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A queste arterie succedono vene, non meno notevoli per la loro

molteplicità. Ognuna di esse rappresenta, come quella deila vescichetta

biliare, una piccola vena porta, le cui divisioni, più o meno

delicate, si spandono sui lobuli vicini nella spessezza dei quali >i continuano

con te prime radicette delle vene epatiche.

f 1 vasi linfatici dei dotti biliari sono più numerosi ancora dei vasi

sanguigni, e formano sulla loro parete interna una rete molto sottile,

rhe si inietta senza difficoltà con un po' di abitudine. Da questa rete

[partono rami che attraversano lo strato fibro-muscolare ; giunti sulla

ffaccia esterna «lei dotti biliari, si anastomizzano tra loro e la circondano

d'un altra rete, a maglie più larghe di quelle della precedente.

Questa seconda rete, o rete esterna, dà origine n piccoli rami,

poi a tronchi che si aggiungono a quelli dei lobuli del fegato, per

camminare con questi ultimi nella capsula del fìlisson, parallelamente

alle divisioni del dotto biliare, dell' arteria epatica e della vena

porta.

La tunica fibrosa dei dotti biliari è fornita anche di nervi : l'estrema

sensibilità di questi condotti basterebbe j..-r accertare la loro

esistenza se l'osservazione non la dimostrassi- Il loro modo di terp

turnazione non è ancora noto.

e. — Vasa aberra ni iu.

In erti punti della superficie del fegato i lobuli si atrofizzano talvolta

a poco a poco, poi spariscono affatto e lasciano allora allo scoverà

i dotti biliari corrispondenti, che divengono al contrario *«'de

di una ipertrofia notevole. Ai dotti me>si così a nudo ed ipertrottlzati,

si è data la denominazione di rasa aberranfia. semina che.

scomparendo, i lobuli di cui facevano parte loro abbandonino per

cosi dire, la parte di vita loro propria : donde l'aumento di calibro

sempre considerevole che presentano. 1 rasa aberranfia del fegato

sono dunque il risultato costante di un'atrofia dei lobuli corrispondenti.

K perciò che non esistono ne nel feto, ne nel fanciullo:

Un'oggi almeno non ho potuto trovarne traccia in que>ta età. Ma

non e raro osservarli in uno o parecchi punti del legato negli ailulti.

La loro esistenza è più frequente ancora nei vecchi

L'atrofia che precede la comparsa dei rasa aberranfia e alcune

Mte l'effetto di una compressione lungo tempo esercitata su qu^ta

Lo quella parte della glandola. Ne ho potuto osservare un bellisM-

Irno esempio in un uomo di K> a 45 anni, nel quale il margine

^elle false costole, in seguito a deformazione del torace, avea ^ca-

*al» un largo solco trasversale sulla faccia superiore del fegato: in

tetta la estensione di questo solco si trovavano non solamente i

"•o-enY Voi IV

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