Morti - Campo de'fiori

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Morti - Campo de'fiori

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Campo de fiori

Fabrica di Roma e

Il palio di San Matteo

L’appunto è poco piu’ di una minuta

scrittura, qualche correzione, alcuni

spazi vuoti, ma vale tanto oro, infinitamente

di piu’ di quanto pesa quel foglio

“A4” che ti puo’ capitare in mano.

Ordinati per anni, dal 1972 al 2003, vi

compaiono una serie di date e nomi,

solo a prima vista un po’ originali o

comunque particolari. Basta però essere

un poco esperti, oppure semplicemente

appassionati, per capire subito che si

tratta di nomi propri, senza cognomi, di

cavalli, di scuderie e di fantini.

Su quel foglio è ricostruita, nemmeno

tanto faticosamente da Sandro

Alessandrini (il cuore del palio fabrichese),

la storia di trent’anni del Palio di

S.Matteo, la stupenda corsa di cavalli al

fantino che si disputa a Fabrica da centocinquanta

anni.

Non è questa l’occasione per dire degli

albori di questa corsa, rintracciabile però

negli annali del Comune, con editti e

manifesti che ne proclamavano la disputa.

Piuttosto è dare nota di una recente stagione

che percorre sei lustri e che è

senza dubbio ricca di spunti e di aned-

doti che i piu’ grandi,ma anche gli adulti

ed ancora i giovani hanno visto passare,

chi intera chi per alcuni fotogrammi,

chi infine solo per pochi flash.

Comunque tutti i fabrichesi, con grande

partecipazione, hanno un importante

senso di attaccamento al loro Palio, che

prende il nome del Santo Patrono, il

quale, ieratico e barbuto, scrittore ed

esattore, sembra avere posa , in chiesa,

anche per tenere buona nota delle storie

della corsa a lui dedicata.

Qualche anno (i piu’) , il Palio di

S.Matteo ha conosciuto momenti esaltanti,qualche

volta ci sono state contestazioni,

qualche volta anche baruffe ( e

chi scrive lo sa bene ,ricordando il suo

occhio nero), qualche volta ancora

manifestazioni plateali o nervosismi dei

fantini, quand’anche dei cavalli.

Ma questa è la vita di un palio, non è

una corsa tra gentleman inglesi su

erbetta morbida e verde, a Fabrica si

corre un palio su asfalto, una di quelle

straconosciute corse “di provincia” dove

ci si fa le ossa e bisogna avere abbondante

“pelo sullo stomaco” per stare in

sella.

di Doriano Pedica

Sanguigna e verace, forte nelle emozioni

e nervosa nel percorso, la corsa di

Fabrica ha avuto testimonial illustri , di

prima grandezza nel mondo delle corse

di questo tipo.

Scorrendo l’elenco tra le scuderie troviamo

Altarocca, Settimi, Graziani,

Pennesi, Cifra, Cerbini, Pelliccioni,

Freddi, gente conosciuta per loro passione,

che ha dato sempre tutto e con

grande vigore.

E tutti conoscono i nomi di Fiammetta,di

Gioioso,di Rissoso,Lena,Caracas o Gioco

d’azzardo, del grandissimo senese

Urbino, cavalli che con i loro ferri hanno

segnato l’asfalto fabrichese.

Ed i fantini,Ercolino, Marasma,

Cianchino, Giuliano Graziani,Banana.

Tutti, anche quelli non citati, hanno

fatto tanto per rendere lustro ad un

palio che è piu’ che mai vivo, che ha

centocinquant’anni e piu’, ma che si

dimostra giovane e focoso come un

cavallo alla mossa.


Sandro Anselmi

Ho fatto una lunga camminata

sulla riva del mare con il mio piccolo

Federico, ed ora ci riposiamo

all’ombra di una vecchia

casamatta Tedesca della seconda

guerra, testimone di quel

famoso, quanto mai cruento

sbarco di Anzio.

Da qui godiamo la vista di un

mare azzurro e calmo e, mentre

ricompongo le idee per quello

che poi andrò a scrivere, mi rammento

del racconto che ieri ho

fatto a Cecilia della storia di

Angelita, mentre insieme cantavamo

la vecchia canzone dei

Marcellos Ferials.

In un turbine di ricordi, riecheggiano

nella mente le risa e gli

schiamazzi dei miei bambini felici

in riva al mare, a questo stesso

mare e vicini a questo residuo

bellico che era il nostro castello.

La ricerca di quelle conchiglie

speciali che ora giacciono dimen-

Per la vostra pubblicità su

Campo de’ fiori

scrivete presso la redazione

di Piazza della

Liberazione n. 2 - 01033

Civita Castellana (VT)

oppure telefonate al n.

0761-513117.

Si realizzano anche

volantini e pieghevoli

da inserire nella rivista

o distribuire

singolarmente

Campo de fiori

ticate dentro un vaso di vetro

accanto alla TV.

Le favole inventate e riflesse

come un film nei loro occhi sgranati,...

“Re gioioso e l’isola della

felicità”, “Gianni il cavallo giallo di

Federico” e le filastrocche “Zigo

Zago era un mago che andava

sempre al lago” …

Ora sulla spiaggia alcuni papà

costruiscono castelli di sabbia,

altri ci si fanno coprire dai figlioli

divertiti, altri ancora gli insegnano

a nuotare. Quanto amore può

avere un padre per i propri figli?

Quanti sacrifici in silenzio per

costruire il loro futuro?

Quante notti insonni per aspettare

che da piccoli si addormentino

e che poi, più grandi,

rientrino? Quante invocazioni

e quante preghiere per la loro

felicità?

Eppure tanti padri separati

vengono privati dei loro figli e

non hanno più il diritto di

godere dei loro sorrisi e di

dare loro tutto quell’amore

che è vitale per entrambi.

Altro che dura lex sed lex!

Dopo due anni di travaglio in

Commissione Giustizia, ho

appreso con soddisfazione

l’arrivo alle Camere della

nuova proposta di legge per

regolare l’affidamento congiunto

dei figli ai genitori

separati.

Essi si dovranno rivolgere ad

un mediatore famigliare, o ad

uno psicologo, o ad un avvocato,

con il quale redigere un piano

educativo che conterrà, oltre la

regolamentazione del mantenimento,

anche una linea di comportamento

che dovranno presentare

al Giudice. Con l’affidamento

congiunto, anche i nonni

e gli zii potranno mantenere i

rapporti con i nipoti, che ne trarranno

un sicuro, salutare giovamento.

Questa sarà una legge

più giusta che restituirà pare

dignità a tanti poveri padri e farà

felici oltre un milione di bambini.

Senza nulla togliere alle brave

madri.

Sandro Anselmi

dal film - In viaggio con papà

Stop al Fumo

Se fumate un pacchetto di sigarette al giorno, in un

mese avete speso circa € 110,00 . Basta non fumare

e, con quello che avrete risparmiato,

IL BUONGUSTAIO di Moretti Simona

vi farà gustare oltre 26 Kg di fettuccine

E SE FUMATE DI PIU’ ? .....

Campo de

fiori

3

Periodico di Politica,

Cultura ed attualità edito

dall’Associazione

“Accademia Internazionale

D’Italia”

(A.I.D.I.) - senza fini di

lucro

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Sandro Anselmi

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ERRATA CORRIGE

sul n. 10 di Campo de’

fiori - articolo “Balcone

in fiore” - è stato

riportato erroneamente

il nome di Maria

Mangani anzichè Maria

Cangani.

Sull’articolo “Una rosa

per Anna” la foto che

ritrae Anna Fendi è

stata scattata da

Stefano Ioncoli.


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In Via Rosa N° 16, accanto alla lapide

posta a ricordo del breve soggiorno che

Civita Castellana ha offerto il 3 e 4 Luglio

1800 a Carlo Emanuele IV e Clotilde di

Savoia, sovrani esiliati dal Piemonte, c’è

una delle Edicole Votive cittadine dedicate

ai SS. Martiri Marciano e Giovanni, patroni

di Civita Castellana. Il prezioso reperto,

antica testimonianza locale di culto religioso

e popolare è un bassorilievo inserito nel

muro del palazzo nobiliare di un’importante

famiglia di Civita, i Feroldi De Rosa.

Alla base della scultura è ben visibile la

dedica SS. MARCIANO ET IOANNES M.M.

ed appena sopra, una raffinata cornice

scanalata racchiude la scena a minimo

rilievo dedicata ai nostri Santi patroni. S.

Marciano, a sinistra del bassorilievo stringe

con la mano destra una palma.

Singolare ed efficace nell’atteggiamento

del Santo è il contrasto tra il barbuto viso,

rivolto in alto con lo sguardo verso un paffuto

angelo che scende dal cielo e la posizione

del braccio sinistro, abbassato e con

la mano aperta, che indica presumibilmente

all’angelo stesso, il figlio Giovanni. Lo

scultore ha rappresentato S. Giovanni in

posizione frontale con i capelli lunghi ed

arricciati sino al collo. Le sue braccia sono

congiunte e nell’atteggiamento statico e

smarrito che l’artista scolpisce in questa

scena, è possibile intuire i repentini eventi

che hanno caratterizzato l’esistenza terrena

del giovane martire: la morte per circostanze

sconosciute, seguita da una

miracolosa quanto breve resurrezione

(appena il tempo d’essere battezzato) ed

infine il crudele martirio. Ai suoi piedi, in

basso al bassorilievo è visibile una palma

deposta in terra.

Appare più dinamica e d’effetto scenico in

quest’Edicola Votiva, l’azione del carnoso

angioletto che è raffigurato nell’atto del-

Campo de fiori

edicola dei S.S.

Martiri Marciano e

Giovanni inserita nel

muro del Palazzo

Feroldi de Rosa. La

recente ristrutturazione

del palazzo ha

messo in evidenza le

particolari decorazioni

a rose rosse del cornicione

che anticamente

hanno dato il nome

alla via.

l’incoronazione. La sua missione verso i

Martiri è compiuta ad ali completamente

aperte e seminascoste da due corone circolari

tenute nelle mani. L’azione è rapida

e veloce, come si può notare nel gesto

dinamico dei piedini e dai vortici a V che

delimitano, ai lati, l’azione del messaggero

Divino. L’insieme dell’Edicola dona linee

architettoniche influenzate dall’arte barocca,

espressione artistica del cambiamento

culturale iniziato nel XVII Sec. che ha

come riferimento il Cattolicesimo. In quest’opera,

seppur minore, è possibile interpretare

la libera e personale espressione

artistica dello scultore. L’evidente sproporzione

tra la testa e le ali dell’angelo, che è

posto sopra il bassorilievo e la diversa

di Raniero Pedica

posizione dei piedi di S. Giovanni rispetto

all’atteggiamento frontale del viso, sono

l’esempio dell’indipendente visione prospettica

e di volume che l’artista ha voluto

raffigurare in questa singolare edicola cittadina.

STORIA DEL MARTIRIO

“Il prete Abbondio ed il Diacono

Abbondanzio, arrestati insieme con un

gruppo di cristiani, vennero dapprima

interrogati dall’imperatore Diocleziano, poi

dopo essere stati torturati, non ripudiarono

la loro religione e furono condannati a

morte. Condotti lungo la Via Flaminia, nei

pressi di Roma per essere martirizzati,

videro avvicinarsi Marciano, uomo nobilissimo,

che accorato e piangente supplica

Abbondio e Abbondanzio di ridar vita a suo

figlio. In seguito Marciano porta al cospetto

dei due cristiani, il corpo senza vita di

Giovanni, il quale per grazia Divina e intercessione

di Abbondio e Abbondanzio, torna

subito in vita. La sua seconda esistenza fu

breve. Appena il tempo di essere battezzato

insieme a suo padre con una ciotola


d’acqua, che Marciano stesso porge ad

Abbondio, ed i quattro uniti nel dolore del

martirio furono decapitati nei dintorni del

X miglio della Via Flaminia, il giorno 16

settembre, durante gli ultimi anni del ventennio

del regno di Diocleziano e

Massimiano Ercole. Una matrona romana,

tal Teodora, si fa premura e carico di trasportare

e seppellire i corpi senza vita dei

martiri, presso un suo terreno situato

presso Rignano Flaminio. Intorno all’anno

1000, per virtù dell’imperatore Ottone III,

furono ritrovati nei pressi della chiesa di S.

Teodora a Rignano Flaminio i corpi dei

Santi Abbondio e Abbondanzio. Il Vescovo

Crescenziano di Civita Castellana, nello

stesso luogo, durante una campagna di

scavi da lui ordinata, trova i Corpi dei

Martiri Marciano e Giovanni e li trasporta

con onore e tripudio popolare a Civita

Castellana. I funesti presagi e le paure che

tutti i cittadini di Civita temevano in occasione

del primo millennio, ove si paventava

persino la fine del mondo, furono scacciati

e superati con la venerazione di SS.

Marciano e Giovanni, solennemente proclamati

protettori di Civita Castellana.

Campo de fiori

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Campo de fiori

Ronciglione e il Roncio

d Oro

Approfittando dello spazio

offertomi dal Direttore,

porgo i miei più sentiti ringraziamenti

alla giuria del

“Roncio D’Oro” che ha

saputo donarmi innumerevoli

e deliziose emozioni.

Vorrei inoltre esprimere la

mia gratitudine nei confronti

di chi ha espresso il

suo apprezzamento per il

mio racconto. Ancora grazie

di cuore a tutti.

Erminio

Tradizione e

cultura

Nei fine settimana estivi, le

vie rinascimentali di Ronciglione si riempiono di

gente che passeggiando ascolta un incessante e

rumoroso canto di motori. Caseggiati antichi

sono anneriti dal moderno fumo di automobili

che sfrecciano su un asfalto che sembra togliere

quell’alone di antico che ancora questi edifici

conservano. Poco più in là in un luogo dove

ancora il fascino del passato scandisce la vita

cittadina, il ventuno agosto scorso altre melodie

armoniose hanno donato l’immortalità alle tradizioni

del nostro paese. Dinnanzi alla prima

scuola di grammatica di Ronciglione, fatta

costruire dal Conte Everso Dell’Anguillara, in

una chiesa dove sono tangibili i segni evidenti

dell’incuria umana, esiste ancora un imponente

e affascinate campanile del XV secolo.

L’importanza storica di questo monumento è

ulteriormente valorizzata dall’essere il testimone

eterno di una manifestazione culturale che sta

vincendo la sua scommessa di resistere ai “

venditori d’incertezza”. Infatti, nel paese cimino

dove varie iniziative sono destinate a non arrivare

oltre l’anno, si è svolta la premiazione dell’

XI edizione del Premio letterario nazionale “

Roncio D’Oro” a cui hanno preso parte persone

di ogni età e provenienti da più parti della

nostra penisola. Alla presenza del Sindaco

Giancarlo Bianchini, degli assessori Nadia

Ruggeri e Alfonso Pensosi e del professor

Quirino Galli che con Francesco Maria D’Orazi

sono intervenuti sull’importanza del dialetto sia

scritto che parlato, contadini e artigiani si sono

riscoperti poeti e narratori ed hanno saputo

emozionare il numeroso pubblico che fino alla

fine ha regalato applausi sia agli scrittori che

agli organizzatori. Questa iniziativa è stata promossa

dal Centro Ricerche e Studi di

Ronciglione con il contributo del Comune di

Ronciglione, della Provincia di Viterbo, della

Regione Lazio e con il sostegno immancabile

della Banca di Credito Cooperativo di

Ronciglione rappresentata dal suo Presidente

Giuseppe Ginnasi. L’evento abilmente realizzato

da Silvano Boldrini, Maria Cangani con l’aiuto di

Flaviano Feliciano Fabbri ha cinto di alloro i suoi

vincitori con premi offerti dall’Associazione

Mariangela Virgili, dalla Pro Loco, dalla

Comunità Montana a da altre associazioni ronciglionesi.

Per la sezione C inerente alle opere in

poesia e prosa di bambini c’e’ stata una menzione

speciale per Francesco Precetti di

Corchiano mentre il Roncio d’argento è stato

attribuito ex aequo a Roberta Antuono di

Ronciglione per una deliziosa poesia intitolata “

Angela, mia madre” e Donatella De Spirito di

Viterbo che ha teneramente emozionato con l’opera

“ Il Mondo visto attraverso due fari”.

Roncio d’oro a Selene Rita Gangitano di

Caltanissetta con la poesia “ Voglia di vivere”.

Per la sezione B riguardante le opere in poesia

e in prosa in lingua italiana, menzione speciale

al poeta ronciglionese Bruno Fiata, Roncio d’argento

a Giuseppe De Angelis che con la sua

commozione ha scosso la pelle del pubblico che

con un lunghissimo applauso ha sottolineato la

bravura di un uomo che si è riscoperto poeta

per caso. Roncio d’oro alla bravissima Tania

Pifferi per la poesia “Ricordi”. Nella sezione A,

dove hanno trovato spazio le opere di poesia e

prosa in dialetto,una menzione speciale è stata

attribuita alle esilaranti opere di Fabio Moretti,

Rosanna Brugnoli e Quinto Chiricozzi. Roncio

d’argento a Preziosa Vettori ed infine Roncio

d’oro ad Erminio Quadraroli con l’opera “

Quadretto Roncionese. ‘E chiacchiere ‘ggiù ppe’

‘vvorgo”. Dopo tanta emozione regalata dalla

nostra lingua “madre”, il dialetto ha portato

molta allegria divertendo un pubblico mai stanco

di esternare la propria approvazione verso

questa manifestazione che sta vincendo la sua

scommessa di durare nel tempo. Le opere in

lingua italiana sono state abilmente lette dall’attore

Armando Cianchella che doveva essere

affiancato dall’attrice Francesca Sciamanna purtroppo

assente perché impegnata in una prima

teatrale. I prodotti di un dialetto in mutazione

ma immortale nelle sue forme originarie sono

stati interpretati con simpatia e professionalità

da Mario Palozzi e dagli stessi autori che hanno

dispensato sorrisi in mezzo alle altre personalità

presenti. Tra di loro ricordiamo Marcello

Sangiorgi, Caterina Pierini, Italo Leali e Massimo

Sangiorni. L’ampia partecipazione di illustri rappresentati

di Ronciglione mantiene viva la speranza

che questa manifestazione prosegua negli

anni donando a tutti la consapevolezza che l’undicesimo

anno sia ancora l’inizio di una inarrestabile

scalata al successo.

Occe! Ho vénto io…

(espressione dialettale)

Tutto ha inizio con una banale, almeno all’apparenza,

passeggiata attraverso i borghi medievali

di Ronciglione, in uno di quei giorni in cui la

calura estiva costringe le persone a trovare un

po’ di refrigerio fuori delle mura

domestiche. Gli anziani, che si

danno appuntamento in questi

affascinanti luoghi, hanno l’abitudine

di incontrarsi per mantenere

viva una piacevole consuetudine:

le “chiacchiere”. Calpestando

quel selciato antico, nasce un

racconto con lo scopo di non far

dimenticare una tradizione che in

altri paesi si è spenta con la

scomparsa delle ultime “ragazze

“ d’inizio novecento. E poi…un

invito con scritto: Complimenti lei

è nella rosa dei premiati.

Contiamo sulla sua gradita presenza.

Prende il via così una piacevole

attesa proprio là, seduto

all’ultimo posto di una chiesa oramai

ridotta alla rovina. L’ombra di

un campanile, unico testimone delle barbarie

umane contro quel luogo sacro, si mescola con

un leggero vento che a tratti sfiora la pelle regalando

un fresco tanto desiderato. Accomodati

su quella sedia si è percorsi da intensi brividi

forse dovuti a quella brezza che porta con se

sospiri e respiri densi d’emozione. Come la

rugiada che scendendo piega i boccioli delle

rose quasi dominandole, così il capo si china

sotto un simpatico e veloce scorrere di nomi e

racconti nell’attesa che giunga il proprio turno.

Ci si sente come un tenero fiore in balia di quel

leggero vento che…a momenti soffia tra le orecchie

dolcemente e in altri si gonfia di sincera

commozione per una premiazione ad un concorso

nazionale. Partecipa indirettamente anche

lui con il suo gradevole alito, paragonabile a

tenere dita di chi attende con il cuore pieno

d’orgoglio, accarezzando i capelli di bambini

premiati per racconti bellissimi e di uomini e

donne che raccontano le loro passioni. Tra i

dardi del sole e le lance della calura esso fa

risuonare i nomi di un podio che pian piano si

sta riempiendo. Inizia il conto alla rovescia. Un

soffio più forte porta con se un delicato profumo

di fiori e di allori. Tra le sue braccia salgono

verso il cielo deliziosi racconti che si spargono

tra le vie strette del borgo. Ma, ad un

tratto….tutto tace. Quel tenero vento sembra

svanito…tutto è annullato. Non si ode più nessun

rumore e non si assaporano più gli odori

dolci dell’estate. Gli occhi si gonfiano, a stento

si trattengono delle lacrime che celano grandi

emozioni e poi un pensiero: “ Occe! Ho vénto

io…”

continua a pag. 46

foto Stefano Ioncoli


8

01033 Civita Castellana (VT)

Via Falisca, 89 Tel. 0761.598182

Fax 0761.591579

P.za Matteotti, 16 Tel. 0761.518145

Campo de fiori

L oggetto misterioso

Vi invitiamo ad indovinare l’oggetto misterioso riprodotto

nella foto sotto.

I primi cinque che lo identificheranno e ne daranno comunicazione

in redazione, avranno diritto a ricevere un premio

offerto dalla Profumeria Paolo e Concetta:


Campo de fiori

Bler C’era una volta la mietitura...

Ore, minuti , secondi …così è suddivisa

la corsa giornaliera di ognuno di noi

alla ricerca di non si sa bene quale

mito . Un tempo invece tutti i ritmi

erano legati alla durata solare della

giornata e le notti al mutare della

posizione delle stelle e lo scorrere

del tempo era per questo più lento .

Quasi tutto dipendeva dalla generosità

della natura e dalla fatica e dalla

tenacia dell’uomo che cercava di trarne

il meglio , una vita dura ( e per la

maggior parte di noi , compresa la

sottoscritta nemmeno lontanamente

concepibile , troppo abituati alle

comodità ) , ma che forse dava per

molte delle persone del tempo un

senso di fiducia nella vita . Quasi

senza doverle chiedere nient’altro di

più; scandita da vita e morte , godendo

della genuinità non solo dei cibi ,

ma anche , e cosa più importante per

la sopravvivenza , dei rapporti umani.

Alla realizzazione del film – documentario,

girato a Luglio di quest’anno in

occasione della prima festa della mietitura

e che verrà proiettato a Blera

il 12 Settembre, hanno collaborato

Roberto Curreli come regista e operatore

, Katia Stefani come aiuto

regista e Roberto Moscioni come

secondo operatore e fonico.

La richiesta dell’ Università di

Agraria di Blera di poter avere un filmato

a scopo soprattutto di documentazione

a futura memoria della

mietitura come veniva fatta prima

della meccanizzazione è stata accolta

con entusiasmo. Con l’occasione

abbiamo imparato molte cose a noi

sconosciute, abbiamo visto dei mezzi

agricoli oramai desueti e, soprattutto,

abbiamo imparato che le persone

che oggi sono “grandi “hanno mante-

nuto un’energia e una voglia di vivere

, che traspare dai loro gesti e

dalle loro parole e un disperato

desiderio che tutto ciò non venga

dimenticato , che tutta una vita di

duro lavoro non venga sottovalutata

. Non voglio fare con ciò un discorso

del tipo “ ahh prima si viveva meglio

“ o “quando si stava peggio si stava

meglio “ , ecc. ma una volta in più

penso sia bene ricordare che la storia

debba insegnare . Questa è la

storia di un gruppo di contadini, oggi

in pensione, che un tempo mietevano

con il solo uso di un falcetto ,erano

divisi in compagnie , partivano verso

le due le tre di notte per raggiungere

i campi, i più fortunati con il carretto

gli altri a piedi, verso le nove

facevano una colazione a base di

maritozzo e vino o acqua e poi una

alternanza di lavoro e riposo fino a

sera … Allora, che il potere di queste

immagini possa riavvicinare i

giovani a qualcosa di completamente

estraneo a loro ma che non è finzione

e, ricordando che questa storia è

simile a molte realtà del nostro

paese, invito tutti alla visione di

questo filmato .

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di Katia Stefani


Campo de fiori

14 Giugno 1992 - festa dei 50 anni della classe 1942 - foto data dalla Sig.ra Vincenza Cipriani

Nelle domeniche estive, in quelle mattinate afose

in cui non si riesce a riposare, solo un pensiero

passa per la mente di ognuno: fuggire dalle abitazioni

infuocate per recarsi al mare. Sul fare del

giorno con gli occhi ancora sigillati dal sonno, iniziano

i preparativi. Poi si parte verso località dove

un leggero venticello può donare quel refrigerio

tanto osannato. Si arriva sulla spiaggia e dopo

essersi cosparsi con lozioni abbronzanti dagli

innumerevoli odori si fa un bel tuffo. C’è chi gioca

a carte e chi a racchettoni. Qualcuno decide di

non farsi baciare solo dal sole e si rinfresca con i

dolci baci del partner. Sopraggiungono le sei del

pomeriggio e arriva il momento delle partenze

intelligenti. Si raccolgono tutti gli oggetti che si

sono sparsi qua e là per la spiaggia e con la propria

automobile si torna verso casa. Inizia la marcia

e…appena si svolta la curva, su un rettilineo di

qualche chilometro, si vede una fila interminabile.

Macchine ferme in coda che hanno ben pensato di

fare anche loro la partenza intelligente. In quest’enorme

serpentone variopinto accadono cose

che altrove non si potrebbero nemmeno immaginare.

Nascono nuovi amori tra persone che comu-

nicano tramite specchietto retrovisore.

Qualcuno scende dalla propria vettura

e allungando il collo cerca di

capire cosa è successo. I più fortunati

sono sigillati nella propria macchina

e si godono l’aria condizionata. La

maggior parte, con i finestrini aperti,

ha la fronte lucida per il caldo e cerca

di catturare con il viso un’aria quasi

impercettibile che con il passare dei

minuti si carica sempre di più di smog

nauseabondo. Il tempo scorre e la

schiena rossa per il troppo sole preso,

inizia a regalare i primi dolori mentre

le palpebre stanche accennano una

timida chiusura. Da lontano, guardando

indietro, si vedono macchine che

cercano di creare una doppia fila, così

almeno l’ingorgo sarà completo. Con

sguardo beffardo passano vicino a chi è ancora

immobile, ma dopo pochi metri anche loro sono

costretti a dire stop alla loro bravata. Nascono così

vivaci discussioni mentre qualcuno più avanti

cerca di avviare assurdi dialoghi con le mucche

che guardano questi teatrini con indifferenza. Poi,

dopo qualche ora sotto il sole accecante del tardo

pomeriggio, con il braccio che sporge dal finestrino

oramai ustionato, inizia un lento movimento.

C’è chi si saluta, chi si lascia il numero di telefono

per terminare via cellulare un discorso che non si

è fatto in tempo a finire. Alcuni si danno direttamente

appuntamento alla settimana prossima,

perché già sanno che fino alla fine dell’estate sarà

sempre una replica dello stesso copione. In questa

fila intelligente c’e’ posto per tutti, anche per

coloro che, in questa sfilata ordinata di lamiere,

hanno fatto vere e proprie saune mentre di fuori

risuonavano i clacson e gli aromi della campagna

si confondevano con il forte smog. Ma ora è tutto

finito. Con un sospiro di sollievo si ritorna verso

casa, contenti per il lavoro che l’indomani si rivivrà

con più tranquillità pensando di nuovo all’estenuante

bagno di smog e sudore.

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Civita Castellana

‘A FESTA DE

SAN GIOVANNI E

MARCIANO

evviva ‘e pistole

a schizzo co’ e

pallette

de pezza piene

de segatura

Era, ed è, una festa, per dirla

alla civitonica , ricordatora,

perché

tutti, specialmente noi ragazzi,

l’aspettavamo con impazienza.

I tre giorni di Settembre erano

tradizionalmente strutturati

come segue: il 16 Festa dei

Patroni Giovanni e

Marciano, il 17 la grandiosa

Fiera di Merci e Bestiame, il

18 era il giorno della

Cresima.

Per noi la festa cominciava

qualche giorno prima quando

arrivavano in Piazza Matteotti le

bancarelle, piene di giocattoli

multicolori. Tra tutto quel ben di

Dio noi ragazzi (eravamo negli

anni 50/60) eravamo attratti

principalmente da due oggetti:

le pistole ad acqua (‘e pistole

a schizzo, e le pallette di

pezza piene di segatura,

legate ad un elastico piatto).

Con le prime ingaggiavamo

delle vere e proprie battaglie,

che a differenza delle vecchie

fionde, lasciavano sul nostro

corpo quale segno tangibile,

delle grondanti “fracicate”, a

proposito il rifornimento munizioni

veniva fatto direttamente

nella fontana di piazza

Matteotti o su al Fontanone

in piazza Duomo.

Diverso discorso per le pallette,

che legate al dito con l’elastico,

venivano scagliate sulle

spalle dell’avversario, per poi

ritornare nella nostra mano

dopo aver colpito il bersaglio.

Erano colpi innocui perché la

palletta era morbida, ma qualcuno

di noi, forse per consumare

vecchie vendette, la immergeva

nell’acqua e la segatura

Campo de fiori

Come eravamo

bagnandosi induriva quel proiettile che colpendoti ti procurava

tanto dolore. Momenti memorabili, come la processione che

attraversava il centro storico con la Macchina delle reliquie dei

nostri protettori portata come oggi, a spalla dalla confraternita

dei SS Martiri.

La mattina della Fiera che tutti aspettavano per acquistare magari

gli stivali di gomma o gli ombrelli per l’inverno imminente,

ma soprattutto erano gli animali a tener banco: si vedeva vendere

cavalli, mucche, maiali con una stretta di mano, col sensale che

garantiva la compravendita ; che bei tempi quando la parola data

era una parola d’onore.

Poi c’era il rito del panino con la porchetta e del bicchiere

di vino, prima colazione di quel giorno speciale, poi ognuno si

mescolava tra la folla, tra i mille odori che andavano dallo zucchero

filato, al croccante fatto lì per lì, alle anguille sotto

aceto che venivano pescate nei vecchi bigonci di legno, o

alle olive verdi in salamoia che ti incartocciavano nella carta

straccia. Poi nel tardo pomeriggio: ‘a tombola giù ‘n piazza,

quando tutti pronti con il classico stuzzicadenti per bucare la

cartella, pendevamo dalle labbra, o meglio dalla voce potente e

argentina di Ciucani ‘o bersajere che lasciava il suo ristorante, e

cominciava: numeroooooo!

Che emozione: io vò pe’ uno, poi ancora Ciucani: è stata fatta

tombola con i seguenti numeri….,

strappavi tutto, e correvi al Caffè Roma, ma non ti sedevi ai tavoli,

a quell’ora gremitissimi, e ripiegavi sul piccolo cono di gelato,

che Carletto ti porgeva dal bancone, ancora troppo alto per te, ti

allungavi e con la massima attenzione per non farlo cadere, lo

prendevi, immergevi la lingua in quella sublime specialità, e uscivi

tutto felice. Per chi faceva la Cresi-ma, impartita a quei tempi da

Mons. Massi-miliani, era un giorno di profonda riflessione: i più

grandicelli ti avevano imbottito la mente di strane dicerie: ‘o sai o

vescovo te mette un chiodo su ‘n fronte, poi tu’ padrino te

fascia a testa co’ ‘na benda bianca.

Poi, invece ti accorgevi che la realtà era ben diversa, e uscivi contento

dalla chiesa sottobraccio al tuo padrino, mostrando a tutti l’orologio

d’oro che ti aveva regalato, e che tu, precursore dell’avvocato

Agnelli, avevi allacciato sopra il polso della camicia bianca.

di Alessandro Soli

Infine alla sera, tardi, le festività

terminavano co’ i fochi, che

venivano lanciati dal Castellaccio,

tutti con la testa in sù a

guardare lo spettacolo pirotecnico,

che allora, vedevi una

volta all’anno, ma che riusciva

sempre ad emozionarti.

Spero con queste pennellate di

aver anch’io emozionato qualcuno

di voi, sappiate che a me

succede spesso, quando scrivo

gli articoli del Come Eravamo.

I Santi Protettori

Marciano e Giovanni

“Ciani 1930”

‘A Tombola giù

‘n piazza

‘A tombola, più che andro è

‘n’occasione

pe’ festeggià Giovanni co’ Marciano

pe’ rivedè giù ‘n piazza le persone

qui pronte co’ ‘e cartelle ‘n mano.

‘O cartellò de legno, è sempre

quello

co’ i numeri perfetti scritti ‘n nero,

sarà ‘n pò vecchio, ma è sempre

bello,

‘o guardi fisso e pensi:

io ce spero!

Poi, se ‘ncomincia, se va pe’ la

cinquina:

te ‘rrabbi si te scappa quello doppo

fai lo stesso si te scappa quello

prima,

- Forza, smucina, te pijiasse ‘n

corpo!

E’ stata fatta la cinquina...

Ce speravi e te dispiace ‘n pò,

subbito pensi all’ottantina:

-Mo’ co’ ‘a tombola, me rifò!

Hanno fatto pure tombola,

che jella,

mo c’è rimasto solo tombolino,

quasi quasi vorresti buttà via

‘a cartella,

poi ce ripensi e butti via ‘o

stecchino.

Poi a condanna, senti ‘no strillo

de qualcuno,

‘a gente che se move da lundano,

te ‘ncazzi, perchè ‘nnavi pe’ uno,

Evviva Giovanni co’ Marciano!

Alessandro Soli

Settembre 2004


Nel Comune di Civita Castellana, in

Via Mons. Tenderini, attiguo al

cimitero cittadino, si erge in tutta la

sua maestosità e bellezza il complesso

Conventuale dell’Ordine

Francescano dedicato a San

Lorenzo Levita e Martire, costruito

nel 1636 per volere del Papa

Urbano VIII e progettato dagli

architetti Gian Lorenzo Bernini

(1598-1680) e Fra’ Michele da

Bergamo (1596-1654). Il Pontefice,

con Lettera Apostolica dell’11

Giugno 1636, autorizza i Padri

dell’Ordine di abbattere completamente

il primitivo Convento edificato

nell’attuale sito nel 1577, di utilizzare

il materiale di risulta per edificare

il nuovo Complesso dedicato

a San Lorenzo Martire e di vendere

alcuni terreni di proprietà dei

Religiosi per finanziare l’intera

costruzione, alla cui

diretta realizzazione

partecipò, material-

mente e finanziariamente,

l’intera

Comunità di Civita

Castellana. Frà Michele

da Bergamo, di

cui si hanno incerte

e scarse notizie biografiche, fu allievo del

celebre architetto romano Carlo Maderno

(1566-1629), autore del prolungamento

della Basilica di San Pietro e di

Palazzo Barberini in Roma. Nel cantiere di

Palazzo Barberini, sede Romana della

Famiglia del Pontefice Urbano VIII, l’architetto

Francescano conobbe il Bernini, succeduto

al Maderno nella conduzione dei

lavori del palazzo. Inizia così un sodalizio

artistico, umano e professionale di grande

ed assoluto livello che vedrà i due architetti

progettare un numero consistente di

opere pubbliche e religiose, tra cui il

Santuario di Santa Maria di Galloro ad

Ariccia (1619), la Chiesa ed il Convento

dei Cappuccini ad Albano Laziale (1624)

e Palazzo Savelli a Forlì (1638).

Gian Lorenzo Bernini: genio artistico al

pari di Michelangelo, figura suprema del

Barocco Romano, architetto, pittore e scultore.

Architetto eccelso e sublime esprime

nelle sue opere il sentimento, la teatralità

e lo spirito della controriforma. Di padre

fiorentino, Pietro, scultore di buona levatura

e madre romana, nacque a Napoli e nel

1605 si trasferì con la famiglia a Roma,

cuore pulsante dell’arte Europea del XVII

secolo. Il primo incarico romano di Gian

Lorenzo data il 1620: il rifacimento di

Santa Bibiana ed il Baldacchino di San

Pietro. La sua fortuna di architetto inizia

nel 1623 con l’elezione al Soglio Pontificio

del Papa Urbano VIII che, nel 1629, lo

nomina Architetto Soprastante della Corte

Pontificia e regista assoluto di tutte le

opere religiose e pubbliche dello Stato

della Chiesa. La sua fama raggiunse così

alti livelli che il Re di Francia Luigi XIV lo

pregò di recarsi a Parigi per progettare il

nuovo Louvre. Con il Papa Urbano VIII il

Campo de fiori

Il CAPOLAVORO DIMENTICATO

Il complesso conventuale di San Lorenzo Martire in Via Mons. Tenderini

(1557-1882). Architetti Gian Lorenzo Bernini e Fra’ Michele da Bergamo.

Bernini stabilisce una profonda e proficua

amicizia e in tale contesto nasce il sodalizio

con Frà Michele da Bergamo, architetto

della Famiglia Barberini. Il complesso

Conventuale di San Lorenzo in Civita

Castellana è composto da due corpi di fabbrica

ben distinti: la Chiesa per il culto e

l’edificio, di modeste dimensioni, riservato

ai confratelli. La Chiesa, a croce latina, si

caratterizza per l’impianto tipologico costituito

da una unica ed ampia navata dalla

maestosa ed imponente volta a botte, con

tre cappelle per ogni lato, di cui due chiuse

destinate a sacrestia e romitorio, da un

profondo transetto dominato dall’altare

maggiore e dal coro retrostante e da vari

ambienti destinati a biblioteca del

Convento. L’edificio che ospitava i Religiosi

ha subito nel tempo varie modifiche architettoniche

ed era composto dalle celle dei

frati, dalla cucina e dalla sala adibita a

refettorio.

L’intero complesso, Chiesa e Convento, da

un punto di vista tipologico e strutturale è

impostato sulla figura del Quadrato, figura

utilizzata nella costruzione delle Chiese

dedicate ai Martiri Cristiani. In particolare

il tema del “Quadrato”, lo ritroviamo quale

figura di base generatrice della conformazione

tipologica della Chiesa sia in pianta

che in alzato, secondo ritmi e proporzioni

che il Bernini utilizza in numerose opere.

La facciata, dalla forte accentuazione orizzontale,

presenta inferiormente il maestoso

Portale e quattro lesene coronate superiormente

dall’ordine dorico. Un modesto

marcapiano centrale separa il piano terreno

della facciata dalla parte superiore finemente

modellata, caratterizzata dalle

ampie volute corrispondenti alle cappelle

laterali interne, dal finestrone centrale e

13

da quattro lesene con ordine corinzio.

Il Timpano triangolare con la

Croce sommitale conclude l’intero

sistema della facciata. L’interno

della Chiesa, rispetto alla facciata,

rivela una diversa articolazione

architettonica fortemente classica,

in quanto edificato successivamente

nel 1721. I prospetti interni presentano,

per ogni lato, quattro

paraste con ordine Dorico con rilevanti

arconi intermedi ed un forte e

imponente cornicione finale che

prepara alla maestosa volta a Botte

con sei finestroni che danno luce

all’interno della Chiesa. Il prospetto

interno corrispondente alla facciata

presenta quattro lesene doriche,

come il resto dell’architettura interna,

il finestrone centrale ed una

lapide recante una iscrizione celebrativa.

L’Altare Maggiore con il

Coro dei Confratelli

dominava l’interno.

Il pavimento interno,

originariamente, era

formato da ciottoli di

fiume levigati e

posati all’interno di

una maglia ortogonale

di assi rettilinei.

La pala d’altare, un dipinto di eccezionale

bellezza, raffigurante San Lorenzo, San

Francesco e la Beata Vergine fu eseguito

dal Pittore civitonico Pietro Giuliani e

attualmente ospitato nella Chiesa di San

Lorenzo in Via A.Bonanni in Civita

Castellana. Il Complesso fu costruito con

l’intensa partecipazione del popolo civitonico

tanto che i vari artigiani locali, muratori

– falegnami – carpentieri, collaborarono

gratuitamente alla sua realizzazione.

Addirittura alcuni offrirono forti somme di

denaro, come un certo Coluzzi che, nel

1620, offre cinquecento scudi per le opere

da eseguirsi.

Gli stessi frati del convento parteciparono

successivamente alla realizzazione del

Ponte Clementino offrendo alla comunità

locale il lavoro dei propri operai ed artigiani.

Nel contesto della conduzione dell’opera

civitonica si deve al Bernini l’intero progetto

architettonico e a Michele da

Bergamo la conduzione tecnica del cantiere

attraverso le forniture di materiali e la

direzione delle maestranze. In alcuni dettagli

il Complesso si rivela di modesta definizione

non dimenticando che il Bernini

seguiva nel contempo numerose opere in

Roma e pertanto molte scelte formali sono

autografe del modesto Michele da

Bergamo. Dopo Civita Castellana e le

opere di Ariccia e Albano Laziale, le strade

dei due architetti si separarono e seguirono

vie diverse e dai profondi e diversi esiti

artistici e professionali. Lo stesso

Convento funzionò e visse per due secoli,

ma nel 1882 venne chiuso e requisito dallo

Stato. Le Opere d’Arte sono intorno a

noi. Basta scoprirle.

Prof. Arch. Enea Cisbani


14

Campo de fiori

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Album rico

16

Anno scolastico 1948 - Prof.ssa Buglioni - Foto data dalla Sig.ra Wanda Morganti

26.6.1949 recita in onore di Don Gino Conti

foto data dalla Sig.ra Maria Barduani

1951 da sx Pantaleo Andrea, Antonio e Addolorata

Foto data dalla Sig.ra Maria Tullo

Se vi riconoscete in queste foto venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere p


17

Campo de fiori

rdidei Scuola elementare - nati nel 1954 foto data dal Sig. Franco Foglietta 5 ^ elementare 18.4.1964 foto data dalla Sig.ra Ivana Soli

ubblicate le vostre foto, portatele presso la redazione di Campo de’ fiori, esse vi verranno subito restituite.


18

...continua da Campo de’ fiori n. 10

Adesso che lo vedo quasi tutti i giorni, mi

accorgo di essere di fronte a un uomo che

nella sua solitudine, riesce a superare barriere

ben più alte di quelle che incontrò

sulla pista di Atene in quel lontano

1994, quando arrivò 2° nei 2000

siepi, ai Campionati Europei per

Veterani.

Ormai si muove pochissimo, anche se lo

trovi in casa sempre in calzoncini e scarpette

da corsa; il suo fisico sta cedendo

all’avanzare degli anni, la vista lo sta

abbandonando, ma la sua mente è così

lucida che non appena gli domandi qualcosa

sulle sua gesta di atleta, parte da

vero sprinter, rovista i cassetti dei suoi

ricordi e ti fa vedere foto, medaglia e attestato:

tangibile riferimento e testimonianza

di quello che dice. Poi ricomincia, raccontandomi

della sua sfortunata partecipazione

ai Campionati Europei

Masters di Budapest nel 1990, dove la

stanchezza del viaggio (ben 26 ore), compromise

i suoi risultati individuali, ma ebbe

la soddisfazione di essere inserito nella

staffetta 4 x 100 mt della nazionale, anche

se come riserva. E poi ancora, partecipazione

alle Classiche Toscane, tra cui

l’Ombra Etrusca nel 1974, gare podistiche

che si svolgevano in più località, nell’arco

di un intero anno, e venivano premiati

i primi 200 concorrenti, ebbene

Giggetto si classificò 99°. Il Giro

dell’Umbria a tappe di cui vedete una

sua foto, si correva per una settimana

intera attraverso le più belle località della

verde Umbria, vi partecipò 2 volte. Nel suo

palmarès figurano anche 8 titoli italiani

Campo de fiori

di categoria in varie specialità, dalla marcia

alla maratona, alle gare di velocità,

insomma non riuscì mai a tradire il suo

primo ed unico grande amore LA CORSA.

Voglio però chiudere il racconto della sua

vita, con un aspetto di Giggi che non tutti

sanno, è anche un poeta. Ed io, personalmente

insieme agli altri poeti “civitonici” lo

abbiamo accolto tra noi nel volumetto “A

CIVITA NOSTRA” antologia di poeti civitonici

, edito dal Comune di Civita

Castellana nel 1991. Riporto qui di seguito

una sua poesia inedita, che parla della

neve, quella neve che tanta parte importante

ha avuto nella sua vita, perché quella

neve, che come dicevo lo scorso mese,

gli procurò un congelamento di 3° grado

agli arti inferiori, gli diede quello spirito di

rivincita che lo portò a 54 anni a calzare le

scarpette e a correre per il mondo.

Era il 1956, l’anno della grande nevicata,

Giggetto sta sulla porta di casa col badile

in mano:

Luigi Del Priore (Giggetto)

Un solo grande amore:

correre, correre, correre

“Buongiorno, mi fa la neve,sono

la tua amica,

hai avanzo qualche cosa,

e tu non me lo chiedi

non ti ricordi quando nel

fronte Greco,

ti congelai i piedi?

Gli faccio io: E cò sta faccia bianca

non vi vergognate?

Ma ora mi rifaccio e vi prendo a

palate.

Mi fa la neve: Che colpa ce n’ho io

se ti sei congelato?

Perchè non prendi a palate

Chi ti ci ha mandato?

Ciao Giggeto,

noi di Campo de’ Fiori, non ti lasceremo

solo, perché i tuoi ricordi sono i nostri

ricordi,e stanne certo le tue medaglie, le

tue coppe, le tue magliette, le tue scarpette,

non andranno al macero, ma verranno

pulite, restaurate e mostrate a tutti,

perché tutti sappiano che la vita è fatta di

traguardi e tu , di traguardi ne hai tagliati

a milioni.

di

Sandro Soli

le amate medaglie

Il

giro

dell’Umbria

Il tandem a quattro costruito da lui setesso


Campo de fiori

Album rico

20

Scuola elementare - anno di nascita 1937-38 Foto data dalla Sig.ra Valeria Rossi

Giovani di Fabrica di Roma negli anni ‘40

foto data dalla Sig.ra Alba Iannoni

Febbraio 1959 - foto data dalla Sig.ra Vincenza Cipriani

Se vi riconoscete in queste foto venite in redazione e riceverete un simpatico omaggio. Se desiderate vedere p


21

Campo de fiori

rdidei 1953 Torneo studentesco - foto data dal Geom. Roberto Pieri

Giovani ragazze di Fabrica di Roma - primissimi anni ‘30

foto data dalla Sig.ra Alba Iannoni

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22

L Angolo misterio-

Nella foto sopra è riportata una via

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Civita

Castella

Durante la visita alla chiesa della “Madonna

delle Piagge”, a Civita Castellana, i ricordi si

sono fermati nella mente di Massimo e Fabrizio.

Negli anni della loro infanzia, la strada che portava

all’antica chiesa era praticata da decine di

ragazzini che, nei mesi invernali, al riparo dell’antica

“Porta Lanciana”, si riparavano dal freddo

e giocavano con le figurine, le palline e le

nicolette (soldi dell’era fascista). Scendendo la

via oltre la chiesa della “Madonna delle Piagge”,

si arriva ad un ruscello chiamato Rio Filetto

dove, nelle domeniche dopo Pasqua, si recavano

intere famiglie per meravigliose e spensierate

scampagnate a “panzanella” e vino. La panzanella

(pane bagnato con pomodoro), veniva

inzuppata con l’acqua della “Fontana lunga”,

una fonte naturale che serviva, oltre ad irrigare

gli orti, anche alle donne per fare il bucato. Il

ruscello era pieno di pesci e quelli che si riusciva

a prendere, spesso a mani nude, venivano

cotti sul posto e condivisi con tutti i presenti. I

bambini che marinavano la scuola passavano le

ore della mattina lungo il ruscello e vi cominciavano

a farci il bagno già dal mese di Maggio.

Lungo il muro che costeggiava la strada per

scendere alla chiesa crescevano enormi piante

di fichi d’india e i loro frutti, raccolti da Giovanni

Morganti, venivano poi venduti in Piazza

Matteotti. Le valli intorno al Rio Filetto erano

tutte un “giardino” di orti. Chi viveva nel centro

storico possedeva quasi sempre un piccolo

orticello che serviva a sfamare la propria famiglia

e, spesso e volentieri, anche ad aiutare

quella degli altri. Molti anni sono passati da

quando Fabrizio e Massimo, da soli o in compagnia

delle loro famiglie praticavano quei luoghi.

Oggi qualche ragazzo cerca, la domenica dopo

Pasqua, anche in occasione della messa che si

tiene una volta l’anno nella chiesa della

“Madonna delle Piagge”, di mantenere viva la

tradizione di recarsi sul Rio Filetto a fare

merenda, ma le abitudini sono cambiate e

anche le persone. Quella una volta, era l’occasione

per stare tutti insieme, era un giorno di

festa e di divertimento e, quando partivano per

quella stradina stretta e tortuosa che porta alla

valle, giovani, anziani, mamme, papà, nonni e

nipoti sembrava quasi dovessero compiere un

lungo viaggio. L’intera giornata veniva trascorsa

tra giochi inventati, bagni nel ruscello e sentendo

i racconti degli anziani che spesso si burlavano

dei più piccoli. La sera, stanchi ma felici,

si ritornava tutti insieme verso casa e le

mamme che fino a quel momento, tagliando

pane e formaggio, avevano sfamato tutti i

bambini affamati, cercavano di ricomporre le

proprie famiglie chiamando a voce alta i propri

figli e gridando “……disgraziato, ma te sa ora

de rientrà”.

Campo de fiori

Amarcord i luoghi dell’infanzia

scalinata recentemente realizzata per raggiungere

la chiesa “Madonna delle Piagge”

i vecchi casali degli “ortolani”

23

di Cristina Evangelisti

chiesa “Madonna delle Piagge”

il ponticello che attraversa Rio Filetto

fontana lunga Rio Filetto


24

L’estate è appena

terminata e noi tutti,

collaboratori di

Campo de’ fiori,

siamo tornati a scrivere

per cercare,

come sempre, di

rendere più liete le

giornate di coloro

che leggono e attendono

con entusiasmo

questo giornale

Barbara Pastorelli e lo apprezzano per

la sua semplicità. Riprendo con molto piacere la

rubrica riguardante i poeti in erba ed in questo

numero mi soffermerò a parlare di un uomo non

ancora quarantenne che ha fatto della poesia

una delle sue più grandi passioni. Questa persona

dall’animo sensibile è Sergio Maroni, nato a

Civita Castellana il 10 Maggio 1965. Sin dall’adolescenza

Sergio ha sentito vivo il richiamo verso

l’arte poetica e , pian piano, si è avvicinato ad

essa immergendosi sempre più nella lettura dei

classici dell’Ottocento. Degno di nota è, a mio

avviso, l’aver scoperto (con mia profonda ammirazione)

che quest’uomo si è cimentato per ben

undici volte nella lettura del grande romanzo di

Alessandro Manzoni “I Promessi Sposi”. Chi ha

avuto modo di conoscerlo ha capito subito che

Sergio ama esprimersi più in versi che a parole

ed oggi, nel parlare di lui, scopriamo quanto egli

sia profondamente rammaricato per aver intrapreso

studi tecnico-commerciali e non aver invece

scelto quelli di indirizzo umanistico. Questo

però non gli ha impedito di continuare a coltivare

l’amore smisurato per la lettura dei classici e

per la poesia. Uno dei suoi rifugi più cari resta la

Biblioteca Comunale di Civita Castellana nella

quale egli trova momenti di profondo svago

immergendosi nella lettura di testi che più ama.

Pur non provenendo da una famiglia dalla vena

poetica, tuttavia in pochi anni Sergio Maroni è

riuscito a far parlare di sé e, per le sue spiccate

doti poetiche in grado di emozionare, ha ricevuto

diversi premi. Nell’anno 2001 è stato premiato

con il “Timbro D’Autore”, l’anno successivo ha

avuto un riconoscimento a Lignano Sabbiadoro

per finire poi nel 2003 con il premio Bernardino

della città di Rieti. Molti dei suoi componenti lirici

sono stati racchiusi in due raccolte. Una di

queste, “Il treno del cuore” è stata pubblicata

ed ha riscosso il favore del pubblico con ben 484

copie vendute. Attualmente Sergio ha terminato

una terza raccolta e ci ha già parlato della stesura

di una quarta. La redazione di Campo de’

fiori augura a questo poeta tanta fortuna perché

i suoi versi (il più delle volte in rima baciata)

riescono ad esprimere tutte le sue più intime

emozioni. Con frasi semplici e armoniose, ben

costruite e piene di effetto, il nostro caro poeta

cerca di rendere partecipe ognuno di noi di quello

che egli ha vissuto, non importa che ciò sia un

momento, un incontro o semplicemente un pensiero

fugace. Molte sono le poesie che ho avuto

modo di leggere e apprezzare ed alcune verranno

riportate su questa pagina, ma in particolare

desidero porre l’attenzione su una di queste intitolata

“Polvere bianca”. Il poeta, in poche righe,

ci parla della droga e la descrive come una polvere

bianca simile a neve che entra nelle vene

dei giovani inesperti del mondo togliendo loro

ogni briciolo di lucidità e conducendoli, in poco

tempo, ad una “morte lieve”. Il poeta prende la

distanza da questa, la sente nemica dell’umanità

e la tiene lontana facendo in modo che i suoi

due figli, nel lungo e difficile cammino della vita,

guidati dai buoni consigli, possano non incontrarla

mai. Tutto questo è Sergio Maroni, un

uomo semplice, come tanti, sensibile però e che,

facendo sue le sofferenze altrui, in versi dolci e

melodici li trasforma in veri canti lirici.

Campo de fiori

Il gusto di riscoprire

“Il magico mondo della poesia”

di Barbara Pastorelli

TRA I FIORI

Benvenuto fra tanti colori,

benvenuto nel paradiso dei fiori.

Se il tuo amore non è una disfatta

prendi pure una rosa scarlatta,

ma se vuoi dare solo che affetto

fai parlare per te

un bianco mughetto.

La margherita un pò curiosa

con un m’ama o non m’ama

ti svelerà ogni cosa,

e un crisantemo ti potrà ricordare

il grande dolore dentro il tuo cuore.

Mammole, primule e viole

hanno da sempre il profumo del sole,

ma tu in silenzio potrai ascoltare

i preziosi consigli dei gigli.

A una mamma puoi portare

qualsiasi fiore

perchè ogni colore

gli parlerà d’amore.

Ma se nel paradiso tu sei venuto,

è perchè ai tuoi sensi tu hai creduto,

e con un fiore

e un pò d’umiltà

senza parlare

dirai la verità.

A VILLA ARZILLA

Se tu vieni puoi trovare

soltanto amore.

Ci sono persone che

nel loro candore fanno vedere

il vero valore del proprio cuore.

Gente dal capo ingrigito

e non trovi mai un viso imbronciato,

che non ha una propria casa

o è insufficiente a fare qualcosa.

Ballano, giocano, parlano,

si divertono con piccole cose,

che nella quotidiana vita

sembrano banali e noiose.

Gli manca però un pizzico di sale

che renda quella vita

gustosa e saporita:

la visita di un amico

o di un familiare.

Se puoi, và a trovarli,

senza aspettare,

loro non chiedono

per non disturbare

scoprirai che esiste tanta

bellezza, saggezza e felicità

anche nella terza età,

e conquisterai con una scintilla

l’amore di villa arzilla.

LA LEGGE

Sergio Maroni

Creata dall’uomo e dalla sua mente

a volte sei giusta

a volte per niente,

scritta su un libro tra vari comma

sei sempre l’unica che tira la somma.

Condanni da sempre in modo normale

sia l’innocente

che il criminale.

Rincorri affannata e con poca furbizia

la tua sorella di nome giustizia,

che viene implorata da tanta gente

che gli hanno ucciso

un figlio o un parente.

Ma quasi mai è all’appuntamento

lasciando a chi crede

un amaro sgomento.

Per quanto mi riguarda

ti potrei dire, che:

d’uguale,

porti solo la scritta

nelle aule di tribunale.

POLVERE BIANCA

Polvere bianca tu non sei neve

porti soltanto a una morte lieve.

Entri nel corpo, offuschi la mente

sei molto astuta di un noto serpente.

Porti la gente che non ti conosce

lì dove vivono paure e angosce

li fai sentire quasi immortali

dandogli in sogno un paio d’ali,

e sono convinti che non dai pena

ecco perchè t’iniettano a vena.

Credon di avere in mano le chiavi

ma sono soltanto tuoi umili schiavi.

Giovani vite le tue preferite

quelle mature nemiche agguerrite.

Eppur sempre fuggi dai cani segugi,

deridi indignate le forze armate,

tua serva infinita la malavita.

Polvere bianca, io so chi sei,

nelle mie vene non entrerai mai,

e con un pò di fortuna e buoni consigli

resterai molto lontana dai miei due figli.


Fantasia alla Erm

Or accingiti a fare,

quel che poi dovrai gustare.

Gli ingredienti son poveretti,

dai prepara carote e finocchietti.

Quattro tipi di fagioli,

sale olio e un po’ di odori.

Qui la rima ci sta stretta,

hai già pronta la pancetta?

Con gli ingredienti in posizione,

diamo il via alla preparazione.

Ora metti in un pentolino,

sedano, carota, aglio e olio

sopraffino.

Fai cuocer un pochetto,

aggiungi acqua e finocchietto.

Giù fagioli ed odori,

un danzare di sapori.

La pancetta per finire,

e poi lasciali a bollire.

Mentre in attesa stai,

pane affetta sodo assai.

Ogni tanto un assaggino,

per veder se e’ cotto a puntino.

Per non farlo attaccare,

di tanto in tanto mescolare.

Dopo qualche minutino,

è gia’ cotto a puntino.

Se in un piatto stai a versare,

sei gia pronto per mangiare.

Lo accompagni con un po’ di

vino rosso,

buon appetito a più non posso.

Erminio Quadraroli

Cari amici

la storia di

Noel si

arricchisce

sempre più

di nuove

avventure.

Conservate

gli inserti

e........

buona lettura

dai vostri

Cecilia e

Federico.

Campo de fiori

P illole di

sapienza popolare

Da cosa deriva “… se non stai attento, me te

fumo domani”?

Gli anziani nelle sere estive cercano di sfuggire

alla calura opprimente delle mura domestiche.

Spesso prendono sedie scricchiolanti di legno e si

siedono ai bordi di vie ora molto trafficate. Un

tempo in esse regnava la calma e a questa i vecchi

sono tuttora abituati. Sentendo da lontano

arrivare rumorosi e inquinanti prodigi del progresso,

spaventati, spesso pronunciano la frase

sopra menzionata. Emettendo dalle loro labbra questi suoni moderni, ritornano indietro

negli anni. Infatti, agli inizi del secolo, quasi tutto era prodotto artigianalmente in casa,

così come le sigarette. Il tabacco era comperato nelle tabaccherie e per avvolgerlo veniva

usata la carta di un giornale con notizie oramai passate. Prima di arrotolare il preparato,

nel momento del taglio della carta, si gettava un occhio sugli accadimenti in essa riportati.

Il passo successivo era quello di prendere un cerino ed accendere quella sigaretta casalinga

per rilassarsi dopo una giornata di lavoro.

Con una manciata di minuti andava in fumo quel frammento di giornale dove erano riportate

tante notizie di incidenti, dovuti alla spericolatezza, all’incoscienza e all’imprudenza,

che poco prima erano state lette. Erminio Quadraroli

25

continua...


26

Scopri

Marco Manocchio

nasce a

Civita Castellana

il 6 Luglio

1962 e già

dalle scuole

Marco Manocchio

elementari comincia

a nutrire

un forte

interesse per il

disegno artistico

e tecnico

che esplode

poi dopo aver ammirato dei bellissimi

quadri del Prof. Luigi Paolelli.

Il nonno materno, Leonida

Crestoni, anche lui appassionato

di disegno e pittura e caporeparto

nel settore decorativo della ceramica

Sbordoni, cerca sempre di

pungolare la vena artistica di

Marco insegnandogli i trucchi del

disegno e dei colori. Durante il

periodo delle scuole medie, Marco

incontra i Professori Remo

Crestoni, Luciano Caregnato e

Vannini che apprezzano la “mano”

dell’alunno e ne perfezionano la

tecnica ricevendo, da questi, preziosi

consigli a proseguire gli studi

con l’indirizzo artistico. Marco,

però, non troppo amante di tutte

le altre materie scolastiche, non

se la sente di continuare le scuole

ed inizia così a lavorare nell’industria

ceramica nel settore decorativo.

Il disegno resta sempre la

sua passione e, dopo il lavoro,

continua a disegnare e pitturare

con colori ad acqua su piatti in

ceramica e oggetti in vetro.

Compra libri che parlano dei grandi

pittori del ‘600 e del ‘700 e le

foto di quei quadri si imprimono

così prepotentemente nella sua

mente che nel 2000 decide di

compiere il grande passo. Compra

una tela e quei colori ad olio che

Campo de fiori

di Cristina Evangelisti

fino ad allora gli avevano fatto

tanta paura ed inizia il suo primo

quadro. Pian piano impara a dosare

e mescolare i colori fino a raggiungere

le tonalità da lui desiderate.

Il gran passo è fatto, la tecnica

si affina ed i risultati e le soddisfazioni

non tardano ad arrivare.

Inizialmente riproduce i quadri

dei pittori figurativi ed impressionisti

come Van Gogh e Monet.

Ama i fiori che, con i loro colori

accesi, abbracciano la grande tela

facendole sentire tutto il calore

della primavera e quei paesaggi di

campagna di un tempo che, con i

loro campi di grano e papaveri, ci

svelano l’animo quieto dell’artista.

Sicuro di se e delle sue capacità

nell’usare la tela ed i colori crea

quadri che scaturiscono dalla sua

immaginazione e ispirato da foto

o vecchi film dà vita a personaggi

che, con i loro sguardi e movenze,

donano al quadro romanticismo e

passione.


28

Fabrica di

Campo de fiori

I Torre e le nocciole

Operai dello stabilimento Torre sopra montagne di nocciole

Alla fine degli anni ’60 anche Fabrica ed i

paesi limitrofi storicamente agricoli, vengono

industrializzati dalle ceramiche di Civita

Castellana da dove, alcuni valenti imprenditori

e le loro maestranze, colonializzano

questi nuovi territori. Civita, non aveva previsto

un vero piano di espansione industriale

e mancavano perciò delle aree preposte.

Questa è sicuramente una cosa molto strana

e non so dei motivi politici, o socio-economici

che determinarono ciò, ma di fatto

questa grave carenza favorì lo sviluppo di

moltissime altre zone artigianali e industriali

di molti altri paesi che, accettarono di

buon animo questa insperata fortuna.

Arrivavano così i capitali e le tecnologie vincenti

di un popolo che da sempre aveva

avuto dimestichezza con l’arte ceramica.

Paesi appunto come Fabrica di Roma,

Corchiano, Castel Sant’Elia, Nepi, Gallese,

Otricoli, Rignano Flaminio, Mazzano

Romano, Monterosi, Attigliano, ospitarono

volentieri questi esuli preziosi. L’esodo fu

impressionante ed i civitonici arrivarono

perfino all’estero (vedi l’articolo su questo

numero “Il gigante della Ceramica Cav.

Bruno Profili”). Le cellule di operai esportate,

già sindacalizzate, dovevano avere

anche un altro scopo, ma non è questo l’argomento

che voglio trattare. La cosa basilare

è però capire come da quel momento

cambiò totalmente l’economia e la società.

Per secoli e per millenni la famiglia contadina

era stata abituata ad enormi sacrifici ed

a vivere nell’incerto, condizionata totalmente

dagli eventi atmosferici che ne avevano

determinato la ricchezza o la povertà. Il

denaro era talmente raro che era rimasta

quasi al baratto. Con l’avvento dell’industria

incominciò man mano ad abituarsi al salario

mensile e, la conseguente certezza e la cre-

sciuta capacità d’acquisto, fecero si che l’economia

girasse come mai prima. L’industria

richiamò anche molta mano d’opera proveniente

da altre regioni d’Italia con un forte

flusso di immigrazione ed il nostro distretto

industriale divenne il più importante d’Italia

nel settore dei sanitari. L’attività agricola,

però, nei paesi dove si era insediata poi l’industria,

non fu mai abbandonata e molte

persone occupate in ceramica seguitarono a

coltivare i terreni mantenendo, con sacrificio,

un doppio lavoro. Il contadino era solito

dire “la terra si ammala ma non muore”

e perciò la certezza di un reddito, anche se

minimo, non l’avrebbe mai tradito. Certo è

che si dovette dare più valore al tempo

(purtroppo quello lavorativo) ed allora ecco

che anche in agricoltura arrivarono in aiuto

le prime macchine specifiche per la lavorazione

e la raccolta delle nocciole. Non si coltivavano

più quei prodotti che una volta

servivano al ciclo vitale della famiglia contadina

quali il grano, il mais e quant’altro.

Vicino lo stabilimento dei Torre nacque

anche a Fabrica una officina artigiana specializzata

per la costruzione di motozappe

“Settebello” del Sig. Otello Narduzzi (valente

chitarrista dei “Brazil” – vedi storia di Max

su Campo de’ fiori n. 10). Queste macchine

agricole aiutarono molto nella coltivazione,

soppiantando quasi totalmente molti animali

da traino e da lavoro quali asini e mucche,

che erano stati fedeli compagni di tanti e

tanti sacrifici, di conseguenza le piantagioni

divennero più moderne e produttive. I Torre

dovettero ampliare ed ammodernare i loro

impianti per recepire la nuova massa di prodotto

e la loro usata esperienza tecnicocommerciale,

supportò parallelamente questa

fase. Ci fu in quegli anni una vera corsa

alle invenzioni delle macchine e diversi arti-

di Sandro Anselmi

giani locali ne fabbricarono i primi prototipi,

come le “nuvole”, cioè piccoli compressori

d’aria, alimentati da motori a scoppio che,

imbracati sulle spalle, emettevano un flusso

d’aria diretto sulle nocciole cadute sul terreno,

raggruppandole in cordoni o mucchi,

per poterle raccogliere con le macchine.

Queste aspiravano il prodotto e con dei corvelli,

separavano da esso i sassi e la terra,

ma non erano semoventi, pertanto dovevano

essere trainate ed azionate da un trattore.

Si imparò in quegli anni a livellare i terreni

e poi spianarli con dei rulli compressori

per poter agevolare la raccolta. Comparve

quella infausta “vanga elettrica”, come veniva

volgarmente chiamato il pericolosissimo

diserbante irrorato con le vecchie macchinette

per il vetriolo delle viti, senza neanche

la protezione di una mascherina. Purtroppo

moltissimi si rovinarono la salute senza

saperlo. Nacque poi una fazione di ecologisti

che preferì lasciare i terreni sodivi e

tagliare l’erba con i neonati trinciaerba. Si

ottenne un doppio risultato, quello di non

inquinare e non inquinarsi e quello ancora di

avere un terreno sempre praticabile anche

in caso di pioggia. Comparvero allora i primi

impianti di irrigazione a goccia e la campagna,

invasa da quel dedalo di tubi neri

appesi sugli alberi, perse un po’ del suo

fascino originale. Oggi l’agricoltura è diventata

fantascientifica ed esistono macchine

semoventi che, mentre raggruppano le nocciole

con delle spazzole, le aspirano e le nettano

dei sassi e detriti e, la loro cabina di

guida regolarmente climatizzata, non fa più

soffrire il caldo né la polvere.

In tutte queste evoluzioni della società e del

mercato, i Torre ci sono sempre stati, marciando

qualche metro avanti, sì da anticipare

i tempi e recepire tutte le innovazioni

tecnologiche che, pur sempre nel rispetto

della tradizione, hanno mantenuto la loro

azienda ai primissimi posti. Dopo la scomparsa

del Cav. Carlo Torre, emblema della

casata, i degni figli Fabio e Gianremo hanno

ereditato la società Carlo Torre sas, facendola

crescere ulteriormente. Oggi, mentre

non disdegnano di ampliare i loro interessi

anche in molti altri settori, sono sempre più

un’azienda altamente specializzata nella

lavorazione e trasformazione della nocciola

“gentile romana” ed offrono, alla loro clientela,

una vasta gamma di prodotti quali:

nocciole sgusciate e calibrate, nocciole

tostate, nocciole tostate e pelate, granella

di nocciole calibrate, farina di nocciole

tostate e pasta fluida di nocciole. Voglio

chiudere augurando ai Torre altri 100 anni

di gloriosa attività e, ringraziando i miei cari

amici Fabio e Gianremo per avermi concesso

di scrivere la storia della loro famiglia

corredata da bellissime foto d’epoca, voglio

portare il mio pensiero alla loro gentilissima

madre Rosa, della quale conservo un ricordo

dolcissimo per la sua semplicità e la sua

bellezza.


Campo de fiori

29

La cultura al servizio della crescita

anche economica del territorio

Un’area geografica tra le più belle d’Italia,

dal punto di vista paesaggistico e storico, è

quella che comprende l’Umbria e l’Alto

Lazio. Le province di Perugia, Terni, Rieti,

Viterbo e la zona di Civitavecchia presentano,

infatti, scorci naturalistici e rimembranze

del passato molto suggestive e non sempre

noti a tutti. In questo splendido scenario

ambientale sorge un’ istituzione culturale

a livello internazionale, il Centro Falisco

di Studi Storici, che si occupa di ricerche e

convegni sulla storia moderna e contemporanea.

In questi ultimi quattro anni ha svolto

una intensa ed ampia attività che ha

convogliato l’interesse e l’attenzione di

molte persone provenienti da diverse parti

della nostra Penisola e, soprattutto, dall’estero.

Tra Convegni Internazionali, seminari

di studio, ricerche e pubblicazioni storiche,

il CEFASS – questa è la sigla del Centro

Falisco dei Studi Storici – ha organizzato

ben ventidue iniziative culturali che hanno

visto la partecipazione di studiosi, e non

solo, provenienti da diversi paesi d’Europa

e dell’America. Queste iniziative si sono

tenute alcune a Roma (presso l’Accademia

di Danimarca, l’ Antica Libreria Croce ed il

Centro Studi Americani), ma molte proprio

sull’incantevole territorio di cui stiamo parlando.

Soprattutto in quella parte compresa

tra i Monti Cimini, il Tevere ed il Monte

Soratte e conosciuta fin dall’antichità come

Agro Falisco e che vede in Civita Castellana,

Orte e Sant’Oreste i suoi prevalenti punti di

riferimento. Non a caso, in questi tre significativi

centri, sorgono la sede amministrativa,

quella del Comitato Scientifico e quella

di rappresentanza del CEFASS. Ad Orte

dal 2000 si tengono annualmente, presso i

locali di Palazzo Roberteschi, i seminari

internazionali sul periodo tra le due guerre

mondiali diretti dal Prof. Roberto Mallett

dell’ Università di Birminghan. All’università

della Tuscia di Viterbo si sono tenuti due

importanti Convegni Internazionali nel

2001 e nel 2003 ai quali sono intervenuti

numerosi storici e studiosi di varie nazioni

del mondo che, per la prima volta, hanno

potuto visitare ed apprezzare la bellezza del

paesaggio e dei monumenti di questa area

geografica. L’estate scorsa Sant’Oreste ha

ospitato un grande convegno internazionale

per rievocare le vicende storiche del 25

Luglio 1943. E’ stata, quasi sicuramente,

l’unica che si è tenuta in Italia per ricordare

quei tragici avvenimenti di 60 anni prima

nelle loro ripercussioni interne ed internazionali.

La stampa e la televisione nazionale

ne hanno parlato positivamente, confermando

così il successo dell’attività storicoscientifica

del CEFASS in campo internazionale.

Anche Civita Castellana ha avuto

finalmente il piacere e l’onore di ospitare, al

termine dello scorso anno, la seduta con-

clusiva di un altro Convegno Internazionale,

grazie all’opera del Centro Falisco di

Studi Storici. Questa seduta conclusiva si è

tenuta nella Sala delle Conferenze del Forte

Sangallo e ha permesso, in modo particolare,

agli studiosi convenuti dalla Spagna,

dalla Gran Bretagna, dalla Danimarca e

dagli Stati Uniti di venire a contatto con la

civiltà dei falisci e lo splendido ambiente

fisico dell’Alto Lazio. Tra i volumi pubblicati

dall’organizzazione culturale di cui stiamo

parlando, mi piace ricordare che un testo

riguarda persone e vicende di questo territorio:

la nobile e generosa figura di Paride

Fabi e le lotte contadine e popolari ad Orte

e nell’Agro Falisco nel 1902. Non per nulla

a presiedere il Comitato Scientifico del

CEFASS è il Prof. John Francio Pollard

dell’Università di Cambridge e ad aderire a

questo Ente Internazionale, ma che sorge

nella provincia italiana con il fattivo contributo

delle persone del posto, vi sono studiosi

ed istituzioni culturali di ben otto

nazioni: quattro dell’Europa (Gran

Bretagna, Danimarca, Russia ed Italia) e

quattro dell’America (Canada, Stati Uniti,

Messico e Panama). Quello che mi preme

sottolineare è che pure l’alta cultura, come

è il caso del Centro Falisco di Studi Storici,

può promuovere, oltre alla conoscenza nel

merito specifico e all’amicizia tra studiosi

stranieri ed italiani, la conoscenza delle bellezze

paesaggistiche ed artistiche di parti

significative del nostro Paese e sviluppare

la crescita economica di aree geografiche

splendide ma spesso emarginate dai grandi

circuiti turistici e non molto conosciute dai

più, sia essi italiani che stranieri. In conclusione,

se consideriamo che proprio di

recente si è parlato di creare un polo universitario

nell’Agro Falisco basato su corsi

specialistici in economia e storia, possiamo

capire che se ciò si realizzerà, e le premesse

ci sono tutte, alla crescita culturale di

questo territorio si unirà senza dubbio

anche una crescita economica, a seguito

dell’indotto che metterà in movimento.

Nepi - panorama

Sant’Oreste

Via Amerina

Prof. Michele Abate

Civita Castellana - Forte Sangallo


30

Sono le ore 18 di questo caldo pomeriggio

di fine Luglio e, puntualissimi, io ed altri tre

amici, varchiamo il cancello già aperto di un

bellissimo parco. Procediamo lentamente

con la macchina, illuminata a tratti dal sole

che si nasconde dietro grandi alberi.

Scorgiamo in fondo una villa elegante e

maestosa. Mara, un puro esemplare di

Labrador, ci corre incontro per darci il benvenuto

e, quando scendiamo, ci riempie di

feste e ci accompagna fino all’ingresso.

Sullo scalone incontriamo il sorriso aperto

di una domestica che ci annuncia al padrone

di casa e ci fa accomodare.

Non conoscevo di persona il Cav. Bruno

Profili, se non per la sua fama, ma adesso

che lo incontro, ricordo di averlo già visto

su una foto di Campo de’ fiori. Certo non è

facile intervistare un personaggio di una

simile caratura e spesso, in questi casi, ci si

improvvisa psicologi per cogliere le sensazioni

ed i sentimenti che sono chiusi in una

semplice intervista. Sono stato fortunato

che il Cavaliere abbia accettato l’invito a

questo incontro, ma adesso mi sento una

grossa responsabilità per ciò che dovrò scrivere

e vorrei poterlo fare nella maniera

migliore. Questa è sempre la parte più

ardua di questo lavoro, perché l’aver raccolto

le notizie, i fatti, è cosa importante,

ma dare ad essi coerenza e significato è

tutt’altra cosa, come pure evidenziare quegli

episodi chiave che sono stati i cardini di

un’esistenza. Tuttavia lo sguardo buono e

profondo del Cavaliere mi fa capire che l’intervista

sarà ricca e copiosa (e come

potrebbe non esserlo?) e così le notizie fluiranno

agevolmente. Incomincio con il chiedere

la storia della sua famiglia e così so

che l’epopea inizia con il nonno Luigi,

toscano di nascita, che scende a Civita

Castellana agli inizi del secolo scorso per

impiantare la sua prima ceramica di stoviglierie

in quel famoso stabile dei Tre Re

vicino al fiume Treia (del quale ho già raccontato

nella storia dei Coramusi). Il nonno

Anni ‘70 - Il Cav. Bruno Profili nella sua azienda

Campo de fiori

I Giganti della Ceramica

Prof

materno Antonio Coramusi

lavora nella stessa ceramica

ma, per disaccordi, passa alla

Marcantoni e costruisce poi

una ceramica in località

Catalano (la ex Fiume) proprio

accanto a quella dei

Profili. Nel 1925 nasce, sempre

in località Catalano, la

Vitrinas nel luogo dove ora

sono i Brunelli. Questo è il

nome della ceramica del Sig.

Francesco Luigi, padre del

Cavaliere. La società conta

quattro soci ed oltre il Sig.

Francesco Luigi, ci sono

Ulderico Profili (fratello),

Agostino Cardinali e Orlando

Marcantoni.

Produce sanitari di ottima

qualità unici all’epoca in

Italia, perché al posto della

normale terraglia, viene usato

un materiale vetrificato, il

“vitreous” , risultato di lunghe

ricerche e cotto con le classiche

fornaci toscane importate a suo tempo

dal nonno Luigi. In misura inferiore ai sanitari

produce anche dei finissimi piatti.

Nell’anno 1945 il Cavaliere comincia a lavorare

con il padre fino all’anno 1952, anno in

cui viene chiusa la Vitrinas per fine contratto

societario trentennale.

In attesa di avviare alla produzione la

nuova Vitruvit, impiantata sulla Via

Nepesina, di proprietà del padre e del

Cavaliere al cinquanta per cento, esso viene

mandato a fare esperienza presso uno stabilimento

di Nepi di proprietà di amici del

padre, che possono così ragguagliarlo sui

risultati del figlio. Era infatti una buona abitudine

delle famiglie benestanti, quella di

mandare i propri rampolli a “fare le ossa

fuori di casa”. Già nel 1960, con l’avvento di

nuove macchine industriali che rivoluzionano

i metodi di lavorazione, la Vitruvit può

vantarsi di essere fra le prime tre aziende

d’Europa per la qualità del prodotto, assieme

alla Keramak in Germania ed alla Ginori

in Italia. C’è a questo proposito un aneddoto

curioso che il Cavaliere mi racconta. La

Ginori, per confondere esteriormente la

qualità del prodotto, aveva escogitato una

pistola particolare a becco d’oca per spruzzare

anche il battente del sanitario che, una

volta ricoperto di vernice, mascherava la

monocottura; ma la genialità e la perizia del

Cav. Profili, alla fine scoprivano l’arcano.

Nelle scelte produttive c’era stato un tentativo

mal riuscito nell’impianto di forni elettrici

a tunnel della Scei .

Un vero disastro, perché proprio non funzionavano

!

Disavventure simili le avevano già sperimentate

anche altre aziende locali come ad

esempio, quella dell’Ing. Finesi nella sua

azienda in località Treia, ai Tre Re.

La Ceramica Profi

Consapevole dell’insuccesso, la Scei ne

costruiva uno gratis per risarcimento alla

Vitruvit, che si vedeva costretta però a lavorare

con i vecchi, affidabili forni toscani. Già

nel 1958 passa ad una parziale produzione

su scala industriale di monocottura in

vitreous china ad alta temperatura.

Dopo numerosi viaggi all’estero, nei quali il

Cavaliere apprende appieno la tecnologia

della monocottura, adotterà per intero questo

tipo di produzione. Nel 1970 viene a

mancare il padre, il Sig. Francesco Luigi ed

allora il Cavaliere cambia i forni della

Vitruvit impiantando quelli a brevetto francese

della Siti di Novara. Non l’aveva fatto

prima, anche se straconvinto della loro

superiorità, per non arrecare dispiacere al

padre che era affezionato alla vecchia linea

produttiva. La ceramica manterrà comunque

la gloriosa denominazione “Vitruvit di

La Ceram


Campo de fiori

Grande Uff. Cav. Bruno

li

i fondata nel 1952

Profili Francesco e Figlio”. Nel 1964, mentre

è socio con il padre, sollecitato dalle richieste

di importanti clienti greci, decide di

impiantare là una ceramica di sanitari più

grande di quella di Civita. Il Cavaliere, dopo

una permanenza di nove mesi in Grecia,

manda in produzione l’impianto la notte del

15 Agosto 1966.

A questo proposito parla con commozione

ed ilarità del ricordo di quell’episodio quando,

solo nello stabilimento, brindando con

una aranciata, la spruzza sui primi pezzi

usciti, macchiandoli.

All’indomani gli operai tornati al lavoro vengono

presi dal panico nel vedere il prodotto

di quel colore e pensano già di dover

ricominciare tutto daccapo. Lo stabilimento

greco arriva a produrre 1.600 pezzi al giorno

e tutt’oggi è considerato all’avanguardia

nel settore. All’azienda di sanitari ne affian-

ica CIPA

ca una di piastrelle.

Il Cavaliere esce dalla società

solo nel 2002. A questo

punto mentre si riposa, come

dice lui, insieme ai Brunelli,

l’Ing. Rainer Weidmann ed ai

fratelli Angelo ed Antonio

Fortuna costruisce in territorio

di Fabrica di Roma quel

colosso della Cipa per la produzione

di stoviglierie e tazzame

che produce 60.000

tazze e 10.000 piatti al giorno.

Il personale è quasi tutto

femminile, infatti su 220

donne ci sono solo 20 uomini

addetti ai forni. E’ il 1968 e

per molti altri è un anno

“caldo”, per il Cavaliere l’unico

calore è quello dei forni.

Negli anni ’70 la Cipa rileva la

società Tuscia sempre in territorio

di Fabrica di Roma già

di proprietà di Vasco

Costantini ed altri soci romani.

Anche lì il Cavaliere opera

una trasformazione drastica nella produzione,

abbandona i materiali fin li usati e adotta

quelli stessi della Cipa con un miglioramento

immediato.

Naturalmente bisogna seguire la Grecia e,

nonostante le maestranze italiane molto

preparate, il Cavaliere vi si reca per circa

una settimana al mese. Nel frattempo i

Brunelli, proprietari della ceramica Simca

che avevano parzialmente rilevato dalla

cooperativa di operai provenienti dalla ex

ceramica Parroccini, chiedono al Sig.

Francesco, padre del Cav. Bruno, di dargli

una mano nella gestione. Questi, sapendo

di non sbagliare, manda il figlio che mette

in sesto l’azienda e poi ne diventa socio.

Sempre negli anni ’60 e precisamente nel

1969, alcuni iraniani, con dei libanesi e due

italiani, tutti ottimi clienti della Vitruvit, convincono

il Cavaliere ad entrare in società

con loro per impiantare una ceramica di

sanitari in Iran ed al Cavaliere basta mettere

solo le competenze tecnico-commerciali,

senza nessun apporto di capitale !

La ceramica arriva a produrre 2.400 pezzi al

giorno ma poi, le vicende politiche locali

(l’avvento di Komeini), fanno naufragare

questa realtà. A Civita manca una vera fabbrica

di Fire Clay (lavelli da cucina e piatti

doccia) e, dopo una prova deludente di un

altro industriale, il Cavaliere cerca dei terreni

per impiantarne una, ma gli riesce impossibile

perché manca, agli effetti, una vera

zona industriale programmata. Trova le

condizioni adatte ad Attigliano e nell’anno

1980 nasce la Betavit con la produzione di

640 pezzi al giorno che, rapportati al volume

degli oggetti, è impressionante.

Purtroppo nel 1988 perde l’affetto più grande

della sua vita, il suo unico figlio amatissimo

Massimo. Ne parliamo con profonda

di Sandro Anselmi

31

commozione guardando la foto di un ragazzo

bellissimo dal sorriso meraviglioso.

Colpito da questo assurdo destino inizia,

quasi per vendicarsene, a smantellare il suo

impero, così voluto e così faticosamente

costruito. Lui che era stato nominato

Cavaliere a soli ventisei anni, insignito del

titolo di Commendatore a trentadue anni,

che aveva ricevuto la nomina di Grande

Ufficiale direttamente dal Presidente Sandro

Pertini e aveva dato sempre la garanzia del

posto di lavoro e dello stipendio a fine mese

a tanti e tanti uomini che, con serenità, raggiungevano

tutti l’età pensionabile.

Nel Febbraio 2004 perde anche la moglie,

Sig.ra Maria Fantucci, fedele compagna di

un cammino così intenso e laborioso.

La storia di questi uomini va recuperata,

salvaguardata nel tempo, quale esempio

per le nuove generazioni.

Negli ultimi anni ha molto contribuito per il

miglioramento della salute delle persone

malate e, nel Gennaio 2000, ha donato

all’Ospedale Andosilla di Civita Castellana il

reparto autonomo di Nefrologia e Dialisi

intestandolo al suo caro Massimo.

Sono certo, dalle parole che ci siamo detti e

da quel che capisco, che il cammino intrapreso

ha molto pagato l’animo e lo spirito

del Signor Bruno e la sua calma, il parlare

pacato ed essenziale, mal celano una nuova

carica energetica prorompente, viva e

perenne.

Per quello che ha già fatto e per tutto quello

che potrà fare, Lui è già parte di un firmamento

di poche, chiare stelle in una

notte di nuvole.

Reparto Nefrologia e Dialisi dell’Ospedale Andosilla

di Civita Castellana intitolato a Massimo Profili.

Cav. Bruno Profili durante la nostra intervista


32

Campo de fiori

La Stori

...Le aspettative del padre non vengono

minimamente deluse perché di lavori ne fa

tanti e, in contemporanea con gli studi,

vende enciclopedie fino a quelle prestigiose

della Treccani (allora opere esclusive

della SIAE) e svolge varie mansioni anche

per il Comune di Fabrica di Roma. Da studente

in Giurisprudenza inizia a lavorare

con continuità per la Compagnia di assicurazioni

Alleanza, con la quale vince anche

gare nazionali di produzione.

A seguito di diverse proposte da parte di

altre Compagnie di assicurazione quali La

Previdente, la Lloyd Adriatica e la Phenix

Soleil (oggi GAN) sceglie quest’ultima che

lo assume come ispettore nel 1971 e lo

porta a lavorare a Civita Castellana. Nel

frattempo la musica, quasi totalmente

abbandonata, viene ripresa grazie alle

pressioni di amici come Sandro Di Vittorio,

Giorgio Angeletti, Daniele Paludi, Fabrizio

De Vittori... che lo coinvolgono a sperimentare

nuove sonorità da portare per le

usate piazze di Vignanello, Caprarola etc.

Frequenta allora lo studio di registrazione

di Aldo dei Falisci e l’amico Claudio assieme

al fonico Romano Ermanno e partecipa

alla realizzazione di alcuni brani, poi anche

di successo.

Prova a Fabrica di Roma con un gruppo di

amici tra cui il compianto Eraldo Cesari,

Francesco Borghesi, Mauro Carofei,

Fabrizio Angori e Renzo Giovagnoli.

Stringe amicizia con Bernardo La Fonte (ex

Blocco Mentale) e Romano Ermanno e

nasce una società per realizzare uno studio

di registrazione. Trovati i locali, cercano

di stringere accordi col signor Massimo

Di Cicco, noto industriale del disco, ma le

condizioni proposte non sono le più favorevoli

e, di comune accordo, decidono di

soprassedere. Intanto però, affascinato

dalla cosa, Max dà gli esami alla SIAE per

l’iscrizione quale compositore di musica e

di testi ed incomincia a depositarne alcuni

che gli serviranno poi, come colonne sonore

nelle trasmissioni televisive che condurrà

prima a Punto Zero e poi a Italia 5 .

Nel 1974 presta il servizio militare ed organizza

un gruppo musicale in caserma con

degli amici Sardi. Nel 1975 presta servizio

per alcuni mesi quale capo stazione per le

ferrovie dello stato e si licenzia per dedicarsi

interamente alle altre attività che

aveva già avviato. Nello stesso anno, apre

sempre a Civita Castellana, una delle

prime palestre. Dopo il matrimonio, nel

1979 nasce Cecilia e la voglia mai pacata

di fare musica, lo porta ad organizzare

feste all’istituto delle Suore Francescane

dove lei va a scuola, facendo gruppo con

Tonino Conti e la moglie Loly, poi emigrati

in Spagna.

In queste occasioni incomincia a cantare

anche Cecilia che dimostra di avere una

spiccata dote musicale ed una voce bellissima.

Nel 1983 nasce Federico e l’arrivo di

quell’angioletto diverso ma tanto bello e

tanto dolce, lo tocca profondamente e

tutta la sua vita sarà da quel momento,

comunque diversa. La chitarra e la sua

voce accompagneranno così mille ninne

nanne. Nasce, con Federico, anche l’

A.I.D.I. (Accademia Internazionale

D’Italia) con il sogno di preparare un

mondo nuovo per i fratelli più deboli e

tante e tante iniziative promosse e realizzate

in anni di impegno sociale, pongono

delle pietre miliari nella storia delle persone

diverse. Cecilia all’età di 10 anni entra

a far parte del Coro Polifonico della

Cattedrale di Civita Castellana e va a scuo-


Campo de fiori

a di Max

alias Sandro Anselmi

la di canto all’Accademia Muzio Clementi.

Max soddisfattissimo, la segue ovunque.

In quegli anni ha l’onore di cantare insieme

a Rita Forte allo Sheraton di Roma ed

in altre uscite estemporanee, anche con

altri grossi artisti. Si fa promotore della

creazione di una Associazione Nazionale di

artisti con l’amico Don Baky e l’Avv. Enrico

De Santis. Progetta con Don Baky un festival

da inserire nel carnevale di Civita

Castellana. Frequentando poi l’ambiente

musicale della Capitale, conosce Giuliano

Selva e Marco Del Freo e con loro corre

una serie vorticosa di esperienze importantissime.

Giuliano Selva era stato un

buon cantante negli anni ’60, più noto

all’estero che in Italia. Marco Del Freo, una

voce stratosferica, era arrivato secondo a

Sanremo dopo Siria ed aveva poi vinto il

Festival di Napoli e quello di Vigna del Mar

in Cile, aveva partecipato a moltissime trasmissioni

televisive importanti condotte da

Pippo Baudo (Domenica In –

Novecento…). Sono entrambi in collaborazione

con Giorgio Ferrara, ex socio di

Aragozzini con il quale aveva organizzato

alcuni festival di Sanremo. Nasce così la

Casalba edizioni musicali. La Casalba, con

sede in Viale Mazzini a Roma, incomincia

subito a dare grosse soddisfazioni e fa

entrare Max in quel mondo che aveva

sempre sognato.

Conosce così molti grandi artisti che promuovono

di buon grado i loro pezzi duran-

te i concorsi musicali e gli spettacoli televisivi

che la Casalba stessa organizza.

Max riferisce dei viaggi di lavoro a Milano

dove hanno sede le più importanti case

discografiche e dove nasce il disco “Amore

Vero”, fatto con gli amici Marco Del Freo e

Bobby Solo in coedizione con la Nibbio srl.

Il disco viene inciso nello studio di registrazione

dell’amico Alberto Radius, mitica

chitarra della Formula 3. Ricorda tutti gli

amici di Radio Italia come Franco Nisi……e

l’emozione degli incontri con il Maestro

Gino Mescoli, con il direttore della Baby

Record, con il grande Carlo Alberto Rossi

ed i Direttori della EMI, della

RICORDI, della SUGAR…, poi l’amicizia

con una persona squisita,

oltre ottimo cantautore, come

Gatto Panceri.

Al Festival di Avellino “A Voice for

Europe” , andato in onda su

Telemontecarlo, Max rappresenta

la Casalba che porta il pezzo

“Amore Vero” ed è presente

anche in giuria.

La permanenza lì per una intera

settimana a contatto diretto con

moltissimi artisti, resta un’esperienza

unica.

Conosce Leo Gullotta, Gianfranco

D’Angelo, Brigitta Boccoli, Angelo

Branduardi, Riccardo Fogli, Mino

Reitano, Vincenzo Gragnagniello,

I Neri per Caso, Corona, I

33

Ragazzi Italiani, Ambra Angiolini, Anna

Lisa Minetti, Paola Folli (che aveva prestato

la voce per i cori del brano “Amore

Vero”)... Entrano a questo punto a far

parte della “scuderia” Casalba, artisti

come Paolo Effe (Fattorini), che vince la

selezione giovani cantautori a Sanremo e

la grandissima Anna Tatangelo, che si

aggiudicherà meritatissimamente, nonostante

la giovanissima età, la vittoria a

Sanremo con la canzone “Doppiamente

Fragili” coed. Casalba. S.C.

continua sul prossimo numero......


34

Campo de fiori

Italiani all’estero

La nostra terra ha visto andar via molti uomini che, con la

voglia di lavorare ed il grande desiderio di farsi una tranquilla

posizione hanno raggiunto l’America e lì, pur senza

punti d’appoggio iniziato la loro scalata.

E’ il caso di Danilo Covone, civitonico di nascita e nipote del

nostro compaesano Massimo Abballe che, partito per gli

Stati Uniti d’ America dopo il servizio militare (1984-85)

riesce, con non pochi sacrifici, a farsi una vita lontano dalla

famiglia, dagli amici, da tutti gli affetti e dall’ambiente che

l’ha visto nascere e crescere. Appena arrivato negli Stati

Uniti Danilo si cerca una casa dove stare e cerca di adattarsi

a svolgere qualsiasi tipo di lavoro. Inizia col fare il venditore

di fiori lungo le vie di New York, ad improvvisarsi venditore

ambulante durante le varie manifestazioni e festività

che si tengono in questa grande metropoli, finisce col fare

l’ascensorista in quei titanici grattacieli. E’ costretto a cambiare

spesso lavoro anche perché l’America, pur offrendo

diverse opportunità per chi ha voglia di lavorare, non garantisce

però un lavoro sicuro e duraturo. Con la buona volontà

e senza mai perdersi d’animo, lontano da tutti coloro che

avrebbero potuto dargli se non altro un sostegno morale,

Danilo costruisce la sua vita. Il lavoro non gli manca e a

questo punto decide di metter su famiglia con quella che

tutt’oggi è la sua compagna e la madre dei suoi due figli

(Massimo e Alex di 11 e 7 anni), Hiroko, una Giapponese

anche lei emigrata in America per lavoro e come Danilo lontana

dagli affetti e dai famigliari. Attualmente Danilo lavora

per una grossa società di spedizioni ma mantiene sempre

quei piccoli lavoretti di venditore ambulante che contribuiscono,

insieme ai vari impieghi come baby sitter o collaboratrice

domestica della moglie, a far vivere più che dignitosamente

la sua famiglia. Pur giovanissimo, Danilo affrontò,

venti anni fa e completamente solo, questo immenso paese

senza farsi travolgere da tutto ciò che di nuovo e accattivante

poteva offrirgli, senza mai dirigersi verso quelle mete

che gli avrebbero fatto perdere la stima di sé stesso e dei

suoi famigliari in Italia. Di questo ne parla con grande orgoglio

la zia Anna, moglie di Massimo, che ospita Danilo e la

sua famiglia ogni volta che ha il desiderio di tornare a vedere

la sua bella Italia e di assaggiare i succulenti piatti italiani,

tanto apprezzati anche dalle moglie e dai figli. A noi non

resta che augurare a Danilo una lunga vita felice in quel

grande paese che ormai gli appartiene, ma vogliamo anche

trasmettergli, con il nostro giornale, i profumi ed i colori

della terra natia affinché non possa mai dimenticare …

Cristina Evangelisti

Danilo Covone con la moglie Hiroko ed i figli Alex e Massimo


M e s s a g g i

A partire dalle ultime domeniche di maggio,

il sole come in un caloroso abbraccio,

riempie di luce quella distesa azzurra contornata

dal verde dei colli Cimini. Ciclisti

della domenica ancora un po’ infreddoliti,

costeggiano il bacino di erculea origine. La

strada asfaltata

solo a tratti,

ricorda le antiche

mulattiere

dove i pastori

transitavano

con le loro

pecore. All’interno

delle staccionate

dove

spicca un verdeggiare

di

noccioli si possono

ancora

vedere animali

altrove cacciati

dal crescere del

cemento. I cinghiali

con i loro

piccoli convivono

con faine,

tassi e volpi. Tra

le querce secolariaccompagnati

dal tenero

canto di merli e

passeri c’è un danzare di piccoli scoiattoli.

Il nibbio dall’alto silenziosamente controlla

la vallata. Questo e’ il Lago di Vico. Qui il

vento che soffia tra le foglie degli alti faggi

fa da colonna sonora ad un evento che

puntuale si ripete da decenni. Gli uccelli

migratori che prima padroneggiavano sulle

spiagge ora si levano in volo concedendo

Auguri di

Buon Compleanno

a Franco Foglietta che copie

50 anni il 18 Settembre Gli

auguri per altri cinquanta

anni felici gli vengono dalla

moglie Marcellina e dai suoi

figli Alessio e Andrea.

Auguri anche dalla

redazione.

Campo de fiori

un arrivederci a questi luoghi. Sta succedendo

qualche cosa di veramente straordinario.

Sulle strade inizia un intrecciarsi di

pedali e motori. Lamiere policrome cercano

di confluire ordinatamente negli stabilimenti

che qua e là sorgono sulle rive del

lago di Vico - panorama

lago. E’ iniziato il grande esodo.

Lentamente le sponde si riempiono di

vivaci colori. Sale garbato un boato di

bambini che timidamente cercano di

entrare in un’ acqua ancora gelida. Per

alcuni di loro è il primo tuffo. Ragazzi che

giocano a pallone, a carte o che catturano

un po’ di ombra mentre si rinfrescano con

Inuovi tesori di

Ronciglione

Il 1° Luiglio 2004 è nato Francesco per

la gioia di mamma Daniela Micheli e di

papà Stefano Ponzo. Si uniscono alla

gioia per il lieto evento tutti gli

amici, i parenti e la redazione di

Campo de’ fiori.

Tantissimi

auguri a

Roberto

Moscioni

che ha

conseguito

il diploma

di tecnico

del suono, presso il cine- TV

Roberto Rossellini di Roma,

da parte della sua famiglia e

dalla redazione di

Campo de’ fiori.

35

un delizioso gelato. Quelli più piccini armati

di secchiello e paletta, controllati a vista

dalle mamme, ricoprono di sabbia i papà

sorridenti. Sulla spiaggia c’e’ chi cerca di

prendere i primi raggi di sole e altri si dedicano

al corteggiamento. Alcuni con gli

occhi pieni di

gioia percorrono

il lago a

bordo di canoe

e pedalò.

Nell’aria si liberano

odori di

ogni genere.

Creme al cocco,

olio di mandorle,

abbronzanti

alla menta,

lozioni alla ciliegia

profumano

la brezza di

metà pomeriggio.

E’ oramai

arrivata sera. Il

sole saluta tutti

e imbarazzato,

lasciando il

cielo di colore

scarlatto, si

nasconde dietro

i crinali cimini.

Adesso inizia un

lento pellegrinaggio di ognuno verso la

propria abitazione. Dopo tanti anni nulla e’

cambiato. Cosa rimane? I ristoratori esausti

ripuliscono il loro tratto di spiaggia e la

civetta con la sua canzone accompagna un

istrice goffo che ritorna padrone delle sue

terre.

Benvenuta Viola.

Il 1°Luglio 2004

Gianluca e Anna

Sbriccoli hanno

colmato la loro

felicità con la nascita

della loro piccolina.

Auguri per una vita

lieta e felice da parte

degli amici, parenti e

dalla redazione

Riportiamo di seguito la prima parte di una lettera che Fabrizio Pecoraro, dal Sud

Africa, scrive al suo amico Sergio di Civita Castellana dopo che questi gli ha inviato

il nostro giornale Campo de’ fiori.

Pinetown 18 Agosto 2004

Caro Sergio, con grande sorpresa e piacere ho ricevuto i due

opuscoli “Campo de’ fiori” e quello della guida 2004 di Civita

Castellana. Ti ringrazio tanto per avermeli spediti; fa sempre

molto piacere ricevere corrispondenza dall’Italia ed in particolare

da Civita Castellana; tanto più che qui di Italiano se ne

sente, se ne parla e se ne legge ben poco!

Campo de’ fiori” è un bel giornale e congratulazioni a Sandro

Anselmi che lo ha fondato......

M e s s a g g i


36

Castel San-

Grazie alla collaborazione e all’incredibile

memoria di Vittorio Valentini (cittadino

Castellese), possiamo raccontare del secolo

scorso. Ho chiesto a Vittorio come e

quali erano gli esercizi commerciali uno ad

uno, indicando anche la loro collocazione.

- Clelia e Silvana erano nel corso principale

e Maria in Via del Santuario, poi il ciabattino

era zì Peppo con Antoniuccio e

Stefanicchio. Ricorda poi che Silvana, un

giorno a settimana, vendeva anche la

carne. Invece Romanello la carne la vendeva

in Piazza “a bancaccio”, ma soltanto

quando qualche bestia gli si azzoppava. Le

osterie non mancavano: Maria in Via delle

Cascine, Aurora in Via Emanuele III,

‘Remelicche’ in Via Umberto I con annesso

gioco di bocce, Peppa in Piazza d’Azeglio.

C’era poi il fabbro che si chiamava Peppe

ed era in Via Umberto I e Ugolino aveva la

sua falegnameria in località San

Sebastiano. I fornai erano Antonio Darida,

in Via del Santuario, Francesco Nucci, in

Via Sant’Elia e Anastasio De Santis in Via

Rupi. Erano tutti forni alimentati con la

legna raccolta nella macchia del Comune.

Chi riforniva il paese di altri generi come

stoffe, calzature, attrezzi agricoli, callari

Campo de fiori

Ricordi di vita a

Castel Sant’Elia

erano solo i venditori ambulanti che venivano

dai paesi limitrofi e molto spesso,

non avendo soldi, venivano pagati con il

baratto. “Ricordo – aggiunge Vittorio – che

mia madre, per avere un callaro, dette in

cambio un prosciutto”. Allora c’era tanta

povertà, per necessità si iniziava a lavorare

molto giovani e già a 7 o 8 anni si era

nei campi a custodire il bestiame. Si iniziava

a lavorare al sorgere del sole e si finiva

quando questo calava. Le scuole erano

poco frequentate e un po’ d’istruzione si

poteva avere dalle scuole serali di Suor

Adelina, mentre da Don Giovanni si poteva

andare a scuola di musica. Grazie a Don

Giovanni, infatti, prese corpo la Banda

Musicale Cittadina che era costituita da

circa trenta elementi. Ricordo ancora la

prima importante trasferta a Roma dove

suonammo per la festa di San Giuseppe.

Vittorio, che vuole raggiungere i cento

anni di età, continua nei suoi ricordi inesauribili,

nei suoi racconti interminabili……

tanto che ci si potrebbe scrivere un libro !

di Riccardo Pieralisi

Primo mezzo agricolo a

Castel Sant’Elia

Augusto Crispigni - 1934

Cresima a Castel Sant’Elia 1948 da sx Deci Domenico - Augusto De Placidi - Nello Martellini - Bruno Dei - Franco Nucci -

Francesco Darida - Francesco Sebastianelli - Vincenzo Attili... Foto data dal Sig. Domenico Deci.


In questo numero torno a parlare di un ospedale

del Nord Uganda. Raccontai la storia del

“St.Mary Hospital” di Lacor e dei due fondatori,

Piero Corti e Lucille Teasdale nel nr 7 di

Campo de’fiori. Ora su queste pagine vi riporto

una documentazione tratta dal diario di

padre Elio Croce, missionario Comboniano

che vive e lavora presso il St.Mary Hospital.

Ancora una volta una storia scioccante ma

emozionante sul piano umano di alcune persone

che danno e che hanno dato la loro vita per

migliaia di persone… “abbandonate dall’attenzione

del mondo occidentale” .

“Le nostre tre ambulanze in meno di due

mesi percorrono 17.700 chilometri.

Portano in ospedale 564 persone. L’ebola

non attira investimenti per la ricerca e per

le terapie perché non offre nessuna prospettiva

di profitti. Però grazie alla volontà

e caparbietà del nostro Dottor Matthew

che molte volte lottava e si schierava contro

il parere degli esperti sanitari mondiali

che credevano che ogni intervento terapeutico

sul malato fosse inutile, esistono le

sue cartelle mediche con osservazioni,

descrizioni meticolose dei sintomi variazioni

giornaliere dei quadri clinici, intuizioni

ed ipotesi cliniche. Questo prezioso lavoro

condotto dal dott. Matthew è alla base di

un risultato importantissimo : A Gulu nel

nostro ospedale la mortalità è stata del 45

%, quasi la metà di quella segnalata in

altre epidemie. Questo per voi possono

essere numeri e statistiche ma per noi

dell’ospedale st. Mary di Lacor sono risultati

ottenuti grazie alle persone che hanno

assistito gli ammalati con totale dedizione,

abnegazione ed amore, senza paura fino

alla fine Una storia tragica e grandiosa allo

stesso tempo capace di ridarci fiducia e

speranza per il futuro. Ringraziamo Il

Signore, per l’Africa che per noi e per l’umanità

intera ci da ancora persone come

queste.Io lavoro a Lacor, vicino a Gulu,

dall’ 85. Sono fratello Comboninano. Sono

addetto alle costruzioni. e tengo la manutenzione

di tutte le attrezzature elettromedicali.

Faccio in modo, nel limite del possibile,

che ogni cosa funzioni ed i medici

possano lavorare e dare il meglio di loro

stessi. La zona di Gulu nel nord

dell’Uganda, già da anni, (16 anni) è

insanguinata dalla guerriglia ed ha dovuto

affrontare in successione, e talvolta con-

Campo de fiori

temporaneamente, i problemi sanitari conseguenti

a guerra ed epidemie...

Meningite nel 93, colera nel 2000 ebola

fine 2000. Il nostro ospedale si trova così

ad affrontare contemporaneamente guerra

ed epidemia di ebola. Infatti, il nove

ottobre 2000, festa dell’Indipendenza,

sono fatti e spediti i prelievi delle persone

sospette al CDC di Atlanta (Centro controllo

delle malattie e della prevenzione).e in

Sudafrica. La notte stessa nel centro di

Gulu una banda di ribelli assalta una discoteca

piena di giovani , facendo diciotto

morti e una quarantina di feriti.L’Ebola è

un virus che prende il nome di un torrente

in Congo dove si manifesto la prima epidemia

nel ’76. Quindi è una malattia abbastanza

recente e non si sa ancora quale sia

il serbatoio del virus, Si tratta di una febbre

emorragica che si manifesta come una

banale Malaria, raffreddore o influenza

,con dolori alle articolazioni, mal di testa,

febbre, dolori al petto e dissenterie. In

pochi giorni attacca tutti gli organi del

corpo ed alla fine dissolve tutti i tessuti del

corpo provocando grosse emorragie da

tutte le mucose e da tutti gli orifizi.

Provoca la morte nell’80% dei casi . E’ salita

alla ribalta mondiale nel 95 quando a

Kikwit nel nord est del Congo causò la

morte di 240 persone. E’ sempre pericolosa

per il personale sanitario. A Kikwit morirono

60 operatori sanitari tra cui sei suore

italiane le poverelle di Bergamo che assistevano

gli ammalati. Erano passati sei

mesi prima che venisse dato l’allarme. In

Gabon nel 1997 provoca 45 morti. Nel

nostro distretto di Gulu L’ebola appare a

fine settembre del 2000 e l’ultimo ammalato

viene dimesso il 23 gennaio 2001. La

fine dell’epidemia è stata dichiarata quaranta

giorni dopo il 23 Marzo esattamente

un anno fa. Il virus ha infettato in pochi

mesi più di 500 persone. Secondo i dati

dell’OMS organizzazione mondiale della

sanità ne sono morte 224. 14 erano operatori

Sanitari del nostro ospedale tra cui il

nostro direttore sanitario il dr. Matthew. 10

altre noste infermiere colpite dal virus

sono guarite. Di quei giorni drammatici,

scrivevo una specie di diario. Come un bollettino

di guerra che mandavo ad amici per

informarli di quello che succedeva a Gulu.

Lo scrivevo per non dimenticare questa

Abbandonati

dall’attenzione

del mondo

occidentale

V.A.

37

esperienza generosa e insieme drammatica

nel nostro ospedale, dove molte persone

si sono donate volontariamente e disinteressatamente

fino alla morte. La

Dominique figlia del dott. Corti che attualmente

si occupa della fondazione a sostegno

dell’ospedale e che vive qui in Italia,

l’ha voluto pubblicare così come era senza

neanche farmelo completare o rileggerlo.Fin

dal primo giorno dello scoppio dell’epidemia,

sotto la direzione di Matthew,

direttore dell’ospedale, facevo tutto quello

che mi dicevano di fare, seguivamo un

manuale del OMS, organizzare l’isolamento

con stanze successive dove le infermiere

e medici si cambiavano si vestivano e si

decontaminavano, fare scaffali per le scarpe

e per i stivali , attaccapanni per i camici

e le tute, vasche di lamiera piene di

soluzione di clorina o varechina dove passavano

dentro con gli stivali, dai leva stivali

all’inceneritore, dallo smaltimento del

materiale infetto al fare le bare e seppellire

i morti. Ero quindi libero anche di entrare

nei reparti per trovare e portare conforto

agli ammalati, mentre andavo a fare

qualche lavoro di riparazione acqua-luceossigeno,

o quando mi chiamavano a fare

qualche lastra radiografica al torace di

alcuni pazienti. Essendo saltuario, non ero

esposto al contagio come quelli che lavoravano

per molte ore al giorno nel reparto

di isolamento.. Ancora ignaro dell’epidemia,

trasportai la salma di Daniel, nostro

studente infermiere al suo villaggio lontano

270 km. In macchina con me avevo 14

infermiere sue amiche. I primi giorni saltavano

fuori sempre cose nuove. Portare i

morti nell’obitorio nessuno lo voleva più

fare. Allora per i primi tempi lo facevo io,

aiutato da qualche anima buona, poi ci

siamo organizzati anche in questo con

volontari. E così abbiamo fatto per il servizio

ambulanze. All’inizio ero solo io. Poi

trovati tre autisti volontari entravo in servizio

solo quanto gli altri avevano finito,

ossia la mattina presto o la sera dopo le

sei.

Padre

Elio Croce

continua sul prossimo numero ......


38

Campo de fiori

si ricorda di loro di Erminio Quadraroli

Ronciglio Per fortuna c’è chi

La vita è come un albero che, vigoroso, fa mostra di se in una foresta.

Questa boscaglia verdeggiante è colma di alte piante ognuna delle quali rappresenta una esistenza

romita.

Di giorno, tanti uccelli cantano sui loro rami, ma, quando il sole si perde nell’imbrunire, la solitudine

inizia a fare capolino. Ognuno di questi alberi è inerme davanti agli accadimenti del tempo.

Basta un temporale, un fulmine, la brutale forza dell’uomo e la sua esistenza è messa in pericolo.

Così è l’uomo: solitario in mezzo alla moltitudine. Raggiunge la gloria, si contorna di amici, ma...

sul finire della propria esistenza si ritrova spesso solo con i suoi pensieri con i suoi disagi e i suoi

problemi. In questo periodo, dove molti anziani soli sono come esuli pronti ad allungare la mano

per ottenere calore e amore, qualcuno non si dimentica di loro.

Il quindici luglio scorso, per forte volere dell’Assessore ai Servizi Sociali e con l’interessamento del

Sindaco Giancarlo Bianchini, è nato a Ronciglione un nuovo servizio. Il suo traguardo è quello di

alleviare le sofferenze di chi è disagiato.

Il progetto del tutto gratuito prevede la presenza di un operatore che si occuperà di acquistare

medicinali per persone che non sono in grado di recarsi in farmacia e di richiedere la prescrizione

di farmaci presso il proprio medico curante.

Inoltre, parallelamente ad esso è nato anche il progetto “ Estate sicura” all’interno del quale è

prevista l’inquadratura di una persona predisposta al ritiro dei sacchetti dell’immondizia presso

persone non abili alla deambulazione.

Sottolineando ancora il carattere sociale e gratuito dell’iniziativa occorre precisare che per poter

usufruire di tutto questo bisogna farne richiesta presso il Comune di Ronciglione al Segretariato

Sociale in Via Solferino n. 35 dalle ore 8.30 alle 12.30 oppure telefonando al numero

0761629039.

Riempie di gioia vedere che in mezzo a tante sterili e infruttuose sterpaglie esistono ancora fiori

pronti a sbocciare per distruggere quel velo di lacrime che cela il sorriso dei meno fortunati.


ENGEL HAUS PUB

Via A. Meucci, 8 - Rignano Flaminio (RM)

Tel. 328.8645431

Campo de fiori

GRAZIE AGLI SPONSOR

ai sostenitori, agli abbonati ed ai collaboratori che da soli sostengono

Campo de’ fiori e, con il loro prezioso contributo, danno

vita ad importanti operazioni sociali, promosse e realizzate dalla

Accademia Internazionale D’ Italia (A.I.D.I.) .

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Giornale Civitonico

Anno 1956

Campo de fiori

Dalla rubrica “BIMBI NOSTRI”

Chi si riconosce in queste foto pubblicate su “Numero Unico” del 1956 ?

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Pubblichiamo questa bellissima foto

inviata dal collega Mario Sardi

degna candidata per un concorso fotografico.

La bellissima Fontana dei Draghi di Piazza Matteotti, oltre che ad essere una importante testimonianza

della storia e della cultura di Civita Castellana, ed arredare il più importante luogo di incontro della cittadinanza,

serve anche per dissetare qualche persona che non sopporta la calura estiva, come si vede

nella foto. Mario Sardi


Campo de fiori

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Ronciglione Luglio e Agosto

Civita Castellana Agosto

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NATI

22 Luglio

Vincezo Morbidelli

29 Luglio

Gabriele Oliva

01 Luglio

Viola Sbriccoli

Matrimoni Morti

03 Luglio

Manuela Farricelli/Lorenzo Fratoni

10 Luglio

Massimiliano Cesaretti/Michela Venturi

19 Agosto

Sonia Chiandotto/Enrico Volpicelli

10 Agosto

Giuseppe De Angelis/Lenuta Dinu

Francesco Rossi - 03 Luglio

Mariangela Mengoni - 10 Luglio

Pierina Casani - 17 Luglio

Rosa Poli - 18 Luglio

Don Oscar Stefanelli - 22 Luglio

Elena Gattoni - 06 Agosto

Francesco Ioncoli - 22 Agosto

A. Maria Morroni - 23 Agosto

NATI Matrimoni Morti

14 Agosto - Elisa Biaggiotti

17 Agosto - Gabriele Bravini

12 Agosto - Claudia Coriolano

26 Agosto - Valentina D’Aguanno

04 Agosto - Giulia Di Bella

26 Agosto - Filippo Diaco

21 Agosto - Alessandro Esposito

21 Agosto - Lorenzo Franco

20 Agosto - Riccardo Frate

03 Agosto - Alexia Vanessa Gavrila

24 Agosto - Dennis Lazzarini

10 Agosto - Agnese Leoniddi

11 Agosto - Camilla Meloni

20 Agosto - Silvia Mengarelli

23 Agosto - Ibrar Muhammad

15 Agosto - Karima Nouaili

10 Agosto - Ares Pistola

04 Agosto - Flavio Pulimanti

25 Agosto - Francesco Sansonetti

01 Agosto

Alessandra Nunzi

e

Hamid Mechhouri

Rocco Biasco - 29 Agosto

Emilio Catarcia - 12 Agosto

Luigi Chilini - 21 Agosto

Giambattista Ciavarella - 01 Agosto

Ermanno Del Priore - 15 Agosto

Elisabetta Galligani - 02 Agosto

Carlo Gemma - 07 Agosto

Andrea Giampieri - 06 Agosto

Gildo Quirini - 06 Agosto

Aldero Sciarrini - 20 Agosto


Quadretto Roncionese

E chiacchere ggiù ppè ‘vvorgo

(tratto dall’opera scritta da Erminio Quadraroli,

primo premio al “Roncio d’Oro” 2004)

Chi tte dice che ppe’ sapè i fatti de tutto Ronciò

tocca ‘nnà da ‘o barbiere, vordì che nun edè mai

stato ggiù ppe’ ‘vvorgo. Strade strette e case

basse dove ppure i muri tte sanno riccontà ‘e

pastocchie dì paesani tui...

Questo edè ‘n “luogo ameno” dove a ogniuno è

stata fatta ‘na camicia su misura. Chi abbita de

laggiù fa certi taija e cuci co’ ‘a bocca!!! Robba

che...quanno sta llì ppò stradò aggià sentono l’odore:

.

Ma doppo, mano mano che tte ‘vvicini,

scòrtono ppure i passi: . E ppò quanno tte

vedono sbucà da llì a piazzetta, allora si che se

‘ccanisciono co’ ‘o “totolingua”!!! Lle passi

denanzi... tutte zitte! Pare che nemmeno se

n’accorgino che cce sì! Chi pulisce ‘e patate, chi

sgrana du’ facioli, quarcheduna fa ppure finta de

spanna du’ panni. Quella edè ‘a peggio!!!...

Ttu si sparito dereto l’angolo d’à strada che va su

ppi Torriò e quelle se ‘ccostono pupò...e cominciono.

A furia de chiacchierà ciànno ‘a lingua rinfucinata!!!

lle dice Nunziatina a sòra

Cencia che cò l’orecchio attente sente si ttu hai

sonato a quarche campanèllo... Pupò ppiù llà

In questa foto pubblicata sul

n.9 di Campo de’ fiori sono

stati riconosciuti: in alto da

sx Savioli, Fabrizio Moscioni,

Speranza. In basso da sx

Gino Chiani, Sergio Mutti,

Ivano Micheli, Gian Carlo

Cimarra.

In questa foto pubblicata

sul n. 10 di Cdf sono state

riconosciute: in alto da sx

Luigia Conti, Sandra

Mascarucci, Fernanda

Conti. In basso da sx

Vincenza Costantini, Ida,

Mara Merlini.

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Nena che ha sentito de chiacchierà, ropre à

porta de casa... Cò ‘na mano regge ‘na sedia de

gionchi ‘ntrecciati e cò l’antra i ferri cò ‘a lana.

Sse mette a seda da ‘na parte e sse ‘ggiusta ‘lli

sette strati de panni che porta addosso. E ttu tte

chiedi tra te e te:

Mò lle pare brutto stasse zitta e

‘ncomincia: ... E

Mecuccia che mò cià à bagnarola vòta ‘pprofitta

de ‘n menuto de silenzio: . , dice Nunziatina che

non vole fa veda che non ha studiato e edè

‘struita, . lle

risponne sòra Nena

......................................................................

‘Nsomma, doppo tanto chiacchierà viè sera e

tocca rincasà ppè preparà ‘a cena dice Mecucia ‘spettanno

‘a replica. . ‘O sole se n’è ito e tutti sò rincasati.

De te, che si passato prima, nun se ricordono

aggià ppiù, però mò dormono contente.

Quarcheduna edè tarmente stracca che ‘mmanco

ije la fà a ‘rrivacce llì ppò letto e se fa reggia

‘a capoccia da ‘o tavolino.

Pure tu di ‘a verità: Sì passato de laggiù perchè

tte piace da veda che ‘o monno cambia ma ‘e

cose belle restono. Drento ‘o core lòro hai rubbato

‘n postarello perchè l’hai dato modo che

passà ‘n ‘antra bella giornata. Ma, prima de

‘ddormitte ppure tu, ‘n ‘antra cosa ‘ncò ciài da

confessà: Nun tte n’eri ‘nnato come credevono

esse, ma ‘ccucciato dereto a ‘n angoletto tte si

messo a scòrtà e hai pensato:

.

Ho appreso con piacere la meritatissima

vittoria del mio valido collaboratore

Erminio Quadraroli. Non avevo dubbi del

risultato perchè conoscevo già la sua bravura

e la sua passione nello scrivere.

Che questa vittoria possa servirgli da

sprone per un futuro da affermato scrittore,

oltre che da ingegnere chimico.

Ad maiora. Sandro Anselmi


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Campo de fiori


Ronciglio

A Ronciglione, salendo lungo Via del

Plebiscito, si giunge in Piazza del Comune.

Qui in tutta la sua imponente semplicità domina

la Fontana dei Liocorni, splendido monumento

del periodo farnesiano, progettato dal

Vignola. Intorno ad essa in un abbraccio si

stringono alternativamente i più importanti

edifici religiosi e civili del paese. La fontana

dove è ben visibile lo stemma dei Farnese ha,

sopra la vasca principale, quasi sospesi in aria,

liocorni che sembrano da secoli guardiani del

Duomo e del Palazzo Comunale. Immersi in

questo frammento di storia seicentesca durante

la manifestazione “balcone in fiore”, voluta da

Anna Fendi il 16 Giugno scorso, si sono assegnati

anche altri premi. Sono stati dati riconoscimenti

alle attività commerciali, che hanno

riempito di delicati profumi le vie cittadine, e

ad alcuni pittori che si sono cimentati in un

concorso di pittura.

Tra i vari negozianti si sono messi in luce, al

terzo posto, la Trattoria “da Maria”. La sua

entrata contornata da fiori variopinti ha donato

una raffinata vivacità di colori a Via Garibaldi.

Al secondo posto si è classificata Daria

Chiricozzi che ha elegantemente decorato

Vicolo Musetti e l’ingresso della sua attività

artigianale di borse.

In vetta abbiamo Falzetti Anna che ha saputo

creare con arte, fuori della sua Frutteria situata

in Corso Umberto I, un ricercato intrecciarsi di

decorazioni a più colori usando deliziosi

oggetti in legno.

Al concorso di pittura “ Balcone in fiore”,

hanno partecipato numerosi artisti della zona

cimina. Con i loro 25 quadri hanno saputo

cogliere ogni aspetto allegorico di questa

manifestazione.

Al quarto posto si è classificato il pittore Akela

con il quadro “ Balcone in fiore”. Di seguito

troviamo Katia Di Silvio con “ Balcone con

muse ispiratrici”. Sul successivo livello abbiamo

Anthos con “ Balcone con rose”. E, per

finire, l’Architetto Enzo Torrini che meglio ha

saputo regalare emozioni alla giuria con il suo

quadro carico di armonia e serenità.

Con queste ultime premiazioni la manifestazione

è giunta a termine nella certezza che

l’anno prossimo ritornerà regalando ancora

profumi vivaci e colori gioiosi.

Campo de fiori

I colori della serenità

di Erminio Quadraroli

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Campo de fiori

Arti e Mestieri Il falegname

I falegnami realizzavano gli oggetti

di uso comune in legno massiccio,

completamente a mano utilizzando

pialle, succhielli, seghe,

pennelletto e colla di pesce.

Oggi, quei mobili costruiti su

misura e con grande maestria,

sono oggetti molto ricercati dagli

antiquari, sia per il pregio del

legno che per la preziosità dello

stile.

Le bellessime angoliere, ritornate

omai di modo, sono consigliate

dai migliori architetti per ornare

gli ambienti e le vecchie toilette

(usate per la cura del corpo dopo

il risveglio del mattino) impreziosiscono

le moderne stanze da

bagno o le camere da letto.

Nel mestiere del falegname nulla

veniva sprecato così che anche i

trucioli che la pialla asportava dal

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