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stro-epatico ; 2° alla porzione posteriore e superiore della testa del

pancreas; 3° alla parte interna della porzione media del duodeno.

Rapporti.—Nell'epiploon gastro-epatico, questo canale è situato

innanzi al tronco della vena porta, di cui rasenta il lato destro ed

al quale si trova immediatamente addossato. Un piccolo intervallo

lo separa ordinariamente dall'arteria epatica che rasenta il lato sinistro

del tronco venoso. Alcune volte l'arteria si porta un poco più

a destra e diviene anteriore al dotto escretore del fegato.

All'unione della metà superiore con la metà inferiore della seconda

porzione del duodeno, incontra il canale pancreatico che si applica

al suo lato interno. Dopo alcuni millimetri di un cammino comune,

ambedue s'immettono nelle pareti dell' intestino per aprirsi sulla

parte superiore dell'ampolla di Vater, ognuno con un orifìzio distinto.

La superficie interna del canale coledoco presenta gli stessi caratteri

di quella dei dotti biliari, del dotto epatico e del cistico. K

colorata in giallo liscia e come crivellata da piccolissime fossette,

che la maggior parte degli autori hanno considerate come tanti orifizii

di glandoìe mucose, ma senza alcuna ragione, imperocché l'osservazione

ci mostra, da una parte che gli orifizii pei quali le glandoìe

dei dotti biliari si aprono sulle loro pareti sono estremamente piccoli

ed invisibili ad occhio nudo, e dall'altra parte, che queste piandole,

tanto numerose e tanto sviluppate sui dotti epatico e cistico, spariscano

completamente nel dotto coledoco. La struttura di questo

dotto non differisce d'altronde da quella dei canali che lo precedono.

L'apparecchio escretore del fegato si lascia molto facilmente dilatare.

Disteso dalla bile, il dotto coledoco può raggiungere un calibro

quasi eguale a quello dell'intestino tenue.—In un cadavere ila

me dissecato, ho visto tutt'i dotti biliari enormemente dilatati da calcoli,

che li empivano sin nelle loro ultime divisioni, e che formava

no una specie di arborescenza calcolosa.—In un altro gli stessi dotti

non erano meno dilatati, ma l'erano da ascaridi molto lunghi, voluminosi,

paralleli, come se si fossero riuniti in fasci; questi lombricoidi

erano saliti fin presso ai lobuli.—Nei mammiferi il dotto escretore

del fegato e le sue radici possono dilatarsi anche sotto l'influenza

di ogni causa che metta ostacolo all'uscita della bile, ma

per lo più la loro dilatazione è dovuta alla presenza di distomi ohe

si moltiplicano in numero indefinito nella loro cavità. Gli esempi ne

sono molto frequenti nel cavallo, nel bue, e tanto frequenti sopratutto

nel montone, che, su più di 30 fégati di questo animale, non

ho potuto trovarne un solo i cui canali biliari non fossero ripieni, dilatati

ed alterati da questi entozoi.

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