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S<strong>in</strong>gapore, Taiwan e Giappone. Che cosa è cambiato <strong>in</strong> questi dieci anni? Come si<br />

presentano ora i mercati asiatici? È possibile che la crisi del 1997 si verifichi nuovamente?<br />

Studiosi e ricercatori hanno dirottato l’attenzione dai fattori determ<strong>in</strong>anti la<br />

crescita a un programma di riforme strutturali di ampia portata. Per cui…<br />

Il Big Crash<br />

dieci anni dopo<br />

di Giovanni Ferri *<br />

Cronologia e storia di una crisi che, a dieci anni di distanza, può apparire<br />

solo un brutto ricordo. Ma i costi della crisi asiatica sono stati<br />

<strong>in</strong>genti. Oggi i mercati mondiali sono scossi dalla crisi dei mutui subprime.<br />

E tra elementi di comunanza e di differenza...<br />

Quella asiatica è stata la più grossa crisi f<strong>in</strong>anziaria sistemica <strong>in</strong>ternazionale<br />

dopo la Grande Depressione degli anni Trenta del<br />

Novecento. A distanza di dieci anni è ancora ben presente non solo<br />

nei Paesi dell’Estremo Oriente che ne furono colpiti, ma anche nell’immag<strong>in</strong>ario<br />

collettivo a livello mondiale.<br />

La crisi si avvita a partire dal luglio del 1997 con l’attacco speculativo<br />

al baht – la valuta tailandese, cfr. box CRONISTORIA<br />

DELLA CRISI ASIATICA –, si aggrava nell’autunno, colpendo <strong>in</strong><br />

modo profondo Corea e Indonesia e co<strong>in</strong>volgendo <strong>in</strong> m<strong>in</strong>or misura<br />

Malesia e Filipp<strong>in</strong>e, f<strong>in</strong>o a scalfire le economie di Hong Kong,<br />

S<strong>in</strong>gapore e Taiwan e lambire tutti gli altri Paesi dell’area – con la<br />

sola eccezione della C<strong>in</strong>a, protetta da str<strong>in</strong>genti v<strong>in</strong>coli ai movimenti<br />

dei capitali.<br />

Per le economie più colpite si materializza <strong>in</strong> modo esemplare la<br />

tipologia delle “crisi gemelle” – tw<strong>in</strong> crises – crisi congiunte del<br />

cambio e del sistema bancario, che si <strong>in</strong>tersecano <strong>in</strong> un <strong>in</strong>treccio<br />

perverso. Il fenomeno è stato studiato a partire da Kam<strong>in</strong>sky e<br />

Re<strong>in</strong>hart (1999), le quali riscontrano che i problemi nel settore bancario<br />

di solito precedono la crisi di cambio. A sua volta, la crisi di<br />

cambio accresce quella bancaria, attivando un circolo vizioso.<br />

Inoltre, la liberalizzazione f<strong>in</strong>anziaria spesso precede la crisi bancaria.<br />

L’anatomia delle crisi gemelle suggerisce che le crisi accadono<br />

quando l’economia va <strong>in</strong> recessione, dopo boom economici prolungati<br />

alimentati da credito, afflussi di capitali e cambio sopravvalutato.<br />

Un evento <strong>in</strong>iziale negativo – per esempio un rallentamento<br />

imprevisto della crescita, l’emergere di forti sbilanci nei conti con<br />

l’estero accompagnati da perdita di competitività, il manifestarsi di<br />

difficoltà per qualche grosso operatore nazionale – fa da detonatore<br />

di cariche esplosive che si erano andate accumulando nel tempo. E,<br />

così, a turno, tutte le pr<strong>in</strong>cipali tigri asiatiche si trovano a cadere<br />

dalle stelle – quando, poco prima, gli <strong>in</strong>vestitori <strong>in</strong>ternazionali consideravano<br />

un “must” detenere attività <strong>in</strong> quel Paese – alle stalle –<br />

allorché, poco dopo, si riteneva che il rischio era talmente elevato da<br />

suggerire di stare alla larga da quel Paese, come nel 1600 gli abitanti<br />

Grazia Neri_AFP


DOSSIER<br />

_Indonesia, Corea del Sud e Tailandia furono<br />

i Paesi maggiormente colpiti dalla crisi f<strong>in</strong>anziaria<br />

del periodo 1997-1998. Sopra, c<strong>in</strong>esi<br />

residenti <strong>in</strong> Indonesia donano il proprio oro<br />

alla banca centrale di Giacarta<br />

168<br />

di Milano si tenevano dai monatti durante la peste manzoniana.<br />

Essendo allora funzionario della Banca Mondiale, ho visto con i<br />

miei occhi e udito con le mie orecchie la sfiducia, apparentemente<br />

irreversibile, nelle economie <strong>in</strong> crisi che i pr<strong>in</strong>cipali <strong>in</strong>vestitori istituzionali<br />

di Wall Street rappresentavano ai primi di settembre del<br />

1998, allorché alla crisi asiatica già esplosa e irrisolta per oltre un<br />

anno si era venuta ad aggiungere la formidabile bordata del default<br />

russo e le prospettive di crisi <strong>in</strong> Brasile. Ebbene, questi <strong>in</strong>vestitori,<br />

che per molti anni – f<strong>in</strong>o a poco prima <strong>in</strong>curanti degli ammonimenti<br />

che spesso erano stati lanciati – avevano fatto a gara <strong>in</strong> una sfrenata<br />

r<strong>in</strong>corsa a <strong>in</strong>viare i risparmi del mondo verso le tigri asiatiche,<br />

venivano ora a implorare <strong>in</strong> g<strong>in</strong>occhio le istituzioni f<strong>in</strong>anziarie<br />

<strong>in</strong>ternazionali – prima considerate del tutto irrilevanti – di fare<br />

qualcosa per ridare fiducia ai mercati <strong>in</strong>ternazionali, pena la loro<br />

implosione. Quei primari <strong>in</strong>vestitori mi lasciavano <strong>in</strong>credulo affermando<br />

che non avrebbero comprato attività asiatiche neanche a<br />

prezzi stracciati. E, <strong>in</strong> effetti, che cosa se non un break strutturale di<br />

quelle proporzioni avrebbe potuto far (tecnicamente) fallire un<br />

mostro sacro come il Long Term Capital Management (LTCM),<br />

l’hedge fund creato con il co<strong>in</strong>volgimento e le f<strong>in</strong>i arti economicof<strong>in</strong>anziarie<br />

di due premi Nobel? Per la prima volta dalla Grande<br />

Crisi degli anni Trenta, i market maker si <strong>in</strong>g<strong>in</strong>occhiavano alle istituzioni.<br />

Che cosa era successo? Era accaduto che i mercati avevano perso<br />

la bussola tra il 1997 e il 1998 e, con il beneficio dell’<strong>in</strong>ventario, le<br />

Contrasto_Reuters


istituzioni <strong>in</strong>ternazionali avevano contribuito <strong>in</strong>volontariamente ad<br />

aggravare i problemi, applicando ricette deflazionistiche <strong>in</strong> una<br />

situazione di crisi generalizzata del debito. Così, la crisi <strong>in</strong>iziale della<br />

Tailandia si era propagata per contagio alla Corea e all’Indonesia, <strong>in</strong><br />

m<strong>in</strong>or misura alla Malesia e alle Filipp<strong>in</strong>e; aveva <strong>in</strong>teressato pers<strong>in</strong>o<br />

Hong Kong, S<strong>in</strong>gapore e Taiwan, f<strong>in</strong>o a lambire il Giappone e pers<strong>in</strong>o<br />

la C<strong>in</strong>a, al tempo ancora protetta da controlli a tenuta stagna ai<br />

flussi di capitale. Quasi tutte le regolarità statistiche osservate <strong>in</strong><br />

precedenza nei prezzi delle attività dei Paesi emergenti erano saltate<br />

per lo stampede che si era verificato. Fu così che gli algoritmi di<br />

Merton e Scholes vennero gabbati e solo la liquidità di Greenspan<br />

salvò l’LTCM e arg<strong>in</strong>ò l’<strong>in</strong>cendio, poi domato qualche tempo dopo.<br />

Tutto era com<strong>in</strong>ciato pochi anni prima con la crisi del Messico.<br />

Sosp<strong>in</strong>to dalle prospettive della realizzazione del NAFTA – l’accordo<br />

di libero scambio commerciale che unisce Canada, Messico e<br />

Stati Uniti – già dai primi anni ’90 il flusso di capitali verso il<br />

Messico si era <strong>in</strong>credibilmente <strong>in</strong>tensificato. Il venire a galla di<br />

scricchiolii nella competitività esterna, con un problema di debiti<br />

gemelli – debito pubblico e debito estero – aveva <strong>in</strong>dotto i market<br />

maker della f<strong>in</strong>anza mondiale a girare i tacchi e rimpatriare i capitali<br />

<strong>in</strong> precedenza offerti <strong>in</strong> abbondanza. La crisi messicana è la prima<br />

crisi sistemica del sistema f<strong>in</strong>anziario globalizzato ed è ben diversa<br />

dalle crisi debitorie dei Paesi lat<strong>in</strong>o-americani dei primi anni ’80. In<br />

effetti, nei primi anni ’80 l’<strong>in</strong>debitamento dei quei Paesi era avvenuto<br />

mediante il ricorso a prestiti bancari s<strong>in</strong>dacati ; nel caso messi-<br />

Contrasto_Reuters<br />

_La crisi asiatica si aggravò nel luglio 1997<br />

con l’attacco speculativo al baht, la valuta<br />

tailandese. Nell’autunno colpì <strong>in</strong> modo<br />

profondo Corea e Indonesia f<strong>in</strong>o a scalfire le<br />

economie di Hong Kong, S<strong>in</strong>gapore e Taiwan.<br />

169


DOSSIER<br />

170<br />

cano, <strong>in</strong>vece, a guidare la danza erano stati flussi privati di capitali.<br />

La crisi messicana sp<strong>in</strong>ge ancor più i flussi verso l’Asia, benedetta<br />

dal concetto di “<strong>East</strong> Asian Miracle”, dal titolo del volume pubblicato<br />

dalla Banca Mondiale . È dopo poco che arriva la crisi asiatica.<br />

I c<strong>in</strong>que Paesi che saranno più colpiti dalla crisi nei dieci anni<br />

precedenti avevano avuto una crescita reale prossima al 10%<br />

annuo, con elevatissimi tassi di <strong>in</strong>vestimento – oltre il 30% <strong>in</strong> rapporto<br />

al PIL, conti pubblici <strong>in</strong> ord<strong>in</strong>e, deficit pubblici <strong>in</strong>feriori al 2%<br />

del PIL – e bassi tassi di <strong>in</strong>flazione – del 5% circa. Il verificarsi della<br />

crisi sistemica progressivamente aggravatasi dalla metà del 1997<br />

provoca, nel 1998, una caduta del PIL dell’ord<strong>in</strong>e del 15% <strong>in</strong><br />

Indonesia, del 10% <strong>in</strong> Tailandia, del 7% <strong>in</strong> Corea e Malesia e<br />

dell’1% nelle Filipp<strong>in</strong>e. Gli economisti si <strong>in</strong>terrogano sulle ragioni<br />

di questa crisi che non trova spiegazione né fra le teorie relative alle<br />

crisi f<strong>in</strong>anziarie di prima generazione, basate sull’eccesso di spesa<br />

del settore pubblico , né fra quelle di seconda generazione, secondo<br />

cui un attacco speculativo può nascere perché un Paese perde gli<br />

<strong>in</strong>centivi a difendere il tasso di cambio prefissato. Si cercano spiegazioni<br />

alternative e si del<strong>in</strong>eano due scuole di pensiero nettamente<br />

opposte. Da un lato, alcuni propendono per una <strong>in</strong>terpretazione<br />

basata esclusivamente sul sussistere di fondamentali cattivi.<br />

Dall’altro, altri studiosi sottol<strong>in</strong>eano il ruolo del contagio e l’irrazionalità<br />

dei mercati. Vi è poi una visione <strong>in</strong>termedia <strong>in</strong> cui vi è spazio<br />

sia per i fondamentali cattivi che per il contagio, che <strong>in</strong> qualche<br />

modo fa riferimento alla richiamata teoria delle “crisi gemelle”.<br />

La crisi asiatica, che sembrava <strong>in</strong> via di risoluzione nella primavera<br />

del 1998, si aggrava di nuovo nei mesi successivi con il diffondersi<br />

di tensioni sulla Russia e sul Brasile. Le tensioni culm<strong>in</strong>ano ad<br />

agosto del 1998 allorché la Russia entra <strong>in</strong> default. Il Brasile resiste<br />

ancora, ma subisce comunque la sua crisi nel 1999. La sfilza di crisi<br />

f<strong>in</strong>anziarie sistemiche si chiude poi nel 2001, quando vengono al<br />

pett<strong>in</strong>e i nodi dell’Argent<strong>in</strong>a e della Turchia.<br />

Che cosa si può dire oggi di tali crisi sistemiche delle economie<br />

emergenti? In altri term<strong>in</strong>i, la stagione delle crisi sistemiche culm<strong>in</strong>ata<br />

nella crisi asiatica – con prodromi <strong>in</strong> Messico e propagg<strong>in</strong>i f<strong>in</strong>o<br />

a Russia, Brasile, Argent<strong>in</strong>a e Turchia – si è def<strong>in</strong>itivamente chiusa<br />

nel 2001 oppure no?<br />

A un estremo, è possibile <strong>in</strong>dividuare una visione pessimistica<br />

che le crisi sistemiche non sono f<strong>in</strong>ite e la loro assenza per almeno<br />

un lustro andrebbe spiegata con il ricorrere di una serie di fattori<br />

favorevoli ma eccezionali. In pratica, sarebbero i crescenti squilibri<br />

macroeconomici statunitensi ad aver oliato l’economia mondiale<br />

sostenendone la crescita protratta e dando fiducia ai mercati. Ma<br />

l’eccesso di liquidità globale determ<strong>in</strong>ata da tale situazione starebbe<br />

creando le condizioni per una crisi ancora più grave. All’estremo<br />

opposto, vi è un’<strong>in</strong>terpretazione ottimistica secondo cui le crisi<br />

sistemiche sarebbero f<strong>in</strong>ite perché i mercati hanno sviluppato nuovi<br />

strumenti di copertura dei rischi che permettono di elim<strong>in</strong>are le<br />

cause di fondo delle crisi, connesse come erano all’accumularsi di<br />

rischi di cambio non coperti.<br />

Nel mezzo, vi è una posizione <strong>in</strong>termedia secondo la quale le<br />

crisi sistemiche sono scomparse perché abbiamo imparato a evitarle,<br />

ma la medic<strong>in</strong>a impone costi significativi all’economia mondiale,<br />

costr<strong>in</strong>gendola <strong>in</strong> una condizione sub-ottimale. Tali costi dipendono<br />

dalle seguenti considerazioni. Se vi è stato un aggiustamento è stato


solo dal lato dei Paesi emergenti mentre nulla – o poco – è stato<br />

fatto da parte dei Paesi ricchi né, tantomeno, <strong>in</strong> term<strong>in</strong>i di riforma<br />

dell’architettura f<strong>in</strong>anziaria <strong>in</strong>ternazionale. Infatti, per limitare l’esposizione<br />

ad attacchi speculativi, i Paesi emergenti hanno ridotto il<br />

proprio gear<strong>in</strong>g sui mercati f<strong>in</strong>anziari globali, come mostrano vari<br />

<strong>in</strong>dicatori riferiti ai Paesi emergenti stessi: il deleverag<strong>in</strong>g del loro<br />

settore privato e il fatto che questi Paesi sono divenuti esportatori<br />

netti di capitali e, <strong>in</strong> particolare, hanno accumulato enormi riserve<br />

valutarie e sono rifuggiti dall’<strong>in</strong>debitarsi a breve term<strong>in</strong>e sui mercati<br />

<strong>in</strong>ternazionali. Ma ciò ha un costo e si traduce <strong>in</strong> una m<strong>in</strong>ore crescita<br />

(e allocazione subottimale delle risorse) dei Paesi emergenti<br />

che, data la crescente importanza di questi sullo scenario mondiale,<br />

implica m<strong>in</strong>ore crescita globale.<br />

A dieci anni di distanza, la crisi asiatica può apparire solo un<br />

brutto ricordo. Ma i suoi costi sono stati <strong>in</strong>genti. È vero che tutte le<br />

economie colpite hanno, prima o poi, ripreso a crescere a ritmi elevati<br />

– tra i tre Paesi più colpiti, la Corea per prima, poi la Tailandia e<br />

solo successivamente l’Indonesia – ma la crisi ha scosso profondamente<br />

la fiducia delle tigri asiatiche <strong>in</strong> quella che sembrava la loro<br />

corsa <strong>in</strong>arrestabile. Sebbene l’attenzione si sia concentrata di più<br />

sulle ricadute <strong>in</strong> term<strong>in</strong>i di flussi di capitali, uno tra gli esempi più<br />

emblematici delle conseguenze radicali della crisi asiatica è stato<br />

l’impatto sui flussi migratori nella regione.<br />

Oggi, dopo dieci anni da quella asiatica, i mercati mondiali sono<br />

scossi da un’altra crisi, quella dei mutui sub-prime, la cui gravità<br />

sfugge ancora a una quantificazione precisa. Stavolta, la crisi si è<br />

Contrasto_Reuters<br />

_A dieci anni dal crash asiatico, i mercati<br />

mondiali sono oggi scossi dalla crisi dei mutui<br />

sub-prime materializzatasi negli Stati Uniti,<br />

con conseguenze notevolmente ramificate<br />

nell’economia globale (sopra, Alan Greenspan,<br />

ex capo della Federal Reserve)<br />

171


DOSSIER<br />

_La crisi sistemica delle economie asiatiche<br />

nel 1998 ha provocato una caduta del Pil<br />

dell’ord<strong>in</strong>e del 15% <strong>in</strong> Indonesia e del 10%<br />

<strong>in</strong> Tailandia (sopra, l’allora m<strong>in</strong>istro delle F<strong>in</strong>anze,<br />

Tarr<strong>in</strong> Nimmanahaem<strong>in</strong>da) Contrasto_Reuters<br />

172<br />

materializzata negli Stati Uniti, non <strong>in</strong> Asia, ma le conseguenze<br />

sembrano essere notevolmente ramificate nell’economia globale. Vi<br />

sono elementi di comunanza tra le due crisi? Sì e no. Tra le differenze<br />

si deve menzionare che la crisi orig<strong>in</strong>a dall’economia più sviluppata<br />

anziché da quelle emergenti, come nel caso asiatico. Qu<strong>in</strong>di<br />

è una crisi che si irradia dal centro e non una che nasce alla periferia.<br />

Inoltre, diversamente da quella dei mutui sub-prime, la crisi<br />

asiatica non aveva un significativo contenuto di <strong>in</strong>novazione f<strong>in</strong>anziaria.<br />

Ma vi sono anche due similitud<strong>in</strong>i rimarchevoli. In primo<br />

luogo, sia <strong>in</strong> quella asiatica che nella crisi dei mutui sub-prime si è<br />

avuta la concessione di credito a soggetti che non avrebbero dovuto<br />

riceverlo (almeno nella misura <strong>in</strong> cui l’hanno ricevuto): i NINJA<br />

loan – No verification of INcome Job status or Assets – della crisi<br />

sub-prime fanno il paio con l’eccessiva prodigalità con cui i pr<strong>in</strong>cipali<br />

istituti creditizi dei Paesi <strong>in</strong>dustrializzati avevano elargito credito<br />

alle tigri asiatiche alla vigilia del patatrac del 1997-98. In secondo<br />

luogo, così come allora lo scoppio della crisi asiatica atrofizzò i mercati<br />

emergenti, oggi la crisi sub-prime ha essiccato il mercato degli<br />

Special Investment Vehicles (SIV).<br />

Allora come oggi, il pr<strong>in</strong>cipale problema per uscire dalla crisi<br />

sistemica è quello di riprezzare il rischio del comparto <strong>in</strong>teressato.<br />

Infatti, quella che può essere percepita come una questione di<br />

assenza di liquidità discende, <strong>in</strong> realtà, dall’estrema difficoltà a valutare<br />

il rischio di controparte. Lo si è visto <strong>in</strong> occasione delle <strong>in</strong>genti<br />

<strong>in</strong>iezioni di liquidità operate dalla Fed, dalla BCE e dalla BoE nel<br />

corso dell’estate. Esse non hanno prodotto un abbassamento dei<br />

tassi <strong>in</strong>terbancari nella stessa misura <strong>in</strong> cui lo avrebbero conseguito<br />

<strong>in</strong> condizioni normali. Ciò perché, nel tourbillon della crisi, ciascuna<br />

banca creditrice non è <strong>in</strong> grado di stabilire con relativa certezza l’esposizione<br />

della controparte debitrice alle perdite da sub-prime. E,<br />

allora, è meglio tenersi la liquidità, sia nella forma del contante sia<br />

<strong>in</strong> quella dei titoli di Stato, divenuti ora preziosissimi, così come<br />

accadde nel 1998, quando l’apprezzamento dei titoli di Stato fu una


delle pr<strong>in</strong>cipali cause della débâcle dell’LTCM. Un altro <strong>in</strong>dicatore<br />

che fa percepire le difficoltà è l’aprirsi di uno spread <strong>in</strong>solitamente<br />

ampio tra il tasso sulle operazioni pronti/term<strong>in</strong>e e quello overnight.<br />

In effetti, ciò pare dipendere dal fatto che le banche cercano di<br />

usare Asset Baked Securities (ABS) <strong>in</strong> quelle operazioni. Gli ABS<br />

venivano usati come collaterali anche prima delle turbolenze, ma <strong>in</strong><br />

quel periodo avevano un mercato e quotazioni più regolari. Ora,<br />

<strong>in</strong>vece, a giudizio di un tesoriere, “sul mercato le ABS vengono<br />

viste come fumo negli occhi, anche quelle con rat<strong>in</strong>g superiori, nel<br />

timore che nei pacchetti sottostanti siano f<strong>in</strong>iti anche strumenti di<br />

credito ad alto rischio, tipo quelli dei mutui sub-prime… gli spread<br />

su questi titoli si sono <strong>in</strong>fatti massicciamente allargati oltre al fatto<br />

che non si riescono più a negoziare <strong>in</strong> alcun modo, l'unico utilizzo è<br />

quello di collaterale ai p/t” .<br />

Negli Stati Uniti, nelle scorse settimane, sotto la sp<strong>in</strong>ta del<br />

Tesoro, è stata prospettata la formazione di un super-fondo di 75<br />

miliardi USD (Master Liquidity Enhancement Conduit, M-LEC)<br />

con cui le grandi banche si proporrebbero di ridare liquidità ai SIV<br />

che, a causa della crisi, non riescono a emettere commercial paper<br />

con cui f<strong>in</strong>anziarsi temporaneamente <strong>in</strong> attesa di piazzare i titoli<br />

cartolarizzati. Un articolo dal titolo emblematico (The end of sivilisation<br />

– un gioco di parole tra “f<strong>in</strong>e della civiltà” e “f<strong>in</strong>e dell’era dei<br />

SIV”) ammonisce che M-LEC può essere <strong>in</strong>sufficiente a fronteggiare<br />

un volume di cartolarizzazioni non completate di circa 400<br />

miliardi USD.<br />

Al di là del fatto che il ripetersi di una grave crisi sistemica a dieci<br />

anni esatti dalla crisi asiatica potrebbe far pensare a una sorta di ciclo<br />

Juglar, la lezione che forse dobbiamo trarne è che le crisi sistemiche<br />

sono le <strong>in</strong>evitabili sp<strong>in</strong>e sul fusto della rosa della liberalizzazione<br />

f<strong>in</strong>anziaria. Si tratta di un fiore bello e dall’odore <strong>in</strong>ebriante, ma, se<br />

non lo si maneggia con i guanti, qualche volta ci si punge.<br />

* Università di Bari<br />

Contrasto_Reuters<br />

173


DOSSIER<br />

CRONOLOGIA DELLA CRISI ASIATICA, MARZO 1997–LUGLIO 1998<br />

1997<br />

3 marzo Tailandia Primo annuncio ufficiale di problemi <strong>in</strong> due società f<strong>in</strong>anziarie anonime,<br />

e programma di ricapitalizzazione.<br />

marzo–giugno Tailandia Sessantasei società f<strong>in</strong>anziarie ricevono segretamente un notevole sostegno di liquidità<br />

da Bank of Thailand. Notevole deflusso di capitali.<br />

aprile Malesia Bank Negara Malaysia impone limiti ai prestiti bancari per il settore immobiliare<br />

e per l’acquisto di titoli.<br />

29 giugno Tailandia Le operazioni di 16 società f<strong>in</strong>anziarie vengono sospese e viene annunciata una garanzia<br />

per i fondi di detentori di depositi e creditori nelle restanti società f<strong>in</strong>anziarie.<br />

2 luglio Tailandia Il baht viene lasciato fluttuare e viene svalutato del 15–20 percento.<br />

primi di luglio Indonesia Pressione sulla rupiah.<br />

8–14 luglio Malesia Bank Negara Malaysia <strong>in</strong>terviene aggressivamente per difendere il r<strong>in</strong>ggit: gli sforzi di difesa<br />

del r<strong>in</strong>ggit vengono abbandonati e il r<strong>in</strong>ggit viene lasciato fluttuare.<br />

11 luglio Indonesia Allargamento della banda della rupiah.<br />

11 luglio Filipp<strong>in</strong>e Maggiore flessibilità viene accordata al peso.<br />

13 luglio Corea Molte banche coreane ricevono una valutazione creditizia negativa dalle agenzie di rat<strong>in</strong>g.<br />

24 luglio Tutti “Tracollo valutario” – pesanti pressioni su rupiah, baht, r<strong>in</strong>ggit, e peso.<br />

5 agosto Tailandia Adottate misure per rafforzare il settore f<strong>in</strong>anziario. Sospese le operazioni di 42 società f<strong>in</strong>anziarie.<br />

14 agosto Indonesia Le autorità aboliscono la banda per la rupiah, che crolla immediatamente.<br />

20 agosto Tailandia Approvato un accordo con l’FMI per tre anni di stand-by.<br />

25 agosto Corea Il governo garantisce le passività esterne delle banche; cont<strong>in</strong>ua il ritiro delle l<strong>in</strong>ee di credito.<br />

14 ottobre Tailandia Viene annunciata una strategia per la ristrutturazione del settore f<strong>in</strong>anziario; vengono istituiti<br />

un’agenzia per la ristrutturazione del settore f<strong>in</strong>anziario e una società per la gestione dei capitali;<br />

viene rafforzata la garanzia globale e vengono pianificati nuovi poteri di <strong>in</strong>tervento sulle banche.<br />

24 ottobre Tailandia Decreti di emergenza per facilitare la ristrutturazione del settore f<strong>in</strong>anziario.<br />

31 ottobre Indonesia Viene annunciate un pacchetto per lo scioglimento delle banche; 16 banche commerciali vengono<br />

chiuse; <strong>in</strong> altre banche viene limitata l’assicurazione sui depositi per i detentori di depositi;<br />

viene pianificata la chiusura di altre banche.<br />

5 novembre Indonesia Approvato un accordo con l’FMI per tre anni di stand-by.<br />

19 novembre Corea Allargata la banda del tasso di cambio. Il won crolla.<br />

Metà novembre Tailandia Cambio di governo. Notevole rafforzamento del programma di riforme economiche.<br />

novembre Corea Viene istituto un fondo sui capitali non produttivi per la Korea Asset Management<br />

Corporation (KAMCO).<br />

4 dicembre Corea L’FMI approva un accordo di stand-by di tre anni, ma il r<strong>in</strong>novamento del debito<br />

a breve term<strong>in</strong>e cont<strong>in</strong>ua a dim<strong>in</strong>uire.<br />

8 dicembre Tailandia C<strong>in</strong>quantasei società f<strong>in</strong>anziarie sospese vengono chiuse def<strong>in</strong>itivamente.<br />

Metà dicembre Indonesia Corse agli sportelli bancari per un valore pari a metà dei capitali del sistema bancario.<br />

18 dicembre Corea Eletto un nuovo governo; rafforzato l’impegno verso il programma.<br />

24 dicembre Corea I creditori delle banche straniere private acconsentono a mantenere temporaneamente l’esposizione.<br />

29 dicembre Corea Approvata una legge che rafforza l’<strong>in</strong>dipendenza della Bank of Korea e crea una Commissione<br />

di vigilanza f<strong>in</strong>anziaria.<br />

31 dicembre Tailandia Bank of Thailand <strong>in</strong>terviene su una banca commerciale; elim<strong>in</strong>ate le partecipazioni<br />

degli azionisti.<br />

Dicembre Corea Quattordici banche d’affari vengono sospese e due grandi banche commerciali vengono<br />

acquisite dal governo.


1998<br />

1 gennaio Malesia Annunciate misure per il rafforzamento delle norme prudenziali.<br />

15 gennaio Indonesia Viene annunciato il secondo programma di sostegno dell’FMI. Viene istituita l’Agenzia<br />

di ristrutturazione della Banca di Indonesia (IBRA) e viene annunciata una garanzia globale.<br />

20 gennaio Malesia Bank Negara Malaysia annuncia garanzie globali per tutti i detentori di depositi.<br />

23 gennaio Tailandia Bank of Thailand <strong>in</strong>terviene su due banche commerciali; elim<strong>in</strong>ati gli azionisti.<br />

26 gennaio Indonesia Viene istituita l’agenzia di ristrutturazione (IBRA) e vengono annunciate garanzie globali.<br />

28 gennaio Corea Accordo con creditori privati esterni per r<strong>in</strong>egoziazione del debito a breve term<strong>in</strong>e.<br />

gennaio Corea Dieci su 14 banche d’affari sospese vengono chiuse; a 20 restanti banche d’affari<br />

vengono richiesti piani di riabilitazione.<br />

15 febbraio Corea Il nuovo presidente e il governo entrano <strong>in</strong> carica.<br />

febbraio Indonesia Il presidente Suharto viene rieletto. Si rafforzano i dubbi sul futuro del settore f<strong>in</strong>anziario<br />

<strong>in</strong> un clima di <strong>in</strong>certezza politica. La rupiah viene svalutata ulteriormente e il currency board<br />

viene messo <strong>in</strong> discussione.<br />

11 marzo Tailandia Una banca commerciale viene acquistata da un <strong>in</strong>vestitore strategico straniero.<br />

25 marzo Malesia Viene annunciato un programma per il consolidamento delle società f<strong>in</strong>anziarie e per la<br />

ricapitalizzazione delle banche commerciali.<br />

31 marzo Tailandia Vengono <strong>in</strong>trodotte una nuova classificazione dei prestiti e nuove norme sulle perdite su prestiti.<br />

marzo Filipp<strong>in</strong>e Approvato un accordo con l’FMI per tre anni di stand-by.<br />

4 aprile Indonesia IBRA chiude sette banche e ne acquisisce altre sette.<br />

F<strong>in</strong>e aprile Corea Piani di riabilitazione di 4 su 20 banche d’affari vengono resp<strong>in</strong>ti; le banche vengono chiuse.<br />

18 maggio Tailandia Bank of Thailand <strong>in</strong>terviene <strong>in</strong> sette società f<strong>in</strong>anziarie; elim<strong>in</strong>ati gli azionisti.<br />

Metà maggio Indonesia Tumulti diffusi. La rupiah si svaluta, si <strong>in</strong>tensificano le corse agli sportelli e Bank Indonesia<br />

deve fornire liquidità.<br />

21 maggio Indonesia Il presidente Suharto si dimette.<br />

29 maggio Indonesia Importante banca privata viene acquisita da IBRA.<br />

5 giugno Indonesia Leader <strong>in</strong>ternazionali e società <strong>in</strong>donesiane si accordano per la r<strong>in</strong>egoziazione del debito aziendale.<br />

29 giugno Corea Per la prima volta, il governo chiude banche commerciali (c<strong>in</strong>que piccole).<br />

Due banche d’affari vengono chiuse e due fuse con banche commerciali.<br />

30 giugno Corea Vengono <strong>in</strong>trodotte una nuova classificazione dei prestiti e nuove norme sulle perdite su prestiti.<br />

Fonti: Carl-Johan L<strong>in</strong>dgren,Tomás J.T. Baliño, Charles Enoch, Anne-Marie Gulde, Marc Qu<strong>in</strong>tyn, e Leslie Teo,<br />

F<strong>in</strong>ancial Sector Crisis and Restructur<strong>in</strong>g: Lessons from Asia (Crisi del settore f<strong>in</strong>anziario e ristrutturazione: lezioni<br />

dall’Asia), FMI, Wash<strong>in</strong>gton DC, Box 1, p. 2, 1999

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