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Educazione motoria, fisica e sportiva: quale futuro? - EmScuola

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ORIZZONTI SCUOLA<br />

EDUCAZIONE MOTORIA, FISICA E SPORTIVA: QUALE FUTURO?<br />

a cura di Fabrizio Manfrin<br />

Il sistema scolastico italiano, in particolare a livello di istruzione primaria, ha sempre attribuito<br />

scarsa importanza all’educazione <strong>fisica</strong>, dimenticando quasi sempre che, nello sviluppo umano, le<br />

funzioni psichiche e motorie sono inscindibili tra loro e si influenzano a vicenda.<br />

Negli ultimi decenni il contributo dato dal progresso delle neuro scienze, delle scienze<br />

biologiche e dal proliferare delle ricerche sperimentali, hanno permesso alla pedagogia moderna di<br />

verificare come i processi intellettivi, l'affettività e l’emozionalità siano strettamente connessi con il<br />

vissuto corporeo e motorio. Da Vygotskij a Wallon, da Piaget a Vayer, da Bruner a Lewin è stato<br />

posto in evidenza e chiarito come l’azione e il movimento rappresentino un valore insostituibile per<br />

l’innesco dei processi logici e per l’apprendimento cognitivo e come tra l’apprendimento motorio e<br />

quello intellettivo esista un continuo interscambio che si traduce in un graduale passaggio dal<br />

concreto al concettuale.<br />

Eppure, proprio nella scuola elementare, questa concezione è stata ufficialmente riconosciuta<br />

solo con la pubblicazione dei Nuovi Programmi, entrati in vigore con la legge prov. n. 64 dell’88,<br />

che finalmente riconoscono dignità di disciplina all’educazione <strong>motoria</strong>, dandone ampio spazio e<br />

valorizzandola in maniera considerevole. La loro concreta attuazione però, con la riforma<br />

dell’ordinamento della scuola elementare, emanata solo nel giugno del '90, ha lasciato deluse le<br />

speranze, di quanti si occupano di educazione <strong>fisica</strong>, di vederne finalmente realizzate le grandi<br />

innovazioni promesse nel campo dell'educazione <strong>motoria</strong>.<br />

Di fatto, nella scuola elementare, l’educazione <strong>motoria</strong> si fa poco e non tanto per la mancanza<br />

di strutture ma spesso perché gli insegnanti non si ritengono preparati in modo idoneo ed esiste un<br />

generale disorientamento sulla possibilità di ricaduta sulle altre discipline di insegnamentoapprendimento;<br />

evidentemente dai più non è stato ancora interiorizzato che la ricerca pedagogica ha<br />

da tempo dimostrato come un corretto sviluppo psicomotorio influisca sensibilmente<br />

sull’apprendimento scolastico, favorendo e potenziando le capacità logico-matematiche ed<br />

espressive, oltre a favorire l’acquisizione della lettura e della scrittura. Per consentire ai docenti<br />

elementari di attuare i nuovi programmi di educazione <strong>motoria</strong> era stato istituito un piano di<br />

aggiornamento ministeriale pluriennale che però, a detta delle stesse associazioni nazionali di<br />

categoria, è risultato del tutto inadeguato ed insufficiente; e così, spesso; i docenti stessi preferiscono<br />

appoggiarsi a persone “esterne” alla scuola. Lo svolgimento delle ore di educazione <strong>motoria</strong>, in<br />

alcuni casi, viene visto come un “settore” estremamente tecnico, se non addirittura come una<br />

“pericolosa formalità”, vuoi perché i bambini risultano più difficilmente controllabili nell’ambiente<br />

palestra, vuoi perché esiste la convinzione, non del tutto errata, che il movimento non sapientemente<br />

guidato possa procurare grossi danni ai bambini.<br />

La “consulenza” fornita dagli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong>, nominati dalla Sovrintendenza,<br />

ha, in parte, risolto molti di questi problemi, fornendo un “pronto soccorso didattico” ed instaurando<br />

relazioni significative e costruttive tra insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> e docenti elementari. Tuttavia,<br />

imperscrutabili complicazioni di ordine burocratico-amministrativo hanno troppo spesso interrotto<br />

tali collaborazioni, riducendone l’efficacia o vanificando, in alcuni casi, il lavoro svolto.<br />

9


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Nella situazione attuale, i bambini della scuola elementare svolgono, nella maggioranza dei<br />

casi, una sola ora di educazione <strong>motoria</strong> alla settimana, nonostante il fatto che i Programmi non<br />

pongano limitazioni e la soglia minima prevista sia di due ore (C.M. n. 271/91 e D.M. 10/9/91).<br />

Se volgiamo lo sguardo alle riforme scolastiche di altri paesi europei ( Francia, Austria,<br />

Germania ) possiamo notare come da anni, nelle elementari, si siano introdotte le 4-5 ore settimanali<br />

di educazione <strong>motoria</strong> e psico<strong>motoria</strong>. Realtà ben diverse dalla nostra ma che dovrebbero offrire<br />

occasione di riflessione e di stimolo.<br />

Per fortuna non mancano i direttori didattici sensibili al problema che promuovono iniziative<br />

più che valide (si veda ad esempio il corso sperimentale della scuola elementare “S.G. Bosco”) ma si<br />

tratta purtroppo di “eccezioni”. Come non è un segreto, che già molti insegnanti di educazione <strong>fisica</strong><br />

operino, nelle scuole elementari, in iniziative extrascolastiche di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong>.<br />

Non occorre quindi sostituire l’esistente ma incrementare con criteri didattici più mirati tutto<br />

ciò che nella scuola elementare già viene proposto. Ciò che si dovrebbe realizzare è una<br />

razionalizzazione ed un coordinamento degli interventi in modo che abbiano una maggiore<br />

rispondenza con l’attività svolta nelle ore curriculari di educazione <strong>motoria</strong>.<br />

Sia dal punto di vista normativo che istituzionale esistono i presupposti per poter intervenire in<br />

maniera costruttiva ed adeguata: le proposte non mancano. Non si tratta quindi di inventare nulla di<br />

nuovo ma di sfruttare a pieno ciò che già esiste, attivando e ridistribuendo energie, potenzialità e<br />

competenze in modo organico e mirato.<br />

10<br />

Fabrizio Manfrin<br />

Quest’articolo lo scrissi agli inizi degli anni novanta e rileggendolo non posso non<br />

riconoscere, con comprensibile amarezza, che a distanza di quasi dieci anni le cose non sono<br />

cambiate in meglio, anzi, ad ascoltare le “voci” sulla imminente riforma dei cicli e sui nuovi<br />

curricoli scolastici, direi che, per quanto riguarda l’educazione <strong>fisica</strong> ( o educazione <strong>motoria</strong> o<br />

“corpo e movimento”, come pare vorranno chiamarla i nostri “Saggi romani”), rischiamo di<br />

tornare indietro non di anni ma addirittura di un secolo, a prima cioè della riforma Gentile.<br />

Mentre sembra ormai certo che l’EF nella scuola secondaria diventerà facoltativa (e<br />

qualcuno azzarda anche nel biennio iniziale, che è ancora scuola dell’obbligo), pare che anche<br />

nella scuola di base, nelle classi dove sarà prevista, non si svolgerà più in orario curricolare ma<br />

andrà a riempire il calderone delle attività extracurricolari insieme alle altre “educazioni”<br />

(musicale, all’arte e all’immagine) tutte riunite in un non ben definito “laboratorio dell’area<br />

espressiva” (si veda l’articolo apparso su Italia Oggi del 6/2/2001). Chi vi insegnerà, chi lo<br />

coordinerà o lo dirigerà, questo laboratorio, non è dato ancora di saperlo.<br />

Pare che qualcuno si sia affrettato a cercare di ridimensionare il contenuto dell’articolo<br />

maultimamente, su Televideo RAI, è apparsa questa news:


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Da Televideo RAI, 15 febbraio 2001 - 450 ISTRUZIONE - 451 Formazione<br />

Foglio 5 di pag. 451: RIFORMA DEI CICLI E ATTIVITA' MOTORIE<br />

La commissione ministeriale incaricata di varare i nuovi programmi della scuola<br />

media, previsti dalla riforma dei cicli, assegna un ruolo diverso all'insegnamento<br />

dell'educazione <strong>fisica</strong>. Infatti, questa disciplina non rientrerebbe più nel curricolo, ma si<br />

dovrebbe inserire nel contesto di "laboratori dell'area espressiva".<br />

Con il riordino dei cicli scolastici, quindi, le attività motorie potrebbero trovare<br />

posto in orari diversi da quelli attuali.<br />

Avevamo appena cominciato a sperare (noi, docenti di educazione <strong>fisica</strong>) che qualcosa<br />

finalmente potesse cambiare in senso positivo, in particolare per la scuola della nostra provincia,<br />

che nuovamente sprofondiamo nello sconforto.<br />

Tramite l’OSSERVATORIO SCUOLA (gruppo di associazioni che si occupano, direttamente<br />

o indirettamente, di scuola, nato da un’iniziativa del direttore didattico Clamer) siamo riusciti ad<br />

ottenere, dall’assessora Gnecchi, l’istituzione di un gruppo di studio che elabori un progetto<br />

d’intervento, coordinato e continuato nel tempo, per l’educazione <strong>motoria</strong> nella scuola<br />

dell’infanzia e nella scuola di base, e che elabori una seria riflessione, con relative proposte, per<br />

una riforma dell’attività <strong>sportiva</strong> scolastica. Cominciavamo veramente a sperare, grazie alla<br />

disponibilità ed all’interessamento dimostrati dall’assessora, di poter tornare a lavorare con<br />

entusiasmo, a progettare un <strong>futuro</strong> migliore per la nostra disciplina e per la nostra professione,<br />

ma le ultime notizie, unite alle “voci” che segnalano un massiccio intervento, nell’immediato<br />

<strong>futuro</strong>, delle società sportive nella scuola elementare, ci riportano crudelmente alla triste realtà.<br />

Ma non abbiamo perso ancora tutte le speranze.<br />

I documenti che qui pubblichiamo, alcuni recentissimi, altri alquanto datati ma ancora<br />

attuali, intendono dare un’idea di ciò che i docenti di educazione <strong>fisica</strong> pensano e propongono per<br />

un continuo miglioramento della qualità dell’offerta formativa, nell’ambito della loro disciplina,<br />

per l’insegnamento della <strong>quale</strong> posseggono il titolo di grado più elevato a livello universitario,<br />

esistente tutt’ora in Italia (i futuri dottori in scienze motorie devono ancora laurearsi).<br />

Ci attendiamo che questa opportunità, che gentilmente ci viene offerta dalla Sovrintendenza<br />

scolastica, serva perlomeno da stimolo alla riflessione, al dibattito ed al confronto costruttivi.<br />

L’associazione dei docenti diplomati ISEF, in provincia di Bolzano è l’A.I.E.F.A.A. (Associazione<br />

Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica Alto Adige). La nostra associazione è da sempre impegnata in<br />

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ORIZZONTI SCUOLA<br />

un'azione di collaborazione fattiva e costruttiva con gli enti pubblici preposti alla gestione, politica<br />

ed amministrativa, dell'educazione <strong>fisica</strong>, <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> scolastica in provincia di Bolzano. Negli<br />

anni, tale collaborazione si è concretizzata nella proposta di varie iniziative e progetti operativi<br />

(alcuni realizzati, altri no) che, a nostro avviso, hanno cercato di migliorare la qualità del servizio<br />

offerto dall'ente pubblico.<br />

Presentazione delle organizzazioni di categoria.<br />

A.I.E.F.A.A. (Associazione Insegnanti <strong>Educazione</strong> Fisica Alto Adige)<br />

Costituita nel 1974, rappresenta in provincia di Bolzano la categoria degli insegnanti di educazione<br />

<strong>fisica</strong> e dei diplomati ISEF; è stata la prima associazione provinciale costituitasi in Italia.<br />

Le finalità (estratto dallo Statuto):<br />

a) promuovere e valorizzare l'<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva nella provincia di Bolzano;<br />

b) affiancare l'opera di enti, associazioni ed organismi istituzionali preposti all'<strong>Educazione</strong> Fisica e<br />

Sportiva;<br />

c) promuovere la conoscenza e la collaborazione tra gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica;<br />

d) favorire lo scambio di esperienze e l'aggiornamento professionale;<br />

e) assistere moralmente e professionalmente gli Associati;<br />

g) promuovere l'istituzione di un albo professionale.<br />

Era presente, con un rappresentante, nella (ormai disciolta) Consulta provinciale per lo sport<br />

scolastico.<br />

E' tra le associazioni che hanno promosso la costituzione della C.A.P.D.I. (Confederazione<br />

Associazioni Provinciali Diplomati Isef) che attualmente è l'organismo più grande di categoria, a<br />

livello nazionale.<br />

Ha promosso la costituzione della Kinesis, la cooperativa dei diplomati Isef della provincia di<br />

Bolzano.<br />

E' riconosciuta <strong>quale</strong> agenzia educativa ed ha realizzato ed organizzato attività di formazione in<br />

servizio in progetti inseriti nel piano provinciale di aggiornamento per gli insegnanti.<br />

KINESIS - Cooperativa dei diplomati Isef<br />

Costituita nel 1991.<br />

La Kinesis, nata per iniziativa dell'Associazione provinciale degli Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica, è<br />

stata fondata da circa 60 soci, tutti diplomati ISEF, e rappresenta un caso, forse unico a livello<br />

nazionale, di grossa aggregazione di lavoratori appartenenti alla stessa categoria. E' una società<br />

senza scopo di lucro, indipendente, che persegue essenzialmente il fine mutualistico ponendosi, per<br />

mezzo della propria struttura ed organizzazione, <strong>quale</strong> unico referente tra i propri soci e l'utenza, sia<br />

essa pubblica che privata.<br />

Le finalità (estratto dallo Statuto):<br />

a) la promozione, l'organizzazione, l'insegnamento e l'avviamento, anche sotto il profilo teorico, delle<br />

diverse discipline sportive nonchè di attività motorie, ginniche, sportive e ricreative in genere a<br />

favore di terzi;<br />

b) lo svolgimento per conto di Enti pubblici, privati e di promozione <strong>sportiva</strong>, di corsi a favore della<br />

collettività, attinenti le diverse discipline sportive;<br />

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ORIZZONTI SCUOLA<br />

c) la direzione tecnico-<strong>sportiva</strong> di squadre sportive e/o di singoli atleti;<br />

d) l'organizzazione di corsi di rieducazione degli arti e dei paramorfismi, attraverso lo svolgimento di<br />

terapie fisico-motorie e riabilitative;<br />

e) l'organizzazione, lo sviluppo, la promozione e l'assistenza di attività sportive, motorie, ginnicorieducative<br />

e ricreative a favore di categorie cosiddette "protette" quali i minori, gli anziani, gli<br />

invalidi, gli indigenti;<br />

f) l'ideazione, la realizzazione e la gestione di impianti sportivi di qualsiasi genere;<br />

g) la gestione delle attività ristorative accessorie ad impianti sportivi;<br />

h) la gestione di impianti destinati all'attività <strong>motoria</strong>, rieducativa e di potenziamento;<br />

i) la gestione e la promozione delle attività pubblicitarie e la ricerca delle sponsorizzazioni per conto<br />

di organizzazioni sportive;<br />

l) la gestione e la promozione di attività di ricerca scientifica-pedagogica-didattica nei campi della<br />

educazione <strong>fisica</strong>-<strong>sportiva</strong> e dell'attività <strong>motoria</strong> in genere;<br />

m) la promozione e l'organizzazione di convegni, congressi, tavole rotonde e corsi di aggiornamento<br />

nel campo delle scienze applicate alle attività motorie;<br />

n) la promozione e la gestione di attività editoriali connesse ed affini alle attività motorie,<br />

all'educazione <strong>fisica</strong> ed alle attività sportive in genere;<br />

o) l'attività commerciale di compravendita di articoli sportivi da fornire ai Soci per l'esplicazione<br />

della loro attività professionale.<br />

Sta conducendo il "progetto nuoto" nella scuola elementare, per conto dell'ufficio sport scolastico.<br />

C.A.P.D.I. (Confederazione Associazioni Provinciali Diplomati Isef) con sede a Venezia.<br />

Sorta nel 1990 per iniziativa di 8 associazioni provinciali, tra cui l'A.I.E.F.A.A., con la finalità di<br />

curare gli interessi dell'attività <strong>motoria</strong> sull'intero territorio nazionale.<br />

È stata particolarmente attiva nella trasformazione degli Isef (Istituti Superiori di <strong>Educazione</strong> Fisica)<br />

e nella realizzazione del corso di laurea in "Scienze dell'educazione <strong>fisica</strong>, <strong>motoria</strong> e dello Sport".<br />

Oggi conta 28 associazioni, dall'Alto Adige alla Sicilia. Rappresenta l'organismo di categoria più<br />

numeroso a livello nazionale.<br />

Un po’ di storia…<br />

Da un documento dell’AIEFAA inviato all’allora assessore all’Istruzione ed alla Cultura, Dott.<br />

Luigi Cigolla, nonché alla Sovrintendenza scolastica:<br />

Proposta di collaborazione per lo svolgimento dei corsi scolastici di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong>.<br />

L'attività <strong>sportiva</strong> scolastica in provincia di Bolzano, prima dell'approvazione della legge provinciale<br />

N. 2 del 14.01.82, era gestita dal Provveditorato agli Studi tramite il coordinatore per l'educazione<br />

<strong>fisica</strong>.<br />

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ORIZZONTI SCUOLA<br />

Tra le attività promosse vi erano anche i corsi interscolastici di promozione ed avviamento alla<br />

pratica <strong>sportiva</strong>, gestiti sempre dal coordinatore, in collaborazione con gli insegnanti di educazione<br />

<strong>fisica</strong>.<br />

Quando, nel 1982, le competenze relative allo sport scolastico passarono alla Provincia, l'allora<br />

assessore Ferretti decise di affidare la gestione dei corsi di avviamento allo sport all'USSA ed i corsi<br />

divennero "leve studentesche".<br />

Ora, dopo quasi un decennio di gestione USSA, l'iniziativa viene di nuovo messa in discussione, vuoi<br />

per le note vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'ex segretario dell'Unione, vuoi perchè pare che<br />

la responsabilità di decidere come gestire lo sport scolastico sia tornata, in parte, al Sovrintendente<br />

scolastico, anche se di fatto i finanziamenti e la gestione vera e propria sono sempre provinciali (<br />

attraverso il Servizio per lo Sport Scolastico).<br />

E' nostra ferma convinzione che tutta l'attività dello sport scolastico, in particolare quella con finalità<br />

promozionali e di avviamento alle discipline sportive, per gli obiettivi formativi ed educativi che<br />

persegue e per le esigenze pedagogiche, metodologiche e didattiche di cui necessita, dovrebbe tornare<br />

ad essere affidata alla gestione degli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> e che ogni iniziativa di<br />

promozione <strong>sportiva</strong> nei confronti degli alunni, consegue una reale efficacia solo se proposta tramite<br />

i docenti che svolgono l'attività <strong>sportiva</strong> nella scuola . Consapevoli (per esperienza diretta) della mole<br />

di lavoro organizzativo che tali iniziative comportano e soprattutto del fatto che è a livello di scelte<br />

gestionali che poi si concretizzano le direttive e le finalità di ordine didattico e metodologico e<br />

sapendo che l'ufficio sport scolastico non sarebbe in grado, stante l'attuale organico di personale, di<br />

far fronte ad un tale impegno, la nostra associazione si è quindi proposta (dopo lunga e ponderata<br />

riflessione) <strong>quale</strong> referente prioritario, oltre che a livello di consulenza sul piano programmatico,<br />

didattico e metodologico, anche su quello operativo e gestionale (studiando ed attivando<br />

eventualmente un'apposita convenzione, per quanto riguarda l'aspetto fiscale ed amministrativo, con<br />

la cooperativa Kinesis).<br />

Questa, in breve, la nostra proposta di collaborazione rivolta all'Intendente scolastico ed<br />

all'Assessore competente per lo sport scolastico.<br />

…<br />

PROPOSTE DELLA COMMISSIONE AIEFAA SUL RIORDINAMENTO DELL'EDUCAZIONE<br />

MOTORIA, FISICA E SPORTIVA IN PROSPETTIVA DELLA PROVINCIALIZZAZIONE<br />

DELLA SCUOLA<br />

Premesso che, salvaguardando l'attuale stato giuridico degli insegnanti, con la provincializzazione<br />

della scuola ci si aspetta un nuovo contratto che soddisfi le giuste rivendicazioni di carattere<br />

economico della categoria, la commissione costituita in seno all'associazione provinciale degli<br />

insegnanti di educazione <strong>fisica</strong>, formula le seguenti proposte per un più razionale ordinamento ed un<br />

migliore assetto funzionale dell'insegnamento dell'educazione <strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> :<br />

1.- Formazione delle cattedre.<br />

a) Mantenere gli insegnanti nella scuola di titolarità, costituendo cattedre anche con squadre sia<br />

maschili che femminili, rispettando la Sentenza della Corte Costituzionale 3-8 maggio 1990 N. 225,<br />

senza cos dover completare con cattedra orario su due o più sedi.<br />

b) Rispetto della graduatoria provinciale per la determinazione dei perdenti posto ( è l'insegnante<br />

ultimo in graduatoria di tutta la provincia che, nel caso di perdita di posti, deve essere messo in<br />

D.O.A. e non l'insegnante titolare nella scuola che ha avuto la contrazione di cattedre).<br />

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ORIZZONTI SCUOLA<br />

c) Riconoscere agli insegnanti della scuola media di primo grado, che hanno perso la cattedra (e<br />

quindi sono entrati in DOA) prima dell'a.s. 90/91, lo stesso diritto ad essere utilizzati nella scuola di<br />

precedente titolarità, dei perdenti posto dopo il 1990 ( art. 28, D.L. 6.11.89 n. 357).<br />

d) Rivedere i titoli per la determinazione dei punteggi nelle varie graduatorie ( ad es. chi è in<br />

possesso di abilitazione unica, valida per l'insegnamento sia alle medie che alle superiori, deve avere<br />

lo stesso punteggio di chi possiede le due abilitazioni separate, oppure chi, insegnando alle superiori,<br />

è in possesso anche dell'abilitazione per le medie, deve avere lo stesso punteggio di chi, insegnando<br />

alle medie, è in possesso dell'abilitazione per le superiori, ecc.).<br />

e) Distribuzione, fino a completa utilizzazione degli insegnanti di ruolo, o comunque non licenziabili,<br />

delle ore d'insegnamento utilizzando per tutti gli insegnanti (anche titolari di cattedra ordinaria) che<br />

ne facciano richiesta, sull'organico di fatto, le formule:<br />

12 ore + 6 ore di gruppo sportivo<br />

12 ore + 6 ore di avviamento att. sport. nelle scuole elementari<br />

12 ore + 6 ore di consulenza per l'ed. <strong>motoria</strong> nelle sc. elem.<br />

2.- Utilizzazione dei soprannumerari in particolari progetti:<br />

( alcuni dei quali già presentati in Provincia )<br />

a) Costituzione di 3-4 equipes d'insegnanti specializzati in una determinata disciplina <strong>sportiva</strong> ( ad<br />

es. pallavolo, basket, atletica, ginnastica) che formino dei centri di attività <strong>sportiva</strong> per gruppi<br />

d'interesse. In alternativa : le equipes diventano itineranti tra le scuole che ne facciano richiesta.<br />

(prof. Vantini)<br />

b) Attivazione dell'associazionismo sportivo scolastico. (creazione di vere e proprie società sportive,<br />

all'interno delle scuole, sul modello dei college americani).<br />

(proff. Vantini, Lorandi)<br />

c) Attivare un servizio di ricerca e monitoraggio su basi scientifiche per lo studio e la statistica della<br />

popolazione scolastica dal punto di vista antropometrico, fisiologico, delle capacità ed abilità<br />

motorie, in relazione all'età, al luogo di provenienza, alla scuola frequentata, alle attività praticate<br />

ecc. (proff. Manfrin, Vantini)<br />

d) <strong>Educazione</strong> <strong>motoria</strong> nella scuola materna: consulenza nella programmazione e nell'applicazione<br />

dei programmi di educazione <strong>motoria</strong> e compresenza nello svolgimento delle attività.<br />

(proff. Lorandi, Manfrin)<br />

e) Progetti di recupero individualizzati, applicati ad alunni che abbiano evidenziato particolari<br />

problemi o ritardi di sviluppo motorio.<br />

(prof. Manfrin)<br />

f) Progetto ICARO per la scuola elementare.<br />

(prof. Manfrin)<br />

g) Progetto GIOCALANDIA per la scuola elementare.<br />

(prof. Lorandi)<br />

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ORIZZONTI SCUOLA<br />

3.- Applicazione della deliberazione del Consiglio d'Europa<br />

(che prevede, per ogni ordine e grado di scuola, lo svolgimento di almeno tre ore settimanali di<br />

educazione <strong>fisica</strong> e <strong>motoria</strong>) ed allineamento ai Paesi europei (Francia , Germania, Spagna, Grecia,<br />

Olanda ecc.) che già da tempo hanno riformato i programmi di ed. <strong>fisica</strong> e <strong>motoria</strong>, introducendo la<br />

terza ora nella scuola secondaria ed almeno tre ore obbligatorie di ed. <strong>motoria</strong> nella scuola<br />

elementare, in copresenza con l'insegnante di ed. <strong>fisica</strong>.<br />

4.- Trasformazione delle due ore normali di ed. <strong>fisica</strong><br />

in 4.^ e 5.^ classe delle scuole superiori, in due ore (obbligatorie ) di attività sportive scelte dagli<br />

alunni, da svolgere per gruppi d'interesse.<br />

5.- Introduzione della figura del " tecnico di palestra "<br />

( potrebbe essere un bidello specializzato ) per l'uso e la piccola manutenzione dell'attrezzatura<br />

presente o utilizzabile in palestra: dall'uso del computer a quello della telecamera, dall'inventario del<br />

materiale al piccolo aggiustaggio della rete da pallavolo, dall'approntamento dei piccoli e grandi<br />

attrezzi al coadiuvare l'insegnante nel controllo delle norme di sicurezza dell'impianto, ecc. ecc.<br />

6.- Attivare un notiziario provinciale sullo sport scolastico e le iniziative riguardanti l'educazione<br />

<strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>.<br />

7.- Realizzare al più presto tutti i progetti di nuove palestre scolastiche già approvati e per i quali<br />

sono già stati stanziati i finanziamenti ( ad es.: palestra ITG, palestra ITI, palestrone lungo Talvera)<br />

ed attivare ogni forma di intervento per accelerare l'iter per la progettazione e la realizzazione delle<br />

palestre di quelle scuole che ancora ne sono sprovviste ( scuola media " Leonardo da Vinci", IPIA,<br />

scuole di Merano, ecc. ecc.).<br />

I componenti la commissione:<br />

Prof. Fabrizio Manfrin<br />

Prof.ssa Carla Bigarello<br />

Prof. Andrea Vantini<br />

Prof. Franco Lorandi<br />

Prof. Gianni Dalmasso<br />

La commissione "scuola elementare", costituita in seno alla nostra associazione ha elaborato un<br />

documento, il "Manifesto sull'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare" che alleghiamo al<br />

presente fascicolo.<br />

Alleghiamo inoltre copie di due progetti, già presentati a suo tempo, inerenti sempre l'educazione<br />

<strong>motoria</strong> nella scuola elementare:<br />

il progetto ICARO ed il progetto GIOCALANDIA.<br />

Manifesto per l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare<br />

16


Premessa<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

Il presupposto sul <strong>quale</strong> si basano le proposte della nostra Associazione (Insegnanti di<br />

<strong>Educazione</strong> Fisica Alto Adige) è quello di cercare di fare, da un lato, piazza pulita di tutte<br />

quelle voci riguardo ad un nostro interessamento verso la Scuola Elementare ai soli fini<br />

utilitaristici e dall' altro, incominciare un discorso serio che tocchi tutti gli aspetti dell'attività<br />

<strong>motoria</strong> in età scolare.<br />

Siamo convinti che il ruolo del maestro in questo periodo di vita (dai 6 agli 11 anni) sia<br />

fondamentale per l'acquisizione di quei prerequisiti motori che fungeranno da "base" per<br />

l'affinamento dei gesti ( non solo di tipo sportivo) e per l'affermazione delle caratteristiche<br />

motorie dei giovani allievi ed è per questo che vogliamo subito chiarire che non c'é, da parte<br />

nostra, nessuna intenzione di sostituire tale figura.<br />

Purtroppo intorno all'attività <strong>motoria</strong> gravitano ancora quelle opinioni contrastanti che da<br />

anni si sta cercando di abbattere attraverso una sempre maggiore informazione ed una fattiva<br />

partecipazione dei docenti di educazione <strong>fisica</strong> alla vita scolastica. Lo zoccolo duro è,<br />

paradossalmente, ancora rappresentato dalla Scuola Elementare dove per anni l'educazione<br />

<strong>motoria</strong> è stata considerata come attività integrativa e dove ora, che le attività integrative sono<br />

scomparse, (ora a tutti gli insegnamenti viene riconosciuta pari dignità ed importanza) ha<br />

fatto, inspiegabilmente, un bel balzo indietro!<br />

Il disorientamento che ne è nato ha coinvolto anche i quadri dirigenti, i quali, con grande<br />

sforzo personale, cercano di soddisfare le necessità degli alunni e di colmare le lacune di una<br />

legislazione che ha trasformato le cose senza porre i docenti nelle condizioni più idonee di<br />

operare, instaurando rapporti con interlocutori non sempre all'altezza di svolgere un compito<br />

così delicato <strong>quale</strong> è l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare.<br />

Noi pensiamo che ci sia nella nostra Provincia la possibilità di creare dei canali educativi<br />

alternativi all'attuale disparità di scelte e di vedute e che nella normativa vigente, come<br />

vedremo, esistano gli estremi utili per una reale trasformazione delle cose. Crediamo, perciò,<br />

necessario promuovere un confronto dialettico al fine di superare diffidenze ed<br />

incomprensioni, in quanto siamo convinti, che nella Scuola Elementare ci sia ancora spazio<br />

per la sperimentazione e per l'innovazione e che da un avvicinamento aperto e disponibile tra<br />

diverse angolazioni didattiche si possa ricomporre quel quadro educativo poliedrico al <strong>quale</strong><br />

le moderne teorie pedagogiche si ispirano.<br />

Questo "Manifesto per l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare" va inteso come<br />

un nostro contributo che, speriamo, possa interessare i Direttori Didattici, la Sovrintendenza e<br />

l'Ufficio Sport della Provincia di Bolzano, nonché i maestri che ritengano possa essere utile<br />

una collaborazione con la nostra associazione.<br />

L'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare<br />

17


ORIZZONTI SCUOLA<br />

La configurazione della nostra società rende sempre più attuali i problemi connessi con<br />

l'insegnamento dell'educazione fisico-<strong>motoria</strong>.<br />

In una società, infatti, che invita sempre più alla vita sedentaria, è forte l'esigenza di<br />

praticare e proporre del movimento con finalità preventiva e formativa, con un impegno<br />

assunto come costume di vita, migliorando la comunicazione e la collaborazione con gli altri.<br />

Nella popolazione scolastica si registra un progressivo aumento di disabili motori a causa<br />

della mancanza di cortili ed aree verdi a disposizione dei bambini che così non hanno più<br />

l'opportunità, attraverso i "giochi di cortile", di esercitarsi e quindi apprendere e consolidare<br />

tutte quelle abilità motorie di base che sono requisito necessario per l'apprendimento: in<br />

particolare per gli apprendimenti "scolastici".<br />

Il sistema scolastico italiano, a livello d'istruzione elementare, ha attribuito scarsa<br />

importanza all'educazione del corpo, dimenticando che nello sviluppo umano le funzioni<br />

psichiche e motorie sono inscindibili tra loro e procedono di pari passo influenzandosi a<br />

vicenda.<br />

Nella scuola elementare l'attività <strong>motoria</strong> se si fa si fa poco, non tanto per mancanza di<br />

strutture idonee, ma soprattutto perché il maestro si ritiene non sufficientemente preparato.<br />

L'educazione <strong>motoria</strong> viene vista come qualcosa di estremamente tecnico; anche<br />

"pericoloso" : sia perché i bambini sono più difficilmente controllabili nella realtà-palestra, sia<br />

perché esiste la convinzione che il movimento non sapientemente guidato possa procurare<br />

grossi danni ai bambini.<br />

E così, a volte, si arriva alla richiesta dell'intervento dello "specialista" che arriva nella<br />

scuola a proporre il minibasket, il nuoto, il minivolley svolgendo sicuramente un'opera di<br />

promozione <strong>sportiva</strong>, che però, non è quella di formazione cui deve tendere la scuola.<br />

La ricerca pedagogica ha dimostrato come un corretto sviluppo psicomotorio influenzi<br />

sensibilmente l'apprendimento scolastico, favorendo e potenziando le capacità espressive,<br />

agevolando l'apprendimento scolastico, logico-matematico, favorendo l'acquisizione della<br />

lettura e della scrittura. (Vayer)<br />

L' apprendimento della lettura, ad esempio, presuppone un buon orientamento nello<br />

spazio, il riconoscimento delle forme e delle loro posizioni nello spazio, l'orientamento dello<br />

sguardo da sinistra a destra, la capacità di discriminazione uditiva, la capacità di<br />

simbolizzazione, di codificazione e decodificazione del messaggio scritto.<br />

Wallon sottolinea come sia indispensabile che il bambino abbia una precisa conoscenza<br />

di se:" i rapporti con la realtà saranno più efficienti, più validi e proficui, quanto più sarà<br />

definita la conoscenza del proprio corpo"; la conoscenza quindi dello schema corporeo, che<br />

deve essere posto anche in relazione con lo spazio in cui i gesti vengono compiuti ed in<br />

relazione agli oggetti che nell'azione vengono coinvolti.<br />

Questo concetto viene ripreso e ampliato da numerosi pedagoghi e psicologi tra cui<br />

Lewin, che sottolinea come attraverso il corpo ed il movimento la conoscenza del bambino si<br />

18


ORIZZONTI SCUOLA<br />

allarghi verso aree potenziali di sviluppo che vengono scoperte, organizzate, combinate,<br />

suddivise,...etc.<br />

Dai sei agli undici anni maturano in modo significativo alcune caratteristiche di ordine<br />

psico - intellettivo: il bambino conquista i concetti di grandezza, di spazio e di tempo grazie<br />

alle conoscenze acquisite attraverso il movimento: in cui gli oggetti (attrezzi) hanno forma,<br />

peso, grandezza, colore e sono disposti con un certo ordine all'interno di uno spazio.<br />

Le proposte motorie, inoltre, abituano il bambino ad ascoltare, comprendere e<br />

memorizzare parole e concetti: l'apprendimento, costituito da una parte "corporea" e da una<br />

"intellettiva" - in continuo interscambio tra loro - si identifica in un graduale passaggio dal<br />

concreto al "concettuale". E' quindi indispensabile che l'attività <strong>motoria</strong> nella scuola<br />

elementare veda come operatore il maestro, primo naturale collegamento tra<br />

"movimento" e bambino.<br />

L'attività <strong>motoria</strong> è momento privilegiato di stimolo anche in campo affettivo, soprattutto<br />

se per il bambino è coinvolgente e motivante, se, cioé, non si limita allo svilkuppo delle sole<br />

abilità funzionali. L' attività <strong>motoria</strong> per incidere correttamente sulla personalità dovrà essere<br />

presentata in forma ludica, dinamica, variata e interdisciplinare. L'educatore dovrà quindi<br />

proporre al bambino situazioni problematiche che sollecitino il suo intervento diretto, attivo e<br />

personale. L'attività proposta è ludica in quanto, giocando, il bambino apprende, in termini di<br />

acquisto di nozioni e di formazione dell'intera personalità.<br />

Il gioco è l'attività naturale del bambino ed è altamente motivante perché crea un clima<br />

di fiducia e di sicurezza. Le attività di gioco adeguate alla personalità del bambino che<br />

cresce, danno, secondo l'età e la maturazione, apporti psicologicamente validi e in certa<br />

misura indispensabili per la formazione dei concetti di base ed, in seguito, per<br />

apprendimenti estensibili e trasferibili in altri contesti.<br />

L'attività <strong>motoria</strong> nella scuola elementare deve essere strumento per la maturazione e lo<br />

sviluppo intellettivo, affettivo e morale del fanciullo.<br />

Siamo convinti che la nuova normativa scolastica e gli intenti del legislatore siano<br />

orientati verso questo modo di intendere l'attività <strong>motoria</strong> nella scuola elementare e<br />

cercheremo, qui di seguito, di sintetizzare gli aspetti dei Programmi per la scuola<br />

elementare e delle circolari Ministeriali che ad essi si ispirano, in cui si fa chiaro<br />

riferimento all'attività <strong>motoria</strong> ed alla promozione delle attività ad essa affini.<br />

19


ORIZZONTI SCUOLA<br />

• I nuovi programmi didattici della scuola elementare ed il progetto ragazzi 2000<br />

I Programmi didattici per la scuola elementare in lingua italiana della Provincia<br />

Autonoma di Bolzano, (legge prov. n° 64 del 30.12.88) che in base alla potestà che le compete<br />

dallo Statuto di Autonomia e dalle norme di attuazione in materia scolastica, ha modificato ed<br />

adeguato alla realtà locale i programmi didattici dello Stato (D.P.R. n° 104/1985 e n°<br />

204/1987), danno ampio spazio e valorizzano in maniera notevole le attività motorie.<br />

Nella II parte " UNA SCUOLA ADEGUATA ALLE ESIGENZE FORMATIVE DEL<br />

FANCIULLO", ad esempio, si sottolinea come la creatività del fanciullo si manifesti e possa<br />

essere stimolata durante l'attività <strong>motoria</strong> e risulti, quindi, fondamentale " ... accertare fin dai<br />

primi giorni le abilità di base esistenti relative al piano percettivo, psicomotorio e<br />

manipolativo ...".<br />

Oltre a questa affermazione esplicita, si evidenziano altri punti che valorizzano<br />

indirettamente le attività motorie, come quando, parlando del fatto che " la scuola elementare<br />

pone così le basi ... per la partecipazione più consapevole alla cultura e alla vita sociale<br />

...", ci si riferisce a quelli che sono i principi educativi propri dell'attività ludico-<strong>motoria</strong>.<br />

Concetto che nei Programmi per l'<strong>Educazione</strong> Motoria viene così espresso:" in una<br />

prospettiva realmente formativa, acquistano in tal senso rilevanza tutte le attività<br />

polivalenti ed i giochi di squadra con regole determinate dagli alunni o assunte<br />

dall'esterno ...", riconoscendo al gioco la peculiarità di inserire il bambino in una dimensione<br />

comunicativa basata sul rispetto delle regole e, di riflesso, al suo contributo per l'<br />

interiorizzazione delle norme e dei principi comportamentali su cui si basa la stessa vita<br />

sociale.<br />

I programmi, come abbiamo visto, non si limitano a parlare di attività <strong>motoria</strong>, ma la<br />

istituzionalizzano dedicandole un suo capitolo con OBIETTIVI E CONTENUTI ed<br />

INDICAZIONI DIDATTICHE, che si ispirano e, quindi, cercano di rispondere ad una "...<br />

esigenza e crescente richiesta di attività <strong>motoria</strong> ... ". La circolare del M.P.I. n°253 -<br />

Ispettorato per l' <strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva - del 28 settembre 1990, va ancora oltre,<br />

quando, facendo riferimento ai nuovi programmi didattici per la scuola elementare e alle<br />

attività promozionali legate al gioca-sport, invita a tenere conto di questa crescente domanda e<br />

sottolinea come la scuola elementare " ... favorisce tutte le attività motorie e di gioca-sport,<br />

per un ampliamento della base <strong>fisica</strong> dei singoli alunni. Anche al fine di evitare ogni<br />

prematuro avviamento alle discipline sportive, la Scuola Elementare realizza ... lo<br />

specifico intervento educativo teso a cogliere i veri significati sociali e culturali dello<br />

sport".<br />

In relazione diretta, con quanto riportato nei programmi, la C.M. del 2 agosto 1991 prot.<br />

n° 5620 "Progetto Ragazzi 2000": primi orientamenti, riconduce " ... alla prima polarità -<br />

l'educazione <strong>fisica</strong>, sanitaria e alimentare ... ", parlando del "rafforzamento tra crescita<br />

individuale, appartenenza e crescita comune...",<br />

L' apertura del legislatore nei confronti della motricità in età scolare si può dedurre da<br />

diversi "messaggi legislativi", che vanno ad interagire e contribuiscono al progredire di una<br />

cultura del rispetto dei ritmi individuali e della promozione del senso di appartenenza, in<br />

contrasto con il delicato momento che la società giovanile sta vivendo. La già citata C.M.<br />

20


ORIZZONTI SCUOLA<br />

"Progetto Ragazzi 2000" al punto 5 auspica di riuscire ad "... alimentare il senso di<br />

appartenenza a gruppi, per sperimentare la solidarietà a livello di gioco di squadra ... " e<br />

ancora la C.M. n° 362 del 22 dicembre 1992 Attività di prevenzione e di educazione alla<br />

salute, ( articoli 104,105,106 del T.U. D.P.R. 309 del 09.10. 1990) tende a "... valorizzare le<br />

opportunità esistenti negli ordinamenti e nei programmi rinnovati o in via di<br />

rinnovamento ...": richiamando alla centralità della Scuola Elementare nel processo di<br />

formazione ed alla sua funzione primaria nel contribuire alla crescita ed allo sviluppo delle<br />

nuove generazioni. In questo senso, sempre la C.M. "Progetto Ragazzi 2000" , sottolinea:<br />

"L'obbiettivo generale è quello di mettere le scuole di base in grado di esprimere al<br />

meglio le potenzialità educative e preventive che sono implicite nei loro ordinamenti e nei<br />

loro programmi recentemente rinnovati, innalzando i livelli qualitativi delle loro attività,<br />

sul piano della vitalità istituzionale, della sensibilità educativa, della produttività sociale".<br />

Da tutto ciò si può tranquillamente dedurre che alla scuola elementare viene riconosciuta<br />

una certa "libertà d'azione" nel selezionare le attività da proporre e promuovere, e che<br />

l'iniziativa dei singoli circoli didattici possa realizzarsi con l'autonomia decisionale che viene<br />

loro riconosciuta anche in termini legislativi.<br />

Nelle considerazioni generali il Ministro fa riferimento "anche alle opportune offerte di<br />

intese di collaborazione con enti esterni alla Scuola previste dalla circolare n° 184 del 9<br />

luglio c.a". La 184 è quella da noi citata precedentemente dell'ispettorato per l'<strong>Educazione</strong><br />

Fisica e <strong>sportiva</strong> , e ricorda che " tali forme di collaborazione si iscrivono nella linea<br />

enunciata dai decreti delegati di apertura della comunità scolastica alla più vasta<br />

comunità sociale e civica" ed in particolare, per ciò che riguarda l'avviamento alla pratica<br />

delle discipline sportive, raccomanda di configurare tale iniziativa solo come esperienza<br />

originale di svolgimento dei vigenti programmi d'insegnamento e che " dovrà essere fatta<br />

salva, tranne in casi eccezionali da rimettere alla prudente ed attenta valutazione da parte<br />

dei competenti organi della Scuola, l'obbligatorietà della scansione bisettimanale delle<br />

lezioni".<br />

• La circolare Ministeriale in materia di utilizzo del personale docente in riferimento<br />

alla consulenza per l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare.<br />

Per consentire ai docenti elementari di attuare i nuovi programmi di educazione <strong>motoria</strong> è<br />

stato istituito un piano di aggiornamento ministeriale pluriennale che, a detta delle stesse<br />

associazioni nazionali di categoria , è risultato insufficiente. A tale riguardo l'AIEFAA fa<br />

presente che esistono altri strumenti legislativi che permettono di colmare le lacune attuali: si<br />

legge al punto 1 della C.M. sull'utilizzo dei docenti art. 16 :" i docenti di educazione <strong>fisica</strong> ...<br />

potranno essere utilizzati anche nelle seguenti attività di insegnamento extracurriculare ...<br />

consulenza presso i circoli didattici ... per altre iniziative intese a favorire l'educazione<br />

<strong>motoria</strong>".<br />

L' intento, crediamo, sia quello di fornire i circoli didattici di un supporto costante (che<br />

noi auspichiamo pluriennale) che permetta ai singoli docenti di arricchire il proprio bagaglio di<br />

conoscenze specifiche relative all'area <strong>motoria</strong>.<br />

21


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Noi come AIEFAA pensiamo che l'educazione <strong>motoria</strong> nella Scuola Elementare esiga<br />

un'attenzione maggiore da parte degli addetti ai lavori, anche alla luce di esperienze ed<br />

innovazioni effettuate in altri paesi europei, come la Francia, la Germania e l'Austria, dove<br />

all'attività <strong>motoria</strong> nella scuola primaria vengono assegnate dalle 3 alle 5 ore la settimana.<br />

Una realtà che resta molto distante dalla nostra ma che può, comunque, essere occasione di<br />

stimolo e riflessione sulla reale capacità di offerta "<strong>motoria</strong>" da parte della nostra Scuola<br />

Elementare che appare in ritardo rispetto ad altre realtà .<br />

A questo punto il pericolo più grave potrebbe essere quello che le palestre delle nostre<br />

Scuole diventino " terra di nessuno" e quindi "territorio di conquista" per quelle società<br />

sportive che stanno già insistentemente cercando di guadagnare spazi sempre più ampi per la<br />

ricerca di nuovi "campioni" prescindendo dai principi pedagogici della scuola primaria.<br />

Riepilogando<br />

Possiamo senza dubbio affermare che all'educazione <strong>motoria</strong> viene riconosciuta, in<br />

termini di Circolari Ministeriali e di bibliografia specializzata, nonché all'interno della<br />

progettualità generale contenuta nei nuovi Programmi per la scuola elementare,<br />

un'importanza che fino a qualche anno addietro era inimmaginabile.<br />

D'altro canto l'enorme richiesta di movimento proveniente da tutti gli strati sociali sta<br />

stimolando le istituzioni in tal senso e, ad onor del vero, si sta cercando di individuare strategie<br />

appropriate. Ci sembra che dal punto vista normativo ci siano i presupposti per poter<br />

intervenire sul territorio in maniera costruttiva ed adeguata alle esigenze dei fanciulli, si tratta<br />

solo di attivare e ridistribuire energie e competenze in modo organico e mirato.<br />

Le Proposte<br />

Queste riflessioni hanno spinto la nostra associazione a dare vita ad una commissione per<br />

l'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare, con il compito di studiare e promuovere attività<br />

ed esperienze nell'ambito dell'attività <strong>motoria</strong>, la <strong>quale</strong> ha prodotto un modello operativo<br />

composito ed integrato.<br />

La proposta, malgrado sia suddivisa in più parti, va considerata come progetto unitario<br />

e complesso, e tenendo in considerazione la legislazione vigente in materia, fa riferimento<br />

ai tre aspetti fondamentali dell'attività <strong>motoria</strong>: la lezione di educazione <strong>motoria</strong>,<br />

l'approfondimento degli aspetti tecnico-tattici e delle regole del gioco-sport e l'attività<br />

extracurricolare (attività <strong>sportiva</strong> scolastica).<br />

Naturalmente, per gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica interessati , l'AIEFAA si<br />

ripropone di attivare corsi di aggiornamento e specializzazione in modo da formare un<br />

gruppo di "specialisti" che siano in grado di operare nella Scuola Elementare senza<br />

provocare disomogeneità negli interventi. L'intenzione fondamentale resta, comunque,<br />

22


ORIZZONTI SCUOLA<br />

quella di fare in modo che la commissione sopraintenda a tutte le iniziative che verranno<br />

proposte per dare all'attività <strong>motoria</strong> un senso globale e quella coerenza che finora gli è<br />

stata negata.<br />

1. Consulenza per l'<strong>Educazione</strong> Motoria nella Scuola Elementare<br />

Come è facilmente deducibile dalla normativa e dalle successive circolari che regolano<br />

l'utilizzo dei docenti di <strong>Educazione</strong> Fisica in esubero, si comprende come sia già previsto e,<br />

quindi, tranquillamente realizzabile, quel confronto dialettico tra docenti elementari ed<br />

insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> che la legge prevede possano essere utilizzati dai Circoli<br />

Didattici al fine di affiancare e collaborare con gli insegnanti elementari che svolgono<br />

l'attività di educazione <strong>motoria</strong>.<br />

Rileggendo, inoltre, i programmi della Scuola Elementare,appare chiaro l'intento del<br />

legislatore di far assumere all'educazione <strong>motoria</strong> una valenza fondamentale nel processo<br />

formativo dell'alunno. Ed è in questa logica che si inserisce la figura del consulente. Una<br />

logica che preveda una formazione in itinere dei docenti elementari, supportati dal bagaglio di<br />

esperienze motorie e didattiche specifiche degli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica .<br />

L'<strong>Educazione</strong> Motoria non è, infatti, un elemento integrativo o, come alcuni pensano,<br />

facoltativo, ma va considerata come "mattone portante" della costruzione di ogni <strong>futuro</strong><br />

adulto e, di conseguenza, deve restare di competenza degli insegnanti dei moduli che sono<br />

senza ombra di dubbio gli operatori più adatti ad affrontare le problematiche educative<br />

della scuola primaria.<br />

Pur restando, quindi, ben distanti dal pensare che l'<strong>Educazione</strong> Motoria nella Scuola<br />

Elementare (intendendola volta al completo sviluppo dell'alunno) necessiti di specialisti per la<br />

sua realizzazione pratica, l'esperienza sin qui fatta con i docenti elementari lascia, però,<br />

intravvedere una mancanza di confidenza con "l'ambiente palestra".E non solo.<br />

Crediamo che alla maggior parte dei docenti, pur riconoscendo all'attività <strong>motoria</strong> un<br />

significato essenziale nella formazione degli allievi, sfugga l'aspetto interdisciplinare e<br />

multimediale dell'esperienza <strong>motoria</strong>.<br />

Le ore in palestra diventano, così, oggetto di ricatto-premio quando non vengono<br />

considerate come una "pericolosa formalità".<br />

Il nostro contributo intende ispirarsi alla eliminazione di queste resistenze nei<br />

confronti del bambino che si muove e, come verrà sottolineato più volte, alla<br />

riappropriazione da parte dei maestri di quella fetta del vissuto del fanciullo che si riferisce<br />

al corpo ed alle sue manifestazioni ed interazioni con le altre aree della personalità.<br />

Questa proposta operativa scaturisce soprattutto sulla base delle esperienze fatte in<br />

questi anni (dal 1989 ad oggi), anche se intorno alla consulenza per l'<strong>Educazione</strong><br />

Motoria nella Scuola Elementare permangono inspiegabili perplessità burocratico-<br />

23


ORIZZONTI SCUOLA<br />

amministrative che ne hanno ridotto l'efficacia vanificando addirittura, in alcuni casi, il<br />

lavoro svolto da consulenti e maestri.<br />

Al fine di rendere il più chiaro possibile quanto sin qui esposto , abbiamo pensato di<br />

elaborare una sorta di "palinsesto operativo" ed esplicativo sulla natura e sulle modalità<br />

d'azione per una eventuale consulenza per l'<strong>Educazione</strong> Motoria nella Scuola Elementare:<br />

• prevediamo innanzitutto la formazione di un "gruppo di Insegnanti consulenti" che lavori<br />

in stretta collaborazione per elaborare una linea comune d'intervento mirato alla formazione<br />

degli insegnanti elementari e non alla loro sostituzione.<br />

• distribuzione degli interventi nei diversi Circoli Didattici in base alle necessità ed alle<br />

richieste (pensiamo sia fondamentale che ci sia un consulente per ogni circolo didattico)<br />

• definire un calendario degli interventi che preveda:<br />

a) riunioni periodiche del "gruppo di insegnanti consulenti".-<br />

b) incontri di inizio anno del g.i.c. con gli insegnanti elementari del I e II ciclo di tutte le<br />

Scuole che fanno richiesta di consulenza (questo per dare un senso generale e il più<br />

totalizzante possibile alla consulenza, proprio per uniformarne l'esperienza).-<br />

c) programmazione annuale con i maestri del Circolo Didattico che dovrà comprendere:<br />

- incontri di aggiornamento itinerante con i docenti delle Scuole<br />

- momenti di compresenza durante le ore di <strong>Educazione</strong> Motoria ( verifica e rinforzo),<br />

intesi come consulenza diretta ed individuale basata sulle esigenze dei singoli docenti<br />

- la dove sia necessario il consulente dovrà partecipare ai Collegi Docenti<br />

(organizzazione di manifestazioni a carattere scolastico, giornate sportive ecc.).-<br />

• l'intervento dei consulenti dovrà essere, comunque e sempre, programmato in accordo con<br />

i Direttori Didattici .<br />

Conclusione:<br />

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ORIZZONTI SCUOLA<br />

25


ORIZZONTI SCUOLA<br />

26


ORIZZONTI SCUOLA<br />

ad una concezione tecnicistica e specialistica dell'attività <strong>motoria</strong> nella scuola<br />

elementare intendiamo rispondere con una proposta di attività in forma globale che<br />

tocchino la personalità del bambino nel suo complesso, nella sua totalità.<br />

Attività polivalenti, dinamiche, interdisciplinari, che rifuggano la ripetitività e<br />

l'automazione dei gesti per inserire, invece, il bambino in situazioni motorie in cui possa<br />

esprimersi, in cui possa sentirsi partecipe e motivato.<br />

2. Progetto ICARO<br />

Il progetto ICARO è stato presentato nel giugno del 1992 dalla Cooperativa Diplomati I.<br />

S.E.F. della provincia di Bolzano, denominata KINESIS, su iniziativa di alcuni Insegnanti di<br />

<strong>Educazione</strong> Fisica interessati a favorire lo sviluppo dell'attività <strong>motoria</strong> nella Scuola<br />

Elementare.<br />

L'idea è quella di "dare la possibilità agli alunni della scuola primaria di praticare le<br />

attività motorie previste dai programmi e, nel contempo, ai maestri di apprendere e<br />

verificare direttamente coi loro scolari, le metodologie più valide per svolgere tali<br />

attività". *<br />

Il progetto consiste nel proporre "esperienze" diverse, con diverse modalità e durata ma<br />

che abbiano sempre come obiettivo primario quello di soddisfare la richiesta di movimento<br />

qualificando l'intervento didattico in aree specifiche del movimento, (giochi di avviamento alla<br />

pratica <strong>sportiva</strong>: minihandball, minivolley, minibasket, ecc.) che non vengono trattate durante<br />

le lezioni di educazione <strong>motoria</strong> o, per i quali, i bambini dimostrano di avere un particolare<br />

interesse.<br />

Questo potrebbe essere un ulteriore strumento didattico a disposizione di quei docenti,<br />

che volendo proporre una attività <strong>motoria</strong> ricca e diversificata, ma a digiuno di nozioni<br />

metodologiche relative agli argomenti specifici, scelgano di introdurre nella loro<br />

programmazione annuale anche lezioni di giochi introduttivi alla pratica <strong>sportiva</strong>.<br />

Il tutto dovrà essere concordato, naturalmente, con il Direttore Didattico e con i<br />

docenti, nonché, là dove ci sia, con il "consulente per l'educazione <strong>motoria</strong>", per non<br />

perdere di vista il quadro generale e le finalità di base della programmazione annuale. In<br />

questo lavoro, infatti, i maestri saranno affiancati da insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> che<br />

lavoreranno in stretta collaborazione con la commissione per l'educazione <strong>motoria</strong> nella<br />

scuola elementare dell'AIEFAA , che stabilirà obiettivi e programmi relativi ad ogni<br />

intervento particolare, anche per evitare quella spaccatura che ancora esiste tra attività<br />

curricolare in aula e in palestra.<br />

* Cfr. "Progetto ICARO", una proposta della Cooperativa KINESIS per l'attuazione dei<br />

programmi di educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare; autore: Prof. Fabrizio MANFRIN<br />

27


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Per i particolari vi rimandiamo al "Progetto ICARO" che sarà allegato.<br />

3. Progetto GIOCALANDIA<br />

Il progetto GIOCALANDIA( ** )si pone, <strong>quale</strong> obiettivo primario, quello di promuovere<br />

le attività extracurricolari in relazione all'educazione <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong>.<br />

Presentato nel corso del 1992 dall'Associazione Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica Alto<br />

Adige, nasce dalla convinzione che si possa fare ancora molto per alimentare quella cultura<br />

del movimento che si stà facendo faticosamente strada all'interno della scuola elementare.<br />

Una strada che, sulla base dei nuovi programmi della scuola elementare e sulle circolari<br />

successive (la n° 184 del 09.07.1990 dell'Ispettorato per l'educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>, del<br />

Ministero della Pubblica Istruzione) sembra già spianata. Nella succitata circolare da un lato,<br />

si gettano le basi per collaborazioni fattive con Enti esterni alla Scuola ,<br />

dall'altro:"...considera con favore tutte le ulteriori occasioni formative che possano<br />

conseguire da intese con enti, sul presupposto che il loro coinvolgimento sia idoneo ad<br />

arricchire il ventaglio delle opzioni possibili per il conseguimento degli obiettivi<br />

educativi."<br />

Non si tratta, quindi, di inventare niente, ma di sfruttare a pieno quello che già esiste.<br />

Non è un segreto che già molti insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica lavorino per conto dei Direttori<br />

Didattici in iniziative extrascolastiche di pratica <strong>sportiva</strong>. Quello che la nostra associazione<br />

intende realizzare è una razionalizzazione degli interventi che abbiano un più stretto legame<br />

con l'attività <strong>motoria</strong> svolta durante le ore curricolari di educazione <strong>motoria</strong>. Consideriamo,<br />

infatti, un difetto grave della programmazione quello di non includere nel piano generale<br />

l'attività pomeridiana. In sostanza, non si vuole assolutamente sostituire l'esistente ma<br />

incrementare con criteri didattici più mirati tutto ciò che nella Scuola Elementare già viene<br />

proposto. Tutto questo alla luce delle esperienze fatte sin qui e con uno sguardo al <strong>futuro</strong>, che<br />

risulta, quanto mai incerto, anche in virtù dei cambiamenti in atto a proposito dei Giochi della<br />

Gioventù. Questi, infatti, hanno prodotto, come risultati, un grande spreco di denaro con una<br />

ricaduta promozionale assai limitata, dato che a gareggiare sono gli stessi atleti che svolgono<br />

attività <strong>sportiva</strong> nelle società, tant’è che si sta già pensando, a livello ministeriale, a proporre<br />

delle alternative.<br />

Ciò che necessita è una educazione <strong>motoria</strong> di base, che coinvolga tutti gli alunni<br />

della Scuola (o almeno la maggior parte), che trovi soluzioni ed opzioni organizzative che<br />

si concilino con la vita degli istituti scolastici e con le capacità dei docenti. Che sia rivolta,<br />

soprattutto, al coinvolgimento dei fanciulli e che ne rispetti i ritmi di accrescimento<br />

psicofisico, evitando radicalmente una specializzazione precoce ed una banalizzazione<br />

dell'esperienza <strong>motoria</strong>.<br />

** Il documento viene allegato per permetterne una più chiara comprensione e per evitare<br />

inutili ripetizioni<br />

28


C o n c l u s i o n i<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

L'intervento che proponiamo per la Scuola Elementare non è assolutamente superficiale<br />

ed è il frutto di riflessioni avvenute in tempi diversi e su esperienze diverse. Ed è forse questa la<br />

forza di tutto il progetto. Perché in esso sono contenuti, e confidiamo di averli rispettati, i<br />

diversi profili presenti della realtà "<strong>motoria</strong>" nella Scuola Elementare.<br />

La nostra speranza è che si possa finalmente aprire un dibattito, al <strong>quale</strong> pensiamo di<br />

avere il diritto di partecipare, e per il <strong>quale</strong> diamo la nostra più completa disponibilità, sulle<br />

frontiere dell'educazione <strong>motoria</strong> nella scuola elementare.<br />

Ci auspichiamo di aver mosso, per così dire, le acque, in una prospettiva di crescita del<br />

movimento sportivo e dell'educazione <strong>motoria</strong> in generale ed anche per far sapere a chiunque<br />

sia interessato che esistono possibilità e vie ancora inesplorate ma indicate chiaramente sulle<br />

mappe della legislazione scolastica.<br />

Fédération Internationale d'Education Physique<br />

MANIFESTO MONDIALE<br />

<strong>Educazione</strong> Fisica - FIEP 2000<br />

Art.1 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, per i suoi valori, deve essere intesa come uno dei diritti<br />

fondamentali di tutte le persone.<br />

Art.2 - L'EDUCAZIONIE FISICA, come diritto di tutte le persone, è un processo di<br />

<strong>Educazione</strong>, sia essa per vie formali o informali,<br />

• Che nell’Interagire con le influenze culturali e naturali (acqua, aria, sole, ecc,) di ogni<br />

regione, gli impianti e le attrezzature artificiali adeguate;<br />

• Che nell’Utilizzare attività fisiche in forma di esercizi, giochi, sport, balli, attività di<br />

avventura, rilassamento e altri opzioni di passatempo attivo, con propositi educativi;<br />

• Che nel Porre come obiettivo la pratica e lo sviluppo delle attività motorie di bambini,<br />

giovani, adulti e anziani, migliorando le loro condizioni personali per acquisire le conoscenze e<br />

le attitudini che favoriscono la consolidazione di abitudini sistematiche di pratica <strong>fisica</strong>;<br />

• Che nel Promuovere un'educazione effettiva alla salute e all'occupazione salutare del<br />

tempo libero;<br />

• Che nel Riconoscere che pratiche fisiche messe in relazione con lo sviluppo di valori<br />

possano portare a prendere parte a percorsi sociali responsabili e alla ricerca di un vivere<br />

civile;<br />

29


ORIZZONTI SCUOLA<br />

COSTITUISCE un mezzo effettivo per la conquista di uno stile di vita attivo da parte degli<br />

esseri umani.<br />

Art.3 - Le attività fisiche, con fini educativi, nelle sue possibili forme di espressione,<br />

riconosciute in tutti i tempi come i mezzi specifici dell’<strong>Educazione</strong> Fisica, costituiscono<br />

delle vie privilegiate di <strong>Educazione</strong>.<br />

Art.4 - L'<strong>Educazione</strong>. Fisica, per il suo concetto e per tutto ciò che include, deve essere<br />

considerata come parte del percorso educativo delle persone, dentro o fuori dall’ambiente<br />

scolastico, per produrre la migliore scelta di esperienze fisiche senza escludere la totalità delle<br />

persone, creando stili di vita che incorporino l'uso di varie forme di attività <strong>fisica</strong><br />

Art.5 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica deve essere assicurata e promossa durante tutta la vita delle<br />

persone, occupando una posizione di importanza nei processi di educazione continuata,<br />

integrandosi con le altre componenti educative, senza smettere in alcun momento, di rafforzare<br />

l’esercizio democratico espresso attraverso l'uguaglianza delle condizioni offerte nelle sue<br />

attività.<br />

Art.6 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, per le sue possibilità di sviluppare la dimensione psico<strong>motoria</strong><br />

delle persone, principalmente nei bambini e negli adolescenti, deve essere, unitamente agli<br />

ambiti cognitivi e sociali, una disciplina obbligatoria nelle scuole primarie e secondarie, e deve<br />

far parte di un percorso longitudinale.<br />

Art.7 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, perché eserciti la propria funzione di <strong>Educazione</strong> alla Salute e<br />

possa agire preventivamente nella rieducazione di malattie connesse all'obesità, malattie<br />

cardiache, ipertensione, alcune forme di cancro e depressione, contribuendo alla qualità della<br />

vita dei suoi beneficiari, deve sviluppare nelle percorre abitudini di pratica regolare di attività<br />

<strong>fisica</strong>.<br />

Art.8 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica dovrà sempre essere costituita da attività piacevoli affinché possa<br />

creare nelle persone abitudini e attitudini favorevoli quanto all’uso delle diverse forme di<br />

attività <strong>fisica</strong> nel tempo libero.<br />

Art.9 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica dovrà essere sempre utilizzata eticamente come un mezzo<br />

adeguato di rispetto e rafforzamento delle diversità culturali.<br />

Art.10 - L'<strong>Educazione</strong> allo Sport, per il potenziale umanistico e sociale che rappresenta il<br />

fenomeno socioculturale sportivo, deve essere stimolata e promossa in tutti i prcessi di<br />

<strong>Educazione</strong> Fisica.<br />

Art.11 - Lo Sport Educativo e lo Sport Passatempo o del Tempo Libero devono essere<br />

considerati come contenuto dell'<strong>Educazione</strong> Fisica per l’analogia di obiettivi, mezzi e<br />

possibilità di utilizzazione durante l'arco della vita delle persone.<br />

Art.12 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica come campo di attuazione essenziale per le persone, necessita<br />

che tutti gli enti e le istituzioni che la considerano come oggetto principale, continuino a<br />

sviluppare avvenimenti e studi che permettano un sostegno scientifico all'azione dei<br />

professionisti in essa coinvolti.<br />

30


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Art.13 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica per le sue caratteristiche e il potenziale di offerta di attività<br />

fisiche, nelle loro differenti forme, può e deve porsi come una delle opzioni principali dei<br />

progetti di Turismo.<br />

Art.14 - La formazione dei professionisti, considerata necessaria per l'attuazione nell'area<br />

dell'<strong>Educazione</strong> Fisica, deve essere rivista perché possa rispondere ai nuovi significati<br />

concettuali di quest'area.<br />

Art.15 - Gli attuali professori di <strong>Educazione</strong> Fisica hanno bisogno di riadattare le proprie<br />

pratiche e le proprie procedure di perfezionamento in funzione dei percorsi proposti tramite<br />

questo Manifesto.<br />

A.rt.16 - Tutti i responsabili per i processi di <strong>Educazione</strong> Fisica devono impegnarsi nella<br />

ricerca di impianti e di mezzi materiali adeguati affinché essa non venga pregiudicata nei<br />

propri obiettivi.<br />

Art.17 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica, essendo riconosciuta come mazzo efficace di equilibrio e<br />

miglioramento in diverse situazioni, quando offerta a persone con speciali necessità dovrà<br />

essere accuratamente adattata alle caratteristiche di ogni caso.<br />

Art.18 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica deve essere utilizzata nella lotta contro la discriminazione e<br />

l'esclusione sociale di qualunque tipo, rendendo democratiche le opportunità di partecipazione<br />

delle persone con infrastrutture e condizioni favorevoli e accessibili.<br />

Art.19 - I professionisti responsabili per l'<strong>Educazione</strong> Fisica in paesi e nazioni sottosviluppate,<br />

in situazioni di penuria, dovranno cercare di acquisire competenza e creatività nella ricerca di<br />

strategie psicologiche, affinché i beneficiari, anche in tali condizioni, pessimo raggiungere le<br />

intenzioni educative proposte.<br />

Art.20 - L’<strong>Educazione</strong> Fisica, per ciò che rappresenta nella promozione delle persone in<br />

accordo con questo Manifesto, deve essere un punto focale di attenzione per i paesi sviluppati<br />

affinché possano, mediante programmi privi di assistenzialismo, contribuire con i paesi<br />

sottosviluppati per far diminuire la differenza di condizioni fra i popoli.<br />

Art.21 - L'<strong>Educazione</strong> Fisica deve contribuire alla Cultura della Pace, essendo utilizzata nel<br />

senso di una società pacifica di preservazione della dignità umana attraverso iniziative di<br />

avvicinamento di persone e di popoli, con programmi che promuovano cooperazioni e<br />

interscambi nazionali e internazionali.<br />

Art.22 - Tutti i responsabili di qualunque manifestazione di <strong>Educazione</strong> Fisica dovranno<br />

concorrere effettivamente affinché essa venga svolta e offerta in una convivenza salutare con<br />

l'ambiente senza causare impatti negativi, inclusa l'utilizzazione di impianti progettati con<br />

questo obiettivo e di attrezzature preferibilmente riciclate, senza materiali inquinanti.<br />

Art.23 - La cooperatone internazionale che utilizza l'<strong>Educazione</strong> Fisica come mezzo, per la<br />

sua tradizione e le sue nuove possibilità, deve essere ancora più incentivata e sviluppata<br />

mediante interscambi di cooperazione tecnica, programmi di borse e stage, facilitazioni per la<br />

partecipazione agli avvenimenti, e altre forme che rafforzino la cooperazione, l'amicizia e la<br />

solidarietà fra i diversi popoli.<br />

31


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Art.24 - I responsabili dell'<strong>Educazione</strong> Fisica devono, nelle proprie strategie di valorizzazione<br />

dell'<strong>Educazione</strong> Fisica per le persone, cercare tutte le forme di comunicazione che possano<br />

rinforzare la conoscenza dei suoi benefici.<br />

Art.25 - I governi e le autorità responsabili per l'<strong>Educazione</strong> Fisica devono rafforzare le<br />

proprie politiche ed azioni, riconoscendo i valori dell'<strong>Educazione</strong> Fisica e dando la precedenza<br />

agli ambienti sociali sfavoriti economicamente.<br />

Art.26 - La Fédération Internationale d'Education Physique, nel presentare il Manifesto<br />

Mondiale dell'<strong>Educazione</strong> Fisica - FIEP 2000 sarà responsabile per la traduzione nei<br />

principali idiomi e per la diffusione in tutto il mondo, mediante la rete dei propri delegati<br />

nazionali.<br />

Dagli Atti del corso di aggiornamento:<br />

L' EDUCAZIONE MOTORIA<br />

NELLA SCUOLA MATERNA ED<br />

ELEMENTARE<br />

11-12-13 Ottobre 1999<br />

A cura della prof.ssa Michelangela Ionna<br />

Per l'I.T.C.G. "VANVITELLI - STRACCA"<br />

INTRODUZIONE<br />

L' A.D.E.F.S. ANCONA, alla luce dei cambiamenti epocali che sta vivendo la scuola italiana<br />

(riforma dei cicli ecc.) e delle iniziative ministeriali che tendono a mettere sempre più in risalto<br />

l' <strong>Educazione</strong> Fisica e Motoria nella scuola dell'obbligo (progetto "Perseus", progetti<br />

ministeriali : "Punto Sport" e "Progetto Mare"), ha promosso e realizzato in collaborazione<br />

con il Provveditorato agli Studi di Ancona, un corso di aggiornamento dal titolo<br />

"L'<strong>Educazione</strong> Motoria nella scuola Materna ed Elementare".<br />

Il corso aperto al personale docente interessato, è partito dalla volontà di uscire da una logica<br />

di trasmissione delle conoscenze, riservata ai soli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica, per aprire<br />

un confronto con i colleghi delle scuole Materne ed Elementari, permettendo a tutti un<br />

notevole arricchimento sotto tutti i punti di vista.<br />

Gli atti del corso di aggiornamento sono raccolti in questa pubblicazione che non vuole essere<br />

un trattato, ma una semplice guida di rapida e chiara consultazione del lavoro svolto dai sette<br />

relatori che hanno messo a disposizione di tutti la loro esperienza, maturata lavorando nelle<br />

scuole Materne ed Elementari.<br />

Un grazie di cuore all'Ispettore Dott. Dellabiancia ed alla Direttrice Dott.ssa Francioni per<br />

aver aperto i lavori con due relazioni apprezzatissime dai convenuti.<br />

Un ringraziamento particolare infine al Provveditore Dott. De Gregorio, unitamente all'Ufficio<br />

per l'<strong>Educazione</strong> Fisica del Provveditorato agli Studi di Ancona per aver permesso la<br />

realizzazione di questo corso e per averlo inserito nel piano provinciale per l'aggiornamento,<br />

augurandoci che questa sia solo la prima di una lunga serie di collaborazioni a venire<br />

un caloroso Buon Lavoro a tutti<br />

il Presidente<br />

32


Prof. Mauro Pieri<br />

Elogio del movimento<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

IL CORPO, IL MOVIMENTO, LO SVILUPPO<br />

RELATRICE : Dir. Dott.ssa EBE FRANCIONI<br />

" E' necessario sottolineare l'importanza del movimento nella costruzione della psiche. E' stato<br />

un grave errore includere il movimento fra le diverse funzioni del corpo, senza distinguere<br />

sufficientemente l'essenza di codesta funzione da tutte le funzioni della vita vegetativa, come la<br />

digestione, la respirazione, ecc. Praticamente si considera il movimento solo come qualcosa<br />

che aiuta il funzionamento normale del corpo, favorendo la respirazione, la digestione e la<br />

circolazione... Ma, ciò che meglio ci fa comprendere l'importanza del movimento è la<br />

conoscenza della diretta connessione che vi è tra le funzioni motrici e la volontà.( M.<br />

Montessori, "Il segreto dell'infanzia 1950)"<br />

"Il movimento è la conclusione e lo scopo del sistema nervoso: senza il movimento non può<br />

esistere l'individuo .... L'osservazione scientifica dimostra che l'intelligenza si sviluppa con il<br />

movimento: esperimenti eseguiti in tutti i paesi del mondo hanno confermato che il movimento<br />

aiuta lo sviluppo psichico e che questo sviluppo si esprime a sua volta in altro movimento. Si<br />

stabilisce così un ciclo che deve essere completato, perché mente e movimento appartengono<br />

alla stessa unità ... Senza movimento non vi è progresso né salute mentale ... Il vero scopo è<br />

che l'uomo possa sviluppare la coordinazione di movimenti necessaria per arricchire il lato<br />

pratico della vita psichica ... Il movimento è l'ultima parte che viene a completare il ciclo del<br />

pensiero, e l'elevatezza spirituale si raggiunge con l'azione, o con il lavoro .... Tutti i<br />

mutamenti avvenuti nell'ambiente umano, a parte il punto di vista psicologico, sono stati fatti<br />

dalla mano dell'uomo. La civiltà è stata costruita proprio perchè le mani hanno accompagnato<br />

l'intelligenza: e ben a ragione si può dire che la mano è l'organo di questo immenso tesoro dato<br />

all'uomo. (M. Montessori, " <strong>Educazione</strong> per un mondo nuovo" - Conferenze tenute in India nel<br />

1943)".<br />

"Lavoro e movimento sono una sola cosa. La vita dell'uomo, come della società è strettamente<br />

legata al movimento. Se tutti gli esseri umani cessassero di muoversi per un solo mese,<br />

l'umanità cesserebbe di esistere. Si può anche dire che la questione del movimento è una<br />

questione sociale, non una questione concernente la ginnastica individuale. Se con gli esercizi<br />

fisici si esaurisse l'operosità umana, tutte le energie dell'umanità sarebbero consumate per<br />

nulla. Fondamento della società è il movimento diretto secondo un fine utile; l'individuo nel<br />

seno della società si muove per raggiungere questo scopo individuale e sociale insieme.<br />

Quando parliamo di "comportamento", comportamento degli uomini e degli animali, ci<br />

riferiamo ai loro movimenti diretti a un fine... Se abbiamo una visione del piano cosmico, in<br />

cui ogni forma di vita poggia su momenti intenzionali aventi uno scopo non soltanto in se<br />

stessi, potremo capire e dirigere meglio il lavoro del bambino. (M. Montessori, " La mente del<br />

bambino, 1952).<br />

Il linguaggio del movimento<br />

Il mio contributo al corso è quello di offrire alcune riflessioni che riguardano i linguaggi<br />

trasversali che possono essere insegnati partendo dal corpo.<br />

Se è vero:<br />

33


ORIZZONTI SCUOLA<br />

che il corpo è espressione della personalità,<br />

che le conoscenze più basilari sono di tipo corporeo,<br />

che nella cultura contemporanea si sono affermati nuovi significati di corporeità,<br />

che i nostri comportamenti relazionali si basano sulle possibilità di percepire e capire gli stati<br />

d'animo delle altre persone a partire dal movimento che si traduce in espressione del volto,<br />

che noi parliamo con tutto il nostro corpo,<br />

che il corpo è il centro delle prime relazioni umane,<br />

che quando l'io corporeo è incerto e insicuro aumenta la sfiducia in se stessi e nelle capacità<br />

comunicative,<br />

che cosa ci si può aspettare dalla scuola?<br />

Ci si aspetta un progetto educativo pensato e realizzato in modo che i destinatari possano fare<br />

esperienze rispondenti all'esigenza di una crescita della persona equilibrata e armonica.<br />

La motricità e la corporeità non debbono mai perdere di vista l'individuo nella sua complessità<br />

e nella sua storicità.<br />

A questo punto occorre sottolineare come premessa a tutto il discorso sul corpo e sul<br />

movimento, che in questo campo si intrecciano discorsi e linguaggi che appartengono ora<br />

all'ambito delle scienze naturali (alla biologia, alla fisiologia, ecc.), ora all'ambito delle scienze<br />

umane (alla filosofia, alla psicologia, all'antropologia).<br />

Da ciò consegue che l'educazione <strong>motoria</strong> è necessariamente caratterizzata da riferimenti<br />

multidisciplinari e interdisciplinari e che ciò comporta una complessa identità epistemologica<br />

di fondo, nel senso che l'educazione <strong>motoria</strong> non può confondersi totalmente con le scienze<br />

biologiche perchè perderebbe il suo statuto umanistico, né può identificarsi con la filosofia o<br />

l'antropologia, perché per sua natura il confronto con il movimento comporta un continuo<br />

contatto con la realtà <strong>fisica</strong> e biologica del corpo.<br />

A questo proposito il Refrigeri sostiene che l'educazione <strong>fisica</strong> non costituisce, ancora oggi, né<br />

un sapere definito e certificato, né una disciplina di insegnamento identificata univocamente,<br />

per una serie di ragioni che possono essere riassunte nel fatto che non ha ancora definito gli<br />

aspetti della sua struttura epistemica e pedagogica e che, per motivi ideologici e moralistici,<br />

nel nostro Paese, non è mai stata promossa una cultura del corpo e, quindi, una sua<br />

conoscenza scientifica. Contestualmente la riflessione pedagogica ha pensato poco<br />

all'incisività formativa dei diversi saperi del paniere delle discipline di insegnamento e per<br />

nulla a quella di questa disciplina. Così si sono radicati alcuni pregiudizi quali il<br />

convincimento della diversità scientifico culturale e pedagogico - didattica dell'educazione<br />

<strong>fisica</strong> rispetto a tutte le altre componenti l'offerta formativa, e la convinzione della presunta<br />

naturalità dell'inconsistenza scientifica e dell'ancillarità educativa dell'educazione <strong>fisica</strong> nel<br />

processo di formazione. Soltanto negli ultimi anni, alla luce dell'emergere delle dimensioni non<br />

razionali della personalità, si vanno comprendendo le conseguenze di un intervento educativo<br />

che esclude la presenza del corpo.<br />

I contenuti essenziali per la formazione di base<br />

Nel documento dei saggi, che sviluppa la riflessione sulle conoscenze fondamentali che la<br />

scuola deve offrire, è scritto che grande importanza va attribuita all'interazione tra i linguaggi<br />

della mente e i linguaggi del corpo, superando la tradizionale barriera tra processi cognitivi ed<br />

emozioni. Emerge l'idea di persona come sistema integrato, alla cui formazione e al cui<br />

equilibrio dinamico concorrono la componente percettivo- <strong>motoria</strong>, quella logico - razionale e<br />

quella affettivo-sociale. Ne consegue una didattica volta a favorire l'integrazione tra le diverse<br />

matrici di cui si compone l'esperienza quotidiana e pone su un piano di pari dignità i diversi<br />

saperi, in quanto tutti prodotti della mente umana. E' essenziale un approccio multidisciplinare<br />

34


ORIZZONTI SCUOLA<br />

integrato (da "I contenuti essenziali per la formazione di base, marzo, 1998). Perciò<br />

l'educazione <strong>motoria</strong>, secondo alcuni sarebbe più opportuno parlare di educazione corporea,<br />

che si avvale del contributo di tante discipline è tenuta a non confondere i vari aspetti, bensì di<br />

trarre da ciascuno quelli pertinenti alla specificità dell'intervento educativo.<br />

E' un compito delicato e complesso di cui risente l'identità professionale, sulla <strong>quale</strong> tra breve<br />

esporrò qualche considerazione.<br />

Nella realtà, l'educazione <strong>motoria</strong> non ha nella scuola lo spazio che merita per l'importanza<br />

che essa riveste nello sviluppo della persona e ciò può essere ricondotto, come si è già detto,<br />

ad un condizionamento culturale che nasce dalla concezione del rapporto tra anima e corpo,<br />

perciò, a questo punto, secondo chi scrive, è necessaria una breve riflessione di natura<br />

filosofica sull'idea di corpo.<br />

Il corpo è strumento dell'anima<br />

La concezione più antica è quella che considera il corpo come strumento dell'anima e come<br />

ogni strumento può essere condannato se non risponde adeguatamente al suo scopo o<br />

apprezzato per la funzione che compie.<br />

Platone considerava il corpo la prigione dell'anima, mentre Aristotele, pur considerandolo<br />

strumento naturale dell'anima, affermava che il corpo ha in se stesso il principio del<br />

movimento e della quiete. Epicuro riteneva che il corpo aveva la funzione di preparare l'anima<br />

ad essere causa della sensazione. Nel materialismo di Hobbes è sempre presente la funzione<br />

strumentale del corpo rispetto a quel movimento che è l'anima. San Tommaso sostiene che il<br />

fine prossimo del corpo umano è l'anima razionale e le operazioni di essa.<br />

Il corpo indipendente<br />

Il concetto di strumentalità viene definitivamente superato da Cartesio con l'affermazione della<br />

realtà indipendente del corpo rispetto all'anima. La tesi cartesiana da una parte ha agito da<br />

presupposto teorico per le indagini scientifiche sui corpi viventi, la vivisezione, dall'altra ha<br />

dato luogo ad un problema sconosciuto alla tradizione classica della strumentalità del corpo,<br />

al problema del rapporto tra anima e corpo. Concepire il corpo come strumento dell'anima e<br />

l'anima come ragion d'essere del corpo risolveva in un certo senso l'antitesi.<br />

Con Cartesio si è operata una separazione tra una res cogitans e una res exstensa, la<br />

razionalità è in qualche modo data a priori, separata dal mondo del corpo, delle pulsioni, degli<br />

istinti.<br />

In Cartesio l'anima è essenzialmente mente e pensiero autocosciente, mentre il corpo è<br />

estensione e movimento. Questa caratterizzazione rendeva l'anima e il corpo radicalmente<br />

eterogenei tra loro e su questa eterogeneità i dotti di fede cattolica insistettero sempre più<br />

decisamente, ritenendola assai importante per produrre diffidenza e ostilità verso le cosiddette<br />

passioni.<br />

Il corpo, la volontà, l'esperienza, la possibilità<br />

Come arrivare a concepire la realtà unica dell'uomo partendo da due realtà indipendenti?<br />

La filosofia moderna e contemporanea offre quattro soluzioni a questo problema.<br />

1 - La prima è quella della negazione della diversità delle sostanze riducendo quella corporea<br />

alla sostanza spirituale. Leibniz sostiene che il corpo è un aggregato di sostanze e non è<br />

sostanza esso stesso. Shopenhauer sostiene: "Il mio corpo e la mia volontà sono tutt'uno";<br />

Bergson riduce il corpo alla percezione, negando al corpo ogni realtà propria del corpo stesso.<br />

35


ORIZZONTI SCUOLA<br />

2 - La seconda soluzione è quella di considerare il corpo come segno dell'anima. Hegel<br />

afferma che la corporalità è segno dell'anima, è la realizzazione esterna dell'anima.<br />

3 - La terza soluzione può essere rappresentata dal concetto di Spinoza secondo il <strong>quale</strong> l'idea<br />

del corpo e il corpo, ossia la mente e il corpo, formano un solo e medesimo individuo che viene<br />

concepito ora sotto l'attributo del pensiero, ora sotto l'attributo dell'estensione. La dottrina di<br />

Spinoza ha fornito, in un certo senso le basi, alla dottrina del parallelismo psico - fisico della<br />

moderna psicologia scientifica.<br />

4 - La quarta soluzione è rappresentata dal pensiero di Husserl, secondo il <strong>quale</strong> il corpo è<br />

l'esperienza che viene isolata o individuata dopo successivi atti di riduzione fenomenologica. Il<br />

corpo viene considerato come un'esperienza vivente, connesso con possibilità umane ben<br />

determinate.<br />

Il fisiologo Kurt Goldstein ha distinto spirito, anima e corpo come processi diversi ma<br />

connessi, i quali prendono significato e rilievo solo nella loro connessione. Se lo spirito è<br />

l'essere dell'organismo e precisamente il suo essere nel mondo, l'insieme degli atteggiamenti<br />

vissuti, l'anima è il suo avere, cioè la sua capacità conoscitiva, il corpo è il divenire che non<br />

abbiamo e non siamo, ma che accade in noi, è un dibattito con il mondo attraverso il <strong>quale</strong><br />

l'uomo accumula le sue esperienze e forma le sue capacità. Il corpo non è che una condizione<br />

del comportamento umano.<br />

Secondo Sartre il corpo è l'esperienza di ciò che è oltrepassato e passato. " In ciascun progetto<br />

del Per-sé (cioè della coscienza), in ciascuna percezione, il corpo è là: esso è il passato<br />

immediato in quanto affiora ancora nel presente che lo fugge. Questo significa che esso è, ad<br />

un tempo, punto di vista e punto di partenza: un punto di vista, un punto di partenza che io<br />

sono e che insieme oltrepasso verso ciò che ho da essere" ("L'essere e il nulla").<br />

Merleau-Ponty afferma che non c'è altro modo di conoscere il corpo umano che di viverlo,<br />

cioè " assumere sul mio conto il dramma che mi attraversa e confondermi con esso".<br />

L'esperienza vissuta dal proprio corpo non ha nulla a che fare col pensiero o l'idea del corpo.<br />

Se pensiamo il corpo come processi in terza persona (per esempio come mobilità, visione,<br />

sessualità ci accorgiamo che queste funzioni non sono legate tra loro da un rapporto di<br />

causalità, ma sono tutte fuse e confuse nello stesso dramma.<br />

Merleau-Ponty preferisce dire che "il corpo abita il mondo e lo spazio" piuttosto che è "nel<br />

mondo e nello spazio". La. realtà corporea è quindi interpretata come esistenza, come<br />

presenza immediata al mondo, come totalità primordiale a partire dalla <strong>quale</strong> è possibile<br />

analizzare e distinguere i vari elementi. "Essere corpo" più che "avere corpo" significa essere<br />

legato ad un certo mondo.<br />

Merleau-Ponty insiste sull'importanza che il corpo ha come passaggio dall'interno all'esterno e<br />

dall'esterno all'interno, corpo come luogo di incrocio.<br />

Il movimento che interessa l'insegnante è il movimento concepito come azione umana, tesa a<br />

raggiungere obiettivi, il corpo diventa così un modo di essere, è un corpo che abita il mondo, è<br />

un corpo che vive il suo rapporto con il mondo.<br />

Molto lontane sono le posizioni che lo consideravano una prigione, o uno strumento o una<br />

realtà separata nettamente dal mondo spirituale.<br />

L'interpretazione della nozione di corpo come corpo vissuto ha accentuato l'oggettività della<br />

sfera dei fenomeni in cui il corpo consiste, possibilità di esperienza o di accertamento, secondo<br />

un orientamento della filosofia contemporanea nei confronti della realtà in generale.<br />

36


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Dai riferimenti filosofici agli Orientamenti per la scuola dell'infanzia<br />

(1991) e ai Programmi per la scuola elementare (1985)<br />

Gli Orientamenti nel delineare i campi di esperienza, a differenza- dei Programmi non parlano<br />

di obiettivi e contenuti, ma di traguardi formativi da raggiungere nel concreto di un'esperienza<br />

tipicamente infantile.<br />

Il campo di esperienza il corpo e il movimento si trova in testa a tutte le altre attività di<br />

insegnamento - apprendimento ha evidenziato che.<br />

"Il campo di esperienza della corporeità e della motricità contribuisce alla crescita e alla<br />

maturazione complessiva del bambino promuovendo la presa di coscienza del valore del corpo<br />

inteso come una delle espressioni della personalità e condizione funzionale, relazionale,<br />

cognitiva, comunicativa e pratica da sviluppare in ordine a tutti i piani di attenzione<br />

formativa.<br />

Ad esso ineriscono inoltre quei contenuti di natura segnica i cui alfabeti sono indispensabili<br />

per l'espressione soggettiva e la comunicazione interpersonale ed interculturale.<br />

Ai soggetti disabili deve essere offerta la possibilità di partecipare alle attività motorie<br />

programmate, sviluppando percorsi originali ed evitando occasioni di esclusione"<br />

(cfr Progetto Punto Sport Handicap)<br />

Le conoscenze più basilari sono di tipo corporeo, si pensi alla relazione tra madre e bambino,<br />

ad esempio.<br />

Le menti non sono oggetti disgiunti dal corpo. Se non fosse per la presenza e l'interazione<br />

corporea, noi non sapremmo quello che invece sappiamo sugli altri.<br />

Lo sguardo delle persone muove i loro occhi in una certa direzione, gli arti si muovono e il<br />

movimento ha sempre una direzione e una certa espressione.<br />

Noi osserviamo i volti delle persone, i movimenti, la fisionomia, il cambiamento di<br />

espressione. E' questa una maniera eccellente di capire, di percepire gli stati d'animo degli<br />

altri.<br />

Del resto lo stesso linguaggio verbale nasce dal gesto, da una comunicazione pre-linguistica.<br />

Nei Programmi per la scuola elementare l'educazione <strong>motoria</strong> è collocata alla fine del<br />

documento e viene così presentata: "L'affermazione nella cultura contemporanea dei nuovi<br />

significati di corporeità, di movimento e di sport si manifesta, sul piano personale e sociale,<br />

come esigenza e crescente richiesta di attività <strong>motoria</strong> e di pratica <strong>sportiva</strong>.<br />

La scuola elementare, pertanto, nell'ambito di un'educazione finalizzata anche alla presa di<br />

coscienza del valore del corpo inteso come espressione della personalità e come condizione<br />

relazionale, comunicativa, espressiva, operativa, favorisce le attività motorie e di gioco sport.<br />

Se il movimento è linguaggio, esso si sviluppa come qualsiasi altra funzione della<br />

personalità e presuppone da parte di chi opera l'intervento educativo la conoscenza della<br />

struttura del movimento.<br />

Si legge ancora nei Programmi che "l'intervento educativo rivolto alla motricità presuppone<br />

la conoscenza dei movimento dal punto di vista strutturale, delle sue modalità di<br />

realizzazione, dli suo sviluppo.<br />

"La struttura del movimento è costituita da unità basiche, riferibili a schemi motori e schemi<br />

posturali: Essi permettono tutte le più complesse attività funzionali e costituiscono il<br />

repertorio necessario non solo per compiere movimenti o per inibirli, ma anche per assumere<br />

atteggiamenti o posture."<br />

Il movimento e la comunicazione<br />

37


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Comunicare è necessario e per farlo oltre alla parola, che è importante ma non necessaria, si<br />

utilizzano i linguaggi basati sui diversi sensi, sono i cosiddetti linguaggi non verbali, il visivo,<br />

l'uditivo, il tattile, l'olfattivo e il gustativo, che spesso si integrano, si completano tra loro e, in<br />

determinate situazioni, possono risultare più efficaci della stessa lingua.<br />

Altro linguaggio essenziale alla comunicazione è il movimento che ha sempre una direzione e<br />

una certa espressione. Osservando i movimenti di una persona possiamo percepire e capirne<br />

gli stati d'animo.<br />

Il movimento e l'autonomia<br />

Nei Programmi per la scuola elementare è scritto che nel promuovere le attività legate<br />

all'educazione <strong>motoria</strong>, "essa, mentre considera il movimento, al pari degli altri linguaggi,<br />

totalmente integrato nei processi di autonomia personale, tiene presenti gli obiettivi formativi<br />

da perseguire in rapporto a tutte le dimensioni della personalità:<br />

- morfologico - funzionale;<br />

- intellettivo- cognitiva;<br />

- affettivo - morale;<br />

- sociale.<br />

Il movimento e l'immaginazione di sé<br />

Si legge negli Orientamenti che "L'insieme delle esperienze motorie e corporee correttamente<br />

vissute costituisce un significativo contributo per lo sviluppo di un'immagine positiva di sé."<br />

In un periodo in cui si parla molto di orientamento e di identità, tale affermazione si colloca in<br />

modo più che mai pertinente nell'ambito di un'offerta formativa che si pone come traguardo la<br />

realizzazione dell'agio scolastico.<br />

Il movimento, il gioco e le regole.<br />

Il gioco è l'asse portante su cui si articola l'apprendimento, ma attraverso il gioco il bambino<br />

apprende anche le regole, e le regole rappresentano la sfida educativa del nostro tempo. i<br />

genitori oggi sono disorientati sul concetto di regole perché‚ non sanno quali limiti dare e<br />

darsi. Non c'é educazione ad una certa cultura senza l'uso di procedimenti più o meno efficaci<br />

e che ogni cultura si caratterizza nei vari momenti della sua storia per le inibizioni che impone.<br />

L'iperattività nei bambini è spesso conseguenza dell'incapacità di bloccare gli impulsi motori<br />

elaborati per l'azione. Tale incapacità fa sì che ogni pensiero di movimento diventa<br />

movimento, senza che possa intervenire una riflessione socialmente o utilitaristicamente<br />

motivata sull'azione che si sta per eseguire. Non c'é dubbio che questo rallenta l'evoluzione del<br />

bambino verso l'attività immaginativa e verso tutto ciò che può dare in senso artistico, in senso<br />

logico e in senso di una progettualità tecnica.<br />

Uno sviluppo mentale in cui non entri la valorizzazione dei processi inibitivi, difficilmente<br />

potrà andare al di sopra dei livelli più semplici di organizzazione <strong>motoria</strong>.<br />

Il controllo del proprio comportamento motorio e l'acquisizione delle regole sono essenziali<br />

nella vita di relazione in tutti i contesti in cui ci si trova a vivere.<br />

Identità professionale<br />

Quale identità professionale occorre costruire per realizzare un adeguata offerta formativa<br />

destinata alla valorizzazione della corporeità?<br />

38


ORIZZONTI SCUOLA<br />

La risposta è difficile. Ai docenti di scuola materna ed elementare si chiedono risposte<br />

specializzate e adeguate per tutte le discipline e questo in alcuni casi, ad esempio per<br />

l'educazione corporea e musicale, è molto difficile. Occorrerebbe una qualificazione<br />

professionale, che però nei due casi su descritti, non è possibile realizzare nei tempi ristretti<br />

dei corsi di formazione.<br />

La risposta che io mi sento di dare è un'altra. Nell'ambito della riforma dei cicli prevedere<br />

l'utilizzo di persone competenti da utilizzare a partire dalla scuola materna.<br />

Ciò che qualifica l'offerta formativa è la valorizzazione della trasversalità dei linguaggi<br />

nell'ottica della multidisciplinarietà. E questo richiede a tutti i docenti una grande disponibilità<br />

a progettare e lavorare insieme.<br />

Queste sono alcune idee per realizzare un luogo che si chiama scuola dell'armonia.<br />

Intendo per identità la capacità di riconoscersi nel cambiamento, e nel momento attuale tale<br />

capacità è più che mai necessaria, per evitare che i cambiamenti che interessano la scuola<br />

provochino disaffezione o disorientamento. Verrebbe a mancare un sentimento essenziale che è<br />

quello del senso di appartenenza.<br />

Si chiede oggi all'istituzione scolastica di farsi promotrice di cultura,"intesa come capacità<br />

trasversale, come sapere che costruisce, che aggiunge qualcosa di nuovo rispetto alle<br />

conoscenze, alle competenze, alle padronanze, così da consentire alla persona la possibilità di<br />

capire il senso di quello che si fa o che si apprende.<br />

In un mondo che si va sempre più rotizzando, l'educazione <strong>motoria</strong> può costituire un<br />

importante fattore culturale e umanizzante, se saprà conservare,.come l'arte e la poesia, la<br />

danza e il ritmo, la musica e la drammatizzazione, il senso della vita, del gioco e della<br />

creatività.<br />

E' scritto negli Orientamenti che la regia educativa dell'insegnante predisporrà ambienti<br />

stimolanti e ricchi di opportunità. "Nel gioco dramma il suo intervento consisterà soprattutto<br />

nel creare le condizioni affinché il bambino si possa esprimere creativamente e nello stimolarlo<br />

alla ricerca di forme espressive e comunicative personali ed efficaci".<br />

In una società caratterizzata dai mezzi di comunicazione di massa, l'acquisizione di mezzi<br />

individuali di comunicazione significa riportare al centro dell'attenzione la persona..<br />

Normativa: i progetti e l'educazione <strong>motoria</strong> alla luce della riforma dei cicli<br />

dell'autonomia scolastica<br />

RELATORE: Isp. Dott. Marco Paolo Dellabiancia<br />

I Parte: evoluzione delle iniziative di collaborazione tra docente di ed. <strong>fisica</strong> e maestro<br />

a) Le prime iniziative di collaborazione tra docente di ed. <strong>fisica</strong> e maestro elementare si<br />

sviluppano a partire dall’insegnamento curricolare di Ed. Fisica nelle scuole e negli istituti<br />

magistrali, oltreché dagli insegnamenti integrativi e speciali istituiti dalla L 820/71, da cui<br />

nasce tutto un bagaglio di azione didattica per la formazione del docente elementare che,<br />

prima, si riversa nei corsi di qualificazione professionale dei maestri in Ed. Fisica<br />

(codificati dal primo protocollo Ministero-Coni del 1980) e poi si stabilizza nei Piani di<br />

aggiornamento sia per i Programmi della scuola elementare del 1985 che per gli<br />

Ordinamenti della scuola materna del 1991.<br />

b) Tuttavia è solo con l’utilizzazione del docente di scuola secondaria soprannumero di Ed.<br />

<strong>fisica</strong> presso la scuola primaria che si sviluppa una vera e propria "consulenza". Con la L.<br />

426/88 si ristrutturano, infatti, le cattedre di Ed. Fisica nella scuola Media sulle classi e non<br />

39


ORIZZONTI SCUOLA<br />

più sulle squadre e si regolamenta l’utilizzazione dei (conseguenti numerosi) soprannumerari<br />

mediante l’Ordinanza annuale sulle utilizzazioni (il cui testo base è l’Om 30/3/91 n. 93 con<br />

succ. variazioni), poi recepita per il passato CCNL dal Dm 21/4/97 n. 264 e dalla Cm 24/4/97<br />

n. 280. Così tali disposizioni prevedono che, sulla base delle richieste dei docenti (recepite dai<br />

loro presidi) e dei direttori didattici, si possano inserire nell’orario di cattedra fino a 6 ore per<br />

le esercitazioni complementari previste dalla L 88/58.<br />

c) Tutto ciò si è realizzato, con forti differenze tra le province, fino al 1996, quando per<br />

effetto di una formula organizzativa diversa (la sperimentazione lanciata dalla Cm 67/96) i<br />

soprannumerari utilizzati possono occuparsi con minori restrizioni della consulenza per "le<br />

attività connesse ai giochi della gioventù e di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong> (sia<br />

generalizzata che selettiva), ivi compresa la consulenza presso i circoli didattici, la<br />

collaborazione presso gli uffici periferici con il coordinatore di educazione <strong>fisica</strong> nonché i<br />

progetti sperimentali di educazione pre-<strong>sportiva</strong>, di cui alla C. M. n. 67 del 9 febbraio 1996,<br />

recepita nel protocollo d’intesa del 12 marzo 1997 tra il Ministero della Pubblica Istruzione ed<br />

il C. O. N. I." (comma II dell’articolo 2 del Dm 264/97 sopracitato).<br />

Sulla base della Cm 67/96 (tuttora vigente e pienamente operativa), infatti, solo per tale<br />

sperimentazione è possibile attingere ad un monte ore superiore alle 6 settimanali. La<br />

pregressa normativa specificava, inoltre, "per la costituzione dei posti di insegnamento di<br />

educazione <strong>fisica</strong> saranno utilizzate - ferme restando le istituzionali modalità di attivazione - le<br />

sei ore settimanali di avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong> ... anche se destinate all’assistenza e<br />

consulenza tecnica nelle scuole elementari per attività educative motorie, ferma restando<br />

l’esclusione del relativo insegnamento, che resta riservato al personale docente titolare nelle<br />

predette scuole" (art. 7 del Dm 184/95), anche in questo ambito la sperimentazione secondo la<br />

Cm 67/96 permette, senza alcuna ambiguità, l’assunzione diretta delle attività didattiche,<br />

seppur in un’ottica collaborativa e non surrogatoria del maestro che rimane comunque<br />

titolare e responsabile dell’insegnamento.<br />

In tal senso la "collaborazione " realizzata da alcuni docenti di ed. <strong>fisica</strong> utilizzati nella scuola<br />

elementare con talune forme di "regia" dei tecnici inviati nella scuola dalle Associazioni<br />

sportive in attuazione della collaborazione scuola-extrascuola (Cm 184/90) non risultano<br />

assolutamente più progettabili nell’orario scolastico curricolare, ma devono vedere<br />

l’intervento diretto del docente utilizzato secondo una propria progettualità condivisa dagli<br />

Organi Collegiali delle scuole elementari interessate.<br />

d) Tutto ciò è stato messo in forte discussione dal "Progetto Sport a Scuola" dove quel<br />

concetto di "ed. <strong>sportiva</strong>" come un elemento soltanto tra i vari elementi che caratterizzano le<br />

dimensioni dell’educazione <strong>motoria</strong> che era un riferimento importante della "collaborazione",<br />

tanto da determinare l’indicazione che l’intervento del docente di ed. <strong>fisica</strong> non coprisse tutto<br />

l’orario destinato all’educazione <strong>motoria</strong> in una classe, o comunque che tale intervento,<br />

quando copriva tutto l’orario curricolare, fosse sviluppato per un periodo soltanto dell’anno<br />

scolastico, è stato definitivamente superato secondo quanto esplicitato chiaramente nella Cm<br />

466/97.<br />

Tale normativa permette, dunque, partendo dalle attività integrative e complementari di ed.<br />

<strong>sportiva</strong> di risalire all’intervento curricolare di educazione <strong>motoria</strong> per condizionarlo in<br />

modo rilevante, anche se saranno sempre gli Organi Collegiali delle singole istituzioni a<br />

precisarne le dimensioni organizzative e temporali in collegamento con i criteri generali e le<br />

finalità educative espresse nel loro Pei da un lato e la progettualità del docente di ed. <strong>fisica</strong><br />

utilizzato dall’altro.<br />

Tanto che non solo si riprende la collaborazione scuola - extrascuola, ma la si esalta<br />

riconoscendo come progetti educativi scolastici le proposte di quasi tutte le Federazioni<br />

40


ORIZZONTI SCUOLA<br />

sportive, così come le Ccmm 44/98 e 63/98 propongono alle singole scuole, spegnendo di fatto<br />

le loro capacità di progettazione mentre dichiarano l’opposto.<br />

e) In attesa di un’improbabile valutazione del risultato del Progetto Sport a Scuola, il nuovo<br />

capo dell’Ispettorato ha, infine, lanciato tutta una nuova progettualità nel settore col<br />

Programma Perseus (Lettera Prot. 4681/A2 del 6/8/99 dell’Ispettorato di ed. <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>)<br />

che fonda il proprio intervento nella scuola primaria sulla consueta collaborazione, ma con<br />

nuovi procedimenti e prospettive diverse che finalmente potrebbero anche raggiungere le<br />

valenze educative già esplicitate nelle dimensioni epistemologiche della disciplina fin dagli<br />

anni ’70.<br />

----------------------------------<br />

Parte II: l’autonomia scolastica e la riforma dei cicli scolastici<br />

a) La consulenza.<br />

Dal corrente anno scolastico l’intervento di Consulenza alla scuola primaria esce dalle<br />

angustie di una sussistenza soltanto residuale (in conseguenza della presenza del<br />

soprannumerariato), per entrare a pieno titolo (seppur in quantità esigua) nella progettazione<br />

delle scuole.<br />

Il meccanismo è quello, già avviato dallo scorso anno, della sperimentazione dei piani<br />

dell’offerta formativa (POF ex Dm 179/99, Dir. 180/99 e Lett. circolare 194/99) e la fonte<br />

finanziaria è costituita dal fondo permanente per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta<br />

formativa disposto dalla Legge 440/97. Inoltre nella sperimentazione generale<br />

l’Amministrazione ha disposto un progetto speciale per la valorizzazione dell’<strong>Educazione</strong><br />

<strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> denominato "Programma Perseus".<br />

Dunque a pieno titolo le scuole, nell’ambito della loro offerta formativa, possono sostenere coi<br />

fondi del POF:<br />

• finanziamento di attività (sia di docenti della scuola che di personale qualificato esterno<br />

alla scuola), acquisto di materiali e sussidi, accettazione di sponsorizzazioni, costituzione di<br />

rete di scuole ecc. con riferimento al Programma Perseus;<br />

• finanziamento della formazione degli operatori impegnati nel Programma Perseus per<br />

partecipare al gruppo di lavoro provinciale (il progetto, infatti, prevede la costituzione di un<br />

gruppo di lavoro provinciale permanente che dia luogo ad un laboratorio permanente di<br />

ricerca - azione metodologico - didattica collegato con le iniziative di competenza dell’ufficio<br />

provinciale e con l’elaborazione di una certificazione per il "Docente consulente").<br />

Come si può subito notare le attività di ampliamento dell’offerta formativa delle scuole devono<br />

trovare un riferimento in iniziative di consulenza e formazione sviluppate dall’ufficio<br />

provinciale su proposta del nucleo di supporto. In tal senso all’ufficio provinciale spetta:<br />

• individuare i 3 Consulenti Provinciali del Programma Perseus al punto 1 (attivare il<br />

contratto d’opera nei loro confronti e valutare gli esiti dell’intervento);<br />

• fornire la base organizzativa e certificativa per la costituzione del laboratorio permanente<br />

di ricerca - azione e del connesso centro di documentazione del gruppo di lavoro;<br />

• effettuare la ricognizione e la conseguente richiesta alla Sovrintendenza per l’adattamento<br />

di impianti e palestre (riferito anche al punto b).<br />

b. Progetti innovativi di continuità<br />

Ancora col Programma Perseus si lancia una grande stagione di sperimentazione e ricerca per<br />

lo sviluppo delle valenze interdisciplinari dell’insegnamento dell’educazione <strong>fisica</strong> (Continuità<br />

trasversale e orizzontale). In tale ambito, prevalentemente riservato alla scuola secondaria, si<br />

individua però un settore destinato alla progettazione e sperimentazione di un’iniziativa<br />

centrata sulla Continuità dell’<strong>Educazione</strong> <strong>motoria</strong> e fisico-<strong>sportiva</strong> dalla scuola materna alla<br />

secondaria superiore (Continuità verticale).<br />

41


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Seppur non specificato nel progetto speciale, sembra ovvio che anche per questa dimensione si<br />

realizzi il supporto organizzativo e gestionale che l’ufficio provinciale deve offrire per<br />

l’iniziativa della consulenza e analiticamente descritto nella pagina precedente.<br />

Per favorire la ricerca si consegna al direttore del corso un dischetto con i seguenti testi:<br />

1. Valenze formative dell’educazione <strong>motoria</strong> (da pag. 2 a pag. 11)<br />

1. costitutive dell’identità personale<br />

2. espressivo-comunicative<br />

3. ideative e pratto-gnosiche<br />

2. Scala di sviluppo delle competenze motorie (da pag. 11 a pag. 18)<br />

3. Analisi dei programmi vigenti della scuola materna e primaria con individuazione dei<br />

raccordi pluridisciplinari per realizzare una logica sinergica con gli altri campi d’esperienza e<br />

gli altri ambiti disciplinari (da pag. 19 a pag. 34)<br />

4. Itinerari didattici di percezione, conoscenza e coscienza del corpo (da pag. 34 a pag. 43)<br />

5. Itinerari didattici di organizzazione spazio-temporale e causale del reale (da pag. 43 a<br />

pag. 56)<br />

6. Itinerari didattici di espressività <strong>motoria</strong> e linguaggio gestuale (da pag. 56 a pag. 63)<br />

7. Analisi scientifica della funzione <strong>motoria</strong> e modelli di riferimento (da pag. 63 a pag. 75).<br />

INDICAZIONI OPERATIVE PER L'EDUCAZIONE<br />

MOTORIA NELLA SCUOLA MATERNA<br />

RELATRICI : prof.ssa Corinaldesi Marisa, prof.ssa Svegliati Annalisa<br />

IL RILASSAMENTO<br />

Secondo Wallon, si distinguono tre tappe nell'evoluzione dello schema corporeo:<br />

• IL CORPO VISSUTO (fino ai tre anni)<br />

• LA DISCRIMINAZIONE PERCETTIVA (fino ai cinque/sei anni)<br />

• IL CORPO RAPPRESENTATO ( fino ai dodici anni)<br />

La discriminazione percettiva è una tappa importante che riguarda il bambino nel periodo<br />

della scuola materna e nei primi anni delle elementari.<br />

L'attività percettiva interessa la percezione del corpo proprio e coinvolge la funzione di<br />

interiorizzazione e la percezione degli spazi, associati alla verbalizzazione.<br />

Il bambino porta alternativamente l'attenzione sulla totalità del suo corpo e di un segmento di<br />

esso.<br />

Il tono muscolare è ancora insufficientemente sviluppato quindi scopo fondamentale del<br />

rilassamento per l'infanzia è la ricerca della propria consapevolezza corporea.<br />

Con il rilassamento il bambino viene sensibilizzato ad una conoscenza del proprio "IO<br />

CORPOREO".<br />

D'altro canto, stati di ipertonia che il bambino non riesce ad eliminare, evidenziano una<br />

possibile difficoltà di relazione che l'educatore deve saper leggere come comunicazione non<br />

verbale di un disagio.<br />

Starà proprio all'educatore cercare quelle strategie operative che rispondendo ai messaggi del<br />

bambino lo aiuteranno a rilassarsi.<br />

Segue la “PROGRESSIONE OPERATIVA”…<br />

IL GIOCO<br />

42


ORIZZONTI SCUOLA<br />

" Il gioco è il primo grande educatore " : è una giusta affermazione di cui troppo spesso ci<br />

dimentichiamo. I genitori e gli insegnanti sono talvolta portati a credere ( perché guardano la<br />

realtà con i loro occhi da adulti ) che il gioco sia solamente una attività complementare perché<br />

il serio è altrove .<br />

Attraverso il gioco i bambini:<br />

• comprendono ed organizzano la realtà,<br />

• imparano a conoscere e controllare il corpo,<br />

• imparano a superare i timori nelle situazioni motorie difficili,<br />

• imparano a collaborare<br />

• imparano a rispettare le regole.<br />

• sollecitano i meccanismi di controllo dell'equilibrio,<br />

• valutano le distanze e le traiettorie,<br />

• incrementano la capacità di cambiare rapidamente direzione e movimento,<br />

• organizzano l'azione nello spazio e nel tempo,<br />

• affinano le strategie e le scelte tattiche.<br />

Seguono le indicazioni operative…<br />

INDICAZIONI OPERATIVE PER L'EDUCAZIONE MOTORIA NELLA<br />

SCUOLA ELEMENTARE:<br />

DAL GIOCO LIBERO AL GIOCO STRUTTURATO<br />

RELATORI : proff. V. Morellina, F, Giovanetti, A. Nanni, I. Bigozzi,<br />

E. Mazzieri<br />

IL GIOCO LIBERO relatore:Prof. Vincenzo Morellina<br />

Il gioco è una necessità essenziale (biologica) del bambino ed insieme alla fantasia è un<br />

momento della spontaneità (momento creativo).<br />

La fantasia ed il gioco sono in stretto legame ed esprimono in forma simbolica i conflitti i<br />

bisogni e le tendenze di ciascuno di noi.<br />

Questa spontaneità non deve essere intesa in senso assoluto ma si può partire da questa<br />

"naturale" predisposizione del fanciullo per costruire una attività che possa essere ricca e<br />

completa.<br />

Non voglio aggiungere un altro significato al termine naturale già abbastanza inflazionato ma<br />

è per far capire che è naturalmente fisiologico la propensione del bambino per il gioco in<br />

quanto questo gli provoca piacere ed in più e anche motivazione ed a me piace ricordare la<br />

definizione di motivazione che dice questa è lo stato di tensione che mette in movimento<br />

l'organismo fino a quando esso non abbia ridotto questa tensione o ripristinato l'equilibrio.<br />

Quindi il movimento umano è motivato da tensioni di carattere difensivo esplorativo ludico<br />

ecc..che ripristina quell'equilibrio neuro dinamico attraverso scariche motorie liberatorie.<br />

La ludicità è quell'aspetto dell'attività <strong>motoria</strong> vissuta come autosufficiente e gratuita e si ha<br />

secondo il mio parere solo quando l'atteggiamento dell'adulto non è impositivo e direttivo ma<br />

si limita a predisporre favorevolmente l'ambiente, a stimolare e supervisionare in modo da<br />

sfruttare quest'atmosfera per favorire nuovi apprendimenti..<br />

La progressione didattica che qui di seguito andrò a proporre non è altro che il frutto di<br />

un’esperienza personale, ma spero sia d'utilità per quanti hanno frequentato il corso di<br />

aggiornamento.<br />

43


ORIZZONTI SCUOLA<br />

L'unità didattica parte con la libera esplorazione degli attrezzi e degli spazi della palestra.<br />

I bambini sono liberi di usare gli attrezzi in modo da creare situazioni ludiche che in un primo<br />

tempo sono personali.<br />

In questa prima fase l'insegnante ha un atteggiamento di interpretazione delle esigenze del<br />

bambino, osserva la predisposizione degli attrezzi ed elabora la possibilità di qualche piccolo<br />

cambiamento per stimolare nuove situazioni.<br />

Dopo questa prima fase, approfittando di una pausa (i bambini chiedono spesso di andare a<br />

bere o in bagno), nel radunarli si può cominciare a chiedere a chi ne ha voglia di spiegare il<br />

suo gioco e vedere di interessare tutti gli altri, accettando di modificare qualcosa per renderlo<br />

meglio funzionale.<br />

A questo punto si creeranno più situazioni di gioco e la loro strutturazione darà il modo di<br />

poter creare un circuito che, a seconda delle finalità che ci proponiamo, potrebbe avere le sue<br />

prime regolette. Questa è una metodologia che io di solito seguo in quasi tutte le attività che<br />

propongo anche con alunni più grandi, per cui,partendo da una libera attività, strutturo la<br />

lezione.<br />

E’ un modo di programmare e di procedere sicuramente più dispendioso dal punto di vista<br />

psico –fisico, ma certo meglio gratificante dal punto di vista professionale.<br />

Relatore Prof. Fabio Giovanetti<br />

IL GIOCO SEMI - STRUTTURATO<br />

NEL 1° CICLO DELLA SCUOLA ELEMENTARE<br />

ETA' 6-7 ANNI<br />

PERIODO AUXOLOGICO: PROCERITAS PRIMA<br />

L'allungamento dello scheletro, in questa fase dell'accrescimento, prevale sull'aumento<br />

ponderale.<br />

Il corpo si allunga, cambiano i rapporti con I' ambiente circostante, i bambini non riescono<br />

ancora a produrre movimenti di grande precisione e coordinazione poiché gli schemi motori e<br />

posturali fino a questo momento appresi devono continuamente adattarsi alle nuove esigenze e<br />

proporzioni corporee.<br />

Dal punto di vista comportamentale i bambini generalmente appaiono ipercinetici e con<br />

capacità di concentrazione limitata nel tempo.<br />

Questa è una fase di transizione molto importante che deve condurre gradualmente alla<br />

maturazione ed al consolidamento degli schemi motori di base e posturali.<br />

Il conseguimento di questo obiettivo richiede tempi operativi relativamente lunghi e necessita<br />

di attività libere, gratificanti e creative nel I° ciclo della scuola elementare e di un lungo,<br />

accurato e continuo lavoro di condizionamento e consolidamento delle capacità di<br />

lateralizzazione, oculo-manuale, oculo-podalica, spazio-temporali propiocettive ed<br />

esterocettive, ricercate attraverso il gioco semi-strutturato che, se ben condotto nei tempi e con<br />

attività congrue alle capacità ed alle aspettative degli allievi, renderà semplice, divertente e<br />

proficuo il lavoro strutturato nel successivo 2° ciclo.<br />

Nel gioco semi-strutturato le regole date non sono rigide e fisse, ma sono funzionali alle<br />

capacità del gruppo a cui è rivolto e lasciano sempre spazio alla creatività, alla<br />

originalità degli allievi in modo che essi si sentano artefici del loro piacere.<br />

Gli attrezzi utilizzati in questo tipo di attività ludica non sempre saranno quelli convenzionali<br />

comunemente utilizzati, anzi si cercheranno strumenti nuovi, poco consueti in modo da<br />

liberare gli alunni da ogni eventuale condizionamento precedente indotto dai mass- media o da<br />

44


ORIZZONTI SCUOLA<br />

attività troppo specialistiche, e si procederà per gradi alla costruzione dei gioco semistrutturato<br />

a partire dalla conoscenza degli attrezzi e di poche e semplicissime regole non<br />

trascurando gli eventuali suggerimenti provenienti dai bambini.<br />

L'agonismo sarà naturale e spontaneo e, per quanto possibile, non finalizzato al<br />

conseguimento di un punteggio o alla sopraffazione dell'avversario (come vedremo in alcuni<br />

dei giochi seguenti), bensì dovrà condurre alla collaborazione ed al piacere di giocare<br />

semplicemente per ... piacere; inoltre accanto al lavoro fisico, che sempre agisce positivamente<br />

sullo sviluppo e la funzionalità dei vari organi ed apparati, è costantemente presente anche un<br />

discreto impegno intellettuale che mantiene vivace l'attenzione e proficuo l'apprendimento.<br />

In questa fase è possibile, anzi auspicabile, variare i giochi o elaborarne di nuovi anche in<br />

funzione degli altri apprendimenti. La palestra infatti deve divenire un luogo di abituale<br />

frequentazione e lavoro in cui si incontrano, si integrano e si completano tra loro tutti gli altri<br />

insegnamenti, dalle scienze alla geometria, dall'educazione all'immagine all'aritmetica e così<br />

via, in modo tale che questo lavoro sinergico si traduca in una maturazione psico-<strong>fisica</strong><br />

complessiva degli alunni.<br />

Seguono le proposte operative…<br />

LA LATERALITA'<br />

relatore prof. Bigozzi Ivan<br />

Gli esseri umani non nascono con una abilità manuale già localizzata in uno dei lati del corpo;<br />

questa si sviluppa con l'età e con l'esperienza e sviluppa a sua volta il cervello.<br />

Lo sviluppo del cervello è il risultato di funzioni e prestazioni, cioè di una giusta utilizzazione<br />

del corpo .<br />

Lo sviluppo del sistema nervoso avviene in quattro stadi e si compie attraverso sei canali: tre<br />

verso l'interno (vista, udito, tatto) e tre verso l'esterno (movimento, parola, uso della mano).<br />

Non appena il suo cervello è capace di operare simultaneamente con questi canali, il bambino<br />

comincia in modo automatico a cimentarsi nella specializzazione dei vari settori del cervello;<br />

per esempio quando striscia, comincia ad usare un lato del corpo alla volta e questo è il primo<br />

modello di monolateralità (I° stadio da 0 a 6 mesi).<br />

Successivamente, il bimbo, impara ad usare insieme parti di entrambi i lati del corpo in modo<br />

prestabilito: schema incrociato (II° stadio, da 6 mesi a 1 anno). In seguito il bambino inizia le<br />

attività esclusivamente umane come il camminare, il parlare (III° stadio, da 1 anno a 18 mesi).<br />

Lo stadio finale dello sviluppo del cervello (iV° stadio, da 2 a 6/7 anni) consiste in una<br />

completa monolateralità; cioè una delle due metà del cervello diventa dominante ed assurge al<br />

ruolo di emisfero linguistico.<br />

Una completa lateralità si ha quando si usa un piede, una mano ed un occhio posti sul<br />

medesimo lato del corpo. Il risultato della lateralizzazione è che l'uomo possiede un linguaggio<br />

parlato e scritto.<br />

I bambini non devono essere costretti a concentrare l'abilità esecutiva sull'uno o sull'altro lato<br />

del corpo, soprattutto per l'uso della mano, perché questa rifluisce sull'abilità visiva. Se un<br />

bimbo è ambidestro, in questo stadio probabilmente non svilupperà un occhio dominante per<br />

l'abilità visiva e ciò comporterà difficoltà nella lettura.<br />

Infatti quando i simboli visivi che chiamiamo parole, pervengono al suo cervello attraverso<br />

l'occhio, sono controllati come percezioni solo in uno degli emisferi cerebrali; ma se per<br />

mancanza di un occhio dominante vengono registrati in entrambi gli emisferi, il bambino<br />

tenderà a leggere a rovescio e a capovolgere i segni scritti.<br />

45


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Certe forme di dislessia lievi chiamate anche evolutive, tendono a scomparire nell'arco della<br />

scuola primaria e sono dovute a difficoltà nella formazione dello schema corporeo, a ritardi<br />

della strutturazione spaziale e a disturbi della strutturazione temporale.<br />

Possiamo concludere dicendo, che, per un giusto apprendimento della lettura e dell'ortografia,<br />

il bambino ha bisogno di avere conquistato col proprio corpo quel tempo e quello spazio che<br />

gli si chiederà poi di dominare e di riprodurre nelle varie attività scolastiche.<br />

IL GIOCO STRUTTURATO<br />

relatore E. Mazzieri<br />

Perché il gioco come metodologia?<br />

Seguono gli ESERCIZI …<br />

• "Il gioco è una esigenza fondamentale di ogni persona, è un fenomeno generale<br />

dell'esistenza, è un'attività biologica finalizzata a ripristinare l'equilibrio neuro-dinamico,<br />

mediante scariche motorie liberatorie, è uana attività fantastica, creativa, immaginativa<br />

(fantasia e gioco sono forme di espressione della personalità), è uno strumento potente di<br />

maturazione e di adattamento, è spontaneità, autenticità, esplorazione, espressività, gestualità,<br />

linguaggio, attività <strong>motoria</strong>, agonismo, confronto, ansia, competitività".<br />

• E' un modo di fare attività <strong>motoria</strong> partendo dalle motivazioni degli allievi: Divertirsi<br />

giocando.<br />

•<br />

Cosa significa strutturato?<br />

• che rispetta regole<br />

che rispetta spazi<br />

che rispetta tempi<br />

che interpreta (trova soluzioni) situazioni e problematiche<br />

Perché strutturato?<br />

• Ogni gioco nasce spontaneamente da una idea destrutturata: gioco spontaneo che<br />

scaturisce dal gioco di esplorazione finalizzato al piacere funzionale.<br />

La tappa successiva nel gioco del bambino è il gioco simbolico che presume la capacità<br />

rappresentativa: è un gioco di finzione e di ruolo dove spesso si rappresenta la figura<br />

dell'adulto e dove è molto importante la componente fantastica. Dopo i 6/7 anni l'egocentrismo<br />

lentamente lascia il posto all'interazione interindividuale: il bambino inizia a giocare con gli<br />

altri utilizzando il simbolismo per imitare la realtà; ha così inizio il gioco di regole. Le regole<br />

di gioco diventano più complesse ed il confronto è uno strumento di verifica delle proprie<br />

capacità; il gioco di regole è diventato così gioco strutturato.<br />

La struttura del gioco cambia in base alle esigenze:<br />

• Tutti i partecipanti devono essere in grado di competere<br />

• Le regole devono essere certe; quando una regola crea motivo di contestazione, si<br />

chiarisce o si modifica<br />

•<br />

La palla:<br />

E' l'attrezzo giocattolo più amato dai bambini (e non solo) ed oltre a possedere una valenza<br />

ludica incredibile, è affascinante per il modo in cui rotola, rimbalza, gira, volteggia in aria e<br />

ricade.<br />

46


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Come strutturare il gioco?<br />

• Analisi della situazione ed individuazione dei bisogni e dei prerequisiti (osservazione).<br />

• Individuazione degli obiettivi e ideazione della struttura del gioco: regole generali, regole<br />

specifiche<br />

• Variazione della strutturazione in base ai feed-back "metodo Lego"<br />

• Complessità della strutturazione sull'osservazione degli obiettivi raggiunti<br />

• Inserimento del gioco in un gioco più complesso con una struttura minima e semplice che<br />

potremo rendere progressivamente più complessa ed organizzata; gioco<br />

• L'uso di una struttura canonica di un gioco sport non ha senso se non è finalizzato alla<br />

partecipazione ai giochi sportivi e della gioventù. Meglio ideare giochi strutturati su modifiche<br />

e assemblamenti dei giochi canonici, ma rispondenti alle esigenze di crescita psico<strong>motoria</strong><br />

della classe, oppure giochi completamente diversi da quelli canonici, tenendo conto anche delle<br />

strutture e dei mezzi a nostra disposizione<br />

Seguono le: PROPOSTE: metodo del problem-solving…<br />

(obiettivi: socializzazione, spirito di collaborazione, lettura delle situazioni)<br />

EDUCAZIONE MOTORIA E NUOVI CURRICULI<br />

LAURA BORTOLI<br />

Negli ultimi anni si è assistito ad una progressiva valorizzazione culturale delle attività<br />

motorie e ad una richiesta di motricità che hanno fatto proliferare diverse iniziative in<br />

quest’ambito, sia come aumento del numero di palestre o centri per attività collegate al fitness,<br />

sia come progetti di Enti locali o associazioni che utilizzano come strumento di intervento<br />

nell’ambito del sociale varie tipologie di attività motorie.<br />

Sembra dunque esservi socialmente un’ampia richiesta di movimento, che non trova però lo<br />

stesso grado di riconoscimento nel mondo della scuola. Anzi, ancora oggi di frequente<br />

l’educazione <strong>fisica</strong> mantiene, rispetto alle altre discipline, un’immagine che limita fortemente il<br />

suo significato ed il suo ruolo nel processo educativo.<br />

Può essere utile considerare alcuni elementi critici di analisi della disciplina, accanto però agli<br />

aspetti che possono rappresentare un importante punto di partenza per la rivisitazione dei<br />

curriculi.<br />

La situazione di difficoltà in cui si trova l’educazione <strong>fisica</strong> attualmente può essere attribuita<br />

ad una serie di motivi (cfr. Tyson, 1996):<br />

• raramente essa è vista come un elemento fondamentale del compito educativo della scuola<br />

che, nonostante quanto affermato ormai da molti anni nei Programmi ministeriali, continua a<br />

privilegiare in modo quasi esclusivo competenze di tipo cognitivo;<br />

• talvolta non è considerata una disciplina alla pari di altre, o addirittura viene vista come<br />

un momento di sfogo o ricreazione per i ragazzi;<br />

• è una materia che non offre specifiche gerarchie di contenuti. Nella maggior parte delle<br />

altre materie, programmi e contenuti sono abbastanza costanti e graduati, come risulta ad<br />

esempio dall’analisi dei libri di testo. Nell’educazione <strong>fisica</strong>, invece, le possibilità di scelta<br />

47


ORIZZONTI SCUOLA<br />

dell’insegnante sono molto ampie, spesso realizzate anche in funzione di spazi e strutture<br />

disponibili;<br />

• è abbastanza frequente che su abilità specifiche gli alunni, come conseguenza di<br />

esperienze personali, posseggano competenze maggiori dell’insegnante. Tale situazione si<br />

verifica a volte anche per le altre Educazioni, mentre è molto raro che accada per le restanti<br />

discipline curriculari;<br />

• a volte la qualità scadente delle programmazioni scolastiche (che si realizza quando<br />

l’insegnante stesso non valorizza il compito educativo che in modo specifico dovrebbe portare<br />

avanti) contribuisce a mantenere questa immagine limitata della disciplina.<br />

Al di là di motivazioni di tipo storico e culturale, che porterebbero ad un’ampia discussione<br />

sul significato della corporeità nell’evoluzione delle ideologie e dei costumi sociali, vi sono<br />

considerazioni legate alla confusa evoluzione del significato dell’educazione <strong>fisica</strong> nell’ambito<br />

della scuola italiana.<br />

Dall’analisi critica dei Programmi ministeriali effettuata da alcuni autori (cfr. Sotgiu e<br />

Pellegrini, 1989, per la scuola elementare, Dorigo, 1997a e 1997b, per la scuola secondaria di<br />

1°e 2° grado), accanto alla valorizzazione degli elementi di novità ed evoluzione introdotti<br />

comunque ogni volta nelle nuove stesure dei programmi, emergono una serie di considerazioni<br />

critiche determinate da diversi fattori: mancanza di un progetto culturale ed educativo<br />

complessivo, specifico e coerente; confusione fra finalità, fini, obiettivi e contenuti;<br />

mescolanza di obiettivi legati all’educazione del movimento e di obiettivi di ordine affettivo,<br />

cognitivo e sociale attribuiti in modo specifico all’educazione <strong>fisica</strong> ma in realtà compito di<br />

tutte le discipline; fragilità ed inconsistenza delle indicazioni metodologiche specifiche.<br />

Si è così assistito alla nascita di una grande confusione di teorie e metodi che Gori (1995)<br />

definisce "eclettismo" e che individua come la "malattia" di cui soffre oggi in Italia<br />

l’educazione <strong>fisica</strong>. In effetti, come risulta anche dall’analisi dei Programmi, in ambito<br />

scolastico si è cercato di conciliare teorie e metodiche diverse (come la teoria dell’allenamento<br />

e la psicomotricità) mutuate da filoni di ricerca prevalentemente stranieri, mescolando in un<br />

quadro generalizzato e applicato a tutte le fasce di età concetti e linguaggi propri di discipline<br />

scientifiche eterogenee (fisiologia, pedagogia, psicologia, sociologia..). L’applicazione dei<br />

Programmi è dunque risultata complessa ed ambivalente: se è stato privilegiato il contesto<br />

sportivo, talvolta l’educazione <strong>fisica</strong> è stata fatta coincidere totalmente con le attività sportive<br />

(nei casi più sfavorevoli, perfino con un’unica attività), organizzate prevalentemente secondo<br />

un modello centrato sulla ricerca del risultato e della prestazione. Quando invece è stato<br />

privilegiato l’ambito socio-pedagogico, l’enfasi è stata posta esclusivamente sull’utilizzo della<br />

motricità come strumento, trascurando quasi completamente le finalità proprie dell’educazione<br />

del movimento e non considerando pienamente peculiarità, bisogni e caratteristiche, anche<br />

motorie, delle diverse fasce di età. Si è poi cercato di ricavare da altre discipline tecniche<br />

pedagogiche che a volte si sono concretizzate in ideazioni e convinzioni personali, mai validate<br />

scientificamente, di singoli docenti. Di frequente nel mondo della scuola si è tentato, in<br />

maniera semplicistica, di generalizzare concetti pedagogici all’ambito motorio: ad esempio,<br />

con riferimento all’apprendimento motorio vi è stato è il tentativo, effettuato in modo empirico<br />

ed ingenuo da parte di qualche docente, di applicare anche all’educazione <strong>motoria</strong> la nozione<br />

di "mappe concettuali", cosa questa che non trova riscontro, nemmeno terminologico, in<br />

nessun ambito di ricerca scientifica internazionale.<br />

Un ultima considerazione, infine, potrebbe riguardare la formazione dei docenti, finora<br />

realizzata negli ISEF. Se per certi versi l’attenzione rivolta in modo specifico a competenze<br />

indirizzate al mondo della scuola ha garantito programmi e curriculi abbastanza<br />

professionalizzanti (gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong>, rispetto alla maggior parte dei docenti<br />

di altre discipline, hanno acquisito anche competenze specifiche di didattica, teoria e<br />

48


ORIZZONTI SCUOLA<br />

metodologia delle attività motorie), solo in modo sporadico è stato possibile lo sviluppo di<br />

linee scientifiche di ricerca epistemologica e didattica in grado di dare un contributo<br />

significativo all’evoluzione della materia.<br />

Se questi sono gli aspetti che rendono necessario ripensare in modo globale l’educazione<br />

<strong>fisica</strong>, va sottolineato come negli ultimi anni il livello di conoscenze relative alle scienze<br />

motorie abbia subito, in ambito scientifico internazionale, un rilevante incremento. E’ quindi<br />

possibile ricavare presupposti concettuali per rifondare la disciplina in modo attuale e<br />

significativo.<br />

Alcuni degli aspetti più avanzati delle conoscenze vengono di seguito brevemente delineati:<br />

c. la ricerca ha ormai ampiamente consolidato il fatto che l’attività <strong>motoria</strong> produce effetti<br />

positivi per il benessere psicofisico dell’individuo. Dal punto di vista fisiologico, l’efficienza<br />

<strong>fisica</strong> e l’esercizio costante rappresentano un potente fattore di salute e di prevenzione di<br />

numerose patologie (ipertensione, diabete, artrosi, ecc.). A livello psicologico, l’esercizio<br />

fisico determina cambiamenti positivi nell’umore, riduzione di stress e depressione, incremento<br />

dell’autostima, migliore qualità della vita (Berger, 1996: Berger, McInman, 1993);<br />

d. vi è stata una progressiva chiarificazione dei concetti fondamentali del movimento, con<br />

distinzione fra capacità e abilità, chiarificazione del concetto di schema motorio di base<br />

(fundamental human skill; cfr. Thomas e Thomas, 1988), messa in discussione del concetto di<br />

schema corporeo, mutuato dall’ambito clinico ed utilizzato erroneamente come entità<br />

anatomicamente precisata e definita (Zazzo, 1990);<br />

e. progressi rilevanti sono stati fatti nel campo delle teorie del controllo e<br />

dell’apprendimento motorio, ricavando tutta una serie di indicazioni metodologiche in grado di<br />

incidere positivamente sui processi di acquisizione di abilità. La teoria attualmente più<br />

accreditatata è conosciuta come "teoria dello schema" di Schmidt (cfr. Bortoli e Robazza,<br />

1991; Schmidt e Lee, 1999), e la sua validazione ha determinato importanti ricadute<br />

metodologiche;<br />

f. dal punto di vista didattico, pur rimanendo validi alcuni principi fondamentali (Piéron,<br />

1989) vi sono state ulteriori analisi e chiarificazioni. Ad esempio, è stata precisata la<br />

distinzione fra valutazione di capacità ed abilità, e per quanto riguarda queste ultime la<br />

distinzione fra valutazione del risultato e della qualità esecutiva. Sono state individuate anche<br />

in ambito motorio metastrategie efficaci in grado di influenzare il modo in cui il soggetto<br />

analizza ed elabora le conoscenze, ottimizzando i processi cognitivi di attenzione, percezione,<br />

memoria, presa di decisioni, gestione delle emozioni (cfr. Robazza e Bortoli, 1997). Si è<br />

distinto fra stili di insegnamento (definiti sulla base del soggetto, docente od alunno, che<br />

prende decisioni rispetto a pianificazione del processo, modalità di esecuzione, valutazione) e<br />

metodi didattici (analitico, globale, misto) riferiti in modo più specifico all’insegnamento di<br />

abilità e da utilizzare sulla base delle caratteristiche di complessità ed organizzazione del<br />

compito (cfr. Madella, Cei, Londoni e Aquili, 1994).<br />

Queste ed altre considerazioni fanno emergere la necessità di una profonda rielaborazione dei<br />

curriculi, individuando innanzitutto il significato di fondo che l’educazione <strong>fisica</strong> deve<br />

acquisire con riferimento alla realtà sociale e culturale in continua evoluzione.<br />

Nel 1995, la principale associazione statunitense di insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> (NASPE:<br />

National Association for Sport and Physical Education) ha cercato di definire, come era stato<br />

fatto per le altre discipline, le competenze da sviluppare nel corso dell’intero curriculo<br />

scolastico (cfr. Lambert, 1996). Sono stati indicati cinque ambiti che si riferiscono in modo<br />

preciso ad abilità acquisite, a conoscenze e ad atteggiamenti. Nel documento elaborato si<br />

specifica che una persona si può considerare "bene educata" dal punto di vista motorio se:<br />

• ha appreso le abilità necessarie per realizzare un’ampia varietà di attività motorie;<br />

• è <strong>fisica</strong>mente "in forma";<br />

49


ORIZZONTI SCUOLA<br />

• partecipa regolarmente ad attività motorie;<br />

• conosce le implicazioni ed i benefici delle attività motorie;<br />

• valorizza l’attività <strong>motoria</strong> ed il contributo che essa può dare ad uno stile di vita sano ed<br />

al benessere psicofisico.<br />

Potrebbe essere questo il punto di partenza per una approfondita riflessione che, fondandosi<br />

sui risultati della ricerca nel campo della teoria del movimento e della didattica, trovi adeguata<br />

collocazione e realizzazione all’interno dei rilevanti cambiamenti in atto nel mondo della<br />

scuola.<br />

Potrà così essere valorizzata la specificità dell’educazione <strong>fisica</strong> su diversi piani (Gori, 1995):<br />

• sul piano educativo, acquisendo pari dignità scientifica e culturale rispetto alle altre<br />

discipline di insegnamento. Naturalmente ciò richiede la chiarificazione dei rapporti tra<br />

l’educazione <strong>fisica</strong> e lo sport e le altre attività motorie, che devono rimanere strumenti per<br />

realizzare obiettivi e finalità proprie delle istituzioni educative, con propri metodi e proprie<br />

modalità di verifica e valutazione;<br />

• sul piano istituzionale, con l’elaborazione di ordinamenti che rispondano alle nuove<br />

istanze pedagogiche e scientifico-umane;<br />

• sul piano professionale, recuperando le competenze specifiche dei docenti, che devono<br />

operare perseguendo finalità educative diverse da quelle di altre organizzazioni para ed<br />

extrascolastiche, utilizzando nel modo migliore l’ampia gamma di strumenti che l’educazione<br />

<strong>fisica</strong> è in grado di porre al servizio del processo educativo globale.<br />

Bibliografia.<br />

Berger, B.G., and McInman, A. (1993). Exercise and the quality of life. In R.N. Singer, M.<br />

Murphey, and L.K. Tennant (Eds.), Handbook of research on sport psychology (pp. 729-760).<br />

New York: MacMillan.<br />

Berger, B.G. (1996). Psychological benefits of an active lifestile: what we know and what we<br />

need to know. In R.N. Singer and D.L. Gill (Eds.), The Academy Papers, No 29, Quality of<br />

life: through movement, Health, and Fitness. Quest, 48, 330-353.<br />

Bortoli, L., e Robazza, C. (1990). Apprendimento motorio: concetti e applicazioni. Roma:<br />

Edizioni Luigi Pozzi.<br />

Dorigo, S. (1997a). <strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong> in crisi. Dalla parte dei programmi per unacritica e<br />

proposta disciplinare complessiva. Trieste: Editoriale.<br />

Dorigo, S. (1997b). Il programma di educazione <strong>fisica</strong> nella secondaria superiore in funzione<br />

dell’efficacia didattica, Didattica del movimento, 108, 6-14.<br />

Gori, M. (1995). Crisi dell'educazione <strong>fisica</strong>. Didattica del movimento, 99, 4-17.<br />

Lambert, L. (1996). Goals and outcomes, In S.J. Silverman, and C.D. Ennis (Eds.), Student<br />

learning in physical education: applying research to enhance instruction (pp. 149-169).<br />

Champaign, IL: Human Kinetics.<br />

Madella, A., Cei, A., Londoni, M., e Aquili, N. (1994). Metodologia dell'insegnamento<br />

sportivo. Roma: CONI SDS.<br />

Piéron, M. (1989). Metodologia dell'insegnamento dell'educazione <strong>fisica</strong> e dell'attività<br />

<strong>sportiva</strong>. Roma: Società Stampa Sportiva.<br />

Robazza, C., e Bortoli, L. (1997). Riqualificazione del sistema formativo motorio-sportivo:<br />

linee metodologiche e didattiche. Didattica del Movimento, 108, 15-24.<br />

Schmidt, R.A., and Lee, T.D. (1999). Motor control and learning. Champaign, IL: Human<br />

Kinetics.<br />

50


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Sotgiu, P., e Pellegrini, F. (1989). Attività motorie e processo educativo. Roma: Società<br />

Stampa Sportiva.<br />

Thomas, J.R., Lee, A.M. and Thomas, K.T. (1988). Physical education for children.<br />

Champaign, IL: Human Kinetics.<br />

Tyson, L. (1996). Context of school. In S.J. Silverman and C.D. Ennis (Eds.), Student<br />

learning in physical education (pp. 55-79). Champaign, IL: Human Kinetics.<br />

Zazzo, R. (1990). La disintegrazione della nozione di schema corporeo. Età Evolutiva, 35, 60-<br />

63<br />

IPOTESI DI NUOVO CURRICOLO<br />

DI EDUCAZIONE FISICA<br />

(Mario Gori e Maurizio Tanga)<br />

Si invia ipotesi di nuovo curricolo di <strong>Educazione</strong> Fisica.<br />

Nel momento in cui le commissioni ministeriali stanno terminando i lavori, riteniamo che quanto<br />

allegato possa costituire, se diffuso, elemento di riflessione e di dibattito affinché la disciplina non<br />

subisca le riduzioni culturali che l'hanno sempre caratterizzata.<br />

Gli studi sul corpo e sull'azione <strong>motoria</strong>, ben oltre gli aspetti particolari dello sport e delle<br />

esercitazioni di palestra, meritano, secondo noi, altra considerazione per poter rispondere<br />

pienamente, al pari delle altre discipline, alla formazione integrale dell'uomo e del cittadino,<br />

soprattutto nella quotidianità.<br />

Il curricolo in educazione <strong>fisica</strong>.<br />

Corpo e movimento, educazione <strong>motoria</strong>, educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong><br />

Mario Gori<br />

Docente incaricato di Didattica delle Scienze motorie, Facoltà di Scienze della Formazione,<br />

Bressanone, Università di Bolzano.<br />

Docente incaricato di Didattica dell’<strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong>, Facoltà di Scienze della<br />

Formazione, Bressanone, Università di Bolzano.<br />

Docente incaricato di Teoria e Metodologia delle attività motorie presso l’ISEF di Firenze.<br />

Via Cheren 13<br />

52100 – Arezzo telefax 0575-900150 e-mail: mario_gori@ hotmail.com<br />

Mario Tanga<br />

Assistente di Teoria e Metodologia delle attività motorie presso l’ISEF di Firenze.<br />

Docente di ruolo di <strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong>, Diplomato ISEF, laureato in pedagogia<br />

Loc. Giovi<br />

52100 - Arezzo<br />

tel. 0575-362603<br />

51


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Gennaio 2001<br />

CURRICOLO UNICO RELATIVO AI SAPERI ESSENZIALI<br />

(COMPRESO IL SAPER FARE) DELLA EDUCAZIONE FISICA<br />

(Corpo e movimento, <strong>Educazione</strong> <strong>motoria</strong>, <strong>Educazione</strong> <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>)<br />

PREMESSA<br />

Anche nell’ambito del corpo e delle azioni motorie, modelli culturali e subculturali hanno oggi<br />

(e presumibilmente avranno sempre di più) circolazione e diffusione planetaria, per cui il<br />

contesto sociale e relazionale di confronto e interazione tende a coincidere con tutto il mondo.<br />

Astenendosi sia da posizioni apocalittiche che da acritiche ed euforiche integrazioni, è compito<br />

della scuola offrire strumenti di riflessione critica per affrontare la tecnica e la pratica delle<br />

forme e dei mezzi di comunicazione e relazione che permettono tale processo di integrazione<br />

(telematica, telefonia, TV… ) in modo proficuo per la promozione di valori relativi alla<br />

dimensione soggettiva e sociale.<br />

Affiancata a questa prospettiva di globalizzazione, anzi, integrata a questa, riemerge la<br />

domanda di identità locale e specifica che oggi, grazie agli spazi dell’autonomia scolastica,<br />

può venir valorizzata e costituire occasione di apertura della scuola al territorio, di recupero di<br />

tradizioni e memorie cinesiche e costituire a pieno titolo promozione culturale e aggregativa.<br />

L’autonomia, altresì, significa spazio di "manovra", di creatività e di collegialità anche nella<br />

costruzione della didattica delle attività motorie ed, estensivamente, della politica della scuola<br />

intesa non solo come istituzione nazionale, ma come istituto concreto, dove si lavora e si vive.<br />

Come tutte le altre discipline l’educazione <strong>fisica</strong> (corpo e movimento, educazione <strong>motoria</strong>,<br />

educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>), deve promuovere la crescita dell’uomo, della persona e del<br />

cittadino, lasciando alla particolarità delle disposizioni e delle aspirazioni di ciascuno la scelta<br />

di svilupparle specialisticamente.<br />

L’essere umano comprende, schematizzando, tre diversi aspetti, non gerarchici ma integrati<br />

fra loro, ovvero:<br />

• Uomo: la natura costitutiva dell’essere umano, <strong>fisica</strong> e fisiologica, psichica e cognitiva,<br />

nell’accezione identitaria e autonomistica del singolo soggetto. La singolarità non va intesa<br />

come forzato sradicamento dalla relazionalità, ma come temporaneo prescindere da questa,<br />

per considerare le risorse autopoietiche e innate di ciascuno.<br />

• Persona: l’interfaccia del soggetto, inserito in un contesto umano e culturale, nodo del<br />

tessuto comunitario definito dal proprio ruolo e dalla propria identità sociale. È attore e<br />

protagonista di processi comunicativi, agente e interagente nei molteplici flussi delle<br />

dinamiche aggregative e sociali in genere.<br />

• Cittadino: componente della società istituzionale, soggetto di diritti e doveri formalmente<br />

stabiliti. Detentore di una identità anagrafica e di una cittadinanza nella struttura sociale.<br />

I tre elementi uguali e distinti, nell’unità dell’essere, si rivelano attraverso lo stile cinesico che<br />

ciascun individuo testimonia originalmente nel suo quotidiano esistere.<br />

INTRODUZIONE<br />

IL CURRICOLO DI EDUCAZIONE FISICA<br />

La presenza dell’educazione <strong>fisica</strong> nel curricolo scolastico ha la funzione di garantire un<br />

irrinunciabile ambito in cui sistematicamente si esplorino e si esercitino esperienze e attività<br />

che hanno nella corporeità e nella azione <strong>motoria</strong> i loro nodi fondamentali, capaci di<br />

costituire la specificità della disciplina.<br />

52


ORIZZONTI SCUOLA<br />

La corporeità e l’azione <strong>motoria</strong> definiscono il livello fondativo della disciplina, in funzione di<br />

costituire la tessitura di una rete di connessioni con le altre dimensioni della persona<br />

(cognitività, affettività e socialità) e dell’agire (comportamento espressivo-comunicativo,<br />

etico, di ruolo… ).<br />

Tali connessioni permetteranno di integrare l’aspetto valoriale, semantico e relazionale<br />

dell’azione <strong>motoria</strong> con quello esecutivo, nonché di concepire, finalizzare e valutare il<br />

proprio comportamento motorio, estensivamente, fino a coinvolgere l’intero ambito<br />

esistenziale.<br />

Pertanto, anche in termini di corporeità e motricità, è compito della scuola offrire<br />

l’opportunità di strutturare le risorse (dalla alfabetizzazione agli strumenti critici) per<br />

realizzare appieno tutti i livelli della propria esistenza.<br />

E ciò accade soprattutto strutturando in modo cosciente, finalizzato e critico, l’apprendimento<br />

di azioni motorie e contestualizzando la loro applicazione.<br />

FINALITÀ<br />

Le finalità possono essere riassunte nel perseguimento di conoscenze, competenze e capacità<br />

riguardo alla corporeità e all’azione <strong>motoria</strong>.<br />

Alla luce degli sviluppi più avanzati e approfonditi delle neuroscienze e di quelle psicopedagogiche,<br />

si ritiene opportuno privilegiare la dimensione dell’apprendimento sempre più<br />

autonomo e critico e della metacognitività.<br />

A tal fine occorre concepire ogni azione <strong>motoria</strong> in rapporto allo scopo che la caratterizza e<br />

che deve essere individuato, tramite l’esplicita indicazione dell’insegnante e/o della scelta -più<br />

o meno guidata- degli alunni.<br />

Questo costituisce il punto di partenza ideale per organizzare in modo efficace (più e prima<br />

che efficiente) l’esecuzione.<br />

Pertanto sarà fondamentale concepire e condurre l’attività didattica dell’educazione <strong>fisica</strong><br />

tenendo come finalità principale l’apprendimento motorio.<br />

Si proporranno perciò situazioni in cui, qualunque sia l’azione, il suo significato e la sua<br />

funzione (ovvero qualunque sia il contenuto scelto) l’alunno sia motivato, sollecitato e guidato<br />

(in modi, forme e misure lasciati anch’essi alla scelta dell’insegnante e condivisi dagli alunni)<br />

in un percorso di apprendimento, in termini di nuove strutturazioni cinesiche e/o di transfert e<br />

riutilizzo di acquisizioni pregresse.<br />

L’attività curricolare dell’educazione <strong>fisica</strong> non si limita pertanto alla pratica <strong>motoria</strong> intesa<br />

come esecutività pura e semplice o finalizzata al solo scopo ricreativo, ma dovrà costituire,<br />

ogni volta che sarà possibile, il laboratorio dei quadri concettuali e teorici presentati.<br />

Ma il carattere della pratica non può essere accessorio, dato che la soggettività dell’esperienza<br />

è un carattere irrinunciabile di quell’azione <strong>motoria</strong> che costituisce l’asse portante dei<br />

contenuti dell’educazione <strong>fisica</strong>.<br />

L’applicazione <strong>motoria</strong> deve, quindi, essere usata come insostituibile momento di<br />

sperimentazione in prima persona degli apprendimenti motori, consolidati o in corso.<br />

Il corpo dell’educazione <strong>fisica</strong> è e deve rimanere un corpo soggetto, protagonista e attore delle<br />

proprie esperienze, non un corpo oggetto studiato con il distacco che invece caratterizza tante<br />

scienze, per esempio quelle biologiche o fisiche.<br />

La pratica <strong>motoria</strong> scolastica deve essere tale da inserirsi in una prospettiva di educazione<br />

permanente alla corporeità e alla consapevolezza piena delle proprie condotte motorie, in<br />

modo sereno e critico, in linea con lo sviluppo continuo della personalità e della relazionalità.<br />

53


DIDATTICA<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

Spetta al collegio dei Docenti e al singolo docente la programmazione didattica dei saperi con<br />

la scelta, l’espansione e l’implementazione delle strategie relative alle attività corporee e<br />

motorie necessarie e contestualizzate.<br />

La didattica dell’educazione <strong>fisica</strong> si avvale di modalità e forme comunicative alternative alla<br />

semplice enunciazione, più o meno tecnica, delle modalità esecutive dell’azione <strong>motoria</strong> da<br />

eseguire, tracciando gli itinerari (o algoritmi) di convertibilità con altri linguaggi (verbale,<br />

iconico, grafico… ) e strutture linguistico-concettuali (mappe e reti, diagrammi, grafici,<br />

animazioni, ipertesti… ).<br />

Nell’azione <strong>motoria</strong> si evidenzia come l’elaborazione di informazioni (a livello mentale e<br />

nervoso) sia massicciamente parallela e non possa quindi essere limitata o ridotta nella<br />

sequenzialità dell’enunciazione verbale.<br />

L’insegnante dovrà creare e mantenere una tensione che consenta a ciascun allievo di<br />

verificare e dare piena attuazione all’integrazione tra la dimensione corporea (che<br />

condividiamo con il mondo fisico e che con esso ci mette in relazione) e la dimensione astratta,<br />

concettuale, che ci permette di distanziarci dalla concretezza del mondo e ci fa com-partecipi,<br />

insieme agli altri, dell’universo culturale.<br />

Questa ambivalenza, che fa dell’uomo un essere sim-bolico (nell’accezione etimologica: "che<br />

mette insieme"), costituisce la sua specificità e non può essere realizzata appieno senza<br />

l’esperienza e il pieno possesso anche del versante fisico-materiale.<br />

Attuazione della attività <strong>motoria</strong><br />

L’attività didattica consentirà di esplorare i fattori dipendenti dalla struttura, dalla<br />

funzionalità organica e dall’attività neuro-muscolare che consentono l’attuazione dell’azione<br />

<strong>motoria</strong>.<br />

Tali fattori sono così schematizzabili: interno (impegno, intensità)<br />

- energetico: tensione e lavoro muscolare, variabili secondo parametri esterno (Kg., Watt… )<br />

- rapporto con lo spazio: escursione angolare e lineare dell’azione <strong>motoria</strong><br />

la struttura cronologica, l’eventuale ritmicità<br />

- rapporto con il tempo: la velocità (rapporto s/t)<br />

la durata<br />

Ciascuno di questi fattori sarà esplorato nei suoi limiti minimo e massimo e per la possibilità<br />

di regolazione inetrmedia. Inoltre sarà dato rilievo alla funzione delle afferenze e reafferenze<br />

nell’economia della progettazione, attuazione controllata e valutazione a posteriori dell’azione<br />

<strong>motoria</strong>.<br />

Sono le informazioni provenienti da sé e dall’ambiente che permettono la gestione ottimale<br />

delle risorse motorie e una adeguata e significativa integrazione con il contesto.<br />

La senso-percezione va intesa come una funzione attiva che occorre saper utilizzare e gestire,<br />

decidendo in che modo e misura far ricorso alle informazioni in entrata.<br />

Raccogliendo, selezionando e interpretando i dati in modo mirato (per le esecuzioni cosidette a<br />

"circuito chiuso" o "close loop") oppure escludendoli come fattore estraneo e di disturbo<br />

all’esecuzione (per le esecuzioni cosidette "a circuito aperto" o "open loop").<br />

Le azioni sperimentate e studiate nella educazione <strong>fisica</strong>, sono da intendersi appartenenti a<br />

tutti gli ambiti: la fonazione, il canto, la danza, la grafia, l’utilizzo di utensili e di strumenti<br />

musicali, le pratiche quotidiane, la comunicazione gestuale, l’avviamento alla pratica<br />

<strong>sportiva</strong>… che trovano tutte nella disciplina un momento di studio tecnico e di riflessione sul<br />

loro valore funzionale e semantico, sulle loro implicazioni etiche e valoriali.<br />

54


1)- <strong>Educazione</strong> senso-percettiva<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

Occorre educare all’uso e alla gestione dell’analizzatore percettivo, condizione che consente<br />

di controllare il sé, l’ambiente e il rapporto che li lega. Il concetto di analizzatore consente di<br />

superare quello di recettore sensoriale o organo di senso, che viene ora ad essere considerato il<br />

"polo" dell’analizzatore (che comprende anche vie nervose e centri di elaborazione),<br />

l’interfaccia interno-esterno, "permeabile" a stimoli in entrata ma non passivamente<br />

attraversato da questi. Più che stimoli (in senso deterministico) l’analizzatore raccoglie<br />

informazioni attivamente ricercate, preselezionate e preinterpretate dai processi mentali e<br />

nervosi.<br />

Il "percetto" o il sistema di percetti non corrisponde "tout-court" al mondo. Percepiamo il<br />

movimento (proprio o/e dell’ambiente) come sintesi sia inter- che intra-sensoriale.<br />

- percezione del cambiamento di posizione della fronte sonora (udito)<br />

- percezione di accelerazioni rotatorie e/o lineari (labirinto) esempio si sintesi<br />

- percezione della posizione relativa a sé-ambiente (vista) intersoriale (del<br />

- percezione delle variazioni pressorie plantari (tatto) movimento proprio)<br />

- percezione variazioni lunghezza-tensione di certi muscoli (fusi neuro-muscolari)<br />

- successione di immagini retiniche che rilevano un oggetto in posizioni diverse<br />

- strutturazione (inferenziale) di traiettorie che potrebbe "spiegare" come movi- esempio di<br />

sintesi<br />

mento continuo (sebbene né uniforme né rettilineo) la successione ordinata (in intra-sensoriale<br />

modo univoco) delle posizioni<br />

- compatibilità del movimento percepito con le condizioni ambientali e situazionali<br />

In questa mediazione possono intervenire fattori che danno luogo a "illusioni" percettive<br />

(ottiche, acustiche, tattili… ), ma tutte le percezioni sono "demiotiche", sebbene riferite e<br />

riferibili al mondo.<br />

La percezione non è casuale o deterministica introduzione di elementi dall’esterno, ma<br />

applicazione all’ambiente di categorie cognitive, individuazione, identificazione e<br />

tassonomizzazione di elementi che vengono ricondotti a riferimenti che già possediamo. Di<br />

ogni elemento va colto lo schema (o pattern) ovvero l’insieme di aspetti significativi (non di<br />

per sé, ma perché lo decide il soggetto in relazione a sé e alla situazione) e in base a questi<br />

valutare se sono tali da autorizzare l’assimilazione alla categoria (che già conosciamo) nella<br />

<strong>quale</strong> l’elemento viene ri-conosciuto (recognition). Ciò non esclude che tale ri-conoscimento<br />

porti un contributo agli apprendimenti pregressi: la categoria ne può uscire potenziata, estesa,<br />

modificata o più nettamente definita.<br />

La pattern recognition è la funzione centrale del processo percettivo. Grazie ad essa ciò che<br />

percepiamo ha un’identità e un significato, il che ci permette di "manipolarlo" cognitivamente,<br />

memorizzarlo o rievocarlo agevolmente. Per quanto riguarda la motricità ciò consente di<br />

ambientarla e organizzarla in modo pertinente ed efficace.<br />

Infine va affinata la propriocezione, o insieme di percezioni che riguardano la propria postura<br />

e la propria. Essa può considerarsi composta di afferenze miotassiche, vestibolari, articolari,<br />

pressorie (plantari, ecc.)<br />

2)- Processi mentali e processi motori<br />

La struttura e la funzione cognitiva, anatomo-fisiologica, comunicazionale dell’uomo, sono<br />

realtà quanto mai complesse, nell’accezione profonda del termine: sono costituite da una<br />

molteplicità di fattori e da una rete di connessioni causali e concausali tale da rendere<br />

55


ORIZZONTI SCUOLA<br />

impossibile una definizione precisa e una previsione affidabile degli sviluppi futuri anche delle<br />

azioni motorie.<br />

Il livello di coscienza correlato all’azione <strong>motoria</strong>, può variare, ma non è mai nullo (non<br />

esistono azioni umane puramente riflesse o istintive), né immutabile (un’azione <strong>motoria</strong> o una<br />

parte di azione, che si svolge con una scarsa o marginale partecipazione di coscienza, può<br />

essere portata in primo piano se circostanze interne e/o esterne lo inducono). Anche nelle<br />

esecuzioni cosiddette automatiche, non c’è mai una macchinalità totale che escluda ogni livello<br />

di coscienza.<br />

L’esperienza <strong>motoria</strong>, al pari dei processi ricorsivi, deve produrre nel soggetto cambiamenti:<br />

• cognitivi (acquisizione o modificazione di conoscenze relative al corpo e all’azione<br />

<strong>motoria</strong>),<br />

• affettivi (la percezione e la consapevolezza dela propria azione <strong>motoria</strong> incidono sulle<br />

dinamiche emotive),<br />

• relazionali (la nostra azione <strong>motoria</strong> ha per l’altro -e la sua per noi- valore e funzione di<br />

segno e ciò influisce ridisegnando, anche se solo in minima parte e indirettamente, l’immagine<br />

reciproca, i ruoli, la dinamica del rapporto),<br />

• neuro-motori (l’esecuzione <strong>motoria</strong>, unitariamente al monitoraggio e alla valutazione a<br />

posteriori del suo esito, retroagisce sul peso delle connessioni sinaptiche determinando<br />

aggiustamenti e, alla lunga, variazioni della rete di connettività.<br />

I processi mentali (e quelli nervosi correlati) hanno una relativa autonomia dalle informazioni<br />

in entrata, nel senso che non ne sono deterministicamente e liearmente influenzati. Tali<br />

processi possono verificarsi almeno in parte per via autogena, riutilizzandole informazioni che<br />

già si possiedono. Tale riutilizzo, prescindendo momentaneamente da nuovi "ingressi", viene<br />

detto ricorsivo.<br />

Apprendimento motorio<br />

L’apprendimento motorio è ben altro della strutturazione, memorizzazione e riesecuzione di<br />

schemi di impulsi neuro-muscolari (indirizzati a questo o quel muscolo, modulati per intensità<br />

e durata e organizzati per successione temporale).<br />

Esso deve consistere piuttosto nella strutturazione, a livello mentale, di una<br />

rappresentazione-tipo (prototipica) di una certa azione <strong>motoria</strong>; rappresentazione cui fanno<br />

capo, secondo una connettività reticolare e plastica, le rappresentazioni (mentali) e gli<br />

algoritmi attuativi (neuronali e neuromuscolari) di possibili esecuzioni che implementano lo<br />

stesso scopo dell’azione-tipo.<br />

L’organizzazione neuro-muscolare può essere affrontata anche estemporaneamente quando il<br />

soggetto abbia chiaro il fine e possieda le risorse cognitive (di natura sia mnemonicoesperienziale<br />

che ideativa) per escogitare e contestualizzare le strategie risolutive.<br />

L’apprendimento motorio deve quindi strutturare, espandere, convertire abilità motorie<br />

intese come risorse cognitive, neuromotorie e funzionali che possano essere applicate in<br />

situazione, per la soluzione di una situazione problemica, senza bisogno di significative<br />

ulteriori modificazioni.<br />

Le informazioni (intese come rappresentazioni mentali, processi cognitivi e computazioni<br />

neurologiche) correlate all’azione <strong>motoria</strong>, possono essere classificate in due grandi categorie<br />

complementari. Feed-back e feed-forward, in base alla "direzione" che percorrono,<br />

rispettivamente "da" o "verso" l’apparato esecutivo.<br />

Il Feed-back o reatroazione, è l’insieme di informazioni di ritorno che ci ragguagliano<br />

sull’azione <strong>motoria</strong> in corso di esecuzione e/o sul suo esito.<br />

56


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Nel primo caso si parla di knoweledge of performance (KP) e nel secondo di knoweledge of<br />

results (KR). Le informazioni possono essere relative a sé e/o all’ambiente con cui si<br />

interagisce. Il feed-back ha natura e funzioni di controllo-valutazione.<br />

Il feed-forward o proazione, è l’insieme di informazioni che, attraverso un’opportuna<br />

conversione in impulsi neuro-muscolari darà luogo all’esecuzione. Il feed-forward ha natura e<br />

funzione anticipatoria, previsionale-progettuale.<br />

Il controllo dell’azione si svolge a diversi livelli, da quello più diretto riguardo all’esecutività<br />

(KP) a quello più generale che controlla l’esito (KR) e lo confronta con lo scopo che ci si era<br />

proposti e la sua concordanza con i valori e le posizioni etiche adottati.<br />

Ogni azione <strong>motoria</strong> va considerata globale, ovvero investe sistematicamente tutto il corpo e,<br />

da un altro punto di vista, tutte le aree della persona e della personalità. Infatti:<br />

- riuscire ad "isolare" un’azione <strong>motoria</strong>, in una certa "zona" del corpo, è frutto di un controllo<br />

globale, complessivo, senza il <strong>quale</strong> gli effetti, anche minimi, si estenderebbero inevitabilmente<br />

a tutte le altre parti;<br />

- nessuna azione <strong>motoria</strong> è "neutra" dal punto di vista cognitivo, affettivo, relazionale.<br />

Ogni azione <strong>motoria</strong> deve corrispondere a un’immagine o rappresentazione mentale (non<br />

solo visiva, ma anche cinestesica, tattile, vestibolare… ) da cui si origina e con cui viene<br />

confrontata da parte del soggetto durante e dopo l’esecuzione, contribuendo anche alla sua<br />

strutturazione e/o evoluzione.<br />

In tal modo si favorisce l’esercizio di funzioni progettuali e di controllo-valutazione.<br />

Molte soluzioni a problemi motori, se la situazione è favorevole in tal senso, possono essere<br />

raggiunte con una intuizione (o insight), una sorta di "scorciatoia" cognitiva che permette di<br />

arrivare al punto senza passaggi o ragionamenti. Ciò dimostra che la nostra mente e il nostro<br />

SN possono funzionare come una "scatola nera", ovvero si può momentaneamente perdere il<br />

controllo metacognitivo a tutto vantaggio dell’efficacia e della rapidità. Ciò non toglie che tale<br />

controllo può essere previsto a priori e recuperato a posteriori, di solito con implicazioni molto<br />

interessanti.<br />

La preazione è l’insieme di azioni preliminari che permettono l’avvio dell’esecuzione vera e<br />

propria in condizioni ottimali. Nella didattica occorre considerarla come facente parte<br />

dell’azione, sebbene con una sua funzione specifica.<br />

Le condizioni mentali e nervose che corrispondono al concepire, programmare e decidere<br />

un’azione, sono detenominate proazione e devono essere controllate metacognitivamente dal<br />

soggetto.<br />

Il rapporto tra la dimensione concreta e quella astratta, ad entrambe le quali l’uomo sente di<br />

partecipare, sembra trovare, nell’attuale panorama scientifico, una soluzione nella concezione<br />

emergentista. Secondo questa, quando in un sistema si raggiunge un alto livello critico di<br />

complessità, si danno le condizioni affinché possano emergere qualità diverse, non riducibili a<br />

quelle di partenza (come la mente emerge dal SNC).<br />

L’errore, rivalutato dalla pedagogia contemporanea che l’ha collocato fuori dalle accezioni<br />

detrattive e dalle dinamiche sanzionatorie (inteso come scarto , distanza dal modello o dal<br />

risultato preindicato) , ha una funzione precisa anche nell’apprendimento dell’azione <strong>motoria</strong>.<br />

Si deve partire da una necessaria relativizzazione (un’azione <strong>motoria</strong> "è sbagliata" sempre<br />

rispetto a un certo scopo, ma nulla vieta che sia "giusta" rispetto ad un altro) che toglie molta<br />

"forza" alla sua negatività. Ma occorre dire anche che la reafferenza di un esito o di una<br />

modalità esecutiva, valutati comunque come non pertinenti o non efficaci, hanno<br />

un’importante funzione di reafferenza che confluisce nel bilancio delle modificazioni<br />

apprenditive, contribuendo a rinforzare ed estendere queste ultime.<br />

Dal punto di vista dell’organizzazione dei parametri quantitativi, che definiscono l’azione<br />

<strong>motoria</strong> da un punto di vista fisico e bio-fisico, e che possono essere raccolti nel termine<br />

57


APPRENDIMEN-<br />

TO GENERALE E<br />

GARANTITO<br />

APPRENDIMEN-<br />

TO ESECUTIVO<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

ergomotricità, occorre riferirsi a: quantità di lavoro svolto, entità delle forze impiegate o che<br />

comunque entrano in gioco, potenza sviluppata.<br />

Relativamente alle situazioni di collaborazione collettiva, il soggetto dovrà essere in grado di<br />

attuare un decentramento socio-motorio, assumendo idieativamente o immaginativamente il<br />

ruolo, la posizione o la funzione di un interagente.<br />

Deve saper anche gestire, in modo pienamente consapevole, il processo che lo porta ad una<br />

decisione <strong>motoria</strong>, ovvero alla scelta e alla determinazione dell’azione <strong>motoria</strong> da eseguire,<br />

nonché dell’opportunità di attuarla e, quindi, del momento di avvio, con competenza<br />

organizzativa tattica e strategica.<br />

Relativamente alle tipologie, si valuteranno gli apprendimenti motori secondo la loro<br />

variabilità rispetto a due gradienti:<br />

- la significatività: l'apprendimento varia tra i due poli di significatività e meccanicità, ovvero<br />

tra generalità e specificità del prototipo cui corrisponde (riportata sull'asse verticale della<br />

tabella a doppia entrata);<br />

- l'attività del soggetto: mostrarsi recettivo in modo passivo o autonomo ed attivo, ovvero<br />

rinunciare a, evitare, oppure intraprendere processi elaborativi in cui trasforma, seleziona,<br />

decide, facendo intervenire prototipi supervisori ed algoritmi ricorsivi con cui fa valere l'autoorganizzazione<br />

(riportata sull'asse orizzontale della tabella a doppia entrata).<br />

Comprensione ed uso delle<br />

informazioni provenienti<br />

dall'esterno per<br />

generalizzare i prototipi<br />

esistenti e stabilire<br />

correlazioni tra essi.<br />

Attivazione di prototipi di<br />

azione <strong>motoria</strong> secondo<br />

una gamma ristretta di<br />

possibilità prestabilite.<br />

Decisiva l'informazione in<br />

entrata.<br />

Esecuzioni stereotipiche, di<br />

procedure fisse, secondo le<br />

informazioni in ingresso.<br />

APPRENDIMENTO<br />

PASSIVO<br />

ETERODIRETTO<br />

Attivazione di prototipi e<br />

selezione o ricerca di<br />

modalità idonee di<br />

implementazione, utilizzando<br />

gli inputs opportu-<br />

namente elaborati, al fine di<br />

ampliare il ventaglio di scelte.<br />

Attivazione di prototipi e<br />

selezione di modalità di<br />

implementazione, sfruttando<br />

al massimo la variabilità<br />

offerta dall'esistente.<br />

Attivazione di prototipi<br />

esisten-ti e selezione<br />

dell'implementa-zione<br />

secondo le indicazioni,<br />

parzialmente rielaborate,<br />

prove-nienti dall'esterno.<br />

APPRENDIMENTO CON<br />

INTERAZIONI<br />

SIGNIFICATIVE<br />

58<br />

Ricerca e strutturazione di<br />

nuovi prototipi di azione<br />

<strong>motoria</strong>.<br />

Creatività.<br />

Metacomprensione dei<br />

processi elaborativi.<br />

Revisione dei prototipi<br />

supervisori.<br />

Raggiungimento dell'azione<br />

<strong>motoria</strong> opportuna attraverso<br />

progettazioni (costruzioni a<br />

priori, ricorsivamente, di<br />

nuovi prototipi) e verifiche<br />

empiriche, combinando i due<br />

metodi.<br />

Raggiungimento di una<br />

esecu-zione <strong>motoria</strong><br />

appropriata per prove ed<br />

errori, selezionando a<br />

posteriori l'implementazione<br />

idonea.<br />

APPRENDIMENTO<br />

AUTONOMO<br />

ORGANIZZATO<br />

3)- Il linguaggio gestuale<br />

Occorre dare specificità e fondamento allo studio dell’azione <strong>motoria</strong> inserendosi nel filone<br />

della ricerca cinesica che intende la motricità (umana) come modo di relazione tra il soggetto e<br />

il mondo, portatrice di singificati, intenzioni, valori.


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Il gesto è l’azione <strong>motoria</strong> vista nella sua funzione di significazione e comunicazione. Occorre<br />

saper cogliere e gestire tale funzione nella motricità propria e altrui.<br />

Per la ricerca e la didattica dei significati del valore e delle funzioni delle azioni motorie, è<br />

necessario ricorrere ad una tassonomia, al fine di sistematizzare l’enorme variabilità delle<br />

esecuzioni motorie in categorie cinesiche, definite in base a criteri che possono anche variare<br />

situazionalmente: semantico, funzionale, estetico, eronomico…<br />

Nell’interazione ha, inoltre, un’importanza decisiva il valore prossemico delle distanze<br />

interpersonali e delle reciproche posizioni, oltre che della loro regolazione.<br />

Gli aspetti relazionali e comunicazionali dell’agire, che riguardano la definizione dei ruoli,<br />

dell’aggregazione e dell’interazione in genere, va sotto il nome di sociomotricità.<br />

Contemporanemente occorre saper mettere in atto situazioni didattiche motivanti e saper<br />

esplicitare le motivazioni di azioni motorie che si eseguono didatticamente e nel quotidiano<br />

individualmente e/o collettivamente.<br />

L’azione non può prescindere dalla situazione. La sua contestualizzazione è necessaria,<br />

inevitabile e va saputa gestire negli aspetti prevedibili e imprevedibili. In particolare l’insieme<br />

di fattori che riguardano direttamente l’atto motorio va sotto il nome di situazione <strong>motoria</strong>.<br />

La personalità è l’insieme di caratteristiche che rendono unico il singolo soggetto. La pratica<br />

<strong>motoria</strong> contribuisce a rafforzare la specificità di questi tratti. Lo stile, nell’accezione<br />

profonda ed estesa , è strettamente connesso alla personalutà, ma riguarda gli aspetti<br />

processuali e dinamici del soggetto (stile dipensiero, di comunicazione, di comportamento… )<br />

che si rivelano più o meno direttamente nell’interazione, testimoniando l’originalità del<br />

soggetto.<br />

4. Il gioco<br />

In chiave progettuale è facile porre il gioco tra gli strumenti educativi privilegiati, ma più<br />

complesso è invece il compito che l'educatore ha di realizzare in concreto una<br />

programmazione curricolare che, attraverso il gioco, consenta l'apprendimento di contenuti, lo<br />

sviluppo di capacita, l'elaborazione operativa e comunicativa di abilità, l'apprendimento di un<br />

atteggiamento creativo di fronte alle persone, ai problemi , ai contesti, agli aventi ed alle<br />

condizioni.<br />

Il gioco è contesto in cui viene accentuata la progettualità delle proprie azioni: con la<br />

formulazione di intenzioni personali, con l'organizzazione e la codificazione di azioni<br />

significative, che il soggetto esegue e verifica direttamente rispetto al loro grado di efficacia e<br />

di efficienza, contemperando le azioni stesse alle intenzioni collettive (le regole) proprie dei<br />

piccoli e grandi gruppi con cui egli interagisce.<br />

Ad ogni livello di sviluppo la natura del gioco è sempre la stessa: capace di assicurare al<br />

singolo ed al gruppo delle occasioni di incontro con se stesso, con gli altri, con gli oggetti e gli<br />

eventi, in contesti adatti all'espressione delle proprie ed altrui azioni, al fine di attivare,<br />

misurare e perfezionare le proprie capacita d’azione (nell'integrazione complessa di capacità<br />

motorie, affettivo-emotive, cognitive, relazionali, etico-morali, ecc.), mediante l'uso, la<br />

sperimentazione, la modificazione, l'apprendimento, l'elaborazione ed il perfezionamento delle<br />

proprie abilità.<br />

I giochi sono quindi sostanzialmente dei contesti operativi e comunicativi in cui il soggetto<br />

esprime le proprie capacità ed abilità anche nel confronto competitivo con se stesso e con gli<br />

altri, tendendo sempre ad una chiara definizione degli statuti di gioco e ad una valida<br />

interpretazione delle regole che essi prevedono nell'accordo di coppia, di piccolo e grande<br />

gruppo. Le regole sono così strutturate direttamente o adottate per convenzione dalla<br />

tradizione orale e sempre riadattate situazionalmente.<br />

59


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Quando il gioco viene svolto attivamente e direttamente costituisce l'espressione della libertà<br />

personale entro uno specifico contesto interattivo, in cui i rapporti spazio-temporali tra<br />

soggetti, oggetti ed eventi sono organizzati a pro dei partecipanti.<br />

Il gioco assume un ruolo centrale nella pratica dell'educazione <strong>fisica</strong>, essendo contesto e<br />

fenomeno in cui si attuano molte condotte motorie. Esso ha una propria grammatica che<br />

coordina le varie implicazioni normative dello stesso in un dato momento storico (spaziotemporale<br />

e culturale). La sua natura è prettamente culturale e si dispiega solo in un contesto<br />

sociale ove interagiscono direttamente o indirettamente più soggetti che mirano a raggiungere<br />

determinati scopi. La partecipazione al gioco è funzionale al confronto delle capacità proprie<br />

di questi soggetti ed al loro ulteriore sviluppo e perfezionamento su molteplici versanti:<br />

fisiologico, neuro-fisiologico, neuro-psicologico, emotivo-affettivo e psico-socio-motorio e<br />

relazionale, etico-morale, cognitivo, linguistico, ecc.<br />

Il gioco deve essere usato <strong>quale</strong> mezzo educativo ridondante di una significatività propria,<br />

espressione dell'equilibrio tra libertà e anarchia, ordine e disordine, atto individuale e atto<br />

collettivo, ecc. In quanto educativo non può essere organizzato in modi prescrittivi a priori<br />

sotto il piano formale, ma deve tendere sostanzialmente a ricreare equilibri sempre più<br />

complessi tra l'autonomia e la socialità della persona nel gruppo-comunità. Il ruolo<br />

dell'educatore, mediante il gioco educativo, è quindi quello di rendere possibile la<br />

partecipazione democratica, la creatività progettuale di ciascuno rispetto alle necessità:<br />

- del confronto competitivo;<br />

- della trasferibilità degli apprendimenti;<br />

- della multimedialità nella espressione dei significati personali e del gruppo;<br />

- della riorganizzazione delle attività per mezzo delle regole rispetto agli obiettivi educativi;<br />

- della autogestione (individuale e/o collettiva) delle attività di gioco;<br />

- della sua coniugazione multidisciplinare e interdisciplinare.<br />

La pluralità e la polivalenza delle situazioni problemiche presenti nel gioco educativo, saranno<br />

l'occasione per combinare diversamente i vari parametri, cercando di suscitare la motivazione<br />

intrinseca chiamando in causa intuizione, inventiva, creatività, scelte, decisionalità, tendendo<br />

conto dei rapporti interpersonali e di quelli con l'ambiente fisico. Le combinazioni dovranno<br />

ovviamente essere le più varie e dovranno soprattutto lasciare ampio margine di decisionalità<br />

al soggetto.<br />

Questa logica interna al gioco determina la proprietà dello spazio di intervento, le modalità del<br />

contatto e della comunicazione, le categorie prassiche di cui dispone il partecipante, i tipi di<br />

messaggi motori scambiati e gli universali del gioco di cui si cercherà una rappresentazione.<br />

Il gioco della tradizione e folklorico, attività tra le più frequenti nel calendario delle<br />

manifestazioni sociali e delle attività di ogni tempo, diventa quindi indispensabile in una<br />

scuola dell’autonomia che cerca con la localizzazione della cultura il collegamento con le<br />

radici e la memoria storica individuale e collettiva.<br />

5)- La prassiologia<br />

Può dirsi pragmatico (o pratico) quel comportamento che ha nell’attuazione concreta e<br />

nell’intenzionale modifica della situazione i suoi punti chiave. La motricità educativa deve<br />

trovare e/o scoprire la sua valemza pragmatica.<br />

Pertanto lo studio dell’azione <strong>motoria</strong> e la ricerca nel campo della motricità umana deve tener<br />

conto della valenza prassica (o pragmatica) dell’agire. Deve cioè prendere atto delle forme<br />

esistenti e ricorrenti della motricità che prescindono dallo studio sistematico e scientifico. Un<br />

campo di studio (insieme al suo oggetto) può definirsi prassiologico, se riguarda l’aspetto<br />

intenzionale, creativo e progettuale dell’azione.<br />

La prassiologia ha contemporaneamente carattere di scienza descrittiva, esplicativa e<br />

normativa nei riguardi sia dell’azione <strong>motoria</strong> che del soggetto che la compie.<br />

60


ORIZZONTI SCUOLA<br />

La descrizione, nell’accezione in cui è intesa dalla logica contemporanea, individua i caratteri<br />

specifici dell’azione <strong>motoria</strong> e dell’agente come oggetti della prassiologia. La descrizione<br />

stabilisce la differenza e la distanza dell’oggetto della prassiologia rispetto all’oggetto (non<br />

alla cosa) di altre scienze.<br />

La spiegazione mira ad individuare il perché causale degli oggetti che indaga, ad interpretarli,<br />

ovvero ad attribuir loro significato, a strutturare dei modelli in cui si mostrano in modo<br />

esplicito e formalizzato la struttura e la dinamica degli oggetti in questione.<br />

La costruzione di normatività va intesa nell’accezione di formulazione tecnica (in senso lato),<br />

funzionale ad individuare e formalizzare un sistema di criteri e princìpi per l’operatività, in<br />

grado di ottimizzare la messa in atto dei diversi comportamenti.<br />

La normatività, altresì, offre le indicazioni per connettere scopo e implementazioni, significato<br />

e azioni, senso e azione <strong>motoria</strong>. Questi tre livelli vanno scandirli come parti di una stessa<br />

struttura conoscitiva.<br />

OPERAZIONI METODOLOGIA<br />

DESCRIZIONE Osservazione, rilevamento, analisi,<br />

registrazio,<br />

ne, organizzazione, esposizione, dei<br />

dati del reale e delle altre scienze.<br />

SPIEGAZIONE Individuazione, elaborazione,<br />

applicazione e ve-rifica di: modelli<br />

interpretativi; relazioni causa-tive,<br />

genetiche, di intenzionalità, di<br />

finalizzazio-ne tra le dimensioni della<br />

persona.<br />

Correlazione, sintesi, inferenza,<br />

estrapolazione.<br />

COSTRUZIONE<br />

DELLA<br />

NORMATIVITÀ<br />

Individuazione, elaborazione,<br />

applicazione e verifica di:<br />

tecniche; tattiche; strategie;<br />

processi di ottimizzazione, di<br />

controllo e di gestione.<br />

Progettazione, attuazione e verifica<br />

del progetto;<br />

didattica; autodidattica.<br />

Definizione e verifica dei rapporti<br />

con norme etiche.<br />

61<br />

RICERCA:<br />

individuazione del campo<br />

di ricerca; selezione e<br />

organizzazione delle<br />

modalità e degli strumenti;<br />

raccolta e ordinamento<br />

sistematico dei dati.<br />

Multidisciplinarità.<br />

ERMENEUTICA,<br />

attraverso la costruzione di<br />

ipotesi, modelli, etc.;<br />

Interdisciplinarità.<br />

RICERCAZIONE.<br />

Teorizzazione,<br />

sperimentazione e<br />

simulazione finalizzate a:<br />

agire; apprendere ad agire;<br />

insegnare ad apprendere ad<br />

agire.<br />

Verifica sul campo:<br />

monitorizzazione;<br />

screening.<br />

Valutazione dell’azione<br />

<strong>motoria</strong> dal piano esecutivo<br />

a quello etico.<br />

Apertura e modificabilità<br />

dei progetti.


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Il poter astrarre, rappresentandola cognitivamente, l’azione <strong>motoria</strong>, consente di dissociare<br />

livelli e componenti dell’azione appresa e di riutilizzarne alcuni, adattandoli e/o<br />

ricombinandoli per finalità e in situazioni diverse. Quando ciò accade si dice che un’abilità<br />

<strong>motoria</strong> è stata soggetta a transfert. Il che implica anche la capacità di individuare e utilizzare<br />

la connessione (analogia di scopo, di esecuzione o altro) che permette il transfert stesso.<br />

La metamotricità è il complesso delle azioni motorie tendenti ad esprimere contenuti relativi<br />

alla metacomunicazione gestuale entro una specifica interazione. La metamotricità può<br />

considerarsi l'insieme di caratteristiche ed il campo delle situazioni motorie dove certi atti sono<br />

portatori di una significazione seconda che supera il senso immediato del compimento del<br />

lavoro motorio in corso.<br />

6) Il rapporto con la natura<br />

La natura è un elemento interlocutorio importantissimo per la motricità. La motricità umana<br />

però appartiene anche a uno stato di cultura e non solo di natura, il che ci obbliga a a rifuggire<br />

ideali di "purezza" e di "non contaminazione" da parte dell’artificiale. Il modo in cui si<br />

sperimentano elementi naturali è inevitabilmente umano, ovvero culturale, mai istintivo o<br />

puramente biologico. La motricità, che ci consente di rapportarci con la natura e di<br />

riappropriarcene, ha un carattere tecnico (in termini di massimo rispetto, di attenzione e di<br />

interesse).<br />

Infatti il modo di muoversi dell’uomo è caratterizzato dall’aver abbandonato l’istinto e<br />

dall’aver adottato modalità "tecniche"; l’unica via per l’uomo di acquisire ed esercitare risorse<br />

motorie è la costruzione di tecniche per via pprenditiva e cognitiva.<br />

La motricità può essere organizzata come risposta, ovvero come reazione a condizioni o<br />

eventi dell’ambiente. Tali condizioni o eventi devono coinvolgere il soggetto e costituire per<br />

esso un fattore di sollecitazione e di interrogazione.<br />

7) Le risorse motorie<br />

g. Propriamente organiche<br />

Sperimentazione dei limiti ed esercizio delle risorse fisiologiche dell’esecuzione. Tali risorse<br />

non costituiscono la motricità, ma ne permettono l’attuazione.<br />

Si tratta di:<br />

- entità della tensione muscolare;<br />

- rapidità della variazione di lunghezza del muscolo;<br />

- estensione temporale delle riserve energetiche a diversi regimi definiti in base a parametri<br />

interni (anaerobico alattacido, anaerobico lattacido e aerobico) e esterni ( attuazione di un<br />

lavoro ad un certo regime oggettivabile come velocità di spostamento, entità della resistenza<br />

vinta, ecc.).<br />

h. Neuro-cognitivo motorie<br />

Conoscenze (apprendimento di):<br />

- procedure escutive (in termini di modalità, di controllo e autovalutazione);<br />

- strutturazione delle rappresentazioni mentali correlate;<br />

- possesso delle conoscenze linguistiche idonee a riferirle, a esporne i particolari e<br />

comprenderene l’enunciazione.<br />

Competenze:<br />

- progettazione (strategica) e organizzazione (tattica) della propria motricità, senza necessità<br />

della costanza del contesto;<br />

- attuazione agevole, pronta e flessibile, del riutilizzo di conoscenze apprese (transfert).<br />

Capacità:<br />

- autovalutazione e analisi critica dell’azione (dal livello della sua rispondenza ai riferimenti<br />

valoriali e semantici, a quello della sua finalizzazione, concettualizzazione, esecuzione);<br />

62


ORIZZONTI SCUOLA<br />

- individuazione, previsione dei fattori che costituiscono le risorse, i vincoli, le particolarità<br />

contestuali;<br />

- reciprocità e integrazione tra gli aspetti teoretici e quelli materiali attuativi, attuando<br />

agevolmente conversioni e connessioni in entrambi i sensi<br />

8) Avviamento alla pratica <strong>sportiva</strong>, alla danza, al teatro, alle discipline e alle tecniche<br />

orientali,alle attività di fitness…<br />

La scuola può essere la sede ideae per proporre e sperimentare l’avviamento a una o più di<br />

queste attività, curvandole secondo i tempi, i modi e le finalità della progettazione didattica.<br />

Tali attività costituiscono infatti una gamma vasta e ricca di contenuti con valide implicazioni<br />

educative e didattiche, purché l’insegnante sappia mediare tra la natura propria di queste<br />

attività (così come si ritrovano nei vari ambienti) e le esigenze della scuola.<br />

9)- Sperimentazione, verifica e valutazione: l’aspetto docimologico<br />

L’attuazione della motricità ha il vantaggio di essere praticabile con successo anche da quegli<br />

allievi che hanno una dotazione <strong>fisica</strong> più "modesta" o addirittura "deficitaria", soprattutto se<br />

considerata dal punto di vista prestativo. In tale ottica si può prevedere, tra l’altro, l’uso del<br />

computer, a cui sarà possibile assegnare la funzione di protesi per quei soggetti che, limitati<br />

da situazioni di handicap, possono dimostrare le loro conoscenze, competenze e capacità (in<br />

fatto di corpo e azione <strong>motoria</strong>) in termini virtuali (gestendo un corpo e dei movimenti frutto<br />

di "sintesi" informatica) o indiretti (gestendo automi e robot).<br />

Una motricità concreta limitata all’uso della tastiera e dei comandi, è ugualmente degna di<br />

essere considerata e valutata ai fini educativi e apprenditivi.<br />

L’atteggiamento da promuovere nel soggetto di fronte alla situazione <strong>motoria</strong> (o al problema<br />

motorio) è quello della ricercazione. Questo perché l’esperienza che sta mettendo in atto,<br />

mentre serve a risolvere il problema e ad ottenere lo scopo, è occasione e strumento per<br />

estendere e approfondire le proprie conoscenze.<br />

Per azione <strong>motoria</strong> si intende un segmento del comportamento di una persona. L’azione<br />

<strong>motoria</strong> umana è caratterizzata da una fisicità esecutiva, dalla funzionalità biologica del<br />

soggetto che la esegue, dal significato e dalle finalità che le attribuisce il soggetto stesso (e i<br />

soggetti interagenti). L’azione <strong>motoria</strong> umana presuppone ed implica complesse integrazioni<br />

dei processi che la caratterizzano <strong>quale</strong> luogo di articolazione delle dinamiche intra- ed<br />

interpersonali, in una sintesi sempre aperta ad integrazioni, regolazione, contestualizzazione,<br />

valutazione, etc.<br />

Azione <strong>motoria</strong> e agente, che vengono descritti nei loro aspetti specifici dalla prassiologia,<br />

individuano gli aspetti rilevanti di tale operazione secondo gli schemi che seguono.<br />

Caratteristiche definitorie<br />

della motricità umana.<br />

Genesi della motricità:<br />

risorse cognitive ed<br />

esecutive.<br />

Modalità di apprendimento<br />

della motricità.<br />

Mezzi di comunicazione<br />

della motricità.<br />

AZIONE MOTORIA<br />

Anticipatoria, proattiva; cognitiva.<br />

Rappresentazione mentale; partecipazione all’universo<br />

simbolico-culturale.<br />

Costruzione di rappresentazioni mentali che<br />

implementano la soluzione di problemi.<br />

Simbolicità mentale e comunicazione-intuizione.<br />

Modificazioni costruttive, di transfert e di<br />

cambiamento del proprio universo simbolico (mentale-<br />

63


Modalità di comunicazione<br />

- vedere l’azione <strong>motoria</strong><br />

eseguita da altri<br />

- immaginarla<br />

- provarla (in concreto<br />

rapporto con il contesto)<br />

- ricevere informazioni<br />

dall’esterno a priori<br />

- ricevere informazioni<br />

dall’esterno a posteriori<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

culturale) elaborate dal soggetto in tempo reale e/o in<br />

differita dall’esperienza concreta.<br />

Funzioni:<br />

- Costruzione di una rappresentazione in terza persona.<br />

- Costruzione, per via autogena, ricorsiva, del<br />

prototipo di azione <strong>motoria</strong>.<br />

- Verifica empirica del prototipo di azione <strong>motoria</strong>.<br />

Spunto per eventuali nuovi processi costruttivi<br />

autogeni.<br />

- Ricevere elementi che, attraverso opportune<br />

trasformazioni, possono contribuire a costruire il<br />

prototipo di azione <strong>motoria</strong>. Le informazioni possono<br />

essere di tipo diverso: verbali, sonore, gestuali,<br />

iconiche...<br />

- Le informazioni a posteriori sono la reazione degli<br />

altri alla nostra azione <strong>motoria</strong>. Sia che costituisca un<br />

giudizio (riconducibile sostanzialmente ad approvazione<br />

o disapprovazione) che gli altri riteniamo ci<br />

abbiano dato, sia che siamo noi a valutare, come<br />

gradita o no, la conseguenza che la nostra azione<br />

<strong>motoria</strong> ha avuto sugli altri, ne ricaviamo sempre<br />

indicazioni per rivedere i prototipi di azione <strong>motoria</strong><br />

e/o i prototipi supervisori.<br />

L’attore o agente è il soggetto che agisce volutamente per compiere un’azione <strong>motoria</strong><br />

intenzionale. Il poter concepire, maturare, decidere autonomamente, liberamente e<br />

consapevolmente il proprio comportamento, contribuisce gradualmente a far acquisire al<br />

soggetto la propria identità.<br />

Quest’ultima si forma grazie anche al percepirsi come soggetti e attori dell’azione sul mondo<br />

fisico e sociale.<br />

L’esercizio continuato e ripetuto dell’agire ha quindi una notevole importanza per l’evoluzione<br />

personale del soggetto nel sociale, a tutte le età.<br />

Aspetto<br />

FISICO<br />

(Materia,<br />

energia,<br />

entropia)<br />

Aspetto<br />

BIOLOGICO<br />

(Funzionalità<br />

,<br />

sensibilità,<br />

attività,<br />

trasformazio<br />

ni,<br />

auto-<br />

AZIONE MOTORIA AGENTE<br />

MOVIMENTO: evento complesso di<br />

natura cinematica, dinamica, energetica,<br />

elettrochi-mica.<br />

EVENTO FUNZIONALE<br />

ADATTIVO, messo in atto da un<br />

sistema vivente. Tale evento implementa<br />

necessità e tendenze di:<br />

una struttura sub-cellulare,<br />

una cellula,<br />

un tessuto<br />

un organo,<br />

un individuo,<br />

64<br />

SISTEMA DI SISTEMI:<br />

complessi, non isolati, aperti,<br />

in interazione tra sé e con<br />

l’ambiente, intrinsecamente<br />

antientropici.<br />

STRUTTURA e<br />

FUNZIONALITÀ<br />

intrinsecamente<br />

antientropiche, capaci di provocare<br />

e finalizzare<br />

diminuzione dell’entropia<br />

complessiva del sistema<br />

individuo + ambiente per<br />

aumentare la propria.


organizzazio<br />

ne per mezzo<br />

di<br />

informazione<br />

)<br />

Aspetto<br />

ANTROPIC<br />

O<br />

(Astrazione,<br />

simbolismo,<br />

libertà come<br />

assenza di<br />

determinismo)<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

una specie,<br />

un ecosistema.<br />

Tale evento è espressione di gestione<br />

informazionale dei processi intra-attivi<br />

ed inter-attivi, da parte di:<br />

sistema nervoso,<br />

ormoni,<br />

DNA-RNA.<br />

EVENTO COMPORTAMENTALE<br />

connotato da: simbolicità<br />

(significatività), valore e funzione (a<br />

livello di evoluzione personale, di<br />

transazione e comunicazione<br />

interpersonale), coscienzialità. Tale<br />

evento si configura come azione <strong>motoria</strong><br />

determinata e determinante di:<br />

sentimenti, emozioni, affettività,<br />

strutture mentali, idee, concetti, cultura,<br />

relazioni interpersonali.<br />

65<br />

SISTEMA (complesso) DI<br />

SISTEMI biologici, altamente<br />

integrato, unitario e gerarchico<br />

(la gerarchia è di tipo circolare<br />

più che piramidale),<br />

caratterizzato da<br />

PERSISTENZA (specificazione<br />

e mantenimento di<br />

individualità, funzionalità,<br />

etc.) ed EVOLUZIONE<br />

(maturazione, sviluppo,<br />

adattamento, espansione, etc.)<br />

dell’individuo. Persistenza ed<br />

evolutività sono<br />

complementari e sono sotto il<br />

potere causativo dei sistemi<br />

infor-mazionali: DNA-RNA,<br />

ormoni, sistema nervoso.<br />

È caratterizzato da<br />

AUTOPOIETICITÀ.<br />

ENTITÀ<br />

INTERFUNZIONALE,<br />

unitario, comprensivo di una<br />

dimensione che non è né <strong>fisica</strong><br />

né biologica ovvero della<br />

mente, con tut-te le sue<br />

implicazioni: coscienza,<br />

intenzionali-tà, astrazione,<br />

capacità logiche, emozioni...<br />

Le risorse mentali sono<br />

autopoietiche e interattive con<br />

quelle altrui. Inoltre hanno il<br />

loro correlato biologico nella<br />

funzionalità nervosa e<br />

organismica generale.<br />

I fattori che contribuiscono all'apprendimento e all'insegnamento dell'azione <strong>motoria</strong>, vanno<br />

focalizzati, dall'intenzione didattica degli interagenti, sulle situazioni che implicano relazione<br />

inter-umana.<br />

PROGRAMMAZIONE DIDATTICA<br />

metodologie, metodi, mezzi<br />

obiettivi educativi: qualità, abilità e capacità<br />

esistenziali<br />

interdisciplinarità e multidisciplinarità<br />

- funzionali<br />

- coordinative<br />

- emotivo-affettive<br />

- relazionali


contenuti:<br />

- corpo come identità<br />

- prevalenza nella compresenza<br />

per promuovere la persona ecologica<br />

mediante<br />

educazione corporeo-<strong>motoria</strong> ecologica<br />

avviamento ecologico alla pratica <strong>sportiva</strong><br />

pratica ecologica dell'attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong><br />

pratica degli sport ecologici<br />

attraverso<br />

gioco infantile tradizionale<br />

gioco educativo<br />

gioco sportivo<br />

sport giocato<br />

Con Tecniche<br />

- multimodali<br />

- multimediali<br />

- polilinguistiche<br />

- polivalenti<br />

- interdisciplinari e multidisciplinari<br />

- polisportive<br />

- problemiche<br />

- operazionali<br />

- immaginative (mentali)<br />

- sociodrammatiche<br />

In base a Valori condivisi<br />

SI<br />

- competizione<br />

- aggregazione<br />

- solidarietà<br />

- agonismo<br />

- incontro<br />

- socialità<br />

- individualizzazione<br />

- diversificazione<br />

- volontà<br />

- impegno<br />

- fantasia<br />

- creatività<br />

- comunione<br />

Con concreti significati: sui piani<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

NO<br />

- contrapposizione<br />

- separazione<br />

- divisione<br />

- antagonismo<br />

- scontro<br />

- massificazione<br />

- egoismo<br />

- gerarchizzazione<br />

- ...............<br />

equilibrio uomo-ambiente<br />

66<br />

- cognitive<br />

- etico-morali<br />

- corpo come esperienza: 0/3<br />

- corpo come linguaggio: 3/6<br />

- corpo come memoria: 6/8<br />

- corpo come immagine: 8/11<br />

- corpo come progetto: 11/14<br />

- corpo come scelta: 14…


ecologico<br />

personale<br />

sociale<br />

estetico<br />

culturale<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

realizzazione dell'identità<br />

solidiarietà<br />

senso del bello<br />

consapevolezza cognitiva<br />

origine, originalità, testi-<br />

monianza, destino<br />

di senso<br />

Le prove di verifica saranno strutturate in modo da non essere condizionate dal livello<br />

quantitativo della prestazione, ma dalla capacità di collegarle alla cognitività e agli altri<br />

linguaggi, al fine di verificare e valutare conoscenze, competenze e capacità secondo il<br />

seguente schema.<br />

CONOSCENZA<br />

(ESECUTIVIT<br />

À)<br />

COMPETENZA<br />

(LIBERTÀ DA<br />

VINCOLI<br />

CONTESTUAL<br />

I)<br />

CAPACITÀ<br />

(PIENA<br />

CONNESSION<br />

E CONCETTO-<br />

ESPERIENZA.<br />

METAESECUT<br />

I-VITÀ)<br />

Il soggetto ha memorizzato le modalità esecutive di certe azioni;<br />

le sa selezionare e utilizzare su specifica richiesta;<br />

sa rendere conto del loro significato in termini di comunicazione;<br />

sa valutarne la pertinenza;<br />

sa rendere conto delle modalità esecutive;<br />

sa rendere conto dello scopo immediato della propria azione <strong>motoria</strong>.<br />

Il soggetto sa riportare le proprie competenze motorie a qualunque<br />

contesto, indipendentemente dalla somiglianza con quello di<br />

apprendimento;<br />

usa con padronanza la progettualità strategica e la sa attuare<br />

tatticamente;<br />

sa adattare tatticamente la propria condotta <strong>motoria</strong> rispetto a<br />

variazioni contestuali;<br />

sa trasferire consapevolmente i propri apprendimenti motori a<br />

situazioni simili, sfruttando la loro polifunzionalità.<br />

Il soggetto sa valutare e analizzare criticamente (da un punto di vista<br />

strutturale e semantico) l’azione <strong>motoria</strong> eseguita e il suo esito in<br />

rapporto all’intenzione e allo scopo diretto;<br />

sa cogliere significati secondari e impliciti della propria e altrui<br />

azione <strong>motoria</strong>;<br />

sa teorizzare a partire dall’esperienza;<br />

conduce con padronanza sia la propria elaborazione concettuale che<br />

la propria esperienza <strong>motoria</strong> e usa ciascuna delle due in funzione<br />

della verifica dell’altra;<br />

sa strutturare (per la propria azione <strong>motoria</strong>) e comprendere (per<br />

l’azione <strong>motoria</strong> altrui) una gerarchia di scopi.<br />

67


ORIZZONTI SCUOLA<br />

L’ATTIVITÀ MOTORIA NELLA SCUOLA MATERNA E<br />

NELLA SCUOLA DI BASE<br />

Già nei Programmi Didattici della Scuola Elementare del 1985 si parlava di “esigenza e<br />

crescente richiesta di attività <strong>motoria</strong>” ma, a 16 anni di distanza, non si può ancora<br />

affermare di aver pienamente soddisfatto quella che già allora fu ritenuta come un’urgenza.<br />

Molto, per la verità, è stato fatto 1 ma crediamo che il riconoscimento del contenuto culturale<br />

dell’attività <strong>motoria</strong> e della sua specificità, all’interno del curricolo di studio, siano ancora<br />

piuttosto lontani. La nostra Associazione (di Insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica dell’Alto Adige)<br />

intende aprire un tavolo di confronto che poggi su alcuni presupposti che hanno guidato la<br />

nostra analisi e attorno ai quali intendiamo orientare il dibattito:<br />

L’unanime riconoscimento dell’importanza dell’attività ludico – <strong>motoria</strong> nella<br />

costruzione del senso di realtà e dell’accesso al sistema simbolico (presupposto per la genesi<br />

dell’intelligenza) da parte del mondo della Pedagogia psicologica (e della Psicologia cognitiva)<br />

La diversa attenzione delle famiglie verso l’attività <strong>motoria</strong>, legata soprattutto alle<br />

mutate condizioni di vita ed alla preoccupante assenza di cortili e spazi “sicuri”, le quali<br />

richiedono sempre più un intervento diretto della scuola (spesso le Società Sportive non sono<br />

in grado di soddisfare tale esigenza di movimento)<br />

La crescente consapevolezza del mondo della scuola2 della necessità di pensare<br />

curricoli motori più coerenti ed affidati a persone competenti<br />

1 Molto si deve alla disponibilità di alcuni Direttori Didattici e Docenti elementari che, in collaborazione<br />

con alcuni insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> utilizzati presso le scuole elementari, sono riusciti a costruire<br />

realtà in cui l’attività <strong>motoria</strong> comincia ad essere considerata una disciplina curriculare a tutti gli effetti.<br />

2 Qui ci si riferisce soprattutto ai Direttori ed ai Docenti elementari che, interpellati (nel 2000) sulla<br />

prospettiva di inserire in modo attivo e stabile gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica all’interno della scuola<br />

elementare, si sono dichiarati favorevoli: all’80% i primi ed al 93% i secondi. Nelle scuole materne tale<br />

disponibilità si manifesta in uno sbocciare di progetti legati all’attività <strong>motoria</strong> dove è fatto esplicito<br />

riferimento ad insegnanti esperti in attività <strong>motoria</strong>, quali coordinatori ed animatori di progetto.<br />

68


scuola<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

L’insorgere di una nuova intenzionalità educativa scolastica: la cultura dello star bene a<br />

L’affacciarsi di nuovi insegnamenti legati all’uomo ed alla sua interazione con gli altri e<br />

con l’ambiente: educazione ambientale, educazione sanitaria, educazione stradale, educazione<br />

sessuale, ecc.<br />

Come possiamo vedere, gli ingredienti ci sarebbero tutti, per una visione della scuola<br />

di base che, come momento formativo insostituibile, oltre che per la lettura-scrittura, si<br />

assuma finalmente la responsabilità di alfabetizzare la popolazione anche in ambito<br />

motorio e sportivo. Ma tutto ciò ancora non avviene.<br />

Crediamo però che il panorama si sia ora arricchito di due nuovi elementi che potrebbero<br />

aiutare il cambiamento che noi auspichiamo: il <strong>futuro</strong> riordino dei cicli scolastici e la recente<br />

legge sull’autonomia delle istituzioni scolastiche che, se sfruttati nel modo migliore,<br />

potrebbero costituire un momento di riflessione e revisione del curricolo scolastico nel suo<br />

insieme (ed è su questo che vogliamo discutere in particolare):<br />

1. come verranno utilizzati gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> delle attuali scuole medie?<br />

a. Lavoreranno solo sui bambini dell’attuale V elementare<br />

b. Verranno assegnati ai diversi circoli didattici in qualità di coordinatori dell’attività <strong>motoria</strong><br />

dalla I alla v classe (specialmente in quelle numerose realtà dove il dimensionamento<br />

assemblerà più ordini di scuola)<br />

c. Avranno a disposizione un completamento di cattedra da “spendere” nella scuola<br />

elementare, sulla base delle richieste delle diverse direzioni<br />

d. Sarà formato un gruppo d’insegnanti “specializzati” (anche in base all’esperienza maturata<br />

in questi ultimi 10 anni), che lavorerà soprattutto nelle scuole elementari, e che coordinerà i<br />

diversi curricoli motori per orientare le scelte didattiche attorno ad obiettivi armonizzati ai<br />

nuovi criteri di studio ed alle moderne teorie dell’educazione <strong>motoria</strong>, ad iniziare dalla<br />

scuola per l’infanzia (questa è l’ipotesi auspicata dalla nostra associazione).<br />

2. è possibile ipotizzare un intervento mirato sull’educazione <strong>motoria</strong> sin dalla scuola<br />

materna?<br />

3. è prevedibile che le diverse scuole elementari, nell’esercizio della propria autonomia<br />

programmatica e didattica, possano realizzare progetti di integrazione dell’educazione<br />

<strong>motoria</strong> nel curricolo di studio utilizzando le competenze degli insegnanti di educazione<br />

<strong>fisica</strong>?<br />

Questi non sono che alcuni dei molti scenari ipotizzabili; quello che noi speriamo è che si<br />

possa finalmente aprire un dibattito concreto e che si voglia, una volta per tutte, affrontare in<br />

modo sereno ma approfondito la tematica che vede l’educazione del movimento in relazione alla<br />

crescita ed alla maturazione della personalità.<br />

A noi sembra che i tempi siano maturi e che vi siano, dunque, quelle condizioni<br />

essenziali per provare a coordinare l’azione del mondo scolastico con quanto è previsto dalla<br />

normativa che regola l’utilizzo del personale docente. In altre parole, pensiamo che la nostra<br />

Provincia, all’interno del grado di libertà che le è concesso dall’istituto dell’autonomia, possa<br />

dotarsi di un impianto legislativo all’avanguardia, rispetto al resto del territorio nazionale, che<br />

permetta un utilizzo più mirato delle risorse umane già presenti nella scuola e che la metta al<br />

passo con gli altri paesi europei. Paesi nei quali l’attività <strong>motoria</strong> ha ben altro spazio nel<br />

69


ORIZZONTI SCUOLA<br />

curricolo di studio e dove gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> sono presenti sin dalla scuola<br />

materna, quali docenti di “sport”.<br />

Sono molti anni che gli insegnanti di educazione <strong>fisica</strong> della nostra Provincia<br />

s’interrogano sul proprio ruolo e speriamo che da quest’ennesimo colloquio possa nascere un<br />

interesse genuino, da parte del mondo politico, verso l’educazione <strong>fisica</strong>. Come genuina è la<br />

nostra convinzione che si possa e si debba fare molto di più per l’attività <strong>motoria</strong> nella futura<br />

scuola di base.<br />

Andare a far corpo e movimento<br />

a cura di Edo Zocca – insegnante<br />

riflessione a margine di una nuova intitolazione dell’educazione <strong>fisica</strong><br />

La prima sensazione è quella di trovarmi di fronte, nella prospettiva, ad una disciplina dove<br />

poter vivere il corpo in un modo particolare, ma in che modo?<br />

Un giudizio fondamentalmente positivo sull’impianto complessivo del riordino dei cicli della<br />

scuola primaria mi sembra stonare dichiaratamente nella proposta di intitolare una disciplina<br />

"corpo e movimento".<br />

Come potremmo certificarla: corpo e movimento ottimo, insufficiente, tanti … (puntini neri)?<br />

Si sa il corpo si muove, almeno quello vivo, perché allora intitolare una disciplina così?<br />

Altrove, in altre discipline il corpo non è coinvolto?<br />

Il medico medica, e si interessa di corpi, nessuno si sognerebbe di intitolare la sua attività:<br />

corpo malato poco, malato grave, malato senza speranza, … speriamo che se la cavi.<br />

Quali saranno gli oggetti dell’insegnate di "corpo e movimento", i soggetti, quelli almeno sì,<br />

saranno gli stessi?<br />

Credo rimangano, anche rinominata la disciplina, gli stessi oggetti e soggetti in campo : i<br />

movimenti, i gesti, le azioni, la pratica organizzata di questi e la produzione eventuale del<br />

nuovo da parte di qualcuno che opera dal non conosciuto, dal non padroneggiato al conosciuto<br />

e padroneggiato, o si vuol pensare, o portarci a pensare, ad altro?<br />

La serie di emozioni, che provo, a questo punto, comincia a diversificarsi molto.<br />

In una scuola così poco attenta al corpo stupisce che si debba intitolare una disciplina al<br />

corpo. "Alla memoria" forse, come si fa con l’intitolazione delle strade. Per poi avere la<br />

consolazione di dimenticarlo definitivamente altrove, al di fuori di un tempo a lui dedicato in<br />

ambienti adatti e ancora troppo spesso adattati, negli spazi del banco o al tempo – non così<br />

raro – delle minacce: "se non fate i bravi non andremo in palestra"; per dimenticarlo nei tempi<br />

e negli spazi delle ricreazioni a metà mattina, nelle discipline nobili, perché si possa<br />

tranquillamente praticare l’essere nella scuola come esperienza virtuale e non virtuosa<br />

dell’azione educativa e formativa, dove il corpo c’è, malgrado la mente sia sempre più spesso<br />

altrove.<br />

Gli insegnanti di "educazione <strong>fisica</strong>", meglio di ginnastica – da ??????????esercizio<br />

corporale –hanno sempre intuito di non operare solo sul corpo, "corpo proprio" in relazione,<br />

che comunque non si estingue o assenta quando lo si costringe al banco.<br />

Non ci è possibile dimenticare il corpo quando ci vogliamo interessare di educazione, sarebbe<br />

paradossale pensare che possa esistere una qualsiasi attività umana che dimentichi questo.<br />

Questo corpo continua ad interrogare la scienza e le pedagogie nella sua concreta realtà:<br />

malato oppure glorioso, piccolo o grande, eroico o tremante, disperatamente muto o<br />

sovraccaricato di simboli, ma non è una disciplina.<br />

La ginnastica è disciplina, l’espressione <strong>motoria</strong>, l’espressione linguistica, logica, artistica,<br />

musicale sono discipline, dove la ricerca epistemologica, storica, metodologica e didattica è<br />

70


ORIZZONTI SCUOLA<br />

tradotta in insegnamenti ed apprendimenti praticabili nella scuola, nelle diverse età e nelle<br />

differenti condizioni.<br />

Quando parliamo del corpo operiamo spesso delle frammentazioni delle vere e proprie<br />

vivisezioni. Ci sembra di riconoscerlo e crediamo di descriverlo frammentato e diviso nelle<br />

mappe neurali e nelle tavole anatomiche, comprenderlo nelle tabelle funzionali e nei quadri di<br />

sintesi delle prove di competenza o dei criteri di accettabilità normalizzati. Operiamo delle<br />

vere e proprie ferite, quando, nel linguaggio, tentiamo di descriverlo, deformandolo e<br />

trasfigurandolo.<br />

Nel racconto epico o nel frammento lirico diventa mito e oggetto di pratiche violente e<br />

curiosità morbose, e poi ancora, protetto e lacerato da trasfigurazioni virtuali che lo riducono<br />

ad immagine e a specchio deformato di sé stesso.<br />

Ma il corpo resiste e fugge a queste ferite operate dalla scienza e dal linguaggio, resiste e si<br />

divincola, soggetto e oggetto insieme, confuso nelle intenzioni e nelle azioni che su di lui si<br />

operano.<br />

Le scienze e il linguaggio non possono, tuttavia, assumerlo o rappresentarlo pienamente.<br />

La scuola in particolare e una maggiore responsabilità educativa della comunità, consapevole<br />

di questa sua funzione, dovrebbero farsi carico di una creativa sua ricomposizione.<br />

Questa intitolazione sembra invece rivelare un pensiero sul corpo come protesi della mente,<br />

un’icona, un’immagine di sé stesso da rivisitare due ore alla settimana per riconoscerla.<br />

Una scuola – l’unica in Europa - che pensa di dedicare una materia (cosa dico i contenuti di<br />

una materia) al corpo non rivela di essere una scuola "sana di mente".<br />

La confusione di questa intitolazione di una disciplina forse è nata dal fatto che si è confuso,<br />

prima con il termine di educazione <strong>motoria</strong> da educazione <strong>fisica</strong> e da questa da ginnastica, il<br />

ruolo e i responsabili di questa azione formativa di tutta la scuola.<br />

Si è pensato per esempio che l’educazione <strong>fisica</strong>, l’educazione artistica o l’educazione<br />

linguistica fossero materie e non obiettivi formativi di tutta la scuola, responsabilità di tutti gli<br />

adulti della scuola quindi e non solo degli insegnanti di …<br />

Erano e sono responsabili dell’educazione <strong>fisica</strong>, psicologica e fin anche morale tutti gli<br />

operatori della scuola, tutti.<br />

Altra cosa è l’esercizio fisico o l’esercizio logico o l’esercitarsi nella lettura, compiti questi<br />

specifici e particolari della proposta educativa, compiti appunto di alcune persone, non di tutte<br />

le persone della scuola e della comunità, preparate queste, culturalmente e professionalmente a<br />

tradurre la scienza del movimento o del linguaggio in insegnamenti, percorsi collettivi ed<br />

individuali, sequenze operative, moduli o unità didattiche.<br />

Esperienze e conoscenze, comportamenti e sensibilità, da trasferire da parte di una<br />

generazione più anziana alla più giovane ed emergente: esperienze di movimento, di gioco, di<br />

lettura, di scrittura, di produzione artistica o musicale esperienze da vivere, ricordare e magari<br />

da voler rivivere.<br />

Il problema sta qui: la scuola è responsabile (res- ponderare, sa sopportare il peso e ne ha<br />

capito l’importanza) dell’educazione integrale delle personalità delle ragazze e dei ragazzi<br />

che la frequentano, mentre i singoli insegnanti delle varie discipline, nel contesto, nei tempi e<br />

negli spazi specifici sono i promotori di quest’azione formativa, attraverso strumenti<br />

particolari di formazione: le discipline appunto, che sono parte della cultura, il particolare e<br />

gli strumenti dell’azione formativa della comunità nei confronti dei giovani.<br />

Ginnastica è il termine giusto – secondo il mio punto di vista – per una disciplina che si vuole<br />

interessare delle attività complesse del corpo, gesti e azioni consapevoli e competenti che<br />

possono migliorare il proprio modo di essere al mondo fin tanto che nel mondo si è, con il<br />

corpo.<br />

71


ORIZZONTI SCUOLA<br />

72


INSERIRE IL DOCUMENTO ZIP<br />

ORIZZONTI SCUOLA<br />

SPORT E SCUOLA , RICETTA VINCENTE<br />

"L’attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> come grande occasione per stare bene a scuola." "Che lo sport<br />

invada le aule " ricordando le parole del Ministro Berlinguer a Massa Carrara nell’ottobre<br />

1999, si è aperta la grande Assemblea degli insegnanti d’<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva della<br />

Provincia di Roma svoltasi Mercoledì scorso all’Istituto Galilei di Roma. La Cgil<br />

organizzatrice dell’incontro era presente ai massimi vertici con Gabriella Giorgetti della<br />

Segreteria nazionale e Gianni Di Caro della Cgil scuola romana .I temi dell’incontro sono<br />

quelli che da decenni sono all’ordine del giorno di una scuola che da sempre ha considerato<br />

l’attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> una materia di serie B.<br />

In questo contesto solo il duro lavoro di migliaia d’insegnanti ha permesso di svolgere<br />

l’attività in condizioni ardue e disagiate (oltre il 55% delle scuole non possiede una<br />

palestra).L’entrata in Europa ,da molti interventi è stato sottolineato non può solo voler dire<br />

moneta unica, ma uniformarsi alle politiche sportive scolastiche degli altri Paesi ove<br />

mediamente un alunno nel suo percorso scolastico svolge attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> per circa<br />

1800-2000 ore mentre in Italia non raggiunge le 500 ore.<br />

73


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Nella sua relazione introduttiva Gabriella Giorgetti ha riproposto i temi della Conferenza<br />

sindacale unitaria svoltasi a Fiuggi nella primavera del 1998. Nei documenti unitari conclusivi<br />

si ribadiva come le due ore curriculari d’<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva, a partire solo dalla<br />

secondaria, rendono l’intervento settoriale e poco incisivo, si ribadisce come fondamentale<br />

sarà, dalla riforma dei Cicli approvata nelle scorse settimane, definire un percorso che dal<br />

primo anno del ciclo di base introduca attraverso, inizialmente, un consulente in ogni " circolo<br />

didattico " con funzioni di lavoro comune con la maestra, anche attraverso un collegamento<br />

con la scuola d’infanzia.Sono venuti alla luce in alcuni interventi come il Perseus promosso<br />

dal Capo dell’Ispettorato Luigi Calcerano ed approvato con decreto del Ministro Berlinguer il<br />

6 agosto del 1999, abbia dato un forte impulso alla progettualità della scuola dell’autonomia.<br />

Ombre invece, si intravvedono nella prima stesura del decreto di riordino del Ministero della<br />

Pubblica Istruzione , dove una giusta riscrittura dei Dipartimenti non evidenziano con<br />

chiarezza se non nell’articolo 12"… . Agli indirizzi e strategie nazionali in materia di rapporti<br />

della scuola con lo sport… ." Dimenticandosi poi nei passi successivi, quando si tratta di<br />

individuare le aree di funzioni relative, di citare il tema attività motorie e sportive.Su questo<br />

tema specifico il sindacato già nell’ultima seduta del Consiglio Nazionale della Pubblica<br />

Istruzione e con interventi specifici, ha ribadito, che rendere visibile la tematica delle attività<br />

motorie e sportive nei nuovi Dipartimenti, non significa mantenere in piedi vecchie e superate<br />

strutture, ma individuare spazi unitari e riconoscibili, di progettualità sulle tematiche e le<br />

educazioni trasversali alle politiche giovanili, di cui l’attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> è e dovrà<br />

sempre più diventare uno dei punti cardine, senza vedersi spezzettare nelle varie educazioni e<br />

servizi diretti ad altre componenti della scuola.<br />

Il tema delle infrastrutture scolastiche sportive assume nel contesto del miglioramento della<br />

qualità scolastica un posto rilevante soprattutto nel rapporto con Regioni ed Enti Locali.<br />

Il protocollo d’intesa realizzato tra Ministero della Pubblica Istruzione e Comune di Roma ha<br />

fatto da punto di riferimento per altrettanti protocolli d’intesa in altre realtà italiane. Nei<br />

suddetti protocolli si inserisce il tema scottante dell’utilizzo delle attrezzature sportive<br />

scolastiche e non, in un quadro di trasferimenti di competenze previsto dal 112 (Bassanini) ed<br />

approvato nei giorni scorsi dalla Conferenza Stato Regioni, Enti Locali .<br />

Nel dibattito sono stati introdotti i temi messi in luce dallo studio dell’UDS in 1200 scuole<br />

italiane dove è evidenziato che nel 32 % delle scuole del sud dell’Italia non si svolge l’attività<br />

<strong>sportiva</strong> curricolare, oltre allo studio dei Pediatri italiani che rileva che un bambino su due non<br />

svolge attività <strong>sportiva</strong> con gravi conseguenze sulla salute (sedentarietà,obesità ..)<br />

Nel dibattito si è ben inserito il saluto del Senatore Ds Giorgio Mele che si è detto molto<br />

vicino alle istanze degli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva mettendo in risalto<br />

l’impegno profuso dalla maggioranza e dal Governo sui temi dello sport (IUSM,Riforma<br />

Coni, Doping, Perseus ,Legge di riforma fiscale dello sport dilettantistico … .) si è detto<br />

convinto che solo un forte rilancio della attività <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> a scuola permetterà al<br />

nostro paese di raggiungere standard di qualità europei anche nel mondo dello sport.<br />

L’impegno del gruppo Ds e dell’Ulivo nei prossimi giorni sarà quello di verificare tutte le<br />

strade possibili per riconoscere l’equipollenza della Laurea di Primo livello al diploma<br />

ISEF.Su questo tema specifico oltre che sui temi più generali dello sport a scuola è intervenuta<br />

la Sottosegretaria Carla Rocchi. La Sottosegretaria ha annunciato una sua iniziativa nei<br />

74


ORIZZONTI SCUOLA<br />

confronti del Ministro Berlinguer e d’intesa con il Ministero dell’Università, per procedere con<br />

la collaborazione dei nascenti Istituti Universitari di Scienze Motorie alla stesura di un vero e<br />

proprio protocollo d’intesa per la formazione degli insegnanti in servizio, al fine di far<br />

ottenere, con corsi di aggiornamento inerenti alla fase di avvio delle tematiche relative<br />

all’autonomia e alla riforma dei cicli, il riconoscimento della equipollenza tra titolo ISEF e<br />

lauree di I° e secondo livello.Nel pomeriggio presso il Murst già 15 Iusm di diverse regioni<br />

Italiane si incontravano per definire momenti di coordinamento tra cui affrontare i temi<br />

sopraesposti.<br />

La CGIL si è impegnata confermando l’impegno assunto del Segretario Generale Sergio<br />

Cofferati, all’Assemblea tenuta alla Università La Sapienza il 19 gennaio scorso , cioè di<br />

attivare una grande mobilitazione a partire da un gruppo di lavoro sui temi dello sport a<br />

scuola.<br />

MAURO BARDAGLIO *<br />

*Membro del nucleo di supporto Ispettorato per l’<strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva Ministero<br />

della Pubblica Istruzione Roma<br />

SESTRIERE 17 dicembre 1998<br />

Convegno<br />

"Sport a scuola": Analisi di un anno di sperimentazione.<br />

Relazione:<br />

L’importanza del ruolo dei docenti di <strong>Educazione</strong> Fisica.<br />

Bruno Mantovani<br />

Desidero esprimere un cordiale saluto a tutti i presenti; so di parlare ad una platea molto<br />

importante e credo che la vostra presenza permetta di confrontare ed elaborare un numero<br />

elevato di informazioni relative alla disciplina proprio per il ruolo che svolgete nella scuola.<br />

Desidero ringraziare il Prof. Porqueddu per avermi invitato a partecipare con una relazione a<br />

questo convegno.<br />

Il tema che devo affrontare è l’analisi di un anno di sperimentazione e l’importanza del ruolo<br />

dei docenti di <strong>Educazione</strong> Fisica.<br />

Genesi della sperimentazione.<br />

Devo dire, però, che quando ho letto il titolo della relazione mi sono fermato un attimo a<br />

pensare e mi sono detto? Ma c’è stata una sperimentazione? Abituato a lavorare con gli<br />

IRRSAE e nell’aggiornamento, sinceramente non mi sembrava di aver partecipato a una<br />

sperimentazione. Non sapevo <strong>quale</strong> fosse l’oggetto di questa sperimentazione.<br />

75


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Poi ho letto la seconda parte della relazione e allora mi sono ripreso: qualcosa su quello avrei<br />

potuto dirlo, in quanto apre un ambito di riflessione molto più ampio.<br />

Sinceramente non so che cosa si sia sperimentato l’anno scorso. Sicuramente si sono fatte le<br />

stesse cose dell’anno precedente ma con una piccola differenza: in ritardo, perché a ottobre,<br />

nelle province sperimentali, non si sapeva ancora nulla dei progetti delle Federazioni. Io<br />

personalmente ne ho visti alcuni, ma non tutti, perché al Provveditorato di Milano, fotocopiarli<br />

per tutti, sarebbe costato qualcosa come 10 milioni.<br />

Quando finalmente sono arrivate le indicazioni e sono iniziati i campionati, a metà strada si è<br />

cambiato indirizzo.<br />

Mi spiego meglio con un esempio: a Milano la Pallacanestro doveva essere conclusa a livello<br />

provinciale. La decisione era stata presa proprio perché l’attività era iniziata tardi e doveva<br />

avere una maggiore diffusione e continuità a livello locale.<br />

A marzo è giunto il contrordine: bisognava finire entro un certo periodo per partecipare alla<br />

fase interregionale di Viareggio e arrivare comunque alle finali nazionali.<br />

Conclusioni: invece di fare e finire tutto con calma, si è dovuto fare le ultime partite<br />

ravvicinate per poter accedere alla fase interregionale.<br />

La lentezza delle comunicazioni e l’incertezza della situazione ha fatto sì che molti insegnanti<br />

partissero tardi o addirittura alcuni non iniziassero nemmeno.<br />

Il risultato, in termini di partecipazione, è stato evidente anche nell’atletica dove, nella fase<br />

extraistituto, hanno partecipato meno scuole di quelle presenti lo scorso anno, non<br />

sperimentale.<br />

Se uno degli obiettivi pubblicizzati era quello di aumentare la diffusione della pratica <strong>sportiva</strong>,<br />

nell’anno della sperimentazione è, per lo meno a Milano, diminuita. Nonostante la scarsità di<br />

dati al riguardo credo che i Coordinatori possano confermare questa diminuzione dell’attività<br />

nelle provincie sperimentali.<br />

Mi auguro di sbagliare, ma mi piacerebbe avere dati a livello nazionale.<br />

Un fatto che mi ha lasciato perplesso è stata l’indagine che a fine anno è stata mandata alle<br />

scuole per sapere quanti fossero gli allievi della scuola e quanti partecipassero alle attività<br />

sportive. Un dato mai chiesto e non confrontabile con gli altri dati che riguardavano solo i<br />

partecipanti alla fase extraistituto.<br />

Le finali nazionali<br />

Da sempre la maggior parte degli insegnanti ha contestato le finali nazionali. Per alcune<br />

Federazioni rappresentavano i loro campionati nazionali pagati dal CONI. L’unico contatto<br />

con la scuola era che gli allievi andavano a scuola.<br />

Il meccanismo della fase nazionale è perverso perché contrario alla possibilità di fare un<br />

lavoro continuo nel tempo.<br />

Per fare un lavoro serio bisogna lavorare nei tre anni (per la scuola media) e con gruppi<br />

diversi per ogni anno di scuola. Al termine dei tre anni è possibile raccogliere buoni risultati.<br />

Per fare questo lavoro non si hanno ore a sufficienza oppure bisogna dedicare le ore che si<br />

hanno a un solo gruppo. Concetto contrario ai principi dichiarati dei giochi studenteschi.<br />

76


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Le dichiarazioni di principio si scontrano con una realtà organizzativa e burocratica,<br />

manifestando una totale incoerenza.<br />

Protocollo d’intesa<br />

Questa sperimentazione è figlia del Protocollo d’Intesa MPI – CONI, nel <strong>quale</strong> è indicato il<br />

nuovo indirizzo dello sport scolastico.<br />

E’ figlia di una erronea e negativa dipendenza della scuola dal CONI e dalle Federazioni, e qui<br />

sta il problema.<br />

L’impostazione del protocollo ha delle ripercussioni pesanti sui contenuti e sul sistema<br />

sportivo scolastico in generale.<br />

Consultazione degli insegnanti<br />

Il protocollo, che ha per oggetto lo sport nella scuola, nasce senza nessuna consultazione degli<br />

insegnanti che si sono visti riproporre da una parte cose fatte da sempre e dall’altra variazioni<br />

come la corsa su strada o il lancio del giavellottino, che solo chi non è nella scuola può<br />

proporre.<br />

Sarebbe stato sufficiente chiedere agli insegnanti, in base alle loro esperienze, e si sarebbero<br />

raccolte chiare indicazioni sulle esigenze dello sport scolastico.<br />

Credo che questa mancata consultazione sia stata voluta perché avrebbe messo in evidenza le<br />

esigenze della scuola che sono diverse da quelle del CONI e avrebbe o bloccato il protocollo o<br />

avrebbe visto la nascita di conflitti insanabili.<br />

Circolari 466 e 1545<br />

A confermare questa ipotesi ci sono due circolari la 466 e la 1545 che danno chiare direttive e<br />

fanno chiaramente emergere una posizione dominante del CONI, e una posizione degli<br />

insegnanti di dipendenza progettuale, organizzativa e culturale dal CONI e dalle Federazioni.<br />

La reazione degli insegnanti ha messo in evidenza queste situazioni negative e ha fatto capire<br />

che sul piano culturale e innovativo non si è sperimentato nulla, non c’è stato alcun<br />

miglioramento, ma è aumentata soltanto la confusione.<br />

I progetti delle Federazioni<br />

A conferma di questa situazione ci sono i progetti delle Federazioni che sono in alcuni casi<br />

assurdi e in altri ovvi.<br />

A conferma di tale situazione provo ad analizzare alcuni punti del progetto tecnico della<br />

FIDAL per le scuole medie inferiori che è stato inviato ad ogni scuola.<br />

L’atletica è un’attività che noi insegnanti normalmente privilegiamo, ma è bene chiarire<br />

quando si vuole proporre attività che hanno un esclusivo ruolo promozionale da quando<br />

77


ORIZZONTI SCUOLA<br />

chiediamo agli allievi di partecipare a manifestazioni nelle quali trovano tutte le componenti<br />

della normale competizione <strong>sportiva</strong>.<br />

Mi viene spontanea una riflessione: ma le società sportive fanno i campionati di campestre in<br />

staffetta. Non mi risulta. Perché allora queste proposte devono essere fatte alla scuola?<br />

La risposta immediata a tale proposta è stata la partecipazione di un numero minore di ragazzi<br />

alla gara.<br />

Le possibilità organizzative non permettevano di far correre contemporaneamente un numero<br />

elevato di staffette.<br />

Quando poi vedo scritto attività di corsa su strada, mi domando dove sia possibile<br />

organizzarle, quando in ogni città il problema traffico è particolarmente complesso.<br />

L’ultima assurdità è il lancio del giavellottino. Avevamo una bellissima gara, il lancio della<br />

pallina, adeguata alle capacità degli allievi e che permetteva di farli lavorare molto bene.<br />

L’hanno tolta per mettere questo lancio complicato, che richiede abilità che i ragazzi non<br />

possono avere, oltre alla difficoltà di reperire l’attrezzo. Tra i lanci si è scelto quello più<br />

complicato e con un attrezzo ancora più difficile da lanciare.<br />

Sono proposte che possiamo definire paradossali.<br />

Un ultimo aspetto incoerente con la ricerca dell’ampliamento della partecipazione alle gare è<br />

la limitazione posta ai componenti della squadra di fare la doppia gare per realizzare la<br />

staffetta invece di considerarla una gara come le altre.<br />

Dalle premesse del progetto mi sembrava più logico non far doppiare la gara in modo che un<br />

numero maggiore di allievi potesse partecipare alle gare esterne. Anzi avrei proprio messo<br />

l’obbligo di non doppiare la gara proprio per allargare la partecipazione.<br />

Giochi Sportivi Studenteschi<br />

Scuola Secondaria di I° grado<br />

ATLETICA LEGGERA Pista e Strada<br />

F.I.D.A.L.<br />

PROGRAMMA TECNICO<br />

> Pista Maschile: m. 80 - m. 80 hs (8 hs - h. 76 - m. 12,00 - 7x8,00 - 12,00) - m. 1.000 - salto<br />

in alto - salto in lungo - getto dei peso di kg. 3 - staffetta 4 x 100 m.<br />

> Pista Femminile: m. 80 - m. 80 hs (8 hs - h. 60 - m. 12,00 7x7,50 - 15,50) - m. 1.000 - salto<br />

in alto - salto in lungo - getto dei peso di kg. 3 - staffetta 4 x 100 m.<br />

Potranno inoltre essere svolte, ove possibile, qualora previsto dalle competenti Commissioni<br />

Organizzatrici, le seguenti attività individuali e facoltative.<br />

• Corsa su strada: Maschile: m. 1.500, Femminile: m. 1.200.<br />

• Staffetta mista: 4 x m. 1.200 (2 maschi + 2 femmine).<br />

• Marcia su strada: Maschile: m. 2.000. Femminile: m. 2.000.<br />

• Lancio del giavellottino gr. 200: Maschile e Femminile.<br />

78


ORIZZONTI SCUOLA<br />

RAPPRESENTATIVA DI ISTITUTO<br />

Per l'attività su pista ogni Rappresentativa di istituto, maschile e femminile, è composta da 6<br />

atleti/e (uno per ogni specialità individuale).<br />

PARTECIPAZIONE<br />

La partecipazione delle Rappresentative scolastiche alle fasi seguenti quella d'Istituto viene<br />

stabilita dalla C.O.P. La Rappresentativa deve partecipare a tutte le gare previste dal<br />

programma tecnico con i propri alunni.<br />

La staffetta 4 x 100 è composta da 4 alunni della squadra ad eccezione del concorrente dei<br />

m. I.000.<br />

IMPIANTI ED ATTREZZATURE<br />

Le gare vengono svolte in impianti idonei.<br />

PUNTEGGI E CLASSIFICHE<br />

Verrà redatta una classifica individuale per ogni specialità. A tutti i partecipanti di squadra<br />

verrà attribuito il punteggio corrispondente alla classifica individuale di appartenenza come<br />

segue: 1 punto al 1°, 2 al 2°, 3 al 3°, fino all'ultimo regolarmente arrivato; ai ritirati e per ogni<br />

elemento delle squadre incomplete, si assegnano tanti punti quanti sono gli ammessi di<br />

squadra più uno..<br />

Nella finale provinciale la classifica sarà redatta sulla base del primo atleta piazzato per<br />

specialità.<br />

Parteciperanno alle fasi successive a quella provinciale le squadre prime classificate nella fase<br />

più i vincitori delle singole gare se non facenti parte delle squadre secondo quanto previsto<br />

dalla competente Commissione Organizzatrice.<br />

CASI DI PARITA'<br />

Ai fini della qualificazione alla fase successiva, in caso di parità fra 2 o più rappresentative,<br />

prevarrà quella che avrà ottenuto, nell'ordine, i migliori piazzamenti.<br />

Per la categoria ragazzi le eventuali attività saranno definite dalla C.O.P.<br />

La pochezza culturale sta nella ricerca di attività sicuramente creative per la scuola come la<br />

corsa su strada, la campestre in staffetta o il giavellottino. Non mi permetto di fare dell’ironia<br />

perché sarebbe come sparare sulla CRI.<br />

E’ un problema di organizzazione<br />

Chi decide per le Federazioni non ha capito che lo sport scolastico è identico allo sport che si<br />

pratica in tutto il mondo, e ciò che diversifica e si deve sperimentare è un diverso tipo di<br />

organizzazione sul territorio.<br />

L’organizzazione non deve essere data in appalto a Federazioni o Enti di promozione <strong>sportiva</strong>,<br />

ma deve mirare a un maggiore coinvolgimento delle scuole, con una distribuzione più ampia<br />

sul territorio e con campionati che coinvolgono gli allievi per tutto l’anno.<br />

In questa situazione caotica, però, le Federazioni e le società sportive hanno dimostrato i loro<br />

reali interessi predisponendo progetti e iniziative prevalentemente per le elementari, lasciando<br />

praticamente scoperte le superiori.<br />

79


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Tale scelta non è collegata a un loro interesse culturale di sviluppo motorio dai primi anni di<br />

vita, ma perché a loro interessa individuare i bambini con maggiori attitudini e indirizzarli,<br />

mentre le superiori, per questi aspetti, sono ormai fuori gioco.<br />

Al contrario, gli insegnanti delle superiori hanno ben altro concetto dello sport soprattutto ora<br />

con l’inserimento dell’<strong>Educazione</strong> Fisica nell’Esame di Stato.<br />

Possono utilizzare le esperienze sportive per realizzare progetti interdisciplinari da utilizzare<br />

anche nell’esame.<br />

Questa situazione, nelle elementari, trova spesso impreparate le maestre, che accettano<br />

proposte senza essere competenti in materia se non poi trovarsi pentite come ci è spessissimo<br />

capitato di sentire perché le loro idee sull’<strong>Educazione</strong> Motoria erano totalmente diverse da<br />

quelle riscontrate sul campo, senza trovare alcun legame con il progetto didattico.<br />

Stiamo vivendo una situazione assurda e priva di basi culturali.<br />

Lo sport precoce<br />

Lo stesso CONI nelle sue ricerche scopre che bisogna ostacolare il più possibile lo sport<br />

precoce, ma le sue Federazioni, proprio per la loro natura monotematica, lo sconfessano<br />

apertamente.<br />

In questo scontro, che è solo di interessi, la scuola deve esercitare il proprio ruolo di indirizzo<br />

e di impostazione delle attività facendo scelte coraggiose fondamentali per i giovani e<br />

culturalmente supportate.<br />

Prima di tutto vanno scelte quelle attività sportive che sul piano della diffusione, della<br />

possibilità di operare negli impianti scolastici, hanno una forte valenza educativa e che<br />

permettono di svolgere un ruolo formativo per i giovani.<br />

Queste attività devono essere sostenute pienamente sul piano organizzativo e divulgate ad ogni<br />

livello.<br />

In questa direzione va quanto recita il punto 3.1 del progetto.<br />

3. Partecipazione<br />

3.1) La partecipazione di Scuole ed Istituti è deliberata dai competenti organi collegiali.<br />

La delibera di adesione ai Giochi deve riferirsi almeno ad uno sport individuale e uno di<br />

squadra praticato all’interno dell’istituto, valutando nelle scelte le implicazioni socio -<br />

educative della disciplina. L’ADESIONE AD OGNI SINGOLA DISCIPLINA<br />

SPORTIVA DEVE ESSERE VALUTATA IN FUNZIONE DELLE REALI<br />

POSSIBILITA’ DELLA SCUOLA DI DISPORRE DEGLI IDONEI IMPIANTI E DI<br />

SVOLGERE UN SUFFICIENTE LAVORO DI PREPARAZIONE DI BASE E SENZA<br />

ALCUNA DISCRIMINAZIONE DI ALUNNI.<br />

E’ una proposta molto innovativa sulla <strong>quale</strong> posso ipotizzare la condivisione della stragrande<br />

maggioranza degli insegnanti.<br />

Poi, però, leggo gli elenchi dei progetti delle Federazioni che sono giunti a tutte le scuole. E<br />

trovo le bocce, la dama, il golf, la motonautica radiocomandata, gli scacchi e il tiro a segno.<br />

Credo che ci sia qualcosa che non va. C'è’ qualche relazione fra le indicazioni del punto 3.1<br />

80


ORIZZONTI SCUOLA<br />

sopracitato e alcune attività proposte? Forse c’è qualche scuola italiana che ha il campo da<br />

golf o il poligono di tiro.<br />

Credo che sia opportuno fare una breve riflessione su questa enorme incoerenza.<br />

Gli insegnanti devono far sentire la loro voce di fronte a tali incoerenze.<br />

NORME TECNICHE<br />

GIOCHI SPORTIVI STUDENTESCHI I° GRADO<br />

(ATTIVITA’ EXTRACURRICOLARE)<br />

ARRAMPICATA SPORTIVA ATLETICA LEGGERA – Corsa campestre<br />

ATLETICA LEGGERA BADMINTON<br />

Bocce **** CALCIO<br />

CANOA CANOTTAGGIO<br />

CICLISMO Dama ****<br />

GINNASTICA Golf ****<br />

HOCKEY SU GHIACCIO HOCKEY SU PISTA<br />

HOCKEY SU PRATO JUDO<br />

KARATE LOTTA<br />

Motonautica radiocomandata **** NUOTO<br />

ORIENTAMENTO PALLACANESTRO<br />

PALLAMANO PALLATAMBURELLO<br />

PALLAVOLO Pallone elastico leggero<br />

PATTINAGGIO Corsa PATTINAGGIO SUL GHIACCIO - Figura e Velocità<br />

PENTATHLON MODERNO PESI<br />

Pugilato educativo scolastico RUGBY<br />

Scacchi **** SCHERMA<br />

SCI ALPINO SCI DI FONDO<br />

SOFTBALL MISTO SPORT DISABILI<br />

SQUASH TENNIS<br />

TENNISTAVOLO TIRO A SEGNO ****<br />

TIRO A VOLO **** VELA ****<br />

NORME TECNICHE<br />

GIOCHI SPORTIVI STUDENTESCHI II° GRADO<br />

(ATTIVITA’ EXTRACURRICOLARE)<br />

ARRAMPICATA SPORTIVA ATLETICA LEGGERA - Corsa campestre<br />

ATLETICA LEGGERA - Pista e strada BADMINTON<br />

BASEBALL e SOFTBALL Bridge ****<br />

CALCIO CANOA<br />

CANOTTAGGIO Dama ****<br />

GINNASTICA AEROBICA GINNASTICA ARTISTICA<br />

HOCKEY SU GHIACCIO HOCKEY SU PISTA<br />

HOCKEY SU PRATO NUOTO<br />

ORIENTAMENTO PALLACANESTRO<br />

81


ORIZZONTI SCUOLA<br />

PALLAMANO PALLATAMBURELLO<br />

PALLAVOLO Pallone elastico leggero<br />

PATTINAGGIO Corsa PATTINAGGIO sul GHIACCIO - Figura e Velocità<br />

PENTATHLON MODERNO PUGILATO EDUCATIVO SCOLASTICO<br />

RUGBY Scacchi ****<br />

SCI ALPINO SCI DI FONDO<br />

SPORT DISABILI TENNISTAVOLO<br />

TIRO A SEGNO **** TIRO A VOLO ****<br />

TIRO CON L’ARCO VELA ****<br />

Gli sport non sport<br />

E’ del tutto inutile, anche se politicamente e democraticamente corretto, inserire le gare di<br />

bridge, di bocce, di aeromodellismo radiocomandato o simili amenità. Sono cose bellissime,<br />

ma molto lontane dal concetto di sport educativo che noi consideriamo corretto.<br />

Il fatto che una federazione sia affiliata al CONI non le può dare un diritto automatico di<br />

accesso alla scuola. La scuola non è un porto di mare dove entra chi vuole anche con attività<br />

in antitesi con programmi che la legge ha stabilito per la scuola.<br />

Contemporaneamente è necessario considerare che l’affiliazione al CONI non è sinonimo di<br />

sportività con la stessa accezione che noi insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica diamo all’attività<br />

<strong>sportiva</strong>.<br />

Se un insegnante di qualsiasi materia vuole organizzare un torneo di dama o di scacchi è libero<br />

di farlo, ma mettere queste attività nel programma di <strong>Educazione</strong> Fisica o nel programma<br />

sportivo è fuorviante.<br />

Multidisciplinarietà<br />

Un concetto che la scuola deve far suo, nel rispetto di sport educativo, è quello di<br />

multidisciplinarietà.<br />

I giovani devono essere messi in condizioni, nella loro pratica <strong>sportiva</strong> di affrontare più<br />

attività, proprio perché possano da una parte avere più opportunità per far emergere le loro<br />

attitudini e, nel <strong>futuro</strong>, poter scegliere fra più possibilità.<br />

E’ vero che ci sono attività sportive che le Federazioni vogliono far affrontare ai bambini di 3,<br />

4, 5 anni perché se passano quell’età non possono diventare più campioni: ma costringerli a<br />

quell’età è un bene per loro?<br />

Il problema "doping" ci deve far riflettere: non c’è stata alcuna attenzione alla persona in<br />

funzione del risultato, coerentemente non c’è nemmeno attenzione per il bambino nelle scelte.<br />

Bisogna cominciare a porsi il problema se le attività svolte in alcune discipline sportive<br />

rispettano i ritmi biologici dei bambini, se rispettano i loro bisogni o se in funzione della<br />

vittoria bisogna aggredire i bambini mettendoli in condizioni di subire reali sofferenze.<br />

La scuola può diventare complice di una scelta che sul piano educativo è assolutamente<br />

sbagliata e contraddice tutti i principi di diritto e di benessere della persona a cui i<br />

programmi scolastici sono ispirati..<br />

82


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Se i genitori desiderano che il proprio figlio affronti lo sport precocemente può farlo. Ciò che<br />

credo fondamentale è che la scuola, con la sua capacità di analisi del problema non assecondi<br />

una scelta distruttiva.<br />

L’indagine americana che ha scoperto che un numero rilevantissimo di giovani sarebbe pronto<br />

a prendere farmaci pericolosi pur di raggiungere risultati di alto livello e quindi con forti<br />

guadagni: è veramente scoraggiante!<br />

In un’altra occasione dirigenti del Milan sono rimasti esterrefatti quando hanno scoperto che<br />

numerosi genitori avrebbero permesso ai loro figli di non andare più a scuola se tale scelta li<br />

avrebbe favoriti negli allenamenti per il calcio.<br />

Sono dati devastanti sul piano educativo. Sono la sconfitta più grande e pericolosa dello sport<br />

e dei suoi aspetti educativi di cui ci riempiamo scorrettamente la bocca.<br />

Sono dati che mettono in evidenza il bassissimo livello di cultura <strong>motoria</strong> che hanno i nostri<br />

giovani e i loro genitori.<br />

Figlia di questa cultura è l’impossibilità di coinvolgere ragazzi e ragazze promettenti, i famosi<br />

tesserati, in altre discipline perché si rovinano i muscoli o per altre amenità espresse dai loro<br />

mister e sottoscritte pienamente dai genitori, nonostante l’insegnante veda nell’allievo grosse<br />

carenze in altri ambiti della motricità non toccati dallo sport praticato.<br />

Partecipazione dei tesserati<br />

La contrarietà alla partecipazione dei tesserati trova proprio significato in queste<br />

considerazioni. Essi, nella scuola, come ci insegnano da moltissimi anni le scuole europee,<br />

devono saper affrontare altre discipline in quanto nella loro non solo sono ampiamente<br />

sensibilizzati, ma la scuola non ha alcuna possibilità di migliorarli.<br />

Lo sport è fonte di disagio?<br />

Se la scuola ha questo ruolo educativo deve essere anche molto determinata nelle sue scelte<br />

per correggere e rifiutare uno sport Federale che mira, nonostante le ricerche lo abbiano<br />

sconfessato, a un avviamento sportivo precoce a cui segue un abbandono sportivo precoce.<br />

Queste scelte sono di fondamentale importanza soprattutto se le vediamo in funzione del<br />

disagio giovanile, che è un importante ambito di lavoro del nostro Ispettorato. Bisogna, infatti,<br />

riconoscere se lo sport crea o risolve il disagio. Il tutto dipende da come lo si utilizza.<br />

Bisogna dire che lo sport può essere causa di disagio. L’attività <strong>sportiva</strong> per sua natura non è<br />

un’attività infantile perché richiede un impegno e delle motivazioni che sono del pensiero<br />

astratto e adolescenziale.<br />

L’abbandonare precocemente lo sport, come avviene in moltissimi casi, può essere motivo di<br />

forte disagio proprio perché il giovane rifiuta una attività che ha una potenzialità educativa<br />

enorme.<br />

Lo sport non è un’attività educativa o formativa per definizione. Lo sport può essere fonte di<br />

gravi disagi, di problemi psicologici, di depressione o di situazioni altamente stressanti.<br />

83


ORIZZONTI SCUOLA<br />

La differenza fra uno sport che ha per obiettivo esclusivamente il risultato come vittoria e uno<br />

sport che mira a far crescere e a formare sta proprio nelle modalità con cui lo si affronta e<br />

nelle modalità con cui lo si organizza.<br />

Il sistema nervoso dei giovani<br />

Nell’affrontare questi argomenti è indispensabile prendere in considerazione alcuni aspetti<br />

della persona che sono di particolare attualità: le ricerche sul sistema nervoso.<br />

Gli studiosi di neuroscienze non ritengono più che il cervello sia un organo statico,<br />

immodificabile, sottoposto ad un inevitabile processo involutivo. Ritengono invece che il<br />

cervello, anche quello dell’adulto, sia passibile di cambiamenti plastici che, se<br />

opportunamente compresi e modulati, potrebbero comportare enormi progressi nel<br />

campo della terapia dei processi involutivi e degenerativi del sistema nervoso.<br />

PLASTICITA DELLE STRUTTURE<br />

E DELLE FUNZIONI CEREBRALI<br />

In effetti persino le funzioni motorie sono soggette a qualche plasticità: ad esempio, la<br />

denervazione di un territorio periferico (come può derivare dalla sezione accidentale di<br />

un nervo) o l'esercizio di un particolare gruppo di muscoli possono comportare una<br />

rielaborazione delle mappe sensitive o motorie. cioè una variazione nella<br />

rappresentazione di un determinato territorio a livello dell'omuncolo corticale, che può<br />

essere considerato come una sorta di carta geografica dai contorni "elastici", ampliabili o<br />

retraibili a seconda dell'uso o del non uso di un particolare territorio.<br />

Il concetto di plasticità del sistema nervoso viene inoltre sottolineato dalle ricerche che<br />

indicano come i fattori di crescita quali I'NGF ( il fattore di crescita del sistema nervoso<br />

scoperto da Rita Levi – Montalcini ) stimolino la formazione di dendriti e sinapsi<br />

nell'ambito del sistema nervoso.<br />

Esiste quindi uno stato di plasticità del sistema nervoso che fa sì che non vi sia una rigida<br />

localizzazione funzionale, soprattutto per quanto riguarda i comportamenti più complessi<br />

come la memoria. Oggi si ritiene pertanto che i ricordi non abbiano una sede specifica,<br />

ma che dipendano dall'entrata in gioco di vaste aree corticali e sottocorticali e dalla<br />

interazione tra "mappe" neuronali, ...<br />

da "Il tempo ritrovato" di Alberto Oliverio<br />

La lettura dei passaggi citati mette in evidenza una nuova situazione: la plasticità del sistema<br />

nervoso. Le nuove ricerche di neurobiologia hanno messo in evidenza che il sistema nervoso è<br />

plastico e tale qualità è condizionata dagli stimoli proposti ai bambini.<br />

E’ fondamentale comprendere che i nostri interventi aiutano i bambini a crescere e a<br />

modificare il loro sistema nervoso.<br />

Le ricerche che hanno dato luogo alle dichiarazioni del Prof. Oliverio ci obbligano a scelte<br />

molto importanti sul piano metodologico e nella scelta dei contenuti perché a seconda delle<br />

modalità con cui operiamo, della quantità e qualità delle proposte, le strutture dei ragazzi si<br />

trasformano.<br />

84


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Attualmente è già in atto un ampliamento della zona visiva dei bambini, probabilmente in<br />

relazione agli eccessivi stimoli visivi ai quali sono sottoposti dalla televisione e dai computers.<br />

Il sistema nervoso si adatta a seconda degli stimoli che riceve.<br />

Se è stato dedicato troppo tempo a queste attività significa che altre zone sono state poco<br />

stimolate. A conferma di questa ipotesi, gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica hanno da tempo<br />

notato un forte impoverimento della motricità degli allievi perché gli stimoli sul piano motorio<br />

sono sempre minori.<br />

Dobbiamo riflettere con molta attenzione su questo problema. L’attività <strong>sportiva</strong> può essere<br />

uno strumento di grande utilità per affrontare questa situazione sul piano educativo, anche<br />

perché crea forti motivazioni. Deve però essere usata in modo intelligente e soprattutto con<br />

quelle finalità educative che dovrebbero essere alla base di ogni intervento.<br />

Il risultato è negativo se lo vediamo soltanto come ricerca della vittoria. Il vero risultato è<br />

mettere in moto negli allievi il desiderio di migliorare se stessi in modo da utilizzare queste<br />

abilità nella vita quotidiana.<br />

Il ruolo degli insegnanti è fondamentale: gli allievi con elevate attitudini andranno avanti<br />

sempre, anche senza il suo intervento. Sono proprio i meno dotati che hanno bisogno del<br />

nostro aiuto.<br />

Le scelte della scuola<br />

La scuola, proprio perché è svincolata da interessi di parte, ma ha come unico obiettivo la<br />

formazione della persona, deve sfruttare tutte le risorse interne e cioè gli Insegnanti di<br />

<strong>Educazione</strong> Fisica, suoi dipendenti, per favorire la creazione di un modello assolutamente<br />

autonomo di attività <strong>sportiva</strong> che possa far nascere quel processo formativo che miri allo<br />

sviluppo di una cultura <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> che 50 anni di CONI non hanno creato.<br />

Questa scelta potrebbe nel tempo far comprendere alle Federazioni che la strada da loro<br />

intrapresa è perdente e che un percorso diverso e più moderno culturalmente, potrebbe dare<br />

loro frutti migliori.<br />

L’avviamento allo sport: lo sport educativo<br />

L’avviamento allo sport richiede operazioni molto diverse da quelle attuate.<br />

Avviare significa permettere di fare esperienze, far conoscere, sperimentare, far capire,<br />

educare alla competizione, saper perdere e saper vincere.<br />

Lo sport educativo è nato proprio nella scuola in contrapposizione allo sport tecnico<br />

extrascolastico.<br />

In tutti i progetti degli enti di promozione ora si scrive di sport educativo mentre gli stessi enti<br />

hanno sempre parlato di sport ricreativo. E’ bastato cambiare una parola e si sono subito<br />

allineati.<br />

E’ inaccettabile una simile trasformazione. Il concetto di sport educativo è un concetto<br />

culturalmente molto forte ed è stato proposto e sostenuto teoricamente e operativamente dal<br />

Dott. Le Boulch degli anni 70<br />

85


ORIZZONTI SCUOLA<br />

L’avviamento allo sport è un obiettivo dell’<strong>Educazione</strong> Fisica, ed è inserito in un contesto di<br />

carattere educativo che è in totale contrapposizione a una visione Federale dello sport.<br />

Lo sport è anche un contenuto attraverso il <strong>quale</strong> favorisco l’acquisizione degli obiettivi che i<br />

programmi ministeriali mi richiedono.<br />

Se poniamo l’attenzione su un fondamentale tecnico scopriamo che in esso non c’è solo un<br />

aspetto tecnico, ma nella sua esecuzione la persona utilizza un numero elevato di abilità<br />

trasferibili come le abilità nella percezione del tempo, dello spazio, spaziotemporali, del<br />

proprio corpo, relative alle capacità cognitive e della coordinazione per rappresentazione<br />

mentale che i giovani trovano difficile realizzare perché hanno una ridotta sensibilità corporea:<br />

sono tutti ambiti di lavoro specifici dello sport educativo.<br />

Esso porta a dei risultati a livello della plasticità e del gesto tecnico assolutamente<br />

inavvicinabili dall’addestramento. E’ un modello nel <strong>quale</strong> gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica<br />

sempre più numerosi si avvicinano perché dà risultati ottimi sul piano della formazione<br />

personale.<br />

Tale impostazione si contrappone a una visione puramente tecnica del gesto tipica delle<br />

Federazioni.<br />

E’ un problema di carenza culturale, di mancato approfondimento degli elementi costitutivi<br />

della tecnica, soprattutto da un punto di vista educativo e formativo della persona. Sono<br />

argomenti che non interessano la maggior parte degli allenatori e dei dirigenti delle società<br />

sportive.<br />

Questi concetti per avere una ampia ricaduta sociale richiedono altri tipi di organizzazione<br />

nella scuola: tornei interni, tornei fra scuole, continuità di lavoro ad un livello adeguato alla<br />

situazione scolastica.<br />

Qualche anno fa era stato messo nel regolamento dei giochi la proposta di fare campionati di<br />

sport di squadra a livello provinciale con allievi di prima e seconda media, differenziati dai<br />

gironi per le squadre che devono accedere alle finali. Sono stati ignorati. Troppo lavoro e<br />

pochi soldi a disposizione.<br />

Miopia CONI.<br />

La cosa che mi lascia sempre più perplesso è l’ostinazione e la miopia di chi gestisce lo sport<br />

Federale.<br />

Un ampliamento di questa impostazione nella scuola avrebbe una ricaduta <strong>sportiva</strong> e sociale<br />

enorme.<br />

Sportiva, perché questi ragazzi entrerebbero nelle società sportive della zona con un<br />

arricchimento del numero dei tesserati.<br />

Sociale, perché un allargamento del numero di ragazzi che praticano sport con continuità nella<br />

scuola porterebbe ad un miglioramento della conoscenze sportive, un miglioramento del livello<br />

culturale sportivo dei giovani e un miglioramento della salute dinamica, vista come benessere<br />

di una persona capace di agire e di ben stare nel proprio corpo.<br />

Le anomalie sportive<br />

86


ORIZZONTI SCUOLA<br />

I problemi sono identici con gli sport individuali. Le anomalie presenti nell’atletica leggera,<br />

per esempio, sono enormi.<br />

La spremitura di ragazzi e ragazze a livello giovanile è elevatissima e si vedono nelle gare<br />

scolastiche livelli di prestazione irraggiungibili attraverso il lavoro svolto a scuola. Per<br />

esempio, nelle campestri.<br />

Credo che siano pochi gli insegnanti di <strong>Educazione</strong> Fisica che desiderino queste prestazioni<br />

per i propri allievi, perché dietro quelle prestazioni ci sono interventi che hanno poche<br />

caratteristiche educative.<br />

Il nuoto è stato l’unico, per esempio, a differenziare tesserati e non. Era talmente assurdo il<br />

confronto che le gare erano una vera perdita di tempo.<br />

Quanti insegnanti non fanno attività <strong>sportiva</strong> nella scuola per opposizione a questa<br />

impostazione?<br />

Se il confronto è troppo elevato porta a una scoramento degli allievi e ad una sfiducia di<br />

poterli avvicinare. Un effetto negativo a livello educativo e sociale.<br />

Un insegnante non partecipa per evitare gli effetti negartivi sui giovani, ma se partecipa deve<br />

fare opera psicologica per sostenere gli allievi di fronte a sconfitte di grande portata.<br />

Pensate alla marcia, è una delle rappresentazioni più ridicole che siamo riusciti ad organizzare<br />

per i giovani. Sul campo i giudici sono gli attori principali. Intervengono con fasce al braccio,<br />

palette di segnalazione e con frasi in codice che i ragazzi non capiscono perché magari è la<br />

prima volta che provano a gareggiare. Si scoprono squalificati senza capirne la ragione.<br />

Risultato: l’allievo non partecipa più, gli insegnanti non fanno più quell’opera di<br />

convincimento per far partecipare gli allievi.<br />

Naturalmente poi i giudici dicono che i ragazzi non sono preparati adeguatamente e "non<br />

bloccano il ginocchio".<br />

Siamo al paradosso: l’incapacità di capire che certi processi di sensibilizzazione non possono<br />

essere bloccati da queste azioni di rigore inutile e fuori luogo.<br />

Le nuove disposizioni per la campestre in staffetta entrano in ambito molto simile. C’è voluta<br />

una notevole fantasia a creare la staffetta, soprattutto con frazioni di distanze diverse.<br />

Disorganizzazione<br />

La disorganizzazione delle manifestazioni scolastiche non interessa a nessuno perché non<br />

toccano in alcun modo le cariche elettive di CONI e Federazioni. Le attività sportive<br />

scolastiche vengono viste con sufficienza. Sembra che le si faccia per fare un favore alla<br />

scuola.<br />

Viareggio e Catania sono gli ultimi esempi di come la disorganizzazione sia imperante senza<br />

alcuna presa di posizione all’interno del CONI.<br />

Una situazione di questo tipo per una manifestazione societaria non sarebbe tollerato, perché i<br />

rapporti con le cariche elettive sono diretti, e qualcuno dovrebbe pagare.<br />

Conclusioni<br />

87


ORIZZONTI SCUOLA<br />

Credo sia evidente che sport educativo e sport federale rappresentino due posizioni in questo<br />

momento in opposizione perché le persone che operano nei due ambiti partono da presupposti<br />

culturali totalmente diversi e in antitesi.<br />

La scuola non può disattendere i suoi obiettivi che la legge le impone e che sono fondamentali<br />

per la formazione della persona.<br />

Questi obiettivi non sono prioritari nelle Federazioni e i fatti quotidiani di questi ultimi tempi<br />

ce lo confermano ampiamente e amaramente.<br />

Credo sia veramente opportuno che l’Ispettorato di <strong>Educazione</strong> Fisica e Sportiva imposti una<br />

sua chiara progettualità <strong>sportiva</strong>, affronti con chiarezza il problema protocollo d’intesa non<br />

rinnovandolo finché sia definita con chiarezza la posizione del CONI e si stabilisca una<br />

gestione dello sport scolastico assolutamente svincolata da Federazioni ed Enti di Promozione<br />

<strong>sportiva</strong> che nulla hanno a che vedere con la scuola.<br />

Il rispetto della legge e dei programmi scolastici deve essere prioritario per la formazione dei<br />

giovani.<br />

DOCUMENTO DELLA CAPDI<br />

SUL RIORDINO DEI CICLI E SUI NUOVI PROGRAMMI<br />

L’educazione <strong>motoria</strong>, <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> si è definita in questi ultimi anni come componente<br />

essenziale per un’equilibrata crescita umana, culturale e sociale dei giovani e degli adulti per<br />

tutto l'arco della loro vita.<br />

Infatti:<br />

1. con l'introduzione da parte del MPI del Progetto Perseus, per la valorizzazione<br />

dell’educazione <strong>fisica</strong> <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> nella scuola dell’autonomia, si riconosce la forte<br />

valenza educativa della motricità anche nella scuola materna ed elementare, con una diversa<br />

considerazione dello sport scolastico. Tale progetto rafforza quanto già espresso nei Programmi<br />

Ministeriali Sperimentali per la scuola superiore del Progetto Brocca (1991), che individuavano<br />

fra le finalità l’acquisizione e il consolidamento di una cultura <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> come nuovo e<br />

salutare stile di vita, riconoscendo il significato e la nuova dimensione che corporeità,<br />

movimento e sport assumono ormai nella cultura contemporanea;<br />

2. il Piano Sanitario Nazionale 1998-2000 attribuisce all’attività <strong>fisica</strong> un ruolo fondamentale<br />

88


ORIZZONTI SCUOLA<br />

per promuovere l’adozione di comportamenti e stili di vita in grado di favorire la salute. Tale<br />

dichiarazione trova ampia conferma nella ricerca scientifica, che ha oramai consolidato il fatto<br />

che l’attività <strong>motoria</strong> sistematica ed equilibrata produce effetti positivi per il benessere psicofisico<br />

dell’individuo;<br />

3. la recente Conferenza Nazionale sullo Sport ha valorizzato l’educazione <strong>fisica</strong> e lo sport<br />

scolastico quali elementi essenziali dell’<strong>Educazione</strong> Permanente del cittadino. È Stato ripreso<br />

anche il documento dell'International Council of Sport and Physical Education dell’Unesco, che<br />

pone l’accento sulla "quantità" di attività <strong>fisica</strong> necessaria per un adeguato curriculum educativo<br />

(almeno 1/6 del tempo totale);<br />

4. nella ristrutturazione del Ministero della PI è prevista una nuova Area di Funzione<br />

(Statuto dello Studente, Politiche giovanili e Rapporti con le attività motorie) all’interno del<br />

Dipartimento per i Servizi sul Territorio. Tale struttura, assorbendo anche le competenze e le<br />

esperienze dell’ex Ispettorato per l'educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong>, si pone come punto di<br />

riferimento per le politiche giovanili nel campo della dispersione scolastica, dell’orientamento e<br />

della promozione del succoso formativo dello studente;<br />

5. nell’iter normativo della Riforma dei Cicli Scolastici si individua, seppure non sempre in<br />

maniera chiara, la necessità di un curricolo dell’educazione <strong>fisica</strong> <strong>motoria</strong> e <strong>sportiva</strong> per la<br />

scuola italiana, dai sei ai diciotto anni di età.<br />

A fronte di tutte queste considerazioni che dovrebbero porre l’educazione <strong>motoria</strong> <strong>fisica</strong> e<br />

<strong>sportiva</strong> come ambito privilegiato e indispensabile del percorso formativo dello studente, con<br />

riferimento all’attuazione della riforma che sta modificando la scuola e alla stesura dei nuovi<br />

cunicoli della scuola di base, la CAPDI (Confederazione Associazioni Provinciali Diplomati<br />

ISEF) evidenzia alcuni aspetti critici relativamente a:<br />

• denominazione della disciplina. La proposta, nei nuovi programmi per la scuola di base, di<br />

sostituire il termine di educazione <strong>fisica</strong> con “Corpo e movimento” risulta del tutto arbitraria e<br />

non convincente, L’educazione <strong>fisica</strong> è disciplina specifica, riconosciuta come tale in tutta<br />

Europa e nel mondo. Con un’evoluzione culturale fondata su oltre cento anni di studi e<br />

sperimentazioni, ha consolidato una propria epistemologia e proprie specifiche basi culturali. E'<br />

dunque opportuno continuare a riconoscerla come EDUCAZIONE FISICA, oppure in maniera<br />

meno sintetica come EDUCAZIONE MOTORIA FISICA E SPORTIVA;<br />

• ruolo della disciplina nella scuola di base. Considerato che conoscenze e competenze motorie<br />

hanno importanza culturale e rilevanza sociale quanto meno corrispondenti a quelle degli altri<br />

saperi fondamentali, la presenza dell'educazione <strong>fisica</strong> risulta necessaria in tutto l’arco del<br />

settennio, con un numero di ore settimanali per classe non inferiore al minimo europeo. L’area<br />

dove è inserita la disciplina deve comunque fare riferimento alla figura del docente con specifica<br />

formazione di grado universitario (DOCENTE DI EDUCAZIONE FISICA);<br />

89


ORIZZONTI SCUOLA<br />

• presenza della disciplina nel curricolo obbligatorio della scuola secondaria. L’inserimento<br />

dell’educazione <strong>fisica</strong> e <strong>sportiva</strong> nel curricolo obbligatorio della scuola secondaria superiore, per<br />

due ore settimanali, è indispensabile per la promozione della salute ed il consolidamento di stili<br />

di vita sani e attivi; è inoltre necessario per consentire alla disciplina di partecipare in modo<br />

produttivo, continuativo e coerente al dialogo educativo e formativo con le altre discipline.<br />

IN CONSIDERAZIONE DELLA SITUAZIONE INCERTA ED IN EVOLUZIONE, LA<br />

CAPDI SOLLECITA L’ATTENZIONE SU TALI PROBLEMATICHE, PRONTA ALLA<br />

MOBILITAZIONE DEI DOCENTI QUALORA VENGA DISATTESO, IN MODO<br />

SOSTANZIALE, IL RICONOSCIMENTO DEL VALORE CULTURALE E SOCIALE<br />

DELL’EDUCAZIONE FISICA.<br />

IL PRESIDENTE CAPDI<br />

Flavio Cucco<br />

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