Salvatore Veca - Voltaire e il paradigma della tolleranza
Salvatore Veca - Voltaire e il paradigma della tolleranza
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Fondazione Giangiacomo Feltrinelli<br />
-PAPERS-<br />
SALVATORE VECA<br />
VOLTAIRE E IL PARADIGMA DELLA TOLLERANZA
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli – Papers<br />
I “Papers” sono costituiti da testi proposti nell’ambito delle iniziative promosse dalla<br />
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli.<br />
I “Papers” sono pubblicati dalla Fondazione per gent<strong>il</strong>e concessione dell’autore.<br />
© 2007 – by Fondazione Giangiacomo Feltrinelli
Sono convinto che Il Traité sur la tolérance di <strong>Voltaire</strong> sia uno di<br />
quei testi che esemplificano al meglio <strong>il</strong> senso e gli scopi <strong>della</strong> collana <strong>della</strong><br />
Biblioteca europea <strong>della</strong> Fondazione Feltrinelli. Il caso Jean Calas genera la<br />
risposta “al sangue innocente”. E la risposta di <strong>Voltaire</strong>, erede innovativa<br />
delle grandi proposte a favore <strong>della</strong> <strong>tolleranza</strong> <strong>della</strong> fine Seicento, le<br />
risposte di John Locke e di Pierre Bayle, costruisce uno dei più influenti<br />
modelli di argomentazione e giustificazione <strong>della</strong> virtù <strong>della</strong> <strong>tolleranza</strong> in<br />
una prospettiva universalistica. E’ <strong>il</strong> frutto maturo dell’età dei Lumi, sullo<br />
sfondo del recente progetto dell’Illuminismo europeo. Un progetto<br />
intrinsecamente inadempiuto. E destinato a essere ciclicamente messo a<br />
dura prova, combattuto e sfidato nei due secoli che sono alle nostre spalle.<br />
Sullo sfondo, una delle matrici fondamentali dei nostri modi di pensare<br />
istituzioni, pratiche sociali e modi di convivenza nella diversità: la matrice<br />
delle guerre di religione europee.<br />
Il Traité si presenta così, per noi eredi, come una difesa eloquente<br />
<strong>della</strong> <strong>tolleranza</strong> come soluzione del problema radicale <strong>della</strong> convivenza. In<br />
risposta alla domanda su come possiamo convivere nella diversità, in<br />
presenza di un persistente disaccordo fra noi, quanto alla verità su noi e sul<br />
mondo. La difesa ha carattere <strong>paradigma</strong>tico. Essa ci mostra semplicemente<br />
che è possib<strong>il</strong>e fornire una risposta alla domanda sulla convivenza fra<br />
persone divise da lealtà ultime differenti e inconc<strong>il</strong>iab<strong>il</strong>i fra loro. Questa<br />
risposta, basata sulla virtù <strong>della</strong> <strong>tolleranza</strong>, è disponib<strong>il</strong>e nel vasto e<br />
variegato repertorio di possib<strong>il</strong>ità in cui consiste la storia. La nostra storia.<br />
Con maggiore precisione: la storia che è accaduto sia la nostra. Quella<br />
catena di vicende situata e contingente che ha generato conflitti e d<strong>il</strong>emmi<br />
e, per prove ed errori, tentativi di soluzione e abbozzi di risposta.<br />
Generando al tempo stesso i criteri per <strong>il</strong> giudizio politico e morale.
E’ bene ricordare, leggendo <strong>il</strong> grande Traité di <strong>Voltaire</strong>, che quei<br />
criteri e quelle soluzioni e quel <strong>paradigma</strong> sono al tempo stesso gli esiti di<br />
una storia contingente che è alle nostre spalle e, tuttavia, che la loro portata<br />
e la loro promessa di validità persistono nella durata per noi posteri.<br />
Aggiungerei: persistono nella durata, disponib<strong>il</strong>i non solo per noi, ma per<br />
chiunque.<br />
Il Traité ci dice che anche per tipi come noi, che ci “siamo<br />
sterminati per dei paragrafi”, è disponib<strong>il</strong>e una soluzione del problema di<br />
come convivere durevolmente nel tempo, riconoscendo quanto ci<br />
accomuna in virtù di quanto ci distingue nello spazio delle differenze. Che<br />
una soluzione sia disponib<strong>il</strong>e può suggerire la pigra conclusione che essa<br />
sia in ogni caso accessib<strong>il</strong>e per noi, e che costituisca un punto di non<br />
ritorno. E ciò converte un repertorio di possib<strong>il</strong>ità, di possib<strong>il</strong>i esperimenti<br />
di vita collettiva in un catalogo di stanche ovvietà o di soluzioni che non<br />
meritano la nostra appassionata lealtà perché intrinsecamente non scarse. E<br />
allora, in casi come questi, si finisce ciclicamente per esortare ad andare<br />
oltre la <strong>tolleranza</strong>, ad essere più esigenti e a fornire risposte più ricche di<br />
valore al problema di come convivere nella diversità. Il Traité che, come<br />
tutti i grandi classici, si iscrive per noi in un sistema mob<strong>il</strong>e di prossimità e<br />
distanza, ci appare in questa prospettiva come un documento antiquario.<br />
Prevale la sensazione <strong>della</strong> distanza.<br />
La conclusione pigra ha qualche ragione dalla sua, ma non ha<br />
ragione. E’ fac<strong>il</strong>e vedere perché. In primo luogo, che una soluzione come<br />
quella difesa da <strong>Voltaire</strong> sia accessib<strong>il</strong>e non vuol dire che sia accessib<strong>il</strong>e in<br />
ogni caso. La sua accessib<strong>il</strong>ità non è incondizionata. Essa per noi<br />
presuppone un’ampia costellazione di circostanze che non riguardano solo<br />
la <strong>tolleranza</strong> come virtù, ma molte altre cose. L’accessib<strong>il</strong>ità non è garantita<br />
una volta per tutte. In secondo luogo, i punti di non ritorno sono molto più<br />
rari di quanto non si pensi o non si desideri o non si tema, a secondo dei<br />
gusti, degli interessi e degli ideali.
I tempi dell’avvio del ventunesimo secolo, tempi diffic<strong>il</strong>i e opachi<br />
per i modi del convivere nella diversità in giro per <strong>il</strong> mondo, mostrano a noi<br />
osservatori o partecipanti la desolante banalità delle due constatazioni:<br />
quella sulle condizioni variab<strong>il</strong>i dell’accessib<strong>il</strong>ità e quella sulla severa<br />
scarsità dei punti di non ritorno. E allora <strong>il</strong> Traité ci è prossimo. E allora la<br />
soluzione minimalistica <strong>della</strong> <strong>tolleranza</strong> dei “figli <strong>della</strong> frag<strong>il</strong>ità” si<br />
converte in un obiettivo arduo e terrib<strong>il</strong>mente diffic<strong>il</strong>e. Perché guerra e<br />
massacro, fanatismo e conflitto fra monopolisti <strong>della</strong> verità su noi e sul<br />
mondo ci fanno sbattere contro <strong>il</strong> semplice e nudo paesaggio hobbesiano<br />
del bellum omnium. Per usare ancora una volta <strong>il</strong> contingente lessico<br />
europeo ereditato.<br />
Il senso e gli scopi <strong>della</strong> nostra Biblioteca europea consistono<br />
precisamente nell’offerta di un repertorio di modi alternativi di pensare le<br />
cose politiche e sociali, e di giudicarle, e di inventare soluzioni e formulare<br />
risposte a proposito dei nostri modi di convivere. Nella forma di un<br />
repertorio di possib<strong>il</strong>ità alternative, la cui distanza e la cui prossimità con i<br />
nostri d<strong>il</strong>emmi e le nostre speranze essenzialmente variano al variare delle<br />
circostanze nelle vicende umane contingenti, concrete e situate. Nella<br />
nostra storia, che è ormai la storia di chiunque. Quella storia che, come<br />
leggiamo nella straordinaria preghiera laica di <strong>Voltaire</strong>, dovrebbe poter<br />
essere raccontata “in m<strong>il</strong>le lingue diverse, dal Siam fino alla California”.
Fondazione Giangiacomo Feltrinelli – Papers<br />
1 – <strong>Salvatore</strong> <strong>Veca</strong>, Il modello cosmopolitico di Kant e i suoi eredi<br />
2 – Abdelaziz Abid, Preserving Our digital Heritage<br />
3 – Rudolf Schmitz, Archiving the Web Sites of Political Parties in Germany<br />
4 – Françoise Blum, Social History and Electronic Archives in France<br />
5 – Tomás Maldonado, Gli archivi del presente<br />
6 – Bruno Cartosio, Il Centro di documentazione e ricerca sui movimenti sociali contemporanei<br />
<strong>della</strong> Fondazione Giangiacomo Feltrinelli<br />
7 – Maria Guercio, Conservare le risorse digitali<br />
8 – Piet Creve, Looking for Clues<br />
9 – Franck Veyron, Preserving the New Digital Archives<br />
10 – Anne Van Camp, Managing Contemporary Digital Collections<br />
11 – Letizia Cortini, Le fonti dell’Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico<br />
12 – Rudiger Zimmermann – Walter Wimmer, New Challenger: digital documents in the Library of<br />
FES – Bonn<br />
13 – Dan<strong>il</strong>o De Biasio, L’archivio di Radio Popolare: quando la cronaca diventa storia<br />
14 – Urs Kälin, Digitalization and Digital Preservation<br />
15 – Manuela Albertone, Fisiocrazia e proprietà terriera
© Fondazione Giangiacomo Feltrinelli<br />
-PAPERS-16<br />
marzo 2007