Educazione motoria, fisica e sportiva: quale futuro? - EmScuola
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
EDUCAZIONE MOTORIA, FISICA E SPORTIVA: QUALE FUTURO?<br />
a cura di Fabrizio Manfrin<br />
Il sistema scolastico italiano, in particolare a livello di istruzione primaria, ha sempre attribuito<br />
scarsa importanza all’educazione <strong>fisica</strong>, dimenticando quasi sempre che, nello sviluppo umano, le<br />
funzioni psichiche e motorie sono inscindibili tra loro e si influenzano a vicenda.<br />
Negli ultimi decenni il contributo dato dal progresso delle neuro scienze, delle scienze<br />
biologiche e dal proliferare delle ricerche sperimentali, hanno permesso alla pedagogia moderna di<br />
verificare come i processi intellettivi, l'affettività e l’emozionalità siano strettamente connessi con il<br />
vissuto corporeo e motorio. Da Vygotskij a Wallon, da Piaget a Vayer, da Bruner a Lewin è stato<br />
posto in evidenza e chiarito come l’azione e il movimento rappresentino un valore insostituibile per<br />
l’innesco dei processi logici e per l’apprendimento cognitivo e come tra l’apprendimento motorio e<br />
quello intellettivo esista un continuo interscambio che si traduce in un graduale passaggio dal<br />
concreto al concettuale.<br />
Eppure, proprio nella scuola elementare, questa concezione è stata ufficialmente riconosciuta<br />
solo con la pubblicazione dei Nuovi Programmi, entrati in vigore con la legge prov. n. 64 dell’88,<br />
che finalmente riconoscono dignità di disciplina all’educazione <strong>motoria</strong>, dandone ampio spazio e<br />
valorizzandola in maniera considerevole. La loro concreta attuazione però, con la riforma<br />
dell’ordinamento della scuola elementare, emanata solo nel giugno del '90, ha lasciato deluse le<br />
speranze, di quanti si occupano di educazione <strong>fisica</strong>, di vederne finalmente realizzate le grandi<br />
innovazioni promesse nel campo dell'educazione <strong>motoria</strong>.<br />
Di fatto, nella scuola elementare, l’educazione <strong>motoria</strong> si fa poco e non tanto per la mancanza<br />
di strutture ma spesso perché gli insegnanti non si ritengono preparati in modo idoneo ed esiste un<br />
generale disorientamento sulla possibilità di ricaduta sulle altre discipline di insegnamentoapprendimento;<br />
evidentemente dai più non è stato ancora interiorizzato che la ricerca pedagogica ha<br />
da tempo dimostrato come un corretto sviluppo psicomotorio influisca sensibilmente<br />
sull’apprendimento scolastico, favorendo e potenziando le capacità logico-matematiche ed<br />
espressive, oltre a favorire l’acquisizione della lettura e della scrittura. Per consentire ai docenti<br />
elementari di attuare i nuovi programmi di educazione <strong>motoria</strong> era stato istituito un piano di<br />
aggiornamento ministeriale pluriennale che però, a detta delle stesse associazioni nazionali di<br />
categoria, è risultato del tutto inadeguato ed insufficiente; e così, spesso; i docenti stessi preferiscono<br />
appoggiarsi a persone “esterne” alla scuola. Lo svolgimento delle ore di educazione <strong>motoria</strong>, in<br />
alcuni casi, viene visto come un “settore” estremamente tecnico, se non addirittura come una<br />
“pericolosa formalità”, vuoi perché i bambini risultano più difficilmente controllabili nell’ambiente<br />
palestra, vuoi perché esiste la convinzione, non del tutto errata, che il movimento non sapientemente<br />
guidato possa procurare grossi danni ai bambini.<br />
La “consulenza” fornita dagli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong>, nominati dalla Sovrintendenza,<br />
ha, in parte, risolto molti di questi problemi, fornendo un “pronto soccorso didattico” ed instaurando<br />
relazioni significative e costruttive tra insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> e docenti elementari. Tuttavia,<br />
imperscrutabili complicazioni di ordine burocratico-amministrativo hanno troppo spesso interrotto<br />
tali collaborazioni, riducendone l’efficacia o vanificando, in alcuni casi, il lavoro svolto.<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
Nella situazione attuale, i bambini della scuola elementare svolgono, nella maggioranza dei<br />
casi, una sola ora di educazione <strong>motoria</strong> alla settimana, nonostante il fatto che i Programmi non<br />
pongano limitazioni e la soglia minima prevista sia di due ore (C.M. n. 271/91 e D.M. 10/9/91).<br />
Se volgiamo lo sguardo alle riforme scolastiche di altri paesi europei ( Francia, Austria,<br />
Germania ) possiamo notare come da anni, nelle elementari, si siano introdotte le 4-5 ore settimanali<br />
di educazione <strong>motoria</strong> e psico<strong>motoria</strong>. Realtà ben diverse dalla nostra ma che dovrebbero offrire<br />
occasione di riflessione e di stimolo.<br />
Per fortuna non mancano i direttori didattici sensibili al problema che promuovono iniziative<br />
più che valide (si veda ad esempio il corso sperimentale della scuola elementare “S.G. Bosco”) ma si<br />
tratta purtroppo di “eccezioni”. Come non è un segreto, che già molti insegnanti di educazione <strong>fisica</strong><br />
operino, nelle scuole elementari, in iniziative extrascolastiche di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong>.<br />
Non occorre quindi sostituire l’esistente ma incrementare con criteri didattici più mirati tutto<br />
ciò che nella scuola elementare già viene proposto. Ciò che si dovrebbe realizzare è una<br />
razionalizzazione ed un coordinamento degli interventi in modo che abbiano una maggiore<br />
rispondenza con l’attività svolta nelle ore curriculari di educazione <strong>motoria</strong>.<br />
Sia dal punto di vista normativo che istituzionale esistono i presupposti per poter intervenire in<br />
maniera costruttiva ed adeguata: le proposte non mancano. Non si tratta quindi di inventare nulla di<br />
nuovo ma di sfruttare a pieno ciò che già esiste, attivando e ridistribuendo energie, potenzialità e<br />
competenze in modo organico e mirato.<br />
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Fabrizio Manfrin<br />
Quest’articolo lo scrissi agli inizi degli anni novanta e rileggendolo non posso non<br />
riconoscere, con comprensibile amarezza, che a distanza di quasi dieci anni le cose non sono<br />
cambiate in meglio, anzi, ad ascoltare le “voci” sulla imminente riforma dei cicli e sui nuovi<br />
curricoli scolastici, direi che, per quanto riguarda l’educazione <strong>fisica</strong> ( o educazione <strong>motoria</strong> o<br />
“corpo e movimento”, come pare vorranno chiamarla i nostri “Saggi romani”), rischiamo di<br />
tornare indietro non di anni ma addirittura di un secolo, a prima cioè della riforma Gentile.<br />
Mentre sembra ormai certo che l’EF nella scuola secondaria diventerà facoltativa (e<br />
qualcuno azzarda anche nel biennio iniziale, che è ancora scuola dell’obbligo), pare che anche<br />
nella scuola di base, nelle classi dove sarà prevista, non si svolgerà più in orario curricolare ma<br />
andrà a riempire il calderone delle attività extracurricolari insieme alle altre “educazioni”<br />
(musicale, all’arte e all’immagine) tutte riunite in un non ben definito “laboratorio dell’area<br />
espressiva” (si veda l’articolo apparso su Italia Oggi del 6/2/2001). Chi vi insegnerà, chi lo<br />
coordinerà o lo dirigerà, questo laboratorio, non è dato ancora di saperlo.<br />
Pare che qualcuno si sia affrettato a cercare di ridimensionare il contenuto dell’articolo<br />
maultimamente, su Televideo RAI, è apparsa questa news:
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Da Televideo RAI, 15 febbraio 2001 - 450 ISTRUZIONE - 451 Formazione<br />
Foglio 5 di pag. 451: RIFORMA DEI CICLI E ATTIVITA' MOTORIE<br />
La commissione ministeriale incaricata di varare i nuovi programmi della scuola<br />
media, previsti dalla riforma dei cicli, assegna un ruolo diverso all'insegnamento<br />
dell'educazione <strong>fisica</strong>. Infatti, questa disciplina non rientrerebbe più nel curricolo, ma si<br />
dovrebbe inserire nel contesto di "laboratori dell'area espressiva".<br />
Con il riordino dei cicli scolastici, quindi, le attività motorie potrebbero trovare<br />
posto in orari diversi da quelli attuali.<br />
Avevamo appena cominciato a sperare (noi, docenti di educazione <strong>fisica</strong>) che qualcosa<br />
finalmente potesse cambiare in senso positivo, in particolare per la scuola della nostra provincia,<br />
che nuovamente sprofondiamo nello sconforto.<br />
Tramite l’OSSERVATORIO SCUOLA (gruppo di associazioni che si occupano, direttamente<br />
o indirettamente, di scuola, nato da un’iniziativa del direttore didattico Clamer) siamo riusciti ad<br />
ottenere, dall’assessora Gnecchi, l’istituzione di un gruppo di studio che elabori un progetto<br />
d’intervento, coordinato e continuato nel tempo, per l’educazione <strong>motoria</strong> nella scuola<br />
dell’infanzia e nella scuola di base, e che elabori una seria riflessione, con relative proposte, per<br />
una riforma dell’attività <strong>sportiva</strong> scolastica. Cominciavamo veramente a sperare, grazie alla<br />
disponibilità ed all’interessamento dimostrati dall’assessora, di poter tornare a lavorare con<br />
entusiasmo, a progettare un <strong>futuro</strong> migliore per la nostra disciplina e per la nostra professione,<br />
ma le ultime notizie, unite alle “voci” che segnalano un massiccio intervento, nell’immediato<br />
<strong>futuro</strong>, delle società sportive nella scuola elementare, ci riportano crudelmente alla triste realtà.<br />
Ma non abbiamo perso ancora tutte le speranze.<br />
I documenti che qui pubblichiamo, alcuni recentissimi, altri alquanto datati ma ancora<br />
attuali, intendono dare un’idea di ciò che i docenti di educazione <strong>fisica</strong> pensano e propongono per<br />
un continuo miglioramento della qualità dell’offerta formativa, nell’ambito della loro disciplina,<br />
per l’insegnamento della <strong>quale</strong> posseggono il titolo di grado più elevato a livello universitario,<br />
esistente tutt’ora in Italia (i futuri dottori in scienze motorie devono ancora laurearsi).<br />
Ci attendiamo che questa opportunità, che gentilmente ci viene offerta dalla Sovrintendenza<br />
scolastica, serva perlomeno da stimolo alla riflessione, al dibattito ed al confronto costruttivi.<br />
L’associazione dei docenti diplomati ISEF, in provincia di Bolzano è l’A.I.E.F.A.A. (Associazione<br />
Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica Alto Adige). La nostra associazione è da sempre impegnata in<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
un'azione di collaborazione fattiva e costruttiva con gli enti pubblici preposti alla gestione, politica<br />
ed amministrativa, dell'educazione <strong>fisica</strong>, <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> scolastica in provincia di Bolzano. Negli<br />
anni, tale collaborazione si è concretizzata nella proposta di varie iniziative e progetti operativi<br />
(alcuni realizzati, altri no) che, a nostro avviso, hanno cercato di migliorare la qualità del servizio<br />
offerto dall'ente pubblico.<br />
Presentazione delle organizzazioni di categoria.<br />
A.I.E.F.A.A. (Associazione Insegnanti <strong>Educazione</strong> Fisica Alto Adige)<br />
Costituita nel 1974, rappresenta in provincia di Bolzano la categoria degli insegnanti di educazione<br />
<strong>fisica</strong> e dei diplomati ISEF; è stata la prima associazione provinciale costituitasi in Italia.<br />
Le finalità (estratto dallo Statuto):<br />
a) promuovere e valorizzare l'<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva nella provincia di Bolzano;<br />
b) affiancare l'opera di enti, associazioni ed organismi istituzionali preposti all'<strong>Educazione</strong> Fisica e<br />
Sportiva;<br />
c) promuovere la conoscenza e la collaborazione tra gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica;<br />
d) favorire lo scambio di esperienze e l'aggiornamento professionale;<br />
e) assistere moralmente e professionalmente gli Associati;<br />
g) promuovere l'istituzione di un albo professionale.<br />
Era presente, con un rappresentante, nella (ormai disciolta) Consulta provinciale per lo sport<br />
scolastico.<br />
E' tra le associazioni che hanno promosso la costituzione della C.A.P.D.I. (Confederazione<br />
Associazioni Provinciali Diplomati Isef) che attualmente è l'organismo più grande di categoria, a<br />
livello nazionale.<br />
Ha promosso la costituzione della Kinesis, la cooperativa dei diplomati Isef della provincia di<br />
Bolzano.<br />
E' riconosciuta <strong>quale</strong> agenzia educativa ed ha realizzato ed organizzato attività di formazione in<br />
servizio in progetti inseriti nel piano provinciale di aggiornamento per gli insegnanti.<br />
KINESIS - Cooperativa dei diplomati Isef<br />
Costituita nel 1991.<br />
La Kinesis, nata per iniziativa dell'Associazione provinciale degli Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica, è<br />
stata fondata da circa 60 soci, tutti diplomati ISEF, e rappresenta un caso, forse unico a livello<br />
nazionale, di grossa aggregazione di lavoratori appartenenti alla stessa categoria. E' una società<br />
senza scopo di lucro, indipendente, che persegue essenzialmente il fine mutualistico ponendosi, per<br />
mezzo della propria struttura ed organizzazione, <strong>quale</strong> unico referente tra i propri soci e l'utenza, sia<br />
essa pubblica che privata.<br />
Le finalità (estratto dallo Statuto):<br />
a) la promozione, l'organizzazione, l'insegnamento e l'avviamento, anche sotto il profilo teorico, delle<br />
diverse discipline sportive nonchè di attività motorie, ginniche, sportive e ricreative in genere a<br />
favore di terzi;<br />
b) lo svolgimento per conto di Enti pubblici, privati e di promozione <strong>sportiva</strong>, di corsi a favore della<br />
collettività, attinenti le diverse discipline sportive;<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
c) la direzione tecnico-<strong>sportiva</strong> di squadre sportive e/o di singoli atleti;<br />
d) l'organizzazione di corsi di rieducazione degli arti e dei paramorfismi, attraverso lo svolgimento di<br />
terapie fisico-motorie e riabilitative;<br />
e) l'organizzazione, lo sviluppo, la promozione e l'assistenza di attività sportive, motorie, ginnicorieducative<br />
e ricreative a favore di categorie cosiddette "protette" quali i minori, gli anziani, gli<br />
invalidi, gli indigenti;<br />
f) l'ideazione, la realizzazione e la gestione di impianti sportivi di qualsiasi genere;<br />
g) la gestione delle attività ristorative accessorie ad impianti sportivi;<br />
h) la gestione di impianti destinati all'attività <strong>motoria</strong>, rieducativa e di potenziamento;<br />
i) la gestione e la promozione delle attività pubblicitarie e la ricerca delle sponsorizzazioni per conto<br />
di organizzazioni sportive;<br />
l) la gestione e la promozione di attività di ricerca scientifica-pedagogica-didattica nei campi della<br />
educazione <strong>fisica</strong>-<strong>sportiva</strong> e dell'attività <strong>motoria</strong> in genere;<br />
m) la promozione e l'organizzazione di convegni, congressi, tavole rotonde e corsi di aggiornamento<br />
nel campo delle scienze applicate alle attività motorie;<br />
n) la promozione e la gestione di attività editoriali connesse ed affini alle attività motorie,<br />
all'educazione <strong>fisica</strong> ed alle attività sportive in genere;<br />
o) l'attività commerciale di compravendita di articoli sportivi da fornire ai Soci per l'esplicazione<br />
della loro attività professionale.<br />
Sta conducendo il "progetto nuoto" nella scuola elementare, per conto dell'ufficio sport scolastico.<br />
C.A.P.D.I. (Confederazione Associazioni Provinciali Diplomati Isef) con sede a Venezia.<br />
Sorta nel 1990 per iniziativa di 8 associazioni provinciali, tra cui l'A.I.E.F.A.A., con la finalità di<br />
curare gli interessi dell'attività <strong>motoria</strong> sull'intero territorio nazionale.<br />
È stata particolarmente attiva nella trasformazione degli Isef (Istituti Superiori di <strong>Educazione</strong> Fisica)<br />
e nella realizzazione del corso di laurea in "Scienze dell'educazione <strong>fisica</strong>, <strong>motoria</strong> e dello Sport".<br />
Oggi conta 28 associazioni, dall'Alto Adige alla Sicilia. Rappresenta l'organismo di categoria più<br />
numeroso a livello nazionale.<br />
Un po’ di storia…<br />
Da un documento dell’AIEFAA inviato all’allora assessore all’Istruzione ed alla Cultura, Dott.<br />
Luigi Cigolla, nonché alla Sovrintendenza scolastica:<br />
Proposta di collaborazione per lo svolgimento dei corsi scolastici di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong>.<br />
L'attività <strong>sportiva</strong> scolastica in provincia di Bolzano, prima dell'approvazione della legge provinciale<br />
N. 2 del 14.01.82, era gestita dal Provveditorato agli Studi tramite il coordinatore per l'educazione<br />
<strong>fisica</strong>.<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
Tra le attività promosse vi erano anche i corsi interscolastici di promozione ed avviamento alla<br />
pratica <strong>sportiva</strong>, gestiti sempre dal coordinatore, in collaborazione con gli insegnanti di educazione<br />
<strong>fisica</strong>.<br />
Quando, nel 1982, le competenze relative allo sport scolastico passarono alla Provincia, l'allora<br />
assessore Ferretti decise di affidare la gestione dei corsi di avviamento allo sport all'USSA ed i corsi<br />
divennero "leve studentesche".<br />
Ora, dopo quasi un decennio di gestione USSA, l'iniziativa viene di nuovo messa in discussione, vuoi<br />
per le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'ex segretario dell'Unione, vuoi perchè pare che<br />
la responsabilità di decidere come gestire lo sport scolastico sia tornata, in parte, al Sovrintendente<br />
scolastico, anche se di fatto i finanziamenti e la gestione vera e propria sono sempre provinciali (<br />
attraverso il Servizio per lo Sport Scolastico).<br />
E' nostra ferma convinzione che tutta l'attività dello sport scolastico, in particolare quella con finalità<br />
promozionali e di avviamento alle discipline sportive, per gli obiettivi formativi ed educativi che<br />
persegue e per le esigenze pedagogiche, metodologiche e didattiche di cui necessita, dovrebbe tornare<br />
ad essere affidata alla gestione degli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> e che ogni iniziativa di<br />
promozione <strong>sportiva</strong> nei confronti degli alunni, consegue una reale efficacia solo se proposta tramite<br />
i docenti che svolgono l'attività <strong>sportiva</strong> nella scuola . Consapevoli (per esperienza diretta) della mole<br />
di lavoro organizzativo che tali iniziative comportano e soprattutto del fatto che è a livello di scelte<br />
gestionali che poi si concretizzano le direttive e le finalità di ordine didattico e metodologico e<br />
sapendo che l'ufficio sport scolastico non sarebbe in grado, stante l'attuale organico di personale, di<br />
far fronte ad un tale impegno, la nostra associazione si è quindi proposta (dopo lunga e ponderata<br />
riflessione) <strong>quale</strong> referente prioritario, oltre che a livello di consulenza sul piano programmatico,<br />
didattico e metodologico, anche su quello operativo e gestionale (studiando ed attivando<br />
eventualmente un'apposita convenzione, per quanto riguarda l'aspetto fiscale ed amministrativo, con<br />
la cooperativa Kinesis).<br />
Questa, in breve, la nostra proposta di collaborazione rivolta all'Intendente scolastico ed<br />
all'Assessore competente per lo sport scolastico.<br />
…<br />
PROPOSTE DELLA COMMISSIONE AIEFAA SUL RIORDINAMENTO DELL'EDUCAZIONE<br />
MOTORIA, FISICA E SPORTIVA IN PROSPETTIVA DELLA PROVINCIALIZZAZIONE<br />
DELLA SCUOLA<br />
Premesso che, salvaguardando l'attuale stato giuridico degli insegnanti, con la provincializzazione<br />
della scuola ci si aspetta un nuovo contratto che soddisfi le giuste rivendicazioni di carattere<br />
economico della categoria, la commissione costituita in seno all'associazione provinciale degli<br />
insegnanti di educazione <strong>fisica</strong>, formula le seguenti proposte per un più razionale ordinamento ed un<br />
migliore assetto funzionale dell'insegnamento dell'educazione <strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> :<br />
1.- Formazione delle cattedre.<br />
a) Mantenere gli insegnanti nella scuola di titolarità, costituendo cattedre anche con squadre sia<br />
maschili che femminili, rispettando la Sentenza della Corte Costituzionale 3-8 maggio 1990 N. 225,<br />
senza cos dover completare con cattedra orario su due o più sedi.<br />
b) Rispetto della graduatoria provinciale per la determinazione dei perdenti posto ( è l'insegnante<br />
ultimo in graduatoria di tutta la provincia che, nel caso di perdita di posti, deve essere messo in<br />
D.O.A. e non l'insegnante titolare nella scuola che ha avuto la contrazione di cattedre).<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
c) Riconoscere agli insegnanti della scuola media di primo grado, che hanno perso la cattedra (e<br />
quindi sono entrati in DOA) prima dell'a.s. 90/91, lo stesso diritto ad essere utilizzati nella scuola di<br />
precedente titolarità, dei perdenti posto dopo il 1990 ( art. 28, D.L. 6.11.89 n. 357).<br />
d) Rivedere i titoli per la determinazione dei punteggi nelle varie graduatorie ( ad es. chi è in<br />
possesso di abilitazione unica, valida per l'insegnamento sia alle medie che alle superiori, deve avere<br />
lo stesso punteggio di chi possiede le due abilitazioni separate, oppure chi, insegnando alle superiori,<br />
è in possesso anche dell'abilitazione per le medie, deve avere lo stesso punteggio di chi, insegnando<br />
alle medie, è in possesso dell'abilitazione per le superiori, ecc.).<br />
e) Distribuzione, fino a completa utilizzazione degli insegnanti di ruolo, o comunque non licenziabili,<br />
delle ore d'insegnamento utilizzando per tutti gli insegnanti (anche titolari di cattedra ordinaria) che<br />
ne facciano richiesta, sull'organico di fatto, le formule:<br />
12 ore + 6 ore di gruppo sportivo<br />
12 ore + 6 ore di avviamento att. sport. nelle scuole elementari<br />
12 ore + 6 ore di consulenza per l'ed. <strong>motoria</strong> nelle sc. elem.<br />
2.- Utilizzazione dei soprannumerari in particolari progetti:<br />
( alcuni dei quali già presentati in Provincia )<br />
a) Costituzione di 3-4 equipes d'insegnanti specializzati in una determinata disciplina <strong>sportiva</strong> ( ad<br />
es. pallavolo, basket, atletica, ginnastica) che formino dei centri di attività <strong>sportiva</strong> per gruppi<br />
d'interesse. In alternativa : le equipes diventano itineranti tra le scuole che ne facciano richiesta.<br />
(prof. Vantini)<br />
b) Attivazione dell'associazionismo sportivo scolastico. (creazione di vere e proprie società sportive,<br />
all'interno delle scuole, sul modello dei college americani).<br />
(proff. Vantini, Lorandi)<br />
c) Attivare un servizio di ricerca e monitoraggio su basi scientifiche per lo studio e la statistica della<br />
popolazione scolastica dal punto di vista antropometrico, fisiologico, delle capacità ed abilità<br />
motorie, in relazione all'età, al luogo di provenienza, alla scuola frequentata, alle attività praticate<br />
ecc. (proff. Manfrin, Vantini)<br />
d) <strong>Educazione</strong> <strong>motoria</strong> nella scuola materna: consulenza nella programmazione e nell'applicazione<br />
dei programmi di educazione <strong>motoria</strong> e compresenza nello svolgimento delle attività.<br />
(proff. Lorandi, Manfrin)<br />
e) Progetti di recupero individualizzati, applicati ad alunni che abbiano evidenziato particolari<br />
problemi o ritardi di sviluppo motorio.<br />
(prof. Manfrin)<br />
f) Progetto ICARO per la scuola elementare.<br />
(prof. Manfrin)<br />
g) Progetto GIOCALANDIA per la scuola elementare.<br />
(prof. Lorandi)<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
3.- Applicazione della deliberazione del Consiglio d'Europa<br />
(che prevede, per ogni ordine e grado di scuola, lo svolgimento di almeno tre ore settimanali di<br />
educazione <strong>fisica</strong> e <strong>motoria</strong>) ed allineamento ai Paesi europei (Francia , Germania, Spagna, Grecia,<br />
Olanda ecc.) che già da tempo hanno riformato i programmi di ed. <strong>fisica</strong> e <strong>motoria</strong>, introducendo la<br />
terza ora nella scuola secondaria ed almeno tre ore obbligatorie di ed. <strong>motoria</strong> nella scuola<br />
elementare, in copresenza con l'insegnante di ed. <strong>fisica</strong>.<br />
4.- Trasformazione delle due ore normali di ed. <strong>fisica</strong><br />
in 4.^ e 5.^ classe delle scuole superiori, in due ore (obbligatorie ) di attività sportive scelte dagli<br />
alunni, da svolgere per gruppi d'interesse.<br />
5.- Introduzione della figura del " tecnico di palestra "<br />
( potrebbe essere un bidello specializzato ) per l'uso e la piccola manutenzione dell'attrezzatura<br />
presente o utilizzabile in palestra: dall'uso del computer a quello della telecamera, dall'inventario del<br />
materiale al piccolo aggiustaggio della rete da pallavolo, dall'approntamento dei piccoli e grandi<br />
attrezzi al coadiuvare l'insegnante nel controllo delle norme di sicurezza dell'impianto, ecc. ecc.<br />
6.- Attivare un notiziario provinciale sullo sport scolastico e le iniziative riguardanti l'educazione<br />
<strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>.<br />
7.- Realizzare al più presto tutti i progetti di nuove palestre scolastiche già approvati e per i quali<br />
sono già stati stanziati i finanziamenti ( ad es.: palestra ITG, palestra ITI, palestrone lungo Talvera)<br />
ed attivare ogni forma di intervento per accelerare l'iter per la progettazione e la realizzazione delle<br />
palestre di quelle scuole che ancora ne sono sprovviste ( scuola media " Leonardo da Vinci", IPIA,<br />
scuole di Merano, ecc. ecc.).<br />
I componenti la commissione:<br />
Prof. Fabrizio Manfrin<br />
Prof.ssa Carla Bigarello<br />
Prof. Andrea Vantini<br />
Prof. Franco Lorandi<br />
Prof. Gianni Dalmasso<br />
La commissione "scuola elementare", costituita in seno alla nostra associazione ha elaborato un<br />
documento, il "Manifesto sull'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare" che alleghiamo al<br />
presente fascicolo.<br />
Alleghiamo inoltre copie di due progetti, già presentati a suo tempo, inerenti sempre l'educazione<br />
<strong>motoria</strong> nella scuola elementare:<br />
il progetto ICARO ed il progetto GIOCALANDIA.<br />
Manifesto per l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare<br />
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Premessa<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Il presupposto sul <strong>quale</strong> si basano le proposte della nostra Associazione (Insegnanti di<br />
<strong>Educazione</strong> Fisica Alto Adige) è quello di cercare di fare, da un lato, piazza pulita di tutte<br />
quelle voci riguardo ad un nostro interessamento verso la Scuola Elementare ai soli fini<br />
utilitaristici e dall' altro, incominciare un discorso serio che tocchi tutti gli aspetti dell'attività<br />
<strong>motoria</strong> in età scolare.<br />
Siamo convinti che il ruolo del maestro in questo periodo di vita (dai 6 agli 11 anni) sia<br />
fondamentale per l'acquisizione di quei prerequisiti motori che fungeranno da "base" per<br />
l'affinamento dei gesti ( non solo di tipo sportivo) e per l'affermazione delle caratteristiche<br />
motorie dei giovani allievi ed è per questo che vogliamo subito chiarire che non c'é, da parte<br />
nostra, nessuna intenzione di sostituire tale figura.<br />
Purtroppo intorno all'attività <strong>motoria</strong> gravitano ancora quelle opinioni contrastanti che da<br />
anni si sta cercando di abbattere attraverso una sempre maggiore informazione ed una fattiva<br />
partecipazione dei docenti di educazione <strong>fisica</strong> alla vita scolastica. Lo zoccolo duro è,<br />
paradossalmente, ancora rappresentato dalla Scuola Elementare dove per anni l'educazione<br />
<strong>motoria</strong> è stata considerata come attività integrativa e dove ora, che le attività integrative sono<br />
scomparse, (ora a tutti gli insegnamenti viene riconosciuta pari dignità ed importanza) ha<br />
fatto, inspiegabilmente, un bel balzo indietro!<br />
Il disorientamento che ne è nato ha coinvolto anche i quadri dirigenti, i quali, con grande<br />
sforzo personale, cercano di soddisfare le necessità degli alunni e di colmare le lacune di una<br />
legislazione che ha trasformato le cose senza porre i docenti nelle condizioni più idonee di<br />
operare, instaurando rapporti con interlocutori non sempre all'altezza di svolgere un compito<br />
così delicato <strong>quale</strong> è l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare.<br />
Noi pensiamo che ci sia nella nostra Provincia la possibilità di creare dei canali educativi<br />
alternativi all'attuale disparità di scelte e di vedute e che nella normativa vigente, come<br />
vedremo, esistano gli estremi utili per una reale trasformazione delle cose. Crediamo, perciò,<br />
necessario promuovere un confronto dialettico al fine di superare diffidenze ed<br />
incomprensioni, in quanto siamo convinti, che nella Scuola Elementare ci sia ancora spazio<br />
per la sperimentazione e per l'innovazione e che da un avvicinamento aperto e disponibile tra<br />
diverse angolazioni didattiche si possa ricomporre quel quadro educativo poliedrico al <strong>quale</strong><br />
le moderne teorie pedagogiche si ispirano.<br />
Questo "Manifesto per l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare" va inteso come<br />
un nostro contributo che, speriamo, possa interessare i Direttori Didattici, la Sovrintendenza e<br />
l'Ufficio Sport della Provincia di Bolzano, nonché i maestri che ritengano possa essere utile<br />
una collaborazione con la nostra associazione.<br />
L'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
La configurazione della nostra società rende sempre più attuali i problemi connessi con<br />
l'insegnamento dell'educazione fisico-<strong>motoria</strong>.<br />
In una società, infatti, che invita sempre più alla vita sedentaria, è forte l'esigenza di<br />
praticare e proporre del movimento con finalità preventiva e formativa, con un impegno<br />
assunto come costume di vita, migliorando la comunicazione e la collaborazione con gli altri.<br />
Nella popolazione scolastica si registra un progressivo aumento di disabili motori a causa<br />
della mancanza di cortili ed aree verdi a disposizione dei bambini che così non hanno più<br />
l'opportunità, attraverso i "giochi di cortile", di esercitarsi e quindi apprendere e consolidare<br />
tutte quelle abilità motorie di base che sono requisito necessario per l'apprendimento: in<br />
particolare per gli apprendimenti "scolastici".<br />
Il sistema scolastico italiano, a livello d'istruzione elementare, ha attribuito scarsa<br />
importanza all'educazione del corpo, dimenticando che nello sviluppo umano le funzioni<br />
psichiche e motorie sono inscindibili tra loro e procedono di pari passo influenzandosi a<br />
vicenda.<br />
Nella scuola elementare l'attività <strong>motoria</strong> se si fa si fa poco, non tanto per mancanza di<br />
strutture idonee, ma soprattutto perché il maestro si ritiene non sufficientemente preparato.<br />
L'educazione <strong>motoria</strong> viene vista come qualcosa di estremamente tecnico; anche<br />
"pericoloso" : sia perché i bambini sono più difficilmente controllabili nella realtà-palestra, sia<br />
perché esiste la convinzione che il movimento non sapientemente guidato possa procurare<br />
grossi danni ai bambini.<br />
E così, a volte, si arriva alla richiesta dell'intervento dello "specialista" che arriva nella<br />
scuola a proporre il minibasket, il nuoto, il minivolley svolgendo sicuramente un'opera di<br />
promozione <strong>sportiva</strong>, che però, non è quella di formazione cui deve tendere la scuola.<br />
La ricerca pedagogica ha dimostrato come un corretto sviluppo psicomotorio influenzi<br />
sensibilmente l'apprendimento scolastico, favorendo e potenziando le capacità espressive,<br />
agevolando l'apprendimento scolastico, logico-matematico, favorendo l'acquisizione della<br />
lettura e della scrittura. (Vayer)<br />
L' apprendimento della lettura, ad esempio, presuppone un buon orientamento nello<br />
spazio, il riconoscimento delle forme e delle loro posizioni nello spazio, l'orientamento dello<br />
sguardo da sinistra a destra, la capacità di discriminazione uditiva, la capacità di<br />
simbolizzazione, di codificazione e decodificazione del messaggio scritto.<br />
Wallon sottolinea come sia indispensabile che il bambino abbia una precisa conoscenza<br />
di se:" i rapporti con la realtà saranno più efficienti, più validi e proficui, quanto più sarà<br />
definita la conoscenza del proprio corpo"; la conoscenza quindi dello schema corporeo, che<br />
deve essere posto anche in relazione con lo spazio in cui i gesti vengono compiuti ed in<br />
relazione agli oggetti che nell'azione vengono coinvolti.<br />
Questo concetto viene ripreso e ampliato da numerosi pedagoghi e psicologi tra cui<br />
Lewin, che sottolinea come attraverso il corpo ed il movimento la conoscenza del bambino si<br />
18
ORIZZONTI SCUOLA<br />
allarghi verso aree potenziali di sviluppo che vengono scoperte, organizzate, combinate,<br />
suddivise,...etc.<br />
Dai sei agli undici anni maturano in modo significativo alcune caratteristiche di ordine<br />
psico - intellettivo: il bambino conquista i concetti di grandezza, di spazio e di tempo grazie<br />
alle conoscenze acquisite attraverso il movimento: in cui gli oggetti (attrezzi) hanno forma,<br />
peso, grandezza, colore e sono disposti con un certo ordine all'interno di uno spazio.<br />
Le proposte motorie, inoltre, abituano il bambino ad ascoltare, comprendere e<br />
memorizzare parole e concetti: l'apprendimento, costituito da una parte "corporea" e da una<br />
"intellettiva" - in continuo interscambio tra loro - si identifica in un graduale passaggio dal<br />
concreto al "concettuale". E' quindi indispensabile che l'attività <strong>motoria</strong> nella scuola<br />
elementare veda come operatore il maestro, primo naturale collegamento tra<br />
"movimento" e bambino.<br />
L'attività <strong>motoria</strong> è momento privilegiato di stimolo anche in campo affettivo, soprattutto<br />
se per il bambino è coinvolgente e motivante, se, cioé, non si limita allo svilkuppo delle sole<br />
abilità funzionali. L' attività <strong>motoria</strong> per incidere correttamente sulla personalità dovrà essere<br />
presentata in forma ludica, dinamica, variata e interdisciplinare. L'educatore dovrà quindi<br />
proporre al bambino situazioni problematiche che sollecitino il suo intervento diretto, attivo e<br />
personale. L'attività proposta è ludica in quanto, giocando, il bambino apprende, in termini di<br />
acquisto di nozioni e di formazione dell'intera personalità.<br />
Il gioco è l'attività naturale del bambino ed è altamente motivante perché crea un clima<br />
di fiducia e di sicurezza. Le attività di gioco adeguate alla personalità del bambino che<br />
cresce, danno, secondo l'età e la maturazione, apporti psicologicamente validi e in certa<br />
misura indispensabili per la formazione dei concetti di base ed, in seguito, per<br />
apprendimenti estensibili e trasferibili in altri contesti.<br />
L'attività <strong>motoria</strong> nella scuola elementare deve essere strumento per la maturazione e lo<br />
sviluppo intellettivo, affettivo e morale del fanciullo.<br />
Siamo convinti che la nuova normativa scolastica e gli intenti del legislatore siano<br />
orientati verso questo modo di intendere l'attività <strong>motoria</strong> nella scuola elementare e<br />
cercheremo, qui di seguito, di sintetizzare gli aspetti dei Programmi per la scuola<br />
elementare e delle circolari Ministeriali che ad essi si ispirano, in cui si fa chiaro<br />
riferimento all'attività <strong>motoria</strong> ed alla promozione delle attività ad essa affini.<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
• I nuovi programmi didattici della scuola elementare ed il progetto ragazzi 2000<br />
I Programmi didattici per la scuola elementare in lingua italiana della Provincia<br />
Autonoma di Bolzano, (legge prov. n° 64 del 30.12.88) che in base alla potestà che le compete<br />
dallo Statuto di Autonomia e dalle norme di attuazione in materia scolastica, ha modificato ed<br />
adeguato alla realtà locale i programmi didattici dello Stato (D.P.R. n° 104/1985 e n°<br />
204/1987), danno ampio spazio e valorizzano in maniera notevole le attività motorie.<br />
Nella II parte " UNA SCUOLA ADEGUATA ALLE ESIGENZE FORMATIVE DEL<br />
FANCIULLO", ad esempio, si sottolinea come la creatività del fanciullo si manifesti e possa<br />
essere stimolata durante l'attività <strong>motoria</strong> e risulti, quindi, fondamentale " ... accertare fin dai<br />
primi giorni le abilità di base esistenti relative al piano percettivo, psicomotorio e<br />
manipolativo ...".<br />
Oltre a questa affermazione esplicita, si evidenziano altri punti che valorizzano<br />
indirettamente le attività motorie, come quando, parlando del fatto che " la scuola elementare<br />
pone così le basi ... per la partecipazione più consapevole alla cultura e alla vita sociale<br />
...", ci si riferisce a quelli che sono i principi educativi propri dell'attività ludico-<strong>motoria</strong>.<br />
Concetto che nei Programmi per l'<strong>Educazione</strong> Motoria viene così espresso:" in una<br />
prospettiva realmente formativa, acquistano in tal senso rilevanza tutte le attività<br />
polivalenti ed i giochi di squadra con regole determinate dagli alunni o assunte<br />
dall'esterno ...", riconoscendo al gioco la peculiarità di inserire il bambino in una dimensione<br />
comunicativa basata sul rispetto delle regole e, di riflesso, al suo contributo per l'<br />
interiorizzazione delle norme e dei principi comportamentali su cui si basa la stessa vita<br />
sociale.<br />
I programmi, come abbiamo visto, non si limitano a parlare di attività <strong>motoria</strong>, ma la<br />
istituzionalizzano dedicandole un suo capitolo con OBIETTIVI E CONTENUTI ed<br />
INDICAZIONI DIDATTICHE, che si ispirano e, quindi, cercano di rispondere ad una "...<br />
esigenza e crescente richiesta di attività <strong>motoria</strong> ... ". La circolare del M.P.I. n°253 -<br />
Ispettorato per l' <strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva - del 28 settembre 1990, va ancora oltre,<br />
quando, facendo riferimento ai nuovi programmi didattici per la scuola elementare e alle<br />
attività promozionali legate al gioca-sport, invita a tenere conto di questa crescente domanda e<br />
sottolinea come la scuola elementare " ... favorisce tutte le attività motorie e di gioca-sport,<br />
per un ampliamento della base <strong>fisica</strong> dei singoli alunni. Anche al fine di evitare ogni<br />
prematuro avviamento alle discipline sportive, la Scuola Elementare realizza ... lo<br />
specifico intervento educativo teso a cogliere i veri significati sociali e culturali dello<br />
sport".<br />
In relazione diretta, con quanto riportato nei programmi, la C.M. del 2 agosto 1991 prot.<br />
n° 5620 "Progetto Ragazzi 2000": primi orientamenti, riconduce " ... alla prima polarità -<br />
l'educazione <strong>fisica</strong>, sanitaria e alimentare ... ", parlando del "rafforzamento tra crescita<br />
individuale, appartenenza e crescita comune...",<br />
L' apertura del legislatore nei confronti della motricità in età scolare si può dedurre da<br />
diversi "messaggi legislativi", che vanno ad interagire e contribuiscono al progredire di una<br />
cultura del rispetto dei ritmi individuali e della promozione del senso di appartenenza, in<br />
contrasto con il delicato momento che la società giovanile sta vivendo. La già citata C.M.<br />
20
ORIZZONTI SCUOLA<br />
"Progetto Ragazzi 2000" al punto 5 auspica di riuscire ad "... alimentare il senso di<br />
appartenenza a gruppi, per sperimentare la solidarietà a livello di gioco di squadra ... " e<br />
ancora la C.M. n° 362 del 22 dicembre 1992 Attività di prevenzione e di educazione alla<br />
salute, ( articoli 104,105,106 del T.U. D.P.R. 309 del 09.10. 1990) tende a "... valorizzare le<br />
opportunità esistenti negli ordinamenti e nei programmi rinnovati o in via di<br />
rinnovamento ...": richiamando alla centralità della Scuola Elementare nel processo di<br />
formazione ed alla sua funzione primaria nel contribuire alla crescita ed allo sviluppo delle<br />
nuove generazioni. In questo senso, sempre la C.M. "Progetto Ragazzi 2000" , sottolinea:<br />
"L'obbiettivo generale è quello di mettere le scuole di base in grado di esprimere al<br />
meglio le potenzialità educative e preventive che sono implicite nei loro ordinamenti e nei<br />
loro programmi recentemente rinnovati, innalzando i livelli qualitativi delle loro attività,<br />
sul piano della vitalità istituzionale, della sensibilità educativa, della produttività sociale".<br />
Da tutto ciò si può tranquillamente dedurre che alla scuola elementare viene riconosciuta<br />
una certa "libertà d'azione" nel selezionare le attività da proporre e promuovere, e che<br />
l'iniziativa dei singoli circoli didattici possa realizzarsi con l'autonomia decisionale che viene<br />
loro riconosciuta anche in termini legislativi.<br />
Nelle considerazioni generali il Ministro fa riferimento "anche alle opportune offerte di<br />
intese di collaborazione con enti esterni alla Scuola previste dalla circolare n° 184 del 9<br />
luglio c.a". La 184 è quella da noi citata precedentemente dell'ispettorato per l'<strong>Educazione</strong><br />
Fisica e <strong>sportiva</strong> , e ricorda che " tali forme di collaborazione si iscrivono nella linea<br />
enunciata dai decreti delegati di apertura della comunità scolastica alla più vasta<br />
comunità sociale e civica" ed in particolare, per ciò che riguarda l'avviamento alla pratica<br />
delle discipline sportive, raccomanda di configurare tale iniziativa solo come esperienza<br />
originale di svolgimento dei vigenti programmi d'insegnamento e che " dovrà essere fatta<br />
salva, tranne in casi eccezionali da rimettere alla prudente ed attenta valutazione da parte<br />
dei competenti organi della Scuola, l'obbligatorietà della scansione bisettimanale delle<br />
lezioni".<br />
• La circolare Ministeriale in materia di utilizzo del personale docente in riferimento<br />
alla consulenza per l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare.<br />
Per consentire ai docenti elementari di attuare i nuovi programmi di educazione <strong>motoria</strong> è<br />
stato istituito un piano di aggiornamento ministeriale pluriennale che, a detta delle stesse<br />
associazioni nazionali di categoria , è risultato insufficiente. A tale riguardo l'AIEFAA fa<br />
presente che esistono altri strumenti legislativi che permettono di colmare le lacune attuali: si<br />
legge al punto 1 della C.M. sull'utilizzo dei docenti art. 16 :" i docenti di educazione <strong>fisica</strong> ...<br />
potranno essere utilizzati anche nelle seguenti attività di insegnamento extracurriculare ...<br />
consulenza presso i circoli didattici ... per altre iniziative intese a favorire l'educazione<br />
<strong>motoria</strong>".<br />
L' intento, crediamo, sia quello di fornire i circoli didattici di un supporto costante (che<br />
noi auspichiamo pluriennale) che permetta ai singoli docenti di arricchire il proprio bagaglio di<br />
conoscenze specifiche relative all'area <strong>motoria</strong>.<br />
21
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Noi come AIEFAA pensiamo che l'educazione <strong>motoria</strong> nella Scuola Elementare esiga<br />
un'attenzione maggiore da parte degli addetti ai lavori, anche alla luce di esperienze ed<br />
innovazioni effettuate in altri paesi europei, come la Francia, la Germania e l'Austria, dove<br />
all'attività <strong>motoria</strong> nella scuola primaria vengono assegnate dalle 3 alle 5 ore la settimana.<br />
Una realtà che resta molto distante dalla nostra ma che può, comunque, essere occasione di<br />
stimolo e riflessione sulla reale capacità di offerta "<strong>motoria</strong>" da parte della nostra Scuola<br />
Elementare che appare in ritardo rispetto ad altre realtà .<br />
A questo punto il pericolo più grave potrebbe essere quello che le palestre delle nostre<br />
Scuole diventino " terra di nessuno" e quindi "territorio di conquista" per quelle società<br />
sportive che stanno già insistentemente cercando di guadagnare spazi sempre più ampi per la<br />
ricerca di nuovi "campioni" prescindendo dai principi pedagogici della scuola primaria.<br />
Riepilogando<br />
Possiamo senza dubbio affermare che all'educazione <strong>motoria</strong> viene riconosciuta, in<br />
termini di Circolari Ministeriali e di bibliografia specializzata, nonché all'interno della<br />
progettualità generale contenuta nei nuovi Programmi per la scuola elementare,<br />
un'importanza che fino a qualche anno addietro era inimmaginabile.<br />
D'altro canto l'enorme richiesta di movimento proveniente da tutti gli strati sociali sta<br />
stimolando le istituzioni in tal senso e, ad onor del vero, si sta cercando di individuare strategie<br />
appropriate. Ci sembra che dal punto vista normativo ci siano i presupposti per poter<br />
intervenire sul territorio in maniera costruttiva ed adeguata alle esigenze dei fanciulli, si tratta<br />
solo di attivare e ridistribuire energie e competenze in modo organico e mirato.<br />
Le Proposte<br />
Queste riflessioni hanno spinto la nostra associazione a dare vita ad una commissione per<br />
l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare, con il compito di studiare e promuovere attività<br />
ed esperienze nell'ambito dell'attività <strong>motoria</strong>, la <strong>quale</strong> ha prodotto un modello operativo<br />
composito ed integrato.<br />
La proposta, malgrado sia suddivisa in più parti, va considerata come progetto unitario<br />
e complesso, e tenendo in considerazione la legislazione vigente in materia, fa riferimento<br />
ai tre aspetti fondamentali dell'attività <strong>motoria</strong>: la lezione di educazione <strong>motoria</strong>,<br />
l'approfondimento degli aspetti tecnico-tattici e delle regole del gioco-sport e l'attività<br />
extracurricolare (attività <strong>sportiva</strong> scolastica).<br />
Naturalmente, per gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica interessati , l'AIEFAA si<br />
ripropone di attivare corsi di aggiornamento e specializzazione in modo da formare un<br />
gruppo di "specialisti" che siano in grado di operare nella Scuola Elementare senza<br />
provocare disomogeneità negli interventi. L'intenzione fondamentale resta, comunque,<br />
22
ORIZZONTI SCUOLA<br />
quella di fare in modo che la commissione sopraintenda a tutte le iniziative che verranno<br />
proposte per dare all'attività <strong>motoria</strong> un senso globale e quella coerenza che finora gli è<br />
stata negata.<br />
1. Consulenza per l'<strong>Educazione</strong> Motoria nella Scuola Elementare<br />
Come è facilmente deducibile dalla normativa e dalle successive circolari che regolano<br />
l'utilizzo dei docenti di <strong>Educazione</strong> Fisica in esubero, si comprende come sia già previsto e,<br />
quindi, tranquillamente realizzabile, quel confronto dialettico tra docenti elementari ed<br />
insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> che la legge prevede possano essere utilizzati dai Circoli<br />
Didattici al fine di affiancare e collaborare con gli insegnanti elementari che svolgono<br />
l'attività di educazione <strong>motoria</strong>.<br />
Rileggendo, inoltre, i programmi della Scuola Elementare,appare chiaro l'intento del<br />
legislatore di far assumere all'educazione <strong>motoria</strong> una valenza fondamentale nel processo<br />
formativo dell'alunno. Ed è in questa logica che si inserisce la figura del consulente. Una<br />
logica che preveda una formazione in itinere dei docenti elementari, supportati dal bagaglio di<br />
esperienze motorie e didattiche specifiche degli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica .<br />
L'<strong>Educazione</strong> Motoria non è, infatti, un elemento integrativo o, come alcuni pensano,<br />
facoltativo, ma va considerata come "mattone portante" della costruzione di ogni <strong>futuro</strong><br />
adulto e, di conseguenza, deve restare di competenza degli insegnanti dei moduli che sono<br />
senza ombra di dubbio gli operatori più adatti ad affrontare le problematiche educative<br />
della scuola primaria.<br />
Pur restando, quindi, ben distanti dal pensare che l'<strong>Educazione</strong> Motoria nella Scuola<br />
Elementare (intendendola volta al completo sviluppo dell'alunno) necessiti di specialisti per la<br />
sua realizzazione pratica, l'esperienza sin qui fatta con i docenti elementari lascia, però,<br />
intravvedere una mancanza di confidenza con "l'ambiente palestra".E non solo.<br />
Crediamo che alla maggior parte dei docenti, pur riconoscendo all'attività <strong>motoria</strong> un<br />
significato essenziale nella formazione degli allievi, sfugga l'aspetto interdisciplinare e<br />
multimediale dell'esperienza <strong>motoria</strong>.<br />
Le ore in palestra diventano, così, oggetto di ricatto-premio quando non vengono<br />
considerate come una "pericolosa formalità".<br />
Il nostro contributo intende ispirarsi alla eliminazione di queste resistenze nei<br />
confronti del bambino che si muove e, come verrà sottolineato più volte, alla<br />
riappropriazione da parte dei maestri di quella fetta del vissuto del fanciullo che si riferisce<br />
al corpo ed alle sue manifestazioni ed interazioni con le altre aree della personalità.<br />
Questa proposta operativa scaturisce soprattutto sulla base delle esperienze fatte in<br />
questi anni (dal 1989 ad oggi), anche se intorno alla consulenza per l'<strong>Educazione</strong><br />
Motoria nella Scuola Elementare permangono inspiegabili perplessità burocratico-<br />
23
ORIZZONTI SCUOLA<br />
amministrative che ne hanno ridotto l'efficacia vanificando addirittura, in alcuni casi, il<br />
lavoro svolto da consulenti e maestri.<br />
Al fine di rendere il più chiaro possibile quanto sin qui esposto , abbiamo pensato di<br />
elaborare una sorta di "palinsesto operativo" ed esplicativo sulla natura e sulle modalità<br />
d'azione per una eventuale consulenza per l'<strong>Educazione</strong> Motoria nella Scuola Elementare:<br />
• prevediamo innanzitutto la formazione di un "gruppo di Insegnanti consulenti" che lavori<br />
in stretta collaborazione per elaborare una linea comune d'intervento mirato alla formazione<br />
degli insegnanti elementari e non alla loro sostituzione.<br />
• distribuzione degli interventi nei diversi Circoli Didattici in base alle necessità ed alle<br />
richieste (pensiamo sia fondamentale che ci sia un consulente per ogni circolo didattico)<br />
• definire un calendario degli interventi che preveda:<br />
a) riunioni periodiche del "gruppo di insegnanti consulenti".-<br />
b) incontri di inizio anno del g.i.c. con gli insegnanti elementari del I e II ciclo di tutte le<br />
Scuole che fanno richiesta di consulenza (questo per dare un senso generale e il più<br />
totalizzante possibile alla consulenza, proprio per uniformarne l'esperienza).-<br />
c) programmazione annuale con i maestri del Circolo Didattico che dovrà comprendere:<br />
- incontri di aggiornamento itinerante con i docenti delle Scuole<br />
- momenti di compresenza durante le ore di <strong>Educazione</strong> Motoria ( verifica e rinforzo),<br />
intesi come consulenza diretta ed individuale basata sulle esigenze dei singoli docenti<br />
- la dove sia necessario il consulente dovrà partecipare ai Collegi Docenti<br />
(organizzazione di manifestazioni a carattere scolastico, giornate sportive ecc.).-<br />
• l'intervento dei consulenti dovrà essere, comunque e sempre, programmato in accordo con<br />
i Direttori Didattici .<br />
Conclusione:<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
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ORIZZONTI SCUOLA<br />
ad una concezione tecnicistica e specialistica dell'attività <strong>motoria</strong> nella scuola<br />
elementare intendiamo rispondere con una proposta di attività in forma globale che<br />
tocchino la personalità del bambino nel suo complesso, nella sua totalità.<br />
Attività polivalenti, dinamiche, interdisciplinari, che rifuggano la ripetitività e<br />
l'automazione dei gesti per inserire, invece, il bambino in situazioni motorie in cui possa<br />
esprimersi, in cui possa sentirsi partecipe e motivato.<br />
2. Progetto ICARO<br />
Il progetto ICARO è stato presentato nel giugno del 1992 dalla Cooperativa Diplomati I.<br />
S.E.F. della provincia di Bolzano, denominata KINESIS, su iniziativa di alcuni Insegnanti di<br />
<strong>Educazione</strong> Fisica interessati a favorire lo sviluppo dell'attività <strong>motoria</strong> nella Scuola<br />
Elementare.<br />
L'idea è quella di "dare la possibilità agli alunni della scuola primaria di praticare le<br />
attività motorie previste dai programmi e, nel contempo, ai maestri di apprendere e<br />
verificare direttamente coi loro scolari, le metodologie più valide per svolgere tali<br />
attività". *<br />
Il progetto consiste nel proporre "esperienze" diverse, con diverse modalità e durata ma<br />
che abbiano sempre come obiettivo primario quello di soddisfare la richiesta di movimento<br />
qualificando l'intervento didattico in aree specifiche del movimento, (giochi di avviamento alla<br />
pratica <strong>sportiva</strong>: minihandball, minivolley, minibasket, ecc.) che non vengono trattate durante<br />
le lezioni di educazione <strong>motoria</strong> o, per i quali, i bambini dimostrano di avere un particolare<br />
interesse.<br />
Questo potrebbe essere un ulteriore strumento didattico a disposizione di quei docenti,<br />
che volendo proporre una attività <strong>motoria</strong> ricca e diversificata, ma a digiuno di nozioni<br />
metodologiche relative agli argomenti specifici, scelgano di introdurre nella loro<br />
programmazione annuale anche lezioni di giochi introduttivi alla pratica <strong>sportiva</strong>.<br />
Il tutto dovrà essere concordato, naturalmente, con il Direttore Didattico e con i<br />
docenti, nonché, là dove ci sia, con il "consulente per l'educazione <strong>motoria</strong>", per non<br />
perdere di vista il quadro generale e le finalità di base della programmazione annuale. In<br />
questo lavoro, infatti, i maestri saranno affiancati da insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> che<br />
lavoreranno in stretta collaborazione con la commissione per l'educazione <strong>motoria</strong> nella<br />
scuola elementare dell'AIEFAA , che stabilirà obiettivi e programmi relativi ad ogni<br />
intervento particolare, anche per evitare quella spaccatura che ancora esiste tra attività<br />
curricolare in aula e in palestra.<br />
* Cfr. "Progetto ICARO", una proposta della Cooperativa KINESIS per l'attuazione dei<br />
programmi di educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare; autore: Prof. Fabrizio MANFRIN<br />
27
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Per i particolari vi rimandiamo al "Progetto ICARO" che sarà allegato.<br />
3. Progetto GIOCALANDIA<br />
Il progetto GIOCALANDIA( ** )si pone, <strong>quale</strong> obiettivo primario, quello di promuovere<br />
le attività extracurricolari in relazione all'educazione <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong>.<br />
Presentato nel corso del 1992 dall'Associazione Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica Alto<br />
Adige, nasce dalla convinzione che si possa fare ancora molto per alimentare quella cultura<br />
del movimento che si stà facendo faticosamente strada all'interno della scuola elementare.<br />
Una strada che, sulla base dei nuovi programmi della scuola elementare e sulle circolari<br />
successive (la n° 184 del 09.07.1990 dell'Ispettorato per l'educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>, del<br />
Ministero della Pubblica Istruzione) sembra già spianata. Nella succitata circolare da un lato,<br />
si gettano le basi per collaborazioni fattive con Enti esterni alla Scuola ,<br />
dall'altro:"...considera con favore tutte le ulteriori occasioni formative che possano<br />
conseguire da intese con enti, sul presupposto che il loro coinvolgimento sia idoneo ad<br />
arricchire il ventaglio delle opzioni possibili per il conseguimento degli obiettivi<br />
educativi."<br />
Non si tratta, quindi, di inventare niente, ma di sfruttare a pieno quello che già esiste.<br />
Non è un segreto che già molti insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica lavorino per conto dei Direttori<br />
Didattici in iniziative extrascolastiche di pratica <strong>sportiva</strong>. Quello che la nostra associazione<br />
intende realizzare è una razionalizzazione degli interventi che abbiano un più stretto legame<br />
con l'attività <strong>motoria</strong> svolta durante le ore curricolari di educazione <strong>motoria</strong>. Consideriamo,<br />
infatti, un difetto grave della programmazione quello di non includere nel piano generale<br />
l'attività pomeridiana. In sostanza, non si vuole assolutamente sostituire l'esistente ma<br />
incrementare con criteri didattici più mirati tutto ciò che nella Scuola Elementare già viene<br />
proposto. Tutto questo alla luce delle esperienze fatte sin qui e con uno sguardo al <strong>futuro</strong>, che<br />
risulta, quanto mai incerto, anche in virtù dei cambiamenti in atto a proposito dei Giochi della<br />
Gioventù. Questi, infatti, hanno prodotto, come risultati, un grande spreco di denaro con una<br />
ricaduta promozionale assai limitata, dato che a gareggiare sono gli stessi atleti che svolgono<br />
attività <strong>sportiva</strong> nelle società, tant’è che si sta già pensando, a livello ministeriale, a proporre<br />
delle alternative.<br />
Ciò che necessita è una educazione <strong>motoria</strong> di base, che coinvolga tutti gli alunni<br />
della Scuola (o almeno la maggior parte), che trovi soluzioni ed opzioni organizzative che<br />
si concilino con la vita degli istituti scolastici e con le capacità dei docenti. Che sia rivolta,<br />
soprattutto, al coinvolgimento dei fanciulli e che ne rispetti i ritmi di accrescimento<br />
psicofisico, evitando radicalmente una specializzazione precoce ed una banalizzazione<br />
dell'esperienza <strong>motoria</strong>.<br />
** Il documento viene allegato per permetterne una più chiara comprensione e per evitare<br />
inutili ripetizioni<br />
28
C o n c l u s i o n i<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
L'intervento che proponiamo per la Scuola Elementare non è assolutamente superficiale<br />
ed è il frutto di riflessioni avvenute in tempi diversi e su esperienze diverse. Ed è forse questa la<br />
forza di tutto il progetto. Perché in esso sono contenuti, e confidiamo di averli rispettati, i<br />
diversi profili presenti della realtà "<strong>motoria</strong>" nella Scuola Elementare.<br />
La nostra speranza è che si possa finalmente aprire un dibattito, al <strong>quale</strong> pensiamo di<br />
avere il diritto di partecipare, e per il <strong>quale</strong> diamo la nostra più completa disponibilità, sulle<br />
frontiere dell'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare.<br />
Ci auspichiamo di aver mosso, per così dire, le acque, in una prospettiva di crescita del<br />
movimento sportivo e dell'educazione <strong>motoria</strong> in generale ed anche per far sapere a chiunque<br />
sia interessato che esistono possibilità e vie ancora inesplorate ma indicate chiaramente sulle<br />
mappe della legislazione scolastica.<br />
Fédération Internationale d'Education Physique<br />
MANIFESTO MONDIALE<br />
<strong>Educazione</strong> Fisica - FIEP 2000<br />
Art.1 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, per i suoi valori, deve essere intesa come uno dei diritti<br />
fondamentali di tutte le persone.<br />
Art.2 - L'EDUCAZIONIE FISICA, come diritto di tutte le persone, è un processo di<br />
<strong>Educazione</strong>, sia essa per vie formali o informali,<br />
• Che nell’Interagire con le influenze culturali e naturali (acqua, aria, sole, ecc,) di ogni<br />
regione, gli impianti e le attrezzature artificiali adeguate;<br />
• Che nell’Utilizzare attività fisiche in forma di esercizi, giochi, sport, balli, attività di<br />
avventura, rilassamento e altri opzioni di passatempo attivo, con propositi educativi;<br />
• Che nel Porre come obiettivo la pratica e lo sviluppo delle attività motorie di bambini,<br />
giovani, adulti e anziani, migliorando le loro condizioni personali per acquisire le conoscenze e<br />
le attitudini che favoriscono la consolidazione di abitudini sistematiche di pratica <strong>fisica</strong>;<br />
• Che nel Promuovere un'educazione effettiva alla salute e all'occupazione salutare del<br />
tempo libero;<br />
• Che nel Riconoscere che pratiche fisiche messe in relazione con lo sviluppo di valori<br />
possano portare a prendere parte a percorsi sociali responsabili e alla ricerca di un vivere<br />
civile;<br />
29
ORIZZONTI SCUOLA<br />
COSTITUISCE un mezzo effettivo per la conquista di uno stile di vita attivo da parte degli<br />
esseri umani.<br />
Art.3 - Le attività fisiche, con fini educativi, nelle sue possibili forme di espressione,<br />
riconosciute in tutti i tempi come i mezzi specifici dell’<strong>Educazione</strong> Fisica, costituiscono<br />
delle vie privilegiate di <strong>Educazione</strong>.<br />
Art.4 - L'<strong>Educazione</strong>. Fisica, per il suo concetto e per tutto ciò che include, deve essere<br />
considerata come parte del percorso educativo delle persone, dentro o fuori dall’ambiente<br />
scolastico, per produrre la migliore scelta di esperienze fisiche senza escludere la totalità delle<br />
persone, creando stili di vita che incorporino l'uso di varie forme di attività <strong>fisica</strong><br />
Art.5 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica deve essere assicurata e promossa durante tutta la vita delle<br />
persone, occupando una posizione di importanza nei processi di educazione continuata,<br />
integrandosi con le altre componenti educative, senza smettere in alcun momento, di rafforzare<br />
l’esercizio democratico espresso attraverso l'uguaglianza delle condizioni offerte nelle sue<br />
attività.<br />
Art.6 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, per le sue possibilità di sviluppare la dimensione psico<strong>motoria</strong><br />
delle persone, principalmente nei bambini e negli adolescenti, deve essere, unitamente agli<br />
ambiti cognitivi e sociali, una disciplina obbligatoria nelle scuole primarie e secondarie, e deve<br />
far parte di un percorso longitudinale.<br />
Art.7 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, perché eserciti la propria funzione di <strong>Educazione</strong> alla Salute e<br />
possa agire preventivamente nella rieducazione di malattie connesse all'obesità, malattie<br />
cardiache, ipertensione, alcune forme di cancro e depressione, contribuendo alla qualità della<br />
vita dei suoi beneficiari, deve sviluppare nelle percorre abitudini di pratica regolare di attività<br />
<strong>fisica</strong>.<br />
Art.8 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica dovrà sempre essere costituita da attività piacevoli affinché possa<br />
creare nelle persone abitudini e attitudini favorevoli quanto all’uso delle diverse forme di<br />
attività <strong>fisica</strong> nel tempo libero.<br />
Art.9 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica dovrà essere sempre utilizzata eticamente come un mezzo<br />
adeguato di rispetto e rafforzamento delle diversità culturali.<br />
Art.10 - L'<strong>Educazione</strong> allo Sport, per il potenziale umanistico e sociale che rappresenta il<br />
fenomeno socioculturale sportivo, deve essere stimolata e promossa in tutti i prcessi di<br />
<strong>Educazione</strong> Fisica.<br />
Art.11 - Lo Sport Educativo e lo Sport Passatempo o del Tempo Libero devono essere<br />
considerati come contenuto dell'<strong>Educazione</strong> Fisica per l’analogia di obiettivi, mezzi e<br />
possibilità di utilizzazione durante l'arco della vita delle persone.<br />
Art.12 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica come campo di attuazione essenziale per le persone, necessita<br />
che tutti gli enti e le istituzioni che la considerano come oggetto principale, continuino a<br />
sviluppare avvenimenti e studi che permettano un sostegno scientifico all'azione dei<br />
professionisti in essa coinvolti.<br />
30
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Art.13 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica per le sue caratteristiche e il potenziale di offerta di attività<br />
fisiche, nelle loro differenti forme, può e deve porsi come una delle opzioni principali dei<br />
progetti di Turismo.<br />
Art.14 - La formazione dei professionisti, considerata necessaria per l'attuazione nell'area<br />
dell'<strong>Educazione</strong> Fisica, deve essere rivista perché possa rispondere ai nuovi significati<br />
concettuali di quest'area.<br />
Art.15 - Gli attuali professori di <strong>Educazione</strong> Fisica hanno bisogno di riadattare le proprie<br />
pratiche e le proprie procedure di perfezionamento in funzione dei percorsi proposti tramite<br />
questo Manifesto.<br />
A.rt.16 - Tutti i responsabili per i processi di <strong>Educazione</strong> Fisica devono impegnarsi nella<br />
ricerca di impianti e di mezzi materiali adeguati affinché essa non venga pregiudicata nei<br />
propri obiettivi.<br />
Art.17 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, essendo riconosciuta come mazzo efficace di equilibrio e<br />
miglioramento in diverse situazioni, quando offerta a persone con speciali necessità dovrà<br />
essere accuratamente adattata alle caratteristiche di ogni caso.<br />
Art.18 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica deve essere utilizzata nella lotta contro la discriminazione e<br />
l'esclusione sociale di qualunque tipo, rendendo democratiche le opportunità di partecipazione<br />
delle persone con infrastrutture e condizioni favorevoli e accessibili.<br />
Art.19 - I professionisti responsabili per l'<strong>Educazione</strong> Fisica in paesi e nazioni sottosviluppate,<br />
in situazioni di penuria, dovranno cercare di acquisire competenza e creatività nella ricerca di<br />
strategie psicologiche, affinché i beneficiari, anche in tali condizioni, pessimo raggiungere le<br />
intenzioni educative proposte.<br />
Art.20 - L’<strong>Educazione</strong> Fisica, per ciò che rappresenta nella promozione delle persone in<br />
accordo con questo Manifesto, deve essere un punto focale di attenzione per i paesi sviluppati<br />
affinché possano, mediante programmi privi di assistenzialismo, contribuire con i paesi<br />
sottosviluppati per far diminuire la differenza di condizioni fra i popoli.<br />
Art.21 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica deve contribuire alla Cultura della Pace, essendo utilizzata nel<br />
senso di una società pacifica di preservazione della dignità umana attraverso iniziative di<br />
avvicinamento di persone e di popoli, con programmi che promuovano cooperazioni e<br />
interscambi nazionali e internazionali.<br />
Art.22 - Tutti i responsabili di qualunque manifestazione di <strong>Educazione</strong> Fisica dovranno<br />
concorrere effettivamente affinché essa venga svolta e offerta in una convivenza salutare con<br />
l'ambiente senza causare impatti negativi, inclusa l'utilizzazione di impianti progettati con<br />
questo obiettivo e di attrezzature preferibilmente riciclate, senza materiali inquinanti.<br />
Art.23 - La cooperatone internazionale che utilizza l'<strong>Educazione</strong> Fisica come mezzo, per la<br />
sua tradizione e le sue nuove possibilità, deve essere ancora più incentivata e sviluppata<br />
mediante interscambi di cooperazione tecnica, programmi di borse e stage, facilitazioni per la<br />
partecipazione agli avvenimenti, e altre forme che rafforzino la cooperazione, l'amicizia e la<br />
solidarietà fra i diversi popoli.<br />
31
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Art.24 - I responsabili dell'<strong>Educazione</strong> Fisica devono, nelle proprie strategie di valorizzazione<br />
dell'<strong>Educazione</strong> Fisica per le persone, cercare tutte le forme di comunicazione che possano<br />
rinforzare la conoscenza dei suoi benefici.<br />
Art.25 - I governi e le autorità responsabili per l'<strong>Educazione</strong> Fisica devono rafforzare le<br />
proprie politiche ed azioni, riconoscendo i valori dell'<strong>Educazione</strong> Fisica e dando la precedenza<br />
agli ambienti sociali sfavoriti economicamente.<br />
Art.26 - La Fédération Internationale d'Education Physique, nel presentare il Manifesto<br />
Mondiale dell'<strong>Educazione</strong> Fisica - FIEP 2000 sarà responsabile per la traduzione nei<br />
principali idiomi e per la diffusione in tutto il mondo, mediante la rete dei propri delegati<br />
nazionali.<br />
Dagli Atti del corso di aggiornamento:<br />
L' EDUCAZIONE MOTORIA<br />
NELLA SCUOLA MATERNA ED<br />
ELEMENTARE<br />
11-12-13 Ottobre 1999<br />
A cura della prof.ssa Michelangela Ionna<br />
Per l'I.T.C.G. "VANVITELLI - STRACCA"<br />
INTRODUZIONE<br />
L' A.D.E.F.S. ANCONA, alla luce dei cambiamenti epocali che sta vivendo la scuola italiana<br />
(riforma dei cicli ecc.) e delle iniziative ministeriali che tendono a mettere sempre più in risalto<br />
l' <strong>Educazione</strong> Fisica e Motoria nella scuola dell'obbligo (progetto "Perseus", progetti<br />
ministeriali : "Punto Sport" e "Progetto Mare"), ha promosso e realizzato in collaborazione<br />
con il Provveditorato agli Studi di Ancona, un corso di aggiornamento dal titolo<br />
"L'<strong>Educazione</strong> Motoria nella scuola Materna ed Elementare".<br />
Il corso aperto al personale docente interessato, è partito dalla volontà di uscire da una logica<br />
di trasmissione delle conoscenze, riservata ai soli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica, per aprire<br />
un confronto con i colleghi delle scuole Materne ed Elementari, permettendo a tutti un<br />
notevole arricchimento sotto tutti i punti di vista.<br />
Gli atti del corso di aggiornamento sono raccolti in questa pubblicazione che non vuole essere<br />
un trattato, ma una semplice guida di rapida e chiara consultazione del lavoro svolto dai sette<br />
relatori che hanno messo a disposizione di tutti la loro esperienza, maturata lavorando nelle<br />
scuole Materne ed Elementari.<br />
Un grazie di cuore all'Ispettore Dott. Dellabiancia ed alla Direttrice Dott.ssa Francioni per<br />
aver aperto i lavori con due relazioni apprezzatissime dai convenuti.<br />
Un ringraziamento particolare infine al Provveditore Dott. De Gregorio, unitamente all'Ufficio<br />
per l'<strong>Educazione</strong> Fisica del Provveditorato agli Studi di Ancona per aver permesso la<br />
realizzazione di questo corso e per averlo inserito nel piano provinciale per l'aggiornamento,<br />
augurandoci che questa sia solo la prima di una lunga serie di collaborazioni a venire<br />
un caloroso Buon Lavoro a tutti<br />
il Presidente<br />
32
Prof. Mauro Pieri<br />
Elogio del movimento<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
IL CORPO, IL MOVIMENTO, LO SVILUPPO<br />
RELATRICE : Dir. Dott.ssa EBE FRANCIONI<br />
" E' necessario sottolineare l'importanza del movimento nella costruzione della psiche. E' stato<br />
un grave errore includere il movimento fra le diverse funzioni del corpo, senza distinguere<br />
sufficientemente l'essenza di codesta funzione da tutte le funzioni della vita vegetativa, come la<br />
digestione, la respirazione, ecc. Praticamente si considera il movimento solo come qualcosa<br />
che aiuta il funzionamento normale del corpo, favorendo la respirazione, la digestione e la<br />
circolazione... Ma, ciò che meglio ci fa comprendere l'importanza del movimento è la<br />
conoscenza della diretta connessione che vi è tra le funzioni motrici e la volontà.( M.<br />
Montessori, "Il segreto dell'infanzia 1950)"<br />
"Il movimento è la conclusione e lo scopo del sistema nervoso: senza il movimento non può<br />
esistere l'individuo .... L'osservazione scientifica dimostra che l'intelligenza si sviluppa con il<br />
movimento: esperimenti eseguiti in tutti i paesi del mondo hanno confermato che il movimento<br />
aiuta lo sviluppo psichico e che questo sviluppo si esprime a sua volta in altro movimento. Si<br />
stabilisce così un ciclo che deve essere completato, perché mente e movimento appartengono<br />
alla stessa unità ... Senza movimento non vi è progresso né salute mentale ... Il vero scopo è<br />
che l'uomo possa sviluppare la coordinazione di movimenti necessaria per arricchire il lato<br />
pratico della vita psichica ... Il movimento è l'ultima parte che viene a completare il ciclo del<br />
pensiero, e l'elevatezza spirituale si raggiunge con l'azione, o con il lavoro .... Tutti i<br />
mutamenti avvenuti nell'ambiente umano, a parte il punto di vista psicologico, sono stati fatti<br />
dalla mano dell'uomo. La civiltà è stata costruita proprio perchè le mani hanno accompagnato<br />
l'intelligenza: e ben a ragione si può dire che la mano è l'organo di questo immenso tesoro dato<br />
all'uomo. (M. Montessori, " <strong>Educazione</strong> per un mondo nuovo" - Conferenze tenute in India nel<br />
1943)".<br />
"Lavoro e movimento sono una sola cosa. La vita dell'uomo, come della società è strettamente<br />
legata al movimento. Se tutti gli esseri umani cessassero di muoversi per un solo mese,<br />
l'umanità cesserebbe di esistere. Si può anche dire che la questione del movimento è una<br />
questione sociale, non una questione concernente la ginnastica individuale. Se con gli esercizi<br />
fisici si esaurisse l'operosità umana, tutte le energie dell'umanità sarebbero consumate per<br />
nulla. Fondamento della società è il movimento diretto secondo un fine utile; l'individuo nel<br />
seno della società si muove per raggiungere questo scopo individuale e sociale insieme.<br />
Quando parliamo di "comportamento", comportamento degli uomini e degli animali, ci<br />
riferiamo ai loro movimenti diretti a un fine... Se abbiamo una visione del piano cosmico, in<br />
cui ogni forma di vita poggia su momenti intenzionali aventi uno scopo non soltanto in se<br />
stessi, potremo capire e dirigere meglio il lavoro del bambino. (M. Montessori, " La mente del<br />
bambino, 1952).<br />
Il linguaggio del movimento<br />
Il mio contributo al corso è quello di offrire alcune riflessioni che riguardano i linguaggi<br />
trasversali che possono essere insegnati partendo dal corpo.<br />
Se è vero:<br />
33
ORIZZONTI SCUOLA<br />
che il corpo è espressione della personalità,<br />
che le conoscenze più basilari sono di tipo corporeo,<br />
che nella cultura contemporanea si sono affermati nuovi significati di corporeità,<br />
che i nostri comportamenti relazionali si basano sulle possibilità di percepire e capire gli stati<br />
d'animo delle altre persone a partire dal movimento che si traduce in espressione del volto,<br />
che noi parliamo con tutto il nostro corpo,<br />
che il corpo è il centro delle prime relazioni umane,<br />
che quando l'io corporeo è incerto e insicuro aumenta la sfiducia in se stessi e nelle capacità<br />
comunicative,<br />
che cosa ci si può aspettare dalla scuola?<br />
Ci si aspetta un progetto educativo pensato e realizzato in modo che i destinatari possano fare<br />
esperienze rispondenti all'esigenza di una crescita della persona equilibrata e armonica.<br />
La motricità e la corporeità non debbono mai perdere di vista l'individuo nella sua complessità<br />
e nella sua storicità.<br />
A questo punto occorre sottolineare come premessa a tutto il discorso sul corpo e sul<br />
movimento, che in questo campo si intrecciano discorsi e linguaggi che appartengono ora<br />
all'ambito delle scienze naturali (alla biologia, alla fisiologia, ecc.), ora all'ambito delle scienze<br />
umane (alla filosofia, alla psicologia, all'antropologia).<br />
Da ciò consegue che l'educazione <strong>motoria</strong> è necessariamente caratterizzata da riferimenti<br />
multidisciplinari e interdisciplinari e che ciò comporta una complessa identità epistemologica<br />
di fondo, nel senso che l'educazione <strong>motoria</strong> non può confondersi totalmente con le scienze<br />
biologiche perchè perderebbe il suo statuto umanistico, né può identificarsi con la filosofia o<br />
l'antropologia, perché per sua natura il confronto con il movimento comporta un continuo<br />
contatto con la realtà <strong>fisica</strong> e biologica del corpo.<br />
A questo proposito il Refrigeri sostiene che l'educazione <strong>fisica</strong> non costituisce, ancora oggi, né<br />
un sapere definito e certificato, né una disciplina di insegnamento identificata univocamente,<br />
per una serie di ragioni che possono essere riassunte nel fatto che non ha ancora definito gli<br />
aspetti della sua struttura epistemica e pedagogica e che, per motivi ideologici e moralistici,<br />
nel nostro Paese, non è mai stata promossa una cultura del corpo e, quindi, una sua<br />
conoscenza scientifica. Contestualmente la riflessione pedagogica ha pensato poco<br />
all'incisività formativa dei diversi saperi del paniere delle discipline di insegnamento e per<br />
nulla a quella di questa disciplina. Così si sono radicati alcuni pregiudizi quali il<br />
convincimento della diversità scientifico culturale e pedagogico - didattica dell'educazione<br />
<strong>fisica</strong> rispetto a tutte le altre componenti l'offerta formativa, e la convinzione della presunta<br />
naturalità dell'inconsistenza scientifica e dell'ancillarità educativa dell'educazione <strong>fisica</strong> nel<br />
processo di formazione. Soltanto negli ultimi anni, alla luce dell'emergere delle dimensioni non<br />
razionali della personalità, si vanno comprendendo le conseguenze di un intervento educativo<br />
che esclude la presenza del corpo.<br />
I contenuti essenziali per la formazione di base<br />
Nel documento dei saggi, che sviluppa la riflessione sulle conoscenze fondamentali che la<br />
scuola deve offrire, è scritto che grande importanza va attribuita all'interazione tra i linguaggi<br />
della mente e i linguaggi del corpo, superando la tradizionale barriera tra processi cognitivi ed<br />
emozioni. Emerge l'idea di persona come sistema integrato, alla cui formazione e al cui<br />
equilibrio dinamico concorrono la componente percettivo- <strong>motoria</strong>, quella logico - razionale e<br />
quella affettivo-sociale. Ne consegue una didattica volta a favorire l'integrazione tra le diverse<br />
matrici di cui si compone l'esperienza quotidiana e pone su un piano di pari dignità i diversi<br />
saperi, in quanto tutti prodotti della mente umana. E' essenziale un approccio multidisciplinare<br />
34
ORIZZONTI SCUOLA<br />
integrato (da "I contenuti essenziali per la formazione di base, marzo, 1998). Perciò<br />
l'educazione <strong>motoria</strong>, secondo alcuni sarebbe più opportuno parlare di educazione corporea,<br />
che si avvale del contributo di tante discipline è tenuta a non confondere i vari aspetti, bensì di<br />
trarre da ciascuno quelli pertinenti alla specificità dell'intervento educativo.<br />
E' un compito delicato e complesso di cui risente l'identità professionale, sulla <strong>quale</strong> tra breve<br />
esporrò qualche considerazione.<br />
Nella realtà, l'educazione <strong>motoria</strong> non ha nella scuola lo spazio che merita per l'importanza<br />
che essa riveste nello sviluppo della persona e ciò può essere ricondotto, come si è già detto,<br />
ad un condizionamento culturale che nasce dalla concezione del rapporto tra anima e corpo,<br />
perciò, a questo punto, secondo chi scrive, è necessaria una breve riflessione di natura<br />
filosofica sull'idea di corpo.<br />
Il corpo è strumento dell'anima<br />
La concezione più antica è quella che considera il corpo come strumento dell'anima e come<br />
ogni strumento può essere condannato se non risponde adeguatamente al suo scopo o<br />
apprezzato per la funzione che compie.<br />
Platone considerava il corpo la prigione dell'anima, mentre Aristotele, pur considerandolo<br />
strumento naturale dell'anima, affermava che il corpo ha in se stesso il principio del<br />
movimento e della quiete. Epicuro riteneva che il corpo aveva la funzione di preparare l'anima<br />
ad essere causa della sensazione. Nel materialismo di Hobbes è sempre presente la funzione<br />
strumentale del corpo rispetto a quel movimento che è l'anima. San Tommaso sostiene che il<br />
fine prossimo del corpo umano è l'anima razionale e le operazioni di essa.<br />
Il corpo indipendente<br />
Il concetto di strumentalità viene definitivamente superato da Cartesio con l'affermazione della<br />
realtà indipendente del corpo rispetto all'anima. La tesi cartesiana da una parte ha agito da<br />
presupposto teorico per le indagini scientifiche sui corpi viventi, la vivisezione, dall'altra ha<br />
dato luogo ad un problema sconosciuto alla tradizione classica della strumentalità del corpo,<br />
al problema del rapporto tra anima e corpo. Concepire il corpo come strumento dell'anima e<br />
l'anima come ragion d'essere del corpo risolveva in un certo senso l'antitesi.<br />
Con Cartesio si è operata una separazione tra una res cogitans e una res exstensa, la<br />
razionalità è in qualche modo data a priori, separata dal mondo del corpo, delle pulsioni, degli<br />
istinti.<br />
In Cartesio l'anima è essenzialmente mente e pensiero autocosciente, mentre il corpo è<br />
estensione e movimento. Questa caratterizzazione rendeva l'anima e il corpo radicalmente<br />
eterogenei tra loro e su questa eterogeneità i dotti di fede cattolica insistettero sempre più<br />
decisamente, ritenendola assai importante per produrre diffidenza e ostilità verso le cosiddette<br />
passioni.<br />
Il corpo, la volontà, l'esperienza, la possibilità<br />
Come arrivare a concepire la realtà unica dell'uomo partendo da due realtà indipendenti?<br />
La filosofia moderna e contemporanea offre quattro soluzioni a questo problema.<br />
1 - La prima è quella della negazione della diversità delle sostanze riducendo quella corporea<br />
alla sostanza spirituale. Leibniz sostiene che il corpo è un aggregato di sostanze e non è<br />
sostanza esso stesso. Shopenhauer sostiene: "Il mio corpo e la mia volontà sono tutt'uno";<br />
Bergson riduce il corpo alla percezione, negando al corpo ogni realtà propria del corpo stesso.<br />
35
ORIZZONTI SCUOLA<br />
2 - La seconda soluzione è quella di considerare il corpo come segno dell'anima. Hegel<br />
afferma che la corporalità è segno dell'anima, è la realizzazione esterna dell'anima.<br />
3 - La terza soluzione può essere rappresentata dal concetto di Spinoza secondo il <strong>quale</strong> l'idea<br />
del corpo e il corpo, ossia la mente e il corpo, formano un solo e medesimo individuo che viene<br />
concepito ora sotto l'attributo del pensiero, ora sotto l'attributo dell'estensione. La dottrina di<br />
Spinoza ha fornito, in un certo senso le basi, alla dottrina del parallelismo psico - fisico della<br />
moderna psicologia scientifica.<br />
4 - La quarta soluzione è rappresentata dal pensiero di Husserl, secondo il <strong>quale</strong> il corpo è<br />
l'esperienza che viene isolata o individuata dopo successivi atti di riduzione fenomenologica. Il<br />
corpo viene considerato come un'esperienza vivente, connesso con possibilità umane ben<br />
determinate.<br />
Il fisiologo Kurt Goldstein ha distinto spirito, anima e corpo come processi diversi ma<br />
connessi, i quali prendono significato e rilievo solo nella loro connessione. Se lo spirito è<br />
l'essere dell'organismo e precisamente il suo essere nel mondo, l'insieme degli atteggiamenti<br />
vissuti, l'anima è il suo avere, cioè la sua capacità conoscitiva, il corpo è il divenire che non<br />
abbiamo e non siamo, ma che accade in noi, è un dibattito con il mondo attraverso il <strong>quale</strong><br />
l'uomo accumula le sue esperienze e forma le sue capacità. Il corpo non è che una condizione<br />
del comportamento umano.<br />
Secondo Sartre il corpo è l'esperienza di ciò che è oltrepassato e passato. " In ciascun progetto<br />
del Per-sé (cioè della coscienza), in ciascuna percezione, il corpo è là: esso è il passato<br />
immediato in quanto affiora ancora nel presente che lo fugge. Questo significa che esso è, ad<br />
un tempo, punto di vista e punto di partenza: un punto di vista, un punto di partenza che io<br />
sono e che insieme oltrepasso verso ciò che ho da essere" ("L'essere e il nulla").<br />
Merleau-Ponty afferma che non c'è altro modo di conoscere il corpo umano che di viverlo,<br />
cioè " assumere sul mio conto il dramma che mi attraversa e confondermi con esso".<br />
L'esperienza vissuta dal proprio corpo non ha nulla a che fare col pensiero o l'idea del corpo.<br />
Se pensiamo il corpo come processi in terza persona (per esempio come mobilità, visione,<br />
sessualità ci accorgiamo che queste funzioni non sono legate tra loro da un rapporto di<br />
causalità, ma sono tutte fuse e confuse nello stesso dramma.<br />
Merleau-Ponty preferisce dire che "il corpo abita il mondo e lo spazio" piuttosto che è "nel<br />
mondo e nello spazio". La. realtà corporea è quindi interpretata come esistenza, come<br />
presenza immediata al mondo, come totalità primordiale a partire dalla <strong>quale</strong> è possibile<br />
analizzare e distinguere i vari elementi. "Essere corpo" più che "avere corpo" significa essere<br />
legato ad un certo mondo.<br />
Merleau-Ponty insiste sull'importanza che il corpo ha come passaggio dall'interno all'esterno e<br />
dall'esterno all'interno, corpo come luogo di incrocio.<br />
Il movimento che interessa l'insegnante è il movimento concepito come azione umana, tesa a<br />
raggiungere obiettivi, il corpo diventa così un modo di essere, è un corpo che abita il mondo, è<br />
un corpo che vive il suo rapporto con il mondo.<br />
Molto lontane sono le posizioni che lo consideravano una prigione, o uno strumento o una<br />
realtà separata nettamente dal mondo spirituale.<br />
L'interpretazione della nozione di corpo come corpo vissuto ha accentuato l'oggettività della<br />
sfera dei fenomeni in cui il corpo consiste, possibilità di esperienza o di accertamento, secondo<br />
un orientamento della filosofia contemporanea nei confronti della realtà in generale.<br />
36
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Dai riferimenti filosofici agli Orientamenti per la scuola dell'infanzia<br />
(1991) e ai Programmi per la scuola elementare (1985)<br />
Gli Orientamenti nel delineare i campi di esperienza, a differenza- dei Programmi non parlano<br />
di obiettivi e contenuti, ma di traguardi formativi da raggiungere nel concreto di un'esperienza<br />
tipicamente infantile.<br />
Il campo di esperienza il corpo e il movimento si trova in testa a tutte le altre attività di<br />
insegnamento - apprendimento ha evidenziato che.<br />
"Il campo di esperienza della corporeità e della motricità contribuisce alla crescita e alla<br />
maturazione complessiva del bambino promuovendo la presa di coscienza del valore del corpo<br />
inteso come una delle espressioni della personalità e condizione funzionale, relazionale,<br />
cognitiva, comunicativa e pratica da sviluppare in ordine a tutti i piani di attenzione<br />
formativa.<br />
Ad esso ineriscono inoltre quei contenuti di natura segnica i cui alfabeti sono indispensabili<br />
per l'espressione soggettiva e la comunicazione interpersonale ed interculturale.<br />
Ai soggetti disabili deve essere offerta la possibilità di partecipare alle attività motorie<br />
programmate, sviluppando percorsi originali ed evitando occasioni di esclusione"<br />
(cfr Progetto Punto Sport Handicap)<br />
Le conoscenze più basilari sono di tipo corporeo, si pensi alla relazione tra madre e bambino,<br />
ad esempio.<br />
Le menti non sono oggetti disgiunti dal corpo. Se non fosse per la presenza e l'interazione<br />
corporea, noi non sapremmo quello che invece sappiamo sugli altri.<br />
Lo sguardo delle persone muove i loro occhi in una certa direzione, gli arti si muovono e il<br />
movimento ha sempre una direzione e una certa espressione.<br />
Noi osserviamo i volti delle persone, i movimenti, la fisionomia, il cambiamento di<br />
espressione. E' questa una maniera eccellente di capire, di percepire gli stati d'animo degli<br />
altri.<br />
Del resto lo stesso linguaggio verbale nasce dal gesto, da una comunicazione pre-linguistica.<br />
Nei Programmi per la scuola elementare l'educazione <strong>motoria</strong> è collocata alla fine del<br />
documento e viene così presentata: "L'affermazione nella cultura contemporanea dei nuovi<br />
significati di corporeità, di movimento e di sport si manifesta, sul piano personale e sociale,<br />
come esigenza e crescente richiesta di attività <strong>motoria</strong> e di pratica <strong>sportiva</strong>.<br />
La scuola elementare, pertanto, nell'ambito di un'educazione finalizzata anche alla presa di<br />
coscienza del valore del corpo inteso come espressione della personalità e come condizione<br />
relazionale, comunicativa, espressiva, operativa, favorisce le attività motorie e di gioco sport.<br />
Se il movimento è linguaggio, esso si sviluppa come qualsiasi altra funzione della<br />
personalità e presuppone da parte di chi opera l'intervento educativo la conoscenza della<br />
struttura del movimento.<br />
Si legge ancora nei Programmi che "l'intervento educativo rivolto alla motricità presuppone<br />
la conoscenza dei movimento dal punto di vista strutturale, delle sue modalità di<br />
realizzazione, dli suo sviluppo.<br />
"La struttura del movimento è costituita da unità basiche, riferibili a schemi motori e schemi<br />
posturali: Essi permettono tutte le più complesse attività funzionali e costituiscono il<br />
repertorio necessario non solo per compiere movimenti o per inibirli, ma anche per assumere<br />
atteggiamenti o posture."<br />
Il movimento e la comunicazione<br />
37
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Comunicare è necessario e per farlo oltre alla parola, che è importante ma non necessaria, si<br />
utilizzano i linguaggi basati sui diversi sensi, sono i cosiddetti linguaggi non verbali, il visivo,<br />
l'uditivo, il tattile, l'olfattivo e il gustativo, che spesso si integrano, si completano tra loro e, in<br />
determinate situazioni, possono risultare più efficaci della stessa lingua.<br />
Altro linguaggio essenziale alla comunicazione è il movimento che ha sempre una direzione e<br />
una certa espressione. Osservando i movimenti di una persona possiamo percepire e capirne<br />
gli stati d'animo.<br />
Il movimento e l'autonomia<br />
Nei Programmi per la scuola elementare è scritto che nel promuovere le attività legate<br />
all'educazione <strong>motoria</strong>, "essa, mentre considera il movimento, al pari degli altri linguaggi,<br />
totalmente integrato nei processi di autonomia personale, tiene presenti gli obiettivi formativi<br />
da perseguire in rapporto a tutte le dimensioni della personalità:<br />
- morfologico - funzionale;<br />
- intellettivo- cognitiva;<br />
- affettivo - morale;<br />
- sociale.<br />
Il movimento e l'immaginazione di sé<br />
Si legge negli Orientamenti che "L'insieme delle esperienze motorie e corporee correttamente<br />
vissute costituisce un significativo contributo per lo sviluppo di un'immagine positiva di sé."<br />
In un periodo in cui si parla molto di orientamento e di identità, tale affermazione si colloca in<br />
modo più che mai pertinente nell'ambito di un'offerta formativa che si pone come traguardo la<br />
realizzazione dell'agio scolastico.<br />
Il movimento, il gioco e le regole.<br />
Il gioco è l'asse portante su cui si articola l'apprendimento, ma attraverso il gioco il bambino<br />
apprende anche le regole, e le regole rappresentano la sfida educativa del nostro tempo. i<br />
genitori oggi sono disorientati sul concetto di regole perché‚ non sanno quali limiti dare e<br />
darsi. Non c'é educazione ad una certa cultura senza l'uso di procedimenti più o meno efficaci<br />
e che ogni cultura si caratterizza nei vari momenti della sua storia per le inibizioni che impone.<br />
L'iperattività nei bambini è spesso conseguenza dell'incapacità di bloccare gli impulsi motori<br />
elaborati per l'azione. Tale incapacità fa sì che ogni pensiero di movimento diventa<br />
movimento, senza che possa intervenire una riflessione socialmente o utilitaristicamente<br />
motivata sull'azione che si sta per eseguire. Non c'é dubbio che questo rallenta l'evoluzione del<br />
bambino verso l'attività immaginativa e verso tutto ciò che può dare in senso artistico, in senso<br />
logico e in senso di una progettualità tecnica.<br />
Uno sviluppo mentale in cui non entri la valorizzazione dei processi inibitivi, difficilmente<br />
potrà andare al di sopra dei livelli più semplici di organizzazione <strong>motoria</strong>.<br />
Il controllo del proprio comportamento motorio e l'acquisizione delle regole sono essenziali<br />
nella vita di relazione in tutti i contesti in cui ci si trova a vivere.<br />
Identità professionale<br />
Quale identità professionale occorre costruire per realizzare un adeguata offerta formativa<br />
destinata alla valorizzazione della corporeità?<br />
38
ORIZZONTI SCUOLA<br />
La risposta è difficile. Ai docenti di scuola materna ed elementare si chiedono risposte<br />
specializzate e adeguate per tutte le discipline e questo in alcuni casi, ad esempio per<br />
l'educazione corporea e musicale, è molto difficile. Occorrerebbe una qualificazione<br />
professionale, che però nei due casi su descritti, non è possibile realizzare nei tempi ristretti<br />
dei corsi di formazione.<br />
La risposta che io mi sento di dare è un'altra. Nell'ambito della riforma dei cicli prevedere<br />
l'utilizzo di persone competenti da utilizzare a partire dalla scuola materna.<br />
Ciò che qualifica l'offerta formativa è la valorizzazione della trasversalità dei linguaggi<br />
nell'ottica della multidisciplinarietà. E questo richiede a tutti i docenti una grande disponibilità<br />
a progettare e lavorare insieme.<br />
Queste sono alcune idee per realizzare un luogo che si chiama scuola dell'armonia.<br />
Intendo per identità la capacità di riconoscersi nel cambiamento, e nel momento attuale tale<br />
capacità è più che mai necessaria, per evitare che i cambiamenti che interessano la scuola<br />
provochino disaffezione o disorientamento. Verrebbe a mancare un sentimento essenziale che è<br />
quello del senso di appartenenza.<br />
Si chiede oggi all'istituzione scolastica di farsi promotrice di cultura,"intesa come capacità<br />
trasversale, come sapere che costruisce, che aggiunge qualcosa di nuovo rispetto alle<br />
conoscenze, alle competenze, alle padronanze, così da consentire alla persona la possibilità di<br />
capire il senso di quello che si fa o che si apprende.<br />
In un mondo che si va sempre più rotizzando, l'educazione <strong>motoria</strong> può costituire un<br />
importante fattore culturale e umanizzante, se saprà conservare,.come l'arte e la poesia, la<br />
danza e il ritmo, la musica e la drammatizzazione, il senso della vita, del gioco e della<br />
creatività.<br />
E' scritto negli Orientamenti che la regia educativa dell'insegnante predisporrà ambienti<br />
stimolanti e ricchi di opportunità. "Nel gioco dramma il suo intervento consisterà soprattutto<br />
nel creare le condizioni affinché il bambino si possa esprimere creativamente e nello stimolarlo<br />
alla ricerca di forme espressive e comunicative personali ed efficaci".<br />
In una società caratterizzata dai mezzi di comunicazione di massa, l'acquisizione di mezzi<br />
individuali di comunicazione significa riportare al centro dell'attenzione la persona..<br />
Normativa: i progetti e l'educazione <strong>motoria</strong> alla luce della riforma dei cicli<br />
dell'autonomia scolastica<br />
RELATORE: Isp. Dott. Marco Paolo Dellabiancia<br />
I Parte: evoluzione delle iniziative di collaborazione tra docente di ed. <strong>fisica</strong> e maestro<br />
a) Le prime iniziative di collaborazione tra docente di ed. <strong>fisica</strong> e maestro elementare si<br />
sviluppano a partire dall’insegnamento curricolare di Ed. Fisica nelle scuole e negli istituti<br />
magistrali, oltreché dagli insegnamenti integrativi e speciali istituiti dalla L 820/71, da cui<br />
nasce tutto un bagaglio di azione didattica per la formazione del docente elementare che,<br />
prima, si riversa nei corsi di qualificazione professionale dei maestri in Ed. Fisica<br />
(codificati dal primo protocollo Ministero-Coni del 1980) e poi si stabilizza nei Piani di<br />
aggiornamento sia per i Programmi della scuola elementare del 1985 che per gli<br />
Ordinamenti della scuola materna del 1991.<br />
b) Tuttavia è solo con l’utilizzazione del docente di scuola secondaria soprannumero di Ed.<br />
<strong>fisica</strong> presso la scuola primaria che si sviluppa una vera e propria "consulenza". Con la L.<br />
426/88 si ristrutturano, infatti, le cattedre di Ed. Fisica nella scuola Media sulle classi e non<br />
39
ORIZZONTI SCUOLA<br />
più sulle squadre e si regolamenta l’utilizzazione dei (conseguenti numerosi) soprannumerari<br />
mediante l’Ordinanza annuale sulle utilizzazioni (il cui testo base è l’Om 30/3/91 n. 93 con<br />
succ. variazioni), poi recepita per il passato CCNL dal Dm 21/4/97 n. 264 e dalla Cm 24/4/97<br />
n. 280. Così tali disposizioni prevedono che, sulla base delle richieste dei docenti (recepite dai<br />
loro presidi) e dei direttori didattici, si possano inserire nell’orario di cattedra fino a 6 ore per<br />
le esercitazioni complementari previste dalla L 88/58.<br />
c) Tutto ciò si è realizzato, con forti differenze tra le province, fino al 1996, quando per<br />
effetto di una formula organizzativa diversa (la sperimentazione lanciata dalla Cm 67/96) i<br />
soprannumerari utilizzati possono occuparsi con minori restrizioni della consulenza per "le<br />
attività connesse ai giochi della gioventù e di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong> (sia<br />
generalizzata che selettiva), ivi compresa la consulenza presso i circoli didattici, la<br />
collaborazione presso gli uffici periferici con il coordinatore di educazione <strong>fisica</strong> nonché i<br />
progetti sperimentali di educazione pre-<strong>sportiva</strong>, di cui alla C. M. n. 67 del 9 febbraio 1996,<br />
recepita nel protocollo d’intesa del 12 marzo 1997 tra il Ministero della Pubblica Istruzione ed<br />
il C. O. N. I." (comma II dell’articolo 2 del Dm 264/97 sopracitato).<br />
Sulla base della Cm 67/96 (tuttora vigente e pienamente operativa), infatti, solo per tale<br />
sperimentazione è possibile attingere ad un monte ore superiore alle 6 settimanali. La<br />
pregressa normativa specificava, inoltre, "per la costituzione dei posti di insegnamento di<br />
educazione <strong>fisica</strong> saranno utilizzate - ferme restando le istituzionali modalità di attivazione - le<br />
sei ore settimanali di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong> ... anche se destinate all’assistenza e<br />
consulenza tecnica nelle scuole elementari per attività educative motorie, ferma restando<br />
l’esclusione del relativo insegnamento, che resta riservato al personale docente titolare nelle<br />
predette scuole" (art. 7 del Dm 184/95), anche in questo ambito la sperimentazione secondo la<br />
Cm 67/96 permette, senza alcuna ambiguità, l’assunzione diretta delle attività didattiche,<br />
seppur in un’ottica collaborativa e non surrogatoria del maestro che rimane comunque<br />
titolare e responsabile dell’insegnamento.<br />
In tal senso la "collaborazione " realizzata da alcuni docenti di ed. <strong>fisica</strong> utilizzati nella scuola<br />
elementare con talune forme di "regia" dei tecnici inviati nella scuola dalle Associazioni<br />
sportive in attuazione della collaborazione scuola-extrascuola (Cm 184/90) non risultano<br />
assolutamente più progettabili nell’orario scolastico curricolare, ma devono vedere<br />
l’intervento diretto del docente utilizzato secondo una propria progettualità condivisa dagli<br />
Organi Collegiali delle scuole elementari interessate.<br />
d) Tutto ciò è stato messo in forte discussione dal "Progetto Sport a Scuola" dove quel<br />
concetto di "ed. <strong>sportiva</strong>" come un elemento soltanto tra i vari elementi che caratterizzano le<br />
dimensioni dell’educazione <strong>motoria</strong> che era un riferimento importante della "collaborazione",<br />
tanto da determinare l’indicazione che l’intervento del docente di ed. <strong>fisica</strong> non coprisse tutto<br />
l’orario destinato all’educazione <strong>motoria</strong> in una classe, o comunque che tale intervento,<br />
quando copriva tutto l’orario curricolare, fosse sviluppato per un periodo soltanto dell’anno<br />
scolastico, è stato definitivamente superato secondo quanto esplicitato chiaramente nella Cm<br />
466/97.<br />
Tale normativa permette, dunque, partendo dalle attività integrative e complementari di ed.<br />
<strong>sportiva</strong> di risalire all’intervento curricolare di educazione <strong>motoria</strong> per condizionarlo in<br />
modo rilevante, anche se saranno sempre gli Organi Collegiali delle singole istituzioni a<br />
precisarne le dimensioni organizzative e temporali in collegamento con i criteri generali e le<br />
finalità educative espresse nel loro Pei da un lato e la progettualità del docente di ed. <strong>fisica</strong><br />
utilizzato dall’altro.<br />
Tanto che non solo si riprende la collaborazione scuola - extrascuola, ma la si esalta<br />
riconoscendo come progetti educativi scolastici le proposte di quasi tutte le Federazioni<br />
40
ORIZZONTI SCUOLA<br />
sportive, così come le Ccmm 44/98 e 63/98 propongono alle singole scuole, spegnendo di fatto<br />
le loro capacità di progettazione mentre dichiarano l’opposto.<br />
e) In attesa di un’improbabile valutazione del risultato del Progetto Sport a Scuola, il nuovo<br />
capo dell’Ispettorato ha, infine, lanciato tutta una nuova progettualità nel settore col<br />
Programma Perseus (Lettera Prot. 4681/A2 del 6/8/99 dell’Ispettorato di ed. <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>)<br />
che fonda il proprio intervento nella scuola primaria sulla consueta collaborazione, ma con<br />
nuovi procedimenti e prospettive diverse che finalmente potrebbero anche raggiungere le<br />
valenze educative già esplicitate nelle dimensioni epistemologiche della disciplina fin dagli<br />
anni ’70.<br />
----------------------------------<br />
Parte II: l’autonomia scolastica e la riforma dei cicli scolastici<br />
a) La consulenza.<br />
Dal corrente anno scolastico l’intervento di Consulenza alla scuola primaria esce dalle<br />
angustie di una sussistenza soltanto residuale (in conseguenza della presenza del<br />
soprannumerariato), per entrare a pieno titolo (seppur in quantità esigua) nella progettazione<br />
delle scuole.<br />
Il meccanismo è quello, già avviato dallo scorso anno, della sperimentazione dei piani<br />
dell’offerta formativa (POF ex Dm 179/99, Dir. 180/99 e Lett. circolare 194/99) e la fonte<br />
finanziaria è costituita dal fondo permanente per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta<br />
formativa disposto dalla Legge 440/97. Inoltre nella sperimentazione generale<br />
l’Amministrazione ha disposto un progetto speciale per la valorizzazione dell’<strong>Educazione</strong><br />
<strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> denominato "Programma Perseus".<br />
Dunque a pieno titolo le scuole, nell’ambito della loro offerta formativa, possono sostenere coi<br />
fondi del POF:<br />
• finanziamento di attività (sia di docenti della scuola che di personale qualificato esterno<br />
alla scuola), acquisto di materiali e sussidi, accettazione di sponsorizzazioni, costituzione di<br />
rete di scuole ecc. con riferimento al Programma Perseus;<br />
• finanziamento della formazione degli operatori impegnati nel Programma Perseus per<br />
partecipare al gruppo di lavoro provinciale (il progetto, infatti, prevede la costituzione di un<br />
gruppo di lavoro provinciale permanente che dia luogo ad un laboratorio permanente di<br />
ricerca - azione metodologico - didattica collegato con le iniziative di competenza dell’ufficio<br />
provinciale e con l’elaborazione di una certificazione per il "Docente consulente").<br />
Come si può subito notare le attività di ampliamento dell’offerta formativa delle scuole devono<br />
trovare un riferimento in iniziative di consulenza e formazione sviluppate dall’ufficio<br />
provinciale su proposta del nucleo di supporto. In tal senso all’ufficio provinciale spetta:<br />
• individuare i 3 Consulenti Provinciali del Programma Perseus al punto 1 (attivare il<br />
contratto d’opera nei loro confronti e valutare gli esiti dell’intervento);<br />
• fornire la base organizzativa e certificativa per la costituzione del laboratorio permanente<br />
di ricerca - azione e del connesso centro di documentazione del gruppo di lavoro;<br />
• effettuare la ricognizione e la conseguente richiesta alla Sovrintendenza per l’adattamento<br />
di impianti e palestre (riferito anche al punto b).<br />
b. Progetti innovativi di continuità<br />
Ancora col Programma Perseus si lancia una grande stagione di sperimentazione e ricerca per<br />
lo sviluppo delle valenze interdisciplinari dell’insegnamento dell’educazione <strong>fisica</strong> (Continuità<br />
trasversale e orizzontale). In tale ambito, prevalentemente riservato alla scuola secondaria, si<br />
individua però un settore destinato alla progettazione e sperimentazione di un’iniziativa<br />
centrata sulla Continuità dell’<strong>Educazione</strong> <strong>motoria</strong> e fisico-<strong>sportiva</strong> dalla scuola materna alla<br />
secondaria superiore (Continuità verticale).<br />
41
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Seppur non specificato nel progetto speciale, sembra ovvio che anche per questa dimensione si<br />
realizzi il supporto organizzativo e gestionale che l’ufficio provinciale deve offrire per<br />
l’iniziativa della consulenza e analiticamente descritto nella pagina precedente.<br />
Per favorire la ricerca si consegna al direttore del corso un dischetto con i seguenti testi:<br />
1. Valenze formative dell’educazione <strong>motoria</strong> (da pag. 2 a pag. 11)<br />
1. costitutive dell’identità personale<br />
2. espressivo-comunicative<br />
3. ideative e pratto-gnosiche<br />
2. Scala di sviluppo delle competenze motorie (da pag. 11 a pag. 18)<br />
3. Analisi dei programmi vigenti della scuola materna e primaria con individuazione dei<br />
raccordi pluridisciplinari per realizzare una logica sinergica con gli altri campi d’esperienza e<br />
gli altri ambiti disciplinari (da pag. 19 a pag. 34)<br />
4. Itinerari didattici di percezione, conoscenza e coscienza del corpo (da pag. 34 a pag. 43)<br />
5. Itinerari didattici di organizzazione spazio-temporale e causale del reale (da pag. 43 a<br />
pag. 56)<br />
6. Itinerari didattici di espressività <strong>motoria</strong> e linguaggio gestuale (da pag. 56 a pag. 63)<br />
7. Analisi scientifica della funzione <strong>motoria</strong> e modelli di riferimento (da pag. 63 a pag. 75).<br />
INDICAZIONI OPERATIVE PER L'EDUCAZIONE<br />
MOTORIA NELLA SCUOLA MATERNA<br />
RELATRICI : prof.ssa Corinaldesi Marisa, prof.ssa Svegliati Annalisa<br />
IL RILASSAMENTO<br />
Secondo Wallon, si distinguono tre tappe nell'evoluzione dello schema corporeo:<br />
• IL CORPO VISSUTO (fino ai tre anni)<br />
• LA DISCRIMINAZIONE PERCETTIVA (fino ai cinque/sei anni)<br />
• IL CORPO RAPPRESENTATO ( fino ai dodici anni)<br />
La discriminazione percettiva è una tappa importante che riguarda il bambino nel periodo<br />
della scuola materna e nei primi anni delle elementari.<br />
L'attività percettiva interessa la percezione del corpo proprio e coinvolge la funzione di<br />
interiorizzazione e la percezione degli spazi, associati alla verbalizzazione.<br />
Il bambino porta alternativamente l'attenzione sulla totalità del suo corpo e di un segmento di<br />
esso.<br />
Il tono muscolare è ancora insufficientemente sviluppato quindi scopo fondamentale del<br />
rilassamento per l'infanzia è la ricerca della propria consapevolezza corporea.<br />
Con il rilassamento il bambino viene sensibilizzato ad una conoscenza del proprio "IO<br />
CORPOREO".<br />
D'altro canto, stati di ipertonia che il bambino non riesce ad eliminare, evidenziano una<br />
possibile difficoltà di relazione che l'educatore deve saper leggere come comunicazione non<br />
verbale di un disagio.<br />
Starà proprio all'educatore cercare quelle strategie operative che rispondendo ai messaggi del<br />
bambino lo aiuteranno a rilassarsi.<br />
Segue la “PROGRESSIONE OPERATIVA”…<br />
IL GIOCO<br />
42
ORIZZONTI SCUOLA<br />
" Il gioco è il primo grande educatore " : è una giusta affermazione di cui troppo spesso ci<br />
dimentichiamo. I genitori e gli insegnanti sono talvolta portati a credere ( perché guardano la<br />
realtà con i loro occhi da adulti ) che il gioco sia solamente una attività complementare perché<br />
il serio è altrove .<br />
Attraverso il gioco i bambini:<br />
• comprendono ed organizzano la realtà,<br />
• imparano a conoscere e controllare il corpo,<br />
• imparano a superare i timori nelle situazioni motorie difficili,<br />
• imparano a collaborare<br />
• imparano a rispettare le regole.<br />
• sollecitano i meccanismi di controllo dell'equilibrio,<br />
• valutano le distanze e le traiettorie,<br />
• incrementano la capacità di cambiare rapidamente direzione e movimento,<br />
• organizzano l'azione nello spazio e nel tempo,<br />
• affinano le strategie e le scelte tattiche.<br />
Seguono le indicazioni operative…<br />
INDICAZIONI OPERATIVE PER L'EDUCAZIONE MOTORIA NELLA<br />
SCUOLA ELEMENTARE:<br />
DAL GIOCO LIBERO AL GIOCO STRUTTURATO<br />
RELATORI : proff. V. Morellina, F, Giovanetti, A. Nanni, I. Bigozzi,<br />
E. Mazzieri<br />
IL GIOCO LIBERO relatore:Prof. Vincenzo Morellina<br />
Il gioco è una necessità essenziale (biologica) del bambino ed insieme alla fantasia è un<br />
momento della spontaneità (momento creativo).<br />
La fantasia ed il gioco sono in stretto legame ed esprimono in forma simbolica i conflitti i<br />
bisogni e le tendenze di ciascuno di noi.<br />
Questa spontaneità non deve essere intesa in senso assoluto ma si può partire da questa<br />
"naturale" predisposizione del fanciullo per costruire una attività che possa essere ricca e<br />
completa.<br />
Non voglio aggiungere un altro significato al termine naturale già abbastanza inflazionato ma<br />
è per far capire che è naturalmente fisiologico la propensione del bambino per il gioco in<br />
quanto questo gli provoca piacere ed in più e anche motivazione ed a me piace ricordare la<br />
definizione di motivazione che dice questa è lo stato di tensione che mette in movimento<br />
l'organismo fino a quando esso non abbia ridotto questa tensione o ripristinato l'equilibrio.<br />
Quindi il movimento umano è motivato da tensioni di carattere difensivo esplorativo ludico<br />
ecc..che ripristina quell'equilibrio neuro dinamico attraverso scariche motorie liberatorie.<br />
La ludicità è quell'aspetto dell'attività <strong>motoria</strong> vissuta come autosufficiente e gratuita e si ha<br />
secondo il mio parere solo quando l'atteggiamento dell'adulto non è impositivo e direttivo ma<br />
si limita a predisporre favorevolmente l'ambiente, a stimolare e supervisionare in modo da<br />
sfruttare quest'atmosfera per favorire nuovi apprendimenti..<br />
La progressione didattica che qui di seguito andrò a proporre non è altro che il frutto di<br />
un’esperienza personale, ma spero sia d'utilità per quanti hanno frequentato il corso di<br />
aggiornamento.<br />
43
ORIZZONTI SCUOLA<br />
L'unità didattica parte con la libera esplorazione degli attrezzi e degli spazi della palestra.<br />
I bambini sono liberi di usare gli attrezzi in modo da creare situazioni ludiche che in un primo<br />
tempo sono personali.<br />
In questa prima fase l'insegnante ha un atteggiamento di interpretazione delle esigenze del<br />
bambino, osserva la predisposizione degli attrezzi ed elabora la possibilità di qualche piccolo<br />
cambiamento per stimolare nuove situazioni.<br />
Dopo questa prima fase, approfittando di una pausa (i bambini chiedono spesso di andare a<br />
bere o in bagno), nel radunarli si può cominciare a chiedere a chi ne ha voglia di spiegare il<br />
suo gioco e vedere di interessare tutti gli altri, accettando di modificare qualcosa per renderlo<br />
meglio funzionale.<br />
A questo punto si creeranno più situazioni di gioco e la loro strutturazione darà il modo di<br />
poter creare un circuito che, a seconda delle finalità che ci proponiamo, potrebbe avere le sue<br />
prime regolette. Questa è una metodologia che io di solito seguo in quasi tutte le attività che<br />
propongo anche con alunni più grandi, per cui,partendo da una libera attività, strutturo la<br />
lezione.<br />
E’ un modo di programmare e di procedere sicuramente più dispendioso dal punto di vista<br />
psico –fisico, ma certo meglio gratificante dal punto di vista professionale.<br />
Relatore Prof. Fabio Giovanetti<br />
IL GIOCO SEMI - STRUTTURATO<br />
NEL 1° CICLO DELLA SCUOLA ELEMENTARE<br />
ETA' 6-7 ANNI<br />
PERIODO AUXOLOGICO: PROCERITAS PRIMA<br />
L'allungamento dello scheletro, in questa fase dell'accrescimento, prevale sull'aumento<br />
ponderale.<br />
Il corpo si allunga, cambiano i rapporti con I' ambiente circostante, i bambini non riescono<br />
ancora a produrre movimenti di grande precisione e coordinazione poiché gli schemi motori e<br />
posturali fino a questo momento appresi devono continuamente adattarsi alle nuove esigenze e<br />
proporzioni corporee.<br />
Dal punto di vista comportamentale i bambini generalmente appaiono ipercinetici e con<br />
capacità di concentrazione limitata nel tempo.<br />
Questa è una fase di transizione molto importante che deve condurre gradualmente alla<br />
maturazione ed al consolidamento degli schemi motori di base e posturali.<br />
Il conseguimento di questo obiettivo richiede tempi operativi relativamente lunghi e necessita<br />
di attività libere, gratificanti e creative nel I° ciclo della scuola elementare e di un lungo,<br />
accurato e continuo lavoro di condizionamento e consolidamento delle capacità di<br />
lateralizzazione, oculo-manuale, oculo-podalica, spazio-temporali propiocettive ed<br />
esterocettive, ricercate attraverso il gioco semi-strutturato che, se ben condotto nei tempi e con<br />
attività congrue alle capacità ed alle aspettative degli allievi, renderà semplice, divertente e<br />
proficuo il lavoro strutturato nel successivo 2° ciclo.<br />
Nel gioco semi-strutturato le regole date non sono rigide e fisse, ma sono funzionali alle<br />
capacità del gruppo a cui è rivolto e lasciano sempre spazio alla creatività, alla<br />
originalità degli allievi in modo che essi si sentano artefici del loro piacere.<br />
Gli attrezzi utilizzati in questo tipo di attività ludica non sempre saranno quelli convenzionali<br />
comunemente utilizzati, anzi si cercheranno strumenti nuovi, poco consueti in modo da<br />
liberare gli alunni da ogni eventuale condizionamento precedente indotto dai mass- media o da<br />
44
ORIZZONTI SCUOLA<br />
attività troppo specialistiche, e si procederà per gradi alla costruzione dei gioco semistrutturato<br />
a partire dalla conoscenza degli attrezzi e di poche e semplicissime regole non<br />
trascurando gli eventuali suggerimenti provenienti dai bambini.<br />
L'agonismo sarà naturale e spontaneo e, per quanto possibile, non finalizzato al<br />
conseguimento di un punteggio o alla sopraffazione dell'avversario (come vedremo in alcuni<br />
dei giochi seguenti), bensì dovrà condurre alla collaborazione ed al piacere di giocare<br />
semplicemente per ... piacere; inoltre accanto al lavoro fisico, che sempre agisce positivamente<br />
sullo sviluppo e la funzionalità dei vari organi ed apparati, è costantemente presente anche un<br />
discreto impegno intellettuale che mantiene vivace l'attenzione e proficuo l'apprendimento.<br />
In questa fase è possibile, anzi auspicabile, variare i giochi o elaborarne di nuovi anche in<br />
funzione degli altri apprendimenti. La palestra infatti deve divenire un luogo di abituale<br />
frequentazione e lavoro in cui si incontrano, si integrano e si completano tra loro tutti gli altri<br />
insegnamenti, dalle scienze alla geometria, dall'educazione all'immagine all'aritmetica e così<br />
via, in modo tale che questo lavoro sinergico si traduca in una maturazione psico-<strong>fisica</strong><br />
complessiva degli alunni.<br />
Seguono le proposte operative…<br />
LA LATERALITA'<br />
relatore prof. Bigozzi Ivan<br />
Gli esseri umani non nascono con una abilità manuale già localizzata in uno dei lati del corpo;<br />
questa si sviluppa con l'età e con l'esperienza e sviluppa a sua volta il cervello.<br />
Lo sviluppo del cervello è il risultato di funzioni e prestazioni, cioè di una giusta utilizzazione<br />
del corpo .<br />
Lo sviluppo del sistema nervoso avviene in quattro stadi e si compie attraverso sei canali: tre<br />
verso l'interno (vista, udito, tatto) e tre verso l'esterno (movimento, parola, uso della mano).<br />
Non appena il suo cervello è capace di operare simultaneamente con questi canali, il bambino<br />
comincia in modo automatico a cimentarsi nella specializzazione dei vari settori del cervello;<br />
per esempio quando striscia, comincia ad usare un lato del corpo alla volta e questo è il primo<br />
modello di monolateralità (I° stadio da 0 a 6 mesi).<br />
Successivamente, il bimbo, impara ad usare insieme parti di entrambi i lati del corpo in modo<br />
prestabilito: schema incrociato (II° stadio, da 6 mesi a 1 anno). In seguito il bambino inizia le<br />
attività esclusivamente umane come il camminare, il parlare (III° stadio, da 1 anno a 18 mesi).<br />
Lo stadio finale dello sviluppo del cervello (iV° stadio, da 2 a 6/7 anni) consiste in una<br />
completa monolateralità; cioè una delle due metà del cervello diventa dominante ed assurge al<br />
ruolo di emisfero linguistico.<br />
Una completa lateralità si ha quando si usa un piede, una mano ed un occhio posti sul<br />
medesimo lato del corpo. Il risultato della lateralizzazione è che l'uomo possiede un linguaggio<br />
parlato e scritto.<br />
I bambini non devono essere costretti a concentrare l'abilità esecutiva sull'uno o sull'altro lato<br />
del corpo, soprattutto per l'uso della mano, perché questa rifluisce sull'abilità visiva. Se un<br />
bimbo è ambidestro, in questo stadio probabilmente non svilupperà un occhio dominante per<br />
l'abilità visiva e ciò comporterà difficoltà nella lettura.<br />
Infatti quando i simboli visivi che chiamiamo parole, pervengono al suo cervello attraverso<br />
l'occhio, sono controllati come percezioni solo in uno degli emisferi cerebrali; ma se per<br />
mancanza di un occhio dominante vengono registrati in entrambi gli emisferi, il bambino<br />
tenderà a leggere a rovescio e a capovolgere i segni scritti.<br />
45
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Certe forme di dislessia lievi chiamate anche evolutive, tendono a scomparire nell'arco della<br />
scuola primaria e sono dovute a difficoltà nella formazione dello schema corporeo, a ritardi<br />
della strutturazione spaziale e a disturbi della strutturazione temporale.<br />
Possiamo concludere dicendo, che, per un giusto apprendimento della lettura e dell'ortografia,<br />
il bambino ha bisogno di avere conquistato col proprio corpo quel tempo e quello spazio che<br />
gli si chiederà poi di dominare e di riprodurre nelle varie attività scolastiche.<br />
IL GIOCO STRUTTURATO<br />
relatore E. Mazzieri<br />
Perché il gioco come metodologia?<br />
Seguono gli ESERCIZI …<br />
• "Il gioco è una esigenza fondamentale di ogni persona, è un fenomeno generale<br />
dell'esistenza, è un'attività biologica finalizzata a ripristinare l'equilibrio neuro-dinamico,<br />
mediante scariche motorie liberatorie, è uana attività fantastica, creativa, immaginativa<br />
(fantasia e gioco sono forme di espressione della personalità), è uno strumento potente di<br />
maturazione e di adattamento, è spontaneità, autenticità, esplorazione, espressività, gestualità,<br />
linguaggio, attività <strong>motoria</strong>, agonismo, confronto, ansia, competitività".<br />
• E' un modo di fare attività <strong>motoria</strong> partendo dalle motivazioni degli allievi: Divertirsi<br />
giocando.<br />
•<br />
Cosa significa strutturato?<br />
• che rispetta regole<br />
che rispetta spazi<br />
che rispetta tempi<br />
che interpreta (trova soluzioni) situazioni e problematiche<br />
Perché strutturato?<br />
• Ogni gioco nasce spontaneamente da una idea destrutturata: gioco spontaneo che<br />
scaturisce dal gioco di esplorazione finalizzato al piacere funzionale.<br />
La tappa successiva nel gioco del bambino è il gioco simbolico che presume la capacità<br />
rappresentativa: è un gioco di finzione e di ruolo dove spesso si rappresenta la figura<br />
dell'adulto e dove è molto importante la componente fantastica. Dopo i 6/7 anni l'egocentrismo<br />
lentamente lascia il posto all'interazione interindividuale: il bambino inizia a giocare con gli<br />
altri utilizzando il simbolismo per imitare la realtà; ha così inizio il gioco di regole. Le regole<br />
di gioco diventano più complesse ed il confronto è uno strumento di verifica delle proprie<br />
capacità; il gioco di regole è diventato così gioco strutturato.<br />
La struttura del gioco cambia in base alle esigenze:<br />
• Tutti i partecipanti devono essere in grado di competere<br />
• Le regole devono essere certe; quando una regola crea motivo di contestazione, si<br />
chiarisce o si modifica<br />
•<br />
La palla:<br />
E' l'attrezzo giocattolo più amato dai bambini (e non solo) ed oltre a possedere una valenza<br />
ludica incredibile, è affascinante per il modo in cui rotola, rimbalza, gira, volteggia in aria e<br />
ricade.<br />
46
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Come strutturare il gioco?<br />
• Analisi della situazione ed individuazione dei bisogni e dei prerequisiti (osservazione).<br />
• Individuazione degli obiettivi e ideazione della struttura del gioco: regole generali, regole<br />
specifiche<br />
• Variazione della strutturazione in base ai feed-back "metodo Lego"<br />
• Complessità della strutturazione sull'osservazione degli obiettivi raggiunti<br />
• Inserimento del gioco in un gioco più complesso con una struttura minima e semplice che<br />
potremo rendere progressivamente più complessa ed organizzata; gioco<br />
• L'uso di una struttura canonica di un gioco sport non ha senso se non è finalizzato alla<br />
partecipazione ai giochi sportivi e della gioventù. Meglio ideare giochi strutturati su modifiche<br />
e assemblamenti dei giochi canonici, ma rispondenti alle esigenze di crescita psico<strong>motoria</strong><br />
della classe, oppure giochi completamente diversi da quelli canonici, tenendo conto anche delle<br />
strutture e dei mezzi a nostra disposizione<br />
Seguono le: PROPOSTE: metodo del problem-solving…<br />
(obiettivi: socializzazione, spirito di collaborazione, lettura delle situazioni)<br />
EDUCAZIONE MOTORIA E NUOVI CURRICULI<br />
LAURA BORTOLI<br />
Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva valorizzazione culturale delle attività<br />
motorie e ad una richiesta di motricità che hanno fatto proliferare diverse iniziative in<br />
quest’ambito, sia come aumento del numero di palestre o centri per attività collegate al fitness,<br />
sia come progetti di Enti locali o associazioni che utilizzano come strumento di intervento<br />
nell’ambito del sociale varie tipologie di attività motorie.<br />
Sembra dunque esservi socialmente un’ampia richiesta di movimento, che non trova però lo<br />
stesso grado di riconoscimento nel mondo della scuola. Anzi, ancora oggi di frequente<br />
l’educazione <strong>fisica</strong> mantiene, rispetto alle altre discipline, un’immagine che limita fortemente il<br />
suo significato ed il suo ruolo nel processo educativo.<br />
Può essere utile considerare alcuni elementi critici di analisi della disciplina, accanto però agli<br />
aspetti che possono rappresentare un importante punto di partenza per la rivisitazione dei<br />
curriculi.<br />
La situazione di difficoltà in cui si trova l’educazione <strong>fisica</strong> attualmente può essere attribuita<br />
ad una serie di motivi (cfr. Tyson, 1996):<br />
• raramente essa è vista come un elemento fondamentale del compito educativo della scuola<br />
che, nonostante quanto affermato ormai da molti anni nei Programmi ministeriali, continua a<br />
privilegiare in modo quasi esclusivo competenze di tipo cognitivo;<br />
• talvolta non è considerata una disciplina alla pari di altre, o addirittura viene vista come<br />
un momento di sfogo o ricreazione per i ragazzi;<br />
• è una materia che non offre specifiche gerarchie di contenuti. Nella maggior parte delle<br />
altre materie, programmi e contenuti sono abbastanza costanti e graduati, come risulta ad<br />
esempio dall’analisi dei libri di testo. Nell’educazione <strong>fisica</strong>, invece, le possibilità di scelta<br />
47
ORIZZONTI SCUOLA<br />
dell’insegnante sono molto ampie, spesso realizzate anche in funzione di spazi e strutture<br />
disponibili;<br />
• è abbastanza frequente che su abilità specifiche gli alunni, come conseguenza di<br />
esperienze personali, posseggano competenze maggiori dell’insegnante. Tale situazione si<br />
verifica a volte anche per le altre Educazioni, mentre è molto raro che accada per le restanti<br />
discipline curriculari;<br />
• a volte la qualità scadente delle programmazioni scolastiche (che si realizza quando<br />
l’insegnante stesso non valorizza il compito educativo che in modo specifico dovrebbe portare<br />
avanti) contribuisce a mantenere questa immagine limitata della disciplina.<br />
Al di là di motivazioni di tipo storico e culturale, che porterebbero ad un’ampia discussione<br />
sul significato della corporeità nell’evoluzione delle ideologie e dei costumi sociali, vi sono<br />
considerazioni legate alla confusa evoluzione del significato dell’educazione <strong>fisica</strong> nell’ambito<br />
della scuola italiana.<br />
Dall’analisi critica dei Programmi ministeriali effettuata da alcuni autori (cfr. Sotgiu e<br />
Pellegrini, 1989, per la scuola elementare, Dorigo, 1997a e 1997b, per la scuola secondaria di<br />
1°e 2° grado), accanto alla valorizzazione degli elementi di novità ed evoluzione introdotti<br />
comunque ogni volta nelle nuove stesure dei programmi, emergono una serie di considerazioni<br />
critiche determinate da diversi fattori: mancanza di un progetto culturale ed educativo<br />
complessivo, specifico e coerente; confusione fra finalità, fini, obiettivi e contenuti;<br />
mescolanza di obiettivi legati all’educazione del movimento e di obiettivi di ordine affettivo,<br />
cognitivo e sociale attribuiti in modo specifico all’educazione <strong>fisica</strong> ma in realtà compito di<br />
tutte le discipline; fragilità ed inconsistenza delle indicazioni metodologiche specifiche.<br />
Si è così assistito alla nascita di una grande confusione di teorie e metodi che Gori (1995)<br />
definisce "eclettismo" e che individua come la "malattia" di cui soffre oggi in Italia<br />
l’educazione <strong>fisica</strong>. In effetti, come risulta anche dall’analisi dei Programmi, in ambito<br />
scolastico si è cercato di conciliare teorie e metodiche diverse (come la teoria dell’allenamento<br />
e la psicomotricità) mutuate da filoni di ricerca prevalentemente stranieri, mescolando in un<br />
quadro generalizzato e applicato a tutte le fasce di età concetti e linguaggi propri di discipline<br />
scientifiche eterogenee (fisiologia, pedagogia, psicologia, sociologia..). L’applicazione dei<br />
Programmi è dunque risultata complessa ed ambivalente: se è stato privilegiato il contesto<br />
sportivo, talvolta l’educazione <strong>fisica</strong> è stata fatta coincidere totalmente con le attività sportive<br />
(nei casi più sfavorevoli, perfino con un’unica attività), organizzate prevalentemente secondo<br />
un modello centrato sulla ricerca del risultato e della prestazione. Quando invece è stato<br />
privilegiato l’ambito socio-pedagogico, l’enfasi è stata posta esclusivamente sull’utilizzo della<br />
motricità come strumento, trascurando quasi completamente le finalità proprie dell’educazione<br />
del movimento e non considerando pienamente peculiarità, bisogni e caratteristiche, anche<br />
motorie, delle diverse fasce di età. Si è poi cercato di ricavare da altre discipline tecniche<br />
pedagogiche che a volte si sono concretizzate in ideazioni e convinzioni personali, mai validate<br />
scientificamente, di singoli docenti. Di frequente nel mondo della scuola si è tentato, in<br />
maniera semplicistica, di generalizzare concetti pedagogici all’ambito motorio: ad esempio,<br />
con riferimento all’apprendimento motorio vi è stato è il tentativo, effettuato in modo empirico<br />
ed ingenuo da parte di qualche docente, di applicare anche all’educazione <strong>motoria</strong> la nozione<br />
di "mappe concettuali", cosa questa che non trova riscontro, nemmeno terminologico, in<br />
nessun ambito di ricerca scientifica internazionale.<br />
Un ultima considerazione, infine, potrebbe riguardare la formazione dei docenti, finora<br />
realizzata negli ISEF. Se per certi versi l’attenzione rivolta in modo specifico a competenze<br />
indirizzate al mondo della scuola ha garantito programmi e curriculi abbastanza<br />
professionalizzanti (gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong>, rispetto alla maggior parte dei docenti<br />
di altre discipline, hanno acquisito anche competenze specifiche di didattica, teoria e<br />
48
ORIZZONTI SCUOLA<br />
metodologia delle attività motorie), solo in modo sporadico è stato possibile lo sviluppo di<br />
linee scientifiche di ricerca epistemologica e didattica in grado di dare un contributo<br />
significativo all’evoluzione della materia.<br />
Se questi sono gli aspetti che rendono necessario ripensare in modo globale l’educazione<br />
<strong>fisica</strong>, va sottolineato come negli ultimi anni il livello di conoscenze relative alle scienze<br />
motorie abbia subito, in ambito scientifico internazionale, un rilevante incremento. E’ quindi<br />
possibile ricavare presupposti concettuali per rifondare la disciplina in modo attuale e<br />
significativo.<br />
Alcuni degli aspetti più avanzati delle conoscenze vengono di seguito brevemente delineati:<br />
c. la ricerca ha ormai ampiamente consolidato il fatto che l’attività <strong>motoria</strong> produce effetti<br />
positivi per il benessere psicofisico dell’individuo. Dal punto di vista fisiologico, l’efficienza<br />
<strong>fisica</strong> e l’esercizio costante rappresentano un potente fattore di salute e di prevenzione di<br />
numerose patologie (ipertensione, diabete, artrosi, ecc.). A livello psicologico, l’esercizio<br />
fisico determina cambiamenti positivi nell’umore, riduzione di stress e depressione, incremento<br />
dell’autostima, migliore qualità della vita (Berger, 1996: Berger, McInman, 1993);<br />
d. vi è stata una progressiva chiarificazione dei concetti fondamentali del movimento, con<br />
distinzione fra capacità e abilità, chiarificazione del concetto di schema motorio di base<br />
(fundamental human skill; cfr. Thomas e Thomas, 1988), messa in discussione del concetto di<br />
schema corporeo, mutuato dall’ambito clinico ed utilizzato erroneamente come entità<br />
anatomicamente precisata e definita (Zazzo, 1990);<br />
e. progressi rilevanti sono stati fatti nel campo delle teorie del controllo e<br />
dell’apprendimento motorio, ricavando tutta una serie di indicazioni metodologiche in grado di<br />
incidere positivamente sui processi di acquisizione di abilità. La teoria attualmente più<br />
accreditatata è conosciuta come "teoria dello schema" di Schmidt (cfr. Bortoli e Robazza,<br />
1991; Schmidt e Lee, 1999), e la sua validazione ha determinato importanti ricadute<br />
metodologiche;<br />
f. dal punto di vista didattico, pur rimanendo validi alcuni principi fondamentali (Piéron,<br />
1989) vi sono state ulteriori analisi e chiarificazioni. Ad esempio, è stata precisata la<br />
distinzione fra valutazione di capacità ed abilità, e per quanto riguarda queste ultime la<br />
distinzione fra valutazione del risultato e della qualità esecutiva. Sono state individuate anche<br />
in ambito motorio metastrategie efficaci in grado di influenzare il modo in cui il soggetto<br />
analizza ed elabora le conoscenze, ottimizzando i processi cognitivi di attenzione, percezione,<br />
memoria, presa di decisioni, gestione delle emozioni (cfr. Robazza e Bortoli, 1997). Si è<br />
distinto fra stili di insegnamento (definiti sulla base del soggetto, docente od alunno, che<br />
prende decisioni rispetto a pianificazione del processo, modalità di esecuzione, valutazione) e<br />
metodi didattici (analitico, globale, misto) riferiti in modo più specifico all’insegnamento di<br />
abilità e da utilizzare sulla base delle caratteristiche di complessità ed organizzazione del<br />
compito (cfr. Madella, Cei, Londoni e Aquili, 1994).<br />
Queste ed altre considerazioni fanno emergere la necessità di una profonda rielaborazione dei<br />
curriculi, individuando innanzitutto il significato di fondo che l’educazione <strong>fisica</strong> deve<br />
acquisire con riferimento alla realtà sociale e culturale in continua evoluzione.<br />
Nel 1995, la principale associazione statunitense di insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> (NASPE:<br />
National Association for Sport and Physical Education) ha cercato di definire, come era stato<br />
fatto per le altre discipline, le competenze da sviluppare nel corso dell’intero curriculo<br />
scolastico (cfr. Lambert, 1996). Sono stati indicati cinque ambiti che si riferiscono in modo<br />
preciso ad abilità acquisite, a conoscenze e ad atteggiamenti. Nel documento elaborato si<br />
specifica che una persona si può considerare "bene educata" dal punto di vista motorio se:<br />
• ha appreso le abilità necessarie per realizzare un’ampia varietà di attività motorie;<br />
• è <strong>fisica</strong>mente "in forma";<br />
49
ORIZZONTI SCUOLA<br />
• partecipa regolarmente ad attività motorie;<br />
• conosce le implicazioni ed i benefici delle attività motorie;<br />
• valorizza l’attività <strong>motoria</strong> ed il contributo che essa può dare ad uno stile di vita sano ed<br />
al benessere psicofisico.<br />
Potrebbe essere questo il punto di partenza per una approfondita riflessione che, fondandosi<br />
sui risultati della ricerca nel campo della teoria del movimento e della didattica, trovi adeguata<br />
collocazione e realizzazione all’interno dei rilevanti cambiamenti in atto nel mondo della<br />
scuola.<br />
Potrà così essere valorizzata la specificità dell’educazione <strong>fisica</strong> su diversi piani (Gori, 1995):<br />
• sul piano educativo, acquisendo pari dignità scientifica e culturale rispetto alle altre<br />
discipline di insegnamento. Naturalmente ciò richiede la chiarificazione dei rapporti tra<br />
l’educazione <strong>fisica</strong> e lo sport e le altre attività motorie, che devono rimanere strumenti per<br />
realizzare obiettivi e finalità proprie delle istituzioni educative, con propri metodi e proprie<br />
modalità di verifica e valutazione;<br />
• sul piano istituzionale, con l’elaborazione di ordinamenti che rispondano alle nuove<br />
istanze pedagogiche e scientifico-umane;<br />
• sul piano professionale, recuperando le competenze specifiche dei docenti, che devono<br />
operare perseguendo finalità educative diverse da quelle di altre organizzazioni para ed<br />
extrascolastiche, utilizzando nel modo migliore l’ampia gamma di strumenti che l’educazione<br />
<strong>fisica</strong> è in grado di porre al servizio del processo educativo globale.<br />
Bibliografia.<br />
Berger, B.G., and McInman, A. (1993). Exercise and the quality of life. In R.N. Singer, M.<br />
Murphey, and L.K. Tennant (Eds.), Handbook of research on sport psychology (pp. 729-760).<br />
New York: MacMillan.<br />
Berger, B.G. (1996). Psychological benefits of an active lifestile: what we know and what we<br />
need to know. In R.N. Singer and D.L. Gill (Eds.), The Academy Papers, No 29, Quality of<br />
life: through movement, Health, and Fitness. Quest, 48, 330-353.<br />
Bortoli, L., e Robazza, C. (1990). Apprendimento motorio: concetti e applicazioni. Roma:<br />
Edizioni Luigi Pozzi.<br />
Dorigo, S. (1997a). <strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong> in crisi. Dalla parte dei programmi per unacritica e<br />
proposta disciplinare complessiva. Trieste: Editoriale.<br />
Dorigo, S. (1997b). Il programma di educazione <strong>fisica</strong> nella secondaria superiore in funzione<br />
dell’efficacia didattica, Didattica del movimento, 108, 6-14.<br />
Gori, M. (1995). Crisi dell'educazione <strong>fisica</strong>. Didattica del movimento, 99, 4-17.<br />
Lambert, L. (1996). Goals and outcomes, In S.J. Silverman, and C.D. Ennis (Eds.), Student<br />
learning in physical education: applying research to enhance instruction (pp. 149-169).<br />
Champaign, IL: Human Kinetics.<br />
Madella, A., Cei, A., Londoni, M., e Aquili, N. (1994). Metodologia dell'insegnamento<br />
sportivo. Roma: CONI SDS.<br />
Piéron, M. (1989). Metodologia dell'insegnamento dell'educazione <strong>fisica</strong> e dell'attività<br />
<strong>sportiva</strong>. Roma: Società Stampa Sportiva.<br />
Robazza, C., e Bortoli, L. (1997). Riqualificazione del sistema formativo motorio-sportivo:<br />
linee metodologiche e didattiche. Didattica del Movimento, 108, 15-24.<br />
Schmidt, R.A., and Lee, T.D. (1999). Motor control and learning. Champaign, IL: Human<br />
Kinetics.<br />
50
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Sotgiu, P., e Pellegrini, F. (1989). Attività motorie e processo educativo. Roma: Società<br />
Stampa Sportiva.<br />
Thomas, J.R., Lee, A.M. and Thomas, K.T. (1988). Physical education for children.<br />
Champaign, IL: Human Kinetics.<br />
Tyson, L. (1996). Context of school. In S.J. Silverman and C.D. Ennis (Eds.), Student<br />
learning in physical education (pp. 55-79). Champaign, IL: Human Kinetics.<br />
Zazzo, R. (1990). La disintegrazione della nozione di schema corporeo. Età Evolutiva, 35, 60-<br />
63<br />
IPOTESI DI NUOVO CURRICOLO<br />
DI EDUCAZIONE FISICA<br />
(Mario Gori e Maurizio Tanga)<br />
Si invia ipotesi di nuovo curricolo di <strong>Educazione</strong> Fisica.<br />
Nel momento in cui le commissioni ministeriali stanno terminando i lavori, riteniamo che quanto<br />
allegato possa costituire, se diffuso, elemento di riflessione e di dibattito affinché la disciplina non<br />
subisca le riduzioni culturali che l'hanno sempre caratterizzata.<br />
Gli studi sul corpo e sull'azione <strong>motoria</strong>, ben oltre gli aspetti particolari dello sport e delle<br />
esercitazioni di palestra, meritano, secondo noi, altra considerazione per poter rispondere<br />
pienamente, al pari delle altre discipline, alla formazione integrale dell'uomo e del cittadino,<br />
soprattutto nella quotidianità.<br />
Il curricolo in educazione <strong>fisica</strong>.<br />
Corpo e movimento, educazione <strong>motoria</strong>, educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong><br />
Mario Gori<br />
Docente incaricato di Didattica delle Scienze motorie, Facoltà di Scienze della Formazione,<br />
Bressanone, Università di Bolzano.<br />
Docente incaricato di Didattica dell’<strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong>, Facoltà di Scienze della<br />
Formazione, Bressanone, Università di Bolzano.<br />
Docente incaricato di Teoria e Metodologia delle attività motorie presso l’ISEF di Firenze.<br />
Via Cheren 13<br />
52100 – Arezzo telefax 0575-900150 e-mail: mario_gori@ hotmail.com<br />
Mario Tanga<br />
Assistente di Teoria e Metodologia delle attività motorie presso l’ISEF di Firenze.<br />
Docente di ruolo di <strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong>, Diplomato ISEF, laureato in pedagogia<br />
Loc. Giovi<br />
52100 - Arezzo<br />
tel. 0575-362603<br />
51
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Gennaio 2001<br />
CURRICOLO UNICO RELATIVO AI SAPERI ESSENZIALI<br />
(COMPRESO IL SAPER FARE) DELLA EDUCAZIONE FISICA<br />
(Corpo e movimento, <strong>Educazione</strong> <strong>motoria</strong>, <strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>)<br />
PREMESSA<br />
Anche nell’ambito del corpo e delle azioni motorie, modelli culturali e subculturali hanno oggi<br />
(e presumibilmente avranno sempre di più) circolazione e diffusione planetaria, per cui il<br />
contesto sociale e relazionale di confronto e interazione tende a coincidere con tutto il mondo.<br />
Astenendosi sia da posizioni apocalittiche che da acritiche ed euforiche integrazioni, è compito<br />
della scuola offrire strumenti di riflessione critica per affrontare la tecnica e la pratica delle<br />
forme e dei mezzi di comunicazione e relazione che permettono tale processo di integrazione<br />
(telematica, telefonia, TV… ) in modo proficuo per la promozione di valori relativi alla<br />
dimensione soggettiva e sociale.<br />
Affiancata a questa prospettiva di globalizzazione, anzi, integrata a questa, riemerge la<br />
domanda di identità locale e specifica che oggi, grazie agli spazi dell’autonomia scolastica,<br />
può venir valorizzata e costituire occasione di apertura della scuola al territorio, di recupero di<br />
tradizioni e memorie cinesiche e costituire a pieno titolo promozione culturale e aggregativa.<br />
L’autonomia, altresì, significa spazio di "manovra", di creatività e di collegialità anche nella<br />
costruzione della didattica delle attività motorie ed, estensivamente, della politica della scuola<br />
intesa non solo come istituzione nazionale, ma come istituto concreto, dove si lavora e si vive.<br />
Come tutte le altre discipline l’educazione <strong>fisica</strong> (corpo e movimento, educazione <strong>motoria</strong>,<br />
educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>), deve promuovere la crescita dell’uomo, della persona e del<br />
cittadino, lasciando alla particolarità delle disposizioni e delle aspirazioni di ciascuno la scelta<br />
di svilupparle specialisticamente.<br />
L’essere umano comprende, schematizzando, tre diversi aspetti, non gerarchici ma integrati<br />
fra loro, ovvero:<br />
• Uomo: la natura costitutiva dell’essere umano, <strong>fisica</strong> e fisiologica, psichica e cognitiva,<br />
nell’accezione identitaria e autonomistica del singolo soggetto. La singolarità non va intesa<br />
come forzato sradicamento dalla relazionalità, ma come temporaneo prescindere da questa,<br />
per considerare le risorse autopoietiche e innate di ciascuno.<br />
• Persona: l’interfaccia del soggetto, inserito in un contesto umano e culturale, nodo del<br />
tessuto comunitario definito dal proprio ruolo e dalla propria identità sociale. È attore e<br />
protagonista di processi comunicativi, agente e interagente nei molteplici flussi delle<br />
dinamiche aggregative e sociali in genere.<br />
• Cittadino: componente della società istituzionale, soggetto di diritti e doveri formalmente<br />
stabiliti. Detentore di una identità anagrafica e di una cittadinanza nella struttura sociale.<br />
I tre elementi uguali e distinti, nell’unità dell’essere, si rivelano attraverso lo stile cinesico che<br />
ciascun individuo testimonia originalmente nel suo quotidiano esistere.<br />
INTRODUZIONE<br />
IL CURRICOLO DI EDUCAZIONE FISICA<br />
La presenza dell’educazione <strong>fisica</strong> nel curricolo scolastico ha la funzione di garantire un<br />
irrinunciabile ambito in cui sistematicamente si esplorino e si esercitino esperienze e attività<br />
che hanno nella corporeità e nella azione <strong>motoria</strong> i loro nodi fondamentali, capaci di<br />
costituire la specificità della disciplina.<br />
52
ORIZZONTI SCUOLA<br />
La corporeità e l’azione <strong>motoria</strong> definiscono il livello fondativo della disciplina, in funzione di<br />
costituire la tessitura di una rete di connessioni con le altre dimensioni della persona<br />
(cognitività, affettività e socialità) e dell’agire (comportamento espressivo-comunicativo,<br />
etico, di ruolo… ).<br />
Tali connessioni permetteranno di integrare l’aspetto valoriale, semantico e relazionale<br />
dell’azione <strong>motoria</strong> con quello esecutivo, nonché di concepire, finalizzare e valutare il<br />
proprio comportamento motorio, estensivamente, fino a coinvolgere l’intero ambito<br />
esistenziale.<br />
Pertanto, anche in termini di corporeità e motricità, è compito della scuola offrire<br />
l’opportunità di strutturare le risorse (dalla alfabetizzazione agli strumenti critici) per<br />
realizzare appieno tutti i livelli della propria esistenza.<br />
E ciò accade soprattutto strutturando in modo cosciente, finalizzato e critico, l’apprendimento<br />
di azioni motorie e contestualizzando la loro applicazione.<br />
FINALITÀ<br />
Le finalità possono essere riassunte nel perseguimento di conoscenze, competenze e capacità<br />
riguardo alla corporeità e all’azione <strong>motoria</strong>.<br />
Alla luce degli sviluppi più avanzati e approfonditi delle neuroscienze e di quelle psicopedagogiche,<br />
si ritiene opportuno privilegiare la dimensione dell’apprendimento sempre più<br />
autonomo e critico e della metacognitività.<br />
A tal fine occorre concepire ogni azione <strong>motoria</strong> in rapporto allo scopo che la caratterizza e<br />
che deve essere individuato, tramite l’esplicita indicazione dell’insegnante e/o della scelta -più<br />
o meno guidata- degli alunni.<br />
Questo costituisce il punto di partenza ideale per organizzare in modo efficace (più e prima<br />
che efficiente) l’esecuzione.<br />
Pertanto sarà fondamentale concepire e condurre l’attività didattica dell’educazione <strong>fisica</strong><br />
tenendo come finalità principale l’apprendimento motorio.<br />
Si proporranno perciò situazioni in cui, qualunque sia l’azione, il suo significato e la sua<br />
funzione (ovvero qualunque sia il contenuto scelto) l’alunno sia motivato, sollecitato e guidato<br />
(in modi, forme e misure lasciati anch’essi alla scelta dell’insegnante e condivisi dagli alunni)<br />
in un percorso di apprendimento, in termini di nuove strutturazioni cinesiche e/o di transfert e<br />
riutilizzo di acquisizioni pregresse.<br />
L’attività curricolare dell’educazione <strong>fisica</strong> non si limita pertanto alla pratica <strong>motoria</strong> intesa<br />
come esecutività pura e semplice o finalizzata al solo scopo ricreativo, ma dovrà costituire,<br />
ogni volta che sarà possibile, il laboratorio dei quadri concettuali e teorici presentati.<br />
Ma il carattere della pratica non può essere accessorio, dato che la soggettività dell’esperienza<br />
è un carattere irrinunciabile di quell’azione <strong>motoria</strong> che costituisce l’asse portante dei<br />
contenuti dell’educazione <strong>fisica</strong>.<br />
L’applicazione <strong>motoria</strong> deve, quindi, essere usata come insostituibile momento di<br />
sperimentazione in prima persona degli apprendimenti motori, consolidati o in corso.<br />
Il corpo dell’educazione <strong>fisica</strong> è e deve rimanere un corpo soggetto, protagonista e attore delle<br />
proprie esperienze, non un corpo oggetto studiato con il distacco che invece caratterizza tante<br />
scienze, per esempio quelle biologiche o fisiche.<br />
La pratica <strong>motoria</strong> scolastica deve essere tale da inserirsi in una prospettiva di educazione<br />
permanente alla corporeità e alla consapevolezza piena delle proprie condotte motorie, in<br />
modo sereno e critico, in linea con lo sviluppo continuo della personalità e della relazionalità.<br />
53
DIDATTICA<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Spetta al collegio dei Docenti e al singolo docente la programmazione didattica dei saperi con<br />
la scelta, l’espansione e l’implementazione delle strategie relative alle attività corporee e<br />
motorie necessarie e contestualizzate.<br />
La didattica dell’educazione <strong>fisica</strong> si avvale di modalità e forme comunicative alternative alla<br />
semplice enunciazione, più o meno tecnica, delle modalità esecutive dell’azione <strong>motoria</strong> da<br />
eseguire, tracciando gli itinerari (o algoritmi) di convertibilità con altri linguaggi (verbale,<br />
iconico, grafico… ) e strutture linguistico-concettuali (mappe e reti, diagrammi, grafici,<br />
animazioni, ipertesti… ).<br />
Nell’azione <strong>motoria</strong> si evidenzia come l’elaborazione di informazioni (a livello mentale e<br />
nervoso) sia massicciamente parallela e non possa quindi essere limitata o ridotta nella<br />
sequenzialità dell’enunciazione verbale.<br />
L’insegnante dovrà creare e mantenere una tensione che consenta a ciascun allievo di<br />
verificare e dare piena attuazione all’integrazione tra la dimensione corporea (che<br />
condividiamo con il mondo fisico e che con esso ci mette in relazione) e la dimensione astratta,<br />
concettuale, che ci permette di distanziarci dalla concretezza del mondo e ci fa com-partecipi,<br />
insieme agli altri, dell’universo culturale.<br />
Questa ambivalenza, che fa dell’uomo un essere sim-bolico (nell’accezione etimologica: "che<br />
mette insieme"), costituisce la sua specificità e non può essere realizzata appieno senza<br />
l’esperienza e il pieno possesso anche del versante fisico-materiale.<br />
Attuazione della attività <strong>motoria</strong><br />
L’attività didattica consentirà di esplorare i fattori dipendenti dalla struttura, dalla<br />
funzionalità organica e dall’attività neuro-muscolare che consentono l’attuazione dell’azione<br />
<strong>motoria</strong>.<br />
Tali fattori sono così schematizzabili: interno (impegno, intensità)<br />
- energetico: tensione e lavoro muscolare, variabili secondo parametri esterno (Kg., Watt… )<br />
- rapporto con lo spazio: escursione angolare e lineare dell’azione <strong>motoria</strong><br />
la struttura cronologica, l’eventuale ritmicità<br />
- rapporto con il tempo: la velocità (rapporto s/t)<br />
la durata<br />
Ciascuno di questi fattori sarà esplorato nei suoi limiti minimo e massimo e per la possibilità<br />
di regolazione inetrmedia. Inoltre sarà dato rilievo alla funzione delle afferenze e reafferenze<br />
nell’economia della progettazione, attuazione controllata e valutazione a posteriori dell’azione<br />
<strong>motoria</strong>.<br />
Sono le informazioni provenienti da sé e dall’ambiente che permettono la gestione ottimale<br />
delle risorse motorie e una adeguata e significativa integrazione con il contesto.<br />
La senso-percezione va intesa come una funzione attiva che occorre saper utilizzare e gestire,<br />
decidendo in che modo e misura far ricorso alle informazioni in entrata.<br />
Raccogliendo, selezionando e interpretando i dati in modo mirato (per le esecuzioni cosidette a<br />
"circuito chiuso" o "close loop") oppure escludendoli come fattore estraneo e di disturbo<br />
all’esecuzione (per le esecuzioni cosidette "a circuito aperto" o "open loop").<br />
Le azioni sperimentate e studiate nella educazione <strong>fisica</strong>, sono da intendersi appartenenti a<br />
tutti gli ambiti: la fonazione, il canto, la danza, la grafia, l’utilizzo di utensili e di strumenti<br />
musicali, le pratiche quotidiane, la comunicazione gestuale, l’avviamento alla pratica<br />
<strong>sportiva</strong>… che trovano tutte nella disciplina un momento di studio tecnico e di riflessione sul<br />
loro valore funzionale e semantico, sulle loro implicazioni etiche e valoriali.<br />
54
1)- <strong>Educazione</strong> senso-percettiva<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Occorre educare all’uso e alla gestione dell’analizzatore percettivo, condizione che consente<br />
di controllare il sé, l’ambiente e il rapporto che li lega. Il concetto di analizzatore consente di<br />
superare quello di recettore sensoriale o organo di senso, che viene ora ad essere considerato il<br />
"polo" dell’analizzatore (che comprende anche vie nervose e centri di elaborazione),<br />
l’interfaccia interno-esterno, "permeabile" a stimoli in entrata ma non passivamente<br />
attraversato da questi. Più che stimoli (in senso deterministico) l’analizzatore raccoglie<br />
informazioni attivamente ricercate, preselezionate e preinterpretate dai processi mentali e<br />
nervosi.<br />
Il "percetto" o il sistema di percetti non corrisponde "tout-court" al mondo. Percepiamo il<br />
movimento (proprio o/e dell’ambiente) come sintesi sia inter- che intra-sensoriale.<br />
- percezione del cambiamento di posizione della fronte sonora (udito)<br />
- percezione di accelerazioni rotatorie e/o lineari (labirinto) esempio si sintesi<br />
- percezione della posizione relativa a sé-ambiente (vista) intersoriale (del<br />
- percezione delle variazioni pressorie plantari (tatto) movimento proprio)<br />
- percezione variazioni lunghezza-tensione di certi muscoli (fusi neuro-muscolari)<br />
- successione di immagini retiniche che rilevano un oggetto in posizioni diverse<br />
- strutturazione (inferenziale) di traiettorie che potrebbe "spiegare" come movi- esempio di<br />
sintesi<br />
mento continuo (sebbene né uniforme né rettilineo) la successione ordinata (in intra-sensoriale<br />
modo univoco) delle posizioni<br />
- compatibilità del movimento percepito con le condizioni ambientali e situazionali<br />
In questa mediazione possono intervenire fattori che danno luogo a "illusioni" percettive<br />
(ottiche, acustiche, tattili… ), ma tutte le percezioni sono "demiotiche", sebbene riferite e<br />
riferibili al mondo.<br />
La percezione non è casuale o deterministica introduzione di elementi dall’esterno, ma<br />
applicazione all’ambiente di categorie cognitive, individuazione, identificazione e<br />
tassonomizzazione di elementi che vengono ricondotti a riferimenti che già possediamo. Di<br />
ogni elemento va colto lo schema (o pattern) ovvero l’insieme di aspetti significativi (non di<br />
per sé, ma perché lo decide il soggetto in relazione a sé e alla situazione) e in base a questi<br />
valutare se sono tali da autorizzare l’assimilazione alla categoria (che già conosciamo) nella<br />
<strong>quale</strong> l’elemento viene ri-conosciuto (recognition). Ciò non esclude che tale ri-conoscimento<br />
porti un contributo agli apprendimenti pregressi: la categoria ne può uscire potenziata, estesa,<br />
modificata o più nettamente definita.<br />
La pattern recognition è la funzione centrale del processo percettivo. Grazie ad essa ciò che<br />
percepiamo ha un’identità e un significato, il che ci permette di "manipolarlo" cognitivamente,<br />
memorizzarlo o rievocarlo agevolmente. Per quanto riguarda la motricità ciò consente di<br />
ambientarla e organizzarla in modo pertinente ed efficace.<br />
Infine va affinata la propriocezione, o insieme di percezioni che riguardano la propria postura<br />
e la propria. Essa può considerarsi composta di afferenze miotassiche, vestibolari, articolari,<br />
pressorie (plantari, ecc.)<br />
2)- Processi mentali e processi motori<br />
La struttura e la funzione cognitiva, anatomo-fisiologica, comunicazionale dell’uomo, sono<br />
realtà quanto mai complesse, nell’accezione profonda del termine: sono costituite da una<br />
molteplicità di fattori e da una rete di connessioni causali e concausali tale da rendere<br />
55
ORIZZONTI SCUOLA<br />
impossibile una definizione precisa e una previsione affidabile degli sviluppi futuri anche delle<br />
azioni motorie.<br />
Il livello di coscienza correlato all’azione <strong>motoria</strong>, può variare, ma non è mai nullo (non<br />
esistono azioni umane puramente riflesse o istintive), né immutabile (un’azione <strong>motoria</strong> o una<br />
parte di azione, che si svolge con una scarsa o marginale partecipazione di coscienza, può<br />
essere portata in primo piano se circostanze interne e/o esterne lo inducono). Anche nelle<br />
esecuzioni cosiddette automatiche, non c’è mai una macchinalità totale che escluda ogni livello<br />
di coscienza.<br />
L’esperienza <strong>motoria</strong>, al pari dei processi ricorsivi, deve produrre nel soggetto cambiamenti:<br />
• cognitivi (acquisizione o modificazione di conoscenze relative al corpo e all’azione<br />
<strong>motoria</strong>),<br />
• affettivi (la percezione e la consapevolezza dela propria azione <strong>motoria</strong> incidono sulle<br />
dinamiche emotive),<br />
• relazionali (la nostra azione <strong>motoria</strong> ha per l’altro -e la sua per noi- valore e funzione di<br />
segno e ciò influisce ridisegnando, anche se solo in minima parte e indirettamente, l’immagine<br />
reciproca, i ruoli, la dinamica del rapporto),<br />
• neuro-motori (l’esecuzione <strong>motoria</strong>, unitariamente al monitoraggio e alla valutazione a<br />
posteriori del suo esito, retroagisce sul peso delle connessioni sinaptiche determinando<br />
aggiustamenti e, alla lunga, variazioni della rete di connettività.<br />
I processi mentali (e quelli nervosi correlati) hanno una relativa autonomia dalle informazioni<br />
in entrata, nel senso che non ne sono deterministicamente e liearmente influenzati. Tali<br />
processi possono verificarsi almeno in parte per via autogena, riutilizzandole informazioni che<br />
già si possiedono. Tale riutilizzo, prescindendo momentaneamente da nuovi "ingressi", viene<br />
detto ricorsivo.<br />
Apprendimento motorio<br />
L’apprendimento motorio è ben altro della strutturazione, memorizzazione e riesecuzione di<br />
schemi di impulsi neuro-muscolari (indirizzati a questo o quel muscolo, modulati per intensità<br />
e durata e organizzati per successione temporale).<br />
Esso deve consistere piuttosto nella strutturazione, a livello mentale, di una<br />
rappresentazione-tipo (prototipica) di una certa azione <strong>motoria</strong>; rappresentazione cui fanno<br />
capo, secondo una connettività reticolare e plastica, le rappresentazioni (mentali) e gli<br />
algoritmi attuativi (neuronali e neuromuscolari) di possibili esecuzioni che implementano lo<br />
stesso scopo dell’azione-tipo.<br />
L’organizzazione neuro-muscolare può essere affrontata anche estemporaneamente quando il<br />
soggetto abbia chiaro il fine e possieda le risorse cognitive (di natura sia mnemonicoesperienziale<br />
che ideativa) per escogitare e contestualizzare le strategie risolutive.<br />
L’apprendimento motorio deve quindi strutturare, espandere, convertire abilità motorie<br />
intese come risorse cognitive, neuromotorie e funzionali che possano essere applicate in<br />
situazione, per la soluzione di una situazione problemica, senza bisogno di significative<br />
ulteriori modificazioni.<br />
Le informazioni (intese come rappresentazioni mentali, processi cognitivi e computazioni<br />
neurologiche) correlate all’azione <strong>motoria</strong>, possono essere classificate in due grandi categorie<br />
complementari. Feed-back e feed-forward, in base alla "direzione" che percorrono,<br />
rispettivamente "da" o "verso" l’apparato esecutivo.<br />
Il Feed-back o reatroazione, è l’insieme di informazioni di ritorno che ci ragguagliano<br />
sull’azione <strong>motoria</strong> in corso di esecuzione e/o sul suo esito.<br />
56
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Nel primo caso si parla di knoweledge of performance (KP) e nel secondo di knoweledge of<br />
results (KR). Le informazioni possono essere relative a sé e/o all’ambiente con cui si<br />
interagisce. Il feed-back ha natura e funzioni di controllo-valutazione.<br />
Il feed-forward o proazione, è l’insieme di informazioni che, attraverso un’opportuna<br />
conversione in impulsi neuro-muscolari darà luogo all’esecuzione. Il feed-forward ha natura e<br />
funzione anticipatoria, previsionale-progettuale.<br />
Il controllo dell’azione si svolge a diversi livelli, da quello più diretto riguardo all’esecutività<br />
(KP) a quello più generale che controlla l’esito (KR) e lo confronta con lo scopo che ci si era<br />
proposti e la sua concordanza con i valori e le posizioni etiche adottati.<br />
Ogni azione <strong>motoria</strong> va considerata globale, ovvero investe sistematicamente tutto il corpo e,<br />
da un altro punto di vista, tutte le aree della persona e della personalità. Infatti:<br />
- riuscire ad "isolare" un’azione <strong>motoria</strong>, in una certa "zona" del corpo, è frutto di un controllo<br />
globale, complessivo, senza il <strong>quale</strong> gli effetti, anche minimi, si estenderebbero inevitabilmente<br />
a tutte le altre parti;<br />
- nessuna azione <strong>motoria</strong> è "neutra" dal punto di vista cognitivo, affettivo, relazionale.<br />
Ogni azione <strong>motoria</strong> deve corrispondere a un’immagine o rappresentazione mentale (non<br />
solo visiva, ma anche cinestesica, tattile, vestibolare… ) da cui si origina e con cui viene<br />
confrontata da parte del soggetto durante e dopo l’esecuzione, contribuendo anche alla sua<br />
strutturazione e/o evoluzione.<br />
In tal modo si favorisce l’esercizio di funzioni progettuali e di controllo-valutazione.<br />
Molte soluzioni a problemi motori, se la situazione è favorevole in tal senso, possono essere<br />
raggiunte con una intuizione (o insight), una sorta di "scorciatoia" cognitiva che permette di<br />
arrivare al punto senza passaggi o ragionamenti. Ciò dimostra che la nostra mente e il nostro<br />
SN possono funzionare come una "scatola nera", ovvero si può momentaneamente perdere il<br />
controllo metacognitivo a tutto vantaggio dell’efficacia e della rapidità. Ciò non toglie che tale<br />
controllo può essere previsto a priori e recuperato a posteriori, di solito con implicazioni molto<br />
interessanti.<br />
La preazione è l’insieme di azioni preliminari che permettono l’avvio dell’esecuzione vera e<br />
propria in condizioni ottimali. Nella didattica occorre considerarla come facente parte<br />
dell’azione, sebbene con una sua funzione specifica.<br />
Le condizioni mentali e nervose che corrispondono al concepire, programmare e decidere<br />
un’azione, sono detenominate proazione e devono essere controllate metacognitivamente dal<br />
soggetto.<br />
Il rapporto tra la dimensione concreta e quella astratta, ad entrambe le quali l’uomo sente di<br />
partecipare, sembra trovare, nell’attuale panorama scientifico, una soluzione nella concezione<br />
emergentista. Secondo questa, quando in un sistema si raggiunge un alto livello critico di<br />
complessità, si danno le condizioni affinché possano emergere qualità diverse, non riducibili a<br />
quelle di partenza (come la mente emerge dal SNC).<br />
L’errore, rivalutato dalla pedagogia contemporanea che l’ha collocato fuori dalle accezioni<br />
detrattive e dalle dinamiche sanzionatorie (inteso come scarto , distanza dal modello o dal<br />
risultato preindicato) , ha una funzione precisa anche nell’apprendimento dell’azione <strong>motoria</strong>.<br />
Si deve partire da una necessaria relativizzazione (un’azione <strong>motoria</strong> "è sbagliata" sempre<br />
rispetto a un certo scopo, ma nulla vieta che sia "giusta" rispetto ad un altro) che toglie molta<br />
"forza" alla sua negatività. Ma occorre dire anche che la reafferenza di un esito o di una<br />
modalità esecutiva, valutati comunque come non pertinenti o non efficaci, hanno<br />
un’importante funzione di reafferenza che confluisce nel bilancio delle modificazioni<br />
apprenditive, contribuendo a rinforzare ed estendere queste ultime.<br />
Dal punto di vista dell’organizzazione dei parametri quantitativi, che definiscono l’azione<br />
<strong>motoria</strong> da un punto di vista fisico e bio-fisico, e che possono essere raccolti nel termine<br />
57
APPRENDIMEN-<br />
TO GENERALE E<br />
GARANTITO<br />
APPRENDIMEN-<br />
TO ESECUTIVO<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
ergomotricità, occorre riferirsi a: quantità di lavoro svolto, entità delle forze impiegate o che<br />
comunque entrano in gioco, potenza sviluppata.<br />
Relativamente alle situazioni di collaborazione collettiva, il soggetto dovrà essere in grado di<br />
attuare un decentramento socio-motorio, assumendo idieativamente o immaginativamente il<br />
ruolo, la posizione o la funzione di un interagente.<br />
Deve saper anche gestire, in modo pienamente consapevole, il processo che lo porta ad una<br />
decisione <strong>motoria</strong>, ovvero alla scelta e alla determinazione dell’azione <strong>motoria</strong> da eseguire,<br />
nonché dell’opportunità di attuarla e, quindi, del momento di avvio, con competenza<br />
organizzativa tattica e strategica.<br />
Relativamente alle tipologie, si valuteranno gli apprendimenti motori secondo la loro<br />
variabilità rispetto a due gradienti:<br />
- la significatività: l'apprendimento varia tra i due poli di significatività e meccanicità, ovvero<br />
tra generalità e specificità del prototipo cui corrisponde (riportata sull'asse verticale della<br />
tabella a doppia entrata);<br />
- l'attività del soggetto: mostrarsi recettivo in modo passivo o autonomo ed attivo, ovvero<br />
rinunciare a, evitare, oppure intraprendere processi elaborativi in cui trasforma, seleziona,<br />
decide, facendo intervenire prototipi supervisori ed algoritmi ricorsivi con cui fa valere l'autoorganizzazione<br />
(riportata sull'asse orizzontale della tabella a doppia entrata).<br />
Comprensione ed uso delle<br />
informazioni provenienti<br />
dall'esterno per<br />
generalizzare i prototipi<br />
esistenti e stabilire<br />
correlazioni tra essi.<br />
Attivazione di prototipi di<br />
azione <strong>motoria</strong> secondo<br />
una gamma ristretta di<br />
possibilità prestabilite.<br />
Decisiva l'informazione in<br />
entrata.<br />
Esecuzioni stereotipiche, di<br />
procedure fisse, secondo le<br />
informazioni in ingresso.<br />
APPRENDIMENTO<br />
PASSIVO<br />
ETERODIRETTO<br />
Attivazione di prototipi e<br />
selezione o ricerca di<br />
modalità idonee di<br />
implementazione, utilizzando<br />
gli inputs opportu-<br />
namente elaborati, al fine di<br />
ampliare il ventaglio di scelte.<br />
Attivazione di prototipi e<br />
selezione di modalità di<br />
implementazione, sfruttando<br />
al massimo la variabilità<br />
offerta dall'esistente.<br />
Attivazione di prototipi<br />
esisten-ti e selezione<br />
dell'implementa-zione<br />
secondo le indicazioni,<br />
parzialmente rielaborate,<br />
prove-nienti dall'esterno.<br />
APPRENDIMENTO CON<br />
INTERAZIONI<br />
SIGNIFICATIVE<br />
58<br />
Ricerca e strutturazione di<br />
nuovi prototipi di azione<br />
<strong>motoria</strong>.<br />
Creatività.<br />
Metacomprensione dei<br />
processi elaborativi.<br />
Revisione dei prototipi<br />
supervisori.<br />
Raggiungimento dell'azione<br />
<strong>motoria</strong> opportuna attraverso<br />
progettazioni (costruzioni a<br />
priori, ricorsivamente, di<br />
nuovi prototipi) e verifiche<br />
empiriche, combinando i due<br />
metodi.<br />
Raggiungimento di una<br />
esecu-zione <strong>motoria</strong><br />
appropriata per prove ed<br />
errori, selezionando a<br />
posteriori l'implementazione<br />
idonea.<br />
APPRENDIMENTO<br />
AUTONOMO<br />
ORGANIZZATO<br />
3)- Il linguaggio gestuale<br />
Occorre dare specificità e fondamento allo studio dell’azione <strong>motoria</strong> inserendosi nel filone<br />
della ricerca cinesica che intende la motricità (umana) come modo di relazione tra il soggetto e<br />
il mondo, portatrice di singificati, intenzioni, valori.
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Il gesto è l’azione <strong>motoria</strong> vista nella sua funzione di significazione e comunicazione. Occorre<br />
saper cogliere e gestire tale funzione nella motricità propria e altrui.<br />
Per la ricerca e la didattica dei significati del valore e delle funzioni delle azioni motorie, è<br />
necessario ricorrere ad una tassonomia, al fine di sistematizzare l’enorme variabilità delle<br />
esecuzioni motorie in categorie cinesiche, definite in base a criteri che possono anche variare<br />
situazionalmente: semantico, funzionale, estetico, eronomico…<br />
Nell’interazione ha, inoltre, un’importanza decisiva il valore prossemico delle distanze<br />
interpersonali e delle reciproche posizioni, oltre che della loro regolazione.<br />
Gli aspetti relazionali e comunicazionali dell’agire, che riguardano la definizione dei ruoli,<br />
dell’aggregazione e dell’interazione in genere, va sotto il nome di sociomotricità.<br />
Contemporanemente occorre saper mettere in atto situazioni didattiche motivanti e saper<br />
esplicitare le motivazioni di azioni motorie che si eseguono didatticamente e nel quotidiano<br />
individualmente e/o collettivamente.<br />
L’azione non può prescindere dalla situazione. La sua contestualizzazione è necessaria,<br />
inevitabile e va saputa gestire negli aspetti prevedibili e imprevedibili. In particolare l’insieme<br />
di fattori che riguardano direttamente l’atto motorio va sotto il nome di situazione <strong>motoria</strong>.<br />
La personalità è l’insieme di caratteristiche che rendono unico il singolo soggetto. La pratica<br />
<strong>motoria</strong> contribuisce a rafforzare la specificità di questi tratti. Lo stile, nell’accezione<br />
profonda ed estesa , è strettamente connesso alla personalutà, ma riguarda gli aspetti<br />
processuali e dinamici del soggetto (stile dipensiero, di comunicazione, di comportamento… )<br />
che si rivelano più o meno direttamente nell’interazione, testimoniando l’originalità del<br />
soggetto.<br />
4. Il gioco<br />
In chiave progettuale è facile porre il gioco tra gli strumenti educativi privilegiati, ma più<br />
complesso è invece il compito che l'educatore ha di realizzare in concreto una<br />
programmazione curricolare che, attraverso il gioco, consenta l'apprendimento di contenuti, lo<br />
sviluppo di capacita, l'elaborazione operativa e comunicativa di abilità, l'apprendimento di un<br />
atteggiamento creativo di fronte alle persone, ai problemi , ai contesti, agli aventi ed alle<br />
condizioni.<br />
Il gioco è contesto in cui viene accentuata la progettualità delle proprie azioni: con la<br />
formulazione di intenzioni personali, con l'organizzazione e la codificazione di azioni<br />
significative, che il soggetto esegue e verifica direttamente rispetto al loro grado di efficacia e<br />
di efficienza, contemperando le azioni stesse alle intenzioni collettive (le regole) proprie dei<br />
piccoli e grandi gruppi con cui egli interagisce.<br />
Ad ogni livello di sviluppo la natura del gioco è sempre la stessa: capace di assicurare al<br />
singolo ed al gruppo delle occasioni di incontro con se stesso, con gli altri, con gli oggetti e gli<br />
eventi, in contesti adatti all'espressione delle proprie ed altrui azioni, al fine di attivare,<br />
misurare e perfezionare le proprie capacita d’azione (nell'integrazione complessa di capacità<br />
motorie, affettivo-emotive, cognitive, relazionali, etico-morali, ecc.), mediante l'uso, la<br />
sperimentazione, la modificazione, l'apprendimento, l'elaborazione ed il perfezionamento delle<br />
proprie abilità.<br />
I giochi sono quindi sostanzialmente dei contesti operativi e comunicativi in cui il soggetto<br />
esprime le proprie capacità ed abilità anche nel confronto competitivo con se stesso e con gli<br />
altri, tendendo sempre ad una chiara definizione degli statuti di gioco e ad una valida<br />
interpretazione delle regole che essi prevedono nell'accordo di coppia, di piccolo e grande<br />
gruppo. Le regole sono così strutturate direttamente o adottate per convenzione dalla<br />
tradizione orale e sempre riadattate situazionalmente.<br />
59
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Quando il gioco viene svolto attivamente e direttamente costituisce l'espressione della libertà<br />
personale entro uno specifico contesto interattivo, in cui i rapporti spazio-temporali tra<br />
soggetti, oggetti ed eventi sono organizzati a pro dei partecipanti.<br />
Il gioco assume un ruolo centrale nella pratica dell'educazione <strong>fisica</strong>, essendo contesto e<br />
fenomeno in cui si attuano molte condotte motorie. Esso ha una propria grammatica che<br />
coordina le varie implicazioni normative dello stesso in un dato momento storico (spaziotemporale<br />
e culturale). La sua natura è prettamente culturale e si dispiega solo in un contesto<br />
sociale ove interagiscono direttamente o indirettamente più soggetti che mirano a raggiungere<br />
determinati scopi. La partecipazione al gioco è funzionale al confronto delle capacità proprie<br />
di questi soggetti ed al loro ulteriore sviluppo e perfezionamento su molteplici versanti:<br />
fisiologico, neuro-fisiologico, neuro-psicologico, emotivo-affettivo e psico-socio-motorio e<br />
relazionale, etico-morale, cognitivo, linguistico, ecc.<br />
Il gioco deve essere usato <strong>quale</strong> mezzo educativo ridondante di una significatività propria,<br />
espressione dell'equilibrio tra libertà e anarchia, ordine e disordine, atto individuale e atto<br />
collettivo, ecc. In quanto educativo non può essere organizzato in modi prescrittivi a priori<br />
sotto il piano formale, ma deve tendere sostanzialmente a ricreare equilibri sempre più<br />
complessi tra l'autonomia e la socialità della persona nel gruppo-comunità. Il ruolo<br />
dell'educatore, mediante il gioco educativo, è quindi quello di rendere possibile la<br />
partecipazione democratica, la creatività progettuale di ciascuno rispetto alle necessità:<br />
- del confronto competitivo;<br />
- della trasferibilità degli apprendimenti;<br />
- della multimedialità nella espressione dei significati personali e del gruppo;<br />
- della riorganizzazione delle attività per mezzo delle regole rispetto agli obiettivi educativi;<br />
- della autogestione (individuale e/o collettiva) delle attività di gioco;<br />
- della sua coniugazione multidisciplinare e interdisciplinare.<br />
La pluralità e la polivalenza delle situazioni problemiche presenti nel gioco educativo, saranno<br />
l'occasione per combinare diversamente i vari parametri, cercando di suscitare la motivazione<br />
intrinseca chiamando in causa intuizione, inventiva, creatività, scelte, decisionalità, tendendo<br />
conto dei rapporti interpersonali e di quelli con l'ambiente fisico. Le combinazioni dovranno<br />
ovviamente essere le più varie e dovranno soprattutto lasciare ampio margine di decisionalità<br />
al soggetto.<br />
Questa logica interna al gioco determina la proprietà dello spazio di intervento, le modalità del<br />
contatto e della comunicazione, le categorie prassiche di cui dispone il partecipante, i tipi di<br />
messaggi motori scambiati e gli universali del gioco di cui si cercherà una rappresentazione.<br />
Il gioco della tradizione e folklorico, attività tra le più frequenti nel calendario delle<br />
manifestazioni sociali e delle attività di ogni tempo, diventa quindi indispensabile in una<br />
scuola dell’autonomia che cerca con la localizzazione della cultura il collegamento con le<br />
radici e la memoria storica individuale e collettiva.<br />
5)- La prassiologia<br />
Può dirsi pragmatico (o pratico) quel comportamento che ha nell’attuazione concreta e<br />
nell’intenzionale modifica della situazione i suoi punti chiave. La motricità educativa deve<br />
trovare e/o scoprire la sua valemza pragmatica.<br />
Pertanto lo studio dell’azione <strong>motoria</strong> e la ricerca nel campo della motricità umana deve tener<br />
conto della valenza prassica (o pragmatica) dell’agire. Deve cioè prendere atto delle forme<br />
esistenti e ricorrenti della motricità che prescindono dallo studio sistematico e scientifico. Un<br />
campo di studio (insieme al suo oggetto) può definirsi prassiologico, se riguarda l’aspetto<br />
intenzionale, creativo e progettuale dell’azione.<br />
La prassiologia ha contemporaneamente carattere di scienza descrittiva, esplicativa e<br />
normativa nei riguardi sia dell’azione <strong>motoria</strong> che del soggetto che la compie.<br />
60
ORIZZONTI SCUOLA<br />
La descrizione, nell’accezione in cui è intesa dalla logica contemporanea, individua i caratteri<br />
specifici dell’azione <strong>motoria</strong> e dell’agente come oggetti della prassiologia. La descrizione<br />
stabilisce la differenza e la distanza dell’oggetto della prassiologia rispetto all’oggetto (non<br />
alla cosa) di altre scienze.<br />
La spiegazione mira ad individuare il perché causale degli oggetti che indaga, ad interpretarli,<br />
ovvero ad attribuir loro significato, a strutturare dei modelli in cui si mostrano in modo<br />
esplicito e formalizzato la struttura e la dinamica degli oggetti in questione.<br />
La costruzione di normatività va intesa nell’accezione di formulazione tecnica (in senso lato),<br />
funzionale ad individuare e formalizzare un sistema di criteri e princìpi per l’operatività, in<br />
grado di ottimizzare la messa in atto dei diversi comportamenti.<br />
La normatività, altresì, offre le indicazioni per connettere scopo e implementazioni, significato<br />
e azioni, senso e azione <strong>motoria</strong>. Questi tre livelli vanno scandirli come parti di una stessa<br />
struttura conoscitiva.<br />
OPERAZIONI METODOLOGIA<br />
DESCRIZIONE Osservazione, rilevamento, analisi,<br />
registrazio,<br />
ne, organizzazione, esposizione, dei<br />
dati del reale e delle altre scienze.<br />
SPIEGAZIONE Individuazione, elaborazione,<br />
applicazione e ve-rifica di: modelli<br />
interpretativi; relazioni causa-tive,<br />
genetiche, di intenzionalità, di<br />
finalizzazio-ne tra le dimensioni della<br />
persona.<br />
Correlazione, sintesi, inferenza,<br />
estrapolazione.<br />
COSTRUZIONE<br />
DELLA<br />
NORMATIVITÀ<br />
Individuazione, elaborazione,<br />
applicazione e verifica di:<br />
tecniche; tattiche; strategie;<br />
processi di ottimizzazione, di<br />
controllo e di gestione.<br />
Progettazione, attuazione e verifica<br />
del progetto;<br />
didattica; autodidattica.<br />
Definizione e verifica dei rapporti<br />
con norme etiche.<br />
61<br />
RICERCA:<br />
individuazione del campo<br />
di ricerca; selezione e<br />
organizzazione delle<br />
modalità e degli strumenti;<br />
raccolta e ordinamento<br />
sistematico dei dati.<br />
Multidisciplinarità.<br />
ERMENEUTICA,<br />
attraverso la costruzione di<br />
ipotesi, modelli, etc.;<br />
Interdisciplinarità.<br />
RICERCAZIONE.<br />
Teorizzazione,<br />
sperimentazione e<br />
simulazione finalizzate a:<br />
agire; apprendere ad agire;<br />
insegnare ad apprendere ad<br />
agire.<br />
Verifica sul campo:<br />
monitorizzazione;<br />
screening.<br />
Valutazione dell’azione<br />
<strong>motoria</strong> dal piano esecutivo<br />
a quello etico.<br />
Apertura e modificabilità<br />
dei progetti.
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Il poter astrarre, rappresentandola cognitivamente, l’azione <strong>motoria</strong>, consente di dissociare<br />
livelli e componenti dell’azione appresa e di riutilizzarne alcuni, adattandoli e/o<br />
ricombinandoli per finalità e in situazioni diverse. Quando ciò accade si dice che un’abilità<br />
<strong>motoria</strong> è stata soggetta a transfert. Il che implica anche la capacità di individuare e utilizzare<br />
la connessione (analogia di scopo, di esecuzione o altro) che permette il transfert stesso.<br />
La metamotricità è il complesso delle azioni motorie tendenti ad esprimere contenuti relativi<br />
alla metacomunicazione gestuale entro una specifica interazione. La metamotricità può<br />
considerarsi l'insieme di caratteristiche ed il campo delle situazioni motorie dove certi atti sono<br />
portatori di una significazione seconda che supera il senso immediato del compimento del<br />
lavoro motorio in corso.<br />
6) Il rapporto con la natura<br />
La natura è un elemento interlocutorio importantissimo per la motricità. La motricità umana<br />
però appartiene anche a uno stato di cultura e non solo di natura, il che ci obbliga a a rifuggire<br />
ideali di "purezza" e di "non contaminazione" da parte dell’artificiale. Il modo in cui si<br />
sperimentano elementi naturali è inevitabilmente umano, ovvero culturale, mai istintivo o<br />
puramente biologico. La motricità, che ci consente di rapportarci con la natura e di<br />
riappropriarcene, ha un carattere tecnico (in termini di massimo rispetto, di attenzione e di<br />
interesse).<br />
Infatti il modo di muoversi dell’uomo è caratterizzato dall’aver abbandonato l’istinto e<br />
dall’aver adottato modalità "tecniche"; l’unica via per l’uomo di acquisire ed esercitare risorse<br />
motorie è la costruzione di tecniche per via pprenditiva e cognitiva.<br />
La motricità può essere organizzata come risposta, ovvero come reazione a condizioni o<br />
eventi dell’ambiente. Tali condizioni o eventi devono coinvolgere il soggetto e costituire per<br />
esso un fattore di sollecitazione e di interrogazione.<br />
7) Le risorse motorie<br />
g. Propriamente organiche<br />
Sperimentazione dei limiti ed esercizio delle risorse fisiologiche dell’esecuzione. Tali risorse<br />
non costituiscono la motricità, ma ne permettono l’attuazione.<br />
Si tratta di:<br />
- entità della tensione muscolare;<br />
- rapidità della variazione di lunghezza del muscolo;<br />
- estensione temporale delle riserve energetiche a diversi regimi definiti in base a parametri<br />
interni (anaerobico alattacido, anaerobico lattacido e aerobico) e esterni ( attuazione di un<br />
lavoro ad un certo regime oggettivabile come velocità di spostamento, entità della resistenza<br />
vinta, ecc.).<br />
h. Neuro-cognitivo motorie<br />
Conoscenze (apprendimento di):<br />
- procedure escutive (in termini di modalità, di controllo e autovalutazione);<br />
- strutturazione delle rappresentazioni mentali correlate;<br />
- possesso delle conoscenze linguistiche idonee a riferirle, a esporne i particolari e<br />
comprenderene l’enunciazione.<br />
Competenze:<br />
- progettazione (strategica) e organizzazione (tattica) della propria motricità, senza necessità<br />
della costanza del contesto;<br />
- attuazione agevole, pronta e flessibile, del riutilizzo di conoscenze apprese (transfert).<br />
Capacità:<br />
- autovalutazione e analisi critica dell’azione (dal livello della sua rispondenza ai riferimenti<br />
valoriali e semantici, a quello della sua finalizzazione, concettualizzazione, esecuzione);<br />
62
ORIZZONTI SCUOLA<br />
- individuazione, previsione dei fattori che costituiscono le risorse, i vincoli, le particolarità<br />
contestuali;<br />
- reciprocità e integrazione tra gli aspetti teoretici e quelli materiali attuativi, attuando<br />
agevolmente conversioni e connessioni in entrambi i sensi<br />
8) Avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong>, alla danza, al teatro, alle discipline e alle tecniche<br />
orientali,alle attività di fitness…<br />
La scuola può essere la sede ideae per proporre e sperimentare l’avviamento a una o più di<br />
queste attività, curvandole secondo i tempi, i modi e le finalità della progettazione didattica.<br />
Tali attività costituiscono infatti una gamma vasta e ricca di contenuti con valide implicazioni<br />
educative e didattiche, purché l’insegnante sappia mediare tra la natura propria di queste<br />
attività (così come si ritrovano nei vari ambienti) e le esigenze della scuola.<br />
9)- Sperimentazione, verifica e valutazione: l’aspetto docimologico<br />
L’attuazione della motricità ha il vantaggio di essere praticabile con successo anche da quegli<br />
allievi che hanno una dotazione <strong>fisica</strong> più "modesta" o addirittura "deficitaria", soprattutto se<br />
considerata dal punto di vista prestativo. In tale ottica si può prevedere, tra l’altro, l’uso del<br />
computer, a cui sarà possibile assegnare la funzione di protesi per quei soggetti che, limitati<br />
da situazioni di handicap, possono dimostrare le loro conoscenze, competenze e capacità (in<br />
fatto di corpo e azione <strong>motoria</strong>) in termini virtuali (gestendo un corpo e dei movimenti frutto<br />
di "sintesi" informatica) o indiretti (gestendo automi e robot).<br />
Una motricità concreta limitata all’uso della tastiera e dei comandi, è ugualmente degna di<br />
essere considerata e valutata ai fini educativi e apprenditivi.<br />
L’atteggiamento da promuovere nel soggetto di fronte alla situazione <strong>motoria</strong> (o al problema<br />
motorio) è quello della ricercazione. Questo perché l’esperienza che sta mettendo in atto,<br />
mentre serve a risolvere il problema e ad ottenere lo scopo, è occasione e strumento per<br />
estendere e approfondire le proprie conoscenze.<br />
Per azione <strong>motoria</strong> si intende un segmento del comportamento di una persona. L’azione<br />
<strong>motoria</strong> umana è caratterizzata da una fisicità esecutiva, dalla funzionalità biologica del<br />
soggetto che la esegue, dal significato e dalle finalità che le attribuisce il soggetto stesso (e i<br />
soggetti interagenti). L’azione <strong>motoria</strong> umana presuppone ed implica complesse integrazioni<br />
dei processi che la caratterizzano <strong>quale</strong> luogo di articolazione delle dinamiche intra- ed<br />
interpersonali, in una sintesi sempre aperta ad integrazioni, regolazione, contestualizzazione,<br />
valutazione, etc.<br />
Azione <strong>motoria</strong> e agente, che vengono descritti nei loro aspetti specifici dalla prassiologia,<br />
individuano gli aspetti rilevanti di tale operazione secondo gli schemi che seguono.<br />
Caratteristiche definitorie<br />
della motricità umana.<br />
Genesi della motricità:<br />
risorse cognitive ed<br />
esecutive.<br />
Modalità di apprendimento<br />
della motricità.<br />
Mezzi di comunicazione<br />
della motricità.<br />
AZIONE MOTORIA<br />
Anticipatoria, proattiva; cognitiva.<br />
Rappresentazione mentale; partecipazione all’universo<br />
simbolico-culturale.<br />
Costruzione di rappresentazioni mentali che<br />
implementano la soluzione di problemi.<br />
Simbolicità mentale e comunicazione-intuizione.<br />
Modificazioni costruttive, di transfert e di<br />
cambiamento del proprio universo simbolico (mentale-<br />
63
Modalità di comunicazione<br />
- vedere l’azione <strong>motoria</strong><br />
eseguita da altri<br />
- immaginarla<br />
- provarla (in concreto<br />
rapporto con il contesto)<br />
- ricevere informazioni<br />
dall’esterno a priori<br />
- ricevere informazioni<br />
dall’esterno a posteriori<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
culturale) elaborate dal soggetto in tempo reale e/o in<br />
differita dall’esperienza concreta.<br />
Funzioni:<br />
- Costruzione di una rappresentazione in terza persona.<br />
- Costruzione, per via autogena, ricorsiva, del<br />
prototipo di azione <strong>motoria</strong>.<br />
- Verifica empirica del prototipo di azione <strong>motoria</strong>.<br />
Spunto per eventuali nuovi processi costruttivi<br />
autogeni.<br />
- Ricevere elementi che, attraverso opportune<br />
trasformazioni, possono contribuire a costruire il<br />
prototipo di azione <strong>motoria</strong>. Le informazioni possono<br />
essere di tipo diverso: verbali, sonore, gestuali,<br />
iconiche...<br />
- Le informazioni a posteriori sono la reazione degli<br />
altri alla nostra azione <strong>motoria</strong>. Sia che costituisca un<br />
giudizio (riconducibile sostanzialmente ad approvazione<br />
o disapprovazione) che gli altri riteniamo ci<br />
abbiano dato, sia che siamo noi a valutare, come<br />
gradita o no, la conseguenza che la nostra azione<br />
<strong>motoria</strong> ha avuto sugli altri, ne ricaviamo sempre<br />
indicazioni per rivedere i prototipi di azione <strong>motoria</strong><br />
e/o i prototipi supervisori.<br />
L’attore o agente è il soggetto che agisce volutamente per compiere un’azione <strong>motoria</strong><br />
intenzionale. Il poter concepire, maturare, decidere autonomamente, liberamente e<br />
consapevolmente il proprio comportamento, contribuisce gradualmente a far acquisire al<br />
soggetto la propria identità.<br />
Quest’ultima si forma grazie anche al percepirsi come soggetti e attori dell’azione sul mondo<br />
fisico e sociale.<br />
L’esercizio continuato e ripetuto dell’agire ha quindi una notevole importanza per l’evoluzione<br />
personale del soggetto nel sociale, a tutte le età.<br />
Aspetto<br />
FISICO<br />
(Materia,<br />
energia,<br />
entropia)<br />
Aspetto<br />
BIOLOGICO<br />
(Funzionalità<br />
,<br />
sensibilità,<br />
attività,<br />
trasformazio<br />
ni,<br />
auto-<br />
AZIONE MOTORIA AGENTE<br />
MOVIMENTO: evento complesso di<br />
natura cinematica, dinamica, energetica,<br />
elettrochi-mica.<br />
EVENTO FUNZIONALE<br />
ADATTIVO, messo in atto da un<br />
sistema vivente. Tale evento implementa<br />
necessità e tendenze di:<br />
una struttura sub-cellulare,<br />
una cellula,<br />
un tessuto<br />
un organo,<br />
un individuo,<br />
64<br />
SISTEMA DI SISTEMI:<br />
complessi, non isolati, aperti,<br />
in interazione tra sé e con<br />
l’ambiente, intrinsecamente<br />
antientropici.<br />
STRUTTURA e<br />
FUNZIONALITÀ<br />
intrinsecamente<br />
antientropiche, capaci di provocare<br />
e finalizzare<br />
diminuzione dell’entropia<br />
complessiva del sistema<br />
individuo + ambiente per<br />
aumentare la propria.
organizzazio<br />
ne per mezzo<br />
di<br />
informazione<br />
)<br />
Aspetto<br />
ANTROPIC<br />
O<br />
(Astrazione,<br />
simbolismo,<br />
libertà come<br />
assenza di<br />
determinismo)<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
una specie,<br />
un ecosistema.<br />
Tale evento è espressione di gestione<br />
informazionale dei processi intra-attivi<br />
ed inter-attivi, da parte di:<br />
sistema nervoso,<br />
ormoni,<br />
DNA-RNA.<br />
EVENTO COMPORTAMENTALE<br />
connotato da: simbolicità<br />
(significatività), valore e funzione (a<br />
livello di evoluzione personale, di<br />
transazione e comunicazione<br />
interpersonale), coscienzialità. Tale<br />
evento si configura come azione <strong>motoria</strong><br />
determinata e determinante di:<br />
sentimenti, emozioni, affettività,<br />
strutture mentali, idee, concetti, cultura,<br />
relazioni interpersonali.<br />
65<br />
SISTEMA (complesso) DI<br />
SISTEMI biologici, altamente<br />
integrato, unitario e gerarchico<br />
(la gerarchia è di tipo circolare<br />
più che piramidale),<br />
caratterizzato da<br />
PERSISTENZA (specificazione<br />
e mantenimento di<br />
individualità, funzionalità,<br />
etc.) ed EVOLUZIONE<br />
(maturazione, sviluppo,<br />
adattamento, espansione, etc.)<br />
dell’individuo. Persistenza ed<br />
evolutività sono<br />
complementari e sono sotto il<br />
potere causativo dei sistemi<br />
infor-mazionali: DNA-RNA,<br />
ormoni, sistema nervoso.<br />
È caratterizzato da<br />
AUTOPOIETICITÀ.<br />
ENTITÀ<br />
INTERFUNZIONALE,<br />
unitario, comprensivo di una<br />
dimensione che non è né <strong>fisica</strong><br />
né biologica ovvero della<br />
mente, con tut-te le sue<br />
implicazioni: coscienza,<br />
intenzionali-tà, astrazione,<br />
capacità logiche, emozioni...<br />
Le risorse mentali sono<br />
autopoietiche e interattive con<br />
quelle altrui. Inoltre hanno il<br />
loro correlato biologico nella<br />
funzionalità nervosa e<br />
organismica generale.<br />
I fattori che contribuiscono all'apprendimento e all'insegnamento dell'azione <strong>motoria</strong>, vanno<br />
focalizzati, dall'intenzione didattica degli interagenti, sulle situazioni che implicano relazione<br />
inter-umana.<br />
PROGRAMMAZIONE DIDATTICA<br />
metodologie, metodi, mezzi<br />
obiettivi educativi: qualità, abilità e capacità<br />
esistenziali<br />
interdisciplinarità e multidisciplinarità<br />
- funzionali<br />
- coordinative<br />
- emotivo-affettive<br />
- relazionali
contenuti:<br />
- corpo come identità<br />
- prevalenza nella compresenza<br />
per promuovere la persona ecologica<br />
mediante<br />
educazione corporeo-<strong>motoria</strong> ecologica<br />
avviamento ecologico alla pratica <strong>sportiva</strong><br />
pratica ecologica dell'attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong><br />
pratica degli sport ecologici<br />
attraverso<br />
gioco infantile tradizionale<br />
gioco educativo<br />
gioco sportivo<br />
sport giocato<br />
Con Tecniche<br />
- multimodali<br />
- multimediali<br />
- polilinguistiche<br />
- polivalenti<br />
- interdisciplinari e multidisciplinari<br />
- polisportive<br />
- problemiche<br />
- operazionali<br />
- immaginative (mentali)<br />
- sociodrammatiche<br />
In base a Valori condivisi<br />
SI<br />
- competizione<br />
- aggregazione<br />
- solidarietà<br />
- agonismo<br />
- incontro<br />
- socialità<br />
- individualizzazione<br />
- diversificazione<br />
- volontà<br />
- impegno<br />
- fantasia<br />
- creatività<br />
- comunione<br />
Con concreti significati: sui piani<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
NO<br />
- contrapposizione<br />
- separazione<br />
- divisione<br />
- antagonismo<br />
- scontro<br />
- massificazione<br />
- egoismo<br />
- gerarchizzazione<br />
- ...............<br />
equilibrio uomo-ambiente<br />
66<br />
- cognitive<br />
- etico-morali<br />
- corpo come esperienza: 0/3<br />
- corpo come linguaggio: 3/6<br />
- corpo come memoria: 6/8<br />
- corpo come immagine: 8/11<br />
- corpo come progetto: 11/14<br />
- corpo come scelta: 14…
ecologico<br />
personale<br />
sociale<br />
estetico<br />
culturale<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
realizzazione dell'identità<br />
solidiarietà<br />
senso del bello<br />
consapevolezza cognitiva<br />
origine, originalità, testi-<br />
monianza, destino<br />
di senso<br />
Le prove di verifica saranno strutturate in modo da non essere condizionate dal livello<br />
quantitativo della prestazione, ma dalla capacità di collegarle alla cognitività e agli altri<br />
linguaggi, al fine di verificare e valutare conoscenze, competenze e capacità secondo il<br />
seguente schema.<br />
CONOSCENZA<br />
(ESECUTIVIT<br />
À)<br />
COMPETENZA<br />
(LIBERTÀ DA<br />
VINCOLI<br />
CONTESTUAL<br />
I)<br />
CAPACITÀ<br />
(PIENA<br />
CONNESSION<br />
E CONCETTO-<br />
ESPERIENZA.<br />
METAESECUT<br />
I-VITÀ)<br />
Il soggetto ha memorizzato le modalità esecutive di certe azioni;<br />
le sa selezionare e utilizzare su specifica richiesta;<br />
sa rendere conto del loro significato in termini di comunicazione;<br />
sa valutarne la pertinenza;<br />
sa rendere conto delle modalità esecutive;<br />
sa rendere conto dello scopo immediato della propria azione <strong>motoria</strong>.<br />
Il soggetto sa riportare le proprie competenze motorie a qualunque<br />
contesto, indipendentemente dalla somiglianza con quello di<br />
apprendimento;<br />
usa con padronanza la progettualità strategica e la sa attuare<br />
tatticamente;<br />
sa adattare tatticamente la propria condotta <strong>motoria</strong> rispetto a<br />
variazioni contestuali;<br />
sa trasferire consapevolmente i propri apprendimenti motori a<br />
situazioni simili, sfruttando la loro polifunzionalità.<br />
Il soggetto sa valutare e analizzare criticamente (da un punto di vista<br />
strutturale e semantico) l’azione <strong>motoria</strong> eseguita e il suo esito in<br />
rapporto all’intenzione e allo scopo diretto;<br />
sa cogliere significati secondari e impliciti della propria e altrui<br />
azione <strong>motoria</strong>;<br />
sa teorizzare a partire dall’esperienza;<br />
conduce con padronanza sia la propria elaborazione concettuale che<br />
la propria esperienza <strong>motoria</strong> e usa ciascuna delle due in funzione<br />
della verifica dell’altra;<br />
sa strutturare (per la propria azione <strong>motoria</strong>) e comprendere (per<br />
l’azione <strong>motoria</strong> altrui) una gerarchia di scopi.<br />
67
ORIZZONTI SCUOLA<br />
L’ATTIVITÀ MOTORIA NELLA SCUOLA MATERNA E<br />
NELLA SCUOLA DI BASE<br />
Già nei Programmi Didattici della Scuola Elementare del 1985 si parlava di “esigenza e<br />
crescente richiesta di attività <strong>motoria</strong>” ma, a 16 anni di distanza, non si può ancora<br />
affermare di aver pienamente soddisfatto quella che già allora fu ritenuta come un’urgenza.<br />
Molto, per la verità, è stato fatto 1 ma crediamo che il riconoscimento del contenuto culturale<br />
dell’attività <strong>motoria</strong> e della sua specificità, all’interno del curricolo di studio, siano ancora<br />
piuttosto lontani. La nostra Associazione (di Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica dell’Alto Adige)<br />
intende aprire un tavolo di confronto che poggi su alcuni presupposti che hanno guidato la<br />
nostra analisi e attorno ai quali intendiamo orientare il dibattito:<br />
L’unanime riconoscimento dell’importanza dell’attività ludico – <strong>motoria</strong> nella<br />
costruzione del senso di realtà e dell’accesso al sistema simbolico (presupposto per la genesi<br />
dell’intelligenza) da parte del mondo della Pedagogia psicologica (e della Psicologia cognitiva)<br />
La diversa attenzione delle famiglie verso l’attività <strong>motoria</strong>, legata soprattutto alle<br />
mutate condizioni di vita ed alla preoccupante assenza di cortili e spazi “sicuri”, le quali<br />
richiedono sempre più un intervento diretto della scuola (spesso le Società Sportive non sono<br />
in grado di soddisfare tale esigenza di movimento)<br />
La crescente consapevolezza del mondo della scuola2 della necessità di pensare<br />
curricoli motori più coerenti ed affidati a persone competenti<br />
1 Molto si deve alla disponibilità di alcuni Direttori Didattici e Docenti elementari che, in collaborazione<br />
con alcuni insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> utilizzati presso le scuole elementari, sono riusciti a costruire<br />
realtà in cui l’attività <strong>motoria</strong> comincia ad essere considerata una disciplina curriculare a tutti gli effetti.<br />
2 Qui ci si riferisce soprattutto ai Direttori ed ai Docenti elementari che, interpellati (nel 2000) sulla<br />
prospettiva di inserire in modo attivo e stabile gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica all’interno della scuola<br />
elementare, si sono dichiarati favorevoli: all’80% i primi ed al 93% i secondi. Nelle scuole materne tale<br />
disponibilità si manifesta in uno sbocciare di progetti legati all’attività <strong>motoria</strong> dove è fatto esplicito<br />
riferimento ad insegnanti esperti in attività <strong>motoria</strong>, quali coordinatori ed animatori di progetto.<br />
68
scuola<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
L’insorgere di una nuova intenzionalità educativa scolastica: la cultura dello star bene a<br />
L’affacciarsi di nuovi insegnamenti legati all’uomo ed alla sua interazione con gli altri e<br />
con l’ambiente: educazione ambientale, educazione sanitaria, educazione stradale, educazione<br />
sessuale, ecc.<br />
Come possiamo vedere, gli ingredienti ci sarebbero tutti, per una visione della scuola<br />
di base che, come momento formativo insostituibile, oltre che per la lettura-scrittura, si<br />
assuma finalmente la responsabilità di alfabetizzare la popolazione anche in ambito<br />
motorio e sportivo. Ma tutto ciò ancora non avviene.<br />
Crediamo però che il panorama si sia ora arricchito di due nuovi elementi che potrebbero<br />
aiutare il cambiamento che noi auspichiamo: il <strong>futuro</strong> riordino dei cicli scolastici e la recente<br />
legge sull’autonomia delle istituzioni scolastiche che, se sfruttati nel modo migliore,<br />
potrebbero costituire un momento di riflessione e revisione del curricolo scolastico nel suo<br />
insieme (ed è su questo che vogliamo discutere in particolare):<br />
1. come verranno utilizzati gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> delle attuali scuole medie?<br />
a. Lavoreranno solo sui bambini dell’attuale V elementare<br />
b. Verranno assegnati ai diversi circoli didattici in qualità di coordinatori dell’attività <strong>motoria</strong><br />
dalla I alla v classe (specialmente in quelle numerose realtà dove il dimensionamento<br />
assemblerà più ordini di scuola)<br />
c. Avranno a disposizione un completamento di cattedra da “spendere” nella scuola<br />
elementare, sulla base delle richieste delle diverse direzioni<br />
d. Sarà formato un gruppo d’insegnanti “specializzati” (anche in base all’esperienza maturata<br />
in questi ultimi 10 anni), che lavorerà soprattutto nelle scuole elementari, e che coordinerà i<br />
diversi curricoli motori per orientare le scelte didattiche attorno ad obiettivi armonizzati ai<br />
nuovi criteri di studio ed alle moderne teorie dell’educazione <strong>motoria</strong>, ad iniziare dalla<br />
scuola per l’infanzia (questa è l’ipotesi auspicata dalla nostra associazione).<br />
2. è possibile ipotizzare un intervento mirato sull’educazione <strong>motoria</strong> sin dalla scuola<br />
materna?<br />
3. è prevedibile che le diverse scuole elementari, nell’esercizio della propria autonomia<br />
programmatica e didattica, possano realizzare progetti di integrazione dell’educazione<br />
<strong>motoria</strong> nel curricolo di studio utilizzando le competenze degli insegnanti di educazione<br />
<strong>fisica</strong>?<br />
Questi non sono che alcuni dei molti scenari ipotizzabili; quello che noi speriamo è che si<br />
possa finalmente aprire un dibattito concreto e che si voglia, una volta per tutte, affrontare in<br />
modo sereno ma approfondito la tematica che vede l’educazione del movimento in relazione alla<br />
crescita ed alla maturazione della personalità.<br />
A noi sembra che i tempi siano maturi e che vi siano, dunque, quelle condizioni<br />
essenziali per provare a coordinare l’azione del mondo scolastico con quanto è previsto dalla<br />
normativa che regola l’utilizzo del personale docente. In altre parole, pensiamo che la nostra<br />
Provincia, all’interno del grado di libertà che le è concesso dall’istituto dell’autonomia, possa<br />
dotarsi di un impianto legislativo all’avanguardia, rispetto al resto del territorio nazionale, che<br />
permetta un utilizzo più mirato delle risorse umane già presenti nella scuola e che la metta al<br />
passo con gli altri paesi europei. Paesi nei quali l’attività <strong>motoria</strong> ha ben altro spazio nel<br />
69
ORIZZONTI SCUOLA<br />
curricolo di studio e dove gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> sono presenti sin dalla scuola<br />
materna, quali docenti di “sport”.<br />
Sono molti anni che gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> della nostra Provincia<br />
s’interrogano sul proprio ruolo e speriamo che da quest’ennesimo colloquio possa nascere un<br />
interesse genuino, da parte del mondo politico, verso l’educazione <strong>fisica</strong>. Come genuina è la<br />
nostra convinzione che si possa e si debba fare molto di più per l’attività <strong>motoria</strong> nella futura<br />
scuola di base.<br />
Andare a far corpo e movimento<br />
a cura di Edo Zocca – insegnante<br />
riflessione a margine di una nuova intitolazione dell’educazione <strong>fisica</strong><br />
La prima sensazione è quella di trovarmi di fronte, nella prospettiva, ad una disciplina dove<br />
poter vivere il corpo in un modo particolare, ma in che modo?<br />
Un giudizio fondamentalmente positivo sull’impianto complessivo del riordino dei cicli della<br />
scuola primaria mi sembra stonare dichiaratamente nella proposta di intitolare una disciplina<br />
"corpo e movimento".<br />
Come potremmo certificarla: corpo e movimento ottimo, insufficiente, tanti … (puntini neri)?<br />
Si sa il corpo si muove, almeno quello vivo, perché allora intitolare una disciplina così?<br />
Altrove, in altre discipline il corpo non è coinvolto?<br />
Il medico medica, e si interessa di corpi, nessuno si sognerebbe di intitolare la sua attività:<br />
corpo malato poco, malato grave, malato senza speranza, … speriamo che se la cavi.<br />
Quali saranno gli oggetti dell’insegnate di "corpo e movimento", i soggetti, quelli almeno sì,<br />
saranno gli stessi?<br />
Credo rimangano, anche rinominata la disciplina, gli stessi oggetti e soggetti in campo : i<br />
movimenti, i gesti, le azioni, la pratica organizzata di questi e la produzione eventuale del<br />
nuovo da parte di qualcuno che opera dal non conosciuto, dal non padroneggiato al conosciuto<br />
e padroneggiato, o si vuol pensare, o portarci a pensare, ad altro?<br />
La serie di emozioni, che provo, a questo punto, comincia a diversificarsi molto.<br />
In una scuola così poco attenta al corpo stupisce che si debba intitolare una disciplina al<br />
corpo. "Alla memoria" forse, come si fa con l’intitolazione delle strade. Per poi avere la<br />
consolazione di dimenticarlo definitivamente altrove, al di fuori di un tempo a lui dedicato in<br />
ambienti adatti e ancora troppo spesso adattati, negli spazi del banco o al tempo – non così<br />
raro – delle minacce: "se non fate i bravi non andremo in palestra"; per dimenticarlo nei tempi<br />
e negli spazi delle ricreazioni a metà mattina, nelle discipline nobili, perché si possa<br />
tranquillamente praticare l’essere nella scuola come esperienza virtuale e non virtuosa<br />
dell’azione educativa e formativa, dove il corpo c’è, malgrado la mente sia sempre più spesso<br />
altrove.<br />
Gli insegnanti di "educazione <strong>fisica</strong>", meglio di ginnastica – da ??????????esercizio<br />
corporale –hanno sempre intuito di non operare solo sul corpo, "corpo proprio" in relazione,<br />
che comunque non si estingue o assenta quando lo si costringe al banco.<br />
Non ci è possibile dimenticare il corpo quando ci vogliamo interessare di educazione, sarebbe<br />
paradossale pensare che possa esistere una qualsiasi attività umana che dimentichi questo.<br />
Questo corpo continua ad interrogare la scienza e le pedagogie nella sua concreta realtà:<br />
malato oppure glorioso, piccolo o grande, eroico o tremante, disperatamente muto o<br />
sovraccaricato di simboli, ma non è una disciplina.<br />
La ginnastica è disciplina, l’espressione <strong>motoria</strong>, l’espressione linguistica, logica, artistica,<br />
musicale sono discipline, dove la ricerca epistemologica, storica, metodologica e didattica è<br />
70
ORIZZONTI SCUOLA<br />
tradotta in insegnamenti ed apprendimenti praticabili nella scuola, nelle diverse età e nelle<br />
differenti condizioni.<br />
Quando parliamo del corpo operiamo spesso delle frammentazioni delle vere e proprie<br />
vivisezioni. Ci sembra di riconoscerlo e crediamo di descriverlo frammentato e diviso nelle<br />
mappe neurali e nelle tavole anatomiche, comprenderlo nelle tabelle funzionali e nei quadri di<br />
sintesi delle prove di competenza o dei criteri di accettabilità normalizzati. Operiamo delle<br />
vere e proprie ferite, quando, nel linguaggio, tentiamo di descriverlo, deformandolo e<br />
trasfigurandolo.<br />
Nel racconto epico o nel frammento lirico diventa mito e oggetto di pratiche violente e<br />
curiosità morbose, e poi ancora, protetto e lacerato da trasfigurazioni virtuali che lo riducono<br />
ad immagine e a specchio deformato di sé stesso.<br />
Ma il corpo resiste e fugge a queste ferite operate dalla scienza e dal linguaggio, resiste e si<br />
divincola, soggetto e oggetto insieme, confuso nelle intenzioni e nelle azioni che su di lui si<br />
operano.<br />
Le scienze e il linguaggio non possono, tuttavia, assumerlo o rappresentarlo pienamente.<br />
La scuola in particolare e una maggiore responsabilità educativa della comunità, consapevole<br />
di questa sua funzione, dovrebbero farsi carico di una creativa sua ricomposizione.<br />
Questa intitolazione sembra invece rivelare un pensiero sul corpo come protesi della mente,<br />
un’icona, un’immagine di sé stesso da rivisitare due ore alla settimana per riconoscerla.<br />
Una scuola – l’unica in Europa - che pensa di dedicare una materia (cosa dico i contenuti di<br />
una materia) al corpo non rivela di essere una scuola "sana di mente".<br />
La confusione di questa intitolazione di una disciplina forse è nata dal fatto che si è confuso,<br />
prima con il termine di educazione <strong>motoria</strong> da educazione <strong>fisica</strong> e da questa da ginnastica, il<br />
ruolo e i responsabili di questa azione formativa di tutta la scuola.<br />
Si è pensato per esempio che l’educazione <strong>fisica</strong>, l’educazione artistica o l’educazione<br />
linguistica fossero materie e non obiettivi formativi di tutta la scuola, responsabilità di tutti gli<br />
adulti della scuola quindi e non solo degli insegnanti di …<br />
Erano e sono responsabili dell’educazione <strong>fisica</strong>, psicologica e fin anche morale tutti gli<br />
operatori della scuola, tutti.<br />
Altra cosa è l’esercizio fisico o l’esercizio logico o l’esercitarsi nella lettura, compiti questi<br />
specifici e particolari della proposta educativa, compiti appunto di alcune persone, non di tutte<br />
le persone della scuola e della comunità, preparate queste, culturalmente e professionalmente a<br />
tradurre la scienza del movimento o del linguaggio in insegnamenti, percorsi collettivi ed<br />
individuali, sequenze operative, moduli o unità didattiche.<br />
Esperienze e conoscenze, comportamenti e sensibilità, da trasferire da parte di una<br />
generazione più anziana alla più giovane ed emergente: esperienze di movimento, di gioco, di<br />
lettura, di scrittura, di produzione artistica o musicale esperienze da vivere, ricordare e magari<br />
da voler rivivere.<br />
Il problema sta qui: la scuola è responsabile (res- ponderare, sa sopportare il peso e ne ha<br />
capito l’importanza) dell’educazione integrale delle personalità delle ragazze e dei ragazzi<br />
che la frequentano, mentre i singoli insegnanti delle varie discipline, nel contesto, nei tempi e<br />
negli spazi specifici sono i promotori di quest’azione formativa, attraverso strumenti<br />
particolari di formazione: le discipline appunto, che sono parte della cultura, il particolare e<br />
gli strumenti dell’azione formativa della comunità nei confronti dei giovani.<br />
Ginnastica è il termine giusto – secondo il mio punto di vista – per una disciplina che si vuole<br />
interessare delle attività complesse del corpo, gesti e azioni consapevoli e competenti che<br />
possono migliorare il proprio modo di essere al mondo fin tanto che nel mondo si è, con il<br />
corpo.<br />
71
ORIZZONTI SCUOLA<br />
72
INSERIRE IL DOCUMENTO ZIP<br />
ORIZZONTI SCUOLA<br />
SPORT E SCUOLA , RICETTA VINCENTE<br />
"L’attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> come grande occasione per stare bene a scuola." "Che lo sport<br />
invada le aule " ricordando le parole del Ministro Berlinguer a Massa Carrara nell’ottobre<br />
1999, si è aperta la grande Assemblea degli insegnanti d’<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva della<br />
Provincia di Roma svoltasi Mercoledì scorso all’Istituto Galilei di Roma. La Cgil<br />
organizzatrice dell’incontro era presente ai massimi vertici con Gabriella Giorgetti della<br />
Segreteria nazionale e Gianni Di Caro della Cgil scuola romana .I temi dell’incontro sono<br />
quelli che da decenni sono all’ordine del giorno di una scuola che da sempre ha considerato<br />
l’attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> una materia di serie B.<br />
In questo contesto solo il duro lavoro di migliaia d’insegnanti ha permesso di svolgere<br />
l’attività in condizioni ardue e disagiate (oltre il 55% delle scuole non possiede una<br />
palestra).L’entrata in Europa ,da molti interventi è stato sottolineato non può solo voler dire<br />
moneta unica, ma uniformarsi alle politiche sportive scolastiche degli altri Paesi ove<br />
mediamente un alunno nel suo percorso scolastico svolge attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> per circa<br />
1800-2000 ore mentre in Italia non raggiunge le 500 ore.<br />
73
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Nella sua relazione introduttiva Gabriella Giorgetti ha riproposto i temi della Conferenza<br />
sindacale unitaria svoltasi a Fiuggi nella primavera del 1998. Nei documenti unitari conclusivi<br />
si ribadiva come le due ore curriculari d’<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva, a partire solo dalla<br />
secondaria, rendono l’intervento settoriale e poco incisivo, si ribadisce come fondamentale<br />
sarà, dalla riforma dei Cicli approvata nelle scorse settimane, definire un percorso che dal<br />
primo anno del ciclo di base introduca attraverso, inizialmente, un consulente in ogni " circolo<br />
didattico " con funzioni di lavoro comune con la maestra, anche attraverso un collegamento<br />
con la scuola d’infanzia.Sono venuti alla luce in alcuni interventi come il Perseus promosso<br />
dal Capo dell’Ispettorato Luigi Calcerano ed approvato con decreto del Ministro Berlinguer il<br />
6 agosto del 1999, abbia dato un forte impulso alla progettualità della scuola dell’autonomia.<br />
Ombre invece, si intravvedono nella prima stesura del decreto di riordino del Ministero della<br />
Pubblica Istruzione , dove una giusta riscrittura dei Dipartimenti non evidenziano con<br />
chiarezza se non nell’articolo 12"… . Agli indirizzi e strategie nazionali in materia di rapporti<br />
della scuola con lo sport… ." Dimenticandosi poi nei passi successivi, quando si tratta di<br />
individuare le aree di funzioni relative, di citare il tema attività motorie e sportive.Su questo<br />
tema specifico il sindacato già nell’ultima seduta del Consiglio Nazionale della Pubblica<br />
Istruzione e con interventi specifici, ha ribadito, che rendere visibile la tematica delle attività<br />
motorie e sportive nei nuovi Dipartimenti, non significa mantenere in piedi vecchie e superate<br />
strutture, ma individuare spazi unitari e riconoscibili, di progettualità sulle tematiche e le<br />
educazioni trasversali alle politiche giovanili, di cui l’attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> è e dovrà<br />
sempre più diventare uno dei punti cardine, senza vedersi spezzettare nelle varie educazioni e<br />
servizi diretti ad altre componenti della scuola.<br />
Il tema delle infrastrutture scolastiche sportive assume nel contesto del miglioramento della<br />
qualità scolastica un posto rilevante soprattutto nel rapporto con Regioni ed Enti Locali.<br />
Il protocollo d’intesa realizzato tra Ministero della Pubblica Istruzione e Comune di Roma ha<br />
fatto da punto di riferimento per altrettanti protocolli d’intesa in altre realtà italiane. Nei<br />
suddetti protocolli si inserisce il tema scottante dell’utilizzo delle attrezzature sportive<br />
scolastiche e non, in un quadro di trasferimenti di competenze previsto dal 112 (Bassanini) ed<br />
approvato nei giorni scorsi dalla Conferenza Stato Regioni, Enti Locali .<br />
Nel dibattito sono stati introdotti i temi messi in luce dallo studio dell’UDS in 1200 scuole<br />
italiane dove è evidenziato che nel 32 % delle scuole del sud dell’Italia non si svolge l’attività<br />
<strong>sportiva</strong> curricolare, oltre allo studio dei Pediatri italiani che rileva che un bambino su due non<br />
svolge attività <strong>sportiva</strong> con gravi conseguenze sulla salute (sedentarietà,obesità ..)<br />
Nel dibattito si è ben inserito il saluto del Senatore Ds Giorgio Mele che si è detto molto<br />
vicino alle istanze degli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva mettendo in risalto<br />
l’impegno profuso dalla maggioranza e dal Governo sui temi dello sport (IUSM,Riforma<br />
Coni, Doping, Perseus ,Legge di riforma fiscale dello sport dilettantistico … .) si è detto<br />
convinto che solo un forte rilancio della attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> a scuola permetterà al<br />
nostro paese di raggiungere standard di qualità europei anche nel mondo dello sport.<br />
L’impegno del gruppo Ds e dell’Ulivo nei prossimi giorni sarà quello di verificare tutte le<br />
strade possibili per riconoscere l’equipollenza della Laurea di Primo livello al diploma<br />
ISEF.Su questo tema specifico oltre che sui temi più generali dello sport a scuola è intervenuta<br />
la Sottosegretaria Carla Rocchi. La Sottosegretaria ha annunciato una sua iniziativa nei<br />
74
ORIZZONTI SCUOLA<br />
confronti del Ministro Berlinguer e d’intesa con il Ministero dell’Università, per procedere con<br />
la collaborazione dei nascenti Istituti Universitari di Scienze Motorie alla stesura di un vero e<br />
proprio protocollo d’intesa per la formazione degli insegnanti in servizio, al fine di far<br />
ottenere, con corsi di aggiornamento inerenti alla fase di avvio delle tematiche relative<br />
all’autonomia e alla riforma dei cicli, il riconoscimento della equipollenza tra titolo ISEF e<br />
lauree di I° e secondo livello.Nel pomeriggio presso il Murst già 15 Iusm di diverse regioni<br />
Italiane si incontravano per definire momenti di coordinamento tra cui affrontare i temi<br />
sopraesposti.<br />
La CGIL si è impegnata confermando l’impegno assunto del Segretario Generale Sergio<br />
Cofferati, all’Assemblea tenuta alla Università La Sapienza il 19 gennaio scorso , cioè di<br />
attivare una grande mobilitazione a partire da un gruppo di lavoro sui temi dello sport a<br />
scuola.<br />
MAURO BARDAGLIO *<br />
*Membro del nucleo di supporto Ispettorato per l’<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva Ministero<br />
della Pubblica Istruzione Roma<br />
SESTRIERE 17 dicembre 1998<br />
Convegno<br />
"Sport a scuola": Analisi di un anno di sperimentazione.<br />
Relazione:<br />
L’importanza del ruolo dei docenti di <strong>Educazione</strong> Fisica.<br />
Bruno Mantovani<br />
Desidero esprimere un cordiale saluto a tutti i presenti; so di parlare ad una platea molto<br />
importante e credo che la vostra presenza permetta di confrontare ed elaborare un numero<br />
elevato di informazioni relative alla disciplina proprio per il ruolo che svolgete nella scuola.<br />
Desidero ringraziare il Prof. Porqueddu per avermi invitato a partecipare con una relazione a<br />
questo convegno.<br />
Il tema che devo affrontare è l’analisi di un anno di sperimentazione e l’importanza del ruolo<br />
dei docenti di <strong>Educazione</strong> Fisica.<br />
Genesi della sperimentazione.<br />
Devo dire, però, che quando ho letto il titolo della relazione mi sono fermato un attimo a<br />
pensare e mi sono detto? Ma c’è stata una sperimentazione? Abituato a lavorare con gli<br />
IRRSAE e nell’aggiornamento, sinceramente non mi sembrava di aver partecipato a una<br />
sperimentazione. Non sapevo <strong>quale</strong> fosse l’oggetto di questa sperimentazione.<br />
75
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Poi ho letto la seconda parte della relazione e allora mi sono ripreso: qualcosa su quello avrei<br />
potuto dirlo, in quanto apre un ambito di riflessione molto più ampio.<br />
Sinceramente non so che cosa si sia sperimentato l’anno scorso. Sicuramente si sono fatte le<br />
stesse cose dell’anno precedente ma con una piccola differenza: in ritardo, perché a ottobre,<br />
nelle province sperimentali, non si sapeva ancora nulla dei progetti delle Federazioni. Io<br />
personalmente ne ho visti alcuni, ma non tutti, perché al Provveditorato di Milano, fotocopiarli<br />
per tutti, sarebbe costato qualcosa come 10 milioni.<br />
Quando finalmente sono arrivate le indicazioni e sono iniziati i campionati, a metà strada si è<br />
cambiato indirizzo.<br />
Mi spiego meglio con un esempio: a Milano la Pallacanestro doveva essere conclusa a livello<br />
provinciale. La decisione era stata presa proprio perché l’attività era iniziata tardi e doveva<br />
avere una maggiore diffusione e continuità a livello locale.<br />
A marzo è giunto il contrordine: bisognava finire entro un certo periodo per partecipare alla<br />
fase interregionale di Viareggio e arrivare comunque alle finali nazionali.<br />
Conclusioni: invece di fare e finire tutto con calma, si è dovuto fare le ultime partite<br />
ravvicinate per poter accedere alla fase interregionale.<br />
La lentezza delle comunicazioni e l’incertezza della situazione ha fatto sì che molti insegnanti<br />
partissero tardi o addirittura alcuni non iniziassero nemmeno.<br />
Il risultato, in termini di partecipazione, è stato evidente anche nell’atletica dove, nella fase<br />
extraistituto, hanno partecipato meno scuole di quelle presenti lo scorso anno, non<br />
sperimentale.<br />
Se uno degli obiettivi pubblicizzati era quello di aumentare la diffusione della pratica <strong>sportiva</strong>,<br />
nell’anno della sperimentazione è, per lo meno a Milano, diminuita. Nonostante la scarsità di<br />
dati al riguardo credo che i Coordinatori possano confermare questa diminuzione dell’attività<br />
nelle provincie sperimentali.<br />
Mi auguro di sbagliare, ma mi piacerebbe avere dati a livello nazionale.<br />
Un fatto che mi ha lasciato perplesso è stata l’indagine che a fine anno è stata mandata alle<br />
scuole per sapere quanti fossero gli allievi della scuola e quanti partecipassero alle attività<br />
sportive. Un dato mai chiesto e non confrontabile con gli altri dati che riguardavano solo i<br />
partecipanti alla fase extraistituto.<br />
Le finali nazionali<br />
Da sempre la maggior parte degli insegnanti ha contestato le finali nazionali. Per alcune<br />
Federazioni rappresentavano i loro campionati nazionali pagati dal CONI. L’unico contatto<br />
con la scuola era che gli allievi andavano a scuola.<br />
Il meccanismo della fase nazionale è perverso perché contrario alla possibilità di fare un<br />
lavoro continuo nel tempo.<br />
Per fare un lavoro serio bisogna lavorare nei tre anni (per la scuola media) e con gruppi<br />
diversi per ogni anno di scuola. Al termine dei tre anni è possibile raccogliere buoni risultati.<br />
Per fare questo lavoro non si hanno ore a sufficienza oppure bisogna dedicare le ore che si<br />
hanno a un solo gruppo. Concetto contrario ai principi dichiarati dei giochi studenteschi.<br />
76
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Le dichiarazioni di principio si scontrano con una realtà organizzativa e burocratica,<br />
manifestando una totale incoerenza.<br />
Protocollo d’intesa<br />
Questa sperimentazione è figlia del Protocollo d’Intesa MPI – CONI, nel <strong>quale</strong> è indicato il<br />
nuovo indirizzo dello sport scolastico.<br />
E’ figlia di una erronea e negativa dipendenza della scuola dal CONI e dalle Federazioni, e qui<br />
sta il problema.<br />
L’impostazione del protocollo ha delle ripercussioni pesanti sui contenuti e sul sistema<br />
sportivo scolastico in generale.<br />
Consultazione degli insegnanti<br />
Il protocollo, che ha per oggetto lo sport nella scuola, nasce senza nessuna consultazione degli<br />
insegnanti che si sono visti riproporre da una parte cose fatte da sempre e dall’altra variazioni<br />
come la corsa su strada o il lancio del giavellottino, che solo chi non è nella scuola può<br />
proporre.<br />
Sarebbe stato sufficiente chiedere agli insegnanti, in base alle loro esperienze, e si sarebbero<br />
raccolte chiare indicazioni sulle esigenze dello sport scolastico.<br />
Credo che questa mancata consultazione sia stata voluta perché avrebbe messo in evidenza le<br />
esigenze della scuola che sono diverse da quelle del CONI e avrebbe o bloccato il protocollo o<br />
avrebbe visto la nascita di conflitti insanabili.<br />
Circolari 466 e 1545<br />
A confermare questa ipotesi ci sono due circolari la 466 e la 1545 che danno chiare direttive e<br />
fanno chiaramente emergere una posizione dominante del CONI, e una posizione degli<br />
insegnanti di dipendenza progettuale, organizzativa e culturale dal CONI e dalle Federazioni.<br />
La reazione degli insegnanti ha messo in evidenza queste situazioni negative e ha fatto capire<br />
che sul piano culturale e innovativo non si è sperimentato nulla, non c’è stato alcun<br />
miglioramento, ma è aumentata soltanto la confusione.<br />
I progetti delle Federazioni<br />
A conferma di questa situazione ci sono i progetti delle Federazioni che sono in alcuni casi<br />
assurdi e in altri ovvi.<br />
A conferma di tale situazione provo ad analizzare alcuni punti del progetto tecnico della<br />
FIDAL per le scuole medie inferiori che è stato inviato ad ogni scuola.<br />
L’atletica è un’attività che noi insegnanti normalmente privilegiamo, ma è bene chiarire<br />
quando si vuole proporre attività che hanno un esclusivo ruolo promozionale da quando<br />
77
ORIZZONTI SCUOLA<br />
chiediamo agli allievi di partecipare a manifestazioni nelle quali trovano tutte le componenti<br />
della normale competizione <strong>sportiva</strong>.<br />
Mi viene spontanea una riflessione: ma le società sportive fanno i campionati di campestre in<br />
staffetta. Non mi risulta. Perché allora queste proposte devono essere fatte alla scuola?<br />
La risposta immediata a tale proposta è stata la partecipazione di un numero minore di ragazzi<br />
alla gara.<br />
Le possibilità organizzative non permettevano di far correre contemporaneamente un numero<br />
elevato di staffette.<br />
Quando poi vedo scritto attività di corsa su strada, mi domando dove sia possibile<br />
organizzarle, quando in ogni città il problema traffico è particolarmente complesso.<br />
L’ultima assurdità è il lancio del giavellottino. Avevamo una bellissima gara, il lancio della<br />
pallina, adeguata alle capacità degli allievi e che permetteva di farli lavorare molto bene.<br />
L’hanno tolta per mettere questo lancio complicato, che richiede abilità che i ragazzi non<br />
possono avere, oltre alla difficoltà di reperire l’attrezzo. Tra i lanci si è scelto quello più<br />
complicato e con un attrezzo ancora più difficile da lanciare.<br />
Sono proposte che possiamo definire paradossali.<br />
Un ultimo aspetto incoerente con la ricerca dell’ampliamento della partecipazione alle gare è<br />
la limitazione posta ai componenti della squadra di fare la doppia gare per realizzare la<br />
staffetta invece di considerarla una gara come le altre.<br />
Dalle premesse del progetto mi sembrava più logico non far doppiare la gara in modo che un<br />
numero maggiore di allievi potesse partecipare alle gare esterne. Anzi avrei proprio messo<br />
l’obbligo di non doppiare la gara proprio per allargare la partecipazione.<br />
Giochi Sportivi Studenteschi<br />
Scuola Secondaria di I° grado<br />
ATLETICA LEGGERA Pista e Strada<br />
F.I.D.A.L.<br />
PROGRAMMA TECNICO<br />
> Pista Maschile: m. 80 - m. 80 hs (8 hs - h. 76 - m. 12,00 - 7x8,00 - 12,00) - m. 1.000 - salto<br />
in alto - salto in lungo - getto dei peso di kg. 3 - staffetta 4 x 100 m.<br />
> Pista Femminile: m. 80 - m. 80 hs (8 hs - h. 60 - m. 12,00 7x7,50 - 15,50) - m. 1.000 - salto<br />
in alto - salto in lungo - getto dei peso di kg. 3 - staffetta 4 x 100 m.<br />
Potranno inoltre essere svolte, ove possibile, qualora previsto dalle competenti Commissioni<br />
Organizzatrici, le seguenti attività individuali e facoltative.<br />
• Corsa su strada: Maschile: m. 1.500, Femminile: m. 1.200.<br />
• Staffetta mista: 4 x m. 1.200 (2 maschi + 2 femmine).<br />
• Marcia su strada: Maschile: m. 2.000. Femminile: m. 2.000.<br />
• Lancio del giavellottino gr. 200: Maschile e Femminile.<br />
78
ORIZZONTI SCUOLA<br />
RAPPRESENTATIVA DI ISTITUTO<br />
Per l'attività su pista ogni Rappresentativa di istituto, maschile e femminile, è composta da 6<br />
atleti/e (uno per ogni specialità individuale).<br />
PARTECIPAZIONE<br />
La partecipazione delle Rappresentative scolastiche alle fasi seguenti quella d'Istituto viene<br />
stabilita dalla C.O.P. La Rappresentativa deve partecipare a tutte le gare previste dal<br />
programma tecnico con i propri alunni.<br />
La staffetta 4 x 100 è composta da 4 alunni della squadra ad eccezione del concorrente dei<br />
m. I.000.<br />
IMPIANTI ED ATTREZZATURE<br />
Le gare vengono svolte in impianti idonei.<br />
PUNTEGGI E CLASSIFICHE<br />
Verrà redatta una classifica individuale per ogni specialità. A tutti i partecipanti di squadra<br />
verrà attribuito il punteggio corrispondente alla classifica individuale di appartenenza come<br />
segue: 1 punto al 1°, 2 al 2°, 3 al 3°, fino all'ultimo regolarmente arrivato; ai ritirati e per ogni<br />
elemento delle squadre incomplete, si assegnano tanti punti quanti sono gli ammessi di<br />
squadra più uno..<br />
Nella finale provinciale la classifica sarà redatta sulla base del primo atleta piazzato per<br />
specialità.<br />
Parteciperanno alle fasi successive a quella provinciale le squadre prime classificate nella fase<br />
più i vincitori delle singole gare se non facenti parte delle squadre secondo quanto previsto<br />
dalla competente Commissione Organizzatrice.<br />
CASI DI PARITA'<br />
Ai fini della qualificazione alla fase successiva, in caso di parità fra 2 o più rappresentative,<br />
prevarrà quella che avrà ottenuto, nell'ordine, i migliori piazzamenti.<br />
Per la categoria ragazzi le eventuali attività saranno definite dalla C.O.P.<br />
La pochezza culturale sta nella ricerca di attività sicuramente creative per la scuola come la<br />
corsa su strada, la campestre in staffetta o il giavellottino. Non mi permetto di fare dell’ironia<br />
perché sarebbe come sparare sulla CRI.<br />
E’ un problema di organizzazione<br />
Chi decide per le Federazioni non ha capito che lo sport scolastico è identico allo sport che si<br />
pratica in tutto il mondo, e ciò che diversifica e si deve sperimentare è un diverso tipo di<br />
organizzazione sul territorio.<br />
L’organizzazione non deve essere data in appalto a Federazioni o Enti di promozione <strong>sportiva</strong>,<br />
ma deve mirare a un maggiore coinvolgimento delle scuole, con una distribuzione più ampia<br />
sul territorio e con campionati che coinvolgono gli allievi per tutto l’anno.<br />
In questa situazione caotica, però, le Federazioni e le società sportive hanno dimostrato i loro<br />
reali interessi predisponendo progetti e iniziative prevalentemente per le elementari, lasciando<br />
praticamente scoperte le superiori.<br />
79
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Tale scelta non è collegata a un loro interesse culturale di sviluppo motorio dai primi anni di<br />
vita, ma perché a loro interessa individuare i bambini con maggiori attitudini e indirizzarli,<br />
mentre le superiori, per questi aspetti, sono ormai fuori gioco.<br />
Al contrario, gli insegnanti delle superiori hanno ben altro concetto dello sport soprattutto ora<br />
con l’inserimento dell’<strong>Educazione</strong> Fisica nell’Esame di Stato.<br />
Possono utilizzare le esperienze sportive per realizzare progetti interdisciplinari da utilizzare<br />
anche nell’esame.<br />
Questa situazione, nelle elementari, trova spesso impreparate le maestre, che accettano<br />
proposte senza essere competenti in materia se non poi trovarsi pentite come ci è spessissimo<br />
capitato di sentire perché le loro idee sull’<strong>Educazione</strong> Motoria erano totalmente diverse da<br />
quelle riscontrate sul campo, senza trovare alcun legame con il progetto didattico.<br />
Stiamo vivendo una situazione assurda e priva di basi culturali.<br />
Lo sport precoce<br />
Lo stesso CONI nelle sue ricerche scopre che bisogna ostacolare il più possibile lo sport<br />
precoce, ma le sue Federazioni, proprio per la loro natura monotematica, lo sconfessano<br />
apertamente.<br />
In questo scontro, che è solo di interessi, la scuola deve esercitare il proprio ruolo di indirizzo<br />
e di impostazione delle attività facendo scelte coraggiose fondamentali per i giovani e<br />
culturalmente supportate.<br />
Prima di tutto vanno scelte quelle attività sportive che sul piano della diffusione, della<br />
possibilità di operare negli impianti scolastici, hanno una forte valenza educativa e che<br />
permettono di svolgere un ruolo formativo per i giovani.<br />
Queste attività devono essere sostenute pienamente sul piano organizzativo e divulgate ad ogni<br />
livello.<br />
In questa direzione va quanto recita il punto 3.1 del progetto.<br />
3. Partecipazione<br />
3.1) La partecipazione di Scuole ed Istituti è deliberata dai competenti organi collegiali.<br />
La delibera di adesione ai Giochi deve riferirsi almeno ad uno sport individuale e uno di<br />
squadra praticato all’interno dell’istituto, valutando nelle scelte le implicazioni socio -<br />
educative della disciplina. L’ADESIONE AD OGNI SINGOLA DISCIPLINA<br />
SPORTIVA DEVE ESSERE VALUTATA IN FUNZIONE DELLE REALI<br />
POSSIBILITA’ DELLA SCUOLA DI DISPORRE DEGLI IDONEI IMPIANTI E DI<br />
SVOLGERE UN SUFFICIENTE LAVORO DI PREPARAZIONE DI BASE E SENZA<br />
ALCUNA DISCRIMINAZIONE DI ALUNNI.<br />
E’ una proposta molto innovativa sulla <strong>quale</strong> posso ipotizzare la condivisione della stragrande<br />
maggioranza degli insegnanti.<br />
Poi, però, leggo gli elenchi dei progetti delle Federazioni che sono giunti a tutte le scuole. E<br />
trovo le bocce, la dama, il golf, la motonautica radiocomandata, gli scacchi e il tiro a segno.<br />
Credo che ci sia qualcosa che non va. C'è’ qualche relazione fra le indicazioni del punto 3.1<br />
80
ORIZZONTI SCUOLA<br />
sopracitato e alcune attività proposte? Forse c’è qualche scuola italiana che ha il campo da<br />
golf o il poligono di tiro.<br />
Credo che sia opportuno fare una breve riflessione su questa enorme incoerenza.<br />
Gli insegnanti devono far sentire la loro voce di fronte a tali incoerenze.<br />
NORME TECNICHE<br />
GIOCHI SPORTIVI STUDENTESCHI I° GRADO<br />
(ATTIVITA’ EXTRACURRICOLARE)<br />
ARRAMPICATA SPORTIVA ATLETICA LEGGERA – Corsa campestre<br />
ATLETICA LEGGERA BADMINTON<br />
Bocce **** CALCIO<br />
CANOA CANOTTAGGIO<br />
CICLISMO Dama ****<br />
GINNASTICA Golf ****<br />
HOCKEY SU GHIACCIO HOCKEY SU PISTA<br />
HOCKEY SU PRATO JUDO<br />
KARATE LOTTA<br />
Motonautica radiocomandata **** NUOTO<br />
ORIENTAMENTO PALLACANESTRO<br />
PALLAMANO PALLATAMBURELLO<br />
PALLAVOLO Pallone elastico leggero<br />
PATTINAGGIO Corsa PATTINAGGIO SUL GHIACCIO - Figura e Velocità<br />
PENTATHLON MODERNO PESI<br />
Pugilato educativo scolastico RUGBY<br />
Scacchi **** SCHERMA<br />
SCI ALPINO SCI DI FONDO<br />
SOFTBALL MISTO SPORT DISABILI<br />
SQUASH TENNIS<br />
TENNISTAVOLO TIRO A SEGNO ****<br />
TIRO A VOLO **** VELA ****<br />
NORME TECNICHE<br />
GIOCHI SPORTIVI STUDENTESCHI II° GRADO<br />
(ATTIVITA’ EXTRACURRICOLARE)<br />
ARRAMPICATA SPORTIVA ATLETICA LEGGERA - Corsa campestre<br />
ATLETICA LEGGERA - Pista e strada BADMINTON<br />
BASEBALL e SOFTBALL Bridge ****<br />
CALCIO CANOA<br />
CANOTTAGGIO Dama ****<br />
GINNASTICA AEROBICA GINNASTICA ARTISTICA<br />
HOCKEY SU GHIACCIO HOCKEY SU PISTA<br />
HOCKEY SU PRATO NUOTO<br />
ORIENTAMENTO PALLACANESTRO<br />
81
ORIZZONTI SCUOLA<br />
PALLAMANO PALLATAMBURELLO<br />
PALLAVOLO Pallone elastico leggero<br />
PATTINAGGIO Corsa PATTINAGGIO sul GHIACCIO - Figura e Velocità<br />
PENTATHLON MODERNO PUGILATO EDUCATIVO SCOLASTICO<br />
RUGBY Scacchi ****<br />
SCI ALPINO SCI DI FONDO<br />
SPORT DISABILI TENNISTAVOLO<br />
TIRO A SEGNO **** TIRO A VOLO ****<br />
TIRO CON L’ARCO VELA ****<br />
Gli sport non sport<br />
E’ del tutto inutile, anche se politicamente e democraticamente corretto, inserire le gare di<br />
bridge, di bocce, di aeromodellismo radiocomandato o simili amenità. Sono cose bellissime,<br />
ma molto lontane dal concetto di sport educativo che noi consideriamo corretto.<br />
Il fatto che una federazione sia affiliata al CONI non le può dare un diritto automatico di<br />
accesso alla scuola. La scuola non è un porto di mare dove entra chi vuole anche con attività<br />
in antitesi con programmi che la legge ha stabilito per la scuola.<br />
Contemporaneamente è necessario considerare che l’affiliazione al CONI non è sinonimo di<br />
sportività con la stessa accezione che noi insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica diamo all’attività<br />
<strong>sportiva</strong>.<br />
Se un insegnante di qualsiasi materia vuole organizzare un torneo di dama o di scacchi è libero<br />
di farlo, ma mettere queste attività nel programma di <strong>Educazione</strong> Fisica o nel programma<br />
sportivo è fuorviante.<br />
Multidisciplinarietà<br />
Un concetto che la scuola deve far suo, nel rispetto di sport educativo, è quello di<br />
multidisciplinarietà.<br />
I giovani devono essere messi in condizioni, nella loro pratica <strong>sportiva</strong> di affrontare più<br />
attività, proprio perché possano da una parte avere più opportunità per far emergere le loro<br />
attitudini e, nel <strong>futuro</strong>, poter scegliere fra più possibilità.<br />
E’ vero che ci sono attività sportive che le Federazioni vogliono far affrontare ai bambini di 3,<br />
4, 5 anni perché se passano quell’età non possono diventare più campioni: ma costringerli a<br />
quell’età è un bene per loro?<br />
Il problema "doping" ci deve far riflettere: non c’è stata alcuna attenzione alla persona in<br />
funzione del risultato, coerentemente non c’è nemmeno attenzione per il bambino nelle scelte.<br />
Bisogna cominciare a porsi il problema se le attività svolte in alcune discipline sportive<br />
rispettano i ritmi biologici dei bambini, se rispettano i loro bisogni o se in funzione della<br />
vittoria bisogna aggredire i bambini mettendoli in condizioni di subire reali sofferenze.<br />
La scuola può diventare complice di una scelta che sul piano educativo è assolutamente<br />
sbagliata e contraddice tutti i principi di diritto e di benessere della persona a cui i<br />
programmi scolastici sono ispirati..<br />
82
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Se i genitori desiderano che il proprio figlio affronti lo sport precocemente può farlo. Ciò che<br />
credo fondamentale è che la scuola, con la sua capacità di analisi del problema non assecondi<br />
una scelta distruttiva.<br />
L’indagine americana che ha scoperto che un numero rilevantissimo di giovani sarebbe pronto<br />
a prendere farmaci pericolosi pur di raggiungere risultati di alto livello e quindi con forti<br />
guadagni: è veramente scoraggiante!<br />
In un’altra occasione dirigenti del Milan sono rimasti esterrefatti quando hanno scoperto che<br />
numerosi genitori avrebbero permesso ai loro figli di non andare più a scuola se tale scelta li<br />
avrebbe favoriti negli allenamenti per il calcio.<br />
Sono dati devastanti sul piano educativo. Sono la sconfitta più grande e pericolosa dello sport<br />
e dei suoi aspetti educativi di cui ci riempiamo scorrettamente la bocca.<br />
Sono dati che mettono in evidenza il bassissimo livello di cultura <strong>motoria</strong> che hanno i nostri<br />
giovani e i loro genitori.<br />
Figlia di questa cultura è l’impossibilità di coinvolgere ragazzi e ragazze promettenti, i famosi<br />
tesserati, in altre discipline perché si rovinano i muscoli o per altre amenità espresse dai loro<br />
mister e sottoscritte pienamente dai genitori, nonostante l’insegnante veda nell’allievo grosse<br />
carenze in altri ambiti della motricità non toccati dallo sport praticato.<br />
Partecipazione dei tesserati<br />
La contrarietà alla partecipazione dei tesserati trova proprio significato in queste<br />
considerazioni. Essi, nella scuola, come ci insegnano da moltissimi anni le scuole europee,<br />
devono saper affrontare altre discipline in quanto nella loro non solo sono ampiamente<br />
sensibilizzati, ma la scuola non ha alcuna possibilità di migliorarli.<br />
Lo sport è fonte di disagio?<br />
Se la scuola ha questo ruolo educativo deve essere anche molto determinata nelle sue scelte<br />
per correggere e rifiutare uno sport Federale che mira, nonostante le ricerche lo abbiano<br />
sconfessato, a un avviamento sportivo precoce a cui segue un abbandono sportivo precoce.<br />
Queste scelte sono di fondamentale importanza soprattutto se le vediamo in funzione del<br />
disagio giovanile, che è un importante ambito di lavoro del nostro Ispettorato. Bisogna, infatti,<br />
riconoscere se lo sport crea o risolve il disagio. Il tutto dipende da come lo si utilizza.<br />
Bisogna dire che lo sport può essere causa di disagio. L’attività <strong>sportiva</strong> per sua natura non è<br />
un’attività infantile perché richiede un impegno e delle motivazioni che sono del pensiero<br />
astratto e adolescenziale.<br />
L’abbandonare precocemente lo sport, come avviene in moltissimi casi, può essere motivo di<br />
forte disagio proprio perché il giovane rifiuta una attività che ha una potenzialità educativa<br />
enorme.<br />
Lo sport non è un’attività educativa o formativa per definizione. Lo sport può essere fonte di<br />
gravi disagi, di problemi psicologici, di depressione o di situazioni altamente stressanti.<br />
83
ORIZZONTI SCUOLA<br />
La differenza fra uno sport che ha per obiettivo esclusivamente il risultato come vittoria e uno<br />
sport che mira a far crescere e a formare sta proprio nelle modalità con cui lo si affronta e<br />
nelle modalità con cui lo si organizza.<br />
Il sistema nervoso dei giovani<br />
Nell’affrontare questi argomenti è indispensabile prendere in considerazione alcuni aspetti<br />
della persona che sono di particolare attualità: le ricerche sul sistema nervoso.<br />
Gli studiosi di neuroscienze non ritengono più che il cervello sia un organo statico,<br />
immodificabile, sottoposto ad un inevitabile processo involutivo. Ritengono invece che il<br />
cervello, anche quello dell’adulto, sia passibile di cambiamenti plastici che, se<br />
opportunamente compresi e modulati, potrebbero comportare enormi progressi nel<br />
campo della terapia dei processi involutivi e degenerativi del sistema nervoso.<br />
PLASTICITA DELLE STRUTTURE<br />
E DELLE FUNZIONI CEREBRALI<br />
In effetti persino le funzioni motorie sono soggette a qualche plasticità: ad esempio, la<br />
denervazione di un territorio periferico (come può derivare dalla sezione accidentale di<br />
un nervo) o l'esercizio di un particolare gruppo di muscoli possono comportare una<br />
rielaborazione delle mappe sensitive o motorie. cioè una variazione nella<br />
rappresentazione di un determinato territorio a livello dell'omuncolo corticale, che può<br />
essere considerato come una sorta di carta geografica dai contorni "elastici", ampliabili o<br />
retraibili a seconda dell'uso o del non uso di un particolare territorio.<br />
Il concetto di plasticità del sistema nervoso viene inoltre sottolineato dalle ricerche che<br />
indicano come i fattori di crescita quali I'NGF ( il fattore di crescita del sistema nervoso<br />
scoperto da Rita Levi – Montalcini ) stimolino la formazione di dendriti e sinapsi<br />
nell'ambito del sistema nervoso.<br />
Esiste quindi uno stato di plasticità del sistema nervoso che fa sì che non vi sia una rigida<br />
localizzazione funzionale, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti più complessi<br />
come la memoria. Oggi si ritiene pertanto che i ricordi non abbiano una sede specifica,<br />
ma che dipendano dall'entrata in gioco di vaste aree corticali e sottocorticali e dalla<br />
interazione tra "mappe" neuronali, ...<br />
da "Il tempo ritrovato" di Alberto Oliverio<br />
La lettura dei passaggi citati mette in evidenza una nuova situazione: la plasticità del sistema<br />
nervoso. Le nuove ricerche di neurobiologia hanno messo in evidenza che il sistema nervoso è<br />
plastico e tale qualità è condizionata dagli stimoli proposti ai bambini.<br />
E’ fondamentale comprendere che i nostri interventi aiutano i bambini a crescere e a<br />
modificare il loro sistema nervoso.<br />
Le ricerche che hanno dato luogo alle dichiarazioni del Prof. Oliverio ci obbligano a scelte<br />
molto importanti sul piano metodologico e nella scelta dei contenuti perché a seconda delle<br />
modalità con cui operiamo, della quantità e qualità delle proposte, le strutture dei ragazzi si<br />
trasformano.<br />
84
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Attualmente è già in atto un ampliamento della zona visiva dei bambini, probabilmente in<br />
relazione agli eccessivi stimoli visivi ai quali sono sottoposti dalla televisione e dai computers.<br />
Il sistema nervoso si adatta a seconda degli stimoli che riceve.<br />
Se è stato dedicato troppo tempo a queste attività significa che altre zone sono state poco<br />
stimolate. A conferma di questa ipotesi, gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica hanno da tempo<br />
notato un forte impoverimento della motricità degli allievi perché gli stimoli sul piano motorio<br />
sono sempre minori.<br />
Dobbiamo riflettere con molta attenzione su questo problema. L’attività <strong>sportiva</strong> può essere<br />
uno strumento di grande utilità per affrontare questa situazione sul piano educativo, anche<br />
perché crea forti motivazioni. Deve però essere usata in modo intelligente e soprattutto con<br />
quelle finalità educative che dovrebbero essere alla base di ogni intervento.<br />
Il risultato è negativo se lo vediamo soltanto come ricerca della vittoria. Il vero risultato è<br />
mettere in moto negli allievi il desiderio di migliorare se stessi in modo da utilizzare queste<br />
abilità nella vita quotidiana.<br />
Il ruolo degli insegnanti è fondamentale: gli allievi con elevate attitudini andranno avanti<br />
sempre, anche senza il suo intervento. Sono proprio i meno dotati che hanno bisogno del<br />
nostro aiuto.<br />
Le scelte della scuola<br />
La scuola, proprio perché è svincolata da interessi di parte, ma ha come unico obiettivo la<br />
formazione della persona, deve sfruttare tutte le risorse interne e cioè gli Insegnanti di<br />
<strong>Educazione</strong> Fisica, suoi dipendenti, per favorire la creazione di un modello assolutamente<br />
autonomo di attività <strong>sportiva</strong> che possa far nascere quel processo formativo che miri allo<br />
sviluppo di una cultura <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> che 50 anni di CONI non hanno creato.<br />
Questa scelta potrebbe nel tempo far comprendere alle Federazioni che la strada da loro<br />
intrapresa è perdente e che un percorso diverso e più moderno culturalmente, potrebbe dare<br />
loro frutti migliori.<br />
L’avviamento allo sport: lo sport educativo<br />
L’avviamento allo sport richiede operazioni molto diverse da quelle attuate.<br />
Avviare significa permettere di fare esperienze, far conoscere, sperimentare, far capire,<br />
educare alla competizione, saper perdere e saper vincere.<br />
Lo sport educativo è nato proprio nella scuola in contrapposizione allo sport tecnico<br />
extrascolastico.<br />
In tutti i progetti degli enti di promozione ora si scrive di sport educativo mentre gli stessi enti<br />
hanno sempre parlato di sport ricreativo. E’ bastato cambiare una parola e si sono subito<br />
allineati.<br />
E’ inaccettabile una simile trasformazione. Il concetto di sport educativo è un concetto<br />
culturalmente molto forte ed è stato proposto e sostenuto teoricamente e operativamente dal<br />
Dott. Le Boulch degli anni 70<br />
85
ORIZZONTI SCUOLA<br />
L’avviamento allo sport è un obiettivo dell’<strong>Educazione</strong> Fisica, ed è inserito in un contesto di<br />
carattere educativo che è in totale contrapposizione a una visione Federale dello sport.<br />
Lo sport è anche un contenuto attraverso il <strong>quale</strong> favorisco l’acquisizione degli obiettivi che i<br />
programmi ministeriali mi richiedono.<br />
Se poniamo l’attenzione su un fondamentale tecnico scopriamo che in esso non c’è solo un<br />
aspetto tecnico, ma nella sua esecuzione la persona utilizza un numero elevato di abilità<br />
trasferibili come le abilità nella percezione del tempo, dello spazio, spaziotemporali, del<br />
proprio corpo, relative alle capacità cognitive e della coordinazione per rappresentazione<br />
mentale che i giovani trovano difficile realizzare perché hanno una ridotta sensibilità corporea:<br />
sono tutti ambiti di lavoro specifici dello sport educativo.<br />
Esso porta a dei risultati a livello della plasticità e del gesto tecnico assolutamente<br />
inavvicinabili dall’addestramento. E’ un modello nel <strong>quale</strong> gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica<br />
sempre più numerosi si avvicinano perché dà risultati ottimi sul piano della formazione<br />
personale.<br />
Tale impostazione si contrappone a una visione puramente tecnica del gesto tipica delle<br />
Federazioni.<br />
E’ un problema di carenza culturale, di mancato approfondimento degli elementi costitutivi<br />
della tecnica, soprattutto da un punto di vista educativo e formativo della persona. Sono<br />
argomenti che non interessano la maggior parte degli allenatori e dei dirigenti delle società<br />
sportive.<br />
Questi concetti per avere una ampia ricaduta sociale richiedono altri tipi di organizzazione<br />
nella scuola: tornei interni, tornei fra scuole, continuità di lavoro ad un livello adeguato alla<br />
situazione scolastica.<br />
Qualche anno fa era stato messo nel regolamento dei giochi la proposta di fare campionati di<br />
sport di squadra a livello provinciale con allievi di prima e seconda media, differenziati dai<br />
gironi per le squadre che devono accedere alle finali. Sono stati ignorati. Troppo lavoro e<br />
pochi soldi a disposizione.<br />
Miopia CONI.<br />
La cosa che mi lascia sempre più perplesso è l’ostinazione e la miopia di chi gestisce lo sport<br />
Federale.<br />
Un ampliamento di questa impostazione nella scuola avrebbe una ricaduta <strong>sportiva</strong> e sociale<br />
enorme.<br />
Sportiva, perché questi ragazzi entrerebbero nelle società sportive della zona con un<br />
arricchimento del numero dei tesserati.<br />
Sociale, perché un allargamento del numero di ragazzi che praticano sport con continuità nella<br />
scuola porterebbe ad un miglioramento della conoscenze sportive, un miglioramento del livello<br />
culturale sportivo dei giovani e un miglioramento della salute dinamica, vista come benessere<br />
di una persona capace di agire e di ben stare nel proprio corpo.<br />
Le anomalie sportive<br />
86
ORIZZONTI SCUOLA<br />
I problemi sono identici con gli sport individuali. Le anomalie presenti nell’atletica leggera,<br />
per esempio, sono enormi.<br />
La spremitura di ragazzi e ragazze a livello giovanile è elevatissima e si vedono nelle gare<br />
scolastiche livelli di prestazione irraggiungibili attraverso il lavoro svolto a scuola. Per<br />
esempio, nelle campestri.<br />
Credo che siano pochi gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica che desiderino queste prestazioni<br />
per i propri allievi, perché dietro quelle prestazioni ci sono interventi che hanno poche<br />
caratteristiche educative.<br />
Il nuoto è stato l’unico, per esempio, a differenziare tesserati e non. Era talmente assurdo il<br />
confronto che le gare erano una vera perdita di tempo.<br />
Quanti insegnanti non fanno attività <strong>sportiva</strong> nella scuola per opposizione a questa<br />
impostazione?<br />
Se il confronto è troppo elevato porta a una scoramento degli allievi e ad una sfiducia di<br />
poterli avvicinare. Un effetto negativo a livello educativo e sociale.<br />
Un insegnante non partecipa per evitare gli effetti negartivi sui giovani, ma se partecipa deve<br />
fare opera psicologica per sostenere gli allievi di fronte a sconfitte di grande portata.<br />
Pensate alla marcia, è una delle rappresentazioni più ridicole che siamo riusciti ad organizzare<br />
per i giovani. Sul campo i giudici sono gli attori principali. Intervengono con fasce al braccio,<br />
palette di segnalazione e con frasi in codice che i ragazzi non capiscono perché magari è la<br />
prima volta che provano a gareggiare. Si scoprono squalificati senza capirne la ragione.<br />
Risultato: l’allievo non partecipa più, gli insegnanti non fanno più quell’opera di<br />
convincimento per far partecipare gli allievi.<br />
Naturalmente poi i giudici dicono che i ragazzi non sono preparati adeguatamente e "non<br />
bloccano il ginocchio".<br />
Siamo al paradosso: l’incapacità di capire che certi processi di sensibilizzazione non possono<br />
essere bloccati da queste azioni di rigore inutile e fuori luogo.<br />
Le nuove disposizioni per la campestre in staffetta entrano in ambito molto simile. C’è voluta<br />
una notevole fantasia a creare la staffetta, soprattutto con frazioni di distanze diverse.<br />
Disorganizzazione<br />
La disorganizzazione delle manifestazioni scolastiche non interessa a nessuno perché non<br />
toccano in alcun modo le cariche elettive di CONI e Federazioni. Le attività sportive<br />
scolastiche vengono viste con sufficienza. Sembra che le si faccia per fare un favore alla<br />
scuola.<br />
Viareggio e Catania sono gli ultimi esempi di come la disorganizzazione sia imperante senza<br />
alcuna presa di posizione all’interno del CONI.<br />
Una situazione di questo tipo per una manifestazione societaria non sarebbe tollerato, perché i<br />
rapporti con le cariche elettive sono diretti, e qualcuno dovrebbe pagare.<br />
Conclusioni<br />
87
ORIZZONTI SCUOLA<br />
Credo sia evidente che sport educativo e sport federale rappresentino due posizioni in questo<br />
momento in opposizione perché le persone che operano nei due ambiti partono da presupposti<br />
culturali totalmente diversi e in antitesi.<br />
La scuola non può disattendere i suoi obiettivi che la legge le impone e che sono fondamentali<br />
per la formazione della persona.<br />
Questi obiettivi non sono prioritari nelle Federazioni e i fatti quotidiani di questi ultimi tempi<br />
ce lo confermano ampiamente e amaramente.<br />
Credo sia veramente opportuno che l’Ispettorato di <strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva imposti una<br />
sua chiara progettualità <strong>sportiva</strong>, affronti con chiarezza il problema protocollo d’intesa non<br />
rinnovandolo finché sia definita con chiarezza la posizione del CONI e si stabilisca una<br />
gestione dello sport scolastico assolutamente svincolata da Federazioni ed Enti di Promozione<br />
<strong>sportiva</strong> che nulla hanno a che vedere con la scuola.<br />
Il rispetto della legge e dei programmi scolastici deve essere prioritario per la formazione dei<br />
giovani.<br />
DOCUMENTO DELLA CAPDI<br />
SUL RIORDINO DEI CICLI E SUI NUOVI PROGRAMMI<br />
L’educazione <strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> si è definita in questi ultimi anni come componente<br />
essenziale per un’equilibrata crescita umana, culturale e sociale dei giovani e degli adulti per<br />
tutto l'arco della loro vita.<br />
Infatti:<br />
1. con l'introduzione da parte del MPI del Progetto Perseus, per la valorizzazione<br />
dell’educazione <strong>fisica</strong> <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> nella scuola dell’autonomia, si riconosce la forte<br />
valenza educativa della motricità anche nella scuola materna ed elementare, con una diversa<br />
considerazione dello sport scolastico. Tale progetto rafforza quanto già espresso nei Programmi<br />
Ministeriali Sperimentali per la scuola superiore del Progetto Brocca (1991), che individuavano<br />
fra le finalità l’acquisizione e il consolidamento di una cultura <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> come nuovo e<br />
salutare stile di vita, riconoscendo il significato e la nuova dimensione che corporeità,<br />
movimento e sport assumono ormai nella cultura contemporanea;<br />
2. il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 attribuisce all’attività <strong>fisica</strong> un ruolo fondamentale<br />
88
ORIZZONTI SCUOLA<br />
per promuovere l’adozione di comportamenti e stili di vita in grado di favorire la salute. Tale<br />
dichiarazione trova ampia conferma nella ricerca scientifica, che ha oramai consolidato il fatto<br />
che l’attività <strong>motoria</strong> sistematica ed equilibrata produce effetti positivi per il benessere psicofisico<br />
dell’individuo;<br />
3. la recente Conferenza Nazionale sullo Sport ha valorizzato l’educazione <strong>fisica</strong> e lo sport<br />
scolastico quali elementi essenziali dell’<strong>Educazione</strong> Permanente del cittadino. È Stato ripreso<br />
anche il documento dell'International Council of Sport and Physical Education dell’Unesco, che<br />
pone l’accento sulla "quantità" di attività <strong>fisica</strong> necessaria per un adeguato curriculum educativo<br />
(almeno 1/6 del tempo totale);<br />
4. nella ristrutturazione del Ministero della PI è prevista una nuova Area di Funzione<br />
(Statuto dello Studente, Politiche giovanili e Rapporti con le attività motorie) all’interno del<br />
Dipartimento per i Servizi sul Territorio. Tale struttura, assorbendo anche le competenze e le<br />
esperienze dell’ex Ispettorato per l'educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>, si pone come punto di<br />
riferimento per le politiche giovanili nel campo della dispersione scolastica, dell’orientamento e<br />
della promozione del succoso formativo dello studente;<br />
5. nell’iter normativo della Riforma dei Cicli Scolastici si individua, seppure non sempre in<br />
maniera chiara, la necessità di un curricolo dell’educazione <strong>fisica</strong> <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> per la<br />
scuola italiana, dai sei ai diciotto anni di età.<br />
A fronte di tutte queste considerazioni che dovrebbero porre l’educazione <strong>motoria</strong> <strong>fisica</strong> e<br />
<strong>sportiva</strong> come ambito privilegiato e indispensabile del percorso formativo dello studente, con<br />
riferimento all’attuazione della riforma che sta modificando la scuola e alla stesura dei nuovi<br />
cunicoli della scuola di base, la CAPDI (Confederazione Associazioni Provinciali Diplomati<br />
ISEF) evidenzia alcuni aspetti critici relativamente a:<br />
• denominazione della disciplina. La proposta, nei nuovi programmi per la scuola di base, di<br />
sostituire il termine di educazione <strong>fisica</strong> con “Corpo e movimento” risulta del tutto arbitraria e<br />
non convincente, L’educazione <strong>fisica</strong> è disciplina specifica, riconosciuta come tale in tutta<br />
Europa e nel mondo. Con un’evoluzione culturale fondata su oltre cento anni di studi e<br />
sperimentazioni, ha consolidato una propria epistemologia e proprie specifiche basi culturali. E'<br />
dunque opportuno continuare a riconoscerla come EDUCAZIONE FISICA, oppure in maniera<br />
meno sintetica come EDUCAZIONE MOTORIA FISICA E SPORTIVA;<br />
• ruolo della disciplina nella scuola di base. Considerato che conoscenze e competenze motorie<br />
hanno importanza culturale e rilevanza sociale quanto meno corrispondenti a quelle degli altri<br />
saperi fondamentali, la presenza dell'educazione <strong>fisica</strong> risulta necessaria in tutto l’arco del<br />
settennio, con un numero di ore settimanali per classe non inferiore al minimo europeo. L’area<br />
dove è inserita la disciplina deve comunque fare riferimento alla figura del docente con specifica<br />
formazione di grado universitario (DOCENTE DI EDUCAZIONE FISICA);<br />
89
ORIZZONTI SCUOLA<br />
• presenza della disciplina nel curricolo obbligatorio della scuola secondaria. L’inserimento<br />
dell’educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> nel curricolo obbligatorio della scuola secondaria superiore, per<br />
due ore settimanali, è indispensabile per la promozione della salute ed il consolidamento di stili<br />
di vita sani e attivi; è inoltre necessario per consentire alla disciplina di partecipare in modo<br />
produttivo, continuativo e coerente al dialogo educativo e formativo con le altre discipline.<br />
IN CONSIDERAZIONE DELLA SITUAZIONE INCERTA ED IN EVOLUZIONE, LA<br />
CAPDI SOLLECITA L’ATTENZIONE SU TALI PROBLEMATICHE, PRONTA ALLA<br />
MOBILITAZIONE DEI DOCENTI QUALORA VENGA DISATTESO, IN MODO<br />
SOSTANZIALE, IL RICONOSCIMENTO DEL VALORE CULTURALE E SOCIALE<br />
DELL’EDUCAZIONE FISICA.<br />
IL PRESIDENTE CAPDI<br />
Flavio Cucco<br />
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