CAMILLO FRANCIA - SENZA TITOLO BLU - Art & Wine

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CAMILLO FRANCIA - SENZA TITOLO BLU - Art & Wine

CAMILLO FRANCIA - SENZA TITOLO BLU


ARTISTA ALLO SPECCHIO CAMILLO FRANCIA

LA GEOMETRIA

DELL’ANIMA

di GIAN PIERO PRASSI

Camillo Francia mi accoglie nel suo “casale” dove

vive e opera, nella frazione San Pietro di Camino,

piccolo comune piemontese in provincia di

Alessandria. Mi guida in una visita che curiosamente si delinea

in verticale, su tre piani che hanno anche una vaga

sequenzialità temporale oltre che spaziale. Ai piedi della

scala lavori giovanili, molti sono fi gurativi, incentrati sulla

persona, sui gradini alcune terracotte appartenenti ad un

CAMILLO FRANCIA

- sopra: Prima che il Gallo Canti (2003, olio su tela, 80 x 100 cm).

- nella pagina precedente: particolare di Senza titolo blu

(2007, olio su tela, 80 x 80 cm).

periodo successivo. Al termine dell’ascesa, in un luminoso

sottotetto, con scaffali colmi di cataloghi e pubblicazioni

d’arte, ecco le opere più recenti. Una di queste è ancora

sul cavalletto. «Rappresentano la mia attuale evoluzione

– commenta il maestro – una ricerca che rivaluta gli elementi

geometrici, con una descrizione rigorosa dello spazio

e l’utilizzo del rilievo». E, a proposito di questa componente

Francia mi mostra una serie di lavori in bianco. Il

disegno, un delicato arabesco creato da una spessa materia

incisa che forma creste sulla superfi cie della tela. (segue)

n. 7/2008 21


ARTISTA ALLO SPECCHIO CAMILLO FRANCIA

LA GEOMETRIA DELL’ANIMA

Prosegue quindi la spiegazione del maestro:

«Questi quadri rappresentano

un momento di svolta, la forma emerge

unicamente per l’apporto della luce. Il disegno

cambia secondo la direzione e l’incidenza della

luce. Vittorio Sgarbi ha defi nito questo passaggio

come una “destrutturazione”. Dopo sono venute

le opere a cui sto lavorando attualmente, quasi

del tutto inedite». Pubblichiamo con il dovuto ri-

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SEGUE DA PAGINA 21

CAMILLO FRANCIA

- sopra: Senza titolo blu (2007, olio su tela, 80 x 80 cm).

salto alcune di queste tele Senza titolo, nei toni del

blu (all’inizio del servizio nella pagina di sinistra) e

del rosso, virato in arancio. La geometria predomina,

una divisione di spazi razionale, progettata con

estrema cura, eppure irrompe per contrasto una

componente frattale, che disegna arabeschi intessuti

tra il nero, il blu (e o rosso) che possono essere

foglie di un roveto o coralli, scintille di biancoluce

segnano altri confi ni. (segue)


LA GEOMETRIA DELL’ANIMA

SEGUE DA PAGINA 22

Le geometrie che costruiscono la scena suggeriscono

la presenza di un totem vagamente antropomorfo,

tuttavia «la fi gura umana immediatamente

riconoscibile che fi no a qualche anno

fa era presente nelle mie tele, oggi non c’è quasi più

– rileva il pittore – voglio soffermarmi solo sui colori

e sulle forme». Francia in passato ha svariato tra

tecniche diverse, fi no agli allestimenti, utilizzando decisamente

apporti scultorei e polimaterici. «Oggi di-

CAMILLO FRANCIA

- sopra: Senza titolo rosso (2007, olio su tela, 100 x 100 cm).

pingo a olio su tela, utilizzando la spatola. I formati

sono quasi sempre quadrati, una forma aurea che

mi soddisfa». aggiunge. Ma la sua «forte nostalgia

nei confronti della fi gurazione», per dirla con Sgarbi,

risulta evidente non appena si retrocede di pochi anni

nel passato. Prima che il gallo canti del 2003 (l’opera

in apertura di servizio) è esemplare di come, utilizzando

uno spazio informale, si perviene ugualmente a un

soggetto immediatamente riconoscibile. (segue)

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ARTISTA ALLO SPECCHIO CAMILLO FRANCIA


ARTISTA ALLO SPECCHIO

LA GEOMETRIA DELL’ANIMA

SEGUE DA PAGINA 23

Più ellittica è Covando del 2005, mentre Composizione,

che è dello stesso anno, vive nei rapporti fra

masse e colori, ma suggerisce comunque l’emergere

sotto la pelle di una forma che vuole vivere. Nella sua

produzione ancor più antica si evidenziano due grandi categorie

di lavori: quelli giocati sull’armonia geometrica e gli

altri, in cui l’armonia concerne un universo senza spigoli: di

masse e colori. Due “pentagrammi” che attualmente sono

piuttosto riuniti in una sola sinfonia con due registri differenti.

Negli anni rimane quasi intatta la scelta cromatica

che è da sempre giocata su colori primari molto forti come

il rosso e il blu, in tutte le loro sfumature con il nero «mi

piacciono le tonalità decise»

Se le scelte cromatiche sono sempre ben marcate il

risultato non è mai un “dato” fi nito ed immutabile;

no, le tele di Francia sono la testimonianza di un

divenire continuo. Sono intimamente legati alla struttura

del cosmo, quasi un “catalogo” di forme naturali perfettamente

incarnato dai quadri sulla semplice fi gura dei cardi

(andati letteralmente a ruba tanto da indurre l’artista a

interrompere la serie per evitare un’eccessiva diffusione

monotematica - ndr) come l’opera Quando i cardi si amano

del 2003. In altri termini c’è un approccio naturalistico che

però trascende il rappresentato: «La sua coscienza pittorica

– come scrive Vittorio Sgarbi in I giudizi di Sgarbi - affronta

il mistero di un vero irraggiungibile, ma sempre

presente come intuizione generativa del suo comporre, approdando

infi ne all’enunciazione di presenze immanenti

e precarie come residui di esperienze oniriche». «Nella

pittura astratta – afferma Camillo – c’è poco da inventare...

c’è tutto nella natura, basta vederlo!». Eppure “vedere”

non basta, serve “compenetrare” e poi “trasfi gurare”, con

un disegno minuzioso, supportato da padronanza totale di

tecniche e materiali.

Lo si vede nella capacità dell’artista monferrino

di creare “tappeti” di segni. «Un tempo il gesto

pittorico era veloce, oggi come oggi ho bisogno di

settimane per ogni lavoro, non mi stanco mai di cercarmi

nuove sfi de anche dal punto di vista squisitamente

tecnico» aggiunge. Riguardo al rigore dell’azione creativa

cita l’amico e “compaesano” Enrico Colombotto Rosso, il

quale afferma: «Se non sai disegnare è bene non dipinge-

24 n. 7/2008

La Vetrina dell’Arte

CAMILLO FRANCIA

- sopra: Composizione (2005, olio su tela, 120 x 100 cm).

- nella pagina accanto: Quando i cardi si amano

(2003, olio su tela, 100 x 80 cm).

re» Camillo Francia il disegno lo possiede completamente,

ma come è cominciata la sua avventura artistica? «Sono autodidatta.

Sin da bambino non potevo stare senza colori

e fogli da disegno. Alle scuole medie non andavo con la

cartella, ma con la valigetta del pittore...». Si è ispirato

ad alcuni maestri? «Avevo a quindici anni come modello i

surrealisti piemontesi come Colombotto Rosso e Alessandri».

Tuttavia non aderisce a gruppi, è insofferente a schemi,

gerarchie e soprattutto alla ripetizione. «Fontana andò

oltre la pittura quando tagliò la prima tela. Però poi per

trent’anni ha continuato a tagliare tele...». E sullo “stato

dell’arte”, oggi? «Noto un avvicinamento al mondo artistico

da parte di un pubblico più vasto dovuto a svariati

motivi. Prima di tutto c’è la televisione, trasmissioni come

quelle di Sgarbi e di Daverio hanno saputo rendere l’arte

accattivante, mentre le aste televisive hanno consentito a

tanti, non solo ai collezionisti, di portarsi arte di valore in

casa. Poi c’è Internet che sta dando una ulteriore spinta,

ma ancor di più le fi ere specializzate, che sono diventate

fondamentali, tramite esse raggiungi 20-30.000 persone

in pochi giorni». (segue)


CAMILLO FRANCIA - QUANDO I CARDI SI AMANO


ARTISTA ALLO SPECCHIO

26 n. 7/2008

La Vetrina dell’Arte

SCHEDA

BIOGRAFICA

DI CAMILLO

FRANCIA

Camillo Francia nasce a Casale Monferrato nel 1955

e dal 1995 vive a Castel San Pietro di Camino Monferrato.

Nel 1973 gli esordi con la sua prima esposizione alla

quale seguono nel tempo numerose mostre personali e

collettive. Tra queste è da ricordare la partecipazione ad

Alexandria 85, organizzata dalla Provincia di Alessandria.

Nel 1979 pubblica un gruppo di disegni ispirati da poesia

di Prévert, Eluard, Apollinaire e Baudelaire, presentati in

volume da Davide Lajolo.

Nel 2002, a Casale Monferrato, riceve il premio Palma

d’oro Leonardo Bistolfi per meriti artistici e, nel 2003

a Milano, il Premio internazionale per l’Arte e la Cultura.

Sue opere si trovano alla Galleria Civica d’Arte Moderna

di Spoleto (Pg), nella collezione della Direzione Generale

del Ministero per i Beni e le Attività Culturali a Roma, al

Museo dei Lumi di Casale Monferrato, nella Collezione

d’Arte Contemporanea della Provincia di Alessandria e al

CAMILLO FRANCIA nel suo studio di Camino (Al) vicino a una

terracotta dal titolo L’uomo che vive la natura realizzata nel 2003

ed esposta al Museo Egizio di Torino in occasione della mostra

“Ostracon” con Enrico Colombotto Rosso e Riccardo Licata.

Museo Leone di Vercelli. Dal 1973 ad oggi si sono interessati

della sua attività artistica, tra gli altri, gli storici

dell’arte Vittorio Sgarbi, Giovanna Barbero e Floriano

De Santi, i critici d’arte Alfredo Tradigo, Janus, Carlo

Franza, Domenico Guzzi e Carlo Pesce e gli scrittori

Davide Lajolo e Mario Pomilio.

Notevolissimo il curriculum espositivo, limitatamente

al 2007 si segnalano: mostre a Chamalières (Francia),

Espace Triennal de Chemalières, “Selezione di

opere esposte al Salon d’Automne” 103” edizione; Parigi,

Espace Auteuil, “Salon d’Automne” 103° edizione;

Reggio Emilia, “Immagina Arte. Fiera d’arte moderna

e contemporanea”; Forlì, Vernice Art Fair, Arte Fiera;

Padova, Arte Padova, Longarone, Arte Fiera; Palermo,

Mediarte, fi era d’arte moderna e contemporanea;

Montichiari (BS), Arte Fiera; Piacenza, Galleria Spazi

Arte. Personale; Milano, Galleria Artelier. Collettiva;

Piovera (AL), Castello di Piovera. “ApertaMenteArte”.

Collettiva. Camino (AL), Castello di Camino. “Golosaria”.

Collettiva con Colombotto Rosso, Martinotti, Villa;

Roma, Basilica di S. Maria del Popolo. Rassegna Internazionale

d’Arte “Roma. Collettiva.


LA GEOMETRIA DELL’’ANIMA

SEGUE DA PAGINA 24

Aggiunge inoltre l’artista: «Per contrasto vedo che

lo spazio espositivo tradizionale della galleria

è in crisi. E poi c’è la nota dolente della scuola.

Non si è mai fatta e non si fa tuttora una valida formazione

alle arti visive. In futuro avremo sempre meno persone

con gli strumenti culturali adatti ad apprezzare l’arte». La

curiosità intellettuale del fruitore sta a cuore a Francia, che

afferma: «Non si deve essere passivi di fronte a un quadro.

Ognuno deve trovarvi ciò che vede. Personalmente assecondo

questo sforzo, sto eliminando i titoli... La gente deve interrogarsi,

far funzionare la mente e percepire le emozioni».

Che programmi ha per il prossimo futuro? «Attualmente

sono impegnato con le grandi fi ere dell’arte, Viterbo, Geno-

CAMILLO FRANCIA

- sopra: Covando (2005, olio su tela, 80 x 80 cm).

va e poi ancora altre. Ho in programma una personale alla

Meeting Art di Vercelli, ma sarà tra alcuni mesi, adesso...

Voglio dipingere!». Con la classica domanda di fi ne-intervista

mi accomiato dal gentile ospite, ritorno in auto e percorro le

colline del Monferrato, luoghi che conosco sin dalla mia fanciullezza,

quando si veniva quassù in bicicletta. Ora però, nella

luce particolare di un soleggiato meriggio invernale, le coste

nude delle colline, i rami protesi altrettanto nudi, persino la

luna che sta nel cielo, hanno la capacità di spogliarsi della loro

apparenza, ridefi nendosi in nuovi spazi e rapporti. E’ una matematica

che ha un suono, una geometria che ha un’anima. Ha

ragione Camillo Francia, davvero nella natura si trova tutto.

Gian Piero Prassi

n. 7/2008 27

ARTISTA ALLO SPECCHIO CAMILLO FRANCIA


ARTE A CONFRONTO

QUANDO FRANCIA

EVOCA MATHIEU

di FABIO CARISIO

Letto il bellissimo articolo del collega, al quale a

malincuore ho ceduto l’onore di celebrare il talento

pittorico di Camillo Francia sapendo quanto

a lui caro è questo maestro, mi perdo in una digressione

estetica che non ambisce a svelare alcunchè in quanto l’arte

dell’artista monferrino è già stata perfettamente delineata

da Gian Piero Prassi. Mi soffermo solo su un’opera che più

di tutte mi ha colpito e provo a inventarmi una bizzarra correlazione

incentrata su segno, vibrazioni, intrecci, sfumature

ed improvvise veemenze cromatiche che scaturiscono

da essa partorendo una non-forma che sembra però parlare

all’universo, soprattutto laddove la traccia è racchiusa in

una morsa di nero da cui i colori paiono esplodere a scatti,

tortuosi e baluginanti di misteriosa forza ipnotica. Guardo

il capolavoro dell’Informale del maestro francese Georges

Mathieu, capostipite di quella corrente non fi gurativa che

diede callida volontà espressiva all’action painting americana.

Mi volto a rimirare successivamente il Signe et

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La Vetrina dell’Arte

GEORGES MATHIEU - sopra: Senza titolo

(1969, olio rosso, blu e bianco su tela a fondo nero,

97 x 162 cm, lotto 130 asta 573 Meeting Art Vercelli).

CAMILLO FRANCIA - nella pagina accanto: Signe et couleur

sur fond noir (2003, olio su tela, 150 x 100, esposto al Salon

d’Automne di Paris, edizione del Centenario).

couleur sur fond noir, una delle poche opere di Camillo

Francia in cui il suo richiamo fi gurativo pare infrangersi e

sincoparsi in una prorompenza cromatica e segnica ove solo

il puro gesto, il tratto fi ne a sè stesso balena, quasi come in

Mathieu... Non so - e non voglio sapere per non perdere

l’incanto della scoperta - se quest’opera del caminese sia

frutto di una meditazione sul maestro francese di Boulogne

sur Mer: so che una evocazione subliminale pare creare

un parallelo tra le due opere, marcatamente differenti nei

contorni sfumati che paiono istintuali colate pollockiane

per Mathieu e nei coriandoli di ghirlande fi orite delle decorazioni

di Francia; linee nette e perentorie, quelle del

primo, tracce sinuose e morbide quelle del secondo. Sarà

un caso se proprio l’opera Signe è stata accolta al Salon

d’Automne di Paris dai critici francesi? Dallo stesso buio

silenzio contemplativo entrambi hanno creato due prodigi,

uno imperituro, quello di Georges, l’altro prono al giudizio

dei posteri, quello dell’amico monferrino.


CAMILLO FRANCIA FRANCIA - SIGNE ET COULEUR SUR FOND NOIR

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