in realtà proprietà dei Reich tedesco. Il solitario viandante che va da ...

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Angeli voluta dal nobile sacerdote cefaludese Antonio Lo Duca (1).

Infatti dalla lettura di questo manoscritto a p. 30 e sgg. appare

che l'entrata delle Terme era « allhora dalla parte di Tramontana»

(via Cernaia, odierna canonica della chiesa ed esattamente dall'altare

S. Brunone, allora aperto) all'incontro della vigna dei Panzani. Era

questa vigna-giardino dei Panzani, dove poi furono installati degli studi

di scultori (dove fu fatta anche la statua del Mosè) situata nell'area

retrostante la detta fontana del Mosè, la quale area era attraversata da

un vicolo che poi fu chiuso dai Panzani e che corrispondeva incontro

alla porta « di tramontana della Chiesa della Terme» (Catalani, f. 53 v).

Lo stesso Lanciani nella sua Storia degli Seatli, I, IV, p. 158,

dice che la storia degli studi di scultori nella vigna dei Panzani hanno

la loro fonte nell'Archivio Capitolino ai « Decretor Pop. Rom.»,

Credenz. I, tomo XXIX e riporta il « Cod. Urb. Lat.», 1054, in cui è

l'avviso del 22 dicembre del 1586 che dice letteralmente: « Martedi

mattina l'acqua Felice comparve alta quattro palmi in strada Pia sulla

porta dei Panzani». Porta che si vede chiaramente nelle piante del

Cartaro, del Du Perac, del Tempesta ed altri (vedasi P. A. Frutaz:

Piante di Roma).

Altro documento che attesta come la fontana dell'Acqua Felice,

cioe del Mosè, fosse sul limite della loro vigna verso S. Bernardo, è

stato da me trovato nell'Archivio di Stato in Minute del Consiglio

Segreto del 26 agosto 1587 e altro del 27 febbraio, di una concessione

ad Orazio e Matteo Panzani di « Certae partis murorum et semicicli

(sulla moderna via Parigi) nicchio vulgariter nuncupati antiquorum

aedificiorum in platea Thermarum Dioclitianorum siue sancte Mariae

Angelorum, existentium in remuneratione damnorum passorum ob

condutionem acquae felicis et illius stationem et receptaculum in eorum

vinea », ecc. E la porta monumentale di questa loro vigna che 0spitava

studi di scultori si vede presso la fontana del Mosè in molte piante

dell'epoca.

(1) Cfr. C. BERNARDlSALVETTI,S. Maria degli Angeli alle Terme e Antonio

Lo Duca, Edit. Pontifici Desclée, Roma 1965, p. 199, nota 43, fig. 51. Vedi indice

dei nomi, voce: Du Bellay

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Accertato dunque che l'area dietro la mostra dell'Acqua Felice o

fontana del Mosè, sia stata la vigna dei Panzani, la porta a lato di

questa e che dava accesso a quest'area era di questa « vigna» degli

stessi fratelli Panzani e non degli « Horti Bellayani» che trovavansi

dirimpetto a sinistra.

Del resto anche il Callari nel suo libro I palazzi di Roma pone

la villa del Bellay nientemeno che negli orti del Quirinale, mentre dalla

sola lettura dell' Adinolfi, Roma nell'età di mezzo, risulta che ivi erano

le ville del cardinale Ippolito d'Este e il palazzo dei Carafa costruito

dal cardinale Oliviero di questa famiglia.

Peraltro se il Giovannoni non è stato esatto nel definire il portale

ricostruito nel Museo delle Terme quale porta della villa del Bellay,

invece che porta della vigna-giardino dei Panzani, lo è stato molto di

più nel definire la struttura architettonica della stessa porta; in cui vede

una straordinaria « forza di proporzioni e di forme per quanto non

appartenga a Michelangelo». In questo siamo completamente d'accordo

con l'insigne sc.rittore e lo siamo ancor più se poniamo sotto gli occhi

la riproduzione del noto affresco della Biblioteca Vaticana che riproduce

la porta in questione a lato della fontana del Mosè; in lontananza

s'intravede la Porta Pia e sul lato sinistro di chi guarda un'altra porta

con gli stessi motivi ornamentali (finte finestre) analoghi a quelli di

Porta Pia e a quelli del muro di cinta del Bellay che si notano nel

disegno del Dosio. Nella complessa struttura di queste si riconosce lo

stile inconfondibile e la maniera di Jacopo Lo Duca il grande misconosciuto

erede dei concetti del suo grande maestro: Michelangelo.

Niente come questo affresco della Vaticana parla in favore dello

sfortunato architetto-scultore che lavorò anche egli nei giardini dei

Panzani; i merli del muro in cui è inserita la porta dei Panzani a lato

della fontana richiamano quelli della prossima Porta Pia, i bugnati

dell'altra porta a sinistra e quelli certo analoghi di quella della villa

del Bellay (forse questi motivo di confusione fin dall'antichità delle due

porte fatte dallo stesso autore) richiamano la marziale porta S. Giovanni

dello stesso Jacopo Lo Duca, probabile autore della porta dei Panzani,

ora ricostruita nel Museo delle Terme.

CATERINA BERNARDI SALVEITI

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