COLLABORAZIONI, LA GIUSTA ROTTA - Sna

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COLLABORAZIONI, LA GIUSTA ROTTA - Sna

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Anno XVIII n. 97

Marzo-Aprile 2013

Pubblicazione

Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazione

COLLABORAZIONI,

LA GIUSTA ROTTA

8 Dossier

Relazioni Industriali

26

Road Show

Collaboriamo

56 Internazionale

IMD2


Anno XVIII n. 97 Marzo-Aprile 2013

Pubblicazione bimestrale

Sindacato Nazionale Agenti di assicurazione

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Anno XVIII n. 97 marzo-aprile 2013

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Roberto Bianchi, Giancarlo Guidolin,

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COLLABORA CON LA REDAZIONE DE L'AGENTE DI ASSICURAZIONE

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SOMMARIO

UNA DISTANZA SIDERALE

di Roberto Bianchi

Ha ragione chi sostiene che Sna e Anapa

perseguono obiettivi opposti

29

Collaboriamo? Collaboriamo!

a cura del Cdr

IL CAVALLO DI TROIA

di Geri Villaroel

Sindrome da autogol

8

Bilancio entusiasmante del tour sulle

collaborazioni, che ha contribuito a fare

chiarezza tra la categoria

49

Agenti e Broker chiedono regole uguali

per tutti

di Jean François Mossino

No alla trasparenza della remunerazione prima della

conclusione del contratto

63

Contratto base, una partita

ancora aperta

di Dario Castoldi

56

Dal 1997 al 2012, storia ed evoluzione

del concetto di standard minimo

Chi si avvantaggia della disintermediazione?

di Alfonso Santangelo

Caro-polizze: a Napoli il 40% dei veicoli circolanti non è assicurato

68


Snellimento di procedure e

adempimenti,work in progress

di Filippo Guttadauro La Blasca

Proposte di intervento sulle “misure di semplificazione”

previste dall’art. 22 comma 15 bis del dl 179/2012 convertito

in legge 221/2012

Regolazione del premio, la Cassazione

ritorna sulla questione

di Andrea Maura

Interessante sentenza riguardante gli effetti

assicurativi in caso di mancata regolazione del premio in

base agli elementi variabili

90

SITO INTERNET PER L’AGENZIA A COSTO

ZERO (o quasi)

di Mauro Pecchini

84

Non hai ancora un sito internet e non vuoi spendere migliaia

di euro affidandoti ad esperti del settore?

Ecco alcuni suggerimenti per essere subito “on line”

112

Tutele e libertà

12 di Roberto Bianchi

Dalla concertazione alla consultazione

16 di Claudio Demozzi

Rapporti Sna-Ania: ancora essenziali?

19 di Domenico Fumagalli

Il modello renano è nella nostra Costituzione

23

26

31

32

35

38

39

41

47

di Raffaele Cauzzi

“Buon gregario”, ma intellettualmente autonomo

92 di Michele Languino

Sna… basta la parola!

95

Collaborazioni dalla teoria alla pratica

di Michele Languino

“COLLABORIAMO” sbarca in Sardegna

di Alessandro Sanna

Collaborare per crescere

e AVVICINARSI ALL’EUROPA

di Diana Pastarini

di Patrizia Colombini

98

Riparte la formazione professionale

102 di Roberto Oddo

Firenze una sezione intraprendente

103 a cura della Sezione Sna Firenze

Continuità nel rinnovamento

104

Importante comprendere cosa offre il Sindacato

di Stefano Salvi

di Alessandra Schofield

Agli agenti Vittoria assicurazioni

109 di Claudio Demozzi

LA SCATOLA NERA DI NUOVA GENERAZIONE

110

114

Una norma “SELF EXECUTIV” che basta a se stessa

di Emanuele Scandola

Un appuntamento concreto e fattivo

di Sergio Sterbini

Un ampio plauso al nostro Sindacato

36 di Nicola Vitali

Una grande opportunità professionale

37 di Onelio Amenta

Una soddisfazione palpabile

di Davide Omezzolli

Signori LA COLLABORAZIONE È SERVITA

di Alessandra Schofield

La nuova polizza RC Professionale

54 per gli agenti italiani

a cura del Cdr

Agenti e broker condividono gli stessi interessi.

58 La proposta Sna

di Dario Castoldi

Ma non tutti lo capiscono

di Alessandra Schofield

65 Le sanzioni Ivass: troppe e troppo elevate

88

di Filippo Guttadauro La Blasca

L’Agente scrive a l’Agente

105

Ai colleghi del Gaa Vittoria

108

La consulenza remunerata è possibile

di Domenico Fumagalli

di Claudio Demozzi

di Mauro Pecchini

In Libreria

di Massimo Cingolani


SNA, IL TUO ADVISOR

GIORNO DOPO GIORNO, CON L’ESPERIENZA MATURATA

IN 94 ANNI DI ATTIVITÀ

Sin dalla sua nascita, 94 anni fa, il Sindacato Nazionale Agenti ha concretizzato

nel tempo gli istituti che hanno fatto la storia della tutela collettiva: convenzione Casse

di Previdenza, Accordo Nazionale Agenti erga omnes, Fondo Pensione Agenti

professionisti, Ccnl dei dipendenti di agenzia, per citare i più significativi, sono scaturiti

dall’impegno sindacale dei nostri padri fondatori.

Oltre 7 mila agenti aderiscono alla nostra storica associazione e, grazie al loro senso di

responsabilità, Sna riesce a sviluppare la più ampia attività di sostegno patronale,

avvalendosi di specialisti legali, fiscali, del lavoro, ma soprattutto di esperti nella

salvaguardia dei diritti della categoria, sempre pronti a rispondere alle richieste di

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di assicurazione, del suo profilo professionale, della sua indipendenza imprenditoriale.

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SINDACATO NAZIONALE AGENTI

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di Roberto Bianchi

EDITORIALE

Nell’interesse di chi?

Dopo averla invocata per anni come la panacea di tutti i problemi della categoria,

quando in discussione era l’applicazione delle leggi sul divieto di esclusiva,

ora che il Decreto Crescita 2.0 ha introdotto la collaborazione tra intermediari,

il leader del nuovo sodalizio agenziale si affanna ad inventare distinguo

per fare da eco alle rinnovate reticenze delle imprese verso la libertà degli

agenti.

Per intenderci, quando le compagnie erano impegnate a frenare il plurimandato

introdotto dai decreti Bersani, Vincenzo Cirasola rivendicava la primogenitura

della richiesta di collaborazione A con A, nell’auspicio inconfessato

che mai il mondo politico si sarebbe scomodato a modificare la fonte primaria

che secondo (l’allora) Isvap ne impediva la realizzazione. Adesso che

Claudio Demozzi ha ottenuto la libera collaborazione tra intermediari, contro

la quale le lobby politiche delle compagnie si sono battute senza risparmio

di energie fino all’ultimo istante, cerca persino la sponda dell’Ivass per

dimostrare la necessità di introdurre ulteriori pastoie burocratiche, come se

quelle esistenti non fossero più che sufficienti, allo scopo di limitare

l’applicazione della legge e soprattutto il pieno dispiegarsi dei suoi effetti pratici.

Ma la questione non è soltanto collaborazioni sì, collaborazioni no, quanto

piuttosto capire in quale direzione si muova una contrattazione collettiva tesa

a far coincidere gli interessi della parte più debole, gli agenti, con quelli della

parte più forte, le compagnie. L’ostinazione nel difendere il modello distributivo

italiano, praticamente sparito dal resto d’Europa soprattutto perché

non si regge più, essendo saltato l’impianto dei rapporti economici tra impresa

e rete agenziale, non punta alla convenienza degli agenti, ma a quella delle

compagnie.

In altri termini, l’obiettivo di mantenere nel tempo la centralità dei Gruppi

aziendali - sui quali è costruito l’intero edificio di Anapa – nel rapporto con le

rispettive mandanti, prevede l’imprescindibile presupposto che le reti siano

fedeli e non si approvvigionino presso altre fabbriche prodotti. E allora lo scopo

primario del Gaa “monomandatario” consiste nel garantire la fedeltà della

rete, in cambio dell’esclusiva nella relazione industriale con l’azienda la quale,

dal canto suo, pretende la fedeltà della rete in cambio della concessione

dell’esclusiva al Gruppo aziendale nella relazione industriale. In un contesto

del genere, le esigenze professionali e imprenditoriali dell’agente c’entrano

assai poco e sono semmai la foglia di fico dietro cui nascondere la vergogna di

un rapporto geneticamente subalterno alle logiche industriali.

Le scelte dei Gaa non sono mosse dalla mission di tutelare l’interesse dei propri

iscritti, ma dal pragmatismo di conquistare la propria centralità anche nella

contrattazione di primo livello e questo si traduce nella necessità di assecondare

le strategie fondamentali delle compagnie, senza mai metterle in discussione.

È questo il frutto avvelenato del modello anglosassone applicato alle relazioni

industriali tra agenti e imprese. Ad esso si ispirano Anapa e i Gruppi che lo

compongono, ma dubitiamo che ne abbiano la piena consapevolezza. Il corrispondente

tentativo delle imprese di spostare a livello aziendale la contrattazione

collettiva si ispira allo stesso modello, soltanto che loro sì, ne sono

pienamente consapevoli.

MARZO APRILE 2013 0 7


UNA DISTANZA

SIDERALE

Ha ragione chi sostiene che Sna e Anapa perseguono obiettivi opposti

Ora che lo strappo è stato consumato,

riteniamo sia corretto prendere

atto, senza recitare le solite

ampollosità rituali, che una distanza

siderale separa il Sindacato

Nazionale Agenti dalla neonata

Associazione Nazionale Agenti

0 8

MARZO APRILE 2013

di Roberto Bianchi

DOSSIER SSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

Professionisti. Come al solito non

stiamo parlando di filosofia astratta,

ma di categorie ideologiche collegate

a strategie concrete dalle

quali dipenderà il futuro della nostra

categoria.

La scelta del nome non è

casuale

Intanto la scelta del nome, che implica

sempre l’orientamento dell’azione

cui è rivolto il sodalizio. Lo

Sna, in quanto sindacato, considera

l’Ania come una controparte isti-


tuzionale e si prefigge di salvaguardare

gli interessi, e soprattutto

il diritto alla sopravvivenza, di

tutti gli appartenenti alla categoria;

l’Anapa, in quanto Associazione,

ha scelto la via corporativa

dell’interesse condiviso con le

Imprese, che consisterà nel rappresentare

l’interesse di quella parte

della categoria capace di sopravvivere

alla selezione della specie.

Tanto per intenderci, non è dato

immaginare che la Cgil, o la Cisl, o

la Uil possano sacrificare anche

uno solo dei propri iscritti nel corso

di una vertenza e, al pari, non è

pensabile che la Confcommercio,

o la Confartigianato, scendano in

piazza per impedire la chiusura

del negozio di quartiere schiacciato

dalla grande distribuzione o la

MARZO APRILE 2013 0 9


piccola azienda artigiana a conduzione

familiare stritolata dalla concorrenza

delle multinazionali.

Al di là delle dichiarazioni di facciata

espresse dai protagonisti e

delle diverse volontà personali, gli

obiettivi e le modalità operative di

natura sindacale sono oggettivamente

diversi rispetto a quelle corporative,

in dipendenza del fatto

che i fini sono addirittura opposti.

Il peso dei personalismi

In una fase storica nella quale le

consorterie sono costruite e si sviluppano

intorno ai rispettivi leader,

tanto da assimilarne le esasperazioni

caratteriali, ci sia poi consentito

evidenziare la lontananza

incolmabile che discosta Claudio

1 0

UNA DISTANZA SIDERALE

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

Roberto Bianchi

MARZO APRILE 2013

Demozzi, attento sia alla dialettica

politica che alla salvaguardia della

democrazia interna, da Vincenzo

Cirasola, indotto dai ripetuti rovesci

di consenso registrati negli ultimi

anni a uscire dalla casa comune

Sna, per costruirne una tutta sua,

di cui si è fatto consegnare le chiavi

per acclamazione e senza neppure

garantire il dovuto diritto al

dissenso, attraverso una votazione

a scrutinio segreto. Se potessimo

sequenziarne compiutamente il

genoma, scopriremmo probabilmente

che Demozzi è orientato in

modo spontaneo al confronto e crede

nella solidarietà tra simili, così

come nella partecipazione diretta

alle fasi decisionali, mentre

Cirasola, scontando una grande difficoltà

nel relazionarsi con il pluralismo

sindacale, è concentrato

soprattutto sulla propria centralità

e sul bisogno istintivo di occupare

la poltrona del comando.

E se è vero che la natura profonda

non si cambia, le cristallizzazioni

temperamentali rendono difficile

correggere persino i comportamenti

quotidiani. Ne consegue

che Demozzi trasmette empatia

positiva, Cirasola no.

Modelli di relazione

industriale a confronto

Ciòchemarcalamaggioredifferenza

tra i due soggetti politici è

però l’opposta visione, da un lato,

del rapporto con le imprese e,

dall’altro, del ruolo attribuito all’agente.

Partiamo dal primo aspetto per

chiarire subito che, a prescindere

dalle affermazioni di pragmatica,

ciò che conta sono le modalità e i

processi cui riferire la contrattazione

collettiva. Come riportato

nelle schede seguenti, lo Sna è ispirato

al modello continentale europeo

(renano) delle relazioni industriali

e quindi fonda le sue scelte

sulla centralità a livello sindacale

della contrattazione di primo livello,

riguardante l’Accordo nazionale

con le imprese, i rapporti istituzionali

con le Authority, l’attività

di lobby politica, la negoziazione

con le Oo.Ss. dei dipendenti.

L’Anapa, senza probabilmente esserne

cosciente, ha accettato la via

anglosassone voluta dalle compagnie,

che invece prevede un grado

elevato di autonomia, a livello di

singola impresa, nella contrattazione

di secondo livello, tanto da

sconfinare nelle problematiche di

carattere collettivo. Anzi, la pretesa

sarebbe quella di utilizzare

l’associazione come sintesi degli

interessi particolari, delle singole

rappresentanze aziendali, che invece,

per loro natura, sono contrapposte

in quanto ancorate alla competizione

quotidiana tra le rispettive

mandanti. Prova ne è la polverizzazione

dei gruppi agenti, anche

in seno alla stessa compagnia.

Il modello renano, tutelando il più

debole, deve sempre riservargli

qualcosa in più di quanto non ceda

e rifiuta la negoziazione a somma

zero, secondo cui l’azienda concederebbe

nella misura in cui riceva,

come concambio, la rinuncia a

benefici che abbiano un equivalente

valore economico. E non c’è

dubbio che, nel rapporto di agenzia,

la parte più debole sia costituita

dall’agente. Tantomeno accetta

la decimazione della categoria, che

le compagnie vorrebbero imporre

sul mercato nazionale.

Il modello anglosassone sposa invece

il principio della sostenibilità


aziendale, e quindi l’Anapa non potrà

neppure chiedere ciò che non

si dimostri compatibile con l’equilibrio

finanziario delle imprese, le

quali si riservano il diritto di alzare

a proprio piacimento l’asticella,

in modo che le rispettive compagini

agenziali siano costrette a digerire

la selezione della specie, sulla

base di criteri sconosciuti quanto

arbitrari, e anche il progressivo

peggioramento del livello di soddisfazione

economica e professionale.

Agente indipendente

o parasubordinato?

Concludiamo con la seconda questione

riguardante il ruolo

dell’agente. Lo Sna punta con fermezza

all’indipendenza dell’agente

imprenditore, in un quadro normativo

che gode del combinato disposto

della legge sul divieto di

esclusiva, con quella sulla libertà

di collaborazione tra intermediari.

Ora tutto dipende dalla volontà

dei singoli di affrancarsi dalla cultura

monomandataria imposta dalle

imprese per oltre 150 anni, e di

sapersi costruire un modello distributivo

vincente, che punti al

corretto equilibrio tra la soddisfazione

del bisogno di sicurezza,

espresso dalla clientela, e il recupero

della redditività agenziale che

le mandanti hanno deliberatamente

depresso fino al limite della

non sopravvivenza. È evidente che

un agente in perenne difficoltà economica,

che dipende dal rappel annuale,

è un agente condizionato,

facilmente manovrabile e disposto

a seguire la politica assuntiva della

mandante. Un agente che dispone

di un catalogo prodotti ampio e in

continua implementazione, è libe-

UNA DISTANZA SIDERALE

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

ro di scegliere la propria linea di

sviluppo, aumentando così il proprio

livello di redditività e fornendo,

nel contempo, un servizio di

qualità ottimale alla sua clientela.

Al contrario, l’Anapa punta alla

conservazione in vitro del rapporto

di agenzia autoctono, e ormai in

via di estinzione nel resto d’Europa,

ovvero si dedica alla difesa ad

oltranza del vincolo inscindibile

del monomandato, con relativa accettazione

dello stato di sudditanza,

riservato alle rappresentanze

degli agenti. Un legame a doppio

filo che limita le libertà imprenditoriali,

elude l’obbligo del best advice,

deprime lo sviluppo del mercato

assicurativo, perché sottoposto

agli equilibri di forza tra i marchi

dominanti.

Lo Sna di Demozzi ha messo

l’agente nella condizione di esercitare

la propria professione in una

condizione di massima indipendenza

dalle mandanti, introducendo,

con le collaborazioni, la figura

dell’agente senza mandato,

sulla quale sarebbe bene iniziare

un approfondimento anche nor-

mativo.

L’Anapa di Cirasola si illude di riportare

le lancette della storia al

tempo lontano nel quale gli agenti

erano costretti a collocare sul mercato

soltanto ciò che le mandanti

decidevano di sviluppare, alle condizioni

e al costo che ritenevano

più opportuno, in virtù di una concorrenza

poco più che formale tra

i brand dominanti.

Ora i tempi sono maturi per introdurre

nel nostro paese industrializzato,

in via di sottosviluppo a causa

della guerra per bande consumata

da affaristi senza scrupoli,

una ventata di liberalizzazioni e di

concorrenza senza precedenti.

Allo Stato il compito di porre le regole,

alle authority di farle rispettare,

alle rappresentanze categoriali

di interpretare al meglio le opportunità

provenienti dalla mobilità

del mercato.

E per fare ciò non è necessario issare

ogni mattina il vessillo della propria

impresa, cantare l’inno aziendale

e genuflettersi quando il manager

concede generosamente il

privilegio di una sua visita.

MARZO APRILE 2013 1 1


1 2

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

MARZO APRILE 2013

di Roberto Bianchi

Tutele e libertà

I Gaa che sembrano disponibili al decentramento

della contrattazione collettiva, sanno cosa stanno facendo?

Nel campo delle scienze sociali,

con l’espressione “relazioni industriali”

si intende indicare l’insieme

delle norme che regolano il lavoro

dipendente, nonché delle problematiche

e delle controversie

che da esso derivano. Di conseguenza,

almeno sul piano giuridico,

non dovrebbero riguardare il

rapporto di agenzia, tenuto conto

del fatto che le imprese non svolgono

il ruolo di datore, e gli agenti

quello di dipendenti. La natura parasubordinata

a provvigioni dell’agente

deve avere però indotto le

mandanti, le rappresentanze sindacali

e i gruppi aziendali, ad utilizzare

questa formula giuslavoristica

impropria, ma evidentemente

efficace. Nel consegue che l’attenzione

del movimento sindacale

è stata storicamente indirizzata

tanto alla costituzione di una

struttura di tutele (peculiari del

mondo dipendente), quanto alla

salvaguardia delle libertà essenziali

(tipiche dell’ambiente imprenditoriale).

Il combinato disposto delle tutele

e degli indennizzi contenuti

nell’Accordo Nazionale Agenti e

delle libertà introdotte dalla legge

sul divieto di esclusiva e dalla legge

sulla libera collaborazione tra

intermediari, costituisce un vero e

proprio unicum nel panorama assicurativo

internazionale da tenere

ben stretto. E la garanzia viene

esclusivamente dal riconoscimento

del sindacato generalista come

parte esclusiva nella contrattazione

collettiva di primo livello, essendo

riservata ai gruppi aziendali

degli agenti soltanto il patronato

di secondo livello.

La commistione dei ruoli provocherebbe

inevitabilmente la perdita

della visione globale delle problematiche

e sbilancerebbe la negoziazione

a favore delle mandanti

che sono ampiamente più forti dei

rispettivi gruppi aziendali.

Cerchiamo di immaginare per un

attimo l’ipotesi denegata che

l’indennizzo di fine rapporto, le

norme che regolano la formazione

e lo scioglimento del rapporto di

agenzia, o altri pilastri dell’Ana si

spostassero a livello aziendale. Il

trattamento riservato agli uni sarebbe

presto diverso rispetto a

quello degli altri, ogni tutela sot-

toposta alla pressione quotidiana

delle strategie industriali delle

mandanti e il precario equilibrio

di sopravvivenza delle agenzie in

balia dell’orientamento assunto

nel tempo dalle singole proprietà.

Un disastro annunciato che metterebbe

definitivamente e irrimediabilmente

in ginocchio la categoria.

Nel proseguo tracceremo, sia pure

in modo sommario, le differenze

fondamentali che dividono il modello

renano, nel quale la contrattazione

collettiva rimane ancorata

alla centralizzazione generalista,

dai modelli anglosassone e giapponese,

nei quali è invece d’uso il

decentramento a livello aziendale.

Non sarà difficile capire per quale

motivo lo Sna si riconosce nel primo,

mentre Anapa punta a nostro

avviso, non sappiamo se consapevolmente

o meno, al secondo quando

non addirittura al terzo.


DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

IL MODELLO CONTINENTALE EUROPEO (RENANO)

Nei paesi latini (Italia, Francia, Spagna), nei paesi nordici (Danimarca, Svezia,

Norvegia) e nei paesi di lingua tedesca (Germania, Austria), si è radicato un modello di

relazioni industriali, che affonda le proprie radici nella convinzione profonda che gli

interessi delle parti coinvolte siano inconciliabili e che il conflitto sia per questo necessario

o, per certi versi, inevitabile. Non a caso la contrattazione collettiva è stata sempre

orientata a regolare gli aspetti retributivi, a migliorare le condizioni di lavoro, a disciplinare

la durata della giornata lavorativa, ad implementare gli ammortizzatori sociali.

Soltanto per motivi contingenti, consistenti nel susseguirsi di crisi economiche sempre

più frequenti e persistenti, ma anche a causa dello sviluppo di una corrispondente

evoluzione ideologica, il negoziato viene da qualche anno effettuato al ribasso: maggiore

flessibilità in entrata e in uscita, livelli retribuitivi reali in diminuzione, contrazione

delle provvidenze, livelli pensionistici in forte riduzione, eliminazione di gran parte delle

tutele sociali a favore dei soggetti più deboli.

Ciononostante, il modello renano, definito neocorporativo o collaborativo, tende all’armonizzazione

stabile nel tempo degli interessi di lavoratori e imprenditori. Lo schema di

questa modalità si fonda:

sulla centralizzazione della trattativa di primo livello, tanto che il contratto collettivo

viene adottato erga omnes, assumendo efficacia obbligatoria per tutti gli appartenenti

alla categoria cui esso si riferisce. Nel nostro caso specifico, il contratto viene sostituito,

data la natura giuridica dei sottoscriventi, da un Accordo Nazionale tra agenti e imprese

sul limitato peso della trattativa di secondo livello, destinata a definire un impianto di

deroghe migliorative a livello aziendale, la cui portata non modifica la sostanza del

contratto principale. Se riferito al nostro mondo, la contrattazione a livello aziendale è

stata sempre limitata alla stipula di integrativi di portata marginale, che ha assunto una

rilevanza economica effettiva soltanto dopo l’introduzione del plurimandato, quando i

Gaa hanno fatto a gara per contrattare la fedeltà all’impresa in cambio di denaro

sull’intervento del legislatore quando le parti sembrano non trovare il punto di convergenza

tra i rispettivi interessi. Anche se in Italia il mondo politico non ha mai ritenuto

opportuno spendere il suo peso allo scopo di riequilibrare il rapporto tra agenti e imprese,

le leggi sul divieto dell’esclusiva e sulla libera collaborazione tra intermediari,

dimostrano nei fatti che la parte debole può essere tutelata soltanto sul piano legislativo.

Lo Sna aderisce senza riserve al modello continentale, perché esclude il negoziato la cui

risultante sia una somma pari a zero, in quanto alle compagnie, la parte largamente più

forte della contrattazione collettiva, è corretto chiedere che cedano una quota di vantaggi

economici e normativi sempre maggiore rispetto a quanto non sia disposta a

rinunciare la parte più debole, rappresentata purtroppo dagli agenti. Ma anche perché

in esso prevale l’attenzione verso tutti gli stakeholders, i soggetti portatori di interesse

come gli agenti nella nostra fattispecie, ma anche i clienti, i fornitori, i collaboratori, le

istituzioni, i gruppi pubblici e privati locali, che influenzano l’iniziativa economica dei

grandi conglomerati assicurativo-finanziari.

MARZO APRILE 2013 1 3


1 4

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

MARZO APRILE 2013

IL MODELLO ANGLOSASSONE

In Usa e Gran Bretagna è diffuso un modello di relazioni industriali caratterizzato da uno

spiccato decentramento della negoziazione collettiva a livello di singola azienda, in seno

alla quale è possibile effettuare una contrattazione integrativa con grande autonomia

economica e normativa, anche su questioni di primo livello; totale il disimpegno dello

Stato, che rinuncia al suo ruolo super partes. Le pratiche pluralistiche e centralizzate

sono ritenute troppo instabili, oltreché disordinate, quasi che il tempo speso nella

definizione delle cornici normative sia sottratto all’attività quotidiana. Il pragmatismo

detta insomma la sua legge della concretezza e della tecnica, solo apparentemente

prive di contenuti politici. Pensate a quanti responsabili di ramo e quanti manager di

compagnia sono riesciti a far passare, attraverso il pertugio delle commissioni tecniche

dei Gaa, decisioni politiche rovinose per le reti agenziali.

Nei paesi anglosassoni, l’elevata capitalizzazione in borsa delle imprese ha inoltre

generato una progressiva finanziarizzazione dell’economia e il subordinamento delle

scelte strategiche al loro accoglimento da parte della comunità finanziaria. Ogni piattaforma

aziendale viene sottoposta al criterio della compatibilità con le esigenze

dell’impresa e della sostenibilità finanziaria.

Inevitabile il riferimento all’americanizzata casa automobilistica torinese che, dopo

avere drenato fiumi di denaro pubblico per decenni, ha adottato un modello anglosassone

al brasato antoneliano, promettendo investimenti futuri in cambio di rinunce immediate

da parte delle maestranze, espellendo dall’azienda il sindacato responsabile di

non avere firmato il contratto integrativo, uscendo dalla Confindustria colpevole a sua

volta di riconoscersi ancora nel metodo della concertazione, troppo desueto per una

multinazionale con la mente e gli interessi a stelle e strisce.

Ma cosa dire delle compagnie di assicurazione italiane che vorrebbero trasferire a livello

aziendale la contrattazione collettiva? Che in nome del risanamento industriale impongono

sacrifici agli agenti cui è preclusa qualsiasi facoltà di incidere sulle politiche assuntive,

sui criteri di selezione dei rischi, sui livelli tariffari? Che clusterizzano gli agenti sullo

stile della Enron, i cui manager premiavano a peso d’oro i collaboratori rientranti nei loro

arbitrari benchmark, riservavano a quelli border line un’ultima possibilità e condannavano

all’oblio quelli più lontani dagli standard? Peccato siano caduti nell’oblio proprio

quegli amministratori i quali il giorno prima erano considerati geni della finanza che si

spostavano con l’elicottero e il giorno dopo bancarottieri da sbattere in galera.

I Gaa costituenti hanno aderito in passato e Anapa sarà costretta ad aderire in futuro, al

modello anglosassone, senza neppure rendersene conto, ma semplicemente adeguandosi

alla volontà delle imprese, che per sostenere la loro pretesa di spostare la contrattazione

collettiva a livello aziendale non hanno neppure la coerenza di uscire da

Confindustria come ha fatto la Fiat.


DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

IL MODELLO GIAPPONESE

Citiamo non soltanto per motivi di cronaca, ma anche perché intravvediamo in esso

alcune preoccupanti analogie con il mercato assicurativo italiano, il modello di relazioni

industriali adottato in Giappone, laddove il tasso di conflittualità è piuttosto limitato e il

potere contrattuale delle associazioni imprenditoriali assai elevato. Nel paese nipponico,

l’azienda coinvolge attivamente le maestranze nella ricerca dei metodi più adatti

all’ottenimento della qualità totale, di cui il cosiddetto “spirito Toyota” rappresenta il

prototipo più evoluto. Neanche a dirlo, in una concezione di questo genere, il decentramento

della contrattazione è totale e l’insieme delle condizioni di lavoro, dell’orario, dei

salari, è considerato una controparte concedibile in cambio dell’impiego a vita, che è poi

la trasposizione orientale del monomandato nostrano.

D’altro canto, anche i sindacati giapponesi, così come alcuni dei nostri Gaa, sono inclini

a condividere ed appoggiare aprioristicamente il punto di vista delle rispettive direzioni

aziendali, con le quali si integrano al punto che finiscono per parlare lo stesso linguaggio

aziendalista.

In Giappone si registrano delle accentuazioni grottesche come l’alzata mattutina della

bandiera riportante il brand aziendale e l’intonazione collettiva dell’inno sociale per

elevare il senso di appartenenza, gli esercizi ginnici praticati nel piazzale dell’azienda

prima di iniziare la giornata lavorativa per aumentare l’efficienza produttiva, che magari

la scanzonata natura mediterranea impedisce di praticare.

MARZO APRILE 2013 1 5


di Claudio Demozzi

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

Dalla concertazione

alla consultazione

Lo sviluppo armonioso del settore

grazie al leale confronto delle Parti sulle proposte del Governo

La stagione sociale ed economica

che sta caratterizzando questa assai

delicata fase della storia italiana

ed europea, impone a tutti i protagonisti

del settore, e pertanto anche

al Sindacato, di riflettere sui

propri modelli relazionali e sulla

incisività della propria azione.

Quello che stupisce, è come negli

ultimi anni sia mancata la ricerca

di strumenti e metodi, in grado di

migliorare la nostra capacità di

esercitare un ruolo determinante,

per contribuire a realizzare un mercato

nel quale la nostra Categoria

possa risultare meno frantumata,

meno esposta agli squilibri ed alle

incursioni della finanza, meno caratterizzata

da diseguaglianze crescenti

e da una pauperizzazione

strisciante.

Venendo meno parte di quei presupposti

ideologici e culturali sui

quali per decenni si è costruita e

consolidata la prassi sindacale italiana,

caratterizzata da un radicamento

diffuso, da una forte solidarietà,

da una rilevante penetrazione

nel mondo del lavoro, l’associazionismo

sindacale si deve interrogare

sulle proprie attuali modalità

1 6

MARZO APRILE 2013

operative e sulla loro coerenza, rispetto

al fine della tutela degli interessi

dei soggetti rappresentati.

La crisi finanziaria, la globalizzazione

dell’economia ed un crescente

atteggiamento padronale

da parte di un rilevante numero di

Imprese, hanno indotto, anche nel

nostro settore, una crescente polarizzazione

dell’operare sindacale

tra le varie Organizzazioni di rappresentanza

degli Agenti. Da un

lato, quanti hanno, pur con buona

volontà, intrapreso vie nuove, per

taluni versi scivolose, dall’altro,

chi ha optato, invece, per la riproposizione

di principi e stili sindacali

legati all’antagonismo, al confronto

se non al conflitto con il

mondo delle Imprese. Un’impostazione,

quest’ultima, che respinge

di fatto ogni mutazione culturale

che vada nel senso di una diffusa

compenetrazione di interessi

e di ingerenza delle Compagnie negli

aspetti gestionali, amministrativi

e commerciali delle Agenzie.

Tuttavia, fermi gli scopi che il

Sindacato perpetua nei secoli, non

possiamo certo negare che gli strumenti

a disposizione, oggi, per ren-

dere efficace l’azione di tutela degli

interessi collettivi, debbano essere

rinnovati. Si tratta di una necessità

storica, generalizzata a tutti

i settori dell’economia, pena il

rischio di una marginalità progressiva

dell’intera componente sindacale,

come provano le mobilitazioni

di piazza che, in Grecia, in

Portogallo, in Francia, in Gran

Bretagna ed in Spagna, non sono

riuscite ad andare oltre il dar voce

ad una condivisibile protesta, con

scarsi risultati concreti.


In Italia l’importanza dei sindacati

per la tenuta dell’equilibrio sociale,

mantiene un livello estremamente

elevato, superato unicamente

in Germania, dove il modello

di “capitalismo renano” affida

al sindacato un ruolo fondamentale.

Ruolo senza il quale alla

Germania uscita sconfitta e distrutta

dal secondo conflitto mondiale,

sarebbe risultato impossibile

mettere in atto quell’immane

opera di ricostruzione economica

e di rilancio produttivo che ne ha

caratterizzato la storia recente.

In questa Nazione il sistema di relazioni

industriali e sindacali è

sempre stato uno dei pilastri su

cui poggia l’economia: gran parte

dei risultati politici, economici e

sociali di questo Paese sono riconducibili

al sistema di relazioni sindacali.

Per anni, prima in Germania (a

partire dagli anni ’70), poi anche

in Italia (dagli anni ’90), le

Organizzazioni sindacali hanno

seguito politiche di concertazione

i cui esiti, altalenanti, non ne hanno

permesso il mantenimento a

lungo. La “stagione della concertazione”

è stata sepolta, sia pure con

modalità diverse, in entrambi i

Paesi, per lasciare spazio alla politica

della “consultazione”.

Questa prevede, in sintesi, che il

Governo della nazione attui delle

proposte, da sottoporre alle Organizzazioni

di rappresentanza

sindacale, le quali avanzeranno

proprie osservazioni e rivendicazioni.

In simile contesto, il ruolo

MARZO APRILE 2013 1 7


del sindacato viene profondamente

modificato.

Innanzitutto diventa più centrale

la capacità, del Sindacato, di analisi

e di proposta: la mobilitazione

delle idee assume importanza strategica,

ben oltre la mobilitazione

delle piazze. Il modello “neorenano”,

a ben guardare, è quello

che ricalca la prassi delle relazioni

Governo-Parti sociali, instaurata

dal Governo tedesco sul finire degli

anni novanta ed avviata dal

Governo Monti lo scorso anno.

È lo stesso modello al quale facciamo

riferimento, quando avanziamo

– alle Autorità politiche e tecniche,

nonché alle Imprese – proposte

di merito. Modello che presuppone

un Sindacato attento e capace

di elaborare, esso stesso, progetti

di cambiamento.

Modello che non pregiudica, nella

1 8

MARZO APRILE 2013

Dalla concertazione alla consultazione

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

nostra interpretazione, il ricorso

alle azioni di tipo propriamente

sindacale e rivendicativo, in caso

di necessità, ma che tuttavia permette

al Sindacato di ambire ad

un ruolo di maggiore coinvolgimento,

nella progettazione e realizzazione

delle strategie messe a

punto dalle Imprese e dal Legislatore.

Il significato di questa – forse eccessivamente

sintetica – esposizione

è sostanzialmente la dimostrazione

che l’equilibrio scaturito dalla

leale contrapposizione delle

Parti sociali (nel nostro caso Sna

ed Ania), in regime di sistema consultativo

(cioè il Governo predispone

il cambiamento e si consulta

con le Parti sociali), sarebbe in

grado di garantire lo sviluppo armonioso

del settore, nel rispetto

degli obiettivi di lungo periodo,

individuati dalla Politica (europea

e nazionale) e degli interessi, di

Compagnie ed Agenti, contrapposti,

ma mitigati dal confronto.

Tale equilibrio non presuppone

l’esistenza della cogestione aziendale,

alla quale aspirano alcuni

esponenti dell’associazionismo

agenziale, ma si basa su un sistema

di leale contrapposizione tra

Sindacato degli Agenti, Associazione

delle Imprese e singole

Compagnie.

Per essere realizzato, inoltre, l’equilibrio

deve poter contare su

un’azione della Politica quanto

mai trasparente ed obiettiva, che

miri a regolamentare il buon funzionamento

del mercato, a tutelare

i consumatori, a difendere il libero

esercizio delle prerogative

professionali degli Intermediari.

Il tied agent potrà tutt'al più scegliere la cravatta con cui farsi incravattare


Rapporti Sna-Ania:

ancora essenziali?

Pregi e limiti delle relazioni industriali nel settore della distribuzione assicurativa

Il titolo dell’articolo ha il fine di

richiamare l’attenzione su un

aspetto importante della nostra

tradizione, cosa che appare oggi

del tutto abbandonata. Si cercherà,

attraverso le riflessioni ed i richiami,

di evidenziare i pregi e i

limiti delle relazioni industriali

nel settore della distribuzione.

In termini generali si può affermare

che le tipologie di relazioni “industriali”

tra agenti di assicurazione

e imprese, sin dalla costituzione

della prima Federazione degli

Domenico Fumagalli

di Domenico Fumagalli

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

agenti negli anni ‘20, poi dell’Ana

ed ora dello Sna, hanno subito e

sono state influenzate da due condizioni

economiche, interconnesse

tra loro: i rapporti di forza agenti-imprese

e l’evolversi della situazione

economica.

Questa premessa, abbastanza condensata

nella sua semplicità di

esposizione, aiuta però a chiarire il

quadro di riferimento nel quale si

sono sviluppati, nel tempo, i vari

modelli e soluzioni che le Parti

hanno adottato nei reciproci rap-

porti.

È noto che le risultanze delle relazioni,

possono assumere – come

nel nostro caso –differenti soluzioni,

ad esempio la stipula di accordi

nazionali, convergenze di posizioni

nei confronti delle Istituzioni,

elaborazione di proposte regolamentari

su temi di reciproco

interesse etc.

Per quanto riguarda in particolare

il settore della distribuzione agenziale,

si può testimoniare che le relazioni

Sna-Ania, fino agli anni

‘70-80, sono state caratterizzate

dalla quasi assenza di manifestazioni

conflittuali generali, data la

relativa distensione tra agenti e

compagnie conseguente ai benefici

dell’obbligatorietà della copertura

Rcauto e dall’assenza di una

concorrenza organizzata da parte

di banche e broker.

Gli accordi nazionali

Agenti-Imprese

Gli Accordi Nazionali, che costituiscono

da sempre il principale terreno

di confronto delle relazioni

tra Sna ed Ania, siglati in quegli

anni, scaturirono generalmente

dal modello dell’Accordo “erga om-

MARZO APRILE 2013 1 9


nes” del 1951 (che l’Ana aveva egregiamente

portato in regalo alla

Categoria), con minimi aggiustamenti

in termini di indennità di

fine rapporto. La rappresentanza

di Categoria era allora unica, senza

particolari sussulti dialettici e contrapposizioni

interne all’Organizzazione;

anche il rapporto con

l’associazione delle imprese appariva

quasi istituzionale, improntato

alla ricerca di soluzioni di reciproco

interesse, nel senso che la

forza del sistema agenziale fortemente

esclusivista, privo di altri

competitori, garantiva al mercato

ancora uno status di relazioni “serene”

con le imprese. La legge n.

48 del 1979 che, perseguita con tenacia

dallo Sna, istituì per la prima

volta in Europa l’Albo degli Agenti

di assicurazione, fu il risultato tangibile

dell’influenza e della considerazione

che la categoria godeva

presso le istituzioni e nel mercato.

Fu con l’avvento delle banche, al

quale si accompagnò la crisi del sistema

esclusivista delle agenzie,

(che l’Ana del 1981 aveva tentato in

parte di risolvere attraverso la monetizzazione)

e della legge istitutiva

dell’albo dei broker del 1984

(legge n. 792/1984) che sancì il ruolo

concorrenziale del mediatore

2 0

MARZO APRILE 2013

assicurativo, che i rapporti fino ad

allora “sereni” con le imprese si

modificarono e divennero marcatamente

rivendicativi.

Le difficoltà reddituali della categoria

agenziale (qualcuno coniò

allora il termine di “proletarizzazione”

della categoria), trovarono

una categoria dibattuta internamente

tra forme di tutela e forme

di libera imprenditorialità. La scissione

che avvenne nel Sindacato,

con la nascita dell’Unapass (1984)

era la risposta di una parte di agenti

che non si riconosceva in forti

modelli rivendicativi nei confronti

delle imprese.

La contrapposizione

rivendicativa

Da quel momento gli agenti subirono,

in termini economici e di

quote di mercato, la pressione distributiva

delle banche che, per

quanto dapprima limitate alla distribuzione

delle polizze standardizzate,

come prescritto dalla nota

Circolare Isvap, di fatto però iniziarono

a collocare alla clientela

prodotti personalizzati. Anche

l’avvento organizzato dei broker

fece emergere i limiti del sistema

esclusivista delle agenzie le quali,

limitate nell’azione, subirono per-

Manifestazione Fondiaria-Milano

dite economiche e di fatturato.

L’Accordo Nazionale del 1981, dibattuto

all’inverosimile, fu trattato

con Ania in un clima di contrapposizione

rivendicativa sconosciuto

finora. Nel Sindacato si costituì

la corrente di “Impegno sindacale”,

in un clima di forte difficoltà e di

ricerca di sostegno economico dalle

imprese. Le anime di una categoria

divisa tra la visione parasubordinata

e quella imprenditoriale

dell’agente si scontrarono all’interno

del Sindacato. Una parte della

dottrina giuslavorista accarezzò

Luigi Molinari


per molto tempo una divisione fisiologica

ed operativa degli agenti,

sostenuta in ciò da un impianto

normativo di alcune norme (ad

esempio l’art. 409 cpc e l’art. 2113

cc), che riservavano alla competenza

del rito del lavoro i rapporti

agenziali prevalentemente personali.

La nascita dell’Unapass, avvenuta

qualche tempo dopo l’approvazione

dell’ANA 1981 in un tumultuoso

Comitato Centrale bolognese,

rappresentava la visione imprenditoriale

di una parte della categoria,

la quale preferì distinguersi

da rivendicazioni “parasubordinate”

con le imprese, scegliendo

strade nuove (chiusa questa

fase, le due Organizzazioni ebbero

percorsi quasi simili).

Da allora le relazioni industriali

con Ania non furono semplici: le

motivazioni rivendicative spinsero

su un terreno di tutela e garanzia,

soprattutto del mantenimento

del rapporto ed indennizzi in caso

di revoca immotivata. Questa scelta

era in un certo senso figlia della

Rapporti Sna-Ania: ancora essenziali?

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

Angelo Paradiso

situazione di precarietà economica

di ampie fasce agenziali, le quali

chiedevano alle imprese questo

tipo di sostegno. I Segretari

Generali Sna che guidarono l’organizzazione

in quegli anni, proprio

per questo tipo di approccio complessivo

di relazioni con le imprese

faticarono molto a definire

Accordi Nazionali; basti pensare

che mentre vent’anni prima gli accordi

si rinnovavano con cadenza

quasi quinquennale, il successivo

Accordo fu concluso solo nel 1993.

Per il seguente si dovette attendere

10 anni, a dimostrazione delle difficoltà

nel trovare punti di intesa

tra le diverse visioni sul tappeto.

Il caso Fondiaria

Significativo fu il conflitto tra gli

agenti e la compagnia La Fondiaria

Assicurazioni (ed il management)

alla fine degli anni ‘90,

durato molti mesi, che portò alle

dimissioni scritte di oltre 2000

agenti. La contrapposizione assunse

dimensioni nazionali con le

due manifestazioni indette davanti

la sede dell’impresa a Firenze e,

il 18 novembre 1997, con corteo e

manifestazione a Milano in via

Filodrammatici, davanti alla sede

di Mediobanca.

Questo scontro, che rischiava di

innescare pericolose reazioni di

instabilità in tutto il mercato assicurativo,

fu affrontato con decisione

dal Gruppo agenti e dal Sindacato

in due direzioni, a livello

aziendale e con l’Ania. La strategia

fu di convincere l’Ania ad intervenire,

riconoscendo il ruolo del

Sindacato in una vertenza aziendale

apparentemente interna.

L’aspetto rivendicativo e di tutela

fu quindi opportunamente affiancato

da una ricerca di intesa istituzionale

tesa al superamento del

conflitto. Le relazioni industriali

tra le parti furono molto dialettiche,

nel senso che la scelta di portare

avanti manifestazioni “di piazza”

conviveva con la ricerca di un

intervento istituzionale con l’associazione

delle imprese.

L’allora presidente dell'Ania,

Desiata, rivolse sulla stampa un invito

alla "ragionevolezza", a smussare

i contrasti più forti, dichiarando

che "ci sono argomenti e ragioni

lecite da entrambe le parti”.

Manifestazione Fondiaria Piazzetta Cuccia

MARZO APRILE 2013 2 1


Manifestazione Fondiaria-Firenze

E fu proprio con la presenza di Sna

e Ania che il Gruppo agenti e

l’impresa trovarono una soluzione

di intesa per uscire dallo stallo.

Il criterio della flessibilità

operativa

Questo episodio dimostrò l’opportunità

di una scelta modulata in

tema di relazioni industriali con

l’associazione delle imprese. Credo

che il criterio di una flessibilità

operativa debba essere sempre tenuto

presente da chi governa le relazioni,

dal momento che non è

detto che una soluzione di assoluta

rottura porti vantaggi agli iscritti,

come non è detto che la strada

del dialogo e del coinvolgimento

ad ogni costo produca vantaggi ai

rappresentati.

Ad esempio, sullo specifico tema

2 2

MARZO APRILE 2013

Rapporti Sna-Ania: ancora essenziali?

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

del rinnovo dell’ANA, è comprensibile

e giustificato che la Parte più

debole presenti sul tavolo istanze

di rinnovo più favorevoli rispetto

alle precedenti, preferendo non

rinnovare alcun Accordo, piuttosto

che concludere siglature peggiorative.

Dal punto di vista storico, ciò che

ha caratterizzato questo decennio

di non relazioni Sna-Ania, è stato

l’appello all’interlocutore istituzionale

(particolarmente Parlamento-Antitrust),

quale partner di confronto.

Tale scelta strategica, ritenuta

impropria nel sistema delle

relazioni, si inseriva in un contesto

storico, che aveva sempre visto

l’Istituzione quale elemento di mediazione

tra le Parti. In ogni caso,

quest’opzione strategica non deve

affatto stupire, perché il metodo

del non dialogo spinge necessariamente

una Parte a cercare altre

vie, forse più complesse e laboriose,macomunquedecisiveperuna

soluzione.

La via del negoziato

istituzionale

E gli avvenimenti che hanno tracciato

quest’ultimo periodo del

Sindacato hanno indotto molti a

ritenere che la via istituzionale fosse

sempre preferibile, a quella relazionale.

A favore di questa posizione

vi sono indubbiamente i rilevanti

risultati cui gli agenti sono

pervenuti in termini di libertà operativa

e ruolo imprenditoriale.

Basti pensare alla riforma sulla

esclusiva “Bersani” del 2007 e alla

recente legge di fine 2012 sulle collaborazioni

orizzontali reciproche

per agenti e broker.

Indubbiamente, l’assenza di relazioni

industriali a livello nazionale

ha favorito quelle di ambito aziendale,

le quali in molti casi hanno

sopperito positivamente all’assenza

di un quadro nazionale di riferimento.

Tuttavia questa scelta, frutto

di una situazione contingente,

non deve diventare a mio parere

una regola fissa perché, per loro

natura, le relazioni aziendali vivono

una realtà particolare e specifica,

la quale necessita sempre del

quadro generale.

Il rischio non è tanto di avere come

risultato negativo la frammentazione

normativa comportamentale

della categoria, quanto la

scomparsa del disegno d’insieme

sul ruolo dell’intermediario professionale,

in un ambiente in continua

evoluzione.


di Raffaele Cauzzi

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

Il modello renano

è nella nostra Costituzione

Modelli di relazioni industriali:

tipologie di rapporti tra associazioni di categoria datoriali e sindacati dei lavoratori

Il presente articolo si prefigge di

illustrare brevemente i principali

modelli cui si ispirano le relazioni

industriali nei paesi occidentali.

Nelcampodeldiritto,con“relazioni

industriali” si intende quella

disciplina giuridica che studia i

rapporti tra stato, imprese, sindacati

e lavoratori. Nello specifico

ambito giuslavoristico, si denomina

relazioni industriali quell'insieme

di norme che regolano i rapporti

sindacali.

Le relazioni industriali si sono sviluppate

nell'ambito del sistema capitalistico

occidentale, quindi a

partire dalla rivoluzione industriale

del XIX secolo ed hanno assunto

caratteristiche differenti a seconda

dei paesi in cui sono state attuate.

I modelli di riferimento

Dal punto di vista sociale, i modelli

che tradizionalmente si confrontano

sono di due ordini: uno tipicamente

europeo basato sul principio

di solidarietà – tra generazioni,

tra regioni, tra strati sociali –

che ha le sue radici culturali e politiche

nella tradizione cristiana, liberale,

democratica e socialista;

l'altro di origine anglosassone, basato

sull'individualismo e la com-

petizione.

Va, però, immediatamente precisato

che, sotto il profilo delle relazioni

industriali, il modello europeo

ha assunto caratteristiche differenti

a seconda dei paesi in cui si

è sviluppato; cosicché è solamente

la necessità di semplificare che porta

a contrapporre questi due modelli,

perché, soprattutto negli ultimi

anni, sono in atto contaminazioni

tra di essi, che rendono que-

sta differenziazione sempre meno

marcata.

Con specifico riferimento alle relazioni

industriali, quello europeo è

stato denominato “modello renano”,

mentre il secondo è stato definito

“modello anglosassone”.

Il modello anglosassone

Questo modello trova la sua più importante

espressione nel capitalismo

inglese e in quello statuniten-

MARZO APRILE 2013 2 3


2 4

DOSSIER RELAZIONI INDUSTRIALI

se. Qui, il compito del management

è quello di operare nell'esclusivo

interesse degli azionisti, siano

intermediari finanziari o semplici

privati. I lavoratori sono considerati

come meri “fattori di produzione” e

quindi vengono remunerati in base

ai loro livelli di produttività. Le imprese

hanno una relativa facilità a

liberarsi di manodopera, tipica del

modello sociale individualista e la

permanenza nell'impresa dei lavoratori

dipende esclusivamente dalle

esigenze produttive dell'impresa

stessa. La mobilità del lavoro è molto

elevata, sia per la maggiore facilità

di licenziamento da parte delle

imprese sia per la (relativa) possibilità

per i lavoratori di avanzare di

carriera e incrementare la remunerazione

a causa di questa mobilità.

Ciò non di meno, le prime leggi in

favore dei lavoratori e delle loro organizzazioni

sindacali si rinvengono

proprio in questi due paesi, in

Gran Bretagna, a partire dalla prima

metà del secolo XIX e negli

Stati Uniti, dopo la costituzione

della prima federazione sindacale

nel 1881, a decorrere dagli anni '30

del '900.

Si svilupparono, in primo luogo, i

c.d. “sindacati di mestiere”, cioè associazioni

di lavoratori che difendevano

la posizione specializzata

nel mercato e difendevano la manodopera

in possesso di cognizioni

e di pratica del mestiere. Presero

piede, altresì, le c.d. “clausole di

sovranità sindacale”, cioè l'obbligo,

da parte del datore di lavoro, di assumere

solo lavoratori iscritti al

sindacato o, per i lavoratori già assunti,

l'obbligo di iscriversi al sindacato

entro un certo termine, pena

il licenziamento.

Affermatasi in questi paesi la contrattazione

collettiva (una defini-

MARZO APRILE 2013

Il modello renano è nella nostra Costituzione

zione congiunta delle norme attraverso

accordi tra sindacati e associazioni

datoriali) quale metodo di

risoluzione dei conflitti, si può

constatare come questa sia sempre

stata caratterizzata dalla sua accentuata

decentralizzazione: il livello

negoziale prevalente tra le

parti è stato ed è tuttora quello della

singola azienda.

In periodi storici in cui i sindacati

erano particolarmente forti e rappresentativi,

i livelli retributivi dei

lavoratori sono cresciuti notevolmente;

in periodi di debolezza delle

rappresentanze sindacali (come

il momento attuale) i salari reali

sono rimasti stabili o, addirittura,

sono diminuiti.

Il sistema di contrattazione particolarmente

decentrato ha portato

verso una progressiva flessibilizzazione

delle modalità di assunzione

e, soprattutto, di licenziamento

della manodopera, raggiunta attraverso

una decisa deregolamentazione

delle norme legislative in

materia (la c.d. deregulation).

Sono stati introdotti modelli di assunzione

particolarmente flessibili

(part time, job sharing) e abbassate

le tutele per il mantenimento

dell'impiego per i lavoratori a tempo

indeterminato. Anche gli orari

di lavoro sono stati nettamente aumentati,

in controtendenza rispetto

a quanto andava verificandosi

nell'Europa continentale.

Il modello renano

Alla base del modello renano, sviluppato

principalmente in Germania

e paesi limitrofi, vi sono i principi

dell'economia sociale di mercato,

in base ai quali il ruolo dello

Stato è quello di garantire la coesistenza

del libero mercato con il

progresso e la coesione sociale.

Per quanto attiene al ruolo dei lavoratori

in questo modello, essi sono

coinvolti nella gestione

dell'impresa. Le strategie dell'impresa

sono il frutto dell'azione concertata

di differenti portatori di interessi:

gli azionisti, i manager, le

banche e i lavoratori. Questi non

sono, dunque, un semplice fattore

di produzione, ma sono considerati

portatori di interessi degni di

tutela giuridica. Il ruolo centrale

dei lavoratori nella gestione sociale

dell'impresa, però, non sarebbe

possibile ed efficiente se non esistesse

un sindacato altamente rappresentativo

e responsabile. L'autorevolezza

del sindacato tra i lavoratori

e nei confronti delle imprese

è frutto del ruolo importante che

questo svolge nella formazione

continua dei lavoratori, il che ha

permesso all'industria tedesca di

raggiungere elevati livelli di produttività

e dei salari. In secondo

luogo, il sindacato ha potuto gestire

il consenso favorendo la negoziazione

e mantenendo la conflittualità

a livelli relativamente contenuti.

In Germania, a partire dal 1951, si è

introdotto il principio cardine dei

rapporti di lavoro che può essere

tradotto con i termini “codeterminazione”

o “cogestione” e indica il

diritto riconosciuto per legge a tutti

coloro, la cui condizione materiale

di lavoro o di esistenza dipende

dalle decisioni di altri, di prendere

parte a tali decisioni. Nel diritto

del lavoro tedesco e nelle relazioni

industriali essa si riferisce a

due tipi fondamentali di partecipazione

o “codecisione”: quella a

livello di consigli di fabbrica e quella

a livello di strategia d'impresa.

Nel primo livello, la legge regola la

formazione e la elezione dei consi-


RAFFAELE CAUZZI Avvocato

Nato a Cremona, il 13 giugno 1964

Laurea in Giurisprudenza,

Università degli Studi di Pavia.

Albo degli Avvocati di Pavia, 1996.

Lingue straniere: inglese.

Ha maturato una notevole esperienza in materia di contratti

di intermediazione e distribuzione, nonché nei rapporti di

natura lavoristica tra gli intermediari e i propri collaboratori.

Ha, altresì, sviluppato ampie conoscenze nell’ambito delle

norme di natura pubblicistica che regolano la materia assicurativa. Svolge attività di difesa in

ambito contenzioso e di fronte all’Autorità di controllo dei soggetti alla disciplina delle assicurazioni

private.

È consulente del Sindacato Nazionale Agenti di Assicurazioni.

gli di fabbrica, i loro rapporti con i

datori di lavoro e, soprattutto, i dirittieidoveridiciascunaparte.

Da un lato la legge prevede

l'obbligo di astensione dallo sciopero

per motivi interni alla singola

impresa o per motivi politici e

l'obbligo di raggiungere un accordo;

dall'altro, obbliga il datore di

lavoro a rinunciare alla serrata e

garantisce il diritto di sciopero se

proclamato dai sindacati di appartenenza

dei lavoratori per questioni

salariali, sociali o ambientali e

garantisce la tutela dell'azione sindacale

in azienda. Tutto ciò, tenendo

ben presente, senza ipocrisie,

la differenza degli interessi tra

il datore di lavoro e il lavoratore.

La legge prevede che il Consiglio

di fabbrica abbia l'obbligo di utilizzare

tutti gli strumenti a sua disposizione

riconosciuti dalla legge

per far valere i propri diritti. La legge,

pertanto, riconosce al Consiglio

di fabbrica, nell'ambito della

cogestione, il diritto di informazione,

il diritto di consultazione

con il datore di lavoro su determinate

questioni, il diritto a opporsi

ai licenziamenti anche in sede giudiziaria,

il diritto alla difesa del singolo

lavoratore per questioni personali

e, infine, il diritto a cogestire

e a formulare determinate decisioni

dell'impresa.

Il secondo livello, quello relativo

alla strategia di impresa, è anche

esso regolato dalla legge. Si applica

alle imprese grandi e medio

grandi (con oltre 500 dipendenti)

con rappresentanza paritetica o

meno dei lavoratori nel consiglio

di sorveglianza dell'impresa a seconda

delle dimensioni della stessa.

Nel sistema di governance

dell'impresa il consiglio di sorveglianza

di cui fanno parte anche

rappresentanze delle maestranze,

nomina il management ed è responsabile

delle strategie dell'impresa.

In pratica sono il consiglio

di fabbrica e gli azionisti a nominare

nel consiglio di sorveglianza i

propri rappresentanti. Questo sistema

si applica a tutte le imprese

tedesche (al di sopra dei limiti numerici

previsti). Dei posti spettanti

ai lavoratori, solo una parte e

non maggioritaria è riservata ai sindacati,

mentre la restante parte alle

rappresentanze autonome dei

lavoratori e ai quadri intermedi.

Essendo il consiglio di sorveglianza

e non il management da solo a

decidere la strategia d'impresa, appare

evidente che il sistema tedesco

permette ai lavoratori e ai loro

rappresentanti di prendere parte

attiva alle decisioni di mediolungo

periodo dell'impresa e a favorire

un modello di concertazione e

di pace sociale in fabbrica; che

non deriva dalla confusione dei ruoli

tra sindacato, management e

azionariato, ma nel rispetto delle

diverse funzioni e interessi rappresentati.

In questo modo, decisioni quali

l'aumento della produttività,

l'introduzione della settimana corta

e il mantenimento dell'occupa-

zione a scapito di consistenti aumenti

salariali durante le crisi o

l'aumento degli investimenti in

know-how e nuove tecnologie o gli

aumenti salariali netti in tempi di

espansione, non sono il frutto di

un estenuante braccio di ferro o di

concessioni caritatevoli o forfetarie,

ma rappresentano un compromesso

di merito che non pregiudica

la funzione e la ragione di esistere

del sindacato, garantisce

all'impresa qualificazione, sostegno

alle proprie decisioni, concertazione

e legittimazione sociale in

fabbrica e nella società.

Non si può ignorare che, in Italia,

è la nostra Costituzione a prevedere

la concreta possibilità di applicare

i principi proposti con il modello

renano; l'art. 46, infatti, stabilisce:

“ai fini dell'elevazione economica

e sociale del lavoro e in armonia

con le esigenze della produzione,

la Repubblica riconosce il

diritto dei lavoratori a collaborare,

nei modi e nei limiti stabiliti dalle

leggi, alla gestione delle aziende”.

Le resistenze opposte, sin dall'avvento

della carta Costituzionale,

dalle parti sociali, sia padronali,

sia dei rappresentanti dei lavoratori,

hanno impedito che questo

precetto venisse adempiuto. Non

si può escludere che la sua mancata

esecuzione abbia portato a relazioni

industriali dai risultati qualitativamente

inferiori a quanto sarebbe

stato auspicabile.

MARZO APRILE 2013 2 5


2 6

GIRO D’ITALIA COLLABORAZIONI

Quando lo Sna ha deciso di trasferire

il dettato della norma sulle collaborazioni

agli operatori del mercato,

lo scopo primario che il Sindacato

ha inteso perseguire è stato

MARZO APRILE 2013

di Michele Languino

Collaborazioni

dalla teoria alla pratica

Terminato il giro d’Italia, si traggono le conclusioni.

E si pianificano i passi successivi

quello di incontrare i colleghi, senza

distinzione tra iscritti e non,

per rendere concreto il dettato normativo,

con il fine ultimo di far sì

che la norma non resti lettera

Sindacato Nazionale Agenti di assicurazione

astratta, ma trovi immediati spunti

pratici di applicazione. I risultati

del sondaggio sulle collaborazioni

condotto a fine 2012 dal

Centro Studi e da Iama ci incoraggiavano

a partire senza indugio.

Per perseguire gli obiettivi prefissati,

quindi, sono stati organizzati

eventi che hanno toccato le principali

piazze d’Italia, in modo da poter

interloquire con tutti i soggetti

interessati, raccogliendone suggerimenti

e/o criticità, cercando di

evadere la richiesta di supporto informativo

che nasceva spontanea a

seguito dell’emanazione della legge

221. Si tratta, infatti, di un cambiamento

epocale che, in quanto

tale, ha generato interrogativi,

aspettative, ma anche paure e va

pertanto metabolizzato con l’aiuto

dell’associazione di categoria.

In Esecutivo Nazionale, ci è sembrato

che l’obiettivo dello Sna dovesse

essere quello di condividere,

in maniera concreta, le opportuni-


tà offerte dai nuovi scenari operativi

e provare da subito a fare rete,

mettendo fisicamente in relazione

gli agenti tra di loro, con giornate

d’incontro cui erano presenti anche

operatori professionali e network

grossisti, interessati ad avviare

contatti di lavoro. Ora, terminato

il Roadshow, è possibile

trarre qualche conclusione. Chi ha

partecipato ha manifestato interesse,

ha apprezzato il taglio pratico

degli incontri; ha raccolto le occasioni

per conoscere nuovi strumenti

operativi e intermediari con

i quali comunicare per operare,

ma soprattutto ha richiesto assistenza

continua per procedere lungo

la strada delle collaborazioni.

Lo Sna è vicino agli iscritti

Lo Sna, infatti, si è proposto di

non limitarsi ad una mera presentazione

del percorso di conoscenza

della normativa, ma di proseguire

sulla strada di un affianca-

mento permanente al collega che

manifesti interesse nello sviluppo

di forme di esercizio solidale della

sua attività, con l’intento di sostenere

quanti vorranno darsi reci-

proca fiducia per avviare rapporti

di collaborazione che diano un più

ampio respiro all’attività assicurativa.

Ma molto altro può fare, e farà,

lo Sna nei prossimi mesi, co-

Sindacato Nazionale Agenti di assicurazione

MARZO APRILE 2013 2 7


minciando coll mettere a disposizione

la sua struttura interna di dipendenti

preparati ad una consulenza

rapida, amichevole e pronti

a rispondere a quesiti sulle collaborazioni.

Sono state inoltre avviate

iniziative concrete: è stata dedicata

una casella mail cui inviare

ogni dubbio e richiesta di parere

per consulenze in materia di collaborazioniquesiticollaborazioni@snaservice.it,

ed è garantita la

disponibilità dei nostri consulenti

legali e fiscali per le assistenze più

“articolate e complesse”. Ci sembra

inoltre utile “socializzare” una lista

di quesiti frequenti (faq) per facilitare

l’avvio delle collaborazioni e

la soluzioni di problemi comuni,

ed abbiamo creato una apposita

sezione nel sito www.snaservice.it

ed uno spazio sulla rivista bimestrale

L’Agente di Assicurazione.

Ma l’aspetto più importante sarà

una ulteriore presenza sui territori,

tramite richieste delle sezioni

provinciali, mettendo in relazione

tutti coloro che in questi mesi stanno

facendo pervenire le loro disponibilità

a collaborare sul territorio.

Dal confronto con i colleghi,

lo Sna ha ricevuto numerosi stimoli

e la conferma di una grande

fiducia nel suo ruolo di rappresentanza

degli interessi della categoria,

rispetto alle Autorithy, alla politica

ed all’Ania. Questo ci spinge a

proseguire con entusiasmo, partendo

dal lavoro del presidente

Demozzi. Ma i cambiamenti normativi,

i nuovi scenari economici,

il modo in cui oggi si comunica

sempre più attraverso sistemi informatici

hanno raccontato anche

lo smarrimento che ognuno di noi

prova davanti ad una novità; si ren-

2 8

MARZO APRILE 2013

Collaborazioni, dalla teoria alla pratica

GIRO D’ITALIA COLLABORAZIONI

de necessario, quindi, continuare

il discorso appena avviato. Lo Sna

si è fatto promotore del cambiamento,

lo ha condiviso con i diretti

interessati, ne ha ascoltato i com-

menti: ora inizia il lavoro concreto.

Ora si inizia ad applicare quanto

scritto e quanto detto, forti

dell’unione e dell’assistenza che il

Sindacato garantisce da sempre.

Sindacato Nazionale Agenti di assicurazione

Sindacato Nazionale Agenti di assicurazione


a cura del Cdr

COLLABORAZIONI

Collaboriamo?

Il coraggio di restare

e

Collaboriamo!

combattere

per le proprie idee

Bilancio entusiasmante del tour sulle collaborazioni,

che ha contribuito a fare chiarezza tra la categoria

Milano, 1 febbraio, Star Hotel Business: è da qui che

prende il via il giro d’Italia sulle collaborazioni dopo

appena 12 giorni dall’entrata in vigore del D.l.

221/2012, che ha istituito la libera collaborazione tra

intermediari. Se il buon giorno si vede dal mattino

(ben 320 presenze in sala convegni, oltre ai 170 collegamenti

attivati via web attraverso AssiLearning), le

giornate a seguire non potevano che essere “radiose”.

E infatti così è stato! Secondo appuntamento in

Sicilia, a Castelvetrano, e poi Alessandria, Padova,

Bologna, Firenze, Fermo, Roma, Bari, Caserta,

Fordongianus (nel cuore della Sardegna) e, per finire,

di nuovo in Sicilia, ai piedi del fumante Etna: a

Catania.

Oltre 2.300 partecipanti – di cui il 15% non iscritto al

nostro Sindacato – 100 dei quali si sono però associati

prima ancora di lasciare la sede dei convegni; tra i presenti,

numerosi i broker interessati a capire se la legge

221/2012 possa significare il superamento di anni ca-

ratterizzati da incomprensioni, litigi, finanche cause

nelle aule di giustizia, ed essere l’inizio di un nuovo

modo di collaborare: nell’interesse primario del cliente,

e della soddisfazione dei suoi bisogni di tutela. Tre

le tavole rotonde: Milano (Chairman Maria Rosa

Alaggio – Insurance Connect); Castelvetrano (Chairman

Giancarlo Guidolin – Presidente Snas Srl) e

Roma (Chairman Maurizio Caprino – Sole 24 Ore),

che hanno visto la partecipazione di personalità della

politica (le senatrici Annarita Fioroni – PD e Simona

Vicari - PDL), delle istituzioni (Giovanni Calabrò -

Direttore Generale dell’Antitrust, Ranieri Razzante

già Direttore dell’Oam, Antonio Longo – Docente

dell’Università della Tuscia), dell’intermediazione

(Massimo Congiu – Presidente Unapass, Francesco

Paparella e Giuseppe Naso dell’Aiba, Luigi Viganotti

di Acb, Tonino Rosato – Presidente Uia Ras e

Presidente del Comitato dei Gaa Sna), del mondo dei

consumatori (Avv. Paolo Martinello di Altro-

MARZO APRILE 2013 2 9


consumo) e dell’ambiente giuridico

(Avv. Claudia Bortolani di Legal

Ground). E non poteva mancare,

ovviamente, Claudio Demozzi,

Presidente Sna, che ha presenziato

tutti gli incontri (con una unica defezione,

a causa di un improrogabile

appuntamento in Ivass).

Numerosi anche gli sponsor che,

con le loro proposte, hanno contribuito

a dare corpo e sostanza

agli incontri, offrendo collaborazioni

dirette o per il tramite di

Snas Srl: la società di servizi controllata

al 100% da Sna.

È stata una faticaccia che ci ha impegnato

per ben tre mesi, durante

i quali, abbiamo portato, in giro

per l’Italia, un variopinto “circo”

composto dall’insostituibile Domenico

Fumagalli (puntuale interprete

delle collaborazioni dal punto

di vista normativo), Michele

Languino (competente analista

della ricerca Iama), Roberto

Bianchi (che ha fatto luce sui diversi

possibili modelli di collaborazione),

Filippo Guttadauro (prezioso

illustratore delle potenzialità

informatiche di OWeb, la nuova

piattaforma tecnologica specifica

per le “collaborazioni” progettato

da Sia in sinergia con Sna),

Claudio Demozzi (a cui è stato riservato

il compito di chiudere i la-

3 0

MARZO APRILE 2013

vori, relazionando sull’attività politica

sindacale del momento, senza

trascurare il bilancio ad oltre un

anno dalla sua elezione, alla guida

del nostro Sindacato), Simona

Spelta (puntuale riferimento per

tutti i non iscritti a cui ha dedicato

il suo impegno senza mai “mollare”,

contribuendo in misura sostanziale

alla raccolta delle oltre

100 nuove iscrizioni), e dagli staff

degli amici di Sna: Aec Master

Broker, Dual Italia, Assimedici,

Psm Broker, Sicurezza e Ambiente,

Tutela Legale Spa.

Ventitre persone che hanno finito

per trascorrere insieme quasi tutti

i fine settimana, dal 1 febbraio al

19 aprile. Una piccola “famiglia”

che insieme a noi, ha condiviso le

fatiche, le poche ore di sonno, i

viaggi, i micidiali panini in aeroporto,

i ritardi dei voli, le camere

anguste, gli scatoloni con il materiale

che non si trova o che viene

consegnato fuori tempo massimo.

Unacomunitàchehacondivisovideoproiettori

che ci hanno abbandonato

sul più bello; che ha goduto

di light lunch che sembravano

pranzi di nozze, in contrapposizione

con altri che, quando arrivavi

al tavolo… era rimasto ben poco.

Donne e uomini che hanno condiviso

soprattutto il successo di que-

ste undici giornate, la gratitudine

dei colleghi, i loro sentiti e non formali

rigraziamenti; la commovente

disponibilità di tanti Presidenti

Provinciali e Coordinatori Regionali

che ci hanno aiutato a reperire

gli alberghi adatti, a sollecitare e

stimolare la presenza dei colleghi,

organizzare cene memorabili e

transfert da e per gli aeroporti; persone

che ci hanno fatto dono di un

ricordo della loro terra. A tutti loro,

al “grandioso” Fabio Fornaro,

insostituibile back office di questi

eventi, a Giacomo Anedda componente

del Gruppo di Lavoro

“Stampa, comunicazione, eventi e

immagine” che si è occupato della

logistica, a Giancarlo Guidolin che

con insospettate doti di “uomo di

spettacolo” ha condotto tutti gli

incontri, a quanti ci hanno creduto,

ed hanno dato l’anima perché

tutto funzionasse a dovere, un semplice

ma sincero “grazie”.

Il grazie più bello è venuto dagli

oltre 1.000 colleghi che, compilando

l’apposito modulo, hanno manifestato

la loro voglia di collaborare.

A loro, a quanti lo hanno manifestato

in precedenza o lo faranno

in seguito, Sna si appresta a dare

risposte: nel segno della concretezza

che ha sempre contraddistinto

l’agire di questo Esecutivo.


di Domenico Fumagalli

COLLABORAZIONI

La consulenza

remunerata

è possibile

La collaborazione tra intermediari apre nuovi spazi all’attività consulenziale

retribuita degli agenti

Rispondendo ad un quesito che

spesso gli agenti si pongono, è

senz’altro opportuno ribadire che

l’attività di consulenza assicurativa

remunerata è certamente legittima

e possibile. È riservata agli iscritti

al Rui solo qualora assuma le caratteristiche

previste dall’art. 106

CdA, vale a dire qualora tale attività

sia finalizzata alla proposta e/o

presentazione di contratti assicurativi

e svolta dietro compenso; in

tal caso, infatti, costituisce attività

di intermediazione. Ne consegue

che è sufficiente la mancanza di

una o l’altra delle predette caratteristiche

per far sì che l’attività di

consulenza assicurativa possa ritenersi

liberamente esercitabile anche

dai non iscritti nel Registro

Unico degli Intermediari.

A meno che il mandato sottoscritto

dall’agente non lo escluda espressamente,

sotto il profilo lega-

le, nulla impedisce che l’agente

percepisca, oltre ai compensi provvigionali

versati dall’impresa sulla

base del mandato, anche e al contempo,

compensi per prestazioni

di consulenza assicurativa dai

clienti per i quali svolge un’attività

che implica una analisi delle loro

coperture assicurative in essere e

la formulazione conseguente di indicazioni

e consigli finalizzati a rispondere

alle loro esigenze assicurative.

Fermo restando che, qualora

all’esito della predetta analisi

l’agente presenti o proponga al

cliente la stipula di contratti assicurativi,

questi potranno essere

unicamente i contratti della/e impresa/e

mandante/i dell’agente

stesso ovvero dell’agente con il

quale, stante l’avvento della possibilità

di collaborazione tra intermediari

iscritti alla Sezione A del

RUI, egli abbia instaurato tale tipo

di rapporto.

La presa di contatto dell’agente,

anche per via telematica o telefonica,

con imprese diverse da quelle

sopra indicate e finalizzata alla

conclusione di contratti assicurativi,

costituirebbe svolgimento di attività

di brokeraggio non consentitagli

in mancanza di sua iscrizione

alla sez. B del Rui. L’agente potrà

peraltro proporre o presentare le

polizze di altre compagnie ai propri

clienti qualora abbia instaurato

un rapporto di collaborazione con

un intermediario iscritto alla

Sezione B del Rui, per il tramite

del quale tali polizze dovranno essere

stipulate.

La libertà di collaborazione tra intermediari

si rivela quindi un utile

strumento anche al fine di ampliare

il servizio di consulenza assicurativa

degli agenti alla loro clientela.

MARZO APRILE 2013 3 1


Abbiamo incontrato l’avvocato

Paolo Martinello per intervistarlo

sul tema della collaborazione tra

intermediari assicurativi.

Avvocato Martinello, nel suo ruolo

di consulente legale del

Sindacato Nazionale Agenti, poiché

già si delineano nella prassi

e nei comportamenti degli attori

in gioco variegate posizioni

– evidentemente influenzate

dai differenti interessi coinvolti–puòchiarirciselaleggede

quo possa riferirsi, anche per

estensione analogica, agli

iscritti in tutte le sezioni del

Rui, come ad esempio gli "E"?

In cosa consiste, secondo lei,

l'elemento di novità di queste

forme di collaborazione?

3 2

MARZO APRILE 2013

di Emanuele Scandola

COLLABORAZIONI

Una norma

“SELF EXECUTIV”

che basta a se stessa

L’avv. Paolo Martinello ribadisce:

l’unica vera condizione è la corretta informazione al cliente

Direi che il disposto legislativo è

decisamente univoco nello stabilire

che la nuova facoltà di collaborazione

è stata riconosciuta ai soli

intermediari di primo livello: agenti,

broker e banche.

A differenza dei rapporti che si instaurano

tra i soggetti che interagiscono

nel contesto della tradizionale

distribuzione assicurativa –

Paolo Martinello

impresa - agente - subagenti/addetti

– che sono di carattere

"verticale" (conseguendone la necessità

che i soggetti che entrano

nella "filiera" rispondano ai requisiti

pubblicistici, di legge e regolamentari),

i nuovi rapporti di collaborazione

diretta tra intermediari

sono di natura tipicamente "orizzontale"

e, in quanto intercorrenti

tra soggetti già abilitati a svolgere

l'attività di intermediazione assicurativa,

assumono rilievo esclusivamente

privatistico.

Quindi i rapporti di collaborazione

tra intermediari di primo

livello non richiederebbero alcuna

ulteriore regolamentazione

di natura pubblicistica per la

tutela degli interessi coinvolti,

sia pubblici che privati, essendo

quella esistente sufficiente a

tal fine?

Proprio così, sotto il duplice profilo

del contenuto del rapporto di collaborazione,

che resta rimesso alla

libera determinazione degli intermediari,

e dei rapporti di ciascun

intermediario con la mandante, nei

confronti della quale l'Agente mandatario

resta il solo e diretto responsabile,

anche per l'operato

dell'intermediario con lui collaborante.

Una sorta di norma selfexecutive,

che già stabilisce essa

stessa le regole di applicazione?

Esattamente.

E cosa la induce ad essere così

sicuro di questa tesi?

Il mio assunto è confermato dallo

stesso art. 22 comma 10: la sola

"condizione" alla quale è sottopo-


sta l'instaurazione di un rapporto

di collaborazione tra intermediari

è che "al cliente sia fornita, con le

modalità e forme previste nel codice

delle assicurazioni private e sui

regolamenti attuativi, una corretta

e completa informativa in relazione

al fatto che l'attività di intermediazione

viene svolta in collaborazione

tra più intermediari, nonché

l'indicazione dell'esatta identità,

della sezione di appartenenza e del

ruolo svolto dai medesimi

nell'ambito della forma di collaborazione

adottata".

Rispetto, invece, al nuovo ruolo

che la disposizione in esame attribuisce

all'Ivass, mi pare che

anche su questo fronte il legislatore

si sia proteso piuttosto

avanti...

Direi di sì. In base alla legge,

"l'Ivass vigila sulla corretta applicazione

del presente articolo e può

adottare disposizioni attuative anche

al fine di garantire l'adeguata

informativa ai consumatori". Il

comma 12 dell'art. 22 ribadisce, poi,

che"l'Ivassvigilaedadottaeventuali

direttive per l'applicazione della

norma e per garantire adeguata

informativa ai consumatori".

Secondo lei, che cosa possiamo

dedurne?

Almeno tre concetti, direi: primo,

che l'Ivass, in relazione ai rapporti

di collaborazione tra intermediari

assicurativi, è tenuto a svolgere un

ruolo di vigilanza; secondo, che

l'adozione di "disposizioni attuative"

e di "direttive" è eventuale e non

obbligatoria (tantomeno per la

messainattodeirapportidicollaborazioni);

terzo, che le eventuali

disposizioni Ivass sono essenzialmente

finalizzate a garantire

l'adeguata informativa ai consumatori

prevista dalla norma.

Ma non sono necessarie norme

attuative o integrative?

Direi proprio di no. Circa l'infor-

mativa ai consumatori, il comma

10 dell'art. 22 contiene disposizioni

di per sé sufficientemente precise

in ordine alle modalità, forme e

contenuto della stessa, che gli intermediari

devono fornire in presenza

di un rapporto di collaborazione.

Quali sarebbero, precisamente,

queste modalità e forme?

Il comma citato richiama quelle

già previste nel Codice delle

Assicurazioni Private e nei

Regolamenti attuativi.

E il contenuto dell'informativa?

Il medesimo comma prevede che

essa debba contenere una corretta

e completa informazione circa il

fatto che l'attività di intermediazione

viene svolta in collaborazione

con altro intermediario, l'esatta

indicazione dell'identità e la sezione

di appartenenza e il ruolo svolto

nell'ambito del rapporto di collaborazione.

Quali sarebbero, quindi, le disposizioni

codicistiche e regolamentari

rilevanti in proposi-

to all'informativa de quo?

Sono quelle contenute nell'articolo

120, commi 1 e 2 del Codice delle

Assicurazioni, nonché le relative

disposizioni di attuazione adottate

dall'Isvap e contenute negli artt. 47

e 49 del Regolamento 5/2006. In

particolare, rileva il disposto

dell'art. 49, comma 2, lettera a) del

Regolamento 5/2006 in forza del

quale "prima della sottoscrizione

di un contratto di assicurazione,

l'intermediario che entra in contatto

con l'assicurando deve consegnare

al contraente copia di una

dichiarazione, conforme al modello

di cui all'allegato 7B, da cui risultino

i dati essenziali degli inter-

mediari e della loro attività".

Quindi l'obbligo di informativa

dei consumatori relativa al rapporto

di collaborazione tra in-

termediari deve ritenersi assolto

attraverso l'indicazione sul

modello 7B degli elementi pre-

visti dal comma 10 dell'art. 22?

Proprio così, e questi elementi da

indicare saranno precisamente: il

fatto che il contratto di assicurazione

(o la proposta ove prevista),

viene intermediato in forza del contratto

di collaborazione con altro

intermediario, l'esatta identità

dell'intermediario con cui è in corso

il rapporto di collaborazione, ivi

compresi gli estremi della sua

iscrizione al Rui, e l'indicazione del

ruolo e dei compiti svolti dall'intermediario

che entra in contatto con

il cliente, tenendo conto di quanto

previsto dal rapporto di collaborazione

(preventivazione, informazione

sui prodotti offerti, conclusione

ed emissione della polizza,

incasso del premio, rilascio quietanza,

attività di gestione ed esecuzione

della polizza, quali modifiche,

sostituzioni, denunce e sinistri,

eventuali altri servizi offerti).

Quindi è definitivamente certo

che non sia comunque necessaria

una qualche altra normazione

secondaria che chiosi, speci-

fichi, interpreti, classifichi...?

A mio avviso le vigenti disposizioni

di legge e regolamentari risultano

ampiamente sufficienti a delineare

modalità, forme e contenuti degli

obblighi informativi previsti dal

comma 10 dell'art. 22 nei confronti

degli assicurati e pertanto a disciplinare

i requisiti attraverso i quali

ipredettiobblighidebbonoessere

assolti, perciò non sono necessarie

ulteriori disposizioni attuative della

norma in esame.

Mettendosi, però, nei panni di

un intermediario, soffocato

dall'ipertrofia legislativa italiana

e dalle sue nefaste conseguenze,

tragicamente avvezzo

ad essere normato, che oggi si

trova di fronte a una norma inu-

MARZO APRILE 2013 3 3


sitatamente self-executive... chi

lo aiuterà?

In relazione agli obblighi informativi

sopra richiamati, va ricordata

l'avvenuta adozione da parte delle

associazioni di categoria degli intermediari

di indicazioni e modelli

contrattuali diretti a fornire ai singoli

operatori soluzioni tecnicooperative

finalizzate al rispetto delle

disposizioni di cui all'art. 22,

comma 10.

Può citarle?

Sto parlando dei documenti redatti

e diffusi dal Sindacato Nazionale

Agenti in collaborazione con AIBA

e ACB Broker, attinenti la contrattualistica,

le norme operative e i riferimenti

deontologici e comportamentali,

disponibili sul sito

www.snaservice.it, a favore di tutti

gli intermediari interessati.

Sotto l'aspetto tecnico-giuridico,

come ritiene, quindi, dovrebbe

muoversi l’Ivass, stante

il contesto normativo sin qui de-

scritto?

Lo Sna condivide il ricorso a schemi

di provvedimento "principlebased",

che d'altra parte sono stati

recentemente adottati anche da

Ivass, secondo i quali si predilige

lasciare all'autonomia dei destinatari

delle norme la scelta sulle relative

modalità attuative, limitandosi

a delineare linee guida.

Quali prevede saranno, nel

prossimo futuro, le possibili

mosse dell’Ivass a riguardo?

Ci si attende un sistema di linee

guida che, nel dare attuazione agli

obblighi di legge in materia di rapporti

di collaborazione tra intermediari,

rispondano altresì agli

obiettivi, perseguiti dalle disposizioni

in esame, di accrescimento

del grado di libertà dei diversi operatoriediadozionedimisuredi

semplificazione delle procedure e

3 4

Una norma “SELF EXECUTIV” che basta a se stessa

COLLABORAZIONI

MARZO APRILE 2013

degli adempimenti burocratici a carico

degli intermediari previste dal

comma 15 bis dell'art. 22.

E se invece l’Ivass decidesse di

intraprendere una via regolamentare

diretta, ad esempio, a

fissare diverse e/o ulteriori misure

od obblighi a carico degli

intermediari in materia di rap-

porti di collaborazione?

Potrebbe trovarsi a non essere coerente

né con le finalità sopra ricordate,

né – più in generale – con

l'obbligo di legge di adottare regolamenti

conformi al principio di

proporzionalità per il raggiungimento

del fine perseguito con il minor

sacrificio per i soggetti destinatari

(cfr. art. 191, comma 2,

CdA).

Confidate, perciò, che l'Ivass,

fermo restando naturalmente

l'esercizio delle funzioni di vigilanza

anche in relazione ai rapporti

di collaborazione tra intermediari,

concordi nel non

ritenere necessaria, allo stato,

l'adozione di ulteriori dettagliate

misure attuative e/o rego-

lamentari...

Non quelle dirette alla disciplina

degli obblighi informativi a carico

degli intermediari e nei confronti

dei consumatori in relazione alla

esistenza e contenuto dei rapporti

di collaborazione tra essi intercorrenti.

La legge prevede anche un preciso

obbligo per l'Ivass di "definire

standard tecnici uniformi

ai fini di una piattaforma di interfaccia

comune per la gestione

e conclusione dei contratti

assicurativi": cosa ne pensa lo

Sna?

Riteniamo che l'adozione delle misure

tecniche previste dal comma

13 dell'art. 22 sia necessaria ed urgente,

quale strumento indispensa-

bile anche per consentire agli intermediari

di operare efficacemente

nell'ambito dei rapporti di collaborazione

tra essi intercorrenti, eliminando

le barriere ed ostacoli tecnici

all'offerta ai consumatori dei

prodotti presenti sul mercato e delle

informazioni sulle loro condizioni

e favorendo in tal modo il superamento

della segmentazione del

mercato e lo sviluppo della concorrenza.

Cambiamo argomento ed andiamo

a concludere. In questa

sorta di "brodo primordiale",

come si stanno muovendo le

compagnie?

Alcune imprese hanno indirizzato

ai propri Agenti direttive e richieste

di sottoscrizione di appendici ai

mandati che, a nostro avviso, sono

in qualche misura "limitative" della

facoltà degli agenti di instaurare

rapporti di collaborazione.

Cosa ne pensa?

Sarebbe auspicabile che l’Ivass invitasse

quelle compagnie ad attenersi

al rispetto di quanto stabilito dal

decimo comma dell'art. 22, esercitando

le proprie funzioni di vigilanza

e di intervento, al fine di evitare

che vengano introdotti ostacoli

alla concreta attuazione della

normativa in commento e/o condizioni

contrattuali con essa incompatibili.

Ricordo, infatti, che a norma

dell'art. 22 c. 12 della legge citata,

simili condizioni contrattuali

sono nulle per violazione di norma

imperativa.

Già, perché l’Ivass non ha più

solo un ruolo di regolamenta-

zione e vigilanza...

Esatto: la legge ha anche attribuito

all'Istituto un nuovo, pesante ruolo

"propulsivo" affinché le collaborazioni

tra intermediari possano avere

concreta e diffusa attuazione.


di Sergio Sterbini

COLLABORAZIONI

Un appuntamento

concreto e fattivo

Gli agenti del Lazio hanno risposto con entusiasmo all’invito Sna

Lo scorso 5 aprile si è svolto a

Roma il Convegno "Collaboriamo",

organizzato da Sna e dedicato

alla collaborazione tra intermediari.

Il Convegno, che si inserisce

in un momento di svolta nel settore

assicurativo, rientra nel programma

degli incontri organizzati

su tutto il territorio nazionale e si

propone di dare una lettura dei nuovi

scenari che, a seguito delle recenti

novità legislative, regoleranno

il mercato assicurativo nei prossimi

mesi. Alla giornata hanno assistito

circa 150 intermediari, che

hanno apprezzato gli interventi degli

illustri ospiti, tra i quali – oltre

al presidente Claudio Demozzi –

la senatrice Anna Rita Fioroni,

Antonio Longo (ex Direttore

Generale di Isvap) ed il Direttore

dell’Antitrust Giovanni Calabrò,

che hanno affrontato le tematiche

politiche, le criticità e le opportunità

che il recepimento delle novità

legislative apporteranno alle varie

componenti del settore. Particolarmente

apprezzati gli interventi

relativi alla necessità di trovare

soluzioni importanti alla semplificazione

delle attività amministrative

ed al recupero della reddi-

tività delle agenzie. Nel pomeriggio,

con gli interventi di Domenico

Fumagalli e di Michele

Languino, si è entrati nel dettaglio

operativo delle collaborazioni e sono

stati esposti gli aspetti pratici

ed i contributi che Sna mette a disposizione

per l'attivazione delle

collaborazioni tra gli intermediari.

La giornata si è conclusa con la

compilazione del test per l'ottenimento

della certificazione valida

ai fini dell’aggiornamento pro-

fessionale. In definitiva, una importante

giornata di confronto e

dibattito, alimentata anche dal positivo

e sempre costruttivo scambio

di pareri ed impressioni che

tradizionalmente si svolgono nei

corridoi e nelle pause dei convegni.

Una significativa conferma

dell'apporto concreto e fattivo che

Sna può apportare in questa delicata

fase di profondo cambiamento

dell'attività degli agenti di assicurazione.

MARZO APRILE 2013 3 5


COLLABORAZIONI

Un ampio plauso

al nostro Sindacato

Lo Sna è il punto di riferimento per gli intermediari

Ho partecipato a Milano, il 1° febbraio

scorso, alla tappa inaugurale

del Giro d'Italia che Sna sta compiendo

per diffondere le innovazioni

introdotte dalle norme che aprono

alla collaborazione tra intermediari.

Sono stato molto soddisfatto

della giornata, sia sotto il profilo

prettamente professionale che sotto

quello della rappresentanza associazionistica:

relatori di alto livello

– tra i quali voglio citare i nostri

Michele Languino, Roberto Bianchi

e Domenico Fumagalli – hanno per-

3 6

MARZO APRILE 2013

di Nicola Vitali

messo la realizzazione di un evento

di spessore notevole, valorizzato anche

dalla presenza di personalità

esterne. Già qualche anno fa Sna

aveva dimostrato la propria capacità

di diffondere cultura e formazione

in modo indipendente con il famoso

convegno "Non solo prezzo"

in tema di Rcauto; il modo in cui il

Sindacato ha seguito ed inciso sulla

attività legislativa recente e la professionalità

poi espressa nello stimolarne

le possibili applicazioni

pratiche in incontri come questo,

confermano come la nostra Associazione

sia il vero punto di riferimento

per gli intermediari. Un

grande plauso, quindi, a tutta la

squadra Sna, dall'Esecutivo NazionaleaiCollaboratorieaiDipendenti,

per lo sforzo sostenuto

nell'offrire ai Colleghi di tutt'Italia

questa opportunità di confronto su

un tema importante, che offre alternative

tattiche e strategiche per

mantenere un ruolo sempre primario

nel mercato dell'intermediazione

assicurativa.


di Onelio Amenta

COLLABORAZIONI

Una grande opportunità

professionale

I giovani colleghi si sono espressi

in modo estremamente favorevole sulla tappa fiorentina

La possibilità di collaborare tra intermediari

rappresenta indubbiamente

una grande conquista sindacale.

Ma bisogna comprendere

che non ha senso interpretare la

norma come la possibilità di piazzare

poche polizze sgradite alla

compagnia presso i colleghi. Si

tratta, invece, di una grande opportunità

professionale, oggetto di

una consapevole scelta imprenditoriale.

Per questo è particolarmente

condivisibile l’approccio di

Sna, che – dimostrando una lungimiranza

venuta meno in altri momenti

del passato, a fronte dell’ottenimento

di altre libertà – si sta

impegnando a fondo per offrire

agli agenti di tutta Italia gli strumenti

e le competenze indispensabili

per cogliere questa occasione.

Il giro d’Italia sulle collaborazioni

è una parte di questo impianto.

Nella regione che ho

l’incarico di coordinare – la

Toscana – l’iniziativa ha riscosso

particolare successo: ben 150 colleghi

hanno partecipato alla giornata

formativa. Ed anche il riscontro

successivo è stato molto favorevole:

durante una recente riunione

provinciale, i colleghi giovani presenti

si sono espressi in modo

estremamente positivo sulla tappa

fiorentina. Devo dire che considero

un gran risultato l’alto tasso di

coinvolgimento degli agenti toscani:

pur non essendo coordinatore

regionale da molto tempo, ho potuto

contare sull’aiuto di tutti i presidenti

provinciali. So bene che non

sempre viene apprezzato l’atteggiamento

critico e attento della nostra

regione; ma il successo

dell’appuntamento di Firenze dimostrachelanostraèsempreuna

critica costruttiva e che sappiamo

contribuire efficacemente alle iniziative,

allorché ne condividiamo

lo spirito e lo scopo. A proposito...

un piccolo appunto però lo avrei:

dopo l'ottima esposizione da parte

dei relatori e la relazione in chiusura

lavori del Presidente Nazionale,

sarebbe stato opportuno

concedere un po’ di tempo al dibattito;

purtroppo l'estremo contingentamento

dei tempi ha impedito

ai partecipanti, ancorché sollecitati,

di porre domande e portare

il proprio contributo.

MARZO APRILE 2013 3 7


Una soddisfazione

palpabile

Valle D’Aosta e Piemonte:

lo Sna deve mettere a punto

nuovi modelli agenziali

3 8

MARZO APRILE 2013

di Davide Omezzolli

COLLABORAZIONI

Partendo dai risultati dell’indagine

Iama, da cui emerge che l’83% degli

Agenti e il 92% dei Broker giudicano

una conquista per gli intermediari

la libera collaborazione,

posso affermare, in qualità di coordinatore

regionale Valle d’Aosta e

Piemonte, che anche al di fuori del

campione interrogato, la soddisfazione

tra i colleghi è assolutamente

percepibile. Quanto alle condizioni

per mettere in atto un effettivo

sviluppo delle collaborazioni,

credo sia indispensabile oggi che

Sna metta a punto e sviluppi nuovi

modelli agenziali, tenendo presente

la diversità di agenzie sul territorio

nazionale e dando ad ogni

agente la possibilità di ritrovarsi

ed esprimersi in base alle proprie

attitudini. Mi riferisco in particolare

allo sviluppo di almeno tre modelli

di Agenzia: l’agenzia specializzata,

l’agenzia tradizionale e

l’agenzia social network, ma anche

ad un modello di studio

associato. Nella situazione

in cui operano oggi le

Agenzie – piena crisi finanziaria,problematiche

gestionale e burocrazia

– è importantissimo

non sbagliare le proprie

scelte e concentrare i propri

investimenti nella direzione

giusta. La collaborazione

tra intermediari deve dare a ciascuno

la possibilità di organizzare

la propria impresa-agenzia in modo

da offrire ai propri clienti i prodotti

più adeguati, anche quando

la compagnia, magari l’unica che

si rappresenta, non gli permette di

essere concorrenziale o adeguato.

È chiaro che la libera collaborazione

deve essere un punto fondamentale

per distinguere gli intermediari

e valorizzarne la professionalità,

ponendo finalmente al

centro dell’attenzione il cliente. Il

cliente, da parte sua, deve sapere

che oggi il proprio agente è in grado

di offrirgli una vasta gamma di

prodotti. Probabilmente questo

nuovo sistema di fare agenzia si svilupperà

maggiormente a livello locale

e tra gli intermediari più preparati

e più strutturati che, lavorando

insieme, potranno sviluppare

studi associati o imprese/agenzie

in grado di fare emergere

ognuno le proprie specializzazioni

e competenze, e magari riusciranno

anche a fare economie di scala.


di Alessandro Sanna

COLLABORAZIONI

“COLLABORIAMO”

sbarca in Sardegna

E invita a rinnovarci e dare vita ad un nuovo mestiere:

quello del consulente assicurativo a 360 gradi

In un momento storico in cui il cittadino

italiano, il contribuente e,

in generale, l'uomo si sente assolutamente

abbandonato di fronte alle

intemperie della crisi e del mal,

o addirittura, del non-governo,

l'agente di assicurazioni si trova

invece a vivere un miracolo nemmeno

mai sperato: il suo principale

organo di rappresentanza sindacale

nazionale che mostra la potenza

della sua determinazione,

una politica che ne intercetta le richieste

e un legislatore che inserisce

la parola "libertà" nel testo di

una legge. E il miracolo è compiuto.

Per l'agente sardo la rivelazione

avviene alle 9 del mattino di sabato

6 aprile presso il centro congressi

del Grand Hotel Terme di

Fordongianus, dove si raduna una

numerosa platea proveniente da

ogni parte dell'isola, in risposta alla

chiamata dello Sna che organizza

il convegno dal titolo "Collaboriamo".

L'obiettivo dell'incontro è

quello di far percepire nei dettagli

l'importanza del risultato conse-

guito, che riguarda davvero tutti:

agenti, broker, piccoli, grandi, medi,

mono e pluri. E, sotto certi

aspetti, gli esiti della rivoluzione

in atto potrebbero coinvolgere

l'agente sardo, la cui attività è storicamente

basata sul rapporto intimo

col territorio, più di quanto

non si possa immaginare. La por-

tata della svolta è davvero epocale

e segna il punto d'arrivo di quel

processo iniziato con il c.d. decreto

Bersani, che ha dato vita alla legge

40/2007 generando la caduta

dell'esclusiva, imposta agli agenti

dalle loro mandanti. Il legislatore

italiano, questa volta, si è spinto

fino a riconoscere una indiscutibi-

MARZO APRILE 2013 3 9


le autonomia della figura agenziale

rispetto ai vincoli di mandato,

con un intervento volto ad accrescerne

il grado di libertà, consentendo

le collaborazioni cosiddette

orizzontali, ovvero tra soggetti

iscritti in sezione A B e D del Rui.

Si tratta della conversione in legge

del Decreto Sviluppo 2.0 del 18 ottobre

2012. Pur con l'ovvio ostruzionismo

dell'Ania, che ha paradossalmente

motivato il proprio

disappunto con un'eccessiva fidelizzazione

del consumatore all'intermediario,

il decreto è diventato

legge, affidando all’agente la possibilità

di iniziare a fare davvero il

proprio mestiere proponendo al

cliente, come già da tempo gli prescriveva

una legge monca, contratti

davvero adeguati e nell'esclusivo

interesse del consumatore. La cornice

di questa svolta è la totale assenza

di obbligo da parte dell'agente

di informare mandanti e/o

Ivass degli accordi di collaborazione

con gli altri soggetti, che possono

già svolgersi in forme e modali-

4 0

MARZO APRILE 2013

tà comunque improntate all’assoluta

autonomia. Questa è la legge.Oraèarrivatoilmomentodi

osare, di scrollarsi di dosso le paure

e dare vita ad un nuovo mestiere,

quello del consulente assicurativo,

rispondendo a quanto l'Europa,

ma soprattutto i clienti, ci

chiedono a gran voce. Meno ovvio

e meno naturale di quello posto

dall'Ania, suona il veto riottoso postodachi,inpredaadunaconclamata

ed inequivocabile sindrome

di Stoccolma, ha gridato allo scandalo

dalle file degli agenti per i rischi

conseguenti alla modifica in

atto, provocando una frattura

all'interno dello Sna. Strana la nostra

categoria: culturalmente forse

la più eterogenea fra quelle dei professionisti,

ma unita nel sapersi

adattare a vivere le situazioni più

estreme, capace di cambiare pelle

trasformandosi da soggetto "parasubordinato"

come lo aveva battezzato

il codice civile a "imprenditore

di se stesso" come lo vorrebbe

il sistema, eppure in qualche ca-

so ancora incapace di decidere di

diventare un professionista libero,

magari pagato dal cliente che lo

sceglie, come lo vorrebbe il presente.

Il monito del presidente dello

Sna Claudio Demozzi, alla fine

del dibattito, non ha lasciato spazio

ad equivoci di sorta: svegliatevi!

Il torpore e l'asfissia del mercato

assicurativo italiano, le vessazioni

da parte delle compagnie,

che nella migliore delle ipotesi

hanno reagito alle novità degli ultimi

anni con incentivi economici

alla fedeltà e nella peggiore hanno

revocato per giusta causa quanti

hanno opposto alle vessazioni

l'obbligo del best advice, con questa

ulteriore novità legislativa fanno

partediunpassatochedeveessere

lasciato alle spalle di chi intende

operare nel settore secondo coscienza

e professionalità. Certamente

le novità impongono di trasformare

le agenzie assicurative in

realtà dinamiche, capaci di mantenersi

in equilibrio con le proprie forze,

autodeterminando il proprio agire

piuttosto che subire le direttive

dall'alto, improntate alla tutela di

un sistema che è altra cosa dall'agenzia.

Chi non ha saputo o non ha

potuto osare nel 2007 ha oggi in mano

lo strumento per trasformare la

sua presenza nel territorio in stimoli

professionali che portano lontano

dal catalogo della casa madre.

L'agente sardo, figlio di un territorio

con cui è legato a doppio filo, ha

oggi la possibilità di intermediare

fornendo quelle risposte positive

che fino ad oggi rappresentavano

solo un'utopia operativa, a cui si poteva

solo tendere con quei raggiri

del sistema che esponevano il fianco

ad azioni repressive delle mandanti,

che ci si augura oggi si convincano

a prendere atto delle mutate

condizioni a suon di comparazioni

e adeguatezza.


di Alessandra Schofield

COLLABORAZIONI

Signori

LA COLLABORAZIONE

È SERVITA

Tappa romana del Giro d’Italia organizzata da Sna

particolarmente densa di contenuti

Il Road Show Collaborazioni si è

svolto a Roma secondo un format

diverso rispetto agli altri appuntamenti

che hanno spinto la carovana

dello Sna e dei suoi partner su e

giù per l’Italia durante tre mesi di

grande impegno sindacale.

Ranieri Razzante:

la battaglia contro

l’iscrizione degli agenti

in Oam era giusta

I lavori sono stati aperti

dall’intervento del prof. Ranieri

Razzante, presidente Aira (Associazione

Italiana dei Responsabili

Antiriciclaggio) e presidente Ius

Consulting introdotto dal presidente

nazionale Sna Claudio

Demozzi. I più attenti certo ram-

mentano che il professore – componente

della Commissione Bicamerale

Antimafia, docente universitario

di economia degli intermediari

finanziari e presso la scuola

della Guardia di Finanza, iscritto

all’albo dei commercialisti, degli

Ranieri Razzante

avvocati e dei revisori, ex consulente

del Governo, presidente

dell’Associazione Italiana dei Responsabili

Antiriciclaggio, autore di

diversi testi di diritto delle assicurazioni,

tanto per citare qualche

titolo – era un tempo membro del

MARZO APRILE 2013 4 1


oard dell’Oam, l’organismo che

pretendeva dagli agenti assicurativi

l’iscrizione nel registro dei mediatori

creditizi, in ragione della

possibilità da questi offerta di dilazione

dei premi, avvalendosi degli

strumenti finanziari messi a disposizione

dalle compagnie. La

sua fortunata carriera in seno

all’Oam si è bruscamente conclusa,

dopo l’incontro con Demozzi.

O meglio, dopo che ha condiviso

le ragioni espresse dal presidente

Sna circa l’assurdità dell’obbligare

gli agenti – già sufficientemente

vessati… cioè, controllati – ad una

duplice iscrizione (con annessi costi

e burocrazia) in due distinti registri.

Colpevole di aver ritenuto

quella di Demozzi una battaglia

giusta, e soprattutto di aver sostenuto

tale tesi presso i vertici

dell’organismo, il prof. Razzante “è

stato dimesso”.

Presentato da Claudio Demozzi

come una “persona eccezionale”,

Ranieri Razzante ha effettivamente

regalato ai presenti un intervento

fuori dal comune, per l’ironia e

la solo apparente lievità. “Con

Antonio siamo amici da tempo, e

siamo ancora più amici da quando

è uscito dall’Ivass”; così il professore

ha salutato Antonio Longo, tra i

relatori della successiva tavola rotonda

e poi ha confermato “La battaglia

era giusta, e non perché la

proponesse lo Sna, ma perché era

giusto che non si facesse pagare

due o anche tre volte un balzello a

chi già appartiene ad altri contesti

professionali e quindi già abbastanza

oberato da vincoli e da oneri.

L’art. 22 del Decreto Sviluppo

Bis – ha proseguito il prof.

Razzante - deve essere necessaria-

4 2

MARZO APRILE 2013

Signori, LA COLLABORAZIONE È SERVITA

COLLABORAZIONI

mente salutato con favore, tanto

più in quanto sostenuto da persone

di grande spessore, che dovrebbero

essere ascoltate di più, quali

Calabrò e Longo”. Secondo il professore,

l’Ivass non si opporrà alla

regola imposta dalla legge in tema

di collaborazioni. L’Aira sta portando

avanti una battaglia per

l’abbassamento del vincolo del contante

per quanto riguarda il pagamento

delle polizze danni “Continuare

ad abbassare il limite per

l’uso dei contanti, provoca danni

solo ai pensionati. Costringere le

persone ad aprire conti correnti

per poter riscuotere la pensione, è

stato irresponsabile ed anticostituzionale.

Come esperto di antimafia

e antiriciclaggio posso affermare

che la mafia non è minimamente

interessata al riciclaggio delle

pensioni”.

Tutti i cavalieri

della tavola rotonda

A seguire una tavola rotonda - moderata

da Maurizio Caprino, giornalista

del Sole 24Ore ed esperto

del settore assicurativo – attorno

alla quale si sono confrontati relatori

di pregio. Qual è la reale efficacia

delle collaborazioni? Come

si conciliano con una tendenza alla

disintermediazione leggibile nel

contemporaneo provvedimento

legato allo standard minimo

Rcauto e all’area riservata ai clienti

sui siti delle compagnie? Qual è

l’atteggiamento delle imprese di

fronte a questa ulteriore apertura

del mercato, dopo la Legge

Bersani del 2007? Come si configura

il rapporto tra agenti e broker?

Questi i temi proposti da

Caprino a Giovanni Calabrò (direttore

generale Antitrust),

Antonio Longo (docente Università

degli Studi della Tuscia ed ex

dirigente Isvap), Anna Rita Fioroni

(senatrice Pd), Claudio Demozzi

(presidente nazionale Sna), Luigi

Viganotti (presidente Acb), Tonino

Rosato (presidente Uia e presidente

del Comitato Gaa) e

Giuseppe Naso (responsabile delegazione

Centro-Sud Aiba).

Calabrò: in caso di scarsa

collaboratività delle

imprese, non si escludono

interventi Antitrust

La posizione di Giovanni Calabrò

è nota agli addetti ai lavori. Ma poiché

iucunde repetita iuvant “Il set-

Giovanni Calabrò


tore assicurativo è un settore complesso,

nel quale storicamente abbiamo

la presenza degli intermediari,

che è sempre stata una necessità

in particolare per quanto

riguarda determinati rami (come

la Rcauto). A differenza di altri servizi

o beni che andiamo ad acquisire

quotidianamente, la copertura

auto è obbligatoria ed abbiamo bisogno

di qualcuno che ci aiuti nel

trovare le condizioni migliori possibile

e – soprattutto in passato – a

gestirne tutti gli aspetti. Nessuno,

quindi, ha mai messo in discussione

il ruolo degli agenti. È chiaro,

però, che il mondo cambia. Nel

2012 il legislatore ha dedicato grandissima

attenzione al settore assicurativo,

tramite interventi significativi

che hanno come elemento

di continuità il tentativo di aiutare

il consumatore finale, sebbene gli

esercizi non sempre siano riusciti

appieno (vedi la norma sui tre preventivi).

In passato, le opportunità

offerte dalle normative non sono

state colte come si sarebbe auspicato:

il plurimandato non si è sviluppato

come avrebbe potuto perché

ci si è accomodati in una contrattualistica

che ha consentito alcune

compensazioni di altro tipo.

Lo Sna aveva immediatamente posto

la questione all’attenzione delle

autorità, anche all’Antitrust che

all’epoca preferì un intervento di

tipo soft, tramite segnalazioni; ma

non è escluso che non si possa pensare

ad iniziative più dirette”. È importante

non vanificare questa norma,

che si inquadra in un mercato

oggi molto diverso da quello del

2006, ha proseguito Calabrò, nel

quale tutto è in mano a due o tre

player ed è quindi indispensabile

vivacizzarlo tramite strumenti quali

questo delle collaborazioni. “Naturalmente

il legislatore non può

occuparsi costantemente di uno

specifico settore: fornisce delle indicazioni

che il mercato deve seguire.

Se poi il mercato riesce sempre

a trovare il modo di non applicare

nella prassi quelle innovazioni

normative, esiste il rischio concreto

che la clientela decida di agire

autonomamente per trovare la

soluzione ottimale”. Un eventuale

attività delle compagnie di contrasto

alle collaborazioni prevederebbe

un intervento Antitrust di tipo

tradizionale; tuttavia, il direttore

Antitrust si è detto certo che

l’Ivass non mancherà di esercitare

il proprio controllo sul corretto

adempimento delle norme.

Longo: la scelta dei

colleghi con in quali

instaurare

collaborazioni deve

avere motivazioni

professionali

Antonio Longo ha ripercorso velocemente

la storia degli interventi

normativi sull’attività degli intermediari.

“Questa norma segue il

filone tracciato dal Codice delle

Assicurazioni in materia di intermediazione,

su cui i passi della vigilanza

sono stati, nel tempo, lenti

ma costanti. In questi anni di normativa

che si è andata modificando

grazie anche alla spinta forte

delle direttive comunitarie, il

Codice delle Assicurazioni è intervenuto

a riformare interamente

l’intermediazione assicurativa, introducendo

dei concetti forti, a

partire dall’unificazione del concetto

stesso di intermediazione assicurativa

che non esisteva prima.

Va infatti ricordato che prima si

faceva riferimento alle figure di

agentediassicurazioneeaquella

di mediatore di assicurazione, che

neppure era comunemente noto

come broker. Questo salto di qualità

è stato fatto proprio per riconoscere

all’intermediario un ruolo

centrale nel rapporto tra la compagnia

e il mercato della domanda.

Il famoso Regolamento n. 5 fece

tremare tutti, intermediari e com-

Antonio Longo

MARZO APRILE 2013 4 3


4 4

MARZO APRILE 2013

Signori, LA COLLABORAZIONE È SERVITA

COLLABORAZIONI

pagnie, ma aveva l’obiettivo di dare

un segnale forte sul fine della

tutela del consumatore a fronte

della necessità di stabilizzare il

mercato. Le liberalizzazioni

Bersani hanno cercato di eliminare

alcuni vincoli all’attività degli

intermediari. La norma attuale ha

lo scopo di estendere ulteriormente

gli ambiti di questa professione,

e la previsione della responsabilità

solidale nei confronti del solo

cliente alza l’asticella del livello di

professionalità richiesto agli intermediari

nello svolgere questo mestiere”.

Longo ha invitato gli agenti

a scegliere i colleghi con i quali collaborare

in base alle qualità professionali

più che alla bontà dei

rapporti personali, sottolineando

inoltre che la norma non prevede

interventi regolatori da parte

dell’Ivass, ma l’Istituto deve comunque

vigilare sulla correttezza

della sua applicazione e ne ha tutti

gli strumenti.

Fioroni: gli interventi

sono soprattutto mirati

alla tutela

del consumatore finale

Anna Rita Fioroni

Claudio Demozzi

Anna Rita Fioroni ha confermato

che le nuove norme sulle collaborazioni

sono state pensate nella

scia di una serie di interventi mirati

alla tutela del consumatore finale

e ad un maggior protagonismo

di soggetti come gli intermediari

assicurativi che si muovono su un

mercato in evoluzione, che risponde

ad una domanda diversa rispetto

ad un tempo. “Il contesto politico,

nel quale le diverse forze hanno

potuto dialogare per ottenere

questo risultato, è stato favorevole

all’individuazione di una convergenza

in Commissione Industria; e

vi è stata inoltre una giusta interlocuzione

con le associazioni di categoria

e di riferimento e con le autorità

audite in Commissione”. La

senatrice Fioroni ha sottolineato la

capacità del presidente Sna

Demozzi di argomentare in maniera

chiara anche per chi – in seno

alla X Commissione – non era

particolarmente ferrato in materia

di assicurazioni, riuscendo a convincere

i componenti che la possibilità

di collaborazione tra intermediari

avrebbe incentivato la concorrenzialità

del settore. Secondo

Anna Rita Fioroni, del resto, la pre-

ventivazione diretta da parte del

consumatore non risponde pienamente

alle esigenze dei consumatori

italiani. In sede di audizione,

tuttavia, le compagnie paventavano

lo smantellamento delle reti di

distribuzione e le difficoltà

nell’applicazione della norma, ha

raccontato la senatrice.

Demozzi: il preventivatore

non è un competitor, ma

un formidabile strumento

al servizio degli

intermediari. Purché…

Claudio Demozzi, stimolato dal

moderatore ad un commento sul

preventivatore ex Isvap e sulle condizioni

minime, ha rimarcato –

portando a conferma le affermazioni

Antitrust – il ruolo fondamentale

degli agenti (intesi come

figure il più possibile autonome

dalle imprese), ovvero consigliare i

clienti in quanto questi non sono

in grado di selezionare autonomamente

il prodotto davvero adatto

alle proprie esigenze. Pertanto il

contratto base è interpretato da

Sna come un modo di facilitare

agli operatori del settore la comparazione

per quanto riguarda il

prodotto Rcauto. “Come faccio, se

devo consigliare il mio cliente su

quale sia la polizza più adatta – si

è chiesto il presidente Sna – ma

non riesco a comparare i prodotti

perché le compagnie non mettono

a disposizione degli intermediari

né le condizioni né le tariffe in modo

trasparente ed utilizzabile? Il

solo dato della tariffa, senza indicazioni

sulle clausole e le estensioni

della garanzia, non è certo sufficiente.

Proprio per questo il legislatore

ha pensato al contratto ba-


Signori, LA COLLABORAZIONE È SERVITA

COLLABORAZIONI

se, che l’intermediario può integrare

con clausole aggiuntive”. Il

comparatore, insomma, non è un

concorrente degli agenti, ma uno

strumento “che noi siamo ansiosi

di utilizzare a servizio dei nostri

clienti, purché il comma 13

dell’art. 22 venga applicato per come

è scritto e per quella che è

l’intenzione del legislatore: le compagnie

forniscono degli standard

tecnologici che permettano agli

operatori del settore, attraverso sistemi

informatici, di disporre di

strumenti per la comparazione. La

lettura non sia quella di creare uno

standard tecnologico in competizione

con gli intermediari”.

Demozzi si augura che, qualora

l’Ivass intenda intervenire, lo faccia

solo in direzione del fornire

una maggiore informativa al cliente;

di certo non c’è bisogno di ulteriori

oneri in termini di burocrazia

e adempimenti, anche perché ciò

sarebbe in contrasto con la richiesta

che il medesimo articolo 22 fa

all’Ivass di semplificazione delle

procedure.

Viganotti: la prima cosa

cui dobbiamo fare

attenzione siamo

noi stessi

Luigi Viganotti, rammentando che

anche per l’Associazione dei broker

la battaglia sulle collaborazioni

risale al 2005, quando – in occasione

dell’emanazione della I

Direttiva sull’Intermediazione –

chiese l’istituzione di un unico

Registro intermediari, ha ringraziato

Demozzi per aver lavorato in

direzione dell’opportunità di collaborazione,

giacché i broker non

si sentono assolutamente in competizione

con gli agenti “Più del

70% dei rami danni gestiti dai broker

vengono intermediati attraverso

le agenzie”. Viganotti ha però

invitato a fare attenzione, soprattutto,

a sé stessi “Le compagnie

stanno osteggiando le collaborazioni,

sostenendo che sono disastrose

e che faranno perdere loro

portafoglio. Noi siamo convinti

che le collaborazioni faranno conquistare

portafoglio anche alle

compagnie e che di fatto aumentino

le possibilità di mercato. Però

noi intermediari dobbiamo cambiare

la nostra mentalità e capire

che dobbiamo lavorare insieme a

beneficio del nostro cliente, entrando

in un’ottica europea, lavorando

anche con compagnie estere”.

Rosato,

la disintermediazione

non giova al cliente

Tonino Rosato, intervenendo in

particolare sull’atteggiamento delle

imprese, rammenta che prima

della norma tutte le compagnie

avevano intrapreso la strada

dell’abbandono della mutualità e

della profilazione dei rischi, portando

la categoria ad una crisi di

redditività e dell’intero sistema

agenziale mai vissuta prima. Le im-

Luigi Viganotti Tonino Rosato

MARZO APRILE 2013 4 5


prese stanno ora osservando come

reagiscono alle innovazioni legislative

gli agenti, anche in quanto

liberi professionisti, il cui ruolo è

quello di rispettare le esigenze dei

clienti, offrendo loro i prodotti assicurativi

più idonei; la disintermediazione

non favorisce il cliente

consumatore, forse solo le compagnie,

che puntano ad un certo tipo

di risultati economici.

Dal loro canto, tutti i Gruppi Agenti

stanno osservando come reagiscono

le compagnie, che per il

momento sembrano orientate ad

attrarre gli agenti attraverso accordi

di fidelizzazione stipulati con i

singoli gaa. Grande responsabilità

è da imputarsi all’Ania, da tempo

sorda alle richieste dello Sna di rimettersi

al tavolo e rivedere l’accordo

sulla base delle modificazioni

intervenute frattanto nel mercato;

in mancanza di un confronto

tra la rappresentanza generalista

degli agenti e l’associazione delle

imprese, i gruppi agenti rischiano

di trovarsi soli a difendere la norma

– come già avvenne all’epoca

4 6

MARZO APRILE 2013

Signori, LA COLLABORAZIONE È SERVITA

COLLABORAZIONI

del plurimandato, cui tutti abbiamo

plaudito – e per questo occorre

l’aiuto delle Autorità.

Naso, la questione della

responsabilità solidale

Giuseppe Naso, ha sottolineato come

nel centro Sud il rapporto tra

broker e agenti sia molto sentito,

essendo sparite quasi tutte le gerenze

delle compagnie. Ha invitato

ad una attenta riflessione sul tema

della responsabilità solidale,

soprattutto per quanto concerne i

casi di malversazione.


di Diana Pastarini

COLLABORAZIONI

Collaborare per crescere e

AVVICINARSI

ALL’EUROPA

Ora che questo vincolo è stato rimosso, l'UEA richiama l'attenzione

sulla necessità di recuperare e valorizzare il ruolo sociale delle assicurazioni

“Il divieto di collaborazione di A

con A è assolutamente surrettizio

ed incongruo, per come imposto

dal Codice delle assicurazioni. È

un divieto che non coincide con

nessuna normativa europea e con

nessun caposaldo della legislazione

italiana”. Con queste parole iniziava

un articolo del direttore di

Attualità Uea, Francesco Barbieri,

risalente ad ottobre 2010 e con

quelle stesse parole si potrebbe

riassumere oggi il comune sentire

di quanti, riconoscendosi nella vision

dell'Unione Europea Assicuratori,

guardano alla recente apertura

alla collaborazione tra intermediari

come alla rimozione di un

vincolo tanto pernicioso quanto

inconsistente. Allora, come oggi,

le motivazioni del suo mantenimento

non erano di natura giuridica,

né tanto meno inerenti la salvaguardia

dell’interesse dei consumatori

e del mercato, e proprio su

questo versante, Barbieri aggiungeva

che “trattandosi di rami danni

e riguardanti una vastissima

gamma di rischi, con un bisogno

di risposte estremamente differenziate,

la collaborazione tra intermediari

è ancora più necessaria, al

fine di rendere sempre il miglior

servizio al cliente”. Il che significa

fornire risposte adeguate che, soprattutto

sul fronte dei rami specialistici,

vista anche la complessità

del territorio italiano, “trovano

sempre meno corrispondenza e soluzioni

efficaci nelle attuali fabbriche

prodotto domestiche”. All'epoca,

Barbieri concludeva la sua

analisi sottolineando come la collaborazione

di A con A, lungi dal

risolvere i problemi di libertà

dell’intermediazione assicurativa,

avrebbe almeno risolto “un debito

di giustizia, che in un paese civile,

avanzato e moderno non dovrebbe

esistere, per nessun settore e per

nessuna categoria”.

Con lo stesso afflato, quasi due anni

e mezzo dopo, in occasione del

recente Convegno nazionale degli

intermediari assicurativi organizzato

dallo Sna sul tema delle collaborazioni,

il consigliere Uea,

Giuseppe Villa, ha aperto il suo intervento

citando la Direttiva europea

sull'intermediazione; in particolare,

l'articolo 9 della norma

2002/92/CE del Parlamento Europeo,

che stabilisce che "i prodotti

assicurativi possono essere distribuiti

da distinte categorie di soggetti

o enti, quali agenti, mediatori

ed operatori di bancassicurazione",

e ancora che "la parità di trattamento

tra gli operatori e la tutela

dei consumatori esigono che la

presente direttiva si applichi a ciascuna

di queste categorie". Ecco,

questo principio, in Italia, è rimasto

lettera morta. "Per questo – ha

sottolineato Villa – è un problema

MARZO APRILE 2013 4 7


misurarci con quei paesi che dalla

sopracitata direttiva europea ad oggi

hanno intrapreso un percorso di

liberalizzazioni che non è stato facile,

e tuttora presenta forti criticità

a livello trasversale, ma che è iniziato

da oltre un decennio. Nel nostro

paese, a questo gap si aggiunge

il fatto che è più difficile lavorare

e fare mercato perché sia la domanda

che l'offerta non vengono

adeguatamente sostenute. Noi

dobbiamo decidere in che termini

di efficienza e qualità il nostro sistema

debba relazionarsi con

l'Europa, in che termini intendiamo

quindi poterci dire europei. E

ancora meglio, europei che guardano

al mondo” ha ribadito Villa

“perché oggi la moltitudine di difficoltà

che incontriamo nel contribuire

alla formazione della risposta

assicurativa per il nostro Paese,

difficoltà legate allo straordinario

4 8

MARZO APRILE 2013

eccesso di burocratizzazione e di

disordine del sistema, ci distoglie

dal vero focus che è quello della gestione

dei rischi".

Questo è il vero "problema-paese",

come dimostra anche la lunga scia

di catastrofi occorse negli ultimi

trent'anni, dall'alluvione di Firenze

fino all'ultimo terremoto in

Garfagnana. Una vera emergenza,

ancor di più oggi che il sistema di

welfare non può più costituire una

camera di compensazione. Ora

che almeno in parte il legislatore è

andato nella direzione di sbloccare

questa impasse, Uea crede che sia

fondamentale recuperare e valorizzare

il ruolo delle assicurazioni

a livello sociale "che non si esaurisce

nel collocamento di prodotti,

ma si sostanzia anche e soprattutto

nella gestione dei rischi, tanto

delle Piccole e medie imprese

quanto delle famiglie". E questo

ruolo non può non passare attraverso

la comparazione delle soluzioni,

dei metodi e dei modelli implementati

dagli altri paesi europei

e dal "faro" costituito dal mercato

anglosassone. "In questa fase

di cambiamento e di evoluzione

normativa – ha infine concluso

Villa – noi come intermediari dobbiamo

uscire insieme sia dalla logica

di arroccamento di alcune compagnie

che cercano di lavorare

all'interno dei perimetri che gli assicurano

maggior redditività e sicurezza,

sia da una contrapposizione

miope verso gli strumenti e i canali

offerti dalle nuove tecnologie,

per guardare con occhi liberi e consapevoli

alle soluzioni più efficaci

per rispondere ai bisogni dei nostri

clienti e del sistema paese nella

prospettiva dell'esclusiva qualità

dell'offerta tipica dell'intermediazione

assicurativa professionale".


di Geri Villaroel

IL CAVALLO

DI TROIA

Sindrome da autogol

Quando i troiani trovarono sulla

spiaggia un enorme cavallo di legno,

ritennero che fosse un dono

degli dei, così lo trainarono in

trionfo dentro le mura della città.

Erano lontani dal supporre che nel

suo ventre ci fossero guerrieri greci

che, guidati dal furbo Ulisse,

nottetempo espugnarono Troia.

Quando l’euro sostituì la lira, si

suppose che la moneta unica costituisse

agevolazione per circolare

in Europa, i relativi Stati fossero

unica famiglia, esprimessero solidarietà

economica, poi l’egoismo e

la concorrenza tra Stati, la borsa

valori e della spesa lasciò capire

quanto non fosse vero.

Quando le banche installarono le

macchinette, per snellire, si disse,

alcune operazioni di routine, gli

impiegati gongolarono, ritenendo

che giovassero per alleviare parte

del loro lavoro. S’accorsero troppo

tardi ed a loro spese, che i cassoni

metallici fossero altrettanti “cavalli

di Troia”, perché significarono

licenziamenti!

Quando nelle nostre Agenzie arrivarono

i computer, si ritenne che

l’emissione delle polizze, la contabilità

e tant’altro avessero trovato

assetto funzionale e moderno.

Niente affatto! Si rivelarono, piut-

tosto “come sopra”, sottili inganni!

Una sorta di badanti al transistor,

grosse “cimici” con cui le Mandanti

controllano minuto per minuto

le reti esterne. L’Agente, così

è stato ridotto a “pupo” produttivo,

MARZO APRILE 2013 4 9


sorvegliato speciale e governato da

impulsi telematici, stimolati a piacimento

dalle direzioni. Non sono

giovati nemmeno a snellire il cartaceo,

perché è rimasto lo stesso,

aggravato all’inverosimile da firme

su firme da apporre in appositi moduli

contrattuali, illeggibili e sfornati

dal computer. Furono mandati

in soffitta le storiche e razionali

tariffe rosse e verdi dei rami incendio

e furto. In quanto alle provvigioni,

meglio non parlarne!

A questo punto si capì, che la speranza

degli Agenti del domani,

consistesse nella forza contrattuale,

perciò, precorrendo fatti ed

idee, si costituì il nostro beneamato

Sindacato, abbandonando i retrivi

sistemi in nuce all’Ana. Furono

affrontate le conseguenti trafile,

così tribolazioni e contestazioni,

descritte, da chi scrive, in

Sna Story”. Era chiaro che fosse la

5 0

MARZO APRILE 2013

IL CAVALLO DI TROIA

forza numerica a supportare quella

contrattuale, perciò s’individuò

nei Gruppi Aziendali, a carattere

monocratico, un apprezzabile apporto

per allargare la piattaforma

degli iscritti. L’obbligatoria adesione

ad essi, significava appartenere

automaticamente allo Sna. Ad

adiuvandum la Cassa pensioni, istituita

dal Sindacato, sarebbe stata

altra fonte per allargare le fila degli

aderenti. Non fu così, per l’ingerimento

di altre realtà associative

che sparigliarono il sistema, indebolendolo!

Gli scissionisti, probabilmente

non si resero conto che segnarono

un autogol, cioè infiacchirono la

forza contrattuale, sottraendo

iscritti. Succede in politica che i

contendenti si sbranino per conquistare

il potere a se stessi ed al

partito, a prescindere della nazione

Italia. Risultato: Ingoverna-

bilità!

Il “divide et impera”, che fu dei re e

dei grandi statisti, in questo caso

non funzionò, mentre lo trovarono

opportuno le Imprese, leggasi

scorpori. Ad abundantiam a qualcuno,

anni addietro, venne l’infelice

idea di appiccicare a chi era

alla guida del nostro Sindacato il

titolo di presidente, sostituendo

così e con personale disappunto di

tanti, me compreso, il più consone

e naturale titolo di segretario.

L’improvvido provvedimento fu

interpretato atto di favoritismo,

sciocco e servile. Oggi più che mai

sarebbe necessario rimettere le cose

a posto, anche per rafforzare il

distinguo tra sindacato e associazione.

Anche l’acronimo di

Anapa sa di passato

In barba alle passate esperienze e

come se non si fosse abbastanza

frastornati dagli avversi eventi,

adesso da una ulteriore costola dello

Sna è maturata l’Anapa. L’inizio

dell’acronimo, intanto sa di Ana e

pertanto di passato, premessa mantenuta

anche nello statuto di costituzione

che, tra l’altro, torna

all’assetto regionale, allora sostituito

dal più grintoso ed allineato ai

tempi, Comitato Centrale.

Senza voler entrare ulteriormente

nel merito, d’acchito s’avverte la

superflua necessità di istituire un

nuovo organismo che, come i precedenti,

giova soltanto ad indebolire

ulteriormente lo Sna e di conseguenza,

magari inconsciamente,

rafforza l’Ania. Una voce discordante

in un settore particolarmente

in crisi, che di tutto può avere

necessità tranne di un ulteriore cavallo

di Troia.


In sostanza, restando in linea con

l’intenzione di offrire una critica

obbiettiva e non partigiana, ci domandiamo

se e quanto al collega

Agente interessi iscriversi ad una

associazione più che altro rappresentativa,

se è vero che sia il numero

a fare la forza. Il tempo attuale

richiede tutela, essere protetti dalle

permanenti insidie in agguato e

dietro l’angolo, allora “ad quid” un

nuovo organismo che probabilmente

nasce da una rivalsa? Alimentare

una diversa presenza di

simbolo, per accrescere ulteriormente

la confusione in essere nel

settore? A parte che, stando ai trascorsi

e partendo dal presupposto

che sia l’unione a rendere forti, perché

disattendere lo storico Sindacato,

che nonostante tutto stenta a

farsi valere in un mercato di lupi?

La voglia di stare assieme può essere

appagata, conviviali comprese,

iscrivendosi ad un club service, la

difesa del lavoro è tutt’altra cosa.

Ci sono sempre stati gli idealisti, i

sostenitori del cuore oltre l’ostacolo,

ma il mondo degli affari abbisogna

di altre logiche, obbedisce

più alla regola dell’homo homini

lupus, che dal porgere l’altra guancia.

Ci vuole esperienza, alto senso

di responsabilità, adeguati sistemi

di lotta, specialmente quando la

controparte è ferrata, determinata

e perennemente all’erta.

Lo stesso Benedetto XVI ha avvertito

stanchezza e forze inadeguate,

per affrontare il prosieguo del pontificato.

Atto di somma umiltà che

dovrebbe far riflettere chiunque

sia alla guida di realtà legate al destino

di terzi. L’arroganza politica

di appiccicare degli incapaci al vertice

di organismi vitali per le esigenze

del popolo, si spera cessi o

quantomeno si moderi in seguito

alle recenti consultazioni elettorali.

I contendenti se ne sono dette

di troppo e di più, sono venuti a

galla scandali e magagne, ruberie

e tanto altro. Perciò sarebbe devastante

tornare punto e accapo. Il

comparto assicurativo necessita di

una radicale revisione, riconoscimento

e merito alla categoria degli

Agenti che, malgrado tutto, hanno

fatto funzionare l’assicurazione

nel nostro Paese, mantenendone i

difficili equilibri.

Alla nuova compagine governativa,

da per sé confusa e nebulosa,

bisognerebbe presentarsi uniti e

determinati, per ottenere qualche

spiraglio d’ascolto, altrimenti potrebbe

accadere quanto anzidetto

con l’Ania, senza contare che in

campagna elettorale la voce assicurazioni,

nonostante faccia parte

a pieno titolo della “economia” del

Paese, non ci sembra abbia avuto

spazio adeguato, perfino al caro

polizze Rcauto, sono stati dedicati

brevi e svogliati accenni.

Cosa è cambiato per

diventare voltagabbana?

Piuttosto di frantumarsi, disperdere

in ripicche le loro forze, gli

Agenti tutti, devono dimostrare

compattezza e perseguire, al di là

dei velleitarismi, come unico scopo

la sopravvivenza, perché di questo

si tratta! Siamo certi che la moltitudine

dei colleghi converrà che,

invece di far sapere ai poteri forti,

Pier Capponi docet, che “Al suono

delle loro trombe risponderanno

col suono delle loro campane”,

cioè rendere pan per focaccia a lacci

e laccioli, che fanno? Scioperano,

niente affatto. Si ribellano

no! Annunciano, come se fosse il

toccasana di tutti i mali, che si è

costituita una nuova associazione.

La notizia all’esterno potrebbe destare

lo stesso effetto suscitato da

un capo famiglia che a moglie e figli

affamati, invece di presentarsi

con la sporta colma di spesa, esibisce

con orgoglio la lettera in cui gli

viene conferita la nomina a cavaliere!

La bandiera issata al numero due

di Via Lanzone a Milano non può

sventolare secondo gli umori degli

iscritti, ma col vento della tutela e

della salvaguardia del lavoro. Le

stesse persone che ieri ne erano

convinte e deprecavano inconcepi-

MARZO APRILE 2013 5 1


ili resistenze, oggi hanno cambiato

opinione? Hanno dimenticato

che le pareti di sale e luoghi dei

dibattiti, specie di Congressi e

Comitati Centrali, ancora rimbombano

delle loro aspre critiche

a devianze intestine, dovute a vanità

e sete di potere? Adesso cosa è

cambiato per assumere il ruolo di

voltagabbana? Inseguire chimere,

offrendo il fianco a facili appigli

che infosserebbero ulteriormente

la Categoria? Presentarsi indeboliti

di numero e rafforzati dal coro a

più voci, faciliterebbe la contrattazione

con l’Ania, oppure la renderebbe

più complicata? Vecchie

esperienze ci inducono piuttosto a

ritenere che un ulteriore incontro,

stavolta, al lume della recente realtà,

potrebbe indurre la controparte

a liquidare la seduta con un laconico

“mettetevi d’accordo, intanto

tra di voi e, poi si vedrà”.

La storia degli Orazi e dei Curiazi

in questi casi torna alla mente e dovrebbe

far riflettere, specie chi vanta

intelligenza superiore, magari

dovuta ad elevati titoli di studio!

Una sequela di domande sono fisiologiche

alla nascita dell’Anapa.

La decisione, per quanto legittima,

determina l’indebolimento dello

Sna? Tale stato di fatto ne compromette

la forza contrattuale? Potrebbe

influire sull’Accordo e pertanto

lasciare più incertezze sul futuro

degli Agenti e dei loro collaboratori?

Non sarebbe stato più

responsabile, anziché scalpitare ed

essere incontinenti produrre una

costruttiva opposizione? Resistere

ed attendere il regolare corso delle

cose e rifarsi con nuove formule di

conduzione al prossimo Congres-

5 2

MARZO APRILE 2013

IL CAVALLO DI TROIA

so col rinnovo delle cariche sociali?

Piuttosto che indulgere a soluzioni

estreme, avendone i numeri,

non sarebbe stato più fisiologico,

prima di arrivare alla rottura, richiedere

la fiducia dell’attuale vertice

in Comitato Centrale? In sostanza

imboccare i regolari percorsi

di contestazione, tranne a

non volere tutto e subito, oppure

uscire dalla porta e rientrare in lizza

da altra finestra associativa. Tra

le opportunità, ci sarebbe stata pure

la possibilità di richiedere la convocazione

di un Congresso straordinario

col rinnovo delle cariche,

ovviamente restando dentro il sistema

Sna.

Avremmo capito, se lo Sna

fosse stato inerte

A Claudio Demozzi, presidente

Sna, bisogna dare il merito di non

rinunciare al dialogo e saggiamente

dichiara che “la frattura non sia

Claudio Demozzi Roberto Salvi

la soluzione”. Non può esimersi,

però, dal criticare l’avventata iniziativa,

definita “sabotaggio”, a ridosso

della votazione definitiva

del “Decreto Sviluppo” e della “Collaborazione

tra intermediari”.

Ante litteram lo stesso Vincenzo

Cirasola, oggi neo presidente

Anapa, indicava da candidato

presidente Sna, tale “collaborazione”

una sorta di “scialuppa di

salvataggio”. Avremmo meglio

capito, ma non giustificato, la

scissione se l’attuale governo dello

Sna a circa un anno dal mandato

fosse stato inerte e come le

stelle rimasto a guardare. Intanto

c’è da dire che abbia bloccato

gli effetti dell’art.34, per intenderci

quello dei tre preventivi, che nella

versione del regolamento Isvap

n. 49, era inapplicabile. Il risultato

è dovuto pure alla campagna promossa

tra i colleghi che ha dato come

risultato 3400 mail. Momento


significativo è stato la definitiva

approvazione del Decreto legge:

“Crescitalia 2.0” che come anzidetto

ha sancito la libera collaborazione

tra intermediari. I colleghi

in festa hanno tratto spunto dal

Natale, per coniare lo slogan: “Liberi

sotto l’albero”.

Il nostro commento è solo un richiamo

alle regole, per il resto

“Alea iacta est!”. In fin dei conti

“del senno di poi son piene le fosse”,

per cui ormai che il dato è tratto,

cerchiamo di non inasprirne i

riflessi, ponendo al centro il bene

supremo della Categoria, che do-

IL CAVALLO DI TROIA

vrebbe travalicare conflitti e rancori,

lasciati a certa politica di cui

si ha rigetto. Il resto è stato sviscerato

nel recente Comitato Centrale

e sarà ulteriormente approfondito

nell’imminente Congresso. Verranno,

tra l’altro esaminate le proposte

per snellire la struttura e

l’introduzione di un’attenta “spending

review” e l’approvazione di

una bozza di nuovo Ccnl dipendenti.

Ai posteri l’ardua sentenza circa

fatti e misfatti, mentre dobbiamo

fare i conti col presente e con

l’attuale compagine del Sindacato,

che in tema di Accordo non può

continuare a giocare a tennis contro

una tenda. Quale ultima spiaggia

lo Sna potrebbe agire con metodi

e canali d’uso comune. Una significativa

protesta sindacale, civile,

asettica, ma efficace, potrebbe

consistere nell’adoperare lo stesso

cavallo di Troia, usato a suo tempo

dall’Ania. Servirsi, cioè del telematico,

per trasmettere alla naturale

controparte un messaggio di questo

tipo: “Se l’accordo Imprese/Agenti

resterà ancora al buio, il

black out sarà totale, perché spegneremo

i nostri computer!”

MARZO APRILE 2013 5 3


5 4

MARZO APRILE 2013

a cura del Cdr

La nuova polizza

RC Professionale

per gli agenti italiani

Cgpa sbarca in Italia forte della sua elevata solvibilità,

della lunga esperienza acquisita in Francia

e della totale indipendenza dai gruppi assicurativi

Sna e Cgpa hanno siglato un accordo quadro per la distribuzione di polizze RC Professionale riservata agli agenti di

assicurazione. I fattori di successo dell’iniziativa risiedono nella qualità delle condizioni contrattuali, nella competitività

tariffaria, nella modularità dell’offerta, nell’ampiezza dei servizi dedicati agli agenti-assicurati e nella grande

Sindrome da autogol

solidità della compagnia francese. Abbiamo intervistato sull’argomento Eric Devorsine, presidente del Cda di Cgpa.

Signor Devorsine, qual è la storia di Cgpa?

Cgpa è nata oltre 80 anni fa per volere degli agenti assicurativi

francesi, che hanno creato questa società al solo

fine di assicurare la propria responsabilità civile professionale.

Negli anni Cgpa si è evoluta e ha allargato

la rosa dei rischi assicurati alle garanzie complementari

alla RC e ampliato il novero dei propri assicurati

anche ai broker ed agli intermediari finanziari. Oggi

Cgpa è leader francese in questo settore con oltre il

95% degli agenti e oltre il 55% dei broker assicurati.

Dalla Francia all’Italia: come mai questo passo?

In realtà si dovrebbe dire “dalla Francia all’Europa”, perché

la decisione di Cgpa è stata quella di concretizzare

un progetto di sviluppo nel mercato europeo, conservando

le caratteristiche e i servizi che ci hanno consentito

di essere i leader in Francia. A questo fine nel 2012

è stata costituita Cgpa Europe, a cui è stata affidata la

missione di proporre i nostri servizi negli altri paesi europei,

prima fra tutti l’Italia. Infatti, appena costituita,

Cgpa Europe ha aperto una Rappresentanza Generale

a Roma, sotto la direzione di Ranieri Ricci.

Quali sono i punti vincenti di Cgpa Europe?

Certamente il fatto che Cgpa è una delle poche compagnie

totalmente indipendenti, non legate a gruppi di assicuratori:

questo fattore può diventare determinante

allorché – in caso di sinistro – ci si possa trovare in

una situazione di conflitto di interessi con la società

mandante degli agenti nostri assicurati. La nostra spe-

cializzazione ha sviluppato un modello unico: non assicuriamo

che la Responsabilità Civile Professionale degli

intermediari di assicurazione, ed in particolare gli

Agenti. Da non trascurare il fattore sicurezza derivante

dal margine di solvibilità di Cgpa, che è nel nostro

caso cinque volte superiore al minimo richiesto da

Solvency 2. Poche compagnie possono vantare una si-

Eric Devorsine


mile performance. Il Gruppo Cgpa si posiziona così

nel novero del 10% delle compagnie di assicurazione

più solvibili in Europa. Caratteristica delle nostre

polizze, oltre alla continua evoluzione e aggiornamento

– ad esempio, in Italia, a seguito della

recentissima norma sulla collaborazione fra inter-

mediari – è anche la modularità, che contempla

una serie di garanzie accessorie in aggiunta alla garanzia-base

della Responsabilità Professionale.

Naturalmente le forme assicurative sono quelle più

avanzate (claims made) e le nostre tariffe sono molto

concorrenziali.

Sig. Devorsine, ha parlato di servizi. La vostra

non è una attività assicurativa pura e semplice?

Assicurativa certamente, ma non solo. Ed è questo

che ci distingue più di tutto dagli altri operatori presenti

sul mercato. Il Gruppo Cgpa ha una lunga tradizione

di accompagnamento dei propri clienti assicurati

con una attività di prevenzione concentrata

sui rischi di responsabilità civile professionale.

Questa prevenzione si sviluppa attraverso dei percorsi

di informazione, formazione e aggiornamento

che si evolvono nel tempo, non solo in base alle

sentenze emesse dai tribunali in questa materia,

ma anche in base alla nuova legislazione, che nel

nostro settore è in continua evoluzione. Riusciamo

così a ridurre i rischi dei nostri assicurati nello stesso

momento in cui li assicuriamo. Naturalmente

intendiamo conservare tutte queste caratteristiche

anche per il mercato italiano.

Come è nato l’accordo fra Cgpa e Sna?

Sna è fra coloro che da sempre ci hanno spronati

ad intervenire nel mercato italiano. Attraverso il

proprio rappresentante al Bipar, lo Sna ci aveva illustrato

le potenzialità dell’Italia, le molte similitudini

fra il mercato francese e quello italiano. E’ stato

quindi logico iniziare il nostro lavoro in Italia attraverso

un accordo con il partner Sna, anche perché

si tratta del rappresentante più qualificato

dell’intera categoria: un ingresso, quindi, dal portone

principale del vostro Paese.

Come si concretizzerà questo accordo?

Come sapete, a Venezia è stato di recente firmato un

accordo quadro tra la capogruppo Cgpa e Sna.

Attualmente sono al lavoro il nostro Rappresentante

Generale in Italia Ranieri Ricci e Snas per la messa a

punto di una polizza specifica a proposito della quale,

insieme a Sna, stiamo per lanciare un piano di comunicazione

indirizzato agli Agenti italiani, per dar

loro la possibilità, fin dal prossimo rinnovo, di aderire

alla nostra offerta.

L’IVASS CONFERMA

LA NOMINA

DI DOMENICO FUMAGALLI,

LUIGI DESIDERIO

E ETTORE TORRI

NEL SECONDO COLLEGIO

DI GARANZIA

SUI PROCEDIMENTI

DISCIPLINARI

L’istituto per la vigilanza sulle assicurazioni il

9 aprile scorso ha emanato il provvedimento

di nomina dei componenti della seconda

sezione del Collegio di garanzia sui procedimenti

disciplinari, organo al quale compete

la procedura di applicazione delle sanzioni

nei confronti degli intermediari assicurativi e

dei periti assicurativi, così come previsto

dalle norme di funzionamento del D.Lgs

209/2005. Dopo la proroga del mandato fino

al 30 giugno 2013, Il Direttorio dell’Ivass ha

ritenuto di confermare il mandato degli

attuali componenti della seconda sezione del

Collegio di garanzia sui procedimenti disciplinari,

per un ulteriore triennio, all’avv.

Ettore Torri, in qualità di Presidente, all’avv.

Luigi Desiderio, e al Dott. Domenico

Fumagalli, in qualità di componenti esperti in

materia assicurativa.

Domenico Fumagalli

"Complimenti Domenico, te lo meriti"

MARZO APRILE 2013 5 5


Abbiamo tradotto e pubblicato

sul sito Sna l’aggiornamento del

BIPAR, edizione di febbraio (divulgata

però il mese scorso), perché

interamente dedicato alla

revisione della Direttiva sulle assicurazioni

(IMD II) e al regolamento

sui PRIP (i prodotti assicurativi

a contenuto finanziario).

Può sembrare anacronistica

come notizia, un po’ per il tempo

intercorso da febbraio ad oggi,

un po’ perché buona parte degli

appuntamenti a cui si fa riferimento

nella pubblicazione sono

stati, nel frattempo, posticipati.

Questo è però l’iter di una

revisione normativa a Bruxelles.

I tempi sono lunghi, è cosa naturale.

5 6

MARZO APRILE 2013

di Jean François Mossino

Agenti e Broker

chiedono regole

uguali per tutti

No alla trasparenza della remunerazione

prima della conclusione del contratto


Talvolta, tutto si gioca su una virgola

In realtà, la proposta di revisione della Direttiva sulle Assicurazioni, oggetto di oltre seicento emendamenti

è già passata al vaglio della Commissione JURI (giuridica), che ha deciso e votato sui propri

emendamenti durante il mese di marzo. L’11 aprile la Commissione IMCO (Mercato e Consumatori) ha

discusso le proprie proposte di emendamento e lo sc orso 25 aprile le ha poste ai voti. A maggio toccherà

finalmente discutere e votare presso la Commissione ECON (Economia), quella sostanzialmente

titolata a proporre la bozza definitiva, da discutere e votare in plenaria presso il Parlamento. La

Commissione ECON non si limiterà a vagliare e decidere sulle proprie proposte di emendamento, ma

avrà il compito di farlo sull’insieme delle proposizioni avanzate dalle altre Commissioni. IMCO (Consumatori)

avrà tuttavia diritto di intervenire in Parlamento, se non fosse d’accordo sul lavoro finale

elaborato da ECON.

Un percorso che potrebbe prendere, nuovamente, più tempo di quello programmato.

Un lavoro complesso e delicato, perché si tratta di intervenire più volte su parti di testo, tanto articolate

quanto di dettaglio, su interi periodi ridondanti o su singole parole insidiose. Talvolta la differenza si

gioca su una virgola o sul punto del testo in cui è stata messa.

Uno staff di eccellenza, permanente e specializzato

A questo proposito sono al lavoro molte persone, in silente operosità quotidiana. A Bruxelles c’è uno

staff permanente, di sei specialisti professionali, in permanente contatto con gli assistenti tecnici e

giuridici di Europarlamentari e Commissari. In ogni Paese, le strutture delle Associazioni nazionali di

Broker e Agenti elaborano e avanzano le loro proposte al BIPAR, che le raccoglie, le esamina e le

ripropone nelle sedi collegiali. Con cadenza fissa (in questi ultimi tempi è capitato anche una volta al

mese) si riunisce il Comitato dei Direttori delle varie Associazioni nazionali di Broker e Agenti, che

discutono sul piano tecnico e giuridico delle proposte avanzate da ogni Nazione. L’esito di queste

riunioni viene puntualmente riportato al Management Committee (Consiglio di Amministrazione del

BIPAR) che si riunisce, spesso anche solo in conferenza a distanza, per valutare e decidere le politiche

da proporre all’Assemblea Generale, al fine di assumere una posizione unitaria presso le Istituzioni

preposte. L’Assemblea Generale è convocata senza eccezioni almeno due volte l’anno, salvo i casi in cui

(com’è capitato a novembre 2012) si ritenga opportuno convocare riunioni dedicate straordinarie.

Sulla DIA II ne abbiamo fatte diverse. In occasione di tali incontri, si organizzano delle sessioni dedicate

agli Agenti (e, naturalmente, ai Broker) che trattano all’interno dei propri appositi Comitati i temi

legati alle loro specificità ed esigenze, così da poter tornare in Assemblea Generale ed assumere una

posizione collegiale.

Agenti e Broker: per l’Europa e per la Direttiva non c’è differenza

Agenti e Broker non sono così diversi per l’Europa e la Direttiva, che da sempre (e anche oggi) non li

distingue. Entrambi rientrano tra gli intermediari professionali.

Sono invece comuni le sfide e le opportunità in quella sede.

Entrambi osteggiamo e contestiamo l’insistente proposta di dover comunicare la propria remunerazione

(… fissa e variabile, diretta e indiretta) prima della conclusione del contratto; così come entrambi

pretendiamo parità di condizioni di regole e sanzioni per chiunque intermedi o distribuisca assicurazioni,

indipendentemente dal fatto che lo faccia in via principale o accessoria, di persona o virtualmente.

Entrambi valorizziamo ad ogni livello il valore sociale ed economico del servizio organizzato costante,

duraturo e di prossimità offerto dall’intermediazione assicurativa professionale qualificata, mettendo

in luce le garanzie che offre a livello sistemico (Consumatore, Compagnie, Paese).

Le battaglie comuni, nel rispetto delle diversità

Su tali basi, partendo dal presupposto che gli Agenti e i Broker fanno insieme fronte comune nel

ribadire che – entrambi – fanno da anni “consulenza” e sono “indipendenti”, contestano e contrastano il

principio per cui la Direttiva vorrebbe che un consulente indipendente venisse remunerato esclusivamente

dal cliente.

La rappresentanza di una Categoria come la nostra, anche a livello internazionale, ha bisogno di essere

organizzata, supportata da una struttura permanente e professionalizzata, attenta a ricercare e

attuare una tutela di parte nel rispetto sistemico e, soprattutto, lavorare con costanza per assumere e

mantenere posizioni unitarie. Nel pieno rispetto delle diversità è comunque possibile.

Lo impongono le priorità del momento, normativo e di mercato, a fronte delle quali la divisione genera

confusione, debolezza e mancanza di incisività autorevole.

MARZO APRILE 2013 5 7


Agenti e broker

condividono gli stessi interessi.

Ma non tutti lo capiscono

Intervista congiunta a Jean François Mossino e Alessandro De Besi,

membri del Management Committee del Bipar

Come noto, ma è opportuno ricordarlo, il Bipar è la Federazione Europea degli Intermediari assicurativi.

Raggruppa 51 associazioni nazionali di 32 paesi. Attraverso le sue associazioni nazionali, il Bipar rappresenta gli

interessi degli agenti di assicurazione, dei broker e degli intermediari finanziari in Europa. Il Bipar è a sua volta

membro del WFII, la Federazione Mondiale degli intermediari assicurativi. Alessandro De Besi e Jean François

Mossino (entrambi componenti del Management Committee del Bipar, rispettivamente in rappresentanza dei

broker e degli agenti) hanno rilasciato la seguente interessante intervista all’house organ Aiba, che ci ha consentito

di pubblicarla.

La IMD II rivoluzionerà il mercato assicurativo

italiano?

JFM: Il mercato assicurativo costituisce una parte del

settore finanziario, oggetto di attenzioni politiche finalizzate

al cambiamento. Così, di conseguenza, anche

per l’intermediazione. Le sfide principali stanno nella

difesa di principi generali, quali il fatto che vi siano regole

uguali per i vari settori dell’intermediazione e che

la natura della remunerazione per servizi e consulenza,

nel settore finanziario e assicurativo, sia una questione

da affrontare tra le parti interessate.

AdB: Alcuni Stati membri, come i Paesi Bassi e il

Regno Unito, hanno introdotto, o sono in procinto di

introdurre, un divieto di remunerazione su base provvigionale

per prodotti assicurativi complessi, con componente

d’investimento o vita. Aiba e Sna, unitamente

5 8

MARZO APRILE 2013

di Alessandra Schofield

a 50 associazioni europee di intermediari assicurativi

membri del Bipar, stanno combattendo strenuamente

contro un tale divieto generalizzato in Europa. Oggi

non esiste sul tavolo una proposta europea che miri ad

introdurre tale divieto generale di remunerazione a

provvigioni. Questo è certamente il risultato della

stretta cooperazione degli ultimi anni tra associazioni

nazionali di agenti e broker con il Bipar.

JFM: In questo momento nulla è ancora certo e definito.

Il processo è estremamente complesso, ma è quotidianamente

monitorato con attenzione dalla nostra

struttura di Bruxelles, composta da un team di sei professionisti

che conoscono perfettamente le procedure e

che sono in costante relazione con le Associazioni nazionali

di intermediari. Senza una forte rappresentanza

permanente a Bruxelles e un’azione coordinata de


gli interventi, tecnici e politici, a livello internazionale

e nazionale, è impossibile difendere adeguatamente ed

efficientemente gli interessi di un settore.

AdB: Sono d’accordo con Jean François, nelle discussioni

sulle nuove norme che saranno introdotte nella

IMD ci sono interazioni, da un punto di vista giuridico,

con almeno altre 18 Direttive e Regolamenti

Europei. Il testo finale sarà comunque il frutto di un

compromesso tra interessi politici ed interessi degli

Stati membri, punto di vista della Commissione e del

Parlamento Europeo, delle Autorità di Vigilanza e degli

Stati membri.

JFM: Che la revisione della IMD debba essere considerata

alla luce e nel contesto di più ampi scenari e prospettive

è chiarito dalle parole del Commissario

Barnier, che durante la riunione Bipar del giugno 2012

ha affermato: “Tutto ciò dovrebbe permetterci di rafforzare

l’integrazione e la stabilità finanziaria dell’Unione

Europea. Ad ogni modo non avremo imparato

dalla crisi fintanto che non avremo adottato misure

forti in grado di restituire, agli investitori e ai consu-

matori, fiducia nel sistema finanziario”.

AdB: In questo momento la IMD II è in discussione in

3 Commissioni del Parlamento Europeo. Allo stato sono

stati presentati più di 1000 emendamenti che saranno

discussi nei prossimi mesi.

Per cui la direzione non è ancora chiara?

AdB: No, ma possiamo ragionevolmente aspettarci che

il legislatore nazionale o la IMD II ci impongano, in

un prossimo futuro (da 2 a 4 anni) maggiore trasparenza

nelle relazioni con gli assicurati, sulla natura della

remunerazione e dei servizi resi agli stessi. Agli intermediari

potrebbe essere richiesta della formazione

aggiuntiva. È praticamente certo che per prodotti assicurativi

vita con componente finanziaria (l’ambito di

applicazione esatto è ancora in discussione) venga applicato

un regime più restrittivo (rispetto agli altri prodotti

vita) per via del rischio finanziario insito in tali

prodotti.

JFM: La revisione della IMD rifletterà anche altri sviluppi

di tipo orizzontale che hanno trovato posto nella

MARZO APRILE 2013 5 9


6 0

MARZO APRILE 2013

Agenti e broker condividono gli stessi interessi. Ma non tutti lo capiscono

legislazione europea in materia, ad esempio, di risoluzioni

alternative delle controversie, pratiche di aggregazione

e contratti correlati e più in generale regole di

protezione del consumatore, così come regole sulla gestione

dei conflitti d’interesse e in materia di sanzioni.

Questo porterà la IMD in linea con la moderna regolamentazione

della tutela del consumatore. Non sottostimiamo

l’impatto che tutto ciò avrà sul mercato, ma

le nostre associazioni, unitamente al Bipar, hanno avviato

iniziative che aiuteranno i nostri associati a prepararsi

per il futuro, implementando i possibili cambiamenti

nelle loro attività.

AdB: Le nostre associazioni nazionali e il Bipar stanno

lavorando sodo anche per assicurare che i politici, a

livello locale ed europeo, siano consapevoli dell’impatto

di alcune proposte. Non è intenzione dell’Europa, né

dei legislatori nazionali, distruggere un settore che

non presenta errori strutturali. E’ certo che richiederanno

una maggiore professionalità del settore e un

segnale forte nella direzione della protezione del consumatore.

L’impatto potenziale sarà lo stesso per agenti e

broker?

JFM: Dagli argomenti che abbiamo affermato essere in

gioco, possiamo dire che la IMD II offrirà sfide e opportunità

molto simili per entrambe le Categorie, che

nella legislazione Europea non sono neppure definite

(in quanto agente o broker). La IMD e la IMD II rimarranno

Direttive basate sull’attività assicurativa. Il

chesignificachelestessenormeonormesimilisaranno

applicate a tutti quelli che svolgono un’attività assimilabile.

AdB: Ci viene posta spesso questa domanda, in quanto

– per chi non conosce bene la materia – è difficile, a prima

vista, capire che agenti e broker condividono gli

stessi interessi. L’Europa ha tenuto un approccio di alto

livello e, al di là delle differenze dei modelli di business,

sia gli agenti, sia i broker, sono degli imprenditori

ognuno dei quali ha optato per un modello di business

lievemente diverso, ma che cercano tutti di offrire

servizi eccellenti ai loro clienti e costruire o mantenere

un’attività sana.

JFM: Per alcuni argomenti specifici abbiamo,

all’interno del BIPAR, il Comitato degli agenti e quello

dei broker. Nel Comitato broker, ad esempio, viene approfondita

in particolare la questione dell’attività transfrontaliera

che dovrà trovare posto nella IMD II, mentre

nel Comitato agenti siamo attualmente impegnati

sulla definizione dell’intermediario “collegato”, al fine

di evitare che la categoria professionale degli agenti,

che rappresentiamo, rischi di essere confusa, anche

non intenzionalmente, con quella dei produttori o venditori

diretti delle compagnie. Nell’interesse dell’intero

sistema, va tutelata l’autonomia e l’indipendenza degli

intermediari professionali. Come ci si può aspettare, il

Comitato degli agenti tratta e cura inoltre gli interessi

e le questioni che impattano sugli agenti in Europa, sia

perché riunisce al proprio interno le Associazioni nazionali

degli agenti dei vari Paesi europei, sia perché

ha costituito – e incontra sistematicamente – le rappresentanze

europee degli agenti mandatari degli stessi

gruppi assicurativi (i Gruppi Agenti di Axa, Allianz,

Groupama).

AdB: Concordo; in pratica nel Bipar operiamo come è

stato esposto ma, una volta che i Comitati hanno lavorato

sulle specifiche materie, ci confrontiamo per giungere

ad una posizione Bipar comune ed unitaria che

difendiamo come un unico blocco, con una sola voce.

JFM: Allo stesso modo operiamo a livello di associazioni

nazionali. Siamo stati insieme in

Europarlamento a sensibilizzare i nostri deputati nazionali,

con un documento redatto a firme congiunte

da Aiba, Acb e Sna.

Gli assicuratori hanno lo stesso interesse in questo

dossier?

JFM: In larga misura crediamo di sì. Ci sono certamente

delle differenze nelle sfumature che possono essere

comprese in funzione delle specificità dei mercati nazionali.


Agenti e broker condividono gli stessi interessi. Ma non tutti lo capiscono

AdB: In ogni caso, se il Bipar e le associazioni nazionali

di agenti e di broker non lavorassero per gli Affari

Pubblici Europei in maniera coordinata a livello nazionale

ed europeo, altri deciderebbero per noi. Grazie alla

cooperazione a livello europeo abbiamo un buon dialogo

con chi prende decisioni in Europa.

Potete darci informazioni sulla tempistica?

AdB: Da una prospettiva degli affari pubblici, lo sviluppo

delle regole europee è veramente un processo specifico

e complesso, ma a grandi linee possiamo affermare

che la tempistica è ad oggi come segue: il 3 luglio

2012, la Commissione Europea ha pubblicato la sua

proposta per una revisione della IMD. La proposta di

IMD II è ora in discussione da parte dei due legislatori

europei, il Parlamento Europeo (EP) e il Consiglio dei

Ministri dell’UE. La sua adozione è prevista per la fine

del2013iniziodel2014.Illavorodell’Eiopa(Supervisore

Europeo delle Assicurazioni) sulle conseguenti misu-

re tecniche necessarie a dare efficacia ad alcune previsioni,

dovrebbe iniziare subito dopo con un’entrata in

vigore prevista per la fine del 2015, inizio del 2016.

JFM: Alessandro ha ragione nel sottolineare che questa

è una tempistica provvisoria. In Europa si sta lavorando

su una modifica drastica dell’intero settore finanziario.

L’unione bancaria ha ora la priorità assoluta e non dovremmo

dimenticare che nel giugno 2014 ci saranno le

elezioni europee.

E’ piuttosto difficile immaginare come funzionerà in

pratica questa difesa di interessi ad un livello europeo.

AdB: La chiave per la difesa dei nostri interessi sono i

buoni argomenti su cui abbiamo lavorato con il BIPAR

nell’ultimo anno, a volte dopo dure discussioni a seguito

delle quali siamo comunque pervenuti ad un solido

compromesso. Ciò fa sì che ora abbiamo per ciascun

argomento una sola voce e una posizione molto ben

MARZO APRILE 2013 6 1


6 2

ALESSANDRO DE BESI

è broker di assicurazione. Presidente della De Besi Di

Giacomo S.p.A., associato dell’Aiba, fa parte del Consiglio

Direttivo; ha svolto diverse funzioni all’interno del Bipar nel

corso degli ultimi 15 anni, è componente del Management

Committee e si appresta ad assumerne la presidenza dal

giugno 2013.

MARZO APRILE 2013

Agenti e broker condividono gli stessi interessi. Ma non tutti lo capiscono

argomentata (legalmente ed economicamente) per ciascun

punto della IMD (ma per gli specialisti tra i lettori

anche sulla Mifid, sui PRIPs e su molti altri dossier).

JFM: Una volta che si è raggiunta una posizione, il punto

diventa farla conoscere a chi realmente prende le decisioni.

Per chiarire come su questo punto abbiamo

raggiunto ottimi risultati, vorrei prendere ad esempio

la nostra ultima riunione del BIPAR della fine di gennaio

a Bruxelles. Erano presenti più di 80 rappresentanti

di associazioni nazionali provenienti da 25 paesi.

È stata come al solito l’occasione per informare i paesi

membri sullo stato dei dossier europei relativi alla professione

soprattutto dopo la proposta di IMD II, sulla

Mifid e sui PRIPs. Siamo riusciti ad avere come relato-

ri tre membri del Parlamento Europeo, il capo della

Unità Assicurazioni e Previdenza della Commissione

Mercato Interno e Servizi e della Commissione

Europea; il principale esperto in materia di Tutela del

Consumatore del Comitato per la protezione del consumatore

dell’Eiopa e il Presidente di Eiopa.

AdB: Chi conosce qualcosa di affari europei ammetterà

che è un elenco di relatori impressionante al momento

giusto del processo. A giugno 2012, appena prima

della pubblicazione della proposta della

Commissione, abbiamo ricevuto in qualità di relatori

anche il Commissario Barnier e il relatore attuale del

Parlamento Europeo per la IMD II.

JEAN FRANÇOIS MOSSINO

è agente generale di Fondiara-Sai a Chivasso e Caluso, in

provincia di Torino. E’ Presidente del Gruppo Agenti SAI da

10 anni, membro del Sindacato Nazionale Agenti, di cui è

stato vice presidente, con delega alle relazioni internazionali.

E’ attivo nel Bipar da 7 anni, all’interno del quale è

stato eletto Presidente del Comitato degli Agenti europei. È

inoltre membro del Management Committee, il Comitato

Direttivo del Bipar.


di Dario Castoldi

Contratto base,

una partita

ancora aperta

Dal 1997 al 2012, storia ed evoluzione del concetto di standard minimo

“Lo Sna, anche attraverso i lavori della commissione Rcauto, ribadisce la volontà di proseguire nel raggiungimento

dell’obbiettivo primario, quello di contribuire all’approvazione di un contratto Rcauto standard, nel rispetto della

professionalità dell’intermediario, senza trascurare la tutela del consumatore. Un sincero ringraziamento va rivolto

a tutti i componenti della commissione attuale, senza però dimenticare tutte le precedenti commissioni che,

anche grazie al loro lavoro, hanno contributo al raggiungimento di questo primo traguardo” (Elena Dragoni).

Il Sindacato Nazionale Agenti ha

iniziato a ritenere necessario lo

standard minimo nei contratti

Rcauto già a partire dagli anni immediatamente

successivi alla liberalizzazione

e, nel 1997, la Commissione

Rcauto si poneva l’obiettivo

di monitorare periodicamente

l’evoluzione dei contenuti contrattuali.

Come noto, negli anni precedenti,

dal 1969 fino al momento dell’ultimo

provvedimento CIP del 5 maggio

1993 n. 10, il Comitato Interministeriale

Prezzi determinava le

tariffe destinate ad essere applicate

da tutte le compagnie, ma anche

le condizioni generali di assicurazione.

Con la liberalizzazione introdotta

dalla direttiva Cee 92/49, le

Imprese iniziarono nel 1994 a determinare

liberamente non solo le

tariffe, ma anche le condizioni di

assicurazione.

Le riflessioni di allora vertevano

soprattutto sul principio generale

che lo Stato, come aveva previsto

nel 1969 di intervenire con l’obbligo

di assicurazione per tutelare

le vittime di incidenti stradali,

avrebbe dovuto sentire la necessità

di garantire ai cittadini soggetti

all’obbligo uno strumento assicurativo

che, dal punto di vista normativo,

li sollevasse il più possibile

da ogni onere in seguito ad un

incidente stradale, nella loro qualità

di vittime o in quella di attori.

Il libro bianco Rca

La necessità di “europeizzazione”

delle condizioni di assicurazione e

soprattutto l’esempio di alcuni paesi

quali la Francia e il Belgio, che

avevano previsto nei loro Codici

delle assicurazioni dei testi di condizioni

contrattuali adottati da tutte

le Imprese autorizzate e modificabili

solo in senso più vantaggioso

per l’assicurato, ci indusse a rendere

pubblico un testo, semplice

ma a nostro avviso efficace, riportato

nel libro “La responsabilità civile

derivante dalla circolazione di

autoveicoli” meglio conosciuto come

“libro bianco sulla Rca”. Era la

nostra traduzione dal “Code des

Assurances” e voleva essere un primo

stimolo alla ricerca di un testo

analogo da adottare in Italia.

Pur in mancanza di una regolamentazione

comunitaria specifica,

emergevano dei dettati normativi

in grado di orientare l’applicazione

della trasparenza dei contratti

e dei diritti all’informazione;

pensiamo alle direttive 92/49 e

92/96 Cee, che imponevano agli

MARZO APRILE 2013 6 3


assicuratori di fornire informazioni

circa le caratteristiche delle polizze

e delle prestazioni erogate, la

93/13 sulle clausole abusive e al

contenuto dal peso rilevante del

trattato di Amsterdam (l. 16 giugno1998,n.209)cheponevaacarico

della Comunità il compito di

contribuire “a tutelare la salute, la

sicurezza e gli interessi economici

dei consumatori, nonché a promuovere

il loro diritto all’informazione,

all’educazione e all’organizzazione

per la salvaguardia dei propri

interessi”.

Ritenevamo allora fosse necessario

che lo Stato (per il tramite del

Ministero competente o

dell’Isvap), intervenisse per arginare

la possibile tendenza ad impoverire

i contenuti di un’assicurazione

obbligatoria per legge e individuasse

un normativo comune

sul quale l’assicurando potesse fare

una corretta comparazione e

avesse soprattutto la certezza di disporre

di una copertura adatta al

perseguimento della massima tutela.

Col passare degli anni le modifi-

6 4

MARZO APRILE 2013

Contratto base, una partita ancora aperta

che alle condizioni contrattuale

adottate dalle Imprese, pur non essendo

sempre peggiorative rispetto

alle condizioni CIP ma, in alcuni

casi, anche migliorative, toglievano

certezze agli assicurati ignari.

Condividevamo con alcune associazioni

di consumatori il nostro

impegno; in qualche occasione, anche

insieme ad una di esse, eseguivamo

il lavoro di ricerca ed analisi

delle condizioni di polizza ed i risultati

venivano resi pubblici dalla

stessa associazione.

La prima proposta

di legge popolare

Nel 2006 la nostra proposta veniva

fatta propria da alcuni parlamentari

che la rendevano oggetto di

una proposta di legge popolare,

non andata a buon fine per la caduta

del Governo di allora.

Pur riscuotendo un complessivo

apprezzamento sull’analisi e sulla

qualità del lavoro svolto, la nostra

commissione doveva raccogliere

dubbi e perplessità da parte di vari

presidenti di gruppo aziendale,

ma anche di autorevoli esponenti

dell’esecutivo nazionale che intravedevano

il pericolo di penalizzazione

di colleghi con mandati delle

compagnie meno aperte al

cliente, l’interferenza della commissione

negli affari interni alle

Imprese, il rischio di occuparci di

cose estranee agli interessi degli

agenti e di favorire la disintermediazione

e l’agevolazione dei canali

alternativi.

Atteggiamenti che non potevano

definirsi contrari, ma di sostanziale

resistenza e che impedivano il

realizzarsi di un progetto più volte

sottoposto all’approvazione degli

organi politici come anche di congressi

e comitati centrali.

Lo standard minimo

Solo grazie ad uno stimolo esterno

giunto da Uea, grazie all’interessamento

di alcuni colleghi Sna appartenenti

anche al direttivo di

quell’associazione, il lavoro della

Commissione e la proposta di

“Standard minimo” venivano ufficialmente

presentati in un

Convegno pubblico a Verona il 29

maggio 2009. La strada era aperta,

seguirono infatti: Milano “Assicura”

26.11.2009 – Roma Convegno

Nazionale “Non solo Prezzo”

4.2.2010 – Bergamo 26.5.2010 –

Solbiate Olona – 23.9.2010.

In tutte le occasioni, anche se non

erano distribuite le comparazioni

dei contenuti contrattuali per volontà

dell’organo politico, ne veniva

presentata un’ampia sintesi e,

soprattutto, veniva sottolineata

l’assoluta necessità dello standard

minimo ampiamente illustrato in

occasione del convegno di Roma e

sempre ripreso in seguito.


Oggetto dell’assicurazione

Esclusioni e Rivalse

(dal provvedimento CIP

10/1993)

di Dario Castoldi

La proposta Sna

La posizione del Sindacato

sull’oggetto dell’assicurazione, sulle esclusioni sulle rivalse

“Sono garantite le conseguenze pecuniarie

della responsabilità civile

per i danni causati a terzi e conseguenti:

• ad incidente, incendio o esplosione

nei quali sono coinvolti il veicolo

assicurato, i suoi accessori, i

prodotti che servono al suo funzionamento

e gli oggetti e le sostanze

che trasporta;

• alla caduta di questi accessori,

prodotti, oggetti o sostanze.

E’ garantito il conducente del veicolo,

nel caso di vizio o difetto di

manutenzione imputabile al proprietario

del veicolo se quest’ultimo

è un’altra persona;

E’ assicurata inoltre la responsabilità

civile personale ed autonoma

dei trasportati a bordo del veicolo

per i danni involontariamente cagionati

a terzi durante la circolazione,

esclusi i danni al veicolo

stesso.

• Se il conducente non è abilitato

alla guida in base alle disposizioni

in vigore, esclusivamente qualora

il Contraente, l’Assicurato e lo stesso

conducente siano a conoscenza

delle situazioni che hanno determinato

l’esclusione;

• Nel caso di autoveicoli adibiti a

scuola guida durante la guida

dell’allievo, se al suo fianco non vi

è una persona abilitata a svolgere

le funzioni di istruttore ai sensi

della legge vigente;

• Nel caso di veicoli con targa in

prova, se la circolazione avviene

senza l’osservanza delle disposizioni

vigenti che ne disciplinano

l’utilizzo;

• Nel caso il veicolo dato a noleggio

con conducente, se il noleggio

sia effettuato senza la prescritta licenza

od il veicolo non sia guidato

dal proprietario o da suo dipendente;

• Per danni causati a terzi dalla

partecipazione del veicolo a gare o

competizioni sportive, alle relative

prove ufficiali e alle verifiche preliminari

e finali previste nel regolamento

particolare di gara.

Ogni variazione o modifica al presente

articolo sarà possibile solo se

di maggior favore per l’Assicurato.

E’ proprio quest’ultima frase (ma

non solo) che differenzia la nostra

proposta da quanto è contenuto

nel testo del “contratto base” predisposto

dal Mise.

Le criticità emergono comunque

soprattutto dal testo dell’art. 19.

In linea generale, il testo di contratto

base per l’assicurazione della

responsabilità civile autoveicoli

non sembra consenta di raggiungere

appieno gli obiettivi di trasparenza

e di convenienza tanto

auspicati.

Consentire ad una delle parti contrattuali

di derogare il format con

clausole limitative dell’oggetto

dell’assicurazione fa perdere al

“contratto base” i requisiti minimi

obbligatori fissati dallo stesso.

Il cittadino consumatore non ha

quindi ancora la certezza di poter

MARZO APRILE 2013 6 5


6 6

MARZO APRILE 2013

La proposta Sna

acquistare una garanzia assicurativa

con requisiti minimi fissati per

legge.

Avrà, sì, la possibilità di confrontare

offerte calcolate su contenuti

contrattuali omogenei, ma successivamente

al primo, insignificante

confronto, correrà ancora il rischio

di essere abbagliato dal minor

prezzo che nasconderà ancora pesanti

limitazioni di garanzia.

I contenuti dell’art. 1 - Oggetto del

contratto base Rcauto e dell’art. 2

– Esclusione e rivalsa, proprio per

non commettere gli errori del passato,

avrebbero dovuto essere inderogabili

in pejus.

Non si capisce perché ciò non sia

avvenuto, ma non è difficile intuire

quali potranno essere le conseguenze:

potrebbe scatenarsi la gara

fra le imprese ad esibirsi in un

esercizio perverso alla ricerca del

minor prezzo passando dalle limitazioni

di garanzia.

Non è difficile nemmeno trovare

all’interno delle condizioni delle

palesi contraddizioni: per esempio

laddove, precisamente nelle Definizioni,

si afferma che “le condizioni

di assicurazione sono prede-

finite dal Ministero dello sviluppo

economico ai sensi del predetto articolo

22, ferma la libera determinazione

del premio del contratto

da parte dell’Impresa”.

Nella bozza ministeriale

prevale la logica del contenimento

del prezzo di un

servizio su quella

dell’eliminazione del costo

dell’evento dannoso

Pur valutando positivamente il fatto

che finalmente il legislatore abbia

voluto affrontare la questione,

non possiamo nascondere l’amarezza

nel constatare che, ancora

una volta, in tema di responsabilità

civile autoveicoli, il nostro

Paese non riesca a produrre quella

legittima e soprattutto dovuta – in

considerazione dell’obbligo di legge

– tutela del cittadino consumatore.

Tutela che in altri paesi

Europei esiste dagli anni cinquanta.

L’obiettivo principale, in effetti,

avrebbe dovuto essere proprio

quello di garantire al cittadino il

suo diritto a disporre di una copertura

assicurativa la più ampia pos-

sibile, nella sua qualità di vittima

come in quella di assicurato, non

solo in quanto utente della strada,

ma anche in quella di proprietario

del veicolo.

Evidentemente ha prevalso

un’altra volta la logica del contenimento

del prezzo di un servizio e

non quella dell’eliminazione del

costo dell’evento dannoso.

Ci asteniamo in questa occasione

dall’analisi dei particolari tecnico/giuridici

che comunque hanno

già attratto la nostra massima attenzione.

La forma utilizzata non

presenta novità realmente innovative.

Siamo ancora lontani dall’auspicata

trasformazione della responsabilità

da circolazione in responsabilità

della proprietà.

Ilcontrattobaseèdaconsiderare,

per ora, un capitolo aperto, ma

non ancora una partita definitivamente

chiusa.

Occorre passare dalla

responsabilità derivante dalla

circolazione alla responsabilità

derivante dalla proprietà

del veicolo


La proposta Sna

Stralcio della bozza di decreto Ministeriale

Parte I - Clausole limitative della copertura assicurativa con

riduzione del premio

ARTICOLO 16 – GUIDA ESCLUSIVA

(clausola limitativa della copertura assicurativa in ragione del vincolo di guida esclusiva del

veicolo indicato in polizza da parte del Contraente, che deve corrispondere con l’Assicurato)

ARTICOLO 17 – GUIDA ESPERTA

(clausola limitativa della copertura assicurativa in ragione del vincolo di guida riservato solo a

conducenti con età superiore a quella prevista dall’Impresa)

ARTICOLO 18 – SOSPENSIONE DELLA COPERTURA ASSICURATIVA

(clausola limitativa della copertura assicurativa in ragione di periodi di mancata circolazione del

veicolo)

ARTICOLO 19 – ULTERIORI ESCLUSIONI E RIVALSE

(Clausola di limitazione della copertura assicurativa in ragione di esclusioni e rivalse ulteriori

rispetto a quelle di cui al precedente articolo 2 - Esclusioni e rivalse

ARTICOLO 20 – ALTRO

(ulteriori clausole limitative della copertura assicurativa)

Parte II - Clausole di ampliamento della copertura assicurativa

con aumento del premio

ARTICOLO 21 – AUMENTO DEI MASSIMALI MINIMI DI LEGGE

(clausola di ampliamento della copertura assicurativa in ragione dell’innalzamento dei massimali

rispetto a quanto disciplinato dal precedente articolo 1 – OGGETTO DEL CONTRATTO BASE

R. C. AUTO)

ARTICOLO 22 – LIMITAZIONE DELLE ESCLUSIONI E RIVALSE

(clausola di ampliamento della copertura assicurativa in ragione di limitazioni alla disciplina

delle esclusioni e delle rivalse di cui al precedente articolo 2 - ESCLUSIONI E RIVALSE)

ARTICOLO 23 – DANNI A TERZI DA INCENDIO DEL VEICOLO

(clausola di ampliamento della copertura assicurativa con riferimento a danni involontariamente

determinati a terzi in conseguenza dell’incendio del veicolo)

ARTICOLO 24 – ALTRO

(ulteriori clausole di ampliamento della copertura assicurativa).

MARZO APRILE 2013 6 7


Chi si avvantaggia

della disintermediazione?

Caro-polizze: a Napoli il 40% dei veicoli circolanti non è assicurato

Pubblichiamo l’intervento effettuato

dal collega in occasione del

convegno in memoria di Mimì

Assini, organizzato in partenariato

con l’Università Parthenope e

l’Unione Europea Assicuratori.

Inammissibile che il comparatore

emetta le polizze. Se la “polizza fai

da te” è da considerarsi giuridicamente

e moralmente indiscutibile,

perché emessa da un soggetto

avente autorizzazione ministeriale

a svolgere tale attività e scelto dal

cliente, diventa assolutamente

inaccettabile se emessa tramite

comparatore. E’ inammissibile che

una macchina possa elaborare il

giusto contratto solo attraverso

l’inserimento di semplici dati e

non inquadrando il rischio nella

sua interezza. Un comparatore di

assicurazioni è uno strumento che

permette al consumatore di confrontare

i premi relativi a polizze

di diverse compagnie. L'utente

può, in questo modo, conoscere il

contratto più economico. Attraverso

un questionario online ven-

6 8

MARZO APRILE 2013

di Alfonso Santangelo

gono poste specifiche domande

all'utente-consumatore indispensabili

alle compagnie per la valutazione

del rischio e quindi al calcolo

del premio assicurativo, come

giustamente avviene per il preventivatore

dell’Ivass, rivelatosi un ottimo

strumento per informare il

cliente e calmierare i prezzi. Il preventivatore

non è uno strumento

di acquisto della polizza, ma presenta

solo un'ampia panoramica

sui prezzi delle polizze Rcauto disponibili

sul mercato. Una volta

acquisite le informazioni sui prezzi,

ci si potrà rivolgere direttamente

alle imprese e agli intermediari

per l'acquisto della polizza prescelta.

Il sito Ivass non permette

infatti l’emissione del contratto;

maggiori sono i dati inseriti migliore

sarà la risposta. I preventivi

ottenuti obbligano la compagnia,

ma non il cliente; infine, questo

servizio non presenta alcun costo

aggiuntivo. Si tratta, insomma, di

un ottimo strumento comparativo

di prezzi, da non confondere con

altri strumenti simili che proliferano

nel web, offrendo servizi che

potremmo definire ingannevoli, in

quanto indirizzano il cliente direttamente

sul sito delle compagnie

per l’emissione del contratto. In

questo caso è evidente che essi

svolgano una vera e propria funzione

di vendita e si propongano

come una forma di conclamata di-


sintermediazione, contenente “in

pancia” tutti i difetti delle compagnie

on-line e senza alcun vantaggio

per l’assicurato, che non ha potuto

esprimere i suoi bisogni. Chi

può avere interesse a questa disintermediazione?

Il cliente? L’assicuratore?

O il comparatore stesso?

La sottoscrizione del contratto

con un agente di assicurazione,

che pone il cliente al centro della

sua attenzione, la consulenza e la

selezione del rischio non hanno

alcun valore? Possiamo mai dire

che tutte le polizze sono uguali?

Ad amplificare la polemica in materia

di Rcauto è il Decreto Legge

del 18 ottobre 2012, numero 179, il

così detto "Decreto crescita del

Paese", in particolare con:

1. la libertà di collaborazioni tra

intermediari

2. le piattaforme informatiche

3. lo schema del contratto base

Rcauto

4. la prevenzione frodi.

Libertà di collaborazione

fra intermediari

La collaborazione tra intermediari

di primo livello fa sì che cadano le

barriere che hanno impedito fino

ad oggi l’interscambio lavorativo

tra tutte le figure iscritte nelle diverse

sezioni del Rui. Il provvedimento

dispone che le collaborazioni

siano consentite anche tra gli

iscritti della medesima sezione, a

condizione che al cliente sia fornita

una corretta informativa. Il cliente

dovrà essere edotto circa l’esatta

identità del collaboratore, la sua sezione

di appartenenza e il ruolo

svolto dal medesimo nell’ambito

della forma di collaborazione adottata.

Il Modello Unico già in uso

(7A e 7B), integrato opportunamente

con le indicazioni sopra descritte,

assolve compiutamente

l’obbligo di legge, ma – per la precisa

disciplina dei rapporti – si suggerisce

la sottoscrizione di una specifica

lettera di collaborazione tra le

parti (valgono in questo senso le indicazioni

operative suggerite dallo

Sna e i modelli posti nel sito

www.snaservice.it, ndr.).

MARZO APRILE 2013 6 9


Le piattaforme

informatiche

Considerato che le differenti compagnie

utilizzano piattaforme informatiche

diverse l'una dall'altra,

il decreto ha previsto l'adozione,

da parte di tutte le Imprese, di uno

standard comune per la gestione e

la conclusione dei contratti assicurativi.

Lo scopo è far adottare per

legge ad ogni compagnia una piattaforma

informatica compatibile

con quelle di tutte le altre, per permettere

l'effettiva emissione delle

polizze generando un ribasso dei

prezzi assicurativi ed aprendo il

mercato ai competitor esteri (altra

forma di disintermediazione). Le

reti di distribuzione rappresentano

un fattore aziendale di altissimo

valore, un asset rilevante nella

valutazione delle imprese. Le imprese

hanno investito nelle loro

agenzie, anche attraverso la formazione

degli addetti e la messa a

disposizione dei sistemi operativi

e dei locali, per poter creare un valore

da offrire al cliente e distinguersi

dalla concorrenza (il tema

dei multi-preventivatori e della

piattaforma Sna è stato più volte

affrontato nelle pagine di questa

rivista e ad esse si rimanda per la

corretta interpretazione della materia,

ndr.).

Il contratto base Rcauto

Per favorire la comparazione di

prodotti diversi si intacca l'autonomia,

in materia di offerta contrattuale,

sancita per le imprese di

assicurazione dai principi comunitari.

Ed ecco riemergere la disintermediazione,

già menzionata

7 0

MARZO APRILE 2013

Chi si avvantaggia della disintermediazione?

nei discorsi precedenti. Pur condividendo

l’intento del legislatore di

consentire al cliente l’effettivo confronto

dei prodotti RCA, tale costrutto

ex lege viola l’autonomia

negoziale sia in termini di offerta

contrattuale (condizioni e premio)

sia in relazione all’attività consulenziale

degli agenti, in un mercato

che non può definirsi realmente

concorrenziale se da un lato, ope

legis, si agisce in senso di apertura

e dall’altro si consentono operazioni

di concentrazione, arrivando

al paradosso dei consorzi assicurativi

o delle cooperative d’acquisto

(la posizione di Sna è chiaramente

espressa nell’approfondito articolo

redatto dalla commissione Rcauto,

ndr.).

Il consorzio,

degenerazione del sistema

I consorzi, altra degenerazione del

sistema, sono accettati indistintamente

da tutte le compagnie, pur

essendo palesemente contra legem.

Il dubbio riguarda l’operato

di alcune società di servizi che usu-

uea

fruiscono di polizze Rcauto a libro

matricola e utilizzano in qualità di

contraente consorzi costituiti ad

hoc, dove gli assicurati sono i soci

del consorzio stesso i quali ottengono,

in virtù della particolare tariffa

applicata dalla Compagnia,

un premio di gran lunga inferiore

rispetto al mercato. La copertura

assicurativa viene quindi a sua volta

“ceduta” dalla società di servizi

all’assicurato, nemmeno identificato

in polizza in qualità di proprietario,

attraverso l’emissione di

specifica fattura ad un costo “maggiorato”.

Non parliamo poi delle problematiche

legate all’emissione

dell’attestazione di rischio e relativa

nuova copertura nel rispetto

degli standard procedurali. La fattura

di servizi vari di snellimento

pratiche, consulenza legale, assistenza

e consulenza assicurativa,

generalmente non indica nemmeno

l’effettiva quota pagata

dall’assicurato come premio e la

quota invece pagata come “servizio”.

Il sistema è maggiormente


utilizzato nel targato pesante, nei

servizi di noleggio a conducente,

da consorzi del Nord Italia che

utilizzano la provincia di tariffazione

più favorevole rispetto a

quella degli associati generalmente

residenti in province del Sud,

ma anche in contratti di assistenza

e/o incendio ad adesione collettiva

dove l’assicurato non riceve il certificato

di adesione, ma una generica

fattura, nel cui costo (oltretutto

soggetto ad Iva) è compreso – in

modo più o meno occulto – anche

il premio assicurativo.

Il sistema elude ogni principio di

trasparenza ed ogni regola di distribuzione

prevista dal Codice delle

Assicurazioni oltre ad esporre,

nella maggior parte dei casi, gli assicurati

a possibili azioni di rivalsa

da parte della compagnia assicuratrice.

La situazione è paradossale e nessuno

fa la sua parte. Neanche la

Provincia di Napoli.

A Napoli

automobilisti vessati

La tassa provinciale, a Napoli, è stata

aumentata di 3,5 punti percentuali

arrivando al 16%, rispetto ad

altre – vedi ad esempio Aosta – dove

la stessa da 12,5% è diminuita di

3,5 punti percentuali, fermandosi

al 9%. Tutto ciò – affiancato dal

Servizio Sanitario Nazionale che

incide per il 10,5%, al Fondo

Vittime della Strada per un ulte-

riore 2,5%, arrivando così ad un totale

impositivo per la sola RCA pari

al 29%, senza considerare, infine,

il Fondo Antiracket che va ad

incidere sulle garanzie accessorie –

ci fa comprendere come gli automobilisti

napoletani, su un premio

più alto di Italia subiscano

un’iniqua incidenza impositiva.

Situazione segnalata anche da

Alessandro Santoliquido, responsabile

auto Ania nonché DG Sara.

Schema differenza contributiva tra Napoli e Aosta

Veicolo: Fiat Panda 1.3 Mjt 16V 75Cv

Costo Polizza Rcauto classe BM 14

Premio imponibile

Tasse polizza Rcauto

Premio lordo

NAPOLI

€ 2.701,43

€ 391,16

€ 3.092,59

AOSTA

€ 900,50

€ 73,16

€ 973,85

Differenza premio netto Rcauto € 1.800,93

Risulta evidente una differenza contributiva di € 317,81

MARZO APRILE 2013 7 1


Risulta evidente una differenza

contributiva di € 317,81

Nel complesso, il cittadino napoletano

paga € 2.118,74 euro in più

in modo assolutamente indiscriminato.

Tutti i problemi della Rcauto napoletana

derivano dalla non assicurazione

di circa il 40% del parco veicoli

circolante e questo è anche dovuto

al fatto che più è alto è il premio,

meno sono i proprietari di

mezzi in circolazione che possono

permettersi la polizza. Purtroppo

chi non si assicura, in caso di incidente,

attraverso denunce di comodo,

andrà a gravare su polizze di

amici e parenti regolarmente assicurati,

generando così un inevitabile

impatto negativo sui dati tecnici

di bilancio. Quando lo scorso

anno la Provincia ha aumentato le

imposte ed istituito la Polizia

Provinciale, ancora priva di incombenze,

il sottoscritto ha lanciato

l’idea di farla dedicare con

specifico incarico ai controlli delle

coperture assicurative. Ovviamente

con un vantaggio sociale ed economico

in quanto, riducendo il numero

dei mezzi sprovvisti di assicurazione,

le imposte applicate sulle

nuove polizze sottoscritte, potrebbero

alimentare le casse della

Provincia compensando il fabbisogno

soddisfatto con l’aumento di

imposizione fiscale disposto dalla

Provincia. Il Dipartimento per i

trasporti, la navigazione ed i sistemi

informativi e statistici del

Ministero delle Infrastrutture e dei

Trasporti ha reso possibile verificare

con il semplice inserimento

della targa nell’l’applicazione “ipatente”

per smartphone, l’eventuale

copertura o scopertura di tutti i vei-

7 2

MARZO APRILE 2013

Chi si avvantaggia della disintermediazione?

coli circolanti, rendendosi così

conto della veridicità del fenomeno

denunciato. Tra le altre novità

del decreto, se di novità si può parlare,

c’è l’Unità di prevenzione delle

frodi.

Viene attribuita all’Ivass la responsabilità

del servizio di prevenzione

e contrasto delle frodi nel settore

della Rcauto attraverso la realizzazione

di un archivio informatico

integrato, attraverso il quale sarà

più facile individuare fenomeni fraudolenti

ed indici di anomalia.

L’archivio, connesso con la banca

dati degli attestati di rischio, con

la banca dati sinistri, con la banca

dati danneggiati e testimoni,

Consap, Pra ecc., renderà possibile

attivare dei sistemi di allerta contro

le frodi che verranno segnalate

alle forze di polizia e all’autorità

giudiziaria per le opportune azioni

di indagine.

Necessario ridefinire il

reato di truffa assicurativa querela di parte. Partiamo dalla de-

Tutto ciò non può bastare senza la

ridefinizione del reato di truffa assicurativa.

La truffa, già di per sé

poco denunciata a causa dei notevoli

costi e tempi di giustizia, è diventata

uno dei crimini meno perseguiti

tanto da trasmettere addirittura

un messaggio di impunità.

Si avverte, quindi, l’esigenza di avere

una ben distinta disciplina per

lo specifico reato di truffa assicurativa,

che assume pericolosità sociale

in quanto non viene realizzato

tra due soggetti ma, a causa

dell’aumento tariffario, avviene

nei confronti dell’intera collettività.

Occorre uno specifico istituto

che sia perseguibile d’ufficio e

non, come attualmente accade, su

finizione di truffa: la truffa così come

prevista dall'art. 640 del codice

penale, è un reato a forma vincolata,

nel senso che è perseguibile a

querela di parte, a meno che non

si verifichi una delle circostanze

aggravanti previste dall'art. 61

C.p., nel qual caso è perseguibile

d’ufficio. Lo è anche nel caso in cui

si configurino le aggravanti speciali

che lo rendono parimenti procedibile

in quest’ultima forma, e

cioè:

• se è commesso facendo nascere

nella persona offesa il timore di un

pericolo immaginario

• e se è perpetrato a danno dello

Stato o di altro ente pubblico.

Soffermiamoci su quest’ultimo


concetto laddove è chiaro che, in

questa ipotesi, l’ufficiosità “scatta”

per il rilevante interesse pubblico

sotteso al reato che lo fa divenire,

appunto, pluri-offensivo. Su questa

linea si potrebbe immaginare

che, quando stipula un contratto

Rcauto,cheèexlegeobbligatorio,

l’assicuratore svolga una rilevante

funzione di interesse pubblico (e

di ordine pubblico) quale quella di

garantire, ancorché ex post ed in

modo indennitario, un bene collettivo

di importanza fondamentale,

quale è appunto quello della circolazione

stradale degli autoveicoli.

Ottenuta questa estensione, la

procedibilità di ufficio verosimilmente

avrebbe una ragionevolezza

anche in grado di superare un

eventuale giudizio di legittimità

costituzionale. D’altronde, almeno

nella gestione di quest’attività non

si può negare che la compagnia di

assicurazione svolga funzioni sociali

di interesse collettivo. Dunque,

con una lieve modifica della

lett. b) del comma 2 dell’art. 640

c.p., si farebbe sicuramente un primo

passo avanti. Così facendo avremo

l’automatismo per perseguire

d’ufficio la truffa assicurativa, almeno

nella Rcauto.

Il business Rcauto

è ancora per gli agenti?

A questo punto c’è da chiedersi se

il business auto sia ancora di competenza

della rete agenziale o se

l’intermediario più in gamba che

riesce ad ottenere da più imprese

la sola macchina per l’emissione di

polizze pre-firmate e, in un immediato

futuro, anche prive di contrassegno

cartaceo, potrà diventare

l’unico riferimento per la copertura

della Rcauto. Intermediario,

non agente o broker, perché immaginando

un vero cambiamento del

mondo assicurativo italiano, forse

si tratta proprio della nuova figura

di professionista che intermedia

contratti di assicurazione. Detto

così, potrebbe sembrare una deregulation,

se non si riescono a reinquadrare

le varie categorie. Prima

gli albi regolavano chiaramente le

figure di agenti e broker, poi

l’introduzione del Rui ha in parte

limitato l’operatività di questi fino

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al Decreto Crescita. Se tutti offrono

tutto e se un ipotetico mercato

mortificato dalla congiuntura economica

si rifugia nella nascitura

polizza base, le compagnie italiane

avranno davvero uno spazio di manovra?

Ci sarà vera concorrenza? è

di questi giorni la notizia che i profitti

di Cattolica Assicurazioni sono

il risultato di un ottimo andamento

Rcauto, la cui raccolta premi

rispetto al mercato è ancora cresciuta.

Non dimentichiamo, inoltre,

i correttivi offerti al settore dal

sistema della franchigia su danni

7 4

MARZO APRILE 2013

Chi si avvantaggia della disintermediazione?

fisici e si sente anche parlare di

analoga frequenza sinistri tra

Napoli ed Aosta. Essendo il settore

influenzato da fasi e cicli positivi e

negativi e dato che questo è probabilmente

un ciclo positivo, potremmo

usare questo trend per trasformare

e sistemare definitivamente

l’annoso problema della

Rcauto italiana, avvicinandoci ai

nostri cugini di oltre alpe, dove è

sviluppatissima la garanzia Kasko,

estendendo la classica garanzia rivolta

ai terzi e ai trasportati, con

un’altra che tuteli anche ai danni

subiti dal proprio veicolo per fatti

riconducibili a propria responsabilità,

responsabilità ignote o dovute

a forza maggiore. Si tratterebbe

quindi di una garanzia All Risks

che, avvalendosi del suddetto

trend positivo, farebbe sì lievitare

di poco il prezzo delle polizze, ma

genererebbe un meccanismo virtuoso

tra compagnie, assicurati ed

associazioni di consumatori, con

immediati benefici per la Rcauto,

sgravata da quei sinistri in concorso

di colpa che, anche se dubbi, costano

ad ambedue le compagnie.


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di Filippo Guttadauro La Blasca

Snellimento

di procedure e adempimenti,

work in progress

Proposte di intervento sulle “misure di semplificazione”

previste dall’art. 22 comma 15 bis del dl 179/2012 convertito in legge 221/2012

Gazzetta Ufficiale 19 ottobre 2012, n. 245), coordinato

con la legge di conversione 17 dicembre 2012, n. 221

prevede che entro 90 giorni dall’entrata in vigore della

legge di conversione (quindi entro il 19.3.2013) l’IVASS

sia tenuta alla “definizione di misure di semplificazione

delle procedure e degli adempimenti burocratici,

con particolare riferimento alla riduzione degli adem-

pimenti cartacei e della modulistica ….”.

La delega legislativa a favore di Ivass deve riguardare

necessariamente i regolamenti ed i provvedimenti

emanati dall’Istituto; non è certo possibile che l’Ivass

intervenga a modificare le riforme di legge di cui al

Codice delle Assicurazioni. Pertanto, l’ambito nel quale

possono essere richieste ed attuate dall’Istituto le

“semplificazioni” è quello del Regolamento 5/2006 e

successive modifiche, nel rispetto però delle vigenti

norme di legge del Codice delle Assicurazioni.

Alla stregua di tale premessa, cerchiamo di valutare le

aree di criticità, per gli agenti di assicurazione, rispetto

alle quali operare una proposta di semplificazione

degli adempimenti burocratici in vigore.

Appare interessante la volontà del Legislatore di intervenire

imponendo all’Ivass, come recita il comma

15 bis, in un termine ristretto di 90 giorni dal 19 dicembre

2012, di provvedere alla “semplificazione delle

procedure e degli adempimenti burocratici”, con particolare

riferimento alla riduzione degli adempimenti

cartacei e modulistica nei rapporti tra imprese, intermediari

e clientela.

Già da tempo lo Sna ha sollecitato le varie autorità rappresentando

le lamentele degli agenti e la difficoltà di


una onerosa tenuta di documentazione (mod. 7A, 7B,

adeguatezza, privacy, note informative, copie di polizze),

la cui mancanza viene tutt’ora sanzionata con

l’ingiusto meccanismo del “cumulo materiale”, per cui

ogni modello mancante o mal compilato comporta

una sanzione da 1.000 a 10.000 euro, esponendo gli

agenti a sanzioni amministrative “esorbitanti” e chiaramente

sproporzionate rispetto alle mancanze commesse.

Al riguardo, non si può che suggerire di richiedere

all’Ivass una semplificazione totale ed immediata di

tutte le modulistiche, con alcune adozioni che di seguito

riportate.

Si ritiene infatti vi sia lo spazio sufficiente, qualora la

si ritenga opportuna, una giusta azione politico/sindacale

per richiedere una revisione dell’attuale

sistema sanzionatorio, stabilendo, ad esempio, che

ove vengano riscontrate carenze documentali nelle

agenzie, prima dell’adozione di sanzione di carattere

amministrativo, siano concessi all’agente congrui termini

per regolarizzare eventuali documentazioni mancanti.

PROPOSTE

A) Art. 4 n. 4

Tale disposizione prevede che sia data evidenza nelle

Sezioni A ed E del Registro delle ipotesi di collaborazione

tra agenti per il Ramo RCAuto.

La norma risulta evidentemente superata dall’art. 22

della Legge 221/2012 e andrà quindi eliminata, non essendovi

alcuna necessità di ulteriori iscrizioni nel

Registro per le ipotesi di collaborazione tra intermediari

iscritti nelle Sezioni A, B, D dell’art. 109 del

Codice delle Assicurazioni.

B) Artt. 17/21/22 relativi alla formazione ai fini della

iscrizione della Sezione E del Registro.

Si potrebbe ipotizzare la semplificazione del meccanismo

di formazione professionale, soprattutto per

quanto riguarda lo svolgimento del “test di verifica”, e

della partecipazione a ben 30 ore di corso in aula.

Basterebbe molto meno tempo in aula e sarebbe sufficiente

un attestato di partecipazione al corso, senza

alcun superamento di test.

C) Art. 36 obblighi di comunicazione

Questa norma è stata oggetto di una profonda rivisi-

tazione con il provvedimento Isvap 2720 del 2009; tuttavia

restano, nell’ambito di una formulazione piuttosto

complicata e a tratti poco chiara, obblighi di comunicazione

a carico degli agenti soprattutto per quanto

attiene i rapporti con i collaboratori.

Si potrebbe ipotizzare una semplificazione sia dei termini

di comunicazione (da unificare) sia della modulistica

da utilizzare.

Si potrebbe anche al riguardo valorizzare quanto stabilito

dal comma 15 bis dell’art. 22 (“anche favorendo

le relazioni digitali, l’utilizzo della posta elettronica

certificata…”) e quindi ipotizzare che tutte le comunicazioni

all’Ivass possano avvenire, in via alternativa,

anche a mezzo PEC, piuttosto che non su supporto

cartaceo tradizionale.

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MARZO APRILE 2013

Snellimento di procedure e adempimenti, work in progress

D) Art. 38 aggiornamento professionale

Si potrebbe proporre di ridurre l’obbligo di aggiornamento

annuale ad obbligo di aggiornamento biennale,

senza la necessità di test di superamento dei corsi

limitandosi come avviene in molti altri settori professionali

ad un semplice attestato di partecipazione al

corso.

E) Art. 47

L’art. 47, come noto, prevede che l’agente possa ricevere

assegni bancari in pagamento delle polizze. Il

problema che viene spesso sollevato dagli agenti è

quello di dover rispondere nei confronti della mandante

della eventuale scopertura dell’assegno. Inoltre,

l’ulteriore problema che frequentemente si è posto,

riguarda la non immediata disponibilità, in caso di

ispezione amministrativa, dell’intero saldo di cassa,

qualora questo sia costituito in parte da assegni bancari.

Si può valutare l’opportunità di proporre una modifica

dell’art. 47, introducendo il principio per il quale

l’agente è tenuto a rispondere nei confronti della mandante

dei pagamenti effettuati con assegno bancario,

al buon fine dell’assegno stesso e dal momento della

disponibilità della valuta.

F) Art.49/51 – Informativa precontrattuale

In questo ambito sono certamente da realizzare importanti

e decisive semplificazioni, poiché è noto che

gran parte delle sanzioni pecuniarie e disciplinari impartite

dall’Ivass si incentra proprio sulla incompleta

tenuta della documentazione precontrattuale.

D’altra parte, risulta anche evidente che per ogni singola

polizza i documenti da tenere in cartella sono ridondanti

ed in buona parte inutili.

Si potrebbe proporre l’eliminazione del modello 7A,

da sostituire con affissione delle regole in esso contenute,

in apposita bacheca visibile, presso l’agenzia o la

subagenzia. La stessa cosa farei per il modello 7B che,

opportunamente completato dall’agente o dal subagente

presso il suo ufficio, potrebbe essere affisso in

modo visibile e chiaro. Ciò integrerebbe in ogni caso

quel “supporto” accessibile e durevole richiesto

dall’art. 120 del Codice delle Assicurazioni ed eliminerebbe

in gran parte la mole cartacea di informativa

precontrattuale, che genera ampie difficoltà di tenuta

documentale per gli agenti. Sarebbe ipotizzabile comunque,

il rilascio di un tesserino di riconoscimento

a tutti gli intermediari iscritti al RUI, che indichi, oltre

ai riferimenti anagrafici dell’intermediario, anche

il n° della iscrizione al Rui e le connesse modalità per

la visura sul sito dell’Ivass. In tal modo, ogni assicurato

avrebbe la possibilità di estrarre dal sito del RUI, le

notizie necessarie a verificare la corretta posizione

professionale dell’intermediario.

G) Art. 52 – Adeguatezza dei contratti

Con il regolamento n. 5 del 2006, l’Isvap ha imposto

all’agente un ulteriore e gravoso adempimento, che è

quello della compilazione del questionario di adeguatezza

del contratto offerto.

In realtà, non vi è alcun motivo di ritenere che un

“tracciato cartaceo” – che nella prassi si riduce ad un

banale questionario con scarse e poco decisive indica-


zioni – possa testimoniare in modo corretto del comportamento

e delle capacità professionali dell’agente.

Se da un lato è ovvio che l’agente, nel rispetto dell’art.

120 del Codice delle Assicurazioni, deve fornire al contraente

il prodotto più idoneo alle sue esigenze,

dall’altro lato, occorre rilevare che i questionari di adeguatezza

non aggiungono nulla alla operatività professionale

degli intermediari.

Poiché si ritiene essere interesse dell’intermediario

fornire al cliente il prodotto più adeguato alle sue esigenze,

non si vede la ragione per la quale debba ancora

pretendersi la compilazione di questionari che, oltre

a non arricchire l’agente di particolari conoscenze

circa le esigenze del cliente e le sue possibilità, finiscono

per rappresentare soltanto un inutile aggravio

cartaceo.

Si potrebbe pertanto proporre l’abolizione dei questionari

di adeguatezza, eventualmente integrando la

nota informativa della polizza, con un breve e chiaro

riassunto delle clausole fondamentali del contratto offerto.

H) Art. 54

Ad evitare che continuino a verificarsi contestazioni e

sanzioni in merito alla disponibilità da parte

dell’agente delle provvigioni che si trovano sul conto

separato, si ritiene opportuno indicare nell’art. 54 che

“l’agente può disporre della quota di premio versato

sul conto separato corrispondente alle provvigioni di

sua spettanza”.

I) Art. 55 – adempimento delle obbligazioni pecu-

niarie

Il comma 1 lettera b andrebbe modificato, per renderlo

coerente con l’art. 22 della L. 221/2012; in particolare

si ritiene non essere più necessario che l’accordo tra

agente e broker, con il quale il broker venga autorizzato

ad incassare i premi dal cliente, venga ratificato

dall’impresa preponente dell’agente.

J) Art. 57 – conservazione della documentazione

Si ritiene possibile prevedere che tutta la documentazione

sia conservata dall’agente in via informatica, in

alternativa ai supporti cartacei.

K) Art. 62 – provvedimenti sanzionatori

Si riscontra l’esigenza di un profondo intervento sul

regime sanzionatorio che affligge gli intermediari di

assicurazione. Attualmente concorrono due distinte

fattispecie di sanzioni: quella amministrativopecuniaria,

disciplinata direttamente dal codice delle

assicurazioni (artt. 324/328) e quella disciplinare

(artt. 329/331).

In ambito regolamentare l’unico intervento possibile

è l’eliminazione della casistica di applicazione delle

sanzioni disciplinari, dall’art. 62 del Regolamento n.

5, essendo sufficiente la tipizzazione delle sanzioni

contenuta nell’art. 329 del Codice delle Assicurazioni.

Si potrebbe anche inserire, nell’art. 62, una dizione

per la quale, nell’irrogare la sanzione disciplinare, si

debba anche tener conto delle eventuali sanzioni amministrative

già comminate all’agente, in modo da ridurre

gli effetti pregiudizievoli del cumulo tra sanzione

pecuniaria e disciplinare.

MARZO APRILE 2013 8 7


La sanzione amministrativopecuniaria

Nel primo caso, attesa la formulazione

non felice dell’art. 324 del

Codice delle Assicurazioni (“l’inosservanza

delle disposizioni…

da parte degli intermediari… è punita

con la sanzione amministrativa

pecuniaria da € 1.000,00 ad €

10.000,00…”), l’Istituto di Vigilanza

applica il cosiddetto cumulo materiale,

in ragione del quale – per

ogni violazione accertata – scatta

una distinta sanzione pecuniaria.

E’ sufficiente che in una agenzia

vengano riscontrate venti o trenta

polizze non sottoscritte dal cliente,

che manchino una ventina di

modelli 7A, 7B, o adeguatezze, o

privacy, per far scattare sanzioni

8 8

MARZO APRILE 2013

di Filippo Guttadauro La Blasca

Le sanzioni Ivass:

troppe e troppo elevate

Semplificazione, riordino e riconduzione ad equità sono priorità assolute per la categoria

L’esigenza di introdurre semplificazioni di carattere burocratico-operativo scaturisce anche dal rigido, complesso

ed esasperato sistema sanzionatorio istituito dal Codice delle Assicurazioni nei confronti degli agenti.

Infatti concorrono due distinti procedimenti che culminano in due diversi ordini di sanzioni:

• la sanzione amministrativo-pecuniaria

• la sanzione disciplinare

pecuniarie superiori anche ai

100.000,00 euro.

La casistica delle sanzioni applicate

da Isvap è davvero impressionante,

con casi frequenti di sanzioni

oltre i 2-300.000,00 euro.

Appare evidente che un simile sistema

sanzionatorio, parametrato

sulla capacità patrimoniale delle

imprese assicuratrici e non degli

agenti, comporta l’adozione di san-

zioni pecuniarie sproporzionate e

palesemente esagerate, rispetto oltretutto

alla scarsa rilevanza delle

violazioni contestate (spesso si

tratta di qualche modello mancante).

La sanzione disciplinare

Peraltro, anche il meccanismo che

conduce alla irrogazione delle sanzioni

disciplinari, che viaggia su


un binario parallelo rispetto a quello

delle sanzioni amministrative

pecuniarie, conduce facilmente ad

esagerazioni, nella irrogazione della

sanzione stessa. Infatti, l’art. 329

del Codice prevede tre tipi di sanzioni,

a seconda della gravità del

comportamento riscontrato: il richiamo

(che si traduce in una lettera

inviata all’agente ed alla compagnia

preponente), la censura (in

sostanza anch’essa una comunicazione),

per poi passare, senza alcun

ulteriore grado intermedio, addirittura

alla radiazione.

Poiché l’intermediario radiato non

può reiscriversi in alcuna sezione

del Registro prima di cinque anni,

la radiazione è una sanzione talmente

grave da provocare normalmente

l’allontanamento definitivo

dall’attività di intermediazione assicurativa.

Anche qui l’applicazione

fatta dall’Isvap è risultata eccessivamente

ed inutilmente rigorosa:

basta al riguardo leggere

l’elencazione dell’art. 62 del Regolamento

Isvap n. 5/2006, per capire

che, secondo l’Istituto di

Vigilanza, i casi in cui la radiazione

risulta applicabile sono sovrabbondanti

e non riguardano solo

comportamenti di “eccezionale gravità”

(come previsto dall’art. 329

del Codice delle Assicurazioni). In

più, deve osservarsi che si tratta di

due procedimenti distinti, per cui

– caso pressoché unico nel nostro

ordinamento – per uno stesso comportamento

si viene sanzionati

due volte, si viene processati due

volte, nell’ambito di due diversi

procedimenti sanzionatori, nei

quali oltretutto può accadere che

si riesca ad avere ragione in uno e

magari torto nell’altro.

Un simile esasperato sistema sanzionatorio

genera, quale conseguenza,

un diffuso disagio nella categoria

ed espone gli intermediari

a irrogazioni afflittive esasperate

ed oggettivamene sproporzionate.

Le compagnie assicuratrici, nell’esercizio

di una pur dovuta attività

di controllo sulle reti distributive

(auditing), possono poi stimolare

l’apertura di procedimenti sanzionatori

da parte dell’Isvap ed in tal

modo accrescere l’incertezza e le

difficoltà operative del mercato

della distribuzione.

Le proposte

di revisione dell’impianto

sanzionatorio

Occorre quindi una decisiva e tempestiva

revisione del sistema sanzionatorio,

basata sui seguenti presupposti:

- unificazione dei procedimenti

sanzionatori

- unificazione del regime sanzionatorio,

da realizzare attraverso

una complementarietà tra sanzione

amministrativa e disciplinare

- individuazione di criteri di applicazione

delle sanzioni pecuniarie

che tengano conto della effettiva

capacità patrimoniale della categoria

degli intermediari assicurativi

- individuazione di una forma di

sanzione disciplinare intermedia

tra la censura e la radiazione, tale

da risultare compatibile con la tipologia

di attività

- valorizzazione, in ambito sanzionatorio,

delle forme di possibile

ravvedimento da parte del soggetto

sanzionato

- regime delle impugnazioni delle

sanzioni sostenibile sul piano

economico, con la possibilità di interventi

giurisdizionali immediati

ed efficaci.

Tali interventi dovranno essere realizzati

in ambito di normativa primaria

e quindi con provvedimenti

legislativi, dovendo essere modificate

norme del Codice delle

Assicurazioni; sarebbe altresì auspicabile

un regime normativo di

carattere transitorio, che consenta

ai soggetti che abbiano subito sanzioni

pecuniarie che eccedano determinate

entità, di poter parzialmente

condonare tali sproporzionate

sanzioni.

Anche per coloro che abbiano subito

la radiazione dal registro, si potrebbe

inserire un meccanismo di

ravvedimento che ne consenta la

reiscrizione in tempi ragionevolmente

rapidi.

La semplificazione, il riordino e la

riconduzione ad equità del sistema

sanzionatorio rappresentano

attualmente delle priorità assolute

per garantire alla categoria un più

sereno e proficuo esercizio dell’attività.

MARZO APRILE 2013 8 9


9 0

MARZO APRILE 2013

di Andrea Maura

Regolazione del premio,

la Cassazione

ritorna sulla questione

Interessante sentenza riguardante gli effetti assicurativi

in caso di mancata regolazione del premio in base agli elementi variabili

Con una recente pronunzia, la

Corte di Cassazione (Cassazione

civ. 14 febbraio 2013, n. 3654) è tornata

a trattare il tema della sospensione

o meno dell’assicurazione

ai sensi dell’art. 1901 del

Codice Civile nel caso di mancata

regolazione del premio nei termini

previsti dalle condizioni di assicurazione.

Oggetto del contendere

è la mancata corresponsione

dell’indennizzo a favore degli eredi

di un dipendente della società

Alfa, che aveva stipulato una polizza

infortuni per conto dei propri

dipendenti con l’Impresa di assicurazioni

Beta, e ciò a cagione della

mancata tempestiva regolazione

del premio da parte di Alfa medesima.

Nell’ambito della pronuncia

in questione i giudici di Piazza

Cavour, prendendo spunto dalle

complesse vicende processuali inerenti

la fase di merito, hanno concentrato

la propria attenzione alla

questione attinente i rapporti tra

l’art. 1901 del Codice Civile ed il disposto

dell’art. 1460 del Codice

Civile, in materia di eccezione

d’inadempimento. In particolare,

avuto riguardo al disposto

dell’articolo 1460 del Codice

Civile, viene in rilievo il secondo

comma, a mente del quale: “Nei

contratti con prestazioni corrispettive,

ciascuno dei contraenti

può rifiutarsi di adempiere la sua

obbligazione, se l'altro non adempie

o non offre di adempiere contemporaneamente

la propria, salvo

che termini diversi per

l'adempimento siano stati stabiliti

dalle parti o risultino dalla natura

del contratto. Tuttavia non può rifiutarsi

la esecuzione se, avuto riguardo

alle circostanze, il rifiuto è

contrario alla buona fede”. Quale,

allora, il collegamento tra la norma

da ultimo citata e l’art. 1901 del

Codice Civile, i cui primi commi

affermano quanto segue: “Se il contraente

non paga il premio o la prima

rata di premio stabilita dal contratto,

l’assicurazione resta sospesa

fino alle ore ventiquattro del

giorno in cui il contraente paga

quanto da lui dovuto. Se alle scadenze

convenute il contraente non

paga i premi successivi, l’assicurazione

resta sospesa dalle ore ventiquattro

del quindicesimo giorno

dopo quello della scadenza”?

Vediamolo insieme, analizzando

la massima di Cassazione civ. 14

febbraio 2013, n. 3654.

A mente della Cassazione, “il disposto

dell'articolo 1460 c.c., comma

2, il quale, nei contratti con

prestazioni corrispettive, non consente

l'eccezione di inadempimento

quando il rifiuto della prestazione

sia contrario a buona fede,

si applica anche alla sospensione

dell'assicurazione di cui

all'articolo 1901 cod. civ., sospensione

che costituisce una particolare

applicazione dell'istituto


dell'eccezione di inadempimento”.

A sostegno di tale tesi vengono richiamati

dei precedenti del medesimo

organo giudicante (Cass. civ.

11 giugno 2010, n. 14065; Cass. civ.

14luglio2009,n.16394;Cass.civ.

19dicembre2006,n.27132),allo

scopo di sottolineare il fatto che

costituisce principio di diritto consolidato

la riconduzione del disposto

del secondo comma dell’art.

1901 del Codice Civile, che abbiamo

sopra riportato per esteso,

nell’area normativa – citando letteralmente

i giudici del Supremo

Collegio - dell'istituto generale

dell'eccezione di inadempimento,

di cui all'articolo 1460 del Codice

Civile. Ciò al pari della preclusione

ad avvalersi della sospensione, nel

caso in cui l’impresa di assicura-

zioni abbia, sia pure in maniera anche

solo tacita, provveduto a manifestare

la propria volontà di rinunciarvi,

a seguito dell’accettazione,

senza riserva alcuna, del versamento

tardivo del premio. Ricordiamo

come nel caso concreto,

l’impresa di assicurazioni stessa

fosse, tra l’altro, a conoscenza

dell’accadimento del sinistro che

la medesima aveva respinto.

Sempre in relazione alla vicenda

concreta, la Corte ha ritenuto che

nessuna lacuna o incongruenza

fosse individuabile nell’ambito del

percorso logico giuridico che ha

portato i giudici di merito a sostenere

che il comportamento tenuto

dall’Impresa di assicurazioni Beta,

con particolare riferimento alla sospensione

della polizza per man-

cata regolarizzazione del premio,

doveva ritenersi contrastante con

il criterio della buona fede, ex articolo

1460 c.c., comma 2.

Ciò in un contesto nel quale:

”l'inerzia della contraente era stata

verosimilmente determinata dal

fatto che essa (la Società Alfa

N.d.A.) era in attesa dell'invio del

modulo da parte della società assicuratrice,

secondo una prassi pacificamente

seguita nei rapporti tra

le parti per tre anni”, precisandosi

come tale valutazione, di stretto

merito, “qualora adeguatamente

motivata ed esente da aporie e da

contrasti disarticolanti con la piattaforma

fattuale di riferimento”,

come nel caso di specie, sia sottratta

al sindacato di legittimità

della Corte di Cassazione.

MARZO APRILE 2013 9 1


Eugenio Nardelli ha dedicato una

gran parte della sua esistenza

all’attività sindacale, ricoprendo

anche un ruolo di primissimo piano

quale quello di vice segretario

nazionale vicario; si è occupato, in

seno a Sna, della stampa, della riforma

dello statuto, della trattativa

con le Oo.Ss. dei dipendenti, impegnandosi

sempre con passione e

competenza, senza risparmio di

energie. Si è peraltro assunto

l’onere della Presidenza del gruppo

agenti dell’Allianz Pace, in un

periodo di grande conflittualità

con l’impresa, ingaggiando con il

plenipotenziario del colosso assicurativo,

numero uno in Europa, il

tristemente noto Roberto Gavazzi,

una guerra che è stata lastricata,

come si suol dire, di lacrime e sangue,

tanto disinvolto era il perso-

9 2

MARZO APRILE 2013

di Michele Languino

Un “buon gregario”

intellettualmente autonomo

Eugenio Nardelli, memoria storica del Sindacato, racconta:

tra il presente e il passato c’è un abisso

naggio nelle sue scorribande finanziarie.

Basti pensare che nel

volgere di poco tempo cinque colleghi

che rivestivano il ruolo di presidente

del Gruppo agenti della società

Allianz Subalpina, furono revocati

per il solo fatto di rivestire

tale ruolo. L’ineffabile soleva affermare

che se tre agenti prendevano

un caffé insieme, costituivano una

specie di associazione di un certo

stampo.

A Nardelli, quindi, tra le memorie

storiche del Sindacato, chiediamo

di raccontare gli episodi che ricorda

per averli vissuti in prima persona,

unitamente a quei molti colleghi

che hanno anch’essi avuto un

ruolo importante. “Ad esempio –

rammenta – Carla Barin, la pasionaria,

che nel Sindacato ha trovato

anche l’amore con Roberto Ulissi,

collega di grande spessore. Su questa

vicenda sentimentale il collega

Lucio Modestini, toscanaccio della

migliore tradizione, ebbe a commentare

con feroce spirito ironico

uno svenimento della Barin a seguito

di un rimpasto che la vide

estromessa dalla Segreteria (non

mancavano nel Sindacato anche le

congiure di palazzo)”.

E poi?

Ecco, ricordo un episodio di cui mi

resi protagonista con l’allora segretario

nazionale Luigi Molinari, nel

corso di una seduta di giunta. Egli,

riferendosi a coloro che l’avevano

preceduto nel ruolo e che ci avevano

prematuramente lasciati, ebbe

a dire che si era sottoposto ad alcuni

accertamenti medici, risultando

sano come un pesce. Io gli detti


scherzosamente del bugiardo, sostenendo

che aveva occultato un

referto, e cioè un elettroencefalogramma

che aveva evidenziato la

presenza di una “prostatite”. La cosa

lo fece arrabbiare al punto tale

da lanciarmi contro un campanellino

di metallo, che fortunatamente

riuscii a schivare.

Cosa è cambiato oggi nel sindacato

rispetto a prima, per esempio

nei periodi in cui si sono

avvicendati al timone i vari

Calvo, Molinari, Paradiso,

Ghironi e Metti?

Un abisso. Basterebbe osservare come

oggi viene gestita la comunicazione,

per rendersi conto di come

l’evoluzione massmediatica e la tecnologia

abbiano influito nello sviluppo

delle attività del sodalizio.

L’attuale segretario generale

Demozzi (non mi piace chiamarlo

presidente) è la prova della mutazione

genetica che, partendo da

CalvoepassandoperMetti,disegna

quel percorso evolutivo nel quale

Calvo rappresenta il tessitore

che con certosina pazienza costruisce

la tela dialettica che gli consente

di raggiungere lo scopo,

Molinari la voglia sfrenata di conquista

di ogni spazio disponibile,

lanciandosi a volte senza paracadute

in imprese che sulla carta parevano

essere di grande valore,

Paradiso è stato il fine diplomatico

capace di raggiungere il risultato

di un accordo con l’Ania nel 1994

che mancava fin dal 1981, Ghironi

l’affabulatore, una specie di

Berlusconi del podio, e Metti il trascinatore

del popolo, dei colleghi,

le sue più che relazioni erano veri e

propri comizi.

In questa vetrina, come ritieni

si possa collocare la tua figura,

posto che hai avuto la ventura

di lavorare fianco a fianco con

tutti loro?

Mi sono sempre considerato un buon

gregario, e così peraltro ebbe a

definirmi il toscanaccio Modestini.

Però da gregario non ho mai rinunciato

alla mia autonomia intellettuale

e forse per questa ragione ho

raccolto il consenso dei colleghi

che ancora oggi mi gratificano della

loro stima e ancora oggi si affidano

ai miei modestissimi consigli.

La mia è stata una vicenda particolare,

a motivo del contenzioso

che mi aveva visto in rotta di collisione

con Gavazzi, che in un articolo

su “Dimensione Sindacato” ebbi

a definire come il “lobotomizzatore

degli agenti”.

Oltre a quelli che hai qui nominato,

ricordi altri colleghi che

avevano personalità particola-

ri?

Certamente. Il Comitato Centrale

rappresentava e ancora rappresenta

una vetrina che esibiva un gruppo

di personaggi con caratteristiche

di originalità tali da non avere

alcuna difficoltà a sistemarli in

una particolare bacheca. Come

non ritenere, per esempio,

Lucio Modestini

un uomo dotato

di una arguzia

e di una

eloquenza

che non

ha competitorinem-

Eugenio Nardelli

meno fra gli attori che recitano nelle

commedie satiriche? Oppure il

defunto collega Falcetta, raffinato

dicitore. Molti non ci sono più, e

citarli sarebbe come trasformare

un dialogo in un elenco, cioè proprio

quello che voglio evitare. I

miei ricordi sono così numerosi

che sarebbe improbo riesumarli tutti.

Per cui, caro Languino, accontentati.

E, se lo riterrai opportuno,

vorrà dire che ci incontreremo ancora

per fissare altri episodi che

fanno parte della mia memoria storica.

MARZO APRILE 2013 9 13


di Patrizia Colombini

Sna

basta la parola!

Perché la voce di molti sarà sempre più ascoltata della singola esclamazione

Questa volta tocca a me! Mi è stato

chiesto di svelare tutto di me (si fa

per dire…) stato civile, studi, famiglia,

passioni, ecc.

Comincio con il presentarmi: sono

Patrizia Colombini, nubile (o libera,

come si dice adesso), senza figli,

laureata in Giurisprudenza,

con la passione per il teatro (pagherei

per poter recitare!) e un

amore immenso per la lettura.

Devo dire che il teatro mi piace tutto,

anche se preferisco senz’altro i

classici: Shakespeare, Molière,

Goldoni, Cechov, Pirandello,

Ibsen, Schiller, De Filippo, Puskin,

Wilde; di Shakespeare preferisco

le tragedie, Macbeth anzitutto, alle

commedie. Al momento direi

che non ci sono attori validi (e il

genere comico tipo Zelig non mi

piace per niente, così come non mi

sono mai piaciuti Lopez,

Marchesini, Solenghi, li ho sempre

trovati atroci, non mi hanno mai

divertito, non sono, per me almeno,

dei comici, li trovo banali, ripetitivi…

i veri comici sono sempre

Totò, Bramieri, Dapporto);

l’ultimo attore rimane Glauco

Mauri, splendido interprete di innumerevoli

ruoli, caratterizzato da

una voce favolosa, tratto per me

assolutamente necessario per il teatro,

e Roberto Sturno che lo affianca

negli spettacoli e che è stato

un magnifico Matto nel Re Lear.

Mi piaceva anche Gabriele Lavia,

quando faceva l’attore e non il revisore

di testi.

I libri mi piacciono tutti, tranne la

saggistica che trovo (scusate

l’ignoranza) noiosa, e i romanzi

storici odierni, preferendo quelli

del passato, specie quelli relativi

agli Egizi. Oltre agli autori classici

nominati prima, adoro la Divina

Commedia (da sempre), mi piacciono

le fiabe – Andersen, i

Fratelli Grimm, Puskin (sì, ci sono

delle fiabe anche di questo autore),

le fiabe indonesiane, quelle indiane,

dei pellerossa, cinesi, russe,

giapponesi, Perrault, Fedro,

Esopo; adoro Abarat, i gialli, quelli

classici, di ragionamento, senza

sparatorie e pupe bionde di passaggio.

Quindi mi piacciono

Agatha Christie, S.S. Van Dine,

Rex Stout, Biggers, Simenon,

Frome, Rinehart, Neuhaus Nele,

Berkeley, Tarquin, e mi piace anche

Gardner. Ultimamente ho scoperto

dei gialli nuovi, ma con

un’aria antica, anche se con passaggi

moderni e spiritosi, di

Beaton. Adoro anche il fantasy di

Terry Brooks, Bradley, Marr,

Stroud, John, James, Balog, Kluver,

Adornetto, Tim, Kerstin, Colfer, i

thriller di Jeffrey Deaver, Preston e

Child, Wulf, Bolton e talvolta anche

l’horror di Stephen King; mi

piacciono i fumetti di Silver (Lupo

Alberto), di Bonvi (Sturm

Truppen), Jacovitti e Schulz (W i

Peanuts); mi piace Wilbur Smith,

adoro Verga. Ho scoperto dei libri

di J.A.Konrath, di Collins, di Tess

Gerritsen, di Alessia Gazzola, di

Hoeye (adorabili storie di un topo

orologiaio!), di Birkegaaard, di

Follett, di Evanovih, di Newman,

di Mary Higgins Clark, di Herriot,

di Gaarder, che mi sono piaciuti

moltissimo. Smetto, perché altrimenti

l’elenco diventa infinito: come

ho detto, mi piacciono quasi

tutti i generi e quindi mi piacciono

anche Aristofane, Apuleio,

Sofocle, Primo Levi, Bacchelli,

Bedeschi, Newmark, Hiaasen,

Milton, Stuart, Kuhn, Valsecchi,

Lanza, ecc… Finisco solo dicendo

che non mi piacciono i libri

d’amore, romantici; uniche ecce-

MARZO APRILE 2013 9 5


zioni Cime tempestose, La lettera

scomparsa, La lettera scarlatta e

Lezioni di ballo (se pure si possono

definire libri romantici).

Sono entrata allo Sna trentadue anni

fa, precisamente il 1° marzo

1982, e la mia entrata è avvenuta a

seguito di una inserzione sul

Corriere della Sera, alla quale ho

risposto. Dopo un primo colloquio

fatto con il dott. Domenico

Fumagalli e con l’allora Direttore

Carmine Picone, sono stata confermata

e assunta. Fumagalli era

Capo Ufficio e non è stato affatto

burbero, ma gentile (non l’ho mai

trovato burbero a dire la verità);

direi che la parte del duro l’ha sostenuta

Picone, ma per dieci secondi.

Ricordo infatti che quando

alla sua domanda “Con chi vive?”,

io ho risposto “Con i miei genitori”

(e probabilmente ho lasciato in-

9 6

MARZO APRILE 2013

travedere la sorpresa che una domanda

del genere mi aveva procurato,

non trovando assolutamente

possibile l’eventualità di poter abitare

lontano da loro), è andato in

sollucchero! La mia assunzione

era mirata da subito alla trattazione

del Ccnl dei dipendenti, anche

se nel colloquio si era parlato a

grandi linee di diritto del lavoro,

ed in ogni caso la mia assoluta inesperienza

lavorativa non mi poteva

far conoscere sin dall’allora le

problematiche che avrei affrontato.

Ho iniziato, per quindici giorni circa,

ad occuparmi dell’Albo Agenti,

rispondendo alle telefonate degli

iscritti e non, filtrate dal centralino,

dato che allora non c’erano i

numeri diretti, ma un solo riferimento

telefonico.

Dopo quel breve periodo, ho co-

minciato, sempre continuando ad

occuparmi dell’Albo Agenti, il mio

percorso relativo al Ccnl dei dipendenti,

che è continuato fino ad

oggi. Dal 1982 ad oggi, la parte della

contrattualistica e del lavoro è

aumentata sempre di più, e le prime

timide telefonate sono aumentate

conseguentemente, così come

le risposte alle lettere si sono tramutate

in risposte alle email.

Adesso le telefonate e le email arrivano

non solo dagli iscritti, ma,

sempre in numero maggiore, dai

consulenti e, specie a ridosso di variazioni

di legge, di pubblicazione

di nuove norme o di rinnovi contrattuali,

sono in numero megagalattico!

(talvolta, senza contare le

email, arrivano a un centinaio al

giorno, se non di più, e considerando

che relativamente ai dipendenti

ci sono continue variazioni


di legge, immaginate lo stato delle

mie orecchie!). Il Ccnl dei dipendenti

comporta tutta una serie di

altri oneri, non solo tenersi sempre

al corrente delle variazioni di

legge, e rispondere alle telefonate

ed ai quesiti, ma anche esporre tali

variazioni e cercare di chiarire i

quesiti tramite circolari, che ricevete

tramite le email, e che vanno

da punti del contratto come il premio

di produttività alla vacanza

contrattuale, alle anticipazioni assorbibili,

all’apprendistato, alla sicurezza

lavoro, alla riforma del lavoro,

ai minimali Inps.

Oltre al Ccnl mi occupo anche della

sicurezza del lavoro, non solo

per dare consulenza agli iscritti,

ma anche all’interno della struttu-

Sna… basta la parola!

ra Sna, dato che sono la responsabile

della sicurezza dei dipendenti,

così come per la struttura Sna sono

la responsabile della gestione

del personale (gestione ferie, presenze,

malattie, buste paga, anzianità,

straordinari, ecc.).

Per il Ccnl partecipo, dal 1990 circa,

alle riunioni per il rinnovo del

Ccnl dei dipendenti, predisponendo

tutta la documentazione necessaria

per ogni incontro, sia normativa

che economica, e effettuando

per ogni incontro il verbale relativo,

così come partecipo alle riunioni

del Collegio dei Probiviri,

della Commissione di Deontologia

e del Collegio Direttivo, predisponendo

anche in questi casi la necessaria

documentazione e stilan-

do i verbali successivi ad ogni riunione.

E spero sia stata notata negli

anni la mia presenza ai Comitati

Centrali e ai Congressi Nazionali,

che comporta nella sede

della riunione un’attenzione continua

e costante per tutti gli interventi,

le votazioni, le mozioni, uno

scrivere infinito, e la redazione

completa dei verbali seguenti (prima

o poi la mano destra si ribellerà!).

In trentadue anni si sono succeduti

molti Presidenti Nazionali, partendo,

per quanto mi riguarda, da

Tommaso Sorrentino, che mi ha

assunta e molti Esecutivi, ognuno

con il proprio carattere, con le proprie

caratteristiche, con i propri

pregi e i propri difetti. Ritengo

non sia possibile dire quale è stato

meglio sia pena e per farlo sempre

più forte, a fronte di tutte le variazioni

che sono intercorse in questi

anni nella società e nel settore specifico

assicurativo.

Io ho sempre svolto il mio lavoro, e

cercando sempre di svolgerlo al

meglio, indipendentemente da chi

era in quel momento al vertice del

Sindacato, perché ritengo assolutamente

obbligatorio fornire tutta

la collaborazione possibile, sempre

nell’intento di progredire e migliorare

tutti quanti insieme, da

bravo soldatino. Che dire ancora?

Perché associarsi allo Sna? Forse è

una constatazione sciocca, ma –

come dice il proverbio – l’unione

fa la forza, e ritengo che la voce di

molti sarà sempre più sentita ed

ascoltata della singola esclamazione.

E poi, lasciatemelo dire, SNA…

BASTA LA PAROLA!

MARZO APRILE 2013 9 7


Dopo le presentazioni dei veterani

dello Sna e quelle che seguiranno,

dei novizi, mi ritengo appartenere

alla terra di mezzo. Sono qui da sedici

anni e devo dire che, dando

uno sguardo al passato e ripercorrendo

gli eventi che si sono succeduti,

è accaduto davvero di tutto.

La mia assunzione aveva allora il

preciso scopo di avere una persona

che gestisse la polizza di tutela legale,

servizio che il Sindacato iniziava

ad offrire proprio da quell’anno,

cioè il 1997, oltre che coadiuvare

Alberto Tradigo nell’assistenza legale

agli iscritti. Quello però è stato

anche l’anno, e tutti lo ricorderanno,

del “periodo Gavazzi” alla

Fondiaria e delle revoche massive

che colpivano gli agenti di quel

gruppo. Sono stato assunto a giugno

e proprio in quei mesi è esplosa

9 8

MARZO APRILE 2013

di Stefano Salvi

Importante

comprendere

cosa offre

il Sindacato

Spesso gli agenti chiedono aiuto quando ormai è troppo tardi

la diatriba in tutta la sua virulenza.

Rammento che, appena assunto,

mi sono detto: “Dove sono capitato?

Speriamo non sia sempre così!

Alberto Tradigo

In fondo gli agenti di assicurazione

sono una realtà ben definita, un microcosmo,

hanno le loro norme,

non dovrebbero costituire un mondo

con problematiche troppo complesse”.

Mai previsione fu più sbagliata.

Agli scopi iniziali della mia

assunzione, sopra descritti, si sono

aggiunte innumerevoli ulteriori

mansioni.

Il lavoro si è dimostrato molto più

poliedrico di quello che potessi

pensare all’inizio. Il microcosmo

agenziale non è per niente micro!

Il lavoro dell’ufficio legale si è infatti

rivelato caratterizzato da un

aggiornamento senza sosta e non è

possibile concedersi distrazioni: il

detto “chi si ferma è perduto” è azzeccatissimo

per descrivere il lavoro

dell’area legale Sna. Il passare

del tempo ha insegnato che gli


eventi, le novità, l’assistenza, le

norme, gli aggiornamenti, le problematiche

hanno subito un’accelerata

esponenziale. Alla Direttiva

sull’intermediazione assicurativa

del2002edall’AccordoAgentidel

2003 è seguito il Codice delle

Assicurazioni nel 2006, poi i vari

Regolamenti Isvap, le Leggi

Bersani, ora le collaborazioni tra

intermediari. Senza considerare le

pronunce giudiziali, gli arbitrati,

la dottrina… Tutte vicende e fatti

che danno sempre meno tempo

per tirare il fiato e che richiedono

una corsa in progressione, sempre

più veloce per stare al passo con le

novità. Negli ultimi anni infatti il

mio lavoro legale – basti pensare

alle normative sopra richiamate –

si è sempre più ingigantito sia dal

punto di vista delle richieste di pareri,

della complessità degli stessi,

che delle pratiche cartacee; la maggior

parte delle pratiche dei sini-

stri sulla polizza di tutela legale,

pur essendo datate, riguardano

contenziosi tuttora in corso, quindi

non sono eliminabili per ovvi

motivi. Tale problema di spazio,

unitamente alla delicatezza del lavoro

in sé (è evidente, per chi lavora

nelle materie giuridiche e si occupa

di fornire pareri legali, che

anche solo una virgola scritta o

una parola detta può cambiare totalmente

il senso del parere stesso:

ciò richiede quindi la massima concentrazione)

ha comportato già da

un paio d’anni il trasferimento dello

stesso in uffici contigui, ma separati

dagli altri e ciò ritengo abbia

senz’altro contribuito ad un deciso

miglioramento, sia nell’affrontare

le problematiche sottoposte,

sia nei tempi di riscontro alle

richieste che mi pervengono.

Anche la gestione della polizza di

tutela legale ha richiesto sempre

maggior tempo e si è rivelata ogni

anno più complessa: più di un centinaio

di sinistri attivati annualmente,

alla cui gestione si accumulano

i sinistri aperti gli anni

precedenti (ricordiamo la durata

dei processi civili in Italia, sich!).

Ancora oggi mi trovo a dover riprendere

in mano contenziosi iniziati

ben più di un decennio fa! Da

un paio d’anni inoltre è cambiata

la compagnia assicuratrice di riferimento

e molti sinistri hanno richiesto,

e richiedono tuttora, particolari

attenzioni in merito alla

competenza di una o dell’altra

compagnia. Non c’è solo la parte

giuridica però. In aggiunta, c’è stato

un periodo in cui, per qualche

anno, ho svolto anche le funzioni

di acquisizione di iscritti ai congressi

dei gruppi agenti; in pratica

l’embrione di ciò che poi sarebbe

diventato l’Ufficio Sviluppo.

Tuttora esiste una naturale interconnessione

tra la consulenza lega-

MARZO APRILE 2013 9 9


le e lo sviluppo degli iscritti allo

Sna: si pensi ai numerosi agenti

che si iscrivono esclusivamente in

quanto si trovano coinvolti in problematiche

legali e addirittura solo

dopo aver chiesto una consulenza

al riguardo all’Ufficio Legale

Sna. In quel periodo comunque,

stiamo parlando degli anni dal

1999 al 2003, trovando personalmente

difficoltà nel conteggio immediato

delle quote di iscrizione

al Sindacato, ho creato un programma

Excel che tuttora l’Ufficio

Organizzazione utilizza per velocizzare

il calcolo: prima il conteggio

veniva fatto a mano con un fascicolo

riportante tutte le quote di

iscrizione provinciali ed una calcolatrice.

L’aver sviluppato tale

idea mi ha consentito anche la creazione

di un programma di calcolo

delle indennità di liquidazione e

somme aggiuntive degli agenti; anche

tale servizio, nei primi anni

dalla mia assunzione e fino a che

non ho iniziato ad utilizzare il mio

programma, era ancora effettuato

1 0 0 MARZO APRILE 2013

Importante comprendere cosa offre il Sindacato

con la calcolatrice e richiedeva dei

tempi lunghissimi: oggi non è più

così e i conteggi indennitari che

sviluppo costituiscono un servizio

apprezzato da chi se ne avvale.

Anche gli strumenti tecnologici

hanno contribuito, e non poco, a

influenzare nel tempo il mio lavoro.

A parte il telefono – che costituisce

probabilmente il mezzo

principale di comunicazione nel

mio ambito – i primi anni che ho

trascorso allo Sna i quesiti degli

agenti arrivavano per fax o per posta.

In tal modo era più difficoltoso,

e quindi scoraggiante, allegare

una documentazione voluminosa.

Con l’avvento della posta elettronica,

i tempi si sono ridotti all’osso

e con un clic l’agente iscritto può

farmi pervenire centinaia di pagine

e pretendere (la mail dà in effetti

questa sensazione/pretesa)

una risposta quasi immediata trasformando

qualsiasi tipo di richiesta

in urgente. Mezzo utilissimo in

circostanze in cui è davvero necessaria

la massima urgenza, ma pro-

blematico nel momento in cui

l’urgenza oggettivamente non c’è.

Ma tant’è; per poter reggere tutto

questo esiste un contrappeso notevolissimo.

Sono gli innumerevoli e

direi quasi quotidiani attestati di

stima e ringraziamenti scritti che

mi pervengono dagli agenti (ma

anche dagli avvocati) e che sono i

pilastri su cui si regge l’impegno

che richiede il mio lavoro. Inoltre

c’è un altro aspetto positivo che

non è da meno. La monotonia non

alberga da queste parti e le novità

che si susseguono rendono questo

lavoro assolutamente interessante

e poliedrico. I casi sottoposti alla

mia attenzione sono i più disparati,

quotidianamente esprimo pareri,

fornisco suggerimenti, analizzo

situazioni complicate cercando

una soluzione. E tutto questo utilizzando

ciò per cui ho studiato,

per cui mi sono laureato e che mi è

sempre piaciuto: la legge e il diritto.

Spesso con il mio collega

Tradigo ci diciamo “Ogni giorno ce

n’è una nuova quando non sono

due!”. Una volta un avvocato mi ha

detto, riferendosi all’ufficio legale

Sna “Il vostro lavoro è più difficile

del mio in quanto io difendo il

mio cliente e basta, voi invece difendete

tutti gli agenti, avete una

posizione delicata, spesso un parere

può essere favorevole a un agente,

ma danneggiarne un altro, per

non dire dei dissidi tra agenti magari

tutti iscritti all’associazione e

che vi chiedono un parere”.

Quell’avvocato aveva azzeccato un

aspetto delicato delle mie mansioni.

Però non aveva considerato un

ulteriore aspetto. Che questa è

un’associazione. Oggi c’è un presidente,

un esecutivo, una linea politica-sindacale,

determinate diret-


tive interne, determinate linee guida

da seguire, determinati referenti

politici di settore. Domani no. I

vertici cambiano e con loro cambiano

tutti quegli aspetti detti sopra.

Occorre quindi essere assolutamente

concentrati da punto di

vista tecnico, incanalandosi nella

strada che l’esecutivo e il presidente

del momento hanno delineato.

Ciò non è affatto facile: in materia

giuridica poco è bianco o nero ed

esistono tanti grigi (sfumature, termine

che ultimamente va molto di

moda…). Io esprimo pareri giuridici,

il mio ruolo è tecnico, pareri da

cui però discendono comportamenti

ed azioni. E’ capitato, nei

sedici anni che ho passato qui, che

avessi la sensazione che il “potere

politico” in qualche caso sconfinasse

in tale ambito e cercasse di

indirizzare concretamente tali

aspetti. In ciò forse si comprende

appieno la difficoltà e delicatezza

del mio lavoro quotidiano. Ho vissuto

le presidenze Ghironi, Metti e

ora Demozzi: nella quasi centenaria

storia del Sindacato è un periodo

relativamente breve, ma è il periodo

che ha visto forse maggiori

cambiamenti, direi epocali, nella

professione agenziale. Non è facile

per nessuna struttura stare al passo

con quelle che sono state vere e

proprie rivoluzioni, però il

Sindacato è sempre lui, l’impegno

di chi fornisce l’assistenza agli

agenti è sempre massimo e la dedizione

di chi si occupa del funzionamento

di una struttura così complessa

non è mai venuto meno.

Confesso comunque che dalla mia

posizione, cioè di chi ha di fronte i

problemi legali delle agenzie, mi

sono chiesto tante volte perché solo

un terzo degli agenti di assicu-

razione siano iscritti ad un’associazione

come il Sindacato Nazionale

Agenti. In effetti chi tocca

continuamente con mano il bisogno

di urgente aiuto che hanno gli

agenti coinvolti in tali problematiche

stenta a credere che ci possa

essere chi, soprattutto oggi, pensi

di essere immune o indifferente a

tali situazioni. Potrei elencare numerosissimi

casi concreti che mi

sono stati sottoposti con irrimediabile

ritardo solo perché l’agente

non era mai stato iscritto al

Sindacato e non aveva chiesto la

sua tutela. Ma che poi si è precipitato

a chiedere aiuto quando or-

mai la vicenda era talmente compromessa

da non consentire una

soluzione soddisfacente, che ci sarebbe

senz’altro stata se la questione

fosse stata presa in tempo.

E’ per questo che mi sono pian piano

convinto che gli agenti - o almeno

molti di essi - non abbiano compreso

appieno ciò che la struttura

fa e offre. Banalmente penso che

già solo la copertura di tutela legale

offerta gratuitamente agli agenti

associati “valga il prezzo del biglietto”,

senza considerare tutto il

resto. Ovviamente noi abbiamo anche

il compito di far conoscere tali

servizi e la loro utilità.

MARZO APRILE 2013 1 0 1


di Roberto Oddo

Riparte

la formazione

professionale

Dopo la felice esperienza dell’anno appena trascorso,

Snaform si prepara ad erogare formazione di livello a tutti gli agenti desiderosi di crescere

Carissima collega, caro collega,

la formazione riveste oggi un’importanza

fondamentale per la nostra

crescita professionale, è un

percorso indispensabile per creare

prospettive che durino nel tempo,

e possiamo quindi considerare

il percorso formativo, come un

valore aggiunto alla nostra professione.

Snaform, la scuola di formazione

indipendente, ha programmato

per il 2013, due percorsi formativi,

uno rivolto agli aspetti tecnicogiuridici,

l’altro allo sviluppo degli

aspetti relazionali e motivazionali.

Il corso a cui ti vogliamo invitare a

1 0 2

MARZO APRILE 2013

partecipare ha posti limitati e risponde

ad alcuni semplici quesiti

della nostra organizzazione aziendale:

sono in grado di stimolare,

motivare e rendere proattivi i miei

collaboratori? A volte si hanno le

ideechiaresucosafareedoveandare,

ma non si ha, tuttavia, la capacità

di coinvolgere razionalmente

ed emotivamente i propri collaboratori.

Il percorso tecnico-giuridico ti consentirà,

con alcuni corsi, di ampliare

le tue conoscenze tecniche e

di sfruttare, conseguentemente al

meglio, le tue potenzialità nelle relazioni

con il tuo cliente. Con altri

corsi invece, avrai anche la possibilità

di acquisire tutte le nozioni

giuridiche necessarie alla corretta

gestione dei rapporti con l'Autorità

di Vigilanza.

Attraverso i moduli incentrati sugli

aspetti relazionali e motivazionali,

potrai invece acquisire nuovi

strumenti, vincenti ed efficaci, necessari

a costruire gli elementi indispensabili

per il piano di comunicazione

della tua Azienda.

Investire per la propria formazione

è importante! Formarsi significa

crescere! Un’adeguata competenza

ci consentirà di governare e non

subire gli eventi!.


Firenze

una sezione intraprendente

La sezione provinciale fiorentina apre le porte alla società civile

e contribuisce alla crescita sociale del territorio

La Sezione Provinciale di Firenze,

capitanata da Marco Del Medico,

oltre che per l’attività sindacale vera

e propria, si contraddistingue

anche per una spiccata vocazione

al confronto sociale col territorio.

La sezione toscana ha recentemente

dato il via, ad una altra iniziativa,

promuovendo la raccolta

di segnalazioni da parte dei

Cittadini, relativamente a situazioni

di pericolo presenti in città

(incroci pericolosi, strade o marciapiedi

dissestati, segnaletica

mancante o non sufficiente, ecc.);

l’iniziativa, denominata Adotta un

Incrocio, è stata portata avanti col

coinvolgimento di due importanti

Dipartimenti dell’Università degli

Studi di Firenze: Dipartimento di

Meccanica e Tecnologie Industriali

- Prof. Ing. Marco Pierini - che ha

coordinato e coordina progetti di

ricerca a livello Europeo, Nazionale

e Regionale nel settore della

Sicurezza Stradale; e il Dipartimento

di Psicologia – Sez. di

PSICOLOGIA DELLA SALUTE,

Prof.ssa Enrichetta Giannetti, che

ha svolto attività di ricerca e di intervento

nell’ambito della prevenzione

dei comportamenti rischiosi

e della promozione del benessere

biopsicosociale. Le segnalazioni

possono essere raccolte tramite

una scheda, che può essere reperita

sul sito della sezione provinciale

Sna di Firenze, o richiedendola

direttamente presso le

Agenzie di Assicurazione affiliate

allo Sna, oppure presso i Dipar-

a cura della Sezione Sna Firenze

timenti Universitari sopra indicati.

Il tutto poi trasmesso via e mail

a info@snafirenze.com o a mezzo

fax al +39 055.78.30.726, oppure

consegnata a mano su qualunque

taxi del 4390 di Firenze. I dati così

raccolti, verranno elaborati ed entreranno

a far parte di Progetti di

Sicurezza Stradale; inoltre saranno

portati a conoscenza degli Enti

Locali, della Polizia Municipale,

nonché segnalati su giornali e tv,

indicando in particolare i luoghi

che hanno ricevuto le maggiori segnalazioni

da parte dei Cittadini.

Altri Progetti della provinciale:

6 Unico 6 Vivo

Formazione per ragazzi delle scuole

medie superiori - Fascia di età

14/20 anni. E’ un progetto studiato

per sensibilizzare i ragazzi sul concetto

e l’importanza della Responsabilità

Civile verso Terzi ed in particolare

sulla Responsabilità Civile

Auto (con indicazione di coperture,

limiti ed esclusioni). Il progetto

mira a mettere in evidenza anche

il concetto di Rivalsa in caso di incidente

avvenuto per uso ed abuso

di alcol, droghe e simili, mentre si

è alla guida. Una nota particolare è

riservata al valore della vita e al

modo in cui un incidente con postumi

invalidanti possa rovinarla.

Viene presentato in forma di incontri

formativi nelle scuole superiori

con la collaborazione di

Docenti, Comuni, Quartieri, Polizia

Stradale, Polizia Municipale,

Associazioni Vittime della Strada.

Non Ci Casco Più

Formazione per ragazzi delle scuole

medie inferiori Fascia di età

11/14anni. E’ un progetto nato per

sensibilizzare i ragazzi al concetto

di “responsabilità”, alla conoscenza

e all’importanza delle regole del

vivere e circolare in strada in maniera

corretta, all’importanza

dell’uso del casco alla guida dei ciclomotori.

Viene presentato in forma

di eventi pubblici organizzati

in collaborazione con Comuni,

Quartieri, Polizia Municipale,

Scuole Medie, Associazioni Vittime

della Strada.

Fondo Solidarietà Over 65

Viene istituito un Fondo denominato

“Fondo di Solidarietà”, a beneficio

delle vittime di reati predatori.

Sono ammessi all'indennizzo,

tutti i cittadini che siano residenti

nella provincia di Firenze da data

antecedente il reato e siano state

vittime di reati come ad esempio:

scippo, rapina, truffa, furto con destrezza,

furto con scasso o con utilizzo

di chiavi false o vere. Si rivolge

ai cittadini che abbiano compiuto

il 65° anno di età al momento

della commissione del reato, o

abbiano subito danni diretti alla

persona e/o alle cose proprie dovuti

ai predetti eventi.

Per informazioni:

info@snafirenze.com

MARZO APRILE 2013 1 0 3


“Continuità nel rinnovamento”.

Potrebbe essere questa la sintesi

più appropriata per definire le risultanze

dell’ultimo Congresso

dell’Uia, lo storico Gruppo Agenti

Allianz ex Ras. Confermati il presidente

Tonino Rosato, i due vice

presidenti, Romeo Sangiorgi e

Umberto D’Andrea, e Goffredo

Taddei quale componente del

Comitato Esecutivo, a cui si affiancano

tre new entry: Pierluigi

Baldin, Stefano Rudi e Marco

Temellini. Ma soprattutto è stata

confermata la linea politica dettata

da Rosato nell’ultimo triennio, a

sua volta inequivocabilmente condivisa

dagli Iscritti, nel Congresso

di Rimini del marzo scorso.

Da tempo Uia ha avviato un percorso

definito “di consapevolezza”

per i propri Associati, teso a fornire

gli strumenti e le competenze

per posizionare la propria Agenzia

secondo autonome scelte impren-

1 0 4 MARZO APRILE 2013

di Alessandra Schofield

Continuità

nel rinnovamento

Gli agenti Uia

riconfermano il presidente Rosato

ed i vice Sangiorgi e D’Andrea

ditoriali. La prima azione di sostegno

a tali scelte che Uia mette in

campo è, innanzitutto, la tutela di

chi le adotta; non a caso quasi un

terzo degli Agenti Allianz è plurimandatario.

Fondamentale è però ciò che il

Gruppo, attraverso Uia Coop, mette

a disposizione degli Agenti: strumenti

operativi di autonoma gestione

dell’Agenzia. Uno per tutti?

Sinfonia, un efficiente software in

grado di fornire a tutte le Agenzie,

mono e pluri, una gestione anche

commerciale del proprio business.

Non va certo dimenticato il confronto

con Allianz – mai come in

questa fase fondamentale – vista la

spinta evolutiva che il colosso tedesco

intende dare alla rete distributiva

attraverso la realizzazione della

Digital Agency.

Durante il Congresso, Tonino

Rosato ha rivendicato l’intesa raggiunta

con la Compagnia nel set-

tembre 2012 – il famoso Comunicato

Congiunto di San Felice –

con la quale si sancisce il reciproco

impegno a fronteggiare la disintermediazione,

e si riconosce la centralità

dell’Agente nella distribuzione

e le sue prerogative nell’indirizzo

dell’Agenzia. Grazie a

quell’intesa, Uia ha ritenuto di avere

creato i presupposti per potersi

confrontare sul nuovo modello distributivo;

un confronto ancora in

atto e che, grazie alla rielezione,

potrà continuare.

Il nuovo Comitato Esecutivo ha ricevuto

anche il mandato a proseguire

nel percorso verso l’unificazione

dei Gruppi Allianz, costituiti,

oltre ad Uia, da Gala (

Lloyd Adriatico) e Gna (Allianz

Subalpina). Altro tema, quindi,

che richiede continuità, visto lo

stato avanzato dei lavori. Alla riconfermata

Giunta facciamo gli auguri

di buon lavoro.


di Daniele Fretti

L’AGENTE SCRIVE A L’AGENTE

L’uomo nuovo…

Per un cliente globale ci vuole un agente globale

Le scarpe sono Prada, il completo

Armani, la borsa Piquadro, gli occhiali

Rayban, il sorriso standard

di prima mattina è dipinto sul viso

tirato dal leggero lifting, l’odore

gradevole di essenze maschie, la

messenger bag di Louis Vuitton è

già pronta sul divano, il tempo

d’accendere l’Iphone e sistemare

gli auricolari, la basetta è della giusta

lunghezza, non deve intimorire,

ma rassicurare, rassicurare che

la persona che hai davanti è… il

Tuo Agente d’Assicurazione del

Futuro! Movimenti rapidi, precisi,

chirurgici, tutto viene soppesato

in un microsecondo, affari da fare,

fatti, sfumati, sinistri pagati, non

pagati, amicizie da interporre, favori

e sgarbi, tutti in bilancia, i costi

d’agenzia, le offerte del mercato…

eh? Sì, le offerte del mercato,

il monomandato finisce sulla bilancia,

intermediazioni con altri

agenti, con altre compagnie, il futuro

finalmente. Le compagnie

bramano l’uomo nuovo, lo vogliono

fedele, inquadrato nel file

aziendale, fuso nel merge d’impresa,

complice nella distribuzione

del rischio, meno verso la redistribuzione

del profitto, un vero

impiegato senza stipendio, pronto

ad ogni evenienza. L’uomo nuovo

interessa, interessa per vendere il

ramo Vita innanzitutto e i rami elementari

poi, da sempre ostici sui

grandi numeri, casa, infortuni,

aziende al completo; per un cliente

globale ci vuole un agente globale;

ma le auto no, non le vogliamo.

Per quelle le Compagnie preferiscono

di gran lunga la vendita

telefonica o via internet, il nuovo

mercato, la terra promessa, l’affare

del futuro, negato all’agente del futuro

che, nel caso, s’accontenti delle

briciole che cadono dal piatto

del futuro. Muoiono, intristiti, i

vecchi agenti, coloro che non si

sanno adattare, che non son capaci

d’esser l’Uomo Nuovo, che non

sanno di password, di programmi

nuovi, di prodotti nuovi, certo

completissimi, costosissimi, in tutto

e per tutto… issimi. Con franchigie

anche sulla copertina. ”Vorrei

una polizza sulla casa”, ”prego

si sieda”, ”ma manca una gamba

alla sedia”, “non si preoccupi, è la

franchigia…”.

Ma intanto i vecchi clienti se ne

vanno uno alla volta, sorrisi e mani

tese che non torneranno. Perché

nel mondo del futuro non c’è

più posto per il lento andar, tutto è

velocissimo, standardizzato, ossequioso

e rispettoso, attentissimo al

7a e 7b, alla privacy di prodotto e

alla privacy globale. Perché l’affare

del futuro, lo scrigno del pirata, sono

i dati dei clienti, raccolti a volte

casualmente, ma sempre diligentemente

dall’Agente del passato,

quello ancora convinto che le polizze

sono della compagnia mentre

il cliente è suo. L’Agente del futuro

no, lui condivide. Il cliente lo conosci

per email, lo soppesi per email,

lo annusi per email, gli invii la polizza

per email dopo averla

scannerizzata, ti paga

con un bonifico on line…

ma hai mai provato

a guardar negli

occhi una email? L’Uomo

nuovo è sereno, conta

i mandati e conta i

soldi, cambia la

compagnia come

fa con la camicia,

fa portafoglio

sopra e

sotto la scrivania,

l’uomo nuovo

ha l’acclarata

fedeltà del

gatto, la stupefacenteindipendenza

del

carlino,

l’irriducibile

aggressività

del Dugongo.

Benvenuti nel

futuro.

MARZO APRILE 2013 1 0 5


TIRA, MOLA,

MESEDA!

Ovvero: riflessioni sui comportamenti autolesionisti

e dissennati di alcuni colleghi

Questa espressione proverbiale

meneghina è ben nota ai milanesi

doc, ma probabilmente, vista la

continua estinzione della razza, è

bene tradurla nel significato attribuitole:

“alla fine di tutto”. Eh sì,

tira, mola e meseda, la collaborazione

A con A è passata, dopo tanti

timori, tanti tentativi di boicottarla,

è prevalso l’interesse del consumatore,

uno strumento in più

per soddisfare i nostri clienti.

Sono finiti i tempi in cui il nostro

mercato era esclusivamente orientato

dalle politiche assuntive della

compagnia rappresentata, è finito

il tempo delle vacche grasse per

compagnie e agenti asserviti, dove

poteva essere venduto di tutto e di

più senza preoccuparsi troppo delle

reali esigenze dei clienti. Il primo

operatore economico, il cittadino,

ha preso maggiore consapevolezza

di costi e servizi, l’orientamento

europeo ha favorito il processo

ed ora la libera concorrenza

regna sovrana, a discapito di costumi

reazionari e nostalgici ricordi

di facili guadagni.

All’inizio del secondo millennio si

1 0 6 MARZO APRILE 2013

di Tiziana Belotti

L’AGENTE SCRIVE A L’AGENTE

parlava della Rcauto come di un

fastidioso prodotto da banco che si

sarebbe venduto da solo ed alcune

compagnie lo disdegnavano e ne

favorivano l’assunzione o la di-

smissione, con corsi e ricorsi storici,

a seconda dei propri equilibri

tecnici. Solo un decennio fa sembrava

che la polizza auto sarebbe

stata venduta da lì a poco quasi


L’AGENTE SCRIVE A L’AGENTE

esclusivamente via internet e la figura

dell’agente, in questo ramo,

sarebbe stata insignificante e di

nessuna utilità. Gli esperti di settore

facevano i profeti di sventura

per gli agenti tradizionali che avevano

fatto la loro fortuna con l’auto,

il depauperamento del patrimonio

cliente sembrava ineluttabile.

La profezia non si è ancora avverata,

ma le compagnie dirette

hanno aumentato parecchio il loro

business e maggiormente nella nostra

area milanese e lombarda; ma,

ahinoi, molti intermediari ne sono

stati gli artefici, si sono prestati come

veicoli assuntivi di queste imprese,

permettendo loro di eludere

gli accordi sindacali che hanno

sempre tutelato i rapporti con le

nostre mandanti. Sono nate svariate

nuove forme di collaborazione

proprio per quel ramo così

snobbato agli albori del nuovo millennio.

Persino molte compagnie tradizionali

hanno “premiato” i propri

agenti – dando loro la possibilità

di vendere polizze auto scontatissime,

ma a provvigioni ancor più

scontate – o addirittura alcuni canali,

con un’addizionale pericolosamente

capestro a discrezione

dell’intermediario. Abbiamo dato

loro una grossa mano pur di mantenere

quel vitale rapporto con i

nostri clienti, abbiamo rinunciato

a legittimi ed adeguati riconoscimenti

economici e tutele contrattuali

per salvare il salvabile; obtorto

collo, molti di noi hanno accettato

di vendere prodotti “estranei”

pur di non cedere il rapporto famigliare

con la clientela in mano ad

altri, ma a rendimento quasi zero.

Anche se l’ottimale sarebbe poter

vendere qualsiasi prodotto disponibile

sul mercato, secondo l’esigenza

del cliente, con una corretta

e costante remunerazione, realizzarlo

è un percorso utopistico; ma

la collaborazione tra intermediari

è un rimedio quale soluzione a

quanto il mercato ci impone, la libera

concorrenza finalizzata a una

riduzione dei costi per il cittadino.

Molti colleghi, preoccupati dai profeti

di sventura e dalle politiche tariffarie

autopulenti della propria

mandante, avevano incominciato

ad anelare alla libera collaborazione

col plurimandato.

Il plurimandato arrivò con

Bersani, ma pochi sono stati quelli

che l’hanno afferrato e molti invece

i presidenti di gruppo che, con

l’alibi della diligenza del buon padre

di famiglia, hanno fatto accordi

con le proprie compagnie vendendo

il plurimandato per un piatto

di lenticchie e incominciando a

filosofare che la vera soluzione sarebbe

potuta essere soltanto la libera

collaborazione tra agenti, A con

A, presupponendo comunque che

l’Isvap non l’avrebbe mai permesso.

Ma anche l’Isvap non ha potuto arrestare

il treno in corsa delle liberalizzazioni,

e quegli stessi che

l’avevano acclamata ora invece

l’hanno demonizzata, perché? Le

loro scuse scivolano via come tante

mani che scorrono su vetri tra-

sparenti, che lasciano intravedere

l’inutile sforzo di aggrapparsi a scuse

inconsistenti. “A” con “A” è

l’espressione di un rapporto fiduciario,

a immagine e somiglianza

di quello che le compagnie conferiscono

da anni ai propri agenti;

com’è possibile disconoscerlo,

quando da anni chiediamo per la

categoria rispetto e fiducia ed ora

temiamo di non poter trovare colleghi

cui poterli tributare? Se non

riuscissimo a trovare colleghi con

cui stabilire rapporti fiduciari, come

potremmo pretendere dalle nostre

mandanti un tale rapporto?

Questo rapporto fiduciario trova

la sua imperturbata configurazione

anche in chi vuole mantenere

un rapporto praticamente esclusivo

con la propria mandante, soddisfacendocosìgliunieglialtri

nella reciproca redditività. Non torna

di comune vantaggio poter soddisfare

il cliente, anche là dove la

compagnia rappresentata non gradisce

quel determinato rischio per

sue politiche aziendali e per quel

particolare arco temporale? Come

poter amaramente terminare, osservando

con rammarico questi

comportamenti dissennati e autolesionisti

dai nostri stessi colleghi?

Per dirla con un altro detto proverbiale

milanese, “an ciapà la vacca

per i ball!” (traduzione: hanno preso

un abbaglio, ovverosia stanno

sbagliando clamorosamente).

Mentre a Napoli si dice “io speriamo

che me la cavo”.

MARZO APRILE 2013 1 0 7


MONDO GAA MONDO GA

Ai colleghi

del Gaa Vittoria

Il Presidente nazionale Sna invita i vertici del Gav a rimuovere

le limitazioni statutarie che ledono i diritti degli associati,

in aperta violazione delle norme sulla concorrenza

Egregio Presidente Arena,

su segnalazione e grazie alla collaborazione

di alcuni Agenti aderenti

al Gruppo aziendale agenti

Vittoria assicurazioni (Gav), abbiamo

avuto modo di prendere visione

del Vostro Statuto, aggiornato

al 10 Giugno 2011, che non ci risulterebbe

essere mai stato da voi

trasmesso al Sindacato come di

prassi, e come previsto dall'art. 16

dello Statuto Sna (prassi che ha lo

scopo di permettere la verifica della

compatibilità delle norme statutarie

con i principi fondamentali

che vincolano gli iscritti). Dall'esame

della documentazione prodotta

dai Colleghi, rileviamo, non senza

stupore, che l'art. 1 del vostro

Statuto prevede testualmente:

"Non possono essere Soci Associati:

gli Agenti speciali mono

ramo Vittoria e gli Agenti che hanno

o ricevono il mandato da più

Imprese, con l’eccezione in tal caso

del mandato Tutela Legale, e

con l’esclusione dei primi due anni

di incarico, salvo che il Comitato

Esecutivo deliberi diversamente a

maggioranza. Qualora diventino

associati hanno gli stessi diritti degli

associati Ordinari, ma non so-

1 0 8

MARZO APRILE 2013

no eleggibili nel Comitato Esecutivo,

nell’Ufficio di Presidenza e

come Delegati Territoriali".

Si tratta chiaramente di un'inaccettabile

discriminazione a danno

degli Agenti che intendono adottare

il modello Plurimandatario,

discriminazione ancora più deprecabile

alla luce delle norme di

Legge vigenti, che vietano qualsiasi

patto di esclusiva tra Agenti ed

Imprese e che risulterebbero eluse

dalla vostra disposizione statutaria.

La norma, inoltre, potrebbe

essere considerata di ostacolo alla

libera concorrenza e come tale meriterebbe

di essere sottoposta

all'attenzione dell'Antitrust. Ci auguriamo

che la compagnia Vittoria

assicurazioni non sia al corrente e

non abbia favorito in alcun modo

l'approvazione della norma statutaria

suddetta. Diversamente, la

medesima assumerebbe aspetti anticoncorrenziali

degni di adeguato

approfondimento, in altra sede.

Rileviamo inoltre che l'art. 2 (punto

j) del vostro statuto, prevede

l'impegno a mantenere "... il collegamento,

nell’interesse degli

iscritti, con le organizzazioni di categoria

nazionali...". A questo pro-

posito ci chiediamo come siano

compatibili, con tale impegno,

l'autosospensione del vostro gruppo

aziendale dalle attività' in seno

a Sna, attuata la scorsa estate e la

delibera assembleare di iscrizione

automatica di tutti i vostri aderenti,

alla costituenda Associazione

Anapa, delibera approvata prima

della fondazione (alla quale ha partecipato,

quale socio fondatore, il

presidente) di Anapa stessa.

Alla luce delle evidenze suddette,

vi invitiamo a porre immediato rimedio

alle gravi anomalie riscontrate,

informandovi, nell'interesse

dei Colleghi che ripetono altri

mandati oltre a quello Vittoria, di

tutti gli iscritti al Gav e degli

Agenti italiani in generale, che daremo

la massima rilevanza a quanto

da noi sopra esposto. Con la speranza

che il Gav prenderà in seria

considerazione quanto comunicato

ed adotterà tempestivamente i

necessari provvedimenti, ringraziamo

per l'attenzione, porgendo

distinti saluti.

Il presidente nazionale

Claudio Demozzi

11 febbraio 2013


A MONDO GAA MONDO G

Agli agenti Vittoria

assicurazioni

L’adesione alle associazioni di categoria, frutto di libera scelta

Carissima Collega, caro Collega,

nei giorni scorsi hai ricevuto dal

tuo Gruppo Agenti una lettera

che, nel ricordarti la decisione assunta

dal Congresso Straordinario

di novembre a Milano, ti informavachelaSegreteriadelGaaprovvederà

a svolgere direttamente

"ogni onere amministrativo e di

compilazione della scheda di iscrizione"

alla nuova associazione

Anapa. Crediamo sia legittimo porsi

alcune domande:

- come ha potuto un Congresso deliberare

l'adesione in massa ad un

nuovo soggetto non ancora costituito

e di cui non si conoscevano

progetti, programmi, quadri dirigenti,

etc.?

- tutti gli Agenti Vittoria, a maggior

ragione quanti non hanno partecipato

al Congresso, sono stati

adeguatamente informati al fine

di operare una scelta consapevole

circa l'importante decisione che si

andava ad assumere?

- l'annunciata adesione ad Anapa

era riferita al solo Gaa (intesa come

partecipazione del Gruppo

Agenti alla vita del nuovo soggetto)

o ai singoli Agenti (intesa come

adesione personale e individuale)?

- la contribuzione che il Gaa verserà

alle casse di Anapa attingendo

alla cassa comune, sarà riferita ai

singoli aderenti (pagamento di

quote individuali) o riguarderà tutti

gli agenti (il contributo verrà versato

anche per coloro che decideranno

di non aderire)?

- ma, soprattutto, l'adesione collettiva

"salvo parere contrario" non

ti sembra in contrasto con i principi

del confronto, della democrazia

e del rispetto delle opinioni; contraria

anche alle più elementari

norme costituzionali in ordine alla

libera partecipazione alle organizzazioni

politiche e sindacali?

- per analogia, un Congresso

Straordinario, potrebbe decidere

domani, salvo espresso parere contrario,

di iscrivere tutti i propri associati

a Confcommercio o

Confindustria o al P.D. o alla Lega

Nord o al PDL?

Noi crediamo che la democrazia e

la libera scelta siano ancora valori

inalienabili. Mai questo Sindacato,

nella sua storia quasi centenaria,

ha messo in atto simili meccanismi

di adesione "per tacito assenso";

mai nessun Gruppo Agenti

aveva osato spingersi a tanto. Se

anche tu condividi in tutto o in

parte queste considerazioni ti chiediamo

di riflettere, di non demandare

ad altri una scelta così impor-

Roberto Arena

tante per il tuo futuro professionale,

ma lasciare che questo possa accadere

per una semplice distrazione

o soprattutto non dimenticanza!

Non far mancare la tua adesione a

Sna che da quasi un secolo è sinonimo

di liberta, solidarietà, assistenza

sindacale, indipendenza

dalle compagnie. (per info tel.

02/8066131 – sna@snaservice.it).

Un cordiale saluto.

IL Presidente Nazionale

Claudio Demozzi

29 gennaio 2013

MARZO APRILE 2013 1 0 9


LA SCATOLA NERA

DI NUOVA GENERAZIONE

E' autoinstallante, predisposta per il contrassegno elettronico,

misura il tasso alcolemico del conducente e, attraverso sofisticati algoritmi matematici,

valuta lo stile di guida. Ma gli assicurati accetteranno questo grande fratello elettronico?

E' stata presentata lo scorso 20

marzo a Milano l’innovativa scatola

nera Keeper, prodotta da Tsem

Spa, che, secondo i produttori, sarà

destinata a rivoluzionare il mondo

delle polizze assicurative auto

con black box.

Keeper è un sistema telematico

per la prevenzione degli incidenti

1 1 0 MARZO APRILE 2013

di Mauro Pecchini

stradali e per il monitoraggio dei

parametri di guida - in linea con

quanto previsto dalla Legge n.27

del 24/03/2012 e con il Decreto del

Ministero dei Trasporti del 25 gennaio

2013 - che prevede l’installazione

a bordo auto di meccanismi

elettronici per la registrazione

dell’attività del veicolo. L'apparato

è inoltre già predisposto per la

chiamata d’emergenza automatica

che il Parlamento Europeo renderà

obbligatoria su tutte le vetture

di nuova immatricolazione a partire

dal 2015 (e-call) e per la lettura

automatica del tagliando assicurativo

elettronico.


La scatola nera coniuga le già consolidate

tecnologie di localizzazione

satellitare del veicolo con sistemi

di comunicazione GSM/GPRS e

di allarme automatico in caso di

incidente, affiancandole con una

serie di caratteristiche che la rendono,

per il momento, unica nel

suo genere. In particolare, essa garantisce

il costante monitoraggio

del tasso alcolemico del guidatore.

I tradizionali dispositivi alcohol

interlock non sono in grado di assicurare

che sia proprio il conducente

a soffiare all’interno dell’apposito

analizzatore, ma questo nuovo

sistema non richiede alcuna azione

da parte del conducente, poiché

la presenza di alcol è rilevata

direttamente nell’ambiente utilizzando

tre sensori a semiconduttore

e algoritmi di calcolo estremamente

performanti che permettono

agevolmente di distinguere il

respiro del guidatore da quello dei

passeggeri. La tecnologia è stata

testata presso la galleria del vento

della Fiat alla presenza della

Polizia Stradale, che ha verificato

con le proprie apparecchiature

standard la bontà delle misurazioni

effettuate anche in presenza di

TECNOLOGIA

finestrini abbassati, aria condizionata

accesa e passeggeri con elevato

tasso alcolemico. In tutti i test

realizzati non si sono evidenziati

scostamenti significativi tra la concentrazione

rilevata dall’etilometro

standard in dotazione alla

Polizia Stradale e quella ottenuta

tramite gli algoritmi di riconoscimento

del sistema a tecnologia

Angel.

Keeper, inoltre, grazie a un pannello

solare integrato e una batteria

ad alte prestazioni e lunga durata,

rende non necessaria l’installazione

della apparecchiatura che

viene invece applicata al cristallo

come un semplice Telepass. In questo

modo i produttori contano di

garantire importanti risparmi tanto

alle Compagnie di Assicurazione

quanto ai loro clienti.

Altra particolarità del sistema consiste

nel permettere di eseguire

un’accurata registrazione e individuazionedellostilediguidaedei

comportamenti pericolosi del conducente.

Non parliamo solo della

classica percorrenza chilometrica,

ma anche di velocità media, di brusche

accelerazioni e frenate e di altri

parametri che i complessi algo-

CHI È TSEM

TSEM è una società di ingegneria

fondata nel 2000 con sede in

provincia di Padova; svolge

attività di ricerca, progettazione,

industrializzazione e

produzione di prodotti innovativi

nei settori Sanità, Energia e

Sicurezza. TSEM, che impiega oltre 40 ricercatori ed è partner

di 50 tra università e istituti di ricerca, genera l’innovazione

attraverso l’integrazione di differenti discipline e diverse aree

di studio quali ingegneria elettronica, ingegneria dei materiali,

matematica, fisica, medicina e industrial design.

ritmi sono in grado di analizzare.

Si tratta di vedere come questa particolarità

verrà accolta dagli utenti,

perché sappiamo da precedenti ricerche

che se un 10% degli assicurati

è ben disposto ad installare la

scatola nera per avere maggiori servizi

e un 20% lo farebbe solo per

ottenere sconti tariffari, ben il

70% degli assicurati ha chiaramente

mostrato contrarietà a far

controllare da terzi il proprio stile

di guida. Non è solo un problema

di privacy: qui entra in gioco la paura

di vedersi attribuita la responsabilità

di un sinistro per violazioni

del codice che, senza scatola nera,

sarebbero passate inosservate.

Resta inoltre aperto il problema

dei costi, perché se è vero che la

legge 27/2012 prevede che “i costi

di installazione, disinstallazione,

sostituzione, funzionamento e portabilità

sono a carico delle compagnie”

è anche vero che le compagnie

si sono ingegnate a caricare le

polizze black box con servizi a pagamento

che la rendono meno appetibile

da un punto di vista economico.

MARZO APRILE 2013 1 1 1


1 1 2 MARZO APRILE 2013

di Mauro Pecchini

SITO INTERNET

PER L’AGENZIA

A COSTO ZERO

(o quasi)

Non hai ancora un sito internet e non vuoi spendere migliaia di euro affidandoti ad esperti del settore?

Ecco alcuni suggerimenti per essere subito “on line”

In un’epoca in cui tutto passa attraverso

internet, è diventato quasi

un obbligo mettere a disposizione

dei propri clienti una vetrina on

line dove far conoscere i propri servizi,

i recapiti, gli orari di apertura,

ma affidarsi a terzi per la realizzazione

di siti internet può comportare

costi rilevanti che le agenzie,

in costante crisi di redditività, non

sono disposte a sostenere. Costruire

un sito in proprio utilizzando

programmi gratuiti “open source”

(ad esempio joomla) e spendendo

solo una trentina di euro all’anno

per la registrazione del dominio è

sicuramente possibile, ma richiede

competenze tecniche che pochi

agenti possiedono. Per fortuna ci

sono soluzioni che in pochi minuti

e senza alcuna conoscenza dei

linguaggi di programmazione

html e php, consentono a chiun-

que di realizzare le proprie pagine

web.

www.1&1.it

Molto pubblicizzato anche sui media

nazionali offre il vantaggio di

un periodo di prova iniziale gratuito,

anche se in fase di registrazione

è obbligatorio lasciare i dati della

propria carta di credito perché,

terminato il periodo di prova e in

assenza di disdetta, iniziano ad addebitare

un canone mensile. Dalla

home page occorre scegliere il pacchetto

“myweb site”, opzione standard

al costo di 9.99 euro al mese,

e poi procedere con l’immissione

dei dati personali per la registrazione.

www.oneminutesite.it

Offre una opzione completamente

gratuita e altre versioni a paga-

mento; quella basic costa 4 euro al

mese e assegna 25 Mb di spazio

web e una casella email personalizzata.

La versione gratuita è piuttosto

limitata, ma offre la possibilità

di registrarsi inserendo solo

username e password e di verificare

quanto sia semplice la costruzione

del sito. Basta infatti selezionare

un template già pronto (sono

divisi per categorie) e inserire i propri

contenuti in modo davvero intuitivo.

Chi volesse verificare il risultato

può visionare questo sito

costruito in meno di 5 minuti:

http://mauropec.oneminutesite.it/

www.123homepage.it

Sito veramente interessante, perché,

rispetto ad altre proposte analizzate,

il livello di personalizzazione

ottenibile è davvero alto.

Sono previste diverse opzioni per


i menù, puoi scegliere una musica

di sottofondo, caricare le tue immagini

e anche inserire facilmente

una mappa per mostrare a tutti

l’ubicazione della tua agenzia. Si

possono inserire fino a 40 pagine

web e registrare con solo 1 euro il

tuo dominio www.nomescelto.it.

Terminata la costruzione del sito

sei immediatamente on line, ma le

GLOSSARIO

tue pagine saranno visibili gratuitamente

solo per 30 giorni; trascorso

questo periodo è necessario

pagare 69 euro all’anno per mantenere

attivo il sito.

www.editarea.it

Abbiamo testato anche edit area,

creando il sito www.provacdrsna-

.ea29.com. E’ molto semplice mo-

dificare le pagine che hai creato

usando un template, perché, una

volta inserite le tue credenziali di

amministratore, basta cliccare sopra

il testo predefinito per modificarlo

liberamente. La formula “mini”

ti offre 50 Mb di spazio, 3 pagine

web, una casella di posta elettronica

al costo di 2 euro al mese

più iva.

TEMPLATE: Il termine inglese template (letteralmente "sagoma" o "calco") in informatica

indica un documento o programma nel quale, come in un foglio semi-compilato cartaceo, su

una struttura generica o standard esistono spazi temporaneamente "bianchi" da riempire

successivamente. In questo ambito, la parola è traducibile in italiano come "modello", "semicompilato",

"schema" o "struttura base”.

URL: In telecomunicazioni e informatica un Uniform Resource Locator o URL è una sequenza di

caratteri che identifica univocamente l'indirizzo di una risorsa in Internet, tipicamente presente

su un host server. Ad esempio, l’URL del sito del nostro Sindacato è www.snaservice.it.

OPEN SOURCE: Open source, termine inglese che significa codice sorgente aperto, in informatica,

indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono,

anzi ne favoriscono, il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori

indipendenti

MARZO APRILE 2013 1 1 3


di Massimo Cingolani

IN LIBRERIA

Regia: Miguel Arteta

1 1 4

MARZO APRILE 2013

20th Century Fox Home Entertainment - Euro 9,99

BENVENUTI A CEDAR RAPIDS

Tim Lippe è un agente di assicurazioni che non ha mai lasciato la cittadina

di Brown Valley nel Wisconsin. Unico suo svago dal lavoro,

una relazione con quella che un tempo fu la sua insegnante.

Costretto dalla morte “indecente” di un collega a sostituirlo, Tim deve

partire (si tratta del suo primo volo) per Cedar Rapids nello Iowa,

dove si tiene l'annuale convention della società e dove viene assegnato

il Premio Due Diamanti come miglior venditore. All'arrivo si trova

davanti un hotel lussuosissimo per i suoi parametri di provinciale

e due compagni di stanza di cui inizialmente teme la compagnia. Al

duo si aggiungerà una simpatica ed affascinante collega con la quale

avrà una breve ed intensa storia d’amore che lo farà crescere, non

solo dal punto di vista sentimentale. Infatti alla fine decideranno tutti

insieme di abbandonare la compagnia e costituire una nuova super

agenzia. Commovente il romanzo, quando racconta il ruolo sociale degli

agenti di assicurazione vicini ai clienti durante le inondazioni. Il fatto

che, negli Stati Uniti, sia normale avere come personaggio principale

di film un assicuratore indipendente, ci deve far riflettere sul cammino che dobbiamo fare ancora

nel nostro Paese.

Alessandro Marzo Magno

Editore : Garzanti - € 22,00

L’INVENZIONE DEI SOLDI.

QUANDO LA FINANZA PARLAVA ITALIANO

"L'invenzione dei soldi" ci racconta in maniera approfondita, con tanti

aneddoti e curiosità, la storia di un'Italia all'avanguardia nel momento in

cui per la prima volta la moneta si trasforma in merce e il mercante può

così diventare banchiere. È infatti proprio tra Genova, la Toscana e

Venezia – dopo il Mille – che nascono le prime società multinazionali ed

è da qui che i mercanti partono per costruire colonie commerciali in tutto

il Mediterraneo. È in Italia che nascono le banche e le società di assicurazione,

che vengono inventati gli assegni e le prime obbligazioni e

qui, di conseguenza, avvengono anche i primi reati finanziari, dai rocamboleschi

furti con scasso ai danni dei forzieri di prestigiose banche

fino alla creazione di vere e proprie zecche clandestine per falsificare monete.

È la moneta italiana, con il genovino, il fiorino e il ducato, a dominare

per secoli i commerci di tutto il mondo grazie alla fiducia che riscuote

e al suo pregio artistico. "L'invenzione dei soldi" è, inoltre un viaggio

ricco di personaggi geniali e intraprendenti, capaci di incidere profondamente

nella storia moderna: da Fibonacci, che per primo introduce in

Occidente lo zero, a Luca Pacioli, che diffonde gli strumenti della contabilità

utilizzati ancora ai nostri giorni, fino a John Law, lo scozzese che dà vita alla prima bolla finanziaria

della storia, quella della Compagnia del Mississippi, e che finisce la sua vita a Venezia.


Una società di Sna al servizio degli iscritti

intermediazioni assicurative

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