Sanità penitenziaria - Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio

asplazio.it

Sanità penitenziaria - Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio

Giuliana Bernardini

Malattie Infettive

Ospedale “Grande”

Ospedale “Belcolle”

Viterbo

1987-2012


« ”Vi è un luogo nel carcere chiamato Tulliano, un poco a sinistra salendo,

sprofondato a circa 12 piedi sotto terra. Esso è chiuso tutt'intorno da robuste

pareti, e al di sopra da un soffitto, costituito da una volta in pietra. Il suo aspetto è

ripugnante e spaventoso per lo stato di abbandono, l'oscurità, il puzzo. »

Sanità Penitenziaria

Corso ex Legge 135/90 ed. 2012

Roberto Monarca, Elena Rastrelli

Serena Dell’Isola, Anna Ialungo

Elisabetta Liguori, Giulio Starnini

U.O. Medicina Protetta Malattie Infettive

Ospedale Belcolle Viterbo


…ovvero…

“HIV e detenzione ai tempi della

riforma” “


..c ..c’’’’era ..c ..c era era era una una una una volta volta volta volta …………


Pazienti/Detenuti HIV Anni ’80-’90

• 97,6% HIV tossicodipendenti [dati D.A.P.]

• Età 20 – 30 aa, tutti italiani

• Monoterapie anti–HIV inefficaci e

percepite come estremamente tossiche

• Fortemente condizionati dall’evoluzione

clinica dei propri compagni

• Senza progetti concretamente realizzabili

• Attenti all’automatica incompatibilità con

cellule CD4+


Ricerca

Assistenza

Incompatibilità

Diagnosi

Terapia

Counseling


% detenuti

S.I.M.S.Pe. – onlus

Società Italiana di

Medicina e Sanità

Penitenziaria

50

45

40

35

30

25

20

15

10

5

0

Dati ufficiali D.A.P. - Ministero della Giustizia

(Ufficio per la statistica)

90 92

HIVAb+ T.D. screening HIV stranieri


% detenuti

S.I.M.S.Pe. – onlus

Società Italiana di

Medicina e Sanità

Penitenziaria

50

45

40

35

30

25

20

15

10

5

0

Dati ufficiali D.A.P. - Ministero della Giustizia

(Ufficio per la statistica)

1.77%

90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 00 01 02 03 04 05 06 07 08 09

HIVAb+ T.D. screening HIV stranieri


Pazienti/Detenuti HIV oggi

• 74,6% tossicodipendenti [dati D.A.P.]

• Età >40 aa, stranieri in aumento

– nuove diagnosi advanced naives

nuovi giovani TD

• Terapie anti–HIV sempre + efficaci, con

accettazione delle tossicità metaboliche

• Nell’era HAART infezione da HIV cronicizzata

grazie alla terapia e apertura di scenari di vita

prima non immaginabili

• Progettualità concretamente realizzabili

• Favorevole interazione medico/paziente


S.I.M.S.Pe. – onlus

Società Italiana di

Medicina e Sanità

Penitenziaria

38 Case di reclusione

161 Case Circondariali

7 Istituti per le misure di sicurezza

L’influenza dell’ambiente sull’uomo



Detenuti presenti distribuiti per tipo d'istituto, posizione giuridica e sesso

Situazione al 31/08/2011


• Tipo Istituto Nr Istituti Donne Uomini Totale



• CASE DI RECLUSIONE

• Condannati 200 9.216 9.416

• Imputati 40 1.317 1.357

• Internati 6 297 303

• Da Impostare - 3 3

• Totale 38 246 10.833 11.079


• CASE CIRCONDARIALI

• Condannati 1.355 26.699 28.054

• Imputati 1.178 25.208 26.386

• Internati 9 30 39

• Da Impostare 1 61 62

• Totale 161 2.543 51.998 54.541


• ISTITUTI PER LE MISURE DI SICUREZZA

• Condannati 11 141 152

• Imputati 3 62 65

• Internati 84 1.183 1.267

• Da Impostare - - -

• Totale 7 98 1.386 1.484


• Totale generale 206 2.887 64.217 67.104


Capienza degli istituti e detenuti presenti per regione di detenzione 31 12 2011

REGIONE CAPIENZA DETENUTI PRESENTI

REGOLAMENTARE

Nr. Istituti Donne Uomini Totale Donne Uomini Totale

ABRUZZO 8 64 1.467 1.531 66 1.942 2.008

BASILICATA 3 24 416 440 18 457 475

CALABRIA 12 32 1.843 1.875 55 2.991 3.046

CAMPANIA 17 216 5.550 5.766 328 7.681 8.009

EMILIA ROMAGNA 13 124 2.329 2.453 144 3.880 4.024

FRIULI VENEZIA GIULIA 5 35 513 548 30 835 865

LAZIO 14 316 4.522 4.838 456 6.403 6.859

LIGURIA 7 47 1.041 1.088 95 1.701 1.796

LOMBARDIA 19 491 4.907 5.398 575 8.837 9.412

MARCHE 7 16 759 775 39 1.147 1.186

MOLISE 3 0 401 401 0 510 510

PIEMONTE 13 150 3.478 3.628 164 4.906 5.070

PUGLIA 11 181 2.282 2.463 216 4.317 4.533

SARDEGNA 12 53 1.984 2.037 55 2.050 2.105

SICILIA 27 322 5.132 5.454 200 7.254 7.454

TOSCANA 18 155 3.031 3.186 176 3.985 4.161

TRENTINO ALTO ADIGE 2 46 474 520 14 342 356

UMBRIA 4 74 1.060 1.134 73 1.596 1.669

VALLE D'AOSTA 1 6 175 181 0 265 265

VENETO 10 211 1.761 1.972 168 3.002 3.170

Totale nazionale 206 2.563 43.125 45.688 2.872 64.101 66.973


Chi sono i “condannati” infettivi?


25%

ma anche…

30%


Prostitute , trans …

malati psichiatrici…

senza fissa dimora


Influenza dell’ambiente sull’uomo


Pareti penitenziarie =

membrana semipermeabile alle M.I.

HIV

Carcere

TB

HCV

HBV

MST

salute pubblica


Many individuals who do not interface

consistently with health care institutions (e.g.

illicit drug users, the mentally ill, and the

socially and medically marginalized), yet

when incarcerated, have an important

opportunity not only to be identified as being

HIV-infected but also to initiate HAART when

medically indicated.

Sandra A. Springer and Frederick L.Altice

“Improving the Care for HIV-infected Prisoners. An Integrated Prison Release Health Model”.

In: Public Health behind Bars. Chapter 30, Section 5, 535-555, Springer 2007


CDC Recommendations for Adults

and Adolescents

• Routine, voluntary HIV screening for

all persons 13-64 yrs in healthcare

settings, not based on risk

• Repeat HIV screening of persons

with known risk at least annually

• Opt-out HIV screening with the

opportunity to ask questions and the

option to decline

• Include HIV consent with general

consent for care; separate signed

informed consent not recommended

• Prevention counseling not required

in conjunction with HIV screening in

healthcare settings

Branson BM, et al. MMWR Recomm Rep. 2006;55(RR14):1-17.


Determinanti della gestione del paziente HIV in carcere 1

Dimensioni del problema , evidenze

scientifiche, formazione specifica,

protocolli sperimentali

• Aspetti scarsamente approfonditi

Paziente • Stato sociale ( nazionalità, td, omo, età,

stato psicosociale, durata della detenzione,

collegamenti con strutture assistenziali esterne

ecc)

• Stadio della malattia (O.I. , CD4+ , V.L. .. )

• Motivazione alle cure, assenza di

informazioni

• Aderenza

• Comorbidità (CV, HBV/HCV, TBC, malattie

psichiatriche ,stato nutrizionale, renale, dieta)

•Trasferimenti

Istituto Penitenziario • Giudiziario, penale, ICATT, 41 bis

•Vetustà delle strutture

• Rapporti con SSN , Università, Regioni

• Numero e formazione pol. pen.

•Strutture e servizi sanitari interni ed esterne


Determinanti della gestione del paziente HIV in carcere 2

Virus • HIV-1, HIV- 2, sottotipi

• Resistenze

Regime terapeutico • Potenza

• Eventi avversi

• Convenienza

• Tossicità

Medici e infermieri • Competenza e dedizione


Prevalenza HIV nelle carceri del mondo

Il numero di sieropositivi varia da Paese a Paese

Gli Stati Uniti hanno il più alto numero di detenuti (circa

2.000.000); di questi 1.7% sono HIV positivi

Tra le persone sieropositive che vivono negli Stati Uniti una

percentuale tra il 17 e il 25% sia transitata almeno una volta in

carcere. Dagli studi svolti in Brasile e Argentina emerge una

prevalenza per HIV nelle carceri tra il 3% e il 20%.

In sud- Africa si stima che convivano con HIV il 41% dei detenuti.

Nei Paese dell’Est Europa la prevalenza è elevatissima. Nel

2010,nella confederazione Russa, 55.000 degli 846.000 detenuti

è sieropositiva per HIV. In Estonia, quattro recenti studi hanno

dimostrato una prevalenza variabile tra l’8,8 e il 23 %.

In Inghilterra e Galles la prevalenza puntuale in studi però condotti

oltre 10 anni fa, mostrano prevalenze variabili tra lo 0,3 e l’1%.


Trasmissione da HIV negli Istituti Penitenziari

Sono pochissimi gli studi su l’incidenza da HIV in carcere.

In Italia la difficoltà è legata alla discontinuità tra esperienze

di libertà e di carcere sperimentata da molte persone con

comportamenti a rischio.

In uno studio britannico l’incidenza è risultata del 0,41% per anno

di detenzione . Studi condotti dai Centers for Diseases Control

and prevention (CDC) nel 2009 , con test volontari all’ingresso ed

alla scarcerazione, hanno rilevato un tasso del 1,9% anno,

con la trasmissione sessuale come fattore principale di rischio

ed uso di droghe e tatuaggi come fattore di minore rilevanza.

S.I.M.S.Pe. – onlus

Società Italiana di

Medicina e Sanità

Penitenziaria


HIV-HBV-HCV e carcere – Letteratura

Assenza di studi di incidenza controllati

Country year journal note HIV-Ab+% HBsAg+% HCV-Ab+%

France 2009

Eur J Microbiol

Infect Dis

Incoming prisoners 1,9 2,1 4,9

Germany 2007 Epid Infect young inmates 5,2 # 8,6

Russian 2006 Addiction only IDU 14,0 # 67,0

Italy 2005 J Med Virol All prisoners 7,5 6,7 38,0

Russian Fed 2005 Lancet All prisoners 4,0 # 35,7

Spain 2005 Enf Inf Micr Cl All prisoners 19,1 # 32,8

Sweden 2001 Eur J Pub Hel All prisoners 3,6 # 36,0

France 2001 Eur J Pub Hel All prisoners 4,4 # 38,0

Ireland 2001 BMJ All prisoners 2,0 6,0 22,0

Denmark 2000 Eur J Epidem All prisoners 0,0 4,0 87,0


Studi S.I.M.S.P.E. HIV

31/12/96

31/12/98

31/05/02 30/06/05

Presenti: 7.392 8.780 51.408 51.782

test HIV: 4.287 (58,0%) 4.556 (51,9%) 19.874 (38,7%) 18.335 (35,4%)

HIV-Ab+: HIV Ab+: 469 (10,9%) 421 ( 9,2%) 1.477 ( 7,4%) 1.540 ( 8,4%)

S.I.M.S.Pe. – onlus

Società Italiana di

Medicina e Sanità

Penitenziaria


S.I.M.S.Pe. – onlus

Società Italiana di

Medicina e Sanità

Penitenziaria HIV

• Tra gli 88.066 detenuti che avevano fatto

ingresso nel 2009 nei 207 Istituti

penitenziari italiani, 13.292 (29,4%) si

erano sottoposti a screening per HIVab .

La positività positivit al test veniva riscontrata

nel 3,22% della popolazione esaminata .


La terapia antiretrovirale nel

sistema penitenziario

MASSIMA

POTENZA

+

MASSIMA

ADERENZA (DOT)

MINIMA TOSSICITA’

CONTROLLO DELLA REPLICAZIONE

VIRALE

SEMPLIFICAZIONE DELLA TERAPIA CHE NE

ASSICURI LA CONTINUAZIONE ANCHE

ALL’ESTERNO DELL’AMBIENTE PENITENZIARIO


n. detenuti

Terapia antiretrovirale in carcere offerta

ed efficacia (1.540 pz.)

600

500

400

300

200

100

0

574 detenuti anti-HIV+

senza terapia ARV

12,4%

87,6%

CD4+350/mmc

in 966 detenuti in terapia

100

80

60

40

20

0

45,9%

54,1%

% detenuti in A.R.T. soppressione della viremia

HIV-RNA + HIV-RNA -


Livelli di HIV-RNA in pazienti detenuti

dopo un anno di HAART

Log cp/ml

5,8

5

4,2

3,4

2,6

5,1

5,4

HIV-RNA (medie)

3,4

3,6

DOT SAT

4,1

3,2

4,2

3,3

0 3 6 9 12

M E S I

4,6

3,3

Babudieri S. et al. JAMA 2000; 282(2);179-80


n. detenuti

Disponibilità ed efficacia della strategia DOT

negli Istituti Penitenziari Italiani (2006)

300

250

200

150

100

50

0

15 Istituti Penitenziari

9.346 detenuti (16,6% del totale)

strategie HAART disponibili

per 321 detenuti anti-HIV+

19,3%

80,7%

DOT SAT

% (n.) deteuti in A.R.T.

Tasso di soppressione di HIV-RNA

100

80

60

40

20

0

80,6%

(50)

19,4%

(12)

36,3%

(94)

63,7%

(165)

DOT (62) SAT (259)

HIV-RNA -

HIV-RNA +


Il problema dell’aderenza

dell aderenza

lasciato il carcere

Accessing Antiretroviral Therapy Following Release From Prison

Jacques Baillargeon, PhD; Thomas P. Giordano, MD, MPH; Josiah D. Rich, MD,

MPH; Z. Helen Wu, PhD; Katherine Wells, MPH; Brad H. Pollock, PhD, MPH; David

P. Paar, MD

JAMA. 2009;301(8):848-857.

Main Outcome Measure Proportion of inmates who filled an ART prescription within

10, 30, and 60 days of release from prison.

Results Among the entire study cohort (N = 2115), an initial prescription for

ART was filled by 115 (5.4%) inmates within 10 days of release 375 (17.7%)

within 30 days and by 634 (30.0%) within 60 days. In a multivariate analysis of

predictors (including sex, age, race/ethnicity, viral load, duration of ART, year of

discharge, duration of incarceration, parole, and AIDS Drug Assistance Program

application assistance), Hispanic and African American inmates. Inmates who

received assistance completing a Texas AIDS Drug Assistance Program application

were more likely to fill a prescription within 60 days (1.3 [95% CI, 1.1-1.4]).


Rischio di PPD+ nei detenuti per provenienza

% PPD+

% PPD+

50

40

30

20

10

0

50

40

30

20

10

0

EUROPA OCC.

χ 2 - p = n.s. χ 2 = p


The five facts of TB

spread in prisons

•Prisons receive TB.

•Prisons concentrate TB.

•Prisons disseminate TB.

•Prisons make TB worse.

•Prisons export TB…...

WHO, Status Paper on Prisons and

Tuberculosis, 2007

….. Prisons cause MDR XDR TB


RISCHIO DI INFEZIONE TB IN PERSONALE DI

Rischio relativo

cuticonvers. in personale

2,5

2

1,5

1

0,5

0

1,67

2,2

Istituti “case-free”

Istituti con basso numero di

casi di TB

Istituti con alto numero di

casi di TB

ISTITUTI PENITENZIARI

1,64

2,39

1/3 delle nuove infezioni

tubercolari tra il personale

era dovuto ad esposizione

occupazionale

Personale amministrativo

Personale di custodia

Personale sanitario

24.487 dipendenti,

Stato di New York, U.S.A.

Steenland K, Am J Public Health 1997


SIMIT, SIMET 2008


BOLLETTINO PER LE FARMACODIPENDENZE E L'ALCOOLISMO

ANNO XX 1997, no. 3: pagg:32-

37

Linee guida per la gestione della

tubercolosi nelle carceri italiane

A cura del Gruppo di lavoro sulla TBC negli Istituti

Penitenziari: Giulio Starnini, Franco Lepri, Salvatore

Squarcione, Bruna Brunetti.

Con la collaborazione di: Roberto Monarca, Luigi Guastini,

Stefania D'Amato, Fulvio Nanni

http://www.unicri.it/min.san.bollettino/bulletin_it/bull1997.htm


“PROTOCOLLO OPERATIVO PER IL CONTROLLO DELLA

TUBERCOLOSI NEL SISTEMA PENITENZIARIO ITALIANO”

MARZO 2008


2000

89

infettivologi

Istituti con guardia

medica 24 h

78

103

159

2008


Resurrezione

Resurrezione

della della sanit sanità sanit penitenziaria

penitenziaria


Giustizia

Salute

D.P.C.M. 01 aprile 2008


Secondo il D.P.C.M. del 1° aprile 2008, dal 14 giugn o 2008 sono state trasferite al

Servizio sanitario nazionale tutte le funzioni sanitarie svolte dal Dipartimento

dell'Amministrazione Penitenziaria e dal Dipartimento della Giustizia Minorile del

.

Ministero della Giustizia. La titolarità del trattamento dei dati sanitari in ambito

penitenziario, quindi, è ormai di competenza delle Aziende Sanitarie Locali: è

previsto che siano le stesse ASL a mettere a disposizione dell’Amministrazione

Penitenziaria i dati sanitari relativi al soggetto detenuto, per lo svolgimento dei propri

compiti istituzionali.

L’avvenuto passaggio di competenze è confermato nella prassi

dall’atteggiamento del personale sanitario operante all’interno degli Istituti

Penitenziari, che in occasione delle recenti rilevazioni, spesso, si è rifiutato di

fornire i dati aggregati richiesti.

Ufficio C.E.D. Dipartimento Amministrazione Penitenziaria


PROGRAMMA CCM 2010

DATI GENERALI DEL PROGETTO

PROPONENTE: Istituto Superiore di Sanità.

TITOLO: Studio per la determinazione di indicatori di prevenzione dell’infezione da

HIV, definiti dall’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) e

dall’United Nation General Assembly Special Session (UNGASS), in un campione

di popolazione degli Istituti di Detenzione di sei Regioni Italiane.

N°IDENTIFICATIVO DELLA LINEA PROGETTUALE DEL PROGRA MMA CCM: ID 8

COSTO: 200.000

ENTE RESPONSABILE DELL’ESECUZIONE: Istituto Superiore di Sanità – Centro

Nazionale AIDS – Roma.

COORDINATORE SCIENTIFICO DEL PROGETTO:

nominativo: Stefano BUTTO’ – Direttore Reparto Infezioni da Retrovirus nei Paesi in via

di sviluppo.

struttura di appartenenza : Istituto Superiore di Sanità – Centro Nazionale AIDS

n. tel: 06-49903249 n. fax: 06-49903002 E-mail: stefano.butto@iss.it


La Campagna d’Informazione


• The most frequent infectious and parasitic

diseases are Hepatitis C Virus (HCV)

infection with a prevalence of 9.0%,

Hepatitis B Virus (HBV) infection (2.2%),

and Human Immunodeficiency Virus (HIV)

infection (1.4%). Hepatitis C, HIV and

hepatitis A have a higher prevalence

among inmates of Italian nationality, while

syphilis is more common among prisoners

from Eastern Europe (1.2%).

Epidemiol Prev. 2011 Sep-Dec;35(5-6):297-306.

The health conditions of prison inmates in Tuscan].

Voller F, Silvestri C, Orsini C, et alt. Agenzia regionale di Sanità della Toscana,

Firenze.


……………, negli Istituti Penitenziari italiani appare necessario:

- Fornire ai detenuti conosciuti sieropositivi livelli diagnostici

non inferiori a quelli offerti esternamente [AI];

- Offrire terapie ARV a tutti coloro che ne necessitano

secondo le linee guida nazionali ed internazionali [AI];

- Garantire a tutti i pazienti in terapia la distribuzione dei farmaci

agli orari prescritti ed i controlli ematochimici, virologici ed

immunologici ai tempi richiesti [AI];

- Garantire un costante rapporto medico-paziente, con couselling

specialistico continuativo teso al miglioramento dell'adesione alle

terapia [AII];

- Garantire la continuità terapeutica sia ai detenuti in entrata che a

quelli in uscita ovvero in trasferimento vero altri Istituti [AIII].


- Un’adeguata formazione per tutto il personale penitenziario che

gravita nell’area sanitaria, inclusi Agenti di Polizia Penitenziaria,

Educatori e Volontari [AIII];

- Adeguate campagne di prevenzione vaccinale per tutto il

personale [AI];

- Interventi di educazione sanitaria rivolti alla popolazione

detenuta, per prevenire e ridurre i rischi di acquisizione delle

malattie virali croniche e trasmissibili in tale ambito, privilegiando

possibilmente la trasmissione delle informazioni “tra pari” ed

utilizzando, ove necessario, l’impiego di mediatori culturali

adeguatamente ed appositamente formati [AIII].


Rikers island blinded HIV seroprevalence

study: the problem with opt-in

• Excess blood collected for syphilis screening

subsequently tested for HIV (N = 6411)

• HIV seroprevalence: 5.2%

(men = 4.7%; women: 9.8%)

• 28% of HIV infections identified by this method

had been undiagnosed at jail entry

– Only 11.5% of these had been detected at jail

screening

• Most of those found to be HIV+ had denied

major risks such as IDU or MSM

Begier EM, et al. J Acquir Immune Defic Syndr. 2010;54:93-101.


• Negli Stati Uniti, le linee guida sul test dei

Centers of Disease Control and

Prevention (2006) raccomandano che a

chiunque tra i 13 e i 64 anni effettui un

prelievo di sangue venga aggiunto di

routine il test HIV, a meno che non venga

espresso un rifiuto esplicito.


Un lavoro del 2010 ha mostrato che su

16.867 detenuti sottoposti al test HIV con il

sistema opt out la percentuale di esecuzione

del test nei mesi di osservazione passava

dal 61% al 90%, con 22 nuove di infezioni

HIV/anno diagnosticate rispetto al sistema

opt-in. Queste osservazioni i fanno

prefigurare una strategia di offerta proattiva

e debitamente informata.

Whool D, Smith P., Green K., Strauss D. et al. “Opt-Out HIV Testing on Prison Entry Increases the

Proportion of Individuals Screened for HIV and the Number Testing Seropositive”. ( CROI 2010

Abstract n. 1006).


Sono presenti in letteratura esperienze in Istituti

Penitenziari europei (la normativa italiana non

prevede attualmente l’estensione in carcere delle

politiche di riduzione del danno) di programmi di

prevenzione basati sulla distribuzione di siringhe ed

aghi sterili per contrastare l’insorgenza di nuove

infezioni a trasmissione parenterale (HIV, HCV,

HBV). Tali dati necessitano però di ulteriori studi per

confermarne l’evidenza scientifica.

Jurgens R., Ball A., Verster A., Interventions to reduce HIVB transmission related to injecting drug

in prison“ Lancet Infec. Dis 2009; 9; 57-66.


INFEZIONE DA HIV E

DETENZIONE

Responsabile per CNA: Massimo Galli

Esperti:

Sergio Babudieri [Professore Associato di Malattie Infettive

Università degli Studi di Sassari; Consulente Infettivologo Case

Circondariali di Sassari e Alghero],

Giulio Starnini [Responsabile U.O. Medicina Protetta – Malattie

Infettive – Ospedale “Belcolle”, Viterbo; Coordinatore Staff Medico

Ufficio III, Servizi Sanitari Penitenziari – Dipartimento

dell’Amministrazione Penitenziaria – Ministero della Giustizia,

Roma],

A. Cerioli (LiLa, Consulta delle Associazioni), R. Iardino (Consulta

NPS), S.Damato (ISS-Roma)

Eugenia Gabrielli [Infettivologo -Università degli Studi di Milano]

Responsabile di CNA per la precedente edizione: Simone Marcotullio


U.O. Medicina Protetta Malattie Infettive

Ospedale Belcolle Viterbo

b

Regione Lazio


CD4 cell/µl in pazienti AIDS

U.O. Medicina protetta Malattie Infettive

Ospedale Belcolle Viterbo


CD4cells/µl in pazienti non AIDS

U.O. Medicina protetta Malattie Infettive

Ospedale Belcolle Viterbo


Articolo 47 quater Legge 354/75

(Misure alternative alla detenzione nei confronti dei soggetti affetti da AIDS conclamata

o da grave deficienza immunitaria)

Le misure previste dagli articoli 47 e 47-ter possono essere applicate, anche oltre i limiti

di pena ivi previsti, su istanza dell’interessato o del suo difensore, nei confronti di coloro

che sono affetti da AIDS conclamata o da grave deficienza immunitaria accertate ai

sensi dell’articolo 286-bis, comma 2, del codice di procedura penale e che hanno in

corso o intendono intraprendere un programma di cura e assistenza presso le unità

operative di malattie infettive ospedaliere ed universitarie o altre unità operative

prevalentemente impegnate secondo i piani regionali nell’assistenza ai casi di AIDS.

L’istanza di cui al comma 1 deve essere corredata da certificazione del servizio sanitario

pubblico competente o del servizio sanitario penitenziario, che attesti la sussistenza

delle condizioni di salute ivi indicate e la concreta attuabilità del programma di cura e

assistenza, in corso o da effettuare, presso le unità operative di malattie infettive

ospedaliere ed universitarie o altre unità operative prevalentemente impegnate secondo

i piani regionali nell’assistenza ai casi di AIDS.

Le prescrizioni da impartire per l’esecuzione della misura alternativa devono contenere

anche quelle relative alle modalità di esecuzione del programma.


Articolo 135, D.P.R. 309/1990

(Programmi finalizzati alla prevenzione ed alla cura dell’AIDS)

Il Ministro della giustizia, di concerto con i Ministri della sanità e per gli affari

sociali, approva uno o più programmi finalizzati alla prevenzione ed alla cura

dell’AIDS, al trattamento socio-sanitario, al recupero e al successivo

reinserimento dei tossicodipendenti detenuti.

Il Ministro della giustizia può realizzare i suddetti programmi, anche avvalendosi

di strutture esterne, mediante apposite convenzioni, tanto per i detenuti in

espiazione di pena, quanto per i detenuti in attesa di giudizio.

Il Ministero della giustizia dovrà attivare corsi di addestramento e riqualificazione

del personale dell’amministrazione penitenziaria.

L’onere derivante dall’attuazione del presente articolo è determinato in lire 20.000

milioni per gli anni 1990, 1991 e 1992.


Decreto Ministeriale 21 ottobre 1999

Articolo 1

Definizione di caso di AIDS

La definizione di caso di AIDS conclamata ricorre, ai fini di cui all’art. 1 della legge 12 luglio 1999, n°231,

nelle situazioni indicate nella circolare del Ministero della sanità 29 aprile 1994, n° 9, pubblicata ne lla

Gazzetta Ufficiale n. 110 del 13 maggio 1994.

Articolo 2

Grave deficienza immunitaria

La grave deficienza immunitaria ricorre, ai fini di cui all’art. 1 della legge 12 luglio 1999, n° 231, quando,

anche in assenza di identificazione e segnalazione ai sensi della circolare di cui all’art. 1 del presente

decreto, la persona presenti anche uno solo dei seguenti parametri:

numero di linfociti TCD4+ pari o inferiore a 200/mmc, come valore ottenuto in almeno due esami

consecutivi effettuati a distanza di 15 giorni l’uno dall’altro;

indice di Karnofsky pari o inferiore al valore di 50.

Articolo 3

Certificazioni

Qualora la diagnosi di caso di AIDS di cui all’art 1 o l’accertamento della grave deficienza immunitaria di

cui all’art. 2, ai fini di cui all’art. 1 della legge 12 luglio 1999, n° 231, non risultino effettuate da unità

operative di malattie infettive, ospedaliere o universitarie, o da altre strutture pubbliche tra quelle

individuate dalle regioni per l’assistenza agli ammalati di AIDS, le relative certificazioni devono essere

convalidate da una delle suddette unità o strutture agli effetti di quanto previsto dalla legge 12 luglio

1999, n°231.


Unità Operativa di Medicina Protetta Malattie Infettive

Ospedale Belcolle

Grazie

per l’attenzione


IL RIORDINO DELLA SANITA’ PENITENZIARIA

La “riforma della medicina penitenziaria” è stata avviata dall’art. 5 della legge

419/1998, legge n. 419, art. 5, nell’anno 1998 che ha previsto il trasferimento

dal Ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale di tutte le funzioni

sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e

beni strumentali riguardanti la sanità penitenziaria.

Il D.Lgs. 22 giugno 1999, n. 230, ha disposto il transito immediato, a decorrere

dall’1.1.2000, delle funzioni relative alla prevenzione e all’assistenza e cura dei

detenuti tossicodipendenti e ha affidato il trasferimento delle altre funzioni

sanitarie all’esito di un periodo di sperimentazione da realizzarsi presso alcune

Regioni.

Con la Legge Finanziaria 2008 – art. 2, commi 283 e 284 – è stato confermato il

definitivo transito in questione, da attuarsi mediante l’emanazione di un apposito

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Tale D.P.C.M. è stato adottato in data 1.4.2008, pubblicato

sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 30.5.2008 ed è

entrato in vigore il 14.6.2008 relativamente

alle Regioni a Statuto Ordinario.


IL TAVOLO DI CONSULTAZIONE PERMANENTE (1)

A seguito del D.P.C.M. 1.4.2008, per garantire

l’attuazione concreta del transito, sono state

costituite, con atto n. 81\CU del 31.7.2008,

due specifiche articolazioni nell’ambito della

Conferenza Unificata per i rapporti tra lo Stato

le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

In particolare, il Tavolo di consultazione permanente,

previsto nell’Allegato A al D.P.C.M. 1.4.2008, ha

il compito di verificare l’attuazione del transito

della medicina penitenziaria alle Regioni

sull’intero territorio nazionale e di

garantire l’uniformità degli interventi

e delle prestazioni sanitarie e trattamentali

nei confronti dei detenuti, degli internati e dei

minorenni sottoposti a provvedimento penale; i

l Comitato paritetico interistituzionale, indicato

dall’art. 5, comma 2 del citato D.P.C.M., ha l’obiettivo

di dare attuazione alle linee guida per gli interventi agli

Ospedali Psichiatrici Giudiziari e alle Case di Cura e Custodia.


IL MONITORAGGIO DELL’ATTUAZIONE DEL RIORDINO

Al fine di procedere al monitoraggio dello stato di attuazione del riordino, la Conferenza Unificata ha

approvato un apposito documento in data 8.7.2010. L’approfondimento dei dati pervenuti ha evidenziato

l'incompletezza e l'eterogeneità delle informazioni, tali da non evidenziare eventuali cambiamenti

intervenuti nel periodo successivo all'entrata in vigore del D.P.C.M.

Il Ministero della Salute, quindi, ha proposto di procedere ad effettuare il monitoraggio in argomento

attraverso incontri diretti tra i componenti del Tavolo di consultazione permanente con i rappresentanti di

ciascun Osservatorio regionale, per rilevare le criticità riscontrate nell'attuazione del D.P.C.M. 1.4.2008.

Gli incontri hanno avuto luogo presso il Ministero della Salute, secondo il seguente calendario:

16 giugno 2011

Abruzzo, Molise, Calabria, Basilicata e Lazio,

24 giugno 2011

Campania, Puglia, Piemonte

5 luglio 2011

Lombardia, Veneto, Liguria

12 luglio 2011

Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria.

Per quanto riguarda le Regioni Sicilia, Sardegna, Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Province

Autonome d Trento e Bolzano, gli incontri avranno luogo successivamente, non essendo ancora stato

portato a compimento l’iter del trasferimento delle funzioni sanitarie penitenziarie.

Le Regioni intervenute hanno fatto pervenire al Ministero della Salute le schede di audizione

compilate. I relativi dati sono stati portati dai rappresentanti del Ministero della Salute al Tavolo di

consultazione permanente nel corso della riunione del 9.11.2011. I componenti del Tavolo presenti

all’incontro hanno preso atto del report prodotto e ne hanno richiesto un ulteriore approfondimento.


LA SITUAZIONE

• Nonostante il trasferimento della sanità penitenziaria al Servizio

sanitario nazionale sia avvenuto da più di tre anni, questa Direzione

Generale continua a ricevere dagli istituti di pena richieste di

trasferimento di detenuti in altre sedi penitenziarie del territorio

nazionale per consentire ai reclusi di ricevere le prestazioni sanitarie

non assicurate dalle Aziende sanitarie locali competenti negli istituti

di provenienza.

• Questo Ufficio, quindi, si trova a disporre trasferimenti dei ristretti in

strutture penitenziarie di Regioni diverse da quelle di residenza o di

dimora temporanea dei detenuti – se extracomunitari - o delle

Autorità Giudiziarie procedenti, al fine di assicurare l’adeguata tutela

del diritto alla salute dei medesimi.

• Conseguentemente, nelle sedi dotate di strutture sanitarie

intramurarie si è determinata la concentrazione di detenuti affetti

gravi patologie assegnati, anche temporaneamente, per il ricovero

nelle rispettive strutture di degenza o comunque per ricevere

l’assistenza sanitaria di cui hanno bisogno. Le Direzioni

penitenziarie di Milano Opera, Torino Lo Russo e Cutugno e di Bari

hanno già rappresentato la difficoltà di assicurare cure adeguate con

le risorse sanitarie disponibili.


Legge 354/75- art.11- Servizio Sanitario(1)

Ogni istituto penitenziario è dotato di servizio medico e di servizio farmaceutico rispondenti alle

esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e degli internati; dispone, inoltre, dell'opera

di almeno uno specialista in psichiatria.

Ove siano necessarie cure o accertamenti diagnostici che non possono essere apprestati dai servizi

sanitari degli istituti, i condannati e gli internati sono trasferiti, con provvedimento del magistrato

di sorveglianza, in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura. Per gli imputati, detti

trasferimenti sono disposti, dopo la pronunzia della sentenza di primo grado, dal magistrato di

sorveglianza; prima della pronunzia della sentenza di primo grado, dal giudice istruttore, durante

l'istruttoria formale; dal pubblico ministero, durante l'istruzione sommaria e, in caso di giudizio

direttissimo, fino alla presentazione dell'imputato in udienza; dal presidente, durante gli atti

preliminari al giudizio e nel corso del giudizio; dal pretore, nei procedimenti di sua competenza;

dal presidente della corte di appello, nel corso degli atti preliminari al giudizio dinanzi la corte di

assise, fino alla convocazione della corte stessa e dal presidente di essa successivamente alla

convocazione .

L'autorità giudiziaria competente ai sensi del comma precedente può disporre, quando non vi sia

pericolo di fuga, che i detenuti e gli internati trasferiti in ospedali civili o in altri luoghi esterni di

cura con proprio provvedimento, o con provvedimento del direttore dell'istituto nei casi di assoluta

urgenza, non siano sottoposti a piantonamento durante la degenza, salvo che sia necessario per la

tutela della loro incolumità personale .

Il detenuto o l'internato che, non essendo sottoposto a piantonamento, si allontana dal luogo di cura

senza giustificato motivo è punibile a norma del primo comma dell'articolo 358 del codice penale .

All'atto dell'ingresso nell'istituto i soggetti sono sottoposti a visita medica generale allo scopo di

accertare eventuali malattie fisiche o psichiche. L'assistenza sanitaria è prestata, nel corso della

permanenza nell'istituto, con periodici e frequenti riscontri, indipendentemente dalle richieste degli

interessati.


Legge 354/75- art.11- Servizio Sanitario (2)

Il sanitario deve visitare ogni giorno gli ammalati e coloro che ne facciano richiesta; deve segnalare

immediatamente la presenza di malattie che richiedono particolari indagini e cure specialistiche; deve,

inoltre, controllare periodicamente l'idoneità dei soggetti ai lavori cui sono addetti.

I detenuti e gli internati sospetti o riconosciuti affetti da malattie contagiose sono immediatamente

isolati. Nel caso di sospetto di malattia psichica sono adottati senza indugio i provvedimenti del caso

col rispetto delle norme concernenti l'assistenza psichiatrica e la sanità mentale.

In ogni istituto penitenziario per donne sono in funzione servizi speciali per l'assistenza sanitaria alle

gestanti e alle puerpere.

Alle madri è consentito di tenere presso di sé i figli fino all'età di tre anni. Per la cura e l'assistenza dei

bambini sono organizzati appositi asili nido.

L'amministrazione penitenziaria, per l'organizzazione e per il funzionamento dei servizi sanitari, può

avvalersi della collaborazione dei servizi pubblici sanitari locali, ospedalieri ed extra ospedalieri,

d'intesa con la regione e secondo gli indirizzi del Ministero della sanità.

I detenuti e gli internati possono richiedere di essere visitati a proprie spese da un sanitario di loro

fiducia. Per gli imputati è necessaria l'autorizzazione del magistrato che procede, sino alla pronuncia

della sentenza di primo grado.

Il medico provinciale visita almeno due volte l'anno gli istituti di prevenzione e di pena allo scopo di

accertare lo stato igienico-sanitario, l'adeguatezza delle misure di profilassi contro le malattie infettive

disposte dal servizio sanitario penitenziario e le condizioni igieniche e sanitarie dei ristretti negli

istituti.

Il medico provinciale riferisce sulle visite compiute e sui provvedimenti da adottare al Ministero della

sanità e a quello della giustizia, informando altresì i competenti uffici regionali e il magistrato di

sorveglianza.


D. L.vo 230/2000 – art.17 – Assistenza sanitaria

•1. I detenuti e gli internati usufruiscono dell'assistenza sanitaria secondo le disposizioni della vigente

normativa.

•2. Le funzioni di programmazione, indirizzo, coordinamento ed organizzazione dei servizi sanitari in ambito

penitenziario, nonché di controllo sul funzionamento dei servizi medesimi, sono esercitate secondo le

competenze e con le modalità indicate dalla vigente normativa.

•3. L'assistenza sanitaria viene prestata all'interno degli istituti penitenziari, salvo quanto previsto dal secondo

comma dell'articolo 11 della legge.

•4. Sulla base delle indicazioni desunte dalla rilevazione e dall'analisi delle esigenze sanitarie della

popolazione penitenziaria, sono organizzati, con opportune dislocazioni nel territorio nazionale, reparti clinici

e chirurgici.

•5. In ogni caso in cui le prestazioni di carattere psichiatrico non siano assicurate a mezzo dell'opera di

specialisti in psichiatria di ruolo, la direzione dell'istituto si avvale di specialisti ai sensi del quarto comma

dell'articolo 80 della legge.

•6. L'autorizzazione per le visite a proprie spese di un sanitario di fiducia per gli imputati dopo la pronuncia

della sentenza di primo grado e per i condannati e gli internati è data dal direttore.

•7. Con le medesime forme previste per la visita a proprie spese possono essere autorizzati trattamenti medici,

chirurgici e terapeutici da effettuarsi a spese degli interessati da parte di sanitari e tecnici di fiducia nelle

infermerie o nei reparti clinici e chirurgici negli istituti.

•8. Quando deve provvedersi con estrema urgenza al trasferimento di un detenuto o di un internato in luogo

esterno di cura e non sia possibile ottenere con immediatezza la decisione della competente autorità

giudiziaria, il direttore provvede direttamente al trasferimento, dandone contemporanea comunicazione alla

predetta autorità; dà inoltre notizia del trasferimento al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria e al

provveditore regionale.

•9. In ogni istituto devono essere svolte con continuità attività di medicina preventiva che rilevino, segnalino

ed intervengano in merito alle situazioni che possono favorire lo sviluppo di forme patologiche, comprese

quelle collegabili alle prolungate situazioni di inerzia e di riduzione del movimento e dell'attività fisica.


Norme su HIV - AIDS e incompatibilità con la detenzione

Articolo 146 Codice penale (Rinvio obbligatorio dell’esecuzione della pena)

Articolo 286 bis del Codice di procedura penale

(Divieto di custodia cautelare)

Articolo 275 Codice di procedura penale (Criteri di scelta delle misure)

Comma 4 ter

Nell’ipotesi di cui al comma 4-bis, se sussistono esigenze cautelari di eccezionale

rilevanza e la custodia cautelare presso idonee strutture sanitarie penitenziarie non è

possibile senza pregiudizio per la salute dell’imputato o di quella degli altri detenuti, il

giudice dispone la misura degli arresti domiciliari presso un luogo di cura o di

assistenza o di accoglienza. Se l’imputato è persona affetta da AIDS conclamata o da

grave deficienza immunitaria, gli arresti domiciliari possono essere disposti presso le

unità operative di malattie infettive ospedaliere ed universitarie o altre unità operative

prevalentemente impegnate secondo i piani regionali nell’assistenza ai casi di AIDS,

ovvero presso una residenza collettiva o casa alloggio di cui all’articolo 1, comma 2,

della legge 5 giugno 1990, n. 135.

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