Aprile 2009 - Insieme ai sacerdoti

insiemeaisacerdoti.it

Aprile 2009 - Insieme ai sacerdoti

Anno 8 numero 1

Sovvenire

Aprile 2009

P E R I O D I C O D I I N F O R M A Z I O N E S U L S O S T E G N O E C O N O M I C O A L L A C H I E S A

All’interno STORIA DI COPERTINA

COM’È ARRIVATA LA PASQUA IN ITALIA

L’ANNUNCIO CHE CAMBIÒ IL PAESE

È` PASSATO DA QUESTI LUOGHI

PADRE GAETANO GRECO

«DOPO IL CARCERE,

AIUTO I RAGAZZI A RISORGERE»

OFFERTE PER I SACERDOTI

BILANCIO 2008, NON C’È`

CRISI PER LA GENEROSITÀ

GUIDA ALLA FIRMA 2009

TUTTE LE NOVITÀ

NEL “QUARTINO” ALLEGATO

Periodico trimestrale di informazione - Numero 1, Anno VIII - Aprile 2009. Contiene invio prop. per la raccolta fondi e I.R. Sped. in Abb. Post. DL 353-2003 (conv. in l. 27/02/2004 n.46)

Art. 1, comma 2 DCB, Padova. Taxe perçue - Tassa pagata. In caso di mancato recapito restituire al mittente presso Padova C.M.P. che si impegna a pagare la tassa dovuta


SOVVENIRE

Anno VIII - N. 1 - Aprile 2009

Dire tto re e d ito ria le :

Paolo Mascarino

Co o rd in a to re d i re d a zio n e :

Mimmo Muolo

Re d a tto re :

Laura Delsere

Se rvizio Pro m o zio n e :

Massimo Bacchella

Maurizio Balvetti

Maria Grazia Bambino

Antonella Cardamone

Bianca Casieri

Cristina Cherubino

Stefano Gasseri

Luigi Mistò

Francesca Roncoroni

Arianna Trettel

Via Aurelia 468

00165 ROMA/Fax 06-66398444

In d irizzo In te rn e t:

http://www.sovvenire.it

email: lettere@sovvenire.it

Te le vid e o RAI: pagina 418

Fo to g ra fie :

Romano Siciliani

In c o pe rtin a :

sommario

l’interno della basilica

di Aquileia (Udine),

una delle chiese più antiche

d’Italia; padre Gaetano Greco,

cappellano del carcere

minorile di Casal del Marmo,

a Roma

(foto di Romano Siciliani)

In fo g ra fia : Schema

Pro g e tto g ra fic o

e im pa g in a zio n e :

Aidía, Progetti Editoriali

Milano

Sta m pa :

Mediagraf SpA

Noventa Padovana (PD)

Periodico trimestrale

di informazione

Numero 1, Anno VIII,

Aprile 2009

Registrazione

al Tribunale di Padova

Numero 1779 del 15/2/2002

Dire tto re re spo n sa bile

Francesco Ceriotti

Sovvenire è stampato

su carta ecologica.

La realizzazione

e la spedizione di questa

copia è costata 0,34 euro.

La rivista è inviata a tutti

coloro che hanno donato

un’offerta per il

sostentamento del clero

Questo numero è stato

chiuso il 2 febbraio 2009

I N Q U E S T O N U M E R O

Pasqua, l’evento che ci illumina

La luce della Risurrezione di Cristo rischiarerà tra breve le nostre case e anche

Sovvenire vuole testimoniarlo con i suoi servizi. E’ questo infatti il filo rosso che

lega le pagine del nuovo numero (qui a fianco, il nuovo logo del sovvenire), per

esempio, attraverso la testimonianza di un sacerdote che si dedica al recupero

dei detenuti del carcere minorile di Roma, oppure attraverso i reportages dalla

diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto e da una parrocchia

del Friuli, che intorno alle tradizioni pasquali hanno costruito

il rilancio della pastorale e dell’evangelizzazione. Non

mancano però uno sguardo al recente passato (il bilancio quasi definitivo della raccolta 2008 delle offerte

per il clero, con il grazie a tutti coloro che hanno contribuito) e la guida alla firma dell’8xmille,

soprattutto per i pensionati e i titolari del modello 730. Anch’essi possono concorrere a destinare questa

percentuale dell’Irpef alla Chiesa Cattolica. E la loro partecipazione è molto importante per estendere

e consolidare la base di chi si esprime. Firmare, tra l’altro, non è difficile, come è indicato nel

“quartino” allegato a Sovvenire. Buona lettura e Buona Pasqua a tutti. Paolo Mascarino

INCONTRI TESTIMONIANZA 3

Da quel parroco la forza per guardare avanti

DI RENATA SOUVENT

OFFERTE PER IL CLERO I RISULTATI PROVVISORI DELLA RACCOLTA 4

La generosità che la crisi non intacca

DI GIACOMO AMODIO

L’ESPERIENZA PADRE GAETANO GRECO 6

Rinascere a una nuova vita dopo il carcere minorile DI STEFANIA CAREDDU

INCHIESTA TERRITORIO S. BENEDETTO DEL TRONTO-RIPATRANSONE-MONTALTO 8

Se l’annuncio della Pasqua ispira progetti tutto l’anno DI GIAMPIERO MAZZA

INDICAZIONI PER I LETTORI COME EVITARE I DOPPIONI 14

PARTECIPA CON LA TUA OFFERTA LA LISTA BANCHE CON I CODICI IBAN 15

DOSSIER AGLI ALBORI DEL CRISTIANESIMO IN ITALIA I-IV

E l’annuncio della Pasqua risalì tutta la penisola

DI LAURA DELSERE

INCHIESTA COMUNITA SAN FLORIANO, A ILLEGIO (UDINE) 16

Un museo della cristianità all’ombra delle montagne DI CHIARA SANTOMIERO

AIUTI AL TERZO MONDO GLI INTERVENTI PER LE EMERGENZE 22

Sos dal pianeta, l’8xmille risponde

DI MIMMO MUOLO

LA PAROLA AI LETTORI 26


incontri Pubblichiamo

E C C O P E R C H E D O N O L A M I A O F F E R T A P E R I S A C E R D O T I

qui di seguito il primo editoriale-testimonianza scritto da uno dei nostri lettori.

Una proposta avanzata nel numero di Natale 2008 e che ha già riscosso l’adesione di alcuni di

voi. Speriamo di poter continuare questa nuova forma di dialogo anche nei prossimi numeri.

Da quel parroco la forza

per guardare avanti

D I R E N ATA S O U V E N T Le ttric e d i Sovvenire - Mila n o

Un uomo solo,

in una comunità

“allergica”

alle cose

dello spirito,

in una povertà

assoluta.

Ma le sue parole

miti, il giorno

del funerale

di mia madre

lo hanno reso

per me il simbolo

del pastore

Con la mia adesione al sovvenire intendo ricordare un sacerdote di

cui non ho mai conosciuto il nome, ma che mi è stato vicino in un momento

particolarmente doloroso della mia vita. Più di vent’anni fa, il

27 luglio 1988, egli che era parroco a Campitello, in provincia di Mantova,

celebrò il funerale della mia mamma. Non ci conosceva perché

da quasi 50 anni mancavamo dal paese e anche i parenti rimasti frequentavano

la chiesa solo in tali doverose occasioni. Ricordo poco di

quelle ore terribili, ma quel poco che ricordo sono le sue parole miti

e non di circostanza, il suo celebrare senza la freddezza che ho

constatato purtroppo altre volte. E poi la modestia del suo vivere in

una povertà assoluta, quella di una piccola parrocchia della bassa

Mantovana con poco più di 2000 abitanti.

Abbiamo scambiato pochissime parole: i saluti, la firma sul registro

parrocchiale, l’offerta data per sostenere un uomo del Signore, solo,

in prima linea, in una comunità allergica alle cose dello spirito. Questo

sacerdote è diventato per me il simbolo del pastore secondo Nostro

Signore. Perciò nei momenti di crisi che devo affrontare nella

mia parrocchia, o altrove, per i problemi che talvolta si pongono tra

fedeli e presbiteri è a lui che penso e ciò mi dà la forza per guardare

avanti.

E’ quindi per onorare i tanti sacerdoti che offrono la loro vita in silenzio

ed umiltà che cerco, nel mio piccolo, di partecipare al loro sostentamento,

sia pure con una piccola offerta, sperando che il Signore

voglia moltiplicare del centuplo i pochi euro che posso inviare ora

come in futuro.

3


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O F F E R T E P E R I L C L E R O

I R I S U L T A T I P R O V V I S O R I D E L L A R A C C O L T A

La generosità

che la crisi

non intacca

DI GIACOMO AMODIO

OFFERTE O

POSTALI A CONFRONTO 2007-2008

Numero offerte Importi Offerta media

in migliaia di Euro in Euro

2007 148.658 13.703,58 92,18

2008 135.935 12.743,27 93,75

Variaz.% -8,6% -7,0% 1,7%

Variaz. Assoluta -12.723 -960,31 1,56

I dati (ancora parziali) del 2008 parlano di una flessione

nel numero delle offerte e nella quota complessiva

donata. Ma gli ultimi mesi dell’anno hanno limato la

differenza in negativo. E questa, in tempo di recessione,

è una circostanza quanto mai incoraggiante.

Nonostante la crisi non facesse presagire nulla di

buono, la generosità di chi sostiene i sacerdoti con

le proprie offerte ha tenuto. E’ questo il primo commento

che viene da fare ai dati – ancora parziali, è

bene precisarlo subito – sulla raccolta delle offerte

nel 2008. Come di consueto, infatti, il primo periodo

del nuovo anno è dedicato al bilancio dei 12 mesi

precedenti. E in queste due pagine anticipiamo ai

lettori di Sovvenire, che sono tra i principali sostenitori,

le cifre in nostro possesso al momento di

chiudere il numero, rimandando a giugno per i dati

definitivi. Ciò che al momento sappiamo con certezza

è che attraverso le poste (come si vede anche

dal grafico qui accanto) è arrivato circa un milione

in meno rispetto al 2007: 12 milioni 743mila euro,

contro 13 milioni 703mila. Una flessione del sette

per cento circa, che è frutto anche di una contrazione

nel numero delle offerte (meno 12.723), solo

parzialmente compensata da un piccolo aumento

dell’offerta media (più 1,56 euro).

I numeri, naturalmente, quando parliamo della vita

della Chiesa non dicono tutto. E non solo perché sono

parziali (mancano infatti da questo conteggio le

offerte effettuate tramite conto corrente bancario e

per mezzo degli Istituti diocesani, dai quali specialmente,

secondo alcune stime “a campione”, po-


O F F E R T E P E R I L C L E R O

trebbero giungere delle positive sorprese). I numeri

non dicono tutto, perché l’atteggiamento di fondo

che questi primi dati mettono in evidenza è ben più

positivo del risultato oggettivamente considerato.

Restando, infatti, alle offerte tramite posta, va segnalata

una circostanza a suo modo incoraggiante.

Nell’ultimo periodo del 2008 la differenza negativa rispetto

ai corrispondenti periodi del 2007 si è notevolmente

ridotta. E ciò denota che chi offre per i sacerdoti

lo fa in quanto è profondamente convinto

del valore ecclesiale di tale gesto, senza lasciarsi

troppo influenzare da fattori esterni anche seri, come

le difficoltà economiche che molte famiglie ita-

liane stanno attraversando. Lo si avverte anche

dalle molte lettere che continuano a giungere in redazione

e che cerchiamo, compatibilmente, con lo

spazio a disposizione, di pubblicare. La gratitudine

verso il servizio spirituale (e non di rado anche materiale)

svolto dai sacerdoti, la consapevolezza che

anche in questo modo si sostiene l’azione evangelizzatrice

della Chiesa, la volontà di testimoniare tramite

le offerte un atteggiamento di condivisione fraterna

sono ormai patrimonio acquisito all’interno

della comunità ecclesiale. Anche in tempi di crisi

come quello attuale. E perciò non si può non dire

grazie a quanti si adoperano in tal senso. l

FILO DIRETTO

CON IL NUMERO

VERDE DONATORI

Molti lettori

ci segnalano i loro

cambi di indirizzo,

le variazioni

anagrafiche,

i casi di duplicazione

nell’invio

della rivista.

Li ringraziamo

per la loro cortesia

e ricordiamo

che possono

utilizzare anche

il numero

verde donatori

gratuito

La variazione

richiesta verrà

eseguita

in tempo reale.

Raccomandiamo,

inoltre, di indicare

sempre gli stessi

dati, evitando

i diminutivi o,

per le signore,

il doppio cognome

personale

e del marito.

Gigi Rossi

e Luigi Rossi

per il computer

sono due persone

diverse. Lo stesso

avviene per Maria

Bianchi Satta

e Maria Satta.

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L ’ E S P E R I E N Z A

P A D R E G A E T A N O G R E C O

Rinascere a una nuova vita

dopo il carcere minorile

DI STEFANIA CAREDDU

In queste pagine:

padre Gaetano

Greco, cappellano

del carcere minorile

di Casal del Marmo

a Roma,

nella comunità

di accoglienza

da lui creata,

anche con l’aiuto

dell’8xmille,

per i ragazzi

che vengono

ammessi a misure

alternative

alla detenzione

Si chiama “Borgo Amigò” la comunità fondata dal

cappellano dell’istituto di pena di Casal del Marmo a

Roma. Accoglie i minorenni già condannati ma che

possono usufruire di una pena alternativa alla detenzione.

Qui imparano ad accettare le regole – dice il

sacerdote – e ricevono una seconda chance”.

Dai lacci della mafia alle ali della vita. È stata in salita

la strada di Piero, che oggi è sposato, ha un

bimbo e un lavoro onesto. E quando può torna a salutare

i compagni di “Borgo Amigò”, come lui ex

detenuti di “Casal del Marmo”. La sua è una delle

tante storie di rinascita che padre Gaetano Greco,

da 26 anni cappellano del carcere minorile di Roma,

racconta con emozione. “Per questo e per tan-

ti altri casi non esito a parlare di risurrezione”, confida

il religioso dei Terziari Cappuccini dell’Addolorata,

responsabile della comunità di accoglienza

per minori che possono usufruire di misure alternative

alla detenzione. Dal 1995, infatti, “Borgo

Amigò”, una delle strutture finanziate con l’8xmille

viene incontro “alle esigenze di quei ragazzi che

vogliono dare una svolta alla loro vita dopo una

condanna penale o una situazione di disagio”: una

casa, alla periferia di Roma in diocesi di Porto-Santa

Rufina, dove ricominciare. Un ambiente, sottolinea

padre Greco, “progettato per essere accogliente,

dove si impara ad accettare le regole”. A

partire dalla scansione dei tempi e dalla gestione

del quotidiano: i piccoli lavori domestici, la manu-


tenzione dei locali e quella delle aree verdi. “Il tutto

– sorride il religioso che guida in equipe di 5 operatori

– con tanta pazienza e disponibilità, fondamentali

per costruire il senso di responsabilità di

ciascuno e aiutarli a proiettarsi in percorsi formativi

o lavorativi”.

Tra i 14 giovani ora presenti, infatti, c’è chi va a

scuola, chi è apprendista idraulico, chi si cimenta

nell’edilizia, chi ha un’occupazione presso un distributore

di benzina. E c’è anche chi ha appena

terminato il corso per odontotecnico, conseguendo

il diploma, e ora vorrebbe andare all’università.

“ Si tratta – rivela padre Gaetano – di un ragazzo

arrivato da solo in Italia circa 8 anni fa che si era

dedicato completamente al furto. Per sua ‘fortuna’–

sorride – è finito in carcere e qui ha saputo

sfruttare al meglio le opportunità che gli sono state

offerte”. “Borgo Amigò” , in fondo, è proprio questo:

una mano tesa per riprendere un cammino interrotto.

“Terminato il programma, cioè assolti gli

obblighi determinati dal Tribunale – aggiunge padre

Greco – i ragazzi scelgono se andare via o

continuare a stare con noi fino al raggiungimento

della piena autonomia, che significa regolarizzazione

nel caso degli stranieri, ma anche assunzione

e stipendio”.

E, viste le difficoltà del mondo di oggi, per “non ricadere

in tentazione”, ai giovani che hanno compiuto

il loro percorso viene data l’opportunità di alloggiare

gratuitamente in un appartamento messo

a disposizione dalla Caritas. “Come farebbe un

buon padre di famiglia anche noi cerchiamo di aiutare

i figli fuori casa”, osserva con semplicità il

cappellano che ogni giorno si fa carico di tanti ragazzi

che si trovano ad affrontare la dura realtà

della detenzione. Attualmente, a “Casal del Marmo”

sono 40 maschi e 10 femmine, hanno prevalentemente

17-18 anni, sono rumeni, rom, maghrebini

e italiani. “Cerco di dare loro ciò che ho”, dice

padre Gaetano che all’interno del carcere coordina

vari progetti di formazione e volontariato.

“L’estate scorsa – racconta padre Greco – abbiamo

proposto, insieme alla Caritas, un’esperienza di

socializzazione all’interno del carcere ad un gruppo

di giovani della diocesi di Porto-Santa Rufina

dopo averli preparati con una serie di incontri ad

hoc”. Questo è solo un esempio delle tante attività

che si svolgono nel carcere minorile romano: durante

tutto l’anno, grazie all’impegno dei volontari,

si organizzano laboratori musicali e teatrali, tornei

sportivi, momenti di aggregazione finalizzati. Come

il progetto “Racconta una storia”. “Attraverso la

narrazione, la scrittura, la proiezione di film e la

creazione di fumetti – ricorda il cappellano – abbiamo

cercato di spiegare ai ragazzi il valore delle

parole, spronandoli ad usare un linguaggio non violento”.

Perché spesso, conclude padre Greco, “la

violenza comincia proprio dalle parole”. l

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I N C H I E S T A T E R R I T O R I O

S A N B E N E D E T T O D E L T R O N T O - R I P A T R A N S O N E - M O N T A L T O

Se l’annuncio della Pasqua

ispira progetti tutto l’anno

DI GIAMPIERO MAZZA

Nella foto grande:

il lungomare

di San Benedetto

del Tronto

e (a sinistra)

il monumento

a Papa Sisto V,

a Grottammare,

in provincia di Ascoli

Piceno.

Qui sopra:

don Giorgio Carini,

parroco

di San Giovanni

Battista,

a Grottammare

Ascolto, accoglienza, fede profonda: cronache

da una diocesi impegnata con tutte le

sue forze in progetti a sostegno dei più deboli

e per rilanciare preghiera ed evangelizzazione.

Anche grazie all’8xmille.

C’è molta animazione intorno alla canonica della parrocchia

di S. Giovanni Battista nel Vecchio Incasato di

Grottammare. A pochi giorni ormai dalla Pasqua, l’intero

paese si sta mobilitando per la sera del Venerdì

Santo, quando si svolgerà la Processione del Cristo

Morto, la più antica della diocesi di San Benedetto del

Tronto-Ripatransone-Moltalto, risalente al 1738. Nei

pochi minuti in cui riusciamo a parlare con lui, don

Giorgio Carini, parroco di San Giovanni Battista, chiarisce

il senso profondo di questa Sacra Rappresenta-

zione: «L’intero evento ruota tutto intorno alla Sacra

Bara con dentro il corpo di Cristo, perché questa Processione

è nata come un funerale, il funerale di una

Persona molto importante».

«Ecco perché sono presenti le autorità civili, quelle ecclesiastiche,

la banda e tre cori di donne velate – conclude

don Carini – le uniche voci che si sentono nel

corso delle due ore di Processione». Organizzata dalla

Confraternita dell’Addolorata, questa processione si

svolge ogni tre anni e coinvolge fino a 500 figuranti in

costume il cui ruolo viene tramandato, ormai da più di

due secoli, di padre in figlio. Sono espressioni di una

fede che non si ferma certo al dolore del Venerdì Santo,

ma attinge forza e dinamismo dalla luce della resurrezione.

Una fede che si ritrova anche in altre realtà

della diocesi. Tutte estremamente attive nella comu-


nità, grazie anche ai contributi 8xmille, queste stesse

realtà saranno tra le protagoniste del libro Bianco “Testimonianze

Evangeliche nella Regione Ecclesiastica

Marche”, di ormai prossima pubblicazione.

In primo luogo il Centro Polifunzionale della Caritas

diocesana a San Benedetto. Nel complesso, finanziato

anche dall’8xmille, lavorano, sette giorni su sette,

circa 90 volontari, tre avvocati, e quasi 70 medici. Con

una mensa da 50 posti, docce, distribuzione

di vestiario, nuovo e usato, lavanderia

e stireria, la struttura accoglie tutti

coloro le cui difficoltà siano

state prima vagliate dal suo

centro di ascolto. Fiore all’occhiello

poi della Caritas

diocesana è il poliambulatorio

per l’assistenza diretta

(con ecodoppler gratuito) e lo

studio dentistico completo che il

Centro Polifunzionale mette a disposizione

di chi ne ha bisogno. «Ma la

Caritas vive in prima persona le esigenze sociali

ed economiche della diocesi – spiega il direttore,

il diacono Umberto Silenzi – per questo dal gennaio

2006 l’edificio principale ha visto lavori di ampliamen-

to per ospitare singoli o famiglie in stato di necessità.

Tre suore gestiscono le prime cinque camere, per 15

posti letto. Contiamo poi di aprire per l’inizio del prossimo

anno un altro appartamento di cinque stanze,

sempre per altri 15 posti letto, da destinare a centro

accoglienza per separati».

Accoglienza nel monastero

restaurato

Accoglienza e apertura al prossimo

caratterizzano anche un’altra

realtà diocesana, il monastero

“Santa Speranza” delle

Clarisse, sempre a San

Benedetto. Qui una piccola

comunità di sei “Sorelle povere

di S. Chiara” ha deciso di

aprirsi a «spazio per il prossimo»,

come ci spiega suor Patrizia

Nocitra, responsabile del monastero,

«attraverso alcune iniziative pubbliche. La

prima consiste in un’attività di ascolto e dialogo svolta

lungo tutto il corso della giornata. Abbiamo poi organizzato

una scuola di preghiera mensile, da novembre

A centro pagina:

la solenne

processione

del Cristo Morto,

che si tiene

ogni tre anni

il Venerdì Santo

per le vie

di Grottammare.

Qui sopra (foto

grande) la cucina

del Centro

polifunzionale

della Caritas

diocesana

a San Benedetto

del Tronto.

Dall’alto in basso:

il diacono Umberto

Silenzi, direttore

della Caritas,

e tre scorci

della struttura,

realizzata anche

con i fondi 8xmille,

che ospita tra gli altri

servizi un centro

di distribuzione

del vestiario

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In alto: (a sinistra

e nella foto

all’aperto)

la cappella

e l’esterno

del monastero

delle Clarisse ‘Santa

Speranza’,

a San Benedetto

del Tronto,

restaurato anche

con l’aiuto

dell’8xmille.

Qui sopra e nella foto

centrale: la chiesa

di Sant’Agostino,

sede del Museo

vescovile

di Ripatransone.

In alto (nella foto

piccola) Massimo

Papetti, conservatore

dei Musei Sistini

del Piceno

I N C H I E S T A T E R R I T O R I O

S A N B E N E D E T T O D E L T R O N T O - R I P A T R A N S O N E - M O N T A L T O

a giugno. In più - conclude la superiora – programmiamo

ogni anno una settimana della spiritualità e una

settimana biblica».

E poi l’accoglienza di gruppi di catechisti con famiglie

e di gruppi di giovani provenienti dalle parrocchie. Per

poter svolgere in maniera efficiente queste attività, si

è reso necessario un piano di interventi di ampliamento

del monastero che, seppur sobrio ed essenziale, è

stato finanziato anche dall’8xmille e ha già interessato

le dieci stanze delle suore, la cucina, il refettorio, la sa-

la capitolare e una nuova sala conferenze. Per il futuro

sono previsti una chiesa nuova e una foresteria.

E poi la chiesa di Sant’Agostino e il Museo Vescovile

di Ripatransone. «Qui – spiega Massimo Papetti, conservatore

dei musei Sistini del Piceno – lo spazio

espositivo é stato aperto nel 2006 utilizzando gli ambienti

della chiesa di Sant’Agostino e quelli riadattati

dell’ex convento degli Agostiniani, la cui ristrutturazione

è stata finanziata dall’8xmille». Negli spazi riadattati

del convento, oltre gli oggetti preziosi provenienti


dalla Cattedrale, si segnala una splendida statua lignea

a tutto tondo della fine del ‘400, attribuita a un artista

dell’Italia nord-orientale, raffigurante “Santa Maria

Maddalena portata in cielo dagli Angeli”.

Abbandonata la zona collinare della diocesi, si torna

verso la “marina” per incontrare don Anselmo Fulgenzi,

vulcanico parroco del nuovo complesso della Madonna

della Speranza a Grottammare. «Qui una volta

tutto ruotava intorno alla chiesetta dedicata a San

Martino, del secolo XI; quando però nella zona si ebbe

una forte crescita economica per lo sviluppo dell’attività

vivaistica – racconta don Anselmo - questa piccola

chiesa romanica si mostrò del tutto inadeguata alle

necessità». Per rispondere quindi alle esigenze di una

popolazione in crescita (oggi il quartiere ha circa 6.000

abitanti), nel 2002 sono iniziati i lavori, finanziati anche

dall’8xmille, che hanno condotto alla consacrazione,

nel giugno 2005, della nuova chiesa.

Don Rino, una vita

per la parrocchia

Il nostro viaggio attraverso la diocesi di San Benedetto

– Ripatransone – Montalto si chiude con l’incontro

con un sacerdote la cui instancabile opera, per più di

LA SCHEDA

UNA STORIA CHE PORTA

LA FIRMA DI PAPA SISTO V

Diocesi

di San Bendetto

del Tronto

SAN BENDETTO

DEL TRONTO

Diocesi: San Benedetto del Tronto – Ripatransone

– Montalto, sede suffraganea di Fermo.

Superficie: 456 Kmq. Si affaccia sul mare Adriatico.

Una piccola parte del suo territorio, Civitella

del Tronto e frazioni, si trova distaccata e compresa

tra le diocesi di Ascoli e Teramo.

Storia: la diocesi di Ripatransone fu eretta da Pio V

nel 1571 ricavandone il territorio da quella di Fermo.

La diocesi di Montalto, invece, fu eretta per

volontà di Sisto V (Felice Peretti, originario di queste

zone e quindi noto anche come “Cardinal

Montalto”) il 24 novembre 1586. Sempre Sisto V,

nel 1589, eresse Fermo come arcidiocesi, rendendo

Montalto e Ripatransone sue diocesi suffraganee.

Queste ultime, soltanto nel 1924, furono riunite

in un’unica diocesi con sede a Ripatransone. Lo

sviluppo economico è proseguito negli anni ’80 e

’90, in particolare nella zona di Grottammare, oggi

terzo polo vivaistico d’Italia dopo Pistoia e Padova.

Nel 1983 le due diocesi, definitivamente riunite,

hanno assunto l’attuale denominazione.

Abitanti: 129.883.

Vescovo: mons. Gervasio Gestori.

Sacerdoti: secolari 59, regolari 43.

Diaconi: 6. Parrocchie: 53.

Patrona della diocesi: Madonna di Loreto

Sito web: www.diocesisbt.it

Incaricato per il sovvenire: Giuliano Vagnoni.

G.M.

FERMO

ASCOLI PICENO

TERAMO

Qui sopra: (dall’alto)

il monumento

a Sisto V, opera

di Pericle Fazzini,

a Montalto

e la torre

nel centro storico

di San Benedetto

del Tronto

11


12

Nella foto piccola

(in alto): don Rino

Vallorani.

Nelle altre foto:

alcuni scorci

della parrocchia

di Santa Maria

della Speranza,

a Grottammare.

A fianco: il parroco

don Anselmo Fulgenzi

insieme all’incaricato

diocesano

per il sostegno

economico

alla Chiesa,

Giuliano Vagnoni.

Nella pagina accanto:

(foto grande)

la cattedrale di San

Benedetto del Tronto.

Nelle foto piccole

(dall’alto): il vescovo,

mons. Gervasio

Gestori

e le concattedrali

di Ripatransone

e Montalto

I N C H I E S T A T E R R I T O R I O

S A N B E N E D E T T O D E L T R O N T O - R I P A T R A N S O N E - M O N T A L T O

sessant’anni, è stata sempre rivolta a favore di chi

aveva più bisogno: don Rino Vallorani. Reduce da un

ricovero in ospedale, ci accoglie nel tinello della sua

modesta abitazione, riscaldata da un ciocco di legna

nel caminetto. Non appena ci sediamo inizia il suo

racconto dei molti episodi di un’azione sacerdotale

che si è rivelata negli anni vero motore di carità pastorale

per l’intera diocesi, sin da quando don Rino

venne ordinato sacerdote nel ’49. Parroco dal ’57 a

Comunanza, ha organizzato scuole di catechismo e

lavorato da solo al restauro delle chiese parrocchiali

di Santa Caterina, Sant’Anna e Santa Maria a Terme.

«Ho fatto tutto con le mie mani – racconta - ho aiutato

a restaurare affreschi, ho riparato da solo i meccanismi

elettrici delle mie campane e di quelle degli altri

parroci, ho creato e gestito sei scuole materne e cinque

campi scuola». Presidente dell’Istituto diocesano

per il Sostentamento del Clero dal 1985, rimase nell’Istituto

come vicepresidente anche per il quinquennio

successivo. «È stato con questo incarico che ho maturato

la convinzione dell’importanza di un valido contributo

economico dei fedeli all’azione sacerdotale –

prosegue don Rino – ed è stato durante questa esperienza,

nella seconda metà degli anni ’80, che ho pure

maturato l’idea di una casa di riposo per anziani qui a

Comunanza». Da allora i lavori sono proseguiti a rilento,

con un’accelerazione a partire dal 2005, anno in cui

la diocesi ha deciso di destinare all’iniziativa contributi

provenienti dall’8xmille. «Tutto all’interno è arredato

– spiega con fervore don Rino – inclusi i 12 appartamentini.

Manca solo la sistemazione esterna, ma soprattutto

mancano ancora un bel po’ di soldi per completare

il tutto». E mentre parla ci mostra lo Statuto di

quello che sarà il “Centro Accoglienza anziani Comunanza”,

un’opera in cui don Rino ha messo tutto se

stesso, inclusa la sua pensione. «Tutto quello che ricevo

lo destino a questa impresa – conclude – di mio

non possiedo nulla». ●


PARLA IL VESCOVO, MONS. GERVASIO GESTORI

«Così l’8xmille

ci consente

di avvicinare i fedeli»

Monsignor Gestori, anche grazie all’8xmille la

sua diocesi ha realizzato molti interventi: restauri,

costruzione di nuove chiese, aiuti ai bisognosi.

Proseguirete su questa strada?

Sì, certo. Se negli ultimi anni l’8xmille ci ha aiutato

a costruire i tre complessi parrocchiali della

Regina Pacis a Centobuchi, di San Gabriele

dell’Addolorata a Villa Rosa e della Madonna

della Speranza a Grottammare, nel prossimo futuro

ci darà una mano per un altro complesso

parrocchiale, a Martinsicuro, dedicato alla

Beata Madre Teresa di Calcutta. Sempre grazie

a un contributo 8xmille abbiamo anche acquistato

un’ex caserma dei carabinieri dove verranno

collocati gli uffici di Curia e due abitazioni

per i sacerdoti al servizio della diocesi.

Questo modello di intervento è il segno di una

Chiesa missionaria?

Certo, perché la costruzione di questi complessi

parrocchiali è avvenuta, o avverrà, in zone

dove c’è stata una vertiginosa crescita della popolazione

proveniente o dall’interno della diocesi

o dal meridione d’Italia. La parrocchia ha

infatti una funzione pastorale, ma gioca anche

un rilevante ruolo sociale, di accoglienza, di accompagnamento

e di sostegno.

Quanto è sentito tra i suoi fedeli l’impegno in

favore del sostegno economico alla Chiesa?

La popolazione di questa diocesi guarda alle

parrocchie, ai sacerdoti e al suo vescovo con

attenzione e simpatia. E la destinazione

dell’8xmille alla Chiesa cattolica ha percentuali

superiori alla media nazionale.

Monsignore, la crisi che ormai ci accompagna

da molti mesi potrà avere ripercussioni anche

sul sostegno economico ai sacerdoti?

Fortunatamente nella diocesi questa crisi non si

è ancora fatta sentire in modo pesante. Nel futuro

forse l’avvertiremo di più. Sono però fiducioso

perché qui la gente è molto intraprendente

e non manca di buona volontà.

La Regione ecclesiastica Marche ha da tempo

avviato un progetto pilota per un “Libro Bianco”

sulle opere realizzate grazie all’8xmille. A

quando la pubblicazione?

Siamo ormai prossimi alla sua uscita e certamente

risulterà una documentazione accattivante,

simpatica, anche se non completa. Sono convinto

che la sua pubblicazione potrà svolgere un importante

ruolo di trascinamento e impulso affinché

altri “libri Bianchi” sulle opere realizzate

grazie all’8xmille vedano la luce nel resto d’Italia.

G.M.

13


14

FILO DIRETTO

CON IL NUMERO

VERDE DONATORI

Ai lettori

che ci segnalano

i loro cambi

di indirizzo,

le variazioni

anagrafiche,

i casi di duplicazione

nell’invio

della rivista, insieme

al nostro grazie,

va la

raccomandazione

di utilizzare

il numero verde

donatori gratuito

Questo strumento è,

infatti, molto più

diretto e veloce

delle segnalazioni

via lettera o e-mail,

poiché consente

di risolvere in tempo

reale dubbi e problemi

attraverso

il colloquio

con l’operatore.

Usando lo stesso

canale si possono

anche richiedere

i carnet di bollettini,

riducendo di molto

le attese dovute

ai tempi postali.

Ha collaborato

Laura Giovannercole

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ogni anno.

15


16

I N C H I E S T A C O M U N I T A

S A N F L O R I A N O , A I L L E G I O ( U D I N E )

Un museo della cristianità

all’ombra delle montagne

DI CHIARA SANTOMIERO

In alto: uno scorcio

della pieve

di San Floriano.

Qui sopra (dall’alto):

il parroco

don Angelo Zanello

e il viceparroco

don Alessio Geretti

Con 400 abitanti, a più di 700 metri di altitudine,

questa piccola parrocchia friulana brilla per iniziative

culturali, nate anche su impulso di due sacerdoti.

A sostenerle, tra gli altri, il progetto culturale

della Cei e la buona volontà degli abitanti.

“Si è periferia soltanto dove si vuole esserlo” e

“non è detto che una piccola comunità abbia piccole

opportunità”: sono frasi che i quattrocento abitanti

di Illegio, incantevole borgo tra i monti della

Carnia, nell’arcidiocesi di Udine, hanno sentito

spesso ripetere dal parroco, don Angelo Zanello e

dal vice parroco, don Alessio Geretti.

Specialmente a partire dal Grande Giubileo del

2000, quando i parrocchiani di Illegio si sono sentiti

fare dai due sacerdoti più o meno questo discorso,

con la stringatezza e la praticità che contraddistingue

i friulani: “Vivete immersi in un grande patrimo-

nio di storia e di arte, ma soprattutto di fede: è necessario

valorizzarlo, per voi stessi e per gli altri, inventando

nuove forme di missione ed evangelizzazione”.

Di storia e arte a Illegio – forse l’inespugnabile fortezza

di Ibligo citata da Paolo Diacono a proposito

della resistenza finale dei Longobardi nel nord Italia

– se ne respira veramente tanta, indissolubilmente

legata alla salda tradizione di fede delle popolazioni

carniche. Non bastasse la splendida Pieve di S.

Floriano, risalente all’inizio del IX secolo, che a 750

metri di quota svetta sul paese raccolto in basso in

una conca erbosa, recenti scavi archeologici hanno

rivelato il sito paleocristiano di San Paolo del IV

secolo (ad oggi la più antica chiesa rurale d’Italia),

una fortificazione longobarda, una piccola chiesa

carolingia e i resti delle dimore medioevali dei castellani

del luogo. Tutti siti, tra l’altro, che sebbene


imasti coperti alla vista per secoli, si sono conservati

vivi nella memoria degli anziani secondo una

ininterrotta tradizione orale colorata di miti e leggende.

Da tanta ricchezza è nato il Comitato di S. Floriano

che, in collaborazione con il Progetto culturale della

Cei, propone ogni anno delle mostre tematiche

che raccolgono ad Illegio pezzi di inestimabile valore

prestati da istituzioni museali italiane ed europee,

dalla Galleria degli Uffizi di Firenze al Museo

del Louvre di Parigi, dalla Galleria Doria-Pamphilj di

Roma ai Musei Vaticani, alla Galleria statale di

Tret’jakov di Mosca.

Per le mostre 30 mila

visitatori l’anno

Dopo la mostra dedicata a S. Floriano di Lorch in Europa,

nel 2004, si sono susseguite nel 2005 la mostra

“Mysterium. L’eucaristia nei capolavori dell’arte europea”,

nel 2006 l’esposizione legata alla figura di S.

Martino di Tours, nel 2007 quella dedicata ad “Apocalisse.

L’ultima rivelazione” – quest’ultima riallestita

a Roma, a palazzo Venezia, dopo il grande successo

ad Illegio – e, infine, nel 2008 la mostra sulla

“Genesi. Il mistero delle origini”. Attualmente il Comitato

è all’opera per l’allestimento della mostra

dell’estate 2009 incentrata sui Vangeli apocrifi e per

la preparazione di una esposizione che sarà aperta

a settembre in Vaticano sui patroni d’Europa.

Ogni anno, in occasione della mostra, “invadono”

ben accolti in paese circa trentamila visitatori. “L’iniziativa

– spiega don Zanello – nasce dalla consapevolezza

dell’importanza di inculturare la fede e di

evangelizzare la cultura in riposta alle sollecitazioni

della Chiesa italiana e diocesana, ma si prefigge l’ulteriore

obiettivo di contrastare lo spopolamento del-

In alto: un panorama

di Illegio

e la processione

di San Floriano

che attraversa

i campi fino al paese.

Qui sopra: (in alto)

don Alessio durante

la celebrazione

e l’uscita dei fedeli

dalla chiesa

parrocchiale

17


18

In alto: l’incontro

del parroco

con le famiglie.

A centro pagina:

un ministro

straordinario

dell’Eucaristia

in visita agli anziani.

Nella foto piccola:

Giacomino Iob,

responsabile

di una cooperativa

di lavoro

che ha creato nuova

occupazione

in paese

I N C H I E S T A C O M U N I T A

S A N F L O R I A N O , A I L L E G I O ( U D I N E )

le nostre montagne”.

Nominati quasi contemporaneamente ai rispettivi

incarichi circa dieci anni fa, don Zanello e don Geretti

si occupano, con l’aiuto di religiosi salesiani, oltre

che di Illegio, del duomo di Tolmezzo e delle parrocchie

di Betania, Cazzaso, Fusea e Verzegnis,

con una popolazione complessiva di

circa 11 mila abitanti. Questa zona

della Carnia, a venti chilometri

dal confine con l’Austria,

dopo la grande

emigrazione del secondo

dopoguerra e i danni

del terremoto del

1976, conosce oggi

(fatti salvi gli effetti della

crisi economica in atto)

una relativa prosperità

legata alla presenza di varie

industrie sul territorio, una grande

cartiera, caserme e perfino di un

super carcere che occupa circa 250 addetti. Per ragioni

di vicinanza al lavoro e per poter usufruire di

maggiori servizi, in molti si sono trasferiti dai piccoli

borghi di montagna verso Tolmezzo, il centro più

grande della zona posto alla confluenza delle sette

valli carniche.

Vita nuova

per la gente del paese

“A volte si ha l’impressione – aggiunge

don Zanello – che le persone che

si sono trasferite dai paesi, vivano

qui come se non avessero

mai disfatto le valigie.

Quando chiedi loro di dove

sono, ti rispondono il

nome del paese d’origine

anche se lo hanno lasciato

da trent’anni e persino

la loro parrocchia di

riferimento rimane quella. La

particolarità del nostro territorio

è proprio essere una realtà -

che non andrebbe disfatta - di paesi”.

“Non si tratta di un fenomeno necessariamente irreversibile

– interviene don Geretti – Tutto dipende

dall’assicurare la vitalità dei piccoli centri ed

è uno sforzo che come sacerdoti cerchiamo di


sollecitare e sostenere”.

In questa prospettiva, l’iniziativa della mostra, che

ha dato vita a una piccola impresa economica, si pone

accanto ad una serie di interventi per alimentare

la vita quotidiana della comunità di Illegio. “La parrocchia

– racconta Marzia Iob – è intervenuta con

risorse proprie per evitare la chiusura della scuola

materna quando i bambini del paese erano rimasti in

5 e veniva garantita solo la presenza di una maestra

al mattino. Per alcuni anni, finché non è aumentato

di nuovo il numero degli alunni, ho lavorato al pomeriggio

nella scuola, alternando questo impegno con

il lavoro nella cooperativa Nord 2000”.

“La cooperativa – spiega Giacomino Iob, responsabile

della Nord 2000 (non c’è da meravigliarsi

dell’omonimia: a Illegio, avvertono gli abitanti, si

chiamano tutti Iob oppure Scarsini) – è nata nel

1992 sulla base degli incitamenti della dottrina sociale

della Chiesa. L’intento della cooperativa era

di offrire lavoro alle donne, anche nelle proprie

case, affinché avessero motivo di restare in paese.

Si sa che dove sono le donne, là si fermano le

famiglie e si sostiene la vita delle comunità”. La

cooperativa produce lenzuola pregiate, esportate

soprattutto in Stati Uniti e Gran Bretagna, per

esempio nei magazzini Harrods di Londra. “La crisi

economica che ha investito per primi proprio questi

paesi – racconta Giacomino Iob – ha ridotto drasticamente

le nostre commesse e le lavoratrici impiegate

sono passate da ventisette a due. Stiamo

però perseguendo dei progetti di rilancio, a partire

dalla tradizione artigianale del nostro paese in materia

di ricami. La mostra estiva ci offre una buona

occasione di vendita dei prodotti e di conoscenza

del nostro marchio di qualità”.

Grazie alla tenacia di don Geretti, è rimasta aperta

anche l’unica bottega di generi alimentari del paese,

destinata alla chiusura per l’abbandono dell’attività

da parte dell’anziana proprietaria. “Don Alessio –

racconta Paola Iob che ha rilevato l’esercizio commerciale

– ci ha fatto capire come fosse importante

questo servizio per gli abitanti, soprattutto per i più

anziani. Con un po’ di coraggio, in questi tempi non

LA SCHEDA

UNA PICCOLA PARROCCHIA

CHE NON SI SENTE PERIFERIA

ILLEGIO

Diocesi

di Udine

TOLMEZZO

UDINE

Parrocchia: S. Floriano martire

Popolazione: 400 abitanti

Parroco: mons. Angelo Zanello

Vice parroco: don Alessio Geretti

Territorio: Illegio è posta in una conca riparata

della Valle del Bût, in Carnia, a pochi chilometri

da Tolmezzo (Ud) e dal confine con l’Austria.

Chiese: in paese si trova la settecentesca

chiesa dedicata alla Conversione di S. Paolo,

ma la parrocchia prende il nome dall’antica

Pieve di S. Floriano, risalente al IX secolo, cui

si sale da Illegio con un percorso tra i boschi di

trenta minuti.

Attività: a partire dal 2000, ad Illegio si svolge

ogni anno una mostra tematica che propone un

itinerario di fede attraverso l’arte.

L’evento, realizzato con il coinvolgimento di tutti

gli abitanti del paese e con il contributo del

Progetto culturale della Cei, riunisce nella casa

canonica opportunamente riadattata, pezzi di

grande valore artistico prestati dalle istituzioni

museali di tutta Europa.

La mostra, aperta da maggio ad ottobre, attira

circa trentamila visitatori all’anno. C.S.

TRIESTE

GORIZIA

Qui sopra

(dal basso):

due scorci

di Tolmezzo,

con la cattedrale

e un bassorilievo

raffigurante

la crocifissione

custodito

al suo interno

19


20

In alto: Paola Iob

nel suo negozio,

che è rimasto aperto

grazie al flusso

di turisti originato

a Illegio

dalle iniziative

culturali.

A centro pagina:

la latteria fondata

nel 1873 dal parroco

dell’epoca,

don Giovanni

Battista Piemonte.

Qui sopra:

due esempi

delle attività agricole

della zona

I N C H I E S T A C O M U N I T A

S A N F L O R I A N O , A I L L E G I O ( U D I N E )

facili, io e mio marito abbiamo accettato la sfida e

adesso ne siamo contenti, perché la comunità ha

capito il nostro intervento e ci sosteniamo reciprocamente.

Il negozio è diventato un punto di incontro,

dove la gente si ferma a babà, chiacchierare, in dialetto

friulano”.

Una storia di parroci dediti

a promuovere il territorio

Ad Illegio resiste anche l’antica latteria

fondata nel 1873 da un altro parroco,

don Giovanni Battista Piemonte,

che fu maestro, giornalista,

storico, esperto di scienze

economiche, agrarie e forestali.

Dedito alla promozione

della sua gente, fu il primo a

raccogliere documenti e testimonianze

sulla storia e le tradizioni

di Illegio che adesso sono diventate

il patrimonio più prezioso della

comunità e anche la leva per uscire dall’isolamento

cui sembrerebbe condannarla lo stile di vita contemporaneo.

“Tutte le iniziative – spiega don Geretti –, compresa

la pressione per la costruzione di case popolari

anche ad Illegio oltre che a Tolmezzo, hanno

l’obiettivo di tenere in equilibrio la comunità, accrescendo

la vitalità del tessuto sociale e invogliando

le famiglie a tornare in paese. Ci auguriamo

che possa essere un modello anche per gli altri

paesi della zona, ciascuno secondo le sue risorse”.

“Ciò che vorremmo fosse ‘esportato’ – insiste don

Geretti – non è tanto lo strumento, ma il metodo:

non è un’équipe a gestire la mostra, ma è tutto il

paese ad essere coinvolto e si diverte un sacco”.

Tutti gli illegiani partecipano all’iniziativa; dagli anziani

la cui memoria è stata saccheggiata

per estrarre l’oro dei ricordi che ha costituito

il tema dei primi allestimenti

legati alle festa patronale di S.

Floriano, agli adulti, impegnati

nell’accoglienza e nelle più varie

incombenze di falegnameria,

allestimento di impianti

elettrici, sartoria – “che in alcuni

casi hanno fatto scoprire a loro

stessi di quanta inventiva e fine sapienza

artigianale fossero detentori”, interviene

don Geretti. Ai giovani spetta il compito di

guide: nessuno, infatti, può visitare la mostra da solo

“perché non si tratta di un semplice guardare dei

capolavori d’arte, ma di compiere un itinerario spirituale”.

Così le guide, spiegano Benito Zanier e Lara Iob, il


primo tecnico specializzato presso la cartiera, la

seconda ricercatrice di matematica, si predispongono

a questo compito con almeno dieci incontri di

preparazione, che spaziano sui profili biblico-teologico

e storico-artistico della mostra nonché su argomenti

di cultura generale.

Al via il gemellaggio

con altre parrocchie europee

“Non si tratta solo di far conoscere le opere esposte

– spiega don Geretti –, ma di far riscoprire il loro

codice simbolico, ormai completamente sconosciuto

ai contemporanei. Il primo apprezzamento

dei visitatori riguarda proprio la capacità dei nostri

giovani di guidarli in questa riscoperta: non è solo

una visita, dicono, ma un’esperienza di vita”.

Questo impegno di tipo prevalentemente culturale

e sociale, ha delle importanti ricadute a livello pastorale.

“Gli effetti sono di almeno due tipi”, sintetizza don

Geretti. Il primo è di tipo psicologico: “Nello scoraggiamento

e nell’inedia si vive complessivamente

male e anche la vita di fede ne risente. Offrire,

attraverso il lavoro legato alla mostra, un obiettivo

e una speranza per il futuro, restituisce slancio in

tutti i campi della vita, oltre a stabilire molte relazioni

con persone e istituzioni che offrono occasioni

di nuove attività anche per la pastorale”. Attraverso

la mostra dedicata a S. Floriano, ad esempio,

“abbiamo stabilito un gemellaggio con l’Abbazia

di Sankt Florian in Alta Austria, luogo principale

della venerazione del giovane martire durante la

persecuzione di Diocleziano, così come esistono

intense relazioni con la diocesi di Linz, la basilica

di S. Floriano a Cracovia dove fu vicario Giovanni

Paolo II e centinaia di parrocchie e chiese che

onorano il nostro comune protettore”.

La seconda ricaduta riguarda proprio i contenuti

della fede: “Attraverso il lavoro collegato alla mostra

annuale – spiega don Alessio – ci si avvicina

a testi, pensiamo ad esempio all’Apocalisse, che

prima si conoscevano poco; diventa un’esperien-

za di catechesi per adulti che genera progresso

nella vita di fede, prima ancora di una forma di

evangelizzazione ad extra”.

“Oggi sono sempre più necessari dei luoghi – conclude

don Alessio – capaci di fare sintesi tra passato

e presente per conservare l’anima cristiana

dell’Occidente. E se nei primi tempi del cristianesimo

la Buona Novella si diffuse dalle città verso le

campagne, nel nostro tempo saranno le periferie a

riportare il Vangelo nel cuore disumanizzato delle

metropoli”. D’altra parte, si è periferia solo dove si

vuole esserlo. l

In alto: don Alessio

all’inaugurazione

di una delle mostre

annuali allestita

a Illegio. Accanto:

un bassorilievo

raffigurante

la Deposizione,

nella pieve

di San Floriano.

Qui sopra:

la locandina di una

delle esposizioni

21


22

I L C O M I T A T O C E I P E R G L I A I U T I A L T E R Z O M O N D O

G L I I N T E R V E N T I P E R L E E M E R G E N Z E

Sos dal mondo,

l’8xmille

risponde così

D I M I M M O M U O L O

Qui sopra (dall’alto):

una giovane in Perù,

zona a forte

rischio sismico,

raggiunta dagli aiuti

dell’8xmille nel 2007

e un’immagine

emblematica

dell’alluvione

in Venezuela

Alluvioni, terremoti, carestie, emergenze umanitarie.

In tutte queste situazioni la Chiesa italiana

ha portato la sua solidarietà alle popolazioni dei

Paesi più poveri, in collaborazione con le Chiese

locali e nel rispetto delle culture di quelle società.

Molti contribuenti non lo sanno (o forse non ci

pensano), ma scegliendo di destinare l’8xmille alla

Chiesa Cattolica, aiutano automaticamente le

popolazioni del Terzo mondo colpite da calamità

naturali, inondazioni, guerre, carestie e ogni altro

tipo di eventi negativi straordinari. Una parte dei

fondi che annualmente vengono destinati alla carità

nei Paesi più poveri di Africa, Asia e America

Latina sono infatti riservati alle emergenze: terremoti,

alluvioni, conseguenze nefaste dei conflitti,

situazioni in cui mancano anche i beni più elementari.

Una sorta di task force sempre pronta a intervenire

e che si muove con rapidità ed efficienza, testimoniando

così l’attenzione evangelica della Chiesa

italiana verso chi ha perso tutto per cause indipendenti

dalla propria volontà.

Ogni anno, facendo il bilancio delle somme erogate

per questa finalità, ci si può rendere conto, tra

l’altro, di quanti e quali siano gli eventi negativi

che hanno colpito il Terzo mondo. Un elenco doloroso

che rischia di scomparire dalla mente, e perciò

anche dal cuore, a meno che non si tratti di

tragedie di grandi dimensioni, come lo tsunami del

ANNO 2006

15 interventi per un totale di circa 10 milioni di euro

Ad esempio:

- 2 milioni per medicine e ricostruzione in Libano

- 2 milioni per l’emergenza terremoto in Indonesia

- 1 milione per l’emergenza carestia nel Cor no d’Africa

- 400mila per l’emergenza alimentare in Rwanda

- 400mila per il Banco alimentare in Colombia

Honduras

2008

1 milione

Colombia

2006

400mila

Perù

2007

1 milione

Haiti

2008

500mila

PROGETTI ROGETTI

DI I EMERGENZA

FINANZIATI

INANZIATI

Brasile

2008

1 milione

2004, a causa del rutilante inseguirsi delle notizie

e degli avvenimenti. L’8xmille stanziato a favore

di queste popolazioni resta, invece, un punto fermo,

che avvicina l’Italia, i contribuenti italiani e

l’intera comunità ecclesiale della Penisola a

quanti soffrono.

Ecco perché in questo numero di Sovvenire abbiamo

deciso di pubblicare un resoconto dettagliato

degli ultimi tre anni. Nel planisfero posto a

corredo di questo servizio si trovano effettivamente

indicati alcuni tra i più significativi inter-


ANNO 2007

24 interventi per un totale di circa 13 milioni di euro

Ad esempio:

- 1,5 milioni per lo sviluppo e la ricostruzione dopo il ciclone in Madagascar

- 1 milione per l’emergenza terremoto in Perù

- 1 milione per l’emergenza terremoto in Pakistan

- 1 milione per l’emergenza terremoto in Nepal

- 1 milione per l’emergenza inondazioni in Indonesia

- 785mila per lo sviluppo dopo le inondazioni in Bangladesh

Rep. Dem del Congo

2008

1 milione

Rwanda

2006

400mila

Rwanda

2008

500mila

Libano

2006

2 milioni

Caucaso

2008

1 milione

Pakistan

2007

1 milione

Corno d’Africa

2006

1 milione

Madagascar

2007

1,5 milioni

venti. Ed è possibile toccare con mano la realtà

delle diverse emergenze.

Vi sono alcuni nomi che purtroppo ricorrono. Terremoto,

ad esempio: 4 dei 18 interventi segnalati si

riferiscono a questo tipo di emergenze. Cicloni (3)

e inondazioni (2). Ma il dato che maggiormente

salta agli occhi è quello delle emergenze alimentari

e sociali. Ben 8 stanziamenti sono dirattamente

o indirettamente riconducibili a questo filone

(cioè quasi la metà del totale) ed è una spia della

gravissima situazione determinata da improvvide

ANNO 2008

27 interventi per un totale di circa 20 milioni di euro

Ad esempio:

- 2 milioni per l’emergenza dopo il ciclone in Myanmar

- 1 milione per l’emergenza sociale e umanitaria in Brasile

- 1 milione per l’emergenza sociale e alimentare nel Caucaso

- 1 milione per l’emergenza sociale e alimentare

nella Rep. Dem. Del Congo

- 1 milione per l’emergenza umanitaria in Honduras

- 500mila per l’emergenza alimentare in Rwanda

- 500mila per l’emergenza dopo il ciclone in Haiti

Nepal

2007

1 milione

Indonesia

2006

2 milioni

Bangladesh

2007

785mila

Myanmar

2008

2 milioni

Indonesia

2007

1 milione

Qui accanto: un’altra

immagine di

campesinos del Perù

23


24

In alto:

la distribuzione

di alimenti ai poveri

presso una missione

cattolica

in Guatemala

per fronteggiare

l’emergenza

umanitaria.

A centro pagina:

l’interno di una casa

su palafitte

in Cambogia

I L C O M I T A T O C E I P E R G L I A I U T I A L T E R Z O M O N D O

G L I I N T E R V E N T I P E R L E E M E R G E N Z E

scelte di politica agricola (la produzione dei biocarburanti,

ad esempio, cioè propellenti ottenuti

dal processo di lavorazione di alcune

piante, specialmente cereali), che

hanno ulteriormente impoverito

e affamato zone già fortemente

svantaggiate sotto il

profilo dell’autosufficienza

alimentare.

Va notato inoltre che l’impegno

finanziario per far

fronte alle emergenze nel

Terzo mondo è praticamente

raddoppiato nel corso dei

tre anni presi in considerazione.

Dai 10 milioni di euro (per 15 interventi

complessivi) del 2006 ai 20 milioni di euro (per 27

interventi) del 2008, passando per 13 milioni di eu-

ro (24 interventi) del 2008.

Si tratta di un impegno evidentemente destinato a

ripetersi anche in futuro, che va ad affiancarsi

ai tanti rivoli della carità e

dell’aiuto allo sviluppo, che ogni

anno raggiungono tramite i

missionari, le conferenze

episcopali locali e le organizzazioni

di volontariati le

zone più povere del pianeta.

A questi rivoli, che compongono

alla fine un fiume

piuttosto grande possiamo

contribuire anche noi tramite

l’8xmille. La nostra firma sarà pure

un piccola goccia, ma come direbbe

Madre Teresa di Calcutta, se quella goccia non ci

fosse, al mare ne mancherebbe una. ●


INTERVISTA A MONS. GIOVANNI BATTISTA GANDOLFO

«Sostegno dopo guerre e calamità,

ma soprattutto progetti di sviluppo»

Cita una frase famosa di Giovanni Paolo II, monsignor

Giovanni Battista Gandolfo, per spiegare l’attività

del Servizio Cei per gli interventi caritativi a

favore del Terzo Mondo. «Papa Wojtyla diceva

che è l’uomo la via della Chiesa. Dunque l’amore

alla persona umana è la valvola che assicura

comprensione e sostegno a chi si trova nel bisogno

e nelle difficoltà.

A chi sperimenta ogni giorno la fatica della povertà,

ma anche a chi si trova in situazione di

emergenza». Monsignor Gandolfo, 70 anni, originario

della diocesi di Albenga-Imperia, è dal settembre

2008 responsabile del Servizio Cei che si

occupa di erogare i fondi 8xmille al Terzo mondo.

Quali sono i criteri guida della vostra attività?

La maggior parte dei fondi che i vescovi ogni anno

destinano agli interventi caritativi all’estero viene

impiegata per progetti di sviluppo nei campi della

formazione, della sanità, del lavoro e del microcredito.

Ma naturalmente non è possibile disinteressarsi

delle necessità di chi si trova in situazioni

di emergenza, perciò una quota viene riservata

anche a questo scopo. Per fare una proporzione,

nel 2008 su 80 milioni di euro stanziati complessi-

vamente, 20 milioni sono stati impiegati per le

emergenze.

Come vengono stanziati i fondi?

C’è un Comitato che si raduna ogni due mesi, per

esaminare le richieste che pervengono attraverso

le Conferenze episcopali locali. Abbiamo un regolamento

che fissa alcuni criteri e quindi in base a

questi criteri si valuta l’efficacia degli interventi

proposti. Naturalmente nei casi delle emergenze

(terremoti, carestie, alluvioni o altro) viene seguita

una procedure d’urgenza.

Quali aiuti vengono inviati nei casi di emergenza?

Si tratta di fondi per le prime necessità. Ma soprattutto

di aiuti destinati alla fase successiva

all’emergenza, quella della ricostruzione, concordati

con le Chiese dei Paesi interessati. E sono

continue le verifiche sul posto sullo stato di avanzamento

delle opere, fino al loro completamento.

Avete strumenti per misurare l’efficacia degli interventi

di urgenza?

Riceviamo molte lettere di gratitudine dai destinatari,

che ci fanno comprendere come effettivamente

i nostri aiuti siano molto apprezzati.

M. Mu.

In alto: la bidonville

di Kibera, a Nairobi,

capitale del Kenya.

Qui sopra (dall’alto):

monsignor Giovanni

Battista Gandolfo

e una donna

in Sudan,

nella zona

meridionale

colpita dalla guerra

25


26 le

sopra:

don Pino Puglisi.

Nella pagina

accanto: la chiesa

parrocchiale

di San Carlo

Borromeo

a Rende (Cosenza)

lettere Qui

L A P A R O L A A I L E T T O R I

Ora al mio paese

c’è “Via don Puglisi”

Caro Sovvenire, scrivo per dire grazie dei consigli

ricevuti qualche tempo fa dalla Redazione e che

mi hanno aiutata a raggiungere un piccolo ma importante

risultato.

Nel settembre del 2004 avete pubblicato una mia

lettera in cui vi chiedevo come fare a intitolare

una via del mio paese – Grottaglie in provincia di

Taranto – a don Pino Puglisi.

Nella risposta mi si diceva che la vostra rivista

non aveva poteri in tal senso, mentre più proficuamente

avrebbero agito la comunità ecclesiale locale

o un comitato di cittadini.

Inoltre mi veniva suggerito di farmi io stessa promotrice

dell’iniziativa, cosa che prontamente feci,

coinvolgendo anche il mio parroco dell’epoca,

don Domenico Lorusso. Scrivemmo una petizione

al sindaco, che promise subito un interessamento

e, in seguito, ogni volta che io o don Domenico lo

incontravamo non mancavamo mai di ricordargli

la cosa.

Finalmente posso darvi la buona notizia. Proprio di

recente una delle nuove strade di periferia è stata

intitolata a don Puglisi e perciò mi pare doveroso

scrivervi ancora, oltre che per informarvi, per

esprimere la mia sincera gratitudine. Senza il vostro

consiglio, la mia iniziativa dettata dal cuore

sarebbe rimasta solo un pio desiderio.

Anna Fornaro GROTTAGLIE (TA)

Siamo felici che i nostri consigli le siano stati utili.

Ma il merito della buona riuscita della sua pregevole

iniziativa è sicuramente tutto suo, cara signora

Anna.

Pensiamo che intitolare una via ad un sacerdote

come don Pino Puglisi, sia un atto di grande valenza

educativa e civile, perché ricorda a tutti chi, come

il sacerdote palermitano, non ha esitato a dare

la propria vita in nome dell’amore, della verità e della

difesa dei più deboli.

Due chiarimenti

sulle offerte

Ho 85 anni, la pensione minima e vivo a casa di mio figlio.

Quanto dovrei pagare per l’8xmille? Inoltre vorrei

sapere: le offerte che i sacerdoti ricevono per le messe

a chi vanno? E quelle che i fedeli o (come avviene

nella mia parrocchia) i turisti lasciano in chiesa?

Giovanni Rizzi OLTRE IL COLLE (BG)

Il mio precedente parroco, ora trasferito ad altra parrocchia,

mi diceva che le offerte ricevute per i cosiddetti

“incerti di stola” lui le devolveva alla parrocchia.

In realtà a chi spettano?

Giovanni Raymondi PADOVA

Rispondiamo innanzitutto alla prima domanda del signor

Rizzi. L’8xmille non è una tassa in più che si calcola

in base al reddito di ognuno, ma assomiglia piuttosto

a un voto di preferenza. Dunque non c’è da pagare

niente, ma solo indicare con la propria firma a chi

si vuole che lo Stato devolva questa percentuale del

gettito Irpef. La ripartizione tra i destinatari (tra i quali

c’è la Chiesa Cattolica) avviene poi in base alle scelte

espresse. Se l’80 per cento dei contribuenti che firmano,

lo fa per la Chiesa, alla Chiesa andrà l’80 per cento

dell’intero 8xmille. Per quanto riguarda le offerte, invece,

distinguiamo: quelle fatte in occasione della celebrazione

delle Messe sono personali del sacerdote.

Quelle lasciate dai fedeli in chiesa sono della parrocchia.

Gli incerti di stola (cioè la percentuale delle offerte

che comunque spettava al parroco, anche senza

che questi avesse fisicamente celebrato, per matrimoni,

funerali, battesimi svoltisi nella sua parrocchia) sono

stati aboliti dalla riforma degli anni ‘80.

Équipe di progettisti

per la chiesa S. Carlo

In merito all’articolo e alla scheda che si riferiscono

alla Chiesa di San Carlo Borromeo in Rende


(numero di settembre 2008), vorrei segnalare che

si forniscono vari dettagli architettonici e di arredo

liturgico, ma sono stati omessi i nomi dei professionisti

che ne hanno consentita la realizzazione.

La dimenticanza non è solo di Sovvenire, ma

anche di altre riviste. Ma io che faccio l’ingegnere

mi chiedo perché.

Fabrizio Cerqua ROMA

La scelta del collega che ha firmato l’articolo è dovuta

al fatto che, essendosi protratta per circa 15

anni la costruzione della chiesa, la lista dei progettisti

sarebbe stata lunga.

Essa può comunque essere chiesta alla parrocchia.

Per parte nostra, la ringraziamo della sua osservazione,

la accogliamo e la terremo presente

nelle prossime occasioni.

Le nostre ragioni

per il sovvenire

Pubblichiamo qui di seguito queste due significative

testimonianze.

Da tanti anni invio una piccola offerta per i nostri

Sacerdoti e ricevo, con piacere, il periodico Sovvenire

che leggo volentieri, perché mi fa conoscere

realtà molto diverse a me altrimenti ignote. Offro

volentieri per riconoscenza verso quei sacerdoti

che, nelle situazioni più critiche e disastrate,

portano alla gente un raggio di luce, di speranza

e di amore con la loro opera e soprattutto diffondono

il Vangelo.

La mia offerta è molto piccola, una goccia in un

oceano, dal momento che le mie possibilità sono

limitate, ma continuerò a farla.

Agostina Gallittu

MODENA

Qualche mese fa è venuto a mancare don Costantino

Ernesto Bianchi, 61 anni di sacerdozio, parroco,

per decenni, a Calice Ligure, il paese natio di

mia madre. Io lo considero il prete della mia infan-

zia perché, anche se non appartenevo alla sua

parrocchia, la frequentavo spesso, dato che passavo

le domeniche a casa dei miei nonni. Mi sembra

quindi doveroso ricordarlo scrivendovene.

Era un uomo semplice ed onesto di un'umiltà davvero

evangelica e con una fede salda come una

roccia.

Ricordo ancora le sue prediche, la sua cordialità

con i parrocchiani, l'affetto sincero che provava

per ognuno di loro, soprattutto nei momenti di dolore:

le parole pronunciate in occasione dei funerali

dei miei nonni le porto ancora nel cuore. Grazie

Signore, per avercelo donato.

Nicola Ravera

VIA E-MAIL

Siamo come di consueto ai saluti finali. Grazie a

Roberto Bargiacchi di Firenze, Fulgido Zanchin di

Marzio (Varese), Giovanni Pirrera di Agrigento e a

don Elio Fumanti di Fermo.

Grazie infine a Silvio Piran di Vicenza e Fabrizio

Ruggeri di Roma che ci fanno sapere di essere

d’accordo con il lettore Benito Viel che nel numero

di dicembre chiedeva ai sacerdoti di vestire da sacerdoti.

Il nostro

indirizzo

Nel ringraziare

tutti colori che

ci scrivono,

ricordiamo

che per la

normale rubrica

delle lettere

l’indirizzo è:

Redazione

di Sovvenire,

Via Aurelia 468,

00165 Roma

oppure

lettere@sovvenire.it

27


Ringraziamo

per la consulenza

Umberto Utro,

Curatore

del Reparto

di Antichità

Cristiane dei Musei

Vaticani e docente

di Iconografia

paleocristiana

all’università

Gregoriana

di Roma, e

Michele Di Marco,

docente di Storia

della Chiesa antica,

sempre

alla Gregoriana

Dossier

A G L I A L B O R I D E L C R I S T I A N E S I M O I N I T A L I A

E l’annuncio della Pasqua

risalì tutta la penisola

DI LAURA DELSERE

Com’è arrivata in Italia la Pasqua? Questo dossier ripercorre i luoghi del primo annuncio del cristianesimo,

laddove passarono gli apostoli e sorsero le chiese più antiche del nostro Paese. Da scavi e ritrovamenti

riaffiora la mappa delle comunità fino al 313, anno di svolta, in cui con l’editto di Milano

emanato da Costantino venne concessa ai cristiani piena libertà di culto.

La Parola arrivò dal mare e si diffuse dal Sud

Le tracce della prima età cristiana in Italia sono difficili ma non impossibili da trovare. Le chiese più antiche

sono attestate con certezza solo dopo il 313, nel’‘età della pace’. Tuttavia una ricostruzione della vita

e dei luoghi dei cristiani vissuti prima dell’editto di Costantino non è

Seguendo le tracce

degli apostoli si può delineare impossibile, tenendo presente oltretutto che i ritrovamenti archeolo-

la storia dell’evangelizzazione gici offrono sempre nuovi aggiornamenti. La geografia delle comunità

nel nostro Paese: da sud a nord più antiche indica che il cristianesimo arrivò in Italia dal mare e da

ecco le chiese più antiche Sud, dove sbarcarono gli apostoli. Ma talvolta la buona novella li ave-

e i primi luoghi di culto dove

va preceduti: è il caso di san Paolo, che sulla strada per Roma sostò

venne celebrata l’Eucaristia

a Pozzuoli, ospite di una famiglia che era già cristiana. Il primo an-

I


II

Nelle foto grandi:

la casa romana

(II secolo) oggi

nei sotterranei

la basilica di SS.

Giovanni e Paolo,

a Roma. Nella foto

piccola: una

raffigurazione

di sant’Agnese,

ritrovata

nelle catacombe

di Commodilla,

a Roma

Nella pagina

precedente:

il cubicolo di Leone,

nelle catacombe

di Commodilla,

a Roma (IV secolo)

D O S S I E R

A G L I A L B O R I D E L C R I S T I A N E S I M O I N I T A L I A

nuncio in Italia segue dunque il tragitto dell’apostolo

delle genti (a Siracusa, poi Reggio Calabria), e quello

di san Pietro, che secondo la tradizione locale sbarcò

in Puglia, nei pressi di Santa Maria di Leuca, poi risalendo

lungo la via Appia. Infine Roma, terra di martirio

per entrambi gli apostoli, da cui la fede si propagò al

nord Italia.

Nelle case le prime chiese

Le prime chiese furono le case dei fedeli. Si incontravano

‘frangentes circa domos panem’ (‘spezzando il

pane nelle case’), secondo l’uso ricordato negli Atti degli

apostoli (2,46). In Medio Oriente esempi di queste

prime ‘case della comunità’, o domus ecclesiae sono

stati ritrovati all’interno delle affollatissime insulae,

cioè nei palazzi del popolo a più piani. Ma mancano finora

attestazioni analoghe per l’Italia. Fino ai primi del

‘900, era diffusa la tendenza a considerare domus ecclesiae

quelle case romane dove poi sorsero, dopo il

313, chiese cristiane: ad esempio la chiesa di santa Pudenziana,

a Roma, secondo la tradizione costruita

sull’abitazione di un senatore, Pudente, che vi avrebbe

ospitato Pietro. Ma le indicazioni attuali degli archeologi

sono più caute. E pur confermando che in Italia i primi

cristiani usavano le case come luoghi di riunione,

spiegano che quelle abitazioni non hanno restituito

prove certe di un culto cristiano. Per esempio, proprio

nel caso di santa Pudenziana, non è sicuro che quel

cortile interno con la fontana, al centro dell’insula del

vicus Patricius, nel cuore della Roma imperiale, ospitasse

assemblee dei primi cristiani, anche se poi vi fu

edificata una delle prime chiese della città.

Nel I secolo la comunità

si riuniva all’alba della domenica

Sostiene Richard Krautheimer, uno dei più eminenti

storici dell’età paleocristiana, che nel I secolo, e fino al

III, la nuova fede si sviluppava quasi inosservata. I convertiti

venivano dagli strati più umili della società e i riti

avevano ancora un’organizzazione sommaria: la comunità

si riuniva all’alba della domenica per pregare e

la sera per un pasto (agàpe) che faceva memoria della

Cena del Signore. Il rito si apriva con la benedizione del

pane spezzato, e si chiudeva con quella del calice di vino.

Poi si pregava o si cantavano inni. Talora un predicatore

itinerante pronunciava un sermone, facendosi

capire nelle varie lingue. Dunque i fedeli non avevano i

mezzi per sviluppare un’architettura sacra, solo la religione

di Stato innalzava templi. Ma è anche vero, per

gli studiosi, che tra i primi cristiani non ce n’era l’esigenza,

perché quella dei primi secoli era propriamente

una Chiesa domestica, che si riuniva nelle case. Un altro

punto di riferimento divennero i cimiteri, dove i fedeli

presero a farsi seppellire insieme, interrompendo

l’uso romano della cremazione (per i poveri) o della sepoltura

familiare che prescindeva dalla fede dei singoli.

Sulle pareti di questi ambienti sotterranei oggi restano

simboli (come il pesce, "ichtys" in greco, le cui iniziali

tracciavano l’acronimo ‘Iesus Christòs Theu Yios Soter’,

Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore), immagini dei


fedeli (oranti o martiri), e di Cristo, raffigurato come Dio

degli umili, il taumaturgo, il Salvatore.

Dopo il II secolo le persecuzioni

L’espansione della fede nell’impero cambiò tutto. Per

alcuni storici, nel 250 l’Asia Minore (attuale Turchia)

era per il 60% cristiana. Si andava definendo la dottrina

e dal 259-68 si diffuse un’organizzazione gerarchica,

con un vescovo nelle principali città. Attorno al 300 a

Roma si contavano diversi tituli, antenati delle parrocchie,

come il titulus Clementis (una casa, poi diventata

l’attuale chiesa di San Clemente) o titulus Praxedis

(oggi Santa Prassede). Fu un ritrovamento eccezionale

quello del titulus Pammachii et Byzantis, la casa romana

oggi visitabile su cui poggia la basilica di Ss. Giovanni

e Paolo a Roma. La chiesa è del V secolo, ma

l’abitazione nei sotterranei è del II. Stando agli studi più

recenti, manca l’attestazione sicura che la casa fosse

usata per riunioni di culto, anche se a lungo è stata ritenuta

un’importante domus ecclesiae. Anche raffigurazioni

note, come l’orante, che prega a braccia aperte,

erano diffuse anche presso altri culti dell’epoca, e

dunque, seppure di grande suggestione, sono solo indizi

possibili di una presenza cristiana.

La forza della nuova fede doveva inevitabilmente por-

tare a conflitti con l’impero, che pure tollerava le minoranze

religiose. Già nel II secolo l’appartarsi dei cristiani

e il rifiuto del culto dell’imperatore nelle funzioni pubbliche

li avevano resi sospetti. Le persecuzioni erano

state fenomeni rari (a Roma nel 64, a Smirne nel 117, a

Lione nel 177), ma di fronte ad un numero crescente di

cittadini dell’impero con atteggiamenti pubblici sovversivi

il governo ne ordinò due molto sanguinose nel 253

e 257-78. Portarono ad arresti e uccisioni, con l’obbligo

del sacrificio, il divieto di riunione e la confisca dei beni.

L’organizzazione della Chiesa però era ormai salda e

forte la fede. Nel 260 l’imperatore Gallieno revocò i

provvedimenti. Ma altre persecuzioni sarebbero arrivate

con i suoi successori.

Nelle catacombe

Il ricorso alle catacombe va dalla fine del II secolo al V.

Vennero scavate a Roma, Napoli, in Sicilia, Sardegna,

Toscana e Puglia. Tra le più antiche, quelle di san Callisto

(III secolo): i primi cimiteri cristiani di Roma avevano

uno sviluppo semplice, a griglia, e non ancora

quell’aspetto labirintico di gallerie che sgomenta i visitatori.

Va smentito il luogo comune che servissero da

rifugio nelle persecuzioni. Nel 220 i cristiani a Roma

erano ormai migliaia e avrebbero a dir poco dato

In alto: l’interno

della basilica

di Nereo e Achilleo,

nel complesso

delle catacombe

di Domitilla, a Roma

(IV secolo). Nelle foto

piccole (dall’alto):

una raffigurazione

della Vergine

proveniente dagli

scavi della chiesa

di Santa Susanna,

a Roma; alcune

tra le prime immagini

di un martirio

di cristiani, nella

cripta di SS. Giovanni

e Paolo, a Roma

III


IV

In alto: l’altare

della chiesa

di Santa Maria

dei Martiri

(I secolo),

a Cimitile (Napoli).

Qui sopra: (dall’alto)

un particolare

della guarigione

dell’emorroissa

(III secolo),

proveniente

dai sotterranei

della chiesa di SS.

Pietro e Marcellino,

a Roma; un dettaglio

del mosaico

della cattedrale

di Aquileia (Udine)

D O S S I E R

A G L I A L B O R I D E L C R I S T I A N E S I M O I N I T A L I A

nell’occhio radunandosi in massa, in luoghi peraltro

ben noti alle autorità. Senza contare che non erano

agevoli: seppure l’umidità era ridotta da qualche lucernario,

e il buio spezzato da lucerne ad olio che i cristiani

tenevano sempre accese, il cubiculum conteneva in

genere 10 persone, eccezionalmente si arrivava a 50.

Vi si tenevano i riti funebri. E fu proprio vicino a questi

coemeteria (parola usata per la prima volta dai cristiani

e che significa ‘luogo del riposo’) che dall’età di Costantino

sorsero le chiese. È il caso della basilica di san

Pietro, che si trova sopra il più antico martyrium esistente

(150-160 d.C.), con al centro la tomba del primo

apostolo. I martyra si moltiplicarono dopo la fine delle

persecuzioni di Valeriano (260) e Diocleziano (303-5) e

nei pressi delle tombe dei martiri sorsero così a Roma

basiliche come ss. Pietro e Marcellino sulla via Labicana

o sant’Agnese sulla via Nomentana. Ma anche a

Milano tra le chiese più antiche figura sant’Eustorgio,

innalzata su una necropoli dove si riteneva l’apostolo

Barnaba avesse battezzato i primi cristiani.

Alcuni esempi dalla mappa italiana

delle chiese più antiche

Tracce delle prime comunità cristiane si trovano – tra

le altre – a Siracusa: la Cripta di san Marciano (III secolo)

è oggi nella chiesa di san Giovanni. A Cimitile

(Napoli), Santa Maria dei Martiri (III secolo) per gli ar-

cheologi ‘è una vera Pompei della cristianità’. Era un

santuario legato al culto di san Felice sorto su impulso

del governatore convertito Ponzio Anicio Paolino. Oggi

è fuori dagli itinerari turistici, ma gli scavi in corso mostrano

fosse un centro di pellegrinaggio. Tra i ritrovamenti

è emersa anche la sinagoga della locale comunità

ebraica, con cui i cristiani condividevano spazi e

matrice culturale: la stessa basilica infatti è insolitamente

orientata verso Gerusalemme, e non verso est

come diverrà norma per la chiese nel Medioevo. E ancora:

in Valpantena (Verona), la chiesa di Santa Maria

delle Stelle (III secolo), oggi sotterranea, fu costruita

su una fonte naturale, usata per i battesimi, dopo la canalizzazione

ad opera di un funzionario romano, Publio

Corneliano. Fino al 1962, anno del primo restauro, gli affreschi

erano invisibili. Sono state così salvate dall’umidità,

tra le altre, scene di una Natività, dell’ingresso di

Gesù a Gerusalemme, un bassorilievo del Transito di

Maria. A Bonorva (Sassari), la chiesa di sant’Andrea

Priu (II-III secolo) fu usata in tempo di persecuzioni, ricavata

com’era in una necropoli del 3000 a.C., lungo

una parete di roccia fitta di grotte. Tra queste ‘domus

de janas’ (case delle fate), così chiamate per via delle

sepolture di defunti, i primi cristiani crearono un ambiente

per celebrare. La chiesa è divisa in vani: il nartéce

per i catecumeni, l’aula per i battezzati, il presbiterio

per i sacerdoti. Sopra l’altare un suggestivo pozzo di luce

illuminava il celebrante. Se pioveva, l’acqua dall’altare

defluiva in due canali, usati come fonte battesimale.

Sui muri è raffigurato Cristo in una mandorla tra gli

evangelisti, i 12 apostoli e scene della sua infanzia. Ad

Aquileia (Udine), la basilica di Santa Maria Assunta

(IV secolo) oggi ha un aspetto romanico, ma il primo

nucleo nella cripta mostra due basiliche e una casa romana

del I secolo. Straordinario il mosaico paleocristiano

(IV secolo), il più vasto d’Europa, scoperto solo

nel 1909. Infine a Gozzano (Novara), ha origini paleocristiane

la chiesa medievale di san Lorenzo (IV secolo)

sul lago d’Orta, fondata da san Giuliano, greco convertito

ed evangelizzatore della regione. Ma sono comunque

solo alcuni esempi, nella grande varietà storica italiana,

dei luoghi che ancora ci parlano della fede di chi

per primo ha creduto nella resurrezione di Gesù. ●

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