Giugno

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Giugno

POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 2, DCB - NA - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Anno 127 - N. 6 - Giugno 2011

XXV Meeting dei Giovani

"Ragazzi,

abbiate il coraggio

di cambiare il mondo!"


Il RosaRIo

E la Nuova PomPEI

Fondata nel 1884, è dono del Beato Bartolo Longo

a quanti diffondono la devozione

alla Vergine del Rosario e ai sostenitori

dei progetti di Carità del Santuario di Pompei

Anno 127 - N. 6 - Giugno 2011

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 Pompei (NA)

Tel. +39 081 8577321

Fax +39 081 8503357

e-mail: rnp@santuario.it

www.santuario.it

Direttore: Carlo Liberati

Direttore Responsabile: Francesco Rosso

Caporedattore: Giuseppe Pecorelli

Redazione: C. Cozzolino, M. D’Amora

Collaboratori:

D. Arcaro, L. Casale, S. Casciello, G. Cento,

K. Di Ruocco, C. Fabbricatore, A. Fontanella,

N. Improta, T. Lasconi, G. Lungarini,

A. Matteo, M. R. Mauriello, M. Menna,

D. Romano, G. Sannino, M. d. R. Steardo

Realizzazione Grafica:

Ettore Palermo, Mario Curtis,

Salvatore Casciello

Fotografie:

G. Angellotto, D. Romano

Stampa: Mediagraf S.p.A. - Padova

Di questo numero sono state stampate

252.000 copie

Registrazione presso il Tribunale di Torre

Annunziata - N. 32 del 15/07/1996

Associato USPI

(Unione Stampa Periodica Italiana)

ISNN 0035 - 8282

Di questa Rivista vengono pubblicate le edizioni in

lingua inglese e spagnola. Possono essere richieste alla

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Tel. +39 081 8577328 - Fax +39 081 8503357

ForeignOffice@santuariodipompei.it

Sommario

3 Gesù è l'unica via per arrivare

all'Amore

✠ Carlo Liberati

6 Don Giustino Russolillo,

un nuovo beato nel cielo di Napoli

Giuseppe Sannino

10 Giovani, riprendetevi il futuro!

Marida D'Amora

12 Crocifisso in classe

simbolo d'amore per tutti

Salvatore Casciello

14 La sofferenza e la croce,

scandalo per l'uomo di oggi

Giuseppe Pecorelli

16 I minori irrecuperabili

non esistono

Domenico Arcaro

18 La famiglia, prima scuola

di vita

Giuseppe Lungarini

20 Il Convegno Nazionale degli

ex alunni

Nunzia Improta

22 Il culto al Sacro Cuore di Gesù

nel Santuario

Katia Di Ruocco

23 Il Beato Bartolo Longo,

matita nelle mani di Dio

Concetta Fabbricatore

24 Giovani, non deludete le

nostre speranze

Marida D'Amora

28 Notizie dal Santuario

a cura di Marida D'Amora

POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 2, DCB - NA - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Anno 127 - N. 6 - Giugno 2011

"Giovani,

abbiate il coraggio

di cambiare il mondo!"

30 La speranza di ritrovare un

padre

Giosy Cento

32 Mons. Ciro Cozzolino dona il

calice della sua prima Messa

Salvatore Casciello

34 Cultura e Comunicazione

Luigi Casale

35 Pregare è importante

Tonino Lasconi

36 In cammino con la

Madonna Pellegrina

a cura di Andrea Fontanella

38 Tra i tanti pellegrini del Rosario

a cura di Marida D'Amora

40 La mensa per i poveri

di Maria del Rosario Steardo

41 Fiori d'arancio per Angela e

Raffaele

di Maria Menna

42 La parola ai lettori

a cura di Katia Di Ruocco

44 Grati alla Madonna

e al Beato Bartolo Longo

a cura di Ciro Cozzolino

Omelia di S. E.

Mons. Carlo Liberati

in occasione della

celebrazione Eucaristica

del 22 maggio,

V domenica

dopo Pasqua.

La cerimonia è stata

trasmessa in diretta

dalle telecamere di

Retequattro, seguita

da centinaia di migliaia

di persone, un’ulteriore

prova di quanto

il Santuario sia amato

in tutto il mondo.

Gesù è l’unica via

per arrivare all’Amore

Premessa

di ✠ Carlo Liberati*

- Saluto ai telespettatori,

- ai milioni di cattolici che recitano il S. Rosario in tutto il mondo; sono

centinaia di milioni,

- ai 4 milioni di credenti che, ogni anno, frequentano questo Santuario,

- ai malati, alle persone sole, agli anziani, ai giovani distrutti dalle droghe,

- a tutti i sofferenti,

- ai bimbi e ai giovani abbandonati a sé stessi, sulle strade.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Anno 127 - N. 6 - 2011 [243]

3


1) Anche noi, come gli uomini

e le donne di questo tempo, conosciamo

il tormento della ricerca

di Dio: Dio esiste, si o no?

2) La natura umana, da sola,

non riesce ad afferrare Dio né a capirlo.

Questa nostra debolezza e fragilità

offre a Gesù l’occasione di

rispondere a Tommaso: “Io sono

la via, la verità e la vita”.

Di fronte a Pilato che, nel processo,

gli fece una domanda impegnativa,

Gesù non rispose.

Forse perché era una domanda

superba, del diplomatico incallito

e scettico, del politico furbacchione

e trasformista. Gli interessava

la sua carriera, non di scoprire se

Gesù fosse innocente o colpevole:

quale fosse la verità.

Qui Gesù risponde perché la

domanda è profondamente sincera

e umile; sì, dice: “Io sono la

via”.

Egli è la mèta e nello stesso

tempo il mezzo per raggiungerla;

Egli è il fine e la strada per arrivarci.

A chi cerca la strada Gesù

propone sé stesso.

3) Così comprendiamo che la

via non è solo un sentiero da percorrere,

ma una Persona da seguire,

da ascoltare, da accogliere,

da amare.

La verità non è un concetto da

apprendere, ma una Persona da

conoscere, Gesù, perché ci mostra

Dio.

Soltanto Gesù ci libera dal

male e ci riempie di gioia, infondendoci

la pace dentro: nel cuore.

Noi, figli di Dio, salvati dal Fi-

glio Gesù che muore sulla croce,

conosciamo una sola guerra,

quella contro il male che si annida

dentro di noi.

Questa è la nostra unica e sola

guerra di liberazione.

Se altri, anche di altre religioni,

camminano accanto e insieme

con noi in questa direzione ne

siamo profondamente lieti.

I Santi della Chiesa sono questi

meravigliosi testimoni e propagatori

dell’amore e del bene. Per

esempio oggi: Santa Rita da Cascia.

4) Cristo, quando entrò fra gli

uomini, avrebbe potuto trovare

il suo posto fra i dottori, se avesse

voluto. Egli, invece, fu condotto

a morire in Croce perché accettò

fino in fondo la sorte della

pietra scartata, svelando, così, la

diversità del nuovo edificio che

Dio costruisce.

Partendo da Cristo, pietra

rigettata dagli uomini, noi cristiani

dobbiamo annunciare alle

potenze del mondo e ai potenti

della terra che le pietre scartate

dai costruttori sono quelle che

fanno la storia e le sorti dell’uomo.

“Io sono la via, la verità e la

vita: nessuno viene al Padre se non

per mezzo di me”. Sembra essere

un po’ altisonante questa presentazione

che Gesù fa di sé. Forse che

diversamente è impossibile arrivare

a Dio? Solo l’esperienza cristiana

è capace di introdurre nell’esperienza

della salvezza? Anche altre

religioni pretendono, con più audacia,

di essere le uniche vere. Noi

cristiani siamo chiamati a cammi-

Nella pagina precedente, Mons. Liberati celebra l'Eucaristia.

Nelle due immagini sopra, l'Arcivescovo amministra i Sacramenti del Battesimo

e della Cresima. È proprio nel pane e nel vino che diventano Corpo e Sangue di

Cristo e nell'incontro sacramentale che si fa esperienza dell'amore di Dio.

nare fianco a fianco piuttosto che

l’uno contro l’altro. Le guerre in

nome di Dio hanno causato danni

imprevedibili. Come uscire da

questo vicolo cieco?

Per capire la riflessione di

Gesù bisogna ascoltare la completezza

della sua Parola: “Vado

a prepararvi un posto, verrò

di nuovo e vi prenderò con me,

perché dove sono io siate anche

voi”. Dove Gesù va non c’è che

amore. Gesù è la presenza visibile

dell’amore di Dio in mezzo

agli uomini; se non ci facciamo

suoi compagni di viaggio è difficile

entrare nella vera e completa

esperienza di amore; la pienezza

della vita si trova nell’esperienza

dell’amore divino. Solo Cristo

può dire in verità: “Io sono

la via” perché Lui per primo ha

vissuto il percorso esigente, ma

liberante dell’amore. Seguendolo

siamo certi di non sbagliare

strada.

Il percorso dell’amore, per

manifestarsi, non può far altro

che una cosa: amare, amare

sempre e di più, amare sempre

per primi. È quanto, del resto,

ha fatto Gesù fino alla fine. Inchiodato

sulla croce ha pregato:

“Padre, perdona loro, non sanno

quello che fanno”. Questa frase

testimonia che, per entrare nella

casa del Padre, non c’è che un

solo cammino, quello dell’amore

umile, paziente, misericordioso,

lo stesso amore di Gesù per noi.

Lo stile di Gesù esprime la pienezza

di un amore che solo Cristo

ha totalmente vissuto qui in

terra. E per fortuna! Un simile

amore non rivendica alcun potere

sulle coscienze. È piuttosto un

richiamo credibile alla libertà

che deve animare la nostra risposta

di amore.

*Arcivescovo Prelato di Pompei

Delegato Pontificio

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [244] Anno 127 - N. 6 - 2011 [245]


Con il rito della Beatificazione, avvenuto il 7

maggio 2011, la Chiesa ha proclamato Beato

il Venerabile Giustino Maria Russolillo, parroco

e fondatore della Società Divine Vocazioni. Un

dono grande! La Chiesa riconosce che la sua

vita e il suo messaggio sono una luce anche

per l’uomo contemporaneo.

Don Giustino Russolillo,

un nuovo beato nel cielo di Napoli

di Giuseppe Sannino

Un tripudio di gioia

ecclesiale

Una beatificazione è sempre evento

di gioia ecclesiale, ricco

di significato, dato il vissuto virtuoso

di chi, coerentemente, si è rivelato

testimone del Vangelo. Una beatificazione

è anche una sfida, in linea

con quella intuizione carismatica che

il testimone ha ricevuto dallo Spirito,

e che si prolunga nella storia in chiave

di continuità e di sviluppo.

Vale anche per la figura di Don

Giustino Russolillo, vera perla sacerdotale

che la Trinità ha disseminato

nel tessuto storico del Meridione; figura

umile e silenziosa che, con il suo luminoso

stile di vita, impreziosisce e sollecita

la santità nella vita della Chiesa.

La comunità religiosa dei Padri

Vocazionisti, presente nel Santuario

di Pompei, aperta spiritualmente all’alta

protezione, alla materna cura e

al regale superiorato che la Vergine

Maria esercita nella Società Divine

Vocazioni, con lei e per lei, eleva al

Signore Dio Trinità il suo inno di ringraziamento

e di lode.

Profilo di personalità

Due le date che riassumono l’esistenza

del nuovo Beato: il 18 gennaio

1891, giorno della nascita a Pianura

di Napoli e il 2 agosto 1955, giorno

della nascita al Cielo.

Terzogenito di dieci figli, si rivela

dotato di ottime qualità morali, spirituali

e culturali. Entra nel Seminario

di Pozzuoli con il fermo proposito

di rispondere al dono della vocazione

e si distingue per pietà, studio e disciplina.

Frequenta il Regionale Campano

di Posillipo dove, sotto la direzione

dei PP. Gesuiti, coltiva e matura in sé

l’ardito progetto che lo Spirito ha già

deposto in lui. Ordinato sacerdote

nella Cattedrale di Pozzuoli il 20 settembre

1913, è assegnato in Seminario

come prefetto di disciplina e insegnante.

Nominato parroco, inaugura il suo

servizio pastorale il 20 settembre

1920, mettendo in atto tutte le energie

di mente e di cuore in un’azione

pastorale a largo raggio e ricca di iniziative:

predicazione, catechesi, liturgia,

carità, confessione, direzione

spirituale, visita alle famiglie. I suoi

parrocchiani, attratti dal-l’esemplarità

di don Giustino, guardano a lui

come a un santo e ne apprezzano scienza,

saggezza e carità verso tutte le povertà

emergenti.

Niente e nessuno, però, riesce a

distoglierlo da quella fiamma che gli

arde dentro: le divine vocazioni. Un

salutare tormento: proprio al momento

della sua ordinazione sacerdotale

emette il voto di carità per il servizio

delle divine vocazioni. Così, tutta la

sua azione ministeriale porta impresso

il sigillo della “vocazione”, ritenuta

il frutto più maturo di ogni autentico

cammino pastorale.

A riguardo, non gli sono risparmiate

prove e umiliazioni, perfino dalle

supreme autorità religiose. Tutto

sopporta con umiltà e spirito di obbedienza.

La parrocchia di Pianura trova

così la sua vitalità, proprio nel vissuto

esemplare del suo pastore, vivendo

quell’intimo rapporto che intercorre

tra Parola, Eucarestia e Carità, in dimensione

prettamente vocazionale.

Trovarsi davanti alla figura sacerdotale

di Don Giustino, letta nei pro-

fili della sua personalità: animatore,

educatore, consigliere spirituale, conferenziere,

teologo, poeta, parroco,

mistico, asceta, fondatore..., è lasciarsi

coinvolgere dal fascino della sua

profondità spirituale. Ecco perché la

Diocesi di Pozzuoli, unita a tutte le

diocesi sorelle, formanti l’intera Chiesa

Campana, che si è apprestata a celebrare

gioiosamente l’evento della

beatificazione, eleva singolare gratitudine

alla Trinità per il dono di questa

gemma sacerdotale, gloria e vanto

di tutta la Chiesa.

Un carisma particolare:

“il chiamato per chiamare”

Don Giustino Russolillo fu definito

il parroco preoccupato primariamente

di annunciare il Vangelo

della vocazione. È il distintivo

che più gli si addice. È l’aspetto caratteristico

di tutto il suo ministero.

Il suo carisma, infatti, trova luminoso

punto di riferimento proprio nelle

pagine del Vangelo dove Gesù, chiamato

e mandato dal Padre, a sua volta

poi, chiama, forma e manda i discepoli

con amore e premura.

Quest’arte di promuovere e curare

le vocazioni, propria del Maestro,

trova continuità anche nei suoi. Ecco

Andrea che contagia entusiasticamente

suo fratello Pietro. Ecco Filippo

che conquista Bartolomeo. Ecco anche

Don Giustino che, con la sua dinamica

vocazionale, passa a caratterizzarsi

come “il chiamato per chiamare”.

Egli, infatti, con intuito profetico

e geniale, legge come la parola “vocazione”

è un termine riservato non

solo ad alcuni, ma è una realtà-dono

inscritta nel cuore di ogni uomo.

Non è l’uomo a procurarsi l’esisten-

Don Giustino Russolillo

in una foto d'epoca

con i suoi ragazzi

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [246] Anno 127 - N. 6 - 2011 [247]


za. L’uomo, infatti, esiste perché Dio

stesso lo chiama; ecco perché la sua

venuta alla vita, porta già l’impronta

di quella “vocazione” che è il vero

volto dell’uomo. Ecco dunque la vocazione

alla vita, alla fede, alla santità

in uno sviluppo teologicamente

consequenziale. Dalla chiamata alla

fede poi, si articola una serie di ulteriori

chiamate: quella al sacerdozio,

alla vita consacrata….

Per Don Giustino tutte le vocazioni,

specie queste ultime, costituiscono

la preziosa eredità consegnatagli

dal Signore nel cuore della Chiesa.

Un vero dono!

Un carisma di fuoco che, muovendosi

in un unico triplice asse, si caratterizza

come “logica delle tre opere”:

l’opera dell’Unione Divina con

la Trinità, in relazione sponsale; l’opera

della santificazione universale,

in linea ascensionale; l’opera delle vocazioni

sacerdotali e religiose in dimensione

di servizio alla Chiesa.

È da questo legame, profondo e

inscindibile, che trae forza e ispirazione

tutto il progetto carismatico di

Don Giu-stino; progetto mirato tendenzialmen-te

al servizio delle vocazioni,

specie tra le classi umili del popolo,

ma anche provvidenzialmente

aperto al recupero paziente e misericordioso

di tutte le “vocazioni non

bene coltivate, perdute, tradite, perché

riconquistino il loro fine”.

La Società Divine Vocazioni

Azione carismatica che, letta sapientemente,

possiede in sé l’ardore

di un’autentica carità, con positivi

risvolti ecclesiali e sociali. Un

servizio vocazionale che costituisce

il più grande contributo all’evangelizzazione

del mondo, ai fini di una

crescita in chiave di autentica civiltà.

Per l’attuazione di questo carisma,

definito come “l’opera delle opere”,

Don Giustino Russolillo fonda

“la Società Divine Vocazioni” nel

ramo maschile e nel ramo femmini-

le, affiancando anche l’Istituto Secolare

delle Apostole della Santificazione

Universale. Di qui la geniale

invenzione anche del nome “Vocazionisti/e”,

nome proprio di coloro

che nella Chiesa, per carisma fondazionale,

offrono il servizio umile e

disinteressato alle divine vocazioni,

proprio come corsia preferenziale di

tutta la loro missionarietà.

Il segreto per vivere questo servizio

d’amore? Don Giustino lo coglie e

lo addita nella imitazione della Santa

Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe.

Uno sguardo di contemplazione

perché essa è modello perfetto di relazione

con la Trinità e uno sguardo

di azione, perché essa è modulo edu-

cativo di amorevolezza e di laboriosità,

per la crescita di Gesù fanciullo,

di Gesù adolescente, di Gesù giovane,

contemplato e servito nei singoli

eletti delle divine vocazioni.

Assaporare il carisma fondazionale

di Don Giustino è subire “il tormento

d’amore” per le vocazioni, con

la convinzione che, anche nelle frontiere

delle nuove generazioni, anche

di fronte alle reti deboli e vuote della

moderna pastorale vocazionale, le vocazioni

ci sono ancora; mancano solo

gli animatori-coltivatori.

Perché ci sono ancora? Perché esse,

per Don Giustino, prima di essere

un tormento d’amore da parte della

comunità cristiana, sono passione d’a-

more da parte di Dio Trinità e, come

tali, sono sempre assicurate. Esigono

solo di interpretare il loro nuovo

codice di linguaggio e soprattutto esigono

il contagio della nostra testimonianza.

Un messaggio sempre

attuale e urgente

In un tempo come il nostro, tutto

permeato dal consumismo e dal relativismo

che minaccia i fondamenti

stessi della nostra società, ma anche

tutto nascostamente affascinato dal

sacro, c’è un impellente bisogno di

uomini che, toccati da Dio, sanno riportare

Dio all’uomo e l’uomo a Dio,

con la testimonianza.

Occorrono, cioè, persone che, testimoniando

il primato di Dio, ne rendano

percepibile la presenza, a partire

dal loro stile di vita.

Don Giustino Russolillo, col suo

messaggio, ci ricorda che, quali uomini

e donne creati ad immagine e

somiglianza di Dio, siamo stati anche

invitati a modellarci sulla sua stessa

santità: “Siate santi perché io sono

santo” (Lc 19,2).

Per Don Giustino infatti, creazione

e santificazione vanno insieme, sia

prima del peccato e, grazie alla redenzione,

anche dopo il peccato. Santità e

creazione, per lui, sono sinonimi in

dimensione personale. Infatti Don Giustino,

attratto e sedotto dall’imperativo

divino, accetta di vivere in sé la

formidabile scommessa della santità,

tanto da affermare decisamente: “Poiché

lo esige la tua gloria, lo chiede il

tuo amore, lo impone la tua volontà,

oggi, mi voglio fare santo”.

I vocazionisti,

aperti all’universalità

E cco il Vangelo della vita come

dono, come risposta all’amore

creativo di Dio. Provvidenzialmente,

oggi, la Società Divine Vocazioni, nella

sua espansione missionaria ha varcato

i confini geografici originari dell’esperienza

del Fondatore. Infatti, il

carisma fondazionale, partendo dall’Italia,

ha raggiunto tutti i continenti,

toccando decine di paesi: Stati Uniti,

Regno Unito, Francia, Argentina, Brasile,

Cile, Ecuador, Colombia, India,

Filippine, Madagascar, Nigeria, Sudafrica

e Indonesia.

Così, aperto all’universalità e in

servizio vocazionale disinteressato,

esso trova il suo peculiare modo di

essere-operare nel mondo e di fronte

al mondo: portare ogni essere umano

a scoprire nella parola “vocazione” il

suo vero nome, la sua identità, la sua

originale libertà.

Una vera promozione umana e sociale,

che esige primariamente la cura

di quelle vocazioni particolari che,

nel dono totale di sé, rendono la Chiesa

fruttuoso giardino nella varietà dei

doni, carismi e ministeri.

La figura del nuovo Beato, raggiungendoci

in tempo di emergenza educativa,

come momento di grazia, consegna

un messaggio sempre attuale ed

urgente: la vera risorsa educativa parte

dalla fondamentale premessa che

la vita è vocazione.

Una sfida a tutto campo! Uno stile

di autentica bellezza! Un compito

al quale nessuno può sottrarsi.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [248] Anno 127 - N. 6 - 2011 [249]


Giovani, riprendetevi il futuro!

Secondo una ricerca

della Commissione

Europea, nel nostro

continente, l’Italia

è il Paese con la

percentuale più alta

di giovani inattivi:

oltre due milioni non

studiano, non lavorano,

non si aggiornano.

A costoro, si aggiungono

i giovani disoccupati

e quelli precari.

di Marida D'Amora

Il regista Massimo Venier,

in una pellicola cinematografica

del 2008, li descrive

come la “Generazione 1000

euro”. Il suo collega Paolo Virzì,

nello stesso anno, ironicamente li

consola intitolando il suo film “Tutta

la vita davanti”. Ma chi sono?

Sono i giovani che si muovono oggi

sul mercato del lavoro.

Tutto nasce da un’inchiesta condotta

qualche tempo fa dal quotidiano

spagnolo ‘El País’ che li ha soprannominati

“La Generación de los Mil

Euros” (quelli che vivono con 1000

euro al mese).

Entrambi i film narrano la storia

di giovani neolaureati che galleggiano

nell’orbita dell’instabilità

esistenziale e che, pur di staccarsi

dalla famiglia di origine e conquistare

l’indipendenza economica,

si ‘arrangiano’ in mestieri che non

rispondono alle loro aspettative e

non li gratificano economicamente.

Questo lo scotto della crisi economica

che ha danneggiato principalmente

i giovani in cerca della prima

occupazione. Più nero ancora, però,

appare il futuro di chi viene oggi

inglobato nella categoria dei ‘giovani

inattivi’, la ‘generazione grigia’,

ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non

fanno nulla, non studiano, non

lavorano, né cercano un impiego.

Insomma disoccupati e rassegnati.

Secondo le stime della Commissione

Europea, l’Italia è il Paese con

la percentuale più alta di giovani

NEET, ovvero “Not in Education,

Employment or Training” (in italiano,

“Non lavora, non studia, non

si aggiorna”). La maggiore percentuale

si ha tra i giovani al di sotto

dei 24 anni, livello superato solo da

Romania e Bulgaria. Sono, infatti,

2 milioni i di giovani Neet diffusi

sul territorio nazionale e prevalentemente

concentrati nelle regioni del

Sud. La maggior parte sono donne,

le più colpite da questo fenomeno,

così come evidenziato dal rapporto

Istat “Noi Italia”, dal quale risulta

che nel nostro Paese quasi 1 donna

su 2 non ha un’occupazione, né è

impegnata a cercarla. Ed è proprio

questo il punto focale della questione:

la ricerca di un lavoro.

Differente è, infatti, l’essere disoccupati

rispetto all’essere “inattivi”.

Inattivi sono i giovani che non cercano

attivamente un lavoro, che non

sono registrati presso un centro per

l’impiego, che non usufruiscono dei

tradizionali servizi che garantiscono

l’incontro tra domanda e offerta

di lavoro. Molti di questi probabilmente

lavorano in nero o con

contratti atipici, di breve durata e

che offrono loro compensi minimi.

Da qui l’impossibilità di ottenere

dati certi sull’ampiezza del fenome-

no in esame.

Ma sull’‘inattività’ dei giovani

non pesano solo crisi economica e

disoccupazione, quello che influisce

in gran parte è la formazione e il

background culturale.

La psicoterapeuta Anna Oliviero

Ferraris, Professoressa Ordinaria di

Psicologia dello sviluppo all’Università

La Sapienza di Roma, dice

a tal proposito: “se il modello è

quello di reality show come il Grande

Fratello (basta andare in tv per

guadagnare), passa il concetto che

per riuscire non serve impegnarsi,

e ci si lascia vivere fino a 30 anni

senza un progetto”. Mentre, aspetto

fondamentale, sostiene la Ferraris,

“le motivazioni si coltivano fin

dall’infanzia, insieme al concetto

che la realtà è anche lotta e sacrificio,

per questo è bella!”.

Preoccupante, dunque, l’immediato

futuro di questi giovani: solo il

65,8% cerca attivamente un lavoro,

il restante 34,2% è assolutamente

passivo al riguardo. Manca in essi

la voglia di studiare, di impegnarsi,

di lavorare, non hanno passioni,

interessi. Ciò che più li attrae è

guardare la tv, giocare ai video

games, curiosare tra le pagine di un

social network e tramite questo fare

nuove amicizie ‘virtuali’, trascurando

i rapporti sociali diretti, l’attività

all’aria aperta, lo sport.

In Italia, ormai, 1 giovane su 5 non

studia né lavora, 1 precario su 4

diventa inattivo, e 7 giovani precari

su 10 vivono in famiglia. Nel nostro

Paese si registrano i dati più alti di

‘inattività’ dei giovani rispetto agli

altri Paesi Ocse (Organizzazione

per la Cooperazione e lo Sviluppo

Economico).

I motivi di tutto questo sono da

ricondurre principalmente al fatto,

spiega l’Istat, che l’inserimento dei

giovani nel mondo del lavoro è più

facile in altri Paesi che in Italia,

dove è forte anche la piaga del

lavoro nero, soprattutto nel Mezzogiorno.

La quinta edizione del “Rapporto

Italiani nel Mondo 2010” della Fondazione

Migrantes dice che degli

oltre 4 milioni di Italiani residenti

all’estero, il 54,3% è di origine meridionale,

mentre il 30,6% proviene

dalle regioni settentrionali e solo

il 15,2% da quelle centrali. Molto

probabilmente ciò che spinge gli

Italiani a lasciare il proprio Paese è

la ricerca di quel lavoro che in Italia

non si trova, cosa che si può ben

supporre, considerato che, sempre

secondo Migrantes, più della metà

degli Italiani all’estero sono giovani

al di sotto dei 35 anni.

Nonostante la legge 30 dicembre

2010, n. 238, in tema di “Incentivi

fiscali per il rientro dei lavoratori in

Italia”, varata per cercare di invertire

questa tendenza, sempre più giovani

ad alto potenziale lavorativo

lasciano il Paese per la mancanza di

opportunità occupazionali.

Questi stessi dati emergono anche

dal rapporto Manageritalia il quale

mette in luce che l’Italia è il Paese

in Europa con la più bassa percentuale

di ragazzi al di sotto dei 25

anni. Secondo il rapporto, inoltre,

non è esatto nemmeno parlare di

fuga di cervelli all’estero. I nostri

giovani laureati, infatti, lasciano il

Paese in proporzioni simili a quelle

degli altri giovani europei. Diversamente

dagli altri Paesi, però, l’Italia

non è in grado di attirare giovani

dall’estero e dunque il numero di

quelli che lasciano il Paese supera

quello di chi decide di stabilirvisi.

Siamo di fronte a un enorme capitale

umano che il Paese non utilizza e

rischia di perdere in misura sempre

più considerevole, un capitale prezioso

che nessuna nazione dovrebbe

permettersi di perdere.

Meeting dei Giovani 2008. L'evento,

organizzato dall'Ufficio per la Pastorale

Giovanile di Pompei, coinvolge ogni anno

migliaia di giovani, cui sono proposti un

ricco programma di eventi ludici e momenti

di riflessione e preghiera, perché si

preparino a costruire il proprio futuro.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [250] Anno 127 - N. 6 - 2011 [251]


Crocifisso

in classe,

simbolo

d'amore

per tutti

di Salvatore Casciello

“Se è

vero che il Crocifisso è

prima di tutto un simbolo

religioso, non sussistono tut-

tavia nella fattispecie ele-

menti attestanti l’eventuale influenza che l’esposizione

di un simbolo di questa natura sulle

mura delle aule scolastiche potrebbe avere sugli

alunni”. È un passo delle motivazione della sentenza

inappellabile della Grande Camera della

Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che, venerdì

18 gennaio, ha dato ragione all’Italia nella causa

“Lautsi e altri contro Italia” sulla presenza del

Crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche.

L’Europa, che, almeno finora, si è guardata bene

dal riconoscere le proprie radici cristiane, ha fatto

marcia indietro e, sul Crocifisso esposto nelle aule

delle scuole pubbliche, ha dato ragione all’Italia,

cancellando la condanna precedentemente comminata.

Per i giudici, dunque, non c’è stata alcuna violazione

delle norme a tutela dei diritti umani. La

decisione è stata approvata con 15 voti favorevoli e

2 contrari. Si chiude così il procedimento aperto il

27 luglio 2006 dal ricorso di Soile Lautsi, cittadina

italiana di origini finlandesi, che riteneva la presenza

del Crocifisso nella scuola pubblica di Abano Terme

(in provincia di Padova), all’epoca frequentata

dai figli, un’ingerenza incompatibile con la libertà

di pensiero, di convinzione e di religione. La donna

riteneva leso anche il suo “diritto all’istruzione”, in

particolare, il diritto dei ragazzi ad un’educazione e ad

un insegnamento conformi alle convinzioni religiose e

filosofiche dei genitori.

Nella motivazione del provvedimento, si legge che

Non si è ancora spenta l'eco della sentenza della Corte

Europea dei Diritti dell'Uomo, che ha assolto l'Italia

dall'accusa di violazione dei diritti umani per l'esposizione

del simbolo religioso nelle aule scolastiche.

"l’obbligo degli Stati membri del Consiglio

d’Europa di rispettare le convinzioni

religiose e filosofiche dei genitori

non riguarda solo il contenuto dell’istruzione

e le modalità in cui viene essa dispensata:

tale obbligo compete loro nell’esercizio

dell’insieme delle “funzioni”

che gli Stati si assumono in materia di

educazione e di insegnamento". Il che

"comprende l’allestimento degli ambienti

scolastici qualora il diritto interno

preveda che questa funzione incomba

alle autorità pubbliche".

Poiché la decisione riguardante la

presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche

"attiene alle funzioni assunte dallo

Stato italiano, essa rientra nell’ambito

di applicazione dell’articolo 2 del

protocollo 1". Questa disposizione, prosegue

il provvedimento, "attribuisce allo

Stato l’obbligo di rispettare, nell’esercizio

delle proprie funzioni in materia di

educazione e d’insegnamento, il diritto

dei genitori di garantire ai propri figli

una educazione e un insegnamento conformi

alle loro convinzioni religiose e

filosofiche".

La Corte "constata che nel rendere

obbligatoria la presenza del Crocifisso

nelle aule delle scuole pubbliche,

la normativa italiana attribuisce alla

religione maggioritaria del paese una

visibilità preponderante nell’ambiente

scolastico" e sottolinea, altresì, che

"un Crocifisso apposto su un muro è

un simbolo essenzialmente passivo, la

cui influenza sugli alunni non può essere

paragonata a un discorso didattico

o alla partecipazione ad attività

religiose".

Ciò premesso la Corte rileva che "il

diritto della ricorrente, in quanto genitrice,

di spiegare e consigliare i suoi figli

e orientarli verso una direzione conforme

alle proprie convinzioni filosofiche è

rimasto intatto". Sulla scorta di quanto

detto, l’ulteriore corollario: "decidendo

di mantenere il Crocifisso nelle aule delle

scuole pubbliche frequentate dai bambini

della ricorrente, le autorità hanno agito

entro i limiti dei poteri di cui dispone l’Italia

nel quadro del suo obbligo di rispettare,

nell’esercizio delle proprie funzioni

in materia di educazione e d’insegnamento,

il diritto dei genitori di garantire

tale istruzione secondo le loro convinzioni

religiose e filosofiche".

La sentenza è stata accolta con comprensibile

soddisfazione dalla Santa Sede.

Il portavoce vaticano, padre Federico

Lombardi, ha sottolineato che si

tratta di "una sentenza assai impegnativa

e che fa storia, come dimostra il

risultato a cui è pervenuta la Grande

Chambre al termine di un esame approfondito

della questione".

Il card. Camillo Ruini, intervistato da

La Stampa ha così commentato la sentenza:

"Il Crocifisso ha valore universale,

esprime certamente valori universali

da tutti condivisibili e già per questo la

sentenza si giustifica ampiamente". Anche

Mons. Aldo Giordano, osservatore

permanente della Santa Sede presso il

Consiglio d’Europa ha voluto commentare

- in una nota scritta per Sir Europa

- la sentenza sul Crocifisso: "Il fatto che

la Grande Chambre della Corte europea

dei diritti dell’uomo abbia voluto fondamentalmente

ribaltare una sentenza adottata

in precedenza da una Camera all’unanimità,

è un segno di buon senso, di

saggezza e di libertà".

Per padre Gonzalo Miranda, teologo

moralista dell’Ateneo Pontificio Regina

Apostolorum, "anche a partire da

una visione laica della vita, non necessariamente

religiosa, si può difendere il

Crocifisso perché, in realtà, è in atto un

tentativo di aggressione ad un simbolo

che ha una valenza identitaria anche

dal punto di vista culturale e sociale".

Ai tempi di Bartolo Longo,

la Scuola Pubblica sembrava

aver escluso il Crocifisso

Alla fine dell’Ottocento, alcune correnti

liberali erano riuscite a condizionare

l'insegnamento nella Scuola Pubblica a tal

punto che parlare del Crocifisso era considerato

quasi vietato. Ci riferiamo al Crocifisso

in quanto Persona e non al simbolo,

che nemmeno i più acerrimi nemici della

religione ebbero il coraggio di rimuovere

dalle mura delle aule scolastiche. Dell'argomento,

Bartolo Longo parlò con Ruggero

Bonghi, ministro dell’istruzione dal

1874 al 1876. Nel testo “Il triplice trionfo

della Istituzione a pro dei figli dei carcerati

– Discorso pronunziato dall’Avv.

Comm. Bartolo Longo il 23 maggio 1895,

terzo anniversario della benefica istituzione”

(seconda ed. del 1905), il futuro

Beato ricordava una delle “confidenze” che

il Bonghi, in visita a Pompei, gli fece. Gli

disse: “Si è tolto il Crocifisso dalle scuole, e

dove manca il Crocifisso sottentra il disordine.

Sappiatelo, io spero di non morire prima

che non avrò fatto rientrare il Crocifisso nelle

scuole d’Italia”. Più avanti, lo stesso Fondatore

di Pompei ammoniva: “È facile toglier

Cristo dalle Scuole, dai Licei, dalle Università

di una nazione, ma rimettervelo, non è cosa

agevole e da poco; si richiede un eroe”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [252] Anno 127 - N. 6 - 2011 [253]


Pompei. Giovani portano una croce durante il Meeting del 2008

Una dirigente scolastica di Catanzaro esclude dalla gita

un ragazzo affetto dalla sindrome di Down. I suoi compagni

si ribellano: “Se non può venire lui, non verremo

neanche noi”. L’uomo moderno, ormai abituato ad esaltare

valori finti come la bellezza fisica o il piacere, cerca

di emarginare i sofferenti, di far finta che non esistano.

Ma proprio Gesù crocifisso c’insegna quanto sia fecondo

il legno della croce.

di Giuseppe Pecorelli

Spesso descritti come superficiali

ed egoisti, i giovani

italiani sanno anche

sorprendere per generosità

e altruismo, per umanità e senso

dell’amicizia.

Il fatto che vogliamo raccontar-

vi è stato reso noto qualche giorno

fa. In una scuola media inferiore di

Catanzaro, una delle classi dell’ultimo

anno è a pochi giorni da una

gita.

S’immagina bene l’attesa che

anima gli studenti quando sono vicini

ad una tradizionale uscita fuori

porta. Tutto è programmato nei

La sofferenza e la croce,

scandalo per l’uomo di oggi

dettagli, ma a qualche giorno dalla

partenza, la dirigente scolastica

decide di escludere un alunno dalla

lista dei partecipanti. È stato indisciplinato?

Ha combinato guai?

Non studia come dovrebbe? Nulla

di tutto questo. Tommaso, questo il

nome di fantasia che alcuni giornali

gli hanno dato, è affetto dalla

sindrome di Down.

La dirigente si nasconde dietro

la legge: manca, dice, un insegnante

di sostegno che possa stargli vicino

durante il tragitto. In realtà, la

normativa non prescrive l’obbligo

della presenza di un educatore che

accompagni lo studente bisognoso

di sostegno. Chiunque, anche

un altro professore, può assumersi

tale responsabilità. La motivazione

non regge.

Ancora più grave quel che accade

dopo. La mamma di Tommaso

protesta con decisione, tentando

di occupare la presidenza e costringendo

all’intervento le forze

dell’ordine. La dirigente scolastica

non si ferma. Convoca i professori

e comunica loro l’intenzione di

non autorizzare in futuro alcuna

uscita dello studente affetto dalla

sindrome di Down.

Nei giorni seguenti, va nella

classe di Tommaso e chiede agli

studenti di non far sapere al compagno

le date delle gite future. È

inaccettabile la motivazione con

cui spiega la propria decisione:

“la scarsa capacità del ragazzo ad

apprendere a causa della sua infermità

genetica”. A questo punto, i

compagni di Tommaso, tutti tra i

tredici e i quattordici anni, si ribellano:

“Se non può venire lui alla

gita, non verremo neanche noi”. E,

per questa volta, sono loro a dare

una lezione all’insegnante.

L’episodio, apparentemente minimo,

ha fatto clamore ed è stato

riportato da tutti i maggiori organi

di stampa italiani. Non è nostra intenzione

giudicare.

D’altra parte, è chiarissimo dove

sia la ragione e dove sia il torto.

Vogliamo, però, riflettere sull’umanità

di oggi, che non ha più nemmeno

il coraggio di guardare la

sofferenza e cerca di emarginarla,

d’imprigionarla, di rinchiuderla in

una stanza, quasi per evitare che contagi

tutti.

L’uomo mette da parte Dio, lo

esclude dalla propria vita, lo sostituisce

con gli idoli materiali delle

gioie apparenti e del tutto terrene.

Salvo poi accorgersi, ad un tratto

della propria vita, che esistono la

malattia e la morte.

Non solo si staccano i crocifissi

dai muri, ma si vogliono escludere

finanche dalla propria vista coloro

che portano i segni della sofferenza

sulla propria pelle. La croce dà

fastidio e scandalizza.

Eppure, ogni uomo, già quando

nasce, nasconde in sé il germe del

proprio dolore fisico e morale. Appena

acquista consapevolezza, può

comprendere che non sarà immune

dalla sofferenza. E non lo diciamo

con la stessa tristezza senza speranza

del poeta Giacomo Leopardi, che

riteneva “funesto” per ogni uomo il

giorno della nascita. Non c’è nulla,

infatti, che renda più simili a Gesù

della sofferenza. Pensiamo a Gesù

in croce: non poteva più muoversi,

inchiodato a quel legno, che bagnò

del suo sangue, trasformandolo da

simbolo di morte a simbolo d’amore.

Gesù era bloccato alla croce da

grandi chiodi, il dolore estremo gli

rendeva difficoltoso il respiro, la

parola era interrotta dall’affanno.

Eppure, Gesù amò anche nell’estremo

di quel momento, affidando Giovanni

e l’umanità tutta a Maria, sua

madre: “Donna, ecco tuo figlio”, le

disse. La sofferenza non può impedire

l’amore.

Nel suo patimento, Gesù diventa

il più bisognoso tra i bisognosi.

E sono proprio i sofferenti quelli più

ascoltati da Dio. Sono gli ultimi secondo

le regole del mondo, ma saranno

i primi nel Regno dei Cieli.

È ovvio che non vogliamo sostenere

che la sofferenza sia desiderabile.

Sul Monte degli Ulivi,

Gesù stesso chiede al Padre di allontanare

da sé “questo calice”.

Vogliamo, però, dire che anche il

dolore va vissuto, come ogni cosa,

tenendo gli occhi fissi verso il cielo

e accogliendo la volontà di Dio. Va

vissuto con coraggio.

E, quando siamo forti e sani, dobbiamo

avere un amore così grande

da saper riconoscere lo sguardo di

Gesù nello sguardo degli ammalati.

Cristo è presente in quei corpi afflitti

dalla malattia. È proprio lì che

lo incontriamo.

Ed è proprio la sofferenza che

rende uguali gli uomini, li rende fratelli.

In proposito, ci piace citare

Andrea Riccardi, Fondatore della

Comunità di Sant’Egidio: “Siamo

tutti poveracci, tutti deboli, tutti fragili.

Tutti siamo chiamati alla comunione

e al mutuo sostegno”.

L'UNITALSI in un pellegrinaggio a Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [254] Anno 127 - N. 6 - 2011 [255]


■ di Domenico Arcaro

Per quanto gravi

possano essere

i loro reati, è sempre

possibile riportarli

sulla strada del bene.

Ma occorre l’impegno

di tutti e l’azione deve

seguire il tracciato segnato

dal Beato Bartolo Longo,

da San Giovanni Bosco

e da Padre Pino Puglisi.

Nelle foto a destra,

in alto, l'inaugurazione

dell'Anno Giudiziario 2011 a Napoli.

In basso, Padre Pino Puglisi,

ucciso dalla mafia nel 1993.

Politiche sociali e scienze dell’educazione

per l’infanzia e l’adolescenza

I minori irrecuperabili non esistono

Le intuizioni di grandi

uomini di fede

Nella storia del XIX e XX secolo,

oltre al grande contributo di autori

ecclesiastici della tarda antichità

sul versante educativo, provvida si

è rivelata la geniale intuizione di S.

Giovanni Bosco, del Beato Bartolo

Longo e di Padre Pino Puglisi per

l’impegno pastorale nella prevenzione

e nel recupero dei minori deviati

e a rischio di devianza.

Oggi, sulla scia di quanti ci hanno

preceduto nell’opera di aiuto e

di recupero, leggendo i “segni dei

tempi” nell’attuale società, alla luce

del Vangelo e dell’ordinamento pedagogico

penitenziario per i minori,

è necessario continuare quest’azione

educativa per gli adolescenti sottoposti

alla misura penale.

Il Dipartimento giustizia minorile

ha sempre rilevato che l’azione

pastorale e sociale verso i minori

deviati e a rischio di devianza è uno

degli aspetti più complessi per le

diverse problematiche esistenti nell’attuale

società, non solo per chi

deve scontare la pena inflitta dalla

giustizia, ma anche per i familiari e

per quanti si adoperano per il recupero

del minorenne.

Un’azione su più fronti

per recuperare i minori

alla vita buona

Il Presidente della Corte d’Appello

di Napoli, Antonio Buonajuto,

in occasione dell’inaugurazione

dell’anno giudiziario, il 29 gennaio

scorso, ha evidenziato che in Campania

i reati registrati dal Tribunale

per i minorenni sono legati soprat-

tutto allo spaccio di stupefacenti, ai

furti, alle rapine, alle estorsioni e ai

reati di violenza sessuale. Lo stesso

Presidente ha analizzato che alcune

tipologie di reati sono favoriti da

situazioni ambientali e influenzati

dai condizionamenti delle figure di

riferimento abituali (genitore violento

e abusante, leader all’interno

dei gruppi) cui il giovane tende ad

uniformarsi.

Dal testo della prolusione dell’inaugurazione

dell’anno giudiziario,

emerge un’esigenza primaria: la

nostra Regione deve promuovere,

con il supporto degli Organi Istituzionali

delle politiche sociali, iniziative

solidali per arginare il fenomeno

della criminalità minorile.

Per questo, al fine di fronteggiare

il rischio di coinvolgimento dei

minori in attività criminose, sulla

base di un piano di legge approvato

dalla Camera dei Deputati e dal

Senato della Repubblica in favore

dei soggetti deviati di età minore,

il Tribunale per i minorenni sostiene

iniziative volte a tutelare i minori

anche se privi di un supporto

familiare, per favorire la crescita,

la maturazione individuale e la socializzazione.

E non si deve nemmeno sottovalutare

la linea psico-pedagogico

e pastorale che gli operatori devono

adottare con i minorenni, nonché

i contatti che gli stessi devono

avere con le loro famiglie, specie

quelle in difficoltà.

La questione della devianza minorile

non riguarda solo gli organi

della giustizia minorile, ma anche

alle agenzie socio-educative, come

la famiglia, la scuola, la parrocchia,

cercando di promuovere iniziative volte

ad un intervento di prevenzione.

Una missione difficile,

ma possibile

Non è un compito semplice, ma

si può affrontare nella collaborazione

di ogni ente o istituzione attiva

sul territorio e nella volontà di risolvere

i problemi psicologici di un

minorenne che vive in detenzione

o in una comunità educativa. È importante,

poi, l’approccio singolo

che l’educatore deve avere con l’adolescente

deviato, perché ogni soggetto

è un mondo a sé, che va aiutato

a valorizzare le sue capacità e attitudini.

È necessario, poi, instaurare

con il minore un dialogo che lo

porti ad un’apertura verso l’educatore,

il quale deve aiutarlo a rientrare

in se stesso facendogli capire

con modi appropriati la gravità del

reato commesso. Questo avviene

se si crea un rapporto di fiducia con il

soggetto che si ha di fronte. Non è

semplice sia per le diversità di reati

sia per le varie espressioni comportamentali

del minore.

L’esempio di Bartolo Longo

Bartolo Longo s’impegnò a favore

degli adolescenti a rischio di devianza

con grandi risultati, tanto che

il suo pensiero pedagogico resta attuale:

“All’adolescente, fategli comprendere

che lo amate, perché è sven-

turato; che lo educate solo perché lo

amate; ed egli vi amerà, e per amore

si sforzerà di corrispondere alle assidue

ed amorevoli cure che voi spendete

per educarlo. E voi troverete nei

fatti che la Carità supera tutti i mezzi

suggeriti dalla Pedagogia e dalla

Scienza; e nel campo didattico, come

in qualsiasi altro, assicura vittorie

certe, grandi e definitive”.

Educare alla legalità

e non emarginare

Oggi come ieri, di fronte alle problematiche

legate al disagio giovanile,

c’è un'ideologia che, a mio parere,

merita di essere confutata: quella

consistente in atti di emarginazione

verso il minorenne deviato per

crimini e i reati commessi. Nulla di

più errato: anche il minorenne deviato,

come gli altri, è capace nel suo

piccolo delle cose più sublimi (quindi

anche di redimersi). Un ulteriore

problema è che spesso anche i familiari

vengono mal considerati dalla

società.

Pertanto, è necessario che nella

pastorale della carità e nell’azione

sociale, ci sia una politica di intervento

e di prevenzione volta ad

eliminare i molteplici disagi che caratterizzano

la nostra società postmoderna

e supertecnologica.

Anche il documento della Conferenza

Episcopale Italiana, “Educare

alla legalità”, evidenzia l’importanza

di sviluppare una rinnovata cultura

della legalità che porti l’adolescente

a rispettare tutte quelle norme

che ci siamo dati per una convivenza

dignitosa.

Sulla base di quanto appena detto,

sorge un interrogativo che meriterebbe

una risposta: Bartolo Longo

cosa farebbe oggi, di fronte alle

nuove emergenze sociali legate al

problema della devianza minorile

con il suo spirito di solidarietà illimitata?

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [256] Anno 127 - N. 6 - 2011 [257]


La famiglia,

prima scuola

di vita

Sono i genitori a formare i propri figli nei valori

umani e cristiani, a costruire le basi per una società

che sappia riconoscere l’amore e la giustizia come

sue fondamenta. Nel prossimo numero, proporremo

un approfondimento sul Convegno degli Sposi

Cristiani, che si svolgerà il 4 e il 5 giugno e avrà

come tema “Educare alla pienezza della vita”.

Sono passati oltre due anni

dal VI Incontro Mondiale

delle Famiglie, svoltosi a

Città del Messico nel gennaio

2009. I partecipanti all’evento

si confrontarono con una palpabile

realtà che immergeva ed immerge

la società in ciò che, da più parti,

si definisce essere una “emergenza

educativa”, ribadendo il ruolo educatore

della famiglia.

Il Papa Benedetto XVI, già nel

discorso al Convegno Ecclesiale

della Diocesi di Roma dell’11 giugno

2007, affrontava questa crisi

esortando la famiglia alla propria

responsabilità in quanto nucleo primario

di apprendimento ai valori

della fede, della verità e della dignità

della persona umana. Una esortazione

perfettamente in linea con

quella del suo predecessore Papa

Giovanni Paolo II quando affer-

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [258]

di Giuseppe Lungarini

mava con forza: “Famiglia, credi

in ciò che sei!”.

La famiglia, dunque, è la prima

scuola di vita. È nella famiglia che

si sviluppano le prime capacità di

autonomia, dove s’impara a conoscerci

e a relazionarci.

In seno alla famiglia si scoprono

la nostra identità e il nostro essere

uomini e donne: la famiglia è

la prima scuola di valori umani.

Nel focolare domestico illuminiamo

il nostro carattere, il nostro

modo di essere; lì incominciamo la

nostra storia personale, impariamo

ad amare, a rispettare, a condividere,

a perdonare.

Nel suo messaggio per la Giornata

Mondiale della Pace dell’anno

2008, il Papa Benedetto XVI

riaffermava questa ricchezza indicando

la famiglia come “luogo

primario di umanizzazione della

persona e della società”. “In una

vita familiare sana - continuava il

Pontefice - si esperimentano alcuni

elementi essenziali della pace:

la giustizia e l’amore tra fratelli e

sorelle, la funzione della autorità

che esercitano i genitori, il servizio

affettuoso ai componenti più

deboli, perché piccoli, anziani o malati,

il reciproco aiuto nelle necessità

della vita, la disponibilità ad

accogliere l’altro e, se fosse necessario,

a perdonarlo”.

E aggiungeva: “La Comunità sociale,

per vivere nella pace, è chiamata

a inspirarsi anche ai valori

sui quali si regge la comunità familiare.

Questo è valido sia per le

comunità locali sia per quelle nazionali;

più ancora, è valido per la

comunità stessa dei popoli, per la

famiglia umana, che vive in questa

casa comune che è la terra”.

Educare significa allora svolge-

re un servizio alla persona, aiutarla

a crescere nell’equilibrio delle dimensioni

personali ed etiche. Solo

in questo equilibrio c’è la responsabilità

della libertà. Educazione

significa mettere in pratica un

progetto. L’intenzione di educare

impone il progetto e un fine di coerenza.

Maritain diceva: “Si parla

di educazione e si dimentica quale

sia il fine (il misconoscimento dei

fini, ndr)”.

Promuovere un’educazione familiare

di qualità significa proteggere

la prima scuola della vita nella formazione

dei valori e renderà manifesta

a tutti la viva presenza del

Salvatore nel mondo e la genuina

natura della Chiesa (Gaudium et

Spes, 48)”, deve essere impregnato

della presenza di Dio, ponendo

nelle sue mani il nostro quotidiano

e chiedendo il suo aiuto per adempiere

il suo disegno di salvezza per

ciascuno di noi.

Ed è per la sua funzione sociale

essenziale che la famiglia ha il diritto

ad essere riconosciuta nella

sua identità e a non essere confunsa

con altre forme di convivenza,

così come deve poter contare, nelle

forme dovute, della protezione culturale,

guridica, economica, sociale,

sanitaria e, in modo particolare,

su un aiuto sufficiente che tenga

conto del numero dei figli e delle

risorse economiche disponibili.

È sempre più necessario, pertanto,

promuovere ed attuare una cultura

e una politica della famiglia,

in uno sviluppo concreto e non solo

pieno di buone intenzioni, che la

coinvolga anche nelle scelte e nei

programmi. Sono da apprezzare, per

questo, le Associazioni che operano

in questa direzione promuovendo

l’identità e i diritti della famiglia,

secondo una visione antropologica

coerente con il Vangelo.

Anno 127 - N. 6 - 2011 [259]


Il Convegno Nazionale

degli ex alunni

Si è svolto a Pompei

il tradizionale evento, curato

dall’Associazione ex alunni

delle Opere Pompeiane.

Al centro del dibattito una

riflessione sul senso del

volontariato. Al tradizionale

appuntamento hanno

partecipato in centinaia.

“Il volontario

non è colui

che dedica agli altri il

proprio tempo libero,

ma chi per gli altri li-

bera il suo tempo, perché ritiene

che siano più gli altri a meritare la

sua attenzione che le tante attività

a cui pure tiene perché lo interessano”.

Così Fra Filippo, coordinatore

del Centro Educativo “Bartolo

Longo”, ha avviato il Convegno Nazionale

dell’Associazione ex alunni

delle Opere Pompeiane, svoltosi il

21 e 22 maggio nella sede dell’Istituto

a Pompei. Il tema di questo

anno: “Il volontariato cristiano

promuove evangelizzazione nella

società contemporanea a sostegno

dei deboli e dei bisognosi”,

in sintonia con il Parlamento Europeo,

che ha proclamato il 2011 “Anno

Europeo del Volontariato”, per

sottolineare l’importanza rivestita

da queste attività che coinvolgono,

secondo i dati europei, 3 cittadini

su 10 dell’Unione, circa 100 milioni

di persone.

Dopo l’indirizzo di saluto ai convenuti

da parte del Vicario Generale

della Prelatura di Pompei, Mons.

■ di Nunzia Improta

Giuseppe Adamo, Fr. Giovanni Decina,

dei F.lli delle Scuole Cristiane,

Direttore del Centro Educativo,

ha ringraziato tutti della partecipazione

augurando il sereno svolgimento

del Convegno, che il suo confratello

Fr. Celestino, intervenuto

da Roma, ha avviato con un’articolata

relazione.

Partendo da un breve excursus storico

e giuridico, egli ha ben ravvisato

che il “volontariato cristiano affonda

le sue radici nel messaggio

evangelico”, mentre il volontariato

laico nella solidarietà umana e nel

rispetto della natura. Le motivazioni,

il campo d’azione e l’ispirazione

non sono contrapposti: dialogo

e collaborazione sono possibili e auspicabili.

Pur condividendo valori,

tuttavia, non tutti promuovono

evangelizzazione, ed è qui che acquista

la sua specificità il volontariato

cristiano che diventa, con la

testimonianza senza parole, con la

comunione di vita e di destino con

gli altri, con la solidarietà, con la

capacità di comprensione e accettazione,

credibile strumento di fede.

Se la testimonianza è valida l’annuncio

diventa credibile.

Il Volontariato cristiano aggiunge

all’idea filantropica e umanitaria,

che muove dalla coscienza,

quella di avere Dio come causa

esemplare. Gesù, nel Vangelo, ci insegna

ad essere misericordiosi come

lo è il Padre che è nei cieli (Lc

6,36).

La misericordia, che nasce dalla

compassione, non si ferma a considerazioni

di commiserazioni, ma

si concretizza in tanti gesti ed azio-

ni verso il prossimo, soprattutto se

più debole e bisognoso, condivide

e paga di persona.

La storia ci offre tanti esempi di

eroiche figure di santi e laici impegnati

nel servizio della carità, tra

essi il Beato Bartolo Longo che costruì

a Pompei la città della carità

con asili, orfanotrofi, ospizi e scuole

sorte all’ombra della Vergine di

Pompei per i bambini bisognosi e

gli orfani della legge. Alla figura del

Beato è stato dedicato l’intervento

del prof. Claudio Spina, che, nella

mattinata di domenica, ha ben illustrato

l’approfondito studio condotto

in collaborazione con la dott.ssa

Antonella Bianchi, e pubblicato nel

volume: “Bartolo Longo, un manager

tra organizzazione e santità” edito

dalle Edizioni del Santuario nel 2007.

Anche il suo è un impegno di studio

volontario sulla figura del Beato, al

solo scopo di divulgarne la vita e le

opere, affinché ne avvenga presto la

santificazione.

Con lo stesso spirito di volonta-

riato e lo stesso entusiasmo, il dott.

Raffaele Vitagliano ha partecipato ai

convenuti il progetto di una fiction

sul Beato, perché esempio di laico illuminato

per i tempi, lungimirante,

moderno, soprattutto dotato di amore

cristiano nell’educazione dei fanciulli

in grave disagio.

Rosa Improta, ex alunna delle

Opere di Pompei, in quanto orfana

di padre e madre di un ragazzo

diversamente abile, nato con la sindrome

di Down, ha riconosciuto

che i valori cristiani ricevuti durante

l’infanzia e coltivati in famiglia,

l’hanno sostenuta nel suo ruolo di

giovane genitore, soprattutto nella

difesa e nell’educazione della vita di

suo figlio, Nando, oggi diciannovenne

con tante passioni e interessi, che

ha chiesto simpaticamente a Fratel

Filippo la parola presentandosi ai

Nella foto in alto, foto di gruppo degli ex alunni intervenuti al convegno.

In basso, il momento del tradizionale pranzo in comune.

convenuti. Con l’Associazione delle

Persone con Sindrome di Down

partecipa alle numerose iniziative

di sensibilizzazione in difesa della

vita e rispetto delle diversità in quanto

tutti sono figli di Dio: “uguali ai

suoi occhi e quindi anche a quelli

degli uomini”.

Anche il vicepresidente dell’Associazione

ex alunni, Ciro Montuori,

ha riconosciuto l’efficacia dell’educazione

dei F.lli delle Scuole Cristiane,

che prepara alla vita fornendo

validi strumenti per superare

difficoltà e smarrimenti ed ha invitato

a non disperdere il patrimonio

di valori tenendo viva questa esperienza

associativa che vede coinvolti

tanti giovani volontari.

Infine il partecipato tributo di riconoscenza

al Beato Bartolo Longo

del prof. Alfonso Carotenuto, che ha

voluto ricordare che un giornalista

inglese chiamò l’Opera del Beato

Bartolo Longo “l’Oxford d’Italia”,

come dire, una garanzia!

Dal Piemonte alla Calabria, ex

alunni che negli anni, dall’infanzia

alla giovinezza, hanno vissuto nelle

Opere di Pompei e frequentato

le scuole rette dai Fratelli delle

Scuole Cristiane e dalle Suore del

S. Rosario di Pompei, si sono ritrovati

con i loro vecchi compagni ed

educatori religiosi e laici, allietati

dalle musiche dei componenti del

Complesso Bandistico del Bartolo

Longo, guidati dal M° Federico e

dallo spettacolo teatrale realizzato

dagli alunni del Bartolo Longo, dal

titolo “NON CI PENSARE..TANT

E’ COSA E NIENTE” scritto dal

prof. Tommaso Oropallo. Il lavoro

è andato in scena sabato sera nel

Teatro Mattiello ed è stato rappresentato

dagli studenti della Media e

del Professionale IPIA - Professionale

S.Caterina.

Ulteriori informazioni e foto

sul convegno sono disponibili visitando

il sito: www.vivalasalle.it

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

20 21

Anno 127 - N. 6 - 2011 [260] Anno 127 - N. 6 - 2011 [261]


Il culto al Sacro Cuore

di Gesù nel Santuario

La festa, particolarmente sentita dal popolo di

Dio, si celebra nel venerdì successivo alla solennità

del Corpus Domini. Il Cuore Sacratissimo

del Redentore rivelò a Suor Margherita

M. Alacoque, religiosa francese, oggi santa,

tutto il proprio amore per l’uomo. Nel prossimo

numero, proporremo un testo del Beato

Bartolo Longo: era devotissimo al Cuore di

Gesù e chiese il Suo aiuto quando una grave

malattia sembrò impedirgli di portare a termine

la costruzione del Santuario.

Il 23 giugno 1900, la signora Luigina Agostini Coleschi, residente

a Pompei in un villino di proprietà dell'Avvocato

Bartolo Longo, fu guarita perfettamente ed istantaneamente

dal Sacro Cuore di Gesù, per intercessione dell’allora

beata Margherita M. Alacoque, suora Visitandina della

famiglia di San Francesco di Sales. Questo miracolo valse la

canonizzazione della mistica suora francese, avvenuta il 13

maggio 1920, due secoli dopo la morte, durante il pontificato

di papa Benedetto XV.

Il culto al Sacro Cuore di Gesù, già proveniente da alcuni

mistici medievali, ebbe grande fioritura fra il Seicento e il

Settecento, proprio in seguito alle rivelazioni di questa religiosa,

suor Margherita Maria Alacoque. Da allora, infatti,

questo culto ebbe un notevole impulso: la festa del Sacro

Cuore divenne universale, per tutta la Chiesa cattolica, e

ancora oggi viene tradizionalmente fissata il venerdì successivo

alla solennità del Corpus Domini.

Nata in Borgogna nel 1647, Margherita Maria Alacoque

sin da piccola avversava ogni cosa che sembrasse offesa

di Dio e fece il suo voto di verginità a soli quattro anni,

senza intenderne il pieno significato. Ma la sua attrazione

verso la preghiera, il ritiro e il silenzio, nonostante la sua indole

vivacissima, il suo amore verso l’Eucarestia, il suo interessamento

per i poveri e i sofferenti, dei quali cercava di

alleviare le pene con ogni mezzo a sua disposizione, manifestavano

la strada scelta per lei dal Signore. Seguì la sua

vocazione in seguito ad una visita presso il Monastero di Paray-le-Monial,

nel 1671. All’età di 23 anni volle entrare in

quel Convento, nonostante le forti contrarietà dei genitori.

E lì suor Margherita, nei successivi 17 anni, ebbe il privilegio

di ricevere le confidenze del Signore Gesù nelle grandi

rivelazioni del Sacro Cuore, che la sceglie per una speciale

missione sulla Terra, consegnandole un messaggio di amore

e di misericordia destinato alla Chiesa e a tutti gli uomini

di ogni tempo.

Era nei disegni di Dio che dovesse sorgere nella Chiesa

un Ordine religioso designato e scelto dal Signore stesso per

diffondere nel mondo la conoscenza e il culto al Cuore Sacratissimo

del Redentore. Quest’Ordine è la Visitazione di

Santa Maria e la prima prescelta tra le Visitandine per le

rivelazioni divine è S. Margherita Maria Alacoque che fu la

grande apostola del Sacro Cuore, senza essere mai uscita dalla

clausura monastica.

Quando fu nominata Maestra delle Novizie, il 31 dicembre

1684, ella le fece convergere all’imitazione delle principali

virtù del Sacro Cuore: l’umiltà e la mansuetudine, inculcandone

la devozione. Così, quest’umile Visitandina, amante del

nascondimento, dell’annientamento e del disprezzo di sé, è

divenuta, a sua insaputa, maestra e modello per la Chiesa universale,

per l’avvento del Regno d’Amore del Sacro Cuore

di Gesù. Ella visse per 19 anni nel Monastero di Paray-le-Monial,

fino alla morte, avvenuta il 17 ottobre dell’anno 1690,

a 43 anni.

Katia Di Ruocco

Il Beato Bartolo Longo,

matita nelle mani di Dio

Il Fondatore del Santuario e della città di

Pompei fu strumento della Provvidenza,

che volle ricolmare d’amore questa terra.

Con questo numero, completiamo il profilo biografico del Beato

Bartolo Longo, che abbiamo cominciato a pubblicare sul

nostro numero di marzo. Eccone la quarta ed ultima parte.

Per opera del Beato Bartolo Longo sorse una nuova

città accanto all’antica Pompei, ch’era di “morta fede e

di empietà trionfante”.

Il Fondatore propose, come data per la posa della prima

pietra dell’attuale Santuario, l’8 maggio, festa di S. Michele

Arcangelo, ma l’inizio dell’edificazione tardò perché

si faticava a trovare validi architetti. La Divina Provvidenza,

però, aprì presto una strada: l’Architetto Antonio Cua, uomo

di santa vita, si offrì per il progetto e lo diresse gratuitamente.

La tela meravigliosa, restaurata, fu collocata nel nuovo

erigendo Tempio. Il beato Bartolo Longo così la descrisse:

“Da quel giorno cominciò nella fisionomia della celeste Regina

a ravvisarsi una bellezza, una maestà, una dolcezza singolare,

da far piegare il ginocchio e battere il cuore a quanti si accostavano,

in questo Santuario, a quella ‘Vecchia tela’. Io sono

convinto che con un visibile portento la Vergine abbia abbellito

la Sua figura”.

Oggi, Pompei, divenuta città, chiama ai piedi di Maria,

ogni anno, specie nei mesi di maggio e ottobre e il 13 novembre,

milioni di persone a pregare, a recitare il S. Rosario,

divenendo, nello stesso tempo, centro di religione, di

civiltà e di gloria.

Quante mamme invocano l’aiuto di Maria per qualche

figlio ammalato, drogato, lontano da Dio! O si rivolgono

per telefono o per lettera, a chi può ridare loro la serenità con

una parola di conforto, di speranza! Tanti pellegrini, oggi,

riempiono i locali del Santuario, specie la domenica, accolti

con grazia e competenza dalle nostre suore. Essi, dopo aver

pregato e salutato la Vergine Maria, raggiungono le sale per

acquistare qualche ricordino benedetto o si recano alla sala-offerte,

definita “Salvadanaio della Provvidenza”, dove,

secondo le possibilità di ciascuno, la carità diventa “gesto

concreto”. Tutto il mondo corre a Pompei per offrire alla

Vergine le proprie suppliche ardenti, ma anche l’obolo della

gratitudine: da Malta, Madrid, Liverpool, Bruxelles, Vienna,

dalla Svizzera, dall’Africa, dall’Australia. E citiamo solo

L'interno della Basilica di Pompei nel 1930

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [262] Anno 127 - N. 6 - 2011 [263]

(4 a parte)

■ di Concetta Fabbricatore

alcune delle provenienze dei pellegrini.

Le missioni della Madonna di Pompei sono frequenti in

vari luoghi dell’Italia, ma anche negli Stati Uniti e in Australia.

La Vergine del Rosario è accolta con tanta festa da tutti.

Oggi, sotto l’incalzare dei tempi e di nuove norme legislative,

le Opere sociali del Beato Fondatore sono state

rivisitate e il Santuario, fedele allo spirito di Bartolo Longo,

le ha riformulate in altri “progetti di carità e di accoglienza”

per far fronte alle povertà emergenti. Sono attivi il “Movimento

per la Vita e Centro di Aiuto alla Vita”, la “Casa Famiglia

Giardino del Sorriso”, il “Centro di Ascolto Myriam”,

la “Comunità Incontro” per il recupero di tossicodipendenti e

alcolisti, il “Centro di accoglienza oratoriale semiresidenziale

Bartolo Longo”, il “Polo Scolastico Bartolo Longo” e “Crescere

Insieme”, la “Casa Albergo per anziane M. De Fusco”, il “Consultorio

Familiare Diocesano di ispirazione cristiana S. Giuseppe

Moscati”. Per quanto ci riguarda, noi, suore del Beato Bartolo

Longo, nel piccolo, ogni giorno, poniamo i “sospiri universali”

del mondo nel grande Cuore di Maria, con la speranza che Ella

li guardi e li accetti maternamente.

Anche nelle domeniche fredde, col vento e con la pioggia,

c’è una folla che assedia il Santuario, e prega, curva e

raccolta o incantata, come se realmente t’avesse dinanzi, oh

Maria, nella casa di Nazareth. A Te basta questo luogo di famiglia,

per ritrovarti quale sei, per riconoscerti “madre” nel

volto, nei gesti, nella parola. È una sensazione che ognuno si

porta dentro finché vive.

(4 - fine)


Don Tonino Palmese

Giovani, non deludete

le nostre speranze

Il XXV Meeting dei Giovani

a Pompei è stato ancora una

volta occasione di incontro

fra i giovani e Gesù. Musica,

spettacolo e ospiti d’eccezione

è stato come sempre il mix vincente

che ha solleticato l’entusiasmo

dei numerosissimi ragazzi

giunti da ogni parte d’Italia per

vivere, con i loro beniamini,

una giornata indimenticabile.

“Radicati e fondati in Cristo,

saldi nella Fede” (Col 2,7),

messaggio di Papa Benedetto XVI

per la prossima Giornata Mondiale

della Gioventù, che si terrà a Madrid

dal 16 al 21 agosto, è stato il tema

Walter Nudo Tony Tammaro

del Meeting 2011. Sono state, infatti,

proprio le parole che San Paolo

rivolge alla comunità dell’antica città

di Colossi, il leitmotiv che ha guidato

le riflessioni del 21 maggio.

Ma protagonista indiscussa della

prima parte della kermesse giovanile

è stata la legalità. A conclusione del

percorso affrontato durante l’intero

anno scolastico, i ragazzi, durante la

mattinata, hanno, infatti, partecipato

al dibattito “Educare alla legalità:

un gioco di squadra”, al quale hanno

partecipato don Tonino Palmese, referente

per la Campania dell’Associazione

Libera, Alessandra Clemente e

Bruno Vallefuoco, rispettivamente fi-

glia e padre di vittime della camorra,

Ignazio Gasperini, educatore presso

il Penitenziario Minorile di Nisida, e

Daniele, giovane ospite della struttura.

"Le mafie ammettono, se i giovani

stanno bene, noi siamo perdenti",

ha urlato alla folla di giovani

don Tonino Palmese. "L’indifferenza

è la droga della mafia - ha poi

aggiunto il referente di Libera - perciò

non siate indifferenti, lottate!".

Commozione e rabbia si sono

mescolate alle parole di Alessandra

Clemente e Bruno Vallefuoco. Alessandra

ha perso la mamma Silvia 14

anni fa, quando, due clan rivali che

si stavano scontrando tra le strade di

Napoli per la lotta al potere, hanno

colpito Silvia per errore. Bruno ha

perso suo figlio Alberto, 24 anni,

semplicemente

Mons. Liberati con il cantautore Amedeo Minghi.

Sullo sfondo don Giovanni Russo, organizzatore del Meeting.

perché nella sua pausa pranzo il

giovane era andato a prendere un

caffè con tre suoi colleghi nel “posto

sbagliato”. I quattro ragazzi sono

stati trucidati perché scambiati

per affiliati ad un clan rivale.

Tra queste tristi storie,

una di

riscatto, quella di Daniele, giovane

ospite dell’Istituto Penitenziario Minorile

di Nisida, che, accompagnato

da un educatore, Ignazio Gasperini,

ha parlato della sua voglia di riscatto

da un futuro che, fino all’arrivo a

Nisida, aveva solo due possibilità:

la morte o il carcere a vita.

A concludere la mattinata, il

musical “È n’atu

juorne”, della

compagnia

Nonsologiovani.

Tanti i personaggi

del mondo

della politica, della

musica e dello

spettacolo che hanno

offerto la loro testimonianza

durante

la seconda parte del

Meeting.

Salvatore Martinez,

Il Rosario e la Nuova Pompei

24 25

Anno 127 - N. 6 - 2011 [264] Anno 127 - N. 6 - 2011 [265]


Fra Pietro e i "Danzando Canteranno"

Loredana Errore con Alfonso Benevento

Presidente Nazionale del Rinnovamento

nello Spirito, ha invitato

i giovani a "non trattare la vita

come un gioco, perché è in gioco il

futuro". "La vita non è bella o brutta,

la vita è originale - ha esclamato

Martinez - e questa originalità gliela

conferisce Cristo".

Molti, dunque, i momenti dedicati

alla riflessione, ma il Meeting è anche

solidarietà e quest’anno ha riservato

parte del ricavato per stanziare una

Il corpo di ballo della Scuola di danza "Le Divine"

borsa di studio a Ludovica, figlia del

giovane Giuseppe Veropalumbo, morto

nel 2007 a causa di un proiettile vagante

esploso fuori della sua abitazione

mentre festeggiava il Capodanno

con i suoi familiari. A ritirare la borsa

di studio, Carmela Sermino, mamma

della piccola Ludovica. L’altra

parte del ricavato sarà utilizzata per

l’acquisto di attrezzature per il Penitenziario

minorile di Nisida.

Tra gli ospiti del pomeriggio, anche

Diego Marmo, procuratore generale

presso il tribunale di Torre

Annunziata, Amleto Frosi, presidente

dell’Alilacco Campania, e Giosuè Starita,

Sindaco di Torre Annunziata.

L’atmosfera si è, poi, fatta calda

quando a salire sul palco è stato Luca

Sepe, cantautore napoletano, speaker

di Radio Kiss Kiss Napoli, che

ha regalato ai ragazzi un piccolo concerto

con i suoi brani più famosi e

divertenti.

Infine, la testimonianza di Walter

Nudo che, dopo aver attraversato

momenti difficili sia nel cammino

di attore che nella vita privata, ha

“alzato gli occhi al cielo e trovato

Dio”.

La terza parte del Meeting è sta-

ta dedicata al beato Giovanni Paolo

II. Uno spettacolo con protagonisti

Amedeo Minghi, Loredana Errore e

Tony Tammaro, che ha regalato alla

platea del Meeting tantissime emozioni.

"La musica è al di sopra di

tutte le parti, la musica non guarda

al colore della pelle - ha detto

Minghi dopo aver eseguito il suo "Un

uomo venuto da lontano" - spero davvero

che i giovani possano capire

che nel mondo la pace è possibile".

Affettuoso, carico di energia e di

spirito positivo è stato il saluto rivolto

ai giovani dall’Arcivescovo di

Pompei, Mons. Carlo Liberati, che

ha spronato i ragazzi a “costruire un

mondo diverso da quello che hanno

trovato”. "Cercate e promuovete il bene

- ha gridato con forza l’Arcivescovo

-, seminatelo, non deludete le

nostre speranze, voi che siete la nostra

vita, il nostro futuro!".

Poi ancora musica sul palco del

Meeting fino a tarda sera. La manifestazione

è stata presentata da Alfonso

Benevento di Radio Punto Zero.

Il Meeting è stato trasmesso in

diretta streaming dal sito internet:

www.santuario.it.

Marida D'Amora

L’Italia non è un Paese per giovani

La parola “giovane” potrebbe, secondo alcuni studiosi, derivare dal

verbo latino iuvare, che significa “essere d’aiuto, di sostegno, di giovamento”.

E tale etimologia ben si addice a coloro che hanno tra i venti e i

trent’anni, in quanto proprio a quell’età un ragazzo e una ragazza possiedono

il meglio della forza fisica, il meglio della forza riproduttiva e il meglio

della forza intellettiva. Potremmo dire che sono energia allo stato puro:

ed è sicuramente un momento magico, quel decennio tra i 20 e i 30 anni,

nella vita di uomo e di una donna che rende poi ragione del mito della giovinezza

che oggi tanto spazio si è affermato nella nostra società.

Ora proprio in virtù di questa tensione energetica che li pervade da

cima a fondo, i giovani sono naturalmente portati a entrare in scena, a

impegnarsi, a darsi da fare. Il dato più bello ed evidente è sicuramente il

grande lavoro che essi svolgono soprattutto nel campo del volontariato,

nelle attività educative (si pensi agli educatori e ai catechisti parrocchiali),

nelle fila dei movimenti ambientalisti, nella costruzione e diffusione di una

cultura della legalità e della pace e così via...

Anzi, chiunque si trova a lavorare a contatto con i giovani sa pure quanto

essi sono attratti dal desiderio naturale di mettere un po’ di ordine nel

nostro mondo e quanto il loro cuore sia oltre misura sensibile alle mille

ingiustizie, nazionali o planetarie, che ogni giorno vengono scoperte.

Di fronte a tutto ciò, resta l’amarezza di dover constatare che il nostro

Paese, aggredito dalla gerontocrazia, non riesca a far spazio a questa bella

energia che vi è nei nostri giovani, con un duplice grave danno. Alla nazione

intera, appunto, che diventa sempre più vecchia, più lenta e più restia

al cambiamento; agli stessi giovani - vere cellule staminali dell’organismo

società - i quali debbono di continuo assaporare il gusto di una società che

sancisce la loro inutilità.

A noi adulti, dunque, è richiesto, un sussulto di amore: meno amore

per la giovinezza e più amore per i giovani, ricordandoci che il mondo non

ci viene dato in eredità da chi ci ha preceduto, ma più in verità ci viene

dato in prestito da chi viene dopo di noi.

Armando Matteo

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [266] Anno 127 - N. 6- 2011 [267]

Luca Sepe


➥ Notizie dal Santuario ■ a cura di Marida D'Amora

➥ Notizie dal Santuario

Il Carnevale della Casa Albergo

“Marianna De Fusco”

Un Carnevale davvero entusiasmante

quello delle ospiti della Casa

Albergo “Marianna De Fusco” del

Santuario. A renderlo così emozionante

e divertente sono stati i giovani

del Gruppo Scout di Sant’Antonio

Abate che con palloncini colorati,

scenette comiche, musica e divertenti

coreografie hanno animato e allietato

la festa del Carnevale delle simpatiche

signore ospiti della struttura.

Grazie alla creatività di Suor Ma-

Lavori in mostra al Bartolo Longo

Taglio del nastro, il 6 aprile scorso, per la XV edizione della Mostra

Interscolastica organizzata dal Centro di Accoglienza Oratoriale

semiresidenziale “Bartolo Longo” del Santuario di Pompei e

realizzata dagli studenti delle scuole di ogni ordine e grado della

città. In mostra centinaia di lavori: manufatti artistici, sculture, disegni,

collage, lavori realizzati con la tecnica del decoupage e con

materiali riciclati. Tantissimi i temi trattati, dall’emergenza rifiuti

alla raccolta differenziata, dai 150 anni dell’Unità d’Italia alla storia

della nascita di Pompei, dalle caricature di artisti famosi al Natale.

Tutte opere dai notevoli contenuti tecnici e qualitativi, attraverso

le quali i ragazzi hanno dato grande prova di impegno e sensibilità

verso temi attuali e importanti per il nostro Paese e la nostra

Regione.

ria Vanna e Suor Maria Arcangela

gli addobbi sono stati preparati in

“Casa” rendendo il tutto ancora più

divertente e coinvolgente. “I preparativi,

e poi la festa, ci hanno fatto

sentire protagoniste e ci hanno dato

quella carica di vitalità che nella nostra

età va pian piano affievolendosi”,

hanno detto le ospiti della Casa

Albergo, che di cuore ringraziano i

giovani scout che hanno realizzato

per loro questa festa straordinaria.

Una Pasqua

colorata d’azzurro

Sono state le uova ufficiali

della Società Sportiva Calcio

Napoli a colorare d’azzurro

la Pasqua dei “nostri” ragazzi.

Il 13 e il 14 aprile, durante una

festa organizzata per i piccoli

ospiti delle comunità del Santuario

da Fratel Filippo Rizzo,

coordinatore delle attività del

Centro di Accoglienza oratoriale

semiresidenziale “Bartolo

Longo”, da don Giovanni Russo,

Delegato per la Pastorale

Giovanile diocesana, e da Suor

Maria Neve Cuomo, Responsabile

del Centro Educativo “Beata

Vergine del Rosario”, i ragazzi

hanno porto i loro affettuosi auguri

all’Arcivescovo, Mons. Carlo

Liberati, e ricevuto in dono le

uova del Calcio Napoli, donate

dal Presidente, Aurelio De

Laurentiis, dalla Crispo, locale

azienda produttrice di confetti,

e dall’Hotel Imperiale di Boscotrecase

(Na).

Un treno carico di speranza

In marcia per la pace

Sabato 14 maggio si è rinnovato l’appuntamento

con la Marcia della Pace (nella foto),

organizzata dal Centro di Accoglienza Oratoriale

Semiresidenziale Bartolo Longo del

Santuario.

Lo slogan scelto per questa XVI edizione

è stato “Se vuoi la pace difendi il creato”.

Partendo da diversi punti della città, gli

alunni delle scuole di ogni ordine e grado

di Pompei e dei comuni limitrofi hanno

marciato per le strade della città inneggiando

alla pace e chiedendo più rispetto

per l’ambiente. Al ritmo delle musiche dei

numerosi complessi bandistici che hanno

preso parte alla manifestazione, gli studenti

si sono ritrovati presso l’Area Meeting

del Santuario per fare festa insieme.

Poi, di nuovo in marcia verso Piazza Bartolo

Longo, dove si è svolta la tradizionale apposizione,

da parte del Comando Provinciale

dei Vigili del Fuoco di Napoli, della corona di

rose rosse ai piedi della statua della Vergine

che sovrasta la Facciata della Basilica.

Anche quest’anno, l’Unitalsi Campana ha regalato ai

bambini ospiti delle Opere di Carità del Santuario, un

viaggio a Lourdes. Dal 3 al 9 aprile, i bambini del Centro

Diurno “Crescere Insieme”, della Comunità a dimensione

familiare “Giardino del Sorriso” e di “Casa Emanuel”

hanno visitato la Basilica e la grotta della città francese,

in cui la Madonna è apparsa a Bernadette.

Un viaggio lungo più di 20 ore senza sentirsi stanchi, un

susseguirsi di emozioni, il sentirsi uniti nella preghiera,

la gioia di fare qualcosa per chi è meno fortunato, questo

il vero miracolo di Lourdes. Accompagnati da Suor

Maria Neve Cuomo, responsabile del Centro Educativo

“Beata Vergine del Rosario”, da Suor Alessandra Adornato,

responsabile della Casa “Giardino del Sorriso”, da

una delle educatrici, Marika Apuzzo, e da Assunta Ferraro,

cresciuta proprio nelle Opere del Santuario, i bambini

hanno vissuto questa meravigliosa esperienza grazie alle

quale, come ha raccontato Assunta: “siamo tornati carichi

di speranza e di forza nell’affrontare le difficoltà

della vita, desiderosi di mettere in pratica quella disponibilità

carica di amore verso il prossimo che i volontari

dell’Unitalsi hanno nei confronti dei diversamente abili

che accompagnano”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [268] Anno 127 - N. 6 - 2011 [269]


■ di Giosy Cento

La speranza di

ritrovare un padre

Gli adolescenti non sono

un mondo da giudicare,

sono persone da amare:

con le loro contraddizioni,

con la loro bellezza, con le paure

e gli entusiasmi, con gli errori e le

ingenuità. Essi sono commessi dalla

società e dalla famiglia nelle quali vivono

e hanno gioie e sofferenze per

le loro situazioni.

Avete mai visto e letto una lettera

così?: “Ciao a tutti. Papà sono stufo

di essere preso in giro da te e dal

tuo inseparabile amico alcool. Quando

ti decidi a fare sul serio, mi chiami al

cellulare. Non voglio fare più il papà al

mio papà. Quindi, se vuoi fare da papà

a tuo figlio e dargli dei buoni insegnamenti,

smettila di bere, altrimenti prenderò

insegnamenti negativi. Ora do a

te la scelta: 'O me o l’alcool'. Non ti

devi preoccupare per me, sto bene e al

sicuro al 100%. Arrivederci a un’altra

Desidero corrispondere con i giovani, le famiglie,

i nonni, i sacerdoti, le suore, gli educatori ecc. ...

per curare la pagina insieme.

realtà. Mamma, stavolta ho fatto una

cosa di testa mia, stai tranquillissima

e serena. Vi voglio bene. Anche a te,

papà, è proprio per questo che me ne

sono andato. Alberto”. Così è sparito

un ragazzo di 14 anni. Con un grido

dentro: “Non tornerò più a casa,

papà, finché tu non ritorni in te stesso

e non torni a casa da papà”. Ho

incontrato Alberto e siamo tornati

a casa con il papà in lacrime e una

mamma a pezzi.

Troppi bambini e giovani aspettano

papà che se n’è andato con

un’altra persona. Hanno intuito che

tra i genitori non c’era armonia, ma

poi una notte hanno preso anche

delle botte o hanno visto dare botte

o di più e poi la notizia: papà se ne

n’è andato o l’ho buttato fuori.

Questa mia canzone nasce quasi

totalmente da una lettera che un diciassettenne

ha mandato al suo papà

separato e che mi ha fatto leggere.

Sono rimasto profondamente scosso

e commosso. Per questo, ho scritto

questa canzone e molti mi dicono

“questa è la mia canzone” o “ogni sera

la metto nello stereo in macchina

altrimenti non tornerei a casa” o, ancora,

“questa è la situazione dei miei

figli”.

È una provocazione forte: torna a

casa papà, non hai diritto di stare là, di

stare altrove. Casa tua, casa nostra,

è questa dove mi avete concepito. È

forte questo legame di un figlio alla

stanza nuziale dove pensa che abiti

l’amore che unisce e che fa nascere.

E non può capire che quell’amore di

carne e di sangue possa essere separato

soltanto da una litigata, da un

capriccio, da un sentimento, da una

emozione, da una sbandata. I genitori,

per i figli, sono un assoluto: sono

tutto, sono come…Dio.

La nostra casa, papà: le cose semplici

che parlano di te e di noi. Ricordi

il profumo del dopobarba? Io lo

ricordo bene perché mi prendevi in

braccio e ti baciavo e tu mi coccolavi

pelle a pelle, immersi in quel profumo

che a te piaceva tanto. E poi

ci abbracciavamo in tre e tu baciavi

mamma e me. Queste cose le ho scritte

sulla carne: chi me le può cancellare?

Non puoi papà, torna a casa. C’è

ancora quella bici giù in garage per una

passeggiata in tandem.

Sei andato via di notte perché spe-

ravi che io non me ne accorgessi e

forse per farmi soffrire di meno. Ma

si è fatto giorno troppo presto e la

sera non ho più trovato le tue braccia

forti. E conto le sere: una, due

e poi… non so. Mi chiamavi sempre

“amore”, e non mi basta mamma. È

passato un po’ di tempo, sto crescendo

e senza di te mi sento perduto.

Ma tu non senti niente, non ti manco?

Quale amore è più grande: quello

che hai trovato ora o io che sono

la tua vita? Dai, l’altra è una piccola

parte della tua vita.

Ti posso confidare un problema:

non andrei mai a scuola e, quando ci

vado, non combino niente. Mi dicono

che sono un ragazzo disturbato.

Vedi, ho un sogno: trovarmi all’uscita

di scuola e incontrarti, sentire la

tua mano sulla spalla. Quanta sicurezza

mi daresti. Io sto male quando

i miei amici parlano dei loro papà e

mi dicono che sono andati a mangiare

una pizza, a sciare o solo che hanno

litigato di brutto (potessi almeno

litigare con te, ma non ci sei!).

Ora io sono grande. Potrei essere

per te come un fratello. Ti potresti

confidare su quello che stai vivendo,

sull’amore, sulle solitudini, sui problemi

economici. Io, papà, ti capirei. Penso

che spesso anche tu stia male e

mi dispiace.

Ho deciso però che un giorno ti

vengo a cercare e te lo dico in faccia:

sei un vigliacco. Perché avete e hai

preso decisioni anche per me e …

contro di me? Voglio un confronto

da uomini. Perché non telefoni mai?

Perché mi dici solo che dai i soldi a

mamma per me. Io lo so che il problema

è tra voi due, ma ho una speranza

e prego Dio tutte le sere: sì, potreste

ricominciare, vi vedo ancora bene

insieme. Butta lontano l’orgoglio e diamoci

la mano da padre a figlio, da uomini

veri. La tua famiglia siamo noi,

non lo dimenticare mai. A casa nostra

è sempre sera: ci manchi tu, papà, la

luce vera. Torna a ridarmi, a ridarci,

vita. Anche i sogni si realizzano. Io ci

credo e ti aspetto.

Torna a casa, papà

Testo e musica

di Giosy Cento

Torna a casa, papà, non hai diritto di stare là.

È questa casa tua, è questa casa nostra

dove m’avete concepito.

Torna a casa, papà, qui tutto parla di te e di noi:

il profumo del dopobarba, i baci a mamma

e la bici giù in garage.

Sei andato via di notte dopo avermi preso a botte.

Non lasciarmi per favore, m’hai chiamato sempre amore.

Ora io sono cresciuto, senza te sono perduto.

Lascia stare il nuovo amore che ti porti dentro il cuore.

La tua famiglia siamo noi, non lo dimenticare mai.

A casa nostra è sempre sera ci manchi tu, la luce vera.

Torna a casa papà, io non riesco più ad andare a scuola,

la mamma crede che sono un bambino.

Vorrei sentire adesso la mano tua sulla mia spalla.

Io sto male se i miei amici parlano ovunque che hanno un padre

per litigare o da ignorare, ma che è presente nel loro cuore.

Ma non ci pensi che hai un figlio che ora può essere tuo fratello

che può capirti, ti puoi confidare,

penso che spesso anche tu stai male.

La tua famiglia siamo noi…

Torna a casa papà io ti verrò a cercare per dirti con amore

o con la rabbia di un figlio: sei soltanto un gran vigliacco.

Perché non ti confronti mai e non telefoni,

perché ce l’hai con mamma, ora lo so, ma forse può ricominciare.

Con me non devi vergognarti ho tante cose ormai da dirti.

Getta il tuo orgoglio più lontano papà, dai, stringimi la mano,

dai, stringimi la mano. (3 volte)

Don Giosy Cento

P.zza Regina Margherita,12 - 01010 Ischia di Castro (VT)

giosycento@libero.it

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

30 31

Anno 127 - N. 6 - 2011 [270] Anno 127 - N. 6 - 2011 [271]


Mons. Ciro Cozzolino dona il calice

della sua prima Messa alla Madonna

Tenendo fede ad una promessa e ad un desiderio maturato da tempo, il 2

febbraio scorso, Mons. Ciro Cozzolino ha donato alla Madonna di Pompei

il calice della sua prima Messa, affidandolo nelle mani dell'Arcivescovo

Mons. Carlo Liberati. Un doveroso e sentito ringraziamento, come ha precisato

lo stesso don Ciro: ”per testimoniare la gratitudine alla Beata Vergine di Pompei,

per i tanti doni ricevuti in tutta la mia vita trascorsa all’ombra del suo Santuario”. Il

calice, che all’epoca fu donato al sacerdote dai coniugi americani Pasquale e Carolina

De Angelis, celava in realtà, ben altro segreto, di cui il giovane sacerdote

venne a conoscenza soltanto alla fine del suo cammino seminariale: i coniugi

non solo gli avevano donato il suo primo calice, ma, con la loro beneficenza lo

avevano mantenuto agli studi in tutti quegli anni. Dopo qualche tempo don

Ciro volle ringraziare personalmente la coppia benefattrice, recandosi in visita

negli Stati Uniti. Accolto nell’agosto del 1946 presso l’Istituto Bartolo Longo, ne

uscì nel 1953, per entrare nel Seminario di Pompei. Successivamente passò in

quello di Salerno, per completare gli studi di liceo e di teologia. Nel 1965 venne

ordinato sacerdote da S.E. Mons. Aurelio Signora e nell’anno successivo, il suo

Arcivescovo gli diede l’incarico di vice parroco, ruolo che ricoprì fino al 1970. Il

21 settembre dello stesso anno diventò vice-rettore del seminario fino al 1975,

anno della sua nomina a rettore. Lasciò questo incarico nel dicembre del 1982,

per divenire parroco dell’arcipretura del SS. Salvatore di Pompei. Il 18 maggio

del 1998, gli venne conferito, per concessione speciale della Santa Sede, il titolo

onorifico di Cappellano di Sua Santità, a coronamento di una vita interamente

dedicata a Dio e alla Madonna di Pompei.

Invochiamo su di lui la materna benedizione di Maria nel suo impegno a servizio

del Santuario. Il Beato Bartolo Longo che egli ama più di un padre, gli

ottenga la splendida gioia di un lungo ed entusiasmante servizio sacerdotale.

Salvatore Casciello

Una raccolta poetica

per Papa Wojtyla

“N egli occhi di un giorno”

(Loffredo Editore)

è il titolo dell’ultima opera in

versi di Ciro Ridolfini, attore

e poeta napoletano, da sempre

cantore degli ultimi.

Il testo, suddiviso in tre canti, è

un atto d’amore per Giovanni

Paolo II, il Papa che fu drammaturgo

e poeta e che il 4

aprile del 1999, Pasqua di Risurrezione,

si rivolse così agli

artisti: “A ciascuno vorrei ricordare

che l’alleanza stretta da

sempre tra Vangelo e arte, al

di là delle esigenze funzionali,

implica l’invito a penetrare con

intuizione creativa nel mistero del

Dio incarnato e, al contempo,

nel mistero dell’uomo”.

Karol Wojtyla abbatté ogni divisione

che lo separava dagli uomini

e le donne del suo tempo.

Parlò alla vita di ognuno con

la stessa intimità e familiarità

che ha un padre con i suoi figli.

Ridolfini, nel suo fiume in

piena di versi brevi, ci racconta

del suo personale e continuo dialogo

con le parole, i gesti, gli

sguardi, i silenzi di Giovanni

Paolo II.

Rispetto allo smarrimento del

mondo, fatto di divisione, odio,

prevaricazione, il grande Papa

gli ha insegnato ad avere fede, a

sperare.

Scrive Ridolfini nel canto III:

“Noi abbiamo bisogno / di tenerezza

/ parlaci ancora / noi benedici

/ nell’orientarci / con una

carezza / alla Divina Misericordia”.

Giuseppe Pecorelli

Per informazioni:

SEGRETERIA GENERALE

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 POMPEI (NA)

Tel. (+39) 081 8577321

www.santuario.it

Via Lucis per la Famiglia di Sabino Palumbieri – Questo piccolo, ma prezioso

sussidio ha come obiettivo la promozione, nei coniugi cristiani, di un itinerario di

spiritualità pasquale, facendo loro assaporare la bellezza dell’esperienza sponsale e

familiare. Il volume propone un formulario della Via Lucis frutto della collaborazione

di coppie più o meno giovani del Movimento Testimoni del Risorto, di cui tra

l’altro è fondatore proprio l’autore, professore di Antropologia e Filosofia all’Università

Pontificia Salesiana di Roma.

Sabino Palumbieri, Via Lucis per la Famiglia,

Edizioni Santuario di Pompei,

pp.80, € 3,00

In cammino con Maria e Bartolo Longo. Vademecum del Pellegrino a Pompei

– Nuova versione del sussidio la cui prima edizione fu voluta da Bartolo Longo

nel lontano 1895. Il pellegrinaggio al Santuario di Pompei è presentato e accompagnato

in tutte le sue fasi: dalla partenza dal proprio luogo di origine, all’arrivo

nella città mariana; dall’accoglienza dei pellegrini nell’area interna del Santuario,

alle varie celebrazioni qui proposte; dalla preghiera di ritorno alle proprie abitazioni,

alla continuazione della personale esperienza spirituale propria del Santuario

pompeiano. Nelle varie sezioni, oltre a validi consigli per arricchire il proprio pellegrinaggio,

sono presenti anche una pratica guida alla visita della città, gli orari

delle celebrazioni, i testi delle preghiere e varie informazioni utili ai pellegrini.

In cammino con Maria e Bartolo Longo, Edizioni Santuario di Pompei,

pp.408, € 5,00

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

32 33

Anno 127 - N. 6 - 2011 [272] Anno 127 - N. 6 - 2011 [273]


Di Beatrice Immediata,

dopo il suo pezzo forte, la

sua opera prima [“Dicci

chi sei. Riflessioni sulla figura

del Cristo e dintorni”; Edizioni

Paoline; 2001]; e più recentemente

dopo la pubblicazione della vita

e l’opera di S. Giuseppe Moscati

[“Giuseppe Moscati. Un uomo,

un medico, un santo”; Edizioni

Paoline; 2009, di cui quest’anno

si è esaurita la terza ristampa]

aspettavamo di leggere la vita

della coppia di sposi Marianna e

Bartolo Longo, artefici della diffusione

del Rosario che si irradia

da Pompei, e fondatori, essi stessi,

del celeberrimo Santuario mariano

e dell’annessa opera caritativa.

Puntuale, il libro [“Marianna e

Bartolo Longo. Pompei e le opere

pompeiane”; Paoline, 2011] fresco

di stampa, è arrivato in libreria,

nella collana “Uomini e donne”.

Di santi, anche grandi, ne sono

nati in ogni secolo della Cristianità.

Ma “il ruolo dei laici nella

Chiesa” come definizione apostolica

è un frutto maturato col

Concilio Vaticano II.

In quest’opera agiografica l’Autrice

si è proposta di rivisitare la

santità di un laicato maturo “ante

litteram” come si dice; mostrando

come, anche tra difficoltà e

contrasti, la vocazione alla santità

si faccia strada nella coscienza

attraverso quei miracoli (cose

meravigliose) che solo chi è in

atteggiamento di profonda fede

sa riconoscere nell’esperienza

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

34 35

Anno 127 - N. 6 - 2011 [274]

personale, storica ed esistenziale.

Sono le persone che della loro vita

fanno un dono: alla volontà di Dio

e ai bisogni dei fratelli. Quindi:

fedeltà alla vocazione personale,

spirito di preghiera e carità. Verso

la Chiesa e verso l’umanità che

soffre.

Una lezione di ascesi e nello

stesso tempo una testimonianza di

amore.

Il libro presenta delle storie

personali che, nel contesto di una

provincia e di un’epoca, si incontrano,

si incrociano, si legano, e

si intrecciano, impegnandosi sul

senso da dare alla vita spirituale.

Così facendo si aprono alla carità

e al bene del prossimo.

Chi le racconta, per sua formazione,

è particolarmente attenta alla

BEATRICE IMMEDIATA

“Marianna e Bartolo Longo.

Pompei e le opere pompeiane”

Edizioni Paoline [2011]

Pagg. 206 (Prezzo: € 15,50)

presenza femminile conoscendone

la condizione. Presenza che tante

altre volte si è voluta lasciare

nell’ombra, specialmente quando

le donne si trovano ad agire al

fianco degli uomini o entrano in

una vicenda narrata poi da uomini.

Questa volta, grazie a Dio, è una

donna a presentarci fatti e personaggi,

con una sensibilità in grado

di coglierne le sfumature ideali e

sentimentali, compresi i tormenti

dello spirito. Così, anche in

situazioni delicate o problematiche,

causa proprio i temperamenti

umani e la loro componente psicologica,

lo splendore della “virtù

muliebre” (Strano ossimoro che la

storia della lingua in parallelo con

la storia degli uomini ci costringe

ad usare! Laddove la “virtus” sul

piano nominale mostrerebbe di

essere propriamente appannaggio

del “vir”: l’uomo, il marito) si

riflette e illumina anche lo sposo

che l’accompagna. Un po’ è anche

questa la tesi del libro.

Il 28 aprile alla presenza dell’Autrice

l’opera è stata presentata

a Battipaglia, a cura della

F.I.D.A.P.A. (Organizzazione

culturale femminile).

Nei programmi della Casa Editrice,

le Librerie S. Paolo, seguiranno

altre presentazioni a Salerno,

Napoli e Milano.

Mentre a Pompei ci sarà una manifestazione

pubblica organizzata

dal Santuario della Beata Vergine

del Rosario.

Luigi Casale

è

Pregare importante

di Tonino Lasconi*

Nonni moderni evviva evviva

Carissimo don Tonino, sono una nonna che legge volentieri la tua corrispondenza

con i ragazzi. Non mi ha soddisfatto la risposta che desti in Quaresima

al mio nipotino che ti chiedeva se doveva fare i fioretti come gli

suggerivo io, o no, come invece gli diceva la sua catechista. Ci rimasi male,

perché mi sentii squalificata, e oggi sono mortificata perché intuisco che

il mio nipotino mi ritiene di idee antiquate e quindi da mettere da parte.

Comunque, da nonna vecchia e brontolona resto della mia opinione e cioè:

che sì, ci laviamo tutti i giorni (ci mancherebbe…), però in circostanze particolari

(un compleanno, la festa di un amico…) ci curiamo di più. Perché,

allora, non dovrò darmi da fare nel preparare un regalo per ricambiare il

Dono grande del Signore? Scusami e tanti saluti di vero cuore.

Nonna Maria

Carissima nonna Maria, una volta o due

all’anno, la redazione, attentissima a non

far rubare spazio ai ragazzi, mi concede

la possibilità di rispondere agli adulti

- non pochi! - che vorrebbero inserirsi

nel dialogo tra me e i lettori. Ne approfitto

per rispondere a te «vecchia e

brontolona», ma anche furbacchiona. La

nonna del bambino che mi scrisse non si

chiamava Maria…Non però per tornare

sui fioretti. Questa storia ha provocato

Buon Compleanno

Italia

Wilma Peruzzi

tante reazioni di adulti sdegnati per…

non aver letto bene la mia risposta, che

voleva dire esattamente ciò che dici tu:

attenzione a non lavarci soltanto in situazioni

particolari, come un uso poco

accorto dei fioretti potrebbe inoculare.

Allora perché ti rispondo? Tu mi dai

l’occasione per un omaggio ai nonni e

alle nonne, così importanti, oggi, per i nipotini.

È bellissimo vedere nonne e nonni

(fino a non molti anni fa sarebbe stato

* Sacerdote, educatore e scrittore

impensabile!) che spingono carrozzelle,

che giocano con i nipotini, che li accompagnano

a scuola o al catechismo. Praticamente

i bambini crescono con loro.

È una fatica fisica notevole che nonni e

nonne accettano volentieri, ma che non

deve far dimenticare quella psicologica e

morale. I sessantenni e i settantenni – e

anche più in su! – hanno a che fare con

bambini diversissimi da quando lo erano

loro, da preparare comunque non

al passato, ma al presente e al futuro.

Questo impone ai nonni di imparare un

sacco di cose nuove a livello di tecnologia,

di linguaggio, di mentalità…Questa

fatica le nonne e i nonni la fanno. E molto

bene! Perciò mi pare giusto che anche

da questa rubrica almeno una volta

si possa dire: W I NONNI!

Buon compleanno Italia

L’associazione onlus “Mondo Nuovo” di Civitavecchia (Roma) ha lanciato il progetto

“Buon compleanno Italia”, che, guidato dalla dottoressa Wilma Peruzzi,

intende celebrare il centocinquantesimo dell’Unità del nostro Paese. L’idea, molto

semplice, è stata quella di pubblicare un volume dedicato alle singole regioni

italiane, fornendone un identikit culturale, costituito da citazioni, uomini illustri,

proverbi, tradizioni, feste e prodotti tipici. Il testo è accompagnato da un dvd,

in cui si presenta ogni regione nella propria specificità naturalistica e artistica.

L’obiettivo da realizzare è raggiungere i nostri connazionali, anche di seconda o

terza generazione, in ogni parte del mondo, perché possano sentirsi ancora legati

alla loro terra d’origine.

Per chi volesse saperne di più è possibile visitare il sito:

www.italiabuoncompleanno.it, da cui si può prenotare il testo e il dvd. Per l’importante

anniversario del 17 marzo, fu Papa Benedetto XVI a rilevare “l’apporto

di pensiero e talora di azione dei cattolici alla formazione dello Stato unitario”.

Anno 127 - N. 6 - 2011 [275]


In cammino con la Madonna Pellegrina

■ a cura di Andrea Fontanella

Il significato della Missione Mariana negli Stati Uniti

Nella primavera del 2010, l'Arcivescovo-Prelato

di Pompei,

Mons. Carlo Liberati, mi ha

chiesto di fare da coordinatore nell’organizzazione

del viaggio che avrebbe

portato l’Immagine della Madonna di

Pompei fino alla costa orientale degli

Stati Uniti.

Con l’aiuto di Dio, questo programma

diventerà realtà nel giugno 2011,

con l’arrivo dell’icona in America. Sarà

accompagnata da una delegazione,

guidata dall’Arcivescovo, di diversi

sacerdoti diocesani della Basilica Pontificia

della Madonna di Pompei in Italia.

Nel corso di questi ultimi mesi,

abbiamo preparato la Missione e gli

orari degli arrivi e delle partenze da

una diocesi all’altra: nella vasta area

di New York, a Philadelphia, nel Connecticut

e nella Basilica del Santuario

Nazionale dell’Immacolata Concezione

di Washington, DC.

Molte volte mi è stato chiesto qual

è il significato della visita dell’Immagine

della Madonna di Pompei negli

Stati Uniti. Io rispondo sempre che

essa ha un duplice significato.

In primo luogo, quella di Pompei

è una storia di conversione. Siamo

tutti bisognosi di conversione,

Da destra, don Andrea Fontanella,

delegato per la Missione Mariana del Rosario,

don Matthew R. Mauriello, Mons. Joseph Ambrosio,

don Giuseppe Ruggiero e Domenico Romano.

36 Anno 127 - N. 6 - 2011 [276]

Il Rosario e la Nuova Pompei

non solo durante il tempo forte della

Quaresima, ma ogni giorno siamo chiamati

a “evitare il male e fare il bene”

(cf. 1 Pt 3,11).

La vita del Beato Bartolo Longo

(1841-1926) è la dimostrazione

della misericordia del Signore che si

china su un peccatore perduto. Gesù

ci dice: “Non sono i sani che hanno

bisogno del medico, ma i malati. Andate

dunque e imparate che cosa significhi,

Misericordia io voglio e non

sacrificio. Infatti non sono venuto

a chiamare i giusti, ma i peccatori”

(Mt 9,12-13). Sebbene fosse cresciuto

in una famiglia profondamente cattolica,

abbandonò la sua fede e fu finanche

ordinato sacerdote di Satana.

Ma la misericordia del Signore e

il tenero amore della Santa Madre del

Cielo toccarono il suo cuore. Non solo

si convertì, ma lavorò con zelo per promuovere

la devozione al Rosario.

Quando si tormentava che avrebbe

perso la sua anima, Maria parlò al

suo cuore, facendogli sentire questa

ispirazione: “Se diffonderai il mio

Rosario, sarai salvo!”.

Quando la sua vita terrena si avvicinava

alla fine, disse: "Il mio unico

desiderio è quello di vedere Maria,

che mi ha salvato e mi salverà

dalle grinfie di Satana".

Bartolo Longo fu beatificato da Papa

Giovanni Paolo II, ora beato, il 26

ottobre 1980. Il Papa lo definì “l’Apostolo

del Rosario” e scrisse che la sua

beatificazione è un trionfo della misericordia

di Dio e della potenza del Rosario

nell’istruire i cuori di tutti nella

verità del messaggio del Vangelo.

Il secondo significato della Missione

Mariana negli Stati Uniti è quello

di aiutarci a ri-orientare il nostro

sguardo verso Maria, la nostra celeste

Madre, e verso il Figlio, nostro Signore

e Salvatore Gesù Cristo. Maria disse

queste parole a sua cugina Elisabetta nel

Magnificat, “L’anima mia magnifica il

Signore... perché ha guardato l’umiltà

della sua serva. D’ora in poi tutte le

generazio-ni mi chiameranno beata...

ha rove-sciato i potenti dai troni, ha

innalza-to gli umili” (Lc 1,46.48-52).

La storia dell’arrivo dell’immagine di

Maria a Pompei è davvero la dimostrazione

di tutto ciò.

Dopo la sua conversione, il beato

Bartolo Longo cominciò a restaurare

la chiesa fatiscente nel mese di ottobre

1873, e sponsorizzò una festa

annuale in onore della Madonna del

Rosario. Nel 1875, ottenne un dipinto

logoro della Madonna del Rosario

da un convento di Napoli e raccolse

fondi per far restaurare l’immagine ed

esporla in chiesa.

L’unico modo per trasportare l'immagine

fino a Pompei fu caricarla su

un carro carico di letame: un modo

molto umile di arrivare per la Regina

del Cielo. Presto cominciarono i

miracoli di guarigione e tanta gente

accorreva presso la chiesa a Pompei.

Il Vescovo di Nola incoraggiò Bartolo

Longo a costruire una chiesa più

grande che fu consacrata nel 1891.

Essa fu ampliata nel 1939, ed è conosciuta

oggi come la Basilica Pontificia

della Beata Vergine del Santissimo

Rosario di Pompei.

L’icona ha un’importanza speciale

proprio per gli Stati Uniti, terra di immigrati.

Coloro che avevano lasciato

la loro Patria per iniziare una nuova

vita in America, portarono con loro

l’amore e la devozione verso di Lei.

È possibile sostenere la Missione in America inviando offerte sul Conto BancoPosta intestato a:

Pontificio Santuario della Beata Maria Vergine del Rosario - IBAN: IT50 A076 0103 4000 0006 1288 270

Per inviare offerte dall'estero: IT50 A076 0103 4000 0006 1288 270

Codice BIC/SWIFT: BPPIITRRXXX NAZ IT CHECK 50 CIN A ABI 07601 AB 03400

L

’Icona della Madonna del Santo

Rosario di Pompei tornerà in Australia

visitando le città di Adelaide, di

Melbourne e di Sydney.

Nel prossimo mese di Novembre,

la Delegazione della Missione

Mariana del Rosario, guidata da don

Andrea Fontanella e composta da

don Giuseppe Ruggiero responsabile

dell’edizione inglese della rivista

RNP, da Domenico Romano, Segretario

della Missione, e da altri sacerdoti,

partirà prima per Adelaide, poi

per Melbourne ed infine per Sydney,

dove in Cattedrale si concluderà il

tour della Madonna di Pompei.

Ad accogliere la Delegazione ci

saranno Domenico Moio e Felice Montrone,

promotori della precedente

Missione a Sydney, assieme al Comitato

di Adelaide e di Melbourne e a

tutti i nostri connazionali che hanno

desiderato fortemente che l’Icona pellegrina

della Madonna del Rosario di

Pompei ritornasse in Australia.

Già dopo il ritorno del Delegato

e del Segretario dell’Ufficio della

Missione, sono cominciati i preparativi.

La notizia, già annunciata in tutta

l’Australia attraverso Rete Italia e dal

quotidiano “La Fiamma”, ha risvegliato

i cuori e l’entusiasmo di tanti che

in tempi remoti hanno lasciato l’Italia

alla ricerca di un lavoro e di fortuna.

Si prospetta un grande evento di

fede, nel quale si desidera diffondere

ed irradiare la spiritualità del S. Rosario.

La venerata Icona sosterà prima

Nel 1892, ancora vivente Bartolo

Longo, nella vasta area di New York,

fu costruita la prima delle molte chiese

dedicate alla Madonna di Pompei in

America. Ella è la Madre degli im-

migrati e di tutti noi e con amore ci

guida nel nostro pellegrinaggio terreno

e ci conduce al Figlio, che è la

Via, la Verità e la Vita.

P. Matthew R. Mauriello

E a novembre la Missione

partirà per l’Australia

ad Adelaide, nella Parrocchia di S.

Francesco d’Assisi, poi a Melbourne,

nella Parrocchia di S. Antonio, in seguito

a Sydney, nella Cattedrale di

St. Mary.

Le comunità accoglienti prepareranno

la Missione Mariana attraverso

una serie d’incontri di meditazione

e preghiera. A tutti i partecipanti ad

ogni S. Messa di chiusura missione

sarà data la possibilità di baciare la

venerata Icona della Madonna del

Rosario, proprio come avviene il 13

novembre di ogni anno a Pompei.

Sidney. La Cattedrale di St. Mary.

Nei giorni di permanenza, l’equipe

dei missionari, visiterà le comunità

italiane presenti ad Adelaide, Melbourne

e Sydney.

L’Ufficio della Missione Mariana

e il Santuario ringraziano di cuore quanti

hanno voluto fortemente e permesso

questo Tour in Terra Australiana:

il comitato centrale e i vari comitati di

accoglienza, i Club, gli organi di stampa

locale che ne hanno parlato e ne

parleranno.

Ufficio Missione

Mariana del Rosario

Il Rosario e la Nuova Pompei

Anno 127 - N. 6 - 2011 [277]

37


Tra i tanti pellegrini del Rosario

a cura di Marida D'Amora

1. Al termine della pratica dei Venti

Sabati del Santo Rosario, i fedeli della

parrocchia “Sacro Cuore di Gesù”

di Mola di Bari sono venuti in visita nella

città mariana il 3 maggio scorso. Guidati

dal parroco, don Franco Fanizza, i

fedeli molesi tornano in pellegrinaggio

a Pompei ogni anno per ringraziare la

Madonna e affidarsi a Lei.

2. Il 6 maggio, hanno pregato nel nostro

Santuario tredici pellegrini degli

Stati di Bahia e del Sergipe in Brasile.

Guidati da don Roberto Silva e da

padre Jose Carlos Lima, Provinciale

della comunità religiosa dei Vocazionisti,

provenivano da quattro parrocchie:

Nostra Signora da Conceição e S.

Caetano di Salvador de Bahia, Nostra

Signora Apparecida di Victoria da Conquista

e Nostra Signora da Boa Hora

di Campo do Brito. Il 7 maggio, hanno

partecipato alla cerimonia di beatificazione

di don Giustino Russolillo a Pianura

di Napoli.

3. Anche quest’anno, la Parrocchia dell’Immacolata,

nel quartiere Tiburtino a

Roma, è venuta pellegrina a Pompei

per venerare la Beata Vergine del Ro-

1

2

3

sario. A guidare il gruppo numeroso,

accolto nella città mariana giovedì 12

maggio, Domenico Cassano e Rita

Spirito.

4. “Camminiamo con gioia incontro

al Signore”. Questo il tema scelto

per il pellegrinaggio a piedi da Napoli

a Pompei che si è tenuto sabato 29

maggio, promosso dall’Azione Cattolica

di Napoli. L’appuntamento è

stato fissato alle 12.30, presso la Basilica

del Carmine Maggiore a Napoli.

Dopo una breve liturgia iniziale, i

fedeli si sono messi in cammino verso

la città mariana, toccando i centri

della zona vesuviana. In 40 mila hanno

affrontato i 30 km che li separavano

dal Santuario della Madonna di

Pompei, alla quale ogni anno, a chiusura

del mese mariano, esprimono la

propria fede e la propria gratitudine.

Tra i fedeli che hanno marciato verso

Pompei, c’erano anche i familiari

di chi sta lottando per non perdere

il proprio lavoro, come gli operai

della Fincantieri. Proprio a loro si è

rivolto il Cardinale Crescenzio Sepe

(nella foto) che li ha accolti al loro

arrivo in Area Meeting: "Con Maria

costruiamo la speranza per le nostre

città, invocate Maria affinché vi accompagni

e vi incoraggi nel cammino

quotidiano, per contribuire a costruire

città più giuste e solidali". "A Maronna

c’accumpagna" li ha, poi, incoraggiati

Sepe. "La voglia di ripresa e rinascita

è tanta perché la Chiesa non si rassegnerà

mai a considerare Napoli, e le

città napoletane, una storia finita male".

"La speranza - ha aggiunto il cardinale

- ha oggi bisogno di invadere, di

contaminare a fondo ogni palmo della

nostra città. E alla sua luce dovrà alimentarsi

la fiaccola di un percorso verso

un autentico riscatto morale, culturale

e civile, di cui la città ha un disperato

bisogno".

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

38 39

Anno 127 - N. 6 - 2011 [278] Anno 127 - N. 6 - 2011 [279]

4


La Mensa per i poveri,

dove opera la Provvidenza

Ogni sabato, a Pompei, nel vecchio ospizio di

via Sacra, il Sovrano Ordine Militare dei Cavalieri

di Malta e il Santuario della Beata Vergine

danno da mangiare ad oltre 150 fratelli, che

vivono situazioni di disagio economico.

Il 23 aprile, nel giorno di Sabato Santo, la Mensa dei Poveri ha organizzato

il tradizionale pranzo pasquale. Nell'occasione, l'Arcivescovo, Mons. Carlo

Liberati, ha voluto condividere la mensa con i più bisognosi.

Alla luce dello spirito di carità

cristiana che ne ha costantemente

orientato il percorso e

ispirato la storia, il Sovrano Ordine Militare

dei Cavalieri di Malta e il Santuario

della Beata Vergine di Pompei

hanno organizzato unitamente, da oltre

un anno, una Mensa per i Poveri.

Tale iniziativa, voluta e coordinata

dalla Dr. Steardo, Dama dell’Ordine

Melitense, e dal Santuario Mariano, si

tiene ogni sabato nelle strutture del

vecchio ospizio di via Sacra a Pompei.

Proprio dove, alla fine dell’Ottocento,

il Beato Bartolo Longo diede

accoglienza ai reietti del tempo, rappresentati

dai figli dei carcerati.

In una continuità ideale essa accoglie

indigenti di ogni età, ma soprattutto

giovani ed extracomunitari,

espressioni di vecchie e nuove

povertà provenienti da ogni parte

della provincia napoletana. Il loro numero

(oltre 150) è in costante aumento:

s’è più che quintuplicato negli

ultimi mesi, ma così come il loro

numero si accresce, parimenti aumenta

il numero dei volontari che, con i

loro sforzi, rendono possibile l’attività

della mensa. Quando si dice la Divina

Provvidenza!

Quest’esperienza è stata molto favorevolmente

accolta, non solo da

chi trova quel tanto di amorevole attenzione,

ma anche dagli altri che

contribuiscono, come possono, con

opere o cose. E questo è molto confortante

perché conferma il convincimento

che iniziative del genere servono

a rompere l’indifferenza verso

l’altro bisognevole, che è l’essenza

del male che caratterizza il nostro tempo,

e fanno capire che solo ripartendo

dai poveri possiamo muoverci nella

direzione di Cristo.

Maria del Rosario Steardo

Fiori d’arancio per

Angela e Raffaele

La ragazza, cresciuta nel Centro Educativo

“Beata Vergine del Rosario”, ha fatto parte per

anni del Gruppo Appartamento. Laureatasi in

Medicina, ora è felice sposa di Raffaele.

Il 29 di aprile le ragazze del

“Gruppo Appartamento” hanno

partecipato con sentita e condivisa

commozione al matrimonio

di Angela Ruggieri. In passato

abbiamo parlato di lei in occasione

della Laurea in Medicina e Chirurgia,

conseguita con il massimo dei

voti. Angela è stata accolta nelle

opere del Santuario insieme alle sue

due sorelle quando ancora era una

bimba di tenera età.

Diventata una giovane adolescente

inizia a maturare in lei il desiderio

di voler aiutare il prossimo. Questo,

qualche anno più tardi, la spinse

ad intraprendere il lungo e faticoso

cammino della medicina. Realizza

il suo primo sogno con il conseguimento

del titolo di Dott.ssa in Medicina

e Chirurgia, ma nel cassetto

da tempo custodiva un sogno altrettanto

importante: sposare Raffaele,

innanzi all’altare della Madonna del

Rosario di Pompei e godere della

sua benedizione.

Già dalle prime ore del mattino

presso il Centro Educativo “Beata

Vergine del Rosario” si respirava

un’aria movimentata, in vista

dell’intensa giornata di festa. Erano

presenti tutti coloro che l’hanno

accompagnata in questo percorso

di vita, in modo particolare le suore

domenicane di Pompei. Ad aiutare

Angela negli ultimi momenti prima

del matrimonio sono arrivate in

sostegno anche le altre compa-

gne del “Gruppo Appartamento”.

Insieme alle suore si sono occupate

di rendere più bello ed accogliente

il Centro Educativo che ha fatto da

degna cornice all’evento. Angela,

accompagnata dalla responsabile

del Centro, Suor Maria Neve Cuomo,

che in questi anni ha seguito

l’educazione e la formazione della

“Dottoressa” Ruggieri, assieme

ai benefattori e alla sua famiglia,

ha attraversato il Piazzale Beato

Giovanni XXIII in direzione della

Basilica con un lungo corteo nuziale

composto da tantissime persone.

Arrivata in piazza Bartolo Longo in

perfetto orario, Angela si è incamminata

lungo la navata centrale

della Basilica arrivando ai piedi

dell’Altare della Mamma Celeste,

che in tutti questi anni l’ha guidata

e protetta nelle sue scelte di vita. Ad

attendere Angela lo sposo, Raffaele,

e Mons. Salvatore Acampora, Rettore

del Santuario, che ha benedetto

le nozze. L’Arcivescovo Prelato

Mons. Carlo Liberati non potendo

presenziare alla funzione religiosa

a causa di impegni già presi da

tempo, ha fatto inviare ai novelli

sposi la benedizione Apostolica del

Santo Padre Benedetto XVI, letta

dal Rettore.

Al termine della funzione, i novelli

sposi si sono recati nei giardini

dell’istituto dove hanno fatto qualche

foto e salutato le suore. La festa

è poi continuata al ristorante, dove

hanno festeggiato l’evento insieme

a parenti ed amici. In serata si sono

unite ai festeggiamenti anche le

suore ed il Rettore del Santuario.

La giornata si è conclusa con il

taglio della torta nuziale e il brindisi

per gli sposi.

Auguri ad Angela ed al suo sposo

Raffaele!

Maria Menna

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [280] Anno 127 - N. 6 - 2011 [281]


LA PAROLA AI LETTORI

Invitiamo i nostri lettori a condividere con noi esperienze, riflessioni,

idee sul proprio cammino spirituale, in qualche modo legate alla

venerazione della Vergine del Rosario di Pompei e del suo fedele Apostolo

il Beato Bartolo Longo. Potete contattarci, ai recapiti del Santuario.

■ a cura di Katia Di Ruocco

Mia madre Felicia, donna di fede profonda

Carissimo Mons. Liberati,

in questo mese di maggio, dedicato

alla Madonna, ho sentito il desiderio

di parlarle della mia mamma che

non c’è più.

La mia mamma, Felicia, ha avuto

una vita molto difficile: rimasta

orfana a 4 anni, è cresciuta con la

nonna; si è sposata, ma anche la vita

matrimoniale è stata tribolata perché

mio padre aveva problemi di alcool.

Anche negli ultimi tempi della sua

vita ha sofferto; è stata in ospedale

per otto anni, paralizzata a letto e poi

su una sedia a rotelle, con piaghe di

ogni genere, enormi. Mi domando,

a volte, perché persone così devote

devono soffrire più degli altri.

La mamma aveva 93 anni ed era una

donna di preghiera: prima di ammalarsi

recitava il Rosario tutti i giorni

per i defunti, per le persone ammalate

e bisognose; mi diceva sempre di

fare opere buone, di fare la carità, di

andare tutte le domeniche a Messa e

rispettare le persone anziane.

Caro Mons. Carlo Liberati, mi scusi

se ho parlato troppo della mamma,

ma mi sentivo di farlo, anzi potrei

scrivere una lunga storia per le esperienze

che ho fatto in questi otto anni

di ospedale. Una volta la mamma

aveva una piaga che da sotto il piede

arrivava alla gamba, era enorme:

un dottore mi disse che si doveva

tagliare la gamba fino al ginocchio.

Data l’età avanzata, non volevo

darle altre sofferenze, per cui dissi

al medico di non operare e di lasciar

fare alla volontà di Dio. La piaga si

risanò da sola, senza l’amputazione

della gamba.

Qualche tempo fa io stesso ho sperimentato

l’aiuto della Vergine di Pompei,

uscendo salva da un gravissimo

incidente d’auto: la mia macchina è

andata distrutta e io ne sono uscita

salva, senza un graffio. Questi sono

veramente miracoli!

Le prime parole che ho gridato in

quel tragico momento sono state: “O

Madonna del Rosario, aiutami”. Sono

convinta che, per quanti siano i momenti

difficili, persino disperati, c’è

sempre il sostegno del Signore Gesù

e della Sua Santissima Madre. Devo

dire che non sapevo molto della Beata

Vergine di Pompei finché non è

venuta in Canada, in Missione Mariana

nella chiesa di Santa Margherita

Maria Alacoque di Woodbridge.

Non sapevo che la sua immagine

fosse così bella, pensavo di vedere

una statua, e non sapevo assolutamente

niente nemmeno del Beato Bartolo

Longo, di cui sono venuta a conoscenza

leggendo le vostre Riviste che sono

bellissime.

Fedora De Grandis

Woodbridge (Ontario) - Canada

Sono una vostra affezionatissima e devota abbonata e sostenitrice

di 78 anni, Vi mando una foto della mia pronipote Agnese, ritratta in

foto con i suoi 6 bisnonni. Vi sarei immensamente grata di vederla

pubblicata sul Vostro mensile.

Angela Spennato

Un tenero e commosso ricordo

del proprio papà

All’Editore de Il Rosario e la Nuova Pompei,

invio in allegato copia della lettera che desidererei far

pubblicare sulla vostra Rivista, avvicinandosi la data

del compleanno del mio papà. Ci tengo a sottolineare

che mio padre è stato, sin dalla gioventù, un grande devoto

della Madonna di Pompei nonché del Beato Bartolo

Longo e dei Santi tutti e spero, in cuor mio, che questo

gli abbia concesso l’entrata nel Santo Paradiso. Certa

che comprenderete il mio stato d’animo attuale e ringraziando

per quanto potrete fare.

Ciao papà, ti chiedo oggi di ascoltare quanto non ho

saputo mai dirti. Forse, un giorno, un inconsapevole

tuo sorriso tornerà a dare misura accettabile anche al

tempo della mia vita che è stato stretto dalla tristezza e

da tanta profonda amarezza: in fondo anche tu dicevi

che non v’è nulla che sia solo felicità. Mi rasserena

nell’immediato presente che un abbraccio ti abbia

preso, avvolgendoti morbidamente, come se una soffice

manta di lana fosse stata posta sul tuo cuore stanco,

che oramai temeva il freddo […]. Nell’ultimo decennio

della tua esistenza, i tuoi pensieri non sono stati più

uguali ai miei, i tuoi confusi, privi di sensazioni, non

sono riusciti più a regalarti vere emozioni. Anche per

un solo istante, avrei voluto saperli penetrare, toccare

il tuo cuore […], avrei vissuto quell’attimo di pace

ricominciando a sperare che la realtà viene prima dei

sogni a riempire i giorni del nostro domani. Forse oggi

è troppo tardi per dirti le cose che sento, ma si affolla

nella mia memoria, invano, l’istante in cui il tuo corpo

inerme giaceva su un pavimento tinto del tuo rosso

coraggio […]. Non trascorrono istanti senza che io sfogli

le pagine dei miei ricordi alla ricerca affannosa dei

momenti più felici, frammenti di tempo, istanti per me

veramente importanti; di quei giorni gai e sereni che

abbiamo trascorso assieme a cercare piccoli sassi colorati

lungo la riva del mare oppure funghi e castagne per

boschi e montagne. […]. Sappi che tu non fuggirai mai

dai miei pensieri, dai ricordi del mio cuore…, fammi

solo capire che continuerai ad amarmi, a sostenermi e a

guidarmi come hai sempre fatto, così continuerò a dissetarmi

alla fonte dei tuoi respiri, anche se non sono più

vivi, e, nella dolce sensazione di quell’istante sì vano,

scioglierò e annegherò le mie paure, la mia tristezza.

Oggi voglio dirti grazie, papà. Per vivere ancora fra

noi. Grazie papà, per essere stato uno di quei raggi di

sole che ogni giorno scendeva dal cielo penetrando la

Georges De La Tour. "San Giuseppe carpentiere". 1640

mia anima, riuscendo a riscaldarmi col calore della tua

vita che sembrava apparentemente indifesa e disarmata,

ogni giorno uguale ad un altro, ma di sicuro non lo era!

L’onestà, la generosità, la dedizione, il sacrificio e

la sincerità ti hanno reso vulnerabile, non importa,

perché in questo modo sei rimasto onesto, lasciandoci

in eredità un bagaglio pieno dei tuoi valori: correttezza

ed altruismo, che sono doti ben più grandi di qualsiasi

tesoro. […]. Anche se ci hai lasciato, non sei assente;

sei invisibile, ma continui a tenere i tuoi occhi fissi nei

nostri per continuare ad amarci e, quel che conta, è che

tu sia stato nostro padre, il nostro papà. E vivrò questi

giorni che verranno con la consapevolezza che sarai lì

ad aspettarmi senza mai stancarti, magari sarai riuscito

a costruire una nuova tipografia accanto alla casa

di Dio e stamperai i miei libri fatti di sogni e poesie a

caratteri di piombo e con un inchiostro indelebile che

nulla, nemmeno il tempo, potrà mai cancellare […].

Noi tutti continueremo a volerti bene. Ti prego, veglia

su di noi, tua moglie, i tuoi figli, generi e nuore, ma

soprattutto sui tuoi cari nipotini.

Francesca Milite

Nocera Superiore (Salerno)

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [282] Anno 127 - N. 6 - 2011 [283]


Grati alla Madonna

e al Beato Bartolo Longo

a cura di Ciro Cozzolino

Assolvo oggi, con molto ritardo, a un debito di riconoscenza

e gratitudine che tutta la mia famiglia

ha con la Vergine di Pompei e il Beato Bartolo Longo.

Sono la quinta di otto figli, ho due sorelle gemelle che

si chiamano Maria e Rosaria e penso che mamma e

papà abbiano trasmesso un affetto veramente grande

alla Madonna di Pompei. Bartolo Longo è un volto amico

col quale sono cresciuta e insieme al quale si recitava

il Santo Rosario in famiglia. Mi piacevano le sue mani

rugose che stringevano il Rosario e la sua barba bianca;

a quei tempi era in voga questa immagine di lui,

ora invece lo si ritrae quasi sempre più giovane. Tante

volte papà, negli ultimi anni della sua vita, aveva detto

che doveva scrivervi per ringraziare la Madonna di

averlo salvato da una grossa sciagura economica. Io non

ricordo bene i dettagli di tutta la storia, ma sono sicura

di fare felice il mio papà scrivendovi questa lettera a

nome suo e ringraziando pubblicamente la Madonna e

il Beato Bartolo Longo per averlo aiutato, dopo che li

Chi riceve grazie per intercessione del Beato Bartolo Longo

è vivamente pregato di darne comunicazione al Vice Postulatore

della causa di canonizzazione

Mons. Raffaele Matrone

Piazza Bartolo Longo, 1 - 80045 Pompei (NA)

Tel. (+39) 081 8577275 - (+39) 081 863 8366

Fax (+39) 081 850 3357

aveva implorati con la “Novena per i casi disperati”

per 27 giorni. Il 28° giorno la persona con cui papà

aveva contratto un grosso debito di gioco, strappò

la cambiale e da quel giorno papà non giocò mai

più al totocalcio.

Io personalmente ho sperimentato tante volte la

potenza di questa Novena per problemi personali

e di famiglia che mi riservo di raccontare in un’altra

lettera. Ringrazio con tutto il cuore delle grandi

grazie ricevute! Papà è morto tra le mie braccia,

con l’immagine di Bartolo Longo, della Madonna

di Pompei e di Gesù Misericordioso sul cuore e la

Corona del Rosario in mano, con il conforto dei

Sacramenti e la presenza di un sacerdote, alle ore

15 esatte di domenica 9 dicembre 2007. Non dimenticherò

mai l’ultimo suo sguardo così pieno di

luce! Sono sicura che intorno a quel letto, insieme a

me, c’erano la Madonna e Bartolo Longo e che loro

lo hanno accompagnato in Paradiso e dal Paradiso

papà mi sorride. Con affetto.

Costanza Cavallaro

Maranello (Modena)

Sono di Sarno (Sa) e vivo a Roma. Nel 2009 sono

stata ricoverata per un intervento al colon e l’8

Maggio, giorno della Supplica, sono stata operata.

Con grande fede ringrazio la Vergine di Pompei che

mi ha tanto aiutata, ho fatto una buona offerta e ogni

volta che vengo al mio paese vado a Pompei. Desidero

far scrivere questa grazia sul vostro periodico.

Angela Ricupito

Roma

Nel luglio 2009, mio figlio ha superato un difficile

concorso, nonostante non avesse un diploma

adeguato alle mansioni che doveva svolgere, ma

grazie alle tante preghiere e alla recita costante del

Rosario e alla Novena, la Vergine Santissima ci ha

esaudito! Nel 2010, sperando di migliorare tenta un

altro concorso, ma nonostante avesse superato tutte

le prove, rimase fuori dalla graduatoria: fu grande la

mia delusione! Mi ripetevo, la Madonna ci ha aiutato

una volta, perché non può aiutarci ancora? Mio figlio

decide allora di rifare la domanda nella vecchia

azienda. Ma io ero sfiduciata. Visto il momento difficile

per il mondo del lavoro, come potevano riassumerlo?

Continuavo a pregare e speravo ripensando

alle tante volte che insieme alla mia mamma (grande

devota della Vergine) mi recavo al Santuario di

Pompei per ringraziare la Mamma Celeste delle tante

grazie che ci faceva e continuavo a pregare. Il 13 novembre

mi sono recata dalla Vergine di Pompei per il

rito del bacio e anche in quella occasione ho chiesto

il Suo aiuto che è giunto puntuale: ancora una volta

indegnamente ho ricevuto il suo sì. Oggi mio figlio

lavora con un contratto a termine in una nota azienda.

Grazie Mamma celeste.

Una mamma

Desidero ringraziare il Signore e la Madonna di

Pompei per una grazia ricevuta da mia figlia e

mia nipote, che sono state salvate da un incidente stradale

gravissimo (causato da una persona drogata). Ci

mettiamo sotto la protezione della Madonna di Pompei

e ci uniamo alle vostre preghiere. Grazie.

Antonietta, Maria e Anna Diolallevi

New Hyde Park (New York) – USA

Da tempo desideravo comunicarvi questa grazia ricevuta

dal Beato Bartolo Longo in coincidenza della

sua beatificazione, il 26 Ottobre 1980. Mio marito, Andrea

Cimini ed io siamo stati educati dalle suore Domenicane

dell’Istituto di Maiori e siamo stati sempre

devoti della Madonna di Pompei. Eravamo in procinto

di sposarci quando fummo colpiti dall'alluvione del

1954: ci salvammo miracolosamente grazie alla recita

del santo Rosario. Dopo varie vicissitudini, la perdita

di familiari, vittime del crollo degli argini del fiume, la

nostra vita cambiò radicalmente. Il 14 Febbraio 1955

ci sposammo a Pompei, affidandoci alla protezione

della Madonna. Siamo stati protetti sempre dalla sua

materna benedizione. A 50 anni, mio marito fu colpito

da un ictus che lo immobilizzò e compromise il nervo

ottico: i medici si mostravano scettici circa il recupero

della vista. Ricorreva la celebrazione della beatificazione

del Beato Bartolo Longo, io pregavo intensamente;

fui chiamata da mio marito presso il suo letto, perché

lui, che prima non vedeva, aveva notato un nome scritto

sul mio vestito e da quell'istante cominciò a migliorare.

Subì altre operazioni che gli consentirono di

giungere all’età di 80 anni, quando purtroppo il suo

cuore non ha più retto ed il suo trapasso è stato vissuto

con una viva fede e speranza cristiana, assistito sino

all’ultimo dall'immagine della Madonna di Pompei

posta proprio di fronte al suo letto, nel reparto in cui

era ricoverato. Con devozione.

Marianna Della Pietra Cimini

Maiori (Salerno)

Preghiera per la canonizzazione

del Beato Bartolo Longo

Dio, Padre di misericordia, noi ti lodiamo per aver donato

alla storia degli uomini il Beato Bartolo Longo, ardente apostolo

del Rosario e luminoso esempio di laico impegnato

nella testimonianza evangelica della fede e della carità.

Noi ti ringraziamo per il suo straordinario cammino spirituale,

le sue intuizioni profetiche, il suo instancabile prodigarsi

per gli ultimi e gli emarginati, la dedizione con cui servì

filialmente la tua Chiesa e costruì la nuova città dell’amore

a Pompei.

Noi ti preghiamo, fa’ che il Beato Bartolo Longo sia presto

annoverato tra i Santi della Chiesa universale, perché tutti

possano seguirlo come modello di vita e godere della sua

intercessione. Amen

Sono una devota della Madonna di Pompei e faccio

parte di questa grande famiglia da tanti anni. Oggi

scrivo per dire grazie alla Mamma Celeste e al beato

Bartolo Longo che ho pregato tanto di ottenermi la

grazia di farmi avere una nipotina. C’erano tante difficoltà,

ma non mi stancavo di pregare. Finalmente

questa gioia l’abbiamo avuta: è arrivato un tesoro di

bambina, una grande gioia in tutta la famiglia. Grazie

a Dio. VIVA MARIA!

M. C. J. C.

Australia

Ancora una volta la Madonna non mi ha abbandonato.

E siccome si trattava di una giusta causa

che stavo perdendo, mi sono rivolto anche al Beato

Bartolo Longo (quale Avvocato migliore potevo scegliere?)

e così ho vinto la causa. Riconoscente, ho inviato

un’offerta per le orfanelle. Distinti saluti.

Gaetano De Rupertis

Roma

S crivo questa lettera per ringraziare la Vergine di

Pompei e il Beato Bartolo Longo per avermi concesso

la grazia per cui ho tanto pregato: aver visto

nascere sano e felice il mio amato nipote. Mi sono

affidata a loro con fede e mi hanno aiutata.

Maria

Torino

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 127 - N. 6 - 2011 [284] Anno 127 - N. 6 - 2011 [285]


INFORMAZIONI UTILI

Orario delle Celebrazioni Liturgiche

Giorni feSTivi

ALtAre DeLLA MADonnA

Sante Messe: ore 06.00 - 07.00 - 08.00 - 09.00

10.00 - 11.00 - 13.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00 - 20.00

Santo Rosario: ore 18.00

CAPPeLLA BeAto BArtoLo LonGo

Sante Messe: ore 08.30 - 09.30 - 10.30 - 11.30 - 12.30 - 17.30

Giorni feriALi

ALtAre DeLLA MADonnA

Sante Messe: ore 07.00 (con Lodi) - 08.00 - 09.00

10.00 - 11.00 - 16.00 - 17.00 - 19.00

Santo Rosario: ore 18.00

CAPPeLLA BeAto BArtoLo LonGo

Sante Messe: ore 06.30 - 08.30 - 09.30 - 10.30

11.30 - 12.30 - 17.30

CAPPeLLA S. GIuSePPe MoSCAtI

S. Messa in lingua ucraina: sabato ore 16.00,

domenica e giorni festivi ore 10.00

CAPPeLLA SAntA fAMIGLIA

S. Messa in lingua polacca:

1 a e 3 a domenica del mese ore 10.30

S. Messa in rito Siro-Malabarese:

2 a domenica di ogni mese ore 11.30

CAPPeLLA ConfeSSIonI

07.00-12.30 e 15.30-19.00 (20.00 festivi)

Per comunicare

con il Santuario

CentrALIno:

Tel. (+39) 081 8577370

(+39) 081 8577371

Fax: (+39) 081 8503357

rettorAto:

Informazioni, celebrazioni

e accoglienza dei pellegrini

Tel. (+39) 081 8507000

(+39) 081 8577379

Fax (+39) 081 8577482

rettorato@santuariodipompei.it

SeGreterIA GenerALe:

Corrispondenza devoti

e abbonamenti Rivista:

Tel. (+39) 081 8577321

Fax: (+39) 081 8503357

info@santuariodipompei.it

uffICIo eStero:

Tel. (+39) 081 8577328

ForeignOffice@santuariodipompei.it

(+39) solo per chi chiama dall'estero

BIBLIoteCA-ArCHIvIo:

Tel. (+39) 081 8577336/325

Per raggiungere Pompei

In Aereo:

Capodichino-Napoli aeroporto.

Le Opere di Carità del Santuario di Pompei

Centro PoLIfunzIonALe DIurno “CreSCere InSIeMe”

Tel. (+39) 081 8577401

Centro DI ASCoLto “MyrIAM”

Tel. (+39) 081 8577418 - centroascoltopompei@libero.it

In Auto: A3 Autostrada Napoli-Salerno,

uscita Pompei Ovest (per chi viene dal Nord),

e Pompei Est-Scafati (per chi viene dal Sud).

In PuLLMAn: Sita: (+39) 199730749

www.sitabus.it

CSTP: Tel. (+39) 089 487286 - www.cstp.it

Circumvesuviana: Tel. (+39) 081 7722444.

In treno: Trenitalia - Pompei Stazione:

Tel.(+39) 081 8506176;

Circumvesuviana: linea Napoli-Sorrento

con arrivo alla Stazione Pompei-Villa dei Misteri;

Napoli-Poggiomarino (via Scafati) con arrivo

alla Stazione Pompei-Santuario;

Tel. (+39) 081 7722444 - www.vesuviana.it.

In nAve: Stazione Marittima di Napoli

Tel. (+39) 081 2283291

www.porto.napoli.it

MovIMento Per LA vItA e Centro DI AIuto ALLA vItA

Tel. (+39) 081 8577458 - movimentovita.pompei@libero.it

“CASA eMAnueL” Per GeStAntI, MADrI e BAMBInI

Tel. (+39) 081 8577404 - casaemanuel@libero.it

CoMunItà DI tIPo fAMILIAre Per BAMBInI “GIArDIno DeL SorrISo”

Tel. (+39) 081 8633103 - giardinodelsorriso@alice.it

Centro DI ACCoGLIenzA orAtorIALe SeMIreSIDenzIALe “BArtoLo LonGo”

Tel. (+39) 081 8577700 - bartololongo@virgilio.it

“CoMunItà InContro” - Per il recupero dei tossicodipendenti - Tel. (+39) 081 8599000

PoLo SCoLAStICo

Scuola Primaria - Tel. (+39) 081 8577311 - 329 - Scuola Secondaria - Tel. (+39) 081 8577700

CASA ALBerGo Per SIGnore “MArIAnnA De fuSCo” - Tel. (+39) 081 8632712

ConSuLtorIo fAMILIAre DIoCeSAno

Tel. (+39) 081 8577501 - consultoriodiocesanopompei@gmail.com

INFORMAZIONI UTILI

Testamenti a favore del Santuario

della Beata Vergine di Pompei

e delle annesse Opere di Carità

Il testamento è uno strumento a disposizione

di ogni individuo per affermare

la sua volontà in merito alla destinazione

del proprio patrimonio proiettandola

nel futuro. Il testamento è un

atto assolutamente personale sempre

modificabile e/o revocabile. La legge

prevede due tipi di testamento:

- il testamento pubblico, che va redatto

alla presenza di un notaio,

- il testamento olografo, che può essere

predisposto senza la presenza di

un notaio ma con l’obbligo di essere

scritto, datato e sottoscritto per intero

a mano dal testatore. La sottoscrizione

(firma) deve essere posta alla fine delle

disposizioni testamentarie e la data deve

Per inviare offerte al Santuario

DALL’ItALIA:

Conto Corrente Postale prestampato inviato dal Santuario,

oppure quello in bianco da compilare intestando l’offerta al

Santuario della Beata Vergine di Pompei, c.c.p. n. 6817;

Assegno non trasferibile (a mezzo assicurata) intestato al

Santuario della Beata Vergine di Pompei;

Bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di

Pompei, ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

CARIPARMA - IBAN: IT41S0623040080000056500729

MONTe PASChI dI SIeNA - IBAN: IT80G0103040080000000000166

BANCO dI NAPOLI - IBAN: IT32B0101040080000027000216

UNICRedIT - IBAN: IT73D0200840081000400000465

UNICRedIT - Restauro Basilica

IBAN: IT70D0200840081000400459329

BANCO POSTA - Offerte - IBAN: IT24R0760103400000000006817

Ecco le offerte

finora pervenute

per il restauro della

Basilica della

Beata Vergine del

Santo Rosario di

Pompei

Offerte per il Restauro della nostra Basilica

Anno Cassa e/o banche C.C. Postale Totale

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

Totale

contenere l’indicazione di giorno, mese

e anno. Se si sceglie il testamento olografo

è consigliabile redigere sempre

almeno due originali, inviandone uno

al Santuario, in modo da limitare il rischio

di smarrimento, corredandolo dei

dati e dei recapiti personali.

Se si intende beneficiare il Santuario

destinandogli un bene particolare, a

titolo di legato, la disposizione testamentaria

potrà essere così formulata:

“Lego al Santuario della Beata Maria

Vergine di Valle di Pompei... (scrivere

di seguito l’elenco dei beni)”. Firma e

data.

Se, invece, si desidera destinare al Santuario

l’intero patrimonio, la formula

da usare è la seguente:

“Nomino il Santuario della Beata Maria

Vergine di Valle di Pompei erede

universale di tutti i miei beni mobili

ed immobili... (eventuale elenco dei

€ 70.295,00

€ 134.225,84

€ 18.072,62

€ 23.315,13

€ 50.379,73

€ 32.918,63

€ 55.043,00

€ 384.249,95

DALL’eStero:

Assegno non trasferibile o Vaglia internazionale bancario

intestato al Santuario della Beata Vergine di Pompei;

Bonifico bancario intestato al Santuario della Beata Vergine di

Pompei, ad uno dei seguenti Istituti Bancari:

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incaricata di riscuotere l’offerta Caterina Di Ruocco;

Carta di credito, comunicando al Santuario, attraverso e-mail,

fax, lettera, il tipo, il numero, la scadenza della carta e l’importo

dell’offerta.

€ 510,00

€ 69.412,28

€ 27.699,18

€ 31.806,00

€ 28.767,27

€ 18.948,44

€ 10.180,98

€ 187.324,15

beni)”. Firma e data.

Per evitare il rischio di errori che possano

inficiarne la validità è possibile

prendere contatti con l’Ufficio Legale

del Santuario

Tel (+39) 081 8577316

Per ogni informazione e per eventuali

offerte rivolgersi al:

Santuario Beata Vergine

del S. Rosario

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 POMPEI (NA)

Tel. (+39) 081 8577111

Fax (+39) 081 8503357

www.santuario.it

info@santuariodipompei.it

C/C N. 6817 SANTUARIO B.V.

80045 POMPEI (NA)

€ 70.805,00

€ 203.638,12

€ 45.771,80

€ 55.121,13

€ 79.147,00

€ 51.867,07

€ 65.223,98

€ 571.574,10


La Missione Mariana in America

31 maggio - 27 giugno 2011

Programma:

31 maggio - 1 giugno: Chiesa di San Rocco a Greenwich, CT.

2 - 5 giugno: Chiesa del Sacro Cuore a Stamford, CT.

5 giugno: Chiesa di Nostra Signora di Pompei a Paterson, NJ.

6 giugno: Chiesa di Nostra Signora di Pompei a East Haven, CT.

7 giugno: Cena di gala, in onore della Vergine del Rosario

e dell'Arcivescovo di Pompei, Mons. Carlo Liberati.

8 - 9 giugno: Cattedrale di San Patrizio a New York.

10 - 12 giugno: Basilica dell’Immacolata Concezione

a Washington, DC.

13 giugno: Chiesa del Salvatore a Norristown, PA.

14 - 15 giugno: Chiesa di San Rocco a Greenwich, CT.

16 - 17 giugno: Parrocchia del Monte Carmelo,

Parrocchia di Santa Lucia,

Cattedrale del Sacro Cuore a Newark, NJ.

18 - 19 giugno: Chiesa di San Luca a Whitestone, GA.

20 - 22 giugno: Parrocchia Regina Pacis a Brooklyn, New York.

23 giugno: Chiesa di San Rocco, Long Island, New York, PA.

24 - 26 giugno: Parrocchia del Monte Carmelo

nel Bronx, New York.

È possibile sostenere la Missione in America inviando offerte sul Conto BancoPosta intestato a:

Pontificio Santuario della Beata Maria Vergine del Rosario - IBAN: IT50 A076 0103 4000 0006 1288 270

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