Accesso vietato - Ordine dei Giornalisti dell' Emilia-Romagna
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oRdinE<br />
IORNALISTI<br />
www.odg.bo.it<br />
<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
<strong>Accesso</strong><br />
<strong>vietato</strong><br />
82<br />
aprile 2012<br />
anno XXVii - N. 82<br />
poste italiane Spa<br />
Sped. in a.p. - D.l. 353/2003<br />
(convertito in l. 27/2/2004 n. 46)<br />
art. 1 Comma 1 - Bologna<br />
rivista trimestrale<br />
d’informazione<br />
e dibattito
Articoli di<br />
Roberta Bussolari<br />
Diego Costa<br />
Oliviero Genovese<br />
Argia Granini<br />
Andrea Guolo<br />
Roberto Laghi<br />
David Marceddu<br />
Vittorio Martone<br />
Claudio Santini<br />
Mauro Sarti<br />
Franca Silvestri<br />
Alberto Spampinato<br />
Valeria Tancredi<br />
Giovanni Tizian<br />
Opinioni di<br />
Lirio Abbate<br />
Marco Bettini<br />
Pietro Grasso<br />
Stefania Pellegrini<br />
Simonetta Saliera<br />
Paolo Siani<br />
I ragazzi degli istituti<br />
Bassi, Boldrini,<br />
Copernico, Fermi,<br />
Galvani, Minghetti,<br />
Renzi, Righi, Sabin<br />
Immagini di<br />
Maria Giulia Amelii<br />
Beatrice Barberini<br />
Salvatore Cavalli<br />
Pasquale Spinelli<br />
Giovanni Tizian (Foto Spinelli)<br />
speciale / da pag. 6<br />
i giornalisti<br />
e le mafie<br />
D<br />
alla vicenda del collega Giovanni Tizian, sotto<br />
scorta perché minacciato dalla mafia, è nato il<br />
convegno del 29 gennaio scorso (di cui<br />
parliamo nel giornale) ma anche lo speciale di<br />
questo numero. Un dossier che analizza il<br />
problema delle mafie nella nostra regione, l’impegno<br />
della categoria nel far conoscere le realtà e le trame<br />
sottili dell’infiltrazione mafiosa e il lavoro della<br />
magistratura. Senza dimenticare il contributo che<br />
istituzioni, associazioni e giovanissimi cittadini danno<br />
alla costruzione di una cultura della legalità.<br />
Fra le recensioni di libri <strong>dei</strong> colleghi (in questo numero<br />
particolarmente numerose) c’è anche una carrellata di<br />
pubblicazioni sul tema mafia.<br />
Direttore responsabile: Gerardo Bombonato<br />
Redazione: Emilio Bonavita, Roberto olivieri, Franca Silvestri<br />
Segretaria di redazione: Argia Granini<br />
Direzione e amministrazione: Strada Maggiore n. 6 - 40125 Bologna<br />
Tel. 051/23.54.61 - Fax 051/23.02.27<br />
Grafica: Marco Bugamelli e ideapagina snc<br />
Foto di copertina: Salvatore Cavalli<br />
di questo numero sono state stampate 8.200 copie<br />
Registrazione Tribunale di Bologna n. 5251 del 23.03.1985<br />
Registrazione RoC n. 4506<br />
Stampa: il Torchio - Via Copernico, 7 - 40017 S. Giovanni in Persiceto (Bo)<br />
Tel. 051/82.30.11 - Fax 051/82.71.87<br />
PER LA VOSTRA PUBBLICITà<br />
Tel. 051.634.04.80<br />
Via della Beverara 58/10 - Bologna<br />
Fax 051.634.004.80 / 051.634.21.92<br />
eventi@eventibologna.com - www.eventibologna.com<br />
82<br />
sommario<br />
2 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 3<br />
G<br />
EDITORIALE 4<br />
SpEcIALE<br />
■ i giornalisti e le mafie 6<br />
■ la mafia in emilia-romagna 8<br />
■ i giornalisti contro le mafie 14<br />
■ il lavoro della giustizia 22<br />
■ l'impegno civile<br />
e la cultura antimafia 24<br />
vARIE<br />
■ Giornali pubblici:<br />
belli senz'anima! 30<br />
■ Buone notizie dai media locali 31<br />
■ la festa del patrono 32<br />
■ i vertici del Gus regionale 33<br />
■ arga: la rete <strong>dei</strong> media di settore 34<br />
■ a roma un incontro<br />
su fotografia e fotoreporter 35<br />
ALTRI ORIzzONTI<br />
■ Scrivere in positivo 36<br />
■ Social network<br />
come supermarket? 37<br />
RubRIchE<br />
■ in libreria 38<br />
■ ricordi 41<br />
■ iscrizioni e cancellazioni 44<br />
■ anno 1 numero 1 46
di Gerardo Bombonato<br />
«<br />
un giornalismo fatto di verità<br />
impedisce molte corruzioni,<br />
frena la violenza della criminalità,<br />
accelera le opere pubbliche<br />
indispensabili, pretende<br />
il funzionamento <strong>dei</strong> servizi sociali,<br />
tiene continuamente in allerta le forze<br />
dell’ordine, sollecita la costante attenzione<br />
della giustizia, impone ai politici il<br />
buongoverno. Un giornalista incapace,<br />
per vigliaccheria o per calcolo, si porta<br />
sulla coscienza tutti i dolori umani che<br />
avrebbe potuto evitare e le sofferenze, le<br />
sopraffazioni, le corruzioni e le violenze<br />
che non è stato mai capace di combattere».<br />
Per questa tenace convinzione che<br />
metteva in pratica nella sua rivista con<br />
pesanti e documentate inchieste contro<br />
Cosa Nostra e i cavalieri del lavoro catanesi,<br />
Pippo Fava fu ammazzato 28 anni<br />
fa con cinque proiettili alla nuca. Uno<br />
<strong>dei</strong> numerosi giornalisti uccisi dalla mafia,<br />
che non sopporta i riflettori dell’informazione<br />
sui propri traffici.<br />
Una convinzione, una passione, un impegno<br />
civile che fortunatamente ancora<br />
anima tanti colleghi che, con lo stesso<br />
spirito di Pippo Fava fanno tutti i giorni<br />
questo mestiere. Rischiando. Sono tantissimi<br />
in Italia i giornalisti minacciati<br />
dalla mafia. E ancora di più quelli che<br />
subiscono intimidazioni e censure violente<br />
di varia natura con querele pretestuose<br />
o, peggio, con richieste milionarie<br />
di risarcimento danni da parte di imprenditori,<br />
politici, amministratori pubblici.<br />
Una pistola puntata che spesso decreta la<br />
fine di un blog, la chiusura di un sito<br />
web, di una radio locale, di un piccolo<br />
giornale e che in ogni caso diventa una<br />
forma di pressione per l’indipendenza<br />
del collega e della testata per cui lavora.<br />
Nel 2011, secondo i dati di Ossigeno per<br />
l’informazione, un osservatorio nato nel<br />
2008 con la collaborazione dell’<strong>Ordine</strong><br />
nazionale e della Fnsi, sono stati 324 i<br />
giornalisti minacciati. «Ma questa - av-<br />
non lasciamoli soli<br />
L’ImpORTANTE RuOLO DEI cOLLEGhI<br />
chE ScRIvONO DI mAfIA SARà ANcORA pIù EffIcAcE<br />
SE SuppORTATO DALL’INTERA cATEGORIA.<br />
mETTERE DA pARTE RIvALITà E pARTIGIANERIE<br />
verte Alberto Spampinato, fondatore di<br />
Ossigeno e fratello di Giovanni, ucciso<br />
dalla mafia 40 anni fa a soli 25 anni - è<br />
solo la parte visibile di un fenomeno in<br />
gran parte sommerso che, secondo le<br />
nostre stime, è dieci volte più grande.<br />
Sono in gioco non solo la sicurezza e la<br />
libertà personale di centinaia di giornalisti,<br />
ma il diritto <strong>dei</strong> cittadini a essere informati<br />
e la stessa libertà d’informazione».<br />
E badate, queste cose non accadono solo<br />
al Sud. L’<strong>Emilia</strong> felix, il quadretto di una<br />
regione per troppo tempo tanto caro ai<br />
nostri politici e alle istituzioni, non regge<br />
più. Le infiltrazioni mafiose hanno ormai<br />
lasciato il posto a un vero e proprio<br />
radicamento criminale anche nella nostra<br />
regione. Qui la mafia o la ‘ndrangheta<br />
o la camorra sparano poco, ma riciclano<br />
molto. L’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> è da<br />
anni diventata una terra di investimenti<br />
mafiosi che ormai avvelenano anche<br />
l’economia legale intrecciandosi col<br />
mondo degli appalti nell’edilizia e estendendosi<br />
al mercato immobiliare. Senza<br />
tralasciare i settori ‘tradizionali’ della<br />
criminalità organizzata: dalla droga alla<br />
prostituzione, dal gioco d’azzardo al<br />
pizzo e all’usura. «Nel 2011 - come documenta<br />
l’ultimo dossier di Libera Informazione<br />
(cui aveva lavorato fino<br />
all’ultimo con tenacia e passione l’indimenticabile<br />
Roberto Morrione)<br />
sull’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> - sono stati circa<br />
10.500 i commercianti coinvolti, pari al<br />
13,6% del totale. Non solo, l’<strong>Emilia</strong>-<br />
<strong>Romagna</strong> si piazza al quinto posto tra le<br />
regioni del centro-nord per i reati di<br />
estorsione». A riprova che il fenomeno<br />
ormai è radicato arrivano i dati della<br />
Banca d’Italia che rilevano operazioni<br />
finanziarie sospette per circa l’8 per<br />
cento del totale nazionale, con Bologna<br />
in testa alla classifica nazionale. E ancora:<br />
al 31 dicembre 2010 risultavano 107<br />
beni confiscati tra immobili e aziende.<br />
Che dire? Non ci facciamo mancare<br />
niente. Una mappa della criminalità? In<br />
regione prevale la ‘ndrangheta, soprattutto<br />
nel Reggiano, ma senza disdegnare<br />
la riviera con Rimini e Riccione. La camorra<br />
predilige l’<strong>Emilia</strong> e si distribuisce<br />
tra Modena, Reggio e Parma. I nomi più<br />
noti <strong>dei</strong> clan che hanno preso la “residenza”<br />
da noi sono quelli <strong>dei</strong> Grande<br />
Aracri di Cutro, degli Arena e <strong>dei</strong> Nicosia<br />
di Isola Capo Rizzuto, <strong>dei</strong> Casalesi e<br />
<strong>dei</strong> Corleonesi. Alcuni esempi? Un boss<br />
di rilievo, Vincenzo Barbieri, assassinato<br />
in un agguato nel Vibonese, viveva in<br />
una lussuosa suite di un hotel bolognese,<br />
trafficava droga con i narco d’Oltreoceano<br />
e travasava denaro nelle banche<br />
sammarinesi. A Parma un ex assessore<br />
ed ex consigliere dell’allora ministro<br />
Lunardi discuteva tranquillamente di affari<br />
con Pasquale Zagaria, fratello del re<br />
<strong>dei</strong> casalesi. «Mi sembrava solo un imprenditore»,<br />
si è giustificato. Fu arrestato<br />
mentre intascava una mazzetta. E che<br />
dire del primario di Imola che certificava<br />
il falso per evitare la cella a un boss<br />
catanese condannato all’ergastolo duro?<br />
A Nonantola, nel Modenese, due imprenditori<br />
hanno coraggiosamente denunciato<br />
che si pagava il pizzo. Ma non<br />
erano del luogo, erano campani. E i modenesi?<br />
Tutto questo, e molto altro ancora, è documentato<br />
da indagini, fascicoli giudiziari,<br />
articoli, inchieste giornalistiche.<br />
Eppure c’è ancora qualcuno, come il<br />
presidente di Confindustria, che candidamente<br />
dichiara: «Mafia? Non ce ne<br />
siamo accorti. Nei nostri direttivi non ne<br />
abbiamo mai parlato». Già, la mafia è<br />
sempre altrove. Mai da noi. Si sa, il silenzio<br />
è il terreno più fertile per la criminalità<br />
organizzata.<br />
Meno male che c’è chi invece questo<br />
silenzio lo rompe. A suo rischio e pericolo,<br />
però. Come Giovanni Tizian, il<br />
giovane collega della Gazzetta di Mode-<br />
na, che la vigilia di Natale è finito sotto<br />
scorta per gli articoli sulle infiltrazioni<br />
<strong>dei</strong> casalesi a Modena. Articoli pagati<br />
pochi euro (meno di una colf) che non<br />
andavano oltre i confini locali. Ora la<br />
gente riempie le sale dove Tizian presenta<br />
il suo libro: Gotica, la mafia ha passato<br />
il confine, ma a che prezzo personale?<br />
O come David Oddone, cronista de<br />
L’Informazione di San Marino, anche lui<br />
minacciato di morte e autore di un libro<br />
sui traffici nel Titano («Sono stato bollato<br />
come un italiano che rovina l’immagine<br />
di San Marino»). O come Antonio<br />
Roccuzzo, già capocronista della Gazzetta<br />
di Reggio <strong>Emilia</strong>, che ha scritto<br />
L’Italia a pezzi. Cosa unisce Catania a<br />
Reggio <strong>Emilia</strong>?.<br />
Un altro giornalista che colleziona cause<br />
civili milionarie è Giovanni Predieri,<br />
cronista di giudiziaria de La Nuova Ferrara.<br />
Non bastano gli imprenditori, nel<br />
suo caso ci si è messo pure il magistrato.<br />
Predieri si è occupato del caso di Federico<br />
Aldrovandi, un ragazzo di 18 anni<br />
morto una notte del 2005 in circostanze<br />
misteriose dopo essere stato fermato da<br />
una pattuglia della polizia. Per questa<br />
vicenda sono stati condannati quattro<br />
poliziotti. Ma per aver riportato le affermazioni<br />
della madre di Federico, Patrizia<br />
Moretti, che criticava l’operato del<br />
pm incaricato delle indagini, è stato querelato<br />
per diffamazione insieme ad altri<br />
due colleghi dallo stesso magistrato. Un<br />
milione e mezzo di risarcimento. La<br />
causa è in corso.<br />
Per questi e per tutti i colleghi minacciati,<br />
l’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti dell’<strong>Emilia</strong>-<br />
<strong>Romagna</strong> e Ossigeno hanno organizzato<br />
la manifestazione pubblica di cui diamo<br />
conto nelle pagine interne cercando di<br />
approfondire il tema sulle mafie in regione.<br />
Per svegliare le coscienze, per tenere<br />
alta la guardia su una criminalità<br />
sempre più incalzante, per stimolare<br />
istituzioni e colleghi a non girare la testa<br />
altrove e a mettere il bisturi nell’infezione.<br />
Per dare alla gente l’informazione di<br />
cui ha diritto per essere consapevole. Ma<br />
come aiutare i giornalisti ed evitare che<br />
il singolo cronista giochi da solo una<br />
partita tanto rischiosa?<br />
Ce l’ha spiegato Alberto Spampinato.<br />
Un invito alle istituzioni a riconoscere la<br />
funzione sociale del giornalismo, a fare<br />
opera di “alfabetizzazione” antimafia<br />
nelle scuole (molti gli studenti che han-<br />
(Foto Salvatore Cavalli)<br />
no partecipato all’iniziativa), a fare<br />
“giornalismo di squadra” come durante<br />
gli Anni di piombo, ma soprattutto a non<br />
lasciare soli i minacciati. «Diventa pericoloso<br />
- spiega il fondatore di Ossigeno<br />
- quando un giornalista pubblica una<br />
notizia rischiosa e gli altri stanno a guardare.<br />
Un giornalista isolato è facilmente<br />
esposto a minacce e ritorsioni. Dunque<br />
bisogna avere molto rispetto per giornalisti<br />
come Tizian che hanno il coraggio di<br />
scrivere certe cose. Bisogna essere grati<br />
ai giornalisti come lui che prendono il<br />
editoriale<br />
fuoco con le mani». Insomma, non basta<br />
la solidarietà di un comunicato cui non<br />
seguono gesti concreti. Bisogna fare di<br />
più. Mettere da parte rivalità, partigianerie,<br />
tabù, mettersi al fianco del collega in<br />
difficoltà e diffondere il più possibile i<br />
suoi scritti con ogni mezzo. E, magari,<br />
cambiare anche una legislazione arcaica<br />
come quella sulla diffamazione. Non<br />
vogliamo immunità per i giornalisti, ma<br />
neppure intimidazioni pretestuose.<br />
Semplicemente: fare i giornalisti. Cosa<br />
diceva Pippo Fava?<br />
4 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 5
I giornalisti e le mafie<br />
La diffusione della cultura della<br />
legalità è l’impegno cui tutti noi<br />
dobbiamo tendere per contrastare<br />
lo sviluppo della criminalità<br />
organizzata e le sue ramificazioni<br />
in regione. Il nostro <strong>Ordine</strong> il 29<br />
gennaio scorso in Sala Farnese (insieme a<br />
Ossigeno per l’informazione, Avviso pubblico,<br />
Libera, Premio Ilaria Alpi, Politicamente<br />
scorretto-Casalecchio delle culture<br />
e i vertici di Fnsi e Consiglio nazionale e<br />
con la collaborazione del Comune di Bologna)<br />
ha tenuto una manifestazione per<br />
solidarizzare con il collega Giovanni Tizian<br />
(sotto scorta da dicembre 2011). Una<br />
folta platea di giornalisti, rappresentanti<br />
delle istituzioni, ma anche di semplici<br />
cittadini (tanti i giovani!) ha ascoltato le<br />
parole del collega di Ossigeno Alberto<br />
Spampinato, della vicepresidente della<br />
regione Simonetta Saliera, del procuratore<br />
21 marzo: insieme<br />
contro le mafie<br />
uNA GIORNATA DELLA mEmORIA E DELL’ImpEGNO pROmOSSA DA<br />
LIbERA IN RIcORDO DELLA vITTImE DI mAfIA<br />
aggiunto di Modena Lucia Musti e la testimonianza<br />
di Giovanni Tizian (interventi<br />
e interviste nelle pagine di questo dossier).<br />
Altra importante iniziativa per sensibilizzare<br />
l’opinione pubblica sul fenomeno<br />
mafia. Il 21 marzo scorso l’associazione<br />
Libera ha promosso, per il 17esimo anno,<br />
la Giornata della memoria e dell’impegno<br />
in ricordo delle vittime di mafia. I giovani<br />
che fanno parte dell’associazione hanno<br />
organizzato interviste alle persone in strada,<br />
per scoprire che percezione c’è del<br />
fenomeno mafioso in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>.<br />
Una frase di Rostagno è stata scelta per lo<br />
striscione: «Noi non vogliamo trovare un<br />
posto in questa società, ma creare una società<br />
in cui valga la pena trovare un posto».<br />
Trovano voce in questo dossier (oltre<br />
a Alberto Spampinato, Giovanni Tizian,<br />
Simonetta Saliera, Lucia Musti) anche<br />
Lirio Abbate, il giornalista dell’Espresso<br />
che da anni si occupa di criminalità organizzata<br />
e che ha ricevuto minacce. Nel<br />
gennaio scorso sul settimanale ha pubblicato<br />
un’istantanea della situazione in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>.<br />
In questa intervista dice<br />
che, nella nostra Regione, i colletti bianchi<br />
collusi con la malavita organizzata sono<br />
ancora nell’ombra “perché ci si vergogna”<br />
di ammettere che la mafia è arrivata anche<br />
ai vertici.<br />
Per il procuratore Pietro Grasso il ruolo<br />
<strong>dei</strong> giornalisti è molto importante perché<br />
la criminalità organizzata teme più le parole<br />
del carcere. È importante tenere i riflettori<br />
accesi e non abbassare la guardia<br />
per evitare che il potere economico possa<br />
corrompere quello politico.<br />
Creare una coscienza sociale e un’etica ci-<br />
vile soprattutto nelle nuove generazioni è<br />
dovere di tutti. La sociologa del diritto Stefania<br />
Pellegrini ha detto che questo compito<br />
non deve essere riservato<br />
all’ambito educativo<br />
e formativo ma investe<br />
l’intera società. Ciò nonostante<br />
all’interno<br />
dell’Università di Bologna<br />
è stato creato un corso<br />
di “antimafia sociale”<br />
nel quale, oltre all’attività<br />
formativa accademica, sono<br />
previsti incontri con magistrati,<br />
giornalisti, operatori del sociale<br />
(quali Don Luigi Ciotti,<br />
Tano Grasso, Nando dalla Chiesa,<br />
Nicola Gratteri) che portano la<br />
loro esperienza. Accanto a questa<br />
iniziativa è nato anche un presidio<br />
degli studenti di alcuni istituti superiori<br />
di Bologna. Il coordinamento, intitolato<br />
al giornalista Mauro Rostagno, in<br />
un forum ha espresso il punto di vista delle<br />
giovani generazioni su tematiche legate<br />
alla mafia (riportiamo un resoconto dell’incontro<br />
con le testimonianze <strong>dei</strong> ragazzi)..<br />
argia Granini<br />
Sala Farnese durante la manifestazione del 29 gennaio<br />
La lotta alla mafia non deve essere<br />
soltanto una distaccata opera di<br />
repressione, ma un movimento culturale<br />
e morale, anche religioso,<br />
che coinvolga tutti, che tutti abitui<br />
a sentire la bellezza del fresco profumo<br />
di libertà che si contrappone al puzzo<br />
del compromesso morale,<br />
dell’indifferenza (Paolo Borsellino)<br />
speciale<br />
il tavolo <strong>dei</strong> relatori (foto Spinelli)<br />
6 . GIORNALISTI / aprile 2012<br />
aprile 2012 / GIORNALISTI . 7<br />
La folta platea
La mafia in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
Il primo maxi-processo per mafia<br />
nell’Italia unita non fu in Sicilia, ma a<br />
Bologna. Il capo d’imputazione contestato<br />
agli oltre cento imputati fu “associazione<br />
di malfattori organizzati<br />
all’oggetto di delinquere contro le persone<br />
e contro la proprietà”. La banda criminale<br />
era divisa per squadre denominate<br />
“balle” ( dal linguaggio <strong>dei</strong> facchini) collegate<br />
fra loro e facenti capo a una specie<br />
di comitato centrale che oggi chiameremmo<br />
cupola. L’affiliazione avveniva con<br />
giuramento che fra l’altro prevedeva la<br />
divisione <strong>dei</strong> proventi <strong>dei</strong> reati e il mutuo<br />
Un’associazione<br />
a delinquere a Bologna<br />
NEL 1860, SOTTO LE DuE TORRI, c’ERA uNA bANDA chE AvEvA<br />
LE cARATTERISTIchE DELL’ASSOcIAzIONE mAfIOSA:<br />
GLI AffILIATI pRESTAvANO GIuRAmENTO, DIvIDEvANO I pROvENTI<br />
DEI REATI E, IN cASO DI ARRESTO, c’ERA IL “muTuO SOccORSO”<br />
soccorso in caso d’arresto. La banda<br />
compiva rapine, estorsioni, furti. diffondendo<br />
il terrore sul territorio e imponendo<br />
il silenzio alle vittime. Era in segreta<br />
collusione con una frangia del potere e<br />
uccideva spietatamente gli incaricati delle<br />
indagini. All’epoca perseguibile dall’articolo<br />
426 del Codice penale piemontese<br />
(anticipava l’attuale 416 bis ossia reato<br />
associativo di stampo mafioso).<br />
Tutto ciò accadde a Bologna dopo la caduta<br />
del Papa Re (1859) e con il rientro in<br />
patria che non riguardava solo gli esuli<br />
politici ma anche coloro che si erano al-<br />
lontanati per problemi con la giustizia<br />
penale. I delinquenti vecchi si unirono ai<br />
nuovi e la criminalità dilagò e in quest’ambito<br />
la prima cronaca nera del Regno sabaudo<br />
in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> annotò nel<br />
1860 ben 483 grassazioni (aggressioni<br />
armate a scopo di rapina).<br />
I giornali intervengono e il Corriere<br />
dell’<strong>Emilia</strong> tuona: “… È vergogna! Che<br />
in una della principali città d’Italia, sotto<br />
un governo di libertà e progresso, il cittadino<br />
non possa passeggiare sicuro per le<br />
vie, né ridursi tranquillo la sera al domestico<br />
tetto. È vergogna che gli assassini<br />
con un ardire straordinario assaltino di<br />
giorno e di notte, spoglino, feriscano e<br />
uccidano e nelle case e nelle piazze e nei<br />
vicoli ed alla vicinanza degli stessi corpi<br />
di guardia”. Così esorta una “perquisizione<br />
generale di tutta la città”.<br />
In questo contesto, nel 1861, i Piemontesi<br />
inviano un delegato dal governo per la<br />
sicurezza: è l’avvocato Antonio Grasselli,<br />
48 anni, nativo di Como. Il funzionario<br />
tenta di penetrare la situazione criminale<br />
bolognese partendo da un’indagine<br />
sul alcune “balle”: quella centrale di<br />
Piazza detta “dalle scarpe di ferro” e<br />
quelle della Montagnola, della Fondazza,<br />
di Strada Santo Stefano, di Torleone, di<br />
Mirasole, delle Lame.<br />
Annota che alcuni capi mostrano un’agiatezza<br />
inimmaginabile per il mestiere che<br />
dicono di esercitare e ritiene di individuare<br />
potenziali centri operativi nelle osterie<br />
dove si riuniscono (ad esempio da Alessio<br />
e alla Bianchina a Porta San Mamolo).<br />
Raccoglie anche “confidenze” e il 18<br />
marzo 1862 dispone i primi arresti. Sta<br />
per procedere oltre nella lotta al “male<br />
che affligge Bologna” quando nella notte<br />
fra il 28 e 29 ottobre - mentre percorre<br />
Strada Maggiore con l’ispettore Gian-<br />
battista Fumagalli - è vittima di un agguato.<br />
Entrambi i poliziotti, presi a fucilate,<br />
sono feriti a morte.<br />
Il governo di Torino invia allora un nuovo<br />
prefetto, il commendator Pietro Magenta,<br />
e sostituisce il questore Buisson,<br />
ritenuto “pavido e imbelle”, con il dottor<br />
Pinna (famoso per alcuni risultati già ottenuti<br />
nella lotta contro criminalità). I<br />
due nuovi funzionari si insediano nei rispettivi<br />
uffici bolognesi l’11 dicembre<br />
1861 e ricevono subito il “benvenuto”<br />
dalla banda <strong>dei</strong> malfattori che - travestiti<br />
da carabinieri - assaltano e rapinano la<br />
stazione ferroviaria, rubando i soldi spediti<br />
da Genova, via Bologna, al duca<br />
Torlonia.<br />
Poco dopo, giunge notizia dalla Liguria di<br />
un “colpo” messo a punto alla Banca Parodi<br />
con la tecnica “bolognese” e in<br />
questo contesto, dopo i primi arresti, viene<br />
intercettata la lettera che una sarta petroniana<br />
(Maria Mazzoni 30 anni) ha inviato<br />
in carcere a Pietro Ceneri. La missiva<br />
ha tutta l’aria di un rendiconto sulla<br />
spartizione di una somma rilevante, forse<br />
quella rapinata a Genova.<br />
È la prima traccia consistente per arrivare<br />
all’organizzazione criminale delle “balle”.<br />
Si aggiungono poi le confidenze di<br />
detenuti che sostengono di avere ricevuto<br />
in carcere confessioni importanti da parte<br />
bolognesi.<br />
Il 18 marzo 1862 sono fatti i primi arresti<br />
e viene sequestrata una lettera da Genova<br />
con una frase (“Dirai al frittolaro che è<br />
ormai tempo di friggere”) sul momento<br />
assolutamente indecifrabile ma tragicamente<br />
chiara cinque giorni dopo. Il 23<br />
marzo infatti, in via Pietrafitta, il questore<br />
Pinna, l’ispettore Luca Baccarini e il delegato<br />
Francesco Casati sono fatti bersaglio<br />
di un attentato con una bomba “alla<br />
Orsini”. Solo l’ispettore resta ferito.<br />
Per l’accusa è la conferma della fondatezza<br />
della pista seguita. Così altre perquisizioni,<br />
altri sequestri (con i nomi di altri<br />
presunti affiliati all’organizzazione) e la<br />
scoperta di una Santa Barbara in sedici<br />
casse murate.<br />
Da tutto questo scaturisce il maxiprocesso<br />
del 1864. Si celebra a Palazzo d’Accursio,<br />
nella Sala d’Ercole, ristrutturata<br />
con la copertura della statua, la costruzione<br />
di un emiciclo per la Corte e le parti<br />
processuali, di una platea per il pubblico,<br />
di una galleria per i notabili e le signore,<br />
delle gabbie per gli imputati. L’udienza di<br />
apertura è il 26 aprile sotto la presidenza<br />
di Raffaele Feoli (due consiglieri giudici<br />
effettivi e due supplenti, due Pm, Montessoro<br />
e Pizzoli, trenta giurati). Gli imputati<br />
sono 104 presenti, 4 contumaci, 2<br />
morti in attesa del giudizio.<br />
Il capo d’imputazione indica una lunga<br />
serie di reati. Invasione per rapina di Marzabotto.<br />
Assalti alla zecca di Bologna,<br />
alla stazione ferroviaria sempre di Bologna,<br />
alla diligenza Bologna - Firenze.<br />
E grassazioni e furti. E gli omicidi in<br />
strada Maggiore degli Ispettori Antonio<br />
Grasselli e Giambattista Fumagalli (29<br />
ottobre 1861) e la bomba al questore<br />
Pinna all’ispettore Baccarini, al delegato<br />
Casati e il tentato omicidio di Vittorio<br />
Kislich, guardia di pubblica sicurezza<br />
(16 luglio 1861). Soprattutto però contempla<br />
l’accusa di “associazione di malfattori”.<br />
Gli interrogatori degli imputati e <strong>dei</strong> testi<br />
durano fino a metà agosto. Il 17 di quel<br />
mese prende la parola il Pm per una requisitoria<br />
che dura una settimana. Poi è la<br />
volta <strong>dei</strong> difensori.<br />
La battaglia delle parti processuali è prima<br />
di tutto giuridica: è applicabile o no<br />
speciale<br />
La lapide nel cortile di Palazzo d’Accursio<br />
dedicato a Pietro Magenta (in alto).<br />
A fianco, l’ispettore Giambattista Fumagalli<br />
un’accusa non scritta nel codice (papalino)<br />
in vigore quando la banda è presumibilmente<br />
nata?<br />
Ma anche politica: il procuratore del<br />
Re, infatti, sostiene che gli imputati<br />
non sono figli del nuovo Stato ma di<br />
quello vecchio cioè del Papa. La difesa<br />
invece replica che l’applicazione rigorosa<br />
e senza adeguamenti del codice<br />
sabaudo mostra come: “con l’avvento<br />
del Regno d’Italia, la civile Bologna è<br />
stata considerata terra di conquista <strong>dei</strong><br />
piemontesi e non parte di un nuovo<br />
Stato”.<br />
Il 14 ottobre i giurati entrano nella sala<br />
di deliberazione e escono il 17 mattina<br />
ponendo così fine a un processo che è<br />
durato 178 giorni, quasi sei mesi: e per<br />
questo sarà ricordato<br />
anche come<br />
la “causa longa”.<br />
Il verdetto è sostanzialmente<br />
di<br />
piena colpevolezza.<br />
Il 19 ottobre si<br />
svolge l’udienza<br />
per la determinazione<br />
della pena<br />
<strong>dei</strong> presenti e il 20<br />
quella <strong>dei</strong> contumaci.<br />
Pena di morte - per gli omicidi<br />
Grasselli-Fumagalli - a Pio Bacchelli,<br />
latitante, che non sarà mai preso. Dodici<br />
condanne ai lavori forzati a vita: a cominciare<br />
dai presunti capi, i fratelli<br />
Giacomo e Pietro Ceneri. Tre condanne<br />
a 30 anni e altre 75 che vanno da un<br />
massimo di 29 anni a un minimo di 3.<br />
Due soli imputati sono rimessi in libertà<br />
per aver già scontato la pena con la custodia<br />
preventiva.<br />
Un processo, un evento storico-giuridico,<br />
una meditazione proposta a coloro<br />
che sono convinti che “certe cose una<br />
volta non succedevano”. Uno squarcio di<br />
vita criminale - e di misure per contrastarla<br />
- del quale testimonia anche una lapide<br />
che, forse, non tutti hanno notato anche se<br />
è in posizione visibilissima nel cortile di<br />
Palazzo d’Accursio. Entrando da Piazza<br />
Maggiore, guardando a destra in alto, sul<br />
muro rimesso a nuovo, c’è una scritta di<br />
recente spolverata: “A Pietro Magenta<br />
prefetto restitutore della sicurtà pubblica”.<br />
È il funzionario che seguì l’indagine<br />
di polizia conclusasi con il processo alla<br />
banda <strong>dei</strong> malfattori.<br />
Claudio Santini<br />
8 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 9
La mafia in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
Essere scortati, essere minacciati<br />
dalla mafia? Significa avere<br />
fatto un buon lavoro». E Lirio<br />
Abbate, giornalista dell’Espresso,<br />
con un passato all’Ansa e<br />
alla Stampa sul fronte caldo siciliano, è un<br />
esperto di intimidazioni, scorte, minacce e<br />
ne sperimenta le conseguenze. È uno di<br />
quelli che i boss li ha fatti arrabbiare:<br />
«Leoluca Bagarella ha continuato a minacciarmi<br />
anche dal carcere». E se un<br />
macellaio <strong>dei</strong> corleonesi ti minaccia, allora<br />
non ti meravigli che ti mettano un ordigno<br />
sotto la macchina. Per fortuna ci sono<br />
gli uomini della scorta: «da molti anni,<br />
vivo più tranquillo. Mi hanno messo al<br />
riparo da tanti pericoli grazie alla loro<br />
professionalità».<br />
Non solo i boss tuttavia. Recentemente a<br />
mandargli messaggi non proprio d’amore<br />
sono stati anche altri, dopo una sua inchiesta<br />
su ambienti del mondo anarchico bolognese.<br />
Manifesti con il suo volto e scritte<br />
ingiuriose sono stati trovati sotto la redazione<br />
bolognese di Repubblica, dopo la<br />
pubblicazione della sua inchiesta nel novembre<br />
scorso. Il pensiero di Abbate, tuttavia,<br />
va subito a un altro tipo di minacce,<br />
più sottili, che colpiscono i giornalisti<br />
delle testate minori, quelle <strong>dei</strong> colletti<br />
bianchi: «gli intoccabili, che per intimidire<br />
i giornalisti sono abituati a fare richieste<br />
di risarcimento enormi. Alla base non<br />
hanno nulla di concreto, ma se metti davanti<br />
a un cronista di un piccolo giornale<br />
una richiesta del genere, farà autocensura<br />
su quel politico, su quell’imprenditore».<br />
Lirio Abbate ha seguito lo sviluppo<br />
dell’organizzazione criminale negli ultimi<br />
dieci anni. È stato l’unico cronista presente<br />
alla cattura dell’ultimo boss <strong>dei</strong> corleo-<br />
Al nord adotta<br />
un profilo basso<br />
inTERViSTA A liriO aBBaTe<br />
LE ORGANIzzAzIONI mAfIOSE uSANO STRATEGIE DA hOLDING<br />
fINANzIARIE E “TENGONO A bADA” I GIORNALISTI cON<br />
STRATOSfERIchE RIchIESTE DI RISARcImENTO<br />
nesi, Bernardo Provenzano, l’11 aprile<br />
2006 sulle montagne intorno a Corleone:<br />
«un successo professionale, ma soprattutto<br />
un successo dello Stato».<br />
Ma il suo sguardo si è spostato anche al<br />
nord. Proprio a gennaio il suo settimanale<br />
ha pubblicato un’istantanea sulla situazione<br />
delle mafie in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>: «in<br />
questa regione è difficile che incontri un<br />
colletto bianco indagato. I motivi possono<br />
essere tanti e molti sindaci dicono ancora<br />
che le mafie non ci sono. Lo affermano<br />
perché hanno vergogna, non vogliono fare<br />
brutta figura qualora si sapesse che le mafie<br />
si sono infiltrate nel loro territorio».<br />
Ma la questione non riguarda solo i politici.<br />
Anche i giudici fino a poco tempo fa<br />
non sembravano pienamente preparati. “I<br />
tribunali locali spesso sono apparsi quasi<br />
immaturi nel valutare le prove raccolte<br />
dalle forze <strong>dell'</strong>ordine”, ha scritto Lirio<br />
Abbate sull’Espresso. In più, secondo il<br />
giornalista, ci sono, o ci sono state, precise<br />
responsabilità. “Qualcuno in passato, anche<br />
nella magistratura, ha pensato bene di<br />
evitare di guardare e indagare su certi<br />
versanti politici. Ma ormai la cancrena è<br />
dilagante e ha preso tutto il corpo”.<br />
Dunque nessuna sorpresa se recentemente<br />
nel Pdl modenese si è sollevato lo scandalo<br />
di un tesseramento poco chiaro, in vista<br />
del congresso, secondo alcuni influenzato<br />
da clan e cosche trapiantate al nord: «non<br />
mi impressiona perché è una prassi già in<br />
uso al sud. Grandi pacchetti di tessere venivano<br />
comprati da imprenditori o boss<br />
mafiosi che avevano ingenti disponibilità<br />
economiche. Che succeda anche a Modena<br />
non mi stupisce». E il meridionale<br />
Abbate mette anche in guardia dal pensare<br />
che i cognomi del sud o le residenze in<br />
Lirio Abbate<br />
« ’<br />
posti come Casal di Principe siano per<br />
forza prove di reato: «chissà quanti signor<br />
Rossi o signor Verdi sono mafiosi».<br />
Come si comporta la stampa regionale rispetto<br />
a questo problema? «Non conosco<br />
molto i colleghi emiliani. Tuttavia ho visto<br />
che ce ne sono di bravi e ci sono anche<br />
molte buone realtà (parlo anche di siti online<br />
che fanno informazione). Se alcune<br />
notizie vengono affossate o oscurate non<br />
dipende dal singolo giornalista, ma forse<br />
dai direttori o dai responsabili delle redazioni».<br />
Inoltre, non bisogna cadere nella tentazione<br />
di credere che qui la violenza mafiosa<br />
non sia presente: «da quello che leggo<br />
omicidi e attentati nella vostra regione ce<br />
ne sono tanti. Il pericolo magari non viene<br />
percepito perché mediaticamente non viene<br />
data enfasi. È un po’ come negli anni<br />
‘80 in Sicilia quando si diceva. “Si stanno<br />
ammazzando tra loro ... non è un problema<br />
che ci riguarda”. Però cosa succederà<br />
quando smetteranno di ammazzarsi tra<br />
loro e cercheranno di alzare il tiro?».<br />
Secondo la recente inchiesta di Abbate<br />
sull’Espresso, è proprio in questa linea<br />
low profile delle mafie che si nascondono<br />
i pericoli maggiori per l’economia e la<br />
società della regione più ricca e più rossa<br />
d’Italia. Qui la strategia di Provenzano,<br />
quella delle mafie come un consiglio di<br />
amministrazione di una grande holding<br />
finanziaria sta trovando terreno fertile.<br />
Così scrive: “L'<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> è rimasta<br />
indietro rispetto alla Sicilia dove gli<br />
imprenditori che si ribellano vengono sostenuti<br />
dalla società civile, dalle associazioni<br />
di categoria, dalla Federazione antiracket<br />
e da Confindustria”.<br />
David Marceddu<br />
Linfiltrazione e la successiva<br />
proliferazione delle mafie in<br />
speciale<br />
Le ramificazioni<br />
iniziano con<br />
il boom economico<br />
NEGLI ANNI ’60 LA mALAvITA ORGANIzzATA ScEGLIE<br />
L’EmILIA-ROmAGNA cOmE SbOccO pER LE pROpRIE ATTIvITà<br />
<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> non è certo<br />
un fenomeno di recente comparsa:<br />
è emerso con forza negli<br />
ultimi tempi, anche per merito di coraggiose<br />
inchieste giornalistiche, ma è un<br />
sovraccarico fiume carsico che da molti<br />
anni scorre sotto il nostro territorio senza<br />
essere visto o meglio senza destare<br />
l’attenzione <strong>dei</strong> controllori di superficie.<br />
A rendere evidente questa caratteristica<br />
è stato, di recente, il procuratore generale<br />
Emilio Ledonne in occasione<br />
dell’apertura dell’anno giudiziario del<br />
distretto emiliano-romagnolo, quando<br />
ha accennato a quell’apparente “pax<br />
mafiosa” che ha offuscato la percezione<br />
degli affari malavitosi che invece prosperavano.<br />
È stata una scelta criminale astuta - ha<br />
detto, in sostanza, Ledonne - che ha<br />
permesso per esempio a membri del clan<br />
calabrese di Nicola Acri di allungare le<br />
mani, senza nemmeno destare troppi<br />
sospetti, su progetti imprenditoriali finanziati<br />
con fondi pubblici messi a disposizione<br />
dalla stessa Regione <strong>Emilia</strong>-<br />
<strong>Romagna</strong>.<br />
Questa escalation, che oggi minaccia<br />
istituzioni e società civile, parte da lontano,<br />
come testimonia il libro Mafia,<br />
Camorra e ‘Ndrangheta in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
scritto dallo storico Enzo Ciconte<br />
nel 1998: “L’infiltrazione mafiosa inizia<br />
negli anni del boom economico. Dal<br />
1965 a oggi sono state mandate in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
1.257 persone provenienti<br />
dalle regioni meridionali a rischio. Tra<br />
questi Procopio di Maggio (capo man-<br />
damento di Cinisi) spedito a Castel<br />
Guelfo di Bologna nel ‘58, Giacomo<br />
Riina (zio di Totò Riina) e Luciano Liggio,<br />
giunti a Budrio nel ‘69, Pietro Pace<br />
confinato a Gambettola e Gaetano Badalamenti<br />
a Sassuolo. La scelta dell’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
non era però determinata<br />
solo dall’emigrazione o dal confino:<br />
rappresentava una strategia delle organizzazioni,<br />
la consapevole individuazione<br />
di nuovi sbocchi alle loro attività”. La<br />
pace tra bande è una caratteristica già<br />
presente nell’analisi di Ciconte sulle<br />
consorterie mafiose arrivate in riviera<br />
romagnola cariche di droga, negli anni<br />
‘80: “È un mercato aperto quello della<br />
regione. Per lunghissimi anni le diverse<br />
organizzazioni mafiose hanno coperto<br />
tutte le realtà territoriali, c’era spazio per<br />
tutti”.<br />
Le attuali indagini della magistratura<br />
hanno chiarito come funziona questa<br />
pace che il crimine organizzato impone<br />
al tessuto economico. Prendiamo a<br />
esempio di tale realtà l’operazione Vulcano<br />
condotta dalla Dda di Bologna che<br />
ha smascherato l’attività estorsiva di cosche<br />
casalesi nel Riminese con il fine di<br />
fagocitare imprese locali. Le indagini<br />
svolte dal Ros <strong>dei</strong> carabinieri illustrano<br />
come tre clan contrapposti abbiano trovato<br />
un accordo sull’estorsione di denaro<br />
alla stessa vittima evitando di venire<br />
alle armi, semplicemente triplicando la<br />
cifra dovuta.<br />
In una fase più avanzata, è stato lo tsunami<br />
economico a rendere torbide le acque<br />
in cui ha sguazzato il “turbo-capitalismo”,<br />
espressione del cronista della<br />
Gazzetta di Modena Giovanni Tizian<br />
(recentemente passato all’Espresso) da<br />
mesi sotto scorta dopo le minacce ricevute<br />
per aver denunciato gli affari delle<br />
mafie al nord nel suo libro Gotica.<br />
Il giornalista, nella sua inchiesta, riporta<br />
la testimonianza di un direttore di banca<br />
modenese alle prese con un meccanismo<br />
che crede di poter controllare: “Giovanni<br />
- nome di fantasia - vive con la sempre<br />
più maturata convinzione di poter godere<br />
di maggiore impunità rispetto ai loschi<br />
personaggi che sono venuti da lui in<br />
banca a chiedere favori, aiuti, manomissioni<br />
e sono stati poi arrestati per riciclaggio<br />
mentre lui l’ha fatta franca”. Si<br />
convince di far parte di quella zona grigia<br />
che difficilmente viene toccata nella<br />
“sana e produttiva” <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>.<br />
“È questione di immagine: infatti non<br />
permetterebbero mai che il mito<br />
dell’<strong>Emilia</strong> costruita sui pilastri dell’accoglienza<br />
e della cooperazione, crollasse<br />
sotto la spinta del tornado demolitore<br />
dell’etica”.<br />
Il luogo comune come scudo, l’immagine<br />
positiva come tutela, oggi iniziano a<br />
non funzionare più, ma una relazione del<br />
1993 del Comando Generale della Guardia<br />
di finanza già assegnava un ruolo<br />
centrale nella vita delle mafie a “società<br />
finanziarie e movimenti di capitali di<br />
dubbia provenienza, reti di mediatori in<br />
grado di riciclare capitali illeciti con<br />
operazioni in valuta (...) collaborazioni<br />
di professionisti locali per curare aspetti<br />
tecnici e operativi come atti di acquisto,<br />
rapporti con il sistema bancario e perfino<br />
l’individuazione di aziende in crisi<br />
nelle quali inserirsi tramite le procedure<br />
fallimentari”.<br />
“Uomini cerniera” li definisce Ciconte,<br />
necessari alle cosche per integrarsi<br />
10 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 11
La mafia in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
nell’ambiente produttivo.<br />
Così hanno<br />
realizzato il<br />
salto di qualità.<br />
Lo testimonia anche<br />
l’operazione<br />
Staffa della Dda<br />
di Napoli, che ha<br />
svelato lo scrigno<br />
segreto del riciclaggio<br />
a San Marino<br />
con il presunto<br />
contatto di un<br />
malavitoso del sud<br />
con un notaio del<br />
Titano per dar vita<br />
a una “finanziaria”<br />
in grado di<br />
movimentare ben<br />
cinque milioni di<br />
euro. Il tutto con il<br />
temuto coinvolgimento<br />
di insospettabili,<br />
di mezze<br />
figure e l’interessamento<br />
attivo di<br />
capi di clan camorristici<br />
e mafiosi<br />
in una prospettivainquietante.<br />
L’obiettivo non<br />
sarebbe stato solo<br />
quello di riciclare<br />
il denaro frutto di<br />
affari illeciti, ma<br />
di conquistare il<br />
controllo esclusivo<br />
di una banca<br />
extraterritoriale,<br />
prima gonfiandola<br />
di depositi per<br />
ben quarantadue<br />
milioni di euro,<br />
poi spingendola<br />
verso il fallimento<br />
con l’improvviso ritiro <strong>dei</strong> soldi affidati<br />
in gestione.<br />
Un giochetto criminale che, secondo<br />
l’accusa, avrebbe portato all’apertura di<br />
una cassaforte, forse nazionale, della<br />
criminalità organizzata, a pochi chilometri<br />
dal paradiso riminese delle vacanze<br />
dove d’estate il denaro scorre a fiumi<br />
senza destare troppi sospetti.<br />
Chiudono il quadro, per ora, le due operazioni<br />
incrociate Due Torri connection<br />
e Golden Jail, disposte dal Pubblico<br />
Ministero Enrico Cieri e partite dal so-<br />
LE inFiLTRAZioni dELLE MAFiE in EMiLiA-RoMAGnA<br />
spetto di connessioni tra traffico internazionale<br />
di cocaina e investimenti immobiliari<br />
a Bologna con l’impiego di intermediari<br />
che soggiornavano in uno <strong>dei</strong><br />
più sontuosi hotel della città.<br />
A descrivere la particolare situazione<br />
emiliano-romagnola di fronte al non prefigurato<br />
(perché non comunemente prefigurabile)<br />
fenomeno dell’infiltrazione malavitosa<br />
è stato anche il procuratore aggiunto<br />
di Modena, Lucia Musti, al convegno<br />
su Tizian, organizzato dal nostro <strong>Ordine</strong>.<br />
«Quando nel 2003 ho preso servizio<br />
Cartina pubblicata<br />
sul dossier<br />
Le mafie in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
(Università di Bologna)<br />
alla Dda di Bologna - ha detto - ho trovato<br />
un ufficio assolutamente insensibile al<br />
fenomeno mafioso, percepito secondo<br />
schemi vecchi, e privo degli “aggiornamenti”<br />
che puntavano l’attenzione sui<br />
traffici internazionali di stupefacenti ma<br />
anche su quelli di persone, la riduzione in<br />
schiavitù, il governo del gioco d’azzardo<br />
esercitato in forma apparentemente legale.<br />
In quest’ottica, dunque, eravamo una<br />
regione che non aveva problemi di criminalità<br />
organizzata».<br />
Oliviero Genovese<br />
per contrastare la presenza e il<br />
potere della criminalità, l’Assemblea<br />
legislativa della Regione<br />
<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> ha approvato<br />
due leggi, la n. 11 del<br />
26 novembre 2010 e la n. 3 del 9 maggio<br />
2011, che puntano ad aumentare i controlli<br />
sulle possibili situazioni di rischio e a<br />
promuovere una cultura della legalità,<br />
migliorando lo scambio di informazione<br />
tra i diversi livelli istituzionali. Ne abbiamo<br />
parlato con Simonetta Saliera, vicepresidente<br />
della Regione.<br />
La prima legge in materia di contrasto<br />
alla criminalità organizzata (11/2010) è<br />
rivolta a un settore in cui il pericolo di<br />
infiltrazione è molto alto, l’edilizia.<br />
Quali sono gli obiettivi?<br />
«Un’attenzione molto puntuale sugli appalti<br />
di edilizia pubblica e privata, che si<br />
traduce in controlli migliori, in particolare<br />
su entrate e uscite dai cantieri e sulla manodopera.<br />
L’edilizia è uno <strong>dei</strong> settori in cui<br />
dietro a situazioni visibili di illegalità, come<br />
l’utilizzo di lavoratori in nero, si possono<br />
nascondere anche realtà che hanno<br />
come riferimento la criminalità organizzata.<br />
Lo stesso accade nei trasporti e nel<br />
facchinaggio, aree che sono oggetto attuale<br />
di studio e approfondimento del settore<br />
Attività produttive della Regione».<br />
La seconda legge (3/2011) riguarda la<br />
prevenzione del crimine organizzato ed<br />
è articolata su diversi livelli di intervento<br />
di ampio raggio.<br />
«L’obiettivo principale è la diffusione di<br />
una cultura della legalità: attraverso la<br />
cultura e la consapevolezza si può contrastare<br />
il radicamento della criminalità organizzata<br />
sul nostro territorio. La legge è<br />
uno strumento per promuovere tutte le<br />
L’impegno<br />
delle istituzioni<br />
inTERViSTA A SiMONeTTa Saliera<br />
azioni mirate a rendere più consapevoli i<br />
cittadini, perché ‘ndrangheta (presenza<br />
criminale più forte), camorra e mafia,<br />
nelle nostre zone, agiscono con modalità<br />
diverse rispetto alla rappresentazione a cui<br />
siamo abituati. È una criminalità che fa<br />
affari, che commercia, che presta denaro,<br />
che è meno visibile e che ha bisogno del<br />
silenzio per agire indisturbata. Noi invece<br />
vogliamo continuare a parlarne e vogliamo<br />
intensificare le attività di informazione<br />
e formazione, sia per i ragazzi delle<br />
scuole che per gli adulti. Le attività di<br />
sensibilizzazione permettono di attivare<br />
azioni per respingere e isolare. La legge<br />
prevede risorse per finanziare le attività di<br />
promozione della legalità, in particolare di<br />
enti locali e di associazioni che operano in<br />
questo settore, e risorse per la formazione<br />
<strong>dei</strong> dipendenti pubblici, per mettere gli<br />
operatori in condizione di conoscere e individuare<br />
i vari sintomi della presenza del<br />
crimine e non farsi sorprendere. Attività di<br />
formazione sono previste anche per le<br />
polizie municipali, perché hanno un rapporto<br />
quotidiano e diretto con il territorio<br />
attraverso le attività che svolgono (dai<br />
controlli sulle residenze a quelli sul commercio,<br />
a quelli in strada per la sicurezza):<br />
potranno così intrecciare i dati a disposizione<br />
e dare notizie precise su quanto accade<br />
sul territorio, come movimenti commerciali<br />
e aperture di esercizi. La legge<br />
prevede inoltre un aiuto per il recupero e<br />
la gestione <strong>dei</strong> beni confiscati che vengono<br />
affidati a enti o associazioni».<br />
Che cosa è emerso dal dossier di Libera<br />
Informazione “Mafie senza confini, noi<br />
senza paura” sulla presenza delle mafie<br />
in <strong>Emilia</strong> <strong>Romagna</strong>?<br />
«L’indagine ha reso disponibili i dettagli<br />
speciale<br />
Simonetta Saliera<br />
DuE REcENTI LEGGI REGIONALI pROmuOvONO AzIONI mIRATE:<br />
mAGGIORI cONTROLLI, pIù pREpARAzIONE DEGLI OpERATORI<br />
pubbLIcI, AppOGGIO ALLE pERSONE mINAccIATE<br />
di una situazione che già conosciamo,<br />
anche perché come Regione abbiamo tenuto<br />
monitorato il fenomeno nell'ultimo<br />
decennio. Ci sono alcuni settori che sono<br />
più a rischio: edilizia, trasporti, facchinaggio,<br />
gioco d’azzardo. Ma ci sono anche<br />
realtà più difficili da individuare perché si<br />
presentano il più delle volte con forme<br />
legali, come nei casi delle acquisizione di<br />
quote di aziende. Qui il pericolo è rappresentato<br />
dall’inserimento della criminalità<br />
organizzata nel tessuto di una società produttiva<br />
come la nostra. Per questo è fondamentale<br />
capire sempre meglio come si<br />
muove il denaro. L’attivazione di una sezione<br />
della Dia a Bologna è un segnale<br />
importante e di grande aiuto».<br />
Che ruolo devono avere le istituzioni?<br />
«Devono tenere alto il livello di attenzione<br />
e di monitoraggio, anche all’interno<br />
delle istituzioni stesse, sia dal punto di<br />
vista della struttura che del governo, perché<br />
le organizzazioni criminali hanno<br />
bisogno di un rapporto continuo con il<br />
territorio, con le istituzioni e con la politica.<br />
A livello istituzionale c’è consapevolezza<br />
del pericolo dato dalla presenza<br />
quotidiana in regione della criminalità<br />
organizzata. Avere istituzioni sane è fondamentale<br />
e determinante per evitare che<br />
il fenomeno criminale si radichi nei gangli<br />
della nostra società. La Regione mette<br />
a disposizione circa due milioni di euro<br />
per la legalità e la sicurezza, una scelta<br />
molto forte soprattutto in un periodo di<br />
crisi economica e difficoltà di accesso al<br />
credito. Dobbiamo far sentire che le istituzioni<br />
ci sono e che le persone (soprattutto<br />
quelle che hanno ricevuto minacce)<br />
non sono lasciate sole».<br />
roberto laghi<br />
12 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 13
I giornalisti contro le mafie<br />
Era un giorno come tanti. Quel<br />
22 dicembre tutto potevo pensare,<br />
ma non che iniziasse la<br />
mia vita sotto scorta. «Pronto<br />
Giovanni?», «Si dottore mi dica»,<br />
«Le verrà assegnata una scorta perché<br />
con il suo lavoro si è esposto a rischio».<br />
Così tutto è cominciato, e già la<br />
sera stessa giravo per la città accompagnato<br />
dalle forze dell’ordine in borghese.<br />
Ragazzi, lavoratori, come me. Con i miei<br />
stessi sogni, progetti, speranze. Vivere<br />
sotto scorta comporta un’organizzazione<br />
accurata del proprio<br />
tempo, è necessariocoordinarsi<br />
con chi ti tutela.<br />
E poi c’è il<br />
lavoro giornalistico.<br />
Certo è più<br />
complicato, le in-<br />
Giovanni Tizian<br />
terviste, gli incontri<br />
riservati con le<br />
fonti, le interviste<br />
con imprenditori che vogliono rimanere<br />
anonimi. Fanno parte del mio lavoro, e<br />
oggi farlo non è così semplice. Ma non ci<br />
penso, e vado avanti. Continuo a fare<br />
quello che facevo prima, senza paura,<br />
senza tentennamenti, spinto solo dalla<br />
passione che nutro per questo emozionante<br />
e schiaffeggiato lavoro. Un Paese, il<br />
nostro, che non ama particolarmente il<br />
giornalismo curioso, investigativo, quello<br />
che scava nella viscere della penisola per<br />
descrivere gli intrecci inconfessabili del<br />
potere. Sì, decisamente mal digerito. E<br />
forse per questo si lasciano sacche di<br />
precariato enormi, cronisti senza tutele<br />
che accettano lo sfruttamento e fanno sacrifici<br />
enormi pur di raccontare il volto<br />
oscuro dell’Italia. Ma la dignità economi-<br />
due volte<br />
vulnerabili<br />
I pREcARI chE SI OccupANO<br />
DI cRImINALITà ORGANIzzATA<br />
NON SOLO RISchIANO LA vITA<br />
mA SONO “DEbOLI” ANchE<br />
DAL puNTO DI vISTA EcONOmIcO<br />
ca è importante, la libertà dal bisogno è<br />
necessaria per delineare il futuro, e anche<br />
solo per continuare a sognare. Senza<br />
certezze e immersi nella precarietà anche<br />
i sogni perdono sostanza, e piano piano<br />
svaniscono. E diventano acquistabili con<br />
poco, e i giornalisti ricattabili con false<br />
promesse. L’insicurezza sociale provocata<br />
dallo sfruttamento e dal precariato è un<br />
regalo alle mafie, ai poteri forti, a quelli<br />
che vorrebbero imbavagliare con metodi<br />
più o meno raffinati l’informazione.<br />
Clan <strong>dei</strong> casalesi, ‘ndrangheta e Cosa<br />
nostra, partecipano al cinico tavolino in<br />
cui si immagina una stampa asservita. Ne<br />
discutono anche loro perché rappresentano<br />
una parte di Stato. Non sono anti stato,<br />
le mafie. Come diceva Borsellino, mafia<br />
e Stato rappresentano due poteri su uno<br />
stesso territorio, «o si fanno la guerra o si<br />
mettono d’accordo».<br />
Clan che operano in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> come<br />
se fossero a casa loro. Nell’ultimo anno<br />
le indagini che hanno riguardato il territorio<br />
emiliano romagnolo sono state numerose.<br />
Arresti, sequestri, processi. Le ultime<br />
indagini portano la data di marzo<br />
2012. Da Rimini a Piacenza le cosche<br />
corrono rapide di cantiere in cantiere e<br />
consolidano il loro potere. Autotrasporto,<br />
edilizia, gioco d’azzardo legale e illegale,<br />
facchinaggio. Parlare di narcotraffico e di<br />
pizzo è parlare, sostanzialmente, di una<br />
questione di ordine pubblico. Ricostruire i<br />
percorsi del fiume sotterraneo di denaro<br />
mafioso vuol dire toccare un nervo scoperto,<br />
significa iniziare a demolire la facciata<br />
di legalità creata dai boss in anni di lavorio<br />
discreto, sottotraccia, con la complicità di<br />
insospettabili professionisti come avvocati,<br />
commercialisti, notai, consulenti: i cosiddetti<br />
“colletti bianchi”. Rapporti che<br />
rendono i boss invisibili e socialmente accettati.<br />
E succede così che l’apertura di un<br />
negozio etnico suscita più allarme sociale<br />
rispetto alla colonizzazione <strong>dei</strong> territori del<br />
Nord da parte delle cosche. Che in questi<br />
territori, oltre la linea Gotica si sentono<br />
forti, e protette. Talmente protette che vorrebbero<br />
con le loro intimidazioni bloccare<br />
i giornalisti che fanno inchieste sui loro<br />
affari. Giovani giornalisti, precari ma con<br />
una passione immensa. Che rischiano e<br />
amano il proprio lavoro, che per pochi euro,<br />
al Sud come al Nord, mettono in gioco<br />
la propria vita per far conoscere a tutti il<br />
grado raggiunto da ‘Ndrangheta, mafia e<br />
camorra. Giovani cronisti che vivono una<br />
doppia vulnerabilità, fisica ed economica.<br />
Per questo uno degli attestati di solidarietà<br />
che mi ha commosso maggiormente è la<br />
campagna lanciata dall’associazione da-<br />
Sud e da Stop’ndrangheta.it, “Io mi chiamo<br />
Giovanni Tizian”. Un appello per tutelare<br />
me, ma anche tutti i cronisti precari di<br />
questo strano Paese. Da quando tutto è<br />
cominciato.<br />
Da anni collaboro con la Gazzetta di Modena,<br />
da anni mi occupo di mafie al<br />
Nord. Delle cosche d’<strong>Emilia</strong>. Quelle stesse<br />
cosche che negli anni in cui emigravo<br />
verso Modena raccoglievano quanto seminato<br />
decenni prima. Un raccolto fatto<br />
di patrimoni enormi, un fiume di denaro<br />
accumulato sulla pelle degli onesti. Erano<br />
gli anni ’90 quando ci trasferimmo in<br />
<strong>Emilia</strong>, qui ho iniziato a scrivere. A raccontare<br />
di come i clan si muovono e impongono<br />
servizi alle imprese, obbligano<br />
commercianti e imprenditori a pagare il<br />
pizzo. È quanto racconto nel libro appena<br />
pubblicato da Round Robin editrice dal<br />
titolo Gotica. ‘Ndrangheta, mafia e camorra<br />
oltrepassano la linea. Un libro-<br />
inchiesta in cui raccolgo la mia attività di<br />
cronista di giudiziaria e di inchieste giornalistiche<br />
realizzata con la Gazzetta, ma<br />
anche con il mensile Narcomafie e Linkiesta.it.<br />
Oggi il Gruppo Espresso mi ha<br />
offerto un contratto. Una possibilità di<br />
crescita che voglio portare fino in fondo.<br />
Senza dimenticare quanto è dura oggi<br />
fare il proprio mestiere in Italia. Ecco<br />
perché anche il premio Monteverde Pasolini<br />
assegnatomi a Roma il 5 marzo l’ho<br />
dedicato a loro, ai 925 cronisti minacciati<br />
e intimiditi dal 2006 al 2011, nell’80 per<br />
cento <strong>dei</strong> casi doppiamente vittime del<br />
precariato e dello sfruttamento.<br />
Giovanni Tizian<br />
Giovanni Tizian non è l’unico<br />
giornalista minacciato in Italia<br />
e costretto a vivere sotto<br />
scorta, e neppure l’unico in<br />
<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>. Qui è stato<br />
minacciato David Oddone, giornalista di<br />
Rimini che lavora all’Informazione di San<br />
Marino. Qui sono stati intimiditi i giornalisti<br />
della Nuova Ferrara che hanno documentato<br />
il caso Aldrovandi (ora sotto processo<br />
per diffamazione su querela di un<br />
magistrato). Nei paesi democratici querele<br />
come questa sono intimidazioni. È giusto<br />
che chi si sente offeso da un articolo possa<br />
rivolgersi a un giudice, ma non dovrebbe<br />
essere consentito l’abuso del diritto di difendersi<br />
per ostacolare l’informazione giornalistica,<br />
un’attività pubblica svolta nell’interesse<br />
<strong>dei</strong> cittadini che hanno il diritto di<br />
essere informati. Purtroppo le querele pretestuose,<br />
le richieste di danni strumentali e<br />
altri abusi sono frequenti. Ossigeno le considera<br />
intimidazioni, anche se non sono<br />
paragonabili ai piani per uccidere Giovanni<br />
Tizian, il cui caso è fra i più gravi di questi<br />
anni: è simile a quelli di Lirio Abbate, Rosaria<br />
Capacchione, Roberto Saviano, per i<br />
quali le minacce di morte sono state scoperte<br />
dalla magistratura nel corso di indagini e<br />
intercettazioni. Questi giornalisti hanno la<br />
scorta “pesante” della polizia, 24 ore su 24.<br />
Negli ultimi anni in Italia sono state centinaia<br />
i giornalisti oggetto di lettere minatorie,<br />
proiettili, danneggiamenti, aggressioni e<br />
querele pretestuose. Molti casi restano insoluti.<br />
Ossigeno ha verificato, raccontato e<br />
analizzato nei rapporti annuali 230 intimidazioni<br />
con 925 giornalisti coinvolti fra il<br />
2006 e il 2011. Nel 2011 gli episodi sono<br />
stati 95 e i giornalisti coinvolti 325. Il sito<br />
www.ossigenoinformazione.it ospita un<br />
“contatore” delle minacce aggiornato quo-<br />
Un sostegno<br />
per i colleghi<br />
OssigenO per l’infOrmaziOne<br />
è uN OSSERvATORIO NATO pER<br />
mONITORARE IL fENOmENO<br />
DELLE INTImIDAzIONI NEI cONfRONTI<br />
DEI GIORNALISTI<br />
tidianamente. Purtroppo la progressione<br />
non si arresta. L’osservatorio nasce nel 2008<br />
da una intuizione avuta mentre scrivevo il<br />
libro C’erano bei cani ma molto seri in cui<br />
racconto la storia di mio fratello Giovanni,<br />
ucciso a Ragusa il 27 ottobre 1972. Aveva<br />
25 anni. Era il corrispondente del quotidiano<br />
L’Ora di Palermo e dell’Unità. Come<br />
Giovanni Tizian era un giornalista tosto.<br />
Andava a cercare le notizie nei luoghi più<br />
impensati. Aveva pubblicato, in esclusiva,<br />
inchieste sull’attività <strong>dei</strong> gruppi eversivi<br />
neofascisti coinvolti nella strategia della<br />
tensione. Scoprì che organizzavano in Sicilia<br />
campi di addestramento paramilitare. I<br />
suoi guai cominciarono con la pubblicazione<br />
di una notizia: a Ragusa era stato ucciso<br />
con modalità mafiose un ingegnere legato<br />
alla destra locale. L’inchiesta giudiziaria<br />
aveva imboccato una pista precisa, ma fu<br />
insabbiata: era sospettato il figlio del presidente<br />
del Tribunale. I cronisti locali lo sapevano,<br />
ma nessuno ebbe il coraggio di scriverlo.<br />
Lo fece solo mio fratello. Pubblicò la<br />
notizia su L’Ora e l’Unità. La notizia risulta<br />
vera anche oggi, dopo 40 anni. Ma gli altri<br />
corrispondenti non vollero scriverla. Isolarono<br />
il collega dell’Ora che sei mesi dopo,<br />
fu assassinato dal sospettato.<br />
Ricostruendo quella vicenda, la dinamica<br />
dell’auto-censura e dell’isolamento mi apparve<br />
chiara. Vidi l’ingranaggio che aveva<br />
stritolato la vita di mio fratello che continuava<br />
a girare, a distruggere vite, a oscurare<br />
notizie di indubbio interesse. Compresi che<br />
con la stessa dinamica sono stati uccisi in<br />
Sicilia altri sette giornalisti (Cosimo Cristina,<br />
Mauro De Mauro, Peppino Impastato,<br />
Mario Francese, Pippo Fava, Mauro Rostagno<br />
e Beppe Alfano) e a Napoli Giancarlo<br />
Siani. Intanto attorno a me avvenivano fatti<br />
che confermavano la mia impressione: le<br />
speciale<br />
minacce a Roberto Saviano, a Rosaria Capacchione<br />
e a Lirio Abbate. Perciò proposi<br />
ai vertici della Fnsi e dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong><br />
di creare quest’osservatorio che, oltre<br />
a monitorare il fenomeno e segnalare i casi<br />
dopo averli verificati, ha lo scopo di promuovere<br />
la solidarietà (che non è affatto<br />
scontata) verso i giornalisti minacciati e di<br />
indicare i possibili rimedi.<br />
L’osservatorio ha svegliato l’attenzione. Ma<br />
per ottenere risultati concreti rimane molto<br />
da fare. Ancora oggi tanti giornalisti pensano<br />
che solo i cronisti imprudenti o quelli che<br />
vivono in Calabria o intorno a “Gomorra”<br />
rischiano la vita. Non è così. Molti cittadini<br />
pensano ancora che il problema riguardi<br />
solo i giornalisti. Non è così. Chi minaccia<br />
un giornalista spegne un lampione sulla<br />
pubblica via e tocca ai cittadini, non solo ai<br />
giornalisti, protestare e reagire. Pochi sanno<br />
che a causa delle limitazioni alla libertà di<br />
stampa il nostro paese è ritenuto una pecora<br />
nera, un sorvegliato speciale in Europa. Pochi<br />
sanno che in Italia l’informazione giornalistica<br />
è “parzialmente libera”, secondo le<br />
classifiche <strong>dei</strong> più importanti osservatori<br />
internazionali. Ma l’informazione, in una<br />
società democratica, non è un optional.<br />
Perciò occorre difenderla con la mobilitazione<br />
delle istituzioni<br />
e di tutte le<br />
forze sane. Dobbiamo<br />
essere grati a<br />
Giovanni Tizian che<br />
fa il suo lavoro con<br />
coscienza sociale e<br />
con coraggio. Ma<br />
se vogliamo essere<br />
veramente solidali<br />
con lui, dobbiamo<br />
Alberto Spampinato<br />
sforzarci di capire perché lo hanno preso di<br />
mira. Capire significa immedesimarsi. Si<br />
protegge un minacciato anche dandogli visibilità<br />
pubblica. Limitarsi a intervistarlo è il<br />
modo più banale perché lascia per intero il<br />
peso e la responsabilità sulle spalle della<br />
vittima. La vera solidarietà è dire “perché”<br />
un giornalista è minacciato, fare sapere cosa<br />
ha scritto. Perciò dobbiamo fare qualcosa<br />
affinché le minacce a un giornalista non<br />
oscurino le sue notizie, ma anzi le rendano<br />
molto più visibili. Questo è il modo migliore<br />
di vanificare l’effetto delle intimidazioni.<br />
Ossigeno ha un progetto per farlo e per realizzarlo<br />
conta sul sostegno delle istituzioni<br />
alberto Spampinato<br />
Consigliere della Fnsi,<br />
direttore di Ossigeno per l’Informazione<br />
14 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 15
I giornalisti contro le mafie<br />
Giancarlo Siani era uno che<br />
scavava nelle notizie, meticoloso,<br />
preciso. Uno di<br />
quelli che si leggeva i verbali<br />
con attenzione, intrecciava<br />
le segnalazioni, verificava le fonti e poi,<br />
solo dopo, scriveva. Giancarlo Siani era un<br />
cronista normale, fragile e preoccupato,<br />
onesto, diffidente, generoso. Uno come<br />
tanti, un giornalista che faceva il suo mestiere.<br />
O meglio - come ben riportato nella<br />
felice battuta del film diretto da Marco<br />
Risi, Fort Apache - era un “giornalistagiornalista”,<br />
non un “giornalista-impiegato”.<br />
E così è andato avanti, come precario<br />
Una vita<br />
per il giornalismo<br />
e la legalità<br />
inTERViSTA A paOlO SiaNi<br />
IL fRATELLO DEL GIORNALISTA vITTImA DELLA<br />
cAmORRA, RILEvA chE OGGI c’è uNA mAGGIORE<br />
SOLIDARIETà E vISIbILITà pER chI ScRIvE DI mAfIE<br />
della giudiziaria, almeno fino a quando -<br />
era il 23 settembre 1985 - non venne freddato<br />
a Torre Annunziata, sotto casa, a bordo<br />
della sua Citroën Mehari. Da pochi<br />
giorni aveva ultimato un volume-dossier<br />
dal titolo Torre Annunziata un anno dopo<br />
la strage, già composto in tipografia, sugli<br />
affari camorristici del posto: dopo la sua<br />
morte, per una sorta di incantesimo, non è<br />
stato più ritrovato, tutto distrutto, originali<br />
e piombo; anzi, mai esistito, mai visto,<br />
come nel classico gergo di certi ambienti.<br />
Forse è anche per questo che il giorno dopo<br />
la sua scomparsa, i Nuvoletta - la famiglia<br />
che assieme ai Riina lo condannò a<br />
morte - festeggiarono questa impresa con<br />
un pranzo nella loro tenuta. Una grande<br />
festa in onore di quel maledetto rompiscatole,<br />
di quel ragazzino ostinato che spesso<br />
precedeva le indagini della magistratura<br />
pur di uscire con un pezzo in più. Un giornalista<br />
che raccontava quello che gli altri<br />
giornali - anche solo per pigrizia, ma talvolta<br />
con malafede - non riportavano.<br />
Paolo Siani, medico pediatra, è il fratello di<br />
Giancarlo. Vive a Napoli, ma gli capita<br />
spesso di andare in giro per l’Italia a ricordare<br />
quel ragazzo ucciso dalla camorra,<br />
come un esempio, per tanti, soprattutto<br />
oggi quando - lo dicono i dati raccolti<br />
Radio Siani Network: da Ercolano una webradio anticamorra<br />
Una radio contro la camorra, intitolata alla memoria del giovane cronista napoletano, ha<br />
sede in un bene confiscato alla camorra a ercolano. Nello stesso luogo dove per anni si<br />
è deciso della vita e della morte di tante persone, ora un gruppo di giovani combatte per<br />
la dignità e la rinascita di una cittadina storica e ricca di una cultura che si perde nel mito<br />
e nella leggenda. «la nostra missione trova forma pratica nella voglia di cambiare le cose<br />
- raccontano gli organizzatori - di realizzare un domani migliore, un futuro per le prossime<br />
generazioni. pretendiamo che diritti e doveri siano riconosciuti, che le leggi<br />
vengano rispettate, che si agisca con etica profonda e che non venga calpestata<br />
la dignità degli esseri umani». il portale www.radiosiani.com oltre a<br />
essere un mezzo d’informazione, è anche uno strumento d'incontro per<br />
tante persone che condividono un percorso comune. Radio Siani è riconosciuta<br />
giuridicamente come associazione di promozione sociale “Zona<br />
rossa ” che, oltre al progetto radio, mette a disposizione della comunità<br />
risorse e competenze, partecipando a progetti e proponendosi come collante<br />
fra le istituzioni e la società civile. Nel palinsesto della radio<br />
anche “Vittime innocenti”: una trasmissione che riporta le storie,<br />
i racconti e le parole delle vittime innocenti della camorra. (ms)<br />
dall’osservatorio Ossigeno sui giornalisti<br />
minacciati di Alberto Spampinato - la<br />
pressione delle mafie sui giornalisti, e soprattutto<br />
sui più giovani cronisti di provincia,<br />
è molto forte. E preoccupa, non solo al<br />
sud: il caso di Giovanni Tizian non è isolato.<br />
Dottor Siani, la storia drammatica, le<br />
minacce ricevute da Giancarlo, la sua<br />
morte, continuano a essere di attualità.<br />
«Quando Giancarlo lavorava, non esisteva<br />
nessun osservatorio che monitorasse le<br />
minacce ricevute dai giornalisti, le intimidazioni,<br />
le violenze subite per mesi e mesi.<br />
E questo era un male. Oggi invece è sicuramente<br />
un buon segno che queste storie<br />
vengano raccontate. Le interviste, la visibilità<br />
di questi colleghi, i dati che ne seguono,<br />
servono per combattere l’isolamento in<br />
cui rischiano di trovarsi tanti giovani e<br />
giovanissimi cronisti di periferia».<br />
Cosa resta della vita di Giancarlo Siani,<br />
per i giovani giornalisti?<br />
«Giancarlo non faceva particolari scoop,<br />
spesso raccontava notizie che erano già<br />
note alle forze dell’ordine, ma che tante<br />
volte non venivano riprese dagli altri quotidiani.<br />
Questa era certamente la sua particolarità,<br />
il suo coraggio, il suo stile. L’insegnamento<br />
che Giancarlo ha lasciato ai<br />
giornalisti italiani è la cosa più banale e<br />
allo stesso tempo più importante che possa<br />
esistere: quello di fare bene il proprio mestiere.<br />
Quello di essere un vero “giornalista-giornalista”,<br />
che non scende a compromessi,<br />
un giornalista con una sua forte regola<br />
morale, come ben racconta il film di<br />
Marco Risi, quando Giancarlo rifiutò un<br />
invito a cena a casa del sindaco».<br />
A Napoli e dintorni, quella di Giancarlo<br />
è una storia nota. Poi il film di Marco<br />
Risi ha fatto il resto. Cosa manca ancora<br />
secondo lei?<br />
«A Napoli ci sono scuole, biblioteche, cinema,<br />
teatri che lo ricordano, non si può<br />
certo dire che nella sua città la figura di<br />
Giancarlo sia stata dimenticata. E anche al<br />
Mattino di Napoli, che era il suo giornale<br />
(e dal quale, prima di morire, stava per essere<br />
assunto dopo avere passato lunghi<br />
anni da abusivo ndr) non mancano iniziative<br />
in suo favore. Nel settembre scorso anche<br />
uno Speciale Tg1 ha ripercorso la storia<br />
giornalistica di mio fratello. Un rammarico<br />
è certo la lunga storia giudiziaria<br />
che lo ha riguardato: undici anni sono<br />
tanti. Troppo lenta la giustizia italiana».<br />
Mauro Sarti<br />
un palco, tre sedie, una tavola imbandita<br />
di prodotti buoni. Il risultato<br />
di un'inchiesta giornalistica<br />
può anche essere questo: uno spettacolo<br />
di teatro, che abbiamo definito “civilegastronomico”,<br />
che vuole usare il cibo<br />
come mezzo per raccontare storie di lavoro<br />
e nel quale l'interprete, l'attrice bolognese<br />
Tiziana Di Masi, chiama sul<br />
palco due spettatori per volta e fa assaggiare<br />
loro i prodotti di Libera Terra, ottenuti<br />
dai terreni confiscati alle mafie,<br />
raccontando le storie che stanno dietro<br />
quei cibi. Così, attraverso un menu della<br />
legalità che inizia con l'aperitivo e termina<br />
naturalmente col caffè, viene servita<br />
una cena la cui preparazione ha richiesto<br />
mesi di lavoro, interviste e video registrati<br />
sul campo. Storie di mafia e di<br />
antimafia, quella nuova forma di resistenza<br />
umana che da oltre dieci anni<br />
portano avanti le cooperative sorte nei<br />
luoghi di cui lo Stato si è riappropriato<br />
grazie alla legge 109 del 1996, (che il<br />
Parlamento approvò dopo che Libera<br />
raccolse un milione di firme per sostenerla).<br />
Da un lato l’agroalimentare delle<br />
speciale<br />
Mafie<br />
in pentola<br />
uN REpORTAGE chE hA cONquISTATO<br />
IL pubbLIcO A TEATRO<br />
mafie, un business dal valore stimato di<br />
12 miliardi di euro, i cui benefici però<br />
restano in mano a poche famiglie e ai<br />
loro adepti che prosperano nel crimine;<br />
dall'altro il tentativo di riqualificare il<br />
comparto attraverso il metodo biologico,<br />
nel rispetto delle leggi e con il versamento<br />
<strong>dei</strong> contributi ai lavoratori. Questo<br />
stanno facendo le cooperative di Libera<br />
Terra in Sicilia, Calabria, Puglia,<br />
Campania. E in Piemonte, dove la mafia<br />
è altrettanto radicata - come in <strong>Emilia</strong><br />
<strong>Romagna</strong> e in tutto il nord - e dove due<br />
cascine nei pressi di Torino sono state<br />
affidate ad associazioni che producono<br />
miele e torrone.<br />
Mafie in pentola. Libera Terra, il sapore<br />
di una sfida ha debuttato a Forlimpopoli<br />
il 9 ottobre 2010, giorno della consegna<br />
del Premio Artusi a don Luigi Ciotti. Da<br />
allora è stato rappresentato in oltre 70<br />
occasioni, toccando luoghi simbolo della<br />
lotta alle mafie: Corleone in Sicilia,<br />
Casal di Principe in Campania, Isola di<br />
Capo Rizzuto e Locri in Calabria, San<br />
Pietro Vernotico in Puglia. Lo spettacolo<br />
ha ottenuto questo successo grazie al<br />
16 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 17
I giornalisti contro le mafie<br />
sostegno di Coop Adriatica, Coop Nordest<br />
e delle tante associazioni che lo<br />
hanno voluto nel loro territorio, spesso<br />
senza beneficiare di alcun contributo<br />
pubblico. Il tutto in assenza di una vera<br />
e propria produzione teatrale alle spalle,<br />
con il solo ed entusiastico sostegno del<br />
pubblico e del continuo tam tam che,<br />
data dopo data, è riuscito a diffonderne<br />
la notizia e la presenza in tante regioni<br />
d’Italia. Un vero e proprio esempio di<br />
spettacolo “popolare” che nasce per le<br />
gente e con la gente e che ha il merito di<br />
aver lanciato un nuovo genere. Ora, con<br />
il sostegno di Coop Lombardia, è iniziata<br />
una tournée nella più grande regione<br />
del nord Italia, quella dove la presenza<br />
della criminalità mafiosa ha superato da<br />
tempo il livello di guardia, tanto da essere<br />
ormai definita la Calabria del nord.<br />
Per seguire il tour: www.tizianadimasi.it<br />
facebook.com/mafieinpentola<br />
andrea Guolo<br />
andrea Guolo giornalista e autore di<br />
Mafie in pentola. Libera Terra, il sapore<br />
di una sfida, è fra i vincitori del<br />
premio “Cronista dell’anno 2011”,<br />
dedicato alla memoria di Guido<br />
Vergani. Si è imposto nella sezione<br />
carta stampata quale autore di una<br />
serie di servizi pubblicati dal settimanale<br />
La Conceria sulle scarpe<br />
tossico/nocive vendute nei negozi<br />
della Chinatown milanese: “scarpe<br />
al veleno ”. Si legge nella motivazione.<br />
“Nel cuore di Milano i negozi di<br />
Chinatown espongono e vendono<br />
per pochi euro falsi made in italy,<br />
falsi vero cuoio e falsi vera pelle. Di<br />
vero c’è solo il contenuto di cromo<br />
esavalente, sostanza altamente<br />
cancerogena per chi ne viene a<br />
contatto. Dall’inchiesta giornalistica<br />
nasce un filone investigativo che<br />
sfocia in sequestri e denunce, ma<br />
soprattutto nella scoperta delle minacce<br />
terribili che il mercato del<br />
falso e le politiche di dumping sui<br />
prezzi portano alla salute di ignari<br />
consumatori. il reportage di andrea<br />
Guolo incarna il rigore dell’attività di<br />
cronista e dimostra una volta di più<br />
l’imprenscindibile funzione sociale<br />
del giornalismo legato ai fatti e alla<br />
ricerca”.<br />
Interpellato da Tuttolibri, noto inserto<br />
culturale regalato ogni sabato ai lettori<br />
de La Stampa, per la rubrica che riguarda<br />
i libri che i cosiddetti “vip” tengono<br />
sul loro comodino, Roberto Saviano,<br />
giornalista e scrittore simbolo <strong>dei</strong><br />
nuovi paladini della lotta alla criminalità<br />
organizzata, la lotta culturale, la lotta<br />
della conoscenza, ha citato fra le altre<br />
letture (non tutte necessariamente dedicate<br />
all’argomento) Statale 18 di Mauro<br />
Francesco Minervino, Fandango editore.<br />
Si tratta della strada alternativa alla<br />
Salerno-Reggio Calabria, per chi almeno<br />
intende raggiungere le località tirreniche<br />
della Calabria. Il libro, scritto dal<br />
giornalista-antropologo somiglia a uno<br />
“Strade Blu” dell’Italia del Sud. Basterebbe<br />
guardare il paesaggio che circonda<br />
le strade del nostro Meridione per<br />
capire. Capire una terra che costruisce e<br />
conserva, che tiene alle proprie radici e<br />
le maledice. Il tutto in uno scenario che,<br />
tra paesini che hanno conservato la loro<br />
identità architettonica e villette abusive<br />
che stravolgono i litorali, ben delinea<br />
una terra dove si consuma l’eterno conflitto<br />
tra cosche e istituzioni, legalità e<br />
abusivismo, panorami mozzafiato ed<br />
esempi di brutture urbanistiche assolute.<br />
L’abbiamo scelta come “copertina ideale”<br />
di un viaggio nel mare nostrum <strong>dei</strong><br />
libri che toccano il tema atavico della<br />
mafia, nelle sue diverse accezioni regionali.<br />
Cineasti, scrittori, saggisti, criminologi,<br />
psicologi, sociologhi, drammaturghi,<br />
persino poeti si sono sbizzarriti sul tema.<br />
E l’argomento, benché così setacciato,<br />
offre ogni giorno qualcosa di<br />
nuovo, anzi d’antico.<br />
Di sicuro il mercato racconta che - parlando<br />
di saggistica sul tema - i libri più<br />
ricercati sono quelli scritti dai magistrati<br />
e dai giornalisti, non fosse altro perché<br />
scrivono di vicende che vivono in<br />
tempo reale. Una recente indagine svolta<br />
da Ossigeno per l’Informazione ha<br />
fornito dati inquietanti: nel 2011, 95<br />
Quelle verità<br />
scomode<br />
RASSEGNA DI pubbLIcAzIONI SuL TEmA<br />
giornalisti sono stati minacciati per l’inchiostro<br />
che hanno usato sulle pagine di<br />
libri e giornali. E nel 2012 all’elenco si<br />
sono già aggiunti altri nove colleghi.<br />
Minacce dalla criminalità organizzata,<br />
non solo di stampo mafioso. Ma pur<br />
sempre minacce per chi fa il proprio lavoro<br />
con scrupolo e professionalità,<br />
centrando evidentemente il bersaglio.<br />
Dovendo scegliere, abbiamo optato per<br />
raccontare e raccontarvi delle più recenti<br />
“fatiche editoriali” che riguardano<br />
l’argomento strettamente correlato<br />
al nostro territorio. Un territorio, la<br />
nostra Regione, dove ancora ci sono<br />
persone che si ostinano a ritenere che<br />
“qui la mafia non esiste”. E, al contrario,<br />
altri che si battono - e rischiano -<br />
per spiegare e fare intendere che anche<br />
al nord è ormai addirittura riduttivo<br />
parlare di infiltrazioni mafiose. Che<br />
meglio sarebbe parlare di radicamento<br />
del fenomeno. Tanto invisibile quanto<br />
evidente.<br />
Saverio Lodato apre il nostro viaggio<br />
attraverso l’editoria. È nato a Reggio<br />
<strong>Emilia</strong>, ha 61 anni ma di questi ne ha<br />
trascorsi 53 in Sicilia. Scrive di mafia<br />
da oltre 30 anni: dapprima come redattore<br />
dell’Ora, adesso come reporter de<br />
l’Unità. Il suo Dieci anni di mafia -<br />
scritto nel 1990 - è stato più volte ristampato:<br />
oggi naturalmente è diventato<br />
Trent’anni di mafia. Ha incontrato Buscetta<br />
(La mafia ha vinto), ha raccontato<br />
Brusca (Ho ucciso Giovanni Falcone),<br />
ha raccontato i cambiamenti all’interno<br />
di Cosa Nostra (Gli intoccabili e Potenti.<br />
Sicilia anni Novanta). Un anno fa ha<br />
pubblicato un libro a 4 mani, con l’amico<br />
Andrea Camilleri. Di testa nostra<br />
sconfina talvolta dal tema, o forse no,<br />
raccontando attraverso un’efficace rubrica<br />
su l’Unità (“Lo chef consiglia”) la<br />
deriva etica del nostro tempo e del nostro<br />
Paese.<br />
Poi Attilio Bolzoni. Si restare su giornalisti<br />
grandi ma… “low profile”, poco<br />
disposti al presenzialismo (così diffuso<br />
ai nostri giorni). Permetteteci una meta-<br />
fora sportiva: come nel calcio, dove il<br />
miglior arbitro è quello che si vede di<br />
meno. Bolzoni ha 56 anni, è lombardo<br />
di S. Stefano Lodigiano e scrive per<br />
Repubblica. Ha vissuto in Sicilia dal ’79<br />
al 2004. È del 2010 il suo saggio dal titolo<br />
Faq Mafia (Bompiani editore) che<br />
rappresenta un libro basilare sul tema,<br />
per poter affrontare con maggiore chiarezza<br />
l’argomento. Anche con i relativi<br />
“trasferimenti” in altre regioni.<br />
Lodato e Bolzoni (che hanno intrecciato<br />
le loro voci nel volume scritto a quattro<br />
mani C’era una volta la lotta alla mafia,<br />
Garzanti editore, 1998) rappresentano<br />
le voci guida più autorevoli per chi<br />
vuole scoprire la mafia, partendo da<br />
lontano, dai riti, dalle regole, dalle origini<br />
del fenomeno per poter così affrontare<br />
successivamente letture più vicine<br />
“geograficamente” a noi, riuscendo a<br />
comprenderne il significato.<br />
Cosa li spinge a scrivere e a rischiare?<br />
Pippo Fava, giornalista catanese ucciso<br />
dalla mafia rispondeva così: «Ho un<br />
concetto etico del giornalismo. Ritengo<br />
infatti che in una società democratica e<br />
libera quale dovrebbe essere quella italiana,<br />
il giornalismo rappresenti la forza<br />
essenziale della società. Un giornalismo<br />
fatto di verità impedisce molte corruzioni,<br />
frena la violenza della criminalità,<br />
accelera le opere pubbliche indispensabili,<br />
pretende il funzionamento <strong>dei</strong> servizi<br />
sociali, tiene continuamente allerta<br />
le forze <strong>dell'</strong>ordine, sollecita la costante<br />
attenzione della giustizia, impone ai<br />
politici il buon governo».<br />
Non si discosta da questo concetto<br />
l’operato <strong>dei</strong> giovani cronisti minacciati<br />
di recente per la loro sete di verità. Come<br />
Giovanni Tizian, calabrese ma emiliano<br />
d’adozione che considera il suo<br />
impegno doveroso per migliorare le<br />
speciale<br />
condizioni di vita della regione che lo<br />
ha accolto come un figlio, ben amministrata<br />
ma poco attenta a “certe” dinamiche<br />
socio-economiche.<br />
Prima di Tizian, bisogna tuttavia citare<br />
Enzo Ciconte, 64 anni, professore universitario<br />
a Roma-3, storico delle “criminalità<br />
organizzate”. Ciconte ha di<br />
recente pubblicato Mafia, Camorra e<br />
N’drangheta in <strong>Emilia</strong> <strong>Romagna</strong>. Calabrese,<br />
già candidato sindaco a Catanzaro,<br />
Ciconte ha insegnato pure a Reggio<br />
<strong>Emilia</strong>. Si legge nel libro di Ciconte:<br />
«Di smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi,<br />
non ci occupammo fino all’ottobre<br />
del 1986, quando vivevo a Reggio<br />
<strong>Emilia</strong> per gestire il traffico di droga<br />
della famiglia di San Luca in <strong>Emilia</strong><br />
<strong>Romagna</strong> e Lombardia». È la testimonianza<br />
del pentito di alto rango Francesco<br />
Fonti nel lungo memoriale consegnato<br />
ai giudici dell’Antimafia di Reggio<br />
Calabria, pubblicato mesi fa da<br />
L’Espresso. «In questo contesto facevo<br />
affari con la famiglia Musitano di Platì<br />
- continua il pentito - il cui capo era<br />
Domenico (...).Mi chiese un incontro e<br />
mi disse che c’erano da far sparire 600<br />
bidoni contenenti rifiuti tossici e radioattivi,<br />
chiedendo se io e la mia famiglia<br />
potessimo interessarci per le varie fasi<br />
di trasporto e collocazione. Prima di<br />
tutto gli domandai quanto ci avremmo<br />
guadagnato, e chi gli aveva prospettato<br />
questo lavoro». «Fonti è un pentito attendibile»<br />
spiega il professor Ciconte,<br />
attraverso il libro Mafia, Camorra e<br />
’Ndrangheta in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>.<br />
Di David Oddone è uscito invece, a luglio<br />
dello scorso anno, Mafie a San<br />
Marino, libro-indagine (scritto insieme<br />
a Antonio Fabbri e con la collaborazione<br />
di Monica Moroni) per il quale il<br />
cronista de L’Informazione è stato oggetto<br />
di minaccia (Filippini Editore). Un<br />
libro-denuncia che ha fatto scalpore,<br />
tratta il tema delle infiltrazioni mafiose<br />
nella Repubblica di San Marino, <strong>dei</strong><br />
presunti rapporti intercorsi tra istituti di<br />
credito del piccolo Stato e clienti per<br />
così dire “sospetti”. Argomento quanto<br />
mai attuale, viste anche le operazioni<br />
dell’Antimafia che hanno portato ad<br />
arresti eccellenti di personaggi legati<br />
direttamente o indirettamente a San<br />
Marino. D’altra parte gli ultimi anni di<br />
cronache testimoniano che anche la<br />
piccola Repubblica non è rimasta im-<br />
18 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 19
I giornalisti contro le mafie<br />
mune e ha dovuto, e dovrà, fare i conti<br />
con le mafie e la criminalità organizzata.<br />
Il libro riassume in maniera precisa e<br />
puntuale come le mafie si siano inserite<br />
semplicemente, con la complicità di<br />
soggetti locali, nel tessuto sociale ed<br />
economico sammarinese, vista l’inquietante<br />
presenza in attività economiche di<br />
clan organizzati e famiglie del calibro<br />
<strong>dei</strong> Casalesi, <strong>dei</strong> Vallefuoco e degli<br />
Schiavone. Inoltre narra gli episodi di<br />
mafia che hanno coinvolto la Repubblica,<br />
ricostruiti attraverso le parole-testimonianze<br />
di magistrati impegnati in<br />
prima linea nella lotta alla criminalità<br />
organizzata e al riciclaggio.<br />
Antonio Amorosi e Cristian Abbondanza<br />
hanno invece affrontato il tema Tra<br />
la via <strong>Emilia</strong> e il clan, optando per l’ebook<br />
(legalitabooks.com). Abbondanza,<br />
presidente della Casa della legalità a<br />
Genova, è stato messo sotto protezione<br />
nel capoluogo ligure per le numerose<br />
minacce che ha ricevuto. Sono loro<br />
stessi a spiegare in cosa consista il lavoro<br />
di ricerca storico-cronistica: «Non è<br />
un’antologia sulle mafie. Non è nemmeno<br />
un manuale o un romanzo. Sono<br />
frammenti di realtà, di fatti... nomi e<br />
cognomi, società, storie e dati. È un filo<br />
di Arianna che lega contesti, episodi,<br />
società e persone. L’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> è<br />
terra di mafia. Lo è da decenni. Non è<br />
una realtà ove le mafie hanno un controllo<br />
“militare” del territorio, bensì<br />
dove fanno i loro affari, quelli illeciti e<br />
quelli nell'ambito della cosiddetta “economia<br />
legale”. Parte della classe politica<br />
e imprenditoriale, centrata per lungo<br />
tempo su un monopolio impenetrabile e<br />
spregiudicato, ha garantito quel terreno<br />
fertile per permettere alle cosche di<br />
trovare uno spazio sicuro per i propri<br />
affari».<br />
Infine Giovanni Tizian, cronista da poco<br />
messo sotto contratto nonostante<br />
abbia dimostrato fiuto e qualità professionali<br />
da grande reporter. Da dicembre<br />
ha saputo di essere stato messo in regime<br />
di protezione per le sue rivelazioni<br />
circa gli intrecci commerciali ed economici<br />
sul nostro territorio che sono stati<br />
stretti da membri delle organizzazioni<br />
criminali. Di Tizian si può leggere Gotica,<br />
Ndrangheta mafia e camorra oltrepassano<br />
la linea (Round Robin editore),<br />
che studia e racconta la criminalità<br />
organizzata “invisibile” cioè quella<br />
del nord. «Si parte dagli anni ’70 - dice<br />
Giovanni Tizian - quindi ho messo in<br />
parallelo la mia emigrazione da ragazzino<br />
con un’emigrazione diversa, già<br />
vent’anni dopo. Tempi in cui le mafie<br />
consolidavano il loro potere economico,<br />
investivano seriamente in altri territori,<br />
stringendo quella rete di relazioni<br />
sociali che oggi li ha resi così forti». E<br />
questo è solo l’inizio della storia, raccontata<br />
con il supporto di elementi<br />
probanti, carte e dati, di un nord a molti<br />
sconosciuto, un nord che fa affari con<br />
i clan malavitosi da Rimini a Torino,<br />
dal Veneto alla Liguria e alla Lombardia.<br />
Tizian conosce perfettamente i rischi<br />
a cui si espone, figlio di un funzionario<br />
del Monte <strong>dei</strong> Paschi di Siena che<br />
ha pagato con la vita nel 1989 il suo<br />
piacere dell’onestà, ucciso a 36 anni in<br />
una terra insanguinata come quella della<br />
Locride.<br />
Ci disse una volta un collega dell’Ora di<br />
Palermo come la mafia odi gli archivi. È<br />
la ricostruzione storica, è il lavoro amanuense<br />
di chi mette insieme i tasselli di<br />
un puzzle che i clan cercano il più possibile<br />
di scomporre il lavoro che “rompe i<br />
cabasisi” alla criminalità organizzata.<br />
Quel lavoro che contraddistingue un cronista<br />
con la C maiuscola, che verifica le<br />
fonti, fa ricerca e scrive di fatti di cui si è<br />
ampiamente documentato.<br />
Tizian come Danilo Chirico e Alessio<br />
Magri è l’emblema di giornalisti-scrittori<br />
che non si piegano al silenzio e<br />
all’oblio, al contrario riaprono capitoli<br />
che solerti funzionari, per paura, si sono<br />
affrettati a chiudere, sigillare, congelare.<br />
Chirico e Magro hanno scritto Dimenticati.<br />
Vittime della ‘ndrangheta (Castelvecchi<br />
editore). (dc)<br />
A Tizian dico<br />
solo grazie<br />
inTERViSTA A MarCO BeTTiNi<br />
marco Bettini, prima di pubblicare<br />
nel ’94 il suo romanzo<br />
Pentito si era mai<br />
occupato di mafia?<br />
«Certo, in qualità di giornalista,<br />
mi occupavo proprio di criminalità<br />
organizzata. Erano anni difficili, allora di<br />
parlava di circa 2000 morti di mafia all’anno,<br />
contro i 600 di oggi. E poi era il periodo<br />
delle stragi».<br />
Che ricordi ha degli incontri che ebbe<br />
con il “pentito” del suo primo romanzo?<br />
«La maggior parte <strong>dei</strong> nostri incontri avvenne<br />
a Roma, poiché era ancora sotto<br />
servizio di protezione. Ricordo nell’estate<br />
del ‘93 una singolare coincidenza: ero in<br />
albergo quando scoppiarono gli ordigni di<br />
S. Giorgio al Velabro e S. Giovanni in Laterano.<br />
La mafia stava spostando i suoi obiettivi<br />
terroristici dai giudici e magistrati al<br />
patrimonio pubblico e ai normali cittadini».<br />
Cos’è cambiato da allora?<br />
«La mafia. Allora uccideva alla luce del<br />
giorno e il potere, per così dire, militare era<br />
preponderante. Adesso questo tipo di azione<br />
ha lasciato spazio a una penetrazione<br />
nella società diversa, più attenta<br />
alle dinamiche socio-economiche,<br />
i traffici sono cambiati<br />
ed è mutato il controllo territoriale».<br />
Già nel ’94 parlava di confini<br />
mafiosi travalicati, dunque<br />
di organizzazioni che si erano<br />
spostate in altre regioni.<br />
«Non era una novità, neppure<br />
a quel tempo. Non a caso il<br />
protagonista del mio romanzo<br />
viene mandato a lavorare alla<br />
“INcONTRAI uN pENTITO NEL ‘94,<br />
GIà ALLORA LA mAfIA AvEvA RAGGIuNTO<br />
I NOSTRI TERRITORI”. quESTO IL RAccONTO<br />
DEL cRONISTA E ScRITTORE<br />
Bombonato e Tizian<br />
dogana di Linate. Mi stupisce semmai come,<br />
di fronte a fatti evidenti, si continui in<br />
certe regioni a negare qualcosa di così palese.<br />
Una rimozione continua e totale che fa a<br />
pugni con la realtà del momento. Pensi agli<br />
affari d’oro che queste organizzazioni illegali<br />
possono fare, per esempio nei confronti<br />
delle imprese che trovano difficoltà ad<br />
avere finanziamenti bancari; pensi al gioco<br />
d’azzardo che in tempi di crisi impera:<br />
coincidenze che considero davvero molto<br />
pericolose. Senza contare quelle che sono<br />
situazioni geograficamente ideali per questo<br />
tipo di attività».<br />
Cioè?<br />
«La Riviera Adriatica rappresenta il terreno<br />
più fertile, questo enorme corpo vuoto d’inverno<br />
e pieno d’estate si presta ai traffici<br />
illeciti più disparati e a ospitare in modo<br />
confortevole molti latitanti».<br />
Perché oggi si minaccia un giornalista o<br />
uno scrittore?<br />
«Da un certo punto di vista è più importante<br />
farlo oggi rispetto a ieri. Mi spiego con un<br />
esempio. Vittime come Impastato hanno<br />
pagato l’aver gridato che il re era nudo. Si<br />
uccideva perché allora la mafia faceva della<br />
speciale<br />
loro negazione la propria ragione di vita.<br />
Ora questo fenomeno riguarda altre aree<br />
geografiche, là dove si denunciano presenze<br />
di traffici illegali. Si è importata questa<br />
situazione di pericolo. Ma è ancora più<br />
grave che queste organizzazioni si sentano<br />
tanto forti da poter provare ad … andare<br />
oltre».<br />
Ha mai avuto remore nell’affrontare temi<br />
così delicati?<br />
«Beh, se mi concede una battuta… nessuno<br />
mi ha chiesto di presentare il mio libro in<br />
Sicilia. Ma ricordo bene quando lo presentai<br />
in Sardegna. Assieme a me c’era un<br />
giudice che aveva emesso la prima sentenza<br />
di colpevolezza nei confronti di una donna<br />
per associazione di stampo mafioso. Gli<br />
chiesero se la mafia poteva esistere in Sardegna.<br />
E lui fu categorico: la mafia ha interessi<br />
economici ovunque, disse, ma il controllo<br />
militare del territorio in Sardegna non<br />
può esistere perché al mafioso che gli chiedesse<br />
il pizzo il sardo risponderebbe a fucilate».<br />
Ultima domanda: cronisti coraggiosi come<br />
Tizian, toccando certi argomenti, si<br />
sono esposti al pericolo ma anche all’invidia<br />
di colleghi. Le pare una cosa possibile?<br />
«Trovo la cosa addirittura sconcertante. È<br />
accaduto anche a Saviano. Mi chiedo chi<br />
sia quell’idiota che possa provare un sentimento<br />
del genere di fronte a chi è costretto<br />
a vivere sotto scorta. Sono malinconie, per<br />
usare un eufemismo, proprie di chi ha qualche<br />
nervo scoperto e ne subisce le conseguenze.<br />
A colleghi come Tizian io dico solo:<br />
grazie. E non posso che offrire solidarietà<br />
per quanto mi sia possibile».<br />
Diego Costa<br />
20 . GIORNALISTI / aprile 2012<br />
aprile 2012 / GIORNALISTI . 21<br />
Marco Bettini
Il lavoro della giustizia<br />
La criminalità<br />
organizzata<br />
teme più la parola<br />
che il carcere<br />
inTERViSTA A pieTrO GraSSO<br />
che forma assume la criminalità<br />
organizzata in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>?<br />
«La politica giudiziaria in<br />
regione si indirizza contro la<br />
criminalità soprattutto economica che in<br />
questa terra è particolarmente diffusa<br />
proprio perché qui meglio si dissimulano<br />
i capitali criminali. Qui da voi si può<br />
operare in maniera da non destare allarme.<br />
Ovviamente non c’è più il mafioso<br />
con coppola e lupara, magari ha il colletto<br />
bianco quindi è difficile distinguerlo<br />
dall’imprenditore onesto e comune. Anche<br />
per questo l’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> è fra le<br />
regioni predilette per questo tipo di attività<br />
criminale».<br />
Il giornalista precario modenese Giovanni<br />
Tizian, sotto scorta a causa delle<br />
minacce della mafia, guadagnava solo<br />
quattro euro lordi per ogni articolo,<br />
nonostante lavorasse per uno <strong>dei</strong> più<br />
grandi gruppi editoriali italiani, quello<br />
di De Benedetti. Cosa ne pensa?<br />
«Conosco bene il caso di Giovanni Tizian.<br />
Quello che penso è che si dovrebbe<br />
dare maggiore dignità all’informazione<br />
in Italia in generale. Cose di questo genere<br />
non sono affatto accettabili. Voglio<br />
anche ricordare che l’informazione ha<br />
pagato un prezzo molto alto nel nostro<br />
paese alla lotta alla mafia. Soprattutto in<br />
IL pROcuRATORE NAzIONALE ANTImAfIA, OSpITE A bOLOGNA<br />
NEL fEbbRAIO ScORSO pER uN INcONTRO AL TEATRO DuSE<br />
hA pROpOSTO TEmATIchE LEGATE AL SuO ImpEGNO<br />
pROfESSIONALE E LA RIcERcA GIORNALISTIcA sOldi spOrchi<br />
Sicilia, ci sono ben otto giornalisti uccisi<br />
proprio per quello che hanno detto contro<br />
la mafia o per quello che la mafia avrebbe<br />
voluto che dicessero e loro non hanno<br />
voluto dire. Sotto questo profilo, il discorso<br />
dell’informazione libera è molto<br />
importante, anzi fondamentale per la<br />
mafia che teme forse più la parola che il<br />
carcere».<br />
Come è possibile che ci siano così tanti<br />
giornalisti costretti a vivere sotto scorta?<br />
«L’informazione libera, ripeto, è importantissima<br />
perché non è un caso che la<br />
mafia ne abbia timore. La criminalità<br />
organizzata infatti si costruisce soprattutto<br />
col consenso è quindi cruciale per loro<br />
Pietro Grasso<br />
avere una stampa favorevole. Abbiamo<br />
delle intercettazioni telefoniche risalenti<br />
al periodo in cui ero procuratore generale<br />
della Repubblica a Palermo: si sentono<br />
mafiosi preoccupati di quel che avrebbe<br />
scritto la stampa, impegnati a cercare i<br />
modi per circuire giornalisti importanti<br />
affinché scrivessero a favore di quei<br />
provvedimenti che aiutavano Cosa Nostra.<br />
Succede, purtroppo, che i giornalisti<br />
che si occupano di certe tematiche siano<br />
presi di mira, ma lo Stato generalmente<br />
riesce a star loro vicino».<br />
Ci sono differenze tra i fenomeni mafiosi<br />
al Nord e al Sud d’Italia?<br />
«È diverso innanzitutto il controllo del<br />
territorio da parte della criminalità, più<br />
il procuratore<br />
antimafia abbraccia<br />
Roberto Saviano<br />
accentuato e capillare al Sud. Al Nord ciò<br />
avviene solo nell’ambito di certe comunità<br />
che si sono trasferite dal Meridione,<br />
inoltre, il lato imprenditoriale dell’economia<br />
criminale è prevalente su quello<br />
dell’oppressione (racket, pizzo, usura).<br />
Ovviamente resta lo stesso una mafia che<br />
cerca di conquistare piano piano alti livelli<br />
di potere economico e bisogna stare attenti<br />
perché il passo successivo è il tentativo<br />
poi di influenzare sia la politica locale<br />
che nazionale. È importante quindi tenere<br />
i riflettori accesi e non abbassare la guardia<br />
per evitare che il potere economico<br />
possa corrompere quello politico».<br />
Valeria Tancredi<br />
Soldi Sporchi<br />
È una ricerca scritta a quattro<br />
mani con enrico Bellavia, giornalista<br />
di Repubblica. Un’analisi che<br />
presenta tutte le storie, le informazioni<br />
e considerazioni utili per<br />
comprendere l’entità di quella<br />
che è diventata una delle minacce<br />
più insidiose al sistema economico<br />
mondiale. È il primo libro<br />
che traccia una mappa completa<br />
del riciclaggio e delle sue rotte<br />
(dai paradisi fiscali ai sistemi più<br />
artigianali) svelando la rete di<br />
complicità ma anche le falle delle<br />
misure adottate per contrastare<br />
un fenomeno che, per dimensioni<br />
e pervasività, costituisce una minaccia<br />
all’intero sistema economico<br />
mondiale.<br />
speciale<br />
Le strategie di lotta<br />
Lucia Musti, procuratore aggiunto<br />
di Modena (città nella quale vive e<br />
lavora Tizian) nel suo intervento<br />
al convegno di Bologna del 29 gennaio<br />
scorso, ha dato conto della situazione<br />
dell’infiltrazione mafiosa in regione .<br />
Ha raccontato che nel 2003, quando ha<br />
preso servizio nella Dda di Bologna, il<br />
fenomeno era assolutamente sottovalutato.<br />
E anche quando venivano svolte<br />
operazioni clamorose (a Ravenna furono<br />
chiusi tutti i circoli nei quali si giocava<br />
d’azzardo e confiscati i beni) non<br />
c’era risalto, non se ne parlava. In questo<br />
senso oggi la situazione è molto<br />
cambiata - ha detto - finalmente si comincia<br />
ad ammettere che il fenomeno<br />
mafia è presente, anzi ha solide radici,<br />
anche nelle nostre città. Le regioni ricche,<br />
come l’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> sono particolarmente<br />
appetibili per chi ha capitali<br />
sporchi da investire, traffici illeciti<br />
da sviluppare. La riviera romagnola,<br />
dove notoriamente circola molto denaro<br />
è fra i luoghi preferiti. Località dove, per<br />
dirla con Saviano, l’aria si è rarefatta<br />
(cioè è più difficile respirare) ce ne sono<br />
parecchie anche in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>. La<br />
mafia - ha aggiunto la Musti - non è<br />
l’antistato, è lo Stato. Certi affari si fanno<br />
con i politici, con il voto di scambio,<br />
22 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 23<br />
Lucia Musti<br />
Sala Farnese durante l'iniziativa del 29 gennaio (foto Spinelli)<br />
con gli amministratori comunali, un tavolino<br />
“a tre gambe”: mafia, imprenditori<br />
e amministratori locali. Quali le<br />
strategie di lotta? Un “doppio binario”<br />
che preveda repressione e prevenzione.<br />
Ma c’è anche qualche segnale positivo:<br />
il lavoro svolto dall’amministrazione<br />
regionale ma anche iniziative come<br />
quella del Codice etico delle professioni<br />
sottoscritto dai professionisti di Modena,<br />
che prevede l’espulsione di quei ragionieri,<br />
commercialisti, avvocati che<br />
siano, anche solo lontanamente, in odore<br />
di mafia. (ag)
L'impegno civile e la cultura antimafia<br />
Nasce il 25 marzo 1995 “Libera<br />
- Associazioni, nomi e<br />
numeri contro le mafie” per<br />
mettere in rete associazioni,<br />
gruppi, scuole e singoli cittadini<br />
impegnati a contribuire alla costruzione<br />
di un modello di società alternativo<br />
a quello imposto dalle mafie.<br />
All’indomani della sua costituzione nazionale,<br />
in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> sono stati<br />
creati riferimenti territoriali. Oggi sono<br />
molte e varie le realtà che aderiscono a<br />
Libera: dall’Arci alla Uisp, dalle Acli<br />
alle associazioni per la pace e l’Anpi.<br />
Ma anche comunità e cooperative sociali<br />
che si occupano di tossicodipendenza,<br />
scuole, Università e organizzazioni sindacali.<br />
All’Università di Bologna, dal 2005, la<br />
cattedra di sociologia del diritto della<br />
prof.ssa Stefania Pellegrini (Facoltà di<br />
Giurisprudenza) organizza con Libera<br />
seminari rivolti agli studenti - ma aperti<br />
anche al pubblico - con l’obiettivo di<br />
formare coscienza sociale e conoscenza<br />
scientifica rispetto al fenomeno mafioso.<br />
Le lezioni sono basate sull’ascolto di<br />
testimonianze di magistrati, ricercatori,<br />
storici e giornalisti, oltre a quelle di operatori<br />
attivi sui beni confiscati alle mafie<br />
o nella costruzione di progetti d’inclu-<br />
Rafforzare<br />
gli anticorpi<br />
sociali<br />
LA RETE DI LIbERA<br />
E IL LAvORO DI ASSOcIAzIONI,<br />
ISTITuzIONI E cITTADINI<br />
IN EmILIA-ROmAGNA<br />
sione sociale. Un percorso simile è stato<br />
avviato anche all’Università di Ferrara<br />
dove è attivato “MaCrO”, un laboratorio<br />
interdisciplinare di studi sulle varie forme<br />
di criminalità organizzata.<br />
Molte le attività nelle scuole che prevedono,<br />
oltre a incontri con testimoni,<br />
percorsi di educazione alla legalità, approfondimenti<br />
sulle mafie e sulla loro<br />
infiltrazione nel nord del Paese. Ma sono<br />
previste anche attività nei campi di<br />
lavoro estivi nei terreni confiscati alle<br />
mafie, dove si coltivano i prodotti distribuiti<br />
con il marchio Libera Terra.<br />
In sinergia con l’Anpi si lavora per la<br />
trasmissione ai giovani della memoria e<br />
<strong>dei</strong> valori della Costituzione. I partigiani<br />
hanno intuito che la lotta di liberazione<br />
dal nazifascismo e di affermazione della<br />
democrazia in Italia non si è conclusa<br />
con l’entrata in vigore della Costituzione.<br />
Per questo il 25 aprile 2011 a Casa<br />
Cervi, luogo simbolo della resistenza,<br />
Libera e l’istituto Cervi hanno siglato il<br />
patto di gemellaggio “Radici nel futuro”,<br />
che ha rappresentato l’ideale passaggio<br />
di testimone tra la cultura antifascista<br />
e la lotta per la legalità: la “nuova<br />
resistenza” che il Paese deve vivere per<br />
migliorare la società e liberarsi dalle<br />
mafie.<br />
Tutte le realtà associative aderenti a Libera<br />
in regione sono attive per replicare<br />
sul territorio la Giornata della Memoria<br />
e dell’Impegno in ricordo delle vittime<br />
di mafia. Quest’anno, grazie alla legge<br />
della Regione <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> n.<br />
3/2011, la Giornata della Memoria, per<br />
la prima volta, è istituita formalmente<br />
anche a livello regionale. In <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
i coordinamenti di Libera porteranno<br />
in piazza studenti, cittadini e istituzioni<br />
per ricordare, condividendone la<br />
lettura <strong>dei</strong> nomi, le vittime e riflettere<br />
sugli impegni futuri contro le mafie.<br />
Sul piano della comunicazione e dell’informazione<br />
si segnala la collaborazione<br />
con l’Assemblea Legislativa della Regione<br />
con la sottoscrizione, nel 2009, del<br />
protocollo d’intesa con la Fondazione<br />
Libera Informazione. Ne sono derivati<br />
momenti informativi rivolti alla cittadinanza,<br />
attività di formazione giornalistica,<br />
la creazione di una rete multimediale<br />
d’informazione per la legalità e attività<br />
nel circuito scolastico e universitario. Da<br />
questa collaborazione è nato il rapporto<br />
sulla presenza delle mafie in <strong>Emilia</strong>-<br />
<strong>Romagna</strong>, presentato il 17 dicembre<br />
2011.<br />
Va segnalato il progetto SOS Giustizia,<br />
uno sportello di ascolto e orientamento<br />
per le vittime di mafia, i testimoni di<br />
giustizia e per chi ha subito usura ed<br />
estorsione. Ha sede a Modena e opera<br />
sul territorio regionale (ulteriori informazioni<br />
sul sito www.libera.it).<br />
Le attività delle associazioni aderenti a<br />
Libera si affiancano a quelle di altri soggetti,<br />
istituzioni e gruppi e hanno come<br />
obiettivo quello di rafforzare il tessuto<br />
sociale sano di questa regione: conoscere<br />
le mafie, i loro affari e le modalità con<br />
cui operano è fondamentale per contrastarle.<br />
Siamo convinti che dobbiamo<br />
partire dal positivo, che esiste, su questo<br />
territorio e lavorare per rafforzare gli<br />
anticorpi già presenti: il lavoro che Libera<br />
svolge da anni va in questa direzione.<br />
roberta Bussolari<br />
Referente Libera <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
formazione <strong>dei</strong> giovani e cultura<br />
antimafiosa. Cosa può<br />
dire in proposito?<br />
«L’educazione alla legalità è<br />
importante, è una questione<br />
generale, che riguarda tutti. Il mio è un<br />
orientamento scientifico da sociologa<br />
del diritto. Sono giurista ma ho un approccio<br />
sociologico: studio l’influsso<br />
che la società ha sul diritto e come il diritto<br />
influenza la società. Non bisogna<br />
confondere la legislazione antimafia<br />
(che è diritto) con l’educazione alla legalità.<br />
Trattare il tema della mafia vuol dire<br />
affrontare la conoscenza di un fenomeno<br />
estremamente complesso che, non solo<br />
riguarda il versante giuridico e gli strumenti<br />
per combattere la malavita organizzata,<br />
ma anche la formazione degli<br />
studenti, l’educazione <strong>dei</strong> giovani nelle<br />
scuole e nelle università».<br />
Come si possono recuperare valori e<br />
virtù civili attraverso l’educazione<br />
delle giovani generazioni?<br />
«La prospettiva che utilizzo è quella<br />
dell’antimafia sociale per creare una<br />
cultura capace di contrastare quella mafiosa,<br />
nella assoluta consapevolezza che<br />
la mafia è innanzitutto un fenomeno<br />
criminale, che va represso, ma è anche<br />
un fenomeno culturale. L’azione dell’antimafia<br />
sociale è fondamentale: è una<br />
forma di accerchiamento, di prevenzione<br />
attraverso la cultura. Certo darne una<br />
definizione precisa è difficile perché è<br />
un concetto estremamente ampio. Anche<br />
il giornalismo, ad esempio, può essere<br />
speciale<br />
Educazione alla legalità:<br />
anche il giornalismo<br />
è antimafia<br />
inTERViSTA A STefaNia pelleGriNi<br />
DOcENTE DI SOcIOLOGIA DEL DIRITTO ALL’uNIvERSITà<br />
DI bOLOGNA, RESpONSAbILE REGIONALE<br />
pER LA fORmAzIONE DI LIbERA, pROmuOvE<br />
cON vITALITà L’ANTImAfIA SOcIALE E LE vIRTù cIvILI<br />
antimafia sociale».<br />
In ambito universitariorealizza<br />
laboratori,<br />
corsi, progetti<br />
per aiutare i giovani<br />
a comprendere<br />
e contrastare<br />
la cultura mafiosa,<br />
una piaga<br />
profonda della<br />
nostra vita civile.<br />
«Tutto è nato nove<br />
anni fa. Ad ecce- Stefania Pellegrini<br />
zione di qualche<br />
iniziativa organizzata autonomamente<br />
dagli studenti, all’interno della facoltà<br />
non c’era nessuno che si occupasse di<br />
queste tematiche. Mi è sembrato scandaloso<br />
e ho creato uno spazio all’interno<br />
del mio corso di Sociologia del diritto.<br />
Dopo tre anni è diventato un seminario<br />
autonomo. Poiché appartengo anche a<br />
un movimento antimafia e ho la fortuna<br />
di essere a contatto con chi ogni giorno<br />
fa antimafia sulle strade (preti, parenti<br />
delle vittime, associazioni, magistrati)<br />
ho voluto far camminare insieme la mia<br />
attività didattica e il mio impegno sociale.<br />
Essere all’interno di un movimento<br />
mi ha permesso di organizzare incontri<br />
per dare alla comunità degli studenti<br />
l’occasione di confrontarsi con i massimi<br />
esponenti dell’antimafia giudiziaria,<br />
politica, sociale. Due anni fa il seminario<br />
è diventato un corso, frequentato da<br />
studenti di Giurisprudenza, Scienze Politiche,<br />
Lettere, ma anche di Farmacia,<br />
Chimica, Ingegneria».<br />
Perché tanti studenti e di facoltà così<br />
diverse seguono questo corso?<br />
«Il metodo è molto importante, cioè il<br />
confronto con persone che sono i simboli<br />
della lotta alla mafia ma che, per definizione,<br />
sono gli antieroi dell’antimafia.<br />
Dal corso sono passati tutti i più grandi<br />
(Gratteri, Caselli, Grasso, Fava, Dalla<br />
Chiesa e tanti altri) e per gli studenti è<br />
fondamentale vedere che non sono eroi<br />
ma uomini che fanno il loro lavoro, che<br />
lo fanno bene e con passione. Normalmente<br />
non vengono ospitati studiosi, ma<br />
operatori che hanno un ruolo attivo<br />
nell’antimafia. Gli incontri sono un arricchimento<br />
per i giovani che stanno ad<br />
ascoltare ma anche per chi parla, perché<br />
avere di fronte centinaia di ragazzi che<br />
24 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 25
L'impegno civile e la cultura antimafia<br />
seguono con la luce negli occhi dà carica.<br />
E poi c’è il dibattito che consente<br />
un’interazione autentica fra gli esperti e<br />
gli studenti. È un po’ la modalità che c’è<br />
in Libera».<br />
Da quanto tempo fa parte di Libera?<br />
«Da circa undici anni, pressappoco da<br />
quando è nata Libera Bologna. E due<br />
anni fa, quando è stato istituito il settore<br />
formazione, sono diventata responsabile<br />
per la formazione di Libera <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>.<br />
Inoltre, ho collaborato alla creazione<br />
di Libera Università e sono responsabile<br />
d’ateneo nell’accordo fra<br />
Università e Libera, in base al quale le<br />
due istituzioni si impegnano a sostenere<br />
reciprocamente le proprie attività. Non è<br />
solo una questione formale, ma un avallo<br />
culturale importantissimo».<br />
Ultimamente c’è stato pure il coinvolgimento<br />
di studenti delle medie superiori<br />
nelle attività di Libera. Come è<br />
avvenuto?<br />
«La mia intenzione era di creare un presidio<br />
di studenti universitari all’interno<br />
di Libera. In realtà hanno risposto prima<br />
i ragazzi delle superiori. Con Libera<br />
Bologna abbiamo fatto degli incontri in<br />
varie scuole e lo scorso gennaio è nato il<br />
presidio degli studenti medi di Libera: è<br />
il primo in Italia. I ragazzi sono molto<br />
interessati, per esempio all’organizzazione<br />
<strong>dei</strong> campi di lavoro nel Sud d’Italia.<br />
All’inizio erano nove i licei del presidio,<br />
ma si stanno aggiungendo altri<br />
istituti».<br />
Quale è il ruolo dell’informazione in<br />
una società civile? Si può intrecciare<br />
con la formazione?<br />
«L’informazione ha un ruolo fondamentale<br />
per far conoscere i fenomeni mafiosi<br />
ai cittadini, soprattutto per far individuare<br />
i segnali della malavita organizzata.<br />
L’incendio di macchine, il furto di gru<br />
vanno interpretati, bisogna comprendere<br />
cosa sta dietro un certo messaggio. Il<br />
cittadino deve saper leggere la notizia,<br />
ma ancor prima il giornalista deve capire<br />
e saper leggere il fatto. Rispetto agli intrecci,<br />
penso che formazione e informazione<br />
siano in un rapporto strettissimo<br />
perché chi fa informazione, chi divulga<br />
deve essere formato. E la formazione ha<br />
bisogno dell’informazione per arrivare a<br />
un pubblico più ampio, alla gente. È<br />
così che si può far crescere una cultura<br />
differente».<br />
franca Silvestri<br />
favorire la crescita di una coscienza<br />
sociale e fornire agli studenti la<br />
conoscenza scientifica di un fenomeno<br />
tanto pernicioso quanto radicato<br />
come quello mafioso. È questo l’obiettivo<br />
del corso ideato da Stefania Pellegrini,<br />
intitolato Mafie e Antimafia e inserito<br />
al V anno del Corso di Laurea Magistrale<br />
in Giurisprudenza.<br />
L’insegnamento si articola in due parti.<br />
La prima è costituita dalle lezioni della<br />
professoressa Pellegrini, dove il tema<br />
delle mafie è affrontato in una duplice<br />
prospettiva: storica e giuridica. Dal punto<br />
di vista storico vengono messe in<br />
evidenza le condizioni sociali che hanno<br />
favorito la nascita e l’espansione del fenomeno<br />
mafioso in differenti<br />
realtà territoriali: in Sicilia<br />
cosa nostra, in Calabria la<br />
‘ndrangheta, in Campania la<br />
camorra, in Puglia la sacra<br />
corona unita. Vengono analizzati<br />
anche i presupposti che<br />
hanno portato questi fenomeni<br />
a espandersi in zone “non<br />
tradizionali” nonché i legami<br />
e i rapporti che si sono creati<br />
tra le mafie nostrane e le mafie<br />
straniere. La prospettiva<br />
giuridica consente di studiare<br />
le principali linee della legislazione<br />
antimafia come strumento<br />
di repressione della<br />
criminalità organizzata e di<br />
soffermarsi sugli strumenti<br />
legislativi orientati verso una “funzione<br />
premiale” del diritto (la normativa sui<br />
collaboratori di giustizia o di recupero<br />
sociale <strong>dei</strong> beni mafiosi, il riutilizzo sociale<br />
<strong>dei</strong> beni confiscati alla criminalità<br />
organizzata).<br />
La seconda parte del corso propone invece<br />
lezioni-laboratorio con esponenti di<br />
spicco dell’antimafia giudiziaria e socia-<br />
Testimoni<br />
in prima linea<br />
uN cIcLO DI LEzIONI DESTINATO<br />
AGLI STuDENTI DELL’ALmA mATER è DIvENTATO<br />
AppuNTAmENTO ATTESO E AppREzzATO<br />
DA TuTTA LA cITTà DI bOLOGNA<br />
le, che presentano la loro relazione e poi<br />
si confrontano con gli studenti. Il fine è<br />
promuovere un incontro tra i giovani e<br />
chi quotidianamente si trova ad affrontare<br />
e arginare il fenomeno della criminalità<br />
organizzata. Quest’anno sono previsti<br />
ospiti abituali come Don Luigi Ciotti,<br />
Nicola Gratteri e Nando Dalla Chiesa,<br />
ma anche Piero Luigi Vigna, Cataldo<br />
Motta, Tano Grasso, Carlo Lucarelli,<br />
Isaia Sales, Marcello Ravveduto, Sebastiano<br />
Ardita e Antonio Maruccia. Tra<br />
gli argomenti proposti: Cosa Nostra,<br />
‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona<br />
Unita, Chiesa e mafia, Pizzo e usura,<br />
Confisca <strong>dei</strong> beni e contrasto internazionale<br />
alle mafie. (fs)<br />
Tutti gli incontri di Mafie e Antimafia<br />
sono aperti alla città e si tengono<br />
nell’Aula Grande di Palazzo Malvezzi<br />
(via Zamboni 22, Bologna). Per ulteriori<br />
informazioni: http://www.giuri.unibo.<br />
it/Giurisprudenza/Didattica/Insegnamenti/dettaglio.htm?AnnoAccademico=<br />
2011&IdComponenteAF=369934&Cod<br />
Docente=032789&CodMateria=37770<br />
La mafia teme la scuola più della<br />
giustizia”. Così scriveva Antonino<br />
Caponnetto, affermando l’idea che<br />
il fenomeno mafioso deve essere contrastato<br />
non soltanto sul lato giuridico militare,<br />
ma soprattutto sul piano culturale.<br />
La cultura del bello, dello stare assieme,<br />
della solidarietà, del bene comune contro<br />
l’ottuso oscurantismo rappresentato<br />
dalla cultura mafiosa, la cosiddetta “mafiosità”.<br />
Il dossier è figlio dell’intuizione<br />
di Caponnetto. (…)<br />
“Nient’altro che la verità” questa è la<br />
missione del cronista secondo Giuseppe<br />
Fava. E la ricerca della verità è stato<br />
l’obiettivo che ha trasformato un gruppo<br />
di studenti in “giornalisti per amore”.<br />
Contro<br />
la “mafiosità”<br />
uN DOSSIER DEGLI STuDENTI DI ScIENzE<br />
pOLITIchE E GIuRISpRuDENzA DOcumENTA<br />
IL pRImO LAbORATORIO DI GIORNALISmO<br />
ANTImAfIA DEL cORSO DI SOcIOLOGIA DEL DIRITTO<br />
Amore nel senso più alto del termine,<br />
quello che rende una sensibilità personale<br />
patrimonio collettivo, quello che spinge<br />
ad abbandonare i propri egoismi per<br />
occuparsi degli altri, di chi ti sta a fianco,<br />
quello che alla domanda “ma chi te<br />
lo fa fare” trova l’immediata risposta<br />
“per voi”. Lo stesso “amore” che portavano<br />
nel cuore Ninnì Cassarà, Rocco<br />
Chinnici, Nuccio Montana, Pino Puglisi,<br />
Peppino Impastato, Giuseppe Fava e che<br />
oggi accompagna Antonio Ingoia, Luigi<br />
Ciotti, Nicola Gratteri, Gaetano Saffioti.<br />
(…)<br />
Trenta pagine che scardinano la granitica<br />
certezza che in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> “va<br />
tutto bene” e che le mafie “sono un pro-<br />
speciale<br />
26 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 27<br />
“<br />
Giovani contro la mafia (foto Amelii)<br />
blema degli altri”. (…) nel silenzio le<br />
mafie prosperano, ingrassano i propri<br />
affari, rubano territorio, escludono l’economia<br />
legale, inquinano la politica, mortificano<br />
le persone oneste. In un solo<br />
concetto: rubano futuro. Ma le mafie<br />
devono sapere che questo paese ha la<br />
capacità straordinaria di creare anticorpi<br />
democratici. Lo è questo lavoro, lo è il<br />
corso “mafie e antimafia” della professoressa<br />
Stefania Pellegrini (…). (Estratto<br />
dall’introduzione al dossier di Gaetano<br />
Alessi, coordinatore del laboratorio)<br />
Obiettivo centrale è stato sensibilizzare i<br />
partecipanti al problema della presenza<br />
mafiosa nel nord Italia (con particolare<br />
riferimento alla realtà dell’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>)<br />
e renderli operativi attraverso la<br />
realizzazione di un’inchiesta. In un primo<br />
momento, grazie al contributo di<br />
Gaetano Alessi - fondatore del giornale<br />
AdEst, editorialista di Articolo 21 e vincitore<br />
della sezione giovani del Premio<br />
nazionale di giornalismo Giuseppe Fava<br />
2011 - gli studenti hanno acquisito gli<br />
strumenti teorici e tecnici necessari per<br />
avviare un lavoro di inchiesta sul problema<br />
delle mafie. Poi, divisi in gruppi di<br />
lavoro, hanno realizzato la ricerca e<br />
l’analisi delle notizie relative alla presenza<br />
mafiosa in regione. Il materiale<br />
prodotto è stato infine raccolto, integrato<br />
e organizzato in un dossier di inchiesta<br />
intitolato Le mafie in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>.<br />
(fs)
fOrUM GiOVaNi<br />
L'impegno civile e la cultura antimafia<br />
Trecento ragazzi a una cena di<br />
sottoscrizione: pasti preparati<br />
da loro che in poco finiscono,<br />
soldi raccolti per finanziare<br />
le attività associative e<br />
una serata di concerti con gruppi musicali<br />
delle superiori. Era il 22 gennaio. La<br />
festa si è svolta nei locali della “chiesa<br />
nuova” di via Murri, a Bologna. L’occasione<br />
era la nascita del presidio (intitolato<br />
al giornalista Mauro Rostagno, ucciso<br />
a 46 anni in un agguato mafioso il 26<br />
settembre 1988) degli studenti medi bolognesi<br />
di Libera - Associazioni, nomi e<br />
numeri contro le mafie.<br />
I membri del “presidio Rostagno” li abbiamo<br />
incontrati il 6 marzo alla Uisp<br />
<strong>Emilia</strong> - <strong>Romagna</strong>, che li ospita nella sua<br />
sede. Ragazzi tra i 16 e i 19 anni che<br />
studiano negli istituti Bassi, Boldrini,<br />
Copernico, Fermi, Galvani, Minghetti,<br />
Renzi, Righi e Sabin. La riunione ha<br />
come ordine del giorno l’impegno <strong>dei</strong><br />
giovani contro le mafie. «Ogni presidio<br />
o coordinamento di Libera - afferma<br />
Camilla, 17 anni, del liceo classico Minghetti<br />
- ha il nome di una vittima di<br />
mafia. Noi abbiamo scelto Rostagno».<br />
«Non è da tutti - aggiunge Giorgio, 18<br />
anni, del liceo scientifico Righi - fare<br />
l’università a Trento e finire a lavorare a<br />
Trapani. Rostagno era poliedrico: un leader<br />
civile, un giornalista. Questo ce lo<br />
avvicina, perché anche noi proviamo a<br />
fare denuncia e informazione». La scelta<br />
è frutto anche dell’attualità: «È un caso<br />
non risolto - precisa Paola, 16 anni, del<br />
liceo classico Galvani - e il processo è<br />
stato riaperto il 2 febbraio 2011».<br />
‘Ndrine nel reggiano, a Parma e Piacenza;<br />
Casalesi a Modena con propaggini a<br />
Rimini, Ferrara e Bologna: ci si chiede<br />
come un giornalista locale possa far<br />
percepire al lettore un fenomeno ritenuto,<br />
dai più, estraneo al territorio. «Si de-<br />
C’è gente come me<br />
che vuol fare delle cose<br />
uN DIbATTITO cON GLI STuDENTI bOLOGNESI ADERENTI A LIbERA<br />
E RIuNITI IN uN pRESIDIO INTITOLATO A mAuRO ROSTAGNO<br />
ve parlare di cose concrete - sostiene<br />
Andrea, 18 anni, anche lui del Galvani -.<br />
Se senti che a Bologna ci sono ristoranti<br />
che riciclano denaro sporco, io continuo<br />
comunque ad andare, il sabato sera, in<br />
un posto qualunque. Ho un dubbio, resta<br />
la supposizione. Poi scopri il caso di<br />
Regina Margherita, chiusa per infiltrazione<br />
mafiosa, dove ho mangiato un<br />
sacco di volte e ti senti quasi sporco, un<br />
cretino, a non aver capito nulla». «Occorre<br />
descrivere le forme che il fenomeno<br />
mafioso prende - precisa Camilla -<br />
mostrare le diversità rispetto allo stereotipo<br />
che si ha del mafioso e quali sono i<br />
meccanismi criminali qui al nord. Così<br />
si riesce a creare quella percezione».<br />
Tra i fenomeni locali c’è il narcotraffico.<br />
Il rapporto 2009 su Consumo e dipendenze<br />
da sostanze in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
dell’Osservatorio regionale sulle dipendenze<br />
mostra che oltre il 34 per cento<br />
della popolazione emiliano-romagnola<br />
tra i 15 e i 64 anni dichiara di aver usato<br />
cannabis almeno una volta. Tradotto in<br />
numeri sono 416 mila persone. «Ci sono<br />
mille motivi - dice ancora Andrea - per<br />
non pensare che con quei soldi finanzi le<br />
mafie. L’idea di essere una pedina di<br />
questo gioco non mi piace: un motivo in<br />
più per non farmi le canne. Persone che<br />
fumano con cui ne ho parlato mi danno<br />
ragione, ma non cambiano. Allora uno<br />
pensa che legalizzare toglierebbe alle<br />
mafie una fetta anche grossa di fondi. E<br />
che sconfiggerebbe un po’ d’ipocrisia.<br />
Non sarebbe risolutivo, ma creerebbe<br />
una coscienza».<br />
Si pensa a una serata fuori andando,<br />
dopo aver preso la patente, in una discoteca<br />
della riviera. E se s’incappa in un<br />
locale che fa riciclaggio o spaccio?<br />
«Penso che se uno dovesse porsi sempre<br />
questi problemi - afferma Alberto, 17<br />
anni, del liceo scientifico Renzi - non<br />
uscirebbe di casa. Però da un punto di<br />
vista etico e morale, informarsi sarebbe<br />
la cosa migliore». «Infatti - interviene<br />
Paola - ci piacerebbe fare un elenco <strong>dei</strong><br />
locali di cui si conoscono gli interessi<br />
loschi». «Se per uscire devi porti un<br />
problema etico - chiude Fabia, 16 anni,<br />
del liceo scientifico Fermi - alla fine<br />
pensi che lo Stato non stia facendo abbastanza<br />
per contrastare le mafie. Che ci<br />
sia un po’ di menefreghismo».<br />
Disinteresse e impegno. Parliamo del<br />
“capitale sociale” dell’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>.<br />
Nella “Relazione annuale sulla ‘ndrangheta”<br />
della Commissione Parlamentare<br />
d’inchiesta sul fenomeno della criminalità<br />
organizzata mafiosa o similare del<br />
2008 si affermava che in <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>,<br />
regione pur «invasa dalle famiglie<br />
calabresi […] il tessuto sociale e democratico<br />
fortemente strutturato ha fatto da<br />
barriera ed ha impedito un radicamento<br />
in profondità». Ma questo basta? «Se<br />
viviamo di passato - riconosce Giorgio<br />
- si rischia. La Regione però si sta muovendo:<br />
qui si è reagito, con una legge<br />
regionale che dà l’idea di voler prevenire».<br />
«Ciò nonostante - obietta Camilla -<br />
molti non si sentono toccati. Un esempio?<br />
Coinvolgiamo 9 scuole ma siamo<br />
pochi studenti a partecipare».<br />
C’è il rischio dello scoramento tipico<br />
della politica “dal basso”. E si finisce a<br />
parlare di Sciascia, citando A ciascuno il<br />
suo. Commentiamo il personaggio di<br />
Laurana, che s’appassiona a un caso di<br />
duplice omicidio scoprendo i retroscena<br />
del delitto per poi sparire, alla fine del<br />
romanzo e essere definito cretino da un<br />
compaesano. Discutiamo i dati di Ossigeno<br />
per l’informazione, l’osservatorio<br />
Fnsi-Odg sui cronisti minacciati: intimidazioni<br />
a 324 giornalisti nel 2011, a 32<br />
nei primi due mesi del 2012. «La gente<br />
che denuncia indica che la spinta in tal<br />
Gli studenti in Piazza Maggiore contro la mafia (foto Amelii)<br />
senso è forte - riflette Virginia, 17 anni,<br />
del liceo classico Galvani -. Aumentano<br />
le minacce, ed è grave, ma forse vuol<br />
dire che ci sono più giornalisti che parlano<br />
di mafia. Forse il dato non va letto in<br />
modo del tutto negativo». Arrivano riflessioni<br />
sulla “vocazione” all’antimafia<br />
come “ossessione positiva”, per dirla citando<br />
la scrittrice afroamericana Octavia<br />
Butler. «In realtà - si anima Giorgio -<br />
quello che fai non sono solo affari tuoi.<br />
“A ciascuno il suo” è una logica non vera.<br />
C’è gente che sente il bisogno di denunciare,<br />
e che crede nel proprio lavoro.<br />
Il caso di Tizian lo dimostra: con lui i<br />
giornalisti hanno fatto quadrato. Forse se<br />
queste persone non avessero un ritorno<br />
personale magari non lo farebbero. Solo<br />
che qui “il ritorno” non riguarda solo il<br />
singolo».<br />
Impegno civile e ritorno personale. Le<br />
loro riflessioni mettono in discussione<br />
qualche stereotipo sul concetto di “sacrificio”.<br />
«A me viene in mente Gaber. Ho<br />
maturato un’opinione sul valore della libertà<br />
come partecipazione e come conoscenza.<br />
Perché per essere libera di fare le<br />
mie scelte - dice Camilla - devo conoscere».<br />
«Anche solo diffondere i prodotti di<br />
Libera Terra tra molti genitori che non ne<br />
speciale<br />
sapevano nulla - afferma Virginia - mi ha<br />
fatto sentire bene». «Io nel leggere i giornali<br />
- riflette Fabia , ho pensato che potevo<br />
migliorare proprio informandomi».<br />
«A me non va bene quello che mi succede<br />
intorno - sbotta Alberto - e devo fare di<br />
tutto perché cambi. Quindi forse è una<br />
necessità mia, egoistica». «Mi dà fastidio<br />
- tira le somme Giorgio - che certe cose<br />
alla gente non interessino. Non posso<br />
obbligare le persone, anche se penso che<br />
facciano male a disinteressarsi. Posso<br />
però rendermi conto che c’è altra gente<br />
che come me vuol fare delle cose».<br />
Vittorio Martone<br />
28 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 29
G vARIE<br />
più belli ma ancora poco trasparenti<br />
verso i cittadini. Sono i giornali<br />
delle Amministrazioni Pubbliche,<br />
almeno da quello che è stato possibile<br />
osservare al Premio Stampa locale che<br />
da 11 anni si svolge a Cento, nel ferrarese.<br />
Un’iniziativa che ha il patrocinio<br />
dell’<strong>Ordine</strong> Regionale <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> e<br />
che ha avuto quest’anno la partecipazione<br />
di circa 150 testate provenienti da<br />
ogni parte d’Italia. Se la confezione, la<br />
grafica e i testi degli articoli sono complessivamente<br />
migliorati in questi anni,<br />
non si può dire la stessa cosa per gli<br />
elementi di contenuto. Anzi, in certi casi,<br />
si è assistito a veri e propri passi indietro.<br />
Quasi nessuno, per esempio indica<br />
più i redditi degli amministratori, le presenze<br />
in consiglio comunale o in giunta<br />
o, con un po’ di masochismo, gli stessi<br />
compensi che, specie nei Comuni medio<br />
- piccoli, sono ben poca cosa (nonostante<br />
sia ormai un costume consolidato<br />
parlare di “casta” dal deputato al sindaco<br />
del paesino di mille abitanti). Tutti auspicano<br />
la partecipazione diretta e il<br />
confronto cittadini - istituzioni ma ormai<br />
anche le tradizionali “lettere al sindaco”<br />
non esistono quasi più. E pensare che<br />
basterebbe una semplice e- mail al posto<br />
della ben più complessa lettera da<br />
scrivere e imbucare di un tempo. O tutto<br />
va bene (ma allora perché non scriverlo?)<br />
o non si crede più nella possibilità di<br />
modificare le cose che non vanno. La<br />
terza ipotesi: la censura, non la prendiamo<br />
in considerazione, anche se forse…<br />
Il fotobook del sindaco<br />
Lo stesso Associazionismo - spesso presente<br />
nei giornali delle Amministrazioni<br />
Comunali - pare interessato a uno “spazio<br />
comunicativo” più nel periodo marzo-giugno<br />
(quando i contribuenti devono<br />
indicare a chi voler dare il proprio 5 per<br />
mille) che nel resto dell’anno. D’altron-<br />
Giornali pubblici:<br />
belli senz’anima!<br />
L’uNDIcESImA EDIzIONE DEL pREmIO<br />
ALLA STAmpA LOcALE DI cENTO. pREGI E DIfETTI<br />
DELLE pubbLIcAzIONI DEI cOmuNI<br />
de la grande forza <strong>dei</strong> giornali pubblici<br />
sta nella loro capillare diffusione, nel<br />
raggiungere case dove non entra neanche<br />
un giornale e dove - anche nell’era<br />
del Web - gli unici strumenti di comunicazione<br />
restano la radio e la tv. Se i cittadini<br />
latitano, in compenso cresce il<br />
presenzialismo fotografico <strong>dei</strong> sindaci.<br />
Eccoli mentre tagliano nastri, stringono<br />
mani, fanno discorsi (ma rivolti a quante<br />
persone?), incontrano protagonisti delle<br />
istituzioni, della politica, dello spettacolo,<br />
dello sport o qualche vip di passaggio<br />
nel paesello. Poco significativa la presenza<br />
fotografica <strong>dei</strong> vicesindaci o degli<br />
assessori. Le opposizioni restano relegate<br />
nel loro spazietto-ghetto di 20-40 righe.<br />
E spesso nemmeno sfruttano l’occasione<br />
comunicativa per aprire un reale<br />
confronto sulle questioni locali, ma si<br />
lanciano in più o meno dotte analisi sui<br />
destini del mondo. E poi si domandano<br />
perché i cittadini non li capiscano, nonostante<br />
le tante idee…<br />
Dal cartaceo all’on-line<br />
Fra i tanti temi, quelli più comuni riguardano<br />
la storia locale, le feste e le tradizioni,<br />
le iniziative sportive e culturali. Di<br />
un certo pregio, soprattutto negli ultimi<br />
anni, l’insistenza sui temi della convivenza<br />
con gli immigrati (comunque non<br />
sempre condivisa, a seconda dell’orientamento<br />
<strong>dei</strong> governi locali) la raccolta<br />
differenziata e le politiche ambientali, il<br />
patto di stabilità e i suoi riflessi economico-sociali<br />
sul territorio, la lotta per la<br />
legalità e contro la droga e le mafie.<br />
Cresce la presenza <strong>dei</strong> numeri telefonici<br />
utili: non solo quelli delle strutture comunali<br />
(uffici demografici, servizi sociali,<br />
vigili, segreteria sindaco) ma anche<br />
quelli con l’orario di ricevimento degli<br />
assessori, della polizia, <strong>dei</strong> carabinieri,<br />
fino agli orari degli ambulatori medici o<br />
del servizi di Pronto Intervento o taxi.<br />
Più in generale, la maggior parte <strong>dei</strong><br />
giornali delle Pubbliche Amministrazioni<br />
oscillano fra un atteggiamento pedagogico-educativo<br />
e uno di informazioni<br />
tecniche su come utilizzare i servizi. Da<br />
ultimo, ma non meno importante, il problema<br />
<strong>dei</strong> costi. Se i giornali del Centro-<br />
Nord, negli ultimi anni, si pagano pressoché<br />
completamente attraverso la pubblicità,<br />
(ma non certo le pubblicazioni<br />
delle Regioni), più difficile si fa la situazione<br />
al Sud, dove la riduzione delle risorse<br />
pubbliche disponibili e i minori<br />
introiti pubblicitari creano non pochi<br />
problemi di regolarità nella cadenza prevista.<br />
E molti hanno abbandonato il<br />
cartaceo per passare all’on-line. Anche<br />
se l’impressione è che si utilizzi al minimo<br />
l’enorme potenzialità della Rete di<br />
costruire un reale feedback coi cittadini.<br />
Insomma, anche in Rete è prioritario il<br />
controllo rispetto al dialogo e alla comunicazione.<br />
E anche la grande prateria del<br />
Web rischia di apparire come un recinto<br />
per cavalli già addomesticati e un po’<br />
bolsi.<br />
Giorgio Tonelli<br />
Alcuni <strong>dei</strong> componenti,<br />
l'organizzazione e la giuria<br />
del Premio Cento<br />
(foto Beatrice Barberini)<br />
i vincitori<br />
dell’undicesima<br />
edizione<br />
il premio Cento alla stampa locale,<br />
promosso dal circolo culturale<br />
club embora ha assegnato riconoscimenti<br />
per la sezione pubblici a<br />
Folgaria Notizie (primo classificato),<br />
Basilicata Regione Notizie (secondo)<br />
e Regione Marche (terzo).<br />
per la sezione privati: al primo<br />
classificato, La Pulce nell’Orecchio<br />
di alessandria, un assegno di<br />
500 euro. Seguono al secondo e al<br />
terzo posto Latina per Strada e<br />
Pense e Maravee di Gemona. per<br />
la sezione on-line premiata ViviEnna.<br />
Nella crisi dell’editoria c’è chi resiste,<br />
si rinnova, cambia pelle, richiama<br />
la propria storia per motivarsi<br />
lungo le autostrade della comunicazione.<br />
Tre esempi recenti. Il nuovo Diario<br />
Messaggero, nel suo 112° anno di pubblicazione,<br />
“ sposa” internet, qr code, facebook<br />
e twitter. «Il nostro settimanale,<br />
fondato nel 1900 - spiega il direttore<br />
Andrea Ferri - rafforza e diversifica il<br />
suo ruolo informativo nei territori di Imola<br />
e di Lugo rinnovando la grafica e<br />
mettendo in rete le potenzialità offerte<br />
dalle nuove tecnologie».<br />
Il Club Alpino<br />
Italiano di Faenza<br />
pubblica, con orgoglio,<br />
il numero<br />
100 del proprio<br />
Bollettino in una<br />
bella veste grafica<br />
e con un robusto<br />
supporto pubblicitario,<br />
ricordando i<br />
34 anni di ininterrotte<br />
pubblicazioni e<br />
gli esordi del 1977<br />
con il ciclostile, la “<br />
stendina” <strong>dei</strong> fogli<br />
sul tavolo da cucina e<br />
il confezionamento<br />
manuale (piegatura,<br />
punto metallico, scrittura<br />
a penna degli indirizzi).<br />
L’attuale pub-<br />
blicazione è collegata<br />
al sito internet della sezione<br />
del Cai e mette in<br />
Anche buone notizie<br />
dai media locali<br />
rete naviganti e scalatori che possono accedere<br />
direttamente a tanti siti di attualità<br />
con informazioni utili alla sicurezza e alla<br />
tutela dell’ ambiente. Infine Il Castellano,<br />
mensile di cultura, storia e tradizioni pubblicato<br />
a Castel San Pietro Terme, al suo<br />
ottavo anno di vita, allarga il raggio di<br />
diffusione e gli spazi di comunicazione<br />
all’intera <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>, aumentando<br />
la tiratura e collegandosi a un sito internet<br />
ricco di informazioni e di collegamenti<br />
con le realtà territoriali. (rz)<br />
Conferme al Gist<br />
Donatella luccarini, bolognese, è stata confermata, sabato 3 marzo scorso<br />
al termine dell’assemblea regionale, delegato per l’emilia-romagna del<br />
Gruppo italiano Stampa Turistica, ente di specializzazione del Sindacato.<br />
Ha portato il saluto dell’associazione Stampa la presidente Serena Bersani<br />
sottolineando il ruolo importante che oggi hanno i media tematici e i<br />
colleghi che in essi lavorano con professionalità e rispetto delle regole<br />
deontologiche. Temi sui quali si è incentrato l’intervento di Donatella luccarini<br />
secondo la quale i giornalisti che si occupano di turismo nelle sue<br />
varie declinazioni aiutano a promuovere un settore tanto importante per<br />
l’economia nazionale. Nuovo è il vice delegato: il romagnolo Massimo feruzzi,<br />
che lavora a faenza.<br />
30 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 31
G vARIE<br />
un appello al governo Monti perché<br />
non faccia morire le tante testate<br />
attive sul territorio e che rischiano<br />
la chiusura a causa <strong>dei</strong> tagli<br />
all’editoria e un forte richiamo alla categoria<br />
<strong>dei</strong> giornalisti per una informazione<br />
non urlata, né tifosa, che deforma e<br />
non rettifica e calpesta la dignità delle<br />
persone. Mai come quest’anno, la festa<br />
di San Francesco di Sales, patrono <strong>dei</strong><br />
giornalisti, è stata anche l’occasione per<br />
una riflessione sui destini della professione,<br />
sulle testate chiuse o a rischio di<br />
chiusura, sul precariato ma anche sul significato<br />
che assume oggi il giornalismo<br />
nella società. Circa 600 i giornalisti che<br />
hanno partecipato alle varie iniziative<br />
che si sono svolte nella maggior parte<br />
delle Diocesi emiliano-romagnole. Soffermandosi<br />
sul tema della Giornata<br />
mondiale per le comunicazioni sociali,<br />
monsignor Domenico Pompili, direttore<br />
dell’ufficio comunicazioni sociali e sottosegretario<br />
della Cei, intervenendo a<br />
L’italia che non si arrende<br />
alla “peggiocrazia”<br />
cIRcA 600 GIORNALISTI hANNO pARTEcIpATO ALLE INIzIATIvE REGIONALI<br />
pER LA fESTA DEL pATRONO SAN fRANcEScO DI SALES. fRA I TEmI LA cRISI<br />
DELL’EDITORIA, LA SfIDA DEL wEb, IL RISpETTO DELLA pERSONA<br />
Bologna ha invitato a superare il bipolarismo<br />
fra silenzio e parola, fra lentezza e<br />
velocità: «La lentezza evoca il pensiero,<br />
ma ancora più l’ascolto della realtà.<br />
Questa lentezza, che evoca a prima vista<br />
passività, è il nervo scoperto della nostra<br />
cultura e del nostro atteggiamento». Fra<br />
i numerosi interventi, don Egidio Brigliadori,<br />
direttore dell’ufficio comunicazioni<br />
di Rimini ha ricordato il funerale di<br />
Marco Simoncelli e le “bufale” che hanno<br />
accompagnato l’evento: come il rombo<br />
delle moto che in realtà non c’è mai<br />
stato e che - secondo diversi giornali -<br />
avrebbe fatto sgorgare le lacrime a tutti.<br />
Monsignor Ernesto Vecchi, delegato<br />
della Conferenza Episcopale dell’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong><br />
per le Comunicazioni sociali,<br />
ha sottolineato l’esigenza di testimoniare<br />
la fede con i linguaggi del nostro<br />
tempo, mentre il presidente dell’Ucsi<br />
(Unione cattolica stampa italiana<br />
dell’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>) Antonio Farnè ha<br />
ricordato le diverse crisi editoriali che<br />
sono esplose in regione e ha auspicato<br />
soluzioni concrete e durature per i numerosi<br />
colleghi coinvolti.<br />
«Raccontiamo l’Italia che non si arrende<br />
alla peggiocrazia». Questo l’invito ai<br />
giornalisti del vicedirettore del Corriere<br />
della Sera Giangiacomo Schiavi, intervenuto<br />
a Piacenza che ha fatto anche<br />
autocritica: «Noi giornalisti un po’ ci<br />
siamo adagiati o abbiamo chiuso gli occhi.<br />
Raccontiamo troppe storie di vite<br />
sbagliate, siamo troppo indulgenti verso<br />
i poteri forti». È intervenuto anche il<br />
vescovo monsignor Giovanni Ambrosio<br />
e la vicepresidente dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />
Carla Chiappini. Infine le premiazioni<br />
per la 17ma edizione del concorso<br />
giornalistico intitolato a Giuseppe Berti<br />
per i bollettini e i siti internet delle parrocchie.<br />
Sui cambiamenti intervenuti nel giornalismo<br />
con l’avvento del web, nell’incontro<br />
di Reggio <strong>Emilia</strong>, si è soffermata<br />
la relazione di Marco Ostoni, caposervizio<br />
del Cittadino di Lodi e collaboratore<br />
di Aggiornamenti Sociali.<br />
Per Ostoni, internet ha rivoluzionato il<br />
mondo della comunicazione. Cambiano<br />
le modalità sia di confezionamento<br />
che di fruizione delle notizie. Anche le<br />
testate tradizionali legate al territorio<br />
sono chiamate a ripensarsi, in vista di<br />
una integrazione difficile ma non impossibile<br />
col web. Monsignor Adriano<br />
Caprioli, vescovo di Reggio <strong>Emilia</strong>-<br />
Guastalla ha concluso il ricco confronto<br />
fra i rappresentanti delle testate<br />
giornalistiche locali.<br />
A Carpi la festa del Patrono è stata l’occasione<br />
per esprimere i sentimenti di<br />
stima e gratitudine <strong>dei</strong> giornalisti al vescovo<br />
monsignor Elio Tinti, che ha lasciato<br />
la Diocesi. «A monsignor Tinti<br />
tutti abbiamo riconosciuto una spiccata<br />
sensibilità per i temi della comunicazione<br />
e una grande disponibilità con la<br />
stampa, confermata negli anni e per la<br />
quale lo ringraziamo». Questo ha sottolineato<br />
Roberto Righetti, presidente<br />
dell’Associazione stampa modenese che<br />
ha anche ricordato le numerose iniziative<br />
promosse in undici anni di guida<br />
della Diocesi. Monsignor Tinti, nei ringraziamenti,<br />
ha ricordato la vicenda del<br />
collega Giovanni Tizian, da settimane<br />
sotto scorta per aver denunciato infiltrazioni<br />
mafiose anche nella nostra Regione,<br />
nei suoi pezzi sulla Gazzetta di Modena.<br />
Vescovo di Ferrara ma anche giornalista<br />
(è iscritto all’<strong>Ordine</strong> dal 1988) monsignor<br />
Paolo Rabitti ha ricordato la forza<br />
comunicativa di San Francesco di Sales,<br />
raccomandando ai giornalisti le parole<br />
di San Paolo «Purificate la mente e il<br />
cuore» perché al centro dell’azione comunicativa<br />
ci sia sempre «la verità ed il<br />
rispetto della persona». Sono intervenuti,<br />
fra gli altri, il consigliere nazionale<br />
dell’<strong>Ordine</strong> Alberto Lazzarini e alcuni<br />
consiglieri dell’Associazione Stampa<br />
Ferrara, recentemente rinnovata.<br />
«Tenete conto della verità, fondamento<br />
della legge morale». Così monsignor<br />
Claudio Stagni, vescovo di Faenza-Modigliana<br />
si è rivolto ai giornalisti: «Il<br />
fondamento della legge morale non può<br />
essere il potere politico, né del re, né del<br />
parlamento, né del politicamente corretto.<br />
Esiste un modo di pensare, diffuso<br />
dai mezzi di comunicazione che non<br />
tiene conto della verità delle cose. Ma la<br />
verità - ha aggiunto - è la corrispondenza<br />
fra la realtà e l’intelletto e non deve<br />
escludere a priori l’aiuto di Dio. La questione<br />
della verità richiede dunque la<br />
difesa da parte di tutti». Alla festa del<br />
Patrono erano presenti fra gli altri il consigliere<br />
nazionale dell’<strong>Ordine</strong> Elio Pezzi<br />
e il segretario della Fisc (federazione<br />
settimanali cattolici <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>)<br />
Giulio Donati.<br />
La ricerca della verità da parte di San<br />
Francesco di Sales è stata anche il tema<br />
approfondito a Cesena dal vescovo<br />
Douglas Regattieri. Incontrando i giornalisti<br />
locali, monsignor Regattieri ha<br />
auspicato che gli operatori della comunicazione<br />
sappiano essere portatori di un<br />
messaggio di speranza, facendo emergere<br />
anche il tanto bene presente, che<br />
spesso non viene raccontato.<br />
Giorgio Tonelli<br />
roberto Zalambani<br />
il gruppo giornalisti uffici stampa<br />
LAssemblea del Gruppo <strong>Giornalisti</strong><br />
Uffici Stampa (Gus) si è riunita a<br />
Faenza per eleggere il nuovo direttivo.<br />
Sono intervenuti: il presidente nazionale<br />
Gino Falleri, la presidente Aser<br />
Serena Bersani, il segretario generale<br />
aggiunto della Fnsi Giovanni Rossi, la<br />
presidente regionale Gus Maria Luigia<br />
Casalengo e Roberto Zalambani segretario<br />
generale Unaga e consigliere nazionale<br />
<strong>dell'</strong><strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> <strong>Giornalisti</strong> con<br />
delega alle specializzazioni.<br />
Nella relazione introduttiva Maria Luigia<br />
Casalengo ha richiamato la mozione,<br />
approvata nell’ultimo Congresso della<br />
Federazione nazionale della stampa, che<br />
impegna il sindacato a proseguire<br />
nell’azione per ottenere il riconoscimento<br />
della piena dignità professionale e<br />
contrattuale ai colleghi che lavorano negli<br />
uffici stampa, pubblici o privati, e a<br />
curarne la formazione permanente e<br />
l’aggiornamento professionale.<br />
L’azione del prossimo direttivo del Gus<br />
- ha detto Casalengo - in piena sintonia e<br />
sinergia con l’Aser, deve quindi indirizzarsi<br />
verso il riconoscimento della professionalità<br />
<strong>dei</strong> colleghi degli uffici<br />
stampa, e deve tendere ad accrescere le<br />
loro conoscenze e competenze.<br />
Con l’obiettivo di fornire un aiuto ai<br />
colleghi in cerca di lavoro, la Giunta<br />
i nuovi vertici<br />
del Gus regionale<br />
nazionale del Gus ha già messo in campo<br />
una proposta: istituire un servizio per<br />
fare incontrare on-line domanda e offerta<br />
di lavoro giornalistico per addetti<br />
stampa. È un progetto che si svilupperà<br />
per step, partendo dal sito del Gus nazionale.<br />
La sua attuazione consentirà di<br />
creare un database di curricula a cui le<br />
aziende potranno accedere, ma realizzerà<br />
anche una rete per la raccolta e la<br />
diffusione di informazioni sulle offerte<br />
di lavoro, le condizioni applicate e applicabili<br />
sullo stato del mercato nazionale<br />
del lavoro.<br />
Anche dagli interventi <strong>dei</strong> colleghi e <strong>dei</strong><br />
dirigenti sindacali sono emerse le forti<br />
difficoltà a fare applicare la legge 150<br />
negli uffici stampa delle pubbliche amministrazioni<br />
e a fare rispettare gli istituti<br />
contrattuali nel settore privato.<br />
A conclusione <strong>dei</strong> lavori l’Assemblea ha<br />
eletto all’unanimità il nuovo direttivo:<br />
presidente Maria Luigia Casalengo, vicepresidente<br />
Stefano Gruppuso, segretario<br />
Emilio Bonavita. Consiglieri: Pietro<br />
Barberini, Giulio Biasion, Vinicio<br />
Dall’ara, Vito Di Stasi, Marzia Ferrari,<br />
Giuliano Giubelli, Andrea Guolo, Letizia<br />
Maini, Giulia Piazza, Giulia Rovinetti,<br />
Giuseppe Sangiorgi, Mary Spataro.<br />
Consiglieri invitati permanenti: Serena<br />
Bersani e Giovanni Rossi.<br />
32 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 33<br />
’
G vARIE<br />
Dopo la chiusura 2011 a Morciano<br />
di <strong>Romagna</strong>, con la visita allo<br />
stabilimento del rinnovato pastificio<br />
Ghigi (rilanciato grazie all'intervento<br />
<strong>dei</strong> consorzi agrari), il 2012 di<br />
Arga Interregionale - gruppo di specializzazione<br />
<strong>dei</strong> giornalisti che si occupano<br />
di agricoltura, alimentazione, ambiente,<br />
energia e territorio, presieduto da<br />
Lisa Bellocchi - riparte dalla fiera di<br />
Rimini dove sabato 25 febbraio, secondo<br />
tradizione, l’associazione si è riunita in<br />
occasione della manifestazione Sapore.<br />
L’attività più rilevante a cui ha dato vita<br />
la segreteria interregionale (responsabile<br />
Andrea Guolo) è la rete di comunicatori<br />
e di notizie di settore, diventata di fatto<br />
una delle più importanti in Italia negli<br />
ambiti agroalimentari, energetici e am-<br />
i giornalisti visitano un pastificio di Morciano<br />
Arga: creata la rete<br />
<strong>dei</strong> media di settore<br />
bientali, con eventi messi in rete ogni<br />
giorno e che rimandano a siti specializzati,<br />
uffici stampa dedicati, enti di riferimento<br />
tematici.<br />
Numerosi gli appuntamenti previsti nel<br />
corso dell’anno e dislocati nelle regioni<br />
che aderiscono all’Arga Interregionale<br />
(che comprende <strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>, Marche,<br />
Toscana, Umbria e Repubblica di<br />
San Marino). A cominciare dal direttivo<br />
nazionale di Unaga, l’unione delle Arga,<br />
fissato pochi giorni dopo, il 3 marzo a<br />
Roma, e caratterizzato da un rinnovato<br />
impegno nell’ambito dell’energia. Hanno<br />
partecipato ai lavori, tra gli altri, il<br />
direttore comunicazione dell’Autorità<br />
per l’energia elettrica e il gas, Cristina<br />
Corazza, e il capo ufficio stampa Sandro<br />
Staffolani, oltre al direttore comunica-<br />
zione di Eni Gianni Di Giovanni.<br />
A Rimini i giornalisti hanno potuto accedere<br />
a una serie di eventi riservati alla<br />
stampa Arga. A cominciare dal Miglio<br />
Zero, che la Provincia regionale di Trapani<br />
ha avviato per promuovere il prodotto<br />
ittico nella propria ristorazione;<br />
per poi proseguire con le lezioni in<br />
esclusiva dello chef Rai, Alessandro<br />
Circiello, e la degustazione in anteprima<br />
ai giurati <strong>dei</strong> piatti del primo concorso<br />
nazionale Rummo per Lady Chef, vinto<br />
dalla messinese Rosaria Fiorentino. Di<br />
estrema attualità la presentazione dello<br />
speciale calice “antisballo” che il quotidiano<br />
Mondo del Gusto, assieme al suo<br />
ideatore il mastro birraio Gigi Stecca, ha<br />
proposto al pubblico. Si tratta di un’invenzione,<br />
coperta da brevetto, che con-<br />
sente di abbattere mediamente del 37%<br />
il tasso alcolemico, come certificato<br />
dall’alcol-test effettuato dalla Polizia<br />
Stradale di Rimini, presente per l’occasione.<br />
Indubbiamente una bella idea, che<br />
permette di bere in sicurezza e senza rinunciare<br />
al piacere di un prodotto di<br />
qualità. La giornata si è chiusa con un<br />
importante anniversario: i 40 anni di<br />
Marr, azienda leader nelle forniture alla<br />
ristorazione, che ha organizzato una<br />
conferenza stampa riservata ai giornalisti<br />
Arga per illustrare attività e nuovi<br />
progetti. Hanno partecipato, tra gli altri,<br />
i vertici Unaga: il presidente Mimmo<br />
Vita, il segretario Roberto Zalambani e<br />
il tesoriere Efrem Tassinato. Per informazioni<br />
e adesioni, è sufficiente visitare<br />
il sito www.unaganews.org o inviare una<br />
mail ad argasegreteria@gmail.com.<br />
Twitter: @argasegreteria<br />
Un momento del convegno <strong>dell'</strong>ottobre scorso (foto Gino Rosa)<br />
LAssociazione Italiana Reporter Fotografi,<br />
dopo l’importante convegno<br />
dell’ottobre scorso a Bologna<br />
che vide al tavolo <strong>dei</strong> relatori Enzo Iacopino,<br />
presidente nazionale dell’<strong>Ordine</strong>,<br />
Gerardo Bombonato, presidente della<br />
nostra regione e una grande partecipazione<br />
di fotoreporter e giornalisti da tutta<br />
A Roma un incontro<br />
su fotografia e fotoreporter<br />
Italia, continuerà il lavoro sulle proposte<br />
e indicazioni nate dall’incontro.<br />
Incoraggiati dal presidente Iacopino e dal<br />
Cnog, abbiamo iniziato a incontrare associazioni<br />
di fotografi professionisti italiani<br />
e fotoreporter, molti <strong>dei</strong> quali con la<br />
tessera dell’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti.<br />
Entro ottobre di quest’anno si terrà<br />
nella sede del Consiglio nazionale un<br />
nuovo convegno, in cui presenteremo<br />
un dossier con le testimonianze raccolte<br />
dai fotoreporter che hanno perduto il<br />
lavoro o che lo hanno visto svilito dalle<br />
redazioni (che non conoscono più il<br />
linguaggio delle immagini) o che si<br />
sono visti compensare una foto due<br />
euro lordi tutto compreso.<br />
Ma non si parlerà solo di soldi, di precarietà<br />
e delle angherie che stiamo<br />
sopportando dalle redazioni, raccoglieremo<br />
anche le testimonianze di fotoreporter<br />
che stanno rispondendo alla crisi<br />
rinnovandosi, aggiungendo alle foto<br />
video, testi, racconti per immagini e<br />
diventando manager di se stessi.<br />
Quello che stiamo preparando è un lavoro<br />
molto impegnativo e che sicuramente<br />
aiuterà a far capire tante cose su<br />
di noi e sull’importanza di ritornare<br />
alla fotografia e al fotoreportage di<br />
qualità.<br />
Nel frattempo speriamo che arrivi entro<br />
ottobre anche il via libera del governo<br />
alla proposta di legge sull’equo compenso<br />
per i giornalisti freelance e collaboratori<br />
autonomi. Una misura di giustizia<br />
retributiva indispensabile per garantire<br />
le necessarie tutele di libertà economica<br />
e morale a migliaia di collaboratori che<br />
tanto danno al giornalismo e che oggi<br />
sono costretti a vivere sotto pressioni<br />
ingiuste e scorrette.<br />
Mario rebeschini<br />
Presidente Airf, Associazione italiana<br />
Reporter Fotografi<br />
34 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 35<br />
’<br />
Premiati gli allievi<br />
della Scuola di Giornalismo<br />
Luca Bortolotti è stata assegnata la borsa di studio intitolata a Simone Rochira,<br />
A lo studente della Scuola di giornalismo scomparso a soli 33 anni nel 2010. Enrico<br />
Bandini si è aggiudicato il riconoscimento intitolato a Luca Savonuzzi, redattore<br />
capo <strong>dell'</strong>edizione bolognese di Repubblica, morto in un incidente stradale a soli 39<br />
anni nel 1988. Oltre a questi riconoscimenti sono state assegnate altre cinque borse<br />
di studio La classifica <strong>dei</strong> sette vincitori (come da delibera) è stata redatta sulla base<br />
del voto ricevuto all’esame di idoneità professionale. Sono stati esclusi, come stabilito<br />
dal bando, gli allievi che, pur meritevoli, avevano già ricevuto una borsa di studio.<br />
Il contributo finanziario ammonta a 36 mila euro. I fondi sono stati messi a disposizione<br />
dalla Fondazione del Monte di Bologna. Il nostro <strong>Ordine</strong> regionale ha contribuito<br />
con la borsa di studio intitolata a Simone Rochira e la Fondazione Cassa di<br />
Risparmio di Bologna con quella in memoria di Luca Savonuzzi.<br />
Questa la graduatoria <strong>dei</strong> vincitori: Luca Bartolotti, Gabriele Girolimini, Rosario di Raimondo,<br />
Enrico Bandini, Umberto Triolo, Enrico Agonessi, Antonella Salini.<br />
Un momento della premiazione (foto Fiolo)
G ALTRI ORIzzONTI<br />
Scrivere<br />
in positivo<br />
Ragionare invece di strillare, informare<br />
anziché allarmare. Lo chiedevamo<br />
ai giornalisti stranieri noi<br />
italiani quando emigravamo in massa, lo<br />
domandano oggi a noi gli immigrati. È<br />
poco, è molto. Comunicare l'immigrazione<br />
- sottotitolo Guida pratica per gli<br />
operatori <strong>dell'</strong>informazione - mira a questo<br />
obiettivo. È uscito a febbraio grazie<br />
al lavoro della cooperativa bolognese<br />
Lai-momo (editrice della rivista Africa e<br />
Mediterraneo) e del Centro studi e ricerche<br />
Idos, lo stesso che prepara ogni anno<br />
il fondamentale Dossier statistico immigrazione.<br />
A sostenerlo due ministeri<br />
(Lavoro e Interno) con il finanziamento<br />
del Fondo europeo per l’integrazione di<br />
cittadini <strong>dei</strong> Paesi terzi. Un manuale che<br />
riprende le avvertenze date dall’<strong>Ordine</strong><br />
<strong>dei</strong> giornalisti e dalla Fnsi con la Carta<br />
di Roma del 2008 (che infatti è spesso<br />
citata).<br />
Parlare in positivo è la raccomandazione<br />
dell’Unione Europea e di altre organizzazioni<br />
internazionali. Ed è lo spirito che<br />
anima il volume perché, come precisa<br />
Natale Forlani (direttore generale<br />
dell’Immigrazione e delle politiche di<br />
integrazione presso il ministero del Lavoro)<br />
«appare necessario garantire<br />
un’informazione obiettiva e priva di stereotipi<br />
e pregiudizi».<br />
Dopo l’introduzione e una sitografia ragionata,<br />
il volume (160 pagine, colorate<br />
e illustrate) si divide in 6 sezioni. Si apre<br />
con lo scenario migratorio poi il quadro<br />
legislativo e una sintesi comparata degli<br />
immigrati in Europa. Il quinto capitolo<br />
presenta una galleria di casi riusciti di<br />
integrazione, infine il glossario con una<br />
cinquantina di voci. Il quarto capitolo<br />
offre una breve ricostruzione su «i media<br />
italiani e l'immigrazione» ed è ovviamente<br />
quello che qui più ci interessa.<br />
Secondo una ricerca del 2010, resa nota<br />
proprio dall'Osservatorio sulla Carta di<br />
Roma il quadro d’insieme è questo: si<br />
uNA GuIDA pER I mEDIA: cOmE cOmuNIcARE<br />
IN mODO cORRETTO E ObIETTIvO<br />
IL fENOmENO DELL’ImmIGRAzIONE<br />
parla di migranti al 52,8 per cento in<br />
articoli di cronaca nera o giudiziaria; al<br />
34% in relazione al dibattito normativo;<br />
al 5,3% quando ci sono sbarchi di migranti;<br />
al 7.9% per questioni legate a<br />
cultura e temi connessi al migrare. Secondo<br />
Mario Morcellini (preside di<br />
Scienze della comunicazione a La Sapienza<br />
di Roma) è un’immagine congelata<br />
del fenomeno. In tv è peggio: la<br />
cronaca nera sale al 58,7%. «I giornalisti<br />
contribuiscono a una gigantografia della<br />
paura per la quale l’immigrato resta legato<br />
alla criminalità» spiega Morcellini.<br />
Il capitolo approfondisce anche le “buone<br />
notizie”, le linee guida (della Carta di<br />
Roma) per un'informazione corretta e<br />
ricostruisce come le migrazioni sono<br />
state narrate da tv, radio e carta stampata<br />
(anche con interessanti esperienze locali),<br />
il ruolo di alcuni osservatori sui media,<br />
la nascita <strong>dei</strong> media multiculturali e<br />
dell’Ansi (con un accenno alle scritture<br />
migranti e uno sguardo sui nuovi media<br />
soprattutto in rapporto alle cosiddette<br />
G-2, seconde generazioni, che però preferiscono<br />
definirsi “nuovi italiani” visto<br />
che nascono o crescono qui) per chiudere<br />
con una sintetica bibliografia-filmografia.<br />
Un capitolo ricco di informazioni ma<br />
ovviamente in 20 pagine molto resta<br />
fuori. Anche perché intorno alla rappresentazione<br />
giornalistica <strong>dei</strong> migranti si<br />
aggrovigliano questioni strategiche. I siglomani<br />
potrebbero parlare del nodo<br />
Mirmix: migrazioni, intercultura, razzismi,<br />
meticciato, identità, xenofobia. Temi<br />
diversi ma evidentemente intrecciati<br />
con la cronaca nera come con i diritti,<br />
l’economia, la scuola, la politica, il diffuso<br />
malessere sociale. Questioni complesse<br />
che richiederebbero inchieste e<br />
ragionamenti invece di slogan e titoli<br />
“sparati”. Su molti media italiani le cronache<br />
sono ansiogene quando parlano di<br />
migranti mentre le pagine culturali o di<br />
costume sono rilassate (w la cucina etnica,<br />
w le treccine rasta, w la musica meticcia,<br />
w lo sport “colorato”). A volte<br />
girando pagina si rischia quasi un effetto<br />
schizofrenico. Ma si sa che le cronache<br />
giocano un ruolo predominante nell’opinione<br />
pubblica.<br />
Fra gli sguardi meno banali valeva forse<br />
sottolineare l’intelligente eccezione di<br />
“Italieni” sulla rivista Internazionale: è<br />
una testatina ironica con la quale il settimanale<br />
racconta il nostro Paese visto da<br />
fuori ma con questa dizione sono state<br />
etichettate anche le pagine affidate a<br />
giornalisti di origini straniere che vivono<br />
in Italia. Non necessariamente gli articoli<br />
erano attinenti allo specifico della migrazione<br />
ma questo particolare sguardo<br />
favoriva comunicazioni e scambi culturali<br />
meno ristretti del consueto. Egualmente<br />
era utile evidenziare che alcuni<br />
recenti documenti – ripresi anche dalla<br />
nostra rivista – hanno chiesto che «i<br />
media rispettino il popolo rom»; a volte<br />
i cosiddetti nomadi sono in Italia da decine<br />
o centinaia di anni eppure vengono<br />
considerati eterni stranieri.<br />
Chi si sente italiano ma curioso del mondo<br />
potrebbe prendere per biglietto da<br />
visita la frase (in un box, anzi in una<br />
“orecchietta” del libro) dello storico Joseph<br />
Ki-Zerbo: «Quando si è profondamente<br />
radicati si è pronti a tutte le aperture,<br />
porosi a tutti i soffi del mondo».<br />
Daniele Barbieri<br />
una sera apro la posta e mi trovo<br />
una serie di email da Facebook,<br />
tutte provenienti da una testata<br />
giornalistica. La prima commenta una<br />
foto pubblicata la mattina stessa. La seconda<br />
mi chiede di poterla utilizzare per<br />
scopi giornalistici. La terza mi ringrazia<br />
pubblicamente per averla inviata alla testata.<br />
In un pomeriggio è successo tutto,<br />
senza che io sapessi nulla e dessi la mia<br />
approvazione. Passi che c’era la neve e<br />
dalla redazione era impossibile muoversi<br />
per documentare quanto stesse succedendo.<br />
Apprezzabile il tentativo di chiedermi<br />
di poterla utilizzare. Ma il risultato<br />
è: mi hanno fregato la foto su Facebook<br />
e mi hanno pure pubblicamente ringraziato,<br />
con tanto di nome e cognome,<br />
per averla “spontaneamente” inviata.<br />
Col “nevone” ci han fregato le foto<br />
Chiacchierando tra i reduci del grande<br />
“nevone” della <strong>Romagna</strong>, mi è capitato<br />
di sentire altre storie come la mia. Nei<br />
giorni dell’emergenza neve, infatti, Facebook<br />
pullulava di foto: la propria casa,<br />
la vista dal balcone, la macchina sommersa,<br />
la tenuta da “pinguino” con la<br />
pala in mano. A più di una persona è<br />
capitato che queste foto pubblicate su<br />
Facebook, improvvisamente e a loro totale<br />
insaputa, siano finite su siti web di<br />
meteo e news. Insomma: il mio non è un<br />
caso isolato. E seppur io non sia<br />
un’esperta di social network, ma solo<br />
una giornalista e un’utente critica e curiosa,<br />
è nata questa riflessione.<br />
You tube è diverso da facebook<br />
Ogni giorno sui vari social network milioni<br />
di persone pubblicano notizie su di<br />
loro: informazioni, pensieri, esperienze,<br />
video, foto. I social network sono tanti e<br />
diversi tra loro: per alcuni sai “di sparare<br />
nella rete”, in altri ti aspetti di comunicare<br />
solo con la cerchia di persone che<br />
ti sei scelto e che hai “approvato”. Certo<br />
esistono le impostazioni della privacy,<br />
ma pare non bastino neppure le più restrittive,<br />
esistono i gruppi dove l’accesso<br />
i social network sono<br />
il supermarket delle notizie?<br />
IL GIORNALISmO NELL’ERA DELLA cOmuNIcAzIONE GLObALE,<br />
TRA fONTI, vIOLAzIONI E DEONTOLOGIA<br />
è più chiuso ed esiste il “condividi”. Ma<br />
se quei contenuti sono utilizzati a fini<br />
giornalistici, è un’altra storia.<br />
I social network come free supermarket<br />
di news<br />
E qui entriamo in campo noi, i professionisti<br />
dell’informazione. Quasi tutti siamo<br />
anche utenti: abbiamo una pagina<br />
Facebook, un account Twitter, uno su<br />
Linkedin, ecc. E come utenti leggiamo<br />
quotidianamente tonnellate di informazioni<br />
di ogni tipo e abbiamo accesso a<br />
video e foto.<br />
E tutto questo senza muoverci dal computer,<br />
oppure semplicemente collegandoci<br />
con lo smartphone. Con i tagli<br />
all’editoria di cui siamo vittime ormai da<br />
anni e che, nella migliore delle ipotesi, ci<br />
tengono inchiodati alle scrivanie, si direbbe<br />
manna dal cielo! Un bel supermercato<br />
di notizie, di cui magari l’80%<br />
è spazzatura, ma il 20% è buono, ed è<br />
pure bell’è pronto e gratis. Si fa copia e<br />
incolla. Et voilà! Si potrebbe pensare<br />
che i social network siano il paradiso del<br />
giornalista. E probabilmente qualcuno<br />
lo pensa realmente. E lo pensa perché<br />
evita accuratamente di porsi un problema:<br />
la deontologia.<br />
Il confine tra diritto di cronaca e deontologia<br />
Oggi internet ha cambiato le regole: le<br />
fonti non sono più quelle orali e scritte,<br />
c’è anche il web. Con internet il modo di<br />
comunicare e condividere le informazioni<br />
è più facile, veloce e di immediato<br />
accesso. Ma non per questo tutto è di<br />
dominio pubblico e utilizzabile a fini<br />
giornalistici. E il punto è: qual è il confine<br />
tra il diritto di cronaca e la deontologia?<br />
Cioè se vedo una notizia, una foto<br />
in Internet sono autorizzato a scriverne?<br />
Certo se chi scrive è un personaggio<br />
pubblico, il discorso è diverso: in molti<br />
bypassano anche gli uffici stampa e comunicano<br />
direttamente con i followers e<br />
la stampa. Oppure per esempio, durante<br />
l’emergenza neve molti sindaci hanno<br />
usato la propria pagina Facebook come<br />
veicolo di comunicazione con la cittadinanza<br />
e la stampa, fornendo un ottimo<br />
servizio. Ma qui parliamo di personaggi<br />
pubblici, spesso con pubblici profili.<br />
Ci sono le violazioni ma mancano le<br />
leggi<br />
In realtà, in tutto questo esiste un problema<br />
reale: il web è ancora oggi, quantomeno<br />
in Italia, terra di nessuno. Non<br />
esiste al momento una legislazione specifica<br />
a riguardo. Di fatto l’utente non è<br />
informato <strong>dei</strong> rischi che corre e il giornalista<br />
senza scrupoli approfitta di questa<br />
zona d’ombra. Oggi è riconosciuta<br />
una violazione del copyright: non è possibile<br />
utilizzare quei contenuti perché<br />
sono proprietà di chi li pubblica. Ma io<br />
direi che probabilmente c’è anche una<br />
violazione della privacy: perché il contenuto<br />
oltre a essere mio tecnicamente<br />
(perché magari ho scattato la foto), è<br />
mio “personalmente” perché ci sono io<br />
nella foto (diritto all’immagine). Buona<br />
norma sarebbe quella di chiedere di<br />
utilizzare i contenuti <strong>dei</strong> social network<br />
ai proprietari, aspettare una risposta e<br />
poi, in caso affermativo, pubblicarli.<br />
Molti fanno opera di “sciacallaggio” e<br />
sperano che l’utente non se ne accorga.<br />
Altri chiedono, ma non aspettano la risposta:<br />
la cronaca richiede immediatezza.<br />
Ma sula pelle di chi? Certo, gli<br />
utenti andrebbero informati meglio, ma<br />
ovviamente se la legge non lo impone,<br />
nessun social network ne ha interesse.<br />
Ai giornalisti spetta il compito di agire<br />
con correttezza deontologica e capire<br />
che esiste, perché c’è, un confine tra il<br />
diritto di cronaca e il rispetto della privacy.<br />
fabiola fenili<br />
fabiola.fenili@gmail.com<br />
36 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 37
G IN LIbRERIA<br />
Milano al mare<br />
Milano Marittima<br />
100 anni<br />
e il racconto<br />
di un sogno<br />
di letizia Magnani<br />
Edizioni SBo<br />
Erano gli inizi del ‘900<br />
quando un gruppo di imprenditori<br />
lombardi ipotizzò<br />
di edificare sulle rive<br />
dell’Adriatico una città<br />
giardino per le vacanze della<br />
borghesia milanese. Da<br />
quell’idea nacque una delle<br />
più note ed eleganti località<br />
di villeggiatura: Milano<br />
Marittima.<br />
A cento anni dalla sua fondazione,<br />
Letizia Magnani<br />
ripercorre la storia partendo<br />
dalle origini del mito fino ai<br />
giorni nostri. È il racconto<br />
di una località di fascino e<br />
di quanti hanno contribuito<br />
a farla crescere e a darle fama.<br />
Il libro è ricco di testimonianze<br />
e documenti finora<br />
inediti, quali l’atto notarile<br />
del 1907 fra il Comune di<br />
Cervia e la famiglia Maffei<br />
e l’atto costitutivo della Società<br />
Milano Marittima<br />
(giugno 1911).<br />
Il volume è corredato da<br />
suggestive foto d’epoca che<br />
ricreano l’atmosfera di una<br />
Milano Marittima in bianco<br />
e nero.<br />
il valore dell’impresa<br />
Uomini e donne<br />
che fanno scuola<br />
nel mondo<br />
di fulvia Sisti<br />
Edizioni Minerva<br />
C’ è l’azienda che confeziona<br />
le scarpe per la regina Elisabetta<br />
e per Penelope Cruz,<br />
ma c’è anche l’ultima frontiera<br />
del biomedicale con la<br />
produzione dell’osso magnetico.<br />
Il volume Il Valore<br />
dell’impresa. Uomini e donne<br />
che fanno scuola nel mondo,<br />
scritto dalla giornalista<br />
Rai Fulvia Sisti (Minerva<br />
edizioni, pp. 192, euro 15),<br />
ripercorre 40 storie di aziende<br />
e imprenditori emiliano -<br />
romagnoli. Sono alcune delle<br />
storie raccolte nella rubrica<br />
“Impresa e lavoro” andata in<br />
onda ogni mercoledì, per cinque<br />
anni, sul TgR dell’<strong>Emilia</strong><br />
<strong>Romagna</strong>.Oltre gli stereotipi,<br />
l’autrice indaga su alcuni<br />
aspetti inediti del modello<br />
che ha fatto dell’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong>,<br />
una fra le Regioni più<br />
ricche d’Europa. Tecnologia,<br />
talento e tolleranza sembrano<br />
contraddistinguere il valore<br />
aggiunto rappresentato, un<br />
po’ in tutti i settori, dalla manifattura<br />
all’alimentare, dal<br />
turismo, alla cultura. E poi ci<br />
sono i personaggi con le loro<br />
riflessioni, come il presidente<br />
della Confindustria che so-<br />
gna una Fiera della Ricerca.<br />
Il volume varca anche i confini<br />
regionali illustrando il<br />
grande mare magnum<br />
dell’export e raccontando le<br />
aziende che operano nella<br />
terra del Dragone. Infine fari<br />
accesi sull’industria dello<br />
spettacolo, settore nel quale<br />
l’<strong>Emilia</strong> <strong>Romagna</strong> vanta il<br />
primato nazionale nei consumi.<br />
Qualche anno fa gli analisti<br />
di Goldman Sachs profetizzarono<br />
che “agli italiani<br />
non sarebbe restato che il cibo<br />
e il pallone”. Un’analisi<br />
impietosa e cattiva, che non<br />
teneva minimamente conto<br />
della creatività e della capacità<br />
di innovazione tipica degli<br />
emiliano romagnoli, gente<br />
capace di produrre le cose<br />
che piacciono al mondo. E le<br />
storie raccontate da Fulvia<br />
Sisti ne sono l’ennesima conferma.<br />
(gt)<br />
risorgimento e<br />
Contro-risogimento<br />
Un’epopea familiare<br />
di Gian Carlo Montanari<br />
Sugarco Edizioni<br />
Una saga familiare attraversa<br />
la grande storia nazionale<br />
dal 1796 fino all’Unificazione.<br />
Un padre e un figlio,<br />
su fronti opposti, incontrano<br />
i protagonisti della storia. Il<br />
padre, il colonnello Bartolo-<br />
meo Cavedoni, si avvicina<br />
al rutilante mondo di rivoluzionari<br />
e cospiratori incontrando<br />
figure di spicco come<br />
Foscolo. Resta affascinato<br />
da Napoleone e patisce la<br />
delusione della sconfitta<br />
delle sue idee.<br />
Il figlio Armodio, anch’egli<br />
militare di professione, è invece<br />
un campione del legittimismo.<br />
Da giovane ufficiale<br />
contribuisce all’arresto<br />
di Ciro Menotti e partecipa<br />
- fedele agli Asburgo-Este e<br />
quindi al vecchio ordine -<br />
alle campagne militari del<br />
1848-49, nonché a quella<br />
decisiva del 1859, che vedrà<br />
il consolidarsi del Risorgimento.<br />
Anche lui risulterà<br />
sconfitto e dovrà riparare in<br />
terra d’Austria. Attraverso<br />
le loro memorie il lettore rivive<br />
l’epico scontro tra due<br />
mondi.<br />
l’italia<br />
della green economy<br />
di Silvia Zamboni<br />
Edizioni Ambiente<br />
Fare soldi salvando il pianeta.<br />
È quel che riescono a<br />
fare le 80 aziende raccontate<br />
dalla giornalista bolognese<br />
Silvia Zamboni nel<br />
suo ultimo libro L’Italia<br />
della Green economy (Edizioni<br />
Ambiente, pp.313, euro<br />
28). Non dunque un<br />
dotto saggio sull’ecologia,<br />
ma un vero e proprio viaggio-inchiesta<br />
(con indirizzi<br />
e numeri di telefono) fra le<br />
imprese che hanno scommesso<br />
nell’efficienza energetica,<br />
nei materiali innovativi,<br />
nell’illuminazione a<br />
basso consumo, nelle fonti<br />
rinnovabili, nei biocarburanti,<br />
nella raccolta differenziata<br />
o nella riduzione<br />
<strong>dei</strong> rifiuti. Settori, fra i pochi,<br />
a produrre nuova occupazione<br />
in tempi di crisi<br />
internazionale (creati in Italia<br />
oltre 200mila nuovi posti<br />
di lavoro solo nel 2009).<br />
Quelle raccontate da Silvia<br />
Zamboni sono aziende che<br />
hanno fatto della qualità<br />
ecologica l’elemento più<br />
importante della loro competitività,<br />
unendo crescita e<br />
sostenibilità ambientale.<br />
Emerge un quadro dove<br />
l’italica creatività non co-<br />
nosce confini: dalle tegole<br />
fotovoltaiche, ideali per i<br />
centri storici poiché compatibili<br />
con le norme paesaggistiche,<br />
alle vernici antimuffe<br />
e atossiche mangia<br />
smog, dai materiali edili in<br />
lana di pecora, al bioetanolo<br />
di seconda generazione<br />
o alla padella intelligente<br />
con cella termosensibile;<br />
posta alla base del manico,<br />
che garantisce una cottura<br />
alla temperatura desiderata<br />
e evita sprechi di energia.<br />
Insomma è un libro che<br />
scommette sul rapporto fra<br />
imprese e ambiente come<br />
nuova opportunità. Come<br />
scrive nella prefazione Edo<br />
Ronchi, presidente della<br />
Fondazione per lo Sviluppo<br />
Sostenibile:”Abbiamo bisogno<br />
tutti di un’economia<br />
che non sia ubriaca, che<br />
non passi dall’euforia del<br />
consumismo ai crolli della<br />
depressione, che non faccia<br />
della sua sregolatezza una<br />
minaccia continua per la<br />
comunità, che non sprechi<br />
il suo patrimonio più prezioso,<br />
quello delle risorse<br />
naturali e che non abbandoni<br />
parte della famiglia umana<br />
nell’indigenza”. Il libro<br />
di Silvia Zamboni si rivolge<br />
soprattutto a chi crede in un<br />
futuro dove possano convivere<br />
sviluppo tecnologico e<br />
ambiente. Del resto, non ci<br />
sono all’orizzonte molte altre<br />
alternative credibili.<br />
(gt)<br />
Quarantasei per due<br />
(appunti sulla vita<br />
e l’età di mio padre)<br />
di Giorgio Chiappini<br />
Giovanni Marchesi Editore<br />
Ci sono ricchezze sepolte<br />
nell’ombra. Diamanti grezzi<br />
che solo lo sguardo penetrante<br />
del conoscitore sa distinguere.<br />
Giorgio Chiappini -<br />
scrittore, giornalista, esperto<br />
di cinema e di musica rock,<br />
critico di costume, grande<br />
viaggiatore - durante la sua<br />
non lunga esistenza è stato<br />
una “pietra preziosa” che ha<br />
brillato solo nella ristretta,<br />
fortunata cerchia degli amici.<br />
Quarantasei per due (appunti<br />
sulla vita e l’età di mio<br />
padre) è un racconto autobiografico<br />
che esce postumo,<br />
narrato con una scrittura fol-<br />
gorante, nervosa e d’intensa<br />
forza espressiva, dove l’esistenza<br />
del padre (destinato a<br />
morire prematuramente) e<br />
del figlio (che all’età della<br />
scomparsa del genitore sceglie<br />
di raccontarne la vita) si<br />
intrecciano sullo sfondo di<br />
una società piacentina anni<br />
’60 in tumultuosa crescita,<br />
ricca di speranze e di traguardi<br />
da raggiungere. È una ricerca<br />
del tempo perduto, costellata<br />
di presagi su un futuro<br />
invece incerto, ripiegato<br />
per la disillusione, il malessere<br />
e l’imbarbarimento <strong>dei</strong> nostri<br />
giorni.<br />
Giorgio Chiappini - nato nel<br />
1959 in una famiglia della<br />
piccola borghesia piacentina<br />
- è un figlio anarchico e solitario<br />
di raffinata cultura cosmopolita.<br />
Ha una sensibilità<br />
acuta e ironica, un piglio ribelle<br />
e antiretorico: essenzialmente<br />
è uno “straniero”<br />
che, proprio per questa condizione<br />
spirituale, sa vedere<br />
con sguardo penetrante la filigrana<br />
della società in cui<br />
vive smascherandone ambiguità<br />
e ipocrisie.<br />
patrizia Soffientini<br />
la sentenza<br />
di Valerio Varesi<br />
Editore Frassinelli<br />
Abbandonato (momentaneamente?)<br />
il commissario<br />
Soneri, Valerio Varesi cambia<br />
scenario e periodo, pur<br />
rimanendo fra “nebbie e delitti”.<br />
Il romanzo La sentenza<br />
(Frassinelli editore, pp.<br />
278, euro 18,50) è ambientato<br />
nel 1944 e si sviluppa<br />
sull’Appennino parmense e<br />
reggiano, in quei sei mesi in<br />
cui l’Italia è divisa in due,<br />
con gli alleati che risalgono<br />
lentamente la penisola e i<br />
nazifascisti che si ritirano,<br />
mentre i partigiani cercano<br />
di contrastarli. È la storia<br />
(vera) di due uomini, Bengasi<br />
e Jim, partigiani più<br />
per caso che per vocazione.<br />
Bengasi è un ex miliziano<br />
della legione straniera, fuggito<br />
dal carcere durante un<br />
bombardamento. E’ insofferente<br />
agli ordini e alla rigida<br />
gerarchia del Pci che<br />
decide e impone senza discussioni<br />
e finirà col comandare<br />
azioni sconsidera-<br />
te di un gruppo affiliato alla<br />
brigata Garibaldi. Jim (nome<br />
che gli viene affibbiato,<br />
citando Conrad) accetta di<br />
essere infiltrato dai fascisti<br />
come spia nella 47esima<br />
brigata Garibaldi, in cambio<br />
della libertà. Jim e Bengasi,<br />
che all’inizio non credono<br />
in nulla, se non a un<br />
brutale istinto di conservazione,<br />
scappano da un passato<br />
a cui il destino ha regalato<br />
una seconda vita. La<br />
loro vicenda ha tratti in comune<br />
con il film Il generale<br />
Della Rovere di Roberto<br />
Rossellini, da un romanzo<br />
di Indro Montanelli. Il libro<br />
di Valerio Varesi è insieme<br />
un romanzo di avventura<br />
ma anche un grande affresco<br />
epico, espresso anche<br />
nel gioco delle umane passioni<br />
<strong>dei</strong> vari personaggi<br />
che entrano in scena. Evita<br />
l’aneddotica della guerra di<br />
liberazione. Scova le ombre<br />
e le rappresenta senza paura<br />
38 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 39
G IN LIbRERIA G RIcORDI<br />
ma, allo stesso tempo, l’autore<br />
ribadisce (contro ogni<br />
neo-revisionismo) l’importanza<br />
dell’esperienza della<br />
guerra partigiana e le ragioni<br />
che l’hanno sostenuta.<br />
(gt)<br />
i ragazzi<br />
di piazza Tahir<br />
di azzurra Meringolo<br />
CLUEB Edizioni<br />
I protagonisti di piazza Tahir<br />
sono i giovani delle chat room,<br />
che hanno saputo trasformare<br />
le proprie tastiere<br />
negli strumenti di una nuova<br />
opposizione lanciando messaggi<br />
ironici e sovversivi per<br />
colpire l’immagine del faraone<br />
(Mubarak) considerato<br />
intramontabile. Maghi della<br />
tecnologia al passo con ogni<br />
novità che hanno infiammato<br />
gli animi egiziani conducendoli<br />
alla rivoluzione. Una<br />
nuova generazione di attivisti<br />
della classe media, nati nei<br />
movimenti sociali e fuori dai<br />
partiti, con una buona istruzione.<br />
“Abbiamo mandato a<br />
casa il dittatore, abbiamo fatto<br />
qualcosa di straordinario -<br />
dice il giovane e distinto Zeinab<br />
amante <strong>dei</strong> Pink Floid -<br />
anche l’aria oggi ha un sapore<br />
nuovo, è più buona e più leggera”.<br />
Dio non produce<br />
scarti, cronache<br />
da Basùra<br />
di Matteo Donati<br />
EMi Editore<br />
Il giovane giornalista romagnolo<br />
di Russi, vincitore del<br />
concorso Piccolink 2008<br />
(promosso dal settimanale Il<br />
Piccolo di Faenza), dopo<br />
l’esordio con la raccolta di<br />
racconti Comuni mortali, Il<br />
Filo 2009, propone il suo secondo<br />
lavoro. Lavare, strofinando<br />
con energia, stereotipi<br />
e pregiudizi è la prima e indispensabile<br />
operazione di igiene<br />
mentale per prepararsi alla<br />
lettura di queste cronache.<br />
Cronache di incontri veri,<br />
coinvolgenti e sconvolgenti,<br />
fra esseri umani in condizioni<br />
estreme, ai quali è collegata<br />
l’esperienza dell’autore come<br />
responsabile del Centro di<br />
ascolto della Caritas di Pesaro.<br />
Ma che cos’è Basùra?<br />
Una voce spagnola che vale<br />
per spazzatura, non quella<br />
materiale <strong>dei</strong> rifiuti da smaltire<br />
che si vede straripare da<br />
contenitori e cassonetti, bensì<br />
quella che si annida nel nostro<br />
cuore, nella nostra mente,<br />
dentro di noi insomma, come<br />
un falso meccanismo di difesa<br />
da tutto quello che può<br />
metterci in crisi, in discussione,<br />
da quanto si propone co-<br />
me un disturbo, un problema<br />
scomodo che non abbiamo<br />
voglia di affrontare e che cerchiamo<br />
perciò di ... buttare<br />
via. Ci interpellano e ci interrogano<br />
i volti di giovani mendicanti<br />
agli angoli delle strade<br />
di città, nelle stazioni o davanti<br />
alle chiese? Non abbiamo<br />
né voglia né tempo di<br />
fermarci a pensare alle loro<br />
vite ed ecco allora che possiamo<br />
gettare via, scrollarci di<br />
dosso quel disagio sottile che<br />
ci provocano i loro occhi fieri<br />
e supplichevoli a un tempo.<br />
Ci infastidisce il forte sentore<br />
di alcol, di sudore o di sporco<br />
di chi viene a sedersi proprio<br />
sulla “nostra” panchina in<br />
ombra che pensavamo di aver<br />
appena guadagnato in esclusiva<br />
per leggere in pace e solitudine?<br />
Cerchiamo di respingere<br />
con decisione l’interrogativo<br />
che si affaccia spontaneo<br />
“come e perché, che cosa<br />
li avrà portati a quel punto?”<br />
Matteo Donati “cronista”non<br />
ci permette di girare la faccia<br />
dall’altra parte, di fingere di<br />
non vedere, di non sentire,<br />
perché lui non l’ha girata, ha<br />
voluto l’incontro, vincendo<br />
anche il senso di disagio e in<br />
certi casi di reazione fisica,<br />
per ascoltare da uomo a uomo,<br />
da uomo a donna, da<br />
persona a persona, la storia di<br />
ciascuno, occhi negli occhi,<br />
con coraggio. E l’ascolto si fa<br />
condivisione e aiuto, se e<br />
quando è ancora possibile.<br />
Questi incontri con esseri<br />
umani speciali per la loro autenticità<br />
- e, limpida nella sua<br />
sincerità indifesa, la resa sulla<br />
pagina, ricca di emozioni,<br />
odori e colori, tra dramma e<br />
speranza, errori, disperazione,<br />
coraggio - non possono<br />
lasciare indifferenti e hanno<br />
l’efficacia di aprirci e di farci<br />
buttare via questa volta la<br />
basùra dal cuore.<br />
Chi può sostenere, infatti, che<br />
questo libro efficace che inchioda<br />
alla pagina, che fa ve-<br />
dere, sentire, annusare, toccare,<br />
grazie alla scrittura diretta<br />
e incisiva e anche agli scatti<br />
potenti di Alessandro Piersigilli<br />
e Roberta Longo, denuncia<br />
sociale oltre che documento<br />
umano, e che colpisce,<br />
non possa sconvolgere la coscienza,<br />
cambiare chi legge ...<br />
e forse, quindi, le cose modificando<br />
la realtà?<br />
Santa Cortesi<br />
Storia del Bologna<br />
Storia <strong>dei</strong> sette<br />
scudetti vinti<br />
di Giuseppe Quercioli<br />
Tinarelli Editore<br />
Dal primo scudetto (1924-25)<br />
fino alla conquista del settimo<br />
e ultimo titolo nazionale<br />
(1963-64). Un’analisi appassionata,<br />
arricchita da articoli<br />
di giornali sportivi dell’epoca,<br />
commenti, interviste e trascrizioni<br />
di radiocronache.<br />
L’autore, grande conoscitore<br />
e amante del calcio, ripercorre<br />
una glorioso periodo della<br />
squadra rosso-blu: vittorie,<br />
campioni, aneddoti. Ma anche<br />
momenti di crisi: sono<br />
emblematici i capitoli riguardanti<br />
gli anni del secondo<br />
conflitto mondiale. Una documentata<br />
opera che è un<br />
omaggio alla storia calcistica<br />
del Bologna e del calcio in<br />
generale.<br />
Birdgarden.<br />
il giardino naturale<br />
e i suoi ospiti<br />
di angela Zaffignani<br />
Mattioli Editore<br />
L’arte di creare un giardino<br />
secondo natura, dove la varietà<br />
è sempre preferibile<br />
alla monotonia. Questo è il<br />
birdgarden. Immaginate di<br />
riprodurre le ambientazioni<br />
tipiche di una rigogliosa oasi<br />
verde: lo stagno, l’arbusteto,<br />
il frutteto, la bordura<br />
di erbacce perenni, senza<br />
mai dimenticare che ogni<br />
giardino che si rispetti ha - e<br />
deve avere - i suoi abitanti:<br />
uccelli soprattutto ma anche<br />
ricci, ranocchie, bisce, orbettini,<br />
lombrichi, pipistrelli,<br />
forbicine, bombi, coccinelle,<br />
gli insetti impollinatori<br />
e i piccoli microorganismi<br />
che fertilizzano amorevolmente<br />
il terreno. E se non<br />
avete un parco e neanche un<br />
fazzoletto di terra ma un<br />
balcone?<br />
Birdgarden saprà fornire preziosi<br />
consigli su come trasformare<br />
i vostri metri quadrati<br />
sospesi nell’aria in un angolo<br />
di Natura, degno di essere<br />
considerato una piccola e magica<br />
riserva protetta. Il volume<br />
è arricchito dalle splendide<br />
illustrazioni dal gusto retrò<br />
di Gabriele Pozzi.<br />
ferrara nel cuore<br />
Una raccolta di commenti,<br />
articoli storici e culturali apparsi<br />
sulla Nuova Ferrara<br />
nel corso del 2011. L’idea è<br />
venuta al direttore del quotidiano<br />
Paolo Boldrini, rileggendo<br />
a distanza di mesi un<br />
articolo di Folco Quilici intitolato<br />
Io e il mio albero<br />
come 81 anni fa. “È troppo<br />
bello per durare solo un<br />
giorno”, ha detto con entusiasmo.<br />
Poi, sfogliando la raccolta<br />
del 2011, ne sono stati trovati<br />
altri che meritavano di<br />
essere riproposti. E tra i tanti<br />
la scelta è caduta su testimonianze,<br />
storie e commenti<br />
che vanno oltre le 24 ore<br />
di vita di un quotidiano. Un<br />
giornale che ha avuto sulle<br />
sue colonne autori come il<br />
criminologo Federico Varese,<br />
che anche da Oxford<br />
pensa alla sua città, l’architetto<br />
Carlo Bassi con Gianluigi<br />
Magoni. E ancora:<br />
Diego Marani ed Elisabetta<br />
Sgarbi che, al momento di<br />
ritirare un premio alla carriera,<br />
fa un discorso surreale<br />
prendendo in giro chi le sta<br />
intorno. Non mancano firme<br />
storiche come Carlo<br />
Chierici e Fabio Ziosi.<br />
dal 16 dicembre 2011<br />
in edicola in abbinamento<br />
con la Nuova Ferrara<br />
Ciao Lucio<br />
genio di note<br />
e di parole<br />
Lucio Dalla,<br />
pubblicista,<br />
iscritto<br />
al nostro <strong>Ordine</strong><br />
dal 3 maggio 1987<br />
40 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 41
G RIcORDI<br />
Guido Fanti: Bologna nel cuore<br />
bologna era il suo vero<br />
grande amore. Pensiero<br />
fisso quasi ossessivo.<br />
Poi la Regione e l’Europa”.<br />
Così il figlio Lanfranco<br />
ricorda il padre Guido Fanti,<br />
nell’affollatissimo omaggio<br />
<strong>dei</strong> cittadini e delle istituzioni<br />
nella sala d’Ercole del Comune<br />
di Bologna. E Bologna, la<br />
Regione e il Parlamento italiano<br />
e poi Europeo hanno<br />
contraddistinto anche le importanti<br />
tappe della sua vita<br />
politica e amministrativa .<br />
Guido Fanti nasce a Bologna<br />
il 25 maggio 1925 da un padre<br />
pittore e una madre casalinga.<br />
Frequenta la facoltà di<br />
Scienze Biologiche dell’università<br />
di Bologna, ma è costretto<br />
ad abbandonare gli<br />
studi con la Seconda guerra<br />
mondiale. Chiamato alle armi<br />
nel 1943, abbandona l’esercito,<br />
diventa partigiano e nel<br />
1945 si iscrive al partito Comunista<br />
dove avrà anche l’incarico<br />
di responsabile per la<br />
Lauro Casadio<br />
comunicazione. Nel luglio<br />
del 1949 con gli articoli, perlopiù<br />
di carattere culturale e<br />
scientifico, pubblicati sul<br />
quotidiano bolognese Il Progresso<br />
d’Italia e cinque mesi<br />
di collaborazioni per il quotidiano<br />
romano La Repubblica<br />
d’Italia diventa giornalista<br />
pubblicista. In seguito è caporedattore<br />
dell’organo della<br />
federazione provinciale bolognese<br />
del partito Comunista<br />
La Lotta. Da allora, Fanti ricopre<br />
vari incarichi politici,<br />
(prima segretario provinciale<br />
poi regionale del Pci, quindi<br />
componente della Direzione<br />
Nazionale) ma sempre indica:<br />
“giornalista” alla voce<br />
“professione”. Esponente di<br />
quella che sarà definita la<br />
“nouvelle vague” del Pci, riformista<br />
ma attento agli equilibri<br />
interni, forse il miglior<br />
interprete di quello che viene<br />
definito il “modello emiliano”,<br />
emerge politicamente<br />
nel 1959 quando, alla Confe-<br />
Nato a Faenza nel 1924, ma è vissuto a lungo<br />
a Milano, città nella quale fu eletto consigliere<br />
regionale nel 1975 e divenne Presidente<br />
della Commissione “Istruzione, cultura<br />
e informazione”. Prestigiosa figura di<br />
partigiano e dirigente della Gioventù Comunista<br />
negli anni ’50, segretario della Camera<br />
del Lavoro di Milano e della CGIL lombarda.<br />
Fu collaboratore del mensile di cultura Calendario del Popolo,<br />
de L’Unità e altri periodici editi dalla regione Lombardia.<br />
Giacomo Partisani<br />
Pubblicista dal 1977, era nato a Forlì nel 1950, ma viveva<br />
a Predappio. Collaboratore del Resto del Carlino fin<br />
dai primi anni ’70, si occupava di<br />
sport: sua grande passione, che lo<br />
aveva portato anche a diventare allenatore<br />
di calcio nella lega regionale<br />
dilettanti.<br />
renza Regionale del Pci, sostiene<br />
la rinuncia all’illusione<br />
di una prospettiva rivoluzionaria,<br />
lo sviluppo legato ai<br />
ceti medi ed alla piccola e<br />
media impresa ed una riforma<br />
dello Stato basata sul decentramento.<br />
Da sindaco di Bologna<br />
(1966-1970) si impegna<br />
nella salvaguardia del verde,<br />
nella tutela del centro storico e<br />
nello sviluppo del progetto del<br />
Fiera District affidato all’architetto<br />
giapponese Kenzo<br />
Tange. Poi gli asili, il welfare<br />
e l’ampliamento <strong>dei</strong> servizi<br />
alla persona, condizioni per la<br />
costruzione di un benessere<br />
diffuso. All’inizio del suo<br />
mandato riceve a palazzo<br />
d’Accursio il cardinal Giacomo<br />
Lercaro per conferirgli la<br />
cittadinanza onoraria. Pratica<br />
il dialogo con i cattolici (famosa<br />
la sua battuta: “Col libro<br />
bianco di Dossetti ci abbiamo<br />
campato 20 anni”), ma l’accusa<br />
di consociativismo lo ha<br />
sempre fatto infuriare. Attento<br />
Guido Montanari<br />
all’immagine, si preoccupa<br />
del lancio di Bologna anche<br />
all’estero. La Bbc racconta<br />
nel mondo la presunta anomalia<br />
di una città rossa che funziona<br />
meglio di quelle anglosassoni.<br />
Da primo presidente<br />
della Regione (1970-76) organizza,<br />
fra l’altro, grandi ricevimenti<br />
nelle ville della <strong>Romagna</strong>,<br />
dove invita decine di<br />
giornalisti tedeschi per fare<br />
Originario di Alfonsine - dove era nato<br />
nel 1930 - ma da sempre residente a<br />
Imola, si era iscritto nell’elenco <strong>dei</strong><br />
pubblicisti nel 1973.<br />
Ha collaborato a lungo con il Resto del<br />
Carlino, Stadio e con l’edizione bolognese<br />
del Giornale d’Italia, per il quale<br />
curava una rubrica di caccia.<br />
Ma ha scritto pure numerosi articoli per la rivista Caccia e<br />
pesca. È deceduto nel gennaio scorso.<br />
Romano Pieri<br />
Nato a Cesena nel 1919, era laureato in Lettere, di professione<br />
ispettore scolastico. Si era iscritto all’elenco <strong>dei</strong> pubblicisti nel<br />
1974. È stato collaboratore del Resto del<br />
Carlino, di <strong>Romagna</strong> e direttore responsabile<br />
del periodico Il Popolano del Partito Repubblicano<br />
Italiano di Cesena. Si è occupato<br />
soprattutto di arte, letteratura e cultura.<br />
promozione al turismo della<br />
nostra costa. Terminato il<br />
mandato in Regione, Fanti entra<br />
nel percorso riservato ai<br />
cavalli di razza: eletto al Parlamento<br />
dal 1976 al 1987, diventa<br />
Europarlamentare per<br />
dieci anni, fino a diventare<br />
vicepresidente del Parlamento<br />
Europeo dal 1984 al 1989.<br />
Uscito da ogni ruolo attivo,<br />
non ha mai smesso di far sen-<br />
Luigi Vespignani<br />
Nato a Casola Valsenio nel 1928,<br />
laureato in economia e commercio,<br />
fu prima iscritto come vice<br />
corrispondente sportivo da Bologna<br />
per i quotidiani Stampa e<br />
Stampa Sera; nell’agosto del<br />
1962 fu assunto come praticante<br />
da Stadio. Nell’ambiente conosciuto<br />
come “il Vesp”, era molto<br />
apprezzato per la sua penna pungente,<br />
ma sempre competente e<br />
corretta. Da anni malato, si è<br />
spento nel novembre scorso.<br />
tire la sua opinione su quel<br />
che avveniva a Bologna, mantenendo<br />
vivaci contatti con<br />
associazioni e movimenti. Lo<br />
scorso anno l’<strong>Ordine</strong> <strong>dei</strong> giornalisti<br />
(vedi foto) lo ha festeggiato<br />
come decano <strong>dei</strong> pubblicisti<br />
ma anche come intellettuale<br />
capace di guardare al<br />
futuro con coraggio e spirito<br />
d’innovazione.<br />
Giorgio Tonelli<br />
Giorgio Chiappini<br />
42 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 43<br />
Guido Fanti<br />
riceve<br />
da Gerardo<br />
Bombonato<br />
la medaglia<br />
d'oro<br />
per i 40 anni<br />
di iscrizione<br />
all'ordine<br />
Enrico docci<br />
Ravennate, classe 1926, era iscritto nell’elenco <strong>dei</strong> pubblicisti<br />
dal 1969. Dopo la Laurea in Lettere classiche all’Università di<br />
Bologna, fin dagli anni ’50 fu collaboratore del settimanale<br />
cattolico il Piccolo di Faenza e della Gazzetta Padana di Ferrara<br />
con articoli letterari e politici. E negli<br />
anni ’60 di Momento Sera, del Resto del<br />
Carlino e di numerosi uffici stampa. È<br />
stato direttore della rivista <strong>Romagna</strong>,<br />
dell’emittente Tele1 nei primi anni ’80 ed<br />
è stato informatore da Faenza per il Gazzettino<br />
dell’<strong>Emilia</strong>-<strong>Romagna</strong> della Rai. È<br />
stato autore di monografie sulla storia del<br />
Risorgimento. La sua ultima fatica letteraria,<br />
Storie Alpine, risale al 2010.<br />
Giorgia iazzetta<br />
Uccisa dal male a 35 anni. Una combattente, fiera e coraggiosa.<br />
Fino a pochi mesi prima di morire, nonostante le condizioni fisiche,<br />
ha continuato a lavorare. Laureata con lode in Scienze della comunicazione,<br />
era molto attiva nel giornalismo e nella comunicazione<br />
on-line. In passato aveva collaborato con il Corriere del Veneto e<br />
diretto l’edizione bolognese della<br />
Piazza, vivendo per qualche<br />
anno nel capoluogo emiliano.<br />
La malattia l’aveva poi obbligata<br />
a rientrare a Chioggia, dove si<br />
era reinventata un lavoro, fondando<br />
e dirigendo il portale<br />
Comunicatori Pubblici. Era pubblicista<br />
dal 2002.<br />
Roberto Mori<br />
Piacentino, fu iscritto nell’elenco Professionisti nel 1976, per<br />
il praticantato svolto presso il quotidiano Avvenire nel quale si<br />
occupava di cronaca bianca.<br />
Scrittore e storico apprezzato, ha collaborato<br />
anche con Il Giorno, Il Tempo illustrato,<br />
L’Europeo e La Domenica del<br />
Corriere. Per un breve periodo fece anche<br />
parte della redazione de Il Giornale diretto<br />
da Indro Montanelli.<br />
La sua opera letteraria più nota è Piacenza,<br />
una città nel tempo, quattro volumi<br />
sulla storia cittadina dall’800 a oggi.<br />
Nato a Piacenza nel 1959, si era iscritto nell’elenco <strong>dei</strong> pubblicisti nel ’95 per la sua pluriennale collaborazione<br />
con La Nuova Ferrara. Per il quotidiano estense scriveva di costume e cronaca cittadina ma curava<br />
anche recensioni d’arte, cultura, spettacolo. È stato autore di opere narrative, quali Via dalla vita e il più<br />
recente Quarantasei per due (appunti sulla vita e l’età di mio padre).
iSCriZiONi<br />
e CaNCellaZiONi<br />
■ Riunione del 27 settembre 2011<br />
IScRIzIONI<br />
REGISTRO DEI PRATICANTI<br />
Grassi Margherita [Reggio <strong>Emilia</strong><br />
- 21/05/1982]: Telereggio,<br />
01/01/2011; Guerzoni Giulio<br />
[Modena - 26/08/1982]: Radio<br />
Bruno, 08/06/2011; Negrelli Veronica<br />
[Modena - 27/12/1974]:<br />
freelance, 27/09/2011.<br />
ALBO DEI PROFESSIONISTI<br />
Serri Giulio [Pavullo nel Frignano<br />
(MO) - 24/07/1984]: 25/05/2011;<br />
Vecchi Gianluca [Carpi (MO) -<br />
08/07/1979]: 06/09/2011.<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Beretta Federica [Parma -<br />
08/10/1990]: Gazzetta di Parma;<br />
Lavalle Giuseppe [Melfi (PZ) -<br />
24/05/1978]: Notasport.it; Maggi<br />
Andrea [Ferrara - 18/01/1959]:<br />
passaggio dai praticanti; Melli<br />
Andrea [Formigine (MO) -<br />
26/06/1987]: L’informazione - Il<br />
Domani; Oliva Giada [Brescia -<br />
12/02/1982]: Il Cittadino Oggi -<br />
Corriere Nazionale; Portelli Margherita<br />
[Parma - 27/12/1985]:<br />
Gazzetta di Parma; Tirabassi Eleonora<br />
[Modena - 09/07/1988]:<br />
Notizie; Veronesi Gabriele [Carpi<br />
(MO) - 24/12/1985]: Fuori.tv.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Cappellari Marco [Ferrara -<br />
13/12/1964]: annullamento cancellazione;<br />
Ricci Garotti Adolfo<br />
[Conselice (RA) - 07/10/1946]:<br />
Notiziario.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PRATICANTI<br />
Maggi Andrea, Serri Giulio, Vecchi<br />
Gianluca.<br />
PROFESSIONISTI<br />
Marcheggiani Gianbattista: deceduto.<br />
PUBBLICISTI<br />
Costantini Franco, Grassi Margherita,<br />
Guerzoni Giulio, Negrelli<br />
Veronica.<br />
Velez Alfonso: deceduto.<br />
■ Riunione dell’11 ottobre 2011<br />
IScRIzIONI<br />
ALBO DEI PROFESSIONISTI<br />
Gozzi Alessia [Bergamo -<br />
01/12/1981]: trasferita da Milano.<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Bragadini Benedetta [Parma -<br />
14/07/1985]: Radio TV Parma;<br />
Costa Silvia [Bologna -<br />
30/04/1981]: Cultumedia.it; Ferrieri<br />
Daniele [Lugo (RA) -<br />
30/09/1956]: La Piazza; Lisi<br />
Chiara [Rimini - 26/05/1976]: Peso<br />
Perfecto; Pellegrino Antonella<br />
[Lecce - 11/07/1966]: FiscoOggi,<br />
Comunicazione.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Gardella Mauro [Bologna -<br />
04/05/1971]: Kubo’; Vecchi Paola<br />
[Modena - 13/04/1949]: Teca.<br />
cANcELLAzIONI<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Anconelli Fabio, Lenzi Sergio,<br />
Virgoli Marco.<br />
■ Riunione del 25 ottobre 2011<br />
IScRIzIONI<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Alvisi Roberto [Cento (FE) -<br />
06/03/1973]: annullamento cancellazione;<br />
Arcolaci Alessia [Lugo<br />
(RA) - 22/04/1982]: Confronti;<br />
Beltrambini Simone [Rimini -<br />
24/12/1974]: Calcionline.com;<br />
Caracciolo Danilo [Napoli -<br />
23/02/1969]: Istruzioneer.it; Ciceroni<br />
Luca [Ravenna - 10/06/1978]:<br />
Skymeteo24 - Skytg24; Ghini Valentina<br />
[Faenza (RA) - 21/07/1982]:<br />
Prima Pagina Comunicazione, Il<br />
Ponte; Lucchini Alessandra [Piacenza<br />
- 22/08/1964]: trasferita da<br />
Milano; Ongaro Giovanni [Genova<br />
- 04/03/1958]: Autocaravan; Sacchetti<br />
Silvia [Guastalla (RE) -<br />
20/07/1974]: Consumatori; Vandini<br />
Carlotta [Modena -<br />
09/09/1974]: Fuori.tv; Vezzali<br />
Giuliana [Mirandola (MO) -<br />
31/07/1981]: Radiostella News.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Bonomi Chiara [Napoli -<br />
30/07/1976]: Railway Engineering;<br />
Tega Walter [Salisano (RI) -<br />
24/08/1941]: Philosophia.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PROFESSIONISTI<br />
Martino Arrigo: deceduto.<br />
PUBBLICISTI<br />
Pavone Alessandro.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Gatti Giovanni, Molfino Alessandra.<br />
■ Riunione dell’11 novembre 2011<br />
IScRIzIONI<br />
REGISTRO DEI PRATICANTI<br />
Maarad Brahim [Elaioune - Marocco<br />
(EE) - 01/02/1989]: Nuovo<br />
Quotidiano Di Rimini, 01/05/2011.<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Angelini Paolo [Rimini -<br />
07/09/1977]: Chiamami Città; Boromeo<br />
Elena [Ortona (CH) -<br />
14/02/1985]: Agenzia Dire; Bulfarini<br />
Alessandro [San Giovanni in<br />
Persiceto (BO) - 06/03/1985]: Il<br />
Resto del Carlino, Comunità Ravarinese;<br />
Carnelos Antonio [Gorizia<br />
- 10/05/1991]: Sette Sere; Chiappari<br />
Maria Elena [Parma -<br />
22/05/1975]: passaggio dai professionisti;<br />
Di Trinca Giulia [Roma<br />
- 14/01/1976]: Art Journal;<br />
Franzoni Valerio [Cento (FE) -<br />
19/01/1981]: Il Resto del Carlino;<br />
Furlanis Federica [Latisana (UD)<br />
- 15/03/1986]: Radio Città Fujiko;<br />
Riciputi Marco [Ravenna -<br />
03/06/1975]: La Voce di <strong>Romagna</strong>;<br />
Rossi Enrico [Reggio <strong>Emilia</strong><br />
- 10/08/1984]: Reporter.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Bertocchi Paola [Bologna -<br />
06/05/1970]: Il Refuso; Tartari<br />
Catia [Bentivoglio (BO) -<br />
16/02/1964]: Cq Elettronica.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PRATICANTI<br />
Piantella Benedetta.<br />
PROFESSIONISTI<br />
Chiappari Maria Elena.<br />
Davoli Ivano: deceduto.<br />
PUBBLICISTI<br />
Boni Franco, Coppi Antonio,<br />
Malavasi Fabrizio, Maltoni Maria,<br />
Manzini Giovanni.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Albarello Giovanni, Banzi Eugenio,<br />
Benaglia Franco, Chierici<br />
Alfredo, Cremonesini Claudia,<br />
Cupioli Luciano, Enriques<br />
Federico, Faraotti Roberto, Favaro<br />
Giuliano, Ferrari Pier Luigi,<br />
Ficarelli Tiziana, Gellini<br />
Giorgio, Gori Davide, Grilli Alberto,<br />
Gruppioni Graziano, Mascitti<br />
Marcello, Mazzi Guido,<br />
Monferini Massimo, Montanari<br />
Donatello, Monti Miler, Morini<br />
Maurizio, Morsiani Simon Luca,<br />
Mouftakir Mohamed, Nascetti<br />
Paolo, Pausini Paolo,<br />
Pietrelli Alberto, Pini Paolo, Politi<br />
Francesca, Porticati Marco,<br />
Prati Lamberto, Ranalli Paolo,<br />
Ronconi Antonio, Sabattini Valerio,<br />
Saetti Riccardo, Simoni<br />
Stefano, Stignani Chiara, Taruffi<br />
Igor, Tiezzi Maurizio, Trevisani<br />
Daniele, Vannini Gianfranco.<br />
Totti Giorgio: deceduto.<br />
■ Riunione del 22 novembre 2011<br />
IScRIzIONI<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Giannico Pietro Francesco [Gioia<br />
del Colle (BA) - 25/08/1975]: trasferito<br />
da Potenza; Marinucci<br />
Maria Grazia [Termoli (CB) -<br />
10/08/1985]: Parma Ok, La Sera<br />
di Parma.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Marzocchi Chiara [Bologna -<br />
21/11/1987]: Uso Comune.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PROFESSIONISTI<br />
Cabassi Sergio, Marcheselli Tiziano:<br />
deceduti.<br />
Cavini Daniela.<br />
PUBBLICISTI<br />
Botti Francesca, Gravano Anna<br />
Maria, Lugli William, Majoli Albertazzi<br />
Francesca, Mauro<br />
Maurizio.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Raimondi Ezio, Rocchi Gianluca.<br />
■ Riunione del 6 dicembre 2011<br />
IScRIzIONI<br />
REGISTRO DEI PRATICANTI<br />
Pletto Simona [Forlì - 25/01/1965]:<br />
La Voce di <strong>Romagna</strong>,01/11/2011.<br />
ALBO DEI PROFESSIONISTI<br />
Bortolotti Luca [Pavullo nel Frignano<br />
(MO) - 23/12/1985]:<br />
30/11/2011; Di Raimondo Rosario<br />
[Modica (RG) - 19/02/1987]:<br />
22/11/2011; Genovese Angela<br />
[Napoli - 22/02/1949]: trasferita<br />
da Napoli; Magliulo Claudio [Battipaglia<br />
(SA) - 14/02/1986]:<br />
23/11/2011; Mainardi Andrea<br />
[Fusignano (RA) - 11/02/1974]:<br />
23/11/2011; Mazzotti Giorgia<br />
[Bologna - 25/08/1966]: trasferita<br />
da Milano; Mezzano Cosimo [Milano<br />
- 26/09/1946]: trasferito da<br />
Milano; Panettiere Giovanni [Bologna<br />
- 25/07/1981]: 25/11/2011;<br />
Proli Mario [Forlì - 20/04/1969]:<br />
25/11/2011.<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Aghito Carla [Padova -<br />
17/09/1946]: Flip Magazine; Briani<br />
Daniele [Padova - 15/11/1965]:<br />
La Madia Travelfood; Volpe Anna<br />
Maria [Iglesias (CI) - 01/05/1985]:<br />
Radio International.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Graziani Guido [Roma -<br />
23/08/1964]: Agrisfera.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PRATICANTI<br />
Bortolotti Luca, Di Raimondo<br />
Rosario, Magliulo Claudio, Mainardi<br />
Andrea, Panettiere Giovanni,<br />
Persico Stefania, Proli<br />
Mario, Triolo Umberto.<br />
PROFESSIONISTI<br />
Bini Alessandro, Poletti Silvia.<br />
PUBBLICISTI<br />
Andrini Maria Vittoria, Angelini<br />
Giuseppe, Barlettai Monica,<br />
Bassi Graziano, Bertini Giacomo,<br />
Bonazzi Maurizio, Cravedi<br />
Ettore, Cravedi Gianni, Denti<br />
Andrea, Di Giovannantonio Simona,<br />
Dinacci Aldo, Frangilli<br />
Maria Michela, Giacometti<br />
Francesco, Lambri Roberto,<br />
Lombardi Walther, Lucchi Paolo,<br />
Lugari Benito, Mausoli Luigi,<br />
Menozzi Agostino, Nanni Andrea,<br />
Piancastelli Giuseppe,<br />
Pletto Simona, Proli Mario, Rosa<br />
Simone, Rossi Simone, Rubbiani<br />
Maria Teresa, Tassinari<br />
Matteo, Triolo Umberto.<br />
■ Riunione del 21 dicembre 2011<br />
IScRIzIONI<br />
ALBO DEI PROFESSIONISTI<br />
Bussi Francesca [Pavullo nel Frignano<br />
(MO) - 21/03/1985]:<br />
30/11/2011; Giordano Mauro<br />
[Norcia (PG) - 08/04/1987]:<br />
23/11/2011; Mantelli Lorenzo<br />
[Bologna - 02/04/1983]:<br />
24/11/2011; Salini Antonella [Rieti<br />
- 06/03/1984]: 28/11/2011;<br />
Stocchi Christian [Casalmaggiore<br />
(CR) - 23/05/1977]: 29/11/2011;<br />
Zuccoli Sara [Castelfranco <strong>Emilia</strong><br />
(MO) - 02/05/1984]: 29/11/2011.<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Amico Giuseppe [Napoli -<br />
21/03/1959]: trasferito da Trento;<br />
Casali Ascanio [Busseto (PR) -<br />
18/03/1946]: Cara Val Stirone;<br />
Crepaldi Alberto [Bolzano -<br />
28/07/1970]: trasferito da Trento;<br />
Gandini Leonardo [Bolzano -<br />
19/01/1961]: trasferito da Trento.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Alberini Marco [Parma -<br />
23/03/1975]: Milsec.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PRATICANTI<br />
Bussi Francesca, Giordano<br />
Mauro, Lippi Gabriele, Mantelli<br />
Lorenzo, Rossi Antonella, Salini<br />
Antonella, Stocchi Christian,<br />
Zuccoli Sara.<br />
PROFESSIONISTI<br />
Smerieri Alessandro.<br />
PUBBLICISTI<br />
Fabbri Paolo, Labanti Davide,<br />
Rossi Antonella, Rovinalti Luca,<br />
Soso Domenica, Spinelli Riccardo.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Pirani Gianni.<br />
■ Riunione del 17 gennaio 2012<br />
IScRIzIONI<br />
REGISTRO DEI PRATICANTI<br />
Di Antonio Sara [Teramo -<br />
29/12/1976]: freelance, Casalgrande,17/01/2011;<br />
Ravaglia<br />
Elisa [Lugo (RA) - 15/02/1984]:<br />
freelance, 17/01/2011.<br />
ALBO DEI PROFESSIONISTI<br />
Adinolfi Gerardo [Oliveto Citra<br />
(SA) - 20/10/1987]: 30/11/2011;<br />
Agnessi Enrico [Frosinone -<br />
12/09/1985]: 29/11/2011; Bandini<br />
Enrico [Faenza (RA) -<br />
18/03/1977]: 30/11/2011; Benedetti<br />
Barbara [Faenza (RA) -<br />
01/01/1981]: 30/11/2011; Boldrin<br />
Benedetta [Verona -<br />
19/10/1979]: 30/11/2011; Frenquellucci<br />
Jacopo [Rimini -<br />
21/01/1988]: 23/11/2011; Iannello<br />
Riccardo [Massa -<br />
02/04/1956]: trasferito da Firenze;<br />
Stinco Giovanni [Varese -<br />
23/02/1981]: 29/11/2011; Zaccariello<br />
Giulia [Vigevano (PV) -<br />
14/04/1985]: 29/11/2011; Zanchi<br />
Andrea [Bologna - 15/12/1984]:<br />
29/11/2011.<br />
ALBO DEI PUBBLICISTI<br />
Andrini Maria Vittoria [Meldola (FC)<br />
- 26/11/1949]: revoca cancellazione<br />
del 06/12/2011; Bellocchio Benedetta<br />
[Carpi (MO) - 24/03/1980]:<br />
Notizie; Bertuzzi Giovanni [Bologna<br />
- 01/08/1946]: Corriere Di Bologna;<br />
Cravedi Ettore [Piacenza -<br />
14/03/1966]: revoca cancellazione<br />
del 06/12/2011; Cravedi Gianni<br />
[Piacenza - 07/12/1970]: revoca<br />
cancellazione del 06/12/2011; Cristelli<br />
Angela [Messina - 25/02/1982]:<br />
Psicoradio; Elia Marinella [Santa<br />
Marinella (RM) - 24/04/1954]: Puntoradio;<br />
Galanti <strong>Emilia</strong>no [Ravenna -<br />
19/10/1978]: Cooperazione Ravennate;<br />
Gatta Rudy [Ravenna -<br />
04/04/1978]: Cooperazione Ravennate,<br />
Ravenna e Dintorni; Groppi<br />
Cesare [Parma - 28/06/1951]: Parmaqui;<br />
Monti Viviana [Reggio <strong>Emilia</strong><br />
- 08/08/1972]: Consumatori; Niccolai<br />
Ares [Bologna - 09/10/1982]:<br />
Radio Città Fujiko; Schianchi Mattia<br />
[Parma - 02/01/1979]: Polis Quotidiano;<br />
Sezzi Nicola [Reggio <strong>Emilia</strong> -<br />
07/07/1982]: Reggio 24ore; Vaira<br />
Fabio [Foggia - 13/09/1975]: trasferito<br />
da Bari.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Anceschi Alessandra [Scandiano<br />
(RE) - 08/04/1965]: Idee In Form@<br />
Zione; Balzani Massimo [Meldola<br />
(FC) - 02/10/1959]: Dimensione<br />
Industria, Informazioni Industriali;<br />
Bonavolta Lidia [Carpi (MO) -<br />
16/04/1975]: Carpi Free; Cardea<br />
Ubaldo [Taranto - 05/07/1988]:<br />
Infomedical; Finocchiaro Myriam<br />
Rosaria [Milano - 17/06/1970]: A<br />
Gran Voce; Muzzetto Pierantonio<br />
[Sassari - 12/05/1951]: Parma Medica;<br />
Nappi Pasquale [Sassari -<br />
22/05/1960]: Annali online Università<br />
di Ferrara; Pluchino Paola<br />
[Ragusa - 03/07/1986]: The<br />
Artship; Samorì Mirko [Imola (BO)<br />
- 06/01/1975]: Raccontando; Spada<br />
Gabriele [Russi (RA) -<br />
22/01/1959]: Casa Notizie.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PRATICANTI<br />
Adinolfi Gerardo, Agnessi Enrico,<br />
Bandini Enrico, Benedetti<br />
44 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 45
aNNO 1<br />
NUMerO 1<br />
Muratoriana on line<br />
centro studi<br />
muratoriani<br />
Periodico annuale di<br />
approfondimenti muratoriani<br />
Redazione:<br />
http://www.centrostudimuratoriani.<br />
it/strumenti/muratoriana-online<br />
Direttore responsabile:<br />
Fabio Marri<br />
Prima Pagina<br />
Quotidiano di informazione di Reggio <strong>Emilia</strong> e Modena<br />
Redazione: via Gramsci 22, Reggio <strong>Emilia</strong><br />
Direttore responsabile: Corrado Guerra - e-mail: reggiocronaca@gmail.com<br />
xaltro<br />
Quadrimestrale di Società<br />
Dolce<br />
Redazione:<br />
via Cristina da Pizzano 5,<br />
Bologna<br />
Direttore responsabile:<br />
Mauro Spinato<br />
Stampa:<br />
Press Società Dolce<br />
e-mail: redazione@xaltro.it<br />
Menuin<br />
Guida semestrale alle migliori<br />
proposte culinarie<br />
Redazione:<br />
via Curiel 10/g, Bologna<br />
Direttore responsabile:<br />
Claudio Minoja<br />
Stampa:<br />
Sab Litografia,<br />
Trebbo di Budrio (BO)<br />
VOLari<br />
Periodico sugli orari <strong>dei</strong> voli<br />
di linea nazionali<br />
Redazione:<br />
via Curiel 10/g, Bologna<br />
Direttore responsabile:<br />
Mario Minoja<br />
Stampa:<br />
Cantelli Rotower,<br />
Castel Maggiore (BO)<br />
Annunci Bologna<br />
Magazine sulla Comunicazione<br />
Dinamica di Bologna e Provincia<br />
Redazione:<br />
via de Gasperi 16, Cento (FE)<br />
Direttore responsabile:<br />
Marco Taddia<br />
Stampa:<br />
Il Torchio, San Giovanni in<br />
Persiceto (BO)<br />
iSCriZiONi<br />
e CaNCellaZiONi<br />
Barbara, Boldrin Benedetta,<br />
Frenquellucci Jacopo, Scaletti<br />
Ludovica, Stinco Giovanni, Zaccariello<br />
Giulia, Zanchi Andrea.<br />
PROFESSIONISTI<br />
Giberti William.<br />
Mori Roberto, Vespignani Luigi:<br />
deceduti.<br />
PUBBLICISTI<br />
Bernardi Luigi, Fontanazzi Giuseppe,<br />
Franchini Daniele, Lorusso<br />
Rosetta, Mori Domenico,<br />
Pula Paola, Ravaglia Elisa, Salvato<br />
Sandra.<br />
Casadio Lauro, Iazzetta Giorgia,<br />
Montanari Guido: deceduti.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Amelotti Carlo Pietro, Borelli Maurizio,<br />
Calmistro Marco, Clò Alessandro,<br />
D'Aloia Tiberio, De Cicco<br />
Giorgia, Elegante Albino, Errani<br />
Linda, Gentilini Renato, Ivardi Ganapini<br />
Albino, Marino Luigi, Miserotti<br />
Giuseppe, Morolli Giuseppe,<br />
Pantaleoni Sebastiano, Pivi Gabriella,<br />
Santarelli Luciano, Severi<br />
Bruno, Troiano Alessandro.<br />
■ Riunione del 23 gennaio 2012<br />
IScRIzIONI<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Camparini Fabio [Correggio (RE) -<br />
19/12/1967]: Salute.info, Comuni.info;<br />
De Panfilis Carlo [Bahia Blanca<br />
(Argentina) - 11/05/1960]: Appunti;<br />
Faccenda Maria Alessandra [Bologna<br />
- 15/08/1958]: Pmagazine.<br />
cANcELLAzIONI<br />
PROFESSIONISTI<br />
Pedrelli Luciano.<br />
PUBBLICISTI<br />
Chiappini Giorgio, Docci Enrico,<br />
Partisani Giacomo: deceduti<br />
Chicco Luigi, Giugli Silvana, Guerzoni<br />
Antonio, Penna Maria Vittoria.<br />
ELENCO SPECIALE<br />
Baldazzi Enzo, Cappelli Lorenzo,<br />
Ferri Corrado, Gasparini Casari<br />
Vittorio, Indulgenza Pasquale,<br />
Vezzani Giorgio.<br />
46 . GIORNALISTI / aprile 2012 aprile 2012 / GIORNALISTI . 47
48 . GIORNALISTI / aprile 2012