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ASSOCIAZIONE REGIONALE

Albo dei cavatori del Veneto

WWF – Sezione regionale del Veneto

IL RICICLO

DEI MATERIALI INERTI

DA COSTRUZIONI

E DEMOLIZIONI (C&D)

DIFFICOLTÀ E PROSPETTIVE

settembre 2002

in collaborazione con

P I R O L A

Quindicinale di documentazione giuridica, pratica professionale e tecnica

©

WWF SEZIONE REGIONALE VENETO

©


INDICE

INDICE

PREMESSA...................................................................................................................................pag. 6

LA NORMATIVA VIGENTE..........................................................................................................pag. 6

l Sintesi della normativa vigente.....................................................................................................pag. 6

l Normativa di rilievo comunitario .................................................................................................. pag. 7

La direttiva CEE 15 luglio 1975, n. 442....................................................................................... pag. 7

l Normativa di rilievo statale.......................................................................................................... pag. 8

Il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22..................................................................................pag. 8

Smaltimento e recupero nel decreto “Ronchi” .............................................................................pag. 11

Il decreto ministeriale 5 febbraio 1998 .........................................................................................pag. 11

La legge 8 agosto 2002, n. 178....................................................................................................pag. 13

l La legislazione regionale .............................................................................................................pag. 13

Sintesi della legislazione regionale ..............................................................................................pag. 13

La legge regionale veneta n. 3/2000 - Incentivi e procedure .......................................................pag. 18

IMPEDIMENTI ALLO SVILUPPO DEL RICICLO.......................................................................pag. 18

l Contenuti dei capitolati d’appalto................................................................................................. pag. 18

l Norme tecniche ........................................................................................................................... pag. 19

l Mancanza di una positiva immagine del prodotto riciclato presso gli utilizzatori .........................pag. 19

l Atteggiamento “tradizionalista” di progettisti, stazioni appaltanti e direzione lavori .....................pag. 19

l Competitività delle discariche ......................................................................................................pag. 19

l Mancanza di interventi specifici atti ad incentivare il riciclaggio ..................................................pag. 20

l Mancata previsione di ecotasse.................................................................................................. pag. 20

LA QUANTIFICAZIONE DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI

DA C&D E LORO RECUPERO: PREMESSA................................................................................pag. 20

TABELLE RIASSUNTIVE SULLA PRODUZIONE DI RIFIUTI DA C&D ...................................pag. 21

l Produzione di rifiuti da C&D complessiva in Europa (Tab. 1) ......................................................pag. 21

l Produzione di rifiuti da C&D in Italia nel 1997 (Tab. 2) ................................................................pag. 22

l Stima della produzione di rifiuti da attività di C&D e scavo nel 1999 in Italia (Tab. 3)..................pag. 23

l Impianti di discarica di categoria II A in esercizio - anno 1997 (Tab. 4) ......................................pag. 24

l Possibilità di trattamento, riciclo, riutilizzo e smaltimento dei materiali (Tab. 5) ..........................pag. 24

l Principali utilizzi dei materiali derivati da rifiuti da C&D

in alcuni paesi dell’Unione europea (Tab. 6) ...............................................................................pag. 26

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l Produzione, recupero, riciclaggio e smaltimento in discarica dei rifiuti

da C&D in Europa (Tab. 7) ..........................................................................................................pag. 26

l Rifiuti da attività di C&D e scavo complessivamente gestiti in Italia

tra il 1997 ed il 1999 (Tab. 8) ...................................................................................................... pag. 27

l Rifiuti da attività di C&D e scavo recuperati nel 1999 in Italia in tonnellate (Tab. 9) ...................pag. 28

l Rifiuti da attività di C&D e scavo smaltiti nel 1999 in Italia, tonnellate (Tab. 10) .........................pag. 29

l Rifiuti da attività di C&D e scavo smaltiti in Italia nel 1999 per tipologia, tonnellate (Tab. 11) ....pag. 30

SCHEMA TIPO DI ACCORDO DI PROGRAMMA CON ALLEGATI........................................pag. 31

l Accordo di programma tra la Regione …….., Enti, Associazioni di categoria

e soggetti privati per la gestione dei rifiuti provenienti dal settore edile ......................................pag. 31

l Tipologia e Codici dei rifiuti derivanti genericamente dall’attività di C&D ....................................pag. 37

l Tipologia e Codici dei rifiuti oggetto del presente schema tipo di accordo ..................................pag. 38

l Modalità di preselezione del materiale ........................................................................................pag. 38

l Definizione dei centri di raccolta e modalità di gestione ..............................................................pag. 39

l Nuove voci di elenco prezzi .........................................................................................................pag. 40

l Modello per documento di conferimento dei rifiuti .......................................................................pag. 40

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INDICE

CONCLUSIONE E PROPOSTE......................................................................................................pag. 41

BIBLIOGRAFIA...............................................................................................................................pag. 42

parte di questo periodico può essere riprodotta con mezzi

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NORMATIVA VIGENTE Il riciclo degli inerti da C&D

PREMESSA

WWF Veneto e Albo Cavatori del Veneto, dopo la

positiva esperienza dell’elaborazione di linee guida per

una nuova normativa in materia estrattiva, hanno deciso di

iniziare un’ulteriore collaborazione sul riciclo dei materiali,

entrambe convinte che l’incentivazione di tale pratica

possa dare un significativo contributo “ambientale” finalizzato

al risparmio di risorse non rinnovabili e, soprattutto,

alla riduzione del consumo di territorio.

Già in sede di elaborazione delle linee guida in materia

estrattiva le due associazioni avevano evidenziato che «il

recupero di materiali porta a due effetti particolarmente

apprezzabili: 1) consente di contenere il consumo di materie

prime non rinnovabili; 2) riduce l’impatto sull’ambiente naturale

dei processi produttivi e dei beni industriali al termine

del loro ciclo di vita» e segnalavano l’opportunità di incentivare

quanto più possibile il recupero dei materiali: «con

previsioni normative chiare e quanto più possibili efficaci;

mediante meccanismi premiali nel caso di riutilizzo la previsione

di contributi e fondi agevolati per impianti di riciclaggio

dei materiali costituirebbe un valido incentivo per le

imprese; con campagne di informazione che favoriscano

l’accettazione da parte degli utenti-consumatori dei prodotti

riciclati e promuovano la cultura dell’utilizzo di tali materiali;

consentendo che gli impianti esistenti possano essere

utilizzati per la cernita e la separazione dei materiali».

In seguito Albo Cavatori e WWF Veneto, partendo

dalla constatazione che a livello di principio vi è una forte

tensione verso l’incentivazione del riciclo dei materiali ma

al tempo stesso da un punto di vista pratico la diffusione

della pratica del riciclo nel nostro Paese è a tutt’oggi

piuttosto modesta, hanno deciso di approfondire l’argomento

per cercare di mettere a fuoco gli ostacoli più

significativi ad una maggiore diffusione del riciclo e formulare

alle autorità competenti proposte che consentano di

superarli, favorendo la diffusione di questa pratica che,

sotto il profilo ambientale, ha un duplice effetto: contenere

il consumo di materie prime non rinnovabili e ridurre

l’impatto sull’ambiente naturale dei processi produttivi e

dei beni industriali al termine del loro ciclo di vita.

L’Albo Cavatori con questa iniziativa di studio e approfondimento

prosegue da un punto di vista ideale un cammino

iniziato già nel 1998 con un Convegno organizzato

a Verona in collaborazione con il Collegio Costruttori,

seguita dall’apertura della partecipazione all’associazione

anche alle imprese che operano nel settore del riciclo dei

materiali, perseguendo l’obiettivo statutario di promuovere

iniziative che contemperino l’interesse imprenditoriale

e quello ambientale, nel caso specifico promuovendo una

pratica che sotto il profilo ambientale ha il duplice positivo

aspetto già indicato e al tempo stesso affermando la

naturale vocazione della categoria degli estrattori per disponibilità

di siti, di impianti, di know how ad assumere

un ruolo centrale nel riciclo dei materiali.

Il WWF Veneto in linea con i propri principi statutari

e obiettivi con queste proposte continua ad occuparsi

della problematica dei rifiuti e del consumo di materie

prime che in questi ultimi anni ha assunto dimensioni

che ormai incidono pesantemente sulla sostenibilità,

con ripercussioni sia dal punto di vista della salute

pubblica che della tutela ambientale. In questo contesto

il WWF è ben lieto di portare il proprio contributo

affinché si arrivi alla promozione di tecnologie pulite,

alla produzione di prodotti riciclabili e riutilizzabili e

all’incentivazione del riciclaggio e del recupero dei

rifiuti nonché ad azioni volte all’ottenimento di materie

prime secondarie nella convinzione che anche le proposte

sul riciclaggio dei materiali da costruzioni e demolizioni

risultano essere uno dei tasselli prioritari per rendere

praticabile lo sviluppo sostenibile e duraturo.

LA NORMATIVA VIGENTE

SINTESI DELLA NORMATIVA VIGENTE

L’analisi della normativa di riferimento porta alla

constatazione che, sotto il profilo normativo, da oltre

vent’anni a questa parte, viene affermata l’importanza

del riciclo dei materiali e l’opportunità di favorirne la

diffusione. Già la direttiva della Comunità europea 15

luglio 1975, n. 442, invero, riconosce «l’importanza di

favorire il recupero dei rifiuti e l’utilizzazione dei materiali

di recupero per preservare le riserve naturali».

Il decreto “Ronchi” che, com’è noto, attua la direttiva

91/156/CEE, a propria volta, asserisce che le autorità

competenti adottano, ciascuna nell’ambito delle proprie

attribuzioni, iniziative dirette a favorire, in via prioritaria

la prevenzione e la riduzione della produzione e

della pericolosità dei rifiuti mediante, tra l’altro, lo

sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di

sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad

essere recuperati o smaltiti e la determinazione di condizioni

di appalto che valorizzino le capacità e le competenze

tecniche in materia di prevenzione della produzione

dei rifiuti; la stipula di accordi e contratti di programma

finalizzati alla prevenzione e alla riduzione della

quantità e della pericolosità dei rifiuti.

Sotto il profilo delle affermazioni di principio la situazione

è assolutamente consolidata e matura sia a livello europeo

che a livello di normativa statale, emanata in recepimento

di direttive comunitarie. La normativa regionale, a

propria volta, si inserisce in questo quadro d’assieme in

maniera coerente anche se non ancora del tutto compiuta e

con differenze di contenuti tra Regione e Regione che

stanno a denotare una sensibilità più o meno spiccata del

legislatore nei confronti delle problematiche in oggetto.

Se sotto il profilo delle affermazioni di principio ci

troviamo di fronte ad una normativa sicuramente matura

nell’affermare l’opportunità di favorire il riciclo dei

6 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


materiali, non altrettanto maturo è il quadro normativo

nel favorire in concreto lo sviluppo e la diffusione del

riciclo dei materiali. Solo recentissimamente, ad esempio,

sono state elaborate norme tecniche che paiono

“focalizzate” sulle prestazioni e non già sulla natura/origine

dei materiali da impiegare nelle costruzioni.

È in ogni caso certo che, fino a qualche anno fa, l’attenzione

dell’opinione pubblica e della parte politica è stata

prevalentemente concentrata sulle problematiche connesse

allo smaltimento dei rifiuti solidi urbani; per converso le

problematiche connesse ai rifiuti inerti non sono state

affrontate con interesse e determinazione di pari grado,

con conseguente ritardo anche nel riutilizzo degli stessi.

Solo negli anni più recenti, dapprima a livello europeo

e successivamente in Italia, è stata attribuita maggior

importanza e dedicata più attenzione a questa tipologia

di rifiuti. Ciò soprattutto in considerazione della

loro entità (nel 1993 la produzione di rifiuti derivante

dal comparto edile era stimato in circa 35 milioni di

tonnellate corrispondenti al 40% della produzione totale

di rifiuti di origine civile e industriale) e del fatto che, a

causa della ingente quantità prodotta e del loro smaltimento,

rappresentano un significativo fattore di inquinamento

ambientale. Solo in epoca relativamente recente,

dunque, è maturata la consapevolezza che l’attivazione

di una politica del riciclo dei rifiuti inerti sarebbe foriera

di vantaggi indiscutibili sia sotto il profilo ambientale

che sotto il profilo economico.

È per esempio di tutta evidenza che il volume occupato

da questi rifiuti nelle discariche potrebbe essere risparmiato

con conseguente allungamento della vita utile della discarica

e risparmio del territorio necessario per l’apertura di

nuovi impianti di smaltimento. Va precisato che i maggiori

benefici conseguibili dal riciclaggio degli inerti da attività

di scavo costruzione e demolizione, risiedono proprio nella

prevedibile drastica riduzione del numero delle discariche

(per il 1997 risultano censite 631 discariche 2A su tutto il

territorio nazionale) [1] . Il riciclo delle frazioni inerti, infatti,

può contribuire solo in parte a risolvere il problema della

riduzione dello sfruttamento di risorse naturali esauribili.

Secondo stime e analisi largamente condivise dagli operatori

di settore, anche nel caso ottimistico in cui si dovesse

riciclare il 100% dei rifiuti inerti prodotti da C&D, si

potrebbe rispondere al fabbisogno di inerti naturali in misura

tendenzialmente non superiore al 10% ( alcune fonti

indicano una forchetta compresa tra il 5 e il 12%).

Il risparmio di materia prima, comunque, consentirebbe

uno sfruttamento più razionale delle cave esistenti

ed una riduzione di nuovi siti estrattivi e quindi un

ulteriore risparmio di territorio.

I rifiuti inerti derivano prevalentemente dal comparto

delle costruzioni e demolizioni e, in misura tenden-

Il riciclo degli inerti da C&D

[1] Vedasi la Tabella 4 - Impianti di discarica di categoria II A in esercizio - anno 1997.

NORMATIVA VIGENTE

zialmente pari al 95%, sono destinati allo smaltimento

in discarica; non vanno, tuttavia, trascurate altre fonti di

produzione di queste tipologie di rifiuto come per es.

costruzione e manutenzione delle ferrovie e delle strade,

industrie dei prodotti ceramici, industrie per la lavorazione

delle pietre ornamentali o altri settori industriali

quali zuccherifici, fonderie, lavanderie.

Una stima deduttiva effettuata dal Ministero dell’Ambiente

quantifica in circa 35 milioni di tonnellate/anno

la massa ponderale prodotta nel nostro paese di cui solo

un 5% circa è attualmente riutilizzato produttivamente.

Lo smaltimento dei rifiuti inerti avviene prevalentemente

mediante conferimento in discarica. Tuttavia una

significativa quantità di questi materiali sfugge ai canali

ufficiali di smaltimento per effetto di abbandoni incontrollati

sul suolo pubblico e privato e riempimenti non

autorizzati di cavità naturali o artificiali sul territorio

NORMATIVA DI RILIEVO COMUNITARIO

La direttiva CEE 15 luglio 1975, n. 442 «relativa

ai rifiuti»

Come già osservato la direttiva CEE 442/1975, nelle

sue premesse riconosce «l’importanza di favorire il recupero

dei rifiuti e l’utilizzazione dei materiali di recupero per

preservare le riserve naturali». La direttiva interviene specificamente

sul recupero con l’art. 4 (recupero e smaltimento)

prevedendo che gli stati membri adottino le misure

necessarie per assicurare che i rifiuti siano recuperati o

smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza

usare procedimenti e metodi che potrebbero recare pregiudizio

all’ambiente e in particolare:

- senza creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per

la fauna e la flora;

- senza causare inconvenienti da rumori o odori;

- senza danneggiare il paesaggio e i siti di particolare

interesse.

Con l’art. 7 (realizzazione degli obiettivi) stabilisce

altresì che le autorità competenti per realizzare gli obiettivi

previsti dall’art. 7 devono elaborare al più presto dei piani

di gestione dei rifiuti che contemplino, tra l’altro: tipo,

quantità e origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire

requisiti tecnici generali; tutte le disposizioni speciali per

rifiuti di tipo particolare; luoghi o impianti adatti allo

smaltimento. Prevede che i predetti piani potranno riguardare

(ad es.): «le persone fisiche o giuridiche abilitate a

procedere alla gestione dei rifiuti; la stima dei costi delle

operazioni di recupero e di smaltimento; le misure atte ad

incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita

e del trattamento dei rifiuti».

All’art. 10 la direttiva stabilisce che ai fini dell’applicazione

dell’art. 4, tutti gli stabilimenti o imprese

che effettuano le operazioni elencate nell’allegato II

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 7


NORMATIVA VIGENTE Il riciclo degli inerti da C&D

B debbono ottenere un’autorizzazione.

L’art. 13 prevede che gli stabilimenti o le imprese

che effettuano le operazioni previste agli articoli 9-12 [2]

sono sottoposti a adeguati controlli periodici da parte

delle autorità competenti.

NORMATIVA DI RILIEVO STATALE

Il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n.

22 «Attuazione delle direttive 91/156/CEE sui rifiuti,

91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE

sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio»

Il decreto “Ronchi” nel suo articolato si occupa del

recupero riaffermandone l’importanza e individuando

iniziative atte a promuoverne la diffusione, in particolare

rivestono importanza i seguenti articoli:

Art. 2 - (Finalità)

La gestione dei rifiuti è considerata attività di pubblico

interesse, disciplinata al fine di assicurare un’elevata

protezione dell’ambiente e controlli efficaci, tenendo

conto della specificità dei rifiuti pericolosi.

Si afferma che:

1) i rifiuti devono essere recuperati o smaltiti senza

pericolo per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti

o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente

e, in particolare: senza determinare rischi

per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora;

senza causare inconvenienti da rumori o odori; senza

danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse,

tutelati in base alla normativa vigente;

2) che la gestione dei rifiuti si conforma ai principio di

responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti

coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo

e nel consumo di beni da cui originano i rifiuti, nel rispetto

dei principi dell’ordinamento nazionale e comunitario;

3) che per il conseguimento delle finalità del decreto

lo Stato, le Regioni e gli Enti Locali, nell’ambito delle

rispettive competenze e in conformità alle disposizioni

del decreto stesso, adottano ogni opportuna azione avvalendosi,

anche mediante accordi e contratti di programma

di soggetti pubblici e privati qualificati.

Art. 3 - (Prevenzione della produzione di rifiuti)

Le autorità competenti adottano, ciascuna nell’ambito

delle proprie attribuzioni, iniziative dirette a favorire,

in via prioritaria, la prevenzione e la riduzione della

produzione e della pericolosità dei rifiuti mediante:

lo sviluppo di tecnologie pulite, in particolare quelle

che consentono un maggiore risparmio di risorse naturali;

la promozione di strumenti economici eco-bilanci,

sistemi di ecoaudit, analisi del ciclo di vita dei prodotti,

azioni di informazione e sensibilizzazione dei consumatori,

nonché lo sviluppo del sistema di marchio ecologico

ai fini della corretta valutazione dell’impatto di uno

specifico prodotto sull’ambiente durante l’intero ciclo

di vita del prodotto medesimo;

la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato

di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da

contribuire il meno possibile per la loro fabbricazione, il

loro uso o il loro smaltimento, a incrementare la quantità,

il volume e la pericolosità dei rifiuti e i rischi d’inquinamento;

lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione

di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati a

essere recuperati o smaltiti;

la determinazione di condizioni di appalto che

valorizzino le capacità e le competenze tecniche

in materia di prevenzione della produzione di

rifiuti;

la promozione di accordi e contratti di programma

finalizzati alla prevenzione e alla riduzione della quantità

e della pericolosità dei rifiuti.

[2] «Art. 9

1. Ai fini dell’applicazione degli articoli 4, 5 e 7 tutti gli stabilimenti o imprese che effettuano le operazioni elencate nell’allegato II A

debbono ottenere l’autorizzazione dell’autorità competente di cui all’articolo 6.

Tale autorizzazione riguarda in particolare:

- i tipi ed i quantitativi di rifiuti,

- i requisiti tecnici,

- le precauzioni da prendere in materia di sicurezza,

- il luogo di smaltimento,

- il metodo di trattamento.

2. Le autorizzazioni possono essere concesse per un periodo determinato, essere rinnovate, essere accompagnate da condizioni e

obblighi, o essere rifiutate segnatamente quando il metodo di smaltimento previsto non è accettabile dal punto di vista della protezione

dell’ambiente.

(omissis)

Art. 12

Ogni tre anni gli Stati membri comunicano alla Commissione informazioni sull’applicazione della presente direttiva nel contesto di

una relazione settoriale concernente anche le altre direttive comunitarie pertinenti. Tale relazione è elaborata sulla base di un

questionario o di uno schema elaborato dalla Commissione secondo la procedura di cui all’articolo 6 della direttiva 91/692/CEE. Il

questionario o lo schema sono inviati agli Stati membri sei mesi prima dell’inizio del periodo contemplato dalla relazione. La relazione

è trasmessa alla Commissione entro nove mesi dalla fine del periodo di tre anni da essa contemplato. La prima relazione contempla il

periodo dal 1995 al 1997 compreso. La Commissione pubblica una relazione comunitaria sull’applicazione della direttiva entro nove

mesi dalla ricezione delle relazioni degli Stati membri».

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Art. 4 - (Recupero dei rifiuti)

L’articolo stabilisce che ai fini di una corretta gestione

dei rifiuti le autorità competenti favoriscono la riduzione

dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso: il

reimpiego e il riciclaggio; le altre forme di recupero per

ottenere materia prima dai rifiuti; l’adozione di misure

economiche e la determinazione di condizioni di appalto

che prevedano l’impiego dei materiali recuperati dai

rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;

l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile

o come altro mezzo per produrre energia.

Afferma inoltre che riutilizzo, riciclaggio e recupero

di materia prima debbono essere considerati preferibili

rispetto alle altre forme di recupero.

Al fine di favorire e incrementare le attività di riutilizzo,

di riciclaggio e di recupero dei rifiuti prevede che

le autorità competenti e i produttori promuovano analisi

dei cicli di vita dei prodotti, ecobilanci, informazioni e

ogni altra iniziativa utile; promuovano e stipulino accordi

e contratti di programma con i soggetti economici

interessati, con particolare riferimento al reimpiego di

materie prime e di prodotti ottenuti dalla raccolta differenziata

con la possibilità di stabilire procedure semplificate

e il ricorso a strumenti economici.

Art. 5 - (Smaltimento dei rifiuti), comma 4

Stabilisce che a partire dal 1˚ gennaio 1999 la realizzazione

e la gestione di nuovi impianti di incenerimento

possa essere autorizzata solo se il relativo processo di

combustione è accompagnato da recupero energetico

con una quota minimo di trasformazione del potere

calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su base

annuale, stabilita con apposite norme tecniche.

Art. 6 - (Definizioni), comma 1, lett. p)

Definisce combustibile da rifiuti quello ricavato dai

rifiuti urbani mediante trattamento finalizzato all’eliminazione

delle sostanze pericolose per la combustione e

a garantire un adeguato potere calorico e che possieda

caratteristiche specificate con apposite norme tecniche.

Art. 31 - (Determinazione delle attività e delle caratteristiche

dei rifiuti per l’ammissione alle procedure

semplificate), commi 2 e 3

Prevede che con decreti del Ministro dell’Ambiente

di concerto con i Ministri dell’Industria del Commercio

e dell’Artigianato e della Sanità e, per i rifiuti agricoli e

le attività che danno vita ai fertilizzanti, di concerto con

il Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali,

sono adottate per ciascun tipo di attività le norme [3] che

fissano i tipi e le quantità di rifiuti e le condizioni in

base alle quali le attività di smaltimento di rifiuti non

[3] Si veda il decreto ministeriale 5 febbraio 1998.

Il riciclo degli inerti da C&D

NORMATIVA VIGENTE

pericolosi effettuate dai produttori nei luoghi di produzione

degli stessi e le attività di recupero di cui all’allegato

C sono sottoposte alle procedure semplificate di

cui agli articoli 32 e 33 e che con la medesima procedura

si provvede all’aggiornamento delle predette condizioni

da individuarsi entro centottanta giorni dalla data

di entrata in vigore del decreto “Ronchi” e tali da

garantire che i tipi o le quantità di rifiuti e i procedimenti

e metodi di smaltimento o di recupero non costituiscano

un pericolo per la salute dell’uomo e non rechino

pregiudizio all’ambiente. L’articolo dispone inoltre che

per accedere alle procedure semplificate le attività di

trattamento termico e di recupero energetico devono

rispettare anche le seguenti condizioni:

- siano utilizzati combustibili da rifiuti urbani oppure

rifiuti speciali individuati per frazioni omogenee;

- i limiti di emissione non siano meno restrittivi di

quelli stabiliti per gli impianti di incenerimento dei

rifiuti dalle direttive comunitarie 89/369/CEE del Consiglio

del 8 giugno 1989, 89/429/CEE del Consiglio del

21 giugno 1989, 94/67/CEE del Consiglio del 16 dicembre

1994 e successive modifiche ed integrazioni e dal

decreto del Ministro dell’Ambiente 16 gennaio 1995

pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale

30 gennaio 1995, n. 24.

Le prescrizioni tecniche riportate all’articolo 6, comma

2, della direttiva 94/67/CE del Consiglio del 16 dicembre

1994 si applicano anche agli impianti termici produttivi che

utilizzano per la combustione comunque rifiuti pericolosi;

- sia garantita la produzione di una quota minima di

trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia

utile calcolata su base annuale.

Art. 32 - (Autosmaltimento)

Questo articolo stabilisce che:

a condizione che siano rispettate le norme tecniche e

le prescrizioni specifiche adottate ai sensi dei commi 1,

2 e 3 dell’articolo 31, le attività di smaltimento di rifiuti

non pericolosi effettuate nel luogo di produzione dei

rifiuti stessi possono essere intraprese decorsi novanta

giorni dalla comunicazione di inizio di attività alla

Provincia territorialmente competente;

le norme tecniche in oggetto prevedono in particolare:

il tipo, la quantità e le caratteristiche dei rifiuti da

smaltire, il ciclo di provenienza dei rifiuti; le condizioni

per la realizzazione e l’esercizio degli impianti; le caratteristiche

dell’impianto di smaltimento; la qualità delle

emissioni nell’ambiente.

Il comma 3 stabilisce che la Provincia iscriva in un

apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione

di inizio attività ed entro il termine di 90 giorni dalla

comunicazione di inizio attività verifichi d’ufficio la sussi-

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 9


NORMATIVA VIGENTE Il riciclo degli inerti da C&D

stenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. A tal fine

alla comunicazione di inizio di attività è allegata una relazione

dalla quale deve risultare: il rispetto delle condizioni

e delle norme tecniche di sicurezza e delle procedure

autorizzative previste dalla normativa vigente.

Il comma 4 prevede qualora la Provincia accerti il

mancato rispetto delle norme tecniche e delle condizioni

di cui sub a), disponga con provvedimento motivato

il divieto di inizio ovvero la prosecuzione dell’attività,

salvo che l’interessato non provveda a conformare alla

normativa vigente dette attività ed i suoi effetti entro il

termine prefissato dall’Amministrazione.

In base al comma 5 la comunicazione di cui al

comma 1 deve essere rinnovata ogni cinque anni e,

comunque, in ogni caso di modifica sostanziale delle

operazioni di autosmaltimento;

Il comma 6 infine stabilisce che restano sottoposte alle

disposizioni di cui agli artt. 27 e 28 le attività di autosmaltimento

di rifiuti pericolosi e la discarica di rifiuti.

Art. 33 -(Operazioni di recupero) commi 2 e 9

Il comma 2 stabilisce che le condizioni e le norme

tecniche di cui al comma 1, in relazione a ciascun tipo

di attività, prevedono in particolare:

per i rifiuti non pericolosi:

1. le quantità massime impiegabili;

2. la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti

utilizzabili, nonché le condizioni specifiche alle quali le

attività medesime sono sottoposte alla disciplina prevista

dal presente articolo;

3. le prescrizioni necessarie per assicurare che, in

relazione ai tipi o alle quantità dei rifiuti ed ai metodi di

recupero, i rifiuti stessi siano recuperati senza pericolo

per la salute dell’uomo e senza usare procedimenti o

PROCEDURA SEMPLIFICATA

Autorizzazione ai sensi dell’articolo 33

del D.Lgs. n. 22/1997

ê

- Comunicazione alla Provincia competente per territorio

di inizio attività corredata da una relazione

secondo i dettami dell’art. 33, D.Lgs. n. 22/1997.

- Avvio attività di recupero dopo 90 giorni dalla predetta

comunicazione.

- Sono fatte salve le condizioni stabilite dai commi 1,

2, 3 dell’articolo 131 del D.Lgs. n. 22/1997.

- Seguono la procedura semplificata soltanto i rifiuti

non pericolosi elencati nel decreto ministeriale 5 febbraio

998 (Allegato 1, sub all. 1).

- Obbligo della tenuta del registro di carico e scarico e

le copie dei formulari di identificazione per un periodo

di 5 anni.

- Compilare il Modello Unico di Dichiarazione (MUD).

- Rinnovare la “Comunicazione” ogni 5 anni ed in

caso di modifica sostanziale (art. 33, comma 5).

metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente;

per i rifiuti pericolosi :

1. le quantità massime impiegabili;

2. la provenienza, i tipi e le caratteristiche dei rifiuti;

3. le condizioni specifiche riferite ai valori limite di

sostanze pericolose contenute nei rifiuti, ai valori limite

di emissione per ogni tipo di rifiuto ed al tipo di attività

e di impianto utilizzato, anche in relazione alle altre

emissioni presenti in sito;

4. altri requisiti necessari per effettuare forme diverse

di recupero;

5. le prescrizioni necessarie per assicurare che, in

relazione al tipo e alle quantità di sostanze pericolose

contenute nei rifiuti ed ai metodi di recupero, i rifiuti

stessi siano recuperati senza pericolo per la salute dell’uomo

e senza usare procedimenti e metodi che potrebbero

recare pregiudizio all’ambiente.

Il comma 9 afferma che, fermi restando il rispetto

dei limiti di emissione in atmosfera di cui all’articolo

31, comma 3 e dei limiti delle altre emissioni inquinanti

stabilite da disposizioni vigenti, nonché fatta salva

l’osservanza degli altri vincoli a tutela dei profili sanitari

e ambientali, entro sessanta giorni dalla data di

entrata in vigore del “Ronchi”, il Ministro dell’Industria,

del Commercio e dell’Artigianato di concerto

con il Ministro dell’Ambiente determina modalità, condizioni

e misure relative alla concessione di incentivi

finanziari previsti da disposizioni legislative all’utilizzazione

dei rifiuti come combustibile per produrre

energia elettrica, tenuto anche conto del prevalente

interesse pubblico al recupero energetico nelle centrali

elettriche di rifiuti urbani sottoposti a preventive operazioni

di trattamento finalizzate alla produzione di combustibile

da rifiuti.

CONFERITORI

Non devono tenere il registro di carico e scarico dei

rifiuti.

Non sono tenuti alla presentazione della denuncia annuale

del modello unico di dichiarazione ambientale

(MUD).

Durante il trasporto tutti i rifiuti devono essere accompagnati

da un formulario di identificazione e nel caso di

trasporto effettuato a titolo professionale è obbligatoria

l’iscrizione all’Albo nazionale delle imprese che effettuano

la gestione dei rifiuti.

LA PROVINCIA

La Provincia competente per territorio provvede a

iscrivere le imprese che hanno trasmesso la comunicazione

di inizio attività in un apposito registro e a

verificare la sussistenza dei presupposti e requisiti

richiesti.

10 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


Smaltimento e recupero nel decreto

“Ronchi”

La definizione di recupero viene fornita dal decreto

“Ronchi” il quale, come visto, all’articolo 4 ha esplicitamente

fissato tra le due fattispecie operative del recupero e

dello smaltimento una sorta di scala gerarchica per la

quale il primo precede il secondo nel gradimento che il

sistema riserva a queste due fasi della gestione dei rifiuti,

come evincibile senza possibilità di equivoci dal dettato

del comma 2 il quale recita «Il riutilizzo, il riciclaggio e il

recupero di materia prima debbono essere considerati

preferibili rispetto alle altre forme di recupero».

Sotto il profilo concettuale il “recupero” implica la

valorizzazione economica del rifiuto mentre lo smaltimento

comporta l’abbandono definitivo e ultimativo del

rifiuto stesso. Quanto alla definizione vera e propria sia

del “recupero” che dello “smaltimento” va subito precisato

che l’articolo 6 del decreto “Ronchi” definisce lo

Smaltimento facendo rinvio alle operazioni previste nell’allegato

B e il Recupero facendo rinvio alle operazioni

previste nell’allegato C.

In sostanza il D.Lgs. n. 22/1997 (e successive modifiche

e integrazioni) non fornisce alcuna definizione specifica

delle due fattispecie operative, ma opera un rinvio

ai due allegati B e C i quali ultimi rispecchiano il

contenuto degli allegati II A e II B alla direttiva

91/156/CEE sui rifiuti.

L’allegato C contiene le tredici operazioni di recupero

dei rifiuti che l’esperienza pratica ha posto in luce

come quelle maggiormente affidabili.

Tra smaltimento, recupero non agevolato recupero

agevolato ai fini pratici e di concreta operatività esiste

una unica ma fondamentale differenza: la non necessità

nel secondo caso delle autorizzazioni regionali alla realizzazione

dell’impianto e al suo esercizio (e mancato

pagamento delle fideiussioni). Le agevolazioni previste

dal decreto “Ronchi” infatti sono solo di natura autorizzatoria

e non si estendono né al regime amministrativo,

né a quelli gestionali e sanzionatorio. I registri di carico

e scarico, per es. vanno comunque tenuti, anche se si

gestiscono rifiuti recuperabili.

L’agevolazione della mancata necessità dell’autorizzazione

alla realizzazione dell’impianto è l’unica esistente

ma è di portata significativa se si considera l’impressionante

mole di documentazione e di tempo che la prassi regionale

comporta. A ciò si aggiungono la sostituzione dell’autorizzazione

all’esercizio con la comunicazione alla Provincia

e l’esonero dalle autorizzazioni e dalle fideiussioni

Il riciclo degli inerti da C&D

NORMATIVA VIGENTE

che comportano vantaggi non trascurabili.

L’agevolazione autorizzatoria che il decreto prevede

tuttavia è applicabile solo nel caso in cui i rifiuti siano

destinati in modo effettivo e oggettivo al recupero. In caso

contrario si applicano, infatti, integralmente le norme ordinarie

per lo smaltimento (art. 33, comma 1) e sempre e

solo a condizione che vengano recuperati i rifiuti non

pericolosi elencati negli allegati 1 e 2 al D.M. 5 febbraio

1998, secondo la normativa tecnica prevista.

Il decreto ministeriale 5 febbraio 1998 «Individuazione

dei rifiuti non pericolosi sottoposti

alle procedure semplificate di recupero ai sensi

degli articoli 31 e 33 del D.Lgs. 5 febbraio 1997,

n. 22»

Questo decreto è entrato in vigore il 17 aprile 1998

ovvero sia il giorno successivo della pubblicazione nella

Gazzetta Ufficiale; pur essendo stato adottato in attuazione

degli articoli 31 e 33 del decreto legislativo 5 febbraio

1997, n. 22 non contiene l’individuazione dei rifiuti pericolosi

sottoposti alle procedure semplificate di recupero ma

concerne unicamente, come del resto si ricava dal titolo,

l’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle

procedure semplificate di cui sopra.

Segnaliamo di seguito le disposizioni più significative

in materia di recupero.

Art. 1 - (Principi generali)

Il decreto stabilisce che le attività, i procedimenti e i

metodi di recupero di ciascuna delle tipologie dei rifiuti

individuati dal D.M. 5 febbraio 1998 non devono costituire

un pericolo per la salute dell’uomo e recare pregiudizio

all’ambiente e in particolare non devono:

- creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la

fauna e la flora;

- causare inconvenienti da rumori e odori;

- danneggiare il paesaggio e i siti di particolare

interesse.

Negli allegati 1 [4] , 2 e 3 si definiscono le norme

tecniche generali che, ai fini del comma 1, individuano

i tipi di rifiuti non pericolosi e fissano per ciascun tipo

di rifiuto e per ogni attività e metodo di recupero degli

stessi, le condizioni specifiche in base alle quali l’esercizio

di tale attività è sottoposto alle procedure semplificate

di cui all’art. 33 del decreto legislativo 5 febbraio

1997, n. 22 e successive modifiche e integrazioni.

Le attività i procedimenti e i metodi di recupero di ogni

tipologia di rifiuto, disciplinati dal D.M., devono rispettare

[4] Allegato 1/sub allegato 1 - Norme tecniche generali per il recupero di materia dai rifiuti non pericolosi.

Allegato 1/sub allegato 2 - Valori limite e prescrizioni per le emissioni convogliate in atmosfera delle attività di recupero dai

rifiuti non pericolosi.

(segue)

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 11


NORMATIVA VIGENTE Il riciclo degli inerti da C&D

Operazioni di recupero previste dall’allegato C

e operazioni di smaltimento previste nell’allegato B

(D.Lgs. n. 22/1997)

R1 Utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia

R2 Rigenerazione / recupero di solventi

R3 Riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi

R4 Riciclo/recupero dei metalli o dei composti metallici

R5 Riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche

R6 Rigenerazione degli acidi o delle basi

R7 Recupero dei prodotti che servono a captare gli inquinanti

R8 Recupero dei prodotti provenienti dai catalizzatori

R9 Rigenerazione o altri reimpieghi degli oli

R10 Spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura o dell’ecologia

R11 Utilizzazione di rifiuti ottenuti da una delle operazioni indicate da R1 a R10

R12 Scambio di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate da R1 a R11

R13 Messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate da R1 a R12

le prescrizioni, le norme vigenti in materia di tutela della

salute dell’uomo e dell’ambiente, nonché di sicurezza sul

lavoro e in particolare: le acque di scarico risultanti dalle

attività di recupero dei rifiuti disciplinate dal D.M. devono

rispettare le prescrizioni e i valori limite previsti dalla

vigente normativa in materia di tutela delle acque [5] .

Le emissioni in atmosfera risultanti dalle attività di

recupero disciplinate dal presente decreto devono essere

conformi alle disposizioni di cui al D.P.R. 24 maggio

1988, n. 203 e successive modifiche e integrazioni.

Le procedure semplificate si applicano esclusivamente

alle operazioni di recupero specificate ed ai rifiuti individuati

dai rispettivi codici e descritti negli allegati [6] .

Art. 3 - (Recupero di materia)

Afferma che tutte le strategie di recupero individuate

dal D.M. sono orientate a creare beni, prodotti o servizi

remunerativi e commerciabili. Il Recupero di materia è

il primo obiettivo di questo provvedimento.

Molte attività, procedimenti e metodi di recupero illustrati

nell’allegato 1 sono infatti finalizzati all’ottenimento

di beni commerciabili attraverso il recupero di rifiuti.

Perché si possa considerare eseguito correttamente

un processo di recupero di materia si devono ottenere:

1) prodotti;

2) materie prime;

3) materia prime seconde aventi specifiche merceologiche

conformi alla normativa tecnica di settore o alle

forme usualmente commercializzate e non devono presentare

caratteristiche di pericolo superiori a quelle dei

prodotti e delle materie ottenibili dalla corretta lavorazione

delle materie prime vergini. I prodotti, le materie

prime e le materie prime secondarie ottenute dalle attività

di recupero che non vengono destinate in modo effettivo

e oggettivo all’utilizzo nei cicli di consumo o di

produzione restano sottoposte al regime dei rifiuti.

Le attività, i procedimenti e i metodi di riciclaggio e di

recupero di materia individuati nell’allegato 1 devono garantire

l’ottenimento dei prodotti o di materie prime secondarie

con caratteristiche merceologiche conformi alla normativa

tecnica di settore o, comunque, nelle forma usualmente

commercializzate. In particolare i prodotti, le materie

prime e le materie prime seconde ottenuti dal riciclaggio

e dal recupero dei rifiuti individuati dal presente decre-

Allegato 2/sub allegato 1 - Norme tecniche per l’utilizzazione dei rifiuti non pericolosi come combustibili o come altro mezzo

per produrre energia.

Allegato 2/sub allegato 2 - Determinazione dei valori limite e prescrizioni per le emissioni in atmosfera delle attività di

recupero di energia dai rifiuti non pericolosi.

Allegato 2/sub allegato 3 - Determinazione dei valori limite per le emissioni dovute al recupero di rifiuti come combustibile o

altro mezzo per produrre energia tramite combustione mista di rifiuti e combustibili tradizionali.

Allegato 3 - Test di cessione.

[5] Si veda il Testo Unico, Decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152.

[6] Elenco allegati.

12 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


to non devono presentare caratteristiche di pericolo superiori

a quelle dei prodotti e delle materie ottenuti dalla

lavorazione di materie prime vergini.

I prodotti ottenuti dal recupero dei rifiuti individuati ai

sensi del presente decreto e destinati a venire in contatto con

alimenti per il consumo umano devono inoltre rispettare i

richiesti dal decreto del Ministro della Sanità 21 marzo 1973

e successive modifiche e integrazioni.

La legge 8 agosto 2002, n. 178 «Conversione

in legge, con modificazioni, del decreto-leg-

ge 8 luglio 2002, n. 138, recante interventi urgenti

in materia tributaria, di privatizzazioni,

di contenimento della spesa farmaceutica e per

il sostegno dell'economia anche nella aree svantaggiate»

Art. 14 - (Interpretazione autentica della definizione

di “rifiuto” di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a),

del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22) [7]

Tale articolo nel modificare il decreto “Ronchi” interviene

sull’interpretazione della nozione di rifiuto, argomento

già trattato da diverse normative e pronunce

giurisprudenziali, sia comunitarie che nazionali [8] .

Sintesi della legislazione regionale (aggiornata al 30 maggio 2002)

Regione Normativa Note

Abruzzo Legge regionale

28 aprile 2000, n. 83.

Art. 30, comma 3

Al fine di favorire il recupero dei rifiuti inerti derivanti dall’attività

edilizia, ciascun comune adotta, entro novanta giorni

dall’entrata in vigore della presente legge, disposizioni che

obbligano, per ogni intervento edilizio derivante da concessione

edilizia, autorizzazione o altro atto comunale di assenso, il

titolare o il direttore dei lavori a dichiarare:

a) la stima dell’entità e della tipologia dei rifiuti che si producono

ivi compresa l’autocertificazione attestante la presenza o

meno di sostanze contenenti amianto nell’unità catastale oggetto

dell’intervento;

b) il luogo ove si intendono conferire detti rifiuti.

Basilicata Legge regionale

2 febbraio 2001, n. 6.

Il riciclo degli inerti da C&D

LA LEGISLAZIONE REGIONALE

NORMATIVA VIGENTE

Art. 42

In deroga a tale normativa sono ammissibili anche in assenza

dell’approvazione dei piani provinciali le domande di approvazione

dei progetti e di autorizzazione alla realizzazione di

nuovi impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti inerti ed

agli impianti di recupero di rifiuti, ivi compresi quelli pericolosi.

[7] L’articolo recita:

1. Le parole: “si disfi”, “abbia deciso” o “abbia l’obbligo di disfarsi” di cui all’articolo 6, comma 1, lettera a), del decreto

legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni, di seguito denominato: “Decreto legislativo n. 22”, si

interpretano come segue:

a) “si disfi”: qualsiasi comportamento attraverso il quale in modo diretto o indiretto una sostanza, un materiale o un bene sono

avviati o sottoposti ad attività di smaltimento o di recupero, secondo gli allegati B e C del decreto legislativo n. 22;

b) “abbia deciso”: la volontà di destinare ad operazioni di smaltimento e di recupero, secondo gli allegati B e C del decreto

legislativo n. 22, sostanze, materiali o beni;

c) “abbia l’obbligo di disfarsi”: l’obbligo di avviare un materiale, una sostanza o un bene ad operazioni di recupero o di

smaltimento, stabilito da una disposizione di legge o da un provvedimento delle pubbliche autorità o imposto dalla natura

stessa del materiale, della sostanza e del bene o dal fatto che i medesimi siano compresi nell’elenco dei rifiuti pericolosi di cui

all’allegato D del decreto legislativo n. 22.

2. Non ricorrono le fattispecie di cui alle lettere b) e c) del comma 1, per beni o sostanze e materiali residuali di produzione o

di consumo ove sussista una delle seguenti condizioni:

a) se gli stessi possono essere e sono effettivamente e oggettivamente riutilizzati nel medesimo o in analogo o diverso ciclo

produttivo o di consumo, senza subire alcun intervento preventivo di trattamento e senza recare pregiudizio all’ambiente;

b) se gli stessi possono essere e sono effettivamente e oggettivamente riutilizzati nel medesimo o in analogo o diverso ciclo

produttivo o di consumo, dopo aver subito un trattamento preventivo senza che si renda necessaria alcuna operazione di

recupero tra quelle individuate nell’allegato C del decreto legislativo n. 22.

[8] Si precisa che per esigenze organizzative e di stampa nella stesura del presente lavoro non si è approfondita la portata e le

potenziali ricadute che tale modifica della nozione di rifiuto potrà comportare nel quadro normativo di riferimento.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 13


NORMATIVA VIGENTE Il riciclo degli inerti da C&D

Regione Normativa Note

Emilia Romagna Legge regionale

18 luglio 1991, n. 17.

Friuli Venezia Giulia Legge regionale

7 settembre 1987, n. 30.

Legge regionale

28 aprile 1994, n. 5.

Legge Regionale

12 febbraio 1998, n. 3.

Decreto del Presidente

della Giunta regionale

31 agosto 2001,

n. 0333/Pres.

Lazio Legge regionale

5 marzo 1997, n. 4.

Legge regionale

9 luglio 1998, n. 27.

Liguria Legge regionale

21 giugno 1999, n. 18.

Lombardia Legge regionale

10 maggio 1990, n. 51.

Art. 27

La Regione promuove studi, ricerche e sperimentazioni tese ad

individuare tra le materie prime secondarie quelle utilizzabili in

alternativa ai materiali vergini, con particolare riferimento ai materiali

provenienti da demolizioni.

Art. 13, comma 3

Il Piano regionale dei rifiuti deve privilegiare quegli impianti che

consentono il recupero delle aree degradate. In particolare le

cave dismesse che si trovano incluse negli ambiti di tutela ambientale

possono essere utilizzate solo per lo smaltimento di

materiali inerti.

Art. 39

L’Amministrazione regionale è autorizzata a concedere contributi

in conto capitale per la realizzazione di impianti di riciclaggio

degli inerti.

Gli interventi ammessi a contributo riguardano l’acquisto di

aree, di impianti, nonché interventi per il miglioramento delle

viabilità di accesso.

Vengono messi a bilancio contributi in conto capitale a favore

di comuni, province, loro consorzi, imprese concessionarie e

società partecipate per la realizzazione di impianti di riciclaggio

dei materiali inerti, ivi compresi l’acquisto di aree e impianti

e gli interventi di miglioramento della viabilità di accesso.

Riguarda l’approvazione del “Regolamento concernente i criteri

e le modalità per la concessione di contributi in conto capitale

per la realizzazione di impianti di riciclaggio degli inerti”.

Art. 46

Sono attribuite ai Comuni le funzioni amministrative, l’autorizzazione

per lo smaltimento e il recupero dei rifiuti di materiali

inerti lapidei provenienti da demolizioni, costruzioni e scavi.

Art. 6

Ai Comuni sono delegate: l’approvazione dei progetti degli impianti

per lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti dei materiali inerti

lapidei provenienti da demolizioni e costruzioni, ad eccezione dei

materiali isolanti contenenti amianto nonché l’autorizzazione all’esercizio

delle attività di smaltimento e recupero. I comuni possono

delegare o subdelegare, tali funzioni alle comunità montane.

Art. 36. comma 6

Il soggetto che intende realizzare un’opera comportante la

produzione di quantità di rifiuti speciali inerti superiori a cinquantamila

metri cubi deve fornire prova della loro destinazione

finale. In carenza di tali indicazioni non può essere rilasciato

il prescritto titolo abilitativo sotto il profilo urbanistico-edilizio.

Artt. 9 e 10

È vietato l’utilizzo diretto dei materiali inerti di natura lapidea,

dei materiali provenienti da scavi e demolizioni, per l’impiego

come rilevati e sottofondi stradali, come inerti per l’edilizia e

per attività di recupero ambientale salvo non venga effettuato

trattamento in appositi impianti di riciclaggio e/o trattamento

autorizzati dalla Regione. Tali impianti devono essere costituiti

da distinte sezioni di trattamento per la frantumazione, la separazione

delle frazioni estranee e la selezione dei prodotti finali.

La Regione autorizza l’installazione e l’esercizio dei predetti

impianti tenendo conto inoltre delle previsioni di sviluppo infrastrutturale

e della programmazione delle risorse estrattive.

14 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


Regione Normativa Note

Lombardia Legge regionale

1˚ luglio 1993, n. 21.

Deliberazione

della Giunta regionale

11 dicembre 1995,

n. 6/6096.

Legge regionale

8 agosto 1998, n. 14.

Marche Legge regionale

26 aprile 1990, n. 31.

Legge regionale

1˚ dicembre 1997, n. 71.

Legge regionale

28 ottobre 1999, n. 28.

Il riciclo degli inerti da C&D

NORMATIVA VIGENTE

Art. 10

Per la raccolta differenziata sono utilizzate piattaforme di servizio

destinate al conferimento separato delle frazioni suscettibili

di riuso ivi compresi i materiali inerti quali macerie edilizie,

materiali provenienti da scavi e demolizioni.

La realizzazione e la gestione di tali piattaforme è effettuata

dai Comuni.

Vengono individuati i residui inerti e/o sostitutivi dei materiali

di cava e miniera, in riferimento agli elenchi allegati al D.M.

ambiente 5 settembre 1994.

Vengono inoltre individuate le competenze in materia alle

Province.

Artt. 3 e 21

La Giunta Regionale stabilisce indirizzi e disposizioni tecniche per

l’utilizzo, in opere pubbliche e nelle grandi infrastrutture per la

mobilità, di materiali inerti da riciclaggio, opportunamente trattati,

in sostituzione di materiale pregiato, attraverso accordi con

le società o i consorzi di società che hanno in appalto i lavori. La

Regione e le Province incentivano e attivano impianti di lavorazione

di materiali inerti da riciclaggio al fine di evitare l’utilizzo

di discariche pubbliche per lo smaltimento dei rifiuti inerti.

Per le opere di riassetto ambientale è consentito l’utilizzo di

materiali di scarico e di risulta provenienti dalle attività di cava,

nonché di materiali inerti provenienti da scavi o demolizioni.

Art. 13, comma 2

I materiali inerti possono essere riutilizzati, anche previo accumulo

temporaneo per il recupero ambientale di aree degradate o

per la realizzazione di opere civili; essere smaltiti su impianti di

seconda categoria tipo A da realizzarsi in ragione di uno per ogni

bacino di utenza individuato per lo smaltimento dei rifiuti urbani.

Art. 24

Al fine di favorire la tutela ambientale ed il massimo riuso

possibile delle risorse esistenti, la Regione agevola ed indirizza

la realizzazione del sistema di recupero dei materiali edili da

demolizione.

Le autonomie locali ed i privati concorrono, ciascuno per le

proprie competenze e con le proprie risorse, al perseguimento

di tale obiettivo prevedendo all’interno dei capitolati di appalto

l’utilizzo di materiali derivati dal sistema di recupero dei

materiali edili da demolizione.

I Comuni, al rilascio delle autorizzazioni e concessioni edilizie

comportanti interventi di demolizione edilizia, sono tenuti a

richiedere al titolare della stessa una dichiarazione sull’appartenenza

dei materiali trattati alla categoria di recupero dei materiali

edili da demolizione e sulla destinazione degli stessi, favorendo

il loro riuso per interventi pubblici e privati.

Art. 34

La Regione e gli altri soggetti competenti favoriscono il recupero

dei rifiuti derivanti dall’attività edilizia tramite finanziamenti

e iniziative adeguate. Per ogni intervento edilizio derivante da

concessione edilizia, autorizzazione o comunicazione di asseveramento,

il titolare o il progettista o il direttore dei lavori è

tenuto a dichiarare, tra l’altro il luogo dove s’intendono conferire

detti rifiuti. All’interno delle aree di raccolta e del servizio di

raccolta e trasporto dei rifiuti sono localizzate e realizzate,

apposite zone attrezzate, oltre a quelle già esistenti, per raggruppare

e favorire il conferimento dei rifiuti inerti in impianti

di recupero. Ove tecnicamente possibili detti siti sono preferibilmente

localizzati presso i centri di trasferimento dei rifiuti

urbani o presso gli impianti di discarica degli stessi.

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NORMATIVA VIGENTE Il riciclo degli inerti da C&D

Regione Normativa Note

Marche Deliberazione

della Giunta regionale

11 dicembre 2000,

n. 2692.

Piemonte Legge regionale

13 aprile 1995, n. 59.

Decreto della Giunta regionale

9 ottobre 1995,

n. 35-1996.

Decreto del Presidente

della Provincia di Alessandria

13 marzo 2000,

n. 114/17981.

Sicilia L.R. 18 maggio 1998,

n. 25.

Toscana Delibera del Consiglio

regionale 7 aprile 1998,

n. 88.

Legge regionale

18 maggio 1998, n. 25.

Legge regionale

3 novembre 1998, n. 78.

Accordo di programma tra la Regione Marche, Enti, Associazioni

di categoria e soggetti privati per la gestione dei rifiuti

provenienti dal settore edile.

Art. 16

Il riutilizzo dei residui può avvenire previa macinazione e separazione

dell’eventuale rottame ferroso e degli altri materiali

isolanti.

La Giunta Regionale stabilisce ulteriori disposizioni e prescrizioni

per lo smaltimento dei rifiuti inerti e i criteri di assimilabilità

ai rifiuti inerti, ai fini dello smaltimento e del riutilizzo, dei

rifiuti speciali di cui all’articolo 2, comma 4 del D.P.R. n.

915/1982.

Stabilisce criteri di collocazione in discarica 2˚ di rifiuti speciali

assimilabili agli inerti.

Riguarda un Protocollo d’intesa per il recupero dei rifiuti inerti

e regolamento attuativo.

Art. 4

Per lo smaltimento dei rifiuti speciali inerti, i comuni, fatta salva

la loro eventuale utilizzazione come materie prime seconde, di

cui al decreto del Ministro dell’Ambiente 5 settembre 1994, e

detratta la quota utilizzabile come materiale di copertura dei

rifiuti solidi urbani, provvedono attraverso la realizzazione di

idonee discariche di seconda categoria tipo A.

Dal 1˚ gennaio 2000 è consentito smaltire in discarica solo

rifiuti inerti e quelli che residuano da operazioni di riciclaggio

e recupero (salvo casi di comprovata necessità e per periodi

determinati dal Presidente della Giunta Regionale d’intesa

con il Ministro dell’Ambiente).

La realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico,

finanziate in tutto o in parte dalle Regione dovrà avvenire

utilizzando in quantità congrua materiali da costruzione o da

riempimento prodotti mediante l’impiego di sostanze provenienti

dal riciclo/recupero dei residui derivanti dal trattamento

delle acque reflue industriali e urbane dal riciclaggio di rifiuti

inerti e da residui recuperabili dal trattamento dei rifiuti.

La Regione promuove inoltre l’utilizzazione dei suddetti materiali

per la realizzazione di opere pubbliche o di interesse pubblico

finanziate da altre amministrazioni nonché per la realizzazione

di insediamenti privati localizzati nel territorio regionale.

Art. 4, comma 8

Nell’ambito degli atti di pianificazione dei Comuni, ai sensi

dell’art. 32 della legge regionale 5/1995, devono essere indicate

le aree di servizio per la raccolta differenziata dei rifiuti e degli

inerti, proporzionalmente alla quantità dei rifiuti prodotti e ai

nuovi insediamenti previsti.

Art. 37

Si prevede lo stoccaggio e riciclaggio dei materiali inerti nelle

cave o in piazzole autorizzate in quest’ultime dei materiali di

scavo non pericolosi accettati per essere riutilizzati tal quali è

gratuito.

I materiali conferiti nei piazzali potranno essere riutilizzati dal

Comune o messi a disposizione dal Comune stesso, previo eventuale

idoneo trattamento, per la realizzazione di opere pubbliche.

16 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


Regione Normativa Note

Toscana Decreto del Presidente

della Giunta regionale

17 luglio 2001, n. 32/R

(Regolamento regionale).

Trento - Provincia

Autonoma

Delibera della Giunta

provinciale 12 febbraio

1999, n. 921.

Legge provinciale

14 aprile 1998, n. 5.

Umbria Legge regionale

3 gennaio 2000, n. 2.

Valle D’Aosta Legge regionale

30 maggio 1995, n. 19.

Il riciclo degli inerti da C&D

NORMATIVA VIGENTE

Art. 33, comma 2

Si prevede che i rifiuti inerti non pericolosi, da costruzione e

demolizione, debbano essere trattati in impianti, fissi o

mobili, dotati delle tecnologie idonee ad assicurarne: la

macinazione; la vagliatura; la selezione granulometrica; la

separazione delle frazioni indesiderate, quali plastiche, metalli,

e simili.

Il comma 3 stabilisce che i materiali ed i prodotti lapidei

ottenuti dal processo di riciclaggio sono esclusi dall’ambito di

applicazione del D.Lgs. n. 22/1997, e dall’osservanza degli

obblighi ed adempimenti posti dallo stesso decreto legislativo,

esclusivamente qualora, al termine del processo medesimo,

presentino caratteristiche geotecniche conformi alle norme

UNI CNR 10006, e con “eluato del test di cessione”

conforme a quanto previsto dall’allegato 3 del D.M. 5 febbraio

1998.

Il comma 4 stabilisce che la messa in riserva di rifiuti inerti non

pericolosi per riutilizzo, disciplinata ai sensi del D.M. 5 febbraio

1998, qualora avvenga in cumuli, può essere effettuata su

basamenti pavimentati realizzati in stabilizzato, opportunamente

rullato e ben compattato, di spessore non inferiore a

20 cm.

Vengono stabiliti i criteri di presentazione delle istanze, per la

determinazione della spesa ammissibile e delle percentuali di

agevolazione contributiva, per la liquidazione dei contributi in

merito ad iniziative di sensibilizzazione e di incentivazione per

la raccolta differenziata e la riduzione dei rifiuti, di realizzazione

di centri di riciclaggio di materiali inerti derivanti da attività

di demolizione e di costruzione.

Art. 15

Dalla data stabilita dal piano provinciale di smaltimento dei

rifiuti ai sensi del comma 2 è vietato smaltire in discarica i rifiuti

derivanti dalle attività di demolizione e di costruzione se non

previo trattamento di frantumazione e di selezione dei rifiuti e

dei materiali recuperabili. Le predette operazioni di trattamento

sono eseguite obbligatoriamente presso i cantieri di produzione

degli inerti ovvero presso appositi centri di riciclaggio

realizzati in conformità al piano provinciale di smaltimento dei

rifiuti.

La Giunta provinciale può finanziare soggetti pubblici o privati

che realizzino centri di riciclaggio dei rifiuti inerti.

Art. 18, commi 2, 3 e 4

I rifiuti inerti provenienti dalle demolizioni di edifici e manufatti

in muratura e cemento armato, prima del loro trattamento

possono essere stoccati anche ai fini della messa in

riserva di cui al D.M. 5 febbraio 1998, nell’ambito delle aree

di pertinenza dell’impianto di trattamento, ovvero nelle aree

destinate dallo strumento urbanistico comunale all’attività

estrattiva o depositati nei piazzali di stoccaggio autorizzati.

I capitolati di appalto per la realizzazione di opere pubbliche

o di infrastrutture ad uso pubblico, devono prevedere anche

l’utilizzo di materiali idonei provenienti dal trattamento dei

rifiuti inerti da demolizioni. Il Piano regionale delle opere

pubbliche riconosce priorità ai progetti coerenti con questa

previsione.

Viene promossa l’installazione nel territorio regionale di un

impianto di riciclaggio di tali materiali attraverso finanziamenti

degli investimenti e adeguate normative in materia di utilizzo

dei materiali riciclati, di progressiva limitazione delle discariche

di inerti e di contenimento delle attività di cava per estrazione

di inerti.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 17


IMPEDIMENTI Il riciclo degli inerti da C&D

La legge regionale veneta n. 3/2000 -

incentivi e procedure

Già con una delibera della Giunta Regionale del 19

maggio 1998, n. 1792 la Regione Veneto è intervenuta

ai fini dell’applicazione della disciplina concernente le

procedure semplificate di recupero ai sensi degli articoli

31 e 33 del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 e la

definizione dei contenuti della relazione da allegare alla

comunicazione di inizio attività.

Con l’entrata in vigore della legge regionale 21 gennaio

2000, n. 3 è scattata la previsione di cui all’art. 50

che prevede l’attivazione di campagne informative, formative

ed educative rivolte all’intera popolazione e

particolarmente alle scuole, finalizzate a promuovere

l’adozione di comportamenti tali da favorire la prevenzione

e la riduzione dei rifiuti.

La Regione, inoltre può promuovere accordi con le

province, i comuni e le associazioni di categoria dei

produttori di rifiuti, delle associazioni ambientalistiche,

quelle di volontariato e dei consumatori, le istituzioni

scolastiche e degli operatori economici del settore.

Entro sessanta giorni dall’entrata in vigore di questa

L.R.V. n. 3/2000, la Giunta Regionale avrebbe dovuto

determinare modalità e condizioni per l’inserimento nei

capitolati per appalti pubblici di opere, forniture e di

servizi di specifiche condizioni atte a favorire l’utilizzo

di materiali derivanti dal recupero di rifiuti.

Più recentemente con l’articolo 9 della legge regionale

13 settembre 2001 è stato stabilito che gli impianti di

recupero dei rifiuti inerti vadano localizzati preferibilmente

all’interno di aree destinate ad attività di cava, in

esercizio o estinte, di materiali di gruppo A, come

individuati all’articolo 3, comma 1, lettera a), della

legge regionale 7 settembre 1982, n. 44.

IMPEDIMENTI

ALLO SVILUPPO DEL RICICLO

In Europa si ricicla mediamente dal 3 al 38% con

esclusione dell’Olanda la quale ultima essendo, un paese

particolarmente povero di materie prime ricicla al

91% [9] . Alcuni Stati membri si sono posti come obiettivo

il riciclo tra il 40% e il 90%. In Italia, come già più volte

posto in evidenza, la normativa sia nazionale che regionale

dal punto di vista dei principi favorisce il riciclo dei

materiali; a questa linea di tendenza del legislatore tuttavia

non fa ancora riscontro da un punto di vista pratico

una adeguata diffusione del riciclo nel nostro paese, né

l’adozione in concreto da parte delle autorità competenti

di quelle misure che la normativa vigente segnala come

idonee a promuoverne la diffusione.

Riteniamo che il limitato utilizzo dei prodotti derivanti

dal riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione

(che a tutt’oggi sono destinati prevalentemente

allo smaltimento in discarica) sia riconducibile ad una

pluralità di fattori e si scontri nel nostro paese ancora

con numerosi ostacoli.

Ostano in modo particolare ad una più soddisfacente

diffusione del recupero i contenuti dei capitolati d’appalto,

la presenza di lacune nella normativa tecnica, la mancanza

di una positiva immagine del prodotto riciclato presso gli

utilizzatori; l’atteggiamento fortemente conservatore di progettisti

e costruttori; la competitività del conferimento in

discarica; la mancanza di interventi specifici rivolti ad incentivare

il riciclaggio; la mancata previsione di ecotasse.

Contenuti dei capitolati d’appalto

I capitolati comunemente in circolazione, a tutt’oggi,

richiedono che siano utilizzate in via esclusiva materie

prime naturali e ciò benché ricerche condotte anche a

livello internazionale ormai abbiamo ampiamente comprovato

che le materie prime seconde sono in grado di garantire,

in particolare in alcuni ambiti, prestazioni del tutto

equiparabili a quelle delle materie prime vergini.

È necessario rimuovere tali barriere e favorire, attraverso

un necessario e generalizzato coinvolgimento degli enti

appaltanti pubblici e privati, un processo di “rivisitazione”

dei capitolati tipo, in modo tale che essi comprendano

anche la possibilità di utilizzo dei materiali riciclati.

Un esempio emblematico è quello dei capitolati delle

opere pubbliche (la grande maggioranza delle strade)

che quasi sempre contengono riferimenti alla natura/

origine degli aggregati da impiegare. Le voci previste

per la realizzazione di sottofondi e rilevati spesso fanno

riferimento a sabbie e ghiaie e alla norma UNI 10006

(relativa alle terre naturali) e non a materiali individuati

in base alla rispondenza a determinati requisiti prestazionali

(e/o particolari fusi granulometrici).

I nuovi capitolati che prevedano la possibilità di utilizzare

anche materiali riciclati dovrebbero sottrarsi alla logica

della discriminazione dei materiali in base alle loro origini

e, laddove possibile, dovrebbero subordinarne la possibilità

di impiego alla sussistenza di caratteristiche prestazionali

che i materiali devono possedere per poter essere impiegati

in un determinato campo di applicazione.

Recentemente è stata approvata dall’UNI [10] una nor-

[9] Si veda la Tabella n. 7 - Produzione, recupero, riciclaggio e smaltimento in discarica dei rifiuti da costruzione e demolizioni in

Europa.

[10] Ente Nazionale Italiano di Unificazione. Oltre alla produzione di Norme questo Ente si occupa del Marchio di conformità UNI

che attesta la conformità alle norme dei prodotti a cui si applica. Esso è basato sulle prove di tipo, sull’accettazione del sistema

di controllo qualità del produttore e sulla sorveglianza della produzione attuata sia attraverso prove di controllo su esemplari

prelevati in fabbrica e/o sul mercato sia attraverso la periodica verifica del sistema di controllo qualità del produttore.

18 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


ma tecnica, che potrebbe essere d’aiuto nella soluzione

del problema. Questa norma, infatti, fa preciso riferimento

alla UNI 10006 e dovrebbe consentire, a fronte

di una prequalificazione del materiale, di considerare

gli aggregati riciclati alla stregua di quelli naturali, cioè

impiegabili in determinate opere stradali grazie alle

proprie caratteristiche fisico-chimico-meccaniche [11] .

Norme tecniche

A livello legislativo in Italia, pur essendo in vigore una

normativa che ha recepito in linea di principio le strategie

dettate dalla normativa comunitaria in materia di prevenzione

e recupero dei rifiuti, fino a pochissimo tempo fa

mancavano norme che definissero le caratteristiche degli

aggregati riciclati, né esistevano indicazioni legislative per

un loro corretto utilizzo tecnico o procedure normalizzate

per la determinazione dei loro requisiti prestazionali. Questo

vuoto normativo ha favorito la presenza sul mercato

anche di aggregati riciclati di cattiva qualità, cioè prodotti

con tecnologie scadenti, i quali rappresentano una insidia

per l’immagine di tutti gli aggregati riciclati e per la loro

diffusione in futuro su larga scala [12] .

Mancanza di una positiva immagine

del prodotto riciclato presso gli utilizzatori

È necessario creare e favorire una positiva immagine

dell’aggregato riciclato presso gli utilizzatori. Un aggregato

riciclato di buona qualità non teme infatti il confronto

degli aggregati naturali in particolari impieghi

(ad es. nel settore stradale/ferroviario); questa consapevolezza

tuttavia non sempre è diffusa negli utilizzatori i

quali conservano delle remore ingiustificate nei confronti

dell’utilizzo di questi materiali che dovrebbero e

potrebbero essere superate attraverso opportune campagne

e azioni formative peraltro in taluni casi già previste

dalla normativa.

Atteggiamento “tradizionalista”

di progettisti, stazioni appaltanti

e direzioni lavori

Alla mancanza di conoscenza degli aggregati riciclati

e alla mancanza di una positiva immagine di questi

prodotti si collega uno dei principali ostacoli all’utilizzo

degli aggregati riciclati costituito dall’atteggiamento

fortemente conservatore di progettisti, stazioni appaltan-

Il riciclo degli inerti da C&D

IMPEDIMENTI

ti e direzione lavori che preferiscono continuare ad

impiegare in via esclusiva materiali tradizionali ben più

conosciuti e collaudati. Questo atteggiamento fortemente

tradizionalista, poco disponibile alla utilizzazione di

materiali riciclati rappresenta la regola; si registrano

tuttavia alcuni casi per il momento “eccezionali” in cui

è stata data prova di maggior apertura nei confronti

dell’introduzione di questi materiali. Alcuni esempi sono

rappresentati dall’introduzione del materiale riciclato

nei prezziari delle Camere di Commercio (Milano e

Liguria) e dall’elaborazione di capitolati d’appalto che

prevedano l’utilizzo degli aggregati riciclati come avvenuto

in provincia di Modena ove per la costruzione di

rilevati sono state introdotte prescrizioni particolari per

l’uso di materiali provenienti da riciclaggio dei rifiuti

inerti speciali.

Sperimentazioni, campi di prova, progetti pilota realizzati

anche in Italia dovrebbero fornire dimostrazioni

rassicuranti sui risultati conseguibili; tuttavia restano

ancora forti perplessità collegate alle garanzie prestate

dai produttori. I risultati di numerose ricerche nazionali

e internazionali sull’impiego degli aggregati riciclati

nelle diverse opere di ingegneria (strutturali e non) sono

assolutamente confortanti: in ogni caso nelle infrastrutture

stradali e ferroviarie le prestazioni richieste sono

certamente in grado di essere raggiunte già da oggi.

Non manca tuttavia chi si dichiara apertamente ottimista

ritenendo che i sistemi di certificazione di processo

e prodotto e soprattutto l’applicazione della nuova

norma UNI porterà ad un accreditamento pressoché

incondizionato dell’aggregato riciclato. Tale norma infatti

prevede test sul prodotto finito caratterizzati da

elevata qualità e frequenza che offriranno garanzie non

inferiori a quelle fornite dai prodotti naturali.

Competitività delle discariche

Un altro fattore che non favorisce la diffusione dell’utilizzo

di materiali riciclati su larga scala è rappresentato

dalla competitività del conferimento dei rifiuti da

demolizione e costruzione in discarica realizzabile a

costi relativamente contenuti. L’incentivazione del riciclaggio

e del recupero dei rifiuti è strettamente collegata

alla gestione delle discariche presupponendo un miglioramento

della medesima, l’esistenza di controlli efficaci,

il recepimento della normativa comunitaria in ma-

[11] In effetti sono di recentissima applicazione norme tecniche e capitolati orientati alle prestazioni non discriminanti sulla

natura/origine dei materiali da impiegare nelle costruzioni.

[12] Sembra sia in fase di pubblicazione la norma prestazionale UNI sul riciclaggio degli aggregati provenienti dalle attività di

demolizione e costruzione e delle loro miscele da impianti stradali ed assimilabili. Si tratterebbe della nuova edizione della

«CNR 10006 Costruzioni e manutenzioni stradali», nella quale il testo sul riciclato comparirebbe in appendice. La norma

dovrebbe essere codificata UNI 10006 (senza l’acronimo CNR) e riporterebbe in copertina l’informazione che la UNI

10006:2002 è l’aggiornamento della CNR UNI 10006:1963.

In questo modo il settore delle costruzioni dovrebbe avere la possibilità di avvalersi di una norma tecnica richiamata nei

capitolati, prezziari ecc., e gli aggregati provenienti dal riciclaggio dovrebbero essere così considerati equivalenti alle terre di

origine naturali e alle miscele di aggregati naturali frantumati.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 19


QUANTIFICAZIONE Il riciclo degli inerti da C&D

teria (direttiva 99/31/CE). L’incentivazione del riciclo

necessita, soprattutto, che si disincentivi lo smaltimento

in discarica dei rifiuti da C&D, prevedendo per quanto

concerne la frazione inerte che, nei casi in cui si dovesse

ricorre al conferimento in discarica, questa scelta

fosse percorribile pagando cifre comprensive dei costi

sociali complessivi.

Mancanza di interventi specifici atti

ad incentivare il riciclaggio

Si è osservato a livello europeo che i migliori risultati

nell’impiego di materiali riciclati sono stati ottenuti

in quei paesi nei quali sono state effettuate precise

scelte di carattere politico-economico (adozione di piani

di gestioni dei rifiuti; determinazione di obiettivi di

riciclaggio; azioni di sostegno per i nuovi mercati). Il

paese europeo in cui sono stati ottenuti i risultati in

assoluto migliori è come già visto l’Olanda in cui la

“cultura” del riciclaggio è stata fortemente incentivata

e coltivata sia per la scarsità di inerti naturali sul

territorio, sia per la mancanza di spazi da destinare a

discarica. La necessità di tener conto di queste caratteristiche

del territorio ha fatto sì che il Governo olandese

adottasse misure politiche ed economiche fortemente

orientate a disincentivare il conferimento in discarica

e, viceversa a favorire il recupero e il riciclaggio

degli scarti edilizi con risultati sicuramente lusinghieri

[13] . I dati più recenti a disposizione sulla produzione

di rifiuti da C&D. in Olanda indicano infatti una

percentuale di riciclo pari a circa il 90% escludendo la

quota relativa alle terre da escavazioni e ai fanghi di

dragaggio, valore che sale al 93% se si considerano

anche i rifiuti derivati dalla costruzione e ristrutturazione

della rete stradale.

Nel nostro paese, sia pure con sensibili variazioni da

Regione a Regione, mancano per lo più interventi specifici

volti ad incentivare il riciclaggio o comunque, anche

laddove espressamente previsti dalla normativa,

non risultano adottati in misura soddisfacente.

Mancata previsione di ecotasse

In alcuni Stati membri l’introduzione di ecotasse ha

incentivato e stimolato lo sviluppo dell’attività di riciclaggio.

In Italia non si è ritenuto di seguire questo

esempio. Non mancano peraltro commentatori scettici

sull’efficacia di tale misura i quali osservano che in

Italia, considerata la già massiccia presenza di forme di

abusivismo sul suolo pubblico, l’introduzione in oggetto

potrebbe non raggiungere l’obiettivo sperato ma anzi

aggravare proprio la piaga dell’abusivismo.

LA QUANTIFICAZIONE

DELLA PRODUZIONE DI RIFIUTI DA C&D

E LORO RECUPERO: PREMESSA

Conditio sine qua non per una adeguata politica di gestione

dei rifiuti inerti è la quantificazione dei rifiuti prodotti.

Nel caso dei rifiuti da costruzione e demolizione

tale quantificazione è particolarmente difficoltosa a

causa di una diffusa attività di smaltimento e riciclaggio

abusivo.

Sono stati elaborati studi che, sia a livello comunitario

che a livello nazionale hanno tentato di determinare

in maniera induttiva o deduttiva la produzione

specifica di rifiuti di demolizione senza tuttavia raggiungere

risultati comuni. L’ANPAR (Associazione

Nazionale Produttori Aggregati Riciclati) ha assunto

un atteggiamento critico rispetto a tali dati e a quelli

forniti dagli Enti preposti al controllo e alla regolazione

di questo flusso di rifiuti, ritenendo che i medesimi

non trovino riscontro nella realtà operativa degli

impianti di trattamento.

L’ANPAR a fronte di una situazione ritenuta di

sostanziale incertezza ha avvertito la necessità di

contribuire ad aumentare il livello di informazione in

materia elaborando una stima dell’indice di produttività

specifica (ANPAR - Bressi 2001). Lo studio

dell’ANPAR ha utilizzato il metodo deduttivo reperendo

i dati in sede di smaltimento (4 impianti di

riciclaggio dell’Italia Settentrionale) e non in fase

d’effettiva produzione dei rifiuti (cantiere) pervenendo

alle seguenti conclusioni:

1) l’indice di produttività relativo ai soli rifiuti da

costruzione e demolizione prodotti in un bacino del

Nord Italia, caratterizzato da una edilizia sviluppata è

pari a circa 700 kg/abitanti anno;

2) l’indice di produttività relativo ai soli rifiuti da

costruzione e demolizione prodotti del Centro Italia è

pari a circa 510 kg/abitanti anno;

3) l’indice di produttività relativo ai soli rifiuti da

costruzione e demolizione prodotti al Sud Italia pari a

circa 410 kg/abitanti anno.

Partendo da questi dati stima che la produzione nazionale

dei soli rifiuti da costruzione e demolizione sia di

32,2 milioni di tonnellate/anno ed estendendo le ipotesi

dello studio effettuato all’intero gruppo CER 17 si ottiene

una produzione di 34/40 milioni di tonnellate/anno

(corrispondente ad un indice di produttività variabile tra

590/700 kg/ab. anno).

Per il totale dei rifiuti inerti, infine, L’ANPAR prospetta

una produzione pari a 38/46 milioni di tonnellate

[13] Si segnala ad es. che dal 1˚ gennaio 1997 in Olanda è in vigore il divieto di smaltimento in discarica per tutti i rifiuti da C&D

che possono essere recuperati e riciclati e che, fatta salva la sola eccezione dei fanghi di dragaggio contaminati non esistono in

Olanda discariche esclusive per rifiuti inerti.

20 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


corrispondente ad un indice di produttività variabile tra

660 e 800 kg/ab. anno.

La produzione annua di rifiuti inerti stimata, nei termini

Stato

Anno

di riferimento

Produzione rifiuti

da C & D

fabbricati

in milioni di tn

I dati più attuali inerenti la quantificazione del flusso di

rifiuti da C&D sono contenuti nel “Primo Rapporto sui

rifiuti speciali” elaborato dall’ANPA (Agenzia nazionale

per la protezione dell’Ambiente) in collaborazione con

l’Osservatorio Nazionale sui Rifiuti, pubblicato nel 1999.

Il rapporto recepisce integralmente, per quanto riguarda

la situazione europea, i dati riportati nel rapporto

della DG XI pubblicato nel febbraio 1999, riferiti ad

un arco temporale compreso tra il 1990 e il 1997 e

raccolti nel contesto di studi e indagini sviluppate all’interno

dei singoli paesi da fonti istituzionali e non (Associazioni

di categoria, istituti di ricerca privata).

Il riciclo degli inerti da C&D

di cui sopra, (forchetta 38-46 milioni di tonnellate) risulta

circa doppia rispetto a quella individuata dalle fonti

“istituzionali” (pari a 20 milioni di tonnellate).

Altri rifiuti provenienti

da costruzionistradali

ed escavazioni

in milioni di tn

Totale

TABELLE

TABELLE RIASSUNTIVE SULLA PRODUZIONE DI RIFIUTI DA C&D

Tabella 1 - Produzione di rifiuti da C&D complessiva

in Europa

Percentuale di

rifiuti da C & D

complessivi sul

totale del paese

Germania '94 -'96 59,00 241,00 300,00 19,67%

Regno Unito '90 -'93 30,00 37,00 67,00 44,78%

Francia '90 -'92 23,60 n.d. n.d. n.d.

Italia '95 -'97 20,40 n.d. n.d. n.d.

Spagna '97 12,80 n.d. n.d. n.d.

Olanda '96 11,17 8,92 20,09 55,60%

Belgio '90 -'92 6,75 27,91 34,66 19,47%

Austria '97 4,70 21,70 26,40 17,80%

Grecia '97 1,80 n.d. n.d. n.d.

Portogallo '97 3,20 n.d. n.d. n.d.

Danimarca '96 2,64 8,07 10,71 24,65%

Svezia '96 1,69 4,20 5,89 28,69%

Finlandia '97 1,35 8,10 9,45 14,29%

Irlanda '95 -'97 0,57 1,32 1,89 30,16%

Lussemburgo '97 0,28 n.d. n.d. n.d.

TOTALE UE 179,95 > 358,22 > 476,09

La mancanza di dati omogenei per tutti gli Stati

non ci permette di fare una comparazione completa

della produzione di rifiuti da costruzione e demolizione.

Merita però notare come in Olanda in cui

notoriamente si ha carenza di materiali vergini da

costruzione in loco vi sia la percentuale più alta di

recupero.

I dati dell’Italia in questo caso sono limitati soltanto

ai rifiuti da costruzione e demolizione dei

fabbricati, mentre mancano dati riguardanti il recupero

di materiali da costruzioni stradali ed escavazioni.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 21


Regione

Produzione

totale di

rifiuti da

C & D (t)

Popolazione

(abitanti

1997)

Produzione

procapite

(kg/ab. anno)

Demolizione

di

interi edifici -

Produzione

(t)

Microdemolizioni

residenziali -

Produzione

(t)

Microdemolizioni

non

residenziali -

Produzione

(t)

Abruzzo 484.863 1.276.040 380 38.400 281.700 164.763

Basilicata 180.644 610.330 296 14.400 111.658 54.586

Calabria 573.057 2.070.992 277 46.400 368.915 157.742

Campania 1.403.513 5.796.899 242 112.000 861.712 429.801

Emilia

Romagna

1.793.609 3.947.102 454 144.000 827.071 822.538

Friuli V. G. 565.786 1.184.654 478 44.800 289.997 230.989

Lazio 1.448.608 5.242.709 276 115.200 770.251 563.157

Liguria 601.551 1.641.835 366 48.000 359.735 193.816

Lombardia 3.541.694 8.988.951 394 283.200 1.584.969 1.673.526

Marche 555.454 1.450.879 383 44.436 291.613 219.404

Molise 117.042 329.894 355 9.600 76.460 30.982

Piemonte 1.716.576 4.291.441 400 137.326 1.026.513 552.737

Puglia 1.043.749 4.090.068 255 83.200 616.872 343.677

Sardegna 572.987 1.661.429 345 46.400 353.311 173.276

Sicilia 1.243.640 5.108.067 243 99.200 780.375 364.065

Toscana 2.060.810 3.527.303 584 164.865 1.081.925 814.020

Trentino Alto

Adige

TABELLE Il riciclo degli inerti da C&D

Tabella 2 - Produzione di rifiuti da C&D in Italia nel 1997 [*]

425.135 924.281 460 33.600 195.452 196.083

Umbria 251.387 831.714 302 20.800 106.993 123.594

Valle d'Aosta 47.844 119.610 400 3.824 28.657 15.363

Veneto 1.768.715 4.469.156 396 140.800 798.296 829.619

TOTALE 20.396.664 57.563.354 354 1.630.451 10.812.475 7.953.738

(*) Dati elaborati dall’ANPA su dati pubblicati dalla Commissione Europea DG XI nel febbraio 1999.

Si può notare come la maggiore produzione di rifiuti

(53%) provenga dall’edilizia residenziale, segue il 39%

prodotto dall’edilizia non residenziale e l’8% dalla de-

molizione di interi edifici. Il Veneto ha una produzione

annua procapite per abitante di 396 kg e una produzione

complessiva di rifiuti da C&D di 1.768.175 tonnellate.

22 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


Area geografica Popolazione 1999 Produzione (t/a)

Produzione procapite

(kg/ab. anno)

Piemonte 4.287.465 2.400.980 560,00

Valle d'Aosta 120.343 67.392 560,00

Lombardia 9.065.440 5.076.646 560,00

Trentino Alto Adige 936.256 524.303 560,00

Veneto 4.511.714 2.526.560 560,00

Friuli Venezia Giulia 1.185.172 663.696 560,00

Liguria 1.625.870 910.487 560,00

Emilia Romagna 3.981.146 2.229.442 560,00

Toscana 3.536.392 1.291.975 365,34

Umbria 835.488 305.235 365,34

Marche 1.460.989 533.753 365,34

Lazio 5.264.077 1.923.162 365,34

Abruzzo 1.279.016 332.544 260,00

Molise 327.987 85.277 260,00

Campania 5.780.958 1.503.049 260,00

Puglia 4.085.239 1.062.162 260,00

Basilicata 606.183 157.608 260,00

Calabria 2.050.478 533.124 260,00

Sicilia 5.087.794 1.322.826 260,00

Sardegna 1.651.888 429.491 260,00

ITALIA 57.679.895 23.879.712 414,00

(*) Fonte: ANPA.

La produzione stimata dall’ANPA per il 1999 è stata

di quasi 24 milioni di tonnellate con un incremento del

17% rispetto al 1997. Tale incremento sembra trovi

giustificazione nella politica sulle ristrutturazioni e nell’avvio

delle incentivazioni e sgravi IRPEF prima del

41% e poi del 36% stabilite con legge, al momento

prorogate sino a dicembre 2002.

Il riciclo degli inerti da C&D

Tabella 3 - Stima della produzione di rifiuti

da attività di C&D e scavo nel 1999 in Italia [*]

TABELLE

Le stime in tabella sono state ottenute moltiplicando

il numero di abitanti per un coefficiente di produzione

procapite diverso a seconda delle zone d’Italia (nord,

centro, sud) dove l’indice di produzione varia sostanzialmente.

Il Veneto ha una produzione superiore a

2.500.000 tonnellate e una produzione annua procapite

per abitante di kg 560.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 23


Regione N. siti

Abruzzo 3

Basilicata 10

Calabria n.d.

Campania 2

Emilia Romagna 27

Friuli Venezia Giulia 69

Lazio 25

Liguria 20

Lombardia 106

Marche 1

Molise 3

Piemonte 99

Puglia 13

Sardegna 21

Sicilia 19

Toscana 12

Trentino Alto Adige 59

Umbria 9

Valle d'Aosta 25

Veneto 108

TOTALE ITALIA

(*) Fonte: ANPA, ONR su elaborazione dei MUD.

631

Da questa tabella è evidente la notevole concentrazione

di discariche di 2 a categoria nel Veneto,

indice non solo di forte attività edilizia ma anche di

disponibilità di siti per lo smaltimento dei materiali

e quindi poca propensione al recupero e riciclaggio.

Materiale Pretrattamento Riciclo Valorizzazione

Materiale di scavo

non inquinante

Pietra naturale (granito,

arenaria, porfido)

Materiali da demolizione

stradale

TABELLE Il riciclo degli inerti da C&D

Tabella 4 - Impianti di discarica di categoria II A in esercizio

- anno 1997 [*]

Tabella 5 - Possibilità di trattamento, riciclo, riutilizzo

e smaltimento dei materiali

Cernita da altri materiali, riduzione

di pezzatura

Cernita da altri materiali, riduzione

di pezzatura

Impianti

di frantumazione

Riutilizzo tout court,

impianti di frantumazione

Frantumazione Impianti

di frantumazione

Riempimenti, terrazzamenti, rimessa

a coltura

Riutilizzo funzione originaria,

inerti da riciclo

Ghiaia sabbiosa riciclata per miscele

di fondazione, stabilizzazioni,

strati di fondazione

24 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


Materiale Pretrattamento Riciclo Valorizzazione

Bitume Cernita da altri materiali, riduzione

di pezzatura

Asfalto

da pavimentazione

La tabella è la sintesi di quanto previsto dal decreto

ministeriale 5 febbraio 1998 per quanto concerne

l’individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti

Impianti

di frantumazione

Frantumazione Impianti

di frantumazione

Calcestruzzo Cernita da altri materiali, riduzione

di pezzatura

Calcestruzzo

alleggerito

Impianti

di frantumazione

Cernita da altri materiali Impianti

di frantumazione

Fibrocemento Cernita da altri materiali, riduzione

di pezzatura

Laterizio Pulizia, cernita da altri materiali,

riduzione di pezzatura

Impianti

di frantumazione

Impianti

di frantumazione

Tegole Pulizia Impianti

di frantumazione

Materiale ceramico Pulizia, cernita da altri materiali,

riduzione di pezzatura

Inerti misti da demolizione

Impianti

di frantumazione

Riduzione di pezzatura Impianti

di frantumazione

Vetro Pulizia, cernita da altri materiali Impianti

di macinazione

Legno non trattato/

trattato

Metalli (ferro,acciaio,

rame, zinco, piombo)

Materie plastiche

(PVC, polietilene, polipropilene,policarbonato

Isolanti (pannello truciolare,

sughero)

Isolanti (schiume, polistirolo,

lane minerali)

Pulizia, cernita da altri materiali,

rimozioni trattamenti (vernici,

cole)

Pulizia, cernita da altri materiali,

cernita per ogni metallo

Pulizia, cernita da altri materiali,

cernita per tipo di plastica

Cernita da altri materiali, cernita

per tipo d'isolante

Cernita da altri materiali, cernita

per tipo d'isolante

Il riciclo degli inerti da C&D

Nuove impermeabilizzazioni

Granulato d'asfalto per miscele

riciclate, stabilizzazioni, strati di

fondazione e livellamento

Granulato per calcestruzzo riciclato,

stabilizzazioni, strati di fondazioni

Formazione di calcestruzzo alleggerito,

granulato per calcestruzzo

riciclato

Impiego con altri materiali litoidi

per sottofondi e riempimenti, utilizzo

per altri scopi

Riutilizzo funzione originaria, terra

rossa, materiali per riempimenti,

sottofondi stradali, granulati

da riciclo

Riutilizzo funzione originaria, terra

rossa, materiali per riempimenti,

sottofondi stradali, granulati

da riciclo

Riutilizzo funzione originaria misto

per sottofondi

Riempimenti, sottofondi stradali

Prodotti di vetro cellulare, fondi

per condotte, nuove lastre

Impianti di riciclo Recupero elementi costruttivi interi,

pannelli truciolari, compositi

legno plastica, legno cemento, legno

gesso

Processi di fusione Commercio di rottami, nuova

produzione di metalli

Impianti di riciclo

meccanico, chimico,

termochimico

TABELLE

Produzione nuovi manufatti in

PVC (serramenti, rivestimenti) cavi,

condutture

alle procedure semplificate di recupero ai sensi degli

articoli 31 e 33 del decreto “Ronchi” 5 febbraio

1997, n. 22.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 25


Stato membro Utilizzo dei materiali riciclati

Austria Ripristini ambientali

Olanda Lavori stradali (70%), costruzioni (30%)

Gran Bretagna Ripristini ambientali, opere civili, lavori stradali, costruzioni

Belgio Terrapieni, fondazioni

Danimarca Grandi costruzioni, riutilizzo sul posto

Irlanda Livellamento dei terreni, ripristini ambientali

Spagna Argini, terrapieni, riempimenti

(*) Fonte: Symonds Travers Morgan/Argus, C & D waste project in the framework of the priority waste streams of the European

Commission - Report of the Project Group to the EC, 1995.

Questa tabella, dove purtroppo manca il dato

italiano, fornisce una comparazione riguardante

Paese

TABELLE Il riciclo degli inerti da C&D

Tabella 6 - Principali utilizzi dei materiali derivati da rifiuti

da C&D in alcuni paesi dell’Unione europea [*]

Anno

di

riferimento

Produzione

rifiuti C & D

In tabella si evidenziano le quantità e percentuali di

rifiuti da C&D (escluso quanto proviene da escavazioni

Riutilizzo/

Riciclaggio

l’utilizzo dei materiali riciclati che varia da Stato a

Stato.

Tabella 7 - Produzione, recupero, riciclaggio

e smaltimento in discarica dei rifiuti da C&D in Europa [*]

Riutilizzo/

Riciclaggio

(%)

Smaltimento

in discarica

Smaltimento

in discarica

(%)

Germania '94 -'96 59,00 10,03 17,0 48,97 83,0

Regno Unito '90 -'93 30,00 13,50 45,0 16,50 55,0

Francia '90 -'92 23,60 3,54 15,0 20,06 85,0

Italia '95 -'97 20,40 1,81 8,9 18,59 91,1

Spagna '97 12,80 1,13 8,8 11,67 91,2

Olanda '96 11,17 10,16 91,0 1,01 9,0

Belgio '90 -'92 6,75 6,18 91,6 0,57 8,4

Austria '97 4,70 1,93 41,1 2,77 58,9

Grecia '97 1,80 0,07 3,9 1,73 96,1

Portogallo '97 3,20 0,13 4,1 3,07 95,9

Danimarca '96 2,64 2,22 84,1 0,42 15,9

Svezia '96 1,69 0,64 37,9 1,05 62,1

Finlandia '97 1,35 0,93 68,9 0,42 31,1

Irlanda '95 -'97 0,57 0,02 3,5 0,55 96,5

Lussemburgo '97 0,28 0,05 17,9 0,23 82,1

TOTALE UE 179,95 52,34 29,1 127,61 70,9

(*) Fonte: Commissione Europea, DG XI (1999), elaborazione: ANPA.

e costruzioni di strade), recuperati, riciclati e smaltiti in

discarica nell’Unione Europea.

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Regione Totale rifiuti gestiti (t)

I rifiuti da C&D gestiti in Italia nel 1999 sono aumentati

del 57% rispetto al 1998 e del 108% rispetto al

1997 1998 1999

Abruzzo 142.936 72.120 100.023

Basilicata 21.773 34.949 19.123

Calabria 22.230 151.335 79.049

Campania 277.977 394.628 469.924

Emilia Romagna 810.983 1.523.087 1.758.130

Friuli Venezia Giulia 765.548 622.213 1.018.228

Lazio 284.676 541.581 1.137.681

Liguria 385.475 553.941 1.347.600

Lombardia 2.333.301 2.734.310 5.081.746

Marche 52.302 215.409 308.709

Molise 520 7.564 16.726

Piemonte 891.664 758.540 781.730

Puglia 104.984 743.441 609.916

Sardegna 125.495 158.214 196.081

Sicilia 664.042 400.810 429.576

Toscana 234.481 628.418 1.287.322

Trentino Alto Adige 636.224 664.950 1.292.872

Umbria 112.642 137.767 291.632

Valle d'Aosta 47.571 58.806 67.574

Veneto 1.439.230 2.002.119 3.193.543

Totale Italia 9.354.054 12.404.202 19.487.185

(*) Fonte: MUD, elaborazioni: ANPA.

Il riciclo degli inerti da C&D

TABELLE

Tabella 8 - Rifiuti da attività di costruzione, demolizione

e scavo complessivamente gestiti in Italia tra il 1997 ed il 1999 [*]

1997, mentre nel Veneto sono aumentati rispettivamente

del 59,4% e del 121,8%.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 27


Regione

Recupero

di materia

(R2 - R10)

Messa in

riserva ed altre

operazioni

preliminari

al recupero

(R12 - 13)

Secondo i dati provenienti dalle dichiarazioni MUD,

ai quali andrebbero aggiunti i dati non disponibili di

altri sistemi di conferimento, il Veneto nel 1999 ha

Riutilizzo

di rifiuti

(R11)

Totale

a

recupero

Totale rifiuti

gestiti

Percentuale

di recupero

sul totale

gestito

Abruzzo 7.026 36.522 43.548 100.023 43,54

Basilicata 410 1.898 2.308 19.123 12,07

Calabria 1.028 67.658 68.686 79.049 86,89

Campania 271.922 82.730 81.090 435.742 469.924 92,73

Emilia Romagna

Friuli Venezia

Giulia

1.035.692 521.530 6.505 1.563.727 1.758.130 88,94

519.177 193.723 425 713.325 1.018.228 70,06

Lazio 341.857 362.103 1.392 705.352 1.137.681 62,00

Liguria 1.182.495 107.914 85 1.290.494 1.347.600 95,76

Lombardia 1.892.103 799.102 18.043 2.709.248 5.081.746 53,31

Marche 173.102 117.083 290.185 308.709 94,00

Molise 11.079 5.471 83 16.633 16.726 99,44

Piemonte 296.714 268.964 4.621 570.299 781.730 72,95

Puglia 315.672 121.564 9.084 446.320 609.916 73,18

Sardegna 271 26.323 26.594 196.081 13,56

Sicilia 54.629 72.421 32 127.082 429.576 29,58

Toscana 478.438 704.980 1.084 1.184.502 1.287.322 92,01

Trentino Alto

Adige

TABELLE Il riciclo degli inerti da C&D

Tabella 9 - Rifiuti da attività di C&D e scavo recuperati

nel 1999 in Italia in tonnellate [*]

435.634 108.377 53.999 598.010 1.292.872 46,25

Umbria 157.539 79.794 237.333 291.632 81,38

Valle d'Aosta 730 5.571 6.301 67.574 9,32

Veneto 1.247.325 645.680 4.941 1.897.946 3.193.543 59,43

Totale Italia 8.422.843 4.329.408 181.384 12.933.635 19.487.185 66,37

(*) Fonte: ANPA, ONR, da MUD 2000 pubblicati nel rapporto rifiuti 2001.

gestito 3.193.543 di tonnellate di rifiuti provenienti da

attività di C&D preceduto solo dalla Lombardia con

5.081.746 di tonnellate.

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Regione

Smaltito

in discarica

Dati MUD 2000, ai quali andrebbero aggiunti i dati non

disponibili dei conferimenti provenienti da altri sistemi di

Altre forme

di smaltimento Incenerimento

(D10)

Deposito

ed operazioni

preliminari allo

smaltimento

(D13; D14;

D15)

Totale

a smaltimento

Abruzzo 54.012 45 2.418 56.475

Basilicata 16.145 670 16.815

Calabria 9.629 228 506 10.363

Campania 29.554 4.548 9 71 34.182

Emilia Romagna 144.915 30.719 1.922 16.847 194.403

Friuli Venezia Giulia 278.271 7.742 119 18.771 304.903

Lazio 340.459 1.070 90.800 432.329

Liguria 56.652 454 57.106

Lombardia 2.310.844 41.907 24 19.723 2.372.498

Marche 18.027 155 342 18.524

Molise 5 88 93

Piemonte 201.520 3.217 2.344 4.350 211.431

Puglia 163.194 45 357 163.596

Sardegna 149.512 19.619 9 347 169.487

Sicilia 297.506 2.036 2.952 302.494

Toscana 85.666 1.133 22 15.999 102.820

Trentino Alto Adige 681.571 260 12 13.019 694.862

Umbria 53.727 41 531 54.299

Valle d'Aosta 60.630 643 61.273

Veneto 955.181 141.611 4 198.801 1.295.597

Totale Italia 5.907.015 255.024 4.465 387.046 6.553.550

(*) Fonte: ANPA, ONR, da MUD 2000.

Il riciclo degli inerti da C&D

Tabella 10 - Rifiuti da attività di C&D e scavo

smaltiti nel 1999 in Italia, tonnellate [*]

TABELLE

raccolta, il Veneto nel 1999 ha smaltito 1,3 milioni di tonnellate

pari al 19,8% dell’intero quantitativo smaltito in Italia.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 29


2˚ livello

CER

Tipologie

di rifiuti

Smaltito

in

discarica

Altre forme

di

smaltimento

Incenerimento

(D10)

Deposito ed

operazioni

preliminari allo

smaltimento

(D13; D14; D15)

Totale a

smaltimento

Cemento, mattoni,

17.01.XX mattonelle, ceramiche

e materiali in gesso

201.276 12.214 49.562 263.052

17.02.XX Legno, vetro e plastica 24.633 616 3.154 13.078 41.481

17.03.XX

17.04.XX

TABELLE Il riciclo degli inerti da C&D

Tabella 11 - Rifiuti da attività di C&D e scavo

smaltiti in Italia nel 1999 per tipologia, tonnellate [*]

Asfalto, catrame e prodotti

catramosi

Metalli (incluse le loro

leghe)

23.014 2.676 17 2.780 28.487

1.799 1.764 23.830 27.393

17.05.XX

Terra e materiali di

dragaggio

1.908.777 26.196 43.191 1.978.164

17.06.XX Materiale isolante 53.990 6.412 272 11.494 72.168

17.07.XX

Rifiuti misti di costruzioni

e demolizioni

3.693.526 205.146 1.022 243.111 4.142.805

Totale 5.907.015 255.024 4.465 387.046 6.553.550

(*) Fonte: ANPA, ONR, da dati MUD 2000.

La Tabella riporta i quantitativi da rifiuti provenienti da C&D suddivisi per tipologia secondo il vecchio CER.

30 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002


Il riciclo degli inerti da C&D

SCHEMA TIPO DI ACCORDO DI PROGRAMMA CON ALLEGATI

(schema tipo ricavatodall’elaborazione e modifica del protocollo di intesa stipulato dalla Regione Marche con Enti,

Associazioni di categoria e soggetti privati per la gestione dei rifiuti provenienti dal settore edile il 1˚ febbraio 2001

ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. n. 22/1997 e dell’art. 11 della legge n. 241/1990).

ACCORDO DI PROGRAMMA TRA LA REGIONE ………….., ENTI, ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA E

SOGGETTI PRIVATI PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI PROVENIENTI DAL SETTORE EDILE

L’anno 2002 il giorno ….. del mese di …………., presso ………………………………………….., con il

presente atto stipulato ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs. n. 22/1997, dell’art. 11 della L. 241/90

TRA

la Regione …………. Rappresentata da ……………, ai sensi ………………

- L’Osservatorio regionale sui rifiuti di cui all’art. 5 della L.R. 3/2000 rappresentato da …………..;

- la Provincia di …………, rappresentata, ai sensi …………………., da ………………..;

- la Provincia di …………, rappresentata, ai sensi …………………., da ………………..;

- la Provincia di …………, rappresentata, ai sensi …………………., da ………………..;

- la Provincia di …………, rappresentata, ai sensi …………………., da ………………..;

- la Provincia di …………, rappresentata, ai sensi …………………., da ………………..;

- la Provincia di …………, rappresentata, ai sensi …………………., da ………………..;

- la Provincia di …………, rappresentata, ai sensi …………………., da ………………..;

- l’A.N.C.I., rappresentata da ………………….;

- l’A.N.C.E, rappresentata da…….…………….;

- FEDERCAVE, rappresentata da ………………….;

- l’ALBO DEI CAVATORI del Veneto rappresentato da …………………;

- i titolari dei seguenti impianti di recupero degli inerti presenti nel Veneto:

- Impresa ….………., rappresentata da ………….;

- Impresa …….……., rappresentata da ………….;

- Impresa …………. , rappresentata da ………….;

- Impresa …………. , rappresentata da ………….;

- Impresa ………….., rappresentata da ………….;

- Impresa …………. , rappresentata da ………….;

- Impresa ….………., rappresentata da ………….;

- Impresa ….………., rappresentata da ………….;

- Impresa …………. , rappresentata da ………….;

- Ecc.

- la Camera di Commercio di ……….., rappresentata dal ……………………..;

- la Camera di Commercio di ……….., rappresentata dal ……………………..;

- la Camera di Commercio di ……….., rappresentata dal ……………………..;

- la Camera di Commercio di ……….., rappresentata dal ……………………..;

- la Camera di Commercio di ……….., rappresentata dal ……………………..;

- la Camera di Commercio di ……….., rappresentata dal ……………………..;

- la Camera di Commercio di ……….., rappresentata dal ……………………..;

- la CONFESERCENTI, rappresentata dal ………….……………….;

- la CONFCOMMERCIO, rappresentata dal ………………………..;

- l’Ordine degli Architetti della Provincia di ………….., rappresentato dal ………..;

- l’Ordine degli Architetti della Provincia di ………….., rappresentato dal ………..;

- l’Ordine degli Architetti della Provincia di ………….., rappresentato dal ………..;

- l’Ordine degli Architetti della Provincia di ………….., rappresentato dal ………..;

- l’Ordine degli Architetti della Provincia di ………….., rappresentato dal ………..;

- l’Ordine degli Architetti della Provincia di ………….., rappresentato dal ………..;

E

SCHEMA TIPO

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SCHEMA TIPO Il riciclo degli inerti da C&D

- l’Ordine degli Architetti della Provincia di ………….., rappresentato dal ………..;

- l’Ordine degli Ingegneri delle Provincia di . …………, rappresentato dal …..……;

- l’Ordine degli Ingegneri delle Provincia di …………, rappresentato dal …………;

- l’Ordine degli Ingegneri delle Provincia di …………, rappresentato dal …………;

- l’Ordine degli Ingegneri delle Provincia di …………, rappresentato dal …………;

- l’Ordine degli Ingegneri delle Provincia di …………, rappresentato dal …………;

- l’Ordine dei Geologi della Regione Veneto rappresentato dal ..………………….;

- la Federazione Regionale degli Ordini dei Dottori Agronomi e Forestali rappresentata dal ………….;

- l’Ordine dei Chimici della Regione Veneto rappresentata dal ……………………;

- il Collegio dei Geometri della Provincia di ……….. rappresentato dal ………………..;

- il Collegio dei Geometri della Provincia di ……….. rappresentato dal ………………..;

- il Collegio dei Geometri della Provincia di ……….. rappresentato dal ………………..;

- il Collegio dei Geometri della Provincia di ……….. rappresentato dal ………………..;

- il Collegio dei Geometri della Provincia di ……….. rappresentato dal ………………..;

- il Collegio dei Geometri della Provincia di ……….. rappresentato dal ………………..;

- il Collegio dei Geometri della Provincia di ……….. rappresentato dal ………………..;

- il WWF Fondo Mondiale per la Natura - Sezione Regionale Veneta rappresentato da …………………;

- ecc.

PREMESSO che il decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22 (attuazione delle Direttive 91/156/CEE sui

rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CEE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio), introduce

una serie di strumenti negoziali nel settore del recupero, dello smaltimento e del riutilizzo dei rifiuti,

diretti a promuovere e favorire l’azione concertata e programmata di pubbliche amministrazioni,

soggetti privati ed associazioni di categoria;

CONSIDERATO che in questo quadro di cooperazione tra operatori pubblici e privati, un ruolo fondamentale

è attribuito alla figura degli accordi e contratti di programma che, secondo le previsioni degli

articoli 3, 4 e 5 del D.Lgs. n. 22/1997, sono finalizzati rispettivamente alla prevenzione e riduzione della

quantità e pericolosità dei rifiuti, al loro recupero, riutilizzo e riciclaggio e infine al conseguimento di

livelli ottimali di utenza raggiunta dai servizi di smaltimento;

VALUTATO che la Legge Regionale Veneta n. 3 del 21 gennaio 2000 all’articolo 50 prevede siano messe

in atto iniziative regionali per la prevenzione dei rifiuti e per il loro recupero;

CONSIDERATO che per operare efficacemente occorre coinvolgere le diverse categorie interessate alla

produzione e valorizzazione di rifiuti e procedere per settori di attività e che tra questi riveste una

fondamentale importanza quello dell’attività edilizia e delle opere pubbliche per quanto riguarda la

produzione dei rifiuti inerti e le potenzialità di recupero e riutilizzo degli stessi;

VISTO che il comma 4 dell’art. 4 del D.Lgs. n. 22/1997 consente di introdurre, attraverso lo strumento del

contratto o dell’accordo di programma concluso con i soggetti economici, agevolazioni in materia di

adempimenti amministrativi, per interventi che favoriscano il riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti,

anche mediante la loro raccolta differenziata;

VALUTATO che i soggetti interessati all’accordo per questo settore sono individuati in: Provincie,

Comuni, Associazioni di categoria dei costruttori edili e dei Commercianti del settore edile, Camere di

commercio, Associazioni ambientaliste;

CONSIDERATA pertanto l’opportunità di definire, tramite il presente accordo di programma regionale e

correlate linee guida, un quadro di riferimento per la gestione dei rifiuti inerti non pericolosi derivanti

dall’attività edilizia e dalla realizzazione di opere e impianti in genere.

Tutto quanto sopra premesso e considerato, le parti del presente accordo, come

sopra rappresentate, concordano quanto segue:

CAP. I - Principi generali

Art. 1 - (Scopo e campo d’applicazione)

1. Con il presente accordo di programma le parti si propongono di favorire la realizzazione di un

sistema integrato per la gestione dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione che, in attuazione dei

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Il riciclo degli inerti da C&D

principi espressi dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 e successive modifiche ed integrazioni, punti alla

diminuzione della produzione di rifiuti derivanti dall’attività edilizia, incentivi l’intercettazione di

questa tipologia di rifiuti, il loro recupero e riciclaggio, anche agevolando e semplificando le procedure

a carico delle imprese, e sviluppi l’utilizzo degli inerti recuperati nelle opere edili.

2. Preso atto che dall’attività di costruzione e demolizione derivano una serie di rifiuti, genericamente

indicati nell’allegato A1), il presente accordo si applica ai rifiuti appartenenti alle seguenti tipologie ed

elencati nell’allegato A2) con il relativo codice CER:

- cemento,

- mattoni,

- mattonelle,

- ceramiche,

- materiali in gesso,

- materiali isolanti privi di amianto.

3. I suddetti materiali sono da considerare rifiuti solo quando soddisfano la definizione di cui all’art. 6

del D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 e successive modificazioni ed integrazioni.

Art. 2 - (Riferimento normativo)

1. Il riferimento normativo fondamentale è costituito dal D.Lgs. 5 febbraio 1997, n. 22 e successive

modifiche ed integrazioni e dalla normativa tecnica di settore.

2. In particolare il presente accordo è anche stipulato ai sensi dell’art. 4, comma 4, del D.Lgs. n. 22/1997

per introdurre: «agevolazioni in materia di adempimenti amministrativi nel rispetto delle norme comunitarie»

al fine di favorire il riutilizzo, il riciclaggio ed il recupero dei rifiuti.

Art. 3 - (Impegni generali delle parti)

1. Le parti s’impegnano a dare la più ampia diffusione al presente accordo attraverso i propri mezzi di

informazione, a realizzare campagne di comunicazione, opuscoli informativi e corsi specifici dedicati

alla materia e comunque a favorire, in ogni iniziativa assunta che lo consenta, l’attuazione dei contenuti

del presente accordo.

Art. 4 - (Adesioni)

1. Gli operatori economici aderiscono all’accordo mediante domanda di adesione rivolta alla Regione

Veneto. La domanda può essere presentata anche dalle associazioni di categoria su delega dei singoli

operatori.

2. I soggetti diversi da quelli di cui al comma 1 aderiscono all’Accordo con la semplice sottoscrizione

dello stesso.

CAP. II - Diminuzione della produzione

di rifiuti inerti e intercettazione dei flussi

SCHEMA TIPO

Art. 5 - (Diminuzione della produzione di rifiuti inerti)

1. Al fine di limitare la produzione dei rifiuti inerti i soggetti che intervengono nel presente accordo

s’impegnano, ognuno per le rispettive competenze:

a) per favorire, direttamente nel luogo di produzione, una prima cernita dei materiali da demolizione in

gruppi di materiali omogenei puliti;

b) a prevedere, ove possibile, precise modalità di riutilizzo in cantiere dei materiali in fase di demolizione,

per il loro reimpiego nelle attività di costruzione (es. mattoni, coppi, ecc.);

c) a conferire i rifiuti inerti presso i diversi siti individuati come specificato al successivo art. 7, fatta salva

comunque la facoltà di ogni impresa di organizzarsi autonomamente per il trattamento delle macerie

edili prodotte in cantiere con propri impianti mobili di recupero.

Art. 6 - (Separazione dei rifiuti prodotti)

1. Al fine di raggiungere il più elevato grado di riutilizzo dei materiali inerti prodotti ed un’elevata

qualità degli stessi è favorita, direttamente nel luogo di produzione, una prima cernita dei materiali da

demolizione in gruppi di materiali omogenei puliti. Le modalità di separazione e conferimento sono

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SCHEMA TIPO Il riciclo degli inerti da C&D

specificate nell’allegato A3).

Art. 7 - (Raccolta e conferimenti)

1. Affinché possano essere realizzate le finalità previste nel presente accordo occorre organizzare una

rete di strutture e impianti, tra loro funzionalmente integrati, in grado di favorire il raggruppamento, la

cernita, la messa in riserva e i conferimenti ai centri di recupero secondo le modalità indicate nell’allegato

A4).

2. Con il presente accordo si favorisce la separazione secondo le modalità indicate nell’allegato A3) dei

rifiuti inerti non pericolosi prodotti nell’attività edilizia, per il loro conferimento presso:

a) gli impianti di trattamento e recupero dei rifiuti inerti, autorizzati ai sensi del D.Lgs. n. 22/1997 e del

D.M. del 5/2/1998;

b) i centri di raccolta dei rifiuti inerti per materiale inerte autorizzati ai sensi del D.Lgs. n. 22/1997 e del

D.M. del 5/2/1998;

3. In aggiunta ai suddetti centri e impianti i Gestori del servizio di raccolta RSU attiveranno la

raccolta differenziata dei rifiuti inerti provenienti da lavori edili di non rilevante entità effettuati

da privati cittadini. Resta inteso che l’utente che conferisce i rifiuti al predetto servizio è dispensato

dal formulario di accompagnamento ed il gestore è dispensato dal rilascio del documento di

conferimento rifiuti di cui all’allegato A6).

CAP. III - Recupero e utilizzo del materiale

Art. 8 - (Recupero dei rifiuti inerti)

1. Al fine di consentire il massimo grado di riutilizzo dei materiali edili questi devono raggiungere gli

stessi livelli qualitativi delle materie prime naturali. Anche per tali materiali si deve fare pertanto

riferimento alla legislazione vigente, alle norme UNI ed a quelle europee. La caratterizzazione delle

diverse frazioni risultanti dalla lavorazione, le modalità di controllo del materiale in entrata ed in uscita

dagli impianti di trasformazione, saranno oggetto di studio all’interno del tavolo tecnico per la gestione

dei rifiuti inerti e quindi di emanazione di apposita specifica tecnica.

Art. 9 - (Utilizzo del materiale recuperato)

1. I materiali edili derivanti dal recupero degli inerti possono essere utilizzati, sin d’ora, in sostituzione

dei materiali minerali naturali o dei materiali edili comuni nella realizzazione di opere civili non edili, in

particolare per la realizzazione di strade, sottofondi stradali, costruzione del corpo dei rilevati ferroviari,

nella realizzazione di opere in terra quali dune, colline artificiali, ritombamenti, sistemazioni stradali.

2. L’eventualità di utilizzo di tali materiali in altre applicazioni, quali ad esempio strutture in C.A. in

elevazione o altro saranno oggetto di approfondimento e di emanazione di successiva specifica tecnica.

3. All’atto della vendita o cessione di materiali edili riciclati, l’acquirente deve essere informato delle

loro caratteristiche d’impiego dal gestore dell’impianto.

CAP. IV - Impegni delle parti

Art. 10 - (Impegni della Regione)

1. La Regione Veneto s’impegna a favorire l’attuazione del presente accordo:

a) inserendo nel programma dei finanziamenti regionali previsti per la gestione dei rifiuti una quota

destinata all’attuazione delle finalità previste nel presente accordo e introducendo anche forme incentivanti

tramite meccanismi da applicare al tributo/discarica.

b) provvedendo ad inserire, in accordo con le CCIAA provinciali, nuove voci di elenco prezzi nei relativi

prezzari, come meglio specificato nell’allegato A5) e impegnandosi a stabilire, tramite apposita normativa

tecnica, un incentivo, per le opere realizzate con contributi regionali, all’utilizzo di materiali inerti

recuperati;

c) impegnandosi ad inserire, nei capitolati speciali d’appalto delle opere di propria competenza,

l’utilizzo di materiali inerti riciclati in misura non inferiore al 10% del fabbisogno di materiale inerte

impiegabile negli interventi di cui all’art. 9, comma 1; tale percentuale va intesa come percentuale

minima da stabilire sulla base della tipologia degli interventi da effettuare e previa verifica della loro

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Il riciclo degli inerti da C&D

SCHEMA TIPO

disponibilità in ambito locale;

d) impegnandosi a stabilire, per gli impianti di trattamento inerti, fideiussioni agevolate.

2. La Regione s’impegna a verificare, anche tramite il Tavolo tecnico per la gestione dei rifiuti, la

funzionalità ed efficacia delle modalità e disposizioni di natura tecnica e procedurale introdotte con il

presente atto, provvedendo se necessario, a proporre e valutare le opportune modifiche ed integrazioni

finalizzate ad una corretta gestione dei rifiuti di origine edilizia.

Art. 11 - (Impegni delle Province)

1. Le Province s’impegnano a favorire l’attuazione del presente accordo:

a) coordinando, a livello provinciale, i soggetti pubblici e privati coinvolti nella gestione dei rifiuti in

questione;

b) provvedendo a definire, in accordo con gli altri soggetti interessati, il quadro del sistema provinciale

dei centri per l’intercettazione delle macerie edili;

c) procedendo a specificazioni e caratteristiche dell’accordo in rapporto alle esigenze delle diverse

realtà locali;

d) fornendo a tutti i soggetti gestori ed alle associazioni di categoria un supporto di informazione sulle

normative da applicare;

e) valutando la possibilità di inserire nei propri programmi finanziari forme di incentivazione per

l’attuazione della presente intesa;

f) impegnandosi ad inserire, nei capitolati speciali d’appalto delle opere di propria competenza, l’utilizzo

di materiali inerti riciclati in misura non inferiore al 10% del fabbisogno di materiale inerte

impiegabile negli interventi di cui all’art. 9, comma 1; tale percentuale va intesa come percentuale

minima da stabilire di volta in volta sulla base della tipologia degli interventi da effettuare e previa

verifica della loro disponibilità in ambito locale;

Art. 12 - (Impegni dei Comuni)

1. I Comuni s’impegnano a favorire l’attuazione del presente accordo:

a) raccogliendo i dati e organizzando la stima della produzione di rifiuti inerti derivanti dall’attività

edilizia svolta sul proprio territorio attraverso i centri di messa in riserva;

b) favorendo ed incentivando, attraverso idonee forme di pubblicità, gli obiettivi del presente accordo

ed in particolare, nell’ambito delle procedure inerenti l’attività edilizia ed urbanistica, fornendo agli

utenti una dettagliata informazione circa le modalità di separazione e di conferimento dei materiali nei

centri di raccolta comunali e privati delle macerie edili;

c) provvedendo, in forma singola o associata, alla localizzazione di aree idonee alla realizzazione di

impianti di messa in riserva o raggruppamento di rifiuti inerti e promuovendone, in caso di carenza sul

territorio, la realizzazione in particolare prossimità di rivendite all’ingrosso e/o al minuto di materiale

edile;

d) impegnandosi ad inserire, nei capitolati speciali d’appalto delle opere di propria competenza,

l’utilizzo di materiali inerti riciclati in misura non inferiore al 10% del fabbisogno di materiale inerte

impiegabile negli interventi di cui all’art. 9, comma 1; tale percentuale va intesa come percentuale

minima da stabilire sulla base della tipologia degli interventi da effettuare e previa verifica della loro

disponibilità in ambito locale;

e) prevedendo, nel proprio Regolamento Edilizio, che il titolare della concessione, ovvero il committente,

ovvero il costruttore ovvero il direttore dei lavori, dichiari, prima dell’inizio dei lavori soggetti a

concessione o autorizzazione o a D.I.A., le modalità di gestione dei rifiuti che andrà a produrre

specificandone la prevista quantità e gli impianti di destinazione. Impegnandosi, al termine degli stessi,

a verificare la corretta gestione dei rifiuti prodotti.

Art. 13 - (Impegni delle Associazioni di categoria dei costruttori edili)

1. Le associazioni di categoria dei costruttori edili s’impegnano:

a) ad attivarsi per diffondere tra i propri associati i contenuti del presente accordo organizzando, in

collaborazione con gli altri soggetti aderenti all’accordo, apposite iniziative;

b) a promuovere la crescita del mercato dei materiali inerti riciclati in ambito regionale, anche

attraverso l’individuazione dei potenziali bacini di utenza per l’ottimale dislocazione sul territorio

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SCHEMA TIPO Il riciclo degli inerti da C&D

degli impianti di recupero dei rifiuti inerti e l’eventuale costituzione di strutture consortili.

Art. 14 - (Impegni delle Associazioni di categoria dei Commercianti di materiale edile)

1. Le associazioni di categoria dei Commercianti di materiale edile s’impegnano:

a) a realizzare, ove tecnicamente possibile, impianti di messa in riserva o raggruppamento di materiali

provenienti da demolizione e costruzione, presso le rivendite all’ingrosso e/o al minuto di materiale

edile;

b) a promuovere, presso gli acquirenti, l’utilizzo di tali materiali in alternativa alle materie prime nei casi

previsti dall’art. 8 del presente accordo.

Art. 15 - (Impegni dei gestori degli impianti di trattamento dei rifiuti inerti operanti sul territorio

regionale)

1. I gestori degli impianti di trattamento dei rifiuti inerti s’impegnano:

a) a provvedere al ritiro dei materiali inerti provenienti da costruzione e demolizione dai centri di

raccolta delle macerie edili;

b) ad agevolare il conferimento dei materiali separati;

c) ad applicare “prezzi vantaggiosi” per l’acquisto di materiali inerti riciclati soprattutto alle imprese che

conferiscono le macerie direttamente all’impianto di trattamento.

Art. 16 - (Impegni degli ordini e dei collegi professionali)

1. Gli ordini ed i collegi professionali s’impegnano:

a) ad attivarsi per diffondere tra i propri associati i contenuti del presente accordo organizzando, in

collaborazione con gli altri soggetti aderenti all’accordo, apposite iniziative;

b) ad attivarsi al fine di allegare ai progetti che comportino consistenti interventi di demolizione il

“piano di smontaggio e selezione” nel quale siano indicati: i quantitativi ed i tipi di rifiuti prodotti, le

modalità di stoccaggio provvisorio;

c) di attivarsi al fine di corredare le relazioni di progetto per i vari interventi, con le informazioni circa il

luogo di possibile conferimento dei materiali inerti provenienti da costruzione e demolizione e le

eventuali varianti degli stessi.

Art. 17 - (Impegni delle Associazioni ambientalistiche)

1. Le Associazioni ambientalistiche s’impegnano:

a) ad attivarsi per diffondere tra i propri associati e la popolazione i contenuti del presente accordo

organizzando laddove possibile, anche in collaborazione con gli altri soggetti aderenti al presente

accordo, apposite iniziative.

Art. 18 - (Estensione dell’Intesa)

1. I Consorzi Nazionali per il recupero possono aderire al presente accordo e a quelli promossi dalle

Provincie impegnandosi a fornire il proprio supporto tecnico, organizzativo ed informativo per favorire

la gestione dei rifiuti. In particolare essi dovranno garantire ai soggetti gestori i contributi per i

materiali recuperati nella stessa entità e modalità riconosciuta sulla base degli accordi con l’ANCI.

Art. 19 - (Intese integrative)

1. Le Provincie, sulla base del quadro generale definito con il presente accordo, possono stipulare

accordi tra le parti o promuovere ed organizzare progetti a livello locale finalizzati alla specificazione e

alla concreta attuazione del presente atto. La Regione si riserva la possibilità di stipulare accordi

integrativi con i Consorzi Nazionali, o con i loro rappresentanti regionali, per favorire il recupero dei

materiali raccolti. In particolare essi dovranno garantire ai soggetti gestori i contributi per i materiali

recuperati nell’entità e modalità riconosciuta sulla base degli accordi con l’ANCI.

2. Le parti s’impegnano, entro sei mesi dall’esecutività della D.G.R. n. ………………… del …………….., di

approvazione del presente accordo di programma ad individuare proposte di agevolazione in materia

di adempimenti amministrativi, da attuare con un accordo integrativo al presente.

3. La Regione promuoverà un accordo integrativo del presente con specifico riferimento al recupero dei

rifiuti inerti da costruzione e demolizione e all’utilizzo degli inerti riciclati nelle opere edili promuovendo

l’attività tecnica di cui all’art. 3.

F.to I soggetti contraenti

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Il riciclo degli inerti da C&D

SCHEMA TIPO

ALLEGATO A1)

Tipologia e Codici dei rifiuti derivanti genericamente

dall’attività di C&D

Codice CER Tipologia di rifiuto

17.01.01 Cemento

17.01.02 Mattoni

17.01.03 Mattonelle e ceramica

17.01.04 --------------- abrog.

17.01.05 --------------- abrog.

Miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche,

17.01.06 (P)

contenenti

sostanze pericolose

17.01.07

Miscuglio scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, diversi da quelli

di cui alla voce 17.01.06

17.02.01 Legno

17.02.02 Vetro

17.02.03 Plastica

17.02.04 Vetro, plastica e legno contenenti sostanze pericolose o da esse contaminati

17.03.01 (P) Miscele bituminose contenenti catrame di carbone

17.03.02 -------------- abrog.

17.03.03 (P) Catrame di carbone e prodotti contenenti catrame

17.04.01 Rame, bronzo, ottone

17.04.02 Alluminio

17.04.03 Piombo

17.04.04 Zinco

17.04.05 Ferro ed acciaio

17.04.06 Stagno

17.04.07 Metalli misti

17.04.08 Cavi

17.04.09 (P) Rifiuti metallici contaminati da sostanze pericolose

17.04.10 (P) Cavi, impregnati di olio, di catrame di carbone o di altre sostanze pericolose

17.04.11 Cavi, diversi da quelli di cui alla voce 17.05.03

17.05.03 (P) Terra e rocce contenenti sostanze pericolose

17.05.04 Terra e rocce diverse da quelle del punto precedente

17.05.05 (P) Fanghi di dragaggio contenenti sostanze pericolose

17.05.06 Fanghi di dragaggio diversi da quelli del punto 17.05.05

17.06.01 (P) Materiali isolanti contenenti amianto

17.06.02 --------------- abrog.

17.06.03 (P) Altri materiali isolanti contenenti o costituiti da sostanze pericolose

17.06.04 Materiali isolanti diversi da quelli di cui alla voce 17.06.01 e 17.06.03

17.06.05 Materiali da costruzione contenenti amianto

17.07.02 --------------- abrog.

17.07.03 ------------------ abrog.

17.08.01 (P) Materiali da costruzione a base di gesso contaminati da sostanze pericolose

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SCHEMA TIPO Il riciclo degli inerti da C&D

Codice CER Tipologia di rifiuto

17.08.02 Materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli di cui alla voce 17.08.01

17.09.01 (P) Rifiuti dell’attività di costruzione e demolizione contenenti mercurio

17.09.02 (P)

17.09.03 (P)

Rifiuti da costruzione e demolizione contenenti PCB (ad es. sigillanti contenenti

PCB, pavimentazioni a base di resina contenente PCB, elementi stagni in vetro

contenenti PCB, condensatori e cavi contenenti PCB

Altri rifiuti dell’attività di costruzione e demolizione (compresi rifiuti misti) contenenti

sostanze pericolose

17.09.04

Rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione diversi da quelli di cui alle

voci 17.09.01, 17.09.02 e 17.09.03

(*) Con (P) sono evidenziate le voci relative a rifiuti pericolosi.

ALLEGATO A2)

Tipologia e Codici dei rifiuti oggetto del presente schema

tipo di accordo

Rifiuti costituiti da laterizi, intonaci e conglomerati di cemento armato e non, comprese le traverse ed i traversoni

ferroviari e i pali in calcestruzzo armato provenienti da linee ferroviarie, telematiche ed elettriche e frammenti

di rivestimenti stradali, purché privi di amianto:

Codice CER Tipologia di rifiuto

17.01.01 Cemento

17.01.02 Mattoni

17.01.03 Mattonelle e ceramica

17.01.07

Miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, diversi da quelli di

cui alla voce 17.01.06

17.08.02 Materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli di cui alla voce 17.01.06

17.09.04

Rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione diversi da quelli di cui alle voci

17.09.01, 17.09.02 e 17.09.03

17.06.04 Materiali isolanti diversi da quelli di cui alla voce 17.06.01 e 17.06.03

Modalità di preselezione del materiale:

ALLEGATO A3)

a) nel luogo di produzione è opportuno sia operata, a cura dell’impresa edile, una prima cernita dei materiali da

demolizione in gruppi di materiali omogenei puliti. Durante le demolizioni è da preferire il cosiddetto smontaggio

selettivo, eseguendo cioè, in ordine inverso, le operazioni che hanno portato alla costruzione dell’edificio.

b) Per lo stoccaggio delle frazioni omogenee è opportuno dotarsi di idonei contenitori separati almeno per le

seguenti categorie di materiale: inerti, legno, metalli, materiale da imballaggio.

c) I rifiuti pericolosi ed il materiale visibilmente contaminato devono essere prelevati e smaltiti separatamente.

d) I rifiuti contenenti amianto vanno stoccati separatamente già presso il cantiere e smaltiti ai sensi della legge n.

257 del 27/3/1992. Vanno altresì separati direttamente in cantiere e smaltiti secondo le normative vigenti i seguenti

materiali contenenti sostanze nocive:

- materiali isolanti minerali ovvero rifiuti in fibre minerali;

- terra e rocce contaminate ai sensi della legge n. 471/1999 e succ. modificazioni.

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Il riciclo degli inerti da C&D

SCHEMA TIPO

ALLEGATO A4)

Definizione dei centri di raccolta e modalità di gestione

I RIFIUTI INERTI NON PERICOLOSI PRODOTTI NELL’ATTIVITÀ EDILIZIA SARANNO CONFERITI:

a) presso gli impianti di trattamento e recupero dei rifiuti inerti, autorizzati ai sensi del D.Lgs. n.

22/1997 e del D.M. del 5 febbraio 1998;

b) presso i centri di raccolta dei rifiuti inerti per materiale inerte autorizzati ai sensi del D.Lgs. n.

22/1997 e del D.M. del 5 febbraio 1998;

c) in aggiunta ai suddetti centri e impianti i Gestori del servizio di raccolta RSU attiveranno la raccolta

differenziata dei rifiuti inerti provenienti da lavori edili di non rilevante entità effettuati da privati

cittadini.

DEFINIZIONE CENTRI E IMPIANTI:

a) Impianti di trattamento e recupero.

Gli impianti di trattamento dei rifiuti inerti, autorizzati ai sensi degli art. 27 e 28 del D.Lgs. n. 22/1997

ovvero sottoposti alle procedure semplificate previste dagli art. 31 e 33 del medesimo decreto e dal

D.M. 5 febbraio 1998, possono essere fissi o mobili.

b) Centri di raccolta o impianti di stoccaggio.

I centri di raccolta e/o impianti di stoccaggio sono aree, autorizzate ai sensi degli art. 27 e 28 del

D.Lgs. n. 22/1997, ovvero sottoposti alla procedura semplificata, art. 33 del medesimo decreto, destinate

allo stoccaggio provvisorio dei rifiuti ceramici ed inerti per l’avvio alle successive operazioni di trattamento

per la produzione di materie prime secondarie per l’edilizia.

c) Altri centri e impianti.

Sono i centri e impianti gestiti dai Gestori del servizio di raccolta RSU (Autorità di bacino) che si

attivano per la raccolta differenziata dei rifiuti inerti provenienti da lavori edili di non rilevante entità

effettuati da privati cittadini.

MODALITÀ DI GESTIONE DELLA RACCOLTA:

I centri di raccolta oggetto del presente accordo possono essere organizzati e gestiti dai seguenti soggetti

(di seguito denominati gestori):

a) Comuni e loro Consorzi;

b) Soggetti privati interessati.

I centri di raccolta, ferma restando la normativa vigente in materia, dovranno essere gestiti rispettando

le seguenti condizioni:

a) attrezzare il centro con basamenti idonei a garantire l’isolamento del substrato;

b) i rifiuti inerti da recuperare devono essere stoccati in cumuli separati dagli altri materiali eventualmente

presenti nell’area;

c) i rifiuti inerti stoccati in cumuli, se polverulenti, devono essere protetti dall’azione del vento in

modo da rispettare le prescrizioni di cui al D.M. 5 febbraio 1998 e al D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 351;

d) i cumuli devono essere realizzati in modo tale da garantire assolute situazioni di stabilità;

e) definizione di orari di apertura tali da consentire alle imprese edili il conferimento dei rifiuti.

Al produttore di rifiuti, se esonerato per legge dall’obbligo del formulario di identificazione, che

provvede direttamente alla consegna dei rifiuti di cui all’art. 1 del presente accordo presso i centri di

raccolta autorizzati, sarà rilasciato un documento (allegato A6), predisposto dal gestore, che certifica

l’avvenuto conferimento. Tale documento deve essere redatto in due esemplari, datati e firmati dal

produttore/detentore e dal gestore o suo delegato addetto al ricevimento dei rifiuti.

Il documento di conferimento del rifiuto dovrà contenere i seguenti dati:

a) nome e indirizzo del produttore o detentore;

b) origine, tipologia e quantità del rifiuto, codice CER;

c) dati identificativi del centro e del soggetto che provvede alla raccolta e gestione dei rifiuti.

I responsabili dei centri provvedono a riportare sul registro di carico e scarico le registrazioni relative

alla movimentazione di tutte le tipologie di rifiuti.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 39


SCHEMA TIPO Il riciclo degli inerti da C&D

Nuove voci di elenco prezzi [*]

Modello per DOCUMENTO DI CONFERIMENTO RIFIUTI

(presso i centri di raccolta)

Il sottoscritto ______________________ nato a __________________ il ____________

C.F. ___________________ residente a __________________ Via __________________

n. _______ Tel. ___________

nella sua veste di (PRODUTTORE O DETENTORE)

CONFERISCE i sottoelencati rifiuti inerti da costruzione e demolizione:

Tipologia Kg Codice CER

Rifiuti della fabbricazione di altri materiali compositi in cemento CER 101303

Cemento CER 170101

Mattoni CER 170102

Mattonelle e ceramica CER 170103

Materiali da costruzione a base di gesso CER 170107

Rifiuti misti di costruzioni e demolizioni CER 170904

ALLEGATO A5)

Al fine di utilizzare il materiale inerte riciclato proveniente dagli impianti di trattamento dei rifiuti inerti in

sostituzione del materiale vergine di cava, la Regione Veneto e le CCIAA provinciali provvedono ad inserire le

seguenti voci di elenco prezzi nei relativi prezzari:

l Stabilizzato 0/20 mm costituito da materiale inerte riciclato appartenente al gruppo A1 della normativa

CNR-UNI 10006. (prezzo Lit/mc Franco impianto)

l Stabilizzato 0/40 mm costituito da materiale inerte riciclato appartenente al gruppo A1 della normativa

CNR-UNI 10006. (prezzo Lit./mc Franco impianto)

l Stabilizzato 0/70 mm costituito da materiale inerte riciclato appartenente al gruppo A1 della normativa

CNR-UNI 10006. (prezzo Lit./mc Franco impianto)

l Tout-venant 0/100 costituito da materiale inerte riciclato appartenente al gruppo A1 della normativa

CNR-UNI 10006. (prezzo Lit./mc Franco impianto)

l Pietrischetto della pezzatura 20/40. (prezzo Lit./mc Franco impianto)

l Pietrischetto della pezzatura 40/70. (prezzo Lit./mc Franco impianto)

l Reinterri con uso di mezzi meccanici di cavi o buche con materiali inerti riciclati con misto di pezzatura fino

a mm 100 scevri da sostanze organiche. Sono compresi gli spianamenti, la costipazione e la pilonatura a strati,

la bagnatura ed eventuali ricarichi. (prezzo Lit./mc posato)

l Realizzazione di rilevati con tout-venant macinato costituito da materiale inerte riciclato conforme alle

norme CNR-UNI 10006, steso e compattato con mezzi meccanici fino ad ottenere il 90% della prova AASHTO

modificata. (prezzo Lit./mc posato)

l Realizzazione di fondazioni e strati superficiali di terra stabilizzata non corretta, con materiale inerte

riciclato conforme alle norme CNR-UNI 10006, steso e compattato con mezzi meccanici fino ad ottenere il

95% della prova AASHTO modificata. (prezzo Lit./mc posato)

l Sabbie realizzate con materiale inerte riciclato per l'allettamento delle strutture a rete. (prezzo Lit./ton.

Franco impianto)

l Conglomerato cementizio per opere non armate di fondazione e sottofondazione e per rinfianchi, confezionato

a norma di legge con cemento R325 e inerti riciclati a varie pezzature atte ad assicurare un

assortimento granulometrico adeguato alla particolare destinazione del getto e al procedimento di posa in

opera del calcestruzzo. (prezzo Lit./mc Franco impianto betonaggio).

(*) Le voci di elenco prezzi sopra indicate possono essere implementate in relazione alle ulteriori esigenze riscontrate in

fase di progettazione e realizzazione di opere pubbliche e private.

ALLEGATO A6)

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DICHIARA

- che nel materiale conferito non è presente amianto;

- che i rifiuti conferiti sono stati prodotti nel cantiere sito nel Comune di _________________,

Via ___________________ n. ________.

IL PRODUTTORE/DETENTORE

Titolare _______________________ firma __________________________________

IL GESTORE del centro

sito a __________________________ Via _____________________ Tel. ___________

Titolare ________________________ firma ___________________________________

DICHIARA

- di aver preso visione e di aderire con quanto concordato nell’Accordo di programma tra la Regione

Veneto, Enti, Associazioni di categoria e soggetti privati per la gestione dei rifiuti prodotti dal settore

edile;

- di conferire i sopra elencati rifiuti presso l’impianto di trattamento inerti sito in località ______________

del Comune di __________________ di proprietà della ditta ______________________________.

Data _____________________

REGIONE VENETO Firma ...............................

Venezia, ...............................

CONCLUSIONE E PROPOSTE

Il ritardo con il quale è stato affrontato il problema

costituito dai rifiuti da C. & D. e l’attenzione pressoché

esclusiva dedicata per molto tempo ai rifiuti solidi urbani

ha comportato, unitamente ad altre concause, in Italia uno

sviluppo limitato nel recupero di tali rifiuti pur a fronte di

un quadro normativo maturo a livello di principio nel

riconoscerne l’importanza anche se perfettibile sotto il profilo

della previsione di strumenti e misure rivolte in concreto

ad incentivarne la pratica.

Dall’analisi dello stato dell’arte e dei fattori che impediscono

al riciclo dei materiali di avere uno sviluppo più

soddisfacente e una diffusione più capillare emerge la possibilità

di incentivare il riciclo operando “a monte” alcune

scelte che in concreto favoriscano tale risultato.

Di seguito si segnalano alcuni comportamenti e alcune

scelte che, se tenuti e perseguite con costanza potrebbero

avere una positiva ricaduta sul riciclo dei materiali:

1. utilizzazione di materie prime che producano rifiuti

con un’alta valenza di recupero;

2. incentivazione di meccanismi che premino la demolizione

selettiva.

In Italia la demolizione selettiva non sembra avere la

stessa diffusione registrata in altri paesi e comunque tale da

consentire l’impiego di tecnologia meno complessa. Esiste

la necessità sia per rispondere alla normativa ambientale

che a quella tecnica di separare le frazioni leggere (in

particolare quella organica degradabile rappresentata da

legno e carta) e quindi di disporre di veri e propri impianti

di trattamento.

3. Favorire meccanismi che disincentivino il conferimento

in discarica.

Il riciclo degli inerti da C&D

PROPOSTE

È evidente che sintantoché il conferimento in discarica

resta competitivo la spinta all’incentivazione e ad una

diffusione maggiore del riciclo sarà contenuta; è necessario,

pertanto disincentivare lo smaltimento in discarica dei

rifiuti da C & D, in particolar modo, per quanto concerne

la frazione inerte prevedendo che il relativo conferimento

comporti costi comprensivi di quelli sociali complessivi.

4. Sostituzione dei capitolati tradizionali con altri più

orientati all’utilizzo di materiali riciclati.

Come già visto è indispensabile per promuovere in

concreto il riciclo dei materiali favorire la sostituzione dei

capitolati “tradizionali” attualmente in circolazione, tendenzialmente

orientati ad una individuazione dei materiali

basata sulla origine degli stessi, con nuovi modelli che

non discriminino la possibilità di impiego in base all’origine

dei materiali ma che consentano l’utilizzo dei materiali

in base alle caratteristiche prestazionali.

5. Sperimentazione di forme di trattamento sempre più

sofisticate che permettano una maggiore produzione di

materiale inerte riciclato.

Un ruolo significativo spetta, come sempre, alla ricerca

e alla sperimentazione soprattutto nella direzione dell’individuazione

di modalità di trattamento via via più moderne

e sofisticate, che consentano di utilizzare al massimo i

materiali che ne sono oggetto.

6. Determinazione di condizioni di appalto che valorizzino

le capacità e le competenze tecniche in materia di

recupero dei rifiuti.

Il decreto Ronchi prevede già che i capitolati valorizzino

le capacità e le competenze tecniche in materia di

prevenzione nella produzione dei rifiuti. Tale previsione

dovrebbe essere esplicitamente estesa alla valorizzazione

delle capacità tecniche in materia di recupero.

settembre 2002 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com 41


BIBLIOGRAFIA Il riciclo degli inerti da C&D

Come più volte ripetuto sotto il profilo teorico e normativo

vi è un ampio e consolidato riconoscimento dell’alta

valenza del recupero e della necessità/opportunità di perseguirne

lo sviluppo. A ciò, talora, si accompagnano anche

delle linee operative suggerite dal legislatore per ottenere

tale risultato. Così per esempio, a livello di normativa

statale il Decreto Ronchi al fine di favorire e incrementare

le attività di riutilizzo, di riciclaggio e di recupero dei

rifiuti stabilisce che le autorità competenti e i produttori

promuovano analisi dei cicli di vita dei prodotti, ecobilanci,

informazioni e ogni altra iniziativa utile; promuovano e

stipulino accordi e contratti di programma con i soggetti

economici interessati, con particolare riferimento al reimpiego

di materie prime e di prodotti ottenuti dalla raccolta

differenziata con la possibilità di stabilire procedure semplificate

e il ricorso a strumenti economici.

Ciò non senza aver precisato che le autorità competenti

favoriscono la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti

attraverso: il reimpiego e il riciclaggio; le altre forme di

recupero per ottenere materia prima dai rifiuti; l’adozione

BIBLIOGRAFIA

di misure economiche e la determinazione di condizioni di

appalto che prevedano l’impiego dei materiali recuperati

dai rifiuti al fine di favorire il mercato dei materiali medesimi;

l’utilizzazione principale dei rifiuti come combustibile

o come altro mezzo per produrre energia.

Analoghe considerazioni possono essere fatte per la

normativa regionale Veneta che con la L.R. 3/2000 prevede

campagne formative ed educative rivolte all’intera popolazione

e al mondo scolastico diretta a promuovere

l’adozione di comportamenti tali da favorire la prevenzione

e la riduzione dei rifiuti, stabilendo altresì che la Giunta

Regionale determini modalità e condizioni per l’inserimento

nei capitolati per appalti pubblici di opere, forniture e di

servizi di specifiche condizioni volte a favorire l’utilizzo

di materiali derivanti dal recupero di rifiuti.

In relazione a questi input e prescrizioni operative già

date dal legislatore alle autorità competenti al fine di favorire

adeguatamente lo sviluppo del riciclo si segnala la

necessità che non rimangano lettera morta ma trovino

concreta e sempre più diffusa attuazione.

ANPA - Unità Normativa Tecnica , «I rifiuti da costruzione e demolizione - Aspetti normativi e gestionali»,

Roma, giugno 2001

ANPA, ONR, «Primo Rapporto sui Rifiuti Speciali», Roma, 1997

ANPA, ONR, «Rapporto Rifiuti 2001», Roma, 2001

ANPA, ONR, «Accordi e Contratti di Programma nel settore dei rifiuti (Primo rapporto)», Roma, 2001

ANPAR «Elementi chiave del settore del riciclaggio dei rifiuti da costruzione e demolizione» a cura di Ing.

Giorgio Bressi

Alessandro Masullo, «Obiettivo rifiuti zero», WWF Italia, 2000

Caring for the Eart - «Prendersi cura della terra - Strategia per un Vivere Sostenibile IUCN» - The Worl

Conservation Union; Unep - United Nations Environment Programme; WWF - Word Wildlife Fund For

Nature,1991

Aldo Jacomelli, «Il Rifiuto del problema» - Il documento del WWF sulla gestione dei rifiuti, 1996

Italia 2000 - «Iniziative per un paese sostenibile», WWF Italia, 1996

Linee Guida per una Nuova Normativa in materia estrattiva - WWF Veneto - Albo Cavatori del Veneto, 2001

Ministero dell'Ambiente, «Relazione sullo stato dell’ambiente», 2001

Regione Veneto - Assessorato alle Politiche per l'ambiente e la Mobilità - ARPAV, «Gestione dei Rifiuti - Testi

vigenti, annottati e commentati, aggiornati a marzo 2001».

Symonds Travers Morgan/Argus, C & D waste project in the framework of the priority waste streams of the

European Commission - Report of the Project Group to the EC, 1995

WWF Veneto - Legambiente Veneto, «Rifiuti speciali. Analisi e proposte per una corretta pianificazione e

gestione», 1991.

Lavoro curato da Carmela Ruggeri* e Luigino Ghedin [**]

Hanno collaborato:

Per il Consiglio direttivo dell'Albo dei Cavatori del Veneto

Fabrizio Meneghini, Raffaella Grassi, Sergio Costa, Antonio Antonello, Guido Biondani, Michelangelo Dalla

Francesca, Giuseppe Franco Darteni, Sergio Facciotti, Alviano Guardini, Ferruccio Guidolin, Diego Marchiori,

Marco Vaccari

Per il Consiglio Regionale del WWF Veneto

Stefano Gazzola, Alberto Cuomo, Davide Dal Maso, Emilio Marcon, Nicoletta Padoan

(*) Libera professionista - Consulente legale Albo dei Cavatori del Veneto.

(**) Responsabile Settore Territorio del WWF Veneto.

42 www.ambientesicurezza.ilsole24ore.com settembre 2002

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