risultato dell’esercizio,

prima delle imposte, era positivo

per 4.386 euro ed è divenuto negativo per

un carico fiscale di 76.777 euro (di cui 68.032

euro per IRAP).

Si segnala inoltre di aver addebitato al conto

economico 8.995,00 euro derivati da una

cessione di crediti .

esercizio esercizio esercizio

2005 2006 2007

Perdita d’esercizio (41.215) (40.5735) (72.391)

Plusvalenze da alienazioni 9.910 211.343 24.929

Cessione di crediti inesigibili (36.979) (10.135) (8.995

di cui:

Ammortamenti (100.903) (97.065) (82.505)

Ammortamento canoni

iniziali leasing (44.867) (42.855) (57.726)

Accantonamento

al Fondo rischi tassato (20.000) (20.000) –

per un totale di: (165.770) (159.920) (140.231

CCoonnddiizziioonnii ooppeerraattiivvee ee

ssvviilluuppppoo ddeellllee AAttttiivviittàà

La prima parte dell’esercizio appena trascorso

è stato caratterizzata da una polarizzazione

sulle elezioni che si sono tenute a maggio

e dalla formazione del governo e dalla rielezione

delle cariche costituzionali.

Gli eventi di cui sopra concludevano un lunghissimo

periodo di “campagna elettorale”

che ci aveva consigliato di posticipare a

novembre la campagna abbonamenti.

Campagna che si è svolta col risultato finale

di oltre 600 RID, che può essere considerato

buono in quanto è servita a mantenere in

equilibrio il parco abbonati.

Discreta è stata anche la raccolta pubblicitaria,

anche se, come è noto, non beneficiamo,

durante le elezioni, della pubblicità politica

che in regime di stretta par-condicio, non

trasmettiamo.

La campagna abbonamenti e l’uscita del

nostro libro sui trent’anni “Ma libera veramente”

, che al 31 dicembre aveva già venduto

7000 copie, hanno caratterizzato l’ultimo

periodo del 2006 .

Anche nell’esercizio trascorso Radio

Popolare è stata capace di essere e consolidarsi

come un punto di riferimento comunicativo

riconosciuto.

Le rilevazioni Audiradio del primo semestre

2006 (nel pieno dello scontro politico che

induce un surplus di domanda informativa)

davano a Radio Popolare 264.000 ascoltatori

nel giorno medio ieri rispetto ad analogo

semestre 2005 cui veniva assegnata un’audience

di 208.000 ascoltatori nel giorno

medio ieri : il primo semestre 2007 assegna

alla radio 237.000 ascoltatori, dato che ad

un anno dal “picco” si può considerare abbastanza

consolidato e che tra l’altro è supportato

da 581.000 ascoltatori nei

sette giorni.

* * *

La società opera nel settore della

comunicazione ed in particolare in

quello della radiofonia con la produzione,

gestione e diffusione di programmi;

accanto all’attività principale

continua la produzione di eventi

culturali e spettacolari, che hanno lo

scopo di rafforzarne l’immagine.

Nel corso dell’esercizio il Consiglio di

Amministrazione ha deciso di acquistare

la sede sociale, riscattando anticipatamente

il contratto di leasing fondiario in

essere, finanziando l’operazione con un

mutuo.

Si segnala che Radio BBS Roma, da noi partecipata,

ha trovato soluzione ai problemi di

interferenza che hanno caratterizzato lo

scorso esercizio.

Infatti dopo un iter lungo e complicato è

stata approvata da parte del Ministero l’apposita

pianificazione che ha risolto le problematiche

interferenziali.

Nonostante queste difficoltà di segnale la

decisione, nello scorso esercizio, è stata quella

di far funzionare la radio a pieno ritmo,

con positive ricadute editoriali e meno positive

ricadute economiche che hanno appesantito

il conto economico di Errepi.

29


30

Bilancio 2006-07

SSvviilluuppppoo ddeellllaa ddoommaannddaa

ee aannddaammeennttoo ddeeii mmeerrccaattii

iinn ccuuii ooppeerraa llaa ssoocciieettàà

PPuubbbblliicciittàà

Gli introiti pubblicitari di Errepi

S.p.A. sono passati da 1.264.429 euro

a 1.314.894 con un aumento in valore

assoluto di 50.465 euro, pari al

3.99% .

Come già detto uno dei problemi

emergenti della raccolta pubblicitaria

riguarda la pubblicità locale, che

oltre a registrare la crisi di quel segmento

di attività che si potrebbero

definire “‘autoimprenditorialità di

sinistra” , soffre anche della concorrenza

delle numerose iniziative editoriali

tipo free-press.

Anche la pubblicità nazionale ha

avuto, non solo per quel che ci

riguarda, delle modificazioni.

Basti pensare alle case discografiche,

un tempo tra i leader degli investitori

pubblicitari sul mezzo radio,

anche su RP (ovviamente per generi

musicali mirati al nostro pubblico),

oggi invece ridotte al lumicino.

Pertanto l’emissione pubblicitaria

diventa un po’ più simile a quella di

altre emittenti, anche se permane la

notevole differenza che le nostre

scelte editoriali prevedono una notevole

autolimitazione dell’affollamento

pubblicitario.

Nella tabella vengono riepilogati i

dati più significativi.

AAbbbboonnaammeennttii

Il flusso monetario derivante dagli

abbonamenti è passato da euro

1.390.972, a euro 1.435.280 con un

incremento di 44.308 pari al 3,18% a

fronte dello 0,15% dell’esercizio precedente.

Il totale degli abbonamenti è pari al

42,48% delle entrate annue, rimanendo

così la componente di base su

cui si regge l’autonomia del progetto

editoriale.

Nell’esercizio trascorso gli abbonamenti,

che ricordiamo sono atti di

liberalità degli ascoltatori verso

Errepi S.p.A., sono passati da n°

14616 (RID attivi) del marzo 2006 a

14609 (RID attivi) con un decremento,

in valore assoluto, pari a 7 abbonamenti.

Come abbiamo visto, nonostante

questa sostanziale stabilità, è aumentato

l’introito derivante dagli

abbonamenti.

Nella campagna abbonamenti che si

è tenuta nello scorso novembre si è

rilevata la tendenza all’aumento

delle sottoscrizioni pagate in un’unica

soluzione, tramite carta di credito

o POS ma senza l’impegno, per noi

decisivo per avere una certa regolarità

e sicurezza economico-finanziaria

nel tempo, di accensione del RID.

Nella tabella vengono riepilogati i

dati più significativi.

RRiiccaavvii ppeerr iinniizziiaattiivvee

eedd aallttrrii rriiccaavvii

Accanto alle entrate ormai consolidate,

relative alla “Pubblicità” ed

agli “Abbonamenti” evidenziamo i

“Ricavi da iniziative” e gli “Altri ricavi

e proventi.

Nella tabella vengono riepilogati i

dati più significativi.

Da segnalare, infine, che l’importo di

410.777 “Altri ricavi e proventi”,

contiene le misure di sostegno previste

per le emittenti radiofoniche

locali (art. 52, comma 18, della legge

28 dicembre 2001, n. 448) ed i

“Contributi all’editoria”, di cui alla

legge 5 agosto 1981, n° 416 per un

totale di 340.000 euro.

Inoltre la diminuzione delle entrate

alla voce iniziative, in questo esercizio,

è stata sostanzialmente determinata

dall’assenza di progetti europei,

in quanto quelli a cui tradizionalmente

partecipiamo non erano

stati banditi.

CClliimmaa ssoocciiaallee,, ppoolliittiiccoo

ee ssiinnddaaccaallee

La situazione normativa dei lavoratori

di Errepi S.p.A. è definita da due

contratti, stipulati dal Coordinamento

AER-ANTI-CORALLO con i sindacati

di categoria - quello dei giornalisti

compreso - che regolamentano

il lavoro nelle emittenti radiotelevisive

locali.

Ad integrazione dei contratti nazionali

è vigente, dal giugno del 2000,

un contratto integrativo interno, che

risponde alle specifiche esigenze

della nostra situazione.

La situazione contrattuale vede

Radio Popolare allineata alle altre

emittenti radiofoniche del settore

delle locali private.

Il contratto nazionale con l’F.N.S.I.

deve essere rinnovato alla fine del

corrente anno.

Da gennaio del 2007, per un lavoratore

con più di 24 mesi di attività

lavorativa il compenso base è euro

1.343,13 lordi.

E’ prevista una riduzione di orario di

un’ ora settimanale da dicembre

2007 , che porterà l’orario di lavoro

settimanale di 38 ore.

Pubblicità esercizio esercizio esercizio esercizio esercizio esercizio

2002 2003 2004 2005 2006 2007

Importo incassato 1.170.690 1.261.506 1.121.885 1.301.196 1.264.929 1.314.894

% rispetto al totale dei ricavi 37,33 41,17 34,27 38,06 37,79 38,66

Abbonamenti esercizio esercizio esercizio esercizio esercizio esercizio

2002 2003 2004 2005 2006 2007

Importo incassato 1.261.144 1.359.766 1.367.211 1.388.909 1.390.972 1.435.280

% rispetto al totale dei ricavi 40,21 44,37 41,77 40,63 40,62 42,20

Numero degli abbonamenti RID

(dato puntuale di fine marzo) 15.519 15.024 15.287 14.665 14.616 14.609

Esercizi esercizio esercizio esercizio esercizio esercizio esercizio

2002 2003 2004 2005 2006 2007

Ricavi per iniziative 435.261 256.982 354.772 423.418 407.596 239.912

Altri ricavi e proventi 167.047 123.211 426.498 295.327 284.030 410.777

Totale 602.308 380.193 781.270 718.745 691.626 650.689


SSiittuuaazziioonnee FFiinnaannzziiaarriiaa

L’esposizione debitoria verso le banche

entro i 12 mesi, che ricordiamo è

composta da anticipazioni su crediti,

che nel precedente esercizio era pari

a 719.362 euro, ammonta, alla data

di redazione del Bilancio, ad euro

589.878, questo grazie anche alla

liquidità apportata dal mutuo contratto

per il riscatto dell’immobile.

Per contro vi è un aumento degli

interessi che salgono a 67.313 euro,

contro i 47.807 dell’anno precedente.

Questo aumento è sostanzialmente

dovuto all’effetto “perverso” dovuto

ai finanziamenti della legge sull’editoria

e di quella sulle misure a

sostegno dell’occupazione nel settore

radiotelevisivo locale.

Bisogna subito dire che per fortuna

queste misure esistono dato che

rappresentano attualmente circa il

10% delle nostre entrate ma, ed è

qui che sta la perversione, lo Stato

paga con ritardi enormi (ad esempio

non abbiamo ricevuto ancora i con-

Analisi del Bilancio d’Esercizio

Situazione Patrimoniale.

La movimentazione dei principali aggregati patrimoniali è stata la seguente:

AAttttiivvoo eesseerrcciizziioo 22000044 eesseerrcciizziioo 22000055 eesseerrcciizziioo 22000066 eesseerrcciizziioo 22000077

Immobilizzazioni 408.057 349.058 387.396 1.226.130

Attivo Circolante 976.026 1.184.241 1.147.424 892.876

Ratei e risconti 285.090 303.097 532.820 790.065

ttoottaallee ddeellll’’aattttiivvoo 1.669.173 1.836.396 2.067.640 2.909.071

PPaassssiivvoo eesseerrcciizziioo 22000044 eesseerrcciizziioo 22000055 eesseerrcciizziioo 22000066 eesseerrcciizziioo 22000077

Patrimonio netto 392.360 354.025 313.453 241.062

Trattamento fine rapporto 285.472 323.739 368.648 381.138

Debiti 827.841 1.132.081 1.366.881 2.286.871

Ratei e risconti 163.500 26.551 18.658 –

ttoottaallee ddeell ppaassssiivvoo ee ppaattrriimmoonniioo 1.669.173 1.836.396 2.067.640 2.909.071

Situazione Economica

Il totale dei ricavi è passato da 3.559.346 euro a 3.429.612 con un decremento

in valore assoluto di 129.934 euro.

Al netto delle componenti straordinarie i ricavi passano invece da 3.347.027

a 3.400.863 con un incremento in valore assoluto di 53.836, pari allo 1,61%.

L’articolazione degli stessi può essere così rappresentata:

RRiiccaavvii eesseerrcciizziioo 22000044 %% eesseerrcciizziioo 22000055 %% eesseerrcciizziioo 22000066 %% eesseerrcciizziioo 22000077 %%

Abbonamenti 1.367.211 41,77 1.388.909 40,63 1.390.972 39,08 1.435.280 41,85

Pubblicità radiodiffusa 1.121.885 34,27 1.301.196 38,06 1.264.429 35,52 1.314.894 38.34

Ricavi da Iniziative 354.772 10,84 423.418 12,39 407.596 11,45 239.912 7,00

Proventi diversi 427.470 13,06 295.327 8,64 285.006 8,01 410.777 12,00

Proventi ed oneri straordinari 2.000 0,06 9.910 0,29 211.343 5,94 28.549 0,81

TToottaallee ddeeii rriiccaavvii 3.273.338 100 3.418.760 100 3.559.346 100 3.429.412 100

Il totale dei costi è passato da 3.599.975 euro a 3.501.803 euro con un decremento

in valore assoluto di euro 98.172.

Come si può vedere il costo del lavoro continua ad essere attorno al 50% del

totale (superandolo) mentre le spese generali rimangono contratte.

In parte l’aumento dei costi del personale è stato determinato dagli oneri

del rinnovo contrattuale ed in parte da un aumento delle collaborazioni.

L’articolazione dei costi può essere così rappresentata:

CCoossttii eesseerrcciizziioo 22000044 %% eesseerrcciizziioo 22000055 %% eesseerrcciizziioo 22000066 %% eesseerrcciizziioo 22220077 %%

Costo del lavoro 1.638.540 49,02 1.638.254 47,35 1.752.507 48,68 1.794.628 51,25

Spese generali

Ammortamenti

1.499.689 44,87 1.566.987 45,29 1.584.661 44,02 1.466.313 41,87

e accantonamenti 83.236 2,49 124.895 3,61 120.565 3,35 85.627 2,4

Interessi passivi 739.688 1,19 34.291 0,99 47.807 1,33 67.313 1,9

Oneri diversi di gestione 17.408 0,52 11.145 0,32 11.145 0,31 11.145 0,4

Imposte sul reddito d’esercizio 63.825 1,91 84.403 2,44 83.234 2,31 76.777 2,18

TToottaallee ddeeii ccoossttii 3.342.386 100 3.459.975 100 3.599.919 100 3.501.803 100

tributi del 2003), per cui per far fronte

ad esigenze di liquidità , ci si indebita.

Complessivamente ormai siamo arrivati

a 734.872 euro ancora da percepire

(di cui 119.352 appostati nei crediti

ed il rimanente nei Ratei Risconti

Attivi) col conseguente aumento

degli interessi.

Anche prendendo spunto da questa

situazione che rischia a medio termine

di sbilanciare il conto economico

e gli assetti finanziari, il Cda ha posto

come obiettivo, per l’esercizio attualmente

in corso, la continuazione dell’opera

di miglioramento del conto

economico – finanziario, tramite la

realizzazione di un maggiore introito

per circa 100.000 euro e la realizzazione

di risparmi per un importo

equivalente.

Vi informiamo, che sono state pubblicate

nello scorso mese di giugno

le graduatorie previste dalla Legge

n. 448 /2001 degli anni 2005, mentre

alla fine del mese di aprile sono arrivati

i contributi per l’anno 2004,

sempre della stessa legge.

Infine ricordiamo che la completa

sottoscrizione dell’aumento di capitale

porterebbe un introito finanziario

pari a euro 920.000 euro.

DDeessttiinnaazziioonnee

ddeell rriissuullttaattoo dd’’eesseerrcciizziioo..

Si propone all’assemblea di coprire la

perdita d’esercizio di euro 72.391

con l’utilizzo di pari importo della

voce “riserve di rivalutazione” nonché

di utilizzare la “riserva di rivalutazione”

per euro 5.422 a copertura

perdita residua dell’esercizio precedente.

Il Presidente del Consiglio

di Amministrazione

Marcello Lorrai

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