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CONGRESSO NAZIONALE - Avenue media

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Associazione Italiana<br />

di Medicina del Sonno<br />

Università<br />

di Parma<br />

XXii aims<br />

congresso<br />

nazionale<br />

associazione italiana di medicina del sonno<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

parma, 21 - 24 ottobre 2012<br />

Centro Congressi - Camera di Commercio<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

evento<br />

accreditato<br />

ecm<br />

a cura di: Liborio Parrino, Giulia Milioli, andrea Grassi,<br />

Silvia riccardi, Mario Giovanni terzano


a b s t r a c t b o o k<br />

INDICE<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Introduzione Pag 2<br />

Il sonno nella Storia della Medicina Pag 3<br />

Letture Magistrali Pag 4<br />

Simposi Pag 8<br />

Giovani Ricercatori Pag 27<br />

Comunicazioni Orali Pag 40<br />

Video Simposio Pediatrico Pag 91<br />

Corso Medici di Base Pag 93<br />

Corso Tecnici di Neurofisiopatologia Pag 99<br />

1<br />

1


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

2<br />

INTRODUZIONE<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

In un periodo storico di profonda depressione finanziaria e incertezza sul futuro, organizzare un congresso nazionale di<br />

medicina è stata una scommessa impegnativa. Non solo per la limitata disponibilità di risorse economiche ma soprattutto<br />

per la necessità di rivedere profondamente il concetto stesso di salute e di servizio sanitario. Se nei secoli scorsi la salute era<br />

giustamente considerata un diritto (peraltro riconosciutodalla stessa Costituzione Italiana) preservare il benessere proprio e<br />

della collettività è diventatoun dovere. Se un tempo si moriva di fame e di stenti oggi si può morire per troppo cibo e<br />

ingiustificato disprezzo dei ritmi biologici naturali. Stili di vita inadeguati, abitudini alimentari scorrette, assunzione di<br />

sostanze voluttuarie, sedentarietà e scarsa attenzione al riposo diventano comportamenti intollerabili per una società che<br />

fatica a trovare le risorse per curare i cittadini in modo equo e solidale.<br />

Il rispetto del ritmo sonno-veglia può diventare un crocevia importante per migliorare la qualità della vita ma anche per<br />

prevenire conseguenze cliniche pesanti (ipertensione, diabete, infarto miocardico, ictus cerebrale). La ritrovata centralità del<br />

sonno come garante della salute obbliga a rivedere radicalmentenel suo complesso anche la medicina ufficiale, considerata<br />

finora una questione della veglia e del giorno,mai del sonno e della notte.<br />

In quest’ottica nasce il XXII Congresso AIMS del 2012 che si è tenuto a Parma dal 21 al 24 ottobre pressola Camera<br />

di Commercio in Via Verdi. Con l’obiettivo di offrire un’equilibrata miscela di avanguardia e di divulgazione nell’ottica<br />

di una medicina del sonno sostenibile.<br />

Oltre alle letture magistrali affidate a protagonisti eminenti di levatura mondiale, sessioni speciali sono state dedicate ai<br />

medici di base e specialisti del territorio per far conoscere più da vicino la medicina del sonno. Oltre alle insonnie e alle<br />

ipersonnie si è discusso sull’uso razionale dei farmaci ipnotici nell’ambito delle patologie psichiatriche. Un’attenzione<br />

particolare è stata dedicata al ruolo della melatonina e della fototerapia nei meccanismi del ritmo sonno-veglia. Di<br />

conseguenza non è mancato ampio spazio alla medicina del lavoro (in particolare alle conseguenze del turnismo) e alle<br />

idoneità per la patente di guida.<br />

Di grande attualità è stato il dibattito sul ruolo delle assicurazioni, mentre le prospettive di outsourcing delle prestazioni<br />

sanitarie (nel delicato rapporto tra pubblico e privato) sono state affrontate in base ai modelli organizzativi territoriali<br />

della medicina del sonno.<br />

Un’intera mattinata è stata dedicata alle parasonnie in ambito pediatrico e ampio spazio è stato concesso alla ricerca di<br />

base con due sessioni affidate ai giovani ricercatori che rappresentano i giganti del domani.<br />

Infine, un pomeriggio intero è stato focalizzato sulla sindrome delle apnee ostruttive nel sonno che ha visto una forte<br />

integrazione tra pneumologi, neurologi, cardiologi, ipertensivologi, internisti, odontoiatri e chirurghi. Per la prima volta si<br />

sono discusse anche le prospettive di management del paziente con ictus di recente insorgenza <strong>media</strong>nte l’applicazione di<br />

dispositivi ventilatori a pressione positiva.<br />

Infine l’inedito accompagnamento musicale delle sessioni scientifiche ha regalato momenti di emozione e di stupore.<br />

Un grande affresco dipinto in stile multidisciplinare con tutte le sessioni previste in seduta plenaria<br />

che ha consentito ai partecipanti di conoscere da vicino i vari colori del sonno. Grazie all’apporto di tutti i partecipanti,<br />

crediamo che questo Congresso abbia confermato la forte originalità della Scuola italiana di Medicina del Sonno e offerto<br />

spunti innovativi per i futuri appuntamenti scientifici e congressuali.<br />

Il Presidente del Congresso<br />

Prof. Liborio Parrino<br />

2


a b s t r a c t b o o k<br />

Il sonno nella storia e nella medicina<br />

R. Virdis. Parma<br />

L’uomo dorme circa un terzo della sua vita e<br />

un tempo, quando la durata <strong>media</strong> della vita<br />

stessa superava di poco i 20 o 30 anni, il<br />

sonno ne occupava quasi la metà. Questa<br />

premessa può aiutare a far capire<br />

l’importanza sociale, politica e culturale, oltre<br />

che fisiologica, del sonno e quanto esso,<br />

direttamente o indirettamente tramite i suoi<br />

disturbi e il sogno, abbia influenzato la storia<br />

dell’umanità. Durante la notte, periodo del<br />

giorno da dedicare al sonno, funzione<br />

indispensabile per l’uomo per riprendersi<br />

dalle fatiche della vita, per rigenerarsi, si è<br />

sospesa da sempre ogni attività: la caccia e la<br />

ricerca di cibo degli uomini primitivi e degli<br />

animali, il lavoro, la vita sociale e le stesse<br />

guerre. Gli agguati notturni ed ancor più gli<br />

assalti al nemico nel sonno erano considerati<br />

vili e disonorevoli: al massimo si poteva<br />

rubare qualche ora al sonno per il<br />

divertimento, per gli incontri con gli amici, i<br />

banchetti ed infine i piaceri sessuali, ma nelle<br />

ore del sonno non si concludevano affari<br />

importanti, trattati economici o politici,<br />

alleanze politiche e militari che, invece,<br />

dovevano essere fatte “alla luce del sole”,<br />

mentre al contrario i tradimenti, i patti fra<br />

ladri e assassini erano collegati alla notte. La<br />

mancanza forzata del sonno per cose vitali<br />

quali la veglia della sentinella, i pochi lavori<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

notturni importanti per la società civile<br />

(panettieri, guardiani civili e militari) che<br />

costringevano a rimandare il sonno ed a<br />

vegliare nel buio della notte erano vissuti con<br />

sofferenza e l’aurora (cioè la luce, il giorno, la<br />

vita) erano agognati. Il salmista affermando<br />

che “attende il Signore più che la sentinella<br />

l’aurora” esprimeva un desiderio immenso e<br />

quasi paragonava l’assenza di Dio all’assenza<br />

del sonno.<br />

Il XX secolo ha visto l’affermazione di un<br />

nuovo settore della medicina, quello del<br />

sonno, e l’importanza negativa sull’uomo e<br />

sulla società civile dei suoi disturbi, ma già il<br />

secolo precedente aveva tolto dalla<br />

superstizione, dalla magia e dalle credenze<br />

popolari l’attenzione ad un suo particolare<br />

aspetto: il sogno. L’interpretazione<br />

psicoanalitica dello stesso, lo studio della<br />

psiche umana anche attraverso la parte attiva<br />

del sonno come può essere inteso il sogno,<br />

ha influenzato tutto il secolo appena<br />

terminato come più di tante altre filosofie,<br />

quasi come il progresso tecnico e scientifico<br />

che lo ha caratterizzato e distinto dai tempi<br />

precedenti. Detto tutto ciò possiamo<br />

affermare che ci affascina non solo il ruolo<br />

del “sonno nella storia” ma anche la “storia<br />

del sonno e della sua medicina”.<br />

3<br />

3


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

4<br />

P. HALASZ<br />

Epilepsy and sleep microstructure<br />

NREM generally activates epileptic interictal<br />

discharges within NREM phasic slow wave<br />

activity is linked with epileptiform<br />

phenomena (KC, slow waves, CAP A1<br />

subtype).<br />

Phasic slow waves are embedded into<br />

dynamic regulation of NREM. There is a<br />

positive relationship between reactive slow<br />

waves and epileptic events. This is associated<br />

with the instant homeostatic role of CAP.<br />

Epileptic phenomena signalizes distintive<br />

sleep traits in different epilepsies.<br />

LETTURE MAGISTRALI<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Going deeper in microstructure the


a b s t r a c t b o o k<br />

G. LAVIGNE<br />

Sleep bruxism and pain syndromes<br />

Sleep bruxism: Eight percent of the adult<br />

population grinds their teeth during sleep.<br />

The causes of sleep bruxism (SB) are<br />

unknown. SB is preceded by a rise in heart<br />

rate, blood pressure and with big respiratory<br />

breaths in a significant number of events,<br />

suggesting a strong participation of the<br />

autonomic nervous system in its genesis.<br />

Then, SB may be secondary to brief,<br />

recurrent (3–10 sec, repeated 10–14 times<br />

per hour of sleep) sleep arousals<br />

characterized by autonomic (cardiac and<br />

respiratory) and brain activations. SB is<br />

more prevalent in arousal phase of the Cyclic<br />

Alternating Pattern, the phase A3. Stress<br />

remains a putative factor: it may trigger<br />

physiological activity increasing the<br />

probability of SB generation. Some familial<br />

history can be positive and only one gene<br />

candidate has been suggested, replication is<br />

not done yet.<br />

Early detection of SB causes in children<br />

includes history of tooth grinding, snoring,<br />

attention disrupted behaviour, and an oralpharyngeal<br />

examination. In adult, tooth<br />

grinding reports, jaw pain and headaches are<br />

signs and symptoms to be noted. Only<br />

persistent SB cases with movement or<br />

breathing or chronic pain disorders may need<br />

a sleep laboratory investigation.<br />

Sleep and pain: It is known that a sleeping<br />

brain poorly discriminates pains. An intense<br />

stimulus (nociceptive) during sleep will<br />

trigger arousal to awakening, including a fight<br />

or flight reaction, in all sleep stages. This only<br />

occur if pain last long enough to be process<br />

by a sleeping brain.<br />

Chronic pain, according to various surveys, is<br />

reported by 11to 30% of the adult<br />

population. Complains about poor sleep<br />

quality (e.g., un-refreshing sleep) is made by<br />

50 to 70% of them. Poor sleep is a common<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

complaint is musculoskeletal pain. Insomnia,<br />

sleep apnea-hypopnea and periodic limb<br />

movements and mood alteration are<br />

frequently concomitant; they need to be<br />

included in the differential diagnosis.<br />

Morning Headache is also reported in<br />

association with SB and with sleep apnea;<br />

causes are debated (e.g., poor breathing with<br />

low oxygenation-hypoxia, rise in CO2hypercapnia).<br />

A circular relationship is suggested between a<br />

poor night’s sleep and more pain the<br />

following day, and between too much pain<br />

during the day and a poor night’s sleep. This<br />

simple relationship may be due to mood<br />

alteration, stress-related changes in the HPA<br />

axis, genetic predisposition, and other risk<br />

factors.<br />

In terms of management, clinicians need to:<br />

1) exclude co-morbidities such as<br />

insomnia, periodic limb movements,<br />

and sleep disorder breathing or<br />

neurological disorder (epilepsy, RBD)<br />

and mood disorders;<br />

2) identify if any pain result from<br />

bruxism, these can include temporal<br />

headache (tension type),<br />

temporomandibular pain, cervical<br />

pain and in some cases widespread<br />

pain (fibromyalgia);<br />

3) implement strategies to promote<br />

stable or continuous sleep as part of<br />

regular good sleep practices.<br />

4) Clinicians could also work<br />

5<br />

5


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

6<br />

jointly with psychologists to correct<br />

certain beliefs and misunderstandings<br />

about pain and sleep.<br />

5) offer alternatives, including<br />

medication (short-term sleep aids or<br />

non opioid analgesic up to<br />

antidepressive or antiepileptic),<br />

biofeedback (muscle relaxation and<br />

habit reversal), occlusal splints (to<br />

protect teeth from grinding damage),<br />

or mandibular advancement<br />

appliances (for impaired sleep<br />

breathing or morning pain) or CPAP is<br />

hypopnea-apnea.<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Funding:<br />

Research from GL supported by Canadian<br />

agencies: CIHR, CFI, the Canada Research<br />

Chair program, and Quebec’s FRQ, in addition<br />

to Surgery-trauma R Denis and Emergency<br />

Unit funds, Hôpital Sacré-Coeur de Montréal.<br />

Conflict of interest:<br />

In the last 24 months, GL was a speaker or<br />

consultant for Pfizer, Canada; UCB Belgium;<br />

and Medotech- Grindcare Denmark.<br />

Oral appliances (such as Silencer and<br />

Klearway from British Columbia, Canada, and<br />

Narval-ORM, ResMed) were provided<br />

without any influence on data analysis,<br />

interpretation, or publication.<br />

6


a b s t r a c t b o o k<br />

JM MONTSERRAT, D NAVAJAS, R. FARRÉ<br />

Sleep Apnea. From the bench to the bediside. Old and new consequences<br />

Obstructive sleep apnea (OSA) is a prevalent<br />

entity secondary to increased upper airway<br />

collapsibility that results in repetitive upper<br />

airway obstruction (apneas or hypopneas).<br />

The major consequences of OSA include<br />

daytime somnolence and fatigue, reduced<br />

quality of life and also mid-term and longterm<br />

morbidity. However, the exact<br />

mechanisms determining its origin are not<br />

well understood.<br />

Similarly, although the association between<br />

OSA and various morbidities has been<br />

demonstrated in patient studies, neither the<br />

causality nor the underlying mechanism have<br />

been clarified, for many reasons – one of the<br />

most important probably being associated<br />

comorbidity such as obesity, diabetes, lack of<br />

exercise, insomnia, insufficient daily sleep<br />

time and hypertension. These introduce<br />

confounding factors that make the study of<br />

cause-effect mechanisms particularly<br />

tortuous.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

In this context, animal studies using models<br />

of OSA provide valuable information that can<br />

further our understanding of the<br />

pathophysiological mechanisms and explain<br />

certain aspects of the origins, as well as the<br />

consequences, of this syndrome. In this<br />

presentation this subject matter will be<br />

discussed by considering two examples. One,<br />

the classic described consequences of OSA:<br />

i.e. cardiovascular consequences; the other,<br />

the relationship between apnea and cancer,<br />

which represents a brand new topic.<br />

Furthermore, CPAP treatment for OSA is not<br />

always easy. There are different types of<br />

devices, both fixed-CPAP and automatic<br />

CPAP, all with different characteristics, which<br />

sometimes makes treatment more difficult.<br />

Bench studies are essential to a better<br />

understanding of these devices. To<br />

summarize, better basic knowledge means<br />

better management of OSA patients.<br />

7<br />

7


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

8<br />

SIMPOSI<br />

LO PSICHIATRA E I DISTURBI DEL SONNO:<br />

PER UN USO PIU’ RAZIONALE DI IPNOTICI, ANSIOLITICI, ANTIDEPRESSIVI E NEUROLETTICI<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

C. MENCACCI – G. VENTRIGLIA<br />

I disturbi del Sonno: interpretare i numeri da un’indagine osservazionale sul territorio alla<br />

pratica specialistica<br />

L’insonnia, in una delle sue molteplici<br />

manifestazioni, rappresenta senza alcun<br />

dubbio uno dei più comuni disturbi riferiti al<br />

medico. Nel tempo sono state proposte<br />

numerose classificazioni dei disturbi del<br />

sonno. Esse, certamente molto utili per fini di<br />

ricerca, si sono rivelate poco applicabili nella<br />

comune pratica clinica, per cui se ne propone<br />

una semplificazione che riteniamo possa<br />

rispondere al problema di scegliere<br />

l’approccio terapeutico più adatto al paziente<br />

in causa. I relatori presentano inoltre i<br />

risultati di una ricerca effettuata nell’ambito<br />

della medicina generale sulla base di un<br />

Questionario che è stato compilato e<br />

condiviso durante un evento formativo<br />

rivolto a medici di famiglia ed a specialisti.<br />

L’analisi delle 2886 raccolte mostra dati<br />

molto interessanti ed apre uno scenario di<br />

utili considerazioni sul mondo dei pazienti,<br />

uomini e donne, che con elevata prevalenza<br />

hanno dichiarato di avere difficoltà ad<br />

addormentarsi (64%), che hanno frequenti<br />

risvegli del sonno (52 %), che presentano un<br />

risveglio unico con incapacità a riprendere<br />

sonno (45%) e che in qualche modo al<br />

risveglio “non si sentono bene” (78%).<br />

MELATONINA, SUOI AGONISTI E LUCE BRILLANTE: VECCHIE E NUOVE NICCHIE TERAPEUTICHE.<br />

M. ZUCCONI<br />

Melatonina e suoi agonisti: esiste un effetto ipnotico?<br />

La Melatonina (MLT), prodotta dalla<br />

ghiandola pineale durante la notte ha un<br />

effetto promuovente il sonno, attraverso<br />

l’effetto sul nucleo soprachiasmatico<br />

dell’ipotalamo. La MLT tende a diminuire con<br />

l’età ma quello che spesso si modifica è la<br />

risposta recettoriale alle dosi di MLT sia<br />

endogena che esogena. La somministrazione<br />

di MLT esogena, anche con concentrazioni<br />

che raggiungono solo i livelli fisiologici, è in<br />

grado di aumentare la propensione al sonno<br />

durante il giorno o prima dell’apertura dello<br />

“sleep gate” serale. L’altro effetto della MLT,<br />

quello sincronizzatore dei ritmi circadiani, è<br />

indipendente da quello promuovente il<br />

sonno e dipende dall’orario di<br />

somministrazione (curva fase-risposta).<br />

Anche se i dati relativi all’efficacia nella jetlag,<br />

e nel lavoro a turno non sono conclusivi,<br />

l’effetto della MLT come favorente il sonno o<br />

inibitore del drive della veglia, se<br />

somministrata ad orari utili, con dosi non<br />

8


a b s t r a c t b o o k<br />

elevate e in situazioni predisponenti il sonno,<br />

è da considerarsi ormai accertato.<br />

La Agomelatina (agonista dei recettori MT1 e<br />

MT2) è stata di recente introdotto in<br />

commercio per l’effetto antidepressivo e<br />

regolarizzatore del ciclo-sonno veglia. I<br />

risultati degli studi in letteratura confermano<br />

una discreta efficacia nelle sindromi<br />

depressive non gravi, e in cui sia associata<br />

F. BENEDETTI - C. COLOMBO<br />

La terapia della luce brillante nella pratica clinica: nuove applicazioni<br />

La cronoterapia psichiatrica è la<br />

modificazione dei ritmi biologici attuata<br />

<strong>media</strong>nte l’esposizione a stimoli controllati al<br />

fine di ottenere un effetto terapeutico in<br />

particolari condizioni cliniche. Negli ultimi<br />

anni alcune tecniche , in particolare la terapia<br />

con luce brillante e<br />

la deprivazione di sonno sono passate da un<br />

livello di utilizzo esclusivamente sperimentale<br />

ad un uso clinico di prima scelta nel<br />

trattamento dei pazienti depressi. Queste<br />

tecniche hanno efficacia rapida e transitoria<br />

ma possono essere stabilizzate <strong>media</strong>nte la<br />

combinazione di più interventi e<br />

l’associazione con terapie farmacologiche<br />

convenzionali.<br />

L’efficacia antidepressiva della cronoterapia<br />

si manifesta al meglio nella depressione di<br />

pazienti affetti da Disturbo Bipolare. Infatti,<br />

mentre l’alterazione del ritmo sonno-veglia<br />

rappresenta un trigger di partenza<br />

dell’episodio maniacale nel paziente bipolare,<br />

al contrario, la combinazione di deprivazione<br />

L. PARRINO<br />

Melatonina endogena ed esogena: nuove modalità di misurazione<br />

La melatonina è l’ormone dell’oscurità.<br />

Secreta dall’epifisi in condizioni di buio, la<br />

curva della melatonina si intreccia in maniera<br />

speculare con quella della temperatura<br />

corporea. Più sale la melatonina più scende la<br />

temperatura interna e viceversa. Il calo<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

insonnia o irregolarità del ritmo sonno-veglia.<br />

Gli effetti diretti sul sonno e sulla sua<br />

struttura sono meno confortanti e si limitano<br />

a una riduzione della latenza di<br />

addormentamento e alla preservazione della<br />

normale ciclicità del sonno (in<br />

contrapposizione a escitalopram che<br />

aumenta la latenza REM e diminuisce il<br />

numero dei cicli del sonno).<br />

totale di sonno e luce brillante, ottiene la<br />

rapida uscita dalla fase depressiva, a volte<br />

senza che sia necessaria l’assunzione di un<br />

farmaco antidepressivo e, viceversa,<br />

l’estensione delle ore di sonno e una<br />

ambiente privo di luce, sono utili nel ridurre<br />

la sintomatologia maniacale nel paziente in<br />

fase euforica.<br />

Il meccanismo d’azione alla base<br />

dell’intervento cronoterapeutico è<br />

complesso, ma tutti gli studi recenti<br />

concordano nella rilevazione di fattori in<br />

grado di modificare lo stesso sistema<br />

neurotrasmettitoriale e le stesse aree<br />

cerebrali già note come bersaglio delle<br />

terapie farmacologiche. Questo intervento<br />

offre il vantaggio di un’alternativa ai<br />

trattamenti tradizionali, con il vantaggio di<br />

una maggiore sicurezza e di maggiore<br />

rapidità d’azione in assenza di effetti<br />

collaterali e con rischio minore di<br />

assecondare il naturale andamento<br />

ricorrente della patologia.<br />

termico associato alla salita della melatonina<br />

suggerisce un ruolo di raffreddatore del<br />

corpo, un letargo notturno per rendere il<br />

sonno più profondo. Finora, per ricostruire la<br />

curva della melatonina nelle varie fasi della<br />

giornata era necessario eseguire altrettanti<br />

9<br />

9


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

10<br />

prelievi ematici (anche durante il sonno) con<br />

evidenti disagi per il paziente. Ora, la<br />

disponibilità di tamponi salivari consente di<br />

monitorare l’andamento della melatonina<br />

con minori disagi di<br />

prelievo con la possibilità di incrementare i<br />

punti della curva sempre in maniera non<br />

cruenta. Con la metodica messa a<br />

disposizione dai Laboratori Buhlmann è stato<br />

possibile delineare la curva della melatonina<br />

endogena e stabilire, in un gruppo di<br />

volontari sani, il DLMO (dim light melatonin<br />

onset), ovvero il momento in cui la curva<br />

dell’ormone comincia a impennarsi. Questo<br />

dato ha rilevanza clinica soprattutto nei<br />

pazienti con disturbi del ritmo circadiano. In<br />

INSONNIE, IPERSONNIE, FALSE INSONNIE E FALSE IPERSONNIE:<br />

DIAGNOSI E MANAGEMENT<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

particolare, la melatonina esogena andrebbe<br />

somministrata 3-4 ore prima del DLMO nei<br />

pazienti con sindrome da fase di sonno<br />

ritardata e 10 ore dopo il DLMO nei pazienti<br />

con sindrome da fase di sonno anticipata. In<br />

un paziente con sindrome di fase di sonno<br />

ritardata, i tamponi salivari hanno svelato un<br />

DLMO intorno alla mezzanotte, indicando<br />

l’assunzione di melatonina esogena intorno<br />

alle ore 21. Per dimostrare l’azione della<br />

melatonina esogena, i tamponi salivari sono<br />

stati testati anche sugli stessi volontari sani<br />

dopo assunzione di melatonina retard 3 mg<br />

(Armonia Nathura). L’andamento della curva<br />

ha dimostrato valori molto elevati di<br />

melatonina che si sono mantenuti lungo tutta<br />

la notte di osservazione fino al momento del<br />

risveglio.<br />

R. MANNI<br />

Pseudoinsonnie e pseudoipersonnie: fenomeni di dispercezione soggettiva e sociale<br />

Lo sviluppo della nozione di insonnia ha<br />

avuto un iter complesso nel tempo arrivando<br />

solo in tempi recenti a una definizione e<br />

classificazione condivisa, per lo meno in linea<br />

di massima, tra i vari specialisti del settore<br />

(psichiatri, psicologi e neurologi) con il<br />

riconoscimento dell’insonnia come malattia<br />

primaria (InsomniaDisorder del DSM V) e del<br />

concetto di Insonnia in comorbidita’ piu’ che<br />

di insonnia come disturbo meramente<br />

secondario ad altre patologie.<br />

Anche le definizione delle ipersonnie centrali<br />

primarie, quali la Narcolessia e l’ipersonnia<br />

idiopatica, ha avuto un iter faticoso arrivando<br />

solo di recente a una classificazione articolata<br />

che tende ad avvalersi , oltre che di criteri<br />

clinici ed elettrofisiologici, anche di criteri<br />

biochimici e genetici.<br />

Nonostante cio’alcune condizioni cliniche che<br />

hanno meccanismi e significato<br />

neurobiologico differente dall’insonnia e<br />

dall’ipersonnia , sono tuttora erroneamente<br />

percepite, dai soggetti stessi , dal loro<br />

entourage e, talora, anche dai medici, come<br />

tali, con conseguenti errate impostazioni nel<br />

percorsodiagnostico e terapeutico(<br />

framacologico e comportamentale).<br />

Verranno in particolare discusse nella<br />

presente relazione le difficolta’ diagnostiche<br />

a livello clinico e strumentale rispetto alle<br />

sindromi di insonnia e ipersonnia di alcune<br />

condizioni fisiologiche quale quelle dei corto<br />

e lungo dormitori, dei cronotipi estremi<br />

morningness ed eveningness e di alcune<br />

condizioni patologiche quali la sindrome da<br />

posticipazione di fase, la sindrome da<br />

anticipazione di fase, la sindrome da fatica<br />

cronica, la sindrome da sonno insufficiente.<br />

10


a b s t r a c t b o o k<br />

R.SILVESTRI<br />

Insonnia e pseudo insonnia nell’OSAS<br />

Nonostante l’OSA sia più tipicamente<br />

associata ad ipersonnia con eccessiva<br />

sonnolenza diurna, in una minoranza di casi, i<br />

pazienti affetti riferiscono una comorbidità<br />

con insonnia. Il sintomo è di più frequente<br />

riscontro nel sesso femminile e correla con<br />

l’età più avanzata, la presenza di disturbo<br />

dell’umore, una peggiore qualità della vita e<br />

la presenza di co-morbidità quali il diabete e<br />

la sindrome delle gambe senza riposo (RLS).<br />

Quest’ultima condiziona più spesso una<br />

insonnia di tipo iniziale, refrattaria ai comuni<br />

ipnotici ed additiva agli effetti dell’OSAS per<br />

quanto concerne il rischio cardio-vascolare e<br />

di ipertensione. L’insonnia da mantenimento<br />

associata all’OSAS è invece espressione di<br />

una più bassa soglia al risveglio che<br />

interviene al momento dell’arousal tipico<br />

della frammentazione notturna da OSA. È più<br />

M. SAVARESE<br />

Comorbidità psicopatologica nelle insonnie ed ipersonnie<br />

Introduzione:<br />

L’insonnia, specie se cronica, è<br />

frequentemente associata con disturbi<br />

psichici. Sebbene l’insonnia cronica venga<br />

generalmente interpretata come una<br />

insonnia secondaria ad un disturbo psichico,<br />

nella maggior parte dei casi è difficile stabilire<br />

se il disturbo del sonno sia secondario o se si<br />

tratti di una insonnia primaria in comorbidità<br />

con essi. In realtà, spesso il disturbo psichico<br />

ha il ruolo di un fattore precipitante ed<br />

acquista importanza nella fase acuta<br />

dell’insonnia piuttosto che nella sua<br />

cronicizzazione. I fattori perpetuanti nel<br />

tempo l’insonnia cronica che è molto spesso<br />

una insonnia psicofisiologica sono infatti da<br />

ricercare nell’adozione di comportamenti<br />

errati con conseguente difficoltà<br />

condizionata nel sonno ed in un elevato stato<br />

di allertizzazione nel letto.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

frequente nel diabete e nell’ipertensione<br />

grave, entrambi cause singole di insonnia da<br />

mantenimento. Un risveglio precoce è invece<br />

più spesso associato a disturbo dell’umore o<br />

ad apnee della fase REM. La terapia<br />

ventilatoria non invasiva del disturbo<br />

respiratorio va in questi casi associata a<br />

farmaci psicotropi che non peggiorano il<br />

driving respiratorio. La pseudo insonnia<br />

dell’OSA è quella dei soggetti letargici che<br />

riposano a più riprese nel corsoo della<br />

giornata e si riaddormentano spesso alla TV<br />

in situazioni inappropriate, causa anche una<br />

cattiva igiene del sonno. Gli stessi soggetti<br />

spesso svegliati dopo il primo sonno sul<br />

divano, hanno difficoltà a riaddormentarsi<br />

nel proprio letto e la stessa può essere<br />

aggravata dall’uso del CPAP specie nel primo<br />

periodo di aderenza alla terapia.<br />

Al fine di stabilire se l’insonnia sia realmente<br />

secondaria ad un disturbo mentale, la attuale<br />

classificazione internazionale dei disturbi del<br />

sonno (ICSD-2=International Classification of<br />

Sleep Disorders), propone dei criteri<br />

diagnostici restrittivi. Nella Conferenza del<br />

2005 dei National Institutes for Health sullo<br />

Stato della Scienza riguardo alle<br />

manifestazioni e al trattamento dell’insonnia<br />

cronica negli adulti, sono emerse delle<br />

considerazioni molto importanti ed<br />

applicabili alla gestione dell’insonnia<br />

associata ad aspetti psicopatologici: in primo<br />

luogo, la conoscenza ancora incompleta dei<br />

modelli fisiopatologici dell’insonnia cronica<br />

impedisce di trarre conclusioni sulla natura di<br />

queste associazioni o sulla direzione della<br />

causalità.; inoltre c’è la temibile eventualità<br />

che il termine secondaria possa indurre un<br />

“sotto-trattamento” dell’insonnia; pertanto il<br />

termine “insonnia in comorbidità” viene<br />

11<br />

11


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

12<br />

proposto come più appropriato rispetto a<br />

quello di insonnia secondaria.<br />

L’insonnia non è comunque l’unico disturbo<br />

del sonno associato a condizioni<br />

psicopatologiche. Nell’ambito delle<br />

Ipersonnie di Origine Centrale, la ISCD-2<br />

prevede la cosiddetta “Ipersonnia non dovuta<br />

a sostanze o a condizioni fisiologiche note”<br />

anche denominata “Ipersonnia Non Organica,<br />

NOS”: Le definizioni alternative fornite<br />

dall’ISCD-2 fanno comprendere che con tale<br />

termine ci si riferisce a quella che una volta<br />

veniva definita Ipersonnia Psichiatrica o<br />

Ipersonnia associata a Disturbi Mentali, o<br />

Pseudoipersonnia o Pseudonarcolessia.<br />

Secondo i criteri diagnostici, il paziente<br />

lamenta sonnolenza o sonno eccessivo da<br />

almeno 3 mesi, la lamentela è associata<br />

temporalmente ad una diagnosi psichiatrica<br />

ed il monitoraggio polisonnografico può<br />

dimostrare sia una ridotta efficienza di sonno<br />

e un incremento in frequenza/durata di<br />

risvegli notturni, sia delle latenze medie al<br />

sonno variabili, ma spesso normali, all’MSLT.<br />

La Ipersonnia Non Organica è suddivisa in tre<br />

sottotipi: 1) l’ipersonnia associata ad un<br />

episodio depressivo maggiore; 2) l’ipersonnia<br />

come sintomo di Disturbo di Conversione o di<br />

Disturbo Somatoforme Indifferenziato; 3)<br />

l’ipersonnia associata con il Disturbo<br />

Affettivo Stagionale.<br />

Obiettivo<br />

Lo scopo del presente studio è stato<br />

quantificare nei pazienti afferenti ad una<br />

struttura di terzo livello la prevalenza della<br />

comorbidità psicopatologica in soggetti<br />

affetti da insonnia cronica o ipersonnia e<br />

rapportarla ad eventuali peculiarità dei<br />

soggetti che la presentano.<br />

Casistica e Metodica<br />

E’ stato condotto uno studio retrospettivo su<br />

un campione rappresentato dagli ultimi 100<br />

pazienti inviati al nostro centro per insonnia<br />

persistente e dagli ultimi 100 che si erano<br />

rivolti alla struttura per ipersonnia. La<br />

diagnosi di disturbo mentale è stata<br />

effettuata in accordo con i criteri del DSM IV-<br />

R.<br />

Risultati<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Gli aspetti psicopatologici emersi più<br />

frequentemente negli insonni cronici sono<br />

risultati la depressione (51%), seguita<br />

dall’ansia generalizzata (31%) e dal disturbo<br />

da attacchi di panico (8%). Anche i pazienti<br />

affetti da ipersonnia, sono apparsi più<br />

frequentemente affetti da depressione<br />

(21%), seguita da ansia generalizzata (11%);<br />

il terzo disturbo più rappresentato è invece<br />

risultato il disturbo somatoforme (4%). Il<br />

campione è successivamente stato suddiviso<br />

in diversi sottogruppi omogenei per età, al<br />

fine di verificare eventuali differenze nella<br />

prevalenza della depressione. Il test del Chi-<br />

Square con la correzione di Yates per la “p”<br />

ha dimostrato una maggiore frequenza di<br />

depressione nelle donne, sia insonni che<br />

ipersonni, rispetto agli uomini (p< 0.05) e<br />

nell’insonnia rispetto all’ipersonnia<br />

(p


a b s t r a c t b o o k<br />

le donne sono risultate più colpite rispetto<br />

agli uomini da una comorbidità tra<br />

depressione e disturbi del sonno;<br />

l’insonnia ha dimostrato una più ferquente<br />

associazione con la depressione rispetto alla<br />

ipersonnia;<br />

sebbene la depressione sia risultata presente<br />

nella metà del campione di insonni cronici,<br />

non appare comunque ragionevole<br />

interpretare aprioristicamente una insonnia<br />

cronica come insonnia secondaria perché in<br />

più del 60% dei pazienti l’insonnia persistente<br />

era una insonnia psicofisiologica, ed in questi<br />

casi la depressione era presente come<br />

disturbo in comorbidità solo nella metà dei<br />

casi;<br />

una diagnosi di insonnia non psicofisiologica<br />

dovrebbe sempre far pensare alla possibilità<br />

di una insonnia in comorbidità con<br />

depressione, o ad una insonnia secondaria a<br />

depressione quando sia possibile soddisfare<br />

con certezza i criteri tale disturbo;<br />

una diagnosi di ipersonnia in pazienti non<br />

affetti da OSAS, narcolessia o sindrome di<br />

Kleine Levin comporta la necessità di<br />

verificare l’applicabilità dei criteri<br />

classificativi per una “Ipersonnia Non<br />

Organica” o perlomeno di indagare la<br />

presenza di una eventuale comorbidità con<br />

depressione.<br />

l’assenza di differenze nella prevalenza di<br />

depressione tra i pazienti con ipersonnia non<br />

dovuta ad OSAS o narcolessia o sindrome di<br />

Kleine Levin e quelli con OSAS conferma il<br />

dato, peraltro già emerso in precedenti studi,<br />

circa la frequente componente depressiva<br />

nella sfera psichica dei soggetti con disturbi<br />

respiratori sonno-correlati.<br />

Certamente queste considerazioni non<br />

possono essere estese alla popolazione<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

generale poiché è noto che nel campione di<br />

pazienti che si rivolgono ad un centro di terzo<br />

livello per la diagnosi e terapia dei disturbi<br />

del sonno, la percentuale di forme più gravi e<br />

resistenti e di forme in associazione con altri<br />

disturbi è più elevata. Ad ogni modo, il<br />

riconoscimento di una insonnia secondaria a<br />

o in comorbidità con un disturbo depressivo<br />

ha delle importanti implicazioni terapeutiche<br />

poiché gli antidepressivi rappresentano dei<br />

farmaci di prima scelta. Generalmente, con la<br />

maggior parte degli antidepressivi si ottiene<br />

un miglioramento sia soggettivo che<br />

oggettivo del sonno dopo 3-4 settimane di<br />

terapia; tuttavia, quando l’insonnia è<br />

particolarmente rilevante, per ottenere un<br />

più precoce miglioramento del sonno, si<br />

possono associare degli ipnoinducenti o si<br />

può dare la preferenza agli antidepressivi con<br />

un profilo sedativo ampiamente ed<br />

efficacemente utilizzati anche nella terapia<br />

dell’insonnia primaria.<br />

Alla luce di questi dati, appare essenziale che<br />

lo specialista del sonno abbia una certa<br />

conoscenza delle diagnosi psichiatriche e<br />

delle loro codifiche non perché debba o<br />

possa sostituirsi ad uno psichiatra ma poiché<br />

spesso l’insonnia lamentata dai pazienti che<br />

afferiscono ai centri dei disturbi del sonno è<br />

un sintomo di altri sottostanti e misconosciuti<br />

disturbi psichiatrici. Sebbene il medico<br />

esperto del sonno non abbia sempre o<br />

necessariamente la competenza psichiatrica<br />

tale da poter seguire autonomamente un<br />

paziente con un disturbo psichiatrico, deve<br />

tuttavia impegnarsi in un tempestivo<br />

riconoscimento di questi disturbi per evitare<br />

al paziente inutili ed ulteriori sofferenze<br />

conseguenti ad inadeguati trattamenti.<br />

13<br />

13


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

14<br />

OSAS E COMORBIDITÀ: IL PUNTO DI VISTA DI CARDIOLOGI,<br />

IPERTENSIVOLOGI E INTERNISTI<br />

O. MARRONE<br />

OSA e insufficienza cardiaca<br />

Disturbi respiratori nel sonno si osservano in<br />

circa la metà dei soggetti con insufficienza<br />

cardiaca. I disturbi ostruttivi sono un fattore<br />

di rischio per la comparsa e l’aggravamento<br />

di insufficienza cardiaca; questa, a sua volta,<br />

può favorire un loro aggravamento poiché<br />

l’eccesso di liquidi che essa comporta viene in<br />

parte dislocato nel collo, restringendo le vie<br />

aeree superiori. Le apnee centrali,<br />

solitamente organizzate in un respiro<br />

periodico di tipo Cheyne-Stokes, sono invece<br />

considerate interamente un effetto<br />

dell’insufficienza cardiaca. Mediamente i<br />

pazienti con disturbi di tipo centrale hanno<br />

una compromissione della funzionalità<br />

cardiaca maggiore rispetto a quelli con<br />

disturbi ostruttivi, ma spesso eventi di tipo<br />

ostruttivo e centrale coesistono nello stesso<br />

soggetto. Tutti i disturbi respiratori nel sonno<br />

sono più frequenti nel sesso maschile.<br />

Nell’insufficienza cardiaca sono fattori di<br />

sospetto per le apnee ostruttive un elevato<br />

M. R. BONSIGNORE<br />

OSA, diabete e sindrome metabolica<br />

La frequente coesistenza di OSA ed obesità<br />

rende difficile l’analisi della patogenesi delle<br />

alterazioni metaboliche nei pazienti OSA.<br />

L’obesità viscerale è associata ad insulinoresistenza,<br />

aumento degli acidi grassi<br />

circolanti, steatosi epatica, e dislipidemia, e<br />

questi elementi si ritrovano nella diagnosi di<br />

Sindrome Metabolica (MetS), insieme<br />

all’aumento della pressione arteriosa. I<br />

pazienti con OSA grave presentano<br />

un’elevata prevalenza di MetS, e<br />

l’associazione tra OSA e MetS è stata<br />

confermata anche in pazienti affetti da<br />

obesità severa. In questo gruppo di soggetti,<br />

studiati prima di un intervento di chirurgia<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

indice di massa corporea ed il russamento,<br />

mentre per le apnee centrali lo sono la<br />

fibrillazione atriale ed una tendenza<br />

all’ipocapnia; non è invece un sintomo di<br />

disturbi respiratori nel sonno la sonnolenza<br />

diurna soggettivamente riportata. Il<br />

trattamento delle apnee ostruttive <strong>media</strong>nte<br />

CPAP è seguito da un miglioramento della<br />

funzionalità ventricolare sinistra e da una<br />

riduzione della mortalità. Gli effetti del<br />

trattamento delle apnee centrali sulla<br />

funzionalità cardiaca e sulla sopravvivenza<br />

sono più incerti, mentre è noto che<br />

l’ottimizzazione del trattamento<br />

dell’insufficienza cardiaca può portare ad una<br />

riduzione o alla scomparsa delle apnee<br />

centrali o alla loro sostituzione con apnee<br />

ostruttive. Il trattamento delle apnee<br />

centrali, per quanto di discussa utilità, viene<br />

eseguito principalmente <strong>media</strong>nte CPAP o<br />

ventilazione servoadattativa.<br />

bariatrica, i soggetti con OSA presentavano<br />

simile BMI ma peggiore quadro metabolico<br />

rispetto ai soggetti senza OSA. Tuttavia, la<br />

terapia dell’OSA non è associata a<br />

miglioramento del quadro metabolico nella<br />

maggior parte degli studi. Pertanto, i dati<br />

disponibili suggeriscono che la coesistenza di<br />

OSA e obesità aumenta il rischio di MetS, e<br />

l’OSA potrebbe rappresentare un marker di<br />

gravità nel quadro metabolico dell’obesità.<br />

Per quanto riguarda il rapporto tra diabete<br />

mellito ed OSA, studi epidemiologici<br />

suggeriscono che l’obesità, non l’OSA, è il<br />

principale fattore patogenetico. Gli studi<br />

clinici al riguardo hanno riportato risultati<br />

14


a b s t r a c t b o o k<br />

contrastanti, specialmente riguardo al<br />

controllo dei valori glicemici durante<br />

trattamento con CPAP. E’ possibile che la<br />

glicemia a digiuno sia un indicatore poco<br />

sensibile delle alterazioni indotte dall’OSA,<br />

mentre alcuni dati suggeriscono che l’uso<br />

dell’emoglobina glicosilata (HBa1c), un<br />

marker di controllo “globale” della glicemia,<br />

sarebbe più sensibile ed appropriato<br />

nell’analisi delle alterazioni glicemiche dei<br />

SIMPOSIO CONGIUNTO AIMS- SNO<br />

SONNO E STROKE: NUOVE PROSPETTIVE DI MANAGEMENT<br />

F. PIZZA<br />

Stroke, metabolismo cerebrale e apnee notturne<br />

Numerosi studi hanno evidenziato strette e<br />

reciproche relazioni tra disturbi respiratori in<br />

sonno e ictus. La sindrome delle apnee<br />

ostruttive in sonno (OSAS) è un fattore di<br />

rischio indipendente per l’occorrere di eventi<br />

ischemici cerebrali. Di converso nella fase<br />

acuta dell’ictus si verificano alterazioni del<br />

respiro in sonno (e.g. peggioramento di<br />

preesistente OSAS, comparsa di apnee<br />

centrali, respiro periodico) secondarie alla<br />

patologia cerebrale stessa.<br />

L’OSAS influisce sul rischio cerebrovascolare<br />

attraverso molteplici meccanismi solo<br />

parzialmente noti nelle loro mutue<br />

interazioni. Cronicamente promuove lo<br />

sviluppo di ipertensione arteriosa, di uno<br />

stato proinfiammatorio, di aterosclerosi<br />

nonché di disfunzioni endoteliali.<br />

Acutamente il ripetersi di apnee nel sonno<br />

determina riduzioni della saturazione di<br />

ossigeno e complessi effetti emodinamici:<br />

fasiche variazioni della pressione<br />

intratoracica responsabili di repentine<br />

modificazioni di gittata e frequenza cardiaca<br />

(incluse aritmie) associate a transitori<br />

aumenti della pressione arteriosa sistemica<br />

con conseguenti fluttuazioni della perfusione<br />

cerebrale.<br />

L’OSAS influisce anche sull’evoluzione<br />

dell’ictus in fase acuta determinando una<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

pazienti OSA. D’altra parte, il diabete è più<br />

frequente in pazienti di età relativamente<br />

avanzata (>65 anni), quando l’OSA potrebbe<br />

dipendere più da alterazioni legate<br />

all’invecchiamento che da fattori di rischio<br />

“classici” per OSA. L’argomento è tuttora<br />

aperto, e soltanto studi randomizzati e<br />

controllati in pazienti OSA diabetici potranno<br />

fornire informazioni definitive.<br />

peggiore ripresa funzionale, una maggiore<br />

durata di ospedalizzazione, una maggiore<br />

mortalità a breve e lungo termine ed un<br />

aumentato rischio di ricorrenza di eventi<br />

ischemici cerebrali. I meccanismi<br />

fisiopatologici responsabili di tale negativo<br />

impatto clinico in fase acuta sono<br />

scarsamente noti, anche a causa della difficile<br />

applicazione delle tecniche di imaging<br />

funzionale (e.g tomografia ad emissione di<br />

positroni) necessarie per esplorare l’impatto<br />

dei disturbi del respiro in sonno<br />

sull’evoluzione dinamica della lesione<br />

cerebrale.<br />

Infine, lo stretto rapporto tra OSAS ed ictus si<br />

riflette sulle possibili opzioni terapeutiche.<br />

Infatti la terapia ventilatoria a pressione<br />

positiva continua (CPAP) si è oramai<br />

dimostrata efficace sia nel ridurre il rischio<br />

cerebrovascolare dei pazienti OSAS in<br />

condizioni di base, sia nel migliorare<br />

marcatori surrogati di tale rischio (quali la<br />

pressione arteriosa) dopo l’occorrere di un<br />

primo evento ischemico cerebrale. Ne deriva<br />

l’importanza clinica di includere la<br />

valutazione diagnostica e terapeutica di un<br />

eventuale compresente disturbo del respiro<br />

in sonno nell’ambito della gestione<br />

complessa del paziente affetto da ictus<br />

cerebrale.<br />

15<br />

15


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

16<br />

L. NOBILI<br />

Il trattamento con CPAP nella fase acuta dell’ictus<br />

Negli ultimi anni è stato dimostrato che la<br />

presenza di apnee ostruttive in sonno<br />

costituisce un importante fattore di rischio<br />

per lo sviluppo di malattie cardio e cerebrovascolari.<br />

Inoltre è stato riportato che nella<br />

fase acuta dell’ictus i disturbi del respiro<br />

durante il sonno sono molto più frequenti di<br />

quanto riscontrato nella popolazione<br />

generale. Uno studio recente multicentrico<br />

(Studio DARIA, Detection of sleep Apnea as<br />

Risk factor In Acute stroke) ha confermato<br />

tali osservazioni, evidenziando che in circa il<br />

60% dei pazienti ricoverati in stroke unit con<br />

ictus moderato-lieve è presente un disturbo<br />

del respiro durante il sonno che risulta di<br />

grado severo e di natura ostruttiva (apnee ed<br />

ipopnee ostruttive) nel 30% dei casi, con<br />

marcate cadute dei valori di ossigenazione<br />

cerebrale ed importante attivazione<br />

vegetativa.<br />

Il disturbo respiratorio in sonno può essere<br />

trattato in maniera efficace utilizzando<br />

dispositivi ventilatori a Pressione Positiva<br />

(Positive Airways Pressure – PAP); è stato<br />

dimostrato che l’utilizzo della PAP oltre a<br />

migliorare globalmente la qualità della vita<br />

del soggetto riduce significativamente il<br />

rischio di malattie cerebrovascolari. Alcuni<br />

dati recenti sembrano indicare che l’inizio del<br />

trattamento con PAP nella fase post acuta<br />

dell’ictus possa ridurre significativamente il<br />

rischio di recidiva; tuttavia, non è stato<br />

ancora definitivamente dimostrato se il<br />

trattamento del disturbo respiratorio, iniziato<br />

nella fase acuta dell’ictus, possa modificare la<br />

prognosi. Uno studio di costo-efficacia<br />

A. BRAGHIROLI<br />

Stroke e OSAS: management riabilitativo<br />

L’associazione tra Stroke e OSAS rientra tra le<br />

complicanze cardiovascolari delle apnee nel<br />

sonno ed il ruolo degli eventi respiratori nel<br />

sonno come fattore di rischio indipendente<br />

per stroke è stato dimostrato da studi<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

condotto negli Stati Uniti ha ipotizzato che<br />

l’applicazione della PAP nella fase acuta<br />

dell’ictus potrebbe non soltanto migliorare<br />

l’esito clinico del paziente ma ridurre le spese<br />

conseguenti a tale patologia. La PAP<br />

potrebbe modificare la prognosi dei pazienti<br />

con ictus con diversi meccanismi: 1)<br />

Un’azione specifica sulla lesione vascolare<br />

cerebrale: l’ipossia e l’ipercapnia giocano un<br />

ruolo importante nel determinare la prognosi<br />

dell’ictus poiché possono determinare un<br />

peggioramento dell’ischemia<br />

compromettendo quindi anche l’esito a lungo<br />

termine; 2) Un’azione sul sistema<br />

cardiovascolare: è noto che i disturbi del<br />

respiro nel sonno favoriscono lo sviluppo di<br />

ipertensione arteriosa, aritmie cardiache e<br />

dilatazione atriale; il trattamento con PAP<br />

potrebbe ridurre la morbilità/mortalità<br />

cardiovascolare che rappresenta una<br />

problematica di rilievo nei pazienti che hanno<br />

avuto un ictus; 3) Un’azione sulla<br />

prevenzione precoce delle recidive: le apnee<br />

ostruttive in sonno sono un fattore di rischio<br />

indipendente per ipertensione arteriosa,<br />

cardiopatia ischemica, insufficienza cardiaca,<br />

fibrillazione atriale, morte improvvisa e ictus;<br />

il trattamento con PAP potrebbe ridurre<br />

nuovi eventi vascolari anche nei pazienti con<br />

ictus trattati precocemente.<br />

In letteratura esistono soltanto pochi lavori<br />

che dimostrano la fattibilità del trattamento<br />

con CPAP nella fase acuta dell’ictus e che<br />

riportano preliminari dati positivi nei pazienti<br />

trattati; tuttavia suggeriscono un cauto<br />

utilizzo dei valori pressori dei ventilatori.<br />

prospettici su casistiche ben controllate<br />

(Wisconsin sleep cohort, Sleep Heart Health<br />

Study).<br />

Anche l’efficacia del trattamento degli eventi<br />

respiratori nel sonno, specialmente di tipo<br />

16


a b s t r a c t b o o k<br />

ostruttivo, è stata teorizzata da alcuni<br />

contributi, ma l’evidenza risulta mitigata dalle<br />

difficoltà di applicazione dei dispositivi di<br />

trattamento in fase acuta (abitualmente circa<br />

il 20% dei pazienti lo accetta) e dal bias di<br />

fondo della proporzionalità inversa con la<br />

gravità delle condizioni del paziente: più<br />

l’ictus è devastante, più difficile è il<br />

trattamento ventilatorio. A questo non<br />

sfugge chi, come il gruppo di Valencia che ha<br />

pubblicato in ripetizioni successive (acuto, 3 –<br />

5 e 7 anni) le curve di sopravvivenza dei<br />

pazienti con ictus e OSAS che hanno o non<br />

hanno accettato il trattamento con CPAP,<br />

ostenta risultati apparentemente protettivi in<br />

termini di sopravvivenza.<br />

Perché il trattamento del paziente con ictus,<br />

anche al di fuori della fase acuta, è così<br />

frequentemente fallimentare? La procedura<br />

è davvero time-consuming, individuare<br />

l’interfaccia richiede tempo: le parestesie al<br />

volto, l’incapacità a mantenere la bocca<br />

chiusa in gran parte dei pazienti, la necessità<br />

di terzi che aiutino nel posizionamento della<br />

maschera senza provocare decubiti è un<br />

primo scoglio. Si aggiunge l’idea di un<br />

trattamento supplementare che scoraggia chi<br />

già tende, specie nelle prime fasi del<br />

recupero, a sentirsi molto sotto pressione per<br />

la serie di trattamenti cui è sottoposto già<br />

durante la giornata. Gli eventi centrali si<br />

sommano e intersecano con gli ostruttivi e<br />

non sono ancora disponibili dati che ci diano<br />

IL SONNO E LA RICERCA DI BASE:<br />

NUOVE TECNOLOGIE E NUOVI PARADIGMI<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

certezze su quali debbano essere<br />

necessariamente trattate. I ventilatori<br />

servoassistiti, inizialmente presentati come<br />

possibile soluzione per gli eventi centrali di<br />

questi pazienti, sul campo si dimostrano<br />

spesso inefficaci e lo specialista del sonno<br />

fatica a trasportare in questo campo le<br />

nozioni e i protocolli di trattamento che ha<br />

imparato ad applicare in altri ambiti (OSA<br />

semplice, BPCO, scompenso cardiaco<br />

cronico).<br />

Avviare questa tipologia di paziente a<br />

trattamento in un setting domiciliare è<br />

davvero impresa ardua. Sebbene non<br />

manchino gli inviti ad inserire nei protocolli<br />

delle stroke unit la diagnostica ed il<br />

trattamento degli eventi ventilatori nel sonno<br />

siamo ancora molto lontani dalla diffusione<br />

come standard operativo. Ecco quindi che<br />

l’ambito riabilitativo risulta la condizione<br />

probabilmente più adatta per la gestione di<br />

questi pazienti, avvalendosi di figure<br />

professionali che già hanno buona esperienza<br />

nell’applicazione della ventilazione non<br />

invasiva in altri ambiti e che hanno<br />

soprattutto la capacità di gestire pazienti,<br />

interfacce e protesica a 360°, includendo<br />

l’addestramento dei care-giver e l’avvio delle<br />

procedure burocratiche per la fornitura che a<br />

volte rappresentano un ostacolo<br />

supplementare a sfondare la soglia dell’1 su 5<br />

che ce la fa.<br />

A. SILVANI<br />

Sonno e funzioni vegetative: un approccio genetico sperimentale alla fisiopatologia delle<br />

regolazioni integrate<br />

La veglia ed il sonno sono comportamenti che<br />

coinvolgono l’intero organismo. La<br />

regolazione delle funzioni cardiovascolari e<br />

respiratorie è strettamente integrata col<br />

comportamento di veglia e sonno in<br />

condizioni fisiologiche. L’alterazione di<br />

queste regolazioni integrate ha un ruolo<br />

importante nella fisiopatologia<br />

cardiovascolare, come testimoniato dalle<br />

apnee notturne e dallo smorzamento della<br />

riduzione notturna della pressione arteriosa. I<br />

meccanismi genetici e nervosi centrali alla<br />

base della fisiologia e fisiopatologia delle<br />

regolazioni integrate durante il sonno<br />

17<br />

17


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

18<br />

rimangono ancora virtualmente inesplorati.<br />

L’evidenza disponibile in veglia indica che<br />

questi meccanismi vegetativi fondamentali<br />

per la sopravvivenza sono ben conservati tra<br />

specie diverse di mammiferi. Nei mammiferi,<br />

similmente, gli stati di sonno non-REM e REM<br />

sono conservati e ben distinguibili. Il topo<br />

(Mus musculus) è la specie di mammifero che<br />

offre le maggiori opportunità di<br />

manipolazione genetica. Lo sviluppo tecnico<br />

(telemetria abbinata alla pletismografia<br />

corporea totale) permette di effettuare<br />

registrazioni polisonnografiche complete<br />

(elettroencefalogramma, elettromiogramma,<br />

frequenza cardiaca, pressione arteriosa,<br />

M. MASSIMINI<br />

Sonno ed eccitabilità corticale: dalla teoria ai pazienti<br />

Secondo un’ipotesi di recente formulazione<br />

(Tononi e Cirelli, 2004) il sonno avrebbe la<br />

funzione di tenere sotto controllo, tramite un<br />

meccanismo omeostatico, l’eccitabilità dei<br />

circuiti corticali. Una serie di evidenze<br />

sperimentali raccolte nel modello animale<br />

hanno dimostrato una netta prevalenza dei<br />

processi di potenziamento sinaptico durante<br />

la veglia. Quest’aumento dei pesi sinaptici è<br />

legato all’interazione con l’ambiente e<br />

all’apprendimento che avviene durante la<br />

veglia, ma deve in qualche modo essere<br />

bilanciato, per non incorrere in costi<br />

metabolici insostenibili e per prevenire la<br />

saturazione della capacità di apprendimento.<br />

Il sonno riporterebbe, tramite un processo di<br />

“ri-scalamento” sinaptico i pesi sinaptici<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

frequenza ventilatoria, volume corrente) in<br />

topi in condizioni di comportamento<br />

spontaneo ed indisturbato nonostante le loro<br />

piccole dimensioni (20-30 g). L’applicazione<br />

di tali tecniche in topi con modificazione di<br />

specifici geni coinvolti nel funzionamento del<br />

sistema nervoso centrale permette un<br />

approccio genetico sperimentale alla<br />

fisiopatologia delle regolazioni integrate.<br />

Questo approccio ha recentemente messo in<br />

luce il ruolo delle ipocretine/orexine e del<br />

sistema degli endocannabinoidi nel controllo<br />

respiratorio e cardiovascolare durante il<br />

sonno.<br />

globali ad un livello sostenibile, pur<br />

mantenendo le differenze relative. Una<br />

predizione fondamentale di questa ipotesi è<br />

che l’eccitabilità corticale deve aumentare<br />

durante la veglia e ridursi durante sonno.<br />

Recentemente siamo stati in grado di<br />

verificare questa direttamente nell’uomo<br />

utilizzando una combinazione di stimolazione<br />

magnetica transcranica e di<br />

elettroengefalografia. Queste nuove misure<br />

applicate a controlli sani e pazienti affetti da<br />

depressione bipolare durante protocolli di<br />

deprivazione di sonno forniscono importanti<br />

indizi sulle complesse relazioni che legano il<br />

sonno, l’eccitabilità corticale e la<br />

fisiopatologia dei disturbi dell’umore.<br />

L. DE GENNARO<br />

Modulare l’attività elettrica spontanea durante il sonno e la veglia: stimolazione elettrica e<br />

stimolazione magnetica transcranica<br />

Introduzione. Negli ultimi anni due tecniche<br />

non invasive, la stimolazione magnetica<br />

transcranica (TMS) e la stimolazione<br />

transcranica a corrente diretta (tDCS), hanno<br />

permesso di modificare nell’umano l’attività<br />

cerebrale spontanea ed evocata.<br />

L’ambizioso obiettivo di una serie di studi<br />

ancora in corso di svolgimento è quello di<br />

verificare se queste tecniche possono<br />

contribuire ad influenzare l’attività elettrica<br />

spontanea prima e durante il sonno. Nello<br />

specifico, ci si propone di incrementare<br />

18


a b s t r a c t b o o k<br />

l’attività EEG ad onde lente prima e dopo<br />

l’inizio del sonno. Nel primo caso, con una<br />

serie di protocolli sperimentali di<br />

stimolazione tDCS stiamo verificando la<br />

possibilità in soggetti normali svegli ad occhi<br />

chiusi di incrementare i ritmi EEG coerenti<br />

con il build up della sincronizzazione<br />

corticale. Nel secondo, abbiamo utilizzato un<br />

protocollo di stimolazione TMS per<br />

incrementare regionalmente la slow-wave<br />

activity (SWA) durante il sonno.<br />

Risultati e Conclusioni. I risultati di un<br />

protocollo associativo di stimolazione TMS<br />

sulla corteccia motoria hanno mostrato che<br />

effettivamente l’attività regionale durante il<br />

sonno è localmente influenzata, nella<br />

direzione di un incremento di SWA.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Comunque, i siti corticali interessati<br />

all’incremento di SWA sono quelli peri-focali<br />

e controlaterali alla stimolazione TMS<br />

presonno, con alcune aree adiacenti che<br />

invece esprimono una riduzione di SWA.<br />

I risultati ancora preliminari di alcuni<br />

protocolli di stimolazione tDCS anodica,<br />

catodica o alternata (con frequenza


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

20<br />

SONNO, LAVORO E TRASPORTI<br />

L. PERSIA<br />

Incidenti stradali e sicurezza nella UE<br />

L'intervento esamina la situazione<br />

dell'incidentalità nelle diverse aree del<br />

mondo, evidenziandone i trend e le<br />

caratteristiche principali.<br />

Vengono presentate le azioni<br />

programmatiche dell'ONU e della<br />

Commissione Europea, descrivendo le<br />

principali azioni di ricerca condotte in Europa<br />

negli ultimi anni.<br />

N. MAGNAVITA<br />

L’opinione del medico competente<br />

La sonnolenza oggi è un problema. La<br />

scoperta della luce elettrica nel 1883 ha<br />

cambiato modi e tempi del lavoro; si può dire<br />

che il lavoro industriale riduce i tempi del<br />

sonno. Nell’ultimo secolo, i paesi<br />

industrializzati hanno ridotto il tempo medio<br />

di sonno di oltre il 20% (da 9 a 7 ore). Dal<br />

1969 ad oggi, il tempo annuo di lavoro (e<br />

viaggio) è aumentato in <strong>media</strong> di 158 ore pro<br />

capite. L’aumento dell’orario di lavoro<br />

settimanale determina disturbi del sonno,<br />

fatica e sonnolenza (Dahlgren et al. 2006). Il<br />

bisogno di dormire è una esigenza biologica<br />

come bere o mangiare. Gli effetti di un riposo<br />

inadeguato non possono essere ri<strong>media</strong>ti da<br />

motivazione, training, o esperienza. Possiamo<br />

dire che: il lavoro (per chi ce l’ha) è troppo!<br />

Fatica e sonnolenza sono i due argomenti di<br />

maggiore interesse per il medico del lavoro .<br />

La sonnolenza è la tendenza ad<br />

addormentarsi. La fatica è la risposta<br />

dell’organismo alla perdita di sonno o ad un<br />

esercizio prolungato o strenuo. La fatica può<br />

essere ridotta da una attività sedentaria,<br />

mentre la sonnolenza ne è esacerbata. La<br />

sonnolenza si accompagna a ridotta allerta<br />

che induce ridotta attenzione ai particolari,<br />

compromissione del giudizio, rallentamento<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Viene poi analizzata la situazione italiana, con<br />

riferimento ai trend dell'ultimo decennio,<br />

riportando le valutazioni sulle politiche e gli<br />

interventi rivelatisi realmente efficaci.<br />

Nell'ultima parte vengono presentate le<br />

politiche che il nostro Paese si appresta ad<br />

intraprendere negli anni futuri, con<br />

l'obiettivo di conseguire il dimezzamento,<br />

rispetto al 2011, del numero dei morti su<br />

strada entro il 2020.<br />

dei tempi di risposta. Ciò può compromettere<br />

produttività, sicurezza e salute<br />

La deprivazione dal sonno è un rischio per la<br />

salute pubblica generalmente misconosciuto.<br />

Molti credono di potersi adattare ad una<br />

cronica perdita di sonno. Altri pensano che<br />

per recuperare basta una buona dormita.<br />

Purtroppo (per loro stessi e per gli altri) si<br />

sbagliano<br />

Sia la carenza di sonno, che il disallineamento<br />

circadiano possono avere effetti sulla salute.<br />

Non dormire per 24 ore produce gli stessi<br />

effetti neurocomportamentali di chi ha una<br />

alcolemia di 0,10% (Dawson & Reid, 1997).<br />

Due ore di sonno in meno ogni notte in una<br />

settimana producono lo stesso effetto<br />

(Belenky et al. 2003). Tra le conseguenze<br />

della deprivazione di sonno: incidenti (nei<br />

trasporti, nell’industria, nella sanità), malattie<br />

(diabete, sindrome metabolica, obesità,<br />

ipertensione, malattie cardiovascolari, turbe<br />

della fertilità, tumori). Negli USA: si riconosce<br />

che il sonno è un problema di salute<br />

pubblica. Circa il 50% degli Americani sono<br />

deprivati dal sonno, il 30% dorme meno di 6<br />

ore per notte, circa 70 milioni hanno sonno<br />

insufficiente, 7 su 10 hanno difficoltà ad<br />

addormentarsi, 40 milioni soffrono di disturbi<br />

cronici, 20 milioni hanno problemi<br />

20


a b s t r a c t b o o k<br />

occasionali, 1/3 degli Americani hanno<br />

sintomi di insonnia. Da noi la situazione è<br />

diversa?<br />

Nel lavoro occorre considerare alcuni<br />

parametri: il lavoro nelle ore di notte, il<br />

lavoro per più di 40 ore a settimana, il lavoro<br />

per più di 8 ore consecutive, il tipo di turno<br />

(fisso, a rotazione), le modificazioni<br />

dell’orario (previste, imprevedibili) lo<br />

straordinario (volontario, obbligatorio) e gli<br />

altri fattori che influenzano l’allerta, come Il<br />

tipo di compito svolto, l’orario, rispetto ai<br />

ritmi circadiani, l’ambiente di lavoro<br />

(stimolante o faticoso?). Occorre anche<br />

valutare se ciascun lavoratore ha il riposo<br />

adeguato durante il periodo di non lavoro, e<br />

se l’ambiente di riposo domestico lo<br />

consente, anche in relazione alla presenza di<br />

condizioni emozionali, fisiche, mediche che<br />

interferiscono con il recupero di sonno o con<br />

lo stato di allerta.<br />

La sorveglianza sanitaria in Italia non è<br />

obbligatoria per il rischio di sonnolenza<br />

diurna o per la fatica. E’ però obbligatorio<br />

valutare “tutti i rischi” e tutelare anche i<br />

terzi.<br />

Il Medico Competente dovrebbe indicare al<br />

DDL e al RSPP l’opportunità di prevedere<br />

questi rischi nel DVR (documento di<br />

valutazione dei rischi aziendale) e di istituire<br />

quindi la sorveglianza specifica, con il<br />

concorde parere dei lavoratori e dei loro<br />

rappresentanti. In assenza di tale atto, il<br />

medico competente non può fare<br />

sorveglianza dei disturbi del sonno, e non<br />

può convocare a visita lavoratori solo sulla<br />

base di questo rischio, che non è previsto per<br />

legge.<br />

In ogni caso, il medico non può ignorare la<br />

fatica che insorge nei lavoratori sottoposti a<br />

sorveglianza er altri motivi.<br />

La Sorveglianza è giustificata? Dal punto di<br />

vista medico (evidence-based) se:<br />

l’esposizione a rischio è continua, esiste un<br />

metodo di controllo, la diagnosi precoce è<br />

utile. Dal punto di vista giuridico (L.300/70)<br />

se: il rischio professionale è previsto per<br />

legge, oppure il rischio professionale è<br />

previsto dal DVR. Attenzione: il MC è<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

penalmente responsabile della omessa<br />

valutazione del rischio.<br />

La prevenzione è stata fatta<br />

tradisizonalmente <strong>media</strong>nte l’adozione di<br />

linee-guida e normative (nei trasporti<br />

stradali, marittimi, aerei, ferroviari, in sanità)<br />

. Si constata che le restrizioni dell’orario di<br />

servizio non bastano, da sole, a garantire il<br />

livello massimo di allerta nelle attività<br />

critiche. La risposta più efficace è l’istituzione<br />

di un Sistema di gestione della fatica.<br />

Il Sistema è diretto a gestire i rischi associati<br />

con la fatica. E’ analogo (o è una parte di) un<br />

Sistema di Gestione dei Rischi per la salute e<br />

sicurezza lavorativa<br />

E’ basato sull’evidenza, controllato dai dati<br />

raccolti e soggetto ad un continuo<br />

miglioramento. La responsabilità della sua<br />

applicazione poggia in egual misura sul<br />

management e sui lavoratori. Il medico del<br />

lavoro, nella sua funzione di consulente del<br />

datore di lavoro, ne è promotore. Un sistema<br />

basato sull’evidenza e diretto dai dati<br />

obiettivi che controlla la fatica dei lavoratori,<br />

in modo flessibile e appropriato al livello di<br />

rischio e alla natura dell’attività lavorativa.<br />

Storicamente, i primi Sistemi di gestione della<br />

fatica (SGF) sono stati elaborati dopo il<br />

verificarsi di eventi disastrosi. E’ importante<br />

che il SGF sia concepito come un sistema<br />

proattivo, non reattivo.<br />

Un SGF si articola in 4 fasi: (1) Identificare e<br />

valutare il rischio (assessment); (2) Applicare<br />

le misure correttive, mettere in atto un<br />

sistema di reporting e di sorveglianza<br />

(surveillance) (3) Informare e formare i<br />

lavoratori (information); (4) Verificare<br />

procedure, processi, punti critici (audit).<br />

Questa sequenza è nota come “Metodo<br />

A.S.I.A. (Magnavita, 2003).<br />

Anche se c’è un responsabile, il processo<br />

deve coinvolgere tutti i lavoratori in tutte le<br />

fasi (valutazione, elaborazione proposte di<br />

miglioramento e loro applicazione,<br />

segnalazioni, verifiche). Si deve stabilire una<br />

catena di responsabilità. Deve essere previsto<br />

un sistema di sanzioni .<br />

Contro l’evento da prevenire, si ergono 5<br />

barriere: equilibrio tra carico di lavoro e<br />

21<br />

21


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

22<br />

personale, organizzazione dei turni,<br />

educazione dei lavoratori e giudizi di<br />

idoneità, ambiente di lavoro, monitoraggio<br />

della fatica e dell’allerta.<br />

Difesa 1: Personale sufficiente. La carenza di<br />

personale aumenta sia la fatica acuta che<br />

quella cronica. I lavoratori spesso<br />

preferiscono la carenza di personale, in<br />

quanto portatrice di benefici economici. Il<br />

singolo lavoratore può essere indotto a<br />

lavorare al di là delle proprie capacità, per<br />

motivi economici Quale controllo fare sul<br />

secondo lavoro? Ci può essere un ciclo<br />

vizioso tra superlavoro, assenteismo e<br />

turnover creato da carenze di personale.<br />

Difesa 2: Gestione dei turni. Il lavoro a turni è<br />

una potenziale sorgente di fatica. Il<br />

disallineamento dei ritmi circadiani può<br />

causare problemi per la salute. Occorre<br />

combinare tre strategie: adottare un orario<br />

che consenta frequenti opportunità di riposo<br />

notturno per recuperare il debito contratto<br />

nei turni, educare i lavoratori a massimizzare<br />

le occasioni di sonno, modificare l’ambiente<br />

di lavoro in modo da stimolare l’allerta e<br />

proteggere da errori. Esistono anche modelli<br />

biomatematici che stimano la fatica fatta dai<br />

lavoratori, ma la loro applicazione non è<br />

ancora stata verificata in Italia.<br />

Difesa 3a: Educazione. I lavoratori sono<br />

responsabili per usare in modo appropriato le<br />

opportunità di dormire, per verificare il loro<br />

livello di fatica, per curare i disturbi del<br />

sonno.<br />

I lavoratori dovrebbero essere<br />

adeguatamente formati a conoscere il rischio<br />

e le modalità di prevenzione, nonché a<br />

riconoscere in sé e negli altri i segni di fatica e<br />

sonnolenza.<br />

Difesa 3b: Curare i disturbi del sonno. I<br />

disturbi del sonno sono comuni nella<br />

popolazione. Lo screening dei disturbi del<br />

sonno può essere utilmente inserito nelle<br />

attività del medico competente, senza un<br />

significativo impegno di tempo e con<br />

soddisfazione dei lavoratori (es. Solaris). Il<br />

medico competente deve indirizzare il<br />

lavoratore allo specialista per il trattamento e<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

seguire nel tempo l’adesione al programma<br />

terapeutico e l’evoluzione della patologia .<br />

Difesa 3c: Il giudizio di idoneità. Ha tre<br />

finalità: (1) Evitare che il lavoratore subisca<br />

danni dal lavoro. (2) Evitare che il lavoratore<br />

malato danneggi i terzi (La.R.A.). (3) Valutare<br />

la capacità professionale (vietato al DDL e al<br />

MC dalla L.300/70).<br />

Cìè un conflitto etico, difficile bilanciamento<br />

tra il diritto alla salute (preminente) ed il<br />

diritto al lavoro (fondamentale). Si deve<br />

tenere conto delle esigenze del datore di<br />

lavoro e degli interessi della società<br />

Il medico del lavoro cura i sani, ha l’obiettivo<br />

di migliorarne il benessere e la produttività.<br />

Per farlo agisce (chiede di agire)<br />

sull’ambiente e sull’organizzazione del<br />

lavoro.<br />

La soluzione per la sonnolenza, come per altri<br />

problemi, NON E’ MAI L’ALLONTANAMENTO<br />

dal lavoro. Se il rischio causa la patologia,<br />

allontanare uno, farà ammalare un altro. Se<br />

la patologia non è causata dal lavoro, non si<br />

vede perché il datore di lavoro (privato o<br />

pubblico) se ne debba fare carico. La<br />

soluzione è MIGLIORARE IL LAVORO.<br />

I lavoratori a rischio generalmente NON sono<br />

sottoposti a sorveglianza sanitaria<br />

obbligatoria, e generalmente NON rientrano<br />

nei criteri di legge per il lavoro notturno;<br />

magari, a volte sono sottoposti a controlli<br />

onerosi e di dubbia efficacia.<br />

Difesa 4: L’ambiente di lavoro. Deve<br />

stimolare lo stato di allerta. Luce,<br />

temperatura, umidità, rumore e design<br />

ergonomico possono influenzare l’allerta. I<br />

compiti critici dovrebbero essere<br />

programmati nelle ore di massima allerta. I<br />

periodi di ridotta allerta comprendono tutti i<br />

momenti di cambio-turno, il primo<br />

pomeriggio e le prime ore del giorno.<br />

Dovrebbero essere previste brevi pause per<br />

esercizio fisico, conversazione o pisolini<br />

possono essere programmati per aumentare<br />

l’allerta<br />

Difesa 5: Difese individuali. I lavoratori, i loro<br />

colleghi e supervisori devono fare attenzione<br />

ai segni prodromici di eccessiva fatica. I<br />

supervisori hanno la responsabilità e<br />

22


a b s t r a c t b o o k<br />

l’impegno di adottare misure per mitigare la<br />

fatica o i suoi rischi per la sicurezza. Le misure<br />

im<strong>media</strong>te possono comprendere una pausa<br />

di riposo, il passaggio a compiti meno<br />

rischiosi, l’uso moderato di caffè,<br />

l’affiancamento di un collega, l’uso di luci o<br />

musica. Ripetuti episodi di fatica dovrebbero<br />

motivare il ricorso al medico competente.<br />

Esistono questionari in italiano per il<br />

monitoraggio della fatica. Il questionario di<br />

Yoshitake misura la fatica fisica e mentale. E’<br />

stato da noi impiegato nel monitoraggio di<br />

compiti critici già negli anni ‘80, in<br />

associazione con misurazioni dei tempi di<br />

reazione e del flicker fusion test. Altri<br />

questionari: la Epworth Sleepiness Scale, la<br />

Occupational Fatigue Exhaustion Recovery<br />

Scale<br />

Il medico inoltre deve cogliere i segni di<br />

eccessiva fatica, fisici (sbadigliare, strofinarsi<br />

gli occhi o socchiuderli, crollare il capo,<br />

micro-addormentamenti, disturbi digestivi),<br />

mentali (difficoltà di concentrazione, calo di<br />

attenzione, difficoltà a ricordare le cose fatte,<br />

dimenticare di comunicare cose importanti,<br />

non riuscire a prevedere eventi o azioni, fare<br />

la cosa sbagliata, non fare la cosa giusta) ed<br />

emozionali (essere più tranquillo o meno<br />

attivo del solito, mancanza di energia,<br />

mancare della motivazione per fare le cose<br />

bene).<br />

In ogni azienda si dovrebbero condurre<br />

indagini in caso di incidenti. Gli incidenti<br />

devono essere investigati raccogliendo<br />

adeguate informazioni circa lo stato di fatica<br />

dei lavoratori coinvolti. Per questo scopo<br />

esistono questionari appositi che indagano in<br />

particolare lo stato dell’operatore, il suo<br />

orario, fattori medici e il tipo di incidente. Gli<br />

investigatori devono essere opportunamente<br />

formati nel riconoscere i segni della fatica<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Altre indagini dovrebbero essere fatte nel<br />

caso di malattie potenzialmente relate alla<br />

fatica. Il medico competente deve<br />

determinare se la condizione è dovuta al<br />

lavoro, indicare i rimedi e tenere conto dei<br />

possibili eventi a lungo termine, I dati<br />

aziendali relativi alle assenze, allo<br />

straordinario, agli infortuni e alla produttività<br />

dovrebbero essere periodicamente analizzati.<br />

Nel caso di problemi, si dovrebbe<br />

approfondire <strong>media</strong>nte focus group,<br />

questionari, interviste o valutazioni oggettive<br />

più dettagliate.<br />

Il sistema di gestione deve essere<br />

costantemente monitorato e periodicamente<br />

rivisto.<br />

Nella scelta degli indicatori, evitare i<br />

frequenti errori: troppe misure, ne servono<br />

poche, ma critiche, misure difficili da<br />

ottenere, misure non significative<br />

In sintesi: cosa deve fare il MC? (1) Fare il<br />

medico. (2) Adottare gli strumenti opportuni<br />

ai fini diagnostici ed epidemiologici. (3)<br />

Rivolgersi quando necessario allo specialista<br />

e seguire insieme l’evoluzione del caso. (4)<br />

Partecipare alla valutazione e alla gestione<br />

del rischio come consulente del datore di<br />

lavoro.<br />

La fatica e la sonnolenza sono cause maggiori<br />

di infortuni, perdita di produttività e<br />

peggioramento della qualità della vita. I<br />

fattori demografici ed economici in atto ci<br />

dicono che fatica e sonnolenza<br />

aumenteranno. Per salvaguardare salute e<br />

sicurezza occorre: programmare<br />

correttamente gli orari di lavoro,<br />

iImplementare contromisure di provata<br />

efficacia, considerare il sonno una priorità. E<br />

ricordare che: nulla può sostituire il sonno!<br />

23<br />

23


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

24<br />

PDT E MODELLI ORGANIZZATIVI TERRITORIALI:<br />

PER UNA MEDICINA DEL SONNO INTEGRATA<br />

V. PATRUNO<br />

Integrazione ospedale territorio: l’esempio della sleep apnea<br />

Il tema della integrazione fra territorio e<br />

struttura ospedaliera è di complessità<br />

enorme e sicuramente non riducibile a<br />

qualche esempio isolato. Un punto di<br />

partenza è dato dalla evidenza che dopo 20<br />

anni dalla approvazione della legge 833/78<br />

l’obbiettivo programmatico più importante,<br />

appunto la realizzazione di tale target<br />

primario di politica sanitaria, sia ancora<br />

inseguito senza successo.<br />

Gli ostacoli sono continuamente discussi e<br />

sottoposti ad analisi spesso tanto ponderose<br />

quanto inefficaci: fra quelli che mi sentirei di<br />

condividere più radicalmente a)<br />

programmazione insufficiente, b) modelli<br />

organizzativi inapplicabili c) paradigmi di<br />

riferimento, cioè i modelli fondamentali,<br />

superati, d) divario fra competenze e conosce<br />

sempre più ampio.<br />

Pensiamo al paradigma di riferimento (non<br />

possiamo fare altrimenti) che “Territorio”<br />

identifica il Distretto che è investito dagli<br />

obbiettivi di cura nel luogo di vita e<br />

l’ospedale identifica come il laboratorio<br />

tempio della oggettività che è ha l’investitura<br />

di fornire risposte certe. Si capisce bene<br />

come il livello di integrazione in questa<br />

dicotomia è quasi per definizione assoluto.<br />

A tutto questo si aggiunga che se vogliamo<br />

uscire dagli slogan della presa in carico dei<br />

bisogni complessi per entrare nella logica<br />

della fattibilità, allora e im<strong>media</strong>tamente ci<br />

scontriamo con difficoltà insormontabili: le<br />

fragilità individuali e familiari, il peso<br />

importabile della cronicità, le variabili sociali,<br />

culturali ed economiche, la accessibilità.<br />

L’esempio della sleep-apnea riflette nella<br />

esperienza di ogni operatore sul campo e fino<br />

in fondo la declinazione esatta egli ostacoli<br />

sopradescritti responsabili della inattuazione<br />

della integrazione fra ospedale e territorio.<br />

Nella maggior parte delle realtà<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

semplicemente il territorio non esiste se non<br />

come erogatore burocratico di quanto<br />

definito da una, o più strutture superiori che<br />

gestiscono nella interezza ogni aspetto di<br />

diagnosi-cura-controllo dei pazienti con<br />

sleep-apnea. E’ un sistema, tuttavia, che<br />

funziona solo finché ci sono le risorse<br />

necessarie a livello del sistema-ospedale. O<br />

meglio finché continuano ad esserci e quindi<br />

ad aumentare le risorse richieste , perché<br />

sappiamo tutti molto bene che la patologia di<br />

cui stiamo parlando determina un<br />

incremento esponenziale delle risorse<br />

necessarie nel tempo.<br />

Nel momento in cui le risorse disponibili in<br />

ospedale si attestano o diminuiscono,<br />

l’ospedale deve cercare alleati con cui<br />

dividere i costi. Ma può farlo mantenendo<br />

l’unicità del modello hub-spoke attuale?<br />

Non ho ovviamente risposte risolutive. Posso<br />

descrivervi il punto di vista del territorio<br />

(ASSL di cui faccio parte).<br />

Il principio della autosufficienza territoriale,<br />

come suggerito da qualche osservatore può<br />

essere una base concettuale di risposta,<br />

almeno la dove a livello distrettuale si possa<br />

prevedere l’erogazione di prestazioni di I –II e<br />

III livello.<br />

Immaginiamo un profilo di cura della sleepapnea<br />

basato su una diagnostica<br />

ospedaliera, su un approccio terapeutico<br />

ospedaliero e/o territoriale e su un percorso<br />

di follow-up territoriale.<br />

L’Ospedale è deputato alla diagnostica<br />

(ambulatoriale o, nei casi richiesti,<br />

ospedaliera) e si fa promotore di un<br />

approccio terapeutico (ventilatorio,<br />

chirurgico, ecc) la cui esecuzione potrà essere<br />

sia ospedaliera ( chirurgia evidentemente)<br />

che distrettuale (addestramento e titolazione<br />

CPAP, ad esempio). Il follow-up potrebbe<br />

ricadere interamente sul territorio.<br />

24


a b s t r a c t b o o k<br />

Il modello di riferimento a quel punto non è<br />

più “core-system” ma diventa un “in<br />

parallelo”. Linee cioè di attività che si<br />

orientano su percorsi specifici integrandosi<br />

l’un l’altra.<br />

La difficoltà principale è che cambiano gli<br />

attori di cura (non vi è più un unico casemaneger”)<br />

e il sistema semplicemente cessa<br />

di funzionare se gli attori non mantengono<br />

un livello altissimo di integrazione fra loro.<br />

F. PEVERINI – L. PARRINO – RAPPRESENTANTE ASSOGAS<br />

Medicina del sonno: il ruolo dei privati e dei service<br />

Le molteplici e recenti richieste di esame<br />

Polisonnografico corrispondono alla<br />

progressiva presa di coscienza generale<br />

dell’importanza sociale e sanitaria delle<br />

problematiche legate ai disturbi del sonno, in<br />

particolare all’OSAS, ma dimostrano<br />

parallelamente l’attuale mismatch<br />

osservabile in Italia tra necessità diagnostica<br />

ed offerta in tal senso.<br />

Dove, come e a quale costo eseguire una<br />

Polisonnografia è il naturale quesito, ma<br />

estremamente significativa è la reale e<br />

generale disinformazione su una materia<br />

molto complessa come la Medicina del Sonno<br />

e la diagnostica della Sindrome delle Apnee<br />

Notturne.<br />

In condizioni di limitata risposta da parte del<br />

SSR, in poco tempo si è creato un vero<br />

“mercato” della Polisonnografia, all’interno<br />

del quale Medici qualificati o meno, oppure<br />

Centri privati o perfino Aziende del settore<br />

offrono Polisonnografie anche a domicilio a<br />

costi sempre più bassi.<br />

Quanto costa? E' infatti una delle prime<br />

domande che il paziente rivolge al Centro, del<br />

resto naturale in tempi di crisi.<br />

E quindi: come si svolge? Qui possiamo<br />

aiutare facilmente il paziente: le Linee Guida<br />

Italiane (Linee Guida di Procedura<br />

Diagnostica nella Sindrome delle Apnee<br />

Ostruttive nel Sonno dell'Adulto) prevedono<br />

una definizione precisa della tipologia di<br />

esami che possono essere contemplati nella<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Altro punto imprescindibile è che i percorsi,<br />

le indicazioni , le strategie e gli approcci<br />

terapeutici debbano appartenere<br />

completamente al bagaglio culturale dei<br />

diversi attori e debbano essere<br />

periodicamente ridiscussi e condivisi<br />

La attrattiva maggiore è che si possono<br />

fornire ipotesi di integrazione a costi<br />

contenuti e con risultati attesi perseguibili.<br />

diagnostica dei Disturbi Respiratori in Sonno<br />

(Apnee Notturne):<br />

A - Monitoraggio notturno cardiorespiratorio<br />

ridotto<br />

B - Monitoraggio notturno cardiorespiratorio<br />

completo<br />

C - Polisonnografia notturna con sistema<br />

portatile<br />

D - Polisonnografia notturna in laboratorio<br />

Quale apparecchiatura sarà utilizzata? Chi<br />

esegue l’esame? Sono istanze che non<br />

vengono quasi mai formulate. Al contrario, il<br />

paziente deve poter conoscere la qualifica del<br />

Medico che esegue l’esame o nel caso che<br />

l’apparecchiatura venga posizionata da un<br />

tecnico di neurofisiopatologia, chi è il Medico<br />

che referta la Polisonnografia.<br />

A questo proposito, esistono in Italia Centri<br />

Pubblici e Privati che si occupano di Medicina<br />

del Sonno. Per tutti, sono stati definiti i<br />

requisiti minimi in materia di personale,<br />

attrezzature e attività che tali Centri devono<br />

possedere.<br />

La Medicina del Sonno ed in particolare lo<br />

studio delle Apnee Notturne, sono un campo<br />

di recente sviluppo scientifico, molto<br />

articolato, la cui caratteristica peculiare è la<br />

multidisciplinarietà. Questo vuol dire che<br />

sono molti gli specialisti che si occupano della<br />

diagnosi e delle possibili terapie di ogni<br />

singolo paziente. E’ quindi impensabile che<br />

un paziente sia sottoposto ad un Esame<br />

Polisonnografico da medici che non<br />

appartengano ad una Equipe largamente<br />

25<br />

25


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

26<br />

qualificata, così come è necessario che il<br />

referto sia valutato alla luce delle più attuali<br />

regole di lettura dell’esame<br />

Polisonnografiche (le Linee Guida della<br />

American Academy of Sleep Medicine del<br />

2007).<br />

Allo stesso modo non è ammissibile che i<br />

pazienti si vedano consegnare un referto che<br />

il software delle apparecchiature produce<br />

automaticamente. Sono purtroppo molti i<br />

casi in cui i pazienti portano in visita referti<br />

enormemente differenti per qualità e<br />

contenuto, con risposte spesso ampiamente<br />

contraddittorie o incomplete. In altre parole,<br />

effettuare un Esame Polisonnografico non è<br />

acquistare banalmente sul mercato una<br />

comune prestazione sanitaria, effettuata da<br />

un medico qualsiasi.<br />

Al contrario, alla luce delle possibili<br />

complicanze cardiovascolari della Sindrome<br />

delle Apnee Notturne, la Polisonnografia è un<br />

importantissimo accertamento, in grado di<br />

contribuire significativamente al<br />

miglioramento della salute attuale e futura<br />

del paziente che ne risulta affetto.<br />

Ed ora l’ultimo, ma non meno importante,<br />

punto in questione: una volta ottenuto il<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

referto, a quale medico affidare le decisioni<br />

in ambito diagnostico – terapeutico?<br />

Il medico di riferimento è quello che chiede<br />

di effettuare l’esame Polisonnografico, a cui<br />

una volta ottenuta una diagnosi, l’ Equipe<br />

affiderà il futuro iter diagnostico-terapeutico<br />

del paziente.<br />

Solo in assenza di una simile figura, i medici<br />

dell’Equipe, una volta formulata la diagnosi,<br />

potranno proporre eventuali procedure<br />

diagnostiche o terapeutiche, sempre<br />

comunicando i dati ottenuti, al medico di<br />

base del paziente.<br />

La vera sfida della Medicina del Sonno in<br />

Italia, in costante carenza di supporto da<br />

parte del SSR, è quella di creare comunque,<br />

<strong>media</strong>nte il progressivo ampliamento<br />

dell’offerta clinica e dei programmi di<br />

formazione, una rete specialistica affidabile,<br />

che non sia naturalmente solo pubblica, in<br />

grado di offrire su tutto il territorio un<br />

efficace ed omogeneo iter diagnostico<br />

terapeutico.<br />

Allo stesso tempo è necessario che venga<br />

costantemente incoraggiata, da parte di tutti<br />

gli operatori, la produzione di dati scientifici<br />

che promuovano la comprensione del<br />

fenomeno e dei suoi effetti nel nostro paese.<br />

26


a b s t r a c t b o o k<br />

NUOVE TENDENZE IN MEDICINA DEL SONNO<br />

GIOVANI RICERCATORI<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Il controllo autonomico cardiovascolare durante sonno nella sindrome di brugada: l’importanza<br />

della comorbidità con i disturbi respiratori de sonno.<br />

E. Tobaldini 1 , J.Brugada 2 , B. Begona 2 , I.<br />

Molina 2 , J. Montserrat 3 , T.Kara 4 ,<br />

P.Leinveber 5 , PG. Macedo 6 , VK. Somers 6 , N.<br />

Montano 1 .<br />

1Dip. Scienze Biomediche e Cliniche, Osp.<br />

L.Sacco, Univ. degli Studi di Milano, 2,3 Dip.<br />

Cardiologia-Pneumologia, Hospital Clínic,<br />

Barcellona, 4,5 ICRC and Int Clin Res Center, St.<br />

Anne's Hospital Brno, 6 Div CV Diseases, Mayo<br />

Clinic, Rochester, MN.<br />

Obiettivo. La sindrome di Brugada (BRU) è<br />

caratterizzata da specifiche anomalie<br />

elettrocardiografiche, quali aritmie<br />

ventricolari e morte cardiaca improvvisa, più<br />

frequenti durante la notte, quando la<br />

modulazione vagale è predominante [1]. E’<br />

stato dimostrato che questi pazienti hanno<br />

una maggior prevalenza di disturbi respiratori<br />

del sonno (SDB) rispetto ai controlli [2].<br />

Tuttavia, gli effetti di SDB sulla regolazione<br />

autonomica durante sonno in pazienti affetti<br />

da sindrome di Brugada non sono noti.<br />

Materiali e metodi. Abbiamo valutato il<br />

controllo autonomico nei pazienti BRU con<br />

SDB (BRU-SDB, n=9), Bru senza SDB (BRU,<br />

n=9) e controlli (CON, n=8), durante la veglia<br />

(V) e sonno (NREM 1, NREM 2, NREM 3 e<br />

REM). Il controllo autonomico è stato<br />

valutato <strong>media</strong>nte analisi spettrale della<br />

variabilità della frequenza cardiaca (HRV) e<br />

indici di entropia (indice di regolarità, Ro e<br />

Corrected Conditional Entropy, CCE). HRV<br />

quantifica le oscillazioni ritmiche delle serie<br />

temporali del ciclo cardiaco; due componenti<br />

principali possono essere identificate: la<br />

componente a bassa frequenza, LF, e la<br />

componente ad alta frequenza, HF, indici<br />

rispettivamente di modulazione simpatica e<br />

vagale. Gli indici non lineari di entropia<br />

valutano la complessità del controllo<br />

autonomico cardiovascolare. Ro varia da 1<br />

(massima regolarità, minima complessità) a 0<br />

(minima regolarità, massima complessità).<br />

CCE rappresenta la massima quota di<br />

informazione derivata da una serie RR; vale 0<br />

quando il nuovo campione è completamente<br />

prevedibile e ha valore massimo quando<br />

invece è completamente imprevedibile.<br />

Risultati. Il gruppo BRU-SDB è caratterizzato<br />

da una ridotta HRV totale rispetto a BRU e<br />

CON durante V (1528 ms 2 vs 8076 ms 2 e 7993<br />

ms 2 ) e sonno e da una significativamente<br />

ridotta componente LF soprattutto durante<br />

N2 (47 vs 66 e 69nu) e REM (32 vs 62 e 73nu).<br />

Durante REM, è stata osservata<br />

un’incrementata modulazione parasimpatica<br />

rispetto a BRU e CON. Gli indici di entropia<br />

sono risultati simili nei tre gruppi durante<br />

veglia e sonno.<br />

Discussione. Questi dati suggeriscono che i<br />

pazienti con sindrome di Brugada senza SDB<br />

hanno un controllo autonomico conservato<br />

sia durante veglia che sonno; tuttavia, la<br />

presenza di SDB si accompagna ad un<br />

aumento di modulazione vagale più evidente<br />

durante sonno REM. Le modificazioni della<br />

complessità del controllo autonomico sono<br />

simili nei pazienti con sindrome di Brugada<br />

con e senza SDB, rispetto ai controlli.<br />

Conclusione. La sindrome di Brugada non è<br />

associata, di per se, ad alterazioni<br />

autonomiche durante veglia e sonno,<br />

tuttavia, la presenza di SDB gioca un ruolo<br />

chiave nelle modificazioni autonomiche<br />

cardiovascolari durante sonno.<br />

Bibliografia:<br />

[1] Brugada P, J Am Coll Cardiol 1992; [2]<br />

Macedo PG et al. AJC 2011; [3] Montano N et<br />

al. Neur Bio Rev 2009.<br />

27<br />

27


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

28<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Studio dell’attività autonomica in sonno in pazienti affetti da Epilessia Notturna del Lobo<br />

Frontale: il ruolo modulatore del Cyclic Alternating Pattern<br />

G Milioli 1 , F De Paolis 1 , A Grassi 1 , S Riccardi 1 ,<br />

MG Terzano 1 , P. Cortelli 2 L Parrino 1<br />

1 Centro di Medicina del Sonno, Azienda<br />

Ospedaliero Universitaria di Parma.<br />

2 IRCSS Istituto delle Scienze Neurologiche di<br />

Bologna, Dipartimento di Scienze<br />

Neurologiche, Università di Bologna.<br />

Obbiettivi: le variazioni di ampiezza dell’onda<br />

di polso pletismografica (PWA) sono il<br />

risultato di una vasocostrizione periferica<br />

indotta dall’attivazione del sistema nervoso<br />

simpatico. E' stato dimostrato che le cadute<br />

del PWA posso essere considerate un marker<br />

di modificazione dell'attività corticale anche<br />

in assenza di arousals elettroencefalografici<br />

convenzionali [1]. Il nostro studio vuole<br />

analizzare la relazione esistente tra le cadute<br />

del PWA e le fluttuazioni dei sistemi d'arousal<br />

espresse attraverso il Cyclic Alternating<br />

Pattern (CAP) in pazienti affetti da Epilessia<br />

Notturna del Lobo Frontale (NFLE) .<br />

Materiali e Metodi: sono state selezionate<br />

20 video-polisonnografie notturne condotte<br />

in soggetti affetti da NFLE (età <strong>media</strong> 25 ± 7<br />

anni di cui 12 maschi e 8 femmine). I<br />

parametri macrostruttuarli e CAP sono stati<br />

analizzati in cieco rispetto alle variazioni di<br />

ampiezza del PWA. Solo le riduzioni del PWA<br />

≥30% sono state incluse nell’analisi. L'analisi<br />

di correlazione temporale tra PWA e fasi A<br />

del CAP è stata effettuata in una finestra<br />

temporale che andava da10 secondi prima<br />

della caduta del PWA a 15 secondi dopo<br />

l’inizio della caduta del PWA. Per esplorare in<br />

maniera più approfondita il ruolo modulatore<br />

del CAP sull'attività autonomica è stata<br />

inoltre confrontata la variabilità<br />

dell'intervallo RR nelle fasi A del CAP<br />

associate e in quelle non associate a caduta<br />

del PWA.<br />

Risultati: nei pazienti con NFLE il CAP rate<br />

(vm 59%) è significativamente più elevato<br />

paragonato ai soggetti normativi bilanciati<br />

per età (vm 32%). Sono state individuate un<br />

totale di 5870 cadute del PWA e 11234 fasi A<br />

del CAP. 4561 cadute del PWA (78%) erano<br />

associate, nell’intervallo temporale<br />

analizzato, con una fase A del CAP. Le fasi A<br />

del CAP che si collocavano nei 10 s prima<br />

dell’inizio della caduta dell’onda di polso<br />

pletismografica (3004) erano<br />

significativamente più numerose (p


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Valutazione del controllo stato dipendente dei parametri cardiovascolari e della temperatura<br />

corporea interna nei pazienti con lesione spinale<br />

P. Guaraldi 1 , G. Calandra-Buonaura 1 , A.<br />

Cecere 1 , D. Grimaldi 1 , G. de Scisciolo 2 , F.<br />

Provini 1 , P. Cortelli 1<br />

1<br />

IRCSS Istituto delle Scienze Neurologiche di<br />

Bologna, Dipartimento di Scienze<br />

Neurologiche, Università di Bologna, ITALIA<br />

2<br />

Unità Spinale, AOUC (Azienda Ospedaliera<br />

Careggi), Firenze, ITALIA<br />

Scopo del lavoro: i pazienti con lesione<br />

spinale, oltre al deficit motorio e sensitivo, a<br />

seconda della sede e della severità del danno<br />

lesionale, presentano vari gradi di<br />

disautonomia (1-3), che oltre a ridurre<br />

notevolmente la loro qualità di vita si<br />

associano a un aumentato rischio di morbilità<br />

e mortalità (3-5).<br />

Studi precedenti hanno dimostrato la stretta<br />

relazione presente tra il sistema nervoso<br />

vegetativo e il sonno (6). Tuttavia, anche se in<br />

letteratura troviamo diversi studi<br />

epidemiologici che evidenziano la netta<br />

prevalenza dei disturbi del sonno nei pazienti<br />

mielolesi (7-10), ad oggi solo pochi studi<br />

polisonnografici (PSG) sono stati pubblicati<br />

(11, 12).<br />

Infine, nei pazienti con lesione spinale, non<br />

sono mai state analizzate le modificazioni<br />

circadiane e stato dipendenti della pressione<br />

arteriosa (PA), della frequenza cardiaca (FC)<br />

e della temperature corporea interna (TCI).<br />

Oggetto del nostro studio è stato monitorare<br />

in continuo per 24h PA, FC, TCI ed EEG nei<br />

pazienti mielolesi per valutare la presenza di<br />

alterazioni nel controllo vegetativo dei<br />

parametri cardiovascolari e della TCI durante<br />

il ciclo sonno-veglia e la loro possibile<br />

associazione all’aumentato rischio<br />

cardiovascolare.<br />

Materiali e Metodi: 5 pazienti tetraplegici<br />

con lesione cervicale (C4-C7), 7 paraplegici<br />

con lesione toracica (D2-D12) e 7 controlli<br />

sani (CNT) hanno eseguito una Video-PSG di<br />

24-h in condizioni controllate.<br />

Abbiamo registrato in continuo la PA sistolica<br />

e diastolica (PAS, PAD) e la FC attraverso il<br />

device portatile Portapres. La temperatura<br />

rettale è stata monitorata a intervalli di 2<br />

minuti grazie al registratore portatile Minilogger<br />

TM. L’EEG è stato registrato in<br />

continuo attraverso un poligrafo<br />

ambulatoriale registrante I seguenti<br />

parametri C3-A2, C4-A1, O2-A1, EOG destro e<br />

sinistro, ECG, EMG del muscolo miloioideo e<br />

tibiale anteriore destro e sinistro, oltre al<br />

respiro toraco-addominale.<br />

Risultati:<br />

1. I pazienti con lesione cervicale e tracica<br />

presentano un alterazione della<br />

macrostruttura del sonno caratterizzata<br />

dalla netta prevalenza delle fasi di sonno<br />

leggero NREM rispetto ai controlli sani.<br />

2. Le modificazioni circadiane della PA sono<br />

abolite/invertite nei pazienti tetraplegici,<br />

mentre sono ridotte nei paraplegici. Non<br />

sono state riscontrate modificazioni<br />

significative dei valori giorno-notte di FC<br />

nei tre gruppi, ma i pazienti tetraplegici<br />

presentavano valori più elevai di FC nelle<br />

ore notturne rispetto ai controlli.<br />

3. L’analisi stato dipendente di PA, FC ha<br />

dimostrato che sia i tetraplegici che i<br />

paraplegici non presentano la fisiologica<br />

modulazione dei parametri cardiovascolari<br />

durante le fasi di veglia e sonno REM e<br />

NREM.<br />

4. I tetraplegici presentano una grave<br />

alterazione dell’andamento circadiano<br />

della TCI.<br />

5. L’analisi stato dipendente della TCI ha<br />

evidenziato che sia i pazienti con lesione<br />

cervicale che toracica non presentano la<br />

fisiologica modulazione della TCI durante<br />

la veglia e le varie fasi di sonno.<br />

Conclusioni: Questo è lo studio PSG più<br />

numeroso fino ad oggi eseguito in una<br />

29<br />

29


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

30<br />

popolazione di pazienti mielolesi ed è il primo<br />

studio eseguito con monitoraggio continuo<br />

dei parametri cardiovascolari e TCI. I risultati<br />

ottenuti evidenziano che i pazienti mielolesi<br />

presentano un’importante compromissione<br />

del ritmo sonno veglia e del controllo<br />

vegetativo dei parametri cardiovascolari e<br />

della TCI che potrebbe associarsi<br />

all’aumentato mortalità e morbilità<br />

riscontrata in questi pazienti.<br />

Bibliografia:<br />

1. Claydon VE, Krassioukov AV.<br />

Orthostatic hypotension and<br />

autonomic pathways after spinal cord<br />

injury. Journal of neurotrauma.<br />

2006;23(12):1713-25. Epub<br />

2006/12/23.<br />

2. Furlan JC, Fehlings MG, Shannon P,<br />

Norenberg MD, Krassioukov AV.<br />

Descending vasomotor pathways in<br />

humans: correlation between axonal<br />

preservation and cardiovascular<br />

dysfunction after spinal cord injury.<br />

Journal of neurotrauma.<br />

2003;20(12):1351-63. Epub<br />

2004/01/30.<br />

3. Krassioukov A, Claydon VE. The<br />

clinical problems in cardiovascular<br />

control following spinal cord injury: an<br />

overview. Progress in brain research.<br />

2006;152:223-9. Epub 2005/10/04.<br />

4. Myers J, Lee M, Kiratli J.<br />

Cardiovascular disease in spinal cord<br />

injury: an overview of prevalence,<br />

risk, evaluation, and management.<br />

Am J Phys Med Rehabil.<br />

2007;86(2):142-52. Epub 2007/01/26.<br />

5. Garshick E, Kelley A, Cohen SA,<br />

Garrison A, Tun CG, Gagnon D, et al. A<br />

prospective assessment of mortality<br />

in chronic spinal cord injury. Spinal<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Cord. 2005;43(7):408-16. Epub<br />

2005/02/16.<br />

6. Cortelli P, Lombardi C. Autonomic<br />

Dysfunctions in Sleep Disorders. In:<br />

Culebras A, editor. Sleep disorders<br />

and neurologic diseases. 2nd ed. New<br />

York: Informa Healthcare; 2007. p.<br />

337-48.<br />

7. Biering-Sorensen F, Biering-Sorensen<br />

M. Sleep disturbances in the spinal<br />

cord injured: an epidemiological<br />

questionnaire investigation, including<br />

a normal population. Spinal Cord.<br />

2001;39(10):505-13. Epub<br />

2001/10/20.<br />

8. Norrbrink Budh C, Hultling C,<br />

Lundeberg T. Quality of sleep in<br />

individuals with spinal cord injury: a<br />

comparison between patients with<br />

and without pain. Spinal Cord.<br />

2005;43(2):85-95. Epub 2004/12/01.<br />

9. Jensen MP, Hirsh AT, Molton IR,<br />

Bamer AM. Sleep problems in<br />

individuals with spinal cord injury:<br />

frequency and age effects. Rehabil<br />

Psychol. 2009;54(3):323-31. Epub<br />

2009/08/26.<br />

10. Biering-Sorensen F, Jennum P, Laub<br />

M. Sleep disordered breathing<br />

following spinal cord injury. Respir<br />

Physiol Neurobiol. 2009;169(2):165-<br />

70. Epub 2009/09/05.<br />

11. Adey WR, Bors E, Porter RW. EEG<br />

sleep patterns after high cervical<br />

lesions in man. Arch Neurol.<br />

1968;19(4):377-83. Epub 1968/10/01.<br />

12. Scheer FA, Zeitzer JM, Ayas NT, Brown<br />

R, Czeisler CA, Shea SA. Reduced sleep<br />

efficiency in cervical spinal cord<br />

injury; association with abolished<br />

night time melatonin secretion. Spinal<br />

Cord. 2006;44(2):78-81. Epub<br />

2005/09/01.<br />

30


a b s t r a c t b o o k<br />

Valutazione neurofisiologica dell’ipereccitabilita’ spinale nella SGSR<br />

P. Congiu, P. Tacconi, G. Gioi, F. Marrosu, M.<br />

Puligheddu<br />

Dipartimento Scienze Cardiovascolari –<br />

Università di Cagliari<br />

Obiettivi: La Sindrome delle Gambe Senza<br />

Riposo (SGSR) è una patologia molto<br />

frequente ma misconosciuta e sottostimata,<br />

arrivando ad interessare fino al 5-10% della<br />

popolazione generale. Le caratteristiche<br />

salienti della patologia sono l’impellente<br />

necessità di muovere le gambe,<br />

generalmente associata a sensazioni<br />

spiacevoli a livello delle stesse, l’andamento<br />

circadiano dei sintomi con presentazione<br />

nelle ore serali ed il beneficio derivante dal<br />

movimento. Caratteristiche associate nella<br />

quasi totalità dei casi sono i PLM e la pronta<br />

risposta alla terapia dopaminergica.<br />

Nonostante sia una patologia diffusa, ancora<br />

la sua fisiopatologia non è stata compresa<br />

totalmente. Sicuramente il sistema<br />

dopaminergico svolge un ruolo di primo<br />

livello, inoltre alcuni studi hanno evidenziato<br />

una condizione d’ipereccitabilità spinale. Lo<br />

scopo del nostro studio è stato quello di<br />

dimostrare l’ipereccitabilità spinale,<br />

<strong>media</strong>nte valutazione elettrofisiologica del<br />

sistema nervoso periferico e spinale.<br />

Materiali e Metodo: tra i pazienti affetti da<br />

SGSR afferenti al Centro del Sonno di Cagliari,<br />

sono state selezionate 15 donne, confrontate<br />

con 17 soggetti di controllo di sesso<br />

femminile, corrispondenti per età. Tutti i<br />

soggetti sono stati sottoposti avalutazione<br />

ENGper escludere eventuali cause secondarie<br />

di parestesie agli arti inferiori e per valutare<br />

l’eccitabilità spinale; analogamente a quanto<br />

proposto da Isaak nel suo studio, abbiamo<br />

considerato due parametri facilmente<br />

estrapolabili dagli esami effettuati<br />

routinariamente nei laboratori di<br />

neurofisiopatologia, la durata delle onde F<br />

(FWD) dei nervi SPI ed ulnare ed il rapporto<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

tra la FWD e la durata del CMAP (CMAPD)<br />

corrispondente.<br />

Risultati: Nessuno dei soggetti inclusi<br />

presentava alterazioni delle velocità di<br />

conduzione nervosa. La FWD <strong>media</strong> e la<br />

<strong>media</strong> del rapporto FWD/CMAPD erano in<br />

maniera statisticamente significativa più alte<br />

nel gruppo dei pazienti rispetto ai controlli<br />

per entrambi i nervi: ulnare (p


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

32<br />

Bara-Jimenez W, et al. Periodic limb<br />

movements in sleep: statedependentexcitability<br />

of the<br />

spinalflexorreflex. Neurology2000;54:1609-<br />

1616<br />

Trenkwalder C, Pauluc W. Restless legs<br />

syndrome: pathophysiology,<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

clinicalpresentation and management.<br />

NatRevNeurol2010;6:337-346<br />

Allen RP, et al. Restless legs syndrome:<br />

diagnostic criteria, special considerations and<br />

epidemiology. A report from the restless legs<br />

syndrome diagnosis and epidemiology<br />

workshop at the National Institute of health.<br />

SleepMed2003;4(2):101-109<br />

La coma recovery scale revised (crs-r) comparata con gli esami neurofisiologici (polisonnografia e<br />

potenziali evocati) nella valutazione dei disturbi prolungati di coscienza<br />

S. Lorenzut¹, S. de Biase¹, F. Basaldella¹, M.<br />

Fuccaro¹, P. Sfreddo², G. Rossato³, C.<br />

Bianconi³, G. Gigli¹<br />

¹ Centro di Medicina del Sonno, Clinica<br />

Neurologica, Università di Udine<br />

² Residenza S.S. "Pineta del Carso" – Trieste<br />

³ Neurologia - "Ospedale Sacro Cuore Don<br />

Calabria" - Negrar (VR)<br />

Obiettivi: scopo del nostro studio è di<br />

valutare l’importanza della registrazione del<br />

sonno notturno nei pazienti con disturbo<br />

prolungato di coscienza, ricercando una<br />

possibile correlazione tra valutazione clinica,<br />

caratteristiche del sonno e potenziali evocati.<br />

Per quanto a nostra conoscenza non ci sono<br />

studi che abbiano utilizzato questi esami<br />

neurofisiologici in questa tipologia di<br />

pazienti, confrontandoli con scale cliniche<br />

standardizzate, in particolare la CRS-R.<br />

Materiali e Metodi: I pazienti sono stati<br />

sottoposti a una valutazione clinica e<br />

neurofisiologia. La valutazione clinica<br />

prevedeva l’applicazione delle seguenti scale:<br />

CRS-R, Disability Rating Scale (DRS) and<br />

Glasgow Coma Scale (GCS). La valutazione<br />

neurofisiologica prevedeva invece la<br />

polisonnografia delle 24 ore, e potenziali<br />

evocati multimodali (PESS, PEV, BAEP) e<br />

cognitivi (P300 e MMN).<br />

Risultati: Il punteggio medio alla CRS- R dei<br />

pazienti in Stato Vegetativo era di 4,61±1,58<br />

vs 9,00±0,71 dei pazienti in Stato di Minima<br />

Coscienza.In 7 pazienti la polisonnografia<br />

delle 24 ore aveva evidenziato la presenza di<br />

un sonno ben strutturato (alternanza sonnoveglia,<br />

ciclicità, alternanza REM-NREM,<br />

presenza di k-complex e fusi del sonno); In<br />

tali pazienti il punteggio medio delle CRS- R<br />

era di 8,14 ±1,68, a differenza dei 16 pazienti<br />

restanti in cui mancava uno o più di questi<br />

elementi, il cui punteggio medio era di<br />

4,31±1,54 (p


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Alterazioni dei pattern spontanei di local coherence e network topology in pazienti con osas.<br />

Santarnecchi E. 1 2 , Del Bianco C. 1 2 , Sicilia I. 1<br />

2 , Marino. D. 1 2 , Polizzotto N. 3 , Vatti G. 1 2 ,<br />

Rocchi R. 1 2 , Rossi A. 1<br />

1<br />

Department of Neurological and<br />

Neurosensorial Sciences, University of Siena,<br />

Italy.<br />

2<br />

Centre for Sleep Medicine, University of<br />

Siena, Italy<br />

3<br />

University of Pittsburgh, Psychiatry section,<br />

PA, U.S.A.<br />

Obiettivi. Numerose evienze supportano un<br />

impatto dell’OSAS sull’integrità della sostanza<br />

bianca e grigia corticali (maggior<br />

interessamento del lobo temporale,<br />

dell’ippocampo, della corteccia cingolata<br />

anteriore e cervelletto) [Macey et al. 2008],<br />

un possibile decremento del metabolismo<br />

cerebrale nell’emisfero destro [PET, Yaouhi et<br />

al. 2009], alterazioni del rapporto NAA/Cr-<br />

Cho/Cr in aree frontali e nel talamo [SPECT,<br />

Algin et al. 2012]. Inoltre, studi di fMRI hanno<br />

evidenziato un possibile riarrangiamento dei<br />

network funzionali ingaggiati in compiti di<br />

attenzione, decision making e memoria<br />

(Ayalon et al. 2006). Nell’ultimo decennio,<br />

l’analisi dell’informazione inerente le<br />

fluttuazioni a bassa frequenza del segnale<br />

BOLD-fMRI acquisito durante resting state<br />

(rs-fMRI) si è dimostrata un tool di adeguata<br />

affidabilità e sensitività sia per la detezione di<br />

condizioni di interesse<br />

neurologico/psichiatrico, sia per la<br />

modellizzazione del funzionamento cognitivo<br />

in soggetti sani (Fox et al. 2010). Attualmente<br />

non vi sono evidenze di tali indagini in<br />

pazienti affetti da OSAS, pertanto il nostro<br />

contributo si compone di un’originale analisi<br />

del profilo di rs-fMRI in pazienti con apnee<br />

del sonno di livello grave.<br />

Materiali. 20 pazienti con OSAS grave (età<br />

55yrs+/-8, BMI 28+/-1) e 20 controlli sani<br />

comparabili per età, livello di istruzione, BMI<br />

e sesso sono stati sottoposti a: visita<br />

specialistica con un esperto di medicina del<br />

sonno, polisonnografia, diario del sonno, ESS,<br />

MRI-fMRI. Criteri di esclusione: storia di<br />

disturbi psichiatrici-neurologici, età >65 anni,<br />

lesioni evidenti in sequenze MRI T2, MMSE<br />


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

34<br />

saranno necessarie per valutare la<br />

reversibilità di tali pattern in seguito a<br />

trattamento tramite Cpap.<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Fig. 1 Pipeline di analisi in ambiente MATLAB, con integrazione dei pacchetti software FSL, SPM,<br />

AFNI. Sono illustrati gli steps dal preprocessing delle immagini strutturali/funzionali fino alla<br />

computazione delle metriche di topologia del network cerebrali a riposo<br />

Fig. 2 Intrinsic brain local coherence profiles. Figure show regional homogeneity mapping across<br />

healthy controls (A) and OSA patients (B) (One-sample t test; P < 0.001, FDR correction). Significant<br />

ReHo clusters observed in both groups include default mode network (DMN) areas , like<br />

precuneus and posterior cingulate cortex. OSA patients didn’t show DMN bilateral parietal and<br />

frontal (mainly middle prefrontal cortex) nodes. Radiological convention.<br />

34


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Fig. 3 Results of PSG-ReHo correlational analysis. Red and blue clusters represent positive and<br />

negative correlation (Pearson correlation coefficient, p < 0.05, Montecarlo correction) between<br />

regional homogeneity values and clinical indexes in OSA patients (AHI= apnea-hypopnea index;<br />

Sa02min= lowest nocturnal oxygen saturation (SpO2) value; T


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

36<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Fig. 4 Regions showing differences in smoothed and unsmoothed fALFF values between OSA and<br />

healthy controls Panel A shows fALFF results, regarding an increased spontaneous activity in right<br />

middle and superior temporal gyri, Heschls gyrus and Insula Panel B shows axial, sagittal and<br />

coronal views of OSA vs Controls contrast result using fALFF with no smoothing, highlighting an<br />

increase in OSA patients of bilateral thalamus spontaneous low-frequency fluctuation Panel C<br />

shows the cluster of hypoactivation that partially overlap with thalamus structures in OSA patients<br />

Panel D shows the cyto-architectonic mapping of significant clusters on to different thalamus<br />

regions, divided by using a thalamo-cortical projection criteria Rows displayed areas that overlap<br />

with significant clusters, while columns represents different probability classes Dark-blue/dark-red<br />

color-code representation indicate over/underrepresentation of different regions into clusters,<br />

Quotient (Q) stand for how much more likely this area was observed in the functionally defined<br />

volume Both left and right thalamic clusters show an overlap with somatosensory, motor and<br />

premotor-linked thalamic regions.<br />

36


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Fig. 5 Thalamus functional connectivity differences. Panel A, B and C respectively show the<br />

differences between seed-based functional connectivity profile of thalamus regions linked to<br />

somatosensory, premotor and motor cortex. Showed clusters represent increased functional<br />

connectivity in OSA patients respect to healthy controls (p.


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

38<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Fig. 6 Results of univariate analysis of functional connectivity data. Figure shows statistically<br />

increased (red) or decreased (blue) vertex properties in OSA patients respect to controls. Images<br />

are in neurological format. Abbreviations: IFGtriang=Inferior frontal gyrus triangular part;<br />

IFGoperc=Inferior frontal gyrus opercular part; PoCG=Postcentral gyrus; PreCG=Precentral gyrus;<br />

STG=Superior temporal gyrus.<br />

38


a b s t r a c t b o o k<br />

Effetti della deprivazione di sonno sull’eccitabilita’ corticale<br />

M. Gorgoni 1 , F. Ferlazzo 1 , F. Moroni 2 , S.<br />

Donarelli 1 , A. D’Atri 1 , S. Fanelli 1 , I. Gizzi<br />

Torriglia 1 , G. Lauri 1 , S. Sdoia 1 , M. Ferrara 3 , C.<br />

Marzano 1 , P.M. Rossini 4 , L. De Gennaro 1<br />

1. Dipartimento di Psicologia, Università di<br />

Roma “Sapienza”, Roma<br />

2. Dipartimento di Psicologia, Università di<br />

Bologna, Bologna<br />

3. Dipartimento di Scienze della Salute,<br />

Università di L’Aquila, L’Aquila<br />

4. Università Cattolica di Roma, Roma<br />

Obiettivi: gli effetti degradanti su vigilanza e<br />

performance cognitiva indotti dalla<br />

deprivazione di sonno (SD) suggeriscono<br />

l’esistenza di alterazioni nell’attività di<br />

specifici circuiti corticali. Studi animali<br />

indicano la presenza di un incremento<br />

dell’eccitabilità corticale dopo veglia<br />

prolungata, mentre le ricerche sull’umano<br />

portano a risultati contrastanti.<br />

Recentemente è stato osservato un chiaro<br />

incremento dell’eccitabilità corticale frontale<br />

nell’umano, valutato tramite TMS-evoked<br />

potentials (TEPs), in seguito a SD (Huber et<br />

al., 2012). Nel presente studio abbiamo<br />

utilizzato i potenziali evocati<br />

somatosensoriali (SEPs) allo scopo di valutare<br />

gli effetti della SD sull’eccitabilità corticale<br />

nell’umano.<br />

Materiali e metodo: all’interno di un<br />

protocollo di SD della durata di 40 ore, 16<br />

soggetti sperimentali sono stati sottoposti a 4<br />

sessioni sperimentali (ore 11.00 e 23.00 del<br />

primo e del secondo giorno) con: a)<br />

valutazione della sonnolenza soggettiva<br />

tramite Karolinska Sleepiness Scale (KSS,<br />

Akerstedt e Gillberg, 1990); b) registrazione<br />

dei SEPs.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Risultati: dai risultati della KSS è emerso un<br />

incremento della sonnolenza auto-percepita<br />

in seguito a SD. Per quanto riguarda i SEPs, la<br />

veglia prolungata ha indotto un incremento<br />

progressivo dell’ampiezza delle componenti<br />

P14, P25 e P40 in corteccia somatosensoriale.<br />

Inoltre, dai confronti statistici (t di Student)<br />

tra SEPs Pre- e Post-SD è emerso un<br />

incremento del voltaggio in aree posteriori ed<br />

un decremento in aree anteriori in seguito a<br />

SD nella finestra temporale compresa tra 24<br />

e 27 ms (intorno alla componente P25). Le<br />

modificazioni SD-dipendenti del voltaggio dei<br />

SEPs nelle aree posteriori sono risultate<br />

correlate positivamente con i risultati della<br />

KSS.<br />

Discussione e conclusioni: La SD sembra<br />

indurre un sostanziale incremento<br />

dell’eccitabilità corticale somatosensoriale, in<br />

linea con quanto osservato negli studi<br />

sull’animale e nel lavoro di Huber et al.<br />

(2012). Le modificazioni della topografia<br />

corticale dei SEPs in seguito a SD sembrano<br />

essere in relazione con l’incremento della<br />

sonnolenza soggettiva. Il sonno, pertanto,<br />

sembrerebbe avere un ruolo fondamentale<br />

nel mantenere l’eccitabilità corticale al di<br />

sotto di un livello superato il quale potrebbe<br />

interferire con la normale performance<br />

cognitiva.<br />

Bibliografia<br />

1. Huber R., Mäki H., Rosanova M., Casarotto<br />

S., Canali P., Casali A.G., Tononi G., Massimini<br />

M. Human Cortical Excitability Increases with<br />

Time Awake. Cerebral Cortex 2012;<br />

doi:10.1093/cercor/bhs014.<br />

2. Akerstedt T., Gillberg M. Subjective and<br />

objective sleepiness in the active individual.<br />

Int. J. Neurosci. 1990; 52, 29-37.<br />

39<br />

39


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

40<br />

MISCELLANEA – I SESSIONE<br />

COMUNICAZIONI ORALI<br />

Caratteristiche cliniche e polisonnografiche del sonno nella sclerosi multipla, uno studio<br />

preliminare.<br />

D. Arnaldi 1 , F. Famà 1 , C. Manfredi 1 , A.<br />

Primavera 1 , L. Roccatagliata 2 , C. Mattei 2 , L.<br />

Bonzano 2 , L. Cocito 2 , M. Pardini 2 .<br />

1) Centro di Fisiopatologia del Sonno,<br />

DiNOGMI, Genova.<br />

2) Clinica Neurologica, DiNOGMI, Genova.<br />

Obiettivi: I disturbi del sonno sono stati<br />

riscontrati in pazienti affetti da sclerosi<br />

multipla (SM) con una frequenza superiore<br />

rispetto alla popolazione generale. Tali<br />

disturbi, oltre ad essere associati ad un<br />

aumentato rischio di mortalità e morbilità,<br />

possono peggiorare o mascherare alcuni<br />

sintomi comunemente riscontrati nella SM<br />

quali la depressione, l’ansia, il dolore e la<br />

fatica. Scopo del presente studio è di valutare<br />

le caratteristiche cliniche e polisonnografiche<br />

in un gruppo di pazienti con SM recidivanteremittente<br />

(SM-RR).<br />

Metodi: Sono stati selezionati pazienti early<br />

SM-RR afferenti al centro per le malattie<br />

demielinizzanti del nostro dipartimento con<br />

anamnesi negativa per patologie<br />

neuropsichiatriche e disturbi del sonno. Tutti<br />

i pazienti hanno effettuato una<br />

polisonnografia (PSG) domiciliare che<br />

comprendesse lo studio macrostrutturale del<br />

sonno, lo studio cardio-respiratorio e<br />

l’attività muscolare degli arti inferiori. Sono<br />

stati inoltre valutati la qualità del sonno<br />

(Pittsburgh Sleep Quality Index-PSQI), la<br />

sonnolenza diurna (Epworth Sleepiness Scale-<br />

ESS), il grado di severità di malattia<br />

(Expanded Disability Status Scale-EDSS), la<br />

fatica (Modified Fatigue Inventory Scale-<br />

MFIS), le funzioni attentive (Symbol Digit<br />

Modalities Test-SDMT) e la depressione (Beck<br />

Depression Inventory-BDI). È stata infine<br />

effettuata, in tutti i pazienti, una risonanza<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

magnetica cerebrale con tecniche di<br />

diffusione.<br />

Risultati: Sono stati registrati 7 pazienti, 6 F e<br />

1 M, età 43,6±5,8, BMI 24,1±2,2, con un<br />

tempo di malattia di 9,1±4,8 anni. I parametri<br />

polisonnografici hanno mostrato un AHI di<br />

6,6±5,8 (0-14,7), un ODI di 6,8±8,0 (0-15,8),<br />

un indice PLM di 16,9±25,4 (3,4-73,3),<br />

un’efficienza del sonno di 65,8%±13,5 (47,1-<br />

89,9), una latenza all’addormentamento di<br />

107,7±62,8 minuti (8-188,5) ed una veglia<br />

infra-sonno (WASO) di 64,4±37,6 minuti<br />

(20,5-116). Il Suggested Immobilization Test<br />

(SIT) è risultato positivo in 4 pazienti. La<br />

valutazione clinica ha evidenziato un PSQI di<br />

6,7±2,5 (4-11), una<br />

ESS di 6,6±1,4 (5-9), una EDSS di 2,1±1,1 (1-<br />

4), una MFIS di 27,0±6,9 (16-35), un SDMT di<br />

45,3±9,9 (35-62) ed una BDI di 4,3±3,5 (0-9).<br />

Conclusioni: I dati preliminari del presente<br />

studio hanno confermato la presenza di<br />

disturbi del sonno nei pazienti SM,<br />

soprattutto un disturbo a tipo PLMs ed una<br />

ridotta efficienza del sonno, con<br />

caratteristiche di mispercezione, che<br />

potrebbe svolgere un ruolo nella percezione<br />

della fatica da parte di tali pazienti. Analisi<br />

successive su di un campione più numeroso,<br />

sufficiente per effettuare un’analisi statistica<br />

tra tali dati ed i dati di neuroimmagine,<br />

potrebbero aiutare nella comprensione dei<br />

substrati neuroanatomici di tali riscontri.<br />

Bibliografia:<br />

1. Brass SD, Duquette P, Proulx-Therrien<br />

J, Auerbach S. Sleep disorders in<br />

patients with multiple sclerosis. Sleep<br />

Med Rev 2010;14:121-129.<br />

2. Li Y, Munger KL, Batool-Anwar S, De<br />

Vito K, Ascherio A, Gao X. Association<br />

of multiple sclerosis with restless legs<br />

40


a b s t r a c t b o o k<br />

syndrome and other sleep disorders<br />

in women. Neurology 2012;78:1500-<br />

1506.<br />

3. Neau JP, Paquereau J, Auche V, et al.<br />

Sleep disorders and multiple sclerosis:<br />

a clinical and polysomnography study.<br />

Eur Neurol 2012;68:8-15.<br />

Il sonno e lo stato vegetativo: uno studio<br />

descrittivo polisonnografico.<br />

R.Cremascoli 1 , D.Arnaldi 2 , M.Terzaghi 1 , F.De<br />

Carli 3 , G.Maggioni 4 , C.Pistarini 4 , A.Moglia 5 ,<br />

R.Manni 1<br />

1 U.O. Medicina del Sonno ed Epilessia -<br />

Istituto Neurologico Nazionale IRCCS “C.<br />

Mondino”. Pavia<br />

2 DiNOG, Neurofisiologia Clinica, Genova.<br />

3 Istituto di Bioimmagini e Fisiologia<br />

Molecolare CNR, Genova<br />

4 Unità Risveglio, I.R.C.C.S. Fondazione S.<br />

Maugeri, Pavia<br />

5 Unita’ Complessa Neurofisiologia Clinica<br />

Neurologica.Universita’ di Pavia<br />

Obiettivi: Nonostante nei pazienti in Stato<br />

Vegetativo (SV) si assista alla persistenza di<br />

stati comportamentali suggestivi per la<br />

presenza di sonno, l'esistenza reale di pattern<br />

di sonno in questi pazienti e il loro significato<br />

rispetto all'evoluzione dello Stato Vegetativo<br />

sono lungi dall'essere stabiliti. Questo studio<br />

ha lo scopo di indagare l’esistenza di pattern<br />

sonno-veglia nei pazienti in Stato Vegetativo<br />

Persistente e di valutare le possibili<br />

correlazioni tra i risultati PSG e l'evoluzione<br />

clinica del disturbo di coscienza.<br />

Materiali E Metodi: 27 soggetti (età <strong>media</strong><br />

52.6 ± 19.4; 18 M), con diagnosi di SV<br />

persistente a differente eziologie (14<br />

traumatica; 13 non traumatica) sono stati<br />

valutati <strong>media</strong>nte polisonnografia 24 ore<br />

portile entro 11 mesi (<strong>media</strong> 3.5 ± 2.3) dopo<br />

l'insulto. baseline. I pazienti sono stati<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

valutati tramite Coma Recovery Scale –<br />

revised (CRS-R) ad un Follow up di 16.7 ± 11.0<br />

mesi. E’ stato valutato l’effetto degli elementi<br />

rilevabili alla PSG (applicabilità stadiazione<br />

del sonno, presenza di REMs, presenza di Kcomplex/<br />

spindles, presenza di SWS,<br />

alternanza sonno-veglia) sul punteggio totale<br />

CRS-R e sull’outcome clinico.<br />

Risultati: L’evoluzione clinica è stata: 8<br />

decessi; 7 SV Permanente; 9 Stato minima<br />

coscienza, 3 recupero coscienza.<br />

La stadiazione del sonno è stata applicabile in<br />

9 pazienti, mentre una alternanza sonnoveglia<br />

è presente in 14 pazienti.<br />

Il punteggio totale della CRS-R correla con<br />

l’età (p = 0.002), una maggior strutturazione<br />

del sonno (in particolare la stadiabilità del<br />

sonno e la presenza di REMs, p= 0.007) e il<br />

punteggio della CRS-R totale al baseline (p=<br />

0.007).<br />

La stadiabilità del sonno e la presenza di<br />

REMs correlano con un migliore outcome<br />

clinico (p= 0.0001 e p= 0.001<br />

rispettivamente).<br />

Conclusioni: Appare evidente come sia<br />

difficoltoso applicare i comuni criteri di<br />

stadiazione, con la possibilità di eseguire una<br />

stadiazione tradizionale in circa 1/3 dei<br />

pazienti. Nei restanti casi sono stati osservati<br />

pattern EEG-poligrafici caratterizzati da isolati<br />

elementi fasici.<br />

I parametri PSG che meglio correlano con un<br />

miglior andamento clinico sono l’applicabilità<br />

della stadiazione convenzionale e la presenza<br />

di REMs.<br />

Inoltre una miglior organizzazione globale del<br />

sonno correla con un miglior andamento<br />

clinico, che si riflette in un miglior punteggio<br />

alla CRS-R. In accordo con i dati presenti in<br />

letteratura, anche l’età correla con un miglior<br />

andamento clinico. Questi dati evidenziano il<br />

ruolo dell’indagine PSG per la valutazione<br />

prognostica dei pazienti in Stato Vegetativo<br />

Persistente.<br />

41<br />

41


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

42<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Modificazione dello schema corporeo e contenuto onirico in soggetti sottoposti a intervento<br />

chirurgico di amputazione<br />

V Francese 1 , A Giordano 1 , M Boffano 2 , R<br />

Piana 2 , E Boux 2 , A Cicolin 1<br />

1<br />

Centro di Medicina del Sonno –<br />

Dipartimento di Neuroscienze<br />

2<br />

S.C. Ortopedia Oncologica e Ricostruttiva –<br />

AO CTO/Maria Adelaide<br />

Torino<br />

Obiettivo: valutazione del vissuto relativo<br />

alla corporeità, del contenuto onirico e delle<br />

eventuali modificazioni dello schema<br />

corporeo, ivi compresi il fenomeno definito<br />

arto fantasma e la telescopia in pazienti<br />

affetti da sarcoma sottoposti ad intervento di<br />

amputazione.<br />

Metodi: sono stati reclutati 27 pazienti<br />

consecutivi afferenti al S.C. Ortopedia<br />

Oncologica e Ricostruttiva. Criteri di<br />

inclusione: diagnosi di sarcoma dell’osso o<br />

delle parti molli, età minima 14 anni, ≤ 1anno<br />

da intervento chirurgico. Criteri di esclusione:<br />

compromissione cognitiva, patologie<br />

psichiatriche, precedenti deficit nervosi o<br />

amputazioni. Due gruppi di studio:<br />

retrospettivo, pazienti stabilizzati (≤ 1 anno<br />

da intervento chirurgico); prospettico,<br />

pazienti sottoposti a intervento recente<br />

valutati entro 1 mese dall’intervento (T0) e<br />

rivalutati a 4 mesi (T1).<br />

Materiali: questionario sull’arto fantasma di<br />

Koojiman, diario dei sogni settimanale e<br />

rievocazione sogno recente, questionario sul<br />

dolore West Haven-Yale Multidimensional<br />

Pain Inventory, questionario sull’immagine<br />

corporea Body Image Concern Inventory.<br />

Analisi statistica <strong>media</strong>nte SPSS 19.0<br />

(<strong>media</strong>+/-SD, p


a b s t r a c t b o o k<br />

• [4] Shukla G.D. et al.. Phantom Limb:<br />

A Phenomenological Study. Brit. J.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Psychiat. 1982; 141: 54-58<br />

Valutazione della gravità e della natura del sintomo fatica nei disturbi del sonno, prima e dopo<br />

trattamento, ed in altre malattie neurologiche.<br />

E. Di Coscio 1 , N.T. Economou 2 , M. Manconi 2 ,<br />

E. Bonanni 1 , G. Orlandi 1 , S. Marelli 3 , C.<br />

Gobbi 2 , L. Petrini-Klieber 2 , E. Iacopini 1 , L.<br />

Carnicelli 1 , C. Zecca 2 , M. Gola-Bricalli 2 , C.<br />

Cereda 2 , C. Limoni 2 , O. Petrini 2 , L. Ferini-<br />

Strambi 3 , C. Bassetti 2, 4 .<br />

1) Dipartimento di Neuroscienze, Università<br />

di Pisa<br />

2) Neurocentro della Svizzera Italiana,<br />

Lugano, Svizzera<br />

3) Centro del Sonno – Università San<br />

Raffaele, Milano<br />

4) Clinica Neurologica. Università di Berna,<br />

Svizzera<br />

Obiettivi: Nonostante il sintomo fatica mostri<br />

una elevata prevalenza in ambito<br />

neurologico, essa resta attualmente sotto<br />

diagnosticata, in particolare nel contesto dei<br />

disturbi del sonno (DS). Circa il rapporto tra<br />

fatica e DS, numerosi punti necessitano<br />

ancora di una risposta: la correlazione tra<br />

gravità della fatica e del DS, l’effetto del<br />

trattamento del SD sulla stessa ed infine il<br />

chiarire se il paziente con DS e fatica si<br />

riferisca strettamente ai sintomi della fatica<br />

oppure alle sue conseguenze<br />

comportamentali. Questi aspetti<br />

rappresentano gli obiettivi del nostro studio.<br />

Metodo: Uno studio prospettico,<br />

osservazionale, multicentrico, condotto su<br />

694 pazienti affetti da DS (447M, 247F, età<br />

<strong>media</strong> 54.27±13.13 aa), 131 controlli sani<br />

negativi per fatica (52M, 60F, età <strong>media</strong><br />

52.12±11.24 aa), 41 pazienti con sclerosi<br />

multipla (SM) (13M, 28F, età 25.24±7.24 aa)<br />

e 15 pazienti con pregresso stroke (8M, 7F,<br />

età <strong>media</strong> 47.68±10.89 aa). I DS mostravano<br />

la seguente rappresentazione: apnee<br />

notturne (44.6%), insonnia (21.9%),<br />

RLS/PLMs (8.1%), EDS/ipersonnia di altra<br />

origine (8.1%), parasonnia (7.4%), narcolessia<br />

con cataplessia (1.2%), altri disturbi del ritmo<br />

sonno-veglia (1.6%); una combinazione di più<br />

DS era evidente nel 7.1%. A pazienti e<br />

controlli sono state somministrate due<br />

differenti scale per la valutazione della fatica:<br />

la Fatigue Scale (FS) e la Fatigue Severity<br />

Scale (FSS). La FS è in grado di individuare i<br />

sintomi di fatica (sia fisica che mentale),<br />

mentre la FSS valuta i sintomi di fatica ed i<br />

suoi effetti comportamentali. Per ciò che<br />

riguarda i pazienti con DS, le scale sono state<br />

somministrate sia nel pre che nel post<br />

trattamento. I cut-off di normalità della FS e<br />

della FSS sono rispettivamente 3/4 e 4.<br />

Risultati: Il punteggio della FSS si è rivelato<br />

superiore al range di normalità sia nei<br />

pazienti con DS che con SM (DS: 4.1±1.7, SM:<br />

4.2±1.7), mentre la FS indicava valori<br />

patologici soltanto nei pazienti con DS (DS:<br />

4.5±4.4, SM: 3.2±3.3). Pazienti con pregresso<br />

stroke e controlli ottenevano invece punteggi<br />

nel range di normalità (stroke FS: 2.9±3.4,<br />

FSS: 3.9±1.6, controlli FS: 2.3±3.4, FSS:<br />

3.0±1.4). Pertanto la FSS ha individuato valori<br />

di fatica significativamente più elevati nei<br />

pazienti DS ed SM rispetto ai controlli<br />

(p


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

44<br />

Infine, il trattamento del DS si associa ad un<br />

significativo miglioramento dei sintomi della<br />

fatica e delle sue ripercussioni sulla vita<br />

quotidiana.<br />

Melatonina endogena ed esogena in un paziente con sindrome di fase di sonno ritardata<br />

A.Sciortino 1 ; R.Piazza 1 ; G.Milioli 2 ; A. Grassi<br />

2 , C.Gnocchi 3 , M.Dipalo 3 , R.Aloe 3 , A.Sgoifo 1 ;<br />

L.Parrino 2 ; M. G.Terzano 2<br />

1 Università degli Studi di Parma<br />

Dipartimento di Neuroscienze;<br />

2 Centro di Medicina del Sonno, AOU Parma;<br />

3 Biochimica a Elevata Automazione, AOU<br />

Parma.<br />

Obiettivi: utilizzo di tamponi salivari per<br />

determinare la concentrazione della<br />

melatonina endogena ed esogena nella<br />

saliva. Premessa: la melatonina viene<br />

prodotta dalla ghiandola pineale in condizioni<br />

di oscurità facilitando la sincronizzazione del<br />

ritmo circadiano con il ciclo luce-buio.<br />

L’ormone svolge, tra gli altri, anche un ruolo<br />

di regolatore della temperatura corporea. La<br />

determinazione della concentrazione della<br />

melatonina nei fluidi biologici, <strong>media</strong>nte la<br />

definizione della Dim Light Melatonin Onset<br />

(DLMO), offre un parametro biologico<br />

oggettivo per la valutazione del ritmo<br />

circadiano a fini diagnostico-terapeutici. Il<br />

monitoraggio dell’andamento della<br />

melatonina ha previsto finora l’utilizzo di<br />

metodi invasivi, come prelievi ematici sia<br />

durante il giorno che durante le ore notturne,<br />

giustificando sforzi tecnologici verso soluzioni<br />

alternative. Materiali e Metodi: 5 volontari<br />

sani hanno effettuato prelievi sequenziali di<br />

saliva, tramite l’utilizzo di semplici tamponi di<br />

cotone (salivette), in condizioni basali e dopo<br />

assunzione di melatonina a rilascio<br />

controllato (Armonia® Retard 3 mg di<br />

Nathura). Il kit Direct Saliva Melatonin RIA dei<br />

laboratori BUHLMANN è stato utilizzato per<br />

la determinazione della concentrazione della<br />

melatonina nella saliva. I campioni di saliva,<br />

raccolti dalle salivette per centrifugazione,<br />

sono stati analizzati tramite un<br />

radioimmunodosaggio a doppio anticorpo. I<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

campioni, i controlli ed i calibratori sono stati<br />

incubati con un anticorpo anti-melatonina e<br />

con melatonina marcata con I 125 . La<br />

melatonina marcata con I 125 compete con la<br />

melatonina presente nei campioni, nei<br />

calibratori e nei controlli. La frazione legata<br />

all’anticorpo è stata fatta precipitare in<br />

seguito all’incubazione con un secondo<br />

anticorpo anti-melatonina in fase solida, e<br />

contando la reattività associata a questa<br />

frazione, tramite la costruzione di una curva<br />

di taratura si è proceduto alla<br />

determinazione della concentrazione della<br />

melatonina. La metodologia è stata<br />

automatizzata con l‘utilizzo dell’ analizzatore<br />

Stratec SR300. Risultati: per tutti e 5 i<br />

volontari si è riuscito a determinare la DLMO,<br />

che veniva raggiunta in <strong>media</strong> alle ore 22:40.<br />

Negli stessi volontari l’assunzione di<br />

melatonina esogena a rilascio controllato,<br />

effettuata 1 ora prima della DLMO calcolata,<br />

ha determinato una modificazione della<br />

curva di dosaggio con la comparsa di un picco<br />

ad 1 ora dall’assunzione del farmaco, seguito<br />

dalla permanenza di alti valori di melatonina<br />

nel corso di tutta la notte. Discussione:<br />

L’utilizzo di tamponi salivari ha indubbi<br />

vantaggi per la determinazione della<br />

melatonina, è un test facilmente eseguibile al<br />

domicilio. Oltre al notevole miglioramento<br />

della compliance, l’efficacia della<br />

determinazione della melatonina nella saliva<br />

consente anche di effettuare un maggior<br />

campionamento del paziente nel tempo,<br />

rispetto invece al numero limitato di prelievi<br />

di sangue effettuabili. Questo permette una<br />

visione più ampia e completa dell’andamento<br />

della melatonina nelle diverse fasi della<br />

giornata. Tale metodica ha inoltre consentito<br />

di monitorare la cinetica della melatonina<br />

esogena a rilascio controllato nel corso della<br />

notte.


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Melatonina endogena ed esogena in un paziente con sindrome di fase di sonno ritardata<br />

R.Piazza 1; A.Sciortino 1 ; A. Grassi 2 ; G.Milioli 2 ;<br />

C.Gnocchi 3 ; M.Dipalo 3 ; R.Aloe 3 ; A.Sgoifo 1 ;<br />

L.Parrino 2 ; M. G.Terzano 2<br />

1 Università degli Studi di Parma<br />

Dipartimento di Neuroscienze;<br />

2 Centro di Medicina del Sonno, AOU Parma;<br />

3 Biochimica a Elevata Automazione, AOU<br />

Parma.<br />

Obiettivi: Misurare la melatonina endogena<br />

ed esogena in un paziente con sindrome di<br />

fase di sonno ritardata (SFSR).<br />

Materiali e metodi: Paziente di 17 anni con<br />

SFSR. Dalla compilazione del diario del sonno<br />

viene confermato che l’orario medio di<br />

addormentamento è alle ore 3. Mediante<br />

l’utilizzo del kit Buhlmann (Direct Salive<br />

Melatonin), vengono misurate le<br />

concentrazioni di melatonina endogena per<br />

determinare la DLMO (dim light melatonin<br />

onset). Vengono effettuati 7 prelievi salivari<br />

(uno ogni ora), a partire da 3 ore prima<br />

dell’ora <strong>media</strong> di addormentamento fino a 3<br />

ore dopo. In base alla determinazione della<br />

DLMO al paziente viene somministrata<br />

regolarmente melatonina a rilascio<br />

controllato (Armonia® Retard 3 mg di<br />

Nathura) 3 ore prima della DLMO. Al mattino,<br />

appena sveglio, il paziente si sottopone a<br />

fototerapia (10000 lux per almeno 20<br />

minuti). Dopo 2 mesi di trattamento, la<br />

concentrazione salivare della melatonina<br />

esogena viene misurata nell’arco delle 24 ore<br />

(dalle 20:00 alle 20:00 del giorno dopo),<br />

<strong>media</strong>nte 13 prelievi<br />

Risultati: Il paziente con sindrome di fase di<br />

sonno ritardata presenta concentrazioni di<br />

partenza di 0,8 pg/ml raggiungendo un picco<br />

di 43,13 pg/ml alle 05:00 con DLMO alle<br />

00:15. Il paziente trattato con melatonina<br />

esogena a rilascio controllato raggiunge un<br />

picco di 4656 pg/ml 90 minuti dopo<br />

l’assunzione. Al risveglio (h 9:00) il valore<br />

misurato è di 59,2 pg/ml ma dopo<br />

l’esposizione alla luce (fototerapia) i valori<br />

scendono bruscamente a 16,67 pg (ore<br />

10:30).<br />

Discussione: La misurazione della melatonina<br />

endogena ha consentito di determinare il<br />

ritardo della DLMO (00.30) confermando un<br />

SFSR. Rispetto allo studio condotto su<br />

volontari sani, i valori di picco della<br />

melatonina endogena nel paziente sono<br />

risultati posticipati e quasi doppi. Al<br />

contrario, le concentrazioni notturne di<br />

melatonina esogena hanno raggiunto valori<br />

meno elevati rispetto ai volontari sani. A<br />

distanza di 24 ore dalla somministrazione<br />

orale di melatonina esogena (ore 20.00), la<br />

concentrazione salivare di melatonina aveva<br />

recuperato valori basali (2 pg/ml).<br />

Conclusioni: La disponibilità di tamponi<br />

salivari consente di monitorare l’andamento<br />

della melatonina endogena ed esogena con<br />

minori disagi di prelievo delineando la curva<br />

in maniera non cruenta. La determinazione<br />

del DLMO ha consentito di stabilire l’orario<br />

più congeniale di somministrazione di<br />

melatonina esogena nel paziente con SFSR<br />

L’uso regolare di melatonina nella<br />

formulazione Armonia® Retard (Nathura s.r.l)<br />

, abbinato alla fototerapia, ha anticipato il<br />

ritmo sonno-veglia. Gli elevati livelli di<br />

melatonina al risveglio, durante il<br />

trattamento con melatonina esogena,<br />

suggeriscono di sottoporre il paziente alla<br />

fototerapia.<br />

45


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

46<br />

Terapia coadiuvante di stabilizzazione del sonno notturno in paziente affetto da sindrome<br />

narcolettica e instabilita’ ipnica microstrutturale.<br />

A. Grassi, G. Milioli, S. Riccardi, F. De Paolis,<br />

N. Azzi, I. Pollara, A. Abramo, L. Parrino, M.G.<br />

Terzano<br />

Centro Interdipartimentale di Medicina del<br />

Sonno, Clinica Neurologica, Ospedale<br />

Maggiore di Parma.<br />

Obiettivi: valutare gli effetti della terapia con<br />

trazodone in paziente affetto da sindrome<br />

narcolettica e concomitante instabilità<br />

microstrutturale del sonno notturno.<br />

Materiali: paziente maschio, 23 anni, afferito<br />

presso il nostro Centro per eccessiva<br />

sonnolenza diurna con colpi di sonno<br />

incoercibili, sonno frammentato e non<br />

ristoratore, veniva indagato con<br />

polisonnografia notturna completa e<br />

successivo Multi Sleep Latency Test (MSLT),<br />

che risultavano compatibili con sindrome<br />

narcolettica. Contestuale riscontro di lieve<br />

riduzione percentuale del sonno ad onde<br />

lente (20% del tempo totale di sonno TST),<br />

associato a significativa instabilità<br />

microstrutturale (CAP rate: 59%), in assenza<br />

di disturbi respiratori o motori in sonno.<br />

Positiva la tipizzazione genetica per HLA<br />

DQB1 0602. Il paziente veniva posto in<br />

trattamento con modafinil 100 mg x2/die<br />

associata a terapia comportamentale (nap<br />

diurni), con parziale controllo della<br />

sonnolenza diurna. Persisteva sonno<br />

frammentato e percezione di scarso ristoro al<br />

risveglio mattutino.<br />

Metodi: alla luce degli elevati valori di CAP<br />

rate, si impostava in add on ciclo di<br />

stabilizzazione ipnica con trazodone 75 mg,<br />

protratto per 18 mesi, al termine del quale si<br />

ripeteva controllo strumentale con PSG<br />

notturna completa.<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Risultati: parallelamente al dato clinico di<br />

sonno maggiormente ristoratore e miglior<br />

controllo della sonnolenza diurna, il tracciato<br />

polisonnografico mostrava un incremento<br />

degli stadi profondi di sonno NREM (28% del<br />

TST), associato a netta riduzione<br />

dell’instabilità micro strutturale, compatibile<br />

con la condizione narcolettica (CAP rate:<br />

17%).<br />

Discussione e Conclusioni: com’è noto da<br />

letteratura, la sindrome narcolettica può<br />

associarsi, oltre che ad alterazioni del profilo<br />

ipnico macrostrutturale, a valori di instabilità<br />

microstrutturali inferiori al range di<br />

normalità. Qualora il riferito di sonno<br />

qualitativamente non ristoratore si<br />

accompagni al riscontro polisonnografico di<br />

un CAP rate patologicamente aumentato in<br />

assenza di disturbi respiratori o motori<br />

clinicamente rilevanti, un cìclo terapeutico<br />

coadiuvante con farmaci stabilizzatori del<br />

sonno notturno (es. trazodone) può rivelarsi<br />

utile nel migliorare il quadro clinico e<br />

strumentale del paziente.<br />

Bibliografia<br />

Terzano MG, Smerieri A, Del Felice A, Giglia F,<br />

Palomba V, Parrino L. “Cyclic alternating<br />

pattern (CAP) alterations in narcolepsy” Sleep<br />

Medicine 7 (2006) 619–62<br />

Ferri R, Miano S, Bruni O, Vankova<br />

J, Nevsimalova S, Vandi S, Montagna<br />

P, Ferini-Strambi L, Plazzi G. NREM sleep<br />

alterations in narcolepsy/cataplexy. Clin<br />

Neurophysiol. 2005 Nov;116(11):2675-84<br />

Parrino L, Spaggiari MC, Boselli M, Di<br />

Giovanni G, Terzano MG. “Clinical and<br />

polysomnographic effects of trazodone CR in<br />

chronic insomnia associated with dysthymia”<br />

Psychopharmacology (Berl). 1994<br />

Dec;116(4):389-95.<br />

46


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Progetto di costruzione di un nuovo questionario italiano di valutazione della qualita’ del sonno<br />

“Sleep Quality Questionnaire”<br />

C. Sguazzin 1 , E. Morrone 2 , F.De Carli 2 , R.<br />

Manni 4 , M. Terzaghi 4 .F.Fanfulla 3 .<br />

1Servizio di Psicologia, Fondazione Salvatore<br />

Maugeri-IRCCS, Pavia- sede Boezio<br />

2Istituto di Bioimmagini e Fisiologia<br />

Molecolare CNR, Genova<br />

3 Servizio di Medicina del Sonno, Fondazione<br />

Salvatore Maugeri-IRCCS, Pavia<br />

4 Unità di Medicina del Sonno, Istituto<br />

Neurologico Fondazione Casimiro Mondino,<br />

Pavia<br />

Nella valutazione e misurazione della qualità<br />

del sonno convergono fattori:oggettivi<br />

(durata, efficienza, presenza di patologie che<br />

ne alterano la stabilità e<br />

continuità);soggettivi (qualità percepita,<br />

difficoltà e disturbi soggettivamente rilevati);<br />

generali che fanno riferimento all’area<br />

lavorativa, allo stile di vita,alla presenza di un<br />

disagio psicologico.Ad oggi gli strumenti<br />

psicometrici di valutazione della Qualità del<br />

Sonno sono orientati ad indagare uno<br />

specifico disturbo, o un pattern di<br />

atteggiamenti ed abitudini.<br />

L’obiettivo di questo lavoro è quello di<br />

costruire uno strumento<br />

(SleepQualityQuestionnaire –SQuare) che<br />

permetta al clinico di effettuare uno<br />

screening sulla qualità del sonno favorendo<br />

peraltro la formulazione di una ipotesi<br />

diagnostica.<br />

Il questionario, oltre a comprendere una<br />

raccolta di essenziali dati sociodemografici<br />

(età, scolarità, caratteristiche dell'attività<br />

lavorativa) ed una sintetica raccolta<br />

anamnestica, è composto da due parti. 1)<br />

Parte Afinalizzata allo studio delle<br />

caratteristiche del sonno per ottenere una<br />

misura della sua efficacia, e alla<br />

ricerca(attraverso risposte chiuse) di quelle<br />

abitudini di vita che possono condizionarla<br />

negativamente. 2)Parte B,volta ad<br />

individuare eventuali disturbi del sonno o<br />

sonno-correlati, composta da 35 item per cui<br />

è prevista una risposta su una scala a 4 punti.<br />

Gli item fanno riferimento a costrutti quali<br />

ansia e depressione (componente Mentale)<br />

ed a costellazioni di sintomi (con componenti<br />

sia Mentali che Fisiche) correlati a specifici<br />

disturbi del sonno.<br />

Sono stati effettuati focus group con un<br />

campione di soggetti normali che hanno<br />

portato alla ridefinizione di due item che<br />

apparivano di difficile comprensione e<br />

confusivi (item 32: allucinazioni ipnagogiche<br />

ed item 33: Cataplessia/narcolessia).<br />

Per misurare la validità di costrutto sono stati<br />

utilizzati il Pittsburgh SleepQuality Index (di<br />

recente validazione in Italia), e le Scale di<br />

Ansia e Depressione del<br />

CognitiveBehaviouralAssessment 2.0. Lo<br />

SQuare è stato somministrato ad un<br />

campione di soggetti volontariche non si<br />

sono mai rivolti ad un Centro di Medicina del<br />

Sonnoed in cui sono compresi anche<br />

lavoratori attivi su più turni in settori<br />

professionali differenti. Lo SQuare è stato<br />

inoltre somministrato ad un campione di<br />

soggetti afferenti a due Centri di Medicina<br />

del Sonno, con diagnosi già accertata o in<br />

fase di accertamento.<br />

Lo strumento si propone di individuare2<br />

indici per valutare una "componente<br />

mentale/emozionale"e una "componente<br />

fisica" e definire un cut-off che possa indicare<br />

la soglia di rilevanza di un eventuale<br />

problema legato al sonno. La presenza di<br />

descrittori specifici ed il raggiungimento di<br />

una determinata configurazione di sintomi<br />

(RLS, PLMD, OSAS, RBD, Depressione etc)<br />

dovrebbero orientare il clinico nella<br />

costruzione di una ipotesi diagnostica, nella<br />

scelta terapeutica o di invio ad altro<br />

professionista.<br />

47<br />

47


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

48<br />

Studio dell’Heart Rate Variability nell’emicrania sonno-correlata<br />

Heart Rate Variability nell’emicrania.<br />

V. Gnoni 1 , C. Vollono 1 , E. Testani 1 , A.<br />

Losurdo 1 , S. Dittoni 1 , S. Colicchio 1 , C. Di<br />

Blasi 1 , S. Mazza 1 , G. Della Marca 1<br />

1 Department of Neurosciences, Catholic<br />

University, Rome, Italy.<br />

Obiettivi: L’emicrania ha stretti rapporti con<br />

il sonno ed i ritmi circadiani. L’attività del<br />

Sistema Nervoso Autonomo è caratterizzata<br />

da oscillazioni circadiane ed ultradiane, che<br />

sono strettamente connesse con le fasi di<br />

veglia e sonno. Lo scopo del nostro studio è<br />

stato quello di analizzare le interazioni<br />

reciproche tra sonno, Sistema Nervoso<br />

Autonomo ed insorgenza degli attacchi di<br />

emicrania.<br />

Metodi: Abbiamo studiato otto emicranici<br />

(due uomini e sei donne, età <strong>media</strong><br />

48.1±9.3), con elevata frequenza di attacchi<br />

(> 5 al mese) ed una stretta correlazione degli<br />

attacchi col sonno (> 75% degli attacchi ad<br />

esordio durante il sonno). I pazienti sono stati<br />

valutati nel corso di notti libere da attacchi. I<br />

pazienti sono stati sottoposti a<br />

polisonnografia ed analisi dell’Heart Rate<br />

Variability (HRV). I risultati ottenuti negli<br />

emicranici sono stati confrontati con un<br />

ampio campione di soggetti normali. Tutti i<br />

soggetti sono stati sottoposti ad un esame<br />

video-PSG notturno in laboratorio. Per le<br />

analisi dell’HRV, nel dominio del tempo e<br />

della frequenza, abbiamo selezionato periodi<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

di 5 minuti di veglia (W), fase 2 (N2) e 3 (N3)<br />

di sonno N-REM e sonno REM (R).<br />

Risultati: i dati PSG e HRV ottenuti nei<br />

pazienti sono stati confrontati con i dati di 55<br />

soggetti sani (23 uomini e 32 donne, età<br />

<strong>media</strong> 54.2±13.0) selezionati in modo casuale<br />

dal database del nostro laboratorio. Abbiamo<br />

trovato una riduzione statisticamente<br />

significativa del rapporto LF/HF durante il le<br />

fasi N2 ed N3 NREM nei soggetti emicranici<br />

rispetto ai controlli. Al contrario, durante il<br />

sonno REM, il rapporto HF/LF ha mostrato<br />

una tendenza ad aumentare nei pazienti, che<br />

però non ha raggiunto la significatività<br />

statistica.<br />

Discussione e Conclusioni: L’attività del<br />

Sistema Nervoso Autonomo negli emicranici<br />

con attacchi sonno-correlati è caratterizzata<br />

da un aumento relativo dell’attività<br />

parasimpatica durante il sonno NREM.<br />

Questo potrebbe essere conseguente ad una<br />

lieve disfunzione cronica del sistema<br />

simpatico, che potrebbe manifestarsi<br />

selettivamente, oppure diventare più<br />

evidente durante il sonno. Questi dati<br />

confermano un meccanismo di ridotta<br />

arousability durante il sonno nei pazienti con<br />

Emicrania sonno-correlata. L’interessamento<br />

simultaneo del Sistemi Nervoso Autonomo,<br />

dei sistemi di arousal e del dolore potrebbe<br />

suggerire e il coinvolgimento delle vie<br />

ipotalamiche orexinergiche.<br />

Caratterizzazione ed evoluzione dei disturbi del movimento in veglia e del sonno notturno nella<br />

narcolessia con cataplessia pediatrica: studio caso-controllo e lungitudinale.<br />

F.Pizza 1 , F.Poli 1 , F.Franceschini 1 , S.Vandi 1 ,<br />

D.Banal 1 , L.Nobili 2 , O.Bruni 3 , Y.Dauvilliers 4 ,<br />

E.Mignot 5 , K.P.Bhatia 6 , G.Plazzi 1 .<br />

1, IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche /<br />

Dipartimento di Scienze Neurologiche,<br />

Università di Bologna, Bologna;<br />

2, Centro per la Chirurgia dell’Epilessia<br />

“C.Munari”, Ospedale Niguarda, Milano;<br />

3, Dipartimento di Neuropsichiatria Infantile,<br />

Università “La Sapienza”, Roma;<br />

4- Dipartimento di Neurologia, Ospedale Guide<br />

Chauliac, Montpellier, Francia;<br />

5- Centro per la Narcolessia, Stanford<br />

University, Palo Alto, California, USA;<br />

48


a b s t r a c t b o o k<br />

6- Sobell Department of Motor Neuroscience<br />

and Movement Disorders, UCL Institute of<br />

Neurology, Queen Square, London, United<br />

Kingdom.<br />

Obiettivi: La narcolessia con cataplessia (NC)<br />

è una ipersonnia da perdita di neuroni<br />

ipocretinergici ipotalamici. La patogenesi<br />

sembra una aggressione autoimmune<br />

potenzialmente innescata da un evento<br />

esterno (e.g.infezione streptococcica). Nostro<br />

obiettivo è la valutazione del fenotipo<br />

motorio in veglia e del sonno notturno e della<br />

loro evoluzione.<br />

Materiali: Sono stati valutati 39 bambini (età<br />

<strong>media</strong> = 11±3 anni) al momento della<br />

diagnosi di NC e 25 bambini sono stati<br />

rivalutati longitudinalmente (<strong>media</strong> di<br />

osservazione = 2,1±1,7 anni), appaiati per età<br />

e sesso ad adeguati gruppi di controllo.<br />

Metodo: Ogni soggetto è stato<br />

videoregistrato in condizioni basali e durante<br />

stimolo emotivo. Un esaminatore ha valutato<br />

tramite una scala semiquantitativa la<br />

presenza di fenomeni motori negativi (i.e.<br />

cadute di capo o corpo, ptosi e protrusione<br />

linguale, ipotonia facciale o generalizzata) ed<br />

attivi (i.e. sollevamento delle sopracciglia,<br />

movimenti periorali e linguali, grimaces,<br />

oscillazioni del tronco, movimenti<br />

stereotipati, discinetici e distonici) in<br />

entrambe le condizioni. I punteggi globali per<br />

le fenomenologie motorie negative ed attive<br />

sono stati confrontati tra controlli e pazienti<br />

(alla diagnosi ed al follow up), e messi in<br />

relazione con dati clinici (età di esordio,<br />

durata di malattia) e laboratoristici (TASL,<br />

ipocretina liquorale). I dati poligrafici inerenti<br />

il sonno notturno e la sonnolenza diurna<br />

(MSLT) sono stati confrontati<br />

longitudinalmente.<br />

Risultati: Il pattern motorio dei bambini<br />

affetti da NC ha evidenziato maggiori<br />

fenomeni negativi ed attivi rispetto ai<br />

controlli sia in condizioni di base (2,37±3,21<br />

vs. 0,0±0,0, p


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

50<br />

Alta prevalenza di obesita’ e puberta’ precoce nella narcolessia con cataplessia pediatrica<br />

F. Poli, 1 F. Pizza, 1 E. Finotti, 1 S. Taheri, 2 F.<br />

Bernardi, 3 A. Balsamo, 3 E. Mignot, 4 U.<br />

Pagotto, 5 L. Nobili, 6 O. Bruni, 7 R. Ferri, 8 G.<br />

Plazzi 1<br />

1. Dipartimento di Scienze<br />

Neurologiche/IRCCS Istituto delle Scienze<br />

Neurologiche di Bologna, Bologna, Italia<br />

2. School of clinical and experimental<br />

Medicine, University of Birmingham,<br />

United Kingdom<br />

3. Clinica Pediatrica, Ospedale S. Orsola-<br />

Malpighi, Bologna, Italia<br />

4. Stanford Center for Sleep Sciences,<br />

Stanford University, California, USA<br />

5. Unità di Endocrinologia, Ospedale S.<br />

Orsola-Malpighi, Bologna, Italia<br />

6. Centro per la Chirurgia dell’Epilessia "C.<br />

Munari", Centro di Medicina del Sonno,<br />

Ospedale Niguarda, Milano, Italia<br />

7. Dipartimento di Neuropsichiatria<br />

Infantile, Università La Sapienza; Roma,<br />

Italia<br />

8. Dipartimento di Neurologia I.C., Istituto<br />

Oasi per il ritardo mentale e l’involuzione<br />

cerebrale senile (IRCCS), Troina, Italia<br />

Obiettivi. In questo studio sono stati<br />

sistematicamente indagati i parametri<br />

antropometrici ed endocrinologici di bambini<br />

e adolescenti affetti da narcolessia con<br />

cataplessia (NC), con particolare riguardo<br />

all’aumento di peso, al timing dello sviluppo<br />

puberale e alla possibile interazione fra<br />

questi due fenomeni. E’ noto infatti che la NC<br />

pediatrica si presenta con<br />

sovrappeso/obesità ed esistono descrizioni<br />

aneddotiche di associazione con pubertà<br />

precoce. 1,2<br />

Materiali. 42 pazienti di età 85°percentile), appaiati<br />

per sesso, età ed area geografica di<br />

provenienza.<br />

Metodo. Studio trasversale su pazienti NC<br />

reclutati consecutivamente presso<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

l’Ambulatorio del Sonno del Dipartimento di<br />

Scienze Neurologiche di Bologna. I pazienti<br />

NC hanno seguito un protocollo neurologicopediatrico/endocrinologico<br />

per indagare la<br />

presenza di accelerazioni del timing di<br />

sviluppo puberale e di aumento dei percentili<br />

di peso rapportati all’età e al sesso,<br />

comprendente misurazione di peso, altezza,<br />

pressione arteriosa, scala puberale di Tanner;<br />

analisi ematiche per profili glucidico, lipidico,<br />

ormonale; dosaggio ipocretina liquorale,<br />

risonanza magnetica cerebrale.<br />

Risultati. I bambini e adolescenti narcolettici,<br />

tutti ipocretino-deficienti, hanno mostrato<br />

una prevalenza di pubertà precoce del 17%.<br />

Sono stati osservati anche segni isolati di<br />

accelerato sviluppo puberale (telarca isolato,<br />

presenza di pelo pubico, età ossea avanzata)<br />

nel 41%. La prevalenza di sovrappeso/obesità<br />

è risultata pari al 74%. La giovane età<br />

all’esordio della NC e la precocità di diagnosi<br />

risultano essere i fattori predittivi della<br />

pubertà precoce. La giovane età predice<br />

anche l’obesità, caratterizzata da riduzione<br />

del colesterolo HDL. La pubertà precoce e<br />

l’obesità non si influenzano reciprocamente.<br />

Il confronto con bambini e adolescenti obesi,<br />

altrimenti sani, ha mostrato un rischio<br />

aumentato di sviluppare la pubertà precoce<br />

nella NC di circa 10 volte. I sintomi della NC,<br />

l’aumento di peso e la comparsa di segni<br />

puberali anticipati si verificano<br />

concomitantemente nell’arco di pochi mesi.<br />

Discussione. L’esordio di NC nei bambini più<br />

piccoli, in un periodo critico per lo sviluppo<br />

puberale, è associato a un’alta prevalenza di<br />

pubertà precoce e di obesità. Al confronto<br />

con la popolazione generale la pubertà<br />

precoce prevale di circa 1000 volte (17% vs<br />

0.015%) e l’obesità risulta raddoppiata (74%<br />

vs 36%). Il fatto che pubertà precoce e<br />

obesità non risultino correlate, e il ristretto<br />

lasso di tempo di comparsa di queste due<br />

condizioni insieme alla NC, suggeriscono che<br />

ci possa essere una sottostante origine<br />

comune a partenza dal sistema nervoso<br />

50


a b s t r a c t b o o k<br />

centrale. La dimostrazione in studi animali<br />

della presenza di recettori ipocretinergici nei<br />

neuroni secernenti gli ormoni di rilascio delle<br />

gonadotropine, 4 cruciali per il timing<br />

puberale, e il ruolo chiave della ipocretina nel<br />

metabolismo energetico offrono spunti<br />

speculativi per i fenomeni osservati con una<br />

frequenza così alta.<br />

Conclusione. L’esordio della NC nei bambini<br />

più piccoli è caratterizzato dalla presenza di<br />

obesità e pubertà precoce con prevalenza<br />

drammaticamente superiore rispetto alla<br />

popolazione generale. Il rischio<br />

cardiovascolare associato all’obesità infantile<br />

e l’impatto auxologico e psicologico della<br />

pubertà precoce impongono la diagnosi e il<br />

trattamento di tali comorbidità insieme alla<br />

gestione della NC. L’implementazione di<br />

percorsi clinico-diagnostici multidisciplinari<br />

per la NC, già invocata nei casi adulti, 5 è qui<br />

nuovamente richiamata.<br />

Bibliografia:<br />

1. Kotagal S, Krahn LE, Slocumb N. A<br />

putative link between childhood<br />

narcolepsy and obesity. Sleep<br />

Med 2004;5:147-50.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

2. Plazzi G, Parmeggiani A, Mignot E,<br />

et al. Narcolepsy-cataplexy<br />

associated with precocious<br />

puberty. Neurology 2006;66:1577-<br />

9.<br />

3. American Academy of Sleep<br />

Medicine. International<br />

Classification of Sleep Disorders,<br />

2nd ed: Diagnostic and coding<br />

manual. Westchester, IL:<br />

American Academy of Sleep<br />

Medicine; 2005.<br />

4. Campbell RE, Grove KL, Smith MS.<br />

Gonadotropin-releasing hormone<br />

neurons coexpress orexin 1<br />

receptor immunoreactivity and<br />

receive direct contacts by orexin<br />

fibers. Endocrinology<br />

2003;144:1542-8.<br />

5. Poli F, Plazzi G, Di Dalmazi, et al.<br />

Body mass index-independent<br />

metabolic alterations in<br />

narcolepsy with cataplexy. Sleep<br />

2009;32:1491-7.<br />

Associazione di episodi parossistici in sonno nrem e in sonno rem in un bambino con disturbo<br />

generalizzato dello sviluppo, ritardo mentale ed epilessia farmacoresistente: aspetti di<br />

comorbidità e diagnosi differenziale<br />

E Zambrelli*, A Vignoli *, M Savini °, L<br />

Giordano §, A Pincherle *, MP Canevini*°<br />

*Centro Epilessia – Medicina del Sonno. AO<br />

Ospedale San Paolo<br />

°Università degli Studi di Milano<br />

§Ospedale dei Bambini di Brescia<br />

Obiettivi: viene presentato il caso di un<br />

bambino di 9 anni, affetto da disturbo<br />

generalizzato dello sviluppo, ritardo mentale<br />

ed epilessia sintomatica di malformazione<br />

bitemporale con sclerosi dell'ippocampo<br />

inviato all'indagine polisonnografica per<br />

inquadramento di episodi parossistici in<br />

sonno notturno.<br />

Paziente e metodi: l’esordio dell’epilessia<br />

risale all’età di 19 mesi con crisi inizialmente<br />

in iperpiressia e successivamente anche in<br />

apiressia, farmacoresistenti. Non riferita<br />

occorrenza di crisi in sonno. EEG nei primi<br />

anni negativi e successivamente caratterizzati<br />

da anomalie lente ed epilettiformi bilaterali<br />

prevalenti sulle regioni fronto-temporali di<br />

sinistra, in veglia e sonno. RMN encefalo<br />

inizialmente negativa, nel 2011 documentava<br />

la presenza di estesa malformazione dello<br />

sviluppo corticale associata a sclerosi<br />

dell'ippocampo bilaterale. Il bambino veniva<br />

indirizzato a indagine video-polisonnografica<br />

per episodi parossistici notturni.<br />

Risultati: La polisonnografia notturna ha<br />

documentato la presenza di anomalie lente<br />

ed epilettiformi prevalenti sulle regioni<br />

fronto-temporali di sinistra e la presenza di<br />

51<br />

51


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

52<br />

crisi epilettiche in sonno NREM a origine<br />

fronto-temporale sinistra clinicamente<br />

caratterizzate da distonia della mano destra,<br />

frequentemente portata al viso, sfregamento<br />

del naso, talora brusco movimento<br />

retropulsivo del capo e “scatto” dell'arto<br />

superiore destro, incostante masticazione<br />

(video). Sono stati registrati alcuni episodi<br />

emergenti da sonno lento clinicamente<br />

caratterizzati da espressione spaventata,<br />

tentativo di scendere dal letto, interazione<br />

con la madre interpretati come parasonnie<br />

dell'arousal (video). Sono infine stati<br />

registrati episodi in sonno REM clinicamente<br />

caratterizzati da attivazione motoria del'arto<br />

superiore di destra e retropulsione del capo,<br />

seguiti da movimento complesso eseguito<br />

con gli arti superiori, tipo difesa e<br />

aggressione (video), di non univoca<br />

interpretazione.<br />

Discussione: Il caso presenta comorbidità fra<br />

epilessia e parasonnie dell'arousal con<br />

documentazione video-polisonnografica di<br />

crisi focali a origine fronto-temporale sinistra<br />

in sonno, episodi parasonnici NREM (terrore<br />

notturno) ed episodi parossistici in sonno<br />

REM di non univoca interpretazione,<br />

registrati nella stessa notte. Il dato di<br />

comorbidità epilessia e parasonnie è noto<br />

dalla letteratura in particolare nel bambino<br />

fra epilessia e parasonnie dell'arousal. È<br />

altresì riportata la comorbidità fra epilessia e<br />

parasonnie REM, in particolare RBD in età<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

adulta (Manni, 2010). Questo caso rispecchia<br />

numerose problematiche rispetto allo studio<br />

degli episodi parossistici in sonno in<br />

particolare negli aspetti di diagnosi<br />

differenziale.<br />

Conclusione: Gli autori ipotizzano che questo<br />

bambino, con alterato sviluppo psicomotorio<br />

e quadro malformativo cerebrale, presenti<br />

episodi critici in sonno NREM e sonno REM<br />

con pattern elettrico analogo ma suscettibile<br />

di variazioni morfologiche nei differenti stadi<br />

di sonno e che, da un punto di vista<br />

semeiologico, gli episodi in REM possano<br />

essere arricchiti da una componente<br />

successiva che ricorda fenotipicamente<br />

aspetti comportamentali tipici dell'RBD. Il<br />

significato di queste associazioni non è<br />

univocamente interpretabile potendo essere<br />

attribuibile ad associazione casuale o a<br />

condivisione di momenti fisiopatologici<br />

comuni che coinvolgono il sistema<br />

dell'arousal e, probabilmente anche<br />

meccanismi più complessi nel caso delle<br />

parasonnie REM. Infine è interessante<br />

ricordare dati di letteratura (Tassinari, 2005)<br />

che sottolineano come sia frequente<br />

l'emergenza di comportamenti innati<br />

espressione dell'attivazione di CPGs, fra cui<br />

anche a carattere difensivo/predatorio, nel<br />

contesto di crisi epilettiche o parasonnie che<br />

condividono il sistema dell'arousal per<br />

esprimersi.<br />

Fattori di rischio di mortalità in una popolazione di anziani (over-65 anni): follow up a 11 anni<br />

G. Canal, S. Lorenzut, V. Russo, F. Romanese,<br />

G.L. Gigli<br />

Centro di Medicina del Sonno, Clinica<br />

Neurologica, Università di Udine<br />

Obiettivi: in letteratura ci sono pochi studi<br />

che analizzino la relazione tra demenza,<br />

disturbi del sonno e mortalità; in particolare<br />

non ci sono lavori che abbiano considerato<br />

queste tre variabili tutte assieme. Lo scopo<br />

del nostro studio è quello di valutare, in una<br />

popolazione di anziani, se il rischio di<br />

mortalità aumenta quando disturbi del sonno<br />

e deterioramento cognitivo sono associati.<br />

Materiali e metodi: sono state consultate le<br />

schede di morte di 752 pazienti arruolati in<br />

un precedente studio (Merlino et al. Sleep<br />

Medicine 2010; 11: 372-377) e valutato il<br />

follow up a 11 anni. Sono state pertanto<br />

costruite le relative curve di mortalità ed è<br />

stata ricercata la possibile correlazione tra<br />

mortalità, demenza e disturbi del sonno<br />

52


a b s t r a c t b o o k<br />

(sindrome delle gambe senza riposo,<br />

eccessiva sonnolenza diurna, incubi,<br />

sonnambulismo, sindrome delle apnee in<br />

sonno e insonnia).<br />

Risultati: dopo11 anni di follow-up, 9<br />

pazienti sono stati persi; dei restanti 743<br />

pazienti, 308 (41%) erano morti e 435<br />

(57,8%) erano ancora in vita. In particolare,<br />

tra i pazienti dementi era deceduto l’ 83,7%,<br />

mentre solo il 35,5% dei non dementi era<br />

morto (p=0,001). L’ età <strong>media</strong> al decesso non<br />

differiva in modo significativo tra i due gruppi<br />

(86,6 ± 7,36 nei dementi vs. 85,08 ± 7,26 nei<br />

non dementi). I fattori di rischio indipendenti<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

di mortalità nella popolazione risultavano<br />

essere l’età (OR: 1,12), il fumo (OR:1,62) e la<br />

demenza (OR:2,76). Inoltre all’interno del<br />

gruppo dei dementi il rischio di morte<br />

risultava essere ulteriormente accentuato<br />

dalla contemporanea presenza di eccessiva<br />

sonnolenza diurna (p=0,07).<br />

Discussione e conclusione: il nostro studio<br />

conferma non solo che la sonnolenza diurna<br />

è associata ad un maggiore rischio di<br />

demenza, ma che la demenza stessa sembra<br />

essere un fattore di rischio di mortalità, in<br />

particolare se associata alla presenza di<br />

eccessiva sonnolenza diurna.<br />

Effetti della terapia antiepilettica sulle crisi notturne e sulla struttura del sonno nella Nocturnal<br />

Frontal Lobe Epilepsy<br />

F. De Paolis 1 , E. Colizzi 1 , G. Milioli 1 , A. Grassi 1 ,<br />

S. Riccardi 1 , M. Puligheddu 2 , M. G. Terzano 1 ,<br />

F. Marrosu 2 , L. Parrino 1<br />

1Centro di Medicina del Sonno, Clinica<br />

Neurologica, Dipartimento di Neuroscienze,<br />

Parma<br />

2 Centro per i Disturbi del Sonno, Policlinico<br />

Universitario Monserrato, Cagliari<br />

Scopo: studiare gli effetti della terapia<br />

antiepilettica (clinicamente efficace) sui<br />

parametri video-polisonnografici relativi alla<br />

struttura del sonno e alle crisi notturne in<br />

pazienti affetti da Nocturnal Frontal Lobe<br />

Epilepsy (NFLE).<br />

Materiali e Metodi: 20 pazienti (12 M e 8 F,<br />

età <strong>media</strong> 32 ± 12 anni) con diagnosi clinica e<br />

video-polisonnografica di NFLE sono stati<br />

sottoposti a follow-up clinico e ad un<br />

secondo studio video-PSG dopo 6 mesi di<br />

terapia antiepilettica efficace, in accordo a<br />

criteri clinici soggettivi basati sul diario delle<br />

crisi notturne soggettivamente percepite o<br />

riferite. La sonnolenza diurna è stata valutata<br />

<strong>media</strong>nte Epworth Sleepiness Scale (ESS)<br />

prima e dopo il trattamento. I parametri PSG<br />

convenzionali della struttura del sonno e<br />

quelli del Cyclic Alternating Pattern (CAP)<br />

sono stati analizzati in accordo ai rispettivi<br />

criteri internazionali di scoring prima e dopo<br />

il trattamento antiepilettico nei pazienti NFLE<br />

e confrontati con quelli di un gruppo di<br />

controllo costituito da 20 soggetti sani buoni<br />

dormitori (12 M e 8 F, età <strong>media</strong> 33 ± 8). Il<br />

numero totale delle crisi video-PSG e il loro<br />

rapporto con i parametri della macro- e<br />

microstruttura del sonno sono stati analizzati<br />

e confrontati prima e dopo terapia<br />

antiepilettica nei pazienti NFLE.<br />

Risultati: 7 pazienti risultavano liberi da crisi<br />

mentre i restanti 13 riportavano una<br />

riduzione delle crisi notturne percepite o<br />

riferite maggiore del 50% rispetto al quadro<br />

pre-terapia. Nonostante la soddisfacente<br />

efficacia clinica soggettiva, il trattamento<br />

antiepilettico ha determinato la riduzione<br />

solo parziale delle crisi notturne oggettivate<br />

in video-PSG (-25% rispetto al quadro basale),<br />

prevalentemente nella prima parte della<br />

notte. Sebbene i principali parametri<br />

macrostrutturali alterati in condizioni basali<br />

(incremento di REM latency e WASO,<br />

riduzione di SE) siano andati incontro a<br />

normalizzazione in corso di trattamento,<br />

l’elevata instabilità microstrutturale basale<br />

espressa dal CAP rate ha mostrato solo una<br />

parziale riduzione (-12% rispetto al basale),<br />

53<br />

53


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

54<br />

rimanendo lontana da valori normali (+26%<br />

nei pazienti trattati rispetto ai controlli) e<br />

associandosi a persistenza di moderata<br />

sonnolenza diurna (ESS score 11±3 in<br />

trattamento vs 13 ±3 basale).<br />

Discussione: la significativa persistenza di<br />

numerosi eventi critici e intercritici residui e<br />

di una elevata instabilità microstrutturale in<br />

corso di trattamento definiscono una sorta di<br />

resistenza sia delle crisi che del disturbo<br />

dell’arousal agli obiettivi terapeutici della<br />

terapia antiepilettica nei pazienti con NFLE.<br />

L’elevata quota di CAP rate potrebbe essere<br />

secondaria alla persistenza di parossismi<br />

epilettiformi intercritici che agiscono da<br />

trigger delle fluttuazioni del sistema di<br />

arousal in sonno [1].<br />

OSAS e Epilessia: effetti della comorbidità.<br />

L Campolo, I Aricò, R Silvestri.<br />

Centro di Medicina del Sonno, UOSD di<br />

Neurofisiopatologia e Disordini del<br />

Movimento, AOU Messina<br />

Razionale e Obiettivi:La sindrome delle<br />

apnee morfeiche di tipo ostruttivo (OSAS) e<br />

l’epilessia sono due patologie associate. La<br />

letteratura riporta che l’epilessia nei pazienti<br />

con OSAS va incontro ad un peggioramento<br />

delle crisi e che il miglioramento del respiro<br />

notturno corrisponde ad una riduzione delle<br />

stesse. Obiettivo dello studio valutare la<br />

relazione tra OSAS e epilessia nei pazienti<br />

afferiti presso il nostro centro di medicina del<br />

sonno.<br />

Metodi: Sono stati inclusi tutti i pazienti di<br />

età >18 anni, afferiti presso il Centro di<br />

Medicina del Sonno dell’AOU di Messina e<br />

diagnosticati per sindrome delle apnee<br />

morfeiche di tipo ostruttivo (OSAS) di vario<br />

grado e che presentavano anche forme<br />

differenti di epilessia.<br />

Risultati:Sono stati selezionati 27 pazienti (23<br />

M e 4 F) di età <strong>media</strong> di 47.4 anni e BMI<br />

medio 30.1. Al monitoraggio cardiorespiratorio<br />

notturno, l’Indice di<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Conclusioni: la terapia ottimale di questi<br />

pazienti dovrebbe includere tra gli obiettivi<br />

anche il trattamento delle alterazioni della<br />

struttura del sonno, attraverso una maggiore<br />

attenuazione delle anomalie epilettiformi in<br />

sonno o <strong>media</strong>nte un innalzamento della<br />

soglia d’arousal allo stimolo disturbante delle<br />

anomalie intercritiche stesse.<br />

Bibliografia<br />

[1] Terzaghi M, Sartori I, Mai R, Tassi L,<br />

Francione S, Cardinale F, Castana L, Cossu M,<br />

LoRusso G, Manni R, Nobili L. Coupling of<br />

minor motor events and epileptiform<br />

discharges with arousal fluctuations in NFLE.<br />

Epilepsia 2008; 49 (4):670-676<br />

apnea/ipopnea (AHI) medio è risultato pari a<br />

16.7 con desaturazione minima <strong>media</strong><br />

dell’85.3%. Soltanto 4 M presentavano anche<br />

broncopneumopatia cronica ostruttiva<br />

(BPCO). In 3 casi la diagnosi di OSAS è stata<br />

posta prima della comparsa dell’epilessia; nei<br />

restanti casi l’OSAS è comparsa<br />

successivamente. In 11 casi si tratta di crisi<br />

parziali (2 casi di meningioma, 1 caso di<br />

displasia parietale dx, 1 caso di ischemia<br />

cerebrale post-intervento chirurgico, 7 casi<br />

criptogenetici) con focalità EEG<br />

prevalentemente fronto-temporale, in 16 casi<br />

di crisi primitivamente o secondariamente<br />

generalizzate (2 casi post-trauma cranico, 1<br />

con sclerosi tuberosa).Le crisi sono riportate<br />

maggiormente la sera e al mattino.11<br />

pazienti sono in trattamento, oltre che con<br />

AEDs, con ventilazione a pressione positiva<br />

non invasiva (CPAP) durante il sonno<br />

notturno. I pazienti hanno riferito riduzione<br />

del numero delle crisi, dopo qualche mese di<br />

ventiloterapia.<br />

Conclusioni:Nella nostra casistica sono per lo<br />

più pazienti con epilessia di vario genere che<br />

sviluppano OSAS di grado differente,<br />

probabilmente per motivi legati sia all’età, sia<br />

al sesso (F:M=1:6, maggiore incidenza di<br />

54


a b s t r a c t b o o k<br />

OSAS negli uomini rispetto alle donne) sia alla<br />

terapia farmacologica, che determina spesso<br />

un aumento di peso. La correzione dell’OSAS<br />

Studio dei pattern ipnici nella demenza a corpi di Lewy<br />

M. Terzaghi 1 , D. Arnaldi 2 , M.C. Rizzetti 3 , R.<br />

Cremascoli 1 , V. Rustioni 1 , R.Manni 1<br />

1 Unità Medicina del Sonno ed Epilessia -<br />

IRCCS Fondazione “Istituto Neurologico<br />

Nazionale C. Mondino”, Pavia,<br />

2 DiNOG, Neurofisiologia Clinica, Genova.<br />

3 Unità di Neurologia - Università di Brescia,<br />

Brescia, Italy<br />

Obiettivi. La conoscenza dell’architettura e<br />

dei disturbi del sonno nella demenza a corpi<br />

di Lewy (DLB) è condizionata dall’assenza di<br />

valutazioni sistematiche condotte con videopolisonnografia.<br />

Vengono qui descritti i<br />

risultati di indagini video-polisonnografiche in<br />

29 pazienti consecutivi con demenza a corpi<br />

di Lewy probabile .<br />

Materiali E Metodo. Tutti i pazienti (età<br />

<strong>media</strong> 75.4±5.1 anni; durata di malattia<br />

3.3±2.4 anni, dose equivalente di levodopa<br />

519±235 mg, MMSE 20.1±4.8) sono stati<br />

sottoposti a valutazione clinica mirata e<br />

video-polisonnografia notturna ambulatoriale<br />

in ambiente ospedaliero. 29 soggetti con<br />

malattia di Parkinson (PD) senza alterazioni<br />

cognitive appaiati per sesso ed età sono stati<br />

selezionati come controllo.<br />

Risultati. Nei soggetti con DLB si rileva meno<br />

sonno 1NREM (p=.000) e più sonno 2NREM<br />

(p=.000) rispetto ai soggetti con PD. La sleep<br />

apnea (30.4% vs 34.6%) e i movimenti<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

migliora la risposta alla terapia, riducendo la<br />

frequenza critica.<br />

periodici degli arti in sonno (60.9% vs 50.0%)<br />

sono risultati essere frequenti in entrambi i<br />

gruppi. Gli episodi motorio comportamentali<br />

abnormi sono risultati più frequenti nel<br />

gruppo DLB (69.9% vs 26.9;p=.008) e<br />

consistono non solo nel REM Sleep Behaviour<br />

Disorder (RBD), ma anche in episodi arousal<br />

relati fenomenologicamente simili ed<br />

indistinguibili dall’RBD ed episodi<br />

confusionali (30.4% vs 3.8%; p=.020). I<br />

soggetti DLB con disturbo del sonno come<br />

sintomo di presentazione hanno punteggi<br />

migliori al MMSE (22.4 vs 18.1, p=.019) e alla<br />

Frontal Assessment Battery (15.8 vs 10.3,<br />

p=.010).<br />

Discussione E Conclusioni. L’analisi<br />

videopolisonnografica dimostra nei soggetti<br />

con DLB multiple alterazioni del pattern<br />

ipnico, comprendenti alterazione della<br />

macrostruttura del sonno, comorbidità<br />

ipniche e differenti tipologie di disturbi<br />

motorio-comportamentali, che consistono<br />

non solo in RBD.<br />

L’esordio della malattia con disturbi del<br />

sonno sembra indicare un differente fenotipo<br />

di malattia con minor compromissione<br />

cognitiva.<br />

I clinici dovrebbero considerare la possibilità<br />

di misdiagnosi e quella di trascurare la<br />

possibilità di comorbidità del sonno, tenendo<br />

presente la possibilità di eseguire la<br />

videopolisonnografia in casi selezionati.<br />

La riduzione del sonno REM in fase acuta è un fattore prognostico negativo nell’ictus ischemico<br />

S.Fulda 1 , M.Caporro 1 , I. Zavalko 1,2 , J. Mathis 3 ,<br />

L. Nobili4, C. Cereda5, I. Pisarenco1, C.L.<br />

Bassetti 3 , M. Manconi 1<br />

1 Centro di medicina del Sonno ed<br />

Epilettologia, Neurocentro della Svizzera<br />

Italiana, Ospedale Civico di Lugano, Lugano<br />

2 Severtsov Institute Ecology/Evolution<br />

Russian Academy of Sciences, Mosca<br />

3 Dipartimento di Neurologia, Ospedale<br />

Universitario, Inselspital Berna,<br />

4 Centro di Medicina del Sonno, Ospedale<br />

Niguarda, Milano<br />

55<br />

55


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

56<br />

5 Neurocentro della Svizzera Italiana,<br />

Ospedale Civico di Lugano,<br />

Obiettivo di questo studio è stato quello di<br />

valutare se esistono variabili<br />

polisonnografiche precoci dopo lo stroke<br />

inschemico che si associano ad un<br />

peggioramento neurologico precoce o un<br />

miglior recupero a breve o lungo termine.<br />

Metodo: 65 pazienti con stroke ischemico o<br />

TIA che partecipavano nello studio<br />

prospettico, multicentrico SAS-CARE1 study<br />

(NCT01097967) sono stati valutati<br />

clinicamente con la NIH stroke scale (NIHSS) a<br />

24 ore, alla dimissione e dopo 3 mesi e sono<br />

stati sottoposti a polisonnografia entro 9<br />

giorni dallo stroke e dopo 3 mesi. In base al<br />

miglioramento atteso secondo la valutazione<br />

clinica all’ammissione, i pazienti sono stati<br />

DISTURBI DEL MOVIMENTO DEL SONNO<br />

I SESSIONE<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

classificati in pazienti con migliore o peggiore<br />

recupero a breve (dimissione) o lungo<br />

termine (a 3 mesi)<br />

Risultati: I pazienti con un peggiore recupero<br />

a breve o lungo tempo avevamo una<br />

significativa riduzione del sonno REM (ridotta<br />

percentuale del sonno REM e prolungata<br />

latenza REM) durante la fase acuta<br />

indipendentemente dalla severità dello<br />

stroke. La riduzione del sonno REM non era<br />

piú valutabile dopo 3 mesi.<br />

Conclusioni: La riduzione acuta della REM<br />

dopo lo stroke predice una prognosi peggiore<br />

indipendentemente dalla severitá dell’ictus e<br />

del disturbo respiratorio in sonno. Ulteriori<br />

studi sono necessari per confermare questo<br />

marker precoce che potrebbe aiutare<br />

nell’identificare quali pazienti che potrebbero<br />

giovarsi di interventi precoci ed aggiuntivi.<br />

Attivita’ motoria in sonno all’esordio dei parkinsonismi: un possibile biomarker per la diagnosi<br />

differenziale<br />

M. Alessandria, G. Calandra-Buonaura, L.<br />

Sambati, R. Terlizzi, P. Guaraldi, F. Provini, P.<br />

Cortelli.<br />

IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche,<br />

Università di Bologna.<br />

Obiettivo Descrivere il possibile valore<br />

diagnostico delle caratteristiche<br />

videopolisonnografiche (VPSG) nella diagnosi<br />

differenziale dei parkinsonismi ad esordio<br />

recente.<br />

Pazienti Sono stati studiati 31 pazienti<br />

consecutivi (13 donne; età <strong>media</strong> 62±11 anni;<br />

range: 37-79 anni) con parkinsonismo<br />

esordito da meno di 3 anni (durata <strong>media</strong> di<br />

malattia: 18±10 mesi; range: 5-39 mesi; età<br />

<strong>media</strong> all’esordio: 60±11 anni; range 35-78<br />

anni), inclusi nello studio BO-ProPark<br />

(Bologna-motor and non motor Prospective<br />

study on Parkinsonisms at onset). Tutti i<br />

pazienti sono stati sottoposti alla stessa<br />

valutazione clinico-strumentale,<br />

comprendente: anamnesi, esame obiettivo<br />

neurologico, risonanza magnetica cerebrale,<br />

test neuropsicologici, studio del controllo<br />

vegetativo dei riflessi cardiovascolari,<br />

quantificazione della risposta motoria alla<br />

levo-dopa e VPSG. In accordo con i criteri<br />

diagnostici internazionali, sono state poste le<br />

diagnosi di: Malattia di Parkinson (MP, 9<br />

pazienti), MP plus (MP con demenza o<br />

disautonomia, 4 pazienti) e sindrome<br />

parkinsoniana (SP, 8 pazienti).<br />

Metodi I pazienti sono stati sottoposti a<br />

VPSG notturna, comprendente: EEG (C3-A2,<br />

O2-A1, CZ-A1); EOG dx e sn; EMG dei muscoli<br />

miloioideo, estensore del polso dx e sn,<br />

tibiale anteriore dx e sn e intercostale; ECG;<br />

microfono; respirogramma oronasale,<br />

56


a b s t r a c t b o o k<br />

toracico e addominale; saturazione di<br />

ossigeno; pressione arteriosa sistemica. Le<br />

VPSG sono state valutate da un neurologo<br />

esperto in medicina del sonno in cieco<br />

rispetto alla diagnosi clinica. Il sonno e<br />

l’attività tonica e fasica durante il sonno REM<br />

sono stati scorati secondo i criteri<br />

dell’American Academy of Sleep Medicine.<br />

Risultati Tutti i pazienti avevano una ridotta<br />

efficienza del sonno (<strong>media</strong>: 62±15%; v.n<br />

>85%). La macrostruttura del sonno e l’indice<br />

di arousal non erano significativamente<br />

differenti nei diversi gruppi di pazienti.<br />

L’indice di apnea/iponea era >5 in 5 pazienti<br />

(1/19 MP; 4/8 SP). L’indice di PLMS era ≥5 in<br />

23 pazienti (14/19 MP; 3/4 MP plus; 6/8 SP).<br />

20 pazienti (9/19 MP, 4/4 MP plus, 7/8 SP)<br />

presentavano un’attività muscolare tonica<br />

e/o fasica eccessiva durante il sonno REM. La<br />

<strong>media</strong> del numero di epoche con eccessiva<br />

attività muscolare fasica in sonno REM era<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

significativamente più alta nei pazienti con<br />

MP plus e SP rispetto ai pazienti con MP. 5<br />

pazienti (3/4 MP plus; 2/8 SP) presentavano<br />

un disturbo del comportamento in sonno<br />

REM. In 7 pazienti (2/19 MP; 1/4 MP plus;<br />

4/8 SP) era presente un mioclono<br />

frammentario ipnico eccessivo; i pazienti con<br />

MP plus e SP avevano frequenti “sussulti<br />

mioclonici” in sonno, coinvolgenti il tronco e<br />

gli arti.<br />

Conclusioni I nostri dati preliminari<br />

suggeriscono che un’alterazione dell’attività<br />

motoria in sonno REM è più frequente<br />

all’esordio di malattia nei pazienti affetti da<br />

MP plus e SP che nei pazienti con MP.<br />

Ulteriori dati sono necessari per stabilire se le<br />

caratteristiche VPSG in pazienti con<br />

parkinsonismo all’esordio abbiano un valore<br />

diagnostico nella diagnosi differenziale dei<br />

parkinsonismi.<br />

La sindrome delle gambe senza riposo nella malattia di Parkinson: studio longitudinale<br />

prospettico in pazienti de novo<br />

E.Marchesi 1 , M.Angelini 1 , A.Negrotti 1 , P.De<br />

Giampaolis 1 , M.Goldoni 2 , S.Calzetti 1<br />

1 Dipartimento di Neuroscienze, U.O.<br />

Neurologia, Azienda Ospedaliero-<br />

Universitaria di Parma<br />

2 Dipartimento di Clinica Medica, Nefrologia<br />

e Scienze della Prevenzione, Laboratorio di<br />

Tossicologia Industriale, Università degli Studi<br />

di Parma<br />

Introduzione: la relazione tra la sindrome<br />

delle gambe senza riposo (Restless Legs<br />

Syndrome, RLS) e la malattia di Parkinson<br />

(MP) è a tutt’oggi controversa: i vari studi<br />

epidemiologici di prevalenza forniscono dati<br />

contrastanti e non vi sono in letteratura studi<br />

che indaghino l’incidenza della RLS nella MP.<br />

Obiettivi: studio longitudinale prospettico a<br />

coorte dinamica della durata di 8 anni per<br />

valutare l’incidenza di RLS di nuova diagnosi<br />

in pazienti con MP.<br />

Materiali e metodi: 106 pazienti con diagnosi<br />

di MP de novo, drug-naive all’inclusione e con<br />

negatività al questionario RLS secondo i<br />

criteri dell’IRLSSG, sono stati valutati con<br />

cadenza semestrale in merito alla comparsa<br />

di RLS nel corso della terapia dopaminergica<br />

(DAergica). Sono stati calcolati i tassi di<br />

incidenza annuale di RLS, espressi sia come<br />

RLS globale sia separatamente come RLS<br />

primaria e secondaria, ed i tassi d’incidenza<br />

globale suddivisi per fasce di età; questi<br />

ultimi sono stati confrontati con quelli della<br />

popolazione generale disponibili in<br />

letteratura. Risultati: 15 pazienti (14,5%)<br />

hanno sviluppato una RLS in corso di terapia<br />

(12 forme primarie e 3 forme secondarie). Il<br />

tasso d’incidenza annuale di RLS è risultato di<br />

47 casi/1000persone/anno (37<br />

casi/1000persone/anno per la RLS primaria e<br />

9,4 casi/1000persone/anno per la RLS<br />

secondaria). Solo il tasso d’incidenza globale<br />

per la classe di età dai 55-64 anni<br />

(70casi/1000persone/anno) è risultato<br />

57<br />

57


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

58<br />

significativamente aumentato nei pazienti<br />

con MP rispetto alla popolazione generale. La<br />

positivizzazione per RLS è risultata<br />

inaspettatamente precoce in rapporto sia<br />

all’esordio della MP (intervallo medio 29,25<br />

mesi) sia all’inizio del trattamento DAergico<br />

(intervallo medio 17,58 mesi).<br />

Discussione: l’incrementata incidenza di RLS<br />

nei pazienti con MP in corso di terapia<br />

DAergica rispetto alla popolazione generale,<br />

osservata per la classe di età di 55-64 anni,<br />

suggerisce un ruolo critico della terapia nel<br />

suo sviluppo. Considerando infatti che nei<br />

pazienti con MP drug-naive non risulta<br />

esserci una maggiore prevalenza di RLS,<br />

contrariamente a quanto riportato nei<br />

pazienti in terapia DAergica cronica, si<br />

potrebbe ipotizzare che la MP rappresenti di<br />

per sé una condizione necessaria ma non<br />

sufficiente a determinare lo sviluppo di RLS, e<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

che l’incrementata incidenza del disturbo<br />

osservata nei pazienti trattati con farmaci<br />

dopaminomimetici sia ascrivibile ad<br />

un’iperstimolazione a livello midollare dei<br />

recettori DAergici post-sinaptici resi<br />

ipersensibili dalla degenerazione dell’area<br />

ipotalamica A11, sede di origine della via<br />

DAergica diencefalo-spinale. Conclusione: se<br />

l’ipotesi generata da questa indagine verrà<br />

confermata su casistiche più estese e dai<br />

risultati derivati da una manipolazione della<br />

terapia DAergica (riduzione e/o incremento<br />

posologico), la RLS che si manifesta nei<br />

pazienti con MP trattati con tale classe di<br />

farmaci, o per lo meno una sua elevata<br />

percentuale, potrebbe essere considerata<br />

un’ulteriore forma di RLS “secondaria”,<br />

responsabile dell’aumentata prevalenza del<br />

disturbo sensitivo-motorio riportata in<br />

letteratura in tali pazienti.<br />

Follow up a 4 anni di pazienti affetti da “restless legs syndrome” con insufficienza renale cronica<br />

in fase “pre-dialitica”<br />

G. Macorig¹ , S. Lorenzut¹, D. Montanaro ²,<br />

G.L. Gigli ¹, G. Romano², M.R. Valente¹<br />

¹Centro di Medicina del Sonno, Clinica<br />

Neurologica, Università di Udine<br />

²SOC di Nefrologia e Dialisi, AOU di Udine<br />

Obiettivi: Sono poco numerosi gli studi che<br />

hanno valutato il follow up a lungo termine di<br />

pazienti dializzati affetti da RLS. Ancora meno<br />

sono gli studi che hanno esteso tale<br />

valutazione a pazienti nella fase pre-dialitica<br />

dell’insufficienza renale cronica. L’obiettivo<br />

del nostro studio è di valutare il possibile<br />

impatto della sindrome delle gambe senza<br />

riposo sull’andamento della funzione renale e<br />

sul possibile sviluppo di eventi di natura<br />

cardio e/o cerebro-vascolare.<br />

Materiali e metodi: Sono state rivalutate a<br />

distanza di 4 anni le cartelle cliniche dei 138<br />

pazienti arruolati in un nostro precedente<br />

studio (Merlino et al, Mov Dis 2010); sono<br />

state ricercate informazioni sull’eventuale<br />

decesso, sull’andamento della funzione<br />

renale (calo del filtrato stimato come mL min -<br />

1 -1<br />

mese ) e sull’eventuale sviluppo di eventi<br />

cardio-cerebro-vascolari.<br />

Risultati: dei 138 casi di partenza sono stati<br />

persi al follow up 12 pazienti; dei restanti 126<br />

pazienti, 19 risultavano affetti da RLS. Per<br />

quanto riguarda l’andamento della funzione<br />

renale, il calo del filtrato non presentava<br />

differenze significative tra pazienti con e<br />

senza RLS (0,49 ± 0,91 mL min -1 mese -1 per i<br />

pazienti affetti vs 0,40 ± 0,86 dei non affetti).<br />

Il 21,1 % dei pazienti affetti da RLS<br />

risultavano aver dovuto avviare terapia<br />

dialitica vs 16,9 % dei pazienti non affetti (p=<br />

0,6). Si è ritrovato invece un significativo<br />

maggiore calo del filtrato tra i pazienti affetti<br />

da eccessiva sonnolenza diurna rispetto ai<br />

non affetti (1,08 ± 1,40 per i pazienti con EDS<br />

vs 0,38 ± 0,74 per i pazienti senza EDS;<br />

p=0,04). Per quanto riguarda la mortalità non<br />

sono state rilevate differenze significative tra<br />

pazienti con e senza RLS. Dal punto di vista<br />

58


a b s t r a c t b o o k<br />

cardio e cerebro-vascolare è stata invece<br />

rilevata una maggiore tendenza allo sviluppo<br />

di eventi vascolari cerebrali (ictus ischemico)<br />

nei pazienti affetti da RLS rispetto a quello<br />

non affetti: 2 su 19 (10,5%) pazienti affetti da<br />

RLS vs. 1 su 107 (0,9%) dei pazienti non<br />

affetti (p=0,04). Tale dato è inoltre<br />

confermato dal fatto che i pazienti che<br />

avevano presentato l’evento vascolare<br />

cerebrale avevano un tempo totale di sonno<br />

ridotto rispetto ai pazienti che non avevano<br />

avuto ictus (310 min vs. 389,51 min; p=0,09).<br />

Discussione e conclusioni: Il nostro studio<br />

conferma il ruolo della RLS come possibile<br />

fattore di rischio vascolare; il dato è<br />

rafforzato anche dal fatto che i pazienti che<br />

avevano sviluppato eventi vascolari<br />

presentavano un tempo totale di sonno<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

ridotto rispetto ai pazienti che non avevano<br />

avuto eventi. Il ruolo della EDS nel<br />

peggioramento della funzione renale<br />

potrebbe essere interpretato come un indice<br />

di disturbi del sonno non indagati che<br />

possono a loro volta portare a<br />

peggioramento della funzione renale .<br />

Sarebbe importante una sempre maggiore<br />

attenzione da parte degli specialisti verso<br />

questo tipo di disturbo del sonno, in quanto,<br />

oltre a peggiorare la qualità di vita dei<br />

pazienti (Mucsi et al. NDT 2005), possono<br />

anche influire sull’outcome a lungo termine.<br />

Non si può escludere che un periodo di<br />

follow up più prolungato possa anche<br />

provocare differenze in termini di mortalità<br />

tra i gruppi con e senza RLS.<br />

Valutazione neuropsicologica nel Rem Sleep Behavior Disorder Idiopatico: studio di follow-up.<br />

M. Terzaghi 1 , C. Zucchella 2 , V. Rustioni 1 , R.<br />

Manni 1<br />

1 Unità Medicina del Sonno ed Epilessia -<br />

2 Laboratorio Neuropsicologia<br />

IRCCS Fondazione “Istituto Neurologico<br />

Nazionale C. Mondino”, Pavia,<br />

Obiettivi. La valutazione neuropsicologica nel<br />

REM Sleep behavior disorder (RBD) idiopatico<br />

ha evidenziato diversi deficit cognitivi in aree<br />

specifiche, potenzialmente evidenziando la<br />

presenza di processi neurodegenerativi. Il<br />

reale significato di questi deficit resta tuttavia<br />

imprecisato per la mancanza di dati di follow<br />

up.<br />

Materiali e Metodo. 21 soggetti con RBD (20<br />

maschi, età <strong>media</strong> 66.1±6.9 anni) idiopatico<br />

sono stati sottoposti a valutazione clinica e<br />

neuropsicologica di baseline e ad un follow<br />

up medio di 43±18 mesi. Al baseline le<br />

performances cognitive sono state<br />

confrontate con un gruppo di controllo<br />

appaiato per sesso, età e scolarità.<br />

Risultati. Al follow up un significativo<br />

peggioramento (Wilcoxon test) si è verificato<br />

al test delle matrici colorate di Raven<br />

((p=.01), alle matrici attentive (p=.02), alla<br />

fluenza fonologica (p=.04) e semantica<br />

(p=.04).<br />

Sulla base dei punteggi equivalenti, 14<br />

soggetti (66.7%) hanno mostrato un<br />

peggioramento delle abilità cognitive nelle<br />

abilità visuo-costruttive, logiche non verbali,<br />

attentive/esecutive e memoria a lungo e<br />

breve termine, con significatività statistica in<br />

ambito delle abilità visuo-costruttive (p=.01).<br />

7 soggetti (33.3%) hanno mantenuto un<br />

profilo cognitivo stabile di normalità. Non<br />

sono emerse differenze cliniche tra soggetti<br />

con profilo neuropsicologico di normalità e<br />

quelli che hanno avuto un peggioramento<br />

delle performances.<br />

4 soggetti hanno sviluppato durante il follow<br />

up malattie extrapiramidali: non sono emerse<br />

differenze del profilo cognitivo tra questi<br />

soggetti e quelli che hanno mantenuto una<br />

diagnosi di RBD idiopatico.<br />

Discussione e Conclusioni. I nostri dati<br />

confermano le disfunzioni visuo spaziali come<br />

l’area di maggior compromissione cognitiva<br />

dell’RBD, a carattere evolutivo,<br />

potenzialmente candidabile come marker<br />

59<br />

59


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

60<br />

neuropsicologico di malattia . Un<br />

peggioramento delle funzioni cognitive<br />

coinvolgente anche altre aree<br />

(prevalentemente logiche non verbali e<br />

attentive/esecutive) è rilevabile e suggerisce<br />

la presenza di sottostanti fenomeni<br />

neurodegenerativi.<br />

Con i limiti legati alla numerosità della<br />

casistica e della porzione di campione<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

studiato con evoluzione in malattie<br />

extrapiramidali, non sono identificabili, da un<br />

lato, un profilo cognitivo in grado di predire<br />

l’evoluzione verso una patologia<br />

degenerativa, dall’altro caratteristiche<br />

cliniche nell’RBD idiopatico suggestive per la<br />

presenza di mild cognitive impairment.<br />

Funzioni cognitive, disturbo dell'umore, qualità della vita e strategie di coping nel disturbo<br />

comportamentale in sonno REM idiopatico.<br />

V.Cardinali ¹, M.Carnicelli ¹, R. Barulli ¹, M.<br />

Esposito ², M.Carotenuto², B.Brancasi¹, Della<br />

Porta R. ¹, S. Caputo ¹, M.F. De Caro ¹, G.<br />

Logroscino ¹, M. Savarese ¹<br />

¹ Dipartimento di Neuroscienze e Organi di<br />

Senso Università degli Studi di Bari<br />

² Dipartimento di Psichiatria,<br />

Neuropsichiatria infantile e adolescenziale,<br />

Audiofoniatria e Dermatovenereologia,<br />

Seconda Università di Napoli<br />

Introduzione:. E’ dimostrato che pazienti<br />

affetti da disturbo comportamentale in<br />

sonno REM Idiopatico (IRBD) possano<br />

presentare maggiore compromissione di<br />

specifiche funzioni cognitive, quali le funzioni<br />

visuocostruttive ed esecutive rispetto a<br />

soggetti sani appaiati per sesso, età e<br />

scolarità (Fantini 2011). Allo stato attuale non<br />

esistono, invece, dati sulla qualità della vita e<br />

le strategie di affrontare la patologia nei<br />

pazienti affetti da IRBD e pochi sono gli studi<br />

che hanno valutato i disturbi dell'umore in<br />

questi pazienti (Postuma 2009). Obiettivo:<br />

valutare in pazienti con diagnosi di IRBD, le<br />

funzioni cognitive, l'umore, la capacità di<br />

coping e l'impatto di questa patologia sulla<br />

qualità di vita.<br />

Materiali e Metodi: Lo studio è stato<br />

condotto su pazienti con IRBD pervenuti al<br />

Centro Disturbi del Sonno del Dipartimento di<br />

Neuroscienze, Policlinico di Bari. Tutti i<br />

pazienti sono stati sottoposti ad un’estesa<br />

batteria di tests neuropsicologici(l’elenco dei<br />

tests e i corrispettivi domini cognitivi sono<br />

esposti nella tabella 1); sono stati inoltre<br />

valutati i disturbi dell'umore, la qualità della<br />

vita e la capacità di coping.<br />

Risultati: Lo studio ha coinvolto 22 soggetti<br />

con IRBD (20 uomini, 2 donne) con età <strong>media</strong><br />

di 67 anni (range :44-79 anni). 13 pazienti<br />

(59%) soddisfacevano i criteri di Petersen per<br />

Mild Cognitive Impairment (MCI) (4 MCI<br />

amnesico dominio multiplo, 1 MCI amnesico<br />

singolo dominio, 3 non-MCI amnesico<br />

dominio multiplo, 5 non-MCI amnesico<br />

singolo dominio). Tra i pazienti con IRBD<br />

senza declino cognitivo (iRBDwoMCI) e<br />

pazienti con IRBD e MCI (IRBD+MCI), non<br />

c'erano differenze di: durata della malattia<br />

(p:0,30), età al momento della valutazione<br />

(p:0,19), l'età alla comparsa del RBD (p:0,86)<br />

e alla diagnosi (p:0,23). Riguardo alle<br />

strategie di coping, tutti i pazienti hanno<br />

utilizzato positivamente l'approccio e la<br />

pianificazione nella gestione della patologia<br />

rispetto al disimpegno comportamentale e la<br />

negazione. Confrontando i due gruppi<br />

(iRBDwMCI e IRBD+MCI) si è riscontrata una<br />

differenza nella scala del COPE per<br />

l’"affrontare positivamente" la patologia con<br />

valori più elevati per il gruppo iRBDwoMCI.<br />

Per tutti i pazienti la qualità della vita è stata<br />

riportata come non soddisfacente, infatti in<br />

tutti i campi della scala SF-36, fatta eccezione<br />

per il dolore fisico e la salute generale, i<br />

pazienti hanno riportato valori più bassi<br />

rispetto alla norma. Confrontando i due<br />

gruppi è stata dimostrata una differenza nel<br />

60


a b s t r a c t b o o k<br />

campo dell’attività fisica e ruolo fisico, con<br />

valori più bassi nel gruppo IRBD+MCI. La<br />

metà dei pazienti ha mostrato tono<br />

dell’umore adeguato, i restanti hanno<br />

mostrato una depressione lieve. Non sono<br />

emerse differenze per l'umore tra i due<br />

gruppi (iRBDwMCI e IRBD+MCI).<br />

Discussione: Il 59% dei pazienti con IRBD ha<br />

presentato un MCI e le funzioni<br />

maggiormente compromesse sono state le<br />

esecutive e visuocostruttive, similmente a<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

quanto riscontrato in precedenti studi su<br />

pazienti IRBD (Fantini 2010). La maggiore<br />

compromissione cognitiva si associa a qualità<br />

della vita insoddisfacente e minore capacità<br />

di adattamento alla patologia, mentre il tono<br />

dell’umore non sembra associato a maggiore<br />

compromissione cognitiva.<br />

Conclusioni: Questi risultati suggeriscono la<br />

presenza di un sottostante processo<br />

neurodegenerativo in pazienti con IRBD ed<br />

una ridotta qualità della vita.<br />

Cognitive domines Neuropsychological tests<br />

Mini Mental State Examination (MMSE)<br />

Global cognitive efficiency (Folstein 1975, Measso 1991)<br />

Frontal Assessment Battery (FAB) (Appollonio<br />

2005)<br />

Rey Auditory Verbal Learning test (RAVLT) (Rey<br />

1964)<br />

Prose memory test (PMT) (Novelli 1986)<br />

Memory<br />

Digit Span subtest forward (Wechsler 1997)<br />

Corsi Block-Tapping Task forward (Spinnler<br />

1987)<br />

Copy of the Ray-Osterrieth (Rey 1941)<br />

Attention and executive<br />

functions<br />

Visuospatial functions<br />

Table 1 Neuropsychological assesment administered<br />

Digit symbol modalities test (SDMT) (Wechsler<br />

1997)<br />

Raven’s progressive matrices (Spinnler 1987)<br />

London’s tower test (Shallice 1982)<br />

Stroop color word test (Bohnen 1992)<br />

Trail making part A-B (Giovagnoli 1996)<br />

Digit Span subtest backward (Wechsler 1997)<br />

Corsi Block-Tapping Task backward (Spinnler<br />

1987)<br />

Phonemic fluency (Spinnler 1987)<br />

Semantic fluency (Spinnler 1987)<br />

Clock Drawing test (Libon 1993)<br />

The overlapping figures (Rey 1966)<br />

Ray-Osterrieth Complex Figure Copy (Caffarra<br />

2002)<br />

61<br />

61


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

62<br />

Studio delle vie nocicettive nella sindrome delle gambe senza riposo idiopatica<br />

E. Testani 1 , C. Vollono 1 , G. Della Marca 1 , D.<br />

Ferraro 2 , D. Virdis 1 , D. Le Pera 3 , S. Dittoni 1 ,<br />

S. Mazza 1 , M. Valeriani 4,5<br />

1. Dipartimento di Neuroscienze- Università<br />

Cattolica del Sacro Cuore, Roma<br />

2. Divisione di Neurologia, Università di<br />

Modena e Reggio Emilia<br />

3. Riabilitazione Motoria, IRCCS San Raffaele<br />

Pisana, Tosinvest Sanità, Roma<br />

4. Divisione di Neurologia - Ospedale<br />

Pediatrico Bambino Gesù, Roma<br />

5. Center for Sensory–Motor Interaction,<br />

Aalborg University, Aalborg, Denmark<br />

Obiettivo Valutare la presenza di alterazioni<br />

del sistema nocicettivo tramite lo studio dei<br />

potenziali evocati laser (LEP) in un gruppo di<br />

soggetti affetti da sindrome delle gambe<br />

senza riposo idiopatica(RLS), a confronto con<br />

un gruppo di soggetti sani.<br />

Materiali I LEP si registrano <strong>media</strong>nte la<br />

stimolazione nocicettiva, tramite Laser a CO2,<br />

delle piccole fibre mielinizzate A-delta;<br />

permettono pertanto di indagare in modo<br />

specifico la funzionalità delle vie del dolore.<br />

La stimolazione delle fibre A-delta determina<br />

la comparsa di una componente più precoce<br />

N1-P1, che origina dalle corteccie<br />

somatosensoriali e di una componente più<br />

tardiva, N2-P2 che origina dalla regione<br />

cingolo-insulare.<br />

Metodi Sono stati studiati 11 pazienti affetti<br />

da RLS idiopatica (età <strong>media</strong> 53.18 ± 19.65; 6<br />

maschi e 5 femmine) ed 11 controlli ( età<br />

<strong>media</strong> 53.40±18.59; 6 maschi e 5 femmine).<br />

Tutti i pazienti presentavano sintomatologia<br />

disestesica marcatamente prevalente agli arti<br />

inferiori e quasi esclusivamente limitata alle<br />

ore serali. I LEP sono stati registrati la sera<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

(tra le 21.00 e le 23.00) e nel primo<br />

pomeriggio (tra le 13.00 e le 15.00) dopo<br />

stimolazione del piede destro, della mano<br />

destra e della regione periorale di destra.<br />

Sono state registrate due medie consecutive<br />

(ciascuna ottenuta dopo 20 stimoli) per ogni<br />

sito di stimolazione. I LEP sono stati registrati<br />

da 3 elettrodi posizionati su Cz, Fz e T3 (SI 10-<br />

20). Risultati L’ampiezza della componente<br />

N2/P2 dopo stimolazione del piede era<br />

significativamente aumentata nella<br />

registrazione notturna nel gruppo dei<br />

pazienti, a confronto con la registrazione<br />

diurna. L’ampiezza del complesso N2/P2<br />

dopo stimolazione della mano e della regione<br />

periorale non era significativamente diversa<br />

tra notte e pomeriggio nel gruppo dei<br />

pazienti. Nel gruppo di controllo non sono<br />

emerse differenze significative dopo<br />

stimolazione laser delle tre regioni nelle due<br />

fasce orarie. Sono stati considerati poi i<br />

rapporti delle ampiezze di N2/P2 ottenuti<br />

dividendo rispettivamente l’ampiezza di<br />

N2/P2 alla mano (N2/P2m/p) e l’ampiezza di<br />

N2/P2 (N2/P2o/p)alla regione periorale per<br />

l’ampiezza di N2/P2 al piede. Entrambi i<br />

rapporti sono ridotti nella notte rispetto al<br />

giorno, sia nel gruppo dei pazienti che nel<br />

gruppo dei controlli. Nel gruppo dei pazienti<br />

il rapporto N2/P2m/p raggiunge la<br />

significatività statistica.<br />

Discussione e Conclusione Nel gruppo dei<br />

pazienti non sono state trovate alterazioni<br />

nelle vie di conduzione A-delta. Tuttavia, il<br />

rapporto N2/P2 rivela una prevalente attività<br />

delle fibre nocicettive A-delta quando viene<br />

stimolato il piede durante la notte,<br />

suggerendo una disinibizione circadiana<br />

dell’elaborazione delle informazioni di input<br />

delle fibre A-delta agli arti inferiori.<br />

62


a b s t r a c t b o o k<br />

Associazione tra Emicrania e Sindrome delle gambe senza riposo<br />

A.Fontana, V.Russo, M.Sommaro, A.Travanut,<br />

M.R. Valente, G.L. Gigli<br />

Centro di Medicina del Sonno, Clinica<br />

Neurologica, Università di Udine<br />

Obiettivi: La Sindrome delle gambe senza<br />

riposo (RLS) il più delle volte presente in<br />

forma idiopatica, può essere associata a<br />

diversi disturbi neurologici tra i quali è stata<br />

ipotizzata l’emicrania. Basandoci su recenti<br />

studi che confermano l’associazione tra RLS e<br />

la cefalea primaria abbiamo realizzato uno<br />

studio osservazionale per valutare la<br />

prevalenza di RLS nei pazienti affetti da<br />

emicrania.<br />

Materiali e metodi: Sono stati arruolati 179<br />

pazienti emicranici (con e senza aura)<br />

afferenti alla nostra clinica. Per essere inclusi<br />

nello studio i pazienti dovevano aver<br />

compiuto 18 anni e rispettare i criteri per la<br />

diagnosi di emicrania con e senza aura,<br />

facendo riferimento alla classificazione<br />

internazionale ICHD-II (International<br />

Classification Headache Disorders). La RLS è<br />

stata diagnosticata usando i criteri IRLSSG<br />

(International Restless Leg Syndrome Study<br />

Group). La presenza di eventuali disturbi del<br />

sonno è stata valutata attraverso la<br />

somministrazione del Pittsburgh Sleep<br />

Quality Index (PSQI), la scala Epworth (ESS)<br />

per valutare la presenza di eccessiva<br />

sonnolenza diurna (EDS) e per la gravità della<br />

RLS è stato utilizzato l’International RLS Study<br />

Group Rating Scale (IRLSSG). I pazienti<br />

abusatori di farmaci sintomatici sono stati<br />

classificati prendendo come riferimento<br />

sempre i criteri ICHD-II<br />

Risultati: Sul campione totale di 177 pazienti<br />

emicranici, il 79,7% era di sesso femminile. Il<br />

31% dei pazienti intervistati presentava i<br />

sintomi di emicrania con aura, nel 73% dei<br />

casi presentava fotofobia e il 61% invece<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

presentava fonofobia. L’età <strong>media</strong> dei<br />

soggetti è 42 anni (Range 19-79). La<br />

prevalenza di RLS era del 16% (n=28) e non<br />

sono state riscontrate differenze significative<br />

tra maschi e femmine. In 22 pazienti che<br />

presentavano i sintomi della RLS veniva<br />

riferita fonofobia (p=0.03). Gli abusatori di<br />

farmaci rappresentano il 36.7% del campione<br />

totale (22 triptani, 37 FANS, 5 oppiacei). Il<br />

33,7% dei pazienti presentava scarsa qualità<br />

del sonno (PSQI totale >5) e il 13,6%<br />

presentava eccessiva sonnolenza diurna.<br />

Discussione e conclusioni: Il nostro studio ha<br />

confermato un’elevata prevalenza di RLS nei<br />

pazienti affetti da emicrania, confrontati con i<br />

dati della popolazione generale. Abbiamo<br />

inoltre riscontrato una correlazione<br />

significativa tra fonofobia e la presenza di RLS<br />

(P=0,03). La presenza di RLS nel nostro studio<br />

non è associata al sesso. La relazione tra<br />

emicrania e RLS continua ad essere ancora<br />

non chiara, entrambi i disturbi potrebbero<br />

avere un substrato patologico comune,<br />

ovvero una disfunzione del nucleo<br />

dopaminergico ipotalamico dorsale<br />

posteriore (A 11). Questo è suggerito dalla<br />

risposta dei sintomi dell’emicrania ai farmaci<br />

antidopaminergici. L’associazione tra<br />

fonofobia e RLS può inoltre essere<br />

un’espressione dell’alterazione di questo<br />

sistema.<br />

Bibliografia 1) Daniela Cologno, Giulio<br />

Cicarelli, Vi orio Petre a, Florindo<br />

d TMOnofrio and Gennaro Bussone “High<br />

prevalence of Dopaminergic Premonitory<br />

Symptoms in migraine patients with Restless<br />

Legs Syndrome: a pathogenetic link?”<br />

Neurological Sciences Volume 29,<br />

Supplement 1 (2008), 166-168. 2)Stephen D.<br />

Silberstein, “Association between restless<br />

legs syndrome and migraine”; J Neurol<br />

neurosurg psychiatry May 2010; 81: 473 –<br />

475<br />

63<br />

63


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

64<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Sindrome delle gambe senza riposo e movimenti periodici in un caso di neurinoma cervicale.<br />

A. Losurdo 1 , M. Luigetti 1 , D. Restuccia 1 , C,<br />

Vollono 1 , E. Testani 1 , V. Gnoni 1 , C. Di Blasi 1 ,<br />

NM Giannantoni 1 , G. Della Marca 1<br />

1 Dipartimento di Neuroscienze, UCSC, Roma.<br />

Obiettivi. Descrivere un caso di Sindrome<br />

delle gambe senza riposo (RLS) associata a<br />

movimenti periodici nel sonno in una donna<br />

di 72 anni con neurinoma cervicale C3 ad<br />

effetto compressivo sul midollo spinale, in<br />

assenza di altre possibili cause di RLS.<br />

Metodo. La paziente è stata sottoposta a<br />

visita neurologica ed esame obiettivo<br />

neurologico, esami ematochimici (dosaggio<br />

ferritina, sideremia, creatinina),<br />

videopolisonnografia (video-PSG), Potenziali<br />

Evocati Somatosensitivi (SEP), e Motori<br />

(MEP), esame della velocità di conduzione<br />

nervosa ai quattro arti (ENG),<br />

Elettromiografia (EMG) dei muscoli trapezio,<br />

deltoide, bicipite, estensore comune delle<br />

dita bilateralmente.<br />

Risultati. L’ esame neurologico, gli esami<br />

ematochimici e gli esami neurofisiologici<br />

(MEP, EMG, ENG) sono risultati nella norma.<br />

Ai SEP la risposta spinale N13 è risultata<br />

inevocabile dopo stimolazione del nervo<br />

<strong>media</strong>no destro e di ampiezza ridotta dopo<br />

stimolazione del nervo <strong>media</strong>no sinistro. Tale<br />

reperti erano indicativi di sofferenza<br />

funzionale della sostanza grigia<br />

centromidollare a livello dei mielomeri C6-C7.<br />

La RMN del midollo spinale ha documentato<br />

la presenza di un neurinoma para<strong>media</strong>no<br />

destro intradurale, extramidollare, che<br />

improntava la superficie ventrale del midollo<br />

cervicale. La video-PSG ha documentato<br />

reperti compatibili con RLS associata a<br />

movimenti periodici in corso di<br />

addormentamento e durante le fasi di sonno<br />

leggero. A livello dei segmenti muscolari<br />

esaminati sono risultati nettamente<br />

prevalenti i movimenti periodici a destra.<br />

Discussione e Conclusioni. La RLS può essere<br />

provocata da lesioni del midollo spinale. La<br />

presenza di una lesione compressiva<br />

midollare, l’alterazione della componente<br />

N13 dei SEP ed il riscontro di movimenti<br />

periodici, assiali e degli arti, nettamente<br />

lateralizzati suggerisce un possibile ruolo<br />

patogenetico del neurinoma cervicale nella<br />

genesi della RLS.<br />

La mirtazapina causa movimenti periodici nel sonno (PLMS) in volontari sani giovani<br />

S. Fulda, S. Kloiber, T. Dose, S. Lucae, F.<br />

Holsboer, L. Schaaf, J. Hennings<br />

Neurocenter of Southern Switzerland, Civic<br />

Hospital (EOC) of Lugano, Lugano,<br />

Switzerland<br />

Max Planck Institute of Psychiatry, Munich,<br />

Germany<br />

Obiettivo: recenti evidenze suggeriscono che<br />

alcuni antidepressivi siano associati ad un<br />

aumento dell’attività motoria durante il<br />

sonno, in particolare a movimenti periodici<br />

degli arti inferiori (PLMS) che possono<br />

disturbare il sonno notturno. Finora, queste<br />

osservazioni sono state effettuate in pazienti<br />

in trattamento per depressione e in studi<br />

trasversali valutando l’effetto di diversi<br />

farmaci ma non della mirtazapina. Non è<br />

chiaro se gli antidepressivi inducano la<br />

comparsa dei PLMS o aumentino un disturbo<br />

già esistente e se questo sia un effetto<br />

associato a proprietà degli antidepressivi o<br />

evidenziato solo nei pazienti depressi. Scopo<br />

di questo studio è stato quindi quello di<br />

valutare l’effetto della mirtazapina in un<br />

gruppo di volontari sani.<br />

Metodo: dodici volontari sani tutti di sesso<br />

maschile (20 - 25 anni) hanno partecipato a<br />

questo studio clinico in aperto<br />

64


a b s t r a c t b o o k<br />

(NCT00878540), che comprendeva un<br />

periodo preparatorio di tre settimane, con<br />

standardizzazione delle condizioni generali<br />

(cibo, attività fisica e ritmi sonno-veglia) e<br />

una fase sperimentale in laboratorio con due<br />

giorni di valutazione basale e sette giorni di<br />

assunzione serale (ore 22) di 30 mg di<br />

mirtazapina. Il sonno è stato registrato nelle<br />

prime due notti basali, nelle prime due notti<br />

di terapia farmacologica e nelle ultime due<br />

notti di terapia.<br />

Risultati: Otto dei dodici soggetti hanno<br />

mostrato un incremento dei PLMS dopo la<br />

prima dose di mirtazapina (PLMS index 28-<br />

DISTURBI DEL MOVIMENTO DEL SONNO<br />

II SESSIONE<br />

Mioclono del collo in sonno - esempi video e considerazioni cliniche<br />

P.Agazzi, I. Pisarenco, M.Maestri, G. Bianco,<br />

S. Fulda, S.Manconi<br />

Centro di Medicina del Sonno ed<br />

Epilettologia, Neurocentro della Svizzera<br />

Italiana, Lugano<br />

Il mioclono del collo si verifica tipicamente<br />

soprattutto in sonno REM e viene in genere<br />

riconosciuto all’esame videopolisonnografico<br />

in quanto produce un tipico<br />

artefatto, indotto dal movimento, sulle<br />

derivazioni EEG. Viene generalmente<br />

considerato un fenomeno raro e fisiologico<br />

(in genere meno di uno all’ora). Allo stato<br />

attuale non sono comunque presenti in<br />

letteratura esempi video di tali disturbi e non<br />

è chiaro l’impatto sul sonno di tali<br />

movimenti.<br />

Presentiamo 2 casi clinici di pazienti, di sesso<br />

maschile di 18 e 60 anni, che hanno<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

98). La frequenza dei PLMS era piú alta nella<br />

prima notte e progressivamente si riduceva<br />

nei giorni successivi. Non sono state<br />

evidenziate differenze nei parametri di sonno<br />

o in altri parametri tra i partecipanti con<br />

PLMS indotti dalla mirtazapina rispetto agli<br />

altri.<br />

Conclusioni: la mirtazapina provoca PLMS in<br />

una percentuale sostanziale di volontari sani,<br />

con un effetto piú evidente nei primi giorni.<br />

Meccanismi istaminergici e serotoninergici<br />

possono essere implicati nei PLMS indotti da<br />

mirtazapina.<br />

effettuato polisonnografia, in un caso per<br />

sospetta epilessia e nell’altro per sospetta<br />

OSAS. Abbiamo osservato casualmente dal<br />

riscontro di artefatti EEG la presenza di<br />

mioclono del collo, che si evidenziava anche<br />

alla videoregistrazione con movimenti rapidi<br />

sia in versione che in flessione del collo.<br />

Questi movimenti determinavano<br />

frequentemente arousal o risvegli e<br />

comparivano anche in sonno NREM .<br />

Sulla base di questi casi ipotizziamo che il<br />

mioclono del collo in sonno possa avere un<br />

significato patologico causando<br />

frammentazione del sonno micro o<br />

macrostrutturale e non sia solo un fenomeno<br />

parafisiologico, come precedentemente<br />

descritto. Sono necessari studi su più ampie<br />

casistiche per approfondire ulteriormente il<br />

meccanismo di generazione e il ruolo clinico<br />

di tale movimento involontario.<br />

65<br />

65


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

66<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Movimenti ritmici nel sonno correlati ad eventi respiratori e successivi a ictus ischemico: caso<br />

clinico con videoregistrazione.<br />

M.Maestri, S. Fulda, I. Pisarenco, G. Bianco, P.<br />

Agazzi, M. Manconi<br />

Centro di medicina del Sonno ed<br />

Epilettologia, Neurocentro della Svizzera<br />

Italiana, Ospedale Civico di Lugano, Lugano,<br />

Svizzera<br />

I movimenti ritmici in sonno compatibili con<br />

body e head rolling sono in genere nel<br />

bambino o nel soggetto adulto con problemi<br />

comportamentali o psichiatrici. Sono stati<br />

descritti nella transizione veglia-sonno, ma<br />

anche in corrispondenza di fluttuazioni del<br />

sonno ed associati ad altri disturbi del<br />

movimento nel sonno. Non abbiamo<br />

evidenziato in letteratura casi di associazione<br />

con disturbi respiratori in sonno.<br />

Descriviamo qui il caso clinico di una paziente<br />

di 63 anni, con numerosi fattori di rischio<br />

cardiovascolari, che ha presentato una<br />

emisindrome sensitivo-motoria a sinistra<br />

dovuta ad un ictus ischemico in sede pontina<br />

<strong>media</strong>na e para<strong>media</strong>na destra. Ha<br />

presentato un ottimo recupero funzionale a 3<br />

mesi, in assenza di deficit all’esame<br />

neurologico.<br />

La valutazione polisonnografica in acuto ha<br />

evidenziato una sindrome delle apnee<br />

ostruttive nel sonno di entità medio-grave e<br />

movimenti periodici agli arti inferiori, in<br />

assenza di ulteriori alterazioni. Nella<br />

valutazione a 3 mesi, la paziente ha<br />

evidenziato la comparsa di un disturbo<br />

motorio ritmico in sonno compatibile con<br />

“body e head rolling” (20 episodi, < 30 s)<br />

associati ad arousal o risvegli al termine di<br />

apnee, presenti sia in sonno NREM che REM,<br />

di cui presentiamo il video. Il disturbo<br />

motorio ritmico non era presente<br />

anamnestica prima dello stroke e quindi<br />

ipotizziamo che possa essere correlato alla<br />

lesione pontina e potrebbe fornire elementi<br />

per una migliore definizione della patogenesi<br />

ed dei circuiti che generano i movimenti.<br />

Inoltre, l’associazione con un disturbo<br />

respiratorio in sonno non era stata<br />

precedentemente descritta<br />

Efficacia del pramipexolo a rilascio prolungato nella gestione dell’augmentation nella sindrome<br />

delle gambe senza riposo.<br />

M.Maestri 1 , S. Fulda 1 , C. Bassetti 1,2 , M.<br />

Manconi 1<br />

1Centro di Medicina del Sonno ed<br />

Epilettologia, Neurocentro della Svizzera<br />

Italiana, Lugano<br />

2 Dipartimento di Neurologia, Ospedale<br />

Universitario, Inselspital Berna<br />

Nei pazienti con sindrome delle gambe senza<br />

riposo (RLS) , il trattamento di prima scelta è<br />

rappresentato dai dopaminoagonisti.<br />

Tuttavia nella terapia cronica si verificano<br />

alcune complicanze, non sempre facili da<br />

diagnosticare, come la perdita di efficacia, la<br />

progressione della RLS con l’età, ma<br />

soprattutto il fenomeno di augmentation.<br />

L’augmentation, definita come la comparsa di<br />

sintomi piú gravi e diffusi anche ad altre parti<br />

del corpo, con un anticipo dell’orario, dopo<br />

un periodo di buona risposta farmacologica è<br />

attualmente il principale problema<br />

terapeutico nella RLS e non ci sono allo stato<br />

attuale linee guida per il suo trattamento.<br />

Descriviamo quindi 7 pazienti giunti alla<br />

nostra osservazione con una augmentation<br />

clinicamente significativa durante<br />

trattamento dopaminergico. In tutti e 7 i<br />

pazienti, abbiamo ottenuto un miglioramento<br />

clinico importante con scomparsa del<br />

fenomeno con l’utilizzo di pramipexolo a<br />

lento rilascio al posto di una terapia<br />

dopaminergica a breve emivita.<br />

66


a b s t r a c t b o o k<br />

E’ possibile quindi suggerire l’utilizzo di<br />

dopaminoagonisti a lunga emivita come<br />

strategia di trattamento dell’augmentation e<br />

anche per i sintomi diurni se necessario.<br />

L’utilizzo di farmaci dopaminoagonisti con<br />

stimolazione piú prolungata sembra piú<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

praticabile delle altre possibilitá attualmente<br />

suggerite (dividere la dose di<br />

dopaminoagonisti, aggiungere un altro<br />

farmaco, effettuare un washout<br />

farmacologico).<br />

Dissociazione tra instabilità del sonno e movimenti periodici degli arti inferiori nella sindrome<br />

delle gambe senza riposo (RLS)<br />

M. Manconi 1 , R. Ferri 2 , M. Zucconi 3 , C.<br />

Bassetti 1,4 , S. Fulda 1 , I. Aricó 2 , L. Ferini<br />

Strambi 3<br />

1 Centro di Medicina del Sonno ed<br />

Epilettologia, Neurocentro della Svizzera<br />

Italiana, Lugano;<br />

2 Centro del Sonno, Dipartimento di<br />

Neurologia, Istituto Oasi, Troina,<br />

3 Centro di Medicina del Sonno, Dipartimento<br />

di Neurologia, Istituto Scientifico e Ospedale<br />

Universitario San Raffaele, Università Vita-<br />

Salute, Milano,<br />

4 Dipartimento di Neurologia, Ospedale<br />

Universitario, Inselspital Berna<br />

La relazione tra movimenti periodici degli arti<br />

inferiori (PLMS) e attivazione corticale nei<br />

pazienti con sindrome delle gambe senza<br />

riposo appare complessa da un punto di vista<br />

causale, sintomatologico e terapeutico, con<br />

importanti conseguenze cliniche e<br />

speculative.<br />

Scopo di questo studio è stato quello di<br />

caratterizzare la natura delle correlazioni tra<br />

movimenti periodici degli arti inferiori<br />

(PLMS) e arousal corticali per contribuire al<br />

dibattito sul significato clinico e sul<br />

trattamento dei PLMS e sull’esistenza del<br />

disturbo da movimenti periodici degli arti<br />

inferiori.<br />

Metodo: abbiamo effettuato uno studio<br />

prospettico, controllato con placebo, a gruppi<br />

paralleli in singolo cieco includendo 46<br />

pazienti con RLS idiopatica. Ogni paziente è<br />

stato sottoposto a 2 registrazioni<br />

polisonnografiche notturne consecutive, di<br />

cui la prima basale in assenza di trattamento.<br />

Prima delle seconda registrazione, un gruppo<br />

di pazienti ha assunto pramipexolo 0,25 mg,<br />

un altro clonazepam 0,5 mg ed il terzo<br />

placebo.<br />

la struttura del sonno notturno<br />

(macrostruttura, microstruttura <strong>media</strong>nte il<br />

pattern alternante ciclico) e i movimenti degli<br />

arti inferiori sono stati valutati secondo i<br />

criteri standard internazionali.<br />

Risultati: il pramipexolo ha determinato la<br />

scomparsa dei movimenti periodici degli arti<br />

inferiori senza migliorare l’instabilitá EEG<br />

misurata <strong>media</strong>nte CAP o arousal, mentre il<br />

clonazepam ha fatto l’opposto, riducendo<br />

l’intabilità NREM senza effetto sui PLMS.<br />

Ambedue i farmaci sono stati efficaci sui<br />

sintomi sensitivi di RLS.<br />

Discussione e conclusioni: lo studio mostra<br />

che un approccio farmacologico selettivo puó<br />

disconnettere i PLMS dagli arousal o dal CAP,<br />

suggerendo una relazione indiretta tra i due.<br />

Da un lato, questi risultati mettono in<br />

discussione l’ipotesi di un ruolo<br />

patologenetico diretto dei PLMS sul disturbo<br />

del sonno, dall’altro e aggiungono elementi a<br />

sfavore dell’esistenza del disturbo da<br />

movimenti periodici nel sonno. Inoltre,<br />

questo studio apre le porte alla possibilità di<br />

un trattamento combinato che miri al<br />

controllo dei sintomi sensitivi e motori ma<br />

anche dell’instabilitá del sonno notturno in<br />

questa condizione.<br />

67<br />

67


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

68<br />

RLS e comorbidita’ psichiatrica: la nostra esperienza. dati clinici<br />

L.R. Pisani, I. Aricò, L. Campolo, G. Mento, R.<br />

Silvestri<br />

Dipartimento di Neuroscienze, Scienze<br />

Psichiatriche ed Anestesiologiche, UOSD di<br />

Neurofisiopatologia e Disordini del<br />

Movimento, Messina<br />

Obiettivi: obiettivi dello studio sono stati:<br />

valutare la frequenza di co-morbidità<br />

psichiatriche con la RLS e l’eventuale effetto<br />

della terapia psicotropa sulla RLS.<br />

Materiali: sono stati studiati pazienti<br />

afferenti al Centro di Medicina del Sonno<br />

della nostra struttura.<br />

Metodi: lo studio è stato di tipo retrospettivo<br />

ed è stato effettuato attraverso una indagine<br />

sulle cartelle cliniche di pazienti affetti da RLS<br />

afferenti al nostro Centro negli ultimi tre<br />

anni. Sono state somministrate: ESS per<br />

valutare la sonnolenza diurna, PSQI per la<br />

qualità del sonno, BDI e HAMA per ansia e<br />

depressione, IRLS-RS per la gravità dell’ RLS e<br />

SF36 (MCS e PCS) per la qualità di vita.<br />

Risultati: sono risultati eleggibili 68 pazienti,<br />

17 M, 51 F, di età compresa tra 19 e 79 anni.<br />

Di questi, 47 (68.1%) presentavano sindrome<br />

depressiva (42 con ansia associata), 43<br />

(62.3%) disturbi d’ ansia, 20 (29.0%) SRED<br />

(Sleep-Related Eating Disorders), 6 (8.8%)<br />

disturbo ossessivo compulsivo (DOC) e 1<br />

paziente fumo notturno . I pazienti affetti da<br />

depressione (M:F=1:3) erano più giovani<br />

rispetto a quelli non affetti (p=0.02), mentre i<br />

punteggi all’ESS, al PSQI al IRLS-RS e all’MCS e<br />

al PCS non differivano. Di questi solo 6 erano<br />

già in trattamento antidepressivo al<br />

momento della diagnosi di RLS, con un<br />

punteggio all’IRLS-RS pari a 26.3 (> ma non in<br />

modo statisticamente significativo, di quello<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

dei pazienti non ancora in trattamento, 23.7).<br />

Solo 22 pz (42.0%) hanno successivamente<br />

aderito al trattamento antidepressivo, oltre a<br />

quello per la RLS. I pazienti che non hanno<br />

iniziato terapia antidepressiva hanno avuto<br />

un miglioramento maggiore della<br />

sintomatologia RLS, come dimostrano i<br />

punteggi all’IRLS-RS.<br />

Discussione: le nostre osservazioni<br />

suggeriscono che la RLS è frequentemente<br />

associata a disturbi depressivi, come già<br />

emerso da recenti dati della letteratura<br />

soprattutto relativamente alle donne (1). Il<br />

trattamento con antidepressivi, inoltre,<br />

sembra non avere risultati omogenei e sono<br />

necessari studi controllati per identificare<br />

quali antidepressivi possano risultare più<br />

efficaci (2).<br />

Conclusione: una elevata percentuale di<br />

pazienti affetta da RLS risulta affetta da<br />

disturbi depressivi e disturbi d’ansia. E’<br />

possibile, pertanto, ipotizzare che tali<br />

patologie condividano meccanismi<br />

patogenetici parzialmente comuni (3).<br />

Bibliografia<br />

- Li Y, Mirzaei F, O'Reilly EJ, Winkelman J,<br />

Malhotra A, Okereke OI, Ascherio A, Gao X<br />

Prospective study of restless legs syndrome<br />

and risk of depression in women. Am J<br />

Epidemiol. 2012;176(4):279-88.<br />

- Hornyak M, Kopasz M, Berger M, Riemann<br />

D, Voderholzer U. Impact of sleep-related<br />

complaints on depressive symptoms in<br />

patients with restless legs syndrome.<br />

J Clin Psychiatry. 2005 Sep;66(9):1139-45.<br />

- Hornyak M. Depressive disorders in restless<br />

legs syndrome: epidemiology,<br />

pathophysiology and management. CNS<br />

Drugs. 2010;24(2):89-98.<br />

68


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Sviluppo di un sistema software di video-analisi integrata realizzato per la detezione del<br />

movimento e l’analisi del sonno. validazione di un “tool” per lo studio comportamentale del<br />

sonno in restless legs syndrome.<br />

S.Dittoni 1 , M. Scatena 1 , C.Vollono 1 ,<br />

A.Losurdo 1 , E.Testani 1 , S.Colicchio 1 , V.Gnoni<br />

1 , R. Maviglia 2 , M.A. Pennisi 2 , G.Della Marca 1<br />

1Dipartimento di Neuroscienze, Laboratorio<br />

di Medicina del Sonno, Università Cattolica<br />

del Sacro Cuore, Roma<br />

2 Dipartimento di Anestesia e Rianimazione,<br />

Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma<br />

Obiettivi La RLS è altamente prevalente nella<br />

popolazione generale, nelle popolazioni<br />

europee e del Nord America si aggira intorno<br />

fra il 5 e il 10%. Si caratterizza per una<br />

spiacevole sensazione definita di disestesia,<br />

disconfort, o bruciore, associata a<br />

irrequietezza motoria urgenza di muovere le<br />

gambe che puo’ essere attenuata dal<br />

movimento. I sintomi peggiorano nel corso<br />

della notte e nella fase di addormentamento<br />

e sono aggravati da condizioni di immobilità<br />

prolungata. Valutare l’attività motoria diurna<br />

con videopolisonnografia e confrontare con<br />

la detezione del movimento effettuata da<br />

Zoneminder. ZM (1) rivela le differenze di<br />

frame video, le quantifica e le stora in un<br />

database.<br />

Materiali 24 pazienti adulti con sospetta<br />

diagnosi di Restless Legs Syndrome. L’analisi<br />

è stata effettuata con videoregistrazione e<br />

scorata secondo i criteri poligrafici.<br />

Metodo E’ stata condotta un’analisi su<br />

registrazioni video di pazienti sottoposti a<br />

test di immobilizzazione. I criteri di inclusione<br />

prevedevano: pazienti di ambo i sessi; età<br />

>18 anni; sottoposti ad anamnesi ipnologica,<br />

valutazione neurologica dei sintomi predittivi<br />

di RLS. Esecuzione di Test di Immobilizzazione<br />

per sospetta sindrome delle gambe senza<br />

riposo. Esclusione di pazienti affetti da altre<br />

patologie di medicina del sonno (apnee nel<br />

sonno, epilessia, etc). Confronto con analisi<br />

video effettuata con Zoneminder.<br />

Risultati Sono state scorate 4512 epoche. Il<br />

confronto epoca per epoca sulla detezione<br />

del movimento fra le due metodiche ha<br />

mostrato un alto livello di concordanza,<br />

espressa dal coefficiente K di Cohen (k=<br />

0,252). L’analisi di Bland-Altmann conferma<br />

che non ci sono differenze significative tra gli<br />

scores ottenuti con ZM e con test di<br />

immobilizzazione. ZM mostra un alto livello di<br />

accuratezza (0,726) versus test di<br />

immobilizzazione, alta specificità (0,815) e<br />

una sensibilità relativamente piu’ bassa<br />

(0,440). Il coefficiente di Person è risultato<br />

0,2523.<br />

Discussione<br />

Il software di analisi è in grado di detectare la<br />

presenza o l’assenza di movimento. La<br />

definizione del movimento puo’ essere<br />

effettuata su specifiche aree di interesse<br />

<strong>media</strong>nte analisi video. ZM riconosce eventi<br />

motori anche minimi.<br />

Conclusione<br />

Sovrapposizione del pattern motorio<br />

notturno con le diverse metodiche utilizzate.<br />

Il sistema permette la rilevazione di eventi<br />

motori anche minimi rispetto all’analisi<br />

effettuata visivamente con test di<br />

immobilizzazione. Utilizzo di ZM nello studio<br />

psg dei neonati, in epilessia, nelle<br />

registrazioni prolungate nelle unità di<br />

Rianimazione.<br />

Bibliografia<br />

1. Scatena M, et all. An integrated videoanalysis<br />

software system designed for<br />

movement detection and sleep analysis.<br />

Validation of a tool for the behavioural<br />

study of sleep. Clin Neurophysiol. 2012<br />

Feb;123(2):318-23. Epub 2011 Aug 27.<br />

69<br />

69


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

70<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Studio osservazionale clinico e video-PSG degli effetti del clonazepam nel Rem Sleep Behavior<br />

Disorder<br />

R Ferri 1 , S Marelli 2 , LFerini-Strambi 2 , A<br />

Oldani 2 , F Colli 2 , CH Schenck 3 , M Zucconi 2<br />

1 UOC di Neurologia IC, IRCCS Oasi, Troina;<br />

2 Centro di Medicina del Sonno, Università<br />

Vita-Salute, Ospedale San Raffaele, Milano<br />

3 Minnesota Regional Sleep Disorders Center,<br />

University of Minnesota Medical School,<br />

Minneapolis, MN, U.S.A.<br />

Obiettivo: Lo scopo di questo studio era<br />

quello di analizzare le differenze della<br />

struttura del sonno e dell’attività motoria<br />

notturna in REM nei pazienti con REM<br />

sleepbehaviordisorder (RBD) con o senza<br />

terapia con clonazepam e di valutare le<br />

modificazioni longitudinali a lungo termine<br />

durante terapia cronica con clonazepam.<br />

Soggetti e Metodo: Sono stati reclutati 57<br />

pazienti con RBD idiopatico (52 maschi e 5<br />

donne, età <strong>media</strong> 68.8±6.03 anni).<br />

Quarantadue pazienti non assumevano<br />

alcuna terapia al momento della valutazione<br />

(RBD-Clo) mentre 15 assumevano<br />

clonazepam (0.5-1 mg)(RBD+Clo). E’ stata<br />

valutata la scalaClinical Global Impression-<br />

Severity (CGI-S) ed è stata effettuata una<br />

video-PSG; è stata valutata anche la RBD<br />

La RLS come sintomo d’esordio di mieloma multiplo: un case report<br />

D. Aricò 1 , A. Raggi 2 , M. Siragusa 3 , M.<br />

Zucconi 4 , R. Ferri 1<br />

1 Dipartimento di Neurologia I.C. e<br />

2 Unità di Neurologia, Ospedale G.B.<br />

Morgagni-L. Pierantoni, Forlì;<br />

3 Unità di Dermatologia, Oasi (IRCCS), Troina;<br />

4 Centro del sonno, Dipartimento di<br />

Neurologia, Ospedale San Raffaele,<br />

Università Vita-Salute, Ospedale San Raffaele,<br />

Milano.<br />

Obiettivi Le condizioni che maggiormente si<br />

associano alla sindrome delle gambe senza<br />

riposo includono danno renale, carenza di<br />

severity scale (RBDSS). L’ampiezza<br />

dell’EMGsottomentoniero in REM è stata<br />

valutata quantitativamente ed è stato<br />

calcolato l’Atonia index.<br />

Risultati:La durata di malattia era più lunga<br />

nei pazienti RBD+Cloi quali mostravano<br />

anche un numero minore di cambiamenti di<br />

fase, una efficienza di sonno più alta ed una<br />

percentuale minore di veglia intrasonno e di<br />

stadio 1, oltre ad un aumento della<br />

percentuale di stadio 2. Il follow-up a lungo<br />

termine in un sottogruppo di 13 pazienti in<br />

terapia con clonazepammostrava un<br />

aumento moderato del tempo totale di<br />

sonno,efficienza di sonno, stadio 2 e sonno<br />

ad onde lente, insieme ad un decremento<br />

della veglia intrasonno e dello stadio 1. La<br />

scala CGI tendeva a migliorare chiaramente<br />

in trattamento ma non era evidente nessuna<br />

tendenza per RBDSS o Atonia index.<br />

Conclusioni:Questo studio costituisce<br />

l’evidenza di effetti importanti ed oggettivi<br />

del clonazepam sul sonno NREM nell’RBD;<br />

questi dati potrebbero essere molto<br />

importanti per lo sviluppo di trattamenti<br />

nuovi ed efficaci per questa condizione<br />

clinica.<br />

ferro, neuropatia, mielinopatia, gravidanza,<br />

sclerosi multipla, malattia di Parkinson.<br />

Tuttavia, diverse condizioni mediche possono<br />

causare e/o esacerbare i sintomi RLS.<br />

L’obiettivo del lavoro è presentare un caso di<br />

una paziente con diagnosi di RLS che si<br />

presenta come sintomo d’esordio del<br />

mieloma multiplo, un tumore ematologico<br />

caratterizzato dalla proliferazione clonale di<br />

cellule plasmatiche nel midollo osseo e<br />

immunoglobuline monoclonali nel sangue<br />

e/o urina. Il mieloma multiplo comporta<br />

sintomi e segni molto eterogenei, quali<br />

dolore osseo, infezione, danno renale,<br />

anemia, e ipercalcemia da cui derivano, a<br />

70


a b s t r a c t b o o k<br />

loro volta, alcuni sintomi neurologici quali<br />

debolezza, confusione e fatica.<br />

Materiali e Metodi La paziente riportava una<br />

grave sintomatologia RLS, è stata sottoposta<br />

a PSG prima e dopo la terapia farmacologica.<br />

Risultati I dati ematici mostrano iron<br />

deficiency e il protidogramma mostra una<br />

sospetta componente monoclonale in zona<br />

gamma. I risultati ematologici ci hanno<br />

condotto a richiedere una biopsia osteomidollare<br />

e una visita ematologia. I sintomi<br />

riportati e i risultati strumentali e di<br />

laboratorio hanno portato alla diagnosi di<br />

mieloma multiplo. La PSG al follow-up<br />

conferma il miglioramento clinico dopo<br />

terapia con gabapentin e pramipexolo. La<br />

terapia dermatologica ha risolto il forte<br />

prurito.<br />

Discussione Sono stati proprio i gravi sintomi<br />

alle gambe, fortemente invalidanti, che<br />

hanno spinto la paziente a rivolgersi al nostro<br />

centro del sonno. Comunque, il nostro studio<br />

clinico ha dimostrato chiaramente che la RLS<br />

non è in questo caso primaria, ma molto<br />

probabilmente secondaria ad una serie di<br />

fattori, che si sa essere capaci di causarla. La<br />

radicolopatia era certamente presente prima<br />

della comparsa della RLS e del MM; al<br />

contrario, la mancanza di ferro e il forte<br />

dolore osseo probabilmente sono insorti con<br />

il mieloma e hanno determinato la comparsa<br />

di sintomi RLS gravi e apparentemente<br />

resistenti alla terapia con dopamino-agonisti.<br />

Conclusione Non è possibile, a partire dai<br />

dati che abbiamo, stabilire l’esatta sequenza<br />

temporale dei sintomi ed eventi e non si può,<br />

altresì, dire con certezza se la RLS, in questo<br />

caso, possa essere considerata una<br />

condizione paraneoplastica indotta dal<br />

tumore o solo una forma secondaria che<br />

dipende dallo sviluppo del mieloma multiplo,<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

possibilmente esacerbata dall’associazione<br />

con la radicolopatia. L’aspetto che riteniamo<br />

più importante di questo lavoro è che<br />

qualche volta i sintomi RLS possono essere<br />

indicativi della presenza di una grave<br />

condizione pericolosa per la vita cui si<br />

dovrebbe pensare quando la RLS stessa non<br />

risponde prontamente ai farmaci dopaminoagonisti<br />

e dovrebbero essere valutati<br />

accuratamente i dati clinici e di laboratorio a<br />

disposizione.<br />

Bibliografia:<br />

1. Allen RP, Picchietti D, Hening WA,<br />

Trenkwalder C, Walters AS, Montplaisir J, et<br />

al. Restless legs syndrome: Diagnostic<br />

criteria, special considerations, and<br />

epidemiology. A report from the restless legs<br />

syndrome diagnosis and epidemiology<br />

workshop at the National Institute of Health.<br />

Sleep Med. 2003;4:101-19.<br />

2. Raab MS, Podar K, Breitkreutz I,<br />

Richardson PG, Anderson KC. Multiple<br />

Myeloma. Lancet 2009;374:324-39<br />

3. Ferri R, Zucconi M, Manconi M, Plazzi G,<br />

Bruni O, Ferini-Strambi L. New approaches to<br />

the study of periodic leg movements during<br />

sleep in restless legs syndrome. Sleep<br />

2006;29:759-69.<br />

4. Lal R, Ellenbogen A, Chen D, Zomorodi K,<br />

Atluri H, Luo W, et al. A randomized, doubleblind,<br />

placebo-controlled, dose-response<br />

study to assess the pharmacokinetics,<br />

efficacy, and safety of gabapentin enacarbil<br />

in subjects with restless legs syndrome. Clin<br />

Neuropharmacol 2012;doi:<br />

10.1097/WNF.0b013e318259eac8.<br />

5. Ferini-Strambi L, Aarskog D, Partinen M,<br />

Chaudhuri KR, Sohr M, Verri D, Albrecht S.<br />

Effect of pramipexole on RLS symptoms and<br />

sleep: a randomized, double-blind, placebocontrolled<br />

trial. Sleep Med 2008;9:874-81.<br />

71<br />

71


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

72<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Significato del timing dell’insorgenza di Rem Sleep Behavior Disorder e malattia di Parkinson<br />

Disease<br />

FII Cosentino 1 , S Fulda 2 , F Pizza 3 , G Plazzi 3 , R<br />

Ferri 1<br />

1<br />

UOC di Neurologia IC, IRCCS Oasi, Troina;<br />

2<br />

Neurocentro della Svizzera Italiana, Lugano<br />

3<br />

Dipartmento di Scienze Neurologiche,<br />

Università di Bologna.<br />

Obiettivi:Lo scopo di questo studio era quello<br />

di confrontare le caratteristiche cliniche e I<br />

pattern di sonno REM in pazienti in cui la<br />

REM sleepdisorder (RBD) aveva anticipato la<br />

comparsa di malattia di Parkinson (PD) e<br />

quelli in cui la sua insorgenza era avvenuta<br />

contemporaneamente o dopo quella delle<br />

manifestazioni cliniche della PD.<br />

Soggetti:Sono stati arruolati 27 pazienti PD<br />

consecutivi (età <strong>media</strong> 67.9 anni) and 19<br />

controlli normali (età <strong>media</strong> 67.5 anni).<br />

Metodo:In tutti I soggetti sono stati ottenuti<br />

studi dettagliati clinici laboratoristici e<br />

polisonnografici; in particolare, le<br />

caratteristiche dell’ampiezza del segnale<br />

EMG mentoniero durante sonno REM sono<br />

state analizzate per mezzo di un approccio<br />

quantitativo automatico (Indice di Atonia).<br />

DISTURBI RESPIRATORI DEL SONNO<br />

I SESSIONE<br />

Risultati:Sedici dei 27 pazientiPD erano<br />

affetti anche da RBD e avevano uno stadio PD<br />

significativamente piùalto, assumevano dosi<br />

di farmaci dopaminergici significativamente<br />

più alte, la loro durata di malattia tendeva ad<br />

essere più lunga e il livello cognitivo tendeva<br />

ad essere più basso. L’Indice di Atonia<br />

mostrava una alta sensibilità e specificità per<br />

la presenza di RBD. Inoltre, la RBD non aveva<br />

preceduto la PD in 10 pazienti che<br />

mostravano uno stadio di PD<br />

significativamente più alto, assumevano un<br />

più alto dosaggio di farmaci dopaminergici e<br />

la loro durata di malattia era<br />

significativamente più lunga di quelli con RBD<br />

che precedeva la PD.<br />

Discussione e Conclusioni:Questo studio<br />

mostra che l’Indice di Atonia può essere<br />

raccomandato come una misura oggettiva a<br />

supporto della diagnosi clinica di RBP nella<br />

PD. Inoltre, i nostri dati sono compatibili con<br />

l’ipotesi che i pazienti nei quali RBD precede<br />

o no la PD potrebbero costituire due gruppi<br />

clinici e fisiopatologici distinti, basati su<br />

sequenze di eventi neuropatologici diverse.<br />

Ruolo della cpap nella osas in paziente con sindrome di Treacher-Collins-Franceschetti<br />

J. Accardo, F. Famà, D. Arnaldi, M. Ferrara, A.<br />

Picco, C. Manfredi, A. Ferrari, A. Primavera.<br />

Centro di Fisiopatologia del Sonno, DINOG,<br />

Università di Genova.<br />

Obiettivo Descrizione di un caso di sindrome<br />

delle apnee ostruttive in sonno (OSAS) in<br />

paziente adulto con sindrome di Treacher-<br />

Collins-Franceschetti (TCFS) trattato con<br />

successo <strong>media</strong>nte continuous positive<br />

airway pressure (CPAP).<br />

Materiali e Metodi Case report e revisione<br />

della letteratura.<br />

Risultati Riportiamo il caso di un uomo di 49<br />

anni affetto da TCFS giunto alla nostra<br />

osservazione per probabile OSAS. Il soggetto<br />

presentava disostosi zigomatico-temporomascellare<br />

ed ipoacusia, più marcata a<br />

sinistra. L’espressione fenotipica nella TCFS,<br />

calcolata <strong>media</strong>nte un sistema sviluppato da<br />

Teber et al (2004) 1 , indicava un grado severo<br />

(score >11). Per questo motivo, il paziente<br />

era stato sottoposto a 14 interventi chirurgici<br />

72


a b s t r a c t b o o k<br />

otorinolaringoiatrici. In anamnesi era riferito<br />

incremento del russamento (che era presente<br />

dall’infanzia) ed apnee morfeiche. Il<br />

punteggio all’Epworth Sleepiness Scale (ESS)<br />

era 4/21. Il BMI risultava di 27,5.<br />

La polisonnografia (PSG) ha dimostrato<br />

un’OSAS severa con apnea-hypopnea index<br />

(AHI) di 37, desaturazione <strong>media</strong> dell’83% ed<br />

oxygen-desaturation index (ODI) di 49, per<br />

cui è stato intrapreso trattamento con CPAP.<br />

Il management del paziente ha richiesto<br />

l’utilizzo di differenti tipi di maschera e solo<br />

la scelta di una maschera oro-facciale<br />

ipoallergenica ha permesso una migliore<br />

compliance. Ad una pressione di 10 cmH2O si<br />

verificava un miglioramento dell’AHI (da 37 a<br />

< 10) ed un’abolizione quasi completa delle<br />

desaturazioni.<br />

Discussione e Conclusioni La TCFS è un<br />

disordine autosomico dominante dello<br />

sviluppo cranio-facciale caratterizzato da<br />

micrognazia, ipoplasia del complesso<br />

mandibolo-zigomatico, coloboma ed<br />

anomalie dell’orecchio esterno con ipoacusia<br />

e palatoschisi. L’OSAS è comune, ma<br />

sottostimata e sottotrattata, nella TCFS<br />

(prevalenza: 46%) 2 . Non è presente<br />

un’associazione significativa con la severità<br />

del fenotipo, il russamento od il punteggio<br />

all’ESS, per cui è necessaria una PSG per<br />

diagnosticarla e quantificarla 3 . La diagnosi ed<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

il trattamento dell’OSAS sono importanti a<br />

causa dei seri rischi a lungo termine con<br />

ripercussioni sulla performance<br />

lavorativa/scolastica e sulla mortalità. Nella<br />

TCFS il trattamento con CPAP deve integrare<br />

la chirurgia correttiva, in quanto questa<br />

potrebbe non essere risolutiva, essendo<br />

l’ostruzione possibile a diversi livelli 4,5 .<br />

Bibliografia<br />

1. Teber O et al. Genotyping in 46<br />

patients with tentative diagnosis of<br />

Treacher-Collins syndrome revealed<br />

unexpected phenotypic variation. Eur<br />

J Hum Genet 2004: 12(11):879-890.<br />

2. Plomp et al. Obstructive sleep apnoea<br />

in Treacher Collins syndrome:<br />

prevalence, severity and cause. Int J<br />

Oral Maxillofac Surg 2012: 41:696-<br />

701.<br />

3. Miller S et al. The role of nasal CPAP in<br />

obstructive sleep apnoea syndrome<br />

due to mandibular hypoplasia.<br />

Respirology 2010: 15:377-381.<br />

4. Akre H et al. Obstructive sleep apnea<br />

in Treacher Collins syndrome. Eur Arch<br />

Otorhinolaryngol 2012: 269:331-337.<br />

5. Plomp et al. Screening for obstructive<br />

sleep apnea in Treacher-Collins<br />

syndrome. The Laryngoscope 2012:<br />

122:930-934.<br />

In nome della CPAP: le rappresentazioni cognitive dei pazienti sulla sindrome apnoica ostruttiva<br />

e sul trattamento con CPAP<br />

s. Barello 1 , R. Balestrieri 2 , L. Borghi 2 , A.<br />

Pincherle 3 , E. Zambrelli 3 , M.P. Canevini 3 , E.A.<br />

Moja 2 , E. Vegni 2<br />

1<br />

Facoltà di Psicologia, Università Cattolica del<br />

Sacro Cuore, Milano<br />

2<br />

Cattedra di Psicologia Clinica e Medica,<br />

Università degli Studi di Milano.<br />

3<br />

U.O. Neurologia II e Medicina del Sonno,<br />

A.O. San Paolo-Polo Universitario, Milano<br />

Obiettivi. La sindrome apnoica ostruttiva nel<br />

sonno (OSAS) colpisce il 2-5% della<br />

popolazione generale [1] e costituisce un<br />

fattore di rischio per lo sviluppo di patologie<br />

cardiovascolari, cerebrovascolari e<br />

metaboliche [2]. Trattamento d’elezione per<br />

le apnee ostruttive nel sonno è l’utilizzo del<br />

dispositivo CPAP (Continous Positive Airway<br />

Pressure) [3]. Tuttavia l’aderenza al<br />

trattamento risulta difficoltosa e si attesta tra<br />

il 65% e l’80% dei pazienti [4]. Scopo del<br />

presente lavoro è descrivere l’esperienza<br />

pilota di gruppo psico-educativo rivolto a<br />

pazienti affetti da OSAS e in trattamento<br />

ventilatorio notturno con CPAP presso<br />

73<br />

73


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

74<br />

l’Ospedale S.Paolo-Polo Universitario di<br />

Milano.<br />

Materiali e Metodo: il campione di questo<br />

studio è stato costituito da 7 pazienti (6<br />

Maschi/1 Femmina – età <strong>media</strong>: 64,6 -<br />

range: 46-77 - BMI medio: 33,76 - AHI medio:<br />

33,2 - ODI medio: 37,7) con diagnosi di OSAS<br />

severa ricevuta in <strong>media</strong> da 1 mese. Il<br />

programma si articola in 8 incontri della<br />

durata di 1 h e ½ e sono condotti da un team<br />

multidisciplinare<br />

Risultati: I pazienti hanno discusso i benefici<br />

e le difficoltà connesse all’uso della CPAP,<br />

così come il vissuto di malattia e le cognizioni<br />

latenti sulla patologia. I risultati preliminari<br />

evidenziano un miglioramento nella gestione<br />

del dispositivo CPAP ed una diminuzione<br />

dell’ansia connessa al suo utilizzo.<br />

Discussione e conclusione I gruppi<br />

psicoeducativi costituiscono un metodo<br />

applicabile a pazienti affetti da OSAS al fine di<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

elaborare strategie funzionali all’uso della<br />

CPAP.<br />

Bibliografia<br />

[1]. Young T, Peppard P, Gottlieb D.<br />

Epidemiology of obstructive sleep apnea: a<br />

population health perspective. Am J Resp Crit<br />

Care Med 2002;165:1217–39.<br />

[2] Shamsuzzaman AS, Gersh BJ, Somers VK.<br />

Obstructive sleep apnea implications<br />

for cardiac and vascular disease. J Am Med<br />

Assoc 2003;290:1906–14.<br />

[3] Gilles TL, Lasserson TJ, Smith BJ, White J,<br />

Wright J, Cates CJ. Continuous positive<br />

airway pressure for obstructive sleep apnoea<br />

in adults. Cochrane Database Syst<br />

Rev 2006;3:CD001106.<br />

[4] Engleman H, Wild M. Improving CPAP use<br />

by patients with sleep apnoea. hypopnoea<br />

syndrome (SAHS). Sleep Med Rev 2003;7:81–<br />

99.<br />

Sleep endoscopy con simulatore di avanzamento mandibolare nei pazienti osas: nostra<br />

esperienza<br />

R.Gobbi,*F.Milano, F.Marra, O.Piccin,<br />

G.Scaramuzzino, G. Sorrenti<br />

U.O. ORL Policlinico Universitario S.Orsola-<br />

Malpighi Bologna;<br />

*Private Practice Bologna<br />

Introduzione L’identificazione dei siti<br />

ostruttivi è cruciale nell’iter diagnosticoterapeutico<br />

del paziente OSAS nell’ottica di<br />

una corretta terapia non ventilatoria<br />

(chirurgia/oral appliance).<br />

L’efficacia terapeutica del trattamento<br />

<strong>media</strong>nte Oral appliance è altamente<br />

variabile, anche in considerazione del fatto<br />

che non vi sono procedure diagnostiche con<br />

elevata predittività positiva per questa<br />

tipologia di dispositivi.<br />

Lo scopo di questo studio è quello di rilevare<br />

e confrontare, a livello endoscopico, i<br />

cambiamenti anatomici faringei durante<br />

sleep endoscopy, effettuata con simulatore di<br />

avanzatore mandibolare e senza.<br />

Materiali e Metodi Dopo un iter diagnostico<br />

comprendente anche una valutazione<br />

ortodontica e il confezionamento di un<br />

simulatore di avanzamento mandibolare<br />

(George Gauge fork), il paziente è stato<br />

sottoposto, in sala operatoria, a Sleep<br />

Endoscopy in sedazione con propofol, previo<br />

inserimento orale del dispositivo. Dopo aver<br />

rilevato i quadri endoscopici e i parametri<br />

anestesiologici si è rimosso il simulatore ed<br />

effettuato Sleep Endoscopy routinaria con<br />

l’esecuzione della manovra di Esmarch,<br />

annotando l’effetto sulle VADS, sul<br />

russamento e le apnee.<br />

La Sleep Endoscopy è stata eseguita dallo<br />

stesso team di chirurghi ORL, esperti di OSAS,<br />

e simultaneamente visualizzata su monitor in<br />

sala operatoria e classificata di comune<br />

accordo. I risultati endoscopici, sia con<br />

l’utilizzo di George Gauge, sia senza, sono<br />

stati classificati secondo la classificazione di<br />

Sher modificata, evidenziando sito, grado e<br />

pattern di ostruzione.<br />

74


a b s t r a c t b o o k<br />

Risultati: Risultati preliminari hanno<br />

evidenziato come il grado ed il pattern di<br />

ostruzione vengano modificati dall’utilizzo del<br />

George Gauge durante la sleep endoscopy:<br />

l’effetto è quello di stabilizzare le pareti<br />

laterali oro-ipofaringee ed il complesso base<br />

lingua-epiglottide, in misura variabile a<br />

seconda delle caratteristiche anatomiche del<br />

paziente.<br />

La manovra di Esmarch, o pull-up<br />

mandibolare, produce differenti modifiche<br />

endoscopiche a livello esclusivamente della<br />

base linguale.<br />

Conclusioni: Numerosi studi in letteratura<br />

hanno evidenziato come i rilievi della Sleep<br />

Endoscopy possano essere un indicatore<br />

prognostico di efficacia dell’utilizzo di Oral<br />

appliance. Siccome la risposta delle vie aeree<br />

all’avanzatore mandibolare è dinamica, la<br />

sleep endoscopy con George Gauge si rivela<br />

come promettente predittore di efficacia<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

rispetto a valutazioni statiche, in veglia, e<br />

spesso non in posizione supina, come ad<br />

esempio la teleradiografia del cranio in<br />

latero-laterale.<br />

La Sleep endoscopy effettuata con simulatore<br />

George Gauge ha il vantaggio di fornire<br />

indicazioni endoscopiche direttamente<br />

visualizzabili mantenendo una protrusione ed<br />

un’apertura orale verticale riproducibili e<br />

standardizzate. Inoltre il simulatore George<br />

Gauge funge poi da stampo su cui costruire<br />

l’Oral appliance finale. Per questi motivi<br />

questa metodica si pone come un ulteriore<br />

strumento per ottimizzare e migliorare<br />

l’efficacia terapeutica dell’Oral appliance.<br />

Ulteriori studi sono necessari per<br />

comprendere l’effetto funzionale sulle vie<br />

aeree dell’avanzatore mandibolare e<br />

l’efficacia della Sleep endoscopy con George<br />

Gauge come predittore di successo<br />

terapeutico dell’Oral appliance.<br />

Apnee ostruttive nel sonno ed ipertensione arteriosa: impatto sulla funzione diastolica del<br />

ventricolo sinistro<br />

E. Lisi 1 , C. Lombardi 2 , A. Faini 2 , LM. Lonati 3 , S.<br />

Salerno 1 , P. Mattaliano 1 , F. Gregorini 2 , V.<br />

Giuli 1 , A. Giuliano 1 , M. Revera 3 , G. Branzi 3 , G.<br />

Parati 1<br />

(1) Istituto Auxologico Italiano IRCCS, Milano,<br />

Italia – Università degli studi di Milano-<br />

Bicocca, Milano, Italia<br />

(2) Centro medicina del sonno, Dipartimento<br />

di Cardiologia, Ospedale San Luca, Istituto<br />

Auxologico Italiano IRCCS, Milano, Italia<br />

(3) Dipartimento di Cardiologia, Ospedale San<br />

Luca, Istituto Auxologico Italiano, Milano,<br />

Italia<br />

Obiettivi Le apnee ostruttive nel sonno (OSA)<br />

sono associate ad un aumentato rischio<br />

cardiovascolare; ipertensione arteriosa (IA),<br />

coronaropatia e malattia cerebrovascolare<br />

sono spesso associati positivamente con la<br />

severità delle apnee. Sia l’IA sia l’OSA severa<br />

contribuiscono ad una disfunzione diastolica<br />

del ventricolo sinistro (VS), ma poco è noto<br />

sulla prevalenza di disfunzione diastolica del<br />

VS in pazienti con IA associata a OSA lievemoderata.<br />

Obiettivo del nostro studio è stato<br />

pertanto valutare se la frequenza di<br />

disfunzione diastolica del VS in pazienti<br />

ipertesi controllati con OSA lieve-moderata.<br />

Materiali Abbiamo reclutato 94 pazienti con<br />

IA essenziale controllata (51 uomini, 43<br />

donne; età 57.8±11.7 anni; BMI 28.0±4.2<br />

Kg/m 2 ; AHI 6.6±6.8 eventi/h)<br />

consecutivamente afferenti al nostro<br />

ambulatorio IA, escludendo pazienti affetti da<br />

valvulopatia mitralica, disturbi del ritmo, OSA<br />

in trattamento o con AHI>30 eventi/ora.<br />

Metodi Tutti i soggetti sono stati sottoposti a<br />

polisonnografia cardiorespiratoria notturna,<br />

ecocardiocolorDoppler transtoracico e<br />

monitoraggio pressorio delle 24 ore. In 70<br />

pazienti è stata valutata la funzione diastolica<br />

del VS <strong>media</strong>nte studio del pattern di flusso<br />

transmitralico (rapporto tra picco di velocità<br />

75<br />

75


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

76<br />

diastolica precoce, onda E, e picco di velocità<br />

tardivo, onda A); in 51 di questi è stato<br />

effettuato inoltre il Tissue-Doppler-Imaging a<br />

livello dell’anulus mitralico per la valutazione<br />

della velocità dell’onda E’. Un AHI≥5 è stato<br />

considerato diagnostico per OSA, mentre<br />

E/A


a b s t r a c t b o o k<br />

minima ed è stata effettuata una stadiazione<br />

delle fasi di sonno. A causa dell’elevata<br />

incidenza di artefatti nel segnale proveniente<br />

dalla nasocannula, le analisi sono state<br />

condotte sui valori di ODI, considerando<br />

patologici i valori maggiori o uguali a 5.<br />

Risultati La distribuzione oraria di esordio<br />

dell’ictus era sovrapponibile a quella della<br />

popolazione generale, con un picco maggiore<br />

di incidenza mattutino (51%) e un secondo<br />

picco minore (22%) pomeridiano, seguito<br />

dalla notte (15%) e dalla sera (12%) .<br />

Nella popolazione in esame l’OSA (ODI>5) ha<br />

una prevalenza elevata (n=66, 71%), ed i<br />

valori maggiori di ODI sono stati riscontati nei<br />

pazienti (n=42, 57%) con esordio nella fascia<br />

oraria mattutina, in particolare nel primo<br />

mattino (h 6-10) e nel primo pomeriggio (h<br />

12-16). Tali soggetti avevano un valore di ODI<br />

significativamente più elevato (20.6±19.4)<br />

rispetto ai soggetti con esordio nelle altre<br />

fasce orarie (10.9±11.0), p=0.008. Inoltre la<br />

frequenza di OSAS medio (ODI≥15) in queste<br />

due fasce d’esordio, era significativamente<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

più elevata (75.9%), rispetto alle altre fasce<br />

orarie (24.1%, p=0.007).<br />

Discussione e Conclusioni il nostro studio<br />

conferma l’elevata prevalenza e il ruolo<br />

importante dell’OSA come fattore di rischio<br />

nell’ictus ischemico.<br />

Lo studio dimostra inoltre che i pazienti con<br />

ictus nelle prime ore del mattino e nel<br />

pomeriggio hanno una maggior frequenza e<br />

una maggior gravità di OSA.<br />

Il picco di esordio pomeridiano potrebbe<br />

essere spiegabile considerando l’abitudine al<br />

sonno pomeridiano, diffusa nella nostra<br />

popolazione e nella fascia d’età considerata.<br />

I nostri dati suggeriscono che l’associazione<br />

tra le alterazioni emodinamiche legate<br />

all’OSA e quelle che si realizzano nel<br />

passaggio dal sonno alla veglia possa<br />

costituire un importante fattore di rischio per<br />

l’insorgenza di ictus.<br />

Bibliografia<br />

1<br />

Obstructive sleep apnea linked to wake-up<br />

strokes, Sun-Wung Hsieh, J Neurol, 2011<br />

2<br />

Chronobiology and Stroke, Stergiou, Hellenic<br />

J Cardiol, 2004<br />

77<br />

77


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

78<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Disturbi respiratori e periodic leg movements in sonno nei pazienti con lesione midollare acuta<br />

P.Proserpio 1 , K.Sambusida 1 , A.Lanza 1 ,<br />

L.Fratticci 2 , P.Frigerio 1 , M.Sommariva 1 ,<br />

T.Redaelli 1 , F.De Carli 3 , L.Nobili 1 .<br />

1<br />

Dipartimento di Neuroscienze, Ospedale<br />

Niguarda, Milano<br />

2<br />

Neurologia, “Humanitas”, Rozzano, Milano<br />

3<br />

CNR, Genova<br />

Obiettivi: Diversi lavori dimostrano<br />

un'elevata prevalenza di disturbi respiratori<br />

in sonno (DRS) in pazienti mielolesi; tuttavia<br />

la maggior parte degli studi sono stati<br />

condotti su campioni limitati e dopo almeno<br />

un anno dall'evento. Solo due lavori<br />

confermano tale dato anche in pazienti con<br />

lesioni acute 1,2 . Altro riscontro<br />

polisonnografico comune in questa<br />

popolazione, sebbene analizzato in pochi<br />

studi e su casistiche selezionate 3 , sembra<br />

essere la presenza di movimenti periodici a<br />

carico degli arti inferiori (PLM). Scopo del<br />

nostro lavoro è analizzare le caratteristiche<br />

polisonnografiche di un ampio ed eterogeneo<br />

gruppo di pazienti con lesioni midollari acute.<br />

Materiali e Metodi: Sono stati sono stati<br />

raccolti i dati demografici, clinici,<br />

morfometrici, farmacologici e<br />

polisonnografici di 32 pazienti ricoverati<br />

nell’Unità Spinale dell’Ospedale Niguarda<br />

entro un anno da una lesione midollare.<br />

Risultati: Sono stati reclutati 26 maschi e 6<br />

femmine, con età <strong>media</strong> di 37 anni. Due terzi<br />

dei pazienti presentano una lesione<br />

completa. Nel 37% la lesione è cervicale, nel<br />

56% toracica, un paziente presenta una<br />

lesione lombare. Nel 31% dei pazienti la<br />

rappresentazione del sonno REM è inferiore<br />

al 10%. Nel 22% dei pazienti (7/32, di cui 4<br />

con una lesione completa; 6 con una lesione<br />

cervicale e 1 toracica) è stato riscontrato un<br />

DRS (indice di apnea-ipopnea -AHI- superiore<br />

a 5): di grado lieve in 3 soggetti, moderato in<br />

3 e severo in 1. In 6/7 pazienti tale disturbo<br />

appare REM-correlato. Nei pazienti senza<br />

DRS, 7 presentano un AHI in REM superiore a<br />

5. Nel 37,5% dei pazienti (12/32, di cui 6 con<br />

lesione completa; 5 con lesione cervicale e 7<br />

toracica) sono stati documentati PLM, che<br />

nella maggior parte dei casi non sono<br />

associati ad arousal 4 (in 10/12) e persistono o<br />

incrementano durante il sonno REM (in<br />

8/12). In 4 soggetti l’indice di PLM/h risulta<br />

superiore a 50.<br />

Discussione e Conclusione: In questo lavoro,<br />

condotto su un’ampia casistica, il DRS,<br />

prevalentemente di natura ostruttiva, è più<br />

frequente nei pazienti tetraplegici e peggiora,<br />

o appare esclusivamente, in sonno REM. La<br />

più alta prevalenza di DRS nei mielolesi<br />

riportata in letteratura potrebbe essere<br />

legata a fattori che occorrono durante la fase<br />

cronica e pertanto sarà utile monitorare tali<br />

pazienti nel tempo. L’alta prevalenza di PLM<br />

riscontrata sia in sonno NREM che REM e la<br />

loro apparente dissociazione dall’attività<br />

corticale, suggerisce una modulazione dei<br />

PLM da parte di un “central pattern<br />

generator” midollare. Obiettivo di studi futuri<br />

sarà quello di valutare la correlazione di tali<br />

eventi motori con variazioni vegetative e<br />

microstrutturali del sonno.<br />

Bibliografia<br />

1. Berlowitz DJ. et al., Arch Phys Med<br />

Rehabil (2005)<br />

2. Tran K. et al., Respirology (2010)<br />

3. Telles SC. et al., J Neurol Sci. (2011)<br />

4. Iber C. et al., AASM (2007)<br />

78


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

L'insonnia nell'OSAS: caratteristiche cliniche e comorbidità della popolazione affetta.<br />

I. Aricò, L. Campolo, L.R. Pisani, G. Mento,<br />

R.Silvestri<br />

Centro di Medicina del Sonno, Dipartimento<br />

di Neuroscienze, AOU Messina<br />

Obiettivi: Valutare le caratteristiche cliniche<br />

di pazienti affetti da OSAS e insonnia.<br />

Materiali e metodi: Sono stati selezionati<br />

retrospettivamente tutti i pazienti<br />

diagnosticati per OSAS negli ultimi 4 anni<br />

presso il nostro centro che riferivano anche<br />

insonnia.<br />

Risultati: 23/400 i pazienti affetti sia da OSAS<br />

che da insonnia (16 M e 7 F, range di età 37-<br />

80). BMI medio 32,5. L’età <strong>media</strong> dei M e<br />

delle F era pressoché sovrapponibile (57.2 e<br />

57.5, rispettivamente). 7 pazienti riferivano<br />

insonnia iniziale, i restanti 16 di<br />

mantenimento. Soltanto in 5 riferivano<br />

sonnolenza diurna (ESS= 14.2).Il 74%<br />

presentava ipertensione arteriosa, il 61%<br />

dislipidemia, il 48% tireopatia, il 39% malattia<br />

da reflusso, il 39,1% broncopatia cronica<br />

ostruttiva, il 17% diabete mellito. 2 pazienti<br />

erano affetti anche da RLS. Al PSQI per la<br />

valutazione della qualità del sonno i pazienti<br />

avevano un punteggio medio di 9,3, indice di<br />

cattiva qualità di sonno; mentre al BDI 15,21,<br />

disturbo dell’umore moderato e all’HAM-A<br />

20,5, ansia moderata. La qualità della vita<br />

all’SF-36 risultava bassa sia nella componente<br />

fisica che mentale (55.4 e 55.6,<br />

rispettivamente). Il 74% dei pazienti<br />

presentava una OSAS moderata o grave (AHI<br />

medio 40.5): a tutti questi pazienti è stata<br />

proposta la terapia con CPAP, 1 solo paziente<br />

ha rifiutato. Al controllo dopo un mese di<br />

terapia con CPAP è stata riportata una<br />

riduzione dell’insonnia nel 75% dei pazienti,<br />

con miglioramento nei punteggi per l’ansia e<br />

la qualità di vita.<br />

Discussione e Conclusione Il 5,7% dei nostri<br />

pazienti con OSAS riferisce anche insonnia<br />

per lo più di mantenimento, probabilmente<br />

legata alle difficoltà respiratorie e all’esigenza<br />

di urinare più volte per notte. I soggetti con<br />

insonnia sono ansiosi e depressi e la terapia<br />

ventilatoria notturna può migliorare la<br />

continuità del sonno.<br />

The trouble with bubbles: la sindrome delle apnee ostruttive e la pervieta’ del forame ovale.<br />

A.Picco, M. Ferrara, D. Arnaldi, J. Accardo, F.<br />

Famà, A. Primavera.<br />

Introduzione<br />

Nel corso della gravidanza, la maggior parte<br />

delle donne riporta disturbi del sonno. Infatti,<br />

i cambiamenti fisiologici legati allo stato<br />

gravidico possono portare ad un rischio<br />

aumentato di patologie come la sindrome<br />

delle apnee ostruttive (OSAS)(1). Viene<br />

descritta inoltre un’aumentata incidenza di<br />

eventi cerebrovascolari, fra le cui cause si<br />

annovera, nella donna gravida, anche<br />

l’embolia paradossa(2).<br />

Materiali<br />

Riportiamo il caso di una giovane donna che<br />

giunge all’osservazione durante la<br />

trentottesima settimana di gravidanza<br />

gemellare. La paziente presentava, in corso di<br />

lieve rialzo pressorio, un episodio di afasia<br />

espressiva della durata di circa 20 minuti<br />

seguito da parestesie all’arto superiore e<br />

all’emivolto destro. Veniva quindi praticato<br />

taglio cesareo. L’anamnesi patologica remota<br />

riportava un episodio analogo della durata di<br />

circa 10 minuti avvenuto l’anno precedente.<br />

Metodi<br />

La TC cerebrale e l’esame obiettivo<br />

neurologico risultarono negativi, mentre un<br />

supplemento anamnestico metteva in luce<br />

alcuni dati che sono stati reputati degni di<br />

nota: nel corso della gravidanza la paziente<br />

era aumentata di circa 23 kg e, a detta del<br />

79<br />

79


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

80<br />

marito, aveva presentato russamento con<br />

apnee specie nell’ultimo trimestre.<br />

Inoltre, la signora praticava attività<br />

subacquea a livello professionale, e qualche<br />

anno prima era stata sottoposta a<br />

ecodoppler transcranico con mezzo di<br />

contrasto, a scopo preventivo. L’esame aveva<br />

evidenziato la presenza di un forame ovale<br />

pervio (PFO) di medio-grandi dimensioni.<br />

Un ecocardiogramma transesofageo eseguito<br />

poco tempo dopo reperiva invece un setto<br />

interatriale con incostante effetto<br />

sbandierante, non aneurismatico, in assenza<br />

di PFO.<br />

Non era stata quindi intrapresa nessuna<br />

terapia.<br />

Risultati<br />

Il 4° giorno dopo il parto un ecodoppler<br />

transcranico di controllo riconfermava la<br />

presenza di shunt destro-sinistro. Dopo circa<br />

40 giorni veniva l’ecocardiogramma<br />

transesofageo risultava anch’esso positivo<br />

per PFO associato ad importante passaggio di<br />

microbolle dopo manovra di Valsalva.<br />

Veniva quindi introdotta terapia con acido<br />

acetilsalicilico e consigliata l’astensione dalla<br />

pratica di attività subacquea.<br />

Discussione e Conclusioni<br />

La discrepanza fra i risultati delle due<br />

metodiche ha probabilmente ritardato, nel<br />

DISTURBI RESPIRATORI NEL SONNO<br />

II SESSIONE<br />

Esperienza di un odontoiatra in un centro del sonno<br />

F. Sacchi 1 , P. Pozzi 2 , L. Ferini Strambi 2 , A.<br />

Oldani 2 , S. Marelli 2 , M. Zucconi 2<br />

1<br />

Medico odontoiatra libero professionista -<br />

Milano<br />

2<br />

Centro del Sonno Ospedale San Raffaele –<br />

Milano<br />

L’utilità degli apparecchi orali (Oral<br />

Appliances, OA) nella terapia delle Apnee<br />

Ostruttive nel Sonno (Obstructive Sleep<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

caso di questa paziente, la diagnosi di PFO ed<br />

il suo relativo trattamento. La signora inoltre<br />

ha sofferto di OSAS nel corso di una<br />

gravidanza con importante incremento<br />

ponderale.<br />

La presenza di OSAS può stimolare<br />

l’insorgenza di eventi embolici paradossi nei<br />

pazienti con PFO(3). Inoltre, lo shuntinteratriale<br />

incrementa in modo sostanziale il<br />

numero di desaturazioni in OSA e questo<br />

potrebbe forse rendere ragione<br />

dell’aumentato rischio di ictus in questi<br />

pazienti(4).<br />

Riferimenti bibliografici<br />

1 Pien G., Schwab R. Sleep Disorders<br />

During Pregnancy. Sleep, 2004;<br />

27:1405-17<br />

2 Treadwell S. et al. Stroke in pregnancy<br />

and the puerperium. Postgrad<br />

Med J, 2008; 84:238-245<br />

3 Beelke M. et al. Obstructive sleep<br />

apnea can be provocative for<br />

right-to-left shunting through a<br />

patent foramen ovale. Sleep,<br />

2002; 25:856-62.<br />

4 Johansson M. et al. The influence of<br />

patent foramen ovale on oxygen<br />

desaturation in obstructive sleep<br />

apnoea. Eur Respir J 2007;<br />

29:149–155<br />

Apnea, OSA) è ormai accertata e riconosciuta<br />

a livello internazionale (1). Tuttavia la<br />

presenza di odontoiatri nelle strutture che si<br />

occupano di patologia del sonno non è<br />

abituale. Questa relazione vuole descrivere le<br />

motivazioni che hanno spinto un dentista a<br />

frequentare il centro del sonno (CDS)<br />

dell’ospedale San Raffaele, quelle che hanno<br />

spinto i neurologi ad accettarlo, e alcuni<br />

risultati ottenuti fino ad oggi. L’impulso<br />

iniziale per questa collaborazione è stato la<br />

80


a b s t r a c t b o o k<br />

necessità di approfondire la conoscenza della<br />

medicina del sonno, al di là degli aspetti<br />

strettamente odontoiatrici. La<br />

frequentazione del CDS ha portato al<br />

miglioramento delle conoscenze non solo<br />

riguardo alla OSA, ma anche sulle altre<br />

patologie del sonno, e questo ha permesso<br />

un affinamento della capacità di diagnosi, al<br />

fine di differenziare i soggetti da sottoporre a<br />

terapia con OA da quelli da inviare agli<br />

specialisti in medicina del sonno per cure<br />

diverse. Nel periodo fra aprile 2011 e luglio<br />

2012, sono stati candidati alla terapia con OA<br />

38 pazienti, di cui 26 (21 affetti da OSA e 5 da<br />

russamento semplice, o altre patologie non<br />

valutabili con indicatori obiettivi) hanno<br />

accettato la cura. Quattro dei pazienti non-<br />

OSA hanno completato il trattamento e sono<br />

soddisfatti. I dati oggettivi post-trattamento<br />

sono disponibili per 14 dei 21 pazienti affetti<br />

da OSA e sono riportati in Fig.1. Nonostante<br />

la scarsa numerosità del campione, il<br />

trattamento con OA è risultato<br />

significativamente efficace per il<br />

Fig. 1 – Risultati del trattamento con OA.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

miglioramento di quasi tutti i parametri<br />

considerati. In tutti i casi con apnea lieve o<br />

moderata si è ottenuto un risultato ottimale<br />

(AHI


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

82<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

Sindrome delle apnee ostruttive durante il sonno complessa (compSAS): proposta per un nuovo<br />

trattamento ventilatorio.<br />

A. Tansella 1 , A. Concetti 1 , A. M. Calcagni 2 , E.<br />

Di Crescenzo 3<br />

1 Ambulatorio di Medicina del Sonno ad<br />

indirizzo Respiratorio, Casa di Cura Villa<br />

Verde di Fermo<br />

2 Servizio di Pneumologia ASUR Marche ASL<br />

Fermo<br />

3Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti<br />

Marche Nord - UOC Programmazione e<br />

Controllo/internal Auditing<br />

La OSAS complessa (compSAS) è<br />

caratterizzata dalla persistenza di apnee e<br />

ipopnee centrali e/o respiro periodico di<br />

Cheyne- Stokes (CSR) durante il trattamento<br />

con CPAP.<br />

I pazienti affetti da compSAS non rispondono<br />

alla terapia con CPAP e sembrano avere un<br />

pattern respiratorio notturno più simile a<br />

quello della CSAS: rispondono invece in<br />

modo ottimale alla terapia ventilatoria a<br />

pressione positiva adattiva (Adaptive<br />

ServoVentilation).<br />

Obiettivi. Obiettivo dello studio è stato<br />

dimostrare la efficacia della terapia con CPAP<br />

con sistema F.O.T (Forced oscillation<br />

technique) in pazienti affetti da compSAS, in<br />

alternativa alla terapia ventilatoria a<br />

pressione positiva adattiva (Adaptive<br />

ServoVentilation).<br />

Materiali e metodi. Abbiamo arruolato<br />

diciannove pazienti (diciotto maschi, una<br />

femmina) affetti da OSAS con pattern<br />

respiratorio”complesso. Tutti i pazienti sono<br />

stati studiati con polisonnigrafo con sistema<br />

portatile Vitalnight PRO (ditta Vitalaire): l’età<br />

<strong>media</strong> era di 58, 6 ± 12,1 dev. st. con un AHI<br />

basale medio 50,9±16,5 dev. st., ODI basale<br />

medio 57,8 ±19,2 dev. st. Tutti i pazienti<br />

lamentavano sonnolenza diurna patologica<br />

(Epworth sleepiness scale = 15,27±4,17 dev.<br />

st.).<br />

Cinque dei diciannove pazienti sono stati<br />

trattati dapprima con BiPAP autoSV (ditta<br />

Respironics), in modalità ASV, poi in<br />

modalità CPAP con sistema F.O.T (ditta<br />

Resmed), con normalizzazione del pattern<br />

respiratorio in entrambi i casi. Mediante<br />

ventilazione in ASV si ottenevano i seguenti<br />

risultati: AHI medio 1,3 ±1 dev. st., ODI medio<br />

17,8±22,7 dev. st.; con CPAP <strong>media</strong>nte<br />

sistema F.O.T. AHI 4,5±4,2 dev. st., ODI<br />

17,6±14,1.<br />

I rimanenti quattordici pazienti venivano<br />

direttamente sottoposti a titolazione con<br />

CPAP con sistema F.O.T.<br />

Risultati. Per l’analisi dei risultati è stato<br />

usato il test T di Student per dati appaiati. I<br />

quattordici pazienti affetti da compSAS<br />

trattati direttamente in CPAP con sistema<br />

F.O.T. mostravano normalizzazione del<br />

pattern respiratorio notturno AHI=4,5± 4,2<br />

dev. st. ODI=17,6±14,1 dev. st., con riduzione<br />

significativa sia dell’AHI (p


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Upper Airways Resistance Syndrome (UARS): esiste un marker clinico identificativo?<br />

A. Tansella 1 , A. Concetti 1 , A. M. Calcagni 2 , E.<br />

Di Crescenzo 3<br />

1 Ambulatorio di Medicina del Sonno ad<br />

indirizzo Respiratorio, Casa di Cura Villa<br />

Verde di Fermo<br />

2 Servizio di Pneumologia ASUR Marche ASL<br />

Fermo<br />

3Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti<br />

Marche Nord - UOC Programmazione e<br />

Controllo/internal Auditing<br />

Dal punto di vista clinico la UARS è<br />

praticamente sovrapponibile all’OSAS: in<br />

entrambe le sindromi sono presenti con la<br />

stesa distribuzione sonnolenza diurna,<br />

russamento, pause respiratorie riferite,<br />

sonno agitato, cefalea mattutina.<br />

Obiettivi. Scopo dello studio è stato quello di<br />

identificare l’eventuale esistenza di un<br />

marker clinico distintivo della UARS.<br />

Materiali e metodi. Sono stati arruolati<br />

quarantatré pazienti (undici femmine e<br />

trentadue maschi) affetti da UARS (gruppo A)<br />

già diagnosticati sulla base di registrazioni<br />

<strong>media</strong>nte polisonnografia con sistema<br />

portatile (Vitalnight PRO della ditta Vitalaire,<br />

Somnoscreen Plus PSG della ditta<br />

Somnomedics ) e ottantuno pazienti (dodici<br />

femmine e sessantanove<br />

maschi) affetti da OSAS (gruppo B). I pazienti<br />

del gruppo A presentavano i seguenti<br />

parametri polisonnografici: AHI=3,58±2,85<br />

dev. st, ODI=13,84±10,59 dev st.<br />

t90=1,04±4,12 dev.st.<br />

I pazienti del gruppo B i seguenti parametri:<br />

AHI=42,97±21,95 dev.st. ODI=59,33±25,16<br />

dev.st. t90=20,5±23,37dev. st.<br />

I pazienti di entrambi i gruppi sono stati<br />

sottoposti a valutazione della qualità del<br />

sonno <strong>media</strong>nte intervista, sulla presenza di:<br />

russamento, pause respiratorie riferite,<br />

sonno agitato, cefalea mattutina e incubi.<br />

Tutti i pazienti di entrambi i gruppi<br />

presentavano sonnolenza diurna (Epworth<br />

medio 15,53± 2,88 dev st.).<br />

Risultati. I pazienti di entrambi i gruppi non<br />

presentavano differenze significative per<br />

quanto riguarda risvegli, sonno agitato,<br />

cefalea mattutina e pause respiratorie<br />

riferite. Invece gli incubi erano presenti nel<br />

29% dei pazienti nel gruppo A e nel 48,2% dei<br />

pazienti del gruppo B. I pazienti del gruppo B<br />

che presentavano incubi avevano i seguenti<br />

parametri: AHI=46,69±21,34 dev. st.<br />

ODI=66,61±23,87 dev.st. t90=24,64±22 dev.<br />

st.<br />

I pazienti del gruppo B che non riferivano<br />

incubi presentavano i seguenti parametri:<br />

AHI=39,5±22,2 dev.st. ODI=52,6±24,7 dev.st.<br />

t90=16,7±24,2 dev.st.<br />

La differenza tra i due sottogruppi riguardo<br />

all’ODI era statisticamente significativa<br />

(p=0,0114), mentre non lo era né per l’AHI<br />

(p=0,1418) né per il t90=(p=0,1273).<br />

Conclusioni. I pazienti affetti da UARS<br />

sembrano differire da quelli affetti da OSAS<br />

per la minor prevalenza di incubi, che<br />

appaiono correlarsi non tanto con la gravità<br />

dell’OSAS né con la presenza di insufficienza<br />

respiratoria, quanto piuttosto su una<br />

peggiore ipossia intermittente notturna.<br />

83<br />

83


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

84<br />

Case report: ischemia cerebrale in paziente giovane con fibrillazione atriale OSAS correlata.<br />

L. Picchetto 1 , P. Scavalli 2 , M. Aquilini 3 , M.<br />

Caporro 1 , F. Costalunga 2 , M. Rasura 1 , C.<br />

Buttinelli 1<br />

1 Dipartmento di NEuroscienze, Salute<br />

Mentale e Organi di Senso (NESMOS),<br />

Università di Roma "La Sapienza", Ospedale<br />

Sant’Andrea.<br />

2 Dipartimento di Pneumologia, Ospedale San<br />

Giovanni Andosilla, Civita Castellana, VT.<br />

3 Dipartimento di Pneumologia, Università di<br />

Roma "La Sapienza", Ospedale Sant’Andrea.<br />

Introduzione: Evidenze crescenti dimostrano<br />

che la Sindrome delle Apnee Ostruttive del<br />

Sonno (OSAS) è un fattore di rischio per ictus<br />

(1). Si ritiene che l’ipossia e l’elevata attività<br />

del sistema nervoso autonomo causate<br />

dall’OSA portino ad un aumento della<br />

pressione arteriosa sistemica e della<br />

pressione intracranica, ad alterazioni del<br />

flusso sanguigno, del metabolismo degli<br />

zuccheri e della coagulazione, oltre a favorire<br />

l’aterogenesi e l’insorgenza di aritmie<br />

emboligene, tra cui la fibrillazione atriale (FA)<br />

(1). Viene qui descritto il caso di un giovane<br />

paziente colpito da ictus cerebri con<br />

fibrillazione atriale correta a sindrome delle<br />

apnee ostruttive di grado severo.<br />

Decorso clinico: un uomo di 41 anni si recava<br />

al pronto soccorso per un disturbo di forza<br />

all’emisoma di destra e afasia, riscontrati al<br />

risveglio. In anamnesi patologica remota<br />

ipertensione arteriosa di grado lieve e sotto<br />

controllo farmacologico, un TIA emisferico<br />

cerebrale destro ed uno stroke<br />

vertebrobasilare; entrambi gli eventi<br />

cerebrovascolari si verificavano due anni<br />

prima quando iniziava ad assumere ASA 100<br />

mg pro die. Storia negativa per diabete,<br />

dislipidemia o cardiopatie. Durante la<br />

degenza nel reparto di medicina interna lo<br />

status neurologico del paziente migliorava,<br />

pur persistendo lieve debolezza all’emisoma<br />

di destra. Venne sottoposto a TAC cerebrale,<br />

ecocolor doppler dei vasi carotidei, esami<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

ematochimici, elettrocardiogramma,<br />

ecocardiogramma, RMN encefalo con<br />

sequenze in diffusione e angiormn dei vasi<br />

intracranici. Quest’ultima rivelava tre lesioni<br />

ischemiche in fase acuta nella regione frontotemporale<br />

sinistra, un piccolo ictus di vecchia<br />

data a carico del peduncolo cerebellare ed un<br />

quadro di encefalopatia multiinfartuale. Nulla<br />

che definisse la patogenesi dello stroke. Iniziò<br />

Clopidrogel 75 mg al giorno in sostituzione<br />

dell’aspirina. Dopo il ciclo di riabilitazione,<br />

vista anche la giovane età del paziente e il<br />

ripetersi degli episodi, vennero programmate<br />

ulteriori indagini più approfondite e<br />

finalizzate a definire la causa di tali ischemie<br />

cerebrali. Per tale motivo sono state eseguiti<br />

un ecocardiogramma trans esofageo e uno<br />

screening trombofilico e autoanticorpale,<br />

senza riscontrare nulla di rilevante. Visto il<br />

sovrappeso (BMI:31), l’eccessiva sonnolenza<br />

diurna, il russamento rumoroso e numerosi<br />

risvegli di notte durante il sonno, abbiamo<br />

consigliato un monitoraggio<br />

cardiorespiratorio notturno completo.<br />

Quest’ultimo rivelò un AHI di 38,4 con picchi<br />

di desaturazione di O2 del 75% . La durata<br />

massima delle apnee era stata di 85 secondi<br />

ed alcuni di essi erano seguiti da episodi di<br />

FA, avvenuti nelle ultime ore della notte. Un<br />

Holter cardiaco di 24 ore confermò la<br />

presenza di episodi di FA esclusivamente<br />

durante il sonno notturno. Il paziente iniziò<br />

una terapia con anticoagulanti orali e<br />

contemporaneamente una terapia con CPAP,<br />

con risoluzione del disturbo respiratorio del<br />

sonno e scomparsa degli episodi di FA. Il<br />

risultato fu confermato tramite un<br />

monitoraggio cardiorespiratorio di controllo<br />

eseguito 4 mesi più tardi e che rivelò un AHI<br />

di 2; non ulteriori eventi di ischemia<br />

cerebrale.<br />

Conclusioni: i medici dovrebbero tenere in<br />

maggiore considerazione il potenziale fattore<br />

di rischio costituito dall’OSAS nella<br />

patogenesi della fibrillazione atriale (2), come<br />

dello stroke ischemici. Il monitoraggio<br />

84


a b s t r a c t b o o k<br />

cardiorespiratorio notturno dovrebbe essere<br />

preso in considerazione nei casi di ictus<br />

criptogenico, specialmente in quelli che si<br />

manifestano di notte o al risveglio (3).<br />

Blibliografia:<br />

1- J Neurol. 2012 Jan 4. Obstructive sleep<br />

apnea linked to wake-up strokes. Hsieh SW,<br />

Lai CL, Liu CK, Hsieh CF, Hsu CY.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

2- Circulation. 2003 May 27. Obstructive<br />

sleep apnea and the recurrence of atrial<br />

fibrillation. Kanagala R, Murali NS, Friedman<br />

PA, Ammash NM, Gersh BJ, Ballman KV,<br />

Shamsuzzaman AS, Somers VK.<br />

3- J Clin Neurophysiol. 2006 Feb 23. Why a<br />

polysomnogram should become part of the<br />

diagnostic evaluation of stroke and transient<br />

ischemic attack. Grigg-Damberger M.<br />

Effetti della CPAP sul drive ventilatorio in pazienti con Obesity Hypoventilation<br />

Syndrome (OHS)<br />

V.A.Falcone, V.N.Quaranta, A.Capozzolo,<br />

M.F.Damiano,V.N.Valerio, O.Resta<br />

Unita’ Operativa Universitaria Malattie<br />

Dell'apparato Respiratorio- Ospedale<br />

Policlinico Consorziale- Bari<br />

Introduzione: Zwillich et Al. hanno<br />

evidenziato una riduzione del drive<br />

ventilatorio durante lo stimolo ipercapnico.<br />

C-C. Lin successivamente presentava<br />

evidenze sul miglioramento del drive<br />

ventilatorio basale e durante rebreathing<br />

della CO2 in 6 pazienti OHS.<br />

Obiettivo principale del nostro studio è stato<br />

verificare gli effetti della pressione continua<br />

positiva (CPAP) dopo tre mesi sul drive<br />

respiratorio in pazienti con OHS.<br />

Materiali e metodi: è stata selezionata una<br />

popolazione di 26 soggetti affetti dalla<br />

Sindrome obesità ed ipoventilazione afferenti<br />

al nostro Centro del Sonno. Tutti i pazienti<br />

venivano sottoposti allo studio dei disturbi<br />

respiratori durante il sonno , ad una prova<br />

funzionale spirometrica globale, ad un test<br />

del cammino di 6 minuti. I pazienti<br />

eseguivano inoltre un prelievo su sangue<br />

arterioso, misure antropometriche (BMI,<br />

NECK, WAIST circumference), il test di<br />

Epworth e la valutazione della risposta del<br />

drive respiratorio basale e <strong>media</strong>nte lo<br />

stimolo ipercapnico eseguito con la tecnica<br />

del rebreathing , prima (tempo 0) e dopo tre<br />

mesi dall’inizio del trattamento col<br />

dispositivo CPAP (tempo 1) .<br />

Risultati: i dati antropometrici a distanza di<br />

tre mesi non subiscono variazioni<br />

statisticamete significative. La PCO2 del<br />

sangue arterioso migliora dopo terapia<br />

(tempo 0: 47,6±2,7; tempo 1: 44,7v±3,53;<br />

p


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

86<br />

normocapnic and hypercapnic patients with<br />

obstructive sleep apnoea syndrome”.<br />

C.W.Zwillich et Al., The American Journal of<br />

Medicine vol. 59 sept. 1975. “Decreased<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

hypoxic ventilator y drive in the Obesity<br />

Hypoventilation Syndrome.<br />

Effetti di lesioni ischemiche infratentoriali e sottotentoriali sui disturbi respiratori in sonno:<br />

valutazione polisonnografica longitudinale<br />

G. Bianco 1 , M. Caporro 1 ,M. Manconi 1 , I.<br />

Zavalko 1,2 , C. Cereda 3 , S. Fulda 1 , C. L. Bassetti<br />

1,4<br />

1 Centro di medicina del Sonno ed<br />

Epilettologia, Neurocentro della Svizzera<br />

Italiana, Ospedale Civico di Lugano, Lugano,<br />

Svizzera<br />

2 Severtsov Institute Ecology/Evolution<br />

Russian Academy of Sciences, Moscow,<br />

Russia<br />

3 Neurocentro della Svizzera Italiana,<br />

Ospedale Civico di Lugano, Svizzera<br />

4 Dipartimento di Neurologia, Ospedale<br />

Universitario, Inselspital Berna, Berna,<br />

Svizzera<br />

Obiettivi. Lesioni di natura vascolare<br />

possono determinare effetti diversi sul sonno<br />

a seconda delle strutture encefaliche<br />

coinvolte. Al momento sono pochi i lavori in<br />

letteratura che si occupano degli effetti di<br />

eventi ischemici in relazione al sito<br />

interessato. Il nostro intento è quello di<br />

paragonare, in termini di disturbi del sonno,<br />

pazienti colpiti da stroke ischemico in sede<br />

infratentoriale con quelli determinati da<br />

lesioni in sede sopratentoriale.<br />

Metodi. Abbiamo arruolato, in maniera<br />

prospettica, 14 pazienti con lesioni<br />

ischemiche infratentoriali e 14 con lesioni<br />

sopratentoriali, in campioni omogenei per<br />

età e gravità clinica all’esordio, i quali sono<br />

stati sottoposti a polisonnografia<br />

rispettivamente entro 9 giorni dall’evento<br />

acuto e a distanza di 3 mesi.<br />

Risultati. I disturbi respiratori nel sonno<br />

sono risultati prevalenti nei pazienti con<br />

lesioni infratentoriali, rispetto a quelli con<br />

lesioni sopratentoriali, in fase acuta. Tali<br />

disturbi migliorano notevolmente nel<br />

passaggio dalla fase acuta a quella subacuta<br />

dello stroke, pur rimanendo presenti in un<br />

numero elevato di soggetti. In generale, è<br />

stato riscontrato un miglioramento del<br />

sonno, nel passaggio dalla fase acuta a quella<br />

subacuta, analogo fra i due gruppi. In ultimo,<br />

il recupero clinico, a 3 mesi di distanza, si è<br />

dimostrato migliore nei pazienti con lesioni<br />

sopratentoriali, nonostante il grado di<br />

severità dello stroke fra i due gruppi fosse<br />

analogo.<br />

Conclusioni. I pazienti con lesioni ischemiche<br />

infratentoriali hanno un rischio aumentato di<br />

incorrere in disturbi respiratori in sonno ed<br />

un minor recupero rispetto a pazienti con<br />

lesioni sovratentoriali. Cio’ rafforza la<br />

necessità di interventi precoci soprattutto in<br />

questi pazienti.<br />

86


a b s t r a c t b o o k<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Riscontro di alterazioni del ritmo cardiaco in paziente affetto da sindrome delle apnee<br />

morfeiche: il ruolo dell’onda di polso pletismografica<br />

rilievo di irregolarità della traccia foto-<br />

S. Riccardi, A. Grassi, G. Milioli, F. De Paolis, pletismografica dell’onda di polso con<br />

N. Azzi, I. Pollara, A. Abramo, L. Parrino, M.G. persistenza della già nota bradicardia<br />

Terzano<br />

sinusale (frequenza cardiaca (FC) <strong>media</strong>: 39<br />

bpm). Metodi: il paziente veniva sottoposto<br />

Centro Interdipartimentale di Medicina del ad ulteriore monitoraggio cardiorespiratorio<br />

Sonno, Clinica Neurologica, Ospedale di controllo dotato di traccia ECG. Risultati: la<br />

Maggiore di Parma.<br />

traccia ECGrafica mostrava ritmo sinusale<br />

alternato a fasi di blocco atrio-ventricolare di<br />

Obiettivi: valutare l’utilità del segnale foto- secondo grado tipo Mobiz I e II, con FC <strong>media</strong><br />

pletismografico nella detezione di alterazioni 39 bpm, già presente in veglia con<br />

del ritmo cardiaco in corso di monitoraggio accentuazione in sonno notturno, senza<br />

cardiorespiratorio completo in paziente chiara correlazione con gli eventi respiratori<br />

affetto da sindrome delle apnee morfeiche. in sonno. Discussione e Conclusioni: In studi<br />

Materiali: riportiamo il caso di un paziente recenti è stato dimostrato che l’onda di polso<br />

maschio, di 61 anni, affetto da sindrome delle pletismografica rappresenta uno strumento<br />

apnee morfeiche di entità medio-grave a efficace per lo studio indiretto dell’attività<br />

modulazione posizionale (indice di apnee e nervosa simpatica, al pari del PAT (Peripheral<br />

iponea (AHI): 31 fasi/ora, indice di Arterial Tonometry) e del PTT(Pulse Transit<br />

desaturazione ossiemoglobinica (ODI): 22 Time PTT). La possibilità di derivare tale<br />

fasi/ora, AHI in posizione supina: 47 segnale dalla semplice applicazione di un<br />

fasi/ora), già indagato in ambito cardiologico pulsossimetro e l’elevata affidabilità in<br />

per ritmo sinusale tendenzialmente termini di corrispondenza con l’attività<br />

bradicardico, in assenza di aritmie simpatica ne fanno uno strumento di grande<br />

clinicamente rilevanti. Dopo primo tentativo interesse nella pratica clinica. Un<br />

terapeutico con CPAP, fallito per mancata approfondimento in ambito cardiologico<br />

compliance, il paziente veniva posto in andrebbe pertanto preso in considerazione in<br />

terapia posizionale con dispositivo anti- presenza di alterazioni della traccia fotosnoring.<br />

Si ripeteva monitoraggio pletismografica.<br />

cardiorespiratorio completo a distanza di 1 Bibliografia<br />

mese, con riscontro di buon controllo degli Grote L, Zou D, Kraiczi H, Hedner J. Finger<br />

eventi respiratori in sonno (AHI residuo: 5 plethysmography. A method for monitoring<br />

fasi/ora, ODI: 0.5 fasi/ora). Collateralmente, finger<br />

blood flow during sleep disordered reactivity to cold stress using digital volume<br />

breathing. Respir Physiol Neurobiol pulse characteristics in health and diabetes. J<br />

2003;136:141-52.<br />

Jaryal AK, Selvaraj N, Santhosh J, Anand S,<br />

Deepak KK. Monitoring of cardiovascular<br />

Clin Monit Comput 2009;23:123-30.<br />

87<br />

87


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

88<br />

Valutazione dei dati polisonnografici di pazienti ipertesi che sviluppano osas.<br />

R D’Ippolito 1 , R Melej 1 , N Azzi 2 , M Burlone 1 ,<br />

M Riccardi 1 , A Abramo 2 , I Pollara 2<br />

1 Dipartimento Cardio-Nefro-Polmonare,<br />

U.O. Di Fisiopatologia Respiratoria Azienda<br />

Ospedaliero-Universitaria Di Parma<br />

2 Centro Di Medicina Del Sonno, Azienda<br />

Ospedaliero-Universitaria Di Parma.<br />

Numerosi studi epidemiologici hanno<br />

dimostrato l’associazione tra la sindrome<br />

ostruttiva delle apnee notturne (Osas) e<br />

l’ipertensione arteriosa, tanto che possiamo<br />

considerare l’Osas come un importante causa<br />

d’Ipertensione. Infatti, i pazienti con indice di<br />

Apnea (AHI) maggiore di 15/ora hanno<br />

significative probabilità di sviluppare<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

ipertensione entro 4 anni dalla diagnosi di<br />

OSAS. Scopo dello studio è stato valutare i<br />

parametri della polisonnografia di pazienti<br />

ipertesi che hanno sviluppato Osas. Sono<br />

stati per questo analizzati in modo<br />

retrospettivo i dati polisonnografici di<br />

pazienti afferenti presso il Centro del Sonno<br />

del nostro Ospedale dal 2008. I pazienti<br />

affetti da solo Osas ed i pazienti ipertesi da<br />

almeno 8 anni da quando hanno sviluppato<br />

Osas con AHI > 15 sono stati inclusi nello<br />

studio. Sono stati selezionati 22 (5f) pazienti<br />

Osas con età <strong>media</strong> (± DS) di 51 (11) anni e 28<br />

(6f) pazienti ipertesi con Osas di 59 (11) anni<br />

(p=0.03). Di seguito i dati (<strong>media</strong> ± DS)<br />

polisonnografici:<br />

BMI Desaturazioni Apnee Sat.minima FC sonnolenza CPAP<br />

(ODI,n/h) % (AHI,n/h) % Batt/min (Epworth) cmH20<br />

Osas 33±6 47±21 50±19 86±5 68±9 10±4 10±2<br />

IP+Osas 32±5 41±19 46±19 88±4 63±8 10±6 12±3<br />

t-test ns ns ns Ns ns ns p=0.021<br />

Dal confronto dei dati polisonnografici dei<br />

due gruppi risulta che i pazienti ipertesi che<br />

sviluppano Osas affinché riducano le apnee<br />

(AHI) a meno di 10/h necessitano di pressioni<br />

continue (CPAP) significativamente più alte<br />

rispetto ai pazienti con solo Osas. Non ci sono<br />

differenze significative per il numero di<br />

desaturazioni, per l’indice d'apnea, per i<br />

valori medi di desaturazioni minime, per la<br />

frequenza cardiaca, e per la sonnolenza<br />

diurna. In conclusione mentre la presenza di<br />

Osas può far sviluppare valori elevati di<br />

pressione arteriosa, la presenza d'<br />

ipertensione non peggiora i valori<br />

polisonnografici dell’Osas, anche se necessita<br />

di valori significativi più elevati di CPAP.<br />

Nuove osservazioni sono necessarie per<br />

poter spiegare il motivo di queste differenze<br />

pressorie.<br />

Lavie P, Hoffstein V. Sleep apnea sindrome: a<br />

possibly contributing factor to resistant<br />

hypertension. Sleep, 24, 771-725,2001<br />

Wolk R, ASM Shamsuzzaman, Vk Somers:<br />

Obesity, Sleep Apnea, and Hypertension.<br />

Hypertension, 42,1067-1074, 2003<br />

Gottlieb DJ, Redline S, Nieto FJ et al:<br />

Association of usual sleep duration with<br />

hypertension: the Sleep Heart Health Study.<br />

Sleep, 29, 1009-1014,2006<br />

S Kapa, FHS Kuniyoshi, Vk Somers: Sleep<br />

Apnea and Hypertension:Interaction and<br />

implication for management.<br />

L Lozano, JL Tovar, G Sampol et al:<br />

Continuous positive airway pressure<br />

treatment in sleep apnea patients with<br />

resistant hypertension: a randomized,<br />

controlled trial. Journal of Hypertension, 28,<br />

2161-2168, 2010<br />

88


a b s t r a c t b o o k<br />

Osas e funzioni esecutive in età evolutiva: il ruolo dell’ipossiemia notturna<br />

M. Esposito, F. Precenzano, L. Antinolfi, A. Di<br />

Dona, L. Castaldo, A. Montesanto, M.<br />

Carotenuto<br />

Ambulatorio Specialistico per i Disturbi del<br />

sonno ed Enuresi Notturna in età evolutiva<br />

Cattedra di Neuropsichiatria Infantile<br />

Dipartimento di Psichiatria, Neuropsichiatria<br />

Infantile, Audiofoniatria,<br />

Dermatovenereologia<br />

Seconda Università degli Studi di Napoli<br />

Obiettivi: Scopo del presente studio è<br />

valutare l’influenza dei disordini respiratori<br />

del sonno sulle funzioni esecutive in una<br />

popolazione di soggetti in età scolare.<br />

Materiali e Metodi: Sono stati arruolati 59<br />

bambini (38 M) in età scolare (età <strong>media</strong><br />

9.839 ± 1.844), afferiti presso l’Ambulatorio<br />

per i Disturbi del sonno ed enuresi notturna<br />

della Seconda Università degli Studi di Napoli,<br />

affetti da Sindrome delle apnee ostruttive in<br />

sonno (OSAS) diagnosticata con esame<br />

polisonnografico, secondo i criteri diagnostici<br />

proposti ICSD-2. Per le comparazioni è stato<br />

utilizzato un gruppo di controllo composto da<br />

74 bambini (43 M) sani (età <strong>media</strong> 9.664 ±<br />

1.748) arruolati presso le scuole della<br />

Regione Campania. Tutti i soggetti sono stati<br />

sottoposti ad esame delle funzioni esecutive<br />

<strong>media</strong>nte Modified Card Sorting Test (MCST)<br />

secondo la correzione di Cianchetti [1] ed<br />

esame polisonnografico.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

Risultati: i soggetti con OSAS presentano una<br />

prestazione significativamente peggiore al<br />

MCST rispetto ai soggetti di controllo<br />

(p≤0.001); dall’esame delle correlazioni tra i<br />

parametri respiratori e le prestazioni al MCST<br />

eseguite su tutto il campione in esame, le<br />

differenze prestazionali risultano correlate in<br />

maniera significativa (p≤0.001) con i valori di<br />

tutti gli indici respiratori calcolati nel corso<br />

del sonno (AHI, ODI, Saturazione <strong>media</strong> di O2,<br />

Desaturazione <strong>media</strong>). Discussione e<br />

Conclusioni: Negli anni sono stati condotti<br />

diversi studi sulla prestazione cognitiva e<br />

sugli aspetti neuropsicologici dell’OSAS,<br />

riservando poca attenzione allo studio delle<br />

funzioni esecutive dei pazienti affetti in età<br />

evolutiva. I risultati del presente studio<br />

suggeriscono anche per l’età evolutiva<br />

l’ipotesi che il deficit di funzionamento<br />

esecutivo possa essere legato primariamente<br />

al grado di severità dell’ipossiemia notturna<br />

più che alla sonnolenza diurna, sebbene<br />

numerosi altri studi su popolazioni più ampie<br />

siano necessari.<br />

Bibliografia:<br />

1. Cianchetti C, Corona S, Foscoliano M,<br />

et al Modified Wisconsin Card Sorting<br />

Test (MCST, MWCST): Normative Data<br />

in Children 4–13 Years Old, According<br />

to Classical and New Types of Scoring,<br />

The Clinical Neuropsychologist,<br />

2007;21:3, 456-478<br />

Apnea del sonno e sintomi depressivi in età evolutiva: uno studio caso-controllo<br />

M. Esposito, F. Precenzano, T. Messana, F. Di<br />

Pasquale, M.A. Faraldo, R. Santalucia,<br />

M.Carotenuto<br />

Ambulatorio Specialistico per i Disturbi del<br />

sonno ed Enuresi Notturna in età evolutiva<br />

Cattedra di Neuropsichiatria Infantile<br />

Dipartimento di Psichiatria, Neuropsichiatria<br />

Infantile, Audiofoniatria,<br />

Dermatovenereologia<br />

Seconda Università degli Studi di Napoli<br />

Obiettivi: obiettivo di questo studio è<br />

esaminare la relazione tra Disturbi<br />

Respiratori in sonno (SRBD) e sintomi<br />

depressivi in una popolazione di bambini in<br />

età scolare.<br />

Materiali e Metodi: la popolazione<br />

esaminata è composta da 94 bambini affetti<br />

da SRBD e 107 bambini di controllo non<br />

89<br />

89


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

90<br />

affetti da SRBD. Tutta la popolazione è stata<br />

sottoposta a PSG respiratoria notturna per<br />

l’identificazione di SRBD e alla versione<br />

italiana del Children Depression Inventory<br />

(CDI) test per rilevare la presenza di sintomi<br />

depressivi. Risultati: I soggetti affetti da SRBD<br />

mostrano valori <strong>media</strong>mente più alti al CDI<br />

rispetto ai soggetti non affetti da SRBD (21,94<br />

± 8,07 vs 17,59 ± 3,87; p< 0,001), ed una<br />

relazione significativamente positiva tra i<br />

punteggi al CDI e i valori di AHI (r= .4246<br />

p 4.2.<br />

Discussione e conclusioni: è noto che l’SRBD<br />

potrebbe avere un ruolo nello sviluppo di<br />

sintomatologia depressiva in età adulta[1-3],<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

anche se i meccanismi patogenetici restano<br />

poco chiari; i risultati del presente studio<br />

suggeriscono l’importanza della valutazione<br />

degli aspetti legati all’umore nei soggetti<br />

affetti da SRBD anche in età evolutiva.<br />

Bibliografia:<br />

1. Hattori M, Kitajima T, Mekata T,<br />

Kanamori A, Imamura M, Sakakibara<br />

H, Kayukawa Y, Okada T, Iwata N. Risk<br />

factors for obstructive sleep apnea<br />

syndrome screening in mood<br />

disorder patients. Psychiatry Clin<br />

Neurosci. 2009 Jun;63(3):385-91<br />

2. Koutsourelakis I, Perraki E, Economou<br />

NT, Dimitrokalli P, Vagiakis E, Roussos<br />

C, Zakynthinos S. Predictors of<br />

residual sleepiness in adequately<br />

treated obstructive sleep apnoea<br />

patients. Eur Respir J. 2009<br />

Sep;34(3):687-93<br />

3. Saunamäki T, Jehkonen M. Depression<br />

and anxiety in obstructive sleep apnea<br />

syndrome: a review. Acta Neurol<br />

Scand. 2007 Nov;116(5):277-88<br />

90


a b s t r a c t b o o k<br />

VIDEO SIMPOSIO PEDIATRICO<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

CASI PEDIATRICI CON PARASONNIE, EPILESSIA, CATAPLESSIA O ALTRE MANIFESTAZIONI<br />

COMPORTAMENTALI ANOMALE LEGATE AL SONNO<br />

F. PISANI – G. CANTALUPO<br />

Manifestazioni parossistiche in età neonatale<br />

Le convulsioni neonatali (CN) sono un<br />

sintomo frequente di patologia neurologica<br />

acuta e la loro incidenza varia dallo 0.8% -<br />

1.4%, nei neonati a termine, fino al 25% nei<br />

pretermine. Le eziologie più frequenti di<br />

danno cerebrale acuto nel periodo perinatale<br />

sono l’encefalopatia ipossico-ischemica nel<br />

neonato a termine e le emorragie cerebrali<br />

nei neonati pretermine, spesso gravate da<br />

importanti sequele neurologiche come<br />

paralisi cerebrale, ritardo mentale, e in circa<br />

il 15 -50% dei pazienti, da epilessia. Ci sono<br />

significative evidenze che le CN possono<br />

aggravare il danno cerebrale che le sottende<br />

con conseguenze prognostiche negative.<br />

Inoltre, studi sperimentali su animali<br />

F. BISULLI – L. NOBILI<br />

Parasonnie<br />

Le parasonnie sono disturbi parafisiologici del<br />

sonno che frequentemente esordiscono in<br />

età pediatrica e che nella maggior parte dei<br />

casi si risolvono spontaneamente durante lo<br />

sviluppo. Tuttavia questi disturbi del sonno<br />

possono entrare in diagnosi differenziale con<br />

l’ Epilessia Frontale Notturna (EFN) (Scheffer<br />

et al., 1994; Scheffer et al., 1995). Le crisi<br />

dell’EFN infatti possono avere una<br />

semeiologia bizzarra, con vocalizzazioni,<br />

automatismi gestuali e deambulatori<br />

complessi, a fronte di accertamenti<br />

neuroradiologici e neurofisiologici essere<br />

spesso completamente normali. Tutto ciò<br />

porta a frequenti errori diagnostici e queste<br />

crisi spesso vengono interpretate come<br />

fenomeni di natura psicogena (pseudocrisi) o<br />

mostrano che il sistema nervoso centrale in<br />

epoca neonatale sia più suscettibile allo<br />

sviluppo di crisi epilettiche sintomatiche e,<br />

purtroppo, in tale epoca non esistono<br />

farmaci antiepilettici efficaci e sicuri.<br />

L’unico strumento diagnostico di cui si<br />

dispone è l’esame Videoelettroencefalografico<br />

(EEG), il quale non è<br />

sempre disponibile nelle unità di<br />

Neonatologia e comunque richiede tempi di<br />

esecuzione prolungati e personale<br />

specializzato per la sua interpretazione.<br />

Appare quindi importante riconoscerle subito<br />

avendo ben presenti i principali aspetti<br />

clinico-semiologici delle manifestazioni<br />

parossistiche convulsive in epoca neonatale.<br />

di natura parasonnica. D’altra parte alcune<br />

parasonnie possono esprimersi in modo<br />

violento tanto da essere confuse con crisi<br />

frontali notturne (es Rem Behaviour<br />

Disorder) o presentarsi all’esordio con una<br />

frequenza degli episodi plurinotturna. Gli<br />

errori nella diagnosi differenziale di questi<br />

episodi possono avere importanti ricadute sul<br />

paziente che potrebbe invece beneficiare di<br />

una terapia appropriata. Attualmente non<br />

esistono criteri clinici per la diagnosi di EFN,<br />

neppure nell’ultima versione della ICSD<br />

(ICSD-II) (Tinuper et al. 2007), mentre i criteri<br />

disponibili per molti fenomeni motori<br />

notturni non sono riproducibili (Vignatelli et<br />

al., 2005). Il gold standard per la diagnosi<br />

differenziale nei casi dubbi rimane la video-<br />

91<br />

91


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

92<br />

polisonnografia (VPSG), esame costoso e non<br />

sempre facilmente accessibile. Inoltre è<br />

possibile che durante la registrazione in<br />

condizioni artificiali come quelle del<br />

laboratorio il paziente non presenti gli<br />

episodi abituali oppure presenti<br />

esclusivamente fenomeni minori (es arousal<br />

parossitici) per i quali il giudizio diagnostico<br />

finale non è riproducibile, essendo scarsa la<br />

concordanza interosservatore (Vignatelli et<br />

al., 2007).<br />

Infine il problema della diagnosi differenziale<br />

tra parasonnie e EFN è ulteriormente<br />

O. BRUNI<br />

Insonnia<br />

In età evolutiva, una delle definizione di<br />

insonnia è la presenza per tre o più notti a<br />

settimana, per almeno tre settimane, di uno<br />

dei seguenti sintomi: 1) latenza del sonno di<br />

almeno 45 minuti, 2) risvegli notturni con<br />

almeno 30 minuti per riaddormentarsi, 3)<br />

risvegli precoci. Nella maggior parte dei casi<br />

l’insonnia è l’espressione di un’alterazione<br />

dei processi fisiologici piuttosto che di una<br />

vera e propria patologia. La base<br />

eziopatogenetica è rappresentata dalle<br />

interazioni di variabili fisiologiche, genetiche<br />

e comportamentali, in cui importanza<br />

rilevante hanno i fattori genitoriali<br />

(comportamenti errati dei genitori<br />

all’addormentamento e durante i risvegli,<br />

modalità di alimentazione, cosleeping, ecc.).<br />

L’International Classification of Sleep<br />

Disorders (ICSD-2, 2005), definisce l’insonnia<br />

comportamentale infantile (Behavioral<br />

Insomnia of Childhood) come una difficoltà<br />

ad iniziare e/o mantenere il sonno la cui<br />

eziologia è ascrivibile a comportamenti errati<br />

appresi dal bambino e riconosce due tipi di<br />

insonnia:<br />

Disturbo di inizio del sonno per associazione<br />

si verifica quando l’addormentamento è<br />

impossibile se non in presenza di certi oggetti<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

complicato dalla possibile coesistenza di<br />

questi due fenomeni motori del sonno nello<br />

stesso individuo o nei vari membri. Tra tutte<br />

le parasonnie si è visto che sono quelle<br />

dell’arousal ad essere più frequenti nei<br />

pazienti affetti da EFN e nei loro familiari<br />

rispetto ai soggetti di controllo (Bisulli et al.,<br />

2010). Tale dato suggerisce che le parasonnie<br />

e l’EFN potrebbero essere due condizioni che<br />

sottendono un meccanismo patogenetico<br />

comune rappresentato da un disturbo<br />

dell’arousal.<br />

o circostanze (per es. la presenza di un<br />

genitore, l’uso del biberon). Il disturbo è<br />

molto frequente nei b. al di sotto di 1 anno e<br />

tende a scomparire intorno ai 3-4 anni. I b.<br />

hanno risvegli normali, ma sono incapaci a<br />

riaddormentarsi da soli se non vengono<br />

ripristinate le condizioni iniziali<br />

dell’addormentamento.<br />

Disturbo da inadeguata definizione del limite<br />

si verifica quando vi è una difficoltà da parte<br />

dei genitori nello stabilire e far rispettare<br />

alcune regole per il momento<br />

dell’addormentamento, con conseguente<br />

rifiuto da parte del bambino di andare a letto<br />

a un orario determinato o di rimanerci per<br />

tutta la notte. Il disturbo caratteristico<br />

dell’età pre-scolare. Il sonno è ridotto di<br />

almeno 1-2 ore con 3-5 episodi notturni di<br />

rifiuto, richiamo o uscita dalla stanza. Una<br />

volta iniziato il sonno è normale.<br />

Solo nel 20% dei casi l’insonnia riconosce<br />

cause organiche ed in alcune patologie<br />

l’alterazione del sonno rappresenta, a volte,<br />

uno dei sintomi più evidenti (reflusso<br />

gastroesofageo, otite, allergie, ecc.). La<br />

prevalenza del disturbo varia con l’età: nei<br />

primi due anni è circa 20-30% e dai 3 anni in<br />

poi rimane costante intorno al 15%.<br />

92


a b s t r a c t b o o k<br />

CORSO MEDICI DI BASE<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

MEDICI DI BASE E SPECIALISTI INCONTRANO ESPERTI DEL SONNO SUI PROBLEMI DELLA<br />

MEDICINA DEL SONNO NELLA PRATICA CLINICA QUOTIDIANA<br />

M.C SPAGGIARI<br />

Fisiologia del sonno (con accenno ai disturbi del ritmo e ai problemi di sonnolenza alla guida e<br />

sul lavoro)<br />

La Medicina del Sonno è una disciplina che si<br />

occupa della fisiologia e delle patologie della<br />

vigilanza, nei suoi 2 aspetti di sonno e di<br />

veglia. Il sonno è un processo biologico che<br />

segue un ritmo circadiano endogeno, che<br />

viene regolato dal nucleo soprachiasmatico<br />

dell’ipotalamo (orologio endogeno) il quale<br />

regola anche i ritmi di altre funzioni<br />

biologiche, quali ad es le variazioni circadiane<br />

della temperatura interna e le diverse<br />

secrezioni ormonali, coordinandoli tra loro. In<br />

particolare la temperatura corporea è tra i<br />

diversi ritmi circadiani quella che più sembra<br />

influenzare l’alternanza sonno-veglia: oscilla<br />

infatti nelle 24 ore con un ritmo che prevede<br />

una discesa nelle ore serali e notturne (e<br />

questo favorisce l’inizio del sonno) e una<br />

risalita che inizia nelle prime ore del mattino<br />

(e questo favorisce il successivo risveglio).<br />

Esistono poi fattori esogeni che influenzano il<br />

ritmo sonno-veglia e contribuiscono a<br />

mantenerne la circadianità, primo fra tutti<br />

l’alternanza luce-buio. Risulta da ciò la<br />

tendenza comune a dormire nelle ore<br />

notturne e a restare svegli e attivi lungo la<br />

giornata. Esistono però molti soggetti nei<br />

quali il ritmo endogeno si presenta anticipato<br />

o al contrario ritardato rispetto a quelli che<br />

sono gli orari comunemente accettati per<br />

l’alternanza sonno-veglia (cronotipo<br />

mattutino o serotino): quanto più è<br />

importante questo fenomeno tanto maggiore<br />

sarà il disagio del soggetto nell’adeguarsi agli<br />

orari tradizionali, fino ad arrivare a vere<br />

condizioni patologiche. I cosiddetti disturbi<br />

del ritmo circadiano rappresentano una<br />

buona percentuale delle patologie del sonno<br />

e possono essere sia di origine endogena sia<br />

di origine esogena (come ad esempio la<br />

Sindrome del Turnista). La comparsa del<br />

sonno è influenzata però, oltre che dagli<br />

aspetti circadiani, anche da meccanismi di<br />

regolazione omeostatica per cui maggiore è<br />

la durata della veglia precedente più<br />

importante sarà la propensione al sonno. I<br />

meccanismi omeostatici e circadiani si<br />

integrano e, in condizioni fisiologiche,<br />

contribuiscono insieme a determinare il<br />

normale ritmo sonno-veglia. La durata <strong>media</strong><br />

del sonno fisiologico di un adulto sano è di<br />

circa 7-8 ore. Ma va ricordata l’importante<br />

variabilità interindividuale, per cui esistono<br />

soggetti (i cosiddetti “brevi dormitori”) che<br />

hanno bisogno di meno ore di sonno per<br />

ottenere un buon riposo fisiologico (5 ore o<br />

meno) così come esiste la condizione<br />

speculare di “lungo dormitore” in quei<br />

soggetti che necessitano di un sonno di lunga<br />

durata (almeno 10 ore) per sentirsi riposati<br />

ed efficienti lungo la giornata. Il<br />

riconoscimento dell’ipnotipo (breve, normale<br />

o lungo dormitore) è fondamentale nella<br />

valutazione di un paziente che lamenta<br />

disturbi di vigilanza e consente di evitare<br />

false diagnosi e relative terapie inopportune.<br />

Vengono classicamente distinti due tipi di<br />

sonno (1):il sonno non-REM, costituito a sua<br />

volta da 4 stadi di diversa profondità (stadi 1,<br />

2, 3 e 4) caratterizzati da una<br />

sincronizzazione del tracciato EEG<br />

progressiva che si accompagna ad una<br />

sempre maggiore profondità del sonno (gli<br />

stadi 3 e 4 sono denominati “sonno<br />

profondo”);<br />

il sonno REM, caratterizzato da un tracciato<br />

EEG desincronizzato, molto simile a quello<br />

della veglia, e dalla presenza di atonia<br />

muscolare e di movimenti oculari rapidi<br />

93<br />

93


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

94<br />

(Rapid Eye Movements, da cui l’acronimo)<br />

oltre che di una certa anarchia delle funzioni<br />

vegetative, cardiovascolari e respiratorie. La<br />

comparsa di REM e non-REM nell’arco della<br />

notte non è casuale. In condizioni<br />

fisiologiche, l’adulto sano si addormenta<br />

sempre in sonno non-REM, che si<br />

approfondisce via via in stadi di sempre<br />

maggiore sincronizzazione e che viene<br />

interrotto ogni 90 minuti circa da un episodio<br />

di sonno REM di durata variabile, delineando<br />

così l’organizzazione macrostrutturale in cicli.<br />

Il sonno profondo compare per lo più nella<br />

prima metà del sonno mentre la maggior<br />

parte del sonno REM prevale nella seconda<br />

parte della notte. Il sonno presenta inoltre<br />

un’organizzazione anche di tipo<br />

microstrutturale: esistono periodi di sonno<br />

caratterizzati da fluttuazioni cicliche del<br />

livello di vigilanza, denominate Cyclic<br />

Alternating Pattern (CAP), identificate da<br />

modificazioni EEG e dei parametri vegetativi,<br />

e che si alternano a periodi di sonno più<br />

stabile o non-CAP (2). La percentuale di CAP<br />

rispetto alla durata del sonno (CAP rate) ne<br />

indica la stabilità e quindi l’efficienza: più il<br />

valore del CAP rate aumenta rispetto ai valori<br />

fisiologici peggiore è la qualità del sonno e<br />

più facilmente il soggetto presenterà astenia<br />

o sonnolenza diurne. Il valore del CAP rate è<br />

quindi indice della qualità ristorativa del<br />

sonno. Anche se è ormai ampiamente noto<br />

quanto un sonno di durata ottimale e di<br />

buona qualità sia essenziale per porre le basi<br />

di un buon livello di veglia e di performance<br />

cognitive, l’attenzione dedicata attualmente<br />

al riposo e al diritto al sonno è molto scarsa a<br />

qualunque età. Assai diffusa quindi è la<br />

condizione di cronica deprivazione di sonno,<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

che si può instaurare per motivi molto diversi<br />

(orari di lavoro, attività ludiche e sociali,<br />

disturbi fisici o ambientali, patologie del<br />

sonno intrinseche), che può dipendere sia da<br />

una riduzione quantitativa sia da un<br />

peggioramento qualitativo del sonno, ma<br />

che nei diversi soggetti conduce a<br />

conseguenze molto simili.<br />

Studi recenti dimostrano come una<br />

deprivazione di sonno cronica porti ad una<br />

serie di alterazioni biologiche a carico<br />

soprattutto degli equilibri endocrinometabolici,<br />

con impatto sullo stato di salute<br />

generale (3), ma anche ad una riduzione delle<br />

performance cognitive (soprattutto della<br />

concentrazione, dell’attenzione e della<br />

memoria a breve termine): tali conseguenze<br />

possono avere ricadute di estremo rilievo a<br />

livello di salute pubblica, di sicurezza<br />

stradale (sonnolenza e colpi di sonno alla<br />

guida) e di salute nel mondo del lavoro (basti<br />

pensare alle problematiche connesse al<br />

lavoro a turni o alla difficile questione delle<br />

idoneità per mansioni particolari in caso di<br />

presenza di alterazioni della vigilanza).<br />

Bibliografia<br />

Rechtschaffen A., Kales A. A manual of<br />

standardized terminology, techniques and<br />

scoring system for sleep stages of human<br />

subjects. Los Angeles: BIS/BRI, UCLA, 1968<br />

Terzano MG, Parrino L, Spaggiari MC. The<br />

cyclic alternating pattern sequences in the<br />

dynamic organization of sleep.<br />

Electroencephalogr Clin Neurophysiol. 1988;<br />

69: 437-447.<br />

Van Cauter E. Sleep and the epidemic of<br />

obesity in children and adults. Eur J<br />

Endocrinol. 2008; 159 suppl 1: S59-66.<br />

94


a b s t r a c t b o o k<br />

A. CICOLIN<br />

Insonnie<br />

Con il termine di insonnia si deve intendere la<br />

sensazione puramente soggettiva di un<br />

sonno insufficiente o poco ristoratore,<br />

incapace di recuperare le energie necessarie<br />

per lo svolgimento delle attività diurne.<br />

Sul piano eziopatogenetico di distinguono<br />

insonnie primarie ed insonnie secondarie.<br />

Queste ultime risultano principalmente relate<br />

ad eventi ambientali, condizioni fisiche<br />

(dolore, affezioni mediche) e disturbi mentali<br />

(principalmente disturbi d’ ansia e dell’<br />

umore, ma anche malattie neurologiche).<br />

L’insonnia, globalmente intesa, è il più<br />

frequente fra i disturbi del sonno poiché, se si<br />

considerano anche le forme transitorie,<br />

E. BONANNI<br />

Terapie delle insonnie (farmaci e cbt)<br />

Il trattamento farmacologico va infatti<br />

inserito in un quadro terapeutico più ampio,<br />

nel quale siano sottolineate altresì le<br />

modalità per assicurare una corretta igiene<br />

del sonno oltre al trattamento delle<br />

comorbidità. I farmaci ipnoinducenti (BDZ e<br />

non BDZ) rappresentano la classe di gran<br />

lunga più utilizzata per il trattamento dei<br />

disturbi del sonno. Un ipnotico ideale – oltre<br />

all’efficacia persistente - deve possedere<br />

caratteristiche di buona tollerabilità sia nei<br />

giovani che negli anziani, assenza di<br />

alterazione della performance diurna, nessun<br />

effetto negativo sulla memoria e sulle altre<br />

funzioni cognitive, essere privo di fenomeni<br />

di rimbalzo a seguito della sospensione del<br />

trattamento, e non indurre tolleranza<br />

all’effetto terapeutico, nè dipendenza. I<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

interessa una percentuale superiore al 40%<br />

della popolazione generale, con una<br />

prevalenza nettamente più elevata nelle<br />

fasce di età più avanzata e nel sesso<br />

femminile.<br />

Solo nel 10% dei soggetti però il problema<br />

diviene cronico e necessita di terapia<br />

(farmacologica o comportamentale). I<br />

farmaci attualmente più utilizzati nel<br />

trattamento sintomatico delle insonnie sono i<br />

composti benzodiazepinici e nonbenzodiazepinici,<br />

oppure alcuni<br />

antidepressivi inibitori del reuptake della<br />

serotonina o triciclici.<br />

farmaci ipnoinducenti attualmente<br />

disponibili, se utilizzati in modo corretto,<br />

soddisfano alcune di queste caratteristiche, e<br />

pertanto assicurano una idonea efficacia<br />

associata a buona tollerabilità e sicurezza<br />

d’impiego. Accanto a farmaci ipnoinducenti,<br />

vengono comunemente utilizzati altre classi<br />

di farmaci (antidepressivi, antiistaminici)<br />

mentre nuove tipologie di sostanze (agonisti<br />

dei recettori melatoninergici, antagonisti dei<br />

recettori dell’orexina) sono in corso di<br />

sperimentazione. Possono essere indicate<br />

anche tecniche che mirano ad affrontare<br />

l’insieme dei fattori cognitivi e<br />

comportamentali alla base dell’insonnia<br />

cronica.<br />

95<br />

95


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

96<br />

M. BOSI<br />

Osas e sue terapie<br />

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno<br />

(OSA) ha un’alta prevalenza nella<br />

popolazione generale (4% dei maschi e 2 %<br />

delle femmine nella popolazione adulta ) ed è<br />

gravata da un’alta percentuale di sintomi e<br />

conseguenze: eccessiva sonnolenza diurna ,<br />

deficit neurocognitivi , ridotta qualità di vita ,<br />

incrementato rischio di incidenti<br />

stradali/lavorativi/domestici, incrementata<br />

morbilità cardiovascolare e mortalità<br />

cardiaca (, aumento dei costi sanitari e<br />

sociali.<br />

La patogenesi dell’OSA è multifattoriale :<br />

intervengono infatti fattori generali ( età,<br />

sesso, razza, assetto ormonale ) , fattori<br />

antropometrici ed anatomici-malformativi<br />

delle vie aeree superiori , alterazioni in<br />

sonno dei meccanismi di compenso dei<br />

muscoli delle vie aeree superiori e dei<br />

meccanismi di controllo della ventilazione nel<br />

sonno, alterazioni nella soglia dell’arousal .<br />

Sono state da tempo definite con chiarezza le<br />

configurazioni cliniche che devono accendere<br />

il sospetto di OSA sulla base di segni ( BMI ,<br />

diametro del collo, malformazioni/dimorfismi<br />

facciali ) e sintomi clinici (russamento ,<br />

apnee riferite , eccesso di sonnolenza diurna ,<br />

risvegli notturni in gasping). Parimenti sono<br />

state definite dalla letteratura le condizioni<br />

cliniche che piu’ frequentemente si associano<br />

all’OSA .<br />

Il ventaglio delle possibilità terapeutiche è in<br />

linea generale in grado di fornire una<br />

risposta efficace ad ogni livello di gravità<br />

poligrafica e clinica di OSA , spaziando da<br />

opzioni terapeutiche mediche ( terapia<br />

comportamentale , terapia posizionale<br />

obbligata nel sonno , oral appliance ,<br />

dispositivi a pressione positiva nelle vie aeree<br />

superiori ) a opzioni chirurgiche (chirurgia<br />

delle VAS chirurgia maxillo-facciale , chirurgia<br />

bariatrica , che generalmente trovano<br />

indicazione nel caso di fallimento o rifiuto<br />

delle terapie mediche) .<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

La sindrome delle apnee ostruttive nel sonno<br />

(OSA) ha un’alta prevalenza nella<br />

popolazione generale (4% dei maschi e 2 %<br />

delle femmine nella popolazione adulta ) ed è<br />

gravata da un’alta percentuale di sintomi e<br />

conseguenze: eccessiva sonnolenza diurna ,<br />

deficit neurocognitivi , ridotta qualità di vita ,<br />

incrementato rischio di incidenti<br />

stradali/lavorativi/domestici, incrementata<br />

morbilità cardiovascolare e mortalità<br />

cardiaca (, aumento dei costi sanitari e<br />

sociali.<br />

La patogenesi dell’OSA è multifattoriale :<br />

intervengono infatti fattori generali ( età,<br />

sesso, razza, assetto ormonale ) , fattori<br />

antropometrici ed anatomici-malformativi<br />

delle vie aeree superiori , alterazioni in<br />

sonno dei meccanismi di compenso dei<br />

muscoli delle vie aeree superiori e dei<br />

meccanismi di controllo della ventilazione nel<br />

sonno, alterazioni nella soglia dell’arousal .<br />

Sono state da tempo definite con chiarezza le<br />

configurazioni cliniche che devono accendere<br />

il sospetto di OSA sulla base di segni ( BMI ,<br />

diametro del collo, malformazioni/dimorfismi<br />

facciali ) e sintomi clinici ( russamento ,<br />

apnee riferite , eccesso di sonnolenza diurna ,<br />

risvegli notturni in gasping).Parimenti sono<br />

state definite dalla letteratura le condizioni<br />

cliniche che piu’ frequentemente si associano<br />

all’OSA .<br />

Il ventaglio delle possibilità terapeutiche è in<br />

linea generale in grado di fornire una<br />

risposta efficace ad ogni livello di gravità<br />

poligrafica e clinica di OSA , spaziando da<br />

opzioni terapeutiche mediche ( terapia<br />

comportamentale , terapia posizionale<br />

obbligata nel sonno, oral appliance,<br />

dispositivi a pressione positiva nelle vie aeree<br />

superiori ) a opzioni chirurgiche ( chirurgia<br />

delle VAS chirurgia maxillo-facciale , chirurgia<br />

bariatrica , che generalmente trovano<br />

indicazione nel caso di fallimento o rifiuto<br />

delle terapie mediche).<br />

96


a b s t r a c t b o o k<br />

S. FRASSINETI<br />

Terapia chirurgica di russa mento ed apnee<br />

Le procedure chirurgiche impiegate in ronco<br />

chirurgia sono deputate a: by-passare<br />

l’ostruzione , ridurre le resistenze dei siti<br />

coinvolti, ablare e/o ridurre il tessuto delle<br />

vie aeree ostruite, irrigidire soprattutto il<br />

tessuto oro-ipofaringeo esuberante; inoltre<br />

sospendere con suture o pretensionare i<br />

muscoli interessati.<br />

Tutto ciò con una chirurgia nasale sotto<br />

forma di settoplastica con o senza<br />

turbinoplastica inferiore, quest’ultima anche<br />

in anestesia locale con pinza bipolare o con<br />

tecnica di radiofrequenza (RFVR), e/o<br />

chirurgia dei seni paranasali.<br />

La chirurgia orofaringea propone ablazione o<br />

riduzione volumetrica delle tonsille palatine,<br />

il rimodellamento o irrigidimento del palato<br />

molle con uvulopalatofaringoplastica o<br />

faringoplastica laterale, in anestesia generale<br />

F. PROVINI<br />

Le ipersonnie e loro terapie<br />

L’eccessiva sonnolenza diurna e’ uno dei<br />

disturbi del sonno di maggior riscontro nella<br />

pratica clinica quotidiana, interessando circa<br />

il 20% della popolazione. Le persone affette<br />

da eccessiva sonnolenza diurna presentano<br />

piu’ frequentemente incidenti alla guida e sul<br />

lavoro e, in generale, riferiscono una ridotta<br />

qualita’ di vita rispetto alla popolazione<br />

generale.<br />

Le cause piu’ frequenti di eccessiva<br />

sonnolenza diurna sono: la privazione di<br />

sonno, la sindrome delle apnee ostruttive nel<br />

sonno e l’utilizzo di farmaci che agiscono sul<br />

sistema nervoso centrale (antistaminici,<br />

benzodiazepine a lunga durata d’azione,<br />

antidepressivi sedativi, antipertensivi, alfa2agonisti,<br />

anticonvulsivanti e antipsicotici). Tra<br />

le sostanze d’abuso, l’alcool ha un<br />

importante effetto sedativo come pure la<br />

marijuana.<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

o anche con tecnica conservativa con RFVR in<br />

anestesia locale.<br />

Nel distretto ipofaringeo si interviene con la<br />

sospensione ioidea, trattando così<br />

l’ostruzione causata dalla parete laterale, o<br />

con l’asportazione di tonsille linguali con<br />

tecnica Robotica, oppure ancora di riduzione<br />

volumetrica di queste ultime con RFVR.<br />

Tali tecniche si possono eseguire<br />

singolarmente o contemporaneamente su<br />

più siti (fase I di Stanford), sia in anestesia<br />

locale che generale.<br />

Qualora tale chirurgia di fase I dovesse non<br />

essere risolutiva si può procedere, rimanendo<br />

sempre in campo chirurgico, ad una fase II<br />

(avanzamento bimascellare, o chirurgia<br />

Robotica).<br />

La sonnolenza diurna puo’ essere<br />

secondaria a molte condizioni mediche, come<br />

traumi cranici, ictus, tumori, malattie<br />

infiammatorie, patologie neurodegenerative<br />

o psichiatriche, in particolare la depressione.<br />

Anche altri disturbi del sonno, come la<br />

presenza di apnee ostruttive durante il sonno<br />

e le alterazioni del ritmo circadiano, possono<br />

manifestarsi con una sonnolenza diurna in<br />

primo piano.<br />

L’eccessiva sonnolenza diurna, infine, puo’<br />

essere dovuta ad un’ipersonnia primaria di<br />

origine centrale. La narcolessia e’ la piu’<br />

frequente ipersonnia primaria; interessa lo<br />

0.02%-0.18 % della popolazione e spesso e’<br />

sotto- diagnosticata. Accanto ad attacchi<br />

improvvisi ed irresistibili di sonno REM<br />

durante la veglia, i pazienti narcolettici<br />

possono presentare attacchi cataplettici,<br />

(improvvise e transitorie perdite del tono<br />

97<br />

97


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

98<br />

muscolare scatenate dall’emozione), paralisi<br />

nel sonno e allucinazioni ipnagogiche. Forme<br />

meno comuni di ipersonnia primaria sono:<br />

l’ipersonnia idiopatica, (caratterizzata da<br />

addormentamenti non ristoratori e marcata<br />

inertia al risveglio del mattino), di cui se ne<br />

distinguono due forme, con e senza lungo<br />

periodo di sonno notturno, e l’ipersonnia<br />

ricorrente, di cui la piu’ nota e’ la sindrome di<br />

Kleine- Levin. Questa rara forma di<br />

ipersonnia, che interessa soprattutto i maschi<br />

adolescenti, associa, ad episodi di sonnolenza<br />

della durata di giorni, disturbi<br />

comportamentali quali iperfagia ed<br />

ipersessualita’.<br />

Un’attenta raccolta anamnestica, l’esame<br />

obiettivo neurologico, l’utilizzo di questionari<br />

ed esami laboratoristici consentono di<br />

giungere ad una diagnosi specifica,<br />

R. SILVESTRI<br />

Medicina di genere e accenno ai disturbi del sonno in pediatria<br />

Il genere influenza tanto la prevalenza<br />

quanto le caratteristiche dei disturbi del<br />

sonno. In particolare la costellazione<br />

ormonale della donna ed i vari periodi della<br />

sua vita riproduttiva interagiscono in larga<br />

misura con le alterazioni del sonno. Durante<br />

il ciclo riproduttivo in particolare il<br />

progesterone svolge un ruolo<br />

ansiolitico/sedativo ed accentua il driving<br />

respiratorio in sonno, mentre gli estrogeni<br />

migliorano le capacità cognitive e di vigilanza<br />

e hanno un effetto antidepressivo<br />

modulando il sonno REM. L’insonnia è un<br />

disturbo maggiormente declinato al<br />

femminile con prevalenza di genere così<br />

come per il disturbo dell’umore e l’ansia. La<br />

gravidanza ma anche e soprattutto la<br />

menopausa ne accentuano o precipitano i<br />

sintomi, con o senza le tipiche vampate di<br />

calore. La sindrome delle gambe senza riposo<br />

(RLS) ha una prevalenza almeno doppia nel<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

necessaria per impostare un trattamento<br />

adeguato.<br />

Il trattamento terapeutico sara’ volto alla<br />

cura delle cause dell’eccessiva sonnolenza:<br />

dalla correzione di eventuali abitudini<br />

sbagliate, al trattamento ventilatorio con<br />

CPAP, nel caso di sindrome delle apnee<br />

ostruttive nel sonno.<br />

Il modafinil e’ un farmaco di provata efficacia<br />

per trattare la sonnolenza dei pazienti<br />

narcolettici, ma non dei pazienti affetti da<br />

ipersonnia idiopatica. Il sodio oxibato e’ un<br />

trattamento efficace per la cataplessia e la<br />

marcata frammentazione del sonno notturno<br />

dei pazienti narcolettici. Gli antidepressivi<br />

triciclici, gli SSRI e la venlafaxina sono il<br />

trattamento di scelta per gli attacchi<br />

cataplettici.<br />

sesso femminile con picchi in gravidanza,<br />

specie nel 3° trimestre ed in menopausa. La<br />

familiarità è maggiore nelle donne e l’anemia<br />

sideropenia cha a sua volta si accentua<br />

durante il ciclo ed in gravidanza, nonché le<br />

tireopatie, influenzano negativamente sul<br />

disturbo. Al contrario la sindrome delle<br />

apnee morfeiche ha una netta predominanza<br />

maschile ma può verificarsi nelle donne in età<br />

fertile solo se gravemente obesa o in<br />

gravidanza, specie se complicata da gestosi,<br />

con rischio di outcome fetale negativo,<br />

mentre è di più frequente insorgenza in<br />

menopausa, cessato l’effetto di protezione<br />

ormonale che condiziona, tra l’altro, la<br />

distribuzione del grasso. Non solo la donna<br />

affetta da OSAS è più spesso depressa,<br />

insonne, diabetica e la qualità della vita<br />

risulta più compromessa dalla malattia<br />

malgrado una migliore aderenza alla terapia.<br />

98


a b s t r a c t b o o k<br />

CORSO DI TECNICI DI NEUROFISIOPATOLOGIA<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

G. MILIOLI<br />

Organizzazione macro e microstrutturale del sonno: dalla fisiologia alle applicazioni cliniche<br />

Il sonno è un fenomeno biologico necessario<br />

a tutti gli esseri viventi; l’uomo trascorre circa<br />

un terzo della sua vita dormendo. Il ritmo<br />

sonno-veglia è regolato dall'interazione tra<br />

tre processi: il processo circadiano che<br />

sovrintende alla distribuzione temporale<br />

della veglia e del sonno, con la<br />

determinazione di finestre permissive di<br />

maggior propensione all’uno o all’altro stato;<br />

il processo omeostatico che condiziona<br />

l’intensità del sonno notturno, correlando il<br />

bisogno di dormire alla durata dello stato di<br />

veglia precedente, ed il processo ultradiano<br />

che regola l’alternarsi ciclico nel corso della<br />

notte tra sonno NREM (sonno senza<br />

movimenti oculari rapidi, “Non Rapid Eye<br />

Movement”) e REM (sonno con movimenti<br />

oculari rapidi, “Rapid Eye Movement”).<br />

L’interazione dei tre processi oltre a regolare<br />

il ciclo sonno-veglia fa si che il sonno si<br />

sviluppi seguendo uno schema ordinato e<br />

ripetibile in cui il soggetto passa dalla fase di<br />

veglia quieta a quella di sonno NREM, il quale<br />

dopo essersi progressivamente approfondito<br />

lascia spazio al primo periodo di sonno REM;<br />

NREM e REM si alternano, per 5-6 volte nel<br />

corso della notte, ogni 90 minuti circa.<br />

Nel 2007 l’ American Academy of Sleep<br />

Medicine ha introdotto nuovi criteri di<br />

definizione degli stadi del sonno che pur<br />

mantenendo inalterata la distinzione tra<br />

sonno NREM e REM, già codificata nei<br />

precedenti criteri di Rechtschaffen e Kales del<br />

1968, modificano la struttura interna del<br />

NREM cancellando la suddivisione del sonno<br />

profondo in due stadi (S3+S4). La fusione<br />

degli stadi 3 e 4 in un unico stadio N3<br />

contrasta con lo sviluppo notturno del<br />

processo omeostatico, che vede un rapporto<br />

direttamente proporzionale tra la<br />

propensione al sonno accumulata durante la<br />

veglia e la profondità del sonno, rendendo<br />

così meno evidente la funzione ristoratrice<br />

del sonno profondo e la sua relazione diretta<br />

con le attività di veglia.<br />

Accanto all’organizzazione macro-strutturale,<br />

il sonno mostra anche una sua particolare<br />

impalcatura micro-strutturale, identificata da<br />

Terzano e Coll. e definita Cyclic Alternating<br />

Pattern (CAP). All’interno dei singoli periodi<br />

di sonno, infatti, si verificano delle oscillazioni<br />

cicliche del livello di vigilanza, dell'attività<br />

vegetativa e del tono muscolare che vanno<br />

appunto a costituire il CAP. Questo pattern<br />

alternante ciclico, identificato quindi da<br />

modificazioni del tracciato EEG e dei<br />

parametri vegetativi presenta un'alternanza<br />

di due diverse fasi: la fase A (a sua volta<br />

suddivisibile in tre sotto-fasi: A1, A2 e A3),<br />

che è una fase di attivazione, e la fase B, una<br />

fase di inibizione e ripristino dei precedenti<br />

parametri vegetativi e del tracciato EEG. Tali<br />

fluttuazioni si alternano a periodi di sonno<br />

più stabile definiti come non-CAP. La<br />

composizione o microstruttura del sonno,<br />

con una percentuale più o meno elevata di<br />

periodi CAP (CAP rate), ha una notevole<br />

rilevanza pratica, poiché indica la stabilità, e<br />

quindi l’efficienza e la buona qualità del<br />

sonno nel suo complesso.<br />

Valori alterati di CAP rate sono stati ritrovati<br />

nella maggior parte delle patologie del<br />

sonno, ma anche nel contesto di<br />

numerosissime patologie internistiche, le<br />

quali provocano incisive ripercussioni sia sulla<br />

quantità che sulla qualità del sonno notturno.<br />

La relazione tra CAP e patologia è biunivoca:<br />

se da un lato un determinato disturbo<br />

presenta un impatto più o meno forte sulla<br />

microstruttura del sonno, è anche vero che la<br />

stessa organizzazione del CAP si può rendere<br />

responsabile del plasmarsi di quel disturbo. Il<br />

forte potere attrattivo del CAP nei confronti<br />

di determinate patologie deriva<br />

principalmente dalle caratteristiche di<br />

attivazione della fase A.<br />

99<br />

99


XXii congresso nazionale aims - Parma, 21-24 ottobre 2012<br />

100<br />

P. CORTELLI – G. BARLETTA<br />

Sleep and autonomic nervous system<br />

The autonomic nervous system (ANS),<br />

through its complex central and peripheral<br />

circuits, controls vital involuntary functions of<br />

the body, such as circulation, respiration,<br />

thermoregulation, neuroendocrine secretion,<br />

gastrointestinal and genitourinary functions.<br />

The autonomic nervous system (ANS) and<br />

sleep are closely related along anatomical,<br />

physiological and neurochemical lines. In the<br />

past, it was commonly assumed that<br />

autonomic regulation remained unchanged<br />

across behavioral states; the concept of a<br />

state-dependent regulation of the ANS has<br />

been addressed only recently. A major<br />

confirmation of this link between ANS and<br />

sleep is the demonstration of dynamic and<br />

synchronous fluctuations in sleep phases and<br />

autonomic functions. Sleep and the ANS are,<br />

in fact, interdependent on each other by<br />

virtue of common controls, neurobiological<br />

substrates and functions. It is important, for<br />

example, to emphasize that changes in state<br />

during sleep are coordinated principally by<br />

the pons, basal forebrain areas and other<br />

subcortical structures, and the main<br />

neurotransmitters involved are<br />

a b s t r a c t b o o k<br />

noradrenaline (norepinephrine), serotonin<br />

and acetylcholine. The same neuronal<br />

populations that produce and distribute<br />

these neurotransmitters constitute the<br />

central representation of the sympathetic<br />

and parasympathetic nervous systems. The<br />

central autonomic network (CAN), through its<br />

ascending and descending connections<br />

between the hypothalamic-limbic region and<br />

the nucleus tractus solitarii (NTS) in the<br />

medulla, orchestrates the sympathetic and<br />

parasympathetic divisions of the ANS . Sleeppromoting<br />

neurons, which are scattered in<br />

the vicinity of CAN and its connections<br />

(e.g. preoptic–anterior hypothalamic (POAH)<br />

region and NTS) along with cholinergic ‘REMon’<br />

and catecholaminergic ‘REM-off’ cells in<br />

the ponto– mesencephalic junction and pons,<br />

control non-rapid eye movement (NREM) and<br />

rapid eye movement (REM) sleep cycles.<br />

Sleep induces profound changes in the<br />

functions of the ANS, and disorders of the<br />

ANS adversely affect vital functions during<br />

sleep, including circulation and respiration.<br />

R. DRIGO<br />

I dispositivi di ventilazione a pressione positiva nel trattamento delle apnee notturne<br />

La terapia più im<strong>media</strong>ta ed efficace da<br />

proporre ad un paziente con sindrome delle<br />

apnee nel sonno è la terapia ventilatoria. Tale<br />

terapia nella maggior parte dei casi è<br />

rappresentata dall'utilizzo di un dispositivo<br />

per l'erogazione di una pressione positiva<br />

continua nelle vie aeree (CPAP).<br />

La CPAP trova indicazione nel paziente con<br />

un indice di apnea/ipopnea > 15 , anche se<br />

asintomatico, e nei pazienti con AHI > 5 se<br />

sintomatici.<br />

L'efficacia della CPAP dipende dalla<br />

compliance del paziente e da una corretta<br />

prescrizione della pressione terapeutica. La<br />

pressione terapeutica tradizionalmente nel<br />

mondo anglosassone veniva<br />

identificata cercando di definire<br />

durante polisonnografia assistita il livello<br />

pressorio che permetteva di correggere del<br />

tutto gli eventi respiratori (titolazione della<br />

CPAP). Negli ultimi 10 anni si sono sempre<br />

più affermate strategie di titolazione basate<br />

sull'impiego delle autoCPAP, dispositivi che<br />

attraverso sofisticati algoritmi cercano di<br />

definire automaticamante la pressione<br />

terapeutica. Le modalità di esecuzione della<br />

100


a b s t r a c t b o o k<br />

titolazione assistita tradizionale e dell'utilizzo<br />

della autoCPAP sono oggetto di specifiche<br />

linee guida nazionali e internazionali.<br />

Per quanto nelle linee guida siano descritte in<br />

dettaglio le modalità di titolazione, molti<br />

aspetti di questo processo sono ancora molto<br />

"artigianali".<br />

La relazione si focalizza su due problemi<br />

particolari della titolazione, riguardo ai quali<br />

non esiste un approccio codificato. Il primo<br />

riguarda le problematiche relative alla scelta<br />

“per una medicina del sonno sostenibile”<br />

dell'interfaccia, in particolare la scelta tra una<br />

interfaccia nasale o oronasale. Le perdite<br />

orali e la possibilità che la tipologia della<br />

maschera influenzi la pressione terapeutica<br />

sono argomenti pratici che spesso ci mettono<br />

in difficoltà. Il secondo riguarda il paziente<br />

con plurimorbidità (BPCO, obesità, OSA) in<br />

cui non è chiaro come debba avvenire la<br />

titolazione e quali presidi terapeutici vadano<br />

impiegati.<br />

M. BOSI<br />

Lo scoring degli eventi respiratori in corso di ventilazione meccanica non invasiva<br />

La ventilazione meccanica domiciliare non<br />

invasiva (NIV) trova indicazione nei casi piu’<br />

gravi di insufficienza respiratoria cronica da<br />

malattie del polmone/gabbia toracica<br />

/neuromuscolari ed in casi selezionati di<br />

OSA. Poichè viene generalmente applicata<br />

esclusivamente o quasi esclusivamente nel<br />

sonno è necessario verificare sia la sua<br />

efficacia nella correzione del disturbo<br />

respiratorio sia l’esistenza di una accettabile<br />

condizione di sincronismo pazienteventilatore<br />

. I segnali minimi per eseguire<br />

queste verifiche sono :<br />

-pressione in maschera (trasduttore di<br />

pressione )<br />

-flusso aereo (pneumotacografo)<br />

-sforzo toraco-addominale (sensore<br />

piezoelettrico ma meglio se con RIP )<br />

-segnale pulso-ossimetrico<br />

Con questi segnali è possibile tipizzare gli<br />

eventi in sonno in corso di NIV secondo una<br />

precisa semeiotica poligrafica:<br />

- eventi desaturativi da perdite aeree<br />

- eventi ostruttivi a carico delle vie<br />

aeree superiori<br />

- eventi centrali a glottide aperta , a<br />

glottide chiusa , misti<br />

Con questi stessi segnali è possibile<br />

documentare anche gli asincronismi<br />

paziente-ventilatore , i piu’ frequenti dei<br />

quali sono rappresentati dagli sforzi<br />

inefficaci e dagli asincronismi del trigger<br />

espiratorio (hung up).<br />

Il rilievo di questi eventi , quando<br />

eccessivamente numerosi e/o sintomatici ,<br />

consente una mirata e razionale correzione<br />

del setteggio del ventilatore.<br />

101<br />

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