Guida Turistica - Benvenuti in Sant'Egidio del MA

prolocosantegidio.it

Guida Turistica - Benvenuti in Sant'Egidio del MA

Pro Loco

Sant’Egidio del Monte Albino

(Salerno)

sapori

Sant’Egidio

del

Monte Albino

Il paese che ha meglio conservato

il suo Centro Storico, con i suoi

cortili e palazzi, la sua storia, la sua

quiete, i suoi profumi e sapori.

arte tradizione


Progetto grafico

Laura Lamberti

Impaginazione

Laura Lamberti

Stampa

Incisivo - Salerno

Dove non esplicitamente dichiarato,

l’apparato fotografico fa capo alla Pro-Loco

© 2009 Pro-Loco di Sant’Egidio del Monte Albino

Editrice Gaia

Via Tenente Manniello, 3

84012 Angri - Salerno

Tel. 081 5133111 Fax 081 5138396

www.editricegaia.it

info@editricegaia.it


Sant ‘ Egidio: paese dei cortili,

luogo di transito obbligato.

Arte, cultura, storia e tradizione

alle porte della costiera amalfitana.

Sant’ ‘ Egidio: a town of courtyards

on a binding route.

Art, culture, history and traditions,

on the doorstep of the Amalfi coast.

Pro Loco

Sant’Egidio del Monte Albino

Giugno 2009


6

1. Introduzione. Cenni storici.

2. Le altre Chiese e Cappelle.

3. Eventi e Manifestazioni.

4. Prodotti Tipici.

5. Artigianato.

6. Numeri utili.

7. Ristoranti, alberghi e bed&breakfast.

Sommario

p. 4

p. 48

p. 54

p. 59

p. 61

p. 62

p. 63


7

Sant’Egidio del Monte Albino, arte, cultura, storia e tradizione alle porte della

Costiera Amalfitana

Chi da Nocera Inferiore, provenendo da

Salerno, o chi da Angri, provenendo da Napoli,

dopo il caotico affollamento dei paesi al

centro della Valle del Sarno, si immette, per la

prima volta, sulla strada che, attraverso il valico

di Chiunzi, conduce ad Amalfi e a Ravello,

si accorge, all’improvviso, di Sant’Egidio,

disteso come il dio Sarno ai piedi del Monte

Albino, ricco delle verdeggianti coltivazioni

degli agrumi, porta naturale e cerniera tra

la divina Costiera e l’agro nocerino, luogo di

quiete e paese benedetto, nei mesi primaverili,

dal profumo dei fior d’arancio.

La presenza di una villa di età augustea e

di una vasca che abbelliva il suo peristilio,

nonché l’esistenza di alcuni cippi funerari,

farebbero risalire le origini del paese al periodo

romano, quando il territorio dell’attuale

comune faceva parte dell’ager nucerinus

della potente città di Nuceria, con la quale

era collegata da tronchi viari minori che, a

Il valico di Chiunzi a Sant’Egidio: la porta della Costiera

Chiunzi Pass from S. Egidio: the gate to the Amalfi coast

loro volta, si innestavano sul percorso dell’antica

stabiana che congiungeva Nuceria con

Stabia.

In epoca alto-medievale, il villaggio di Petruro

seguì la sorte degli altri paesi della Valle e

cadde sotto la dominazione dei longobardi,

che lo dotarono di un castrum posto a guardia

della strada che conduceva ai ducati di

Amalfi e Ravello.

Intorno all’anno 1000, nei resti della villa romana,

un piccolo gruppo di monaci benedettini

dell’Abbazia di S. Trifone in Ravello, fondò un

monastero dedicato a Saint Gilles, l’eremita

provenzale noto in Italia come Sant’Egidio.

Quest’ultimo nome finì per estendersi anche

al villaggio e, col tempo, sostituì definitivamente

quello di Petruro.

A partire quanto meno dalla fine del ‘400,

il Casale di S. Egidio legò le sue vicende a

quelle di buona parte degli altri casali della

valle, dando origine, insieme a questi, a


8quella confederazione di villaggi (Universitas),

passata alla storia col nome di Civitas

Nuceriae e retta da un patto costituzionale

noto come Laudo Baldini, che disciplinava,

oltre agli aspetti fiscali, anche quelli politicoamministrativi

e, fra questi, le modalità di

elezione dei Sindaci Universali, la cui magistratura

si estendeva all’intero territorio della

Civitas e si differenziava, per compiti e poteri,

intera storia: l’Abbazia di S. Maria Maddalena

in Armillis.

Con la fine della Civitas Nuceriae, decretata da

una legge del 1806 di Giuseppe Bonaparte,

Re di Napoli, l’Universitas Sancti Egidii si trasformò

in Comune di Sant’Egidio e, nel 1863,

in virtù di un Decreto di Vittorio Emanale II,

assunse il nome attuale di S.Egidio del Monte

Albino, per distinguersi da altri Comuni del

Regno, caratterizzati dallo stesso toponimo.

Dal 1913, grazie ad un Decreto del Presidente

del Consiglio, nonché Ministro dell’Interno,

Giovanni Giolitti, il Comune fu autorizzato a

fregiarsi dello stemma civico, che era stato

dell’Universitas fin dalla sua costituzione

e presente in una Bolla di Papa Paolo III del

1549, tuttora conservata nell’Abbazia di S.

Maria Maddalena.

da quella dei Sindaci dei singoli villaggi, detti

Sindaci Particolari. Agli inizi del 1500, forse

per affermare in maniera percepibile la propria

identità e la propria autonomia, ma forse

anche per evidenziare il conseguito prestigio

di sede Abbaziale, la comunità di Sant’Egidio,

compiendo uno sforzo economico che la impegnò

per circa 40 anni (1506-1542), avviò la

costruzione del più bel monumento della sua

Il borgo ancora intatto dopo più di sei secoli,

il clima fresco nelle caldi e afose sere d’estate,

il verde delle montagne del Monte Albino,

il mistero di un paese che trascina più di

due millenni di storia, ricreano ancora oggi

un’armonia e un atmosfera che si proiettano

in un ambiente storico ed artistico tutto da

scoprire.

In alto, lo stemma araldico sulla facciata del palazzo Ferrajoli della Cappella - High above: the coat a farms on the facade of the Ferrajoli della Cappella building

Sopra, la scheggia marmorea sul campanile, che farebbe risalire l’origine del monastero di Sant’Egidio all’anno 1001 - Above: the marble splinter on the bell

tower testifying the origin of S. Egidio monastery, A.D. 1001


Sant’Egidio: a town of courtyards on a binding route.

Art, culture, history and traditions, on the doorstep

of the Amalfi coast

Anyone coming from Salerno or from Naples, after leaving

the chaotic crowdiness of the towns in the centre

of the Sarno valley and taking for for the first time the

road that crosses the Chiunzi pass leading to Amalfi and

Ravello, suddenly comes accross the town of Sant’Egidio

stretched out like the God Sarno at the foot of Mount

Albino. Rich in green cultivations of citrus trees, it is a

natural doorway and opening to the divine coast and

the agro-nocerino plain. The town is a quiet place

and in spring is blessed by the perfume of the orange

blossom.

The presence of a late Augustan era villa and fountain

and some memorial stones date the origins of the

town back to the Roman period when the territory of

the present-day town was part of the “ager-nucerinus”

belonging to the powerful town of Nuceria. It was linked

by minor roads which at the time formed part of the

route way of the ancient “stabiana” that connected

Nuceria to Stabia.

During the late middle ages, the village of Petruro followed

the destiny of the other towns of the valley and fell

under domain of the Longobards who placed a watch

tower on the road that led to the dukedoms of Amalfi

and Ravello.

Around 1000AD, in the remains of the Roman villa, a

small group of Benedictine monks, from the Abbey of

Saint Trifone in Ravello, founded a monastery dedicated

to Saint Gilles, the Provencale hermit known in Italy as

Sant’Egidio (Saint Egidio).

This name extended even to the village and over time

definitively substituted that of Petruro.

From at least the middle of 1400s, the hamlet of Sant’Egidio

combined its fortunes with a large part of the other

hamlets in the valley, forming together a confederation

of villages (Universitas). Throughout history it was

known as Civitas Nuceriae and was backed by a constitutional

pact called Laudo Baldini, which governed not

only the fiscal but also political-administrative aspects

and the way of electing universal syndicates, whose

magistrate extended to the entire Civitas territory and

differentiated from that of the syndicates of the single

villages, called distinctive syndicates.

At the beginning of the 1500s , maybe to maintain its own

Sopra, lo stemma dell’Universitas sulla bolla di Papa Paolo III del 1549

Above: the coat of arms of the Universitas on the bull of Pope Paolo III, year 1549

identity and autonomy but also to highlight the prestige

of the see of an abbey, the community of Sant’Egidio,

having made economic sacrifices that lasted almost 40

years (1506-1542), began the construction of the most

beautiful monument in its entire history: The Abbey of

Santa Maria Maddalena in Armillis.

With the end of Civitas Nuceriae in 1806 a law made by

Giuseppe Bonaparte, King of Naples transformed the

Universitas Sancti Egidi into the commune of Sant’Egidio.

By virtue of a decree, signed by Victor Emanuel II

in 1863, it assumed the present name of S.Egidio del

Monte Albino to distinguish it from other states of the

Kingdom with the same name.

From 1913 thanks to a decree made by the president of

the Cabinet as well as the Minister of the Home Office,

Giovanni Giolitti, the town council was authorised to

be the bearer of the civic emblem which had been

that of the Universitas since its constitution and also

present in the seal of Pope Paul III in 1549. This is still

preserved in the Abbey of S.Maria Maddalena.

The village, still intact after more than six centuries, the

cool climate in the hot and humid summer evenings,

the green of the mountains of Monte Albino and the

mystery of a town that carries more than two thousand

years of history, today still recreates a harmony and an

atmosphere that throw light on a historic and artistic

environment to be discovered.

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Abbazia di S. Maria Maddalena in Armillis

Sorge su una villa romana, edificata a cavallo

tra il I sec. a. C. e il I sec. d. C, che, tra l’VIII ed

il IX secolo, per iniziativa di una comunità

bendettina, ospitò un primo luogo di culto

(ancora oggi visibile) dedicato a Sant’Egidio.

Di questa prima struttura si sono conservati i

disegni di alcune stelle e un affresco raffigurante

il miracolo di Sant’Egidio e la cerva.

Nel 1113, il signore del Feudo di Nocera, il principe

longobardo Giordano di Capua, donò

il Monastero e le terre circo-stanti a Leone,

Abate del Monastero di S. Trifone di Ravello.

Tra la fine del 1100 e i primi anni del 1200,

come è attestato in un diploma di Federico II

di Svevia, il monastero si arricchì di un nuovo

edificio: una prima chiesa, eretta in onore di S.

Maria Maddalena.

Nel 1438, con la distruzione di S. Trifone

da parte degli Aragonesi, il Monastero di

Sant’Egidio divenne Sede Abbaziale e, nei

secoli successivi, fu spesso retto da Vescovi,

Arcivescovi e Cardinali.

Della prima chiesa, divenuta pericolante sul

finire del 1400, si sono conservati l’affresco

situato nel cavedio del campanile e quello

raffigurante S. Nicola, collocato, intorno al

1929, nell’attuale sacrestia.

Nel 1506 ebbe inizio un intervento di ristrutturazione

totale dell’edificio che durò fino al 1542

e che lo trasformò nella struttura attuale.

A quell’epoca risale il grande ciclo di affreschi

della facciata, raffiguranti i miracoli di S.

Nicola e la predicazione della Maddalena. Nel

corso dei secoli, l’Abbazia, già adornata dagli

affreschi di epoca duecentesca e trecentesca

e da una pala lignea di eccezionale fattura

del 1400, si arricchì di numerose altre opere

d’arte, come il grandioso Polittico con le sue

nove tavole e le tele di “S. Nicola” di Giovanni

Antonio d’Amato, quella della “Vergine del Rosario”

di Luca Giordano e quella delle “Anime

del Purgatorio” di Angelo Solimena. L’abbazia

è a tre navate di cui quella centrale più lunga

di quelle laterali, accorciate dopo le modifiche

settecentesche del tempio Nell’abside, dietro

l’altare maggiore, oltre al polittico, trova posto

un elegante coro di legno di noce locale del

1680. Per la sua importanza storica e artistica,

la chiesa è stata dichiarata monumento nazionale

nel 1927.

In alto, la facciata con i suoi affreschi.

Above: the facade with its frescoes


The Abbey of S.Maria Maddalena in Armillis

It rises on a Roman villa built between 1st century BC

and 1st century AD., which by initiative of the benedictine

community accommodated the first place of

cult dedicated to Sant’Egidio between the VIII and IX

centuries.

From this first building drawings of some stars and

a fresco showing the miracle of Sant’Egidio and the

deer have been preserved. In 1113 the head of the

Feud of Nocera, the Longobard Prince Giordano di

Capua, donated the monastery and the surrounding

grounds to Leone, abbot of the Monastery of Saint

Trifone of Ravello. Between the end of the 1100s and

the beginning of the 1200s, as written in a diploma

belonging to Federico II of Svevia, the monastery was

enriched with a new building: a first church erected

in honour of S.Maria Maddalena. With the destruction

of S.Trifone by the Aragons in 1438, the Monastery of

Sant’Egidio became the see of an Abbey and in the

following centuries was often ministered by Bishops,

Archbishops and Cardinals.

Frescoes situated inside the bell tower representing

In alto, Abbazia di Santa Maria Maddalena, particolare del ciclo di affreschi della facciata.

Above: Santa Maria Maddalena Abbey, detail of the cycle of frescoes on the facade

11

San Nicola (St Nicholas), positioned in the actual sacresty

in 1929 have been preserved from the first church,

which became unsafe towards the end of the 1400s.

A complete restructuring of the building begun in

1506 and completed in 1542 transformed it into the

present abbey. The great cycle of frescoes on the facade

representing the miracles of St.Nicholas and the

preaching of Maddalena date back to that time.

During the course of the centuries, the Abbey , already

addorned with frescoes from the 1200s and 1300s and

an exceptional 1400 wooden altar piece, was enriched

by numerous other works of art like the great Polittico

with its nine tables and the canvasses depicting “St.

Nicholas” painted by Giovanni Antonio d’Amato, the

“Virgin of the Rosary” by Luca Giordano and the “Souls

of Purgatory” by Angelo Solimena.

The abbey has three naves; the central one is longer

than the side ones which were shortened after the

alterations made in the 1700s. In the apse, behind the

high altar, is an elegant choir box made from local

walnut in 1680. Due to its historic and artistic importance

the church was declared a national monument

in 1927.


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Il Polittico

Si erge maestoso dietro l’altare maggiore

e, nei suoi oltre 7 metri di altez za, riempie

di sé l’intera navata centrale. Con le sue

nove tavole e la cornice dorata, f inemente

intarsiata, il polittico è l’opera più bella

presente nell’abbazia.

Realizzata da un pittore ignoto, intorno al

1540, è stato attribuito, nel tempo, a vari

pittori famosi, fra cui Andrea Sabatini,

detto Andrea da Salerno, Pietro Negroni,

Marco Cardisco e Marco Pino da Siena.Ma,

al di là del nome dell’autore, resta il fatto

che chiunque guardi il polittico è colpito

da almeno tre percezioni: l’opera non è

il frutto del lavoro di un unico pittore;

la tavola più notevole è quella dell’adorazione

dei Magi e la Madonna in questa

raffigurata sembra venuta fuori da una

tela di Raffaello. Tuttavia, liberata dalla

magia del quadro, la mente dell’osservatore

potrà spostare la sua attenzione sul

fatto che il trittico del primo ordine, oltre

Il Polittico

Standing majestically behind the high altar, 7m in

height, it completely occupies the central nave. With

its nine paintings and finely inlayed golden frame

the polittico is the most beautiful work of art in the

abbey.

Created by an unknown painter around 1540 it

has been attributed to various famous painters,

amongst which: Andrea Sabatini known as Andrea

from Salerno, Pietro Negroni, Marco Cardisco and

Marco Pino from Siena.

However, putting aside the name of the painter,

remains the fact that whoever looks at the polittico

is struck by three perceptions: the work is not the

fruit of one artist; the most remarkable painting is

that of the adoration of the kings and the Madonna

in this potrait seems to have come from a painting

by Raffaello. Nonetheless, freed from the magic of

this painting, the observer could turn ones attention

al tema della Natività, ospita le immagini

di S. Nicola e di Sant ’Egidio; quello del

secondo ordine le immagini di S. Caterina

e S. Mar ta, poste lateralmente ad una

raffigurazione della Maddalena, nuda e

circondata da uno stuolo di angeli; il terzo

ordine, infine, ospita una Resurrezione, attribuita

a Marco Pino da Siena, tra i quadri

di S. Giovanni Battista e di S. Pietro.

Nella predella, su una tavola che sormonta

appena il coro ligneo del 1680, vi è raffigurata

la predicazione della Maddalena,

iniziata, insieme al fratello Laz zaro e alla

sorella Marta, nel sud della Francia. Nella

tavola, alla sinistra di chi guarda, la Maddalena

è raf f igurata con i fratelli su un

vascello, a simboleggiare il suo arrivo dal

Medio-Oriente. A destra, invece, la santa è

rappresentata mentre impartisce la predica

e la benedizione agli astanti.

Nelle due lunette, invece, trovano posto

l’Arcangelo Gabriele e la Madonna.

to the fact that the triptyc of the first order, excluding

the theme of the Nativity, houses images of St

Nicholas and Sant’Egidio; the second order depicts

images of St. Catherine and St.Martha either side of

a painting of the Magdalena, nude and surrounded

by a host of angels; the third order depicts the

Resurrection attributed to Marco Pino from Siena

with paintings of St John the Baptist and St.Peter on

either side. In the predella, on a table which hardly

surmounts the wooden choir dated 1680, the preaching

of Magdalena is represented, begun with his

brother Lazzaro and his sister Martha in the south

of France. To the left of the table the Magdalena is

depicted with her brothers and sisters on a vessel,

symbolising her arrival in the Middle East. On the

right the Saint is depicted whilst giving a sermon

and the blessing to the bystanders.

In the two lunettes we find the Archangel Gabriel

and the Madonna.


Polittico

Polittico

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Adorazione dei Magi

Adoration of the Magi


La Resurrezione

The Resurrection

15


16

Francesco Solimena: L’Altare di San Nicola

è sicuramente l’altare più bello e più ricco presente

nell’abbazia.

Fu ricavato dopo le modifiche apportate al tempio

nel 1700, quando, per far posto alla sacrestia,

le due navate laterali furono accorciate all’altezza

dell’altare maggiore.

Da una relazione del 1721, ad opera del rettore

dell’abbazia del tempo, don Leonardo Ferrajoli, si

legge che l’altare fu realizzato per opera dell’antica

Confraternita di S. Nicola e del Corpo di Cristo,

fu consacrato da Mons. Gio. Battista Carafa, fu

fatto da Gaetano Sacco di Napoli con disegno “del

non abbastanza celebrato Francesco Solimena”.

La particolarità e la ricchezza di questa altare

consiste nella policromia dei marmi adoperati,

dove è possibile intravedere anche tracce di

madre perla. Prima del furto avvenuto negli anni

’80, da ammirare era il paliotto, sempre in marmi

policromi, con i simboli di S. Nicola Vescovo.

La tela che lo adorna, racchiusa in una stupenda

cornice lignea intarsiata, ricoperta di lamine

d’orozecchino, è del pittore napoletano Giovan

Antonio D’Amato e raffigura S. Nicola nell’atto

di ricevere i paramenti vescovili, dopo la rottura

con la chiesa avvenuta col Concilio di Nicea.

Questa tela riveste particolare importanza non

solo per il dato iconografico, ma soprattutto

per il ductus pittorico che ne fa un quadro di

particolare pregio nell’ambiente devozionistico

di fine seicento ed inizio settecento.

Francesco Solimena: The Altar of Saint Nicholas

It is surely the richest and most beautiful altar in the

abbey.

It was extracted after the alterations made to the

temple in 1700, when the two lateral naves were

shortened at the point of the high altar to make

space for the sacristy.From a report carried out by

the rector of the abbey at the time, Don Leonardo

Ferrajoli in 1721, we read that the altar was produced

by the old confraternity of Saint Nicholas and Corpo

di Cristo (the Body of Christ). It was consacrated by

Monsignor Giovanni Battista Carafa and was made

by Gaetano Sacco from Napoli with the inscription “

by the not sufficiently praised Francesco Solimena “.

The peculiarity and the richness of this altar consist

in the polychrome of the marbles used where it is

also possible to see traces of mother pearl. Before

the theft in the 1980s the polychrome marble banner

could be admired with the symbol of St.Nicholas

– Bishop.

The cloth which adorns it, closed in a wonderful

inlayed-wood frame covered in pure gold leaf, is

the work of the Neapolitan painter Giovan Angelo

D’Amato and figures St. Nicholas receiving the

episcopal vestments after the breakdown with the

church during the council of Nicea.

This canvas holds particular importance not only

for the iconographic aspect but aboveall for the

painting which makes it a particularly prestigious

picture for devoutness at the end of the 1600s

beginning of 1700s.


Francesco Solimena: Altare di San Nicola.

Francesco Solimena: The Altar of Saint Nicholas

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La Pala della Madonna con Bambino

In origine, o almeno prima delle

modifiche settecentesche, doveva

adornare l’altare di S. Nicola.

La pala, di autore ignoto, si distingue

per la fattura e la vivacità dei

colori. In essa sono presenti i temi

propri del ‘400, dove l’opera artistica

è ricerca decorativa.

La Madonna in trono, circondata

da Sant’Egidio, S. Nicola, S. Leonardo

e da S. Sebastiano trafitto,

tiene in braccio Gesù Bambino, il

quale nella mano sinistra stringe

una foglia su cui posa un uccellino.

Quello che colpisce è la figura di S.

Sebastiano in una mistica posa di

dolce accettazione della morte.

The Altar Piece of the Madonna

and Child

Originally, or at least before

the changes made in the

1700s, it adorned the altar of

St.Nicholas.

The altar piece, by an unknown

artist, distinguishes itself for its

workmanship and use of bright

colours. In this themes of the

1400s are present where artistic

work is decorative research.

The Madonna on the throne,

surrounded by St.Egidio,

St.Nicholas, St. Leonardo and

the pierced St.Sebastian , is

holding the baby Jesus who is

clutching a leaf in his left hand

on which a bird is resting.

The most striking element in

this painting is the figure of

St.Sebastian in a mystic pose

sweetly accepting death.


La Pala della Madonna con Bambino

The Altar Piece of the Madonna and Child

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Angelo Solimena: Le anime del Purgatorio (1671)

Angelo Solimena: The Souls of Purgatory (1671)


Luca Giordano: Madonna del Rosario

Luca Giordano: Madonna of the Rosary


Nicola Malinconico: Madonna che allatta il Bambino con Sant’Anna e Ignazio di Loyola (1707)

Nicola Malinconico: Madonna breastfeeding the baby with Saint Anna and Ignazio of Loyola (1707)


Tommaso De Vivo: La deposizione (1822)

Tommaso De Vivo: The Deposition (1822)


Aniello De Tommaso: I Santi Cosma e Damiano (1771)

Aniello De Tommaso: Saints Cosma and Damiano (1771)


Ignoto: Madonna con Santo

Unknown: Madonna with Saint


Carlo Martinetti: Il martirio di Santa Caterina

Carlo Martinetti: The Martyrdom of St. Catherine


Nicola Malinconico (?): San Giacomo e Sant’Antonio

Nicola Malinconico: St. Giacomo and St. Anthony


Aniello De Tommaso: La sacra famiglia

Aniello De Tommaso: The Holy Family


San Nicola o Sant’Egidio (sec. VIII-X)

Saint Nicholas or Saint Egidio

(VIII-X century)

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L’affresco, collocato nella sacrestia,

doveva far parte di un ciclo più ampio

di affreschi, appartenenti al vecchio

monastero. La figura risente delle

modalità figurative presenti in costiera

nello stesso periodo, fatto possibile

per i rapporti esistenti tra il villaggio di

Sant’Egidio e la chiesa di San Trifone in

Ravello.

La sua attuale collocazione, avvenuta

nel 1929, si deve all’opera di don

Ambrogio Ferraioli, abate di S. Maria

Maddalena fra il 1908 e il 1945.

Fu nel periodo della sua reggenza che

la chiesa ebbe un momento di rinascita

generale, durante il quale, oltre ad altre

opere, fu restaurato il polittico e il pulpito

ligneo e fu riconosciuto alla chiesa

il titolo di “Monumento Nazionale”.

The fresco found in the sacresty

should have been part of wider

cycle of frescoes belonging to the

old monastery.

The portrait shows traces of figurative

formality present on the coast in

the same period, possibly due to the

existing relationships between the

village of Sant’Egidio and the church

of San Trifone in Ravello. Its actual

position, since 1929 is owed to the

work of Don Ambrogio Ferraioli, abbot

of S.Maria Maddalena between

1908 and 1945. It was during his regency

that the church experienced

a period of general rebirth. Many

works including the polittico and

the wooden pulpit were restored

and the church was given the title

“National Mounument”.


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L’affresco della cripta

L’opera occupa parte della volta del criptoportico

di quella che in origine era una villa romana e che,

intorno all’VIII sec. d.C., dovette essere adattata

a primo luogo di culto da una piccola comunità

cenobitica di benedettini. L’affresco, avente le

dimensioni di 5 metri per 2, occupa la parte meridionale

dell’intradosso della volta, mentre la parte

settentrionale è punteggiata da rappresentazioni

di stelle a simboleggiare il richiamo della luce del

cielo.

Databile al XIII sec. (età fridericiana), esso rappresenta

un esempio che ha pochi riscontri in tutta

l’Italia merdionale di arte pittorica di transizione tra

la miniatura e l’affresco. In esso è raffigurato, secondo

l’iconografia richiamata nella Legenda Aurea

da Jacopo da Varagine, il miracolo di Sant’Egidio

e la cerva, con le figure del Re e del Vescovo, accompagnati

dai cavalieri (sei nella raffigurazione)

e preceduti da sudditi che fanno spazio al corteo

regale nella boscaglia.

Oltre ad essere un affresco di eccezionale valore

artistico, è anche il più antico “documento” sul

primo luogo di culto della comunità dedicato a

Sant’Egidio.

The Cript Frescoes

The work covers the beginning of the barrel vault

part of which originally was Roman villa and

which around 8th Century A.D was adapted by a

small community of Benedictines.

The fresco measuring 5metres by 2 metres takes

up the upper part of the vault whilst the lower part

is marked by representations of stars symbolising

the call of the light of heaven.

Attributed to the 13th Century (Friderician age ) it

shows an example that compares to few works in

the whole of southern Italy as regards the pictorial

art of transistion between miniature and fresco.

According to the iconography recalled in the

Aurea Legend by Jacopo da Varagine, the fresco

depicts the miracle of Sant’Egidio and the deer

with the figures of the King and the Bishop accompanied

by cavaliers (six in the representation)

and preceded by subjects that make the way for

the royal procession in the brush.

Besides being a fresco of exceptional artistic value

it is also the oldest “document” about the first

place of worship for the community dedicated to

Sant’Egidio.


L’affresco del campanile

Faceva parte di un ciclo più ampio di affreschi

appartenenti al monastero distrutto alla fine del

1400 e di cui restano tracce sui muri del cavedio

del campanile.

Databile al XIII-XIV sec., vi sono rappresentati

due diversi soggetti:

• nella Crocifissione, in cui trova spazio il tema

rappresentativo proprio dello stile giottesco,

il Cristo è tra la Madonna e S. Giovanni, mentre

The Bell tower fresco

This fresco was part of a wider cycle of frescoes belonging

to the monastery which was destroyed at the end

of the 1400s and of which traces still remain on the walls

of the courtyard of the belltower. Dating to 13th-15th

century two different subjects are represented:

- in the crucifixion, in which we find the Giotto style

represented, Christ is between the Virgin Mary and

31

gli angeli, con un volo tormentoso, raccolgono il

sangue dalle mani e dal costato di Gesù;

• la seconda figura, invece, è quella della Maddalena,

rappresentata con la classica ampolla di

unguento tra le mani.

La cultura pittorica di riferimento è senza dubbio

quella oderisiana e stringente è la similitudine

tra questa Crocifissione e quella del chiostro

del Paradiso di Amalfi di Roberto d’Oderisio.

St.John, whilst the angels flying agonisingly collect the

blood from the hands and the ribs of Jesus;

- The second picture represents Maddalena with a classical

cruet of ointment in her hands.

The pictorial culture of reference is without doubt Oderisian

and the similarity between this crucifixion and

that of the cloister of the Paradise in Amalfi, by Roberto

d’Oderisio, is remarkable.


32

La fontana Helvius

La fontana trae la sua attuale denominazione

dall’unica iscrizione, oggi molto deteriorata, sul

bordo frontale. Secondo un esame autoptico

eseguito alcuni anni fa, integrato da uno studio

riportato in un manoscritto del 1819, quando

l’iscrizione, probabilmente, era meglio leggibile,

la scritta andrebbe così interpretata:

P(ublius) HELVIUS P(ublii) f(ilius) IIvir i(ure)

d(icundo), aug(ur)? [----], p(ecunia) s(ua).

La scritta, in sintesi, attesterebbe che l’opera fu

realizzata per volere di Publio Helvio, figlio di

Publio, pretore (IIvir), cioè magistrato, con poteri

di amministrare la giustizia [i(ure) d(icundo)], che

la fece realizzare a sue spese [p(ecunia) s(ua)].

Ci troveremo, pertanto, di fronte ad una fontana

voluta da un componente dell’ordo Nucerinus, un

personaggio importante e di rilievo della Nuceria

Constantia, uno dei due magistrati della città in

epoca augustea.

è il reperto archeologico più bello e importante

che si conserva nella sua interezza a Sant’Egidio.

Scavata in un unico blocco di marmo, ancora oggi

è alimentata da un antichissimo acquedotto che

corre dalla montagna alle sue spalle e, in origine,

probabilmente, faceva parte di un complesso

abitativo più ampio che comprendeva anche una

villa (Villa Helvius) con un’estesa proprietà.

La fontana, posta in p.zza. Ferrajoli, accanto

all’abbazia di S. Maria Maddalena, risale, quindi,

al periodo augusteo (I sec. a.C. – I sec. d.C.) ed è

particolarmente interessante, oltre che per l’importanza

del committente, per la presenza di tre

bellissime figure scolpite sui bordi che rappresentano

la nascita, la maturità e lo sbocco al mare del

fiume Sarno, il fiume che attraversa tutto l’agro e

che ha dato il nome alla valle.

è proprio questa caratteristica, la presenza, cioè,

dei tre bassorilievi, a renderla un documento

archeologico di grande valenza, non rinvenibile

né a Pompei, né ad Ercolano.


The Helvius Fountain

The current name of the fountain derives from the only

inscription, today deteriorated, on the front border.

According to an autoptic examination carried out a

few years ago, integrated by a study reported in a

manuscript dating to 1819, when the inscription was

probably more clearly legible, the inscription would be

interpreted in this way:

P(ublius) HELVIUS P(ublii) f(ilius) IIvir i(ure) d(icundo),

aug(ur)? [----], p(ecunia) s(ua).

The inscription, in synthesis, would testify that the

work was realised by the wishes of Publio Helvio, figlio

di Publio, magistrate (IIvir), with the power to adminster

the law [i(ure) d(icundo)],which he did at his own

expense [p(ecunia) s(ua)].

We are found with a fountain wanted by a member of

the ordo Nucerinus, an important figure in the Nuceria

Constantia one of the two magistrates of the town in

the Augustan period.

33

It is the most beautiful and important archaelogical

finding preserved in its entirity in Sant’Egidio today.

Escavated in a single block of marble it is still today fed

by an ancient aqueduct that flows from the mountain

behind which at the origins would have been part of a

wider residential complex that included also a country

villa (Villa Helvius) with extensive land.

The fountain, found in piazza Ferrajoli next to the abbey

of S.Maria Maddalena, dates back to the Augustan

era (1st century BC – 1st century AD) and is particularly

interesting, well as the importance of the cutomer,

for the presence of three beautiful figures sculpted on

the borders that represent the birth, the maturity and

the emergence into the sea of the river Sarno, the river

crossing the entire agro plain and that has given its

name to the valley.

It is this characteristic, that is, the presence of three

bas reliefs that make it an archaelogical document of

great value not even comparable to either Pompeii or

Herculaneum.


34

L’acquedotto romano

The Roman Aqueduct

Still fed today by various springs, it is not difficult to

imagine that the aqueduct also dates to the Augusta

era, if its function was to bring water to the valley to

supply the villa Helvius and its fountain.

Ancora oggi, alimentato da diverse sorgenti,

fornisce d’acqua la fontana Helvius.

Non è difficile supporre che anch’esso risalga al

periodo augusteo, se la sua funzione originaria

era quella di portare l’acqua a valle per alimentare

la villa Helvius e la sua fontana.

Realizzato interamente sotto terra, ad una

profondità che arriva fino ai 25 metri, munito di

efficaci e numerosi pozzi di aerazione, si svolge

lungo un percorso in cui allo stupore per la tecnica

di realizzazione si alterna la meraviglia per

il paesaggio naturalistico, dove il bianco del deposito

calcareo dell’acqua spicca nell’oscurità.

Built entirely below ground to a depth of 25 metres

with numerous efficient airing wells, it takes a long

course through natural landscape where the whiteness

of the calcium deposits in the water stand out

in the darkness.


La villa Helvius

La villa, benché non ancora interamente esplorata,

per il fatto di ospitare quello che è stato il cimitero

del paese fino all’Editto di Saint Cloud, sembra essere

formata da tre bracci, di cui due in direzione nordsud

ad intersecare un terzo in direzione est-ovest,

per un’area occupata di oltre 600 mq.

La parte attualmente visitabile è limitata all’ambiente

di uno dei suoi criptoportici, dove è situato l’affresco

di epoca sveva, raffigurante il miracolo di Sant’Egidio

e la cerva.

The Helvius Villa

The villa, although still not completely explored for the

fact that it was the home of what was once the town’s

cemetery until the Edict of Saint Cloud, seems to be formed

of three wings, two of which go North to South and

a third that intersects in the direction West – East covering

an area of approximately 600mq.

The part actually visible today is limited to the area of

one of its crypt-porticoes, where we find the fresco

from the Sveva era representing the miracle of Saint Egi-

35

L’estensione della struttura, nonché l’imponenza del

criptoportico ed il fatto che quasi sicuramente ospitava

la cosiddetta fontana Helvius, sono chiari indizi

che la villa fu fatta edificare da una persona con cospicue

risorse finanziarie, probabilmente lo stesso

Helvius, già committente dell’omonima fontana,

magistrato di Nuceria Constantia in epoca augustea

Attese anche le caratteristiche dell’unico criptoportico

visibile, la realizzazione della struttura è databile

proprio al periodo tra il I sec. a.C. e il I sec. d. C.

dio and the crow.

The extent of the structure, as well as the impressiveness

of the crypt-porticoes and the fact that is almost surely

housed the so-called Helvius fountain, are clear evidence

that the villa was built for a person with considerable

financial resources, probably the same Helvius, already

purchaser of the fountain bearing the same name and

magistrate of Nuceria Constantia in the Augustan era.

Considering also the characteristics of the only visible

crypt-portico, the creation of the structure is dated to the

period between 1st century BC and 1st century AD.


Vista panoramica del Valico di Chiunzi da uno dei giardini di Sant’Egidio

Panoramic view of Chiunzi Pass from one of S. Egidio’s gardens


Palazzo “Ferrajoli della Cappella”

Viene chiamato così per la sua vicinanza con

l’attuale chiesa di Santa Maria delle Grazie, un

tempo cappella privata dell’antica e potente

Confraternita di San Nicola e del Corpo di Cristo.

è probabile che la struttura originaria del palazzo

risalga ad epoca precedente, ma l’elegante

aspetto attuale è del ‘700, quando questo ramo

dei Ferrajoli raggiunse nel paese l’apice della

potenza economica e sociale.

Ferrajoli of the Chapel Building

It is named in this way for its closeness to the actual

church of Santa Maria delle Grazie, once the private

chapel of the old and powerful fraternity of Saint

Nicholas and The body of Christ.

It is probable that the original structure dates back to a

previous era but the actual elegant aspect is from the

1700s when this branch of the Ferrajoli family reached

its peak of economic and social power.

The facade of this building is without doubt the most

beautiful and most elegant of the facades of all the old

buildings in the town.

37

La facciata di questo palazzo è senz’altro la più

bella e più elegante tra le facciate degli antichi

palazzi di Sant’Egidio.

Su uno dei balconi, quello sul portale di ingresso,

di bella fattura, si può ammirare lo stemma di

famiglia.

Nel giardino retrostante, invece, vi è un patio in

muratura, coevo dell’edificio, pregevole per la

fattura e per gli stucchi.

La famiglia si distinse per la sua influenza nella

vita politica, sociale e religiosa della Sant’Egidio

antica. Fin dal 1553, si ha notizia del diritto di patronato

della famiglia sull’Altare dei Santi Cosma

e Damiano nell’abbazia, adornato nel 1771 con

un quadro di Aniello De Tommaso della scuola

del Solimena.

On one of the balconies, above the main entrance way,

you can admire the coat of arms of the family.

In the rear garden there is a contemporary paved patio

valuable for its stuccoes.

The family distinguished themselves for their influence

in the political, social and religious life in the old town

of Sant’Egidio.

Since 1553 the right to patronage of the Altar of Saint

Cosma and Saint Damiano by the family was made

known and so the altar was adorned in 1771 with a

picture by Aniello De Tommaso from the school of

Solimena.

Sopra, il patio settecentesco nel giardino retrostante - Above: the eighteenth century patio in the back garden

In alto, l’elegante facciata del palazzo - High above: the elegant facade of building


38

Palazzo dei “Ferrajoli della Fontana”

La struttura originaria è anteriore al 1500 e, a

quell’epoca, apparteneva alla famiglia Desiderio,

che ne ebbe la proprietà fino agli inizi del 1600.

Da quel momento l’edificio diventò la residenza

ed il simbolo di una delle famiglie più prestigiose

di Sant’Egidio, le cui origini si ritrovano in atti

della Città di Amalfi e di Ravello, sin dal 1162.

Essa, nel corso di 400 anni, ha dato 5 Sindaci Universali

alla Città di Nocera, 23 Sindaci a Sant’Egidio

e 5 Rettori all’Abbazia.

Il palazzo, con evidenti rifacimenti settecenteschi,

si distingue per l’imponente facciata e per

la bellissima corte interna, cui fa da sfondo la

parete rocciosa di Chiunzi a picco sulla montagna

sottostante. Da un decennio, il palazzo ospita

importanti avvenimenti culturali ed artistici.

“Ferrajoli of the Fountain” Building

The original structure dates back to before the 1500s

and at that time belonged to the Desiderio family that

owned it until the beginning of the 1600s.

From then the building became the residence and

the symbol of one of the most prestigious families of

Sant’Egidio. Their origins can be found in the archives

of the towns of Amalfi and Ravello from 1162.

This family, in a period of 400 years, gave 5 syndicates

to the town of Nocera, 23 syndicates to the town of

Sant’Egidio and 5 rectors to the Abbey.

All’interno dell’artistica corte è ancora visibile una

stele funeraria del periodo adrianeo, trovata in un

giardino in località “Megaro” di proprietà della

famiglia. Su di essa viene ricordata la prematura

morte di una giovane donna, Pomponiae Tyche,

figlia o moglie di un tal Volcius Nucerinus.

The building, with obvious refacing dating to the

17th Century, is distinguished for its imponent facade

and for its beautiful internal courtyard with the rocky

mountain of Chiunzi as its backdrop.

For about ten years the building has housed important

cultural and artistic events.

Inside the artistic courtyard a funeral stele is still visible.

It dates to the Hadrian period and was found in a garden

belonging to the family in the locality of “Megaro”.

Here the premature death of a young woman is remembered:

Pomponiae Tyche, daughter or wife of Volcius

Nucerinus.


Palazzo dei “Ferraioli della Starza”

Questo Palazzo Ferrajoli fu realizzato su un

terreno che era stato proprietà prima dell’Abate

dell’antico Monastero di S. Trifone di Ravello

e poi dell’Abbazia di S. Maria Maddalena: la

Starza, appunto, estesa per circa 10 ettari.

Edificato agli inizi del ‘800, è composto, in

realtà, da due diverse strutture, di cui quella

più antica e più elegante, risalente al ‘700 ed

incendiata per ritorsioni contro il colonnello

dell’esercito borbonico, Luigi Ferrajoli, distintosi

nella resistenza all’invasione dell’esercito

francese alla fine del ‘700, sorge alle spalle

dell’attuale complesso. Tutto il palazzo è immerso

in un bellissimo giardino.

Esso appartiene alla famiglia che, in ordine di

prestigio sociale, può essere considerata la

terza famiglia di Sant’Egidio e che ha dato al

paese un eroe della prima guerra mondiale, il

ten. Innocenzo Ferraioli.

Sopra, la villa dal giardino

Above: the villa from the garden

39

Fin dal ‘700 la famiglia ha avuto il patronato

dell’altare di S. Carmine e S. Lucia nell’abbazia,

adornato con la tela della “deposizione” di

Tommaso De Vivo.


40

“Ferrajoli della Starza” Building

This Ferraioli building was built on the land which had

first been property of the old Monastery of San Trifone

of Ravello and then Abbey of S.Maria Maddalena: the

Starza extends for about 10 hectares.

Built at the beginning of the 1800s it is in fact composed

of two different structures. The oldest and most

elegant dates to the 1700s . It was set fire to as a form

of retaliation against the Colonel of the Borbonic army,

Luigi Ferrajoli. Withstanding the resistence of the inva-

Sopra, il particolare della balaustra con il pavimento maiolicato

Above: a particular of the banisters with its majolica floor

sion by the French army at the end of the 1700s, it rises

at the back of the present complex. The entire building

is emerged in a splendid garden.

It belongs to the family which, in order of social prestige,

can be considered the third in rank of Sant’Egidio

and which gave the town a hero from World War I,

Lieutenant Innocenzo Ferraioli.

Since the end of the 1700s the family has had the

patronage of the altar of San Carmine and Santa Lucia

in the Abbey, adorned with a cloth of the deposition of

Tommaso De Vivo.


Palazzo e Cortile Spagnuolo

Spagnuolo Building and Courtyard

It belonged to one of the oldest and most upper

class families in Sant’Egidio ( the earliest information

regarding this family dates to a legal document of

1478).

Infact in 1527 we already find a Nardo Antonio Hispano

(the surname Spagnuolo was written in this way

41

è appartenuto ad una delle famiglie più antiche

(la prima notizia che li riguarda risale ad

un atto notarile del 1478) e, socialmente, più

elevate di Sant’Egidio.

Già nel 1527, infatti, troviamo un Nardo Antonio

Hispano (così veniva scritto il cognome

Spagnuolo nel 1500) fra gli “Eletti” del nostro

casale.

Sin dal 1553, un altare dell’Abbazia, dedicato

alla Beata Maria, ricadeva sotto il loro patronato.

La loro residenza, con la bella corte interna, si

distingue anche per la presenza di uno stemma

nobiliare, ancora oggi visibile sul muro esterno

dell’edificio e che, stando alla sua data, farebbe

risalire il palazzo al 1592.

in the 1500s) amongst the “Elect” of our hamlet.

From 1553 an altar in the abbey dedicated to The

Blessed Virgin came under their patronage.

Their residence, with the beautiful internal courtyard,

also distinguishes itself for the presence of a

noble coat of arms, still visible today on the external

wall of the building which probably dates the building

to 1592.


42

I Palazzi di “Capo Casale”

Posti all’ingresso occidentale dell’antico casale

(da cui il nome), sulla strada che conduceva a Corbara

e al casale di S. Lorenzo, è il complesso più

imponente (purtroppo anche il più degradato) di

Sant’Egidio.

Ai palazzi si accede da due diversi cortili, caratterizzati

all’ingresso da massicci portali in pietra, che

in origine erano collegati da una porta, ornata di

stucchi e più tardi murata.

I diversi ingressi, sempre abbelliti con fregi, conducono

a scale con eleganti volte a croce, sullo

stile vanvitelliano.

Probabilmente, in origine appartenevano alla famiglia

Ferrajoli di Flaminio (poi detta della “Cappella”),

più tardi sono passati alla famiglia Buoninconti

che annoverava, tra i suoi componenti,

nobili dello stato pontificio.

A questa famiglia è appartenuto un tal Domenico,

il quale, dopo la peste del ‘600, edificò una chiesa

(ormai diruta) in Viale della Pace, dedicata a S. Sebastiano

e S. Rocco.

Il De Santi, storico nocerino, fa discendere la famiglia

Buoninconti di Sant’Egidio da un tal Lorenzo,

astronomo, guerriero e matematico presso la corte

dei Visconti a Milano.

The Buildings of “Capo Casale”

Positioned towards the western entrance to the

old hamlet on the road that led to Corbara and

the hamlet of San Lorenzo, is the most imposing

complex (unfortunately the most degrading) of

Sant’Egidio.

Access to the buildings is from two different courtyards

characterised by heavy stone doorways that

were originally linked by a door decorated by stuccoes

and later walled up.

The different entrances, decorated with friezes,

lead to steps with cross vaults following the Vanvitelli

style.

Originally they probably belonged to the Ferrajoli

family of Flaminio (then called the “chapel”), then

later passed to the Buoninconti family which included

also nobiles from the Papal state.

A member of this family was a certain Domenico

who, after the plague of the 1600s, built a church

(now XXXX) in Viale della Pace dedicated to Saint

Sebastian and Saint Rocco II De Santi. We understand

that the family then descended from a certain

Lorenzo, astronomist, warrior and mathematician

at the court of the Viscontis in Milan.


Il Palazzo abaziale

Originariamente fu parte integrante del Monastero

di Sant’Egidio e, probabilmente, parte delle sue

strutture murarie risalgono all’epoca della prima

costruzione, che è databile tra l’VIII ed il IX secolo.

Dal 1438, a seguito dell’assunzione del titolo di

Abbazia da parte dell’antico Monastero, questo

edificio diventò la residenza ufficiale degli Abati.

In esso, fino alla fine del 1700, hanno periodicamente

dimorato Arcivescovi e Cardinali napoletani

come i Brusco (1527-1531) e i Filomarino (1634-

1660) e romani come Giuseppe Renato Imperiale

(1700-1721).

Con l’Unità d’Italia parte dei beni ecclesiastici furono

espropriati dallo Stato e venduti a privati,

per questa ragione, nella seconda metà dell’800,

il palazzo passò nella proprietà del notaio Giovanni

Antonio Calabrese. Nel retrostante giardino,

annesso alla chiesa, esiste ancora l’antico cellario.

The Abbey building

Originally it was an integral part of the Monastery of

Sant’Egidio. Part of its masonary structures probably

date back to the time of the first construction between

VIII and IX century.

Fom 1438, following the assumption of of the title of

Abbey on behalf of the old monastery, this building

became the official residence of the Abbots.

Here, up to the end of the 1700s Neapolitan Archbishops

43

and Cardinals had periodically dwelled: the Bruscos

(1527-1531), the Filomarinos (1634-1660) and Romans

like Giuseppe Renato Imperiale (1700-1721).

With the unification of Italy part of the Ecclesiastical

wealth was expropriated by the State and sold to private

individuals . For this reason, in the second half of

the 1800s the building became property of the public

notary Giovanni Antonio Calabrese.

In the garden at the rear, attached to the church, you

can still see the old living cells of the abbots.


44

Palazzo con Cortile degli Imperato

L’edificio, al cui ingresso campeggia lo stemma

dei Ferraioli, appartenne a quel ramo della

famiglia che fa capo a un Gio. Nicola, figlio di

Andrea, vissuto alla fine del 1500.

Probabilmente, in epoca seicentesca, il cortile

fu abitato dalla famiglia dei fratelli Domenico e

Geronimo Imperato provenienti da Ravello.

Geronimo era uno “speziale di medicina”, cioè

un farmacista, mentre Domenico era Notaio.

A lui si devono moltissimi atti, redatti nel periodo

della peste del 1656.

Questa famiglia risedette a Sant’Egidio per circa

un secolo, poi, i registri parrocchiali non recano

più traccia della loro presenza.

Building with the Imperato Courtyard

The building ,whose entrance displays the Ferrajoli

coat of arms, belongs to the branch of the family

led by Giovanni Nicola, son of Andrea. (end of the

1500s). During the 1600s the courtyard was probably

home of the brothers Domenico and Geronimo

Imperato from Ravello.

Geronimo was a pharmacist while Domenico was a

public notary. Many acts during the period of the

plague in 1656 are attributed to him.

This family resided in Sant’Egidio for nearly a century,

after which, the Parish registers showed no

trace of their presence.


Palazzo e giardino Ambrogio Ferrajoli

Il palazzo, dalla facciata sobria, è appartenuto

alla fine del ‘700 alla famiglia di Gio Nicola

Ferraioli.

L’ultimo dei Ferraioli ad abitare l’edificio è

stato don Ambrogio, abate illuminato di Santa

Maria Maddalena, dal 1908 al 1945. Ad esso si

accede sia dal portone principale che da un

cortile laterale, mentre diverse scale conducono

ai piani superiori.

Elegante il giardino interno con un patio

abbellito con piastrelle dipinte, raffiguranti

l’Arcangelo Gabriele.

Ambrogio Ferrajoli building and garden

The building, with its simple facade, belonged to

the family of Giovanni Nicola Ferraioli at the end

of the 1700s.

The last of the Ferraioli family to live there was don

Ambrogio, the enlightened abbot of Santa Maria

Sopra, l’interno di palazzo Ambrogio Ferrajoli - Above: the interior of Ambrogio Ferrajoli building

In alto, il patio nel giardino retrostante - High above: the patio in the back garden

45

Maddalena from 1908 to 1945.

The building is accessible either from the main

doorway or from the side courtyard, whilst several

steps lead to the upper floors.

The internal garden is very elegant with a patio decorated

with painted tiles depicting the Archangel

Gabriel.


46 Building

Palazzo con Cortile Ferrajoli Francolisio

Viene chiamato così perchè in origine, probabilmente,

era abitato dalla famiglia Ferraioli che si

fa risalire ad un tal Francolisio, vissuto alla fine

del ‘400 e capostipite di molti rami delle attuali

famiglie Ferraioli di Sant’Egidio, nonchè nipote

di Don Marco Antonio Ferraioli, cappellano della

chiesa di S. Maria Maddalena agli inizi del 1500.

Dei cortili popolari di Sant’Egidio è quello che

nella corte interna e nell’elegante prospetto

esterno non ha subito molte alterazioni.

Al suo interno offre un classico esempio che

caratterizza i cortili del borgo: l’accesso ai

giardini che conducono alla montagna a sud

dell’abitato.

with Courtyard Ferrajoli Francolisio

Called so because originally it was probably home

of the Ferraioli family which goes back to a certain

Francolisio (end of 1400s). He was progenitor of many

branches of the current Ferraioli families in Sant’Egidio,

none than nephew of Don Marco Antonio Ferraioli,

chaplain of the church of Santa Maria Maddalena

at the beginning of the 1500s.

Amongst all of the working class courtyards it is the

one which has not undergone much alteration both

in the internal court and also the elegant external

prospective. Internally it offers a classical example

which characterises the courtyards of the districts:

the access to the gardens that lead to the mountain to

the south of the building.


Cortile Livorano

Il cognome Livorano, comparendo, per la prima

volta, in un atto del Codex Diplomaticus

Cavensis del 988, può essere considerato tra i

più antichi cognomi italiani.

I Livorano compaiono negli atti notarili, che

riguardano Sant’Egidio, già nel 1193 e poi nel

1293, quando un tal Nicola Leborano, del fu

Benedetto, viene confermato dall’Abate di

S.Trifone di Ravello nel possesso di un pezzo di

47

terra con casa in pertinentia castelli Nucerie in

loco ubi ad Sanctum Egidium dicitur.

Il cortile che porta il nome della famiglia che

probabilmente lo abitò fino dal XVI sec., è il

più grande del borgo, con due entrate e diverse

abitazioni che si giustificano per essere

state abitate dalle diverse famiglie Livorano,

riconducibili ai sei figli maschi di un tal Baldassarre,

vissuto nella seconda metà del 1500.

Courtyard Livorano

The surname Livorano, appearing for

the first time in the act of the Codex

Diplomaticus Cavensis of 988, can be

considered one of the oldest Italian

surnames.

The Livoranos appear in the notary

acts regarding Sant’Egidio from 1193

and again in 1293 when a certain Nicola

Leborano (once Benedetto) was

confirmed, by the Abbot of S.Trifone

di Ravello, to be in possession of a

piece of land with a house in pertinentia

castelli Nucerie in loco ubi ad

Sanctum Egidium dicitur. The courtyard,

bearing the name of the family

which probably had lived there from

the XVI century, is the largest in the

district with two entrances and numerous

homes which justifies the different

Livorano families having lived

there, traceable to the six sons of a

certain Baldassare in the second half

of the 1500s.


Veduta del centro storico da sud-ovest


View of the historical centre from the South-West


50

La Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Fin dalla metà del ‘500 si ha notizia dellíesistenza

di una Cappella gestita dalla “Confraternita di S.

Nicola e del Corpo di Cristo”, una delle associazioni

laico-religiose più antiche della Diocesi (anteriore

al 1409) e proprietaria di un patrimonio immobiliare

notevolissimo.

Fu solo nel 1639 che, con riferimento a questa

Cappella, si trova la dizione “Cappella di S. Maria

delle Grazie”, dovuta alla esistenza in essa di una

immagine miracolosa della Madonna delle Grazie.

La chiesa è a tre navate, con quella centrale, chiusa

da un abside accennato con la statua della Madonna

in trono, leggermente più lunga di quelle

laterali, dove insistono due altari, dedicati a S.

Aniello e alla Deposizione.

Nel tempio, che chiude fisicamente il borgo antico

nella parte occidentale, tra le altre cose, si conservano

ancora i bellissimi corpetti seicenteschi del

busto della statua della Madonna.

The Church of Holy Mary of the Graces

Since the mid 1500s the existence of a chapel, managed

by the “confraternity of St.Nicholas and The Body of

Christ”,was brought to light. The confraternity was one of

the oldest lay-religious associations of the diocese (prior

to 1409) and proprietor of a notable real estate.

It was only in 1639 that, with reference to this chapel, the

title “Cappella di S.Maria delle Grazie” (Chapel of Holy

L e alt re Chiese e Cappelle

Mary of the Graces) was found thanks to the existence in

this of a miraculous image of the Madonna delle Grazie.

The church has three naves, the central one slighter

longer than the others and closed by an apse indicating

the statue of the Madonna on a throne in front of which

are two altars dedicated to S.Aniello and the deposition.

In the temple, which physically closes the old district on

the western side, amongst other things are the beautiful

16th century bodices from the bust of the Madonna.


Chiesa di San Lorenzo e S. Diodato

In S. Lorenzo, fin da tempi remoti, esisteva una

cappella intitolata al martire Lorenzo, posta sotto la

giurisdizione del Monastero di S. Angelo in Grotta

di Nocera e dell’Abbazia della Trinità di Cava, ma si

trovava in aperta campagna.

Solo nel 1616, su iniziativa del chierico Geronomo

Stile, iniziarono i lavori di costruzione di un oratorio,

col titolo di S. Lorenzo, nel centro abitato del

villaggio.

Ottenuta, nel 1626, l’elevazione al titolo di Parrocchia

per il suo Oratorio, Geronimo Stile con atto del

notaio Tiberio Tortora del 4 settembre 1626, donò

alla predetta Chiesa e al suo Rettor Curato una

camera ed una casa, accoste alla Chie-sa, oltre ad

un terreno in località “Rondinella”.

Tuttavia, fu sul finire del ‘600 che la nuova parrocchia

cominciò a funzionare abbastanza regolarmente,

ma bisognò attendere la metà del 1800 e la

reggenza del Parroco don Salvatore Buoninconti,

51


52

perchè la Chiesa assumesse, nell’aspetto esteriore

e nella conduzione, quella dignità che il suo fondatore

aveva inteso conferirle.

Attualmente, così come nell’antichità, si trova al

centro del paese, nella frazione omonima.

Si erge su un sagrato, dove dominano tre ingressi.

The Church of Saint Laurence and Saint Diodato

In San Lorenzo for centuries a chapel dedicated

to the martyr Lorenzo has existed but in the open

countryside. It was put under jurisdiction of the

Monastery of St.Angelo in Grotta of Nocera and the

Abbey of the Trinità di Cava.

Only in 1616 by initiative of the cleric Geronomo

Stile did the construction work of the oratory, with

the title of S. Lorenzo, begin in the built-up area of

the village.

In 1626 the title of Parish was given to the oratory

and on the 4th September that year Geronimo Stile,

with the act of the notary Tiberio Tortora, donated

a room and a house nearby, as well as land in the

locality of “Rondinella”, to the church and its Rector.

La chiesa è a tre navate, con un interessante altare

centrale in marmi policromi.

Tra le opere d’arte, dopo la perdita della tela di S.

Lorenzo, vanno segnalati gli affreschi dedicati al

Santo sulla copertura centrale.

However it was towards the end of the 1600s that the

new parish began to function quite regularly but it

needed to wait till the mid 1800s and the regency of

the parish priest don Salvatore Buoninconti so that

the church could assume the dignity that its founder

had intended.

In fact, as in early times, the church is in the centre of

the village bearing the same name.

It is erected on a church yard where three entrances

dominate.

The church has three naves with an interesting

central altar in multi-coloured marble.

Amongst the works of art, after the loss of the cloth

of San Lorenzo, are the frescoes dedicated to the

saint on the central covering.


Chiesa di Sant’Antonio di Padova ad Orta Loreto

Ad Orta (campi coltivati ad ortaggi), fin dai tempi

antichi (sec. XVI), si sa dell’esistenza di una chiesa

o cappella dedicata a S. Maria di Loreto e che, più

tardi, ha dato il nome alla località.

Orta Loreto, infatti, la più giovane frazione del comune,

nasce dall’abbinamento di questi due nomi:

Orta, un area estesissima abitata fin dal periodo

romano e che dopo l’eruzione del Vesuvio del

79 d.C. si ritroverà completamente allagata dalle

acque del fiume Sarno, e Loreto, per la presenza

della chiesa dedicata alla Madonna di Loreto.

Pur ignorando la ragione del cambiamento del

nome, l’attuale chiesa è quella voluta dai fedeli in

un rifacimento complessivo avvenuto negli anni

cinquanta.

The Church of Saint Anthony of Padova

in Orta Loreto

In Orta (field cultivating vegetables), since old times

(16th century) we know of the existence of a church or

chapel dedicated to Santa Maria di Loreto (Holy Mary

of Loreto), which later gave the name to the locality.

Orta Loreto infact the youngest of all the villages, comes

from the combination of these two names: Orta,

a very extensive inhabitated area since Roman times

and which, after the eruption of Vesuvius in 79AD, became

flooded by the water from the River Sarno; and

Loreto for the presence of the church dedicated to the

Madonna di Loreto.

53

è a navata unica e tra i suoi pregi artistici possiamo

annoverare, senz’altro, gli affreschi del soffitto e

dell’abside. A completamento delle notizie su Orta

Loreto, bisogna aggiungere che, dopo l’eruzione

del Vesuvio del 79 d.C., la località si trovò completamente

allagata, in quanto il fiume Sarno deviò

dal suo corso naturale a causa del materiale lavico

scaricato dal vulcano nella valle. Fu grazie all’opera

dei contadini locali che, in epoca angioina, l’intera

area venne bonificata.

Even ignoring the reason for the change in name, the

actual church is the one wanted by the faithful in a

complessive remake carried out in the 1950s.

There is a single nave and amongst its artistic merit

we can count without doubt the frescoes of the ceiling

and the apse.

To complete the information about Orta Loreto we

should add that after the eruption of Vesuvius in 79AD

the village was completely flooded because the river

Sarno changed its natural course due to the lava material

dispersed by the volcano into the valley. Thanks

to the work of the local farmers, in the Angoian period,

the entire area was reclaimed.


54

Cappella di Santa Maria della Misericordia

Della Cappella di S. Maria della Misericordia, detta

successivamente anche Cappella di S. Francesco,

oggi non resta che la facciata.

Fu edificata in esecuzione del testamento di Ottavio

de Fusco (un discendente del notar Gio. Loisio

de Fuscolis, che fu, agli inizi del 1500, il primo notaio

santegidiano e uno dei primi sindaci particolari

dell’Università), redatto dal notaio Gio. Lorenzo

Buoninconti, il 25 settembre 1623. La Cappella

della Misericordia, con la scomparsa degli eredi

della Famiglia de Fusco, appartenne alle famiglie

del notaio Geronimo Buoninconti e a quella del

dottor fisico Vincenzo Spagnuolo.

The Chapel of Holy Mary of Mercy

Only the facade still remains of the chapel of Holy Mary

of Mercy later known also as the Chapel of St. Francis.

It was built according to Ottavio de Fusco’s will which

was drawn up by the notary Gio. Lorenzo Buoninconti

on the 25th September 1623. The former was a descendant

of xxxxxx Gio. Loisio de Fuscolis who, at the

beginning of the 1500s, was the first public notary from

Sant’Egidio and one of the first distinctive syndicates of

the University. After the death of the heirs of the de

Fusco family, the Chapel of Mercy became patrimony of

the family of the notary Geronimo Buoninconti and the

Nel 1710 risultava “diruta”, ma fu oggetto di una

ristrutturazione, perchè, nel 1721, il Vescovo Nicola

De Dominicis la dice “da poco edificata” e riporta

che il beneficiario era un tal Domenico Antonio

Attianese.

Dal 1777 al 1801 non vi si celebrarono più messe

a causa di una nuova precarietà strutturale del

suppenno. Nel 1831, tuttavia, la cappella fu trovata

in buone condizioni da mons. Francesco Saverio

Calenda.

Oltre al bel portale di ingresso, restano tracce di affreschi

di santi nelle nicchie laterali della facciata.

physicist Vincenzo Spagnuolo.

In 1710 it resulted destroyed but was subject to restauration

because in 1721 Bishop Nicola De Dominicis said

it had been “recently built” and named the beneficiary

as a certain Domenico Antonio Attianese.

From 1777 to 1801 masses were no longer celebrated

in the chapel because of the new precariousness of the

structure of the “suppeno”.

In 1831, however, the chapel was found to be in good

condition by Monsignor.Francesco Saverio Calenda.

Besides the beautiful entrance way there are still some

frescoes of saints in the side niches of the facade.


Chiesa del Rosarietto

Sorge al centro del paese ai piedi di un caratteristico

angolo del borgo.

Ancora oggi è di proprietà privata degli abitanti il

palazzo dell’antica famiglia Falcone.

In alcuni atti notarili di fine ‘700 del notaio Ambrogio

Ferrajoli, con riferimento alle proprietà

The Church of the Little Rosary

It stands in the centre of the village in a very characteristic

corner. The building of the Falcone family is

still today private property of the inhabitants.

In some legal documents drawn up by the notary

55

del luogo, la località è definita del “Rosarietto” o

“Rosariello” per ragioni da ricondurre alla presenza

di questa cappella, oggetto, ancora oggi, della

pietà popolare e meta di alcuni fedeli per la recita

di una breve preghiera.

Ambrogio Ferrajoli at end of the 1700s, referring to

the property of the place, the locality is defined as

“little rosary” ,trying to remind people of the presence

of this chapel which ,still today, is the subject of

piety and a place of prayer for the faithful.


56

“I Cortili della storia”

è organizzata dalla Pro-Loco ogni anno il terzo sabato

e la terza domenica di settembre nell’antico

Centro Storico.

Tra le manifestazioni di Sant’Egidio, è sicuramente

la più importante e quella a più alta valenza culturale.

Coniugando cultura, tradizioni e folclore, in pochi

anni, è giunta agli onori dell’attenzione regionale,

con pubblicazioni su quotidiani, magazine e riviste

culturali.

Nei due giorni della manifestazione, figuranti

in costumi díepoca rievocano, all’interno delle

caratteristiche corti, momenti di vita che vanno

The Historic Courtyards

Organised every year by the “Pro-Loco” –

the 3rd Saturday and Sunday of September

in the old historic centre.

It is surely the most important and that of

the greatest cultural value amongst all of

the celebrations in Sant’Egidio. Bringing

together culture, traditions and folklore, in

only a few years, it has gained the honours

of regional attention with publications in

daily newspapers, journals and cultural

magazines.

During the two days of celebrations you

can see people dressed in historical costumes

inside the characteristic courtyards,

reliving moments from late Middle Ages

to 1500 and 1600s, demonstrating the old

trades and giving the opportunity to taste

the typical local dishes prepared with local

products like homemade pasta, marmalades

and jams.

In short, a visitor embarks on a real journey

back in time accompanied by music and

songs, admiring the urbanistic and artistic

characterisitics of the village which have

remained untouched and intact throughout

the centuries. The aim of the event:

the marketing of a historical centre, rich

in history, traditions, art and culture only

a few kilometres away from other sites of

greater interest in the region of Campania.

Event i e Manifestazioni

dal basso medioevo al cinque-seicento, antichi

mestieri e propongono l’assaggio di pietanze

preparate con prodotti tipici locali, come il fusillo e

la pasta di sciuanelle, marmellate agli agrumi, ecc.

In sintesi, il visitatore, accompagnato da canti e

musiche, compie un vero e proprio viaggio nel

passato, ammirando le caratteristiche urbanistiche

e artistiche di un borgo rimasto intatto nel corso

dei secoli.

Ambito l’obiettivo della manifestazione: un’opera

di marketing di un Centro Storico, ricco di storia,

tradizioni, arte e cultura a pochi chilometri dai siti

di maggiore interesse della Campania.


Il corteo storico

Si tratta della rievocazione in costume dell’Elezione

del Sindaco Particolare dell’antica Università di

Sant’Egidio, così come si svolse ininterrottamente

dagli inizi del 1500 al 1806, anno in cui, per effetto

della legge di abolizione degli antichi Reggimenti

Municipali di Giuseppe Bonaparte, Re di Napoli,

furono soppresse le Università e costituiti i Comuni.

La rievocazione di questa cerimonia, solenne

e caratteristica, ha luogo la terza domenica di

settembre e si compone di tre momenti: il saluto

del rappresentante della città di Nocera sul sagrato

della chiesa di S. Maria delle Grazie; la sfilata

del corteo dei figuranti per le strade cittadine;

The Historic Parade

This relives, in costume, the evocation of the “Election

of the Syndicate of the old University of Sant’Egidio” as

happened uninterruptedly from the beginning of the

1500s to 1806 when, by law of the abolition of the old

municipal regiments of Giuseppe Bonaparte (King of

Naples), “Universitas” (confederations of villages) were

suppressed and town halls were introduced.

This solemn and characteristic procession takes place

on the third Sunday of September and can be divided

into three parts: the greeting of the representative

of the town of Nocera on the steps of the church of

59

la rievocazione vera e propria della riunione del

Parlamento dell’Università, nel corso del quale

avveniva l’elezione del Sindaco (col sistema delle

fave e delle noci deposte in un sacchetto) sul

sagrato dell’abbazia di S. Maria Maddalena.

Nata per iniziativa dellíAssociazione per l’Elezione

dei Sindaci Universali della Città di Nocera, oggi

si avvale anche della collaborazione dell’associazione

“Maggio del ‘600” di Nocera Inferiore,

“Comunità in Cammino” di Pagani, “Gruppo

Sbandieratori e Tamburini” di Nocera Inferiore

e della consulenza storica e scenografica della

ProLoco di Sant’Egidio del Monte Albino.

S. Maria delle Grazie. ; the procession of the people

through the streets of the town; the true recalling of

the meeting of Parliament and the “Universitas”, during

which the syndicate was elected (with the system of

the broad beans and nuts deposited in a small bag.), in

front of the Abbey of S.Maria Maddalena. Begun as an

initiative by the Association for the Election of universal

syndicates in the town of Nocera, today there is also the

collaboration of the association “Maggio del ‘600” from

Nocera Inferiore, “Comunità in Cammino” from Pagani,

“Gruppo Sbandieratori e Tamburini” from Nocera Inferiore

and the historic and scenery consultancy of the

Pro Loco from Sant’Egidio del Monte Albino.


60

Altre manifestazioni - Other Celebrations

6 Dicembre

6th December

Periodo pasquale

Periodo pasquale

Seconda domenica di Luglio

Second Sunday of July

Terza domenica di Giugno

Third Sunday of June

Giugno/Luglio

June/July

Seconda settimana di Agosto

Second week of August

Seconda Settimana di Settembre

Second week of September

Agosto-Settembre

August/September

Festa del patrono San Nicola di Bari.

Festival for the Patron Saint “St.Nicholas of Bari”

Rappresentazione della passione di Cristo in costumi

d’epoca per le strade del Centro Storico.

Rappresentazione della passione di Cristo in costumi

d’epoca per le strade del Centro Storico.

Festa di Santa Maria delle Grazie e di S. Nicola.

Festival of Holy Mary of the Graces and St.Nicholas of Bari

Frazione Orta Loreto, Festa di Sant’Antonio.

Orta Loreto, Festival St.Anthony.

“Percorsi Culturali”, con visite guidate al centro storico

a cura della Pro Loco.

“Cultural Itineraries” with guided tours of the historical

centre.

Frazione San Lorenzo, Festa di San Diodato e San Lorenzo

Martire.

Village of San Lorenzo: Festival of Saint Laurence and

Saint Diodato.

Frazione San Lorenzo, “Arrivederci Estate” a cura

dell’Azione Cattolica.

Village of San Lorenzo: “Goodbye Summer”.

“Viva Cultura” (manifestazione culturale all’interno

della corte del Palazzo Ferrajoli della Fontana con

incontri d’arte, letteratura e spettacolo).

“VIVACULTURA” (cultural event in the courtyard of the

Ferrajoli of the Fountain Building , encounters with art,

literature and entertainment).


Prodot t i t ipici

Gli agrumi.

Sono il prodotto più conosciuto e che, fino a pochi

decenni fa, ha meglio rappresentato il nome

di Sant’Egidio.

Furono impiantati tra la fine del 1700 e gli inizi del

1800 per iniziativa di alcune famiglie del Capoluogo

(come i Calabrese e i Ferrajoli) che, per tale

operazione, si avvalsero dellíopera di “specialisti”,

come i Parlato ed i Savarese, fatti venire appositamente

dalla penisola sorrentina.

In effetti, l’impianto di agrumi, già presenti in

costiera, si rivelò un’opera di grande intuito

commerciale per due ragioni: la prima, perchè

Citrus Fruits

The best-known products which, until a few decades

ago, best represented the name of Sant’Egidio. They

were planted between the end of the 1700s and the

beginning of the 1800s by initiative of some of the

families of the town (like the Calabrese and Ferrajoli)

that employed “specialists”, like the families Parlato

and Savarese from the Sorrentine Peninsular, for this

work. Infact the plantation of citrus trees, already

present on the coast, proved to be an intuitive bu-

61

essi sostituirono le viti che avevano uno scarso

rendimento in termini di resa; la seconda, perchè

la conformazione del terreno ha dato vita ad un

prodotto di eccezionale qualità molto richiesto

sul mercato.

Delle tre varianti presenti (arancio, limone e

mandarino) va segnalato, per le sue qualità

vitaminiche, adatto anche per la realizzazione di

confetture, l’arancio biondo (cosiddetto “biondo

comune”) che, grazie alla sapiente opera degli

agricoltori locali, riesce a conservarsi sull’albero

anche ad agosto inoltrato.

siness venture for two reasons: firstly, because they

substituted the vines that produced scarse yield;

secondly, because the conformation of the land had

given life to a product of exceptional quality and in

demand on the market.

Of the three types present (orange, lemon and mandarin)

we should particularly mention the “blond

orange” noted for its high vitaminic values and suitabilty

for making marmalade but aboveall, thanks

to the knowledgeable work of the farmers, its ability

to be preserved on the trees even after August.


62

Pasta di Sciuanelle

Ideale per accompagnare

zuppe, è una “fresella”

cotta in forno a legna e

che si compone di pochi e

genuini ingredienti: farina

bianca di granone, acqua,

sale e strutto di maiale.

Pasta di Sciuanelle

Is a “fresella” baked in the

open fire and made of

few genuine ingredients:

white flour, water, salt

and lard. It is ideal for

accompanying soups.

Il fusillo

Viene lavorato dalle sapienti mani delle

massaie locali con lo stesso metodo di tanti

anni fa: da un impasto di semola e uova si

ottengono tante sfoglie che poi sono sa-

pientemente lavorate.

Infine, con una tecnica artigianale semplice

ma molto antica, si ottiene il classico fusillo

nella sua forma a riccio allungato.

Homemade Pasta “Fusillo”

It is made by the skillful

hands of the local housewives

using the same

method as years ago: from

a dough of durum wheat

and eggs many sheets of

pasta are formed. Finally,

using a simple but antique

technique the classical long

curl “fusillo” (twists) are

formed.


Artigianat o.

L’artigianato di Sant’Egidio è sempre stato

legato alle produzioni locali e all’agricoltura,

una sorta di “industria” al servizio di produttori

e agricoltori.

Anticamente, un’attività molto diffusa era

quella dei bottai, cioè mastri per la produzione

di botti e utensili per la lavorazione dell’uva.

Questa attività, che ha fatto la fortuna di diverse

famiglie del Capoluogo, era giustificata dalla

cospicua presenza di viti nel territorio, prima

che queste fossero sostituite dagli agrumi.

Craftwork

The craftwork in Sant’Egidio has always been linked

to the local productions and agriculture, a sort of

industry” at the service of producers and farmers.

In old times a very popular job was that of the cooper.

They were masters for the production of casks

and utensils for the cultivation of grapes.

This work, which had made many families wealthy,

was justified by the presence of vines in the territory

63

Oltre a questa, diffusissima era l’attività dei

“maestri d’ascia”, gli attuali falegnami.

A queste, va aggiunta la produzione artigianale

di ceste di giunchi, le “panare”, per il trasporto

degli agrumi e della frutta.

Tranne quella del falegname, le altre due sono

attività pressochè scomparse, sostituite dal

restauro del mobile antico e dalla produzione

artigianale di pasta fresca (il fusillo) e confetture

agli agrumi.

before these were substituted by citrus trees.

Other than this, the work of the “masters of hatchets”

(present carpenters) was also widespread. To this we

can add the craft of producing baskets made from

rushes for transporting fruit and citrus fruits.

Apart from that of the carpenter the other two are

activities no longer practised and have been substituted

by the restorarion of antique furniture and the

home production of fresh pasta and marmalades.


64

CAP: 84010

Comune di Sant’Egidio del Monte Albino,

P.zza Municipio n. 1

tel. 081 915655 - fax.081 915520

Stanza del Sindaco

tel. 081 915876

Comando di PP. MM.

tel. 081 915885

Pro-Loco di Sant’Egidio del Monte Albino,

tel/fax 081/954737

Sito internet: www.prolocosantegidio.it

e-mail: info@prolocosantegidio.it

Radio Monte Albino,

99,500 Mhz.

tel/fax 081/954737

Numeri utili

Abbazia di Santa Maria Maddalena “in Armillis”,

tel/fax 081 5165340

Farmacie:

D.ssa De Simone,

via Orazio,

tel. 081 916583

D.ssa Nappi,

via A. Califano,

tel. 081 917097


Rist orant , alberghi e bed breakfast

i &


ABBAC

(Associazione Bed & Breakfast ed

Affittacamere della Campania)

Via E. Danio, 27/b;

Tel./Fax 081 5165284

www.bbcampania.com

www.abbac.it


Hotel Sottovento

Viale degli Aranci, 3 – trav. 15

Tel 081/5135400

Fac 081/5139919

Cell. 366 4395702

e-mail: info@hotelsottovento.it

• -Hotel-Ristorante

“Degli Amici”,

via Orazio;

tel. 081 916665 - 915659

• Agriturismo “La Taverna dei Re” ,

via Monacelle;

tel. 081 930875

• - Agriturismo “La Grotta”,

via Monacelle ;

tel. 081 913048

• Hostaria di Franco Coppola,

via Orazio;

tel. 081 5153399

• Osteria “Marcsin” ,

P.zza G. B. Ferrajoli;

tel. 081 5165341

• Ristorante “SanGilio” ,

via U. Foscolo;

tel. 081 914122


Ristorante “La Cupa del Lupo”,

Viale della Pace;

tel. 081 915781 - 915494

• Ristorante “Al Feudo” ,

Viale degli Aranci;

tel. 333 7400396

• Ristorante “Le Ville” ,

Viale degli Aranci;

tel. 333 9551003

• Ristorante “La Taverna di Salomé” ,

via B. Croce;

tel. 081 917899

• Ristorante “I tre gemelli” ,

P.zza De Ruggiero,

tel. 081 916307

• Ristorante “L’Incontro”, Pub pizzeria,

Via Orazio 10,

tel. 081 916587

• Ristorante “O’ Cantarone” ,

Viale della Pace (via Alveo Pignataro)

tel. 081 916292

Ristorante “Elle Esse Club”

• ,

Via D. Alighieri 55,

tel. 081 5153521 - cell. 335 6889479

65


66

La speranza con cui ci siamo dedicati a questo lavoro è quella che da una semplice guida possa nascere il

desiderio di visitare un posto che,

a volte, in maniera “accalorata”, definiamo la “vetrina” dell’agro.

Con “I Cortili della Storia” abbiamo dimostrato che, per motivi oggettivi, oltre che di fortunate coincidenze,

come quella di trovarsi sulla strada che porta in Costiera Amalfitana, inseriti in un discorso sistemico, anche nel

nostro paese potrebbe essere possibile “Fare Turismo”.

Con questa guida turistica, dunque, ci prefiggiamo di avvalorare, più di quanto non abbiamo già fatto, questa

nostra “idea”, supportandola con uno “strumento” di facile accesso e di conoscenza immediata per il turista.

Se a noi è toccato fare opera di promozione del territorio, alle amministrazioni competenti, prima fra tutte

quella comunale, spetta il compito di dare attuazione alle previsioni urbanistiche, incentivare il recupero dei

cortili e dei palazzi, favorire il processo di crescita e sviluppo della nostra comunità.

In questo senso, il documento d’intenti per l’individuazione di un piano strategico per il recupero e il rilancio

del nostro Centro Storico, del luglio 2004, tra Provincia, Comune, Patto dell’Agro Spa, AgroInvest, Soprintendenza

ai Beni Archeologi e Soprintendenza ai Beni Paesaggistici e Ambientali, promosso e voluto dalla

Pro-Loco, potrebbe rappresentare un ottimo punto di partenza per il coinvolgimento di vari soggetti e per il

reperimento delle risorse finanziarie necessarie.

Oltre a questo, è necessario che i santegidiani riacquistino il senso dell comunità e si riapproprino dell’orgoglio

di essere gli abitanti di un luogo che, per più di duemila anni, è riuscito a conservare una propria identità.

L’auspicio è quello che da semplici cose, come la realizzazione di una guida turistica, possano nascere ben altre

iniziative, in modo da consegnare alle future generazioni un paese che, nel frattempo, è diventato meta per

turisti ed occasione di lavoro.

13 Giugno 2009

Pro-Loco di Sant’Egidio del Monte Albino

Our hope, as a result of the dedication we have given to this work, is that from a simple guide book we can arouse

the desire for people to visit a place that sometimes in a “worked up” way we define the “shop window” of the agro

plain.

With the “historical courtyards” we have shown that, for objective reasons, other than lucky coincidence, like finding

yourself on the road that takes you to the Amalfi Coast, even in our town it could be possible to “Do Tourism”.

With this guide book we aim to confirm our idea by supporting it with a “tool” easily accessible and with immediate

knowledge for the tourist.

If we have been touched carrying out this promotional work then it is the task of the appropriate administrations to

activate a town planning prevision, incentivate the recovery of the courtyards and buildings, to favour the process of

growth and development of our community.

In this way, the document of intentions for the individualisation of a strategic plan for the recovery and relaunch

of our historical centre of July 2004 between the Province, Comune, Agro Pact Spa, Agroinvest, the Department of

Archaelogical, Environmental and Landscape, promoted and wanted by the Pro-Loco, could represent an optimum

starting point for the involvement of various subjects and for the tracing of the necessary financial resources. Other

than this, it is necessary that the people of Sant’Egidio regain the sense of community and become proud once again

of being inhahabitants of a place that, for more than two thousand years, has managed to preserve a true identity.

The omen is that from simple things, like the realisation of a guide book, other initiatives can start in order to pass

on to future generations a town which, in the meantime, has become a destination for tourists and an opportunity

for work.

2009 June 13

Pro-Loco di Sant’Egidio del Monte Albino


8. Palazzo Ferrajoli della Starza (sec. XVIII-XIX)

15. Chiesa di S. Maria delle Grazie (sec. XVI-XVII)

16. Palazzo di Capo Casale (sec. XVI)

6. Cappella del Rosarietto (sec. XVIII)

7. Cortile Livorano (sec. XVII)

13. Cappella di S. Maria della Misericordia (sec. XVI)

14. Palazzo Ferrajoli della Cappella (sec. XVIII)

4. Abbazia di S. Maria Maddalena (sec. XVI)

5. Palazzo Abbaziale (sec. XVI)

11. Palazzo e cortile Spagnuolo (sec. XVI)

12. Palazzo Ambrogio Ferrajoli (sec. XVIII)

2. Palazzo Ferrajoli della Fontana (sec. XVI)

3. Fontana Helvius (età augustea)

1. Acquedotto romano

9. Palazzo con cortile Ferrajoli Francolisio (sec. XVII-XVIII)

10. Cortile degli Imperato (sec. XVII)

11

10

9

16

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6

8

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7

1

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5

4

3

2


folclore

storia

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