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in realtà proprietà dei Reich tedesco. Il solitario viandante che va da ...

in realtà proprietà dei Reich tedesco. Il solitario viandante che va da ...

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~t ~I I cardinale; amore non del tutto egoistico ed esclusivo poiché gran parte di questo prezioso materiale prese la via di Francia e una di queste navi addette al trasporto a Civitavecchia affondò per il troppo carico, per cui il Lanciani in Storia degli Scavi, t. II, 189, ci informa che il cardinale Du Bellay fu il più grande esportatore di marmi romani antichi del suo tempo. Di questa villa del Bellay, meglio nota come « Horti Bellayani» non si sa la data di acquisto, perché malgrado accurate ricerche condotte anche dal Lanciani, non se ne trova il documento. Non trovandosi il documento d'acquisto non si ha nemmeno una notizia propriamente esatta dei suoi confini e della sua ubicazione, per conseguenza si è creata confusione anche sulla famosa 'porta d'ingresso, sia sulla sua collocazione, del resto evidentissima e chiara nelle piante del Cartaro e del Du Perac, che sull'autore della famosa porta monumentale che chiudeva il muro di cinta della villa, che alcuni attribuiscono a Michelangelo, ma che dal nostro modesto studio risulta piuttosto del suo allievo Jacopo Lo Duca al quale il grande maestro affidò la libera esecuzione di Porta Pia, di pochi anni posteriore alla villa del Bellay. La morte del cardinale avvenne nella sua villa nel 1560. Già nel 1554 egli ebbe in enfiteusi perpetua dai frati di S. Maria del Popolo, proprietari di S. Susanna, il torrione innanzi a questa chiesa (oggi S. Bernardo) che con l'altro parallelo al Viminale (Casa del Passeggero) si notano inclusi nel muro di cinta; nel centro del quale e incontro all'entrata centrale delle Terme (oggi S. Maria degli Angeli) si apriva Bellayani. la famosa porta principale della villa del Bellay o Horti Tutto ciò appare evidente dall'analisi della pianta del Du Perac e del Cartaro in cui si nota anche la grande estensione degli « horti» in cui era compresa la grande esedra, tutta l'area dietro a questa e a S. Bernardo fino al lato sinistro di via Firenze, scendendo sul lato sinistro di via Nazionale in un cuneo che comprendeva via Genova e l'odierno palazzo del Viminale. Né poteva essere che il Bellay avesse acquistato tutto il territorio delle Terme, perché il Bufalini nella pianta di Roma pubblicata nel 42 1551, fa apparire le Terme sgombre da ogni possidenza privata. Infatti in quello stesso anno (1550-1551) Giulio 111Del Monte, dietro istanza del pio sacerdote Antonio Lo Duca, diede la sua approvazione alla chiesa delle terme che il santo sacerdote, sostenuto dallo zelo di S. Filippo Neri, volle dedicata agli Angeli dell'Apocalisse di cui era devoto; chiesa che 'poi fu adattata dieci anni dopo, nel 1561, dal suo amico Michelangelo, nella sala centrale delle stesse Terme Diocleziane, e dedicata definitivamente da Pio IV a S. Maria degli Angeli. Risulta dunque chiare come topograficamente fossero dirimpetto, l'una all'altra, la nuova chiesa delle Terme e la villa del Bellay con la sua porta principale esattamente incontro a quella di S. Maria degli Angeli. Altre quattro di queste t>Ortedi proporzioni ridotte e di secondaria importanza davano accesso agli « horti » nella parte retrostante l'esedra verso l'odierna via Firenze, via Nazionale, via Genova, il Viminale. Ma nessuna di queste, né la principale né le secondarie, potevano trovarsi al di fuori e addirittura dirimpetto a detti « horti ». Completamente errata è così l'asserzione di alcuni autori come il Giovannoni in Nuova Antologia CXXXVI (1908), p. 411: « Reliquie d'Arte», in cui parla del grande portale presso la fontana del Mosè (incontro al torrione oggi S. Bernardo, demolita per costruzione del Grand Hotel e ora ricostruita nel Museo delle Terme), come la « porta della villa del Crd. Du Bellay», villa che come già abbiamo accennato veniva a trovarsi « ir.nanzi» a questa porta situata a lato della fontana del Mosè, solo col suo estremo angolo sinistro costituito rotondo oggi S. Bcrnardo. dal torrione A quale zona dava dunque accesso la 'porta a lato della fontana del Mosè? È questo quanto ci proveremo a dimostrare. A questo punto dobbiamo citare l'autorevole Pasquinelli nel suo importante studio su S. Maria degli Angeli - « Vicende Edilizie», in Roma, periodico, 1925, p. 350 - dove dice che tra tutti quelli che si sono occupati di questa chiesa e delle Terme Diocleziane, nessuno, eccettuato il De Angelis, ha tenuto conto accuratamente di un raro manoscritto esistente nella Vaticana (Vat. Lat. 8735) del 1591, in cui Matteo Catalani narra le complesse vicende della chiesa di S. Maria degli 43 ,lli :,1 I

li I I I 'I i! l : i il Angeli voluta dal nobile sacerdote cefaludese Antonio Lo Duca (1). Infatti dalla lettura di questo manoscritto a p. 30 e sgg. appare che l'entrata delle Terme era « allhora dalla parte di Tramontana» (via Cernaia, odierna canonica della chiesa ed esattamente dall'altare S. Brunone, allora aperto) all'incontro della vigna dei Panzani. Era questa vigna-giardino dei Panzani, dove poi furono installati degli studi di scultori (dove fu fatta anche la statua del Mosè) situata nell'area retrostante la detta fontana del Mosè, la quale area era attraversata da un vicolo che poi fu chiuso dai Panzani e che corrispondeva incontro alla porta « di tramontana della Chiesa della Terme» (Catalani, f. 53 v). Lo stesso Lanciani nella sua Storia degli Seatli, I, IV, p. 158, dice che la storia degli studi di scultori nella vigna dei Panzani hanno la loro fonte nell'Archivio Capitolino ai « Decretor Pop. Rom.», Credenz. I, tomo XXIX e riporta il « Cod. Urb. Lat.», 1054, in cui è l'avviso del 22 dicembre del 1586 che dice letteralmente: « Martedi mattina l'acqua Felice comparve alta quattro palmi in strada Pia sulla porta dei Panzani». Porta che si vede chiaramente nelle piante del Cartaro, del Du Perac, del Tempesta ed altri (vedasi P. A. Frutaz: Piante di Roma). Altro documento che attesta come la fontana dell'Acqua Felice, cioe del Mosè, fosse sul limite della loro vigna verso S. Bernardo, è stato da me trovato nell'Archivio di Stato in Minute del Consiglio Segreto del 26 agosto 1587 e altro del 27 febbraio, di una concessione ad Orazio e Matteo Panzani di « Certae partis murorum et semicicli (sulla moderna via Parigi) nicchio vulgariter nuncupati antiquorum aedificiorum in platea Thermarum Dioclitianorum siue sancte Mariae Angelorum, existentium in remuneratione damnorum passorum ob condutionem acquae felicis et illius stationem et receptaculum in eorum vinea », ecc. E la porta monumentale di questa loro vigna che 0spitava studi di scultori si vede presso la fontana del Mosè in molte piante dell'epoca. (1) Cfr. C. BERNARDlSALVETTI,S. Maria degli Angeli alle Terme e Antonio Lo Duca, Edit. Pontifici Desclée, Roma 1965, p. 199, nota 43, fig. 51. Vedi indice dei nomi, voce: Du Bellay 44 Accertato dunque che l'area dietro la mostra dell'Acqua Felice o fontana del Mosè, sia stata la vigna dei Panzani, la porta a lato di questa e che dava accesso a quest'area era di questa « vigna» degli stessi fratelli Panzani e non degli « Horti Bellayani» che trovavansi dirimpetto a sinistra. Del resto anche il Callari nel suo libro I palazzi di Roma pone la villa del Bellay nientemeno che negli orti del Quirinale, mentre dalla sola lettura dell' Adinolfi, Roma nell'età di mezzo, risulta che ivi erano le ville del cardinale Ippolito d'Este e il palazzo dei Carafa costruito dal cardinale Oliviero di questa famiglia. Peraltro se il Giovannoni non è stato esatto nel definire il portale ricostruito nel Museo delle Terme quale porta della villa del Bellay, invece che porta della vigna-giardino dei Panzani, lo è stato molto di più nel definire la struttura architettonica della stessa porta; in cui vede una straordinaria « forza di proporzioni e di forme per quanto non appartenga a Michelangelo». In questo siamo completamente d'accordo con l'insigne sc.rittore e lo siamo ancor più se poniamo sotto gli occhi la riproduzione del noto affresco della Biblioteca Vaticana che riproduce la porta in questione a lato della fontana del Mosè; in lontananza s'intravede la Porta Pia e sul lato sinistro di chi guarda un'altra porta con gli stessi motivi ornamentali (finte finestre) analoghi a quelli di Porta Pia e a quelli del muro di cinta del Bellay che si notano nel disegno del Dosio. Nella complessa struttura di queste si riconosce lo stile inconfondibile e la maniera di Jacopo Lo Duca il grande misconosciuto erede dei concetti del suo grande maestro: Michelangelo. Niente come questo affresco della Vaticana parla in favore dello sfortunato architetto-scultore che lavorò anche egli nei giardini dei Panzani; i merli del muro in cui è inserita la porta dei Panzani a lato della fontana richiamano quelli della prossima Porta Pia, i bugnati dell'altra porta a sinistra e quelli certo analoghi di quella della villa del Bellay (forse questi motivo di confusione fin dall'antichità delle due porte fatte dallo stesso autore) richiamano la marziale porta S. Giovanni dello stesso Jacopo Lo Duca, probabile autore della porta dei Panzani, ora ricostruita nel Museo delle Terme. CATERINA BERNARDI SALVEITI 45