Il Rosario

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Il Rosario

POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 2, DCB - NA - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Ecco i nuovi

❝crocifissi❞

Lettera del Card. Sepe

ai giovani

Il Premio

Bartolo Longo

La Missione

Mariana

Anno 126 - N. 3 - Aprile 2010


Sommario

3

4

6

8

11

14

16

Quella corsa verso il sepolcro

di ✠ Carlo Liberati

Lettera del Card. Sepe

ai giovani

Lacrime e speranze

nel giorno della Risurrezione

di Nicola Nicoletti

Castità per un amore più grande

di Nicola Di Bianco

Testimoni di fede a Pompei

a cura della redazione

Giovani, generazione incredula

di Armando Matteo

I Salmi, canto dell'uomo a Dio

di Settimio Cipriani

Il Rosario e la Nuova Pompei

Rivista fondata nel 1884 dal Beato Bartolo Longo

Piazza Bartolo Longo, 1 - 80045 Pompei (NA) - Tel. +39 081 8577321 - Fax +39 081 8503357

rnp@santuario.it www.santuario.it

Anno 126 - N. 3 - Aprile 2010

Direttore Responsabile: Angelo Scelzo

Caporedattore: Nicola Nicoletti

Redazione: C. Cozzolino, M. D’Amora,

G. Striano

Hanno collaborato: G. Buono, G. Cento,

S. Cipriani, N. Di Bianco, F. Di Fuccia, K. Di Ruocco,

C. Fabbricatore, A. Fontanella, C. Liberati, G. Lungarini,

A. Matteo, R. Mazzarella, D. Romano, G. Ruggiero

Realizzazione Grafica: Ettore Palermo e Mario Curtis

Fotografie: G. Angellotto, Interfoto/Archivi Alinari,

Osservatore Romano, Famiglia Cristiana, F. Rizzo

In copertina: Foto di Sergio Siano

Stampa: Mediagraf S.p.A. - Padova

Aprile 2010

19

Indonesia, una Chiesa per il

20 dialogo tra le religioni

di Giuseppe Buono

22

26

28

30

31

Tempo di Dio,

tempo di Salvezza

di ✠ Carlo Liberati

Campioni di solidarietà

di Marida D'Amora

La presenza

che ti cambia la vita

di Marida D'Amora

Maria questi ragazzi

sono i tuoi figli

a cura di Giosy Cento

La cultura digitale

cambia la nostra vita

di Raffaele Mazzarella

La famiglia

un progetto d'amore

di Giuseppe Lungarini

Spedizione: Poste Italiane S.p.A.

Spedizione in abbonamento postale

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Di questo numero sono state stampate

255.000 copie

Associato all’USPI

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Di questa Rivista esistono anche le edizioni inglese e spagnola.

Possono essere richieste alla Segreteria Generale - Ufficio Estero

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Biblioteca Mariana

a cura di Giuseppe Ruggiero

In cammino con

la Madonna Pellegrina

di Andrea Fontanella

Una suora dal cuore di mamma

di Concetta Fabbricatore

Ricordando Elisabetta

di Franco Di Fuccia

Pellegrini del Rosario

a cura di Marida D'Amora

Grati alla Madonna e al Beato

a cura di Ciro Cozzolino

I nostri lettori ci scrivono

a cura di Katia Di Ruocco

E d i t o r i a l e

Quella corsa verso il sepolcro

di ✠ Carlo Liberati

Non ci si affanna più di tanto per un morto, per chi

non c’è più e quando tutto è finito.

Eppure Maria di Magdala, dalla quale Gesù aveva

cacciato sette demoni e le altre Marie, la madre di Giacomo

e Salome e molte altre donne che avevano assistito

angosciate e in pianto alla sua agonia e morte (Mc 15, 40-

41), dopo una notte certamente insonne, corrono al sepolcro.

San Giovanni Evangelista dice: “Maria di Magdala si recò

al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio” (Gv

20, 1-2). Sì, per Lei e le altre donne Gesù costituisce il faro

luminoso, la gioia e la pace della loro vita. Gesù non può

essere scomparso.

Infatti il sepolcro è vuoto. Gesù non sta nella tomba. “È risorto,

non è qui” dice ad esse l’angelo seduto sulla pietra

rimossa (Mc 16, 1-8).

Ed ancora: “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?

Non è qui, è risuscitato …ed esse si ricordarono delle sue

parole” (Lc 24, 1-8).

Fuggirono dal sepolcro piene di timore e di spavento per

andare ad annunciare agli Apostoli l’avvenimento. Ma

non furono credute. Ci vollero poi molte apparizioni di

Gesù Risorto (Gv 20, 1-29) per convincere tutti: Apostoli,

Discepoli, le donne, i miracolati

e i benificati di tutte le

specie che il Signore era vivente

e glorioso. E tuttavia per dimostrare

quanto fosse profondo l’amore

e delicata la riconoscenza

verso Gesù, basta riflettere sulle

parole di Maria di Magdala a

quello che ritiene essere il custode

del giardino dov’è situato

il sepolcro: “Hanno portato via

il mio Signore e non so dove lo

hanno posto” (Gv 20, 13-14).

E Gesù, certamente per sottolineare

la bellezza delle lacrime

di Maria che piange a dirotto per

la sofferenza che sente dentro

per la sua scomparsa, la chiama

all’improvviso e con dolcezza:

“Maria!” Lei corre poi ad annunciare

agli Apostoli che ha

visto Gesù Risorto e i fatti accaduti.

Quanto mi avrebbe fatto

piacere stare al posto di Maria

e abbracciare i piedi di Gesù,

chiamandolo “Maestro!” (Gv 20,

13-16). Ma noi siamo quelli

venuti dopo e che dobbiamo

“correre” ogni giorno

per annunciare al mondo la

Risurrezione di Gesù, con la

fede, le parole, le opere ed affrettare

la costruzione del

Regno di Cristo qui, adesso,

nel nostro tempo.

Dobbiamo aiutare tutti a risorgere

e ad amare Gesù come

Maria di Magdala.

Il nostro correre ha una precisa direzione e un sicuro significato

dentro la Chiesa, per edificare la Comunità dei

credenti in Gesù, nel suo amore.

Questa è la nostra grande speranza. La speranza cristiana

è partecipare già, grazie allo Spirito Santo in noi, alla Risurrezione

di Gesù. “Siete risorti con Cristo” e “la vostra vita

è nascosta con Cristo in Dio” – ci avverte S. Paolo.

Per questo possiamo dire che la nostra speranza è

certa perché è come tenere il cuore nella mèta da

raggiungere; vivere nella storia nostra ma con il cuore già

dentro il cielo. Questo è il fulcro della Lettera ai Colossesi

dove siamo invitati a liberarci

dai pesi della terra per confidare

solo nella grazia di Gesù Cristo

Risorto e immortale.

“Cercare le cose di lassù” vuol

dire sostenere un concreto combattimento

per il nostro rinnovamento,

la nostra giovinezza interiore.

“Fate morire dunque ciò che appartiene

alla terra: impurità,

immoralità, passioni, desideri

cattivi e quella cupidigia che è

idolatria” (Col 3,5); “rivestitevi

dunque di sentimenti di tenerezza,

di bontà, di umiltà, di mansuetudine,

di magnanimità…” (Col

3,12).

Solo così passerà, trascorrerà

continuamente il Signore dentro

di noi.

Diventiamo il suo tabernacolo

vivente.

Rappresentiamo nell’amore il

Risorto. In questo senso “buona

Pasqua”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

2

Anno 126 - N. 3 - 2010 [98] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [99]


Lettera quaresimale ai giovani del Card. Sepe

Giovani:

i nuovi "crocifissi"

Nello sguardo di Cristo, la storia di ognuno di noi

Il tempo della Quaresima ci vede impegnati nella

preparazione all’evento che definiamo “il centro”

della fede cristiana: la passione, morte e resurrezione

di Gesù, nostro Signore e nostro Fratello.

In tale significativa circostanza, desidero fare alcune riflessioni

con voi ed esprimervi non solo la mia vicinanza

e il mio affetto, ma suggerirvi anche degli itinerari

per vivere meglio la Quaresima, nelle complesse situazioni

che ogni giorno bussano alla porta della vostra

vita.

In questi anni, nelle visite alle comunità della Diocesi,

ho sempre incontrato tanti di voi, giovani entusiasti e

appassionati di Cristo e della nostra terra partenopea

e meridionale, e ho cercato sempre di immedesimarmi

nei vostri problemi, pregando ogni giorno per tutti voi

e, soprattutto, per quanti di voi mi manifestano situazioni

e disagi particolari.

Mi fermo a pregare davanti al Crocifisso e, in quel Volto

sofferente e icona del riscatto, rivedo i vostri sorrisi,

la vostra gioia di vivere, i vostri sogni e le vostre aspirazioni,

ma intravedo anche sguardi tristi, pensierosi e

delusi di tanti.

Spesso sono volti e occhi vuoti di speranza e senza orizzonti;

occhi spenti che sembrano chiudersi alla vita e ai

sogni, come se il tempo e la vita avessero tradito ogni

aspettativa e non avessero più la forza di accenderli e

di illuminarli; occhi colmi ora di lacrime, ora di sofferenza.

Sono occhi di giovani mesti, che hanno smarrito

o rischiano di smarrire il senso vero della vita e la loro

stessa identità. Per loro la mia preghiera a Cristo si fa

particolare e diventa più intensa, mentre invoco per tutti

voi, cari giovani, la protezione e l’intercessione della

Vergine Maria, la nostra Mamma celeste.

In questa Santa Quaresima voglio parlare a tutti: a quelli

che credono e a quanti non hanno il dono della fede,

offrendo a tutti l’annuncio del Vangelo, che è la “Buona

notizia” e ci parla di un uomo, Gesù di Nazareth, che

ha sacrificato la sua vita per salvare quella di tutti gli

altri uomini, facendosi inchiodare sulla Croce, come un

comune mortale, come un perdente, uno sconfitto, che

però risorge poi a vita nuova ed eterna, quella vita che

Lui ha promesso a tutti noi.

Una storia stupenda

ed esaltante, un messaggio

di amore in cui,

alla luce del Vangelo,

mi piace leggere la storia

dell’umanità, la storia di

ogni uomo che si affaccia

alla meravigliosa avventura

della vita.

Sappiamo che ognuno di noi

incontra il dolore, la sofferenza

e la morte. Nessuno può sfuggire

a questa esperienza, che segna la

complessità della nostra vita e il confine

della nostra esistenza. Ma non dobbiamo

avvilirci, non dobbiamo arrenderci, dobbiamo

sperare nel cambiamento, resistere e vincere, ad

imitazione di Cristo, il Figlio di Dio, che si è fatto

crocifiggere ed ha portato con sé sulla Croce tutti noi,

l’umanità intera, mostrandosi umiliato e sconfitto ma

celebrando poi e facendoci vivere la bellezza e la gioia

della Pasqua, della resurrezione a vita nuova.

Come poteva esprimere il suo amore per noi Dio, se

non assumendo e vivendo in prima persona quello che

è il limite della nostra vita, cioè la morte mediante crocifissione?

Da allora, da quel momento nessuna croce

sarà mai sola e definitiva: se e quando ci tocca salire

sulla croce della vita, dobbiamo sapere che non verremo

abbandonati a noi stessi e incontreremo Cristo, perché,

nel momento del dolore e della paura, saremo con

Lui, che ha vissuto la sofferenza della Croce, ma l’ha

vinta ed è risorto.

Un amore senza fine quello di Cristo, che ha scelto di

stare con tutti i crocifissi della storia, quella storia che,

nella sua diversità, si ripete e, come duemila anni fa,

continua a vedere inchiodati sui vari golgota della terra,

fuori dalle mura di Gerusalemme, tante vittime dell’ingiustizia,

della prepotenza, della malattia e della povertà.

La Quaresima ci insegna che non possiamo celebrare la

Pasqua senza tenere ben presenti il significato, il valore

e la forza del Calvario e della Croce, senza rivolgere il

nostro cuore e le nostre braccia ai “crocifissi” di oggi, ai

più

deboli,

agli emarginati,

ai sofferenti, agli

ultimi. Per questo vorrei proporvi un itinerario che possa

creare spazi di riflessione, di preghiera e di impegno.

Innanzitutto, dobbiamo saper:

riconoscere i nuovi “crocifissi”, i giovani immigrati

che, con speranza e fiducia nell’umanità, attraversano i

nostri mari e le nostre terre in cerca di futuro e spesso,

invece, incontrano indifferenza, insensibilità e intolleranza,

se non violenza e morte; i precari, i senza-lavoro;

i giovani dai sogni infranti, soli e senza affetti; i giovani

disoccupati.

Di fronte a tanta miseria, in nome della carità cristiana

dobbiamo dire la verità, anche denunciando coloro

che, ancora oggi, per egoismo, per arrivismo, per ingordigia,

per arroganza o per inefficienza inchiodano sulla

croce gli innocenti, i più deboli, i giovani.

È nostro dovere cristiano, comunque, liberare della croce,

schiodare gli indifesi dalle loro croci e rimuovere

situazioni di sofferenza, per costruire l’alternativa alle

croci della vita, quella propria e quella degli altri, con

lo slancio, la passione, la generosità e la forza che solo

voi giovani possedete e sapete donare.

Mi piace richiamare qui, aprendomi

pienamente a voi, l’immagine

del Crocifisso che più mi

è familiare e che certamente

è tanto cara a molti di voi,

cioè quella di San Damiano,

che parlò a San Francesco

d’Assisi. Sulla croce, gli

occhi non sono chiusi perché

Lui ha vinto la morte

per sempre, ha dato la vita

per ciascuno di noi e ci invita

a donarci agli altri. Gli

occhi aperti sono segno di

una vittoria, di una mentalità

nuova e di uno stile di

vita autenticamente cristiano.

Avere gli occhi aperti è dire a

tutti la provvisorietà della croce

e testimoniare che quella croce è

fonte di speranza.

Nello sguardo vivo, sereno e luminoso

di Cristo si intravede la storia di

ognuno di noi, il percorso di coloro che

vogliono dare un senso alla vita, che non

si fermano alle apparenze e alle ingiustizie,

ma vedono e affrontano tutto con speranza certa.

Quello sguardo è un invito pressante e forte a

diventare ogni giorno dispensatori di speranza, a guardare

al futuro senza paure né angosce, stando pure sulla

croce, ma ad occhi aperti.

Cari giovani,

vi auguro, con affetto e sincerità, una vita senza croci,

ma soprattutto vi auguro di imparare a riconoscere i

crocifissi di oggi, ad avere sempre la forza e l’entusiasmo

di pensare e costruire alternative alle vostre croci e

a quelle degli altri. Vi assicuro che mi sento fortemente

legato a voi, come padre e come amico, e che vi tengo

costantemente presenti nelle mie preghiere e nel mio

impegno pastorale, mentre vi auguro di sopportare con

coraggio il peso delle inevitabili croci della vita, vivendo

la bellezza dei vostri sogni per realizzare i vostri

progetti e le vostre aspirazioni, perché siete la speranza

che è certezza, perché siete il futuro dell’umanità.

Che questa Pasqua porti nei vostri cuori la certezza che

non siete soli, che la sofferenza è umanamente possibile

ma transitoria e che la forza dell’Amore e della Speranza

vincerà così come Cristo ha vinto la morte!

Su tutti voi e sulle vostre famiglie scenda la benedizione

del Signore e

’A Maronna v’accumpagne!

Il vostro vescovo Crescenzio

* Arcivescovo di Napoli

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [100] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [101]


■ di Nicola Nicoletti

Lacrime e speranze

nel giorno della

Risurrezione

La luce della Pasqua tra le macerie del mondo

È la Pasqua del Signore, ma come dimenticare chi vive i giorni della

festa pensando ai familiari o agli amici scomparsi sotto le macerie di

un sisma che ha distrutto case e paesi? Haiti, il Cile, le coste del Madagascar,

e prima ancora l’Abruzzo, e le cittadine della Calabria e della

Sicilia, paesi e città devastate da terra e acqua che hanno costretto nella

notte alla fuga dalle proprie abitazioni famiglie intere, dai vecchi ai

bambini? Cristo risorge per tutti, anche per loro. Ma saremo testimoni

credibili della Risurrezione, come lo è stato Bartolo Longo donando noi

stessi alle necessità degli ultimi. Ecco, sarà questa la Pasqua vera, quella

della condivisione, con i vecchi soli, le ragazze madri, gli orfani che

aspettano giorno dopo giorno qualcuno che gli chieda come va. La forza

di agire, sapendo delle necessità di uomini e donne bisognosi d'istruzione,

di aiuti materiali, è stata donata senza dubbi e tentennamenti. La sua

risurrezione da una vita di incertezze e indifferenza alla voce di Dio il

Beato l’ha mostrata, a se stesso e al mondo, con l'impegnare tutto ciò

che aveva in un progetto, a Pompei, per gli altri, ed affidarli, attraverso

il Rosario, alla Madonna.

Il Sangue dei martiri contemporanei

200 milioni di cristiani perseguitati

Non possiamo dimenticare chi, accomunato a noi dalla fede in Cristo,

ancora oggi è in pericolo di vita a causa della religione. Il massacro

di 500 cristiani avvenuto in Nigeria, non può passare inosservato: ci

unisce a questi nostri fratelli il Battesimo, l’ascolto della Parola e la

condivisione del Pane che proprio a Pasqua assume centralità e diviene

dono e senso della fede.

L’essere ancora duramente perseguitati per il credo religioso, e i cristiani

lo sono oltre che in Africa anche in Medio Oriente e in Asia,

come riferisce l’associazione “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, ci dà il

senso di quante sofferenze siano ancora presenti per gli annunciatori

del Vangelo. Come ricorda nei suoi scritti René Guitton, “l’Occidente

fa fatica a concepire che i cristiani possano essere perseguitati in quanto

tali”. Anche l’arcivescovo Celestino Migliore, osservatore permanente

della Santa Sede all’Onu, ricorda che l’aumento dell’intolleranza religiosa,

è ben documentato: “quello dei cristiani è il gruppo religioso

Monsignor Romero, vittima per la fede

Sono passati trent’anni dalla morte di mons. Oscar Arnulfo Romero,

arcivescovo di San Salvador, ucciso sull’altare il 24 marzo

del 1980, mentre celebrava la Messa.

Nella basilica romana di Santa Maria in Trastevere l’anniversario

è stato ricordato con una solenne liturgia eucaristica, celebrata

dal card. Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, a cui

hanno preso parte migliaia di persone.

Nel clima della Guerra fredda, nella periferia centroamericana,

Romero visse e predicò la fede. Vescovo in tempi difficili, pose

se stesso come guida verso la pace, quando non si vedeva lo

sbocco per il domani. Credeva nella forza della fede. «Al di sopra

delle tragedie, del sangue e della violenza, c’è una parola

di speranza che ci dice: esiste una via d’uscita – ha spiegato

Sepe -. Noi cristiani possediamo una forza unica». Resta un

modello di vescovo fedele. Monsignor Romero fu fedelmente

al servizio del Vangelo e della Chiesa. Il suo motto episcopale

era "Sentir con la Iglesia".

Lacrime e speranze nel giorno della Risurrezione

più discriminato. Una cifra enorme,

circa 200 milioni, tra le varie

confessioni, vivono in difficoltà a

causa della discriminazione religiosa”.

Nel 2009, scrive l’agenzia

Fides, sono stati uccisi 37 missionari,

30 sacerdoti, 2 religiose, 2

seminaristi, 3 volontari laici, quasi

il doppio dell'anno precedente, il

numero più alto degli ultimi 10

anni, e soprattutto, nel continente

americano. Donne e uomini privati

di esprimere un proprio diritto,

contenuto nella Dichiarazione

dei diritti universali dell’uomo.

Sono tanti coloro che hanno passato

le ultime ore della vita, prima

delle torture e del martirio, con la

corona del Rosario tra le mani,

affidando la loro vita a Maria.

Tocca a noi affidare attraverso la

preghiera alla Vergine di Pompei

le loro vite e la loro testimonianza

nel Risorto che vince la morte,

questo è il vero senso della Pasqua

poiché la nostra è una fede della

condivisione, e questa fede nasce

dal mattino di Pasqua.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [103]


■ di Nicola Di Bianco

Anno Sacerdotale

Castità

per un amore

più grande

"Se il sacerdote non s’impegna a realizzare

una maturità affettiva, può sperimentare

derive esistenziali estreme"

Il servo di Dio Giovanni Paolo II

nell’esortazione apostolica Pastores

dabo vobis al n.29 scrive:

«Tra i consigli evangelici eccelle

questo prezioso dono della grazia

divina, dato dal Padre ad alcuni di

votarsi a Dio solo più facilmente

e con un cuore senza divisioni

nella verginità e nel celibato […]

Nella verginità l’uomo è in attesa,

anche corporalmente, delle nozze

escatologiche di Cristo con la

Chiesa, donandosi integralmente

alla Chiesa nella speranza che

Cristo si doni a questa nella piena

verità della vita eterna […] Il

celibato è un dono prezioso dato

da Dio alla sua Chiesa […] come

arricchimento positivo del sacerdozio».

Orbene la verginità e il

celibato sono consegnati al sacerdote

come una dote per conseguire

una maturazione umana, integrata

in quella spirituale e pastorale. Se

il sacerdote non s’impegna a realizzare

una maturità affettiva, può

accadere di sperimentare derive

esistenziali estreme, che lo trascinano

nell’isolamento per mancanza

di capacità relazionali, nella

dipendenza da mezzi della comunicazione

come internet, in relazioni

alternative alla gente di cui

si è pastori e in deviate regressioni

primitive con assuefazione. È necessario

che il sacerdote sia in formazione

permanente e in continuo

stato di ascesi per promuovere una

progressiva crescita della sua vita

verginale e celibataria.

Il sacerdote è l’uomo vergine e

casto per un amore più grande.

Secondo l’espressa indicazione di

Gesù ai discepoli nel vangelo di

Matteo, egli appartiene alla categoria

di coloro che «si sono fatti

eunuchi per il Regno dei Cieli»

(19,12). Nel testo originale greco

il verbo impiegato è un aoristo indicativo

attivo euvnou, kisan (da

euvnou, kizo letteralmente evirare)

e indica la libera rinuncia al matrimonio

da parte di coloro che hanno

accolto con gioia l’imminente

venuta del regno. L’eunuchía o il

farsi eunuco per il regno dei cieli,

perciò, comporta per il discepolo

l’accoglienza piena e fiduciosa

della logica del regno. Il sacerdote

vergine celebra il suo ministero

apostolico nell’amore sponsale

verso la Chiesa, anticipatrice del

Regno futuro, e assume una paternità

spirituale verso i suoi figli,

che genera alla fede, sostiene nel

cammino e introduce nel Regno

dei cieli, mediante il ministero

della Parola e la celebrazione dei

sacramenti.

L'esperienza dei santi

Tommaso, Agostino

e Francesco

San Tommaso nella Summa Teologica

(II/II qq. 151-152) esamina

la castità e la verginità e ci ricorda

che entrambe sono virtù che consistono

nel reprimere - o secondo

la derivazione etimologica castigare

- con l’uso della ragione la

concupiscenza.

Sant’Agostino insegna che «se

l’anima persevera nei suoi propositi,

che hanno meritato la stessa

santificazione del corpo, la violenza

della libidine altrui non potrà

togliere nemmeno la santità del

corpo, custodita dal perseverare

della propria continenza» (De civitate

Dei 1,18); e aggiunge: «questa

virtù ha per compagna la fortezza,

la quale è decisa a sopportare tutti

i mali piuttosto che acconsentire

al male». Poiché i piaceri venerei

sono più violenti e più deprimenti

per la ragione hanno maggiormente

bisogno di castigo e di freno.

Se si acconsente ad essi cresce il

vigore della concupiscenza e si

snerva quello della ragione. Da

cui le parole di Sant’Agostino: «Io

penso che nulla possa abbattere un

animo virile più che le lusinghe di

una donna, e quel contatto fisico

senza di cui non si concepisce il

matrimonio». La verginità, intesa

come il proposito di astenersi per

sempre dal piacere venereo, in

quanto virtù implica il proposito,

confermato con voto o promessa,

di custodire la propria integrità

fisica. Il termine verginità deriva

da virente (ciò che non ha provato

scottature per eccesso di calore),

per cui implica che la persona in

cui essa risiede sia immune dalla

scottatura della concupiscenza,

che si ha nello sperimentare il

più forte piacere corporale, che è

il piacere venereo. La verginità è

nella Scrittura preferita da Cristo

stesso a ogni altra cosa. Egli, infatti,

scelse una Madre vergine e

si conservò tale. Nell’ambito della

castità, la verginità è la virtù più

sublime.

San Francesco d’Assisi, un “gigante”

della santità, esortava i frati

a vivere gioiosamente in castità.

Nei suoi scritti si ritrovano alcuni

testi che ne documentano il significato.

È sintomatico che il vocabolo

castità compaia negli scritti del

santo solo due volte e sempre in

contesti vocazionali, precisamente

nella formulazione della professione.

Egli scrive: «La regola e

vita dei frati è questa, cioè vivere

in obbedienza, in castità e senza

nulla di proprio» (Regola non bollata

1,1:4); e ancora: «La regola e

vita dei frati minori è questa, cioè

osservare il santo vangelo del Signore

nostro Gesù Cristo, vivendo

in obbedienza, senza nulla di proprio

e in castità» (Regola bollata

1,2:75). Il santo, inoltre, esorta a

vivere la castità nella prospettiva

della sesta beatitudine dell’evangelista

Matteo: «Beati i puri di

cuore perché vedranno Dio» (Mt

Il Rosario e la Nuova Pompei

8

Anno 126 - N. 3 - 2010 [104] Il Rosario e la Nuova Pompei

9

Anno 126 - N. 3 - 2010 [105]


Anno Sacerdotale

5,8). La purezza di cuore, pertanto,

non consiste tanto nell’evitare

la trasgressione del sesto comandamento,

quanto nel dare il giusto

posto a Dio e destinare le cose create

alla gloria del Creatore. Il puro

di cuore è colui che “vede” ogni

cosa nella luce di Dio e rivolge

tutto in lode, accogliendo il creato

e le creature come dono Suo. Senza

una sincera fedeltà al Vangelo,

un sano distacco dalle cose e un

convinto spirito di obbedienza e

di preghiera non si può vivere in

castità.

La virtù cristiana

della verginità

non si consegue

separatamente

dalle altre virtù

È un dono che si chiede con la preghiera

e si accoglie nella fede con

spirito di umiltà. L’intimità con

Dio, la perseveranza nella preghiera,

la lotta decisa contro ogni

suggestione e tentazione, la prudenza

nel fuggire le occasioni del

peccato, lo spirito di penitenza, il

ricorso frequente al sacramento

della riconciliazione, la vita fraterna,

un’equilibrata alimentazione,

una giusta attività fisica e un sano

riposo, sono rimedi efficaci per

conservare il dono della verginità.

❖ ❖ ❖

Le scienze umane ci aiutano a

prendere coscienza che nella vita

sacerdotale ha la sua importanza

anche la crescita umana e l’equilibrio

psico-fisico.

È vero che il prete è l’uomo che

non conosce limiti nel donarsi,

che sa essere generoso oltre ogni

misura e che soprattutto nei primi

anni di ministero, quando è ancora

giovane, si sobbarca ritmi di lavoro

eccessivi. Inoltre, va ricordato

che le vocazioni scarseggiano e

che permane l’esigenza di assicurare

a ogni comunità un pastore.

Quando il sacerdote, per motivi

certamente nobili legati al suo

ministero, si lascia trascinare nel

vortice dell’attivismo e tralascia

la preghiera, la cura della propria

vita spirituale e il giusto riposo si

predispone al rischio di gravi crisi,

che spesso determinano un’affettività

disordinata. In tale situazione

dedicare un giorno della settimana

e nel corso dell’anno un tempo

adeguato alla preghiera, al silenzio,

al riposo con la guida sapiente

di un sacerdote esperto, in un luogo

lontano dal territorio del ministero,

ci consente di ricuperare le

energie necessarie per una sicura

ripresa.

Infine, è utile che il sacerdote in

cura d’anime per quanto gli è consentito

nell’esercizio del suo ministero

conservi un legame con la

sua famiglia naturale (genitori, fratelli,

sorelle, congiunti), che resta

la prima culla della sua vocazione,

con il presbiterio, particolarmente

i fratelli con i quali ha condiviso la

stagione della formazione, e con il

vescovo, che ha su di lui una vera

paternità spirituale.

È vero che chi assume la guida di

una comunità s’impegna a vivere

con totale donazione il suo apostolato,

ma occorre convincersi che

anche i santi (San Giovanni Bosco,

Sant’Agostino, San Benedetto,…)

si avvalsero del prezioso conforto

dei congiunti e delle buone amicizie

spirituali.

Molti esperti di scienze psicologiche

ritengono che alla base di molte

patologie e devianze della sfera

affettiva ci sia un cattivo rapporto

con il padre: un padre padrone, un

padre assente, un padre dominante.

Se è vero che l’uomo è un’unità

fisico-psichico-spirituale occorre

che il sacerdote abbia nei confronti

del vescovo un filiale affetto che

questi ricambierà con una paternità

benevola.

Solo chi sperimenta la paternità

di Dio con un’intensa preghiera,

e vive unito al vescovo, segno visibile

oltre che sacramentale della

paternità divina, saprà trasmetterla

efficacemente anche alla sua comunità.

Testimoni di fede

a Pompei

Con la semplicità e la simpatia che lo contraddistinguono, il

giornalista Paolo Brosio, tra i vincitori della seconda edizione

del premio “Bartolo Longo alla Carità” e ‘testimone di

fede’ durante una delle catechesi tenutesi al Santuario di

Pompei nel periodo quaresimale, ci ha raccontato del suo

ritorno alla fede dopo alcune dolorose vicende che hanno

segnato profondamente la sua vita. Il riavvicinamento a

Dio e l’incontro con la Vergine gli hanno restituito la forza e

il coraggio per ricominciare a vivere

■ a cura della redazione

Secondo lei nel mondo dello spettacolo

c’è spazio per la fede o gli impegni

sono un ostacolo alla vita interiore?

Lavorare nello spettacolo non è di

ostacolo alla cura della vita interiore,

ma sono pochi quelli che, impegnati

in questo mondo, riescono a conciliare

vita professionale e fede. Anche

per me è stato così. Inseguendo

successo e notorietà fin dall’età di

18 anni, nella mia vita non c’è stato

molto spazio per la fede. L’affannosa

ricerca della realizzazione personale

ha fatto sì che mi allontanassi da

Dio nonostante la mia famiglia fosse

profondamente cattolica e abbia

sofferto a causa di questo mio percorso.

Che valore ha avuto ed ha, nella sua

vita, il rapporto con sua madre?

Quale invece il ruolo che ha avuto la

Madonna nella sua storia?

Sono figlio unico e per questo mia

madre è stata forse fin troppo presente

nella mia vita! Molto presto,

a circa 20 anni, ho deciso di lasciare

casa dei miei, ho sempre lottato per

la mia indipendenza e per realizzare

i miei desideri professionali, non

certo quello che i miei genitori avrebbero

voluto io facessi.

La Madonna mi ha salvato la vita, e

cosa si fa quando qualcuno ti salva

la vita? Gli dai tutto. Così ho fatto

io con la Madonna, le ho dato tutto

quello che avevo.

Qual è l’episodio che l’ha fatta ritornare

alla fede?

Più che un episodio, ciò che mi ha

fatto ritornare alla fede è l’aver conosciuto

davvero il dolore. Avevo

solo 17 anni quando la mia fidanzatina

di allora rimase incinta e l’unica

cosa giusta da fare in quel momento

ci sembrava farla abortire. Per me fu

un sollievo, ma il dolore di lei, la ferita

che tutto questo mi ha provocato,

è un dolore che mi porto ancora

dentro e che mi ha fatto scegliere

di non avere figli, una scelta che ha

inciso molto sul fallimento dei miei

due matrimoni.

Poi, la morte di mio padre, o meglio

il non essergli stato vicino durante la

sua lunga agonia a causa di un impegno

in Rai. All’arrivo della triste

notizia ho provato “nausea” per la

vita che stavo conducendo. Un attentato

incendiario al mio locale, il

“Twiga Beach Club”, e la separazione

dalla mia seconda moglie, Gretel,

che amavo tantissimo e che ho

trascurato, perdendola, mi ha fatto

capire che avevo fallito. Così ho cominciato

a fare uso di alcool e droghe

e ricercavo costantemente il

piacere sessuale e la trasgressione.

Sono riuscito a riemergere grazie ad

un incontro, quello con il mio parroco

che mi ha aperto le braccia

come fa un padre, quel padre che

non avevo più.

Finalmente sono riuscito a ricominciare.

Il Rosario e la Nuova Pompei 10 Anno 125 - N. 3 - 2010 [106] Il Rosario e la Nuova Pompei 11

Anno 126 - N. 3 - 2010 [107]


Verso il Meeting dei Giovani

Chiara Amirante

Dalla preghiera

la strada per gli ultimi

L’avventura di Nuovi Orizzonti inizia nel 1991 quando

una ragazza romana, Chiara Amirante, dopo un

periodo di riflessione e approfondimento sul Vangelo,

decide di recarsi di notte alla Stazione Termini

per incontrare i giovani che vivevano in situazioni di

grave disagio e che avevano fatto della strada la loro

“casa”.

L’esperienza

“Quando ho iniziato a percorrere i ‘deserti’ della nostra

splendida Roma e ad entrare in punta di piedi

nelle dolorosissime storie del 'popolo della notte' -

afferma Chiara - non immaginavo di incontrare un

popolo così sterminato di disperati, di persone sole,

emarginati, mendicanti di amore, ‘sfregiati’ nell’anima,

sfigurati dall’indifferenza, dall’abbandono, dal-

Testimoni di fede

la violenza. Quante splendide persone deturpate dal

male, quanti giovani assetati di Luce ridotti, dalle

seduzioni del mondo e dalle terribili sferzate della

vita, a creature dallo sguardo di ghiaccio e dal cuore

di pietra. Quanti fratelli disperati con le lacrime agli

occhi mi hanno abbracciato chiedendomi: Ti prego,

Chiara, portami via da questo inferno, e che dolore

nel non riuscire a trovare un posto dove portarli”.

L’intuizione

È venuta così l’idea al primo gruppo di giovani di formare

una comunità di accoglienza dove proporre un

cammino di guarigione del cuore e di rigenerazione

psicologico-spirituale. Nel marzo del ’94 Chiara apre

a Trigoria la prima comunità di accoglienza Nuovi

Orizzonti, dove centinaia di giovani provenienti da

esperienze estreme iniziano a ricostruire se stessi attraverso

il programma terapeutico riabilitativo. La

risposta dei ragazzi accolti è fin dal primo momento

davvero sorprendente ed entusiasmante. Nel maggio

del ’97 si apre a Piglio (Frosinone) la casa di formazione

e di accoglienza che diverrà la sede centrale

di Nuovi Orizzonti. Tra il 1998 e il 2007 in Italia si

moltiplicano le comunità di accoglienza, i Centri di

formazione e di reinserimento, i progetti sociali e le

iniziative di promozione umana, mentre nel 2000 iniziano

le attività all’estero, in Brasile e poi in Bosnia.

Il cammino di formazione

di Nuovi Orizzonti

Il bisogno fondamentale dell’esistenza non è il bisogno

di piacere, non è il bisogno di potere, non è

neppure solo quello di dare un senso all’esistenza,

ma è il bisogno di amare e di essere amati.

Nella misura in cui la persona risponde a questo

bisogno, riesce a trovare la via non solo per l’autorealizzazione

ma addirittura per vivere la pienezza

della gioia. La grande rivelazione che Gesù Cristo

fa all’uomo è che Dio è amore; per questo solo imparando

ad amare e a ricevere amore si può scoprire

e portare a pienezza quell’immagine e somiglianza

di Dio che è impressa nel cuore di ciascuno.

La novità di questo percorso sta nell’integrare diverse

tecniche psicologiche al servizio dell’obiettivo della

crescita e del cambiamento della singola persona

attivando un forte coinvolgimento della dimensione

spirituale che è propulsiva rispetto alle altre, quella

psichica e fisica.

Per informazioni: www.nuoviorizzonti-onlus.com

Testimoni di fede

Angelo Branduardi, menestrello

della canzone

italiana diventato famoso

con le “Confessioni

di un malandrino” nel lontano

1975, ha fatto della sua vita un

percorso di attenta ricerca. Prima

di tutto musicale, approfondendo

lo studio del violino, passando

successivamente alle corde della

chitarra dove ha raccontato storie

vecchie e nuove. È riuscito a

creare un genere inedito e nuovo

nel panorama musicale italiano. Si

tratta di un personaggio assolutamente

fuori dagli schemi, amante

del racconto di vicende umane, di

uomini, dame, cavalieri o insetti,

in una ricercata armonia che si affaccia

alla musica colta e che, grazie

a lui, è amata anche dalle generazioni

più giovani. La ricerca è

arrivata poi, alle soglie del 2000,

anno Giubilare, alla figura di frate

Francesco, uomo nato nelle epoche

amate dal menestrello lombardo, il

medioevo, ma capace di pensare,

vivere e diffondere ancora oggi

un messaggio che attrae l'uomo

contemporaneo all'essenzialità dell'esistenza.

Il Poverello di Assisi

affascina il musicista - grazie

all’opera mediatrice dei frati del

Sacro Convento - e nasce "L’infinitamente

Piccolo", vera e propria

opera musicale che prende spunto

dai Fioretti di San Francesco.

Il percorso nell'Anno Giubilare è

un trionfo (memorabile l'esordio

nella piazza di Assisi con i fraticelli

che ballano attorno al palco)

e Branduardi sembra far suo il

messaggio dell’Alter Christus.

Concerti e spettacoli nascono, si diffondono

rapidamente per le numerose

richieste in Italia e all’estero.

Il messaggio corre veloce e raggiunge

i vicini e i lontani dalla

Parola. Branduardi quest’anno è

invitato per la prima volta al Meeting

di Pompei e, con ben due

lavori, “Senza spina” e “Futuro

Antico VI” appena pubblicati, rac-

Verso il Meeting dei Giovani

Verso il Meeting dei Giovani

Angelo Branduardi,

dalla musica alla Parola

conta la sua esperienza ai tanti che arriveranno qui ad ascoltarlo. È un

messaggio di un artista onesto, attento alla ricerca interiore, sensibile

alle tematiche della natura dell'uomo. Capace di regalare armonia, poesia

e gioia attraverso le sue melodie, ma allo stesso tempo porta un

messaggio profondo, che parla sinceramente a chi verrà ad ascoltarlo

nell'area meeting del Santuario.

Il Rosario e la Nuova Pompei

12

Anno 126 - N. 3 - 2010 [108] Il Rosario e la Nuova Pompei

13

Anno 126 - N. 3 - 2010 [109]


Giovani,

generazione incredula

Lontani dalla fede, ma in difesa della tradizione

È sicuramente sotto il segno del paradosso la prima impressione che emerge

se ci si interroga su quale sia l’attuale relazione dei giovani con l’universo della

fede. I nostri ventenni e trentenni, infatti, da una parte si tengono sempre più

a distanza dalle pratiche di preghiera e di formazione proposte dalla Chiesa,

di Armando Matteo

assistente nazionale FUCI

ma dall’altra esprimono un generale

apprezzamento per il valore dell’esperienza

religiosa; da una parte si

riconoscono vicini a molte delle posizioni

assunte dal Santo Padre e dai

Vescovi in relazione alla difesa della

tradizione cristiana della cultura occidentale

e dei suoi segni pubblici, dall’altra

però manifestano un incredibile

analfabetismo biblico.

Il professor Massimo Cacciari ha recentemente

ricordato il sorprendente

caso di alcuni suoi allievi di filosofia

(“studenti da trenta e lode”) che a fatica

riuscivano a distinguere tra Mosè e

San Paolo e, d’altra parte, a che cosa

non dobbiamo assistere durante i quiz

televisivi serali in fatto di ignoranza religiosa?

Ancora qualche altro dato che viene

dal mondo di internet: quasi nessuno

ama parlare di fede nella rete e spesso,

nei profili con cui descrivono loro

stessi, i giovani si dichiarano agnostici

(qualcuno anche ateo), eppure aumentano

nella galassia del web i siti dove

“lasciare una preghiera”, “accendere

una candela”, “trascorrere momenti

di pace”.

Ma il dato più rilevante è forse il fatto

che moltissimi giovani, pur essendosi

avvalsi dell’insegnamento della religione

a scuola e pur provenendo da

ambienti vitali di larga ispirazione cattolica,

disertano con grande disinvoltura

l’appuntamento settimanale con il

Signore Gesù: la Messa della domenica.

Al riguardo colpiscono non poco le

parole di un sacerdote, riportate in un

recente libro di Paola Bignardi: «Alla

fine della mia domenica da prete, Signore,

cosa posso presentarti? Nelle

mie chiese, che in realtà sono le tue,

oggi c’erano molti posti vuoti. Troppi.

Loro non lo sanno: ma io li ho visti

tutti, i volti degli assenti. Quelli di tanti

ragazzi e dei loro genitori; quelli degli

adolescenti e quelli dei nostri giovani.

Già, li ho visti uno ad uno, i giovani

che non erano presenti alla Messa,

nel loro posto vuoto. Se anche lo

spiegassi loro… non ci crederebbero

e non potrebbero capire. Un prete

non si rassegna mai a certe assenze.

Anche se rispetta la libertà di tutti. Al

termine della mia domenica, Signore,

ti prego soprattutto per loro: per gli

assenti».

In cerca di identità

Come interpretare questa situazione

paradossale?

Gli studi di settore ci dicono che per

numerosi giovani la fede è come un

elemento di sostegno della propria

identità in un mondo sempre più multiculturale

e multireligioso: “sono cattolico”

significherebbe pertanto “non

sono un musulmano”, “non sono un

buddista”.

Per alcuni altri, dicono gli stessi studiosi,

l’affermazione della personale

religiosità costituirebbe una sorta di

rassicurazione della propria coscienza,

che consentirebbe però uno stile di

vita molto libero e non esattamente

in sintonia con le istanze del Vangelo.

Andando più in profondità, quindi, si è

quasi costretti ad ammettere che per

molti giovani del nostro tempo e della

nostra parte del pianeta l’esperienza

della fede non rappresenti un principio

che qualifica la propria prospettiva sul

mondo: è qualcosa di legato al mondo

dell’infanzia, del catechismo, dell’oratorio,

ma che oggi non c’entra più nulla

con le scelte, con le decisioni, con il

progetto di studio e di vita che ognuno

faticosamente mette all’opera. Insomma

se c’è da difendere l’identità cattolica

della propria nazione o se c’è

da dire cosa si vorrebbe mettere sulla

carta d’identità della propria anima,

dubbi non ce ne sono; ma è tutta

un’altra faccenda quella di decidere la

propria libertà sulle parole di Gesù in

una comunione di fratelli e di sorelle

uniti nella e dalla realtà della Chiesa!

Ai nostri occhi si manifesta così la prima

generazione incredula dell’Occidente,

una generazione che sta imparando a

vivere senza Dio e senza Chiesa, non

perché si sia esplicitamente collocata

contro Dio e contro la Chiesa, ma

molto più elementarmente perché

nessuno ha testimoniato ad essa la

convenienza della fede, la forza della

parola del Vangelo di illuminare le

soglie e le domande della vita, la bellezza

di una fraternità nella comune

sequela.

Quasi nessuno ama parlare

di fede nella rete, eppure

aumentano nella galassia

del web i siti dove “lasciare

una preghiera”

Il ruolo della famiglia

I genitori dei nostri ventenni e trentenni,

d’altro canto, sono proprio coloro

che hanno respirato a pieni polmoni

l’aria di cambiamento del ’68 e le allora

imperanti istanze di rifiuto della tradizione

culturale e religiosa dell’Occidente.

Questi genitori, da parte loro,

con il tempo hanno rallentato la pratica

di preghiera e il legame di fede e, pur

non impedendo che i figli andassero

a catechismo o scegliessero l’insegnamento

della religione cattolica a scuola,

a casa non hanno testimoniato alcuna

fiducia nel Vangelo, nell’esperienza ecclesiale

e nella prassi della carità. Ecco

il punto o, meglio, l’anello mancante:

tra i giovani di oggi e l’esperienza di

fede la cinghia di trasmissione si è interrotta

a causa di quella testimonianza

che il mondo degli adulti ha tralasciato

di offrire.

L’educazione, anche quella della fede,

non passa attraverso le orecchie (“il catechismo

è importante”, “la domenica

si deve andare a Messa”, ecc.) ma attraverso

gli occhi: noi siamo ciò che

abbiamo visto.

Il Rosario e la Nuova Pompei

14

Anno 126 - N. 3 - 2010 [110] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [111]


I Salmi, canto

dell'uomo a Dio

■ di Settimio Cipriani

INTRODUZIONE AI SALMI

Dopo aver presentato nelle pagine della rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei”

i personaggi più significativi dell’Antico e del Nuovo Testamento, penso che

sia utile fermarci su qualcuno dei “libri” più significativi, e anche più utilizzati,

della Bibbia.

E per cominciare dall’Antico Testamento ritengo che tale sia il libro dei “Salmi”,

che non ha eguali, sia per i molteplici contenuti teologici, sia, soprattutto,

per l’altissima poesia con cui tali contenuti vengono espressi.

Chi non si commuove ancora leggendo o recitando il Salmo 50 “Miserere”,

composto da David per domandare perdono a Dio per il duplice peccato di

adulterio e di procurato omicidio?

O chi non si sente rasserenato leggendo o proclamando il Salmo 131: «Signore,

non si esalta il mio cuore, / né i miei occhi guardano in alto / ... Io invece

resto quieto e sereno: / come un bimbo svezzato in braccio a sua madre, /

come un bimbo svezzato è in me l’anima mia» (verso 1-2)?

E potremo continuare portando molti altri testi simili a quelli che abbiamo

appena citato.

È perciò di grande utilità culturale, e soprattutto spirituale, prendere conoscenza,

sia pure per rapidi approcci, di questo “libro” di altissima poesia e di

intensa “spiritualità” che è il libro dei Salmi.

Il libro del “Salterio”

E incominciamo proprio dal nome. Il Salterio, dal greco psalterion, che di per

sé era il nome dello strumento a corda che accompagnava i canti, è la raccolta

di 150 Salmi, dai contenuti più svariati: inni di lode, suppliche individuali e collettive,

ringraziamenti, e anche lamenti con Dio. Più di una volta tali contenuti

sono mescolati tra di loro, esprimendo sentimenti condivisi.

Di particolare significato sono i cosiddetti Salmi regali. Abbiamo, «infatti, diversi

oracoli in favore del re (2 e 110), preghiere per il re (20; 61; 72), un

ringraziamento per il re (21); preghiere del re (18; 28; 63; 101), un canto regale

di processione (132), un inno regale (144), perfino un epitalamio per un

matrimonio principesco (45)» (La Bibbia di Gerusalemme, Bologna 2009, pp.

1200).

Proprio quest’ultimo Salmo citato (45), secondo alcuni sarebbe stato un canto

profano per le nozze di un re d’Israele (Salomone, Geroboamo II, Acab che

sposò proprio la principessa di Tiro). Però la tradizione giudaica, e poi quella

cristiana, lo interpretano in riferimento alle nozze del Re Messia, con Israele,

figura della Chiesa. La Liturgia, poi, ha

allargato l’allegoria applicandola alla

Madonna.

I Salmi “regali” alimentavano la speranza

del popolo sulle promesse che

Dio aveva fatto alla dinastia di David.

Quando poi questa speranza venne a

crollare con il collasso della monarchia

in Israele, essa si trasformò in un’attesa

del Messia futuro, che troverà in

Gesù di Nazareth il realizzatore della

salvezza promessa: qualcosa che trascendeva

la mera dimensione politica

per diventare salvezza “spirituale” e-

Il Rosario e la Nuova Pompei

16

Anno 126 - N. 3 - 2010 [112]

stesa a tutti gli uomini, al di là di tutte

le differenze etniche e culturali.

Con la loro ricchezza di contenuto i

Salmi danno risposta alle diverse situazioni

di bisogno spirituale ed anche

materiale, in cui viene a trovarsi il Salmista,

e oggi il lettore ebraico o cristiano

che sia, che si trova a recitarli

con spirito di fede nel Dio d’Israele.

Lenta formazione

del Salterio

Se adesso guardiamo alla “formazione”

del Salterio, non è che esso sia nato

Poussin Nicolas.

Giudizio di Salomone.

Museo del Luovre, Parigi.

in maniera ordinata e in un ristretto periodo di tempo. All’origine del Salterio

ci sta certamente l’opera di David, a cui si attribuiscono, nei titoli, ben 73 Salmi:

mentre 12 vengono attribuiti ad Asaf, 11 ai figli di Core, e Salmi isolati ad

Eman, Etan, Mosè e Salomone. Ben 35 Salmi poi sono senza alcuna attribuzione,

e perciò vengono detti “orfani”.

Questi numerosissimi Salmi, composti in tempi diversi e da autori diversi, sono

stati successivamente combinati insieme secondo certi criteri di somiglianza, o

di uso di termini particolari per esprimere la divinità.

Così, ad esempio, l’uso quasi esclusivo del termine JHWH, (Signore), per denotare

Dio, caratterizza in maniera quasi esclusiva il gruppo di Salmi 1-41;

l’uso invece di chiamarlo Elohim caratterizza il gruppo di Salmi 42-89. Tutto

il seguito (Salmi 90-150) è di nuovo Jahvista, ad eccezione del Salmo 108, che

combina i due Salmi elohisti 57 e 60.

Tenendo conto di questi elementi ed altri accorgimenti letterari, con l’andare

Il Rosario e la Nuova Pompei

17

Anno 126 - N. 3 - 2010 [113]


Guercino. Re David violinista. Musee Des Baux Arts, Rouen

del tempo i diversi Salmi furono assemblati insieme e, ad

imitazione del Pentateuco, divisi in 5 parti da brevi dossologie

sul tono della prima: «Sia benedetto il Signore Dio

d’Israele, / da sempre e per sempre. Amen, amen» (Sal

41, 14). Le altre dossologie si trovano a conclusione delle

rimanenti tre parti (Sal 72, 18-19; 89, 52; 106, 48).

Il Salmo 50 serve da più ampia dossologie finale, mentre il

Salmo 1 è come una introduzione all’intera raccolta.

La composizione “poetica” del Salterio

Come abbiamo già detto, i Salmi sono tutti in una particolare

“forma poetica”, con regole che non corrispondono

alle norme della nostra poesia occidentale.

E la prima di queste “regole” è quella del cosiddetto “parallelismo”,

che può descriversi come «la ripetizione, o

lo sviluppo di un’intuizione poetica in più parti disposte

in parallelo, cioè l’argomento del primo emistichio di un

verso è anche l’argomento di un secondo emistichio, nonostante

sia spesso espresso in parole diverse. Il verbo di

un emistichio a volte è simile, opposto, oppure diverso

dal verbo dell’altro emistichio: il pensiero può essere ripetuto,

contrastato o prolungato» (T. Lorenzin, I Salmi,

Edizioni Paoline, Milano 2000, p. 34).

Perciò, di fatto possiamo avere tre forme di “paralleli-

smo”. La prima forma è quella del parallelismo sinonimico,

se ambedue gli emistichi sono espressi con verbi o anche

sostantivi simili.

Si leggano i seguenti versetti del Salmo 51,7-9: «Ecco, nella

colpa sono nato, / nel peccato mi ha concepito mia madre.

/ Ma tu gradisci la sincerità nel mio intimo, / nel segreto

del cuore mi insegni la sapienza. / Aspergimi con rami di

issopo e sarò puro; / lavami e sarò più bianco della neve».

Sono tre versetti con tre parallelismi sinonimici, come è

facile riscontrare a prima vista.

C’è poi una forma di parallelismo antitetico, quando cioè

nel secondo emistichio si oppone il contrario. Si prenda,

ad esempio, la conclusione del Salmo 1, 6: «Poiché il Signore

veglia sul cammino dei giusti, / mentre la via dei malvagi

va in rovina». Al «cammino dei giusti» si oppone «la

via dei malvagi».

C’è infine una forma di parallelismo sintetico, o progressivo,

se l’idea espressa nel primo emistichio viene sviluppata

nel secondo emistichio. Si prenda ad esempio il Salmo 3,

5: «A gran voce grido al Signore / ed egli mi risponde dalla

sua santa montagna», dove è evidente il rapporto fra

il “gridare” del Salmista e la “risposta” del Signore. Però

non sempre il parallelismo è così chiaro come nei parallelismi

precedentemente ricordati.

La ricchezza spirituale del Salterio

Senza entrare in altri dettagli, vogliamo solo segnalare l’enorme

valore “spirituale” di questo libro meraviglioso.

I Salmi, «sono stati recitati da nostro Signore e dalla Vergine,

dagli Apostoli e dai primi Martiri. La Chiesa cristiana

ne ha fatto senza modifiche la sua preghiera ufficiale. Senza

modifiche queste grida di lode, di suppliche e di ringraziamento,

anche se strappate ai Salmisti in circostanze tipiche

della loro epoca e della loro esperienza personale,

hanno una risonanza universale, poiché esprimono l’atteggiamento

che ogni uomo deve avere di fronte a Dio.

Senza modifiche nelle parole, ma con un considerevole

arricchimento del senso: nella Nuova Alleanza il fedele loda

e ringrazia Dio che gli ha rivelato il segreto della sua vita

intima, che l’ha riscattato con il sangue del suo Figlio, che

gli ha infuso il suo spirito, e, nella recita liturgica, ogni Salmo

termina con la dossologia trinitaria del Gloria al Padre,

al Figlio e allo Spirito Santo.

Le suppliche antiche diventano più ardenti dopo che la

cena, la croce e la resurrezione hanno insegnato all’uomo

l’amore infinito di Dio, l’universalità e la gravità del peccato,

la gloria promessa ai giusti.

Le speranze cantate dai Salmisti si realizzano; il Messia è

venuto; egli regna e tutte le nazioni sono chiamate a lodarlo».

(La Bibbia di Gerusalemme, Bologna, Ed. Dehoniane

2009, p. 1204).

Il Rosario e la Nuova Pompei

18

Anno 126 - N. 3 - 2010 [114]

di ✠ Carlo Liberati

Tempo di Dio, tempo di Salvezza

Gesù prende lo spunto da un fatto di cronaca: alcuni

galilei nazionalisti sono stati, da Pilato, soffocati

nel sangue nella loro azione di protesta, nel tempio.

C’è dunque raccapriccio per l’evidente sacrilegio. Gesù

riporta il “dato” e si chiede, provocando il suo uditorio:

Il Messia non è forse colui che metterà fine a questi

soprusi?”. Perché mai Dio tollera queste ingiustizie

verso i suoi devoti? Perché non allontana il dominatore

romano che schiaccia il popolo eletto? In ogni epoca

il credente è oppresso dal male, dall’ingiustizia, dalla

tracotanza del potere dominante! Come si vede il male

si ripete ancora oggi e il mondo fa fatica a cambiare.

Gesù stesso, dovrà fare i conti con questa dura realtà:

dalle tentazioni del deserto fino alla croce Gesù verrà

ucciso da due opposti contendenti, il potere romano e il

potere dei sacerdoti solidali con gli zeloti. Gesù muore

come Messia giusto, ucciso dall’ingiustizia, per amore

e solidarietà con tutti i giusti condannati nella storia, e

anche per gli ingiusti. Gesù indica una terza via nella

lotta tra potere e rivoluzione: la strada dell’amore.

Anche noi cristiani siamo chiamati a vivere dentro queste

due contraddizioni della storia, imbroccando una via

diversa che non si pone in concorrenza con un “potere

buono contro i poteri cattivi”. Il discepolo di Gesù, il

cristiano, non cerca il potere, ma il servizio, il dono di

sé la fraternità aperta a tutti, soprattutto ai più deboli.

La strada, il metodo, indicati da Gesù... non sono il potere,

l’orgoglio, la superbia, ma la povertà, l’umanità, la

confidenza il Dio. E questa alternativa non deve essere

un giudizio tra e sulle persone: i “nostri” e i “loro”, ma un

giudizio che va operato “dentro di noi”.

Quindi non si schiera tra Pilato e le sue vittime. Gesù

invita al cambiamento di mentalità; ad imbroccare la

via dell’amore. I fatti che ci accadono intorno sono veri

avvertimenti, richiami alla necessità e urgenza della conversione.

La presenza di Gesù, ci chiede di prendere del

tutto concretamente i fatti: la loro drammaticità ci deve

spingere a conversione.

La parabola del fico illumina ancora di più: il tempo della

vicinanza di Dio è un tempo di misericordia, di tenerezza,

d’amore. È un tempo di salvezza.

Se lo lasciamo trascorrere senza viverlo con intensità

d’amore, potrebbe diventare il tempo della nostra condanna.

Nel tempo della nostra vita e nel cammino di

fede che facciamo, nella libertà, per rispondere a Dio

che ci chiama continuamente e ci riempie di “Grazia”,

incontriamo un modello insuperabile di risposta:

Maria SS. ma, Madre di Gesù e nostra.

Lei dice “Sì” a Dio, accoglie totalmente la sua proposta

di amore, Lei si affida, Lei si fidanza con la volontà di

Dio, anzi la sposa. Maria rinuncia a decidere e lascia

che Dio disponga totalmente di Lei.

L’albero del bene produce i suoi frutti in noi e quindi

nasce e si sviluppa in noi il miracolo dell’amore, quando

con l’aiuto di Maria facciamo spazio allo Spirito Santo

in noi e ci lasciamo liberare da tutta la nostra povertà.

San Luigi Grignon de Montfort ha scritto: “Quando lo

Spirito Santo trova in un’anima Maria, corre e vola verso

di lei”.

Questo avviene anche attraverso la recita del Santo

Rosario.

Dall'omelia pronunciata domenica 7 marzo in occasione

della santa Messa trasmessa in diretta tv su Rete4

La Prelatura Territoriale di Pompei e la Redazione de “Il

Rosario e la Nuova Pompei” ringraziano Rete4 per aver

trasmesso, domenica 7 e 14 marzo, la santa Messa in

diretta televisiva dal Santuario di Pompei presieduta da

mons. Carlo Liberati. La trasmissione, entrando nelle

case di migliaia di fedeli, ha donato conforto e sollievo ad

ammalati e sofferenti che non hanno possibilità di partecipare

alle celebrazioni.

Il Rosario e la Nuova Pompei

19

Anno 126 - N. 3 - 2010 [115]


Il paese delle mille isole

Indonesia, una Chiesa

per il dialogo tra le religioni

di P. Giuseppe Buono PIME

Siamo partiti per l’Indonesia il 28 luglio, da Roma e diretti sull’isola di Bali.

Eravamo in sei: chi scrive, due sacerdoti: don Salvatore di Marano di Napoli e

don Biagio parroco a Matera; la superiora generale delle Suore Apostole del

Santo Rosario con la consorella suor Perla, che ci ha raggiunti da Manila; poi

Pia da Matera e Vincenzo da Gasperina, in quel di Catanzaro.

Io avevo ricevuto l’invito a visitare l’Indonesia già quattro anni fa, da parte dei

membri della Comunità Missionaria Giovanni Paolo II, un’associazione privata di

fedeli con l’impegno di vivere la missione soprattutto come contemplazione e

preghiera, attenti agli insegnamenti missionari di Giovanni Paolo II, specialmente

quelli contenuti nell’enciclica missionaria Redemptoris Missio, ma non ero riuscito

a realizzare il progetto. L’ho potuto fare per il 50° del mio sacerdozio e

coinvolgendo gli amici già nominati.

Le mète sono state due: Bali, per il fenomeno dell’induismo che penetra nel

cuore della popolazione della bellissima isola, e Jakarta, che è la città islamica

più popolosa al mondo e dove nel mese di giugno sono avvenuti attentati criminali

contro due alberghi da parte di fondamentalisti islamici.

Volevamo vedere da vicino come si può realizzare la grande sfida alla missione

oggi, quella del dialogo interreligioso. Inoltre la superiora generale delle Suore

Apostole del Santo Rosario, delle quali avevo appena pubblicato la storia della

Congregazione e della Fondatrice, voleva tentare di insediare con il tempo una

comunità di suore nel cuore della popolazione induista e musulmana, come

presenza orante e impegnata nelle opere di carità.

L’accoglienza nella fede

A Bali le amiche della Comunità Missionaria

Giovanni Paolo II, guidate da

Yohana Halimah, che ha studiato missiologia

a Roma e ora lavora nella direzione

nazionale delle Pontificie Opere

Missionarie, hanno organizzato una accoglienza

commovente già all’arrivo in

aeroporto, con un gruppo di bambini

in costumi tradizionali che ci ha messo

al collo le classiche corone di fiori

profumati.

Siamo stati ospiti nella zona di Denpansaar,

dei Missionari del Verbo Divino,

che in Indonesia hanno presenza

e attività significative. Siamo andati

a visitare il vescovo di Bali, di recente

nomina, che ha studiato a Roma. Abbiamo

avuto con lui una intensa conversazione

sulla Chiesa in Bali e sui problemi

della convivenza con l’induismo e, in parte,

anche con l’Islam.

Il vescovo si è confermato sereno nell’attività

evangelizzatrice della Chiesa

che è quello del chicco che deve morire

e del lievito che fa fermentare la

pasta.

Nei giorni seguenti abbiamo visitato i

meravigliosi e antichi templi indù, imponenti.

Ci ha colpito in modo particolare

lo spirito religioso degli indù:

ogni abitazione aveva il suo tempietto

e dovunque c’erano i segni della loro

devozioni agli dei con offerte di ogni

genere fuori le porte delle case e anche

per strada.

Abbiamo visitato il seminario minore

locale, un orfanotrofio cattolico, assistito

a un matrimonio religioso cattolico negli

sfarzosi costumi tradizionali. Poi le

Amiche della Comunità avevano organizzato

una celebrazione solenne per

il 50mo del mio sacerdozio presso il

convento delle suore Clarisse e un’altra

nella parrocchia di San Paolo, dove

la superiora delle Suore Apostole del

Santo Rosario ha iniziato a trattare per

l’acquisto di un terreno. Commoventi

i bambini che si sono esibiti in danze

tradizionali in abiti sfarzosi.

Nella capitale dell’Islam

A Jakarta, 12 milioni di abitanti, una selva

di grattacieli, ordinati e armoniosi,

circondati da mille minareti e, ogni tanto,

qualche svettante campanile, siamo

stati ospiti nella sede della Conferenza

Episcopale Nazionale.

Abbiamo fatto visita all’arcivescovo cardinale

Giulio, che ha già presentato le

dimissioni per limiti di età.

È un gesuita sereno, pacato, che, parlando

della situazione della Chiesa in

Jakarta, ha sempre sottolineato la ricerca

dell’armonia con l’Islam e l’Induismo

e la serena fiducia della fede

che vince ogni difficoltà. Ha molto apprezzato

la nostra visita, soprattutto

per i motivi che l’avevano ispirata.

Abbiamo visitato i posti più significativi

della città, ascoltato ogni mattina,

alle quattro, e poi ripetuti altre volte

durante il giorno, le preghiere rituali

dei muezzin, che invitavano a non pensare

che ad Allah e a non indugiare nel

L’Indonesia è un paese affascinante, antico e moderno,

ricco e povero, forte di tradizioni religiose, soprattutto

Islam e Induismo, a cui si è aggiunto il Cristianesimo,

tollerante ma con sacche di fondamentalismo islamico

anche violento. Una corona di isole incantate, ogni tanto

devastate da terribili fenomeni naturali.

Confina a nord con la Malaysia e si estende con un arco

di isole tra l’Asia sudorientale e l’Oceania. Ha più di

cento vulcani attivi e definisce i confini tra l’Oceano

pacifico e quello indiano.

La popolazione è stimata intorno ai 200 milioni di abitanti

e risulta il paese islamico più popoloso al mondo.

Colonia olandese, è diventata repubblica indipendente

nel 1945, anche se ha atteso il ritiro

delle truppe olandesi nel 1949. La

repubblica è retta da un presidente

e da un Congresso del Popolo, che

nomina il presidente.

La missione cattolica

I cattolici in Indonesia sono circa 6

milioni e formano il 3,09% della popolazione,

una minoranza quasi trascurabile,

eppure la presenza della

Chiesa cattolica è molto avvertita

ed è rispettata.

Le diocesi sono 35. La storia delle

missioni registra la presenza di

comunità cattoliche sull’isola di

Sumatra già nel VII secolo. Nei secoli

IX e XV anche Giava vede la

presenza di nuclei cattolici. Il 1530

sonno ma tuffarsi nella preghiera. Anche a Jakarta Yohana e il gruppo delle

amiche della Comunità di Jakarta avevano organizzato per la domenica 9 agosto

una messa di ringraziamento per il mio anniversario di sacerdozio nella

bellissima chiesa parrocchiale di san Giuseppe. Durante le Messa e poi dopo

abbiamo avuto l’occasione di fare uno scambio di esperienze su come fare la

missione, oggi. E anche qui abbiamo am-mirato lo spirito di preghiera di questi

nostri fratelli e vedere come ognuno si avvicinava alla comunione. Non bastavano

sette pissidi ricolme di particole.

Nella sede della Conferenza Episcopale abbiamo avuto anche la fortuna di incontrare

alcuni vescovi, che erano in partenza per Manila, dove si sarebbe celebrato

un Convegno dei vescovi dell’Asia sull’Eucaristia. E a Manila eravamo diretti anche

noi. All’aeroporto ci hanno accompagnati le amiche della Comunità Missionaria

e il parroco; e sono rimasti fin quasi a mezzanotte, fino a quando non ci hanno

visti scomparire dietro le porte di imbarco.

Eravamo fortemente commossi. Noi e loro. La missione è anche questa comunione

di fede nell’amicizia di Gesù, che fa di noi - pur diversi per tante cose - una sola

realtà d’amore per proclamare il suo Vangelo di salvezza.

Un arco incantato di isole

segna l’inizio della missione a Sumatra ad opera dei

portoghesi. Tra il 1546 – 47 S. Francesco Saverio si

spinge ad evangelizzare le Molucche. Il secolo XVI

segna l’attività di francescani, domenicani e di alcuni

preti diocesani nelle Molucche, a Giava e a Sumatra.

Qui, nel 1638, subiscono il martirio due carmelitani.

L’inizio del XIX secolo vede la scomparsa delle missioni

in Indonesia, eccetto le isole di Flores e Sumatra.

Riprenderanno nel 1835. Nel 1859 arrivano i gesuiti

olandesi. Nel 1955 nasce la prima università cattolica

a Bandung e nel 1961 c’è l’erezione della gerarchia

ecclesiastica. Nel 1989 Giovanni Paolo II visita l’Indonesia.

Il Rosario e la Nuova Pompei

20

Anno 126 - N. 3 - 2010 [116] Il Rosario e la Nuova Pompei 21

Anno 126 - N. 3 - 2010 [117]


■ di Marida D'Amora

Campioni di solidarietà

Il

Campioni dello sport, divi dello spettacolo, star

della musica, ma soprattutto eroi della solidarietà.

Sono questi i premiati della seconda edizione

del Premio “Bartolo Longo alla Carità”,

tenutasi il 1° marzo scorso al Teatro “Di Costanzo-Mattiello”

di Pompei.

La manifestazione, ideata e organizzata dall’Associazione-

Onlus “La Carità genera Carità”, presieduta da Don Giovanni

Russo, Responsabile della Pastorale Giovanile diocesana,

ha reso protagonisti ancora una volta i veri valori della

vita: quelli della solidarietà e dell’amore verso coloro che

vivono in condizioni di disagio economico e sociale.

«L’iniziativa - ha affermato Don Giovanni Russo - non si

limita solo alla “consegna di un Premio”. L’obiettivo è

quello di sottolineare l’attività missionaria del nostro fondatore

Bartolo Longo e sensibilizzare i cuori delle persone

verso i progetti di solidarietà attivi nel nostro paese e nel

mondo, rivolgendo particolare attenzione ai piccoli, secondo

il carisma del Beato.

Per questo - ha, poi, aggiunto - beneficiari privilegiati dei

proventi raccolti saranno, innanzitutto, i piccoli ospiti dei

nostri centri educativi, ma, alla luce dei

tragici avvenimenti che hanno coinvolto

di recente nostri fratelli nel mondo,

per questa edizione, parte dei proventi

sarà destinata alla popolazione di Haiti

e delle Filippine».

Emblema della manifestazione, il Premio

stesso, una scultura opera del M°

Paolo Cibelli, simbolo della forza dell’abbraccio

che scaturisce dall’amore e

che “genera carità”.

Il riconoscimento, intitolato al Fondatore

della città mariana, è stato assegnato,

per questa seconda edizione, al cantante

Gigi Finizio, per la categoria “Musica”,

all’attaccante della SSC Napoli

Fabio Quagliarella, per la categoria

“Sport”, al conduttore tv Massimo Giletti,

per la categoria “Spettacolo”,

all’imitatrice e showgirl Emanuela Aureli,

per la categoria “Comicità”, alla

Fondazione Cannavaro-Ferrara, per

la categoria “Enti Umanitari”, al giornalista

e scrittore Paolo Brosio, per la

categoria “Giornalismo”.

Quest’anno, inoltre, un plauso particolare

è giunto dal Presidente della

Repubblica, Giorgio Napolitano, che,

informato dell’iniziativa, ha espresso

il proprio compiacimento per una manifestazione

che s’impegna a favore

dei più deboli, dei più disagiati e, soprattutto,

dei più piccoli.

Per l’occasione, il Capo dello Stato ha

inviato al Presidente de “La Carità genera

Carità” una medaglia di bronzo.

A condurre la cerimonia di premiazione,

durante la quale i momenti di

spettacolo si sono alternati alle testimonianze

degli artisti premiati, la

giornalista e conduttrice televisiva Vira

Carbone. ■

1° marzo, premiati

i vincitori del Premio

"Bartolo Longo"

alla Carità.

Per contribuire alla realizzazione

dei progetti, si può donare

il proprio 5 per mille

all’Associazione “La Carità genera

Carità”, indicandone il codice

fiscale 90062810636

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [118] Il Rosario e la Nuova Pompei

23

Anno 126 - N. 3 - 2010 [119]


"Maestro buono che cosa devo fare

per avere in eredità la vita eterna?"

(Mc 10,17)

1 maggio 2010

Il Rosario e la Nuova Pompei

24

Anno 126 - N. 3 - 2010 [120]

Luigi Accattoli Mons. Pietro Santoro

Al Meeting

interverranno anche:

Chiara Amirante della

comunità Nuovi Orizzonti,

Angelo Branduardi,

i giovani della GIFRA,

i ragazzi del penitenziario

di Nisida,

i giovani di AC

Il Rosario e la Nuova Pompei

25

Anno 126 - N. 3 - 2010 [121]

Nek

Cell. 335 1678811


La presenza che

ti cambia la vita

In ogni parte del mondo vi sono bambini che aspettano di diventare

figli. Ma essere adottati non è facile, perché non è facile adottare.

Eppure si fa e si deve poter fare. Noi abbiamo intervistato due giovani

coniugi torinesi che, nel maggio scorso, hanno adottato una

dolcissima bambina di appena 5 mesi, accolta presso la Comunità a

dimensione familiare “Giardino del Sorriso” del Santuario di Pompei.

Il suo arrivo, fortemente desiderato, ha cambiato le loro vite. Questa

intervista è un viaggio attraverso i sentimenti della giovane coppia,

una visione dall’interno di un’avventura come l’adozione che è insieme

sociale e intima.

Potete raccontarci in breve come siete approdati alla scelta di adottare?

Una cosa è sicura: la nostra decisione di adottare un bambino non è legata

al fatto di non poter avere figli naturali. È sempre stato un nostro

desiderio: già da fidanzati, ci siamo fatti una promessa: avremmo sicuramente

adottato un bambino. Il caso vuole che noi di figli non siamo

riusciti ad averne, ma nulla è cambiato: il posto per un bambino adottato

è rimasto!

Che tipo di rapporto si è instaurato con i responsabili della Casa “Giardino

del Sorriso” che aveva accolto la bambina?

Un rapporto stupendo. Siamo stati accolti con calore ed affetto: pensavamo

di trovare un po’ di diffidenza, perché l’adozione è un percorso

nel quale non si smette mai di sentirsi sotto esame.. con loro non è

stato così: all'inizio, come tutti i novelli genitori, magari siamo stati un

■ di Marida D'Amora

po’ impacciati, timorosi nell’approcciarci

con quel frugoletto che

avevamo tra le braccia, ma non è

stato un problema, non siamo stati

giudicati, solo aiutati nel prendere

confidenza con la bambina e nel

far sì che lei si affezionasse a noi

prima di lasciare gli unici volti che

lei aveva fino allora conosciuto.

Un ottimo lavoro!

Spesso la burocrazia scoraggia molte

coppie nel loro desiderio di adozione.

Avete vissuto momenti di sconforto in

cui avete pensato di mollare tutto?

Momenti di sconforto ci sono stati,

ma se una coppia è convinta di

quello che sta facendo, tutto si supera.

Certo, se il desiderio di adottare

un bambino nasce solo dal

fatto di non poter avere figli biologici,

al primo ostacolo si rischia

di gettare la spugna. Se invece si

vuole dare una famiglia a un bambino

che non ce l’ha si è disposti

a tutto. Non c'è niente che ti può

scoraggiare: lui/lei ti sta aspettando

e ha bisogno di te!

La bambina è affetta da Sindrome

di Down. Questo vi ha in qualche

modo condizionato nella scelta di

adottarla?

Assolutamente sì, ma nel senso positivo

della scelta: quando nei colloqui

con assistente sociale e psicologo

ci è stato chiesto se saremmo stati

disposti ad accogliere un minore

affetto da qualche malattia o handicap,

abbiamo risposto di sì.

Quando poi ci è arrivata la telefonata

nella quale ci si proponeva

un abbinamento con una bambina

Down abbiamo accettato subito, anche

perché tutti e due abbiamo avuto

esperienze con ragazzi affetti

da questa sindrome... eravamo ben

consapevoli di cosa avremmo dovuto

affrontare.

L’amore per lei pensate possa essere

diverso rispetto a quello per un figlio

biologico?

Assolutamente no. Come abbiamo

già detto, la nostra scelta di adottare

non è assolutamente legata al fatto

di non poter avere figli naturali e

anche se ne dovessero arrivare, lei

sarà sempre la nostra primogenita.

Quando un figlio ti nasce, lo accogli

sano o malato e per l’adozione

è la stessa cosa, forse di più: sei tu

che ti rendi disponibile a crescerlo,

così com'è... non stai andando al

mercato a fare la spesa e a scegliere

il prodotto migliore: stai accet-

Il Rosario e la Nuova Pompei

26

Anno 126 - N. 3 - 2010 [122] Il Rosario e la Nuova Pompei

La Comunità a dimensione familiare “Giardino

del Sorriso” del Santuario di Pompei nasce nel

2003 come struttura ‘ponte’ tra il minore accolto e

una famiglia che possa adottarlo o averne l’affido

temporaneo. La comunità è attualmente ubicata in

un’accogliente villetta con giardino, dove i minori

accolti vivono tra l’amore e le cure di suor Maria

Alessandra Adornato, di suor Maria Ida Vonella,

della Coordinatrice della struttura, Fortuna Apuzzo,

e di Francesca Cimmino, educatrice. La struttura

che può ospitare un massimo di 6 bambini,

tando di prenderti cura di una creatura

indifesa.

La crescita di una famiglia presuppone

sempre degli adattamenti da parte

di tutti i membri. Come ha cambiato

la vostra vita il suo arrivo?

Sicuramente in meglio. Certo se prima

le decisioni venivano prese in

base a quello che noi due volevamo

o avevamo voglia di fare, adesso tutto

ruota intorno a lei.

Se un giorno crescendo dovesse

chiedervi “perché non vivo con la

mia famiglia biologica?”, quale

sarebbe la vostra risposta?

27

Sicuramente la verità, detta in modo

che una bambina la possa capire,

senza però mai incoraggiare un

sentimento di avversione verso la

sua famiglia biologica.

Un consiglio ai genitori che hanno

intenzione di intraprendere questa

strada.

L’adozione è una bellissima strada

da percorrere: è una strada panoramica

piena di buche, dossi e curve...

a volte anche frane! Una strada da

percorrere solo se si è pienamente

convinti del gesto d’amore che ti

porta a compiere.

Accoglienza per i più piccoli a Pompei

di età compresa tra i 4 e i 10 anni, attualmente

accoglie due bambini. Nella sua opera educativa,

la Comunità mira allo sviluppo del minore sotto gli

aspetti culturale, sociale e religioso. Obiettivo primario

è sollecitare, nel minor tempo possibile, con

la collaborazione dei Servizi Sociali e del Tribunale

competente, soluzioni di tipo familiare più idonee

ai bisogni dei minori accolti.

Comunità "Giardino del Sorriso".

Tel. 081 8633103 - giardinodelsorriso@alice.it

Anno 126 - N. 3 - 2010 [123]


maria

questi ragazzi sono i tuoi figli

Sono un prete di strada

Sì, sono un prete di strada che piange e che ride,

ma che poi condivide.

Sono un prete di strada che deve ascoltare,

perché ogni problema è di gente normale.

Sono un prete di strada che ti scrive e canta canzoni,

per entrarti nell’anima e farti pensare.

E sorridere e amare e nel profondo trovare

quel pezzetto di Dio che non credi di avere.

Che gli chiedi un abbraccio

e non si vergogna e lo dà

e non fa la domanda sull’omosessualità

o sulla verginità.

Cerca un pò, come Cristo, di stare là sulla strada

a cura di Giosy Cento

dove c’è il quotidiano e la semplice vita.

E la vita è: lavorare, amare, costruirsi una casa,

e andare a dormire e svegliare tuo figlio

e vederlo far grande … il più bello di tutti …

almeno per i tuoi occhi.

Sono un prete di strada perché Cristo

ha insegnato che Lui va incontrato

nel più piccolo uomo che non ha dignità:

quello è Lui, quello è Dio dove specchi il tuo io.

Sono un prete di strada: parlo con i separati

e con i divorziati, con i ragazzi delusi anche

dai genitori che si fanno altre storie…

per i cavoli loro.

Sono un prete di oggi della Chiesa dei sì,

che difende la vita di un embrione e di un vecchio

e fa vivere tutti e non stacca la spina:

ed è sempre moderna è sempre attuale …

questa Chiesa è una madre esigente nella morale.

Sono un prete di strada

e vorrei vincere la mia scommessa:

predicare il Vangelo e poi…tutti alla Messa.

Sono un prete di strada dove sono i problemi,

ma raccolgo i sorrisi e le pene,

il dolore di tante persone che mi vogliono bene.

Certo ho sempre da fare perché anche io sono padre,

non mi sono sposato ma tu sei figlio mio,

tu sei figlio in Dio.

Sono un prete di strada e mi godo i ragazzi,

questi nuovi monelli sono proprio belli tutti matti:

Non hanno più schemi, sono liberi e puri,

ma un pò incasinati dentro mille paure

e incertezze banali alte come montagne

che di notte e di giorno sono loro compagne.

Gente comune

Siamo la gente che s’alza al mattino

in silenzio e sa dove va.

Corre per strada, uno zaino a spalla…

è normale poi viene Lei

che si chiude la porta alle spalle

e fa colazione giù al bar.

Prende i bambini in fretta

e poi vola alla scuola e… al lavoro.

Gente comune che va

dentro la vita più semplice e dura.

Ma non ha paura, è il suo destino.

Vive la sua libertà,

ma è senza maschere e illusioni,

Scrivetemi

Quanto è bello se riesci, se ti danno del tu

e ti affidano l’anima ogni volta di più.

Sono un prete di strada: qui confesso la gente

e ascolto il peccato, l’uomo è fragile sempre

e ti chiede il perdono che solo Dio può donare.

Sono un prete di strada: quello del Crocifisso.

Lui è il mio orgoglio, è l’amore infinito,

una vita donata senza farsi mai sconti e…

se tu non lo vuoi … ma vai dove vuoi.

Non venire a impormi di togliere da casa mia

questa foto d’amore perché tu non lo sai

o non lo credi.

Sono un prete di strada: ho la mia faccia tosta

e a chi fa domande cerco di dare risposta e,

quando sono un pò duro

e quando sono anche strano,

e tu sei un fratello pensa:

“anche lui è umano”.

Non giudicarmi non condannarmi …

dai dammi una mano.

con il sorriso e la serenità tra noi.

Noi delle strade dobbiamo lottare da sempre.

La fine del mese è lontana.

Questi ragazzi che chiedono tutto e non puoi.

Siamo felici soltanto se i figli ti parlano

e sono sinceri con te.

L’amore vero sai quale è?…

quello che ti fa morire ogni giorno.

Gente comune che va

dentro la vita più semplice e dura.

Ma non ha paura, è il suo destino.

Vive la sua libertà,

ma è senza maschere e illusioni,

con il sorriso e la serenità tra noi.

Siamo la gente che cerca di amarsi in famiglia

per sempre di più

ma questa vita è una lotta per tutti

e si vince solo se insieme si fa.

Gente di strada che va dentro la vita

più semplice e dura,

ma non ha paura… è il suo destino.

www.giosycento.it

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [124] Il Rosario e la Nuova Pompei

29

Anno 126 - N. 3 - 2010 [125]


Si aprono nuove sfide per la Chiesa

al Festival della Comunicazione

La cultura digitale

cambia la nostra vita

Caserta, dopo Salerno, Bari, Brescia ed Alba sarà la sede, dal 9 al 16

maggio del Festival della Comunicazione, promosso nell’ambito della

celebrazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali che

in Italia ricorre a maggio e coincide con la domenica dell’Ascensione.

Tutto è pronto per dare il via al Festival della Comunicazione, la manifestazione

fulcro della Settimana delle Comunicazioni Sociali. Il filo conduttore dell’evento

sarà il tema scelto da Papa Benedetto XVI per la 44ª Giornata delle Comunicazioni

Sociali e che, in occasione dell’Anno Sacerdotale, non poteva che essere: “Il

Sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”.

L’edizione 2010 di questo grande evento nazionale avrà luogo presso la Diocesi

di Caserta, grazie alla disponibilità e la collaborazione di mons. Pietro Farina che

ha accolto l’invito del Centro Culturale San Paolo, Paoline e Paolini. Dal 9 al 16

maggio si terranno, non solo a Caserta, ma anche in altre città della Campania

(Pompei, Napoli, Pomigliano D’Arco, Pozzuoli, Capua, Benevento, Caiazzo,

Piedimonte Matese, Pontelatone, San Potito Sannitico… solo per ricordarne

alcune), presentazioni di libri, mostre artistiche, spettacoli musicali, tavole

rotonde, convegni, spettacoli teatrali. Il Festival vuole essere un’opportunità per

valorizzare quanto di bello accade nelle nostre realtà ogni giorno, considerato

che la comunicazione è diventata negli ultimi anni, e sempre di più, elemento

fondamentale della vita. In questa dimensione, l’uomo ha assunto il ruolo di

protagonista indiscusso nella società del dialogo e ha il dovere di essere testimone

e divulgatore della Parola di Dio.

Il CCSP Onlus - la cui unica sede nel sud Italia è l’articolazione territoriale della

Campania - presieduto da don Roberto Ponti ha coordinato l’organizzazione

■ di Raffaele Mazzarella

dell’intera manifestazione e di tutte le

iniziative che saranno realizzate nel

corso del Festival.

Anche il Santuario di Pompei parteciperà

al Festival della Comunicazione

con diverse iniziative. Per tutta la settimana,

a Caserta, ci sarà uno stand

con i libri delle Edizioni del Santuario;

numerose copie della nostra rivista

saranno distribuite in tutti i luoghi nei

quali si svolgerà il Festival. Inoltre, la

XV Giornata della Pace, in programma

a Pompei sabato 15 maggio, fa parte

del programma ufficiale del Festival.

Agli oltre 5.000 studenti di Pompei

e delle città limitrofe che, come ogni

anno, prenderanno parte alla manifestazione,

coordinata da Fratel Filippo

Rizzo dei Fratelli delle Scuole Cristiane,

sarà chiesto di preparare non solo

manifesti, cartelloni, slogan, canzoni

e coreografie, come già fanno magnificamente

da tanti anni, ma di mettere

in gioco tutte le loro capacità artistiche,

tecnologiche e informatiche

realizzando disegni, foto, video, presentazioni

in power-point ed altre

elaborazioni grafiche al computer

sul tema della manifestazione. La

presentazione dei lavori avrà luogo

in una sorta di prologo della Giornata

per la Pace, dal titolo “I ragazzi raccontano

la Pace”, previsto per giovedì

13 maggio, alle ore 9.00, nel Teatro

“Di Costanzo-Mattiello” di Pompei.

Il rapido sviluppo

”La nostra è un’epoca di comunicazione

globale, dove tanti momenti

dell’esistenza umana si snodano

attraverso processi mediatici, o

perlomeno con essi devono confrontarsi…

Il fenomeno attuale

delle comunicazioni sociali spinge

la Chiesa ad una sorta di revisione

pastorale e culturale così da essere

in grado di affrontare in modo

adeguato il passaggio epocale che

stiamo vivendo…” Così si esprimeva

papa Giovanni Paolo II nella

sua lettera apostolica: Il Rapido

sviluppo. Ora proveremo a mettere

in pratica l’intuizione di annunciare

la Buona Novella attraverso

tutti i canali possibili.

La famiglia

un progetto d'amore

■ di Giuseppe Lungarini

La nostra riflessione si orienta nella visione della proposta biblica sul matrimonio,

proposta che si pone nell’ottica evangelica del Nuovo Testamento.

Il Concilio Vaticano II, così si esprime: “La fede infatti tutto rischiara di una

luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo,

e perciò guida l’intelligenza verso soluzioni pienamente umane” (GS11).

Pertanto è necessario contestualizzare il periodo storico dell’Antico Testamento:

la proposta biblica e i valori fondamentali che essa contiene per comprendere

il ruolo e l’essere famiglia, nata dal matrimonio; successivamente possiamo

tentare di riflettere, alla luce della Rivelazione, i problemi che oggi viviamo.

Nei primi due capitoli della Genesi troviamo l’ideale matrimoniale nella sua

innocenza iniziale, dentro il progetto originario di Dio, un progetto di amore,

di fedeltà, di alleanza e oblatività. Gesù stesso richiama il testo della Genesi e

lo presenta come metro di misura della legge di Mosè. Il matrimonio, quindi, si

articola su due sentieri: la fede nella creazione e l’esperienza dell’alleanza.

Alleanza e creazione sono intimamente connesse. Sono questi i due sentieri che

dobbiamo percorrere e consolidare per essere fedeli all’alleanza in risposta al

disegno di Dio sull’uomo: matrimonio come fedeltà al patto e sul matrimonio

come offerta di vita.

Gli sposi sono chiamati a rispondere alla loro chiamata, che è avvenuta con

quell’amore di Dio che li ha toccati, fatti innamorare, fatti accogliere, e infine

fatti unire profondamente nel corpo e nell’anima.

Con la famiglia esso è una realtà complessa che può essere letta a partire da

diversi versanti. Ogni disciplina può e deve dare il suo contributo: la psicologia,

la sociologia, la filosofia, il diritto, la medicina, ecc. a condizione però di non

fermarsi solo a un’interpretazione riduttiva di natura specifica (sociologica o

psicologica). Una realtà che solo alla luce della fede appare nel suo significato

più pieno. Orientando la nostra riflessione nella visione della proposta biblica

sul matrimonio, proposta che ci invita a leggere la vocazione all’amore, al-

l’unità e alla fedeltà dell’Antico Testamento

e nell’ottica evangelica del

Nuovo Testamento.

La famiglia tra luci e ombre.

Partendo da questa ritrovata attenzione

si evidenzia come la famiglia negli

ultimi decenni abbia sempre dovuto

adeguarsi per difendersi e mantenere

vivi i riferimenti assoluti che la costituiscono.

Ciò nonostante, anche se i

danni sono stati notevoli e devastanti,

le risorse che la famiglia porta in sé

ci permettono di aprire uno spiraglio

di speranza nel giusto cammino della

vita. Luci ed ombre in un insieme in

cui le prime sostengono l’esperienza

coniugale e familiare, le seconde cercano

di indebolirla, attaccarla e quindi

vanificarla. Le luci, che vanno ben oltre

la capacità morale della persona di agire

nel bene, scaturiscono dalla creatività

di Dio, dal suo amore libero e gratuito

per l’uomo creato a sua immagine e

somiglianza (“Dio creò l’uomo a sua

immagine; a immagine di Dio lo

creò; maschio e femmina li creò”,

Gn 1,27), e che trovano nel sacrificio

della croce e nella redenzione di Cristo

la definitiva realizzazione, il suo

apice e il suo splendore.

La famiglia è il primo luogo in cui l’amore

trinitario viene accolto, vissuto

e trova nel matrimonio il suo vertice

espressivo: in esso infatti l’amore è

vissuto nella sua pienezza di significato.

Fondata sul matrimonio, la famiglia è

il luogo in cui l’amore esprime tutta la

sua preziosa ricchezza e realizza, come

dice il Concilio Vaticano II: “La

famiglia è una scuola di umanità

più completa e ricca” (GS52).

E questo permette alla famiglia di essere

anzitutto un luogo personale e

una comunità di amore, dove il dialogo

coniugale è dono e stimolo a stabilire

un rapporto sempre più profondo

e consapevole.

Colui che non si sente amato è incapace

di amare. Giovanni Paolo II nell’Enciclica

Redemptor Hominis, 10 scrive:

“L’uomo non può vivere senza

amore, egli rimane per se stesso

un essere incomprensibile, la sua

vita è priva di senso se non gli viene

rivelato l’amore, se non s'incontra

con l’amore, se non lo sperimenta e

non lo fa proprio”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

30

Anno 126 - N. 3 - 2010 [126] Il Rosario e la Nuova Pompei

31

Anno 126 - N. 3 - 2010 [127]


B

m a cura di Giuseppe Ruggiero

Con questo numero della rivista diamo inizio ad una nuova rubrica

intitolata “Biblioteca mariana” che intende presentare i più recenti

libri a tema mariano, scritti da studiosi di fama, allo scopo di mantenere

aggiornati i nostri lettori e nel contempo offrire loro spunti di

riflessione sugli sviluppi della scienza mariologica e quindi di aiutare

a vedere l’attualità della figura della Beata Vergine Maria, Madre di Cristo e della

Chiesa, Modello dell’umanità nuova.

Presentiamo in questa prima tappa il prezioso e ponderoso volume “Mariologia”.

Si tratta del più recente e completo dizionario di mariologia, curato da

tre massimi esperti, quali i professori Stefano De Fiores, docente alla Pontificia

Università Gregoriana e alla Pontificia Facoltà Teologica “Marianum” di Roma,

Salvatore Perrella, Vice Preside e Docente nella medesima Facoltà “Marianum”

e presso altre Università romane e Valeria Ferrari Schiefer, docente presso l’Università

di Sion (Svizzera). Il monumentale volume presenta 128 voci, disposte

in ordine alfabetico, scritte da ben 103 autori, fra cui 22 note donne teologhe,

scelti col criterio dell’internazionalità e della interdisciplinarietà. Molti di questi

autori infatti studiano e insegnano fuori dall’ambito italiano e hanno differenti

specializzazioni.

L’impostazione dell’opera segue due piste: avvicinare Maria di Nazaret agli uomini

del nostro tempo, mostrando il suo radicamento nella storia e la qualità dei

valori da lei vissuti, validi per ogni cultura e in ogni tempo; in secondo luogo, da

questo sguardo storico risalire alla differenza che c’è tra Maria e noi; una differenza

segnata dalla sua santità immacolata e dalla sua chiamata a collaborare

alla salvezza del mondo, divenendo la Madre sempre vergine del Figlio di Dio.

L’ottica equilibrata per avvicinarci alla figura di Maria e vederla attuale è anzitutto

la fede.

Contro ogni riduzionismo o eccesso nel considerare Maria, occorre interrogare

la fede della Chiesa. Pertanto sono centrali nel volume tutte quelle voci che la

inquadrano nella Bibbia, che è il punto di partenza necessario per capire chi è

e che cosa fa questa Donna benedetta fra tutte le donne, Credente, Serva del

Signore, Discepola.

Dalla Bibbia si passa poi ai Padri della Chiesa, che hanno ragionato sui dati biblici

e hanno offerto una corretta teologia mariana, che è stata alimentata e a sua

volta è sfociata nella liturgia. La Beata Vergine infatti, dopo Cristo e in unione

a Lui, è celebrata sin dai primi secoli nell’anno liturgico della Chiesa con una

varietà di feste, a cui si è aggiunta una ricca e variegata pietà popolare. Queste

realtà sono ben spiegate nelle voci che si riferiscono al suo culto e alla riflessione

patristica. Il percorso teologico attraversa poi tutta la tradizione ecclesiale.

Non da ultimo il volume considera anche le espressioni della letteratura, del-

iblioteca

ariana

la poesia, della musica e dell’arte che

nei secoli hanno avuto come soggetto

Maria e ne hanno fatto un’Icona e una

Via per scoprire l’autentica bellezza.

Le due piste metodologiche ritornano

all’oggi, in vista di un’efficace inculturazione

e presentazione di Maria:

qui sta la vera originalità dell’opera.

Per questo sono da meditare le voci

che trattano della presenza di Maria

nei vari continenti: come è compresa,

quale contributo teologico e sociale

offre a quelle culture?

Aggiornate sono anche quelle voci

che la calano nella tipica società occidentale

odierna, caratterizzata da

emergenze bioetiche, relazionali, comunicative

che fanno capo a nuove

questioni antropologiche, filosofiche,

politiche.

Un segno dei tempi è certamente la

valorizzazione della donna. In ciò sta

un altro pregevole aspetto del volume:

le 22 autrici fanno una teologia

mariana al femminile e la situano nelle

categorie di “Donna”, “Sorella”, “Donna

mediterranea”, “Madre di famiglia”.

Non poteva mancare il tema dell’ecumenismo

e delle religioni, che in questi

anni hanno registrato numerosi

ed importanti progressi in relazione

a Maria. Diversi autori la considerano

nelle distinte confessioni cristiane. Da

“Madre della divisione”, Maria negli

ultimi tempi è sempre più vista come

“Madre dell’unità dei cristiani”, che a lei

DIZIONARI SAN PAOLO

MARIOLOGIA

a cura di

STEFANO DE FIORES

VALERIA FERRARI SCHIEFER

SALVATORE M. PERRELLA

SAN PAOLO

si uniscono ogni volta che la Parola di

Dio scende nei loro cuori. Lo sguardo

si allarga anche alla religione ebraica

ed islamica. Non si deve dimenticare

che Maria è ebrea e ha nel suo sangue

il credo ebraico. Sappiamo pure che

nell’Islam Maria ha un posto d’onore,

una venerazione singolare, in quanto

è considerata la Madre del Profeta

Gesù.

A ragione possiamo credere che un

comune discorso e confronto su questa

figura esemplare e venerata possa

dare un incremento determinante alle

buone relazioni fra i credenti delle tre

grandi religioni monoteistiche.

Nella Chiesa cattolica abbondano i

Santuari dedicati a Maria, legati ad apparizioni

o ad esperienze mistiche.

Ed è sintomatico che questi luoghi

Luigi Fato e San Lorenzello

Luigi Fato ritorna a San Lorenzello (BN), la sua terra natia dall’aria

profumata di ricordi, di tradizioni familiari e sociali, dove

si sviluppò la sua famiglia numerosa di otto tra fratelli e sorelle.

Luigi non era conosciuto se non come cittadino un giorno

allontanatosi dal paese per cercare altrove un avvenire.

Nessuno, o quasi, sapeva della sua storia, del suo slancio di

fede, della sua ricchezza spirituale di consigliere illuminato

di semplici e di dotti ed anche potenti, del suo straordinario

impegno di Zelatore del Santuario di Pompei.

Egli nel paese aveva frequentato qualche classe elementare,

però il suo saper fare lo mise in condizione di parlare con

frutto facendo fronte a situazioni difficili ed imprevedibili.

Non narriamo la sua storia personale di lavoratore, di soldato

che scansa l’impiccagione per un intervento che sa molto

di soprannaturale.

Non ci dilunghiamo nel descrivere il suo impegno con animo

apostolico per diffondere il Rosario, per visitare negli ospedali

infermi inferociti da un male ribelle. Potrebbero narrare

di lui i bambini e le bambine delle Opere Pompeiane, le

Suore, i Fratelli delle Scuole Cristiane, i Sacerdoti, i Vescovi

della nuova Pompei.

Sarebbe interessante calcolare quanta carità ha portato a

Pompei per sostenere le ingenti spese di attività pastorali e

sociali della Chiesa Pompeiana.

Gli ammalati degli ospedali che egli visitava lo chiamavano

"Pompei" oppure Bartolo Longo.

In larga misura ha narrato tutto questo Antonio Ferrara in

un testo biografico la cui presentazione si è svolta presso la

Congrega di Maria Santissima della Sanità di San Lorenzello

il 6 marzo 2010.

Una serata lieta, con vasta partecipazione di invitati tra cui

siano i baluardi della fede e della carità,

dove milioni di fedeli ogni anno

amano recarsi in pellegrinaggio e,

grazie a Dio, le statistiche non accennano

flessioni. Tra le voci che documentano

la storia e la vita dei grandi

Santuari mondiali (Lourdes, Fatima,

Guadalupe, ecc.) non poteva mancare

quella del Santuario della Beata Vergine

Maria del Rosario di Pompei, scritta

da Angelo Scelzo, già Direttore della

nostra rivista.

Questa voce aggiornata presenta in

una sintesi dettagliata tutta l’evoluzione

spirituale, caritativa e pastorale che

il Santuario di Pompei ha avuto negli

ultimi decenni. Da considerare, legata

al nostro caso, anche la voce “Rosario

che ne ripercorre la storia, con accenni

all’incidenza che il Beato Bartolo

Longo ebbe nella sua comprensione

e diffusione, fino alle notevoli acquisizioni

della lettera di Papa Giovanni

Paolo II “Rosarium Virginis Mariae” del

2002 che ne ha rinnovato la recita e

ne ha fatto uno strumento di crescita

spirituale. Non si può dimenticare che

quella lettera fu scritta dal venerato

Pontefice col cuore a Pompei (cf. n. 43).

Molte sono le qualità del volume e ben

volentieri ne incoraggiamo la lettura.

Non può mancare nella biblioteca

dei pastori, come dei laici impegnati.

La Vergine Maria infatti è indispensabile

nel progetto di salvezza di Dio; è

immagine perfetta della Chiesa; è la

nostra Avvocata presso Cristo; ma è

anche un Modello imitabile ed imprescindibile

per la costruzione del Regno

di Dio oggi.

i familiari dell’autore e di Luigi Fato. Presenti i Sindaci di San

Lorenzello e di Striano: Giovanni Di Santo e Antonio Del

Giudice, la signora Cinzia Conte, presidente della Pro-Loco,

il Vescovo di Cerreto Sannita, mons. Michele De Rosa, una

rappresentanza della Delegazione Pontificia di Pompei nella

persona del Vicario Generale mons. Giuseppe Adamo e di

altri sacerdoti.

Moderatore Alfonso Guarino, presidente dell’Ente Culturale

Schola Cantorum “San Lorenzello”.

Una dotta e circostanziata conferenza del Prof. mons. Nicola

Vigliotti, Preside del Liceo Classico “Luigi Sodo” di Cerreto

Sannita ha riscosso l’attenzione e il plauso di tutta l’assemblea.

Una serata simpatica che ha rivelato alla cittadina di San Lorenzello

un tesoro nascosto. San Lorenzello si è svegliata con

una gloria sul volto, una gloria che farà molta strada e a molti

indicherà percorsi nuovi di fede e di civiltà.

Da sinistra, mons. Baldassarre Cuomo, mons. Nicola Vigliotti,

Alfonso Guarino e Antonio Ferrara, autore del libro.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N.3 - 2010 [128] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [129]


Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [130]

a cura di Andrea Fontanella

In cammino con la Madonna Pellegrina

Napoli 12-14 febbraio

Con il nuovo anno, l’Icona Pellegrina ha ripreso il suo cammino scegliendo

come prima mèta la città di Napoli, dalla quale giunse a Valle di Pompei il 13

novembre del 1875.

È nel cuore del centro storico del capoluogo partenopeo che l’Icona ha fatto la

sua prima tappa, sostando presso il Complesso Monumentale di San Lorenzo

Maggiore.

È qui che l’équipe missionaria e l’Icona hanno sostato dal 12 al 14 febbraio,

accolte con una gioia e un calore straordinari. Non ci sono parole per descrivere

l’affetto e la devozione di chi ha partecipato a tutte le iniziative proposte.

I momenti di riflessione comunitaria, gli incontri con i giovani, le celebrazioni,

tutto ha contribuito a rendere la visita della Madonna pellegrina in Napoli

un’esperienza unica e indimenticabile.

Tutto è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione di persone

straordinarie, prima fra tutte, padre Carmine Vitale, parroco di San Lorenzo

Maggiore, profondamente devoto della Vergine di Pompei, che ha infuso in

tutta la comunità l’amore filiale per la Madonna. Alla disponibilità di padre

Carmine si è unita quella di tutta la comunità dei frati conventuali, che con

grande affetto e simpatia hanno accolto l’équipe missionaria.

A prendere parte alla missione, anche mons. Carlo Liberati, Arcivescovo di

Pompei, che ha presieduto la celebrazione eucaristica del sabato, penultimo

giorno a Napoli. Particolarmente emozionante il saluto della comunità all’Icona:

un fiume di persone che, in processione, tra lacrime di gioia e commozione

l’ha accompagnata attraverso un lungo tratto di strada per salutarLa, quasi

come a non volerla lasciare ripartire!

Gaeta 18-21 febbraio

Seconda tappa dell’Icona pellegrina,

per questo nuovo anno, è stata l’antica

città di Gaeta. Qui, il quadro della

Madonna del Rosario ha visitato, per la

prima volta, le comunità parrocchiali

di San Nilo Abate e Santo Stefano.

Primo appuntamento, la Via Matris,

terminata con l’arrivo presso la parrocchia

“San Nilo”, dove mons. Giuseppe

Sparagna, Vicario Generale dell’Arcidiocesi

di Gaeta, ha presieduto la

solenne celebrazione eucaristica, alla

quale hanno partecipato il Sindaco e

numerose autorità civili e militari.

Tante le persone che durante i quattro

giorni di missione non hanno mai

lasciato la “cara Mamma” che ha confortato

i loro cuori e accolto le tante

suppliche e preghiere. Nei giorni di

permanenza a Gaeta, l’équipe missionaria,

assieme a tutta la comunità locale,

ha vissuto momenti d’intensa spiritualità,

guidando i diversi momenti di catechesi

e la recita del Rosario, animando

le celebrazioni eucaristiche e partecipando

alle visite agli ammalati.

Venerdì 19, a presiedere la solenne

celebrazione eucaristica, mons. Fabio

Bernardo D’Onofrio, Arcivescovo di

Gaeta. Il prelato, durante l’omelia, ha

più volte sottolineato la figura di Maria

come portatrice di Grazie e via che

conduce a Cristo Gesù. La Missione

a Gaeta si è conclusa con la solenne

celebrazione eucaristica presieduta

da mons. Carlo Liberati che, insieme

alle tantissime persone che hanno partecipato

alle ‘giornate missionarie’,

ha accompagnato in processione la

venerata Icona mentre riprendeva il

cammino verso Pompei.

Vizzini 10-11 marzo

Dopo quasi quattro anni, l’Icona pellegrina

ha nuovamente visitato la comunità

di Vizzini, in provincia di Catania.

Anche se è durata solo poche

ore, la missione mariana nella città

siciliana ha coinvolto tantissimi fedeli

che, dalla Madonna, hanno ricevuto

amore, forza e sostegno.

Molti hanno trovato conforto nelle parole

dei sacerdoti dell’équipe missionaria

che, con disponibilità e calore,

hanno ascoltato problemi, affanni e speranze

di tanti.

Durante i giorni di missione, significativa

è stata la catechesi guidata da

don Andrea Fontanella, Delegato per

la Missione Mariana, attraverso la quale

ha fatto conoscere alla comunità di

Vizzini la storia e l’opera fondatrice

del beato Bartolo Longo.

Emozionante, poi, la recita della Supplica

alla Vergine di Pompei, presieduta

da mons. Carlo Liberati.

Poi, un ultimo bacio alla Vergine prima

della partenza.

Modica 11-14 marzo

Dopo la sosta a Vizzini, l’Icona della

Madonna di Pompei, nel pomeriggio

dell’11 marzo, è giunta a Modica, città

della provincia di Ragusa, posta alle

pendici dei monti Iblei.

Il Rosario e la Nuova Pompei

35

Anno 126 - N. 3 - 2010 [131]


All’arrivo nella cittadina siciliana, l’Autocappella e tutta l’équipe missionaria sono

state accolte da un’enorme folla di fedeli, trepidanti per l’arrivo della Vergine.

In processione, l’Icona ha raggiunto la parrocchia “Sacro Cuore” dove, mons.

Carlo Liberati, Arcivescovo di Pompei, ha presieduto la celebrazione eucaristica

che ha dato inizio alla missione mariana. Tante sono state le persone che

hanno ‘salutato’ la Vergine, mamma affettuosa e premurosa che ha ascoltato le

loro suppliche e le loro preghiere, dando consolazione ai loro cuori. Durante

i giorni di missione, molte sono state le catechesi, guidate dai sacerdoti mis-

sionari, incentrate sulla figura di Maria

come donna dell’Eucarestia, donna

della Resurrezione e Madre della

Chiesa. Anche mons. Antonio Staglianò,

Vescovo di Noto, che ha presieduto

la santa messa del venerdì pomeriggio,

ha più volte sottolineato come

Maria sia il tramite privilegiato tra

noi e il Suo figlio Gesù. Viva e intensa è

stata, anche a Modica, l’attività dell’equipe

missionaria che ha animato i diversi

momenti di catechesi e le celebrazioni,

ha fatto visita a numerosi ammalati

e guidato i centri di ascolto.

Tanti sono stati i giovani, gli studenti

e i membri delle associazioni parrocchiali

che hanno fatto visita alla Mamma

Celeste, così come anche le famiglie

e le giovani coppie che hanno

partecipato alla veglia mariana del

sabato, offrendo un’importante testimonianza

di fede. La missione si è conclusa

con la santa Messa presieduta da

mons. Giuseppe Malandrino, Vescovo

emerito di Noto.

■ Domenico Romano

Il Rosario e la Nuova Pompei

36

Anno 126 - N. 3 - 2010 [132]

Calendario

Missioni Mariane

2010

S. VINCENZO A TORRI - SCANDICCI (FI)

14/18 Aprile 2010

Parrocchia “S. Vincenzo” - Parroco Don Salvatore D’Amicis

Tel. 055/769098 Cell. 334/9300823

ORTE (VT)

22/25 Aprile 2010

Parrocchia “S. Maria Assunta”- Parroco Don Mauro Pace

Tel. 0761 493371 Cell. 339 8084798

PIETRELCINA (BN)

13/16 Maggio 2010

Parrocchia “S. Maria degli Angeli” - Parroco P. Giorgio Ramolo

Tel. 0824 991304 Cell. 333 2535637

PICERNO (PZ)

28/30 Maggio 2010

Parrocchia S. Nicola di Bari - Parroco Don Donato Ferraro

CHIAIANO (NA)

10/13 Giugno 2010

Parrocchia “S. Giovanni Battista”

Parroco Don Salvatore Giuliano

Tel. 081 7400507 Cell. 339 6142819

VILLAGRANDE DI TORNIMPARTE (AQ)

16/17 Giugno 2010

Parrocchia “S. Panfilo” - Parroco Don Danilo Priori

Cell. 328 6560409

AIELLI (AQ)

17/20 Giugno 2010

Parrocchia “SS. Trinità” - Parroco Don Ennio Grossi

Tel. 0863 78212 Cell. 329 6120415

LIPARI (ME)

23/27 Giugno 2010

Parrocchia “S. Giuseppe” - Parroco Don Giuseppe Mirabito

Tel. 090 9812701 Cell. 333 7761639

Il 15 febbraio 2010, mons. Carlo Liberati,

Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio

di Pompei, ha nominato nuovo

Delegato per la Missione Mariana del

Rosario don Andrea Fontanella, già parroco

della chiesa “Santa Maria Assunta

in Cielo”.

Ufficio della Missione Mariana del Rosario

Tel. 081 8577260 Fax 081 8577487

missionemariana@libero.it

Il Rosario e la Nuova Pompei Anno 126 - N. 3 - 2010 [133]

37


Una suora ‘gigante’ nella preghiera assidua,

fedele ai suoi impegni di vita

consacrata e a quelli di insegnante,

entusiasta nel suo dare agli altri senza

misura. Questa era suor Maria Roberta

Marchesano che, come una sorgente

d’acqua cristallina, ha vissuto la sua vita

con trasparenza e semplicità, sapendo

ben coniugare la sua paziente operosità

con la scrupolosa fedeltà a Cristo.

Suor Maria Roberta è tornata alla Casa

del Padre, il 2 Marzo scorso. Nel suo candido

letto dell’infermeria, ove era degente

da alcuni anni a causa di un male

progressivo che l’aveva portata alla totale

invalidità, il Signore l’ha chiamata a

sé dolcemente, senza “far rumore”, così

come era vissuta, per darle quella “corona

immarcescibile” che Egli prepara

per le anime belle, che sono state fedeli

all’invito divino: “Vieni e seguimi”.

Nata a Salerno, il 19 Settembre del 1924,

da genitori profondamente cristiani,

emise i voti religiosi il 21 dicembre del

1950 e quelli perpetui il 4 giugno del

1956.

Grazie al Diploma di Maestra Elementare,

con gioia ed entusiasmo, ha dato il

meglio di sé, ovunque l’obbedienza la

mandava.

I luoghi principali della sua operosità

sono stati Pompei, Maiori e Padula. A

Maiori ha trascorso nove anni, lì è stata

Responsabile della Comunità e valida

insegnante, amata e stimata dagli alunni

e dalle loro famiglie, entusiasta nel

di Concetta Fabbricatore

Una suora dal

cuore di mamma

All’età di 86 anni, è tornata alla casa del Padre suor Maria

Roberta Marchesano, una ‘mamma’ per le tante bambine

orfani, ospiti presso l’Istituto Sacro Cuore del Santuario.

Umile e semplice, sempre attenta e disponibile, ha donato

la sua vita agli altri, totalmente.

suo dare senza misura.

È stata, poi, Superiora a Padula e più volte a Pompei,

dove, presso l’Istituto “S. Cuore”, ha avuto per tutte le nostre

bambine orfane, sia come Superiora, che come insegnante,

una tenerezza veramente materna, che traspariva

in ogni sua azione. Resta scolpito nel nostro ricordo

il suo costante servizio, il suo passo svelto che sembrava

voler raggiungere in fretta il suo “essere per tutti”, sempre

attenta e disponibile, non misurava il sacrificio; era

solita ripetere: “Tutto è poco per Gesù”. Si notava in lei lo

spirito del bambino evangelico: umile e semplice; pronta

a perdonare, ad essere “operatrice di pace”.

Negli anni ‘90, fu sottoposta a un difficile intervento al

cuore, e fu sul punto di morire. Tutto si risolse in bene,

ma rimase minata e indebolita, dovette lasciare l’insegnamento

e altri compiti impegnativi. Fu allora che rientrò

a Casa Madre a Pompei, rendendosi utile in vari lavori,

tra cui quello svolto presso la Segreteria Generale del

Santuario. Negli ultimi anni, colpita da una grave malattia,

fu trasferita al Reparto Infermeria essendo costretta

su una sedia a rotelle. Ha affrontato il suo calvario con

una serenità e una generosità invidiabili, lasciandosi purificare

dallo Sposo e abbandonandosi alla Sua volontà.

È stata una religiosa di preghiera, quella del cuore, e ha

amato in modo incondizionato l’Eucarestia, la Madonna,

il Rosario. Un amore particolare l’ha nutrito per San Giuseppe

e per il Beato Bartolo Longo che anelava vedere

presto Santo. Questi “amori”, coltivati con costanza, la

rendevano felice, perché convinta che più si prega e si

ama, più si è nella certezza di “aver scelto la parte migliore

che non le verrà tolta” (Lc 10,42).

Grazie, carissima suor Maria Roberta, per il dono della

tua vita spesa bene e completamente sintonizzata con

la volontà divina! Prega ancora per noi, tu che ora stai vicina

alla Regina del Rosario, perché impreziosisca il tuo

estremo sacrificio con nuove vocazioni.

Il 25 gennaio 2010 è volata al cielo

l’anima della professoressa Elisabetta

Fusco, stella della lirica italiana, decana

dei docenti del conservatorio

“S.Pietro a Maiella” di Napoli.

Una splendida carriera artistica la sua:

dopo la scuola di specializzazione a Spoleto

e alla Scala di Milano, ha cantato

nei maggiori teatri d’Italia e d’Europa,

sostenendo parti da protagonista nelle

più importanti opere liriche e in molte

esecuzioni liriche e sinfoniche alla

Rai, con famosi direttori d’orchestra.

Si dedicò poi all’insegnamento nei conservatori

di Cosenza, Avellino e Napoli,

formando schiere di giovani al gusto

Ricordando

Elisabetta

La professoressa Fusco, voce e guida del Coro Pompeiano,

fu artista di fama internazionale, dolce e disponibile verso tutti

Scompare una stella

Scompare una stella

Manca una stella in cielo.

Dove sarà?

Ne piange il cuore

E le labbra invano cercano nel silenzio

Una parola.

Dove sei, stella che incantavi?

Dove sei, bellezza di un sorriso che è svanito?

Dove la maestria dell’arte,

il volo degli acuti

come slanci verso l’infinito?

Manca una stella in cielo. Dove sarà?

È migrata lassù, più su,

al di là del felpato manto

e all’arte del bel canto, lasciando ovunque

un indelebile ricordo delle sue eccezionali

doti e virtù e di persona, amica,

docente.

Nel 1985 l’Arcivescovo di Pompei,

Mons. Domenico Vacchiano, la invitò

ad istruire le voci del “Coro Pompeiano”,

che svolgeva servizio liturgico nel

Santuario della Beata Vergine del Rosario.

Elisabetta Fusco fu felice di poter

offrire il suo qualificato contributo

per il culto divino e per l’onore di un

Santuario mariano a lei tanto caro.

In 25 anni la Fusco ha educato al canto

corale centinaia di giovani di Pompei e

dei comuni limitrofi, con un impegno

■ di Franco Di Fuccia

paziente e costante, inculcando in essi

l’amore per il bello e per il sacro,

nonché la serietà e il rispetto verso

un’attività di servizio al Signore, mettendo

ognuno a proprio agio, grazie

alle sue elevate doti umane, morali,

spirituali e artistiche.

Cristiana fervente, ha testimoniato la

sua fede negli ambienti della musica, con

una vita spirituale intensa e profonda,

col sorriso che proveniva dall’equilibrio

e dalla serenità interiore che il

Signore le aveva donato. Sentiva continuamente

bisogno di Dio e a Lui si

affidava, soprattutto nell’accettare la

sofferenza con dignità e cristiana rassegnazione.

Il Santuario, la Città di Pompei, e il Coro

Pompeiano, le sono grati. "Grazie

a te abbiamo scoperto la gioia di donare

al Signore il meglio di noi stessi,

con slancio generoso e autentico. Sei

stata per noi guida preziosa.

Hai messo a disposizione i talenti che

Dio ti aveva affidato. Ci hai testimoniato

col tuo sorriso e la serenità del

tuo agire che l’'arte' e la 'sapienza della

mente' nulla possono se non accompagnate

dalla 'sapienza del cuore'. E

col cuore ci hai insegnato a cantare le

lodi al Signore e alla Mamma Celeste

che tanto hai venerato qui a Pompei.

Nei nostri cuori la luce del tuo sguardo

e la dolcezza della tua voce angelica

non saranno mai spenti.

dove passeggiano la luna e il sole;

più su, più su,

a contemplare il più bel volto

innanzi al quale le arpe angeliche

accompagnano melodie divine.

Lassù, meravigliosa Elisabetta!

Resta lassù!

Ma guarda con materno cuore

La gioventù che pensa, che forse sogna,

ma vuole.

Armonie cantasti

Lungo le incerte spiagge dove fugge il tempo;

nuove armonie

dall’eterno ispira quaggiù.

C’è chi le attende …

Mons. Baldassarre Cuomo

Il Rosario e la Nuova Pompei

38

Anno 126 - N. 3 - 2010 [134] Il Rosario e la Nuova Pompei Anno 126 - N. 3 - 2010 [135]

39


Pellegrini

del Rosario

di Marida D’Amora

In Italia per un tour attraverso i più famosi luoghi di culto, cinquantacinque

fedeli della parrocchia “San Jose” di Estepona, località situata sul lato

occidentale della Costa del Sol, hanno fatto tappa a Pompei, il 25 febbraio

scorso. Accompagnati dal parroco, don Pedro Villarejo, i fedeli spagnoli (foto a

sinistra) hanno visitato la città mariana

e il santuario dove, per la prima volta,

hanno pregato ai piedi della Vergine

del Rosario, che li ha riempiti del Suo

amore, della Sua presenza, della Sua

grazia.

L’incontro con la Vergine ha rappresentato

per i fedeli spagnoli un’esperienza

ricca di emozioni, in cui il viaggio

non è stato solo quello per raggiungere

la meta, ma anche quello volto alla

riscoperta di se stessi e della propria

fede. La gioia di essere stati a Pompei è

stata impagabile.

Il giorno successivo, pellegrini al santuario

mariano i fedeli della Chiesa Madre

“Santa Maria Assunta” di Caltabellotta,

(AG). Ad organizzare e

guidare il pellegrinaggio nella città vesuviana,

padre Giuseppe Costanza,

molto devoto della Vergine del Rosario.

Più volte in visita al Santuario, questa

volta padre Costanza è tornato a

Pompei con tutta la sua famiglia (foto

in basso a sinistra), entusiasta di partecipare

al pellegrinaggio e ringraziare

la Madonna in occasione del cinquantesimo

anniversario di matrimonio dei

genitori. I fedeli della piccola località

montana siciliana hanno affidato la

propria vita e soprattutto il futuro dei

propri figli alla Madonna. La fede, l’affetto

filiale verso la Vergine di Pompei,

la gioia di condividere questa straordinaria

esperienza di fede e sentimenti

che resteranno per sempre bagaglio

personale che li aiuterà a proseguire

con maggior sicurezza e serenità il

difficile cammino della vita, ha reso

questa giornata davvero indimenticabile.

Sabato 27 febbraio, è giunta in pellegrinaggio

nella città mariana una variegata

rappresentanza di impiegati

e impiegate della Circumvesuviana,

una delle principali realtà del Trasporto

Pubblico Locale della Campania.

Accompagnato dal Cappellano

Aziedale, don Pasquale Castrilli, dei

Missionari OMI, il gruppo (foto in alto a

destra) è stato ricevuto da mons. Carlo

Liberati, Arcivescovo di Pompei, il quale

ha parlato loro delle realtà caritative

pompeiane, della storia del beato

Bartolo Longo, fondatore della città

mariana e del santuario, dell’emergenza

educativa che la Chiesa si trova

oggi a dover affrontare.

Colpiti dalla cordialità e dalla disponibilità

dell’Arcivescovo Liberati, i pellegrini

hanno trascorso con lui molto

tempo rivolgendogli numerose domande

sulla vita della Chiesa di Pompei e

sulle problematiche che si trova ad

affrontare nel terzo millennio. Al termine

del piacevole incontro, il gruppo

ha donato a mons. Liberati un bellissimo

presepe, creato e realizzato in

un cesto di vimini, opera di Michele

Cannavacciuolo, loro collega, appassionato

di creazioni artigianali. La piccola

opera artigianale simboleggia e

ricorda il cesto che, tanti anni fa, era

utilizzato dai fedeli che, partendo da

luoghi lontani, vi trasportavano un pranzo

frugale da consumare una volta

giunti a Pompei. Simbolicamente il cesto

trasportava anche il grande amore

filiale che questi fedeli nutrivano per

la Vergine di Pompei e che li aiutava

ad affrontare non solo il cammino per

giungere a Pompei, ma anche le tante

difficoltà della vita. La tappa a Pompei

si inserisce nel cammino quaresimale

che il gruppo ha deciso di affrontare

visitando anche altri luoghi di culto

presenti in Campania.

Da Pittsburg, città situata nel Sudest

dello Stato del Kansas, negli Stati Uniti

d’America, è giunta in pellegrinaggio a

Pompei, il 16 marzo scorso, la corale

“Our Lady of Lourdes Church

Choir” (foto in basso a destra), della parrocchia

“Nostra Signora di Lourdes”. La

tappa a Pompei fa parte di un più ampio

tour della corale attraverso alcune

delle più belle città italiane, come Assisi, Firenze e Roma. Diretta da Carol

Cook, la “Our Lady of Lourdes Church Choir” si è esibita anche al Santuario di

Pompei, animando la santa Messa celebrata per l’occasione da Don Giuseppe

Ruggiero, responsabile dell’edizione inglese della nostra Rivista. I simpatici fedeli

statunitensi, entusiasti dell’accoglienza ricevuta e della straordinaria esperienza

di fede vissuta nella città mariana, ci hanno raccontato che, tra loro,

molti hanno origini italiane e che i loro genitori e i loro nonni, emigrati negli

Stati Uniti in cerca di un lavoro e di un futuro migliore, hanno portato con sé,

nelle loro nuove case, l’amore per la Vergine, facendola conoscere e amare

anche oltre Oceano.

Prima di lasciare la Basilica mariana, si sono ripromessi di tornare quanto prima

ad ‘abbracciare’ nuovamente la Vergine.

Prenota in tempo il tuo pellegrinaggio a Pompei

Tel. +39 081 8507000 +39 081 8577379

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rettorato@santuariodipompei.it

Il Rosario e la Nuova Pompei

40

Anno 126 - N. 3 - 2010 [136] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [137]


Grati alla Madonna e al Beato

a cura di Ciro Cozzolino

Voglio ringraziare la Madonna

e il beato Bartolo Longo

che con la loro intercessione

mi hanno aiutato nel superare alcuni

problemi legali. Li ho invocati tanto,

soprattutto Bartolo Longo che era un

avvocato e che al più presto sarà agli

onori degli altari. Ora pregherò ancora

affinché tutto vada per il meglio.

Vi chiedo di pubblicare la mia lettera

sul vostro giornale e vi chiedo di pregare

per me e per i miei figli e soprattutto

per i miei nipoti, in particolar

modo per Salvatore che ha problemi

di cuore, io prego sempre con tanta

fede il Beato che interceda presso

la Madonna affinché li protegga e li

guidi nei loro studi.

Distinti saluti

M. A. - Brooklyn USA

Mi chiamo Vincenzo Spina,

risiedo a Montemurlo, in

provincia di Prato.

Voglio raccontare ciò che mi è successo:

un giorno mentre ero a fresare il

terreno, sono stato travolto dalla fresa,

inspiegabilmente lasciata in funzione

e che mi ha travolto fino alle ginocchia.

Avrebbe potuto stritolarmi le gambe,

invece sono rimasto illeso, liberandomi

dalla fresa avvolto da una luce

che non esiste qui sulla terra, perché

in questa luce c’era Maria Santissima

e il suo sorriso non potrò mai dimenticarlo,

resterà per sempre nei miei

occhi e nel mio cuore.

Dolce Regina benedici tutti i miei

fratelli e sorelle che hanno bisogno di

Te, specialmente quelli lontani dalla

fede.

Madre aprimi la strada per venire

nuovamente davanti al Tuo trono a

Pompei.

Vi abbraccio e vi porto nel mio cuore.

Vincenzo Spina - Montemurlo (PO)

Grati alla Madonna e al Beato

Mi chiamo Giuseppina sono originaria di

Santa Maria Capua Vetere ma vivo a Milano.

Vi scrivo per esprimere la mia gratitudine

e quella della mia famiglia alla Santissima Vergine

che per la seconda volta ha salvato mio marito.

La prima volta fu nel 1984, quando a soli trentacinque

anni fu sottoposto a sostituzione valvolare aorta

e mitrale. Presa dallo sconforto mi rivolsi alla nostra

mamma che prontamente è intervenuta. La mia promessa

fu di tornare a Pompei per ringraziarla ogni

volta fossi tornata nella mia città d’origine. E così ho

sempre fatto.

Lo scorso novembre, mio marito per caso si sottopose

a una radiografia del torace dalla quale risultò ci

fosse del liquido nel polmone destro. Venne subito

ricoverato con sospetto di mesotelioma, visti i suoi

precedenti contatti con amianto. Io e i miei figli ca-

demmo in uno sconforto indescrivibile. Come mamma

ho dovuto piangere di nascosto e dicevo: “State

tranquilli la Madonna di Pompei lo salverà per la

seconda volta”. Con parole piene di disperazione la

chiamavo e la pregavo con amore e fiducia. Ed ecco

che per la seconda volta me l’ha salvato. È stato sottoposto

ad una serie infinita di esami e biopsie alla

fine gli esiti sono tutti negativi, era una pleurite che

non dava segnali, ora tutto sta tornando nella norma

e con grande amore e devozione dico grazie anche in

nome della mia famiglia. Dico a tutti di pregare e di

avere fede, la nostra mamma celeste non abbandona

nessuno.

Ho scritto questa lettera per promessa fatta.

Grazie a voi che la leggerete e pregherete per noi.

Iorio Giuseppina - Sedriano (MI)

Sono Anna, ho settantotto anni e sono molto

devota alla Madonna di Pompei fin dai tempi

della mia gioventù.

L’inizio del mio calvario fu nel lontano 1955 quando,

per errore, mi fu diagnosticato un tumore ad una

coscia, mentre in realtà era solo una semplice cisti.

Iniziai a pregare per la mia guarigione, feci anche un

voto alla Madonna indossando il vestito come il Suo,

l’ho portato fino a consumarlo, poi l’ho bruciato e ne

Dio, Padre di misericordia, noi ti lodiamo per aver donato alla storia degli

uomini il Beato Bartolo Longo, ardente apostolo del Rosario e luminoso

esempio di laico impegnato nella testimonianza evangelica della fede e

della carità.

Noi ti ringraziamo per il suo straordinario cammino spirituale, le sue intuizioni

profetiche, il suo instancabile prodigarsi per gli ultimi e gli emarginati,

la dedizione con cui servì filialmente la tua Chiesa e costruì la nuova città

dell’amore a Pompei.

Noi ti preghiamo, fa’ che il Beato Bartolo Longo sia presto annoverato tra i

Santi della Chiesa universale, perché tutti possano seguirlo come modello

di vita e godere della sua intercessione. Amen

porto le ceneri sempre con me. Inoltre, alcuni anni fa

mia figlia fu operata per un carcinoma maligno alla

mammella ma grazie alle mie preghiere e alle cure è

guarita. In seguito mi sono ammalata anch’io a causa

di un tumore alle ovaie con la loro totale asportazione

ma mi sono curata e la mia devozione forte mi

ha portato a pregare sempre di più la Madonna del

Rosario. Infatti oggi sto bene e continuerò sempre a

pregare.

Frusciante Adele - Prato

Con tutto il fervore di cui sono capace, vengo a

ringraziare la Madonna di Pompei e Bartolo

Longo poiché dopo anni di attesa e preghiere

mi hanno concesso all’improvviso la gioia di diventare

nonna.

Anna Buonaiuto - Napoli

Chi riceve grazie per intercessione del Beato Bartolo Longo

è vivamente pregato di darne comunicazione

al Vice Postulatore della causa di canonizzazione

Mo n s . Ra f f a e l e Ma t R o n e

Piazza Bartolo longo, 1 - 80045 Pompei (NA)

Tel. (+39) 081 8577275 - (+39) 081 863 8366

Fax (+39) 081 850 3357

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [138] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [139]


I nostri lettori ci scrivono a cura di Katia Di Ruocco

I nostri lettori ci scrivono

Gratitudine, grande affetto, nostalgia del

Santuario e desiderio di ritornare a Pompei.

Esimio Monsignore,

so di essere un'ardita nel prendermi la libertà di scriverLe.

Ma l'ho già fatto tanto tempo fa e certamente la mia lettera di allora è

stata ben poca cosa a confronto di tante importanti che Lei riceve che,

certamente, non Le sarà stata neppure recapitata, o non la ricorderà più.

Le scrivo perché, impossibilitata ad andare alla S. messa. Domenica ho assistito

a quella in TV da Lei celebrata. E mi si è aperto il cuore per le Sue

sincere, umane e veramente vere parole per gli ammalati.

Come già Le dissi l'altra volta, per più di trent'anni, ogni anno, per l'Assunta,

sono venuta a Pompei perché mio marito, nativo di Napoli, devotissimo

al Vostro Santuario, non lasciava mai passare anno che non venisse, per

ricordare la Sua mamma che proprio lì, facendo in ginocchio tutta la Basilica,

ottenne una grazia e per ricordare i Vostri "orfanelli".

Il mese prossimo, saranno trascorsi cinque anni dalla morte di mio marito.

Ed io da sette a Pompei non vengo più e non ci verrò più. E mi sono commossa

nel vedere le riprese interne di quella Basilica che si è portata via tanti

ricordi. È stata una S. Messa speciale, anche perché sul Suo volto ho visto tanta

serenità, tanta dedizione e bontà. Non so se queste mie mode-ste parole

arriveranno fino a Lei. Io mi illudo. Perché sognare, in questo mondo dove

il sogno non esiste più, non è peccato ma molto spesso ci aiuta a continuare

ad andare avanti in una vita che, ormai, non può più donarci nulla di bello.

C'è un tempo per tutto. La "invidio" Lei che vive in una terra tanto bella

di gente che spesso vive col cuore in mano, senza guardare tutto ciò che i

Spettabile Direzione del Santuario di Pompei,

una cortese richiesta: una comunione missionaria!

Sono un sacerdote della Diocesi di

Padova, missionario in Kenya dal

1967 come sacerdote diocesano FI-

DEI DONUM. Ora mi trovo a servire

la Chiesa del Kenya, nella Diocesi

di Muranga. Nell’ufficio del

Vescovo locale ho sfogliato qualche

giorno fa una copia del mensile “Il

Rosario e la Nuova Pompei” in edizione

inglese. Mi è piaciuta la Rivista

nel suo contenuto pastorale e

spirituale, di impronta mariana.

Sono padovano, ma al Santuario

della Madonna di Pompei mi ha

sempre attirato una devozione particolare,

anche attraverso la venerata

memoria del beato Bartolo Longo.

Io sto celebrando il cinquantesimo

di sacerdozio (1959-2009) qui in

Kenya. Esprimo un desiderio! È

possibile ricevere il mensile in edi-

zione inglese qui al mio indirizzo?

Se possibile, è impegnativo l’abbonamento?

Vorrei poter “continuare”

il mio servizio missionario con un

tono mariano. Nel lontano 1967 ho

avuto la fortuna di avere la benedizione

di Papa Paolo VI, il quale benedicendomi

mi diede un Rosario e

mi disse: "Va’ in Africa e predica il

Vangelo con il Rosario!". È un programma

che mi accompagna da allora,

per 43 anni! Grazie per avermi

letto e per avermi inviato la vostra

risposta, che attendevo, e l’acclusa

lettera esplicativa in inglese della

“storia” della Rivista del Santuario,

tutto questo mi ha commosso e dato

immediatamente un segno della vostra

“missionarietà”. Ho ricordato

immediatamente le parole del Cantico

Mariano che dice: “Tutte le genti

Tg ci raccontano. La "invidio" per la

Sua pace vera che traspare da ogni

angolo del Suo volto. Mi permetto

se non Le sembrerò troppo audace

e prepotente di accludere una piccolissima

offerta per la cassetta della

vostra Basilica perché non so come

fare come l'altra volta.

Mi perdoni "l'indelicatezza" mi perdoni

questo mio modesto scritto.

"Spinga" la TV affinché molto più

spesso la S. Messa domenicale sia

trasmessa da Pompei, in quella Sua

Basilica dove si respira la Santità dove

chi entra si sente di dover camminare

in punta di piedi.

Dove ancora esiste il controllo per

varcare la soglia… vestiti decentemente,

dove si lascia fuori tutto il

“mercato” delle bancarelle speculatrici.

Grazie Monsignore per la Sua eventuale

disponibilità nel leggere queste

mie umili e modestissime parole

dettate dal profondo del cuore.

Cordialmente Le auguro tutto il bene

possibile.

Elsa De Bernardi

Milano

mi chiameranno beata!”. Grazie della

possibilità di ricevere la Rivista.

Potrà aiutarmi anche nella “evangelizzazione”.

Chiedo per questo

gentilmente se posso avere per ora

cinque copie (in inglese). Pubblichi

pure la mia “testimonianza” di devozione

alla Madonna e della mia

vita di missionario. Più avanti spero

poter aggiungere ancor più e collaborare.

Chissà se posso avere qualche

immagine della Madonna del

Rosario di Pompei da poter appendere

nelle 12 Stazioni Missionarie

(altrettante parrocchie!) che formano

la Missione di Kitito, dove vivono

circa 15.000 persone.

Ringrazio ancora cordialmente, unendo

il tutto alla comunione nella

preghiera...

Di cuore dall’Africa,

Padre Giuseppe Cavinato

Missione Cattolica di Kitito

Kenol – Kenya

Spettabile Direzione,

sono Mario di San Cesareo, le invio la

bellissima foto scannerizzata del dipinto

“Madonna del Rosario di Pompei”.

Il titolo della raffigurazione è “Apoteosi

del Rosario”, dell’artista Giovanni Guida,

eseguito nell’anno 2009.

Si tratta di un acquerello su carta, cm 34

x 22, conservato nella collezione privata

dell’artista in Cesa (Caserta). È un’opera

in chiave moderna della classica composizione

piramidale della Vergine di Pompei

che dona il Santo Rosario non solo

ai Santi inginocchiati ai suoi piedi, ma a

tutti i suoi devoti. Mi farebbe veramente

piacere vederlo pubblicato sulla vostra

Rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei”

per la quale vi faccio i miei complimenti,

è bellissima.

Grazie mille, di cuore

Mario

Salve,

sono Vincenzo Aloisio, un sacerdote

che, in un mondo senza valori cristiani,

ha sentito il dovere di investire tutti i suoi

risparmi nella costruzione di una casa per

anime mariane che pregano e si offrono

vittime per riparare i peccati degli altri.

Il sito internet vi spiegherà tutto.

www.comunitàmariana.com

Don Vincenzo Aloisio

Isola di Capo Rizzuto - Crotone

Norme sulla tutela

della privacy

In relazione alla normativa sulla tutela

delle persone e di altri soggetti rispetto

al trattamento dei dati personali

(D. Lgsl 30-06-2003 n. 196), ci è

gradito comunicarLe che il Suo nome

è stato inserito nel nostro indirizzario,

esclusivamente allo scopo di informarLa

sulle iniziative del nostro Santuario.

Le garantiamo, pertanto, che

tali dati sono utilizzati esclusivamente

per l’invio di comunicazioni inerenti

le nostre opere e sono trattati con la

massima riservatezza. Le ricordiamo

che, qualora queste informazioni non

fossero di Suo gradimento, è Sua facoltà

richiedere la cancellazione dei

dati relativi alla Sua persona dal nostro

indirizzario, ai sensi dell’art. 7 del

D. Lgsl sopra citato.

Invitiamo i nostri lettori a condividere con noi esperienze,

riflessioni, idee sul proprio cammino spirituale, in

qualche modo legate alla venerazione della Vergine del

Rosario di Pompei e del suo fedele Apostolo il Beato

Bartolo Longo.

Potete contattarci, inviando lettere, fax o e-mail ai recapiti

indicati nelle pagine successive.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [140] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [141]


Segreteria Generale

Corrispondenza devoti

e abbonamenti Rivista:

Tel. (+39) 081 8577321/495

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Ufficio Estero

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ForeignOffice@santuariodipompei.it

Casa Albergo "Marianna De Fusco"

Tel. (+39) 081 8632712

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [142] Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 126 - N. 3 - 2010 [143]


Santuario della Beata Vergine del Rosario di Pompei

XIII Convegno

degli Sposi Cristiani

5-6 giugno 2010

"La forza della vita

una sfida

nella povertà"

Per informazioni:

SANTUARIO DI POMPEI

Ufficio per la Pastorale Familiare

Tel. e Fax 081 8577463 - 3335819044

pastoralefamiliare@santuariodipompei.it

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